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Artrosi e attività fisica. Cosa si può fare e cosa va evitato. A fare il punto per l'Adnkronos Salute è Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa dell'università del Salento. “L’artrosi, non deve più essere considerata una condanna all'immobilità o il risultato ineluttabile di un processo di usura articolare. Questa visione obsoleta, è stata radicalmente smentita dalle più recenti e robuste evidenze scientifiche. Il paradigma clinico attuale si è spostato dal concetto di "riposo protettivo" a quello di "movimento terapeutico". Tra le forme di artrosi più comuni ricordiamo quella di ginocchio ed anca, e da sempre è aperto un dibattito in merito all'effetto del cammino in queste condizioni. Una prima specifica è fondamentale, a parità di localizzazione non tutte le forme di artrosi sono uguali a partire banalmente dalla gravità dell' artrosi stessa. Di conseguenza l'approccio, e l' attività fisica raccomandata, può cambiare da paziente a paziente. Tuttavia, possiamo affermare come, tranne condizioni di importante riacutizzazione infiammatoria o in caso di artrosi di grado molto severo, in generale la deambulazione non solo è un'attività sicura, ma è anche essenziale per la conservazione della cartilagine e il benessere dell'intero organismo.
Infatti, la deambulazione favorisce un adeguato equilibrio del liquido sinoviale (il liquido contenuto dentro le articolazioni), senza questo stimolo meccanico ciclico, il liquido sinoviale tende infatti a ristagnare e la cartilagine va incontro a una progressiva malnutrizione che ne accelera la degradazione.Il liquido sinoviale non è un semplice lubrificante statico, ma un sistema complesso di diverse sostanze. Il cammino favorisce la sintesi di suoi componenti chiave che proteggono l'articolazione”.
“Una delle preoccupazioni più frequenti dei pazienti riguarda la possibilità che il carico meccanico derivante dal cammino possa "consumare" ulteriormente le articolazioni - prosegue - Tuttavia, studi di biomeccanica mostrano come durante il cammino in piano a velocità normale, il ginocchio subisca sollecitazioni fisiologiche che rientrano nella capacità di adattamento dei tessuti e che anzi sono fondamentali per un adeguato equilibrio articolare. Al contrario, la corsa e il salto introducono dinamiche di carico drasticamente differenti. Per un'articolazione sana, la corsa può essere anche positiva per fenomeni di condizionamento cartilagineo, ma per un'articolazione già colpita da artrosi sintomatica, l'alto tasso di impatto della corsa o del salto può superare la soglia di tolleranza meccanica, causando dolore e infiammazione reattiva”.
“Infatti, le ricerche indicano come la forza di picco e la rapidità dell'impatto tipiche della corsa e del salto, siano maggiormente associate al rischio di infortuni da sovraccarico e alla progressione del danno articolare nei pazienti artrosici. Il cammino invece, mantenendo un contatto prolungato e una progressione fluida, minimizza questi picchi di stress dannosi - spiega Bernetti - Esistono diverse evidenze, inoltre, che dimostrano come il cammino non acceleri la progressione strutturale dell'artrosi. Una revisione sistematica recente ha confermato che la camminata non sembrerebbe essere correlata al peggioramento delle alterazioni visibili alle radiografie o alla risonanza magnetica.
Ulteriori evidenze mostrano come camminare possa migliorare significativamente la funzione fisica e addirittura ridurre il dolore nei pazienti con artrosi del ginocchio e dell'anca. Questo anche nei soggetti obesi, che teoricamente esercitano un carico maggiore sulle articolazioni degli arti inferiori, nei quali il cammino non ha mostrato alcun danno strutturale, portando invece a un miglioramento della qualità della vita e a una riduzione della disabilità”
“Le linee guida europee per la gestione dell' artrosi sottolineano che l'attività fisica dovrebbe essere considerata il trattamento principale e che il riposo dovrebbe essere limitato solo alle fasi di riacutizzazione infiammatoria acuta. Naturalmente - avverte -raccomandano un approccio individualizzato, dove il dosaggio e la progressione del cammino vengono adattati alle capacità specifiche del paziente. Questo significa che il medico non deve semplicemente prescrivere di "camminare", ma deve guidare il paziente verso un aumento graduale del volume di passi, monitorando la risposta articolare in termini di dolore e funzionalità. Un leggero fastidio durante la camminata è accettabile e spesso inevitabile nelle fasi iniziali. Tuttavia, se il dolore persiste in modo acuto per più di 24 ore dopo l'attività, o se l'articolazione appare visibilmente gonfia e calda, significa che il dosaggio di cammino è stato eccessivo e deve essere ridotto nella sessione successiva”.
“Inoltre, nei casi di artrosi severa, dove la cartilagine è praticamente assente e si verifica un contatto diretto osso-su-osso, il cammino prolungato può diventare estremamente doloroso e causare reazioni infiammatorie costanti. In questi casi, il cammino rimane utile per le brevi distanze della vita quotidiana, ma l'esercizio aerobico per la salute cardiovascolare dovrebbe essere preferibile in modalità di scarico parziale, come la cyclette o in acqua.
Inoltre, è molto importante ricordare che il paziente con artrosi non è un insieme di articolazioni isolate, ma un organismo complesso che beneficia del cammino a molteplici livelli. L'attività fisica regolare è riconosciuta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come uno dei più potenti strumenti di prevenzione e trattamento per numerose patologie croniche.
Camminare è in pratica un intervento a basso costo e alto rendimento che non solo preserva la mobilità, ma allunga la vita e ne migliora drasticamente la qualità”, conclude.
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Dopo un ictus l'attenzione si concentra sulla porzione di cervello direttamente colpita dalla lesione, dove i neuroni sono rimasti danneggiati. Tuttavia, il funzionamento del sistema nervoso non dipende da singole aree isolate, ma da reti di connessioni distribuite tra i due emisferi cerebrali. Quando uno dei due viene danneggiato, anche l'altro può modificare la propria attività, contribuendo in modo decisivo al recupero oppure ostacolandolo. E' su questo equilibrio tra i due emisferi cerebrali che si concentra uno studio condotto dal Laboratorio di Neurofarmacologia dell'Irccs Neuromed di Pozzilli (Isernia), in collaborazione con l'università di Lund in Svezia (Tadeusz Wieloch) e l'università di Washington, St. Louis, negli Usa (Adam Bouer), pubblicato su 'Stroke'.
La ricerca - informa Neuromed - ha individuato proprio nell'emisfero controlaterale, cioè quello opposto alla lesione, un nodo cruciale per il recupero della funzione motoria. In altre parole, dopo un ictus l'assetto delle reti cerebrali cambia profondamente: l'emisfero non colpito può diventare eccessivamente attivo determinando un disequilibrio funzionale che ostacola il recupero.
Per individuare possibili strategie farmacologiche in grado di ripristinare l'equilibrio tra i due emisferi - illustra una nota - i ricercatori hanno focalizzato l'attenzione sui recettori metabotropici del glutammato di tipo 5, o mGlu5, proteine che regolano la comunicazione tra i neuroni e i processi di plasticità sinaptica, ossia la capacità del cervello di modificare le proprie connessioni. Per comprendere con precisione come agiscono i recettori mGlu5 nel favorire o ostacolare la ripresa post-ictus, gli scienziati hanno utilizzato molecole sensibili alla luce, capaci di essere attivate o disattivate in modo selettivo in specifiche regioni cerebrali. Questo approccio, chiamato fotofarmacologia, consente di modulare l'effetto del farmaco in aree molto circoscritte senza intervenire geneticamente sui neuroni.
"La nostra ricerca - spiega Federica Mastroiacovo, del Laboratorio di Neurofarmacologia del Neuromed, primo autore dello studio - ha mostrato che il recupero motorio dopo un ictus può essere influenzato in modo decisivo dall'emisfero cerebrale non colpito dalla lesione. Bloccando selettivamente i recettori mGlu5 nell'area cerebrale omotopica controlaterale alla lesione abbiamo osservato un significativo miglioramento della funzione, mentre lo stesso intervento nella zona lesionata non produceva effetti comparabili". Per i ricercatori si tratta dunque di un intervento finalizzato al recupero funzionale, a prescindere dall'estensione del danno ischemico e da eventuali precedenti strategie terapeutiche di natura vascolare.
"Questo studio - commenta Ferdinando Nicoletti, professore ordinario di Farmacologia nell'università Sapienza di Roma e responsabile del Laboratorio di Neurofarmacologia di Neuromed - identifica con precisione il sito cerebrale necessario perché il blocco dei recettori mGlu5 possa favorire il recupero. I risultati indicano che l'emisfero controlaterale non è semplicemente spettatore del danno, ma parte attiva nei processi di riorganizzazione delle reti. Comprendere questi meccanismi è essenziale per sviluppare interventi sempre più mirati nella fase post-ischemica dello stroke".
La ricerca - si precisa nella nota - è stata condotta in modelli animali di ictus e rappresenta un avanzamento nella comprensione dei meccanismi neurobiologici che regolano la plasticità cerebrale dopo un danno ischemico. Saranno necessari ulteriori studi per verificare se e in quale misura questi risultati possano tradursi in applicazioni terapeutiche nell'uomo.

Novità in busta paga a marzo con aumenti. Vale tra i 190 e gli 850 euro netti l'anno l’imposta sostitutiva del 5% sugli aumenti derivanti dai rinnovi dei contratti prevista dalla Legge di Bilancio 2026. Sono i calcoli realizzati dagli esperti della Fondazione Studi consulenti del lavoro, in vista della prima applicazione della misura, attesa con i cedolini di marzo per tutti i lavoratori dipendenti con un reddito non superiore a 33 mila euro. L’Agenzia delle Entrate ha infatti chiarito le modalità applicative dello sgravio con una circolare di fine febbraio, rendendo possibile adottare la tassazione agevolata in busta paga.
I consulenti del lavoro hanno analizzato tre Ccnl che sono stati rinnovati dal 2024 a oggi: quello del commercio, quello delle telecomunicazioni e quello metalmeccanico. A essere maggiormente avvantaggiati risultano i dipendenti del settore del commercio, con un risparmio massimo di 851 euro per un Livello II (31.400 euro di Ral), grazie a un importo legato agli aumenti previsti dal rinnovo del 2024 di 2.698 euro. Su questa somma si applica appunto la ‘tassa piatta’ del 5% invece dell’Irpef (comprese le addizionali), con un vantaggio sensibile in busta paga. In mezzo ci sono i lavoratori del comparto tlc, che hanno visto il rinnovo del contratto alla fine del 2025, e che potranno godere di uno ‘sconto’ di poco più di 500 euro nel corso dell’anno.
Un risparmio calcolato su un Livello 6 (30.248 euro di Ral), per il quale il rinnovo prevede un incremento corrisposto nel 2026 di 1.709 euro, ai quali si applica appunto l’imposta sostitutiva. Infine, i metalmeccanici, per cui i risparmi per un livello B1 (30.529 Ral e valore aumento nel 2026 di 841 euro) saranno di 250 euro e di 188 euro per un livello D1 (Ral di 22.989 e aumento di 634 euro).
Gli esperti della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro hanno calcolato anche l’impatto di un’altra delle misure rivolte ai lavoratori dipendenti, prevista dalla Legge di Bilancio 2026, e che si concretizzerà con le buste paga di marzo: l’imposta sostitutiva del 15% sui trattamenti accessori come quelli per lavoro notturno, nei giorni festivi e di riposo settimanale e su turni.
Secondo le proiezioni, immaginando una somma di 1.500 euro assoggettabile alla tassa piatta (il massimo previsto dalla norma), il vantaggio va da poco meno di 80 euro per un reddito di 12 mila euro annui lordi a 690 euro per una Ral di 40 mila euro (il limite massimo di reddito a cui è applicabile l’agevolazione).
Considerando invece un monte di 1000 euro come trattamenti accessori assoggettabili all’imposta sostitutiva del 15%, si va da un risparmio di 52 euro (12 mila euro di Ral) a uno di 417 euro (40 mila euro di Ral).

Il No in vantaggio a 2 settimane dal referendum sulla riforma della giustizia. Il sondaggio Youtrend per Sky TG24 con le intenzioni di voto in vista della consultazione del 22 e del 23 marzo delinea un quadro definito a prescindere dall'affluenza. Il No è avanti con il 54,1% nello scenario con affluenza bassa, che considera solo chi dice che andrà a votare sicuramente e che dovrebbe penalizzare in maniera più netta il Sì. Nello scenario con affluenza alta, che include anche chi dice che andrà ai seggi 'probabilmente', il vantaggio del No è più ridotto: 51,4%. Nella rilevazione dell'11 febbraio il No era già in testa nello scenario con bassa affluenza, mentre nell'altro era avanti il Sì.
Al sondaggio sul referendum è abbinato quello sulle intenzioni di voto in caso di elezioni, con dati che premiano il Pd (22,4%, +0,6), M5S (12,9%, +0,6) e Italia viva (2,2%,+0,6). Frena, al contrario, Futuro Nazionale di Vannacci, che perde quasi un punto nell’ultima settimana e scivola al 3,2%. Nel centrodestra, Fratelli d'Italia resta la prima forza con il 28,7%, davanti a Forza Italia (8,1%) e alla Lega (6,4%), con quest’ultima che resta dietro Alleanza Verdi Sinistra (6,5%).

Jannik Sinner senza problemi al debutto nell'Atp Masters 1000 di Indian Wells. Oggi 7 marzo, nel match del secondo turno, l'azzurro ha sconfitto il ceco Dalibor Svrcina 6-1, 6-1 in 1h04'. Ora lo attende la sfida con il canadese Denis Shapovalov che ha battuto l'argentino Tomas Martin Etcheverry, testa di serie numero 29, per 6-3, 2-6, 7-6 (7-5).
"Mentalmente so bene", dice il numero 2 del mondo dopo l'agevole successo. Sinner è al rientro nel circuito dopo la sconfitta incassata a Doha contro Jakub Mensik. "Sono tranquillo e rilassato, ma allo stesso tempo felice di competere. Ho lavorato molto nelle ultime settimane, ho passato molte ore in campo e in palestra. Sto cercando di rafforzarmi fisicamente, ho avuto molte giornate con doppie sessioni di allenamento e poco tempo libero", aggiunge.
Il match di oggi non ha storia ed è poco più di un allenamento. Sinner impone un ritmo insostenibile da fondo, creando le condizioni per chiudere il punto agevolmente a rete: l'azzurro si presenta al net in 17 occasioni e fa centro per 15 volte. Dall'1-1 del primo set, il numero 2 del mondo inanella 9 game consecutivi ipotecando l'ottava vittoria stagionale su 10 match giocati. Ora, il duello con Shapovalov: con il canadese, Sinner ha ottenuto una vittoria (allo US Open 2025) e una sconfitta (agli Australian Open 2021).

La guerra contro l'Iran va avanti, lo stop è possibile solo con la resa incondizionata di Teheran. Donald Trump tira dritto dopo una settimana di offensiva: gli Stati Uniti e Israele non si fermano, i raid continuano senza soluzione di continuità. Il presidente americano esclude lo stop alle operazioni, a meno che l'Iran non alzi bandiera bianca e non riconosca alla Casa Bianca l'autorità di incidere in maniera determinante sulla scelta della nuova leadership.
"Non ci sarà alcun accordo con l'Iran se non la resa incondizionata, che potrebbe essere annunciata dagli iraniani. Potrebbe succedere quando non potranno più combattere perché non avranno più nessuno o niente con cui combattere", dice Trump auspicando sviluppi che, al momento, non sembrano probabili. "Dopo la selezione di leader grandi e accettabili, noi e molti dei nostri meravigliosi e molto coraggiosi alleati e partner lavoreremo instancabilmente per allontanare l'Iran dall'orlo della distruzione, rendendolo economicamente più grande, migliore e più forte che mai. L'Iran avrà un grande futuro", aggiunge. Il modello, insomma, è il Venezuela: dopo la rimozione di Nicolas Maduro, al vertice c'è Delcy Rodirguez, la vice del presidente ora detenuto negli Usa.
"Anche in Iran ci deve essere un leader che sia equo e giusto. Che faccia un ottimo lavoro. Che tratti bene gli Stati Uniti e Israele e che tratti bene anche gli altri Paesi del Medio Oriente: sono tutti nostri partner", dice Trump. Se al vertice rimanesse un leader religioso, il presidente americano sarebbe d'accordo? "Beh, potrei esserlo, dipende da chi è la persona. Non mi danno fastidio i leader religiosi. Ho a che fare con molti leader religiosi e sono fantastici", dice alla Cnn.
L'operazione Furia Epica in Iran dovrebbe durare circa un mese, sebbene Trump non abbia escluso tempi supplementari. Il segretario di Stato, Marco Rubio, ha informato i ministri degli Esteri di alcuni Paesi arabi, in una serie di telefonate avvenute ieri, che la guerra con l'Iran dovrebbe durare diverse settimane, secondo le indiscrezioni riportate da Axios. Rubio ha indicato come priorità dal punto di vista degli obiettivi militari i lanciamissili, le scorte e le fabbriche dell'Iran. L'obiettivo degli Stati Uniti non è il cambio di regime, ma Washington vuole persone diverse alla guida della Repubblica islamica.
Trump, intanto, lascia intendere che per centrare i traguardi non sia necessaria un'invasione di terra[1]: "Abbiamo distrutto tutto, sarebbe una perdita di tempo". La macchina bellica americana, però, si mantiene pronta a ogni eventualità. Il segnale delle ultime ore è chiaro: l'esercito ha cancellato un'importante esercitazione della 82a Divisione Aviotrasportata, specializzata in operazioni di terra e missioni complesse. La decisione, svelata dal Washington Post, alimenta speculazioni sul possibile dispiegamento di truppe in Medio Oriente. In poche ore potrebbero partire 4.000-5.000 soldati, che fanno parte di unità idonee intervenire in operazioni per il controllo di infrastrutture critiche, il rafforzamento delle ambasciate statunitensi e le evacuazioni di emergenza.
La 'spallata' con l'azione di terra potrebbe diventare necessaria, o indispensabile, se i raid non dovessero produrre risultati decisivi. Ad integrare il quadro contribuisce lo scenario delineato dal quotidiano israeliano Haaretz: Trump sarà costretto a cercare un compromesso con l'Iran sul programma nucleare di Teheran se l'attacco militare congiunto con Israele non riuscirà, nel breve periodo, ad avere il successo sperato. Il regime iraniano non mostra segni di capitolazione e sembra irremovibile nel voler continuare a combattere, nonostante un'inferiorità sempre più evidente: i missili di Teheran diminuiscono, le difese sono sempre meno efficaci.
Se però non si arriverà a una soluzione decisiva del conflitto, Trump dovrà valutare un'alternativa, ovvero un nuovo accordo nucleare con grandi limitazioni al progetto iraniano, ma senza un cambio di regime. Il presidente americano in realtà ha abbandonato tale linea la scorsa settimana quando ha deciso di eliminare la Guida Suprema, Ali Khamenei, che si era dimostrata non disposta a mostrare flessibilità sul progetto nucleare. Ora, senza Khamenei, gli Stati Uniti potrebbero rivalutare se e di cosa parlare con la leadership di Teheran.
L'analista israeliano Danny Citrinowicz, dell'Istituto per gli Studi sulla Sicurezza Nazionale, ha scritto che la vittoria nella guerra significa rovesciare il regime. Allo stesso tempo, però, ha osservato che non vi è alcuna certezza che l'Amministrazione Usa sia disposta a investire il tempo e le risorse che l'obiettivo richiederebbe.

Telefoni roventi a Palazzo Chigi, con lo scenario mediorientale che resta incandescente. Proseguono le interlocuzioni internazionali della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sulla crisi legata all'Iran, mentre il governo monitora parallelamente le possibili ripercussioni economiche - a partire dal fronte energetico - della nuova escalation in Medio Oriente.
In questo quadro la premier ha avuto un colloquio telefonico con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. Nel corso della conversazione Meloni ha espresso solidarietà alla Turchia, definita "partner strategico dell'Italia e alleato Nato", dopo l'attacco missilistico che ha colpito il Paese. I due leader hanno poi fatto il punto sull'evoluzione della crisi. Erdoğan ha anche richiamato l'importanza di "una maggiore cooperazione tra gli alleati della Nato, in particolare nel settore della difesa", secondo quanto riferito da Ankara.
Ma sono soprattutto i contatti con gli altri principali partner europei a occupare il centro della scena. In mattinata il primo ministro britannico Keir Starmer ha parlato della situazione con il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e la stessa Meloni. Come si legge in una nota di Downing Street, i quattro leader hanno condannato gli attacchi iraniani e concordato sulla necessità di rafforzare sia l'attività diplomatica sia il coordinamento militare nelle prossime ore e nei prossimi giorni. Tra i temi affrontati nel colloquio anche la sicurezza nello stretto di Hormuz e la situazione in Libano, oltre alla disponibilità del presidente ucraino Volodymyr Zelensky a mettere a disposizione dei partner l'esperienza maturata da Kiev nell'intercettazione dei droni.
La priorità è proteggere i nostri connazionali e lavorare, insieme ai principali partner e alleati, per sostenere ogni iniziativa che possa condurre a un ritorno alla diplomazia e al dialogo tra le parti", ha scritto la premier sui social, assicurando che il governo è "al lavoro senza sosta" per seguire gli sviluppi della situazione e garantire la sicurezza dei cittadini italiani. Allo stesso tempo, ha aggiunto, l'esecutivo sta vigilando "su tutti i fronti, dalla sicurezza agli effetti economici della crisi", valutando eventuali azioni di mitigazione.
La crisi mediorientale viene osservata con attenzione proprio per le possibili ricadute economiche, a partire dal costo dell'energia. Nelle scorse ore Meloni ha sottolineato la necessità di impedire che la speculazione faccia impennare i prezzi dell'energia e dei generi alimentari. La premier ha inoltre avvertito che il governo è pronto a intervenire contro eventuali comportamenti speculativi, arrivando se necessario anche ad aumentare le tasse per le aziende che dovessero trarre vantaggio dall'aumento dei prezzi, destinando poi le risorse al taglio delle bollette.
Sullo stesso tema è intervenuto oggi anche il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, secondo cui l'attuale aumento dei prezzi dell'energia sarebbe in parte legato a dinamiche speculative. "Il costo dell'energia è ingiustificato in questo momento", ha osservato, spiegando che il governo sta verificando con la Guardia di Finanza e con il ministero del Made in Italy l'eventuale presenza di speculazioni lungo la filiera. Tuttavia, secondo fonti vicine al dossier, le misure annunciate dalla premier per calmierare i prezzi difficilmente arriveranno già sul tavolo del prossimo Consiglio dei ministri, in programma martedì.
Sullo sfondo resta anche la questione delle basi militari. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha puntualizzato che per il momento "nessuno ci ha chiesto" l'uso delle basi italiane, "neanche per uso logistico", ricordando che un'eventuale autorizzazione richiederebbe comunque un passaggio parlamentare. Il ministro ha inoltre avvertito che il conflitto potrebbe non essere breve, stimando una durata di "almeno 6-7 settimane".
Intanto i riflettori sono puntati sulle comunicazioni in Parlamento della presidente del Consiglio, previste per l'11 marzo, quando Meloni riferirà sia sul dossier iraniano sia sul Consiglio europeo del 19-20 marzo. "L'Italia continuerà a fare la sua parte con responsabilità e determinazione", ha assicurato l'inquilina di Palazzo Chigi.
Infuriato per rimessa laterale, inibito per 5 anni. Prognosi per
vittima di 45 giorni...

Pari opportunità ancora lontane nel mondo della ricerca. Secondo i dati dell'Unesco Institute for Statistics, "le donne rappresentano meno del 30% dei ricercatori nel mondo. In Italia la percentuale sale al 34%, ma resta ampio il divario nei livelli apicali, dove solo il 12% dei membri delle accademie scientifiche nazionali è donna". Per chi decide di metter su famiglia, poi, le difficoltà si moltiplicano: secondo un sondaggio della Siica, Società italiana di immunologia, immunologia clinica e allergologia, "il periodo dalla gravidanza ai primi anni di vita dei figli rappresenta ancora oggi un momento critico nella vita professionale della comunità scientifica. Il 45% delle ricercatrici e dei ricercatori intervistati ha dichiarato di aver rinunciato a opportunità lavorative dopo la nascita di un figlio; il 35% di loro ritiene di non occupare una posizione adeguata al proprio percorso formativo e alle proprie competenze, anche a causa delle responsabilità familiari". E "l'impatto è fortemente sbilanciato per genere: circa il 35% delle donne riferisce di aver subito pregiudizi o penalizzazioni legati alla maternità, rispetto al 3,5% degli uomini".
A evidenziare i numeri del 'gender gap' tra chi indossa un camice è Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, che in occasione dell'8 marzo - Giornata internazionale dei diritti della donna, insieme alla Siica e al Network italiano per la bioterapia dei tumori (Nibit) annuncia l'apertura del bando per il Premio Ricercata 2026. Giunto alla terza edizione, il riconoscimento da 20mila euro vuole offrire un sostegno concreto alla carriera di immunologhe e immunologi impegnati in oncologia che rientrano al lavoro dopo un periodo di congedo per maternità o paternità.
Dai racconti raccolti dai promotori è nato un monologo interpretato da Cristina Donadio (www.youtube.com/watch?v=2onhYHiTVd8). "Ricerca: sostantivo maschile o femminile?", esordisce l'attrice e ambasciatrice Airc, prima di mettere in fila decine di testimonianze. Si va ben oltre il classico "durante il colloquio di lavoro mi è stato chiesto se avessi l'intenzione di avere dei figli". Si arriva, quando va bene, all'ironia: "Ho una bimba di 6 anni e quando ho avuto il Covid ho dovuto prendere 5 giorni di ferie per stare a casa con lei. Il capo e i colleghi mi dicevano: beata te", confida una scienziata. Ancora: "Mi è stato detto che se avessi voluto proseguire nella carriera sarebbe stato opportuno non fare un secondo figlio", o "mi è stato chiesto di non fare figli". Perché ci sono donne a cui accade che "durante il periodo da contrattista le mie 3 gravidanze sono state riportate sulla mia scheda personale come criticità". O di sentirsi dire "hai fatto la scelta di procreare e per questo sei andata in coda nella progressione di carriera". O di constatare a cose fatte che "non mi è stato rinnovato il contratto perché ero in gravidanza", e che"dopo la gravidanza ho avuto meno opportunità di viaggiare e di creare collaborazioni con colleghi all'estero".
"Mi hanno fatto credere che se una donna decide di diventare mamma decide anche di rinunciare alla propria carriera", testimonia un altro 'camice rosa'. Succede così che "l'idea che avere un figlio non fosse compatibile con la carriera accademica mi ha portato a dedicarmi totalmente al lavoro, rinunciando" a una famiglia. E infatti c'è chi ammette che, "non essendo sposata e non avendo figli, ho avuto molte più occasioni di intraprendere la carriera universitaria rispetto alle altre mie colleghe". Tante anche le frasi che fotografano un 'soffitto di cristallo' ancora duro da rompere: "Gli studenti, i pazienti, i familiari delle persone che curo mi chiamano dottoressa o signora, mai professoressa"; "Ho avuto la possibilità di andare a un congresso in qualità di accompagnatrice invece che di ricercatrice"; "Il mio collega di pari grado ha uno stipendio più alto del mio"; "La mia carriera è stata rallentata e non ho raggiunto la posizione che sento di meritare"; "Mi sono sentita danneggiata in occasione delle mie pubblicazioni scientifiche".
Per le donne della ricerca è forte la sensazione di vivere isolate o da 'osservate speciali': "Il mio contributo è stato spesso messo in secondo piano rispetto a quello dei colleghi uomini"; "Non ho ricevuto nessun supporto da parte dell'istituzione, dei colleghi, dell'ambiente maschile nella gestione del potere"; "Mi sentivo dire che le donne possono accontentarsi sul lavoro perché hanno tante altre cose da fare in famiglia"; "A una donna non vengono concesse mancanze, non si è mai giudicate solo per la propria professionalità". Apostrofate con toni che arrivano all'insulto - "Un uomo che ricopriva una posizione di grado superiore mi ha suggerito di dedicarmi ad attività prettamente femminili, quali pettinarsi i capelli" - si finisce pure per tacere siccome "il mio punto di vista non veniva considerato in quanto, dicevano, una donna tende sempre a esagerare".
Il Premio Ricercata nasce per sostenere lo sviluppo della carriera di immunologhe e immunologi che rientrano al lavoro dopo essere diventati genitori, un momento che rappresenta ancora oggi una criticità importante per la progressione professionale nel settore scientifico, spiega Fondazione Airc. I fondi sono destinati al finanziamento di costi diretti di laboratorio, servizi, piccole attrezzature, partecipazione a congressi e pubblicazioni scientifiche. Nelle prime 2 edizioni i premi sono stati assegnati a 2 ricercatrici, confermando l'impatto che il diventare genitori ha in particolar modo sulle carriere femminili. Nel 2024 il riconoscimento è stato vinto da Claudia Alicata dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, mentre nel 2025 è stato assegnato a Sara Zumerle dell'Istituto oncologico veneto (Iov). Lo scorso anno le domande sono arrivate da 19 diverse istituzioni di ricerca in tutto il territorio, a dimostrazione che il premio risponde a esigenze diffuse in tutto il Paese. Il bando 2026 è disponibile al link https://siica.it/pari-opportunita/. Le domande devono essere presentate entro il 30 aprile 2026 compilando il modulo online al link https://forms.gle/ZE2WcFfLw8pFgGHA6. L'assegnazione del riconoscimento avverrà nel corso della cerimonia di chiusura del XVI Congresso nazionale Siica, in programma a Brescia dal 16 al 19 giugno.
"Il premio Ricercata - ha affermato Zumerle ricevendolo - è un segnale di speranza per tutti i ricercatori e le ricercatrici che affrontano le sfide della genitorialità. Al momento del rientro al lavoro affrontare la nuova gestione del tempo, la mancanza di sonno e l'equilibrio tra vita privata e impegni accademici non è stato semplice, ma questa esperienza mi ha profondamente arricchita anche sotto il profilo professionale: mi ha insegnato a organizzarmi con maggiore efficacia, a dare priorità alle attività davvero cruciali e a valorizzare il lavoro collaborativo. Come ricercatrice e madre, trovo che l'esistenza di un premio come questo aiuti a riconoscere non solo le sfide, ma anche la straordinaria resilienza e il contributo che i neogenitori continuano a portare alla ricerca scientifica".
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Nel cuore della Sicilia, a pochi chilometri da Niscemi, in provincia di Caltanissetta, si erge una delle installazioni militari più strategiche (e meno conosciute) d'Europa. Si chiama Muos, acronimo di Mobile User Objective System, ed è il grande sistema di comunicazioni satellitari della Marina militare statunitense. Per anni si è parlato del movimento “no Muos”, che si opponeva allo sviluppo militare della zona e per la paura di un potenziale inquinamento elettromagnetico. Negli ultimi mesi Niscemi è stata al centro della cronaca per la frana che ha fatto precipitare un pezzo di città. Ora, con gli attacchi congiunti di Usa e Israele contro l'Iran, quella struttura è tornata di colpo al centro del dibattito politico e del risiko mediterraneo.
Il Muos è un sistema di comunicazioni satellitari a banda ultra-alta frequenza (Uhf) di nuova generazione, progettato e costruito da Lockheed Martin per la Marina degli Stati Uniti e dichiarato pienamente operativo nel 2019. In termini tecnici, si tratta di un sistema che adatta l'architettura delle reti cellulari commerciali di terza generazione (Wcdma, Wideband Code Division Multiple Access) a un contesto militare, utilizzando satelliti geostazionari al posto delle tradizionali torri cellulari terrestri.
L'architettura del Muos è composta da sei segmenti principali: un segmento spaziale costituito da quattro satelliti operativi (e uno di riserva), più i terminali terrestri distribuiti in quattro siti globali. Ogni satellite copre un'area geografica specifica del pianeta, garantendo continuità e ridondanza alle comunicazioni militari americane in ogni angolo del mondo.
Operando nella banda Uhf, ma a frequenze più basse rispetto alle reti cellulari terrestri convenzionali e ai sistemi satellitari Ka-band, il Muos garantisce ai militari la capacità di comunicare in ambienti "svantaggiati": il segnale riesce a penetrare sotto la volta forestale, in zone urbane dense e in condizioni atmosferiche avverse dove i sistemi a frequenza più alta fallirebbero. Il segnale è protetto da crittografia Type 1 tramite dispositivi Haipe (High Assurance IP Encryptor) e Scip (Secure Communication Interoperability Protocol), garantendo, almeno negli obiettivi, comunicazioni sicure anche in scenari di guerra elettronica.
La struttura siciliana ospitata all'interno della Naval Radio Transmitter Facility (Nrtf) di Niscemi, un impianto della Marina americana gestito dalla divisione N92 del Naval Computer and Telecommunications Station Sicily. La stazione è un impianto misto americano-italiano-Nato che ospita trasmettitori a bassa frequenza (LF) e ad alta frequenza (HF), oltre al terminale terrestre Muos, costruito a partire dal 2011.
Sul campo d'antenna della base si trovano: un'antenna LF alta 252 metri, 44 antenne HF, tre antenne paraboliche Muos Earth Terminal e due antenne elicoidali direzionali Uhf per la localizzazione satellitare. Queste gigantesche parabole (visibili a lunga distanza) sono il cuore fisico del nodo terrestre: trasmettono e ricevono dati dai satelliti in orbita geostazionaria, smistando le comunicazioni verso i terminali mobili dislocati su navi, sottomarini, aerei e droni americani in tutto il mondo.
Niscemi è uno dei quattro nodi terrestri globali del sistema Muos: gli altri si trovano in Virginia (Usa), Hawaii e Australia. La posizione mediterranea della stazione siciliana è tutt'altro che casuale: da Niscemi si raggiunge in tempo reale l'intero arco di crisi che va dal Nordafrica al Medio Oriente, dal Mar Rosso al Golfo Persico, rendendo la base un elemento irrinunciabile per le operazioni statunitensi nella regione.
Il Muos non è semplicemente un ripetitore radio: è il sistema nervoso delle comunicazioni tattiche e strategiche della Marina Usa e, per estensione, di tutte le forze armate statunitensi che operano nelle zone di crisi. Il sistema garantisce comunicazioni voce e dati ad alta velocità e bassa latenza a oltre 18.000 terminali militari mobili, collegando in rete centri di comando e controllo, droni Global Hawk e MQ-9 Reaper, sottomarini nucleari, gruppi navali d'attacco, unità di fanteria e missili Cruise.
Rispetto ai precedenti sistemi Uhf Follow-On, il Muos offre una capacità di trasmissione dati dieci volte superiore e supporta comunicazioni in mobilità estrema, essenziale per coordinare operazioni complesse e simultanee su più teatri operativi.
Con l'avvio dei bombardamenti israelo-americani sull'Iran, il MUOS di Niscemi è diventato immediatamente uno degli snodi più sensibili del conflitto.
Il funzionamento del Muos è per sua natura continuo e sistemico: a differenza di una pista di decollo o di un porto, non può essere "spento" o "sospeso" per le operazioni in un determinato teatro. Se i droni MQ-9 Reaper decollano da Sigonella per sorvolare il Golfo Persico, se i sottomarini nucleari americani nel Mediterraneo orientale ricevono ordini operativi, se gli aerei spia P-8A Poseidon trasmettono dati di sorveglianza, tutto questo transita, almeno in parte, attraverso la rete Muos e il nodo terrestre di Niscemi.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha sottolineato che l'utilizzo delle basi americane in Italia avviene in base a tre accordi quadro: il Nato Sofa del 1951, il Bilateral Infrastructure Agreement del 1954 (aggiornato nel 1973) e il Memorandum d'intesa Italia-Usa del 1995 (il cosiddetto "Shell Agreement"), precisando che nessuna richiesta formale per operazioni cinetiche è stata avanzata dagli Stati Uniti. Il governo italiano distingue tra le ordinarie attività logistiche - che non richiedono autorizzazioni specifiche - e le operazioni belliche vere e proprie, per le quali sarebbe necessario un passaggio parlamentare.
Il nodo politico-giuridico sollevato dalla crisi iraniana è molto complesso. Formalmente, le installazioni americane in Italia mantengono un comandante italiano che esercita la sovranità nazionale e funge da ufficiale di collegamento con la Difesa italiana. Di fatto, tuttavia, strutture come il Muos sono ingranaggi di una macchina militare globale americana che opera in maniera sostanzialmente autonoma, secondo logiche strategiche decise a Washington.
Il livello di allerta delle basi Nato di Aviano e Sigonella è stato portato a “Bravo” corrispondente al Defcon 3 americano, ovvero una capacità di mobilitazione operativa entro 15 minuti. A Sigonella si registra un'intensificazione del traffico di aerei cargo militari, droni Triton in volo verso il Golfo Persico e decolli di P-8A Poseidon verso il Mediterraneo orientale. Il Dipartimento della pubblica sicurezza ha disposto un aumento della sorveglianza attorno a tutte le installazioni americane in Italia in risposta all'escalation del rischio terroristico.
Niscemi, in questo contesto, è diventata simbolo di un dilemma che attraversa la politica estera italiana: il Muos è un impianto tecnicamente sempre attivo, strutturalmente inserito nell'architettura militare globale americana, la cui operatività non può essere separata dalle singole campagne militari che gli Stati Uniti scelgono di condurre.
Ormai tra minacce ibride e comunicazioni digitali integrate, la guerra non si combatte solo con i missili e le portaerei. Si combatte anche con antenne paraboliche nel cuore di una piana siciliana, con tecniche di codifica turbo e controllo di potenza che garantiscono l'integrità e la sicurezza delle comunicazioni militari - voce, dati e messaggi 'command and control' - tra Washington, il fondo del Mediterraneo e i cieli del Golfo Persico.

Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, si è recato in visita nella regione del Donetsk, uno dei fronti più caldi del conflitto con la Russia. In un video pubblicato su X, il presidente ha affermato che "i russi non stanno abbandonando la guerra e qui, nella regione di Donetsk, stanno preparando un'offensiva per la primavera. È importante che le nostre posizioni siano forti. È importante che le nostre brigate siano adeguatamente rifornite".
"Tutti i nostri partner - negli Stati Uniti, in Europa e altrove - dovrebbero comprendere chiaramente che l'amicizia tra Putin, il regime iraniano, la Corea del Nord, Lukashenko e altri serve solo a uno scopo: permettere loro di fare ciò che hanno fatto al nostro Donbass ovunque vogliano - ha aggiunto Zelensky - Il male deve essere fermato. Gli ucraini qui nel Donbass stanno facendo esattamente questo".
La Commissione Europea "sta guardando alle opzioni per sostenere la ripresa delle forniture" di petrolio russo all'Ungheria e alla Slovacchia tramite l'oleodotto Druzhba, "anche attraverso un sostegno finanziario". Lo ha detto il vice portavoce capo dell'esecutivo Ue Olof Gill, oggi a Bruxelles durante il briefing con la stampa.
La "priorità", aggiunge, è quella di sbloccare il prestito da 90 miliardi di euro all'Ucraina per sostenerla nel 2026-27, bloccato da Bratislava e Budapest dopo che un bombardamento russo ha danneggiato l'oleodotto e il governo ucraino ha deciso di non ripararlo. Il prestito era stato concordato nel Consiglio Europeo di dicembre: Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca si sono chiamate fuori, ma avevano assicurato che non avrebbero bloccato la cooperazione rafforzata tra gli altri 24.
I primi due Paesi, invece, l'hanno bloccata. In Ungheria sono previste elezioni politiche a metà aprile e il primo ministro Viktor Orban, al potere ininterrottamente da 16 anni e leader di Fidesz (gruppo PfE), viene dato in svantaggio da diversi sondaggi, a vantaggio del più giovane Peter Magyar, leader di Tysza (gruppo Ppe).
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