
"Ho accompagnato il mio vecchio cuore alla morte. Dopo il trapianto ho iniziato a vivere". Martina Nasoni ospite oggi, sabato 22 novembre, a Verissimo ha parlato della sua nuova vita dopo il trapianto di cuore. "È successo tutto in tempi molto lunghi... quando è arrivata la chiamata non è stato molto semplice accoglierla. La prima cosa che ho pensato è stata 'no'. Poi ho ripensato a tutti quegli anni passati dietro alla mia patologia al cuore e mi sono detta 'questo è un regalo che Martina si deve fare'", ha esordito così Nasoni nel salotto di Silvia Toffanin.
L'infanzia difficile
La sua infanzia è stata particolare, segnata dalla battaglia contro una cardiomiopatia: "Non potevo correre, non potevo fare quello che facevano gli altri. Non è facile quando sei piccolo spiegare agli altri quello che stavo vivendo. Avevo 3 anni quando ho iniziato a prendere le medicine, per me inizialmente era normale poi mi ho cominciato a farmi delle domande".
Martina ha ricevuto il primo pacemaker a 12 anni: "Ero una bambina, sapevo cosa fosse perché lo portava già la mia mamma. La mia adolescenza in quel momento è venuta a mancare". Martina ha raccontato di essere stata bullizzata nel corso della sua adolescenza: "La scuola non può essere un campo minato, deve essere un porto sicuro".
Il trapianto di cuore
"I medici hanno voluto darmi una vita migliore a 27 anni". Il 19 agosto Martina ha salutato il suo vecchio cuore: "È stato un momento intenso. L'ho salutato come fosse mio figlio. Ho iniziato a chiedergli scusa perché avrei voluto portarlo con me anche nelle altre avventure di vita, ma non era possibile. L'ho accompagnato verso la morte piano piano, cercando di calmarlo. Gli ho detto 'sei stato grande, hai retto più del dovuto però è arrivato il momento di riposare'", ha detto Martina Nasoni in lacrime.
"Questo nuovo cuore è bravo e forte", ha aggiunto col sorriso stavolta. "È stato come accogliere una nuova vita dentro di me, grazie a un'altra persona io sono qui e sto raccontando questa storia, mi ha permesso di iniziare a vivere". Martina ha dato un nome al suo nuovo cuore: "Quando l’ho visto la prima volta, non so perché ho detto: "Lui è Liam". Gli ho dato un nome. Non so nulla della persona che me l’ha donato, ma l’ho sentito mio da subito e ho cercato di fargli strada dentro di me."
Scontri a Bologna, Lepore: "Centomila euro di danni. Fattura al ministro? Giusto che qualcuno paghi"

Centomila euro di danni. E' il bilancio della guerriglia urbana che si è scatenata ieri sera 21 novembre a Bologna dove si è svolta la manifestazione di protesta contro la partita Virtus Bologna-Maccabi Tel Aviv. A fornire il dato è stato il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, in occasione di un punto stampa su quanto accaduto. E a una domanda su un eventuale invio della fattura dei conti per i danni al ministro dell'Interno, il sindaco ha risposto: "Sì, perché il ministro credo debba sapere che ci sono molti danni ed è giusto che qualcuno paghi".
"Voglio partire, innanzitutto, chiedendo scusa ai cittadini di Bologna da parte delle istituzioni, visto che nessuno lo sta facendo, nemmeno il ministro degli Interni, lo voglio fare io. Penso che, di fronte alle scene di guerriglia che si sono verificate ieri a Bologna[1], le istituzioni debbano innanzitutto assumersi la responsabilità di quello che è successo. Piena solidarietà, quindi, ai cittadini bolognesi, che ieri non sono potuti rientrare a casa, perché c'è stato un vero e proprio coprifuoco, per i danni che hanno subito", ha detto Lepore.
La città di Bologna, solo per parte pubblica, in questo momento, ha rilevato, "ha conteggiato circa 100mila euro di danni, in più ci sono i danni alle auto private, che raccoglieremo nelle prossime ore. Voglio esprimere la mia solidarietà alle forze dell'ordine, che sono state mandate a Bologna in un contesto non facile. Li ringrazio per il loro lavoro ed esprimo vicinanza anche agli agenti che sono stati feriti. Le scene di ieri sono state mosse da un gruppo di alcune migliaia di violenti, che hanno scelto Bologna come loro bersaglio e luogo di scontro. Queste violenze vanno assolutamente condannate. Sono venute da fuori Bologna diverse migliaia di persone che, incappucciate, poi si sono impegnate lungo tutta la serata a scontrarsi con la polizia".
"Ringrazio i cittadini bolognesi e tutte le associazioni di Bologna, del movimento per la pace perché non hanno preso parte alle manifestazioni di ieri, in gran parte. L'80% delle persone, che ieri hanno preso parte agli scontri, venivano da fuori città. Sono scene di guerriglia che si potevano evitare. Noi l'abbiamo detto. C'è stata una gestione dell'ordine pubblico sconsiderata da parte del ministero degli Interni, che ha sovvertito l'orientamento del comitato per l'ordine pubblico della città di Bologna, dove il prefetto e il questore hanno dovuto eseguire quello che il ministro Piantedosi ha scelto. Io avevo chiesto di usare la testa e non i muscoli. Questo, purtroppo, è il risultato. Non deve più accadere che Bologna sia terreno di scontro politico, con una strumentalizzazione indegna di una partita, del lavoro delle forze dell'ordine. Bologna si è trovata in mezzo a uno scontro muscolare, testosteronico fra un gruppo di estremisti e il ministro degli Interni. Non deve più accadere. Lo chiedo a nome della città", ha detto Lepore.
Secondo quanto comunicato dalla Questura di Bologna, erano circa 5mila i manifestanti radunatisi ieri per la manifestazione di protesta alla partita Virtus Bologna-Maccabi Tel Aviv, “tra i quali circa 100 provenienti da altre province”. Tra questi erano presenti “esponenti del centro sociale Askatasuna torinese e dei ‘centri sociali del nord-est’, nonché soggetti provenienti dalle città di Roma e Genova”. Nel comunicato diffuso, vengono indicate le sigle che hanno aderito alla manifestazione (“Potere al Popolo, Sindacato Usb, Cambiare rotta, Osa, Luna, Giovani Palestinesi, Cua, Plat, Labas e Tpo, tutti aventi sede in città, e questi ultimi due in locali concessi in uso dal Comune di Bologna”) e viene riepilogato quanto accaduto.
Tra via Marconi e via delle Lame è avvenuto l’incontro tra il corteo e un cordone delle forze dell’ordine, “posizionato per impedire che potesse raggiungere il PalaDozza, sede dell’incontro di basket”. “Dopo diversi minuti di attesa, il gruppo di manifestanti si è diviso - si legge nel comunicato -: mentre la testa del corteo è ripartita secondo l’itinerario concordato, un secondo spezzone composto da alcune centinaia di persone, tra cui attivisti del Cua e dei Giovani Palestinesi, ha iniziato a lanciare all’indirizzo delle Reparti schierati numerosi lacrimogeni, bottiglie di vetro, petardi, pietre e altro materiale asportato dai cantieri stradali”. In seguito all’esplosione da parte di alcuni manifestanti di “artifizi pirotecnici ad altezza uomo verso gli uomini schierati” è stato azionato l’idrante. Successivamente, spiega la Questura, una parte dei manifestanti, si è diretto verso piazza Malpighi e via del Pratello “rovesciando e incendiando diversi cassonetti dell’immondizia”, per poi disperdersi verso la zona universitaria.
Un gruppo “rimasto in via delle Lame angolo via Riva di Reno ha continuato, per diversi minuti, il lancio verso le forze dell’ordine di lacrimogeni, artifizi pirotecnici e masserizie rinvenute presso i cantieri stradali, rendendo necessario un ulteriore intervento dei Reparti inquadrati, con utilizzo di idrante e lacrimogeni”. Tra i danni elencati nella nota stampa, cassonetti incendiati e danneggiamenti a cantieri stradali e alla vetrina di una banca in via Nazario Sauro. Viene, infine, comunicata l’identificazione di 15 manifestanti, la cui posizione è al vaglio della Digos, aggiungendo che sono in corso ulteriori accertamenti, anche tramite l’analisi di immagini videoregistrate. Sono rimasti feriti 15 poliziotti e un finanziere.

E’ stato firmato il rinnovo del contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici: Fiom, Fim e Uilm e Fedemerccanica-Assistal hanno trovato un’intesa dopo il rush finale iniziato il 19 novembre. Tra i punti principali, un aumento salariale medio complessivo di 205,32 euro, una somma che va oltre l’inflazione prevista per gli anni di vigenza.

Bianca Atzei ha annunciato la separazione da Stefano Corti. Ospite oggi, sabato 22 novembre, a Verissimo la cantante ha parlato della fine della sua relazione con il conduttore televisivo e inviato de 'Le Iene': "Sorridiamo sempre, bisticciamo sempre. È stata una storia d'amore bellissima, meravigliosa. Ma le nostre strade non si incontrano più, capita a diverse persone, è importante parlarne e capire che bisogna prendere due direzioni diverse", ha esordito la cantante.
"È solo un amore che cambia - ha aggiunto - si trafsorma, ma rimane il bene". La rottura è legata ad alcune incomprensioni: "Non stiamo più insieme da settembre. Non ci siamo più trovati, abbiamo perso equilibrio e non siamo più andati d'accordo. Abbiamo fatto di tutto, l'impossibile".
Bianca e Stefano sono genitori di un bambino, Noa Alexander, nato nel 2023: "Abbiamo creato la cosa più bella, nostro figlio, che ci terrà uniti e legati per sempre. Mi sento protetta, mi sento sola. Questo è un percorso di vita difficile, ma so che lui c'è e sono tranquilla".
Bianca Atzei e Stefano Corti sono stati minacciati da un numero anonimo. Qualche mese fa, l'inviato de Le Iene aveva raccontato sui social il dramma che stava vivendo insieme alla sua famiglia e aveva mostrato pubblicamente i messaggi anonimi ricevuti. A Verissimo, la cantante ha spiegato: "Sono stati giorni pesanti. Lui ha fatto di tutto per proteggere la nostra famiglia. È iniziato tutto ad agosto, e abbiamo deciso di lasciare Noah con i nonni proprio perché avevamo paura. Ora sono più serena, ma mi giravo continuamente per controllare. Non è stato facile per niente".

Un racconto intenso e autentico che accompagna lo spettatore nel viaggio di una donna che riceve la diagnosi di tumore al seno. Un percorso fatto di fragilità e incertezza, ma anche di forza, consapevolezza e fiducia nella ricerca scientifica. Tutto questo è il docufilm 'Il bagaglio', promosso da Msd Italia in collaborazione con Andos onlus nazionale, Europa Donna Italia, Fondazione IncontraDonna, Komen Italia e Salute Donna Odv. Realizzato dalla casa di produzione Brandon Box - informa una nota - sarà disponibile sul canale YouTube di Msd e sul sito tumore-seno.it.
Il film, attraverso le parole e lo sguardo della protagonista, Martina, esplora le emozioni più profonde che seguono una diagnosi di cancro. Ma, soprattutto lancia un messaggio fondamentale: ogni tumore è diverso, come è diverso il percorso di ogni donna che lo affronta. A sottolinearlo è la voce competente e appassionata delle presidenti delle 5 associazioni di pazienti che hanno collaborato alla sua realizzazione. Sono loro a portare esperienze, dati e prospettive concrete, contribuendo a evidenziare il valore della collaborazione tra pazienti, clinici, istituzioni, industria e a riaffermare l'importanza di percorsi di cura personalizzati per ogni donna dopo la diagnosi, dalla scelta delle terapie al supporto psicosociale.
'Il bagaglio' è più di un docufilm: è un invito alla consapevolezza, alla fiducia nella scienza e alla speranza, si spiega. "Le pazienti - affermano le rappresentanti delle 5 associazioni partner del progetto - chiedono maggiore informazione in ogni fase del loro percorso per poter scegliere di farsi curare in un centro specializzato o per conoscere fin dalla diagnosi le caratteristiche del proprio tumore, così da accedere ai percorsi e alle terapie più adeguati. In questo cammino le associazioni dei pazienti rappresentano un sostegno prezioso: aiutano ad alleggerire il peso del 'bagaglio' che ognuna porta, e a farsi portavoce delle richieste delle pazienti a un livello istituzionale. Ogni donna ha diritto a un tempo, uno spazio dedicato, a un percorso personalizzato e a un supporto sia fisico sia psicologico".
Il tumore al seno resta la neoplasia più frequente tra le donne in Italia con circa 53.600 nuove diagnosi stimate nel 2024. Grazie ai progressi della ricerca, alla diagnosi precoce e a terapie sempre più personalizzate, oggi l'88% delle pazienti è viva a 5 anni dalla diagnosi: attualmente - riferisce la nota - sono 925 mila nel nostro Paese le donne che convivono con una storia di tumore al seno. Uno dei principali traguardi scientifici raggiunti negli ultimi anni è la possibilità di attribuire a ogni tumore al seno una vera e propria carta d'identità, individuando differenti forme di malattia e migliorando la sua presa in carico. "La tipizzazione biologica del tumore, ovvero l'analisi delle sue caratteristiche molecolari, è fondamentale per stabilire la strategia terapeutica più efficace - spiega Michelino De Laurentiis, direttore Sc Oncologia clinica sperimentale di senologia, Istituto nazionale tumori Fondazione Pascale, Napoli - Oggi una donna non deve solo essere a conoscenza di avere un tumore ma deve sapere, fin dalla diagnosi, di quale sottotipo si tratta. È solo sulla base di queste informazioni che è possibile disegnare il percorso personalizzato per ogni paziente, valutando se procedere subito con la chirurgia o con una terapia sistemica già prima dell'intervento chirurgico".
Per questo è essenziale che le donne si rivolgano alle Breast Unit, è l'invito. "In queste strutture chirurghi senologi, oncologi, radiologi, anatomopatologi, radioterapisti, infermieri e psicologi lavorano insieme fin dalla diagnosi per costruire un percorso terapeutico personalizzato, basato sulle più recenti evidenze scientifiche e sulle esigenze specifiche della paziente - chiarisce Carmen Criscitiello, professore associato Humanitas University e responsabile del gruppo di Oncologia mammaria IrccsHumanitas Research Hospital di Rozzano (Milano) - Questo modello organizzativo, ormai riconosciuto come lo standard di riferimento a livello europeo, sta riscrivendo la storia del tumore al seno, offrendo nuove possibilità di cura e aumentando la speranza anche nei casi più complessi".
La valigia - il bagaglio - che Martina riempie e porta con sé fin dalle prime scene del doculfilm è pieno di paure e speranze, ma anche di fiducia nella ricerca che ha permesso di disegnare per lei, come per le altre donne, un percorso tagliato su misura. "La ricerca sta davvero riscrivendo la storia del tumore al seno - sottolinea Giuseppe Curigliano, professore di Oncologia medica all'Università di Milano e direttore della divisione di Sviluppo di nuovi farmaci Ieo di Milano - Oggi disponiamo di terapie mirate, immunoterapie, anticorpi coniugati e approcci sempre più personalizzati che ci permettono di offrire speranza anche nei casi più complessi. La comprensione delle caratteristiche biologiche di ogni tumore ci consente di scegliere il trattamento giusto per la paziente giusta, nel momento giusto. Questo è il vero progresso: trasformare la ricerca scientifica in vita e qualità di vita per le donne che affrontano la malattia".
Come nel docufilm, il percorso del paziente non è solo clinico, ma profondamente umano: il compagno di Martina è una presenza importante nel racconto, così come lo sono il medico e le altre pazienti e la sua rete di relazioni. "Le donne affrontano momenti di disorientamento e vulnerabilità, in cui il supporto psicologico e la presenza del caregiver sono fondamentali - osserva Giampaolo Bianchini, responsabile dell'Oncologia mammaria nel dipartimento di Oncologia medica, Irccs Ospedale San Raffaele, Milano - Il caregiver rappresenta un ponte tra i clinici e le associazioni di pazienti, rafforzando l’alleanza terapeutica con il medico e favorendo la partecipazione attiva della donna al proprio percorso di cura".
Il docufilm promuove una maggiore consapevolezza tra pazienti, caregiver e cittadini sull'importanza di percorsi diagnostico-terapeutici personalizzati, differenti in base al tipo di tumore e fa seguito ad un'altra campagna di sensibilizzazione, lanciata nel 2024 da Msd (Non sono tutti uguali. Tumori al seno e percorsi di vita). A fare da trait d'union tra i progetti è la voce dell’artista Lucia Ocone. I momenti chiave del docufilm sono infatti sottolineati da brani del monologo con cui, nel 2024, raccontava il vissuto di una donna che riceve una diagnosi di tumore al seno. "Insieme alla prevenzione e alla ricerca, la corretta informazione è uno dei pilastri fondamentali del nostro impegno in oncologia - dichiara Nicoletta Luppi, presidente e amministratrice delegata di Msd Italia - Accanto alla nostra missione di portare innovazione dove finora non esistevano soluzioni terapeutiche o opportunità di prevenzione, sentiamo forte la responsabilità di diffondere conoscenza su temi di grande impatto per la salute. Lo facciamo esplorando canali e linguaggi diversi - dalla comunicazione istituzionale ai social media, dai programmi educativi alle partnership con società scientifiche e associazioni pazienti - convinti che solo così si possa raggiungere un pubblico sempre più ampio".
"In questo modo - conclude - promuoviamo consapevolezza, favoriamo diagnosi più tempestive e sosteniamo percorsi di cura più efficaci, mettendo al centro le persone e le loro esigenze. Inoltre, rafforziamo la collaborazione con istituzioni, comunità scientifica e territorio, per trasformare l'informazione di qualità in azioni concrete a beneficio dei pazienti. Crediamo nel potere delle storie: le esperienze che danno voce alle persone rendono l'informazione più vicina e comprensibile. In particolare, il cinema, con il suo linguaggio universale ed emotivo è uno strumento potente per sensibilizzare e promuovere comportamenti di prevenzione e corretta informazione".

Il Bologna di Vincenzo Italiano si impone 3-0 in trasferta sull'Udinese e vola in vetta alla classifica di Serie A a 24 punti, agganciando Inter e Roma, in attesa del derby di Milano e della sfida dei giallorossi a Cremona, mentre i friulani restano fermi a 15 punti. In serata, la squadra di Italiano potrebbe subire il sorpasso dal Napoli, impegnato contro l'Atalanta.
Dopo un primo tempo vivace al Bluenergy Stadium di Udine con tante occasione per i felsinei, ma chiuso sullo 0-0, il Bologna la sblocca nella ripresa. Nella prima frazione partono forte i friulani che si rendono pericolosi grazie ad Atta, ma è la squadra di Italiano a sfiorare il vantaggio. Al 35’ un tiro di Pobega trova il braccio alto di Ehizibue e l'arbitro Sacchi richiamato dal Var assegna il penalty al Bologna ma dal dischetto Orsolini si lascia ipnotizzare da Okoye. Nel recupero ancora emozioni con la rete annullata allo stesso Orsolini per fuorigioco e le occasioni friulane con Davis ed Ekkelenkamp.
I rossoblu sbloccano la gara al 54': Solet perde palla sulla trequarti con i giocatori del Bologna bravi a ribaltare l'azione, con Orsolini che si accentra e serve Pobega all'altezza del dischetto, il centrocampista stoppa il pallone e con un sinistro preciso non lascia scampo a Okoye per lo 0-1. Passano cinque minuti e il Bologna raddoppia: al 59' pasticcio tra Okoye e Karlstrom in area, si infila ancora Pobega che ruba palla e batte l'estremo difensore friulano per lo 0-2. Nel recupero il Bologna cala il tris con Bernardeschi. Finisce qui: rossoblù in testa alla Serie A, almeno per qualche ora.
Torna in campo la Serie A. Oggi, sabato 22 novembre, è il turno di Fiorentina-Juventus. I viola di Paolo Vanoli, ultimi in classifica con soli 5 punti, ospitano al Franchi i bianconeri per andare a caccia di punti pesanti per riemergere dalla zona calda della classifica. Dall'altra parte, la squadra di Spalletti scende in campo per una vittoria fondamentale in ottica Champions League. Calcio d'inizio alle 18.
Dove vedere Fiorentina-Juve? La partita è visibile su Dazn (anche in chiaro) e su Sky per gli abbonati con Zona Dazn (canale 214). Sfida visibile anche in streaming sull'app di Dazn.
Nella prossima giornata di campionato, la Juve ospiterà il Cagliari. Per la Fiorentina ci sarà invece la trasferta a Bergamo contro l'Atalanta.
Tumori, Bianchini (UniSR): "Paura allontana da cura, nessuna donna deve affrontare percorso da sola"

"Se una donna ha paura non si avvicina a ciò che è importante per lei, cioè l'obiettivo della guarigione. La paura ci tiene lontano dai nostri affetti, ci allontana dalla nostra vita". Lo sottolinea Giampaolo Bianchini, professore associato dell'università Vita-Salute San Raffaele e responsabile del gruppo mammella dell'ospedale San Raffaele di Milano, commentando il messaggio del docufilm 'Il Bagaglio', promosso da Msd Italia in collaborazione con Andos onlus nazionale, Europa Donna Italia, Fondazione IncontraDonna, Komen Italia e Salute Donna Odv.
Secondo Bianchini, mostrare questa dimensione al grande pubblico è fondamentale perché "ogni donna dovrebbe ricordare: non sono la mia malattia, continuo a vivere e lottare per arrivare all'obiettivo". Restare sole lungo il percorso, avverte il professore, può complicare ulteriormente il viaggio: "Nel docufilm emerge quanto sia importante avere qualcuno che ti accompagna. Ma se una donna non racconta la propria malattia, chi le sta vicino non può esserle d'aiuto".
Molte scelgono il silenzio, spiega, "per paura di condividere il proprio bagaglio emotivo". Proprio per questo, il docufilm ha anche una funzione di incoraggiamento: "Non bisogna avere paura di raccontare i momenti di fragilità. Le donne sono straordinariamente forti e, dietro quelle fragilità, trovano sempre la strada", conclude Bianchini.

"E' prematura qualsiasi considerazione procedurale, certo faremo accertamenti profondi". Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in un'intervista con il direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci al Forum annuale della Fondazione Iniziativa Europa, riguardo al caso della famiglia che viveva nel bosco. Il Tribunale per i minorenni dell'Aquila ha disposto l'allontanamento urgente dei tre figli della coppia che ora sono in una casa famiglia di Vasto (Ch) insieme alla madre.
"Ci sono ancora delle persone che pensano che Rousseau avesse ragione e che vivere allo stato di natura sia la condizione migliore perché la civiltà ti corrompe - continua Nordio - Faccio anche presente che noi siamo bombardati, ormai da decenni, da profeti che ti dicono che bisogna smetterla con il consumismo, con la tecnologia, bisogna ritornare allo stato di natura e probabilmente qualcuno lo fa: bisogna sempre vedere se questo però comprometta o meno l'educazione dei bambini".
"Io penso che i genitori siano i primi ad essere consapevoli di quelli che sono i loro doveri e comunque, ripeto, in questo caso faremo degli accertamenti[1] - conclude - Strappare un bambino dalla famiglia è un atto estremamente doloroso, quindi bisognerà approfondire".
Sulla decisione del Tribunale per i minorenni si è aperto un acceso dibattito. L'ordinanza del Tribunale per i minorenni dell'Aquila è "stramotivata in dieci pagine. E' da ieri che Salvini e tutto un arco politico si sono scagliati contro quei giudici: il Csm e l'Anm servono a difendere i magistrati quando vengono inopportunamente attaccati dalla politica", afferma Rocco Maruotti, segretario generale dell'Associazione nazionale magistrati.
"Leggete i provvedimenti prima di attaccare ad occhi chiusi un giudice - continua - perché un giudice, prima di emettere un provvedimento, esercita la funzione delicata di decidere e decide sulla vita delle persone facendolo con molto scrupolo".
L'Anm interviene anche con una nota. “L’Associazione nazionale magistrati invita al rispetto del ruolo della giurisdizione in una vicenda che coinvolge valori tra i più delicati: il diritto della famiglia a determinare le proprie scelte di vita e, al tempo stesso, il dovere di tutela dei minori previsto dalla nostra Costituzione. Il provvedimento di sospensione della responsabilità genitoriale del Tribunale per i minorenni di L’Aquila si fonda su valutazioni tecniche e su elementi oggettivi: sicurezza, condizioni sanitarie, accesso alla socialità, obbligo scolastico. Ed è stato assunto nel rispetto delle norme vigenti e con finalità esclusivamente protettive”, afferma la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati.
“Le strumentalizzazioni di certa politica su ciò che sta succedendo appaiono a nostro avviso in netto contrasto col rispetto dei diritti dei minori, dei più deboli, e della dignità di tutte le persone coinvolte. Occorre invece avere fiducia nelle decisioni assunte dai tribunali ed evitare semplificazioni e contrapposizioni, nel rispetto dei diritti dei minori e della dignità di tutte le persone coinvolte”, conclude la nota.

"Una donna che affronta una diagnosi di tumore alla mammella deve essere presa in carico da una Breast Unit". A sottolinearlo, durante la presentazione a Milano del docufilm 'Il bagaglio', promosso da Msd Italia in collaborazione con Andos, Europa Donna Italia, Fondazione IncontraDonna, Komen Italia e Salute Donna, è Carmen Criscitiello, responsabile dell'Oncologia mammaria all'Istituto clinico Humanitas di Rozzano (Milano) e professore associato dell'Humanitas University. "Abbiamo evidenze che le pazienti seguite all'interno di questi centri specializzati hanno un outcome migliore", spiega. Il motivo, chiarisce, è la presenza di un team multidisciplinare composto da oncologi, chirurghi, radiologi, radioterapisti, anatomopatologi, psiconcologi e nutrizionisti, "in grado di valutare in modo congiunto il miglior percorso di cura e di sostenere la paziente a 360 gradi".
Un ruolo centrale, ricorda la specialista, lo svolge anche la ricerca scientifica: "I progressi di oggi sono il risultato di anni di lavoro. Ma non possiamo fermarci: per quanto siano stati fatti passi avanti importanti, non siamo ancora giunti al punto in cui vorremmo essere. È estremamente importante che tutti comprendano e condividano l'importanza del fare ricerca".
Criscitiello sottolinea il valore della partecipazione agli studi clinici, sia da parte dei professionisti sia delle pazienti: "Prendere parte ad una sperimentazione clinica significa poter accedere a trattamenti innovativi che domani potrebbero diventare standard di cura. Ma vuol dire anche dare un contributo altruistico alle altre donne. La ricerca deve proseguire con l'impegno di tutti", conclude.

Ornella Vanoni aveva espresso più di un desiderio per il suo funerale, tra questi c'è anche la scelta della musica. La cantante, morta ieri all'età di 91 anni, aveva chiesto al trombettista jazz e caro amico Paolo Fresu di suonare per lei il giorno delle esequie.
Lo stesso musicista intervistato dal Tg dell’emittente sarda 'Videolina', alla domanda se suonerà al funerale di Ornella Vanoni ha risposto: "Devo"[1]. Ricordando la richiesta che gli arrivò dalla stessa Vanoni nel maggio del 2020, Fresu ha poi spiegato: "Scherzosamente, quando me lo chiese, io le dissi ‘va bene, ma se muoio prima io tu devi cantare al mio funerale’. Ne abbiamo parlato spesso" ma "per me resta qualcosa di davvero intimo e che rappresenta la grande stima e amicizia che tra noi c’è stata. Mi colpì molto questo suo rigore di pensare a un domani".
Paolo Fresu, chi è
Paolo Fresu è nato nel 1961. Ha iniziato il suo percorso di studi musicali dall'età di undici anni, insieme alla banda musicale ‘Bernardo De Muro’ di Berchidda. A Sassari ha frequentato il conservatorio Luigi Canepa e scopre la sua passione più grande: il jazz.
Nel 1982 inizia la sua attività professionale con registrazioni per la Rai e partecipazione ai seminari di ‘Siena jazz’. Si diploma in tromba nel 1984 e prosegue l'attività dedicandosi a progetti misti di jazz.
Dal 1988, nel comune natale di Berchidda organizza e dirige il Time in Jazz, festival annuale di musica jazz di stampo internazionale. Paolo Fresu è stato inoltre direttore artistico dei Seminari Jazz di Nuoro dal 1989 al 2013 e del festival Bergamo Jazz dal 2009 al 2011. Nel 2010 ha fondato l'etichetta discografica Tŭk Music.
La lettera per Ornella
Fresu ha scelto di omaggiare la grande cantante italiana con una lunga lettera. I due erano grandi amici, legati da un rapporto profondo sia umano sia artistico. "Scrivi qualcosa, domando a me stesso in questa vuota mattina di novembre. E sono qui a buttare pensieri sparsi in un foglio word pensando al nostro primo incontro al Tangram di Milano nei primi anni Novanta e a quante volte abbiamo riso, pianto, cantato e suonato in questi trent’anni. Quasi impossibile parlare di Ornella", scrive Fresu.
"Impossibile", per lui, "tratteggiare una vita ricca fatta di successi e di trionfi, di cadute, ascese e passioni. Scrivi qualcosa, ma cosa? Forse il modo migliore è quello di trovare degli aggettivi. Degli screenshot contemporanei che siano capaci di tradurre l’immaginifico nell’immaginario collettivo del suo essere donna e artista che, da sempre, appartiene a tutti noi. Ornella è l’emozione della vita. La sua e la nostra. Capace di mettere al centro del mondo la solitudine e la passione, l’amore per stessa e per il prossimo, il pathos e la poesia che salverà (forse) il mondo".
Per Fresu, Ornella Vanoni era una donna "sfuggente che abborriva l’ovvietà e il banale. Un’artista che ha frantumato il sottile equilibrio tra arte e vita e che ha fatto del palcoscenico la sua casa dove ospitare e dispensare i sentimenti umani". La lettera prosegue ricordando alcuni aneddoti: "L’orologio annuncia che è l’ora di partire per Milano. Salvo questi pochi pensieri e spengo il computer conscio di non essere riuscito a scrivere ciò che avrei voluto. Ad esempio che tremava come una foglia prima di salire sul palco che poi affrontava come una leonessa. Oppure delle telefonate settimanali con la sua voce inconfondibile che iniziavano sempre con 'come va?' o quelle con mia madre o con mia moglie Sonia".
E ancora, prosegue Fresu, "il suo spogliare con lo sguardo le persone che non le piacevano così da metterle in difficoltà, il concerto dato a titolo solidale nel cortile nelle scuole Pavese dove mio figlio frequentava le Elementari o il concerto nel prato della casa di Fabrizio De André alle sei del pomeriggio dove lei, scalza, disse 'non mi è mai capitato di cantare a merenda'". E poi quella richiesta che Vanoni gli fece: "Nel maggio del 2020, davanti alla stessa scuola di mio figlio, mi chiese al telefono di suonare al suo funerale. In quella luminosa mattina si è saldata ancora di più la nostra amicizia fino a quando, poco tempo fa, mi ha chiesto di essere accompagnata per mano al conferimento della Laurea Honoris Causa".
Ora, prosegue il musicista, "sono su un Frecciarossa che sfreccia nella nebbia padana. Riapro il computer rendendomi conto che bisognerebbe scrivere ancora ma i pensieri sono troppo affollati. Forse bisognerebbe semplicemente volare tra le parole e nel ricordo della sua musica tra Brecht e Vinicius, Tenco, Fossati e Paoli. Ornella ha volato tutta la sua vita. A volte bruciandosi le ali ma sempre rialzandosi e librandosi sempre più in alto. Esattamente come noi facciamo tutte le volte che ascoltiamo la sua voce meravigliosa e inconfondibile. L’ultima volta è accaduto a Bologna nel mese di marzo quando, in 'The Man I Love' arrangiata da Celso Valli, sembrava Billie Holiday".
Quindi conclude: "Mentre entro in Centrale a Milano, la sua città, ripongo il computer nello zaino certo di non essere riuscito nel mio intento. So solo che il mondo ha perso una voce unica che risponde, come Raffaello, Miles e Vinicius, a un unico nome: Ornella".
"La realizzazione di questo docufilm arriva dal bisogno di testimoniare quanto sia importante, in un momento in cui la ricerca continua ad aumentare la sopravvivenza, ricordare che ogni punto di quelle curve rappresenta una donna, una storia, un modo personale di vivere la malattia". Così Alba Di Leone, presidente di Komen Italia, spiega le ragioni della partecipazione al docufilm 'Il bagaglio', presentato oggi a Milano. Il progetto promosso da Msd Italia, in collaborazione con Andos, Europa Donna Italia, Fondazione IncontraDonna, Komen Italia e Salute Donna, punta a raccontare il viaggio autentico ed emblematico di una donna che riceve la diagnosi di tumore al seno. Un percorso fatto di fragilità e incertezza, ma anche di forza, consapevolezza e fiducia nella ricerca scientifica.
Sul valore del racconto personale, Di Leone aggiunge: "La condivisione delle esperienze amplifica le emozioni, aiuta a sentirsi meno sole e crea ponti tra persone che scoprono di avere vissuti simili". Dai racconti "emergono bisogni che spesso non vediamo, e che dobbiamo imparare ad intercettare per offrire risposte adeguate alle donne che affrontano questo percorso", conclude la presidente di Komen Italia.

Si è conclusa con successo la XXII edizione del Bea Italia all'interno della Live Communication Week, la grande kermesse internazionale targata Adc Group che per quattro giorni anima l'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma. Il Premio celebra l'eccellenza dell'industria degli eventi, che in Italia si conferma ancora una volta un asset strategico per lo sviluppo economico nazionale. Sessantaquattro le agenzie che hanno partecipato alla manifestazione con 317 iscrizioni totali. La giuria composta da aziende che ha decretato i vincitori era composta da oltre 60 top manager, confermando il carattere business-to- business del riconoscimento. L’edizione 2025 è stata inoltre palcoscenico della presentazione del XXI Monitor sugli Eventi e la Live Communication di AstraRicerche e Adc Group. I dati hanno confermato la fase espansiva e il ruolo della Live Communication come elemento imprescindibile per le strategie aziendali.
Tra le principali evidenze emerse dalla ricerca: Mercato complessivo stimato nel 2024 a quota 1.123 milioni di euro, con una crescita del 12.2% rispetto all’anno precedente; gli investimenti dovrebbero raggiungere quota 1.290 milioni entro i prossimi due anni; il 37% delle aziende ha aumentato l'investimento nell'ultimo anno, e ben il 52,3% prevede un ulteriore incremento nei prossimi due anni. Solo il 7% non ha investito, un minimo storico.
Aumentano in modo significativo gli eventi B2I (rivolti al target aziendale interno, che raggiungono il 49,3% del totale) e gli eventi educational/formativi (+6,7%). Si registra per la prima volta un sostanziale pareggio tra creatività (20,4%) e digital/AI/ tecnologia (19,1%) come parola chiave per il futuro, indicando un equilibrio strategico tra innovazione e fattore umano.
"Questa XXII edizione del Bea Italia - sottolinea Salvatore Sagone, Presidente di Adc Group - ha messo in luce la straordinaria forza vitale e il ruolo strategico dell'industria degli eventi per l'economia nazionale. I progetti in gara hanno dimostrato come il nostro comparto sia contemporaneamente alfiere dell’innovazione tecnologica e custode di una creatività che pone sempre l’essere umano al centro”.
La cerimonia di premiazione dei Bea Italia ha celebrato i progetti e le agenzie che hanno saputo meglio coniugare creatività e strategia. Primo assoluto sul podio del Grand Prix Bea Italia 2025, assegnato all’evento che più di tutti ha saputo coniugare le componenti fondamentali di un progetto di successo, l'evento "Ferrari Amalfi World Première" firmato da Next Group per Ferrari S.p.A., che vince altri due ori come miglior lancio di prodotto e come miglior utilizzo unexpected di uno spazio. Next Group si è aggiudicata anche l'oro come Best Event Agency.
"Siamo orgogliosi di ricevere questo prestigioso premio per il secondo anno consecutivo. È un traguardo che valorizza l’eccezionale lavoro del nostro straordinario team che rende possibili i nostri eventi e gestisce con successo sfide significative. Inoltre, la conquista del titolo di Best Event Agency conferma la nostra posizione di riferimento nel settore e ci incoraggia a continuare a investire in innovazione e creatività, elementi che da sempre caratterizzano la nostra realtà", sottolinea Marco Jannarelli, Presidente di Next Group.
Il Grand Prix Iconic Award, assegnato agli eventi ‘straordinari’ per budget e complessità organizzativa, è stato conferito a Ninetynine per il progetto "Giubileo 2025 - Grandi Eventi". Simone Mazzarelli di Ninetynine ha inoltre vinto come Direttore Creativo dell’anno.
“Con il Giubileo dei Giovani abbiamo sperimentato, di concerto con Giubileo 2025 S.p.A., il Commissario Straordinario, la Presidenza del Consiglio e la Santa Sede, un modello innovativo di organizzazione integrata che, fin dalle primissime fasi dell’incarico, ci ha permesso di trasformare una complessità operativa senza precedenti in un nuovo modello che ha ridefinito, anche per il futuro, gli standard gestionali di eventi di questa complessità, partecipazione e impatto reputazionale per l’Italia” ha commentato Simone Mazzarelli, founder & Ceo di Ninetynine.
Scende il sipario sul Bea Italia confermando il ruolo della event industry come catalizzatore economico e fucina di eccellenza professionale per il Paese. I numeri del Monitor e la qualità dei progetti premiati proiettano chiaramente il comparto verso una nuova fase di sviluppo. Roma, con il successo di questa rassegna, non è stata solo una cornice ospitante, ma il simbolo della ritrovata centralità strategica di un settore dinamico e indispensabile, pronto ad affrontare le sfide globali e a sostenere la competitività del Made in Italy nel mondo.

"Le infezioni da batteri resistenti stanno trasformando quadri clinici già delicati in situazioni potenzialmente fatali, perché quando gli antibiotici non funzionano più ci ritroviamo senza armi". È l'allarme lanciato da Giulia Carla Marchetti, ordinario di Malattie infettive Università degli Studi di Milano e direttrice della Struttura complessa di Malattie infettive dell'Asst Santi Paolo e Carlo, in occasione della settimana dedicata all'antimicrobico-resistenza, che richiama l'attenzione sulla gestione quotidiana di pazienti fragili colpiti da microrganismi ormai insensibili ai trattamenti disponibili.
Secondo l'esperta, le infezioni resistenti colpiscono soprattutto persone anziane o già ricoverate per altre patologie: "Arrivano come un evento grave che si somma a condizioni già impegnative. Se il germe è resistente, la prognosi diventa incerta perché gli antibiotici sono armi spuntate. In caso di polmonite, infezioni urinarie complicate o sepsi, il rischio di un esito infausto cresce rapidamente".
La prevenzione vaccinale gioca un ruolo molto più importante di quanto comunemente percepito. "Il legame tra vaccini e resistenza antimicrobica esiste eccome", rimarca. "E l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) lo ha evidenziato in modo chiaro. I vaccini batterici, come quello contro lo pneumococco - principale causa di polmoniti - offrono una protezione diretta. Ma anche i vaccini contro virus come influenza, Covid o virus respiratorio sinciziale riducono il rischio di sovra-infezioni batteriche, che spesso richiedono antibiotici e possono coinvolgere germi resistenti".
Accanto alla prevenzione, l'uso corretto degli antibiotici resta il pilastro della lotta alla resistenza. "L'antibiotico non è uno scherzo, è un farmaco preziosissimo - sottolinea l'infettivologa - Va usato solo sotto indicazione medica. L'abuso, l'autoprescrizione e le terapie iniziate e sospese in modo scorretto alimentano la resistenza. Le persone devono capire che prenderli a caso o prolungarli senza motivo mette a rischio anche gli altri".
Tra le novità più rilevanti Marchetti cita l'introduzione dei vaccini contro il virus respiratorio sinciziale (Rsv), "un virus molto diffuso che può causare polmoniti e infezioni gravi, soprattutto nei neonati e negli anziani". Due vaccini sono già approvati da Aifa, Agenzia italiana del farmaco: "Sono sicuri, hanno un'elevata efficacia nel prevenire la malattia grave e uno è indicato anche in gravidanza, così da proteggere il neonato fin dalla nascita attraverso gli anticorpi materni".
La prevenzione dell'Rsv avrà anche un impatto sulla resistenza antimicrobica: "Ridurre ricoveri, complicanze e sovra-infezioni - conclude l'esperta - significa ridurre l'uso di antibiotici e dunque frenare lo sviluppo di nuove resistenze. È un vantaggio per il singolo paziente e per l'intera comunità".

Ornella Vanoni era una cantante, sì, ma anche una madre. L'icona della musica italiana, morta ieri venerdì 21 novembre, lascia un figlio, Cristiano Ardenzi, frutto del suo (breve) matrimonio con l'impresario teatrale Lucio Ardenzi[1] e nato nel 1962. Il rapporto con Cristiano però è sempre stato complicato, come raccontato a più riprese dalla stessa Vanoni.
Nel suo libro 'Vincente o perdente' si legge: "Eppure la famiglia sa essere un luogo di sofferenza...Sensi di colpa che ti inseguono fin dentro il sonno". Ornella Vanoni aveva parlato della difficoltà di essere madre quando il successo travolge la vita privata. Dopo l'uscita del libro, ospite a OnePodcast aveva spiegato che il rapporto è stato segnato dalla distanza a causa degli impegni di lavoro: "Pensava che lo abbandonassi a causa degli impegni nel mondo dello spettacolo. Ad un bambino è difficile spiegare queste cose e fargli capire che non preferisci il lavoro a lui".
Un distacco che il bambino ha vissuto con sofferenza: "Ho lasciato mio figlio ai nonni, non ai mostri… però questo bambino non ha capito", aveva aggiunto. "Quando il rapporto è logorato - continuava Ornella - è difficile poi che il rapporto sia perfetto".

Don Alì, il sedicente 're dei maranza', è stato arrestato a Torino. La Polizia di Stato ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico del 24enne di origine marocchina, noto sui social come 'Don Alì', ritenuto responsabile di atti persecutori. Per lo stesso reato, sono stati disposti gli obblighi di firma nei confronti di due complici un 24enne ed un 27enne.
Le indagini della Squadra Mobile, coordinate dalla Procura di Torino, sono iniziate a fine ottobre, quando i tre giovani hanno teso un vero e proprio agguato al professore di una scuola del quartiere Barriera Milano di Torino, appostandosi al di fuori dell'istituto scolastico dove lavora il docente e dove, in quel frangente, si era recato per prelevare la figlia al termine dell'orario.
I tre hanno accerchiato e minacciato l'uomo, sotto gli occhi della figlia di soli tre anni e mezzo, offendendo la reputazione del docente, accusato di aver maltrattato un suo alunno, indicato come loro nipote. L'episodio è continuato anche quando è sopraggiunta una collega della vittima, con lo scopo di soccorrere la figlia dell'uomo, nascosta tra le gambe del padre. Nonostante ciò, i tre giovani hanno inseguito e continuato ad intimidire il professore, colpendolo anche con alcuni schiaffi alla nuca.
Uno dei giovani indagati ha filmato tutta l'aggressione e successivamente il video, nonché le immagini dell'appostamento nei pressi della scuola, sono stati pubblicati, sotto forma di reel, sulla pagina Instagram di Don Alì con didascalie in cui il docente veniva definito "pedofilo" nonché "preda" di un agguato posto in essere dal gruppo di Barriera Milano per recuperare il presunto torto subito dal nipote.
Successivamente, ad inizio novembre 'Don Alì' ha anche pubblicato degli spezzoni di un'intervista rilasciata alla nota trasmissione 'Le Iene' in cui, parlando della vicenda, affermava la necessità di "punire" chi stupra i bambini e poi ha rinnovato le minacce al professore, dicendo "e se la prossima volta abusi un bambino, finirà molto peggio!".
I successivi accertamenti investigativi della Squadra Mobile della Questura di Torino, oltre a rivelare le accuse totalmente infondate mosse dagli indagati al professore, hanno permesso di ricostruire - attraverso la visione dei video, dei post social, nonché la raccolta delle testimonianze delle persone coinvolte - le dinamiche moleste e minacciose del gruppo, elementi di prova che hanno portato la Procura di Torino ad avanzare richiesta di custodia cautelare poi accolta dal Gip del locale tribunale.
Il giudice nel provvedimento, nel motivare la pericolosità del giovane, ha rimarcato come lo stessoDon Alì sia stato individuato, sempre a seguito degli accertamenti investigativi della Squadra Mobile torinese, quale autore dell'aggressione patita da una troupe della trasmissione televisiva di Rete 4 'Diritto e Rovescio' lo scorso 11 novembre a Torino, quando avrebbe colpito ripetutamente con una mazza chiodata il parabrezza del veicolo degli inviati, infrangendolo.
La misura cautelare è stata eseguita nella serata di ieri, al termine di prolungate ricerche del 24enne, che nel frattempo si era reso irreperibile. Il giovane è stato individuato nelle cantine di un palazzo nel quartiere Barriera di Milano. Dopo un breve inseguimento a piedi è stato bloccato e accompagnato in Questura.

"Ornella è una persona che mi ha cambiato la vita. La fortuna è che persone così la cambiano a tutti, non solo a chi le conosce, perché sono miti". Così la regista Elisa Fuksas ricorda con l'AdnKronos Ornella Vanoni, alla quale nel 2022 ha dedicato il documentario 'Senza fine', un ritratto della grande cantante e della sua carriera monumentale.
"Il film ha cementato tutto: attraverso il cinema siamo diventate amiche, fino a oggi - sottolinea Fuksas, che con Vanoni trascorse insieme un mese per girare il documentario -. È stato un film difficile da fare, perché racconta una vita. Io cercavo di farle fare il mio lavoro e le chiedevo: 'Perché stiamo facendo un film su di te, Ornella?'. E lei rispondeva: 'Un film su di me è come una fiaba'. E tutte le vite esemplari sono come le fiabe'".

"L'annuncio dei big di Sanremo doveva essere annunciato al Tg1, ma per rispetto alla scomparsa di Ornella Vanoni si slitta di 1 settimana". Lo ha detto Carlo Conti, conduttore e direttore artistico del Festival, al Vanity Fair stories.
L'annuncio dei partecipanti al prossimo Festival della canzone italiana, avverrà quindi domenica 30 novembre.

Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d'inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall'AdnKronos.
'Cesare' (Mondadori) di Alberto Angela
Con Mondadori torna in libreria Alberto Angela che firma per la casa editrice di Segrate 'Cesare', un'opera che prende spunto dal 'De bello Gallico'. Immaginate di partire assieme a Giulio Cesare e alle sue legioni. È il 58 a.C., la Gallia è una terra lontana, abitata da popolazioni bellicose, mai dome, che hanno già inflitto dolorose sconfitte ai Romani. Ma è anche una terra ricca e prospera. Giulio Cesare vuole conquistarla, per sé e per Roma, e per farlo è disposto ad affrontare ogni avversità: estenuanti marce nella neve e battaglie sanguinose, intrighi di palazzo e tradimenti, ponti da costruire e flotte da creare da zero, foreste che si dicono stregate e santuari con scheletri decapitati. Sarà un viaggio avventuroso e pieno di scoperte, che Cesare guiderà con il coraggio e la curiosità di Ulisse.
Ma sarà anche un viaggio interiore, a fianco di un uomo implacabile e geniale, carismatico e instancabile, eppure non privo di dubbi e paure recondite. Un condottiero con i suoi lati oscuri e violenti, ma anche un fine pensatore e un grande scrittore, che ama con passione, tradisce ed è tradito, che è fidanzato, marito, padre, amante, vedovo, eterosessuale, bisessuale. E sullo sfondo del racconto, a completare il vasto affresco di quell’epoca cruciale per il destino di Roma e dell’Europa, ecco comparire Cicerone e Catullo, Cleopatra e Marco Antonio, Crasso e Pompeo, Calpurnia, la dolce moglie di Cesare, e Giulia, la sua amata figlia. Le pagine di Angela si susseguono con il ritmo e le atmosfere dei film e delle serie tv più avvincenti, e al tempo stesso arricchiscono il lettore di scoperte, curiosità e riflessioni sul mondo romano. Le ricostruzioni dei volti, delle scene di battaglia e di vita quotidiana, realizzate grazie al supporto dell’intelligenza artificiale, consentono inoltre di rivedere, come fossero attuali, fotogrammi di vita andati perduti. Tutto concorre a fare immergere nella Storia come raramente un libro era riuscito prima, permettendoci di sentirla così vicina e così viva.
'Una foresta di scimmie' (Marsilio) di Andrea Pennacchi
Marsilio manda in libreria 'Una foresta di scimmie' di Andrea Pennacchi, attore, drammaturgo, regista teatrale e scrittore. Will un ebreo non l’ha mai visto, in Inghilterra sono spauracchi per bambini, avvelenatori di pozzi cristiani, nasi mostruosi e barboni rossi, ma quando si è trovato a conoscere Shylock e Tubal del Ghetto di Venezia, li ha trovati umani in tutto e per tutto, persino simpatici, almeno uno di loro. Certo, il fatto che abbiano iniziato a blaterare di "una libbra di carne" poco prima che Antonio giacesse a terra privo del cuore non aiuta molto a fargli cambiare idea.
Se fino a oggi ci siamo domandati da dove nascesse la storia di Shylock, del prestito a Bassanio, del pagamento della libbra di carne richiesta ad Antonio – in caso di mancata restituzione –, se insomma, com’è ovvio e lecito da secoli, non sapevamo come, dove e quando Shakespeare abbia scritto 'Il mercante di Venezia', oggi possiamo conoscere tutto, perché Andrea Pennacchi ci porta con Will e la sua banda di compari, come aveva già fatto con Giulietta e Romeo in 'Se la rosa non avesse il suo nome', alle radici della letteratura, della fantasia e del thriller di William Shakespeare. Perché Pennacchi non racconta solo con la testa, ma con tutto il corpo: proprio come il Bardo, è drammaturgo e attore. Oltre a Se la rosa non avesse il suo nome, il suo primo giallo, ha all’attivo diversi libri, tutti pubblicati da People.
'L’omicidio di Piersanti Mattarella' (Einaudi) di Miguel Gotor
In 'L’omicidio di Piersanti Mattarella', sugli scaffali con Einaudi, Miguel Gotor prende le mosse dal delitto Mattarella per compiere un viaggio inquietante attraverso le stratificazioni del potere italiano soffermandosi sugli 'ibridi connubi' tra neofascismo, massoneria occulta, mafia e apparati deviati dello Stato. La ricerca approfondisce anche le relazioni tra l’omicidio Mattarella e le stragi di Ustica e di Bologna di pochi mesi dopo, sullo sfondo di uno scenario internazionale in profondo cambiamento a causa della decisione degli Stati Uniti e della Nato di installare in Sicilia i missili Cruise contro la Libia e l’Unione Sovietica.
L’autore affronta, con il rigore del metodo storico e uno stile avvincente, il contesto in cui l’assassinio di Mattarella è maturato, mettendo in luce temi e snodi che ancora incidono sulla storia del nostro Paese. Un libro importante sull’Italia di ieri che parla all’Italia di oggi e alla sua crisi.
'Era mia figlia' (Solferino) di Irene Vella
"Poteva essere mia figlia": è capitato di pensarlo, davanti all’ennesimo femminicidio, all’ennesima tetra pagina di cronaca. Ma spesso si dimentica in fretta che quelle erano persone, non notizie. Avevano sogni, interessi, affetti. Avevano compagni di scuola e camerette con i poster alle pareti, figli da crescere e ambizioni da perseguire. E nella loro storia c’è anche il 'dopo' di cui nessuno dà mai conto, il dolore oltre il dolore, perché i volti degli assassini rimangono a lungo nelle cronache, mentre quelli delle vittime vengono dimenticati, e le loro famiglie lasciate sole. Questo libro - 'Era mia figlia', scritto da di Irene Vella e pubblicato da Solferino - restituisce la voce a chi se n’è andata.
Fa parlare ogni donna non solo della sua morte, ma della sua vita e si fa tramite del dolore di chi resta. Così in queste pagine ascoltiamo i racconti di Sofia e di Carmela, di Giulia e di Faten, di Marisa e di Tiziana e tante altre, più̀ recenti o più lontane nel tempo. Leggiamo i resoconti, seguiamo i processi, sentiamo i testimoni. Un coro che di storia in storia, nella diversità̀ delle protagoniste e degli eventi, suona la nota di un obiettivo comune, da perseguire con ostinazione: "mai più". Irene Vella, con il suo progetto "Era mia figlia", ha commosso le famiglie delle vittime, ha raggiunto un vasto pubblico, ha cercato e cerca di fare la differenza.
Queste pagine vogliono essere una restituzione, una denuncia e uno strumento: per imparare a capire i segnali, a individuare il pericolo, a mettersi in salvo e a prestare aiuto. Perché́ non è amore se è controllo, possesso. Non è amore se è violenza. E questa consapevolezza, insieme alla giustizia e alla memoria, è l’arma più̀ importante nella battaglia a cui siamo tutti chiamati per cambiare innanzitutto le menti e i cuori.
'Io dico (Gallucci) di Giorgio Faletti a cura di Roberta Bellesini Faletti
'Io dico' - il libro pubblicato da Gallucci - è una raccolta di citazioni tratte dai libri, le interviste e le canzoni di Giorgio Faletti sulla vita, l’amore, la società, la musica. Un volume a cura di Roberta Bellesini Faletti e Chiara Buratti che ci regala le riflessioni più significative dell'artista che più di altri ci ha fatto ridere, cantare e leggere negli ultimi 30 anni.
Scrittore, attore, sceneggiatore, comico, autore di canzoni per grandi interpreti come Mina, Angelo Branduardi e Milva, Giorgio Faletti è stato uno degli intellettuali più poliedrici e di maggior successo degli ultimi decenni. Ironico, ambizioso, melanconico, mai banale: 'Io dico' ce lo restituisce attraverso la sua stessa voce con testi poetici inediti e aforismi fulminanti scelti da chi lo ha conosciuto, e amato, più di chiunque altro. "Giorgio Faletti - scrive Beppe Severgnini - voleva bene alle parole. E ne aveva stima: sapeva quanto sono importanti. Loro, le parole, lo capivano. E ricambiavano. Si mettevano eleganti, brillavano e danzavano nelle pagine”.
'Notti nere' (Guanda) di Marco Vichi
E' in libreria con Guanda 'Notti nere' di Marco Vichi. Giugno 1970. Tutta l’Italia è seduta davanti al televisore per seguire le partite della Nazionale di calcio ai Mondiali in Messico, mentre i ragazzi, e soprattutto le ragazze, scendono in piazza per rivendicare i propri diritti, nel clima di protesta di quegli anni. Il mondo sta cambiando in fretta, pensa l’ex commissario Franco Bordelli, e ogni cambiamento si tira dietro un bel po’ di confusione.
Adesso che è in pensione il tempo per pensare al passato – a sua madre, alla guerra, ai vecchi casi non risolti – non gli manca, ma fa anche tanti progetti per il futuro con la fidanzata Eleonora. Almeno finché il crimine non torna a bussare alla sua porta. Piras infatti, ormai prossimo a diventare commissario, lo coinvolge sempre nelle indagini, e adesso ci si mette pure il nuovo questore, che sembra proprio non poter fare a meno di lui. È come stare sospeso in un limbo tra il passato e il presente… il lavoro da sbirro e la pensione, i colpevoli da acciuffare e le passeggiate all’Impruneta. Ma il destino ha in serbo la più imprevedibile delle sorprese, e Bordelli non potrà tirarsi indietro.
'Cambio di clima' (Fazi) di Hilary Mantel
Arriva con Fazi 'Cambio di clima' della scrittrice britannica Hilary Mantel. Ralph e Anna Eldred vivono con i quattro figli nel Norfolk in una fattoria di mattoni rossi. Come responsabile di un istituto di beneficenza, ogni estate Ralph ospita alla Casa Rossa uno dei tanti 'casi pietosi' in cui si imbatte per lavoro, perlopiù adolescenti sbandati bisognosi di un posto dove stare e di qualcuno che li rimetta in riga. Gli ospiti vengono talvolta mal tollerati dagli altri membri della famiglia: Anna è sempre meno incline ad accogliere giovani problematici in casa propria, Kit, la figlia maggiore, si interroga sul suo futuro, Robin è lontano per gli impegni sportivi e Julian, il più taciturno, è molto preoccupato per la piccola di casa, Rebecca, e per i pericoli a cui potrebbe andare incontro. Ma sotto la patina d’abitudine che ricopre la vita degli Eldred si celano segreti inconfessabili e rancori mai sopiti, che minacciano di mandare in pezzi l’armonia familiare.
Venticinque anni prima, appena sposati, Ralph e Anna, mandati come missionari laici in Sudafrica, hanno conosciuto le difficoltà di un paese in regime di apartheid, dove fame e ingiustizia erano pane quotidiano. È durante quel viaggio che si è consumata la tragedia di cui non hanno più parlato e che ora, a decenni di distanza, riaffiora in superficie con prepotenza, rivelando tutte le crepe nel loro matrimonio. Fin dove può spingersi il perdono? Quanto può sopportare un cuore prima di spezzarsi irreparabilmente? Hilary Mantel, la regina della letteratura inglese, torna in libreria con un romanzo finora inedito in Italia: una saga familiare epica ma sottile, scritta con l’abilità di una vera maestra, capace di tenere il lettore incollato alle pagine grazie a un uso magistrale della suspense, di affrontare temi universali con leggerezza e di affrescare la complessità di due mondi molto lontani tra loro.
'L’inverno delle stelle' (Rizzoli) di Nicoletta Verna
Sarà in libreria dal 25 novembre 'L’inverno delle stelle' di Nicoletta Verna che esordisce nella letteratura per ragazze e ragazzi. Fiesole, 1943. Sirio è una ragazzina con un nome da maschio e un talento innato per le bugie. Con la sua banda di amici attraversa boschi, cave e rovine, in un mondo dove la guerra sembra ancora lontana. L’armistizio dell’8 settembre, però, cambia tutto. In un castello fra le colline trovano un soldato ferito, incapace di parlare e senza memoria. È un nemico o un essere umano da salvare? Il gruppo si divide: qualcuno vuole aiutarlo, qualcun altro lasciarlo morire. Sirio sceglie la compassione e inizia una corsa sfrenata contro la paura, il tempo, la logica feroce della guerra. Mentre il mistero attorno all’uomo si infittisce, Sirio scopre che crescere vuol dire anche perdersi, sbagliare, mettersi in pericolo. E decidere, alla fine, da che parte stare.
Dall’autrice de 'I giorni di Vetro', un’avventura appassionante che è anche un romanzo di formazione. Un libro coraggioso, un inno alle scelte individuali che hanno il potere di determinare il corso della Storia.
'Nel segno di Marco Polo' (Laterza) di Luca Molà
Con Laterza esce 'Nel segno di Marco Polo di Luca Molà. Cosa fece Marco Polo a Venezia nei trent’anni che seguirono il suo ritorno dalla Cina? Come impiegò le ricchezze accumulate grazie al suo celeberrimo viaggio? Quali conseguenze ebbero la sua esperienza, i suoi racconti e i suoi contatti sull’economia di Venezia e di tutta Italia? I documenti ritrovati negli ultimi anni rivoluzionano l’immagine del grande viaggiatore e ci restituiscono a tutto tondo l’incredibile vivacità dell’Italia medievale. La fama di Marco Polo è legata alle sue esperienze di viaggio in Oriente e alla descrizione della civiltà cinese contenute ne Il Milione, fonte di meraviglia per tutta Europa. Ma dopo il suo ritorno a Venezia, avvenuto nel 1295, cosa fece? Questo libro lo svela utilizzando una serie di nuovi documenti fino a ora sconosciuti e ne ricostruisce la storia.
Le fortune accumulate con il suo lunghissimo viaggio in Asia consentono alla famiglia Polo di costruire subito un imponente palazzo nella piccola contrada di San Giovanni Grisostomo, posta nel cuore della città.Marco diventa uno dei protagonisti del commercio locale e internazionale. Produce tessuti, e la seta, il più pregiato, induce lui e la sua famiglia a chiedere il trasferimento a Venezia di una folta comunità di esperti artigiani e imprenditori provenienti da Lucca, città leader in Europa nel settore.
Ma la storia non finisce qui: le stoffe asiatiche, per cui si era disposti a pagare una follia, devono essere cremisi. È il colore più ambito e ricercato ma se ne ignora la tecnica. La comunità di emigrati lucchesi a Venezia decide allora di mandare un giovane fino in Persia per scoprire come ottenerlo. Sarà proprio la diffusione rapida di questa scoperta che permette alle manifatture italiane di competere con successo sui mercati globali nel Quattrocento. Luca Molà racconta così una storia inedita che guarda a Marco Polo come a un protagonista importante dello sviluppo economico veneziano e italiano, capace di mettere a frutto le conoscenze acquisite nei suoi viaggi.

"Che dolore cara Ornella. Grazie per essere stata la colonna sonora di tanta vita. Resti indimenticabile, per me impossibile". Così Francesca Fagnani, in una storia di Instagram ricorda Ornella Vanoni, morta oggi all’età di 91 anni, con una foto che ritrae entrambe nello studio di Belve, quando la intervistò nel 2023.
In quell'occasione la cantante si era raccontata senza filtri. Aveva parlato dell'insonnia che per anni l'aveva tormentata e dell'uso di droghe leggere: “Ad un certo punto della mia vita non dormivo più. Mio padre mi fece fare perfino la cura del sonno: ero disperata. Finché un giorno mi hanno fatto fumare una canna e ho capito che era la mia medicina”, una frase rimasta nel ricordo collettivo.
Ornella aveva parlato del suo rapporto con Mina: “Non ho accettato ‘Grande Grande’ perché pensavo fosse volgare. L’ha fatta Mina ed è diventata un successo. Secondo me, si riferiva a quello. Sarò io che penso male. L’unica collega che ho molto frequentato è Mina. Lei giocava a carte, molto, e cercava di insegnarmi. A me le carte cadono dalle mani. Rispetto a lei mi sentivo la numero due. Poi ho capito che eravamo tutte e due brave ma diverse”.
Tra le altre cose, Vanoni aveva confidato a Francesca Fagnani di essere stata innamorata di alcune donne nel corso della sua vita. “Una è stata una grande amicizia che è durata tanti anni. Un’altra è durata meno. A me però il sesso femminile non interessa molto, infatti ho le fatte soffrire. Io mi innamoro della persona, in quell’altra cosa non sono molto brava”.
E sugli amori della sua vita, Ornella aveva detto: “Giorgio Strehler? È l’uomo che mi ha amata di più, ma non mi ha protetta da situazioni estreme perché non poteva farne a meno. Voleva tornare con me, ma ho detto no”.
"Ha detto che lei si è smollata con l'età e che racconta cosa che non dovrebbe raccontare" aveva detto Francesca Fagnani pungolando Ornella Vanoni su Gino Paoli: “Anche lui sarebbe meglio che non raccontasse, come a Sanremo. Come se fosse a casa sua, si è dimenticato che era a Sanremo e gli è partita quella roba lì, che non andava fatto. Amadeus era terrorizzato, subito lo ha portato via”.

La camera ardente per Ornella Vanoni sarà allestita al Piccolo Teatro Grassi in via Rovello, a Milano. Ad annunciarlo è l'assessore milanese alla Cultura, Tommaso Sacchi, in una storia su Instagram.
La camera ardente resterà aperta domani, domenica 23 novembre dalle 10 alle 14 e lunedì 24 novembre, dalle 10 alle 13.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso il suo “cordoglio per la scomparsa di Ornella Vanoni, intellettuale, artista colta e versatile, interprete raffinata di canzoni che hanno lasciato un segno profondo nella storia della musica leggera non solo italiana". Lo rende noto il Quirinale.
Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha voluto dedicare un messaggio a Vanoni: "Profondo cordoglio per la scomparsa di Ornella Vanoni, voce inconfondibile della nostra musica, che ha segnato decenni di cultura italiana e accompagnato generazioni con brani senza tempo. L’Italia perde un’artista unica, che ci lascia un patrimonio artistico irripetibile", ha scritto sui social.

La camera ardente per Ornella Vanoni, morta a 91 anni, sarà allestita al Piccolo Teatro Grassi in via Rovello, a Milano. Ad annunciarlo è l'assessore milanese alla Cultura, Tommaso Sacchi, in una storia su Instagram.
La camera ardente resterà aperta domani, domenica 23 novembre dalle 10 alle 14 e lunedì 24 novembre, dalle 10 alle 13.
Il cordoglio di Mattarella e Meloni
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso il suo “cordoglio per la scomparsa di Ornella Vanoni, intellettuale, artista colta e versatile, interprete raffinata di canzoni che hanno lasciato un segno profondo nella storia della musica leggera non solo italiana". Lo rende noto il Quirinale.
Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha voluto dedicare un messaggio a Vanoni: "Profondo cordoglio per la scomparsa di Ornella Vanoni, voce inconfondibile della nostra musica, che ha segnato decenni di cultura italiana e accompagnato generazioni con brani senza tempo. L’Italia perde un’artista unica, che ci lascia un patrimonio artistico irripetibile", ha scritto sui social.
Fresu: "Mi chiese di suonare al suo funerale"
Una lunga lettera per ricordare Ornella Vanoni. Così Paolo Fresu, trombettista e compositore jazz, ha scelto di omaggiare la grande cantante italiana. I due erano grandi amici, legati da un rapporto profondo sia umano sia artistico. "Scrivi qualcosa, domando a me stesso in questa vuota mattina di novembre. E sono qui a buttare pensieri sparsi in un foglio word pensando al nostro primo incontro al Tangram di Milano nei primi anni Novanta e a quante volte abbiamo riso, pianto, cantato e suonato in questi trent’anni. Quasi impossibile parlare di Ornella", scrive Fresu.
"Impossibile", per lui, "tratteggiare una vita ricca fatta di successi e di trionfi, di cadute, ascese e passioni. Scrivi qualcosa, ma cosa? Forse il modo migliore è quello di trovare degli aggettivi. Degli screenshot contemporanei che siano capaci di tradurre l’immaginifico nell’immaginario collettivo del suo essere donna e artista che, da sempre, appartiene a tutti noi. Ornella è l’emozione della vita. La sua e la nostra. Capace di mettere al centro del mondo la solitudine e la passione, l’amore per stessa e per il prossimo, il pathos e la poesia che salverà (forse) il mondo".
Per Fresu Ornella Vanoni era una donna "sfuggente che abborriva l’ovvietà e il banale. Un’artista che ha frantumato il sottile equilibrio tra arte e vita e che ha fatto del palcoscenico la sua casa dove ospitare e dispensare i sentimenti umani". La lettera prosegue ricordando alcuni aneddoti: "L’orologio annuncia che è l’ora di partire per Milano. Salvo questi pochi pensieri e spengo il computer conscio di non essere riuscito a scrivere ciò che avrei voluto. Ad esempio che tremava come una foglia prima di salire sul palco che poi affrontava come una leonessa. Oppure delle telefonate settimanali con la sua voce inconfondibile che iniziavano sempre con 'come va?' o quelle con mia madre o con mia moglie Sonia".
E ancora, prosegue Fresu, "il suo spogliare con lo sguardo le persone che non le piacevano così da metterle in difficoltà, il concerto dato a titolo solidale nel cortile nelle scuole Pavese dove mio figlio frequentava le Elementari o il concerto nel prato della casa di Fabrizio De André alle sei del pomeriggio dove lei, scalza, disse 'non mi è mai capitato di cantare a merenda'". E poi quella richiesta che Vanoni gli fece: "Nel maggio del 2020, davanti alla stessa scuola di mio figlio, mi chiese al telefono di suonare al suo funerale. In quella luminosa mattina si è saldata ancora di più la nostra amicizia fino a quando, poco tempo fa, mi ha chiesto di essere accompagnata per mano al conferimento della Laurea Honoris Causa".
Ora, prosegue il musicista, "sono su un Frecciarossa che sfreccia nella nebbia padana. Riapro il computer rendendomi conto che bisognerebbe scrivere ancora ma i pensieri sono troppo affollati. Forse bisognerebbe semplicemente volare tra le parole e nel ricordo della sua musica tra Brecht e Vinicius, Tenco, Fossati e Paoli. Ornella ha volato tutta la sua vita. A volte bruciandosi le ali ma sempre rialzandosi e librandosi sempre più in alto. Esattamente come noi facciamo tutte le volte che ascoltiamo la sua voce meravigliosa e inconfondibile. L’ultima volta è accaduto a Bologna nel mese di marzo quando, in 'The Man I Love' arrangiata da Celso Valli, sembrava Billie Holiday".
Quindi conclude: "Mentre entro in Centrale a Milano, la sua città, ripongo il computer nello zaino certo di non essere riuscito nel mio intento. So solo che il mondo ha perso una voce unica che risponde, come Raffaello, Miles e Vinicius, a un unico nome: Ornella".
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