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delegittimazione'...
Presidente incontra a Oristano Asl e sindaci del territorio...

In Italia depressione, ansia e insonnia sono più frequenti nelle donne e rappresentano un fattore di rischio rilevante quando si associano al dolore cronico. La depressione interessa circa il 6% della popolazione adulta - con una prevalenza quasi doppia nelle donne – mentre l’insonnia riguarda il 15-20% delle persone. Quando queste condizioni si incrociano con il dolore cronico, le percentuali crescono in modo significativo. Un esempio emblematico è la fibromialgia, che colpisce circa il 2-3% della popolazione ed è diagnosticata prevalentemente nelle donne: in questo ambito la compresenza ansioso-depressiva arriva fino al 60% dei casi. Le evidenze più recenti indicano inoltre una relazione bidirezionale: il dolore cronico aumenta il rischio di sviluppare disturbi dell’umore, ma depressione, ansia e insonnia possono precedere l’esordio della fibromialgia, contribuire alla sua insorgenza e favorirne la cronicizzazione. È quanto emerso dal webinar formativo 'Ansia, depressione e insonnia nella donna: correlazioni con il dolore cronico e la fibromialgia', che si è svolto oggi a Milano.
L'evento è stato organizzato dalla Società italiana di neuropsicofarmacologia e Fondazione Onda Ets, l’Osservatorio sulla salute della donna e di genere. L’incontro ha riunito psichiatri e reumatologi con l’obiettivo di superare la frammentazione dei percorsi di cura, con particolare attenzione alle differenze di genere. "Ansia, depressione e insonnia non sono conseguenze marginali del dolore cronico, ma componenti centrali della sua complessità clinica", spiega Francesca Merzagora, presidente di Onda. "Nelle pazienti con dolore persistente - continua - fino al 60% presenta sintomi depressivi, oltre il 40% disturbi d’ansia e più della metà soffre di insonnia. È un circolo vizioso: il dolore alimenta il disagio psicologico e la mancanza di sonno ne amplifica l’intensità. In ottica di genere, le differenze sono evidenti: le donne hanno una prevalenza di dolore cronico quasi doppia rispetto agli uomini e mostrano maggiore vulnerabilità a depressione e disturbi del sonno, mentre negli uomini il disagio emotivo resta spesso sottodiagnosticato. Per questo è necessario un approccio integrato e sensibile alle differenze di genere, che consideri insieme salute mentale e terapia del dolore”.
"Se guardiamo ai dati italiani e internazionali – precisa Claudio Mencacci, psichiatra e co-presidente Sinpf – vediamo che depressione e insonnia sono più frequenti nelle donne lungo tutto l’arco di vita. Quando ansia e disturbi del sonno si strutturano nel tempo, possono aumentare il rischio di sviluppare dolore persistente o peggiorarne l’andamento. La bidirezionalità tra dolore e disturbi dell’umore deve essere riconosciuta fin dalle prime fasi della valutazione clinica”.
Una recente meta-analisi internazionale su oltre 370 studi ha stimato che circa il 40% delle persone con dolore cronico presenta sintomi di depressione o ansia, con percentuali ancora più elevate nei casi di fibromialgia. "Le meta-analisi indicano che fino al 40-50% delle persone con fibromialgia presenta sintomi clinicamente rilevanti di depressione o ansia", spiega Andrea Fagiolini, professore ordinario di psichiatria al Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Siena. "Questo - aggiunge - significa che la depressione non è soltanto una conseguenza del dolore cronico, ma in molti casi rappresenta un fattore di vulnerabilità biologica che abbassa la soglia del dolore e ne facilita la cronicizzazione".
Studi epidemiologici mostrano che i disturbi del sonno sono presenti in circa la metà dei pazienti con dolore cronico, confermando il ruolo dell’insonnia come fattore rilevante nell’interazione tra dolore e condizioni psicologiche. "L’insonnia interessa fino a una persona su cinque – sottolinea Laura Palagini, psichiatra e responsabile dell’ambulatorio per il trattamento dei disturbi del sonno dell’Aou di Pisa – ed è un fattore di rischio indipendente per depressione e disturbi d’ansia. Studi prospettici mostrano che il sonno disturbato può precedere sia l’episodio depressivo sia l’esordio del dolore cronico. Nella fibromialgia l’alterazione del sonno contribuisce alla sensibilizzazione centrale: se non interveniamo sul sonno, la sensibilizzazione centrale si mantiene e il dolore diventa più resistente ai trattamenti".
Dal punto di vista reumatologico, vi sono altri parametri da valutare. "La fibromialgia – aggiunge Laura Bazzichi, reumatologa all’Irccs ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano – riguarda circa il 2-3% della popolazione generale ed è diagnosticata prevalentemente nelle donne. Non è soltanto una sindrome dolorosa, ma una condizione complessa in cui dolore, sonno e disturbi emotivi condividono meccanismi neurobiologici comuni e si influenzano reciprocamente". Sul piano terapeutico, l’integrazione tra competenze diventa decisiva. “Dolore cronico e disturbi dell’umore condividono circuiti neurobiologici legati ai sistemi dello stress e ai processi con cui le cellule nervose comunicano fra loro. Se la comorbilità psichiatrica nella fibromialgia può coinvolgere fino al 50% delle persone, è evidente che l’approccio terapeutico deve essere integrato: farmacologico, psicoterapeutico e centrato anche sul ripristino del sonno", conclude Ferdinando Nicoletti, professore ordinario di Farmacologia, Università Sapienza di Roma.
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Per il terzo anno consecutivo Bari ha il miglior clima d’Italia, secondo l’Indice del clima del Sole 24 Ore, prima tappa di avvicinamento all'indagine della Qualità della vita del Sole 24 Ore che ogni anno misura i territori più vivibili del Paese. La classifica sul clima, in particolare, fotografa il benessere climatico e racconta quali sono le città capoluogo in grado di offrire le condizioni meteo migliori a chi vive sul territorio.
Gli indicatori presi in esame fotografano 15 parametri meteorologici, grazie ai dati - rilevati e validati da 3bmeteo - aggiornati all’ultimo decennio 2015-2025. Fotografati anche i trend climatici 2010-2025: la temperatura media annua è cresciuta di 1,8°C dal 2010, con incrementi più forti al Nord (+2,3°C) rispetto a Centro (+1,9°C) e Sud (+1,3°C). In diverse città settentrionali l’aumento supera i 3°C.
Più caldo estremo: si contano 17 ondate di calore annue (+5,5 rispetto al 2010), 14 picchi di caldo estremo e circa 80 notti tropicali, in forte aumento. Registrate anche piogge più violente ma meno frequenti - diminuiscono i giorni piovosi ma aumentano le precipitazioni intense, con episodi concentrati in poche ore - e più siccità (aumentano i periodi consecutivi di siccità, arrivati al 12% dei giorni annui senza pioggia con picchi fino al 19% in alcune città del Sud). Gli inverni, poi, sono più miti: crollano i giorni freddi e cresce lo zero termico, segnale della progressiva riduzione della neve a bassa quota.
Tornando alla classifica, seguono il capoluogo pugliese diverse località della costa adriatica come Barletta-Andria-Trani (al secondo posto, i cui dati sono riferiti alla performance media dei tre capoluoghi), Pescara, Ancona e Chieti. Tra i primi dieci figurano per lo più territori costieri (tra cui anche Livorno, Trieste e Imperia), ma anche alcune città in altura (Pesaro e Urbino, come media dei valori rilevati in entrambe i centri urbani, ed Enna). In chiusura c’è la città di Carbonia (Sud Sardegna), tra le più colpite dai picchi di caldo estremo, dall’indice di calore e dall’umidità relativa. Il capoluogo sardo è preceduto da Terni, Belluno e Caserta.
Belluno, in particolare, è ultima in tre dei quindici indicatori: ha il minor numero di ore di sole al giorno (in media 6,8 contro le 9,2 di Agrigento, la più soleggiata); registra il maggior numero medio di giorni freddi all’anno (19,5 nel decennio preso in esame); è penalizzata poi dall’umidità relativa, con 263 giorni all’anno fuori dal comfort climatico, cioè sotto il 30% oppure sopra il 70% di umidità. La città veneta, però, vanta anche il minor numero di notti tropicali, solo 15, durante le quali (tra mezzanotte e le sei) si rileva una temperatura superiore ai 20 gradi.
Terni, invece, è penalizzata dalla performance peggiore tra i capoluoghi per ondate di calore e picchi di caldo estremo: nell’entroterra questi fenomeni non sono mitigati dalla brezza marina, che invece premia città come Savona, Pescara, Imperia, Genova, tra le prime in questi indicatori.
Secondo l'analisi, le grandi città restano divise in due gruppi: da un lato Bari (prima), Trieste (ottava), Venezia (15esima), Napoli (24esima), Reggio Calabria (29esima), Cagliari (33esima) e Roma (37esima) tra le prime quaranta posizioni della classifica; dall’altro Milano (71esima), Bologna (72esima), Firenze (78esima) e Torino (90esima) nella seconda metà della graduatoria.
Più in generale tra gli ultimi 30 piazzamenti, quindi dove si rilevano le peggiori condizioni meteorologiche, si incontrano tutte città del Nord (in particolare situate in Pianura padana) tranne sei capoluoghi del Mezzogiorno e cinque del Centro. A Torino, poi, si rileva la peggiore circolazione dell’aria, con 162 periodi di aria stagnante all’anno (almeno 4 giorni con precipitazioni inferiori ad 1 mm giornaliero).
Infine, guardando in particolare ad alcuni parametri meteo, spiccano i primati di Enna che, grazie alla sua altitudine, registra il più basso indice di calore e la migliore circolazione dell’aria, e di città come Cagliari o Catania dove ormai non si rilevano più giorni freddi (sotto i 3 gradi di temperatura percepita) all’anno.

Non ricorda nulla Fabio Fibrini, il 52enne accusato di aver ucciso a coltellate la madre, l’86enne Maria 'Mariuccia' Marchetti, trovata morta domenica pomeriggio a Genova, nell’appartamento di via San Felice, nel quartiere di Molassana, dove i due vivevano insieme. L’uomo è stato interrogato a lungo nella serata di ieri dal pubblico ministero Luca Scorza Azzarà. Assistito dagli avvocati Roberta Barbanera e Giorgio Zunino, durante il colloquio è apparso molto provato e ha lamentato un forte mal di testa, dicendo di avere un vuoto mentale sulle ultime ore e di non essere in grado di ricostruire quanto accaduto.
La procura ha disposto gli accertamenti del medico legale per stabilire con precisione quando sia avvenuto il delitto, se nelle ore precedenti al ritrovamento o nei giorni scorsi.
A dare l’allarme è stato l’altro figlio della donna[1], un uomo di 62 anni, preoccupato perché non riusciva a mettersi in contatto con la madre da alcuni giorni. Quando gli agenti sono entrati nell’abitazione hanno trovato l’anziana senza vita, con ferite da arma da taglio in diverse parti del corpo. All’interno dell’appartamento era presente anche il 52enne, con i vestiti sporchi di sangue. Durante i rilievi è stato sequestrato anche un coltello.
Secondo quanto riferito da alcuni vicini, Fibrini era considerato una persona problematica e in passato le forze dell’ordine erano intervenute perché si era barricato in casa. L’uomo sarebbe stato seguito da un centro di salute mentale. Al termine dell’interrogatorio il 52enne è stato arrestato con l’accusa di omicidio ed è ora in attesa della convalida del gip.

Giorgia Meloni 'scende in campo' per il referendum sulla giustizia. Oggi, lunedì 9 marzo, la presidente del Consiglio ha lanciato un appello diretto ai cittadini italiani: "Ho deciso di provare a spiegare in modo più possibile chiaro alcuni punti fondamentali della riforma che gli italiani saranno chiamati a confermare o meno con il loro voto e di spiegare perché considero importante che si vada a votare e che si voti sì, cioè per confermare la riforma", ha detto Meloni in un lungo video-messaggio postato sui social.
"Questa è una riforma molto importante se vogliamo modernizzare l'Italia ed è importante per tutti gli italiani e li riguarda tutti, più di quanto pensino", ha spiegato la premier, che ha poi elencato le ragioni del sì al referendum confermativo sulla separazione delle carriere in magistratura che si terrà il 22 e 23 marzo, "la giustizia è uno dei tre poteri fondamentali dello Stato, è indispensabile per far funzionare l'Italia. Se non è efficiente, efficace, meritocratica, una parte fondamentale del meccanismo che definisce il nostro benessere si inceppa e i cittadini lo pagano".
"Tutti i cittadini, non solo quelli che hanno a che fare direttamente con la giustizia, perché i giudici decidono su moltissimi aspetti della nostra vita: sulla sicurezza, sull'immigrazione, sul lavoro, sulla salute, sulla libertà personale. È un potere enorme. Ma è anche l'unico caso in cui a questo potere quasi mai corrisponde un'adeguata responsabilità", ha continuato Meloni, "perché se un magistrato sbaglia, se è negligente, se ad esempio, come purtroppo è accaduto, si dimentica in carcere un imputato per quasi un anno oltre la scadenza del termine, nella maggior parte dei casi non accade assolutamente nulla. Quel magistrato fa carriera e chi subisce questa sventura può essere qualsiasi cittadino onesto, sono storture che in ottant'anni di storia repubblicana non siamo mai riusciti a correggere".
"La riforma introduce la separazione delle carriere tra chi accusa e chi giudica. Perché? Perché se chi ti accusa e chi ti giudica sono due colleghi di lavoro con percorsi di vita e lavorativi che si incrociano di continuo, è possibile che chi ti giudica abbia, diciamo così, un occhio di riguardo per quello che dice chi ti accusa, noi pensiamo di sì", ha continuato Meloni, "e siccome giustamente la Costituzione dice che il giudice deve essere terzo o imparziale, noi rafforziamo quella imparzialità, rendendo le carriere separate tra giudice e pubblici ministeri per evitare commistioni. Il processo diventa più giusto, il cittadino diventa più garantito".
"La riforma sostituisce" l'attuale modello del Csm "che è un modello in mano alle correnti ideologizzate e ai partiti politici, con un sorteggio, ovviamente un sorteggio tra quelli che hanno i requisiti per ricoprire quell'incarico. Significa che noi avremo domani due Csm, uno per la magistratura inquirente, uno per la magistratura giudicante, composti da persone che non hanno dovuto chiedere il voto a chi poi devono decidere se promuovere o meno, trasferire o meno e che non sono stati scelti dai partiti", ha spiegato Meloni, "con il sorteggio, quindi, i membri del Csm non dovranno dire grazie a nessuno per essere lì e potranno esercitare il loro ruolo liberamente, senza alcun tipo di condizionamento, varrà solamente il merito e la coscienza di persone che sono libere".
"La terza novità importantissima dal mio punto di vista" di questa riforme è che "istituiamo l'alta corte disciplinare, cioè una corte per giudicare i magistrati che sbagliano, compito che quindi non spetterà più al Consiglio superiore della magistratura, composta anch'essa di magistrati e membri laici che vengono anche loro estratti a sorte tra persone altamente qualificate, quindi ancora una volta tra chi ha i criteri per poterlo fare, ma senza logiche di corrente o di partito, significa che finalmente, dopo ottant'anni, anche i magistrati verranno giudicati da un organismo terzo, cosa che accade già per tutti gli altri. Forse non vedremo più quei casi di giudici che sono stati palesemente negligenti senza che questo avesse alcuna conseguenza".
"Si dice che la riforma non risolva i veri problemi della giustizia", ha replicato Meloni, "invece io penso che lo faccia partendo dalla radice del problema, perché con il nuovo sistema il magistrato che non si dedicherà al lavoro, come impone la legge, ma come impone anche l'etica, dovrà vedersela con un giudice disciplinare finalmente terzo e con un Csm che valuterà il merito e non l'appartenenza per decidere della sua carriera". Con la riforma "molto più difficilmente il magistrato che vuole avanzare di carriera potrà continuare a fare male il proprio dovere, lasciando in carcere per mesi e mesi persone che invece andavano rimesse in libertà o, al contrario, rimettendo in libertà persone pericolose per scelta ideologica o ritardando nell'adottare i provvedimenti con tempi che si allungano e conseguenze ingiuste per la vita di molti cittadini".
"Abbiamo scritto nel programma con il quale ci siamo presentati alle elezioni che avremmo fatto una serie di riforme, compresa quella della giustizia. Abbiamo come sempre rispettato l'impegno preso con gli elettori, ora spetta agli italiani confermare o meno la riforma", ha sottolineato la premier, "per quello che ci riguarda, noi vogliamo arrivare alla fine della legislatura e farci giudicare alle elezioni politiche su tutto il lavoro che abbiamo fatto, a quel punto gli italiani che vogliono mandarci a casa possono farlo tranquillamente fra un anno, ma oggi si vota sulla giustizia, non sulla politica e se noi perdiamo questa occasione di modernizzare la giustizia, temo che non ne avremo molte altre".
"Chi invita a votare no dice 'andate a votare per mandare a casa il governo', consiglio di non cadere nella trappola, usano lo scudo del governo perché non vogliono una riforma che è sacrosanta, ma il governo non si dimetterà in caso di vittoria dei no", ha concluso Meloni.

Sapevano che il padre si vedeva con un’altra donna dopo anni di separazione di fatto dalla moglie. Quello che li ha sorpresi, in negativo, è arrivato al momento della morte del papà, un imprenditore edile della Piana di Lucca. Quando i due figli hanno cercato di capire la consistenza dell’eredità, tra soldi e immobili, hanno trovato poco o nulla. Briciole rispetto a quello che avrebbero pensato e sperato di trovare. E il dito è stato puntato su quella che consideravano l’amante del loro genitore, ignorata o quasi senza sapere quanto il loro padre spendesse per lei.
Trascinata in Tribunale per ottenere, secondo la stima degli eredi, almeno 180mila euro, la donna è stata condannata a restituire a uno dei fratelli, quello che le aveva fatto causa, 60mila euro. Il giudice del Tribunale di Lucca, Antonio Mondini, nell’annullare la donazione, ha disposto a carico della donna anche il pagamento delle spese legali per 14mila euro. La notizia è riportata oggi dal quotidiano "Il Tirreno".
La tesi dell’erede, assistito dagli avvocati Alessandro Fagni e Lorenzo Baronti, è stata accolta dal Tribunale solo per la parte dei sei assegni da 10mila euro l’uno incassati dalla compagna dell’uomo, originario della Piana di Lucca e deceduto a 87 anni in Garfagnana una decina di anni fa, spiega "Il Tirreno". Quello che può sembrare un cavillo giuridico, anche nella disposizione delle proprie risorse a livello di liberalità, è diventato il passaggio tecnico attraverso il quale il figlio, privato di buona parte dell’eredità, può ora pretendere la restituzione dei soldi.
Suo padre poteva dare il denaro a chi voleva, ma la forma della donazione andava sostenuta da una procedura formale prevista dall’articolo 782 del codice civile. Non era una donazione indiretta, ma diretta e, quindi, avrebbe dovuto presentarsi da un notaio e ufficializzare le sue volontà alla presenza di due testimoni. In maniera più sbrigativa e comoda per lui e l’amante aveva, invece, scelto di firmare sei assegni il 22 aprile 2007. Se uno dei figli non si fosse impuntato per recuperare quello che gli spettava, nessuno sarebbe andato a chiedere indietro le somme alla donna che si era accompagnata all’impresario separato di fatto, ma non legalmente. Nel frattempo anche la moglie è deceduta.
Sui 120mila euro che per gli eredi erano usciti dai conti del padre per finire in quelli dell’amante, il Tribunale ha respinto la domanda del possibile recupero. Si trattava di erogazione precedenti al 2007 per le quali non sono stati portati riscontri contabili.
Chiamata in Tribunale la donna ha ammesso di aver ricevuto i soldi, gli unici tracciati. "Mi ha regalato delle somme. È vero", ha risposto al giudice, "ho riscosso gli assegni. Non ho riversato gli importi sul mio conto ma ho invece speso le somme riscosse".
Per i 120mila euro contestati ha riferito di non saperne niente, negando di averli avuti. E nessuno aveva le prove per contestarle il contrario. Ora la battaglia si sposta sul recupero dei 60mila euro.

Il rigore non assegnato all'Inter nel finale del derby contro il Milan continua a far discutere. Nell'immediato post partita della sfida valida per la 28esima giornata di Serie A, e vinta proprio dai rossoneri 1-0 grazie al gol di Estupinan, l'allenatore nerazzurro Cristian Chivu ha lasciato trasparire, seppur provando a dissimularla, tutta la sua rabbia per il tocco di mano in area di Ricci, giudicato non da calcio di rigore dall'arbitro Doveri.
"C'è un Var e un Avar che hanno fatto un check, o almeno credo", ha detto con qualche polemica Chivu nel post partita, "non ho niente da dire, preferisco pensare alla prestazione e analizzare i miei errori".
Succede tutto in pieno recupero. Sugli sviluppi di uno degli ultimi cross del match, Dumfries colpisce di testa nell'area del Milan, con il pallone che finisce sul braccio di Ricci, che poi ha liberato. I giocatori dell'Inter hanno chiesto subito il penalty, ma l'arbitro ha lasciato correre e il Var non è intervenuto.
Le immagini mostrano il netto intervento con il braccio del centrocampista rossonero, che ha poi tentato di ritrarre il braccio per evitare il contatto con la sfera, ma finendo per 'addomesticare' il pallone e impedire quindi una potenziale azione pericolosa all'Inter. Immediate le polemiche, continuate anche oltre il triplice fischio.
Lieve malore a fine partita per il coach Mrsic...
Incendio doloso, le vetture appartengono a un unico proprietario...
Feriti estratti dai veicoli dai vigili del fuoco...
Nigeriano in manette per tentato omicidio, in fin di vita
connazionale 46enne...
Lunedì 9 sciopero e due iniziative a Cagliari e Sassari...
Presidente Sardegna: 'Tasso occupazione femminile 18 punti sotto
quello maschile'...
La vittima è di Samassi: l'auto è finita da sola fuori da
carreggiata...

Nubi nere e polvere su Teheran. E'allarme in Iran dopo gli attacchi di Usa e Israele alle raffinerie di petrolio, con i livelli di inquinamento dell’aria nella capitale sono diventati pericolosi, l'avvertimento della Mezzaluna Rossa iraniana e l’agenzia ambientale di vertice del Paese. Secondo i media di Stato, le autorità raccomandano ai cittadini di restare in casa e di evitare attività all’aperto non necessarie.
Le autorità hanno inoltre sottolineato che le sostanze chimiche rilasciate dai serbatoi di carburante colpiti potrebbero provocare piogge acide, dannose per pelle e polmoni. L’organizzazione ha inoltre consigliato alle persone con problemi di salute di non uscire e, in generale, di indossare mascherine se costrette a muoversi all’aperto, per limitare l’esposizione ai contaminanti atmosferici.
I video pubblicati sui social mostrano intanto nuvole nere sulla città, in particolare nelle aree delle zone settentrionali e occidentali. Gli incendi, dopo gli attacchi agli impianti petroliferi, hanno provocato enormi colonne di fumo. Teheran si è svegliata sotto la pioggia: clip e foto diffuse sui social mostrano 'acqua nera' sul terreno, con la pioggia contaminata dal petrolio.
Come spiega l'Agenzia Nazionale per l'Efficienza Energetica (ENEA), la pioggia acida è un fenomeno atmosferico in cui le precipitazioni (non solo la pioggia ma anche la neve o la grandine) hanno un pH inferiore al valore neutro di 7, diventando quindi acide. È causata principalmente dalle emissioni di ossidi di azoto (NOx) e diossido di zolfo (SO2) provenienti dalle attività umane, come la combustione di carburanti fossili, l'industria e l'agricoltura.
Quando gli ossidi di azoto e di zolfo vengono rilasciati nell'atmosfera, reagiscono con l'acqua - si legge ancora -, l'ossigeno e altre sostanze chimiche presenti nell'aria per formare acido nitrico (HNO3) e acido solforico (H2SO4). Questi acidi si combinano con le goccioline di acqua nelle nuvole, formando gocce di pioggia acide che precipitano sulla superficie terrestre.
La pioggia acida può avere effetti nocivi sull'ambiente e sulla salute umana, spiega ancora Enea. Quando cade sul suolo, può causare l'acidificazione dei laghi, dei fiumi e dei suoli, compromettendo l'habitat acquatico e la vegetazione. Inoltre, può danneggiare le foreste, i corpi idrici e gli ecosistemi sensibili. Sui materiali - come ad esempio edifici, monumenti e statue - può causare corrosione e deterioramento.

Dopo i rialzi dovuti alla guerra in Iran, continua l'ondata di rincari per i carburanti sulla rete italiana, con la benzina che in diverse zone del Paese supera oggi al self la soglia di 1,8 euro al litro e il gasolio che al servito in autostrada viaggia spedito verso 2,6 euro al litro in alcuni impianti. A denunciarlo è il Codacons, che da giorni sta monitorando l'andamento dei listini ai distributori.
Oggi in 5 regioni italiane il prezzo medio della benzina in modalità self ha superato la soglia di 1,8 euro al litro: Basilicata (1,812 euro), Calabria (1,820), Sicilia (1,805 euro), Valle d'Aosta (1,807 euro), provincia di Bolzano (1,819 euro), provincia di Trento (1,805 euro). Il prezzo medio del gasolio al self ha raggiunto la soglia psicologica dei 2 euro al litro a Bolzano, 1,992 euro a Trento, 1,989 euro in Calabria, 1,985 euro in Valle d'Aosta, 1,984 euro in Sicilia. Guardando alla rete autostradale, aumenta il numero di impianti che al servito vendono il gasolio sopra i 2,5 euro al litro, con i listini che in alcuni casi viaggiano verso i 2,6 euro al litro come sulla A4 o sulla A28 dove il diesel costa oggi 2,572 euro al litro.
"Il governo deve accogliere la nostra richiesta e tagliare subito le accise sui carburanti per almeno 15 centesimi di euro al litro - afferma il Codacons, prima associazione in Italia ad aver ricordato lo strumento dell' accisa mobile - Una simile misura, considerata anche l'Iva applica sulle accise, non solo riporterebbe i listini ai livelli precedenti la crisi con benefici diretti sui costi di rifornimento, ma terrebbe sotto controllo anche i prezzi dei prodotti trasportati, specie gli alimentari, che come noto risentono dei rincari del gasolio considerato che oltre l'80% della merce venduta in Italia viaggia su gomma".
Come governo, spiegava ieri la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un video pubblicato sui social, "siamo ancora al lavoro per mitigare il più possibile le conseguenze del conflitto per i cittadini, per la nostra nazione con task force attivate per monitorare l'andamento dei prezzi dell'energia, della benzina, dei generi alimentari e per combattere la speculazione. In particolare sulla benzina stiamo valutando anche di attivare il meccanismo delle cosiddette 'accise mobili' che questo governo ha reso più efficace con il provvedimento sui carburanti del 2023 nel caso in cui i prezzi aumentassero in modo stabile. Il meccanismo, la cui attivazione viene chiesta da parte di alcuni partiti dell'opposizione, consente di utilizzare la partita di maggiore Iva che arriva dall'aumento dei prezzi per ridurre le accise, è lo strumento della sterilizzazione che avevamo scritto nel programma di centrodestra e la sua attivazione è allo studio da qualche giorno da parte del ministero dell'Economia", le parole della premier.

In occasione dell’8 marzo, Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne, Terna rinnova il proprio impegno per la valorizzazione del talento femminile, promuovendo iniziative che favoriscono l’accesso, la crescita e lo sviluppo professionale delle donne all’interno del Gruppo. Attraverso una strategia fondata sui principi del merito, del rispetto e dell'inclusione, la società guidata da Giuseppina Di Foggia crea opportunità concrete per rafforzare la presenza e il ruolo delle donne, sostenendo una cultura che premia le competenze. (Video[1])
"L’8 marzo è un’occasione per riflettere su quanto stiamo facendo in Terna per la parità di genere, dal momento dell’assunzione al successivo percorso professionale. Tutto parte da un principio semplice: competenze e merito guidano le decisioni", dichiara Giuseppina Di Foggia, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Terna. “Negli ultimi tre anni abbiamo lavorato per rendere i nostri processi più strutturati e trasparenti: pari condizioni di accesso, criteri rigorosi nella valutazione delle performance e nel percorso di carriera, attenzione all’equilibrio tra vita e lavoro. I dati ci dicono che stiamo andando nella giusta direzione e che la valorizzazione del talento femminile è un fattore strategico per la crescita del Gruppo. È il nostro modo di essere, una responsabilità che orienta le scelte di Terna".
Nel 2025, su oltre 800 nuove assunzioni, circa il 36% (esclusi gli operativi) ha riguardato donne. La presenza femminile nel Gruppo oggi è pari a circa il 26% e il 31% delle posizioni manageriali è ricoperto da donne: questi dati testimoniano la volontà di Terna di riconoscere e valorizzare il talento sulla base delle competenze, senza pregiudizi. La People Strategy di Terna, pilastro del Piano Industriale 2024-2028, pone al centro le persone, favorendo una trasformazione culturale che attraversa tutte le fasi del percorso professionale: dalla selezione alla valutazione delle performance, fino alla crescita manageriale. Questo approccio è stato sostenuto anche da un importante progetto della Academy del Gruppo che, negli ultimi due anni, ha erogato oltre 30.000 ore di formazione su “linguaggio inclusivo” e “rompere gli stereotipi: agire il rispetto”, coinvolgendo tutta la popolazione aziendale.
Coerentemente con il suo ruolo, Terna dedica particolare attenzione alle discipline Stem, fondamentali per accompagnare il percorso di transizione energetica e digitale. Delle oltre 7.100 persone del Gruppo, 2.300 possiedono un titolo di studio in ambito Stem, con una presenza femminile in crescita tra i nuovi ingressi. Anche verso l’esterno, l'azienda ha avviato e consolidato numerosi progetti dedicati alla promozione delle competenze scientifiche femminili. Tra le iniziative, il Programma Boost con Sistech, che offre borse di studio a donne rifugiate, la partnership con Elis – Role Model, la collaborazione con Valore D e “Girls@Polimi-Borse per future ingegnere”.
L’attenzione alle competenze femminili si inserisce nel più ampio quadro delle politiche di Diversity & Inclusion del Gruppo che comprende la certificazione e il Piano Strategico per la Parità di Genere 2024–2026, basato su selezione e leadership inclusiva, equità remunerativa, formazione e sensibilizzazione per promuovere un ambiente di lavoro sempre più inclusivo e rispettoso. Oltre alle politiche di sviluppo e formazione, Terna ha continuato a rafforzare i progetti a supporto della famiglia e dell’equilibrio tra vita privata e professionale. Il Gruppo promuove modelli di lavoro flessibili, un accordo di smart working migliorativo, iniziative a sostegno della genitorialità, strumenti di welfare diffusi e servizi dedicati al benessere psicologico, fisico e organizzativo, estesi anche ai familiari.
Tra le nuove iniziative, si segnala la recente apertura dello Spazio Nuvola presso la sede di Roma, pensato per supportare le mamme nel rientro al lavoro durante il periodo di allattamento. Questo ambiente è stato realizzato per favorire un migliore equilibrio delle mamme che, pur rientrando in ufficio, continuano l’allattamento. Lo spazio rappresenta un progetto pilota a Roma, estendibile presso altri uffici sul territorio. Tra le iniziative consolidate del Gruppo a sostegno della famiglia, l’asilo nido aziendale presso la sede del Gruppo, il MiniWatt, dedicato ai figli dei dipendenti; inoltre, per tutti i genitori di bambini da 0 a 3 anni sul territorio nazionale, è previsto un contributo economico fino al 60% della retta del nido.

"Stiamo vincendo a livelli mai visti prima, e rapidamente". A esultare nel corso di un'intervista alla Cbs è il presidente americano Donald Trump, che commenta così l'andamento dell'operazione militare in Iran.
"È stato incredibile il lavoro che abbiamo fatto. I missili sono stati ridotti in mille pezzi - ha detto il presidente -. Ne sono rimasti pochissimi. I droni sono stati distrutti. Le fabbriche vengono fatte saltare in aria proprio mentre parliamo. La marina non esiste più, è sul fondo del mare, 42 navi in sei giorni. La marina è sparita. L’aviazione è sparita".
"Ogni singolo elemento delle loro forze armate è sparito. La loro leadership è sparita. Non c’è nulla che non sia stato eliminato", le parole del tycoon.
Trump ha poi liquidato le minacce arrivate dal capo del Consiglio supremo di sicurezza iraniano[1] Ali Larijani: "Non ho idea di cosa stia dicendo, né di chi sia. Non potrebbe importarmi di meno. È già stato sconfitto".
Larijani ieri aveva spiegato che il leader americano avrebbe "pagato il prezzo" per gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Trump quindi, forse riferendosi al presidente Masoud Pezeshkian, ha affermato che Larijani "intendeva prendere il controllo del Medio Oriente" ma che "ha già ceduto e si è arreso a tutti quei Paesi proprio a causa mia". "Ha già capitolato davanti a tutti i Paesi del Medio Oriente, perché stava cercando di conquistare l’intera regione - ha aggiunto - tutti quei razzi erano da tempo puntati contro quei Paesi. Aveva pianificato tutto molto prima che questa vicenda iniziasse".
Quindi ecco arrivare la 'bacchettata' agli alleati che non hanno partecipato dall'inizio all'operazione contro Teheran. "Non mi potrebbe importare di meno", ha tuonato Trump, se gli alleati potessero fare di più per aiutare nella guerra contro l'Iran. "Possono fare quello che vogliono. Quelli leali sono già dentro". Quanto al Regno Unito che ha approntato portaerei per un possibile dispiegamento in Medio Oriente, Trump ha commentato: "È un po' tardi per inviare navi, vero? Un po' tardi".
Su social Truth Social, Trump aveva chiarito che gli Stati Uniti non hanno bisogno delle due portaerei britanniche in Medio Oriente. "Il Regno Unito, un tempo nostro grande alleato, forse il più grande di tutti, sta finalmente prendendo seriamente in considerazione l'invio di due portaerei in Medio Oriente. Va bene, Primo Ministro Starmer, non ne abbiamo più bisogno. Ma ricorderemo. Non abbiamo bisogno di persone che si uniscono alle guerre dopo che le abbiamo già vinte!"
Dal presidente degli Stati Uniti anche un nuovo apprezzamento per la premier Giorgia Meloni e per la disponibilità dell’Italia a contribuire alla gestione della crisi in Medio Oriente. In una breve conversazione telefonica con il Corriere della Sera, il leader americano ha lodato la premier italiana.
"Amo l’Italia, penso che Giorgia sia una grande leader", ha detto Trump. Interpellato sul possibile ruolo italiano nel conflitto e sulla decisione di inviare assetti navali per la difesa di Cipro, il presidente ha aggiunto: "Giorgia Meloni cerca sempre di aiutare, è un’ottima leader ed è una mia amica".
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