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Oltre 27 mila interventi e circa 2.200 indagini, scoperti 326
evasori totali, 1.362 lavoratori in nero o irregolari, 1.637
verifiche sulla spesa pubblica e 786 sui fondi legati al Pnrr, 42
persone denunciate per riciclaggio, 95 quelle segnalate alla Corte
dei conti, sequestrate 24,3 tonnellate tra marijuana e cannabis,
185 chili tra cocaina ed eroina, 116 chilogrammi di hashish, 191
indagati per detenzione e spaccio. Sono solo alcuni dei numeri di
un anno di attività della Guardia di finanza che oggi nella sede
del comando regionale, ha festeggiato i 252 anni di storia.
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(Adnkronos) - Sono un sacerdote salesiano di 37 anni e un animatore parrocchiale di 16 anni che era con lui in auto, le vittime del grave incidente avvenuto stamane poco dopo le 9 di oggi nella galleria di Malo della Superstrada Pedemontana Veneta. I due stavano precedendo un pullman di ragazzi del Grest di Schio, Vicenza, diretti a Gardaland per una giornata di svago.
L’incidente sarebbe scaturito dal tamponamento del sacerdote a un camion in galleria. Dopo aver fermato l’auto ed essere scesi per controllare i danni, i due sono risaliti sulla loro auto ferma in un punto pericoloso e in quel momento sarebbero stati tamponati da una terza auto, il cui conducente è rimasto solo leggermente ferito. La galleria è stata chiusa per circa tre ore e il traffico smistato sulla viabilità ordinaria. Sul posto Suem 118 e polizia stradale.

(Adnkronos) - Sono già più di 3.200 le colonnine di ricarica per veicoli elettrici installate da Poste Italiane nell’ambito del Progetto Polis, che ha l’obiettivo di portare i servizi della Pubblica amministrazione in circa 7 mila uffici postali nei centri con meno di 15 mila abitanti e agevolare la transizione ecologica e digitale. L’iniziativa fa parte delle politiche mobilità sostenibile e prevede, entro il 2026, l’installazione di 5 mila stazioni di ricarica in circa 3.500 Comuni, sia nei parcheggi di Poste Italiane che nelle aree pubbliche. Le colonnine sono dislocate lungo tutta Italia, con una distribuzione diffusa per il 35% al Nord, il 20% al Centro, il 30% al Sud e il 15% sulle isole, e quelle attualmente allacciate sono circa 1.500.
Il Progetto Polis ha un ruolo fortemente strategico nel rafforzare il tessuto sociale dei piccoli centri e delle aree interne, potenziando le infrastrutture digitali, agevolando la transizione green e contribuendo a frenare il fenomeno dello spopolamento. È finanziato con risorse del piano complementare al PNRR per 800 milioni di euro e per oltre 400 milioni a carico di Poste Italiane e prevede la trasformazione di 6.933 uffici postali in sportelli unici di prossimità al servizio dei cittadini. Si stima che il Progetto avrà un impatto di 1.061 milioni di euro sul PIL dell’Italia (nel periodo di investimento dal 2022 al 2026 e di operatività degli uffici postali fino al 2031), porterà alla distribuzione di 484 milioni di reddito da lavoro e alla creazione di 18.600 posti di lavoro.

(Adnkronos) - Se oggi l’heavy metal possiede un immaginario riconoscibile, un codice estetico e un suono che ha attraversato generazioni di band, una parte importante del merito è dei Judas Priest. Nati nella Birmingham che ha dato i natali anche ai Black Sabbath, la band guidata dall’inconfondibile voce del 'Metal God' Rob Halford ha contribuito a definire un intero genere. E oltre cinquant’anni dopo, continua a guardare avanti: mentre il documentario 'The Ballad Of Judas Priest' si prepara a raccontarne il percorso come mai prima d’ora e la raccolta 'The Best Of Judas Priest' celebra una carriera costruita album dopo album, il gruppo è già tornato in studio per lavorare al successore di 'Invincible Shield' (2024). Una dimostrazione di come i Priest continuino a considerare il futuro importante quanto il proprio passato. In attesa del ritorno in Italia per quattro date del 'Faithkeepers Tour' (il 3 settembre al Parco San Valentino di Pordenone, il 5 settembre al Teatro Clerici di Brescia, il 7 settembre alla Fiera del Levante di Bari e il 9 settembre all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma) l'AdnKronos ha intervisato il chitarrista Richie Faulkner per parlare del momento che sta vivendo l’heavy metal e di cosa significhi oggi raccogliere e portare avanti il nome Judas Priest. Con una certezza: "Band come Judas Priest, Black Sabbath, Iron Maiden, Motörhead e Metallica non avranno mai dei veri 'eredi'".
I Judas Priest hanno sempre avuto un legame speciale con i fan italiani e state per tornare in Italia con quattro concerti. Cosa dobbiamo aspettarci da questi show e qual è il vostro rapporto con il pubblico italiano?
"Abbiamo sempre avuto un grande rapporto con i fan italiani. Credo che fin dall’inizio siano stati al fianco della band, alcuni fin dal primo giorno. Qualcuno è ancora lì, continua a venire ai concerti e sembra che in Italia ci siano sempre nuovi fan. Ogni volta che torniamo troviamo persone che vedono la band per la prima volta. Sarà un concerto rumoroso, un classico concerto dei Judas Priest, quello che tutti amiamo. E lo dico anche da fan, so cosa aspettarmi quando i Priest arrivano in città. Ci saranno grandi canzoni e tanto heavy metal suonato ad alto volume, insieme alla fantastica comunità di cui facciamo parte. Non vediamo l’ora".
I Judas Priest hanno ispirato generazioni di band in tutto il mondo e influenzato praticamente ogni sottogenere. Come ci si sente a sapere che la vostra musica ha contribuito a plasmare l’heavy metal?
"È davvero incredibile. Lo dico sempre: quando i ragazzi hanno iniziato, non credo esistesse nemmeno l’heavy metal. Penso che il termine non fosse ancora stato inventato e loro lo hanno creato. Insieme ad altre band hanno dato vita a quello che oggi chiamiamo heavy metal. Negli ultimi oltre cinquant’anni è cresciuto fino a diventare enorme. Posso immaginare quanto sia straordinario per loro vedere fan che, nel corso degli anni, hanno avuto figli e li hanno portati ai concerti. E ora sono proprio quei figli, diventati genitori, a portare a loro volta i propri figli ai concerti. Deve essere una sensazione incredibile vedere milioni di persone in tutto il mondo amare così tanto il metal da farlo diventare parte della propria vita. Io sono nella band da quindici anni e ogni volta che torno in Italia ci sono sempre persone nuove. Magari ascoltano i Priest per la prima volta. Oppure andiamo in una città o in un Paese dove non siamo mai stati prima. Per me è una sensazione incredibile dopo quindici anni. Per la band deve essere assolutamente sconvolgente".
Siete stati tra gli inventori dell’heavy metal insieme ai Black Sabbath e condividete anche la stessa città d’origine, Birmingham. C’è qualcosa di speciale in questa città?
"Credo che fosse la stessa generazione del dopoguerra. Qualunque cosa stesse accadendo a Birmingham in quel periodo dopo la guerra deve aver giocato un ruolo importante. Forse il clima, la politica dell’epoca o il modo in cui si sentivano le persone che cercavano di esprimere qualcosa per uscire da quell’ambiente. Glenn Tipton, il chitarrista, raccontava spesso che lavorava per la British Steel e che riusciva a sentire i martelli delle fabbriche: forse quel suono è entrato inconsciamente nella loro musica. Ma diceva anche che proprio quella realtà gli faceva nascere il desiderio di lasciarla. Ha sempre pensato che nella vita ci fosse qualcosa di più, e questo lo ha spinto a cercare un’alternativa attraverso la musica, a uscire da quell’ambiente e costruire qualcosa di più positivo. Forse anche questo ha avuto un ruolo. Resta il fatto che Judas Priest e Black Sabbath, entrambi in prima linea nella nascita dell’heavy metal provenivano dalla stessa città, è davvero incredibile".
Tu sei entrato nei Judas Priest nel 2011, raccogliendo un'eredità importante. Come hai trovato il giusto equilibrio tra il rispetto per la storia della band e il desidrio di lasciare una tua impronta personale?
"Bella domanda. Credo che si debba fare ciò che si sente giusto. E' una questione di equilibrio tra il rispetto per ciò che è venuto prima di te e il fare qualcosa di tuo. Ho sempre pensato i Judas Priest abbiano sempre fatto quello che volevano, andando controcorrente rispetto ai tempi. Quando entri in una band del genere devi fare il tuo, rispettando il passato. Non penso esista un modo giusto o sbagliato. Non puoi seguire delle istruzioni. Devi sentirlo. Se stai facendo qualcosa di sbagliato te ne accorgi. Io ho semplicemente fatto ciò che mi sembrava giusto. Se alla band andava bene, continuavo a farlo. E sembrava andare bene anche a molti fan. All’inizio c’era molto scetticismo. Quando entri in una band dopo quarant’anni di storia è inevitabile. I fan amavano molto K.K. Downing (ex chitarrrista e tra i membri più longevi della band, con Ian Hill, ndr) e dopo quarant’anni era un cambiamento enorme, quindi è normale che ci fossero dubbi. Lo capisco. Spero di aver fatto le cose nel modo giusto. Sono ancora qui quindici anni dopo, quindi spero che sia stato l’approccio corretto".
Il vostro ultimo album in studio 'Invincible Shield' ha ricevuto un'accoglienza straordinaria da pubblico e critica. E state già lavorando a nuova musica: cosa dobbiamo aspettarci da questo disco e cosa vi ispira ancora a creare nuova musica?
"Abbiamo iniziato a scrivere mentre eravamo in tour con 'Invincible Shield'. Già nel 2024 abbiamo iniziato a pensare a cosa sarebbe potuto essere il prossimo album. 'Invincible Shield' è un disco con molti cambi di direzione. Le canzoni non sono molto dirette, hanno tante parti diverse. E quando abbiamo iniziato a immaginare il nuovo lavoro, il pensiero è andato subito a qualcosa di più diretto, con canzoni più immediate. Le prime canzoni sono nate durante quel tour. Penso che questo nuovo disco sia più diretto e più essenziale. L’ispirazione nasce anche da questo: pensi a ciò che hai fatto prima e a ciò che vorresti fare dopo. E poi ascolti ciò che esce naturalmente quando prendi in mano la chitarra. Piano piano tutto prende forma e diventa riff, canzoni, melodie e, si spera, un album".
Possiamo aspettarci il nuovo album già il prossimo anno?
"Abbiamo già lavorato molto sul materiale. Speriamo di finirlo entro la fine dell’anno e di pubblicarlo il prossimo anno. Non voglio mettermi nei guai se non riusciamo a finirlo in tempo. Ma batteria, basso e chitarre sono praticamente già completati. Restano ancora alcune parti soliste da registrare e dobbiamo completare le voci. Se riusciamo a fare tutto entro quest’anno, allora spero che possa uscire nel 2027".
'The Ballad Of Judas Priest' racconta la storia della band come mai prima d’ora. C’è qualcosa dei Judas Priest che secondo te il pubblico non ha ancora compreso del tutto e che il documentario mostrerà?
"Devo fare una premessa: esistono tanti tipi diversi di fan dei Priest. Ci sono quelli che seguono la band dagli inizi e quelli che sono fan più recenti. Per i nuovi fan ci sarà sicuramente qualcosa che non conoscevano. Penso che il documentario sia adatto a tutti. Anche quando guardi un documentario su una band che magari non conosci o che non ti piace particolarmente, finisci sempre per capirla meglio e apprezzarla di più. E anche se pensi di sapere tutto su una band, c’è sempre qualcosa che scopri per la prima volta. Ian, per esempio, racconta dove fecero il loro primo concerto. Era un club operaio ad Aston. Ne avevo sentito parlare, ma non l’avevo mai visto. Nel documentario lui è lì e si può vedere il palco dove hanno suonato per la prima volta. Io stesso non l’avevo mai visto. Quindi c’è davvero qualcosa per tutti. Sam Dunn e Banger Films fanno sempre un ottimo lavoro. C’è anche Tom Morello coinvolto nel progetto e ha fatto un grande lavoro. E poi c’è Jack Black, che è sempre Jack Black, sempre divertente. Quando sarà disponibile, tutti dovrebbero guardarlo".
Il metal sembra stare diventando sempre più grande. Sempre più giovani lo scoprono e i festival continuano a crescere. Perché pensi che l’heavy metal stia entrando in sintonia con una nuova generazione di fan?
"Ne parliamo spesso. Il metal non viene passato alla radio come una volta e non lo vedi molto in televisione. Eppure ogni anno i festival registrano numeri record. Vai al Wacken, al Graspop, all’Hellfest e trovi sempre più persone. Non ho una risposta netta ma penso che abbia a che fare con il senso di comunità. Quando vai a un festival metal o a un concerto metal diventi parte di qualcosa. Non è semplicemente un video sul telefono o una canzone alla radio: sei parte di una comunità. E il valore di questa cosa è enorme. Ci sono amicizie, condivisione e un’esperienza dal vivo che non puoi ricreare altrove. Quando finisce un festival metal, spesso vengono venduti subito i biglietti per l’anno successivo. Le persone hanno fiducia negli organizzatori e sanno che sarà un grande evento con grandi band. Ogni volta che torniamo in Europa vediamo sempre più ragazzi nelle prime file. Noi sul palco invecchiamo ma le prime file sembrano sempre uguali. Ogni anno vediamo tantissime persone ed è una cosa davvero positiva".
C’è qualche band oggi che ti fa pensare che potrebbe portare avanti lo spirito dell’heavy metal nel futuro?
"Dal mio punto di vista, band come Judas Priest, Iron Maiden, Black Sabbath, Motörhead e Metallica non avranno mai dei veri 'eredi'. Non credo che succederà di nuovo. Penso però che le band che rappresentano il futuro siano già qui. Sono già headliner nei festival. Band come Spiritbox, Sleep Token e Ghost hanno preso strade diverse all’interno del metal e stanno seguendo il loro percorso. Non ci sarà mai un altro Judas Priest o un altro Iron Maiden. Quando qualcuno ci prova, sembra sempre che si stia sforzando troppo. L’heavy metal classico resterà per sempre. Ma la prossima generazione del metal è già arrivata e sta già facendo grandi cose".
Avete influenzato anche il modo di vestire nel rock e nel metal, creando una vera e propria estetica. Pensi che questa influenza sia ancora presente nelle band di oggi?
"Credo di sì. Ovviamente non sono stato io, ma la band. Oggi indosso una maglietta rosa. Ma i Judas Priest hanno avuto una grande influenza su molte band dal punto di vista dell’immagine, sicuramente. Loro cercavano un’immagine che si adattasse alla musica che suonavano. Quando hanno trovato pelle, borchie e spuntoni, tutto ha iniziato a funzionare perfettamente. La moto, le fruste, la pelle e le borchie erano perfette per quella musica. Anche le nuove band hanno la propria immagine, che si adatta alla loro versione del metal e definirà la loro epoca. Ma se guardiamo il metal classico tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, tutti indossavano pelle nera e borchie. I Priest hanno fatto parte di quel fenomeno e forse lo hanno persino iniziato. È stata una grande influenza culturale. Hanno plasmato il metal sia musicalmente sia visivamente. Ed è anche per questo che il genere è durato così a lungo e continua a esistere. Come dicevo, ai festival europei vedi ragazzi in prima fila con quarantacinque gradi e il sole che picchia forte, ma continuano a indossare giacche di pelle. Sono pazzi, non so come facciano. Ma fa parte di quella comunità di cui parlavamo prima. E' la loro comunità, la loro tribù. Penso che quella comunità non morirà mai e per questo è così preziosa". (di Federica Mochi)

(Adnkronos) - "Il trasporto pubblico è un fattore decisivo di rigenerazione urbana e un fattore abilitante di vendita di appartamenti o uffici. Stiamo facendo un nuovo lavoro. Sempre più in Fnm infatti arrivano richieste di consulenze per definire un modello di mobilità capace di incidere sulla riqualificazione dei territori e delle aree urbane. È arrivato quindi il momento di provare a immaginare un tipo di trasporto pubblico locale diverso seguendo un criterio di appropriatezza del servizio anche in ragione dei temi relativi alle risorse. In tal senso può essere d’ispirazione il modello di successo sperimentato con le Olimpiadi invernali Milano-Cortina, dove è stato fatto un lavoro straordinario con i servizi di mobilità su gomma di ultimo miglio". Così il Presidente di Asstra, Andrea Gibelli, intervenuto questa mattina al convegno Nazionale Anav 2026.
"Durante le Olimpiadi abbiamo gestito con un modello non convenzionale la relazione e i collegamenti tra grandi centri e piccoli centri di aree montane; E se i treni sono intervenuti sulla mobilità generale con la loro alta capacità, i bus sono stati efficaci nell’ultimo miglio attraverso flessibilità, orari e geolocalizzazione. La scommessa per il Tpl del futuro è riempire di contenuti un'esperienza urbanistica diffusa, coerente con gli investimenti immobiliari e la rigenerazione urbana, progettata con una mobilità di ultimo miglio per la quale è necessario immaginare tariffe dinamiche che possano andare a soddisfare i bisogni di mobilità che si stanno affermando", conclude Gibelli.

(Adnkronos) - Ondata di afa sull'Italia e sale il rischio blackout elettrico. In alcuni quartieri di Milano e Roma è già accaduto. E il fenomeno, con le temperature che non scenderanno a breve, potrebbe ripetersi. Uno scenario che può complicare la situazione di Asl e ospedali che devono essere operativi h24, ma che la Fiaso, Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere, sta monitorando. "Nei presidi ospedalieri di tutto il territorio italiano sono in funzione gruppi elettrogeni e sistemi che assicurano la continuità della fornitura elettrica, in particolare nelle aree dove un'interruzione non è tollerabile: sale operatorie, terapie intensive cardiologiche e pronto soccorso". Così all'Adnkronos Salute Giuseppe Quintavalle, presidente della Fiaso.
"Le aziende sanitarie stanno seguendo con attenzione l'evolversi della situazione, anche in relazione al carico sulla rete elettrica in questi giorni di caldo intenso. Il messaggio che vogliamo dare ai cittadini - afferma Quintavalle - è di tranquillità: l'assistenza innanzitutto nei momenti più delicati - un intervento chirurgico, un'emergenza cardiologica, un accesso in pronto soccorso - non viene messa a rischio dal caldo né da eventuali blackout della rete elettrica".

(Adnkronos) - Quattro voti a favore e due astenuti per il nuovo incarico fuori ruolo per Giusi Bartolozzi. Questa la decisione della Terza Commissione del Csm, a quanto apprende l’Adnkronos, chiamata a esprimersi sulla richiesta di un nuovo incarico arrivata a palazzo Bachelet per l’ex capo di gabinetto del ministero della Giustizia, questa volta nello staff del ministro degli Affari Europei e del Pnrr Tommaso Foti. A favore hanno votato la due laiche di centrodestra Isabella Bertolini e Daniela Bianchini, il togato di Unicost Roberto D’Auria e la togata di Mi Maria Luisa Mazzola. Astenuti invece i due consiglieri di AreaDg Tullio Morello e Marcello Basilico che è il presidente della Commissione.
Una decisione che arriva a poco più di due mesi dalla decisione all’unanimità del plenum che aveva ricollocato in ruolo Bartolozzi, su sua domanda, presso la Corte di Appello di Roma con le funzioni di magistrato della pianta organica flessibile giudicante. Bartolozzi, indagata per false informazioni al pubblico ministero nell'ambito dell'inchiesta sul caso Almasri, si era dimessa dall’incarico lo scorso 24 marzo, all'indomani del risultato del referendum sulla riforma della giustizia con la vittoria del no. Un incarico, quello in Corte di Appello, che però non ha mai assunto poiché il decreto ministeriale non è stato pubblicato. Nel frattempo a Palazzo Bachelet è arrivata la nuova richiesta di fuori ruolo che, dopo il voto in commissione, sarà nelle prossime settimane all’attenzione del plenum. (di Assunta Cassiano)

(Adnkronos) - L’abbigliamento e il modo in cui percepiamo la nostra immagine "non influenzano soltanto l’aspetto estetico, ma possono avere effetti concreti sul benessere psicologico, sull’autostima e sul modo in cui ci relazioniamo con gli altri". È quanto emerge da "numerosi studi di psicologia che, negli ultimi decenni - informa una nota di We Will Care - hanno approfondito il legame tra immagine corporea, percezione di sé e salute mentale. La letteratura scientifica dimostra infatti che il modo di vestire contribuisce alla formazione dell’identità personale, influenza i comportamenti e può incidere sulla qualità della vita. Altri studi hanno inoltre evidenziato come una percezione più positiva della propria immagine corporea sia associata a una riduzione del senso di vergogna, dell’insoddisfazione verso il proprio corpo e dei livelli di umore negativo, a conferma di quanto la cura della propria immagine possa rappresentare una componente importante del benessere psicologico".
Per le persone che affrontano un tumore "questo tema - si legge - assume un significato ancora più profondo. I trattamenti oncologici possono infatti modificare il rapporto con il proprio corpo, rendendo più difficile riconoscersi allo specchio e recuperare fiducia nella propria immagine. In questo contesto, strumenti come l’Armocromia possono diventare un’occasione per riscoprire sé stesse e ritrovare uno sguardo più positivo nei propri confronti". "Sulla base di queste evidenze scientifiche, We Will Care ha promosso, in collaborazione con Barbara Formenti, Image Specialist, un progetto di Armocromia dedicato a donne con una diagnosi oncologica" prosegue la nota. Tra aprile e maggio le partecipanti hanno preso parte a un percorso articolato in tre giornate di consulenze individuali, pensate per offrire uno spazio di ascolto e di cura della propria immagine e per accompagnarle nella riscoperta della propria identità.
"L’armocromia può rappresentare uno strumento semplice, ma particolarmente utile all’interno di un percorso di supporto al benessere psicologico delle persone con una diagnosi di tumore – afferma Gabriella Pravettoni, docente di Psicologia delle Decisioni al Dipo di Milano, direttrice della Divisione di Psiconcologia dello Ieo e presidente di We Will Care –. Le terapie oncologiche possono determinare cambiamenti dell’immagine corporea che, in alcuni casi, influenzano la percezione di sé e la qualità di vita. Iniziative di questo tipo possono favorire un rapporto più positivo con la propria immagine, non con finalità estetiche, ma come parte di un percorso di cura della persona. Ritrovare colori e tonalità che valorizzano le proprie caratteristiche può contribuire a rafforzare l’autostima e ad accompagnare il processo di adattamento ai cambiamenti legati alla malattia, con possibili benefici sul benessere psicologico e sulla qualità di vita".
Il progetto - dettaglia la nota - ha raccolto un riscontro estremamente positivo. Anche le partecipanti inizialmente più scettiche hanno raccontato di aver vissuto l’esperienza come un’occasione per vedersi in modo nuovo, scoprendo colori e tonalità capaci di valorizzarle e, soprattutto, di farle sentire nuovamente rappresentate dalla propria immagine.
"Sono particolarmente felice di aver realizzato, per la prima volta, un percorso di Armocromia dedicato a donne che hanno affrontato un tumore, – dichiara Barbara Formenti, consulente d’immagine e armocromista -. Ogni incontro è stato un momento di grande condivisione e ascolto. L’armocromia viene spesso considerata uno strumento legato all’estetica, ma in queste giornate ha dimostrato di poter diventare molto di più: un’occasione per riscoprirsi, ritrovare fiducia e imparare a guardarsi con maggiore serenità. Vedere l’entusiasmo e l’emozione delle partecipanti davanti allo specchio è stata la conferma del valore di questo progetto".
Il progetto "si inserisce nella più ampia attività di We Will Care a sostegno delle persone con una diagnosi oncologica. La nostra Associazione promuove iniziative che affiancano il percorso di cura e pongono attenzione al benessere psicologico e alla qualità di vita delle pazienti" conclude Pravettoni.

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Salari bassi, lavoro discontinuo, elevata incidenza del part-time e
una limitata presenza di attività produttive. Uno scenario che, in
Sardegna, non consente di far fruttare economicamente la laurea. È
quanto emerge da un'analisi della Cisl basata sui dati più recenti
diffusi da Istat, Inps, Banca d'Italia e dal rapporto AlmaLaurea
2026. Il titolo di studio continua comunque a fare la differenza.
La retribuzione oraria media passa da 12,4 euro per i livelli di
istruzione più bassi a 15 euro per i diplomati e a 22 euro per i
laureati.
(Adnkronos) - La salute è oggi un fenomeno sempre più interconnesso con fattori ambientali, sociali, economici e tecnologici. Crisi climatiche, zoonosi, disuguaglianze sociali, innovazione digitale e cambiamenti demografici stanno modificando profondamente il contesto in cui viviamo. "In questo scenario, il paradigma One health" – che riconosce l’interdipendenza tra salute umana, animale e ambientale – "rappresenta una chiave di lettura essenziale per comprendere le sfide del presente, i megatrend globali e orientare le scelte future". È stato questo il focus del seminario formativo 'One health e Open health: nuove lenti per guardare la salute', promosso da ASviS, l'Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile Ets, Zambon e Fondazione Zoé - Zambon open education, con il supporto organizzativo di Consumers’ Forum.
All’iniziativa - riporta una nota - rivolta ai professionisti dell’informazione, e svoltasi il 17 giugno in modalità streaming, hanno partecipato 50 giornalisti con l’obiettivo di acquisire nuove chiavi di lettura dei cambiamenti globali che stanno influenzando il benessere e la salute delle persone.
Per il giornalismo - si legge - "questo cambiamento rappresenta una sfida e al tempo stesso un’opportunità: richiede nuove competenze e una maggiore capacità di interpretare fenomeni complessi, dati e tendenze di lungo periodo. Nel corso dell’incontro si è discusso anche di come cambiano la scelta delle fonti, la gestione dell’incertezza e la costruzione di narrazioni equilibrate su temi sempre più interconnessi". Il seminario si è svolto sulla piattaforma Formazione giornalisti dell’Ordine nazionale dei giornalisti, coinvolgendo professionisti del giornalismo scientifico e generalista con la possibilità di ottenere crediti formativi. "Per chi si occupa di informazione è fondamentale poter interpretare fenomeni complessi e raccontarli con rigore, chiarezza e responsabilità – ha commentato Carla Collicelli, Senior Expert di ASviS. – Questo percorso nasce proprio con l’obiettivo di offrire strumenti utili a comprendere i cambiamenti in corso e le loro implicazioni per la società".
All'iniziativa - a cui ha preso parte come relatore anche Roberto Paura, giornalista e presidente dell’Italian Institute for the Future - rientra nel programma di attività di Ecosistema Futuro, promosso da ASviS per mettere il futuro al centro della riflessione culturale, politica, economica e sociale del nostro Paese. Nel corso del seminarioè stato inoltre approfondito il concetto di Open health, promosso da Zambon e Fondazione Zoé, che amplia la prospettiva One health "attraverso un approccio fondato sulla collaborazione, sulla responsabilità condivisa e sulla partecipazione attiva dei diversi attori della società".
"Raccontare la salute oggi significa leggere e interpretare connessioni sempre più complesse. Significa riconoscerla come parte di un sistema integrato e interconnesso: quello di One health. Per Fondazione Zoé, che da sempre promuove la cultura e la comunicazione della salute, questo è un tema centrale: perché il modo in cui raccontiamo la salute contribuisce a costruire consapevolezza, orientare il dibattito pubblico e rendere più accessibili le grandi trasformazioni del nostro tempo" ha dichiarato Chiara Bisin, responsabile operativa di Fondazione Zoé – Zambon Open Education
Il seminario rappresenta il primo di un ciclo di appuntamenti dedicati ai grandi cambiamenti che stanno influenzando la salute, dall’invecchiamento della popolazione alla transizione digitale, dall’intelligenza artificiale alle nuove disuguaglianze. I prossimi incontri - conclude la nota - "affronteranno inoltre l’evoluzione dei sistemi sanitari e il ruolo dell’informazione nell’interpretare e raccontare gli scenari futuri. Il ciclo di appuntamenti si inserisce nell'impegno di Zambon e Fondazione Zoé nel promuovere una cultura della salute aperta, interdisciplinare e orientata al futuro".

(Adnkronos) - L’Intergruppo melanoma italiano (Imi) "plaude alla recente legge 99/2026 sulle disposizioni per la prevenzione e la diagnosi precoce del melanoma. In particolare all’articolo 2 che riconosce il valore della collaborazione tra ùministero della Pubblica Istruzione e del Merito e del ministero della Salute, per la promozione di attività educative e informative rivolte alle giovani generazioni". Lo comunica in una nota l'Imi. "Educare i giovani alla prevenzione significa investire nella salute delle future generazioni - sottolinea Daniela Massi, presidente Imi -. Il melanoma è un pericoloso tumore della pelle che ogni anno fa registrare oltre 12mila nuovi casi ed è una neoplasia abbastanza 'giovanile'. Infatti in Italia al momento risulta essere il terzo tumore più frequente, sia tra gli uomini che fra le donne, al di sotto dei 50 anni. Alla luce anche dei nuovi ed importanti indirizzi nazionali, come Intergruppo confermiamo il nostro impegno a collaborare con le istituzioni, le Regioni, le scuole, le università e le società scientifiche per favorire la diffusione di programmi innovativi di prevenzione".
Proprio nei giorni scorsi, a termine dell’anno scolastico 2025-2026, l’Imi - si legge nella nota - "ha premiato le scuole vincitrici della X edizione del Concorso nazionale 'Il Sole per Amico -Impariamo a conoscere la pelle'. Il concorso coinvolge gli studenti delle scuole secondarie nella realizzazione di contenuti multimediali finalizzati a promuovere la prevenzione del melanoma e i corretti comportamenti di esposizione solare". Le scuole vincitrici dell'edizione di quest’anno sono state: Liceo Scientifico Statale Fulcieri Paulucci Di Calboli' – Forlì; Istituto d’Istruzione Superiore Einaudi-Alvaro – Palmi (Reggio Calabria); Istituto d’Istruzione Superiore 'Camillo Cavour' – Vercelli.
"Il concorso rappresenta uno degli strumenti educativi del programma nazionale 'Il Sole per Amico', sviluppato per promuovere la cultura della prevenzione del melanoma attraverso percorsi formativi progressivi, piattaforme digitali e metodologie innovative di coinvolgimento degli studenti - prosegue Ignazio Stanganelli, coordinatore del Comitato scientifico di Imi e responsabile scientifico delle attività educative per le scuole -. L'inserimento dei video realizzati dagli studenti nella piattaforma digitale consente di valorizzare il modello di peer education sviluppato nell'ambito del programma, favorendo la diffusione di messaggi di prevenzione prodotti dai giovani e rivolti ai loro pari".
Il programma 'Il Sole per Amico' "rappresentauna delle più consolidate esperienze italiane di educazione sanitaria dedicate alla prevenzione del melanoma in ambito scolastico - prosegue la notas -. Avviata nel 2015, si è sviluppata grazie alla collaborazione istituzionale instaurata con il ministero dell'Istruzione e del Merito attraverso uno specifico protocollo d'intesa sottoscritto nel 2017, all'inserimento di piattaforme multimediali 'Il Sole per Amico for Kids' per le scuole primarie e 'Il Sole per Amico for young' per le scuole secondarie, ed alla attivazione dell’innovativo progetto Suntel (Sun and telematic learning). Suntel, primo programma internazionale che integra peer education, teledidattica e piattaforme digitali dedicate, trasforma gli studenti in attivi ambasciatori della prevenzione tra i loro pari, è oggi operativo in quasi trenta città italiane, con la collaborazione di Adoi e Sidemast".
Il programma - conclude la nota - "ha recentemente ottenuto una importante validazione scientifica internazionale attraverso la pubblicazione dei risultati del progetto sulla rivista Frontiers in Oncology (2025), realizzata nell'ambito di una collaborazione che ha coinvolto anche il Mur. In tale contesto, è attualmente in fase avanzata il percorso di rinnovo della collaborazione istituzionale finalizzato a consolidare e ampliare le attività di educazione alla salute e prevenzione sviluppate nelle scuole italiane".

(Adnkronos) - Dedagroup (Deda) presenta ESS-AI Framework (European Secure&Sovereign AI), l’offerta AI integrata che trasforma i dati in valore e accelera la realizzazione dell’AI-Empowered company. Un framework pensato per presidiare l’intera filiera dell’AI attraverso un ecosistema full stack che combina piattaforme tecnologiche, modelli linguistici avanzati, competenze distintive nella gestione e valorizzazione del dato, orchestrazione di soluzioni sovrane, infrastrutture ad alte prestazioni per il supercalcolo e un forte know how verticale e di dominio. Un ecosistema interamente localizzato in Italia. Una visione che si fonda su una convinzione precisa: per le aziende, pubbliche o private, proteggere la propria capacità competitiva non significa isolarsi dietro al concetto di sovranità del dato ma aprirsi con consapevolezza, affidando alla responsabilità umana la "sovranità del rischio". In un mondo ormai indirizzato verso l'AI come tecnologia da cui non si torna indietro, i dati devono poter circolare: essere accessibili, combinati tra loro ed elaborati su larga scala. Chiuderli totalmente svuota la tecnologia di senso ed efficacia, ma aprirli senza regole significa perdere il controllo. È in questo equilibrio sottile che Deda accompagna le aziende e le loro persone per transitare velocemente e in sicurezza verso il modello di AI-Empowered Company.
È con questo approccio che Dedagroup si candida a diventare un AI Champion a livello europeo, mettendo a sistema una proposta capace di trasformare i dati in valore senza perdere governo e sicurezza. Un impegno che rafforza l’autonomia industriale europea sull’AI e abilita percorsi scalabili per aziende e istituzioni.
"In Deda siamo convinti che la partita più importante di questa nuova era digitale si giochi proprio nella capacità per ciascuna organizzazione di definire la propria sovranità del rischio, modulata in base alla sensibilità delle informazioni, al contesto d'uso e al livello di fiducia tra i soggetti coinvolti. Ogni organizzazione conserva il controllo su ciò che conta davvero, e cede solo quello che è necessario — e sicuro — cedere. Un passaggio che può e deve stare nelle mani e menti delle persone, che devono continuare a guidare e a governare la tecnologia. A monte e a valle di questo processo decisionale, il nostro gruppo offre il presidio dell'intera filiera AI, sia dal punto di vista tecnologico che culturale, accompagnando l'integrazione dei modelli avanzati e verticali con percorsi strutturati di educazione e sviluppo delle competenze" sottolinea Marco Podini, CEO e Presidente esecutivo di Dedagroup.
Dagroup propone un framework di intelligenza artificiale che si compone di cinque pillar integrati, pensati per rendere l’AI utilizzabile nei contesti operativi di imprese e istituzioni lungo l’intera filiera: dati, contesto e conoscenza per la valorizzazione dei dati e della conoscenza aziendale — resi interrogabili e contestualizzati anche attraverso modelli linguistici Corporate LLM e SLM; sviluppo di soluzioni avanzate di AI di precisione, attraverso modelli e algoritmi specializzati per previsione, ottimizzazione e gestione del rischio; infrastruttura AI sovrana e sicura, progettata per gestire workload critici e garantire controllo e sicurezza del dato; piattaforme verticali completamente integrate con modelli di AI proprietari a impatto sul business, basate su competenze di dominio consolidate; strumenti e percorsi per l’adoption, lo sviluppo delle competenze e un utilizzo consapevole dell’AI, per supportarne l’integrazione nei processi organizzativi.
Il Gruppo è tra i pochi operatori italiani in grado di governare l'intera catena del valore dell'intelligenza artificiale — dall'infrastruttura fisica alla gestione del dato, dai modelli linguistici proprietari alle applicazioni verticali di settore, fino alla formazione delle persone che con l'AI devono lavorare ogni giorno. Un presidio frutto di una strategia industriale coerente, costruita nel tempo con acquisizioni mirate, asset proprietari e partnership istituzionali. Un’esperienza maturata fianco a fianco con i clienti e cresciuta nel tempo, anche utilizzando l’AI nelle aziende del gruppo, per snellire ed efficientare i processi interni.
Al cuore di questa filiera c'è il più grande knowledge graph italiano di Istella: oltre 6 miliardi di pagine web indicizzate — metà in lingua italiana — e miliardi di interazioni sociali e contenuti multimediali, in continua evoluzione, trasformati in una "mappa della conoscenza" che permette all'AI non solo di comprendere le informazioni, ma di utilizzarle con una precisione contestuale irraggiungibile dai modelli generalisti di grandi piattaforme globali. Su questa base vengono sviluppati i modelli linguistici LLM e i Corporate SLM di Istella, addestrati su dati italiani e adattabili ai domini applicativi specifici di ciascun cliente.
L'infrastruttura che abilita questa capacità di calcolo ed elaborazione è Intacture, il data center ipogeo sviluppato in Trentino - che vede Deda tra i soci fondatori privati - all'interno di una miniera attiva: un asset distintivo per capacità computazionale specializzata, sicurezza fisica, sovranità del dato, federabilità con ecosistemi nazionali ed europei e sviluppo di percorsi di co-innovazione.
A presidiare lo sviluppo delle soluzioni applicative è l’AI Innovation Center di Deda, il polo di competenze avanzate del Gruppo sullo sviluppo di soluzioni AI, valorizzazione del dato, algoritmi proprietari e modelli di AI agentica — sistemi capaci non solo di analizzare e consigliare, ma di agire direttamente nei processi operativi in modo tracciabile e conforme ai requisiti normativi europei. In questo ambito si inseriscono anche soluzioni di data intelligence già operative in verticali ad alta intensità regolamentare, come Unica Wealth Solutions per il banking ed EMIRA per il settore energy. A queste si affiancano altre piattaforme proprietarie tra le quali: Refer, SaaS per la gestione documentale, e Stealth Cosmica, ERP composable per il settore fashion che porta l’intelligenza artificiale al centro dei processi decisionali della moda.
A completare il quadro, le partnership con importanti poli accademici e centri di ricerca, che consentono a Dedagroup di integrare nell'offerta commerciale percorsi strutturati di education, reskilling e upskilling. Perché diventare una AI-Empowered Company non si riduce all'adozione di strumenti: richiede che le persone cambino prima delle tecnologie. Chi governa i processi, chi interpreta i dati, chi decide dove porre il confine della propria sovranità del rischio — deve essere formato, consapevole e attrezzato. È questa la dimensione che Dedagroup ha scelto di presidiare come asset strategico, unico nel panorama competitivo italiano. Una strategia che Dedagroup implementa con costanti investimenti e attraverso il lavoro di oltre 200 professionisti in forza nel centro di competenza sull’AI del Gruppo, pensato per accelerare l’adozione responsabile, scalabile e integrata di questa tecnologia.

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Annunciata in forma di flash mob all'aeroporto di Cagliari,
Turandot è poi rientrata nel suo habitat naturale, il teatro.
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(Adnkronos) - Con un discorso in stile Maga, tenuto sul National Mall di Washington, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha inaugurato i 16 giorni di celebrazioni per il 250° anniversario dell'America trasformando una commemorazione nazionale in una vetrina altamente politicizzata per il suo secondo mandato. "Sono entusiasta di dire che l'America è tornata" ha ribadito il tycoon tornando ad affermare che "fino a poco tempo fa eravamo un Paese morto mentre ora siamo il Paese più dinamico del mondo".
Nel suo intervento, durato meno di mezz'ora e pronunciato dietro una barriera di vetro antiproiettile, Trump ha rivendicato i risultati del suo secondo mandato, dall'economia all'immigrazione, fino alla politica estera, citando anche il recente accordo sul conflitto con l'Iran e sostenendo che gli Stati Uniti dispongano oggi della più grande economia, del più potente esercito e della tecnologia più avanzata al mondo. Ha inoltre attaccato duramente il suo predecessore Joe Biden, definendo la sua gestione economica un "disastro totale", e ha parlato di investimenti esteri per 19 mila miliardi di dollari, una cifra contestata da diversi osservatori e superiore a quella indicata dalla stessa amministrazione americana.
Trump ha anche accostato il movimento Maga ai patrioti del 1776, affermando che negli ultimi mesi gli americani hanno "ripreso il potere dalla classe politica distante da Washington", rilanciando il tradizionale slogan "America First". "Ogni giorno della mia amministrazione stiamo ottenendo una vittoria storica dopo l'altra per il popolo americano", ha detto ai sostenitori presenti.
L'apertura della Great American State Fair è stata accompagnata da sorvoli di caccia F-35 e di un bombardiere stealth B-2, oltre che da una forte simbologia patriottica. La manifestazione, che si svolgerà fino al 10 luglio, ospita padiglioni dedicati ai 50 Stati e ai sei territori americani lungo il viale che collega il Campidoglio al Lincoln Memorial.
L'evento è però finito al centro di polemiche. Diversi artisti inizialmente annunciati hanno rinunciato a partecipare sostenendo di essere stati informati che si trattava di una celebrazione non politica. Alcuni Stati governati dai democratici hanno inoltre deciso di non aderire alla manifestazione, denunciandone la crescente impronta partigiana. Diversi osservatori e media internazionali hanno sottolineato come Trump abbia utilizzato l'avvio delle celebrazioni per il 250° anniversario soprattutto come una vetrina del proprio progetto politico, più che come un momento di unità nazionale

(Adnkronos) - "Ringrazio i presidenti delle Camere per aver assunto l’iniziativa di rendere onore –alla presenza dei presidenti del Consiglio di ministri e della Corte costituzionale- alle donne e agli uomini che, nella Assemblea costituente –in questa Aula, dove si svolsero i suoi lavori- seppero dare forma alla libertà e alla democrazia degli italiani, all’indomani del referendum che scelse la Repubblica come ordinamento dello Stato, e furono capaci di garantirne l’indipendenza". Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della celebrazione a Montecitorio della prima seduta dell'Assemblea costituente.
"Il percorso, il progresso che l’Italia repubblicana ha compiuto in questi decenni - ha ricordato il capo dello Stato - è motivo di orgoglio per il popolo italiano e, insieme, testimonianza della saggezza e lungimiranza che le madri e i padri della Costituzione seppero esercitare in quella svolta della storia".
"Non fu agevole la strada che portò al referendum e alla elezione della Assemblea costituente il 2 giugno del 1946. Fu un prezzo alto quello che consentì agli italiani di conquistare il diritto di dettare le regole della propria convivenza civile dopo la dittatura e la guerra. Lo pagarono i partigiani, le popolazioni sottoposte alle vessazioni naziste e della Repubblica di Salò, i militari lasciati allo sbaraglio e poi partecipi dello sforzo di ridare onore alla Patria con il Corpo italiano di Liberazione e con gli oltre 600.000 militari internati in Germania, con il loro rifiuto di porsi al servizio dei nuovi invasori. Lo pagarono gli italiani di origine ebraica avviati ai campi di sterminio e quelli che nella Brigata ebraica e nelle formazioni partigiane parteciparono alla Liberazione dell’Italia e alla costruzione di una nuova società che non vedesse l’oppressione dell’uomo sull’uomo", ha affermato Mattarella.
"Fu tutto questo - ha ricordato - che consentì alla Costituente di essere assemblea sovrana senza il tributo di una spartizione del governo dei suoi territori ad opera delle potenze alleate come sarebbe toccato, invece, ad altri Paesi dell’Asse, dove questo movimento non si manifestò. Una classe dirigente non compromessa col regime fascista –regime che aveva messo a rischio la stessa unità d’Italia- fu in grado di assumere le responsabilità della transizione, in attesa del voto. Nonostante l’inettitudine manifestata dalla monarchia, l’Italia non era 'terra di nessuno'". "Questo - ha sottolineato - il merito di quelle donne e di quegli uomini. E il Governo militare alleato si trovò a dover interloquire con loro".
"La corona e il governo Badoglio puntavano al mero ripristino della cornice dello Statuto Albertino, tradito dall’acquiescenza al fascismo di Vittorio Emanuele III. Era uno scontro tra la vecchia classe dirigente monarchica, che spingeva per il ripristino puro e semplice della democrazia liberale pre-fascista, e il mondo ormai cambiato", ha il capo dello Stato.
Una standing ovation per Mattarella è partita quando nel suo discorso ha parlato della "memoria di martiri assassinati dal fascismo, Matteotti, Amendola, don Minzoni, Gramsci, Carlo e Nello Rosselli".
"Fu il governo espressione delle forze della Resistenza, guidato da Ivanoe Bonomi -presidente del Comitato di liberazione nazionale- a varare, con il Decreto luogotenenziale 151 del 1944, la cosiddetta 'Costituzione provvisoria', che faceva giustizia delle ambizioni della dinastia di mera continuità, per aprire, invece, la strada a una svolta istituzionale.Un passaggio che rappresentò l’atto di nascita del nuovo ordinamento italiano. Il percorso della nuova Italia sarebbe stato affidato al popolo, attraverso una Assemblea Costituente eletta a suffragio universale diretto e segreto 'per deliberare la nuova Costituzione dello Stato'.Una rivoluzione pacifica che condusse alla transizione da monarchia a repubblica", ha ricordato ancora Mattarella aggiungendo: "Nelle giornate del 2 e 3 giugno 1946 con il voto si sarebbe consumata la fine della breve monarchia dei Savoia Re d’Italia e realizzato il sogno risorgimentale di Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi: una assemblea per il patto costituzionale tra gli italiani; un nuovo Stato per l’Italia unita".
"Nel discorso di insediamento della Consulta", che precedette l'Assemblea costituente, "il 25 settembre 1945, Carlo Sforza fece appello alla memoria di martiri assassinati dal fascismo, Matteotti, Amendola, don Minzoni, Gramsci, Carlo e Nello Rosselli, per concludere che l’Italia avrebbe avuto un futuro identificando i suoi interessi con quelli di un’Europa pacificata e solidale", ha sottolineato il presidente della Repubblica. "I cinquecentotrentacinque uomini e le ventuno donne chiamate a far parte dell’Assemblea si sarebbero disposti, lavorando intensamente per 18 mesi, a ridare l’invocato volto all’Italia e il risultato sarebbe stato la Costituzione che ha assicurato nei trascorsi decenni stabilità alle istituzioni democratiche, alla collocazione internazionale dell’Italia e promosso il progresso del Paese. Paese legale e Paese reale, con il suffragio elettorale davvero universale, coincidevano per la prima volta nella storia nazionale", ha detto ancora Mattarella.
"Crudelmente, a pagare il prezzo delle avventure di guerra furono gli abitanti di confine delle Province di Bolzano, Gorizia, Trieste e Venezia Giulia, Fiume, Pola, Zara. Rimasero vuoti i 18 seggi loro assegnati. Al centro di difficili controversie internazionali, quelle terre rimasero escluse dal poter partecipare alla nascita della Repubblica", ha affermato Matatrella.

(Adnkronos) - Un uomo di 24 anni, cittadino afgano, è stato arrestato per aver aggredito sessualmente una donna nel pieno centro di Milano. È successo ieri mattina poco dopo le 11 in piazza Cavour.
La vittima, una trentenne italiana, stava andando al lavoro, quando è stata avvicinata da un giovane uomo. Ha pensato che volesse rapinarla e istintivamente ha stretto la borsa. Lui invece aveva altre intenzioni: l’ha presa da dietro e l’ha palpeggiata nelle parti intime.
Un passante di 24 anni ha notato la scena ed è subito intervenuto, mettendo in fuga l’aggressore. Ha provato a inseguirlo e nel frattempo ha chiamato il 112. Gli agenti in moto del reparto Nibbio in breve tempo hanno raggiunto e bloccato in via Turati l’uomo.
Il 24enne, irregolare e con precedenti, è stato riconosciuto dal passante intervenuto e dalla vittima, sotto choc e ancora in pianti, è stato arrestato per violenza sessuale e portato nel carcere di San Vittore.
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