
(Adnkronos) - Esperti della comunità scientifica italiana e internazionale, e rappresentanti delle istituzioni, si sono riuniti a Roma per discutere il futuro della salute orale, il valore della prevenzione e il contributo della ricerca al benessere delle persone. L'occasione è il Congresso internazionale della salute orale (Ciso) in corso a Roma, oggi all'Auditorium della Conciliazione e domani alla Camera dei deputati per la cerimonia conclusiva e la firma del primo Manifesto della salute orale. "Un evento fortemente voluto da Curasept per il suo 25esimo anniversario, nato con l'obiettivo di offrire al Paese uno spazio di riflessione e confronto sul valore della prevenzione. La prima giornata del congresso - si legge in una nota - è incentrata al confronto scientifico e multidisciplinare sui temi della prevenzione, della ricerca clinica e dell'impatto della salute orale sulla qualità della vita. Ad aprire i lavori Andrea Lemma, Id Curasept, seguito dai saluti istituzionali di Andrea Piccioli, direttore generale dell'Istituto superiore di sanità".
Il programma entrerà quindi nel vivo con il tavolo tecnico 'Prevention and Clinical Research in Europe', che vedrà il contributo di alcuni tra i più autorevoli esperti europei del settore: David Herrera, Dean della Universidad Complutense de Madrid, e Dagmar Else Slot della Vrije Universiteit Amsterdam. Moderato da Filippo Graziani, past president della European Federation of Periodontology (Efp), il confronto approfondirà le più recenti evidenze scientifiche e le prospettive della ricerca clinica in Europa, evidenziando il ruolo strategico della prevenzione per la sostenibilità dei sistemi sanitari. La salute orale sarà poi affrontata nella sua dimensione più ampia attraverso il dialogo 'Benessere generale, fisico e relazionale', che metterà in luce le connessioni tra salute della bocca, equilibrio psicofisico e qualità delle relazioni sociali. Interverranno Carlo Cafiero, dell'università Federico II, e Maria Beatrice Toro, direttrice di Scint, con la moderazione di Giordano Bordini, Dds.
Tra i momenti centrali della giornata, la tavola rotonda dedicata a 'Salute orale e qualità della vita in pazienti con fattori di rischio e special needs' analizzerà le esigenze di persone fragili e pazienti con particolari condizioni cliniche, sottolineando l'importanza di percorsi di prevenzione e assistenza personalizzati. Al confronto parteciperanno Valentina Teresa Giuliani Rò (Aidi), Gianluca Russo, presidente Iip, e Ludovico Sbordone della Fondazione Sidp, moderati dal farmacista Ambrogio Marcelletti. Spazio anche all'approfondimento scientifico con le relazioni 'La chimica che cura, oltre l'Oral Care', a cura di Restituta Castellaccio, ed 'Evidence-Based Medicine', affidata a Marta Giovannardi, dedicate all'evoluzione delle conoscenze scientifiche e al valore dell'innovazione supportata dalle evidenze cliniche.
La giornata si concluderà con la tavola rotonda internazionale 'The mission of scientific societies: yesterday, today and tomorrow', un confronto sul ruolo delle società scientifiche nella diffusione della conoscenza, nella formazione dei professionisti e nella promozione della salute pubblica. Interverranno Raffaele Cavalcanti, presidente eletto della Società italiana di parodontologia e implantologia (Sidp), Tiziano Testori, presidente del Lake Como Institute, e Nicola West, president Elect della European Federation of Periodontology (Efp), moderati da Matteo Basso, co-fondatore Mitp European Board. La chiusura dei lavori della prima giornata di congresso è affidata a Giulia Giovannardi, Cmso Curasept.
"Con il Congresso Internazionale della salute orale abbiamo voluto creare un momento di confronto che riunisse le migliori competenze scientifiche, cliniche e istituzionali attorno a una convinzione che guida da sempre il nostro lavoro: la salute orale è parte integrante della salute della persona e auspichiamo sia riconosciuta come una priorità di sanità pubblica e privata. In occasione dei 25 anni di Curasept abbiamo scelto di restituire al Paese un progetto che guarda al futuro, promuovendo conoscenza, prevenzione e ricerca. La presenza di autorevoli esperti italiani e internazionali testimonia la necessità di costruire un approccio sempre più integrato alla salute, capace di generare benefici clinici, sociali ed economici per i cittadini e per il sistema sanitario", commenta Stefano Giovannardi, presidente di Curasept.

(Adnkronos) - "La salute della pelle è parte integrante della salute della persona. Promuovere la prevenzione dermatologica significa tutelare il benessere, la qualità della vita e la sicurezza dei cittadini". Con queste parole Giovanni Pellacani, presidente Sidemast (Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e di malattie sessualmente trasmesse) lancia la Giornata nazionale della prevenzione dermatologica - che si celebra il 26 giugno - "nata con l’obiettivo di valorizzare il ruolo della dermatologia italiana nella promozione della salute pubblica, nella prevenzione, nell’educazione sanitaria e nel dialogo diretto con i cittadini".
L’iniziativa - informa una nota di Sidemast - prevede anche " il servizio di pubblica utilità 'L’esperto risponde', attraverso il quale i medici dermatologi della Società offriranno gratuitamente risposte informative alle richieste dei cittadini". Il servizio - fanno sapere dalla società scientifica - "sarà accessibile mediante la compilazione dell’apposito format presente nella home page del portale istituzionale Sidemast, consentendo alla popolazione di porre quesiti di carattere informativo sui principali temi legati alla salute della pelle, alla prevenzione dermatologica, alla corretta esposizione solare, al controllo dei nei, ai corretti stili di vita e all’opportunità di rivolgersi tempestivamente allo specialista".
"Vogliamo rafforzare il messaggio che la cura della pelle deve iniziare dalla consapevolezza, dalla diagnosi precoce e da comportamenti corretti - spiega Pellacani - soprattutto nel periodo estivo, quando l’esposizione solare richiede particolare attenzione. Il servizio ‘L’esperto risponde’ rappresenta un contributo concreto dei medici dermatologi Sidemast alla popolazione, offrendo ai cittadini uno spazio qualificato, gratuito e autorevole di orientamento informativo".
Attraverso questa iniziativa, SIdemast "intende richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e del sistema sanitario sull’importanza della prevenzione dermatologica - prosegue la nota - quale strumento essenziale per intercettare precocemente patologie cutanee che, se diagnosticate tardivamente, possono comportare conseguenze significative sulla salute e sulla qualità della vita della persona. Melanoma, tumori cutanei non melanoma, lesioni pigmentate sospette, dermatiti, psoriasi, patologie infiammatorie della pelle, malattie sessualmente trasmessee problematiche legate all’esposizione solare rappresentano solo alcuni degliambiti nei quali la corretta informazione, la diagnosi precoce e l’accesso tempestivo allo specialista possono fare la differenza".
La Giornata nazionale della prevenzione dermatologica "rappresenterà un momento di informazione, sensibilizzazione e confronto, con il coinvolgimento di specialisti, professionisti sanitari, pazienti e cittadini - rifersice la nota -. Particolare attenzione sarà rivolta alle fasce più esposte o più fragili della popolazione: bambini, anziani, soggetti con familiarità per tumori cutanei, persone con numerosi nei o lesioni pigmentate, pazienti immunodepressi e cittadini che presentano manifestazioni cutanee spesso sottovalutate. In considerazione del periodo estivo e della maggiore esposizione alla luce solare, la Giornata sarà anche un’occasione per richiamare l’attenzione sui rischi che un’esposizione non corretta e non adeguatamente protetta può comportare per la salute della pelle". I dermatologi della SIDeMaST "metteranno a disposizione della popolazione anche un vademecum per una corretta esposizione solare quale strumento pratico di informazione e tutela della salute cutanea".
Le 10 regole per proteggere la pelle e prevenire i danni del sole:
1. Proteggi la pelle ogni giorno, non solo al mare. La pelle è esposta ai raggi solari anche in città, durante passeggiate, sport all’aperto, lavoro, viaggi e attività quotidiane.La prevenzione dermatologica comincia dalla consapevolezza che il sole può incidere sulla salute cutanea anche fuori dai contesti balneari.
2. Evita l’esposizione nelle ore più calde. Nelle ore centrali della giornata i raggi ultravioletti sono più intensi. È consigliabile limitare l’esposizione diretta al sole, cercare zone d’ombra e organizzare le attività all’aperto nelle fasce orarie meno rischiose. Si raccomanda di limitare l’esposizione solare nelle ore più calde e ricorda che ombra, alberi e ombrelloni non garantiscono una protezione completa.
3. Usa una protezione solare adeguata. La crema solare deve essere scelta in base al proprio fototipo, all’età, alla durata dell’esposizione e alle condizioni ambientali. E' importante applicarla in quantità adeguata, prima dell’esposizione, e rinnovarla più volte durante la giornata, soprattutto dopo bagno, sudorazione o asciugatura.
4. Proteggibambinieadolescenticonparticolare attenzione. Le scottature in età infantile e adolescenziale rappresentano un fattore di rischio importante per la salute futura della pelle. Bambini e ragazzi devono essere protetti con creme ad alta protezione, cappello, occhiali da sole, indumenti adeguati e permanenza all’ombra nelle ore più intense.
5. Controlla periodicamente nei e macchie della pelle. È utile osservare la propria pellee prestare attenzione a cambiamenti di forma, colore, dimensione o margini dei nei, così come alla comparsa di nuove lesioni, macchie, nodulio ferite che non guariscono.In caso di dubbio è sempre opportuno rivolgersi al dermatologo.
6. Non sottovalutare arrossamenti, prurito, desquamazioni o lesioni persistenti. La prevenzione dermatologica nonriguarda solo i tumori cutanei. Dermatiti, psoriasi, infezioni, malattieinfiammatorie, lesioni sospette e malattie sessualmente trasmesse richiedono attenzione specialistica, soprattutto quando i sintomi persistono o peggiorano.
7. Faiattenzione alle persone più fragili o più esposte. Anziani, bambini, soggetti immunodepressi, persone con pelle chiara, numerosi nei, familiarità per tumori cutanei o precedenti lesioni dermatologiche devono adottare comportamenti preventivi ancora più rigorosi e sottoporsi a controlli specialisticiperiodici.
8. Evita lampade e abbronzatura artificiale. L’abbronzatura artificiale non è una praticapriva di rischi. Le radiazioni UV possono danneggiare la pelle e aumentare il rischio di tumori cutanei; fonti ISS ricordano che l’esposizione a radiazioni UV da dispositivi abbronzanti è un tema rilevante di sanità pubblica.
9. Ricorda che prevenzione significa diagnosiprecoce. Melanoma, tumori cutanei non melanoma e lesioni pigmentate sospette possono beneficiare di una diagnosi tempestiva. Le linee guida indicano l’esposizione solare come uno dei principali fattori di rischio del melanoma, insieme ad altri fattori individuali e genetici.
10. Chiediconsiglioallo specialista. Internet può aiutare a informarsi, ma non sostituisce la valutazione medica.In presenza di dubbi,sintomi persistenti, nei sospetti o problemi cutanei, è fondamentale rivolgersi al dermatologo. Il servizio “L’esperto risponde” potrà offrire ai cittadini uno spazio qualificato di orientamento informativo, gratuito e autorevole.

(Adnkronos) - Papa Leone XIV ha incontrato questa mattina in udienza in Sala Clementina, le rappresentanze degli atleti dei 36 paesi assieme ai dirigenti e agli azurri della Federazione Italiana Nuoto, che nei prossimi giorni parteciperanno a Roma alla 62esima edizione del Trofeo Sette Colli di nuoto. Atleti in cui Leone XIV vede “un segno di speranza”, un “segno del mondo che vogliamo". ''Lo sport, quando ben vissuto, è medicina per il corpo e per lo spirito. Integra le diverse componenti della persona e le indirizza a valori molto importanti, come l'impegno, la solidarietà, l'onestà"sottolinea il Papa. "Tutti voi, infatti, provenienti da Paesi diversi, vi siete riuniti qui, animati dalla stessa passione e dagli stessi valori, al di là di ogni differenza di lingua, di nazionalità, di cultura. Questo fatto, tipico delle manifestazioni sportive internazionali, offre un segno di speranza, un segno del mondo che vogliamo; offre un apporto all’incontro pacifico tra i popoli e alla fraternità", le parole del Pontefice.
Lo sport, argomenta Leone XIV, “quando è ben vissuto” promuove lo sviluppo delle “diversi componenti della persona”, valorizzando “impegno, solidarietà e onestà”. Inoltre, non è solo “medicina per il corpo e per lo spirito”, ma anche “un’opportunità di crescita spirituale”. Il nuoto, in particolare, svolgendosi in acqua “richiama simbolicamente” un aspetto costitutivo dell’uomo. "Vivere significa imparare a muoversi in armonia con gli altri e con l’ambiente che ci circonda. Poi per noi cristiani, l’acqua è simbolo del Battesimo e della vita nuova in Cristo".
La delegazione della Federazione Italiana Nuoto, era presnete all'udienza, guidata dal presidente Paolo Barelli, dal vice presidente vicario Andrea Pieri e dal vice-presidente Tania Cagnotto, dal coordinatore scientifico e dei settori agonistici Marco Bonifazi, dal Segretario Generale Antonello Panza e dal direttore tecnico della Nazionale Cesare Butini. Al Santo Padre la Federnuoto, attraverso i campioni azzurri Simona Quadarella e Gregorio Paltrinieri, ha consegnato in regalo il kit della Nazionale con un costume, un accappatoio e una cuffietta personalizzati con i colori del Vaticano, bianco e giallo e la scritta Papa Leone XIV.
"E' sempre un'emozione ascoltare le parole del Santo Padre poi ha parlato dell'acqua che è il nostro elemento, il nostro mezzo che è fondamentale anche dal punto di vista religioso e spirituale, quindi siamo molto soddisfatti. Io l'ho anche invitato a venire al Settecolli, ci ho provato, e comunque è stato molto affettuoso con tutti". Queste le parole del presidente della Federnuoto dopo l'udienza con Papa Leone XIV in Vaticano. Il Pontefice ha definito il Settecolli un segno di speranza. "Una bella investitura? Certo, un segno di speranza, come lo è la disciplina che è trasversale che tocca i giovani, gli anziani ed è un elemento di salute, prima di essere un elemento di agonismo, di risultati e di campioni del mondo e olimpici come erano oggi presenti. Credo sia una testimonianza importante e una sensibilità del Santo Padre nei confronti della nostra disciplina che si basa sull'acqua", ha concluso Barelli.
La pluricampionessa del mondo, d'Europa e bronzo olimpico Simona Quadarella ha poi sottolineato: "Abbiamo avuto l'onore di incontrare il Papa; per me è stata la prima volta. E' stata una bella emozione. Spero che gli abbia fatto piacere ricevere i nostri regali. Lo sport a questi livelli può trasmettere tanti valori. Come ha detto il Santo Padre: abbiamo la possibilità di incontrare atleti di altri Paesi e culture e ciò unisce tutti".
Mentre il campione Gregorio Paltrinieri ha aggiunto: "E' stato un incontro coinvolgente ed emozionante. Il Papa è stato molto disponibile ed interessato. Ci ha raccontato parole sul mondo acquatico e sull'acqua; siamo riusciti a salutarlo singolarmente. Abbiamo consegnato al Papa il kit della nazionale; penso gli abbia fatto molto piacere".

(Adnkronos) - Allenamento di lusso oggi pomeriggio sul campo centrale di Wimbledon alla vigilia del sorteggio e a 4 giorni dall'inizio del torneo previsto per lunedì prossimo. Il campione in carica Jannik Sinner ha condiviso il campo con il 7 volte vincitore dei 'Championship' Novak Djokovic, a 39 anni suonati ancora tra i rivali più temibile dell'altoatesino per la conferma del titolo.
Clima disteso tra i due campioni che hanno anche trovato il tempo di sorridere durante la sessione. Ieri il 24enne altoatesino è tornato in campo, vincendo per 6-3, 6-3 nel match esibizione dell'Armani Classic contro Cameron Norrie, a quasi un mese dal ko al secondo turno del Roland Garros contro Juan Manuel Cerundolo dove è stato vittima di un malore quando conduceva per due set a zero e per 5-1 nel terzo parziale. Il serbo ha invece preferito dare forfait all'evento, dove avrebbe dovuto sfidare Karen Khachanov, preferendo una seduta di allenamento.

(Adnkronos) - Alessandro Baracchini è stato sospeso dalla conduzione di RaiNews dopo il gesto del dito medio in diretta, diventato virale sui social.
A riferirlo è il direttore di RaiNews, Federico Zurzolo, al Comitato di Redazione (cdr): "Considerati anche i comunicati sindacali dei tecnici e il risalto avuto dalla vicenda su social e organi di stampa ritengo opportuno, anche a tutela dell'immagine della Testata e del collega, sospendere immediatamente dalla conduzione Alessandro Baracchini".
L’episodio risale all’edizione di mezzogiorno di RaiNews24, quando il giornalista aveva appena salutato i telespettatori ed era in attesa della sigla di chiusura che tardava a partire. Per coprire i secondi di silenzio, Baracchini ha provato a parlare, ma proprio in quel momento è partito il jingle. Da lì la reazione del giornalista contro la regia che, pensando di non essere ripreso, ha fatto il dito medio con entrambe le mani verso la telecamera.
(Adnkronos) - Non solo la pelle. Nei giorni di caldo record come quelli che tutta l'Italia sta vivendo in questo torrido inizio d'estate, rischiano anche gli occhi. "Bruciore persistente, arrossamento, sensazione di sabbia negli occhi, fotofobia, lacrimazione eccessiva o peggioramento della qualità visiva" sono alcuni dei sintomi possibili con l'esposizione prolungata a raggi Uv e condizioni ambientali estreme. Disturbi che da un lato possono essere prevenuti, e dall'altro "non dovrebbero essere liquidati come semplici fastidi estivi. In particolare, arrossamento marcato, intenso fastidio alla luce, difficoltà nell'apertura degli occhi, bruciore significativo e calo progressivo della vista richiedono una valutazione specialistica". Lanciano l'alert gli esperti dell'Associazione italiana medici oculisti (Aimo): picchi termici, radiazioni ultraviolette e smog possono stressare l'occhio e accelerarne l'invecchiamento, avvertono. "Così come abbiamo imparato a proteggere la pelle dal sole, dobbiamo abituarci a proteggere anche gli occhi - esorta la presidente Aimo, Alessandra Balestrazzi - La prevenzione passa da gesti semplici, ma continui: occhiali adeguati, attenzione alle ore più calde, idratazione, cura dell'ambiente in cui viviamo e controlli quando compaiono segnali persistenti".
Recenti evidenze scientifiche richiamano l'attenzione sugli effetti del grande caldo sulla salute oculare. "Una revisione scientifica dal titolo 'Climate change and its impact on ocular health'", apparsa su 'Cureus', cita l'Aimo, "ha analizzato l'impatto di alte temperature, radiazioni ultraviolette, inquinamento atmosferico e ridotta umidità su diverse condizioni oculari, tra cui cataratta, occhio secco e alterazioni della superficie oculare. Una seconda revisione, pubblicata su 'Ophthalmology and Therapy', ha evidenziato come fattori climatici quali temperatura, umidità, vento, altitudine e raggi ultravioletti possano destabilizzare il film lacrimale, favorire l'evaporazione delle lacrime e contribuire all'infiammazione della superficie dell'occhio". Afferma Balestrazzi: "Le più recenti ricerche scientifiche suggeriscono che le esposizioni ambientali correlate al cambiamento climatico, incluse alte temperature, ridotta umidità, radiazioni ultraviolette e inquinanti atmosferici, possono contribuire all'alterazione dell'equilibrio della superficie oculare, aumentando il rischio di dry eye disease, cioè occhio secco, e aggravandone la sintomatologia". Secondo la letteratura scientifica, "le temperature elevate possono influenzare la stabilità del film lacrimale: in particolare temperature ambientali molto alte, soprattutto oltre i 40 °C, possono alterare le proprietà lipidiche delle lacrime e favorire l'instabilità del film lacrimale. Anche la bassa umidità rappresenta un fattore critico", rimarcano gli oculisti dell'Aimo. "Quando l'umidità scende al di sotto del 30-40%, le lacrime evaporano più rapidamente, il film lacrimale diventa instabile e aumentano bruciore, irritazione e visione fluttuante - descrive Balestrazzi - Anche vento, esposizione prolungata al sole e aria secca favoriscono l'evaporazione lacrimale e possono peggiorare la secchezza oculare".
Le possibili consequenze vanno oltre il fastidio immediato. "L'esposizione solare eccessiva, soprattutto se ripetuta negli anni senza adeguata protezione, può contribuire a fenomeni di stress ossidativo, un meccanismo coinvolto nell'invecchiamento cellulare", sottolineano gli esperti. "I raggi ultravioletti possono danneggiare la superficie dell'occhio, la cornea e il cristallino. L'American Academy of Ophthalmology ricorda che l'esposizione ai raggi Uv aumenta il rischio di cataratta, tumori oculari, escrescenze sulla superficie dell'occhio e fotocheratite, una sorta di 'scottatura' dell'occhio". Chiarisce Balestrazzi: "Le ondate di calore e il calo dell'umidità aggravano lo stress della superficie oculare. Inoltre, l'impoverimento dello strato di ozono ha portato a un aumento dei livelli di radiazione Uv-B che raggiungono la superficie terrestre. L'esposizione prolungata ai raggi Uv-B è stata implicata nella formazione della cataratta. I dati epidemiologici provenienti dalle regioni equatoriali, dove l'intensità solare è naturalmente più elevata, riportano costantemente un'elevata incidenza di cataratta. L'assottigliamento dello strato di ozono indotto dal clima potrebbe ampliare queste zone ad alto rischio".
"I gruppi più vulnerabili includono i lavoratori all'aperto, gli anziani e le popolazioni delle regioni con scarse risorse o alto livello di inquinamento - precisa la presidente Aimo - Sono più esposti anche i pazienti con preesistenti disturbi della superficie oculare, le donne, soprattutto dopo la menopausa, i portatori di lenti a contatto e i bambini".
Gli specialisti dell'Associazione italiana medici oculisti consigliano di fare "attenzione anche a spiaggia, barca, montagna e piscina, dove la radiazione può arrivare non solo direttamente dal sole, ma anche per riflesso da acqua, sabbia, neve, cemento e superfici chiare. In questi contesti, l'occhiale da sole non dovrebbe essere considerato un accessorio estetico, ma un vero strumento di prevenzione", puntualizzano. "Sono sempre più essenziali misure protettive come le lenti con filtro Uv - osserva Balestrazzi - Indossare occhiali da sole che bloccano il 99-100% dei raggi Uv-A e Uv-B può ridurre il rischio di cataratta indotta dai raggi Uv fino al 20%, anche se l'effetto dipende dall'aderenza all'uso, dalla durata dell'esposizione e da altri fattori individuali".
Aimo raccomanda di "utilizzare occhiali da sole certificati con protezione Uv, preferibilmente avvolgenti o ben aderenti al volto; indossare cappelli a tesa larga; evitare l'esposizione nelle ore centrali della giornata; mantenere una corretta idratazione; proteggere gli occhi anche nelle giornate nuvolose, perché la radiazione ultravioletta può essere presente anche quando il sole sembra meno intenso. Per chi soffre di occhio secco o trascorre molte ore in ambienti climatizzati, può essere utile mantenere l'umidità interna sopra il 30%, evitare getti diretti di aria condizionata o ventilatori verso il viso, usare umidificatori quando l'aria è molto secca, proteggere gli occhi all'aperto con occhiali avvolgenti e ricorrere a lacrime artificiali quando necessario, preferibilmente dopo consiglio dello specialista".

(Adnkronos) - "Sì, sono sono contento di tornare in pista. Tutto quello che è successo nei giorni scorsi è stato complesso e ci tenevo ovviamente a scusarmi per il gesto che ho fatto. Mi sono ovviamente pentito molto ed è stata una cosa molto sbagliata. Purtroppo ho gestito male la situazione e non sono stato in grado di controllarmi. Il passato ormai ovviamente è il passato, però è giusto riflettere e cercare di imparare da questi errori. E' un'occasione in più per cercare di migliorarmi come persona, finalmente adesso si torna in pista". Il leader del mondiale MotoGp Marco Bezzecchi torna con queste parole sulla squalifica nel Gp della Repubblica Ceca per aver spinto e colpito un marshall dopo la caduta nella gara sprint.
"La stagione finora è stata molto bella, ci sono tanti rivali fortissimi -aggiunge il pilota romagnolo al microfono di Sky Sport da Assen-. Fortunatamente anche noi siamo stati della partita, quindi per adesso tutto bellissimo. Ovviamente è ancora lunga, però ci aspettano delle gare importanti come questa e il Sachsenring prima della pausa e, quindi, cerchiamo di fare bene".
Bezzecchi chiude commentando l'approdo in Aprilia di Francesco 'Pecco' Bagnaia, che sarà il suo compagno di squadra dalla prossima stagione. "Sono contento ovviamente per tutta l'Aprilia, per tutta la nostra squadra, e ovviamente anche per Pecco. Secondo me sarà bello lavorare per davvero insieme, credo la nostra prima volta in MotoGP. Ma è bello anche oggi, perché comunque io e Jorge Martin abbiamo un bel rapporto: mi trovo bene e l'affinità della squadra è bella, quindi dobbiamo concentrarci su quest'anno e, ovviamente, essere contenti per l'anno prossimo, ma soprattutto concentrarci su quest'anno".

(Adnkronos) - Ereditare un programma fortemente identificato con il volto della sua conduttrice "è stato molto complicato". A parlare è Sigfrido Ranucci che, in un'intervista all'Adnkronos, commenta l'addio di Federica Sciarelli a 'Chi l'ha visto?' tracciando un parallelo diretto con la sua esperienza, quando raccolse il testimone di 'Report' direttamente dalla sua creatrice, Milena Gabanelli alla guida del programma dal 1997 al 2016.
Il conduttore riavvolge il nastro su quel passaggio, definendolo un'esperienza segnante e difficile. "Nessun programma era identificato con la propria conduttrice quanto 'Report', perché nato da un'idea di Milena Gabanelli," spiega Ranucci. "Non avrei mai pensato che lo volesse lasciare a me. Quando l'ha fatto, tra l'altro, ero impegnato su altro ed è stato difficile anche perché per me era un mestiere nuovo".
Un "passaggio molto complicato", ammette, che lo ha portato per oltre un anno a non guardare i social perché "i commenti erano impietosi". Ma a ferirlo di più erano le insinuazioni sul suo rapporto con la Gabanelli. "I commenti che mi facevano più male erano quelli che ipotizzavano che io l'avessi fatta fuori. Ancora oggi ho un rapporto meraviglioso con lei e ho mantenuto il suo nome all'entrata della stanza, nonostante qualcuno mi abbia chiesto di toglierlo. Per me quel nome è sacro".
Questa esperienza lo ha portato a una riflessione profonda sul ruolo del conduttore: "In programmi come quello di Federica e come nel mio caso, il ruolo di conduttore è l'aspetto minore. Dietro c'è il riconoscimento della squadra, la credibilità, la forza, la tenuta psicofisica e soprattutto il coordinamento di tutto. È come tenere la marmellata con gli elastici. La difficoltà è quella: mantenere gli equilibri della squadra".
È da questa profonda comprensione del ruolo che nascono le sue parole di stima per la collega. "Federica è una straordinaria professionista. Sapevo da giorni che avrebbe lasciato", confessa Ranucci che aggiunge: "Devo farle i complimenti per come ha trattato, unica in tutto il panorama televisivo, il caso Garlasco. Bisogna saperli trattare certi temi con lo spirito del servizio pubblico e senza sensazionalismo. Il grande merito di Federica è stato proprio questo: aver saputo affrontare temi delicati con grande professionalità e competenza". Per questo, alla domanda se si augura una successione interna, la sua risposta è netta: "Assolutamente sì. Ci sono programmi talmente delicati che, se tenti la soluzione esterna, rischi di far saltare tutto". La logica è stringente: "Chi è dentro conosce tutti gli equilibri, e un'imposizione dall'esterno non sarebbe ben gradita. Credo che la soluzione interna, soprattutto se indicata da Federica, sia quella più giusta. E se questa scelta verrà fatta, la Rai dovrà dare il massimo supporto, come io l'ho avuto all'inizio, nonostante momenti difficilissimi". E mentre già circola un toto-nomi che sembra guardare altrove, la convinzione di Ranucci resta salda: "Io credo che la persona più giusta per indicare un suo eventuale successore, se lo ha in mente, sia proprio Federica e magari è una persona con la quale ha avuto modo di misurarsi fianco a fianco in questi anni", conclude.

(Adnkronos) - “Credo che la tecnologia sia un dono del creato ma dobbiamo governarla, nella nostra impresa come nella vita privata, e farne un uso sano, altrimenti potrebbe rubarci un po’ di quell’anima che il creatore ci ha dato”. Così Brunello Cucinelli, executive chairman & creative director della Brunello Cucinelli SpA, a margine della seconda giornata del 'We Make Future 2026', il grande festival sulla tecnologia e l’innovazione digitale in corso a BolognaFiere.
“Nella nostra impresa e nella mia vita io parlo sempre di ‘umana Intelligenza artificiale’ - aggiunge - L’essere umano ha bisogno di tecnologia e la tecnologia non ci deve far paura. Perché l’Ia è ragione e non follia: la follia è dell’essere umano, ma l’Ia per essere creativa ha bisogno di follia, e quindi dell’essere umano”.
Cucinelli lancia poi un appello ai giovani, chiedendo loro di “sostituire la paura con la speranza, di guardare il cielo e le stelle, di tornare a discutere e a investire nei grandi ideali – la bella famiglia, la spiritualità, la religione – e nell’amore, che, come dice Dante alla fine della Divina Commedia, ‘move il sole e l’altre stelle’”. Più in generale, Cucinelli propone un ripensamento della nostra vita privata: “Discutiamo meno con i nostri partner, con i nostri figli, diciamo di non aver quasi più tempo, e questo dobbiamo cambiarlo da domattina perché altrimenti perdiamo il sogno. E che vita è segna sogno?".

(Adnkronos) - È definita la composizione della giuria della Fenice Conai per il giornalismo ambientale giovane, il premio promosso dal Consorzio Nazionale Imballaggi per valorizzare il lavoro dei giornalisti under45 che raccontano sostenibilità, ambiente ed economia circolare. La giuria, presieduta dal vicedirettore di Adnkronos Fabio Insenga, valuterà le candidature, che dovranno essere presentate entro il 30 giugno, risultate valide e ammissibili. Insieme a Insenga, faranno parte della giuria Elisa Pervinca Bellini, fashion news director & sustainability editor di Vogue Italia; Laura Bettini, conduttrice di “Si può fare” su Radio 24; Fiorella Perrucci, responsabile prevenzione, ecodesign e servizi per associazioni e imprese CONAI; Chiara Rossotto, caporedattrice e curatrice di Tg3 Fuori Tg; Massimo Callegari, conduttore e telecronista di Sport Mediaset; Matteo Favero, presidente di Globe Italia - Associazione nazionale per il clima; Luca Piatto, direttore rapporti territoriali Conai; Nello Scavo, inviato di Avvenire.
Un parterre che unisce giornalismo, cultura dei media e della divulgazione, impegno sociale e civile, dando vita a uno sguardo trasversale e autorevole sui linguaggi contemporanei dell’informazione. Saranno loro a individuare i due vincitori delle due Fenici nelle categorie previste: scritto e audiovisivo. "La qualità dell’informazione è una leva decisiva per accelerare la transizione verso una cultura della sostenibilità davvero consapevole", commenta il presidente Conai, Ignazio Capuano. "Con la Fenice Conai vogliamo accendere i riflettori sul talento dei giovani giornalisti che scelgono di misurarsi con questi temi unendo rigore, competenza e forza divulgativa in un racconto capace di informare in modo preciso e libero da preconcetti e ideologie. Con questo spirito, la qualità della giuria di questa quinta edizione del premio saprà garantire uno sguardo autorevole, indipendente e attento a tutti i professionisti dell’informazione che si sono candidati o si candideranno".
Ideata nel 2022, la Fenice Conai per il giornalismo ambientale giovane torna a premiare due produzioni giornalistiche – un articolo scritto e un servizio audiovisivo – pubblicate tra il 22 aprile 2025 e il 21 aprile 2026, nel solco ideale della Giornata Mondiale della Terra (22 aprile), che segna ogni anno lo spartiacque del concorso. Il premio resta la fenice a sette code che spiega le ali, simbolo di rinascita, nata dal lavoro creativo di due studenti della Scuola del Design del Politecnico di Milano. Realizzata in lega metallica con processo galvanico e poggiata su una base in pietra lavica, sintetizza in forma artistica il tema della trasformazione. La cerimonia di premiazione si terrà nuovamente al Festival del giornalismo culturale, in programma a Urbino dall’8 all’11 ottobre. Il regolamento completo del bando Fenice CONAI per il giornalismo ambientale giovane è disponibile sul sito ufficiale di CONAI alla pagina www.conai.org/news-e-press/fenice-conai-per-il-giornalismo-ambientalegiovane-parte-la-quinta-edizione.

(Adnkronos) - Il terremoto che ha colpito il Venezuela, il più forte in oltre un secolo, non poteva arrivare in momento peggiore per il Paese latinoamericano che sconta anni di inflazione galoppante, corruzione governativa e cattiva gestione dell'industria petrolifera e delle più grandi riserve di greggio del mondo, con un pil ridotto dell'80% rispetto al 2013.
Una situazione che non migliorata dopo la cattura, con un blitz delle forze speciali Usa, del presidente Nicolas Maduro e l'ascesa al potere della sua allora vice, Delcy Rodriguez alla guida di un governo, che pur mantenendo la facciata di continuità bolivariana, si è allineato alle richieste di Donald Trump, avviando una cauta liberalizzazione dell'economia e l'apertura alle compagnie petrolifere straniere, ottenendo in cambio la revoca delle azzoppanti sanzioni che gli Stati Uniti imponevano a Caracas.
Nonostante la revoca delle sanzioni, e il graduale aumento della produzione petrolifera, l'inflazione rimane alta, i salari bassi e per i venezuelani quotidianamente lottano per i beni essenziali, dal pieno di benzina all'acquisto dei medicinali. Nel 2025 quasi 8 miloni di persone, vale a dire un terzo della popolazione, ha avuto bisogno di assistenza umanitaria, secondo dati dell'Onu. Numeri che il devastante sisma faranno crescere.
Una catastrofe naturale di questa portata, che si teme potrà aver provocato migliaia di vittime, appare destinata a compromettere gravemente le fragili speranze di ripresa economica, in particolare dell'industria petrolifera che ha bisogno di miliardi di dollari di investimenti nelle infrastrutture obsolete. In generale dopo anni di profonda crisi economica, il Venezuela manca di infrastrutture, dalla rete elettrica e idrica agli ospedali, per affrontare una tale crisi.
Secondo le prime proiezioni dell'Us Geological Survey, si stima che il sisma provocherà danni economici tra i 10 e i 100 miliardi di dollari, cifra che è praticamente pari all'intero attuale valore dell'economia venezuelana. Secondo alcuni esperti, infatti, oltre ai crolli provocati dalle due fortissime scosse, di magnitudo 7.2 e 7.5, bisogna tenere conto del rischio di incendi che potrebbero divampare tra le macerie a causa della rottura delle tubature del gas e del sistema elettrico, come ha spiegato alla Cnn Lucy Jones, sismologo del California Institute of Technology, sottolineando che questi incendi potrebbero raddoppiare i danni e le perdite economiche provocate dal terremoto.

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Oltre 27 mila interventi e circa 2.200 indagini, scoperti 326
evasori totali, 1.362 lavoratori in nero o irregolari, 1.637
verifiche sulla spesa pubblica e 786 sui fondi legati al Pnrr, 42
persone denunciate per riciclaggio, 95 quelle segnalate alla Corte
dei conti, sequestrate 24,3 tonnellate tra marijuana e cannabis,
185 chili tra cocaina ed eroina, 116 chilogrammi di hashish, 191
indagati per detenzione e spaccio. Sono solo alcuni dei numeri di
un anno di attività della Guardia di finanza che oggi nella sede
del comando regionale, ha festeggiato i 252 anni di storia.
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(Adnkronos) - Sono un sacerdote salesiano di 37 anni e un animatore parrocchiale di 16 anni che era con lui in auto, le vittime del grave incidente avvenuto stamane poco dopo le 9 di oggi nella galleria di Malo della Superstrada Pedemontana Veneta. I due stavano precedendo un pullman di ragazzi del Grest di Schio, Vicenza, diretti a Gardaland per una giornata di svago.
L’incidente sarebbe scaturito dal tamponamento del sacerdote a un camion in galleria. Dopo aver fermato l’auto ed essere scesi per controllare i danni, i due sono risaliti sulla loro auto ferma in un punto pericoloso e in quel momento sarebbero stati tamponati da una terza auto, il cui conducente è rimasto solo leggermente ferito. La galleria è stata chiusa per circa tre ore e il traffico smistato sulla viabilità ordinaria. Sul posto Suem 118 e polizia stradale.

(Adnkronos) - Sono già più di 3.200 le colonnine di ricarica per veicoli elettrici installate da Poste Italiane nell’ambito del Progetto Polis, che ha l’obiettivo di portare i servizi della Pubblica amministrazione in circa 7 mila uffici postali nei centri con meno di 15 mila abitanti e agevolare la transizione ecologica e digitale. L’iniziativa fa parte delle politiche mobilità sostenibile e prevede, entro il 2026, l’installazione di 5 mila stazioni di ricarica in circa 3.500 Comuni, sia nei parcheggi di Poste Italiane che nelle aree pubbliche. Le colonnine sono dislocate lungo tutta Italia, con una distribuzione diffusa per il 35% al Nord, il 20% al Centro, il 30% al Sud e il 15% sulle isole, e quelle attualmente allacciate sono circa 1.500.
Il Progetto Polis ha un ruolo fortemente strategico nel rafforzare il tessuto sociale dei piccoli centri e delle aree interne, potenziando le infrastrutture digitali, agevolando la transizione green e contribuendo a frenare il fenomeno dello spopolamento. È finanziato con risorse del piano complementare al PNRR per 800 milioni di euro e per oltre 400 milioni a carico di Poste Italiane e prevede la trasformazione di 6.933 uffici postali in sportelli unici di prossimità al servizio dei cittadini. Si stima che il Progetto avrà un impatto di 1.061 milioni di euro sul PIL dell’Italia (nel periodo di investimento dal 2022 al 2026 e di operatività degli uffici postali fino al 2031), porterà alla distribuzione di 484 milioni di reddito da lavoro e alla creazione di 18.600 posti di lavoro.

(Adnkronos) - Se oggi l’heavy metal possiede un immaginario riconoscibile, un codice estetico e un suono che ha attraversato generazioni di band, una parte importante del merito è dei Judas Priest. Nati nella Birmingham che ha dato i natali anche ai Black Sabbath, la band guidata dall’inconfondibile voce del 'Metal God' Rob Halford ha contribuito a definire un intero genere. E oltre cinquant’anni dopo, continua a guardare avanti: mentre il documentario 'The Ballad Of Judas Priest' si prepara a raccontarne il percorso come mai prima d’ora e la raccolta 'The Best Of Judas Priest' celebra una carriera costruita album dopo album, il gruppo è già tornato in studio per lavorare al successore di 'Invincible Shield' (2024). Una dimostrazione di come i Priest continuino a considerare il futuro importante quanto il proprio passato. In attesa del ritorno in Italia per quattro date del 'Faithkeepers Tour' (il 3 settembre al Parco San Valentino di Pordenone, il 5 settembre al Teatro Clerici di Brescia, il 7 settembre alla Fiera del Levante di Bari e il 9 settembre all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma) l'AdnKronos ha intervisato il chitarrista Richie Faulkner per parlare del momento che sta vivendo l’heavy metal e di cosa significhi oggi raccogliere e portare avanti il nome Judas Priest. Con una certezza: "Band come Judas Priest, Black Sabbath, Iron Maiden, Motörhead e Metallica non avranno mai dei veri 'eredi'".
I Judas Priest hanno sempre avuto un legame speciale con i fan italiani e state per tornare in Italia con quattro concerti. Cosa dobbiamo aspettarci da questi show e qual è il vostro rapporto con il pubblico italiano?
"Abbiamo sempre avuto un grande rapporto con i fan italiani. Credo che fin dall’inizio siano stati al fianco della band, alcuni fin dal primo giorno. Qualcuno è ancora lì, continua a venire ai concerti e sembra che in Italia ci siano sempre nuovi fan. Ogni volta che torniamo troviamo persone che vedono la band per la prima volta. Sarà un concerto rumoroso, un classico concerto dei Judas Priest, quello che tutti amiamo. E lo dico anche da fan, so cosa aspettarmi quando i Priest arrivano in città. Ci saranno grandi canzoni e tanto heavy metal suonato ad alto volume, insieme alla fantastica comunità di cui facciamo parte. Non vediamo l’ora".
I Judas Priest hanno ispirato generazioni di band in tutto il mondo e influenzato praticamente ogni sottogenere. Come ci si sente a sapere che la vostra musica ha contribuito a plasmare l’heavy metal?
"È davvero incredibile. Lo dico sempre: quando i ragazzi hanno iniziato, non credo esistesse nemmeno l’heavy metal. Penso che il termine non fosse ancora stato inventato e loro lo hanno creato. Insieme ad altre band hanno dato vita a quello che oggi chiamiamo heavy metal. Negli ultimi oltre cinquant’anni è cresciuto fino a diventare enorme. Posso immaginare quanto sia straordinario per loro vedere fan che, nel corso degli anni, hanno avuto figli e li hanno portati ai concerti. E ora sono proprio quei figli, diventati genitori, a portare a loro volta i propri figli ai concerti. Deve essere una sensazione incredibile vedere milioni di persone in tutto il mondo amare così tanto il metal da farlo diventare parte della propria vita. Io sono nella band da quindici anni e ogni volta che torno in Italia ci sono sempre persone nuove. Magari ascoltano i Priest per la prima volta. Oppure andiamo in una città o in un Paese dove non siamo mai stati prima. Per me è una sensazione incredibile dopo quindici anni. Per la band deve essere assolutamente sconvolgente".
Siete stati tra gli inventori dell’heavy metal insieme ai Black Sabbath e condividete anche la stessa città d’origine, Birmingham. C’è qualcosa di speciale in questa città?
"Credo che fosse la stessa generazione del dopoguerra. Qualunque cosa stesse accadendo a Birmingham in quel periodo dopo la guerra deve aver giocato un ruolo importante. Forse il clima, la politica dell’epoca o il modo in cui si sentivano le persone che cercavano di esprimere qualcosa per uscire da quell’ambiente. Glenn Tipton, il chitarrista, raccontava spesso che lavorava per la British Steel e che riusciva a sentire i martelli delle fabbriche: forse quel suono è entrato inconsciamente nella loro musica. Ma diceva anche che proprio quella realtà gli faceva nascere il desiderio di lasciarla. Ha sempre pensato che nella vita ci fosse qualcosa di più, e questo lo ha spinto a cercare un’alternativa attraverso la musica, a uscire da quell’ambiente e costruire qualcosa di più positivo. Forse anche questo ha avuto un ruolo. Resta il fatto che Judas Priest e Black Sabbath, entrambi in prima linea nella nascita dell’heavy metal provenivano dalla stessa città, è davvero incredibile".
Tu sei entrato nei Judas Priest nel 2011, raccogliendo un'eredità importante. Come hai trovato il giusto equilibrio tra il rispetto per la storia della band e il desidrio di lasciare una tua impronta personale?
"Bella domanda. Credo che si debba fare ciò che si sente giusto. E' una questione di equilibrio tra il rispetto per ciò che è venuto prima di te e il fare qualcosa di tuo. Ho sempre pensato i Judas Priest abbiano sempre fatto quello che volevano, andando controcorrente rispetto ai tempi. Quando entri in una band del genere devi fare il tuo, rispettando il passato. Non penso esista un modo giusto o sbagliato. Non puoi seguire delle istruzioni. Devi sentirlo. Se stai facendo qualcosa di sbagliato te ne accorgi. Io ho semplicemente fatto ciò che mi sembrava giusto. Se alla band andava bene, continuavo a farlo. E sembrava andare bene anche a molti fan. All’inizio c’era molto scetticismo. Quando entri in una band dopo quarant’anni di storia è inevitabile. I fan amavano molto K.K. Downing (ex chitarrrista e tra i membri più longevi della band, con Ian Hill, ndr) e dopo quarant’anni era un cambiamento enorme, quindi è normale che ci fossero dubbi. Lo capisco. Spero di aver fatto le cose nel modo giusto. Sono ancora qui quindici anni dopo, quindi spero che sia stato l’approccio corretto".
Il vostro ultimo album in studio 'Invincible Shield' ha ricevuto un'accoglienza straordinaria da pubblico e critica. E state già lavorando a nuova musica: cosa dobbiamo aspettarci da questo disco e cosa vi ispira ancora a creare nuova musica?
"Abbiamo iniziato a scrivere mentre eravamo in tour con 'Invincible Shield'. Già nel 2024 abbiamo iniziato a pensare a cosa sarebbe potuto essere il prossimo album. 'Invincible Shield' è un disco con molti cambi di direzione. Le canzoni non sono molto dirette, hanno tante parti diverse. E quando abbiamo iniziato a immaginare il nuovo lavoro, il pensiero è andato subito a qualcosa di più diretto, con canzoni più immediate. Le prime canzoni sono nate durante quel tour. Penso che questo nuovo disco sia più diretto e più essenziale. L’ispirazione nasce anche da questo: pensi a ciò che hai fatto prima e a ciò che vorresti fare dopo. E poi ascolti ciò che esce naturalmente quando prendi in mano la chitarra. Piano piano tutto prende forma e diventa riff, canzoni, melodie e, si spera, un album".
Possiamo aspettarci il nuovo album già il prossimo anno?
"Abbiamo già lavorato molto sul materiale. Speriamo di finirlo entro la fine dell’anno e di pubblicarlo il prossimo anno. Non voglio mettermi nei guai se non riusciamo a finirlo in tempo. Ma batteria, basso e chitarre sono praticamente già completati. Restano ancora alcune parti soliste da registrare e dobbiamo completare le voci. Se riusciamo a fare tutto entro quest’anno, allora spero che possa uscire nel 2027".
'The Ballad Of Judas Priest' racconta la storia della band come mai prima d’ora. C’è qualcosa dei Judas Priest che secondo te il pubblico non ha ancora compreso del tutto e che il documentario mostrerà?
"Devo fare una premessa: esistono tanti tipi diversi di fan dei Priest. Ci sono quelli che seguono la band dagli inizi e quelli che sono fan più recenti. Per i nuovi fan ci sarà sicuramente qualcosa che non conoscevano. Penso che il documentario sia adatto a tutti. Anche quando guardi un documentario su una band che magari non conosci o che non ti piace particolarmente, finisci sempre per capirla meglio e apprezzarla di più. E anche se pensi di sapere tutto su una band, c’è sempre qualcosa che scopri per la prima volta. Ian, per esempio, racconta dove fecero il loro primo concerto. Era un club operaio ad Aston. Ne avevo sentito parlare, ma non l’avevo mai visto. Nel documentario lui è lì e si può vedere il palco dove hanno suonato per la prima volta. Io stesso non l’avevo mai visto. Quindi c’è davvero qualcosa per tutti. Sam Dunn e Banger Films fanno sempre un ottimo lavoro. C’è anche Tom Morello coinvolto nel progetto e ha fatto un grande lavoro. E poi c’è Jack Black, che è sempre Jack Black, sempre divertente. Quando sarà disponibile, tutti dovrebbero guardarlo".
Il metal sembra stare diventando sempre più grande. Sempre più giovani lo scoprono e i festival continuano a crescere. Perché pensi che l’heavy metal stia entrando in sintonia con una nuova generazione di fan?
"Ne parliamo spesso. Il metal non viene passato alla radio come una volta e non lo vedi molto in televisione. Eppure ogni anno i festival registrano numeri record. Vai al Wacken, al Graspop, all’Hellfest e trovi sempre più persone. Non ho una risposta netta ma penso che abbia a che fare con il senso di comunità. Quando vai a un festival metal o a un concerto metal diventi parte di qualcosa. Non è semplicemente un video sul telefono o una canzone alla radio: sei parte di una comunità. E il valore di questa cosa è enorme. Ci sono amicizie, condivisione e un’esperienza dal vivo che non puoi ricreare altrove. Quando finisce un festival metal, spesso vengono venduti subito i biglietti per l’anno successivo. Le persone hanno fiducia negli organizzatori e sanno che sarà un grande evento con grandi band. Ogni volta che torniamo in Europa vediamo sempre più ragazzi nelle prime file. Noi sul palco invecchiamo ma le prime file sembrano sempre uguali. Ogni anno vediamo tantissime persone ed è una cosa davvero positiva".
C’è qualche band oggi che ti fa pensare che potrebbe portare avanti lo spirito dell’heavy metal nel futuro?
"Dal mio punto di vista, band come Judas Priest, Iron Maiden, Black Sabbath, Motörhead e Metallica non avranno mai dei veri 'eredi'. Non credo che succederà di nuovo. Penso però che le band che rappresentano il futuro siano già qui. Sono già headliner nei festival. Band come Spiritbox, Sleep Token e Ghost hanno preso strade diverse all’interno del metal e stanno seguendo il loro percorso. Non ci sarà mai un altro Judas Priest o un altro Iron Maiden. Quando qualcuno ci prova, sembra sempre che si stia sforzando troppo. L’heavy metal classico resterà per sempre. Ma la prossima generazione del metal è già arrivata e sta già facendo grandi cose".
Avete influenzato anche il modo di vestire nel rock e nel metal, creando una vera e propria estetica. Pensi che questa influenza sia ancora presente nelle band di oggi?
"Credo di sì. Ovviamente non sono stato io, ma la band. Oggi indosso una maglietta rosa. Ma i Judas Priest hanno avuto una grande influenza su molte band dal punto di vista dell’immagine, sicuramente. Loro cercavano un’immagine che si adattasse alla musica che suonavano. Quando hanno trovato pelle, borchie e spuntoni, tutto ha iniziato a funzionare perfettamente. La moto, le fruste, la pelle e le borchie erano perfette per quella musica. Anche le nuove band hanno la propria immagine, che si adatta alla loro versione del metal e definirà la loro epoca. Ma se guardiamo il metal classico tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, tutti indossavano pelle nera e borchie. I Priest hanno fatto parte di quel fenomeno e forse lo hanno persino iniziato. È stata una grande influenza culturale. Hanno plasmato il metal sia musicalmente sia visivamente. Ed è anche per questo che il genere è durato così a lungo e continua a esistere. Come dicevo, ai festival europei vedi ragazzi in prima fila con quarantacinque gradi e il sole che picchia forte, ma continuano a indossare giacche di pelle. Sono pazzi, non so come facciano. Ma fa parte di quella comunità di cui parlavamo prima. E' la loro comunità, la loro tribù. Penso che quella comunità non morirà mai e per questo è così preziosa". (di Federica Mochi)

(Adnkronos) - "Il trasporto pubblico è un fattore decisivo di rigenerazione urbana e un fattore abilitante di vendita di appartamenti o uffici. Stiamo facendo un nuovo lavoro. Sempre più in Fnm infatti arrivano richieste di consulenze per definire un modello di mobilità capace di incidere sulla riqualificazione dei territori e delle aree urbane. È arrivato quindi il momento di provare a immaginare un tipo di trasporto pubblico locale diverso seguendo un criterio di appropriatezza del servizio anche in ragione dei temi relativi alle risorse. In tal senso può essere d’ispirazione il modello di successo sperimentato con le Olimpiadi invernali Milano-Cortina, dove è stato fatto un lavoro straordinario con i servizi di mobilità su gomma di ultimo miglio". Così il Presidente di Asstra, Andrea Gibelli, intervenuto questa mattina al convegno Nazionale Anav 2026.
"Durante le Olimpiadi abbiamo gestito con un modello non convenzionale la relazione e i collegamenti tra grandi centri e piccoli centri di aree montane; E se i treni sono intervenuti sulla mobilità generale con la loro alta capacità, i bus sono stati efficaci nell’ultimo miglio attraverso flessibilità, orari e geolocalizzazione. La scommessa per il Tpl del futuro è riempire di contenuti un'esperienza urbanistica diffusa, coerente con gli investimenti immobiliari e la rigenerazione urbana, progettata con una mobilità di ultimo miglio per la quale è necessario immaginare tariffe dinamiche che possano andare a soddisfare i bisogni di mobilità che si stanno affermando", conclude Gibelli.

(Adnkronos) - Ondata di afa sull'Italia e sale il rischio blackout elettrico. In alcuni quartieri di Milano e Roma è già accaduto. E il fenomeno, con le temperature che non scenderanno a breve, potrebbe ripetersi. Uno scenario che può complicare la situazione di Asl e ospedali che devono essere operativi h24, ma che la Fiaso, Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere, sta monitorando. "Nei presidi ospedalieri di tutto il territorio italiano sono in funzione gruppi elettrogeni e sistemi che assicurano la continuità della fornitura elettrica, in particolare nelle aree dove un'interruzione non è tollerabile: sale operatorie, terapie intensive cardiologiche e pronto soccorso". Così all'Adnkronos Salute Giuseppe Quintavalle, presidente della Fiaso.
"Le aziende sanitarie stanno seguendo con attenzione l'evolversi della situazione, anche in relazione al carico sulla rete elettrica in questi giorni di caldo intenso. Il messaggio che vogliamo dare ai cittadini - afferma Quintavalle - è di tranquillità: l'assistenza innanzitutto nei momenti più delicati - un intervento chirurgico, un'emergenza cardiologica, un accesso in pronto soccorso - non viene messa a rischio dal caldo né da eventuali blackout della rete elettrica".

(Adnkronos) - Quattro voti a favore e due astenuti per il nuovo incarico fuori ruolo per Giusi Bartolozzi. Questa la decisione della Terza Commissione del Csm, a quanto apprende l’Adnkronos, chiamata a esprimersi sulla richiesta di un nuovo incarico arrivata a palazzo Bachelet per l’ex capo di gabinetto del ministero della Giustizia, questa volta nello staff del ministro degli Affari Europei e del Pnrr Tommaso Foti. A favore hanno votato la due laiche di centrodestra Isabella Bertolini e Daniela Bianchini, il togato di Unicost Roberto D’Auria e la togata di Mi Maria Luisa Mazzola. Astenuti invece i due consiglieri di AreaDg Tullio Morello e Marcello Basilico che è il presidente della Commissione.
Una decisione che arriva a poco più di due mesi dalla decisione all’unanimità del plenum che aveva ricollocato in ruolo Bartolozzi, su sua domanda, presso la Corte di Appello di Roma con le funzioni di magistrato della pianta organica flessibile giudicante. Bartolozzi, indagata per false informazioni al pubblico ministero nell'ambito dell'inchiesta sul caso Almasri, si era dimessa dall’incarico lo scorso 24 marzo, all'indomani del risultato del referendum sulla riforma della giustizia con la vittoria del no. Un incarico, quello in Corte di Appello, che però non ha mai assunto poiché il decreto ministeriale non è stato pubblicato. Nel frattempo a Palazzo Bachelet è arrivata la nuova richiesta di fuori ruolo che, dopo il voto in commissione, sarà nelle prossime settimane all’attenzione del plenum. (di Assunta Cassiano)

(Adnkronos) - L’abbigliamento e il modo in cui percepiamo la nostra immagine "non influenzano soltanto l’aspetto estetico, ma possono avere effetti concreti sul benessere psicologico, sull’autostima e sul modo in cui ci relazioniamo con gli altri". È quanto emerge da "numerosi studi di psicologia che, negli ultimi decenni - informa una nota di We Will Care - hanno approfondito il legame tra immagine corporea, percezione di sé e salute mentale. La letteratura scientifica dimostra infatti che il modo di vestire contribuisce alla formazione dell’identità personale, influenza i comportamenti e può incidere sulla qualità della vita. Altri studi hanno inoltre evidenziato come una percezione più positiva della propria immagine corporea sia associata a una riduzione del senso di vergogna, dell’insoddisfazione verso il proprio corpo e dei livelli di umore negativo, a conferma di quanto la cura della propria immagine possa rappresentare una componente importante del benessere psicologico".
Per le persone che affrontano un tumore "questo tema - si legge - assume un significato ancora più profondo. I trattamenti oncologici possono infatti modificare il rapporto con il proprio corpo, rendendo più difficile riconoscersi allo specchio e recuperare fiducia nella propria immagine. In questo contesto, strumenti come l’Armocromia possono diventare un’occasione per riscoprire sé stesse e ritrovare uno sguardo più positivo nei propri confronti". "Sulla base di queste evidenze scientifiche, We Will Care ha promosso, in collaborazione con Barbara Formenti, Image Specialist, un progetto di Armocromia dedicato a donne con una diagnosi oncologica" prosegue la nota. Tra aprile e maggio le partecipanti hanno preso parte a un percorso articolato in tre giornate di consulenze individuali, pensate per offrire uno spazio di ascolto e di cura della propria immagine e per accompagnarle nella riscoperta della propria identità.
"L’armocromia può rappresentare uno strumento semplice, ma particolarmente utile all’interno di un percorso di supporto al benessere psicologico delle persone con una diagnosi di tumore – afferma Gabriella Pravettoni, docente di Psicologia delle Decisioni al Dipo di Milano, direttrice della Divisione di Psiconcologia dello Ieo e presidente di We Will Care –. Le terapie oncologiche possono determinare cambiamenti dell’immagine corporea che, in alcuni casi, influenzano la percezione di sé e la qualità di vita. Iniziative di questo tipo possono favorire un rapporto più positivo con la propria immagine, non con finalità estetiche, ma come parte di un percorso di cura della persona. Ritrovare colori e tonalità che valorizzano le proprie caratteristiche può contribuire a rafforzare l’autostima e ad accompagnare il processo di adattamento ai cambiamenti legati alla malattia, con possibili benefici sul benessere psicologico e sulla qualità di vita".
Il progetto - dettaglia la nota - ha raccolto un riscontro estremamente positivo. Anche le partecipanti inizialmente più scettiche hanno raccontato di aver vissuto l’esperienza come un’occasione per vedersi in modo nuovo, scoprendo colori e tonalità capaci di valorizzarle e, soprattutto, di farle sentire nuovamente rappresentate dalla propria immagine.
"Sono particolarmente felice di aver realizzato, per la prima volta, un percorso di Armocromia dedicato a donne che hanno affrontato un tumore, – dichiara Barbara Formenti, consulente d’immagine e armocromista -. Ogni incontro è stato un momento di grande condivisione e ascolto. L’armocromia viene spesso considerata uno strumento legato all’estetica, ma in queste giornate ha dimostrato di poter diventare molto di più: un’occasione per riscoprirsi, ritrovare fiducia e imparare a guardarsi con maggiore serenità. Vedere l’entusiasmo e l’emozione delle partecipanti davanti allo specchio è stata la conferma del valore di questo progetto".
Il progetto "si inserisce nella più ampia attività di We Will Care a sostegno delle persone con una diagnosi oncologica. La nostra Associazione promuove iniziative che affiancano il percorso di cura e pongono attenzione al benessere psicologico e alla qualità di vita delle pazienti" conclude Pravettoni.
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