
C'è grande preoccupazione tra lavoratori e sindacati per il futuro di Tiscali.
La società del gruppo Tessellis sta affrontando diverse difficoltà, tali da avviare una valutazione sulla cessione del proprio ramo consumer.
Nei giorni scorsi si è svolto un incontro tra le segreterie nazionali e territoriali di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, con le RSU, e l'azienda Tiscali Italia al termine del quale è stato sottoscritto un nuovo accordo di esodi incentivati, al fine di gestire - spiegano le sigle - le eccedenze dichiarate attraverso strumenti il meno traumatici possibile.
"A inizio incontro - riferiscono i sindacati - è stata illustrata una condizione aziendale estremamente difficile e complessa che ha portato alla decisione, data l'impossibilità di proseguire l'impresa così come è, di dare mandato ad una società esterna di valutare 'l'appetibilità' sul mercato del mondo B2C.
Sia questo studio che le prime manifestazioni di interesse avrebbero portato alla individuazione di un perimetro occupazionale ottimale di circa 500 Fte (comprensivo di 13 dirigenti) rispetto agli attuali 620.
Di conseguenza l'azienda ha aperto una nuova procedura di riduzione di personale ex legge 223/1991 per un numero massimo di 220 lavoratori così ripartiti territorialmente: Cagliari 104, Roma 24, Bari 42, Taranto 50. La procedura è stata immediatamente chiusa tramite la sottoscrizione di un accordo sindacale che prevede, quale unico criterio di applicazione, la non opposizione al licenziamento.
Il termine per la risoluzione collettiva dei rapporti di lavoro è stato fissato al 28 febbraio".
I sindacati hanno ribadito come non si possa più puntare esclusivamente sulla riduzione del perimetro occupazionale, soprattutto in ambito Customer, ma come sia fondamentale cercare contestualmente soluzioni di tipo industriale e duraturo. "Il futuro di Tiscali e, di conseguenza, delle lavoratrici e dei lavoratori che da tanti anni mettono a disposizione con impegno e dedizione le loro professionalità, sono per le organizzazioni sindacali una priorità imprescindibile e, nel caso fosse necessario, saremmo costretti a mettere in campo tutte le azioni dovute cercando di coinvolgere le istituzioni sia territoriali che nazionali".
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"Ricevere una diagnosi di Sclerosi laterale amiotrofica (Sla) cambia improvvisamente la traiettoria di una vita, non solo per il paziente ma per l’intera famiglia. Per questo il primo messaggio da trasmettere è chiaro: nessuno deve sentirsi solo". Così all'Adnkronos Salute Federica Cerri, neurologa del Centro Clinico Nemo di Milano, che interviene sulla videoserie "A cena con la Sla", progetto promosso da Aisla e Slafood con il contributo scientifico dei Centri clinici Nemo e il supporto non condizionante di Zambon, disponibile dal 28 gennaio sui siti di Aisla e Slafood.
"La Sla è una malattia che mette ogni giorno alla prova le piccole autonomie – spiega Cerri –: dalla forza di una mano al respiro, fino alla voce. Proprio per questo è fondamentale una presa in carico multidisciplinare, capace di anticipare le tappe della malattia e le difficoltà che il paziente incontrerà nel suo percorso di vita". L’obiettivo "è difendere ogni singola autonomia, anche la più piccola. Sono queste autonomie – sottolinea la neurologa – che fanno la quotidianità e la dignità della persona. Accanto alle cure cliniche, diventa centrale la rete sociale e la famiglia. Nessun centro, da solo, è sufficiente. Lavoriamo perché pazienti e caregiver si sentano parte di un percorso di cura e non abbandonati davanti a una diagnosi così pesante".
"Curare la Sla significa anche prendersi cura delle relazioni - sottolinea Cerri -. Lo sguardo dei propri cari, la possibilità di restare dentro la propria vita, fanno parte a pieno titolo della terapia". Un esempio concreto è il momento del pasto, "che per i pazienti con Sla ha un valore che va ben oltre la nutrizione. Mangiare insieme non è solo nutrirsi: è memoria, convivialità, identità".
La malattia, però, spesso compromette questo spazio. Circa il 30% dei pazienti presenta difficoltà di deglutizione già all’esordio dei sintomi e quasi tutti, nel corso della malattia, perdono progressivamente questa capacità. "Non si tratta solo del rischio di aspirazioni, infezioni o perdita di peso – chiarisce la neurologa – ma del fatto che sedersi a tavola può diventare faticoso, imbarazzante, accompagnato dalla paura di tossire o soffocare davanti agli altri. Da qui il rischio di isolamento e un impatto emotivo significativo". È in questo contesto che il lavoro del team multidisciplinare torna a essere decisivo: "valutazione della deglutizione, piani nutrizionali personalizzati, adattamento delle consistenze e delle ricette. Le preparazioni di consistenza modificata, se ben studiate, possono essere sicure, bilanciate dal punto di vista calorico e proteico ma anche buone, riconoscibili e legate alla cultura alimentare della persona".
In altre parole, conclude Cerri, "possiamo cambiare la consistenza del cibo, ma non il significato dello stare a tavola insieme. Per una persona con la Sla, restare seduta a tavola con la propria famiglia, anche con tempi e consistenze diverse, è una forma di terapia invisibile, ma estremamente potente" conclude.

La Giornata mondiale contro il cancro ha portato una novità importante nel mondo della Medicina e della lotta ai tumori del pancreas. Un gruppo di scienziati spagnoli del Centro Nazionale Spagnolo per la Ricerca sul Cancro (Cnio) di Madrid, guidato da Mariano Barbacid, ha pubblicato su 'Pnas' i risultati di una ricerca - sui topi quindi pre-clinica - in cui si annuncia di avere trovato una terapia per curare una forma di tumore al pancreas tra le più aggressive. La notizia ha fatto il giro del mondo suscitando però anche alcune domande da parte della comunità scientifica. La Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva (Sige) invita "alla prudenza" in merito ai recenti e promettenti risultati pubblicati riguardanti l’efficacia di una terapia sperimentale per l'adenocarcinoma duttale pancreatico, "una patologia che conserva ancora oggi uno dei tassi di mortalità più elevati in ambito oncologico. Sebbene lo studio guidato dal professor Barbacid, "rappresenti un avanzamento scientifico di valore, è necessario ribadire come si posizioni in una fase sperimentale, condotta esclusivamente su topi, in un contesto che impone estrema cautela prima di poter parlare di una svolta terapeutica definitiva per i pazienti".
"La ricerca ha evidenziato come l’azione combinata di inibizione su tre nodi strategici delle vie di segnalazione cellulare del gene KRAS, che codifica una proteina in grado di regolare la crescita cellulare, — nello specifico RAF1, EGFR e STAT3 — sia in grado di indurre una regressione completa del tumore senza la comparsa di resistenze farmacologiche per un periodo prolungato - ricorda la Sige - Questa strategia, ha dimostrato un’efficacia senza precedenti nei topi, superando uno dei principali ostacoli della terapia attuale: la rapidità con cui le cellule cancerose del pancreas imparano a eludere i farmaci"
La Sige sottolinea "che il successo ottenuto in laboratorio non garantisce automaticamente un esito identico negli esseri umani. La biologia del tumore pancreatico umano è di una complessità tale da richiedere una validazione rigorosa attraverso trial clinici strutturati, indispensabili per confermare che la terapia sia non solo efficace, ma anche tollerabile nel lungo periodo", afferma il presidente della Sige, Luca Frulloni. “Il passaggio – aggiunge – dai modelli animali alla pratica clinica è un percorso lungo e delicato; pertanto, questi risultati devono essere interpretati non come un traguardo finale, ma come una preziosa bussola per orientare la futura ricerca clinica. La comunità scientifica – in primo luogo, la Sige - è fiduciosa, ma la priorità resta quella di procedere con rigore metodologico per trasformare queste evidenze di laboratorio in una reale speranza di cura”.
Sebbene i risultati dello studio spagnolo "siano positivi, sono stati ottenuti su modelli animali (topi). Come spiegano esperti virologi e oncologi che hanno analizzato lo studio, il passaggio dal topo all’uomo è l’ostacolo più grande. Ci sono due problemi principali: la tossicità e la biologia", riassumono gli specialisti del sito anti-bufale 'Dottore ma è vero che...?' curato dalla Fnomceo. La tossicità, "per ottenere quei risultati, i topi sono stati trattati con dosi di farmaci elevatissime, molto superiori a quelle che un essere umano potrebbe sopportare senza subire danni gravi. Bisogna trovare un dosaggio che sia efficace ma non dannoso per l’uomo", avvertono.
La biologia. "Bloccare completamente alcune proteine (come STAT3) nei topi ha funzionato, ma nell’uomo queste stesse proteine svolgono funzioni vitali. Eliminarle potrebbe essere troppo pericoloso. Siamo quindi di fronte a una 'prova di concetto': sappiamo che la strategia dell’accerchiamento funziona, ma ci vorranno anni per sviluppare farmaci sicuri per l’uomo", concludono
Perché questo tumore è così difficile da sconfiggere? "Il tumore al pancreas è un avversario temibile per la sua 'intelligenza' biologica - precisano gli esperti di 'Dottore ma è vero che...? '- Oltre a essere spesso diagnosticato tardi perché dà pochi sintomi iniziali, ha una caratteristica biologica particolare: si circonda di un tessuto molto denso e compatto (chiamato stroma) che agisce come una barriera fisica, rendendo difficile per i farmaci e per le cellule del sistema immunitario penetrare all’interno della massa tumorale. Inoltre, come abbiamo visto nello studio spagnolo, le sue cellule sono molto plastiche: se chiudiamo una porta, loro ne aprono un’altra. La sfida di oggi - concludono - si combatte su due fronti: da un lato la ricerca di base, come quella spagnola, che cerca di capire come bloccare tutte le vie di fuga del tumore; dall’altro la ricerca clinica, che porta in corsia nuovi farmaci per migliorare da subito la vita dei pazienti".

"Tra Lilly e Milano-Cortina 2026 esiste una missione condivisa: promuovere un mondo sostenibile, più equo e inclusivo, sia nello sport sia nella salute. Da 150 anni Lilly trasforma i progressi scientifici in terapie innovative, con un obiettivo preciso: permettere alle persone di vivere al meglio la propria salute. I Giochi Olimpici e gli atleti insegnano che non esiste prestazione senza determinazione, senza la capacità di superare i propri limiti. Allo stesso modo, anche noi, come azienda impegnata nella scienza, vogliamo andare oltre i limiti per trovare cure in grado di rispondere ai bisogni insoddisfatti dei pazienti". Lo ha detto oggi Elias Khalil, amministratore delegato Lilly Italy Hub, all’inaugurazione, da parte della farmaceutica, di due installazioni immersive a Milano.
La prima è Fan Village in piazza del Cannone. "Un igloo che racconta l’impegno di Lilly, che in 150 anni ha trasformato la scienza in cure per i pazienti - illustra Khalil - Al suo interno è possibile trovare diversi episodi della storia di Lilly e di come abbiamo contribuito a segnare la medicina. Il messaggio per noi è molto chiaro: non ci fermiamo, continuiamo ad andare avanti per trovare nuove soluzioni per i bisogni ancora insoddisfatti di tanti pazienti".
La seconda installazione, invece, è la quinta tappa di 'The Impossible Gym' che dopo Roma, lo scorso anno, Shanghai e Malaga, approda a Milano. "Si tratta della Winter edition e racconta la storia dei pazienti che vivono ogni giorno con l’obesità, una malattia cronica, recidivante e molto complessa. All’interno si trovano attrezzi che non possono essere usati per allenarsi. In questo modo raccontiamo anche lo sforzo che i pazienti compiono ogni giorno, perché il corpo può opporsi al calo di peso". Il "messaggio è molto chiaro: vogliamo allenare la consapevolezza dei cittadini sull’obesità e sui modi per affrontarla" conclude.
Conclusi gli scavi archeologici a S'Ortali 'e Su Monti e Bau Nuraxi...
Presentato a Palermo il progetto Rèinvestir. Pili, 'promuovere la
salute'...
Il consigliere regionale di Fdi Meloni, il sindaco Zedda li rimuova...
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dell'under 21... 
I legali di Fabrizio Corona presentano reclamo contro l'ordinanza con cui, lo scorso 26 gennaio, il giudice del Tribunale civile di Milano Roberto Pertile ha accolto il ricorso d'urgenza del conduttore televisivo Alfonso Signorini. Nel provvedimento, il giudice aveva ordinato a Corona "di rimuovere immediatamente da ogni hosting provider e da ogni social media a lui direttamente o indirettamente riconducibile, tutti i video nonché tutti i contenuti (testuali, audio e video)[1]", aventi come oggetto il giornalista, al centro di due puntate di Falsissimo su presunti meccanismi opachi nella selezione di alcuni concorrenti del Grande Fratello Vip.
Una decisione che aveva fatto gridate la difesa alla "censura" e che ha dato il via a un botta e risposta con Mediaset tirata in ballo nelle ultime puntate di Falsissimo prima che le piattaforme digitali oscurasse i profili social di Corona e del programma, in seguito a iniziative legali dell'azienda di Cologno Monzese[2].
E se ora Corona tenta di ritornare su Instagram aprendo un nuovo profilo e ricominciando da zero, arriva il tentativo di agire su un altro campo da gioco, con Falsissimo che sale sul palco. L'obiettivo è portare in scena un racconto senza filtri sul potere mediatico, l'informazione, il gossip, i nomi intoccabili e retroscena mai raccontati, come si legge in una nota diffusa dal Gruppoanteprima. Corona mette in scena una visione che promette di rompere gli schemi della narrazione ufficiale e dove "la libertà di parola non si chiede. Si esercita".
Cinque le date di maggio già messe in cartellone - si inizia il 7 a Milano, poi Catania, Napoli, Roma e Padova - con biglietti in prevendita che vanno da 30 a 45 euro.
Fabrizio Corona mostra il suo volto su Instagram[3], non parla lasciando la parola a chi è dall'altra parte del telefono, ma quei pochi secondi sembrano ribadire che non ha intenzione di fermarsi. Se a decidere sulla pubblicazione di alcuni contenuti sono le piattaforme digitali, in piena autonomia e in base a quelle che sono le norme sul rispetto della privacy e sul divieto di diffondere contenuti minacciosi e diffamatori, i legali di Mediaset continuano il loro lavoro. Meta dopo le ripetute violazioni e le sospensioni degli account 'monitora' i nuovi profili legati al nome di Corona, difficile ora capire quale sia quello 'ufficiale'.
Un'attenzione iniziata quando 'Falsissimo', oscurato dai canali social, ha iniziato a prendere di mira programmi Mediaset. Ieri l'azienda ha annunciato una causa civile, per un importo complessivo di 160 milioni di euro[4], contro Corona e le società a lui riconducibili, per danni reputazionali e patrimoniali. Un'iniziativa che vede protagonisti Pier Silvio e Marina Berlusconi, Maria De Filippi, Silvia Toffanin, Gerry Scotti, Ilary Blasi e Samira Lui, insieme a Mediaset e Mfe - Mediaforeurope contro chi, "attraverso una violenza verbale inaudita, costituisce un insieme di menzogne, falsità e insinuazioni prive di qualsiasi fondamento e del minimo rispetto per le persone". Nulla a che fare con il gossip, ma piuttosto con un meccanismo organizzato "nel quale la menzogna diventa uno strumento di lucro", una "campagna d’odio" con cui Corona "monetizza migliaia di euro ogni settimana".

"La broncopneumopatia cronica ostruttiva è una patologia soggetta a riacutizzazioni, che possono essere molto gravi, anche in pazienti trattati con il massimo della terapia attualmente disponibile. L’approvazione di mepolizumab consente di offrire a pazienti che non avevano nessuna opzione oltre quelle disponibili, un’opportunità aggiuntiva anche quando hanno riacutizzazioni e sono massimizzati con la terapia inalatoria". Così all’Adnkronos Salute Alberto Papi, professore di Malattie dell'Apparato respiratorio e direttore Unità Respiratoria Dipartimento CardioRespiratorio ospedale Sant’Anna di Ferrara, commentando l’approvazione da parte della Commissione europea di mepolizumab, un anticorpo monoclonale diretto contro l’interleuchina-5, negli adulti come trattamento di mantenimento aggiuntivo per la Bpco (broncopneumopatia cronica ostruttiva) non controllata caratterizzata da un aumento degli eosinofili nel sangue, in associazione a un corticosteroide inalatorio, un beta2-agonista a lunga durata d’azione e un antagonista muscarinico a lunga durata d’azione.
L’approvazione si è basa sui dati positivi dello studio di fase 3 Matinee, in cui mepolizumab ha mostrato una riduzione clinicamente e statisticamente significativa del tasso annualizzato di riacutizzazioni moderate/gravi rispetto al placebo più lo standard di cura in un ampio spettro di pazienti con Bpco con fenotipo eosinofilo.
"I dati positivi dello studio di fase 3 Matinee – spiega l’esperto – hanno dimostrato che nella tipologia di pazienti che abbiamo descritto l'aggiunta di un inibitore specifico della interleuchina 5 riduce le riacutizzazioni. La specificità del farmaco sta nel fatto che è indicato in una categoria specifica di pazienti che hanno un'infiammazione facilmente identificabile con un semplice esame del sangue, un semplice emocromo che ci dice che hanno gli eosinofili elevati quindi si tratta di una terapia molto target specifica". "Questa platea è composta da pazienti sia con bronchite cronica che senza, sia con enfisema che senza, con un ampio spettro di compromissione polmonare. Quindi all'interno di questo gruppo di pazienti con infiammazione eosinofilica, la platea di potenziali destinatari è ampia, quindi è una buona notizia per i pazienti", conclude.

'Futuro Nazionale', la nuova formazione politica di Roberto Vannacci, formalmente ancora non è nata ma il parto si preannuncia travagliato. L'utilizzo del simbolo è oggetto di una diatriba, giuridica prima che politica, visto che un marchio con la stessa dicitura è stato già presentato ufficialmente e depositato nel 2010 presso l'Ufficio marchi e brevetti della Camera di Commercio di Teramo (oggi del Gran Sasso d'Italia) da Riccardo Mercante, ex consigliere regionale M5S scomparso in un incidente stradale il 16 settembre del 2020.
I diritti degli eredi di Mercante
Carte alla mano, dunque, solo gli eredi di Mercante, ovvero la moglie e i figli, sarebbero legittimati a usarlo, non necessariamente in una competizione elettorale. Non a caso la moglie, Marina Caproni, ha già fatto sapere che non ha intenzione di 'cedere' il logo ai vannacciani[1]. Il condizionale però è d'obbligo perché se è vero che gli eredi di Mercante possono accampare pretese su 'Futuro nazionale' in qualità di primi depositari, c'è chi fa notare che l'attuale normativa invece legittimerebbe Vannacci a tenere per sé il nome perché sono trascorsi dieci anni dalla sua registrazione e il titolo sarebbe scaduto.
Cosa succede al marchio dopo 10 anni
"La famiglia dell'ex consigliere regionale Riccardo Mercante - dice all'Adnkronos Gabriele Maestri, giurista e curatore del blog 'isimbolidelladiscorsia.ti' - ha sicuramente il diritto di non veder associato a sé o alla memoria del defunto il progetto politico di Vannacci, ma con tutta probabilità non può bloccare l'uso del nome o del simbolo". "In effetti - spiega - sulla banca dati dell'Ufficio italiano brevetti e marchi risulta la richiesta di marchio verbale nazionale depositata nel 2010 da Mercante, ma occorre ricordare che la validità del titolo di marchio dura 10 anni. È sempre possibile il rinnovo di un marchio, ma fino a sei mesi dopo la scadenza del titolo".
Trascorso quel termine, avverte Maestri, ''occorre depositare una nuova domanda e, nel frattempo, altre domande per lo stesso segno distintivo o per segni analoghi potrebbero essere state depositate". Il codice della proprietà industriale, tra l'altro, all'articolo 12, "precisa che il requisito della novità non viene meno se sono trascorsi due o, in casi particolari, 3 anni dalla scadenza del marchio precedente uguale o simile". Nella "stessa banca dati italiana, nonché in quella europea, non risultano né richiesta di rinnovo né domande successive sullo stesso marchio". In generale, ''a risultare problematica'', fa notare Maestri, "è la stessa pratica di depositare come marchi potenziali simboli politici o di partito. Anche in un'epoca in cui il marketing politico domina, i valori, i principi e le regole alla base del diritto dei marchi rimangono diverse da quelle del diritto dei partiti e, in più, possono creare potenziali cortocircuiti anche con le norme che regolano le elezioni e le campagne elettorali".
L'uso elettorale del logo
Quel che conta, dunque, è l'uso elettorale' del logo. Ne è convinto anche l'ex parlamentare azzurro Ignazio Abrignani, avvocato incaricato da Silvio Berlusconi per il contenzioso civile nel 2009 contro l'imprenditore di Casal di Principe, Michelangelo Madonna, che rivendicava la paternità del simbolo del Popolo della libertà (assicurava di averlo inventato per primo due anni prima della cosiddetta svolta del predellino del 18 novembre 2007).
''In materia elettorale - assicura Abrignani - è l'anteriorità che dà il diritto all'utilizzo del simbolo al soggetto che l'ha presentato. E' evidente che un soggetto che abbia depositato presso il registro competente tale simbolo potrebbe reclamare dei diritti di natura civilistica ma, di fatto, bisogna innanzitutto capire se il deposito è stato rinnovato o meno, perché, in caso negativo, la dicitura sarebbe libera e a disposizione del primo soggetto che la depositerà in una competizione elettorale, come potrebbero essere le prossime suppletive''. Allo stato i 'vannacciani' sarebbero intenzionati a usare la dicitura 'Futuro nazionale' fino a quando non si porrà qualche impedimento tecnico giuridico. Allo stato, non sarebbe ancora stato firmato davanti al notaio l'atto costitutivo della neo formazione.

L'ex magistrato e giurista Cesare Ruperto, presidente emerito della Corte costituzionale, è morto a Roma all'età di 100 anni. Nato a Filadelfia (Vibo Valentia) il 28 maggio 1925, Ruperto ha concluso la carriera di magistrato come presidente di sezione della Corte di Cassazione. Fu eletto giudice della Corte costituzionale dalla Suprema Corte il 16 novembre 1993 e giurò il 3 dicembre successivo. E' stato presidente della Consulta dal 5 gennaio 2001 al 2 dicembre 2002, termine del suo mandato. Nel 2006, da capo della commissione di Appello federale della Figc, emise la prima sentenza nei procedimenti sullo scandalo 'calciopoli', decretando la retrocessione della Juventus in Serie B.
Il 28 maggio 2025, giorno esatto del centesimo compleanno, il presidente Sergio Mattarella ha ricevuto al Quirinale Cesare Ruperto in occasione della cerimonia per i cento anni del presidente emerito della Corte Costituzionale.
I funerali, riporta l'Adkronos, si terranno lunedì 9 febbraio, alle ore 12, nella chiesa di San Lorenzo in Lucina, nell'omonima piazza di Roma.

A poche ore dal via di Milano Cortina 2026, l’attesa è tutta per la cerimonia di apertura. Lo show inaugurale, ‘diffuso’ (come questa particolare edizione delle Olimpiadi) su più territori. Da Milano a Cortina, passando per Livigno e Predazzo. In attesa dell'inizio dell'evento, gli appassionati hanno però un unico grande dubbio. Chi saranno gli ultimi tedofori? Chi avrà l’onore di accendere i due bracieri olimpici a Milano e a Cortina?
Milano Cortina 2026, gli ultimi tedofori
Il toto-tedoforo sembrerebbe avere già la sua risposta. In pole position ci sono due leggende dello sci azzurro, Deborah Compagnoni e Alberto Tomba. Con un colpo di scena. Entrambi 'correrebbero' per il braciere milanese piazzato all’Arco della Pace, con il pittoresco Castello Sforzesco a far da sfondo all’iconico momento. A far la spia della possibilità, la loro presenza in contemporanea oggi in Triennale a Milano, per il taglio del nastro di Casa Italia. A quanto apprende l'Adnkronos, Tomba e Compagnoni (tre ori olimpici a testa) potrebbero accendere insieme il braciere all'Arco della Pace a Milano e regalare alla storia dei Giochi un momento memorabile. Da annali. Per quanto riguarda Cortina, un indizio importante arriva dalle parole del mito Gustavo Thoeni, oro in slalom gigante a Sapporo 1972, che poche ore fa ha precisato il suo ruolo di penultimo tedoforo a Cortina. A chi passerà il testimone? A Sofia Goggia, oro in discesa a Pyeongchang 2018 e argento nel 2022 a Pechino. Un ruolo epico per l'azzurra, che poi tornerà in pista a caccia di una medaglia.
Milano Cortina, chi saranno gli ultimi tedofori
Proprio prima dell'inaugurazione di Casa Italia con il Capo dello Stato Sergio Mattarella, l’Adnkronos ha interpellato sul tema il presidente del Coni Luciano Buonfiglio, ‘pizzicato’ a chiacchierare con Tomba. “Accenderà lui il braciere olimpico a Milano? Anche se lo so, non ve lo dico. Sarà una sorpresa”. Il presidente, dribblando con un sorriso la questione, ha poi puntato il focus sull’avvicinamento alle prime gare da medaglia delle Olimpiadi invernali: "Siamo pronti e ciò che ho chiesto e chiedo agli atleti e alle atlete è di fare ciò che sanno fare, che in queste circostanze giocando in casa e con tante pressioni diventa difficile. È un po’ come la sera prima degli esami, però abbiamo studiato. Siamo tesi ma abbiamo studiato”. (di Michele Antonelli)

L’8 febbraio il Ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, inaugurerà ufficialmente la sede di Med-Or Italian Foundation for Africa, a Nairobi. Lo si apprende da un comunicato di Med-Or, secondo cui l’apertura della sede in Kenya, la prima all’estero, segna un passaggio strategico nel rafforzamento della presenza operativa della Fondazione sul continente e nel suo impegno a promuovere una cooperazione concreta, strutturata e paritaria.
La nuova sede in Kenya permetterà alla Fondazione di stabilire una presenza diretta in Africa, con la possibilità di proiezione su tutto il continente, per rafforzare il dialogo con i partner locali, collaborare in modo più efficace con governi e istituzioni africani e approfondire la comprensione delle trasformazioni economiche, sociali e politiche del continente. La scelta di Nairobi riflette anche il ruolo centrale del Kenya come piattaforma strategica per l’intera Africa. Il paese si distingue per la sua stabilità politica, il dinamismo economico e la crescente capacità di attrarre investimenti internazionali, oltre a rappresentare un hub commerciale, tecnologico e logistico di riferimento per tutta l’Africa.
Inoltre, la sede a Nairobi fungerà in particolare da centro operativo per il coordinamento, la promozione e il monitoraggio dei progetti e delle iniziative della Fondazione orientati allo sviluppo e alla crescita sostenibile dei paesi africani, allo scambio di competenze tra Italia e partner locali, alla cooperazione tra settore pubblico e privato.
"L’azione di Med-Or in Africa rappresenta un contributo strategico al rafforzamento del partenariato con i paesi africani e con l’intero continente. La presenza attiva in Kenya della Fondazione, con la collaborazione del Ministero dell’Università e della Ricerca, rappresenta un investimento concreto su formazione, conoscenza e innovazione, leve essenziali per una crescita solida e duratura – afferma il Ministro Bernini – L’obiettivo condiviso è investire sulle competenze e sul capitale umano, sostenendo percorsi di trasformazione economica e sociale fondati sulla responsabilità, sull’innovazione e sulla valorizzazione dei territori e delle comunità locali".
"Con l’inaugurazione della sede di Nairobi, Med-Or compie un passo coerente con la propria visione: lavorare in Africa, con l’Africa. La presenza diretta sul territorio – dichiara il Presidente Minniti – ci consente di costruire relazioni più solide e paritarie con governi, istituzioni e attori locali, rafforzando un modello di cooperazione che mette al centro il dialogo, le competenze e il rispetto reciproco". Med-Or Italian Foundation conferma così l’impegno a rafforzare la dimensione internazionale delle proprie attività e a contribuire allo sviluppo di relazioni strategiche e di lungo periodo con i principali attori del continente africano.
'Siamo tra i primi 5 atenei medi in Italia nella classifica Censis'...



