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Deffenu...
Intervento del Consorzio di Bonifica della Sardegna meridionale...
Otto atleti in barca per inaugurazione della Foil Academy di Luna
Rossa...
Documentario diretto da Nicola Castangia con soggetto e
sceneggiatura di Anthony Muroni... 
"FOLight è prima di tutto un momento di confronto tra specialisti che si occupano di tumore ovarico e che provengono da diverse realtà cliniche e di ricerca. Il nostro obiettivo è discutere e approfondire le opportunità terapeutiche oggi disponibili per il trattamento dei tumori dell'ovaio, una patologia complessa e difficile da gestire". Così Sandro Pignata, direttore dell'Oncologia ginecologica dell'Int-Irccs Fondazione Pascale di Napoli, spiega il significato dell'incontro scientifico che da oggi riunisce a Sorrento oncologi, ricercatori e giovani studiosi impegnati nello studio e nel trattamento del tumore ovarico, con l'obiettivo di favorire il confronto tra centri clinici e di ricerca e fare il punto sulle più recenti innovazioni terapeutiche. "Una particolare attenzione - prosegue Pignata - è rivolta alle pazienti con malattia platino-resistente, cioè quelle che non rispondono più alla chemioterapia tradizionale e che storicamente hanno avuto poche alternative terapeutiche. Oggi però si apre una prospettiva nuova grazie a una categoria innovativa di farmaci, gli anticorpi farmaco-coniugati, che consentono di veicolare il trattamento direttamente all’interno delle cellule tumorali".
"In particolare - precisa - stiamo discutendo di un farmaco come il mirvetuximab, che rappresenta una delle novità più rilevanti in questo ambito e che offre nuove possibilità di trattamento per una popolazione di pazienti che fino a poco tempo fa aveva opzioni molto limitate". Uno degli elementi centrali dell'evento è stato il coinvolgimento delle nuove generazioni di ricercatori attraverso il progetto Next Stars, che ha dato spazio ai giovani per presentare i risultati delle proprie ricerche. "Qui oggi sono presenti oltre 200 specialisti e una grande parte sono giovani - sottolinea Pignata - La ginecologia oncologica può contare su molti giovani di valore che si stanno facendo strada non solo a livello nazionale ma anche internazionale. E' importante coinvolgerli quando si parla di innovazione, perché per guardare al futuro servono menti giovani e capaci di portare nuove idee nella ricerca".
"Con iniziative come Next Stars - continua lo specialista - vogliamo offrire ai giovani l'opportunità di presentare i propri lavori, confrontarsi con esperti e crescere all'interno della comunità scientifica. Abbiamo chiesto loro di portare poster con le loro esperienze di ricerca: ne sono arrivati molti e saranno valutati con attenzione. Alcuni di questi giovani ricercatori verranno premiati". Durante l'incontro ampio spazio è stato dedicato anche alle nuove linee guida della Società europea di oncologia medica (Esmo), che stanno ridefinendo il percorso terapeutico per le pazienti con tumore ovarico alla luce delle più recenti innovazioni scientifiche. "Il percorso di cura è cambiato e le linee guida europee hanno già recepito l'arrivo di questi nuovi farmaci - rimarca Pignata - Nella condizione di resistenza al platino, le pazienti che esprimono il recettore bersaglio dell'anticorpo possono oggi beneficiare di questa terapia, che rappresenta ormai lo standard di cura a livello internazionale e fortunatamente anche in Italia". "Sicuramente la malattia resistente al platino era una sorta di stanza buia. L’arrivo di questi farmaci - conclude - aggiunge oggi una luce importante, perché gli studi clinici hanno dimostrato un miglioramento della sopravvivenza. Questo significa che le pazienti possono vivere più a lungo e con prospettive di cura migliori rispetto al passato".

"Fin dalla nascita di AbbVie, nel 2013, l'oncologia è stata una delle aree in cui abbiamo investito di più. Il nostro percorso è iniziato nell'ematologia, dove nel tempo siamo diventati una delle realtà di riferimento, e negli ultimi anni abbiamo esteso il nostro impegno anche ai tumori solidi. Recentemente abbiamo compiuto un ulteriore passo avanti con mirvetuximab, che ci ha consentito di entrare anche nel campo del tumore ovarico". Lo ha detto Fabrizio Greco, amministratore delegato di AbbVie Italia, in occasione dell'incontro scientifico 'FOLight - Discovering new frontiers in ovarian cancer', dedicato al tumore ovarico, in corso a Sorrento. "L'oncologia rappresenta oggi una delle aree strategiche per la nostra azienda e negli ultimi anni abbiamo rafforzato in modo significativo il nostro impegno nella ricerca e nello sviluppo di nuove terapie innovative - ha spiegato Greco - AbbVie ha scelto di investire con decisione nella ricerca oncologica, sviluppando una pipeline sempre più ampia di farmaci e collaborando con la comunità scientifica per accelerare l’arrivo di nuove opzioni terapeutiche".
Secondo l'Ad di AbbVie Italia, "la ricerca oncologica va sempre più nella direzione della medicina di precisione. Questo significa sviluppare farmaci capaci di agire su specifici meccanismi biologici della malattia e adattare il trattamento alle caratteristiche del tumore e del singolo paziente. E' un cambiamento molto importante perché consente di aumentare l’efficacia delle cure e migliorare la qualità di vita delle persone". "La medicina personalizzata e di precisione diventerà sempre più una necessità - ha aggiunto Greco - Avremo sempre più terapie disponibili, ma le risorse resteranno necessariamente limitate. Per questo sarà fondamentale individuare per ogni paziente il trattamento più appropriato. La sfida sarà proprio quella di riuscire a personalizzare il più possibile le terapie in base alle caratteristiche dei singoli pazienti".
"In AbbVie ci stiamo muovendo da tempo in questa direzione - ha proseguito il manager - Il nostro obiettivo è associare alle terapie innovative strumenti diagnostici sempre più avanzati, che permettano di individuare i pazienti che possono beneficiare maggiormente di un determinato trattamento. Questo approccio consente di essere sempre più mirati e di rispondere in modo più efficace alle esigenze del singolo paziente". Greco ha poi sottolineato anche il valore del confronto con la comunità scientifica. "Momenti di incontro come questo sono molto importanti perché permettono di rafforzare il dialogo con i clinici e con i ricercatori. Ci auguriamo che da questa 2 giorni emerga con chiarezza il nostro impegno nell’area del tumore ovarico e la volontà di lavorare insieme alla comunità scientifica". "L’obiettivo - ha concluso - è continuare a camminare al fianco dei medici e dei pazienti per contribuire a trovare nuove soluzioni a bisogni di salute che, purtroppo, restano ancora in parte insoddisfatti. Il nostro impegno è continuare a investire in ricerca e innovazione per sviluppare terapie sempre più mirate, in grado di migliorare concretamente le prospettive di cura dei pazienti".
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"Lo sport può andare oltre la disabilità e diventare uno strumento di recupero, inclusione e riscatto personale. Le Paralimpiadi rappresentano un evento importante per tutti, ma per chi vive con una disabilità - neuromotoria o di altro tipo - l’attività sportiva può offrire anche l'occasione di ritrovare un ruolo sociale e una nuova qualità della vita. Lo sport può essere un elemento fondamentale nel percorso di recupero e riabilitazione del paziente. Attraverso l’attività sportiva molte persone riescono a recuperare fiducia, autonomia e partecipazione alla vita sociale". Così all'Adnkronos Salute Riccardo Zuccarino, direttore del Centro Nemo di Trento, fisiatra e specialista in riabilitazione, esperto di malattie neuromuscolari, dopo il successo degli azzurri alle Paralimpiadi appena concluse, con un bilancio record: 7 ori, 7 argenti e 2 bronzi, per un totale di 16 podi e il quarto posto nel medagliere, superando il precedente primato di Lillehammer 1994 quando l'Italia conquistò 13 medaglie. Vittorie che rappresentano anche un forte stimolo per chi affronta un percorso di riabilitazione. "Vedere prestazioni di altissimo livello come quelle di queste settimane - spiega Zuccarino - è importante perché molte persone si riconoscono in questi momenti. Gli atleti paralimpici, pur con una disabilità, sono sportivi a tutti gli effetti e hanno superato prove e selezioni impegnative, proprio come gli atleti normodotati".
Nonostante questi risultati, agli occhi dell'esperto l'eco mediatica è stata comunque inferiore rispetto a quella delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina di febbraio. "Ad oggi non sono le Paralimpiadi a essere considerate un evento di serie B - riflette Zuccarino - ma purtroppo lo è ancora la disabilità. Spesso chi ha una disabilità viene visto prima di tutto per la sua patologia e non come persona. In realtà parliamo di atleti in tutto e per tutto: anche loro affrontano allenamenti, selezioni e competizioni ad altissimo livello". Secondo lo specialista, la minore attenzione mediatica riflette una difficoltà più ampia della società: "Ci definiamo inclusivi, ma nei fatti non sempre lo siamo. Facciamo ancora fatica a relazionarci con la disabilità e spesso ci fermiamo alla malattia invece di guardare alla persona. Ma anche chi ha una disabilità può essere pienamente attivo e produttivo nella società", precisa il medico. Anche dal punto di vista della comunicazione, dell'evento "se n'è parlato meno - osserva - e questo inevitabilmente incide sull'impatto pubblico".
Dal suo osservatorio clinico Zuccarino ha comunque registrato interesse da parte dei pazienti. "Abbiamo visto partecipazione soprattutto tra le persone con una malattia stabilizzata - riferisce - Chi invece è in una fase acuta, o ha ricevuto una diagnosi recente, spesso si trova ancora in una fase di non accettazione e tende a non avvicinarsi a questi eventi". Per questo, conclude l'esperto, "lo sport e i grandi risultati paralimpici possono diventare anche uno strumento di motivazione. Vedere cosa si può raggiungere attraverso lo sport è un messaggio potente per chi sta affrontando un percorso difficile di recupero e adattamento alla disabilità".

Non è solo la salute materna a influenzare lo sviluppo precoce. Anche quella paterna può avere un ruolo biologico prima del concepimento. A indicarlo è un'analisi pubblicata su 'Nature Reviews Urology', alla quale ha contribuito Giuseppe Novelli, ordinario di Genetica medica e già rettore dell'università degli Studi di Roma Tor Vergata. Il lavoro - spiega l'ateneo in una nota - passa in rassegna le evidenze disponibili sul legame tra la salute dei padri e sviluppo della prole, richiamando l'attenzione sulle possibili implicazioni per la prevenzione. Condizioni di salute, abitudini di vita ed esposizioni ambientali possono lasciare tracce biologiche già prima della fecondazione. Lo sperma non trasporta soltanto Dna: contiene anche segnali molecolari che riflettono la storia biologica dell'individuo e possono intervenire nelle primissime fasi dello sviluppo embrionale. A rendere possibile questo processo sono i meccanismi epigenetici, che regolano l'espressione dei geni senza modificarne la sequenza. Una parte di queste informazioni, osservano gli autori, può superare i processi di riprogrammazione naturali successivi alla fecondazione e continuare a influenzare lo sviluppo iniziale.
Lo spermatozoo assume così un significato più ampio: non solo vettore genetico, ma anche indicatore dello stato di salute paterno, capace di trasmettere tracce molecolari delle condizioni ambientali e comportamentali. Si tratta di un elemento che contribuisce a chiarire meglio i fattori coinvolti nella salute riproduttiva. Infatti, oltre al Dna, lo spermatozoo trasporta un carico di informazioni che non sono scritte nel codice genetico, ma che registrano la storia personale del padre. Questi segnali, sensibili allo stile di vita e all'ambiente, possono sfuggire ai normali processi di 'reset' dopo la fecondazione e influenzare l'espressione genica nelle primissime fasi dello sviluppo embrionale, con potenziali ripercussioni sulla salute della prole. "Per decenni abbiamo concentrato l'attenzione soprattutto sulle madri - afferma Novelli - Ma il padre contribuisce con oltre il 50% del Dna e fornisce anche una mappa dinamica del proprio stile di vita e dell'ambiente in cui ha vissuto. Lo sperma è un messaggero biologico, non solo un corriere genetico". Tra i fattori di rischio emergenti c'è anche il calore: l'esposizione prolungata ad alte temperature può compromettere la fertilità maschile attraverso alterazioni epigenetiche. Allo stesso modo, sostanze chimiche diffuse nell'ambiente, metalli pesanti e alcuni sottoprodotti alimentari sono indicati come elementi da monitorare per i possibili effetti sulla salute riproduttiva.
La plasticità dello sperma è però anche una grande opportunità, sottolineano gli esperti. La finestra temporale prima del concepimento rappresenta un momento cruciale per interventi efficaci: migliorare la dieta, gestire lo stress, ridurre le esposizioni a tossici e al calore eccessivo può 'ricalibrare' l'informazione epigenetica trasmessa. "La prevenzione diventa una responsabilità condivisa - conclude Novelli - Chiediamo che la consulenza preconcezionale includa sistematicamente i padri, che le politiche di sicurezza sul lavoro proteggano dalla tossicità del calore e che la ricerca valuti i rischi chimici anche attraverso i biomarcatori dello sperma. La scienza è chiara, il momento di agire è ora".

La ricerca di una corretta attribuzione delle varie forme di responsabilità in ambito sanitario e il contrasto al fenomeno della medicina difensiva sono questioni centrali e sempre più attuali nel dibattito pubblico. A queste tematiche - e alle prospettive di riforma che si sono tradotte in un disegno di legge promosso dal ministero della Salute, attualmente all'esame della Camera dei deputati - è dedicato il convegno 'Verso la riforma della responsabilità medica, una prospettiva multidisciplinare', in programma domani, 17 marzo, dalle 9 nell'Aula Fleming della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'università di Roma Tor Vergata (via Montpellier, 1). Un evento organizzato in sinergia tra il Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione e il Dipartimento di Giurisprudenza dell'ateneo di Roma Tor Vergata e il CeSDirSan, Centro interdisciplinare di studi sul diritto sanitario, con il patrocinio di Simpla, Società italiana di medicina legale e delle assicurazioni.
I saluti istituzionali sono affidati a Orazio Schillaci, ministro della Salute, all'onorevole Ugo Cappellacci, presidente della Commissione Affari sociali della Camera dei deputati, a Nathan Levialdi Ghiron, rettore dell'università di Roma Tor Vergata, Roberto Bei, preside della Facoltà di Medicina, Venerando Marano, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, e Ferdinando Romano, direttore generale del Policlinico Tor Vergata. A introdurre i lavori sarà Luigi Tonino Marsella, direttore del Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione. L'incontro si articolerà in 3 sezioni focalizzate sulle prospettive di riforma della responsabilità penale, civile e contabile e sull'impatto delle modifiche nella prospettiva clinica e medico legale.

Il tumore ovarico ogni anno in Italia fa registrare più di 5.400 nuovi casi. Otto donne su 10, al momento della diagnosi, presentano una malattia già in fase avanzata e vengono generalmente sottoposte a un intervento chirurgico seguito da una chemioterapia a base di platino. La sopravvivenza globale a 5 anni delle pazienti con tumori epiteliali maligni dell'ovaio si aggira intorno al 43%. I tassi di mortalità risultano però in diminuzione, nell'ultimo decennio, anche grazie all'introduzione di nuovi e più efficaci trattamenti in alternativa alla chemioterapia tradizionale. E' così oggi possibile donare una speranza alle 52mila donne che nel nostro Paese vivono con una diagnosi di carcinoma dell'ovaio, anche a quelle che sviluppano una recidiva che non risponde alla terapia a base di platino (Proc). Storicamente, le opzioni di trattamento per queste pazienti sono state limitate alla sola chemioterapia. Quelle disponibili, oltre a non aver dimostrato un vantaggio in sopravvivenza, spesso comportano eventi avversi che possono avere un impatto negativo sulla qualità della vita. E' questa l'attuale situazione che emerge tra gli esperti durante l'evento scientifico 'FOLight - Discovering new frontiers in ovarian cancer, organizzato da AbbVie. L'evento inizia oggi e vede riuniti per 2 giorni a Sorrento oncologi, ginecologi, anatomopatologi, oftalmologi e altri professionisti della salute. L'obiettivo è discutere sulle ultime prospettive di trattamento e sulle nuove esigenze delle donne colpite dalla malattia.
"Tra quelli ginecologici il carcinoma ovarico è il più insidioso e il settimo più diagnosticato tra le donne di tutto mondo - sottolinea Sandro Pignata, direttore Uoc Uro-ginecologia Int-Irccs Fondazione Pascale di Napoli - Si caratterizza per una forte aggressività e non presenta sintomi specifici che invece sono spesso associabili a quelli di altre patologie. Anche la prevenzione secondaria è molto difficile e non esistono al momento degli esami di screening accertati. Il risultato è che appena 1 caso su 10 viene individuato quando la malattia è confinata solo alle ovaie. Questo rende ulteriormente più difficili le già limitate possibilità di cura. Di solito il trattamento consiste in un primo intervento chirurgico a cui seguono cicli di chemioterapia a base di platino. La neoplasia tende però a recidivare nel 70% dei casi di stadio III e IV e cioè quando è diffusa alla cavità addominale o estesa ad organi, come fegato o polmoni. La resistenza ai farmaci tradizionali è molto frequente e quindi la ricerca scientifica ha dovuto concentrarsi sulla medicina di precisione e sull'individuazione di nuove terapie mirate".
Le uniche terapie innovative finora disponibili nel carcinoma dell'ovaio sono state riservate solo ad alcune categorie di pazienti e solo nelle prime fasi della malattia, mentre per le pazienti in stadio più avanzato, tra cui le pazienti platino-resistenti, rimane un importante bisogno insoddisfatto. La ricerca scientifica si sta oggi concentrando su anticorpi farmaco-coniugati diretti su nuovi biomarcatori, di recente identificazione, presenti in uno specifico setting di pazienti. "Il recente arrivo degli anticorpi farmaco-coniugati rappresenta una svolta importante - aggiunge Anna Fagotti, direttrice Uoc Carcinoma ovarico della Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma - Sono terapie che devono essere al più presto rese disponibili ed effettivamente fruibili in Italia. In particolare, sono necessarie alle pazienti che risultano resistenti alla chemioterapia a base di platino. Mirvetuximab soravtansine è stato autorizzato a livello europeo a fine del 2024. Ha dimostrato di migliorare la prognosi in quanto ritarda la progressione della malattia, aumenta la sopravvivenza globale con un diverso profilo di tossicità rispetto ai trattamenti tradizionali. Indispensabile per il ricorso alla terapia è stata l'identificazione di un nuovo biomarcatore, il recettore dei folati (FRα). Si calcola sia overespresso in circa 50% di tutte le pazienti. Ora si rende necessario un cambio di paradigma, nella presa in carico di questo specifico setting, in modo da consentire un accesso equo a tutte le opzioni di trattamento disponibili".
"Nel carcinoma ovarico stiamo assistendo a un'evoluzione importante: la sopravvivenza può aumentare grazie a terapie sempre più mirate - afferma Ilaria Bellet, presidente Acto Italia (Alleanza contro il tumore ovarico) - Gli anticorpi farmaco-coniugati stanno cambiando le prospettive per molte pazienti e per trasformare questa innovazione in cura serve un passo decisivo: renderli disponibili in modo tempestivo e omogeneo sul territorio, insieme agli strumenti diagnostici indispensabili per accedervi. In parallelo, non possiamo trascurare il valore di un'informazione corretta: i tumori ginecologici sono ancora poco conosciuti e la scarsa consapevolezza può tradursi in diagnosi tardive e percorsi più difficili. Acto è impegnata a colmare questo divario con iniziative di sensibilizzazione e orientamento".
"Da molti anni siamo impegnati in ambito onco-ematologico utilizzando sempre le tecnologie più avanzate con l'obiettivo di sviluppare terapie che abbiano un impatto significativo sulla vita dei pazienti e sui loro bisogni insoddisfatti - dichiara Fabrizio Greco, amministratore delegato AbbVie Italia - Dobbiamo continuare a collaborare con le istituzioni, le società scientifiche e le associazioni dei pazienti per riconoscere il valore dell'innovazione terapeutica, renderla disponibile in modo rapido e ampio a tutti coloro che ne hanno bisogno ed integrarla tempestivamente nella pratica clinica".

Potrebbe essere trasmesso alla procura di Venezia, competente per i reati distrettuali, il fascicolo che vede indagati un giornalista 48enne, ex vicedirettore di un telegiornale nazionale, e la professoressa di liceo 52enne di Treviso accusati di concorso di violenza sessuale nei confronti di minori, pornografia minorile, detenzione e accesso a materiale pornografico. I nomi dei due, finiti al centro di un'inchiesta avviata a Roma e coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Arcuri con i carabinieri del Nucleo investigativo, non vengono resi noti per tutelare il più possibile l'identità dei minori coinvolti nei fatti, ora al vaglio dell'autorità giudiziaria.
A far partire le indagini era stata infatti la denuncia presentata dall'ex compagno della donna, dopo che la figlia aveva raccontato di aver trovato sul pc della madre una chat in cui venivano scambiate foto e messaggi a sfondo sessuale che ritraevano minori, tra i quali anche lei e i suoi due cuginetti di 5 e 8 anni. Proprio nell'interesse supremo dei giovanissimi e dei bambini, il Codice deontologico dei giornalisti prevede, nelle vicende "che coinvolgono persone minorenni, sia in qualità di protagonisti che di vittime o testimoni", di non diffondere dati personali e "ogni altra circostanza ed elemento che possano, anche indirettamente, consentire la loro identificazione, avendo cura di evitare sensazionalismi e qualsiasi forma di speculazione. La necessità di tutela è finalizzata ad impedire che l’informazione possa incidere sull’armonico sviluppo della loro personalità, turbare il loro equilibrio psico-fisico e influenzare negativamente la loro crescita".
La Carta di Treviso, documento che punta proprio a proteggere i minori quando sono oggetto di informazione, ricorda che "va garantito l’anonimato del minore coinvolto in fatti di cronaca" e va anche "evitata la pubblicazione di tutti gli elementi che possano con facilità portare alla sua identificazione" come ad esempio "le generalità dei genitori", "l'indirizzo" o "la scuola".

"Si è avvalso della facoltà di non rispondere, non è ancora nelle condizioni fisiche per farlo" il legale del tranviere indagato per disastro ferroviario, omicidio e lesioni colpose, convocato per essere interrogato in Procura a Milano sul deragliamento del tram della linea 9 dello scorso 27 febbraio in cui hanno perso la vita due persone. Ad affermarlo l'avvocato Mirko Mazzali.
Il sessantenne - difeso dagli avvocati Benedetto Tusa e Mirko Mazzali - è stato convocato dai pm Elisa Calanducci e Corinna Carrara, titolari del fascicolo. Il conducente, quel venerdì, era entrato in servizio nel primo pomeriggio e - nelle dichiarazioni spontanee rese alla Polizia locale - ha dichiarato di aver perso il controllo del tram per un malore improvviso, dovuto a un trauma all'alluce del piede sinistro che si sarebbe provocato mentre, a inizio turno, aveva aiutato a salire a bordo del mezzo un disabile in carrozzina. Il dolore sarebbe piano piano cresciuto, fino a diventare fortissimo tanto da avere una sorta di mancamento.
La sincope vasovagale, diagnosticata al Niguarda, sarebbe alla base del salto della fermata in viale Vittorio Veneto e del mancato scambio che ha portato il tramlink non a procedere dritto, ma a girare a velocità elevata a sinistra finendo la corsa contro lo stabile.

Un’Italia nella quale lo sport non è più un privilegio, ma un diritto. Dove ogni piazza, ogni quartiere, ogni città diventa un palcoscenico di energia, inclusione e futuro. Questo è Sport Illumina il progetto promosso dal Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi con un finanziamento di 31,8 milioni di euro e ideato da Sport e Salute. Illumina è la rivoluzione italiana che non solo trasforma gli spazi, ma accende la vita delle persone. Non si tratta di sogni, ma di possibilità concrete: campi da basket che ricordano il Madison Square Garden, campi da tennis con le stesse superfici degli Australian Open, tornei sotto le stelle, attività scelte dai cittadini stessi. Dalla prima scintilla di Cologno Monzese nascerà un’onda che attraverserà l’Italia, portando accessibilità, divertimento, salute e comunità in ogni angolo del Paese. Lo sport smette di essere osservato e diventa vissuto, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, guidato da tutor pronti a supportare ogni cittadino. Questa è la nuova visione dello sport italiano e chiunque voglia partecipare potrà finalmente farlo. Quello di Cologno Monzese, il primo Illumina, degli 85 in fase di realizzazione, è realtà grazie anche alla visione del Comune che ha creduto nel progetto.
Qui lo sport è da sempre un punto di riferimento per la comunità e per molti giovani. Il nuovo spazio nasce nel parco di via Neruda, dove per anni un campetto da basket è stato luogo di incontro spontaneo per i ragazzi del quartiere. Da quell’esperienza prende forma oggi un’area sportiva rinnovata e aperta a tutti. Uno spazio multifunzionale con campo da basket 3x3, area calisthenics e parete per l’arrampicata. Ad arricchire la giornata, la presenza dei ragazzi delle scuole, delle Asd locali, dei cittadini oltre agli Ambassador del Team Illumina: i campioni Filippo Magnini e Giacomo Galanda, l’artista Silvia Salemi, gli atleti Sara e Paolo Vargetto e il freestyler Swan Ritossa. L’inaugurazione si è distinta per uno show musicale curato da Warner Music Italy, media partner del progetto, con l’esibizione del vincitore di Sanremo Giovani, Nicolò Filippucci.
Questa eredità tangibile nasce da una visione condivisa tra Sport e Salute e partner che hanno scelto di investire nel futuro del Paese: Bancomat attivatore dello spazio di Cologno Monzese, adidas, Enel, Birra Peroni, i media partner Warner Music Urban Vision e Greenset come Official Supplier. Un vero gioco di squadra che ha trasformato uno spazio urbano in un luogo capace di generare futuro.
Abodi: "Sport indispensabile difesa immunitaria sociale"
Andrea Abodi, Ministro per lo Sport e i Giovani ha parlato così durante l'evento: “Il nostro Progetto Sport Illumina ha come obiettivo la riqualificazione urbana e sociale dei luoghi dove poter praticare gratuitamente attività motoria, perché abbiamo il dovere di intervenire tanto più dove emergono o hanno addirittura il sopravvento disagi sociali e fenomeni criminali, come abbiamo fatto a Caivano, non solo con il ricostruito centro sportivo Pino Daniele, ma anche con il playground che abbiamo realizzato e dedicato a Fortuna e Antonio, bambini lanciati da due balconi tredici anni fa, applicando il principio dello sport come indispensabile difesa immunitaria sociale. Con questo spirito e con queste consapevolezze il Governo Meloni sta investendo risorse finanziare e attuando progetti diffusi, come mai successo nella storia della Repubblica, mettendo a disposizione delle comunità nuove infrastrutture pubbliche, a partire dai 1.543 spazi attrezzati nei Comuni del Sud sotto i 10.000 abitanti, ai quali si aggiungono ora le 85 progettualità di Sport Illumina, come questa di Cologno Monzese, con un investimento finanziario complessivo di quasi 32 milioni”.
Marco Mezzaroma, Presidente di Sport e Salute, ha aggiunto: “Questa è la risposta concreta di Sport e Salute a una domanda sempre crescente di spazi e luoghi dove poter svolgere attività fisica e sportiva in maniera libera, gratuita e accessibile. Abbattiamo così alcune delle barriere d’accesso allo sport. Un impegno concreto che non si conclude al taglio del nastro ma si consolida nella gestione quotidiana di questi spazi”. Sulla stessa linea il commento di Diego Nepi Molineris, Amministratore Delegato di Sport e Salute:“Illumina nasce da un’idea semplice ma dirompente: il buio si deve trasformare in opportunità e il silenzio nel battito di una comunità. La nostra missione è generare valore sociale. Accendiamo i territori con l’arma più potente che abbiamo: la bellezza dello sport praticato, libero e accessibile a tutti, perché lo sport è vita e illumina tutto!".
Stefano Zanelli, Sindaco di Cologno Monzese ha concluso: "Il progetto Sport Illumina ci ha permesso non soltanto di riqualificare un’area sportiva nel nostro territorio, nel contempo è una opportunità per un percorso di condivisione sportiva con la popolazione cittadina ed in particolare i nostri giovani. Siamo certi che il coinvolgimento delle associazioni sportive e la presenza di tutor faranno di questo playground un punto di riferimento importante per tutti, con la consapevolezza che lo sport, soprattutto quello praticato all'aperto, è fonte di benessere, amicizia e vita"

“Sono onorato di essere stato qui quest'oggi l'inaugurazione del primo Illumina che è il primo di 85 che verranno realizzati nell'arco di pochi mesi che sono spazi veramente dedicati alle persone, alle comunità, senza nessun limite di età né senza nessun limite anche di frequentazione. È importante che lo Stato, con aziende come Sport e Salute, abbia dato un segnale di un cambiamento importante”. Lo ha detto oggi a Cologno Monzese, il giornalista sportivo Massimo Caputi, partecipando alla presentazione di “Sport Illumina”, nell’ambito del progetto Illumina, ideato da Sport e Salute e promosso e finanziato dal Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi. Un progetto che mira a soddisfare la necessità di restituire ai cittadini luoghi di aggregazione autentici, accessibili e sicuri.
Lo sport come strumento di riappropriazione del territorio e aggregazione, dunque, “perché sport significa benessere e attività fisica significa condivisione, coinvolgimento”, riflette il giornalista che poi si sofferma su come Sport Illumina dia la possibilità “alle varie generazioni di essere insieme tra di loro”.
E aggiunge: “Ha un alto significato valoriale culturale per il nostro Paese. Credo che anche i risultati che stiamo ottenendo ad alto livello” agonistico “siano un'ulteriore spinta per i giovani”. Poi conclude: “Non bisogna essere dei campioni, bisogna stare bene con se stessi e con gli altri”.

Inaugurare questo spazio, che mette lo sport al centro anche della quotidianità "è un qualcosa di molto importante, anche perché, forse, si è un po' persa l'abitudine tra i ragazzi di oggi di uscire, andare al campetto, conoscere e incontrarsi con qualcuno e creare la magia dello sport, del gioco, dell'apprendimento, del continuare a sognare". Lo ha detto Filippo Magnini, ex nuotatore, oggi alla presentazione a Cologno Monzese di 'Sport Illumina', nell’ambito del progetto Illumina, ideato da Sport e Salute e promosso e finanziato dal Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi tramite il dipartimento per lo Sport, che vuole rispondere concretamente alla necessità di restituire ai cittadini luoghi di aggregazione autentici, accessibili e sicuri.
"Questo è il primo, ma ce ne saranno più di 80 in tutt'Italia. Un bellissimo progetto di Sport e Salute di cui sono contento di far parte -sottolinea il nuotatore plurimedagliato- adesso lo sport" è considerato soprattutto nella sua componente "agonistica, si guarda al professionista che fa dello sport il suo lavoro e deve vincere medaglie. Invece lo sport è libertà, salute, vita. Riportare i ragazzi anche solo a giocare, a interagire tra di loro, a respirare l'aria, a conoscere nuove persone e fare nuove amicizie secondo me è il vero scopo dello sport. Le medaglie sono un qualcosa in più".
Il ritrovamento nella zona di Maria Pia, indagini dei carabinieri...



