L'iniziativa questa sera a quattro anni dall'invasione russa...
La Procura aveva aperto un'inchiesta, caso archiviato...
Guardia costiera prosegue con la ricerca dei corpi dei due
pescatori...
Lo spettacolo di e con Giovanni Carroni venerdì 27 febbraio a Olbia... 
Cantare non è solo un esercizio per talentuosi o un semplice piacevole passatempo. E' anche "una terapia potente", utile per "il benessere psicofisico di tutti", un aiuto "nella prevenzione cardiovascolare" e persino "nella gestione di malattie complesse come l'Alzheimer e il Parkinson". E può persino essere uno strumento utile alla diagnosi. Insomma, a poche ore dall'avvio del Festival di Sanremo, l'evento che più di ogni altro nel nostro Paese celebra la passione per la musica cantata, si può affermare - dati alla mano - che le 'canzonette' fanno anche bene alla salute. "Il canto è terapeutico per tutti, perché è un attivatore potentissimo di tutto il corpo, della respirazione in particolare", spiega all'Adnkronos Salute lo psicoterapeuta Roberto Troisi, che nella sua attività ha lavorato con molti cantanti, aiutandoli a sbloccarsi nei momenti di difficoltà, ed è docente al Centro studi di terapia familiare di Prato.
"Il canto - descrive Troisi - parte dal diaframma che spinge l'aria. In questo passaggio l'aria prende letteralmente la nostra forma e quindi ci dice qualcosa di noi stessi e lo racconta agli altri. La vibrazione che l'aria emessa con il canto produce, nelle ossa, da quelle del piede fino al cranio, e poi soprattutto la bocca e il naso che sono i risonatori principali, prende una forma unica per ognuno di noi. Quindi a seconda di come stiamo il suono esce fuori in una maniera o in un'altra. Sul tema abbiamo ancora pochi dati pubblicati. Io stesso ho fatto alcune ricerche, insieme alla vocologa Loredana Lubrano, ma purtroppo i finanziamenti per poter lavorare e pubblicare su questo tema sono molto scarsi. Dal punto di vista empirico e pratico, avendo lavorato con molti cantanti, posso testimoniare che siamo riusciti, usando il canto come strumento, a far emergere storie, pezzi di storie 'bloccate', che non venivano fuori con altre terapie".
E anche sul fronte della diagnosi, "se uno psicologo ha una formazione adeguata su canto e musica, ascoltando una persona mentre canta può individuare alcuni punti critici. Lavorando con i cantanti ovviamente questo diventa più facile. La voce cantata amplifica tutto quello che abbiamo dentro di noi. Un orecchio esperto riesce a individuare delle incertezze, dei blocchi, delle imperfezioni. Tutte le parti del corpo irrigidite, infatti, fanno passare meno bene la vibrazione, quindi è su quel punto che serve lavorare", evidenzia Troisi. "Ciò che spinge la voce è il diaframma, che è un 'grande telo' che raccoglie elementi sensibili alle emozioni, sensibili ai traumi. E quindi quando spinge esprime una forma che può essere analizzata", aggiunge l'esperto.
'Il cuore si sintonizza con la vibrazione prodotta e regolarizza il battito'
Gli effetti psicofisici positivi del canto sono diversi. Qualche anno fa, ricorda Troisi, "abbiamo lavorato a una ricerca che ha coinvolto una decina di persone con problemi di Parkinson e Alzheimer. Quello studio dimostrò, attraverso il controllo clinico dei medici, degli evidenti benefici per i pazienti che facevano questa attività". Anche il sistema cardiovascolare se ne avvantaggia. "Il cuore si sintonizza con la vibrazione del canto e si regolarizza - illustra l'esperto - queste ormai sono evidenze assolutamente accettate, scientificamente dimostrate".
Inoltre "sappiamo che il canto dà enormi benefici da un punto di vista dell'attivazione della muscolatura fine, del coordinamento, e poi sull'umore. Sicuramente il vecchio detto 'canta che ti passa' è veritiero. L'umore positivo innesca un circolo virtuoso sul piano del benessere", rimarca lo psicologo. Infine l'apparato scheletrico: le ossa "sono il veicolo che trasmette la vibrazione, hanno una funzione quasi di strumento musicale".

“La prevenzione dell’Herpes Zoster, il cosiddetto Fuoco di Sant’Antonio, si basa essenzialmente sulla vaccinazione. L’Italia ha un terzo della popolazione con più di 65 anni e dobbiamo curare questi pazienti come un bene prezioso: tra le ‘cure’ possibili c’è il vaccino per lo Zoster, perché non possiamo fermare il tempo che passa ma possiamo evitare che il dolore diventi una caratteristica degli ultimi anni di vita”. Così all’Adnkronos Salute Tecla Mastronuzzi, medico di medicina generale e responsabile macroarea prevenzione della Società Italiana di Medicina Generale e Cure Primarie (Simg).
Prevenire, sottolinea l’esperta, è cruciale perché lo Zoster “non è solo un’eruzione cutanea”. “Quella manifestazione così fastidiosa è soltanto uno degli aspetti – osserva – il timore maggiore è ciò che può restare dopo: un dolore cronico molto intenso e protratto. Parliamo, a volte, anche di anni di dolore dopo l’episodio iniziale”.
E ci sono altre complicanze: “Lo Zoster può coinvolgere anche l’occhio e compromettere un organo fondamentale. Inoltre, i pazienti diventano più vulnerabili e predisposti a eventi importanti, come un ictus o complicanze cardiache. Sono effetti a distanza che possono coinvolgere tutta la vita del paziente e generare sofferenza anche in chi gli sta intorno, con costi personali, familiari e sociali”, aggiunge.
La prevenzione, quindi, ha un ruolo decisivo: “Grazie al vaccino ricombinante adiuvato siamo passati da una prevenzione parziale e selettiva a una prevenzione molto più robusta, in grado di coinvolgere la popolazione da vaccinare. È una protezione più efficace e più sicura, al punto che possiamo utilizzarla anche nei pazienti più deboli”, evidenzia Mastronuzzi.
“Il Piano nazionale di prevenzione vaccinale – chiarisce – prevede l’accesso gratuito a 65 anni e, dai 18 anni in su, per i pazienti con diabete, patologie respiratorie croniche e immunosoppressione, come può accadere anche in oncologia”. “È molto importante che il medico di medicina generale selezioni questi pazienti, dando loro l’opportunità di difendere la propria salute”, rimarca.
La medicina generale è infatti chiamata a un ruolo operativo e di prossimità: “In molte regioni il medico può somministrare direttamente il vaccino: è una grandissima opportunità per guidare una scelta consapevole, fino alla somministrazione”. Ma la leva più importante, secondo l’esperta, è la cosiddetta ‘chiamata attiva’: “con un semplice click selezioniamo dai software i pazienti eleggibili e li avvisiamo con sistemi di messaggistica quando le vaccinazioni sono disponibili. È una cosa che può fare soltanto la medicina generale, perché abbiamo tutti i dati e possiamo identificare il rischio per età e patologie”. E anche dove non si vaccina in studio, il medico di medicina generale resta centrale: “siamo parte di una filiera informativa e di una catena di comunicazione coerente, per supportare le campagne e accompagnare i pazienti alla scelta consapevole, possibilmente guidata dal medico di famiglia”, conclude.

L’Herpes Zoster, noto anche come Fuoco di Sant’Antonio, resta “il rischio nascosto” per una fascia di popolazione che, paradossalmente, frequenta con maggiore regolarità ambulatori e servizi sanitari: gli adulti over 50 che convivono con patologie croniche. È quanto evidenzia una ricerca globale realizzata da Human8, società di consulenza specializzata in ricerche di mercato e consumer insight, e commissionata da Gsk, diffusa in occasione della Shingles Action Week 2026, settimana di sensibilizzazione sulla patologia promossa in tutto il mondo da Gsk dal 23 febbraio al 1 marzo 2026.
L’indagine, condotta su 6.103 adulti in 10 Paesi, ha coinvolto persone che dichiarano almeno una condizione cronica tra malattia cardiovascolare, diabete (tipo 1 o 2), malattia renale cronica, Bpco, asma o altre condizioni croniche con possibile compromissione immunitaria. Il dato di fondo è un divario netto tra esposizione al rischio, percezione e azione: il 44% degli intervistati riferisce una conoscenza ‘media’ dell’Herpes Zoster, mentre il 29% ammette di sapere ‘poco o nulla’ di malattia, sintomi e complicanze.
A pesare è soprattutto la sottovalutazione del legame tra cronicità e rischio: quasi la metà (46%) non considera la propria patologia un fattore di rischio per lo Zoster. Tra i gruppi meno consapevoli spiccano le persone con malattia cardiovascolare (47%), diabete (40%) e Bpco/asma (35%). E non è tutto: un intervistato su quattro (25%) ritiene che la condizione cronica non incida su sistema immunitario e rischio di Zoster; oltre un terzo (35%) pensa inoltre che, “se ben gestita”, la propria malattia non comporti un aumento del rischio.
“L’Herpes Zoster è spesso trascurato nelle discussioni sulla salute”, sottolinea Katrina Bouzanis, direttrice Politiche e advocacy dell’International Federation on Ageing, ricordando che “lo Zoster può aggiungere un onere significativo per chi ha già una patologia cronica come cardiopatie, diabete o malattie renali e che la ‘Shingles Action Week’ è un’occasione per incoraggiare un dibattito più informato sul tema, come strategia centrale per un invecchiamento sano”.
Sul fronte della percezione dell’impatto, la ricerca fotografa un’attenzione alta ma non sempre trasformata in comportamenti concreti: il 72% teme ricoveri ospedalieri legati allo Zoster e il 78% è preoccupato per le possibili interferenze con la vita quotidiana. E tra chi lo ha già sperimentato, uno su quattro (25%) dichiara di “non aspettarsi che fosse così serio”; il 42% riferisce dolore severo con conseguenze sulle attività di ogni giorno e il 33% afferma che lo Zoster lo ha costretto a smettere di lavorare o a rinunciare a eventi sociali. Il paradosso, evidenziato dai dati, è che questa popolazione vede spesso il medico ma parla poco di Fuoco di Sant’Antonio: oltre due terzi (68%) degli over 50 con cronicità dichiarano visite regolari, eppure più della metà (54%) non ha mai discusso lo Zoster con un professionista sanitario. In particolare, risultano meno propensi al confronto gli intervistati con malattia cardiovascolare (53%) e diabete (51%).
Secondo Alexander Liakos, vicepresidente Global Medical Affairs di Gsk, “le persone con patologie pregresse potrebbero non essere pienamente consapevoli dell’aumento del rischio. L’immunità diminuisce naturalmente con l’età – osserva – ma condizioni come diabete e malattia renale possono influire ulteriormente sulla funzione immunitaria e anche le malattie cardiache sono associate a un rischio più elevato. Riconoscere questi fattori di rischio è un passo importante per dare priorità allo Zoster nel dibattito sull’invecchiamento in buona salute”.
La ricerca indica anche quali “leve” possono far partire l’azione: per molti, la scintilla arriva dall’informazione ricevuta dal medico (45%) o dal racconto di un conoscente che ha avuto lo Zoster (37%). Un altro elemento motivante, per il 43%, è capire in che modo lo Zoster possa interferire con la gestione della propria patologia cronica; molto meno incisiva la ricerca di informazioni online (22%).
Apprezzato oltre Oceano per studi sul budello, ora guarda a
materiali del futuro... 
Una rarissima malformazione congenita avrebbe ucciso Carola (nome di fantasia) ancora prima di nascere. Invece, grazie a un intervento eseguito in utero dal team di Chirurgia fetale del Policlinico di Milano, la piccola è venuta alla luce. Affetta da una condizione detta sequestro polmonare in età fetale, che colpisce appena 1 nascituro ogni 10mila gravidanze, al settimo mese di gestazione Carola è stata salvata da un'operazione descritta come "straordinaria". Racconta oggi la sua storia a lieto fine l'Irccs del capoluogo lombardo, che vanta la più ampia expertise in Italia per il trattamento di questi casi. E' nell'ospedale di via Sforza che sono stati eseguiti i primi interventi in utero e negli anni la struttura ha fatto scuola formando tanti giovani professionisti che poi hanno aperto altri centri specializzati nel Paese.
Tutto comincia alcune settimane fa, quando una donna alla 28esima settimana di gravidanza è stata inviata dalla Puglia all'osservazione dell'équipe di Diagnosi prenatale e Chirurgia fetale del Policlinico di Milano. Nel centro che la seguiva nella sua regione era stata infatti evidenziata una particolare anomalia nello sviluppo di uno dei polmoni della bimba che portava in grembo. La condizione emersa agli occhi degli specialisti - riporta una nota dell'Irccs meneghino - è di un raro caso di sequestro polmonare, una malformazione congenita caratterizzata dallo sviluppo atipico di una porzione di un polmone o di entrambi, dovuta all'irrorazione da parte di un vaso anomalo proveniente dall'aorta discendente del feto. Questo accrescimento irregolare ostacola il corretto collegamento con le altre parti dell'apparato respiratorio: l'altro polmone e gli organi circostanti risultano infatti compressi dal crescente volume della neoformazione benigna, in un processo che per di più toglie sangue al resto del feto fino alla manifestazione di segni di scompenso cardiaco e circolatorio. La fatica a livello cardiaco è il principale fattore di rischio di morte intrauterina.
I medici milanesi non hanno dubbi: la neoformazione cresce troppo rapidamente, causando un accumulo di liquido a livello pleurico e peritoneale. Non è possibile attendere la fine della gestazione, bisogna intervenire chirurgicamente in utero e 'spegnere' il canale di irroramento vascolare prima del termine della gravidanza. Così nel giro di pochissimi giorni Carola è stata operata nel pancione della mamma per bloccare il flusso di sangue che va al sequestro polmonare. Tecnicamente il chirurgo esegue una procedura sotto guida ecografica che prevede l'introduzione in utero, attraverso l'addome materno fino al feto, di un laser tramite ago sottilissimo il quale brucia il vaso responsabile. La tecnica è mini-invasiva: la mamma viene sottoposta all'intervento della durata di circa 30 minuti in anestesia locale, mentre al feto sono somministrati farmaci anestetici attraverso un'iniezione intramuscolare alla coscia, essendo estremamente importante che resti immobile e lo staff chirurgico possa procedere in sicurezza. Cruciale il coordinamento tra chirurghi, anestesisti e personale di sala, così come il contatto con i neonatologi in caso di possibilità di parto. "L'esito positivo dell'intervento ha permesso a questa mamma di proseguire il resto della gravidanza a casa: la massa benigna, come previsto, è andata riassorbendosi spontaneamente nel corso delle settimane e il parto è avvenuto con taglio cesareo alla 36esima settimana in quanto la piccola si trovava in posizione podalica", riferiscono i sanitari. (segue)

A Sanremo riflettori accesi sulla prevenzione contro il Papillomavirus. In occasione del festival al via oggi nella città dei fiori, Msd Italia sarà presente nel glassbox all'esterno di Casa Kiss Kiss per diffondere i messaggi della campagna vaccinale anti-Hpv 'Scrivi oggi il tuo domani'. Presso lo stand dedicato - informa l'azienda biofarmaceutica - sarà possibile ricevere gadget e leaflet informativi dell'iniziativa, nonché accedere al portale www.infohpv.it che riporta informazioni sull'infezione scientificamente validate e autorizzate dal ministero della Salute.
'Scrivi oggi il tuo domani' è un progetto di comunicazione omnicanale lanciato da Msd Italia a settembre 2025 con il patrocinio delle più importanti società scientifiche e federazioni italiane impegnate nella prevenzione (Aogoi, Fimmg, Fimp, Sigo, Simg, Sip, Siti) e di Cittadinanzattiva, ricorda una nota. La campagna, autorizzate dal ministero della Salute, ha l'obiettivo di informare la cittadinanza sull'importanza della vaccinazione anti-Hpv e sul ruolo del virus nel causare tumori potenzialmente letali in uomini e donne. Finora il messaggio è stato promosso in Tv, sulle principali piattaforme di streaming, con affissioni nelle principali città, sui social network (Facebook, Instagram e TikTok), online sul sito dedicato e tramite banner su siti terzi. Oggi arriva nelle piazze italiane durante l'evento pubblico musicale più importante in assoluto. Il glassbox esterno presso Casa Kiss Kiss dedicato a Msd è aperto al pubblico da lunedì 23 febbraio fino a sabato 28 febbraio, dalle 10 alle 18.30. L'ingresso è libero e i visitatori potranno ritirare il materiale informativo e i gadget della campagna, oltre a utilizzare postazioni dedicate dove accedere ai contenuti informativi.
"Essere presenti in questo contesto così prestigioso con la nostra campagna 'Scrivi oggi il tuo domani' rappresenta per noi un importante passo avanti verso l'eliminazione dei tumori Hpv-correlati - afferma Nicoletta Luppi, presidente e amministratrice delegata di Msd Italia - Siamo fermamente convinti che insieme a tutti gli attori della salute pubblica possiamo fare la differenza, sia rendendo disponibile la nostra innovazione a chi ne ha bisogno, sia promuovendo campagne informative in grado di portare al pubblico informazioni scientificamente corrette, chiare e accessibili. 'Scrivi oggi il tuo domani' ha esattamente questo obiettivo: arrivare alle persone per informarle riguardo alla possibilità di proteggersi dal virus Hpv e dalle patologie correlate. Insieme possiamo raggiungere l'obiettivo di un mondo dove i tumori Hpv-correlati diventino rari se non completamente assenti".

Un dispositivo tattile low cost permette al chirurgo che si allena - o si prepara all'intervento - con la realtà aumentata di 'sentire' con le mani la frattura complessa che dovrà operare, così da procedere poi a una ricomposizione ottimale. Lo ha messo a punto un team di ricercatori del Dipartimento di Ingegneria dell'informazione dell'università di Pisa, che ha realizzato un prototipo testato su frattura scomposta del ginocchio. Uno speciale sensore da affiancare al visore di realtà aumentata, così da integrare stimoli visivi e tattili. Si tratta di 2 anelli da applicare alle dita per generare stimoli vibrotattili che forniscono informazioni preziose, consentendo agli operatori di manipolare correttamente frammenti ossei virtuali attraverso gesti naturali come spingere, prendere e allineare, si legge in una nota dell'ateneo toscano.
"Per il chirurgo non è sempre facile capire come sistemare i frammenti di una frattura. Il nostro sistema riproduce la frattura nella realtà aumentata e tramite visione e stimoli tattili e guida il medico nella pianificazione dell'operazione", spiega Vincenzo Ferrari, docente di Bioingegneria UniPi. "Il dispositivo - descrive Matteo Bianchi, docente di Robotica dell'ateneo - fornisce un feedback tattile tramite vibrazione, migliorando la consapevolezza spaziale e l'immersione durante l'addestramento chirurgico o la pianificazione preoperatoria. L'assenza di feedback tattile è infatti una limitazione significativa nei sistemi di formazione in realtà virtuale ed estesa in chirurgia, perché nella comune pratica clinica il personale medico che opera si fa guidare molto da ciò che sente con le mani, oltre che dalla vista. Questo aspetto è particolarmente importante quando si trattano strutture anatomiche delicate e nascoste. I nostri risultati dimostrano che il feedback tattile migliora significativamente l'accuratezza e l'efficienza nelle attività di riduzione dei frammenti di frattura in contesti di realtà virtuale ed estesa. L'integrazione di visione e tatto sarà quindi fondamentale nei futuri sistemi di addestramento e assistenza chirurgica basati sulla realtà aumentata".
La ricerca per la medicina del futuro - riporta la nota - è portata avanti dal Centro 5.0 del Dipartimento dell'Ingegneria dell'informazione, dedicato allo sviluppo delle tecnologie per la società, la medicina e l'industria di nuova generazione, presso il Centro EndoCas per la chirurgia computer assistita, in collaborazione con il Centro di ricerca 'E. Piaggio' e con la Scuola di specializzazione in Ortopedia e Traumatologia dell'università di Pisa.
La donna e le due figlie avrebbero subito violenze da 30 anni...
'Sollecitati invano Meloni e Nordio, sabato in piazza 140
associazioni e 100 sindaci'... 
E' stato firmato ieri l’accordo tra l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e l’Università degli Studi di Roma Foro Italico per l’attivazione congiunta del Master universitario di I livello dal titolo 'Il ruolo dei composti naturali bioattivi e dell'attività fisica adattata nelle patologie cronico-degenerative non trasmissibili'. La cerimonia si è svolta presso il rettorato dell’Università di Roma Foro Italico, alla presenza dei rettori Nathan Levialdi Ghiron (Università degli Studi di Roma Tor Vergata) e Massimo Sacchetti (Università degli Studi di Roma Foro Italico).
Il Master nasce dalla volontà condivisa dei due atenei di 'fare sistema', mettendo in sinergia competenze scientifiche, didattiche e cliniche per offrire un percorso di alta formazione interdisciplinare. L’obiettivo è formare professionisti altamente qualificati – tra cui chinesiologi, biologi nutrizionisti, medici, dietisti, farmacisti e altri specialisti del settore – in grado di intervenire con competenze avanzate nella prevenzione e nel trattamento integrato delle patologie cronico-degenerative non trasmissibili, attraverso l’integrazione tra attività fisica adattata e utilizzo consapevole dei composti naturali bioattivi.
Il programma, della durata di un anno e articolato in 60 crediti formativi universitari, rappresenta un modello innovativo di collaborazione accademica che unisce l’esperienza medico-clinica dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata con la consolidata competenza dell’Università degli Studi di Roma Foro Italico nell’ambito delle scienze motorie e dell’attività fisica adattata.
"Per noi - ha dichiarato il rettore dell’Università degli Studi di Roma Foro Italico Massimo Sacchetti - è particolarmente importante essere arrivati alla firma di questo accordo perché è il frutto di attività di ricerca congiunte che proseguono da alcuni anni tra il gruppo della professoressa Annalisa Noce e quello del professore Attilio Parisi. Questo progetto formativo nasce dalla convergenza di competenze diverse e complementari che provengono dai nostri due atenei e che trovano in questo Master una sintesi concreta e innovativa. La promozione dello stile di vita attivo è uno dei punti chiave del mio mandato appena iniziato. Per i nostri laureati in ambito motorio questo percorso rappresenta un passo ulteriore verso una professionalizzazione all’avanguardia. Il nostro compito è formare figure capaci di trovare spazio e riconoscimento in un mondo del lavoro in continuo cambiamento: professionisti che agiscano in modo qualificato nel contrastare le malattie cronico-degenerativo non trasmissibili, sempre più frequenti, soprattutto in una popolazione che invecchia e che richiede competenze specifiche e aggiornate".
"Questo Master - ha dichiarato il rettore dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, professore Nathan Levialdi Ghiron - rappresenta un esempio concreto di collaborazione strategica tra istituzioni accademiche che condividono una visione comune sul ruolo della ricerca e della formazione nella tutela della salute pubblica. L’integrazione tra competenze cliniche, nutrizione e attività fisica adattata consente di formare professionisti altamente qualificati capaci di operare con un approccio realmente multidisciplinare, rispondendo alle nuove sfide poste dalla crescente incidenza delle patologie croniche ed esaltando l’aspetto della prevenzione e dell’attenzione alla qualità della vita delle persone nella formazione universitaria. La sinergia tra i gruppi di ricerca coinvolti dimostra come la collaborazione scientifica possa tradursi in percorsi didattici innovativi e di alto profilo, con un impatto concreto sulla qualità della prevenzione e sulla sostenibilità dei sistemi sanitari".
Attraverso un’offerta formativa che integra discipline quali medicina interna, endocrinologia, nefrologia, dieta mediterranea, nutraceutica, composti naturali bioattivi e attività fisica adattata, il Master intende rispondere alla crescente domanda di figure professionali capaci di operare in contesti sanitari complessi, contribuendo a sviluppare approcci multidisciplinari centrati sulla persona e sul suo benessere. Al master, di cui dopo l’estate sarà pubblicato il bando di accesso, si può accedere con una laurea triennale in Dietistica, Scienze dell'alimentazione e della nutrizione umana, scienze e tecniche delle attività motorie preventive e adattate, scienze biologiche, scienze farmaceutiche, scienze delle attività motorie e sportive oppure con laurea magistrale come medicina e chirurgia o farmacia.
La direttrice generale dell’Università degli Studi di Roma Foro Italico, dottoressa Lucia Colitti, ha inoltre sottolineato come "la firma di questo protocollo di intesa sia solo una delle tante iniziative che uniscono le nostre Università, a testimonianza di un percorso di collaborazione strutturato e in costante crescita".
Con questo accordo, l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e l’Università degli Studi di Roma Foro Italico, che collaborano da diversi anni grazie al canale didattico del corso di laurea in Giurisprudenza nella sede del Foro Italico, confermano il proprio impegno nel costruire reti accademiche solide e innovative, valorizzando le rispettive eccellenze e offrendo nuove opportunità di crescita professionale ai laureati, contribuendo al progresso della cultura della prevenzione, della salute e dell’invecchiamento attivo nel Paese.

Simone Deromedis comincia a raccontarsi partendo da una frase di Ayrton Senna che lo rappresenta nel profondo. “If you no longer go for a gap that exists, you're no longer a racing driver”. Tradotto: “Se non cerchi di sfruttare un varco esistente, non sei più un pilota da corsa”. Il campione olimpico di ski cross, la Formula 1 degli sci, è l’ultimo oro azzurro di Milano Cortina 2026: “Il nostro – spiega all’Adnkronos - è uno sport di sorpassi e di scelte istintive. Bisogna buttarsi, altrimenti si perde il senso della competizione". Nato a Trento il 2 aprile 2000, il neocampione olimpico ha sempre puntato tutto sulla velocità. E insieme al compagno di squadra Federico Tomasoni, argento nella memorabile finale di sabato a Livigno, ha regalato all’Italia una delle immagini simbolo delle Olimpiadi di casa. Due azzurri sul podio, fianco a fianco, tra lacrime e abbracci.
Hai metabolizzato l’impresa?
“Un po’ alla volta, ci stiamo arrivando piano piano. Abbiamo fatto qualcosa di enorme e sono felice non solo per la gara, ma per tutto ciò che è successo. È stato l’insieme a rendere speciale la vittoria. Sentire l’inno con quel tifo è stato incredibile, cantarlo con così tante persone intorno ancora meglio. I cori erano assordanti, quasi non si sentiva la musica. Per il frastuono siamo anche andati fuori tempo...”.
A bordo pista c’era la tua famiglia.
“Mamma, papà e i miei due fratelli. Sono stati i primi che ho abbracciato. Erano al settimo cielo”.
Come avete festeggiato?
“Siamo andati a fare un giro in paese, passando per qualche pub. Ci siamo lasciati andare, giusto così. Se non si festeggia un’occasione del genere, quando dovremmo farlo?”.
Sabato, dopo la premiazione, a Casa Italia Livigno sono sparite due targhe dei medagliati: la tua e quella di Tomasoni. C'entrate qualcosa?
Sorride. “Ufficialmente non c’entriamo niente. Mi sono arrivate delle foto, non so come abbiano fatto...”.
Dopo la vittoria sei stato sommerso da messaggi e telefonate. La più bella?
"La prima, appena finita la gara, è stata quella di Alberto Tomba. Difficile andare più in alto di così, è stato fantastico. Ci ha fatto i complimenti, ha detto che io e Fede siamo dei cavalli, che abbiamo 'gasato' e che lo ski cross è una bomba. Parole che abbiamo apprezzato tantissimo. Alberto mi aveva già scritto dopo la vittoria ai Mondiali, ci sentiamo da un po’ ”.
La vostra doppietta è una delle immagini più belle di questi Giochi.
“Solo il suo argento poteva rendere ancora più speciale la giornata, per tutta la squadra. Due azzurri sul podio olimpico non si vedono tutti i giorni. È stata una figata, anche per come si è sviluppata la gara. Ha funzionato tutto. È la dimostrazione che siamo cresciuti come team e che il lavoro sta andando nella direzione giusta”.
Federico Tomasoni, che nell’ottobre 2024 ha perso la fidanzata Matilde Lorenzi, giovane promessa dello sci alpino, ha definito l’impresa olimpica “una favola”.[1] Cos’hai pensato rivedendo il vostro abbraccio al traguardo?
“Ho abbracciato Fede più volte. Se lo merita davvero. Abbiamo vissuto la gara insieme, passo dopo passo. Ed è stata anche una fortuna essere in due per il post. Dopo la medaglia ti 'rapiscono’ tra interviste, foto, antidoping e impegni vari. Condividere quelle ore è stato bello”.
Dopo qualificazioni non semplici, in gara è cambiato tutto. Come mai?
“Sono più forte nelle batterie che in qualifica, da sempre. Quando si corre in quattro è un altro sport rispetto alla prova contro il tempo. Per questo non ero preoccupato. Il cambio di condizioni ha reso tutto più complicato, soprattutto per gli ski-men. Trovare i materiali giusti con tutta quella neve non era semplice. È lì che si è fatta la differenza”.
Il tuo oro ha anche un valore storico, visto che all’Italia mancava un titolo olimpico maschile da 16 anni.
“L’ho scoperto aprendo Instagram. Ho visto una mia foto accanto a quella di Giuliano Razzoli, oro nello slalom speciale a Vancouver 2010. All’inizio non capivo, poi ho letto e sono rimasto stupito. Non pensavo mancasse da così tanto. Speriamo di aver spezzato questa sorta di maledizione”.
Adesso c’è la Coppa del Mondo. Prospettive?
"Le Olimpiadi erano la gara più importante, inutile nasconderlo. Ora dobbiamo concentrarci sulle tappe di Coppa del Mondo, pesano tantissimo. Sono secondo nella classifica generale, con un po’ di distacco dal primo. Se riuscissimo a far bene nelle prossime gare, l’obiettivo potrebbe essere lì". (di Michele Antonelli)

Si sono concluse le riprese del film documentario su Sulkhan Saba Orbeliani, figura centrale della storia e della cultura georgiane, monaco, scienziato e diplomatico che nel 1713 intraprese un eccezionale viaggio diplomatico in Europa su richiesta del suo re Vakhtang VI per intensificare le relazioni politiche e commerciali tra la Georgia e i Paesi Occidentali. Civitavecchia fu il luogo di approdo da cui Orbeliani si mosse alla volta di Roma e delle Corti della penisola italiana ed europee, incontrando autorità politiche ed ecclesiastiche, in primis Papa Clemente XI. Questa ambasceria in Italia si iscrive nella millenaria storia delle relazioni tra Georgia e Roma intesa come Impero Romano e Stato Pontificio. "Il Consolato Onorario di Georgia situato a Civitavecchia sta proprio a rimarcare questo luogo storico di congiunzione tra la Georgia e l'Italia dove Sulkhan Saba Orbeliani approdò.
Ritengo che questo film documentario di grande valenza storico-culturale avrà un considerevole impatto sul già forte spirito di amicizia che unisce i due Paesi incrementando ulteriormente i rapporti bilaterali. Sono stati avviati colloqui volti ad un patto di amicizia con la città georgiana Batumi, la c.d. "perla del Mar Nero"", ha dichiarato la Console Michaela Reinero. Il film ispirato al Diario di viaggio scritto da Sulkhan Saba Orbeliani al suo rientro in Georgia nel 1716, è uno spaccato della storia d'Italia di inizio XVIII sec. DC che documenta la vita delle corti dell'epoca.
Nino Rekhviashvili, docente, regista, sceneggiatrice ed editrice georgiana, ha magistralmente diretto la troupe cinematografica ricostruendo questo affascinante viaggio nel tempo avvalendosi della preziosa collaborazione della Comunita' Georgiana in Italia, Kolkheti, presieduta da Beglar Tavartkiladze. In questo film documentario si intrecciano la storia e la cultura italiana e la Console Michaela Reinero ha annunciato il patrocinio del Consolato Onorario di Georgia a Civitavecchia e di affidare la colonna sonora al musicista e compositore italiano di fama internazionale M°Paolo Vivaldi.
“Le riprese del documentario - dichiara il presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale Raffaele Latrofa - dedicato a Sulkhan Saba Orbeliani rappresentano un’iniziativa culturale di grande rilievo, che permette di valorizzare anche il ruolo fondamentale svolto dal porto di Civitavecchia nella storia dei collegamenti tra la Georgia e l’Europa. Fu proprio il nostro scalo, nel 1713, ad accogliere l’arrivo del diplomatico georgiano nel suo viaggio verso Roma e le principali corti europee, confermando una vocazione internazionale che affonda le radici nei secoli.
Oggi come allora, il porto di Civitavecchia continua ad essere la porta del Mediterraneo, crocevia di popoli, culture e relazioni istituzionali. Questo documentario contribuirà a rafforzare ulteriormente il dialogo bilaterale tra Georgia e Italia, valorizzando il porto e il suo territorio come naturale punto di incontro e di cooperazione tra le nostre comunità.”

In occasione del quarto anniversario dell’aggressione russa all’Ucraina, Fondazione Cdp, l’ente non profit del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti, sta coordinando un progetto volto all’acquisto di apparecchiature diagnostiche per gli ospedali ucraini al quale hanno aderito diverse aziende e fondazioni italiane. I macchinari, destinati ai reparti materno-infantili, saranno consegnati a strutture situate in aree particolarmente colpite dagli attacchi russi. All’iniziativa, si legge in una nota di Fondazione Cdp, presieduta da Giovanni Gorno Tempini, Presidente di Cassa Depositi e Prestiti, collaborano il Dipartimento della Protezione Civile, impegnato nel coordinamento operativo e logistico delle operazioni, e le Regioni Toscana e Veneto, che hanno reso disponibili le apparecchiature.
Nel dettaglio l’iniziativa di solidarietà ha ricevuto il sostegno di Ansaldo Energia; Autostrade per l’Italia; Ferrovie dello Stato Italiane; Fondazione Fincantieri; Fondazione Snam Ets; Fondazione Terna; Fondazione Tim; Gruppo Poste italiane; Italgas; Leonardo Spa; Nexi Spa; Open Fiber; Sace; Società del Gruppo Cdp;Webuild.
Fondazione Cdp è l’ente non profit del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti, istituito nel 2020 per rafforzare e ampliare l’impegno del Gruppo nello sviluppo sociale, culturale, ambientale ed economico del Paese. Attraverso un’azione complementare e addizionale, la Fondazione sostiene iniziative ad alto impatto che valorizzano gli asset strategici dell’Italia e promuovono opportunità di crescita per le giovani generazioni, operando in collaborazione con istituzioni e società civile.
La Fondazione Cdp concentra il proprio intervento nei settori della ricerca scientifica, dell’istruzione e inclusione sociale e dell’arte e cultura, con una particolare attenzione ai territori del Mezzogiorno. Dalla sua nascita ha finanziato oltre 200 progetti su tutto il territorio nazionale, impegnando più di 50 milioni di euro e adottando modelli di filantropia d’impatto orientati a generare risultati concreti e duraturi. Il Piano Strategico 2026–2028 conferma un approccio orientato all’impatto, fondato su partnership, co-progettazione e reti multistakeholder, per contribuire a un cambiamento strutturale e misurabile nella società.
Accordo di programma Corecom Sardegna-Centro per la giustizia
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Sono stati trasferiti in altre sedi, subito dopo la notifica dell’avviso di garanzia, i nove poliziotti e 12 carabinieri indagati nell’inchiesta sui presunti furti nello store Coin della stazione Termini di Roma, in via Giolitti. E' quanto apprende l'Adnkronos. L’indagine, coordinata dall’aggiunto Giovanni Conzo e dal pm Stefano Opilio, ipotizza il reato di furto aggravato.
Al centro dell’inchiesta ci sarebbe un ammanco di 184mila euro, emerso durante l’inventario di febbraio 2024 e relativo all’anno precedente. A presentare la denuncia ai carabinieri della Compagnia Roma Centro che hanno svolto le indagini è stato il direttore del punto vendita.
Difensore: "Ladri? Hanno fatto 50 arresti in flagranza"
Dura la replica dell’avvocato Andrea Falcetta, difensore di otto carabinieri coinvolti. “Parte della stampa li definisce già ladri, ma nell’ultimo anno hanno effettuato circa 50 arresti in flagranza e quasi cento denunce a piede libero. Hanno inoltre svolto servizi antitaccheggio in borghese recuperando e restituendo merce rubata per migliaia e migliaia di euro”, afferma il legale.
Secondo la difesa, gli episodi contestati, "dei quali dimostreremo l’insussistenza", riguarderebbero "importi di poche decine di euro e non un presunto giro da centinaia di migliaia di euro". “Siamo all’inizio del procedimento – aggiunge – e per alcuni sembrano già colpevoli”.
Il presunto sistema
Secondo quanto ricostruito, il presunto sistema avrebbe coinvolto una cassiera del negozio, ritenuta la “talpa interna”. La donna "avrebbe messo da parte capi scelti in anticipo, nascosti in un armadio vicino alla postazione - si legge nelle pagine del quotidiano - Rimuoveva le placche antitaccheggio, tagliava etichette, preparava buste''. Secondo l'ipotesi quando arrivavano gli uomini in divisa ''si scansionava solo una parte degli articoli, si modificavano prezzi, si inserivano importi a mano sul registratore. A volte si stampava uno scontrino di cortesia di una vecchia vendita e lo si infilava nella busta per simulare un acquisto regolare. Altre volte si fingeva pagamento elettronico"'.



