Pprogetto Florida's Turnpike, Lane (Gruppo Webuild) apre 11 km di nuove corsie in anticipo di 3 anni

Nella Florida centrale, dove il sistema autostradale deve gestire oltre 100 milioni di visitatori all'anno, Lane (Gruppo Webuild) ha aperto al traffico 11 chilometri di nuove corsie nell’ambito del progetto di ampliamento della Florida’s Turnpike, con quasi tre anni di anticipo (1.020 giorni) rispetto al programma originario. Lo comunica il gruppo in una nota.
L’efficienza registrata sul progetto, si legge, è il frutto di una riorganizzazione strategica delle attività che Lane sta sempre più utilizzando nei diversi progetti in corso. La società ha infatti abbandonato il tradizionale approccio sequenziale di costruzione per adottare un modello di gestione modulare e in parallelo delle squadre di lavoro che riduce al minimo i tempi di realizzazione, garantendo al contempo flussi di approvvigionamento costanti attraverso hub logistici mobili.
I risultati sulla Florida’s Turnpike si aggiungono ad altre recenti consegne anticipate, come la I-275 Section 7 Phase 1 a Tampa, a dimostrazione della capacità di esecuzione che Lane ha messo in campo per oltre un secolo e che continua a ottimizzare per soddisfare le esigenze di grandi istituzioni americane, clienti e comunità.
Oltre alle nuove corsie aperte al traffico nel tratto tra Minneola Interchange e O’Brien Road, il progetto per la Florida’s Turnpike ha introdotto nuove rampe di accesso sulla U.S. 27 per decongestionare il traffico nelle ore di punta e ha potenziato i sistemi di sicurezza e drenaggio, un aspetto cruciale per migliorare la resilienza della rete stradale contro i fenomeni climatici estremi tipici della regione.
Per il Gruppo Webuild, i risultati raggiunti in Florida rafforzano il contributo allo sviluppo infrastrutturale degli Stati Uniti, dove le attività del Gruppo spaziano dagli interventi lungo la I-85 in North Carolina, da Main Street alla N.C. 273, all’ammodernamento della Naval Air Station (NAS) Oceana, una base aerea della Marina militare degli Stati Uniti (US Naval Force) in Virginia. In Florida, i progetti includono la Seminole Expressway/State Road (SR) 417, interventi chiave di riqualificazione delle intersezioni tra la Interstate 4 (I-4) e Sand Lake Road e tra l’I-4 e la SR 535 nella contea di Orange, nonché la costruzione del Westshore Interchange, la più grande iniziativa del Florida Department of Transportation (FDOT) nell’area di Tampa Bay.

Nell’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati si è svolta la sesta edizione del Premio Francesco Cossiga per l’Intelligence, promosso dalla Società italiana di intelligence (Socint). Una cerimonia che, più che un appuntamento celebrativo, si è confermata come uno spazio di riflessione sul ruolo dell’intelligence nella democrazia contemporanea, tra memoria storica, trasformazioni geopolitiche e nuove frontiere tecnologiche.
Al centro della mattinata, il conferimento del premio alla memoria dell’Ammiraglio Fulvio Martini, figura cardine nella storia dei Servizi italiani, e il richiamo alla lezione istituzionale di Francesco Cossiga. Due archetipi, evocati più volte nel corso degli interventi: l’uomo dell’operatività e della visione strategica, Martini, e il costruttore di cultura istituzionale, Cossiga.
L’intelligence emerge, nel racconto dei relatori, come funzione strutturale dello Stato moderno, chiamata a operare in uno scenario globale segnato da instabilità, competizione tecnologica, conflitti ibridi e guerra cognitiva. Una dimensione in cui sicurezza, politica, economia e tecnologia risultano sempre più intrecciate. I lavori sono stati coordinati da Giorgio Rutelli, vicedirettore dell'Adnkronos.
Mollicone: “La sicurezza nazionale è un processo dinamico, serve cultura dell’intelligence”
Ad aprire la mattinata è stato Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati. Dopo aver portato il saluto del vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, Mollicone ha sottolineato come la sicurezza nazionale debba essere interpretata come “un processo dinamico che richiede visione politica e rigore analitico”, richiamando la figura dell’Ammiraglio Fulvio Martini quale protagonista della cultura dell’autonomia operativa e della “sovranità informativa”. In un contesto segnato da minacce ibride e guerra cognitiva, il presidente della Commissione Cultura ha evidenziato il ruolo decisivo della dimensione informativa, osservando che “non è più solo una questione di segretezza, ma di discernimento tra verità e manipolazione”.
Mollicone ha quindi annunciato la presentazione di una Risoluzione in Commissione per l’introduzione di moduli didattici dedicati alla cultura dell’intelligence nelle scuole secondarie e nelle università, insieme alla promozione di protocolli di collaborazione con la Rai e i principali broadcaster nazionali, con l’obiettivo di favorire “una narrazione corretta del comparto”. Nel suo intervento ha inoltre annunciato il conferimento alla famiglia dell’Ammiraglio Martini della Medaglia della Camera dei deputati alla memoria, definendola “un segno tangibile del riconoscimento che l’Italia deve a un servitore dello Stato esemplare”.
Mario Caligiuri: “Dai segnali deboli alla conquista della mente”
Nel suo intervento, Mario Caligiuri, presidente della Socint, ha offerto una riflessione che ha intrecciato memoria, filosofia politica e lettura del presente.
Caligiuri ha richiamato il legame umano e professionale tra Francesco Cossiga e Fulvio Martini, ricordando come il Presidente della Repubblica invitasse costantemente a “prestare attenzione ai segnali deboli”. Non i fenomeni eclatanti, ma quei mutamenti sotterranei che anticipano le trasformazioni profonde della realtà politica, sociale e culturale. Una categoria interpretativa che, secondo Caligiuri, assume oggi una valenza ancora più critica. Il presidente della Socint ha infatti sottolineato come il campo di battaglia contemporaneo si stia progressivamente spostando verso la dimensione cognitiva: “La conquista della mente è diventata il terreno decisivo del conflitto”.
Nel passaggio dalla geopolitica tradizionale alla guerra cognitiva, Caligiuri ha evidenziato il ruolo pervasivo delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale, non solo come strumenti, ma come fattori di ridefinizione degli equilibri di potere. L’intelligence, in questo contesto, diventa chiave di lettura della complessità e strumento di orientamento strategico. Ampio anche il richiamo alla dimensione culturale e formativa. Citando riflessioni sulla crisi della sfera pubblica, Caligiuri ha ribadito che “la migliore arma di una nazione è una cittadinanza istruita”, sottolineando come la qualità del capitale cognitivo collettivo rappresenti una variabile strategica della sicurezza nazionale.
Lorenzo Guerini: “Sicurezza nazionale, strategia e bilanciamento democratico”
Il presidente del Copasir, Lorenzo Guerini, ha proposto un intervento fortemente incentrato sul rapporto tra intelligence, politica e architettura istituzionale.
Guerini ha ricordato Fulvio Martini come figura di riferimento nella storia repubblicana, protagonista di passaggi decisivi e interprete di una visione strategica profondamente ancorata al Mediterraneo. Un’area che resta, ha sottolineato, il baricentro degli interessi nazionali italiani. Il presidente del Copasir ha quindi richiamato la necessità di una strategia di sicurezza nazionale organica e condivisa, capace di orientare l’azione dello Stato in tutte le sue articolazioni. Non solo difesa e intelligence, ma anche economia, tecnologia, infrastrutture e settore privato.
Centrale il passaggio sul rapporto tra decisore politico e intelligence: “L’intelligence non deve dire al politico ciò che vuole sentirsi dire”. Una distinzione che, secondo Guerini, costituisce una garanzia fondamentale dell’equilibrio democratico. Parallelamente, ha ribadito l’esigenza di un costante bilanciamento tra rafforzamento degli strumenti operativi e consolidamento dei meccanismi di controllo parlamentare e giurisdizionale. Una dinamica che riflette la logica stessa della legge 124 del 2007.
Vittorio Rizzi: “Tecnologia, sovranità e dominio cognitivo”
Il direttore del Dis, Vittorio Rizzi, ha offerto una delle riflessioni più ampie e sistemiche della mattinata.
Rizzi ha descritto lo scenario internazionale come una fase di profondo disordine globale, caratterizzata da un aumento dei conflitti, dal riequilibrio tra democrazie e autocrazie e da una competizione sempre più intensa sul piano economico e tecnologico. Nel suo intervento, ha sottolineato come la globalizzazione abbia trasformato interdipendenze economiche in vulnerabilità strategiche. Catene del valore frammentate, dipendenze tecnologiche e asimmetrie computazionali diventano oggi variabili centrali della sicurezza nazionale.
“La sovranità tecnologica non è un privilegio, ma un dovere democratico”, ha affermato Rizzi, collegando il tema della capacità computazionale alla tutela della sovranità decisionale degli Stati. Particolarmente significativo il passaggio sul dominio cognitivo e sul libero arbitrio, definito “la più critica delle infrastrutture da proteggere”. Un concetto che colloca l’intelligence non solo nella dimensione della sicurezza materiale, ma anche in quella della tutela delle condizioni cruciali della democrazia.
Gianni Letta: “Visione strategica, memoria e cultura istituzionale”
Nella relazione conclusiva, Gianni Letta ha proposto un intervento denso di memoria personale e lettura storica.
Letta ha descritto Fulvio Martini come un interprete raffinato dell’intelligence italiana, capace di coniugare operatività, analisi e visione strategica di lungo periodo. Ne ha evidenziato la capacità di anticipare trasformazioni geopolitiche e mutamenti degli equilibri globali. Ampio il richiamo alla figura di Francesco Cossiga, alla sua passione per l’intelligence e al suo ruolo nella costruzione di una cultura istituzionale più matura e consapevole. Secondo Letta, Martini e Cossiga rappresentano due dimensioni complementari: la cultura operativa e la cultura istituzionale dell’intelligence, entrambe decisive per la tenuta democratica dello Stato.
Adriana Martini: la dimensione umana e culturale dell’intelligence
A chiudere la cerimonia è stata Adriana Martini, figlia dell’Ammiraglio, che nel ricevere il premio disegnato da Gerardo Sacco, ha offerto una testimonianza capace di restituire una dimensione insieme personale e concettuale dell’intelligence. Martini, archeologa, ha collegato la figura paterna alla propria esperienza professionale, evidenziando le profonde affinità tra ricerca archeologica e attività di intelligence: raccolta di dati, capacità di analisi, costruzione di legami e sintesi interpretativa.
Un parallelismo che ha spostato l’attenzione dall’immaginario tradizionale dei Servizi verso la loro natura cognitiva e metodologica. “Fare intelligence significa imparare a riconoscere i punti salienti della realtà e trasformare informazioni frammentarie in conoscenza”, ha osservato, sottolineando come il lascito culturale del padre abbia influenzato il suo percorso di studiosa e docente. Un passaggio che ha introdotto nella mattinata una riflessione più ampia: l’intelligence non solo come funzione dello Stato, ma come disciplina della comprensione, strumento di lettura della complessità e, prima ancora, forma di conoscenza del mondo.
La relazione di Vittorio Rizzi, prefetto e direttore del Dis, si è imposta come uno dei momenti più densi e sistemici della sesta edizione del Premio Francesco Cossiga per l’Intelligence. Un intervento che ha intrecciato memoria storica, analisi geopolitica e riflessione strategica, collocando il ruolo dell’intelligence italiana dentro le profonde trasformazioni del sistema internazionale.
Fin dalle prime battute, Rizzi ha richiamato la figura dell’Ammiraglio Fulvio Martini, definendolo una “pietra miliare” nella storia dell’intelligence nazionale. Non solo per i successi operativi, ma per la capacità di leggere in anticipo le traiettorie della competizione globale. Una capacità che si rivela oggi particolarmente attuale.
Il nuovo disordine globale: numeri, conflitti, equilibri
Rizzi ha descritto lo scenario internazionale come una fase di profondo disordine globale, caratterizzata da un aumento significativo dei conflitti e da un mutamento degli equilibri tra sistemi politici. L’incremento del numero delle guerre, la crescente intensità dei conflitti e la ridefinizione del rapporto tra democrazie e autocrazie rappresentano, nella lettura del direttore del Dis, indicatori di una trasformazione strutturale del contesto strategico.
Non si tratta, ha spiegato, di crisi episodiche, ma di una mutazione dei paradigmi: “La competizione si è progressivamente spostata dal piano militare tradizionale a quello economico, tecnologico e informativo”. Una dinamica che rende sempre più porosi i confini tra sicurezza, economia e innovazione.
Globalizzazione e vulnerabilità strategiche
Una dinamica che si lega all’eredità ambivalente della globalizzazione. Rizzi ha sottolineato come le catene del valore, che per anni hanno sostenuto crescita e interdipendenza, si siano progressivamente trasformate in fattori di vulnerabilità. Dipendenze tecnologiche, concentrazione della produzione di componenti critiche e asimmetrie computazionali emergono oggi come variabili decisive della sicurezza nazionale. Non coprire interamente alcune filiere strategiche, ha osservato, significa esporre lo Stato a rischi che non sono più teorici ma concreti.
In questa prospettiva, la sicurezza non è più confinabile alla dimensione militare o informativa tradizionale. Diventa una funzione trasversale che coinvolge infrastrutture digitali, capacità di calcolo, algoritmi, dati.
Sovranità tecnologica e capacità computazionale
“La sovranità tecnologica non è un lusso né un privilegio, ma un dovere democratico”. Il direttore del Dis ha collegato direttamente la capacità computazionale alla sovranità decisionale degli Stati.
Particolarmente significativo, il passaggio dedicato alla capacità computazionale e al tema dei flops, indicatore tecnico utilizzato per misurare la potenza di calcolo disponibile. Il direttore del Dis ha sottolineato come la sovranità tecnologica non possa più prescindere dalla disponibilità di infrastrutture di calcolo avanzate, necessarie per elaborare grandi volumi di dati, sostenere analisi complesse e operare efficacemente nel dominio digitale e cognitivo.
Pur evitando di entrare nei dettagli operativi, Rizzi ha evidenziato che il comparto intelligence ha registrato un significativo incremento delle proprie capacità, “migliorate di 1970 flops”, chiarendo che si tratta del parametro con cui si misura la capacità computazionale pro capite a disposizione del personale.
In termini concreti, ha spiegato, questo rafforzamento consente di garantire a ciascun dipendente una capacità “in house”, ovvero interna e non dipendente da piattaforme esterne, comparabile (sul piano dell’accesso e dell’elaborazione delle informazioni) a quella che grandi operatori globali come OpenAI possono offrire ai propri utenti. Una scelta strategica che, nella visione delineata dal direttore del Dis, risponde all’esigenza di evitare dipendenze critiche e di preservare autonomia analitica, riservatezza e sovranità decisionale.
La dimensione tecnologica, in questa lettura, non rappresenta semplicemente un supporto operativo dell’intelligence, ma uno dei terreni principali su cui si gioca la competizione strategica globale. Il rafforzamento delle capacità tecnologiche interne non risponde a logiche di potenziamento astratto, ma a un’esigenza di tutela dell’autonomia analitica e operativa del Sistema Paese.
Il dominio cognitivo e la tutela del libero arbitrio
Tra i passaggi più innovativi e concettualmente rilevanti della relazione, quello dedicato al dominio cognitivo.
“Oggi il libero arbitrio è la più critica delle infrastrutture da proteggere”, ha affermato Rizzi, spostando il discorso dell’intelligence su un piano che travalica la dimensione tradizionale della sicurezza. La guerra cognitiva, le campagne di manipolazione informativa, il micro-targeting psicometrico e la diffusione di contenuti sintetici come i deepfake ridefiniscono il campo di confronto tra Stati e attori non statali. Il conflitto non mira più soltanto a infrastrutture materiali o reti informative, ma alla percezione, alla fiducia, alla coesione sociale.
In questa prospettiva, la tutela delle condizioni cognitive della democrazia diventa una funzione strategica. L’intelligence, ha spiegato, è chiamata a operare anche come presidio della resilienza cognitiva collettiva.

Nuove competenze e trasformazione professionale
Il mutamento dello scenario comporta, nella visione delineata dal direttore del Dis, una trasformazione profonda anche sul piano delle competenze. Rizzi ha richiamato la crescente necessità di professionalità altamente specializzate nei settori tecnologici avanzati. Intelligenza artificiale, analisi dei dati, sicurezza informatica, capacità computazionale diventano componenti strutturali dell’attività di intelligence contemporanea.
La velocità dell’innovazione tecnologica impone una revisione costante dei profili professionali e delle modalità di reclutamento, con una crescente apertura verso competenze interdisciplinari e nuove generazioni di specialisti.
Intelligence e democrazia: controlli, garanzie, fiducia
Accanto alla dimensione tecnologica e strategica, Rizzi ha dedicato ampio spazio alla natura democratica dell’intelligence italiana. Il direttore del Dis ha ribadito con forza che i Servizi operano dentro un perimetro rigorosamente definito dalla Costituzione e dalla legge, fondato su un sistema articolato di controlli parlamentari e giurisdizionali. Un equilibrio che rappresenta, nella sua lettura, non un vincolo ma una garanzia strutturale di legittimità.
Grande spazio al ruolo del Copasir, con il presidente Lorenzo Guerini tra i relatori del Premio Cossiga, descritto come sede naturale del controllo democratico, e alla funzione dei meccanismi di autorizzazione preventiva affidati dalla legge 124 del 2007 alla magistratura: il procuratore generale della Corte di Appello di Roma, Giuseppe Amato, era in prima fila.
L’intelligence, ha sottolineato, non è una dimensione separata o opaca dello Stato, ma un’istituzione pienamente inserita nell’architettura democratica.
Il lascito di Fulvio Martini e la lezione strategica
Nel ricondurre la riflessione alla figura dell’Ammiraglio Martini, Rizzi ha evidenziato la continuità tra memoria storica e sfide contemporanee. "Martini aveva colto con largo anticipo lo spostamento della competizione verso i piani economico e tecnologico, anticipando dinamiche che oggi definiscono il cuore stesso della sicurezza nazionale".
Il Premio Cossiga, in questa chiave, non è stato presentato come esercizio commemorativo, ma come spazio di elaborazione strategica. Un luogo in cui la memoria diventa strumento di comprensione del presente.
Intelligence come infrastruttura della sovranità
La relazione di Vittorio Rizzi ha restituito una visione dell’intelligence come infrastruttura essenziale della sovranità statale.
In un contesto globale segnato da instabilità e competizione sistemica, l’intelligence emerge come uno degli strumenti fondamentali attraverso cui la democrazia difende la propria capacità di comprendere, decidere e agire. Una funzione che, come più volte richiamato nel corso della mattinata, si deve fondare su un principio cardine: servire lo Stato e le istituzioni democratiche, spesso nel silenzio, sempre dentro il perimetro della legalità. (di Giorgio Rutelli)
Il corpo esternamente non presentava segni di percosse o ferite... 
"Prevenire l’infezione da Rsv vuol dire evitare che l’evento acuto si scateni". Così Alberto Papi, professore di Malattie dell’Apparato respiratorio e direttore dell’Unità Respiratoria del Dipartimento Cardio‑Respiratorio dell’ospedale Sant’Anna di Ferrara, commentando i nuovi dati real‑life sull’efficacia del vaccino contro il virus respiratorio sinciziale nei pazienti con Bpco e asma severa presentati al congresso internazionale 'Resvinet' in corso a Roma per commentare. Quelli presentati a 'Resvinet', secondo Papi, sono "dati sovrapponibili a quelli clinici e mostrano oltre il 70% di efficacia nel prevenire gli aspetti più gravi conseguenti all’infezione, in particolare quelle riacutizzazioni che rappresentano il peggioramento della patologia, spesso con esiti pesanti: ospedalizzazione, intubazione, morte anche, quando si tratta di pazienti ospedalizzati e intubati", osserva.
Il virus respiratorio sinciziale, insieme ad altri virus respiratori, resta infatti "fra le cause principali delle riacutizzazioni nelle patologie ostruttive" e che, come sottolinea l’esperto può avere conseguenze non solo immediate: "esiste un rischio medio termine - spiega Papi - come l’aumento di mortalità cardiovascolare nel periodo della riacutizzazione e fino a un anno dopo e un rischio a lungo termine perché ogni riacutizzazione accorcia la sopravvivenza di questi pazienti". Da qui, sottolinea il professore, il valore della vaccinazione: "La prevenzione vaccinale rappresenta un aspetto fondamentale, questo ormai le linee guida lo riconoscono indicandolo come parte integrante del management della patologia. Non più un intervento aggiuntivo ma una componente strutturale del trattamento, tanto che il vaccino anti‑Rsv, - conclude Papi - è stato incluso con l’evidenza più alta, di tipo A, proprio per il suo ruolo di evitare il contagio che fa da trigger, che scatena l’evento acuto".

"La vaccinazione è uno degli strumenti di sanità pubblica più importanti di sempre, seconda solo all’acqua potabile per impatto sulla popolazione. In cinquant’anni ha salvato circa 150 milioni di vite. Dopo aver consolidato la protezione nei bambini, oggi la priorità si sposta sugli adulti e sugli anziani, perché la popolazione invecchia e le fragilità pesano sempre di più sul Servizio sanitario nazionale". Lo ha dichiarato Antonino Biroccio, General Manager Gsk Italia, in occasione del congresso internazionale sull’Rsv, Resvinet, che si è tenuto a Roma. In questo contesto, l'azienda bio-farmaceutica Gsk, ha presentato alla comunità scientifica nuovi studi e nuovi dati che confermano il valore della prevenzione tramite il vaccino contro l’Rsv nell’adulto e nei fragili sia dal punto di vista clinico, che dal punto di vista socio-economico.
"Il vaccino contro l’Rsv - ha aggiunto Biroccio - si inserisce proprio in questa logica di maggiore tutela per anziani, persone con comorbidità e adulti che devono restare in salute. Tuttavia, in Italia la vaccinazione anti-Rsv non è ancora inserita nel calendario nazionale: questo è un elemento di preoccupazione, perché dovrebbe far parte del pacchetto di protezione dell’adulto fragile".
“Esistono dati solidi sull’impatto clinico: il vaccino Gsk contro l’Rsv mostra una riduzione delle ospedalizzazioni tra il 70% e l’85%. Considerando che ogni anno si registrano centinaia di migliaia di casi e 1.800 decessi correlati al virus, è evidente la necessità di un intervento strutturale. Inoltre, studi presentati al congresso evidenziano una riduzione di eventi cardiovascolari maggiori nei vaccinati e una diminuzione del rischio di riacutizzazioni del 74% nei pazienti con Bpco e del 61% in quelli con asma". L’impatto di questa vaccinazione è anche socioeconomico: "Investire un euro in vaccinazione può generare fino a tre euro di risparmio se si vaccinassero tutti gli over 75, e fino a otto euro nella fascia 60-74 anni ancora attiva. Quindi on è solo un beneficio clinico per il paziente, ma anche un vantaggio concreto per lo Stato" ha concluso Biroccio.

"Lo studio Optum mostra un impatto della vaccinazione, sia sui soggetti vaccinati che sui soggetti non vaccinati, fino al 20% in termini di riduzione delle complicanze respiratorie e delle malattie croniche ostruttive. Questi dati confermano quanto la vaccinazione possa influenzare positivamente la qualità di vita delle persone anziane, preservandone la capacità funzionale e riducendo la necessità di supporto da familiari e caregiver". Lo ha detto Caterina Rizzo, professoressa di Igiene e medicina preventiva Università di Pisa, al congresso internazionale Resvinet a Roma, dedicato all’impatto del virus respiratorio sinciziale (Rsv) sulle persone adulte e sui pazienti fragili.
Secondo l’esperta, la vaccinazione "offre una protezione anche durante il ricovero ospedaliero", contribuendo a prevenire la trasmissione del virus in ambienti particolarmente a rischio. "La copertura vaccinale – spiega Rizzo – può evitare che i pazienti contraggano la malattia proprio durante la degenza. In ospedale, infatti, la trasmissione dei virus può comunque verificarsi, ad esempio quando viene ricoverato un paziente in fase di incubazione o asintomatico ma contagioso. Per questo la vaccinazione rappresenta un valore aggiunto: come già accade per influenza e Covid, anche quella contro l’Rsv è uno strumento fondamentale per proteggere le persone più vulnerabili".
Rizzo ha poi sottolineato il potenziale della vaccinazione nell’ambito del Piano nazionale di prevenzione vaccinale. "Oltre ai benefici immediati sulla salute, l’introduzione del vaccino contro l’Rsv contribuirebbe a ridurre le ospedalizzazioni dovute alle infezioni delle vie respiratorie inferiori. Il primo effetto concreto - ha poi concluso - sarebbe quindi una diminuzione degli accessi al Pronto soccorso. Studi di costo-efficacia mostrano come l’implementazione della vaccinazione sia vantaggiosa anche dal punto di vista economico per il sistema sanitario".
Iran, deputato straccia foto dei leader europei: c'è anche Mattarella. Tajani convoca l'ambasciatore

Il deputato iraniano Mojtaba Zarei ha strappato un foglio sul quale erano state stampate le foto di vari leader europei, tra cui il Presidente italiano Sergio Mattarella. "Khamenei è una grande benedizione, e i suoi nemici sono maledetti!", ha detto il deputato intervenendo in Parlamento.
Nel video che riprende il suo gesto, trasmesso da Memri tv, si vede che sul foglio strappato compaiono tra gli altri le immagini del cancelliere tedesco Friedrich Merz, del presidente francese Emmanuel Macron, della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e del re di Spagna Filippo VI. Presente anche la fotografia della europarlamentare leghista Isabella Tovaglieri, che giorni fa aveva strappato al Parlamento europeo una immagine della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei.
"L'Europa è la patria del fascismo e del nazismo. Il corrotto Trump ha abbandonato l'Europa, così come l'Iran puro e rivoluzionario", ha dichiarato Zarei. "L'Europa corrotta e il corrotto Parlamento europeo volevano scodinzolare a Trump. Hanno insultato la benedetta immagine della Guida Suprema", ha aggiunto.
Immediata la reazione del governo italiano con il ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha convocato l'ambasciatore iraniano. "E' accaduto un fatto increscioso: un parlamentare iraniano ha strappato l'immagine del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a cui va la nostra solidarietà ed è per questo che ho deciso di convocare l'ambasciatore iraniano", ha annunciato il ministro.

Un inedito. Il no a Trump e al Board of Peace bipolarizza il Parlamento come raramente accaduto nell'attuale legislatura. Tutte le opposizioni hanno sottoscritto e votato una risoluzione unitaria. Elly Schlein, appena finita la votazione, si infila nel corridoio fumatori. "La risoluzione Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli, Richetti, Boschi, Magi... Un bell'effetto, no?", commenta la - 'testardamente unitaria'- segretaria del Pd.
Per oggi va così e Antonio Tajani finisce nel mirino[1] degli attacchi delle opposizioni. Gli ricordano le parole di Marina Berlusconi su Trump. "La sente ancora Marina Berlusconi, ministro?", punge Peppe Provenzano. E poi il sarcasmo di Davide Faraone di Iv: "Io non ho compreso cosa va a fare l'Italia come osservatore. Cosa significa? Andiamo a fare i guardoni?". Ma è Riccardo Magi a provocare la reazione del titolare della Farnesina: "Il governo scodinzola dietro a Trump". Nella replica Tajani ribatte: "Non partecipiamo a nessun comitato, non scodinzoliamo dietro a Tony Blair" e "non scodinzolavamo neanche dietro a Merkel".
Elly Schlein però è a Giorgia Meloni che punta e che chiama in causa. "Mi rivolgo alla presidente Meloni. Noi siamo all'opposizione e abbiamo presentato oggi una risoluzione unitaria di tutte le opposizioni, ma quando Meloni va all'estero rappresenta tutto il Paese e rappresenta anche noi. Io le chiedo di non andare a Washington e di non far partecipare l'Italia al Board of Peace con cui Trump vuole sostituire le Nazioni Unite, di tener fede alla nostra Costituzione e alla storia del nostro Paese". Perché, sottolinea la segretaria del Pd, l'escamotage di partecipare come 'osservatori' significa aggirare l'art.11 della Carta. "Eludere la Costituzione è come violarla".
Riccardo Ricciardi del M5S dice che "il Board of peace è un comitato di affari, simbolo dei nostri tempi: i ricchi e i potenti che governano". Lo scopo è "delegittimare tutti gli organi internazionali, organismi terzi, la magistratura. E' il disegno che avete da Minneapolis a Gaza a Roma, perché quando non ci sono organi di garanzia, esistono due leggi, quella dei soldi e quella delle armi".
Per Nicola Fratoianni "la natura del Board of Peace è inaccettabile. Siamo di fronte a un'accolita di speculatori che in modo dichiarato annunciano la loro speculazione. Ed è immorale davanti al genocidio e alla pulizia etnica che continua. Ci chiedete come fare la pace? Qualche idea ce l'abbiamo. Serve il protagonismo dei palestinesi, cancellati da Trump. Serve lo Stato di Palestina. Servono sannozioni verso il governo di Israele. Così si prova a costruire la pace, non sedendo a quel tavolo. Si dice: se non siedi al tavolo, sei nel menù. Ma c'è tavolo e tavolo. Se il tavolo è quello che di chi mangia tutti gli altri, io quel tavolo provo a rovesciarlo".
A rendere inedita la giornata parlamentare di oggi, è stata in particolare la firma di Azione alla risoluzione unitaria insieme a quella di tutte le altre opposizioni. Dice il capogruppo Matteo Richetti: "Nessuno critica la scelta di avere un dialogo con gli Stati Uniti, ma stare al fianco di chi ha proposto un organismo internazionale presieduto a vita, mette in dubbio la dignità dell'Italia e l'idea di diritto internazionale che ha il nostro Paese. E i limiti di quel board riguardano anche il tema dell'incostituzionalità che non si risolve andando da osservatore. Oggi l'opposizione chiede di potere ancora discutere assieme la politica estera di questo Paese, davanti a un'ennesima forzatura che vede l'Italia aderire a un'organizzazione che non condividiamo".

Nuovi dati sull'efficacia del vaccino adiuvato ricombinante contro il virus respiratorio sinciziale (Rsv) di Gsk sono stati annunciati in occasione dell'Rsvvw 26-la 9ª Conferenza della Respiratory Syncytial Virus Foundation (Resvinet) in corso a Roma fino al prossimo 20 febbraio. Al congresso - informa una nota - la farmaceutica è presente con 19 abstract e ne supporta altri 3. Il vaccino anti-Rsv di Gsk è associato a riduzioni di ricoveri e di alcuni rischi legati all’infezione, tra cui infarto, ictus e gravi riacutizzazioni di broncopneumopatia cronico ostruttiva (Bpco) e asma. I ricoveri rappresentano un peso significativo per i pazienti e i sistemi sanitari, particolarmente nei mesi invernali. Uno studio retrospettivo di coorte negli Stati Uniti è condotto con l'obiettivo primario di valutare l'efficacia del vaccino nel prevenire i ricoveri legati alla malattia negli adulti di età ≥60 anni. Sono stati coinvolti oltre 2,5 milioni di persone, di cui 520.440 vaccinate, che sono state abbinate in rapporto a 1:4 con 2.081.760 non vaccinate. Il gruppo vaccinato ha ricevuto il vaccino tra il 1º agosto 2023 e il 31 maggio 2024, osservando riduzioni del rischio durante questa stagione. Lo studio ha mostrato l'associazione con l'efficacia del vaccino del 75,6% contro i ricoveri legati al Rsv, con un follow-up mediano di 5,6 mesi (massimo 9,7 mesi) dopo la vaccinazione (gruppo non vaccinato: 1419/2.081.760; gruppo vaccinato: 95/520.440; intervallo di confidenza al 95%: 69,8–80,2%).
Ulteriori endpoint esplorativi - riferisce la farmaceutica - hanno mostrato un'associazione con una efficacia del vaccino del 63,1% contro gli eventi cardiovascolari avversi maggiori, incluso infarto e ictus, durante il ricovero legato ad Rsv negli adulti di età ≥60 anni (gruppo non vaccinato: 212/699.177; gruppo vaccinato: 21/170.803; intervallo di confidenza al 95%: 41,8–76,6%). Hanno inoltre mostrato un'associazione con l’efficacia vaccinale del 74,4% contro gravi riacutizzazioni di Bpco e una efficacia vaccinale del 61,6% contro gravi riacutizzazioni di asma durante il ricovero legato ad RSV negli adulti di età ≥60 anni (gruppo Bpco non vaccinato: 265/286.406; gruppo vaccinato: 20/76.209; gruppo asma non vaccinato: 57/190.590; gruppo vaccinato: 7/53.636).
In uno studio separato condotto su scala nazionale in Danimarca su pazienti con Bpco di età ≥60 anni, è stato osservato che il vaccino Rsv di Gsk era associato a una efficacia del 100% nella prevenzione dei ricoveri legati al virus (gruppo non vaccinato: 115/89.376; gruppo vaccinato: 0/7448). Le analisi degli studi condotti negli Stati Uniti e in Danimarca saranno presentate all’Rsvvw 26. Sebbene la ricerca osservazionale non possa dimostrare un'associazione causale tra la vaccinazione contro il Rsv e la riduzione dei rischi legati al virus respiratorio sinciziale - conlcude la nota - questi risultati si aggiungono a un crescente corpus di prove osservazionali che mostrano riduzioni del rischio in malattie cardiovascolari e respiratorie preesistenti. Il vaccino Rsv in questione è indicato per la prevenzione della malattia delle basse vie respiratorie (Lrtd) causata dal virus.

C'è la competizione sportiva. Dominante, con tanti momenti da ricordare per l'Italia Team a Milano Cortina 2026. E c'è poi una gara collaterale alle Olimpiadi, in cui non si vincono medaglie ma si possono stabilire record. È la corsa ai gadget più iconici dei Giochi Olimpici invernali. Dalle pins da collezione, come quella rarissima della leggenda del rap Snoop Dogg (inviato Nbc per il grande evento e coach onorario della nazionale Usa), alle mascotte Tina e Milo, ormai introvabili negli store ufficiali e anche sul web. Negli ultimi giorni di Olimpiadi, gli appassionati cercano di assicurarsi il cimelio più bello da piazzare in camera. Una fotografia del grande evento.
Primo capitolo, ubi maior, dedicato alle pins. Da Milano a Cortina, passando per Bormio e Livigno, quella delle spillette è una tradizione che accompagna i Giochi Olimpici e Paralimpici estivi e invernali da decenni. Una passione che unisce atleti, giornalisti, appassionati e curiosi, tutti a caccia di un ricordo unico dell'evento a cinque cerchi. Le spillette, che arrivano a essere migliaia durante i Giochi, raccontano storie e curiosità. Simboli culturali, animali, tradizioni, mascotte. In una sorta di linguaggio universale, che colora i ricordi dell'esperienza olimpica.
Oltre alle spille ufficiali di questa edizione dei Giochi, quelle degli sponsor e quelle che i vari Comitati Olimpici Nazionali distribuiscono agli atleti e alle atlete, a Milano Cortina esistono spille speciali. Come le pins di Snoop Dogg (tra le più ricercate) e dei tedofori. Chi ha accompagnato la fiamma olimpica nel suo viaggio ha ricevuto il ricordo speciale. Blu, con il logo di Milano Cortina 2026, realizzata con lo stesso diametro della Torcia 'Essential'. Un pezzo storico, da collezione. In edizione limitata. Su siti come Ebay, sono in vendita anche a 1500 euro. E non finisce qui. Perché da Bormio a Livigno, solo per restare in Valtellina, tanti locali si sono attrezzati sostituendo i classici salvadanai per le mance dei clienti con appositi raccoglitori. "Fateci un regalo. Lasciate qui le pins del vostro Paese". Un modo alternativo (ed efficace) per accaparrarsi il ricordo. (QUI IL RACCONTO[1])
Discorso diverso per le mascotte, parte essenziale dei Giochi Olimpici dal 1968. Tina e Milo, quelle di questa edizione (prodotte e distrubuite dal brand italiani Trudi) sono ormai sold out. Introvabili pressoché ovunque, come visto tra Bormio e Cortina nei giorni scorsi, durante le presentazioni ufficiali con i campioni azzurri Deborah Compagnoni e Giorgio Rocca.
Tina, che è il diminutivo di Cortina, è un ermellino bianco e rappresenta le Olimpiadi invernali, mentre il fratello Milo, diminutivo di Milano, color marrone, è il volto dei Giochi Paralimpici. Rappresentano le montagne italiane, simbolo di natura, avventura e sport. E un concetto: i Giochi sono di tutti e per tutti. Inoltre, mentre Tina è la sognatrice creativa che guarda al futuro, Milo è un simbolo di resilienza e inclusione. Nato senza una zampa, grazie alla sua notevole forza di volontà si aiuta con la coda per andare avanti e superare gli ostacoli. Tanti bambini arrivati alle Olimpiadi con i loro genitori (ma non solo) da giorni le cercano senza venirne a capo. Decine di appassionati si palesano nelle venue addirittura fin dalle prime ore del mattino, per cercare di mettere in piedi scambi con altri gadget a cinque cerchi, come i berretti con il logo delle federazioni.
Le mascotte torneranno in vendita negli store ufficiali e anche sul web (dove sono però pre-ordinabili) in quattro taglie: M (la più grande), S, XS e XXS (versione portachiavi). Un'alternativa per ottenerle? Vincere una medaglia alle Olimpiadi. Facile facile. (di Michele Antonelli, inviato a Livigno)

L'allenatore del Bodo Glimt 'spaventato' dal caso Bastoni. Oggi, martedì 17 febbraio, Kjetil Knutsen, tecnico dei norvegesi che affronteranno l'Inter nei playoff di Champions League, si è espresso anche sul caso che ha riguardato il difensore nerazzurro, autore della simulazione che ha portato alla seconda ammonizione, e alla conseguente espulsione, di Pierre Kalulu in Inter-Juventus.
"Spero sia una partita leale", ha detto in conferenza stampa, "quello che andrebbe discusso in questo caso è l'uso del Var, che dovrebbe servire a impedire che si verifichino situazioni antisportive".
"I trucchi sporchi pagano, ma non dovrebbe essere così nel calcio", ha continuato Knutsen, "siamo pronti per affrontare l'Inter, che è una squadra esperta e sta usando tutto quello che può, anche noi dobbiamo concentrarci su come gestire la partita ed essere noi stessi il più possibile".

"I dati diffusi dal Nas nel 2025 sugli illeciti in materia di liste di attesa e attività libero-professionale intramuraria riportano al centro il tema dei controlli. Il nodo non è solo repressivo, ma strutturale: serve un sistema di verifica continuo, efficace e realmente operativo da parte dello Stato nei confronti delle Regioni e delle aziende sanitarie. Oggi il principale strumento di valutazione delle performance regionali sui livelli essenziali di assistenza, il nuovo Sistema di garanzia dei Lea, prevede un solo indicatore 'core' dedicato alle liste di attesa". A dirlo è Tonino Aceti, presidente di Salutequità, secondo il quale "le liste d'attesa e l'intramoenia restano un problema, ma non si sa ancora nulla sull'organismo di verifica e controllo dell'assistenza sanitaria con poteri sostitutivi delle Regioni".
La piattaforma nazionale attivata sul tema, spiega Aceti, "non garantisce ancora un livello di trasparenza sufficiente: i dati pubblicati sono aggregati su base nazionale e non consentono confronti puntuali tra Regioni o tra singole Asl. Per rafforzare i controlli, il Decreto-legge 7 giugno 2024, n. 73 (convertito nella Legge 29 luglio 2024, n. 107) ha istituito presso il ministero della Salute l'organismo di verifica e controllo sull'assistenza sanitaria. All'organismo sono attribuiti compiti rilevanti: verificare l'attuazione delle norme sulle liste di attesa, accedere alle agende di prenotazione per individuare criticità e, in caso di ripetute inadempienze regionali, esercitare poteri sostitutivi". La legge "ne ha definito struttura, personale e finanziamenti dedicati - sottolinea il presidente di Salutequità - Solo nell'agosto 2025, tuttavia, è stato emanato il Dpcm che disciplina modalità e procedure per l'esercizio dei poteri sostitutivi, con un ritardo di circa 10 mesi rispetto ai termini previsti. Inoltre, tra la segnalazione di un'inadempienza e l'intervento sostitutivo possono trascorrere fino a 4 mesi, un arco temporale difficilmente compatibile con l'urgenza delle prestazioni sanitarie. Resta poi il tema della trasparenza sull'attività svolta: l'organismo dovrebbe redigere entro il 10 gennaio di ogni anno una relazione sulle azioni intraprese in sostituzione delle amministrazioni inadempienti, ma non risultano documenti pubblicati".
Sul piano formale, dunque, "l'impianto normativo è completo: l'organismo è stato istituito, finanziato e dotato di poteri. Sul piano sostanziale, però - rileva Aceti - mancano informazioni chiare sulla sua effettiva operatività, sull'organigramma e sulle attività concretamente svolte. La domanda rimane aperta: l'organismo di verifica è davvero attivo e in grado di incidere sulle liste di attesa? La sua piena funzionalità - conclude - appare decisiva per trasformare i dati raccolti a livello nazionale in interventi concreti e strutturali, andando oltre il pur rilevante lavoro di accertamento svolto dal Nas".
Bandiere e interventi di condanna e solidarietà alla Palestina...
Cinema, musica e sottoculture nell'evento organizzato da Vox Day... 
La Commissione europea ha approvato depemokimab per due indicazioni: come trattamento di mantenimento aggiuntivo per l'asma grave con infiammazione di tipo 2 caratterizzata da conta eosinofila ematica, in adulti e adolescenti dai 12 anni in su che non sono adeguatamente controllati nonostante l'assunzione di corticosteroidi inalatori ad alto dosaggio (Ics) più un altro farmaco per il controllo dell'asma; come terapia aggiuntiva con corticosteroidi intranasali per il trattamento di pazienti adulti con rinosinusite cronica con polipi nasali (Crswnp) grave, per i quali la terapia con corticosteroidi sistemici e/o la chirurgia non forniscono un adeguato controllo della malattia. Lo annuncia in una nota Gsk, spiegando che si tratta del primo e unico biologico a durata d'azione ultra-lunga nell'Ue con queste indicazioni.
L'approvazione - spiega l'azienda - si basa sui dati degli studi di fase III Swift e Anchor, che hanno dimostrato un'efficacia sostenuta con un regime di dosaggio di depemokimab 2 volte all'anno. Ciascuno dei 4 studi ha raggiunto i propri endpoint primari o co-primari con risultati statisticamente e clinicamente significativi, confrontando l'aggiunta di depemokimab allo standard di cura rispetto al solo standard di cura stesso. "L'approvazione di depemokimab nell'Ue - dichiara Kaivan Khavandi, Svp Global Head, Respiratory, Immunology & Inflammation R&D di Gsk - significa che ora esiste un'opzione innovativa a durata d'azione ultra-lunga che offre un’efficacia sostenuta su 6 mesi per proteggere i pazienti dalle gravi riacutizzazioni dell'asma e dai sintomi debilitanti associati alla Crswnp. Depemokimab può contribuire a ridefinire la terapia per i milioni di pazienti che convivono con queste condizioni persistenti e gravose, supportandoli nel raggiungimento dei loro obiettivi terapeutici con sole due dosi all'anno".
L'asma colpisce più di 42 milioni di persone in Europa. Circa il 5-10% dei pazienti soffre di asma grave e molti continuano a manifestare esacerbazioni e una riduzione della qualità della vita nonostante il trattamento. Inoltre, i pazienti con Crswnp presentano sintomi quotidiani debilitanti e quasi la metà rimane incontrollata. Depemokimab - descrive la nota - è una nuova terapia che combina un'elevata affinità di legame dell'interleuchina-5 (IL-5) e un'elevata potenza con un'emivita prolungata, consentendo la soppressione sostenuta dell'infiammazione di tipo 2, che causa la malattia, con un dosaggio semestrale che potrebbe rispondere al continuo bisogno insoddisfatto di queste malattie.
"Le persone affette da asma grave devono affrontare esacerbazioni persistenti causate da un'infiammazione di tipo 2 incontrollata - afferma Stephanie Korn, responsabile del Centro di ricerca clinica Ikf Pneumologie Mainz, Germania - Una nuova opzione con somministrazione semestrale, in grado di garantire una soppressione prolungata dell'infiammazione di tipo 2, rappresenta un'innovazione promettente per i pazienti europei affetti da asma grave che necessitano urgentemente di nuove soluzioni". Aggiunge Eugenio De Corso, professore all'università di Perugia: "La Crswnp ha un impatto profondo sulla vita quotidiana del paziente, causando un'ostruzione nasale debilitante che può rendere la respirazione, l'olfatto, il sonno e altre attività fondamentali difficili da portare avanti. Un'opzione terapeutica innovativa come depemokimab, che potrebbe aiutare i pazienti a raggiungere i loro obiettivi terapeutici con meno dosi, rappresenta un importante progresso".
Nel dettaglio - continua la nota - gli studi di fase III Swift mostrano che il trattamento con depemokimab ha determinato una significativa riduzione del 58% e del 48% del tasso di riacutizzazioni asmatiche annualizzate (attacchi d'asma) nell'arco di 52 settimane. In un endpoint secondario degli studi Swift-1 e Swift-2, i pazienti trattati con depemokimab hanno avuto un numero inferiore di riacutizzazioni richiedenti ospedalizzazione e/o visita al pronto soccorso (1% e 4%) rispetto al placebo (rispettivamente 8% e 10%). Un'analisi aggregata predefinita dei 2 studi ha mostrato una riduzione del 72% del tasso annualizzato di esacerbazioni clinicamente significative richiedenti ospedalizzazione e/o visita al pronto soccorso su 52 settimane per il trattamento rispetto al placebo. I risultati completi degli studi sono stati presentati alla Conferenza internazionale della European Respiratory Society del 2024 e pubblicati sul 'New England Journal of Medicine'. Inoltre, negli studi di fase III Anchor, il trattamento con depemokimab ha determinato un miglioramento (riduzione) rispetto al basale nel punteggio dei polipi nasali (scala: 0-8) a 52 settimane e nella scala di risposta verbale all'ostruzione nasale (scala: 0-3) nelle settimane 49-52. I risultati completi sono stati presentati al Congresso congiunto dell'American Academy of Allergy, Asthma and Immunology (Aaaai) e della World Allergy Organization (Wao) del 2025 e pubblicato su 'The Lancet'. In tutti questi studi, depemokimab è stato ben tollerato, con pazienti che hanno manifestato una frequenza e una gravità degli effetti collaterali simili a quelle dei pazienti trattati con placebo.
Depemokimab ha recentemente ricevuto l'approvazione negli Stati Uniti per il trattamento dell'asma grave, nonché l'autorizzazione all'immissione in commercio nel Regno Unito e in Giappone per il trattamento dell'asma grave e della Crswnp.

Olimpiadi, ma non solo. Messo da parte il 'caso' dei preservativi di Milano Cortina 2026 esauriti al Villaggio olimpico, in occasione dell’inizio ufficiale dei Giochi Pornhub ha analizzato l’andamento delle ricerche e del traffico in Italia. Il risultato? Un impatto significativo dell’evento a cinque cerchi sulle abitudini digitali degli utenti. Si tratta di un’analisi basata sui dati di traffico del sito, che mostra come i grandi eventi sportivi influenzino le ricerche online e i comportamenti digitali. Focus specifico, stavolta, sull’Italia e su Milano. Con un incremento legato (con alte probabilità) alla maggiore presenza di atleti e turisti nei giorni delle Olimpiadi.
Milano Cortina, ricerche su Pornhub in crescita
Rispetto al mese precedente, le ricerche legate ai Giochi olimpici e agli sport invernali hanno registrato aumenti straordinari. La chiave 'winter olympics' ha segnato la crescita più alta, con un incremento del +5452%, seguito da 'olympic village' (+4361%) e 'gold medal' (+3803%). Accanto a queste keyword più istituzionali, emergono ricerche più specifiche e curiose: 'speed skating' ha registrato un +2442%, 'nude olympics' un +2077%, mentre termini come 'gym leggings' e 'velor tracksuit' sono cresciuti rispettivamente del +1771% e del +1656%. Un segnale chiaro di come l’attenzione mediatica verso le discipline olimpiche si rifletta immediatamente anche nei comportamenti di ricerca online.
Parallelamente al boom di keyword a tema sportivo, l’andamento del traffico durante la cerimonia di apertura racconta un’altra dinamica interessante. A partire dal pomeriggio del giorno dell’evento, il traffico verso Pornhub in Italia e nel resto del mondo ha iniziato a diminuire. Alle 20, in concomitanza con l’inizio ufficiale della cerimonia, in Italia si è registrato un calo del –12% rispetto a una giornata media, mentre a livello globale la flessione è stata del –8%. Già alle 21 il traffico è ripartito, riducendo il calo al –3%. Alle 22 il dato mondiale era tornato in positivo (+1%), con l’Italia quasi in linea (-1%). Entro mezzanotte, l’effetto rimbalzo si è fatto evidente: il traffico globale ha raggiunto un +9% rispetto alla media, mentre quello italiano si è attestato a +7%.
Olimpiadi e ricerche su Pornhub
L’analisi delle città ospitanti mostra inoltre alcune differenze tra Milano e Cortina. All’inizio della cerimonia, Cortina ha registrato un calo più marcato (-18%) rispetto a Milano (-13%). Durante la parte centrale dell’evento entrambe le città si sono attestate intorno al –5%, ma alle 22 Cortina è scesa ulteriormente al –9%, mentre Milano è rimasta più vicina alla media con un –3%. A mezzanotte Cortina ha segnato un +9% sopra la media, mentre Milano ha raggiunto il suo picco all’1 con un +11%. Confrontando infine il traffico delle città ospitanti con quello del resto del Paese, emerge un dato particolarmente significativo: alle 14 Milano ha registrato un impressionante +814% rispetto alla media nazionale, probabilmente trainata dall’afflusso di atleti, visitatori e operatori media presenti in città. Cortina ha invece segnato un picco del +527% rispetto al resto d’Italia subito dopo la fine della cerimonia.
Le Olimpiadi Invernali 2026 confermano così come i grandi eventi globali influenzino non solo l’audience televisiva, ma anche le dinamiche di ricerca e navigazione online, con picchi e flessioni che seguono da vicino i momenti chiave della manifestazione.

"Difendere la Biblioteca significa difendere la residenzialità e il diritto delle famiglie a vivere il centro storico come uno spazio di comunità. In una fase in cui il nostro territorio è sottoposto a forti pressioni, mantenere e rafforzare i presìdi culturali per l’infanzia è una scelta politica chiara: vogliamo un centro storico vivo, abitato e capace di offrire servizi pubblici di qualità". Così la presidente del Municipio Roma I Centro, Lorenza Bonaccorsi dopo che la giunta del municipio ha formalmente richiesto al Sindaco di Roma Capitale, a Biblioteche di Roma e all’Assessorato alla Cultura di garantire la permanenza della Biblioteca Centrale per Ragazzi all’interno del territorio municipale, riconoscendone il valore strategico come presidio culturale e sociale.
La Biblioteca Centrale per Ragazzi, situata in via di S. Paolo alla Regola, rappresenta da decenni un punto di riferimento fondamentale per la promozione della lettura, dell’educazione permanente e dell’accesso alla cultura per l’infanzia e l’adolescenza. Un luogo che svolge una funzione educativa e aggregativa essenziale per le famiglie residenti nel centro storico. Per l'assessore alla Cultura del Municipio I Giulia Silvia Ghia, "la Biblioteca Centrale per Ragazzi è un presidio culturale insostituibile per il nostro territorio. Non parliamo soltanto di uno spazio dedicato ai libri, ma di un luogo di crescita, inclusione e partecipazione per bambini, ragazzi e famiglie. È nostro dovere garantire che questo servizio continui a vivere nel cuore del centro storico, in una sede adeguata, accessibile e all’altezza della sua funzione".
La Memoria approvata dalla Giunta prende atto delle criticità strutturali e dei problemi di accessibilità dell’attuale sede, evidenziando la necessità di una riflessione condivisa sul futuro della struttura. Tuttavia, il Municipio ritiene imprescindibile che la Biblioteca continui a operare nel territorio del Municipio I, anche attraverso l’individuazione di una nuova sede idonea qualora quella attuale non risultasse più adeguata. Il provvedimento si inserisce in un contesto urbano segnato da un progressivo calo della residenzialità nel centro storico, aggravato dalla pressione turistica e da una fruizione sempre più orientata a utenti temporanei. In questo scenario, la presenza di servizi culturali stabili, in particolare quelli dedicati a bambini e ragazzi, costituisce un argine fondamentale allo svuotamento sociale e un presidio di cittadinanza attiva. La Giunta municipale chiede pertanto a Roma Capitale e a Biblioteche di Roma di riconoscere formalmente la Biblioteca Centrale per Ragazzi come presidio culturale strategico per il territorio e di avviare ogni azione necessaria a garantirne la permanenza nel Municipio Roma I Centro.

"L'iniziativa che presentiamo oggi è diversa dal solito: mira ad aumentare la possibilità di arrivare a più persone parlando di prevenzione" partendo dal "mondo sportivo, in particolare dal calcio femminile. Abbiamo unito il concetto della parata con quello dell'azione del vaccino che blocca, in questo caso, il virus Hpv particolarmente dannoso per la salute umana, responsabile di più di 6 forme diverse di cancro che riguardano le donne, ma anche i maschi". Sono le parole di Nicoletta Luppi, presidente e amministratrice delegata di Msd Italia, all'evento per la presentazione della campagna 'Blocca l'Hpv con la vaccinazione', lanciata dall'azienda farmaceutica con Serie A Women e approvata dal ministero della Salute.
La parata simbolica al centro della campagna di comunicazione rappresenta "il nostro sistema immunitario" attivato da "un vaccino - spiega Luppi - E' una vaccinazione che quest'anno compie vent'anni e che in questo caso diventa protezione non di una partita, ma di una vita intera. Il primo obiettivo, anche a livello europeo, è quello di sconfiggere il cancro della cervice uterina e far sì che possa diventare non solo una malattia rara, ma addirittura, così come già in Australia, possa essere eliminato".
Trattandosi di una vaccinazione che riguarda anche gli uomini, l'auspicio di Luppi è che "anche il mondo del calcio maschile vorrà alzare l'opportunità di una parata e portare un messaggio di salute e prevenzione così importante". La vaccinazione, conclude, è "il nostro alleato più straordinario anche per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Saremo più che contenti di abbracciare uno spettro ancora più ampio" di popolazione.



