La soddisfazione dei legali del cardinale, 'accolte le nostre
eccezioni'...
La proposta è partita dalla squadra dopo la sconfitta a Pisa...
Truzzu (Fdi) e Ticca (Riformatori), 'serve confronto vero e
trasparente'... 
"L'innovazione tecnologica applicata alla sanità rappresenta un'importante sfida non solo tecnologica, ma anche etica". Lo ha detto Andrea Violetti, presidente di Confassociazioni Digital, nel presentare la conferenza nazionale 'Ai & Cybersecurity in sanità: orizzonti strategici e impatti verticali', in programma giovedì 19 marzo a Roma, dalle 15.30 alle 18 nella Sala Koch di Palazzo Madama. L'iniziativa - promossa da Confassociazioni Digital in collaborazione con Società italiana intelligenza artificiale in medicina (Siiam) e Confassociazioni con il supporto del senatore Francesco Zaffini, presidente X Commissione del Senato - si propone come un momento di confronto tra istituzioni, imprese ed esperti del settore della sanità digitale, con l'obiettivo di analizzare le tecnologie emergenti capaci di rendere i servizi sanitari più efficienti, accessibili, inclusivi e centrati sul paziente.
"In un contesto di risorse economiche scarse, una domanda di salute elevata e un forte invecchiamento della popolazione - spiega Violetti - abbiamo il dovere di verificare se e quanto le nuove tecnologie digitali possano contribuire a rendere il servizio sanitario più efficiente e realmente centrato sul paziente. Da qui la volontà, attraverso questa conferenza, di promuovere una maggiore consapevolezza istituzionale e imprenditoriale sulle implicazioni dell'intelligenza artificiale e della sicurezza digitale in ambito medico, il rafforzamento del dialogo tra attori pubblici e privati, la valorizzazione di case study e buone pratiche nazionali e internazionali, il sostegno alla collaborazione interdisciplinare per la definizione di politiche innovative ed efficaci". Per fare questo "abbiamo articolato questo pomeriggio di approfondimento lungo 2 direttrici tematiche - chiarisce il presidente di Confassociazioni Digital - La prima, dedicata agli orizzonti strategici, tesa ad analizzare le implicazioni etiche, regolatorie ed economiche della digitalizzazione avanzata nel settore sanitario. La seconda, dedicata agli impatti verticali, che punta ad approfondire gli effetti concreti dell'intelligenza artificiale e della cybersecurity nei settori sanitario, medico e farmaceutico". La nuova Ia generativa rappresenta "una straordinaria opportunità per rendere il sistema sanitario più moderno, efficiente e vicino ai cittadini - sottolinea Angelo Deiana, presidente di Confassociazioni - Tuttavia, per coglierne appieno il potenziale è necessario rafforzare il dialogo tra istituzioni, imprese e comunità scientifica, definendo regole chiare, investimenti mirati e una visione strategica condivisa. L'intelligenza artificiale e la sicurezza dei dati rappresentano pilastri fondamentali della sanità del futuro e richiedono un approccio sistemico, capace di coniugare innovazione tecnologica, responsabilità etica e tutela dei cittadini".
L'iniziativa - riferisce una nota - si inserisce nel più ampio percorso di promozione dell'innovazione anche di un ecosistema sanitario digitale più sicuro, sostenibile e orientato al futuro portato avanti da Confassociazioni, realtà che riunisce oggi oltre 801 organizzazioni con più di 1 milione e 300mila iscritti, tra cui oltre 213mila imprese, confermandosi come uno dei principali punti di riferimento nazionali per lo sviluppo professionale, manageriale e tecnologico.
Forza Italia ha sottoscritto la proposta di legge di iniziativa
popolare partita dai Radicali... 
"Tappa storica" nella lotta al cancro al seno, grazie a uno studio internazionale pubblicato su 'Nature' al quale hanno partecipato tre giovani ricercatori dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano fondato da Umberto Veronesi.
Antonio Marra, Emanuela Ferraro e Luca Boscolo Bielo iniseme agli altri autori dello studdio hanno individuato il profilo molecolare che causa la resistenza ai farmaci in questi tumori: un 'identikit' che permette di prevedere quale paziente svilupperà farmacoresistenza e quale no, e quindi di scegliere per ognuna la terapia giusta, potenzialmente in grado di ritardare lo sviluppo dei meccanismi di resistenza.
Le cause della resistenza ai farmaci dei tumori mammari, che progressivamente fa perdere efficacia alle terapie, finora sono state scarsamente analizzate dal punto di vista genetico, spiegano dall'Ieo. E' noto che all'evoluzione del tumore contribuiscono mutazioni germinali (che avvengono nelle cellule riproduttive e sono ereditarie) e mutazioni somatiche (che avvengono in qualsiasi cellula dell'organismo e non sono ereditarie), ma non si era ancora definito come questi due tipi di alterazioni geniche influiscono sullo sviluppo della farmacoresistenza. Attraverso un'analisi clinico‑genomica integrata su oltre 5.800 pazienti, lo studio ha esplorato come le varianti patogenetiche germinali possano influenzare in modo determinante l'evoluzione e la resistenza ai farmaci del carcinoma della mammella. I ricercatori hanno così scoperto che alcune mutazioni genetiche ereditarie, ad esempio del gene Brca2, condizionano il modo in cui il tumore evolve e diventa resistente alle terapie.
"Abbiamo dimostrato che i tumori mammari con mutazione germinale di Brca2 hanno una forte predisposizione alla perdita del gene Rb1, che rende instabile il Dna. Si produce così un meccanismo 'a doppio colpo': una fragilità genetica già presente, a causa della mutazione ereditaria, e l'instabilità del Dna favoriscono lo sviluppo della resistenza durante la terapia. Infatti contro questi tumori risultano meno efficaci i trattamenti standard, quali ad esempio la combinazione di terapia endocrina ed inibitori di Cdk4/6", riferiece Ferraro.
"Per contro - aggiunge Marra - abbiamo osservato che nei modelli sperimentali e nei dati clinici i Parp inibitori sembrano funzionare meglio dei Cdk4/6 inibitori nelle pazienti con Brca2, aprendo nuove prospettive molto interessanti per l'utilizzo di questi farmaci in prima linea. Infatti è già stato avviato uno studio sulla scorta di questi risultati. I Parp inibitori sono utilizzati da alcuni anni con ottimi risultati contro il tumore al seno Her2-negativo e Brca1/2 mutato, sia metastatico che iniziale. Tuttavia questi ottimi farmaci sono stati utilizzati solo in seconda linea, cioè quando il primo farmaco ha smesso di essere efficace. I nostri nuovi dati indicano invece che dare priorità ai Parp inibitori nelle pazienti portatrici di mutazione Brca2 può intercettare le traiettorie di perdita del gene Rb1, e ritardare così la resistenza ai farmaci. Al di là di questo risultato specifico, che può avere un immediato impatto clinico - conclude lo scienziato - in una visione più generale abbiamo stabilito un modello per prevedere le traiettorie della resistenza ai farmaci sulla base della configurazione del genoma del paziente, dimostrando una volta di più l'importanza fondamentale di conoscere il profilo genetico prima del trattamento, per scegliere la migliore terapia possibile per ogni persona".

"Non vogliamo più l'aiuto dei paesi della Nato". Donald Trump accantona il piano di una coalizione internazionale formata da paesi Nato per liberare e riaprire lo Stretto di Hormuz, minacciato dall'Iran con la conseguente paralisi del traffico di greggio nel Golfo Persico e con effetti sul prezzo del petrolio. Il presidente degli Stati Uniti per giorni ha sollecitato la collaborazione dei partner, non solo Nato. Le risposte, però, sono state negative: niente coalizione. "Non vogliono aiutarci, è meraviglioso...", dice Trump rispondando alle domande dei media alla Casa Bianca durante l'incontro con il primo ministro dell'Irlanda, Micheal Martin.
"La Nato ha appoggiato la nostra azione, nessuno ha detto 'non dovresti farlo'. Ora la Nato sta commettendo un errore stupido. Noi, come Stati Uniti, dovremo ricordarcene", dice Trump. Il presidente francese Emmanuel Macron ha ufficializzato il no della Francia: "Ah sì? Beh, lascerà la carica a breve...". Il progetto per la coalizione rimane legato alla cooperazione con i paesi del Golfo: "Abbiamo avuto grande supporto dal Medio Oriente: Emirati Arabi, Qatar, Arabia Saudita. Israele ha garantito grande collaborazione".
"Gli Stati Uniti sono stati informati dalla maggior parte dei nostri 'alleati' della Nato che non vogliono essere coinvolti nella nostra operazione militare contro il regime terroristico dell'Iran in Medio Oriente, nonostante il fatto che quasi tutti i paesi siano fortemente d'accordo con ciò che stiamo facendo e che all'Iran non si debba in alcun modo permettere di possedere armi nucleari", scrive Trump sul social Truth.
"Non sono sorpreso dalla loro reazione, tuttavia, perché ho sempre considerato la Nato - nella quale spendiamo centinaia di miliardi di dollari all'anno per proteggere questi stessi Paesi - una strada a senso unico: noi li proteggeremo, ma loro non faranno nulla per noi, soprattutto in caso di bisogno", dice Trump ribadendo un concetto espresso a ripetizione negli ultimi giorni. Non sono una novità nemmeno le parole con cui vengono evidenziati i successi ottenuti nell'operazione Epic Fury, avviata il 28 febbraio: "Per fortuna, abbiamo decimato l'esercito iraniano: la Marina dell'Iran è stata distrutta, l'Aeronautica è stata distrutta, la difesa antiaerea e i radar sono stati distrutti e, forse la cosa più importante, i loro leader, praticamente a ogni livello, sono stati eliminati e non potranno mai più minacciare noi, i nostri alleati mediorientali o il mondo", aggiunge il presidente americano.
Dopo aver pressato i partner senza ottenere risultati, Trump ribalta il discorso: l'aiuto degli alleati non serve, non viene nemmeno richiesto. "Grazie ai successi militari che abbiamo ottenuto non abbiamo più bisogno, né desideriamo l'assistenza dei Paesi della Nato. Non ne abbiamo mai avuto bisogno", aggiunge Trump, che allarga il discorso ad altri partner. "Lo stesso vale per il Giappone, l'Australia o la Corea del Sud. Anzi, parlando in qualità di presidente degli Stati Uniti d'America, di gran lunga il Paese più potente al mondo, non abbiamo bisogno dell'aiuto di nessuno", conclude.

Giardiniere, pittore, barman, oltre che re, naturalmente. Non c'è attività nella quale Carlo non rinunci a cimentarsi, e perfino con una buona dose di successo. E adesso si è messo a fare anche il Dj. Certo, l'abito non era né casual e né da rapper, ieri sera, ma un impeccabile vestito total grey dalla cravatta al fazzoletto nel taschino, dunque ben lontano dai jeans over size e t-shirt, come quelli che indossava il Dj Christian St. Louis, accanto al sovrano alla consolle degli Aviva Studios di Manchester.
Con la mano sinistra in tasca, come a dire "posso tranquillamente farcela con una sola", re Carlo III si è avvicinato con nonchalanche al banco da mixaggio. E si è cimentato nella prova! Il verdetto: il sovrano se l'è cavata egregiamente!
"Gli ho mostrato come fare un crossfade, fermare una traccia e passare alla successiva. Sprigionava un'energia incredibile", ha confidato a People il giovane di 22 anni, che ha beneficiato del finanziamento del King's Trust per l'impiego. Se infatti il sovrano ha fatto il Dj per un giorno, è stato per una buona causa: la collaborazione tra l'associazione King's Trust, che quest'anno festeggia i suoi 50 anni, e Factory Academy, associazione fondata dal monarca britannico che aiuta i giovani bisognosi ad accedere al mercato del lavoro.
All'inizio il re ha ammesso che stava "cercando di prenderci la mano", ma poi Christian St Louis gli ha spiegato: "Prima carichi le tracce e poi premi questo pulsante. Una volta che sai cosa fare, è facile". Da allora in poi, tutto è filato liscio... mancava soltanto la gente in pista a ballare la musica del re! Ma anche senza, Charles non ha rinunciato a incontrare tanti giovani che avevano imparato, attraverso la Factory Academy di Aviva Studios, lavori come quello di costruire palcoscenici, realizzarne l'illuminazione, produrre il suono.
Creative Futures ha aiutato più di 100 ragazzi in tutta Manchester e ora sta sostenendo i giovani in altre parti del Regno Unito. Lanciata nel 2018 da Factory International, l'accademia mira a fornire percorsi di carriera accessibili nel settore creativo e a migliorare le competenze in tutta la regione. La Factory Academy ha collaborato con il King's Trust per fornire programmi di Creative Futures. Il re ha anche scoperto una targa a ricordo della sua visita prima di essere condotto fuori per assistere a un'esibizione di un coro del Royal Northern College of Music. Infine, ha parlato brevemente con il pubblico fuori dagli Studios.

Cuba attraversa una delle fasi più critiche della sua storia recente, tra crisi energetica, collasso economico e crescente tensione sociale. Secondo la dissidente cubana residente in Italia Kenia Rodríguez, attivista del Movimento Las Guerreras e dell’Associazione 17 dicembre, il Paese è ormai oltre il punto di rottura, mentre all’interno cresce un’opposizione sempre meno disposta al silenzio. "A Cuba sta crescendo il movimento dell’opposizione interna, che già esisteva. Adesso è cresciuto ancora di più, perché le persone hanno perso la paura verso il regime cubano", dice in un'intervista all'Adnkronos. Una trasformazione profonda, che secondo Rodríguez segna un cambio di fase. Ma è soprattutto sul piano sistemico che la diagnosi diventa drastica. "Cuba è al collasso, ma non soltanto energetico: è un collasso totale del sistema. Non c’è possibilità di retromarcia, siamo a un punto di non ritorno. La dittatura comunista cubana è un sistema completamente fallito", sostiene.
Una crisi che, a suo avviso, non nasce oggi. "Il sistema economico cubano non è mai stato stabile in questi 67 anni. Si è sempre salvato grazie agli aiuti umanitari e alle donazioni del resto del mondo. Ma il 90% di queste risorse andava alla dittatura e solo il 10% alla popolazione". Da qui, una condizione cronica di scarsità: "Non abbiamo mai avuto niente, solo briciole per andare avanti, mentre la paura ha sempre prevalso sul senso di civiltà e dignità". Oggi, però, il quadro è precipitato. "L’economia è in fase di implosione: non c’è più niente, non c’è petrolio, non c’è nulla". Rodríguez attribuisce precise responsabilità al potere: "È stata la stessa dittatura a distruggerla". E cita il declino dei settori storici: "Le fabbriche della canna da zucchero sono state lasciate deteriorare fino a non funzionare più. Anche il settore del tabacco è crollato: mancava il personale, perché la gente, schiacciata dalla fame e dalla povertà, scappava dal Paese o smetteva di lavorare, anche perché i profitti venivano presi dalla dittatura".
In questo scenario, il ruolo degli Usa viene letto in chiave positiva dall’opposizione. "Le trattative sono un’opportunità. Gli Stati Uniti sono stati gli unici ad ascoltare il nostro grido di aiuto, mentre altri hanno voltato lo sguardo", spiega Rodríguez. Una posizione che si lega anche alla diaspora: "La maggior parte della comunità cubana in esilio si trova negli Stati Uniti e tutti vogliamo la stessa cosa: una Cuba libera". Quanto al tema della sovranità, ribatte: "Non crediamo ci siano rischi, anche perché non siamo mai stati realmente sovrani. Per gran parte di questi 67 anni siamo stati sotto l’influenza della Russia". Le dichiarazioni di Donald Trump[1] vengono interpretate non come una minaccia, ma come uno strumento di pressione. "Sono una pressione negoziale, una grande pressione negoziale", afferma, sottolineando anche il ruolo di Marco Rubio, "di origini cubane", che "conosce bene cosa ha fatto la dittatura". Rodríguez richiama il dramma dell’esilio: "È cresciuto ascoltando il dolore di madri e figli separati, di persone morte nel mare cercando di fuggire, nella giungla del Nicaragua o nel Rio Bravo".
L’obiettivo, però, resta evitare uno scenario bellico: "Non vogliamo una guerra: vogliamo solo che ci lascino in pace e che se ne vadano i Castro, Díaz-Canel e tutti coloro che sostengono il Partito Comunista". La "pressione negoziale", insiste, dovrebbe portare a una transizione: "Devono lasciare il Paese pacificamente e restituire Cuba ai cubani, anche con l’aiuto degli Stati Uniti". Una richiesta che, denuncia, è rimasta inascoltata altrove: "Abbiamo chiesto aiuto all’Onu, al Parlamento Europeo, all’Oea, ma nessuno ci ha ascoltato. L’unico è stato Trump". Per questo, tra i dissidenti, quella linea politica viene percepita "come una luce alla fine del tunnel, una speranza".
In chiusura, Rodríguez affida il suo messaggio alle parole della madre: "Io sono nata lì, non sono io che me ne devo andare. Sono loro, i dittatori, che se ne devono andare". Un’affermazione che riassume una rivendicazione più ampia: "Il mondo deve sapere la verità: Cuba è governata da dittatori". E respinge una delle narrazioni più diffuse sul sistema cubano: "Non è vero che ci hanno dato un’educazione gratuita". Racconta invece un’altra realtà: "Dagli 11 ai 18-19 anni dovevamo lavorare nei campi per ore ogni giorno, per l’esportazione agricola. Lo chiamavano volontariato, ma non lo era". Un Paese, conclude implicitamente la sua testimonianza, dove la crisi materiale si intreccia con una battaglia politica e civile ancora aperta. (di Antonio Atte)

La morte di Ali Larijani, se confermata, di certo rappresenta "una grossa perdita per chi cerca un'interlocuzione con Teheran", e da questo punto di vista non fa che sottolineare come gli interessi israeliani e americani in questa guerra non sempre coincidano. Così l'ex ambasciatore a Teheran, Luca Giansanti, commenta con l'Adnkronos l'uccisione del capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, considerato il volto pragmatico del regime.
In attesa che arrivi la conferma da parte iraniana della sua morte, che "immagino arriverà", non si può negare che l'eliminazione di Larijani "sia un brutto colpo per il sistema", sostiene Giansanti, sottolineando come l'ex presidente del Parlamento di Teheran fosse "uno degli ultimi rimasti in grado di tenere insieme i vari pezzi: grazie alla sua lunga esperienza nelle istituzioni riusciva ad unire il mondo diplomatico, politico e di sicurezza, riusciva a parlare con tutti".
L'eliminazione di Larijani "è una perdita per chiunque cerchi un'interlocuzione con Teheran", ragiona Giansanti, convinto che la sua morte dimostri ancora una volta come in questa guerra gli interessi israeliani e quelli americani "non sempre coincidano".
Ciò premesso, e sottolineata ancora una volta "la profondità di conoscenze" che aveva il capo del Consiglio supremo di sicurezza - impegnato nelle ultime settimane "a fiancheggiare l'attività diplomatica" nei negoziati con Washington sul nucleare - l'ex ambasciatore tiene a sottolineare che "il sistema iraniano non si regge sulle singole persone e si adatta rapidamente". C'è il rischio che il suo posto venga preso da personaggi più radicali e oltranzisti? "E' ormai dal 2018, da quando gli Stati Uniti si sono ritirati dall'accordo sul nucleare, che si sono susseguite azioni politiche e militari che hanno rafforzato l'ala più dura e incardinata nel sistema di sicurezza e di difesa del regime", commenta Giansanti.
L'ex ambasciatore parla quindi della posizione assunta dall'Europa dinanzi alle richieste di Donald Trump per una missione di scorta navale nello Stretto di Hormuz, cui ha opposto un rifiuto. "Si tratta di una posizione assennata, equilibrata e saggia e speriamo continui a restare tale", riconosce, ammettendo tuttavia che "l'esperienza recente" dell'atteggiamento nei confronti del presidente americano "non mi lasci molto ottimista". "Quel che è certo - chiosa - è che la questione di Hormuz non può essere risolta con una presenza militare navale, quello che serve è una cessazione delle ostilità e un accordo ampio che riporti la stabilità. Senza di quello armatori e compagnie di assicurazione non torneranno".
Le condizioni perché Trump rivendichi la vittoria? "E' davvero complicato dire quali possano essere e anche su questo le posizione di Israele e Stati Uniti divergono. Il presidente americano avrebbe potuto dichiarare la vittoria il primo giorno, quando è stato ucciso Ali Khamenei, o il settimo, quando il presidente iraniano Masoud Pezeshkian aveva lanciato messaggi più concilianti ai Paesi del Golfo. Non lo ha fatto e ora più le cose vanno avanti più diventa complicato, anche perché la strategia iraniana di escalation sta funzionando: Teheran sta subendo l'inferiorità militare drammatica e dopo 20 giorni di conflitto non fa che accrescersi, ma pur con mezzi militari ridotti riesce a infliggere danni che stanno avendo un impatto pesantissimo sull'economia".

"I Paesi non hanno detto no a mettere in sicurezza Hormuz. Hanno detto no a una missione che poteva sembrare quasi un ingresso in guerra in quel canale, mentre invece ciò che auspicano tutti i Paesi è una missione multilaterale internazionale che in qualche modo possa garantire la sicurezza a Hormuz". Così il ministro della Difesa, Guido Crosetto in un collegamento con Tg4 'Diario del giorno' per il quale "la presenza dell'Unifil è la salvezza del Libano" .
"Bisognerebbe che le le Nazioni Unite si mettessero alla testa di questa cosa e poi a quel punto, probabilmente tutte le nazioni ma non soltanto quelle europee, non soltanto quelle della Nato, ma a quel punto anche tutte quelle asiatiche e l'India, parteciperebbero perché l'impatto energetico di Hormuz è principalmente verso l'Asia - ha sottolineato - Per noi è un impatto molto forte soltanto per l'aumento dei prezzi conseguente al blocco di Hormuz e per la parte che riguarda il gas liquido che arriva dal Qatar, ma l'impatto principale è quello che stanno subendo l'India, la Cina, cioè l'Asia. Per cui probabilmente una missione che metta in sicurezza Hormuz riuscirebbe a mettere attorno al tavolo d'accordo quasi tutto il mondo, perché non provare a farla?".
"I primi a chiederci di rimanere in questa fase per tutelare una possibilità della fine della guerra che sta colpendo il Libano sono gli stessi libanesi e le stesse Nazioni Unite - ha detto ancora Crosetto - Gli stessi contingenti si rendono conto del valore di questa missione di pace per far finire anche questa guerra che è in corso. Le alternative sono due: o in qualche modo gli Hezbollah vengono disarmati da una missione multilaterale delle Nazioni Unite o li disarma Israele con la guerra come sta facendo adesso. Non c'è una terza via, per cui la nostra presenza è la salvezza del Libano ed è un modo per evitare una nuova guerra civile che infiamma il Libano, poi magari da lì si trasferisce alla Siria, in Giordania, perché il più grande problema quando scoppiano questi incendi é che vengano spenti il prima possibile non che li si lasci a bruciare altri terreni e ad allargarsi ed è quello che sta facendo la missione Unifil lì".

E' allarme meningite in Inghilterra, dove negli ultimi giorni si è registrata una preoccupante diffusione di casi, in particolare tra studenti universitari. Un recente focolaio nel Kent, zona a Sud-Est di Londra ha causato due morti e 13 ricoveri, spingendo le autorità sanitarie ad avviare campagne di vaccinazione e somministrazione di antibiotici per contenere il contagio
Le vittime sono un alunno della Queen Elizabeth's Grammar School di Faversham e uno studente dell'università del Kent. Le autorità sanitarie hanno contattato 30mila persone, tra studenti, personale delle scuole e dell'università del Kent e i loro familiari, per la sorveglianza che scatta in questi casi.
Meningite B
L'Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria (UKHSA) ha dichiarato che ci sono ad oggi 15 casi, di cui 4 confermati (compresi i due decessi) di meningite B, contro il quale la maggior parte della popolazione non è vaccinata. I restanti sono sotto indagine.
Per questo è stato annunciato l'avvio di un piccolo programma di vaccinazione per gli studenti residenti nelle residenze universitarie del campus di Canterbury. Il vaccino contro la meningite B - riporta la 'Bbc' - sarà offerto ad alcuni studenti dell'università del Kent nell'ambito di un programma mirato per contrastare l'epidemia. Il ministro della Salute, Wes Streeting, ha anche affermato che "i criteri di ammissibilità generale per il vaccino contro la MenB saranno riesaminati".
La vaccinazione di routine contro la MenB è stata introdotta per i neonati nel 2015, il che significa che gli adolescenti più grandi non sono stati vaccinati, a meno che non lo abbiano ricevuto privatamente.
Cos'è la meningite e come si manifesta
La meningite è una malattia infettiva che consiste nell’infiammazione delle meningi, le membrane che avvolgono cervello e midollo spinale. Può essere causata da virus, batteri o altri microrganismi.
La forma batterica, causata da Neisseria meningitidis sierogruppo B, è la più grave e fulminante. Colpisce le membrane del cervello (meningi) e il sangue (sepsi) ed è particolarmente pericolosa per neonati e adolescenti a cui può causare danni permanenti o il decesso in poche ore.
I sintomi possono comparire improvvisamente e peggiorare velocemente: tra i più comuni ci sono febbre alta, forte mal di testa, rigidità del collo, nausea, vomito e sonnolenza. In alcuni casi può comparire anche un’eruzione cutanea che non scompare alla pressione, segno tipico delle forme più gravi .
Come si trasmette e il vaccino
La malattia si trasmette attraverso il contatto stretto tra persone, ad esempio tramite saliva, tosse o condivisione di oggetti.
La prevenzione è fondamentale: il metodo più efficace è la vaccinazione contro i principali batteri responsabili (come meningococco, pneumococco e Haemophilus influenzae). Inoltre, è importante evitare comportamenti a rischio, come condividere bevande o oggetti personali, e rivolgersi subito a un medico in presenza dei sintomi .
Bassetti: "Bisogna fare di più dal punto di vista della prevenzione"
Sull'epidemia è intervenuto via social l'infettivologo Matteo Bassetti: "Bisogna fare di più dal punto di vista della prevenzione, anche in Italia", sottolinea.

Geberit ha presentato oggi in anteprima 'Geberit Experience Center': il nuovo spazio polifunzionale del brand a Milano che nasce - viene spiegato dal gruppo in una nota - "come luogo di incontro e confronto, dove accogliere progettisti, imprese, architetti, installatori, consumatori finali e istituzioni per un dialogo costante con il settore di riferimento e la comunità locale". La scelta dell’Italia e in particolare di Milano - viene chiarito - "s'inserisce in una precisa visione aziendale che attribuisce al nostro Paese un ruolo centrale. L’Italia rappresenta il terzo mercato per fatturato del gruppo Geberit e da sempre si distingue per cultura progettuale, capacità installativa, solidità della filiera e sensibilità al design".
“L’Italia continua a rappresentare un mercato strategico per Geberit”, dichiara Giorgio Castiglioni, direttore generale di Geberit. “Nel 2025 abbiamo registrato una crescita dell’1,6%, all’interno di un percorso di sviluppo che ci ha portato da 174 milioni di euro nel 2020 a 273 milioni di fatturato netto nel 2025. Un risultato che riflette la fiducia nel nostro brand da parte degli italiani, oltre che la solidità delle relazioni costruite con partner grossisti, installatori, progettisti, imprese e architetti. Proprio per questo, l’apertura del nostro Geberit Experience Center è una dimostrazione concreta di quanto l’Italia sia, oggi e sempre di più, al centro del nostro percorso”.
Situato in via Tortona 31 presso Opificio 31, Geberit Experience Center si inserisce nello storico distretto milanese del design per ribadire "la volontà di raccontare il design ad alto valore innovativo e funzionale di Geberit e di diventare attore attivo, pronto a dialogare con la città, da sempre luogo perfetto per costruire visioni, linguaggi e modelli che spesso diventano rilevanti ben oltre i confini italiani".
La sfida del nuovo spazio è stata quella di tradurre in forma progettuale l’expertise e il know-how idraulico di Geberit, sintetizzate nel concept 'Mastering Water', che esprime il Dna dell’azienda e la sua capacità di gestire l’acqua lungo tutto il suo percorso all’interno degli edifici. "L’acqua, infatti - viene sottolineato nel comunicato stampa dal gruppo - svolge tre funzioni fondamentali: è indispensabile per la nutrizione, viene utilizzata per l’igiene e la pulizia e agisce come mezzo di trasporto per sostanze e materiali. Da qui nasce l’approccio olistico di Geberit alla gestione dell’acqua: una risorsa da governare in modo controllato, efficiente e sostenibile, sempre al servizio del benessere quotidiano delle persone".
“Geberit Experience Center nasce per dare forma concreta a ciò che il nostro brand rappresenta da oltre 150 anni: gestire l’acqua in modo intelligente per il benessere, il comfort e l’affidabilità quotidiana”, aggiunge Silvia del Vitto, direttrice marketing di Geberit. “Non è pensato per essere un semplice showroom, ma come uno spazio permanente, vivo e relazionale, concepito per ospitare momenti di formazione, workshop, eventi, networking e confronto con professionisti, partner, studenti e stakeholder. Vogliamo anche aprirci alla città. Il nostro obiettivo è che il centro diventi un luogo aperto, riconoscibile e in dialogo con la comunità, dove competenza tecnica, cultura dell’acqua e innovazione si trasformano in esperienza diretta”.
Per tradurre questa visione, Geberit si è affidata all’esperienza di Poli.design, il centro per la formazione post-laurea a livello nazionale e internazionale parte integrante del sistema design del Politecnico di Milano, per l’envisioning progettuale e strategico e al rinomato studio di architettura Ippolito Fleitz Group, grazie a cui i concept elaborati sono stati sviluppati a livello di spazi e progetto architettonico. Lo spazio interno di quasi 800 metri quadrati si divide in due sezioni interconnesse, in un open space "dove il percorso olistico in cui l'identità di Geberit si dispiega prende vita: dall’expertise ingegneristica, fino all’esplorazione nel dettaglio delle soluzioni innovative del brand, che si inseriscono perfettamente con il carattere industriale dell'edificio". Al centro di questa esperienza immersiva c'è l'acqua, l'elemento essenziale che collega la tecnologia, lo spazio e l'identità di Geberit. Questo ambiente unico trasmette il suo Dna in modo integrato, offrendo ai visitatori un'esperienza coinvolgente e distintiva.
Al centro dell’experience center si sviluppa la mastering Water Tower, una struttura simbolica che rende visibili i flussi dell’acqua e i sistemi infrastrutturali dell’edificio. Attraverso dimostrazioni dal vivo, giochi di luce dinamici e un percorso esperienziale dedicato al concetto di mastering water, i sistemi normalmente nascosti dietro la parete diventano tangibili e coinvolgenti. Un racconto integrato in cui dimensioni fisiche, meccaniche e digitali si fondono, dando forma a un’esperienza immersiva che esprime in modo distintivo il Dna di Geberit.
L’area Techxpert si configura in un ambiente che richiama l’atmosfera di un’officina contemporanea, dove gli esperti Geberit presenteranno dal vivo prodotti e soluzioni su un banco da lavoro dedicato. L’esperienza fisica si arricchisce di una dimensione digitale, con contenuti olografici integrati all’interno delle tubazioni che trasformano l’infrastruttura tecnica in uno spazio espositivo immersivo e coinvolgente.
C'è poi la Design meet function, un’area espositiva composta da quattro ambienti bagno reali, pensati per presentare la varietà di prodotti e soluzioni Geberit in contesti applicativi concreti. Attraverso un intelligente gioco di luci e scenografie dinamiche, gli spazi si trasformano e si moltiplicano, dando vita a nove configurazioni differenti che raccontano in modo efficace la versatilità progettuale delle soluzioni estetiche del brand. Mix & Match è un’area pensata per valorizzare la libertà di scelta tra forme, colori e materiali dei prodotti Geberit, mostrando come esigenze individuali e configurazioni progettuali differenti possano trovare risposta all’interno di un ambiente dinamico e flessibile. Uno spazio pensato per raccontare il bagno come espressione di stile, funzionalità e libertà compositiva.
Water Talks è un ambiente definito da un grande schermo e uno sfondo metallico dalle tonalità argentate, dove gli esperti Geberit possono presentare le innovazioni e le conoscenze relative ai prodotti e alle soluzioni del brand, trasformando lo spazio in un punto focale per il dialogo e la condivisione. Il Water Bar caratterizzato da una palette di tonalità blu e bianche, si configura come uno spazio accogliente dedicato all’incontro e allo scambio. Il soffitto e le pareti richiamano il movimento dell’acqua, contribuendo a creare un’atmosfera immersiva e rilassata che favorisce il dialogo e la condivisione.
Oltre a queste aree, ci sarà uno spazio dedicato al product testing che consentirà ai visitatori di sperimentare direttamente soluzioni e tecnologie Geberit. Un’esperienza concreta che permette di comprenderne performance, qualità e funzionalità. Lo spazio è stato realizzato con la collaborazione e il contributo di Marazzi Group, simbolo del Made in Italy nel settore delle piastrelle di ceramica, Zucchetti Rubinetteria, brand conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo, punto di riferimento del settore rubinetteria e BTicino, leader nel settore delle infrastrutture digitali ed elettriche degli edifici.
Geberit Experience Center aprirà le porte ai visitatori a partire dal 20 aprile, durante la settimana del FuoriSalone 2026, in cui l’azienda ospiterà l’installazione 'Flow. Form. Function', realizzata in collaborazione con lo studio di architettura Atelier Oï: un percorso immersivo che unisce arte, design e il know-how tecnologico dell’azienda, dando forma a uno spazio in cui il flusso dell’acqua consente una perfetta armonia tra forma e funzionalità.

Gruppo Cap conquista il Top Utility Award Assoluto, il riconoscimento più prestigioso assegnato alle utility italiane. Il premio è stato conferito oggi a Milano nell’ambito della presentazione del XIV Rapporto Althesys “Cambiare per crescere”, ospitata a Palazzo Turati. Il premio viene attribuito all’azienda che ha registrato le migliori performance complessive tra le 100 maggiori utility italiane, sulla base di un ampio insieme di parametri che includono sostenibilità, efficienza operativa, solidità economico-finanziaria, innovazione e capacità di generare valore per il territorio. Assegnato da Althesys, il premio Top Utility è considerato il principale riconoscimento nazionale per il settore dei servizi pubblici locali.
Oltre alla vittoria del premio principale, Gruppo Cap è stata inserita nella cinquina finale di altre due categorie strategiche, il Top Utility Award Esg e il Top Utility Award Territorio & Comunità. Un traguardo che certifica la solidità del modello industriale di CAP, valorizzando da un lato l’impegno verso comunità e stakeholder, dall’altro la qualità del percorso di rendicontazione di sostenibilità, rafforzato dalla scelta di adottare volontariamente i criteri Esrs previsti dalla direttiva europea Csrd anche nell’attuale contesto di evoluzione normativa.
"Ricevere il premio Assoluto nell’edizione dedicata al tema “Cambiare per crescere” ci riempie di orgoglio ed è il riconoscimento del lavoro di tutte le persone di Gruppo CAP - afferma Yuri Santagostino, presidente esecutivo dell’azienda -. In un settore complesso come il nostro, innovazione tecnologica ed equilibrio finanziario devono procedere di pari passo con la cura del territorio e l’attenzione ai criteri Esg. Essere finalisti in tre categorie e ottenere il riconoscimento più prestigioso di questa XIV edizione dimostra che il nostro approccio integrato, basato su investimenti sostenibili e ascolto delle comunità, è la strada giusta per generare valore reale per il Paese".

La primavera è in arrivo, ma non per tutti è una buona notizia: per chi soffre di rinite allergica può essere una stagione particolarmente difficile a causa dell'aumento della concentrazione di pollini nell'aria e il riacutizzarsi dei sintomi. 'Scatti di rinite: le smorfie che non fanno ridere' è una campagna di informazione e sensibilizzazione e una mostra fotografica ospitata a Milano, alla Cascina Cuccagna fino al 20 marzo (www.scattidirinite.it). Il progetto, promosso da Aaiito-Associazione allergologi immunologi italiani territoriali e ospedalieri, vede la collaborazione dell'associazione pazienti Respiriamo Insieme Aps e il contributo non condizionante di Firma.
La campagna mira a mettere in luce una condizione comune, ma poco conosciuta, e offre uno sguardo intimo e reale sulla vita dei pazienti, rappresentando i volti delle persone affette e le 'smorfie' provocate dalla patologia. Attraverso l'obiettivo sensibile del fotografo Giorgio Galimberti, la mostra cattura non solo i sintomi visibili - come il naso che cola, gli occhi arrossati e le smorfie di disagio - ma anche l'impatto emotivo, spesso sottovalutato, che questa condizione ha sulla vita di chi ne soffre. "Ogni scatto - spiegano i promottori dell'iniziativa - racchiude frammenti di vita e storie di pazienti reali, mostrando che dietro un semplice starnuto c'è molto di più. In Italia la rinite allergica interessa circa il 25% della popolazione: una reazione infiammatoria provocata da sostanze comuni come pollini, acari, epiteli o muffe che impatta pesantemente sulla qualità di vita, ma non sempre riconosciuta in tempo e gestita in modo strutturato", come emerge dai risultati di una survey condotta da Aaiito nel 2025.
"Dalla nostra survey condotta sui medici di medicina generale - afferma il presidenete dell'associazione, Francesco Murzilli - emergono ancora ritardi diagnostici e un'applicazione disomogenea delle linee guida. Risulta prioritario rafforzare la formazione per garantire il riconoscimento precoce della patologia e una più stretta sinergia tra medico di medicina generale e specialista. Progetti di questo tipo, che uniscono l'arte visiva all'informazione scientifica, sono essenziali per arrivare al grande pubblico e far comprendere la reale portata di questa patologia". Secondo i dati Aria (Allergic Rhinitis and its Impact on Asthma), la prevalenza della rinite allergica è cresciuta del 10% tra i giovani (18-30 anni) e del 15% tra i bambini (0-14 anni) negli ultimi 5 anni. L'incremento di inquinanti atmosferici è stato associato a un aumento dei sintomi, così come i cambiamenti climatici che prolungano la stagione pollinica.
In Europa i costi diretti della patologia vanno da circa 160 a 550 euro all'anno per paziente
"La patologia può avere un impatto significativo anche sulla qualità della vita, sulla produttività e sul benessere generale delle persone - sottolinea Riccardo Asero, specialista in Allergologia e Immunologia clinica e già presidente Aaiito - Basti pensare che, secondo gli ultimi dati Aria, in Europa i costi diretti della patologia vanno da circa 160 a 550 euro all'anno per paziente, mentre i costi indiretti, per i non trattati, possono superare i 2.400 euro. Un impatto che non è solo economico, ma anche sociale, umano: proprio per questo speriamo che, attraverso questa campagna, sia possibile contribuire a promuovere una maggiore comprensione della patologia e favorire un accesso più ampio alle cure adeguate".
La mostra enfatizza come la rinite allergica sia una compagna scomoda che condiziona ogni momento della giornata. "Ogni starnuto, ogni notte insonne, racconta una storia di vulnerabilità e tenacia - dice Simona Barbaglia, presidente di Respiriamo Insieme Aps - Il nostro impegno quotidiano è affiancare i pazienti affinché non si sentano soli, promuovendo azioni sinergiche con gli specialisti che puntino al miglioramento della loro qualità di vita. Con questa campagna, vogliamo rompere il silenzio e mostrare come dietro ogni 'smorfia' ci sia una persona, con la sua qualità di vita compromessa". La fotografia diventa quindi uno strumento potente per raccontare storie e connettersi con lo spettatore in modo profondo. "Questo progetto ha avuto un impatto su di me perché ogni scatto non è solo una fotografia: è una storia, una sfida, un sorriso o una smorfia che racconta molto di più di quanto le parole possano dire", racconta Giorgio Galimberti, autore degli scatti. "Ho cercato di catturare non solo i sintomi visibili della rinite allergica, ma soprattutto l'anima, la forza e la vulnerabilità di chi ne soffre, ogni giorno. I protagonisti hanno una storia unica - rimarca - ma tutti condividono il desiderio comune di vivere senza limiti".
Oltre alla mostra fotografica, fruibile gratuitamente, la campagna include il sito www.scattidirinte.it, una pianificazione radiofonica su Radio Capital e attività sull'App iLMeteo - previste entrambe per marzo e settembre 2026 - e il coinvolgimento dei medici di edicina generale, con la diffusione di materiale informativo nei loro studi.

La Calabria stretta nella morsa del maltempo, tra frane e strade allagate. Tragedia sfiorata a Capistrano, nel Vibonese, dove è crollato l'atrio di una scuola, a Taormina a causa delle forti piogge è crollato invece un palazzo disabitato nei pressi di Porta Messina.
Particolarmente colpito è il territorio della costa ionica cosentina, in particolare i Comuni di Corigliano Rossano, Mirto, Calopezzati, Pietrapaola e Mandatoriccio, dove la pioggia incessante ha provocato allagamenti, smottamenti e difficoltà alla viabilità. La Strada Statale 106, unico punto di raccordo tra la Sibaritide e il Basso Jonio, è finita sott'acqua: il tratto all'altezza di località 'Toscano', a Corigliano Rossano, è allagato, e al momento, il traffico risulta paralizzato. La situazione è critica nel territorio di Crosia, dove le fiumare Trionto e Fiumarella hanno superato gli argini provocando diffusi allagamenti. Nel centro storico, inoltre, si verificata una frana nei pressi delle case popolari, che ha reso necessaria l'evacuazione precauzionale di circa 80 persone. Diverse persone sono rimaste bloccate nelle auto e nelle abitazioni, a causa dell'innalzamento rapido del livello dell'acqua, e sono in corso le operazioni di recupero da parte dei vigili del fuoco.
Situazione difficile anche nel Vibonese, in particolare a Gerocarne e Monterosso Calabro, dove diverse frane hanno causato l'interruzione di alcune strade provinciali. Al momento, il Gos (Gruppo Operativo Speciale) dei vigili del fuoco sta operando sulla Strada provinciale 54 Filogaso–San Nicola da Crissa, interessata da smottamenti e colate di fango. Tragedia sfiorata a Capistrano: a causa del maltempo, l'atrio del plesso scolastico di via Marconi ha in parte ceduto, i bambini sono stati fatti evacuare e accompagnati a casa con uno scuolabus e la scuola nei prossimi giorni resterà chiusa.
Nel corso della notte, il Comune di Sorianello è stato particolarmente colpito dagli eventi meteorologici. Un'abitazione con quattro persone all'interno è rimasta isolata a seguito del cedimento della strada di accesso. Alle prime luci dell'alba, i vigili del fuoco hanno raggiunto l'abitazione e le hanno tratte in salvo. Sempre a Sorianello, una frana in via Roma ha ostruito l'accesso ad alcune abitazioni. Inoltre, a Soriano Calabro, Filadelfia, Simbario e Joppolo si registra la caduta di alberi in strada, che ha causato rallentamenti e disagi alla circolazione.
A causa delle forti piogge degli ultimi giorni, è crollato a Taormina nella serata di ieri, un palazzo disabitato, nei pressi di Porta Messina, a due passi da un ristorante. Per fortuna non si registrano feriti.

Il Veneto che fa il Veneto (venexus.regione.veneto.it) è la piattaforma digitale progettata e sviluppata da ChainOn sulla base della sua tecnologia per la Regione del Veneto con l’obiettivo di favorire la realizzazione di progetti a beneficio comune sul territorio. L’infrastruttura, che attua la Legge regionale n. 10/2024, è stata presentata da Alberto Stefani, presidente della Regione del Veneto, il 13 marzo scorso, in apertura della conferenza stampa sui primi cento giorni della sua amministrazione. L’annuncio di Venexus segna l’avvio della fase operativa del percorso iniziato con l’aggiudicazione nel 2025, da parte di ChainOn, della gara europea indetta dalla Regione del Veneto. ChainOn non si è limitata alla realizzazione dell’architettura tecnologica: ricoprirà un ruolo centrale occupandosi anche del lancio e della gestione operativa della Piattaforma per i prossimi tre anni.
Un risultato importante anche nella strategia di ChainOn come sottolinea il ceo Giovanni Palazzi: “Con il contratto con Regione Veneto, ChainOn compie un salto quantico sul piano tecnologico ma, soprattutto, sociale. La nostra piattaforma diventa strumento strategico anche per il settore pubblico, ampliando il business model e divenendo motore concreto di collaborazione tra pubblico e privato. Questa opportunità ci permette di mettere a frutto il nostro know-how per aiutare l’Italia ad affrontare le sfide dello sviluppo e del valore condiviso, dimostrando come l’innovazione possa produrre impatto reale su comunicazione, sostenibilità e Made in Italy attraverso efficienza e benefici concreti per tutti gli stakeholder", spiega.
Venexus connette i promotori di progetti a beneficio comune (Regione, Comuni e Province, anche in collaborazione con il terzo settore) con le Società Benefit e le Imprese ESG per la realizzazione di iniziative concrete di pubblica utilità nei settori del sociale, dell’ambiente, dello sport e della cultura. Tra le principali innovazioni della piattaforma vi è l’impiego della tecnologia blockchain, utilizzata per garantire trasparenza, tracciabilità e immutabilità dei processi: elementi da sempre centrali nella proposta tecnologica di ChainOn.
La Piattaforma digitalizza l’intero ciclo di vita di una partnership nelle seguenti fasi: onboarding tramite Spid o Cie e iscrizione ai Registri regionali delle Società Benefit, delle Imprese Esg e dei Progetti a Beneficio Comune; sito one-page dei progetti: i promotori descrivono le iniziative su un sito one-page dedicato specificando finalità e modalità di coinvolgimento; matching: la piattaforma favorisce l’incontro tra le esigenze delle imprese ed i progetti presenti, e l’avvio del contatto diretto; lettera di intenti su blockchain: dopo negoziazione e al raggiungimento di un accordo di massima le parti sottoscrivono una lettera di intenti generata automaticamente e notarizzata sulla blockchain della Regione Veneto consentendo la massima trasparenza e la piena certezza legale.
La piattaforma misura l’impatto di ogni progetto generando una relazione che può essere utilizzata dalle imprese finanziatrici nelle relazioni di Impatto delle Imprese Benefit e nei Bilanci di Sostenibilità delle aziende Esg.
La realizzazione di Venexus nella sua interezza consolida il ruolo di ChainOn come punto di riferimento nella innovazione e digitalizzazione dei processi di sponsorizzazione e partnership. Con Venexus, ChainOn si afferma come operatore di riferimento per le realtà che intendono integrare qualità, sostenibilità, efficienza e misurabilità in un unico sistema moderno e trasparente. Il varo di Venexus rappresenta una tappa importante nel percorso di crescita di ChainOn come sottolinea il ceo Palazzi: “Abbiamo dimostrato di saper costruire infrastrutture digitali complesse per il settore pubblico con la stessa solidità e affidabilità che il mercato privato già ci riconosce. Questo ci proietta con fiducia verso un aumento di capitale che sta suscitando un interesse concreto e qualificato da parte di investitori internazionali che vogliono diventare soci e partecipare alla crescita della società sui mercati globali. Non è un segnale che diamo per scontato: è la conferma che ChainOn ha costruito qualcosa di scalabile, difendibile e capace di generare valore duraturo.”

"Il ministero della Salute rafforza l'impegno nella prevenzione delle malattie neurologiche, puntando su stili di vita corretti e sulla collaborazione tra istituzioni, società scientifiche e Regioni". Lo ha sottolineato Giovanni Leonardi, capo del Dipartimento One Health del ministero della Salute, intervenendo alla conferenza stampa 'Salute del cervello - prevenzione, politiche, prospettive', nella Sala Caduti di Nassirya del Senato. Durante l'iniziativa, promossa dalla senatrice Tilde Minasi, Società italiana di neurologia (Sin), Croce rossa italiana e Fondazione Aletheia hanno firmato il protocollo d'intesa per la prevenzione neurologica.
"Questo appuntamento rappresenta un momento di passaggio fondamentale nel percorso di sensibilizzazione della Sin su temi cruciali come la prevenzione primaria", ha spiegato Leonardi, ringraziando la società scientifica e i partner per il lavoro congiunto degli ultimi anni. L'iniziativa rientra in un più ampio approccio One health, che integra la salute umana, animale e dell'ecosistema. Nel caso delle patologie neurologiche, il focus è sulla prevenzione attraverso corretti stili di vita: alimentazione sana, attività fisica, buon equilibrio sonno-veglia, niente alcol e fumo.
Leonardi ha poi evidenziato l'impegno del dicastero sul fronte delle patologie neurodegenerative. "Il Fondo per l'Alzheimer, finanziato con 34 milioni di euro, è uno degli esempi di collaborazione virtuosa tra il ministero della Salute e le Regioni - ha sottolineato - Inoltre, nell'ambito del Piano nazionale per la salute mentale, il 30% delle risorse è destinato ad attività di prevenzione". L'obiettivo, ha concluso, "non è solo aumentare l'aspettativa di vita, ma incrementare gli anni vissuti in salute, garantendo qualità della vita ai cittadini".
Procedimento davanti alla Corte d'assise del Tribunale di Sassari...



