Il cadavere, notato da un passante, era in un canale...
Articolo completo a cura dell'Ansa...
La Msc Euribia ferma in porto, salta il ritorno in aereo da Doha a
Roma...
Nella notte, la macchina è uscita fuori strada ha finito corsa sul
guardrail... 
Il pranzo è finito da poco. Ma la scatola dei biscotti è lì a portata di mano, e una voglia irresistibile spinge ad aprirla, anche quando si è sazi. La scienza però assolve i 'golosi'. Secondo un nuovo studio, infatti, è tutta colpa del cervello umano che continua a rispondere a stimoli alimentari allettanti anche dopo aver mangiato a sufficienza. La ricerca è firmata da un team dell'University of East Anglia (Uk) e potrebbe finalmente le ragioni di tutto questo. In un mondo di pubblicità infinite e spuntini a ogni angolo, gli esperti affermano che le scoperte messe a segno fanno luce sul motivo per cui così tanti fanno fatica a mantenere un peso sano.
"L'obesità - osserva il ricercatore principale dello studio, Thomas Sambrook della Facoltà di Psicologia dell'ateneo - è diventata una grave crisi sanitaria mondiale. Ma l'aumento" dei casi "non è semplicemente una questione di forza di volontà: è un segno che i nostri ambienti ricchi di cibo e le risposte apprese a stimoli 'appetitosi' stanno sopraffacendo i naturali controlli dell'appetito del corpo".
"Volevamo capire meglio come il nostro cervello reagisce agli stimoli alimentari quando ci sentiamo già sazi - prosegue - Abbiamo studiato le onde cerebrali delle persone dopo aver mangiato e abbiamo scoperto che, anche se i loro stomaci potevano essere pieni, il loro cervello non sembrava curarsene. In effetti, nessuna quantità di sazietà era in grado di inibire la risposta del cervello a cibo dall'aspetto delizioso. Questo suggerisce che gli stimoli alimentari possono innescare un'alimentazione eccessiva in assenza di fame".
Nello studio, condotto in collaborazione con l'University of Plymouth e pubblicato sulla rivista 'Appetite', 76 volontari sono stati monitorati tramite elettroencefalogramma mentre giocavano a un gioco di apprendimento basato sulla ricompensa con cibi come dolci, cioccolato, patatine e popcorn. A metà del compito, ai partecipanti è stato offerto un pasto di uno degli alimenti finché non ne hanno voluto un altro boccone. Secondo i ricercatori, a quel punto i partecipanti erano davvero sazi: hanno riferito un desiderio drasticamente ridotto per il cibo e il loro comportamento mostrava che non gli davano più valore. Ma il loro cervello raccontava una storia diversa. L'attività elettrica nelle aree associate alla ricompensa ha continuato a rispondere con la stessa intensità alle immagini del cibo, ora indesiderato, anche dopo che i partecipanti erano completamente sazi. "Quello che abbiamo visto - dice Sambrook - è che il cervello si rifiuta semplicemente di sminuire l'aspetto gratificante di un cibo, indipendentemente da quanto si sia sazi".
"Anche quando le persone sanno di non volere il cibo, anche quando il loro comportamento mostra che hanno smesso di dargli valore, il loro cervello continua a inviare segnali di 'ricompensa' nel momento in cui il cibo appare - continua l'esperto - È la ricetta per mangiare troppo". I risultati suggeriscono che le risposte agli stimoli alimentari "potrebbero funzionare come abitudini: reazioni automatiche e apprese, forgiate nel corso di anni di associazione di determinati alimenti al piacere - analizza Sambrook - Queste risposte cerebrali abituali potrebbero operare indipendentemente dalle nostre decisioni consapevoli. Quindi, mentre potresti pensare di mangiare perché hai fame, il tuo cervello potrebbe semplicemente seguire un copione ben consolidato".
Lo studio non ha trovato alcun collegamento tra la capacità delle persone di prendere decisioni orientate a un obiettivo e la resistenza del loro cervello alla svalutazione del cibo. Ciò significa che anche le persone con un eccellente autocontrollo possono essere indebolite dalle risposte neurali automatiche. "Se hai difficoltà con gli spuntini di mezzanotte o non riesci a dire di no anche quando sei sazio, il problema potrebbe non essere la tua disciplina, ma il cablaggio innato del tuo cervello", conclude Sambrook. "Non c'è da stupirsi che resistere a una ciambella possa sembrare impossibile".

La tv di Stato iraniana ha confermato la morte dell'ayatollah Ali Khamenei nell'attacco di ieri condotto da Stato Uniti e Israele. L'annuncio ufficiale è arrivato alle 5 ora locale - le 2.30 in Italia - mentre venivano trasmesse immagini d'archivio con lo schermo listato a lutto. E oggi, ha annunciato il capo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, Ali Larijani, inizierà il processo di transizione per la successione alla Guida suprema.
A guidarlo saranno il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e due alti funzionari, ha confermato Ali Larijani, dopo le notizie arrivate dalla tv di Stato, che ha indicato i due funzionari nel capo della magistratura Gholamhossein Mohseni Ejei e in un altro funzionario del consiglio giudiziario del Paese. "I gruppi che cercano di dividere l'Iran dovrebbero sapere che non lo tollereremo", ha avvertito il capo del consiglio supremo per la sicurezza, esortando gli iraniani a restare uniti.
La minaccia dei Pasdaran e la replica di Trump
Dopo l'attacco, che ha ucciso anche altre importanti figure del regime, i Pasdaran hanno minacciato "l'offensiva più feroce della storia" contro Stati Uniti e Israele. "La più feroce offensiva della storia delle Forze armate della Repubblica islamica inizierà da un momento all'altro contro i territori occupati (Israele, ndr) e le basi terroristiche americane", affermano i Guardiani della rivoluzione.
Immediata la replica di Donald Trump che in un post su Truth avverte: "L'Iran ha appena dichiarato che oggi colpirà molto duramente, più duramente di quanto abbia mai fatto prima. È meglio che non lo facciano, però, perché se lo faranno, li colpiremo con una forza che non è mai stata vista prima".
Nuove esplosioni a Dubai, Doha e Manama
Nuove esplosioni questa mattina a Dubai, Doha e Manama per il lancio di missili dall'Iran. Lo riferiscono testimonianze locali.
Centinaia di iracheni hanno inoltre tentato di assaltare la super blindata Zona verde a Baghdad, dove si trova l'ambasciata americana, in segno di protesta. Lo ha riferito l'Afp, con una fonte della sicurezza che ha detto che "i tentativi sono stati respinti finora, ma continuano a provarci".
Intanto oggi di nuovo sono state sentite esplosioni nei pressi dell'aeroporto di Erbil, nel nord dell'Iraq, dove si trova una base che ospita soldati della coalizione a guida Usa.

Un nuovo test per rilevare i biomarcatori della malattia di Alzheimer. E' il risultato di uno studio finanziato dai National Institutes of Health (Nih), con cui i ricercatori hanno identificato un nuovo tipo di test basato sul sangue, che misura i cambiamenti strutturali nelle proteine, fornendo maggiori informazioni rispetto ai normali esami. I risultati, pubblicati su 'Nature Aging', gettano luce anche su come la biologia dell'Alzheimer possa differire tra uomini e donne.
"Questo lavoro introduce un approccio fondamentalmente nuovo, basato sul sangue, per la diagnosi e la stadiazione dell'Alzheimer", spiega Richard Hodes, direttore del National Institute on Aging (Nia), un istituto parte dei National Institutes of Health (Nih) statunitensi, che ha finanziato lo studio. "Rivelando cambiamenti strutturali delle proteine associati al rischio genetico, alla gravità dei sintomi e alle differenze di genere - caratteristiche non rilevate dai biomarcatori esistenti - questa ricerca potrebbe consentire una diagnosi precoce e studi clinici più efficaci".
La maggior parte degli esami del sangue per l'Alzheimer misura la quantità di una proteina associata alla patologia. Tuttavia, è noto che nell'Alzheimer la disfunzione della regolazione della funzione cellulare causa un ripiegamento anormale delle proteine. I ricercatori di questo studio volevano sapere se questi cambiamenti strutturali potessero essere identificati negli esami del sangue per diagnosticare la malattia. Hanno ipotizzato che un'indagine completa dei cambiamenti strutturali nelle proteine associate all'Alzheimer potesse rivelare maggiori informazioni sui meccanismi alla base dei fattori di rischio e dei sintomi della malattia rispetto agli attuali esami del sangue e potenzialmente identificare ulteriori biomarcatori ematici. Inoltre, quasi tutti i pazienti con Alzheimer sviluppano sintomi neuropsichiatrici, ma la ricerca suggerisce differenze tra uomini e donne nella frequenza e nella gravità di alcuni sintomi. Gli autori si sono chiesti dunque se i cambiamenti strutturali nelle proteine potessero aiutare i ricercatori a comprendere meglio i processi biologici alla base di queste differenze di genere.
Per rispondere a queste domande, gli esperti hanno analizzato campioni di plasma sanguigno di 520 persone, tra cui pazienti con Alzheimer diagnosticato, persone con lieve deterioramento cognitivo e controlli sani. I soggetti erano volontari che partecipavano alla ricerca presso gli Alzheimer's Disease Research Centers in Kansas e California, dove venivano visitati annualmente.
Utilizzando la spettrometria di massa e l'apprendimento automatico, i ricercatori sono stati in grado di caratterizzare i cambiamenti nella struttura proteica associati al rischio genetico di Alzheimer, in particolare nelle varianti del gene ApoE. Hanno anche collegato i cambiamenti correlati alla malattia alla gravità dei sintomi neuropsichiatrici nei maschi e nelle femmine, osservando modelli strutturali distinti per sesso.
Il team di ricerca ha quindi utilizzato l'apprendimento automatico per sviluppare un pannello diagnostico di 3 proteine - C1QA, CLUS e ApoB - che rappresentano i cambiamenti strutturali associati all'Alzheimer. Gli studiosi hanno scoperto che il pannello era in grado di distinguere accuratamente tra Alzheimer, deterioramento cognitivo lieve e controlli sani, e di distinguere gli stadi della malattia e monitorarne la progressione nel tempo.
"Con questo lavoro, abbiamo creato un potenziale nuovo pannello di biomarcatori che rivela alterazioni strutturali nelle proteine legate al morbo di Alzheimer, invisibili agli approcci tradizionali", conclude John Yates, autore principale dello studio e professore di Biologia strutturale e computazionale integrativa allo Scripps Research Institute di La Jolla, California. "Questo approccio distingue accuratamente gli stadi della malattia, il che potrebbe contribuire a una diagnosi precoce".

Ci siamo: per la finale di Sanremo vince l’eleganza e anche i messaggi (non troppo) tra le righe che qualche artista decide di lanciare dal palco. Stasera ci si gioca il tutto per tutto, e lo si vede anche dagli outfit, perché, diciamolo, soprattutto chi finirà sul podio dovrà convivere con quelle foto per mesi. Quindi sì, la cura del dettaglio è tutto. Come i guanti, protagonisti assoluti sul palco. Minuscoli, rock, lunghissimi, couture, indossati in ogni possibile variante, e capaci più di qualsiasi accessorio di alzare il livello del look. La partenza di serata è soft con Carlo Conti, che non si sbilancia e resta sullo smoking d’ordinanza. Professionale, un po’ prevedibile ma fa il suo dovere. Il tocco in più è il tessuto con delle lavorazioni in rilievo. Lo smoking bianco del secondo cambio d’abito fa subito 007 'de noartri'. “Il mio nome è Conti, Carlo Conti”, scherza lui, mentre chiama sul palco le sue Charlie’s Angels: Ema Stokholma, Carolina Rey e Manola Moslehi, tutte elegantissime in long dress neri e rosso. Un quadretto che funziona più delle battute e dello smoking bianco del direttore artistico. Voto: 6.
Raf sceglie un elegantissimo velluto blu: classico e ultra chic. Poi però arriva la sua firma, la camicia sbottonata. Ormai più inevitabile del televoto. Comunque promosso. Voto: 7.
Chiello, invece, vola dritto sul podio dei look migliori della serata: goth raffinato, trucco nero, smoking con giacca doppiopetto e maxi revers in raso. A completare il tutto, una spilla a forma di rosa nera appuntata sul petto, un dettaglio che vale mezza pagella da solo. Voto: 9 senza pensarci.
La co-conduttrice Laura Pausini, dopo il look informale per il messaggio d’apertura, pantalone bianco e giacca celeste, apre con un primo look imponente: abito voluminoso senza spalline, gonna a corolla, guanti di pelle lunghi. Tutto rigorosamente total black, impreziosito da collier e orecchini di diamanti e smeraldi. Bello, scenografico ma l’acconciatura non aiuta. Un raccolto o almeno i capelli tirati indietro avrebbero valorizzato tutto molto di più. Voto: 6 di incoraggiamento. Il colore le dona molto e dovrebbe osarlo di più, come dimostra il secondo abito color prugna che funziona molto bene.
Francesco Renga sorprende con uno smoking dai revers tempestati di cristalli e quell’aria da dandy che non gli sta affatto male. Il foulard al collo è il colpo di classe che gli fa guadagnare un 7 e mezzo.
Le Bambole di Pezza puntano tutto sul gioco del vedo-non-vedo tra completo bianco, trasparenze ben studiate e quel ‘Give Peace a Chance’ senza troppi giri di parole. La cantante Martina lo sfoggia sull’abito nude rosa: scelta memorabile in un giorno così delicato per il Medioriente. Voto: 6+. L
a giornalista del TG1, Giorgia Cardinaletti, co-conduttrice della serata, affronta la scalinata dell’Ariston con la stessa scioltezza di chi porta una torta nuziale a più piani: rigida e con le mani incollate al vestito, in un lungo abito dritto con le spalline sottili che non la aiuta. Gioielli ridotti al minimo, lavorazioni che sembrano un centrino del corredo e capelli sciolti in onde lunghe dal sapore decisamente datato: nemmeno alle medie si portavano più così. Un look che avrebbe potuto essere elegante ma che rimane intrappolato in un’altra epoca. Voto: 4. Guadagna qualche punto con la seconda uscita: un lace dress nero tra balze e pizzo che sulla carta le dona ma lei sembra così poco a suo agio che quasi ci aspettiamo di vederla chiedere a qualcuno di riportarle subito il look precedente. L’abito prova a farla sembrare una diva, lei lo sfiora nervosamente, pronta alla fuga.
Leo Gassmann in A|X Armani Exchange resta fedele al suo titolo in gara: naturale. Fin troppo. Completo nero, camicia coordinata con qualche punto luce a spezzare la monotonia ma l’effetto finale è quello di un look un po’ sottotono. Classico sì, ma senza un guizzo che sia uno. Voto: 6.
Malika Ayane, invece, è un’apparizione. Meravigliosa in un abito laminato silver con ampia gonna a corolla e lunghissimi guanti bianchi, una diva moderna e luminosa. Il perfetto negativo fotografico della Pausini, soprattutto perché qui l’acconciatura funziona eccome: capelli tirati indietro con il gel, puliti, contemporanei, impeccabili. Malika dà una lezione di stile impeccabile, capito, Pausini? Voto: 8 e mezzo.
Tommaso Paradiso torna in scena in modalità classica: completo nero Emporio Armani, camicia bianca immacolata e spilla sul rever. E poi il solito bottone slacciato della camicia, ormai il vero sponsor non ufficiale di Sanremo 2026. L’insieme fila ma è più un compitino ben svolto che un’idea accattivante. Voto: 6-.
J‑AX anche stasera non tradisce il suo mood da pistolero‑country: total black scolpito da lavorazioni in rilievo, cappello d’ordinanza, frange sulle maniche e bolo tie con treccina che più western di così neanche Sergio Leone. Ormai, con lui sul palco, ci si aspetta quasi che spunti un saloon in platea e magari Carlo Conti vestito da sceriffo. Voto: 4.
LDA & Aka 7even arrivano in modalità fashion twins: total leather nero per entrambi, gemelli quasi diversi. Il primo sceglie la combo giacca lunga, fiore nel taschino, cravatta in maglia metallica. Il secondo, invece, gioca la carta della giacca cropped, molto più tagliente e moderna. Anfibi e occhiali da sole per entrambi: coordinatissimi, cool, e con il giusto atteggiamento. Voto: 8.
Serena Brancale sceglie l’abito nero appartenuto a sua madre, un dettaglio che porta sul palco un’emozione che nessun brand potrebbe replicare. Su di lei funziona alla perfezione. Lei lo indossa con naturalezza, senza bisogno di forzare nulla. Voto: 7 e mezzo.
Patty Pravo va sul sicuro, come solo una diva come lei può fare: lunghissimo abito di velluto, completo di stola ricamata con preziosi motivi floreali. Un’apparizione barocca, quasi regina d’altri tempi grazie al prezioso collier di pietre colorate e le friulane ai piedi. Voto: 7.
Sal Da Vinci rischia e forse inciampa. Colpa di uno smoking con giacca bianca e un romantico fiocco nero al posto del papillon. L’intenzione è dandy, l’effetto finale un po’ catering di lusso. Simpatico, ma non basta a salvare il look. Voto: 5.
Dopo il flamenco style della serata precedente, Elettra Lamborghini cambia registro e punta su una creazione couture di Rahul Mishra: un abito a sirena monospalla nero, con ricami silver e una maxi spallina ventaglio molto teatrale e scultorea. Elettra si diverte e ci fa divertire. Voto: 7.
Il mood da flâneur bohémien è stato il filo rosso di tutte sue uscite di Ermal Meta, e proprio questo lo ha consacrato tra i meglio vestiti di questa edizione. Ma stasera si è superato con un total look Trussardi composto da giacca d’archivio in pelle effetto vinile, camicia in raso di seta con grande fiocco lasciato aperto, pantaloni impeccabili e il dettaglio del guantino in pelle. Un look colto e un po’ romantico. Voto: 10 (era ora!)
Ditonellapiaga, wow, davvero. Abito sexy con corsetto nero, gonna chiusa da un fiocco sul fianco destro e strascico portato a mano. I tre fiocchetti rosa sui capelli danno un tocco pop che non guasta. Lei scende le scale con una naturalezza e una sicurezza che, diciamolo, a molte prima e dopo di lei stasera è mancata. Zero esitazioni, zero dramma. Voto: 8 e mezzo.
Nayt, perché quei guantini di pelle senza dita? La giacchetta nera con zip porta tutto a un livello successivo, e non in senso positivo. Più pomeriggio al centro commerciale che finale di Sanremo. Voto: 5.
Arisa pigliatutto di questa edizione: la cantante è incantevole in un abito composto da una canotta bianca essenziale, una lunga gonna nera in raso e un maxi fiocco posteriore che si trasforma in un elegante strascico. L’effetto è couture e ottenuto con una naturalezza disarmante, grazie anche al prezioso collier. In questa edizione lei non ha sbagliato un colpo: ogni uscita è stata una dimostrazione di maturità stilistica ormai raggiunta, e superata, con sicurezza. Voto: 9.
Sayf ci prova, si impegna fino all’ultimo ma non ce la fa proprio. Passi il total white, passino le treccine, passi pure l’oversize e la spilla dorata a forma di rosa. Ma la giacca destrutturata con quel lato che scende irregolare sembra più una rete da pescatore che un dettaglio fashion. Fa meglio di lui la mamma, in un lungo abito blu Klein con scollatura in pizzo. Voto: 6-.
Il neoconduttore e direttore artistico di Sanremo, 2027 Stefano De Martino è impeccabile in un completo sartoriale nero con il rever abbottonato di lato e camicia bianca. L’effetto è un po’ abito talare ma come ha detto lui da oggi in poi il mantra è ‘testa bassa e pedalare’. Voto: 7.
Levante continua a confermarsi una delle artiste più eleganti in gara: indossa un abito Giorgio Armani d’archivio, nero con guanti in tulle e piccoli punti luce e un piccolo cuoricino intagliato all’altezza del fondoschiena, che lascia intravedere qualche centimetro di pelle. Un dettaglio potentissimo, che aggiunge carattere all’insieme. Voto: 9.
Fedez e Masini sono una coppia stilisticamente compatta, ognuno con il proprio twist. Il primo sceglie il total black con giacca a tre bottoni e petto nudo, il suo territorio naturale. Il secondo opta invece per una giacca a un bottone, sempre black, con tanto di papillon dai riflessi melanzana e camicia nera: elegante, senza strafare. Voto: 6- per entrambi.
Samurai Jay sceglie uno smoking in velluto a un bottone, profilato sui bordi e sparkling: elegante nelle intenzioni, un filo Las Vegas nel risultato. Lo stivaletto con il tacco vira su un mood un po’ latineggiante, proprio come le note della sua canzone, ma non siamo del tutto convinti che funzioni sul palco del Festival. Non è il peggio visto stasera, quindi evitiamo di essere troppo cattivi ma il look resta un’occasione mancata. Voto: 5. Dritto sul podio Michele Bravi, con una giacca doppiopetto in broccato dalle preziose lavorazioni. Il pantalone con pinces dai volumi ampi completa il look con carattere, costruendo una silhouette sofisticata e sicura. Perfetto. Voto: 9.
Fulminacci in Ami Paris sembra uscito da un’altra epoca con uno smoking ampio in lana, camicia bianca e gilet. Un classico pulito e coerente con il suo mood e alla fine non dispiace affatto. Voto: 7 e mezzo. Finalmente Luchè archivia il look da trapper in ascesa e sceglie un elegante completo con camicia bianca e cristalli. Ci piace. Voto: 7.
Tredici Pietro è migliorato di sera in sera e in finale ha superato sé stesso, conquistando il palco con una camicia a righe, due cravatte sovrapposte, con la prima che riproduce la figura di un uomo che cade, proprio come il titolo della sua canzone, e pantaloni di pelle a zampa che gli disegnano una silhouette super cool. Un abito custom firmato Vespa. Stilosissimo, bravissimo, sempre più sicuro. Ha forse dei difetti? Voto: 9 e mezzo.
Mara Sattei farebbe impazzire dame Vivienne Westwood in persona se potesse vederla: indossa una delle sue creazioni più scenografiche, un abito con ampia crinolina punk, corpetto tartan tagliato di sbieco, inserti in pizzo e gonna nera. È un inno al brit‑style e alla ribellione, portato con un’eleganza che le sta a pennello. Voto: 9.
Dargen D’Amico scende le scale dell’Ariston a piedi nudi. E già qui potremmo tranquillamente chiudere la recensione. “Ho i piedi sporchi ma la coscienza pulita” dice lui, e rilancia con giacca tuxedo, camicia bianca, gilet kimono color avorio e pantalone verde con fascia di velluto. Un mix&match coraggioso o un mescolone? ‘Ai ai’, che caos. Voto: 6 per l’impegno.
Enrico Nigiotti è ormai un caso disperato anche per la finale. Camicia scivolata, grande fascia da smoking in vita (ma niente smoking) pantalone nero: un look che sembrava già stanco alla prima uscita e ora è ufficialmente in crisi respiratoria. Ma il vero marchio di fabbrica, purtroppo, resta il man bun piazzato sempre lì, immobile: l’acconciatura più inguardabile dell’intero Festival. Voto: non classificato.
Maria Antonietta e Colombre hanno fatto del look Sixties la loro cifra stilistica, e dobbiamo ammettere che funziona benissimo. Per la finale scelgono un matchy look fenomenale: lei in versione Barbarella moderna, con stivali argento e minidress rifinito da un bordo di piume. Lui in camicia a stampa floreale color mattone. Una coppia stilistica memorabile e anche molto, molto cool. Voto: 9.
L’ultimo a esibirsi è Eddie Brock e forse avremmo potuto tranquillamente chiudere la serata prima. Quel completo color melanzana è un pugno in un occhio difficilmente dimenticabile: intenso, sì, ma per i motivi sbagliati. (di Federica Mochi)

Sal Da Vinci è il vincitore della 76esima edizione del Festival di Sanremo 2026. Il cantautore napoletano ha conquistato il primo posto con il brano 'Per sempre sì', diventanto in pochi giorni un vero successo nazionale. Una vittoria che per molti sembrava già scritta: la sua canzone è infatti una delle hit più ascoltate e amate di questa edizione, che già dal primo ascolto era destinata a dominare le classifiche.
Il successo di 'Per sempre sì'
Il successo di Sal Da Vinci era già esploso nella prima serata del Festival, martedì 24 febbraio, ancora prima della sua esibizione, quando al momento dell'annuncio sul palco, dalla platea è partito un coro sulle note di 'Rossetto e Caffè', la hit di Da Vinci che ha dominato le piattaforme digitali nel 2025.
L'esibizione, poi, con tanto di coreografia, ha ricevuto una standing ovation con il cantante che nel vedere la platea impazzire per la sua 'Per sempre sì' non è riuscito a trattenere l'emozione. 'Per sempre sì' ha già tutta l’aria di diventare la colonna sonora di molte coppie verso il giorno del 'Sì'.
Sal Da Vinci, chi è
Questa partecipazione al Festival segna il ritorno di Sal Da Vinci in gara dopo 17 anni. La sua precedente partecipazione risale al 2009, quando si classificò terzo con il brano 'Non riesco a farti innamorare'. Nella serata delle cover dell'edizione del 2025, Sal Da Vinci è stato ospite dei The Kolors che hanno deciso di ballare e cantare sulle note di 'Rossetto e caffè' insieme a Sal Da Vinci.
Nato a New York il 7 aprile 1969 durante la tournée negli Stati Uniti del padre Mario Da Vinci, Salvatore Michael Sorrentino, in arte Sal Da Vinci, ha iniziato a cantare da giovanissimo: si esibì per la prima volta davanti a un pubblico pagante ad appena sei anni. Anche la prima incisione arrivò in quel periodo: nel 1976 proprio in duetto proprio con il papà cantò 'Miracolo 'e Natale' di Alberto Sciotti e Tony Iglio, da cui è stata tratta una sceneggiata omonima. Nel 1977, sempre insieme al padre, debuttò in teatro con 'Caro papà' e 'Senza mamma e senza padre' e l'anno seguente arriva al cinema in 'Figlio mio sono innocente!'. Da allora continuò principalmente la carriera musicale e teatrale, con qualche incursione cinematografica nei film 'Il motorino' di Ninì Grassia e 'Troppo forte' di Carlo Verdone al fianco anche di Alberto Sordi.
La sua è una carriera musicale lunghissima, costellata di tanti successi: da 'Napule' a 'Nammurate', da 'Il mercante di stelle' a 'Bella da dimenticare' fino appunto a 'Rossetto e Caffè', certificato disco di platino. Nel 1994 ha conquistato la vittoria al Festival italiano di musica con il brano 'Vera', mentre nel 2009 è arrivato terzo al Festival di Sanremo con 'Non riesco a farti innamorare'.
La vita privata
Sal Da Vinci è legato a Paola Pugliese, sua moglie. Dal loro matrimonio sono nati due figli: Francesco, nel 1993, e Annachiara, nel 1998. Oggi l’artista non è soltanto padre, ma anche un nonno affettuoso e molto presente: ha tre nipoti, Salvatore e Nina – figli di Francesco – e Antonio, nato dalla relazione di Annachiara.
Nel corso degli anni non sono mancati momenti difficili in famiglia, come l’incidente che ha coinvolto la figlia Annamaria, che a vent’anni ha rischiato di perdere una mano dopo una caduta in motorino.
E quando il figlio Francesco fu colpito da meningite a causa di una diagnosi inizialmente errata. "Quella mattina era vigile ma non reagiva, lo portai immediatamente in ospedale. Io e mia moglie eravamo sconvolti e pregai la Madonna. Fu operato d’urgenza: i medici intervennero prelevando il midollo dalla colonna vertebrale. Non aveva ancora un anno e mezzo. Sono stati mesi durissimi, ma per noi è stato un vero miracolo".
Dietro questa canzone c'è un messaggio preciso: la promessa è una cosa seria, uno stile di vita. Promettere significa impegnarsi nel futuro, non solo pensando all'altra metà nel "giorno più bello", ma anche progettando la propria vita. Certo, la canzone racconta una bella storia d'amore, di due persone che si promettono amore eterno. Non un amore tormentato, ma un amore bello. Ci innamoriamo tutti allo stesso modo, spinti da una luce più grande di noi, da un'esigenza fortissima di stare insieme, di condividere e comprendere".
È cominciato tutto quanto dal principio
Io che per te ero solo un uomo sconosciuto
Poi diventato un re dal cuore innamorato
Tu una regina ora vestita in bianco sposa
Abbiamo sognato figli in una grande casa
E superato tutte le difficoltà
Perché un amore, non è amore per la vita
Se non ha affrontato la più ripida salita
E si accenderà la musica
E qui ti aspetterò
Il più grande giorno
Ti regalerò
Saremo io e te
Per sempre
Legati per la vita che
Senza te
Non vale niente
Non ha senso vivere
Con la mano sul petto
Io te lo prometto
Davanti a Dio
Saremo io e te
Da qui
Sarà per sempre sì
So bene che è una grande incognita il futuro
Ma insieme a te non mi spaventerà perché
Costruiremo tutto ma non alzeremo un muro
Litigare e far l’amore poi che male c’è
E si accenderà la musica
Per te io canterò
Il più grande giorno
Ti regalerò
Saremo io e te
Per sempre
Legati per la vita che
Senza te
Non vale niente
Non ha senso vivere
Con la mano sul petto
Io te lo prometto
Davanti a Dio
Saremo io e te
Da qui
Sarà per sempre
Sì, soltanto sì
Per questi giorni
E mille altri ancora
Un semplice sì
L’eternità è dentro una parola
Saremo io e te
Per sempre
Legati per la vita che
Senza te
Non vale niente
Non ha senso vivere
Con la mano sul petto
Io te lo prometto
Davanti a Dio
Saremo io e te
Accussì
Sarrà pe sempe sì.

Sal Da Vinci con 'Per sempre sì' vince Sanremo 2026. Al secondo posto Sayf con 'Tu mi piaci tanto', al terzo Ditonellapiaga con 'Che fastidio!'. Quarta Arisa con 'Magica favola', quinti Fedez & Masini con 'Male necessario'.
La classifica dal sesto al 30esimo posto
Questa la classifica alle spalle dei primi 5:
6. Nayt
7. Fulminacci
8. Ermal Meta
9. Serena Brancale
10. Tommaso Paradiso
11. LDA & AKA Seven
12. Luchè
13. Bambole di pezza
14. Levante
15. J-Ax
16. Tredici Pietro
17. Samuray Jay
18. Raf
19. Malika Ayane
20. Enrico Nigiotti
21. Maria Antonietta & Colombre
22. Michele Bravi
23. Francesco Renga
24. Patty Pravo
25. Chiello
26. Elettra Lamborghini
27. Dargen D'Amico
28. Leo Gassmann
29. Mara Sattei
30. Eddie Brock
I premi
Fulminacci ha vinto il premio della critica Mia Martini a Sanremo 2026: l'autore di ‘Stupida Sfortuna’ è stato premiato durante la finale della kermesse. Serena Brancale si è aggiudicata il Premio Sala Stampa Lucio Dalla: con il brano 'Qui con me' si è aggiudicata il riconoscimento della sala stampa Radio-TV Web. Fedez e Masini hanno vinto il premio Sergio Bardotti per miglior testo di Sanremo 2026 per il brano 'Male necessario'.
Con il brano 'Che Fastidio!' Ditonellapiaga ha vinto il premio per il miglior componimento musicale Giancarlo Bigazzi. Il riconoscimento è votato dai professori dell’orchestra. Serena Brancale si è aggiudicata anche il ‘Premio Tim’ . L’artista è risultata la più votata dal pubblico tra i cantanti in gara, attraverso i social Tim e l’App My Tim.
Stefano De Martino conduttore di Sanremo 2027
Stefano De Martino sarà il conduttore e il direttore artistico di Sanremo 2027. L'annuncio, dopo le indiscrezioni, è arrivato in diretta sul palco del teatro Ariston: Carlo Conti è sceso in platea per raggiungere proprio il conduttore di 'Affari Tuoi'[1] e consegnare simbolicamente, per la prima volta nella storia del festival, il testimone al collega. "Voglio salutare un collega, un amico, il grande protagonista di 'Affari Tuoi' Stefano De Martino!", ha detto Conti ricordando che De Martino sarà in onda dal 4 marzo con 'Stesera tutto è possibile'[2]. Poi l'annuncio sul Festival 2027: "Ti meriti questo incarico, ti meriti questo ulteriore bel passaggio della bellissima carriera che stai facendo", ha aggiunto Conti. De Martino, visibilmente emozionato, gli ha preso la mano e l'ha avvicinata cuore: "Senti". Poi lo ha ringraziato: "Ricevere questo testimone da te per me è un onore vero. Un gesto di generosità non scontato, che ricorderò per sempre. Voglio ringraziare la Rai per questa opportunità e poi, come ci diciamo spesso quando ci sentiamo al telefono: testa bassa e pedalare!", ha aggiunto De Martino che poi ha chiesto a Conti: "Non spegnere il telefono Carlo, ne avrò bisogno". "Per te sono sempre a disposizione", ha concluso Conti.
Bocelli entra a cavallo, standing ovation e premio alla carriera
Il super ospite della finale di quest'anno Andrea Bocelli[3] è arrivato al Teatro Ariston in sella al suo cavallo. Una volta sceso, è stato accolto dal conduttore con cui ha percorso il foyer. Sulle note della colonna sonora de 'Il Gladiatore', i due hanno raggiunto il palco, dove l'intero teatro si è alzato in piedi per accogliere il tenore di fama mondiale. Dopo un breve scambio con Conti, il Maestro ha incantato il pubblico eseguendo due brani. Il primo è stato 'Il mare calmo della sera', canzone con cui vinse la sezione Nuove proposte nel 1994 ("Ora potrei vincere le vecchie proposte", ha scherzato l'artista). L'esibizione si è aperta con il filmato che ha riproposto l'iconica presentazione di Pippo Baudo per un allora sconosciuto Bocelli al Festival del 1994. "E' un brano pieno di ricordi e di tante emozioni", ha detto il tenore.
Il viaggio musicale è poi proseguito con 'Con te partirò', brano che presentò sul palco dell'Ariston nell'edizione del 1995 e Bocelli rivolge un ringraziamento speciale a Caterina Caseli: "Se non fosse stato per lei io forse questo brano non lo avrei cantato". Al termine della sua esibizione, l'intero Teatro Ariston ha tributato al Maestro una nuova e calorosa standing ovation.
Gli eterni Pooh hanno voluto celebrare 60 anni cantando 'Uomini Soli' in piazza
Sul palco del Suzuki Stage in piazza Colombo, in collegamento con il teatro Ariston, i Pooh hanno cantato 'Uomini Soli' e festeggiato così i loro 60 anni di carriera[4]. Carlo Conti li ha raggiunti sul palco e, al termine dell'esibizione, consegnato loro la targa 'Premio alla Carriera Città di Sanremo 'Amici per sempre''. "Grazie per i vostri grandi successi e per l'amore che avete portato con la vostra musica", ha detto il conduttore. Che poi ha salutato e ringraziato Daniele Battaglia (figlio di uno dei Pooh, Dodi) che ha animato la settimana di Sanremo del Suzuki Stage.
Gli appelli per la pace
La serata finale di Sanremo 2026 si è aperta con un momento dedicato alla pace e ai conflitti internazionali che scuotono il mondo, nel giorno dell'attacco all'Iran. In realtà non è stata la prima volta in cui il festival si è dovuto confrontare con le guerre[5]. Al centro del palco dell'Ariston, Carlo Conti - affiancato da Laura Pausini e dalla giornalista del Tg1 Giorgia Cardinaletti - ha voluto anteporre alla gara musicale una riflessione sulla drammatica attualità.
"Da una parte dobbiamo festeggiare la musica italiana e il vincitore o la vincitrice del festival, ma non possiamo ignorare quello che sta succedendo intorno a noi nel mondo". Per questo "con forza vogliamo fare un appello, tra l'altro diffuso oggi da Unicef, perché ogni guerra colpisce soprattutto i bambini. Sono 500 milioni i bambini coinvolti in 56 zone di conflitto in tutto il mondo. Vorremmo quindi che da Sanremo si alzasse l'invito un impegno globale per proteggere i bambini ovunque essi siano, in particolar modo nelle zone di guerra", ha detto Conti. A fare da eco alle parole di Coni, è intervenuta Laura Pausini: "I bambini hanno il diritto di vivere in pace, hanno diritto a dormire per sognare e non a sognare di dormire perché svegliati dal rumore delle bombe e costretti a fuggire. Basta odio".
Anche gli artisti, salendo sul palco, hanno fatto i loro appelli. "Abbasso la guerra e le tirannie", ha detto Leo Gassmann al termine della sua esibizione. "Questa è per tutti i bambini silenziati dalle bombe", sono state le parole di Ermal Meta al termine dell'esecuzione del suo brano 'Stella Stellina', una sorta di ninna nanna che parla di una bambina vittima del conflitto israelo-palestinese. "Trattatevi tutti con amore, perché ce n'è bisogno", ha detto Malika Ayane al termine della sua esibizione.
"Io mi sento a disagio a stare qui con quello che sta succedendo nel mondo, mentre noi abbiamo il lusso di stare qui in uno dei palchi più importanti del mondo", ha detto Michele Bravi. Mentre per Le Bambole di Pezza, la cantante, Cleo ha indossato un abito sulla cui scollatura era ricamata la scritta 'Give peace a chance' ('Diamo una possibilità alla pace',) un appello alla pace che è anche il titolo di una canzone del 1969 di John Lennon e Yōko Ono.
"Noi pensiamo che la felicità e la pace siano un lavoro collettivo e che siamo tutti quanti responsabili, e questo è bello perché possiamo fare tutti qualcosa, fare la differenza". Così Maria Antonietta & Colombre.
E' iniziato con un minuto di silenzio e finisce con un lungo applauso l'intervento di Gino Cecchettin. Il padre di Giulia, uccisa barbaramente l'11 novembre 2023 dal fidanzato Filippo Turetta, ha portato un messaggio contro la violenza sulle donne. Sul ledwall sono comparsi nomi di donne, uno dopo l’altra, fino a infittirsi invadendo tutto lo schermo, mentre Cecchettin è salito sul palco annunciato dai tre conduttori. Il suo è "un dolore che si vive nell'intimità e che sai che fino all'ultimo dei tuoi giorni sarà con te", ha spiegato. Ma a quel punto "hai una scelta: annichilirti oppure provare a trasformarlo. Io ho scelto questa seconda via creando la Fondazione intitolata a Giulia".
E quando i conduttori gli hanno chiesto come si riconosca la violenza, il papà di Giulia ha spiegato che "si riconosce prima, quando scambiamo il controllo con l'amore, non educhiamo al rispetto, lasciamo passare le battute sessiste e usiamo violenza con le nostre parole. Dobbiamo cambiare quella cultura altrimenti cambieremo solo il nome delle vittime", ha detto.
"Bisogna insegnare agli adulti che non bisogna avere paura della libertà di una donna".
Poi Cecchettin vede il nome di Giulia sul 'gobbo' e si emoziona fino alle lacrime. Interviene la Pausini: "C'è un messaggio che vuoi dare alle donne?", gli chiede per smorzare il momento di commozione. "Vorrei dire loro che non sono sole e la loro libertà non è negoziabile", dice Cecchettin. Che ha un messaggio anche per gli uomini: "Non stiamo facendo la guerra agli uomini ma ad un maschilismo tossico", chiarisce, perché "l'amore lascia spazio, lascia libera la vita".

Stare in piedi su una gamba sola può avere effetti estremamente positivi sull'equilibrio, sulla salute del cervello e, addirittura, sulla lunghezza della vita. Sembra uno scherzo, ma secondo la scienza è proprio così. 'La posizione del fenicottero' è un gioco per i bambini e i ragazzi, non presenta particolari difficoltà per chi ha 20-30 anni. Poi, però, fisiologicamente la gestione dell'equilibrio inizia a peggiorare.
Per chi ha più di 50 anni, la capacità di rimanere su una gamba sola per più di qualche secondo è un segnale estremamente positivo: mantenere l'equilibrio è il presupposto per muoversi con sicurezza ed evitare cadute che, in età adulta, possono comportare gravi conseguenze. Ma non è tutto. Adottare la posizione del fenicottero con regolarità, senza ovviamente esagerare, ha effetti spesso sottovalutati sulla salute del corpo e del cervello.
Il test del fenicottero
Non è insolito che i medici chiedano ad un paziente di rimanere su una gamba sola. E' un test per verificare anche la portata della perdita di massa muscolare, fenomeno connesso all'età. Dai 30 anni in su, afferma la Bbc, si può perdere fino all'8% di massa muscolare in un decennio. Le persone di 80 anni di età possono arrivare a perdere il 50% della massa muscolare. Per contrastare la sarcopenia, l'esercizio 'del fenicottero' appare utilissimo per mantenere tonica la muscolatura delle gambe.
"La capacità di stare in piedi su una gamba diminuisce con l'avanzare dell'età", afferma il professor Kenton Kaufman, direttore del laboratorio di analisi del movimento presso la Mayo Clinic di Rochester, nel Minnesota. "Le persone iniziano a sperimentare questa situazione dopo i 50 o 60 anni. Il fenomeno si intensifica in ogni decennio di vita successivo".
Gli effetti
Se l'effetto dell'esercizio sulla muscolatura appare facilmente intuibile, è meno automatico pensare che la posizione particolare produca benefici anche per il cervello. Per rimanere su una sola gamba, servono capacità cerebrali indispensabili per integrare le informazioni provenienti dagli occhi, dal centro dell'equilibrio nell'orecchio interno e dal sistema somatosensoriale, una complessa rete di nervi che ci aiutano a percepire la posizione del corpo e il terreno.
"Tutti questi sistemi perdono progressivamente efficienza con l'età", anche se i processi avvengono "a ritmi diversi", afferma Kaufman. Quindi, la capacità di stare in piedi su una gamba può rivelare molto sullo stato di salute di alcune regioni chiave del cervello: è un test per la velocità di reazione, la capacità di svolgere le attività quotidiane e la rapidità con cui si riescono a integrare le informazioni provenienti dai sistemi sensoriali.
Stai su una gamba sola? Vivi di più
Ma non finisce qui. La capacità di stare in piedi su una gamba si collega persino il rischio a breve termine di morte prematura, almeno secondo uno studio del 2022 citato dalla Bbc. Le persone di mezz'età incapaci di mantenere una posizione su una gamba sola per 10 secondi avevano l'84% di probabilità in più di morire per qualsiasi causa nei sette anni successivi. Un'altra ricerca ha preso in esame 2.760 uomini e donne sulla cinquantina e li ha sottoposti a tre test: forza di presa, numero di volte in cui riuscivano a passare dalla posizione seduta a quella eretta in un minuto e per quanto tempo riuscivano a stare in piedi su una gamba sola con gli occhi chiusi.
Ebbene, il 'test del fenicottero' si è rivelato il più utile in relazione al rischio di malattia. Nei successivi 13 anni, coloro che riuscivano a stare in piedi su una gamba sola per due secondi o meno avevano una probabilità tre volte maggiore di morire rispetto a coloro che riuscivano a mantenere la posizione per 10 secondi o più.
Secondo Tracy Espiritu McKay, della American Academy of Physical Medicine and Rehabilitation, lo stesso schema si riscontra anche nelle persone a cui è stata diagnosticata la demenza: chi riesce ancora a stare in equilibrio su una gamba sola sperimenta un declino cognitivo più lento. "Per i pazienti affetti da Alzheimer, se non si riesce a stare in equilibrio su una gamba sola per cinque secondi, di solito questo è un predittore di un declino cognitivo più rapido", afferma.
L'esercizio cerebrale
L'esercizio è importante anche a livello cerebrale. "Il nostro cervello non è fisso", afferma Espiritu McKay. "È piuttosto malleabile. Gli esercizi di allenamento su una gamba sola migliorano notevolmente il controllo dell'equilibrio e cambiano la struttura del cervello, soprattutto nelle regioni coinvolte nell'integrazione sensomotoria e nella consapevolezza spaziale". Rimanere in equilibrio su una gamba sola può anche migliorare le nostre prestazioni cognitive attivando la corteccia prefrontale del cervello. E secondo uno studio, dice la Bbc, può persino migliorare la memoria di lavoro di giovani adulti sani.
Ma quanto esercizio serve? Per le persone di età superiore ai 65 anni, 'allenarsi' 3 volte a settimana potrebbe già produrre risultati, riducendo ad esempio il rischio di cadute. La soluzione migliore, ovviamente, sarebbe esercitarsi ogni giorno per 5-10 minuti. Si può provare anche mentre si svolgono altre attività, come lavare i piatti o lavarsi i denti. Serve un po' di attenzione e l'esercizio è fatto: basta non oscillare troppo...

La MotoGp torna in pista. Oggi, domenica 1 marzo, il motomondiale è atteso dal Gran Premio della Thailandia - in diretta tv e streaming -, il primo appuntamento della stagione 2026 che si è aperta ieri, sul circuito di Buriram, con la gara Sprint. A trionfare è stata la Ktm di Pedro Acosta, che ha preceduto la Ducati di Marc Marquez e l'Aprilia di Raul Fernandez, terzo a chiudere il podio.
Gp Thailandia, la griglia di partenza
Ecco la griglia di partenza del Gran Premio della Thailandia:
1. Marco Bezzecchi (Aprilia)
2. Marc Marquez (Ducati)
3. Raul Fernandez (Aprilia)
4. Fabio Di Giannantonio (Ducati)
5. Jorge Martin (Aprilia)
6. Pedro Acosta (KTM)
7. Alex Marquez (Ducati)
8. Ai Ogura (Aprilia)
9. Franco Morbidelli (Ducati)
10. Joan Mir (Honda)
11. Brad Binder (KTM)
12. Johann Zarco (Honda)
13. Francesco Bagnaia (Ducati)
14. Luca Marini (Honda)
15. Diogo Moreira (Honda)
16. Fabio Quartararo (Yamaha)
17. Maverick Vinales (KTM)
18. Jack Miller (Yamaha)
19. Alex Rins (Yamaha)
20. Enea Bastianini (KTM)
21. Toprak Razgatlioglu (Yamaha)
22. Michel Pirro (Ducati)
MotoGp, oggi il Gp Thailandia: orario e dove vederlo in tv
Il Gran Premio della Thailandia è in programma oggi, domenica 1 marzo, alle 9 ora italiana. La gara sarà trasmessa in diretta televisiva e in esclusiva sui canali SkySport, mentre la trasmissione in chiaro su TV8 è prevista in differita alle ore 14. La corsa si potrà seguire anche in streaming sull'app SkyGo e su NOW, oltre, quando previsto, alla piattaforma web di TV8.

Stati Uniti e Israele attaccano l'Iran e uccidono Ali Khamenei. I raid colpiscono Teheran e eliminano la Guida Suprema della repubblica islamica. Khamenei, 86 anni, secondo gli annunci di Israele muore nei bombardamenti massicci che radono al suolo il suo compound.
Il corpo viene ritrovato e le prove della sua uccisione vengono fornite a Donald Trump e a Benjamin Netanyahu: al presidente degli Stati Uniti e al premier israeliano, in particolare, viene mostrata un'immagine. L'eliminazione di Khamenei è l'epilogo[1] di una giornata di guerra totale ma non segna la fine dell'offensiva: "I raid continueranno finché non avremo pace in Medio Oriente", dice Trump.
Trump e l'obiettivo 'regime change'
L'operazione – Furia Epica per gli Usa, Ruggito del Leone per Israele – scatta dopo il fallimento dei negoziati sull'asse Washington-Teheran: Trump non ottiene lo smantellamento del programma nucleare iraniano[2] per via diplomatica e passa all'azione. "L'Iran non avrà mai l'arma nucleare", dice il presidente degli Stati Uniti in un videomessaggio di 8 minuti con cui annuncia l'inizio dell'offensiva e gli obiettivi. Rispetto all'operazione del giugno 2025, quando gli Usa colpirono i siti nucleari, l'attacco del 28 febbraio è più ampio e massiccio e mira a favorire il 'regime change' a Teheran. L'obiettivo, dice Trump annunciando la morte di Khamenei, ora è a portata di mano.
"Khamenei, una delle persone più malvagie della storia, è morto. Questa è la più grande opportunità per il popolo iraniano di riprendersi il proprio Paese", scrive il presidente americano sul social Truth. "Abbiamo sentito dire che molti dei loro membri" dei pasdaran, "dell'esercito e delle altre forze di sicurezza e di polizia non vogliono più combattere e cercano l'immunità da noi. Ora possono avere l'immunità, poi otterranno solo la morte! Speriamo che la guardia rivoluzionaria e la polizia si uniscano pacificamente ai patrioti iraniani e lavorino insieme come un'unità per riportare il Paese alla grandezza che merita", afferma ancora Trump auspicando una svolta totale e immediata.
"Questo processo dovrebbe iniziare presto, poiché non solo è morto Khamenei, ma il Paese è stato, in un solo giorno, profondamente distrutto e per certi versi annientato", dice, prospettando lo stop dei raid ad una condizione: "I bombardamenti pesanti e mirati continueranno ininterrottamente per tutta la settimana o per tutto il tempo necessario a raggiungere il nostro obiettivo di pace in tutto il Medio Oriente e nel mondo", conclude.
Israele colpisce
Israele colpisce circa 500 obiettivi militari, tra basi per il lancio di missili e sistemi di difesa, con 200 caccia che effettuano "il più grande attacco nella storia dell'aeronautica militare" dello stato ebraico. Tel Aviv si concentra su figure di spicco dell'apparato iraniano e ritiene di aver eliminato il comandante dei Guardiani della Rivoluzione, Mohammad Pakpour.
Israele stima "con alta probabilità" di aver ucciso anche Ali Shamkhani, segretario del Consiglio di difesa dell'Iran e consigliere politico di Khamenei. Gli attacchi colpiscono i centri di potere, strutture militari, installazioni strategiche. Dall'Iran arrivano notizie di esplosioni a Isfahan, Qom, Karaj e Kermanshah, oltre che nella capitale Teheran.
La risposta di Teheran, Medio Oriente in fiamme
La risposta dell'Iran, che chiude lo Stretto di Hormuz, arriva e si allarga a tutto il Medio Oriente[3]. Il lancio di droni e missili, compreso l'ipersonico 'Fatah', non riguarda solo Israele: da Gerusalemme a Tel Aviv, le sirene d'allarme suonano dalla mattina alla notte. Nel mirino di Teheran finiscono Arabia Saudita, Bahrain, Qatar Emirati Arabi, 'colpevoli' di ospitare basi americane. A Dubai vengono colpiti l'aeroporto (Video)[4], il numero 1 al mondo per traffico, e un hotel sull'isola artificiale di The Palm (Video)[5]. A Abu Dhabi si registra una vittima. A Manama viene centrato un edificio residenziale (Video)[6].
I sistemi di difesa devono intercettare missili contro l'Al Udeid Air Base in Qatar, l'Ali Al Salem Air Base in Kuwait, l'Al Dhafra Air Base negli Emirati e la base della quinta flotta in Bahrain. La Giordania rende noto di aver intercettato diversi missili, senza specificare l'obiettivo. "Trump deve sapere che abbiamo lanciato missili attingendo solo dalle nostre vecchie scorte. Presto sveleremo armi che non avete mai visto prima", dice l'alto generale dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, Ebrahim Jabbari, parlando alla tv di Stato.
Rischio guerra totale
Rispetto a giugno 2025, il quadro appare diverso. L'ipotesi di un conflitto più lungo e destabilizzante per l'intera regione è un'opzione più concreta rispetto allo scorso anno. Sono indicative le parole di Trump: "Abbiamo adottato ogni misura possibile per ridurre i rischi per il personale Usa nella regione. Nonostante questo, e non lo dico alla leggera, il regime iraniano vuole uccidere. Potremmo perdere le vite di coraggiosi eroi americani e potrebbero esserci delle vittime, accade spesso in guerra".
Teheran invoca l'intervento dell'Onu e dell'Aiea. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi – dopo i contatti con Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Bahrein e Iraq - chiede al Consiglio di sicurezza dell'Onu di agire "agire immediatamente". Stati Uniti e Israele devono "assumersi totalmente le conseguenze delle loro azioni illegali", scrive in una lettera sottolineando che Teheran agisce "per legittima difesa" contro "questo atto di aggressione" che chiede alla comunità internazionale di "condannare". Tutto però scivola in secondo piano nella tarda serata. La notizia della morte di Khamenei diventa un 'game changer': la popolazione a Teheran, come mostrano i video sui social, esulta e festeggia.

Non è più l'astro nascente del piccolo schermo, né solo il 'golden boy'. Stefano De Martino, il popolare conduttore di 'Affari Tuoi' su Rai1, è l'uomo scelto dalla Rai per guidare Sanremo 2027.
Il passaggio di testimone è arrivato durante la finale del festival di quest'anno, in diretta, con l'annuncio di Carlo Conti.
Nato a Torre del Greco nel 1989, arriva alla conduzione della famosa kermesse canora[1] dopo una carriera versatile, in cui ha saputo trasformare la disciplina della danza in una solida capacità di intrattenimento, unendo spettacolo, tecnica e cultura popolare.
Il vero trampolino arriva nel 2007 con la borsa di studio al Broadway Dance Center di New York. Qui De Martino apprende le tecniche della danza moderna e contemporanea e lavora con la coreografa Macia Del Prete nella Oltre Dance Company. Tornato in Italia, partecipa come concorrente ad 'Amici' di Maria De Filippi nel 2009 su Canale 5, vincendo il titolo di miglior ballerino e ottenendo un contratto con il Complexions Contemporary Ballet che lo porta in tournée internazionale tra Nuova Zelanda, Australia e Hawaii.
Se la danza ne ha avviato la carriera, è la televisione a consacrarlo come conduttore. Il successo arriva su Rai 2 con 'Stasera tutto è possibile' (dal 2019), dove per sette edizioni dimostra padronanza scenica, tempi comici ed empatia. La sua versatilità è confermata dal 2021 con 'Bar Stella', show di seconda serata in cui crea un format personale e di successo.
Il salto di maturità professionale avviene nel 2024 con il passaggio ad 'Affari Tuoi' su Rai 1. Sostituendo Amadeus, Stefano affronta una sfida delicata, prendere un format storico, senza perdere il pubblico affezionato. Il pubblico lo premia: ascolti superiori ai sei milioni di spettatori, con share attorno al 30%, facendo anche meglio dei suoi predecessori. Il programma si conferma solido anche nella stagione 25/26, quando deve fronteggiare l'arrivo de 'La Ruota della Fortuna' di Gerry Scotti, game contro game, dopo l'uscita di scena dall'access prime time di 'Striscia la notizia'. La conduzione di 'Affari Tuoi' si estende con successo anche agli speciali di prima serata, come quello della Lotteria Italia.
Parallelamente, negli ultimi anni, De Martino porta in teatro spettacoli come 'Meglio Stasera - Quasi One Man Show', dove unisce danza, canto e ironia, affermandosi come showman a tutto tondo.
Accanto al successo professionale, la vita privata di Stefano ha spesso catturato l'attenzione dei media. Nel 2009, durante la sua esperienza ad 'Amici' di Maria De Filippi, inizia una relazione con la cantante Emma Marrone, che dura fino al 2012. Nello stesso anno conosce Belen Rodriguez, con la quale si sposa nel 2013 e da cui nasce il figlio Santiago nel 2014. La coppia attraversa alti e bassi, separazioni e ritorni, fino alla rottura definitiva nel 2023.
Nell'estate del 2025 Stefano De Martino è stato paparazzato in più occasioni con l'allora fidanzata Caroline Tronelli. La loro relazione è finita anche al centro di una vicenda di cui sono stati vittime, a causa di un video privato divulgato sul web. Il filmato intimo, che ritraeva Stefano e Caroline, era stato sottratto dal sistema di sorveglianza installato in casa della fidanzata, sembra diffuso da un tecnico delle telecamere. A segnalarlo al conduttore era stato un follower, che lo aveva riconosciuto da un tatuaggio. La Procura di Roma ha aperto un'indagine per accesso abusivo a sistema informatico e diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite.

Stefano De Martino sarà il conduttore e il direttore artistico del Festival di Sanremo 2027. L'annuncio, dopo le indiscrezioni, è arrivato in diretta sul palco del teatro Ariston: Carlo Conti è sceso in platea per raggiungere proprio il conduttore di 'Affari Tuoi' e consegnare simbolicamente, per la prima volta nella storia del festival, il testimone al collega.
"Voglio salutare un collega, un amico, il grande protagonista di 'Affari Tuoi' Stefano De Martino!", ha detto Conti ricordando che De Martino sarà in onda dal 4 marzo con 'Stesera tutto è possibile'.
Poi l'annuncio sul Festival 2027: "Ti meriti questo incarico, ti meriti questo ulteriore bel passaggio della bellissima carriera che stai facendo", ha aggiunto Conti.
De Martino, visibilmente emozionato[1], gli ha preso la mano e l'ha avvicinata cuore: "Senti". Poi lo ha ringraziato: "Ricevere questo testimone da te per me è un onore vero. Un gesto di generosità non scontato, che ricorderò per sempre. Voglio ringraziare la Rai per questa opportunità e poi, come ci diciamo spesso quando ci sentiamo al telefono: testa bassa e pedalare!", ha aggiunto De Martino che poi ha chiesto a Conti: "Non spegnere il telefono Carlo, ne avrò bisogno". "Per te sono sempre a disposizione", ha concluso Conti.

Ditonellapiaga torna sul palco del Festival di Sanremo 2026 per la serata finale di oggi, sabato 28 febbraio, con il brano 'Che fastidio!'. La cantante è reduce dalla vittoria di ieri nella serata delle cover in duetto con TonyPitony sulle note di 'The Lady Is a Tramp', celebre brano di Frank Sinitra.
L'esibizione era una delle più attese della serata e non ha deluso le aspettative. La cantante ha scelto di condividere il palco con il cantante mascherato da Elvis Presley, artista trasversale e provocatorio, regalando all'Ariston un'esibizione fuori dal comune. E non a caso, la preferita della serata.
Ditonellapiaga, chi è
Questa è la seconda partecipazione della cantante come concorrente in gara. L'artista ha debuttato sul palco dell'Ariston in coppia con Donatella Rettore con il brano 'Chimica' nel 2022. Torna in gara nel 2026 con il brano 'Che fastidio'.
Margherita Carducci, vero nome di Ditonellapiaga, nasce a Roma il 5 febbraio del 1997. I suoi genitori, Claudio e Costanza, sono entrambi insegnanti di basket, uno sport che Carducci ha praticato durante l'infanzia. Ma poi scopre la passione per la musica. Inizia sin da piccola, cantando con gli scout. Frequenta il liceo linguistico a Roma, successivamente si iscrive all'Università triennale Dams di Bologna.
Frequenta un'accademia di recitazione e dopo si dedica completamente alla musica. Inizia la sua carriera musicale nel 2019 con l'incontro dei producer romani BBprod. Il 19 luglio del 2019 esce il suo primo singolo Parli.
Nel 2020, bloccata a casa per il lockdown da Covid, si dedica completamente alla musica, anche in veste di autrice. E ad ottobre ottiene un contratto discografico con l'etichetta Dischi Belli, entrando a far parte del gruppo della BMG Rights Management. A dicembre 2020 esce il suo secondo singolo Morphina, preceduto dalla cover del brano Per un'ora d'amore dei Matia Bazar. Il 14 gennaio 2022 esce il suo primo album: Camouflage.
Nella copertina del disco, viene ritratta accanto a nonna Ludovica, a cui Margherita Carducci è molto legata, in compagnia delle sue più care amiche e la zia. Un'idea nata durante la festa di compleanno della nonna, quando l'ha vista ballare con le amiche. Ditonellapiaga è diventato il suo nome d'arte su suggerimento di un amico, ma è da sempre il suo nickname su Instagram.
La polemica
Dopo la prima serata del Festival si è consumato un botta e risposta tra Miss Italia e Ditonellapiaga. Il Concorso Miss Italia ha contestato, in una nota, "l’uso indebito della denominazione 'Miss Italia' da parte della cantante, che l'ha utilizzata quale titolo di un proprio brano musicale, nonché dell'album in cui esso è inserito". "Il testo della canzone, inoltre, contiene - si legge ancora nella nota - espressioni e giudizi ritenuti lesivi della dignità e dell'onore delle ragazze che partecipano al Concorso".
"Tale condotta risulta gravemente pregiudizievole dei diritti esclusivi connessi alla denominazione 'Miss Italia', nonché dell'immagine e della reputazione del Concorso e delle sue partecipanti", hanno proseguito i rappresentanti del concorso.
"Per tali ragioni, il Concorso Miss Italia ha conferito mandato agli Avvocati Prof. Avv. Pieremilio Sammarco e Vincenzo Larocca affinché intraprendano le più opportune azioni giudiziarie volte a inibire l'ulteriore utilizzo della denominazione 'Miss Italia' e a ottenere il risarcimento dei danni subiti e subendi", conclude la nota.
Oggi, in conferenza stampa a Sanremo, Ditonellapiaga replica alla notizia della possibile azione legale: "Nessun insulto, è un testo che parla di me e del rapporto con me stessa, con la perfezione".
L'artista si è detta sorpresa dalla polemica. "Io non so neanche se loro abbiano sentito il testo, perché la canzone non è uscita", ha dichiarato. "Mi dispiace che sia arrivata questa notizia, perché speravo in un po' di autoironia. Se loro lo hanno ritenuto offensivo, evidentemente non hanno la sensibilità per poter capire che parlo di me e non parlo male del concorso". Sulla questione legale, ha poi aggiunto: "Sono cose legali, non conosco il 'legalese', se ne occuperanno le persone preposte".
Ditonellapiaga ha poi chiarito l'uso della parola "disperate", al centro delle contestazioni, spiegando che è stata decontestualizzata. "Non ho detto che loro sono disperate. Il testo parla di me, che sto male e vivo male la mia bellezza", ha precisato. "Mi sembra assurdo parlare di un testo che non è uscito. È facile estrapolare una frase senza il contesto, e un attimo dopo sembra che io dica che Miss Italia è una disperata o una sfigata. Non ho mai detto questo".
"Ho detto che l'essere in difficoltà con il proprio rapporto con la bellezza può portare a una disperazione. Anzi, il testo parla di nascondere la disperazione con il trucco, e quindi anche una donna bellissima può sentirsi disperata e triste", ha concluso l'artista, chiudendo l'argomento.
A 'Tv Sorrisi e Canzoni' la cantante ha spiegato che 'Che fastidio!': "È nata dopo un momento di crisi profonda in cui non sapevo bene dove stavo andando. È un brano sicuramente nel mio stile: un po' provocatorio, pungente, ma autoironico perché parlo anche delle mie abitudini".
Io non so più cos'è normale
O un'allucinazione
Se sono matta io
Non è che voglia litigare
Ho solo qualche osservazione
Un pensiero mio
La moda di Milano (che fastidio!)
Lo snob romano (che fastidio!)
Il sogno americano (che fastidio!)
E il politico italiano (che fastidio!)
La musica tribale (che fastidio!)
I cani alle dogane (che fastidio!)
E il corso di pilates mi deprime, il pranzo salutare (che schifo!)
Stasera vado a una festa la solita farsa e non m'interessa (che fastidio!)
E la vicina molesta bussa alla porta “abbassa quei bassi” (che fastidio!)
E dimmi cosa mi hai messo nel bicchiere, ha un gusto amaro e (non mi fido!)
Perché mi gira la testa e tutta la stanza e finché non passa (che fastidio!)
Io non so più cos'è normale
O un'allucinazione
Se sono matta io
Non è che voglia litigare
Ma ho come l'impressione
Di non potermi controllare
E allora te lo dico (che fastidio!)
Se vuoi te lo ripeto (che fastidio!)
L'amico dell'amico senza invito che fa il figo, che fallito
Facciamoci una foto (che fastidio!)
Che fai tu di lavoro? (Faccio schifo!)
Scambiamoci il numero, ti scriverò
Ma sotto quel sorriso, dico
Che fastidio!
Che fastidio!
Che fastidio!
Che fastidio!
Su le mani solo se sei dell'acquario
Strano ti facevo proprio sagittario
La chiamo dall'India, dall'Albania, Torino
Per un piano tariffario
Nasi alla francese come in fotocopia
Imparare a vivere con un tutorial
Passa a premium, clicca qui, ascolta ora!
Cento cover Bossa Nova
Io non so più cos'è normale
O un'allucinazione
Se sono matta io
Se sono matta io!
E allora te lo dico (che fastidio!)
Se vuoi te lo ripeto (che fastidio!)
L'amico dell'amico senza invito che fa il figo, che fallito
Facciamoci una foto (che fastidio!)
Che fai tu di lavoro? (Faccio schifo!)
Scambiamoci il numero, ti scriverò
Ma sotto quel sorriso, dico
Che fastidio!
Che fastidio!
Che fastidio!
Che fastidio!
Facciamoci una foto (che fastidio!)
Che fai tu di lavoro? (Faccio schifo!)
Scambiamoci il numero, ti scriverò
Ma sotto quel sorriso, dico
Io non so più cos'è normale
O un'allucinazione
Se sono matta io
Se sono matta io
Se sono matta io
Se sono matta io
Se sono matta io
Se sono matta!
Nonostante i corsi di meditazione
Di respirazione
Non posso sopportare
Gli arrivisti e i “giornalisti perbenisti” (che fastidio!)
E poi i tronisti presentati come artisti (che fastidio!)
Oppure l'inno nazionale al piano bar
Gli F24, lo spam
Che fastidio! Che fastidio!
Che fastidio!
Io non so più cos'è normale
Ma sono matta io
Ma sono matta io

Sal Da Vinci vero fenomeno nazionale. Il cantautore napoletano ha conquistato tutti con la sua 'Per sempre sì', il brano con cui è in gara al Festival di Sanremo 2026. Questa sera, sabato 28 febbraio, Da Vinci tornerà sul palco dell'Ariston per esibirsi nella serata finale che decreterà il vincitore della 76esima edizione della kermesse canora.
Il successo di Sal Da Vinci era già esploso nella prima serata del Festival, martedì 24 febbraio, ancora prima della sua esibizione, quando al momento dell'annuncio sul palco, dalla platea è partito un coro sulle note di 'Rossetto e Caffè', la hit di Da Vinci che ha dominato le piattaforme digitali nel 2025.
L'esibizione, poi, con tanto di coreografia, ha ricevuto una standing ovation con il cantante che nel vedere la platea impazzire per la sua 'Per sempre sì' non è riuscito a trattenere l'emozione. 'Per sempre sì' ha già tutta l’aria di diventare la colonna sonora di molte coppie verso il giorno del 'Sì'.
Il successo
Il brano 'Per sempre sì', dalle sonorità neomelodiche e dal ritornello immediato, è virale, lo cantano proprio tutti. Tra i video più condivisi spicca quello di Mahmood e Alessandro Del Piero mentre canticchiano il brano del cantautore napoletano e ne eseguono addirittura la coreografia: "Saremo io e te, accussì, sarà per sempre sì".
Sal Da Vinci, chi è
Questa partecipazione al Festival segna il ritorno di Sal Da Vinci in gara dopo 17 anni. La sua precedente partecipazione risale al 2009, quando si classificò terzo con il brano 'Non riesco a farti innamorare'. Nella serata delle cover dell'edizione del 2025, Sal Da Vinci è stato ospite dei The Kolors che hanno deciso di ballare e cantare sulle note di 'Rossetto e caffè' insieme a Sal Da Vinci.
Nato a New York il 7 aprile 1969 durante la tournée negli Stati Uniti del padre Mario Da Vinci, Salvatore Michael Sorrentino, in arte Sal Da Vinci, ha iniziato a cantare da giovanissimo: si esibì per la prima volta davanti a un pubblico pagante ad appena sei anni. Anche la prima incisione arrivò in quel periodo: nel 1976 proprio in duetto proprio con il papà cantò 'Miracolo 'e Natale' di Alberto Sciotti e Tony Iglio, da cui è stata tratta una sceneggiata omonima. Nel 1977, sempre insieme al padre, debuttò in teatro con 'Caro papà' e 'Senza mamma e senza padre' e l'anno seguente arriva al cinema in 'Figlio mio sono innocente!'. Da allora continuò principalmente la carriera musicale e teatrale, con qualche incursione cinematografica nei film 'Il motorino' di Ninì Grassia e 'Troppo forte' di Carlo Verdone al fianco anche di Alberto Sordi.
La sua è una carriera musicale lunghissima, costellata di tanti successi: da 'Napule' a 'Nammurate', da 'Il mercante di stelle' a 'Bella da dimenticare' fino appunto a 'Rossetto e Caffè', certificato disco di platino. Nel 1994 ha conquistato la vittoria al Festival italiano di musica con il brano 'Vera', mentre nel 2009 è arrivato terzo al Festival di Sanremo con 'Non riesco a farti innamorare'.
La vita privata
Sal Da Vinci è legato a Paola Pugliese, sua moglie. Dal loro matrimonio sono nati due figli: Francesco, nel 1993, e Annachiara, nel 1998. Oggi l’artista non è soltanto padre, ma anche un nonno affettuoso e molto presente: ha tre nipoti, Salvatore e Nina – figli di Francesco – e Antonio, nato dalla relazione di Annachiara.
Nel corso degli anni non sono mancati momenti difficili in famiglia, come l’incidente che ha coinvolto la figlia Annamaria, che a vent’anni ha rischiato di perdere una mano dopo una caduta in motorino.
E quando il figlio Francesco fu colpito da meningite a causa di una diagnosi inizialmente errata. "Quella mattina era vigile ma non reagiva, lo portai immediatamente in ospedale. Io e mia moglie eravamo sconvolti e pregai la Madonna. Fu operato d’urgenza: i medici intervennero prelevando il midollo dalla colonna vertebrale. Non aveva ancora un anno e mezzo. Sono stati mesi durissimi, ma per noi è stato un vero miracolo".
Dietro questa canzone c'è un messaggio preciso: la promessa è una cosa seria, uno stile di vita. Promettere significa impegnarsi nel futuro, non solo pensando all'altra metà nel "giorno più bello", ma anche progettando la propria vita. Certo, la canzone racconta una bella storia d'amore, di due persone che si promettono amore eterno. Non un amore tormentato, ma un amore bello. Ci innamoriamo tutti allo stesso modo, spinti da una luce più grande di noi, da un'esigenza fortissima di stare insieme, di condividere e comprendere".
È cominciato tutto quanto dal principio
Io che per te ero solo un uomo sconosciuto
Poi diventato un re dal cuore innamorato
Tu una regina ora vestita in bianco sposa
Abbiamo sognato figli in una grande casa
E superato tutte le difficoltà
Perché un amore, non è amore per la vita
Se non ha affrontato la più ripida salita
E si accenderà la musica
E qui ti aspetterò
Il più grande giorno
Ti regalerò
Saremo io e te
Per sempre
Legati per la vita che
Senza te
Non vale niente
Non ha senso vivere
Con la mano sul petto
Io te lo prometto
Davanti a Dio
Saremo io e te
Da qui
Sarà per sempre sì
So bene che è una grande incognita il futuro
Ma insieme a te non mi spaventerà perché
Costruiremo tutto ma non alzeremo un muro
Litigare e far l’amore poi che male c’è
E si accenderà la musica
Per te io canterò
Il più grande giorno
Ti regalerò
Saremo io e te
Per sempre
Legati per la vita che
Senza te
Non vale niente
Non ha senso vivere
Con la mano sul petto
Io te lo prometto
Davanti a Dio
Saremo io e te
Da qui
Sarà per sempre
Sì, soltanto sì
Per questi giorni
E mille altri ancora
Un semplice sì
L’eternità è dentro una parola
Saremo io e te
Per sempre
Legati per la vita che
Senza te
Non vale niente
Non ha senso vivere
Con la mano sul petto
Io te lo prometto
Davanti a Dio
Saremo io e te
Accussì
Sarrà pe sempe sì.

Andrea Bocelli è il super ospite della serata finale del Festival di Sanremo 2026. Una presenza voluta fortemente dal conduttore e direttore artistico Carlo Conti per rendere omaggio a Pippo Baudo, che fu tra i primi a credere nel talento del tenore, contribuendo alla sua consacrazione come artista internazionale.
"Io proverò eterna gratitudine perché Pippo Baudo ha creduto subito in me, ha fatto di tutto perché partecipassi al Festival del 1994 (dove il tenore vinse tra le Nuove Proposte con 'Il mare calmo della sera', ndr). Mi ha incoraggiato. E' stato un grande professionista, era una persona colta e garbata. E portava in scena anche la leggerezza", ha detto Bocelli nel corso della conferenza stampa.
Andrea Bocelli, chi è
Andrea Bocelli è nato nel 1958 a Lajatico, in provincia di Pisa. Cresce da genitori che gestiscono un’azienda e producono macchinari per il settore agricolo. La sua infanzia è stata segnata da un glaucoma congenito che gli ha compromesso la vista fin dalla nascita. Per questo motivo, a soli sei anni viene mandato in collegio a Reggio Emilia per imparare il Braille ma quando ha dodici anni, riceve una pallonata durante una partita di calcio che aggrava definitivamente la situazione, portandolo alla cecità totale.
La musica diventa presto il suo rifugio. Parallelamente agli studi, consegue il diploma in canto lirico al conservatorio. La svolta arriva nel 1992 quando viene scelto da Zucchero per incidere la demo di 'Miserere'. Questo e il successivo contratto con la Sugar segnano l’inizio della sua carriera internazionale.
Nel 1994 Bocelli debutta tra le Nuove Proposte del Festival di Sanremo con 'Il mare calmo della sera' e vince. L’anno seguente torna sul palco dell’Ariston con 'Con te partirò'. Nel 1996 pubblica 'Romanza', raccolta che supererà i 20 milioni di copie vendute nel mondo, e diventa l’album di un artista italiano più venduto di sempre a livello globale.
Negli anni successivi il tenore si esibisce nei più prestigiosi teatri del mondo e davanti a capi di Stato. Nel 2011 fonda la Andrea Bocelli Foundation, impegnata nel contrasto alla povertà e all’emarginazione sociale. Nel 2017 organizza l’Andrea Bocelli Show, evento benefico che vede la partecipazione di star internazionali come Elton John, Steven Tyler, Sharon Stone e Zara Larsson.
L'incoronazione di Carlo III e la canzone con Sinner
Nel maggio 2023 insieme a Bryn Terfel interpreta 'You’ll Never Walk Alone' in occasione dell’incoronazione di Carlo III. Tra le collaborazioni più recenti c’è quella con il tennista Jannik Sinner, numero uno del tennis mondiale, con cui ha condiviso un progetto che ha unito musica e racconto sportivo: hanno collaborato al brano ‘Polvere e Gloria’ (Dust and Glory), pubblicato il 20 giugno 2025. La canzone, cantata in italiano e inglese, celebra la perseveranza e la dedizione.
La vita privata
Bocelli è padre di tre figli. Dal matrimonio con Enrica Cenzatti, celebrato nel 1989 e conclusosi nel 2002, sono nati Amos e Matteo. Nel 2014 ha sposato Veronica Berti, dopo la nascita della figlia Virginia nel 2012. Oggi vive con la famiglia a Forte dei Marmi.

I Pooh ospiti stasera, sabato 28 febbraio, sul palco di Piazza Colombo ad animare il Suzuki Stage per il gran finale. I Pooh celebrano i loro 60 anni di carriera a Sanremo, dove ricevono una targa speciale.
La storia dei Pooh
La storia dei Pooh è una delle più longeve del panorama della musica italiana e internazionale. Il primo nucleo nasce nel 1962 a Bologna dopo l'incontro tra Valerio Negrini e Mauro Bertoli che insieme fondono il gruppo Jaguars. Dopo alcuni anni, la formazione cambia nome: Pooh. L'idea nasce da Aliki Andris, segreteria del discografico Armando Sciacia che era una grande appassionata dell'orsetto Disnet Winnie the Pooh.
Nel 1966 avviene la svolta con l'uscita del 45 giri 'Vieni fuori' e con l’ingresso alle tastiere di Roby Facchinetti, che prende il posto di Bob Gillot, e di Riccardo Fogli al basso al posto di Gilberto Faggioli. Nel 1968 la band conquista le classifiche con 'Piccola Katy', brano che anticipa l’arrivo del chitarrista Dodi Battaglia. Da quel momento la formazione continua a consolidarsi pubblicando album uno dopo l’altro.
Determinante è il passaggio alla CBS nel 1971: sotto la guida del produttore Giancarlo Lucariello, i Pooh si trasformano in una vera macchina da successi, come dimostrano hit come 'Tanta voglia di lei' e 'Pensiero'.
Nei primi anni Settanta Valerio Negrini lascia il ruolo operativo nel gruppo, restando però come autore dei testi. Alla batteria subentra Stefano D’Orazio. Il successo aumenta e nel 1972 la band ottiene visibilità internazionale con brani come 'Noi due nel mondo e nell’anima'.
Nel 1973 un altro storico componente, Riccardo Fogli, lascia la formazione. Al suo posto entra Red Canzian, con cui il gruppo pubblica 'Parsifal'. Nel 1990 partecipano al Festival di Sanremo e vincono con il brano con 'Uomini soli'.
Gli anni Duemila sono caratterizzati dal grande successo del musical 'Pinocchio' e da un’attività costante fino al 2009, quando Stefano D’Orazio annuncia l’uscita dalla band dopo quasi quarant’anni. Nonostante questo, i Pooh proseguono come trio fino al 2015, anno della reunion che riporta insieme anche Stefano D’Orazio e Riccardo Fogli. Il ritorno in cinque consente alla band di tornare negli stadi e di riempire anche l’Arena di Verona per celebrare mezzo secolo di carriera.s
La scomparsa di Stefano D'Orazio
Il 6 novembre 2020 Stefano D’Orazio muore a causa di complicazioni legate al Covid-19, lasciando un grande vuoto nei compagni e nei fan. Per omaggiare la sua memoria, Facchinetti, Canzian, Battaglia e Fogli decidono di ritrovarsi sul palco per dedicargli un ricordo eterno.
Nel 2023 i Pooh tornano protagonisti al Festival di Sanremo e intraprendono un nuovo tour con una formazione a cinque che vede alla batteria Phil Mer, figlio della seconda moglie di Red Canzian.



