
"Il 'velivolo a pilotaggio remoto' colpito nella base di Ali Al Salem, in Kuwait, è sicuramente una perdita, ma non incide, credo, in maniera così rilevante sull'operatività di tutto il nostro contingente presente lì, anche perché la missione non è che si regge su un singolo mezzo. C'è solo da prendere atto che ci troviamo in una zona molto delicata e che non è la prima volta che vengono colpite le basi americane in Kuwait". Così all'Adnkronos il generale Marco Bertolini, ex comandante del Covi, dopo l'attacco alla base italiana in Kuwait. "Se restare o venire via - aggiunge - non dipende certo da un drone perso, ma da una valutazione di carattere strategico-militare-politica e di sicurezza".
"La nostra base dell'Aeronautica in Kuwait - spiega il generale Bertolini - è stata schierata nello stesso periodo di quella di Erbil, nel Kurdistan iracheno, entrambe con l'obiettivo di contrastare l'Isis e di Hayat Tahrir al Sham, la derivata siriana di Al Qaida, che operavano in Iraq e in Siria. I nostri velivoli e droni, nel caso specifico, facevano attività di ricognizione e di intelligence. Ciò significa che non sono aeromobili armati, servono per effettuare attività di ricognizione. Quanto all'Iran, che potrebbe aver colpito la nostra base, è nemico giurato di quelle due organizzazioni terroristiche per fronteggiare le quali abbiamo schierato i nostri militari nell'area".
Sarebbe un MQ-9A 'Predator' il velivolo a pilotaggio remoto della Task Force Air italiana colpito nell'attacco con drone alla base di Ali Al Salem, in Kuwait. E' stato costruito dalla ditta statunitense General Atomics.
L'acquisizione nazionale del Predator, nella sua versione iniziale MQ-1C (Predator A), e della logistica associata fu avviato inizialmente nel 2001, si legge sul sito della Difesa. Da allora, i velivoli Predator A italiani sono stati impiegatI con successo in svariate operazioni internazionali dove, interoperando con altri assetti Nato, hanno svolto compiti di ricognizione. Sulla stregua del successo ottenuto dal Predator A, nel 2008 sono stati acquisiti dall’Italia alcuni esemplari dell’evoluzione del sistema, ovvero il MQ-9A (Predator B) nella versione Block 1. Rispetto al modello precedente, il Predator B consente maggiori capacità di Intelligence, Sorveglianza e Ricognizione (Isr) grazie ad un’evoluta suite di sensori di acquisizione.
Il Predator B, a differenza del precedente A, è stato acquistato per il tramite del Governo Usa tramite contratto Foreign Military Sales (Fms). Tale contratto Fms comprende, in ottica di 'total package', oltre alla fornitura del Sistema, anche il relativo supporto Ingegneristico e Tecnico-Logistico per la gestione della flotta. Come nel caso del Predator A, anche il Predator B è stato impiegato sia in ambito nazionale che in teatri operativi, dove ha costantemente ottenuto un indiscusso successo nell’operare con le Forze Armate dei Paesi Alleati della Nato.

Una bambina di 5 anni è stata ricoverata in gravi condizioni all'ospedale pediatrico Meyer di Firenze per le ferite riportate in un incidente stradale accaduto questa mattina, intorno alle 11, a Prato, in via Braga, nella frazione di Tavola. Secondo una prima ricostruzione, la bambina sarebbe sfuggita al controllo della mamma e avrebbe attraversato la strada nel momento in cui stava sopraggiungendo un'auto Bmw condotta da un cittadino italiano, che non è riuscito a evitare l’impatto.
Immediato l’allarme ai soccorsi: sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, l’elisoccorso Pegaso e la polizia locale per i rilievi e per chiarire l’esatta dinamica dell’accaduto.
La bambina è stata stabilizzata sul luogo dell’incidente e trasportata in codice rosso con l’elicottero all’ospedale fiorentino di Careggi, per poi essere trasferita all’ospedale pediatrico Meyer. I medici si sono riservati la prognosi e stanno monitorando costantemente le sue condizioni, giudicate molto gravi. Secondo quanto emerso, la piccola soffrirebbe anche di problemi cardiaci che aggraverebbero il quadro clinico. L’automobilista è stato sottoposto all’alcoltest, risultato negativo. La polizia locale prosegue gli accertamenti per ricostruire con precisione quanto accaduto.

"Tu sei un pirla". Alla fine, Mara Venier si arrabbia con Teo Mammucari sui titoli di coda della puntata di Domenica In oggi, 15 marzo 2026. La conduttrice, in chiusura di trasmissione, si congeda dal pubblico al termine di un pomeriggio toccante, caratterizzato dall'ampio spazio dedicato al ricordo di Enrica Bonaccorti, scomparsa recentemente all'età di 76 anni. Nel finale, Mara Venier chiama davanti alle telecamere uno dei cameraman, in Rai da 40 anni: "In tutti questi anni è lui che mi ha fatto tutti i primi piani - dice commossa-. Questa è la sua ultima puntata, va in pensione. Voglio ringraziarlo per tutto quello che ha fatto per me e per l'azienda. Mi mancherai tantissimo... Non potevo non farlo...".
Mentre Mara Venier parla, ecco l'entrata in scena di Teo Mammucari. Il comico, uno dei co-conduttori dell'edizione 2025-2026, esibisce il cartello utilizzato come 'gobbo' per il saluti finali: "Grazie a tutti, ci vediamo domenica prossima". Mammucari non si limita però ad esibire il cartello, lo usa per coprire il volto di Pino Strabioli tra le risate generali in un momento di commozione. Il siparietto, prevedibilmente, non incontra i favori della conduttrice: "Domenica In è anche questo... Racconta musica, intrattenimento...", dice Venier, prima di accorgersi del cartello posizionato in modo 'anomalo'. "Tu sei un pirla perché non capisci i momenti", dice Venier strappando il cartello dalle mani di Mammucari. "Ci vediamo domenica prossima... ma non si può...".

Torna oggi, domenica 15 marzo, 'Da noi... a ruota libera' con un nuovo appuntamento condotto da Francesca Fialdini in onda alle 17.20 su Rai1.
La prima ospite di oggi è Marisa Laurito: l’attrice e cantante ha appena concluso, dopo sei stagioni di grandi successi, la sua esperienza da direttore artistico del teatro Trianon di Napoli.
Spazio, poi, alla storia di Maria Stella Maglio, tra i 10.001 tedofori nella lunga staffetta della fiamma olimpica per i Giochi di Milano Cortina, nonché vedova di Antonio Maglio, medico italiano scomparso nel 1988 e figura chiave per la nascita dei Giochi Paralimpici, che si tennero per la prima volta a Roma nel 1960, proprio grazie alla sua iniziativa.
Mentre l’edizione dei Giochi Paralimpici Invernali in corso si chiuderà proprio domenica, la signora Maglio sarà accompagnata in studio da Oney Tapia, grande atleta paraolimpico non vedente e vincitore di Ballando con le stelle nel 2017.
A seguire, Maria Esposito: l’attrice che è tornata a interpretare Rosa Ricci nella sesta, attesissima, stagione di 'Mare Fuori', in onda su Rai 2 e disponibile su RaiPlay.
Infine, Francesca Fialdini incontrerà i ragazzi del Rione Sanità: un gruppo di amici che con il coinvolgimento di Jago, artista di fama internazionale, stanno contribuendo, grazie all’arte, alla bellezza e alla valorizzazione delle sue opere, al processo di rinascita economica e sociale di uno dei luoghi simbolo di Napoli, il Rione Sanità.

Torna la Serie A con Lazio-Milan. Oggi, domenica 15 marzo, i biancocelesti ospitano la squadra di Allegri all'Olimpico di Roma nel posticipo della 29esima giornata di campionato. Gli uomini di Sarri arrivano al big match dopo il successo contro il Sassuolo, mentre i rossoneri hanno la grande occasione di riaprire il campionato dopo la vittoria nel derby contro l'Inter: alla luce del pareggio dei nerazzurri contro l'Atalanta, con un successo il Milan si porterebbe a -5 dal primo posto. Ecco orario, probabili formazioni e dove vedere la partita in tv e streaming.
Lazio-Milan, orario e probabili formazioni
Ecco le probabili formazioni di Lazio-Milan, in campo stasera alle 20:45:
LAZIO (4-3-3): Motta; Marusic, Gila, Provstgaard, Nuno Tavares; Dele-Bashiru, Belahyane, Taylor; Isaksen, Maldini, Zaccagni. All. Sarri
MILAN (3-5-2): Maignan; Tomori, De Winter, Pavlovic; Saelemaekers, Fofana, Modric, Ricci, Estupinan; Leao, Pulisic. All. Allegri
Lazio-Milan, dove vederla
Lazio-Milan sarà trasmessa in esclusiva da Dazn, ma la partita sarà visibile anche in chiaro e gratis, dopo registrazione al sito. La sfida sarà disponibile anche in streaming sull'app di Dazn.
I toscani raggiungono il Verona al penultimo posto...
Al Carmen Melis brillante presentazione del capolavoro di Bellini
al Lirico dal 18...
Grande partecipazione ed entusiasmo del pubblico...
Cuccureddu, 'costruiamo una stagione lunga del turismo lento'... 
“Non è una giornata politica ma per la salute dei cittadini, vogliamo regole uguali per tutti”. Così all’Adnkronos Salute Mariastella Giorlandino, presidente Uap (Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti, ospedalità privata) nell’aprire oggi a Roma la mobilitazione dei laboratori e cliniche private convenzionate al teatro Brancaccio di Roma. “La sanità non è una economia di scala, noi chiediamo giusti rimborsi” per le tariffe di esami e visite svolte nelle strutture private convenzionate con il Ssn “e al ministero della Salute ricordiamo di fare presto la modifica delle tariffe, indicata dal Tae, e già tagliate del 70%”, ha evidenziato la presidente Giorlandino.
“Il cittadino italiano ha il diritto di essere curato nel modo migliore - ha rimarcato Giorlandino - Serve una sanità sul territorio capillare con strutture a norma, organizzate e con professionalità. Per farlo servono fondi giusti. Occorre un sistema che guardi al Sud e fermi la mobilità sanitaria”. La seconda criticità sottolineante dall’Uap riguarda la farmacia dei servizi, che oggi possono fare in deroga alcune prestazioni diagnostiche, “se la prestazione è la stessa, è legittimo chiedersi perché le regole non lo siano. Nel Ssn devono valere gli stessi diritti per i cittadini e gli stessi doveri per chi eroga prestazioni sanitarie”, conclude la presidente Uap.
L'iniziativa, moderata dal giornalista Alessandro Cecchi Paone, nasce come "mobilitazione civile a difesa del Servizio sanitario nazionale e per richiamare l'attenzione su alcune criticità che rischiano di indebolirne l'equilibrio", spiega Uap. Sono "tre i nodi al centro della riflessione: tariffe del nomenclatore nazionale inferiori ai costi reali delle prestazioni; regole diverse per prestazioni sanitarie identiche nella cosiddetta farmacia dei servizi; riordino della rete dei laboratori e concentrazione dell'offerta sanitaria che rischiano di ridurre la sanità di prossimità".
All'assemblea dell'Uap, (Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti, ospedalità privata), a Roma è intervenuto al telefono come 'guest star' non annunciata il giornalista e conduttore di 'Report', Sigfrido Ranucci. "La sanità nel nostro Paese è a pezzi, gli ospedali sono fatiscenti e i reparti che vengono chiusi per mancanza di personale e tutto questo mentre le liste d'attesa si allungano. Questa è la fotografia di 30 anni di tagli alla sanità che hanno lasciato un segno indelebile. La politica ha liberato risorse dal Ssn per trasferirle al privato puro. Purtroppo - ha aggiunto - ora ci si aggrappa al salvataggio del Pnrr ma dubito che possa salvare il Ssn, non basterà potenziare la medicina del territorio con le Case di comunità per garantire il diritto alla salute cancito dalla Costituzione".
Ranucci ha poi annunciato che 'Report' tornerà ad occuparsi di sanità. "Alcune realtà private anche eclantanti hanno ulizzato i soldi del Fondo sanitario pubblico come un bancomat per portare soldi all'estero", e poi altro tema che sarà affrontato dalle inchieste del team di 'Report' è la formazione, "si è abbassata la qualità" e sul tema "abbiamo intervistato medici e esperti di sanità in tutto il mondo: con l'apertura del numero legale" a Medicina "abbiamo documentato come una qualsiasi persona può superare gli esami di Medicina creando dei danni anche ai pazienti".
Il primo intervento, durante l'evento al Brancaccio, è stato di monsignor Vincenzo Paglia, presidente emerito Pontificia Accademia per la Vita: “La salute è un bene primario per tutti, nessuno escluso e difendere il Ssn è un dovere primario. La battaglia dell’Uap va sostenuta e se c’è bisogno di gridare facciamolo insieme. Anche da parte dei milioni di anziani scartati dalla società, nel 2026. C’è bisogno che tutta la società, a partire dalla politica, faccia crescere la coscienza che il bene della salute è importante per tutti”.
Ospite con un videomessaggio registrato il cantante Al Bano. “Amo l’Italia e desiderio un Paese che lieviti e cresca. Il settore più importante per l’umanità è quello sanitario, perché è una certezza nel bisogno e una sicurezza per noi. Il Ssn va difeso e la salute non deve essere un privilegio, la sanità è un bene prezioso. Quindi è giusto richiamare l’attenzione sui fattori che indeboliscono il Ssn e in questo caso le tariffe, che non permettono di lavorare in serenità. Il Ssn deve rimanere forte e vicino a chi soffre”.
Altro ospite che è intervenuto con un videomessaggio è stato Francesco Vaia, già direttore della Prevenzione del ministero della Salute e oggi componente dell'Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità: "I cittadini sentono come profondamente odiose le liste d’attesa. C’è un problema rete territoriale, di rete ambulatoriale e di prossimità. C’è la necessità di integrazione pubblico-privato perché il cittadino deve essere aiutato dove vive. Una buona sanità deve essere di qualità ma anche accessibile. C’è bisogno di coraggio, di rivedere il sistema: dalle regole, dai decreti e dalle tariffe. Ma tutto deve essere in funzione delle persone”.
Anche Filippo Anelli, presidente della Fnomceo (Federazione nazionale italiana dei medici chirurghi e odontoiatri) ha mandato un suo videomessaggio: "La manifestazione Uap a Roma “è un evento importante perché sottolinea l’importanza del Ssn e la vocazione universalistica dove voi svolgete un ruolo essenziale e di questo ringrazio gli operatori, i medici sopratutto, perché garantite la qualità, le competenze e la professionalità. Chi lavora nelle strutture accreditate deve essere orgoglioso del lavoro che fa perché rafforza l’obiettivo della tutela della salute garantito dalla Costituzione”.
“Dopo il Covid ci aspettavamo investimenti nella sanità e nei professionisti. Le risorse però non sembrano oggi sufficienti per investire nel Ssn, che ci permette di stare tranquilli dal punto di vista dell’assistenza. Perché in altri paesi c’è chi ha dovuto vendere casa per pagare la terapia intensiva durante il Covid. Oggi si sta puntando sulla medicina di prossimità ma c’è un problema con le liste d’attesa. Come si risolve? Cercando i prescrittori per le Case di comunità, ma io ho già firmato 1093 permessi a medici iscritti all’Ordine per lavorare all’estero. Quindi il futuro del Ssn, della nostra salute, dipende da quanti professionisti rimarranno in Italia. Rischiamo di avere strutture senza medici”. Così Antonio Magi, presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Roma e provincia, nel suo intervento.
Kilicsoy al posto di Esposito: 'gestito il ramadan, adesso tocca a
lui'... 
In molte famiglie i primi segnali di difficoltà emergono nei momenti più ordinari della giornata: a tavola, davanti allo specchio, durante il cambio degli armadi o nelle discussioni su cosa mangiare. In queste occasioni si giocano spesso equilibri delicati tra autonomia, controllo e percezione del proprio corpo e di quello altrui. Accanto ai percorsi terapeutici specialistici, anche il modo in cui la famiglia gestisce queste situazioni può influenzare il clima emotivo: per questo gli specialisti della rete per i disturbi alimentari del Gruppo Kos hanno elaborato, in occasione della Giornata del Fiocchetto Lilla - che si celebra domani - alcuni consigli pratici di orientamento. Suggerimenti utili anche in via preventiva nelle famiglie dove stanno crescendo ragazzi e ragazze alle prese con i cambiamenti del corpo e dell’identità.
Adolfo Bandettini di Poggio, direttore medico dell’area psichiatria del Gruppo Kos: “Molte dinamiche cruciali nei disturbi alimentari – controllo delle calorie, confronto difficile con l’immagine di sé – sono presenti in forma più sfumata in molte famiglie con figli preadolescenti o adolescenti. Alcuni disturbi, come l’anoressia, si manifestano in modo evidente, mentre bulimia, binge eating o ortoressia possono essere dissimulati. È però fondamentale intervenire precocemente, in maniera integrata coinvolgendo tutte le figure professionali: il nostro obbiettivo deve essere quello di proteggere non solo la mente ma anche il corpo, che può essere compromesso a lungo termine con danni importanti che coinvolgono ad esempio il sistema cardiocircolatorio, endocrinologico e renale. La guarigione è possibile ma richiede un lavoro corale che riunisca specialisti, famiglie e educatori, per creare un’alleanza che rompa il senso di solitudine dei ragazzi e delle ragazze, portandoli a ricevere le cure necessarie.”
Il pasto in famiglia: quando la tavola diventa un luogo di tensione. "Il momento del pasto è spesso uno dei più delicati. Nelle famiglie si crea facilmente una dinamica di controllo e contro-controllo reciproco: i genitori osservano e insistono, il figlio o la figlia si difendono o si chiudono. Alcuni accorgimenti possono aiutare a ridurre il conflitto. Cosa può essere utile fare? "Mantenere il pasto come un momento di relazione familiare e non come verifica di comportamento; mantenere orari regolari e una routine prevedibile dei pasti; parlare di altri argomenti durante la tavola per ridurre la pressione sul cibo e mantenere un contatto tra familiari che non sia focalizzato sul disturbo alimentare; accettare che il percorso di cambiamento sia graduale e non lineare - suggeriscono gli specialisti - Cosa è meglio evitare? Commenti su quantità, peso o calorie degli alimenti; trasformare il pasto in un interrogatorio ('quanto mangi?', 'perché non mangi questo?'); dare suggerimenti insistenti, instaurare ricatti emotivi ('se mangi questo puoi…) o fare discussioni accese a tavola. Cambio di stagione e cambio degli armadi: un passaggio delicato di quanto sembri. Il cambio degli armadi è spesso vissuto come un gesto positivo, quasi liberatorio per l’arrivo della bella stagione. Per chi ha un disturbo alimentare può invece rappresentare un momento di forte vulnerabilità. Il passaggio ai vestiti più leggeri comporta infatti diversi elementi critici: maggiore esposizione del corpo, confronto con le taglie dell’anno precedente, aumento dell’attenzione sul peso e sulla forma fisica".
"Alcune attenzioni possono aiutare: evitare commenti sul corpo proprio o altrui o su come 'stanno' i vestiti; non forzare prove di abiti se la persona manifesta disagio; evitare confronti con il passato, con altri membri della famiglia o conoscenti; privilegiare gli abiti per la loro funzione e comodità, non per l’apparenza; privilegiare abiti non troppo centrati sulla forma corporea - proseguono gli esperti - Il frigorifero di casa: dal controllo alla collaborazione. Un’altra dinamica frequente nelle famiglie riguarda il controllo del cibo domestico. Il frigorifero o la dispensa possono diventare un luogo di sospetto reciproco: i genitori controllano cosa manca, il figlio o la figlia nascondono o evitano alcuni alimenti. Questo meccanismo tende a irrigidire il clima familiare. Può essere più utile: costruire una gestione condivisa della cucina e della dispensa: coinvolgere la persona nella spesa, nelle scelte alimentari, nella preparazione dei pasti – sia per stare insieme sia per avvicinarsi al cibo con maggiore tranquillità; concordare alcuni alimenti 'sicuri' e maggiormente accettati; ridurre i controlli su frigorifero e dispensa; privilegiare un approccio flessibile e piacevole all’alimentazione, evitando di trasformare il cibo sano e le preparazioni leggere in regole rigide o fonte di ansia".
Il 2025 nei ricoveri e percorsi di cura nella rete del Gruppo KosLa rete dedicata ai disturbi alimentari del Gruppo Kos offre percorsi strutturati e convenzionati con il Ssn che comprendono ricovero specialistico, day hospital, riabilitazione nutrizionale, trattamento psicoterapeutico integrato e monitoraggio medico delle complicanze fisiche.
È composta dalle strutture Villa dei Pini a Firenze, Villa Margherita ad Arcugnano (Vicenza), Villa Sant’Alessandro e Villa Armonia a Roma, Villa Rosa e Villa Pineta a Modena e Ville di Nozzano a Lucca, per un totale di oltre 120 posti letto accreditati. Nel 2025 ha trattato oltre 600 pazienti.

Il filosofo e sociologo tedesco Jürgen Habermas, considerato uno dei giganti della riflessione critica sulla contemporaneità, è morto a 96 anni a Starnberg, una cittadina nel sud della Baviera, non lontano da Monaco. L'annuncio della scomparsa è stato dato dalla famiglia tramite un portavoce della sua casa editrice, Suhrkamp Verlag. Si era trasferito Starnberg nel 1971 dove diresse fino al 1981 il Max-Planck-Institut zur Erforschung der Lebensbedingungen der wissenschaftlich-technischen Welt (“Istituto Max Planck per la ricerca sulle condizioni di vita del mondo scientifico-tecnologico”).
Erede della teoria critica e figura centrale della seconda generazione della 'Scuola di Francoforte' - all’Istituto di ricerca sociale fu allievo di Theodor W. Adorno - Habermas, considerato il maggiore pensatore tedesco dell'ultimo mezzo secolo, ha dato risalto ai problemi della comunicazione e alla funzione dell'opinione pubblica nella società contemporanea, rivendicando il ruolo politico della razionalità come dialogo non soggetto a condizioni di dominio.
Professore emerito presso l'Università di Francoforte sul Meno, dove nel 1964 aveva ottenuto la cattedra di filosofia e sociologia che era stata di Max Horkheimer, tra le sue molte opere tradotte in italiano figurano 'Cultura e critica' (Einaudi, 1980), 'Morale, diritto, politica' (Einaudi, 1992), 'Multiculturalismo. Lotte per il riconoscimento' (con Charles Taylor, Feltrinelli, 1998), 'La costellazione postnazionale' (Feltrinelli, 1999) e 'Il futuro della natura umana' (Einaudi, 2002 e 2010).
Il suo lavoro più importante è 'Teoria dell'agire comunicativo' (1981, pubblicato in italiano da Il Mulino nel 1986) nel quale elabora il concetto di una comunicazione libera da rapporti di poteri. Il saggio sviluppa tre direttive di ricerca: la prima incentrata su un concetto di 'razionalità cognitiva' che 'si oppone alle semplificazioni cognitive-strumentali della ragione', la seconda indagante il tentativo di una ricostruzione del concetto di società attraverso l'integrazione dei paradigmi di ''mondo vitale' e ''sistema'', la terza relativa a una 'teoria della modernità' in cui confluiscono gli apporti più significativi della ricerca sociale.
Nei suoi scritti occupano una posizione centrale le tematiche epistemologiche inerenti la fondazione delle scienze sociali reinterpretate alla luce della 'svolta linguistica' della filosofia contemporanea; l'analisi delle società industriali nel capitalismo maturo; il ruolo delle istituzioni in una nuova prospettiva dialogico emancipativa in relazione alla crisi di legittimità che mina alla base le democrazie contemporanee e i meccanismi di formazione del consenso.
Nato il 18 giugno 1929 a Düsseldorf, Jürgen Habermas ha vissuto fino al conseguimento del diploma di maturità a Gummersbach, dove suo padre dirigeva la sede locale della Camera di Commercio e dell'Industria di Colonia. Ha studiato nelle Università di Gottinga (1949/50), Zurigo (1950/51) e Bonn (1951-54) dove si laurea nel 1954 con una tesi dal titolo 'L'Assoluto e la Storia. Sull'ambivalenza nel pensiero di Schelling'. Ottiene l'abilitazione all'insegnamento nel 1961 a Marburgo con la tesi 'Mutamenti di struttura dell'opinione pubblica. Ricerche su una categoria della società civile', pubblicata successivamente in Italia come 'Storia e critica dell'opinione pubblica' (Laterza, 1971).
Da quel momento inizia una straordinaria carriera come professore di filosofia all'Università di Heidelberg, dove insegna fino al 1964. Dal 1964 al 1971 Habermas è stato professore di filosofia e sociologia alla Goethe-Universität di Francoforte. Durante la rivolta studentesca del 1968, Habermas fu percepito come un sostenitore, ma rifiutò la radicalizzazione del movimento. Nel 1971 si trasferisce a Starnberg dove insieme a Carl Friedrich von Weizsäcker guida il Max-Planck-Institut 'per la ricerca delle condizioni vitali del mondo tecnico scientifico'.
Nel 1983 torna all'Università di Francoforte dove gli viene assegnata la cattedra di filosofia con specializzazione in filosofia sociale e filosofia della storia e nel 1994 viene nominato professore emerito. Dal 1983 Habermas è stato curatore della rivista mensile di scienze politiche 'Blätter für deutsche und internationale Politik' Nel 2001 è stato insignito del premio per la pace dell'Associazione dei librai tedeschi; nel 2003 gli è stato consegnato il Premio Principe delle Asturie; nel 2004 il Kyoto-Preis alla carriera; nel 2012 ha vinto uno dei più prestigiosi premi tedeschi, l'Heinrich Heine Preis.
La ricerca filosofica di Habermas ha proposto di interpretare l'intero progresso umano alla luce della 'costellazione di fede e sapere'. Tra i libri di questo ambito: 'Ragione e fede in dialogo' (Marsilio, 2005, tradizione di Giancarlo Bosetti), nato dalle riflessioni sulle interrelazioni tra democrazia e religione maturate in un incontro con il cardinale Joseph Ratzinger, futuro pontefice Benedetto XVI, a Monaco di Baviera presso la Katholische Akademie; 'Tra scienza e fede' (Laterza, 2006), dove indaga il tema delle relazioni tra religione e laicità e propone il superamento dell'atavica frattura che le separa; 'Verbalizzare il sacro. Sul lascito religioso della filosofia' (Laterza, 2015), saggio sui nodi della secolarizzazione.
Habermas ha dedicato molti articoli, saggi e conferenze a una riflessione critica sul destino dell'Europa e dell'Occidente, elaborando anche serrate analisi sui precari equilibri fra gli stati europei e gli Usa. Una miscellanea di questi interventi è stata raccolta nel volume 'L'Occidente diviso' (Laterza, 2005).
L'analisi è poi proseguita con 'Il ruolo dell'intellettuale e la causa dell'Europa' (Laterza, 2011), dove ritorna a occuparsi della situazione relativa all'Occidente; con 'Nella spirale tecnocratica. Questa Europa è in crisi' (Laterza, 2014), dove sostiene che gli europei devono riconoscere che il loro modello di Stato sociale e la varietà nazionale delle loro culture possono sopravvivere solo grazie a uno sforzo comune: 'rinunciare all'Unione europea significherebbe prendere congedo dalla storia mondiale'. (di Paolo Martini)

“Sorella, amica, complice". Così comincia il messaggio toccante, pieno di affetto e amicizia, che Renato Zero ha voluto dedicare a Enrica Bonaccorti, letto dal parroco durante i funerali alla Chiesa degli Artisti a Roma che si sono tenuti oggi sabato 14 marzo.
“Ci siamo arrangiati sempre, inventandoci giorno per giorno un mestiere diverso. Tu ti sei persino improvvisata mia manager per farmi ottenere qualche scritto”, ha scritto l’artista. “Certo che è stato un percorso infinitamente variegato e coinvolgente, a un tratto però mi sono svegliato e non ci sei più. La tua fresca risata, i tuoi sorrisi educati. La tua ironia pungente è stimolante… tutto è silenzio e comprendo che dovrò sbrigarmela da solo”. Eppure, “quanto di te mi resta addosso. Quanta energia sprigiona la tua poesia, quanta bellezza ti porti via. Ma io so che passerai da me ancora cento, un miliardo di volte, ed è per questa ragione che lascerò sempre aperta quella porta”.
Dopo aver letto le parole di Zero, monsignore Antonio Staglianó ha aggiunto una sua riflessione durante l'omelia, sottolineando l'eredità umana e artistica della conduttrice. "La poesia percepisce quello che gli occhi non vedono, la vita che abita ancora l'artista - ha detto - L'assenza è piena di presenze. Enrica ci ha offerto una sorgente a cui abbeverarci, la sua profondità intima. In questa profondità abbiamo trovato un'umanità vera". E conclude: “Tutto ciò che è vero rimarrà per sempre”.
Alla fine della cerimonia Eleonora Daniele ha letto la preghiera degli artisti.

I tifosi dell'Inter si sono schierati. E stanno con Alessandro Bastoni, senza se e senza ma. Oggi, sabato 14 marzo, i sostenitori nerazzurri hanno mostrato - durante la partita contro l'Atalanta - vicinanza al loro difensore, da settimane al centro delle polemiche per la simulazione contro la Juve e ieri attaccato nuovamente dopo la scelta della Regione Lombardia di candidarlo al Premio 'Rosa Camuna'.
Intorno alla metà del primo tempo della partita di campionato contro l'Atalanta, in Curva Nord è comparso lo striscione "Bastoni orgoglio nostro". Poi, tanti cori di supporto a Bastoni, attaccato dopo un episodio accaduto nel big match contro la Juve. In uno scontro di gioco con il difensore bianconero Pierre Kalulu, l’arbitro aveva estratto il secondo cartellino giallo per il francese, costretto ad abbandonare il campo.
Secondo molti, Bastoni avrebbe in quell'occasione accentuato il contatto per far espellere l'avversario, ma non solo. A far discutere era stata anche la reazione scomposta del difensore nerazzurro, con esultanza subito dopo l’espulsione di Kalulu. Un gesto che molti tifosi avversari hanno considerato provocatorio e soprattutto antisportivo. Da quel momento, diversi stadi italiani hanno accolto Bastoni con una pioggia di fischi.
Le polemiche sono tornate vive nella giornata di ieri, dopo che la Regione Lombardia lo ha candidato al Premio 'Rosa Camuna' (QUI L'ARTICOLO COMPLETO[1]) massima onorificenza per il valore sportivo e l’atteggiamento dimostrato dentro e fuori dal campo.

Si chiama 'HeartLogic', è nato negli Stati Uniti ed è il primo algoritmo diagnostico integrato nei defibrillatori cardiaci in grado di prevenire con largo anticipo, mediamente quattro settimane, la comparsa di criticità cardiologiche in un paziente e le relative conseguenze. Il tutto sfruttando tecnologie digitali e intelligenza artificiale per controllare in tempo reale a distanza tutti i parametri fisiologici (toni cardiaci, respirazione, attività, impedenza) del soggetto in cura. L’Unità Operativa Complessa di Cardiologia dell’ospedale Grassi di Ostia ha creduto nel sistema di Boston Scientific fin dal 2019, anno in cui ha adottato l’innovativo software. Successivamente anche altre due aziende produttrici di dispositivi cardiaci impiantabili (Medtronic e Biotronik) hanno sviluppato algoritmi proprietari simili e questi sistemi di monitoraggio sono oggi disponibili nella pratica clinica in numerosi centri di cardiologia in tutto il mondo.
Con i circa 80 pazienti monitorati attraverso i 3 sistemi disponibili è stata raccolta una rilevante casistica con la quale la Cardiologia del nosocomio lidense è diventata uno dei punti di riferimento internazionali su questo argomento, sia per le pubblicazioni scientifiche sia nelle attività congressuali in tutto il mondo, in cui i dati raccolti al Grassi vengono presentati. “Nel 2024, abbiamo pubblicato anche i primi due casi al mondo sull'utilizzo dell'HeartInsight (Biotronik) che è l’ultimo nato tra questi sistemi”, spiega Luca Santini, dirigente medico della Uoc di Cardiologia del Grassi e principale ricercatore del lavoro prospettico sull'utilizzo di questo nuovo algoritmo, ricerca pubblicata per la prima volta al mondo. Ma vediamo subito quali sono i principali algoritmi in uso clinico? “Partiamo con l’HeartLogic (Boston Scientific): integra cinque sensori (toni cardiaci: S1 e S1/S3, frequenza respiratoria, impedenza toracica, frequenza cardiaca, attività fisica) e fornisce un indice continuo; quando il valore supera una soglia definita, viene generato un alert con un anticipo sull’evento clinico acuto fino a 30-40 giorni - chiarisce - Poi c’è il TriageHF (Medtronic) che utilizza un modello bayesiano che classifica il rischio di scompenso nelle successive quattro settimane in basso, intermedio o alto. E infine abbiamo HeartInsight (Biotronik), un algoritmo che integra sette parametri clinici e il Seattle Heart Failure Model, generando alert con un pre-avviso medio dell’evento acuto di circa quaranta giorni”.
Ma come funziona l’algoritmo? “Il software è collegato con il defibrillatore impiantato nel paziente e in presenza di un problema, da questi dispositivi partono degli alert che sono gestiti dal team del nostro ambulatorio di controllo al Grassi. Lo schema - spiega Santini - prevede che il tecnico o l'infermiere incaricati rivedano con una cadenza precisa le trasmissioni e in caso di alert lo segnalino al cardiologo che decide l'azione da intraprendere. Se il medico lo ritiene, il paziente viene contattato e si può fare un'intervista telefonica (anche utilizzando dei questionari appositi o interagendo con i pazienti attraverso delle App, a secondo del sistema utilizzato), o è possibile programmare una televisita o una visita in presenza, al fine di intraprendere l'azione terapeutica necessaria (riprogrammazione del dispositivo, modifica della terapia, programmazione di esami o diagnostici per esempio). Una delle cose che più frequentemente viene intercettata - suggerisce - è la perdita di aderenza alla terapia (spesso i pazienti tendono a autosospendersi a ridursi la terapia) e grazie a questi alert possiamo identificare il problema prima che poi crei un evento clinico e possiamo richiamare il paziente per raccomandargli di assumere in maniera corretta la terapia prescritta”.
La forza di questo algoritmo è soprattutto nella sua capacità predittiva. “Dalla ricerca emergono alcuni punti consolidati: il tempo di anticipo medio degli algoritmi multiparametrici sull’evento clinico acuto è compreso tra 30 e 45 giorni; gli algoritmi multiparametrici - risponde Santini - offrono un’elevata sensibilità e un altissimo valore predittivo negativo (85-90%), permettendo di escludere con sicurezza un rischio imminente di scompenso nei pazienti senza alert e convogliando le risorse prioritariamente sui pazienti a rischio più alto. In sostanza, il telemonitoraggio strutturato riduce gli accessi improvvisi e più urgenti e anche eventuali ospedalizzazioni. Ma la performance di questi sistemi diventa ottimale quando è integrata in percorsi clinici organizzati, come avviene nel nostro ospedale. L’intelligenza artificiale non si sostituisce al medico, ma lo supporta”.
L’insufficienza cardiaca è una patologia così diffusa? “L’insufficienza cardiaca è in costante aumento - avverte - ed è stimata tra l’1% e il 2% della popolazione, il dato è superiore e si attesta al 10% negli over 70. La crescita è determinata dall’invecchiamento della popolazione e dalla maggior sopravvivenza alle patologie cardiovascolari acute. La capacità di rispondere ai bisogni deve essere potenziata, dunque, e la tecnologia ci offre decisamente un valido aiuto. I pazienti con insufficienza cardiaca, infatti, rappresentano i maggiori accessi ripetuti al pronto soccorso, con tassi di riospedalizzazione a 30 giorni fino al 25% e mortalità annuale che può superare il 30%. L’insufficienza cardiaca rappresenta una delle voci di costo più pesanti con un impatto stimato pari all’1–2% dell’intera spesa sanitaria nazionale”.
Grazie alla IA e a software di questo tipo è cambiato anche il telemonitoraggio, non è vero? “Molti pazienti con insufficienza cardiaca sono portatori di dispositivi impiantabili (Cied) come defibrillatori automatici impiantabili (Icd) e dispositivi per la re-sincronizzazione cardiaca (Crt) che da oltre vent’anni possono essere monitorati da remoto. Se inizialmente il controllo remoto era orientato alla verifica dei parametri tecnici del dispositivo, negli anni si è assistito a un’evoluzione concettuale: dal 'telemonitoraggio del dispositivo' al 'telemonitoraggio del paziente'. I Cied moderni - conclude Santini - consentono infatti l’analisi continua di diversi parametri fisiologici, diventando veri e propri sensori clinici in grado di rilevare precocemente eventuali variazioni dello stato di compenso emodinamico. In questo contesto, gli algoritmi multiparametrici integrati nei dispositivi stanno diventando un elemento chiave nella gestione dell’insufficienza cardiaca, permettendo un’assistenza predittiva e proattiva che, intercettando precocemente il rischio, può trasformarsi in una reale strategia di prevenzione degli episodi acuti”.

È morto all’età di 64 anni il chitarrista britannico Phil Campbell, storico membro della band heavy metal Motörhead. Il musicista si è spento a Pontypridd, in Galles, sua città natale, venerdì sera “pacificamente”, dopo “una lunga e coraggiosa battaglia in terapia intensiva a seguito di una complessa operazione”, secondo quanto riferito dalla famiglia e dal suo gruppo sui social network. Campbell, nato il 7 maggio 1961, è stato uno dei chitarristi più rappresentativi della scena heavy metal internazionale. Entrò nei Motörhead nel 1984, scelto dal frontman Ian 'Lemmy' Kilmister dopo una serie di audizioni, insieme al chitarrista Michael 'Würzel' Burston. Da quel momento rimase una presenza stabile nella formazione del gruppo per oltre tre decenni.
Durante la sua permanenza nella band, Campbell contribuì alla registrazione di 16 album in studio e partecipò a numerosi tour mondiali. Dopo l’uscita di Burston nel 1995 divenne l’unico chitarrista dei Motörhead, rimanendo al fianco di Lemmy fino allo scioglimento del gruppo nel 2015, avvenuto poco dopo la morte dello storico leader. Prima dell’ingresso nei Motörhead, Campbell aveva iniziato la propria carriera musicale negli anni Settanta nella scena metal britannica, fondando nel 1979 la band Persian Risk. Nel 2020 i Motörhead sono stati candidati alla Rock and Roll Hall of Fame, senza però essere inseriti tra gli artisti ufficialmente introdotti.
Dopo la fine del gruppo, Campbell aveva avviato il progetto familiare Phil Campbell and the Bastard Sons, con cui pubblicò nel 2019 l’album “Old Lions Still Roar” e intraprese diverse tournée, spesso insieme ai suoi tre figli. La famiglia lo ricorda come “un marito devoto, un padre meraviglioso e un nonno orgoglioso”, sottolineando che “era profondamente amato da tutti coloro che lo conoscevano e mancherà immensamente”. Campbell lascia la moglie Julie, i figli Todd, Dane e Tyla Campbell e i nipoti. (di Paolo Martini)

Movimenti e cittadini sono tornati in piazza oggi a Roma per esprimere il "no sociale" al referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 marzo, chiedendo le dimissioni del governo ma anche per dire stop alla guerra. Alla manifestazione, promossa da Potere al Popolo, hanno aderito diverse realtà, dai collettivi studenteschi (come Osa e Cambiare Rotta) ai movimenti per la Palestina tra cui il Global Movement to Gaza, fino ai movimenti di lotta per la casa, i centri sociali e l'Usb. Tra gli slogan scanditi dai manifestanti che si sono dati appuntamento a piazza della Repubblica "Vota no, Giorgia Meloni vattene" ma anche "Giù le mani dall'Iran", "Giù le mani da Cuba socialista" e "Crosetto torna a Dubai". Ad aprire il corteo lo striscione "No al referendum, no alla guerra, no al governo liberticida" firmato dal "comitato per il no sociale". A seguire lo striscione di Potere al Popolo con su scritto "Diciamo no all'Italia peggiore, no alla guerra, no al governo Meloni".
Tra le bandiere, oltre a quelle di Potere al Popolo, tante della Palestina ma anche quelle di Cuba, Venezuela e Iran e la bandiera della Pace. Il corteo è partito da piazza della Repubblica diretto a piazza San Giovanni.
Durante il corteo è stata bruciata un'immagine con la premier Meloni che tiene al guinzaglio il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, raffigurato con la museruola, e su scritto "No al vostro Referendum". Una seconda immagine data alle fiamme rappresentava invece la premier che stringe la mano al primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu: sotto la scritta "No al vostro genocidio, 75mila civili uccisi, 2 mln di sfollati". Bruciati anche due cartelloni, uno con l'immagine della bandiera degli Stati Uniti e uno con la foto del presidente Usa, Donald Trump.

In occasione della conferenza organizzata da Uap (Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti e ospedalità privata) oggi a Roma al Teatro Brancaccio, Luca Marino – vice presidente della sezione sanità di Unindustria - è intervenuto per delineare le sfide cruciali del Servizio Sanitario Nazionale, ponendo l'accento sulla diagnostica di laboratorio e sulla necessità di una governance clinica rigorosa. Nel suo intervento, Marino ha riconosciuto "il valore delle farmacie come presidi di prossimità, ma ha sollevato un tema di equità normativa e sicurezza clinica. Se la prestazione sanitaria è la stessa, è legittimo chiedersi perché le regole non debbano esserlo”, ha affermato, ricordando che i laboratori "operano sotto regimi rigorosi di autorizzazione, direzione sanitaria e controlli di qualità che garantiscono risultati affidabili per i pazienti". Relativamente ai Poct (Point of Care Testing), Marino ha sottolineato come "la tecnologia da sola non sia sufficiente senza una governance clinica. Il modello proposto è quello di una rete organizzata dove i punti decentrati siano collegati a strutture centrali che assicurino validazione e supervisione: oltre il 70% delle decisioni cliniche - ha ricordato Marino - è supportato da dati diagnostici: l’affidabilità di questo dato è il cuore della sicurezza del paziente”.
Ampio spazio è stato dedicato alle criticità del nuovo nomenclatore tariffario nazionale. Marino ha evidenziato "paradossi economici", come il caso del test Tsh (fondamentale per la tiroide) "rimborsato meno di esami complementari e meno informativi". Il rischio denunciato "è che tariffe ridotte, che non tengono conto dei costi indiretti (formazione, controlli di qualità, sicurezza e privacy), portino a conseguenze gravi: strutture pubbliche in perdita, riduzione dell'offerta accreditata, aumento delle liste d'attesa", ha rimarcato Marino.
In conclusione, Marino ha ribadito che la diagnostica, pur rappresentando una piccola quota della spesa sanitaria, è la base della medicina moderna. Comprimere ulteriormente queste risorse non genera risparmi reali, ma indebolisce la prevenzione e il monitoraggio delle malattie. “Il nostro obiettivo non è difendere una categoria, ma un sistema - ha concluso Marino - Difendere il SSN significa difendere un modello universale basato su scienza, responsabilità e interesse dei cittadini, evitando che si trasformi in un sistema a velocità differenziata”.



