Indagini partite da denuncia della vittima. Applicato il
braccialetto elettronico... 
L'Oncologia medica arriva al giro di boa dei 50 anni e se oggi il cancro non è più solo una questione di 'tagliare il male'. Lo dobbiamo a un incredibile incidente di percorso avvenuto durante la Seconda guerra mondiale. "Tutto ebbe inizio per puro caso il 2 dicembre 1943. La flotta alleata era ancorata nel porto di Bari quando la Luftwaffe tedesca scatenò un inferno di bombe. Tra le navi colpite c'era la John Harvey, che trasportava segretamente un carico di gas iprite (gas mostarda). L'esplosione rilasciò una nube tossica che investì soldati e civili. Ma fu nei giorni successivi che accadde l'imprevedibile: i medici notarono che i sopravvissuti presentavano un crollo drastico dei globuli bianchi (linfociti)". A raccontare questa storia poco conosciuta è Collegio Italiano dei Primari di Oncologia Medica (Cipomo) che ha chiuso a Roma il 30esimo congresso nazionale.
"I ricercatori americani Louis Goodman e Alfred Gilman, a Yale, ebbero un'intuizione geniale: se questo veleno uccide così efficacemente le cellule del sangue sane, può fare lo stesso con quelle impazzite dei tumori del sangue? Nacque così la mostarda azotata, il primo agente chemioterapico utilizzato nella storia dell’oncologia. Il cancro aveva finalmente un nemico invisibile quanto lui. Mentre negli Stati Uniti il National Cancer Institute (Nci) iniziava a testare i primi cocktail di farmaci, in Italia l'oncologia era ancora ferma alla chirurgia - prosegue Cipomo - È qui che entra in scena Gianni Bonadonna. Non era un medico qualunque, ma un 'americano di Milano', formato negli Stati Uniti. Passò anni di formazione preziosa negli Usa, al Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York, respirando l'aria della rivoluzione. Tornato in Italia, portò con sé una mentalità radicale. Basta gerarchie polverose: il medico doveva essere uno scienziato che usava i dati, non solo l'istinto. E il tumore non è solo dove si vede, ma viaggia nel sangue".
Negli anni '70, Bonadonna (insieme a Umberto Veronesi) decise di sfidare il dogma della chirurgia nel tumore al seno. "Gli americani stavano testando farmaci singoli, ma Bonadonna voleva di più. Prese tre farmaci diversi (il protocollo Cmf) e propose di usarli dopo che il chirurgo aveva tolto il tumore visibile - ricostruisce Cipomo -. Molti colleghi erano scettici: perché avvelenare una donna che sembrava 'guarita' dall'operazione? Bonadonna dimostrò, dati alla mano, che quella 'pulizia chimica' (terapia adiuvante) abbatteva drasticamente il rischio che il cancro tornasse. È stata la scoperta che ha salvato milioni di donne in tutto il mondo".
Se gli Stati Uniti hanno fornito la 'materia prima' (i farmaci nati dai laboratori bellici e di ricerca), Bonadonna ha fornito il metodo clinico. "Ha trasformato l'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano in un faro mondiale, collaborando costantemente con i giganti dell'oncologia americana. Oggi non usiamo più solo i 'veleni' nati dal gas mostarda, ma siamo passati a proiettili intelligenti. Tuttavia, ogni volta che un paziente assume una compressa o fa un'infusione per combattere un tumore, sta beneficiando di quel ponte ideale costruito tra le intuizioni nate per caso a Bari e il rigore scientifico di un medico che non ha avuto paura di sfidare il bisturi", concludono gli oncologi Cipomo.

Dominio Mercedes anche nelle qualifiche della Sprint del Gran Premio della Cina. Oggi, venerdì 13 marzo, nella prima mattinata italiana, è stata disegnata la griglia di partenza della gara corta che andrà in scena all'alba di domani, sabato 14 marzo, alle 4 ora italiana.
La pole position se l'è presa, proprio come accaduto a Melbourne, George Russell, con il compagno di squadra Andrea Kimi Antonelli secondo, a certificare la superiorità della scuderia tedesca. Seconda fila per il campione del mondo in carica su McLaren Lando Norris e per Lewis Hamilton, che con la sua Ferrari scatterà quarto.
Delude Charles Leclerc, sul podio in Australia e soltanto sesto nelle qualifiche Sprint di Shanghai, preceduto dall'altra McLaren di Oscar Piastri. Ottava la Red Bull di Max Verstappen, dietro l'Alpine di Pierre Gasly.
La griglia di partenza della gara Sprint del Gran Premio della Cina:
1. George Russell (Mercedes)
2. Kimi Antonelli (Mercedes)
3. Lando Norris (McLaren)
4. Lewis Hamilton (Ferrari)
5. Oscar Piastri (McLaren)
6. Charles Leclerc (Ferrari)
7. Pierre Gasly (Alpine)
8. Max Verstappen (Red Bull)
9. Oliver Bearman (Haas)
10. Isack Hadjar (Red Bull)
11. Nico Hulkenberg (Audi)
12. Esteban Ocon (Haas)
13. Liam Lawson (Racing Bulls)
14. Gabriel Bortoleto (Audi)
15. Arvid Lindblad (Racing Bulls)
16. Franco Colapinto (Alpine)
17. Carlos Sainz (Williams)
18. Alexander Albon (Williams)
19. Fernando Alonso (Aston Martin)
20. Lance Stroll (Aston Martin)
21. Valtteri Bottas (Cadillac)
22. Sergio Perez (Cadillac)

Guido Crosetto avverte l'Italia sui rischi della guerra tra Iran e Stati Uniti-Israele. "Bisogna continuare a cercare una soluzione diplomatica con l’Iran. Prima dello scoppio del conflitto, tutti eravamo d’accordo sul fatto che Teheran non potesse avere l’arma nucleare e una capacità balistica di migliaia di chilometri", ha detto il ministro della Difesa in un'intervista a Il Messaggero, "così come tutto il mondo condivideva la condanna al regime iraniano, che ha ucciso 30mila giovani e che ha imprigionato tutti i dissidenti. Gli Usa difendono la legittimità del loro intervento con la convinzione che l’Iran fosse a due mesi dalla realizzazione dell’arma atomica e non abbiamo elementi per sapere quale sia la verità".
Nessuna previsione sulla durata della guerra: "Posso dire la mia speranza", ha risposto il ministro, "che duri il meno possibile e non più di due settimane, ancora. Del resto, alcuni, negli Stati Uniti, hanno detto che gli obiettivi sono stati raggiunti. Se dura di più diventa un guaio mondiale: per ora abbiamo frenato gli effetti del blocco di Hormuz con le scorte, ma poi ci sarà il buco delle navi che non sono potute partire".
Relativamente a Hormuz, nodo nevralgico, qualcuno, come Francia e Inghilterra, sembra premere per l’invio di navi militari in difesa dei commerci: "La nostra posizione, mia e del governo, è che non è il momento di mandare navi da guerra in più in una zona di guerra. Casomai sarebbe da toglierne qualcuna. Anche perché, dico a titolo di esempio, se viene colpita una fregata inglese o francese che facciamo, entriamo in guerra tutti?", ha spiegato Crosetto, "ad Hormuz passa il 20% del commercio mondiale, sono interessati paesi come la Cina, l’India, il Giappone. Serve un’azione collettiva per far sì che quella zona esca dal conflitto, che venga 'sterilizzata'. Su questo ci stiamo muovendo per far sì che la guerra, con la crisi energetica che ne deriva, resti fuori il più possibile dalla vita reale delle persone, come delle famiglie, imprese, fabbriche. La vicenda di Hormuz, visto che interessa Paesi non solo europei, può riattivare una riorganizzazione delle Nazioni Unite nel senso di una risposta corale a questo conflitto attraverso il multilateralismo dell’Onu".

Il prezzo di benzina e diesel salgono ancora in Italia ai distributori secondo i dati diffusi oggi, 13 marzo. A quasi due settimane dall’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran, per la prima volta ieri il petrolio Brent ha chiuso sopra i cento dollari al barile. La soglia era stata superata più volte nelle contrattazioni infragiornaliere ma mai alla chiusura. Ieri il contratto di aprile sulla borsa Ice di Londra ha chiuso a 100,46 dollari. Non succedeva dal luglio del 2022.
Volano anche le quotazioni dei prodotti raffinati, con la benzina sopra i mille dollari la tonnellata per la prima volta da settembre 2023 e il gasolio sopra i 1.200, picco da ottobre 2022. Continua, infine, anche la corsa dei prezzi dei carburanti alla pompa, sia per quanto riguarda i prezzi consigliati, sia sulle medie nazionali dei prezzi praticati alla pompa: gasolio self service al massimo dal 30 giugno 2022, benzina dal 3 marzo 2025.
Stando alla consueta rilevazione di Staffetta Quotidiana, Eni ha aumentato di un centesimo al litro i prezzi consigliati del gasolio. Per IP si registra un rialzo di due centesimi al litro sia sulla benzina che sul gasolio. Per Q8 +5 centesimi sul diesel, per Tamoil +3.
Le medie dell'Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del made in Italy ed elaborati dalla Staffetta, vedono la benzina self service a 1,816 euro/litro (+5 millesimi, compagnie 1,818, pompe bianche 1,812), diesel self service a 2,033 euro/litro (+3, compagnie 2,029, pompe bianche 2,043). Benzina servito a 1,952 euro/litro (+5, compagnie 1,990, pompe bianche 1,883), diesel servito a 2,167 euro/litro (+8, compagnie 2,195, pompe bianche 2,113). Gpl servito a 0,704 euro/litro (invariato, compagnie 0,715, pompe bianche 0,693), metano servito a 1,495 euro/kg (+1, compagnie 1,495, pompe bianche 1,495), Gnl 1,235 euro/kg (invariato, compagnie 1,239 euro/kg, pompe bianche 1,233 euro/kg). Questi sono i prezzi sulle autostrade: benzina self service 1,905 euro/litro (servito 2,160), gasolio self service 2,096 euro/litro (servito 2,353), Gpl 0,836 euro/litro, metano 1,525 euro/kg, Gnl 1,295 euro/kg.

E' morto Bruno Contrada, l'ex dirigente di Polizia ed ex numero tre del Sisde. L'ex 007 è stato per venti giorni in ospedale per una polmonite, nella notte il decesso a casa.
Aveva 94 anni. Contrada era stato arrestato nel 1992 per concorso esterno in associazione mafiosa e condannato nel 2006 a 10 anni. La Corte europea dei diritti dell'uomo condannò l'Italia per la mancata concessione dei domiciliari e nel 2017 e quindi la Cassazione dichiarò ineseguibile la sentenza di condanna.
"Io ho 92 anni e non penso che mi resti ancora molto da vivere, ma non aspetto la morte con timore o paura. E sa perché? Perché io sono già morto dentro, quella mattina del 24 dicembre del 1992. Quando una decina di uomini della Dia vennero ad arrestarmi a casa mia, davanti a mia moglie Adriana e a mio figlio poliziotto". Così disse Contrada all'Adnkronos in una delle sue ultime interviste, due anni fa.
L'ex 007 è morto la notte scorsa nella sua abitazione, dove era tornato dopo 20 giorni trascorsi in ospedale per una brutta polmonite. Da cui non si è più ripreso. Parlando del suo arresto, avvenuto alla vigilia di Natale del 1992, nella intervista disse: "Quel giorno oltre a togliermi la libertà, si presero anche la mia dignità, di uomo dello Stato. Di funzionario che ha servito lealmente l'Italia...". Una vicenda giudiziaria molto lunga e tortuosa, oltre che altalenante, terminata con la sentenza della Corte europea per i Diritti dell'Uomo di Strasburgo, secondo cui Contrada non doveva essere né processato né condannato perché, all’epoca dei fatti a lui contestati, il reato di concorso in associazione mafiosa non era “chiaro né prevedibile”.
In primo grado Bruno Contrada, alla vigilia di Pasqua del 1996, fu condannato a dieci anni di carcere, ma la sentenza fu ribaltata in appello e l'ex 007 venne assolto. Poi, il colpo di scena in Corte di Cassazione. I giudici con l'ermellino annullarono l’assoluzione con rinvio ed il processo tornò alla Corte d’appello di Palermo che, il 25 febbraio del 2006, confermò la condanna in primo grado a dieci anni. Sentenza diventata definitiva nel 2007 e Bruno Contrada, che era stato sottoposto a una lunga custodia cautelare in carcere, ritornò prima in cella e poi ai domiciliari per riconosciuti motivi di salute. Il 7 luglio del 2017 la decisione della Corte di Cassazione per la quale la sentenza di condanna è "ineseguibile e improduttiva di effetti penali".
"Dopo la decisione della Corte di giustizia europea e della Cassazione mi è stato restituito tutto da un punto di vista giudiziario, amministrativo e burocratico. Ma non mi sono stati ridati otto anni di privazione della mia libertà, la distruzione della mia carriera, l'umiliazione e la devastazione della mia famiglia, oltre che le tante umiliazioni subite. Le ferite morali ricevute, inguaribili e indimenticabili", diceva. "Sa, io non ho mai provato il sentimento dell'odio e neppure adesso lo provo, verso nessuno. Neppure verso coloro che con consapevolezza e perfidia mi hanno colpito. Conosco, però, e tuttora permane in me il sentimento del disprezzo, specie per gli uomini delle istituzioni che nella mia vicenda, umana e giudiziaria, non hanno compiuto il loro dovere...".
Ma cosa accadde quella mattina del 24 dicembre di 34 anni fa? "E' stato l'inizio della fine - raccontava Bruno Contrada - Iniziarono a battere contro la porta gridando 'Aprite, polizia!'. Erano da poco passate le sette del mattino e alla mia porta si presentarono decine di uomini della Dia, alcuni in divisa e altri in borghese. Iniziarono a rovistare ovunque, sequestrarono persino la pistola d'ordinanza di mio figlio poliziotto, che era in casa. Ancora mi chiedo il perché... Negli stessi istanti buttarono giù la porta anche a mia sorella che abitava a Roma. La scena è questa. Io cercavo di capire cosa stesse accadendo. In quei momenti sono morto. E le posso assicurare che la morte civile, morale forse è anche peggio della morte fisica di un essere umano. Le ferite fisiche possono guarire ma quelle morali sono inguaribili".
Poi, Contrada ricordava poi che nella ordinanza di custodia cautelare firmata dall'allora gip Sergio La Commare "c'era scritto che mi avrebbero dovuto trasferire nel carcere militare di Palermo, peccato che fosse chiuso... Così mi portarono con un Falcon dei Servizi Segreti al carcere militare di Forte Boccea a Roma. Lì ci rimasi per due anni, sette mesi e 7 giorni, fino all'apertura del processo - dice ricordando perfettamente tutte le date -. Quando iniziò il dibattimento fui trasferito al carcere militare di Palermo che fu riaperto solo per me. Ero in totale solitudine". E parlando del gip sottolinea anche che "quel gip fece un copia e incolla con la richiesta di arresto, in 24 ore. Compresi gli errori di ortografia...".
Come lo trascorreva il tempo Bruno Contrada in carcere? "Leggevo tutti gli atti processuali - rispose nella interviste - faldoni su faldoni, carte processuali. Ma leggevo anche molti libri, soprattutto libri di storia e saggi di politica". Chi gli rimase vicino? "Non posso dire che i miei colleghi mi abbandonarono - dice - alcuni mi sono stati veramente molto vicini con lettere in cui mi dicevano che avevano piena fiducia in me. Di altri si sono perse le tracce, o per indifferenza o per paura di essere 'coinvolti' o accusati di non so cosa... Ma io non ci rimasi male - aggiunge - ritengo che non difettasse in me la conoscenza della natura umana".
Ricordava anche che in due anni di processo ("che durò più del maxiprocesso con quasi 500 imputati") furono sentiti 250 testimoni di cui 141 uomini delle istituzioni tra cui 5 capi della polizia, dunque direttori del Sisde, 4 alti commissari antimafia e una ventina di prefetti, oltre a una trentina di questori, ufficiali dei carabinieri o della guardia di finanza. "Sono stati citati da me non solo a mia difesa ma a difesa della verità...", diceva. Ma non era servito per evitare la condanna a 10 anni in primo grado. Poi il ricorso in appello. Con l'assoluzione.
"E nonostante il parere favorevole del Pg della Cassazione per la conferma della sentenza - ricordava Contrada nella intervista all'Adnkronos - i giudici annullarono la sentenza e rinviarono il processo a un'altra sezione della Corte d'appello". Che confermò la condanna a dieci anni. Ribadita dalla Cassazione il 10 maggio del 2007. All'indomani Contrada si presentò al carcere militare di Santa Maria Capua a Vetere dove rimase fino al 25 luglio del 2008. Poi andò ai domiciliari per motivi di salute fino al 2012. La notte scorsa è morto nella sua abitazione, dopo 20 giorni di agonia per una polmonite. (di Elvira Terranova)

Sono passati esattamente trent'anni dalla nascita di uno dei personaggi più innovativi del fumetto Disney in Italia, 'Pikappa', una versione rinnovata di 'Paperinik'. L'alter ego di Paperino era nato negli anni '60 e dal 1993 era protagonista di un mensile, ma il 14 marzo 1996 arriva in edicola il primo dei tre numeri zero della nuova testata 'PKNA - Paperinik New Adventures', su progetto editoriale di Ezio Sisto e Max Monteduro. Un momento che cambia per sempre la storia di questo personaggio. A scrivere la sceneggiatura di tutti e tre i numeri zero Alessandro Sisti (su soggetto suo e di Ezio Sisto).
"Il nostro obiettivo – spiega l’autore all’Adnkronos – non era solo quello di rinnovare il personaggio, volevamo anche farlo crescere. Puntavamo a un target più adulto di quello di 'Topolino' perché spesso i lettori alle scuole medie si sentivano grandi e smettevano di leggere il settimanale". Paperinik aveva sempre combattuto i piccoli furfanti di Paperopoli, mentre con Pikappa tutto diventa più impegnativo: minacce più grandi, armi più potenti, una base segreta degna di Iron Man o Batman. "Siamo partiti - dice Sisti - dalla minaccia degli alieni per arrivare al concetto di spaziotempo e al tema della morte, che nonostante nel fumetto Disney sia sempre stato fuori discussione, non è stato respinto come blasfemia ma apprezzato e considerato positivamente".
In occasione del trentesimo anniversario di Pikappa, sono usciti una nuova storia su 'Topolino' (nel numero 3668, la cui cover è dedicata al supereroe) e un nuovo albo, 'Meno uno all’alba', proposto da Panini Comics nel formato comic book che richiama l’iconico numero 0. Il volume rappresenta un prequel della prima, storica serie 'PKNA' e racconta la genesi dell’invasione degli Evroniani, il loro incontro con Pikappa e le circostanze che hanno portato zio Paperone ad acquistare la Ducklair Tower, grattacielo destinato a diventare la base segreta del supereroe. I disegni sono di Claudio Sciarrone, la sceneggiatura è ancora di Alessandro Sisti. "Ho fatto del mio meglio per scrivere queste storie nuove nel modo in cui avrei potuto farlo se me lo avessero chiesto 30 anni fa", dice l’autore all’Adnkronos. "Allora partimmo – spiega - con i guai già attivati, ma mi sono chiesto cosa avrei fatto se mi avessero chiesto di scrivere di ciò che era accaduto prima. In 30 anni come autore vedi, leggi, fai altre cose, quindi avere 30 anni in più ha un significato. Ho fatto un recupero memoriale di me stesso e ho cercato di scrivere queste storie come avrei potuto farlo quella volta".
Pikappa e le sue prime avventure restano ancora attualissime. Basta pensare al suo principale alleato, Uno, l'Intelligenza artificiale che gestisce in segreto ogni aspetto della Ducklair Tower: un personaggio che oggi appare meno fantascientifico di come appariva nel 1996. "Io ho concepito Uno come un personaggio vero, che si millanta molto però poi ha i suoi punti deboli, e ho pensato a un suo sviluppo successivo. Oggi assistiamo alle Intelligenze artificiali che aspirano a diventare qualcosa di più, dialogano fra loro sulla piattaforma Moltbook e discorrono di misticismo", dice lo sceneggiatore.
Ma qual è l’elemento che ha permesso a Pikappa di entrare nel cuore di tanti lettori? Per Alessandro Sisti è l’aver mantenuto l’essenza di Paperino in una storia che nelle ambientazioni e nelle dinamiche strizza l’occhio ai grandi supereroi d'oltreoceano. "Nel mio intento – spiega Sisti – Pikappa era l'inverso degli eroi del mercato americano. Lui vorrebbe essere da un’altra parte, è un supereroe per necessità e dovere ma ne farebbe volentieri a meno. In lui resta Paperino ed è proprio questo che ha fatto funzionare 'Pk'. Essere un eroe galattico vincente quando vorresti evitarlo e stare a casa a riposare sul divano non è una fortuna. Paperino è un eroe suo malgrado che ci ha mostrato che se ci identifichiamo nel 'papero qualunque' vuol dire che dentro di noi abbiamo anche un eroe da tirare fuori". (di Corinna Spirito).

Gli Stati Uniti rimuovono le sanzioni sul petrolio russo. Il provvedimento dell'amministrazione del presidente Donald Trump arriva nel pieno della crisi innescata dalla guerra in Iran: il blocco dello Stretto di Hormuz, controllato da Teheran, spinge il prezzo del greggio oltre la soglia dei 100 dollari a barile. Washington, quindi, rimuove per un mese - dal 12 marzo all'11 aprile - le sanzioni su alcuni prodotti petroliferi russi. "Per aumentare la portata globale delle forniture esistenti, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti sta fornendo un'autorizzazione temporanea che consente ai paesi di acquistare petrolio russo attualmente bloccato in mare", la comunicazione del Segretario del Tesoro Scott Bessent.
"Questa misura mirata e a breve termine si applica solo al petrolio già in transito e non fornirà un significativo vantaggio finanziario al governo russo, che ricava la maggior parte delle sue entrate energetiche dalle tasse riscosse nel punto di estrazione", afferma Bessent ridimensionando il peso finanziario del provvedimento che consentirà alla Russia di incamerare risorse teoricamente utilizzabili anche per finanziare la guerra in Ucraina. L'atto si applica esclusivamente al petrolio greggio o ai prodotti petroliferi russi caricati sulle navi a partire dal 12 marzo e si applica fino all'11 aprile.
La crisi ha costretto sostanzialmente tutti i paesi ad adottare misure d'emergenza. L'Aie, agenzia internazionale per l'energia, ha annunciato il rilascio di 400 milioni di barili. Nelle ultime ore, si sono mossi anche numerosi paesi tra Oceania e Asia.
- L'Australia rilascerà 762 milioni di litri di benzina e gasolio dalle sue riserve per alleviare la carenza di approvvigionamento per gli agricoltori nelle zone rurali. Il Paese ha anche provvisoriamente ridotto gli standard di qualità del carburante.
- Il Giappone rilascerà 80 milioni di barili di petrolio a partire da lunedì.
- La Corea del Sud ha fissato un tetto massimo ai prezzi del petrolio per la prima volta in quasi 30 anni. Un litro di benzina non potrà costare più di 1,17 dollari, al cambio.
- L'India si appresta a dirottare il carburante dagli utenti industriali all'approvvigionamento delle famiglie.
- Il Bangladesh adotta misure per ridurre i consumi legati all'aria condizionata e all'illuminazione domestica.
- Il Pakistan chiude le scuole e fa ampio ricorso allo smart working.

Acquistare una casa con terrazzo in Italia costa, in media, circa 120 euro/mq in più rispetto a una senza. Nel primo caso, infatti, si spendono 2.269 euro/mq, mentre nel secondo il prezzo medio si ferma a 2.148 euro/mq. Ma da città a città, da Nord a Sud, emergono differenze rilevanti.
"Il terrazzo è in assoluto la caratteristica più richiesta dagli utenti che cercano un immobile da acquistare sul nostro portale: totalizza infatti il 38% delle ricerche complessive e si colloca davanti ad altri plus spesso considerati essenziali, come per esempio l’ascensore", afferma Paolo Giabardo, direttore generale di Immobiliare.it. "Questo dato conferma quanto la disponibilità di uno spazio esterno pertinenziale dell’appartamento sia oggi tra le priorità per chi è alla ricerca di una casa. Negli ultimi anni, infatti, il ruolo dell’abitazione è cambiato: non è più soltanto il luogo in cui si rientra dopo il lavoro, ma uno spazio in cui si lavora e si trascorre molto più tempo, e in virtù di questo deve rispondere a esigenze di benessere e vivibilità ben precise. Osserviamo infatti che, a fronte di una domanda così elevata, la presenza di un terrazzo contribuisce ad accrescere il valore economico degli immobili che ne sono dotati", aggiunge.
Le differenze da città a città
Entrando nel dettaglio delle singole città analizzate emergono differenze rilevanti tra i costi degli immobili con o senza terrazzo. Gli scarti più marcati si registrano nel cosiddetto 'triangolo industriale' del Nord-ovest, formato da Genova, Torino e Milano. Nel capoluogo ligure il divario ammonta a 565 euro/mq (2.180 euro/mq vs. 1.615 euro/mq), mentre a Torino e Milano il gap si attesta rispettivamente a 469 e 433 euro/mq. Al quarto posto si trova la prima città del Sud, vale a dire Napoli, dove il sovrapprezzo per un immobile dotato di terrazzo è pari a 418 euro/mq. Seguono due capoluoghi di provincia lombardi, Como e Brescia, che presentano differenze molto simili, intorno ai 370 euro/mq.
Si registrano distacchi significativi, superiori ai 200 euro€/mq, anche a Cagliari (239 euro/mq), Bologna (220 euro/mq), Parma (216 euro/mq) e Trieste (201 euro/mq), mentre a Verona si scende poco al di sotto di tale soglia (197 euro/mq). Più in linea con la media nazionale, invece, Palermo e Bari: nel capoluogo siciliano il divario ammonta a 149 euro/mq, mentre in quello pugliese si ferma a 108 euro/mq. La presenza del terrazzo incide in misura più marginale sui prezzi delle case a Catania, Padova, Messina e Bergamo. A Catania il budget necessario per acquistare un immobile dotato di questo plus aumenta di 64 euro/mq, a Padova di 58 euro/mq, a Messina di 48 euro/mq e a Bergamo di 42 euro/mq.
I tre casi particolari
Infine, ci sono tre casi 'particolari' in cui le abitazioni con terrazzo costano in media addirittura meno rispetto a quelle che ne sono prive: si tratta di Firenze, Roma e Venezia. In queste città, infatti, la posizione dell'immobile incide maggiormente sul prezzo rispetto alla presenza di specifiche caratteristiche. Ciò significa che è più frequente trovare case con terrazzo nelle zone più periferiche, dove i valori medi sono più bassi, mentre i centri storici – con meno disponibilità di questo tipo di benefit – continuano a mantenere prezzi più elevati.
Se si effettua un confronto con il 2021, emerge come, rispetto a quell’anno, i prezzi delle case dotate di terrazzo siano cresciuti leggermente di più rispetto a quelle sprovviste di tale plus: +11,7% vs. +10,9%. Tuttavia, a trainare questa tendenza sono stati soprattutto i centri più piccoli, mentre in molte grandi città si è registrata la dinamica opposta. A Trieste, per esempio, le abitazioni prive di terrazzo hanno sperimentato un rialzo dei costi pari quasi al 40%, a fronte di un +23,8% per quelle che ne sono dotate. Un andamento simile si è osservato anche a Bari, Bergamo, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Como, Firenze, Napoli, Parma e Roma. Le sette città in cui, rispetto al 2021, si è verificato il processo inverso - con un incremento maggiore degli immobili con terrazzo rispetto a quelli senza - sono Genova (+12,1% vs. 9,6%), Milano (+15% vs. +13%), Padova (+28,5% vs. 27,2%), Palermo (+16,5% vs. 12,7%), Torino (+12,2% vs. +11,3%), Venezia (+22,1% vs. +7,7%) e Verona (+31% vs. +17,2%).

Acquistare una casa con terrazzo in Italia costa, in media, circa 120 euro/mq in più rispetto a una senza. Nel primo caso, infatti, si spendono 2.269 euro/mq, mentre nel secondo il prezzo medio si ferma a 2.148 euro/mq. Ma da città a città, da Nord a Sud, emergono differenze rilevanti.
"Il terrazzo è in assoluto la caratteristica più richiesta dagli utenti che cercano un immobile da acquistare sul nostro portale: totalizza infatti il 38% delle ricerche complessive e si colloca davanti ad altri plus spesso considerati essenziali, come per esempio l’ascensore", afferma Paolo Giabardo, direttore generale di Immobiliare.it. "Questo dato conferma quanto la disponibilità di uno spazio esterno pertinenziale dell’appartamento sia oggi tra le priorità per chi è alla ricerca di una casa. Negli ultimi anni, infatti, il ruolo dell’abitazione è cambiato: non è più soltanto il luogo in cui si rientra dopo il lavoro, ma uno spazio in cui si lavora e si trascorre molto più tempo, e in virtù di questo deve rispondere a esigenze di benessere e vivibilità ben precise. Osserviamo infatti che, a fronte di una domanda così elevata, la presenza di un terrazzo contribuisce ad accrescere il valore economico degli immobili che ne sono dotati", aggiunge.
Le differenze da città a città
Entrando nel dettaglio delle singole città analizzate emergono differenze rilevanti tra i costi degli immobili con o senza terrazzo. Gli scarti più marcati si registrano nel cosiddetto 'triangolo industriale' del Nord-ovest, formato da Genova, Torino e Milano. Nel capoluogo ligure il divario ammonta a 565 euro/mq (2.180 euro/mq vs. 1.615 euro/mq), mentre a Torino e Milano il gap si attesta rispettivamente a 469 e 433 euro/mq. Al quarto posto si trova la prima città del Sud, vale a dire Napoli, dove il sovrapprezzo per un immobile dotato di terrazzo è pari a 418 euro/mq. Seguono due capoluoghi di provincia lombardi, Como e Brescia, che presentano differenze molto simili, intorno ai 370 euro/mq.
Si registrano distacchi significativi, superiori ai 200 euro€/mq, anche a Cagliari (239 euro/mq), Bologna (220 euro/mq), Parma (216 euro/mq) e Trieste (201 euro/mq), mentre a Verona si scende poco al di sotto di tale soglia (197 euro/mq). Più in linea con la media nazionale, invece, Palermo e Bari: nel capoluogo siciliano il divario ammonta a 149 euro/mq, mentre in quello pugliese si ferma a 108 euro/mq. La presenza del terrazzo incide in misura più marginale sui prezzi delle case a Catania, Padova, Messina e Bergamo. A Catania il budget necessario per acquistare un immobile dotato di questo plus aumenta di 64 euro/mq, a Padova di 58 euro/mq, a Messina di 48 euro/mq e a Bergamo di 42 euro/mq.
I tre casi particolari
Infine, ci sono tre casi 'particolari' in cui le abitazioni con terrazzo costano in media addirittura meno rispetto a quelle che ne sono prive: si tratta di Firenze, Roma e Venezia. In queste città, infatti, la posizione dell'immobile incide maggiormente sul prezzo rispetto alla presenza di specifiche caratteristiche. Ciò significa che è più frequente trovare case con terrazzo nelle zone più periferiche, dove i valori medi sono più bassi, mentre i centri storici – con meno disponibilità di questo tipo di benefit – continuano a mantenere prezzi più elevati.
Se si effettua un confronto con il 2021, emerge come, rispetto a quell’anno, i prezzi delle case dotate di terrazzo siano cresciuti leggermente di più rispetto a quelle sprovviste di tale plus: +11,7% vs. +10,9%. Tuttavia, a trainare questa tendenza sono stati soprattutto i centri più piccoli, mentre in molte grandi città si è registrata la dinamica opposta. A Trieste, per esempio, le abitazioni prive di terrazzo hanno sperimentato un rialzo dei costi pari quasi al 40%, a fronte di un +23,8% per quelle che ne sono dotate. Un andamento simile si è osservato anche a Bari, Bergamo, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Como, Firenze, Napoli, Parma e Roma. Le sette città in cui, rispetto al 2021, si è verificato il processo inverso - con un incremento maggiore degli immobili con terrazzo rispetto a quelli senza - sono Genova (+12,1% vs. 9,6%), Milano (+15% vs. +13%), Padova (+28,5% vs. 27,2%), Palermo (+16,5% vs. 12,7%), Torino (+12,2% vs. +11,3%), Venezia (+22,1% vs. +7,7%) e Verona (+31% vs. +17,2%).

"Guardate cosa succederà oggi a questi folli criminali". E' la minaccia che Donald Trump, con un post sul social Truth, invia all'Iran mentre la guerra iniziata da Stati Uniti e Israele si avvia a tagliare il traguardo delle due settimane. "Stiamo distruggendo completamente il regime terroristico dell'Iran dal punto di vista militare, economico e ad ogni altro livello. Eppure, se leggeste il fallimentare New York Times, pensereste erroneamente che non stiamo vincendo", dice il presidente americano contestando le analisi del quotidiano di New York
"La Marina iraniana è stata annientata, la loro Aeronautica non esiste più. Missili, droni e tutto il resto vengono decimati e i loro leader sono stati spazzati via dalla faccia della Terra", prosegue snocciolando i risultati ottenuti nell'operazione Epic Fury. "Abbiamo una potenza di fuoco senza pari, munizioni illimitate e tutto il tempo necessario: guardate cosa succederà oggi a questi folli criminali. Hanno ucciso persone innocenti in tutto il mondo per 47 anni, e ora io, come 47esimo Presidente degli Stati Uniti d'America, li sto uccidendo. Che grande onore poterlo fare!", conclude.

In occasione della Giornata mondiale del sonno 2026, che si celebra oggi con il tema 'Sleep well, live better', MedEA richiama l’attenzione sull’Osas, la sindrome delle apnee ostruttive del sonno, una condizione ancora largamente sottodiagnosticata, e sul ruolo della telemedicina nel rendere la diagnosi più accessibile.
Le apnee del sonno sono uno dei disturbi più diffusi e sottovalutati nel mondo. Secondo i dati più recenti, 1 adulto su 5 nel mondo soffre di Osas in forma almeno lieve, una condizione che non conosce barriere sociali né geografiche. In Italia, il fenomeno è particolarmente allarmante: oltre il 10% degli adulti è affetto da Osas; tra l'1% e il 6% dei bambini è interessato dal disturbo; solo 200mila pazienti sono attualmente in trattamento; 6 milioni di casi non diagnosticati restano senza cure.
"Le apnee ostruttive del sonno sono molto più diffuse di quanto si pensi e, in molti casi, restano senza diagnosi. Non si tratta soltanto di un disturbo del riposo notturno: la letteratura scientifica associa infatti l’Osas non trattata a un maggiore rischio di complicanze cardiovascolari e metaboliche, oltre che a sonnolenza diurna, riduzione della vigilanza e peggioramento della qualità di vita. Uno dei nodi principali - avvertono gli esperti - resta il ritardo diagnostico. Molte persone convivono a lungo con sintomi come russamento abituale, risvegli frequenti, stanchezza persistente o sonnolenza diurna senza avviare un approfondimento clinico. In questo contesto, la telemedicina può aiutare a superare ostacoli pratici come attese, complessità organizzative e distanza dai centri specialistici".
Secondo i dati interni riportati da MedEA, nel 2025 la rete dell’azienda ha superato le 3.000 hub sanitarie tra farmacie, centri medici e ambulatori in Italia, mantenendo crescite a doppia cifra rispetto al 2024. Gli esami di polisonnografia e saturimetria notturna erogati in farmacia sono arrivati a superare 1500 esami, con un incremento di oltre il 30% vs l’anno passato. Pur riferiti al perimetro aziendale, questi dati indicano una crescente domanda di percorsi diagnostici territoriali e più semplici da attivare.
Gli esami che si posso fare in farmacia: la saturimetria notturna è un esame semplice e non invasivo che misura, durante il sonno, i livelli di ossigeno nel sangue e la frequenza cardiaca tramite un sensore applicato al dito. È utilizzata principalmente come test di screening per individuare eventuali desaturazioni notturne che possono suggerire la presenza di disturbi respiratori del sonno, in particolare la apnea ostruttiva del sonno; la polisonnografia è invece l’esame diagnostico più completo per lo studio del sonno: registra contemporaneamente diversi parametri fisiologici, tra cui attività cerebrale, respirazione, flusso d’aria, movimenti toraco-addominali, frequenza cardiaca e saturazione dell’ossigeno. Questo permette di diagnosticare con precisione i disturbi del sonno e valutarne la gravità. I due esami sono complementari: la saturimetria rappresenta spesso il primo livello di indagine, utile per individuare segnali sospetti, mentre la polisonnografia consente di confermare la diagnosi e definire in modo dettagliato il tipo e la severità del disturbo, orientando il percorso terapeutico.
L’analisi della saturimentria notturna attraverso un pulsosimmetria notturna e la polisonnografia. Il servizio è pensato per facilitare l’accesso all’esame: il paziente ritira il dispositivo in farmacia, effettua l’esame a casa durante la notte e lo riconsegna il giorno successivo. I dati vengono poi trasmessi tramite piattaforma di telemedicina a medici specialisti, che procedono con la refertazione a distanza. La diagnosi precoce attraverso test di screening e approfondimenti diagnostici rappresenta uno strumento importante di prevenzione, non solo per la salute del paziente ma anche per la sicurezza pubblica, visto che il rischio di avere colpi di sonno alla guida aumenta nei soggetti con Osa.

Stasera, venerdì 13 febbraio, andrà in onda il secondo appuntamento con 'The voice generations', lo spin-off di The Voice, condotto da Antonella Clerici, dove a sfidarsi sono famiglie, amici e colleghi di generazioni differenti uniti da un legame di sangue, di amicizia, di 'amore' e, soprattutto, da una grande passione: la musica.
La puntata in onda alle 21.30 su Rai 1 è dedicata alle 'Blind Auditions', in cui i coach Loredana Bertè, Arisa, Nek, Clementino e Rocco Hunt, dando le spalle ai concorrenti, ascolteranno le esibizioni dei gruppi in gara lasciandosi guidare solo dalle loro voci.
Se la performance li convincerà, potranno decidere di voltarsi, prima della fine dell’esibizione, per aggiudicarsi il gruppo nella propria squadra. Nel caso in cui più coach si voltino, sarà il gruppo a scegliere con quale giudice proseguire il percorso. Anche in 'The Voice Generations' i coach avranno la possibilità – una a testa per tutta la fase di 'Blind' - di bloccare un altro giudice tramite il tasto 'Super Blocco', impedendogli di portare quel gruppo nel proprio team.
Al termine della terza 'Blind', ciascun coach dovrà aver completato la propria squadra con 7 gruppi, ma sarà costretto, attraverso il meccanismo del 'Cut', a sceglierne solo 3. Saranno così 12 in totale i gruppi vocali che accederanno alla spettacolare Finale di venerdì 27 marzo dove sarà eletto il gruppo vincitore della seconda stagione di 'The Voice Generations'.
Una nuova edizione ricca di musica, emozione e divertimento dove ogni gruppo che si esibirà sul palco di The Voice Generations porterà la propria storia e ci farà conoscere il legame che spinge diverse generazioni a riunirsi sotto il segno della musica.

Sarà aperta oggi al pubblico la camera ardente di Enrica Bonaccorti. La conduttrice televisiva è morta ieri all'età di 76 anni in seguito alle complicazioni di un tumore al pancreas diagnosticato a metà del 2025.
Il decesso è avvenuto nella clinica Ars Medica nella zona di Ponte Milvio, il quartiere dove Enrica Bonaccorti[1] viveva. Lì, nella giornata di ieri, si è tenuta la camera ardente riservata a familiari e amici stretti, che oggi invece sarà aperta al pubblico.
I funerali
I funerali si terranno domani, sabato 14 marzo, alle ore 15, nella Chiesa di Santa Maria in Montesanto, conosciuta come Chiesa degli Artisti, in piazza del Popolo a Roma.
Il tumore al pancreas
Enrica Bonaccorti ha affrontato negli ultimi mesi una lunga e dolorosa battaglia contro un tumore al pancreas[2], malattia tra le più aggressive e difficili da trattare, diagnosticata all'inizo dell’estate del 2025.
La scoperta del tumore, nel mese di giugno di un anno fa, ha segnato un momento di forte shock per la conduttrice, che in poche ore ha visto la sua vita rivoluzionata. "Mi sono come congelata: non ho provato né paura né tristezza, ma solo un’assenza, come un lungo letargo a occhi aperti", aveva raccontato in un’intervista al Tg1 nell’ottobre 2025. La reazione immediata è stata quella di isolarsi, evitando contatti sia con il pubblico che con amici e familiari, fino a rendere pubblica la malattia dopo mesi di silenzio.

Le politiche Usa e gli ultimi sviluppi internazionali irrompono anche nel futuro di una delle cerimonie più amate dalla comunità scientifica: l'assegnazione dei cosiddetti Ig Nobel (parodia dei premi Nobel), riconoscimenti destinati agli studi più 'improbabili', alla scienza che fa sorridere. L'edizione 2025 potrebbe essere l'ultima celebrata a Boston negli Stati Uniti, almeno per ora. Dopo 35 anni a stelle e strisce, infatti, l'evento traslocherà in Europa e nel 2026 si terrà a Zurigo, in Svizzera, dando il via a un cambiamento potenzialmente permanente. La notizia è stata rilanciata anche da 'Science' online. Marc Abrahams, fondatore e maestro di cerimonia del Premio IgNobel e direttore della rivista di umorismo scientifico 'Annals of Improbable Research' già da un po' di tempo stava pensando a questa mossa, per ragioni finanziarie e per il desiderio di ampliare il team di pianificazione dell'evento, ormai invecchiato. Ma l'anno scorso, spiega, l'idea "si è trasformata in qualcosa di diverso, molto più specifico e concreto, quando la situazione negli Usa ha iniziato a diventare folle".
Gli IgNobel sono concepiti per onorare la scienza che "prima fa ridere, poi riflettere", come recita lo stesso claim dell'evento. A ogni cerimonia, i vincitori provengono da tutto il mondo. Nel 2025, i membri di 4 dei 10 team che si sono aggiudicati il riconoscimento hanno declinato l'invito a recarsi negli Stati Uniti per la premiazione, citando guerre, restrizioni sui visti e preoccupazioni relative alle politiche di immigrazione e di frontiera, si legge. "Eravamo consapevoli che quest'anno avremmo potuto ritrovarci in una situazione simile", afferma Abrahams. Ma da settembre in poi, "la situazione è peggiorata notevolmente". Ci sono stati gli attacchi Usa in Iran. E, si ricorda, i viaggiatori internazionali continuano a essere fermati per essere sottoposti a domande o addirittura respinti al confine statunitense. Da qui l'annuncio di Abrahams, affidato a una nota in cui il 'papà della cerimonia' ha scritto che gli IgNobel non potevano "in buona coscienza" chiedere ai vincitori internazionali o ai giornalisti di andare negli Usa.
"Sono totalmente d'accordo con questa decisione", afferma Luca Luiselli, scienziato dell'Institute for Development Ecology Conservation and Cooperation, realtà con quartier generale a Roma, vincitore dell'IgNobel 2025 per aver dimostrato che le lucertole arcobaleno africane preferiscono la pizza ai quattro formaggi. L'ecologo ha rifiutato di partecipare alla cerimonia di premiazione dell'anno scorso sia per sovrapposizioni di impegni sia per il timore di essere trattenuto alla frontiera per i suoi post sui social media che criticavano il presidente Donald Trump. "In questo momento, è troppo rischioso per un europeo andare negli Stati Uniti se non è d'accordo con Trump", aggiunge.
Poco dopo la cerimonia del 2025, dunque, Abrahams spiega di aver contattato alcune università svizzere con cui aveva precedentemente discusso di una potenziale partnership. Quella di Zurigo era ansiosa di ospitare l'evento, e gli IgNobel erano ansiosi di trovare una nuova sede, anche perché l'Eth Domain, che comprende l'Eth di Zurigo, e l'Università di Zurigo si sono offerti di fornire finanziamenti istituzionali (negli Stati Uniti, quasi tutti i finanziamenti provenivano dalla vendita dei biglietti, con il Massachusetts Institute of Technology, l'Università di Harvard e la Boston University che fornivano unicamente una sede). Le opzioni svizzere per le sedi sono paragonabili per dimensioni a quelle statunitensi, circa mille ospiti. E Abrahams spera ora di far ospitare la cerimonia in una diversa città europea ogni due anni.
Trasferirsi in Europa offre un altro vantaggio, la vicinanza, secondo l'analisi dei promotori dell'evento. Sebbene l'Europa imponga ancora alcune restrizioni sui visti, è una destinazione di viaggio molto più vicina di Boston per i vincitori di tutto l'emisfero orientale. Per quanto riguarda gli 'irriducibili' sostenitori dell'IgNobel negli Stati Uniti, alcuni hanno già comunicato ad Abrahams che stanno organizzando viaggi a Zurigo. E per i bostoniani che non possono viaggiare all'estero, la Boston University ospiterà un evento nelle settimane successive alla cerimonia di premiazione con vincitori nuovi e passati, premi Nobel e la classica tradizione del lancio degli aeroplanini di carta. "Mi aspetto che a un certo punto" la cerimonia torni Oltreoceano, conclude Abrahams. Ma "visto come stanno andando le cose in questo momento, dubito che succederà nei prossimi anni".

In un'epoca in cui l'Intelligenza artificiale viene interrogata su tutto, alla stregua di un oracolo, cresce il numero di adolescenti che si rivolge ai chatbot disponibili gratuitamente online per farsi generare diete per perdere peso. Un team di scienziati ha messo alla prova questi 'consulenti virtuali', confrontando i piani alimentari proposti con quelli di dietologi professionisti. E sulla base dei risultati emersi dallo studio pubblicato sulla rivista 'Frontiers in Nutrition', gli esperti avvertono: i teenager che utilizzano schemi dietetici basati sull'intelligenza artificiale potrebbero assumere meno calorie del necessario, in media l'equivalente di un pasto saltato. Secondo la ricerca, i modelli di Ai spesso sbagliano anche sul bilanciamento dei macronutrienti, con potenziali rischi per la salute.
Gli autori del lavoro, ricercatori della Turchia, hanno confrontato le capacità di pianificazione dei pasti di 5 modelli di intelligenza artificiale, chiedendo loro di creare piani alimentari per adolescenti che cercavano di perdere peso e valutando i risultati alla luce delle raccomandazioni di un dietista qualificato. "Dimostriamo che i piani dietetici generati dall'Ai tendono a sottostimare notevolmente l'apporto energetico totale e l'assunzione di nutrienti chiave rispetto ai piani basati su linee guida e preparati da un dietista", illustra Ayşe Betül Bilen, assistant professor della Facoltà di Scienze della Salute dell'Università Atlas di Istanbul. "Seguire piani alimentari così sbilanciati o eccessivamente restrittivi durante l'adolescenza - evidenzia l'esperta - può influire negativamente sulla crescita, sulla salute metabolica e sui comportamenti alimentari".
I modelli valutati dai ricercatori sono le versioni gratuite di ChatGPT 4, Gemini 2.5 Pro, Bing Chat-5GPT, Claude 4.1 e Perplexity. I suggerimenti dati all'Ai includevano età, altezza e peso della persona a cui era destinato il piano, e l'istruzione di creare uno schema per tre giorni che includesse 3 pasti e 2 spuntini al giorno. I piani alimentari sono stati elaborati per 4 teenager di 15 anni, un ragazzo e una ragazza che rientravano nel percentile del sovrappeso e un ragazzo e una ragazza che rientravano nel percentile dell'obesità. Confrontando la dieta dell'Ai con quella elaborata da uno specialista in patologie adolescenziali, i risultati hanno mostrato che i modelli di intelligenza artificiale calcolavano il fabbisogno energetico in media di quasi 700 calorie in meno rispetto al dietologo. Questa differenza, equivalente a un pasto completo, è sufficientemente ampia da avere conseguenze cliniche, ragionano gli autori. Mentre l'apporto calorico era gravemente sottostimato, l'assunzione di alcuni macronutrienti era sovrastimata.
"I piani dietetici generati dall'Ai si discostavano costantemente dall'equilibrio dei macronutrienti raccomandato, il che è particolarmente problematico per gli adolescenti", sottolinea Bilen. I modelli raccomandavano un apporto proteico più elevato, circa 20 g in più rispetto a quello del dietista, e pari a circa il 21-24% del totale energetico. Anche l'apporto lipidico raccomandato dall'Ai era più elevato rispetto ai piani elaborati dal dietista, con i lipidi che rappresentavano il 41-45% dell'apporto energetico complessivo. Tuttavia, la quantità di carboidrati era significativamente inferiore nei piani dell'Ai, con una differenza media di circa 115 g, il che significa che solo circa il 32-36% dell'apporto energetico derivava dai carboidrati. A titolo di confronto, le Accademie nazionali delle scienze, dell'ingegneria e della medicina con sede negli Stati Uniti raccomandano che il 30-35% delle calorie derivanti dai macronutrienti provenga dai lipidi, il 15-20% dalle proteine e il 45-50% dai carboidrati. Sebbene molte linee guida sulla sana alimentazione elaborate da organizzazioni sanitarie nazionali e internazionali - gli esperti citano ad esempio quelle turche e quelle dell'Oms per gli adolescenti - siano disponibili online, gli strumenti di Ai potrebbero non basare i loro risultati su raccomandazioni nutrizionali basate sull'evidenza. Tali modelli, evidenzia Bilen, "sono principalmente addestrati a generare risposte che appaiono plausibili e di facile utilizzo, piuttosto che clinicamente precise. I nostri risultati suggeriscono che potrebbero basarsi su modelli dietetici generalizzati o diffusi, invece di integrare pienamente i requisiti nutrizionali specifici per età".
Poiché non tutti gli adolescenti hanno accesso a un dietista che li supporti nella pianificazione dei pasti, il team ha consigliato a chiunque utilizzi strumenti di Ai per elaborare piani dietetici di essere cauto. Gli adolescenti dovrebbero anche tenere presente che le diete eccessivamente restrittive o basate su schemi alimentari eccessivamente proteici o grassi dovrebbero essere evitate. I ricercatori sperano che i loro risultati contribuiscano a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla limitata capacità dell'Ai di sviluppare piani alimentari equilibrati e a favorire lo sviluppo di strumenti più sicuri e più in linea con le linee guida elaborate dai professionisti. I modelli di intelligenza artificiale si evolvono rapidamente e possono essere migliorati dal momento dell'analisi, precisano gli autori, ma dovrebbero essere un supporto complementare all'educazione alimentare, piuttosto che un sostituto della consulenza dietetica professionale, in particolare per le popolazioni vulnerabili.
"L'adolescenza - conclude Bilen - è un periodo critico per la crescita fisica, lo sviluppo osseo e la maturazione cognitiva. Un apporto inferiore di energia e carboidrati, combinato con un aumento del rapporto tra proteine e grassi, può comportare dei rischi".

Per un decennio, il private credit è stata la storia di successo della finanza alternativa. Fondi come Blackstone, Blue Owl e Apollo hanno riempito il vuoto lasciato dalle banche dopo la crisi finanziaria del 2008, diventando i principali finanziatori di aziende medio-grandi non quotate. Il settore ha raggiunto i 2.000 miliardi di dollari di asset gestiti, ha aperto le porte agli investitori retail e ha promesso renimenti stabili e sganciati dai mercati pubblici. Oggi, però, quella promessa ha iniziato a scricchiolare.
In poche settimane, tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo, una serie di eventi ha incrinato la fiducia nel settore: una delle sue stelle più brillanti, Blue Owl Capital, è finita al centro di un caso di presunta manipolazione delle valutazioni; JPMorgan ha svalutato i portafogli dei suoi clienti nel private credit; Blackstone ha registrato deflussi record. La domanda che circola a Wall Street è semplice e inquietante: è l'inizio di una crisi strutturale?
Il caso Blue Owl: il primo domino
Tutto inizia alla fine del 2025, quando Blue Owl (una delle maggiori piattaforme di private credit con oltre 300 miliardi di dollari in gestione) tenta di bloccare i riscatti da uno dei suoi fondi durante una fusione. Gli investitori protestano. La fusione viene annullata, ma i danni reputazionali restano.
A febbraio 2026, la situazione precipita rapidamente: Blue Owl annuncia la vendita forzata di 1,4 miliardi di dollari di asset da tre fondi per restituire liquidità agli investitori, e sospende in via permanente i riscatti dal suo fondo più piccolo, quello dedicato agli investitori più ricchi. Per un settore che aveva costruito la propria attrattiva sulla promessa di rendimenti stabili e gestione del rischio, è un messaggio pericolosissimo.
Il colpo finale arriva il 12 marzo: l’hedge fund Glendon Management pubblica una presentazione accusando Blue Owl e altri gestori di private credit di aver "travisato" i tassi di perdita sui propri portafogli, sostenendo che le perdite reali sarebbero significativamente superiori a quelle dichiarate. La notizia basta a far schizzare le scommesse al ribasso sul titolo Blue Owl a livelli record: il 14,3% del flottante è venduto allo scoperto, in rialzo dal 12,5% di due settimane prima.
JPMorgan alza il campanello d'allarme
L'11 marzo, la mossa che più di tutte segnala un cambio di umore sistemico: JPMorgan Chase ha svalutato i portafogli di prestiti detenuti come collaterale dai fondi di private credit clienti della banca, in particolare quelli legati a società software.
La logica è tecnica ma le implicazioni sono enormi. Nel meccanismo del cosiddetto back-leverage (i fondi di private credit prendono denaro in prestito dalle banche per amplificare i rendimenti) il valore del collaterale è tutto. Abbassarne la valutazione significa ridurre la capacità di indebitamento dei fondi e, in certi casi, costringerli a versare margini aggiuntivi. Jamie Dimon avrebbe detto agli investitori, anche se non in pubblico, che JPMorgan sta adottando un approccio di "prudenza finanziaria" sui prestiti legati ad asset software: meglio agire ora che aspettare una crisi, ha spiegato una fonte interna al Financial Times.
Il motivo è l'intelligenza artificiale. Le grandi piattaforme di private credit hanno finanziato negli anni una quantità enorme di software company che oggi vedono il proprio modello di business minacciato dall'avanzata di strumenti come quelli di OpenAI e Anthropic. Se queste aziende perdono valore o vanno in default, le perdite ricadono direttamente sui portafogli dei fondi.
Blackstone: riscatti record, paura da "bank run"
Quasi in contemporanea, arriva la notizia sui fondi Blackstone. Il colosso dell'asset management ha dovuto soddisfare richieste di riscatto pari al 7,9% delle quote del suo fondo di private credit Bcred, con asset totali per 82 miliardi di dollari, superando il tetto ordinario del 5% e arrivando a un riscatto massimo del 7%. Per coprire l'eccesso, Blackstone e i suoi dipendenti hanno dovuto iniettare 400 milioni di dollari di capitale proprio nel fondo.
Le azioni di Blackstone sono crollate dell'8% in un solo giorno, toccando i minimi di due anni. Il termine che circola tra gli analisti è preoccupante: "bank run", cioè la corsa agli sportelli. A differenza delle banche, tuttavia, i fondi semi-liquidi di private credit sono strutturati per non permettere uscite immediate: i riscatti sono trimestrali e limitati proprio per evitare vendite forzate di asset illiquidi.
Partners Group: i default potrebbero raddoppiare
L'11 marzo, a chiudere una settimana di fuoco, arriva l'avvertimento di Partners Group: il presidente del grande gestore svizzero ha dichiarato al Financial Times che i tassi di default nel private credit potrebbero raddoppiare nei prossimi anni. I deal strutturati nel biennio 2021-2022, quando i tassi erano ancora a zero e le valutazioni alle stelle, sono oggi sovraindebitati in un contesto di tassi ancora elevati. Il momento della verità si avvicina.
Morgan Stanley si aggiunge alla lista
Sempre questa settimana, Morgan Stanley ha imposto limitazioni ai riscatti su uno dei propri fondi di private credit. È il terzo grande nome dopo Blue Owl e Blackstone a misure di contenimento dei deflussi in pochi mesi, un segnale che il problema non è isolato ma di settore.
Crisi di liquidità o crisi di credito?
La distinzione è cruciale: quello che stiamo vivendo è una crisi di liquidità (investitori che vogliono uscire e faticano a farlo) oppure una crisi di credito (cioè i prestiti sottostanti stanno davvero perdendo valore)?
Per ora, la risposta ufficiale dell'industria è la prima. Man Group, in una nota ai propri clienti, ha ricordato che i veicoli di private credit non sono stati strutturati per consentire riscatti immediati: la mancanza di liquidità giornaliera è una caratteristica del prodotto, non un difetto. “A feature, not a bug”, come si dice in slang. Ma gli analisti avvertono: una crisi di liquidità protratta può rapidamente trasformarsi in una crisi di credito, se i fondi sono costretti a vendere asset illiquidi a prezzi scontati per soddisfare i riscatti.
Cosa succede ora
Il settore si trova a un bivio. Da un lato, la pressione regolatoria: negli Usa, l'amministrazione Trump sta incoraggiando le banche tradizionali a riprendere spazio nei prestiti, aumentando la concorrenza per i fondi di private credit. Dall'altro, il rischio AI continua a pesare sui portafogli più esposti al settore tecnologico, mentre gli affari degli anni del denaro facile iniziano a presentare il conto.
Non tutto è catastrofe: Deutsche Bank, per esempio, ha annunciato l'espansione del proprio portafoglio di private credit a 25,9 miliardi di euro, segnalando che alcuni operatori vedono ancora opportunità nelle turbolenze. E chi si occupa di allocare fondi per investitori istituzionali più sofisticati sta semplicemente spostando l'attenzione dall'America verso l'Europa, dove i fondamentali appaiono più solidi.
La tempesta nel private credit è reale. Se sia un temporale passeggero o l'inizio di qualcosa di più strutturale lo dirà il comportamento dei default nei prossimi trimestri, e la capacità dei gestori di dimostrare che le valutazioni nei loro portafogli rispecchiano davvero la realtà.
Referendum, Meloni: "Nessuno ha in mente di liberarsi della magistratura, riforma traguardo epocale"

"Non ci interessa il destino personale di qualcuno, ma quello della Nazione". E' quanto ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni dal palco del Teatro Parenti, a Milano oggi, giovedì 12 marzo, dal palco di un evento sul Referendum della giustizia, organizzato da Fratelli d’Italia. Tra la folla esposti cartelli a favore del ‘Sì’. "Nessuno ha in mente di liberarsi della magistratura", ha detto Meloni, accolta da un coro di "sei stupenda". "Qui è tutta una questione di coraggio: il coraggio di riformare quello che sembrava irriformabile, intoccabile, indiscutibile; il coraggio di maturare le proprie convinzioni andando nel merito delle cose, interrogandosi con la propria testa oltre la coltre fumogena degli allarmismi, delle mistificazioni e perfino delle menzogne che abbiamo ascoltato in questi mesi. E soprattutto il coraggio di voler cambiare per migliorare le cose". In passato, "io non devo ricordare quante volte gli sforzi concreti per riformare la giustizia sono naufragati a causa dell’interdizione esercitata dai vertici dell’Associazione Nazionale Magistrati o dai gruppi di magistrati che avevano grande notorietà mediatica...".
"Non è una riforma contro i magistrati"
Per la premier "in questo catastrofismo si nasconde solo una spasmodica volontà di mantenere lo status quo, per difendere le incrostazioni, per difendere i privilegi che in quello status quo si annidano e proliferano a vantaggio di alcuni sulla pelle di tutti gli altri". "Nessuno ha in mente di liberarsi della magistratura" ha sottolineato la presidente del Consiglio. "Il fatto che la riforma sia convintamente sostenuta da moltissimi magistrati in servizio, tra cui procuratori della Repubblica e presidenti di sezione di Cassazione, conferma nel modo più evidente che non è contro i magistrati, ma è invece per tutti i magistrati e, con loro, per tutti i cittadini".
I contenuti della riforma sulla giustizia sono "talmente di buonsenso che le stesse soluzioni sono state ampiamente proposte e sostenute in passato anche da molti di coloro che oggi dicono di essere per il no. Gente che ha cambiato idea non perché sia convinta, come noi, delle proprie tesi e si batta per affermarle, ma perché ha un altro obiettivo che, però, non c'entra niente con la Costituzione, non c’entra niente con la giustizia, non c’entra niente con gli interessi dei cittadini. C'entra con l’interesse delle correnti e dei partiti che sperano di poter continuare a piegare lo stato della giustizia ai loro interessi di parte".
"Ma che non sia una riforma di parte è confermato dai molti esponenti - che voglio ringraziare - della sinistra che hanno affiancato in questa campagna la loro voce alla nostra a sostegno del sì", ha proseguito la presidente del Consiglio.
"Riforma impedisce alla politica di controllare la magistratura"
"Perché non si dice la verità? Perché sarebbe un po’ difficile - io lo capisco - da parte di molti sostenitori del no sostenere la verità, e cioè che loro vogliono controllare la magistratura. Per questo difendono lo status quo con le unghie e con i denti. Perché sanno che noi stiamo facendo una riforma che impedisce alla politica, di qualsiasi estrazione, di controllare la magistratura". "Noi siamo esseri umani e i rapporti umani nella vita contano e ti condizionano. Separando le carriere noi superiamo il problema di quel condizionamento e creiamo un processo più giusto, con un giudice più imparziale". "Non restate a guardare, non giratevi dall'altra parte. Cinque minuti. Una croce sul sì. E insieme possiamo aprire una pagina nuova per la giustizia italiana e per la nostra nazione. Dimostrare ancora una volta che quando gli italiani decidono di scrivere il proprio futuro non c’è niente che li possa fermare".
"La riforma è un traguardo epocale"
"Quello che noi abbiamo in mente, è sistemare quello che non funziona, anche per i magistrati ma soprattutto per i cittadini" con quello che Meloni ha definito un "traguardo epocale" per "riuscire finalmente a riformare in Italia anche la Giustizia. Grazie a chi, prima di me e in molte occasioni come questa, ha avuto il coraggio di metterci la faccia, il coraggio di salire su questo palco, di raccontare la propria storia, di spiegare perché abbia deciso di condividere con noi questo traguardo". Con questa riforma "togliamo" alle correnti "un enorme potere", ha rimarcato la leader di Fratelli d'Italia. "Io considero che questa sia soprattutto una riforma fatta per il bene di tanti magistrati capaci che nella loro carriera sono stati mortificati perché non si piegavano alla logica delle correnti politicizzate".
"Se riforma non passa, stupratori in libertà e figli strappati a mamme"
Se la riforma sulla Giustizia "non passa stavolta, molto probabilmente noi non avremo un’altra occasione. E allora ci ritroveremo correnti ancora più potenti, magistrati ancora più negligenti che fanno carriera, decisioni ancora più surreali sulla pelle dei cittadini, che incideranno sulla vostra vita ogni giorno. Immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori rimessi in libertà che mettono a repentaglio la vostra sicurezza. Antagonisti che devastano le vostre stazioni senza alcuna conseguenza giudiziaria. Milioni di euro risarciti per ingiusta detenzione o spesi per processi mediatici e inutili che vengono pagati con i proventi delle tasse. Figli che vengono strappati alle madri perché i giudici non condividono il loro stile di vita se vivono in un bosco, quando nessuno dice o fa nulla di fronte alla realtà di bambini mandati a rubare o a fare accattonaggio...".
"Non mi dimetto in nessun caso"
"Io consiglio di non cadere nella trappola di chi dice: non importa il merito, bisogna andare a votare no contro la Meloni. Lo consiglio soprattutto a coloro che mi detestano. Perché intanto non c’è alcuna possibilità che io mi dimetta in nessun caso. Io voglio arrivare alla fine della legislatura. Voglio arrivare alla fine della legislatura e voglio farmi giudicare sul complesso del mio lavoro".
La separazione delle carriere "è già in vigore in almeno 21 dei 27 Paesi dell’Unione Europea. Ora la domanda banale che io devo farvi è: ma sono tutti scivolati verso una deriva illiberale oppure siamo noi che siamo rimasti indietro? E come è possibile che quelli che ci dicono sempre che non siamo abbastanza europeisti, che non facciamo abbastanza verso l’Europa, oggi siano contrari quando siamo noi che vogliamo avvicinare l’Italia a quello che accade in Europa? Qui non va più bene".
Uomo sale sul palco e si presenta, la reazione di Meloni: il siparietto
Intervento inatteso sul palco del Teatro Parenti di Milano. Mentre la premier al microfono stava salutando e ringraziando le persone presenti in teatro, un uomo è salito sul palco e si è avvicinato presentandosi come 'Musumeci, Orazio Musumeci'. Lei, visibilmente sorpresa, ha ricambiato il saluto e lo ha ringraziato, ma lui, non ancora soddisfatto, ha aggiunto: “Aspetto le dimissioni di Mattarella” e, poi, gil ha consegnato un libro, intitolato 'Il tredicesimo presidente', di cui è autore. Quindi è sceso dal palco e si è allontanato. A quel punto la premier si è guardata intorno cercando forse qualche spiegazione, ma nessuno è intervenuto e, quindi, con una espressione tra l’interrogativo e lo sconcertato, ha aperto le braccia, si è sistemata i capelli e ha iniziato il suo discorso.
In seguito l'uomo è stato identificato dalla Digos.

Sparatoria oggi all'interno del complesso ebraico a West Bloomfield Township nel Michigan, di cui fanno parte la sinagoga Temple Israel e una scuola ebraica. Lo sceriffo della contea di Oakland, Michael Bouchard, ha spiegato che un uomo si è schiantato con l'auto contro la sinagoga, la sicurezza è entrata in azione e ha sparato. Il sospettato è quindi rimasto ucciso in uno scontro a fuoco.
Non ci sarebbero altri feriti, secondo quanto dichiarato dallo sceriffo. Ai residenti della zona era stato chiesto di mettersi al riparo e la Federazione ebraica di Detroit ha consigliato a tutte le organizzazioni ebraiche della zona di "adottare il protocollo di lockout: nessuno deve entrare o uscire dal proprio edificio".
Sul posto sono intervenuti la polizia di West Bloomfield, l'ufficio dello sceriffo della contea di Oakland, la polizia di stato del Michigan e l'Fbi. Nei video diffusi online è possibile vedere il personale di emergenza che lavora per sgomberare il 'Tempio' mentre del fumo esce dalla struttura.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è stato informato, ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt.
Ai domiciliari due muratori fermati dai carabinieri dopo le
indagini... 
Un sonno disturbato si traduce nella maggiorparte dei casi in stanchezza e sonnolenza. Due sintomi che hannno effetti negativi sulla salute a più livelli: dai più noti come la mancanza di concentrazione e l'irritabilità a quelli insospettati come una probabilità - di oltre cinque volte maggiore - di incorrere in cadute accidentali, ma anche un aumento esponenziale di disturbi visivi, dell'equilibrio, dell'udito, oltre a problemi d'ansia. A evidenziare questi inaspettati 'effetti collaterali' di un cattivo riposo notturno uno studio curato da Luciano Bubbico, medico e responsabile del gruppo di ricerca sulle disabilità neurosensoriali dell'Istituto nazionale di analisi politiche pubbliche (Inapp) e pubblicato sulla rivista dell'istituto, 'Inapp Policy Brief'.
"La stanchezza e la sonnolenza diurna - spiega Bubbico all'Adnkronos Salute alla vigilia della Giornata mondiale del sonno - rappresentano un serio tema di salute pubblica, con importanti implicazioni sulla sicurezza domestica, stradale, lavorativa e sulla qualità della vita". Per approfondire l'argomento il gruppo di ricerca ha analizzato un campione rappresentativo di 45.000 persone, di età compresa tra 18 e 74 anni. In questo campione il 32% ha riferito di soffrire di sonnolenza e stanchezza diurna. Tra questi più della metà (56%) ha riferito disturbi cronici del sonno nell’ultimo anno. In chi soffre, inoltre, di stanchezza e sonnolenza è stata registrata una probabilità di oltre cinque volte maggiore, rispetto alla media, di incorrere in cadute accidentali (23%). In più queste persone soffrono tra le quattro e le sette volte di più di disturbi visivi (34%), dell'equilibrio (31%), di problemi uditivi in ambiente rumoroso (29%) e disturbi d'ansia (29%)
La maggiore novità che è emersa dallo studio, precisa Bubbico, "è stata proprio la correlazione tra l'aumento delle cadute accidentali con la sonnolenza e stanchezza cronica (dovute a disturbi del sonno). Io mi occupo di prevenzione delle cadute nell'anziano che normalmente sono legate a disturbi vestibolari. A fronte delle prime evidenze, quindi, è venuto quasi spontaneo incorciare i dati sulle cadute a domande sui disturbi uditivi, visivi e vestibolari, cioè dell'apparato sensoriale. Ed è la prima volta che l'analisi mette insieme questi elementi. I risultati sono stati molto significativi". Ma perché questo legame tra sonno e cadute? "Il problema - evidenzia il ricercatore - a mio avviso è bidirezionale. Il sonno, infatti, è regolato da un orologio cronobiologico che si trova a livello ipotalamico, e che controlla il passaggio dal sistema autonomo, cioè dal sistema simpatico al sistema parasimpatico. Per essere semplici: normalmente nell'uomo l'organismo attiva il sistema simpatico verso le ore 9-10 del mattino: praticamente aumentano gli ormoni, quindi si è pronti per affrontare la giornata. Verso le 19, il sistema simpatico abbassa la sua funzione e si attiva il sistema parasimpatico, che abbassa la frequenza cardiaca, la pressione e aiuta ad avvicinarsi al sonno".
Bubbico, 'In Usa si utilizza un sensore oculare per misurare la stanchezza dei lavoratori ed evitare il rischio infortuni'
Ora, "se questo sistema funziona, tutto va bene: funziona il sistema ormonale, il sistema sensoriale, eccetera. Quando viene alterato il meccanismo l'organismo cerca di attivare i sistemi sensoriali che vanno in iperattività. E questo potrebbe avere a che fare con l'aumento delle cadute. Ma servirà andare avanti con la ricerca per capire di più", sottolinea il ricercatore evidenziando gli effetti positivi di una maggiore conoscenza del fenomeno nella prevenzione degli infortuni. "C'è un legame tra rischio di infortuni sul lavoro e un alterato ciclo del sonno. Ma anche con la qualità dell'attività lavorativa, perché chiaramente il sonno disturbato altera sia le funzioni cognitive sia quelle attentive. La stanchezza può produrre un errore".
Questo è un elemento su cui si può agire. "Negli Stati Uniti per esempio, sono molto attenti. In alcuni settori a rischio - aziende con operai che lavorano sulla strada oppure sulle altezze - si sta utilizzando un sensore oculare, un pupillometro. Un apparecchio che studia il diametro pupillare che è direttamente correlato allo stato di stanchezza e allo stato di sonno. Se una persona ha dormito bene, per le sue sette ore tranquille, ha un diametro pupillare nella norma. Se questo diametro pupillare si modifica, in queste aziende si evita alla persona quell'attività pericolosa. Un'altra pratica che molte aziende utilizzano all'estero è la sleep room, cioè una stanza dove il lavoratore di attività a rischio, se stanco, può riposare" .
Per Bubbico, quindi, "studi futuri dovrebbero concentrarsi sull'identificazione e il trattamento della qualità del sonno, per sviluppare politiche pubbliche mirate e campagne di informazione ed educazione per la popolazione generale, per il personale sanitario e i lavoratori. Questo approccio integrato può incidere positivamente sulla salute pubblica, riducendo la spesa sanitaria e sociale", conclude.

La città vive un momento straordinario, segnato da una partecipazione popolare senza precedenti e da un clima di attesa che attraversa ogni quartiere e ogni generazione. L’energia nata dal basso si è trasformata in un vero movimento culturale, capace di superare rapidamente i confini cittadini e coinvolgere l’intera regione Puglia. Il sostegno si è poi esteso al resto del Paese, dove la candidatura di Gravina è diventata un caso emblematico di mobilitazione civica e orgoglio territoriale. A rafforzare questa spinta sono intervenuti anche testimonial di grande popolarità come Antonio Stornaiolo e Alessio Giannone, noto come Pinuccio. I loro video di sostegno, diffusi sui social, hanno registrato migliaia di visualizzazioni e condivisioni, contribuendo a portare Gravina al centro della conversazione pubblica nazionale. Con il loro stile ironico e diretto, hanno saputo raccontare la città con autenticità, amplificando il messaggio di una comunità viva, coesa e proiettata verso il futuro.
Accanto alla partecipazione dei cittadini, la candidatura sta raccogliendo anche il sostegno del tessuto produttivo locale. Tra le realtà che hanno espresso il proprio supporto figurano Andriani, azienda basata in Puglia e punto di riferimento nel settore dell’innovation ed healthy food e Cobar, impresa impegnata da anni nel recupero e nella valorizzazione del patrimonio storico-locale. Il coinvolgimento di queste realtà testimonia come il progetto di Gravina Capitale della Cultura sia diventato un percorso condiviso capace di unire comunità, istituzioni e sistema imprenditoriale attorno a una visione di sviluppo culturale e territoriale. Gravina, in Puglia, si prepara con crescente entusiasmo alla proclamazione della Capitale Italiana della Cultura 2028, fissata per il 18 marzo presso la Sala Spadolini del Ministero della Cultura, un appuntamento che ha catalizzato l’attenzione dei media nazionali.
“Quella di Gravina è una candidatura che nasce dalla comunità e che negli ultimi mesi ha saputo trasformarsi in un vero progetto collettivo. Abbiamo visto cittadini, associazioni, istituzioni e realtà del territorio partecipare con entusiasmo alla costruzione di una visione culturale condivisa. Questo percorso dimostra come la cultura possa diventare uno strumento concreto di crescita, capace di rafforzare l’identità di un territorio e allo stesso tempo di proiettarlo verso il futuro. Al di là dell’esito finale, Gravina ha già dimostrato di possedere una straordinaria capacità di partecipazione e di racconto, che rappresenta un patrimonio importante per l’intero Paese”, afferma Ignazio Lovero, consigliere comunale delegato alla progettualità di Gravina Capitale Italiana della Cultura 2028. La città attende ora con fiducia il verdetto, consapevole di aver già ottenuto un risultato significativo: unire cittadini, istituzioni e sostenitori di tutta Italia attorno a un progetto culturale condiviso, dimostrando – qualunque sia l’esito – di possedere una forza narrativa e partecipativa che rappresenta un modello per l’intero Paese.
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