
L'influenza è arrivata quest'anno un mese prima. L'Organizzazione mondiale della sanità per l'Europa fa il punto sulla situazione attuale e su quello che dobbiamo aspettarci. "La stagione influenzale è iniziata circa 4 settimane prima del solito", con un "trend simile a quello osservato nella stagione 2022-2023". "A metà novembre la positività ai test influenzali nelle cure primarie, un indicatore chiave dell'attività influenzale, si attesta al 17% in tutta la regione. Sulla base delle tendenze precedenti, si prevede che questa stagione raggiungerà il picco di circa il 50% di positività tra fine dicembre e inizio gennaio", si aspetta l'agenzia. "Oltre all'influenza - precisa - i Paesi stanno assistendo alla continua circolazione di agenti patogeni come Covid-19, virus respiratorio sinciziale e altri. Insieme, questi virus rafforzano la necessità di una maggiore vigilanza durante i mesi invernali".
I consigli dell'Oms Europa
Vigilanza e vaccinazione, chiede l'Oms Europa. Da inizio ottobre gli Stati membri intensificano la segnalazione, in modo che l'Oms possa capire quando l'epidemia stagionale comincia e monitorarne la progressione. "Un attento monitoraggio della circolazione virale consente ai sistemi sanitari di prepararsi e rispondere alla stagione annuale delle malattie respiratorie invernali nel modo più efficace possibile", afferma James Fielding, responsabile Sorveglianza virus respiratori di Oms Europa. L'agenzia ricorda infatti che "l'influenza si evolve costantemente attraverso piccoli cambiamenti incrementali o mutazioni, in gran parte sotto la pressione dell'immunità umana. Ciò richiede un monitoraggio costante per aggiornare il vaccino stagionale". Grazie a questa attività, "a giugno 2025 è stato rilevato l'aumento di un nuovo ceppo H3N2 con 7 nuove mutazioni e di un nuovo ceppo H1N1, sebbene - puntualizza l'Oms - non vi siano ancora segnali che uno dei due possa causare una malattia più grave".
Due volte all'anno il comitato consultivo dell'Oms per la composizione del vaccino antinfluenzale esamina i dati di sorveglianza globale e raccomanda i ceppi da includere nei prossimi vaccini. "Sebbene la composizione dei vaccini antinfluenzali stagionali venga aggiornata solo a febbraio per l'emisfero settentrionale e a settembre per l'emisfero meridionale, la vaccinazione rimane il modo più efficace per proteggersi dall'influenza e dalle sue complicanze", assicura l'agenzia. "Anche quando i ceppi circolanti si evolvono sviluppando alcune differenze rispetto ai ceppi del vaccino, il vaccino antinfluenzale può comunque fornire una protezione significativa contro la malattia, il ricovero ospedaliero e la morte", chiarisce Marc-Alain Widdowson, responsabile dell'unità Minacce pandemiche, malattie trasmissibili e resistenza antimicrobica di Oms Europa. Per questo "rimane fondamentale vaccinarsi, soprattutto per le persone a più alto rischio di infezione grave". L'agenzia precisa che "la vaccinazione rimane fondamentale anche per il Covid: uno studio dell'Oms Europa ha dimostrato che i vaccini hanno salvato circa 1,6 milioni di vite nella regione tra dicembre 2020 e marzo 2023. In alcuni Paesi vengono offerti anche vaccini anti-Rsv agli anziani e l'Oms incoraggia le persone idonee a vaccinarsi".
Chi è più a rischio
A rischiare le conseguenze più gravi di influenza, Covid-19 e Rsv - elenca l'Oms Europa - sono gli anziani, le donne in gravidanza, le persone con patologie croniche, quelle immunocompromesse, neonati e bambini piccoli (specie per il virus sinciziale). "Proteggere con la vaccinazione questi gruppi, così come gli operatori sanitari, rimane una priorità assoluta", ribadisce l'agenzia.
Vaccino, dunque, e buone regole di comportamento: "La pandemia di Covid ha dimostrato che semplici azioni possono ridurre significativamente la diffusione dei virus respiratori", conclude l'Oms Europa che esorta ad "applicare ampiamente queste lezioni: vaccinarsi se si è idonei contro influenza, Covid-19 e Rsv ove possibile; restare a casa in caso di malattia; mantenere una buona igiene delle mani, starnutire o tossire nel gomito; migliorare la ventilazione interna, ove possibile, e in caso di sintomi indossare una mascherina".

Il fisico asciutto, tirato e l'attenzione a tavola per un'alimentazione maniacalmente super sana. E' l'ortoressia che in Italia - secondo i dati del ministero della Salute - coinvolge 300-400mila persone, su oltre 3 milioni che soffrono di disturbi del comportamento alimentare. "L'ortoressia colpisce maggiormente gli uomini (11,3%) che le donne (3,9%). E a livello internazionale, le meta-analisi mostrano tassi medi del 20-30% nei campioni studiati, con giovani adulti e adolescenti come fascia più esposta". A porre l'attenzione su questa patologia in crescita, ma ancora troppo sottovalutata, è Lilac-Centro Dca, digital health tech startup prima realtà in Italia nata con l'obiettivo di creare un modello innovativo per il trattamento dei disturbi alimentari.
"Prendersi cura della propria alimentazione è importante - spiega Giuseppe Magistrale, psicoterapeuta e co-founder di Lilac-Centro Dca - e scegliere cibi freschi può certamente contribuire al benessere. Ma è altrettanto importante che questa attenzione non diventi un sistema rigido di regole. Quando il valore di ciò che mangiamo viene misurato solo in termini di 'purezza' o 'correttezza', il rischio è che la ricerca di equilibrio lasci spazio a un rapporto ansioso e iper-controllato con il cibo. Ed è proprio in questa trasformazione silenziosa che il confine tra cura e ossessione può diventare sottile".
Anche se non è ancora ufficialmente inserita nel Dsm-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), l'ortoressia desta sempre più attenzione nella comunità scientifica. "Vivere una condizione di ortoressia spesso è sintomo di un disagio personale più profondo, legato possibilmente a insicurezze o traumi e spesso con conseguenze pericolose sia dal punto di vista relazionale che fisico - chiarisce Magistrale - Il trattamento richiede un approccio multidisciplinare: psicoterapia per lavorare su pensieri rigidi e perfezionismo, psicoeducazione nutrizionale per ristabilire un rapporto realistico con il cibo e, nei casi più complessi, supporto medico per la gestione delle conseguenze fisiche".
"Un percorso psicologico - aggiunge Filippo Perotto, co-founder di Lilac-Centro Dca - può essere di grande aiuto per riconoscere non solo le cause che portano la persona ad assumere tali comportamenti disfunzionali, ma anche a modificarli e ritrovare un rapporto con il proprio corpo e con il cibo più salutare". Secondo l'associazione, c'è poi un altro aspetto da considerare. Una ricerca (2020 Yılmaz) ha indagato la possibile associazione delle tendenze ortoressiche con sintomi ossessivo-compulsivi, atteggiamenti alimentari ed esercizio fisico, evidenziando come queste tendenze dei partecipanti che svolgevano regolarmente esercizi fisici erano più elevate rispetto a quelle dei soggetti con diagnosi di disturbi ossessivi-compulsivi e degli individui sani che non svolgevano alcun esercizio.
"Per quanto ovviamente siano necessari studi con campioni di grandi dimensioni e diagnosi diverse per determinare il ruolo dell'ortoressia nervosa nei sistemi di diagnosi e classificazione - puntualizza Magistrale - un punto in comune può essere però quello di una certa ricerca della perfezione che, unita a una possibile e sottesa bassa autostima, può far cadere nel perfezionismo chi sta vivendo nella condizione dell'ortoressia".
"Senza dimenticare - conclude Perotto - la pressione sociale e 'social' che gli uomini subiscono ormai sempre più frequentemente nel dover dimostrare di avere un fisico 'fit'. Pressione che porta, inoltre, a una normalizzazione delle diete restrittive fatta di alimenti iperproteici, spesso assunti in grandi quantità e a discapito degli altri nutrienti, e senza reale utilità e beneficio per l'organismo. Ma spinti, anche, da un marketing aggressivo che negli ultimi anni ha visto crescere il segmento dei cosiddetti prodotti 'ricchi in proteine' del 20%, per un valore di mercato complessivo che supera i 2 miliardi di euro (dati Osservatorio Immagino Gs1 Italy)".

"Ci aspetta una stagione influenzale difficile", scrive su X l'infettivologo Matteo Bassetti. Stagione partita presto e "alla grande", fa notare il virologo Fabrizio Pregliasco.
In Italia, nell'ultima settimana di sorveglianza (10-16 novembre) sono stati registrati "per l'influenza, nella comunità, un tasso di positività in aumento rispetto a quanto registrato nella settimana precedente", secondo il report dell'Iss. I nuovi casi sono "circa 446.483, per un totale di circa 2.185.451 a partire dall'inizio della stagione. L'incidenza più elevata si osserva, come di consueto, nella fascia di età 0-4 anni, con circa 25,7 casi per 1.000 assistiti".
I virus più diffusi
Fra i virus dell'influenza, protagonista della stagione - guardando al panorama internazionale - è l'H3N2, sul quale nelle settimane scorse è arrivato un alert dal Regno Unito, dove l'influenza è partita in anticipo e con un'impennata di casi, e gli esperti hanno intercettato 7 mutazioni proprio in questo ceppo. Il timore espresso dagli studiosi è che l'effetto possa essere una maggiore capacità di circolazione del virus. "E' quello che temiamo", conferma Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell'università Statale di Milano e direttore sanitario dell'Irccs ospedale Galeazzi-Sant'Ambrogio del capoluogo lombardo.
Per quanto riguarda la caratterizzazione dei virus influenzali, "nella comunità è stato rilevato un aumento della percentuale di virus A(H3N2) rispetto alla precedente settimana. Mentre nel flusso ospedaliero è stata rilevata una percentuale simile di virus A(H1N1)pdm09 e A(H3N2). Tuttavia, il numero di test positivi è ancora troppo basso per poter fornire indicazioni sull'andamento della stagione", sottolinea dal canto suo l'Iss.
"L'H1N1 è un virus pericoloso, intanto l'H3N2 ha un nuovo sottoclade emergente (K) che elude l'immunità vaccinale degli anni precedenti: la tua immunità da nuovi vaccini ti aiuterà a non finire in ospedale - sottolinea Bassetti - Dopodiché, l'H5N1 (virus dell’aviaria) è ancora in circolazione e in grado di fare il salto verso la trasmissione da uomo a uomo". Così su X l'infettivologo Matteo Bassetti. "Lavarsi le mani, vaccinarsi e indossare la mascherina quando si è raffreddati e influenzati aiutano a ridurre l'infezione", suggerisce.
"I virus costituiscono sempre una minaccia, ma è cambiato ora da parte nostra l'approccio e modo di osservarli", spiega Alessandro Rossi, presidente Simg, riferendosi alla novità introdotta nella sorveglianza nazionale che non misura più soltanto le sindromi simil-influenzali, ma l'insieme delle infezioni respiratorie acute che includono influenza, Sars-Cov-2, Rsv, rhinovirus, adenovirus e altri patogeni. "Questo ci permette di avere un quadro più reale di ciò che accade nei nostri ambulatori, anche se è meno immediato il confronto con gli anni passati. Possiamo però basarci su quanto avvenuto nei mesi scorsi nell'altro emisfero: Australia, Nuova Zelanda e diversi Paesi asiatici hanno registrato una stagione intensa con una forte pressione sui servizi territoriali, che ci inducono a ribadire l'importanza della prevenzione".
Le persone sono ancora in tempo per vaccinarsi?
I medici di famiglia invitano quindi a non rinviare la vaccinazione, se non ancora fatta. "Per evitare complicanze è bene vaccinarsi in queste settimane prima di Natale", in particolare chi appartiene ai gruppi più esposti: over 65, persone con patologie croniche, donne in gravidanza, fragili e chi vive in comunità.
"Ogni punto percentuale in più di copertura vaccinale significa meno complicanze, meno ricoveri e meno pressione sugli ospedali", ricorda Tecla Mastronuzzi, responsabile macroarea Prevenzione Simg. "La vaccinazione - rimarca - è ancora la misura più efficace per ridurre gli esiti gravi. Inoltre, come negli scorsi anni, raccomandiamo la co-somministrazione con altre vaccinazioni contro Covid-19, pneumococco, virus respiratorio sinciziale e Herpes zoster. Accanto alla vaccinazione, poi, restano utili buone pratiche consolidate: igiene delle mani, attenzione ai luoghi affollati durante le settimane di massima circolazione virale, rispetto delle norme igieniche di base se si hanno tosse o raffreddore".
"La vaccinazione dà una protezione dopo 10 giorni dal momento dell'esecuzione. Direi che siamo in tempo a vaccinarci, anche perché il grosso temiamo che debba ancora venire. Quindi ben venga la vaccinazione, che può proseguire fino a oltre la metà di dicembre e anche di più, ma ovviamente con una riduzione in termini di vantaggio di protezione", conclude Pregliasco.
Lamine, 14enne del Senegal, stava per perdere una gamba dopo che una ferita riportata 5 anni fa era degenerata in una grave osteomielite della tibia. Nel suo Paese d'origine aveva già subito 2 interventi chirurgici a distanza di 2 anni, il primo nel 2020 e il secondo nel 2022, ma l'infezione peggiorava e i medici, privi di mezzi e strumenti per contenerla, gli avevano detto che l'unica chance per salvarsi era l'amputazione. Un epilogo scongiurato grazie a una rete di solidarietà che ha permesso a Lamine di arrivare in Italia dove il team di Fabrizio De Marchi, responsabile dell'Unità operativa di Ortopedia II all'Istituto clinico Villa Aprica di Como, è riuscito a operarlo e guarirlo restituendogli un futuro. Il Gruppo San Donato (Gsd), a cui fa capo la struttura comasca, racconta oggi la sua "storia di speranza e rinascita".
Un parente di Lamine che abita vicino a Como è stato il primo anello della catena che la salvato il ragazzo e la sua gamba. Sergio Fumagalli, chirurgo generale di Villa Aprica, ha raccolto l'appello dell'uomo e grazie al supporto della direzione dell'ospedale è stato possibile ottenere l'autorizzazione del ministero della Salute, organizzare il trasferimento del giovane e offrirgli un'opportunità di cura. Il ministero - spiegano da Gsd - ha coperto i costi base dell'intervento, mentre Villa Aprica si è fatta carico delle terapie, degli esami e dei controlli necessari, garantendo assistenza gratuita e continuità delle cure. Poiché la permanenza di Lamine in Italia richiedeva autorizzazioni speciali per motivi sanitari, per il rilascio del permesso temporaneo di soggiorno è stata coinvolta la Questura di Como. Il ragazzo e la sua mamma sono stati ospitati in una comunità religiosa dei padri Comboniani che hanno messo a disposizione supporto logistico e accoglienza, e dopo l'intervento Lamine è stato assistito al domicilio per le terapie necessarie dal personale infermieristico volontario di Villa Aprica.
L'équipe ortopedica ha eseguito una complessa resezione ossea di parte della tibia, rimuovendo un segmento infetto di circa 6 centimetri di lunghezza per 2 di larghezza e lasciando una cavità in prossimità del ginocchio del paziente. I campioni biologici sono stati quindi inviati in laboratorio per individuare il germe responsabile dell'infezione. "La prima fase di trattamento post-chirurgico - illustra De Marchi - prevedeva un ciclo di terapia antibiotica mirata della durata di circa 6 settimane. Poi non rimaneva che aspettare che la natura facesse il proprio corso e che l'osso si riformasse spontaneamente, tramite un processo biologico di riparazione. Fortunatamente nel caso del ragazzo questo è avvenuto, complice anche la giovane età. Questo ha evitato di dover intervenire nuovamente chirurgicamente procedendo con un prelievo di osso dalla cresta iliaca del ragazzo per poi innestarlo nell'area della cavità". Dopo un decorso post-operatorio di circa 3 mesi, che prevedeva immobilizzazione con gesso, monitoraggio clinico e controlli radiologici periodici, Lamine è stato dichiarato guarito e ha potuto lasciare l'ospedale.
"La straordinarietà dell'intervento non risiede nell'atto chirurgico in sé", sottolinea De Marchi, perché "si trattava di trattare una patologia che in Italia non sarebbe mai degenerata in maniera così grave, ma è una testimonianza dell'impegno condiviso tra istituzioni, ospedale e comunità. Una rete di solidarietà che ha permesso di salvare la gamba di un adolescente con un destino apparentemente segnato. Tutti coloro che sono stati coinvolti in questa rete di supporto - conclude lo specialista - hanno contribuito a regalare un futuro a questo ragazzo".

Il legale della famiglia nel bosco a Palmoli (Chieti), Giovanni Angelucci, ha deciso di rimettere il proprio mandato denunciando "troppe pressanti ingerenze esterne". "Purtroppo, - dice in una nota - ieri sera, dopo un’accurata riflessione, ho scelto – non senza difficoltà – di rinunciare al mandato difensivo conferitomi dai coniugi Nathan Trevallion e Catherine Birmingham. Sono stato costretto a questa decisione estrema, l’ultima che un professionista serio vorrebbe assumere, poiché negli ultimi giorni i miei assistiti hanno subito interferenze esterne tali da incrinare la fiducia alla base del rapporto tra avvocato e cliente". La scelta sarebbe maturata anche a seguito dei ripetuti rifiuti dei coniugi riguardo alle soluzioni proposte.
"Ieri avremmo dovuto incontrarci nel pomeriggio per effettuare insieme il sopralluogo in un’abitazione a pochi chilometri dalla loro, messa gratuitamente a disposizione da un imprenditore della ristorazione di Ortona originario di Palmoli. Una soluzione che si aggiungeva a quella suggerita dal sindaco Masciulli. Tuttavia – afferma l'avvocato – nessuna delle due ipotesi è stata ritenuta accettabile dai coniugi Trevallion-Birmingham e l’incontro non ha avuto luogo[1]".
"Va aggiunto – prosegue l’avvocato – che nella stessa giornata avrei dovuto acquisire un’ulteriore firma da Nathan per procedere al deposito, presso il Genio civile, del progetto di ristrutturazione straordinaria dell’immobile. Mi è stato però riferito che tali interventi sarebbero stati, a loro avviso, troppo invasivi e impattanti. Per questo hanno deciso di non firmare né autorizzare il deposito del progetto predisposto dal tecnico di fiducia. Inoltre, sempre ieri mattina, un geometra del posto, dopo essersi messo in contatto con me, si è recato nella ‘casa del bosco’ insieme a un rappresentante della ditta Ssap San Salvo Appalti Spa, disponibile a farsi carico dei lavori di ristrutturazione. Anche questa offerta, però, sarebbe stata respinta dal signor Trevallion". Angelucci avrebbe dovuto depositare il ricorso alla Corte d'Appello dell'Aquila, contro la decisione del Tribunale per i minorenni, entro sabato 29 novembre.

Violenti nubifragi hanno colpito Thailandia e Indonesia provocando inondazioni eccezionali e frane che hanno sommerso case, campi, strade e automobili. Decine le vittime e i feriti, mentre molte persone risultano disperse.
Particolarmente colpita l'isola di Sumatra, dove le piogge torrenziali hanno innescato eventi alluvionali repentini e frane, determinando un bilancio provvisorio di almeno 10 decessi e 6 persone disperse. Le operazioni di soccorso si sono rivelate particolarmente complesse nelle sei reggenze della provincia di Sumatra settentrionale, a causa dello straripamento dei corsi d'acqua provocato dalle precipitazioni monsoniche della settimana precedente. Le esondazioni hanno travolto villaggi collinari con fango, rocce e alberi, lasciando dietro di sé una scia di distruzione, ha dichiarato la polizia nazionale in un comunicato.
Le squadre di intervento hanno recuperato, nella giornata di mercoledì, almeno cinque salme e tre individui feriti nella città di Sibolga, la zona maggiormente colpita. Le ricerche sono tuttora in corso per quattro residenti locali risultanti dispersi. Nel vicino distretto di Tapanuli centrale, le frane hanno interessato diverse abitazioni, causando il decesso di un'intera famiglia composta da quattro persone. Le alluvioni hanno inoltre sommerso quasi 2.000 unità abitative ed edifici.
Nel distretto di Tapanuli meridionale, frane e inondazioni hanno sradicato alberi, provocando la morte di un abitante del villaggio e il ferimento di un altro. Filmati diffusi sui social media documentano il flusso d'acqua che lambisce i tetti, mentre i residenti cercano disperatamente di mettersi in salvo. In alcune località, l'innalzamento repentino delle acque ha trasformato le arterie stradali in veri e propri torrenti impetuosi, trasportando tronchi d'albero e detriti.
Il capo della polizia di Sibolga, Eddy Inganta, ha confermato l'allestimento di rifugi di emergenza e ha esortato i residenti delle zone a rischio a procedere con un'evacuazione immediata, dato che le persistenti precipitazioni potrebbero innescare ulteriori frane. "Il maltempo e gli smottamenti ostacolano seriamente le operazioni di soccorso", ha dichiarato Inganta, sottolineando come l'accesso alle aree colpite rimanga limitato.
Il terremoto
La zona nord dell'isola è inoltre stata colpita da un terremoto di magnitudo 4.5. Secondo il Centro Nazionale di Sismologia, il sisma si è verificato ad una profondità di 150 chilometri. Questo non è stato l'unico evento sismico a colpire l'Indonesia nell'ultimo periodo. Solo nel mese di ottobre un terremoto di magnitudo 6.6 ha interessato la regione della Papua occidentale.
I disastri di martedì sono avvenuti proprio mentre l’Agenzia nazionale per la mitigazione dei disastri annunciava la conclusione ufficiale delle operazioni di soccorso in due aree dell’isola di Giava, dopo dieci giorni di ricerche. Oltre mille soccorritori erano stati impiegati nella ricerca di persone sepolte sotto frane innescate da piogge torrenziali, che avevano causato 38 decessi nei distretti di Cilacap e Banjarnegara, nel Giava centrale. Al termine delle operazioni, almeno due persone a Cilacap e undici a Banjarnegara risultavano ancora disperse.
Oltre 30 morti in Thailandia
Hanno invece causato la morte di almeno 33 persone le inondazioni record causate dalle forti piogge che hanno colpito la Thailandia, dove le autorità hanno schierato navi ed elicotteri militari a supporto delle operazioni di soccorso della protezione civile. L'alluvione ha colpito dieci province nel sud del paese, dove la città di Hat Yai, un centro commerciale al confine con la Malaysia, ha registrato le precipitazioni più intense degli ultimi 300 anni.
Oltre 2 milioni di persone sono state colpite dalle inondazioni. L'esercito ha annunciato l'invio di una portaerei e di una flottiglia di 14 imbarcazioni cariche di aiuti umanitari e cucine da campo che possono distribuire 3mila pasti al giorno. A bordo della portaerei si sono imbarcate equipe mediche con strutture e materiale ospedaliero. Sono stati inoltre inviati imbarcazioni, camion e moto d'acqua per evacuare i residenti, ha affermato il governatore della provincia di Songkhla, dove si trova Hat Yai. Ieri il governo ha dichiarato Songkhla zona disastrata.

C’era un tempo in cui scommettere su Marilyn Manson era semplice: lo amavi o lo detestavi, senza mezze misure. Oggi la puntata è più rischiosa, e molti l’avrebbero data per persa: che il Reverendo potesse davvero tornare, e soprattutto tornare così. L’unica data invernale italiana alla ChorusLife Arena di Bergamo è la conferma che l’ex Antichrist Superstar non ha mai smesso di esercitare il suo richiamo sui fan, dopo anni di controversie e assenza dalla scena. Un concerto andato sold out nel giro di pochi giorni lo scorso aprile, quando è stata annunciata una seconda leg del tour europeo, e la tappa all’Alcatraz di Milano nel febbraio scorso. Ne sono la prova i fan, in coda fin dalla notte precedente, sfidando le temperature polari che stanno mettendo alla prova la Lombardia pur di guadagnarsi la transenna o avvicinarsi il più possibile al loro idolo. Vogliono assaporare il ritorno, guardarlo negli occhi, non perdere nemmeno un istante. Manson lo sa e ricambia con uno dei suoi monologhi taglienti: “Con la droga ho sempre avuto un flirt: mi ha perseguitato, mi ha invitato a fare viaggi romantici nel deserto…e io proprio lì, in una grande buca, l’ho seppellita” dice al pubblico prima di lanciarsi in ‘The Dope Show’, l’inno tossico e seducente da ‘Mechanical Animals’, con cui nel 1998 la rockstar smascherava l’industria dell’intrattenimento.
Marilyn Manson, al secolo Brian Hugh Warner, è sorprendentemente in forma: lo ripete spesso lui stesso, quasi cinque anni di sobrietà dall’alcol che oggi si vedono tutti. È più asciutto, più controllato, e con una voce che richiama da vicino i fasti di ‘Holy Wood’. Sul palco è un animale in piena corsa: non sta fermo un secondo, salta, agita le braccia, incita le prime file e si lascia travolgere dall’energia della platea. Spara una sequenza micidiale di classici — ‘The Beautiful People’, ‘Disposable Teens’, ‘Long Hard Road Out of Hell’ e ‘Mobscene’, con una grande insegna rossa luminosa stile ‘The Golden Age Of Grotesque’, fino a una ‘Coma White’ resa ancora più cinematografica dalla nevicata che cade fitta sulla scena. E poi c’è ‘Tourniquet’: un’autocitazione perfetta, l’ingresso su trampoli altissimi, stampelle e casco, come un fantasma dal suo stesso passato che torna a reclamare il proprio spazio. Non mancano i brani dell’ultimo lavoro in studio, ‘One Assassination Under God – Chapter One’, uscito il 22 novembre 2024 e già seguito dall’annuncio di un secondo capitolo. L’apertura con ‘Nod If You Understand’ scopre subito le carte: il nuovo corso di Marilyn Manson ha muscoli, idee e una direzione precisa. Lo confermano brani come ‘As Sick As The Secrets Within’ e ‘One Assassination Under God’, cantate in coro dal pubblico. Merito anche del ritorno in grande stile di Tyler Bates, produttore e musicista che riporta nel progetto quella tensione elettrica e quell’estetica dark che mancavano al Reverendo da anni. Sul palco è al suo fianco, e la chimica tra i due è evidente. Niente Bibbie strappate, fiamme o eccessi blasfemi: quel Marilyn Manson appartiene a un altro decennio. La scena di questo tour è essenziale ma dal colpo d’occhio potentissimo: croci rovesciate ridotte all’osso, fasci di luci blu e rosse, un minimalismo che esalta il resto. Lui si presenta in total black, elegantissimo persino con una giacca da smoking accesa da due fulmini di strass, cambia pochi abiti ma gioca con gli accessori: gli iconici cappelli, una serie di guanti e un bolero celeste che diventa subito feticcio di serata.
È evidente che oggi Marilyn Manson giochi una partita diversa: è concentrato sulla performance, sulla musica, su ciò che negli ultimi anni era stato soffocato dal rumore delle vicende giudiziarie. Le accuse di violenza domestica, cadute di recente, avevano spostato l’attenzione lontano dai dischi e dai palchi, ma ora la rockstar sembra voler reclamare ciò che gli appartiene. Controverso per definizione, adorato dai fan e respinto da chi non ha mai sopportato il suo immaginario, oggi appare cambiato: più riflessivo, meno incline allo shock gratuito, consapevole del peso della propria storia. Non spaventa più nessuno, ed è quasi un bene, perché a parlare, finalmente, è di nuovo la musica. E la voce regge eccome: lo si è visto all’Alcatraz, lo si conferma a Bergamo, e lo testimonia un ultimo album accolto in modo sorprendentemente positivo dalla critica. Il messaggio è chiaro: il trono del genere non l’ha mai davvero abbandonato. E lo dimostra anche la sua agenda futura. Questo ritorno non finisce a Bergamo: Marilyn Manson ha già annunciato tre date estive in Italia nel 2026 - Ferrara, Roma e Bari - un segnale inequivocabile che la sua seconda vita artistica è appena cominciata. (di Federica Mochi)
In collaborazione con realme
realme ha svelato il proprio posizionamento strategico per il comparto fotografico del suo nuovo flagship, il GT 8 Pro, che si presenta sul mercato con l'appellativo di "Best Street Snap Shooter." Il dispositivo mira a trasformare la fotografia da smartphone da semplice cattura di immagini a strumento di espressione personale e creatività, grazie a tre elementi chiave: la partnership con RICOH GR, l'innovazione hardware con il teleobiettivo da 200MP e funzionalità video di livello professionale.
L'azienda ha motivato la stretta collaborazione con RICOH GR, maturata in quattro anni di sviluppo, come una risposta all'omologazione nel settore: "In un momento in cui molti utenti non cercano solo specifiche tecniche ma strumenti che li rappresentino davvero, la fotografia da smartphone rischia sempre più di diventare omologata." Il risultato è un sistema pensato per chi vuole "cogliere l’attimo con spontaneità, raccontare la propria visione del mondo e farlo con stile, libertà e personalità."
Snap By No Rules: il cuore fotografico Ricoh GR
Il sistema fotografico del GT 8 Pro è frutto di una collaborazione strutturata che ha portato il DNA della street photography direttamente nello smartphone. L'attenzione si è concentrata su ogni dettaglio, "dall’ingegneria delle lenti, all’esperienza di scatto, fino alla resa dei colori."
Al centro del sistema si trova una fotocamera principale da 50MP GR-certified, la prima progettata secondo gli standard ottici di RICOH GR. Questa lente 7P, abbinata a un rivestimento antiriflesso a 5 strati ultra-low reflective, è studiata per ridurre in modo efficace riflessi e bagliori, restituendo immagini sempre nitide e fedeli, anche in condizioni di luce complesse.
L'esperienza d'uso è potenziata dalla modalità esclusiva RICOH GR: con un semplice swipe, l'interfaccia si trasforma in un mirino immersivo che include le due lunghezze focali iconiche (28 mm e 40 mm) e il classico suono dell’otturatore. La personalizzazione stilistica è garantita da cinque profili colore ispirati alle pellicole GR: Pellicola Positiva, Pellicola per negativi, B&N ad alto contrasto, Standard e Monotono.
Il teleobiettivo Ultra Clarity da 200MP e i video 4K cinematici
L'innovazione hardware è rappresentata dal primo teleobiettivo da 200MP Ultra Clarity nel suo segmento con ampio sensore da 1/1.56", che assicura un'eccellente sensibilità alla luce, garantendo immagini dettagliate anche in condizioni di scarsa illuminazione. Il modulo supporta uno zoom ottico 3x, uno lossless 6x e raggiunge 12x con una qualità notevole, permettendo di catturare scene distanti con un ottimo livello di dettaglio. Questo teleobiettivo eccelle anche nei ritratti, sfruttando la nuova piattaforma Snapdragon e algoritmi avanzati per riprodurre fedelmente texture e luci complesse. Lo zoom ottico 3x, definito "golden focal length," è ottimizzato per restituire una profondità di campo naturale, valorizzando il soggetto con una elevata resa espressiva.
A completare il comparto fotografico interviene una nuova fotocamera ultra-grandangolare da 50MP (campo visivo di 116 gradi). Sul fronte video, il GT 8 Pro eleva gli standard con la possibilità di registrare in 4K a 120 fps con supporto Dolby Vision (disponibile sia su fotocamera principale che teleobiettivo), garantendo contenuti fluidi e un'estetica cinematografica immediata.
Per i creator più esigenti, sono disponibili anche la registrazione in 4K 120 fps a 10 bit in Log e 8K a 30 fps.

"Imperfect Photography": l'autenticità come campagna
Per sottolineare il proprio posizionamento lifestyle-first, realme ha lanciato la campagna "Imperfect Photography." Con questa iniziativa realme vuole celebrare "la bellezza dell’autenticità attraverso scatti spontanei e non costruiti, dove tecnologia, stile e narrazione personale si fondono in modo naturale."
Il progetto, ambientato nelle strade di Milano, ha coinvolto il fotografo Emanuele di Mare e influencer (tra cui Patrizio Morellato e Gianmarco Petrelli) che sono stati catturati in momenti di vita quotidiana utilizzando esclusivamente la fotocamera del GT 8 Pro. Ogni talent ha interpretato la campagna attraverso uno dei filtri ispirati a RICOH GR, confermando che "la fotocamera del GT 8 Pro diventa il mezzo per immortalare emozioni vere, senza post-produzione, ritocchi o filtri artificiali."

Kevin Wu, CMO Italy di realme, ha sintetizzato la visione: "Con la campagna ‘Imperfect Photography’ vogliamo celebrare la bellezza dell’autenticità e della spontaneità. Il realme GT 8 Pro è pensato per essere uno strumento creativo immediato, capace di cogliere l’essenza dei momenti reali, senza filtri. È il compagno ideale per chi vive la fotografia come un’estensione del proprio stile di vita."
I risultati di questa campagna saranno presentati ufficialmente in occasione dell'evento di lancio del 2 dicembre a Milano.

Stasera, mercoledì 26 novembre, alle 21.20 su Rai 3, 'Chi l’ha visto?', torna sul caso di Claudio Mandia, il ragazzo che stava per compiere 18 anni si è tolto la vita dopo essere stato messo in punizione ed espulso dalla scuola che frequentava. I genitori, che erano partiti per andarlo a riprendere a New York, scesi dall'aereo scoprono che si è ucciso.
Da quel giorno, non hanno mai smesso di lottare per avere giustizia e chiedono: “Come mai non siamo stati avvertiti che aveva minacciato il suicidio in caso di espulsione?” Documenti e testimonianze inedite a 'Chi l'ha visto?'. In studio con Federica Sciarelli, il papà del ragazzo.
E poi il caso di Marzia Capezzuti, la giovane donna sequestrata e torturata da una famiglia a Pontecagnano: parla in tribunale la figlia di Barbara Vacchiano. Attimi di estrema tensione quando urla diretta alla madre: “Assassina”. La figlia dell'imputata – sentita come testimone durante il processo – ripresa dall'avvocato risponde: “Io sono sua figlia, ho il diritto di chiamarla assassina”.
Infine, il caso di Liliana Resinovich: quattro anni dopo la sua morte, il marito Sebastiano Visintin afferma che un uomo è andato da lui per raccontargli di aver dato dei sacchi neri alla moglie, simili a quelli che coprivano il suo corpo. In diretta il fratello della donna, Sergio, che si è da sempre battuto per la verità.

L'Antistrust apre un procedimento cautelare contro il colosso tech Meta per abuso di posizione dominante. Secondo l’Autorità, si legge in una nota, le nuove condizioni contrattuali di WhatsApp business solution Terms, introdotte il 15 ottobre scorso, e l’integrazione di nuovi strumenti di interazione o funzionalità di Meta AI in WhatsApp, possono limitare produzione, sbocchi o sviluppo tecnico nel mercato dei servizi di AI Chatbot.
L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha ampliato il procedimento istruttorio avviato nei confronti di Meta platforms, Meta platforms Ireland, WhatsApp Ireland e Facebook Italy sulle condizioni contrattuali WhatsApp business solution. "Tali condizioni escludono dalla piattaforma WhatsApp, a decorrere dal 15 ottobre 2025, le imprese concorrenti di Meta AI nel mercato dei servizi di Ai Chatbot", si aggiunge nella nota.
Contestualmente, l’Autorità ha avviato anche il procedimento per l’adozione di eventuali misure cautelari sulle nuove condizioni contrattuali di WhatsApp business solution terms (introdotte il 15 ottobre 2025) e all’integrazione di ulteriori nuovi strumenti di interazione o funzionalità di Meta Ai in WhatsApp. Secondo l’Autorità, questa modifica delle condizioni contrattuali è suscettibile di limitare la produzione, gli sbocchi o lo sviluppo tecnico nel mercato dei servizi di AI Chatbot, a danno dei consumatori, e costituisce una possibile violazione delle norme europee in materia. "Inoltre, l’Autorità ritiene che tale violazione della normativa sulla concorrenza da parte di Meta possa pregiudicare, in modo grave e irreparabile, la contendibilità del mercato, a causa della scarsa propensione dei consumatori a cambiare le abitudini che ostacola il passaggio a servizi concorrenti", conclude la

L'Atalanta torna in campo in Champions League. Oggi, mercoledì 25 novembre, i nerazzurri affrontano l'Eintracht Francoforte nella quinta giornata della fase campionato. Trasferta tedesca per la squadra di Raffaele Palladino, a caccia della prima vittoria sulla panchina della Dea dopo il ko contro il Napoli in campionato. Atalanta fin qui a 7 punti, Eintracht Francoforte a quota 4. Ecco orario, probabili formazioni e dove vedere la partita in tv e streaming.
Eintracht Francoforte-Atalanta, orario e probabili formazioni
Ecco le probabili formazioni di Eintracht Francoforte-Atalanta, in campo stasera alle 21:
Eintracht Francoforte (3-4-2-1) Zetterer; Collins, Koch, Theate; Kristensen, Chaibi, Larsson, Brown; Götze, Bahoya; Burkardt. All. Toppmöller
Atalanta (3-4-3) Carnesecchi; Kossounou, Djimsiti, Ahanor; Bellanova, de Roon, Ederson, Zappacosta; De Ketelaere, Krstovic, Lookman. All. Palladino
Eintracht Francoforte-Atalanta, dove vederla
Eintracht Francoforte-Atalanta è visibile in diretta e in esclusiva su Sky Sport, canali Sky Sport Uno e Sky Sport (252). Partita disponibile anche in streaming su Sky Go e Now.

L’ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro resterà nella stanza speciale del quartier generale della polizia federale a Brasilia per iniziare a scontare la condanna a 27 anni di carcere per il tentato colpo di Stato. Lo ha stabilito la Corte Suprema, dichiarando esaurite tutte le possibilità di ricorso e rendendo così definitiva la sentenza emessa lo scorso settembre.
La Corte ha confermato anche le condanne dell’ex ministro della Giustizia Anderson Torres (24 anni) e dell’ex deputato Alexandre Ramagem (16 anni), entrambi coinvolti nel complotto per mantenere Bolsonaro al potere dopo la sconfitta elettorale del 2022.
Bolsonaro si trova in detenzione cautelare da sabato scorso, dopo che la polizia federale ha accertato un suo tentativo di liberarsi del braccialetto elettronico che monitorava i domiciliari concessi la scorsa estate. Il suo team di difesa insiste affinché il 70enne ex presidente possa scontare la pena ai domiciliari, citando le sue condizioni di salute, ma la Corte ha confermato per ora la sua permanenza nella stanza riservata ai detenuti "protetti".

L'Inter torna in campo in Champions League. Oggi, mercoledì 26 novembre, i nerazzurri affrontano l'Atletico Madrid al Wanda Metropolitano nella quinta giornata della fase campionato. I nerazzurri, tra le prime della classe con 12 punti dopo quattro gare, vanno a caccia di un successo importante anche in termini di morale dopo il ko rimediato nel derby contro il Milan. Dall'altra parte, gli spagnoli hanno conquistato fin qui 6 punti nel torneo. Ecco orario, probabili formazioni e dove vedere la partita in tv e streaming.
Atletico Madrid-Inter, orario e probabili formazioni
Ecco le probabili formazioni di Atletico Madrid-Inter, in campo stasera alle 21:
Atletico Madrid (4-4-2) Musso; Molina, Gimenez, Lenglet, Ruggeri; Llorente, Barrios, Koke, Baena; Griezmann, Alvarez. All. Simeone.
Inter (3-5-2) Sommer; Akanji, Bisseck, Bastoni; Carlos Augusto, Barella, Calhanoglu, Zielinski, Dimarco; Thuram, Lautaro. All. Chivu.
Atletico Madrid-Inter, dove vederla
Atletico-Madrid-Inter è visibile in diretta su Amazon Prime Video. Partita visibile anche in streaming sull'app di Amazon Prime.

"Certe vite sfumano, veloci come le canzoni". L'immagine poetica celebrata in un pezzo iconico da una star nostrana, Luciano Ligabue, è più reale che mai. A confermarlo è la scienza: di fama si vive e si muore, diversi anni prima rispetto a chi non ha mai sperimentato l'ebbrezza della notorietà. Per la precisione, sotto la luce abbagliante dei riflettori i cantanti che diventano star sembrano spegnersi in media circa 4 anni prima rispetto ai coetanei che non hanno raggiunto lo status di celebrity. E secondo gli autori dello studio pubblicato online sul 'Journal of Epidemiology & Community Health', proprio la fama potrebbe essere un fattore critico nell'accorciare loro la vita, al di là dei rischi del mestiere. E' quanto i ricercatori dell'università Witten/Herdecke (Germania) hanno osservato nel lavoro condotto su celebrità di Regno Unito, Europa e Nord America.
Lo studio
Gli esperti osservano che gli effetti della fama sono paragonabili ad altri rischi per la salute. Come il fumo occasionale, che comporta un rischio di morte più elevato del 34%. Ricerche precedentemente pubblicate indicavano già che i cantanti famosi tendono a morire prima del loro grande pubblico. Ma non è chiaro se sia la notorietà in sé, le esigenze dell'industria musicale o lo stile di vita associato all'essere un musicista a contribuire a questo rischio elevato. Per far luce su questo enigma, i ricercatori hanno confrontato retrospettivamente il rischio di morte di 648 cantanti, metà dei quali aveva raggiunto lo status di celebrità e l'altra metà no. Ciascuna delle 324 star è stata confrontata con i colleghi meno noti in base ad anno di nascita, sesso, nazionalità, etnia, genere musicale e status di cantante solista/principale in una band.
La maggior parte (83,5%) era di sesso maschile e l'anno medio di nascita era il 1949, ma la fascia di età variava dal 1910 al 1975. Oltre la metà dei cantanti (61%) proveniva dal Nord America, mentre i restanti dall'Europa/Regno Unito. La gran parte era bianca (77%), con solo il 19% di etnia nera e il 4% di altre etnie o di etnia mista.
I cantanti più a rischio
E la maggioranza apparteneva al genere rock (65%), seguito da R&B (14%), pop (9%), new wave (6%), rap (4%) ed elettronica (2%). Oltre la metà dei cantanti (59%) faceva parte di una band; il 29% era un solista e il 12% si esibiva sia da solista che in una band.
Il campione di cantanti famosi è stato estratto dalla 'Top 2000 Artists of All Time', database che aggrega classifiche globali basate su elenchi pubblicati da critici musicali, giornalisti e professionisti del settore, ma non su sondaggi del pubblico o dati di vendita. Sono stati inclusi solo gli artisti attivi dopo il 1950 e prima del 1990, per raccogliere informazioni sufficienti sul rischio di morte entro la fine di dicembre 2023.
L'analisi dei dati ha mostrato che, in media, i cantanti famosi sopravvivevano fino all'età di 75 anni, mentre quelli meno famosi arrivavano fino all'età di 79 anni.
La band protegge. Anzi, no
Sebbene l'appartenenza a una band fosse associata a un rischio di morte inferiore del 26% rispetto a chi cantava da solo, l'inclusione di questa variabile non influenzava l'effetto complessivo della fama, poiché i cantanti famosi avevano comunque il 33% di probabilità in più di morire prima rispetto ai loro colleghi meno noti. Solo 2 (0,6%) delle star hanno raggiunto la fama postuma. Il rischio elevato di morte nei casi analizzati è iniziato solo dopo aver raggiunto la fama ed è rimasto significativamente associato per tutto il periodo della vita da celebrità.
Ciò suggerisce, ragionano gli autori, che l'aumento del rischio di morte non è attribuibile a differenze di base o a una causalità inversa per cui una morte precoce contribuisce alla fama, ma che questo rischio emerge specificatamente dopo il raggiungimento della fama. "Il che - spiegano - evidenzia la fama come un potenziale punto di svolta temporale per i rischi per la salute, inclusa la mortalità. Oltre alle spiegazioni occupazionali, i nostri risultati suggeriscono che la fama aggiunge ulteriore vulnerabilità all'interno di un gruppo già a rischio".
Le conclusioni
Gli autori puntualizzano che si tratta di uno studio osservazionale e, in quanto tale, non è possibile trarre conclusioni definitive su un rapporto di causa-effetto. Si precisa anche che il campione di studio non era globale e si limitava ai cantanti, il che significa che tali osservazioni potrebbero non essere applicabili ad altre regioni del mondo o ad altri ambiti della fama, come la recitazione o lo sport.
Ma una possibile spiegazione di questi risultati potrebbe risiedere nello "stress psicosociale unico che accompagna la fama, come l'intenso controllo pubblico, la pressione dovuta alle prestazioni e la perdita della privacy", ipotizzano gli studiosi. "Questi fattori di stress possono alimentare disagio psicologico e comportamenti di adattamento dannosi, trasformando la fama in un peso cronico che amplifica i rischi professionali esistenti".
La notorietà porta una notevole sicurezza finanziaria, fattore che viene spesso associato a un invecchiamento sano. Ma in realtà dallo studio emerge che "essere famosi appare così dannoso da annullare qualsiasi potenziale beneficio associato a un elevato status socioeconomico. Ancora una volta, questo evidenzia la maggiore vulnerabilità" delle star, "indicando la necessità di una protezione e di un sostegno mirati per questa popolazione".

"Sinner ha avuto un trattamento di favore, lo dico con invidia". Con queste parole Filippo Magnini ha commentato, ospite a Belve, le accuse sul caso doping che lo hanno coinvolto nel 2018[1], facendo un paragone con le recenti accuse rivolte al tennista altoatesino.
"Io ho avuto un trattamento diverso dal suo. Penso che lui sia stato trattato così perché era un'atleta in attività, io invece sono stato trattato come una persona normale accusata di doping", ha detto Magnini, ricordando come Sinner sia stato controllato e scagionato nell'arco di pochi giorni. "Tutti gli atleti dovrebbero essere trattati nello stesso modo", ha aggiunto. "Se la sentenza di Sinner fosse arrivata dopo 2 anni, lui avrebbe perso 2 anni di tornei e non sarebbe stato giusto".
Magnini ha poi commentato il comportamento della stampa in relazione al suo caso: "La stampa è stata corretta nei confronti di Sinner. Sono finito su tutti i giornali e mi hanno accusato di doping, senza accertarsi che fosse vero. Dopo 20 anni di carriera mi aspettavo più rispetto, sono stato massacrato".
Spazio ai suoi successi sportivi e alle 'invidie'. Il campione di nuoto con Francesca Fagnani ha ripercorso i suoi record, a partire da quello conquistato in 48 secondi e 200 primi, celebrato con un tatuaggio sul braccio a forma di corona. "Quando si batte il record poi comincia l'incubo che qualcun altro lo batta", ha osservato Fagnani.
Magnini ha risposto in maniera diretta: "In Italia sì, e dico in italia perché noi siamo un paese invidiosi, nello sport in particolare", ha detto lo sportivo che ha ammesso di essere stato lui stesso invidioso dei successi altrui. "Ho sempre avuto il terrore che qualcun altro mi battesse, una volta che sei in alto puoi solo cadere e molti sperano che tu cada perché la caduta del campione affascina sempre", ha aggiunto.
Il fuoriclasse ha ammesso di averlo sentito spesso su stesso: "Chi spera che tu fallisca, ti guarda sempre più attentamento di quelli che sperano che tu vinca".

Le forze russe stanno sfondando la barriera difensiva ucraina a nord e a est di Huliaipole, creando una seria minaccia alla fortificazione di difesa della regione di Zaporizhzhia. Kiev ha riposizionato le forze lungo il fiume Zarichne in vista di una battaglia cruciale, dopo che Mosca ha ammassato nella zona 40mila militari mentre proseguono, a poco meno di 100 chilometri a nordest, nella regione del Donetsk, gli scontri per il controllo di Pokrovsk, dove gli ucraini però ancora prevalgono.
"Le forze ucraine mantengono le posizioni e una certa capacità di operare a Pokrovsk malgrado settimane in cui gli sforzi russi per prendere il controllo della città si sono intensificati", scrive l'Institute for the Study of War. All'interno della cittadina sono riusciti a infiltrarsi circa 500 soldati russi ma sono fra loro relativamente poco coordinati e capita che si sparino fra loro.
A nordest di Pokrovsk, le forze russe avanzano anche nella direzione di Siversk. "Mentre l'attenzione di tutti si concentra su Huliaipole e Pokrovsk, problemi sistemici stanno emergendo anche in altre direzioni", ha denunciato l'attivista e blogger militare ucraino Serhii Sternenko, precisando che si tratta di una zona, quella che corre lungo la direzione Siversk/Yampil, in cui "la crisi apparirà presto in tutta la sua importanza". Anche qui, il problema è lo stesso che altrove: aumentano gli attacchi dei droni russi contro la logistica ucraina.
Huliaipole è stata creata negli anni Settanta del Settecento proprio come barriera difensiva e da allora rimane la base della difesa di Kiev nella regione. Ed è la base intorno a cui l'eroe anarchico ucraino Nestor Makhno che creò le prime fattorie collettive.
"I difensori ucraini hanno respinto sette attacchi da parte dei russi vicino agli insediamenti di Zelenyi Hai, Zatyshshia, Solodke, e nella direzione di Varvarivka e Dobropillia", ha reso noto lo stato maggiore ucraino, secondo cui ci sono stati anche raid aerei contro Huliaipole e Zaliznychne. Il ministero della Difesa a Mosca ha rivendicato la cattura di un piccolo insediamento due chilometri a nord di Huliaipole, Zatishschia.
Ma l'avanzata di Mosca è lenta, anche se molto meno dello scorso anno. Ed è molto costosa in termini di perdite, anche se non ci sono più gli attacchi in cui soldati trattati come carne da cannone venivano mandati allo sbaraglio. La Russia ha potenziato i suoi droni ed è in grado di colpire la logistica ucraina per controllare le strade e impedendo veloci ritirate delle forze di Kiev. "Ma il tasso di perdite è ancora molto pesante. Sono in grado di sostituire i caduti, soprattutto rispetto agli ucraini. Ma lo stesso sorprende che mentre le forze militari sono il loro asset migliore, lo trattino come qualcosa di totalmente sacrificabile, Spendono un sacco di risorse in una guerra che non sono in grado di spingere in modo decisivo in un modo o nell'altro", ha denunciato Emil Kastehlmi, analista al Black Bird Group, citato dal Washington Post. Alla fine, le forze di Mosca combattono da mesi per avanzare di qualche isolato in una qualche piccola città", riassume un militare ucraino.

All'indomani della vittoria larga in Campania del 'suo' Roberto Fico, arrivata (anche) grazie all'unione della coalizione progressista, Giuseppe Conte non si lascia incantare né dai risultati entusiastici, né tantomeno dalle sirene dei colleghi delle opposizioni e tira dritto per la sua strada. Prima di sedersi al tavolo per definire il programma dell'alternativa per battere Giorgia Meloni alle politiche del 2027, il presidente del Movimento 5 stelle vuole sentire dalla sua base, dalla sua comunità quali sono le priorità da mettere nell'agenda politica condivisa. E dunque il cantiere. Che non rappresenta di fatto nessuno stop alla costruzione di un campo - largo, progressista, di sinistra, che dir si voglia - piuttosto lo rimanda a quando si avranno le idee più chiare, con l'obiettivo di riportare alle urne la maggioranza dei cittadini che, ora, anche dove si stravince, decidono di rimanere a casa.
"Il Movimento - spiega Conte in un lungo post sui social - non è nato per accontentarsi, per garantirsi pratiche di potere. La rivoluzione del Movimento nasce per favorire la più ampia partecipazione dei cittadini alla vita politica. È il momento di costruire un programma per far rialzare l’Italia". Come, però? La risposta è presto detta: a un anno di distanza dall'Assemblea costituente, l'ex premier lancia una Nova 2.0, in cui si aprirà "il cantiere di un nuovo programma di forte cambiamento, di proposte forti per i nostri giovani, per l’Italia, per l’Europa".
"Quello che uscirà da questo nostro processo di apertura ai cittadini e alle istanze dal basso lo porterò poi nel confronto con le altre forze politiche del campo progressista per dare al Paese un nuovo programma di governo. Un programma che non potrà essere frutto di un mero scambio di vedute tra dirigenti di partito, che non potrà contenere compromessi al ribasso".
Ma non subito, però. Secondo quanto si apprende, infatti, questa nuova fase di costruzione di idee e proposte non dovrebbe vedere la luce prima dell'inizio del nuovo anno. "C'è da dare battaglia sulla manovra - è il ragionamento che arriva dalle parti di Campo Marzio -. I cittadini e le imprese sono in ginocchio, con la legge di bilancio il governo non li aiuta e per noi adesso è fondamentale concentrarci su questo".
"Ho una importante novità da annunciarvi. Oggi potrei accontentarmi di una schiacciante vittoria, per aver battuto con un candidato del M5S - il nostro Roberto Fico[1] - di ben 25 punti un esponente di primo piano del Governo Meloni. Ma non posso chiudere gli occhi sul fatto che molte, troppe persone non si sentono coinvolte dalla politica. Non vanno a votare. Non credono che la politica possa cambiare la loro vita", sottolinea Conte.
"Il Movimento non è nato per accontentarsi, per garantirsi pratiche di potere. La rivoluzione del Movimento nasce per favorire la più ampia partecipazione dei cittadini alla vita politica. E si sviluppa contrastando le incrostazioni di un sistema politico sempre più autoreferenziale. È il momento di costruire un programma per far rialzare l’Italia in cui crollano gli stipendi reali, la povertà è ai massimi storici, si taglia sulla scuola, le persone rinunciano a curarsi, aumenta l’insicurezza nelle città, la crescita è a zero e saremo ultimi in Europa nel prossimo triennio mentre si ipoteca il futuro dei ragazzi buttando miliardi in armi e spese militari".
"In questi anni abbiamo sperimentato, con il M5S, un nuovo modo di ascoltare e far partecipare le persone alle decisioni, di farle incidere nelle scelte pubbliche. Esattamente un anno fa lo abbiamo sperimentato con Nova. E ora quel metodo che ha messo insieme i nostri iscritti, la società civile, gli esperti voglio replicarlo con il Movimento per costruire priorità e programmi che partano dal basso e in cui ognuno potrà contare e contribuire alle scelte".
"Apriamo il cantiere di un nuovo programma -annuncia Conte- di forte cambiamento, di proposte forti per i nostri giovani, per l’Italia, per l’Europa. Quello che uscirà da questo nostro processo di apertura ai cittadini e alle istanze dal basso lo porterò poi nel confronto con le altre forze politiche del campo progressista per dare al Paese un nuovo programma di Governo. Un programma che non potrà essere frutto di un mero scambio di vedute tra dirigenti di partito, che non potrà contenere compromessi al ribasso. Lavoreremo a un programma che serva davvero ai cittadini, alle famiglie, alle imprese. Che miri davvero a cambiare la nostra società".
"Perché l’Italia merita molto di più di chi saltella sulla sofferenza di famiglie e imprese. Perché abbiamo già dimostrato che l’Italia può vincere battaglie in Europa, anche se parte isolata, se ha la visione e la forza per correre avanti, per proporre svolte contro la povertà, il malaffare, la corruzione. Possiamo farlo ancora con la partecipazione, con l’ascolto, con il coraggio di operare scelte forti, di metterci sempre in discussione. Avanti, possiamo cambiare le cose insieme".

La prima bozza del piano Trump per porre fine alla guerra in Ucraina nasce durante il volo di ritorno dal Medio Oriente di metà ottobre del presidente americano e la sua delegazione. Secondo una ricostruzione del Wall Street Journal, dopo aver contribuito all'accordo tra Israele e Hamas, Donald Trump incarica il genero Jared Kushner e l’inviato Steve Witkoff di preparare una proposta per chiudere anche l'altro grande conflitto ancora irrisolto. I due iniziano così a scrivere le prime linee di quello che diventerà un quadro di pace in 28 punti. È in quel momento, secondo funzionari statunitensi, che prende forma l’idea di un’iniziativa diplomatica parallela, condotta fuori dai canali istituzionali.
Le richieste
Nei giorni successivi, il lavoro dei due consiglieri si intensifica fino a coinvolgere Kirill Dmitriev, emissario del Cremlino con stretti legami con Vladimir Putin e da tempo in buoni rapporti con Kushner. Dmitriev vola a Miami il weekend prima di Halloween per tre giorni di incontri riservati, tra cene e lunghe discussioni a casa di Witkoff. I tre condividono una visione generale dell’accordo possibile, ma Dmitriev pone sul tavolo richieste molto più nette: niente ingresso dell’Ucraina nella Nato, ritiro totale dal Donbass e da altri territori contesi, e una drastica riduzione dell’esercito ucraino. Il suo contributo, spiegano fonti americane, nasce dal tentativo di "ottenere il via libera" di Putin.
Parallelamente, la bozza viene condivisa anche con la parte ucraina. Witkoff e Kushner invitano a Miami il consigliere per la sicurezza nazionale ucraino, Rustem Umerov, che giudica il documento "più favorevole alla Russia che all’Ucraina" e consiglia di informare direttamente il presidente Volodymyr Zelensky. Il 16 novembre, in una telefonata descritta come "franca ma costruttiva", Kushner e Witkoff illustrano il piano al leader ucraino, che li ringrazia - e ringrazia Trump - ma avverte che la proposta "richiede molto lavoro". Una seconda chiamata nello stesso fine settimana conferma che Kiev vuole tenere aperti i canali di dialogo, pur considerando irricevibile la bozza iniziale.
Il 'terremoto'
Il vero terremoto arriva quando il piano trapela sulla stampa[1]. Le condizioni, giudicate eccessivamente sbilanciate verso il Cremlino, scioccano gli alleati europei e scatenano una crisi diplomatica. Il segretario di Stato Marco Rubio, che aveva ricevuto il documento solo in quelle ore del 18 novembre[2], durante la visita alla Casa Bianca del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, viene subissato di telefonate da parlamentari americani ed europei furiosi. Alcuni senatori riferiscono che Rubio ha attribuito l’influenza russa a un "interlocutore senza nome", pur ricordando che anche Kiev aveva contribuito ad alcune parti del testo.
La riunione di Ginevra
Intanto la Casa Bianca - già impegnata in un percorso diplomatico ufficiale - è costretta a integrare il piano nella propria strategia, mentre a Kiev l’inviato Dan Driscoll ricorda che Washington ha sospeso in passato gli aiuti militari, lasciando intendere che potrebbe farlo di nuovo se l’Ucraina respingesse qualsiasi ipotesi di negoziato. Per contenere il contraccolpo politico, Rubio - dopo aver assicurato che "il piano è stato redatto dagli Usa" - si riunisce d’urgenza a Ginevra con Witkoff, Kushner e rappresentanti ucraini ed europei. Nell’occasione vengono concordate modifiche per rendere il piano più accettabile a Kiev[3], tra cui un aumento del limite massimo delle forze armate ucraine e la rimozione del passaggio che avrebbe vietato l’ingresso dell’Ucraina nella Nato. Funzionari statunitensi assicurano che la versione finale garantirà gli obiettivi fondamentali di Kiev.

E' attesa al vertice di maggioranza di oggi o domani l'operazione-verità sui nodi della manovra 2026. Intanto l'Italia, già promossa con il rialzo del rating da Moody's, ha incassato il via libera della Commissione Ue[1] alla Legge di Bilancio.
A quanto si apprende la riunione potrebbe tenersi già oggi, mercoledì 26 novembre, o con più probabilità domani, eventualmente prima del Consiglio dei ministri. Ad ogni modo, secondo quanto indicato dal viceministro all'Economia Maurizio Leo, entro questa settimana si dovrebbe trovare la quadra sulle modifiche più spinose, dalle banche agli affitti brevi. Ogni ritardo si ripercuoterebbe sull'esame in commissione Bilancio al Senato allungando i tempi del voto definitivo a poco più di un mese dalla scadenza limite del 31 dicembre.
Sul fronte delle modifiche è slittata alle 9 di stamattina la comunicazione degli emendamenti inammissibili in commissione attesa ieri. Per ogni emendamento depennato e per contenuti o coperture ogni gruppo potrà comunque presentare un'altra proposta di modifica, ha fatto sapere il relatore di Fratelli d'Italia Guido Liris. Dopo la scure delle ammissibilità sul fascicolo dei 414 emendamenti segnalati si verificherà se potrà essere aggiunto "qualche emendamento più importante sia dei relatori che del governo ma certamente con il protagonismo del Parlamento”, ha detto ancora Liris.
Nodo principale per le modifiche a saldi invariati è infatti quello delle coperture, tanto più che la politica di bilancio prudente del governo ha ricevuto la promozione di Bruxelles. "Gli sforzi delle autorità italiane per portare il deficit di bilancio al di sotto del 3% del Pil già quest'anno siano sufficienti per uscire dalla procedura per deficit eccessivo" nella prossima primavera, ha detto il commissario Ue Valdis Dombrovskis. Resta però la nota dolente del pil che arranca, segnando un modesto +0,4% per la Commissione Ue quest'anno. L'Italia "dovrebbe lavorare su quelle riforme strutturali che migliorano la crescita", ha sottolineato.
Per quanto riguarda il sostegno dato all'economia dai fondi Ue, "il meccanismo di ripresa e resilienza (che alimenta il Pnrr, ndr) è una spinta importante per l'economia italiana in termini assoluti. L'Italia è il principale beneficiario, quindi è importante anche garantire una transizione graduale, ora che ci troviamo di fronte alla scadenza del meccanismo di ripresa e resilienza, verso un uso più forte dei finanziamenti di coesione per sostenere il livello di investimenti pubblici", ha spiegato. Intanto giovedì è atteso il via libera Ue alla revisione del Pnrr che dovrebbe portare ossigeno per oltre 5 miliardi di euro agli interventi della Legge di Bilancio.

Maria De Filippi e il suo 'alter ego' segreto a Belve. La conduttrice televisiva è tornata nello studio di Rai 2 per un nuovo faccia a faccia con l'amica Francesca Fagnani, cogliendo l'occasione per svelare un hobby finora tenuto nascosto.
De Filippi è arrivata in studio con il suo tablet con cui ha ammesso di passarci intere notti a giocare a burraco online, ovviamente sotto falsa identità. "Mi faccio chiamare 'Cattivik' e sono capace di giocare anche per due ore di fila, soprattutto la notte", ha raccontato con ironia facendo riferimento al nickname ispirato dal personaggio dei fumetti ideato da Bonvi nel 1965 e disegnato da Silver.
Un siparietto simpatico che ha coinvolto anche la padrona di casa, Fagnani, che si è avvicinata a De Filippi e al suo tablet per interagire con gli "amici virtuali". Maria De Filippi in perfetto stile 'Mr Robot' gioca senza rivelare la sua vera identità. A quel punto Fagnani ha provocato la conduttrice: "Scrivigli che sei Maria De Filippi". La conduttrice l'ha fatto. La risposta dall'altra parte? Gelida: "Si, e io so il papà".

Luciano Spalletti lo aveva detto in conferenza stampa alla vigilia di Bodo-Juve: "Se ho freddo? Con me è dura, perché io sono stato cinque anni in Russia, ho fatto una figlia lì e mi piaceva stare lì. È una difficoltà reale per abitudini e rimbalzi e sicuramente pagheremo qualcosa, ma ci adatteremo". La Juve si è adattata al freddo polare della Norvegia, vincendo 3-2 in rimonta, allo scadere, contro i padroni di casa. E il tecnico bianconero si è lasciato andare a un'esultanza già diventata cult per il suo primo successo in Champions sulla panchina della Juventus. Sfidando il gelo della serata norvegese.
Al gol del definitivo 2-3 di David, il tecnico toscano si è tolto il berretto di lana, sfidando in maniera audace le temperature estreme ed esultando con i componenti del suo staff per festeggiare un successo di grinta e carattere. Una vittoria fondamentale nella corsa ai playoff di Champions League. Fotografata da festeggiamenti destinati a rimanere nella storia di questa stagione.

"Ho avuto un attacco di panico e ho preso dei calmanti per sentirmi meglio". Con queste parole Belen Rodriguez ha rotto il silenzio sul video dell'intervista diventato virale[1], in cui la showgirl appare visibilmente confusa e provata. Dopo i commenti diffusi sui social, con le domande di molti utenti che si chiedevano cosa le stesse accadendo, Belen ha voluto fare chiarezza sul suo stato di salute.
"Non ho fatto mai segreto della mia vita, ho raccontato sempre degli attacchi di panico e soprattutto della depressione che ho avuto a causa dei tanti attacchi di panico, uno dietro l'altro. E io posso garantire che non è vita", ha esordito la showgirl. La sera dell'intervista, Belen ha raccontato, era da sola senza bambini: "Mentre stavo dormendo, mi è partito un attacco di panico abbastanza complesso e ho preso un calmante per sentirmi meglio... quindi ne ho preso un altro e poi ne ho preso un altro... Ovviamente il risultato è stato un un rincoglionimento importante... Non è stato non è stato bello per me rivelarmi così".
L'argentina non nasconde le proprie fragilità: "È difficile accettare riuscire ad accettarsi con queste fragilità, soprattutto quando fai un lavoro pubblico, dove la tua fragilità può diventare anche una presa in giro. La verità è che ci tenevo ad esserci all'intervista di Vanity perché tante volte ho mancato al lavoro proprio per non per non presentarmi così".
La showgirl conclude sottolineando l'importanza di chiedere aiuto: "Mi dispiace però ci sto lavorando, mi curo, lavoro tanto con con lo psicologo, cosa che ogni persona che si trova in queste situazioni deve fare perché altrimenti diventa veramente complicato, complicato", ha concluso.
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