Dromos si apre con una mostra dedicata al fotografo giapponese
Nobuyoshi Araki. "Secret Pages" sarà allestita dal 18 luglio -
vernissage alle 19 - al 17 ottobre alla Pinacoteca di Oristano.
Curata da Sonia Borsato, aperta dal lunedì al venerdì dalle 9 alle
20; sabato e domenica dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 20, è
inserita nel 28/o Festival che sul tema Secrets, si svolge dal 18
luglio al 16 agosto tra Oristano e altri centri della provincia con
nomi come Carmen Consoli, Stefano Bollani, Mario Biondi, i
Subsonica.
"Cala Finanza non si tocca". È lo slogan con il quale Liberu,
movimento indipendentista della Sardegna, ripete da settimane, da
quando è balzata agli onori delle cronache, anche nazionali, la
questione di Cala Finanza, nel territorio comunale di Loiri Porto
San Paolo. Qui la Tavolara Bay s.r.l., società brasiliana Jhsf
Participações titolare della catena alberghiera di lusso Fasano, in
un'area di una cinquantina di ettari sul mare,ricca di macchia
mediterranea fra Cala Finanza e Punta La Greca, davanti all'Isola
di Tavolara ha un progetto immobiliare che comprenderebbe
complessivamente un hotel a cinque stelle da 50 camere, 30 ville da
500 e da 200 metri quadri, ristoranti, servizi commerciali e
turistici, un porto turistico, un campo da golf.
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(Adnkronos) - In Italia, in 12 anni (2007-2019), sono state evitate quasi 270mila morti per tumore. Nell’ultimo decennio, i decessi per cancro sono diminuiti del 9% nel nostro Paese e la metà dei cittadini che oggi si ammalano è destinata a guarire perché avrà la stessa attesa di vita di chi non ha sviluppato il cancro. Sono risultati importanti, a cui ha contribuito ‘l’immunorevolution’contro il cancro, cioè la rivoluzione dell’immunologia, che dall’inizio del nuovo Millennio ha trasformato la storia naturale della malattia. Si tratta di un cambiamento epocale, caratterizzato da fallimenti, che però hanno contribuito a ottenere conquiste, paragonabili a pietre miliari dell’innovazione. Se n’è parlato oggi in un evento a Milano.Ora la sfida è capire meglio i meccanismi che determinano la resistenza all’immunoterapia e approfondire come funzioni la memoria immunologica, perché sempre più pazienti possano guarire. È una sfida accolta dai ricercatori italiani, i cui studi hanno contribuito a cambiare la pratica clinica in diverse neoplasie. L’alto livello della ricerca italiana va difeso, anche per far fronte ai nuovi equilibri geopolitici che possono avere un impatto sul futuro delle sperimentazioni contro il cancro. I progressi e le prospettive nella cura delle neoplasie sono stati al centro dell’approfondimento di Alberto Mantovani, presidente della Fondazione Humanitas per la Ricerca professore emerito all’Humanitas University. Nel 2025, in Italia, sono state stimate circa 390mila nuove diagnosi di cancro. “Il sistema immunitario può essere paragonato a un’orchestra straordinaria ed estremamente complicata, costituita da almeno 4mila miliardi di diverse componenti – spiega Mantovani - Non conosciamo tutti gli orchestrali, gli strumenti e gli spartiti dell’orchestra immunologica. Ma ogni passo avanti in questa comprensione si traduce in benefici per i pazienti. Per questo è fondamentale continuare a investire nella ricerca e nell’innovazione. All’inizio del nuovo Millennio, abbiamo assistito a un cambio di paradigma - ricostruisce l’esperto - che ha portato a una nuova visione del cancro, non più come malattia centrata solo sulla cellula tumorale, ma caratterizzata anche dal microambiente, cioè dalla nicchia ecologica in cui si sviluppa la neoplasia e di cui fanno parte alcune cellule del sistema immunitario, come i macrofagi e le cellule T regolatorie. La nuova visione è stata accompagnata dalla scoperta dei freni del sistema immunitario, i cosiddetti checkpoint, e dal conseguente sviluppo di farmaci in grado di sbloccare questi freni, per liberare la risposta immunitaria. Il cancro - puntualizza - ha la capacità di ingannare e disorientare le cellule del sistema immunitario, sviluppando strategie di evasione ed innescando risposte infiammatorie inappropriate. Ecco perché la ricerca contro i tumori è una strada in salita. La migliore comprensione dei meccanismi di evasione e resistenza consentirà di salvare più vite”.
Oltre agli anticorpi monoclonali, il secondo pilastro della ‘immunorevolution’ è rappresentato dai vaccini. Ne sono disponibili due preventivi: quello contro il virus dell’epatite B, che è causa di una parte dei tumori del fegato, e quello contro il Papilloma virus umano (Hpv), responsabile della quasi totalità dei casi di carcinoma della cervice uterina. L’impegno della ricerca - si legge nella nota - è individuare anche vaccini terapeutici, basati, ad esempio, sulle tecnologie con acidi nucleici. Il terzo pilastro della rivoluzione immunologica è costituito dalle terapie cellulari Car-T, veri e propri farmaci viventi, utilizzati nella cura di leucemie, linfomi e del mieloma multiplo. La speranza è poterne estendere l’uso anche nei tumori solidi.
“La narrazione del cancro sta cambiando e la definizione di male incurabile appartiene al passato – sottolinea Paola Morosini, Medical Affairs Head Oncology AstraZeneca – Siamo di fronte a un cambiamento semantico, che rispecchia i progressi delle terapie, sempre più personalizzate e in grado di migliorare la sopravvivenza. Ma questa nuova prospettiva - osserva - non è ancora pienamente parte del patrimonio culturale. Con il progetto ‘End of Silence’, AstraZeneca vuole rompere il silenzio sui tumori, grazie al linguaggio universale e penetrante della musica. È il nostro contributo a una nuova narrazione della malattia, più vicina alla realtà dei pazienti e fondata sui risultati della ricerca. L’Italia continua a ricoprire un ruolo da protagonista nell’innovazione in oncologia - aggiunge Morosini – Sono 110 gli studi clinici promossi da AstraZeneca in oncologia, di cui 15 in Fase 1, e abbiamo investito 14,2 miliardi di dollari in Ricerca e sviluppo a livello globale nel 2025. Vogliamo portare i benefici dell’immunoncologia al maggior numero di pazienti. Stanno diventando sempre più importanti gli approcci terapeutici perioperatori, che combinano i benefici dell’immunoterapia prima e dopo la chirurgia, in particolare nei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule e della vescica muscolo-invasivo”.
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(Adnkronos) - Pronti, via. Inizia Wimbledon 2026. Oggi, lunedì 29 giugno, comincia il terzo Slam della stagione. Subito in campo il campione in carica Jannik Sinner, che aprirà le danze sul Centrale contro il serbo Miomir Kecmanovic.
La giornata vedrà in campo anche Novak Djokovic e la numero uno del ranking Wta Aryna Sabalenka

(Adnkronos) - Novak Djokovic fa il suo esordio oggi, 29 giugno, a Wimbledon 2026 - in diretta tv e streaming - , torneo vinto ben sette volte: 2011, 2014 2015, 2018 , 2019, 2021, 2022. Il serbo, numero 8 del mondo e settima testa di serie, affronta il cinese Yibing Wu, numero 102 del ranking Atp. Il vincente di questo incontro sfiderà chi passa tra il greco Stefanos Tsitsipas e il francese Hugo Gaston. Ecco orario, precedenti tra i due e dove vedere il match in tv e streaming.
Tra Novak Djokovic e Yibing Wu non ci sono precedenti. Il loro incontro sarà il terzo sul campo centrale. Si inizia alle 14.30 con il match tra Jannik Sinner e Miomir Kecmanovic, a seguire l'incontro femminile tra Aryna Sabalenka e Teodora Kostovic.
Il match tra il serbo Novak Djokovic e il cinese Yibing Wu sarà visibile su Sky Sport e in diretta streaming su Sky Go e Now.

(Adnkronos) - Proseguono senza sosta le ricerche di Luigi Cavallari, marito della ministra della Famiglia Eugenia Roccella, disperso da sabato pomeriggio dopo essersi tuffato nel lago di Vico, nel viterbese.
Impegnate nelle ricerche le squadre di sommozzatori dei vigili del fuoco di Roma, Napoli e Milano con un'ulteriore imbarcazione e il supporto dei droni sia per le ricognizioni dall'alto sia per le ricerche subacquee.
La coppia aveva deciso di approfittare del sabato per godersi una giornata in barca al lago; mentre erano al largo, Cavallari si è tuffato per fare un bagno, ma non è più riemerso dalle acque. La ministra ha quindi lanciato l'allarme.
Docente universitario nel campo dell'architettura e dell'ingegneria delle costruzioni, Luigi Cavallari è una figura molto riservata. Sposato dal 1976 con la ministra Roccella, con lei ha due figli. Per diversi anni professore di Tecnologia dell'architettura all'università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara, nel corso della sua carriera accademica ha ricoperto diversi incarichi interni, tra cui la direzione del dipartimento di Tecnologie dell'ambiente costruito e la guida del corso di laurea in Ingegneria delle costruzioni.

(Adnkronos) - Nel trattamento della neoplasia ginecologica più frequente, quella dell’endometrio, con 8.260 nuovi casi stimati in Italia nel 2025, l’immunoterapia segna importanti progressi. L’Aifa-Agenzia italiana del farmaco ha approvato durvalumab in associazione a chemioterapia (carboplatino e paclitaxel) nel trattamento di prima linea di pazienti con carcinoma dell’endometrio primario avanzato o recidivante con deficit nel mismatch repair (dMmr), che sono candidate alla terapia sistemica, seguito dal trattamento di mantenimento con durvalumab in monoterapia. Nel carcinoma dell’endometrio avanzato o ricorrente, questo approccio terapeutico ha ridotto del 58% il rischio di progressione o morte dovuto alla malattia. I benefici dell’immunoncologia nella cura del cancro sono stati approfonditi oggi a Milano, in un incontro con la stampa promosso da AstraZeneca.
“Il carcinoma dell’endometrio negli anni è stato sottovalutato e, oggi, è l’unica tra le neoplasie ginecologiche con incidenza e mortalità in aumento”, afferma Domenica Lorusso, responsabile del Centro di Ginecologia oncologica di Humanitas San Pio X e professore ordinario di Ostetricia e ginecologia di Humanitas University.
“La prognosi nei casi di recidiva - continua l’esperta - non è buona e la mortalità rimane alta, per questo servono terapie efficaci. Circa il 30% delle pazienti presenta la malattia con deficit del mismatch repair, cioè un malfunzionamento del meccanismo di riparazione del Dna. Nello studio Duo-E, nelle pazienti con questa particolare caratteristica biologica, durvalumab più chemioterapia seguito da durvalumab in monoterapia ha dimostrato una riduzione del rischio di progressione di malattia o di morte del 58% rispetto alla sola chemioterapia. Grazie all’approvazione di AIFA, l’aggiunta di durvalumab alla chemioterapia costituisce una nuova strategia terapeutica di prima linea in queste pazienti”.
“I principali fattori di rischio del tumore dell’endometrio sono costituiti da obesità, ipertensione e diabete mellito, legati quindi a stili di vita scorretti – spiega Nicoletta Colombo, direttore del Gynecologic Oncology Program dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano - Svolge un ruolo anche la predisposizione genetica e familiare. La malattia tende a svilupparsi solitamente dopo i 50 anni, in seguito alla menopausa. Il primo sintomo da non sottovalutare è il sanguinamento anomalo, che dovrebbe mettere in allarme sia in pre che in postmenopausa. Le opzioni terapeutiche della maggior parte delle donne con tumore dell’endometrio avanzato, per molti anni, non sono cambiate e lo standard di cura è stato tradizionalmente limitato alla chemioterapia. L’ingresso dell’immunoterapia, nella malattia avanzata, oggi consente di ottenere risposte importanti e durature, in particolare nelle pazienti che presentano un deficit nel mismatch repair. La classificazione molecolare della neoplasia è essenziale a partire dal momento della diagnosi, per poter impostare il corretto percorso di cura, che sta diventando sempre più personalizzato”.
Il carcinoma endometriale “è una delle neoplasie ginecologiche più frequenti, ma vi è ancora scarsa consapevolezza di questa patologia - osserva Manuela Bignami, direttrice di Loto Odv - Inoltre, non riceve l’attenzione necessaria nelle politiche sanitarie, nonostante la sua elevata incidenza. È fondamentale riconoscerne la priorità, ponendolo al centro delle strategie di prevenzione, diagnosi e trattamento. Per garantire un equo accesso ai percorsi di cura, tutte le Regioni devono adottare Piani diagnostico-terapeutici assistenziali ispirati a principi comuni e condivisi. Inoltre, è essenziale informare le pazienti a riconoscere segni e sintomi, che richiedono un immediato consulto ginecologico, al fine di poter consentire una diagnosi precoce, che è generalmente associata a una prognosi più favorevole. L’innovazione costituita dall’immunoterapia - conclude - può rappresentare lo strumento per aumentare l’attenzione su questa neoplasia”.

(Adnkronos) - Jannik Sinner mania a Wimbledon 2026. Oggi, lunedì 26 giugno, il tennista azzurro sfida il serbo Miomir Kecmanovic nel primo turno dello Slam di Londra, a cui arriva da campione in carica dopo aver battuto Carlos Alcaraz, assente per infortunio, nella finale dello scorso anno.
In mattinata Sinner è arrivato a Wimbledon per il consueto riscaldamento, venendo travolto dall'affetto di tifosi e appassionati, che si sono messi in fila per ricevere un autografo o per scattare un selfie con il numero 1 del mondo.
Sinner, come sempre, si è mostrato disponibile con tutti e si è intrattenuto per diversi minuti, con il tutto che è stato documentato dai profili social del torneo.
Da oggi nell'area metropolitana di Cagliari entreranno in servizio
47 nuovi bus elettrici da 10,7 metri, in grado di trasportare
massimo 80 passeggeri, di cui una ventina seduti. Il Ctm è stata la
prima azienda di trasporto pubblico locale in Italia ad aver
ricevuto il nuovo modello Iveco E-Way, mezzo con un'autonomia fino
a 350 chilometri con una ricarica maggiore rispetto ai Solaris
della flotta, che raggiungono, invece, i 200 chilometri. Con questa
nuova fornitura il 70% della flotta diventa elettrica, traguardo
raggiunto nei primi sei mesi dell'anno. Gli autobus elettrici
sostituiranno progressivamente quelli diesel, alcuni dei quali già
con circa 1,3 milioni di chilometri percorsi, sulle linee 8 e 20,
tra le più frequentate della rete urbana, e poi anche sulla 30R e
la 1Q.
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(Adnkronos) - Un uomo di 31 anni, originario del Gambia, è stato arrestato dalla Polizia per violenza sessuale. A denunciarlo una giovane donna agrigentina di 30 anni, che ha raccontato di essere stata vittima delle violenze nella zona della Cala, subito dopo il concerto di Radio Italia che si è tenuto ieri, domenica 28 giugno, al Foro Italico.
Dopo la visita al Policlinico, sono scattate le procedure per il Codice rosso.

(Adnkronos) - Nel 2025, in Italia, sono state stimate 29.100 nuove diagnosi di tumore della vescica. Per la prima volta l’immunoterapia, prima e dopo la chirurgia (regime perioperatorio), migliora la sopravvivenza nel tumore della vescica muscolo-invasivo. L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilità di durvalumab in associazione a chemioterapia (gemcitabina e cisplatino) come trattamento neoadiuvante, cioè prima della cistectomia radicale (rimozione chirurgica completa della vescica), seguito da durvalumab come monoterapia adiuvante in pazienti con carcinoma della vescica muscolo-invasivo resecabile. I benefici dell’immunoncologia nella cura del cancro sono approfonditi oggi a Milano, in un evento stampa promosso da AstraZeneca.
“Il trattamento standard, per 20 anni, è stato costituito dall’intervento chirurgico di cistectomia radicale, preceduto da 4 cicli di chemioterapia a base di cisplatino”, afferma Lorenzo Antonuzzo, direttore della Sc di Oncologia clinica all’Aou Careggi, dipartimento di Medicina sperimentale e clinica, Università di Firenze. “Circa la metà dei pazienti, però, va incontro a recidiva o progressione di malattia, per cui resta un bisogno clinico finora insoddisfatto. L’aggiunta dell’immunoterapia con durvalumab, prima e dopo la chirurgia - chiarisce - rappresenta una strategia innovativa, che cambia la pratica clinica. È il primo regime immunoterapico perioperatorio a dimostrare un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza globale in questa popolazione di pazienti. Nello studio Niagara pubblicato sul ‘New England Journal of Medicine’ – continua Antonuzzo - si è registrata una riduzione del 25% del rischio di morte, infatti l’82,2% dei pazienti trattati con durvalumab era vivo a 2 anni rispetto al 75,2% con la sola chemioterapia neoadiuvante. Inoltre, è stata evidenziata una riduzione del 32% del rischio di progressione di malattia, di recidiva, di non completare la chirurgia prevista o di morte”.
I sintomi principali del tumore della vescica “sono costituiti da sangue nelle urine (microematuria), urgenza minzionale e disuria – spiega Rodolfo Hurle, urologo Irccs Istituto clinico Humanitas - La forma muscolo-invasiva, anche se è localizzata a livello della vescica, è più aggressiva rispetto a quella non infiltrante e l’estensione locale a livello muscolare può essere superficiale o profonda, fino a interessare la parete vescicale a tutto spessore arrivando al grasso peri vescicale. È necessaria una presa in carico multidisciplinare del paziente candidato alla cistectomia. Dopo la diagnosi istologica e la stadiazione radiologica - continua l’esperto - il trattamento deve essere discusso all’interno del gruppo multidisciplinare, costituito da figure centrali, che includono l’urologo, l’oncologo, il radioterapista, il radiologo e l’anatomo-patologo. Si possono aggiungere altri professionisti, come lo psiconcologo, il medico nucleare, il geriatra, il riabilitatore e il nutrizionista. L’approvazione del regime periperatorio con durvalumab rende ancora più importante il confronto multidisciplinare”.
“La cistectomia radicale è un intervento complesso, che può essere gravato da complicanze – precisa Hurle - È essenziale che sia eseguito in centri ad alto volume. Nell’uomo, implica asportazione di vescica e della prostata, con conseguente perdita dell’erezione. Nella donna, prevede l’asportazione di vescica, utero, ovaie e parte della vagina, rendendo difficile avere rapporti sessuali. L’intervento può essere eseguito anche per via robotica assistita, con aumento dei costi e dei tempi operatori, a fronte di un vantaggio in termini di invasività, riduzione dei sanguinamenti e dei tempi di degenza. Dopo l’intervento - puntualizza - è prevista la derivazione urinaria, che spesso richiede il confezionamento di una uretero-ileo-cutaneostomia con abboccamento della stomia alla cute mentre, a volte, è possibile la costruzione di una neovescica sempre utilizzando l’ileo per permettere la minzione per via uretrale. Il percorso di cura non si interrompe con l’intervento chirurgico - avverte Hurle - Il paziente va seguito in maniera intensiva con esami molto ravvicinati nella fase post operatoria precoce domiciliare, per poi rientrare nel follow up chirurgico e oncologico, in cui deve continuare la collaborazione multidisciplinare”.
Lo studio Niagara “è stato presentato al Congresso della Società europea di oncologia medica - sottolinea Antonuzzo - in una sessione presidenziale intitolata ‘Practice changing trials’, a indicare l’impatto di questi risultati in grado di cambiare la pratica clinica. L’aggiunta di durvalumab alla chemioterapia preoperatoria, seguita da durvalumab in monoterapia, ha prodotto un miglioramento significativo sia della sopravvivenza libera da eventi che della sopravvivenza globale, rispetto alla chemioterapia preoperatoria da sola. Ci auguriamo che l’approvazione di Aifa possa favorire anche un utilizzo maggiore della terapia neoadiuvante, perché ancora oggi vi sono pazienti trattati direttamente con la chirurgia”.
“Dopo 20 anni finalmente clinici e pazienti hanno a disposizione una nuova opzione di cura – Conclude Laura Magenta, assistente alla presidenza Aps Associazione Palinuro - L’impatto psicologico della cistectomia può essere difficile da gestire. È fondamentale che i pazienti abbiano a disposizione il supporto psiconcologico e dell’Associazione pazienti e che siano informati e consapevoli delle importanti innovazioni prodotte dalla ricerca messe a loro disposizione. La terapia sistemica standard con l’aggiunta dell'immunoterapia, prima e dopo la chirurgia, cambia le prospettive di sopravvivenza e può contribuire a una partecipazione più attiva del paziente nel percorso di cura”.

(Adnkronos) - Ha insultato Matteo Salvini dal carro del Milano Pride poi, ha chiesto scusa pubblicamente. Un video diventato virale sui social mostra Lorenzo Pezzotti, performer e art director di Botox Matinée, pronunciare dal carro del Pride: "Faceva pompini alle trans nei bagni chimici", in riferimento al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, raccontando di averlo conosciuto a Ponte di Legno durante la festa della birra. "E aspetto che mi smentisca. Sono qui", ha aggiunto il performer direttamente dal carro, lo stesso in cui sfilavano Elodie e la fidanzata Franceska Nuredini.
Il video ha fatto il giro del web ed è arrivato fino a Matteo Salvini, che ha deciso di condividere la dichiarazioni di Lorenzo Pezzotti minacciando di quelerarlo: "Ci vediamo in tribunale amico mio", ha scritto il leader della Lega su Facebook.
Poche ore dopo, Lorenzo Pezzotti ha condiviso un video di scuse: "Chiedo scusa a tutti per quello che ho detto. Il caldo, la stanchezza, non aver dormito e lo spritz - che a 40 gradi probabilmente non andrebbe bevuto - mi hanno fatto perdere il senso totale della ragione", ha detto.
Poi, si scusa direttamente con il ministro Salvini per la frase incriminata: "Ho raccontato delle cose che non corrispondono alla mia vita. Sono cose senza senso, non mi spiego perché la mia testa ha fatto questo. Poi, in un contesto dove queste cose avevano ancora meno senso. Chiedo veramente scusa, anche se so che non si può tornare indietro".

(Adnkronos) - L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) approva durvalumab in due diverse tipologie di tumore del polmone. L’immunoterapia, prima e dopo la chirurgia (regime perioperatorio), cambia infatti lo standard di cura nel tumore del polmone non a piccole cellule in stadio precoce (IIA-IIIB). Il nuovo approccio - riferisce una nota - determina un significativo miglioramento della sopravvivenza, con una consistente riduzione del rischio di recidiva. Per la prima volta dopo oltre 40 anni - informa una nota - con durvalumab, si registrano progressi nella terapia sistemica del tumore del polmone a piccole cellule (microcitoma) in stadio limitato, con un miglioramento della sopravvivenza globale di quasi 2 anni. I benefici dell’immunoncologia nella cura del cancro sono stati al centro di un incontro con la stampa promosso da AstraZeneca, oggi a Milano.
Nel 2025, in Italia, sono stati stimati 43.500 nuovi casi di tumore del polmone, la seconda neoplasia più frequente dopo quella della mammella. L’approvazione di Aifa riguarda la rimborsabilità di durvalumab in associazione a chemioterapia a base di platino come trattamento neoadiuvante (prima della chirurgia) seguito da durvalumab in monoterapia come trattamento adiuvante (dopo la chirurgia), in pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule resecabile ad alto rischio di recidiva e in assenza di mutazioni di Egfr o riarrangiamenti di Alk.
“Nello studio Aegean, pubblicato sul ‘New England Journal of Medicine’ – spiega Cesare Gridelli, direttore della Uoc di Oncologia medica dell’Azienda ospedaliera ‘Moscati’ di Avellino - il regime con durvalumab prima e dopo la chirurgia ha mostrato una riduzione del 32% del rischio di recidiva, progressione o morte rispetto alla sola chemioterapia neoadiuvante. All’analisi a 12 mesi, la sopravvivenza libera da eventi è stata osservata nel 73,4% dei pazienti che hanno ricevuto durvalumab rispetto al 64,5%. Inoltre, il quadruplo dei pazienti trattati con durvalumab più chemioterapia prima della chirurgia, il 17,2% contro il 4,3%, ha raggiunto la risposta patologica completa, che indica l’assenza di malattia residua, rispetto alla sola chemioterapia neoadiuvante. Anche la qualità di vita, valutata nello studio, è stata preservata. Circa il 25-30% dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule riceve una diagnosi abbastanza precocemente da poter essere sottoposto ad intervento chirurgico – continua Gridelli - Ciononostante, i tassi di recidiva dopo la chirurgia restano elevati. La tradizionale chemioterapia, infatti, non riesce a incidere in maniera significativa sulla diminuzione del rischio di recidiva di malattia locale o a distanza. Da qui l’importanza della decisione di Aifa, che rende disponibile per questi pazienti il nuovo regime periperatorio a base di durvalumab”.
“L’aggiunta di durvalumab, prima e dopo la chirurgia, rappresenta una strategia fondamentale che modifica il paradigma terapeutico del carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio precoce, aumentando significativamente le possibilità di cura”, sottolinea Silvia Novello, presidente Walce (Women Against Lung Cancer in Europe), professore ordinario di Oncologia medica all’Università degli Studi di Torino e responsabile Oncologia medica presso l’Aou San Luigi Gonzaga di Orbassano. “È fondamentale il lavoro del team multidisciplinare, per un adeguato inquadramento diagnostico-stadiativo e per una corretta selezione dei pazienti, a cui offrire la migliore opzione terapeutica. Inoltre - aggiunge - questo approccio perioperatorio, potenzialmente, consente di trattare un maggior numero di pazienti e con interventi chirurgici meno invasivi, perché la chemio-immunoterapia neoadiuvante è in grado di ridurre le dimensioni del tumore”.
Il via libera di Aifa riguarda la rimborsabilità di durvalumab in monoterapia anche per il trattamento di pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio limitato, la cui malattia non è progredita a seguito di chemioradioterapia a base di platino. “Il microcitoma polmonare rappresenta il 15% di tutte le diagnosi di tumore del polmone e per molti decenni non ha fatto registrare progressi significativi – illustra Novello - Si tratta di una neoplasia particolarmente aggressiva, caratterizzata da una rapida progressione, nonostante una iniziale risposta alla terapia standard. In circa un terzo dei casi la malattia è limitata, cioè confinata al torace. In questi pazienti, il trattamento standard per anni è stato rappresentato dalla combinazione di chemioterapia e radioterapia, senza ulteriori avanzamenti terapeutici significativi. Durvalumab, dopo avere evidenziato benefici nella malattia in stadio esteso, ha dimostrato importanti risultati anche nello stadio limitato come terapia di consolidamento”.
“Nello studio Adriatic, pubblicato sul ‘New England Journal of Medicine’ – puntualizza Gridelli - durvalumab ha ridotto il rischio di morte del 27%. La sopravvivenza globale mediana è risultata pari a 55,9 mesi per durvalumab rispetto a 33,4 mesi con placebo, un miglioramento di quasi 2 anni. Il 56,5% dei pazienti trattati con durvalumab era vivo a 3 anni rispetto al 47,6% con placebo. Adriatic - illustra l’oncologo - è il primo studio a evidenziare progressi con l’utilizzo dell’immunoterapia dopo il tradizionale standard di cura della chemioradioterapia concomitante nel microcitoma in stadio limitato. I risultati rappresentano una svolta per questa malattia aggressiva, in cui i tassi di recidiva sono elevati, con solo circa il 20% dei pazienti vivo a cinque anni”. Il tumore del polmone a piccole cellule, “finora, ha ricevuto meno attenzione rispetto ad altre neoplasie, anche a causa dello stigma sociale, dovuto alla storia di tabagismo nella maggioranza dei pazienti – conclude Novello -. Il notevole miglioramento della sopravvivenza globale osservato con durvalumab dopo chemioradioterapia concomitante trasforma il trattamento della malattia anche nello stadio limitato, dopo gli importanti risultati già dimostrati dall’immunoterapia nello stadio esteso”.

(Adnkronos) - Zambon ha annunciato oggi che il Committee for Medicinal Products for Human Use (CHMP – Comitato per i medicinali per uso umano) ha espresso parere favorevole, raccomandando all’Agenzia europea per i medicinali (Ema) il rilascio dell’autorizzazione all’immissione in commercio di Hopledo (levodopa/carbidopa a rilascio modificato) per il trattamento di pazienti adulti affetti da Parkinson con fluttuazioni motorie da moderate a severe, non sufficientemente stabilizzati con regimi terapeutici orali a base di levodopa e inibitori della dopa decarbossilasi. La raccomandazione del Chmp si basa sui dati dello studio di fase 3 Rise-Pd, che ha confrontato Hopledo con una formulazione a rilascio immediato di levodopa/carbidopa (LD/CD) in pazienti affetti da malattia di Parkinson con fluttuazioni motorie da moderate a severe. Nello studio, Hopledo ha dimostrato un aumento significativo del tempo “Good ON” rispetto alla formulazione LD/CD a rilascio immediato, con un numero inferiore di dosi giornaliere e un profilo di sicurezza comparabile.
Hopledo è una formulazione orale a rilascio modificato di LD/CD, prima nel suo genere, progettata per il trattamento delle fluttuazioni della malattia di Parkinson, la patologia neurologica che registra la crescita più rapida al mondo secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nonostante l’attuale disponibilità di trattamenti per via orale, vi è comunque una forte necessità di nuove opzioni terapeutiche; nel corso della malattia, infatti, oltre l’80% dei pazienti affetti da Parkinson presenta fluttuazioni motorie. Hopledo contiene una formulazione esclusiva che combina granuli a rilascio immediato e pellet a rilascio prolungato, offrendo sia un rapido inizio d’azione sia una durata più prolungata dei benefici, mantenendo l’effetto terapeutico della levodopa per un periodo di tempo più lungo. Nel 2024, Zambon ha stipulato un accordo di licenza esclusiva con Amneal Pharmaceuticals per la commercializzazione di Hopledo nell’Unione Europea, nel Regno Unito e in Svizzera. Hopledo, precedentemente noto come IPX203, è già stato approvato e commercializzato negli Stati Uniti come Crexon.
“Nel trattamento del Parkinson - spiega Fabrizio Stocchi, professore ordinario di Neurologia presso l’Università San Raffaele di Roma e responsabile della ricerca clinica sui Disturbi del movimento e del Centro per Ricerca e Cura della Malattia di Parkinson - l'obiettivo è mantenere un controllo costante dei sintomi prolungando i benefici della levodopa, riducendo i tempi "Off" e semplificando il dosaggio. La capacità di Hopledo di estendere il tempo "Good ON" con un minor numero di dosi giornaliere rappresenta un significativo progresso nella gestione dei sintomi motori e nel raggiungimento di effetti terapeutici più stabili e duraturi".
“ll parere positivo del Chmp rappresenta un passo importante nel rendere accessibile questa significativa terapia per i pazienti in Europa - aggiunge Mathias Knecht, M.D., Chief Medical Officer Innovative Therapies, Zambon - Con la progressione della malattia, molti pazienti necessitano di somministrazioni frequenti, continuando tuttavia a sperimentare fluttuazioni motorie. Hopledo® risponde a questo bisogno insoddisfatto, offrendo un tempo "Good ON" più duraturo con un minor numero di dosi giornaliere. Questo risultato sottolinea la leadership di Zambon nella Malattia di Parkinson e il nostro costante impegno nei confronti di oltre un milione di persone che attualmente convivono con questa patologia nell'UE”.
Previa approvazione della Commissione Europea, Zambon prevede di iniziare l'introduzione graduale di Hopledo nei mercati europei a partire da ottobre 2026. L'azienda sta lavorando a stretto contatto con le autorità sanitarie e altri interlocutori rilevanti per supportare l'accesso tempestivo di questa importante nuova opzione terapeutica ai pazienti di tutta Europa che continuano a manifestare fluttuazioni motorie nonostante le attuali terapie orali.

(Adnkronos) - "L'informazione è parte della cura. L’associazione di pazienti con tumore allo stomaco che rappresento sta lavorando per promuovere Pdta sempre più definiti, capaci di garantire équipe multidisciplinari, centri con esperienza e indicazioni precise su ogni fase della cura. Un'informazione completa permette ai pazienti di scegliere con maggiore consapevolezza la struttura a cui affidarsi, un’unità con un chirurgo che abbia almeno 20 interventi all’attivo, perché il tumore allo stomaco è veramente difficile da gestire". Così Claudia Santangelo, presidente 'Vivere senza stomaco si può Odv', intervenendo alla presentazione del navigator digitale sviluppato nell'ambito del progetto MetaLab di Daiichi Sankyo Italia insieme alle associazioni dei pazienti con tumori metastatici. Fondamentale per Santangelo "anche il lavoro di rete tra associazioni, Istituzioni, società scientifiche come Aiom (Associazione italiana oncologia medica) e aziende, nel rispetto dell'autonomia di ciascun soggetto. La condivisione di competenze e progetti consente infatti di rispondere meglio ai bisogni dei pazienti, anche a quelli meno evidenti".
Tra le priorità, secondo Santangelo, "c'è il coinvolgimento del medico di medicina generale nei percorsi di cura, un passaggio che potrebbe favorire diagnosi più precoci. Un'esigenza resa ancora più urgente dai dati: oggi solo il 32% dei pazienti con tumore dello stomaco è vivo a cinque anni dalla diagnosi. Da qui la necessità di rafforzare informazione, collaborazione e organizzazione dell'assistenza. Il progetto promosso da Daiichi Sankyo, a cui come associazione pazienti abbiamo partecipato, aiuta a migliorare il percorso di vita di un paziente, che è un aspetto fondamentale".

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(Adnkronos) - "Uno dei bisogni più importanti emersi dal progetto MetaLab è quello dell’accompagnamento del paziente con malattia metastatica. Non si tratta solo del percorso di cura, che nei centri oncologici di riferimento segue protocolli ben definiti, ma di tutto ciò che ruota attorno alla malattia. Una diagnosi di tumore metastatico cambia radicalmente il presente e il futuro di una persona: impone di riorganizzare la vita familiare, lavorativa, sociale e personale. Per questo è necessario che qualcuno si faccia carico anche di questi aspetti". Così Flori Degrassi, presidente Andos-Associazione nazionale donne operate al seno Ets, intervenendo alla presentazione del navigator digitale sviluppato nell'ambito del progetto MetaLab di Daiichi Sankyo Italia insieme alle associazioni dei pazienti con tumori metastatici.
"I centri oncologici svolgono il loro ruolo fondamentale, cioè curare la malattia - spiega Degrassi - Rimane, però, scoperto tutto ciò che riguarda la quotidianità del paziente, i suoi diritti, i servizi disponibili e le difficoltà pratiche che accompagnano il percorso di cura. È proprio qui che il ruolo delle associazioni diventa determinante. L’associazione, infatti, ha quello che definisco un 'pensiero laterale': raccoglie i bisogni delle persone partendo dalle loro esperienze dirette. Ogni paziente racconta il proprio vissuto, descrive gli effetti delle terapie, l’impatto sulla qualità di vita e le difficoltà che incontra giorno dopo giorno. Allo stesso tempo, grazie a una rete di 52 sedi distribuite sul territorio nazionale, l’associazione ascolta le persone nei diversi contesti locali, cogliendo anche le specificità di ogni territorio".
"L’attività di ascolto - continua Degrassi - si affianca a un lavoro sistematico di raccolta dati attraverso questionari dedicati, ad esempio, alla tossicità finanziaria della malattia o agli effetti collaterali delle terapie sulla qualità di vita. Da queste indagini emerge il quadro di un’Italia profondamente disomogenea: differenze marcate tra Nord e Sud, tra regioni e, persino, tra aziende sanitarie della stessa regione. Per questo è fondamentale fornire informazioni chiare su due livelli: da un lato, indicazioni di carattere nazionale, valide per tutti i cittadini e relative ai diritti delle persone con tumore; dall’altro, informazioni strettamente locali, che aiutino il paziente a orientarsi nella propria Asl, a conoscere i servizi territoriali disponibili e le modalità di accesso alle prestazioni".
Lo strumento "basato sull’intelligenza artificiale progettato proprio per accompagnare le persone nel loro percorso - sottolinea la presidente Andos - è in grado di consultare le principali fonti istituzionali nazionali, come i siti dell’Inps, del ministero della Salute e degli altri enti competenti, fornendo informazioni aggiornate sui diritti, sulle prestazioni e sulle procedure amministrative. Inoltre, accede alla normativa nazionale e regionale, ai bollettini ufficiali delle Regioni, ai siti delle Asl e ai contenuti dell’associazione, che rappresentano un punto di riferimento per la comunità dei pazienti. L’obiettivo - conclude - è tradurre informazioni spesso complesse in un linguaggio semplice e facilmente comprensibile. Le persone hanno bisogno di conoscere i propri diritti e le opportunità a loro disposizione per poter prendere decisioni consapevoli".
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