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(Adnkronos) - “In occasione del Rally di Roma Capitale, ci saranno giornate dedicate alla prevenzione, che rientrano in 'Un consiglio in salute”, il programma gratuito di prevenzione promosso dal Consiglio regionale, che stiamo portando avanti da anni. L’importanza di unire questa manifestazione sportiva alla prevenzione ribadisce la valenza dello sport come straordinario mezzo di comunicazione". Così il presidente del Consiglio regionale del Lazio, Antonello Aurigemma, intervenendo alla conferenza stampa di presentazione, oggi a Roma, delle attività di prevenzione che si svolgeranno in occasione dell'evento in calendario da giovedì 2 a domenica 5 luglio.
"Le attività di prevenzione - illustra Aurigemma - saranno effettuate grazie alla collaborazione con gli attori protagonisti del sistema salute, tra cui Asl rm1, Asl rm2, Asl rm6, Ordine dei medici, dei farmacisti, dei fisioterapisti e delle professioni infermieristiche, che ringrazio per la disponibilità e la sensibilità dimostrate. È fondamentale - continua - entrare nei luoghi di ritrovo, di studio, di lavoro, come stiamo facendo con 'Un consiglio in salute', per sensibilizzare sull’importanza della prevenzione, per la salute e il benessere delle persone, educando allo stesso tempo a sani e corretti stili di vita".
Nell'occasione "si potranno svolgere, tra gli altri - chiarisce - vari screening: mammella, collo dell’utero, colon retto, colesterolo, vitamina d, posturale e fisioterapia. Si potranno effettuare, inoltre, la vaccinazione Hpv". Tra le prestazioni previste "ci sono: pressione e glicemia; consulenza nutrizionale; ecg; informazione su antibiotico-resistenza". Le visite, come da programma, si effettueranno a Roma presso il Rally Arena - Palazzo dei Congressi all’Eur (da giovedì a sabato dalle 10 alle 20), a Viale Europa (giovedì dalle 10 alle 18), a Largo G.Agnesi - Colosseo ( venerdì dalle 18 alle 21), a Via della Conciliazione (domenica dalle 17,30 alle 20); a Frascati, presso Piazza G.Marconi (venerdì dalle 9 alle 13).

(Adnkronos) - Carlos Alcaraz è meglio di Jannik Sinner... a golf. A rivelarlo è proprio il tennista azzurro, che oggi, mercoledì 1 luglio, ha battuto il portoghese Nuno Borges nel secondo turno di Wimbledon 2026, davanti ad alcuni golfisti professionisti tra cui Rory McIlroy. Nell'intervista post partita Sinner ha parlato proprio delle sue abilità sul green, decisamente da affinare.
"Non sono bravo come Carlos a golf, questo è sicuro", ha detto Sinner chiamando in causa Alcaraz, "sono abbastanza sicuro che se mi mettessi davanti una pallina da golf, colpirei tutto tranne la pallina. Devo ancora migliorare. Molti tennisti giocano tanto a golf. Io gioco solo per divertirmi, alcuni lo prendono più sul serio".
"Il secondo set è stato molto molto duro, nei primi due set servivamo entrambi molto bene", ha detto Sinner parlando della partita, "non ci sono stati molti scambi. Nel complesso, questo tipo di partite in cui non hai molto controllo sono impegnative e sono molto felice di aver vinto. Soprattutto qui su questa superficie, c'è qualche aspetto che dobbiamo migliorare".
"Nella prima partita ho sentito un po' l'assenza di partite nell'ultimo pariodo", ha spiegato Sinner, "anche oggi in un paio di momenti sentivo che dovevo ritrovare il ritmo. Nel complesso è stata una partita molto molto combattuta e questi match mi aiutano tanto", ha spiegato Sinner, "sicuramente puntiamo a migliorare".

(Adnkronos) - Gli Stati Uniti tornano in campo ai Mondiali 2026. Nella notte tra oggi, mercoledì 1 luglio, e domani, giovedì 2, la Nazionale americana sfida la Bosnia - in diretta tv e streaming - nei sedicesimi di finale della rassegna iridata di scena in Stati Uniti, Messico e Canada. La vincente della sfida affronterà agli ottavi una tra Belgio e Senegal.
La sfida tra Stati Uniti e Bosnia è in programma giovedì 2 luglio alle 2 ora italiana. Ecco le probabili formazioni:
Stati Uniti (4-3-3): Freese; Dest, Richards, Ream, Robinson; Adams, McKennie, Reyna; Weah, Balogun, Pulisic. Ct. Pochettino.
Bosnia (4-4-2): Vasilj; Dedic, Muharemovic, Katic, Kolasinac; Bajraktarevic, Basic, Memic, Alajbegovic; Demirovic, Dzeko. Ct. Barbarez
Stati Uniti-Bosnia sarà trasmessa in diretta televisiva e in esclusiva su Dazn, visibile tramite smart tv. Il match sarà disponibile anche in streaming sull'app e sulla piattaforma web di Dazn.

(Adnkronos) - E' stata ufficialmente attivata la tratta Napoli–Cancello, primo segmento dell'alta velocità-alta capacità Napoli–Bari, realizzata da Webuild per Rfi (Gruppo Fs Italiane). L’entrata in funzione della tratta segna un netto miglioramento degli standard di efficienza dell'intera direttrice ferroviaria, collegando direttamente la linea Napoli-Bari alla rete dell'alta velocità nazionale attraverso la stazione di Afragola e riducendo i tempi di viaggio per oltre 5 milioni di persone.
Grazie anche all’attivazione della Napoli-Cancello, infatti, Trenitalia ha istituito da oggi il nuovo collegamento diretto Napoli-Lecce che unisce le due città in circa 5 ore senza cambi intermedi, mentre il viaggio tra Bari e Napoli scende a circa tre ore e mezza. Si tratta di primo un salto di qualità concreto per i collegamenti lungo l’asse adriatico–tirrenico, destinato a unire Napoli e Bari in sole due ore e a rafforzare il ruolo del Sud nei corridoi europei dei trasporti, fa sapere Webuild.
La tratta Napoli–Cancello, lunga 15,6 chilometri, si sviluppa in un contesto ad alta densità urbana nell’area metropolitana di Napoli, rappresentando un nodo chiave per il riassetto dei collegamenti metropolitani, regionali e a lunga percorrenza. La tratta permette infatti l’accesso diretto della linea Napoli-Bari alla stazione di Napoli–Afragola, destinata a diventare la nuova 'Porta del Sud' verso la dorsale Torino-Milano-Roma-Salerno. Un ruolo di hub intermodale che sarà ulteriormente potenziato dalla futura Linea 10 della metropolitana di Napoli, la cui realizzazione è affidata a un consorzio guidato da Webuild, completando così l'integrazione tra la rete regionale e il sistema dell'alta velocità nazionale.
Con l’attivazione del lotto entra in funzione anche la nuova stazione di Acerra, migliorando l’accessibilità alla rete ad alta velocità nazionale per gli abitanti della zona. Potenziata anche la viabilità, con la realizzazione di 12 nuovi collegamenti stradali e l’eliminazione dei passaggi a livello lungo la linea storica. Dal punto di vista tecnico il progetto Napoli–Cancello ha richiesto, tra l’altro, la posa di oltre 60 km di rotaie, 182.000 tonnellate di pietrisco e circa 65.000 traverse, oltre alla costruzione di 4 viadotti per una lunghezza complessiva di circa 4 km, che hanno permesso di scavalcare le principali arterie locali e minimizzare l'impatto su un territorio densamente popolato.
Principale sfida ingegneristica dell'opera è stata la galleria Casalnuovo: circa 650 metri sono stati realizzati da Webuild con la tecnica dello scavo in atmosfera iperbarica, primo esempio di utilizzo in Italia e una delle poche applicazioni a livello europeo nell’ambito della costruzione di gallerie in presenza di falda acquifera. La linea Av/Ac Napoli–Bari, parte del Corridoio Scandinavo-Mediterraneo della rete Ten-T, è tra principali interventi infrastrutturali in corso nel Paese e rappresenta un tassello fondamentale per il miglioramento della mobilità sostenibile nel Mezzogiorno. In totale, la futura linea avrà una lunghezza di 145 km di nuova ferrovia, con 15 gallerie e 25 viadotti, e servirà 32 Comuni con 20 tra stazioni e fermate lungo il tracciato.
Il Gruppo Webuild è impegnato su quattro lotti della direttrice Av/Ac Napoli–Bari - Napoli–Cancello, Apice–Hirpinia, Hirpinia–Orsara e Orsara–Bovino – che rientrano tra i 21 progetti che il Gruppo sta realizzando nel Sud Italia per un valore complessivo aggiudicato di oltre 16 miliardi di euro. Un impegno industriale che si traduce in termini occupazionali, con 10.200 persone impiegate, tra diretti e di terzi, e il coinvolgimento di una filiera di 7.500 imprese coinvolte da inizio lavori.
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(Adnkronos) - Qual è la più grande paura per il futuro? "Scoprire che Trump ce l'ha fatta a vincere un altro mandato". Così Giorgio Panariello svela all'Adnkronos uno dei suoi timori più grandi per il domani. Un tema, quello del futuro, che è anche il cuore pulsante del suo spettacolo 'E se domani..', un fenomeno teatrale che, con oltre 70 date di successo alle spalle, si prepara a continuare il suo viaggio anche per tutto il tour estivo del 2026. Il segreto di questo successo, secondo Panariello, risiede proprio nell'argomento: "Ho inventato questa piccola favola: dico che sono stato scelto per andare nel futuro. E questo, inevitabilmente, incuriosisce il pubblico, che vuole capire dove porta la storia", spiega. Lo spettacolo, infatti, inizia proprio con Panariello che viene ricatapultato al giorno d’oggi dopo essere stato scelto insieme ad altri personaggi (solo al pubblico in teatro svelerà chi sono) per andare a scoprire cosa riserva il futuro di cui tanto si parla. Ma il tema del futuro è un pretesto per parlare dell'oggi, un presente che corre a una velocità da rendere quasi obsoleto ciò che solo pochi mesi fa sembrava avveniristico. "Quando abbiamo iniziato a scriverlo, sei, sette mesi fa, si parlava di cose future. Ma è talmente rapido il progresso che in effetti rischia che quel futuro che racconto nello spettacolo sia più presente che mai". Questo viaggio nel tempo diventa così un modo per "saltare a piè pari il presente, perché insomma, c'è un disastro ovunque guardi".
Se potesse davvero sbirciare nel domani, cosa vorrebbe sapere e cosa lo spaventerebbe? Le risposte di Panariello spaziano dal futile al profondamente serio. Da un lato, cederebbe a curiosità quasi da gossip: "Voglio sapere chi ha vinto lo scudetto, immediatamente. Se la Meloni tornerà ad essere il Capo del Governo. Come andrà il festival di De Martino? Belen con chi si mette? Quelle bischerate lì". Dall'altro lato, emerge una paura concreta e radicata: "Mi spaventerebbe scoprire che, per esempio, Trump ce l'ha fatta a vincere un altro mandato". Teme che il presidente Usa possa "provocare una scintilla da qualche parte per poter dire 'siamo in guerra, io continuerò con il mio mandato'". E aggiunge: "Ogni giorno accendiamo la televisione e sentiamo parlare di lui. Abbiamo capito che le sorti del mondo, in questo momento, sono un po' legate al suo umore e a come si alza mattina. C'è bisogno di un cambiamento".
In un contesto così incerto, specialmente per i giovani, Panariello rivendica con forza il ruolo del comico: sdrammatizzare. "Benigni c'è riuscito addirittura sull'Olocausto. La missione del comico è questa: sdrammatizzare qualsiasi cosa". Per questo, il futuro che porta in scena è volutamente positivo: "Cerco di trovare il buono anche dove forse apparentemente non c'è". Un futuro dove i robot ci aiutano, l'intelligenza artificiale è al servizio dell'uomo e la tecnologia unisce anziché isolare. È una scelta consapevole per "sollevare le truppe": chi va a teatro cerca due ore di risate, "è inutile ricordargli che c'è una guerra intorno". Nello spettacolo trovano spazio nuovi personaggi, come 'AU', un complottista che vede trame oscure dietro le banalità quotidiane, dal cartello 'Non parlare al conducente' alle fette di formaggio che si rompono. Questo personaggio, però, offre anche uno spunto di riflessione, suggerendo che i veri "alieni" tra noi sono stati i grandi geni dell'umanità, da Leonardo a Madre Teresa.
Ma la riflessione si fa più profonda quando, nello spettacolo, mette a confronto l'uomo con i robot. Questi ultimi, a differenza nostra, non ripetono gli stessi errori. "Quello che ci ha insegnato la Seconda Guerra Mondiale noi non l'abbiamo imparato, infatti continuiamo a ripetere questo errore. C'è chi ha paura dei robot, io ho paura dell'essere umano", osserva. Oltre il palco, c'è un sogno nel cassetto inaspettato: "Mi piacerebbe aprire un negozio di abbigliamento per uomo che non sia troppo da pischello o troppo da cummenda". Insomma, vorrebbe creare uno spazio con uno stile "un po' creativo. Ma non troppo".
Sul fronte professionale, però, il futuro è a Mediaset. "Quello che mi serviva adesso era un progetto da poter sviluppare", afferma. Il piano include una serie di spettacoli-evento, a partire da questo Natale, e lo sviluppo di una serie televisiva di cui sarà anche autore. Una condizione, ammette, che non trovava più in Rai, dove "non c'è stato qualcuno che abbia detto: 'Hai un progetto? Lo vogliamo fare insieme?'". E gli amici di sempre? Come ha preso Carlo Conti il suo addio come giurato a 'Tale e Quale Show'? Panariello scherza con affetto: "Ma cosa gli importa a Carlo? Lui sta là, è in pensione, a pescare col figliolo. Mentre quell'altro (Pieraccioni, ndr) sta a Firenze, ora fa un film ogni quattro anni e poi sta su Instagram dalla mattina alla sera. Vivono così". E su un possibile ritorno del trio con Conti e Pieraccioni dice: "Ci si vuole talmente bene che ogni volta che ci vediamo diciamo 'Ma allora, che si fa? Si rifà?'" ma "è difficile far conciliare un periodo di assoluto riposo per tutti e tre in modo da metterci la testa". Ma mai dire mai: "A 80 anni o a 90 anni magari saremo sul palco insieme e non ci ricordiamo le battute". Nel frattempo, conferma la sua partecipazione nel prossimo film di Pieraccioni dal titolo 'Un weekend artificiale’: "Sì, c'è un cameo. Faccio la mia parte, la mia sporca figura".
Infine, uno sguardo sul futuro della comicità: "Lo vedo positivo. C'è stata un'evoluzione notevole da quando ho iniziato: ai miei tempi, se dicevo 'culo' in scena rischiavo di essere accompagnato all'uscita. Oggi c'è una libertà di linguaggio impensabile". Panariello apprezza la nuova generazione di comici anche se per lui, l'originalità assoluta è impossibile, "ormai si è fatto tutto". La differenza, oggi come ieri, la fa il talento individuale: "Anche senza fare una battuta, con un semplice sguardo, con una smorfia, con una pausa, si può far ridere lo stesso". Il tour estivo partirà da Arezzo con due date (10 luglio e 12 luglio alla Fortezza Medicea) per poi proseguire nel resto Italia (nuova data il 26 agosto a Marina di Pietrasanta) fino al 7 settembre a Castello Sforzesco di Vigevano (Pv). (di Loredana Errico)

(Adnkronos) - “La nostra metodologia, che applichiamo ormai da diversi anni, prova a fare una valutazione dei livelli di tutela della salute nelle diverse regioni, tenendo conto delle prospettive di tutti gli stakeholder. Anche quest'anno si conferma la presenza di un importante divario tra le regioni più performanti, come il Veneto, che raggiunge il 64% della performance massima e regioni meno performanti, come la Calabria, che raggiunge un 36%. È un divario che, nel tempo, si sta riducendo perché le regioni del Centro e del Sud, che partivano da un livello peggiore, stanno progressivamente migliorando, un dato assolutamente positivo”. Lo ha detto Daniela d'Angela, presidente Crea Sanità, alla presentazione, oggi a Roma, del XIV Rapporto sulle performance regionali del Sistema sanitario italiano, curato dal Centro per la ricerca economica applicata in sanità.
“Quest'anno - continua d'Angela - abbiamo voluto affiancare a questa valutazione di livelli di tutela della salute anche la percezione del cittadino e i miglioramenti che ha percepito. E' emerso è che nelle aree più consolidate, come l'assistenza ospedaliera, piuttosto che la specialistica ambulatoriale, sembra esserci una miglior soddisfazione rispetto al miglioramento dei livelli di tutela della salute che si sono registrati in quelle regioni. Lo stesso non si osserva invece in tema di assistenza domiciliare e non autosufficienza - osserva - dove ci sarebbe più bisogno, perché sappiamo bene che andiamo incontro a una popolazione e a un quadro epidemiologico di cronici e non autosufficienti”.
“È proprio su queste aree - sottolinea l'esperta - che anche le regioni più performanti fanno fatica a decollare e peraltro c'è una bassa percezione di miglioramenti da parte dei cittadini. Quindi, si tratta di campi sui quali bisogna mettersi intorno a un tavolo e avanzare proposte operative di miglioramento di tipo strutturale e sono una condizione imprescindibile per garantire la sostenibilità del nostro Servizio sanitario nazionale nei prossimi anni”.

(Adnkronos) - “Miglioramento è la chiave di lettura che tutti gli stakeholders hanno dato della interpretazione dei dati, che stanno migliorando sia dal punto di vista del valore oggettivo, ma anche della crescita della performance. Questo è ciò che dobbiamo fare anche noi, manager nelle nostre aziende, coinvolgendo le persone e modificando le organizzazioni in modo non solo più resiliente, ma anche più innovativo e capace di essere sostenibile”. Così Paolo Petralia, direttore generale Azienda ospedaliera universitaria di Verona, intervenendo alla presentazione, oggi a Roma, del XIV Rapporto sulle performance regionali del Sistema sanitario italiano, curato dal Crea Sanità - Centro per la ricerca economica applicata. Il rapporto offre una fotografia dettagliata sulle Performance a livello regionale in tema di opportunità di tutela della Salute.
“Tutto questo significa costruire orizzontalità - continua Petralia - spostandosi dai silos e da quelle verticalità segmentarie che siamo abituati a trovare nell'ospedale, nel territorio, nel sanitario e sociale e costruire, invece, ponti, orizzontalità e capacità di mettere davvero la persona al centro in una logica in cui sono i setting erogativi, le prestazioni e i servizi a muoversi, a modificarsi e a rendersi fruibili verso quella persona che è sempre la stessa, nonostante abbia bisogno, prima di una cosa, e poi di un’altra, dalla casa all'ospedale”.
Secondo Petralia, una strategia per l’allocazione delle risorse che potrebbero essere adottate per migliorare le performance di quelle Regioni che hanno risultati inferiori al 40% del valore massimo teorico è “la comunità di pratica, cioè quella del luogo in cui aziende, cittadini e operatori - aggiunge - piuttosto che i vari livelli di partecipazione, si possono incontrare, scambiare esperienze, condividere buone prassi e ripartire non più da una somma di singoli elementi, ma dalla costruzione di un nuovo prodotto, che può essere il risultato di un miglioramento atteso”.

(Adnkronos) - Il Palazzo dell’Immacolatella sarà il quartier generale di Sport e Salute in vista dell’America’s Cup 2027. È stato presentato a Napoli l’accordo attuativo con l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, guidata da Eliseo Cuccaro, alla presenza dei vertici di Sport e Salute: il Presidente Marco Mezzaroma e l’Amministratore Delegato Diego Nepi Molineris. All’incontro hanno partecipato anche Roberto Petri, Presidente di Assoporti, e l’Ammiraglio Ispettore Giuseppe Aulicino, Comandante della Capitaneria di Porto di Napoli e Direttore Marittimo della Campania. Lo storico edificio del porto diventerà un punto di riferimento operativo per accompagnare il percorso verso l’America’s Cup, a partire dalla regata preliminare in programma a Napoli dal 24 al 27 settembre prossimi. Una sede condivisa che unisce sport e cultura del mare nel cuore della città.
In occasione dell’America’s Cup, il piano terra dell’Immacolatella ospiterà mostre ed esposizioni dedicate alla storia marittima di Napoli e all’emigrazione italiana, con un percorso di valorizzazione pensato per cittadini e visitatori da tutto il mondo. Costruito tra il 1743 e il 1747 su progetto di Domenico Antonio Vaccaro per volontà di Carlo III di Borbone, il Palazzo dell’Immacolatella nacque come sede della Deputazione della Salute, l’ente incaricato dei controlli sanitari sulle navi in arrivo nel porto. Con la sua pianta ottagonale e la statua dell’Immacolata, è uno dei simboli del porto storico napoletano. Tra fine Ottocento e inizio Novecento divenne il punto di raccolta degli emigranti verso le Americhe, guadagnandosi il nome di “Casa dei Migranti”. Restaurato nel 2022, oggi è un luogo rinnovato, restituito alla città e aperto a nuove opportunità. Un simbolo storico che guarda al domani: per l’America’s Cup 2027 l’Immacolatella diventerà il ponte tra la grande tradizione marittima della città e la più antica competizione sportiva al mondo.
“L’Immacolatella è un luogo straordinario, simbolo della storia marittima di Napoli e della sua vocazione internazionale -ha sottolineato il presidente di Sport e Salute Marco Mezzaroma-. Scegliere questo spazio come sede di Sport e Salute per l’America’s Cup significa valorizzare un patrimonio della città che guarda al futuro, rafforzando il legame tra Napoli, il mare e lo sport. Ringraziamo il Governo, a partire dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, per la visione e il sostegno che stanno accompagnando questo storico evento. E l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale e il Presidente Eliseo Cuccaro per aver condiviso con noi un percorso che valorizza il rapporto tra istituzioni, comunità e territorio. L’America’s Cup è molto più di una competizione sportiva: è un’opportunità per lasciare un’eredità concreta, generando nuove connessioni, crescita e prospettive per l’Italia, Napoli e la Campania. Desidero inoltre rivolgere un ringraziamento al Commissario straordinario Gaetano Manfredi, al Comune di Napoli e alla Regione Campania per la preziosa collaborazione istituzionale e il contributo importante che stanno offrendo alla realizzazione di questo importante progetto. Attraverso l’Immacolatella vogliamo raccontare una storia che nasce dal mare e arriva al futuro, lasciando alla città un patrimonio di partecipazione, identità e nuove opportunità”.

(Adnkronos) - Oggi primo luglio in campo alle 18 Inghilterra e Repubblica Democratica del Congo al Mercedes-Benz Stadium di Atlanta nel primo dei sedicesimi di finale del mondiale 2026 previsti in giornata. Alle 22 in campo Belgio e Senegal a Seattle e alle 2 di notte Stati Uniti e Bosnia a San Francisco. La sfida tra Inghilterra e Repubblica Democratica del Congo è in diretta tv su Dazn e sull'App di Dazn.
La vincente di questa sfida affronterà agli ottavi di finale il Messico.

(Adnkronos) - Roberto Benigni tornerà in autunno su Rai1 con una prima serata evento dedicata a San Francesco, in occasione dell'ottavo centenario della morte del patrono d'Italia. È quanto apprende l'Adnkronos in merito al palinsesto autunno-inverno 2026, illustrato oggi in Consiglio di Amministrazione e che verrà presentato ufficialmente agli investitori pubblicitari e alla stampa il prossimo 3 luglio ad Ancona.
Tra le novità annunciate per la prossima stagione televisiva, spicca il passaggio di testimone alla guida di 'Far West': dopo i rumors dei giorni scorsi, è stata ufficializzata la presenza di Antonino Monteleone alla conduzione delle nove puntate nella prima serata prevista per il martedì in autunno. Come già anticipato nei giorni scorsi, tra gli highlights del prime time del mercoledì di Rai2 Roberto Inciocchi, che torna protagonista con un nuovo programma di approfondimento informativo, e il ritorno di 'Petrolio' su Rai3 condotto da Duilio Giammaria.

(Adnkronos) - Il sovraffollamento carcerario e le misure per contrastarlo, l'ondata di caldo eccezionale in tutta Europa e gli interventi negli istituti penitenziari, il sequestro disposto dal gip del Tribunale di Firenze di sei sezioni del carcere fiorentino di Sollicciano: ne parla in un'intervista all'Adnkronos Riccardo Turrini Vita, presidente del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale (Gnpl).
Tra i motivi di allarme in tutta Europa in questi giorni c’e’ il caldo. E, come tutti gli anni, quest’anno ancora di più si pone il tema di come affrontare l’estate nelle carceri. C’e’ un’emergenza di questo tipo negli istituti?
Quando usiamo la parola emergenza noi intendiamo in genere due cose diverse: emergenza in senso etimologico - ciò che appare, emerge e quindi una cosa che prima non era conosciuta o che si voleva ignorare o che non esisteva - emergenza è poi anche utilizzata per indicare un fatto che crea una immediata preoccupazione alla quale bisogna rispondere. Questa è l'accezione in cui parliamo di un'emergenza caldo in Italia, in Europa, nelle carceri. Il fatto è noto e tende a ripetersi e, da un decennio circa, è anche più pesante che nel solito. Certamente nelle carceri l'emergenza è accresciuta dalla calura estiva, dal fatto che è più penoso perché le persone hanno modesti spazi per muoversi, gli istituti sono fatti tutti in cemento e sono storicamente privi di climatizzazione, come per la verità la gran parte degli edifici pubblici. E poi sono molto affollate.
Come si sta intervenendo?
Permettendo la distribuzione di acqua fredda, maggior ariosità attraverso l'apertura dei cosiddetti 'blindi' che non sempre è possibile ma che è sicuramente uno degli strumenti minimali. Poi con la distribuzione di ventilatori, nelle zone più delicate come le infermerie invece da sempre ci sono i climatizzatori. Questo va contemperato con le capacità elettriche del sistema perché ovviamente un attingimento maggiore di elettricità comporta qualche difficoltà. Lo scorso anno abbiamo fatto come Garante una raccomandazione nel senso di accordare tutto quello che era possibile ed è stata rinnovata, in maniera informale, già 2-3 mesi fa. Questo è quello che materialmente si può fare.
E per il futuro?
Nell'ambito del piano di edilizia penitenziaria che il governo ha promosso in questi anni bisognerà pensare anche a un adeguamento delle condizioni edilizie. La scelta di costruire tutto in cemento, come è proprio del tempo nostro, ha aggravato la situazione.
La relazione del Garante è stata inviata al parlamento nei giorni scorsi. Emerge un tasso di affollamento pari al 132% ma i dati sono del 2024 e altri rapporti lo certificano gia’ al 139%. Come commenta queste cifre?
Le percentuali sono una buon elemento di cognizione, ma possono anche essere ingannevoli. Prendiamo i fatti puri e semplici, a fine maggio 2025 l'amministrazione penitenziaria registrava oltre 64.000 detenuti presenti e dichiarava 51.269 posti disponibili. I posti regolamentari hanno un abbattimento in genere fra il 5 e il 10%, perché ci sono lavori, ci sono spostamenti. È evidente che stabilmente lo Stato mette più persone in meno posti: sappiamo che oltre un certo limite c'è una tutela risarcitoria che consegue alle famose vicende della condanna della Corte europea e che a questo si cerca di provvedere appunto con vari strumenti. Il sovraffollamento esiste, è pesante e incide non solo sulla vivibilità, ma anche su tutto ciò che può rendere il percorso della detenzione, un tempo utile per il dopo. C'è una situazione di sovraffollamento che rende più penoso l'attuale momento di grande calura e pone in crisi tutto il sistema penitenziario.
C'è chi, proprio contro il sovraffollamento, invoca la necessità di un provvedimento di amnistia o di indulto. Il governo spesso ha detto che non è disponibile a una misura di questo tipo, ma sta studiando altri interventi, ad esempio puntando sulle misure alternative per i tossicodipendenti. Lei come ritiene si debba affrontare il problema?
Le azioni che ha dichiarato il governo di voler svolgere godono tutte di una nostro apprezzamento. Occorre sicuramente ampliare il numero dei posti disponibili in carcere, perché sistematicamente la popolazione tende ad arrivare a oltre 60mila persone. Quindi l'ideale, poiché occorre avere un margine superiore, sarebbe per la situazione odierna avere 70.000 posti detentivi. Questo però, come per qualunque lavoro pubblico e per le carceri più di altri, richiede dei tempi. Pieno plauso alla recente disposizione che amplia, soprattutto per i soggetti affetti da tossicodipendenza, i termini per l'affidamento in prova o per l'assegnazione a comunità residenziali. E' importante comunque ribadire che il sistema dell'esecuzione penale esterna in Italia ormai è dominante rispetto all'esecuzione detentiva. Due-tre giorni fa avevamo 101.897 persone seguite in pene non detentive, mentre le persone in esecuzione pena in carcere erano 49.300.
Altre criticità?
Esistono positivi disegni di legge ed azioni aministrative per ampliare le capacità detentive, per agevolare l'espiazione della pena in comunità terapeutiche e vanno salutati con favore. Constatiamo un persistente ritardo nella concessione delle liberazioni anticipate e probabilmente, data ormai la consolidata superiorità delle presenze rispetto agli spazi disponibili, dovrebbe essere pensato un provvedimento legislativo che contenga la durata delle pene. L'ideale, il piu rapido strumento tecnico è l'indulto ma se ne possono trovare anche piu' indiretti purché la celerità del procedimento giurisdizionale collegato sia garantita.
E' d'accordo con chi ritiene che la soluzione sia l'indulto o l'amnistia?
Io personalmente - non impegno però tutto il Garante - sono favorevole ad un indulto anche per ambito culturale. Sull'amnistia non mi pronuncio perché è un problema più di processo che di pena quindi esula dalla mia competenza.
Nel rapporto emergono carceri senza adeguata areazione di estate e riscaldamento di inverno, in alcuni casi senza acqua potabile. Come intervenire?
Il Garante constata la violazione e interviene per prevenire, la scelta tecnica con la quale intervenire supera le nostre competenze. Non si può che fare manutenzione. Va detto che la manutenzione ordinaria degli stabilimenti penitenziari, che sono 189 in Italia, è imponente e ha subito nei decenni molte decurtazioni nell'ambito della riduzione generale della spesa pubblica.
Quindi?
Mi sentirei di consigliare di trovare le soluzioni amministrative degli appalti più rapide possibili. Abbiamo avuto esperienze di successo per le ricostruzioni di casi particolari.
Come commenta la notizia del sequestro di alcune sezioni nel carcere di Sollicciano?
Essendo in corso un'indagine, il Garante non può fare commenti nel merito. Possiamo dire che il Garante nel 2024 due volte e nel 2025 io personalmente ha fatto accessi, ha chiesto aggiornamenti sull'ordine dei lavori, ha sollecitato lo sviluppo e l'assegnazione. Personalmente andai nel maggio 2025 e trovai una sezione in cui pioveva dentro: feci un'immediata raccomandazione di chiusura e trasferimento di quei detenuti e in effetti, per una quarantina di persone almeno, si poté fare perché era in via di consegna un'altra sezione. Quanto poi all'idea che, sequestrando una parte del carcere, i detenuti possano andare altrove e star meglio, bisogna capire che si ledono, se le hanno, relazioni col territorio o percorsi. E poi vanno a comprimere altre realtà.
C'è un rischio simile per altri istituti?
Questo non lo posso dire perché riguarda iniziative delle procure della Repubblica. Quando noi abbiamo presenti queste situazioni ovviamente facciamo le nostre raccomandazioni.
Qual è il panorama della rieducazione e formazione lavorativa per il reinserimento dei detenuti?
Mi risulta che erano stati banditi i concorsi per completare la pianta organica degli educatori - dal 2010 funzionario giuridico-pedagogico - e questo serve a permettere un'analisi della personalità e lo sviluppo dei programmi. Il resto dipende molto dall' interazione con la società civile, che è quella dove poi le persone torneranno. Nelle singole strutture esistono molte iniziative, è da vedersi quanta parte della popolazione detenuta in esecuzione pena può essere interessata. Probabilmente il punto più delicato - ma dipende anche dalla infrastruttura penitenziaria che è una struttura di sicurezza - è la possibilità di lavoro che non sia soltanto il lavoro alle dipendenze dell'amministrazione. Questo dipende moltissimo dalla società che c'è fuori: in Lombardia e in Veneto si trovano offerte, in altre regioni se ne trovano molte di meno.
E' un discorso culturale?
Culturale ma che risponde anche al tessuto socio-economico.
Qual è la situazione degli Istituti per i minorenni (Ipm) anche alla luce dell’incremento della popolazione dei minori -specie stranieri -detenuta?
C'è un mutamento dei comportamenti di questi giovani, soprattutto adolescenti ormai preoccupanti anche al di sotto dell'età della imputabilità. Comportamenti molto violenti, al punto che in alcuni casi è stato sollecitato da parte delle stesse procure minorili il trattenimento per queste persone non essendo idonee alle strutture comunitarie generali. C'è poi il problema di quale modello educativo si offre, ma questo è un problema di tutta la società. Il mio pensiero è che in generale, da molti decenni, l'idea della formazione dei minori, dei giovani, non è ancorata al principio di responsabilità individuale e si è pertanto restii a trattare un comportamento negativo come deve essere trattato.
Ciò cosa comporta?
Anche obblighi basilari di un minore negli istituti penali minorili vengano tranquillamente omessi senza che lui ne senta nessuna conseguenza. Questo è un elemento che lo conferma in una scelta di non adeguamento all'ordinamento. La verità è che non abbiamo mai avuto una statistica realistica su quante delle persone che vanno in esecuzione penale minorile, con questi canoni finora utilizzati, si siano poi allontanati dal mondo del crimine.
E perché mancano questi dati?
C'è la riservatezza dei dati sui minori e probabilmente anche perchè non c'è il desiderio di mostrare che quello che passa per un modello ottimo abbia anch'esso le sue falle. Con tutto ciò bisogna comunque ricordare che, come deve essere, nel nostro sistema è estremamente minoritario il ricorso alla detenzione: al 28 giugno c'erano 581 detenuti negli Ipm, nelle comunità 1.154 e se si guardano i minori seguiti dalla giustizia minorile - con misure che si vivono sul territorio anche congiuntamente all'ente locale - erano 16.614.
Cosa ne pensa delle notizie, che si susseguono frequentemente, di ritrovamento e sequestri di droga e cellulari entrati in carcere?
Questo costituisce oggetto di procedimento penale e testimonia una da un lato una continua attività di vigilanza da parte del personale del corpo di polizia penitenziaria e dall'altro le difficoltà di filtrare attraverso tutte le porosità che il nostro sistema penitenziario ha e che non può non avere perché è un sistema aperto alla società. Il fenomeno va ovviamente controllato e represso come tutte le violazioni di legge.
Ci sono state diverse polemiche sulla relazione del Garante al parlamento per il ritardo con cui e’ stata pubblicata e per l’assenza di dati aggiornati. C'è chi ha denunciato poca trasparenza rispetto ai rapporti sulle visite effettuate. Come replica a queste critiche?
Le vicende di questo organo che hanno portato a elaborare la relazione al Parlamento più tardi nel 2024 e a presentarla solo qualche mese fa, sono conosciute. La Relazione, riferita al 2024 è stata integrata dai dati del 2025 e si collega alla più ampia e costante azione di reporting svolta dal Gnpl al termine di ognuna delle attività di sua pertinenza e inviata riservatamente alle amministrazioni competenti. Un tema diverso è la questione sul rapporto fra le visite effettuate e la pubblicazione dei rapporti: noi abbiamo fatto una ricognizione dalla fondazione di quest'organo in poi, facendo notare che in realtà questa prassi c'è sempre stata. Abbiamo molte visite negli istituti che poi non si concludevano con nessuna raccomandazione, nulla da pubblicarsi. Va pure detto che alcune delle visite si concludono con interventi individuali che ovviamente non hanno ragione di essere pubblicati per la stessa riservatezza della questione. Comunque possiamo sperare che vi sia una più rapida emanazione della raccomandazione: il lavoro interno che occorre fare per arrivare a una relazione, a una raccomandazione ben gestita e alla sua pubblicazione non è poco e le risorse qui presenti sono piuttosto poche.
Sono aumentate le competenze del garante anche rispetto al tema immigrazione e ai rimpatri forzati.
Il Garante è incaricato del monitoraggio dei rimpatri forzati e per questo già da alcuni anni ha seguito una serie di progetti 'Fami', con l'ultimo 'Rimpatri forzati e tutela dei diritti', ha curato la formazione di un numero piuttosto elevato di monitor esterni che possono accompagnare i voli aumentando la potenza di monitoraggio al fine di prevenire e verificare che queste operazioni si svolgano nel rispetto dei diritti fondamentali delle persone espatriate. Questo è il nostro compito, l'organo sta cercando di coprire la totalità dei voli e devo dire che sotto questo profilo il ministero dell'Interno è particolarmente interessato alla nostra presenza, della quale anzi ci è assai grato. (di Sara Di Sciullo)

(Adnkronos) - “La prevenzione vaccinale negli anziani è estremamente importante perché consente, da una parte, di migliorare la qualità della vita e, dall'altra, abbattere i costi del Servizio sanitario nazionale. A livello teorico in Italia abbiamo tutto ciò che è necessario per poter affrontare in maniera positiva e anche scientificamente corretta la prevenzione, ma nella realtà abbiamo una serie di difficoltà”. Lo ha detto Anna Maria Foresi, segretario nazionale Fnp Cisl, in occasione dell’Assise nazionale sulla prevenzione delle malattie infettive nell’Anziano, tenutasi a Roma a Palazzo Baldassini, su iniziativa di HappyAgeing - Alleanza italiana per l'invecchiamento attivo.
Oltre al fatto che "il tema viene trattato a livello regionale, determinando forti disomogeneità - ha spiegato Foresi - c'è un altro aspetto legato alla percezione che le persone hanno della prevenzione, ossia l’esitazione vaccinale: alcune persone si sentono in difficoltà ad affrontare i vaccini, per paura, per disaffezione verso l'istituzione o perché non riescono a percepire il rischio vero di non vaccinarsi. In questo gioca un ruolo la disinformazione che passa attraverso i social”.
“Dovremmo quindi intervenire su tre livelli: della salute, sociale e culturale - ha elencato - Un passo importante è poi quello di tener conto delle disuguaglianze sociali ed economiche, fattori che possono determinare una disaffezione verso la prevenzione vaccinale. Noi, come sindacato dei pensionati della Cisl ci siamo mossi attraverso la Carovana della salute, con la quale giriamo le città, dal momento che siamo fortemente radicati nel territorio, e aiutiamo gli anziani attraverso visite gratuite e momenti informativi. Questo - ha concluso - sta generando la consapevolezza che porta ad avere fiducia nel Sistema sanitario nazionale. HappyAgeing è per noi straordinariamente utile e continueremo sicuramente a lavorare con loro”.

(Adnkronos) - Le istituzioni regionali possono contribuire a migliorare le performance del sistema sanitario “prendendo atto che abbiamo una popolazione sempre più anziana e complessa, e tentando di lavorare sul territorio tramite le Case di comunità, gli ospedali di comunità e gli hospice, per evitare che i pazienti vadano in ospedale. Infatti, è necessario gestire la cronicità fuori dallo stesso e portare all’interno solo le acuzie”. Così Giancarlo Ruscitti, direttore generale Sanità e sociale della Regione Veneto, intervenendo alla presentazione, oggi a Roma, del XIV Rapporto sulle performance regionali del Sistema sanitario italiano, curato dal Crea Sanità - Centro per la ricerca economica applicata. Il rapporto offre una fotografia dettagliata sulle Performance a livello regionale in tema di opportunità di tutela della Salute.
“La nostra Regione - continua Ruscitti - ha sempre avuto due pilastri: la sanità e il sociale, intersecati dalla stessa struttura tecnica. Questo ci consente di lavorare insieme a colleghi che hanno estrazioni professionali diverse, e poter ‘aggredire’ le nuove patologie e le nuove esigenze che hanno i veneti, dalla montagna al Delta del Po”, conclude.

(Adnkronos) - "Sono circa cinque anni che, con Antonio Magi", presidente dell'Ordine dei medici di Roma, "facciamo consigli direttivi congiunti. Le proposte che insieme abbiamo avanzato alla Regione Lazio si sono trasformate in una delibera di giunta, perché crediamo nella prevenzione e, soprattutto, nella proattività”. Così Maurizio Zega, presidente dell’Ordine degli Infermieri di Roma, partecipando alla presentazione del progetto ‘Un consiglio in salute’, promosso dal Consiglio regionale del Lazio in occasione del Rally di Roma Capitale, in programma dal 3 al 5 luglio.
“Il futuro sarà nella proattività, cioè nell’anticipare il danno clinico - ha spiegato Zega - Io so che un paziente con uno scompenso cardiaco tornerà in ospedale, ma meglio lo gestisco sul territorio, più tardi quel paziente vi tornerà. C’è quindi una vera e propria trasformazione nella visione del percorso del paziente: se fino ad oggi è stato lineare - salute, malattia, cura, ritorno in società - con l’invecchiamento della popolazione, il quadro cambia. Dobbiamo quindi immaginare non più un percorso lineare, ma circolare, di ritorno all’ospedale, il cui diametro sarà rappresentato dal lavoro congiunto dello specialista clinico e dell’infermiere che lo assiste. In estrema sintesi - ha concluso - quello che proponiamo è la riproposizione sul territorio di quanto già avviene in ospedale: un’insufficienza cardiaca stabilizzata in ospedale, una volta riportata sul territorio, deve ricevere la stessa identica risposta, sia dal punto di vista assistenziale che clinico”.

(Adnkronos) - La sindrome di Rett resta una delle malattie neurologiche rare più complesse e meno conosciute, ma anche una delle condizioni che richiedono con maggiore urgenza un approccio integrato tra ricerca, assistenza e politiche sanitarie. È quanto emerso dal digital talk ‘Sindrome di Rett: bisogni, prospettive e priorità emergenti dall’Europa all’Italia’, promosso da Adnkronos in collaborazione con Acadia, che ha riunito clinici, associazioni di pazienti e comunità scientifica per fare il punto su criticità e prospettive. Al centro del confronto - disponibile sui canali web e social di Adnkronos - i contenuti del Libro Bianco europeo sulla sindrome di Rett, presentato al Parlamento europeo con il contributo di esperti e associazioni. Il documento individua le principali priorità per migliorare diagnosi, presa in carico, ricerca e accesso alle cure, evidenziando criticità come la scarsa conoscenza della malattia, la disomogeneità dei centri di riferimento e la necessità di percorsi assistenziali continui lungo tutto l’arco della vita.
La sindrome di Rett interessa prevalentemente il sesso femminile e in Italia coinvolge circa 1.500-2.000 bambine e donne. È una patologia genetica rara caratterizzata da bisogni assistenziali complessi e da una compromissione progressiva delle funzioni neurologiche e motorie. Le pazienti vengono spesso definite ‘le bimbe dagli occhi belli’ per la capacità di comunicare emozioni attraverso lo sguardo, anche in presenza di gravi difficoltà motorie e comunicative.
Sul fronte assistenziale, l’Italia presenta una rete di centri di riferimento relativamente strutturata, ma con forte disomogeneità territoriale. “Come per altre malattie rare, esistono centri individuati a livello regionale e riconosciuti istituzionalmente, con competenze specifiche sia nella diagnosi sia nel follow-up dei pazienti”, spiega Aglaia Vignoli, professore associato di Neuropsichiatria infantile dell'Università Statale di Milano, direttore del dipartimento di Neuropsichiatria infantile Asst Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, Milano. “Tuttavia, la loro distribuzione sul territorio resta disomogenea”. I centri sono concentrati soprattutto al Nord, con minore presenza nel Centro-Sud, costringendo molte famiglie a spostamenti complessi”. La patologia si manifesta nei primi anni di vita e richiede una presa in carico multidisciplinare. “I primi sintomi compaiono nel primo anno di vita e il quadro clinico si manifesta pienamente entro i primi 2-3 anni”, chiarisce Vignoli. Oggi le terapie sono soprattutto sintomatiche, ma la ricerca sta esplorando approcci innovativi capaci di agire anche sui meccanismi biologici della malattia.
Un nodo centrale riguarda l’evoluzione dei bisogni nel tempo. “Nei primi anni assumono rilievo sonno, epilessia e nutrizione; successivamente diventano centrali la componente motoria e la deambulazione”, precisa Giulia Prato, neuropsichiatra Uoc Neuropsichiatria infantile Istituto Giannina Gaslini, Genova. La malattia richiede quindi un’équipe multidisciplinare e percorsi di cura flessibili. Critico anche il passaggio all’età adulta, dove la continuità assistenziale spesso si interrompe: “Servirebbero percorsi strutturati di transizione programmata”, sottolinea Prato. Tre le priorità indicate dall’esperta: rafforzare le competenze cliniche, migliorare l’organizzazione dei percorsi territoriali e sostenere le famiglie e i caregiver, spesso sottoposti a un carico assistenziale elevato.
Le associazioni che hanno partecipato hanno evidenziato l’importanza di fornire supporto alle famiglie, ma anche all’evoluzione dei trattamenti. Per Salvatore Franzè, residente Pro Rett Ricerca ente filantropico, “la ricerca rappresenta la strada per cambiare il futuro delle nostre figlie. Studi preclinici hanno mostrato la possibile reversibilità di alcuni aspetti della sindrome nei modelli animali, aprendo nuove prospettive terapeutiche”.
Cristiana Mantovani, presidente di AIRett, ha ricordato l’impegno dell’associazione nel sostegno alla ricerca applicata e nello sviluppo di progetti finalizzati a “migliorare la quotidianità delle persone con sindrome di Rett, compresi strumenti innovativi per la comunicazione”. Simona Piccolo, presidente di ConRett Ets, ha invece sottolineato il valore delle associazioni nell’accompagnare le famiglie lungo tutto il percorso della malattia. “Le associazioni - evidenzia - sono ponti verso la ricerca, verso le nuove frontiere terapeutiche e verso i centri competenti per la presa in carico”. Infine, Adriana Russo, presidente di Noi Insieme Rett, ha richiamato l’attenzione sulla complessità della vita quotidiana delle famiglie e sulla necessità di costruire percorsi assistenziali che accompagnino le persone con sindrome di Rett lungo tutto l’arco della vita. In particolare, nella transizione all’età adulta, che resta una delle fasi più delicate e meno strutturate del percorso assistenziale.

(Adnkronos) - "Welfare Index PMI compie 10 anni. Dieci anni in cui questo progetto è diventato molto più di una ricerca. Dal 2016, anno del suo lancio da parte di Generali, a oggi è lo specchio dell'Italia che cambia, dell’Italia che innova e che sa stare al passo con i tempi. Un'Italia in cui le piccole e medie imprese, grazie anche a uno strumento come questo, hanno compreso una verità fondamentale: il welfare non è un costo. È un investimento. Un investimento sulle persone. E oggi investire sulle persone non è soltanto una scelta etica. È una scelta strategica che alimenta la fiducia collettiva, migliora la qualità della vita e, con esse, rafforza anche la produttività e la crescita economica. Perché il capitale più importante di ogni impresa non è finanziario. È il capitale umano". Lo ha detto la ministra per le Riforme Elisabetta Casellati, intervenendo alla presentazione del Welfare Index PMI di Generali, in corso a Roma.
"Welfare Index PMI non si è limitato a misurare il cambiamento e a fotografare la realtà esistente. Ha contribuito a produrlo. Attraverso il confronto tra le imprese e il valore reputazionale associato ai risultati raggiunti, ha promosso una competizione virtuosa che ha spinto molte aziende a investire di più nel benessere dei propri lavoratori. E come confermano i dati, le imprese che investono in questo ambito sono anche quelle più capaci di innovare, di attrarre talenti, di trattenere i cervelli e di competere sui mercati globali. È lo stesso Rapporto Welfare Index PMI 2024 a dirlo: le aziende con un welfare più evoluto registrano tassi di crescita del fatturato pari al 46,5%, significativamente superiori a quelli delle imprese che investono meno nel benessere dei propri lavoratori", ha detto la ministra per le Riforme.
"Le imprese più forti, dunque, sono quelle che mettono al centro la persona. Oggi i giovani, ad esempio, non scelgono un'impresa soltanto in base alla retribuzione. Guardano alla qualità del lavoro, alle opportunità di crescita, all'equilibrio tra vita e lavoro, ai servizi e ai benefit offerti. In sintesi: guardano al progetto di vita legato a un posto di lavoro. Per attrarre e trattenere i talenti non bastano più gli stipendi. Servono imprese che investano sulla persona prima ancora che sul lavoratore. Imprese capaci di guardare ai bisogni e alle aspirazioni dei propri dipendenti, non soltanto alla loro produttività. Il welfare, dunque, fa bene ai lavoratori, ma fa bene anche alle imprese".
"L'eccesso di burocrazia costa oggi al nostro Paese 225 miliardi di euro l'anno. Per le sole PMI il costo è stimato in 80 miliardi. È un peso che non possiamo più permetterci. Per questo -ha sottolineato- abbiamo introdotto la legge annuale di semplificazione, entrata in vigore lo scorso novembre, che consente di contrastare in modo strutturale la proliferazione normativa e affida al Governo dieci deleghe per la realizzazione di Testi Unici nei settori strategici. La prossima legge annuale sarà dedicata in particolare alla riduzione del carico burocratico e al miglioramento del rapporto tra cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione. Perché semplificare non è un esercizio amministrativo. È una leva di crescita. Ed è una leva a costo zero".

(Adnkronos) - È stato sottoscritto oggi il Protocollo d’intesa tra il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, e il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Cardinale Matteo Maria Zuppi, per promuovere la realizzazione e la riqualificazione di spazi dedicati allo sport negli oratori situati nelle aree urbane caratterizzate da maggiori fragilità sociali e educative. A seguito dell’assegnazione di 50 milioni di euro a valere sul Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2021-2027 destinati agli oratori, con questa intesa si vogliono definire le modalità di cooperazione per la realizzazione di questi spazi. Le risorse, infatti, saranno impiegate per la realizzazione di nuovi playground, la riqualificazione di impianti sportivi esistenti e l’allestimento di spazi polifunzionali destinati alle attività sportive, ludiche e ricreative all’interno degli oratori ubicati nelle aree più svantaggiate. I beneficiari contribuiranno con una quota minima di cofinanziamento pari al 15%.
L’intesa rafforza, quindi, la collaborazione tra le istituzioni con l’obiettivo di valorizzare gli oratori quali presìdi educativi, sociali e aggregativi, riconoscendone il ruolo strategico nel contrasto alla dispersione scolastica, alla povertà educativa e al disagio giovanile, attraverso la promozione della pratica sportiva e dei corretti stili di vita. Il Protocollo prevede inoltre l’istituzione di un Tavolo tecnico permanente tra gli uffici del Ministro per lo Sport e i Giovani e la CEI, con il compito di coordinare, monitorare e accompagnare l’attuazione degli interventi, favorendo lo scambio di competenze e buone pratiche.
Il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, ha commentato che “con questo Protocollo, per il quale ringrazio il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Cardinale Matteo Zuppi, rispettiamo un altro impegno che il Governo ha assunto per contribuire al consolidamento del modello sportivo italiano, riaffermando la centralità degli oratori, autentici presìdi educativi, sociali e di comunità. Per la prima volta nella storia repubblicana destiniamo risorse così significative a questo patrimonio della nostra Nazione: ai 19,5 milioni di euro nel quadriennio (2025-2028) per sostenere le attività sportive e valorizzare la funzione educativa degli oratori, affianchiamo altri 50 milioni in un bando che verrà pubblicato entro il prossimo mese, per realizzare e riqualificare spazi sportivi nelle aree più fragili. Investire negli oratori significa investire nei bambini, negli adolescenti e nei giovani, offrendo loro luoghi sicuri e gratuiti dove crescere attraverso lo sport, costruendo relazioni e alimentando il senso di comunità. Insieme alla Conferenza Episcopale e alla rete delle Diocesi trasformiamo il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dello sport, riconosciuto dalla nostra Costituzione, in opportunità concrete per il presente e il futuro delle giovani generazioni e per la coesione nei territori”.
“La firma di questa intesa rappresenta un ulteriore segno di attenzione verso i giovani, in particolare quelli più esposti al disagio. Investire negli impianti sportivi degli oratori, soprattutto nelle periferie, significa offrire nuove e reali opportunità di crescita e contribuire a ricucire le fratture delle nostre città, nel solco di un impegno continuo delle nostre comunità ecclesiali. L’accordo esprime una collaborazione tra Chiesa e istituzioni, nel rispetto del principio di sussidiarietà e nella valorizzazione della rete degli oratori come presìdi educativi e di legalità. Insieme si promuovono spazi di incontro e di futuro, capaci di generare speranza e inclusione per le nuove generazioni. In questi mesi estivi è ancora più evidente quanto siano importanti questi luoghi, sostenuti da parroci, educatori, animatori, associazioni sportive, senza dimenticare i doposcuola. A tutti loro un sentito ringraziamento”, ha sottolineato il Cardinale Zuppi.
L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno del Governo per promuovere lo sport come strumento di inclusione, crescita personale e coesione sociale, riconoscendo negli oratori un punto di riferimento fondamentale per le comunità, in particolare nei contesti più vulnerabili.

(Adnkronos) - “Le vaccinazioni nell'adulto over 60 rappresentano un aspetto strategico per il nostro Paese e per il nostro sistema sanitario nazionale, perché vaccinare significa far vivere in salute più a lungo”. Così Caterina Rizzo, professoressa di Igiene generale e applicata all’Università degli studi di Pisa, intervenendo all’Assise nazionale sulla prevenzione delle malattie infettive nell’Anziano, organizzata a Roma, presso Palazzo Baldassini, su iniziativa di HappyAgeing - Alleanza italiana per l'invecchiamento attivo.
“Mi riferisco - prosegue Rizzo - sia ad alcuni vaccini che sono già inseriti all'interno del calendario vaccinale per l'adulto, come quelli stagionali contro l’influenza, il Covid-19 e lo pneumococco, che possono determinare complicanze e sovrainfezioni, e ad altri che sono disponibili in commercio ma non ancora inseriti nel calendario vaccinale. Anche durante l’estate, con il caldo, possono esserci riacutizzazioni di queste malattie”, che possono aggravarsi e “causare polmoniti. Inoltre, durante queste ondate di calore spesso” possono manifestarsi “anche altre tipologie di malattie, come il fuoco di Sant'Antonio, causato dal virus dell'Herpes zoster. È quindi importante proteggersi per affrontare tutte le stagioni, poiché ciascuna può determinare delle criticità per le persone anziane”.
“È importantissimo mettere in evidenza il ruolo di questi vaccini - aggiunge l'esperta - Dagli studi della letteratura scientifica internazionale emerge chiaramente come questi determinino valore nella popolazione anziana. E questo valore si esprime non soltanto nel risparmio di ospedalizzazioni e nella riduzione della mortalità per le patologie prevenibili da vaccino, ma anche attraverso il loro valore sociale - conclude - perché permettono di vivere in salute più a lungo”.

(Adnkronos) - Philip Morris International ha annunciato che la Food and Drug Administration (Fda) statunitense ha autorizzato 20 varianti delle bustine di nicotina Zyn come Prodotto del tabacco a rischio modificato (Mrtp). Si tratta - informa una nota - dei primi provvedimenti Mrtp concessi per la categoria delle bustine di nicotina, che consentono al Gruppo di commercializzare, per i prodotti Zyn autorizzati, con la seguente affermazione: 'Utilizzare Zyn, invece delle sigarette, comporta un rischio inferiore di cancro orale, malattie cardiache, cancro ai polmoni, ictus, enfisema e bronchite cronica'.
“La decisione della Fda rappresenta un momento importante per gli oltre 45 milioni di consumatori di nicotina in età legale negli Stati Uniti - ha dichiarato Stacey Kennedy, Ceo di Pmi Us - La notizia di oggi garantisce che questi adulti abbiano accesso a informazioni accurate e basate sulla scienza, inclusa l’evidenza autorizzata da Fda secondo cui il passaggio dalle sigarette a Zyn riduce il rischio di malattie legate al fumo, come le malattie cardiache e il cancro ai polmoni. Più in generale - ha aggiunto - questa decisione rafforza l’approccio scientifico dell’Agenzia sulla valutazione dei prodotti e sulla comunicazione trasparente dei risultati”.
Il provvedimento di Fda evidenzia un netto contrasto - si legge nella nota - Negli Stati Uniti, prima di essere autorizzati i prodotti a base di nicotina sono sottoposti a un’approfondita revisione scientifica, mentre in molti Paesi i decisori politici optano per divieti anziché per un’attenta valutazione. Nel gennaio 2025, Zyn è stato il primo brand di bustine di nicotina autorizzato alla vendita negli Stati Uniti a seguito di una rigorosa valutazione scientifica. Con la decisione odierna, Pmi detiene autorizzazioni Mrtp per Zyn per alcune versioni dei dispositivi Iqos e per i loro appositi stick di tabacco, e per 8 varianti dello snus General.

(Adnkronos) - inquanta membri del Parlamento europeo hanno inviato ieri una lettera alla Fifa chiedendo l’apertura di un’indagine sul presidente Gianni Infantino per “le decisioni di introdurre un Premio per la Pace Fifa annuale e poi di assegnare il premio al presidente statunitense Donald Trump”. La lettera è indirizzata a Infantino stesso e al Consiglio Fifa, il principale organo decisionale dell’organizzazione.
L’iniziativa, guidata dall’eurodeputato irlandese Barry Andrews, del gruppo Renew Europe, insieme a Lara Wolters dei Paesi Bassi e Niels Fuglsang della Danimarca, entrambi socialdemocratici, sollecita un’indagine “a fondo” e “con la massima rapidità e sincerità” da parte del Comitato Etico della Fifa.
Dubbi sulla neutralità politica
Il riconoscimento per la Pace era stato annunciato nel novembre 2025 e consegnato da Infantino a Trump il successivo 5 dicembre, durante il sorteggio dei Mondiali a Washington. Secondo gli eurodeputati, l’assegnazione ha sollevato dubbi sulla neutralità politica della federazione calcistica, soprattutto alla luce dei rapporti pubblici tra Infantino e il presidente degli Stati Uniti.
Ma la richiesta riguarda anche il processo decisionale che ha portato, a monte, all’istituzione del riconoscimento, perché non è chiaro se il Consiglio Fifa sia stato adeguatamente informato o coinvolto prima della creazione del Premio, né sono chiari i criteri dell’assegnazione, né, in definitiva, se sia stata un’iniziativa unilaterale di Infantino.
Secondo gli eurodeputati firmatari della lettera, le dichiarazioni e il comportamento del presidente della Fifa rischiano di entrare in contrasto con lo statuto della Federazione, che ne stabilisce “la neutralità in materia politica e religiosa”, obbligo che riguarda anche i dirigenti e che prevede sanzioni.
La lettera descrive i Mondiali del 2026 come un torneo già segnato da diverse controversie, dai prezzi elevati dei biglietti e dai problemi legati ai visti. E afferma che la consegna del primo Fifa Peace Prize a Trump ne rappresenta “forse l’evento più preoccupante“.
Il reclamo della ong FairSquare
Già tre giorni dopo la consegna del Premio, l’8 dicembre 2025, l’ong per i diritti umani FairSquare aveva presentato un reclamo al Comitato etico della Fifa. Nel reclamo, che la lettera firmata dagli eurodeputati sostiene, si afferma che Infantino abbia “ripetutamente” violato le norme della Federazione sulla neutralità politica e si chiede di procedere a un’indagine per violazione del codice etico.
FairSquare contesta in particolare quattro dichiarazioni pubbliche del presidente Fifa a favore del tycoon. Tra queste, un’intervista all’American Business Forum di Miami, nel novembre 2025, in cui Infantino aveva affermato di considerare il capo della Casa Bianca “un amico davvero stretto” e si era detto “a volte sorpreso di leggere alcuni commenti negativi” sul suo conto. Per poi aggiungere che “dovremmo tutti sostenere ciò che Trump sta facendo” negli Stati Uniti, e che il tycoon stava andando “piuttosto bene”. Affermazioni che, secondo l’ong, rivelano come il dirigente abbia “assunto una posizione politica molto chiara, in violazione del suo dovere di rimanere politicamente neutrale”.
“Mancanza di neutralità getta discredito sulla Fifa e sui Mondiali”
Il reclamo di FairSquare richiama anche episodi successivi alla consegna del premio. In particolare, l’accordo firmato nel febbraio 2026 tra la Fifa e il ‘Board of Peace‘, l”Onu alternativa’ promossa da Trump. L’intesa prevede che la Fifa lavori per “cercare attivamente investimenti da leader e istituzioni internazionali che sfruttino il potere del calcio per sostenere la ripresa, la stabilità e lo sviluppo a lungo termine nelle regioni colpite da conflitti”.
Ma secondo FairSquare non vi sono riscontri di un’approvazione formale da parte del Consiglio Fifa di una tale intesa. L’ong cita inoltre un video pubblicato da Infantino su Instagram durante la riunione inaugurale del Board of Peace, in cui il presidente della Fifa compare con un cappellino rosso con la scritta ‘Usa’ e i numeri ’45-47′, ovvero le due presidenze di Trump.
Allo stesso modo, l’ong ritiene che Infantino non abbia informato il Consiglio Fifa prima di creare il Premio per la Pace, premio che secondo i critici doveva servire a ingraziarsi il capo della Casa Bianca, che era appena rimasto a bocca asciutta del Premio Nobel che tanto desiderava.
“Quando il presidente della Fifa favorisce un presidente rispetto a un altro, questo porta la Fifa e l’intero torneo in discredito”, sottolinea la lettera degli eurodeputati, aggiungendo che, con l’attenzione internazionale puntata sulla Federazione e su Infantino durante l’estate dei Mondiali, un’indagine approfondita rappresenterebbe “un’opportunità”, per l’organizzazione calcistica, “di dimostrare il proprio impegno verso la neutralità politica, la trasparenza e la responsabilità”.

E' operativo di oggi il nuovo collegamento aereo operato da Wizz
Air fra Alghero e l'aeroporto Marco Polo di Venezia. La nuova
rotta, attiva dall'1 luglio al 4 settembre prossimo, è servita tre
volte la settimana, ogni lunedì, mercoledì e venerdì.
Salgono così a 11 le destinazioni operate da
Wizz Air dal Nord Sardegna nell'estate 2026: otto sono i voli su
Alghero (Budapest, Bucarest, Sofia, Belgrado, Varsavia Modlin,
Tirana, VEnezia e Skopje) e tre su Olbia (MIlano Malpensa, Roma
Ciampino e Varsavia Chopin).
Nel complesso, il vettore mette a disposizione
oltre 439 mila posti nella stagione 2026, con un incremento, nello
scalo di Alghero, del 253% rispetto all'estate precedente. Wizz Air
consolida così la sua posizione come terza compagnia aerea
dell'aeroporto Riviera del Corallo.
"L'investimento della compagnia Wizz Air sullo
scalo di Alghero continua a produrre risultati concreti, con
un'offerta di collegamenti sempre più ampia e competitiva che
contribuisce alla crescita dell'attrattività del territorio del
Nord Sardegna producendo, inoltre, una positiva diversificazione
del network", dichiara Silvio Pippobello, ad degli aeroporti del
Nord Sardegna.
"L'avvio del nuovo collegamento tra Alghero e
Venezia conferma l'estrema importanza della Sardegna nella
strategia di crescita di Wizz Air in Italia", sottolinea Salvatore
Gabriele Imperiale, corporate communications manager Wizz Air. "A
pochi giorni dal lancio della rotta per Tirana da Alghero,
continuiamo a investire su un territorio dal forte potenziale
turistico ed economico, offrendo ai passeggeri sardi più
opportunità di viaggio a tariffe accessibili e contribuendo allo
sviluppo della connettività dell'isola".
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