
(Adnkronos) - Tramonta l'ipotesi di Stefano Coletta alla conduzione di 'Chi l'ha visto?'. Secondo quanto apprende l'Adnkronos, la Rai sarebbe ancora lontana da una soluzione per la sostituzione di Federica Sciarelli. Dopo 22 anni al timone del programma, l'addio del volto iconico della storica trasmissione di Rai3 ha ufficialmente aperto la partita più importante dei prossimi palinsesti televisivi.
Si riapre dunque il totonomi, con diversi scenari sul tavolo. Eleonora Daniele e Francesca Fialdini si sarebbero sfilate, mentre l'ipotesi di Francesca Fagnani non è mai realmente decollata a causa del suo impegno con 'Belve'. Restano in corsa profili come Giorgia Cardinaletti e Manuela Moreno, attualmente alla guida della versione estiva de ‘La Vita in Diretta’. Un'altra pista porta a un grande ritorno: Pino Rinaldi, ex autore storico del programma e oggi volto di La7.
Tuttavia, non è escluso che la scelta possa ricadere su una soluzione interna, promuovendo una delle inviate storiche del programma come Raffaella Griggi o Veronica Briganti. Questa strategia ricalcherebbe quella già adottata con successo da 'Report', quando Milena Gabanelli, dopo 20 anni, lasciò la conduzione a Sigfrido Ranucci, un volto cresciuto nella sua squadra. Mentre da Viale Mazzini si vagliano tutte le opzioni, spunta un nome nuovo nel novero dei papabili: quello di Emilia Brandi, giornalista e conduttrice nota al grande pubblico come volto del programma ‘Cose Nostre’ su Rai1. L'attesa per la decisione è scandita da un appuntamento cruciale: questa sera, nell'ultima puntata di questa stagione di 'Chi l'ha visto?' (in onda su Rai3 dalle 21.15), Federica Sciarelli saluterà ufficialmente il suo pubblico, chiudendo un capitolo lungo 22 anni.

(Adnkronos) - Ogni euro investito nella vaccinazione contro l’Herpes Zoster negli anziani può generare fino a 782 euro di beneficio per la società, secondo le stime dell’Office of Health Economics. Per l’antinfluenzale il rapporto sale fino a 19 euro, per l’antipneumococcica fino a 30, per il Virus respiratorio sinciziale (Vrs) fino a 14. Sono numeri discussi nel corso dell’Assise nazionale sulla prevenzione delle malattie infettive nell’anziano, tenutasi a Roma a Palazzo Baldassini, su iniziativa di HappyAgeing - Alleanza italiana per l'invecchiamento attivo. Il dibattito - informa una nota - si è infatti concentrato non su quanto costa prevenire, ma quanto costa non farlo, contenuto nell’analisi tecnico-scientifica ‘Le vaccinazioni per proteggere la popolazione anziana in Italia. Quadro epidemiologico, carico di malattia, offerta vaccinale e profili di costo-efficacia’. Elaborato dagli esperti delle Università di Pisa e di Bari sotto la responsabilità scientifica di Caterina Rizzo e Silvio Tafuri, questo documento è stato presentato da HappyAgeing al ministero della Salute e al Cip - Coordinamento interregionale prevenzione che, attraverso la Cabina di regia, stanno lavorando alla costruzione del nuovo Piano nazionale di prevenzione vaccinale (Pnpv).
Oltre a dati economici rilevanti, il documento di HappyAgeing raccoglie 5 proposte operative per il nuovo Pnpv su pneumococco, Herpes Zoster, influenza, difterite-tetano-pertosse, Vrs e Covid-19, le vaccinazioni raccomandate nella silver age. Vivere più a lungo - si legge nella nota - non è più un’eccezione demografica ma una nuova realtà sociale e per garantire la longevità i vaccini sono una soluzione sia in termini di qualità di vita guadagnata che in costi evitati per il Servizio sanitario nazionale. Le 5 proposte operative di HappyAgeing per il nuovo Pnpv sono: 1) Comunicazione, conoscere le malattie per scegliere la prevenzione. Servono campagne continuative, centrate sulle malattie e sul loro impatto reale, capaci di superare la sottostima del rischio che oggi frena le vaccinazioni; 2) Ampliamento della rete vaccinale e chiamata attiva. Più soggetti abilitati alla somministrazione oltre ai medici di medicina generale e ai centri vaccinali, ad esempio le farmacie, percorsi vaccinali strutturati negli ospedali per i pazienti fragili, ma anche in tutti i poliambulatori pubblici e le Case di Comunità, per una chiamata attiva estesa e resa sistematica.
E ancora: 3) La prevenzione come investimento, una questione di architettura finanziaria. La spesa per l’immunizzazione va riconosciuta come investimento strutturale, separata dalla spesa sanitaria corrente, con un sistema nazionale di dati economici a supporto delle scelte di programmazione; 4) Aggiornamento del Pnpv e del Calendario Vaccinale. Servono l’inclusione esplicita di Covid-19 e Vrs, oltre a una scadenza certa per la Circolare Ministeriale sull’influenza. Infine: 5) Appropriatezza vaccinale, formulazioni potenziate, soglia a 60 anni, innovazione. Recepimento uniforme dei vaccini potenziati e adiuvati in tutte le Regioni, abbassamento a 60 anni della soglia per l’offerta gratuita dei vaccini potenziati contro l’influenza, e percorsi di Health Technology Assessment più rapidi per l’innovazione.
“L’analisi e le proposte contenute in questo documento sono operative e immediatamente implementabili – afferma Michele Conversano, presidente del Comitato tecnico scientifico di HappyAgeing – Non richiedono nuove scoperte scientifiche né risorse straordinarie: richiedono scelte su come classificare la spesa in prevenzione, su chi può somministrare un vaccino, su quando pubblicare una circolare, su come parlare alle persone di malattie che si possono evitare. HappyAgeing porta queste proposte nelle sedi istituzionali competenti con la consapevolezza che ogni stagione in cui le coperture restano al di sotto degli obiettivi è una stagione di complicanze, ospedalizzazioni e perdita di autonomia che si potevano prevenire".
"Le evidenze ci sono - aggiunge - gli strumenti anche: ciò che serve ora è la volontà di tradurli in scelte di sistema, strutturali e durature. Il lavoro che svolge il ministero della Salute è sicuramente alacre e da parte delle Regioni c’è forte impegno. Nonostante la disomogeneità territoriale, obiettivo comune è far sì che uno dei pilastri dell’invecchiamento attivo, o meglio della longevità, l’immunizzazione, diventi effettivamente fruibile dalla popolazione grazie all’offerta di nuovi vaccini sicuri ed efficaci”.
La coordinatrice del Cip, Francesca Russo sottolinea che “il Coordinamento interregionale della prevenzione sta già lavorando attivamente al nuovo Pnpv con il ministero della Salute attraverso la Cabina di regia appositamente istituita. Le Regioni sono in prima linea nell’attuazione delle politiche vaccinali e devono quindi essere coinvolte fin dalle prime fasi, anche per affrontare insieme le implicazioni sulle risorse e sull’aggiornamento del Calendario vaccinale. È un lavoro che richiede sinergia istituzionale e siamo felici di costruirla anche con HappyAgeing: un’Alleanza che, per sua stessa natura – società scientifiche, sindacati ed enti di vario genere – porta al tavolo una voce plurale e rappresentativa del mondo della prevenzione”.
Per Francesco Macchia, direttore di HappyAgeing, “un vaccino, per essere davvero efficace, deve essere conosciuto, accessibile e facile da ricevere: non basta renderlo disponibile, serve spiegare ai cittadini cosa fare e perché farlo. Per questo HappyAgeing ha realizzato anche uno strumento snello e operativo, ‘Le vaccinazioni per proteggere la popolazione anziana in Italia: 12 cose da sapere e da fare’, documento che traduce le stesse evidenze dell’analisi scientifica in informazioni dirette: per ogni malattia, cosa comporta e quale vaccinazione richiedere”. In una società in cui l’età anagrafica cresce sempre di più, "garantire la longevità, e quindi un invecchiamento in buona salute, è fondamentale", dichiarano congiuntamente Tania Scacchetti, segretaria generale Spi Cgil, Annamaria Foresi, gegretario nazionale Fnp Cisl e Carmelo Barbagallo, segretario generale Uil Pensionati. "Da sempre - proseguono - i sindacati dei pensionati si impegnano per tutelare la salute degli over 65 e la prevenzione attraverso i vaccini è un passo quantomai necessario”.
Nel dettaglio, i dati di costo-efficacia raccolti nel documento tecnico scientifico confermano che questi vaccini raccomandati negli over 65 non sono una spesa da tagliare, ma un investimento che si ripaga e in alcuni casi rende più di quanto costa. Nel caso dell’anti-pneumococco, le nuove strategie aggiornate produrrebbero risultati clinici migliori a un costo inferiore, con un risparmio per il Ssn stimato tra circa 77 e 457 milioni di euro e più anni di vita in buona salute. I vaccini antinfluenzali potenziati per gli anziani - riferisce la nota - costano, per ogni anno di vita guadagnato (Qaly), ben meno della soglia di 30mila euro considerata accettabile in Italia. Eviterebbero ogni anno decine di migliaia di ricoveri e centinaia di morti, con un risparmio netto per il Ssn di decine di milioni di euro.
Gli studi internazionali sull’anti-Herpes Zoster mostrano un buon rapporto costo-beneficio, soprattutto per il dolore cronico della nevralgia post-erpetica evitato e la riduzione dei ricoveri nei casi più gravi; le analisi europee sul Vrs, ancora preliminari, vanno nella stessa direzione, in particolare per le persone più avanti con l’età e per chi ha altre patologie. Infine, l’anti-Covid-19 negli over 65 non è soltanto efficace, è economicamente dominante, ossia genera benefici superiori a un costo inferiore rispetto alla mancata vaccinazione. L’evento - conclude la nota - è stata realizzata con il contributo non condizionante di Csl Seqirus, Gsk- GlaxoSmithKline, Moderna, Msd Italia, Pfizer e Sanofi.

(Adnkronos) - “La vaccinazione è fondamentale nell'adulto e nell'anziano, perché con il passare degli anni si verifica un fenomeno, conosciuto come immunosenescenza, che provoca un decadimento delle capacità di risposta del sistema immunitario”. Lo spiega Michele Conversano, presidente del Comitato tecnico scientifico di HappyAgeing - Alleanza italiana per l'invecchiamento attivo, nel corso dell’Assise nazionale sulla prevenzione delle malattie infettive nell’Anziano, organizzata su iniziativa di HappyAgeing, presso Palazzo Baldassini a Roma.
Per questa ragione “l'anziano è più frequentemente soggetto a malattie infettive e, soprattutto, a complicanze ad esse legate - aggiunge Conversano - Abbiamo un Piano nazionale Vaccini il cui calendario prevede cinque-sei vaccinazioni” per questa fascia di popolazione, “alcune delle quali sono stagionali, come quella per il covid, l'influenza, lo pneumococco e il virus respiratorio sinciziale, altre invece sono disponibili tutto l'anno, come quella contro l’Herpes zoster, che colpisce in qualsiasi momento e soprattutto nei momenti in cui si verifica un decadimento delle difese anticorpali, che può avvenire anche a causa del caldo”.
Perché si riesca ad avere un’adesione più ampia possibile alla prevenzione tramite vaccinazione “è importante comunicare gli effetti negativi delle malattie e far comprendere anche la gravità delle complicanze che queste possono comportare in caso di della mancata" prevenzione - aggiunge - Inoltre "la vaccinazione deve essere facilmente accessibile: rivolgendoci a una persona sana, e non a un paziente malato che deve andare dal medico a farsi curare, non possiamo pretendere che faccia decine di chilometri per trovare il primo posto utile a vaccinarsi. Alcune Regioni hanno aumentato” i punti di somministrazione "anche grazie al coinvolgimento delle farmacie, alle Case di comunità, ai poliambulatori e agli ospedali: tutti luoghii in cui le vaccinazioni possono essere fatte in maniera semplice. In queste Regioni le coperture vaccinali sono soddisfacenti, talvolta superano anche il 60-65%, mentre altre sono ferme al 10-15%. Occorre - conclude - un cambio di strategia”.

(Adnkronos) - Fotografa in modo dettagliato le realtà regionali il XIV Rapporto sulle Performance regionali del Sistema sanitario italiano, curato da Crea (Centro per la ricerca economica applicata) Sanità, presentato oggi a Roma. Crescono le performance, ma i cittadini chiedono più servizi per la perdita di autosufficienza, mentre il resta il divario Nord-Sud. Il Veneto - informa una nota - si conferma la Regione più performante, raggiungendo il 64% del valore massimo teorico della Performance, mentre la Calabria si posiziona all’ultimo posto con il 36%. Il trend nazionale è comunque positivo, con un indice medio di performance che passa dal 43,4% del 2019 al 46,1% del 2025. Tuttavia, la percezione di miglioramento da parte dei cittadini rimane limitata e molto variabile tra le diverse aree del Paese. Circa un terzo delle Regioni non supera il 40% della performance massima.
Le dimensioni che più incidono sulla performance - riporta il documento disponibile sul sito creasanita.it - valorizzate da un panel di 114 stakeholder, che hanno contribuito all’elaborazione del Rapporto, suddivisi tra Istituzioni, utenti/cittadini, professioni sanitarie, management delle aziende sanitarie, Industria Life Sciences, sono gli esiti (31,2%) e l’appropriatezza (27,5%), seguite dalla dimensione economico-finanziaria (12,7%), sociale (11,8%), equità (9,9%) e innovazione (6,9%). Dopo alcuni anni, si inverte la tendenza e crescono nuovamente di importanza gli esiti e l’appropriatezza: fenomeno che, secondo il panel, evidenzia come non sia più scontata la capacità del sistema di tutela di garantirli in modo universalistico.
Aumenta anche il peso della dimensione economico-finanziaria, soprattutto per il Management e i professionisti sanitari, segno di una “sofferenza” gestionale e operativa. Al contrario, equità e innovazione riducono il loro contributo rispetto alle precedenti edizioni, il contributo del Sociale aumenta invece per i cittadini e le Istituzioni. L’integrazione sociosanitaria resta un punto debole, soprattutto nell’assistenza domiciliare e nella presa in carico degli anziani non autosufficienti. L’analisi, integrata di performance, soddisfazione e percezione dei miglioramenti, offre indicazioni preziose per orientare le politiche sanitarie, con la raccomandazione di rafforzare l’assistenza residenziale e domiciliare, e nonché l’integrazione sociosanitaria per rispondere alle esigenze emergenti della popolazione in cui cresce il numero di soggetti non autosufficienti.
Tutte le Regioni hanno registrato miglioramenti, in generale più marcati dove i livelli di partenza erano bassi: la Toscana ha avuto l’incremento maggiore (+0,08 punti percentuali), seguita da Calabria (+0,065), Veneto (+0,059) e P.A. di Trento (+0,057). Il Centro e il Mezzogiorno hanno mostrato miglioramenti mediamente superiori rispetto al Nord, contribuendo a ridurre parzialmente le disuguaglianze. Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna e Piemonte hanno avuto incrementi più contenuti (+0,01), probabilmente per vincoli strutturali e livelli già elevati. Il divario tra le Regioni migliori e peggiori resta comunque significativo: circa un terzo delle regioni non supera il 40% del valore massimo di performance ottenibile. Analizzando nel dettaglio il ranking regionale, il Veneto è in testa, seguito dalla Provincia Autonoma di Trento, che raggiunge il 62%. Toscana, Friuli-Venezia Giulia, Marche e la Provincia Autonoma di Bolzano si attestano su valori compresi tra il 56% e il 50%. Un gruppo intermedio comprende Emilia-Romagna, Liguria, Piemonte, Sardegna, Lombardia, Lazio, Abruzzo e Umbria, con performance tra il 48% e il 42%. In coda alla classifica si trovano Puglia, Basilicata, Campania, Valle d’Aosta, Sicilia, Molise e Calabria, tutte sotto il 40% della Performance massima.
Dopo l’indagine del 2025 dedicata a analizzare i livelli di soddisfazione, quest’anno Crea Sanità ha promosso una indagine su un campione rappresentativo della popolazione italiana per verificare come le opportunità di tutela regionali si riflettono nella percezione dei cittadini rispetto ai servizi erogati dal Sistema sanitario indagando la percezione dei cittadini relativamente ai trend di miglioramento/peggioramento nel medi periodo. La mediana nazionale della soddisfazione nel 2025 è risultata pari a 7,1 su 10, l’indagine 2026 mostra che la quota di cittadini che ha percepito un trend di miglioramento dei servizi del Ssn è bassa, variando dall’8,6% al 25,9%, con la maggior parte delle regioni tra il 17% e il 22%.
Abruzzo e Molise registrano la quota più alta di cittadini che percepiscono miglioramenti (25,9%), seguite da Lombardia (22,9%), Veneto (22,7%) e Umbria (22,6%). Al contrario, il Trentino-Alto Adige si distingue per la percentuale più bassa (8,6%), seguito da Sardegna (15,3%) e Friuli-Venezia Giulia (16,8%). In Regioni come Liguria, Lazio, Puglia, Basilicata, Calabria, Campania, Piemonte e Valle d’Aosta, la quota si attesta tra il 17% e il 21%.
Una percezione di miglioramento è più diffusa nei servizi standardizzati come l’accesso ai farmaci (30% a livello nazionale, con punte oltre il 40% in alcune Regioni), mentre resta bassa nei servizi residenziali e domiciliari, e quelli legati alla long-term care (ad esempio, solo il 14,6% per l’assistenza domiciliare e il 16,8% per la non autosufficienza). In Lombardia, il 30,2% dei cittadini ha percepito miglioramenti nella prevenzione e il 33,1% nell’accesso ai farmaci; in Veneto, il 36,4% nella prevenzione e il 22% nell’assistenza ai non autosufficienti. Permangono, quindi, criticità nella capacità di rendere visibili i progressi nei servizi territoriali - si legge nella nota - con una forte variabilità regionale e nessun chiaro gradiente Nord-Sud: i cittadini riconoscono i miglioramenti soprattutto nei servizi più consolidati, mentre le aree di assistenza territoriale restano percepite come critiche e meno soddisfacenti.
Per migliorare la performance, a conferma della multidimensionalità della performance, gli utenti si concentrano su esiti e condizioni di vita, le istituzioni cercano un equilibrio tra equità, prevenzione e sostenibilità, i professionisti sanitari puntano sulla qualità clinica e sugli esiti, il management aziendale si concentra su efficienza ed esiti, mentre l’industria delle Life Sciences dà maggiore importanza a innovazione, accesso ed esiti. L’indagine sulla percezione dei cittadini complementa quella della performance indicando in quali aree e più urgente intervenire: nel Nord l’attenzione si dovrebbe concentrare sull’assistenza domiciliare e residenziale, la prevenzione e il rapporto con il medico di medicina generale. Nel Centro, sull’attenzione alla non autosufficienza e sull’assistenza domiciliare. Nel Sud e nelle Isole, pur registrandosi un miglioramento percepito in tema di assistenza domiciliare e nei ricoveri programmati, persistono difficoltà generalizzate nei servizi territoriali.
L’analisi evidenzia che il trend evolutivo delle opportunità di tutela della salute è positivo, ma la distanza dai livelli ottimali resta ampia e le differenze territoriali sono marcate. La stessa dinamica dei miglioramenti non si ritrova nella percezione da parte dei cittadini, soprattutto per quanto concerne la residenzialità, domiciliarità e la long-term care, che rappresentano il principale punto di debolezza del sistema. Le aree più strutturate, come la farmaceutica e la prevenzione, mostrano invece livelli più elevati e uniformi di soddisfazione e miglioramento percepito. L’analisi - conclude la nota - offre quindi indicazioni preziose per orientare le politiche sanitarie: è necessario rafforzare l’assistenza territoriale e in particolare l’integrazione sociosanitaria per rispondere alle esigenze emergenti della popolazione. Una sfida per il futuro sarà, anche, quella di rendere più visibili e percepibili i progressi. La strada verso l’eccellenza rimane ancora lunga e richiede un impegno costante per ridurre le disuguaglianze e rafforzare le aree più deboli, con particolare attenzione ai bisogni emergenti di una popolazione in rapido invecchiamento.

(Adnkronos) - “Accogliamo con grande soddisfazione la sentenza del Tar del Lazio che ha accolto il ricorso promosso dagli Ordini dei Medici del Lazio, riaffermando un principio fondamentale: la prescrizione è un atto medico che non può essere trasformato in un adempimento burocratico né imposto attraverso automatismi amministrativi". Così Antonio Magi, presidente dell’Ordine dei Medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia (Omceo) di Roma, in una nota, commenta la decisione con cui il Tar ha annullato la delibera della Regione Lazio nella parte in cui prevedeva l’obbligo per i Medici di medicina generale (Mmg) e i pediatri di libera scelta di formalizzare le cosiddette “prescrizioni suggerite” provenienti dalle strutture private accreditate.
“La sentenza – prosegue Magi – afferma con chiarezza che ogni prescrizione comporta una responsabilità professionale diretta e presuppone una valutazione autonoma del medico. Non è possibile attribuire a un professionista la responsabilità di un atto clinico privandolo, allo stesso tempo, della piena libertà decisionale. Autonomia e responsabilità sono inscindibili. Il Tar - aggiunge - ha inoltre evidenziato un aspetto molto importante: un sistema costruito su automatismi prescrittivi rischia addirittura di rallentare i percorsi assistenziali anziché velocizzarli, determinando duplicazioni di valutazioni cliniche e possibili conflitti tra medici. È la dimostrazione - rimarca - che le liste d’attesa non si combattono con procedure burocratiche, ma aumentando realmente l’offerta di prestazioni e investendo sul personale sanitario”.
“Come Ordine dei Medici – conclude Magi – siamo pienamente disponibili a collaborare con la Regione Lazio per individuare soluzioni realmente efficaci per il governo delle liste d’attesa. Ma tali soluzioni devono sempre rispettare i principi costituzionali, la deontologia professionale e il diritto dei cittadini a ricevere cure fondate sul giudizio libero e responsabile del medico. Questa sentenza rappresenta una tutela per l’intera professione e, soprattutto, per la sicurezza dei pazienti”.

"La domanda di abitazioni efficienti dal punto di vista energetico cresce costantemente, ma il patrimonio immobiliare italiano continua a presentare criticità strutturali che ne rallentano la trasformazione. Edifici costruiti prima delle moderne normative sul risparmio energetico, impianti ormai obsoleti, scarsa coibentazione e migliaia di immobili sottoposti a vincoli architettonici rendono complesso il percorso verso una reale riqualificazione del patrimonio edilizio nazionale". A lanciare l’allarme è Antonio Pasca, fondatore e presidente di Casaè, rete immobiliare in franchising nata nel 2021, che dopo oltre quarant’anni di esperienza nel Real estate e 13 anni alla guida di uno dei principali gruppi immobiliari italiani, invita a guardare con maggiore realismo al tema della sostenibilità.
"Bisognerebbe trovare un equilibrio - sottolinea - tra efficacia degli interventi e sostenibilità dei conti pubblici per costruire un patrimonio immobiliare sempre più efficiente". Secondo il presidente di Casaè, “il mercato immobiliare sta vivendo una profonda trasformazione. Se fino a pochi anni fa il principale criterio di scelta era rappresentato dalla posizione dell’immobile, oggi gli acquirenti prestano sempre maggiore attenzione ai consumi energetici, alla qualità costruttiva, alla presenza di spazi esterni e al comfort abitativo. L’aumento del costo dell’energia ha reso evidente come l’efficienza energetica non rappresenti più soltanto una scelta ambientale, ma anche una necessità economica”.
E spiega: "Il problema è che gran parte del patrimonio edilizio italiano è stato realizzato tra gli anni Cinquanta e Settanta, quando isolamento termico ed efficienza energetica non costituivano ancora priorità progettuali. A questo si aggiungono impianti di riscaldamento ormai superati, serramenti poco performanti, difficoltà decisionali nei condomini e un patrimonio storico unico al mondo che, proprio per la presenza di vincoli architettonici, rende spesso più complessi gli interventi di riqualificazione". Per Pasca "il tema non riguarda soltanto il mercato, ma anche le politiche pubbliche. La riqualificazione energetica richiede una programmazione stabile nel tempo, capace di offrire certezze a famiglie e imprese. Servono incentivi pluriennali, maggiore accesso al credito attraverso mutui e finanziamenti agevolati, una significativa semplificazione burocratica e strumenti specifici per gli edifici storici, affinché la tutela del patrimonio architettonico possa convivere con gli obiettivi della transizione energetica". E aggiunge: "Gli investimenti nell’efficienza energetica non devono essere considerati un costo, ma un investimento capace di proteggere e valorizzare il patrimonio immobiliare nel medio e lungo periodo".
E' proprio da questa visione che nasce Casaè, la rete immobiliare in franchising fondata nel 2021 da Antonio Pasca dopo una lunga esperienza manageriale nel settore. Agente immobiliare qualificato dal 1987, Pasca ha guidato per tredici anni una delle principali reti immobiliari italiane in franchising, ricoprendo durante la sua carriera numerosi incarichi istituzionali, tra cui la presidenza della Commissione Albo e ruoli della Camera di commercio di Torino, la vicepresidenza nazionale vicaria di Anama Confesercenti e il ruolo di professional member della Royal institution of chartered surveyors. Nel 2011 gli è stata inoltre conferita l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica. L’obiettivo di Casaè è quello di superare i modelli tradizionali del franchising immobiliare mettendo al centro non il marchio, ma il professionista. Secondo Pasca, "il valore di una rete non si misura soltanto dalla notorietà del brand, ma soprattutto dalla qualità delle competenze dei suoi affiliati e dalla capacità di offrire servizi concreti ai clienti".
Il modello Casaè si fonda su tre pilastri strategici: formazione continua, innovazione tecnologica e accesso al credito. La formazione rappresenta il principale elemento distintivo del network attraverso un percorso triennale con verifiche finali pensato per accrescere le competenze tecniche, commerciali, urbanistiche, fiscali e relazionali dei consulenti immobiliari. In quest’ottica si inserisce anche la crescente attenzione verso i percorsi accademici dedicati al Real estate. Per Pasca, "iniziative come quella della Scuola superiore Carolina Albasio, in provincia di Varese, che ha attivato un percorso triennale in Mediazione linguistica nel Real estate il cui programma formativo è stato realizzato con Casaè, rappresentano un importante passo avanti nella professionalizzazione della categoria. Il settore immobiliare richiede oggi competenze sempre più multidisciplinari, capaci di integrare aspetti giuridici, economici, linguistici, tecnologici e relazionali, superando definitivamente l’immagine dell’agente immobiliare improvvisato".
A questo si affianca un Crm (Customer relationship management) proprietario, piattaforma tecnologica che centralizza tutte le informazioni relative ai clienti, sviluppato per semplificare l’attività quotidiana delle agenzie e una società dedicata alla mediazione creditizia, Quantum Credit spa, che supporta le famiglie nell’accesso a mutui, finanziamenti, assicurazioni e cessione del quinto. Secondo Pasca, "una rete immobiliare moderna deve trasferire know-how, garantire formazione permanente, essere facilmente adattabile ai diversi mercati territoriali e consentire agli affiliati di ottenere un ritorno concreto sugli investimenti, mettendo a disposizione strumenti operativi e gestionali realmente efficaci".
Per Antonio Pasca, “il futuro della professione passa inevitabilmente attraverso una maggiore qualificazione culturale della categoria. Per troppo tempo la figura dell’agente immobiliare è stata percepita come improvvisata, mentre oggi il mercato richiede competenze multidisciplinari, aggiornamento continuo ed elevati standard etici”. Per questo il fondatore di Casaè guarda con interesse ai nuovi percorsi accademici dedicati al Real estate, convinto che università e formazione specialistica possano contribuire a elevare il livello dell’intero settore, formando professionisti capaci di integrare competenze giuridiche, economiche, linguistiche e digitali. La trasformazione digitale rappresenta uno degli elementi centrali della strategia di Casaè. Oggi il percorso di acquisto di un immobile parte sempre più spesso dal web, dove il cliente confronta dati, immobili e opportunità prima di incontrare un consulente. Con la piattaforma proprietaria CasaèVisit.it, il Gruppo ha sviluppato un ecosistema digitale innovativo che consente di mettere in contatto domanda e offerta in modo completamente nuovo. Il venditore può visualizzare le richieste degli acquirenti e scegliere quelle maggiormente in linea con le proprie esigenze. Per Pasca, "la tecnologia non sostituisce il professionista, ma ne aumenta l’efficienza, lasciando sempre al centro la relazione umana e il valore della consulenza".
La rete ha inoltre investito nella consulenza sulle aste giudiziarie, uno dei segmenti oggi più dinamici del mercato immobiliare, offrendo un servizio specializzato capace di accompagnare il cliente durante tutte le fasi dell’operazione. Parallelamente Casaè ha sviluppato un percorso orientato ai criteri Esg (Environmental, social, governance) - parametri non finanziari utilizzati per misurare l'impatto etico, sociale e sostenibile di un'azienda - promuovendo iniziative di sostenibilità come la collaborazione con Treedom, dalla quale è nata la Foresta Casaè con migliaia di alberi piantati in diversi Paesi, quale testimonianza concreta dell’impegno ambientale del network.
Secondo Antonio Pasca, "la casa continua a rappresentare il principale investimento delle famiglie italiane. E' cambiato, però, il modo di sceglierla". "Siamo passati - osserva il presidente - dalla ricerca della casa ideale alla ricerca della casa possibile sottolineando come oggi le famiglie debbano confrontarsi con disponibilità economiche differenti, costi energetici sempre più elevati e nuove esigenze abitative. In questo scenario, il compito del consulente immobiliare è accompagnare cittadini e imprese con competenza, trasparenza e strumenti sempre più evoluti, contribuendo allo sviluppo di un mercato immobiliare più moderno, sostenibile e orientato alla qualità".
All'Arena Fenicia di Sant'Antioco si accendono i riflettori sulla
danza d'autore contemporanea. Il 18 luglio alle 21.30 Sergio
Bernal, bailaor di flamenco e bailarín classico sarà in scena con
il trittico "Rango, Bolero, Suite Flamenca", prodotto dalla sua
compagnia.
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(Adnkronos) - Novo Nordisk sarà per la prima volta Health Partner al 47.esimo Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini, in programma dal 21 al 26 agosto 2026. L’evento, intitolato ‘L’amor che move il sole e l’altre stelle’ - informa una nota - richiama una forza capace di attrarre e armonizzare: un invito concreto a costruire, anche nel presente, percorsi di attenzione alla salute centrati sulle persone e capaci di generare valore per l’intera comunità.
In questa cornice, la farmaceutica sarà presente con la volontà di operare in sinergia verso obiettivi di lungo periodo centrati sulla persona e sulla comunità per rendere la cultura della prevenzione più accessibile e concreta. La farmaceutica intende infatti rafforzare il proprio impegno sui temi della prevenzione delle malattie croniche, con una particolare attenzione all’obesità e al rischio metabolico, promuovendo iniziative di valore, tra cui attività di sensibilizzazione, screening e consulenze metaboliche gratuite; un’opportunità di orientamento e consapevolezza sul tema della salute, in pieno allineamento con lo spirito stesso del meeting. Sarà anche l’occasione per implementare iniziative di salute pubblica e partnership, in coerenza con i propri pilastri: responsabilità sociale, sostenibilità ambiente e ricerca clinica.

(Adnkronos) - Flavio Cobolli torna in campo a Wimbledon 2026. Oggi, mercoledì 1 luglio, il tennista azzurro affronta l'argentino Mariano Navone - in diretta tv e streaming - nel primo turno dello Slam di Londra per completare la partita sospesa e rinviata ieri sera per oscurità. Si ripartirà quindi dal punteggio di 1-6, 7-6, 6-3 per Cobolli, reduce dalla finale del Roland Garros persa contro Alexander Zverev.
Alle 14.30 invece in campo Jannik Sinner.

Rafforzare l’autonomia dell’Inail superando i vincoli che limitano la piena utilizzazione delle risorse disponibili. E' quanto emerge dal Rapporto di fine consiliatura del Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell'Inail, presentato oggi a Roma, documento che sintetizza l’attività svolta nel quadriennio 2022-2026 e delinea le principali prospettive di sviluppo dell’Istituto. All’evento hanno partecipato il presidente dell’Inail, Fabrizio D’Ascenzo, il direttore generale, Marcello Fiori, e il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone, che ha concluso i lavori. Il presidente del Civ, Guglielmo Loy, ha illustrato i risultati conseguiti dalla settima consiliatura. Prevenzione, tutela degli assicurati, presa in carico delle persone, politiche di bilancio e investimenti rappresentano i principali temi affrontati dal Rapporto, che offre una lettura complessiva del quadro istituzionale, finanziario e programmatico dell’Inail.
Il Rapporto evidenzia il paradosso di un Ente dotato di consistenti disponibilità finanziarie (oltre 47,5 miliardi di euro di disponibilità liquide) che, per effetto della normativa vigente, vengono in parte destinate agli equilibri della finanza pubblica, anziché alle finalità istituzionali. L’obiettivo indicato è incrementare gli investimenti in prevenzione e prestazioni, garantendo al tempo stesso la sostenibilità economico-finanziaria e l’equilibrio del sistema tariffario. Nel corso del mandato il Civ ha orientato la propria attività verso la creazione di valore pubblico, inteso come miglioramento del benessere economico, sociale, assistenziale e ambientale dei lavoratori e del sistema produttivo, intervenendo su tutte le principali missioni affidate all’Inail: assicurazione, prevenzione, ricerca, investimenti e sostenibilità finanziaria. In materia tariffaria, il Rapporto di fine consiliatura del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inail richiama la necessità di una revisione organica del sistema che accompagni la riduzione dei premi con un corrispondente rafforzamento delle prestazioni economiche, sanitarie e assistenziali destinate agli infortunati, ai tecnopatici e alle loro famiglie.
Il conto consuntivo 2025 – approvato ieri – presenta entrate per 13,6 miliardi di euro e uscite per 11,9 miliardi di euro, anche se la spesa relativa alle 593.473 rendite in vigore al 31 dicembre 2025, alle attività di prevenzione, a quelle di assistenza sanitaria e protesico-riabilitativa ammonta complessivamente a circa 7,1 miliardi di euro. Tra gli indirizzi strategici sviluppati dall'Inail nel quadriennio figurano la revisione tariffaria con la riforma dell’OT23 e del nuovo sistema bonus-malus dal 1° gennaio 2026, l’estensione delle tutele a nuove categorie di lavoratori, al mondo della scuola e alle attività domestiche, l’aggiornamento delle tabelle del danno biologico, il superamento delle franchigie che limitano l’accesso alle prestazioni economiche, il rafforzamento delle misure a favore dei superstiti e la revisione del modello sanitario dell’Inail.
Nel Rapporto di fine consiliatura del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inail ampio spazio è dedicato alle politiche di prevenzione, con il potenziamento dei bandi Isi, anche con particolare riferimento agli incentivi per gli smart dpo (dispositivi di protezione individuali), il sostegno all’adozione di modelli di organizzazione e gestione per le piccole e medie imprese e dei programmi di formazione e informazione sui rischi emergenti.
Le risorse destinate a queste politiche sono cresciute dai 211 milioni di euro del 2020 a oltre 600 milioni nel biennio 2024-2025, fino a superare i 700 milioni di euro nel 2026. Viene evidenziato anche il ruolo strategico della ricerca e dell’innovazione, con particolare riferimento all’intelligenza artificiale, ai modelli predittivi, all’interazione uomo-macchina e al trasferimento tecnologico verso il sistema produttivo. Tra i risultati più significativi della consiliatura del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inail vengono richiamati la valorizzazione degli immobili destinati ai centri specialistici per l’assistenza alle persone con disabilità da lavoro e l’adozione del bilancio tecnico-attuariale, approvato con la delibera del Consiglio di amministrazione numero 18 del 26 febbraio 2026, considerato uno strumento fondamentale per programmare lo sviluppo dell’Istituto su basi economiche e finanziarie solide. Il Rapporto di fine consiliatura del Consiglio di indirizzo e vigilanza Inail individua due priorità strategiche per il futuro: il rafforzamento del capitale umano, attraverso una maggiore autonomia nelle politiche assunzionali per colmare il divario tra organico e fabbisogno, e la realizzazione di un nuovo modello organizzativo fondato su una gestione unitaria della presa in carico, capace di integrare prestazioni economiche, sanitarie, riabilitative, protesiche e di reinserimento lavorativo. Mentre, sul piano della governance, viene ribadita la centralità della programmazione strategica, di un Piano integrato di attività e organizzazione sempre più coerente con gli indirizzi del Civ e del rafforzamento degli strumenti di monitoraggio e vigilanza.
Il Rapporto evidenzia, in conclusione, la consegna che si intende operare al prossimo Consiglio di indirizzo e vigilanza, agli organi dell’Istituto e al decisore politico, di una chiara traiettoria di sviluppo per consolidare l’innovazione dell’Inail e rafforzarne l’autonomia, in coerenza con il mandato costituzionale di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.
Presidente D'Ascenzo, 'ulteriore impulso a investimenti in prevenzione'
"Abbiamo intenzione di potenziare gli investimenti in prevenzione, compatibilmente con le norme e le autorizzazioni che ci vengono date. Siamo consapevoli dell'importanza dell'investimento in prevenzione. Non abbandoniamo questa direzione. Anzi, questo è un momento per dare un ulteriore impulso e poter arrivare a determinati traguardi". A dirlo il presidente dell'Inail, Fabrizio D'Ascenzo. "Anche con il nuovo Civ - assicura - cercheremo di orientare, verificare e rafforzare la nostra azione in virtù del concetto di collaborazione. Sono convinto che il rafforzamento della cultura della prevenzione sia la strada giusta. Se si rafforza la prevenzione, si riduce ilnumero degli incidenti. Questo è veramente l'Abc della prevenzione. Bisogna insistere in questa direzione, utilizzare tutto ciò che ci viene messo a disposizione, l'apporto della tecnologia che non è solo l'intelligenza artificiale".
Ministra Calderone, ‘prossimi ad assumere 100 ispettori’
“Fra poco andrò a dire al Senato che nel 2025 gli ispettori dell’Inail erano 175, abbiamo sbloccato i ruoli ispettivi e siamo prossimi ad assumere quei 100 ispettori che la norma ci consente. Stessa operazione è stata fatta con l’Inps”. A dirlo la ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone, intervenendo alla presentazione del Rapporto di fine consiliatura del Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell’Inail. “I nostri nuclei ispettivi - avverte - beneficeranno di quelle che sono le competenze indiscutibili degli ispettori di vigilanza dell'Inail”.
“L’Inail oggi - sottolinea - è un’infrastruttura necessaria in un sistema di sicurezza sociale che è più ampio, ma che non può fare a meno di quello che è il ruolo e la funzione dell’Istituto stesso. L’Inail sta ampliando il suo raggio d’azione e sono molto orgogliosa del lavoro che stiamo facendo insieme, abbiamo aumentato la platea dei soggetti assicurati, ci siamo occupati delle giovani generazioni mettendo in protezione la scuola e anche tutte quelle attività che i giovani fanno nell'ambito del Pcto”.
Ministra Calderone, ‘bandi Isi non sono incentivi erogati a pioggia’
“I bandi Isi - chiarisce la ministra Calderone - non sono incentivi erogati a pioggia, ma interventi a favore di una progettualità che deve essere riscontrata”.
“I bandi Isi - spiega - mettono a disposizione delle somme ingenti che spesso però non sono totalmente utilizzate rispetto a quello che può essere l'aspettativa iniziale, per il fatto che ogni singolo progetto viene presentato e poi viene valutato e in taluni casi anche adattato rispetto a quelle che sono magari delle evidenze di una necessità di rettifica di alcune cose”.
Raccogliendo anche una sollecitazione del Civ, la ministra Calderone invita l’Inail “a fare in modo che tutte le procedure siano le più veloci e le più semplici possibili, perché laddove il cittadino, sia esso un imprenditore o un semplice cittadino, percepisce la pubblica amministrazione come troppo complessa fugge da quelle che possono invece essere delle opportunità che, se correttamente azionate, potrebbero fare la differenza”.
(di Sabrina Rosci)

(Adnkronos) - Conquistare il doppio brevetto dell’Everesting sul Monte Grappa (Prealpi venete), ovvero percorrere in bici il Passo per 12 volte da Semonzo (Treviso) e raggiungere un’altimetria pari al doppio dell’altezza dell’Everest (8.848 metri). È l’obiettivo del ‘Grappasting’, la nuova impresa della paziente oncologica Loretta Pavan che si svolge dalle 19 di oggi alle 12 del 4 luglio. “Pedalando ho imparato ad affrontare la malattia lotto ogni giorno contro la paura che il male possa ripresentarsi ma lo sport è la mia medicina, salire in sella mette in armonia corpo e mente”, afferma Loretta che, con questa iniziativa, vuole sfidare tutti i limiti che la malattia cerca di imporre e lanciare un messaggio di forza e speranza per tutti coloro che combattono ogni giorno contro il cancro.
In Italia - informa una nota - ogni anno oltre 390mila persone sono colpite da una forma di tumore e i pazienti vivi complessivamente ammontano a 3,7 milioni. Migliorano i tassi di sopravvivenza e guarigione ma una neoplasia rappresenta una sfida difficile per ogni uomo e donna che si ammala. Loretta per ogni salita avrà al suo fianco un compagno di sella come: Rocco De Vivo, direttore f.f. Uoc di Oncologia ospedale di Vicenza; Davide Ghiotto, neo-oro olimpico; Angelo Furlan e Pippo Pozzato, ex ciclisti professionisti e Luca Rigoldi, ex campione italiano di pugilato. L’iniziativa è patrocinata dalla Città di Vicenza, dall’ Azienda Ulss8 Berica e Aiom-Associazione italiana oncologia medica.
“E’ con vero piacere che ho deciso di aderire e supportare l’iniziativa di Loretta di affrontare per 12 volte consecutive il Monte Grappa in bici - spiega De Vivo - Innanzitutto, da oncologo, percepisco una forte valenza simbolica nell’accompagnare un ex-paziente sul tratto impegnativo di una salita come potrebbe essere un iter di cura che inizialmente sembra insormontabile ma che poi diventa gestibile con l’aiuto e la condivisione. Come medico, vedo ogni giorno quanto sia fondamentale il sostegno ai pazienti. Pedalare per questa iniziativa significa trasformare l'impegno personale in un gesto di solidarietà collettiva". L’iniziativa rappresenta molto più di una sfida sportiva: è un messaggio concreto di vicinanza, speranza e solidarietà rivolto a tutti i pazienti oncologici e alle loro famiglie. Ogni chilometro percorso testimonia l'impegno di una comunità che sceglie di non lasciare indietro nessuno e di sostenere la ricerca, l'assistenza e la qualità della vita delle persone che affrontano il percorso della malattia.
“Il ruolo dell'attività fisica è fondamentale in ambito oncologico - sottolinea Massimo Di Maio, presidnete Aiom - sia perché è un efficace strumento di prevenzione primaria, riducendo l'incidenza di molti tumori, sia perché comporta benefici per chi ha già una diagnosi di tumore. Fare attività fisica migliora l'umore, migliora la qualità di vita, può facilitare la socializzazione e ha anche dimostrato, in chi è stato trattato con intento guaritivo, un impatto favorevole sulla prognosi, riducendo i rischi di recidiva. Loretta è un esempio virtuoso di passione per l'esercizio fisico: l'anno scorso ho avuto il piacere di pedalare con lei sullo Stelvio, quest'anno non potrò affiancarla nell'impresa ma le sono vicino con il pensiero e con tanto affetto”.
Nel 2006 Loretta, oggi 65enne, riceve la diagnosi di tumore al seno, la stessa tremenda malattia che si è portata via, in giovane età, le sue due sorelle, morte a 9 mesi l’una dall’altra. Dopo un periodo frenetico fatto di ricoveri, interventi, terapie ma anche di intere giornate in ufficio, riunioni estenuanti e bilanci da fare, Loretta comincia a riflettere e decide di cambiare vita: abbandona l’azienda e sale in bici.Dal 2008 pedala per passione e per beneficenza: con le raccolte fondi abbinate alle sue imprese sostiene l’Associazione Oltre Odv, una nuova realtà senza scopo di lucro dedicata alla promozione dell'attività fisica e dello sport come strumenti di supporto, benessere e qualità della vita per le persone che affrontano o hanno affrontato una patologia oncologica.
L’impresa sarà documentata da un videomaker che seguirà Loretta in tutto il percorso catturando momenti di fatica ed emozione. La riuscita della sfida non è scontata, è richiesto infatti un impegno psico-fisico importante e non comune a tutti. L’ultima salita - conclude la nota - sarà aperta a tutti coloro vorranno condividere l’arrivo assieme a Loretta. In contemporanea sarà aperta una raccolta fondi per sostenere le attività dell’Associazione Oltre Odv.

(Adnkronos) - Va in onda stasera, mercoledì 1 luglio 2026, dalle 21.15, l'ultimo appuntamento di 'Chi l'ha visto?' di questa stagione. Ma oggi sarà anche l'ultima puntata condotta da Federica Sciarelli, che lascia la trasmissione in onda su Rai 3.
Durante la puntata saranno presentati documenti inediti sulla giudice Francesca Ercolini, trovata morta una mattina di quattro anni fa nella sua casa. Il caso era stato archiviato come suicidio ma ora, dopo la riesumazione del corpo e la nuova autopsia, si torna a investigare e ci sono sei indagati.E poi il caso di Alessandra Ollari: era stata trovata morta in un prato poco distante da casa sette mesi dopo. Ora la nuova consulenza antropologica ha permesso di capire che è stata uccisa, l'osso ioide è stato spezzato quando era ancora in vita. La Procura chiede però l'archiviazione: non ci sono gli elementi per individuare con certezza l'omicida.
Elisa Claps è stata trovata dopo 17 anni nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità: la mamma Filomena aveva sempre detto che la figlia non si era allontanata e che sicuramente era stata uccisa. Danilo Restivo è stato condannato, ma Filomena - in diretta a “Chi l'ha visto?” – continua a chiedere che si chiariscano le complicità: com'è possibile che il suo corpo sia rimasto per anni in una chiesa?
Come sempre spazio agli appelli, alle richieste di aiuto, alle segnalazioni dei telespettatori di persone in difficoltà.

(Adnkronos) - Ci sono realtà che restano nascoste anche in una terra visitata da milioni di persone ogni anno. La Sardegna di Carlo è uno di questi: quella Sardegna lontana dalle rotte più affollate, fatta di silenzi e natura. Carlo vive a Calangianus, piccolo paesedell’entroterra gallurese, “tra il lago Liscia e il Monte Limbara”. Classe 1976, Carlo è scalpellino e scultore, e le sue giornate trascorrono tra laboratori e ville della CostaSmeralda, dove realizza opere in granito per progetti importanti. Ma il luogo che più lo rappresenta è Stazzu Iris, costruito insieme alla sua famiglia con un'idea chiara fin dal primo giorno: una casa da condividere, pensata per accogliere chi vuole scoprire la Gallura più autentica. Lo stazzo nasce come abitazione dei pastori galluresi fatto di poche stanze e materiali essenziali, e Carlo ha voluto recuperare quello spirito, reinterpretando ogni elemento della casa, che arriva dal territorio che la circonda. Anche il nome racconta qualcosa della loro storia. Iris è il fiore che richiama quei valori in cui Carlo si riconosce profondamente: sacrificio, lavoro, semplicità. Lo stesso spirito con cui la famiglia ha costruito ogni angolo di questo posto - e con cui, oggi, apre le porte agli ospiti di tutto il mondo attraverso Airbnb.
“Ho realizzato la maggior parte degli elementi della casa con materiali del territorio, scegliendoli assieme a mia moglie. Il tavolo e i letti sono fatti da tavoloni che si utilizzano in edilizia: li ho levigati, puliti e poi assemblato il tutto. I lavandini, siccome sono scultore e lavoro il granito, sono pietre che ho scavato. Le radici che si trovano nel bagno e in soggiorno sono degli ulivi secchi che erano nel lago. I lampadari sono in ginepro, come la ringhiera del palco che è in ginepro con canapa”. Oggi Carlo accoglie ospiti provenienti da tutto il mondo, come svizzeri, francesi, norvegesi, americani. Secondo gli ultimi dati disponibili la spesa turistica degli ospiti di Airbnb in Sardegna nei comuni sotto i 30.000 abitanti nel 2025 è stata di circa 26.4 Milioni di euro.
E Carlo con Airbnb, ha la possibilità di raccontare, attraverso il suo stazzo, una Sardegna meno prevedibile, autentica e profondamente legata alla sua identità: una terra tra mare e montagna che vive nei piccoli paesi, nell’artigianato, nei profumi del bosco e nelle storie di chi continua a custodirla ogni giorno. Un territorio che fa parte della Gallura e del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, riconosciuto Geoparco Unesco, dove natura, memoria e tradizioni continuano a intrecciarsi.
Sempre secondo gli ultimi dati disponibili con 16 listing e 769 notti nel 2024, Calangianussi colloca al 1° posto in Sardegna per numero di listing attivi e all’89° percentile nazionale per intensità turistica — un risultato notevole per un comune di 3.785 abitanti nella Gallura interna, senza alcuna struttura ricettiva tradizionale. L’impatto economico generato è di 54.883 euro in spesa turistica complessiva, pari a 14,50 euro per abitante — una quota significativa per un piccolo comune della Gallura interna. Il turismo internazionale è già presente (7.981 euro, il 14,5% del totale): un segnale che la Gallura interna esercita un’attrattiva che va oltre il mercato domestico.
Ma il numero di listing (16 nel 2024) è ancora contenuto rispetto al potenziale del territorio. Un’espansione dell’offerta ricettiva potrebbe amplificare significativamente l’impatto economico locale
(Adnkronos) - Il tribunale di Sorveglianza di Roma ha rigettato il reclamo presentato dalla difesa di Alfredo Cospito, l'avvocato Flavio Rossi Albertini, contro la decisione del ministero della Giustizia di rinnovare per due anni il regime di detenzione del 41bis per l’anarchico. Cospito, che si trova detenuto a Sassari, è al regime del carcere duro dal 2022.

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(Adnkronos) - La trasformazione digitale della sanità "impone un cambio di paradigma anche nella tutela dei dati personali. La protezione delle informazioni sanitarie non può più essere considerata un semplice adempimento burocratico, ma rappresenta un elemento essenziale della qualità del servizio, della fiducia tra paziente e professionista e della sicurezza dell'intero sistema sanitario". È questo il messaggio lanciato da AssoSoftware, l'associazione italiana produttori software, alla luce della crescente centralità della cybersecurity e della protezione dei dati nel settore sanitario.
“Oggi i dati sanitari costituiscono uno degli asset più delicati da proteggere. Cartelle cliniche, referti, immagini diagnostiche, dati biometrici e informazioni amministrative raccontano la storia più intima delle persone. Proteggerli significa tutelare non solo un diritto fondamentale, ma anche garantire la continuità e la qualità delle cure”, scrive l’associazione in una nota. Secondo AssoSoftware, il percorso verso una sanità realmente digitale "passa inevitabilmente anche attraverso una diversa concezione del software. La sicurezza non può essere aggiunta alla fine del processo di sviluppo, ma deve essere prevista fin dalla progettazione delle applicazioni che ogni giorno gestiscono milioni di dati sanitari".
“Le software house – prosegue AssoSoftware – non possono più limitarsi a fornire strumenti tecnologicamente efficienti. Devono progettare soluzioni che incorporino fin dall'origine i principi di 'privacy by design' e 'privacy by default', mettendo a disposizione dei professionisti sanitari sistemi capaci di garantire autenticazione sicura, gestione dei profili di accesso, tracciabilità delle operazioni, backup affidabili e configurazioni orientate alla protezione dei dati. La sicurezza dei dati nasce dalla progettazione del software: è lì che si costruisce la fiducia degli utenti e si rafforza la resilienza dell'intero sistema sanitario”.
In questo contesto assume particolare rilievo il Codice di Condotta per il trattamento dei dati personali effettuato dalle imprese di sviluppo e produzione di software gestionale, promosso da AssoSoftware e approvato dal Garante per la protezione dei dati personali. "Il Codice rappresenta un importante passo avanti perché introduce un modello concreto di responsabilità e trasparenza. Non si limita ad affermare principi, ma accompagna le imprese nello sviluppo di prodotti sempre più sicuri e conformi alla normativa europea, offrendo al mercato un riferimento qualificato e verificabile. È un'opportunità per le aziende del software e, allo stesso tempo, una garanzia per professionisti, strutture sanitarie e cittadini".
Per AssoSoftware la sfida riguarda l'intero ecosistema della sanità digitale. “La tecnologia, da sola, non basta. Servono organizzazioni consapevoli, professionisti formati e fornitori affidabili. La tutela dei dati personali deve diventare un elemento strutturale della qualità dei servizi sanitari. Solo così sarà possibile accompagnare l'evoluzione verso una sanità sempre più digitale, innovativa e sicura, nella quale proteggere le informazioni del paziente significa proteggere anche la sua salute e la fiducia riposta nel sistema di cura”.

(Adnkronos) - “Negli anni abbiamo visto come l'utilizzo di test genomici in pazienti con tumore della mammella in fase precoce, con espressione dei recettori ormonali e Her2 negativo, possano aiutare a ridurre l'utilizzo di chemioterapia. I dati storici ci dicono che con l'utilizzo di Oncotype DX, per esempio, possiamo evitarla all'incirca nell'80% dei casi. Ovviamente questo dipende molto anche dalla selezione delle pazienti a cui chiediamo il test”. Così Carmen Criscitiello, responsabile Oncologia mammaria Irccs Istituto clinico Humanitas di Rozzano (Mi) e professoressa di Oncologia medica all'Humanitas University, intervenendo all’incontro ‘Genomics at work: the evolution of the patient journey in early breast cancer’, organizzato da Exact Sciences is now Abbott, oggi a Milano.
“Più recentemente, lo studio Optima con Prosigna - continua Criscitiello - ci dice che, probabilmente, potremmo evitare la chemioterapia a circa due terzi delle donne che avevano effettuato il test nell'ambito di quello studio clinico. Complessivamente, i test genomici oggi rappresentano uno strumento concreto per oncologi e pazienti, per poter andare a selezionare le pazienti che hanno davvero necessità di un trattamento chemioterapico e risparmiarlo invece alle pazienti che non ne trarrebbero beneficio”.
“Per una donna con tumore della mammella, sapere di poter evitare in sicurezza un trattamento chemioterapico non necessario - sottolinea l'oncologa - ha dei grandissimi benefici e un impatto enorme sulla qualità di vita, in primis da un punto di vista emotivo. Una donna a cui noi oncologi diciamo che può omettere la chemioterapia è più serena, più tranquilla”. Questo perché “la parola stessa, ‘chemioterapia’, porta con sé tutto un corredo di brutti pensieri che si trascina negli anni”. Evitare la chemioterapia, rimarca l'esperta, “vuol dire evitare a quella donna degli effetti collaterali legati al trattamento: un'alopecia, che ha sempre un impatto importante sulla vita di una donna, ed altri effetti collaterali, come per esempio la nausea. Ma non solo - osserva - Se con gli strumenti giusti riusciamo a omettere in sicurezza un trattamento chemioterapico che non comporterebbe un aumento del beneficio, ovvero un aumento della probabilità di ridurre il rischio di recidiva, quella donna ne trarrà dei benefici enormi in termini di qualità della vita complessiva", conclude.

(Adnkronos) - “In Lombardia i test genomici sono utilizzati in modo molto ampio all'interno delle Breast Unit, quindi possiamo essere assolutamente soddisfatti rispetto all'obiettivo che volevamo raggiungere: garantire alle nostre pazienti di avere questo ulteriore ausilio diagnostico e prognostico rispetto alla patologia di cui soffrono. Sottolineo l'importanza dell'utilizzo di questo test all'interno delle Breast Unit perché è esattamente in quella sede che può avvenire una discussione multidisciplinare e un uso appropriato del test”. Così Giancarlo Pruneri, direttore del dipartimento di Diagnostica avanzata della Fondazione Irccs Istituto nazionale tumori di Milano, professore del dipartimento di Oncologia ed emato-oncologia dell’università di Milano, all’incontro ‘Genomics at work: the evolution of the patient journey in early breast cancer’, organizzato da Exact Sciences is now Abbott, oggi nel Capoluogo lombardo.
“La Lombardia - continua Pruneri - fu la prima regione che valutò necessario il rimborso per questi test e quindi fece queste valutazioni pilota dell'utilizzo dei test all'interno delle Breast Unit. Clinica e scienza, in questo ambito dell'oncologia di precisione, sono un obiettivo comune: uno supporta l'altro - osserva - Il primo obiettivo che cerchiamo di raggiungere è quello di verificare se possiamo utilizzare i test genomici nella biopsia per anticipare il risultato rispetto a quello che è il patient journey all'interno delle nostre istituzioni. Avere un risultato già presente e disponibile per la discussione all'interno della Breast Unit nel team multidisciplinare può essere molto utile - sottolinea l'esperto - sia per la gestione del caso clinico da parte della Breast Unit stessa, sia perché riduce, come abbiamo visto da dati presentati in letteratura, l'ansietà dei pazienti. Conoscere è importante sia per il team che cura il paziente, ma prevalentemente e soprattutto per la paziente: avere la conoscenza dei dati rispetto ai quali viene stabilito un trattamento è fondamentale”.
“L'altro aspetto, più scientifico e sperimentale - prosegue l'oncologo - è l'utilizzo di questo dato, quindi usare i test genomici per capire meglio, affinare e personalizzare il trattamento neoadiuvante nella paziente" con forma "estrogeno-positiva. Abbiamo due aspetti da considerare: uno più pragmatico, più di Health technology assessment (Hta), di logistica del percorso diagnostico e il secondo prettamente, in questo momento, ancora scientifico. Ci aspettiamo, però - conclude - che i risultati dei nostri studi possano poi aiutarci a includere questo tipo di test anche nelle biopsie, per permettere alle pazienti di ricevere un trattamento specifico anche dal punto di vista del setting adiuvante”.

(Adnkronos) - "C'è grande soddisfazione per la collaborazione nata tra Airc, Fondazione Umberto Veronesi e Aiom accomunate anche dall'eredità scientifica di Umberto Veronesi. Durante gli ultimi quattro mesi di laoro, intensi e impegnativi, ci siamo spesi senza sosta. La campagna '5 euro contro il fumo' ha raccolto ben 52.911 firme, che alla fine della scorsa settimana abbiamo depositato presso la Segreteria del Senato. Ora la responsabilità passa alla politica, chiamata a esaminare e discutere il provvedimento. Noi ovviamente continueremo a fare pressione. Nei prossimi giorni in base ai lavori parlamentari, l'Aula sarà informata del deposito del testo. Da questo momento quella che era una proposta di iniziativa popolare diventa a tutti gli effetti un disegno di legge". Lo ha detto Francesco Perrone, presidente Fondazione Aiom (Associazione italiana oncologia medica), durante una conferenza sul tema, oggi a Roma.
"Restiamo fiduciosi che venga compresa l'urgenza di intervenire, soprattutto per tutelare le giovani generazioni dall'aumento del consumo dei prodotti alternativi e dal rischio del consumo duale - ha sottolineato Perrone - Continueremo a seguire l'iter parlamentare e a sollecitare il sostegno delle istituzioni e dell'opinione pubblica affinché la proposta diventi legge. L'auspicio è che tutti i partiti approvino all'unanimità in entrambe le Camere il disegno di legge. Questo è quello che noi speriamo e la presidente Meloni, che ha pubblicamente detto di aver smesso di fumare, in questo senso ci sta dando una mano".
"Le stime indicano che, a fronte di una riduzione del 37% del consumo di tabacco, il gettito derivante dalle accise potrebbe aumentare di circa 800 milioni di euro l'anno. Vorrei però chiarire un punto fondamentale: il nostro obiettivo - scandisce Perrone - non è incrementare le entrate fiscali. Noi siamo medici e ricercatori e il nostro interesse è esclusivamente la tutela della salute pubblica, in particolare di chi oggi è sano e vorremmo che non si ammalasse mai. Già questo obiettivo, di per sé, giustificherebbe un investimento da parte dello Stato. Se poi una legge pensata per migliorare la salute dei cittadini dovesse generare anche un beneficio economico per le casse pubbliche, tanto meglio. Per questo chiediamo che l'eventuale maggior gettito, stimato in circa 800 milioni di euro all'anno, venga destinato al Servizio sanitario nazionale". Infine, "non abbiamo voluto vincolare queste risorse a un ambito specifico, perché riteniamo che un Servizio sanitario nazionale forte sia un patrimonio per tutti: per chi affronta un tumore, una malattia cardiovascolare o qualsiasi altra patologia. Per questo il disegno di legge prevede che le maggiori entrate derivanti dalle accise siano trasferite dal ministero dell'Economia al ministero della Salute, che potrà destinarle alle priorità del Ssn", ha poi concluso Perrone.

(Adnkronos) - "La proposta si basa su evidenze consolidate che dimostrano come l'aumento significativo del prezzo dei prodotti del tabacco sia uno degli strumenti più efficaci per ridurre il consumo. L'incremento di 5 euro che proponiamo è ben diverso dai piccoli ritocchi di prezzo adottati in passato, che hanno generato malcontento senza incidere realmente sulle abitudini dei fumatori. L'esperienza di Paesi europei come Francia e Irlanda mostra che consistenti aumenti del prezzo sono stati seguiti da una riduzione del consumo di circa il 30%, pari a milioni di fumatori in meno. Si tratta di risultati molto più rilevanti rispetto ad altre strategie adottate negli anni, come le immagini di avvertimento sui pacchetti di sigarette, che hanno dimostrato un'efficacia limitata nel favorire la cessazione del fumo". Lo ha detto Massimo Di Maio, presidente di Aiom (Associazione italiana oncologia medica), durante una conferenza sulla campagna '5 euro contro il fumo' che ha raggiunto oltre 52mila firme ora depositate in Senato.
"Anche i dispositivi di nuova generazione - ha aggiunto Di Maio - non rappresentano una soluzione efficace: oltre a mostrare scarsi risultati nell'aiutare a smettere di fumare, favoriscono il consumo duale e rischiano di avvicinare alla dipendenza persone che prima non fumavano, in particolare i più giovani. Per questo confidiamo che anche in Italia un aumento deciso del prezzo possa ottenere gli stessi risultati osservati in altri Paesi, soprattutto tra i giovani, che sono generalmente più sensibili all'effetto deterrente di un rincaro significativo dei prodotti del tabacco e della nicotina".
"Qualcuno potrebbe aver avuto l'impressione che ci siamo concentrati esclusivamente sul fumo. In realtà - ha sottolineato il presidente degli oncologi - trattandosi di una proposta di legge, era necessario individuare una priorità. Sarebbe stato poco realistico costruire un provvedimento che affrontasse contemporaneamente tutti i fattori di rischio oncologico. La scelta è quindi ricaduta sul fumo perché, dati alla mano, rappresenta di gran lunga il principale fattore di rischio evitabile per i tumori. Da solo è responsabile di una quota di neoplasie pari, se non superiore, a quella attribuibile a tutti gli altri fattori di rischio messi insieme". "Questo non significa che la comunità scientifica sottovaluti l'importanza della prevenzione sugli altri determinanti di salute. Ogni anno, nel rapporto 'I numeri del cancro in Italia', dedichiamo ampio spazio agli stili di vita della popolazione, affrontando temi come consumo di alcol, sedentarietà e alimentazione, tutti elementi rilevanti nella prevenzione oncologica. Il nostro impegno su questi fronti continuerà, ma oggi era fondamentale partire dal principale fattore di rischio, con l'auspicio che questa proposta di legge possa essere approvata. Successivamente ci sarà spazio per affrontare anche gli altri aspetti della prevenzione", ha detto.
Nel corso della conferenza è stato affrontato anche il tema dei benefici della cessazione del fumo. Silvano Gallus, responsabile del Laboratorio di ricerca sugli Stili di vita dell'Istituto Mario Negri, ha ricordato i risultati dello studio prospettico condotto da Richard Doll e Richard Peto su circa 40 mila medici britannici seguiti per cinquant'anni. "La ricerca ha dimostrato che i fumatori perdono in media circa dieci anni di aspettativa di vita rispetto a chi non ha mai fumato, una stima che studi più recenti suggeriscono possa essere persino superiore. La buona notizia", ha concluso Gallus, "è che smettere di fumare consente di recuperare gran parte di quegli anni di vita. Chi smette intorno ai 30 anni recupera praticamente l'intera perdita di aspettativa di vita; chi smette a 40 anni ne recupera circa nove, a 50 anni circa sei e anche a 60 anni il beneficio rimane significativo, con un recupero di circa tre anni. "Smettere di fumare è sempre utile, a qualsiasi età, anche dopo i 60 o i 70 anni".
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