
(Adnkronos) - "Essere Presidente di questa Repubblica comporta un ruolo impegnativo, talvolta faticoso, però un ruolo che consente grandi continue soddisfazioni, perché da questo osservatorio che è la Presidenza della Repubblica, si conosce davvero bene il nostro Paese. In questi anni ho verificato costantemente le iniziative di solidarietà, gli impegni nella tutela dell'interesse generale, le attività di senso di responsabilità che spontaneamente emergono dal corpo sociale. È questo il vero tessuto connettivo della nostra Repubblica, quello dei nostri concittadini che applicano, vivono e realizzano questi principi". Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante 'Ne parliamo con il Presidente', realizzato dal Tg1 e da Rai Cultura in occasione degli ottant'anni del referendum del 2 giugno.
"Io non condivido affatto le frequenti considerazioni di diffidenza o di critica che da alcuni, per fortuna pochi, della mia generazione e quella successiva arrivano nei confronti dei giovani - dice Mattarella - Io vedo invece nella generazione che va salendo una quantità di elementi positivi maggiori di quelli che avevano le precedenti generazioni, di senso di responsabilità, di consapevolezza, di valori di riferimento, di volontà di costruire una condizione di convivenza migliore. Questa è una cosa che mi dà estremamente fiducia. Sono convinto che l'Italia si gioverà molto della responsabilità, della motivazione, della partecipazione, del coraggio dei giovani".
E "non ho mai pensato, mi rifiuto di considerare attendibili le affermazioni che attribuiscono ai giovani la scarsa partecipazione. Piuttosto i giovani avvertono di più ed esprimono in misura maggiore il disagio per il distacco che si avverte rispetto alla vita delle istituzioni. Distacco che a me sembra prevalentemente dovuto all'attenuarsi, qualche volta al venir meno, delle occasioni di confronto, non di propaganda da lontano, ma di confronto ravvicinato tra cittadini e istituzioni per affrontare, confrontandosi appunto, i temi generali del Paese, quelli specifici dei territori".
"Questa mancanza di occasioni che consentono scambio di informazioni, scambio di esigenze, sottolineatura di problemi e di necessità è quello che fa avvertire, particolarmente ai giovani, il distacco dalla vita istituzionale e quindi non incoraggia la partecipazione. E questo - avverte il capo dello Stato - crea quella disaffezione che sovente lamentiamo. Quindi la sensazione che vada aumentando la partecipazione dei giovani per l'Italia è una grande notizia".
"Ho votato per la prima volta a 22 anni, nel 1963, per eleggere il Parlamento. In quell'occasione, la partecipazione al voto, dei nostri concittadini che si recarono ai seggi per votare, è stata del 93%. Recandomi al seggio, non è che fossi emozionato, ma ero molto compreso. Ero quasi orgoglioso di poter esercitare questo ruolo e di potermi avvalere di questa facoltà. Ero convinto di farlo, anche perché a 22 anni ero già impegnato in un partito politico", risponde il capo dello Stato a una diciottenne alla vigilia del suo primo voto, nel dialogo con gli under 35.
"Credo che il voto da cui è nata la Repubblica, il 2 giugno del ‘46, possa essere definito il completamento di un percorso storico, quello della unità del nostro Paese, quello che attraverso la liberazione ha portato a questa prova di maturità democratica che è stato il 2 giugno. Sottolineo queste due parole: unità e maturità democratica, che sono ben raffigurate in quel giorno dal voto finalmente comune delle donne e degli uomini d'Italia", afferma il presidente della Repubblica.
"Naturalmente - aggiunge il capo dello Stato - quel voto, quella svolta, quella scelta, quella giornata non è stata la risoluzione di tutti i problemi e le difficoltà che l'Italia aveva di fronte, che erano molte, ma è stato l'avvio di un grande percorso di sviluppo civile, sociale, economico, che ha trasformato un Paese devastato dalla guerra, con una ridotta attività industriale, con una diffusa condizione di scarsa istruzione nel territorio, in un Paese tra i più avanzati tra quelli più sviluppati del mondo. Guardando indietro questa storia, con quello che ne è derivato di crescita dei diritti, di tutela della salute, di difesa del lavoro, di tutela dei territori, di una quantità di avanzamenti nella vita, nella convivenza, si può dire che la Repubblica ha corrisposto a quanto ci si attendeva, alle aspettative che quel voto ha espresso".
"Crisi internazionali ve ne sono sempre state, naturalmente, anche nei decenni lontani. La più grave che ricordo bene è quella dei missili sovietici a Cuba. Il mondo è stato davvero sull'orlo della guerra nucleare. Per 48 ore parve che fosse inevitabile. Però a quel tempo, anche nella dura contrapposizione che vi era tra Stati Uniti con l'Alleanza atlantica da un lato e Russia sovietica con il Patto di Varsavia dall'altro, ci si parlava e si cercava in ogni modo di evitare la guerra. Vi si riuscì con difficoltà anche in quella occasione. Mi sono chiesto che cosa possa averlo consentito. L'impressione che ho è che allora, pur nella profonda diversità dei regimi, c'era da una parte e dall'altra una certa collegialità. Non c'erano uomini soli al comando", afferma il presidente della Repubblica rispondendo a un giovane diplomatico.
"Per quanto riguarda il multilateralismo, da alcuni anni - ricorda Mattarella - si sta verificando il tentativo di demolire, rimuovere, accantonare il sistema multilaterale e il diritto internazionale, per sostituirvi il criterio dei rapporti di forza". L'Italia è "fortemente nel fronte che vuole garantire, mantenere e difendere il multilateralismo. Per difenderlo e per farlo prevalere occorre aggiornarlo. Il mondo in questi decenni è fortemente cambiato, con nuovi protagonisti, anche in primo piano, con Paesi diventati protagonisti economicamente, chi culturalmente, chi socialmente. È stato un errore non farlo. Non si è adeguato a queste nuove condizioni. Per difenderlo con efficacia, meglio, occorre aggiornare questo sistema".
"Dopo gli orrori nel corso della Seconda Guerra mondiale, si è in sede internazionale sottolineato e acquisito il principio dell'intangibilità della dignità della persona. Questo ha portato nel corso del tempo alla nascita delle Corti internazionali, nate su un principio irrinunziabile. E cioè chi compie nefandezze, malvagità, anche nel corso dei conflitti, non deve ottenere medaglie ma condanne. Questo sistema delle Corti oggi è sotto attacco. Si cerca di demolirlo, di rimuoverlo. Sarebbe un grave danno di civiltà. Sono convinto che non riuscirà questo tentativo, perché ho sempre pensato che la coscienza dei popoli, particolarmente quella dei giovani, sia più forte", sottolinea Mattarella.
"La nostra Costituzione definisce il lavoro come uno strumento di libertà e di cittadinanza. Quindi ogni strumento che viene per migliorare le condizioni della società è il benvenuto. Lo statuto del lavoratore è stata una grande scelta di civiltà, ispirata al principio che non possono esservi zone franche in cui non si rispettano i diritti delle persone. E questo va tutelato. Questo è il limite etico: non può mai esserci una condizione di lavoro contro la persona. Questo sarebbe il tradimento del lavoro", dice Mattarella.
"Noi abbiamo un tasso demografico negativo fortemente preoccupante. Insieme alla sollecitazione a riflettervi e occuparsene, farei una sollecitazione altrettanto forte per iniziative di sostegno alle famiglie, che incoraggino le famiglie, disegnando e realizzando un modello inclusivo che consenta l'inversione dell'andamento demografico. Occorre davvero una determinazione molto alta per procedervi, simile a quella che si fece per altro aspetto, non lontano peraltro, negli anni '70", quando "si ebbe la capacità di affrontare alcuni nodi della società. Tra questi, quelli del diritto di famiglia, con la grande riforma del diritto di famiglia che ha rimosso normative ispirate a criteri che dire retrogradi è qualche volta insufficiente. Alcuni erano davvero di sapore barbarico", afferma il presidente della Repubblica.
"È stato una svolta di civiltà, un grande risultato, dovuto all'impegno di tanti uomini e tante donne, anche di schieramenti politici diversi, anche contrapposti con determinazione, che però hanno avvertito in quegli anni un'esigenza comune, quella di un diritto di famiglia che fosse adeguato alla reale condizione della vita umana. Spero - aggiunge il capo dello Stato - che questo possa avvenire anche in questo periodo, anche in questi nostri tempi".
"Io mi rendo conto che c'è in tutti i Paesi più sviluppati nel mondo, in questo momento, il problema di come governare e rendere gestibile il fenomeno della immigrazione di grande dimensione. In tutto il mondo. Basta pensare che si parla di oltre 300 milioni di migranti nel mondo e di questi, oltre 40 milioni in fuga da guerre o da carestia. Forse un pensiero alla storia potrebbe essere utile. Dall'antichità, l'Impero romano, ai giorni di oggi, gli Stati Uniti d'America, si tocca il successo maggiore quando si ha la capacità di raccogliere diverse provenienze, diversi popoli, diverse culture. Poi noi italiani abbiamo fornito seconde generazioni e quelle successive a molti Paesi d'Europa e delle Americhe", dice Mattarella.
"Quindi - aggiunge il capo dello Stato - conosciamo questo problema, che non è né nuovo né transitorio. È in fondo anche la nostra storia. Dall'emigrazione con le armi in pugno come i Longobardi, che hanno dato nome alla Lombardia, a quella pacifica dopo 1000 anni degli Albanesi nel meridione d'Italia, ai tanti arrivi individuali nel corso del tempo, il nostro popolo è il risultato di tanti apporti. E il risultato finale, questa storia, non ci dispiace affatto, anzi siamo orgogliosi del popolo italiano".
"Per questo non consideriamo un problema. Ci sono giovani nati nel nostro Paese, nelle nostre città, che hanno l'italiano come lingua madre, che parlano e pensano italiano, che sono nelle nostre scuole, hanno stili di vita italiane nelle letture, nello sport. So bene che vi sono alcuni episodi, alcuni fenomeni di disagio su base etnica, che a volte si esprimono in maniera scomposta, qualche volta con gesti di rifiuto violento, ma sono fenomeni che appartengono alla patologia della società, ben diversi, non vanno confusi. Io sono molto ottimista per il futuro, decisamente ottimista. Sulla base dell'esperienza e perché ho grande fiducia nella solidità dei nostri valori nazionali".
"I giovani comprensibilmente sono più attenti e più allarmati da quanto avviene - dice il presidente della Repubblica - La loro pressione ha indotto a iniziative politiche anche internazionali, con le varie riunioni annuali per il clima, con decisioni e provvedimenti ancora ampiamente insufficienti e purtroppo sovente negati o rinnegati addirittura. Io sono convinto che l'evidenza dei fatti sempre più convinca i popoli e conto sulla pressione loro e dei giovani sui Governi perché si riesca a svolgere un'azione effettivamente incisiva. Quello che è certo è che non è possibile trasferire alle nuove generazioni una condizione di mondo deteriorato, come si rischia di fare". Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante 'Ne parliamo con il Presidente', realizzato dal Tg1 e da Rai Cultura in occasione degli ottant'anni del referendum del 2 giugno.
"Vi sono alcuni potentati finanziari che si immettono nello spazio vedendo lì un territorio, uno spazio, un ambito in cui guadagnare e svolgere affari. Ora lo sfruttamento commerciale dello spazio non è accettabile, anche perché se avvenisse aprirebbe la strada a un altro, ancor più grave pericolo: la militarizzazione dello spazio, per fare di quella dimensione un ambito, uno scenario, anche lì, di guerre e di conflitti", dice il presidente della Repubblica.
"Fino a poco tempo fa, negli anni, lo spazio era la dimensione della collaborazione internazionale, con equipaggi nella stessa navicella di nazioni diverse. Bisogna tornare a questo, cioè - spiega il capo dello Stato - alla concezione che vi sono dei beni comuni all'umanità, che non possono essere oggetto di dominio dei singoli Stati, oggetto di interesse per guadagno da parte di operatori privati. Occorre riaffermarlo. Questo è il limite. Lo spazio non può diventare luogo militarizzato o commerciale".
"L'intelligenza artificiale è la più grande evoluzione ai nostri tempi. L'avanzamento straordinario, anche affascinante, della tecnologia più avanzata, più sviluppata comporta, come sempre quando la scienza consegna all'umanità degli strumenti nuovi, un bivio sul suo utilizzo: l'utilizzo a fini di miglioramento della vita delle persone o l'utilizzo perverso di alcuni dei nuovi strumenti. Siamo di fronte a questo bivio, non nascondendoci dei grandi, immani vantaggi che l'intelligenza artificiale comporta e rappresenta", afferma il presidente della Repubblica.
In particolare, spiega il capo dello Stato, "non possiamo consentire" una "privatizzazione dei poteri pubblici a vantaggio di chi utilizzerebbe questi poteri soltanto per fini di guadagno economico e finanziario. Quindi occorre dar vita a regole nazionali, ma non bastano, continentali, certamente europee, alcune devono essere globali. Ma il principio è questo: non è possibile che questo strumento, da essere potenzialmente un immenso vantaggio per l'umanità, divenga invece un elemento di condizionamento e di infelicità".

(Adnkronos) - I due italiani partecipanti alla Flotilla di terra e trattenuti in Libia sono apparsi davanti al Procuratore libico che ha disposto la continuazione della custodia cautelare fino alla prossima udienza. Lo si apprende da una nota della Farnesina, secondo cui il Console Generale a Bengasi ha presentato una nuova richiesta formale di visita consolare ai due italiani.
La Farnesina, l’Ambasciata d’Italia a Tripoli e il Consolato Generale a Bengasi continuano a seguire la vicenda in raccordo con le autorità locali al fine di consentire il rientro in Italia dei connazionali il prima possibile. Le famiglie dei connazionali sono informate dello stato della detenzione e dei passi diplomatici effettuati per la tutela dei due familiari.

(Adnkronos) - Chiude oggi Anteprima d’estate, l’evento promosso da Artigiano in Fiera che celebra la bella stagione con un’esperienza immersiva dedicata all’artigianato e alle culture del mondo. Con oltre 1.000 artigiani da 50 Paesi, si conferma molto più di una fiera: un ponte tra culture, spazio autentico di incontro e dialogo.
La manifestazione ha saputo registrare una buona partecipazione, confermando il numero di visitatori della prima edizione e consolidandosi come appuntamento atteso nel calendario milanese, nonostante le difficoltà in apertura di evento, causate dallo sciopero nazionale dei trasporti di venerdì 29 maggio. Ancora una volta, Anteprima d’estate ha saputo valorizzare l’incontro diretto con gli artigiani, il racconto dei territori e delle loro tradizioni più autentiche, in un’atmosfera di festa e convivialità che anticipa l’arrivo dell’estate, come testimoniano i numerosi commenti raccolti sui social: “Ogni visita, per me, è un nuovo viaggio. E anche stavolta qui da voi ho trovato qualcosa di profondamente diverso da ciò che spesso vedo e ascolto ogni giorno tra la gente, in televisione o sui giornali.
Nei padiglioni ho incontrato persone provenienti da culture diverse, capaci di convivere in pace nonostante le tante difficoltà del mondo e di raccontare attraverso il proprio lavoro la bellezza e l’unicità della propria storia. Grazie!”. "Acquistare prodotti da tutto il mondo, parlare con gli espositori che ti raccontano ognuno qualcosa di sé, della loro cultura, del loro territorio... sono queste le cose che ti rimangono quando torni a casa! "."Incontrare gli artigiani, vedere dal vivo tutte quelle creazioni...tutti quei colori e profumi nei padiglioni... come sempre un'esperienza unica!".
“Siamo profondamente grati per quanto vissuto in questi giorni: una partecipazione sentita e autentica, che conferma la forza di questo nuovo progetto e il legame con il nostro pubblico e con le imprese artigiane. In questi giorni di ponte, migliaia di visitatori hanno scelto di trascorrere il proprio tempo nei padiglioni di Fieramilano Rho, partecipando a una grande vetrina della creatività dedicata alla bella stagione. Il risultato che abbiamo raggiunto testimonia la fiducia nel nostro progetto e nella sua capacità di offrire un’esperienza unica, fatta di incontro, scoperta e condivisione, malgrado lo sciopero di venerdì 29, che ci ha inevitabilmente danneggiato ” ha dichiarato Antonio Intiglietta, Presidente di Ge.Fi. spa.
“Un grazie di cuore a tutti coloro che hanno contribuito a rendere speciale questa seconda edizione: gli artigiani, che hanno nuovamente dimostrato fiducia e partecipazione; il pubblico, che con entusiasmo ha accolto questo format estivo; le Istituzioni, le Forze dell’Ordine, Fiera Milano e tutti i partner e i collaboratori che, con il loro impegno, hanno reso possibile la realizzazione di questo evento” ha concluso Intiglietta.
L’appuntamento è ora per la storica edizione invernale di Artigiano in Fiera, in programma dal 5 al 13 dicembre 2026 a Fieramilano Rho, dove micro e piccole imprese dall’Italia e dal tutto il mondo torneranno a presentare le proprie eccellenze, rinnovando un’esperienza unica di incontro tra culture, tradizioni e creatività.

(Adnkronos) - Per Ilaria Salis la parata del 2 giugno va abolita? "La sua allergia alle divise è coerente con la storia di chi si è candidato in Parlamento per scappare dalle conseguenze di azioni violente e vigliacche". Lo dice all'Adnkronos il responsabile organizzazione di Fratelli d'Italia, Giovanni Donzelli, rispondendo alle dichiarazioni dell'eurodeputata di Avs, che ha proposto di cancellare la parata militare del 2 giugno "e restituire alla Festa della Repubblica il suo originario carattere civile, popolare e democratico".
"Noi - puntualizza Donzelli - siamo grati alle donne e agli uomini, in divisa e non, che hanno sfilato oggi e che ogni giorno rendono l’Italia orgogliosa delle proprie azioni nel mondo. Se la Repubblica italiana esiste oggi ed esisterà domani è grazie a chi la difende ogni giorno".
"Non abbiamo visto stamattina Conte, Schlein, Fratoianni, Bonelli, Boldrini a festeggiare ai Fori Imperiali. Non sappiamo se avessero impegni improcrastinabili o se la pensano come Ilaria Salis. Sappiamo però che le donne e gli uomini che hanno sfilato questa mattina continueranno a difendere la Repubblica italiana anche per la Libertà di chi non gli sarà mai grato", chiosa il deputato di Fdi.

(Adnkronos) - È morto a 44 anni l’attore gallese Owain Rhys Davies, noto al grande pubblico per il ruolo dell’Agente Wilson nel revival della serie "Twin Peaks", la serie cult creata da David Lynch e Mark Frost e tornata sugli schermi nel 2017. A dare la notizia, come riporta la Bbc, è stato il fratello Rhodri, che sui social ha scritto che l’attore è scomparso “improvvisamente, in modo naturale e sereno”. Nel suo messaggio, Rhodri ha espresso anche il profondo dolore della famiglia: “Sono incredibilmente orgoglioso di mio fratello. Sappiamo che questa perdita sarà sentita da molte persone e ci conforta sapere quanto fosse amato”. Il fratello ha inoltre chiesto rispetto per la privacy, aggiungendo che restano “domande senza risposta sulle circostanze della sua morte”.
Owain Rhys Davies era conosciuto soprattutto per la sua interpretazione in "Twin Peaks", ma aveva preso parte anche ad altre produzioni internazionali. Tra queste la serie fantascientifica di Netflix "The OA", con Brit Marling e Jason Isaacs, il film "Alice attraverso lo specchio" e la commedia horror "A Serial Killer’s Guide to Life".
Anche il profilo ufficiale di "Twin Peaks" ha voluto ricordarlo con un messaggio di cordoglio: “I nostri pensieri sono con la sua famiglia, i suoi amici e tutti coloro che lo hanno conosciuto e amato. Grazie per aver fatto parte del mondo di Twin Peaks, Agente Wilson”. Tributi sono arrivati anche dal Welsh National Theatre, che ha definito l’attore “un talento straordinario il cui lavoro ha arricchito il teatro e lo schermo gallese”. Nella nota si legge: “La sua passione, creatività e dedizione hanno lasciato un segno duraturo nella vita culturale del Galles. La comunità artistica è più povera per la sua perdita e possiamo solo immaginare le molte storie che avrebbe ancora raccontato”. Il messaggio si conclude con un saluto in gallese: “Cysga’n dawel, Owain” (riposa in pace, Owain). (di Paolo Martini)

(Adnkronos) - "Meloni prima della lista" e "Meloni appesa": sono le scritte intimidatorie contro la presidente del Consiglio apparse nel quartiere 2 a Firenze. La denuncia è del consigliere di quartiere nel gruppo di Fratelli d'Italia, Simone Sollazzo, che su Facebook ha postato anche una foto. La Digos della questura di Firenze ha avviato accertamenti dopo il ritrovamento delle due scritte intimidatorie comparse nel sottopasso dell'Affrico, nel quartiere di Campo di Marte. Gli investigatori stanno avviando le verifiche per risalire agli autori del gesto e si sta verificando la presenza di telecamere di sorveglianza.
"Nel giorno della Festa della Repubblica mi sono imbattuto in queste scritte nel Quartiere 2 che invocano la morte del Presidente del Consiglio - spiega Sollazzo nel post - Un episodio vergognoso che non può essere liquidato come una semplice bravata o come una manifestazione di dissenso politico. In democrazia si può criticare un Governo, contestare una maggioranza, combattere politicamente un avversario. Ciò che non si può fare è alimentare odio e minacce. Per questo provvederò a scrivere immediatamente al Presidente del Quartiere e al Sindaco di Firenze affinché la scritta venga rimossa quanto prima, ma anche perché arrivi una presa di posizione chiara, netta e senza ambiguità su quanto accaduto".
"Le istituzioni democratiche meritano rispetto sempre, indipendentemente dal colore politico di chi le rappresenta. E proprio oggi, 2 giugno, questa dovrebbe essere una convinzione condivisa da tutti. Mi auguro che la condanna sia unanime e immediata. Perché la democrazia non si difende a giorni alterni e non cambia valore a seconda di chi è il bersaglio. Troppo spesso infatti assistiamo a indignazioni selettive: parole durissime quando ad essere colpiti sono alcuni, silenzi imbarazzanti quando nel mirino finiscono esponenti del centrodestra o il Presidente del Consiglio. Solidarietà al nostro Presidente, Giorgia Meloni", conclude Sollazzo.
"Le minacce di morte rivolte alla Presidente del Consiglio comparse in un sottopasso in città sono inaccettabili", scrive sui social la sindaca di Firenze Sara Funaro, postando la foto delle scritte minacciose rivolte alla premier. "La politica può e deve essere confronto ma mai odio o violenza. Il rispetto per le persone e le istituzioni non può mai venire meno, a prescindere dal colore politico. Abbiamo già attivato gli interventi per la rimozione delle scritte. Difendere il dibattito democratico significa condannare senza esitazioni ogni forma di intimidazione e violenza politica. A Giorgia Meloni la mia solidarietà", aggiunge Funaro.

(Adnkronos) - "Meloni prima della lista" e "Meloni appesa": sono le scritte intimidatorie contro la presidente del Consiglio apparse nel quartiere 2 a Firenze. La denuncia è del consigliere di quartiere nel gruppo di Fratelli d'Italia, Simone Sollazzo, che su Facebook ha postato anche una foto. "Nel giorno della Festa della Repubblica mi sono imbattuto in queste scritte nel Quartiere 2 che invocano la morte del Presidente del Consiglio - spiega nel post - Un episodio vergognoso che non può essere liquidato come una semplice bravata o come una manifestazione di dissenso politico. In democrazia si può criticare un Governo, contestare una maggioranza, combattere politicamente un avversario. Ciò che non si può fare è alimentare odio e minacce. Per questo provvederò a scrivere immediatamente al Presidente del Quartiere e al Sindaco di Firenze affinché la scritta venga rimossa quanto prima, ma anche perché arrivi una presa di posizione chiara, netta e senza ambiguità su quanto accaduto".
"Le istituzioni democratiche meritano rispetto sempre, indipendentemente dal colore politico di chi le rappresenta. E proprio oggi, 2 giugno, questa dovrebbe essere una convinzione condivisa da tutti. Mi auguro che la condanna sia unanime e immediata. Perché la democrazia non si difende a giorni alterni e non cambia valore a seconda di chi è il bersaglio. Troppo spesso infatti assistiamo a indignazioni selettive: parole durissime quando ad essere colpiti sono alcuni, silenzi imbarazzanti quando nel mirino finiscono esponenti del centrodestra o il Presidente del Consiglio. Solidarietà al nostro Presidente, Giorgia Meloni", conclude Sollazzo.

(Adnkronos) - È il giorno della finale d'andata dei playoff di Serie C. Oggi, martedì 2 giugno, l'Union Brescia sfida l'Ascoli - in diretta tv e streaming - nell'ultimo atto degli spareggi che regaleranno la promozione in Serie B. La squadra lombarda ha superato il Catania nell'ultimo turno, mentre i marchigiani hanno battuto la salernitana. Il ritorno è in programma domenica 7 giugno.
La finale tra Union Brescia e Ascoli è in programma oggi, martedì 2 giugno, alle ore 21.15. Ecco le probabili formazioni:
Union Brescia (3-4-1-2): Gori; Balestrero, Silvestri, Rizzo; Armati, Mercati, Mallamo, De Maria; Lamesta, Marras; Crespi. All. Corini
Ascoli (4-2-3-1): Vitale; Alagna, Curado, Rizzo, Guiebre; Milanese, Damiani; Del Sole, Rizzo Pinna, D'Uffizi; Chakr. All. Tomei
La finale Union Brescia-Ascoli sarà trasmessa in diretta televisiva sui canali SkySport, ma anche in chiaro su quelli RaiSport. Il match si potrà vedere anche in streaming sull'app SkyGo, su NOW, su RaiPlay e su LaBChannel.

(Adnkronos) - Kenny Dalglish ha il cancro. Oggi, martedì 2 giugno, l'ex calciatore di Liverpool e Celtic ha confermato la notizia lasciata trapelare per sbaglio sui suoi profili social nei giorni scorsi. "Come anticipato involontariamente da un mio post sui social media, sono attualmente sottoposto a cure per il cancro", ha scritto Dalglish in un altro post pubblicato sui suoi canali ufficiali, "a differenza dell'uso del mio telefono cellulare, il trattamento sta andando bene".
"Idealmente, la faccenda sarebbe dovuta rimanere privata, perché è così che dovrebbe essere, ma le mie scarse competenze tecnologiche mi hanno forzato la mano", ha continuato l'ex attaccante scozzese, "ovviamente non intendevo rendere pubblica la questione, quindi apprezzerei se la mia privacy e quella della mia famiglia fosse rispettata".
"Come sempre, grazie al meraviglioso staff medico che ha dimostrato un'incredibile cura e discrezione, non solo per me ma per molti, molti altri. Fanno onore a loro stessi", ha concluso Dalglish.

(Adnkronos) - L'attore e doppiatore Giacomo Piperno, eclettico e poliedrico interprete tra cinema e televisione, grazie alla sua versatilità, professionalità e passione per l’arte scenica, è morto all'età di 90 anni al Policlinico Umberto I di Roma. A dare l’annuncio della scomparsa, come riporta l'Adnkronos, sono stati i figli.
Nato a Roma il 20 gennaio 1936 in una famiglia ebraica, Piperno scampò alle deportazioni fuggendo in Svizzera con i famigliari nei giorni del rastrellamento nel ghetto di Roma dell'ottobre 1943. Debuttò nel 1960 con un ruolo televisivo in "Tenente Sheridan: una gardenia per Helena Carrel" (1960), ma fu con il film "Commandos" (1968) che la sua carriera prese slancio. Da allora, la sua versatilità lo portò a interpretare ruoli drammatici, storici e comici sul grande e piccolo schermo, spaziando da "Sacco e Vanzetti" (1971) di Giuliano Montaldo, a "Rugantino" (1973) di Pasquale Festa Campanile, fino all'episodio "In banca" di "Tu mi turbi" (1982) con la regia di Roberto Benigni. Per Benigni ha sempre recitato anche in "Il piccolo diavolo" (1988). Tra gli altri film ha recitato in "Il camorrista" (1986) di Giuseppe Tornatore, "Splendor" (1988) di Ettore Scola, "Porte aperte" (1990) di Gianni Amelio, "Il portaborse" (1991) di Daniele Luchetti (1991), "Pasolini, un delitto italiano" (1995) di Marco Tullio Giordana. In televisione partecipò a numerose serie e miniserie, tra cui "Napoleone a Sant’Elena" (1973) e "Caterina e le sue figlie" (2005-2007), dove interpretava il marito del personaggio di Iva Zanicchi. Il suo talento si estendeva anche al doppiaggio: tra gli anni Sessanta e Ottanta prestò la voce a interpreti come Gene Hackman e Philippe Leroy, contribuendo a rendere memorabili i personaggi sul grande schermo italiano.
Debuttò nel 1960 con un ruolo televisivo in "Tenente Sheridan: una gardenia per Helena Carrel" (1960), ma fu con il film "Commandos" (1968) che la sua carriera prese slancio. Da allora, la sua versatilità lo portò a interpretare ruoli drammatici, storici e comici sul grande e piccolo schermo, spaziando da "Sacco e Vanzetti" (1971) di Giuliano Montaldo, a "Rugantino" (1973) di Pasquale Festa Campanile, fino all'episodio "In banca" di "Tu mi turbi" (1982) con la regia di Roberto Benigni. Per Benigni ha sempre recitato anche in "Il piccolo diavolo" (1988). Tra gli altri film ha recitato in "Il camorrista" (1986) di Giuseppe Tornatore, "Splendor" (1988) di Ettore Scola, "Porte aperte" (1990) di Gianni Amelio, "Il portaborse" (1991) di Daniele Luchetti (1991), "Pasolini, un delitto italiano" (1995) di Marco Tullio Giordana. In televisione partecipò a numerose serie e miniserie, tra cui "Napoleone a Sant’Elena" (1973) e "Caterina e le sue figlie" (2005-2007), dove interpretava il marito del personaggio di Iva Zanicchi. Il suo talento si estendeva anche al doppiaggio: tra gli anni Sessanta e Ottanta prestò la voce a interpreti come Gene Hackman e Philippe Leroy, contribuendo a rendere memorabili i personaggi sul grande schermo italiano.

(Adnkronos) - Alexander Zverev litiga con l'arbitro al Roland Garros 2026. Oggi, martedì 2 giugno, il tennista tedesco ha sfidato lo spagnolo Rafa Jodar nei quarti di finale dello Slam di Parigi, in una partita segnata anche da qualche momento di nervosismo. Protagonista, ancora una volta, una chiamata della giudice di sedia considerata dubbia da Zverev, che ha quindi iniziato a discutere con l'arbitro.
Succede tutto nel secondo set. Nel corso del terzo game, un dritto di Jodar colpisce un pezzo di linea e viene chiamato in campo dall'arbitro. A questo punto però arrivano le proteste di Zverev, che va a vedere il segno e indica alla giudice di linea di avvicinarsi. "È fuori", dice il tedesco indicando il presunto punto di impatto della pallina, contestato però dall'arbitro, che gli fa notare con una parte sia effettivamente sulla linea.
La spiegazione però non sembra convincere Zverev, che torna a fondocampo scuotendo la testa, in aperta polemica con la decisione.

(Adnkronos) - Quando giocano Matteo Berrettini, Matteo Arnaldi e Flavio Cobolli al Roland Garros 2026? I tre tennisti azzurri sono riusciti a raggiungere i quarti di finale dello Slam di Parigi, battendo rispettivamente Juan Manuel Cerundolo, Frances Tiafoe e Zachary Svajda negli ottavi.
Tutti si trovano nella stessa parte di tabellone, che ora presenterà il 'derby dei Matteo' tra Berrettini e Arnaldi. L'Italia ha quindi la certezza di avere almeno un tennista in semifinale al Roland Garros, mentre Cobolli se la vedrà con Auger-Aliassime.
Tutte le sfide sono in programma domani, mercoledì 3 giugno, con Cobolli ad aprire il programma del tabellone maschile sul Philippe-Chatrier. Il match con Auger-Aliassime è fissato come terzo match dopo i due quarti femminili, Kalinskaya-Chwalinska e Sabalenka-Shnaider, con la sfida che dovrebbe iniziare per le ore 15 circa.
Sessione serale invece per il derby tra Berrettini e Arnaldi, che inizierà quindi alle ore 20.15 sul Philippe-Chatrier.
Le partite del Roland Garros saranno trasmesse in diretta televisiva e in esclusiva sui canali Eurosport, visibili tramite smart tv. I match saranno quindi disponibili, anche in streaming, su HBO Max, Discovery+, Dazn, TimVision e Prime Video Channels.

(Adnkronos) - Sardar Azmoun considerato un "traditore" in Iran. L'ex attaccante della Roma, che oggi gioca in Qatar con lo Shabab Al Ahli, è stato etichettato come un nemico della Repubblica islamica e non convocato dalla sua Nazionale per i Mondiali 2026, che si svolgeranno tra meno di 10 giorni in Stati Uniti, Messico e Canada. Ci sarà invece l'ex Inter Mehdi Taremi.
Nonostante sia considerato uno dei calciatori più talentuosi della sua generazione, Azmoun non è stato chiamato dal ct iraniano a causa di dissapori con il regime del Paese. La causa è una foto postata su Instagram dallo stesso Azmoun negli scorsi mesi, quando l'Iran si trovava in piena guerra con gli Stati Uniti, che ritrae l'attaccante stringere la mano al Primo Ministro degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Mohammed bin Rashid, uno degli alleati di Donald Trump in Medio Oriente.
Quella foto non gli è costata soltanto la convocazione ai prossimi Mondiali, ma anche, come detto, l'etichetta di "traditore" dai suoi stessi connazionali. Azmoun ha voluto quindi rispondere alle critiche con un lungo post su Instagram: "A causa di qualche incomprensione, qualcuno ha espresso un giudizio affrettato, quindi voglio dire qualche parola dal profondo del mio cuore", ha scritto l'ex attaccante della Roma.
"Molti anni fa, prima di essere chiamato dalla nazionale iraniana, ricevetti una grossa offerta finanziaria da un altro paese, ma la mia unica risposta fu che ero figlio dell'Iran e volevo giocare per il popolo del mio paese e renderlo felice", ha raccontato Azmoun, "quando ho indossato la maglia della nazionale del mio Paese, mi sono promesso che ogni volta che giocherò per l'Iran, lavorerò duro per rendere le persone felici di seguire il calcio con amore, soprattutto i ragazzi che sono contenti della nostra vittoria nelle nostre città e villaggi più remoti".
"Ho sempre giocato con orgoglio per la mia nazionale. Quando abbiamo vinto, ero orgoglioso di me stesso e della mia squadra, e quando non abbiamo vinto, ero il più triste del mondo. Amo il calcio e amo le brave persone del mio Paese, le persone che mi hanno sempre dato energia con il loro amore e il loro sostegno", ha continuato Azmoun, "forse molte persone sanno le piccole cose faccio: dalla prenotazione di tutti gli hotel per la sicurezza delle persone care durante la guerra, alla fornitura di acqua per i villaggi remoti del Golestan, oltre al sostegno alle donne di Wallibal, al basket e al ciclismo. Queste cose rappresentato solo una parte del mio amore per l'Iran".
"Ovunque giochi a calcio, la mia identità, il mio cuore e il mio onore sono l'Iran. Sono un calciatore e amo il calcio e tutto ciò che ho realizzato nella vita è prima per la grazia di Dio, poi lo sforzo, il sostegno e l'amore della mia cara gente, e per questo amore sono sempre grato alla gente del mio Paese", ha concluso Azmoun, "auguro quindi successo e onore alla mia nazionale, ai giocatori, allo staff tecnico che parteciperà alla Coppa del Mondo. Grazie a Dio per aver reso felici i compagni e i cuori del popolo iraniano".
(Adnkronos) - In occasione della Festa della Repubblica, Palazzo Chigi ha aperto eccezionalmente le proprie porte ai cittadini, offrendo al pubblico l’opportunità di visitare la sede della Presidenza del Consiglio. Ad accompagnare l’apertura straordinaria è un ricco programma di esibizioni affidato alle Bande musicali e alle Fanfare delle Forze Armate, delle Forze di Polizia e del sistema del soccorso pubblico, protagoniste di una lunga maratona musicale.
La giornata si è aperta nel Cortile d’Onore di Palazzo Chigi con l'esecuzione dell’Inno Nazionale da parte della Fanfara dei Bersaglieri. Successivamente i musicisti si sono esibiti anche in Piazza Colonna: tra i brani eseguiti, “’O surdato ’nnammurato” e le musiche tratte da “La vita è bella”, accolte dagli applausi dei numerosi visitatori presenti.
Nel corso della giornata si alterneranno le esibizioni della Banda della Polizia Locale di Roma Capitale, della Banda del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, della Banda della Croce Rossa Italiana, della Banda della Guardia di Finanza, della Banda della Polizia Penitenziaria, della Banda della Polizia di Stato, della Banda dell’Arma dei Carabinieri, della Banda dell’Aeronautica Militare e della Banda della Marina Militare. La manifestazione si concluderà intorno alle 19.15 con il ritorno della musica nel Cortile d’Onore, dove la Banda dell’Esercito eseguirà il “Canto degli Italiani”.

(Adnkronos) - Nel giorno della Festa della Repubblica, mentre l'Italia celebra gli 80 anni del referendum che sancì la nascita della Repubblica, la Calabria resta sotto choc per la strage di Amendolara, nel Cosentino, dove quattro braccianti pakistani sono stati uccisi e dati alle fiamme all'interno di un minivan. Un delitto sul quale la Procura di Castrovillari ha già disposto il fermo di due connazionali delle vittime, accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, decisiva sarebbe stata la visione delle immagini registrate dal sistema di videosorveglianza del distributore di carburante lungo la Statale 106 dove si è consumata la tragedia. I filmati avrebbero ripreso tutte le fasi dell'azione criminale: i due indagati avrebbero bloccato dall'esterno le portiere del veicolo mentre veniva introdotto liquido infiammabile nell'abitacolo, prima che le fiamme avvolgessero il mezzo. I sospettati sono stati rintracciati a Villapiana e sottoposti a fermo dopo un lungo interrogatorio in Questura a Cosenza. Le indagini proseguono per chiarire il movente e verificare eventuali ulteriori responsabilità.
Sulla vicenda è intervenuto il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, che nel messaggio per il 2 giugno ha affiancato alle celebrazioni della Repubblica il ricordo delle quattro vittime. "Oggi l'Italia celebra una delle ricorrenze più importanti, la Festa della Repubblica. Ottant'anni fa, il 2 giugno 1946, gli italiani scelsero il proprio futuro, dando vita alla Repubblica e ponendo le basi di un Paese fondato sulla libertà, sulla partecipazione, sull'unità nazionale e sul rispetto delle istituzioni democratiche", afferma il governatore.
"È una giornata di festa, di orgoglio e di riconoscenza verso quanti, in questi ottant'anni, hanno contribuito a costruire un'Italia più forte, più moderna e più giusta. Ma oggi, in Calabria, accanto al sentimento di festa, c'è anche un profondo dolore. Siamo tutti rimasti sconvolti dalla tragica vicenda dei quattro braccianti pakistani uccisi e bruciati vicino ad Amendolara, nel Cosentino. Una storia agghiacciante, che scuote le nostre coscienze e che ci pone interrogativi profondi sul dramma delle migrazioni, sul valore della dignità umana e sulle responsabilità che una società civile deve assumersi nei confronti delle persone più fragili".
"Anche in una giornata di celebrazione come questa, non possiamo restare indifferenti davanti a una tragedia così dolorosa. Al contrario, essa ci richiama a una riflessione sul Paese che siamo e su quello che vogliamo continuare a costruire, ispirandoci ogni giorno ai principi di umanità, solidarietà e rispetto della persona, che sono alla base della nostra Repubblica", prosegue Occhiuto.
Il presidente della Regione esprime quindi "vicinanza, cordoglio e solidarietà alle famiglie delle vittime" e auspica che "il lavoro degli inquirenti, ci sono già stati due fermi, consenta di fare rapidamente piena luce sull'accaduto, accertando tutte le responsabilità".
Successivamente Occhiuto ha pubblicato sul proprio profilo Instagram il video della strage, accompagnandolo con una breve riflessione: "Ci sono notizie che fanno vacillare la fiducia nell'umanità". Un messaggio che riassume lo sgomento suscitato da una vicenda destinata a segnare profondamente la comunità calabrese mentre gli investigatori continuano a lavorare per ricostruire tutti i dettagli del massacro.
(Adnkronos) - La presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola, maltese, ha partecipato stamani alla celebrazione della Festa della Repubblica nella sede di Bruxelles, organizzata da Fratelli d'Italia con la Fanfara dei Bersaglieri dell'Etna. Nel video, il saluto della presidente prima che la fanfara eseguisse due inni, quello italiano e quello europeo.

(Adnkronos) - Matteo Arnaldi show al Roland Garros 2026. Il tennista azzurro ha battuto l'americano Frances Tiafoe negli ottavi di finale dello Slam di Parigi, raggiungendo per la prima volta i quarti, dove affronterà Matteo Berrettini nel derby azzurro che vale un posto in semifinale.
Tanti gli scambi epici tra i due durante il match, uno dei quali, nel decisivo quinto set, ha fatto impazzire i telecronisti americani di TNT Sports. Arnaldi è riuscito a resistere a ben due smash di Tiafoe, raggiungendo la pallina con recuperi quasi miracolosi. L'azzurro alza poi la pallina con un lob che costringe lo statunitense a indietreggare e colpire al volo, ma il terzo smash dello scambio si spegne questa volta in rete.
La gioia di Arnaldi è irrefrenabile, così come la sorpresa dei telecronisti: "Non ci posso credere", hanno urlato al microfono, "avete mai visto qualcosa del genere?".

(Adnkronos) - L'Oms ha drasticamente ridotto il numero di casi sospetti di Ebola in Africa centrale a 116, rispetto agli oltre 900 precedenti, con 330 casi ora confermati. Il 31 maggio, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che nella Repubblica Democratica del Congo erano stati registrati 116 casi sospetti del virus mortale, in calo rispetto ai 906 della fine della settimana precedente. Nella Repubblica Democratica del Congo sono stati confermati circa 321 casi, di cui 48 decessi, mentre nella vicina Uganda sono stati registrati nove casi confermati, tra cui un decesso. Sebbene alcuni casi sospetti siano stati confermati, molti altri sono stati esclusi dai dati dopo aver dimostrato di essere affetti da altre malattie con sintomi iniziali simili o da febbre non correlata, ha dichiarato il portavoce dell'Oms Christian Lindmeier. "Chiunque venga individuato tramite sorveglianza - ha aggiuto - o si presenti in una struttura sanitaria con sintomi simili a quelli dell'Ebola" viene considerato un caso sospetto dell'epidemia, in attesa dei risultati dei test.
L'epidemia è stata dichiarata il 15 maggio nella provincia di Ituri, martoriata dal conflitto, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo, paese dell'Africa centrale che ospita oltre 100 milioni di persone ed è uno dei più poveri al mondo. Si ritiene però che il virus, che si diffonde attraverso il contatto ravvicinato e i fluidi corporei e può causare una febbre emorragica fatale, si stesse diffondendo inosservato già da settimane. Lindmeier ha dichiarato ai giornalisti che, una volta sottoposti a test i soggetti sospettati di avere l'Ebola, questi venivano "in molti casi esclusi". Le precedenti cifre dell'Oms includevano anche 223 decessi sospettati di essere dovuti al virus Ebola, ma le nuove cifre non comprendono più questa categoria. Lindmeier ha suggerito che il numero fosse molto incerto, poiché includeva "persone decedute tempo fa" e i cui resti, in molti casi, non potevano essere riesumati per essere analizzati. Secondo l'Oms, nel frattempo sei persone a cui era stato confermato di aver contratto l'Ebola durante l'epidemia sono state registrate come guarite.
Il Consiglio Europeo "invita il Consiglio Ue e la Commissione a monitorare la situazione" dell'epidemia causata dal ceppo Bundibugyo del virus Ebola nella Repubblica Democratica del Congo "e la sua evoluzione e, se del caso, a definire e coordinare le relative priorità operative". Lo riporta la bozza delle conclusioni del Consiglio Europeo del 18-19 giugno, che porta la data di ieri.
Il Consiglio Europeo "esprime preoccupazione per la diffusione della malattia da virus Ebola nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda. Accoglie con favore il rapido stanziamento di fondi da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che consente una risposta immediata, compresa la sorveglianza epidemiologica, il tracciamento dei contatti e il rafforzamento delle capacità di laboratorio".
"L'Unione Europea è pronta, come già accaduto in occasione di precedenti epidemie, a sostenere l'operato dell'Oms e dei Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie nel coordinamento e nell'attuazione di misure urgenti di contenimento e risposta", conclude.

(Adnkronos) - Gesto choc contro Matteo Berrettini a Roland Garros 2026. Il tennista azzurro ha raggiunto i quarti di finale dello Slam di Parigi, dove sfiderà Matteo Arnaldi nel derby azzurro che vale un posto in semifinale, battendo l'argentino Juan Manuel Cerundolo negli ottavi. Durante il decisivo terzo set, deciso al tie break, Berrettini ha dovuto superare anche una 'maledizione' lanciata dall'angolo, molto poco sportivo, di Cerundolo, mattatore di Jannik Sinner nel secondo turno.
Quando Berrettini si preparava a rispondere al servizio dell'argentino, nel corso del terzo set, le telecamere hanno infatti inquadrato l'angolo di Cerundolo, immortalando una donna che, seduta in prima fila, ha fatto il gesto delle corna verso l'azzurro. Un modo per augurargli sfortuna e che poco si addice al bon ton proprio del tennis.
Non è la prima volta che l'angolo dell'argentino si fa notare per gesti poco sportivi nel corso del torneo. Proprio durante il match con Sinner, l'allenatore di Cerundolo è stato immortalato esultare in maniera smodata di fronte alle difficoltà fisiche dell'azzurro, alle prese con un colpo di sole che gli ha provocato sensazione di vomito e un accenno di crampi. Durante le fasi finali del match, lo stesso coach ha fatto il segno di 'andare a dormire' proprio verso Sinner, scatenando l'ira social dei tifosi di Sinner.

(Adnkronos) - Scoppia il caso politico nel giorno della Festa della Repubblica. L'assenza del vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, alla tradizionale parata del 2 giugno ai Fori Imperiali accende il dibattito tra gli alleati di governo e le opposizioni. Mentre dal Mit blindano il ministro ("È al lavoro sui dossier urgenti"), il vicepremier Antonio Tajani commenta: "Un peccato quando si manca". Mentre Ignazio La Russa taglia corto: "Ognuno è dove vuole".
Fonti vicine al Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti gettano subito acqua sul fuoco con una nota ufficiale sui motivi dell'assenza. Matteo Salvini "ha passato tutta la mattinata al lavoro, come ieri peraltro, su trasporti e opere pubbliche da completare, Pnrr in primis". L'obiettivo prioritario del ministro, spiegano dal Mit, è in queste ore soprattutto quello di "evitare lo sciopero dei ferrovieri proclamato per il prossimo 11 giugno".
Le giustificazioni tecniche non bastano però a evitare le fibrillazioni politiche all'interno della maggioranza. Intercettato a margine delle celebrazioni a Roma, l'altro vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha commentato l'assenza del collega di governo senza troppi giri di parole: "Salvini assente? Non so, lo dovete domandare a lui. Non c'erano neanche Conte e la Schlein, non li ho visti. È un peccato quando si manca...".
Da parte sua il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha spostato il focus anche sulle assenze del centrosinistra: "Tranne Italia Viva, non ho visto un solo capogruppo dell'opposizione", ha osservato a margine dei Fori Imperiali.
A chi gli domandava esplicitamente un giudizio sulla scelta del leader leghista, La Russa ha tagliato corto: "Salvini assente? Ognuno è dove vuole. Ma io non chiedo mai dove sono, sono altri che hanno la mania di chiedere...".

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(Adnkronos) - Tiziano Ferro 'preoccupa' i fan. Il cantante ha aperto il suo tour degli stadi con la data zero di Lignano Sabbiadoro, andata in scena lo scorso 30 maggio, ma si è presentato in condizioni fisiche, e soprattutto vocali, precarie, che in queste ore stanno facendo preoccupare i suoi tanti fan.
Su X è infatti diventato virale un video del cantante che, sulle note di 'Xdono', non riesce a scandire le parole e arriva con il fiatone sulle strofe. Difficoltà immortalate dai tanti telefoni accesi tra il pubblico e, come spesso succede in questi casi, diventate rapidamente virali su tutti i social.
"Era l'ultimo brano dopo due ore e mezza di concerto", prova a difenderlo un utente, mentre un altro fa trapelare tutta la sua preoccupazione "ma che gli è successo?". "Ha fatto anche un intervento alla gola, è ovvio faccia più fatica", ha provato a spiegare una fan, non convincendo però appieno la giuria dei social.
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