
Freddo, pioggia e una circolazione virale e batterica sempre più intensa, con l'influenza protagonista, nei primi giorni del 2026 mettono a dura prova il sistema immunitario e la pazienza. "Mentre i pronto soccorso faticano a gestire l'ondata di virus stagionali, si assiste a una corsa ai farmaci da banco spesso inutile, quando non controproducente", all'Adnkronos Salute l'immunologo clinico Mauro Minelli, docente di Nutrizione umana alla Lum.
"La reazione istintiva al calo delle temperature è la scorta preventiva': un inventario di integratori e decongestionanti da fare concorrenza alle farmacie più fornite. Molti pazienti assumono questa tipologia di prodotti con la stessa leggerezza con cui si succhiano le mentine, convinti che 'male non facciano'. In realtà, i presunti salutisti finiscono per ingurgitare cocktail eterogenei che hanno l'unico effetto certo di trasformare il proprio organismo in un costoso banco di prova per prodotti che non accelerano la guarigione di un solo minuto", spiega il medico. "È la Medicina basata sull'evidenza a suggerire che molti dei nostri 'rituali' sono più psicologici che fisiologici".
L'immunologo prende in esame alcuni di questi 'rituali'. "Il caso vitamina C è un equivoco storico - avverte - È non di rado il primo acquisto di coloro che avvertono un pizzico alla gola o un qualche colpo di tosse. Tuttavia, la scienza è chiara: assumere vitamina C quando i sintomi sono già comparsi non serve praticamente a nulla. Le metanalisi Cochrane confermano che non riduce né la durata né la gravità del raffreddore se usata come cura d'urto. Potrebbe avere un senso solo in prevenzione cronica (per ridurre la durata dell'evento di circa l'8%) o per chi pratica sport estremi in climi rigidi".
La logica del meno è meglio: strategie supportate da studi clinici. "Per evitare (o limitare) l'uso e talvolta l'abuso di farmaci 'over the counter' che spesso mascherano i sintomi senza accelerare la guarigione, esistono alternative supportate da studi clinici. Il miele, per esempio, batte lo sciroppo - afferma Minelli - Una revisione della Oxford University ha dimostrato che il miele è più efficace dei farmaci comuni (come il destrometorfano) nel ridurre la frequenza e la forza della tosse. Agisce come un demulcente, creando una pellicola protettiva che calma i recettori della tosse meglio di molti prodotti sintetici".
IL POTERE DEL LAVAGGIO. "Invece di abusare di spray nasali vasocostrittori (che possono causare rinite farmacologica dopo soli 5 giorni), meglio puntare sui lavaggi con soluzione salina ipertonica - suggerisce - Non solo puliscono meccanicamente, ma riducono l'edema delle mucose per osmosi, 'sgonfiando' il naso chiuso senza effetti collaterali".
UMIDITA' E TEMPERATURA. "Il microclima conta, eccome. Spesso sottovalutato, il controllo dell'aria in casa è un presidio terapeutico. Un'aria troppo secca (sotto il 40-50%) asciuga il muco, rendendo le ciglia vibratili delle vie aeree incapaci di espellere i virus", ricorda l'immunologo. "E poi, se c'è un integratore che meriterebbe attenzione, non è la vitamina C, ma lo zinco. Se assunto sotto forma di acetato o gluconato entro 24 ore dai primi sintomi, può ridurre la durata del raffreddore di circa il 33%. È uno dei pochi rimedi con prove solide di efficacia nel 'tagliare' i tempi della malattia.
IL MITO DEL POTENZIAMENTO IMMUNITARIO. "Parallelamente ai farmaci sintomatici, domina il marketing degli immunostimolanti da banco. La narrativa social suggerisce che le difese immunitarie siano come un muscolo da 'gonfiare' a comando con l'integratore del momento - mette in guardia Minelli - Echinacea: nonostante la popolarità, le evidenze cliniche sulla prevenzione e il trattamento del raffreddore sono inconsistenti o di scarsa qualità. La maggior parte degli studi non mostra benefici superiori al placebo. Papaya fermentata: spesso presentata come scudo virale, manca di studi clinici robusti che ne confermino l'efficacia nel prevenire infezioni respiratorie o nel determinare un reale impatto sulla risposta immunitaria specifica.
Il sistema immunitario è un network complesso di segnali e cellule, non un serbatoio da riempire. "Rinforzare le difese in modo generico è un concetto privo di senso fisiologico: se il sistema immunitario fosse costantemente iper-attivato, ci troveremmo in uno stato di infiammazione cronica o autoimmunità - prosegue - Questi prodotti, nella stragrande maggioranza dei casi, non sono altro che investimenti a fondo perduto. E poi c’è l’errore fatale: l’antibiotico 'fai-da-te'. Il culmine dell'automedicazione inappropriata si raggiunge con la richiesta (o il recupero dall'armadietto dei medicinali) dell'antibiotico per curare l'influenza o il raffreddore. Perché è un controsenso biologico? Gli antibiotici uccidono i batteri. Influenza, raffreddore e la quasi totalità delle faringiti stagionali sono causate da virus. Usare un antibiotico contro un virus è come cercare di spegnere un incendio con un ventilatore: non solo è inutile, ma alimenta il problema".
RESISTENZA BATTERICA. "L'uso improprio di antibiotici seleziona batteri resistenti, rendendo le infezioni future (quelle vere) potenzialmente incurabili", rimarca Minelli. Con danni collaterali, "gli antibiotici distruggono il microbiota intestinale, che è invece il vero pilastro della nostra salute immunitaria. E, a proposito di microbiota, vanno senz’altro menzionati anche i trattamenti probiotici come presidi importanti di prevenzione e cura degli acciacchi di stagione. Mai smetteremo di ripetere che non tutti i fermenti lattici sono uguali - avverte - L'efficacia è ceppo-specifica: non conta la quantità generica, ma la sigla alfanumerica che identifica il batterio. Per le vie respiratorie, per esempio, alcuni ceppi di Lacticaseibacillus rhamnosus e l’addizione di due ceppi specifici di Lb plantarum e Lb paracasei rappresentano oramai prove solide di efficacia nella riduzione dell'incidenza e della durata delle infezioni. Così come in caso di terapie antibiotiche, il lievito Saccharomyces boulardii è fondamentale perché non viene ucciso dal farmaco e previene la diarrea associata".
LA GESTIONE DEL SINTOMO. "Il miglior farmaco, tuttavia, rimane il tempo. La medicina moderna ci insegna che, nella maggior parte dei casi, il nostro compito non è 'combattere' i sintomi con una farmacia portatile ma supportare l'organismo mentre compie il suo naturale processo di guarigione. Come dire che abusare di paracetamolo solo per vedere velocemente il numero 36 sul termometro può, paradossalmente, prolungare l'infezione", conclude Minelli.
Marco D’Amore torna nel mondo di ‘Gomorra’. Dopo aver interpretato Ciro e aver diretto il film ‘L’Immortale’, riavvolge il nastro con ‘Gomorra - Le origini’: l’atteso prequel in sei episodi, prodotto da Sky Studios e da Cattleya - parte di ITV Studios, dell’epica saga crime Sky Original tratta dall’omonimo bestseller di Roberto Saviano. Da oggi, 9 gennaio, su Sky e in streaming su Now con i primi due episodi, la serie ritorna alle origini per raccontare la storia di come tutto è iniziato: di come un giovanissimo Pietro Savastano entra nel mondo della criminalità.
Sullo sfondo di una Napoli in piena trasformazione, povera, segnata dal contrabbando di sigarette e all’alba dell’arrivo dell’eroina. Luca Lubrano interpreta il giovane Pietro, qui ambizioso e inquieto ragazzo di strada di Secondigliano che insieme al suo inseparabile gruppo di amici sogna una vita migliore, per loro e per le loro famiglie. I primi quattro episodi della serie - creata da Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli e Saviano, sono diretti da Marco D’Amore, anche supervisore artistico e co-sceneggiatore del progetto, mentre gli ultimi due da Francesco Ghiaccio.

Il Real Madrid batte 2-1 l'Atletico Madrid in semifinale di Supercoppa spagnola a Gedda, agguantando la finale. A far discutere, nel derby di Madrid giocato in Arabia Saudita, è però soprattutto il faccia a faccia tra il tecnico dei Colchoneros Diego Simeone e l'attaccante dei Blancos Vinicius Junior. Cos'è successo? Nel primo tempo, Simeone si è avvicinato al brasiliano con un avvertimento: "Ricordati quello che ti dico, Florentino (Perez, il presidente del Real Madrid, ndr) ti caccerà via" le sue parole. Risposta di Vinicius? Una risata. Nella ripresa, il brasiliano è stato sostituito dall'allenatore del Real Xabi Alonso in virtù di una prestazione incolore, tra i fischi dello stadio di Gedda. Qui Simeone ha rincarato la dose, chiamando il brasiliano e portandosi la mano all'orecchio: "Ascolta, ascolta".
Sull'episodio, che sta facendo molto discutere in Spagna, è intervenuto nel post-partita anche l'allenatore del Real Madrid Xabi Alonso: "Ho sentito quello che Simeone ha detto a Vinicius, non mi è piaciuto. Non si può parlare così, alcune cose oltrepassano il limite”.

Completamente nudo si è presentato alla caserma dei carabinieri ed ha abbandonato droga davanti all'ingresso. E' accaduto durante la notte di Capodanno a Poggio Rusco, nel Mantovano, dove un 43enne è stato denunciato.
L'uomo, di nazionalità marocchina, si è presentato senza alcun indumento indosso alla caserma di Poggio Rusco e ha iniziato a suonare insistentemente il campanello, nonostante a quell'ora gli uffici fossero chiusi; alcuni residenti che rincasavano dai festeggiamenti hanno assistito alla scena e hanno chiamato il 112. Mentre giungeva una pattuglia dei carabinieri della stazione di Magnacavallo, sono intervenuti anche alcuni militari della stazione di Poggio Rusco che, davanti alla porta di ingresso della caserma, hanno trova varie banconote e due involucri di droga, contenenti 5 grammi di hascisc e 5 grammi di cocaina.
L'uomo è stato rintracciato poco dopo mentre girovagava per il centro di Poggio Rusco. Ai militari ha spiegato di aver assunto stupefacenti e di aver sentito la voce di Allah che gli diceva di liberarsi del peccato e di tutto ciò che fosse connesso allo spaccio di droga. E proprio perché i suoi abiti erano stati acquistati con il denaro proveniente dallo spaccio di droga, aveva deciso di uscire nudo. I carabinieri lo hanno quindi riaccompagnato in caserma, fornendogli una coperta e offrendogli un the caldo. Le immagini delle telecamere di sorveglianza hanno confermato la scena descritta dallo stesso 43enne, che è stato denunciato e segnalato alla prefettura di Mantova quale assuntore di sostanze stupefacenti. Per lui anche una sanzione amministrativa relativa agli atti osceni in luogo pubblico, oltre a una denuncia per l’ingresso e il soggiorno illegale nel territorio italiano. La droga è stata posta sotto sequestro.

A 10 anni dalla morte di David Bowie, oggi venerdì 9 gennaio esce per Hoepli la biografia 'David Bowie. Oltre lo spazio e il tempo' di Paul Morley, uno dei biografi più autorevoli del mondo musicale britannico, giornalista di NME, autore anche del volume di successo 'The Age of Bowie'. La versione italiana - curata da Ezio Guaitamacchi, con la traduzione di Leonardo Follieri - è accompagnata da una prefazione scritta a quattro mani di Manuel Agnelli e Paolo Fresu.
Non una semplice biografia, ma un viaggio a struttura tematica dentro l’universo di un artista che ha riscritto le regole della musica, dell’arte e dell’identità. Dalla Londra ribollente degli anni ’60 alla Berlino sperimentale, dalla nascita di Ziggy Stardust al mistero del Duca Bianco, fino all’ultimo saluto cosmico di Blackstar: ogni tappa rivela un Bowie diverso, sempre un passo avanti al proprio tempo.
Il libro è diviso in capitoli che riflettono la natura duale dell’artista ('Fantasia e realtà', 'Sopravvivenza ed esistenza', 'Arte e morte', 'Est e Ovest', 'Caso e ordine', ecc.). Morley delinea il paesaggio culturale e sociale in cui Bowie si muove, ne racconta gli incontri, le ispirazioni, i timori, anche attraverso estratti di interviste e analisi di performance e collaborazioni, costruendo una sorta di playlist esistenziale, che va oltre le sue hit e mostra come l’artista abbia saputo anticipare estetiche e paure del XXI secolo.

"Io ho un'idea del mondo in cui non esiste il bene. Non credo in nulla". Si apre con queste parole, pronunciate dallo stesso protagonista, il trailer di 'Fabrizio Corona: Io sono notizia', docu-serie in cinque episodi da oggi, 9 gennaio, su Netflix. Un racconto senza filtri che attraversa l'era berlusconiana, l'avvento dei social e le contraddizioni della giustizia italiana. Non una semplice biografia, ma l'affresco di un Paese che, dagli Anni 90 a oggi, ha smesso di distinguere la differenza tra realtà e reality.
"Raccontare Fabrizio Corona significa accettare una sfida narrativa complessa: come si racconta l'uomo più sovraesposto d'Italia, colui che ha fatto della propria vita un reality show permanente? Il nostro obiettivo non è stato quello di giudicare il personaggio, né di assolvere l'uomo, ma di indagare le terre di confine: tra il bene e il male, tra realtà e finzione", spiegano in una nota il regista e autore Massimo Cappello e l'autrice Marzia Maniscalco. "Non volevamo solo documentare i fatti, ma svelare l'umanità fallibile dell'antieroe nascosta dietro la maschera del superuomo". Per questo "ci siamo affidati ai toni della tragicommedia: un registro che abbiamo sentito adatto ad aderire alla realtà di un'esistenza sempre sopra le righe. Abbiamo cercato la leggerezza non per sminuire le vicende, ma per portare lo spettatore a riflettere con il sorriso. Perché la vitalità disperata di Fabrizio, quell’abilità di trasformare la caduta in spettacolo e il dolore in aneddoto, riesce sempre, anche nei momenti più drammatici, a trasformare la tragedia in una commedia umana".
Figlio di Vittorio Corona, giornalista visionario che ha plasmato l'editoria degli Anni 80, Fabrizio cresce con l’ossessione di dimostrarsi all’altezza. Se il padre viene emarginato dal sistema, il figlio decide di mangiarsi quello stesso sistema dall'interno, trasformando il gossip in un'arma di potere e identificando nel denaro l'unico metro di giudizio dell'affetto e del successo.
Dove Vittorio cercava la verità, Fabrizio trova il business e, al fianco di Lele Mora, Corona costruisce un impero basato sulla vendita delle vite altrui. Fino all'inchiesta Vallettopoli: l'accusa di estorsione trasforma il golden boy in un nemico pubblico, segnando però al contempo la nascita definitiva del suo personaggio, svelando un uomo capace di trasformare la propria esistenza in uno spettacolo disperatamente vitale, in una vita costellata da personaggi surreali e situazioni tragicomiche, in cui realtà e finzione il più delle volte si confondono.
Inizia così una guerra mediatica e giudiziaria combattuta a colpi di prime pagine e dichiarazioni incendiarie destinate a polarizzare e dividere l’opinione pubblica italiana. Tra le oltre 20 interviste e contributi nella docu-serie figurano Marianna Aprile, Mauro Coruzzi aka Platinette, Lele Mora, Nina Morić, Marysthell Polanco, Francesca Persi, Marco Travaglio e Costantino Vitagliano.

Dopo la morte di una donna per mano di un agente dell'Ice a Minneapolis, è alta tensione in Usa. Oggi due persone sono rimaste ferite in una sparatoria che ha coinvolto agenti federali a Portland, nell'Oregon. Il dipartimento di polizia della città ha riferito in un comunicato che un uomo e una donna sono stati portati in ospedale e le loro condizioni sono sconosciute. Il Dipartimento per la sicurezza interna (Dhs) ha dichiarato che l'incidente è avvenuto quando un membro di una gang venezuelana è stato fermato e "ha tentato di investire" gli agenti con la sua auto.
Non è chiaro quali siano le loro condizioni. L'ufficio dell'Fbi di Portland ha dichiarato in un post su X che la sparatoria ha coinvolto agenti della Customs and Border Protection e che stanno conducendo le indagini. Agenti di polizia di Portland sono intervenuti nel isolato 10200 di Southeast Main Street per una segnalazione di sparatoria, si legge in un comunicato del Portland Police Bureau. Gli agenti hanno confermato il coinvolgimento di agenti federali nella sparatoria dopo essere intervenuti per soccorrere un uomo e una donna rimasti feriti a colpi d'arma da fuoco e sono stati trasportati in ospedale.
"Siamo ancora nelle fasi iniziali di questo incidente", ha dichiarato il capo della polizia Bob Day. "Comprendiamo l'emozione e la tensione che molti stanno provando in seguito alla sparatoria di Minneapolis[1] , ma chiedo alla comunità di mantenere la calma mentre cerchiamo di saperne di più".

Il Comitato Olimpico Nazionale Italiano e l’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale fanno squadra per valorizzare lo sport nell’area di riferimento dell’AdSP. Il Presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, e il Presidente dell’AdSP, Raffaele Latrofa, hanno sottoscritto oggi - al Foro Italico - un protocollo d’intesa finalizzato allo sviluppo di una collaborazione, soprattutto in vista di grandi eventi agonistici. L’accordo si prefigge, fino al termine dell’attuale quadriennio olimpico, la promozione del movimento dando risalto al ruolo dei porti di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta nell’accogliere delegazioni, atleti e tifosi in arrivo via mare e sviluppando poli nelle zone retroportuali, anche come leva di rigenerazione urbana.
Previsto anche l’eventuale utilizzo di aree demaniali portuali dismesse o riqualificate per la realizzazione di strutture temporanee, l’organizzazione di crociere tematiche in occasione di manifestazioni nonché di campus sportivi nelle aree interessate, con la possibilità di favorire l’inclusione sociale, veicolando gli ideali sportivi a beneficio dei giovani e delle scuole presenti nelle zone portuali.
La sinergia, destinata anche a diffondere discipline sportive come vela, canottaggio, canoa e kayak, nuoto in acque libere e altri sport nautici all’interno dei porti e dei bacini gestiti dall’AdSP, vivrà nel segno della sostenibilità, mediante progetti di decarbonizzazione e appuntamenti pilota su sport a impatto zero. Le rispettive competenze e visioni strategiche si fondono in una cooperazione che intende utilizzare lo sport come fondamentale motore di crescita nei territori portuali. "Con questo Protocollo vogliamo trasformare i nostri porti in veri e propri luoghi di incontro tra mare, sport e comunità. È una grande opportunità per promuovere inclusione, sostenibilità e valorizzare il territorio, in sintonia con i grandi eventi che attendono la nostra regione. Mi piace definirlo 'sport nei porti', perché l’atto di oggi è una cornice straordinaria che riempiremo di contenuti concreti, alcuni dei quali sono già frutto di rapporti con il Coni. I porti accolgono il mondo e lo sport italiano rappresenta la Nazione: insieme possiamo rafforzare il legame porto-città e diffondere i valori dello sport", commenta il presidente dell'AdSP del Mar Tirreno Centro Settentrionale Raffaele Latrofa.

"Quando hai tutto il mondo contro è difficile rialzarsi". Raoul Bova commenta senza filtri i mesi più difficili della sua vita, segnati da una vera e propria bufera mediatica iniziata da alcuni audio privati sottratti, un tentativo di ricatto e chat che in poche ore sono diventate virali sui social travolgendo la sua sfera privata - come la fine della relazione con Rocio Munoz Morales - e anche la sua vita professionale.
Ad aiutarlo a superare questo difficile momento sono stati "i figli, gli amici e la fede - aggiunge l'attore in occasione della conferenza stampa di 'Don Matteo 15' a Roma - che non mi hanno mai abbandonato. C'è poi un istinto di sopravvivenza che ti spinge a rialzarti, ma anche la voglia di trovare giustizia".
"Non ho fatto la cosa giusta, però vado avanti, non posso non andare avanti. A meno che non decida di buttarmi dal quinto piano, ma a quel punto la darei vinta a chi cerca di affossarmi", dice l'attore romano. L'incontro è anche l'occasione per togliere ogni dubbio sul presunto licenziamento della Rai dopo lo scandalo: "In molti lo hanno scritto, ma non è vero. Per rispetto della serie e del pubblico ho subito detto che ero pronto a dare le mie dimissioni, se fosse stato ritenuto giusto, senza oppormi". Dall'azienda, dalla produzione e dal cast è arrivato un grande supporto: "Tutti mi hanno dato fiducia facendomi sentire parte di una famiglia, senza alcun giudizio".
Parlando di Don Massimo, Bova spiega come ci sia tanto di lui nel personaggio che interpreta: "Il tema di questa serie è la vocazione, la ricerca di sé stessi e la ricerca di un posto nel mondo. Sono domande che io stesso mi pongo. C'è tanto di me in Don Massimo: il rapporto con Dio e la debolezza, a volte, nell'affrontare determinate situazioni", ma anche "il sostegno delle persone che ti sono attorno". Diretta da Alexis Sweet, Alessandro Tonda, Tobia Campana, Riccardo Donna e Tiziana Aristarco, 'Don Matteo 15' – una produzione Lux Vide, società del gruppo Fremantle, in collaborazione con Rai Fiction – va in onda a partire da questa sera, 8 gennaio, e per 10 serate.
La parola d’ordine della stagione è 'cuore' perché tutti i protagonisti, tra quelli noti al pubblico ed i nuovi, si trovano a fare i conti con i sentimenti. Accanto a Don Massimo, Natalina, Pippo e il Maresciallo Cecchini, l’intrecciarsi di storie segue la coppia formata dal Capitano dei Carabinieri, Diego Martini (Eugenio Mastrandrea) e Giulia Mezzanotte (Federica Sabatini), la sorella di Don Massimo. E se Diego sembra avere le idee chiare, sono molte le domande che angustiano Giulia, che ha appena perso la madre, non ha una vera direzione a livello professionale e non riesce ancora a capire quale sia il suo posto nel mondo. A mettere in crisi il Maresciallo Cecchini arriva Caterina Provvedi (Irene Giancontieri) nuova e agguerrita Marescialla il cui trasferimento - forse frutto di un disguido - la porta a contendersi il posto proprio con Cecchini. Anche per Don Massimo non mancano le sfide che hanno, soprattutto, il volto della misteriosa Maria (Fiamma Parente), adolescente incinta e senza memoria. Ad arricchire le trame - investigative e non - delle dieci serate le partecipazioni di Diletta Leotta, Max Tortora e Tosca D’Aquino, Valeria Fabrizi, Alessandro Borghese, Giulio Beranek e Carolina Benvenga.

Infastidito dal volume troppo alto della musica ha esploso diversi colpi di arma da fuoco contro la cassa di un locale. Protagonista un 59enne di Acireale, in provincia di Catania, arrestato dai carabinieri che hanno denunciato anche il fratello di 62 anni. L'accusa per loro è di detenzione illecita di armi e munizioni. I militari sono intervenuti nei pressi di via Serra, nella periferia del paese, dove era stata segnalata l'esplosione di alcuni colpi d’arma da fuoco. Giunti sul posto hanno notato, sul muro di cinta di un esercizio commerciale, una cassa acustica con un foro del tutto simile a quello prodotto da un proiettile. Il titolare del negozio ha raccontato loro che proprio quella cassa era da tempo al centro di una diatriba con uno dei residenti del quartiere. L'uomo, disturbato dal 'rumore', quella mattina però aveva deciso di passare alle vie di fatto, esplodendo svariati colpi di pistola dalla sua abitazione, mentre il titolare si trovava all'interno del negozio insieme al padre e a due clienti.
Raggiunto nella sua abitazione, il 59enne, dopo avere inizialmente negato il possesso di armi, ha consegnato un fucile calibro 12, nascosto sotto un armadio. Su un muretto del bagno, i carabinieri hanno trovato una pistola calibro 38 special carica e 9 munizioni, mentre nel camino c'erano 13 bossoli dello stesso calibro, verosimilmente quelli poco prima esplosi. L'uomo ha spiegato ai militari che le armi ritrovate nella propria abitazione erano di proprietà del defunto padre, nella cui casa - di cui aveva le chiavi solo il fratello 62enne dell'uomo - dentro un armadio blindato erano custodite una pistola calibro 32 e 74 cartucce di vario calibro, mentre altre 272 cartucce calibro 12 erano nel garage. "Nell'originaria denuncia di detenzione - spiegano gli investigatori dell'Arma - risultano altre armi che, allo stato, sono mancanti". L’arresto del 59enne è stato convalidato e l'uomo è stato posto ai domiciliari. Per il fratello, invece, è scattata la denuncia.

"Lindsay Kemp è stato follemente innamorato di David Bowie. Dopo aver scoperto un suo tradimento tentò il suicidio, si tagliò le vene in camerino, dopo uno spettacolo, sgorgava sangue...naturalmente tutto molto teatrale. Ma fecero pace e ritornarono a teatro insieme con 'Ziggy Stardust and Spiders from Marts', un capolavoro, uno spartiacque nella storia dei concerti rock". Parla con l'Adnkronos, a 10 anni dalla scomparsa di David Bowie, Daniela Maccari, una delle più note interpreti di Lindsay Kemp, oggi erede accanto a David Haughton, dell'immenso patrimonio del grande artista inglese.
"Non ho mai conosciuto personalmente David Bowie - aggiunge - Ma Lindsay ha raccontato nelle sue memorie, che negli anni mi dettava in inglese, e che presto saranno pubblicate, l'incontro che ha profondamente influenzato tutta la poetica musicale e spettacolare di Bowie. Era il 1967, galeotta fu l'agenzia teatrale Nems Enterprises che rappresentava i due artisti, Lindsay e un quasi sconosciuto David Jones, a cui il regista, danzatore e coreografo aveva 'rubato' le note del suo brano 'When I live my dream' per 'Clowns' al Littlle Theatre di Londra".
Il primo appuntamento fra loro a Batemen Street nel quartiere di Soho. "Una casa in cui abitavano come all'interno di una grande famiglia, ballerini, attori, vicini di casa di passaggio, chi per fumare, chi per chiedere una birra...Bowie non si spaventò, più tardi confesserà, 'sin dal primo momento ho desiderato unirmi a questo circo' - prosegue Daniela Maccari - 'Tutto quello che pensavo fosse bohèmien...era la vita stessa di Lindsay, la sua quotidianità è puro teatro'. Comincia in quegli anni una grande avventura artistica e sentimentale che unirà Lindsay e David non solo sul palcoscenico. Una 'rivoluzione gentile' la loro, una 'soft revolution', dopo la tragedia della guerra, alla riscoperta di una nuova libertà".
"Nasce 'Pierrot in Turquoise', un omaggio alla Commedia dell'Arte, al turchese, pietra simbolo di eternità per il buddismo. In quegli anni - ricorda ancora - David Bowie stava pensando di ritirarsi in un monastero buddista, scherzando confesserà più tardi che 'Lindsay mi ha salvato dal radermi la testa'".
La relazione tra Lindsay Kemp e David Bowie va avanti, tra alti e bassi, tra scappatelle e tradimenti, fino al 1968, poi la rottura, ma non la separazione definitiva. "Nel 1972 - racconta ancora la biografa di Kemp - Lindsay è ad Edimburgo per il primo embrione di 'Flowers' ed è Angela Bowie, la Angie della canzone dei Rolling Stones, a chiedere di realizzare la regia di 'Ziggy Stardust'. Lindsay accetta la sfida, sarà l'uomo delle stelle, lo 'Starman', dell'omonima canzone. Scendeva da scale altissime e ogni sera si pentiva di aver avuto quella idea registica - sottolinea ancora - Lui che aveva il terrore dell'altezza".
"Aveva firmato, non solo la regia, ma anche la scenografia (scale, ballatoi molto simili alla messa in scena di 'Flowers'), i costumi (l'abito a ragnatela, che utilizzerà anche nei suoi spettacoli) il trucco, di ispirazione giapponese. Un trionfo anche per David Bowie, nasceva il 'theatre rock', 'glam rock', il 'glitter rock", conclude Daniela Maccari, che nel 2020 ha firmato i costumi, il trucco e le coreografie dello spettacolo 'The Bowie Show' con Andy dei Bluvertigo & The Bowie Show, ispirandosi allo storico 'Ziggy Stardust' del '72.

''In questo momento il peggior incubo di Khamenei'', la guida suprema dell'Iran, è quello di ''fare la fine di Maduro'', il deposto presidente venezuelano catturato in un blltz dagli Stati Uniti e portato in un carcere di Brooklyn per poi essere processato a Manhattan. Ma quello che è ''altamente improbabile'' è che l'Ayatollah Ali Khamenei faccia ''la stessa scelta di Assad'', l'ex presidente siriano rimosso nel dicembre del 2024, e ''che abbia l'aereo pronto per andare in Russia come ha fatto lui''. Lo spiega all'Adnkronos Farian Sabahi, professoressa associata in Storia contemporanea presso l'Università degli Studi dell’Insubria, sottolineando che ''Khamenei ha 86 anni, ha passato tutta la sua vita a difendere la Repubblica islamica'' e ''preferirebbe la morte con il martirio e passare alla storia come quello che si è sacrificato come l'Imam Hossein nel 680 d.C.'' piuttosto che fuggire.
Inoltre, ''a differenza di Maduro, Khamenei può ancora contare sul sostegno della cerchia dei suoi fedelissimi e dei Pasdaran'', sebbene ''anche in Iran c'è un'infiltrazione del Mossad, altrimenti lo scorso giugno non ci sarebbe stata la strage dei Pasdaran''. Quello che ''è possibile che gli Stati Uniti facciano un tentativo, non è da escludere, è questo è il peggior incubo di Khamenei in questo momento''.
Sabahi ricorda che ''anche nella guerra dei 12 giorni'' con Israele a giugno Khamenei ''era rinchiuso in un bunker, era sparito dai riflettori'' e anche quella odierna è ''una situazione che sicuramente percepisce come delicata''. Però l'Iran ''non è lo stesso Paese'' del Venezuela, ''l'Iran non è nel giardino di casa degli Stati Uniti, per gli americani arrivare a Teheran non è immediato come arrivare a Caracas''. Tra l'altro i dodici giorni della guerra di giugno con Israele ''hanno fatto disamorare gli iraniani in Iran rispetto a un intervento militare estero''.
Per quanto riguarda le manifestazioni, esplose nuovamente il 28 dicembre per il carovita e allargatesi ad altri settori della società civile con gli studenti universitari in prima linea, secondo Sabahi ''la piazza non ha un leader''. Autrice di 'Alla corte dello scià' e di 'Noi donne di Teheran', Sabahi sottolinea che ''non c'è nessun giornalista occidentale in questo momento in Iran'' e le notizie che ''noi leggiamo sui media dell'opposizione'' che parlano di ''slogan a favore dell'ultimo scià e di suo figlio non sappiamo con che frequenza ci siano realmente''.
Sabahi riflette sul fatto che ''Reza Pahlavi è un principe, primogenito dell'ultimo scià, nato nel 1960 che ha lasciato l'Iran quando aveva 16 anni per la formazione militare negli Stati Uniti e da allora non è più potuto rientrare''. Reza Pahlavi ''si è detto pronto a guidare la transizione verso la democrazia'', ma ha anche chiarito di ''non voler trasferirsi stabilmente in Iran per il resto della sua vita'' perché ''negli Stati Uniti ha tutti i suoi affetti''.
Inoltre ''il nome di Reza Pahlavi evoca sì lo splendore dell'antico regno persiano, ma evoca anche le disuguaglianze sociali che c'erano in Iran al tempo dello scià e le torture della Savak, la polizia segreta dello scià, e l'asservimento dell'Iran agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna'', spiega.
Sull'Iran incombe poi ''il rischio di un ulteriore bombardamento israeliano'', già minacciato durante una conferenza stampa congiunta a Mar-a-Lago, in Florida, tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. ''A giugno, dopo il bombardamento israeliano, l'opinione pubblica iraniana si era compattata con il regime'', afferma Sabahi, ricordando che ''erano stati bombardati interi quartieri residenziali di Teheran, era stato detto alla popolazione della capitale di andarsene perché c'era l'intenzione di condurre raid a tappeto''. L'effetto delle minacce di Trump e Netanyahu, quindi, è in parte quello di unire gli iraniani, ma ''dipende''.
''Viste dalla diaspora iraniana, le minacce di Trump contro il regime'' sono ''aiuti'', perché il presidente americano si è detto disposto a intervenire nel caso venissero uccisi manifestanti come nelle precedenti manifestazioni. ''Ma intervenire come? Con le bombe? Da chi è in Iran questo intervento ovviamente non viene visto favorevolmente'', anche perché ''di recente i bombardamenti hanno sventrato interi quartieri residenziali'' oltre che ''l'enorme deposito di carburante'' per cui ''a un certo punto non si poteva più scappare'' e anche ''mio padre era rimasto bloccato lì''. Inoltre ''Israele aveva annunciato di voler bombardare il carcere di Evin per far scappare i detenuti, ma hanno bombardato le palazzine dove erano detenuti prigionieri politici causando morti''.

Due nuove biografie raccontano chi era David Bowie. A dieci anni dalla sua scomparsa, l'ombra del cantautore britannico continua a proiettarsi sulla musica, sull’arte e sull’immaginario collettivo. E il 2026 si apre con due nuove biografie che, da prospettive diverse ma complementari (scritte rispettivamente da un critico italiano e da uno inglese) provano a restituire la complessità di un artista che ha attraversato epoche, generi e identità come pochi altri.
Da un lato 'David Bowie. For Ever and Ever (White Star)' di Claudio Fabretti, 208 pagine corredate da un’ampia sezione fotografica, uscito a fine 2025 e già tradotto in più lingue. Dall’altro 'David Bowie. Oltre lo spazio e il tempo' (Hoepli), il nuovo lavoro di Paul Morley, tra i più autorevoli biografi britannici e giornalista della Nme. Due libri diversi nello sguardo, ma uniti dall’urgenza di raccontare un Bowie che continua a mutare anche dopo la sua morte.
Fabretti ripercorre il viaggio del ragazzo di Brixton diventato dandy del rock, attraversando tutte le sue metamorfosi: dal menestrello psych-folk a Ziggy Stardust, dal Duca Bianco berlinese al soulman plastificato, fino all’outsider post-industriale. Una galleria di personaggi che non furono mai semplici maschere, ma proiezioni dei suoi tumulti interiori. "E' un libro fotografico che nasce dall'idea di raccontare Bowie attraverso le sue evoluzioni -spiega all'Adnkronos Fabretti, critico musicale e direttore della rivista on-line OndaRock - che non sono stati solo travestimenti di facciata, ma hanno espresso i suoi mutamenti interiori. Scavando un po', si scopre che nei suoi personaggi ci sono tante questioni filosofiche, politiche, sociali che lui voleva esprimere in questo modo".
Il volume alterna biografia e analisi musicale, fino all’ultimo atto orchestrato con Blackstar, pubblicato due giorni prima della morte. "Da Ziggy Stardust al Duca Bianco, al Clown Pierrot di 'Ashes to Ashes', esprime tutta una serie di contraddizioni e di complessità". La modernità di David Bowie resta ancora oggi un faro evidente nella musica e non solo. "E' sempre riuscito a precorrere i tempi -dice Fabretti- Era già avanti alla sua epoca, ha anticipato il punk, la new wave nel periodo di Berlino, aveva una sua preveggenza, uno sguardo lontano anche sui temi politici. Basta pensare alla sua canzone 'I'm afraid of Americans' (tratto da 'Showgirls', 1995, ndr), niente di più attuale", sorride il critico.
Paul Morley sceglie invece una struttura tematica: fantasia e realtà, arte e morte, Est e Ovest. Oltre lo spazio e il tempo, nella versione italiana curata da Ezio Guaitamacchi con prefazione di Manuel Agnelli e Paolo Fresu, in uscita domani, venerdì 9 gennaio, racconta un Bowie che continua a trasformarsi anche nell’era digitale. "Ho iniziato a notare che su YouTube potevo guardare un’incredibile quantità di materiale su David Bowie, e in qualche modo grazie a questi video stava prendendo forma un altro Bowie, qualcosa che non avremmo potuto prevedere all’epoca in cui sono stati girati", dice Morley all'Adnkronos. "E ho pensato che fosse interessante il fatto che l’idea di Bowie stesse cambiando con le nuove tecnologie in modi per i quali lui, in un certo senso, si era quasi preparato. Ho iniziato a notare che persino le performance più strane e poco conosciute di David Bowie facevano parte del modo in cui Bowie si presentava al mondo, al futuro".
Il libro attraversa Londra, Berlino, Ziggy, il Duca Bianco e il saluto cosmico di Blackstar, componendo una 'playlist esistenziale' che mostra come Bowie abbia anticipato estetiche e inquietudini del XXI secolo. Due libri, due prospettive, un’unica certezza: dieci anni dopo, David Bowie continua a parlarci. E, come sempre, è ancora un passo avanti.

Come ogni anno la Befana ha portato con sè anche tantissimi premi per i fortunati vincitori della Lotteria Italia 2026. Ma cosa fare dopo aver scoperto di essere in possesso di uno dei biglietti vincenti? Adnkronos/Labitalia lo ha chiesto a Marco Cuchel, presidente dell'Associazione nazionale commercialisti.
"Dopo aver scoperto di essere in possesso del biglietto vincente -spiega Cuchel- occorre verificare ufficialmente la vincita attraverso i canali autorizzati (Bollettino Ufficiale dell’estrazione della Lotteria Italia 2025 sul sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli www.adm.gov.it). È consigliabile mantenere la massima riservatezza e valutare il supporto di un professionista (commercialista, notaio o avvocato), soprattutto per premi di importo elevato", sottolinea.
Ma come funziona il ritiro dei premi? "Il ritiro dei premi della Lotteria Italia 2025 cambia a seconda che il biglietto vincente sia cartaceo oppure acquistato online. In entrambi i casi, però, ci sono regole e scadenze precise da rispettare", spiega Cuchel.
Biglietto cartaceo vincente: cosa fare e dove andare
"Se la vincita riguarda un biglietto stampato, la prima cosa da fare -spiega Cuchel- è conservarlo con cura, evitando pieghe, strappi o altri danni: il tagliando deve essere integro e originale. Il premio va reclamato entro 180 giorni dalla pubblicazione del bollettino ufficiale dell’estrazione. Il biglietto può essere presentato: all’Ufficio Premi di Lotterie Nazionali S.r.l. a Roma (Viale del Campo Boario, 56/D); oppure presso uno sportello Intesa Sanpaolo: in questo caso la banca ritira il biglietto, lo inoltra all’Ufficio Premi e rilascia al vincitore una ricevuta.
Secondo il commercialista, "al momento della richiesta servono: documento d’identità; codice fiscale; Iban del conto su cui accreditare la vincita (se si sceglie l’accredito). Il vincitore può scegliere tra tre modalità di pagamento: assegno circolare dell’importo vinto (incassabile presso Intesa Sanpaolo), accredito su conto bancario, accredito su conto postale".
Biglietto vincente online, la procedura cambia
"Per i biglietti comprati su internet -spiega Cuchel- la riscossione segue un iter specifico: può richiedere il premio solo il titolare del conto gioco con cui è stato acquistato il biglietto. Anche in questo caso ci si può rivolgere: all’Ufficio premi, oppure a uno sportello Intesa Sanpaolo, che rilascia ricevuta e trasmette la domanda a Lotterie nazionali. Il termine resta lo stesso: 180 giorni dalla pubblicazione del bollettino sul sito Adm. Qui, oltre ai documenti personali, viene richiesta anche: la stampa del promemoria di gioco (recuperabile nelle sezioni 'Movimenti e giocate' e 'I miei biglietti' del conto gioco), documento d’identità, codice fiscale, Iban intestato al titolare del conto gioco, e la scelta della modalità di pagamento (assegno, accredito bancario o postale)".
Tempi di pagamento
"Secondo il regolamento, i premi dell’estrazione finale (6 gennaio 2026) vengono liquidati entro 45 giorni da quando l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli mette a disposizione i fondi necessari per i pagamenti", sottolinea Cuchel.
Tassazione: niente trattenute
"Un elemento importante -conclude Cuchel- riguarda le imposte: le vincite della Lotteria Italia non subiscono ritenute né prelievi; quindi, l’importo previsto dal premio viene pagato per intero al vincitore".

Poste Italiane sperimenta nuovi prototipi innovativi di veicoli leggeri e completamente green per efficientare ulteriormente il servizio di recapito di posta e pacchi. In collaborazione con il Centro nazionale per la mobilità sostenibile MoSt e in partnership tecnologica con aziende dell’automotive, Poste Italiane sta lavorando in particolare sullo sviluppo di nuovi prototipi di cargo e-bike elettrici a tre ruote. Il team di progetto, oltre a Poste Italiane, è composto da Italian Aluminium Technology, Pirelli e da ricercatori della Università degli Studi di Firenze, dell’Università degli Studi di Bergamo e del Politecnico di Milano. Tra i principali obiettivi del progetto, in fase sperimentale in Puglia, c’è anche l’integrazione di una sofisticata componente tecnologica per rafforzare la sicurezza nelle fasi di recapito di posta e pacchi.
Le cargo e-bike di Poste Italiane rappresentano una soluzione innovativa e sostenibile per il recapito urbano, concepite per rispondere alle nuove esigenze di consegna nelle città i cui centri storici sono tutelati da norme per la limitazione del traffico su gomma e la riduzione delle emissioni di CO2.
Il prototipo è caratterizzato da una capacità di carico superiore rispetto alle biciclette tradizionali, grazie a un vano modulare capiente fino a 700 litri, per un massimo di 100 chilogrammi. La configurazione a tre ruote, inoltre, offre maggiore stabilità durante la guida e consente di operare in modo sicuro anche in aree con traffico intenso o con pavimentazioni irregolari. La velocità massima è limitata a 25 chilometri orari come previsto dalla normativa per i veicoli leggeri a pedalata assistita. La rete di sensori, radar e calcolatori elettronici integrati sul veicolo, offre innovativi servizi di supporto al conducente; e permette di fornire dati utili alla ricerca di soluzioni sempre più efficaci per incrementare la sicurezza. Questi dispositivi consentono di rilevare ostacoli lungo il percorso, monitorare lo stato e l’usura degli pneumatici, fornire al conducente supporto per migliorare lo stile di guida contribuendo alla prevenzione degli incidenti e all’efficienza delle operazioni.
Le cargo e-bike, inoltre, sono equipaggiate con un sistema di antibloccaggio delle ruote per maggiore sicurezza e un sistema di rigenerazione energetica che sfrutta sia la frenata sia l’energia solare, tramite pannelli fotovoltaici integrati. L’apertura e la chiusura del vano di carico avvengono attraverso la tecnologia di comunicazione Nfc; mentre un sistema di allerta informa il conducente in caso di ostacoli improvvisi. Le cargo e-bike, dotate di sensori in grado di rilevare dati come la qualità dell’aria, la temperatura e l’umidità, hanno anche la funzione di monitorare gli indicatori ambientali, fornendo così informazioni utili per la gestione intelligente dello spazio urbano e di contribuire a favorire migliori condizioni di vita nei centri cittadini in cui operano.
Poste Italiane prosegue, dunque, nel suo processo di evoluzione tecnologica a beneficio della transizione green. Al 30 settembre 2025 l’azienda dispone di una flotta composta da quasi 29 mila mezzi a basse emissioni, di cui circa 6.200 completamente green e 8.800 ibridi, confermandosi così all’avanguardia in Italia nel processo di decarbonizzazione del trasporto, in linea con quanto previsto
dal piano strategico quadriennale “2024–2028 The Connecting Platform”. La flotta green di Poste Italiane, la più estesa d’Europa tra quelle aziendali, comprende veicoli di nuova generazione alimentati da motori elettrici, ibridi e a combustione interna a ridotto impatto ambientale, tutti progettati per coniugare sostenibilità, efficienza e sicurezza.

"Siamo tutti ancora molto scossi". Così Jasmine Carrisi, la figlia di Al Bano e Loredana Lecciso, ospite oggi a La volta buona, ha parlato della tragedia che si è consumata a Crans-Montana la notte di Capodanno, dove un incendio nel noto locale 'Constellation' ha provocato la morte di 40 giovani. Tra i partecipanti, avrebbe dovuto esserci anche il fratello Bido.
"Siamo molto legati a Crans-Montana, mio fratello ha frequentato il liceo lì e si era creato tanti amici. Leggere questa notizia è stato davvero triste", ha detto la figlia di Al Bano ospite di Caterina Balivo. "Era molto scosso, mi ha mostrato le immagini di quando frequentava il locale, che per lui era un punto di riferimento. Per Bido era un ricordo bellissimo", ha aggiunto.
Bido, figlio di Loredana Lecciso e Al Bano, con la fidanzata Emily avrebbe dovuto trascorrere infatti il Capodanno a Crans-Montana e sarebbe andato nel locale della tragedia. Ma alla fine è tornato a Cellino San Marco, evitando così di trovarsi al centro della tragedia.
"La Puglia lo ha salvato", ha detto Loredana Lecciso in un'intervista rilasciata al Corriere del Mezzogiorno. La showgirl ha spiegato: "Bido si è diplomato a Crans-Montana e ci ha trascorso le estati con Jasmine (la sorella, ndr). La sua fidanzata, Emily, è del posto. Ci eravamo riuniti per trascorrere il Natale tutti insieme. È una località bellissima. Passeggiando a piedi ero passata proprio davanti al locale della strage. Mio figlio e la sua ragazza hanno deciso all’ultimo di scendere in Puglia per dare il benvenuto al nuovo anno. Tra le varie alternative, c’era quella di festeggiare a Crans e se ci fossero rimasti, sarebbero stati quasi sicuramente a Le Constellation. Al Bano afferma che Cellino San Marco li ha salvati".
"Sono felice che sia andata così, ma il mio sollievo non allevia il dolore per il dramma che stanno vivendo i famigliari. Non oso immaginare cosa provino quelle povere mamme e quei poveri papà. Il mio cuore è con loro", ha concluso.

Chiudere i supermercati la domenica, la proposta fa discutere. A lanciare il sasso, nei giorni scorsi, è stata la Coop con Ernesto Dalle Rive, presidente di Ancc-Coop, attraverso un'intervista a 'Il Sole 24 Ore'. La Coop ci sta pensando, ha spiegato, in quanto l'iniziativa potrebbe far abbassare costi aggiuntivi, visto che la domenica vanno pagati gli straordinari e anche perché è sempre più difficile trovare personale disposto a lavorare nei giorni festivi. L'ipotesi è stata lanciata anche agli altri attori della Gdo. "Come Coop stiamo facendo una riflessione che vorremmo condividere con il sistema della Grande distribuzione", ha sostenuto Dalle Rive.
Una proposta che però, per ora, non ha trovato sponda. A stretto giro, infatti, Carlo Alberto Buttarelli, alla guida di Federdistribuzione, la federazione che rappresenta le aziende della Distribuzione Moderna, ha sbarrato la strada alla proposta, sempre a mezzo stampa, ritenendola "antistorica contro le imprese e i clienti". Buttarelli rincara la dose e sostiene che "per i supermercati paradossalmente la domenica è un giorno importante perché sempre più persone non riescono a fare la spesa settimanale negli altri giorni e così non resta che la domenica, giornata insostituibile". Intanto, più possibilista si è mostrato Giangiacomo Ibba, presidente e ad di Crai: "La riflessione di Coop tocca un tema centrale per tutta la distribuzione ma bisogna pensare a specificità e esigenze dei territori e delle comunità locali".
Il primo round quindi si chiude con un dialogo tra sordi, Coop da una parte e Federdistribuzione dall'altra, visto che la federazione rappresenta il 52,2% della quota di mercato, un fatturato complessivo di 86 miliardi di euro, 225mila addetti e 18.600 punti vendita. Due fronti contrapposti ma la riflessione potrebbe aprirsi la prossima settimana quando tutti gli attori della filiera si ritroveranno a Bologna il 14 e 15 gennaio per la fiera Marca, il salone internazionale della marca del distributore, organizzata da BolognaFiere in collaborazione con Adm, l'associazione della Distribuzione Moderna.

Saranno nuovamente interrogati dagli inquirenti domani mattina a Sion Jacques e Jessica Moretti, i proprietari del bar Le Constellation di Cras-Montana, in Svizzera, teatro della tragedia di Capodanno nella quale hanno perso la vita almeno 40 persone. Lo riferisce l'emittente Bfmtv, secondo la quale sono previste due udienze nell'ambito delle indagini sull'incendio. Inoltre nel pomeriggio di oggi sarà interrogata una delle cameriere del bar sopravvissuta. Gli avvocati delle vittime e i loro rappresentanti legali sono stati invitati a queste udienze. Secondo le informazioni ottenute da Bfmtv, le nuove udienze riguarderanno "la situazione personale" della coppia e non i fatti del caso.
Contattato da Bfmtv, l'avvocato Sebastien Fanti, che rappresenta le famiglie di numerose vittime, spera che questa sia l'occasione per "mettere i due proprietari in custodia cautelare". Jacques e Jessica Moretti sono sospettati di "omicidio colposo, lesioni personali colpose e incendio doloso colposo". Martedì i due hanno dichiarato di essere "devastati e sopraffatti dal dolore" promettendo la loro "piena collaborazione" alle indagini e che "non avrebbero in alcun modo tentato di eludere la giustizia".

Gli arbitri in campo dovevano avere, sempre, l'ultima parola. Il Var doveva essere un supporto utile a correggere errori gravi. Una serie di protocolli, discutibili, dovevano regolare il ricorso alla tecnologia. Tutto questo, per migliorare la gestione delle partite di Serie A e fare in modo che le polemiche intorno alle decisioni arbitrali non catalizzassero l'attenzione di chi fa calcio, società, calciatori e allenatori, e di chi il calcio lo guarda o lo vive con passione, i telespettatori e i tifosi allo stadio.
Oggi, alla metà esatta della stagione 2025-2026, i fatti dicono che del Var, e più in generale del contributo della tecnologia all'operato degli arbitri, si è perso il controllo. Basta riferirsi a quanto successo nell'ultima giornata di campionato, in particolare in Lazio-Fiorentina e in Napoli-Verona, per descrivere un cortocircuito evidente e porre una domanda banale: come se ne esce?
Una maglia tirata in area può essere o non essere rigore (Pongracic su Gila in Lazio-Fiorentina), un contatto leggero su un piede (Gila su Gudmunsson, ancora Lazio-Fiorentina) può essere o non essere rigore. Un fallo di mano può non essere rigore se c'è contemporaneamente un fallo dell'attaccante sul difensore (Valentini su Buongiorno, in Napoli-Verona). I fischi in campo sono discutibili, gli interventi o mancati interventi del Var sono difficilmente comprensibili. Il risultato è che si resta in balia del caso, una cosa può essere o non essere senza nessun ragionevole margine di certezza.
Siamo oltre le polemiche di una singola squadra o di un singolo allenatore. Il dato, generalizzato, è che la somma delle decisioni prese produce una confusione tale da rendere l'esito di ogni intervento, o mancato intervento, del Var una lotteria. Anche di fronte alle immagini, diventa impossibile prevedere quale interpretazione possa prevalere. La conclusione di fronte alla quale si trovano i tifosi è che, così, valga tutto. Nel senso che la discrezionalità e il margine di errore di un singolo arbitro sul campo si estende alla somma di discrezionalità e dei margini di errore di più persone, arbitro, guardalinee, Var e Avar, che devono interagire tra loro e lo fanno ogni volta interpretando il loro ruolo in modo diverso.
Serve, e questo è evidente, una rapida correzione. A meno che non si voglia consegnare il calcio alle logiche del gioco d'azzardo, non più alle regole e alla loro conseguente applicazione, ma alla casuale, o arbitraria nelle interpretazioni più maliziose, combinazione di fattori accidentali. (Di Fabio Insenga)

Neve e gelo 'record' in Italia. Oggi, giovedì 8 gennaio, continua il freddo polare che ha travolto il Paese nella settimana dell'Epifania, dopo l'ondata di maltempo che ha colpito l'ultimo weekend. L'Italia si è risvegliata con temperature così basse come con accadeva da 10 anni: minime sottozero e valori intorno ai -20°C in montagna (anche a 2000 metri sulle Alpi) e gelate diffuse in pianura al Centro-Nord con picchi di -10°C. Ma cosa sta succedendo e quanto durerà?
Gelo artico e neve in Toscana e Puglia
Neve è arrivata in diverse parti della Toscana, come raccontato dal presidente della Regione Eugenio Giani: "Neve su Siena! Temperature minime nella notte con formazione di ghiaccio, -12 al Passo Radici, -9,5 a Pieve Santo Stefano, -6,2 a Montopoli, -4,4 a Firenze. Mezzi operativi sulle strade, prestiamo prudenza alla guida, allerta gialla in corso per rischio ghiaccio su tutta la Toscana fino alle ore 12".
Anche la Puglia si è svegliata innevata, in particolare nel Gargano e nel Subappennino dauno, in provincia di Foggia, inducendo diversi sindaci a un provvedimento di chiusura delle scuole. In particolare e ad esempio a San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, Monte Sant'Angelo, Faeto. Solo una spruzzata nella zona murgiana della provincia di Barletta-Andria-Trani, in particolare a Minervino Murge.
Cosa sta succedendo in Italia
"Una settimana invernale, novecentesca: abbiamo avuto un episodio freddo, sotto la media, ma che sarebbe stato assolutamente normale per quegli inverni classici che avevamo negli anni '80 e '90, prima che il surriscaldamento globale portasse all'innalzamento delle temperature. A dicembre il freddo è arrivato solo il 31". Così all'Adnkronos è Luca Mercalli[1], climatologo e divulgatore scientifico.
"Abbiamo avuto temperature che, in pianura padana, sono state tra i -3 e i -7, -8 gradi. In montagna - continua - , sopra i mille metri, siamo attorno ai -10, -15: quindi un bell'episodio di normale inverno, di 'vero' inverno' che, adesso, ci stupisce un po'", con temperature e condizioni che sono state "meno consuete per questi ultimi 25 anni, dove gli episodi di freddo sono stati più rari. Ma nella storia recente ne abbiamo avuto di molto peggiori: ricordo quello del 2012 che è stato nettamente più intenso, ma anche quello del febbraio del 2018".
Quanto durerà?
Il gelo sull'Italia però durerà poco. Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma che tra oggi e domani l’aria artica è destinata a tornare nelle zone di origine e ci sarà un graduale aumento delle temperature. Il ciclone, responsabile della neve in Pianura Padana e sulle coste del Centro-Nord, si sta spostando in queste ore verso est nord-est: entro 48 ore avrà attraversato i Balcani, la Romania, la Polonia e tornerà nell’area scandinava da dove ha iniziato la propria discesa alcuni giorni fa. Su queste nazioni porterà un altro carico di neve e gelo.
In Italia quindi ci sarà un aumento delle temperature: le massime saranno in risalita di 5°C al Centro-Nord (ancora fredde al Sud), mentre le minime di venerdì 9 gennaio saliranno addirittura di 10-12°C rispetto al giorno prima tra Toscana, Umbria e Appennino settentrionale, in generale aumenteranno di 5-6°C su tutto lo Stivale.
In pratica, da venerdì inizieremo a rientrare quasi nelle medie del periodo ma, attenzione, il vento soffierà forte durante tutto il weekend (un potente Maestrale) e accentuerà la sensazione di freddo. Avremo anche i venti di foehn protagonisti sul Nord-Ovest italiano, con raffiche impetuose.

'Stranger Things' si è conclusa con la quinta stagione. E mentre i fan pensano a come sentir meno la mancanza di Undici, Dustin, Mike, Will, Lucas, Max, Steve, Nancy, Robin, Jonathan, Hopper e Joyce, la serie diventa qualcosa di più grande. Va oltre. Si trasforma in una macchina del tempo. Ogni nota che accompagna le avventure a Hawkins e nel Sottosopra riporta agli Anni 80 chi quegli anni li ha vissuti e fa riscoprire alle nuove generazioni un mondo musicale che sembrava "lontano lontano", come la galassia di 'Star Wars'. Quasi dimenticata.
Brani come 'Should I Stay or Should I Go' dei The Clash non sono più solo vecchie canzoni: diventano colonna sonora di coraggio, di amicizia, di prime emozioni adolescenziali. Così come 'Never Ending Story', prodotto e composto dal musicista italiano Giorgio Moroder e interpretata dal cantante pop inglese Limahl. E poi c’è Kate Bush - per molti solo la cantante di 'Wuthering Heights' e 'Babooshka' - che con il suo struggente 'Running Up That Hill', datato 1985, ha conquistato le nuove generazioni per essere stato il brano che ha fatto 'resuscitare' Max, il personaggio interpretato da Sadie Sink, grazie alla sua capacità di connetterla con i suoi ricordi felici e aiutarla a sfuggire alla presa del mostro Vecna. La canzone non ha soltanto donato una nuova vita a Max, ma anche alla canzone stessa. Nel 2022, infatti, è tornata in classifica con la quarta stagione.
In cinque stagioni, 'Stranger Things' ha rispolverato un'infinità di riferimenti alla cultura pop Anni 80, spesso grazie alle colonne sonore che hanno fatto la storia (e continuano a farla). Ma è nell'ultimo episodio che i fratelli Duffer, creatori della serie, hanno fatto il colpo grosso inserendo due brani di Prince: 'When Doves Cry' e 'Purple Rain', contenute nell'album 'Purple Rain' del 1984. Ottenere i diritti non è stato per niente facile. Le licenze, infatti, non erano mai state concesse.
"L'idea di includere quei brani è arrivata quando abbiamo immaginato un giradischi come detonatore della bomba destinata a distruggere il ponte che collega il mondo reale al Sottosopra", racconta Ross Duffer alla rivista di Netflix 'Tudum'. "Non abbiamo mai discusso così tanto sulla scelta di una canzone come in quel momento", ricorda. "Ci serviva un brano epico. E penso che non ci sia niente di più epico di Prince". Per i creatori dello show "ciò che è davvero emozionante è che non era mai stata utilizzata prima".
Gli eredi di Prince generalmente "non concedono la licenza per quella canzone, eccetto per il film 'Purple Rain'". Ma ai Duffer serviva quel brano perché più di tutti sapeva riassumere l'essenza e l'emozione della scena che accompagna nell'episodio finale. "Ci è stato detto che era davvero difficile, quindi abbiamo incrociato le dita", racconta Matt Duffer. Hanno accettato, ma grazie all'effetto Kate Bush. Il ritorno in classica nel 2022 ha convinto gli eredi di Prince a concedere i due brani.
E la scelta si è rivelata vincente. Dall'uscita dell'episodio finale, come riporta 'Variety', 'Purple Rain' ha registrato un aumento del 243% degli ascolti su Spotify, con un +577% tra gli ascoltatori Gen Z a livello globale. Mentre 'When Doves Cry' è salita del 200%, con un +128% tra la Gen Z. La nostalgia che 'Stranger Things' evoca non è fine a sé stessa: diventa un ricordo che si trasforma in nuova vita. E così ci si ritrova a (ri)cantare quelle canzoni a squarciagola sotto la doccia o in macchina, a rovistare nei negozi di dischi alla ricerca del vinile o a 'consumare' le playlist sulle piattaforme digitali. Con 'Stranger Things' non si guarda solo una storia: si ascolta un’epoca, e la si sente battere dentro come se non se ne fosse mai andata.

Tensione alle stelle in casa Lazio. Il pareggio interno contro la Fiorentina, valido per la 19esima giornata di Serie A, ha aggravao l'umore della tifoseria, scottata prima dal blocco del mercato estivo e poi dalle cessioni eccellenti con cui si è aperto quello invernale, ovvero quelle di Castellanos e Guendouzi. Nel mirino dei tifosi però c'è sempre il presidente Claudio Lotito, al centro ormai di una contestazione perenne da inizio stagione e protagonista, nell'immediato post partita dell'Olimpico, di momenti di tensione con alcuni tifosi.
Al triplice fischio dell'arbitro Sozza, contestatissimo dai biancocelesti per decisioni dubbie[1] sul rigore concesso alla Fiorentina e su un penalty non accordato alla squadra di Sarri nel primo tempo, diversi tifosi presenti in tribuna Monte Mario si sono rivolti a Lotito invitandogli, con parole decisamente poco gentili, a lasciare la presidenza e vendere la società.
Ne è nato un acceso parapiglia, in cui il senatore di Forza Italia ha risposto alle accuse, mimando anche di fare silenzio, ed è stato portato via a forza dagli uomini della scorta.
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