
Uno violento scontro frontale tra un furgone e un'auto ha innescato un incendio nella macchia mediterranea limitrofa alla statale 125 all'altezza della frazione turistica di Solanas, nel territorio di Maracalagonis (Cagliari), sulla costa sud orientale della Sardegna.
E non ce l'ha fatta uno dei feriti del grave scontro nei pressi della galleria "Arcu Sa Porta": l'uomo è deceduto nonostante le prolungate manovre di rianimazione eseguite sul posto dal personale sanitario.
L'incidente stradale è avvenuto intorno alle 13 lungo al chilometro 14 della strada che da Cagliari conduce a Tortolì.
Per cause che sono tuttora in corso di accertamento, tre veicoli sono rimasti coinvolti in un violento scontro, a seguito del quale si è sviluppato un incendio che ha completamente avvolto due mezzi. Il bilancio provvisorio del sinistro è grave: sono quattordici le persone complessivamente coinvolte. Tra queste, nove sono state trasportate d'urgenza in ospedale dalle varie ambulanze del 118 fatte affluire sul posto, mentre ad altri quattro coinvolti sono state prestate le prime cure mediche direttamente sul luogo dell'incidente. Per un altro dei feriti, purtroppo, ogni tentativo di soccorso si è rivelato vano.
A causa della gravità dell'evento e per consentire le delicate operazioni di soccorso, rimozione dei veicoli e messa in sicurezza della carreggiata, la strada è stata provvisoriamente chiusa al traffico in entrambe le direzioni nel tratto compreso tra il chilometro 8 e il chilometro 14. Sul luogo dell'incidente sono intervenuti i carabinieri della sezione radiomobile del Nor della Compagnia di Quartu Sant'Elena, i Vigili del Fuoco e il personale dell'Anas. I militari della stazione carabinieri di Burcei sono tuttora impegnati sul posto per fornire supporto attivo nella gestione della viabilità e nella deviazione dei flussi di traffico verso arterie secondarie.

(Adnkronos) - I legali di Mario Adinolfi, agli arresti domiciliari, hanno "presentato ieri istanza al Tribunale del Riesame avendo osservato che a nulla è valso lo spirito collaborativo" del giornalista "che ha risposto nell’interrogatorio di garanzia a tutte le domande poste dalla gip e dal pm, senza avvalersi come accade spesso per prassi della facoltà di non rispondere. D’altronde la vicenda è chiarissima visto che questa sarebbe l’unica truffa della storia attuata con totale trasparenza su bonifici tracciati e verificabili sul conto bancario del presunto truffatore che sempre da quel conto ha ripagato poi la stragrande maggioranza dei presunti truffati". Lo annunciano gli avvocati di Adinolfi, Pablo De Luca e Riccardo Di Lorenzo.
"È talmente palese l’innocenza di Mario Adinolfi che a due denuncianti in due diverse procure è stata opposta dai pm stessi una richiesta d’archiviazione. Quando però Adinolfi il 23 marzo ha superato il 5% alle elezioni suppletive per la Camera e quando ha inteso resistere alle violente aggressioni subite da parte di interessi assai rilevanti di questo Paese, svelando anche traffici che alcuni protagonisti hanno abilmente per decenni tenuto riservati, allora contro di lui si è scatenata la persecuzione giudiziaria che si è servita dei media con un livello di acriticità preoccupante. Atti coperti dal segreto - continuano - immediatamente rivelati alla stampa e neanche depositati per noi del team di difesa, liste di beni di lusso di cui tutti sanno che mai Adinolfi ha avuto proprietà o possesso, addirittura insistenza cinica su un surreale ruolo svolto dalla mamma ottantenne cardiopatica, sono solo alcune delle modalità con cui la persecuzione ha preso forma. Qualche osservatore onesto intellettualmente comincia a chiedersi perché Lavitola, indagato come mandante di strage dalla stessa procura di Roma, possa liberamente intrattenersi coi giornalisti offrendo nel suo locale spaghetti alle vongole mentre ad Adinolfi sia stato tolto tutto, oltre la libertà fisica e di parola persino il semplice utilizzo della email. Il giornale che fa da megafono a chi passa le carte dell’inchiesta titola senza arrossire: ‘È ancora pericoloso’. Adinolfi non lo è mai stato, in realtà, se non per gli interessi che lo vogliono zittire per sempre”.

(Adnkronos) - Conou, il Consorzio Nazionale Oli Minerali Usati, partecipa come partner al Giffoni Film Festival 2026, in programma dal 17 al 25 luglio, confermando l’impegno nella sensibilizzazione delle nuove generazioni su Ambiente, Sostenibilità ed Economia Circolare. In occasione del Festival Conou presenta il cortometraggio animato “Olly e Regen – Il viaggio di una goccia', un progetto educativo realizzato da Pagina 3 International, agenzia di comunicazione di Roma. Il corto racconta le avventure di una goccia di olio lubrificante usato e il suo ritorno a nuova vita attraverso il processo di rigenerazione.
Il progetto 'Olly e Regen' utilizza il linguaggio dell’animazione per raccontare, in modo semplice ed emozionale, il viaggio dell’olio usato: dalla raccolta sul territorio fino alla rigenerazione che lo trasforma in nuovo lubrificante. Attraverso gli occhi di “Olly e Regen”, il corto rende accessibili anche ai più giovani i processi della Filiera Conou, trasformando un tema tecnico in una storia di scoperta, crescita e consapevolezza. Ma 'Olly e Regen' vuole essere anche qualcosa di più: un racconto positivo capace di trasmettere fiducia nel futuro. La storia di Olly parla infatti di ciò che accade quando qualcosa che sembra aver concluso il proprio percorso incontra il luogo giusto in cui essere valorizzato. È un messaggio di rinascita e possibilità, che invita bambini e ragazzi a guardare all’economia circolare non solo come a un modello ambientale virtuoso, ma anche un esempio concreto di come ogni fine possa trasformarsi in un nuovo inizio.
La proiezione ha avuto luogo oggi, 18 luglio, in una sala dedicata del Festival, nell’ambito del programma Giffoni 'Impact!' alla presenza dei giovani “Giffoners” partecipanti al festival, alla quale è seguito un momento di dialogo tra Conou e i ragazzi, dedicato al tema della Circolarità come valore e come modello di sostenibilità concreta. L’incontro ha avuto come obiettivo la salvaguardia del Pianeta, perché ogni rifiuto può e deve essere considerato una risorsa preziosa, attraverso un processo virtuoso che a partire da una raccolta attenta ed efficace, conduca alla trasformazione del rifiuto in nuova materia prima, potenzialmente rigenerabile all’infinito. L’incontro è terminato con un focus sull’azione concreta, grazie all’esperienza acquisita in 42 anni di attività del Conou, sensibilizzando i giovani a diventare protagonisti del cambiamento.
Alla proiezione hanno partecipato sul palco il Presidente del Conou Riccardo Piunti con il Presidente di Legambiente Stefano Ciafani, l’influencer green Giorgia Pagliuca e l’autore del corto Filippo Lodi-Fè, creative strategist di Pagina 3 International, che prenderanno parte al dibattito con i ragazzi. La partecipazione al Giffoni Film Festival è per Conou un’opportunità di dialogo con il pubblico più giovane con l’obiettivo di diffondere la cultura della sostenibilità ambientale. All’interno delle sezioni in gara del Giffoni Film Festival è stato istituito un premio Conou Special Award, che sarà assegnato al film capace di raccontare con maggiore efficacia il valore della trasformazione, della consapevolezza individuale e dell’impatto positivo sulla collettività.
Durante tutto il periodo del festival, Conou realizzerà una serie di contenuti social dedicati alle attività di Giffoni, con l’obiettivo di amplificare la diffusione del progetto e coinvolgere anche il pubblico digitale. I contenuti social saranno sviluppati in collaborazione con l’influencer e con i ragazzi di Giffoni per favorire un linguaggio in linea con il mondo dei più giovani. Il Consorzio Oli Minerali Usati (Conou) è il primo ente ambientale in Italia, senza fini di lucro, nato nel 1982, che si occupa di raccogliere la totalità dei lubrificanti usati in oltre 120.000 siti e dal 2018, ne porta a rigenerazione oltre il 98%. Il Conou coordina una Filiera di 58 imprese di raccolta e 2 imprese di Rigenerazione. Tutto il funzionamento della Filiera si basa sulla Qualità dell’olio usato, del rigenerato e dei processi.

(Adnkronos) - Da domani le grandi imprese del settore tessile non potranno più distruggere capi di abbigliamento, scarpe o accessori invenduti o restituiti dai consumatori, e dovranno favorire il riutilizzo, il riciclo e la donazione di tali prodotti dandogli una seconda vita. Lo ricorda Assoutenti, che sottolinea come la novità interesserà in prima istanza le grandi aziende, e dal 2030 le medie imprese. La Commissione europea, attraverso il Regolamento (Ue) 2024/1781, ha introdotto l’obbligo per le imprese di rendere pubbliche le informazioni sui volumi di beni di consumo invenduti smaltiti come rifiuti.
L’art. 24 del Regolamento stabilisce che “l'operatore economico che si disfi di prodotti di consumo invenduti direttamente o che incarichi un terzo di disfarsi dei prodotti invenduti per suo conto divulga: il numero e il peso dei prodotti di consumo invenduti di cui si è disfatto all’anno, suddivisi per tipo o categoria di prodotti; i motivi per cui si è disfatto dei prodotti e, se del caso, la deroga pertinente; la percentuale dei prodotti di cui si è disfatto, direttamente o tramite terzi, consegnati perché siano sottoposti a ciascuna delle seguenti attività: la preparazione per il riutilizzo, compresi ricondizionamento e rifabbricazione, riciclaggio, recupero di altro tipo, incluso il recupero di energia, e operazioni di smaltimento; le misure adottate e le misure pianificate per prevenire la distruzione dei prodotti di consumo invenduti”.
L’art. 25 prevede che dal 19 luglio 2026 "è vietata la distruzione dei prodotti di consumo invenduti elencati all'allegato VII”. Tra questi prodotti – evidenzia Assoutenti - figurano indumenti e accessori di abbigliamento, calzature, cappelli, copricapo e altre acconciature. Previste deroghe al divieto di distruzione per i prodotti che risultino pericolosi, non conformi, che violino le norme sulla proprietà intellettuale, inadatti al riutilizzo, prodotti danneggiati, deteriorati o difettosi. “In Europa fino al 9% di tutti i prodotti tessili immessi sul mercato vengano distrutti prima dell'uso, per un totale annuo fino a 594.000 tonnellate di tessuti, generando emissioni di CO2 pari a 5,6 milioni di tonnellate – spiega il presidente Gabriele Melluso – Il tasso medio di reso per gli abiti acquistati online è stimato al 20%, ossia un capo su cinque venduto online viene restituito. Grazie alle nuove regole le imprese della moda non potranno più sprecare prodotti che possono avere una seconda vita e dovranno reimmetterli sul mercato o donarli, con benefici per i consumatori, i quali potranno acquistare capi di abbigliamento o scarpe a prezzi scontati, e per l’ambiente”.

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È già operativo in Sardegna il primo dei moduli europei di lotta
agli incendi boschivi previsti dal programma Prepositioned Ground
Forest Firefighting Teams del Meccanismo Unionale di Protezione
Civile - UCPM. Il modulo francese, giunto da pochi giorni, dopo
aver preso parte al briefing formativo e visitato le sale operative
della Protezione civile regionale, entrambe attività propedeutiche
all'inizio dell'operatività, dal 16 luglio sono già dispiegate sul
territorio del sud Sardegna.
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(Adnkronos) - "Una gioia così grande". Con queste parole Fedez annuncia la nascita del terzo figlio, Edoardo Lupo, nato dall'amore con Giulia Honegger. Il rapper, già papà di Leone e Vittoria, avuti dall'ex moglie Chiara Ferragni, ha condiviso un carosello di foto su Instagram per ufficializzare la notizia pubblicamente.
Nello scatto i due genitori appaiono abbracciati nel letto d'ospedale mentre stringono tra le braccia il neonato, nato all'Ospedale San Raffaele di Milano. Tra le foto condivise sui social, Fedez ha mostrato il tenero regalo del primogenito Leone. Il piccolo, che oggi ha 8 anni, ha portato in ospedale un disegno in cui ha rappresentato la famaglia 'allargata': "Io, tu, Giulia, Vitto ed Edo", si vede.

(Adnkronos) - I tormentoni estivi non sono più quelli di una volta. L'epoca delle canzoni capaci di diventare la colonna sonora condivisa delle vacanze sembra ormai appartenere al passato. A cambiare il panorama musicale sono stati l'avvento delle piattaforme di streaming, la crescente frammentazione del mercato discografico e la scomparsa di appuntamenti che hanno segnato intere generazioni, dalle hit parade ai jukebox fino al Festivalbar. E' la riflessione proposta dall'Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani, che, pur fotografando l'evoluzione del mercato musicale, ricorda come esista un tormentone capace di attraversare il tempo senza perdere la propria forza evocativa: 'Un'estate al mare', il grande successo interpretato da Giuni Russo e scritto insieme a Franco Battiato, in voga da 44 anni.
L'omaggio arriva attraverso il Dizionario biografico e tematico delle donne in Italia, che celebra la figura di Giuseppa Romeo, in arte Giuni Russo (1951-2004), definendola l'indimenticabile interprete dell'eterno tormentone dell'estate italiana. Nata a Palermo il 7 settembre 1951, Giuni Russo si afferma giovanissima vincendo il Festival di Castrocaro con A chi di Fausto Leali. Il successo le apre le porte della casa discografica Emi e del Festival di Sanremo del 1968. Dotata di una straordinaria estensione vocale di oltre cinque ottave, l'artista attraversa con naturalezza generi diversi, dal pop alla musica classica, dall'etnica all'elettronica fino al jazz. La svolta della sua carriera arriva all'inizio degli anni Ottanta con l'incontro artistico con Franco Battiato. Dalla loro collaborazione nasce nel 1981 l'album 'Energie' e, l'anno successivo, "Un'estate al mare", destinata a entrare nella storia della musica italiana. Il brano conquista il primo posto nelle classifiche, vince il Festivalbar e ottiene il Disco d'oro, diventando un simbolo delle estati italiane.
Dietro l'apparente leggerezza della melodia si cela un testo ricco di immagini e riferimenti poetici, perfettamente in linea con la scrittura di Battiato. A rendere il brano inconfondibile contribuiscono anche i virtuosismi vocali di Giuni Russo, in particolare il celebre passaggio dedicato ai gabbiani, eseguito su tonalità altissime, e il gioco sonoro del ritornello con gli "ombrelloni". Elementi che hanno trasformato la canzone in un classico capace, da oltre quarant'anni, di accompagnare l'arrivo della bella stagione. Negli anni successivi l'artista prosegue il proprio percorso con album come 'Vox', "Mediterranea", "Giuni" e "Album", confermando una costante ricerca musicale che spesso entra in contrasto con le esigenze commerciali della casa discografica. Nemmeno dopo il successo di "Alghero", nel 1986, Giuni Russo rinuncia alla propria libertà artistica. La collaborazione con Battiato continua anche con "A casa di Ida Rubinstein" nel 1988, mentre negli anni successivi la cantante esplora nuovi repertori fino al ritorno sul palco del Festival di Sanremo nel 2003 con "Morirò d'amore". Nel 2004 pubblica "Napoli che canta", ultimo capitolo di una carriera interrotta nello stesso anno dalla malattia che ne provoca la scomparsa. Con il suo ricordo, la Treccani non celebra soltanto una delle voci più originali della musica italiana, ma anche una stagione in cui una canzone riusciva davvero a unire il Paese, diventando la colonna sonora condivisa dell'estate. E, a oltre quarant'anni dalla sua pubblicazione, "Un'estate al mare" continua a essere il tormentone senza tempo che ogni anno torna a evocare il profumo delle vacanze. (di Paolo Martini)

(Adnkronos) - Mondiali 2026, ultimo atto. La finalissima è arrivata e domenica 19 luglio Spagna e Argentina si contenderanno la vittoria. Per i due Paesi alla resa dei conti stessa lingua e una tradizione culinaria solida, fatta di specialità note e amate a ogni latitudine. Piatti che i giocatori in campo, almeno per un giorno, dovranno evitare se vogliono arrivare ad alzare la coppa. "Nel calcio d'élite, l'intensità e la frequenza dei match riducono al minimo i margini di errore. Per selezioni come l'Argentina e la Spagna l'alimentazione non è più una questione di folklore o di piaceri gastronomici pre-partita: l'asado argentino e la paella valenciana sono banditi dai menu della vigilia", sentenzia Mauro Minelli, immunologo e professore di Nutrizione clinica all'università Lum Giuseppe Degennaro. "Il motivo è puramente fisiologico", spiega all'Adnkronos Salute. "I grassi saturi e le proteine complesse della carne rossa o i condimenti elaborati della tradizione richiedono tempi di digestione estremamente lunghi, dirottando il flusso sanguigno verso l'apparato digerente anziché verso i muscoli scheletrici. Per 'carburare al momento giusto', lo staff medico e i nutrizionisti delle due nazionali seguono protocolli scientifici rigidi, basati sulla bioenergetica applicata allo sport", sottolinea lo specialista che step by step schematizza la 'dieta del finalista'.
La fase di carico: 24-36 ore prima. "Un calciatore percorre in media dai 10 ai 12 km a partita, alternando sprint ad altissima intensità a fasi di recupero attivo. La fonte energetica primaria per gli sforzi sopra la soglia anaerobica è il glicogeno muscolare ed epatico. Per massimizzare queste riserve nelle 24-36 ore precedenti il fischio d'inizio si adotta il cosiddetto carb-loading, ovvero un protocollo di carico di carboidrati. Il target è di 8-10 g di carboidrati per kg di peso corporeo al giorno. Le fonti sono rappresentate da carboidrati complessi a medio-basso indice glicemico e facilmente digeribili come riso basmati, pasta di semola, patate dolci e avena", indica Minelli. "Per contro, si riduce al minimo l'apporto di fibre - evitando quindi cibi integrali, legumi e grandi porzioni di verdura - così da scongiurare gonfiori o crampi addominali in campo e velocizzare al massimo la digestione dei carboidrati, che si trasformano subito in energia pronta per il sistema muscolare".
Il pasto pre-gara: 3-4 ore prima. "Il pasto consumato a ridosso della partita ha l'obiettivo di stabilizzare la glicemia e ripristinare il glicogeno epatico consumato durante il digiuno notturno o diurno, senza appesantire lo stomaco. La composizione del pasto pre-gara prevede per il 60-65% carboidrati facilmente digeribili, per il 15-20% proteine magre e per il restante 15-20% grassi sani. Tradotto in alimenti - chiarisce l'esperto - il pasto potrebbe essere composto da riso bianco o pasta corta condita con un filo d'olio extravergine d'oliva, abbinata a una quota minima di proteine nobili e magre a rapida digestione come petto di pollo o tacchino ai ferri, oppure filetto di pesce bianco. Anche l'idratazione rappresenta un elemento strategico fondamentale: il protocollo prevede il consumo di 500-600 ml di acqua o soluzioni ipotoniche nelle 2 ore precedenti l'incontro, così da garantire uno stato di ottimale euvolemia senza indurre una diuresi troppo frequente durante il riscaldamento".
L'integrazione 'on the field'. "Negli spogliatoi - prosegue Minelli - l'attenzione si sposta sull'immediatezza d'uso. Durante il riscaldamento e nell'intervallo tra il primo e il secondo tempo, la priorità è contrastare l'esaurimento del glicogeno e la disidratazione. La finestra dei 15 minuti: subito prima del fischio d'inizio e durante l'intervallo i calciatori assumono 30-60 g di carboidrati a rapido assorbimento sotto forma di gel isotonici, ciclodestrine altamente ramificate o datteri e banane. Elettroliti e buffering: vengono somministrate soluzioni contenenti sodio, potassio e magnesio per prevenire l'insorgenza di crampi, talvolta addizionate con caffeina (in dosi personalizzate tra i 2 e i 5 mg/kg) al fine di migliorare la reattività neuromuscolare e ridurre la percezione della fatica negli ultimi 20 minuti di gioco".
La finestra di recupero (post-partita immediato). "Una volta terminata la gara, inizia la fase di recupero. Nelle prime 2 ore post-match - illustra il medico - si apre la cosiddetta finestra anabolica, in cui la sintesi del glicogeno e la riparazione strutturale delle fibre muscolari sono massimizzate. I nutrizionisti somministrano immediatamente uno shake di recupero basato sulla regola delle '3 R'. Reidratare: liquidi ed elettroliti in misura pari al 150% del peso perso durante il match (rilevato tramite accurata pesata pre e post-gara); Ricaricare: carboidrati ad alto indice glicemico per avviare istantaneamente la risintesi del glicogeno muscolare; Riparare: proteine ad alto valore biologico (idrolizzate del siero del latte o amminoacidi essenziali) per bloccare il catabolismo muscolare indotto dai traumi da contrasto e dagli sforzi eccentrici".
"Solo una volta completati questi passaggi scientifici, e solitamente nei giorni di scarico lontano dalle competizioni", raccomanda Minelli, "i giocatori possono concedersi un pasto libero di squadra per favorire l'aspetto psicologico e sociale. Ma fino al triplice fischio - avverte il nutrizionista e immunologo - la performance si costruisce rigorosamente nei laboratori delle scienze della nutrizione". Nulla, nemmeno a tavola, va lasciato al caso, al destino o alla fortuna.

(Adnkronos) - La tregua con gli Stati Uniti, ormai collassata a dire il vero, ha aperto una frattura profonda dentro il cuore del potere iraniano. Mentre il presidente, Masoud Pezeshkian, e gli uomini della diplomazia cercano di difendere l'intesa raggiunta con Washington, le ali più radicali della Repubblica islamica hanno lanciato contro di loro l'accusa di "colpo di Stato", di voler svuotare il ruolo della Guida Suprema e cancellare i principi della rivoluzione.
Lo scontro, evidenzia la Cnn, è esploso nei giorni del funerale di Ali Khamenei, ucciso alla fine di febbraio in un attacco israelo-americano. Una cerimonia che avrebbe dovuto rappresentare un momento di compattezza nazionale ha invece messo in mostra tutte le divisioni interne.
Mentre Pezeshkian camminava accanto al feretro a Teheran, alcuni sostenitori della linea dura - i cosiddetti paydari - hanno iniziato a contestarlo a suon di slogan: "Morte al compromesso", hanno scandito. Poco dopo anche il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, tra i principali negoziatori dell'intesa con l'Amministrazione Trump, è stato costretto ad abbandonare la cerimonia dopo essere stato insultato e bersagliato con pietre da una folla che lo accusava di essere un "traditore" e un "venduto".
Per gli oltranzisti del regime, il problema non è soltanto l'intesa con Washington, ma chi oggi detiene realmente il potere a Teheran. L'assenza della nuova Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, figlio e successore di Ali rimasto finora lontano dai riflettori, ha alimentato sospetti e accuse. Secondo i falchi, il vuoto lasciato dalla Guida Suprema sarebbe stato sfruttato da Pezeshkian, dal presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf e da Araghchi per imporre una linea più pragmatica e ridimensionare il peso degli apparati rivoluzionari.
A dare voce alla rabbia della componente più radicale è stato il deputato Mahmoud Nabavian, uno degli oppositori più duri del memorandum con gli Stati Uniti. Poco prima del funerale aveva lanciato l'allarme sui social: "Un avvertimento al popolo iraniano: è in arrivo un colpo di Stato?". Giorni dopo aveva rincarato la dose: "In questi momenti di addio all'Imam martire Khamenei, innalziamo la bandiera della vendetta per il suo sangue e resistiamo al colpo di Stato". La risposta del sistema non si è fatta attendere. Nabavian è stato rimosso dalla Commissione parlamentare per la sicurezza nazionale insieme a un altro deputato critico verso i negoziati.
Le tensioni sono cresciute ulteriormente dopo il fragile cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti, messo sotto pressione dagli attacchi dei Guardiani della Rivoluzione contro il traffico navale nello Stretto di Hormuz e dalle successive risposte americane. Per i falchi iraniani, la tregua è la prova che la leadership politica abbia ceduto alle pressioni occidentali.
Le minacce contro i vertici del Paese sono arrivate fino al limite dell'intimidazione personale. Durante una cerimonia religiosa, Mohammad Ali Bakhshi, cantante religioso vicino agli ambienti della sicurezza, si è rivolto direttamente a Pezeshkian: "Presidente, se le condizioni della Guida non saranno rispettate, saremo noi, la lama e la tua gola. Porteremo l'inferno su di te".
Nel mirino dei radicali è finito anche Ghalibaf, ex comandante dei Guardiani della Rivoluzione e figura con una lunga esperienza politica, diventato uno degli uomini più influenti nella gestione della fase bellica. "Stanno cercando di rafforzare il ruolo del Consiglio supremo di sicurezza nazionale e di indebolire quello della Guida Suprema e del Parlamento - ha accusato il deputato ultraconservatore Kamran Ghazanfari - Questo è il colpo di Stato politico che hanno progettato e stanno portando avanti passo dopo passo".

(Adnkronos) - Sarà derby in Vaticano per la finale dei mondiali Spagna-Argentina. Tra le mura leonine sono diversi i porporati e i monsignori che domani sera si sintonizzeranno con la finalissima di New York sperando che la propria nazionale salga sul tetto del mondo a suon di 'golazi'.
“Non sarà una passeggiata, la Spagna non è che non abbia una grande squadra”, premette all’Adnkronos il cardinale argentino Leonardo Sandri, già prefetto del Dicastero per le Chiese orientali. Il porporato, che tra i big argentini, oltre a Messi, ha conosciuto Maradona e Batistuta, domani sera si sintonizzerà tenendo a freno le emozioni: “Certo, penso che vedrò la finale in tv anche se tante volte uno preferisce non agitarsi”, dice con una spontanea risata.
Sul fronte spagnolo, il cardinale salesiano Angel Fernandez Artime, pro-prefetto del Dicastero per gli istituti di vita consacrata, sui valori di don Bosco non farà certamente mancare il tifo per le Furie Rosse. Gli spagnoli potranno magari contare anche sull’elemosiniere del Papa, l’arcivescovo Luis Marin de San Martin, anche se non ci sono sue ufficiali prese di posizione. Si conoscono invece quelle del cardinale argentino Victor Manuel Fernandez, prefetto dell’ex Sant’Uffizio, che ha conosciuto Messi in occasione di una partita amichevole a Roma e ad un’ udienza con papa Francesco: “Sono rimasto affascinato dalla semplicità e dall’umiltà. Gli ho anche sentito dire qualche parola sulla sua fede in Dio, a cui attribuisce il suo dono speciale”, racconto’ Fernandez.
Insomma, domani si prospetta derby in Vaticano? “Sì sì, anche se con gli spagnoli siamo molto vicini”, dice il cardinale Sandri che sottolinea: “Vincere è una cosa grandiosa ma poi bisogna affrontare tutti i problemi, quindi meglio prendere tutto con le pinze”. Difficile un pronostico persino per un porporato tanto ferrato anche in fatto di calcio: “La Spagna ha una grande squadra. Sarà dura”. Per la finale ci sarà anche il presidente Usa, Donald Trump. Chissà che il cardinale Sandri non abbia in mente anche lui con questo auspicio: “Io spero che sia una grande festa del calcio e speriamo che la finale dei mondiali fomenti amicizia e dialogo e sia presagio di pace”.
Nell’attesa che i campioni delle due finaliste scendano in campo, il cardinale Sandri riflette sui giocatori di oggi dell’albiceleste con un amarcord: “Conosco gli argentini che giocano in Italia: sono abbastanza bravi. Una delle promesse è Nico Paz, che poi ha un nome che è tutto un messaggio. Una volta mi toccò viaggiare con Maradona, poi conobbi Batistuta. Chi vincerà? Io sarò contento se la finale potrà essere un presagio della pace: guerra e violenza ci buttano nel’angoscia e il mondo ha bisogno di pace”.
Papa Francesco avrebbe tifato Argentina, il Papa americano si schiererà per la finale? “In occasione del viaggio in Spagna gli ho sentito dire che tifa per il football Usa ma anche che a Chiclayo, in Perù, giocava a calcio in difesa, quindi è uno che para i gol”, chiosa il cardinale Leonardo Sandri evidenziando una qualità di papa Prevost.

(Adnkronos) - La barriera tra la città e il mare comincia a sgretolarsi. A Ostia, dove per decenni gli stabilimenti balneari hanno segnato il confine tra strada e spiaggia, il Comune avvia una rivoluzione dell'accesso al litorale: più spiagge libere, meno concessioni e nuovi varchi per restituire ai cittadini un tratto di costa che molti considerano un bene pubblico. Un reportage del Times racconta questa 'rivoluzione', descrivendo una "ribellione" contro il sistema degli stabilimenti balneari e la richiesta di restituire ai cittadini un bene pubblico sempre più conteso.
Sul lungomare di Ostia, il segno più evidente del cambiamento è un grande vuoto. È lo spazio lasciato dall'abbattimento di uno dei più noti beach club della zona, con ristorante dai pavimenti in marmo, colonne bianche e cabine sulla spiaggia. Oggi sono rimaste soltanto le ampie scalinate che un tempo accoglievano i clienti e che ora conducono direttamente alla sabbia libera e al mare. È da qui che parte il reportage, che racconta Ostia come il simbolo di una trasformazione più ampia: la sfida al modello degli stabilimenti balneari, accusati dai critici di aver trasformato ampie porzioni di costa pubblica in spazi a pagamento, con file di ombrelloni e accessi spesso limitati.
"Se fosse dipeso da me, avremmo rimosso anche la scalinata", afferma al quotidiano britannico Tobia Zevi, responsabile delle spiagge del Comune di Roma, mentre cammina sull'arenile dove, dopo decenni, i cittadini possono tornare a prendere il sole gratuitamente. "Il mare qui è stato per troppo tempo un simbolo di potere e arroganza e noi stiamo cambiando questa situazione", aggiunge Zevi.
Secondo il Times, Ostia è una delle tante località italiane dove cresce il malcontento verso un sistema nato nel dopoguerra, durante il boom economico degli anni Cinquanta, quando milioni di italiani trascorrevano lunghe estati al mare e gli stabilimenti divennero parte integrante del turismo di massa. Oggi, però, quel modello viene messo in discussione. Secondo Legambiente, gli stabilimenti occupano fino al 43% delle spiagge italiane, con punte del 70% in Emilia-Romagna.
Il vento, racconta il Times, sta però cambiando: i giovani contestano sempre più i prezzi degli stabilimenti, cresciuti secondo il quotidiano del 24% negli ultimi cinque anni, e chiedono un accesso più libero alle coste. Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, punta a un ridisegno radicale del litorale di Ostia: aumentare la spiaggia libera da 1,2 chilometri a 6,5 chilometri, oltre la metà degli 11,3 chilometri di costa della Capitale, e ridurre gli stabilimenti da oltre 70 a 35. Il Comune vuole creare nuovi varchi pubblici nel muro ogni 300 metri e ha chiesto agli stabilimenti di abbattere alcune cabine per permettere ai cittadini di vedere il mare dalla strada.
Il reportage del Times allarga poi lo sguardo al resto d'Italia. In Puglia, il presidente della Regione, Antonio Decaro, ha fatto discutere proponendo che i clienti degli stabilimenti possano portare il proprio cibo. La Regione ha inoltre stanziato 3 milioni di euro per riqualificare 56 spiagge libere. A Spotorno, in Liguria, il sindaco Mattia Fiorini ha aumentato la quota di spiaggia libera dal 18 al 40% del litorale, provocando la protesta dei gestori. "I proprietari degli stabilimenti hanno fatto circolare la voce che i prezzi delle case locali sarebbero crollati, ma non è vero", ha replicato.

(Adnkronos) - Basta una battuta di Donald Trump per far ripartire il tormentone: la Fifa favorisce l'Argentina e vuole che Leo Messi trionfi nei Mondiali 2026. A poche ore dalla finale, che andrà in scena domani tra Argentina e Spagna a New York, su X rimbalzano i video dell'evento che si è svolto a New York, con Trump accanto al presidente della Fifa, Gianni Infantino.
"La definizione ufficiale è che la Fifa è fornitrice ufficiale di felicità da 120 anni", dice Infantino nel suo intervento. "A meno che la sua squadra perda", la chiosa di Trump tra i sorrisi. Una battuta diventa l'assist per alimentare di nuovo le 'teorie del complotto': la Fifa, secondo i tifosi di quasi tutte le squadre, sta favorendo l'Argentina nel torneo che si chiuderà tra poche ore. I video relativi a presunti 'omaggi' a Leo Messi & co. non si contano più.
Dalla mancata ammonizione (o espulsione) del numero 10 per un pestone ad un avversario nel primo match con l'Algeria alle decisioni arbitrali 'sospette' contro Capo Verde, Svizzera e Egitto. Quindi, la semifinale contro l'Inghilterra: il gioco duro degli argentini è stato tollerato per tutto il primo tempo e la rimonta albiceleste sarebbe stata condizionata da un fallo di Messi su Spence nell'azione che ha portato al gol del 2-1 al 92'. Poco probabile, se non impossibile, che Trump si sia fatto portavoce del 'malcontento mondiale' con la sua battuta. Poche parole del presidente americano, però, sono più che sufficienti per i tifosi di quasi ogni latitudine.

(Adnkronos) - Negli ultimi dieci anni i giovani italiani tra i 15 e i 34 anni sono diminuiti di mezzo milione, quasi 550 mila unità. Entro il 2029 oltre 3 milioni di lavoratori "usciranno dal mercato del lavoro: chi sostituirà questi lavoratori?". Se lo chiede l'Ufficio studi della Cgia che analizza le prospettive del sistema pensionistico e dell'occupazione in Italia colpita da anni dalla crisi demografica.
La Cgia cita il sistema informativo Excelsior di Unioncamere-Anpal, secondo cui quasi 3 milioni di italiani lasceranno fabbriche e uffici, per lo più baby boomer. A farne le spese sono soprattutto le piccole imprese, che hanno una capacità attrattiva nei confronti dei giovani nettamente inferiore rispetto alle aziende di dimensioni maggiori. Di questi 3 milioni di addetti, poco più di 1,6 milioni sono dipendenti del settore privato, 768.200 dipendenti pubblici e 665.500 lavoratori autonomi. Gli imprenditori lombardi “subiranno” una incidenza delle uscite dei dipendenti privati sul totale del 64,6%, gli emiliano-romagnoli del 58,6 e i veneti del 56,5.
Secondo la Cgia "chi sostiene che gli immigrati possano, nel tempo, colmare i vuoti occupazionali che si creeranno nel nostro Paese si sbaglia clamorosamente. Tuttavia, nel breve periodo, l'ingresso di nuovi extracomunitari può rappresentare uno strumento per affrontare questa sfida, a condizione di riuscire a preparare adeguatamente le persone nei Paesi di origine che intendono entrare in Italia".
Sulle pensioni la Cgia cita le proiezioni di Istat e Mef che indicano che l'incidenza della spesa previdenziale sul Pil nazionale subirà un aumento transitorio, passando dall'attuale 15,4% a un picco stimato intorno al 17% verso il 2040, per poi scendere gradualmente sotto il 14% entro il 2070. "Si tratta di previsioni di lungo periodo, quindi soggette a margini di errore che potrebbero non essere trascurabili; tuttavia, sembra che nel tempo il sistema sia in grado di autosostenersi. Resta però aperto il problema dell'entità degli importi che verranno erogati agli aventi diritto nei prossimi decenni: ai giovani d’oggi, che spesso hanno carriere lavorative discontinue e retribuzioni relativamente basse, l'Inps corrisponderà assegni contenuti, difficilmente sufficienti a garantire una vita dignitosa", dice la Cgia, secondo cui va introdotta "la possibilità di aderire, su base volontaria, a un risparmio previdenziale nominativo presso l'Inps".
Nei prossimi decenni, limitare la spesa sanitaria potrebbe essere più complesso che contenere quella previdenziale, ricorda la Cgia considerando che la fascia d'età più avanzata arriverà a incidere per il 35% circa sulla popolazione complessiva entro il 2050. Intanto negli ultimi 10 anni (2015-2025) la diminuzione di giovani in Italia è stata del 4,3 per cento, contro una media dell’Eurozona del -0,4 per cento. "Se anche la Germania ha registrato una variazione percentuale negativa (-1,8), le altre big europee, invece, sono in controtendenza. La Francia (+1,6), la Spagna (+5,3) e i Paesi Bassi (+11,5) hanno momentaneamente, grazie in particolare agli immigrati, invertito il segno.

(Adnkronos) - E' un campionario davvero vario e, alle volte prezioso, quello che i gestori degli stabilimenti balneari si ritrovano a custodire, loro malgrado, per la distrazione di chi frequenta le spiagge italiane e abbandona oggetti di poco valore ma anche cose preziose. Dai classici paletta e secchiello lasciati sotto l'ombrellone all'orologio smarrito perché si era insabbiato e ricompare magari a fine stagione. “In questo inizio di estate 2026 sono gli occhiali, da sole o da lettura, l’oggetto più dimenticato sotto l’ombrellone, seguono la crema solare, i giochi, il costume per bambini e le ciabatte", rivela all'Adnkronos Antonio Capacchione, presidente del Sib, Sindacato Italiano Balneari aderente a Fipe-Confcommercio. Tra i tanti oggetti che si ritrovano a fine giornata sul lettino, appesi all’ombrellone o parzialmente insabbiati ci sono asciugamani, chiavi, auricolari, bottiglie termiche e sigarette elettroniche, ma anche come orologi di valore, collane, anelli o bracciali, cellulari, tablet e portafogli.
Sempre presenti anche fazzoletti di carta, pacchetti di sigarette, accendini, riviste o libri, che, se in buone condizioni, possono essere riutilizzati nell’apposito spazio ‘prestilibro’, a disposizione, gratuitamente, dei clienti dello stabilimento. “I clienti italiani sono i più distratti, specialmente le famiglie con i bambini o gli anziani - spiega Capacchione - mentre gli stranieri, sempre in numero maggiore anche quest'anno, sono molto attenti a non lasciare nulla in spiaggia e, soprattutto, effettuano la raccolta differenziata in maniera puntuale e corretta”.
In controtendenza, continua a diminuire il materiale plastico, diretta conseguenza delle campagne ‘plastic free’. "Sono centinaia gli oggetti senza proprietario con i quali ogni stabilimento balneare deve fare i conti nel corso della stagione - ha concluso il presidente del sindacato - beni dal valore di pochi centesimi fino a diverse centinaia di euro ma, spesso poi, quello affettivo supera di gran lunga il reale. Cerchiamo sempre di rintracciare i proprietari, ma se questo risulta impossibile, allora li consegniamo alle Forze dell’Ordine, (se preziosi), oppure alle Onlus che si occupano di volontariato in maniera tale che possano tornare utili a qualcun altro”. (di Cristina Armeni)

(Adnkronos) - Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d'inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall'AdnKronos.
E' in libreria con Gallucci 'La stagione della Strega' di James Leo Herlihy. Nel 1969 Gloria ha diciassette anni. Il mondo fuori dalla sua cittadina di provincia è in fiamme, ma a lei sembra di essere bloccata nel medioevo della sua giovinezza. Così decide di scappare di casa assieme al suo migliore amico, un omosessuale renitente alla leva. I due si mettono in viaggio con pochi soldi e molte aspettative per New York, dove abita anche il padre biologico della ragazza, che lei non ha mai conosciuto. Convinta di scrivere un’autobiografia che diventerà l’emblema della sua generazione, la Strega inizia a tenere un diario senza filtri della loro avventura a base di amore libero, droga, spiritualità, pacifismo, al quale confessa anche che la vita nella grande città si è rivelata ben più sconvolgente di quanto pensasse e l’incontro con l’idealizzato genitore piuttosto deludente.
Almeno prima che il rapporto prenda una piega inattesa. Come interprete dello spirito degli Anni Sessanta, J. L. Herlihy racconta senza pudori un’epoca piena di vivacità e contraddizioni attraverso le vicissitudini di una giovane ingenua e temeraria. Gli ideali del suo percorso di formazione sono più che mai attuali e in grado di cambiare il mondo anche oggi.
E' in uscita il 25 agosto con Einaudi 'Contro il fatalismo' di David Foster Wallace. Nel 1985 David Foster Wallace è uno studente universitario che decide di scrivere due dissertazioni finali, una in scrittura creativa l’altra in metafisica. La prima sarebbe diventata La scopa del sistema. La seconda sarebbe uscita solo postuma, e viene qui proposta per la prima volta in Italia.
Si tratta di un saggio tanto breve quanto rivelatore che affronta criticamente l’idea del fatalismo, la posizione per cui il libero arbitrio è un’illusione. Un’argomentazione che il giovane Foster Wallace trova inaccettabile, soffocante e sbagliata. Con gli strumenti della logica, ma senza dimenticare una buona dose di sarcasmo, Wallace analizza e smonta pezzo a pezzo la dimostrazione dell’acclamato filosofo Richard Taylor, uno dei campioni del fatalismo, e, nel farlo, ci dona un po’ di libertà e di speranza.
Feltrinelli manda in libreria 'Lo Zen e l'arte di andare a funghi' di Matteo Righetto. Andare a funghi non è un passatempo né una tecnica. È un gesto antico, un rito di ritorno, una forma di resistenza silenziosa contro la frenesia del mondo contemporaneo. In queste pagine Matteo Righetto compie un’operazione radicale e insieme delicata: trasforma l’esperienza del bosco e della raccolta dei funghi in una via di conoscenza, un esercizio spirituale laico, una meditazione in movimento.
Attraverso ricordi personali – tra Dolomiti, miti primordiali, memoria famigliare e filosofia orientale –, Righetto dà voce al “raccoglitore ancestrale” che vive in ciascuno di noi: quella parte dimenticata che sa attendere, osservare, perdersi, rinunciare al controllo. Nel bosco – dove non esistono mappe affidabili, orologi, notifiche o risultati garantiti – si impara che la ricerca conta più della scoperta, che la lentezza è una forma di saggezza, che il limite non è una privazione ma una misura e che solo chi accetta di perdersi può davvero ritrovarsi. 'Lo Zen e l’arte di andare a funghi' non è un manuale, né un libro escursionistico. È un saggio poetico e filosofico sulla libertà, sull’attenzione, sull’inutile necessario. Un invito a disintossicarsi dall’ossessione della produttività, a recuperare un rapporto non predatorio con la natura, a riconoscere nel bosco un maestro silenzioso capace di restituirci un ordine interiore.
Rai Libri presenta “Mare nero. Storia criminale di Ostia. Sangue, soldi e potere sulla spiaggia di Roma” di Federico Ruffo, nelle librerie e negli store digitali. Questo non è un semplice resoconto giornalistico: è un pezzo di vita strappato alla memoria, ai marciapiedi dove si gioca e si rischia l’infanzia, è un ricordo nutrito dalle confidenze scambiate con contatti di lunga data, dai discorsi raccolti nel quartiere. Perché Federico Ruffo a Ostia ci è nato e cresciuto. Perfino l’inizio della sua carriera passa per la cronaca giudiziaria del litorale, che divora una parte della sua adolescenza. Più in profondità, il suo racconto è legato alle inchieste a cui si è dedicato anima e corpo. Il suo sguardo personale si muove alla “giusta distanza” dell’indagatore: ne viene fuori un reportage investigativo dalla potenza unica, capace di emozionare come un romanzo.
La malavita, il traffico di droga, gli interessi politici ed economici, che hanno riempito le pagine di nera degli ultimi trent’anni, scorrono davanti agli occhi di chi legge come momenti di vita vissuta. Ruffo ci trascina dentro una storia spietata e umana, in cui le strade di sangue viste al tg e i volti immortalati sui quotidiani diventano familiari. E in cui le famiglie che si contendono il territorio, gli equilibri disegnati con un colpo di pistola, la macelleria criminale restano qualcosa da cui salvarsi e da combattere. Chi si ribella e denuncia è un eroe da difendere, in quella striscia compresa tra il mare e Roma, dove si combatte ad armi impari tra Stato e illegalità.
Federico Ruffo è nato a Ostia, dove nel 2025 è stato nominato presidente dell’Osservatorio della legalità e dell’antimafia sociale. Reporter investigativo, autore di numerose inchieste sotto copertura, ha collaborato ai programmi “Report”, “Presa diretta” e “REC” e dal 2020 conduce “Mi manda Raitre”. È autore di Utilizzatori finali (con Riccardo Iacona, Liza Boschin ed Elena Stramentinoli), Gli orologi del diavolo (da cui è stata tratta l’omonima fiction di Rai 1) e di Ingiustizia sportiva (con Jacopo Ricca).
E' sugli scaffali con Mondadori 'Le belle promesse' dello scrittore francese Pierre Lemaitre. Parigi, settembre 1963. Quando Jean Pelletier assiste a una spaventosa esplosione all’interno di un palazzo, contro ogni logica decide di lanciarsi nell’edificio in fiamme mentre tutti fuggono via. Rischiando la vita, trova tra le macerie una giovane madre agonizzante con il suo neonato e riesce a salvare il piccolo. Grazie a questo gesto che ha un’enorme eco sulla stampa, Jean diventa un eroe nazionale e la perfida moglie Geneviève ne approfitta per richiamare su di sé le luci dei riflettori. Solo suo fratello François, ora uno scrittore affermato, è ossessionato dal dubbio che sia proprio Jean il serial killer di giovani donne che da molti anni è rimasto impunito.
L’esito delle sue indagini lo precipita in un insostenibile dilemma morale e determinerà le sorti della sua famiglia che, ignara di tutto, marcia inesorabilmente verso il suo destino. Sullo sfondo assistiamo alla profonda trasformazione del mondo rurale e alla crescita implacabile di Parigi, teatro dei lavori monumentali del boulevard périphérique, progetto faraonico al servizio del nuovo oggetto del desiderio, simbolo di ricchezza e modernità: l’automobile. Romanzo sociale dove il tragico e il grottesco si mescolano all’avventura, Le belle promesse chiude l’appassionante tetralogia di Pierre Lemaitre dedicata agli anni del secondo dopoguerra.
Sarà in libreria dal 24 luglio 'La giustizia del commissario Falchi', il libro d'esordio di Leonardo Duranti pubblicato da Solferino. Una scia di delitti insanguina La Spezia. La prima vittima è un ristoratore trovato morto con un messaggio enigmatico accanto al corpo, ucciso da un’arma insolita: una pistola un tempo in dotazione solo alle forze dell’ordine. Ben presto, la stessa pistola spara ancora: un secondo omicidio, una firma identica, un nuovo enigma. E ancora un altro.
Un serial killer gioca con la morte come fosse un rebus, lasciando indizi che sfidano la logica e insinuano un legame inquietante tra le vittime. Un filo che conduce a un elegante circolo nautico, dove segreti, debiti e relazioni pericolose si intrecciano in silenzio. Carlo Falchi, commissario di polizia ed ex pugile appena trasferito da Milano a La Spezia per fuggire al vuoto lasciato dal brutale omicidio di sua moglie Anita, sta indagando con l’aiuto dell’ispettrice Sara Ferri, coordinato da un ambiguo superiore, quando il suo passato torna a bussare alla porta con il volto della vendetta. E ben presto Falchi si ritrova tra due fuochi: un’indagine che sta rivelando segreti sempre più oscuri e la minaccia per la sua stessa vita. Un noir d’esordio senza fiato e senza scampo in cui La Spezia, sospesa tra la bellezza del suo mare e il torbido della corruzione e dell’ingiustizia, diventa lo scenario di una svolta personale sofferta e intensa. Benvenuti nel lato oscuro del Golfo dei Poeti.
L’Europa non è soltanto un mercato o un sistema di istituzioni: è il più ambizioso progetto politico e civile nato dalle macerie della Seconda guerra mondiale per garantire pace, democrazia, diritti e prosperità a popoli per secoli divisi da conflitti e rivalità. Partendo dal pensiero e dall’azione visionaria dei fondatori, Piero De Luca, autore del saggio 'L’idea di Europa e il suo destino' (Baldini+ Castoldi) ripercorre le tappe decisive dell’integrazione europea: dalle Comunità delle origini al mercato unico, dall’elezione diretta del Parlamento europeo all’euro, fino alle grandi trasformazioni del XXI secolo.
Accanto ai risultati raggiunti – pace, welfare, libertà fondamentali, stabilità democratica – emergono però anche le fragilità dell’Unione: crisi economiche, diseguaglianze, Brexit, tensioni migratorie, limiti della governance e difficoltà nel nuovo scenario geopolitico globale. Di fronte alle sfide del nostro tempo – guerre, competizione tra potenze, rivoluzione tecnologica, crisi energetiche e attacco al diritto internazionale – l’Europa è chiamata a compiere un nuovo salto politico. Richiamando l’eredità di Ventotene, il volume riflette sulla necessità di una più forte integrazione istituzionale fino all’orizzonte degli Stati Uniti d’Europa.
Arriva in libreria con Rizzoli 'La mafia che cambia' di Salvo Palazzolo e Maurizio De Lucia. Dopo la stagione delle stragi, la mafia non è scomparsa ma ha cambiato forma. All’eclatante violenza, preferisce oggi lavorare lontano dai grandi riflettori. In questo libro, Maurizio de Lucia, procuratore della Repubblica di Palermo, e Salvo Palazzolo, giornalista con una lunga esperienza in tema di mafia, ricostruiscono attraverso le intercettazioni ai membri di Cosa nostra la metamorfosi dell’organizzazione criminale: da una politica violenta e arrogante a una silente ma pervasiva infiltrazione negli apparati politico-economici del Paese. Attraverso un glossario delle parole chiave usate dai boss e dagli investigatori, gli autori svelano così l’allarmante capacità di adattamento della mafia alla modernità finanziaria e tecnologica.
’interesse dei padrini si è ormai spostato sempre di più verso le criptovalute, il darkweb e l’uso di chat criptate per coordinare a distanza le estorsioni e i grandi traffici internazionali di droga, che rimangono il bancomat principale dei vari mandamenti e il collante per alleanze con altre organizzazioni nazionali e straniere. La mafia che cambia. Dalle stragi ai bitcoin, Cosa nostra oggi offre un manuale accessibile per comprendere, tra tradizione e modernizzazione, il passato recente e la storia attuale della mafia nel nostro Paese. Ma non solo: è anche un accorato appello alla società civile tutta, per non cedere all’illusione che la mafia sia sconfitta e per dare nuovo slancio a una battaglia che non possiamo permetterci di perdere.
Salvo Palazzolo (Palermo, 1970), giornalista del quotidiano “la Repubblica”, vive e lavora a Palermo, dove da anni si occupa di mafia. È autore di diversi libri su Cosa nostra. Maurizio de Lucia, sostituto procuratore della Repubblica, per 10 anni nella Direzione distrettuale antimafia di Palermo, ha condotto importanti indagini sulle infiltrazioni mafiose nella politica e nell’economia.
Sellerio manda in libreria 'Un mattino di gioia' di P.G. Wodehouse.Nei romanzi di Wodehouse, il bersaglio della sua irresistibile comicità è una certa aristocrazia inglese, una classe che vive senza vere preoccupazioni, muovendosi di cottage in cottage, scarpe costosissime e nessun contatto con il resto del mondo; ma soprattutto una classe senza la spina dorsale per affrontare il più insignificante dei problemi. Jeeves, da maggiordomo subalterno, è colui che smaschera questa inettitudine, che mette in ridicolo e manipola le loro esistenze a suo piacimento, concedendo loro soltanto l’illusione di essere padroni delle proprie vite. D’altronde non potrebbe essere altrimenti, perché quando il machiavellico valletto si mette in testa qualcosa, è impossibile distoglierlo dai propri propositi. E se ha deciso di andare in vacanza a Steeple Bumpleigh per dedicarsi alla pesca, il suo datore di lavoro Bertie Wooster potrà pure protestare, ma alla fine, per quanto tremi all’idea di trascorrere anche solo una notte nello stesso villaggio dell’odiosa zia Agatha, ci si ritroverà lo stesso. E nella peggiore delle compagnie.
Tra i presenti ci sono infatti Florence, con la quale un tempo era fidanzato, e il suo nuovo promesso sposo, l’agente Cheesewright, che considera Bertie un rivale in amore. C’è poi l’insopportabile boyscout Edwin, che pur con le migliori intenzioni combina catastrofi una via l’altra. Senza considerare il suscettibile Ostrey Ostrichetti, magnate americano dei trasporti marittimi in visita oltreoceano per concludere un affare con lo zio di Bertie. Nel tentativo di oliare gli ingranaggi della famiglia, di favorire il corso del vero amore e di sfuggire a fidanzamenti indesiderati, il soggiorno di Wooster si trasforma presto in un incubo o, "come probabilmente lo definiranno i miei biografi, l’Orrore di Steeple Bumpleigh". La sola salvezza è nelle mani e nel cervello di Jeeves, l’unico in grado, dopo una notte di tempesta, di far sparire le nuvole al mattino.
Interrotto nel maggio del 1940 durante l’occupazione nazista della Francia, e terminato nel 1943 dopo una lunga prigionia in quanto straniero nemico, Un mattino di gioia non è semplicemente un concentrato di invenzioni linguistiche, descrizioni folli e precise, nomi parlanti e trovate esilaranti che incarnano l’essenza dello humour inglese. È soprattutto l’esempio perfetto della leggerezza di Wodehouse, una rassegna delle sue situazioni comiche predilette, concepite nel momento più tormentato della sua vita. Un raggio di pallido sole inglese in un mondo a tinte grigie. P.G. Wodehouse (Guildford, 1881-New York, 1975) è stato il più importante scrittore umoristico del Novecento. Della serie di Jeeves e Bertie Wooster Sellerio ha pubblicato 'Alla buon'ora, Jeeves!' (2024), 'Grazie, Jeeves' (2025), 'Il codice dei Wooster' (2025) e 'Un mattino di gioia' (2026).

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(Adnkronos) - Dopo aver spiegato come risolvere guerre, economie, dazi e crisi internazionali, Donald Trump ha deciso di allargare il suo campo di competenza anche al calcio. L'ultimo ruolo che sembra essersi cucito addosso è quello di opinionista tattico d'eccezione, in veste di padrone di casa del Mondiale 2026, il presidente Usa ha dispensato commenti sulla gestione tattica del Ct dell'Ingilterra Thomas Tuchel, nella semifinale mondiale persa contro l'Argentina. Con la consueta modestia che lo contraddistingue, il presidente americano ha lasciato intendere che forse lui non sa molto di calcio, salvo poi analizzare movimenti, giocatori e atteggiamenti offensivi come un veterano della panchina. Chissà se la prossima tappa sarà un master accelerato per commissari tecnici o direttamente una candidatura da ct.
Comunque alla lunga lista di critici della tattica messa in campo dall'Inghilterra di Tuchel sfida persa contro l'Argentina in rimonta, si è aggiunta la voce di Trump che ha lanciato una frecciatina, seppur velata, alla decisione del ct Thomas Tuchel di adottare una tattica difensiva dopo il vantaggio dell'Inghilterra contro l'Argentina mercoledì. Parlando a un ricevimento a New York insieme al presidente della Fifa Gianni Infantino, Trump ha menzionato il capitano dell'Inghilterra Harry Kane, con cui aveva giocato a golf in Florida 18 mesi prima. "Avete un grande giocatore in Inghilterra, con cui ho giocato a golf, Harry", ha detto Trump. "Forse hanno commesso un errore schierandolo in difesa. Ma cosa ne so io di calcio...?", ha aggiunto Trump. "Sono passati in vantaggio e hanno schierato il loro miglior giocatore in difesa. Dobbiamo essere un po' più offensivi, no? Cosa ne so io di allenamento?".
Il commissario tecnico dell'Inghilterra, Thomas Tuchel, è stato duramente criticato per aver tolto due attaccanti e inserito dei difensori nell'ultima mezz'ora della partita contro l'Argentina, costringendo l'Inghilterra a chiudersi in difesa nonostante Kane fosse rimasto in campo ma con compiti più difensivi che offensivi. Lionel Messi ha quindi sfruttato lo spazio creatosi e ha fornito gli assist che hanno portato ai due gol argentini, che hanno permesso alla nazionale sudamericana di accedere alla finale. Tuchel ha ribadito venerdì la validità delle sue scelte tattiche. "No, non mi pento della mia decisione. Pensavo che fossimo diventati troppo passivi", ha dichiarato Tuchel. "Stavo cercando di aiutare la squadra".

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(Adnkronos) - Scoperta la causa dell'epidemia di ciclosporiasi che ha allarmato gli Usa: è stata una lattuga. "Oltre 1.644 persone sono state infettate da Cyclospora in 5 stati. I casi sono stati segnalati in Indiana, Kentucky, Michigan, Ohio e West Virginia, con 94 ricoveri. Le infezioni sono state collegate alla lattuga iceberg tritata servita nei ristoranti Taco Bell" degli stati coinvolti, comunicano i Cdc (Centers for Disease Control and Prevention). "L'indagine di tracciabilità della Fda (Food and Drug Administration) - spiega l'agenzia statunitense - ha identificato un unico fornitore di lattuga iceberg proveniente dal Messico, utilizzata dai ristoranti Taco Bell dove hanno consumato i cibi le persone infette".
I Cdc riferiscono che "il 17 luglio Taylor Farms de Mexico ha annunciato il ritiro volontario di tutta la lattuga iceberg proveniente dal Messico centrale. Taylor Farms ha inoltre informato la Fda dell'avvio di una procedura di richiamo". L'agenzia precisa che "la lattuga iceberg tritata venduta nei supermercati o servita in altri ristoranti non è interessata", e che l'avviso "riguarda solo i casi di malattia confermati in laboratorio e collegati a questo prodotto, non tutti i casi di ciclosporiasi segnalati al Cdc".
Ai cittadini viene consigliato di "non consumare lattuga iceberg tritata servita nei ristoranti Taco Bell in Indiana, Kentucky, Michigan, Ohio e West Virginia. Se si manifestano sintomi di ciclosporiasi, contattare il proprio medico per ricevere assistenza e segnalare i disturbi. Potrebbe essere necessario richiedere specificamente al proprio medico di effettuare un test per la ciclosporiasi". I Cdc ricordano che "alcune persone potrebbero non manifestare sintomi". Quando insorgono "possono includere diarrea acquosa, perdita di appetito e calo ponderale. I sintomi di solito compaiono circa una settimana dopo l'infezione" e "senza trattamento possono durare da pochi giorni a un mese o più. In caso di sintomi, è importante mantenersi ben idratati".

(Adnkronos) - Un normale controllo stradale si trasforma in un incubo per due agenti della polizia stradale di Oristano impegnati in un servizio per il contrasto della guida sotto l’effetto di sostanze alcoliche. I poliziotti hanno fermato un'auto nel centro di Cabras (Or) e hanno notato che l'autista mostrava chiari sintomi di ebbrezza alcolica. L’uomo, che tra l'altro era alla guida senza patente e con un passeggero a bordo, non solo si è rifiutato di sottoporsi all’accertamento etilometrico, ma ha anche manifestato insofferenza, chiedendo con insistenza di evitare di procedere con le sanzioni. Anche il passeggero disturbava l’attività di controllo degli agenti, col chiaro intento di farli desistere dal redigere il verbale.
Durante la redazione degli atti, improvvisamente il conducente fermato ha preso una tanica di liquido infiammabile dalla sua auto e ha lanciato parte del contenuto su un agente e sulla macchina della stradale. Il poliziotto, resosi conto che gli era stata versata addosso della benzina, ha fatto prontamente un balzo all’indietro, allontanandosi dalla macchina di servizio. Nel frattempo il fermato è riuscito a dare fuoco alla tanica con un accendino e a lanciarla verso l'auto della polizia, causando una fiammata improvvisa. L'agente però, con grande prontezza di riflessi, ha afferrato tanica e l’ha lanciata lontano dalla macchina, scongiurando il peggio.
Sul posto è successivamente intervenuto anche un equipaggio dei vigili del fuoco per mettere in sicurezza l'auto di servizio. L'uomo è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e tentato incendio. Il tribunale di Oristano ha convalidato l’arresto, condannando l'uomo e sottoponendolo all’obbligo di firma.
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