'Chi ha tessera di altri partiti e sta Nel Mondo al Contrario dovrà
scegliere'... 
La fibra ottica è il 'sistema nervoso' essenziale per l'era dell'Intelligenza Artificiale e della transizione green, indispensabile per garantire i diritti di cittadinanza digitale e la competitività dell’Italia nel contesto internazionale. È la fotografia scattata dalla ricerca "Fiber for human value", presentato nella giornata di lavori dal titolo: “Fiber Switch On: l’accesso al futuro è adesso” presso l’Università Luiss Guido Carli a Roma.
L’evento è stato aperto dai saluti istituzionali di Paolo Boccardelli, Rettore della Luiss. "Lo studio ‘Fiber for human values’ nasce per offrire una visione scientifica e indipendente che aiuti il Paese a cogliere pienamente le opportunità della connettività avanzata e dimostra con chiarezza che adottare la fibra ultraveloce FTTH non è una scelta tecnica, ma un driver di sviluppo. È ciò che permette a cittadini, imprese e istituzioni di partecipare pienamente alla vita economica e democratica, riducendo le disuguaglianze, sostenendo la crescita e costruendo un’Italia più competitiva e inclusiva".
Nel corso dell’evento sono stati presentati lo studio "Fiber for human value", approfondito da Enzo Peruffo, Prorettore alla Didattica Luiss e Direttore del Centro di Ricerca in Strategic Change “Franco Fontana” e Davide Quaglione, Professore di Economia applicata, Università degli Studi Chieti – Pescara, la ricerca “Lo switch-on della fibra FTTH: un motore di sostenibilità” illustrata da Michela Meo, Professoressa di Telecomunicazioni, Politecnico di Torino, e il report “Lo switch-on della fibra FTTH: impatti economici e occupazionali per l’Italia” curato da Marco Vulpiani, Senior Partner, Head of Deloitte Economics.
Ai lavori hanno preso parte anche Lucrezia Busa, Head of Unit B3 “Markets, Competition & Roaming” - DG CNECT della Commissione Europea, Giacomo Lasorella, Presidente Agcom e, con un video messaggio, Alessio Butti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'innovazione tecnologica e alla transizione digitale.
Più lavoro, più produttività e migliore qualità della vita con la fibra ottica. Lo studio di Deloitte ha evidenziato come la diffusione della fibra ottica FTTH (Fiber To The Home, cioè la fibra che arriva fino a casa) generi valore economico, sociale e occupazionale nelle così dette “aree bianche”. Nelle zone più remote o periferiche, infatti, dove gli operatori privati non hanno investito e la fibra ottica è, invece, arrivata grazie al Piano BUL - finanziato con fondi pubblici e realizzato dalla società Open Fiber - emerge come per ogni euro investito si produca 4,4 euro di PIL. Attraverso la presenza della rete, inoltre, sono stati creati finora oltre 16 miliardi di PIL aggiuntivo e più di 250mila posti di lavoro, a cui si sommano oltre 5,3 miliardi e 90mila occupati generati dagli investimenti infrastrutturali. Anche il gettito fiscale ha registrato un contributo significativo, con una stima di oltre 2,5 miliardi di euro di entrate aggiuntive per lo Stato grazie soltanto alla messa a terra degli investimenti.
In uno scenario di sostituzione totale del rame con la fibra ottica, Deloitte ha inoltre calcolato l’impatto economico della presenza dell’infrastruttura BUL nelle aree bianche: un contributo annuo di oltre 29 miliardi di euro sul PIL e di circa 209.600 nuovi occupati.
Secondo Marco Vulpiani, Senior Partner, Head of Deloitte Economics, la fibra FTTH "dimostra di essere un motore di inclusione, produttività e sviluppo territoriale: abilita smart working, innovazione delle imprese, modernizzazione dei servizi pubblici e valorizzazione delle comunità locali, favorendo lo sviluppo di imprenditoria locale e riducendo il fenomeno dello spopolamento dei piccoli centri ed aree remote. L’adozione dell’FTTH è quindi una priorità nazionale per ridurre il divario digitale e valorizzare tutto il territorio, sostenendo una crescita sostenibile, diffusa e resiliente dell’intero Paese".
Non solo sviluppo, anche sostenibilità sociale e ambientale beneficiano dell’arrivo della fibra. Lo studio del Politecnico di Torino, in particolare, quantifica l'impatto energetico dello switch-off: riduzione dei consumi energetici dell’86%, equivalente alle emissioni annue di circa 80mila veicoli o al consumo energetico di 30mila abitazioni.
Michela Meo, Professoressa di Telecomunicazioni al Politecnico di Torino, ha evidenziato come "ogni anno perso nel completamento della migrazione non rappresenti solo un freno all'innovazione digitale, ma si traduca in un costo energetico e ambientale diretto per il mantenimento in vita di tecnologie obsolete ed energivore. Accelerare lo switch-off del rame non è dunque solo un'opportunità tecnologica, ma un imperativo di sostenibilità".
Dall’indagine Luiss "Fiber for Human Value", condotta su un campione di cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni, emerge chiaramente che la fibra è un "bene d'esperienza" il cui valore viene compreso appieno solo dopo l’uso, generando incrementi netti di produttività e migliorando la qualità della vita dei cittadini. Il rapporto evidenzia come l'Italia, pur avendo raggiunto una copertura infrastrutturale d'eccellenza (71%), affronti un "paradosso della digitalizzazione" con un tasso di adozione fermo al 25% (dati DESI 2025), frenato da barriere culturali e da un deficit di competenze digitali del 45,75% (contro il 55,6% della media UE).
Per quanto riguarda le imprese, solo una su tre usa la fibra FTTH (il 36%), ma quelle che la usano crescono il 20% più degli altri in termini di fatturato e organico, e mostrano più propensione alla trasformazione digitale. Anche la Pubblica amministrazione viaggia a due velocità: gli enti connessi in FTTH mostrano un profilo di competenza nettamente superiore, con una conoscenza tecnica approfondita che tocca l'81,3% (contro il 51,9% degli enti non-FTTH).
Da qui la necessità strategica a livello Paese di indirizzare e agevolare la dismissione (switch off) del rame – percorso tracciato anche a livello comunitario dalla Commissione Ue nel Digital Networks Act – accompagnandola con un necessario percorso di alfabetizzazione digitale.
“Il Paese ha recuperato terreno sull’infrastruttura – ha dichiarato Alessio Butti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alla Trasformazione Digitale, nel suo intervento – e oggi la copertura della fibra fino alle abitazioni sfiora il 78% delle famiglie, raggiungendo 18,4 milioni di nuclei familiari. Questo livello pone l’Italia in una traiettoria di miglioramento nel confronto europeo, con la prospettiva di avanzare sensibilmente nelle classifiche continentali entro il 2026. Nonostante la costruzione di questa grande autostrada digitale, molte persone e imprese viaggiano ancora sotto potenziale: dobbiamo vincere la sfida dell’adozione. Il primo obiettivo per arrivare alla piena adozione sono le competenze; il secondo è il take-up dei servizi digitali, passando da una logica infrastrutturale a una valorizzazione delle reti come piattaforme per servizi pubblici digitali avanzati”.

"Certamente Bastoni ha sbagliato. Poi vedo commentatori che nella loro carriera han fatto delle simulazioni incredibili fare i censori". Lo dice il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, oggi, martedì 16 febbraio, a margine della Presentazione del nuovo report "Your Next Milano 2026", curato da Assolombarda e Milano&Partners, commentando la simulazione del difensore dell'Inter che ha portato all'espulsione di Kalulu nel match contro la Juve.
"Ci sono filmati in giro di Chiellini e Del Piero che han fatto delle simulazioni incredibili e che adesso fanno i censori", ha sottolineato Sala, tifoso nerazzurro. "È chiaro che l'Inter, io sono di parte perché l'Inter è la mia squadra del cuore, però insomma andiamoci piano, soprattutto perché si rischia di scatenare poi una rabbia e una violenza sui social che ha degli effetti negativi. Detto ciò, è evidente che Bastoni ha sbagliato, ma lo sa anche lui, essendo un ragazzo intelligente", conclude.
Marotta: "Gogna mediatica contro Bastoni. Saviano? Non so chi sia"
Anche Giuseppe Marotta, presidente dell'Inter, ha difeso Alessandro Bastoni[1]. Il numero 1 del club, con una dichiarazione in Lega, ha punto i bianconeri e replicato in maniera gelida a Roberto Saviano, secondo cui la Serie A non avrà credibilità finché Marotta avrà un ruolo nel calcio.
"La nostra posizione è semplicissima. C'è stata una presa di posizione mediatica smisurata rispetto a quello che è accaduto. Bastoni è stato oggetto di una gogna mediatica che va al di là i quello che è successo", ha detto Marotta riferendosi alla simulazione con cui Bastoni, già ammonito, nel big match di sabato sera ha provocato l'espulsione del bianconero Kalulu.
"Bastoni è un giocatore con oltre 300 partite in Serie A. Non si è mai reso protagonista di fatti clamorosi, rappresenta un patrimonio della Nazionale e qualcuno mette in dubbio la sua presenza nelle prossime convocazioni: è ingiusto. E' stato fatto un errore, ma chi non ha fatto errori? Sin dagli anni '50 ci sono giocatori famosi per le simulazioni. Siamo davanti ad un fatto ordinario, non straordinario", ha detto approfondendo la difesa del difensore nerazzurro.
"Sicuramente è stato un fatto deprecabile, legato però a fattori concomitanti: c'è il braccio del giocatore della Juventus, c'è il fischio immediato dell'arbitro. Tutto questo ha portato ad una decisione sbagliata. Questa classe arbitrale c'era anche l'anno scorso, quando abbiamo perso lo scudetto per un punto. E c'era un rigore, riconosciuto a posteriori, non assegnato a noi in Inter-Roma: ci siamo attenuti alle decisioni. Quest'anno l'Inter è intervenuta solo dopo il match di Napoli in cui è stato concesso un rigore che ha indirizzato la partita e che è stato giudicato non giusto dagli organi competenti", ha concluso Marotta.
Moratti: "Bastoni ha commesso simulazione 'entusiasta'. La Juve fa la vittima"
"Bastoni ha commesso una simulazione 'entusiasta'. Ora è in mezzo a una bufera, povero ragazzo". Massimo Moratti, ex presidente dell'Inter, ha commentato così l'episodio che ha segnato la sfida Inter-Juventus[2] nell'ultima giornata di campionato. John Elkann, numero 1 di Exor, ha telefonato al presidente della Figc, Gabriele Gravina, dopo l'episodio: "I tempi sono cambiati, ora la Juve si lamenta e fa la vittima. Mi sembra abbiano esagerato un po' con le proteste come se la Juve fosse vittima terribile del calcio italiano, mentre la storia del calcio italiano non la ricorda così. Mi vengono in mente vecchie storie..."
"Le simulazioni infastidiscono, anche quelle di chi prende un colpo sul petto e finge di averlo ricevuto in faccia. La simulazione di Bastoni è una simulazione 'entusiasta', ha fatto un salto incredibile dopo l'allungamento del braccio da parte dell'avversario. Questo ha messo in condizione Bastoni di approfittare della situazione. Diciamo che il ragazzo si è entusiasmato di avere questa possibilità che si è risolta in un'ingiustizia, Kalulu non aveva fatto un fallo grave", ha affermato Moratti a Radio anch'io lo sport. "Cosa avrei fatto io come presidente? Bisogna vedere quale giocatore lo fa, quando lo fa... Non conosco abbastanza il giocatore".
La Russa: "Bastoni non ha simulato, rubare a chi ruba non è grave...."
"Rubare in casa di chi ruba non è poi così grave... Siamo sempre in credito", ha detto invece Ignazio La Russa[3], ai microfoni di Telelombardia, sul 'caso Bastoni'. "Dopo l'1-1 abbiamo preso 2 pali e in 11 contro 11 avremmo vinto con 3 gol di scarto, è la mia impressione. Avremmo vinto sicuramente, secondo me. Se bisogna incentrare tutto su un episodio, siamo sempre in credito. Ci siamo sentiti derubati dalla Juve troppe volte", dice il presidente del Senato, noto tifoso nerazzurro.
"Se per una volta fosse vero che abbiamo rubato un'espulsione, rubare in casa di chi ruba non è poi così grave... Siamo sempre in credito, è il tifoso che parla: spero che gli avversari se la prendano col sorriso. Se si sentano derubati, sappiano che vincere così ci fa doppio piacere", ha detto La Russa.
Nel post-partita, l'allenatore nerazzurro Cristian Chivu non ha stigmatizzato il comportamento di Bastoni[4]. "Che doveva fare Chivu? Doveva dare la colpa ai propri giocatori? Ha parlato con eleganza, ha ripetuto che c'è stato un tocco leggero" da parte di Kalulu. "L'arbitro credo abbia sbagliato a espellere, non abbiamo bisogno di favori. Ma non c'è stata nessuna simulazione" di Bastoni "che si è comportato meglio di chi viene colpito alla pancia e si copra la faccia. Il colpo l'ha subito ed è caduto, forse ha esagerato nella caduta come fanno tutti: non è colpevole di lesa maestà. Ha esultato dopo l'espulsione di Kalulu? Si esulta quasi sempre, scommettiamo?".

“Per noi il tema della sicurezza stradale è un must ed è il motivo per il quale lavoriamo ogni giorno: garantire l'utilizzo sicuro della nostra infrastruttura autostradale. La nostra partnership con le Olimpiadi è di grande successo perché è di grande successo l'evento olimpico. Supportare lo sport e rafforzare il messaggio sulla sicurezza stradale per noi è molto importante e farlo oggi è particolarmente significativo”.
Così Arrigo Giana, amministratore delegato di Aspi - Autostrade per l’Italia, alla proiezione in anteprima del docufilm “Ambra Sabatini. A un metro dal traguardo”, presso il Salone d’Onore di Casa Italia alla Triennale di Milano.
Dedicato all’atleta paralimpica portabandiera per l'Italia ai Giochi di Parigi 2024 e realizzato con il contributo di Aspi, partner ufficiale di Milano Cortina 2026, il docufilm conferma l’impegno di Autostrade per l’Italia nella promozione della sicurezza stradale e dei comportamenti responsabili alla guida.
Ma non solo: la storia di Sabatini, che dopo un incidente stradale ha subito l’amputazione della gamba sinistra all’altezza del ginocchio, evidenzia come, anche dopo una situazione difficile e dolorosa si possa tornare a vincere, nella vita e nello sport.
“Ambra, che è la nostra testimonial, è un esempio eclatante di come la qualità sportiva della tenacia riesca a far superare tutte le difficoltà della vita”, conclude.
Potrebbe essere un 88enne di Tarquinia scomparso da cinque giorni... 
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha minacciato "le conseguenze federali più severe" per i responsabili del rapimento di Nancy Guthrie, la madre della conduttrice Nbc Savannah Guthrie scomparsa il 1° febbraio nei pressi di Tucson, in Arizona.
In una breve intervista telefonica al New York Post, Trump ha affermato che ordinerà al Dipartimento di Giustizia di chiedere la pena di morte se l’84enne dovesse essere ritrovata senza vita. Gli autori del sequestro, ha dichiarato, affronterebbero "conseguenze molto, molto severe - le più severe". Alla domanda se ciò significhi la richiesta della pena capitale, il presidente ha risposto: "La più severa, sì - è vero".
Negli Stati Uniti le accuse federali sono frequenti nei casi di alto profilo, soprattutto quando vi è un coinvolgimento interstatale o la violazione di leggi federali. L’Arizona prevede la pena di morte, anche se le esecuzioni sono state rare negli ultimi anni; l’amministrazione intende inoltre trasferire in un carcere di massima sicurezza i detenuti federali condannati alla pena capitale a cui la pena era stata commutata.

Nella mattinata di oggi, Manageritalia e Assologistica hanno sottoscritto il rinnovo del 'Contratto collettivo nazionale di lavoro per i dirigenti delle imprese di logistica, magazzini generali, terminal operators portuali, interportuali ed aereoportuali', con decorrenza dal 1° gennaio 2026 e validità fino al 31 dicembre 2028. Contratto che ad oggi riguarda circa 90 dirigenti del settore. Una firma rappresenta una scelta di responsabilità e di visione strategica, volta a garantire stabilità, continuità e qualità nelle relazioni sindacali. Un segnale forte in un contesto economico ancora incerto, che tutela il potere d’acquisto dei manager e consente alle imprese una pianificazione efficace dei costi del lavoro. Ma le vere novità sono l’ulteriore investimento in welfare e l’innovazione sul tema dell’invecchiamento attivo al lavoro e misure per genitorialità e parità di genere, gli incentivi all’autoformazione e per la fruizione delle ferie.
Per Marco Ballarè, presidente di Manageritalia: “L’intesa raggiunta rappresenta un punto di equilibrio: consente ai dirigenti coinvolti di recuperare, almeno in parte, l’impatto dell’aumento dell’inflazione registrato negli ultimi anni, senza gravare in modo eccessivo sulle aziende. Si tratta di un intervento rilevante per la competitività del comparto logistico, settore strategico per lo sviluppo del Paese. Con la firma di oggi compiamo un ulteriore passo – contenuto ma significativo – nel percorso di Manageritalia a tutela dei diritti dei dirigenti italiani, con particolare attenzione al potenziamento del welfare. Abbiamo inoltre posto un focus specifico sull’invecchiamento attivo, promuovendo la valorizzazione dei dirigenti senior che, attraverso iniziative di tutoraggio e mentoring, potranno trasferire competenze ed esperienze alle nuove generazioni presenti in azienda”.
“Siamo soddisfatti di questo accordo che concretamente va nella direzione da noi auspicata, ovvero la valorizzazione delle figure dei manager logistici, vero elemento strategico per le aziende” sottolinea Paolo Guidi, presidente Assologistica, rilevando in particolare l’inserimento all’art.1 nell’ambito di applicazione del ccnl delle “aziende di servizi logistici anche integrati con attività di supporto alla produzione che coprono l’intero processo della supply chain”.
Sei i punti chiave dell’accordo. 1) Incremento retributivo: aumento lordo mensile a regime di 750 euro, suddiviso in tre tranche la prima pari a 250 euro a decorrere da 1° marzo 2026 (300 euro dal 1° gennaio 2027 e 200 euro mensili dal 1° gennaio 2028). Ad integrale copertura del periodo 1° gennaio/28 febbraio 2026, ai dirigenti in forza alla data di stipula dell’accordo verrà corrisposto un importo “una tantum” di euro 500 euro lordi.
2) Welfare contrattuale rafforzato: credito welfare annuale di 2000 euro, potenziamento del Fondo Mario Negri, conferma dei valori di universalità delle coperture assicurative dell’Antonio Pastore, revisione delle agevolazioni contributive contrattuali.
3) Campo di applicazione: è stato maggiormente dettagliato il campo di applicazione del ccnl. 4) Nuove tutele sociali e demografiche: innovazione sul tema dell'invecchiamento attivo, che supporta lo scambio intergenerazionale permettendo ai dirigenti vicini alla pensione di continuare ad operare con funzioni di tutoraggio dei colleghi più giovani, introduzione di una procedura per incentivare la fruizione delle ferie, sostegno alla genitorialità e mantenimento della copertura sanitaria per dirigenti con gravi patologie.
5) Formazione e politiche attive: promozione dell’auto-formazione, con diritto ad usufruire di un minimo di sei giornate di congedo retribuito nell’arco di un triennio. Estensione dell’ambito di applicazione delle Politiche attive per la ricollocazione.
6) Equità e trasparenza: misure per la parità di genere, la trasparenza retributiva e il contrasto al dumping contrattuale.

Tutto è nato da un’affermazione esplosiva – e sorprendente per molti – lanciata dagli Stati Uniti: la Cina sta pianificando test segreti sulle armi nucleari. Almeno uno sarebbe già stato condotto. Il governo cinese ha subito negato le accuse, ma il timore è che queste affermazioni possano segnare una profonda incrinatura in una norma consolidata fra superpotenze per limitare i test nucleari. Il Sottosegretario di Stato per il Controllo degli Armamenti e la Sicurezza Internazionale, Thomas DiNanno, ha reso pubblica l'importante scoperta dell'intelligence statunitense alla Conferenza sul Disarmo di Ginevra, a inizio febbraio. "La Cina ha condotto test nucleari esplosivi, compresi i preparativi per test con rese designate nell'ordine di centinaia di tonnellate", ha dichiarato in un discorso ai delegati presenti. "La Cina ha condotto uno di questi test nucleari ad alto rendimento il 22 giugno 2020", ha affermato DiNanno.
L'ambasciata cinese a Washington DC non ha risposto alla richiesta di commento dell'Adnkronos, ma in una dichiarazione data all'agenzia Afp, il ministero degli Esteri cinese ha definito le affermazioni "assolutamente false". "La Cina si oppone fermamente al tentativo degli Stati Uniti di inventare scuse per la ripresa dei test nucleari", si legge nella dichiarazione.
Secondo Lucrezia Goldin, sinologa e giornalista a Sky Tg24, queste accuse sono un modo per Washington di fare pressione sulla Cina, “affinché sigli un accordo di controllo sul nucleare, dopo che quello con la Russia è scaduto e non è stato rinnovato nel silenzio di Donald Trump”. “Ancora una volta l'approccio di Washington con Pechino è quello negoziale. Trump punzecchia i cinesi con delle accuse di test. Ma il vero obiettivo è portare la Cina sul tavolo delle negoziazioni e trovare un compromesso. Una contrattazione: si spara alto, si arriva a un punto d’incontro”.
I rapporti tra Cina e Stati Uniti nell'amministrazione Trump, spiega Goldin, sono stati finora caratterizzati da una natura transazionale, sia sul piano commerciale che su quello diplomatico. La sinologa, inoltre, fa notare che quella americana sia una strategia che non è cominciata con Trump. Già nella coda dell'amministrazione Biden la scelta era stata quella di virare la politica sulla deterrenza nucleare verso la Cina.
“Non più la Russia, non più la Corea del Nord. Una cosa che aveva stupito molto analisti, soprattutto perché ‘si lasciava andare’ Pyongyang, per così dire”, spiega Goldin. Secondo le stime più recenti, fino al 2019, l'arsenale di armi della Cina si aggirava intorno alle 200 unità. Ora, l’intelligence statunitense ritiene che la Cina sia sulla buona strada per raggiungere le 1.000 testate entro il 2030.
Sebbene le principali potenze nucleari non abbiano fatto esplodere una bomba nucleare per decenni, ciò non significa che il lavoro sulle armi nucleari non sia continuato. Ad esempio, negli Stati Uniti, gli scienziati hanno avviato un programma per la manutenzione delle armi senza testarle, che include simulazioni al computer, esperimenti scientifici e test esplosivi sotterranei su componenti di armi nucleari. Queste esplosioni non innescano una reazione nucleare a catena – sono definiti test "subcritici" – e quindi non violano la moratoria internazionale sui test. Si ritiene che Cina e Russia abbiano programmi simili: la Russia è stata vista modernizzare i suoi impianti nucleari e, negli ultimi anni, la Cina ha ampliato il suo principale sito di test scavando nuovi tunnel.
Gli Stati Uniti sospettano da tempo che Cina e Russia stiano conducendo esperimenti che innescano effettivamente una piccola reazione nucleare a catena, ma parte del problema è che "il Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari non definisce cosa sia un'esplosione", afferma all'Adnkronos Jeffrey Lewis, esperto di controllo degli armamenti al Middlebury College. Secondo Lewis, Cina e Russia potrebbero interpretarlo nel senso che sono autorizzate piccole reazioni nucleari a catena, purché l’esplosione non diventi troppo grande. Goldin, da parte sua, precisa come sia vero che la Cina abbia accelerato sulla produzione di testate nucleari: “Ma è anche vero che rispetto a Russia e Stati Uniti ne ha molte, ma molte, di meno. E soprattutto le capacità militari moderne della Repubblica popolare cinese per il momento sono solo teoriche e non testate”, afferma la sinologa.
Indipendentemente da quanto accaduto nel 2020, gli Stati Uniti sostengono anche che la Cina stia pianificando test con "resa stimata nell'ordine delle centinaia di tonnellate". Tali test, qualora dovessero realizzarsi, si collocherebbero in una zona grigia tra una piccola reazione nucleare a catena e una detonazione su vasta scala. Ankit Panda, esperto di armi nucleari presso il Carnegie Endowment for International Peace, ritiene che l'ipotesi più plausibile è che la Cina stia effettuando test su piccola scala per garantire che le sue armi non esplodano accidentalmente.
Panda ha affermato che se un'arma fallisse un simile test di sicurezza, potrebbe "superare" la potenza prevista, provocando un'esplosione nell'ordine di poche centinaia di tonnellate. Un tale fallimento porterebbe presumibilmente a progetti di armi più sicuri. L'ipotesi meno plausibile è che la Cina stia tentando di testare progetti di nuove armi nucleari. Secondo gli esperti, i test potrebbero essere utilizzati per lo sviluppo di dispositivi come i missili ipersonici o per armi "piccole" con potenza nucleare nell'ordine delle decine di kilotoni.
Il Pentagono, secondo un funzionario consultato da Adnkronos, teme che un arsenale cinese in espansione possa essere il preludio all'invasione di Taiwan o un tentativo di superare le difese missilistiche americane. "La Cina non ci ha spiegato perché si stanno verificando questi cambiamenti. E così negli Stati Uniti, l'immaginazione si è scatenata", ha affermato il funzionario.
Gli analisti hanno esaminato i dati sismici disponibili al pubblico del 22 giugno 2020 – la presunta data a cui fanno riferimento gli americani – e non hanno trovato tracce di un test esplosivo vicino al sito cinese. Anche l'Organizzazione del Trattato per la messa al bando totale degli esperimenti nucleari ha dichiarato di non aver visto prove sismiche di un test. Alla richiesta dei giornalisti di ulteriori informazioni sul presunto test cinese, il Dipartimento di Stato ha dichiarato che saranno presto pubblicate, ma senza spiegare quando. A detta dell’analista Jeffrey Lewis, una delle ragioni della mancanza di prove sismiche potrebbe essere che la Cina abbia nascosto il test tramite il "disaccoppiamento" (decoupling, in inglese ndr). Tale tecnica è stata menzionata anche dal Sottosegretario di Stato per il Controllo degli Armamenti e la Sicurezza Internazionale, Thomas DiNanno.
Il "Disaccoppiamento" è un altro modo per dire che l'esplosione è stata condotta in una grande cavità vuota: quando l'onda d'urto della deflagrazione raggiunge le pareti della cavità, gran parte dell'energia non si trasferisce alla roccia e l'esplosione sembra molto più piccola di quanto non sia in realtà. Tuttavia, i sistemi di monitoraggio globale sono estremamente efficaci, quindi, anche con il disaccoppiamento, è estremamente improbabile che, nel 2020, si sia trattato di un test nucleare su vasta scala.
L'espansione nucleare della Cina è una delle ragioni principali per cui gli Stati Uniti hanno permesso la scadenza del loro ultimo trattato sul controllo degli armamenti con la Russia, nel 2026, e stanno riconsiderando i test nucleari. Il presidente Trump ha dichiarato di voler effettuare test "su un piano di parità" con altri paesi, inclusa la Cina. Secondo Lucrezia Goldin, i media del governo cinese parlano di un pretesto americano per giustificare il loro di riarmo nucleare con relativi test. “Sui social cinesi – che anche se sono uno spazio controllato comunque sono un'ottima finestra sulla società cinese – diversi commenti ricordano che tra Pechino e Washington chi ha usato le armi nucleari in passato non è stata la Cina”, afferma la sinologa.
Jeffrey Lewis, da parte sua, dice di essere molto preoccupato che tutte queste discussioni sui test possano iniziare a ingigantirsi, senza un vero punto di arresto, facendo tornare il mondo ai tempi della Guerra Fredda. Tuttavia, Goldin chiarisce come Pechino e il suo modo di fare sia sempre stato molto diverso rispetto a quello di tutte le altre superpotenze e continuerà a esserlo: “In questa partita di scacchi, la Cina gioca il nero e si prenderà tutto il tempo per osservare prima di una eventuale mossa”. (di Iacopo Luzi)

È un problema più comune di quanto si possa pensare. Oltre il 50% delle italiane over 50 vivono i disagi causati da disturbi del microcircolo venoso: gambe stanche, pesanti e gonfie. Il problema però interessa anche le più giovani, soprattutto in momenti particolari come la stagione estiva, la gravidanza o in corrispondenza di stili di vita troppo sedentari o troppo attivi. Il tema della circolazione venosa degli arti inferiori, sottovalutato fino a quando i sintomi non diventano particolarmente fastidiosi, è stato al centro dell’evento organizzato, il 12 febbraio a Bologna da Alfasigma, per la presentazione di un nuovo integratore costituito da una miscela bilanciata di diosmina, esperidina ed estratti vegetali di ruscus e ananas, in grado di favorire la funzionalità del microcircolo e il drenaggio dei liquidi corporei.
Gli esperti di medicina interna e vascolare, che sono intervenuti all’incontro, oltre a spiegare cause, sintomi e fattori di rischio, hanno chiarito l’importanza della nutrizione e del microcircolo per il benessere delle gambe. La malattia venosa cronica comprende un insieme di condizioni che derivano da un alterato ritorno del sangue al cuore che possono manifestarsi con segni clinici molto diversi: da teleangectasie - sottili linee rosse, blu o viola, spesso a forma di ragnatela su gambe e viso - e capillari visibili, a sintomi più complessi come sensazione di pesantezza, gonfiore, crampi e dolore delle gambe. Questi disturbi non sono semplici ‘fastidi estetici’, ma campanelli d’allarme che richiedono attenzione.
Studi clinici su popolazioni di adulti, in diverse città italiane - è stato ricordato - mostrano come non solo le donne, ma anche una percentuale significativa di uomini presentino fenomeni venosi anche lievi, come capillari o varici, con una prevalenza che aumenta con l’età: più del 50% della popolazione oltre i 50 anni mostra qualche forma di insufficienza venosa, reflusso venoso o alterazione vascolare.
"La ricerca in ambito vascolare si sta concentrando sempre più sullo studio del microcircolo, evidenziando la correlazione esistente tra le alterazioni venose e uno stato di infiammazione sistemica - ha illustrato Andrea Lupascu dirigente medico presso il percorso Trombosi del Policlinico Agostino Gemelli di Roma - La salute delle gambe diventa così un importante indicatore del benessere cardiovascolare complessivo, permettendoci di intercettare precocemente una fragilità vascolare che riguarda l'intero organismo. L’obiettivo della ricerca - ha continuato - va quindi nella direzione di identificare disfunzioni precoci del microcircolo, così da consentire interventi mirati, come ad esempio un’integrazione nutrizionale precoce, per evitare il manifestarsi di danni macroscopici".
"Uno stile di vita sedentario, fattori ormonali, cattiva alimentazione e sovrappeso - ha dettagliato Cristiana Vitale, professore di Medicina Interna all’Università San Raffaele di Roma - sono alcuni dei principali fattori di rischio, che possono compromettere il buon funzionamento della microcircolazione a livello delle gambe, con sintomi quali dolore, gonfiore, fragilità capillare, sensazione di pesantezza. Le pazienti di età giovane sono poi preoccupate di quello che potrà essere l'evoluzione di questi sintomi, anche in previsione di una gravidanza. Intervenire precocemente su questi primi campanelli d’allarme - ha avvertito - è fondamentale per preservare la salute vascolare". Infatti "capire i meccanismi fisiopatologici che poi determinano i sintomi dei nostri pazienti - ha evidenziato Lupascu - permette di fare un trattamento mirato. L'integrazione precoce ci permette di agire subito su una malattia che ha un'evoluzione cronica costante ed evitare complicanze, anche gravi, come le ulcere".
In questo contesto "l'impegno di Alfasigma è rivolto a migliorare la qualità della vita delle persone – ha sottolineato Paolo Pellegrino, Chc Global medical affairs di Alfasigma - Il nuovo integratore alimentare rappresenta un passo avanti nella direzione di contribuire al benessere delle donne che vivono ogni giorno i disagi causati dalle gambe pesanti, che spesso vengono sottovalutate, ma meritano attenzione e cura".

L'intelligenza artificiale come strumento predittivo che aiuti a personalizzare la dieta dei neonati prematuri. E' l'idea al centro di uno studio italiano pubblicato sul 'Journal of Perinatology' (gruppo Nature), condotto da un team di ricercatrici della Fondazione Irccs San Gerardo dei Tintori (Fsgt) di Monza e del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria (Deib) del Politecnico di Milano. Per la Fsgt hanno partecipato le neonatologhe Maria Luisa Ventura, Valentina Bozzetti, Valeria Cavalleri e Lucia Iozzi, con le ingegnere Emanuela Zannin e Paola Coglianese. Per il Deib hanno contribuito la docente Simona Ferrante con le ingegnere Linda Greta Dui e Silvia Riccò.
Il lavoro - spiegano da Irccs San Gerardo e PoliMi - affronta uno dei momenti più delicati nella cura del neonato altamente pretermine: il passaggio dall'alimentazione per via endovenosa (parenterale) a quella per via orale (enterale), una fase di transizione nutrizionale estremamente cruciale per crescita e sviluppo, che oggi viene gestita senza approcci standardizzati supportati da evidenze scientifiche robuste, e in cui un apporto di nutrienti eccessivo, insufficiente o sbilanciato può determinare complicazioni e contribuire a un rallentamento della crescita extrauterina (Extrauterine Growth Restriction, Eugr). I risultati dello studio mostrano che un adeguato apporto di proteine e lipidi già nei primi giorni di vita, insieme al tasso di crescita nella prima settimana, rappresentano elementi chiave per predire l'Eugr. Un contributo rilevante della ricerca è stata inoltre la suddivisione dei pazienti in base a diversi profili di prematurità: è emerso infatti come i fabbisogni e gli apporti nutrizionali differiscano nei vari gruppi, aprendo la strada a una maggiore personalizzazione delle cure.
"Nei neonati grandi prematuri - afferma Bozzetti - la crescita non è solo un indicatore numerico: un rallentamento della crescita extrauterina può avere conseguenze che si estendono nel tempo, con possibili ricadute anche sullo sviluppo neurocognitivo. Per questo studiare la transizione nutrizionale significa puntare non solo a 'far crescere di più', ma a sostenere la qualità complessiva dello sviluppo. Per farlo, però, serve riuscire a leggere davvero ciò che accade nei giorni più delicati della vita, quando ogni scelta può fare la differenza". Ed "è qui che entra in gioco la forza dei dati", prosegue Ventura. "In questo lavoro - sottolinea - abbiamo potuto attingere a un vero e proprio 'mare di dati', oltre mille cartelle cliniche elettroniche di neonati grandi prematuri seguiti in un unico centro, ciascuna ricchissima di informazioni cliniche e nutrizionali. Mettere questo patrimonio nelle mani dell'intelligenza artificiale significa poter affrontare una complessità che gli studi tradizionali non riescono a catturare con la stessa profondità".
"L'intelligenza artificiale - rimarca Ferrante - permette di integrare grandi volumi di dati clinici eterogenei e di trasformarli in strumenti utili per la ricerca e, progressivamente, per supportare le decisioni cliniche. Il valore nasce dall'incontro tra competenze: da un lato la solidità metodologica e la capacità di leggere la complessità dei dati, dall'altro la conoscenza clinica che dà senso ai numeri e orienta le domande giuste. E' così che i modelli diventano non solo accurati, ma anche interpretabili e potenzialmente trasferibili nella pratica".
"In questo studio - conclude Dui - abbiamo tradotto questa integrazione in modelli capaci di predire l'Eugr durante la transizione nutrizionale, riconoscendo pattern e combinazioni di variabili clinico-nutrizionali che aiutano a descrivere in modo più preciso una fase particolarmente critica. L'obiettivo non è sostituire il giudizio clinico, ma offrire uno strumento in più per anticipare i bisogni del singolo paziente e orientare strategie sempre più personalizzate, calibrate sui diversi profili di gravità della prematurità".

“Questo docufilm è una grande occasione per condividere la mia storia, una storia di rinascita. Ho sempre avuto la passione per lo sport e il sogno delle Olimpiadi, che poi si è trasformato a causa di un incidente stradale in cui ho perso la mia gamba sinistra. Non ho però perso la voglia di fare sport e dopo l'incidente, oltre all'impegno per ritornare in pista, c'è stata quella voglia di sensibilizzare sulla sicurezza stradale per far sì che accadano sempre incidenti, soprattutto tra i giovani che possono prestare meno attenzione” alla guida.
Sono le parole di Ambra Sabatini, atleta paralimpica portabandiera per l'Italia ai Giochi di Parigi 2024, plurimedagliata e detentrice del record mondiale nei 100 metri, alla proiezione in anteprima del docufilm “Ambra Sabatini. A un metro dal traguardo”, presso il Salone d’Onore di Casa Italia alla Triennale di Milano.
Il docufilm - realizzato con il contributo di Aspi - Autostrade per l’Italia, partner ufficiale di Milano Cortina 2026 - non solo sottolinea la crucialità di comportamenti responsabili alla guida ma mostra anche come dopo una pesante battuta d’arresto ci si possa rialzare e tornare a vincere, nella vita e nello sport.
“Le Olimpiadi e le Paralimpiadi sono sempre un grande momento di coinvolgimento del pubblico, della popolazione - conclude Sabatini - è l’occasione per mandare dei messaggi forti, tra cui l'inclusione, ma anche l’importanza della sicurezza stradale”.

“Le Olimpiadi rappresentano la storia. Autostrade rappresenta la storia dell’Italia. Dagli anni ‘60 in poi sono state costruite strade che hanno contribuito allo sviluppo del Paese. Autostrade rappresenta la storia di un'Italia che cresce, che lavora e che oggi si posiziona come una delle nazioni che trainano l'economia del mondo. Autostrade e il Comitato olimpico, in questo particolare momento, sono un connubio di successo: sono protagonisti e costruttori di certezze”.
Lo ha detto il presidente del Coni (Comitato olimpico nazionale italiano) Luciano Buonfiglio, alla proiezione in anteprima del docufilm realizzato con la collaborazione di Aspi - Autostrade per l’Italia “Ambra Sabatini. A un metro dal traguardo”, presso il Salone d’Onore di Casa Italia alla Triennale di Milano.
Lanciato in occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026, il documentario racconta la storia di riscatto - nella vita e nello sport - dell’atleta che, dopo un incidente stradale che le è costato l’amputazione della gamba sinistra all’altezza del ginocchio, ha dovuto trovare le forze di rialzarsi e di reagire. Uno spirito resiliente, in pieno stile Olimpico, che l’ha portata a vincere diverse medaglie d’oro, ad essere portabandiera per l’Italia ai Giochi di Parigi 2024 e ad infrangere il record mondiale nei 100 metri.
“Sono un privilegiato - ammette Buonfiglio - perché ho visto gareggiare Ambra Sabatini quando ha vinto. Cerco di emozionarmi tutti i giorni per vivere a pieno. Lei è una delle mie emozioni”, conclude.

Eurobond sì o no? Che si chiamino così o si chiamino 'asset sicuri', come continuano a chiamarli i burocrati a Bruxelles, servono all'Europa se vuole veramente diventare autonoma e indipendente nelle scelte che riguardano la competitività, l'innovazione digitale e la difesa. Ci sono tutte le condizioni per fare un passo in avanti decisivo, nell'unica strada disponibile per costruire un futuro diverso, in cui l'essere Europa non sia un ostacolo, o un vincolo, ma una concreta opportunità: creare debito comune per finanziare gli investimenti che servono.
L'hanno sostenuto con forza Mario Draghi ed Enrico Letta nei loro rapporti, evidenziando che la chiave per guardare avanti con ragionevole ottimismo è una sola: puntare sugli investimenti comuni. Come? Con quanta intensità? Rinunciando a quale quota di sovranità? Sono domande, legittime, che vengono dopo una presa di coscienza che dovrebbe essere condivisa dagli stati membri che vogliono andare avanti. Per dirla con le parole usate da Draghi nel suo ultimo manifesto per un 'federalismo pragmatico': si faccia con chi ci sta, purché si faccia.
A favore degli eurobond c'è il contesto. La pressione di Donald Trump, che se ha un merito è quello di aver chiarito che è finita l'assistenza americana; la domanda di investimenti sicuri da parte degli investitori istituzionali che cresce in maniera proporzionale alla preoccupazione per l'instabilità internazionale e alla minore credibilità degli asset americani; soprattutto, ci sono miliardi di euro da trovare con urgenza. A favore degli eurobond c'è anche un precedente. Il piano Next Generation EU per reagire dopo la pandemia Covid non solo ha funzionato ma ha anche dimostrato che quando l'Europa è capace di muoversi insieme è capace di costruire risposte forti, strutturali, durature.
Cosa rema invece contro una soluzione che sul piano economico e finanziario non ha controindicazioni? La volontà politica dei Paesi che devono trainare una decisione così dirompente. Se la Francia spinge, con Emmanuel Macron mai così esplicito, "è il momento di creare un’opzione di indebitamento congiunto per queste spese future, eurobond per il futuro", ha detto in un’intervista a un gruppo di giornali europei, è la Germania a continuare a frenare. La principale ragione che spinge Berlino è ormai, di fatto, incompatibile con qualsiasi forma di europeismo consapevole: gli eurobond hanno dal punto di vista tedesco il grande demerito di erodere il loro vantaggio nella competizione con gli altri Stati membri, che è sempre stato garantito da un maggiore spazio fiscale. Detto in altri termini, la Germania per gli eurobond dovrebbe rinunciare al vantaggio accumulato grazie al minor debito prodotto finora. La posizione tedesca però potrebbe rivelarsi particolarmente miope, considerando le difficoltà della sua economia e rischi industriali che sta correndo.
E l'Italia? Come si sta muovendo in questo scacchiere complicato? C'è una frase pronunciata dalla premier Giorgia Meloni che sintetizza bene la prudenza che ha scelto: "Personalmente sono favorevole agli eurobond ma sapete che è uno dei dibattiti più divisivi qui in Europa". Un atteggiamento comprensibile, visti i rapporti rafforzati con il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Ma resta il dato di fondo, che non andrebbe sottovalutato. Gli eurobond, per la loro natura, sono uno strumento che va nella direzione dell'interesse nazionale italiano, a maggior ragione se si guarda alla consistenza del nostro debito. Non solo. Proprio per il contesto e la congiuntura, questo interesse può diventare l'interesse prevalente per buona parte dell'Europa. Germania inclusa, se sono Berlino facesse uno sforzo di lungimiranza. (Di Fabio Insenga)
Regione, dotazione iniziale di 10 milioni di euro... 
“Ambra, che è la nostra testimonial, è un esempio eclatante di come la qualità sportiva della tenacia riesca a far superare tutte le difficoltà della vita, che nel suo caso sono arrivate a seguito di un incidente stradale. Da qui ci colleghiamo al tema della sicurezza, che per noi è un must ed è il motivo per il quale lavoriamo ogni giorno: garantire l'utilizzo sicuro della nostra infrastruttura autostradale”.
Così Arrigo Giana, amministratore delegato di Aspi - Autostrade per l’Italia, alla proiezione in anteprima del docufilm “Ambra Sabatini. A un metro dal traguardo”, presso il Salone d’Onore di Casa Italia alla Triennale di Milano.
Dedicato all’atleta paralimpica portabandiera per l'Italia ai Giochi di Parigi 2024 e realizzato con il contributo di Aspi, partner ufficiale di Milano Cortina 2026, il docufilm conferma l’impegno di Autostrade per l’Italia nella promozione della sicurezza stradale e dei comportamenti responsabili alla guida.
Ma non solo: la storia di Sabatini, che dopo un incidente stradale ha subito l’amputazione della gamba sinistra all’altezza del ginocchio, evidenzia come, anche dopo una situazione difficile e dolorosa si possa tornare a vincere, nella vita e nello sport.
“Per noi è molto importante essere qui oggi. La nostra partnership con le Olimpiadi è di grande successo perché è di grande successo l'evento olimpico. Supportare lo sport e rafforzare questo messaggio sulla sicurezza stradale per noi è molto importante e farlo oggi è particolarmente significativo”, conclude.

Obbligo di stipulare una polizza Rc auto anche per veicoli non utilizzati e bloccati per anni nei box o in spazi privati? Il decreto legislativo - varato a dicembre scorso dal Consiglio dei Ministri - c'è, per la legge manca ancora il via libera del Parlamento. Ma i tempi sembrano stretti per il recepimento anche in Italia della direttiva UE (la 2021/2118) che cambia alcune delle normative. Fino a oggi l'obbligo era previsto per i veicoli circolanti oppure parcheggiati in aree pubbliche.
Il senso della norma e il rischio di pagare a vuoto
All'origine c'è un obiettivo di sicurezza visto che un mezzo, anche se chiuso in uno spazio non accessibile al pubblico, ha il potenziale di creare danni (fughe di carburante, caduta dei mezzi). Sulla applicazione della norma c'è ancora un dibattito in corso, anche perché è prevista la sospensione - anche per lunghi periodi - della polizza, facendo cadere quindi la copertura assicurativa.
Il rischio è quindi quello di istituire un obbligo di assicurazione che assicura entrate alle compagnie ma - in caso di incidente durante i periodi di sospensione - non garantisce la copertura richiesta.
Inoltre nel decreto in discussione in Parlamento è prevista la possibilità di polizze RC con durata inferiore a 12 mesi (oggi la copertura annuale è obbligatoria, ma con la possibilità limitata di sospensione).
Problemi per le imprese
Il problema della copertura non riguarda solo i proprietari di rottami dimenticati in un box o in una casa di campagna ma anche le imprese che hanno veicoli inutilizzati (o usati solo per brevi periodi stagionali) ma comunque ancora iscritti al Pra e fermi in spazi chiusi. L'obbligo poi vale anche per i rimorchi, anche se non collegati a un veicolo.
Cosa si prevede per rottami e auto d'epoca
Fra le poche deroghe previste dal testo in discussione, quella per i veicoli ridotti a rottame o completamente privi di motore. Sono i mezzi “realmente inutilizzabili’’, privi di “parti essenziali’’ alla loro funzionalità. Il nodo, tutto da chiarire, è quali siano in effetti - e per ogni tipologia di veicolo - le parti essenziali.
Per moto e auto d'epoca, utilizzate con il contagocce e già assicurabili con polizze particolari a costi ridotti, si potrebbero poi creare modalità assicurative differenti rispetto alla 'normale' Rc auto: si pagherebbe diversamente insomma per un mezzo circolante rispetto a uno 'fermo', esposto in un negozio o esposto in una collezione.
Ultimo punto quello delle manifestazioni sportive motoristiche per le quali si potrebbe arrivare a una polizza 'complessiva' stipulabile da organizzatori di gare e competizioni, con durata limitata.
Sul tema comunque una buona notizia è arrivata dal DDL Rottamazione che consente la demolizione e la cancellazione dal PRA dei veicoli fuori uso anche se gravati da fermo amministrativo. In questo modo potranno essere tolti dalla circolazione mezzi che 'esistono' solo per il fisco, liberano le strade da carcasse inutilizzabili (o inutilizzate).

Addio definitivo al rame e fibra ottica per tutti. Con uno 'switch on' che va accelerato per consentire di cogliere tutte le opportunità della rivoluzione che passa per la connettività, dal contributo al pil alla creazione di nuova occupazione. Se n'è parlato diffusamente durante l'evento 'Fiber Switch On: l’accesso al futuro è adesso', organizzato dalla Luiss. Tre i documenti discussi, che integrano prospettive diverse, partendo dalla fotografia della situazione: a che punto siamo?
L’evento è stato aperto dai saluti istituzionali di Paolo Boccardelli, Rettore della Luiss: "Adottare la fibra ultraveloce FTTH non è una scelta tecnica, ma un driver di sviluppo. È ciò che permette a cittadini, imprese e istituzioni di partecipare pienamente alla vita economica e democratica, riducendo le disuguaglianze, sostenendo la crescita e costruendo un’Italia più competitiva e inclusiva".
Se sul piano dell'infrastruttura il Paese ha recuperato terreno, Alessio Butti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alla Trasformazione Digitale, in un video messaggio si è soffermato sulla sfida dell'adozione: "Dobbiamo vincere la sfida dell’adozione. Il primo obiettivo per arrivare alla piena adozione sono le competenze; il secondo è il take-up dei servizi digitali, passando da una logica infrastrutturale a una valorizzazione delle reti come piattaforme per servizi pubblici digitali avanzati”.
Il punto di partenza del documento 'Fiber for Human Value. La fibra come motore di sviluppo economico e sociale', della Luiss, è l'analisi del contesto italiano, che rivela "una realtà complessa, segnata da una evoluzione delle reti di connettività che è ancora condizionata da quella che potremmo definire la 'trappola del rame'. Per anni, infatti, "strategie conservative focalizzate sull'aggiornamento delle vecchie reti in rame hanno rallentato la transizione verso una banda ultralarga ad elevate prestazioni, in grado di sostenere la creazione della società digitale del futuro".
Oggi, grazie a un cambio di passo impresso anche dal ricorso a risorse finanziarie pubbliche (come quelle stanziate per la "Strategia Italiana per la Banda Ultralarga" e il Piano "Italia a 1 Giga"), il Paese ha recuperato terreno sul fronte infrastrutturale, raggiungendo una copertura FTTH che sfiora il 71% delle famiglie, un dato superiore alla media UE secondo il DESI 2025. Qui, però, "emerge il 'paradosso della digitalizzazione'. A fronte di un'infrastruttura d'eccellenza, l'Italia registra tassi di adozione (take-up) ancora modesti: solo poco più del 25% delle linee attive sfrutta le potenzialità del Gigabit".
Il passaggio obbligato da portare a termine è lo switch off del rame. Questo passaggio epocale "non è privo di criticità, perché le sfide da affrontare sono molteplici". Sul piano tecnico, ad esempio, "si pone il quesito di come garantire la migrazione dei servizi speciali e critici che ancora dipendono da vecchi protocolli". Sul piano economico, viceversa, "ciò richiede di gestire gli impatti sugli operatori che hanno basato il loro business model sull'accesso alla rete in rame". Sul piano sociale e culturale, infine, "diviene necessario vincere la resistenza al cambiamento di quella fascia di popolazione meno digitalizzata, che potrebbe percepire la migrazione tecnologica come un'imposizione o un costo aggiuntivo, anziché come un'opportunità".
La sfida per l'Italia, dunque, "non è più solo posare cavi, ma 'accendere' la consapevolezza. Il futuro digitale del Paese si gioca sulla capacità di trasformare la connettività fisica in connessione sociale, colmando quel divario tra potenziale tecnologico e realtà applicativa che ancora ci separa dai leader europei".
Per superare queste barriere e trasformare l'infrastruttura in un vero volano di crescita, l'analisi suggerisce un set di azioni prioritarie rivolte ai diversi attori del sistema. Per le Istituzioni e il Regolatore nazionale, è urgente una semplificazione radicale attraverso l'introduzione di uno "sportello unico digitale" per i permessi e l'armonizzazione delle linee guida locali. Parallelamente, occorre istituire un'anagrafe unica e centralizzata degli indirizzi civici, bonificata e interoperabile, per garantire una pianificazione certa. Dal punto di vista della concorrenza, le policy devono favorire modelli Wholesale-Only e l'accesso equo alle infrastrutture (Open Access), incentivando al contempo lo switch-off del rame attraverso meccanismi che ne riducano la convenienza economica rispetto alla fibra. Per i Policymaker, il procurement pubblico deve diventare una leva strategica: la spesa pubblica dovrebbe orientarsi verso servizi cloud-native nazionali, imponendo standard di connettività elevati per tutte le sedi della PA. Fondamentale è anche l'adozione di strumenti di sostegno agli investimenti, come voucher per la connettività e crediti d'imposta per le aree a fallimento di mercato, per evitare che la transizione crei nuove disuguaglianze territoriali. Per il mercato, la capacità di risposta alle sfide attuali richiede una collaborazione ecosistemica. Operatori, utility e mondo della formazione devono cooperare per colmare il gap di competenze, investendo in Academy tecniche e percorsi di certificazione professionale. Infine, è cruciale una maggiore trasparenza comunicativa verso la cittadinanza per costruire un consenso sociale informato attorno alle opere infrastrutturali, presentandole non come cantieri, ma come abilitatori di futuro.
Politecnico di Torino, un motore di sostenibilità
La crescente diffusione della connettività, accompagnata alla diversificazione dei servizi offerti, "si traduce nella necessità di reti sempre più performanti, non solo in termini di indicatori tradizionali quali capacità trasmissiva e latenza, ma anche in termini di resilienza, indispensabile per garantire la continuità di servizi critici su cui si fa un affidamento sempre maggiore". In tale scenario evolutivo, "l’espansione delle infrastrutture di telecomunicazioni ha comportato un aumento significativo dei consumi energetici, con un duplice impatto". Da un lato, "l’incremento dei costi operativi sostenuti dagli operatori di rete, di cui il consumo energetico rappresenta oggi una quota rilevante, riduce la capacità di investimento strategico in nuove tecnologie e nel miglioramento delle prestazioni e della qualità del servizio". Dall’altro lato, "la crescita dei consumi energetici determina un impatto ambientale che compromette la sostenibilità della crescita".
I risultati dello studio di Michela Meo e Daniela Renga per il Politecnico di Torino mostrano che "lo spegnimento della tecnologia in rame porta a una riduzione dei consumi energetici particolarmente significativa, pari all’86%". Questo risultato "è dovuto all’effetto combinato del limitato fabbisogno energetico dei dispositivi che realizzano le reti ottiche e del ridotto numero di dispositivi necessari per servire l’utenza".
La metodologia utilizzata per l’analisi ha permesso anche di studiare diversi scenari di transizione dalla attuale coesistenza di reti in rame e ottiche a reti interamente in fibra ottica. I risultati suggeriscono che "accelerare la transizione rispetto a una transizione completa in 10 anni, come previsto nel Digital Networks Act (DNA) può portare a risparmi fino a 4 TWh di energia. Una politica di supporto alla transizione verso reti interamente ottiche ha un grande potenziale in termini di sostenibilità ambientale, riduzione dei costi e quindi capacità di investimento in innovazione e qualità del servizio, e resilienza delle infrastrutture di telecomunicazioni".
Michela Meo, Professoressa di Telecomunicazioni al Politecnico di Torino, ha fatto una sintesi efficace: "Ogni anno perso nel completamento della migrazione non rappresenta solo un freno all'innovazione digitale, ma si traduce in un costo energetico e ambientale diretto per il mantenimento in vita di tecnologie obsolete ed energivore. Accelerare lo switch-off del rame non è dunque solo un'opportunità tecnologica, ma un imperativo di sostenibilità".
Deloitte, impatti economici e occupazionali per l’Italia
Lo studio Deloitte, intitolato 'Lo switch-on della Fibra FTTH: Impatti economici e occupazionali per l’Italia', evidenzia in particolare come il valore aggiunto degli investimenti per la realizzazione della rete in fibra ottica e della successiva disponibilità della banda ultra larga nelle aree bianche, che abilita nuove opportunità di digitalizzazione per cittadini e imprese, si traduca in "un impatto moltiplicativo significativo sull’economia: per ogni euro investito, si stima siano stati generati finora complessivamente 4,4 euro di contributo totale al PIL". Questo lascia presupporre "impatti attesi ancora maggiori nel medio-lungo termine a fronte di una crescente diffusione di utilizzo della banda ultra larga, ancora parzialmente limitata, da parte di cittadini e imprese".
Questo, considerato che la banda Ultra larga nelle aree bianche italiane "è molto più di una semplice opera infrastrutturale, ma anche un intervento strategico come motore di crescita economica e un fattore chiave per la coesione sociale e territoriale". Si stima che la Banda Ultra Larga nelle aree bianche abbia generato finora oltre 16 miliardi di euro di contributo al PIL italiano e più di 250 mila nuovi posti di lavoro grazie alla sua diffusione, in aggiunta a circa 5,3 miliardi di euro di contributo al PIL e più di 90 mila occupati supportati dagli investimenti per la realizzazione dell’infrastruttura.
Marco Vulpiani, Senior Partner, Head of Deloitte Economics, ha evidenziato come la fibra FTTH dimostri di essere "un motore di inclusione, produttività e sviluppo territoriale: abilita smart working, innovazione delle imprese, modernizzazione dei servizi pubblici e valorizzazione delle comunità locali, favorendo lo sviluppo di imprenditoria locale e riducendo il fenomeno dello spopolamento dei piccoli centri ed aree remote". L’adozione dell’FTTH è quindi "una priorità nazionale per ridurre il divario digitale e valorizzare tutto il territorio, sostenendo una crescita sostenibile, diffusa e resiliente dell’intero Paese".

“Ambra, che è la nostra testimonial, è un esempio eclatante di come la qualità sportiva della tenacia riesca a far superare tutte le difficoltà della vita, che nel suo caso sono arrivate a seguito di un incidente stradale. Da qui ci colleghiamo al tema della sicurezza, che per noi è un must ed è il motivo per il quale lavoriamo ogni giorno: garantire l'utilizzo sicuro della nostra infrastruttura autostradale”.
Così Arrigo Giana, amministratore delegato di Aspi - Autostrade per l’Italia, alla proiezione in anteprima del docufilm “Ambra Sabatini. A un metro dal traguardo”, presso il Salone d’Onore di Casa Italia alla Triennale di Milano.
Dedicato all’atleta paralimpica portabandiera per l'Italia ai Giochi di Parigi 2024 e realizzato con il contributo di Aspi, partner ufficiale di Milano Cortina 2026, il docufilm conferma l’impegno di Autostrade per l’Italia nella promozione della sicurezza stradale e dei comportamenti responsabili alla guida.
Ma non solo: la storia di Sabatini, che dopo un incidente stradale ha subito l’amputazione della gamba sinistra all’altezza del ginocchio, evidenzia come, anche dopo una situazione difficile e dolorosa si possa tornare a vincere, nella vita e nello sport.
“Per noi è molto importante essere qui oggi. La nostra partnership con le Olimpiadi è di grande successo perché è di grande successo l'evento olimpico. Supportare lo sport e rafforzare questo messaggio sulla sicurezza stradale per noi è molto importante e farlo oggi è particolarmente significativo”, conclude.

Minacce di morte via social, con riferimenti all’indirizzo di casa e alla famiglia, recapitate all’arbitro Federico La Penna nelle ore seguenti a Inter-Juve. Messaggi che hanno coinvolto anche la moglie e le due figlie. A quanto apprende l'Adnkronos, il Centro operativo per la sicurezza cibernetica del Lazio sta indagando sul caso.
Intanto la Procura di Roma è in attesa di ricevere la denuncia presentata alla Polizia Postale, gli atti arriveranno a piazzale Clodio all’attenzione del procuratore aggiunto Sergio Colaiocco che avvierà un fascicolo di indagine.
La Penna si è rivolto alla polizia postale denunciando alcune pesanti frasi ricevute dagli haters: ''Ti sparo'', ''ti ammazzo'', ''ti veniamo a cercare, sappiamo dove abiti''. Al vaglio i profili da cui sono arrivate le minacce per risalire ai responsabili. Come riferiva stamane il Corriere dello Sport, il 42enne 'fischietto' romano, avvocato nella vita professionale, ha raccolto e archiviato commenti, chat e insulti, predisponendo il materiale per una denuncia.
Le intimidazioni sono arrivate all’indomani della gara segnata dall’errore dell'arbitro, ingannato dalla simulazione del nerazzurro Alessandro Bastoni[1] sul secondo giallo comminato al difensore bianconero Pierre Kalulu e dal duro confronto nel tunnel che porta agli spogliatoi alla fine del primo tempo tra l’arbitro e i dirigenti della Juventus Damien Comolli e Giorgio Chiellini. Messaggi offensivi e minatori hanno riguardato anche Bastoni e la moglie, con attacchi legati all’episodio contestato e riferimenti alla figlia.

Non ci sta il magistrato antimafia Nino Di Matteo a vedere utilizzate le sue parole come argomento a favore del 'sì' al referendum sulla riforma della Giustizia. "A coloro i quali, in queste ore, cercano di strumentalizzare il mio pensiero, voglio precisare che, proprio perché ho sempre contrastato la degenerazione del sistema di autogoverno per le improprie ingerenze di correnti e cordate, oggi ho le mani ancora più libere nel denunciare che questa riforma costituzionale, invece di risolvere il problema, finisce per aggravarlo, accentuando il rischio di un, sempre più stringente, controllo politico sul Csm e sull’intera magistratura con grave rischio per la tutela delle garanzie e dei diritti di ogni cittadino", afferma rispondendo al ministro della Giustizia Carlo Nordio che aveva detto di aver citato proprio le parole di Di Matteo parlando di "metodo e mentalità mafiosa" all'interno del Csm[1].
Cosa aveva detto Nordio
"Non capisco tanta indignazione scomposta alle mie dichiarazioni sulle correnti del Csm- aveva detto il Guardasigilli a proposito delle reazioni alle sue dichiarazioni inerenti alle degenerazioni correntizie della magistratura espresse alla stampa locale veneta -. Io mi sono limitato a citare le affermazioni di Nino Di Matteo, un noto pm preso a modello dal Pd e dalla sinistra, riportate dal Fatto quotidiano e da altri giornali, quindi fonti non particolarmente vicine a noi, nel settembre 2019. Di Matteo parlò di 'mentalità e metodo mafioso'. Altri esponenti del 'partito del No' si sono espressi, a suo tempo, in modo anche più brutale. Ne faremo un elenco e lo pubblicheremo".
"Il sorteggio - aveva sostenuto in un'intervista al 'Mattino di Padova' - rompe questo meccanismo para-mafioso, questo verminaio correntizio, come l'ha definito l'ex procuratore antimafia Benedetto Roberti, poi eletto con il Pd al Parlamento europeo. Un mercato delle vacche. Lo scandalo Palamara ha mostrato tutto questo: ma hanno messo il coperchio su questo scandalo, 4 o 5 disgraziati costretti alle dimissioni e poi nulla è cambiato". Alcuni magistrati, magari vittime di questo sistema, sono contrari alla riforma, aveva sostenuto Nordio, "perché sanno che non ci sono argomenti contro questa riforma civile, liberale, voluta dagli italiani. E quindi cercano di portarla sul piano politico: governo sì, governo no".
Gasparri all'attacco di Di Matteo: "L'ultimo che può esprimere giudizi"
Al magistrato replica il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri: "Ha ragione Nordio chi ha parlato di mafia nell'ambito del Csm si chiama Di Matteo. Magistrato peraltro - attacca Gasparri - che ha accusato ingiustamente servitori dello Stato poi assolti come Mori e De Donno, un magistrato che fa sfoggio di argomenti faziosi in note trasmissioni televisive come Report, che sono state sbugiardate da magistrati come De Luca perché hanno utilizzato presunti pentiti totalmente inattendibili. Pertanto, Di Matteo è l'ultimo che può esprimere giudizi perché su di lui si possono avanzare molte motivate critiche, per il suo operato da magistrato e per le affermazioni esagerate che fa parlando lui di mafia nel Csm".
"Per quanto riguarda la riforma del Csm - prosegue Gasparri - parla lo scandalo Palamara. Abbiamo letto le intercettazioni. Abbiamo visto perfino alti esponenti della cassazione, come Salvi, andare a chiedere udienza per capire che cosa avrebbe fatto poi il Csm. Abbiamo visto di tutto e di più: del Csm lottizzato per partiti-corrente, che è l'espressione della degenerazione politica più avanzata che va stroncata con il sorteggio. Noi - insiste - vogliamo liberare la magistratura dalla politica, che trova la sua massima degenerazione nella elezione attraverso correnti del Csm. Vogliamo anche spogliare il Parlamento della votazione introducendo un principio di estrazione anche per i membri laici del Csm".

Un attacco dalla Russia ai Paesi Nato e il rischio di una guerra nel futuro dell'Europa? L'ipotesi purtroppo esiste, almeno stando a quanto affermano i leader militari di Germania e Regno Unito, che oggi lanciano un appello congiunto ai cittadini europei esortandoli a prepararsi all'eventualità.
"Rischio conflitto con Russia, realtà a cui dobbiamo prepararci"
"Come leader militari - scrivono in un articolo a doppia firma sul 'Guardian' e su 'Die Welt' l'Ispettore generale della Bundewehr, Carsten Breuer e il capo di stato maggiore della Difesa britannico, Sir Richard Knighton - vediamo ogni giorno", come "la postura militare della Russia si sia spostata decisamente verso ovest. Le sue forze si stanno riarmando e imparando dalla guerra in Ucraina, riorganizzandosi in modi che potrebbero aumentare il rischio di conflitto con i Paesi della Nato. Questa è una realtà a cui dobbiamo prepararci; non possiamo essere compiacenti. Il rafforzamento militare di Mosca, unito alla sua volontà di dichiarare guerra al nostro continente, come dolorosamente dimostrato in Ucraina, rappresenta un rischio crescente che richiede la nostra attenzione collettiva".
"Riarmo per proteggere popoli e preservare la pace"
Questo implica, secondo gli autori dell'articolo, non solo la necessità di consolidare la prontezza alla difesa, ma anche quella di espandere l'industria della difesa europea.
"L'Ucraina ci dimostra che le basi industriali sono fondamentali per sostenere e, in ultima analisi, vincere qualsiasi guerra importante", scrivono Breuer e Knighton, per i quali il riarmo non è frutto di uno spirito bellicista ma - affermano i due leader militari, che parlando di "una dimensione morale in questo sforzo" - è invece "l'azione responsabile di nazioni determinate a proteggere i propri popoli e preservare la pace". "La forza scoraggia l'aggressione", proseguono i generali. "La debolezza la stimola".

I medici dell'Unità operativa di Ostetricia e Ginecologia dell'ospedale Moscati di Avellino hanno eseguito la settimana scorsa un'isterectomia robotica totalmente transvaginale con tecnica vNotes. A effettuare l'intervento - descritto dall'azienda ospedaliera come il primo con questa metodica in Italia - è stata l'équipe guidata da Mario Ardovino, che ha utilizzato il sistema robotico Da Vinci Xi. La paziente che ha ricevuto il trattamento è una donna di 46 anni della provincia di Avellino affetta da fibromatosi uterina sintomatica, una patologia caratterizzata dalla presenza di fibromi (tumori benigni dell'utero) che possono provocare sanguinamenti abbondanti (metrorragia), dolore e aumento significativo del volume dell'organo. Nel suo caso l'utero aveva dimensioni circa quadruple rispetto alla norma. Il decorso post-operatorio è stato "eccellente", riferiscono i sanitari: "Dolore minimo, nessuna complicanza e dimissione in seconda giornata, a conferma dell'efficacia e della sicurezza della metodica".
La paziente - illustra una nota - è stata sottoposta a isterectomia totale (rimozione completa dell'utero), salpingectomia bilaterale (asportazione di entrambe le tube di Falloppio) con conservazione delle ovaie, per mantenere la funzione ormonale. La particolarità? Nessun taglio sull'addome. L'accesso è avvenuto interamente per via transvaginale, grazie alla tecnica vNotes (acronimo di vaginal Natural Orifice Transluminal Endoscopic Surgery) che utilizza un orifizio naturale per introdurre gli strumenti chirurgici. L'integrazione con la piattaforma robotica ha consentito una visione tridimensionale ad alta definizione e una precisione millimetrica dei movimenti. La procedura, attualmente praticata solo in pochissime strutture altamente specializzate a livello internazionale, è stata appresa da Ardovino all'università di Saint-Étienne, in Francia, grazie alla formazione diretta con Céline Chauleur, tra le pioniere mondiali della chirurgia robotica vNotes.
"Portare per la prima volta in Italia questa tecnica - evidenzia il primario - significa offrire alle pazienti un'opportunità in più, soprattutto nei casi complessi come uteri di grandi dimensioni. Unire l'accesso naturale transvaginale alla tecnologia robotica ci consente massima precisione, sicurezza e un impatto minimo sull'organismo. E' una frontiera che amplia concretamente le indicazioni della chirurgia mini-invasiva". Per Germano Perito, direttore generale del Moscati, "interventi come questo danno lustro a un'azienda che ha rilievo nazionale perché, oltre a essere fortemente orientata all'emergenza-urgenza, al tempo stesso investe con determinazione nell'assistenza di eccellenza. Questo nuovo, importante traguardo è il frutto della competenza, della formazione internazionale e della dedizione dei nostri professionisti, ai quali va il mio ringraziamento per il lavoro straordinario che svolgono ogni giorno".
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