
Arriva Capodanno, arriva il cenone. L'ultima trappola (forse) a tavola, con eccessi quasi inevitabili tra dolci e alcol. Si possono limitare i danni, gestendo la cena con moderazione e preparandosi a riprendere una routine normale, senza eccessi opposti, da gennaio 2026. Ecco i consigli per godersi Capodanno senza deragliare.
"Psicologicamente, tendiamo a vedere il 31 dicembre come un confine magico, a partire dal quale la normalità può ricominciare a prender forma", dice all'Adnkronos Salute l'immunologo clinico Mauro Minelli, docente di Nutrizione umana alla Lum. "Questa mentalità del 'tutto o niente' è pericolosa perché mangiare enormi quantità in una volta sola scatena un rilascio massiccio di insulina, l'ormone che provvede allo 'stoccaggio' dei grassi. Più alto è il picco, più velocemente il corpo trasforma l'eccesso in tessuto adiposo", aggiunge evidenziando le insidie dell'ennessima abbuffata.
"A Capodanno dunque va evitata la trappola del 'tanto è l'ultima volta', per farlo non serve la privazione assoluta ma serve la gestione del danno. Ci sono regole per muoversi correttamente tra i vassoi. Ma c’è di più: un eccesso calorico, lungo oramai più di due settimane, può non essere solo 'ciccia', ma un vero e proprio stato infiammatorio che sovraccarica fegato, reni, apparato cardio-vascolare", avverte.
I consigli
Ecco i consigli del medico-nutrizionista: "L'antipasto: iniziare con verdure o proteine magre. Funziona perché rallenta l'assorbimento degli zuccheri che arriveranno con i primi. Il brindisi: bere, semmai, un bicchiere d'acqua per ogni bicchiere di vino. Funziona perché l'alcol tende a disidratare; l'acqua aiuta il fegato a metabolizzare l'etanolo e riduce il senso di fame chimica. La regola dei 20 minuti: mangiare lentamente e masticare bene. Funziona perché la procedura lenta asseconda il tempo che impiega il segnale di sazietà a viaggiare dallo stomaco al cervello".
Cosa fare dal 2 gennaio
Dopo due settimane di eccessi, "il corpo non ha bisogno di 'detox' miracolosi (il fegato lo fa già da solo, se lo lasciamo lavorare), ma di ordine - suggerisce Minelli - L'eccesso di sale e alcol causa ritenzione idrica. Bere 2 litri di acqua al giorno è il primo passo per drenare i residui metabolici. Cereali integrali e legumi aiutano a 'ripulire' l'intestino e a nutrire il microbiota, messo a dura prova da zuccheri raffinati e grassi saturi. Non serve correre una maratona il 2 gennaio. Basta una camminata veloce di 30-40 minuti. L'obiettivo è riattivare la sensibilità insulinica dei muscoli, 'bruciando' le scorte di glicogeno accumulate".
Quanto tempo ci vuole? "Per smaltire gli effetti di una singola abbuffata bastano 48 ore di regime controllato. Per ripulirsi da due settimane di 'follia', il metabolismo richiede solitamente dai 7 ai 10 giorni di alimentazione regolare e attività fisica costante. Il segreto non è la punizione (digiuni estremi), ma la coerenza. Il corpo umano è una macchina straordinariamente resiliente. Un pasto abbondante non rovina una vita di salute, così come un'insalata non salva una vita di eccessi", conclude il medico.

Feste a letto con la febbre per milioni di italiani. "Sono stati stimati circa 950mila nuovi casi, con un totale dall'inizio della sorveglianza di circa 5,8 milioni di casi" si legge nel rapporto della sorveglianza RespiVirNet, pubblicato dall'Istituto superiore di sanità per il periodo che va dal 15 al 21 dicembre.
"I dati ci mostrano che ci stiamo avvicinando al picco dei casi, che verosimilmente verrà toccato nelle prossime settimane, in cui ci aspetta una circolazione sostenuta dei virus respiratori come atteso per il periodo" afferma Anna Teresa Palamara, che dirige il dipartimento di Malattie Infettive dell'Istituto superiore di sanità . "Purtroppo, come segnalato da alcune Regioni, anche quest'anno all'aumento del numero di casi corrisponde un aumento nel numero di accessi al pronto soccorso e ospedalizzazioni soprattutto per le persone più anziane - continua -. Soprattutto in questi giorni in cui le occasioni di incontro e di convivialità possono favorire la trasmissione dei virus respiratori, ricordiamo che alcune semplici precauzioni sono utili a ridurre il rischio di contagio" come "l’areazione dei locali e il lavaggio delle mani".
I dati della sorveglianza degli accessi al Pronto soccorso riferiti da alcune regioni (Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo e Sicilia), aggiornati alla settimana 50 del 2025 (8-14 dicembre), evidenziano "un aumento sia degli accessi sia delle ospedalizzazioni per sindromi respiratorie rispetto alla stessa settimana della stagione precedente".
Nella settimana dal 15 al 21 dicembre, "sia nella comunità (medici e pediatri di famiglia) che nel flusso ospedaliero (ricoverati per malattie respiratorie) si registra un alto tasso di positività per influenza (31,5% e 46,2% rispettivamente contro 36% e 40,4%)". L’intensità è molto alta in Veneto, provincia di Bolzano, Marche e Campania, alta in Sicilia, Piemonte, Emilia Romagna, Lazio e Abruzzo, media in Val d'Aosta, Lombardia, Toscana e Puglia e bassa in tutte le altre.
Variante K prevalente in Italia
La variante K risulta dominante in questa stagione nel Paese. "Le analisi di sequenziamento in corso dall'inizio della sorveglianza evidenziano che tra i ceppi di virus influenzale A H3N2 attualmente circolanti in Italia il subclade K è nettamente prevalente, mentre tra i ceppi H1N1 pdm09, tutti i ceppi si raggruppano esclusivamente nel subclade D.3.1 nell’ambito del più ampio clade 5a.2a.1 al quale appartengono anche i ceppi vaccinali" si legge nell'ultimo bollettino della sorveglianza RespiVirNet dell'Iss.
"Per quanto riguarda la caratterizzazione dei virus influenzali, nella comunità (medici e pediatri di famiglia) e nel flusso ospedaliero, la percentuale di virus A(H3N2) "risulta ampiamente maggiore rispetto ai virus A(H1N1)pdm09. Ad oggi nessun campione è risultato essere positivo per influenza di tipo A 'non sottotipizzabile' come influenza stagionale, che potrebbe essere indicativo della circolazione di ceppi aviari", conclude il bollettino.
Andreoni: "Anziani e fragili rischiano forme gravi"
"Che l'influenza stagionale 2025-2026 fosse molto aggressiva lo si era visto con il boom di casi in Gran Bretagna e Giappone, dove si è registrato un incremento di ospedalizzazioni". E l'Italia non è da meno. "Anche nel nostro Paese" il virus dell'influenza picchia duro, "con febbre, bronchiti e polmoniti. Anziani e fragili (cardiopatici, diabetici, immunodepressi o pazienti con insufficienza renale) sono come sempre i soggetti più colpiti. Alcuni casi, però, sono talmente gravi da richiedere il ricovero in terapia intensiva" dice all'Adnkronos Salute Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali).
A preoccupare l'infettivologo non è solo l'influenza vera e propria. "Circolano in questi giorni anche virus respiratori diversi che comunque causano febbre, bronchiti e polmoniti", sottolinea Andreoni che aggiunge: "Difficile dire quando saremo vicino al picco dei casi, ma dalla metà di gennaio la situazione dovrebbe migliorare e i casi iniziare a scendere".
Ciccozzi: "Chi non ha fatto il vaccino può avere sintomi importanti"
L'influenza "è in aumento, come deve essere in questo periodo della stagione. La variante K ha causato il leggero anticipo perché il sistema immunitario non la scopre subito, ma una volta trovata la combatte. Forse è leggermente più contagiosa, ma non più aggressiva". Però, aggiunge l'epidemiologo Massimo Ciccozzi ,"chi non ha fatto il vaccino può avere sintomi importanti: febbre alta fino a 38-39, una tosse persistente e per gli anziani e i bambini piccoli c'è il rischio di dover ricorrere al pronto soccorso. Sono proprio la fascia 0-4 anni e i ragazzi 5-15 anni con l'incidenza di casi più alta, perché non vaccinati e con momenti di aggregazione più intensi rispetto a chi, ad esempio, lavora. Poi in questi giorni di fine dicembre le metropolitane e i bus sono pieni e questa situazione, senza mascherina, fa dilagare i casi".
"Dal 1960 l'H3N2 ha iniziato a fare mutazioni. Ultimamente ne ha fatte 6-7 insieme che possono eludere il sistema immunitario, ma poi la variante K di cui tanto si parla viene riconosciuta perché è una 'figlia' dell'H3N2. E' tutto nella norma", tranquillizza Ciccozzi.

Da Roma a Milano, da Genova a Napoli, l'Italia scende in piazza a Capodanno per festeggiare tra concerti, musica e spettacolo nella notte tra il 31 dicembre e l'1 gennaio.
Da Roma, con un triplo concerto al Circo Massimo, a Catanzaro, che ospiterà l'imponente palco Rai, passando per la sfida a distanza con Mediaset da Bari, il Paese attenderà la mezzanotte con un'offerta ricchissima di eventi gratuiti.
Roma Capitale punta su un "concertone" a tre teste al Circo Massimo. A infiammare il pubblico saranno le voci di Alessandra Amoroso, il rap di Fabri Fibra e il pop di Tananai. La serata, animata dal djset di Dimensione Suono Roma, includerà anche uno "spettacolo di sport" con la squadra italiana di taekwondo.
Di tutt'altro tenore i festeggiamenti a Milano: in Piazza Duomo, occupata dalle installazioni per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, l'accesso sarà limitato a 4.500 persone per motivi di sicurezza, con un divieto assoluto su alcol e fuochi d'artificio. A Genova, Piazza della Vittoria sarà il palcoscenico dei Pinguini Tattici Nucleari, con la festa che proseguirà fino a tarda notte con il "Genova 2026 Party". A Parma sarà Alex Britti ad esibirsi in Piazza Garibaldi, mentre Ferrara accoglierà il 2026 con l'iconico "incendio" del Castello Estense.
L'Umbria si conferma terra di musica: a Orvieto , brindisi in Piazza Duomo con la musica di Mitla e le jam session di Umbria Jazz Winter. Ad Assisi , la piazza del Comune sarà animata dalla "Antonio Ballarano band" con uno sfondo creato da videomapping con opere di Banksy. Firenze offre un Capodanno diffuso in quattro piazze. L'evento principale sarà a Santa Croce, trasmesso anche su Sky, con Paola Iezzi, Tiromancino, Franco126, Sarafine e le rivelazioni di X Factor 2025, Layana e Tomasi. Piazza Santissima Annunziata ospiterà un concerto gospel, Piazza del Carmine si tingerà di jazz con Fabrizio Bosso, mentre Piazza della Signoria farà da sfondo a un videomapping artistico su Palazzo Vecchio. In Toscana, riflettori puntati anche su Pisa, dove in Piazza dei Cavalieri si esibirà Alfa.
Napoli si prepara a una maratona di quattro giorni di eventi. Il clou sarà la notte del 31 in Piazza Plebiscito, dove la regina della serata sarà Elodie, accompagnata da un cast d'eccezione che comprende Gigi Finizio, Serena Brancale, Lda, Franco Ricciardi e Andrea Sannino. Piazza Municipio ospiterà un contest per giovani DJ con Claudio Cecchetto, mentre alla Rotonda Diaz si ballerà con star internazionali come Kenny Dope Gonzalez e DJ Spen. A chiudere, lo spettacolo pirotecnico da Castel dell'Ovo.
Il Sud sarà il teatro della sfida televisiva di Capodanno. Catanzaro ospiterà "L'Anno che verrà" su Rai1, con un palco monumentale di oltre 50 metri sul lungomare ionico. Tra gli ospiti annunciati Leo Gassman, Ermal Meta e BigMama. La risposta di Mediaset arriverà da Bari con "Capodanno in musica" su Canale 5, che vedrà sul palco, tra gli altri, Baby K, Petit e Sarah Toscano. La Puglia si accende anche a Foggia con l'Orchestra Italiana, a Trani con Edoardo Bennato, a Taranto con uno spettacolo acrobatico ea Lecce con i Gemelli Diversi e Antonio Amato Ensemble.
Capodanno da record in Sardegna, dove si attendono 200mila persone in 18 comuni. Olbia schiera la coppia d'oro Marco Mengoni e Lazza. Alghero festeggia 30 anni di "Cap d'Any" con Gabry Ponte. Cagliari punta su Giusy Ferreri e Miss Keta, Sassari su Max Pezzali, Castelsardo su J-Ax, Oristano su Fedez e Arzachena su Achille Lauro. Anche la Sicilia brilla: a Palermo doppio concerto in Piazza Ruggero Settimo con Arisa e The Kolors, mentre ad Agrigento la protagonista sarà Noemi.

I primi documenti per il piano di pace saranno pronti a gennaio. L'Ucraina, intanto, spera che Donald Trump accetti di inviare soldati americani per blindare la fine della guerra con la Russia. Volodymyr Zelensky ribadisce di essere pronto a incontrare Vladimir Putin e fa il punto nella fase cruciale dei negoziati, tra il dialogo con il presidente degli Stati Uniti e le accuse di Mosca, che attribuisce a Kiev la responsabilità di un presunto attacco con droni alla residenza del presidente russo.
"La nostra delegazione si è messa in contatto con quella americano e abbiamo discusso i dettagli. L'attacco è una bufala. E i nostri partner possono sempre, grazie alle possibilità tecniche, verificare che si è trattato di una bufala[1]", dice Zelensky provando ad archiviare il caso per concentrarsi sulle reali priorità.
A gennaio le prime firme?
"Ci sono documenti che saranno sicuramente pronti per la firma a gennaio. Questo dipende dalle capacità e dalla volontà delle parti di firmarli", dice Zelensky, che all'inizio di gennaio incontrerà i leader della coalizione dei Volenterosi[2]. Il recente incontro con Trump a Mar-a-Lago ha permesso di definire il 90% del piano. Rimangono da sciogliere nodi relativi al Donbass, obiettivo della Russia, e alle garanzie di sicurezza chieste agli Stati Uniti. Kiev vorrebbe un impegno formale americano per 50 anni.
"La priorità tra le garanzie di sicurezza per noi è che, contemporaneamente alla cessazione del fuoco, ci sia una missione di monitoraggio per verificare che non ci siano provocazioni o incidenti. La missione di monitoraggio sarà guidata dai nostri partner, dei quali ci fidiamo. Sono paesi che hanno le risorse tecniche per farlo: satelliti, infrastrutture, droni". "La seconda parte delle garanzie di sicurezza è descritta punto per punto e si riferisce alla reazione dei partner in caso di violazione della cessazione del fuoco", osserva il presidente.
Kiev vuole truppe Usa per la pace
In Florida, Zelensky ha parlato con Trump del possibile dispiegamento di truppe americane in Ucraina, lungo la linea di demarcazione di un'eventuale zona demilitarizzata o al confine. "A dire il vero, questo può essere confermato solo dal presidente degli Stati Uniti d'America. Si tratta di truppe statunitensi, e quindi è l'America a prendere queste decisioni. Naturalmente, ne stiamo discutendo sia con il presidente Trump che con i rappresentanti della Coalizione dei Volenterosi", dice il presidente. "Sarebbe un segnale forte nelle garanzie di sicurezza". Washington intanto è disposta a aiutare l'Ucraina fornendo sistemi di difesa aerea, in particolare con i missili NASAMS e PAC-3.
Un segnale altrettanto forte, afferma Zelensky, sarebbe la presenza di Trump in Ucraina. A Mar-a-Lago, l'invito al presidente americano è stato esteso in maniera informale. Trump ha aperto alla possibilità di un viaggio per favorire il dialogo, auspicando una soluzione a prescindere dalla sua presenza a Kiev. "Sarebbe positivo se Trump volasse direttamente in Ucraina senza fermarsi in Polonia", dice Zelensky, facendo riferimento all'iter che attualmente impone ai leader di raggiungere Kiev in treno. "Questo ci permetterebbe di contare su una tregua".
L'incontro con Putin
La soluzione del conflitto passerà anche per un confronto diretto con Putin? "Crediamo che a gennaio ci sia l'opportunità per un incontro congiunto dei leader d'Europa, degli Stati Uniti e dell'Ucraina. E abbiamo sollevato la questione di un incontro con i russi. L'ho detto a Trump e ai leader europei e lo confermo ancora una volta ora: 'Sono pronto per qualsiasi formato di incontro con Putin. Non ho paura di nessun formato del nostro incontro. La cosa principale è che i russi non abbiano paura'", le parole di Zelensky.

Nessun '6' né '5+1' al concorso di oggi del Superenalotto. Centrati invece sedici '5', che vincono 10.663,24 euro ciascuno. Il jackpot per il prossimo concorso sale a 99,6 milioni di euro.
Quanto costa una schedina
La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi.
La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata.
Quali sono i punteggi vincenti
Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima:
- con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro;
- con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro;
- con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro;
- con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro;
- con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro.
Come verificare le vincite
E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni.
La combinazione vincente di oggi
Estratta la combinazione vincente del concorso di oggi del SuperEnalotto: 6, 9, 17, 20, 60, 67. Jolly: 1. SuperStar: 73.

Pier Francesco Pingitore, ospite a 'BellaMa' oggi su Rai2, insieme a Milena Miconi e Martufello, ha lanciato un appello in rima per il Salone Margherita, nel giorno in cui la Banca d’Italia ha annunciato di aver messo all’asta il celebre teatro di via dei Due Macelli a Roma.
Pingitore, fondatore della compagnia del Bagaglino, ha scoperto in diretta dal conduttore Pierluigi Diaco la notizia dell’ennesimo tentativo di vendita del Salone Margherita, chiuso nel 2020 durante il Covid, che avrà una base d’asta di 5 milioni di euro, augurandosi che i compratori mantengano vivo il teatro e offrendosi, insieme a Milena Miconi e Martufello, per anni star del Bagaglino, per riportare il Salone ai fasti di un tempo.
"Ecco vedete là c'è Petrolini, che ve guarda con occhio minaccioso come per dì: 'sentime bene a coso, qui semo alquanto fumantini e questa è casa nostra cocchi belli e non ce va de esse' presi pe' i fondelli. Là ce sta Fregoli co' Lina Cavalieri, la Bella Otero... Il tempo è andato eppure pare ieri, Cleo de Merode splendente de lamè. Viviani, Totò, Aldo Fabrizi, Marinetti e D'annunzio che guarda dai palchetti, senza scordasse na coppia de cartello, la Ferri sottobraccio con Lionello. Quanti sogni, risate, quanta storia passò pe' er Margherita, quanta gloria..."

Anche per festeggiare il 2026 si prevede che lo spumante italiano batterà lo Champagne sulle tavole degli europei ma anche degli americani. Il trend era già delineato alla fine del 2024 e per i brindisi di fine 2025 sembra del tutto confermato: nel 2025, secondo i dati Uiv-Ismea, sono state prodotte e commercializzate 1,03 miliardi di bottiglie di spumanti italiani, di cui oltre 360 milioni destinate alle feste tra Natale e, soprattutto, Capodanno, con 106 milioni di bottiglie di bollicine che saranno stappate in Italia. A farla da padrone il nostro Prosecco, i cui dati di chiusura, secondo le stime del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, prospettano un incremento complessivo delle vendite pari al +8% rispetto al 2024, mentre per il Prosecco Doc si registra un sostanziale equilibrio rispetto al 2024. Il totale stimato è di 98 milioni di bottiglie di Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg e di 665 milioni di bottiglie di Prosecco Doc.
Per questi festeggiamenti di fine anno si stima che verranno stappate circa 150 milioni di bottiglie di Prosecco in tutto il mondo. In questo 2025 le vendite di Prosecco hanno superato negli Usa quelle dello Champagne, non solo a volume, ma anche a valore, con una quota del 30% nella categoria spumanti contro il 28% per lo Champagne (dati dell'Osservatorio Uiv-Vinitaly). Inoltre, sempre negli Stati Uniti, rappresenta l'87% delle vendite di spumanti italiani e il 25% del totale del vino italiano. Nel confronto con lo Champagne, il Prosecco segna performance positive in Germania, Uk, Svizzera, Giappone e Francia, casa dello Champagne, dove è apprezzato per freschezza e versatilità.
Il successo del Prosecco è costante ma per ottimizzarne il consumo prima dei numerosi brindisi di fine anno vanno adottati alcuni accorgimenti. A dare qualche consiglio è Sandro Bottega, ad di Bottega Spa, azienda vitivinicola di Bibano (Treviso) leader nella produzione di Prosecco che esporta in oltre 160 Paesi nel mondo.
Innanzitutto, metterlo in frigorifero a temperatura di massimo 5 gradi (in alcune zone d'Italia basta metterlo fuori dalla finestra); mettere in frigorifero anche i bicchieri in modo da evitare che si riscaldi con la temperatura dell'ambiente. Poi, servire uno spumante diverso tra aperitivo e celebrazione del nuovo anno, preferibilmente secco il primo e a seconda del proprio gusto, sia secco che dolce per le celebrazioni; scegliere per l'aperitivo Metodo Classico Franciacorta, Oltrepo Pavese, Trentodoc, Prosecco Extra Brut, mentre per la celebrazione vanno preferiti Prosecco Extra Dry e Moscato.
Ancora, usare calici flutes per l'aperitivo e la celebrazione, ma a tutto pasto usare classici calici da vino bianco; se si amano i cocktail, i migliori sono: Bellini, Spritz e 'Negroni sbagliato', oppure lo Spritz Euganeo, fatto con Moscato, ghiaccio e una fetta d'arancio; se si amano i cibi piccanti possiamo suggerire anche qualche spumante dolce.
Sandro Bottega mette in guardia anche da cosa non fare assolutamente: non servire mai spumanti con carciofi, il gusto risulterebbe completamente inappropriato; non servire lo spumante - qualsiasi esso sia - con arrosti, brasati, uova al tartufo e formaggi stagionati, ma va bene per quelli freschi; non servire spumanti dolci come aperitivo; non usare la tradizionale coppa da champagne per spumanti secchi, non è adatta e non esalta il perlage; dopo aver servito il primo calice, non lasciare la bottiglia sul tavolo, ma sempre in un secchiello con ghiaccio.

Cosa si mangia, quanto si mangia e quando si mangia. Il periodo delle feste, con il clou del cenone di Capodanno, richiede una condotta alimentare 'saggia' per evitare problemi di salute, lievi o meno lievi. La maratona alimentare rischia di diventare un percorso a ostacoli. Il susseguirsi di pasti ricchi, ravvicinati e consumati a orari irregolari può mettere a dura prova il sistema digerente, favorendo disturbi come pesantezza, gonfiore, acidità e reflusso gastroesofageo.
A fare il punto sul tema è Aigo - Associazione italiana gastroenterologi ed endoscopisti digestivi ospedalieri, insieme a Francesca Galeazzi, gastroenterologa e coordinatore della Commissione Neurogastroenterologia Aigo, che sottolinea come "sia possibile vivere il periodo delle feste senza rinunciare al piacere della tavola, adottando però maggiore consapevolezza nei comportamenti quotidiani".
Uno degli aspetti più critici riguarda il rispetto dei tempi fisiologici della digestione: "Il nostro apparato digerente ha bisogno di tempo per completare correttamente il processo digestivo - spiega Galeazzi -. Quando pranzi e cene abbondanti si susseguono senza adeguate pause, lo stomaco e l'intestino lavorano in condizioni di sovraccarico continuo".
Come si mangia? Anche il modo è importante
In queste condizioni aumenta anche il rischio di reflusso gastroesofageo, con la comparsa di sintomi come bruciore, rigurgito acido e fastidio retrosternale, soprattutto nelle ore serali e notturne. Un ruolo importante è giocato anche dal modo in cui si mangia. Consumare i pasti troppo velocemente, senza una corretta masticazione, favorisce la distensione dello stomaco e peggiora la percezione della sazietà, aumentando la probabilità di gonfiore: "Mangiare lentamente non è solo una buona abitudine - sottolinea la gastroenterologa - ma una vera strategia di prevenzione: masticare con attenzione aiuta lo stomaco a lavorare meglio e riduce molti dei disturbi tipici del periodo festivo".
Occhio al menù
Anche la scelta degli alimenti contribuisce al benessere digestivo durante le feste. I piatti della tradizione possono essere consumati, ma è consigliabile evitare di concentrare nello stesso pasto troppe preparazioni grasse o particolarmente elaborate. Ridurre le porzioni di fritture, insaccati, formaggi stagionati e dolci molto ricchi, così come limitare il consumo di alcolici, bevande gassate e superalcolici o "digestivi" a fine pasto, che possono favorire il reflusso gastroesofageo, aiuta a contenere il carico digestivo, soprattutto nelle cene. Al contrario, privilegiare verdure, carni bianche, pesce, cereali semplici e una corretta idratazione favorisce una digestione più equilibrata.
Dopo il pasto, divano vietato
Fondamentale è anche ciò che accade dopo i pasti. Restare completamente inattivi o sdraiarsi subito dopo pranzi e cene abbondanti può favorire acidità e reflusso. Un movimento leggero e regolare, come una breve passeggiata, stimola la motilità gastrointestinale e contribuisce a ridurre la sensazione di pesantezza. Infine, è importante non ignorare i segnali del corpo. Sintomi persistenti o ricorrenti non dovrebbero essere considerati una conseguenza inevitabile delle feste: "Normalizzare il disagio pensando che 'passerà' può portare a un peggioramento dei disturbi - conclude Galeazzi -. Quando i sintomi si ripresentano, è importante parlarne con lo specialista per tutelare la salute dell'apparato digerente".

Allarme leishmaniosi in Europa. La malattia colpisce sia animali che esseri umani, provocando migliaia di infezioni ogni anno, ed è veicolata da un parassita chiamato Leishmania infantum, al centro di diversi studi. In Spagna una ricerca dell'Università di Cordova, in collaborazione con il Gruppo SaBio dell'IREC, ha evidenziato come il parassita proliferi non solo sui cani, ma in particolare su conigli e lepri, animali che spesso si trovano a stretto contatto con l'uomo.
I risultati della ricerca
Per due anni, i ricercatori hanno condotto un'ampia campagna di campionamento che ha incluso cani, lagomorfi (la famiglia di mammiferi che comprende conigli e lepri) ed esseri umani, oltre a un'analisi entomologica dei pappataci,l'insetto che trasporta il parassita della leishmaniosi. I risultati, pubblicati sulla rivista Pathogens and Global Health, mostrano un risultato sorprendente (e allarmante): di tutti i lagomorfi selvatici analizzati, il 100% era infetto da leishmaniosi. Tra i cani invece il 73,2% trasportava con sé il parassita, mentre negli esseri umani la percentuale era del 6,2%.
L'analisi entomologica è stata altrettanto rivelatrice: oltre il 25% dei pappataci catturati nella zona era infetto. La specie predominante, Phlebotomus perniciosus, è considerata il principale vettore della malattia. Inoltre, uno dei focolai di trasmissione è stato localizzato in prossimità di una piccola riserva di caccia alla selvaggina adiacente alla città di Cordova, dove la densità di lagomorfi selvatici è particolarmente elevata.
Questa scoperta rafforza l'ipotesi che questi animali agiscano come serbatoi naturali. A fungere da 'rifugio' per il parassita, è proprio l'ambiente selvaggio, che porta poi alla circolazione della malattia.
Come prevenire la malattia
Gli autori dello studio hanno sottolineato la necessità di integrare il concetto di 'One Health', ovvero riconoscere la connessione e l'interdipendenza tra la salute umana, quella animale e dell'ambiente che li ospita. "La sorveglianza della fauna selvatica è importante quanto il controllo dei vettori e la protezione degli animali domestici", sottolinea l'IREC. Servono, insomma, misure urgenti, tra cui vaccinazioni e repellenti per cani, campagne di sensibilizzazione pubblica e un monitoraggio sistematico delle popolazioni di pappataci.
Allo stesso modo, sottolineano che una conoscenza approfondita del ruolo svolto dalle riserve naturali può fare la differenza tra contenere un'epidemia o consentire che diventi un problema cronico di salute pubblica.
Cos'è la leishmaniosi
A fornire una definizione di leishmaniosi è l'Istituto Superiore di Sanità: "Con il termine leishmaniosi si intende un gruppo di malattie parassitarie trasmesse da insetti, i flebotomi. A dispetto della loro emergenza mondiale, la leishmaniosi è considerata 'negletta' e ciò per diversi motivi, non ultimo la complessità della patologia, in cui sono coinvolte 21 specie di Leishmania patogene per l’uomo con un’ampia varietà di forme cliniche".
"La malattia può essere trasmessa solo con la puntura di un insetto vettore che precedentemente si è infettato pungendo un animale (zoonosi) o una persona infetta. Più raramente la malattia è trasmessa da uomo a uomo attraverso il sangue (trasfusioni o tramite passaggio di siringhe per coloro che utilizzano droghe per via venosa) o in seguito a trapianto d’organo", ha spiegato l'Iss, che poi ha elencato quattro forme in cui può presentarsi la leishmaniosi.
"leishmaniosi viscerale (LV), la più grave, una forma cronica che coinvolge vari organi interni ed è mortale se non diagnosticata e trattata adeguatamente; leishmaniosi cutanea (LC), si manifesta con lesioni sulla pelle e spesso guarisce da sola senza trattamenti; leishmaniosi mucocutanea, colpisce le mucose del naso e della cavità orale; la guarigione spontanea è molto lenta e lascia cicatrici deturpanti, talvolta può causare la morte per infezioni secondarie associate; leishmaniosi cutanea diffusa, simile alla L. cutanea, ma richiede un trattamento farmacologico e può comunque ripresentarsi (recidiva)".

Benessere psicologico, sicurezza e competenze salvavita sono al centro delle scelte formative dei professionisti sanitari nel 2025. E' quanto emerge dalla classifica dei corsi Ecm più seguiti dagli oltre 340mila iscritti al Club Professioni sanitarie di Consulcesi, nell'anno di chiusura del triennio formativo 2023-2025. La formazione continua - sottolinea Consulcesi - si conferma uno strumento strategico per affrontare le principali sfide del lavoro sanitario: carichi emotivi elevati, gestione dell'emergenza, innovazione tecnologica e aggiornamento normativo.
Il corso più scelto del 2025 - riferisce una nota - è 'In&burnout. Il burnout nelle professioni d'aiuto' (12 crediti Ecm), dedicato alla prevenzione e alla gestione dello stress lavorativo. Un dato che segnala una crescente attenzione alla salute mentale di chi opera quotidianamente in contesti ad alta pressione, con un impatto diretto sulla qualità delle cure. Tra i percorsi più seguiti anche 'Radioprotezione nelle esposizioni mediche' (12 crediti Ecm), che ha risposto al bisogno di aggiornamento sulle normative e sulle buone pratiche nell'uso delle radiazioni ionizzanti. La sicurezza di pazienti e operatori resta una priorità formativa, soprattutto in ambito diagnostico e terapeutico. Grande attenzione anche alla gestione dell'emergenza. Tra i corsi più frequentati figurano: 'Blsd, Pblsd e manovre di disostruzione' (9 crediti Ecm); 'Blsd e disostruzione: prevenzione e primo soccorso dal neonato all’anziano fragile' (50 crediti Ecm). Percorsi che coprono l'intera catena del soccorso e confermano il valore delle competenze salvavita nella pratica quotidiana. Anche la sanità digitale si conferma una componente strutturale dell'assistenza. Il corso 'Telemedicina: nuove frontiere del digitale per una sanità accessibile' (16,2 crediti Ecm) si è distinto per l'approccio pratico a fascicolo sanitario elettronico, gestione dei dati, Gdpr e linee guida Pnrr. Tra i più seguiti anche 'Innovazione vaccinale e strategie di comunicazione con i genitori' (5,4 crediti Ecm), che unisce aggiornamento scientifico e competenze relazionali, sempre più centrali per costruire fiducia e favorire un’adesione consapevole ai programmi vaccinali. Chiude la classifica 'Ictus: dalla fisiopatologia alla riabilitazione' (9 crediti Ecm), corso dedicato a una delle principali cause di mortalità e disabilità, con un approccio completo dalla prevenzione alla fase riabilitativa.
La classifica dei corsi Ecm più scelti su Club nel 2025 - conclude Consulcesi - restituisce l'immagine di professionisti attenti, consapevoli e orientati alla qualità. La formazione continua diventa così non solo un obbligo normativo, ma un investimento concreto per affrontare le sfide presenti e future del sistema sanitario.

No "assoluto e tassativo" a botti e fuochi di ogni tipo per il Capodanno dei bambini. Alla vigilia del veglione di San Silvestro Italo Farnatani - pur pediatra "liberale", come ama essere definito - rinnova il suo "divieto totale" ai giochi di luce per i piccoli, anche considerati gli ultimi dati della Polizia di Stato. L'inizio del 2025 si è chiuso infatti senza morti, ma per "l'incauto utilizzo di prodotti pirotecnici" si è comunque registrato "un aumento generale dei feriti - si legge nel bilancio del primo gennaio scorso - con un calo di quelli con meno di 40 giorni di prognosi" e "un aumento significativo di quelli gravi con una prognosi superiore. In particolare, se nel 2024 le persone colpite sono state 274, di cui 49 ricoverate", a inizio 2025 "sono state 309, di cui 69 ricoverate". E "tra i feriti aumenta anche il numero dei minori coinvolti, salito da 64 a 90".
Per Farnetani "l'aumento del numero dei minorenni feriti causa botti va interpretato in base a una considerazione valida per tutti i casi di incidente e infortunio nei minori": salvo eccezioni, "dipendono da una disattenzione o mancanza di controllo da parte dei genitori e degli adulti in generale", ammonisce il professore ordinario di Pediatria dell'università Ludes di Malta, che ha redatto per l'Adnkronos Salute un decalogo salva-bimbi rivolto ai genitori. Ecco le 10 raccomandazioni per festeggiamenti sicuri insieme ai bimbi:
1) "Ricordarsi che non esistono fuochi d'artificio sicuri. Anche le 'stelline' raggiungono una temperatura di 300 gradi - avverte Farnetani - pertanto il primo consiglio è quello di non usare fuochi d'artificio";
2) "Se proprio non se ne può fare a meno, utilizzare prodotti legali: devono presentare il marchio CE e sono classificati con la lettera F e numeri da 1 a 4 che indicano la pericolosità e le limitazioni di vendita e uso", descrive il pediatra;
3) "In ogni caso - insiste - i bambini devono stare sempre lontani dai fuochi. I fuochi vanno orientati in alto, considerando che i bambini hanno una statura inferiore agli adulti e potrebbero passare inosservati";
4) "Mai orientare e lanciare i fuochi verso zone buie - suggerisce ancora Farnetani - perché non si sa cosa o chi potrebbero colpire";
5) "Prima di usare i fuochi - continua l'esperto - accertarsi della posizione dei bambini e metterli in sicurezza, prestare la massima attenzione controllo e ricordarsi che la gran parte degli incidenti e infortuni dei bambini vengono provocati dalla disattenzione degli adulti";
6) "Mai far usare i fuochi dai bambini, nemmeno sotto il controllo degli adulti, neanche quelli apparentemente più innocui", ribadisce il medico;
7) "Quando si usano i fuochi - aggiunge - tenere a disposizione sempre un secchio d'acqua, utile per spegnere un principio di incendio o per immergere subito l'eventuale parte del corpo ustionata";
8) "Non raccogliere mai fuochi da terra";
9) "Non cercare di accendere fuochi inesplosi o che non sono bruciati rapidamente";
10) Infine, conclude il pediatra, "mai usare armi e tenerle ben chiuse" e fuori dalla portata dei bambini.

Innovazione, crescita e presenza internazionale. Sono le direttrici su cui sta lavorando per il futuro Dedem, azienda made in Italy storicamente legata al business delle cabine fototessera che punta a far diventare sempre più evolute, trasformandole in veri e propri punti di servizio per il cittadino. Ma per l'azienda di Ariccia, in provincia di Roma, che ha installato oltre sessanta anni fa la prima cabina fototessera in Italia, l'anno che si chiude è stato segnato dalla quotazione in Borsa.
"La quotazione -racconta ad Adnkronos/Labitalia Alberto Rizzi, amministratore delegato del Gruppo- è stata soprattutto l’inizio di una nuova fase, non un punto di arrivo. Ci ha dato maggiore visibilità e ci ha permesso di rafforzare il dialogo con il mercato e con le banche. Chiudiamo l’anno con un risultato molto concreto: abbiamo messo ordine nella struttura finanziaria, semplificandola e rendendola più solida, con scadenze più lunghe e un costo del debito migliore. Questo ci consente di guardare avanti con più serenità e con una capacità di investimento decisamente maggiore", sottolinea il dirigente dell'azienda che ha anche circa 2.100 macchine fototessera all’estero, tra Spagna e Repubblica Ceca.
Struttura finanziaria che si è ulteriormente rafforzata con un nuovo finanziamento con un pool di banche. "L’operazione -spiega Rizzi- nasce dall’esigenza di fare pulizia e creare spazio per crescere. Abbiamo unificato e rifinanziato linee accese negli anni scorsi e, allo stesso tempo, ci siamo dotati di risorse dedicate allo sviluppo. Una parte sarà destinata a investimenti tecnologici, digitali e industriali, oltre a operazioni di crescita per acquisizioni, in Italia e all’estero. Oggi Dedem conta oltre 650 persone, con una forte componente tecnica, e la crescita che stiamo programmando porterà anche nuove opportunità occupazionali, soprattutto nei settori più innovativi del gruppo", sottolinea.
Cambiamenti e innovazioni, ma si parte sempre dal primo business. "Le cabine fototessera -sottolinea- restano il nostro punto di partenza e, ancora oggi, uno dei nostri principali punti di forza. In oltre sessant’anni hanno attraversato tutte le grandi trasformazioni tecnologiche, dall’analogico al digitale, fino alle soluzioni più evolute per l’identità e i servizi al cittadino. Oggi non sono più solo un servizio essenziale, ma un prodotto riconosciuto anche a livello internazionale. La recente selezione della nostra cabina Icona da parte di Canon Europe come modello di riferimento per i photo booth nell’area Emea è un segnale importante di questo percorso: un riconoscimento che valorizza il nostro design, la nostra ingegneria e una visione industriale profondamente made in Italy".
"Parallelamente, il gruppo -continua Rizzi- si è evoluto ampliando il proprio raggio d’azione: dal leisure e dall’intrattenimento per famiglie fino ai servizi tecnologici più innovativi, con un’attenzione particolare all’Ict e alla stampa 3D. Siamo cresciuti mantenendo sempre il controllo diretto di progettazione, software e gestione: è questo approccio industriale integrato che ci ha permesso di innovare continuamente, senza mai perdere la nostra identità".
E le prossime sfide puntano a essere ancora più impegnative. "Le direttrici -spiega Rizzi- sono chiare: innovazione, crescita e presenza internazionale. Per esempio, stiamo lavorando per rendere le nostre cabine sempre più evolute, trasformandole in veri e propri punti di servizio per il cittadino. Continueremo a investire nel leisure, che sta crescendo molto, soprattutto nei centri commerciali, e a valutare acquisizioni mirate di operatori specializzati o con tecnologie interessanti. L’obiettivo è crescere in modo selettivo e coerente con quello che siamo", sottolinea. Non manca l'attenzione all'intelligenza artificiale. "L’intelligenza artificiale -conclude Rizzi- è già parte del nostro lavoro quotidiano. La utilizziamo per rendere i servizi più sicuri, soprattutto quando si parla di immagini biometriche e identità digitale. Stiamo collaborando con il mondo universitario su progetti di ricerca avanzata e allo stesso tempo stiamo integrando l’Ia nei nostri software per migliorare efficienza e affidabilità delle macchine. È un’evoluzione naturale per un’azienda che da sempre lavora tra tecnologia e servizio al cittadino".

"Se il 2024 verrà ricordato come l’anno delle 'stragi sul lavoro' - Calenzano, Brandizzo, Esselunga di Firenze, Suviana, Casteldaccia, Toyota di Bologna - il 2025 non accenna a concedere tregua ai nostri operai". Lo dice, in un'intervista all'Adnkronos/Labitalia, il presidente nazionale Anmil Antonio Di Bella. "Lunedì 15 dicembre - spiega - un parlamentare presente alla discussione sul decreto Sicurezza alla Camera dei deputati ha letto i nomi dei morti sul lavoro del 2025: 896 vittime accertate. E' importante mettere l’accento sull’aggettivo 'accertate' perché, come non smetteremo mai di ricordare, si tratta di una strage che quotidianamente nasconde ulteriori morti, alle quali non viene concesso neanche quello scampolo di dignità che risiede nella parola pubblica. Parliamo delle vittime del lavoro irregolare che, nel nostro Paese, spazia dalla normalizzata mancanza di contratto sino ad arrivare a comprendere i cosiddetti 'schiavi del terzo millennio', sottomessi alle sempre più varie forme di caporalato che muoiono ogni giorno nel silenzio e, spesso, finanche nell’occultamento dei loro corpi".
"Tengo fortemente a sottolineare - chiarisce - la 'specificità operaia' che contraddistingue le lunghe liste dei nomi che suscitano lo sdegno delle opposizioni nelle aule parlamentari perché, ad esclusione degli incidenti in itinere, chi perde la vita lo fa nei cantieri, nei capannoni e nei magazzini di fabbriche e aziende, nei campi agricoli, nei tratti autostradali del Paese e nelle strade dei centri abitati, volendo con quest’ultima specifica intendere come 'operai' anche le centinaia di migliaia di lavoratori su piattaforma digitale operanti in Italia".
"Muoiono, in soldoni, coloro per i quali - ammette - è difficile pronunciare i famosi 'no che salvano la vita': coloro che accettano silenziosamente la mancanza di sicurezza per non rischiare di perdere il rinnovo del contratto o la certezza di un pagamento irregolare a fine mese o prestazione; tutti quei lavoratori costretti per tutta o gran parte della propria carriera al precariato e che hanno normalizzato nelle loro vite la sottomissione a regole grigie e patti di scorrettezza che continuano a non essere debellati dal nostro sistema lavorativo".
"Il crollo della Torre dei Conti a Roma - fa notare il presidente nazionale Anmil Antonio Di Bella - durante i suoi lavori di restauro, che ha causato la morte dell’operaio 66enne Octav Stroici, rappresenta uno tra i più drammatici simboli di quest’anno che si appresta alla conclusione. Un incidente sul lavoro caratterizzato da una sovraesposizione mediatica in ragione della cornice dell’avvenimento, a due passi dal Colosseo. Per la nostra Associazione la morte di Stroici, così come la morte a Torino dell’operaio 69enne Yosif Gamal, precipitato dal cestello di una gru mentre affiggeva cartelloni pubblicitari, rappresentano la sempre più drammatica e diffusa presenza di lavoratori anziani nel mondo operaio".
"Un nostro approfondimento disponibile sul sito www.anmil.it - ricorda - evidenziava a settembre come l’incremento dell’occupazione non derivi, in realtà, dall’immissione nel mercato di nuova forza lavoro, ma dipenda principalmente dal permanere in occupazione dei lavoratori più anziani, in ragione delle riforme pensionistiche che hanno innalzato l’età di pensionamento e nel tentativo di integrare importi di pensioni che non riescono a garantire, anche dopo decenni di lavoro, vite dignitose. Gli infortuni occorsi ad operai over 50 rappresentano una percentuale altissima che verrà resa disponibile con l’analisi degli Open data Inail di fine anno, ma che già oggi testimonia un sistema che complessivamente non gratifica in alcun modo il pilastro sul quale si regge la nostra Carta costituzionale".
"Arrivando ad analizzare - sintetizza - questo drammatico andamento del fenomeno infortunistico riguardante i lavoratori in Italia nell’ottica delle rivendicazioni da mettere in atto, l’Anmil chiede da tempo l’istituzione di una procura nazionale del lavoro che sia in grado, come quelle antimafia e terrorismo, di portare avanti indagini preliminari tecniche e specializzate al fine di produrre processi celeri che possano rendere giustizia a queste morti ingiustificabili nonché fare scuola per una reale rivoluzione del sistema. Chiediamo un’omogeneizzazione dei controlli e un reale potenziamento dell’organico dedicato alla vigilanza dell’attuazione delle misure dedicate alla sicurezza nei luoghi di lavoro e non un continuo proliferare di norme delle quali il nostro ordinamento è ben provvisto".
"Chiediamo un investimento reale - continua - nella formazione al diritto del lavoro e alla sicurezza, che inizi sin dai cicli di istruzione obbligatoria per intensificarsi, con cadenza regolare e normata all’interno delle realtà lavorative, tenendo conto della specificità di ogni settore. Chiediamo che le retribuzioni siano adeguate agli standard del salario minimo proposto dalla direttiva dell’Unione Europea, date le evidenti carenze nei risultati della contrattazione collettiva nazionale, nella certezza per la quale costruire una reale tutela della salute e sicurezza dei nostri lavoratori significhi, in prima istanza, metterli nelle condizioni di non sottostare a condizioni rischiose e imposizioni di irregolarità di qualsivoglia natura soggiogati dal timore di perdere il sostentamento per loro e le loro famiglie".
"A confermare la portata strutturale di questa emergenza - insiste il presidente Anmil - non sono soltanto i dati sui decessi, ma anche quelli sugli infortuni e sulle malattie professionali: nei primi dieci mesi dell’anno sono stati denunciati quasi 500.000 infortuni sul lavoro e oltre 80.000 malattie professionali, numeri che restituiscono l’immagine di un sistema che espone quotidianamente centinaia di migliaia di lavoratori a rischi inaccettabili".
"Chiediamo - afferma - una reale tutela delle vittime del lavoro e dei loro superstiti, categoria che rappresentiamo sia nella nostra composizione associativa che nel nostro impegno primario di azione, che riporti lo Stato nella sua veste di garante dei diritti inalienabili dei cittadini. Vogliamo, come ci troviamo purtroppo ad auspicare ogni anno, che il 2026 non consegni l’ennesimo racconto fatto di occasioni perse, slogan di commiato, inasprimenti burocratici e palliativi di facciata, ma che si lavori finalmente alla realizzazione concreta di istanze che da decenni tornano ciclicamente sugli stessi tavoli istituzionali - come l’istituzione della Procura nazionale del lavoro - oggi riproposte a nuovi interlocutori, ai quali ribadiamo la nostra piena disponibilità a collaborare per farsi, finalmente, promotori di un cambiamento reale".

"L’influenza di quest’anno tende a dare casi di polmoniti impegnative, anche nei giovani. Dopo alcuni giorni di febbre anche alta, con stanchezza e dolori muscolari può evolvere poi con una tosse secca che va avanti per giorni insieme all'elevata temperatura e maggiori difficoltà a respirare". Lo afferma all'Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore Malattie infettive dell'ospedale policlinico San Martino di Genova, parlando dei sintomi dell'influenza 2025.
"Sapete quali sono le regioni italiane più colpite? Quelle dove ci sono meno persone vaccinate per l’influenza: Sardegna, Campania e Sicilia. Il vaccino, per quanto non perfetto sulla variante K[1], è comunque in grado di proteggere dalle forme più gravi. Chi non si immunizza corre più rischi e questa ormai è una equazione", rimarca l'infettivologo che puntualizza come alcune regioni italiane "se non vorranno continuare ad essere in difficoltà nel periodo influenzale, dovranno fare di più sulla promozione e la prevenzione vaccinale".

Alfonso Signorini si autosospende da Mediaset. Una decisione che arriva dopo il caso sollevato da Fabrizio Corona nel suo format 'Falsissimo'. Al centro della vicenda, le affermazioni secondo cui esisterebbe un presunto "sistema" per favorire l'ingresso di concorrenti, o aspiranti tali, all’interno del ‘Grande Fratello’, trasmissione condotta proprio da Signorini.
“È intenzione di questa difesa denunciare ogni dettaglio di questa campagna calunniosa e diffamatoria, orchestrata con il chiaro intento di distruggere l’onorabilità, la rispettabilità e la brillante carriera del dottor Alfonso Signorini” rendono noto gli avvocati Daniela Missaglia e Domenico Aiello, che hanno da poco assunto la difesa e rappresentanza di Alfonso Signorini, in sede civile e penale, “nell’ambito della complessa vicenda che lo vede vittima di gravi e continuate condotte criminose”.
Per fronteggiare “queste gravissime condotte illecite, a tutti evidenti” scrivono i legali in riferimento al caso sollevato da Fabrizio Corona nel suo format ‘Falsissimo’, “e soprattutto il capillare riverbero che trovano su alcuni disinvolti media, il dottor Alfonso Signorini, professionista che ha costruito con scrupolo, serietà e abnegazione una intera carriera di giornalista, autore, regista e conduttore televisivo, si vede costretto a sospendere in via cautelativa ogni suo impegno editoriale in corso con Mediaset”. La decisione, spiegano gli avvocati, è già stata comunicata all’azienda di Cologno Monzese.
“È noto il principale responsabile di questa surreale e virulenta aggressione, soggetto che -nonostante le precedenti condanne penali- oggi vorrebbe assumere le vesti di giudice e pubblico ministero, imponendo proprie regole per un tornaconto personale e non certo per l’interesse di giustizia”. “Il tutto - proseguono gli avvocati - al costo di danni irreparabili ed enormi per le vittime designate. La ricostruzione proposta a danno del dottor Alfonso Signorini è destituita di ogni prova o verità; agiremo in ogni sede affinché non solo sia interrotta la condotta, dolosamente malevola, ma siano resi noti alla giustizia tutti i concorrenti e beneficiari di questo crimine, anche verso coloro che ne favoriscono la prosecuzione nell’intento, mai taciuto, di continuare a ricavare in varie forme, utilità, pubblicità o ricavi da tali attività illecite”. Quindi annunciano: “Agiremo, altresì e senza indugio, contro sponsor, motori di ricerca, siti e canali web che amplificano gli effetti della condotta criminosa. Coloro che ancora oggi offrono vetrina e affari di tal fatta antepongono interessi economici al rispetto di diritti costituzionali e della sacralità della vita privata altrui, anzi non ne riconoscono alcun valore. Anche costoro sono i veri co-autori del crimine e dunque responsabili del danno ingiusto che in questo momento il dottor Alfonso Signorini sta subendo”.
Mediaset: "Accogliamo la decisione di Signorini, tuteleremo il gruppo"
Mediaset accoglie "la decisione di Alfonso Signorini di sospendere cautelativamente il suo impegno editoriale, stante l’esigenza di tutelare sé stesso e le persone interessate nella vicenda mediatica in cui è rimasto suo malgrado coinvolto". E' quanto afferma Mediaset in una nota nella quale si legge: "Mediaset agirà con determinazione in tutte le sedi sulla base esclusiva di elementi oggettivi e fatti verificati per contrastare la diffusione di contenuti e ricostruzioni diffamatorie o calunniose, a tutela del rispetto delle persone, dei fatti e dei propri interessi. In quanto parte di un primario gruppo europeo quotato, Mediaset ha il dovere di tutelare, l’integrità delle proprie attività e dei prodotti editoriali, nonché la propria reputazione nei confronti del mercato e del pubblico".
Allo stesso tempo, Mediaset "ribadisce che chi opera per l’azienda è tenuto ad attenersi a chiari principi di correttezza, responsabilità e trasparenza, come definiti dal Codice Etico, che viene applicato senza eccezioni. Sono in corso tutti gli accertamenti e verifiche per garantirne il suo rispetto".

Alfonso Signorini si autosospende da Mediaset. Una decisione che arriva dopo il caso sollevato da Fabrizio Corona nel suo format 'Falsissimo'. Al centro della vicenda, le affermazioni secondo cui esisterebbe un presunto "sistema" per favorire l'ingresso di concorrenti, o aspiranti tali, all'interno del 'Grande Fratello', trasmissione condotta proprio da Signorini.
"È intenzione di questa difesa denunciare ogni dettaglio di questa campagna calunniosa e diffamatoria, orchestrata con il chiaro intento di distruggere l'onorabilità, la rispettabilità e la brillante carriera del dottor Alfonso Signorini" rendono noto gli avvocati Daniela Missaglia e Domenico Aiello, che hanno da poco assunto la difesa e rappresentanza di Alfonso Signorini, in sede civile e penale, "nell'ambito della complessa vicenda che lo vede vittima di gravi e continuate condotte criminose".
Per fronteggiare "queste gravissime condotte illecite, a tutti evidenti", scrivono i legali in riferimento al caso, sollevato da Corona[1], "e soprattutto il capillare riverbero che trovano su alcuni disinvolti media, il dottor Alfonso Signorini, professionista che ha costruito con scrupolo, serietà e abnegazione un'intera carriera di giornalista, autore, regista e conduttore televisivo, si vede costretto a sospendere in via cautelativa ogni suo impegno editoriale in corso con Mediaset ". La decisione, spiegano gli avvocati, è già stata comunicata all’azienda di Cologno Monzese.
"È noto il principale responsabile di questa surreale e virulenta aggressione, soggetto che - nonostante le precedenti condanne penali - oggi vorrebbe assumere le vesti di giudice e pubblico ministero, imponendo proprie regole per un tornaconto personale e non certo per l'interesse di giustizia". "Il tutto - proseguono gli avvocati - al costo di danni irreparabili ed enormi per le vittime designate. La ricostruzione proposta a danno del dottor Alfonso Signorini è destituita di ogni prova o verità; agiremo in ogni sede affinché non solo sia interrotta la condotta, dolosamente malevola, ma siano resi noti alla giustizia tutti i concorrenti e beneficiari di questo crimine, anche verso coloro che ne favoriscono la prosecuzione nell'intento, mai taciuto, di continuare a ricavare in varie forme, utilità, pubblicità o ricavi da tali attività illecite". Quindi annunciano: "Agiremo, altresì e senza indugio, contro sponsor, motori di ricerca, siti e canali web che amplificano gli effetti della condotta criminosa. Coloro che ancora oggi offrono vetrina e affari di tal fatta antepongono interessi economici al rispetto di diritti costituzionali e della sacralità della vita privata altrui, anzi non ne riconoscono alcun valore. Anche costoro sono i veri co-autori del crimine e dunque responsabili del danno ingiusto che in questo momento il dottor Alfonso Signorini sta subendo".
Mediaset: "Accogliamo la decisione di Signorini, tuteleremo il gruppo"
Mediaset accoglie, scrive in una nota, "la decisione di Alfonso Signorini di sospendere cautelativamente il suo impegno editoriale, stante l'esigenza di tutelare sé stesso e le persone interessate nella vicenda mediatica in cui è rimasto suo malgrado coinvolto". "Mediaset agirà con determinazione in tutte le sedi sulla base esclusiva di elementi oggettivi e fatti verificati per contrastare la diffusione di contenuti e ricostruzioni diffamatorie o calunniose, a tutela del rispetto delle persone, dei fatti e dei propri interessi. In quanto parte di un primario gruppo europeo quotato, Mediaset ha il dovere di tutelare, l'integrità delle proprie attività e dei prodotti editoriali, nonché la propria reputazione nei confronti del mercato e del pubblico".
Allo stesso tempo, Mediaset "ribadisce che chi opera per l'azienda è tenuto ad attenersi a chiari principi di correttezza, responsabilità e trasparenza, come definiti dal Codice Etico, che viene applicato senza eccezioni. Sono in corso tutti gli accertamenti e verifiche per garantirne il suo rispetto".
(Adnkronos) - Disposto il 41 bis, a quanto apprende l'Adnkronos, per Elvis Demce, figura di spicco del narcotraffico nella Capitale e della zona dei Castelli. E’ il primo caso di ‘carcere duro’ deciso per un esponente del gruppo dei narcos albanesi della capitale. Demce è da tempo in carcere, dove sta scontando una condanna definitiva a 15 anni e 4 mesi per traffico di droga e un'altra, non definitiva, a 18 anni e mezzo per il tentato omicidio di Alessio Marzani, ferito a colpi di arma da fuoco nell'ottobre del 2020. Il provvedimento, deciso pochi giorni prima di Natale, arriva dopo le indagini della Dda della procura di Roma e dei carabinieri del Nucleo investigativo.
Nel luglio scorso Demce è stato raggiunto da una nuova ordinanza di custodia cautelare. Secondo quanto emerso dalle indagini dei magistrati capitolini dell’antimafia, continuava infatti anche dal carcere a comunicare e ordinare sequestri ed estorsioni. La vittima era un commerciante di auto dal quale il ‘commando’ voleva informazioni sui rivali, un gruppo legato a Fabrizio Fabietti. Due nomi, Fabietti e Demce, con un legame comune in passato: Fabrizio Piscitelli, il leader degli Irriducibili, noto come ‘Diabolik’, ucciso con un colpo di pistola alla testa il 7 agosto del 2019 nel parco degli Acquedotti. Sempre lo scorso luglio, il giorno dopo la nuova ordinanza eseguita dai carabinieri, era stato ritrovato un ordigno vicino l’abitazione dove vive la famiglia di Demce, un ritrovamento che ha fatto subito pensare a nuovi riposizionamenti negli equilibri della criminalità romana e sul quale indagano i magistrati della Direzione distrettuale antimafia.
La difesa di Demce, rappresentata dagli avvocati Massimiliano Capuzi e Marco Franco, ha già presentato istanza al ministro della Giustizia per chiedere la sospensione dell'esecuzione del provvedimento con cui è stato disposto il 41 bis e a breve verrà predisposto il reclamo al tribunale di Sorveglianza. "Riteniamo che non sussistano le condizioni - dice all'Adnkronos il penalista Capuzi - per il 'carcere duro'. Il nostro assistito non ha mai avuto una condanna per associazione mafiosa né per agevolazione. Un provvedimento ingiustificato. Nell'ultimo quinquennio il Dap ha trasferito Demce in istituti non dotati di strutture per la tutela della sanità mentale, ad eccezione dell'ultimo, quello di Secondigliano, che è dotato di Atsm, articolazioni per la tutela della salute mentale. Condizioni di salute - sottolinea il difensore dell'albanese - che così come acclarate da tutte le strutture presso i carceri dove è stato detenuto e da una perizia disposta dalla Corte d'Appello di Roma, non sono state valutate in concreto nel provvedimento di 41 bis". (di Assunta Cassiano e Daniele Dell'Aglio)

Il tribunale di Siena ha dichiarato illegittimo il licenziamento di Fabio Giomi, 62enne cassiere di Pam Panorama, scattato per il 'test del carrello'. Il tribunale ha ordinato il reintegro e condannando l'azienda al risarcimento del danno subito e al pagamento delle spese processuali. La decisione è stata annunciata oggi dalla Filcams Cgil di Siena.
Giomi era stato licenziato dopo essere stato sottoposto al cosiddetto test del carrello presso il punto vendita di Porta Siena, in cui una cassa di birra conteneva altri articoli nascosti, come rossetti e bottoni, che hanno portato all’intervento di un ispettore.
Giomi ha commentato: "Questa notizia mi ha reso molto, molto felice. C'è stata proprio un'esplosione di gioia, perché è tutto il giorno che ero in tensione per questa udienza. E' un bel regalo di Natale: si finisce l'anno in bellezza". "Per quanto riguarda il ritorno alla cassa - ha proseguito - al momento è tutto da definire: tempi e modalità sono ancora da stabilire, quindi su questo non posso dire nulla. Sono contentissimo, non solo per me, ma anche per la battaglia civile che abbiamo portato avanti. Sono sicuro che questa vittoria potrà diventare un punto di riferimento per tanti lavoratori. Avrei potuto cavarmela con dieci giorni di sospensione e oggi sarei già tornato a lavorare, ma ho deciso di tenere duro. L'ho fatto per me, per tutti i lavoratori e perché era una situazione inaccettabile. Quando le cose sono ingiuste - ha concluso - non sono disposto ad abbassare la testa e ad accettarle solo per mantenere un quieto vivere". Durante l'udienza, supportata da un presidio di circa cento persone, il tentativo di mediazione con l’azienda è fallito: Pam aveva proposto il ritiro del licenziamento accompagnato da una sanzione di dieci giorni di sospensione, proposta rifiutata dal lavoratore.
"Sono contentissimo, non solo per me, ma anche per tutti i lavoratori", ha dichiarato Giomi, sottolineando che la sentenza rappresenta una tutela per i circa tre milioni di lavoratori del commercio in Italia, spesso vittime di provvedimenti discriminatori. Il sindacato aveva già segnalato casi simili nella stessa catena di supermercati a Livorno e stava conducendo un’analisi su altri episodi sospetti.
Il segretario toscano della Cgil, Rossano Rossi, ha dichiarato: "Esprimo grande soddisfazione per il pronunciamento del Tribunale dei Siena, eravamo al cospetto di un atto grave figlio di una arroganza e di una cattiveria che in questi tempi stanno pervadendo il mondo del lavoro, ma ancora una volta tutta la Cgil Toscana ha dimostrato che, senza voltarsi dall’altra parte davanti alle ingiustizie, uniti nella lotta si possono ottenere risultati".

Ancora non c'è una data. Il Consiglio dei ministri non ha preso nessuna decisione sul referendum per la riforma della separazione delle carriere dei magistrati. Nella riunione, raccontano alcuni presenti (che è stata molto breve e nel corso della quale è stato approvato il decreto per la proroga degli aiuti all'Ucraina) neanche sarebbe stato sfiorato l'argomento giustizia.
Avete discusso del referendum e di una eventuale data? "Non ne abbiamo parlato...", ha tagliato corto il ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, Nello Musumeci, rispondendo ai giornalisti all'uscita da Palazzo Chigi.
"Nella riunione di governo non abbiamo affrontato l'argomento, non c'è ancora nessun accordo sulla data, ne parleremo all'inizio di gennaio", ha assicurato il vicepremier Antonio Tajani, parlando con i giornalisti. "Bisogna farlo, abbiamo sessanta giorni, non credo che serva la raccolta delle firme", ha precisato il ministro degli Esteri rispondendo a chi gli chiedeva se il governo fosse intenzionato ad aspettare la raccolta delle firme del comitato per il No prima di decidere sulla data del voto.
Il referendum si terrà il 1 marzo o il 22? "Non cambia molto, quello che è importante è il giudizio degli italiani", ha replicato il leader di Forza Italia.

Vladimir Putin vuole realmente la pace in Ucraina? A quali condizioni e quando? Due domande che trovano, almeno parzialmente, una risposta nelle condizioni dell'economia di Mosca. Per due considerazioni sulle altre. La prima, come afferma Maria Snegovaya, senior fellow per la Russia e l'Eurasia del Center for Strategic and International Studies, in una recente intervista alla CNN, è che "la storia dimostra che la Russia è più propensa ad accettare un accordo di pace sfavorevole se sta attraversando una crisi economica, come accadde alla fine della Prima guerra mondiale e per la guerra sovietica in Afghanistan". La seconda è che, in questa fase, dopo quasi quattro anni di guerra su vasta scala, l'economia russa "assomiglia a un'auto bloccata in folle: il motore ruggisce, il carburante brucia velocemente, ma nulla va avanti", come scrive nella sua ultima newsletter Alexandra Prokopenko economista della Banca centrale russa fino all’inizio del 2022, oggi analista del think tank Carnegie Russia Eurasia Center.
Sono due voci autorevoli che conoscono bene il tessuto produttivo e le caratteristiche dell'economia russa e che concordano su un'analisi di fondo: non ci sono ancora le condizioni per un passo indietro di Putin sulla base delle condizioni economiche ma la situazione sta evolvendo a Mosca e lo scenario potrebbe rapidamente cambiare.
Snegovaya è convinta che serva "una pressione molto più seria sull'economia (russa) ed esercitata più a lungo, molto più a lungo, perché si arrivi” al punto di rottura. Questo, anche se "la spinta economica iniziale causata dall'aumento delle spese militari sembra essere finita" e ora il Cremlino deve "scaricare il peso della guerra sulla società russa". Finora, ha spiegato a conclusione del suo ragionamento, "la propaganda e la repressione hanno consentito a Putin di andare avanti" nel suo disegno.
Alexandra Prokopenko, usando l'immagine dell'auto in folle, va però oltre, evidenziando tre elementi chiave che descrivono l'andamento dell'economia russa: la crescita è in stallo, il PIL è rallentato allo 0,6% nel terzo trimestre del 2025 e potrebbe diventare negativo all’inizio del 2026; due terzi della scarsa crescita residua provengono dall'apparato statale e da quello bellico; gli investimenti privati stanno diminuendo. Non solo. La carenza di manodopera "è ormai cronica": tra perdite di guerra, emigrazione e calo della migrazione dall’Asia centrale, "la Russia sta esaurendo i lavoratori". L’invecchiamento e il collasso demografico "stanno aggravando la pressione fiscale sulle pensioni e sull’assistenza sanitaria". L'aumento delle tasse, con l'Iva che è appena salita dal 20 al 22%, può dare respiro alle casse pubbliche ma vanificherà la principale buona notizia per l'economia russa, il rallentamento dell'inflazione.
Cosa suggerisce tutto questo? Che un peso determinante nelle scelte di Putin sulla sorte dell'Ucraina è esercitato dal fattore tempo. Le analisi degli economisti suggeriscono che il leader del Cremlino ne ha ancora a disposizione e che potrebbe decidere di usarlo per massimizzare ulteriormente i risultati della guerra in Ucraina. E questo anche perché fermare la guerra vorrebbe dire per Putin iniziare una complicata riconversione di un'economia ormai spinta quasi esclusivamente dalla produzione bellica. Nelle trattative in corso, però, sostanzialmente per la stessa ragione, potrebbero avere un peso le rassicurazioni economiche che Donald Trump può mettere sul tavolo come contropartita al raggiungimento di un accordo che fermi la guerra. (Di Fabio Insenga)

Dopo un dominio durato cinque anni, 'All I Want for Christmas Is You' di Mariah Carey cede lo scettro di brano più ascoltato a 'Last Christmas' degli Wham!. È quanto emerge dai dati ufficiali Fimi/GfK relativi alla settimana 52, quella che va dal 19 al 25 dicembre.
Top ten album
Il Natale 2025 riscrive solo in parte le gerarchie delle classifiche musicali italiane, visto che Michael Bublé si conferma il re incontrastato delle vendite degli album con il suo intramontabile 'Christmas'. La Top 10 degli album più venduti è un mix di classici natalizi, novità discografiche italiane e grandi nomi del live. 'Christmas di Bublè è l'album che da oltre un decennio accompagna le festività in tutto il mondo. Secondo posto per Olly con 'Tutta Vita (Sempre)' mentre in terza posizione troviamo i Pink Floyd, con l'edizione per il 50esimo anniversario di 'Wish You Were Here'.
La classifica è poi un'istantanea della scena musicale italiana contemporanea: troviamo il rap di Gemitaiz ('Elsewhere') e Paky ('Gloria'), il pop d'autore di Ultimo con il suo album dal vivo 'Ultimo Live Stadi 2025', il ritorno di Caparezza con 'Orbit Orbit', e Kid Yugi con 'Tutti i nomi del diavolo'. Chiudono la top ten due progetti speciali legati a performance dal vivo e sessioni in studio: 'Cremonini Live25' di Cesare Cremonini e 'Niuiorcherubini' di Jovanotti.
Top ten singoli
Ma è nell'analisi dei singoli che si registra il cambiamento più significativo. Per la prima volta dopo cinque stagioni natalizie consecutive, la regina Mariah Carey viene detronizzata. 'Last Christmas' degli Wham!, capolavoro del 1984 firmato da George Michael, conquista la vetta della classifica Fimi, interrompendo un regno che sembrava inscalfibile. 'All I Want for Christmas Is You' scivola così in seconda posizione, in un podio che vede al terzo posto un altro classico immortale, 'Jingle Bell Rock' di Bobby Helms.
L'intera Top 10 è quasi completamente monopolizzata dalle canzoni delle feste: da Brenda Lee ('Rockin' Around the Christmas Tree') a Dean Martin ('Let It Snow!'), da José Feliciano ('Feliz Navidad') allo stesso Michael Bublé, presente anche qui con la sua versione di 'It's Beginning to Look a Lot Like Christmas'. Le uniche due eccezioni non prettamente natalizie che riescono a farsi spazio in questa onda di classici sono due dei nomi più forti del pop italiano attuale: Marco Mengoni con il suo ultimo singolo 'Coming Home' (al settimo posto) ed Emma con 'L'amore non mi basta' (all'ottavo), brano di 12 anni fa tornato virale sui social.

Per decenni, il mondo della moda e del cinema ha cercato ossessivamente la 'nuova Bardot'. Non bastava essere bionde: serviva quel mix irripetibile di innocenza e sensualità esplosiva, i capelli arruffati ma perfetti, la bocca imbronciata e, spesso, quei dents du bonheur (denti della felicità, i due incisivi separati) che B.B. aveva trasformato in un marchio di fabbrica di imperfetta bellezza.
Stilisti, fotografi e riviste alla ricerca di idee hanno incoronato diverse donne come legittime eredi dell'icona francese. Alcune ne hanno ricalcato il fisico, altre l'atteggiamento ribelle. Ma oggi, a fine 2025, dove sono finite e cosa fanno le più celebri 'eredi' di Brigitte[1]?
Claudia Schiffer, il ritorno dell'icona anni Novanta
Nel 1989, la campagna Guess scattata da Ellen von Unwerth la trasformò nella copia carbone di Bardot versione 'Et dieu créa la femme', lanciandola nell'olimpo delle top model. Karl Lagerfeld suggellò il titolo nel 1993, facendola sfilare per Chanel con un look che era un omaggio vivente all'attrice francese.
Oggi, a 54 anni, Schiffer sta vivendo una seconda giovinezza professionale. Il 2025 è stato l'anno del suo grande ritorno: è apparsa come volto di ben tre grandi campagne globali (Balenciaga, Versace e Chloé). Non si limita a posare: continua a gestire il suo brand e a curare mostre sulla fotografia di moda, confermandosi la "businesswoman" più longeva tra le sue ex colleghe.
Kate Moss, la Bardot ribelle
Se Schiffer era la Bardot solare di Saint-Tropez, Kate Moss ne ha incarnato il lato più ribelle e notturno: eye-liner pesante, atteggiamento menefreghista e sex appeal magnetico.
Il 2025 non è stato semplice per l'imprenditrice Moss. A luglio la sua linea di benessere e skincare Cosmoss, lanciata tre anni prima, è stata messa in liquidazione volontaria a causa dei debiti. Le resta però la sua agenzia di talenti, la Kate Moss Agency, con cui gestisce la carriera della figlia Lila e di altri volti nuovi, mantenendo il suo status di icona di stile globale.
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Vanessa Paradis, la 'Petite' Bardot
La Francia trovò la sua nuova B.B. in Vanessa fin dal suo esordio con Joe le taxi a 14 anni. Ma fu Jean-Paul Goude a immortalare il legame estetico nel 1991, con la pubblicità del profumo Coco Chanel: Vanessa, vestita da uccellino in una gabbia, incarnava quella stessa fragilità lolitesca mista a malizia che aveva reso celebre Bardot. I denti separati e il viso da bambola fecero il resto, rendendola per i francesi la 'petite sœur' naturale di Brigitte.
Nel frattempo è diventata una delle attrici più rispettate del cinema d'autore. Nel 2025 ha girato il thriller I'll Forget Your Face di Yann Gonzalez e si prepara all'uscita della commedia T'as pas changé. Lontana dall'immagine di bambolina, ha costruito una carriera e superato l'etichetta di semplice icona di stile.
Laetitia Casta: Marianna moderna
Il paragone divenne istituzionale nel 1999, quando Laetitia fu scelta dai sindaci francesi come modello per la Marianne, il simbolo della Repubblica Francese: un onore che era toccato proprio a Brigitte Bardot decenni prima. Casta rappresentava la carnalità mediterranea e la fierezza francese di B.B., diventando l'erede fisica più credibile agli occhi del pubblico generalista. Quello stesso anno fu sul palco di Sanremo con Fabio Fazio e il premio Nobel Renato Dulbecco, diventando famosissima anche in Italia (dove trovò l'amore e due figli con Stefano Accorsi).
Anche lei negli anni ha puntato soprattutto sul cinema e sul teatro. Dopo Una storia nera uscito nel 2024, nel 2026 sarà in Bazaar, una commedia tinta di giallo in cui con il compagno sospetta che un vicino abbia ucciso la moglie.
Georgia May Jagger, la Bardot Millennial
Quando hai Mick Jagger come padre e Jerry Hall come madre, il Dna aiuta. Ma fu la campagna Rimmel London del 2009 a scatenare i media: si torna sempre agli incisivi, identici a quelli di B.B., che divennero il suo marchio di fabbrica. Seguono varie campagne che uniscono il broncio francese di Brigitte al rock'n'roll inglese.
Oggi oltre a essere una modella, Jagger è co-proprietaria del brand Bleach London e nel 2025 è stata ambasciatrice della British Beauty Week.
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Scarlett Johansson, la Bardot di Hollywood
L'America trovò la sua Bardot nei primi anni 2000. Registi come Sofia Coppola (Lost in Translation) e Woody Allen (Match Point) esaltarono una sensualità morbida e una voce roca che ricordavano potentemente la diva francese. Vanity Fair ed Esquire la incoronarono più volte "Sexiest Woman Alive" proprio per questo fascino retrò, che la distingueva nettamente dal canone delle attrici di quegli anni.
Nel frattempo, tra gli Avengers e la voce di 'Her', ha compiuto l'evoluzione a creatrice: il 2025 segna il suo debutto alla regia con Eleanor the Great, presentato a Cannes.
Lara Stone, fuga dalle passerelle
Carine Roitfeld, direttrice di Vogue Paris, la lanciò a fine 2000 dedicandole un intero numero e definendola una moderna Bardot.
Dopo anni di copertine e campagne, si vede poco in giro. Vive a Hampstead, Londra, in una villa con il marito David Grievson. Lavora ancora in modo molto selettivo per progetti editoriali di alto profilo ma ha scelto di dedicarsi soprattutto alla famiglia.
Amy Winehouse: l'erede "maledetta"
Fu Karl Lagerfeld, sempre lui dopo Claudia Schiffer, a legittimare questo paragone apparentemente azzardato. Nel 2007, lo stilista dichiarò che Amy era "la nuova Brigitte", non per le curve, ma per lo stile: la celebre acconciatura "beehive" (l'alveare) e l'eye-liner pesantissimo erano una citazione diretta del look anni '60 di Bardot. Amy incarnava la Brigitte tragica, quella perseguitata dai paparazzi e insofferente alle regole.
A 14 anni dalla morte, resta un'icona musicale e di stile. Il 2024 è stato l'anno delle polemiche postume legate al biopic Back to Black e allo sfruttamento della sua immagine.
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