
(Adnkronos) - Quasi 200.000 sterline, circa 235.000 euro, di carburante rubato ogni singolo giorno dalle stazioni di servizio del Regno Unito. È la fotografia scattata dall'ultimo report di Forecourt Eye, società britannica specializzata nella prevenzione dei reati presso gli impianti di rifornimento. Da quando l'escalation militare in Medio Oriente e il conseguente blocco dello Stretto di Hormuz hanno sconvolto i mercati energetici a partire dal 28 febbraio scorso, le rapine e le fughe alla pompa di benzina oltremanica hanno subito un’impennata senza precedenti. I dati raccolti evidenziano un fenomeno in drastica crescita: nei primi cinque mesi di conflitto, quelli compresi tra marzo e luglio, i casi di rifornimento non pagato sono balzati del 20%. In valori assoluti significa che la quantità di carburante sottratto quotidianamente è passata da 87.000 a oltre 108.900 litri. Poiché nel frattempo i listini sono schizzati alle stelle, il valore economico complessivo del carburante rubato è aumentato del 48%, raggiungendo la cifra record stimata di 194.000 sterline al giorno suddivise sulle circa 8.359 stazioni del Paese. A spingere questa scia di furti non sono soltanto le bande criminali organizzate.
L'elemento più sorprendente riguarda i guidatori senza precedenti: tra gli automobilisti "incensurati" si è registrato un incremento del 23% nei furti e del 26% nel volume sottratto. Le modalità prevalenti restano due: la classica fuga a tutta velocità subito dopo il pieno e la finta impossibilità di pagamento, in cui il cliente riempie il serbatoio e poi dichiara alla cassa di non avere con sé contanti né carte. Ascoltata da Adnkronos, Michelle Henchoz, direttrice generale di Forecourt Eye, non ha nascosto una certa sorpresa nel redigere il report: “Immaginavamo che l’aumento del costo del carburante dovuto al conflitto in Medio Oriente avrebbe influenzato notevolmente la vita delle persone in negativo. Ma mai avremmo immaginato una risposta, anche se solo da una piccola parte di essi, di questo genere, tanto da spingerli a commettere degli illeciti così importanti”. Ad oggi il costo della benzina nel Regno Unito oscilla tra 1,56 e 1,61 sterline per litro, ossia 1,82 e 1,88 euro; il diesel tra 1,74 e 1,81 sterline per litro, circa 2,03 e 2,11 euro. Facendo dei paragoni con l’Italia, dove l'impatto sul prezzo finale è storicamente legato alle accise e all'Iva, che da sole arrivano a coprire oltre il 55% del costo al litro, nel Regno Unito la struttura del prezzo risponde a dinamiche simili. Oltre alla "fuel duty", che può essere considerata una sorta di accise britannica dal valore fisso, pari a 52,95 pence al litro, e alla Vat, ossia l’Iva, al 20%, a pesare sul mercato inglese è la forte dipendenza dalle oscillazioni del cambio tra sterlina e dollaro unitamente ai margini di raffinazione e alla gestione commerciale delle singole catene di distribuzione.
"Quando la quotazione del greggio sale e la sterlina perde terreno, il rincaro ai distributori inglesi è immediato e violento, trasformando il semplice gesto di fare rifornimento in un fattore di forte tensione sociale. Questo è quanto stiamo osservando ormai su base quotidiana in ogni angolo del Paese - aggiunge Michelle Henchoz -. Per tale motivo che stiamo supportando i proprietari dei distributori di carburante nel cercare di arginare le infrazioni che stanno diventando sempre più organizzate e sofisticate. Per diminuire le perdite, diversi distributori stanno iniziando ad adottare piattaforme di segnalazione rapida e reti di riconoscimento facciale in grado di allertare il personale all'arrivo di veicoli o soggetti già segnalati”.
Sempre nel Regno Unito, il caro carburante sta anche creando delle realtà opposte. Questa mattina Il colosso energetico britannico Bp ha pubblicato i risultati del secondo trimestre dell'anno in corso registrando un utile di 5,73 miliardi di dollari, quasi il doppio di quanto registrato nel primo trimestre, 3,2 miliardi, trainato proprio dall'impennata delle quotazioni petrolifere e delle materie prime energetiche seguita alle tensioni in Medio Oriente. (di Alessandro Allocca)

(Adnkronos) - La Spagna critica l'Italia in merito alla decisione di sospendere temporaneamente l'accordo di Schengen con la Spagna e reintrodurre i controlli negli aeroporti in risposta alla crisi di Ceuta. Per il ministro dell'Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska è stata una scelta "priva di necessità e proporzionalità". "Lo spazio Schengen non è stato in alcun modo compromesso" ha aggiunto Marlaska, dopo il Consiglio Affari Interni informale di questa mattina videoconferenza. "È stato chiarito che Ceuta ha un regime speciale all'interno di Schengen e che nessuna persona può lasciare Ceuta senza un controllo effettivo" aggiunge. Il ministro ha, quindi, precisato che da parte italiana non gli è stato comunicato che i controlli saranno sospesi, ma ha espresso l'auspicio che ciò avvenga "al più presto".
L'ex Alto rappresentante dell'Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, ritiene che la "solidarietà" dell'Unione Europea sia "morta" con la recente crisi migratoria di Ceuta, lamentando la mancanza di considerazione mostrata nei confronti della Spagna, vittima di un "attacco ibrido". "Mi frustra profondamente vedere come la solidarietà europea sia morta a Ceuta, perché alcuni Paesi hanno anteposto i propri interessi elettorali nazionali all'esercizio della solidarietà europea", ha dichiarato Borrell in un'intervista a Cadena Ser, riportata da EuropaPress, valutando la risposta di alcuni Stati membri alla crisi migratoria nella città autonoma.
A questo proposito, l'ex ministro degli Esteri spagnolo ha sottolineato che vedere Paesi come l'Italia, che, a suo dire, ha "innescato la miccia", chiedere l'"espulsione" della Spagna dall'area Schengen è molto "frustrante". Allo stesso tempo, ha lamentato che la "demagogia populista" venga anteposta allo Stato di diritto e che la "solidarietà tra gli Stati membri dell'Unione Europea venga sostituita dalla critica al governo".
Inoltre, ha criticato la Danimarca per la sua mancanza di solidarietà, sostenendo che "la Spagna ha sempre fornito assistenza in materia di migrazione e nella difesa del proprio territorio", riferendosi al conflitto con gli Stati Uniti sulla sovranità della Groenlandia, in cui il governo di Pedro Sánchez è stato tra coloro che si sono "contrapposti" al presidente statunitense Donald Trump.
Al contrario, l'ex Alto rappresentante dell'Ue ha difeso la posizione dei governi di Francia, Portogallo e Irlanda, che hanno sostenuto il governo spagnolo nella gestione della crisi migratoria di Ceuta. In questo contesto, l'ex ministro ha criticato i Paesi europei più ostili nei confronti della Spagna per la loro mancanza di "solidarietà" con "un Paese che ha subito un attacco ibrido".
"Non è il primo attacco ibrido a cui assisto, che sfrutta la disperazione delle persone promettendo loro un passaggio sicuro", ha dichiarato Borrell, riferendosi al massiccio afflusso di migranti lungo la costa di Ceuta a luglio. Ha inoltre ribadito che la situazione non può essere risolta senza la collaborazione del Marocco, un Paese le cui relazioni dovranno essere ulteriormente analizzate. "Ora, la cosa importante è occuparsi di coloro che si trovano a Ceuta", ha concluso.

(Adnkronos) - "L'arrivo di Kolo Muani e Alajbegovic? E' chiaro che avere calciatori che vengono con entusiasmo nuovo, è sempre un vantaggio per la squadra. Poi questi qui li conosciamo anche perché li avevamo seguiti. Ne sono arrivati anche precedentemente altri due che ci hanno reso sicuramente una squadra più forte sulla carta. Poi naturalmente c'è da cominciare a lavorare, da integrarli con gli equilibri della squadra. Però, io sono soddisfatto dell'impegno della società e sono soddisfatto di aver raggiunto dei calciatori di questo livello qui, perché uno è un po' giovane, ma è un giovane di prospettiva importante. E questo era un vecchio pallino del direttore Massara, è stata sicuramente un'idea del direttore perché l'aveva già seguito l'anno scorso. Randal invece tutti all'interno dello spogliatoio della Juventus avevamo parlato di un ragazzo speciale da un punto di vista proprio di amicizia, di relazione e poi come calciatore lui lo conosciamo tutti, perché era riuscito a piacere anche a club importantissimi tipo il Paris Saint-Germain, tipo il Tottenham, averlo portato a casa è a che motivo di vanto". Lo ha detto il tecnico della Juventus Luciano Spalletti alla vigilia dell'amichevole con il Chelsea ad Hong Kong, parlando dei nuovi arrivati dal mercato.
"Yildiz? Siamo molto contenti di Kenan, valuteremo domani durante la partita. Però cerchiamo di farlo essere a disposizione caso mai per qualche minuto, valuteremo anche dopo l'allenamento di oggi. Però quello che è il suo recupero è come ce l'aspettavamo e quindi siamo soddisfatti della parte medica ha fatto sicuramente un buon lavoro".

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(Adnkronos) - La lebbra si ripresenta e sul banco degli imputati finisce l'armadillo. La malattia infettiva, oggi un'infezione rara. sta facendo registrare numeri in aumento in Florida, negli Stati Uniti.
Secondo i dati sanitari statali, disponibili consultando il Rapporto sulla frequenza delle malattie soggette a notifica, da inizio 2026 all'8 luglio sono stati segnalati 17 casi, ma l'attenzione sulla malattia si era alzata già nel 2025, anno in cui si era registrato un picco di 36 casi (su 174 registrati in tutti gli Usa), che aveva superato la punta precedente di 29 osservata nel 2015.
Fra i 36 pazienti dello scorso anno, riportano i media locali, si ritiene che 27 abbiano contratto l'infezione proprio in Florida, uno in un'altra località Usa e 3 all'estero. In 5 casi la localizzazione geografica dell'infezione è rimasta non nota. L'aumento, riporta 'Florida Today', si concentra principalmente nelle contee della Florida centrale, con quelle di Brevard, Lake, St Johns e Volusia che hanno rappresentato oltre il 50% dei casi, una quota definita sproporzionata rispetto alla popolazione che le abita. Quest'area dello stato Usa, che si snoda lungo il corridoio dell'Interstate 4, un'importante autostrada, è nota anche per ospitare un animale portatore della malattia, l'armadillo a nove fasce, che finisce nuovamente sotto i riflettori.
Gli esperti infatti non ritengono che si tratti di una coincidenza. I simpatici animali corazzati sono da tempo nel mirino delle analisi sulla diffusione della lebbra. Che siano portatori naturali del Mycobacterium leprae (agente eziologico del morbo di Hansen) è assodato, come ricorda 'Usa Today'. Se ne parla da anni e nel 2011 uno studio genomico aveva rilevato che probabilmente gli armadilli trasmettono il batterio agli esseri umani, ipotesi rafforzata anche da un successivo lavoro del 2015 che aveva ulteriormente approfondito questa modalità di trasmissione, osservando che "la portata geografica e la complessità della lebbra zoonotica sono in espansione". Il contatto con gli armadilli è considerato uno dei "fattori di rischio", menzionati in un report del 2023 pubblicato sulla rivista 'Emerging Infectious Diseases' dei Cdc (Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie), in cui si indagava sull'impatto della malattia in Florida Centrale.
I Cdc precisano che la lebbra resta una malattia molto rara (facilmente curabile con antibiotici standard se diagnosticata precocemente), seppur insidiosa: colpisce fino a 225 persone negli Stati Uniti, 250.000 in tutto il mondo ogni anno (anche se il 95% della popolazione umana si ritiene non sia suscettibile all'infezione). Ma nel report del 2023 si osservava anche che, dopo il picco del 1983 e la successiva drastica riduzione del numero annuale di casi documentati dagli anni '80 al 2000, c'è stata una ripresa graduale dell'incidenza negli States. Il numero di casi segnalati è più che raddoppiato in particolare negli stati sudorientali nell'ultimo decennio e secondo il National Hansen's Disease Program, nel 2020 la Florida è stata tra gli stati con il maggior numero di segnalazioni. In particolare, la Florida centrale ha rappresentato l'81% dei casi segnalati internamente nello stato e quasi un quinto dei casi segnalati a livello nazionale. Dal 1992 (anno in cui il Dipartimento della Salute della Florida ha registrato i primi casi) al 2014, il numero medio di casi di lebbra in questo stato Usa era di soli 6 all'anno.
Nel 2015, i casi sono stati 29 e da allora la media è salita a oltre 21 casi annui. Anche l'Emerging Pathogens Institute dell'università della Florida conferma che il numero di infezioni è correlato con l'area in cui vive l'armadillo ma precisa che servono più ricerche per comprendere meglio come la malattia viene trasmessa e chi è a rischio nello stato. Per esempio, un'ipotesi è che anche chi maneggia terreno contaminato da un armadillo possa essere a rischio di trasmissione. Mentre le indagini continuano, evidenziano dunque gli esperti dell'ateneo, "gli esseri umani dovrebbero evitare di toccare direttamente il terreno di una tana di armadillo, poiché sono stati descritti casi di lebbra in persone che hanno avuto solo questo tipo di esposizione". Una semplice precauzione che può aiutare - chi si dedica al giardinaggio, all'agricoltura, alla cura del paesaggio o ha comunque uno stretto contatto con il terreno - è "proteggere mani ed estremità con guanti e indumenti che prevengano la contaminazione", concludono. (segue)
Dromos fa tappa il 6 agosto a Riola Sardo per un doppio
appuntamento a Sa Marigosa.
(Adnkronos) - Sono aperte le iscrizioni alla Tiber Skiff, la prima regata internazionale di canottaggio sul Tevere. L’evento sarà il cuore sportivo di 'We Can Blu it! 2026', manifestazione dell’associazione 'piùblu', dedicata al rapporto tra sport, ambiente e salute: dal 25 al 27 settembre il Tevere diventerà un grande spazio di sport, educazione ambientale e partecipazione civica. Giunta alla sua terza edizione, 'We Can Blu It!' cresce e, si legge in una nota, in collaborazione con la Federazione Italiana di Canottaggio, l’As Luiss, e con Almaviva, gruppo italiano di innovazione digitale, come main partner, sceglie il fiume che ha dato origine a Roma come protagonista, grazie al patrocinio del ministero Ambiente e Sicurezza Energetica, Regione Lazio, di Roma Capitale, assessorato Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti, del Coni, della Federazione Italiana Canoa e Kayak, del WWF e della Fondazione Marevivo. Adnkronos sarà media partner dell’evento. Tra i diversi sponsor tecnici che collaborano all’iniziativa risultano Filippi Boats, azienda leader mondiale nella progettazione e costruzione di barche da canottaggio olimpiche, del Six Senses Roma, di Dott, azienda europea di micromobilità urbana e di Segafredo.
La 'Tiber Skiff' rappresenta la principale novità sportiva dell'edizione 2026. Per la regata internazionale, ispirata alla celebre 'Silver Skiff' di Torino, arriveranno nella Capitale atleti provenienti da tutto il mondo, trasformando, il 26 settembre, il Tevere in una vera arena internazionale di canottaggio. Per tre giorni il tratto compreso tra Ponte Milvio e Ponte Sant’Angelo si trasformerà in un grande palcoscenico a cielo aperto dove sport, sostenibilità ambientale, divulgazione scientifica e partecipazione civica dialogheranno attraverso un programma di eventi, competizioni, laboratori e attività esperienziali. L'obiettivo è restituire centralità al Tevere, riportando cittadini, studenti, sportivi, turisti, istituzioni e aziende a vivere il fiume come bene comune, patrimonio ambientale e di biodiversità e luogo di incontro tra comunità diverse.
L'Almaviva Blu Race, in programma il 27 settembre, sarà un’altra gara della 'We Can Blu It! 2026', manifestazione che propone un ricco programma di attività: dalle competizioni di canoa e kayak, con prove aperte al pubblico, a iniziative inclusive realizzate con il coinvolgimento del movimento Special Olympics. Promossa da piùblu, associazione impegnata nella tutela dei fiumi e degli ecosistemi acquatici, 'We Can Blu IT!' prevede un articolato programma di azioni ambientali che coinvolgeranno cittadini, scuole, università e associazioni territoriali. Sono previsti clean up partecipati lungo il Tevere, attività di recupero e valorizzazione delle discese al fiume, monitoraggi ambientali e momenti di divulgazione dedicati alla qualità delle acque e alle conseguenze delle micro plastiche con Isde, i medici per l’ambiente. Sulle banchine nascerà inoltre un villaggio esperienziale aperto alla città con laboratori, attività educative, incontri con ricercatori e divulgatori, uno spazio dedicato alle scuole e alle università, aree sportive e un main stage che ospiterà talk, premiazioni, spettacoli e momenti di confronto sul futuro dei fiumi e delle città, grazie anche alla partecipazione di Wwf, Marevivo, Greenpeace, Retake Roma, Fai, Legambiente, Lipu, Plastic Free, Evera Clean Up e Ostia Clean Up e Tevere Day. Tra gli appuntamenti centrali della manifestazione anche il 'bluetalk', un momento di confronto dedicato al rapporto tra ambiente, salute e rigenerazione urbana che vedrà la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e della ricerca scientifica.

(Adnkronos) - L'Unione Europea esprime "forte solidarietà" alla Spagna per la crisi migratoria sviluppatasi a Ceuta, porge le proprie "condoglianze" per le decine di persone morte annegate nel tentativo di attraversare la frontiera tra il Marocco e l'exclave spagnola e riconosce, davanti a quello che l'alto commissario dell'Onu per i rifugiati Filippo Grandi ha pubblicamente definito un "fallimento" dell'Ue, che la comunicazione pubblica dell'Unione dovrebbe essere più "coerente" davanti alle crisi. E' l'esito del Consiglio Affari Interni informale di oggi in videoconferenza.
Le condoglianze per i morti dalle istituzioni Ue arrivano dopo che Grandi ha fatto notare l'altroieri, via social, che non era stata spesa una sola parola per le decine di persone morte nel tentativo di raggiungere Ceuta: "Migranti manipolati per esercitare pressioni politiche sulla Spagna - ha scritto - reazioni di molti governi dettate da interessi di politica interna, senza alcuna reale preoccupazione. Coordinamento dell'Ue esitante e difficile da comprendere. Neanche una parola di compassione per le vittime. Ceuta: che fallimento, Europa".
Oggi in videoconferenza, riferisce il Consiglio Ue, i ministri degli interni hanno affrontato i recenti sviluppi a Ceuta: la delegazione spagnola, la Commissione Europea e il Servizio europeo per l'azione esterna (Seae) hanno condiviso la loro valutazione sugli eventi degli ultimi giorni e sulla situazione attuale alla frontiera esterna di Ceuta.
Gli Stati membri e i Paesi associati a Schengen (Norvegia, Svizzera, Islanda e Liechtenstein) sono "uniti" nell'esprimere una "forte solidarietà" alla Spagna. I ministri "hanno apprezzato la rapidità e l'efficacia degli interventi delle autorità spagnole nella gestione della situazione a Ceuta. Hanno inoltre espresso le loro condoglianze per le persone che hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il confine".
Per Jim O'Callaghan, ministro irlandese della Giustizia, degli Interni e della Migrazione, "l'Ue è unita ed è pronta a sostenere la Spagna. Lodiamo la Spagna per la sua rapida risposta alla situazione di Ceuta ed esprimiamo le nostre più sentite condoglianze per la tragica perdita di vite umane. Le frontiere esterne dell'Ue sono una nostra responsabilità condivisa e la migrazione richiede una risposta europea unitaria".
L'incontro di oggi, "da me convocato, ha offerto un'importante opportunità agli Stati membri per valutare gli strumenti già a nostra disposizione, individuare i settori in cui è necessaria ulteriore cooperazione e portare avanti i nostri preparativi collettivi in vista della prossima riunione ministeriale e del Consiglio Europeo di ottobre". Le migrazioni, dunque, dovrebbero far parte del 'menu' del summit Ue d'autunno.
Gli ultimi aggiornamenti delle autorità spagnole e della Commissione, continua il Consiglio, "indicano che la stragrande maggioranza delle persone che hanno attraversato illegalmente il confine è stata rimpatriata e che non si sono registrati ulteriori spostamenti verso la Spagna continentale o altri Stati membri".
La riunione di oggi ha offerto agli Stati membri "l'opportunità di confrontarsi sull'importanza della protezione delle frontiere esterne dell'Ue". È emersa una "comune consapevolezza" della necessità di continuare a combattere senza sosta le reti di trafficanti di migranti, di rafforzare i rimpatri, di consolidare le frontiere dell'Ue, di costruire solide partnership con i Paesi terzi e di migliorare la capacità di previsione.
I ministri "hanno sottolineato la necessità di migliorare la consapevolezza condivisa della situazione, obiettivo che potrebbe essere raggiunto attraverso l'ulteriore sviluppo di sistemi di allerta precoce, come l'intelligence pre frontaliera e il monitoraggio dei social media".
Il Consiglio ha evidenziato anche "l'importanza della cooperazione con i Paesi terzi e dell'ulteriore sviluppo di partenariati che creino le giuste opportunità per le persone nei loro Paesi d'origine e rafforzino la gestione della migrazione".
Infine, i ministri hanno sottolineato che "la comunicazione nei momenti di crisi potrebbe essere ulteriormente rafforzata attraverso un coordinamento tempestivo e dovrebbe essere più coerente, soprattutto per contrastare attori esterni malintenzionati impegnati nella manipolazione e nell'interferenza delle informazioni straniere".

(Adnkronos) - Adolescenti ebrei italiani e i loro educatori sono stati aggrediti verbalmente da naziskin a Sofia in Bulgaria. Un gruppo di naziskin con le magliette nere e il teschio, urlando 'Sieg Heil!', secondo quanto si apprende, hanno cercato di forzare l’ingresso di un albergo dove si trovavano decine di adolescenti anche della Comunità Ebraica di Roma.
"Esprimo solidarietà al gruppo di giovani ebrei italiani aggrediti e minacciati all’interno di un hotel a Sofia. Condanno questo ennesimo episodio di antisemitismo, un germe che va combattuto, una forma di odio e discriminazione che va estirpata. Sono vicino al presidente Victor Fadlun e alla Comunità Ebraica di Roma". Così in un post su X il ministro degli Esteri Antonio Tajani, a proposito di quanto avvenuto in Bulgaria.
“I nostri figli non sono liberi di viaggiare in Europa senza essere esposti alla violenza e all’aggressione verbale degli antisemiti. Un video documenta l’ignobile provocazione, i saluti nazisti e le urla 'Sieg Heil!' di un gruppo di naziskin con le magliette nere e il teschio, che hanno cercato di forzare l’ingresso di un albergo dove si trovavano decine di adolescenti anche della Comunità Ebraica di Roma", ha sottolineato Victor Fadlun, presidente della Comunità ebraica di Roma condannando l'episodio.
"Ci sono stati lunghi minuti di tensione, anche perché dopo l’intervento della polizia i naziskin sono tornati e hanno di nuovo bloccato gli ingressi, minacciando e urlando i nostri ragazzi - ha proseguito- La Comunità ebraica di Roma condanna con fermezza questo ennesimo episodio di antisemitismo, che colpisce adolescenti ebrei italiani e i loro educatori, in un Paese dell’Unione europea. Chiediamo alle autorità bulgare che venga fatta luce su quest’aggressione e che i responsabili vengano al più presto identificati e perseguiti”.
Anche l’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei) ha espresso"solidarietà ai giovani ebrei italiani per l'episodio di minacce antisemite - che secondo le prime ricostruzioni dei fatti - è avvenuto al termine del campeggio estivo del Bene Akiva nei pressi di Sofia in Bulgaria. Sono episodi che continuano a ripetersi in un crescendo sempre più preoccupante. Da parte nostra metteremo in atto tutte le possibili azioni affinché la vita ebraica in tutte le sue manifestazioni possa continuare a svolgersi in sicurezza e tranquillità per gli ebrei italiani ed europei".
Sull'episodio è intervenuta anche la vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno: "Quello che è accaduto a Sofia è di una gravità assoluta, richiama un clima da notte dei cristalli che scuote l’Europa dalle sue fondamenta. Un gruppo di naziskin ha tentato di forzare e poi bloccato l’ingresso di un albergo nel quale si trovavano adolescenti ebrei italiani. E lo ha fatto urlando ‘Sieg Heil’ e mostrando il saluto nazista. Non siamo davanti a una provocazione, ma a un atto di intimidazione antisemita che evoca nel modo più esplicito e inquietante la storia più buia della nostra comunità", si legge in una nota. "L’antisemitismo è oggi non più soltanto un’emergenza da denunciare. È una minaccia concreta alla libertà e alla sicurezza delle nostre democrazie. Non possiamo voltarci dall’altra parte. L’Europa ha il dovere di essere intransigente contro ogni forma di antisemitismo e contro chi pensa di poter riportare nelle nostre strade simboli, parole e violenza del nazismo. La libertà degli ebrei di vivere, viaggiare e crescere senza paura è una cartina di tornasole della libertà di tutti noi. Su questo non possono esserci ambiguità o silenzi", ha concluso.
"Esprimo la mia più profonda solidarietà ai giovani ebrei italiani, provenienti anche da Roma, e ai loro educatori, vittime a Sofia di una vile e intollerabile aggressione antisemita. Immaginare dei ragazzi costretti a provare paura durante un viaggio, soltanto perché ebrei, suscita dolore e indignazione", è stato il messaggio del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca. "Le minacce - ha proseguito - , i saluti nazisti e le grida che richiamano una delle pagine più buie della storia europea non possono essere derubricati a una semplice provocazione: rappresentano un’offesa alla memoria, alla dignità umana e ai valori sui quali è stata costruita la nostra Europa. A loro, alle famiglie e alla Comunità ebraica di Roma giunga la vicinanza mia e dell’intera Regione Lazio".

Per il 2026, Napoli è la città italiana che si posiziona tra le migliori destinazioni globali per il 'workcation', la pratica di combinare lavoro e tempo libero per prolungare le vacanze. È quanto emerge dal quarto Barometro annuale 'Work from Anywhere' (Wfa) di International Workplace Group (Iwg), il leader mondiale nelle soluzioni di lavoro ibrido e negli spazi di lavoro flessibili. Iwg, che conta su una rete di oltre 5.000 sedi di spazi di lavoro flessibili in più di 120 Paesi, ha esaminato 50 tra le principali città al mondo per il 'workcation', valutandole tramite l’assegnazione di un punteggio da 1 a 10 in base a criteri chiave come clima, cultura, alloggio, trasporti, qualità e costo del cibo, velocità della banda larga, sostenibilità e disponibilità di spazi di lavoro flessibili.
Napoli fa il suo ingresso direttamente al settimo posto della classifica globale, distinguendosi come la prima destinazione italiana davanti a metropoli del calibro di Lisbona e Seul. La città partenopea ha infatti ottenuto punteggi eccellenti grazie a costi competitivi per i lavoratori da remoto, in particolare per l'accessibilità degli alloggi (6.5), per l'imbattibile rapporto qualità-prezzo del cibo (8.5) e l’efficienza dei trasporti (8), uniti a una straordinaria offerta culturale (9) e alla vicinanza a bellezze naturali uniche (8). Un mix che la rende il capoluogo campano la meta ideale per chi cerca il perfetto equilibrio tra produttività e tempo libero.
Ecco la Top 10 globale: le migliori città per il 'workcation' nel 2026: Bangkok, Tokyo, Barcellona, Porto, Vancouver, Budapest, Napoli, Medellin, Lisbona, Seul. La capitale thailandese conquista la vetta grazie a costi della vita estremamente contenuti, alloggi convenienti (9) e cibo eccellente a prezzi accessibili (9.5). Con una solida infrastruttura internet (9) e una fitta rete di spazi di co-working (10), Bangkok si conferma un hub globale ideale per i nomadi digitali.
Il concetto di 'workcation' non è più solo una moda passeggera, ma una realtà consolidata, difatti secondo la nuova ricerca globale di Iwg, più della metà dei lavoratori (51%) dichiara che la propria azienda offre già politiche di lavoro flessibile. L'impatto di queste misure è largamente positivo: il 90% dei lavoratori afferma che la possibilità di lavorare ovunque da remoto ha migliorato il proprio equilibrio tra vita privata e professionale (work-life balance), e l'80% riscontra un aumento della produttività. La flessibilità sta inoltre influenzando le decisioni di carriera: l'80% degli intervistati dichiara che tali politiche di lavoro flessibile renderebbero una nuova proposta di lavoro decisamente più interessante, mentre il 62% prenderebbe in seria considerazione l'idea di cambiare azienda.
Il lavoro da remoto sta cambiando radicalmente anche il settore turistico: quasi la metà dei lavoratori (48%) ha in programma di prolungare una vacanza lavorando da remoto nel corso del 2026, e il 46% si dice più propenso a farlo rispetto allo scorso anno. Tra le motivazioni principali che spingono verso la "workcation" spiccano la prevenzione del burnout e il supporto al benessere psicofisico (54%), il desiderio di trascorrere più tempo con amici e familiari (53%) e la necessità di far durare di più i giorni di ferie (52%).
Mark Dixon, fondatore e presidente esecutivo di Iwg, ha commentato: "Stiamo assistendo a un numero sempre maggiore di lavoratori che scelgono di prolungare i propri viaggi per lavorare da remoto o di trascorrere lunghi periodi all'estero come nomadi digitali. Grazie al lavoro ibrido e alle tecnologie cloud, i dipendenti hanno oggi la libertà di lavorare dove e quando sono più produttivi: che si tratti dell'ufficio flessibile dietro l'angolo o di uno spazio di co-working dall'altra parte del mondo. Per molti, i giorni dei lunghi e faticosi spostamenti quotidiani per raggiungere l'ufficio sono ormai un ricordo del passato, lasciando spazio a una nuova libertà di esplorazione", ha continuato. "Questo trend è destinato a consolidarsi. Moltissime aziende stanno adottando politiche di lavoro flessibile e di 'Work from anywhere', in particolare durante i mesi estivi. Questo non solo migliora il benessere dei dipendenti e riduce il rischio di burnout, ma genera anche enormi vantaggi in termini di produttività", ha concluso.

(Adnkronos) - Cresce la protesta a Pozzuoli dopo il terremoto del 31 luglio. Oltre mille residenti sono scesi in piazza per chiedere interventi urgenti contro l'emergenza nei Campi Flegrei, raggiungendo e bloccando il porto cittadino. Tra sfollati, case danneggiate e famiglie ancora senza acqua e corrente, i manifestanti accusano Governo e istituzioni locali di averli lasciati soli e chiedono risposte immediate.
Il corteo conta almeno un migliaio di persone, nonostante il caldo. "Vogliamo sapere Meloni dove sta, quando ci sono i problemi, scompare". E ancora: "Siamo abbandonati da 50 anni, c'è gente senza acqua, ci sono gli sfollati, è una vergogna, abbiamo le case distrutte".
Ma ci sono critiche anche ai sindaci dei Campi Flegrei: "Perché non sono qui con il popolo, perché oggi le istituzioni non sono oggi con noi?". Sono solo alcune delle voci che si alzano dal corteo. I cittadini sono esasperati, la manifestazione è pacifica, in piazza ci sono sfollati, residenti che sono da tre giorni senza acqua e corrente elettrica nelle loro abitazioni. E' arrivato alla manifestazione da qualche minuto il parlamentare flegreo del M5S, Antonio Caso.
Prosegue intanto l’attività dei Vigili del Fuoco a seguito della scossa di terremoto di magnitudo 4.7 registrata nell’area della Solfatara di Pozzuoli. Sono 57 gli edifici inagibili, 395 le unità abitative sgomberate, 227 gli interventi effettuati, 655 quelli in coda. Questo è il bilancio allo stato attuale dell'attività dei Vigili del Fuoco nel territorio flegreo. ”Il continuo afflusso di rinforzi, disposto dal Centro Operativo Nazionale e dalla Direzione Regionale della Campania, ci consente di ampliare costantemente la capacità di risposta sul territorio flegreo. Accanto alla verifica di staticità degli edifici, stiamo garantendo anche la tutela del patrimonio culturale e il supporto alla popolazione per il recupero dei beni personali, in stretto coordinamento con la Polizia Locale e le altre istituzioni coinvolte. Il nostro impegno resta totale, con un solo obiettivo: la tutela dell’incolumità pubblica e privata dei cittadini colpiti da questo evento sismico.” Il Comando invita la cittadinanza a mantenere la calma, a seguire le indicazioni delle autorità competenti e a contattare il 115 esclusivamente per situazioni di effettivo pericolo, per non intasare le linee di soccorso", riferisce il capo dei Vigili del Fuoco di Napoli, Giuseppe Paduano.

(Adnkronos) - E' stato ritrovato nel lago di Vico il corpo che potrebbe essere quello del marito della ministra della Famiglia, Eugenia Roccella, che dopo un tuffo nelle acque del lago, il 27 giugno, non era più riemerso. Il corpo si trovava nell'area in cui i sommozzatori dei vigili del fuoco hanno effettuato le ricerche da oltre un mese di Luigi Cavallari.
"Abbiamo ritrovato un corpo - hanno detto i vigili del fuoco all'Adnkronos - Ora saranno effettuati gli accertamenti, a partire dal Dna, e se richiesto, si effettuerà il riconoscimento da parte della moglie. Le nostre operazioni di ricerca si interromperanno a partire dal momento stesso dell'eventuale conferma che si tratta del marito della ministra Roccella".
Il corpo è stato recuperato a circa 18 metri di profondità dai sommozzatori della polizia. Le ricerche, coordinate dalla prefettura di Viterbo, non sono state mai interrotte. Sono andate avanti incessantemente dal giorno della scomparsa di Cavallari.
Nelle ricerche sono state impiegate anche unità di sommozzatori dei vigili del fuoco provenienti da tutta Italia, assieme alle moto d'acqua e al soccorso acquatico di Viterbo, l'unità Tass (nucleo specializzato che utilizza dati geografici e cartografia) e droni. Il fondale limaccioso è stato perlustrato in continuazione, anche con l'ausilio di strumenti tecnologici di ultima generazione, come sonar e robot. Apparecchiature indispensabili a causa della scarsissima visibilità dello specchio d'acqua già a pochi metri di profondità.

(Adnkronos) - Il Policlinico di Milano accelera sul fronte dell’innovazione e "rafforza il proprio ecosistema di chirurgia avanzata con l’arrivo di due nuovi sistemi robotici di ultima generazione provenienti dalla Cina, destinati a entrare progressivamente in attività e a confluire nel nuovo Hub chirurgico, con l’apertura del Padiglione Sforza". Così in una nota del PoliMi e di Regione Lombardia. Il Policlinico "è il primo ospedale pubblico in Italia a introdurre queste piattaforme robotiche di nuova generazione, confermando la propria vocazione a esplorare le soluzioni più innovative disponibili a livello internazionale e ad aprirsi a nuovi mercati tecnologici emergenti".
La chirurgia robotica sta vivendo una fase di profonda evoluzione - si legge -. Accanto agli operatori storicamente presenti sul mercato stanno emergendo nuovi protagonisti internazionali, in particolare asiatici, che investono in ricerca, sviluppo e ingegneria avanzata. In questo scenario il Policlinico di Milano "sceglie di ampliare il proprio orizzonte tecnologico, cogliendo le opportunità offerte da un mercato sempre più aperto e competitivo. I nuovi sistemi si affiancheranno alle piattaforme robotiche già presenti in ospedale e contribuiranno allo sviluppo del nuovo polo chirurgico del Padiglione Sforza, dove 26 sale operatorie integreranno robotica, imaging avanzato, chirurgia mininvasiva e tecnologie digitali in un ambiente progettato per la massima innovazione clinica".
I robot saranno impiegati negli ambiti in cui la chirurgia robotica è già consolidata — dalla chirurgia addominale all’urologia, dalla ginecologia alla chirurgia toracica ed epatica — "ampliando la capacità operativa e rendendo più accessibile una tecnologia" che rappresenta una delle principali direttrici di sviluppo della chirurgia moderna.
"La chirurgia robotica consente al chirurgo una visione estremamente dettagliata del campo operatorio e una maggiore precisione dei movimenti - spiega Luigi Boni, direttore della Chirurgia generale e mininvasiva dell’ospedale e ordinario di Chirurgia all’Università degli Studi di Milano -. Questo può tradursi in interventi più controllati, una gestione più accurata dei tessuti e un recupero più favorevole per il paziente. Le nuove piattaforme introducono inoltre funzionalità evolute nella qualità delle immagini e nella fluorescenza intraoperatoria, strumenti che aiutano l’equipe chirurgica durante l’intervento. I sistemi sono predisposti anche per futuri sviluppi nella telechirurgia, nell’integrazione digitale e nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale come supporto al chirurgo, sempre sotto il controllo del team clinico".
Il Policlinico "dispone già di équipe con una consolidata esperienza nella chirurgia robotica e continuerà a investire nella formazione e nello sviluppo professionale", perché l’innovazione produce valore solo quando incontra competenze cliniche di alto livello. "L’innovazione non è un obiettivo in sé, ma uno strumento per migliorare concretamente la qualità delle cure - dichiara Matteo Stocco, direttore generale del Policlinico di Milano -. L’arrivo di queste piattaforme conferma la volontà del Policlinico di guardare alle migliori tecnologie disponibili nel mondo, con l’obiettivo di per offrire ai professionisti strumenti sempre più efficaci e ai pazienti le migliori opportunità di cura". La direzione è quindi tracciata: "costruire un ospedale in cui innovazione e cura crescano insieme, mettendo al centro il paziente e il valore delle persone che ogni giorno trasformano la tecnologia in salute" conclude la nota.

(Adnkronos) - Il Policlinico di Milano accelera sul fronte dell’innovazione e "rafforza il proprio ecosistema di chirurgia avanzata con l’arrivo di due nuovi sistemi robotici di ultima generazione provenienti dalla Cina, destinati a entrare progressivamente in attività e a confluire nel nuovo Hub chirurgico, con l’apertura del Padiglione Sforza". Così in una nota del Policlinico. Il Policlinico "è il primo ospedale pubblico in Italia a introdurre queste piattaforme robotiche di nuova generazione, confermando la propria vocazione a esplorare le soluzioni più innovative disponibili a livello internazionale e ad aprirsi a nuovi mercati tecnologici emergenti".
La chirurgia robotica sta vivendo una fase di profonda evoluzione - si legge -. Accanto agli operatori storicamente presenti sul mercato stanno emergendo nuovi protagonisti internazionali, in particolare asiatici, che investono in ricerca, sviluppo e ingegneria avanzata. In questo scenario il Policlinico di Milano "sceglie di ampliare il proprio orizzonte tecnologico, cogliendo le opportunità offerte da un mercato sempre più aperto e competitivo. I nuovi sistemi si affiancheranno alle piattaforme robotiche già presenti in ospedale e contribuiranno allo sviluppo del nuovo polo chirurgico del Padiglione Sforza, dove 26 sale operatorie integreranno robotica, imaging avanzato, chirurgia mininvasiva e tecnologie digitali in un ambiente progettato per la massima innovazione clinica".
I robot saranno impiegati negli ambiti in cui la chirurgia robotica è già consolidata — dalla chirurgia addominale all’urologia, dalla ginecologia alla chirurgia toracica ed epatica — "ampliando la capacità operativa e rendendo più accessibile una tecnologia" che rappresenta una delle principali direttrici di sviluppo della chirurgia moderna".
"La chirurgia robotica consente al chirurgo una visione estremamente dettagliata del campo operatorio e una maggiore precisione dei movimenti - spiega Luigi Boni, direttore della Chirurgia generale e mininvasiva dell’ospedale e ordinario di Chirurgia all’Università degli Studi di Milano -. Questo può tradursi in interventi più controllati, una gestione più accurata dei tessuti e un recupero più favorevole per il paziente. Le nuove piattaforme introducono inoltre funzionalità evolute nella qualità delle immagini e nella fluorescenza intraoperatoria, strumenti che aiutano l’equipe chirurgica durante l’intervento. I sistemi sono predisposti anche per futuri sviluppi nella telechirurgia, nell’integrazione digitale e nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale come supporto al chirurgo, sempre sotto il controllo del team clinico".
Il Policlinico "dispone già di équipe con una consolidata esperienza nella chirurgia robotica e continuerà a investire nella formazione e nello sviluppo professionale", perché l’innovazione produce valore solo quando incontra competenze cliniche di alto livello. "L’innovazione non è un obiettivo in sé, ma uno strumento per migliorare concretamente la qualità delle cure - dichiara Matteo Stocco, direttore generale del Policlinico di Milano -. L’arrivo di queste piattaforme conferma la volontà del Policlinico di guardare alle migliori tecnologie disponibili nel mondo, con l’obiettivo di per offrire ai professionisti strumenti sempre più efficaci e ai pazienti le migliori opportunità di cura". La direzione è quindi tracciata: "costruire un ospedale in cui innovazione e cura crescano insieme, mettendo al centro il paziente e il valore delle persone che ogni giorno trasformano la tecnologia in salute" conclude la nota.

(Adnkronos) - La separazione tra Paolo Bonolis e Sonia Bruganelli continua a far parlare. Il loro matrimonio, durato oltre 25 anni, ha dato alla luce tre figli: Silvia, Davide e Adele. Nel 2023 la coppia ha annunciato ufficialmente la fine della relazione, dopo mesi di indiscrezioni.
Ma nonostante la separazione, il rapporto tra i due rimane resta sereno e la collaborazione professionale prosegue. Bruganelli ha intrapreso una nuova relazione al fianco di Angelo Madonia e, in diverse occasioni, ha parlato del legame che continua ad unirla all'ex marito. Bonolis, invece, rimane riservato e preferisce non parlare pubblicamente della sua famiglia.
Proprio per questo il conduttore ha reagito cdopo aver letto un titolo giornalistico in cui si faceva riferimento agli interessi economici della coppia, e ai ricavi aumentati dopo la separazione: "Paolo Bonolis e Sonia Bruganelli, i loro rapporti post separazione fanno bene ai loro business", si legge.
Una frase alla quale il diretto interessato ha risposto attraverso i propri canali social: "Credo fondamentalmente che faccia bene ai nostri figli", ha scritto Bonolis, sottolineando come nonostante la separazione l'amore per i figli e la famiglia non è mai svanito.

(Adnkronos) - E' arrivato il via libera da parte del Governo alla garanzia del finanziamento, unitamente agli altri soggetti istituzionali, per la candidatura di Roma ad ospitare i Campionati del mondo di atletica leggera del 2029. L’esito positivo dell’iter è stato reso noto dal presidente federale della Fidal Stefano Mei, al termine di un incontro avvenuto a Roma con i ministri Andrea Abodi (Sport e Giovani) e Giancarlo Giorgetti (Economia e Finanze).
“Il percorso della candidatura di Roma -ha spiegato il presidente Mei- ha rispettato tutti i passaggi istituzionali, nei tempi e nei modi previsti. Sono felice che sia stata riconosciuta la bontà del lavoro svolto fin qui, e il supporto del Governo, a cui va il grande ringraziamento di tutta l’Atletica Italiana, conferisce al progetto la necessaria solidità. Adesso si apre la partita conclusiva, quella in cui ci misureremo con le altre candidate per l’assegnazione della manifestazione: confronto sicuramente difficile, dall’esito tutt’altro che scontato, ma al quale ci presenteremo forti dell’appoggio del Paese”.

(Adnkronos) - A Ceuta, a quattro giorni dal massiccio afflusso di migranti che ha scatenato una crisi a livello Ue, il centro della città sta tornando ad una apparente normalità. A quanto riferisce il quotidiano El Paìs, sulla spiaggia del Tarajal, che la settimana scorsa è stata il principale punto di arrivo dell'ondata di migranti provenienti dal vicino Marocco, già ieri si sono visti alcuni bagnanti, i primi da quando è iniziata la crisi.
Nel centro della città, presidiato da Guardia Civil ed esercito, sono tornati i turisti. Ma appena fuori dal centro, la situazione è diversa. Secondo le autorità spagnole, a Ceuta restano ancora circa 2.500 migranti irregolari, delle decine di migliaia che hanno sfondato la settimana scorsa. Sono marocchini, ma anche dell'Africa subsahariana. Il centro di accoglienza della città è strapieno e non ha più posti.
Il quotidiano riferisce che diversi hanno trovato rifugio nel cimitero musulmano di Sidi Embarek, dove dormono sulle lapidi e riescono a lavarsi. La cronista del Paìs riferisce che il grado di ostilità nei confronti della stampa, sia dei migranti che dei cittadini di Ceuta, è molto alto, per via del forte afflusso di giornalisti nell'exclave provenienti da tutto il mondo, anche da "Cina e Russia", come indica un abitante del quartiere di Hadù.
Intanto, va in scena un botta e risposta tra Spagna e Marocco sulla gestione della crisi. Rabat sostiene di aver avvertito la Spagna sui rischi legati agli effetti della sentenza della Corte Suprema spagnola che rende più complessi i respingimenti di migranti arrivati via mare: "Abbiamo spiegato che questa sentenza ci avrebbe creato un problema. E il problema si è verificato", ha sottolineato. "In nessun momento ci sono stati una prova o un rapporto che segnalassero la portata di questo evento senza precedenti", replica la portavoce del governo spagnolo Elma Saiz. Secondo Rabat, i contatti con Madrid sarebbero iniziati intorno al 22-23 luglio, quando le reti di comunicazione dei migranti avevano iniziato a diffondere la notizia della sentenza in questione: "È riduttivo dire che il Marocco avrebbe dovuto semplicemente usare la forza per fermarli. Significa non comprendere nulla di questo fenomeno. Non è una responsabilità esclusiva del Marocco gestire questo fenomeno. Oggi spetta alla Spagna trovare le risposte a queste sfide poste da questa sentenza".
A integrare il quadro già complesso, la notizia diffusa dal sito spagnolo The Objective: nelle ore in cui decine di migliaia di migranti passavano il confine con Ceuta, il Marocco aveva due satelliti spia militari, il Mohamed VI-A e il Mohamed VI-B, sopra lo Stretto di Gibilterra. I due satelliti sono stati sviluppati in un programma congiunto con la Francia: dispongono di sistemi ottici in grado di scattare fotografie estremamente dettagliate degli eventi a terra. Il primo dei due satelliti si trovava direttamente sopra Ceuta nel momento stesso in cui decine di migliaia di marocchini si radunavano sulla costa di Castillejos prima di lanciarsi verso il territorio della città autonoma.

Stop a misure 'tampone', come il taglio delle accise per contrastare il caro carburanti. Per rilanciare l'economia del nostro Paese, servono interventi strutturali a partire dalla prossima legge di Bilancio. Ne è convinta l'economista e autrice Veronica De Romanis, docente di politica economica europea alla Luiss 'Guido Carli' di Roma, intervistata da Adnkronos/Labitalia sugli scenari futuri per l'economia italiana nella situazione di sempre maggiore incertezza internazionale.
Professoressa De Romanis, con le tensioni internazionali che non accennano a fermarsi qual è lo scenario economico che possiamo trovarci davanti nei prossimi mesi, sia a livello internazionale ma anche europeo?
Ovviamente è molto difficile dirlo, bisognerebbe avere una palla di vetro. Si può dire cosa bisognerebbe cominciare a fare: evitare di avere un atteggiamento di emergenza. Un esempio molto pratico di 'casa nostra' è lo sconto sulle accise. L'abbiamo già fatto, è un errore, è regressivo e distorsivo. Regressivo perché avvantaggia le persone più abbienti, distorsivo perché incoraggia il consumo di un bene, l'energia, che invece andrebbe scoraggiato. Ci è già costato quasi due miliardi, non vedo perché continuare a replicare una misura che non funziona, quando invece la soluzione si chiama sostegno al reddito delle famiglie più bisognose. Quindi l'emergenza non deve essere affrontata con misure 'tampone', bisogna avere una visione più lunga in questa fase con misure strutturali.
A livello europeo, quali le differenze nella crescita tra Italia e Spagna a suo parere?
I dati ci dicono che l'Italia nel secondo trimestre di quest'anno ha fatto 0,2 di crescita, la Spagna 0,7 congiunturale. Dal punto di vista tendenziale noi siamo uno, la Spagna è sopra il due. E noi sul primo trimestre siamo a meno della metà della zona europea. E questo fa capire che quando avvengono le crisi, e le crisi stanno avvenendo anche in maniera imprevedibile, ci facciamo trovare poco robusti e fragili, e ogni volta reagiamo con lo stesso metodo: con le misure tampone.
Gli osservatori dicono che la Spagna cresce più di noi grazie agli investimenti sulle rinnovabili.
Sulla Spagna però bisogna capire da dove si parte. Nel 2009-2010, quando ci fu la crisi finanziaria, la Spagna e l'Italia erano più o meno nella stessa situazione di difficoltà. La Spagna andò alle elezioni, votò ed emerse una forza di maggioranza molto forte e stabile. Noi decidemmo di non andare alle elezioni e di chiamare i tecnici. La Spagna chiese l'aiuto europeo con il programma di aggiustamento, ottenne più o meno quarantanove miliardi e arrivò la famosa troika. Però fece tutta una serie di riforme, dal mercato del lavoro alla pubblica amministrazione, dall'istruzione al fisco e oggi, quindici anni dopo, si vedono i frutti, con una dinamica di crescita che è più sostenuta della nostra, anche se, per esempio, sul mercato del lavoro sono messi peggio. Noi allora abbiamo deciso che dovevamo delegare e far fare il lavoro sporco ai tecnici. Ma il governo Monti fece una riforma, quella delle pensioni, e poi più niente. E l'Italia è da 20 anni che non riforma il sistema economico. Oggi infatti ci troviamo con un'economia che nonostante 450 miliardi di risorse tra Superbonus 110 e Pnrr è praticamente ferma. Questo perché? Perché noi mettiamo delle risorse su un terreno che non è stato arato. È come un fertilizzante che che va via. E la colpa è di tutti i governi che si sono succeduti.
Cosa può fare sull'economia il governo Meloni in questa ultima parte di legislatura?
Il governo deve capire che la stabilità non è un obiettivo ma uno strumento. L'obiettivo è la crescita e non si può, quando si spendono 1.150 miliardi di spesa pubblica, avere una crescita asfittica a 0,2%, c'è qualcosa che non va. Quindi non è vero che la coperta è corta, la coperta è lunga, c'è un problema solo di qualità della spesa. Allora il governo deve mettere mani nel bilancio pubblico. Anche se è l'ultima legge di bilancio, bisogna avere una visione lunga, non una visione emergenziale, e cominciare a mettere le risorse lì dove servono, ovvero nell'istruzione, nel capitale umano. Da qualche altra parte bisognerà tagliare, questo è molto chiaro, ma tagliare in maniera chirurgica, non tagli lineari un po' per tutti. E' il momento di fare politica economica, anche se è un po' tardi, però meglio tardi che mai. Fino ad oggi si è proceduto senza politica economica, cioè senza un programma e senza delle priorità politiche ben definite.
Perchè secondo lei è fondamentale per il nostro Paese investire sul capitale umano?
Perchè i numeri del nostro Paese su questo sono agghiaccianti. Noi siamo ultimi in spesa per istruzione, ultimi in spesa per ricerca e sviluppo. Ma d'altra parte siamo primi per spesa per gli interessi sul debito. C'è qualcosa che non va. Non è possibile che noi spendiamo per primi in Europa sul conto che lasciamo alle nuove generazioni e siamo ultimi per spesa in Europa sull'investimento del futuro dei nostri giovani. Un Paese così è destinato al declino.
(di Fabio Paluccio)

(Adnkronos) - Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha iniziato il proprio intervento nel Consiglio Affari Interni informale in videoconferenza esprimendo "sincera solidarietà" alla Spagna per quanto è accaduto a Ceuta.
"Desidero in primo luogo - ha detto, secondo il testo dell'intervento - esprimere al governo spagnolo la sincera solidarietà dell’Italia. Vorrei al contempo chiarire in modo netto la natura della nostra decisione sul ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere interne aeree e marittime: non si tratta in alcun modo di una misura rivolta contro la Spagna o contro alcun altro partner".
"È una scelta, di natura cautelare e organizzativa, intesa a tutelare la sicurezza nazionale e la tenuta dell'intero sistema europeo dei controlli in un momento di forte sollecitazione, come avvenuto in tantissimi altri casi".
Piantedosi ha sottolineato che l'Italia nel 2023, quando si intensificarono gli sbarchi di immigrati irregolari a Lampedusa, ricevette ben poca "solidarietà" dai partner Ue, preoccupati anzitutto di evitare i "movimenti secondari" di coloro che erano sbarcati. In più, in quel periodo le Ong erano "molto attive" nel salvare migranti in mare, per poi sbarcarli nei porti italiani.
"L’Italia - ha affermato il ministro, secondo il testo dell'intervento - comprende fin troppo bene la pressione che la Spagna sta provando oggi. Conosciamo perfettamente cosa significhi trovarsi in prima linea di fronte a un'emergenza straordinaria, come avvenuto nel corso del 2023 in particolare a Lampedusa, quando migliaia di persone sono sbarcate sul nostro territorio in pochi mesi".
"Eravamo da pochi mesi al governo - ha continuato - e abbiamo dovuto fronteggiare quelle emergenze con nuovi strumenti tutti da inventare. E lasciatemi dire con franchezza che in quell'occasione l'Italia non ricevette la necessaria e prevista solidarietà che ci saremmo aspettati. Al contrario registrammo da più parti pressioni e sollecitazioni volte a evitare che si verificassero i cosiddetti 'movimenti secondari' verso il Nord Europa, lasciando il peso dell'accoglienza iniziale e delle procedure d'emergenza interamente sulle nostre spalle".
"Non solo - ha aggiunto - in quel contesto, l'Italia si è trovata a dover gestire il fortissimo attivismo delle navi delle Ong, che raccolgono migranti nel Mediterraneo per condurli sistematicamente nei nostri porti. Peraltro il rigore e l'impegno profusi dall’Italia per difendere i confini esterni dell’Europa sono costati, in anni passati, anche un processo penale a carico di un ministro della Repubblica italiana", Matteo Salvini, processato e poi assolto a Palermo per il caso Open Arms, nave appartenente alla omonima Ong spagnola.
L'Ue deve superare i "vecchi tabù ideologici del passato", per sperimentare "soluzioni innovative" nella gestione dei flussi migratori, come la creazione di hub di rimpatrio in Paesi terzi, sul modello di quelli creati dall'Italia in Albania, ha detto il ministro dell'Interno.
"Accanto alla fermezza sui confini e al contrasto delle reti dei trafficanti - ha affermato - l'Europa deve avere il coraggio di percorrere con decisione la strada delle soluzioni innovative. Abbiamo creato una nuova cornice legislativa a livello europeo ed ora è giunto il momento di mettere in pratica i nuovi modelli di hub per la gestione esterna delle procedure di asilo e per i rimpatri in Paesi terzi sicuri, superando i vecchi tabù ideologici del passato".
Per il ministro, "l'Italia ha fatto da apripista con il protocollo Italia-Albania, che ha suscitato l'interesse di una maggioranza sempre più ampia di Stati Membri. Processare le richieste di asilo con procedure di frontiera accelerate ed eseguire i rimpatri direttamente all'interno di strutture gestite in Paesi terzi sicuri costituiscono il più forte deterrente possibile contro il traffico di esseri umani e contro i flussi irregolari".
Secondo Piantedosi, "l’attuale scenario richiama anche l’importanza della dichiarazione di Chișinău, che ci offre oggi finalmente la chiave per interpretare in maniera evolutiva le Convenzioni internazionali in materia di migrazione e asilo, considerando anche gli interessi degli Stati al controllo dei propri confini".
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