(Adnkronos) - "Ho visto quel passaggio fatto da Messi, geniale". Donald Trump versione Daniele Adani. Il presidente degli Stati Uniti, nell'evento Fifa organizzato a New York prima della finale dei Mondiali 2026, si sofferma sullo show che Leo Messi ha offerto nella semifinale vinta 2-1 dall'Argentina contro l'Inghilterra. In particolare, Trump è rimasto impressionato dall'assist che il numero 10 ha fornito a Lautaro per il gol del 2-1. L'analisi, nella sua semplicità, è sostanzialmente corretta. L'ammirazione per Messi è palpabile. I toni non sono quelli ormai celeberrimi di Daniele Adani, il commentatore Rai che impazzisce per l'Argentina, ma si può apprezzare lo sforzo del presidente.
"Non ne so quanto le persone presenti in questa sala, ma di sport me ne intendo e qualcosa di calcio la capisco. Guardavo Messi. E' stato marcato bene, no? Poi all'improvviso si è spostato a destra. Non so se qualcun altro se ne sia accorto, ma io l'ho notato", dice Trump ripensando all'azione che ha deciso il match. "Nessuno ne ha parlato. Io l'ho visto e ho pensato: è sempre marcato bene da un grande giocatore. Poi si è spostato verso destra e l'altro giocatore" dell'Inghilterra "è rimasto fermo. Messi ha avuto tutto il tempo necessario, ha crossato e la palla ha avuto una traiettoria quasi perfetta: lì la partita è finita, lui stato geniale".

(Adnkronos) - Sul caso Mario Roggero "credo che queste polemiche siano politiche, nel senso che è chiaro che nel momento in cui c'è una sentenza definitiva della Corte di Cassazione e nel momento in cui le prove sono state acquisite, con molti video che documentano, bisogna accettare le leggi, il codice è quello, gli articoli sono quelli. Di grazia non si può parlare prima di andare in carcere. Ci vuole un percorso, bisogna dimostrare fattivamente il ravvedimento se c'è stato (VIDEO). Sono gli educatori poi all'interno del carcere che documenteranno la progressione, il cambiamento, il mutamento, anche psicologico del detenuto. Non possiamo continuare a fare i processi sui giornali o in televisione o nelle trasmissioni televisive". Così il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, intervistato dall'Adnkronos a Ponza, dove ieri sera è intervenuto nel corso di Ponza d'Autore, la rassegna ideata da Valentina Fontana e realizzata da Vis Factor, spiega il suo punto di vista sul caso del gioielliere condannato.
Sulla giustizia in questi anni da parte del governo "sicuramente si poteva fare di più e meglio. E' sul codice di procedura penale che bisognava concentrarsi. In realtà sono state fatte le riforme che hanno rallentato la giustizia", continua il procuratore capo di Napoli.
Il magistrato dal palco ha sottolineato che "quando si è insediato questo governo, ognuno si è diviso i compiti. La Lega voleva l'autonomia differenziata, Fratelli d'Italia il presidenzialismo, la giustizia è stata appaltata da Forza Italia. Forza Italia che è stato sostanzialmente, per quelli che sono stati i progetti e le idee, dei tre partiti quello più coerente. Da subito, in chiaro, ha detto qual'era il programma sulla giustizia: voleva smontare la legislazione, rendere più difficile l'acquisizione della prova. E tutte le riforme che sono state fatte sono servite a rallentare l'acquisizione della prova, ad alzare sempre di più l'asticella", ha ribadito Gratteri.
Per Gratteri c'è però una nota positiva. "Quello che ho ritenuto veramente utile è stata la legge - ha spiegato - che consente di intercettare gli hacker, di arrestarli e farli diventare anche collaboratori di giustizia. E' stata veramente utile ed è stata applicata per la prima volta a Napoli, ci ha consentito di arrestare l'hacker che era entrato nel dominio del ministero della Giustizia, che aveva centinaia di password dei magistrati, che si leggeva la posta quando voleva. Però è ovvio che non basta aumentare la pena di un anno, ma bisognava modificare il codice di procedura penale. Ciò che serviva era dare risposte alla gente che non può aspettare sette anni per avere una sentenza, ma piuttosto un anno, un anno e mezzo", ha spiegato.
Dalla strage di via D'Amelio ad oggi si è raggiunta "l'assuefazione alla mafia, cioè l'idea che la mafia non c'è perché la mafia non spara, perché non fa stragi. In realtà la mafia c'è, esiste, è solo cambiata, è solo mutata. In realtà le mafie non uccidono perché non c'è bisogno di uccidere. Riescono molto bene a corrompere con le ingenti somme di denaro che hanno, provenienti soprattutto dal traffico di cocaina", continua Gratteri all'Adnkronos, rispondendo a una domanda sull'anniversario di domani della strage di Via d'Amelio in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta. (dall'inviato Fabio Paluccio)

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(Adnkronos) - "Gravidanza in caso di sclerodermia: il prezzo da pagare può essere troppo alto?". Nel 2008 titolavano così gli autori svizzeri di un editoriale pubblicato su 'Clinical and Experimental Rheumatology' e la risposta alla domanda era sì, il prezzo da pagare per diventare madri con la sclerosi sistemica potrebbe essere tropo alto. La pensava così anche un gruppo statunitense che sulla stessa rivista, nel 2009, analizzava l'impatto della sclerodermia sull'attività sessuale delle donne che ne soffrono. Come pure un altro team Usa che nel 2010, sull''International Journal of Rheumatology', passava in rassegna le complicanze vascolari a cui sarebbero potute andare incontro le pazienti con sclerosi sistemica decise a partorire. Allora la comunità scientifica era allineata, compatta nello scoraggiare le pazienti che sognavano un figlio. Negli stessi anni, però, qualcuno in Italia decise di muoversi controcorrente. Nello Scleroderma Center di un ospedale dell'Alto Milanese, la reumatologa chiede all'internista: "Abbiamo due pazienti gravide. Cosa facciamo? Dobbiamo farle abortire?". La risposta è "no. Non facciamo niente, adesso ci studiamo". Il seme della speranza era stato gettato. Nasce così lo studio Impress 1, pubblicato nel 2012 su 'Arthritis & Rheumatology', rivista dei reumatologi americani. Il lavoro apriva una breccia: le malate che avevano partorito, se ben seguite, stavano bene e i loro bimbi erano sani. Ora il muro cade: il nuovo studio Impress 2 dello stesso gruppo di ricerca, in pubblicazione su 'Lancet Rheumatology', con un disegno prospettico e controllato conferma definitivamente che diventare mamma con la sclerodermia si può.
La reumatologa e l'internista protagonisti di quel 'botta e risposta' che ha sconfitto il tabù - cambiando la storia di tante donne colpite dalla patologia reumatica autoimmune (in Italia si contano circa 25mila pazienti, con un rapporto femmine-maschi di 5 a 1) - sono Paola Faggioli, direttore della Struttura complessa di Reumatologia dell'Asst Ovest Milanese di Legnano, e Antonino Mazzone, capo del Dipartimento Area medica. "Quando trent'anni fa una paziente con sclerodermia annunciava emozionata di essere incinta, il medico le diceva 'signora, mi spiace, ma questo pomeriggio dobbiamo subito organizzarle un aborto'", ricorda Mazzone raccontando all'Adnkronos Salute il retroscena degli studi Impress. "Questo - spiega - era l'approccio alle gravidanze nelle donne con sclerodermia negli anni passati. Più in generale, era l'approccio alle donne con malattie reumatiche autoimmuni: le gravidanze, di fatto, erano proibite. Ma di solito lo era anche la contraccezione con estroprogestinici, quindi si può immaginare la conseguenza di questo doppio divieto sulla vita personale e familiare di tante giovani donne. Alcune, rare, alla fine decidevano di sospendere tutte le terapie, considerate all'epoca molto tossiche, e di affrontare lo stesso la gravidanza. Le conseguenze erano inevitabilmente negative, se non drammatiche. Oggi sappiamo che l'approccio corretto è l'opposto: assumere tutte le terapie compatibili con la gravidanza che permettono di raggiungere il massimo controllo possibile dell'attività della malattia".
Fu a un convegno dell'associazione pazienti Gils, il Gruppo italiano di lotta alla sclerodermia, che si unirono le forze all'origine del progetto Impress. Mazzone lanciò una proposta al collega internista Antonio Brucato, oggi direttore del Dipartimento Area medica e riabilitativa dell'Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano, docente all'università Statale: "Antonio, io ho seguito alcune donne con sclerodermia assistite bene e che hanno portato avanti le loro gravidanze con buoni esiti. Che ne dici se proviamo a raccogliere un po' di dati in Italia su altre gravidanze, visto che purtroppo non c'è una buona letteratura medica sull'argomento e spesso vengono dette o fatte cose inappropriate?". Brucato raccolse la sfida. Così ha visto la luce Impress 1, studio precursore del trial Impress 2 condotto con il contributo di Enrico Tombetti, docente alla Statale di Milano, Asst Fbf-Sacco.
Dall'idea all'azione. "Fu un gioco di squadra", sottolinea Mazzone. Scelto l'acronimo, Impress che sta per Italian Multicentric Study on Pregnancy in Systemic Sclerosis, si trattava di trovare le risorse e arruolare le pazienti. "Il Gils si rese subito disponibile a supportare delle borse di studio per giovani ricercatori, fra i quali ha avuto un ruolo particolare Veronique Ramoni, che hanno iniziato a programmare e realizzare uno studio formale. Un problema - evidenziano lo specialista e il collega Brucato - è stato quello della privacy e dei comitati etici, perché non si può negare che fare studi sulle donne in gravidanza e sui loro bambini è una cosa veramente complicata, troppo complicata, dal punto di vista normativo e delle autorizzazioni. Ci siamo comunque riusciti e nel 2012 usciva Impress 1. Lo studio analizzava i dati di 109 gravidanze occorse in 99 donne seguite in 25 centri di riferimento italiani. Per la prima volta, in una larga coorte di donne con sclerodermia, veniva osservato in modo oggettivo un discreto aumento della prematurità, con un lieve possibile ritardo di crescita fetale. Ma quando le donne affrontavano la gravidanza seguite in centri di riferimento, in stato di buon controllo della malattia e con le terapie appropriate, gli esiti gestazionali generali erano discreti".
"Finalmente si apriva una nuova era". Ma la ricerca, quella vera, non si accontenta. "Dovevamo fare un passo in più, pianificare uno studio tecnicamente ideale. Così, sempre supportati dal Gils - continuano i due internisti - abbiamo programmato Impress 2, un trial prospettico (nuove gravidanze seguite secondo un protocollo definito fin dall'inizio) e controllato, accettato da Lancet Rheumatology. Abbiamo analizzato 110 gravidanze in 104 donne con sclerodermia seguite in 43 centri nel mondo, confrontando i loro esiti con quelli di 2 gruppi di controllo: 208 donne senza malattie autoimmuni, per capire cosa fa la malattia alla gravidanza (la compromette?), e 275 donne sclerodermiche non gravide, per capire cosa fa la gravidanza alla malattia (la peggiora?). I risultati - anticipano Brucato e Mazzone - confermano i dati già descritti in Impress 1: quando le donne con sclerosi sistemica sono seguite in centri esperti, da équipe multidisciplinari, e la gravidanza viene pianificata in una fase di quiescenza della malattia e segue un counseling appropriato, innanzitutto la gravidanza di per sé non influenza né peggiora il corso della sclerodermia. Inoltre, nelle pazienti in gravidanza si osserva sì un aumento di prematurità e insufficienza placentare, ma lo sviluppo generale dei bambini è buono e gli esiti generali della gravidanza sono buoni". In conclusione, "anche le donne con sclerodermia, quando seguite da team multidispecialistici esperti e dedicati, possono affrontare con ragionevole serenità una gravidanza".
"Tutti parlano di 'fare ricerca', ma pochi sanno quanto è impegnativo, faticoso e oneroso farla davvero", chiosano i padri degli studi Impress, ringraziando "i colleghi che ci hanno creduto, tutte le donne coinvolte negli studi, tutti i centri universitari e ospedalieri che hanno partecipato e soprattutto il Gils". Mazzone, medico scrittore, dell'intuizione che portò al progetto parla anche nel suo ultimo libro 'Amare, nonostante tutto' (Nardini Editore, 2025). Nel capitolo 'Carla mi chiamava', l'internista ripercorre i primi passi del Gruppo italiano di lotta alla sclerodermia di cui fa parte come membro del Comitato scientifico. Nata nel 1993 da un'iniziativa della reumatologa del Policlinico di Milano Raffaella Sforza - che "lungimirante aveva affrontato un tabù per quei tempi: il coinvolgimento dei pazienti nel processo di cura, poi diventato legge europea" - l'associazione delle Giornate del Ciclamino ha per testimonial e ambasciatrice Mara Maionchi e fu guidata per anni da Carla Garbagnati Crosti, oggi presidente onorario, "la Carla" di cui Mazzone evoca "il piglio e la concretezza". Fu proprio perché un giorno la "la Carla si prese l'influenza" che il medico, nel 2022, si ritrovò da solo a guidare una delegazione del Gils ricevuta in udienza da Papa Francesco. Mazzone rilancia il messaggio del Pontefice, la stessa frase con cui titola il suo libro, e fotografa un gesto: "Il Papa mi diede la mano e la posò su un bambino nato da una paziente sclerodermica".
Non è reperibile un numero complessivo delle donne con sclerosi sistemica che, sfidando convinzioni oggi superate, sono riuscite a partorire un bimbo. Ma nel Centro sclerodermia di Legnano sono abbastanza da popolare un calendario. "Dopo lo studio Impress 1 ne realizzammo uno per festeggiare la nostra esperienza, così bella da meritare divulgazione. Il titolo era 'Quando hai festeggiato veramente il Capodanno?'. Non sempre, infatti, il Capodanno coincide con il primo gennaio. Quando si lotta per riavere la salute - scrive il medico - il tempo diventa una costruzione personale, si carica di attesa, sogno, speranza". Lo spiegano bene alcune testimonianze delle mamme del calendario citate da Mazzone.
Dice Chiara: "Il mio Capodanno è la 'non ricaduta' dopo il parto del mio secondo figlio, Ludovico. Ormai sono trascorsi 5 mesi e io sono felicissima di sentirmi una supermamma che allatta e che inaugura ogni giornata con il sorriso sulle labbra". Nicoletta: "Un vero Capodanno per me è stato quando ho capito capito che, nonostante la malattia, la mia vita non era finita. Quando mi sono resa conto di non essere sola. E stato quanto ho preso per la prima volta il mio piccolo in braccio". Manuela: "Il vero Capodanno è stato il 26 aprile 2011, quando è nato mio figlio Andrea. Nel momento in cui i miei occhi hanno incontrato i suoi ho provato una gioia grandissima e la convinzione che in quel momento avevo ottenuto il traguardo più importante della mia vita". Paola: "Solo per te ho lasciato che la speranza sostituisse la paura e ora eccoti qui tra le mie braccia". Cinzia: "Per me il Capodanno è ogni giorno da quando è nata Sofia". Antonella: "Il mio primo vero Capodanno l'ho festeggiato con la nascita di mio figlio Leonardo. Quella sera, oltre alla gioia sfrenata di tenere tra le braccia una così piccola creatura, la mia creatura, ho capito che la donna è forte". Simona: "La gioia di essere chiamata mamma, un'emozione improbabile che diventa realtà". Infine Titti e la sua dichiarazione a chi cura con amore: "Un semplice incontro può cambiare la vita, tramutare l'impotenza e la paura in forza e speranza. Ricordo il giorno in cui ho conosciuto il dottore. Il valore del suo sorriso ha prodotto più benefici di qualsiasi farmaco".

(Adnkronos) - “L’Inghilterra ha commesso un errore quando ha trasformato Harry Kane in un difensore”. Persino Donald Trump si è accorto della tattica suicida dell’Inghilterra nella semifinale dei Mondiali persa 2-1 contro l’Argentina. La selezione inglese, in vantaggio 1-0 al 55’, dopo il gol realizzato da Gordon si è limitata a difendere con una strategia rinunciataria impostata dal ct Thomas Tuchel. Risultato: rimonta Argentina orchestrata da Leo Messi.
“Credo che abbiano sbagliato quando hanno trasformato Kane in un giocatore difensivo. Ma che cosa ne so io di calcio? In effetti, però, hanno preso il loro miglior giocatore e lo hanno messo in difesa. In qualche modo, bisogna essere un po’ offensivi, giusto?”, l’analisi elementare di Trump che, pur non sapendo sostanzialmente nulla di soccer, nell’evento Fifa organizzato a New York prima della finale di domenica tra Spagna e Argentina mostra una basilare competenza.
“Non sarò certo io a giudicare. Insomma, che cosa ne so di come si allena una squadra? Però è stata una scelta un po’ insolita. Harry, comunque, è davvero un grande uomo", dice Trump, ricordando di aver giocato a golf con il centravanti della nazionale inglese e del Bayern Monaco.

(Adnkronos) - "Sto andando ora a Bollate da Mario. Alle 12 ho il colloquio con lui in carcere, in camera avvocati". Lo dice all'Adnkronos l'avvocato Stefano Marcolini, difensore di Mario Roggero, il gioielliere condannato per avere ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo, il 28 aprile 2021. "Tra i doveri del difensore c'è quello di capire com'è andata la prima notte in carcere - spiega -. Mario ha 72 anni, è incensurato".
Roggero è arrivato ieri pomeriggio al carcere di Bollate, nel Milanese, dopo che la procura di Asti ha emesso l’ordine di esecuzione per la carcerazione. A chi gli chiedeva se sia pentito, il gioielliere ha risposto: "Non si può fare questa domanda, perché quando uno ha una pistola puntata in faccia, spara per primo". Poi, incalzato dai cronisti, ha detto di essere "certamente" pentito per ciò che ha fatto, ma "diciamo che è con il senno del poi. Bisogna trovarcisi in quel momento".
Poi la frase sulla grazia. "Ha graziato la Minetti, penso che Mattarella dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza. Io me l'aspetterei una grazia", ha dichiarato Roggero entrando nel carcere (VIDEO). A Bollate il 72enne è arrivato in auto, accompagnato dalla moglie e dalla figlia Laura, quella che era insieme ai genitori all’interno della gioielleria il giorno della rapina, il 28 aprile 2021.
È alla famiglia che Roggero ha rivolto, senza nascondere la commozione, l’ultimo "caro saluto" prima di varcare i cancelli della casa di reclusione. "Io vorrei solo, anche a distanza, anche da qua, riuscire a seguire le mie figlie e i miei nipoti. Che crescano bene, che crescano con i principi che abbiamo insegnato ai nostri figli", ha affermato il gioielliere, raccontando che uno dei nipoti, salutandolo al telefono, gli ha detto: "Se non vai in carcere, ci porti a Gardaland? Gliel’ho promesso, ma non potrò portarlo". La gioielleria di famiglia per ora resta aperta, "poi vedremo". Il rammarico è per il tanto "lavoro da fare a casa. Devo seguire la famiglia, devo seguire i nipoti, devo seguire il lavoro".

(Adnkronos) - Una persona è morta e due sono rimaste ferite in un incidente sulla strada statale 16 Adriatica, nel comune di Cesenatico. Due i veicoli coinvolti, che si sarebbero scontrati frontalmente. Vigili del fuoco del distaccamento di Cesenatico e della sede centrale di Cesena sono intervenuti alle 5.30 di oggi, hanno provveduto a estrarre dalle lamiere il corpo senza vita e a mettere in sicurezza l'area dello scontro e i veicoli coinvolti. Sul posto sono intervenuti anche polizia stradale, carabinieri e personale del 118.

(Adnkronos) - Dopo un mese ininterrotto di super caldo, afa soffocante e notti subtropicali insonni, la prossima settimana potrebbe finalmente sancire la fine dell’eccezionale ondata di temperature anomale sull'Italia. Secondo gli esperti, infatti, l'anticiclone africano si scontrerà con una saccatura artica carica di aria fresca norvegese, dando così vita a forti temporali e a un vero e proprio 'ribaltone' termico. Sono queste le previsioni meteo per la giornata di oggi, sabato 18 luglio, e per i giorni a venire.
Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma in modo deciso che il cambio termico ci sarà. Il ribaltone termico sarà il risultato di una vera e propria battaglia atmosferica. Assisteremo a un duro scontro tra l'anticiclone africano e una saccatura artica carica di aria fresca norvegese. Come in ogni contrasto frontale tra masse d'aria così diverse, c'è da mettere in conto la formazione di forti temporali.
Ma il premio finale ripagherà i disagi: un crollo generale delle temperature su tutta la Penisola, con le massime che torneranno ad assestarsi su valori del tutto normali, tra i 30 e i 33°C. Prima del cambiamento, però, dovremo stringere i denti per un fine settimana ancora caldissimo ovunque, disturbato solo da alcuni rovesci al Nord.
La discesa dell'aria fresca seguirà un calendario preciso, scivolando inesorabilmente lungo lo Stivale:
Domenica e lunedì (Nord): l'aria norvegese si addosserà alle Alpi e soprattutto da lunedì pomeriggio provocherà i primi rovesci sul settore nord-orientale, avviando un diffuso calo termico sulle regioni settentrionali (4-5°C in meno).
Martedì (Centro): nel corso della notte forti acquazzoni si trasferiranno dal Nord al Centro, aggredendo prima la Toscana e le Marche. Le temperature inizieranno a crollare e le massime scenderanno di 4°C su queste due regioni, meno altrove.
Mercoledì (Sud): l'instabilità e il refrigerio raggiungeranno anche il Meridione e il resto del Centro con un calo di circa 5-6°C; la svolta più clamorosa l’avvertiremo nelle zone interne della Sardegna dove passeremo, in una settimana, dagli attuali 45 gradi a 34 con ben 11 gradi in meno.
Con un movimento simile a quello della scopa sul ghiaccio nel gioco del curling, questa provvidenziale "spazzolata" norvegese spingerà via la bolla d'aria rovente, rimandandola a casa sua, in Nordafrica.
A partire da mercoledì 22, e presumibilmente fino alla fine di luglio, l'Italia intera godrà dunque di un periodo decisamente piacevole. Dovremo mettere in conto un po' di instabilità a tratti forte (fino a giovedì il sole sarà interrotto da veloci, diffusi e frequenti passaggi temporaleschi) ma il clima tornerà finalmente respirabile. La realtà dei fatti ci permetterà di riassaporare le atmosfere della cara, vecchia Estate mediterranea di una volta.
Dopo un mese di bollettini allarmanti e notti insonni, è il momento di godersi una vera, grande gioia meteorologica.
Sabato 18. Al Nord: tra caldo e qualche temporale al Nord Est. Al Centro: soleggiato, molto caldo. Al Sud: sole e ancora caldo eccezionale, 45°C in Sicilia e Sardegna.
Domenica 19. Al Nord: più instabile sul Triveneto, soleggiato altrove. Al Centro: soleggiato, molto caldo. Al Sud: sole e ancora caldo eccezionale.
Lunedì 20. Al Nord: meno caldo, qualche temporale. Al Centro: soleggiato, molto caldo. Al Sud: sole e ancora caldo eccezionale.
Tendenza: graduale fine della terza ondata di caldo anche al Centro-Sud entro mercoledì.

(Adnkronos) - Il primato americano nell'intelligenza artificiale è svanito, soppiantato dalla Cina e dal suo progetto ambizioso Kimi K3, tra l'altro a un costo decisamente inferiore. Lo scrive Axios notando che Kimi K3, nuovo modello sviluppato dall'azienda Moonshot AI con sede a Pechino, minaccia le fondamenta del boom dell'Ia negli Stati Uniti. Il suo lancio ha sbalordito gli sviluppatori, scosso la Silicon Valley e ridefinito da un giorno all'altro la corsa all'Ia, scrive Axios. Kimi ha superato Fable 5 di Anthropic e Gpt-5.6 Sol di OpenAI nei test di programmazione front-end condotti dall'ente di valutazione dell'Ia Arena .
Nella classifica generale di Arena , Kimi è davanti ad Anthropic Opus 4.8, il modello di punta dell'azienda fino all'arrivo di Fable 5 a giugno, pur costando il 40% in meno. A differenza dei modelli premium statunitensi che sfida, Moonshot prevede di rilasciare Kimi come open-weight il 27 luglio, consentendo ad aziende e governi di personalizzarlo e utilizzarlo sui propri sistemi.
I responsabili statunitensi nel campo dell'Ia stimavano che la Cina rimanesse indietro di sei-dodici mesi rispetto agli Stati Uniti. Ad aprile, il centro di test sull'intelligenza artificiale del governo statunitense aveva stimato che il modello più recente dell'azienda cinese DeepSeek fosse in ritardo di circa otto mesi rispetto ai principali sistemi americani. Ma l'arrivo di Kimi mostra che il margine di vantaggio sarebbe crollato molto più velocemente del previsto. "L'intero gioco è cambiato. Prevedo che questo farà scattare un allarme rosso per alcuni", ha detto l'analista di intelligenza artificiale, Kim Isenberg, ad Axios.
Tra l'altro per aziende, governi e sviluppatori, un modello che offra prestazioni all'avanguardia, costi il 40% in meno e possa essere personalizzato o gestito internamente potrebbe rappresentare l'opzione più interessante. Nonostante gli sforzi di Washington, le aziende cinesi sono riuscite a ottenere chip Nvidia soggetti a restrizioni attraverso reti di contrabbando. Quindi anche se i laboratori statunitensi dovessero tornare in vantaggio, la Cina ha dimostrato di poter colmare rapidamente il divario.
Ora l'amministrazione Trump si trova ad affrontare un interrogativo cruciale su come mantenere la competitività americana nel campo dell'intelligenza artificiale, soprattutto alla luce delle crescenti richieste di regolamentazione dei modelli di frontiera, nota Axios. Norme di sicurezza più severe potrebbero rallentare i laboratori statunitensi proprio mentre la Cina accelera. Ma se una supervisione meno rigorosa potrebbe consentire loro di procedere più velocemente, allo stesso tempo si aumenterebbe il rischio di rilasciare capacità pericolose.
Le restrizioni sui modelli cinesi, d'altro canto, potrebbero proteggere le aziende americane in patria, a scapito però degli utenti all'estero. In definitiva, l'America può ancora spingere in avanti l'asticella, ma non può impedire al resto del mondo di scegliere un'alternativa più economica, conclude Axios.

(Adnkronos) - Rafforzare la sanità territoriale, promuovere l’integrazione sociosanitaria e valorizzare il ruolo dell’infermiere di famiglia e di comunità nei percorsi di prevenzione, assistenza e presa in carico delle persone. Sono gli obiettivi del Protocollo d’Intesa sottoscritto da Anci, Fnopi e Federsanità. L’accordo - informa una nota congiunta - nasce dalla volontà condivisa di consolidare una collaborazione istituzionale stabile tra autonomie locali (Anci), professioni sanitarie (Fnopi) e aziende del Servizio sanitario nazionale (Federsanità), per sostenere lo sviluppo di modelli organizzativi innovativi e di prossimità, in grado di rispondere in maniera sempre più efficace ai bisogni di salute delle comunità.
“I Comuni sono il punto di riferimento più vicino ai cittadini, chiamati ogni giorno a confrontarsi con bisogni sociali e sanitari sempre più complessi – ha dichiarato Gaetano Manfredi, presidente di Anci – Questo Protocollo accelera l'integrazione tra autonomie locali, professioni sanitarie e sistema sociosanitario, per una sanità sempre più vicina alle persone. Investire sulla prossimità non è solo una scelta strategica, ma significa rafforzare la coesione sociale e la qualità della vita nelle nostre comunità. La vera sanità territoriale si costruisce così: con una rete forte, obiettivi chiari e responsabilità condivise, per garantire cure eque, efficaci e sostenibili per tutti”.
Particolare attenzione sarà dedicata alla valorizzazione dell’infermiere di famiglia e di comunità, figura chiave per garantire continuità assistenziale, prossimità delle cure, prevenzione e accompagnamento delle persone e delle famiglie nei percorsi di salute. “La figura dell’infermiere di famiglia e di comunità rappresenta una leva strategica per rendere concreta la sanità di prossimità e garantire continuità assistenziale, prevenzione e presa in carico delle fragilità - ha affermato Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche – Con questa intesa rafforziamo un percorso di collaborazione istituzionale che riconosce il valore della professione infermieristica come elemento essenziale per lo sviluppo di modelli organizzativi innovativi e per la tutela del diritto alla salute delle persone”.
Il Protocollo prevede la promozione di iniziative congiunte di studio, formazione, aggiornamento professionale e diffusione delle buone pratiche, favorendo la crescita di reti territoriali integrate e il rafforzamento della collaborazione tra i diversi soggetti coinvolti nella programmazione e nell’erogazione dei servizi sanitari e sociosanitari. “La sfida che abbiamo davanti è consolidare una governance integrata dei servizi, capace di mettere in rete in modo stabile e strutturato istituzioni, aziende sanitarie, professionisti e autonomie locali - ha sottolineato Fabrizio d’Alba, presidente di Federsanità - Questo Protocollo rappresenta un importante strumento di collaborazione per rafforzare l’integrazione sociosanitaria e sostenere modelli organizzativi orientati alla prossimità, alla continuità assistenziale e alla presa in carico delle fragilità”.
L’intesa avrà durata biennale e prevede l’istituzione di un Gruppo di lavoro congiunto incaricato di coordinare le attività e monitorare l’attuazione delle iniziative previste dal Protocollo. Con questa firma - conlcude la nota - Anci, Fnopi e Federsanità confermano il proprio impegno a promuovere un sistema di welfare territoriale sempre più integrato, inclusivo e orientato ai bisogni delle persone, valorizzando il contributo delle comunità locali e delle professioni sanitarie nello sviluppo della sanità di prossimità.

(Adnkronos) - Pioggia di droni ucraini nella notte, con un attacco contro un centro logistico nella Russia occidentale che ha causato la morte di sette persone e il ferimento di 24. A riferirlo il governatore della regione di Tambov Evgeny Pervyshov. "Sette dipendenti del turno di notte sono rimasti uccisi quando dei droni nemici hanno colpito un centro logistico di Wildberries. Secondo le prime informazioni, 24 persone sono rimaste ferite”, ha affermato il governatore precisando che l'attacco è avvenuto nella città di Kotovsk.
Durante la notte sono stati inoltre lanciati oltre 370 droni verso la regione di Mosca. "La maggior parte è stata neutralizzata dalle forze di difesa aerea a distanza", ha scritto il sindaco della capitale russa Sergei Sobyanin sulla piattaforma Max, precisando che "64 droni nemici sono stati distrutti mentre si avvicinavano a Mosca".

(Adnkronos) - Un terremoto di magnitudo 5 ha colpito stamattina diverse province sudorientali della Turchia, senza tuttavia causare vittime né danni. Lo ha reso noto l'agenzia nazionale per la gestione delle emergenze, Afad.
"Non sono state segnalate situazioni critiche a seguito del terremoto di magnitudo 5 che si è verificato alle 6.20 nel distretto di Battalgazi, nella provincia di Malatya, ed è stato avvertito nelle province di Malatya, Elazig, Adiyaman, Tunceli e Sanliurfa. Le nostre squadre continuano a lavorare sul campo", ha dichiarato l'Afad.

(Adnkronos) - "Questa Coppa del Mondo ha superato tutte le aspettative". Parlando al fianco di Donald Trump, il presidente della Fifa, Gianni Infantino, ha elogiato il successo della Coppa del Mondo di quest'anno nel corso di un evento alla Trump Tower di New York, affermando che l'America ha "accolto il mondo" per il torneo. "Non ha bisogno di complimenti, ma senza di lei questa Coppa del Mondo non avrebbe avuto un successo così incredibile... Questa non è solo la più grande Coppa del Mondo di tutti i tempi, ma è il più grande evento sociale e culturale che l'umanità abbia mai visto", le parole di Infantino a Trump.
Da parte sua, il tycoon è intervenuto nuovamente sul cartellino rosso all'attaccante statunitense Folarin Balogun. "Sono stato costretto a chiamare Gianni e fare solo una raccomandazione", ha detto Trump rivolgendosi al presidente della Fifa, prima di sostenere che la decisione alla fine ha funzionato perché "non c'è nessuna controversia".
Il presidente americano ha poi scherzato sul fatto che gli Stati Uniti dovrebbero ospitare un altro Mondiale "senza Messico e Canada". Ha anche scherzato su un'edizione "Usa e Cina" dicendo che i giocatori apprezzerebbero il "bel volo corto" tra le partite.

(Adnkronos) - Non si diventa Bad Bunny dall'oggi al domani. Prima posi in underwear per Calvin Klein. Diventi un meme mondiale quando scopri di aver vinto il più importante dei Grammy Awards. Poi vieni criticato da Donald Trump, che definisce la tua esibizione al Super Bowl uno "show disgustoso". Solo dopo puoi riempire gli stadi di mezzo mondo. E fare doppietta all’Ippodromo Snai La Maura di Milano, entrando di diritto nella lista dei concerti più attesi dell’anno. Ma prima dei record, dei Grammy e dei riflettori, c'era Benito Antonio Martínez Ocasio. E forse, per raccontare la sua ascesa, bisogna partire proprio da lì. Da Vega Baja, Porto Rico. Un quartiere qualunque, una famiglia qualunque. Nessun artista in casa. Il padre camionista, la madre insegnante, oggi in pensione. La musica c'è sempre stata, le possibilità meno.
Nel 2016 Benito lavora come cassiere in un supermercato vicino casa. Mentre imbusta la spesa, registra canzoni e le carica su SoundCloud. Un po' per gioco, un po' perché quel sogno non ha mai smesso di tenerlo vivo. Poi succede quello che, visto da fuori, sembra solo fortuna. La sua musica inizia a girare tra le strade di Porto Rico. Arriva negli Stati Uniti. Poi, nel resto del mondo. Ma ridurre tutto a una serie di numeri sarebbe il modo più sbagliato per raccontarlo. Perché il successo è arrivato insieme a qualcosa di più grande, riuscendo a trasformare la musica latina in un linguaggio universale, senza mai snaturarla. Non ha cambiato lingua per conquistare il mondo. È stato il mondo a imparare la sua. Ed è questo percorso che lo ha portato a partire con il ‘DeBÍ TiRAR MáS FOToS World Tour’, arrivato in Italia con due date sold out all'Ippodromo Snai La Maura di Milano. La prima, quella di ieri. Dove è andata in scena una festa, senza regole precise. Eccetto per il dress code. Dentro l'Ippodromo c'erano bandane e bandiere di Porto Rico ovunque, cappelli da cowboy, occhiali luccicanti, glitter.
C'è chi è arrivato dall’appartamento in affitto nel quartiere San Siro, e chi ha preso un volo dall’America Latina. Tutto per vivere un sogno, per una notte. E magari per essere scelti di entrare nella Casita. La riproduzione di una tipica casa portoricana, diventata il simbolo di questo tour. Quella stessa Casita finita anche al centro di una causa legale intentata dal proprietario dell'abitazione originale, che accusa l'artista di averne utilizzato l'immagine senza autorizzazione. Quella stessa Casita che a Madrid ha visto dentro anche Chiara Ferragni e Carlos Alcaraz. Ma stasera, almeno per il pubblico, rappresenta tutt'altro. È casa. È Porto Rico. È il centro dello show. Bad Bunny è l'amico che alla festa ti trascina in pista anche se gli dici che non sai ballare. Ma è anche quello che, tra una canzone e l'altra, riesce a parlarti di casa, identità, appartenenza. Ti fa muovere il bacino e, senza che tu te ne accorga, ti ritrovi a riflettere. È questa la forza del suo live e dei suoi album.
Sotto i ritmi del reggaeton, della salsa, di musica che fa pensare all’estate, alle vacanze, alla vida loca, Bad Bunny nasconde sempre qualcosa. Come con ‘NUEVAYoL’, che all'apparenza sembra una dichiarazione d'amore a New York, ma che in realtà è dedicata ai portoricani emigrati, a chi ha lasciato l'isola senza mai smettere di sentirla casa. Del resto è questo il concetto a cui ruota attorno ‘DeBÍ TiRAR MáS FOToS’. Una lunga lettera d'amore a Porto Rico e al suo popolo. Un disco che parla della sua terra, dove Benito denuncia la gentrificazione, la speculazione immobiliare e un turismo sempre più invasivo che rischia di cambiare il volto della sua Isola. Ma lo fa senza interrompere la festa. Anzi, trasforma temi pesanti in canzoni che fanno ballare tutti. Non predica, non giudica. Racconta. E il concerto segue questa stessa filosofia.
Non c'è un momento in cui il palco diventa davvero il centro della scena. Perché Bad Bunny non ci resta quasi mai. Corre. Lascia spazio ai musicisti, ballerini e performer. Sale sul tetto della Casita, entra dentro, ne esce pochi minuti dopo. Ogni settore dell'Ippodromo ha l'impressione che, prima o poi, Benito passerà proprio lì davanti. E succede davvero. È uno show pensato per accorciare le distanze. Perché per Bad Bunny è fondamentale sentirsi tutti appartenenti a qualcosa. Tutti una sola famiglia. Tutti, per una notte, portoricani. Anche la scenografia racconta questa idea. C'è il lungo palco principale. Due super pit ai lati. Una piccola tribuna dietro il palco che sembra uscita dal Royal Box di Wimbledon, per intenderci. E poi lei, la Casita, enorme, colorata, viva. Una casa che diventa palco, un vero simbolo.
Niente è lasciato al caso, ma niente dà l'impressione di essere costruito a tavolino. Lo show è imperfetto. Ed è proprio per questo che funziona. Lui sembra divertirsi quanto le persone sotto il palco. Sul maxi schermo, un ledwall gigante formato orizzontale, iniziano a comparire le bandiere di tutti i Paesi arrivati in Italia per quella data. Per due ore Milano smette davvero di essere Milano. In quel momento le differenze sembrano sparire. Per una notte si parla la stessa lingua. Quella della musica. Quella del ballo. E dell’appartenenza. Potrebbe essere definito uno dei concerti più interattivi di sempre. Non perché faccia salire i fan sulla Casita. Ma perché la sensazione è che quello spettacolo non esiste senza chi gli sta attorno. Il centro non è Bad Bunny. Il centro è la sua gente. Quella che Benito non smette mai di ringraziare e a cui, più volte nel corso della serata, chiede se riesce a resistere al caldo asfissiante di Milano. Si scusa persino: “Non sono stato io a portarlo, vero?”, dice sorridendo, rigorosamente in spagnolo.
Non esistono telefoni alzati solo per immortalare il ritornello più bello. C'è soprattutto voglia di stringere l'amica, il fidanzato, la madre con cui si è arrivati fin lì. Guardarsi negli occhi e cantare a squarciagola. Senza preoccuparsi di chi sta guardando. Si canta anche quando lo spagnolo non lo si parla. Che bello spettacolo che hai messo in piedi, Benito, verrebbe da dirgli. La nostalgia post concerto inizia presto. Quando più di 78mila persone si incamminano verso la fermata della metropolitana rossa più vicina. Aspettavano questa data da un anno. E adesso che è finita, c'è chi sta già immaginando il prossimo tour, chi continua a cantare mentre lascia l'Ippodromo e chi, scherzando ma forse nemmeno troppo, sta già programmando un viaggio a Porto Rico.
Ed è proprio lì che capisci cosa ha costruito Bad Bunny. Non in un giorno. Ma l'ha fatto. Non ha semplicemente portato la musica latina negli stadi. Ha portato Porto Rico. Con la sua storia, la sua cultura, le sue lotte. E non ha avuto bisogno di tradurle per renderle più semplici. Per anni la musica latina è stata considerata un genere da tormentone estivo. Bad Bunny le ha dato un altro peso. L'ha resa politica e universale.
E mentre gli ultimi fuochi d'artificio illuminano il cielo sopra Milano, Bad Bunny sorride, ringrazia e si allontana. Il senso di questa serata sta tutto in ‘BAILE INoLVIDABLE’, uno dei brani più attesi, che significa letteralmente "ballo indimenticabile". Ma dentro quelle parole la vita viene raccontata come una festa destinata, prima o poi, a finire. E proprio perché finisce, ogni momento vissuto diventa ancora più prezioso. Potrebbe raccontare la storia di ognuno. E potrebbe essere la metafora perfetta di quello che è successo a Milano. Per qualche ora, quasi 80mila persone hanno lasciato fuori i propri problemi, le preoccupazioni, le angosce. Hanno ballato insieme a sconosciuti, cantato parole che pensavano fossero altre, trasformando il concerto in un momento da portarsi dentro come un pezzo di cuore. Come un baile inolvidable. (di Marica Di Giovanni)

(Adnkronos) - Prima amichevole della nuova stagione per la Juventus. Oggi, sabato 18 luglio, i bianconeri volano in Svizzera per sfidare il Basilea - in diretta tv e streaming, anche in chiaro - nel primo test estivo per preparare la nuova annata. Luciano Spalletti cerca quindi indicazioni importanti in vista della prossima stagione, che vedrà la Juventus impegnata in Europa League.
L'amichevole tra Basilea e Juventus è in programma oggi, sabato 18 luglio, alle ore 15.30. Ecco le probabili formazioni:
Basilea (4-2-3-1): Omlin; Tsunemoto, Vouilloz, Victory, Cissé; Metinho, Malachowski; Otele, Shaqiri, Sow; Hunziker. All. Lichtsteiner.
Juventus (3-4-2-1): Perin; Kalulu, Gatti, Kelly; Joao Mario, Douglas Luiz, Locatelli, Cambiaso; Zhegrova, Boga; Ekhator. All. Spalletti.
Basilea-Juventus sarà trasmessa in diretta televisiva su Dazn, visibile tramite smart tv, e sui canali SkySport. Il match si potrà seguire anche in chiaro sul sito web ufficiale del club bianconero, così come in streaming sulla piattaforma di Dazn, sull'app SkyGo e su NOW.

(Adnkronos) - Torna in pista la Formula 1. Oggi, sabato 18 luglio, il Mondiale riparte con le prove libere e le qualifiche del Gran Premio del Belgio - in diretta tv e streaming - con la gara che è in programma domenica 19. Si ricomincia dopo il successo di Charles Leclerc nel Gp di Gran Bretagna, in cui ha preceduto la Mercedes di George Russell e l'altra Rossa di Lewis Hamilton. A caccia di riscatto invece il leader della classifica piloti Kimi Antonelli che non ha conquistato punti nella gara di Silverstona. Ecco orario qualifiche e dove vederle in tv e streaming.
La terza sessione di prove libere e le qualifiche del Gp del Belgio di Formula 1 sono in programma oggi, sabato 27 giugno. Alle 12.30 è invece prevista la terza sessione di libere, mentre alle 16 le qualifiche.
Le qualifiche del Gp del Belgio saranno visibili in diretta su Sky Sport Uno (201), Sky Sport F1 (207) e Sky Sport 4k (213), ma anche su TV8 (in differita, alle 18:30). Appuntamento disponibile anche in streaming su Sky Go, NOW Tv e TV8.it.

(Adnkronos) - Il Tour de France 2026 torna protagonista con la quattordicesima tappa. Oggi, sabato 18 luglio, la Grande Boucle riprende la sua corsa - in diretta tv e streaming, in chiaro - con una frazione che partirà da Mulhouse e arriverà a Le Markstein Fellering dopo 155,3 km. In maglia gialla sempre il grande favorito alla vittoria finale, lo sloveno Tadej Pogacar.
La quattordicesima frazione del Tour è una tappa di montagna che si svolgerà sulla catena dei Vosgi. È previsto un dislivello di 3.800 m nei 155,3 km di corsa. Le salite in programma sono quattro, di cui tre di prima categoria. La prima è prevista a una trentina di chilometri dalla partenza da Mulhouse con il Grand Ballon (1/a categoria - 21,5 km con una pendenza media del 4,8%). Meno di una decina di chilometri più avanti, il gruppo passerà per il Markstein - Fellering. Poi ci sarà un circuito di 111,4 km che include il Col du Page (2/a categoria - 9,8 km con pendenza media del 4,7%), il Ballon d’Alsace (1/a categoria - 8,9 km con pendenza media del 6,9%) e il Col du Haag (1/a categoria – 11,2 km con una pendenza media del 7,3%).
La partenza della 14esima tappa del Tour de France è prevista per le ore 13.30, con l'arrivo che è invece in programma intorno alle 17.25. La Grande Boucle sarà trasmessa in diretta televisiva e in chiaro sui canali Rai, tra Rai 2 e RaiSport, ma anche sui canali Eurosport. Il Tour si potrà seguire anche in streaming su RaiPlay, HBO Max, Discovery+, Dazn, TIMvision e Prime Video Channels.

(Adnkronos) - Francia e Inghilterra si sfidano oggi nella finale per il terzo posto ai Mondiali 2026 - in diretta tv e streaming, anche in chiaro. Oggi, sabato 18 luglio, i Bleus, guidati in panchina per l'ultima volta dal ct Ddier Deschamps affrontano la Nazionale dei Tre Leoni. In palio il podio nella rassegna iridata di scena tra Stati Uniti, Messico e Canada. II match si disputerà al Miami Stadium. In semifinale la Francia è stata battuta 2-0 dalla Spagna, mentre l'Inghilterra ha perso 2-1 con l'Argentina, campione in carica.
La sfida tra Francia e Inghilterra è in programma oggi, sabato 18 luglio, alle ore 23. Ecco le probabili formazioni:
Francia (4-3-1-2): Maignan; Koundé, Upamecano, Lacroix, Theo Hernandez; Kanté, Rabiot; Cherki, Olise, Doué; Mbappé. Ct: Deschamps.
Inghilterra (4-2-3-1): Pickford; Spence, Guéhi, Konsa, O’Reilly; Mainoo, Anderson; Madueke, Bellingham, Rashford; Kane. Ct: Tuchel.
Il match tra Francia e Inghilterra sarà trasmesso in diretta televisiva, anche in chiaro, su Rai1 e su Dazn e in streaming su Rai Play e sull'app di Dazn.

(Adnkronos) - Sudare così tanto da dover cambiare i vestiti più volte al giorno, evitando ogni contatto sociale per la vergogna e la paura di essere additati e derisi, isolandosi al punto da cadere in depressione. E' la vita di tanti pazienti con iperidrosi, un problema che affligge dal 2 al 5% della popolazione con sintomi ben più gravi di un semplice 'imbarazzo'. Ora la scienza accende nuove speranze, grazie alla scoperta di un 'interruttore genetico' che in alcune forme di iperidrosi può innescare la sudorazione eccessiva. Il disturbo può dipendere infatti da un 'termostato' iperattivo nei nervi, il che lo riclassifica come "una condizione neurologica curabile". Dopo lunghe ricerche, è questa la conclusione di un team internazionale guidato da Frank Bosmanbs della Vrije Universiteit Brussel, ateneo di lingua olandese della capitale belga. Il lavoro, pubblicato su 'Science Advances', fornisce "solide prove che una forma di iperidrosi geneticamente determinata derivi da una sovrastimolazione dei nervi che controllano le ghiandole sudoripare. La scoperta - auspicano gli autori - elimina lo stigma che circonda questo problema e apre la strada a trattamenti mirati con farmaci già esistenti".
L'iper sudorazione viene ancora troppo spesso liquidata come 'un problema di pelle', un equivoco che condanna i pazienti a non capire cos'hanno e a restare orfani di cure adeguate, spiegano gli scienziati. L'équipe di Bosmans ha passato 10 anni cercando risposte al disturbo, in collaborazione con la Johns Hopkins University americana. Analizzando il Dna di oltre 180 persone con iperidrosi, gli scienziati hanno scoperto difetti in uno specifico canale proteico presente nei nostri nervi: il canale ionico Nav1.8. "Normalmente funziona come una porta biologica che regola i segnali elettrici nel sistema nervoso", descrivono gli studiosi. Ma "nei pazienti con iperidrosi questa porta rimane troppo aperta a causa di una predisposizione genetica. Di conseguenza, il sistema nervoso che controlla le ghiandole sudoripare è costantemente iperstimolato. I nervi sono in uno stato di attività continua", il che si traduce in una sudorazione eccessiva. Un "dato coerente con il quadro clinico in cui la sudorazione è spesso scatenata da stimoli emotivi o legati allo stress, senza che la condizione abbia un'origine psicologica".
Per suffragare la teoria, i ricercatori hanno messo a punto un modello sperimentale. Siccome i topi sudano solo dalle zampe, ci hanno messo 2 anni a sviluppare un metodo di misurazione microscopica per contare le goccioline di sudore utilizzando una miscela di iodio e amido. Alla fine hanno osservato che effettivamente i topi con lo stesso difetto genetico sudavano eccessivamente, ma non appena venivano trattati con una sostanza in grado di bloccare i segnali nervosi iperattivi la sudorazione diminuiva "in modo significativo e reversibile". La realtà genetica, tuttavia, è complessa. Per esempio, il team si è imbattuto in un paziente che aveva ereditato una mutazione nervosa inibitoria, ma che nondimeno sudava eccessivamente a causa di un'ulteriore e unica mutazione in un canale idrico locale all'interno della ghiandola sudoripara stessa. A dimostrazione che "l'iperidrosi è una condizione in cui diversi percorsi biologici possono portare alla stessa sovrastimolazione che poi diventa visibile sulla pelle". Resta comunque il fatto che "la scoperta offre la prospettiva di trattamenti migliori e più mirati", prospettano gli autori.
"Oggi - ricordano gli scienziati - le forme gravi di iperidrosi vengono talvolta trattate con procedure che interrompono le vie nervose simpatiche nel torace. Questi trattamenti possono essere efficaci, ma sono invasivi, non adatti a tutti e possono causare effetti collaterali indesiderati". L'idea è che "una migliore comprensione della causa biologica" del disturbo, "attraverso approfondite ricerche genetiche e funzionali, potrebbe a lungo termine contribuire a prevedere con maggiore precisione quali pazienti potrebbero trarre maggior beneficio da trattamenti localizzati delle ghiandole sudoripare, farmaci sistemici o terapie mirate al sistema nervoso".
Un secondo importante ambito di ricerca esplorato dagli autori è il cosiddetto riposizionamento dei farmaci, ossia la rivalutazione mirata - alla luce di quanto scoperto - di medicinali già disponibili con un determinato meccanismo d'azione. I ricercatori riferiscono che "nel modello murino diversi agenti clinicamente rilevanti hanno ridotto l'eccessiva sudorazione, inclusi trattamenti che agiscono sulla segnalazione colinergica, un meccanismo attraverso il quale le cellule nervose comunicano tra loro, o sull'eccitabilità delle cellule nervose". Questo, sottolineano, fornisce anche "un contesto biologico" alle segnalazioni di alcuni pazienti sull'effetto di prodotti a base di cannabis, poiché "alcuni cannabinoidi possono influenzare i canali del sodio". Tutto ciò "non significa che tali agenti possano già essere raccomandati come trattamento standard - precisano gli scienziati - ma che la ricerca pone le basi razionali per studi clinici controllati. In questo modo, la gestione dell'iperidrosi si sta spostando dal trattamento sintomatico verso un approccio più basato sui meccanismi".
"Lo studio - concludono gli autori - colloca l'iperidrosi in un contesto più ampio di disturbi del sistema nervoso autonomo. La sudorazione è una funzione visibile del sistema nervoso autonomo e può quindi fungere da indicatore misurabile di disregolazione biologica. Ulteriori indagini sono necessarie per stabilire se meccanismi simili dei canali ionici contribuiscano anche ad altre forme di disautonomia, ad esempio in seguito a infezioni". Intanto, però, "per i pazienti il messaggio è chiaro: l'iperidrosi primaria non è semplicemente un problema estetico o una questione di stress; per almeno alcuni pazienti, si tratta di un disturbo biologico reale e potenzialmente curabile a carico dei nervi e delle ghiandole sudoripare".

(Adnkronos) - Il drammatico incidente di Sestri Levante, dove una bambina di 11 anni è morta dopo essere rimasta incastrata con i capelli nel bocchettone di una piscinetta, riporta l'attenzione sul tema della sicurezza nelle piscine italiane. Secondo la Società italiana di medicina ambientale (Sima), il caso porta a 75 il numero delle vittime registrate nelle piscine italiane dal 2022 a oggi, mentre il Governo annuncia una stretta normativa con nuove regole per gli impianti.
"Il decesso della bimba di 11 anni rimasta incastrata con i capelli nel bocchettone di una piscinetta a Sestri Levante, nel Genovese, porta a 75 il tragico bilancio delle vittime nelle piscine italiane registrate dal 2022 ad oggi". Fa i conti la Sima, Società italiana di medicina ambientale, analizzando i numeri ufficiali delle morti in piscina registrate nel nostro Paese.
"Se si considerano le piscine private, quelle aperte al pubblico, i parchi termali e le strutture ricettive, in Italia si contano 75 persone che tra il 1° gennaio 2022 e il 16 luglio 2026 hanno perso la vita nelle acque di una piscina. Si tratta in media di 16 decessi ogni anno, in diminuzione rispetto alla media di 30 decessi l'anno monitorata dall'Iss nel periodo 2017-2021", riferisce la società scientifica in una nota. "A questi - sottolinea - vanno aggiunti i circa 400 decessi che si registrano ogni anno in Italia per annegamenti in acque diverse dalle piscine (mare, laghi, fiumi, torrenti), mentre nel mondo i decessi per annegamento ammontano a 2,5 milioni solo nell'ultimo decennio".
"La principale causa di morte in piscina è dovuta a malori, circa il 44% del totale, ma in più della metà dei casi a perdere la vita è un bambino sotto i 12 anni, confermando i dati dell'Oms secondo cui le vittime più frequenti per annegamento in acqua sono i minori", rimarcano gli esperti.
"Per prevenire incidenti nelle piscine italiane è necessario seguire alcune semplici regole - afferma il presidente della Sima, Alessandro Miani - I minori devono essere sempre sorvegliati dai genitori, che non devono mai distrarsi, nemmeno quando i bambini non sono in acqua e sostano nei pressi delle piscine. Scegliere solo strutture dotate di personale addetto alla sorveglianza, in grado di intervenire con prontezza in caso di necessità. Verificare sempre l'altezza di una piscina prima di entrare in acqua, e mai fare il bagno quando il corpo è surriscaldato o dopo l'assunzione di alcol. Entrare in acqua lentamente, bagnando prima piedi, gambe, braccia, nuca, torace e viso, poiché il corpo deve avere il tempo di adattarsi al cambio di temperatura".
"La morte di Alice, la bambina di 11 anni risucchiata dal bocchettone di una piscina a Sestri Levante, pone l’accento sulla necessità, non più rinviabile, di mettere in sicurezza in Italia le piscine pubbliche e private, senza se e senza ma. Negli ultimi tre mesi ben cinque sono state le morti di minori in piscina. Serve una disciplina severa ma anche maggiore prudenza nel non lasciare mai da soli i bimbi in acqua. Il disegno di legge del governo Meloni, finalizzato a questo obiettivo, sarà licenziato entro il mese dalla competente Commissione e faremo il possibile per calendarizzarlo con urgenza”, dichiara il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, firmatario della proposta insieme al ministro della Salute Orazio Schillaci.
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