
Italia verso una svolta meteo: freddo intenso, neve a bassa quota e venti forti nei prossimi giorni. Tra il 6 e il 7 gennaio è atteso un peggioramento deciso, con un ciclone sul Tirreno che porterà maltempo diffuso, calo termico e possibili nevicate fino in pianura su alcune regioni del Centro-Nord.
Federico Brescia, meteorologo de iLMeteo.it[1], conferma che dopo settimane passate a osservare le intense ondate di gelo che hanno colpito il Canada, gli Stati Uniti e l'Asia orientale, l'inverno sta finalmente mostrando il suo lato più crudo anche sul nostro continente. Gran parte dell'Europa sta assistendo a un drastico calo delle temperature, con freddo e neve che si spingono fino alle coste in Olanda, Francia e Germania. E l'attenzione è massima: l'imminente ribaltone è destinato ad arrivare anche in Italia!
Stiamo entrando infatti in una fase molto più dinamica e fredda che ci farà piombare nel cuore del vero inverno. Nelle ultime ore, l'Italia ha iniziato a sentire gli effetti dell'ingresso di correnti fredde settentrionali, con un brusco calo termico che ha investito soprattutto il Nord. Qui, le temperature sono già scese sotto lo zero in molte aree di pianura, con le prime nevicate attese nelle prossime ore a quote medio-basse tra la Romagna, il nord delle Marche e l'Appennino tosco-emiliano. Al contrario, il Centro-Sud, dal Lazio e Abruzzo in giù, è ancora interessato da flussi più miti meridionali, che stanno portando piogge diffuse e mantenendo le temperature su valori più elevati.
L'attenzione però è ora puntata sulle giornate del 6 e 7 gennaio, quando è attesa la formazione di un profondo ciclone proprio sul medio-basso Tirreno. Questo vortice, alimentato da aria gelida, innescherà un netto peggioramento delle condizioni atmosferiche, concentrando le precipitazioni più intense su gran parte delle regioni centro-meridionali.
Il maltempo sarà accompagnato da un sensibile crollo termico che favorirà nevicate a quote molto basse. La neve potrebbe scendere fino a fondovalle o localmente in pianura tra Romagna, zone interne della Toscana e Marche. Le regioni del Centro come Abruzzo, Molise e Lazio interno vedranno fiocchi imbiancare le zone collinari, mentre solo l'estremo Sud manterrà una quota neve più alta, oltre gli 800-1000 metri, a causa di correnti più miti.
Questa specifica configurazione barica, con il minimo depressionario posizionato così a Sud, lascerà invece le regioni nord-occidentali al riparo dal grosso delle precipitazioni e del freddo più intenso. Solo il Nord-Est, in particolare Friuli e Veneto, potrà assistere a qualche debole nevicata o sfiocchettata, ma per il resto del Nord la giornata dell'Epifania si prospetta asciutta, sebbene molto fredda.
La presenza del minimo depressionario sul Tirreno scatenerà una violenta rotazione ciclonica dei venti. Avremo raffiche localmente burrascose: Bora impetuosa sulle coste di Nord-Est e fino alle Marche, Tramontana forte sulla Liguria, e intenso Maestrale su Sardegna e Sicilia. Le restanti regioni meridionali saranno sferzate da forti correnti occidentali, rendendo i mari molto agitati.
NEL DETTAGLIO
Lunedì 5. Al Nord: nubi in aumento. Al Centro: piogge sparse. Al Sud: piogge sparse in Campania e nord Calabria.
Martedì 6. Al Nord: possibile neve a bassa quota su Emilia Romagna e localmente sul Triveneto. Al Centro: piogge e neve in collina. Al Sud: piogge sparse
Mercoledì 7. Al Nord: soleggiato, più nubi sulla Romagna. Al Centro: forti piogge e neve in collina. Al Sud: piogge e temporali, neve in montagna
Tendenza: nuove piogge e graduale rialzo termico dal weekend.

Il presidente americano Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu avrebbero raggiunto un accordo per colpire l'Iran durante il loro incontro a Mar-a-Lago, in Florida. Lo scrive il quotidiano libanese 'Al-Akhbar', affiliato a Hezbollah, sostenendo che le autorità di Beirut hanno ricevuto queste informazioni da fonti internazionali. Il quotidiano precisa che l'accordo tra Trump e Netanyahu prevede un attacco contro l'Iran se non interromperà completamente il suo programma nucleare e non metterà fine al sostegno ai suoi alleati nella regione.
Nell'articolo si legge anche che l'Arabia Saudita starebbe cercando di mediare con Teheran per raggiungere un accordo. C'è infatti il timore, da parte di Riad, che il caos in Iran possa estendersi all'intera regione.
Teheran accusa Israele: "Mina unità e incita alla violenza"
L'Iran ha accusato Israele di ''minacciare la sua unità nazionale'' dopo che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha espresso il suo sostegno ai manifestanti che da una settimana protestano a Teheran e in altre zone del Paese contro il carovita e il governo.
"Il regime sionista è determinato a sfruttare la minima opportunità per seminare divisione e minare la nostra unità nazionale, e dobbiamo restare vigili", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghai in una conferenza stampa a Teheran. Baghai ha anche accusato i leader israeliani e statunitensi di "incitamento alla violenza".
Media: "Khamenei pronto a fuggire in Russia"
L'Ayatollah Ali Khamenei, Guida suprema dell'Iran, sarebbe pronto a fuggire in Russia nel caso in cui le forze armate di Teheran non riuscissero a sedare le proteste contro il governo e contro il carovita in corso da una settimana nel Paese. Lo scrive il quotidiano britannico 'The Times' citando fonti di intelligence. Khamenei non esce dall'Iran dal 1989, quando ha assunto il potere.
Anche il leader siriano Bashar al-Assad è fuggito a Mosca l'8 dicembre del 2024 dopo l'offensiva dei ribelli siriani che ha portato alla caduta del suo regime.
Iran chiede rilascio Maduro
L'Iran ha inoltre chiesto agli Stati Uniti di rilasciare il presidente del Venezuela Nicolas Maduro. "Il presidente di un Paese e sua moglie sono stati rapiti. Non c'è motivo di esserne orgogliosi, si tratta di un atto illegale", ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghai. "Come ha sottolineato il popolo venezuelano, il suo presidente deve essere liberato", ha aggiunto durante una conferenza stampa a Teheran.

Il blitz con cui gli Stati Uniti hanno portato il presidente venezuelano Nicolas Maduro a New York per processarlo per narco-terrorismo apre una nuova nei rapporti tra Washington e l’America Latina. Un’operazione che solleva interrogativi giuridici, ma soprattutto politici e strategici: dalla legittimità dell’uso extraterritoriale della giustizia Usa fino al messaggio lanciato agli altri governi della regione.
L’Adnkronos ha contattato Giorgio Malfatti di Monte Tretto, ex ambasciatore d'Italia a Cuba e in Uruguay, docente all’Università Link di Economia e politica delle reti criminali e autore del libro “ America Latina: Democrazia, populismo e criminalità[1] ” (Eurilink).
Ambasciatore, che tipo di operazione è stata la cattura di Maduro?
“È stata senza dubbio un’azione spettacolare. Ma non improvvisata. Un’operazione del genere presuppone una lunga preparazione e, soprattutto, delle complicità interne. Maduro non dormiva più a Miraflores, ma in una struttura militare. Se è stato prelevato lì, è difficile pensare che una parte dell’apparato bolivariano non abbia collaborato o quantomeno chiuso un occhio”.
Quindi lei esclude che si sia trattato di un blitz interamente esterno?
“Francamente sì. Se l’operazione è avvenuta come raccontano gli americani, con l’ingresso nella stanza da letto e l’estrazione in elicottero, significa che qualcosa nell’apparato militare e di intelligence venezuelano non ha funzionato, o ha funzionato in modo ‘poco ortodosso’. È un segnale importante sulla tenuta del regime”.
Questo sequestro richiama precedenti storici?
“Ricorda il caso di Manuel Noriega a Panama. Anche allora gli Stati Uniti agirono fuori dai propri confini, giustificando l’operazione con un processo penale e ragioni di sicurezza nazionale. Sono operazioni che rientrano in una tradizione ben precisa della politica estera americana nella regione. Bisogna tornare alla dottrina Monroe, che dall'Ottocento sancisce la supremazia degli Stati Uniti nel continente americano, escludendo l’ingerenza delle potenze europee. Con il corollario Roosevelt del 1904, Washington si attribuì esplicitamente il ruolo di ‘poliziotto interamericano’, riservandosi il diritto di intervenire negli affari interni degli Stati latinoamericani ogni volta che fossero in gioco stabilità e interessi strategici”.
Le accuse americane parlano del ‘cartel de los Soles’. Lei conosce bene i sistemi criminali dell'America Latina, di che tipo di organizzazione si tratta?
“Non è un cartello nel senso classico, come quelli messicani o colombiani. Non controlla la produzione di droga. È piuttosto una rete di collusione e protezione, che facilita il passaggio della droga e garantisce coperture politiche e militari. Esisteva decenni fa, poi è stato riesumato nei Duemila. Pensare a Maduro come a un nuovo Escobar è francamente poco credibile”.
Questo rende le accuse più deboli dal punto di vista giudiziario?
“Le rende sicuramente più difficili da provare. Il Venezuela è sempre stato un vaso di Pandora dal punto di vista della criminalità organizzata. Riciclaggio e corruzione lasciano pochissime tracce. È un terreno in cui le accuse sono spesso plausibili, ma il riscontro giudiziario è complesso”.
Che messaggio manda questa operazione agli altri Paesi dell’America Latina?
“È un messaggio fortissimo. In particolare alla Colombia di Petro, che potrebbe diventare un prossimo obiettivo politico, anche se per lui le accuse sono meno pesanti, e poi Petro è stato eletto legittimamente, dunque la dottrina Rubio sulla cattura non reggerebbe[2]. Ma il Paese che rischia di più è Cuba: senza il petrolio venezuelano, l’isola non può neanche accendere le lampadine. Un eventuale regime change a Caracas avrebbe effetti devastanti per L’Avana”.
E Russia e Cina? Quanto perdono da un cambio di scenario in Venezuela?
“Molto meno. La Russia non compra petrolio venezuelano, lo usa soprattutto come punto logistico e simbolico. La Cina può diversificare. Cuba no. Per questo il Venezuela è vitale soprattutto per il regime cubano”.
Dietro l’operazione contro Maduro c’è soprattutto una questione energetica?
“Come ci disse l’ambasciatore del Brasile durante l’incontro al Circolo degli Esteri organizzato dalla Sioi, Trump è interessato prima di tutto al petrolio. Il Venezuela ha enormi riserve di greggio pesante, fondamentali per le raffinerie del Texas. Controllare quel petrolio sarebbe un colpo strategico enorme”.
In un mondo che sembrava avviato verso la decarbonizzazione, il petrolio è tornato centrale?
“Esattamente. Cinque anni fa il petrolio sembrava una risorsa del Novecento. Oggi non è più così. La domanda energetica resta altissima e il controllo delle fonti è tornato un tema geopolitico centrale”.
Nel suo libro si parla della Guyana, ex colonia britannica che confina con il Venezuela e viene perlopiù ignorata da noi europei. Eppure cresce a ritmi vertiginosi.
"Un paese che è stato crocevia di criminali internazionali e che di colpo è diventato uno dei nuovi epicentri energetici del continente, grazie alle enormi scoperte offshore degli ultimi anni. Questo ha cambiato gli equilibri regionali e ha riacceso anche il contenzioso storico sull’Essequibo, un’area ricchissima di risorse che il Venezuela rivendica da decenni. Considerando che la Exxon è la società che al momento estrae il petrolio della Guyana, che si prevede nel 2028 superare la produzione del Venezuela stesso, credo che le mire di Caracas sull'Essequibo saranno in seria difficoltà dopo l'operazione trumpiana...
Cosa può succedere ora sul piano politico interno in Venezuela?
“Formalmente il potere è passato alla vicepresidente Delcy Rodríguez, che conobbi quando era ministro degli Esteri e non è una figura estremista, ma il vero nodo è capire se e come si andrà a elezioni. La costituzione chavista prevede regole abbastanza chiare sul ritorno alle urne, ma chi potrà candidarsi? Chi rappresenterà davvero l’opposizione? Con quali garanzie? La premio Nobel per la pace Corina Machado è stata scaricata da Trump, il teorico vincitore delle elezioni Edmundo González Urrutia non è stato menzionato nella conferenza di Mar-a-Lago. Oltre agli interessi strategici degli Usa, non si è parlato molto di processi democratici”. (di Giorgio Rutelli)

''Ad ogni varco di accesso alla Ztl ci sarà un cartello con l’indicazione di inizio della Zona 30: non stiamo più parlando di singole strade, ma di un’intera zona che va segnalata all’automobilista. La prossima settimana tutti i cartelli saranno posizionati dove ci sono le telecamere, ad avvertire che da lì in poi non si potranno superare i 30. Nemmeno sulle strade larghe''. Lo dice in un'intervista al 'Corriere della Sera' Eugenio Patanè, assessore alla Mobilità del Comune di Roma, parlando della 'zona 30' in centro attiva dal 15 gennaio.
''Corso Vittorio, via del Teatro di Marcello, via Nazionale, il tunnel che sbuca sul Tritone, per esempio: a 30 all’ora anche le strade larghe, che non sono a scorrimento veloce, e c’è una bella differenza - spiega - Perché sulla strada a scorrimento veloce, come la Tangenziale o il Gra, non si svolta a sinistra o c’è il guardrail in mezzo. Mentre le vie larghe del Centro sono retaggio della città che si voleva costruire, a misura di macchina, ma che ormai non c’è più: queste vie vanno trattate non come strade dove si può correre, ma dove si va piano per ammirare la teatralità monumentale''.
''La maggior parte delle vittime sono pedoni, per questo faremo 175 attraversamenti pedonali rialzati - sottolinea - Quindi le 20 strade scolastiche, il grande lavoro sulle ciclabili. Poi faremo altre 1000 strade a 30 all’ora. C’è il lavoro sui black-point, sia carrabili che pedonali, che vale una sensibile diminuzione dei morti: sono sicuro che quei dieci morti in meno rispetto al 2024 siano legati agli incroci messi in sicurezza. E poi i Photored...''. ''Ne arriveranno 40 entro il 2026, li stiamo già mettendo - aggiunge - E abbiamo scelto di coprire gli incroci più larghi, perché dove passi col rosso e hai un tratto di strada più grande da percorrere, hai un grado di pericolosità maggiore''.

L'esercito del Venezuela ha dichiarato di riconoscere Delcy Rodriguez, vicepresidente del deposto leader Nicolas Maduro, come leader ad interim del Paese, all'indomani dell'operazione militare con cui gli Usa hanno catturato l'ex presidente e lo hanno trasferito negli Stati Uniti affinché venga processato. Il ministro della Difesa Vladimir Padrino López ha rilasciato una dichiarazione a sostegno di una decisione della Corte Suprema[1] che ha nominato Rodriguez[2] presidente ad interim per 90 giorni.
Il raid statunitense ha comportato "l'uccisione a sangue freddo di gran parte della sua squadra di sicurezza, soldati e civili innocenti", ha poi denunciato, condannando il "codardo sequestro" dell'ex presidente Maduro da parte delle forze Usa. Padrino Lopez ha poi esortato la popolazione del Paese a riprendere le normali attività in un discorso televisivo. "Invito il popolo del Venezuela a riprendere le proprie attività di ogni tipo, economiche, lavorative ed educative, nei prossimi giorni", ha detto il capo dell'esercito in un videomessaggio alla nazione.
Padrino Lopez ha poi esortato gli Stati Uniti a rilasciare l'ex presidente e messo in guardia il resto del mondo contro il "colonialismo" di Washington. Circondato da ufficiali militari, il generale in capo ha sottolineato che Maduro "è il leader costituzionale vero e autentico di tutti i venezuelani" e dichiarato che l'esercito ne esige il "rilascio immediato". Ha poi condannato l'"ambizione colonialista" degli Usa, esortando gli altri Paesi "a volgere lo sguardo verso ciò che sta accadendo contro il Venezuela, contro la sua sovranità": il mondo "deve stare in guardia, perché se ieri è successo al Venezuela, domani potrebbe accadere ovunque".
Quindi l'appello alla popolazione a "non cedere alle tentazioni della guerra psicologica, alla minaccia, alla pace che ci vogliono imporre", esortandola piuttosto "alla pace e all'ordine".
In un'intervista telefonica a The Atlantic, il presidente Usa Donald Trump ha intanto lanciato una minaccia contro la nuova leader venezuelana, affermando che "se non farà la cosa giusta, pagherà un prezzo molto alto, probabilmente più alto di quello di Maduro", catturato ieri dagli Usa a Caracas.
Gli Stati Uniti tuttavia non considerano Rodriguez presidente legittima, aveva chiarito in precedenza il segretario di Stato americano Marco Rubio, parlando con Abc News e sottolineando di non ritenerla legittima perché "non crediamo che questo regime sia legittimo in quanto frutto di elezioni... E non siamo solo noi. Sono circa 60 i paesi in tutto il mondo che condividono questa opinione".
"In definitiva - aveva sottolineato - la legittimità del loro sistema di governo deriverà da un periodo di transizione e da elezioni reali, che finora non hanno avuto".
Venezuela, esercito riconosce Rodriguez presidente. Trump avverte: "Faccia la cosa giusta o pagherà"

L'esercito del Venezuela ha dichiarato di riconoscere Delcy Rodriguez, vicepresidente del deposto leader Nicolas Maduro, come leader ad interim del Paese, all'indomani dell'operazione militare con cui gli Usa hanno catturato l'ex presidente e lo hanno trasferito negli Stati Uniti affinché venga processato. Il ministro della Difesa Vladimir Padrino López ha rilasciato una dichiarazione a sostegno di una decisione della Corte Suprema[1] che ha nominato Rodriguez[2] presidente ad interim per 90 giorni.
Il raid statunitense ha comportato "l'uccisione a sangue freddo di gran parte della sua squadra di sicurezza, soldati e civili innocenti", ha poi denunciato, condannando il "codardo sequestro" dell'ex presidente Maduro da parte delle forze Usa. Padrino Lopez ha poi esortato la popolazione del Paese a riprendere le normali attività in un discorso televisivo. "Invito il popolo del Venezuela a riprendere le proprie attività di ogni tipo, economiche, lavorative ed educative, nei prossimi giorni", ha detto il capo dell'esercito in un videomessaggio alla nazione.
Padrino Lopez ha poi esortato gli Stati Uniti a rilasciare l'ex presidente e messo in guardia il resto del mondo contro il "colonialismo" di Washington. Circondato da ufficiali militari, il generale in capo ha sottolineato che Maduro "è il leader costituzionale vero e autentico di tutti i venezuelani" e dichiarato che l'esercito ne esige il "rilascio immediato". Ha poi condannato l'"ambizione colonialista" degli Usa, esortando gli altri Paesi "a volgere lo sguardo verso ciò che sta accadendo contro il Venezuela, contro la sua sovranità": il mondo "deve stare in guardia, perché se ieri è successo al Venezuela, domani potrebbe accadere ovunque".
Quindi l'appello alla popolazione a "non cedere alle tentazioni della guerra psicologica, alla minaccia, alla pace che ci vogliono imporre", esortandola piuttosto "alla pace e all'ordine".
In un'intervista telefonica a The Atlantic, il presidente Usa Donald Trump ha intanto lanciato una minaccia contro la nuova leader venezuelana, affermando che "se non farà la cosa giusta, pagherà un prezzo molto alto, probabilmente più alto di quello di Maduro", catturato ieri dagli Usa a Caracas.
Gli Stati Uniti tuttavia non considerano Rodriguez presidente legittima, aveva chiarito in precedenza il segretario di Stato americano Marco Rubio, parlando con Abc News e sottolineando di non ritenerla legittima perché "non crediamo che questo regime sia legittimo in quanto frutto di elezioni... E non siamo solo noi. Sono circa 60 i paesi in tutto il mondo che condividono questa opinione".
"In definitiva - aveva sottolineato - la legittimità del loro sistema di governo deriverà da un periodo di transizione e da elezioni reali, che finora non hanno avuto".

Una donna di 69 anni ha scoperto di essere affetta da un tumore ovarico di dimensioni eccezionali, paragonabili a quelle di una gravidanza gemellare a termine, solo quando il suo organismo ha improvvisamente iniziato a cedere. Per mesi la gigantesca cisti ovarica, con un diametro di circa 28 centimetri, è rimasta nascosta, senza dare segnali evidenti. La paziente non si era accorta di nulla. L’allarme è scattato quando la massa, associata alla presenza di una seconda neoplasia intestinale, ha iniziato a comprimere il colon, provocando sintomi acuti ed improvvisi fino ad una grave difficoltà intestinale non più ignorabile. A riferire la storia è l'ospedale Sant'Anna di Torino.
Il caso risale a metà dicembre quando la donna arriva all’attenzione dei sanitari e a prendere in carico il caso è la Chirurgia Ginecologica Mininvasiva dell'ospedale Sant’Anna diretta dal dottor Paolo Petruzzelli. I tempi sono strettissimi, con le festività natalizie alle porte, ma la risposta è immediata: in pochi giorni si definisce l'inquadramento diagnostico, stadiazione e percorso terapeutico. Il 23 dicembre, a poche ore dalla vigilia di Natale, la paziente entra in sala operatoria. L’intervento dura circa sei ore. ''Durante l’intervento emerge tutta la gravità della situazione - spiegano dall'ospedale - La gigantesca neoplasia ovarica viene asportata: pesa circa 6 chilogrammi, con un volume paragonabile a quello di una gravidanza gemellare a termine. Ma non è l’unica minaccia. I sintomi più pericolosi sono legati alla sofferenza intestinale, che richiede un intervento immediato e coordinato di più specialisti''.
Un intervento che - si legge nella nota dell'ospedale - ha letteralmente salvato la vita alla donna, reso possibile dal lavoro corale di ginecologi oncologi, chirurghi, anestesisti, gastroenterologi, anatomopatologi, radiologi, infermieri e operatori sanitari, capaci di coordinarsi in tempi rapidissimi e trasformare giorni di attesa e timore in una storia di speranza. ''Sono casi rari, ma emblematici - spiegano i professionisti coinvolti e il direttore sanitario di presidio Umberto Fiandra - perché dimostrano come tempestività, competenza e lavoro di squadra possano fare la differenza anche in regime di urgenza''. Il dottor Paolo Petruzzelli ha definito il caso un evento “normalmente eccezionale”.

Il petrolio "è il passato, il presente e il futuro del Venezuela", una "opportunità gigantesca, fallita". Lo dice all'Adnkronos il presidente e fondatore di Nomisma Energia Davide Tabarelli, parlando dell'operazione militare Usa come di "una catastrofe per il Paese, apice di un disastro che ha visto la produzione di petrolio crollare, così come il reddito procapite, e un quarto della popolazione scappare dal paese, 8 milioni di persone. E poi povertà, fame.. E' l'esempio migliore al mondo della 'maledizione del petrolio', quella che in inglese si chiama 'oil curse', in Europa la 'Dutch disease', cioè la 'malattia' di quei paesi che hanno enormi risorse minerali e che vivono di rendita", rendita che finisce poi "in corruzione, armi, o per consolidare il regime al potere, che è quello che è successo in Venezuela negli ultimi 25-30 anni".
Malattia e dannazione culminate nell’attacco Usa e nell’arresto del presidente Nicolas Maduro, "un evento drammatico, pessimo, sotto il profilo della geopolitica" e "una follia: non esiste al mondo vedere nel XXI secolo un dittatore o presunto tale prelevato militarmente dal suo paese", dice Tabarelli.
Il petrolio, dunque, maledizione ma anche grande opportunità per il futuro. Ma "sono decine e decine i casi di fallimento dello sfruttamento di queste risorse: il Venezuela, caso più eclatante; poi la Nigeria, la Libia e tanti altri". Ma c'è anche la Norvegia, "dove tutte le compagnie vogliono andare perché è il paese dove ci sono più certezze. E' il paese più ricco in base agli indicatori Onu, che tengono conto non solo del Pil, per lo sfruttamento ottimale delle risorse, hanno il fondo sovrano più importante al mondo. Un caso unico, più unico che raro. Ma il resto del mondo, purtroppo, non riesce. In particolare dove si parte da condizioni difficili come in Sud America, dove c'è una povertà diffusa, crescere è sostanzialmente impossibile".

Ritrovato oggi verso le 13.30 il corpo di Simone Dal Bon, il 42enne di Schio (Vicenza), di cui non si avevano notizie dal 27 dicembre scorso. Il suo corpo è stato trovato in un canale innevato sotto Punta Favella, nel gruppo del Pasubio, sul versante veneto delle Piccole Dolomiti. La dinamica dell'incidente è in fase di analisi da parte delle autorità competenti ma è possibile che gli sia stata fatale una scivolata di oltre 150 metri lungo un vaio innevato e ghiacciato.
Il ritrovamento è avvenuto grazie all'avvistamento da parte di una squadra di terra del Soccorso alpino e speleologico di alcune tracce di ciaspole che a un certo punto sparivano. Un successivo sorvolo dell'elicottero ha permesso di individuare dall'alto il corpo di Dal Bon nel canale sottostante, in un ambiente molto impervio difficilmente raggiungibile a piedi. La salma è stata recuperata dall'elicottero dei Vigili del fuoco di Venezia.
Le ricerche di Dal Bon si erano spostate dall'ambiente urbano in montagna a partire da sabato 3 gennaio, dopo il ritrovamento della sua auto parcheggiata al Pian delle Fugazze, tra Trentino e Veneto.
Dopo il nullaosta delle autorità, la salma è stata recuperata dall'elicottero dei vigili del fuoco di Mestre con personale del soccorso alpino a bordo e consegnata al carro funebre in attesa sul piazzale del Rifugio Balasso. Le operazioni di recupero, rese complicate dall'ambiente particolarmente impervio, e di identificazione della salma si sono concluse dopo le 16.30.
Il maltempo torna a bussare alle porte dell’Italia, oltre alle precipitazioni anche le temperature sono previste in brusco calo specie dalla prossima settimana. La Befana secondo le previsioni sarà con freddo e neve a bassa quota.
Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it[1], conferma la decisa svolta attesa nei prossimi giorni a causa dell’arrivo di correnti via via più fredde ed instabili in discesa dal Nord Europa.
Una prima perturbazione è attesa già nella giornata di oggi domenica 4 gennaio, con piogge battenti sulle regioni centrali e nevicate sui rilievi appenninici intorno ai 1400-1500 metri, localmente anche a quote inferiori sull’Appennino umbro-marchigiano. Con il passare delle ore il peggioramento tenderà ad estendersi anche alla Campania, interessando soprattutto i settori centrali e settentrionali della regione.
Situazione decisamente migliore al Nord, dove prevarranno condizioni più stabili e soleggiate, seppur in un contesto freddo e localmente nebbioso.
Gli ultimi aggiornamenti confermano l’arrivo, all’inizio della prossima settimana, di correnti artiche molto fredde in discesa dal Nord Europa, che favoriranno la formazione di un ciclone mediterraneo. Si aprirà così una fase di freddo e maltempo: già da lunedì 5 gennaio piogge e temporali interesseranno in particolare le regioni del Centro-Sud, ma la fase più intensa è attesa tra l’Epifania e mercoledì 7 gennaio.
Il marcato calo delle temperature potrebbe favorire nevicate fino in pianura o a bassissima quota, soprattutto su Lombardia centro-orientale, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Marche. Neve fino in collina possibile anche su Toscana e Umbria; fiocchi a quote più elevate (sopra gli 800-1000 metri) sul resto del Centro Sud.
Nei giorni successivi il persistente afflusso di aria fredda di origine artica continuerà ad alimentare una circolazione depressionaria sull’Italia, mantenendo condizioni instabili su molte regioni, con nuove piogge e nevicate a bassissima quota.
Domenica 4. Al Nord: soleggiato, ma con nubi in aumento. Al Centro: forti piogge, neve in montagna oltre i 1500 metri. Al Sud: piogge specie in Campania e Gargano.
Lunedì 5. Al Nord: nubi in aumento. Al Centro: piogge sparse. Al Sud: piogge sparse in Campania e nord Calabria.
Martedì 6. Al Nord: possibile neve a bassa quota su Emilia Romagna e Triveneto. Al Centro: piogge sulle tirreniche. Al Sud: piogge sparse.
Tendenza: maltempo con neve a bassa quota al Centro-Nord, clima freddo.

Enrica Bonaccorti sarà ospite oggi a Domenica In, per un’intervista intensa con Mara Venier, ripercorrendo la sua carriera e la vita privata, senza nascondere la sua battaglia contro il tumore al pancreas, diagnosticato lo scorso settembre.
Lo scorso settembre Enrica aveva rivelato sui social di essere malata. Con un post su Instagram, la conduttrice aveva rivelato la diagnosi di tumore facendo riferimento nel messaggio anche a Eleonora Giorgi, morta a marzo all'età di 71 anni per un cancro al pancreas. "E' da tanto che non ci sentiamo e non ci vediamo, né qui né in televisione", aveva scritto la 75 anni, nel messaggio abbinato alla foto che la ritrae su una sedia a rotella, spinta dalla figlia Verdiana.
"Sono 4 mesi che mi sono nascosta anche con gli amici più cari, senza rispondere, senza richiamare, come se il mio non esserci facesse scomparire quel che invece c'è… mi scuso con tutti, fino a oggi mi sono bloccata nell'assenza, ma l'avevo sempre detto: se mi succedesse la stessa cosa di Eleonora, non sarei mai capace di affrontarla come lei", aveva aggiunto. "E infatti non so cosa dire, tranne che è successa. Ma siamo all’inizio, e ora che sono riuscita a dirvelo, mi sento già più forte. Non farò più lo struzzo, ora ho voglia di volare di nuovo insieme a voi", concludeva il messaggio.
E sulle condizioni di salute, Enrica aveva accennato: "Spero di potervi dare notizie belle appena ci saranno, in ogni caso non mi nasconderò più. Vi abbraccio forte forte".
Enrica Bonaccorti, ospite con la figlia Verdiana a Verissimo, nella puntata del 14 dicembre si era espressa sulle condizioni di salute dopo la diagnosi di tumore al pancreas e il ciclo di terapie. "Non ho tantissime speranze ma non sono disperata. Il prossimo step è importantissimo, tra meno di un mese saprò cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato", aveva detto la conduttrice 76enne.
"La chemioterapia non ha funzionato granché, ma mi sono sottoposta a molta radioterapia e tra meno di un mese capiremo gli effetti. Ora mi sento abbastanza bene, sono solo abbastanza debole. Tra meno di un mese sapremo se dovrò fare ancora chemio, se dovrò fare altro o se non dovrò fare niente", aggiunge. "Ora, sto facendo una cosa che non ho mai fatto: sto facendo un bilancio della mia vita e sto scrivendo tutto", aveva raccontato. Al suo fianco la figlia Verdiana: "Questa la vinciamo. Non c'è alternativa, non esiste. Finché io sto accanto a te, non ti tocca nessuno", aveva aggiunto la giovane.
L'Inter torna in campo in Serie A. Oggi, domenica 4 gennaio, i nerazzurri ospitano il Bologna a San Siro nel posticipo della diciottesima giornata di campionato. La squadra di Chivu arriva dal pesante successo contro l'Atalanta e va a caccia dei tre punti per riprendersi la testa della classifica. I rossoblù sono invece reduci dal pareggio contro il Sassuolo. Ecco orario, probabili formazioni e dove vedere Inter-Bologna in diretta tv e streaming.
Inter-Bologna, orario e probabili formazioni
Ecco le probabili formazioni di Inter-Bologna, in campo stasera alle 20:45:
Inter (3-5-2) Sommer; Bisseck, Akanji, Bastoni; Luis Henrique, Barella, Calhanoglu, Mkhitaryan, Dimarco; Lautaro, Thuram. All. Chivu
Bologna (4-2-3-1) Ravaglia; Holm, Heggem, Lucumi, Lykogiannis; Ferguson, Freuler; Orsolini, Odgaard, Cambiaghi; Dallinga. All. Italiano
Inter-Bologna, dove vederla
Inter-Bologna sarà disponibile su Dazn, ma anche su Sky per gli abbonati con Zona Dazn (canale 214). Partita visibile in streaming sull'app di Dazn.

Oggi, domenica 4 gennaio, nuovo appuntamento alle 17.20 con 'Da noi… a ruota libera'. Come sempre, al centro del programma, le interviste di Francesca Fialdini ai protagonisti più attuali del mondo dello spettacolo e i racconti di storie vere, forti ed esemplari di persone comuni che hanno saputo dare una svolta alla loro vita, rimettendosi in gioco e riuscendo a far girare la ruota, metafora di rinascita, cambiamento e coraggio.
Si racconteranno: Orietta Berti, artista amata dal pubblico, una carriera iniziata negli anni ’60 e ancora oggi una vera e propria icona pop; Maurizio Casagrande, attore e interprete della tradizione napoletana, attualmente in tournée con i suoi spettacoli; Barbara Alberti, scrittrice, giornalista, sceneggiatrice e opinionista e Barbara Foria, attrice, comica e conduttrice, nota per la sua brillante ironia.
E poi, Giuseppe Zeno e Clotilde Sabatino, protagonisti del film tv 'Tempi supplementari' in onda su Rai 1 il 7 gennaio in prima serata. A seguire Fra’ Emiliano Antenucci, frate cappuccino, rettore del Santuario della Madonna del Silenzio in Avezzano, una delle figure più originali e riconosciute della spiritualità contemporanea italiana, che ha da poco pubblicato un nuovo libro 'La fattoria di Gesù'. Infine, il piccolo Daniele Scardini, un bambino di 10 anni vittima di bullismo a causa dei suoi capelli lunghi e delle orecchie a sventola.

La Corte Suprema del Venezuela ha ordinato alla vicepresidente Delcy Rodriguez di assumere ad interim la guida del Paese dopo che gli Stati Uniti hanno arrestato il presidente Nicolas Maduro e lo hanno portato fuori dal Paese. In una nota diffusa dalla Corte Suprema si legge che Rodriguez "assumerà ed eserciterà, in qualità di facente funzioni, tutti gli attributi, i doveri e i poteri inerenti alla carica di presidente per garantire la continuità amministrativa e la difesa globale della nazione".
Rodriguez, 56enne nata il 18 maggio 1969 a Caracas, è figlia di un combattente guerrigliero di sinistra, Jorge Antonio Rodriguez, che negli anni Settanta ha fondato il partito rivoluzionario Liga Socialista. Laureatasi come avvocato presso l'Universidad Central de Venezuela, nell'ultimo decennio ha scalato rapidamente i ranghi della politica venezuelana, ricoprendo la carica di ministra della Comunicazione e dell'Informazione tra il 2013 e il 2014.
Successivamente è stata ministra degli Esteri dal 2014 al 2017, periodo durante il quale ha tentato di irrompere in una riunione del blocco commerciale Mercosur a Buenos Aires in seguito alla sospensione del Venezuela dal gruppo. Nel 2017 ha iniziato a ricoprire la carica di presidente di un'Assemblea Costituente filogovernativa che ha ampliato i poteri di Maduro.
La nomina di Rodriguez a vicepresidente è avvenuta a giugno 2018, con il leader venezuelano che l'ha salutata come una "giovane donna, coraggiosa, esperta, figlia di un martire, rivoluzionaria e collaudata in mille battaglie". In seguito Maduro l'ha anche definita una "tigre" per la sua strenua difesa del proprio governo socialista. Ad agosto 2024 le ha assegnato anche il ruolo di ministra del Petrolio, di importanza primaria per il Paese ricco di oro nero ma oggetto di pesanti sanzioni internazionali, incaricandola di gestire le crescenti restrizioni Usa. La politica è nota per aver applicato politiche economiche ortodosse nel tentativo di contrastare l'inflazione fuori controllo e per la sua stretta collaborazione col fratello Jorge, che è leader dell'Assemblea Nazionale legislativa, nonché per una passione per la moda e i capi firmati.
Il leader venezuelano Nicolas Maduro è stato condotto nel penitenziario statunitense di Brooklyn dopo essere stato trasportato in elicottero a Manhattan. Lo riporta la Cnn diffondendo immagini del trasferimento di Maduro in carcere scortato da veicoli della polizia.
Casa Bianca condivide video Maduro in manette
La Casa Bianca ha condiviso su 'X' un video che mostra il leader venezuelano in manette mentre cammina su un tappeto dove appare la scritta 'Dea Ny' scortato da due agenti della Delta Force. La didascalia recita ''Perp walked'', termine gergale inglese che descrive la pratica della polizia di scortare un sospettato arrestato ("perp" è un'abbreviazione di perpetrator, l'autore di un reato) davanti a giornalisti e fotografi. L'obiettivo è quello di creare un'immagine mediatica della sua colpevolezza prima ancora di una condanna.
Maduro è vestito con una felpa nera, ha un cappello di lana in testa e tiene tra le mani una bottiglietta di acqua. Quando arriva dai giornalisti e dai fotografi augura loro ''Buon anno'' e ''Buonasera''.
Almeno 40 morti in attacco Usa
Almeno 40 persone sarebbero morte, tra civili e militari, nell'attacco sferrato dagli Stati Uniti in Venezuela e che ha portato alla cattura di Maduro e della moglie. Lo scrive il New York Times citando fonti venezuelane autorevoli a condizione di anonimato.
Corte Suprema Venezuela affida a vicepresidente Rodriguez la guida del Paese
La Corte Suprema del Venezuela ha ordinato alla vicepresidente Delcy Rodriguez di assumere ad interim la guida del Paese dopo che gli Stati Uniti hanno arrestato Maduro e lo hanno portato fuori dal Paese[1]. In una nota diffusa dalla Corte Suprema si legge che Rodriguez "assumerà ed eserciterà, in qualità di facente funzioni, tutti gli attributi, i doveri e i poteri inerenti alla carica di presidente per garantire la continuità amministrativa e la difesa globale della nazione".
I giudici non hanno però dichiarato Maduro definitivamente assente dall'incarico, una sentenza che richiederebbe lo svolgimento delle elezioni entro 30 giorni.
Cina chiede a Usa di rilasciare Maduro "immediatamente"
La Cina ha chiesto agli Stati Uniti di rilasciare Maduro immediatamente. "La Cina chiede agli Stati Uniti di garantire la sicurezza personale del presidente Nicolas Maduro e di sua moglie, di rilasciarli immediatamente e di smettere di rovesciare il governo del Venezuela", ha affermato il ministero degli Esteri cinese in una nota, definendo l'attacco una "chiara violazione del diritto internazionale".

La relazione commerciale tra Venezuela e Italia è di lunga durata, fondata su un interscambio che, seppure nell’ultimo decennio ha registrato un drastico calo, resta centrale nelle dinamiche dei due paesi. Secondo l’Ambasciata d’Italia a Caracas, sono 160mila i cittadini italiani registrati presso i consolati della capitale e di Maracaibo, così come dovrebbero essere più di 1,5 milioni i venezuelani con ascendenza italiana, con flussi migratori significativi dall’Italia centrale e meridionale (Campania, Sicilia, Abruzzo e Puglia); numeri, questi, che incidono sulle relazioni commerciali bilaterali: la presenza di una consistente comunità italo–venezuelana, infatti, condiziona in maniera positiva l’immagine positiva dello Stivale.
L’Italia è il quinto mercato di destinazione dell’export del Venezuela con una quota di mercato pari al 4,1%. L’interscambio tra i due paesi vale in totale 278 milioni di euro, in flessione di oltre il 6% sull’anno. L’export italiano vale 72,63 milioni e riguarda principalmente prodotti petroliferi raffinati (20 milioni, con un lieve calo sul 2023), macchinari (44 milioni nel 2024, in crescita rispetto agli anni precedenti) e generi alimentari (31 milioni circa). L’import venezuelano in Italia vale invece 205 milioni di euro, e registra, nel 2025, un aumento del 10,6%; tra i prodotti maggiormente importati spiccano quelli delle miniere e delle cave, per un valore complessivo di 164,73 milioni nel 2024, in aumento sugli anni precedenti, seguiti da quelli della metallurgia per 68 milioni. Al 2024 lo stock degli investimenti diretti esteri netti dell’Italia con il Venezuela ammontava a 118 7 milioni di euro mentre quelli venezuelani in Italia a 152 milioni di euro.
Il crollo nell'ultimo decennio
Nell’ultimo decennio lo scambio commerciale tra Italia e Venezuela ha segnato un vero e proprio crollo, bollinato nel 2012 da una flessione che superato l’80%: nel 2012 l’Italia esportava beni e servizi per oltre 1,1 miliardi di euro registrando un saldo positivo nella bilancia commerciale di oltre 900 milioni di euro. Nel 2021 invece non ha superato i 211 milioni, con esportazioni pari a 89,5 milioni di euro e un valore dell’import di 122,4 milioni di euro.
Un calo che riflette anche la forte riduzione della presenza industriale italiana nel Paese, quale diretta conseguenza della crisi economica che ha indotto gran parte delle imprese a sospendere e/o cedere le proprie attività. Alitalia, per esempio, sospese le proprie attività nel 2015, mentre Pirelli e Iveco le cedettero tutte nel corso del 2018. Le principali imprese aggiudicatarie di appalti, contratti e forniture con lo Stato venezuelano hanno invece continuato ad operare nel Paese pur mantenendo una presenza ed una capacità operativa minima.
La Camera di Commercio e i gruppi attivi
In Venezuela è inoltre presente una Camera di Commercio Venezuelano- Italiana (Cavenit), fondata nel 1954 con sede centrale a Caracas che riunisce circa 200 operatori economici di diritto venezuelano che intrattengono relazioni commerciali con l'Italia. Attualmente, sul suolo della Repubblica Bolivariana si contano, leggendo i numeri disponibili sul sito del governo italiano, 54 imprese, attive soprattutto nei settori costruzioni energia trasporti idrocarburi e petrolchimiche che impiegano 478 addetti con un fatturato complessivo di 594 milioni di euro.
Tra i gruppi italiani attivi figurano principalmente quelli interessati a investire nel settore petrolifero, delle costruzioni, automobilistico ed agroalimentare: c’è Eni, che dispone di importanti progetti nel settore Oil & Gas, ma anche Saipem, Trevi, Nuovo Pignone, Ghella, Impregilo-Salini, Astaldi, Parmalat; inoltre, accanto ai colossi, si registrano numerose imprese venezuelane di proprietà di cittadini italiani od italo-venezuelani, tra cui alcune delle più grandi aziende del Paese.

Davanti a un piccolo gruppo di giornalisti, nella sua residenza di Mar-a-Lago in Florida, il presidente Donald Trump ha rivelato i dettagli dell’operazione che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro. Un’azione eccezionale, secondo il presidente, in quella che è stata una dimostrazione storica della capacità militare di Washington e delle sue abilità per portare a termine simili azioni. Numerosi sono stati i ringraziamenti e i complimenti da parte del presidente alle forze militari statunitensi.
"Questa è stata una delle dimostrazioni di potenza e competenza militare americana più straordinarie, efficaci e incisive nella storia degli Stati Uniti, dalla Seconda guerra mondiale", ha dichiarato Trump. E ha aggiunto che nell'operazione sono state impiegate forze aeree, terrestri e navali statunitensi.
Le capacità venezuelane, dice Trump, sono state annichilite rapidamente, mentre il tycoon ha ribadito come Maduro sia stato catturato nel cuore della notte, insieme a sua moglie Cilia Flores. E senza avere la possibilità di scappare. Il presidente venezuelano è già stato incriminato presso il tribunale federale del distretto meridionale di Manhattan con le accuse di narcotraffico e terrorismo, oltre al possesso di armi ed esplosivi.
"Nessun soldato americano è rimasto ucciso" nell’operazione, dice Trump, annunciando poi che gli Stati Uniti controlleranno il Venezuela fino a quando non si potrà garantire una transizione di potere "appropriata". "Governeremo il Paese finché non potremo realizzare una transizione sicura, adeguata e giusta”, ha affermato, senza chiarire esattamente in che modo tutto ciò sarà realizzato in sicurezza, ma, ha sottolineato, gli Stati Uniti resteranno fino a quel momento: "Non possiamo rischiare di lasciare che qualcun altro gestisca la situazione”.
Interpellato dai giornalisti, Trump non esclude che potrebbe inviare soldati all’interno del Venezuela come forza di sicurezza e chiarisce che il paese sarà gestito attraverso un gruppo, ma senza dare dettagli su quali individui saranno coinvolti. Un gruppo di figure venezuelane gestirà il paese, insieme a Washington, fino a quando sarà il momento opportuno. Da parte degli americani, spiega Trump, i segretari di Stato Marco Rubio e alla Difesa Pete Hegseth saranno coinvolti in questo gruppo di transizione.
La vicepresidente Delcy Rodríguez, assicura poi, è pronta a fare ciò che sia necessario per rendere “il Venezuela grande di nuovo”. Rubio starebbe trattando con lei. Tuttavia, poche ore prima, Rodríguez ha denunciato le azioni militari di Washington e la cattura di Maduro.
Allo stesso tempo, dice Trump, servirà del tempo per la transizione, perché sarà prima necessario ricostruire le infrastrutture. Un riferimento chiaro al petrolio venezuelano. Poi, alla domanda se sia stato in contatto con la leader dell’opposizione, Maria Corina Machado, il presiente ha negato di averle parlato. Ma ha anche spiegato che la premio Nobel non "ha il sostegno e il rispetto necessari" per governare il Paese.
Trump rivela quindi che Washington era pronta ad attaccare nuovamente Caracas, ma, visto il risultato del primo raid, non dovrebbe essere ora più necessario. Per il repubblicano, adesso il Venezuela smetterà di soffrire, mentre Maduro - accusato di essere il capo del Cartello dei Soli - pagherà un prezzo alto davanti alla giustizia americana. In particolare, Trump ha parlato di "partnership" tra Venezuela e Stati Uniti, che a suo dire renderebbe i venezuelani "ricchi, indipendenti e sicuri".
Per quanto riguarda le sorti di Maduro, il presidente ha confermato che il leader venezuelano e sua moglie si trovano a bordo di una nave militare americana, l’USS Iwo Jima, in viaggio verso New York. Secondo il comandate in capo americano, i fedelissimi di Maduro affronteranno il suo stesso destino se non rinunceranno alle pretese di continuare a governare il Venezuela.
Il tema del petrolio venezuelano è stato toccato da Trump, confermando che l’embargo imposto dagli Stati Uniti sul greggio del paese rimane in vigore. "L'Armata americana rimane schierata in posizione, e gli Stati Uniti mantengono tutte le opzioni militari a disposizione finché le richieste statunitensi non saranno state pienamente soddisfatte", ha dichiarato Trump.
Anche il segretario per la Guerra, Pete Hegseth, ha commentato l’operazione, definendo tutto ciò come una dimostrazione di pace attraverso la forza. Secondo Hegseth, gli Stati Uniti ora sono finalmente tornati nello scenario internazionale.
Dan Caine, il generale a capo dello Stato Maggiore congiunto americano, ha spiegato che l’operazione in Venezuela è stata nominata “Absolute Resolve” - in italiano “Risoluzione Assoluta” - e ha richiesto mesi di preparazione e pianificazione, coordinando le varie forze militari americane e il lavoro d’intelligence, tipo quello della Cia. “Abbiamo atteso e siamo rimasti pazienti”, ha detto. Più di 150 aerei sono stati coinvolti in quest’operazione, decollando da diverse località dell'emisfero settentrionale per disabilitare le forze venezuelane e garantire il successo della missione d’estrazione di Maduro. Grazie a loro, dice Caine, gli elicotteri sono riusciti in questo modo ad arrivare in sicurezza dove si trovava il presidente venezuelano. I soldati coinvolti, ha spiegato Caine, avevano fra i 20 anni e i 49 anni. "Uno dei nostri aerei è stato colpito, ma è rimasto in grado di volare", ha detto il generale.
A prendere la parola è stato anche Rubio, che ha specificato come siano state date tantissime opportunità a Maduro per fare un passo indietro. Eppure ogni proposta era data rifiutata dal leader di Caracas, che ha continuato ad agire come un criminale. Per esempio, dice Rubio, arrestando dei cittadini americani per usarli come pedine di scambio e invitando nel proprio paese degli attori ostili e antiamericani come l’Iran. “Spero che la lezione sia stata appresa la scorsa notte”, ha ammonito.
Il segretario di Stato, inoltre, ha spiegato che il Congresso è stato avvisato solo a operazione conclusa per evitare di mettere in pericolo la riuscita della missione. "Il Congresso ha la tendenza a far trapelare informazioni", ha detto Trump, aggiungendo poi: "Sapevano che stavamo arrivando". Il presidente ha infine anche parlato dell’ultima chiamata con Maduro, nella quale l’ha invitato ad arrendersi, una cosa che ritiene fosse ormai pronto a fare. Tuttavia, la sua amministrazione non ha voluto attendere oltre. “Ora rimpiange di non averlo fatto”, ha concluso Trump sorridendo. (di Iacopo Luzi)

(New York) Qualche settimana fa Elliott Abrams, uno dei vecchi falchi neocon dell’apparato repubblicano, aveva proposto in modo chiaro la necessità di un cambio di regime in Venezuela. In un lungo articolo su Foreign Affairs Abrams, che oggi è un analista del Council on Foreign Relations, era stato molto duro con Donald Trump, di cui è stato inviato per il Venezuela nel corso della sua prima presidenza. “Dopo tante dimostrazioni di forza e muscolari esibizioni navali dirette contro Maduro, potrebbero finire per lasciarlo al potere. In questo scenario, Maduro ne uscirebbe come il sopravvissuto che ha avuto la meglio su Trump, dimostrando che l’influenza americana nell’emisfero occidentale è, nella migliore delle ipotesi, limitata”.
Il monito sembra essere stato ascoltato da Trump che all’interno della sua amministrazione ha un altro sostenitore storico del cambio di regime in Venezuela: il segretario di Stato, Marco Rubio.
Più in generale l’operazione di Trump in Venezuela ha fatto avverare il desiderio di tutti i falchi repubblicani, che da tempo chiedevano un regime change nel Paese. Oltre a detestare il regime socialista sudamericano, pensano che “il crollo sia un’opportunità per galvanizzare gli elettori ispanici conservatori negli Stati Uniti”, scrive Andrew Gawthorpe della Leiden University. Ma molti analisti sostengono da tempo che il vero sogno di Rubio sia quello di distruggere il regime cubano e creare una democrazia sull’isola: il segretario di Stato è figlio di immigrati cubani.
"Questa situazione va oltre il Venezuela: anche Cuba potrebbe ora crollare”, ha dichiarato Victoria Coates, vicepresidente della Heritage Foundation ed ex vice consigliera per la sicurezza nazionale sotto l’amministrazione Trump, intervenendo su Fox News. E infatti ora Cuba vedrà un blocco totale delle forniture di petrolio e di energia, cosa che sta già portando a una forte crisi interna vista la collaborazione storica tra i due Paesi. “Vogliamo essere circondati da Paesi sicuri. E questa è chiaramente una strategia che guarda all’America first”, ha detto Trump facendo riferimento al suo interesse per il Sudamerica.
La recente operazione in Venezuela rilancia una linea storica della politica estera americana: la Dottrina Monroe, enunciata nel 1823, che esclude la presenza di potenze esterne nelle Americhe. Trump ha fatto riferimento all’idea di sicurezza regionale come priorità, sottolineando l’importanza per gli Stati Uniti di controllare ciò che accade nel continente. In questo contesto, l’azione militare in Venezuela non è solo un caso isolato, ma rientra in una visione strategica più ampia che riguarda anche Cuba e il ruolo crescente della Cina e della Russia in America Latina.
“La Russia credo abbia altri problemi, con tutti gli altri siamo pronti a fare affari. A vendere il petrolio venezuelano”, ha detto Trump parlando con la stampa da Mar-a-Lago senza citare la Cina che di recente ha detto di avere interessi commerciali nella regione e di non volersi ritirare.
Gli interventi militari degli Stati Uniti raramente partono con un piano chiaro per costruire un nuovo ordine politico nei Paesi colpiti. Spesso l’idea di accompagnare la transizione nasce solo quando diventa evidente che la forza militare, da sola, non basta a garantire stabilità. È successo in Afghanistan, dove un’operazione inizialmente pensata come risposta agli attentati dell’11 settembre si è trasformata in una lunga missione di ricostruzione durata vent’anni. In Iraq, si prevedeva un intervento rapido per rovesciare Saddam Hussein, ma la presenza americana è proseguita per quasi un decennio.
La stessa cosa è successa in Libia dopo l’intervento del 2011 della Nato, in un’operazione guidata dagli Stati Uniti per ribaltare il regime di Muammar Gheddafi. Anche nel caso del Venezuela, l’eventuale uscita di scena di Maduro solleva dubbi sul futuro: nonostante Trump abbia detto che da oggi il Paese “sarà guidato dagli Stati Uniti fino a quando non ci sarà un nuovo governo stabile”, non è chiaro quanto questo periodo di “transizione” durerà.
Se per Rubio e per centinaia di cittadini cubani emigrati negli Stati Uniti la fine del regime di Castro è un sogno, per Trump i giorni del regime potrebbero essere contati: “Cuba è un caso interessante. Le cose lì non stanno andando bene, stanno attraversando un momento difficile e credo che, a un certo punto, inizieremo a occuparci anche di Cuba. La situazione è molto simile a quella del Venezuela: vogliamo aiutare il popolo cubano”, ha detto Trump nel corso di una conferenza stampa, nella quale è intervenuto anche Rubio: “Oggi Cuba è un disastro, guidata da persone incompetenti. L’economia è in completo collasso. Per anni hanno sostenuto Maduro, anche sul piano della sicurezza: in alcuni casi, l’apparato cubano ha offerto supporto diretto al regime venezuelano. Ma ora è finita”. (di Angelo Paura)

Ferito a colpi di pistola il fratello dell'allenatore del Cagliari Fabio Pisacane, aggredito il padre. L'episodio è avvenuto intorno alle 4 di questa notte in vico Tre Re a Toledo, nella zona dei Quartieri Spagnoli a Napoli. Sul caso indagano gli agenti del commissariato di polizia Montecalvario e della Squadra Mobile della Questura partenopea. Secondo quanto apprende l'Adnkronos, il fratello 28enne è stato ricoverato all'ospedale Vecchio Pellegrini perché colpito da due proiettili alla gamba destra: non è in pericolo di vita.
Il padre 68enne, invece, è stato aggredito ma non si sono rese necessarie le cure mediche. Secondo una prima ricostruzione, i due Pisacane sarebbe stati avvicinati non lontano dal loro locale da tre persone armate e con volto coperto. Mentre in due hanno aggredito il padre, il terzo ha esploso due colpi di pistola. Sono in corso le indagini per ricostruire il movente e risalire ai responsabili.
"Questa notte mio fratello Gianluca è stato coinvolto in un'aggressione, rimanendo ferito da alcuni colpi di arma da fuoco". A confermarlo attraverso il suo profilo social è Fabio Pisacane, allenatore del Cagliari. La sparatoria è avvenuta a Napoli. "Stava rientrando a casa - ha precisato il tecnico dei sardi - aveva appena chiuso il locale di famiglia ai Quartieri Spagnoli dopo un'altra giornata di lavoro. Volevo intanto rassicurare tutti sulle sue condizioni: non è in pericolo di vita, ha riportato delle ferite alla gamba, sta bene compatibilmente all'esperienza che ha vissuto. Tanto spavento, ovviamente: per lui, per tutta la nostra famiglia".
Pisacane ha concluso: "Non volevano dirmelo per non farmi preoccupare, l'ho saputo solo questo pomeriggio. Mio padre, a differenza di quanto scritto, non è stato aggredito. In queste ore ho ricevuto tanti messaggi e telefonate, ringrazio davvero tutti per la solidarietà e l'affetto".

"L’azione militare di Trump in Venezuela configura un’aggressione a uno Stato sovrano che viola palesemente il diritto internazionale. La nostra Costituzione è chiara: ripudia la guerra come strumento per regolare le controversie". Lo si legge in una nota della leader del Partito Democratico, Elly Schlein, che oggi ha riunito per due ore la segreteria del partito dopo l'attacco Usa in Venezuela che ha portato alla cattura del presidente Nicolas Maduro e di sua moglie Cilia Flores.
"Come partito democratico abbiamo sempre condannato il regime brutale di Maduro e le sue azioni repressive - sottolinea Schlein - Nemmeno le sue ripetute violazioni di diritti umani in Venezuela possono però giustificare altre violazioni gravi del diritto internazionale come l’aggressione militare e la violazione della sovranità venezuelana. La democrazia non si esporta con le bombe, questo la storia lo ha già dimostrato e con costi drammatici".
"Esprimiamo grande preoccupazione per quello che sta accadendo in violazione della Carta Onu, per il futuro del popolo venezuelano che ha diritto a una transizione pacifica verso la democrazia, per i nostri numerosi connazionali in Venezuela e per i prigionieri italiani tra cui Alberto Trentini di cui abbiamo chiesto in questi mesi la liberazione", aggiunge Schlein.
Per la leader dem "l’attacco militare di Trump non ha alcuna base legale e rischia di legittimare altre azioni unilaterali che possono generare ulteriori conflitti e caos a livello regionale e globale. Il diritto internazionale non è un menu à la carte, i principi della Carta Onu vanno fatti valere sempre e verso tutti, a garanzia della sicurezza regionale e globale. Quello di oggi rischia di essere un pericoloso precedente per tutti. Non ci rassegniamo a un ordine mondiale che sostituisca la legalità internazionale con la legge del più forte e del più ricco".
"Per questo riteniamo grave la posizione del governo italiano nella parte in cui definisce legittima l’azione militare di Trump in Venezuela[1]. Ci aspettiamo invece che l’Unione europea e il governo italiano si esprimano duramente contro queste violazioni e difendano il diritto internazionale e le sedi multilaterali - sedi che l’Italia ha contribuito a fondare per far prevalere le ragioni del diritto e della diplomazia sull’uso militare della forza - anche chiedendo una convocazione urgente degli organismi competenti in seno alle Nazioni Unite", conclude Schlein.
Il leader M5S Giuseppe Conte interviene sui social e sottolinea che "l’aggressione americana al Venezuela non ha nessuna base giuridica. Siamo di fronte a una palese violazione del diritto internazionale, che certifica il predominio del più forte e meglio equipaggiato militarmente".
"Il Governo Meloni condanni questi attacchi e tuteli i nostri connazionali - scrive Conte - E spero che l’intera comunità internazionale si faccia sentire e che tutti comprendano che se le regole valgono solo per i nemici e non per gli amici, nessuno potrà sentirsi più al sicuro. Né può valere di per sé a giustificare l’attacco a uno stato sovrano la natura illiberale del suo governo. Per noi il diritto internazionale non vale fino a un certo punto".
"L'attacco militare degli Stati Uniti al Venezuela è gravissimo e inaccettabile. Occorre che la comunità internazionale e il nostro Paese condannino immediatamente quanto accaduto e si attivino per fermare questa aggressione", affermano Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs.
"Le accuse legate al narcotraffico non rappresentano in nessun modo una giustificazione per quanto sta accadendo, gli Usa attaccheranno la Cina per il Fentanyl, o l'Olanda per l'ecstasy? Trump si comporta come un pirata globale che punta a costruire un ordine globale fondato sulla forza e in aperta violazione del diritto internazionale. Così il mondo scivola sempre più verso uno stato di guerra permanente. Chiediamo con forza che il Governo Meloni prenda subito una posizione di esplicita e forte condanna di questa ennesima violazione del Diritto Internazionale", concludono.
Il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, sottolinea che “Maduro è un dittatore che tiene ostaggio il Venezuela da oltre un decennio, impoverendo il Paese, arrestando gli oppositori, favorendo la corruzione. Ma l’attacco sferrato dagli Usa di Trump va oltre ogni limite rispetto alle legittime azioni che la comunità internazionale può e deve fare per operare pressioni sul regime di Maduro".
"L’attacco con le forze armate nel cuore di Caracas rischia di scardinare ulteriormente i già fragili equilibri internazionali e di far scivolare il mondo verso una ancor più pericolosa china. Anche in questo caso, si sente l’assenza di una Unione Europea forte, coesa e credibile, che favorisca la risoluzione diplomatica dei conflitti, prima del ricorso alle armi. Al governo italiano chiediamo massima attenzione per gli italiani e in particolare per Alberto Trentini, il cui rilascio e il cui rimpatrio deve avvenire con la massima urgenza”, chiede Magi.
Per il leader di Azione, Carlo Calenda, "il rovesciamento di Maduro è una buona notizia per il popolo venezuelano afflitto da una feroce dittatura. Il modo in cui è stato fatto desta però molta preoccupazione. Ci auguriamo che la situazione trovi subito una stabilizzazione con il coinvolgimento dell’opposizione venezuelana".
"Il Venezuela è (o meglio: sarebbe) uno dei Paesi più belli e più ricchi del mondo - scrive sui social Matteo Renzi, leader di Italia Viva - La feroce dittatura di Maduro ha privato della libertà, e spesso del cibo, milioni di venezuelani. Il Venezuela senza Maduro è un Paese migliore, senza se e senza ma. Le modalità con cui Trump interpreta il ruolo degli Stati Uniti sono ovviamente molto criticabili o discutibili.
"Ma intanto il dato di fatto è che il mondo è sempre più ingarbugliato e nessuno sembra in grado di governarlo. Le Istituzioni multilaterali non funzionano, i teatri di guerra sono sempre più numerosi, l’Europa al solito non tocca palla. Perché ci occupiamo di burocrazia e ideologia ma Bruxelles non sa cosa sia la politica estera", aggiunge.
"Saranno anni difficili e pieni di sfide complicate. Proveremo a giocare un ruolo, anche come Italia. Ma se mi chiedete oggi un giudizio sulla vicenda Maduro non chiedetemi di essere triste: oggi il Venezuela è un Paese migliore di ieri. E speriamo che i ragazzi di Caracas oggi, come quelli di Teheran domani, possano tornare ad assaporare la libertà", conclude Renzi.

Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d'inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall'AdnKronos.
E' in libreria con La Nave di Teseo 'L’invenzione del colore', l'ultimo libro di Christian Raimo. Fin da bambino, il protagonista di questo romanzo sa che suo padre Raffaele ha inventato qualcosa che ha rivoluzionato la storia del cinema. È sempre rimasto una specie di segreto di famiglia, una leggenda privata. Gli torna in mente quando in una caldissima primavera sogna quasi tutte le notti suo padre, morto dieci anni prima. In questi sogni - lucidi e pervasivi - Raffaele è ancora vivo, semplicemente se n’è andato via di casa, senza una spiegazione. Quel bambino, che si chiama Christian e oggi ha cinquant’anni, si sente costretto a ricercarne il senso, e comincia un’indagine tenera e impacciata, un giallo famigliare che è anche un romanzo di formazione fuori tempo massimo.
Professore di liceo, sospeso tra i rapporti impossibili e comici con i suoi studenti e le infinite spirali sentimentali della storia con la sua ex compagna, Christian vede di colpo la propria vita intrecciarsi con l’ombra di un padre a cui si accorge, solo ora, di assomigliare più di quanto abbia mai creduto. Nelle vesti di un Telemaco contemporaneo, si ritrova a inseguire le tracce del padre nella storia privata e pubblica, come se il Novecento fosse un unico lunghissimo racconto proiettato sul grande schermo: le vacanze al paese dei nonni negli anni ottanta e i film di Bud Spencer e Terence Hill, Apocalypse Now e la crisi economica, la prima volta in cui si sono conosciuti i suoi genitori e Scene da un matrimonio di Bergman, e soprattutto la Technicolor, l’azienda a cui il padre ha dedicato la sua esistenza e che ha cambiato l’immaginario planetario e i destini della loro famiglia. 'L’invenzione del colore' è il romanzo di un’Italia contemporanea in cui la nostalgia può diventare immaginazione, il racconto di una classe operaia che trova il paradiso e nasconde l’inferno, un’epopea industriale che nel suo declino non ha risparmiato i propri eroi, la ricerca di una ragazza indecifrabile e la riscoperta dell’amore per un padre che sembra sfuggito tutta la vita ai suoi affetti e alla felicità. È, ancora e soprattutto, un libro sulle generazioni che si confidano solo nei momenti di fragilità, per rivelare la forza che muove ogni possibile rinascita.
'Il Castagno dei cento cavalli' (Einaudi) di Cristina Cassar Scalia
Sarà sugli scaffali con Einaudi, a partire dal 13 gennaio, 'Il Castagno dei cento cavalli' di Cristina Cassar Scalia. Ai piedi del Castagno dei cento cavalli, un albero secolare che cresce sulle pendici dell’Etna, due guardie forestali ritrovano il corpo di una donna brutalmente assassinata. La scena del crimine è sconcertante. Per il vicequestore della Mobile di Catania, Vanina Guarrasi, l’indagine si presenta subito complessa, se non altro perché sulla vittima non esistono praticamente notizie, quasi non avesse un passato. L’esperienza e la memoria del commissario in pensione Biagio Patanè sono dunque più utili che mai, anche se l’anziano poliziotto appare un po’ distratto da un problema personale. Del resto, la stessa Vanina fatica a conciliare la vita privata con il lavoro: la prima la richiama sempre a Palermo, sua città natale; il secondo la porterà invece in un "luogo dell’anima" che appartiene alla sua infanzia.
'Il mondo senza inverno' (Guanda) di Bruno Arpaia
Guanda manda in libreria, dal 20 gennaio, 'Il mondo senza inverno' di Bruno Arpaia. L’avventura dei personaggi del fortunato 'Qualcosa, là fuori non è finita', sebbene continui in uno scenario completamente diverso: dopo l’estenuante migrazione attraverso un’Europa devastata dalla crisi climatica, Marta, sua figlia Sara e il giovane Miguel sono riusciti ad arrivare in Scandinavia, dove le condizioni climatiche permettono ancora una vita civile organizzata. Accolti nella casa di Ahmed, i tre si illudono di essere in salvo. Purtroppo per loro, non è così. L’intelligenza artificiale esercita una sorveglianza soffusa e totale sulla popolazione, suddivisa in caste. Al vertice regnano i cittadini A, con neurochip impiantati nel cervello, con vite più lunghe e capacità fisiche che li rendono superiori a tutti gli altri. Quando i disastri climatici e la prolungata siccità cominciano a intaccare le risorse alimentari, i cittadini C, rigidamente confinati in città satellite di baracche improvvisate e abbandonati a sé stessi, si ribellano. Mentre le condizioni di vita si fanno sempre più proibitive, Marta, Sara e Miguel si uniscono alla Resistenza e si preparano all’ultimo sforzo. In questo romanzo di speculative fiction Bruno Arpaia immagina uno dei nostri possibili scenari futuri, del quale già si scorgono le tracce nel presente. Tracce che noi non vediamo o preferiamo non vedere.
'La sonnambula' (Giunti) di Bianca Pitzorno
Dal 5 gennaio sarà in libreria con Giunti 'La sonnambula' di Bianca Pitzorno. Di rado il destino si rivela fin dall’infanzia: ma è proprio quello che accade alla protagonista di questo romanzo, preda fin da bambina di svenimenti improvvisi dai quali si risveglia con il presagio di un evento futuro. I genitori cercano di tenere nascosto questo suo dono e sperano che un buon matrimonio possa metterla al sicuro: e invece è proprio quel matrimonio il luogo più pericoloso per lei, che sarà costretta a fuggire più lontano che può per ricostruirsi una vita contando solo sulle proprie forze. Comincia così, in una città della Sardegna, l’avventura di Ofelia Rossi, 'rinomata sonnambula', donna sola e fiera, che nel suo salotto in via del Fiore Rosso si guadagna da vivere offrendo vaticini per il prezzo di 5 lire. Le sue clienti sono perlopiù signore che covano nell’animo inquietudini e desideri per sé stesse o per coloro che amano. La sonnambula le fa parlare, le sa ascoltare, poi simula una trance, impugna una penna d’oca e scrive il suo responso. Fino a quando cominciano a verificarsi eventi che sfuggono anche alla sua sapiente regia, e il passato torna a bussare alla sua porta.
Ispirandosi a un ritaglio di giornale di fine Ottocento, Bianca Pitzorno gioca con gli archetipi del romanzo d’avventura e d’amore, intinge la penna nel gotico e nel picaresco per scrivere un romanzo brulicante di vita, onirico, ironico e politico insieme. Abitata da visioni misteriose, la sonnambula è al tempo stesso aliena da ogni superstizione, capace di affrontare con dignità e coraggio il suo destino di donna sola in un mondo ostile. Attraverso la sua straordinaria avventura Bianca Pitzorno celebra il potere della mente umana e ci ricorda che grazie alla nostra forza d’animo, razionalità e fantasia siamo noi a scrivere le nostre vite.
'Il grande libro degli alimenti sicuri' (Sperling&Kupfer) di Cristian Panarelli
Conservare gli alimenti nel modo corretto è un gesto quotidiano che può fare la differenza tra sicurezza e rischio. Questo il punto di partenza de libro 'Il grande libro degli alimenti sicuri' scritto da Cristian Panarelli e pubblicato da Sperling&Kupfer. Spesso, senza saperlo, le cattive abitudini in cucina possono favorire la crescita di microrganismi pericolosi o la perdita delle qualità nutrizionali dei cibi. In questo libro, Cristian Panarelli, tecnologo alimentare e divulgatore, accompagna il lettore in un viaggio pratico e chiaro dentro il mondo della sicurezza domestica degli alimenti: come gestire il frigorifero, il freezer e la dispensa, quali errori evitare e come riconoscere quando un cibo non è più commestibile.
Capitolo dopo capitolo, ogni gruppo alimentare (dai cereali alla frutta e verdura, dai legumi a carne, pesce, latte, uova e dolci) viene analizzato con un approccio scientifico ma semplice. Non manca uno spazio dedicato ai cibi preparati in casa, molto diffusi ma spesso fonte di rischi sottovalutati. Un volume pensato per chi vuole portare più consapevolezza nella propria cucina, proteggendo la salute di tutti. Perché la sicurezza alimentare comincia proprio da casa nostra.
'Il cuculo di cristallo' (Salani) di Javier Castillo
E' in libreria con Salani 'Il cuculo di cristallo' dello scrittore spagnolo Javier Castillo. New York, 2017. Cora Merlo è sul punto di raggiungere l’obiettivo per cui ha lavorato duramente – una specializzazione in medicina al prestigioso Mount Sinai Hospital – quando un attacco cardiaco la blocca. Il suo cuore sta per collassare e un trapianto d’urgenza è l’unica cosa che può permetterle di sopravvivere. Quella notte, a 2.600 chilometri di distanza, Charles Finley muore.
Settimane dopo, ancora convalescente in seguito al trapianto, Cora riceve una visita inaspettata, e per lei tutto cambia una seconda volta. Decisa a conoscere il passato dell’uomo che le ha salvato la vita, Cora parte per Steelville, un paesino del Missouri, e si ritrova in una casa piena di segreti. Quello nel suo petto è un cuore di cristallo, fragile come chi lo ha donato, colmo di desideri nascosti. Un cuore messo alla prova da un mistero lungo vent’anni, in cui l’ombra di un serial killer avvolge le inquietanti sparizioni avvenute nella cittadina.
Quello stesso cuore, però, sarà capace di darle un coraggio che Cora non aveva mai posseduto. Dopo il successo della Ragazza di neve, Javier Castillo torna con un thriller perfettamente costruito, un rompicapo mozzafiato che trascina il lettore in una spirale di rivelazioni e segreti, dove niente è mai quello che sembra e il male si nasconde in ogni angolo, in attesa di rivelarsi.
'I ragazzi dell'Altro Mare' (Gallucci) di Luca Di Fulvio
Con Gallucci è in libreria 'I ragazzi dell'Altro mare' di Luca Di Fulvio. Lily, Red e Max, insieme al gabbiano Gabby, vogliono risolvere a tutti i costi il mistero della baia che conduce all’Altro Mare. Proprio qui si trova l’ingresso per l’Altro Mondo, un territorio in cui ogni cosa funziona alla rovescia.
Ma il viaggio a bordo della loro barca si rivela tutt’altro che facile: catturati da un violento vortice e minacciati dai mostri marini, i quattro amici finiscono tra le grinfie di Egon Dragon, il signore dell’Altro Mondo. Tornare indietro sembra impossibile e il tempo è ormai agli sgoccioli. Per salvare la spiaggia e se stessi dovranno trovare qualcosa che è ben nascosto dentro di loro.
Con Il Mulino è in libreria 'Buio americano. Gli Stati Uniti e il mondo nell'era Trump' di Mario Del Pero. Arrivato alla Casa Bianca Trump non ha offerto alcun messaggio inclusivo; ha soffiato sul fuoco di divisioni politiche, sociali e razziali; ha adottato un linguaggio brutale e neoimperiale; e ha promosso un disegno che scuote l’ordine costituzionale e l’equilibrio tra i poteri. È espressione della polarizzazione degli Stati Uniti o stiamo assistendo a un assalto ai fondamenti della democrazia americana?
Donald Trump è presidente degli Stati Uniti, e il mondo si trova a fare i conti di nuovo con la sua ascesa, questa volta meno avventata della prima, più dura e determinata. Il suo arrivo al potere non è solo il risultato di un’elezione, ma di una crisi identitaria che nessuno ha davvero affrontato e che è ora visibile in ogni sua azione, e l’ultimo atto di un processo iniziato da tempo di drastica ridefinizione dell’interesse nazionale americano. Mario Del Pero, uno dei più autorevoli americanisti del nostro tempo, analizza quello che succede oltreoceano. Ogni fase di questa amministrazione chiama in causa la storia: identità, polarizzazione, sistema politico disfunzionale, crisi economica, disuguaglianze e fratture razziali. In questo contesto, Trump non è solo un prodotto della politica statunitense, ma l’acceleratore di un declino che l’America sembra non voler riconoscere.
Mario Del Pero è professore ordinario di Storia Internazionale e Storia degli Stati Uniti all’Institut d’études politiques - SciencesPo di Parigi, dove insegna storia globale e storia della politica estera statunitense. I suoi ultimi libri pubblicati sono: 'Era Obama. Dalla speranza del cambiamento all’elezione di Trump' (Feltrinelli, 2017), 'Libertà e Impero. Gli Stati Uniti e il Mondo, 1776-2016' (Laterza, 2017) e 'In the Shadow of the Vatican. Texan Evangelical Missionaries in Cold War Italy' (Cambridge UP, 2025).
'La piccola fiammiferaia' (Rizzoli) di Benjamin Lacombe
Con Rizzoli sarà in libreria nella collana Classici illustrati dal 13 gennaio 'La piccola fiammiferaia' di Benjamin Lacombe. È Capodanno, e nel freddo e nel buio cammina una bambina senza scarpe, stringendo tra le mani un mazzetto di fiammiferi. Per riscaldarsi li accende uno a uno e, ogni volta che quelli si infiammano, ecco che davanti a lei prendono forma immagini di felicità: una stufa, una tavola apparecchiata a festa, un albero di Natale illuminato… fino a che, con l’ultimo zolfanello, non appare la nonna scomparsa che, prendendola per mano, la porta insieme a lei su nel cielo. La commovente storia della piccola fiammiferaia, illustrata con delicatezza e poesia da Benjamin Lacombe. è un autore e illustratore francese, Lacombe compie i suoi studi presso l'École Nationale Superieure des Arts Decoratifs di Parigi (Ensad) e all'età di 19 anni firma i suoi primi libri di fumetti e illustrazioni. È tradotto e premiato in numerosi Paesi; ha esposto i suoi lavori nelle più importanti gallerie del mondo. Vive e lavora a Parigi. Con Rizzoli ha pubblicato molti libri illustrati, l'ultimo dei quali è 'L’incredibile famiglia Appenzell'.

Vertice della coalizione dei volenterosi martedì 6 gennaio a Parigi dove, su invito del presidente francese, Emmanuel Macron, si riuniranno i leader di oltre trenta Paesi per discutere degli impegni a tutela dell'Ucraina dopo un eventuale accordo di pace con la Russia, con l'obiettivo di rafforzare le garanzie di sicurezza e il sostegno politico (e militare) a Kiev. Ufficializzata la partecipazione della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al summit. La premier martedì 6 gennaio, alle ore 14, sarà a Parigi al Palazzo dell'Eliseo, si legge sul sito di Palazzo Chigi, per prendere parte alla riunione.
Zelensky sente Starmer
Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha avuto un colloquio telefonico con il primo ministro britannico, Keir Starmer, incentrato sul rafforzamento del coordinamento diplomatico tra Ucraina, Regno Unito, Europa e Stati Uniti in questa fase della guerra. "Abbiamo discusso i dettagli dei preparativi per un incontro tra leader che si terrà a breve", ha scritto Zelensky su X, precisando che i rispettivi consiglieri per la Sicurezza nazionale stanno lavorando insieme alle delegazioni di 18 Paesi europei per allineare strategie e posizioni comuni.
Tra i temi principali c'è la gestione dei proventi congelati derivanti dalla vendita del Chelsea Football Club, pari a circa 2,5 miliardi di sterline, che Zelensky ha definito cruciali dal momento che "possono e devono contribuire a proteggere vite e sostenere la ricostruzione dell'Ucraina dopo i danni causati dagli attacchi russi".
Il presidente ucraino ha quindi ringraziato Starmer per il sostegno e il ruolo del Regno Unito nel promuovere decisioni che, secondo Zelensky, rafforzano la resilienza dell'Ucraina e la comune aspirazione alla pace.
Oggi intanto i consiglieri per la sicurezza degli alleati europei dell'Ucraina e della Nato sono arrivati a Kiev per proseguire i negoziati su un piano volto a porre fine alla guerra scatenata dall'invasione russa nel 2022. Lo ha annunciato il capo negoziatore dell'Ucraina, Rustem Umerov, in un messaggio su Telegram.
"I consiglieri per la sicurezza nazionale dei Paesi europei sono arrivati a Kiev", ha dichiarato. "Ci aspetta una giornata di lavoro intensa: questioni di sicurezza ed economia, elaborazione di documenti quadro, coordinamento delle prossime fasi con i nostri partner", ha aggiunto Umerov.
Mosca: "22 droni di Kiev abbattuti nella notte"
Oggi il ministero della Difesa di Mosca ha riferito che sistemi di difesa aerea russi hanno intercettato e distrutto 22 droni ucraini durante la notte. "Nel corso della scorsa notte, i sistemi di allerta della difesa aerea hanno intercettato e distrutto 22 droni ucraini ad ala fissa: 12 droni sul territorio della Repubblica di Crimea, sei droni sul territorio di Krasnodar, due droni sul territorio dell'Oblast' di Rostov, uno sul territorio della Repubblica di Adighezia e un altro sulle acque del Mar d'Azov", ha precisato il ministero.
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