L'intervento riguarderà l'anello di Nora... 
Mense scolastiche e ristorazione collettiva: la riduzione dello spreco passa dalla pianificazione, dal digitale e da nuovi criteri negli appalti. Questi i temi al centro del convegno che si è svolto oggi a Roma, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, su iniziativa dell’onorevole Maria Chiara Gadda, prima firmataria Legge 166/16 antispreco. Promosso da PlanEat, l’incontro ha messo in evidenza l’importanza della collaborazione tra pubblico e privato per raggiungere un cambiamento sostanziale; in particolare è stato individuato come obiettivo strategico quello di introdurre nei capitolati delle gare d'appalto modalità specifiche per il raggiungimento dei Cam (criteri ambientali minimi), tra cui quegli strumenti innovativi e digitali che consentono sia il monitoraggio dello spreco sia un’effettiva prevenzione.
Nel corso dell’incontro è stato ricordato che nelle scuole italiane vengono serviti ogni giorno circa tre milioni di pasti, soprattutto nelle scuole dell’infanzia e primarie; una quota rilevante di questo cibo non viene consumata, con una stima di spreco intorno al 30%. È stato inoltre evidenziato che, in assenza di sistemi di monitoraggio strutturati e omogenei, risulta ancora difficile disporre di dati puntuali, rendendo sempre più urgente l’adozione di strumenti capaci di misurare e prevenire il fenomeno.
“A dieci anni dalla Legge 166, che ha permesso di intervenire sulle eccedenze alimentari a valle, è il momento di rafforzare le politiche pubbliche orientando sempre più il percorso verso la prevenzione dello spreco a monte, in particolare nei servizi scolastici. Strumenti come gli appalti pre-commerciali e l’innovazione digitale possono aiutare le amministrazioni a definire capitolati più puntuali sul raggiungimento dei Cam e a spostare l’attenzione dal solo criterio del prezzo alla misurazione degli impatti ambientali e sociali”, ha dichiarato l’onorevole Maria Chiara Gadda, vicepresidente della commissione agricoltura e prima firmataria Legge 166/16 antispreco.
PlanEat ha portato al tavolo l’esperienza maturata nella pianificazione digitale dei pasti e nell’analisi dei consumi nella ristorazione collettiva, mostrando come l’utilizzo di strumenti digitali possa affiancare i percorsi di educazione alimentare, migliorare la programmazione del servizio e contribuire alla prevenzione strutturale dello spreco. In questo contesto è stato presentato il progetto pilota PlanEat Scuole, realizzato in una mensa scolastica della provincia di Pavia, che nella seconda parte dell’anno scolastico 2024-2025 ha introdotto la scelta anticipata del pasto e un sistema di pianificazione basato sui dati, evidenziando risultati positivi e dimostrando come innovazione organizzativa ed educativa possano rafforzarsi reciprocamente.
“Oggi il modello di riferimento nella ristorazione scolastica è quello del menu standard, una sola proposta senza variazioni, che finisce per allontanare l’alunno dal servizio che si ritrova a subire e non a scegliere rendendo così lo spreco un elemento implicito del sistema - spiega Nicola Lamberti, Ceo e co-Founder di PlanEat - Noi attraverso la pianificazione digitale e l’anticipazione della scelta da parte di studenti e famiglie siamo riusciti a imprimere un cambiamento profondo, riducendo gli scarti e rafforzando il valore educativo del servizio. Per questo siamo qui a proporre che nei capitolati pubblici vengano introdotti strumenti che permettano la riduzione dell’esubero e quindi dello spreco a monte garantendo così un grande beneficio ambientale unito ad un risparmio economico che potrebbe essere reinvestito in aumento della qualità. Insomma, una soluzione in cui vincono tutti: alunni, enti locali, ristoratori e ambiente”.
“L’adozione dei Criteri Ambientali Minimi (Cam) nella ristorazione collettiva ha generato criticità operative ed economiche. L'eccessiva rigidità del Decreto del 2020 ha imposto quote di prodotti biologici spesso irreperibili sul mercato, causando un aumento dei costi troppo spesso non riconosciuto dalle stazioni appaltanti. Tale rigidità, a seguito di un proficuo confronto, è stata parzialmente stemperata con la recente circolare, da noi richiesta, emanata dal Mase nel settembre 2025. Resta però necessario un cambio di paradigma: bisogna superare, con uno sforzo condiviso di tutti i soggetti coinvolti, la cultura della spending review che ancora domina il settore dei servizi essenziali per garantire invece la massima qualità del servizio, assicurando una corretta valorizzazione degli investimenti in sostenibilità in cui le imprese da tempo sono impegnate, ma che troppo spesso vengano dati per scontati. Per questi motivi si rende necessaria una revisione dei Cam di settore”, sottolinea Daniele Branca, responsabile Ufficio Legislativo e del Lavoro di Legacoop Produzione e Servizi.
“I Comuni hanno un ruolo decisivo nella lotta allo spreco alimentare, a partire dalla mensa scolastica, che è uno dei servizi pubblici più strategici e presenti nel quotidiano, riconoscibili dai cittadini di ogni età: non un servizio accessorio, ma un laboratorio concreto di sostenibilità - commenta Giovanni Gostoli, direttore generale Rete dei Comuni Sostenibili - Ridurre lo spreco significa ripensare la ristorazione scolastica come una politica pubblica capace di unire ambiente, salute, educazione e sviluppo locale. Quando la mensa viene gestita con logiche di massimo ribasso, aumentano gli scarti e diminuisce la qualità. Al contrario, investire in una mensa sostenibile migliora i pasti, valorizza prodotti locali e filiere corte, monitora le eccedenze e coinvolge studenti, famiglie e comunità educante, permettendo di offrire un servizio pubblico di qualità. La Rete dei Comuni Sostenibili sensibilizza e affianca questo percorso con partnership qualificate, supporto tecnico e monitoraggio delle politiche locali, promuovendo buone pratiche replicabili e destinate a incidere realmente sulla vita quotidiana delle persone e delle comunità”.
Carola Ricci, Professor of International Law, Rector's Delegate for Africa and coordinating figure for International Cooperation spiega: “La recente direttiva europea 2025/1892 richiede agli Stati membri di prevenire e ridurre in modo significativo lo spreco alimentare, soprattutto a livello di distribuzione e consumo domestico, per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Da ciò deriva l'urgenza di potenziare gli strumenti di prevenzione e, parallelamente, di adottate delle metriche uniformi facilmente misurabili su tutto il territorio nazionale. Un'analisi delle buone pratiche conferma inoltre che inserire dei meccanismi premiali incentiva la prevenzione e aumenta pratiche di economia circolare, soprattutto quando condivise tra i vari stakeholders (come dimostrato dal successo della legge Gadda). In particolare, per il settore delle mense scolastiche sarebbe auspicabile che il policy maker premiasse chi sia in grado di attuare modelli gestionali che effettivamente permettano di assicurare una dieta equilibrata e sostenibile per tutta la filiera, prevedendo percorsi educativi per personale e famiglie oltre che per i giovani consumatori finali, magari ricorrendo a nuove tecnologie digitali di facile utilizzo”.

Colpa di una crema. La Casa Bianca, come spesso accade, prova a smorzare polemiche e indiscrezioni emerse dopo la diffusione virale della foto del collo arrossato del presidente Donald Trump. Secondo lo staff presidenziale, citato da The Hill, il rossore sarebbe dovuto all’utilizzo di una crema cutanea prescritta dal medico personale del tycoon, senza però fornire dettagli sulla condizione trattata.
L’arrossamento, particolarmente evidente[1], ha attirato l’attenzione dei media dopo che alcuni fotografi hanno immortalato primi piani del presidente durante la cerimonia di consegna delle Medaglie d’Onore nella East Room della Casa Bianca.
Il rossore, localizzato sul lato destro del collo e visibile sopra il colletto della camicia, è stato spiegato dal medico della Casa Bianca, Sean Barbabella, come effetto di "una crema molto comune utilizzata a scopo preventivo per la pelle", prescritta dallo staff medico presidenziale. "Il presidente Trump sta seguendo questo trattamento da circa una settimana e il rossore dovrebbe persistere ancora per alcune settimane", ha precisato il medico.
La Casa Bianca non ha tuttavia risposto alle domande dei media riguardo al nome del farmaco, alla data precisa di inizio della terapia o alla specifica condizione dermatologica da prevenire. Immagini ingrandite mostrerebbero segni di arrossamento già dal 19 febbraio, durante una visita a Rome, in Georgia, e anche in occasioni successive, tra cui il discorso sullo Stato dell’Unione. Un referto medico diffuso lo scorso aprile indicava inoltre l’uso occasionale di una crema a base di mometasone per una non meglio specificata condizione cutanea.
Con i suoi 79 anni, Trump è il presidente più anziano nella storia degli Stati Uniti al momento del giuramento, e il suo stato di salute resta nel mirino dell'attenzione pubblica, visto che lui stesso ha spesso criticato la tenuta fisica e cognitiva del predecessore Joe Biden. A dicembre, Barbabella aveva riferito che il controllo preventivo effettuato in ottobre - comprensivo di risonanze magnetiche a cuore e addome - aveva dato risultati "perfettamente normali", confermando uno stato di salute complessivo definito "eccezionale".
Enac e Sogaer firmano il contratto di programma 2025-2028...
I carabinieri hanno fermato il ferito e due fratelli... 
Il countdown è iniziato: manca solo un mese all’avvio della nuova stagione di Mirabilandia. Dopo un 2025 ricco di successi, il Parco divertimenti più grande d’Italia si prepara ad accogliere gli ospiti, da giovedì 2 aprile alle ore 10.30, con un’offerta coinvolgente, premiata dalla critica e amata dal pubblico. La stagione 2026 di Mirabilandia si apre nel segno dell’eccellenza grazie a due importanti riconoscimenti ottenuti ai recenti Parksmania Awards, conosciuti come Oscar dei parchi divertimento: Nickelodeon Land premiata come “Miglior Nuova Attrazione Family”, e lo spettacolo Pinocchio che ha conquistato il titolo di “Miglior Show Indoor”. Due premi che confermano la capacità del Parco di rinnovarsi costantemente, offrendo esperienze immersive e di qualità per un pubblico sempre più ampio e trasversale. A questi si aggiunge il premio di Tiqets Remarkable Vanue Awards che ha incoronato Mirabilandia come “Best Family Experience”, riconoscendo il parco come una meta privilegiata per le famiglie in cerca di esperienze uniche e coinvolgenti con un’offerta adatta a tutte le età.
In questo clima di entusiasmo, la stagione si preannuncia ricca di emozioni e di novità. Il Parco per la prima volta accende i riflettori sul K-Pop, la Korean popular music nata in Corea del Sud e diventata ormai un fenomeno culturale globale. Tra sonorità pop e coreografie coinvolgenti, il nuovo show K-POP, Un nuovo universo porta in scena musica, moda e passione. Protagonista è Jiroo, uno studente diciannovenne che sogna di diventare un Idol K-pop: tra sogni a occhi aperti e il sostegno inaspettato delle sue inseparabili amiche guerriere, il desiderio di calcare il palco davanti a una folla in delirio potrebbe finalmente trasformarsi in realtà. Al Coca-Cola Theatre torna con grande orgoglio il super premiato show Pinocchio, il musical con musica dal vivo che rilegge il classico in chiave futuristica: il celebre burattino diventa un robot umanoide connesso a Internet, creato da visionari scienziati. Una produzione sorprendente e contemporanea, capace di fondere tecnologia, emozione e spettacolarità, offrendo al pubblico un’esperienza moderna all’interno del Parco. Il palinsesto 2026 propone inoltre spettacoli, parate e show in diverse aree.
Tra i protagonisti indiscussi della stagione ci sarà Nickelodeon Land, l’area tematica di 25.000 mq dedicata a famiglie, bambini e giovani adulti, dove vivere avventure insieme a SpongeBob, Patrick, le Tartarughe Ninja, Dora e la PAW Patrol grazie a 10 attrazioni, 3 punti ristoro a tema, 2 aree meet&greet e uno shop tematizzato. Immancabile l’appuntamento nella stunt arena con Hot Wheels City – La nuova sfida, con il loop mobile più alto mai realizzato in un parco divertimenti (15 metri). Nuove sfide su due e quattro ruote per il più acclamato stunt show d'Europa che continua ad emozionare il pubblico dopo oltre 20 anni dalla prima performance. Per una foto ricordo, tanti anche i momenti Meet&Greet per incontrare i personaggi più amati. Mentre gli amanti dell’adrenalina troveranno pane per i loro denti con le iconiche attrazioni da Guinness come iSpeed, Katun e Divertical. «Siamo pronti per la stagione 2026 forti dei grandi successi di pubblico e critica registrati lo scorso anno, dichiara Sabrina Mangia, Managing Director di Mirabilandia. I riconoscimenti ricevuti rappresentano per noi una conferma importante: premiano la visione strategica, la qualità dell’intrattenimento e la volontà di investire in contenuti originali e innovativi. Continueremo a lavorare per offrire ai nostri ospiti esperienze sempre più immersive e memorabili. E anche per quest’anno non mancheranno le novità!». La stagione 2026 di Mirabilandia si concluderà domenica 1° novembre, pronta a regalare sette mesi di divertimento, spettacolo e grandi emozioni.

L'ambasciata russa a Roma replica alla premier Giorgia Meloni, che ieri in un'intervista al Tg5 ha definito la crisi del diritto internazionale "figlia dell’aggressione russa contro l’Ucraina", contestando piuttosto "le menzogne" dell'Occidente sulle violazioni della Carta dell'Onu.
"Tutto semplice, dunque - scrive la rappresentanza sui social -. Attenendosi alla logica del primo ministro italiano, si potrebbe, tuttavia, proporre una formulazione più precisa. A nostro avviso, madre dell’attuale crisi del sistema del diritto internazionale è la menzogna utilizzata dai leader occidentali per giustificare le proprie intrepide violazioni della Carta delle Nazioni Unite, a partire dalle aggressioni armate, non provocate e brutali, a Paesi indipendenti e membri dell'Onu: contro la Jugoslavia (1999), l’Iraq (2003), la Libia (2011) e, oggi, contro l’Iran (2026)".
"Sempre sulla menzogna - prosegue l'ambasciata - si fonda l’attuale posizione dell’Occidente anche nei riguardi delle cause profonde della crisi ucraina, generata nel 2014 da un sanguinoso colpo di Stato e dalla guerra successivamente scatenata da Kiev contro la componente russofona della propria popolazione residente nel Donbass e in Novorossija, nonché dal sabotaggio da parte dell’Occidente degli Accordi di Minsk - sanciti dalla Risoluzione n. 2202 (2015) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite - ossia da una diretta violazione di una norma del diritto internazionale".
Questo il passaggio finito sotto la lente russa dell'intervista di Meloni al Tg5[1]: "Mi preoccupa il contesto generale, una crisi del diritto internazionale che è inevitabilmente figlia della guerra in Ucraina, quando un membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite ha deliberatamente attaccato un suo vicino", spiega la presidente del Consiglio, chiamando in causa il conflitto scatenato da Putin quattro anni fa: “Era inevitabile che avrebbe portato a una stagione di caos".

A pochi giorni dall’inizio di un altro grande evento globale sul nostro territorio, nasce l’esigenza di interrogarsi sul suo portato oltre a quello sportivo. I Giochi Paralimpici Invernali vanno oltre l’aspetto puramente competitivo e diventano un momento capace di parlare al Paese, attraverso una riflessione collettiva su inclusione, accessibilità e responsabilità condivisa. È quanto emerge dalla ricerca “Gli italiani e lo spirito Paralimpico”, realizzata da SWG e commissionata da Coca Cola, partner storico del Movimento Olimpico e Paralimpico, prima dei Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Un italiano su due segue con interesse sia i Giochi Olimpici sia i Giochi Paralimpici e 76% degli italiani riconosce nei due eventi la stessa matrice sportiva e valoriale. Una percezione particolarmente marcata tra i più giovani, dove oltre l’80% della Generazione Z in Italia identifica in entrambi la capacità di unire le persone attraverso lo sport.
L’attesa per i Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 è già concreta: sei italiani su dieci manifestano l’intenzione di seguire i Giochi Paralimpici Invernali. L’interesse non si esaurisce nel tifo: oltre tre quarti degli intervistati riconoscono ai Giochi Paralimpici Invernali un forte impatto culturale, in grado di cambiare la prospettiva su disabilità, partecipazione e pari opportunità. Ammirazione, orgoglio ed empatia sono le sensazioni più frequentemente associate ai Giochi Paralimpici Invernali, grazie alla capacità di trasmettere un forte messaggio di inclusione (53%) e di riflettere su temi sociali (35%), oltre la celebrazione del singolo atleta.
La ricerca mostra come i Giochi Paralimpici Invernali parlino direttamente al Paese. Otto italiani su dieci ritengono che ospitare un evento come i Giochi Paralimpici Invernali rappresenti un’opportunità concreta per portare al centro del dibattito pubblico il tema dell’inclusione sociale: per l’87% degli italiani, i valori Paralimpici sono sempre più centrali per abbattere barriere fisiche e culturali, dall’accessibilità degli spazi e dei servizi al contributo all’educazione delle nuove generazioni.
A commentare questi dati è Luca Santandrea, General Manager Olympic and Paralympic Winter Games Milano Cortina 2026 di Coca Cola, che sottolinea come "condividiamo l’opinione degli italiani: i Giochi Paralimpici Invernali dimostrano il ruolo dello sport nel creare momenti di connessione sociale. La ricerca conferma ciò in cui Coca-Cola crede, che i Giochi Paralimpici Invernali sono un evento che va anche oltre lo sport: un momento collettivo che ispira riflessioni su inclusione, accessibilità e responsabilità condivisa. Milano Cortina 2026 rappresenta un’occasione unica per accompagnare il Paese in questo percorso". "I dati di questa ricerca ci restituiscono un’immagine del Paese consapevole e maturo, che riconosce nei Giochi Paralimpici non solo un grande evento sportivo, ma un potente motore di cambiamento culturale. Sapere che per la maggioranza degli italiani i valori paralimpici rappresentano una guida per abbattere barriere fisiche e culturali ci conferma che la strada intrapresa è quella giusta. Milano Cortina 2026 sarà un’occasione straordinaria per rafforzare questo percorso: i Giochi Paralimpici non parlano soltanto di performance e medaglie, ma di diritti, accessibilità e responsabilità condivisa. La legacy più importante che possiamo lasciare è una società più inclusiva, capace di riconoscere nello sport uno strumento concreto di crescita civile e coesione sociale", dice inoltre Marco Giunio De Sanctis, presidente del Comitato Italiano Paralimpico.
L’esperienza collettiva dei Giochi Paralimpici Invernali in termini di consapevolezza e cambiamento si riflette anche nelle iniziative che Coca Cola ha scelto di sostenere in avvicinamento ai Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, con l’obiettivo di coinvolgere le comunità locali. Tra le diverse iniziative, il 6 marzo all’Arena di Verona, durante la Cerimonia di Apertura dei Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, Coca-Cola ha voluto dare a 50 persone, tra cui esponenti della società civile e di organizzazioni che si sono contraddistinti per storie personali di impegno nella loro comunità, l’opportunità di portare il cartello con il nome del Paese delle diverse delegazioni provenienti da tutto il mondo. Un’opportunità unica di condivisione, testimonianza di apertura all’altro, inclusione e responsabilità collettiva che sono al centro dello Spirito Paralimpico, dando voce all’impegno quotidiano per la propria comunità e per gli altri.
Nei giorni che precedono l’inizio delle competizioni, Cortina d’Ampezzo inizierà a vivere lo Spirito Paralimpico. Una mostra fotografica diffusa, sostenuta da Coca Cola in collaborazione con la ONG locale CortinaSenzaConfini e con il patrocinio del Comitato Italiano Paralimpico, prevede l’esposizione di 160 scatti in oltre 40 attività commerciali del territorio, trasformando la città in una galleria a cielo aperto che racconta le storie e i momenti più significativi delle precedenti edizioni dei Giochi Paralimpici Invernali. Un’iniziativa che mette al centro il territorio e chi lo vive ogni giorno, rafforzando il legame tra i Giochi Olimpici e Paralimpici e la comunità ospitante.

Il rapporto dei più piccoli con gli schermi di pc, smartphone e tablet è spesso problematico. Il risultato? Bambini che dormono meno, si muovono meno, interagiscono meno. Più ansiosi, più soli, più in sovrappeso e con problemi di vista e difficoltà nella vita sociale. C'è però il modo di prevenire ed evitare questi disturbi. E' il tema dell'episodio dal titolo 'Attenzione agli schermi' del vodcast 'Le 6 A - La salute si costruisce da piccoli', realizzato da Adnkronos in collaborazione con la Società italiana di pediatria (Sip) e online da oggi sui canali YouTube, Spotify e nella sezione Podcast di adnkronos.com. Dagli esperti della Sip arrivano raccomandazioni chiare espresse anche nelle linee guida messe a punto dalla società scientifica: più si posticipa il contatto dei bambini piccoli con smartphone e tablet, maggiore è l'investimento sulla loro salute mentale, emotiva, cognitiva e relazionale. I bambini iperconnessi fin dalla prima infanzia pagano un prezzo alto. Gli studi scientifici parlano di disturbi del linguaggio, del sonno, aumento del rischio di ipertensione e sovrappeso già tra i 3 e i 6 anni. Problemi che un tempo si osservavano solo negli adulti.
"Spesso il cellulare viene lasciato con superficialità nelle mani dei bambini, senza consapevolezza delle conseguenze - spiega Elena Bozzola, responsabile Commissione Dipendenze digitali di Sip - L'uso eccessivo degli schermi può portare a un'alimentazione distratta ed emotiva, sovrappeso e obesità, aumento del rischio cardiovascolare, disturbi del sonno, ansia e irritabilità, senza contare il problema del cyberbullismo e dell'adescamento online. Un bambino che mangia davanti allo schermo - rimarca - è più influenzato dalle pubblicità, non percepisce ciò che mangia e tende a prendere peso. E quei chili in eccesso si riflettono su tutta la vita successiva".
Nel 2018 la Società italiana di pediatria ha pubblicato le raccomandazioni sull'uso dei dispositivi digitali nei più piccoli, poi estese agli adolescenti. "Parliamo di dipendenza - chiarisce Bozzola - perché nel cervello degli adolescenti si osservano modifiche simili a quelle delle dipendenze da sostanze. Si alterano la sostanza grigia e le connessioni tra neuroni. E quando chiediamo a un ragazzo di smettere, vediamo ansia, irrequietezza, paura di perdersi qualcosa, la cosiddetta fear of missing out".
Le indicazioni dei pediatri Sip sono chiare: "No agli schermi sotto i 2 anni - elenca Bozzola - Non durante i pasti. Non prima di dormire. E niente cellulare personale prima dei 13 anni: non possiamo lasciare un dispositivo senza educazione digitale - avverte - Sarebbe come dare un'auto a un ragazzo senza patente". Per questo "il dialogo è centrale". Non solo controlli parentali, quindi, ma "un vero 'family plan': regole condivise, niente smartphone a tavola, niente notifiche sul comodino, ma più attività all'aria aperta". E soprattutto, sottolinea l'esperta, "gli adulti devono dare il buon esempio".
Il contatto eccessivo con tablet e smartphone ha effetti diretti anche sulla vista. "Stiamo assistendo a un aumento della prevalenza della miopia in età pediatrica: oggi interessa circa il 36% della popolazione tra 0 e 19 anni. Potrebbe arrivare al 50% nel 2050 - afferma Paolo Nucci, professore ordinario di Oftalmologia all'università degli Studi di Milano - Le cause non sono solo genetiche: il cambiamento è troppo rapido per essere solo genetico. Conta lo stile di vita: più tempo al chiuso, meno attività all'aperto e soprattutto maggior lavoro dell'occhio da vicino". La differenza tra libro e schermo è emblematica. "Con il device lavoriamo a 12-18 centimetri - precisa Nucci - con il libro a 30 centimetri. Inoltre con lo schermo non facciamo pause spontanee, e poi c'è uno scrolling ipnotico continuo, il multitasking visivo, uno stress accomodativo, la riduzione dell'ammiccamento: l’occhio entra in una vera e propria maratona visiva".
Bozzola invita a rivolgersi al pediatra. "Solo il 16% delle famiglie chiede consiglio allo specialista su questo tema, ma oltre l'80% dei genitori e adolescenti intervistati vorrebbe parlarne durante le visite". L’esperta suggerisce ai colleghi di "inserire domande sull'uso degli schermi nei bilanci di salute. Non per medicalizzare il fenomeno - puntualizza - ma per educare". Un uso consapevole è possibile. Non si tratta di tornare al passato, ma di educare al digitale con dialogo, esempio e regole condivise, come evidenziano gli esperti Sip nell’episodio dedicato all'attenzione agli schermi che, come tutti gli episodi del vodcast con le '6 A' con i consigli dei pediatri della Sip per crescere bene, è disponibile sui canali YouTube, Spotify e nella sezione podcast di adnkronos.com.
'Per me è un atto di fiducia culturale'... 
La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per l’imprenditore Mirko Pellegrini, noto come ‘Mister Asfalto’, e altre 37 fra persone e società, per corruzione su un presunto giro di ‘mazzette’ per pilotare una serie di appalti per lavori di manutenzione delle strade. Nell’ambito dell’inchiesta, chiusa nelle settimane scorse, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e dal pm Lorenzo Del Giudice, si contestano i reati di associazione per delinquere, corruzione, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, trasferimento fraudolento di valori e bancarotta fraudolenta.
Dalle indagini condotte dalla Guardia di Finanza, era emerso che, stando all’accusa, gli indagati avrebbero costituito una serie di società intestate a prestanome riconducibili a un unico gruppo imprenditoriale attivo nel settore dei lavori di manutenzione stradale. Attraverso tali società l’organizzazione si sarebbe aggiudicata, anche mediante accordi o promesse corruttive, diversi appalti di lavori per il rifacimento di arterie stradali di Grande Viabilità, banditi da Roma Capitale e Astral Spa - Azienda Strade Lazio.
Pellegrini è accusato anche di finanziamento illecito ai partiti in relazione ad alcune ammissioni che avrebbe fatto lui stesso durante gli interrogatori. Nel procedimento vengono individuate come parti offese il Campidoglio, Astral, Banca d’Italia e la polizia di Stato, in relazione ad alcuni episodi contestati a due membri delle forze dell’ordine.

Dal giro in Ferrari al dettaglio della torta. Charles Leclerc e Alexandra Saint Mleux si sono sposati con matrimonio civile, celebrato il 28 febbraio a Montecarlo. Il pilota di Formula 1 e la modella influencer hanno condiviso sui social alcuni dettagli della cerimonia, a partire dall'abito indossato dalla sposa, coordinato a quello dello sposo: in total white.
La cerimonia civile si è tenuta in forma esclusiva, la lista degli invitati comprendeva solo familiari e amici strettissimi. A colpire i tifosi del pilota, è stato l'arrivo di Leclerc a bordo della Ferrari 250 Testa Rossa del 1957. Dopo la cerimonia il pilota ha portato la moglie a fare un giro tra le strade del Principato di Monaco rendendo il momento iconico e indimenticabile. La sposa ha scelto un elegante abito a sirena in pizzo chantilly francese, impreziosito da ricami luminosi, mentre lo sposo ha optato per un completo chiaro, perfettamente abbinato.
Tra i protagonisti assoluti, il cagnolino Leo che indossato uno smoking completo di papillon. Un omaggio speciale anche sulla torta nuziale, dove è stata inserita una miniatura del bassotto con tanto di morso scenografico nel dolce. "Un giorno che ricorderemo per sempre", ha scritto il pilota sui social spiegando che questa è stata considerata come una prima parte e successivamente festeggeranno in grande con parenti e amici.
Nata a Parigi il 19 giugno 2002, Alexandra Saint Mleux ha 23 anni ed è cresciuta a Montecarlo, dove è nato Charles Leclerc. Nella capitale francese Alexandra ha studiato Storia dell'arte. È attiva nel mondo della moda e anche sui social, con i suoi 3,5 milioni di follower su Instagram.
Sugli episodi indagano i carabinieri...
Associazione Codici, 'chiediamo informazioni per ritorno a casa'... 
Dall'Iran arriva l'avvertimento all'Europa. Il ministero degli Esteri di Teheran ha infatti messo in guardia i Paesi europei, esortandoli a non prendere in alcun modo parte alla campagna Usa-Israele contro la Repubblica islamica, che considererebbe una loro partecipazione al pari di "un atto di guerra".
"Sarebbe un atto di guerra", ha avvertito il portavoce del ministero Esmaeil Baqaei. “Qualunque atto di questo tipo contro l'Iran verrebbe considerato complicità con gli aggressori. Sarebbe ritenuto un atto di guerra contro l'Iran".
Ue in soccorso a Cipro
Gli alleati europei si preparano intanto ad andare in soccorso di Cipro, dove ieri due droni hanno colpito la base britannica di Akrotiri sull'isola. L'agenzia di stampa cipriota Cna ha riferito che la Francia intende mandare sistemi anti-drone e sistemi anti-missile e una seconda fregata al largo dell'isola, così come concordato in una telefonata tra il presidente francese Emmanuel Macron ed il presidente cipriota Nikos Christodoulides. Il Times ha invece dato notizia dell'invio a Cipro di una nave da guerra britannica nell'ambito della più ampia strategia per rafforzare la sua presenza militare nella regione.
Europa divisa su operazione Trump
Se Francia, Germania e Gran Bretagna[1] si sono dette nei giorni scorsi "pronte ad azioni difensive" contro l'Iran, a smarcarsi del tutto è però la Spagna, che ha rifiutato apertamente il sostegno all'operazione Usa condannando le azioni americane. Sul fronte Uk, il premier Keir Starmer ha poi confermato alla Camera dei Comuni che la Gran Bretagna non prenderà parte alla fase iniziale degli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l'Iran: "Il presidente americano Donald Trump ha espresso il suo disaccordo con la nostra decisione di non essere coinvolti con gli attacchi iniziali. Ma spetta a me decidere cosa è negli interessi nazionali britannici. Ed è quello che ho fatto e a cui mi attengo", le parole del primo ministro.
"Ogni Paese prende le proprie decisioni di politica estera. La Spagna ha una posizione molto chiara: la voce dell'Europa deve essere in questo momento una voce di equilibrio e moderazione, lavorare per la de-esclation e perché si torni al tavolo negoziale", le parole del ministro degli Esteri spagnolo, Jose Manuel Albares, che ieri ha spiegato che la Spagna rifiuta il sostegno all'operazione di Usa e Israele contro l'Iran, smarcandosi dalle posizioni assunte da Francia, Germania e Regno Uniti. "Una logica di violenza come quella che stiamo vivendo porta ad una spirale di violenza e azioni militari unilaterali fuori dalla Carta delle Nazioni Unite, fuori da qualsiasi azione, nessuno ha un obiettivo chiaro. L'Europa deve difendere il diritto internazionale, la de-escalation e i negoziati".

Msd Italia annuncia l'ingresso di Benedetta Sica nel proprio Leadership Team nel ruolo di Executive Director Policy, Communication & Esg, a diretto riporto di Nicoletta Luppi, presidente e amministratrice delegata.
Laureata in Giurisprudenza all'università di Pisa - informa l'azienda in una nota - Benedetta Sica ha completato diversi percorsi executive e master in ambito sanitario, management, marketing, comunicazione e public affairs, costruendo nel corso degli anni un profilo solido e multidisciplinare al servizio delle politiche sanitarie e delle relazioni istituzionali. Porta in Msd una pluriennale esperienza in ambito governmental affairs, public affairs e relazioni istituzionali, maturata in primarie aziende del settore farmaceutico e dei medical devices, oltre che in contesti istituzionali nazionali. Da ultimo, ha ricoperto il ruolo di Head of Government Affairs & Institutional Alliances in AstraZeneca Italia, guidando le strategie di relazione con Governo, Parlamento e principali enti regolatori. In questo incarico ha contribuito allo sviluppo di strategie di corporate affairs e alla costruzione di alleanze tra stakeholder in aree terapeutiche chiave, con particolare attenzione alle esigenze del sistema sanitario e dei pazienti. In precedenza, ha lavorato in Becton Dickinson come field stakeholder manager e in Baxter come Communication, Advocacy, Government Affairs and Public Policy Director per Italia e Grecia. Ha inoltre maturato una significativa esperienza istituzionale come consulente legislativo presso il Parlamento e il sistema delle federazioni industriali, consolidando una profonda conoscenza dei processi decisionali e regolatori a livello nazionale.
Nel suo nuovo ruolo in Msd - spiega l'azienda - Benedetta Sica sarà responsabile della definizione e dell'implementazione delle strategie di government affairs e delle alleanze istituzionali, assicurandone il pieno allineamento con le priorità di policy, comunicazione e Esg dell'azienda. Un ruolo strategico che implica la capacità di rafforzare il dialogo con le istituzioni e con tutti gli stakeholder chiave del sistema sanitario, con l'obiettivo di sostenere l'accesso all'innovazione e alle migliori opzioni di cura per i pazienti. "Siamo lieti di accogliere Benedetta Sica nel leadership team di Msd Italia - ha dichiarato Luppi - La sua rilevante esperienza nell'ambito delle politiche sanitarie, del government affairs e delle relazioni istituzionali rappresenta per noi un valore strategico, in un momento in cui il confronto strutturato e continuativo con le istituzioni è determinante per l'evoluzione del sistema salute. Nel suo nuovo ruolo sarà responsabile dell'indirizzo complessivo delle attività di policy, comunicazione e Esg, con l'obiettivo di promuovere un approccio sempre più integrato tra dialogo istituzionale, responsabilità sociale e creazione di valore per i pazienti. Il suo autorevole percorso professionale e la sua visione ci permetteranno di rafforzare ulteriormente il ruolo di Msd come interlocutore credibile e responsabile all'interno del panorama sanitario nazionale".

"Dopo la nostra conferenza stampa in cui abbiamo denunciato il caso, c'è stato un passaparola molto importante nel mondo del calcio. In poco più di due settimane siamo stati contattati da circa 300 ex professionisti: non solo calciatori e allenatori, ma anche preparatori atletici e figure che operavano in ambito dirigenziale. Vanno ad aggiungersi ai circa 200 che già seguivamo prima della conferenza stampa, e quindi si è quindi ampliata la fetta di quanti sono interessati a fare luce e chiedere trasparenza sul Fondo di Fine carriera. Anche coloro che hanno già ritirato il loro Tfr, perchè in sostanza di questo si tratta, comunque vogliono fare richiesta per avere delle delucidazioni, per vederci chiaro". Così, con Adnkronos/Labitalia, l'avvocato Gianmarco Vocalelli, dello studio associato T-Legal Brigida-Vocalelli & Partners, racconta gli ultimi sviluppi sulla vicenda della gestione del 'Fondo di fine carriera'.
Il caso nelle scorse settimane ha suscitato grande clamore nel mondo del calcio e non solo[1], con oltre 150 ex tesserati, tra cui giocatori e tecnici, che hanno chiesto, con l'assistenza della società di consulenza Offside FC e dello Studio Associato T-Legal Brigida-Vocalelli & Partners, chiarezza sulla gestione del 'Fondo' e, contestualmente, di rendere accessibili i bilanci generati dai contributi versati durante le loro carriere calcistiche. L'obiettivo? L'esigenza di rendere più consapevoli i professionisti di ieri, oggi e domani rispetto ai loro diritti e più in generale a un tema che impatta sulla fine del loro percorso. E il numero di ex-professionisti che vuole vederci chiaro aumenta di giorno in giorno.
"E' un numero in divenire -sottolinea Vocalelli- soltanto nella giornata di venerdì scorso abbiamo avuto una quarantina di contatti. Stiamo ampliando anche in canali comunicativi, per arrivare agli stranieri: francesi, tedeschi, brasiliani". Il perchè di questo crescente passaparola è presto detto. "Noi abbiamo messo in luce sicuramente degli elementi molto importanti: tra cui il fatto che ci confrontiamo con un fondo che è un'associazione non riconosciuta, senza scopo di lucro. E giocatori, allenatori e altri professionisti nel corso della loro carriera hanno l'obbligo, quando firmano un contratto con una società di versare l'1,25% della loro busta paga mensile, mentre un altro 6,25 deve essere versato dalla società. A questo obbligo dei professionisti non corrisponde però nessun obbligo da parte del Fondo di dover informare il professionista del fatto di poter avere il diritto di ottenere queste somme a fine carriera dopo i versamenti effettuati. Non c'è nulla di automatico, tutto facoltativo".
Non solo, sottolinea il legale. "La cosa più rilevante è il fatto che quando ne facciamo richiesta in una prima istanza loro ci negano la possibilità, nei confronti degli iscritti, gli ex iscritti, di poter visionare i bilanci, come vengono gestiti e le somme in capo al fondo. Le somme versate dai professionisti del calcio nel corso della loro carriera vengono accantonate all'interno di questa associazione non riconosciuta che ha la facoltà di poter investire queste somme in 'n' modi, quindi con la possibilità di far fruttare queste somme. Il problema qual è? Che nel momento in cui vengono investite queste somme portano degli avanzi di gestione, degli utili, delle opportunità, e di questo il professionista non viene messo per niente al corrente, anche nel momento della liquidazione gli viene fornito un estratto conto molto generico con una quietanza da firmare senza ulteriori specifiche. Questo è il vero e proprio problema, cioè il fatto che oltre alla mancata informazione nei confronti del professionista che ha il diritto di poter richiedere queste somme, c'è anche questo punto interrogativo su come queste somme vengono gestite", sottolinea l'avvocato.
E Vocalelli chiarisce che "non è il nostro obiettivo quello di delegittimare il fondo. La cosa però importante è quella invece di rendere consapevoli gli iscritti su come queste somme vengono gestite. E a oggi questo ci è stato negato. Con Emiliano Viviano, ex portiere di Fiorentina e Palermo oltre che della nazionale abbiamo richiesto i bilanci degli anni in cui lui ha versato queste somme, abbiamo ottenuto un decreto ingiuntivo davanti a un giudice di Roma a dicembre e il Fondo si è opposto dicendo che in capo a Viviano non esiste alcun diritto di ispezione e controllo dei bilanci, ma ovviamente questo è riferito a tutta la categoria. Nel momento in cui viene negato a lui viene negato ai 60.000 e più giocatori solo di Serie A e di Serie B che hanno versato quotidianamente le somme all'interno di questo fondo", sottolinea Vocalelli.
E nonostante il clamore mediatico dopo la conferenza stampa di denuncia, però, nessun contatto è stato avviato con il Fondo. "Questo è l'elemento mancante -spiega Vocalelli- nel senso che la conferenza stampa aveva proprio questo obiettivo, quello di andare a creare il tavolo, di andare ad essere supportati dagli enti che il fondo definisce direttamente responsabili. Noi ad oggi non abbiamo avuto alcun contatto, io non ho avuto alcun contatto con il Fondo, Emiliano Viviano nemmeno". E nessun contatto neanche dalla Figc, dall'associazione calciatori e da quella degli allenatori, che a quanto è dato sapere, sono all'interno del Consiglio del Fondo. "Purtroppo non siamo stati contattati da nessuno -ribadisce Vocalelli- noi sollecitiamo quando possiamo il fatto che siamo disponibili a iniziare un confronto, anche perché poi noi non vogliamo andare davanti a un giudice, il nostro fine è quello di avere un contatto prima".
"A oggi l'unico riscontro -sottolinea il legale- è stato il comunicato che è stato fatto dal Presidente del fondo, nella quale non si entrava minimamente nel dettaglio delle richieste che noi abbiamo avanzato e dopo quel comunicato non abbiamo avuto alcun tipo di contatto. Quindi ad oggi abbiamo ancora un muro davanti", sottolinea amaro Vocalelli secondo il quale però "l'unica possibilità per abbattere questo muro sia o una decisione favorevole del giudice o anche sfavorevole, nel senso che per noi il giudice sarà fondamentale perché delineerà un po' i diritti degli iscritti, degli obblighi del Fondo e già quello sarà un passo molto importante. Credo anche che parallelamente l'aumentare di questi professionisti che si affidano a noi per fare queste richieste, per avere semplicemente la condizione della propria situazione contributiva e amministrativa possa essere un messaggio molto importante che possa arrivare agli enti direttamente responsabili", sottolinea ancora.
Ma come si sa degli investimenti del Fondo? "Noi possiamo capire qualcosa -spiega Vocalelli- su come avvengono gli investimenti per adesso solamente attraverso gli estratti conto che vengono riconosciuti ai professionisti, tanto che le richieste che vengono fatte dai professionisti a noi sono utili per poter un po' mettere insieme i pezzi", sottolinea. Ma c'è altro. "Sappiamo di questa Sport Invest 2000, una società partecipata al 100% dal Fondo e che si occupa degli investimenti immobiliari del Fondo. Abbiamo chiesto chiarimenti ma non li abbiamo ottenuti. I consiglieri della società sono il presidente dell'Aic, dell'associazione italiana allenatori, tutti coloro che nominano il Fondo. I dati della società sono pubblici: nel 2024 ha avuto un fatturato importante di oltre un milione e mezzo di euro con una perdita di 300mila euro. Sappiamo che sono investimenti immobiliari ma allo stesso tempo non abbiamo minimamente contezza di come possono essere gestite le somme accantonate da questi professionisti del calcio", ribadisce Vocalelli.
E il legale in conclusione sottolinea un paradosso. "Se non ci fossero i calciatori il Fondo sarebbe a zero, ma allo stesso tempo loro non hanno il diritto di poter conoscere i movimenti che vengono fatti attraverso queste somme che vengono gestite dal Fondo. Senza contare che appunto c'è una società, una Spa, che investe queste somme. Noi riponiamo la massima fiducia nei confronti del giudice. Delle due l'una: o ci dà ragione a noi e abbiamo quella famosa trasparenza con la quale per noi si conclude questa vicenda, a meno che non troviamo altre cose di cui ora non mi permetto di millantare qualcosa perché sono un legale e rimango nei confini del diritto, o invece se il giudice ci dà contro capiamo bene che c'è un problema. Si è creato un sistema chiuso che è perfetto perché c'è un'obbligatorietà da parte del calciatore ma non c'è un'obbligatorietà da parte del Fondo", conclude Vocalelli. (di Fabio Paluccio)

Per tre giorni la Fiera di Rimini diventa il punto di incontro della comunità internazionale dell’energia. Prende il via domani mercoledì 4 marzo fino a venerdì 6 marzo, la nuova edizione di Key - The Energy Transition Expo, l’evento di Ieg (Italian Exhibition Group) di riferimento in Europa, Africa e bacino del Mediterraneo sulla transizione energetica.
La manifestazione sarà inaugurata domani alle 12 alla presenza del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. Alla cerimonia di apertura interverranno anche Maurizio Renzo Ermeti, presidente di Italian Exhibition Group, Anna Montini, assessora alla Transizione Ecologica del Comune di Rimini, Maurizio Forte, direttore centrale per i Settori dell’Export dell’Agenzia Ice, Vinicio Mosé Vigilante, amministratore delegato Gse, e Irene Priolo, assessora all'Ambiente, Programmazione territoriale, Mobilità e Trasporti, Infrastrutture Regione Emilia-Romagna.
Con oltre 1.000 brand espositori, di cui circa il 30% dall’estero, e più di 500 hosted buyer e delegazioni internazionali da 50 Paesi, coinvolti in collaborazione con l’Agenzia Ice e con il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci), Key 2026 si conferma come piattaforma europea per tecnologie, servizi e soluzioni integrate che stanno accelerando la decarbonizzazione.
La manifestazione si concentra sulle politiche energetiche europee e pone al centro il tema della finanza e del controllo dei costi dell’energia. Inoltre, in linea con le priorità del Piano Mattei, rafforza la cooperazione con l’Africa incentivando gli incontri di business e il networking fra imprese, istituzioni, Associazioni africane di settore e investitori nella nuova area Africa Investment Hub. Con un palinsesto di oltre 150 eventi, di cui 90 a cura del suo Comitato Tecnico Scientifico, Key offre uno spazio di confronto strategico su presente e futuro dell’energia.
Fra gli appuntamenti in programma nella giornata di domani: Key Energy Summit alla presenza del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, con la presentazione dello studio 'Transizione energetica scenari globali, tecnologie e governance' realizzato da Althesys e la tavola rotonda dedicata alle proposte delle Associazioni; ForumTech di Italia Solare; 'Intelligenza Artificiale a supporto della decarbonizzazione dell’ambiente costruito' a cura del Comitato Tecnico Scientifico di Key; 'Il Clean Industrial Deal e il ruolo della domanda industriale: come accelerare il cleantech in Italia e in Europa' a cura di Cleantech for Italy; cerimonia di consegna del Premio Innovation Lorenzo Cagnoni.
In concomitanza con Key, torna una nuova edizione di Dpe - International Electricity Expo, la manifestazione dedicata all’ecosistema della generazione, trasmissione, distribuzione, sicurezza e automazione elettrica, organizzata da Italian Exhibition Group in collaborazione con l’Associazione Generazione Distribuita - Motori, Componenti, Gruppi Elettrogeni federata Anima Confindustria - e Federazione Anie - che rappresenta nel Sistema Confindustria le imprese attive nelle filiere dell’Elettrotecnica e dell’Elettronica e i General Contractor industriali.

Il conflitto in Medio Oriente, scatenato dall’offensiva Usa‑Israele contro l’Iran, sta già avendo effetti importanti sui mercati energetici globali e potrebbe riflettersi presto anche sulle bollette di luce e gas delle famiglie italiane. Dopo l’escalation bellica, petrolio e gas hanno registrato forti rialzi, con impatti diretti sulle quotazioni all’ingrosso e, di conseguenza, sui costi dell’energia.
Uno dei fattori più preoccupanti è la riduzione del traffico nello Stretto di Hormuz[1], una via cruciale per il transito di circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto (GNL) mondiale. Parallelamente, la compagnia QatarEnergy ha fermato la produzione di GNL[2] e ha annunciato oggi che sospenderà parte della produzione downstream dopo attacchi iraniani contro impianti energetici nel paese, provocando un ulteriore shock di offerta nei mercati energetici globali.
Gli aumenti
Almeno 121 euro per la bolletta del gas e 45 euro per quella dell'energia elettrica, sono gli aumenti previsti dagli analisti di Facile.it per le bollette delle famiglie italiane. Il calcolo, effettuato considerando le stime di Pun e Psv per i prossimi 12 mesi, porta quindi il conto complessivo a 2.593 euro nell'anno, pari al 7% in più rispetto ai 2.427 euro previsti per il 2026 prima che scoppiasse il conflitto.
Vista la situazione, continuano gli analisti, ora più che mai è importante verificare quali siano le opzioni presenti sul mercato e, ove necessario, valutare l'ipotesi di proteggersi da ulteriori futuri rincari, scegliendo ad esempio una tariffa a prezzo fisso.
Urso: "Preoccupano conseguenze su costi energia"
"Il governo sta valutando l'impatto" del conflitto in Iran ed è "preoccupato delle conseguenze che si possono avere sul costo dell'energia, a prescindere dall'approvvigionamento energetico che non manca", ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, nel rispondere alle domande in conferenza stampa al termine dell'incontro in mattinata con il ministro dell'Industria francese Sébastian Martin. "I tempi del conflitto avranno conseguenze sul sistema energetico e produttivo, tanto più che alcuni Paesi coinvolti sono investitori in Italia e destinatari dei nostri prodotti. Sarà necessario - ha aggiunto - un confronto a breve tra il governo e il sistema produttivo per realizzare misure che possano al meglio dare supporto".
Inoltre, ha ribadito Urso, la situazione attuale "deve indirizzarci ancora di più in sede europea verso l'autonomia strategica, a partire da quella energetica".
I due grandi comuni annunciano la sospensione temporanea del
conferimento...
Terza notte a bordo, 'situazione stabile e niente esplosione'...
Direttore Senologia Aou Cagliari, 'Nel 2024 1.600 nuovi casi in
Sardegna'... Altri articoli …
- Uno sparo e lancio di pietre contro bus a Cagliari
- Prodotti sardi verso il Sud America, giro d'affari da 46 milioni
- Università Cagliari, oltre 300 nuovi iscritti a Medicina e Odontoiatria
- Pesca in acque nazionali senza autorizzazione, bloccato peschereccio straniero
- Salute, oculista Mularoni: "Sempre più persone conoscono tecnologia lenti Icl"
- Anche la dieta mediterranea evolve, più efficace se segue l'orologio biologico: i consigli
- Durigon (Lega), 'siamo pronti in caso voto anticipato in Sardegna'
- Obesità infantile, intervento precoce 'riprogramma' metabolismo
- Salute, 3 italiani su 4 consci rischi sovrappeso, ma se obesi solo pochi si riconoscono tali
- Salute: le città influenzano gli stili di vita, evento a Roma per Giornata obesità
- Open day psoriasi, l'11 marzo visite gratis in 90 ospedali Bollino rosa
- Tenta di violentare una ragazza, 18enne arrestato a Iglesias
- Conclusi lavori nuovo asfalto sulla 295 nel territorio di Aritzo
- Cannonau vino giovane, la sfida social di Sardegna Ricerche
- Teatro: Bruni, 'Amadeus è un viaggio nella mente di Antonio Salieri'
- Studenti ciceroni del territorio, riparte iniziativa Qui vivo, qui racconto
- Perdita dell'udito, in sei casi su dieci si può prevenire: ecco come
- Alberi piantati e attenzione antispreco, il tour di Vasco è 'Green Rock!'
- Pratobello 24 inizia iter in Consiglio, promotori e comitati in audizione
- Crisi comune Oristano, il sindaco revoca tutte le deleghe ad assessori
Pagina 5 di 126



