
(Adnkronos) - Consumano "miele da sballo" e finiscono in ospedale: un minorenne in rianimazione. Questa notte i carabinieri della tenenza di Arzano (Napoli) sono intervenuti all’Ospedale di Frattamaggiore. Poco prima tre ragazzi di 19, 22 e 17 anni erano arrivati nel pronto soccorso in evidente stato di alterazione dovuta all’assunzione di sostanza stupefacente. Il più piccolo dei tre era anche in grave crisi respiratoria. Da una prima ricostruzione pare che i 3 – dopo essersi riuniti a casa del minore – abbiano consumato ciò che in rete viene chiamato “miele da sballo”.
La nota droga wax sarebbe stata acquistata verosimilmente su internet. I ragazzi ne avrebbero assaggiato molto poca, massimo un cucchiaino, per poi sentirsi subito male. I genitori del minorenne erano in casa e hanno immediatamente chiamato il 118. Il vasetto con all’interno lo stupefacente gelatinoso è stato fornito ai carabinieri direttamente dal padre del 17enne. Dai primi accertamenti speditivi il contenuto del barattolo – sequestrato - è risultato positivo ai cannabinoidi. I ragazzi di 19 e 22 anni sono in stato di choc ma fortunatamente già dimessi mentre il minorenne è stato trasferito presso il reparto rianimazione dell'ospedale San Paolo di Napoli in prognosi riservata e in pericolo di vita.

(Adnkronos) - Italia divisa in due sul fronte del meteo oggi 2 giungo 2026, proprio come accadde nel 1946 durante il referendum che portò alla nascita della Repubblica. Allora, il Nord fu caratterizzato da piogge e clima instabile, mentre il Centro-Sud votava sotto il sole e con temperature più miti.
Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, ci conferma che, a distanza di 80 anni, la storia atmosferica è pronta a ripetersi. Anche quest'anno, come nel 1946, la Festa della Repubblica sarà caratterizzata da una distribuzione meteorologica che, giocando con il significato originario di Res Publica ("cosa pubblica", di tutti), potremmo definire decisamente poco democratica. Il tempo sarà burrascoso al Nord mentre al Centro-Sud avremo prevalenza di sole e temperature anche estive.
Al Settentrione, i primi rovesci sono previsti al mattino sul Nord-Ovest, poi la situazione entrerà nel clou del peggioramento dopo pranzo: aria fresca in discesa dal Nord Atlantico andrà a scontrarsi con la massa d'aria umida e caldissima (per il periodo) accumulata negli ultimi giorni in Val Padana generando violenti temporali con possibili grandinate. I fenomeni intensi saranno più probabili lungo la fascia che va dal settore orientale del Piemonte all'Emilia, abbracciando gran parte della Lombardia. Il maltempo colpirà comunque l'intero Nord e, dal pomeriggio, anche la Toscana.
Il divario sarà netto anche sul fronte termico. Dopo i record africani di maggio, assisteremo a un vero e proprio crollo delle temperature su buona parte della Pianura Padana: le massime si fermeranno sotto i 25°C, a Milano si faticherà a salire sopra i 22-23°C, riportandoci bruscamente al di sotto delle medie del periodo.
Questa distribuzione asimmetrica del meteo favorirà invece il resto del Paese. Al netto di qualche velatura di passaggio, su gran parte del Centro e su tutto il Meridione dominerà un bel sole. La Festa della Repubblica trascorrerà all'insegna di un clima estivo, con i termometri che sfioreranno agevolmente i 30°C.
L'instabilità del 2 giugno sarà poi solo l'inizio di una fase meteorologica decisamente turbolenta, che decreterà la fine della Prima Ondata di Calore del 2026: mercoledì altri rovesci si sposteranno verso il Nord-Est e il Centro Italia, raggiungendo in parte anche Campania e Puglia, e smorzando il caldo anche al Sud.
Dopo una breve tregua al giovedì, da venerdì al weekend nuovi rovesci e temporali torneranno a colpire la Penisola, accanendosi in particolar modo, ancora una volta, sulle regioni del Nord.
In conclusione, dopo un finale di Maggio che ci aveva illusi con un assaggio di Estate esagerata e rovente, Giugno inizia all'insegna di frequenti temporali e temperature sotto media.
NEL DETTAGLIO
Martedì 2. Al Nord: forti temporali su Alpi e pianure. Al Centro: sole prevalente, rovesci in Appennino e Toscana. Al Sud: qualche rovescio sulle Isole Maggiori interne, sole e caldo altrove.
Mercoledì 3. Al Nord: instabilità sul Triveneto. Al Centro: tempo instabile, specie su adriatiche. Al Sud: rovesci in Campania e Puglia, meglio altrove.
Giovedì 4. Al Nord: temporaneo miglioramento. Al Centro: temporaneo miglioramento. Al Sud: temporaneo miglioramento.
Tendenza: da venerdì nuove precipitazioni soprattutto al Nord.

(Adnkronos) - L'Iran non ha ancora risposto alla proposta di accordo finale con gli Stati Uniti, volta a porre fine al conflitto tra i due Paesi, e le discussioni sul testo definitivo sono ancora in corso a Teheran, secondo quanto riferito a Mehr News da una fonte vicina al team negoziale iraniano. La fonte ha dichiarato che l'Iran sta esaminando la proposta con cautela a causa di quella che considera una storia di inadempienze da parte degli Stati Uniti e di una radicata sfiducia nei loro confronti. "Sulla base delle esperienze precedenti, l'Iran è alla ricerca di benefici tangibili e concreti", ha affermato la fonte.
Intanto, secondo quanto riferito da Axios che cita fonti al corrente del colloquio, il presidente americano Donald Trump avrebbe riversato tutta la sua ira contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu per l'escalation militare in Libano, a causa della quale l'Iran ha minacciato di ritirarsi dai negoziati per la fine della guerra. "Sei un dannato pazzo - quello che Trump avrebbe detto a Netanyahu - Saresti in prigione se non fosse per me, ti sto salvando". E ancora, in un crescendo, "tutti ti odiano adesso, tutti odiano Israele per questo".
Trump ha poi esortato Israele e Hezbollah a cessare i combattimenti "per sempre", dopo aver affermato che entrambe le parti gli avevano promesso una tregua. Sul suo social network Truth Social, ha dichiarato che Hezbollah aveva "accettato di smettere di sparare contro Israele e i suoi soldati. Allo stesso modo, Israele ha accettato di smettere di sparare contro di loro. Vediamo quanto dura, speriamo per sempre!".

(Adnkronos) - Marco Rubio fa gli auguri agli italiani per l'80mo anniversario della Repubblica e definisce il nostro Paese "un partner solido e un amico". Il segretario di Stato americano ha rivolto “le più sentite congratulazioni al popolo italiano”, sottolineando il valore storico del legame tra i due Paesi e richiamando l’influenza delle tradizioni repubblicane di Roma nella formazione degli Stati Uniti. “Mentre gli Stati Uniti celebrano il loro 250° anniversario dell’indipendenza – ha affermato in una nota – onoriamo la profonda influenza che le tradizioni repubblicane di Roma hanno avuto sui nostri padri fondatori”.
Nel messaggio, Rubio evidenzia come il partenariato tra Washington e Roma continui a basarsi su valori condivisi: “Fede, libertà e stato di diritto”, principi che, secondo il segretario di Stato, rappresentano il fondamento della relazione bilaterale.
Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo dell’Italia sul piano internazionale e della difesa. Gli Stati Uniti, ha sottolineato Rubio, “plaudono al maggiore investimento dell’Italia nelle spese per la difesa” e apprezzano l’impegno del presidente del Consiglio Giorgia Meloni per la sicurezza marittima nello Stretto di Hormuz e per la stabilità del Medio Oriente.
Il capo della diplomazia americana ha inoltre ribadito l’apprezzamento di Washington per il sostegno italiano agli sforzi volti a porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina, così come per la cooperazione nel contrasto alle minacce alla sicurezza condivisa.
Rubio ha poi ricordato la presenza militare statunitense in Italia, ringraziando il Paese per l’ospitalità concessa a “quasi 30.000 membri delle forze armate statunitensi e alle loro famiglie”, distribuiti nelle principali basi sul territorio nazionale.
Sul piano economico e tecnologico, il segretario di Stato ha riconosciuto la “leadership italiana nel promuovere tecnologie critiche e nel costruire una base industriale resiliente in tutta Europa”, sottolineando come la cooperazione scientifica e industriale contribuisca a innovazione, occupazione e crescita reciproca.
“Che la nostra partnership possa continuare a prosperare. Buon 80° anniversario”, ha concluso Rubio, riaffermando la solidità del legame transatlantico tra Italia e Stati Uniti.

(Adnkronos) - Si celebra oggi, 2 giugno 2026, l'80esimo anniversario della Festa della Repubblica. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accolto dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha deposto una corona d’alloro sulla Tomba del Milite Ignoto. Come da tradizione, il momento solenne è stato accompagnato dal sorvolo delle Frecce Tricolori, che hanno attraversato il cielo di Roma lasciando la caratteristica scia verde, bianca e rossa.
Alla cerimonia sono presenti le più alte cariche dello Stato: i presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il presidente della Corte costituzionale, Giovanni Amoroso. Il Capo dello Stato ha passato in rassegna il picchetto interforze schierato davanti al Vittoriano. A fare da sfondo alla cerimonia, un grande telone bianco con il logo della Repubblica italiana, installato davanti all’Altare della Patria per coprire i cantieri aperti nell’area di Piazza Venezia.
"Sono trascorsi ottant’anni da quel 2 giugno del 1946 che segnò il compimento, da parte degli italiani, di un atto di libertà senza precedenti”, dice il presidente Mattarella in un messaggio al capo di stato maggiore della Difesa Luciano Portolano. “Non celebriamo oggi solamente una ricorrenza storica, ma un momento di alto significato che rinnova l’impegno collettivo all’affermazione, alla tutela e alla piena attuazione dei valori che costituiscono il fulcro della nostra Costituzione, “casa comune” che garantisce la vita della nostra comunità nazionale, i nostri diritti, richiamandoci al contempo ai nostri doveri di solidarietà”.
“Con il suffragio universale, donne e uomini, insieme per la prima volta, decisero di lasciarsi alle spalle le macerie della guerra e le nefandezze di un regime oppressivo e totalitario, per avviare la ricostruzione di un Paese libero, democratico, repubblicano”. Lo dice il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione della festa della Repubblica, in un messaggio al capo di stato maggiore della Difesa Luciano Portolano.
“Nell’ottantesimo anniversario della Repubblica, onoriamo la memoria dei militari che, con i Gruppi di Combattimento, reparti che, con abnegazione e valore combatterono nella Guerra di Liberazione, furono tra i protagonisti della rinascita d’Italia, restituendo alla nazione onore e libertà”.
“Le difficoltà e i rischi che attraversano oggi la nostra sicurezza e il nostro benessere vanno affrontati con fermezza. Non potrà esservi vera pace fino a quando permarranno focolai di minaccia e non potrà esservi vero benessere se anche soltanto una parte dell’umanità sarà costretta a vivere nella precarietà -prosegue il capo dello Stato-. L’Italia, con l’Europa, è impegnata nel ripristino del valore delle regole nella vita della comunità internazionale, per uscire da una fase di permanente conflittualità, nell’edificazione di una nuova effettiva sicurezza per tutti i popoli”.
“Le Forze Armate italiane, pilastro della Repubblica e presidio dei principi alla base della pacifica convivenza tra i popoli, sono chiamate a concorrere al raggiungimento di questo obiettivo. È con questi sentimenti, nel ricordo di quanti hanno fatto sacrificio della vita per l’indipendenza e la libertà della Patria, che insieme a tutto il popolo italiano stringo idealmente in un affettuoso abbraccio i militari di ogni ordine e grado, rinnovando loro la gratitudine per l’impegno profuso, con l’augurio più fervido. Viva le Forze Armate, viva la Repubblica”, conclude Mattarella.
"Oggi celebriamo gli ottant’anni della Repubblica Italiana. Una ricorrenza che non rappresenta soltanto una data storica, ma racconta il cammino che gli italiani hanno saputo costruire insieme: con storie di sacrificio, coraggio, unità, solidarietà e impegno, generazione dopo generazione. Perché sono certo le grandi storie, ma anche - e forse soprattutto - le piccole scelte quotidiane ad aver fatto dell'Italia la straordinaria Nazione che è oggi", ha scritto sui social la premier Meloni. "Ottant’anni di Repubblica, di libertà e di partecipazione ci rendono orgogliosi e riconoscenti verso chi ci ha preceduto e ha contribuito a edificare le fondamenta della nostra comunità nazionale. Ma, allo stesso tempo, ci ricordano la responsabilità che ciascuno di noi ha nel custodire e rafforzare ogni giorno questo patrimonio, al servizio della Patria e delle generazioni future. Buona Festa della Repubblica. Buon 2 giugno" conclude la presidente del Consiglio.

(Adnkronos) - Nessun danno a persone o cose per la forte scossa di terremoto di magnitudo 6.2 che poco dopo la mezzanotte del 2 giugno ha colpito la Calabria e in gran parte del Sud Italia. Il sisma, registrato al largo della costa tirrenica calabrese, è stato avvertito distintamente da Cosenza a Reggio Calabria, spingendo molti cittadini a lasciare le proprie abitazioni per la paura.
Dopo ore di verifiche e controlli, arrivano però notizie rassicuranti dai vigili del fuoco. Gli interventi effettuati hanno riguardato due aperture di porta nella provincia di Cosenza e verifiche tecniche su abitazioni civili a Catanzaro e Cittanova. Nessuna delle ispezioni ha evidenziato problemi strutturali o situazioni di pericolo. "Non sono state segnalate criticità rilevanti né danni a persone o strutture", fanno sapere i vigili del fuoco, sottolineando che non sono emerse problematiche statiche negli edifici controllati. La situazione, spiegano, resta sotto costante monitoraggio da parte delle strutture operative del Corpo nazionale.
La scossa, localizzata a circa 250 chilometri di profondità, è stata percepita anche in Campania, Sicilia, Basilicata e Puglia, generando apprensione tra la popolazione ma senza conseguenze significative.
“La doppia scossa di terremoto è sorta sul versante tirrenico, molto in profondità, ma è stata forte al punto di spaventare tanti concittadini che l’hanno chiaramente avvertita sul nostro versante ionico”, ha scritto sui social il sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi, confermando di essere in contatto costante con il distaccamento dei vigili del fuoco. Secondo il primo cittadino, al momento non risultano “segnalazioni importanti o gravi criticità, solo qualche allarme scattato e tanta paura”.
Nel suo messaggio, il sindaco ha anche denunciato la circolazione di immagini false sui social: “Girano alcune foto di colonne crollate o altri danni importanti, mi sono recato sui posti accertandomi che siano false. Purtroppo gli imbecilli non mancano nemmeno in queste occasioni delicate e importanti”.
"Stanotte abbiamo 'ballato' un tantino, ma non ci sono segnalazioni di danni a cose o persone", afferma all'Adnkronos, Vincenzo Pellegrino, sindaco di Amantea. "A parte un po' di paura, com'è normale e fisiologico che sia nei casi di eventi imprevisti, la situazione è sotto controllo e non sono state rilevate particolari criticità", assicura Pellegrino.

(Adnkronos) - Caccia alle semifinali al Roland Garros 2026. Oggi, lunedì 1 giugno, Joao Fonseca sfida Jakub Mensik - in diretta tv e streaming - nei quarti di finale dello Slam di Parigi. Il tennista brasiliano arriva al match dopo aver eliminato Pavlovic, Prizmic, Djokovic e Ruud, mentre il ceco Draguet, Navone, De Minaur e Rublev.
La sfida tra Fonseca e Mensik è in programma oggi, lunedì 1 giugno, alle ore 20.15, con il match che è fissato nella sessione serale del Philippe-Chatrier. I due tennisti si sono affrontati in un solo precedente, nelle Next Gen del 2024, quando Fonseca si impose in cinque set.
Le partite del Roland Garros saranno trasmesse in diretta televisiva e in esclusiva sui canali Eurosport, visibili tramite smart tv. I match saranno quindi disponibili, anche in streaming, su HBO Max, Discovery+, Dazn, TimVision e Prime Video Channels.

(Adnkronos) - Si sono concluse nel peggiore dei modi le ricerche del ragazzo di 17 anni scomparso nel pomeriggio lungo il torrente Chisone, nel territorio di Pinerolo. Il corpo del giovane è stato ritrovato nella tarda serata di ieri dai Vigili del Fuoco di Torino, a circa 600 metri a valle del Ponte San Martino.
Secondo le prime ricostruzioni, il ragazzo si trovava sulla riva del torrente insieme ad alcuni amici quando è stato improvvisamente trascinato dalla forza della corrente. L’allarme è scattato immediatamente e le operazioni di ricerca sono partite dal punto dell’ultimo avvistamento.
Per ore decine di soccorritori hanno battuto il corso d’acqua e le sue sponde nella speranza di ritrovarlo in vita. In campo sono intervenute le squadre dei Vigili del Fuoco di Pinerolo, il nucleo SAF (Speleo Alpino Fluviale) di Torino, i sommozzatori trasportati dall’elicottero Drago del Reparto Volo Piemonte, il Nucleo Cinofili regionale e il Soccorso Alpino. Le autorità stanno ora ricostruendo con precisione la dinamica dell’accaduto.

(Adnkronos) - Caldo record e cambio armardio: un'operazione spesso rimandata, ma che le temperature estive rendono ormai una necessità. In questa corsa a liberare t-shirt e abiti leggeri, Pulsee Luce e Gas suggerisce come trasformare questa incombenza in un’opportunità concreta di risparmio energetico.
L’obiettivo è proprio quello di dimostrare come anche un’attività fatta quasi di corsa, come il cambio armadio imposto dal caldo, possa diventare un’occasione per agire con maggiore consapevolezza. Un'analisi di Pulsee sui consumi reali dei propri clienti offre un dato interessante: durante i mesi più caldi, i consumi legati all’utilizzo di elettrodomestici per il lavaggio (-17,5%) diminuiscono in modo naturale. Come mai? Con l’arrivo dell’estate i lavaggi a pieno carico sono meno frequenti e vengono fatti a basse temperature. Un'inclinazione al risparmio che, con il giusto metodo, può essere ulteriormente ottimizzata.
Sono cinque i consigli di Pulsee Luce e Gas per un cambio armadio e per prepararsi all’estate a prova di caldo e di sprechi. 1) Lavare con intelligenza (e a pieno carico). Concentrare i bucati in un unico momento, utilizzando la lavatrice sempre a pieno carico. Prediligere i cicli di lavaggio a basse temperature (30-40°C): sono perfetti per rinfrescare i capi estivi e riducono il consumo energetico fino al 70% rispetto ai lavaggi ad alte temperature.
2) Stirare 'in serie'. Se non si può fare a meno di stirare, raggruppare più capi e farlo in un'unica sessione. Il ferro da stiro consuma la maggior parte dell'energia per raggiungere la temperatura; ottimizzare il processo evita di sprecare elettricità e di surriscaldare ulteriormente la casa. 3) Fare luce sul guardaroba con i led. Approfittare del momento in cui l'armadio è più vuoto per fare un check-up dell'illuminazione. Se si hanno ancora vecchie lampadine, sostituirle con alternative a led: consumano fino all'85% in meno, durano di più e non generano calore.
4) Prendere il controllo per risparmiare. Per trasformare le buone abitudini in un risparmio tangibile è fondamentale avere il pieno controllo della propria energia. Strumenti digitali semplici e intuitivi come Energimetro di Pulsee nascono proprio per rendere ogni scelta, anche la più piccola, un'azione efficace. Accessibile via app, permette di monitorare l'assorbimento dei singoli elettrodomestici, aumentando la consapevolezza e aiutando a tagliare gli sprechi per un risparmio che può arrivare fino al 10% annuo.
5) Preparare la casa al caldo (e al climatizzatore). Il cambio armadio è solo il primo passo. I dati Pulsee mostrano che con il caldo i consumi per la climatizzazione possono raggiungere picchi del +30%. Giocare quindi d'anticipo: schermare le finestre con tende da esterno o persiane durante le ore più calde per mantenere la casa fresca e ridurre il bisogno di accendere l'aria condizionata. Pulire anche i filtri del condizionatore per garantirne la massima efficienza dopo la pausa invernale. Ricordare che spesso il vero nemico del comfort è l'umidità, non solo il caldo: prima di abbassare la temperatura, scegliere la funzione 'deumidificatore'. Consuma notevolmente meno e spesso è sufficiente a garantire il benessere, con un impatto più leggero sulla bolletta.

(Adnkronos) - Quarti di finale al Roland Garros 2026. Oggi, martedì 2 giugno, Alexander Zverev sfida Rafa Jodar - in diretta tv e streaming - per un posto nella semifinale dello Slam di Parigi. Il tedesco arriva al match dopo aver eliminato Bonzi, Machac, Halys e De Jong, mentre Jodar ha superato Kovacevic, Duckworth, Michelsen e Carreno Busta.
La sfida tra Zverev e Jodar è in programma oggi, martedì 2 giugno, alle ore 16 circa. I due tennisti non si sono mai incontrati in carriera, con quello di Parigi che sarà quindi il loro primo precedente.
Le partite del Roland Garros saranno trasmesse in diretta televisiva e in esclusiva sui canali Eurosport, visibili tramite smart tv. I match saranno quindi disponibili, anche in streaming, su HBO Max, Discovery+, Dazn, TimVision e Prime Video Channels.

(Adnkronos) - Nuova ondata di attacchi della Russia contro l'Ucraina. Nella notte tra l'1 e il 2 giugno, le forze di Putin hanno lanciato un massiccio raid aereo con missili e droni, uno dei più violenti dall'inizio della guerra, contro diverse città ucraine, causando almeno 11 morti e 105 feriti in tutto il Paese. Le aree più colpite risultano essere la capitale Kiev e la città di Dnipro, nel centro del Paese.
A Kiev il bilancio provvisorio è di almeno quattro vittime e 58 feriti, tra cui due bambini, secondo quanto riferito dal sindaco Vitali Klitschko. A Dnipro, invece, le autorità locali hanno segnalato sei morti e 36 feriti.
L'aeronautica militare ucraina ha dichiarato che le forze russe hanno lanciato 73 missili da crociera, balistici e ipersonici, oltre a 656 droni d'attacco. Di questi, 40 missili e 602 droni sono stati abbattuti o intercettati. Secondo quanto riportato, trenta missili balistici, tre missili da crociera e 33 droni d'attacco hanno colpito 38 località.
Le prime esplosioni sono state udite a Kiev intorno all'1.30 ora locale, poco prima dell'attivazione dell'allarme aereo. Nuove ondate di esplosioni sono state registrate alle 2.15, alle 4 e alle 7.20 del mattino, accompagnate da brevi interruzioni dell'energia elettrica in alcune zone della città.
Particolarmente grave la situazione nel distretto Podilskyi della capitale, dove un edificio residenziale di nove piani è crollato dopo quello che le autorità definiscono un attacco "double tap", una tattica che prevede un secondo bombardamento sulla stessa area poco dopo il primo. Secondo Klitschko, diverse persone potrebbero essere ancora intrappolate sotto le macerie. "Nel distretto Podilskyi diverse automobili hanno preso fuoco a seguito dell'attacco. In un altro punto della zona, i detriti di un missile sono caduti sul tetto di un edificio provocando un incendio e la rottura delle finestre", ha dichiarato Tymur Tkachenko, capo dell'Amministrazione militare della città di Kiev.
Danni sono stati segnalati anche a edifici residenziali di 15 e 24 piani nel distretto Solomianskyi. Nel quartiere Obolonskyi, invece, i frammenti di un drone sono precipitati nei pressi di una scuola materna, mentre un incendio è divampato in un cantiere edile.
Altri incendi sono scoppiati nei distretti Darnytskyi e Shevchenkivskyi dopo la caduta di detriti su stazioni di servizio, mentre nel quartiere Sviatoshynskyi è stato colpito un edificio commerciale. Nel distretto Shevchenkivskyi le fiamme hanno interessato il secondo e il terzo piano di una struttura commerciale.
Segnalati inoltre incendi di automobili e danni esterni a una clinica medica nel distretto Holosiivskyi. Le autorità hanno riferito anche del crollo parziale di un business center.
L'attacco ha interessato anche diverse località dell'oblast di Kiev. Le autorità regionali hanno segnalato danni ad abitazioni, a un magazzino e a un edificio non residenziale nelle aree di Bucha e Vyshhorod. Il governatore regionale Mykola Kalashnyk ha riferito che tre persone sono rimaste ferite.
A Kharkiv, diversi quartieri della città sono stati colpiti da droni e missili, come riportato dal sindaco Ihor Terekhov . Si segnalano danni a edifici residenziali a più piani, veicoli ed edifici amministrativ
A Dnipro, immagini e video diffusi sui social mostrano edifici di pochi piani parzialmente crollati. Secondo il governatore regionale Oleksandr Hanzha, almeno 23 dei feriti hanno dovuto essere ricoverati in ospedale, tra cui una ragazza di 13 anni. Il sindaco Borys Filatov ha dichiarato che 49 edifici residenziali hanno riportato danni e che sette risultano "praticamente completamente distrutti".
Anche Kharkiv è finita nel mirino delle forze russe. Il sindaco Ihor Terekhov ha riferito che diversi droni e missili hanno colpito più distretti della città, causando danni a edifici residenziali multipiano, veicoli e strutture amministrative. Dieci persone sono rimaste ferite. In totale, 10 persone sono rimaste ferite nell'attacco.
Durante l'attacco, l'Aeronautica militare polacca ha fatto sapere di aver fatto decollare velivoli polacchi e alleati per monitorare e proteggere lo spazio aereo del Paese.
L'offensiva arriva dopo giorni di allerta da parte delle autorità ucraine. Già il 29 maggio il presidente Volodymyr Zelensky aveva avvertito che, secondo informazioni dell'intelligence, la Russia stava preparando un nuovo attacco su larga scala contro l'Ucraina. Nei giorni successivi il leader ucraino aveva ribadito l'invito alla popolazione a seguire le allerte aeree e a mantenere alta la vigilanza.
Alla vigilia del raid del 2 giugno, Zelensky aveva nuovamente lanciato l'allarme, sostenendo che Mosca stesse preparando un massiccio bombardamento e che le difese aeree ucraine fossero operative 24 ore su 24, compatibilmente con le risorse disponibili.
Le minacce russe erano aumentate nelle ultime settimane. Il ministro degli Esteri di Mosca, Sergey Lavrov, aveva dichiarato al segretario di Stato americano Marco Rubio che la Russia avrebbe potuto colpire i cosiddetti "centri decisionali" ucraini, invitando gli Stati Uniti a valutare l'evacuazione della propria ambasciata a Kiev. Anche il ministero degli Esteri russo aveva consigliato ai cittadini stranieri e ai diplomatici di lasciare la capitale, senza che tuttavia le ambasciate occidentali procedessero a evacuazioni.
L'escalation segue il massiccio attacco lanciato dalla Russia il 24 maggio, quando furono impiegati circa 90 missili e 600 droni contro Kiev e altre aree del Paese. In quell'occasione vennero colpiti anche edifici simbolici della capitale, tra cui la sede del governo, il ministero degli Esteri, il Teatro dell'Opera di Kiev e il Museo di Chernobyl. Il bilancio fu di quattro morti e quasi cento feriti in tutta l'Ucraina.

(Adnkronos) - La Repubblica Italiana festeggia 80 anni. Il 2 giugno 1946 si svolse il referendum sulla forma istituzionale dello Stato, che con il voto popolare condusse alla nascita della Repubblica e alla elezione di un’Assemblea Costituente, a conclusione di un complesso periodo di transizione segnato dalle azioni di movimenti e partiti antifascisti e dall'avanzata degli alleati in un Paese diviso e devastato dalla guerra. Gli italiani, e per la prima volta le italiane, convocati alle urne per scegliere tra Repubblica e Monarchia e per eleggere i deputati dell’Assemblea Costituente cui spetterà il compito di redigere la nuova carta costituzionale, furono chiamati a cooperare alla fondazione di una idea di cittadinanza repubblicana che trovò nella Costituzione una delle massime espressioni.
Esaurito il ventennio di dittatura fascista, per la prima volta la società italiana viveva l’esperienza di libere elezioni a suffragio universale maschile e femminile, seppure in un Paese allora ancora profondamente diviso sulla questione istituzionale. Esisteva una spaccatura profonda, fortemente disegnata su basi geografiche, tra il Nord a maggioranza repubblicana ed il Sud a maggioranza monarchica, nonostante che gli eventi dell’ultimo ventennio - e in particolare la sconfitta, il proclama di armistizio reso noto l’8 settembre 1943 dal capo del governo Pietro Badoglio, la fuga dalla Capitale dei vertici militari, dello stesso Badoglio, del Re Vittorio Emanuele III e di suo figlio Umberto, lo stato delle forze armate italiane lasciate allo sbando, la guerra civile che divideva l’Italia - avessero oramai reso improrogabile la scelta di una profonda cesura con il passato.
La questione istituzionale emergeva con forza e imponeva l’esigenza di superare drasticamente un modello politico-culturale che affidava alla continuità dinastica della monarchia sabauda la tutela ed il mantenimento dei valori nazionali più tradizionali e conservatori. Il 9 maggio 1946 il re Vittorio Emanuele III (cui si imputava la responsabilità di avere consentito l'avvento del fascismo) abdicò in favore del figlio Umberto, già nominato Luogotenente nel giugno 1944. Una decisione rivelatasi sin dal suo nascere tardiva e assolutamente inadeguata rispetto alle aspettative dei partiti aderenti al Comitato di Liberazione Nazionale.
Fu questo il periodo in cui un anelito di libertà e progresso si andò diffondendo in Italia. Cancellate le 'leggi fascistissime' - che avevano consentito la liquidazione di tutti i partiti all’infuori di quello fascista, lo scioglimento dei sindacati socialisti e cattolici, la soppressione della libertà di stampa, fino alla trasformazione di fatto dell’ordinamento giuridico del Regno d’Italia in uno stato autoritario -, risorsero le organizzazioni politiche e sindacali, i giornali si moltiplicarono con la creazione di nuove testate, le associazioni culturali ripresero vita.
L’affluenza al voto fu altissima. Nel 1946 gli aventi diritto al voto erano 28 milioni (28.005.449), i votanti furono quasi 25 milioni (24.946.878), pari all’89,08%. I voti validi 23.437.143, di questi 12.718.641 (pari al 54,27%) si espressero a favore della Repubblica, 10.718.502 (pari al 45,73%) a favore della Monarchia. I giornali, e il dato è confermato dai risultati diramati dal Ministero dell’Interno, registravano un’affluenza alle urne che di provincia in provincia variava dal 75% al 90% degli aventi diritto. Le donne ebbero un ruolo ed un peso determinanti, votarono infatti 12.998.131 donne, contro 11.949.056 di uomini.
Nella realtà, guardando alla concretezza dei numeri, la frattura dell’elettorato sulla questione istituzionale fu radicale. Le ragioni furono certamente fondate sulle incognite politiche e socio-economiche che la scelta repubblicana per molti rappresentava, ma anche legate alle disparità con cui la dura esperienza della guerra aveva toccato le diverse zone del Paese e i diversi strati della popolazione, oltre che dettate dal radicamento di una istituzione comunque identificata da molti con la propria idea di nazione.
Il passaggio dalla monarchia alla Repubblica avvenne in un clima di tensione, tra polemiche sulla regolarità del referendum, accuse di brogli, polemiche sulla stampa, ricorsi e reclami. In virtù dei risultati ed esaurita la valutazione dei ricorsi, il 18 giugno 1946 la Corte di Cassazione proclamò in modo ufficiale la nascita della Repubblica Italiana. L’Italia cessava di essere una monarchia e diventava una Repubblica.
Il 2 giugno 1946 gli italiani votarono anche per l’Assemblea costituente. Il risultato elettorale vide l’affermazione dei tre grandi partiti di massa: la Democrazia cristiana conquistava la maggioranza relativa dell’Assemblea (35,21 %), mentre il Partito socialista e il Partito comunista raggiungevano insieme il 39,61 %. I tre maggiori partiti ottenevano complessivamente circa il 75% dei suffragi. Si affermavano le forze politiche legate alla tradizione popolare del movimento cattolico e del movimento socialista. Le elezioni evidenziavano anche il massiccio ridimensionamento delle forze di ispirazione liberale, che sino all’avvento del fascismo avevano dominato la vita politica nazionale.
Già all’inizio del 1945, con il Paese diviso dalla Linea Gotica ed il Nord sottoposto all’occupazione tedesca, il Governo Bonomi aveva emanato un decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne (decreto legislativo luogotenenziale 2 febbraio 1945, n.23), in risposta alla forte mobilitazione delle associazioni femminili interessate al voto : il Comitato femminile della Democrazia Cristiana - Cif, l’Unione Donne Italiane - Udi, il Gruppo femminile del Partito Repubblicano, la Federazione Italiana Laureate Diplomate Istituti Superiori – Fildis, i Gruppi femminili degli altri partiti aderenti al Comitato di Liberazione Nazionale.
In realtà il voto del 2 giugno costituiva il punto di approdo di un processo di transizione che in Italia si era avviato già a partire dalla caduta del fascismo, il 25 luglio 1943. Il processo di liberazione dalla occupazione tedesca e la ripresa democratica con i governi del Cln (Comitato di Liberazione Nazionale) che guidarono il Paese fin dalla primavera del 1944, vennero subito a coagularsi attorno ai due obiettivi fondamentali : la soluzione della questione istituzionale e l’approvazione della nuova Costituzione da parte di un’assemblea liberamente eletta.
In un primo momento, il 25 giugno 1944, pochi giorni dopo la liberazione di Roma, il governo Bonomi stabiliva che alla fine della guerra sarebbe stata eletta a suffragio universale, diretto e segreto, un’assemblea Costituente per scegliere la forma dello Stato e dare al Paese una nuova costituzione (DLLgt 151\ 1944).
Successivamente, il 16 marzo 1946, il governo De Gasperi, dopo aver sancito il suffragio universale e riconosciuto il diritto di voto alle donne, integrava e modificava la normativa precedente, limitando i poteri dell’Assemblea Costituente alla stesura della nuova Carta fondamentale, affidando ad un referendum popolare la decisione sulla forma istituzionale dello Stato ed aggiungendo che, qualora la maggioranza degli elettori votanti si fosse pronunziata a favore della Repubblica, l’Assemblea Costituente, come suo primo atto, avrebbe eletto il Capo Provvisorio dello Stato (DLLgt 98\1946). Nello stesso giorno il Governo definiva le norme che regolavano le votazioni per il referendum e l’Assemblea Costituente da eleggersi con sistema proporzionale. La legge elettorale del 23 aprile 1946 suddivideva l’Italia in 32 collegi elettorali, nei quali eleggere 573 deputati (in realtà ne sarebbero stati eletti 556, poiché non vennero effettuate elezioni nell’area di Bolzano e nel collegio Trieste e Venezia Giulia – Zara, ancora sottoposte alla giurisdizione del Governo Militare Alleato), e affidava alla Corte di Cassazione il controllo e la proclamazione dei risultati.
È in questo clima che maturò la concessione del voto alle donne e il 2 giugno 1946 tutte le donne italiane poterono recarsi alle urne ed essere elette in elezioni politiche. Sui banchi dell’Assemblea Costituente sedettero le ventuno “prime parlamentari”, denominate, allora, “Madri Costituenti”, assai attente a non deludere le speranze delle italiane, comprese le aspettative delle donne che da partigiane, staffette, antifasciste avevano contribuito alla Liberazione.
Delle Costituenti, nove provenivano dalla Dc (Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter Jervolino, Maria Federici Agamben, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Maria Nicotra Verzotto, Vittoria Titomanlio), nove dal Pci (Adele Bej Ciufoli, Nadia Gallico Spano, Nilde Jotti, Teresa Mattei, Angiola Minella Molinari, Rita Montagnana Togliatti, Teresa Noce Longo, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi), due dal Psiup (Lina Merlin e Bianca Bianchi) ed una dal partito dell’Uomo Qualunque (Ottavia Penna Buscemi). Cinque di loro sarebbero entrate nella “Commissione dei 75”, incaricata di scrivere la Carta costituzionale : Maria Federici, Angela Gotelli, Lina Merlin, Teresa Noce e Nilde Jotti. Trent’anni più tardi, Nilde Jotti sarebbe stata la prima donna a ricoprire, per tre legislature, dal 1979 al 1992, la carica di presidente della Camera dei deputati, una delle cinque più alte cariche dello Stato mai ricoperte precedentemente da una donna.
“E le italiane – avrebbe scritto la democristianaTina Anselmi, ricordando il 2 giugno - fin dalle prime elezioni, parteciparono in numero maggiore degli uomini, spazzando via le tante paure di chi temeva che fosse rischioso dare a noi il diritto di voto perché non eravamo sufficientemente emancipate. Non eravamo pronte. Il tempo delle donne è stato sempre un enigma per gli uomini. E tuttora vedo con dispiacere che per noi gli esami non sono ancora finiti. Come se essere maschio fosse un lasciapassare per la consapevolezza democratica!”.
I giorni, estremamente confusi e drammatici, immediatamente successivi alla proclamazione dei risultati del referendum, videro l’assunzione da parte di Alcide De Gasperi dei poteri di Capo provvisorio dello Stato (nella notte fra il 12 ed il 13 giugno), la partenza di Umberto II dall’Italia per l’esilio in Portogallo (il 13 giugno) e la proclamazione definitiva dei risultati da parte della Corte di Cassazione (il 18 giugno).
“Il Consiglio dei Ministri – si legge nel comunicato redatto in chiusura della seduta del 10 giugno - riafferma che la proclamazione dei risultati del Referendum, fatta il 10 giugno dalla Corte di Cassazione nelle forme e nei termini dell’art. 17 del Decreto Legislativo Luogotenenziale 23 aprile 1946, n. 219, ha portato automaticamente alla instaurazione di un regime transitorio durante il quale, fino a quando l’Assemblea Costituente non abbia nominato il Capo provvisorio dello Stato, l’esercizio delle funzioni del Capo dello Stato medesimo spetta “ope legis” al Presidente del Consiglio in carica. Tale situazione costituzionale, creata dalla volontà sovrana del popolo nelle forme previste dalle leggi luogotenenziali, non può considerarsi modificata dalla comunicazione odierna di Umberto II al Presidente del Consiglio. Il Governo, sapendo di poter contare sul senso di responsabilità di tutti gli organi dello Stato, rinnova il suo appello ai cittadini perché, nel momento attuale, decisivo per le sorti del Paese all’interno come nei rapporti internazionali, lo sorreggano concordemente con la loro vigile disciplina e il loro operante patriottismo, nel compito di assicurare la pacificazione e l’unità nazionale”.
Il 25 giugno 1946 iniziarono anche i lavori dell'Assemblea Costituente, la quale, il 28, elesse Enrico De Nicola – giurista, esponente della cultura politica liberal-democratica e presidente della Camera dal 1920 al 1923 - a Capo provvisorio dello Stato e circa quindici giorni dopo votò la fiducia al secondo governo De Gasperi, sostenuto dai tre maggiori partiti (Dc, Pci, Psi).

(Adnkronos) - Flavio Cobolli, Matteo Berrettini, Matteo Arnaldi: 3 italiani ai quarti di finale del Roland Garros sono un record, con la certezza di un azzurro in semifinale visto il 'derby dei Matteo' in arrivo nel prossimo round. Il tricolore monopolizza la parte alta del tabellone del singolare maschile: i 3 rappresentanti dell'Italtennis hanno fatto strada nella sezione del main draw 'abbandonata' da Jannik Sinner al secondo turno.
Il lunedì straordinario si apre con lo show di Cobolli, testa di serie numero 10. Il romano supera in 4 set lo statunitense Zachary Svajda, numero 85 del ranking, 6-2, 6-3, 6-7 (3-7), 7-6 (7-5) e arriva tra i 'last 8', eguagliando il risultato ottenuto un anno fa a Wimbledon. "Me la sono fatta sotto a un certo punto...", dice Cobolli - ora virtualmente numero 11 del mondo - riavvolgendo il nastro del quarto set: avanti 5-1, spreca un match point sul 5-4 e deve chiudere i conti al tie-break. "Sono felice, fisicamente sto benissimo. Non avrei avuto problemi nemmeno a giocare il quinto set. La tensione era alta, fisicamente ho speso molto ma sto bene. Ho avvertito tensione nel momento più complesso, ho giocato un tennis che non è proprio il mio e ho pagato un po' il dazio", aggiunge. Ora, nei quarti, lo aspetta il canadese Felix Auger-Aliassime, numero 4 del tabellone. Cobolli ha vinto entrambi i confronti diretti disputati, entrambi sul cemento.
Il pomeriggio prosegue con il nuovo show di Matteo Berrettini. Il 30enne romano 'vendica' Sinner, piegando l'argentino Juan Manuel Cerundolo per 6-3, 7-6 (7-2), 7-6 (8-6). Un break decide il primo set, mentre il secondo parziale arriva al tie-break senza scossoni nei turni di servizio. Berrettini vola 6-2 e chiude il parziale con un delizioso rovescio tagliato. Nel terzo set, nonostante una condizione non ottimale,
Cerundolo detta il ritmo del gioco: break e Berrettini deve inseguire. L'azzurro ricuce il gap, epilogo ancora al tie-break. Cerundolo scappa sul 6-3, Berrettini cancella 3 set point (2 sul servizio del rivale) e ribalta la situazione: 5 punti di fila, 8-6 e quarti di finale che certificano la rinascita. "Avete visto l'esultanza alla fine del match. Ero gasato, felice: è stato un incontro durissimo, nel terzo set ero indietro ma ho lottato. Sono orgoglioso di me", dice. "Ricordo quanto fossi triste" per gli infortuni degli ultimi anni. "Sono ancora un signor giocatore, me lo dico da solo", aggiunge sorridendo.
Nei quarti, Berretti se la vedrà con Matteo Arnaldi, protagonista di un'ennesima maratona vincente. Il ligure piega lo statunitense Frances Tiafoe, testa di serie numero 19, con un'autentica impresa: 7-6 (7-5), 6-7 (5-7), 3-6, 7-6 (7-5), 6-4 in oltre 5 ore. Arnaldi, che avvicinerà la 50esima posizione nel ranking, risorge nel quarto set: sotto 4-1, dopo aver subìto due break, torna in corsa con una rimonta strepitosa, impreziosita da una serie di recuperi al limite del miracoloso. Al tie-break Arnaldi tira fuori nuove energie e rinvia il verdetto al set decisivo.
Nel quinto game, l'azzurro piazza il break e allunga (4-2). Tiafoe non molla e recupera (4-4). Sembra un match di boxe con pugili sfiniti, Arnaldi piazza una serie di colpi prendendosi un break a zero (5-4) e chiudendo i conti dopo oltre 5 ore e 20: vola ai quarti, ora il derby con Berrettini.

(Adnkronos) - Una violenta scossa di terremoto di magnitudo 6.2 è stata registrata nel Sud Italia poco dopo la mezzanotte, oggi 2 giugno. Secondo l'Ingv, il sisma si è verificato a 250 km di profondità al largo della costa della Calabria nord occidentale nel Cosentino, ma è stata avvertita anche in Puglia e in Sicilia come testimoniano i centinaia di messaggi degli utenti sui social.
A quanto apprende l'Adnkronos, non ci sarebbero state fino ad ora segnalazioni di danni, ma solo qualche telefonata da parte di cittadini spaventati. I vigili del fuoco al momento sono comunque impegnati in una ricognizione per valutare eventuali danni soprattutto nella zona del Tirreno cosentino.

(Adnkronos) - Una violenta scossa di terremoto di magnitudo 6.2 è stata registrata nel Sud Italia poco dopo la mezzanotte, oggi 2 giugno. Secondo l'Ingv, il sisma si è verificato a 250 km di profondità al largo della costa della Calabria nord occidentale nel Cosentino, ma è stata avvertita anche in Puglia e in Sicilia come testimoniano i centinaia di messaggi degli utenti sui social.
La Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione civile "è in contatto con le loro strutture sul territorio", fa sapere il Dipartimento sui social. La scossa è stata "avvertita in gran parte del Sud", spiega la Protezione Civile, sottolineando che, anche se al momento non ci sono segnalazioni di danni, ci sono "verifiche in corso". Il Capo Dipartimento Fabio Ciciliano ha convocato l'Unità di Crisi a Roma per seguire la situazione.
A quanto apprende l'Adnkronos, non ci sarebbero state fino ad ora segnalazioni di danni ai vigili del fuoco che sono, comunque, impegnati in una ricognizione per valutare eventuali danni in particolare nella zona del Tirreno cosentino.
(Adnkronos) - Piogge sparse in arrivo già da oggi, martedì 2 giugno, al Nord e al Centro Italia. Il campo di alta pressione che ha dominato la penisola negli ultimi giorni inizia, infatti, a cedere gradualmente.
Le regioni del Nord saranno le più colpite dalla perturbazione atlantica con piogge diffuse, rovesci e temporali localmente forti, con grandine e raffiche di vento.
La Protezione Civile ha emesso un avviso di condizioni meteorologiche avverse. Per oggi è prevista allerta gialla sulla Provincia Autonoma di Bolzano, il Friuli-Venezia Giulia, il Veneto, la Lombardia, parte del Piemonte, l'Emilia-Romagna, l'Umbria e l'Abruzzo.
I fenomeni meteo previsti potrebbero causare criticità idrogeologiche e idrauliche. Per dettagli aggiornati consultare il bollettino nazionale di criticità e l'allerta sul sito ufficiale della Protezione Civile.
(Adnkronos) - Fratelli d'Italia cresce, il Pd cala, il Movimento 5 Stelle sale e Roberto Vannacci 'decolla' con Futuro Nazionale. E' il quadro del sondaggio Swg che oggi, lunedì 1 giugno, fotografa le intenzioni di voto per il Tg La7 in caso di elezioni. Fratelli d'Italia, ampiamente primo partito, guadagna lo 0,1% rispetto alla scorsa settimana e arriva al 28,2%. La formazione guidata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni aumenta il vantaggio rispetto al Pd della segretaria Elly Schlein. I dem cedono lo 0,2% e scendono al 22,3%. In ascesa il M5S di Giuseppe Conte, che cresce dello 0,3% e arriva al 13% netto.
Ai piedi del podio, frenata per Forza Italia che scende dal 7,4% al 7,2%. Passo avanti di Verdi e Sinistra dal 6,6% al 6,7%, mentre la Lega di Matteo Salvini scivola dal 6% al 5,8%. Alle spalle del Carroccio, continua l'ascesa di Futuro Nazionale: il partito di Roberto Vannacci guadagna un altro 0,3% e arriva al 4,6% prendendo decisamente il largo rispetto a Azione di Carlo Calenda (3,4%) e Italia viva di Matteo Renzi (2,4%). Più indietro +Europa (1,4%) e Noi Moderati (1,2%).

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(Adnkronos) - Matteo Arnaldi torna protagonista al Roland Garros 2026. Oggi, lunedì 1 giugno, il tennista azzurro affronta l'americano Frances Tiafoe - in diretta tv e streaming - negli ottavi di finale dello Slam di Parigi. Arnaldi arriva all'appuntamento dopo aver eliminato Griekspoor, Tsitsipas e Collignon, mentre Tiafoe ha superato Spizzirri, Hurkacz e Faria.
In caso di passaggio del turno Arnaldi sfiderà Matteo Berrettini.

(Adnkronos) - Matteo Arnaldi e Frances Tiafoe un set pari (7-6 6-7) negli ottavi di finale dello Slam di Parigi. Arnaldi arriva all'appuntamento dopo aver eliminato Griekspoor, Tsitsipas e Collignon, mentre Tiafoe ha superato Spizzirri, Hurkacz e Faria.
In caso di passaggio del turno Arnaldi sfiderà Matteo Berrettini.

(Adnkronos) - Matteo Arnaldi sotto 2 set a 1 contro Frances Tiafoe (7-6 6-7 3-6) negli ottavi di finale dello Slam di Parigi. Arnaldi arriva all'appuntamento dopo aver eliminato Griekspoor, Tsitsipas e Collignon, mentre Tiafoe ha superato Spizzirri, Hurkacz e Faria.
In caso di passaggio del turno Arnaldi sfiderà Matteo Berrettini.

(Adnkronos) - Matteo Arnaldi pareggia i conti e va 2 set pari contro Frances Tiafoe (7-6 6-7 3-6 7-6) negli ottavi di finale dello Slam di Parigi. Arnaldi arriva all'appuntamento dopo aver eliminato Griekspoor, Tsitsipas e Collignon, mentre Tiafoe ha superato Spizzirri, Hurkacz e Faria.
Ai quarti invece Flavo Cobolli e Matteo Berrettini.
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