
“Ho ascoltato il grido di dolore relativo ai numeri”, ancora bassi sia rispetto al corrispettivo italiano maschile che alla media europea, delle laureate in materie Stem. “È vero, bisogna incrementare il numero, ma quanto a qualità siamo a posto. Secondo me, le donne scienziate sono ormai anche più brave degli uomini, perché si impegnano di più, sono più eclettiche, sanno cogliere non soltanto l'essenza della loro professione, ma anche l'umanità, che non si discosta mai dalla capacità di fare bene il proprio lavoro”. Così il presidente del Senato, Ignazio La Russa, intervenendo a Roma durante l’inaugurazione della mostra fotografica “Una vita da scienziata – I volti del progetto #100esperte” di Fondazione Bracco, collocata nel prestigioso Corridoio dei Busti del Senato.
“Quindi grazie davvero, per quello che fate, per quello che siete, per quello che rappresentate e grazie per avere dato al Senato l'opportunità di poterlo sottolineare e ribadire - aggiunge - Conosco bene la dottoressa Diana Bracco e sono molto orgoglioso di poter ospitare un lavoro che, in qualche modo, è frutto della sua lungimiranza”.
Il presidente del Senato ha voluto infine ringraziare chi “questa mostra l'ha realizzata, Il fotografo, ma soprattutto la ‘materia prima’, le scienziate. Senza di loro non ci sarebbero state le fotografie e non ci sarebbe stata la mostra”.

“Stiamo attraversando una serie di sfide transnazionali, siamo di fronte a un salto tecnologico, con contingenze e contesti geopolitici molto complessi. In questo contesto, il tema delle competenze non è né elitario né voluttuario ma è strategico, per la comunità e per la nazione”. Lo ha detto Marta Schifone, deputata della Repubblica e promotrice della mostra fotografica “Una vita da scienziata – I volti del progetto #100esperte” di Fondazione Bracco presentata al Senato a Roma.
La mostra fa parte di “100 donne contro gli stereotipi”, un progetto avviato nel 2016 con l’obiettivo di combattere discriminazioni e stereotipi e dare voce alle donne in settori strategici quali la scienza, l’economia, la politica internazionale e le istituzioni culturali. Nata sette anni fa, la galleria fotografica, con gli scatti di Gerald Bruneau, è stata portata in numerose sedi italiane e internazionali, da Washington a Praga, da New York a Città del Messico, da Israele al Brasile.
“Non ci possiamo permettere di perdere talenti - prosegue - anzi, dobbiamo coltivarli. Esiste un profondo divario di genere nella scelta delle materie tecnico scientifiche, le cosiddette materie Stem. Il rafforzamento della partecipazione femminile al mercato del lavoro e a questi ambiti è cruciale. C'è quindi bisogno di far passare questo messaggio: la scienza, oltre ad essere bellissima, è anche carica di opportunità nel mondo del lavoro, per un futuro di soddisfazione anche dal punto di vista reddituale”.
“Queste esperte sono dei simboli che vogliono lanciare un messaggio alle giovani donne, affinché possano sentirsi ispirate a scegliere queste carriere” conclude.

Il cervello è il centro della nostra persona, ciò che ci permette di esprimere noi stessi ogni giorno, eppure - secondo gli ultimi dati raccolti nell'indagine 'Salute mentale e salute del cervello nella concezione della salute degli italiani', realizzata dal Censis in collaborazione con Lundbeck Italia - meno del 10% degli italiani è ben informato sulle numerose malattie che lo possono colpire. In occasione della Brain Awareness Week 2026, Lundbeck Italia accende così i riflettori su questo straordinario organo promuovendo - insieme a BrainCircle Italia e con la collaborazione del Comune di Brescia - la rassegna gratuita e aperta alla cittadinanza 'Il cervello in scena', in programma nel terzo weekend di marzo.
"In Italia sono almeno 20 milioni le persone colpite da patologie neurologiche e almeno 10 milioni sono quelle colpite da disturbi mentali. E' importante ricordare che molti di questi disturbi trovano spazio di sviluppo nella vita quotidiana - afferma Alessandro Padovani, past president Sin - Parliamo di cefalea ed emicrania, disturbi del sonno e cognitivi, ictus, epilessia, Parkinson, traumi cranici, ma anche di sclerosi multipla e malattie neuromuscolari, depressione, ansia, dipendenze, disturbi di personalità. Molte di queste patologie possono essere prevenute o comunque possiamo cercare di limitare l'impatto. Quando sonno e alimentazione non sono ottimali, l'attività fisica è nulla, l'ambiente che ci circonda non è sano e le relazioni sociali che intratteniamo non sono sufficienti a soddisfare il bisogno individuale e a offrire la giusta attivazione cognitiva, la salute del cervello e la salute mentale ne possono risentire. Negli ultimi anni è aumentata l'attenzione agli stili di vita per quanto riguarda l'insorgenza di malattie come i tumori, ma è importante tenerla in considerazione anche quando si parla di cervello. Promuovere stili di vita sani significa prendersi cura di uno dei nostri organi più importanti e contribuire concretamente alla prevenzione di molte malattie. Attraverso la rassegna vogliamo dialogare con la comunità per far comprendere, attraverso il linguaggio del teatro e dell'arte, quanto sia importante preservare la salute del cervello. Parlarne è essenziale per diffondere consapevolezza e aiutare le persone a compiere scelte quotidiane migliori".
"La prevalenza di disturbi mentali in Italia è sempre più elevata: basti pensare che secondo l'Oms 1 persona su 7 nel corso della vita presenta problemi di questa natura, dalle più semplici ansia e insonnia fino alle patologie più gravi - sottolinea Antonio Vita, presidente Sip (Società italiana di psichiatria) - Per ridurre lo stigma e la diffidenza rispetto a queste patologie è importante riconoscerle come sempre più curabili, e ricordare il collegamento diretto con le neuroscienze e la neurologia: si tratta infatti di disturbi in cui la parte biologica si coniuga con aspetti psicologici legati alla storia della persona e al contesto sociale in cui vive, che può rivelarsi determinante e talvolta anche protettivo. Rompere lo stigma, avvicinarci a chi li vive è un elemento di inclusione e facilitazione. Per questo è importante partecipare alla rassegna 'Il cervello in scena' di Brescia: la vita delle persone che soffrono di questi disturbi è molto ricca e questo verrà dimostrato proprio attraverso lo spettacolo teatrale in cui saranno attori con disabilità a recitare. Il giorno successivo alla messa in scena svolgeremo un dibattito con una valenza importante, perché parleremo del ruolo dell'arte: sia il teatro che il mezzo artistico sono infatti attività parte di molti programmi di riabilitazione psichiatrici e possono rivelarsi veri e propri strumenti di cura, oltre che di avvicinamento ai cittadini".
Il programma della rassegna - informa una nota - prende il via venerdì 20 marzo al Teatro Sociale di Brescia con lo spettacolo teatrale 'Pinocchio, una favola alla rovescia'. La Compagnia Stabile del Teatro Patologico - fondata e diretta da Dario D'Ambrosi e composta da attori con disabilità fisiche e psichiche - porterà in scena una rilettura del capolavoro di Carlo Collodi trasformando la storia di Pinocchio in una metafora del rapporto tra diversità-unicità, fragilità e società. Nello spettacolo il racconto si aprirà là dove solitamente finisce: dal ventre del Pescecane. Un'inversione narrativa che diventa anche inversione di sguardo, capace di mettere in discussione ciò che consideriamo normale. Lo spettacolo sarà preceduto dai saluti delle autorità e da un breve dibattito introduttivo con Padovani e Vita. Sabato 21 marzo, a partire dalle 17.30 a Palazzo Martinengo delle Palle sarà invece la volta di 'NeuroArt - Quando l'arte accende il cervello', un incontro aperto in cui scienza e arte siedono allo stesso tavolo per esplorare una domanda semplice e universale: che cosa succede nel nostro cervello quando incontriamo un'opera d’arte? Attraverso il dialogo tra Padovani e Vita, Luigi Serafini (artista, designer e architetto italiano) e Umberta Gnutti Beretta (collezionista d'arte contemporanea), il talk accompagnerà il pubblico in un viaggio tra neuroscienze, storia dell'arte ed esperienza personale, per mostrare come l'arte non sia solo oggetto da osservare, ma esperienza che coinvolge il cervello, la mente, le emozioni e la relazione con gli altri.
"Come Amministrazione comunale riteniamo fondamentale contribuire a diffondere una maggiore consapevolezza sul tema della salute del cervello, che rappresenta una componente essenziale del benessere complessivo delle persone e delle comunità - dichiarano Marco Fenaroli, assessore al Welfare e alla Salute, e Raisa Labaran, consigliera con delega ai temi della sanità del Comune di Brescia - I dati che emergono dalle ricerche più recenti ci ricordano quanto sia ancora limitata l'informazione su queste tematiche e quanto sia necessario continuare a investire in momenti di confronto, divulgazione e sensibilizzazione rivolti a tutta la cittadinanza. Per questo il Comune di Brescia ha scelto di collaborare alla rassegna Il cervello in scena, un'iniziativa che unisce linguaggi diversi, dalla scienza all'arte, dal teatro al dialogo pubblico, per avvicinare le persone a un tema spesso percepito come distante o complesso. Portare questi argomenti in luoghi culturali aperti alla città significa favorire una riflessione collettiva, contrastare lo stigma che ancora accompagna i disturbi neurologici e psichiatrici e promuovere una cultura della prevenzione. La salute del cervello, infatti, si costruisce anche attraverso gli stili di vita, le relazioni sociali, la qualità dell'ambiente e le opportunità culturali. Iniziative come questa rappresentano un'occasione preziosa per ricordare che prendersi cura del proprio benessere mentale e cognitivo è una responsabilità condivisa, che coinvolge istituzioni, comunità scientifica e cittadini".
"Come azienda che da oltre 70 anni si dedica esclusivamente alle neuroscienze, sentiamo la responsabilità di promuovere una vera cultura della salute del cervello, fondata su un’alleanza tra scienza, istituzioni, associazioni e comunità - conclude Tiziana Mele, amministratore delegato di Lundbeck Italia - Con la rassegna 'Il Cervello in scena', patrocinata da Sip e Sin, vogliamo dimostrare che l'arte e il teatro non sono solo strumenti di espressione per le persone che convivono con una malattia del cervello o con disturbi mentali, ma anche potenti occasioni di dialogo e inclusione per la cittadinanza. Tutte le iniziative promosse in occasione della Brain Awareness Week nascono con un obiettivo preciso: trasformare la consapevolezza in azione, affinché ciascuno di noi possa coltivare, ogni giorno, la salute del proprio cervello".
Venerdì 20 marzo visite guidate e laboratori...
Tariffe sino al 30 aprile, sui viaggi a/r con partenza dalliIsola...
Aumento del +9% rispetto al 2025 e un network di 173 collegamenti... 
Si è conclusa oggi la seconda edizione di Itir summit, il convegno annuale del Centro di ricerca Itir, 'Institute for transformative innovation research', Università di Pavia. Intitolato 'Bagliori rossi', l’evento ha riunito oltre 700 partecipanti tra scienziati, ricercatori internazionali e vertici aziendali per discutere la responsabilità della scelta in aree come energia, salute, longevità, innovazione e intelligenza artificiale. I tre bagliori – salute, energia e passione – hanno dato vita a tre atti che, pur esplorando traiettorie differenti, convergono su un’unica domanda: che forma vogliamo dare al nostro futuro? I lavori sono stati aperti dal professore Stefano Denicolai, presidente del Centro di ricerca Itir cui hanno fatto seguito i saluti istituzionali di Michele Lissia (sindaco di Pavia), Alessandro Reali (rettore dell’Università di Pavia) e Tommaso Rossini (presidente Assolombarda Pavia).
“L’intelligenza artificiale è oggi al centro delle trasformazioni che attraversano ricerca, imprese e società, ponendo nuove sfide di governo e direzione”, ha commentato il presidente Denicolai. “Itir summit nasce proprio per favorire il confronto tra accademia e società civile, trasformando il dialogo in azioni capaci di cogliere le opportunità del cambiamento mitigandone i rischi”.
Presentata da Stefano Denicolai e realizzata dallo stesso Itir, la ricerca 'Oltre la linea rossa? Governo e diffusione dell’intelligenza artificiale' analizza l’adozione dell’IA nelle imprese italiane di medio-grandi dimensioni, considerando le differenze fra servizi e manifattura, fra comparti a bassa e alta intensità di innovazione. I risultati mostrano una realtà complessa: l’uso individuale corre veloce, mentre le strategie aziendali faticano a tenere il passo, creando un vuoto di governo che traccia una linea rossa tra efficienza e rischio. Tale confine delimita la capacità delle organizzazioni di assorbire l'innovazione senza smarrire il controllo sui processi chiave. Il dato più evidente riguarda la velocità di penetrazione: nel 2020 Eurostat rilevava un’adozione dell’AA del 7%; oggi la ricerca di Itir segnala come il 59,8% dei lavoratori utilizza abitualmente strumenti di IA. La spinta parte anche dai vertici: il 91,2% dei top manager e l’89,7% degli expert (coloro che si dichiarano esperti di IA) dichiarano di farne uso, segnale della comprensione del potenziale trasformativo dell’AI. Seguono i lavoratori più giovani (71,9%) e quelli in imprese ad alta performance (67,7%). Tuttavia, questa diffusione è spesso solo apparente, in quanto di fatto rappresenta per lo più sperimentazioni e progetti pilota: solo nel 13,3% delle imprese si registra un qualche impatto effettivo sul vantaggio competitivo.
Il survey evidenzia l’emergere dello shadow IT: il 6,5% dei dipendenti finanzia autonomamente abbonamenti a tool di IA, con maggiore incidenza tra i profili senior (>45 anni) rispetto ai più giovani (7,9% contro 5,5%), questo per ottimizzare le performance lavorative e la risoluzione di specifiche esigenze operative. I dati evidenziano un paradosso strategico: il massimo investimento emotivo e d'uso si concentra sui modelli generativi, mentre le soluzioni convenzionali — ritenute le più efficaci per il vantaggio competitivo — restano ancora meno diffuse, seppur disponibili da più tempo.
La ricerca individua tre principali aree di apprensione tra lavoratori e manager, diverse dalla temuta perdita del posto di lavoro: 1. Passivizzazione cognitiva (61,6%) – timore che l’uso pervasivo dell’IA riduca autonomia di giudizio e competenze critiche. 2. Sicurezza dei dati e privacy (56,2%) – incertezza sulla gestione e protezione di informazioni sensibili. 3. Bias insiti nei modelli IA (45%) – rischio che l’IA produca decisioni distorte, non allineate ai valori aziendali o non etiche, senza supervisione umana trasparente.
La ricerca evidenzia che l’adozione dell’IA non coincide con una reale trasformazione. Nonostante l’elevato utilizzo tra i manager, solo il 17,4% dei lavoratori la considera 'molto importante' per il lavoro quotidiano, segno che le imprese si trovano ancora in una fase di efficienza marginale più che di innovazione radicale. La ricerca evidenzia che il principale ostacolo all’uso efficace dell’IA non è tecnologico ma organizzativo: solo il 13,27% delle imprese registra un impatto significativo sul proprio vantaggio competitivo, percentuale che sale al 42,99% nelle aziende che hanno creato unità organizzative dedicate all’intelligenza artificiale.
“Finché l’IA rimarrà delegata all’iniziativa del singolo (Shadow IT) o usata solo per ‘scrivere mail più velocemente’ - avverte Denicolai - il rischio di deskilling dei lavoratori supererà i benefici economici,” . “La vera sfida per il 2026 non è adottarla, ma governarla attraverso una formazione non solo tecnica ma anche critica, per evitare che la ‘linea rossa’ diventi un punto di non ritorno per la capacità intellettuale delle nostre imprese.” La rilevazione dei dati è stata effettuata dal Centro di ricerca Itir, Università di Pavia, che da giugno 2025 a febbraio 2026 ha raccolto 5294 osservazioni in modalità Cawi su un campione rappresentativo dipendenti (impiegati, dirigenti, etc) di aziende medio-grandi, con almeno 50 dipendenti.
Atto 1 - Longevità al bivio: sfida scientifica o scelta politica? Il primo atto di Itir summit 2026 ha riunito il Parlamento della Longevità, coinvolgendo esperti internazionali per discutere il futuro dell’invecchiamento e superare la contrapposizione tra chi investe nella ricerca genetica e chi invoca maggiori risorse per l’assistenza. Scienziati e imprenditori si sono confrontati sulle implicazioni di una società in cui l’età media continua a crescere, ponendo interrogativi urgenti sulla sostenibilità dei sistemi sociali e sanitari. Nel dibattito, Nicola Palmarini, direttore del Nica UK e nominato Ministro dell’Eternità Biologica, ha illustrato alcuni risultati delle ricerche sulla longevità e su come, integrando le tecnologie oggi disponibili, il superamento dei 100 anni non dovrebbe più essere un’eccezione per pochi fortunati, ma un traguardo accessibile per una larga parte della popolazione. L’obiettivo non è però semplicemente 'aggiungere anni', ma ridefinire l'architettura stessa dell'esistenza umana.
Sul tema si sono confrontati anche Christina Röcke (Università di Zurigo), Hellas Cena (Università di Pavia) e Alexey Strygin, pioniere nell’uso dell’intelligenza artificiale per il monitoraggio dell’età biologica, spostando il dibattito verso la dimensione sociale della longevità. Gli interventi hanno evidenziato come il benessere non dipenda solo da genetica e nutrizione, ma anche dalla qualità delle relazioni e dalla progettazione delle città. Dal confronto è emersa la necessità di governare una trasformazione che coinvolge medicina predittiva, robotica avanzata, silver economy ed energia, con l’obiettivo di rendere il traguardo dei cento anni una opportunità sostenibile per l’intera società.
"Il tema - ha spiegato Denicolai - non è più quanto vivremo, ma come vivremo e chi potrà permetterselo. Un mondo di centenari non è un costo insostenibile solo se siamo in grado di trasformare la longevità in una risorsa energetica, economica e sociale. A Pavia abbiamo preso una posizione chiara, anche di fronte alle Istituzioni: la longevità è una responsabilità anche politica, non solo un esito clinico".
Atto 2 - Il dilemma energetico: tra 'forze impossibili' e fusione nucleare. Il secondo atto di Itir summit ha visto l’intervento del professore Andrea Salvini, direttore del Lena dell’Università di Pavia, che ha evidenziato come la crescita dei fabbisogni energetici legati all’IA e al quantum computing stia mettendo sotto pressione i sistemi energetici attuali. In questo scenario, le sole fonti rinnovabili rischiano di non essere sufficienti a sostenere la trasformazione digitale, rendendo necessario esplorare anche le cosiddette red energy. Oggi l’attenzione dei grandi operatori energetici si concentra in particolare sulla fusione nucleare magnetica, considerata una possibile fonte di energia a basso impatto ambientale e inesauribile per il carico di base (baseload). Si tratta però di una soluzione realizzabile solo nel medio periodo. Nel frattempo, diventa necessario gestire una fase di transizione con tecnologie capaci di colmare il divario tra domanda e produzione energetica.
Tra queste rientrano gli impianti a fissione nucleare, che in prospettiva evolveranno verso sistemi più avanzati, in grado, cioè, di ridurre la pericolosità delle scorie radioattive ad alta attività e lo sviluppo dei sistemi di accumulo dell’energia prodotta dal solare, che dovranno però dimostrare livelli adeguati di economicità, affidabilità e sostenibilità ambientale. Nel suo intervento, Nicola Armaroli, dirigente del Cnr e direttore scientifico di Sapere, ha voluto ricordare che la gestione del presente non può essere messa in pausa in attesa di una rivoluzione futura. La sfida energetica è diventata dunque una questione di equilibrio tra la scommessa sulla fusione nucleare e l'implementazione immediata di soluzioni esistenti, per evitare di restare inattivi mentre il clima cambia. L’Università di Pavia, con il suo centro Lena, si candida ad hub della red energy italiana, grazie all'unico reattore nucleare universitario pienamente operativo 24 ore su 24, asset centrale per formare la nuova classe dirigente e il personale qualificato che la sovranità energetica necessità.
Atto 3 - Intelligenza artificiale: il laboratorio delle emozioni aumentate. Le emozioni rappresentano l’ultimo confine dell’IA o sono semplicemente il prossimo baluardo destinato a cadere? La distinzione tracciata durante il Summit è cruciale: l’intelligenza artificiale genera contenuti basandosi su modelli di probabilità statistica, limitandosi a simulare la scintilla emotiva senza esperirla. In questo scenario, l’approccio human-in-the-loop è emerso come l’architrave del futuro: l'intervento umano non deve essere ridotto a un mero controllo di qualità, ma deve agire come garanzia di coscienza e "impronta identitaria". Spetta all’uomo il compito di orchestrare la potenza generativa dell’algoritmo, mettendoci quell'unicità che deriva esclusivamente dall’esperienza vissuta.
Sul palco del Teatro Fraschini si è confrontata l’attualità: analisti geopolitici, manager, imprenditori e scienziati – Alessandro La Volpe (ad, IBM Italia), Fabio Melisso (ceo, Fineco asset management), Dario Scotti (ceo, Riso Scotti) e Fiorenzo G. Omenetto (Tufts University) – hanno discusso, partendo dall’attuale scenario di guerra in Medio Oriente e della geopolitica dell’innovazione, della necessità che il principio di responsabilità, le nuove geografie del potere tecnologico e la tensione tra libertà di ricerca e innovazione scientifica siano governate con equilibrio, interrogandosi non solo su ciò che siamo in grado di creare, ma anche su quanto sia giusto spingersi, per evitare che il progresso diventi una minaccia esistenziale o comprometta la ricerca di maggior equità.

Il ministro dello sport iraniano Ahmad Donyamali ha escluso la partecipazione della nazionale maschile ai Mondiali di quest'anno negli Stati Uniti a causa della guerra in corso. Gli Stati Uniti e Israele hanno condotto attacchi aerei contro l'Iran dal 28 febbraio, durante i quali è stato ucciso il leader supremo dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei. "Da quando questo governo corrotto ha assassinato il nostro leader, non ci sono più le condizioni per partecipare alla Coppa del Mondo", ha dichiarato Donyamali in un'intervista televisiva.
"A causa delle misure dolose adottate contro l'Iran, ci sono state imposte due guerre nel giro di otto o nove mesi, e diverse migliaia di nostri connazionali sono stati uccisi. Pertanto, non abbiamo assolutamente alcuna possibilità di partecipare in questo modo".
Iran verso 'no' ai Mondiali 2026
L'Iran si è qualificato per la Coppa del Mondo che si terrà dall'11 giugno al 18 luglio negli Stati Uniti, in Messico e Canada. La squadra dovrebbe giocare le tre partite della fase a gironi contro Belgio, Egitto e Nuova Zelanda in città statunitensi. Anche il presidente della Federazione calcistica iraniana, Mehdi Taj, ha accennato a un boicottaggio dopo gli eventi che hanno coinvolto la squadra femminile durante la Coppa d'Asia in Australia. Sei giocatori hanno deciso di rimanere in Australia dopo aver ottenuto visti umanitari dal governo locale. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva affermato che avrebbero concesso tali visti se gli australiani non l'avessero fatto.
"Quale persona sensata manderebbe la propria nazionale negli Stati Uniti se la Coppa del Mondo fosse un evento politico come quello australiano?", ha detto Taj. Il presidente della Fifa, Gianni Infantino, ha dichiarato su X di essere stato informato da Trump, in un incontro di martedì, che la nazionale iraniana "è, ovviamente, benvenuta a partecipare al torneo negli Stati Uniti" nonostante la guerra. Ai tifosi provenienti dall'Iran era già stato vietato l'ingresso negli Stati Uniti nella prima versione del divieto di viaggio annunciato dall'amministrazione Trump. "Abbiamo tutti bisogno di un evento come la Coppa del Mondo Fifa per unire le persone ora più che mai", ha affermato Infantino, aggiungendo di ringraziare Trump "per il suo sostegno".
All'inizio di questa settimana, il direttore operativo della Coppa del Mondo della Fifa, Heimo Schirgi, ha dichiarato che il torneo era "troppo importante" per essere rinviato a causa dei disordini globali causati dalla guerra tra Stati Uniti e Israele e l'Iran. Ha affermato che la Fifa continua a monitorare attentamente la guerra in Iran. "Fondamentalmente affrontiamo la situazione giorno per giorno e prima o poi troveremo una soluzione", ha affermato Schirgi. "E la Coppa del Mondo ovviamente si svolgerà, giusto? La Coppa del Mondo è troppo grande e speriamo che tutti coloro che si sono qualificati possano partecipare".
Iran non partecipa ai Mondiali? Cosa cambia per l'Italia
Cosa potrebbe cambiare (anche per l'Italia) verso i Mondiali? Le ultime squadre ammesse saranno definite dai playoff, che in Europa coinvolgono anche gli Azzurri di Gattuso, a caccia del pass per il torneo. L'Iran, che ha conquistato la qualificazione diretta sul campo, dovrebbe debuttare a Los Angeles contro la Nuova Zelanda il 15 giugno. Quindi, dovrebbe giocare ancora nella città californiana il 21 giugno contro il Belgio e affrontare l'Egitto a Seattle il 26 giugno. Non solo: perché se la nazionale dovesse chiudere al secondo posto il suo girone e se accadesse la stessa cosa agli Stati Uniti, le due squadre potrebbero affrontarsi a Dallas il 3 luglio in una sfida a eliminazione diretta. Scenario, ad oggi, molto complicato ma comunque da tenere in considerazione. Così come possibilità alternative legate all'ipotesi del boicottaggio da parte dell'Iran. Se tale passo dovesse concretizzarsi, resterebbe un vuoto nel tabellone dei Mondiali. Come verrebbe colmato? Si aprirebbero prospettive di 'ripescaggio' per nazionali sin qui escluse? I contorni sono al momento da chiarire.
Il regolamento Fifa (articolo 6.7) non dà indicazioni precise in questo senso e si limita a dire che "la Fifa deciderà sulla questione a propria esclusiva discrezione e adotterà qualsiasi misura ritenuta necessaria. La Fifa potrà decidere di sostituire la federazione partecipante in questione con un'altra associazione". In caso di mancata vittoria ai playoff, la prima squadra in corsa per i ripescaggi potrebbe però essere l'Iraq, possibile prima esclusa asiatica. Il 31 marzo si giocherà la partita tra l'Iraq e la vincitrice di Bolivia-Suriname.

La giudice per le indagini preliminari di Milano Sara Cipolla ha accolta la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura - sostituta Tiziana Siciliano e pubblico ministero Luca Gaglio - nei confronti di Marco Cappato indagato per aiuto al suicidio.
In particolare, il tesoriere dell’associazione Luca Coscioni era accusato per aver accompagnato in Svizzera due persone non tenute in vita da trattamento di sostegno vitale: Romano, 82enne residente a Peschiera Borromeo, affetto da una grave forma di Parkinson ed Elena Altamira, 69enne veneta, malata terminale di cancro accompagnata in una clinica a Basilea. Per quella "disobbedienza civile" Cappato era stato indagato, ma dopo l'ultima sentenza della Corte di Cassazione arriva l'archiviazione della giudice milanese.
Nel provvedimento di archiviazione si fa riferimento alla sentenza della Cassazione del 2025, numero 66 che precisa il requisito dell'essere "tenuti in vita mezzo di trattamenti di sostegno vitale". La giudice riconosce che l'alimentazione forzata per il signor Romano e un nuovo ciclo di chemioterapia per la signora Elena sono un "accanimento terapeutico", in quanto "inutile" per pazienti con una patologia irreversibile "e da entrambi ritenuto non dignitoso secondo la propria sensibilità e percezione".
Nel settembre del 2023 era stata la stessa procura di Milano a chiedere l'archiviazione nei confronti di Cappato per l'aiuto al suicidio di Elena Altamira e Romano N., accompagnati in Svizzera, rispettivamente nell'agosto e nel novembre 2022, dove avevano programmato, in apposite strutture autorizzate, di porre fine alla loro vita.
Per i pubblici ministeri tra i casi di "non punibilità" devono rientrare quelli in cui il paziente "rifiuti trattamenti che - sì - rallenterebbero il processo patologico e ritarderebbero la morte senza poterla impedire, ma sarebbero futili o espressivi di accanimento terapeutico secondo la scienza medica, non dignitosi secondo la percezione del malato, e forieri di ulteriori sofferenze per coloro che lo accudiscono". Un'idea ora condivisa, dopo la pronuncia della Corte Costituzionale, dalla giudice Cipolla.

Un’apertura da tutto esaurito con l’evento di lancio di “Pulsar – Festival delle Stem 2026”, il progetto nato da un’idea di iliad e realizzato da Open per avvicinare le nuove generazioni alle discipline scientifiche e accendere curiosità, talento e nuove vocazioni. Le discipline Stem sono fondamentali per il nostro futuro e la rassegna punta a riportarle in primo piano: per la prima volta, iliad e Open hanno tradotto questo impegno in un vero e proprio festival, in grado di coinvolgere giovani, istituzioni, accademia e comunità locali attraversando l’Italia da Nord a Sud. Un festival pensato per irradiare passione, idee e innovazione, proprio come una pulsar diffonde la sua luce.
La prima tappa è ospitata oggi negli spazi del Museo dell’Ara Pacis e patrocinata dal Comune di Roma, riunendo studenti, istituzioni, accademici, professionisti, media e appassionati di innovazione. Una partecipazione che conferma il forte bisogno di spazi di confronto su innovazione e competenze Stem, in preparazione e risposta alle sfide del futuro.
Nel corso del pomeriggio, l’Ara Pacis si è trasformata in un luogo di incontro tra scienza, istituzioni, imprese e cultura, con interventi e momenti di confronto dedicati al futuro delle competenze scientifiche e al ruolo delle nuove generazioni nel guidare l’innovazione. Una conversazione che, per la prima volta, ha riunito sullo stesso palco mondi diversi, mostrando quanto sia importante affrontare il tema delle Stem attraverso linguaggi e prospettive differenti, in grado di coinvolgere un pubblico ampio e variegato.
Ad aprire la giornata il panel “Verso lo spazio – voci di una nuova generazione di astronauti”, con gli astronauti Anthea Comellini e Andrea Patassa (European Space Agency), che hanno raccontato la propria esperienza e il valore della ricerca scientifica per affrontare le grandi sfide globali.
“Penso ci sia una narrativa sbagliata sulle donne nella professione da astronauta. Spesso si portano avanti dei modelli che hanno un'eccezionalità e il messaggio che passa è che “per riuscirci devi essere straordinaria", ma non è così. Chiunque ce la può fare.” ha commentato l’astronauta Anthea Comellini.
“Le Stem mi hanno sempre appassionato perché rispondono alle domande che ci facciamo tutti i giorni. Guardando al futuro, non dobbiamo vedere l'intelligenza artificiale come qualcosa che sarà in grado di sostituirci, ma come uno strumento. Ci permetterà di fare cose che ora non possiamo fare”, ha dichiarato l’astronauta Andrea Patassa.
A seguire il dibattito 'Talenti e competenze di domani', un confronto dedicato alle trasformazioni del mondo del lavoro e della formazione con Giuseppe Biazzo, presidente di Unindustria e ceo di Orienta, Rosario Rasizza ceo di OpenJob Metis, Andrea Malacrida ceo di Ali Lavoro, Laura Di Raimondo, direttore generale Asstel. Dal confronto è emersa con forza la necessità di rafforzare il dialogo tra scuola, università e imprese, per preparare le nuove generazioni alle sfide tecnologiche dei prossimi anni.
“Il gap di genere nelle materie Stem ha conseguenze importanti, perché in questo modo mancano delle vere role model per i giovani. Si tratta di una sfida anche per le stesse famiglie e sta a tutti noi fare un vero e proprio salto culturale. Le donne troppo spesso rischiano di essere limitate a professioni al di fuori dell’ambito Stem", ha dichiarato Giuseppe Biazzo, presidente di Unindustria e ceo di Orienta.
“Oggi sulle materie Stem i numeri ci parlano di stereotipi di genere anacronistici rispetto ai bisogni reali che abbiamo sul mercato”, ha commentato Andrea Malacrida, ceo di Ali Lavoro. Secondo Rosario Rasizza, ceo di OpenJob Metis, “Le materie Stem sono più attrattive in questo momento, noi abbiamo tante posizioni aperte eppure non riusciamo a trovare quelle figure”.
“Investire nelle competenze Stem significa rafforzare il futuro digitale e la competitività del Paese. È strategica la necessità di rafforzare il dialogo tra imprese, scuola, università e Academy per orientare le nuove generazioni verso percorsi scientifici e tecnologici", ha sottolineato Laura Di Raimondo, direttore generale di Asstel, “La filiera delle telecomunicazioni ha la responsabilità di raccontare e rendere visibili le opportunità professionali offerte dall’innovazione in ambito tech. Iniziative come il festival Pulsar aiutano giovani e studentesse a immaginare nuovi percorsi e ad avvicinarsi alla scienza e al digitale. Fondamentale è rendere la tecnologia comprensibile e concreta per stimolare curiosità e partecipazione".
Grande attenzione anche al tema della parità di genere nelle discipline scientifiche, con il panel “Stem, arrivano le ragazze!” grazie ai contributi di Antonella Polimeni, Rettrice della Sapienza Università di Roma, Giovanna Spatari, Rettrice dell’Università di Messina e coordinatrice della commissione Tematiche di genere del Crui e Claudia Pratelli, Assessora alla Scuola del Comune di Roma. Una conversazione che intende mettere in primo piano l’importanza di rendere le Stem sempre più accessibili e inclusive, valorizzando il talento femminile e abbattendo le barriere che spesso ostacolano la partecipazione delle donne al settore Stem.
“Per promuovere la diffusione delle Stem è indispensabile agire anche sui più piccoli: ad esempio, lavorare con le scuole prima delle superiori, promuovere gare femminili di matematica, portare avanti azioni che non si limitino alle sole giornate di orientamento”, ha commentato Antonella Polimeni, Rettrice della Sapienza, Università di Roma.
Il pomeriggio prosegue con un confronto tra istituzioni e imprese sul ruolo della formazione scientifica nel futuro dell’Italia insieme a Benedetto Levi, Amministratore delegato di iliad Italia, il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e il Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, richiamando l’importanza di iniziative capaci di avvicinare i giovani alle discipline Stem e di rafforzare l’ecosistema dell’innovazione in Italia.
“Le Stem giocano un ruolo centrale in una società sempre più governata dall’Intelligenza Artificiale e dalle nuove tecnologie. Grazie al contributo straordinario dei docenti, negli ultimi anni abbiamo raggiunto risultati straordinari nella diffusione delle STEM.”, ha dichiarato Giuseppe Valditara, Ministro dell’Istruzione e del Merito. “Abbiamo investito due miliardi e cento milioni di euro per la digitalizzazione delle scuole e avviato riforme importanti per rafforzare l’insegnamento della matematica e delle STEM. Lavoriamo affinché il Paese possa crescere e conquistare il futuro grazie alla scuola, offrendo ai nostri giovani la possibilità di realizzare appieno i propri talenti e azzerando le differenze di genere.”
“Per troppo tempo si è pensato che le materie scientifiche non fossero adatte alle donne, ma si tratta di un pregiudizio da superare. Per ridurre questo divario, abbiamo rafforzato le borse di studio per le studentesse Stem e proposto programmi di orientamento per avvicinare le ragazze alle materie scientifiche.”, ha dichiarato Anna Maria Bernini, Ministro dell’Università e della Ricerca. “Il Ministero sta lavorando per ridurre il mismatch tra domanda e offerta nel mercato del lavoro. Servono più laureati nelle materie scientifiche, perché le imprese cercheranno sempre più profili Stem - più velocemente di quanto il sistema riesca a formarli.”
“Come le reti di telecomunicazioni, anche le Stem sono infrastrutture strategiche per la crescita del Paese: sembrano invisibili, eppure sono presenti in ogni aspetto della nostra vita e agiscono come abilitatori di opportunità. Con Pulsar vogliamo avvicinare sempre più persone alle STEM: vedere così tanti partecipanti riuniti all’Ara Pacis è il segnale più forte che iniziative come questa vanno nella giusta direzione.”, ha dichiarato Benedetto Levi, Amministratore delegato di iliad Italia. “Per iliad, investire nella diffusione delle STEM significa anche contribuire alla crescita del Sistema Paese, per costruire un futuro più aperto e ricco di possibilità.”
L’evento si conclude con un momento di contaminazione tra scienza e cultura pop, con la partecipazione della cantautrice Ditonellapiaga e la stand-up comedy di Stefano Rapone, a testimonianza di come il linguaggio delle Stem possa dialogare con forme diverse di racconto e intrattenimento.
Con questo primo appuntamento prende ufficialmente il via “Pulsar – Festival delle Stem 2026”, un progetto che nel corso dell’anno attraverserà altre sei città italiane con eventi, workshop e incontri dedicati alla scoperta delle materie scientifiche. Il festival coinvolgerà scuole, università e realtà del territorio, con attività pratiche, momenti di orientamento dedicati agli studenti e dialoghi aperti al pubblico, con l’obiettivo di rendere le discipline Stem sempre più accessibili e vicine alla vita quotidiana delle persone. Con Pulsar, iliad conferma il proprio impegno nel promuovere la diffusione delle competenze scientifiche e tecnologiche, contribuendo a sostenere le nuove generazioni nella costruzione del proprio futuro.

"Questa sera ho incontrato il Presidente degli Stati Uniti, Donald J. Trump, per discutere dello stato di avanzamento dei preparativi per l'imminente Coppa del Mondo Fifa e della crescente eccitazione in vista del calcio d'inizio, previsto tra soli 93 giorni. Abbiamo parlato anche della situazione attuale in Iran e del fatto che la nazionale iraniana si è qualificata per partecipare alla Coppa del Mondo Fifa 2026. Durante le discussioni, il presidente Trump ha ribadito che la nazionale iraniana è ovviamente benvenuta a partecipare al torneo negli Stati Uniti". Lo ha spiegato il presidente della Fifa Gianni Infantino, in un post sull'account X della Federcalcio mondiale.
Infantino ha aggiunto: "Abbiamo tutti bisogno di un evento come la Coppa del Mondo Fifa per unire le persone ora più che mai, e ringrazio sinceramente il Presidente degli Stati Uniti per il suo sostegno, poiché dimostra ancora una volta che il calcio unisce il mondo".
Proposta di legge sul turismo pet-friendly presentata da Orizzonte
Comune...
Al via il bando di Promocamera per le aziende del nord Sardegna...
Quasi 67 milioni di investimento per 3 fermate e 4 nuovi tram... 
A Houston, l'Italia fa la storia oggi mercoledì 11 marzo. Battendo per 8-6 gli Stati Uniti, la Nazionale di Francisco Cervelli ha ottenuto un risultato destinato a restare nella leggenda del baseball nazionale. Sebbene non si sia trattato della prima vittoria contro gli Usa, mai gli Azzurri avevano battuto gli Stati Uniti con in campo tutti major leaguer, e mai a questo livello. Alle 5.19 italiane dell'11 marzo 2026, è accaduto e la data verrà ricordata. Con un'Italia capace di andare in vantaggio di 8 punti, trascinata dai lanci di Lorenzen e dai fuoricampo di Teel, Antonacci e Caglianone, e di evitare la poderosa rimonta di una nazionale con un lineup fenomenale, chiudendola con Weissert sul monte chiamato a eliminare Henderson e Judge, niente meno. Comunque andrà il percorso azzurro al World Baseball Classic - decisiva sarà la partita contro il Messico - la serata texana resterà indimenticabile.
Alla presenza dell'Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, Tilman J. Fertitta, originario di Houston e ospite della Nazionale al Daikin Park, e del Console Mauro Lorenzini, la gara comincia con McLean, super prospetto dei New York Mets, autore di un ottimo 2025 all'esordio in MLB, che dispone a piacimento del box azzurro nel primo inning e per due eliminazioni nel secondo, rapido e puntuale, ma l'Italia in battuta ha freschezza e potenza e, subito dopo, Teel scaraventa all'esterno sinistro la fastball del pitcher dei Mets battendo il fuoricampo dell'1-0. Caglianone viene poi colpito e va in prima e, quando tocca ad Antonacci, è un altro homer per una ripresa da tre punti che Lorenzen conserva al meglio, con una partita a dir poco impeccabile sul monte di lancio. Il mancino Yarbrough va sul monte statunitense nella parte alta del quarto inning, e Caglianone delizia - si fa per dire: il tifo americano è incredulo - i 30 mila del Daikin Park con il suo primo fuoricampo dal Classic, consentendo il punto anche a Teel che aveva usufruito di una base per ball ed è 5-0.
Dopo quattro riprese e due eliminazioni si chiude il debutto azzurro di Lorenzen, con appena due valide senza conseguenze, una base per ball concessa e due strikeout, una prestazione di altissimo livello considerando i nomi nel box. Lo rileva Altavilla. Teel batte un doppio rimbalzante che si rivela letale: arriva in seconda, ma la smorfia di dolore è il campanello d'allarme dell'infortunio muscolare. Sacrificio non vano, perché dalla parte alta del sesto arrivano altri tre punti per l'8-0, con la difesa americana tutt'altro che impeccabile, al punto che anche il pubblico non nasconde più la propria disapprovazione, salvo riaccendersi per il solo homerun dell'8-1 di Henderson che invita Cervelli a mandare sul monte il mancino La Sorsa. Dopo è il turno di Jacob, che però nella parte bassa del settimo incassa un fuoricampo da tre RBI di Crow-Armstrong che entusiasma gli Usa per l'8-4. Il Daikin Park diventa una bolgia. Bednar sul monte Usa si salva a basi cariche all'ottavo, Festa subisce tre valide con RBI di Anthony, ma Marinaccio chiude la ripresa a si arriva alla nona sull'8-5 per l'Italia. L'ultimo rilievo Usa è Miller e non sbaglia nulla. Crow-Armstrong batte il suo secondo fuoricampo (8-6). Toccano a Weissert gli ultimi due out, e sono pesantissimi, perché arrivano su Henderson e Judge. E' storia.

"E' un gran talento, serve bene e colpisce bene in tutte le zone del campo. Sicuramente sarà molto, molto difficile da battere. Lo è già adesso, ma in futuro lo sarà ancora di più. Non so dove potrà arrivare, non posso prevedere il futuro, ma credo che sia un giocatore di altissima qualità". Jannik Sinner elogia così Joao Fonseca dopo averlo battuto per 7-6 (8-6), 7-6 (7-4) agli ottavi di finale del torneo Atp Masters 1000 di Indian Wells oggi, mercoledì 11 marzo. Il loro primo scontro diretto di una serie che si prevede lunga.
Già da diversi mesi il 19enne brasiliano è pronosticato da numerosi addetti ai lavori come il nuovo fenomeno del tennis mondiale e potenziale terzo incomodo nel dualismo tra Carlos Alcaraz e Sinner per il numero uno del ranking Atp. Con il pusterese c'è anche una somiglianza tecnica, un gioco basato sulla potenza da fondo campo e un rovescio bimane simile a quello dell'azzurro, che già un paio di anni fa gli è valso il soprannome di Sinnerzinho. "Il mio sogno è diventare numero 1 del mondo, vincere titoli del Grande Slam e fare la storia per il Brasile”, ha dichiarato in tempi non sospetti un 17enne Fonseca. La strada è lunga ma le premesse ci sono tutte. Conosciamolo meglio.
Fonseca nasce a Rio de Janeiro il 21 agosto del 2006 fa il suo esordio tra i professionisti a soli 16 anni nel febbraio 2023 proprio nella sua città natale, perdendo al primo turno contro lo slovacco Alex Molcan con un netto 6-0, 6-3. In quell'anno conquista il titolo allo Us Oper junior. L'anno successivo, sempre a Rio, ottiene la sua prima vittoria a livello Atp, sconfiggendo il francese Arthur Fils al primo turno, per poi arrivare fino a quarti dove a fermarlo ci penserà l'argentino Mariano Navone. A Madrid arriva il primo successo a livello Masters 1000 contro lo statunitense Alex Michelsen.
Sul cemento di Lexington porta a casa il primo torneo a livello challenger e a fine stagione centra le Next Gen Atp Finals a Jeddah, diventando il secondo più giovane dopo Sinner a farlo. Arriva anche la grande soddisfazione dell'esordio in Coppa Davis. Il 2025 è l'anno del salto di qualità. A febbraio arriva il primo titolo Atp nel torneo 250 di Buenos Aires, dove in finale ha la meglio sull'argentino Francisco Cerundolo. Sul cemento indoor a Basilea arriva anche la vittoria in un 500 a Basilea in finale contro lo spagnolo Alejandro Davidovich Fokina. Chiude l'anno con il best ranking di numero 24 al mondo. L'inizio di 2026 è avaro di soddisfazioni per Fonseca che soffre per problemi alla schiena che lo limitano all'Australian Open dove esce di scena all'esordio contro il cileno Alejandro Tabilo, poi cede al 2° turno al peruviano Ignacio Buse a Rio.

'Le libere donne' ha vinto la prima serata di ieri, 10 marzo, con il 17,8% di share. La fiction di Rai1 con Lino Guanciale, liberamente ispirata al romanzo dello psichiatra Mario Tobino, ha incollato allo schermo 2.851.000 telespettatori. Su Canale 5 lo show musicale 'Taratata – Tutto in una Notte' condotto da Paolo Bonolis ha conquistato 1.531.000 telespettatori con uno share del 13,4%. Su La 7 'DiMartedì' ha raggiunto 1.600.000 telespettatori e il 10,4%. Su Italia 1 'Le Iene presentano: Inside' ha totalizzato 1.021.000 telespettatori e 9,2%.
Su Rete 4 'È Sempre Cartabianca' ha radunato 540.000 telespettatori, pari al 4,4%. Poco sotto con il 4,1% c'è 'Stasera a Letto Tardi', in onda su Rai2, che è stato visto da 576.000 telespettatori. Su Rai3 'FarWest' ha segnato 592.000 telespettatori, pari al 3,7%. Infine, su Tv8 'Italia’s Got Talent' ha intrattenuto 343.000 telespettatori (2,6%), mentre sul Nove 'Cash or Trash – La Notte dei Tesori' 372.000 telespettatori (2,2%).
Nella fascia access prime time, su Rai1 'Cinque Minuti' ha interessato 4.437.000 telespettatori (21,5%), mentre 'Affari Tuoi' 5.038.000 telespettatori, pari al 23,5%. Su Canale 5, 'La Ruota della Fortuna' ha conquistato 4.969.000 telespettatori pari al 23,3%. Nel daytime pomeridiano, '2 di Picche' - in onda su Rai2 con la conduzione di Tommaso Cerno - ha raggiunto 694.000 telespettatori, pari al 5,9%.

La mostra ‘Una vita da scienziata’, inaugurata alla Sala dei Busti di Palazzo Madama al Senato, è un omaggio alla scienza, soprattutto di quella al femminile. Le donne ritratte nelle foto di Gerald Bruneau sono infatti tra le maggiori scienziate italiane”. Così Gaela Bernini, segretario generale di Fondazione Bracco, intervenendo all’inaugurazione di “Una vita da scienziata – I volti del progetto #100 esperte" al Senato a Roma. La mostra fa parte di “100 donne contro gli stereotipi”, il progetto avviato nel 2016 dalla Fondazione con l’obiettivo di combattere le discriminazioni e gli stereotipi di genere dando voce alle donne impegnate in settori strategici, quali la scienza, l’economia, la politica internazionale e le istituzioni culturali. Nata sette anni fa, la galleria fotografica è stata portata in numerose sedi italiane e internazionali, da Washington a Praga, da New York a Città del Messico, da Israele al Brasile.
“Il messaggio ancora più profondo della mostra risiede nell’evidenziare che la scienza, anche ai massimi livelli, non è qualcosa di noioso o di ostico, bensì è qualcosa che ti appassiona e che è anche divertente - aggiunge - Come Fondazione stiamo lavorando ad una campagna culturale, perché i dati italiani non sono confortanti: le laureate in discipline stem tra i 24 e i 35 anni sono la metà dei ragazzi, i quali sono già un numero minore rispetto alla media europea. In Italia sono troppo pochi i giovani che studiano discipline Stem, quelle che toccano i temi su cui si gioca la partita non del futuro ma del presente”.
Un progetto, quello della mostra al Senato, che si inserisce in un più ampio palinsesto di iniziative portate avanti da Fondazione Bracco per una sorta di ‘8 marzo diffuso’: “In occasione della Giornata internazionale della donna abbiamo portato in diversi luoghi messaggi e mostre. Al Museo del Mare di Trieste abbiamo la mostra ‘Mind the stem gap together’, realizzata con i ragazzi delle scuole superiori e volta dare messaggi - anche divertenti e a tratti provocatori - sugli stereotipi di genere. A Verona, a Porta Borsari, vicino all'Arena, abbiamo un’esposizione dedicata alle sportive, intitolata ‘Una vita per lo sport’. Anche in questo caso, cerchiamo di abbattere gli stereotipi e, soprattutto, dare visibilità ad atlete, para atlete e professioniste dello sport”. Anche in ambito agonistico infatti “c'è un forte gap di genere - puntualizza - e mancanza di parità nei ruoli ricoperti. Un piccolo estratto di questa mostra sarà inaugurato ad Olbia, insieme alle ‘Giulia giornaliste’. Appuntamenti che mostrano il nostro tentativo di essere il più possibile pervasivi per far giungere a tutti questo messaggio”.

Un leader fantasma o al massimo di cartone. Mojtaba Khamenei, figlio della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, è stato nominato nuovo leader spirituale dell’Iran dopo la morte del padre, ucciso in un attacco attribuito a Stati Uniti e Israele il 28 febbraio.
Secondo diverse fonti, però, anche Mojtaba Khamenei sarebbe rimasto ferito[1] nello stesso raid ed è per questo che non ha fatto alcuna apparizione pubblica dopo la nomina annunciata domenica. Da Teheran è tuttavia arrivato il messaggio rassicurante di Yousef Pezeshkian, figlio del presidente iraniano e consigliere del governo. Khamenei è "sano e salvo", ha scritto Telegram, spiegando di aver "chiesto ad alcuni amici che avevano contatti con lui. Mi hanno detto che, grazie a Dio, sta bene".
L’assenza del nuovo leader alla cerimonia ufficiale di fedeltà ha però scatenato polemiche e ironie sui social, tra meme e rielaborazioni con l’AI. Spopola in particolare il video in cui Motajaba Khamenei viene mostrato alla folla osannante sotto forma di cartonato.
Il video della cerimonia è diventato rapidamente virale online e il ministero degli Esteri israeliano, attraverso il suo account in lingua persiana, ha soprannominato Mojtaba Khamenei “il leader di cartone”.
Sui social non sono mancati commenti sarcastici. Alcuni utenti hanno ironizzato sull’episodio chiedendosi se il nuovo leader sia davvero in grado di guidare il Paese o se sia addirittura ancora vivo.

Il Grande Fratello Vip debutta con un'inedita Open House. Per la prima volta nella storia del reality show di Canale 5, 4 concorrenti entreranno nella casa in anticipo, venerdì 13 marzo.
I primi a scoprire i meandri della nuova Casa sono: Adriana Volpe, Raul Dumitras, Ibiza Altea e Renato Biancardi.
La partenza ufficiale è fissata per martedì 17 marzo in prima serata su Canale 5. Sarà possibile seguire le vicende dei quattro concorrenti nelle finestre live disponibili sul sito di Grande Fratello Vip e su Mediaset Infinity, attraverso i social del programma e con clip in onda nei principali programmi della rete.
La Casa di 'Grande Fratello Vip', condotto da Ilary Blasi, con al suo fianco le opinioniste Cesara Buonamici e Selvaggia Lucarelli, quest’anno ospiterà 16 concorrenti. Oltre ad Adriana Volpe, Raul Dumitras, Ibiza Altea, e Renato Biancardi, protagonisti dell’Open House, la Porta Rossa si aprirà per Francesca Manzini, Marco Berry, Alessandra Mussolini, Raimondo Todaro, Giovanni Calvario, Dario Cassini, Paola Caruso, Nicolò Brigante, Antonella Elia, Barbara Prezia, Lucia Ilardo e GionnyScandal.

Una delle calciatrici iraniane che aveva chiesto asilo in Australia ci ha ripensato, ha rivelato all'ambasciata di Teheran dove erano nascoste le compagne di squadra e ha imposto al governo di Canberra di trovare loro un altro luogo dove potessero essere al sicuro. Lo ha affermato il ministro degli Interni australiano Tony Burke, spiegando che la calciatrice che ha cambiato idea ha preferito ritornare in Iran.
Erano sette le rappresentanti della nazionale di calcio femminile che, durante una trasferta in Australia per la Coppa d'Asia, avevano chiesto rifugio nel Paese dopo che in Iran erano state accusate di essere delle ''traditrici'' (QUI L'ARTICOLO COMPLETO[1]) per essersi rifiutate di cantare l'inno nazionale.
Madre implora figlia: "Non tornare, ti uccideranno"
Secondo i media australiani, le famiglie avrebbero implorato alcune giocatrici di non rientrare, lanciando appelli disperati: "Se tornate vi uccideranno".
L’emittente Abc Australia cita in particolare un messaggio vocale inviato dalla madre di una delle calciatrici e ascoltato da diversi attivisti della comunità iraniano-australiana. Nell’audio la donna supplica la figlia di restare all’estero: "Non tornare… ti uccideranno". L’attivista iraniano-australiana Deniz Toupchi, che segue il caso e durante le partite della nazionale sugli spalti esponeva la bandiera con Sole e Leone - simbolo associato alla monarchia degli Shah - ha raccontato che la giocatrice aveva inizialmente deciso di rimanere in Australia, salvo poi cambiare idea all’ultimo momento durante il transito all’aeroporto di Sydney. La decisione sarebbe stata presa per paura delle possibili ritorsioni contro i familiari rimasti in Iran. "Sembrava che avesse deciso di rimanere, ma purtroppo all’ultimo minuto ha cambiato decisione ed è ora a Kuala Lumpur", ha spiegato Toupchi, aggiungendo che la calciatrice avrebbe subito anche pressioni da parte di un membro dello staff legato al regime iraniano.
Le richieste di asilo sono maturate dopo giorni di forte tensione e preoccupazione per la sicurezza delle atlete. Sulla televisione di Stato iraniana alcune di loro sono state accusate apertamente, con il rischio - secondo fonti dell’opposizione - di sanzioni che potrebbero andare da lunghe detenzioni fino alla pena di morte. La squadra aveva partecipato per circa una settimana e mezzo alla Coppa d’Asia sulla Gold Coast. Lunedì sera, all’indomani dell’eliminazione dal torneo, cinque giocatrici sono riuscite ad allontanarsi dai loro accompagnatori ufficiali e a chiedere protezione alle autorità australiane; il giorno successivo altre due persone della delegazione, una giocatrice e un membro dello staff, hanno ottenuto visti umanitari.
Calciatrici iranane in Australia, cos'è successo
Le sette persone erano state trasferite sotto protezione della polizia federale australiana in una località segreta a Brisbane. Proprio lì, tuttavia, una delle donne ha deciso di contattare l’ambasciata iraniana e chiedere di essere riaccompagnata fuori dal Paese, costringendo le autorità australiane a trasferire immediatamente anche le altre sei per motivi di sicurezza. Secondo la giornalista sportiva Raha Pourbakhsh, del canale d’opposizione Iran International, che è rimasta in contatto con diverse giocatrici durante e dopo il torneo, le pressioni del regime sarebbero iniziate ben prima dell’arrivo in Australia.
"Ci sono stati pesanti vincoli finanziari, minacce contro le famiglie e avvertimenti che i parenti avrebbero potuto essere presi di fatto in ostaggio", ha raccontato. Le atlete sarebbero ora "estremamente ansiose, preoccupate ed esauste", e la loro principale preoccupazione resta proprio la sorte dei familiari rimasti in Iran. Secondo Pourbakhsh alcune di loro avrebbero deciso di tornare proprio per proteggere i propri cari, mentre altre hanno scelto di tentare una strada diversa chiedendo protezione all’estero.
La risposta delle autorità iraniane non si è fatta attendere. L’ufficio del procuratore generale della Repubblica islamica ha invitato pubblicamente le giocatrici rimaste in Australia a rientrare "per alleviare la preoccupazione delle loro famiglie", definendo le richieste di asilo il risultato di una "cospirazione nemica". Anche il presidente della Federazione calcistica iraniana, Mehdi Taj, ha accusato l’Australia di pressioni politiche, sostenendo che le giocatrici sarebbero state spinte a chiedere asilo dalle autorità locali. Il ministro australiano degli Interni Tony Burke ha respinto le accuse, spiegando che i membri della delegazione sono stati semplicemente intervistati individualmente all’aeroporto di Sydney, senza accompagnatori, e messi di fronte a una scelta libera: restare o partire.
Riguardo alle sei persone rimaste in Australia, Burke ha affermato che "presto inizierà la procedura per il loro passaggio a quello che viene definito status di risoluzione, ovvero un visto permanente". "Dopo tutto quello che queste persone hanno passato, non ho alcuna intenzione di costringerle a lottare in tribunale per ottenere lo status di residenti permanenti in Australia", ha aggiunto. Il ministro ha inoltre precisato che non sono stati concessi visti temporanei per il torneo a membri del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc). "Ottenere un visto temporaneo non significa essere una persona eccezionale - ha spiegato Burke - Ci sono alcune persone che hanno lasciato l’Australia e sono contento che non siano più qui".

Un tram della linea 27 di Milano ha preso fuoco questa mattina in via Marco Bruto, con qualche passeggero a bordo. L'incidente è avvenuto attorno alle 9 in zona Mecenate-Forlanini. Secondo le prime ricostruzioni, un cavo dell’alta tensione si è tranciato, cadendo sul tetto del tram. L’impatto ha causato una piccola fessura nella struttura metallica e ha innescato un principio d’incendio.
Il conducente ha fermato immediatamente il mezzo e tutti i passeggeri sono scesi in sicurezza. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, che hanno messo in sicurezza l’area e il veicolo. Successivamente un mezzo dell’Atm ha provveduto al trasferimento del tram incidentato.
Si tratta del quarto incidente che coinvolge un tram a Milano nel giro di pochi giorni. Il 27 febbraio scorso, un mezzo della linea 9 ha deragliato in viale Vittorio Veneto, causando la morte di due persone e una cinquantina di feriti.
Il 7 marzo, invece, un mezzo della linea 12, rientrando in deposito senza passeggeri, è uscito dalle rotaie vicino alla stazione Centrale per via di un bullone sul binario.
Infine, due giorni fa, un tram della linea 15 è uscito dai binari a Rozzano, in provincia di Milano senza causare feriti.
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