
(Adnkronos) - I dirigenti del calcio tedesco oggi si sono uniti alle dure critiche contro i piani della Fifa di cedere quote dei suoi eventi, a partire dai Mondiali, a investitori privati. "Molti nel calcio europeo considerano i piani della Fifa un attacco diretto al calcio. Condivido questa opinione", ha dichiarato Hans-Joachim Watzke, vicepresidente della Federazione calcistica tedesca e vicepresidente del comitato esecutivo della Uefa, alla rivista sportiva Kicker.
"È stato superato un limite. C'è un ampio consenso su questo punto tra le federazioni affiliate, come mi hanno dimostrato diverse discussioni che ho avuto negli ultimi giorni con (il presidente della Uefa) Aleksander Ceferin e altri colleghi. Ai Mondiali, sei squadre europee hanno raggiunto i quarti di finale e tre le semifinali".
Se il calcio europeo si unisse nell'opporsi a questi piani, avrebbe un peso enorme. Ieri la Fifa ha annunciato l'intenzione di lanciare una sussidiaria, la Fifa Forward Enterprise (Ffe), per unire la vendita dei diritti commerciali con la gestione operativa dei suoi tornei, a partire dai Mondiali, che generano la maggior parte delle entrate per la Fifa.
La Fifa ha dichiarato che la Ffe sarà aperta agli investitori privati per l'acquisizione di quote di minoranza e ha valutato la società 20 miliardi di dollari. Secondo quanto riportato, il presidente della Fifa Gianni Infantino avrebbe scritto alle 211 federazioni affiliate, promettendo loro 40 milioni di dollari ciascuna, con un pagamento iniziale di 20 milioni, se approveranno il piano Fifa entro il 19 settembre. Chi non aderirà riceverà 2,7 milioni di dollari, in base all'attuale schema di distribuzione globale.
Max Eberl, membro del consiglio di amministrazione del Bayern Monaco, ha definito i piani della Fifa "vergognosi" e ha affermato: "Mi vergogno che nel mondo del calcio si parli di idee del genere". "Come hanno già detto i tifosi: il calcio non ci appartiene. È solo un gioco", ha dichiarato Eberl durante la presentazione del nuovo acquisto Nathaniel Brown.
"Per me, la Fifa esiste per sostenere il calcio, per stabilirne la struttura e le regole e per organizzare i Mondiali. Al momento, ho la sensazione che la Fifa sia lì solo per fare profitto. Anche io, che mi sento veramente a casa nel mondo del calcio, trovo tutto questo ripugnante".
Eberl ha affermato di accogliere con favore la ferma condanna della Uefa e ha anche parlato delle voci secondo cui la Uefa potrebbe prendere in considerazione il boicottaggio degli eventi Fifa. "Non sono a favore dei boicottaggi; anzi, credo fermamente nel dialogo. Ma se si arrivasse a questo, sarei favorevole al fatto che noi, come Europa, ci opponessimo e dicessimo: 'No, non lo accetteremo'. Questo non è il nostro sport", ha detto Eberl.
L'allenatore del VfB Stoccarda, Sebastian Hoeness, ha definito i piani della Fifa "catastrofici" e l'amministratore delegato del Borussia Dortmund, Carsten Cramer, ha affermato: "Non riesco proprio a capire perché la Fifa voglia fare questo passo".
"Non capisco la logica alla base di questi piani", ha dichiarato Cramer durante la tournée pre-campionato del Dortmund in Giappone. "Non solo la mia prima impressione, ma anche i primi riscontri, non sono affatto positivi. Perché la Fifa sente il bisogno di reinventare la ruota? A mio avviso, questa iniziativa non è affatto una buona idea".

(Adnkronos) - "Ci sono i finti medici su TikTok, il cui unico titolo è quello scritto nella bio del profilo; ci sono farmaci scaduti, non conformi o di provenienza incerta; e ci sono appartamenti, saloni di parrucchiere e centri estetici trasformati in studi medici senza autorizzazioni e garanzie sanitarie". Sono le "mille facce dell'abusivismo" nel settore dei ritocchi di bellezza, raccontate dalle pagine di cronaca e dai 777 controlli eseguiti dal Comando dei Carabinieri per la Salute nel 2026. A insidiare i pazienti - mette in guardia la Fime, Federazione italiana medici estetici - ci sono "trappole multiformi" che possono scattare ovunque, da Nord a Sud: "Ci sono persone denunciate perché avrebbero eseguito trattamenti di medicina estetica senza averne la qualifica, come successo a Cosenza, Napoli, in un bed & breakfast a Palermo, a Treviso, Cremona e a Catania. Numerose anche le attività prive, secondo gli accertamenti, dei titoli o delle autorizzazioni richieste, come ad Afragola, a Roma dove un centro estetico sarebbe stato trasformato in clinica abusiva, a Crotone, Pescara, presso un parrucchiere di Napoli, ma anche a Capua. Diversi i sequestri di prodotti non idonei, come le 1.400 fiale di botulino intercettate da Guardia di Finanza e Agenzia delle Dogane con l'operazione Dorian Gray all'aereoporto di Fiumicino, e un ambulatorio a Bari con prodotti scaduti per 150mila euro".
Il fenomeno si inserisce in un mercato dalle dimensioni sempre più rilevanti. "La Global Survey 2024 dell'International Society of Aesthetic Plastic Surgery (Isaps) stima che in Italia i chirurghi plastici abbiano eseguito 1.371.220 procedure estetiche: 480.047 chirurgiche e 891.173 non chirurgiche. Con questi volumi l'Italia risulta al quarto posto mondiale, dopo Stati Uniti, Brasile e Giappone", sottolinea la Fime. E "più cresce la domanda - afferma il presidente della Federazione, Nicola Zerbinati - più aumenta lo spazio per chi tenta di trasformare la medicina estetica in un servizio commerciale senza regole. Erroneamente si pensa che un intervento che dura pochi minuti sia innocuo, ma non è così: una reazione allergica, un'infezione o una complicanza vascolare richiedono riconoscimento tempestivo, farmaci adeguati e competenze cliniche. Il paziente deve essere attento e valutare bene a chi si affida, senza fidarsi solo dei social o del passaparola".
Non significa che debba "trasformarsi in un investigatore - precisa Raffaele Rauso, vicepresidente Fime e presidente del Congresso nazionale della Federazione, in programma a Napoli dall'11 al 13 settembre - ma deve sentirsi pienamente legittimato a fare domande - Chiedere il nome del prodotto, controllare l'iscrizione del medico all'Ordine, pretendere il consenso informato o domandare come verrebbe gestita una complicanza non significa essere diffidenti. Significa essere consapevoli. Un professionista serio non si infastidisce davanti a queste richieste: risponde, documenta e, quando necessario, sa anche dire di no". Proprio "per aiutare i cittadini a distinguere la comunicazione social da una corretta presa in carico medica", la Fime indica 7 controlli da fare "prima di affidare il proprio volto a qualcuno". Una sorta di checklist pre-trattamento.
Ecco il vademecum della Fime: 1) Un nome e un cognome, non soltanto un nickname. Prima di prenotare occorre conoscere l'identità completa della persona che eseguirà il trattamento. L'iscrizione del medico può essere verificata gratuitamente nell'Albo unico nazionale Fnomceo. "La dicitura 'doctor', 'specialist' o 'aesthetic expert' inserita nella biografia di un social non prova il possesso di alcun titolo. È inoltre legittimo chiedere quale formazione specifica abbia seguito il professionista per la procedura proposta", dice Rauso; 2) Controllare il luogo, non lasciarsi ingannare dalla scenografia. La sede deve essere chiaramente identificabile, rispettare i requisiti sanitari previsti e garantire igiene, privacy, corretta conservazione dei prodotti e strumenti per affrontare le possibili complicanze. "Appartamenti, B&B, camere d'albergo, retrobottega e 'beauty day' itineranti in location temporanee rappresentano importanti segnali d'allarme, soprattutto quando non vengono fornite informazioni chiare sulle autorizzazioni", avverte la Fime; 3) Prima dell'iniezione deve esserci una visita vera. Ogni trattamento deve essere preceduto da una valutazione medica: stato di salute, allergie, farmaci assunti, precedenti trattamenti, patologie, aspettative e possibili controindicazioni. Un questionario compilato in pochi secondi via chat non sostituisce l'anamnesi. Il professionista deve anche verificare che la richiesta sia realistica e che il trattamento sia realmente indicato.
Ancora: 4) Il consenso informato non è una liberatoria da firmare in fretta. Il consenso deve essere spiegato, personalizzato e sottoscritto prima della procedura. Deve indicare benefici attesi, limiti, alternative, possibili effetti avversi, complicanze e comportamento da seguire dopo il trattamento. Il paziente deve avere il tempo di fare domande e ricevere una copia della documentazione. Una firma richiesta quando si è già sul lettino non rappresenta una corretta informazione; 5) Sapere sempre che cosa viene iniettato. Il paziente ha diritto di conoscere nome commerciale del prodotto, produttore, numero di lotto e data di scadenza. Per i filler e gli altri dispositivi monouso, la confezione deve essere integra e identificabile; quando previsto, l'etichetta o il tagliandino di tracciabilità devono essere inseriti nella documentazione clinica e consegnati al paziente. Mai accettare siringhe anonime, prodotti travasati o confezioni prive di etichette comprensibili; 6) Chiedere chi interverrebbe in caso di complicanza. La sicurezza si misura anche dalla capacità di riconoscere e gestire rapidamente un evento avverso. Prima del trattamento è utile chiedere quali protocolli vengono adottati, quali farmaci e dispositivi di emergenza siano disponibili e chi sia reperibile nelle ore e nei giorni successivi. Devono essere previsti un contatto diretto e un programma di controllo, non l'invito generico a scrivere sui social in caso di problemi; 7) Diffidare delle offerte lampo e della medicina 'da algoritmo': "Solo per oggi", "porta un'amica", "due zone al prezzo di una", risultati garantiti e prezzi incompatibili con il costo dei prodotti sono campanelli d'allarme. La medicina estetica richiede tempo, materiali certificati, documentazione, aggiornamento e gestione del rischio. Anche la richiesta di pagare esclusivamente in contanti, l'assenza di fattura o l'impossibilità di ricevere una cartella clinica dovrebbero indurre a fermarsi. Le fotografie prima e dopo e le recensioni online possono essere manipolate: non sostituiscono la verifica dei titoli e della struttura.
Oltre che sull'emergenza abusivismo, gli esperti richiamano l'attenzione sulla "pressione esercitata dai modelli estetici diffusi online. Filtri, immagini ritoccate e risultati standardizzati possono rendere apparentemente ordinari trattamenti che restano a tutti gli effetti atti medici, favorendo richieste sempre più precoci e aspettative poco realistiche". Il rapporto tra social network, percezione di sé e domanda di trattamenti sarà uno dei temi del Congresso nazionale Fime. Una sessione - anticipa la Federazione - sarà dedicata ai cosiddetti 'social lip filler', diventati il simbolo di una medicina estetica raccontata online come rapida, accessibile e priva di rischi. Nadia Fraone, presidente della Società italiana di carbossiterapia funzionale ed estetica, analizzerà come filtri, immagini ritoccate e modelli ripetuti sui social possano condizionare la percezione del volto e anticipare il ricorso ai filler, talvolta anche prima dei 18 anni.

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(Adnkronos) - "Aran e tutte le organizzazioni sindacali rappresentative del comparto Sanità hanno sottoscritto oggi l'ipotesi di accordo per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro 2025-2027. Il contratto interessa 592.638 dipendenti del Servizio sanitario nazionale, tra personale infermieristico, tecnico-sanitario, della riabilitazione e della prevenzione, amministrativo e dei servizi di supporto". Lo annuncia l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni.
"Sul piano economico - comunica l'Aran - l'accordo prevede un incremento medio complessivo a regime di 209 euro lordi al mese, che sale a 240 euro per il personale infermieristico. Gli arretrati medi, calcolati al 31 ottobre 2026, ammontano a 1.226 euro per l'insieme del comparto e a 2.300 euro per gli infermieri".
L'ipotesi di accordo sarà ora trasmessa agli organi di controllo competenti per la certificazione della compatibilità economico-finanziaria, ai sensi dell'articolo 47 del decreto legislativo 165/2001. La sottoscrizione definitiva avverrà a esito positivo della procedura, precisa l'Aran che in una nota entra nei dettagli dell'intesa raggiunta. Capitolo risorse: "La legge di Bilancio ha destinato al comparto Sanità, a regime dal 1° gennaio 2027, risorse ordinarie pari a 1 miliardo e 537 milioni di euro, con incrementi progressivi già previsti a decorrere dal 1° gennaio 2025 e dal 1° gennaio 2026. A queste si aggiungono ulteriori risorse destinate a specifiche categorie di personale, in particolare a quello infermieristico: 445 milioni di euro per l'indennità di specificità infermieristica; 193 milioni per l'indennità di tutela del malato; 35 milioni per il personale operante nei servizi di pronto soccorso".
Gli incrementi economici. "L'incremento medio complessivo a regime è pari a 209 euro mensili lordi, così composti: 145 euro derivanti dalle risorse ordinarie; 64 euro derivanti dalle risorse aggiuntive. L'incremento percentuale sull'intero triennio si attesta al 7,76%. Per alcune categorie gli aumenti sono più elevati. Per il personale infermieristico l'incremento medio raggiunge i 240 euro mensili, superando l'8%. Cresce inoltre di 100 euro l'indennità specifica riconosciuta al personale dei servizi di pronto soccorso".
Quanto agli arretrati, "l'accordo prevede la corresponsione degli arretrati con decorrenza dal 1° gennaio 2025, che saranno riconosciuti a tutto il personale interessato. Calcolati alla data del 31 ottobre 2026, gli importi medi sono pari a 1.226 euro per l'insieme del comparto e a 2.300 euro per il personale infermieristico".
L'Aran evidenzia le principali novità previste dall'accordo. "Il contratto introduce per la prima volta un Titolo interamente riservato all'intelligenza artificiale. Le aziende e gli enti che intendano introdurre sistemi di Ia o algoritmi automatizzati incidenti sul rapporto di lavoro dovranno fornire al dipendente un'informativa preventiva sulle finalità e sugli ambiti di utilizzo, sui dati trattati, sul livello di accuratezza e di cybersicurezza dei sistemi e sulle possibili ricadute sull'organizzazione del lavoro e sulla valutazione della performance. È esclusa - puntualizza l'agenzia - ogni decisione prevalentemente o esclusivamente automatizzata su atti che producano effetti giuridici o incidano in modo significativo sul rapporto di lavoro, senza un congruo intervento umano. Al dipendente è inoltre garantito il diritto di conoscere, in forma comprensibile, i criteri generali di funzionamento dei sistemi utilizzati. Restano ferme, e non delegabili ai sistemi di intelligenza artificiale, la responsabilità dirigenziale e quella dei titolari dei poteri decisionali. I riflessi dell'Ia sull’organizzazione dei servizi rientrano inoltre tra le materie della contrattazione integrativa".
"Il contratto - prosegue l'Aran - aggiorna anche l'ordinamento professionale, con la creazione di nuovi profili, tra cui quello dedicato alla cybersicurezza, e ristruttura il sistema degli incarichi per valorizzare il merito e le competenze specialistiche". Ancora, "le disposizioni intervengono sulle relazioni sindacali, sulle progressioni economiche e sulle nuove tutele per il benessere dei dipendenti, con permessi specifici per le malattie gravi e misure di sostegno alla genitorialità". Infine, "il contratto definisce le modalità del lavoro a distanza e della formazione strategica, confermando la centralità dell'aggiornamento professionale continuo nel settore sanitario".

(Adnkronos) - "C’è poco da fare, Salvini è un handicappato". Inizia così il post di Maurizio Bufi, iscritto ad Azione e responsabile provinciale organizzazione del partito a Terni. Ed è bufera, con la replica del vicepremier e ministro e le scuse di Calenda.
"C’è poco da fare, Salvini è un handicappato con l’aggravante di essere un populista e la recidiva di professare il sovranismo. Cambiando l’ordine dei fattori, il risultato non cambia. Lasciamo stare l’operato come ministro", si legge nel post pubblicato su X dall'esponente di Azione.
"Comprendo che ci possa essere chi la pensa diversamente da me, chi mi critica anche aspramente, persino chi mi odia - scrive sui social Matteo Salvini in risposta al post -Ma c’è un limite che non dovrebbe essere superato: usare la disabilità come insulto". "Quella di questo esponente di Azione non è una caduta di stile, ma una mancanza di rispetto verso milioni di persone. Non chieda scusa a me: chieda scusa a loro e alle loro famiglie".
"Mi scuso a nome di Azione con Salvini per l’uso di questo termine. E' una cosa grave, moralmente sbagliata e anche inutile quando, per descrivere Matteo, si possono usare parole come: inetto, ignorante, incapace, impreparato, ipocrita, inadatto, inutile..e questi sono solo gli aggettivi che iniziano con la I", scrive su X il segretario di Azione, Carlo Calenda.

(Adnkronos) - "In questi giorni sta circolando una fake news secondo cui le creme solari favorirebbero l'insorgenza dei tumori della pelle e che esporsi al sole senza protezione sarebbe addirittura più sicuro, proteggendo dal melanoma. Si tratta di un'affermazione falsa e priva di basi scientifiche". Anche Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, con un post social, interviene nel dibattito scatenato dal video pubblicato su Instagram da Debora Rasio, nutrizionista e specialista in Oncologia, che nega il legame tra sole e melanoma e, in linea con il movimento no-sunscreen, sostiene che le creme solari siano pericolose.
"I raggi Uv - ricorda l'Airc - sono il principale fattore di rischio per lo sviluppo del melanoma. Un'esposizione eccessiva al sole può danneggiare il Dna delle cellule della pelle e favorire processi che, anche molti anni dopo, possono portare allo sviluppo di un tumore della pelle. Le creme solari, invece, ci proteggono dai raggi Uv del sole. Come tutti i prodotti cosmetici sono regolate da normative rigorose che vietano l'utilizzo di sostanze classificate come cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione, e sono sottoposte a test di sicurezza e a una fase di vigilanza post-marketing per garantire che siano sicure per la salute umana", rassicura la Fondazione.
"Per questo - avverte Airc - il vero rischio non è usare la crema solare, ma è non usarla. La mancata protezione espone infatti a rischi certi: scottature, invecchiamento precoce della pelle, danni al Dna e un aumento del rischio di tumori cutanei. Proteggere la pelle dal sole è una scelta basata sulle evidenze scientifiche ed è uno degli strumenti più importanti per prevenire il melanoma e gli altri tumori della pelle".

(Adnkronos) - Stretta degli Usa sulle ricerche ad alto rischio nel settore delle Life Sciences, in particolare con lo stop ai finanziamenti destinati agli studi sui virus 'potenziati'. "Ho promesso agli americani una supervizione rigorosa e trasparente della ricerca sostenuta dai National Institutes of Health. Oggi sono lieto di annunciare un importante traguardo in linea con questo impegno: il Governo federale ha pubblicato la Politica del Governo degli Stati Uniti per l'Interruzione della ricerca ad alto rischio nel settore delle scienze della vita", ha comunicato Jay Bhattacharya, direttore degli Nih. "Questa politica innovativa - ha aggiunto - stabilisce, per la prima volta, un divieto esplicito per gli studi di 'guadagno di funzione'", un tipo di ricerca che "può mettere seriamente a repentaglio vite americane e rappresentare un rischio sostanziale per la sicurezza nazionale".
"La nuova politica governativa rappresenta un cambio di paradigma nella supervisione federale, adottando un quadro completo basato sul rischio, supportato da rigorose misure di applicazione, responsabilità e trasparenza", ha spiegato Bhattacharya in una nota. "Oltre al divieto di finanziamento federale per la ricerca pericolosa del tipo 'gain-of-function'", ha precisato, la strategia introduce "requisiti di revisione e rendicontazione più stringenti per tutta la ricerca nel campo delle scienze biologiche, comprese valutazioni indipendenti e dall'alto verso il basso per i progetti che potrebbero aumentare le conseguenze dannose degli agenti biologici. La politica rafforza inoltre le salvaguardie globali istituendo nuove restrizioni internazionali, tra cui il divieto di ricerca nel campo delle scienze biologiche che coinvolga determinati Paesi o entità, e il divieto di attività ad alto rischio in Paesi privi di un'adeguata supervisione". Un riferimento che rimanda alla pandemia di Covid, la cui origine è stata spesso attribuita dal presidente Usa Donald Trump a un virus di laboratorio nato in Cina.
"Tutti i ricercatori e le istituzioni impegnati in attività nel campo delle scienze biologiche - è l'indicazione di Bhattacharya - dovrebbero esaminare attentamente questa politica fondamentale. Gli Nih collaboreranno strettamente con i partner interagenzie e la comunità della ricerca biomedica per supportarne una solida attuazione". Infine, ha concluso il direttore dell'agenzia, "è fondamentale che tutti gli scienziati continuino a promuovere una cultura di attenta valutazione sia dei benefici che dei rischi di ogni esperimento, indipendentemente dal fatto che rientri o meno in una classificazione ad alto rischio. Anche con solide misure di sicurezza, il lavoro che coinvolge agenti biologici può comportare rischi intrinseci, ed è nostra responsabilità collettiva prevenire la ricerca più pericolosa, garantendo al contempo che la scienza finanziata dagli Nih continui a proteggere e migliorare la salute e il benessere del pubblico americano".

(Adnkronos) - La procura di Bologna ha aperto oggi, mercoledì 29 luglio, un fascicolo per i disordini, scoppiati la sera del 20 luglio in città, il giorno dopo la morte di Abderrahim Fakir. Sono dodici gli indagati. Le accuse, a vario titolo, sono di resistenza a pubblico ufficiale, travisamento e danneggiamento. Tra i dodici indagati c'è anche il giovane arrestato la notte dei disordini e sottoposto alla misura del divieto di dimora all'esito della convalida.
Sul fronte dell'inchiesta sulla morte del 42enne, morto il giorno prima nel rione Pilastro, dopo un fermo di polizia, l'avvocato Fabio Anselmo dei familiari di Fakir ha detto, parlando con l'Adnkronos, di fidarsi dei magistrati in merito alla sua richiesta di affidare gli accertamenti a un altro corpo investigativo rispetto alla polizia. La Procura ha fatto sapere che "la terzietà delle indagini è garantita dai magistrati".
Ci sono state scene di guerriglia urbana a Bologna, durante una manifestazione. Al termine del presidio manifestanti e forze dell'ordine in tenuta antisommossa sono venuti a contatto nel centro della città. Gli scontri sono durati tutta la sera del 20 luglio tra lancio di oggetti, barricate, idranti e lacrimogeni. I vigili del fuoco sono intervenuti all'angolo tra via Bassi e via Venezian per un'auto in fiamme, mentre camionette e agenti presidiavano piazza Roosevelt per evitare che la protesta si espandesse verso altre zone del centro. Ci sono stati diversi feriti sia tra gli agenti che tra i manifestanti.

(Adnkronos) - L'immunologo Anthony Fauci, volto della lotta americana al Covid-19, ha invocato a sorpresa il quinto emendamento durante l'audizione alla Commissione per la sicurezza interna del Senato, convocata per fare luce sulla pandemia. E questo per il timore che i repubblicani potessero usare le sue dichiarazioni per perseguirlo per falsa testimonianza. "La conclusione a cui posso giungere è che l'unico motivo per cui mi ha convocato davanti a questa commissione è per farmi dire qualcosa che possa avvalorare le sue ripetute promesse pubbliche, citando le sue parole, che io finirò 'dietro le sbarre'", ha affermato Fauci rivolgendosi a Rand Paul, repubblicano del Kentucky e presidente della Commissione per la sicurezza interna del Senato.
"Qualsiasi persona ragionevole che abbia seguito la sua ossessione squilibrata nei miei confronti giungerebbe facilmente alla stessa conclusione", ha aggiunto Fauci. "Pertanto, sebbene mi addolori farlo per il rispetto che nutro per il potere legislativo e per la mia pluridecennale collaborazione con il Congresso, su consiglio dei miei avvocati mi avvalgo del mio diritto, sancito dal Quinto Emendamento della Costituzione, di astenermi dal rispondere alle vostre domande", ha proseguito l'immunologo.
Il presidente americano, Donald Trump, è tornato ad attaccare l'immunologo. "Erano folli le idee" di Fauci, ha scritto Trump su Truth Social, affermando che "molte più persone sono morte di Covid sotto l'amministrazione Biden che sotto l'amministrazione Trump" e rivendicando il "successo spettacolare" della sua lotta al coronavirus.
"Fin dall'inizio ho affermato che il virus proveniva dal laboratorio di Wuhan in Cina", ha detto Trump, aggiungendo che "Fauci era fortemente in disaccordo, cercando sempre di proteggere la Cina" e "con il passare del tempo mi sono fidato sempre meno di lui". Secondo il presidente americano, Fauci "ha preso troppe decisioni sbagliate, come sulle mascherine. Ricordate che all'inizio era un anti-mascherina. Poi è diventato un super-mascherina. In ogni caso non gli ho permesso di chiudere il Paese, anche se lui lo voleva".
Il presidente Usa ha ricordato che durante la pandemia ha "seguito la via federalista e ho lasciato che fossero i governatori a decidere. I governatori repubblicani hanno fatto un lavoro molto migliore dei democratici. Fauci è stato in gran parte messo da parte, e poi è arrivato il sonnolento Joe Biden, che ha fatto di Fauci un 're!'. Ho chiamato Biden per dirgli che Fauci non valeva niente, che o non capiva niente, o era disonesto".
(Adnkronos) - "Mi chiedi se avevo paura? Sì, avevo paura. Poi ho smesso di averne". È la frase che accompagna in quarta di copertina, come un mantra, l’uscita de 'L'antimafia dei fatti. Vita di un siciliano atipico' (Baldini+Castoldi/Nave di Teseo), il libro nel quale l'imprenditore siciliano Sebastiano Buglisi, con la collaborazione di Antonio Armano e la prefazione di Guido Ruotolo, racconta per la prima volta una vicenda personale e imprenditoriale che attraversa oltre mezzo secolo di storia italiana: dall'infanzia nella Sicilia rurale fino alle denunce contro la criminalità organizzata, passando per intimidazioni, processi, polemiche e una riflessione sul significato più autentico della legalità.
Ad aprire il volume è Guido Ruotolo, tra i più autorevoli giornalisti italiani che hanno raccontato la mafia, che definisce quella di Buglisi "la storia di un incubo", un'esperienza che avrebbe potuto "ammutolire l'anima e il cuore di chiunque". La vicenda prende avvio nella Sicilia del dopoguerra. Buglisi cresce in una casa senza elettricità, studia alla luce della lumera, lavora nei campi e conosce fin da bambino il valore del sacrificio. Da quella realtà costruisce, passo dopo passo, il proprio percorso professionale: prima geometra, poi amministratore pubblico e infine imprenditore, fino a fondare EdS, azienda attiva nei settori delle infrastrutture, delle telecomunicazioni e dell'energia. Con la crescita dell'impresa arrivano gli attentati ai mezzi di cantiere, gli incendi dolosi, le intimidazioni e le richieste di pizzo. Buglisi decide di denunciare. Collabora con Carabinieri e magistratura, partecipa alle indagini e contribuisce negli anni all'arresto e alla condanna di appartenenti a Cosa Nostra, 'Ndrangheta e Sacra Corona Unita.
Il libro va però oltre la cronaca giudiziaria. Mette a fuoco anche il meccanismo culturale che alimenta il potere mafioso: l'idea che nessun imprenditore possa avere successo senza corrompere qualcuno e che, quindi, chi ha pagato 'l'altro Stato' debba pagare anche l'organizzazione criminale. Più che un'autobiografia, 'L'antimafia dei fatti' è il racconto di un'Italia che raramente trova spazio nelle cronache: quella degli imprenditori che continuano a fare il proprio lavoro senza accettare compromessi, pagando spesso un prezzo personale elevato. "Avevo paura. Poi ho smesso di averne" non è soltanto la frase simbolo del libro: è la sintesi di una scelta di vita di un siciliano atipico che trasforma il coraggio da gesto eccezionale a responsabilità quotidiana.

(Adnkronos) - "La Rai esprime la più ferma condanna per il manifesto antisemita comparso questa mattina nella bacheca di Radio1, a firma dei gruppi 'Global Sumud' e 'Libere di lottare'". Lo ha dichiarato l'amministratore delegato Rai, Giampaolo Rossi. "Si tratta di un episodio gravissimo che arriva al termine di giorni di polemiche strumentali e intimidazioni nei confronti del nostro corrispondente da Gerusalemme, Giovan Battista Brunori, che svolge da anni con professionalità e rigore il proprio lavoro in uno dei teatri di crisi più difficili e pericolosi al mondo".
"Il manifesto, che ripropone stereotipi e iconografie della peggiore pubblicistica antisemita del passato, affisso all'interno della sede di una testata Rai, rappresenta - sottolinea Rossi -un fatto di eccezionale gravità e richiama metodi di intimidazione e di isolamento nei confronti dei giornalisti che evocano le pagine più oscure della storia del nostro Paese, incompatibili con il confronto democratico e con la libertà di informazione".
"Il direttore di Radio1, Nicola Rao - prosegue Rossi - ha immediatamente richiesto l'intervento delle forze dell'ordine. La Digos ha effettuato un sopralluogo, acquisendo il manifesto e gli altri elementi utili agli accertamenti. La Rai ha già disposto un'indagine interna. Ogni comportamento che favorisca o tolleri simili azioni sarà punito con il massimo rigore".
"Al collega Giovan Battista Brunori va la piena vicinanza mia personale e di tutta l'azienda. La Rai continuerà a difendere la libertà di informazione, il pluralismo e la sicurezza dei propri giornalisti, respingendo con fermezza ogni forma di odio, antisemitismo, intimidazione e violenza", conclude Rossi.
Anche il Consiglio d'amministrazione della Rai esprime in una nota "ferma condanna per il manifesto antisemita comparso questa mattina nella bacheca di Radio1, rivolto al corrispondente da Gerusalemme Giovan Battista Brunori". "L'affissione di materiale dai contenuti antisemiti all'interno di una sede del Servizio Pubblico - si legge nella nota - rappresenta un fatto di eccezionale gravità, incompatibile con i valori costituzionali, con la missione della Rai e con il rispetto dovuto a tutte le persone che vi lavorano". "Il Consiglio di Amministrazione rinnova il proprio impegno affinché nelle sedi della Rai siano sempre garantiti il rispetto delle persone, il pluralismo, la libertà di informazione e il confronto civile, nel rifiuto di ogni forma di violenza, discriminazione e antisemitismo", conclude la nota del Cda Rai.

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(Adnkronos) - Dopo aver presentato le prime novità di un'edizione caratterizzata dalla crescita dell'esposizione, dal rafforzamento della presenza internazionale e dal ritorno alla tradizionale collocazione nel mese di ottobre, il 66° Salone nautico internazionale entra nel vivo con l'apertura del ticketing online. Organizzato da Confindustria Nautica dal 1 al 6 ottobre, a Genova, il Salone si conferma uno degli appuntamenti più attesi della nautica mondiale e piattaforma di riferimento per l'intera filiera: un luogo in cui industria, innovazione, design, cultura del mare, business e nuove generazioni si incontrano, accompagnando lo sviluppo del settore ben oltre i sei giorni della manifestazione.
Ospitato nel Waterfront di Levante firmato da Renzo Piano, il Salone propone un format espositivo articolato in cinque aree merceologiche (Yachts&Superyachts, Boating Discovery, TechTrade, Sailing World, Living the Sea) e oltre l'85% degli spazi all'aperto, offrendo un'esperienza immersiva tra design, sostenibilità e nuove tecnologie e confermandosi piattaforma strategica per lo sviluppo della blue economy. A questa consolidata proposta si affianca quest'anno Blue Arena, il nuovo spazio ospitato all’interno del Palasport dedicato all'incontro tra nautica, innovazione, cultura del mare, istituzioni, formazione e nautica per tutti.
Tra le iniziative confermate per il 2026, il biglietto Under 25 a tariffa agevolata di 13 euro, una scelta che si inserisce nel più ampio impegno di Confindustria Nautica per avvicinare i giovani alla cultura del mare e alle professioni della nautica. Si consolida inoltre la seconda edizione dei TechTrade Days, in programma l'1 e il 2 ottobre, il format B2B dedicato all'accessoristica e alla componentistica nautica che, dopo il positivo debutto dello scorso anno, diventa uno degli strumenti attraverso cui il Salone rafforza la propria funzione di piattaforma di business per l'industria. Oltre 400 brand presenteranno le più recenti innovazioni del settore nell'area TechTrade (Padiglione Blu), dedicata a business, tecnologia e networking professionale, favorendo l'incontro tra produttori, fornitori, progettisti, uffici acquisti e cantieri in un contesto pensato per sviluppare nuove relazioni commerciali e opportunità di mercato.

(Adnkronos) - Una donna si è riuscita a trasferire in Australia... vendendo i vestiti su Vinted. È successo in Inghilterra, dove Beth Hackman ha ceduto oltre 600 articoli sulla popolare app che gestisce capi di seconda mano, guadagnando più di tremila euro. Una cifra sufficiente per realizzare uno dei sogni della sua vita, attraversare l'oceano e trasferirsi a Sydeny.
La donna si chiama Beth Hackman e vive a Windsor, nel Berkshire. Quando ha iniziato a usare Vinted non pensava di accumulare una simile fortuna, eppure man mano che vendeva i propri vestiti la cifra cresceva: abbigliamento sportivo, un completo elegante di suo fratello, fino a scarpe da ginnastica di marca cedute per 200 sterline.
Il totale, alla fine, era di 3mila sterline, fondi sufficienti per pagare un volo per l'Australia e un mese di alloggio a Sydney, tutto il necessario per iniziare una nuova vita come fisioterapista: "Avevo accumulato troppe cose e odiavo il fatto che gran parte fosse fast fashion", ha detto Hackman al Daily Mail, "trasferirmi in Australia è un sogno che coltivo da molto tempo".
"In realtà, poco prima di partire per il viaggio, sono arrivata al punto di vendere tutte le mie scarpe, quindi mi sono rimaste solo quelle da palestra e da corsa, oppure un paio di tacchi a caso", ha rivelato, "direi di aver venduto almeno 600 articoli, e altrettanti erano semplicemente stipati nel mio armadio. Consiglierei senza esitazione a chiunque stia risparmiando per un obiettivo importante di vita di fare ordine nella propria casa. La gente non si rende conto di quanto potrebbe guadagnare".
Hackman ha aggiunto di credere che molte persone siano ormai diventate "consumatori eccessivi", e che un gran numero dei suoi amici possieda "quantità oscene di vestiti che indossano raramente". Ora Beth cerca di andare sempre più raramente a fare shopping, preferendo gli acquisti di seconda mano, gli stessi che le hanno permesso di realizzare il suo sogno.
(Adnkronos) - "Mi chiedi se avevo paura? Sì, avevo paura. Poi ho smesso di averne". È la frase che accompagna in quarta di copertina, come un mantra, l’uscita de 'L'antimafia dei fatti. Vita di un siciliano atipico' (Baldini+Castoldi/Nave di Teseo), il libro nel quale l'imprenditore siciliano Sebastiano Buglisi, con la collaborazione di Antonio Armano e la prefazione di Guido Ruotolo, racconta per la prima volta una vicenda personale e imprenditoriale che attraversa oltre mezzo secolo di storia italiana: dall'infanzia nella Sicilia rurale fino alle denunce contro la criminalità organizzata, passando per intimidazioni, processi, polemiche e una riflessione sul significato più autentico della legalità.
Ad aprire il volume è Guido Ruotolo, tra i più autorevoli giornalisti italiani che hanno raccontato la mafia, che definisce quella di Buglisi "la storia di un incubo", un'esperienza che avrebbe potuto "ammutolire l'anima e il cuore di chiunque". La vicenda prende avvio nella Sicilia del dopoguerra. Buglisi cresce in una casa senza elettricità, studia alla luce della lumera, lavora nei campi e conosce fin da bambino il valore del sacrificio. Da quella realtà costruisce, passo dopo passo, il proprio percorso professionale: prima geometra, poi amministratore pubblico e infine imprenditore, fino a fondare EdS, azienda attiva nei settori delle infrastrutture, delle telecomunicazioni e dell'energia. Con la crescita dell'impresa arrivano gli attentati ai mezzi di cantiere, gli incendi dolosi, le intimidazioni e le richieste di pizzo. Buglisi decide di denunciare. Collabora con Carabinieri e magistratura, partecipa alle indagini e contribuisce negli anni all'arresto e alla condanna di appartenenti a Cosa Nostra, 'Ndrangheta e Sacra Corona Unita.
Il libro va però oltre la cronaca giudiziaria. Mette a fuoco anche il meccanismo culturale che alimenta il potere mafioso: l'idea che nessun imprenditore possa avere successo senza corrompere qualcuno e che, quindi, chi ha pagato 'l'altro Stato' debba pagare anche l'organizzazione criminale. Più che un'autobiografia, 'L'antimafia dei fatti' è il racconto di un'Italia che raramente trova spazio nelle cronache: quella degli imprenditori che continuano a fare il proprio lavoro senza accettare compromessi, pagando spesso un prezzo personale elevato. "Avevo paura. Poi ho smesso di averne" non è soltanto la frase simbolo del libro: è la sintesi di una scelta di vita di un siciliano atipico che trasforma il coraggio da gesto eccezionale a responsabilità quotidiana.

(Adnkronos) - Il Tribunale di Roma ha respinto la richiesta con cui Alessandro Patanè puntava a ottenere un sequestro conservativo fino a 11,286 miliardi di euro sui beni di Autostrade per l’Italia, Holding Reti Autostradali, Mundys, Cdp Equity e Cassa Depositi e Prestiti.
L’ordinanza, firmata il 28 luglio dal giudice Maria Ciccolo della XVII sezione civile, che l'Adnkronos ha potuto leggere, rigetta anche la domanda subordinata presentata ai sensi dell’articolo 700 del Codice di procedura civile: la nomina di un amministratore giudiziario che imponesse ad Autostrade l’accantonamento di un fondo rischi e bloccasse ulteriori atti di disposizione del patrimonio.
Non si tratta del giudizio di merito: il Tribunale non ha ancora respinto definitivamente la domanda miliardaria. Ha stabilito che, sulla base delle prove attualmente disponibili, non esistono le condizioni per congelare beni e partecipazioni delle società convenute mentre il processo prosegue.
Autostrade per l’Italia e Holding Reti Autostradali sono state difese dagli avvocati Roberto Argeri e Carlo Santoro; Mundys dagli avvocati Giuseppe Bernardi e Stefano Bernardi; Cdp Equity e Cassa Depositi e Prestiti dagli avvocati Alberto Gambino ed Elena Maggio.
Patanè sostiene di essere autore e titolare esclusivo dei diritti sul software “AP Consulting”, che avrebbe costituito il nucleo tecnologico del Sicve, il Sistema informativo per il controllo della velocità conosciuto dagli automobilisti come Tutor.
Secondo la ricostruzione presentata dal ricorrente, una prima versione personalizzata sarebbe stata consegnata ad Autostrade tra settembre e novembre 2004 attraverso la società Multinetworks. Le versioni successive sarebbero state installate fino al 2007 senza che i diritti sul programma fossero trasferiti alla concessionaria, questo sostiene il ricorrente.
Su questa base Patanè ha chiesto la condanna solidale delle società convenute al pagamento di 11,286 miliardi, oltre agli interessi moratori e alla rivalutazione. Ha domandato anche la stipula entro trenta giorni di una licenza, con una penale di 500mila euro per ogni giorno di ritardo, il divieto di ulteriore utilizzo del software e una provvisionale immediata di 56,43 milioni.
Le società resistenti hanno contestato la titolarità del programma, l’identificazione dell’opera, la prova della sua originalità e della sua effettiva incorporazione nel Tutor, oltre alla quantificazione del credito.
Il contenzioso sul Tutor si sviluppa da anni lungo due binari distinti. Il primo riguardava il brevetto rivendicato dalla società toscana Craft; il secondo riguarda invece il software e le pretese avanzate da Patanè.
Nel 2019 il Tribunale delle imprese di Roma aveva respinto la domanda con cui Autostrade e Autostrade Tech cercavano di ottenere un accertamento negativo delle pretese di Patanè: secondo i giudici, le società non erano riuscite a dimostrare di essere proprietarie del programma. Nella stessa causa, tuttavia, erano state respinte anche la querela di falso di Patanè e la sua richiesta risarcitoria da 7 milioni.
Nel 2021, nel diverso procedimento avviato da Craft, la Corte d’Appello aveva escluso la contraffazione del brevetto da parte di Autostrade, perché il sistema di identificazione dei veicoli utilizzato da Aspi era tecnicamente diverso da quello brevettato dalla società toscana. Restava aperta la separata controversia sul software con Patanè.
La sentenza del 2019 sul software è stata successivamente confermata dalla Corte d’Appello nel 2022 e dalla Cassazione con l’ordinanza 12850 del 2025. Ma, secondo la nuova ordinanza, quelle decisioni sono state interpretate in maniera troppo estesa.
Il punto stabilito nei precedenti giudizi era che Autostrade non aveva provato di essere proprietaria del software. Non era stato invece accertato che il proprietario fosse Patanè: la sua domanda riconvenzionale diretta a ottenere tale riconoscimento era stata dichiarata inammissibile. La Corte d’Appello aveva espressamente chiarito che, in un nuovo giudizio, anche Patanè avrebbe dovuto fornire la prova positiva della propria titolarità.
È proprio questo il passaggio su cui poggia il nuovo provvedimento: perdere una causa nella quale si pretende di essere dichiarati proprietari non significa automaticamente che la proprietà sia stata giudizialmente riconosciuta alla controparte.
Per ottenere un sequestro conservativo non è necessario dimostrare definitivamente le proprie ragioni, ma occorre almeno rendere verosimile l’esistenza del credito.
Secondo il Tribunale, Patanè non ha superato neppure questa soglia preliminare. La perizia collegiale depositata per stimare il valore della proprietà intellettuale e dimostrare l’utilizzo illegittimo del programma dopo il 2018 è una consulenza di parte: può essere valutata come indizio, ma non costituisce una prova dei fatti riferiti dai consulenti.
Ancora più netto il giudizio sulle fatture elettroniche emesse da Patanè per le presunte licenze e penali contrattuali. Il semplice transito delle fatture attraverso il Sistema di interscambio certifica la ricezione e l’inoltro del documento, ma non dimostra l’esistenza di un contratto, di una licenza o di un debito.
Le fatture, inoltre, erano state ripetutamente contestate da Autostrade. Trattandosi di documenti formati unilateralmente dal soggetto che pretende il pagamento, non possono provare in suo favore il rapporto contrattuale dal quale il credito dovrebbe derivare. Per il giudice, quindi, non risultano dimostrati né il diritto sul software né l’ammontare degli oltre 11 miliardi richiesti.
Manca anche il secondo requisito richiesto per il sequestro: il rischio che, durante il processo, le società convenute disperdano o impoveriscano il proprio patrimonio rendendo impossibile un futuro pagamento.
L’ordinanza afferma che non sono stati presentati elementi obiettivi capaci di dimostrare un’insufficienza patrimoniale di Autostrade o delle altre resistenti. Né la mancata iscrizione nel bilancio 2024 di un debito verso Patanè può essere interpretata come un comportamento volto a sottrarsi alle proprie obbligazioni.
Le regole di contabilità impongono l’accantonamento di fondi quando esiste un’obbligazione attuale e la fuoriuscita di risorse è probabile e stimabile in maniera attendibile. Nel caso in esame, secondo il giudice, non sono stati ancora provati né l’esistenza né l’importo dell’obbligazione.

"Io non vivo nel mondo, io vivo nel mio mondo". Inizia così il
trailer di "Lorenzo - L'incredibile avventura di Jovanotti", il
film diretto da Dario Zonta e Carlo Zoratti, nelle sale italiane
dal 26 novembre al 2 dicembre distribuito da Plaion Pictures, in
occasione del 60/o compleanno dell'artista. L'annuncio arriva a
pochi giorni dal debutto italiano de "L'Arca di Lorè", il nuovo
tour nelle arene outdoor del centro e sud Italia che parte da Olbia
il 7 agosto, per chiudere poi al Circo Massimo di Roma il 12 e 13
settembre.
Il racconto attraversa la storia dell'uomo
Lorenzo e dell'artista Jovanotti che come pochi ha saputo
attraversare le generazioni continuando a innovare, cambiare pelle,
restare popolare senza diventare prevedibile, unendo musica,
viaggio, festa, visione, energia e immaginazione.
Il trailer è già una dichiarazione d'intenti e
una porta che si apre. Dentro si intuiscono i molti mondi del
racconto: la dimensione live, con le immagini dei grandi concerti;
il lavoro creativo e musicale, anche attraverso la presenza di Rick
Rubin; e poi la parte più intima, familiare, mai vista, fatta di
immagini private, silenzi e confessioni che mostrano un Lorenzo
inedito. Anche quello dell'incidente in bici che lo ha costretto a
un lungo stop.
"Lorenzo - L'incredibile avventura di Jovanotti"
diventa un viaggio emotivo dentro una vita sempre in movimento. Il
film nasce dall'incontro con Dario Zonta e Carlo Zoratti, autori e
registi della pellicola. Sette anni di vicinanza, ascolto e fiducia
hanno regalato al racconto una prospettiva inedita, senza inseguire
la celebrazione e senza cercare risposte facili.
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I Comuni della Sardegna, ad eccezione di Cagliari, avranno dalla
Regione 45 milioni di euro nel triennio - 15 milioni di euro l'anno
fino al 2028 - per ridurre i costi dei servizi di raccolta dei
rifiuti urbani e abbattere le tariffe Tari. Il capoluogo è escluso
in quanto ha già beneficiato di un contributo specifico con una
legge del maggio 2025. Il sostegno è previsto da una leggina,
sottoscritta da tutti i capigruppo del Consiglio regionale, e
approvata all'unanimità. Il testo era arrivato in Aula stamane con
la procedura d'urgenza prevista dall'articolo 102 del regolamento
consiliare.
Le risorse, che saranno ripartite in base alla
popolazione residente al 31 dicembre 2025, serviranno a sostenere i
Comuni, che devono fronteggiare l'aumento dei costi di raccolta,
dovuto ai rincari dell'energia e dei carburanti, agli obblighi di
raccolta differenziata e alle tensioni inflattive sugli appalti e
sulla maggiore complessità della gestione, in modo che questi oneri
non si scarichino sulle bollette della Tari. Le risorse potranno
essere impiegate per sostenere i costi di raccolta, trasporto,
gestione operativa, raccolta differenziata, adeguamenti
contrattuali e oneri energetici del servizio di nettezza
urbana.
"Ogni sardo avrà un sollievo di appena 9, 65
euro", ha osservato il vicecapogruppo di FdI, Fausto Piga,
chiedendo di innalzare lo stanziamento ad almeno 30 milioni di euro
l'anno.
"Credo che sia molto poco, benché il segnale sia
positivo" "Questo provvedimento", ha spiegato Roberto Deriu,
capogruppo del Pd nell'illustrare la leggina all'Aula, "pone le
condizioni perché i Comuni possano dare risposte riducendo le
tariffe che gravano su cittadini e imprese". Le somme stanziate
provengono dall'attuale bilancio regionale.
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(Adnkronos) - Nuovo campeggio No Tav da domani al 2 agosto in Val di Susa, in località Traduerivi, frazione del Comune di Susa, in un'area di lavoro per la realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione. L'annuncio oggi, mercoledì 29 luglio, sui social vicini al Movimento in cui si legge: "Dal 30 luglio al 2 agosto, nei terreni espropriati della piana di Susa, le tende torneranno in valle per quattro giorni di lotta e audio autogestione, scambi e discussioni collettive".
Restano in carcere, intanto, i due giovani arrestati. Il gip del tribunale di Torino ha accolto la richiesta avanzata dalla procura del capoluogo piemontese, confermando la custodia in carcere per i due giovani tedeschi arrestati in flagranza differita il 26 luglio dalla polizia, all’indomani degli scontri che si sono verificati sabato pomeriggio nel cantiere Tav di Chiomonte, in Val Susa. I due giovani pertanto resteranno in carcere. Ieri, durante l’udienza di convalida, entrambi avevano negato ogni addebito. A loro vengono contestati i reati di devastazione, saccheggio e lesioni e anche resistenza a pubblico ufficiale.
Circa quattrocentocinquanta manifestanti sono rimasti coinvolti negli scontri di sabato scorso nei cantieri Tav di San Didero e Chiomonte, dove le forze dell'ordine hanno registrato oltre 120 feriti. A Chiomonte, alcune centinaia di persone vestite di nero hanno assaltato il cantiere per oltre un'ora, lanciando pietre, bulloni, bottiglie, razzi e molotov contro gli agenti. Polizia, carabinieri e finanzieri hanno risposto con lacrimogeni e idranti, riuscendo a respingere i manifestanti.
"Riteniamo sia opportuno vietare campeggi, cortei e assembramenti nei pressi dei cantieri della Tav a chi nei giorni scorsi ha dato prova di odio, violenza e terrorismo. Nessuna tolleranza" attacca la Lega.

(Adnkronos) - Filippo Bisciglia ancora nella bufera. A poche ore dall'ultima e attesissima puntata di Temptation Island, che andrà in onda oggi, mercoledì 29 luglio, il conduttore si deve difendere da accuse di parzialità durante i falò di confronto, con una vera e propria shitstorm scoppiata sui social. Dopo il 'contestato' scontro tra Soraya e Cristian, dove Bisciglia è stato accusato di aver preso le parti della ragazza, anche oggi a tenere banco è il comportamento del conduttore, giudicato troppo "interventista" anche durente i falò di Giovanni-Sabrina e Danilo-Francesca.
"Gli interventi di quest'anno sono stati imbarazzanti", ha scritto un utente sotto l'ultimo post Instagram pubblicato da Bisciglia, che esultava per il record di ascolti dell'ultima puntata, "o critichi entrambi spingendo ENTRAMBI a riflettere sui propri errori, o non intervieni. Criticare Cristian senza dire una mezza parola a Soraya, Sabrina o Francesca è inammissibile".
"Filippo però posso dirti che quest anno non ti ho riconosciuto in diverse occasioni? Però vabe sei fantastico lo stesso", scrive un'altra fan nel programma, che comunque non ha perso l'affetto verso Bisciglia. "Filippo però quest’anno anche meno….non puoi difendere Sabrina dai", è il pensiero di un altro utente, decisamente più critico dopo l'ultimo falò.
A scatenare tutto, il falò di confronto tra Cristian e Soraya, uno dei più accesi dell'ultima edizione di Temptation Island. Secondo alcuni commenti, l'atteggiamento del conduttore, che dovrebbe mantenere un ruolo terzo e imparziale, in particolare nei momenti decisivi e delicati come i falò di confronto, è stato "eccessivamente insistente". Senza troppi giri di parole, nel corso del falò è sembrato che Soraya avesse più spazio per esprimere il suo punto di vista.
Nel corso del percorso nel programma Soraya ha più volte tirato in ballo il tema dei soldi nella coppia citando, per esempio, la maschera di Spiderman comprata da Cristian e i soldi prestatogli per l'affitto. Tuttavia, quando durante il falò Cristian ha 'osato' nominare i soldi allora lei gli ha criticato di essere troppo legato ai soldi. Bisciglia, dandole ragione, aveva quindi invitato Cristian a cambiare il discorso. E questo è accaduto più volte nel corso del confronto.
Dinamica simile, secondo il pubblico, si sarebbe verificata anche durante il precedente falò tra Iris e Andrea, dove è sembrato ai telespettatori che il conduttore incoraggiasse lei a perdonare il compagno, nonostante i tradimenti e le mancanze di rispetto emersi durante il percorso.

(Adnkronos) - La polizia greca sta cercando di individuare le circostanze della morte di una donna britannica, dopo che il suo corpo è stato trovato in una valigia ad Atene. E' quanto riferisce la tv di Stato greco Ert. Il canale tv ha affermato che i dati dell'Interpol hanno aiutato a identificare la trentottenne, che si ritiene sia arrivata in Grecia da Cipro all'inizio di questo mese.
Il corpo è stato trovato il 18 luglio da un senza fissa dimora in un edificio abbandonato nel centro di Atene. Si ritiene che la donna sia morta tra i cinque e i sette giorni prima del ritrovamento, ha riferito l'Ert. La polizia greca contattata dall'Afp non ha rilasciato nell'immediato commenti sul caso. L'ambasciata britannica ad Atene non è stata raggiungibile per un commento.

(Adnkronos) - Addio a Glen Hansard. Il cantautore irlandese premio Oscar e frontman del gruppo rock irlandese The Frames è morto in un incidente in moto nella sua città natale, Dublino. Hansard, 56 anni, diventò celebre vincendo il premio Oscar per la migliore canzone originale, 'Falling Slowly', tratta dal film a basso budget 'Once' (uscito nel 2007). Come riporta 'Bbc', la polizia sta cercando testimoni in seguito all'incidente stradale che ha coinvolto un solo veicolo e che si è verificato sulla Lower Road a Lucan, a ovest di Dublino.
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