
Una 25enne è stata liberata dai carabinieri di Sassari, dopo aver passato dieci giorni d'orrore nella casa del fidanzato. Il 34enne è stato arrestato con le accuse di sequestro di persona, tortura, lesioni personali, maltrattamenti e resistenza a pubblico ufficiale. L'allarme è scattato venerdì sera quando una donna ha chiesto aiuto al 112 perché non aveva più notizie della figlia e sospettava potesse trovarsi a casa del fidanzato nel quartiere Santa Maria di Pisa.
Il 34enne ha minacciato anche di sfigurarla con l'acido
I carabinieri hanno provato ad accedere all'appartamento per poi sfruttare un cestello dei vigili del fuoco e raggiungere la casa da una finestra. All'interno hanno trovato la giovane sotto choc con varie ferite che ha raccontato i suoi dieci giorni da incubo. "Le attività investigative consentivano di appurare che da circa tre mesi la relazione sentimentale tra i due si era incrinata - spiegano dal comando provinciale di Sassari dei carabinieri - e l'uomo era solito lanciare oggetti contro la donna e farla oggetto di sevizie e di umiliazioni di ogni tipo, come insulti, spintoni, percosse in diverse parti del corpo, arrivando addirittura a spegnerle diverse sigarette sull'avambraccio".
I carabinieri hanno scoperto che durante i dieci giorni di sequestro l'aguzzino le dava pochissimo cibo e lo buttava per terra per poi calpestarlo e sputarci sopra. La ragazza ha raccontato che più volte il 34enne ha minacciato di sfigurarla con l'acido e di darle da bere candeggina e quando lei ha tentato la fuga lui le ha tagliato i capelli con un rasoio. Stando agli sfoghi della vittima il 34enne l'avrebbe costretta a ingerire diverse quantità di psicofarmaci per poi abusare di lei anche sessualmente nonostante i tentativi di difesa.
L'uomo ha aggredito un carabiniere con un estintore
La 25enne è stata ricoverata in ospedale e affidata a un centro specializzato nel supporto alle vittime di violenza di genere, mentre l'uomo è stato portato in caserma. Lì ha cercato di aggredire un militare, afferrando un estintore, ed è stato fermato. Adesso il 34enne si trova nel carcere sassarese di Bancali.
Assessora Manca, 'nuovo servizio con tariffe più basse e più
frequenze'...
L'annuncio sui social della famiglia, ora sei con la tua Franchina...
Primo passo concreto verso il rivelatore di onde gravitazionali... 
L'europarlamentare Roberto Vannacci, uscito dalla Lega dopo aver fondato 'Futuro Nazionale', non è più membro del gruppo dei Patrioti per l'Europa (PfE) al Parlamento europeo dallo scorso 4 febbraio, e siede ora tra i rappresentanti del gruppo Misto. Ad annunciarlo è stata la presidente dell'Eurocamera, Roberta Metsola, aprendo la sessione plenaria.
Tra le polemiche, la nuova creatura politica dell'ex generale sarebbe nel frattempo nata formalmente il 6 febbraio scorso, in Toscana, davanti a un notaio. Si sarebbero presentati in cinque a firmare l'atto costitutivo: oltre allo stesso Vannacci, il suo 'luogotenente' e fedelissimo della prima ora, Massimiliano Simoni (unico eletto in Consiglio regionale in Toscana), i due deputati Rossano Sasso ed Edoardo Ziello, e Cristiano Romani, uno dei fondatori del 'Mondo Contrario'.
A quanto si apprende da ambienti vicini a Futuro nazionale, Vannacci sarà il presidente della neonata associazione e Simoni dovrebbe essere il coordinatore del movimento (non sarebbe prevista la figura del segretario).
Intanto, alla Camera, come previsto i deputati Sasso[1] e Ziello, che venerdì scorso hanno lasciato anche loro la Lega per aderire alla formazione 'Futuro nazionale' del generale Vannacci, sono passati al gruppo misto, ha annunciato in aula il presidente di turno della Camera Fabio Rampelli.
“Questione di fiducia al Dl Ucraina? Prima vittoria di Futuro Nazionale con Vannacci. Salvini ha paura del voto e scappa dalle proprie responsabilità, chiedendo di far porre la fiducia al decreto con il solo fine di impedire la votazione del nostro emendamento che contiene la soppressione dell’autorizzazione all’invio di altre armi a favore di Zelensky", le parole di Ziello in atteso del voto.
"Pensa di aver effettuato una grande mossa strategica, ma si dimostra peggio di Pirro perché non potrà evitare i nostri tre ordini del giorno che contengono lo stesso impegno dell’emendamento e il voto finale del decreto stesso. Le regole dell’aula vanno conosciute prima di provare ad usare qualche tatticuccia che, in questo caso, si rivela fallimentare. Domani si assumerà la responsabilità politica, di fronte alla nazione, di aver impedito la votazione di un emendamento che contiene ciò che vuole la maggioranza degli italiani ovvero la cessazione di ulteriori armamenti a favore dell’Ucraina", conclude l'ex leghista.

"Di per sé, la dichiarazione di Meloni sulla necessità di tornare a un dialogo con la Russia, per quanto veicoli un messaggio positivo, significa poco. A mio avviso, sarebbe stato meglio, e di gran lunga, se, all'interno della leadership italiana, qualche personalità investita dell'autorità per farlo si fosse servita dei canali diplomatici di cui, grazie a Dio, disponiamo, proponendoci di avviare un dialogo sull'una o l'altra questione". Lo ha dichiarato l'ambasciatore russo a Roma, Alexei Paramonov, in un'intervista all'agenzia di stampa Ria Novosti che uscirà integralmente domani, ma di cui sono state pubblicate alcune anticipazioni.
"Sono certo che a Mosca un passo del genere verrebbe altamente e giustamente apprezzato, nonché accolto favorevolmente. Come ha affermato di recente il ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, Sergey Lavrov, 'Alzate la cornetta, signori, chiamate, e noi vi risponderemo'", ha aggiunto l'ambasciatore.
I rapporti tra Russia e Italia "si sono sensibilmente impoveriti, sono stati, per così dire, 'sterilizzati'", ha dichiarato l'ambasciatore russo nell'intervista.
"È davvero un peccato che le autorità italiane, aggiogate alle altre élite europee, abbiano preferito rinunciare ai propri interessi nazionali in favore degli interessi delle forze liberal-globaliste e delle loro creature, rappresentate dall'insaziabile e corrotto regime di Kiev e dalla chimerica idea di poter infliggere una sconfitta strategica alla Russia", ha affermato il diplomatico, accusando il governo Meloni di "adottare la condotta dello 'struzzo', ovvero evitare di dare ascolto all'opinione dei propri cittadini, fingendo che l'assenza di cooperazione e di dialogo aperto con la Russia non stia avendo alcun tipo d'impatto sull'Italia, né sulla sua popolazione".

"Di per sé, la dichiarazione di Meloni sulla necessità di tornare a un dialogo con la Russia, per quanto veicoli un messaggio positivo, significa poco. A mio avviso, sarebbe stato meglio, e di gran lunga, se, all'interno della leadership italiana, qualche personalità investita dell'autorità per farlo si fosse servita dei canali diplomatici di cui, grazie a Dio, disponiamo, proponendoci di avviare un dialogo sull'una o l'altra questione". Lo ha dichiarato l'ambasciatore russo a Roma, Alexei Paramonov, in un'intervista all'agenzia di stampa Ria Novosti che uscirà integralmente domani, ma di cui sono state pubblicate alcune anticipazioni.
"Sono certo che a Mosca un passo del genere verrebbe altamente e giustamente apprezzato, nonché accolto favorevolmente. Come ha affermato di recente il ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, Sergey Lavrov[1], 'alzate la cornetta, signori, chiamate, e noi vi risponderemo'", ha aggiunto l'ambasciatore.
Nell'intervista Paramonov ha detto che i rapporti tra Russia e Italia "si sono sensibilmente impoveriti, sono stati, per così dire, 'sterilizzati'". "È davvero un peccato che le autorità italiane, aggiogate alle altre élite europee, abbiano preferito rinunciare ai propri interessi nazionali in favore degli interessi delle forze liberal-globaliste e delle loro creature, rappresentate dall'insaziabile e corrotto regime di Kiev e dalla chimerica idea di poter infliggere una sconfitta strategica alla Russia", ha affermato il diplomatico, accusando il governo Meloni di "adottare la condotta dello 'struzzo', ovvero evitare di dare ascolto all'opinione dei propri cittadini, fingendo che l'assenza di cooperazione e di dialogo aperto con la Russia non stia avendo alcun tipo d'impatto sull'Italia, né sulla sua popolazione".
Quanto all'Ucraina, "grazie a Dio, l'Italia non si ritiene in stato di guerra con la Russia e la leadership italiana è sufficientemente saggia da attenersi a una strategia di politica estera che, almeno a parole, invoca la cautela e desidera escludere la possibilità di un'escalation delle attuali tensioni presenti nei rapporti tra la Russia e l'Unione Europea, così come desidera escludere la possibilità che queste tensioni sfocino in uno scontro militare diretto".
"Ciò suggerisce che a Roma non abbiano dimenticato le lezioni impartite dalla Storia, né i motivi per cui l'Italia venne accettata all'interno dell'Onu soltanto nel 1955, e non nel 1945, quando l'Organizzazione delle Nazioni Unite fu istituita", ha aggiunto Paramonov.
"Al contrario, invece, come possiamo vedere, i cosiddetti 'volenterosi' - che costantemente 'corteggiano' l'Italia per indurla a entrare tra le loro fila - non escludono la possibilità di uno scontro militare con la Russia ed esortano a predisporsi a un conflitto nel giro di 3-4 anni, mentre dichiarano sconsideratamente di avere intenzione d'inviare i propri contingenti in Ucraina, cosa che li condurrebbe inevitabilmente a un immediato scontro militare con le Forze Armate russe", ha concluso l'ambasciatore.

Dopo la manifestazione nazionale e gli scontri del 31 gennaio a Torino, “nei prossimi appuntamenti continueremo a portare in piazza l’opposizione sociale al governo e contro le guerre”. Così i militanti del centro sociale Askatasuna che annunciano una due giorni di appuntamenti il 21 e 22 febbraio a Livorno e una nuova manifestazione a Roma il 28 marzo.
“Pensiamo che il 31 gennaio sia stato un passaggio per costruire a livello collettivo e soprattutto popolare l’opposizione al governo da parte di tutte le realtà che lottano a livello nazionale per la casa, il lavoro, il welfare, i diritti, la formazione, la difesa dei territori. Quindi, i prossimi appuntamenti andranno in continuità con l'esigenza di costruire un confronto che parta dalle modalità che si sono date con il blocchiamo tutto e che possono essere fruttuose anche per i prossimi appuntamenti del 21 e 22 a Livorno che porteranno alla manifestazione del 28 marzo”, hanno spiegato.
"Un certo tipo di narrazione - hanno detto i militanti - ha costruito un’etichetta di Askatasuna come nemico pubblico disperdendo un po’ quello che Askatasuna è sempre stato: Askatasuna non è quell’edificio, è una proposta, un metodo, un’attitudine, un atteggiamento di persone che decidono di mettere come priorità il fatto di volersi attivare nella società con le persone per portare del cambiamento e questo rimane”.
“Il centro sociale - spiegano - è sempre stato un luogo di aggregazione, di socialità, attraversato dalle persone le più diverse che non per forza devono poi aderire ad un’opzione politica. Noi non rappresentiamo nessuno, non stiamo nelle istituzioni proprio perché crediamo che la politica si faccia dal basso, si faccia con le persone e che l’opzione di cambiamento si costruisca collettivamente”.
“L’obiettivo è ridare lo stabile a tutte le realtà che dal basso l’hanno sempre attraversato e che intendono portare avanti quel progetto. Non ci sono formule già fatte ma sicuramente non c’è quella di cedere l’edificio a logiche del terzo settore o a logiche di pubblico-privato che vanno a snaturare il progetto della collettività dal basso che invece vogliamo continui. Lo stabile - hanno concluso - deve continuare ad essere a disposizione dei cittadini con spazi mantenuti gratuiti a libero accesso”.

In occasione della Giornata internazionale dell'epilessia che ricorre oggi, la Sin - Società italiana di neurologia promuove una riflessione approfondita su una patologia complessa e ancora oggi spesso oggetto di stigma. Riflessione che intende offrire una panoramica aggiornata sull'epilessia affrontata sia dal punto di vista medico-scientifico, sia sotto il profilo sociale e della qualità di vita delle persone che ne soffrono.
L'epilessia - spiegano i neurologi in una nota - è una patologia neurologica caratterizzata da alterazioni transitorie dell'attività elettrica cerebrale, che determinano un temporaneo malfunzionamento delle funzioni neurologiche. E' una delle malattie neurologiche più eterogenee e polimorfe: le manifestazioni cliniche possono variare ampiamente in base alle aree cerebrali coinvolte e alle cause sottostanti. Nei Paesi industrializzati la patologia ha una prevalenza di circa l'1%. In Italia si stimano 500-600mila persone con epilessia, con circa 30mila nuovi casi ogni anno. Contrariamente a quanto spesso si pensa, l'epilessia non riguarda solo l'età pediatrica: il picco di nuovi casi si registra in età avanzata, dopo i 60-65 anni, spesso a causa di malattie neurodegenerative, problemi vascolari, tumori o altre condizioni tipiche dell'anziano.
Riconoscere l'epilessia può essere complesso. Accanto alle crisi tonico-cloniche generalizzate, facilmente identificabili, esistono manifestazioni più sfumate: brevi alterazioni della coscienza, assenze, blocchi psicomotori o sintomi soggettivi come sensazioni epigastriche, gustative o di 'déjà vu'. Anche episodi transitori di pochi secondi vanno sempre indagati con un approccio diagnostico basato su anamnesi accurata (guidata dalla conoscenza dell'anatomia funzionale del cervello) e non solo sulla evidenza di lesioni alla Rm o alterazioni all'elettroencefalogramma. La diagnosi differenziale è ampia e deve includere malattie cerebrovascolari, disturbi metabolici, sincopi, alterazioni cardiovascolari e disturbi psichiatrici, comprese le crisi funzionali dissociative, frequenti soprattutto nei pazienti con presunta epilessia farmaco-resistente.
Negli ultimi anni la ricerca sull'epilessia ha conosciuto un rinnovato slancio, in particolare sul fronte farmacologico, proseguono i neurologi. "Dopo un lungo periodo di relativa stabilità, sono stati introdotti nuovi farmaci antiepilettici, soprattutto per le forme focali, con meccanismi d'azione innovativi - sottolinea Carlo Di Bonaventura, coordinatore del Gruppo di studio sull'epilessia della Sin - Circa il 20–30% delle epilessie focali è infatti farmaco-resistente, ovvero non risponde in modo adeguato alle terapie tradizionali, con un impatto significativo sulla qualità di vita, sull'autonomia e sull'inclusione sociale".
Farmaci come perampanel, brivaracetam e cenobamato - elenca la nota - hanno ampliato in modo rilevante le possibilità terapeutiche. "In particolare il cenobamato sta mostrando risultati molto incoraggianti, anche in pazienti che avevano già affrontato numerose linee di trattamento, senza ottenere un controllo soddisfacente delle crisi", evidenzia Di Bonaventura. Progressi importanti sono stati ottenuti anche nelle epilessie rare e nelle encefalopatie epilettiche dello sviluppo, come la sindrome di Lennox-Gastaut, la sclerosi tuberosa e la sindrome di Dravet. Farmaci dedicati come stiripentolo, cannabidiolo e fenfluramina, caratterizzati da meccanismi d'azione innovativi, hanno aperto nuove prospettive terapeutiche per popolazioni ad altissima complessità clinica, offrendo nuove speranze a pazienti e caregiver.
Parallelamente la ricerca si sta orientando sempre più verso la medicina di precisione, grazie all'integrazione tra genetica, biomarcatori, elettroencefalografia ad alta densità e neuroimaging multimodale. "La genetica non è più soltanto uno strumento diagnostico o di counseling, ma rappresenta una base fondamentale per sviluppare approcci terapeutici sempre più personalizzati - precisa Di Bonaventura - Anche l'intelligenza artificiale si sta affacciando come possibile supporto nell’analisi dei dati clinici e neurofisiologici, aprendo nuove prospettive per la diagnosi e il monitoraggio della malattia".
L'attenzione non riguarda solo la cura delle crisi. "E' fondamentale una gestione globale della persona con epilessia, che consideri comorbidità, qualità della vita e contesto sociale e familiare - rimarca l'esperto - Questo approccio multidimensionale rientra nella filosofia della cosiddetta medicina delle quattro P: preventiva, predittiva, personalizzata e partecipativa".
Accanto agli aspetti clinici, la Sin richiama l'attenzione sulle ricadute sociali dell'epilessia, in particolare sul tema della patente di guida e del diritto alla mobilità. La normativa italiana - ricorda la società scientifica - prevede che per il rilascio o il rinnovo della patente di categoria A e B sia necessario essere liberi da crisi da almeno 1 anno, con certificazione specialistica. Tali requisiti non hanno subito modifiche. Negli ultimi mesi, però, sono emerse criticità legate all'applicazione dell'articolo 187 del Codice della strada, che riguarda l'assunzione di sostanze psicotrope, presenti nei farmaci che devono essere assunti dalle persone con epilessia per tenere sotto controllo le crisi. A giugno 2025 si è svolto presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti un tavolo di confronto interistituzionale, con la partecipazione di ministri, società scientifiche (tra cui la Sin) e associazioni di pazienti, con l'obiettivo di definire procedure amministrative chiare e condivise.
"La Sin - dichiara Angelo Labate, consigliere Sin, presente al tavolo tecnico - guarda con fiducia al confronto intrapreso, auspicando che in tempi brevi si possa arrivare a soluzioni che stabiliscano una disciplina che consenta di individuare le ipotesi di non sanzionabilità, certificate dal medico curante, per i pazienti soggetti a un trattamento farmacologico, garantendo al tempo stesso sicurezza stradale e tutela dei diritti dei pazienti". Per i neurologi resta tuttavia una questione centrale: quella delle persone con epilessia farmaco-resistente, che non riescono a raggiungere un anno libero da crisi e che, quindi, non possono ottenere la patente di guida. Per questi pazienti la Sin sottolinea la necessità di riconoscere un vero e proprio diritto alla mobilità. "La mobilità è un diritto fondamentale per lavorare, studiare e partecipare alla vita sociale - osserva Labate - Per questo, insieme alle associazioni di pazienti, la Sin suggerisce soluzioni alternative e strutturate, come l'accesso gratuito o agevolato ai mezzi di trasporto pubblico, già sperimentato in alcune realtà regionali come l'Emilia Romagna, con l'obiettivo di estendere queste buone pratiche su scala nazionale".
In questo modo - conclude la nota - la Sin ribadisce il proprio impegno non solo nella promozione della ricerca e dell'innovazione terapeutica, ma anche nella tutela dei diritti, della dignità e della qualità di vita delle persone con epilessia, affinché la gestione della malattia sia davvero completa, equa e centrata sulla persona.
Bando per sostenere la partecipazione delle aziende del nord
Sardegna alle esposizioni... 
Giancarlo Dettori, uno degli attori più celebri del teatro italiano, noto anche per le sue interpretazioni in televisione e al cinema, oltre che per la lunga collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano, è morto a Milano all'età di 93 anni. I funerali, riporta l'Adnkronos, si terranno mercoledì 11 febbraio alle ore 14.45, nella chiesa di San Giorgio al Palazzo in piazza San Giorgio a Milano.
Nato a Cagliari il 5 aprile 1932, Dettori si diplomò all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica "Silvio D'Amico" di Roma nel 1956, iniziando poco dopo una carriera teatrale di grande rilievo. Dal 1957 e per oltre quattro decenni fu protagonista di numerosissime produzioni del Piccolo Teatro di Milano, sotto la direzione di Giorgio Strehler e Paolo Grassi, interpretando classici come Coriolano di William Shakespeare, Arlecchino servitore di due padroni di Carlo Goldoni e L'opera da tre soldi di Bertolt Brecht.
Attore sensibile e attento ai soprassalti dell'anima, come è stato spesso definito dalla critica, Dettori portò in scena con intensità ruoli complessi anche per il Teatro Stabile di Genova e di Trieste, collaborando con registi del calibro di Lamberto Puggelli e Luca Ronconi. Tra i suoi successi teatrali figurano Il diavolo non può salvare il mondo di Alberto Moravia (1992), Il campiello di Goldoni (1993-1994) e Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa (1996), dove fu anche regista insieme a Strehler e Puggelli.
Oltre al teatro, Dettori ha lasciato un segno anche in radio e televisione. Nel 1975 partecipò a "Le interviste impossibili", mentre nello stesso anno condusse il programma radiofonico "Voi ed io", seguito in anni successivi dal varietà "Via Asiago Tenda". Sul piccolo schermo fu protagonista di numerose fiction, tra cui la serie "Casa Cecilia" insieme a Delia Scala, e condusse quiz e varietà come "Giallo sera" e "Insieme, facendo finta di niente".
La sua carriera cinematografica comprende titoli come "Una storia milanese" Eriprando Visconti (1962), "L'affittacamere" di Mariano Laurenti (1976), "La pretora" di Lucio Fulci (1976), "Maledetto il giorno che t'ho incontrato"" di Carlo Verdone (1992), "Quattro bravi ragazzi" di Claudio Camarca (1993), "Storie di seduzione" di Antonio Maria Magro (1994), "Gli sdraiati" di Francesca Archibugi (2017). Giancarlo Dettori era stato sposato con l'attrice teatrale Franca Nuti (1929-2024). (di Paolo Martini)
Qualcuno continua a parlare di guerra alle big tech americane. E la politica aggressiva di Donald Trump contro l’Europa non aiuta a costruire una narrazione diversa, perché qualsiasi provvedimento può essere letto come una ritorsione o, quantomeno, come un’arma potenziale di dissuasione. È arrivato oggi un nuovo affondo della Commissione Ue contro Meta, quindi Facebook, Instagram e, nello specifico, Whatsapp. Secondo Bruxelles ha violato le leggi antitrust europee, impedendo gli assistenti di Intelligenza Artificiale di terzi di accedere e interagire con gli utenti. La condotta di Meta, secondo la comunicazione di addebiti inviata al colosso statunitense, potrebbe impedire ai concorrenti di entrare o espandersi nel mercato degli assistenti di AI. Meta respinge l’accusa al mittente e continua un rimpallo di accuse e responsabilità che viene da lontano.
La decisione di Bruxelles, cosa succede ora
La Commissione imporrà misure provvisorie, per evitare danni "gravi e irreparabili" al mercato, subordinatamente alla risposta di Meta. I prodotti di punta di Meta, ricorda la Commissione, sono i suoi social network, come Facebook e Instagram, e le applicazioni di comunicazione, come WhatsApp e Messenger. La società gestisce inoltre servizi di pubblicità online e prodotti di realtà virtuale e aumentata. Meta fornisce un assistente di AI generico, Meta Ai. Il 15 ottobre scorso, la multinazionale ha aggiornato le condizioni di WhatsApp Business Solution, escludendo di fatto gli assistenti di AI generici di terzi dall'applicazione. Di conseguenza, dal 15 gennaio scorso, l'unico assistente di intelligenza artificiale disponibile su WhatsApp è lo strumento di Meta, Meta Ai, mentre i concorrenti sono stati esclusi. E questa politica sembra violare le norme antitrust dell'Ue, a prima vista.
La Commissione, che ha avviato l'indagine nello scorso dicembre, ritiene, in via preliminare, che sia probabile che Meta occupi una posizione dominante nel mercato dello Spazio Economico Europeo (See) delle applicazioni di comunicazione per i consumatori, in particolare tramite WhatsApp. È anche probabile che Meta "abusi" di questa posizione dominante negando l'accesso a WhatsApp ad assistenti di intelligenza artificiale di terze parti. WhatsApp, osserva la Commissione, rappresenta un "importante punto di ingresso" per consentire agli assistenti di intelligenza artificiale generici di raggiungere i consumatori.
Pertanto, secondo l'esecutivo Ue, è "urgente" adottare misure, a causa del rischio di danni gravi e irreparabili alla concorrenza. La condotta di Meta, continua, rischia di creare barriere all'ingresso e all'espansione, e di marginalizzare irreparabilmente i concorrenti più piccoli sul mercato degli assistenti di intelligenza artificiale generici. Meta ha ora la possibilità di rispondere alle preoccupazioni della Commissione. La comunicazione degli addebiti riguarda tutto lo Spazio Economico Europeo tranne l'Italia, dove l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è già intervenuta il mese scorso.
Netta la risposta di Meta. La comunicazione degli addebiti inviata dalla Commissione Europea si basa su presupposti errati, sostiene una portavoce della multinazionale Usa. "I fatti dimostrano - afferma - che non vi è alcuna ragione affinché l’Ue intervenga sull'interfaccia di programmazione delle applicazioni di WhatsApp Business. Esistono numerose opzioni di Ai e gli utenti possono accedervi tramite app store, sistemi operativi, dispositivi, siti web e partnership di settore. La logica della Commissione presuppone erroneamente che le Api di WhatsApp Business rappresentino un canale di distribuzione fondamentale per questi chatbot", conclude.
L'intervento della Corte di Giustizia della Ue
Come dicevamo, il botta e risposta di oggi non è che una nuova puntata all’interno di relazioni complicate da tempo tra la Commissione Ue e Meta. A metà settembre scorso è stata la Corte di Giustizia dell’Ue a intervenire, dando però ragione a Meta (e a TikTok) rispetto alla causa sollevata dall’esecutivo comunitario per presunte violazioni delle normative europee. Secondo la Corte, la Commissione ha applicato in maniera errata le regole del Digital Service Act (DSA) nella misura in cui non è specificato nel regolamento la metodologia usato per stabilire l’ammontare del contributo di supervisione richiesto ai due operatori del web. In sostanza, non ha conteggiato correttamente l'imposta da far pagare. Di cosa stiamo parlando? Secondo quanto previsto dal regolamento europeo, il costo della supervisione e dei controlli della Commissione sulle big tech non deve essere pagato dai contribuenti ma dagli stessi colossi informatici. Nel 2024, l’Unione Europea ha incassato 58 milioni di euro dalle big tech mondiali in crediti di supervisione. Meta e TikTok hanno però fatto congiuntamente causa alla Commissione, contestandole il metodo di conteggio della tassa.
Il punto critico è come la Commissione Europea ha valutato il numero di utenti attivi mensili per ciascun servizio: elemento decisivo per considerare chi deve e chi non deve versare il contributo. L’esecutivo comunitario ha utilizzato servizi terzi per verificare questo criterio ma questa modalità non è stata inserita nel regolamento. Per le due società, la modalità operativa utilizzata non può essere decisa arbitrariamente dalla Commissione, e la Corte di giustizia ha conferma questa interpretazione, dando 12 mesi di tempo alla Commissione per rivedere le sue modalità operative. In ogni caso, afferma la sentenza, gli “effetti della legge saranno provvisoriamente mantenuti”. In sostanza, i soldi già versati da TikTok e Meta non saranno restituiti.
Ma anche l’interpretazione di quanto stabilito dalla Corte Ue divide Bruxelles e Menlo Park. Meta ha sostenuto che “questa sentenza costringerà la Commissione Europea a rivalutare la metodologia ingiusta utilizzata per calcolare queste tariffe DSA”. La Corte “conferma che la nostra metodologia è solida: nessun errore di calcolo, nessuna sospensione di alcun pagamento, nessun problema con il principio del compenso né con l’importo”, ha affermato Thomas Regnier, un portavoce della Commissione.
Il passo indietro sul modello 'pay or consent'
Andando ancora un po’ indietro nel tempo, è di aprile 2025 l’annuncio della Commissione di aver rilevato violazioni del Digital Markets Act da parte di Meta, questa volta in compagnia di Apple. La violazione compiuta da Meta, con una multa da 200 milioni di euro, riguarda la gestione dei dati personali degli utenti da parte dell’azienda. In particolare, il DMA impone alle aziende destinatarie di chiedere il consenso degli utenti per poter combinare i loro dati personali tra i vari servizi che utilizzano. Meta ha utilizzato un modello basato sul pay or consent (paga o acconsenti). Ciò significa che agli utenti Meta viene proposta una scelta alternativa: o sottoscrivono un abbonamento mensile per utilizzare i servizi delle piattaforme senza pubblicità o acconsentono al trattamento combinato dei loro dati per ottenere pubblicità personalizzate.
La Commissione europea contesta che offrire un modello del genere non equivale a garantire una vera possibilità di scelta ai consumatori. Questi, infatti, si trovano obbligati ad acconsentire al trattamento dei dati a meno di non voler scegliere un’alternativa a pagamento. Il consenso ottenuto in questo modo, insomma, non sarebbe sincero ma ottenuto obbligando il consumatore ad accettare il trattamento. La Commissione ha quindi chiesto a Meta di offrire una terza opzione: un servizio gratuito supportato da pubblicità con un livello di personalizzazione inferiore ("Less Personalized Ads" - LPA).
A luglio 2025, puntuale, è arrivato il ricorso di Meta: ha definito questa decisione "scorretta e illegittima", sostenendo che ignori una precedente sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea del luglio 2023, la quale, secondo l'interpretazione di Meta, supporterebbe proprio la validità del modello "Pay or Consent". L'azienda lamenta di essere l'unica in Europa a cui viene impedito di utilizzare questo modello di business. Nel suo ricorso, Meta attacca duramente l'alternativa imposta dalla Commissione. Sostiene che il modello LPA sia insostenibile e che ignori le realtà commerciali, portando a risultati peggiori per tutte le parti coinvolte. Su questo fronte, la Ue ha incassato alla fine un passo indietro di Meta. Da gennaio 2026, deve offrire agli utenti europei un'opzione alternativa: un servizio con pubblicità meno personalizzata che non richiede il pagamento di un abbonamento, riducendo l'uso invasivo dei dati comportamentali.
Una domanda di fondo: chi ha ragione?
Semplificando, da una parte ci sono le leggi europee (GDPR, DMA, DSA) che mirano a impedire che colossi come Meta usino la loro posizione dominante per eliminare la concorrenza o monetizzare eccessivamente i dati personali senza un consenso realmente libero. Dall’altra parte, c’è il punto di vista del business, convinto che le restrizioni europee frenano l'innovazione tecnologica. In mezzo restano i cittadini europei e i loro diritti che vanno tenuti insieme: concorrenza, privacy ma anche accesso ai servizi che possono funzionare solo grazie all’innovazione tecnologica. (Di Fabio Insenga)

Ancora una strage di migranti in mare. "Al largo della Libia si è capovolto un gommone con 55 persone a bordo. Almeno 53 sono le vittime e tra loro due neonati. Solo due sopravvissute - scrive su X Mediterranea Saving Humans - Erano partite da al-Zawiya, dove si trova uno dei lager in cui le persone migranti subiscono violenze e abusi quotidiani. Questa strage, denunciata da Refugees in Libya, si aggiunge alle centinaia di morti dei giorni scorsi nel Mediterraneo, superando il migliaio di vite spezzate nel silenzio ufficiale e nell’indifferenza istituzionale".
"È il risultato diretto delle politiche europee di chiusura delle frontiere, della collaborazione con le milizie, della criminalizzazione dei soccorsi in mare. Qui non mancano solo i nomi, ma anche la volontà politica di non lasciar morire le persone nel Mediterraneo. Quando vie sicure sono negate, rischiare la vita in mare resta l’unica opzione. Queste morti sono il prodotto di confini chiusi, di scelte politiche che oggi determinano chi può vivere e chi può morire. Continueremo a stare in mare e a denunciare queste responsabilità", concludono.
Consente anche di localizzare le persone in zone a rischio... 
Carlo Conti ha celebrato sui social il compleanno del figlio Matteo, nato dall'amore con la moglie Francesca Vaccaro. Matteo ieri, domenica 8 febbraio, ha compiuto 12 anni, un traguardo importante che il conduttore e direttore artistico del Festival di Sanremo 2026 ha scelto di festeggiare pubblicamente con una dedica speciale.
A corredo di uno scatto che ritrae la famiglia al completo, Conti ha scritto: "Ricordati sempre che il babbo e la mamma saranno sempre vicino a te nel lungo percorso del viale della vita". Un'immagine intensa che racconta il forte legame che unisce madre, padre e figlio.
Ospite domenica 1 febbraio a Verissimo, il conduttore aveva sottolineato quanto la famiglia rappresenti oggi la sua priorità assoluta: "Con la nascita di mio figlio sono cambiate le priorità nella mia famiglia, per fortuna le disponibilità economiche non mancano e ho avuto la fortuna di poter rallentare con il lavoro".
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Speciale anche la dedica della mamma Francesca Vaccaro che sui social ha condiviso un messaggio di forte impatto: "Ci pensi mai che un giorno tuo figlio diventerà un fidanzato, un marito, un compagno... Io sì, e spesso. Ed è proprio allora che mi dico: mettici tutta te stessa. Insegnagli ad amare, a rispettare e a comprendere una donna. Riempilo di amore, perché un giorno diventi un uomo con valori, capace di amare incondizionatamente, proprio come lo ami tu oggi. Cresci un uomo che sappia rispettare le donne come rispetta la sua mamma. Buon compleanno amore mio", ha scritto.

Iva Zanicchi ospite oggi, lunedì 9 febbraio, a La volta buona ha ricordato il fratello Antonio, morto nel 2020 a causa del Covid. "Lui era il più giovane della famiglia, il vero artista di casa. Suonava qualsiasi strumento senza aver mai studiato musica. Scriveva poesie bellissime, cantava anche. Ed era un pittore straordinario".
Zanicchi ha spiegato di aver vissuto il fratello come un "figlio". "La mamma lo aveva affidato a me. Badavo sempre a lui. È sempre stato un amore troppo grande per me". La sua scomparsa, ha detto, rappresenta "il dolore più grande della mia vita, insieme a quello per la perdita del compagno Fausto Pinna".
L'artista ha ricordato che lei, il fratello e la sorella avevano contratto il Covid: "Io e mia sorella siamo più tornate a casa dopo qualche giorno, lui era cardiopatico e aveva ancora un po' di febbre".
Qualche giorno dopo, Antonio Zanicchi la chiamò: "Mi ha detto 'Iva io sono arrivato alla fine, ho chiamato te perché tu sei come una mamma per me'. Poi, durante la notte è morto. È stato il dolore più duro e crudo della mia vita. È stata una perdita enorme". E ha concluso con un saluto: "Ciao Antonio, ti voglio bene per sempre".

Sanae Takaichi tra l''abbraccio' con Donald Trump e gli 'attriti' con Xi Jinping. La premier giapponese, fresca di trionfo alle elezioni anticipate volute per consolidare il mandato del suo governo, insiste sull'alleanza con Washington - con un potenziale "senza limiti", come ha scritto lei stessa su X - e manda messaggi chiari a Pechino.
Il Giappone intende mantenere aperti i canali di dialogo con la Cina, "è aperto" al dialogo, ha ribadito stamani Takaichi, conservatrice convinta, considerata un falco se si parla di sicurezza e diplomazia, dopo le parole di novembre su Taiwan che hanno innescato uno scontro diplomatico tra con Pechino. "E' proprio perché esistono timori e sfide tra Giappone e Cina che è importante la comunicazione - ha detto - Il Giappone è aperto a varie forme di dialogo". "Abbiamo già avuto scambi di opinioni. Proseguiranno", ha puntualizzato la premier, che vuole essere la 'Lady di ferro' del Paese del Sol Levante[1].
Su Taiwan, isola di fatto indipendente che rivendica la sua democrazia, la Cina non rinuncia alla prospettiva della "riunificazione" e non esclude l'uso della forza. A novembre Takaichi ha lasciato intendere che il Giappone potrebbe intervenire a livello militare in caso di attacco cinese a Taiwan. E ha innescato uno scontro diplomatico con il Dragone. Stamani ha assicurato che "proteggeremo con fermezza la pace e l'indipendenza del nostro Paese, il nostro territorio, le nostre acque territoriali, lo spazio aereo e le vite e la sicurezza dei nostri cittadini".
Intanto da Pechino la 'invitavano' nuovamente a "ritirare" le dichiarazioni "sbagliate" su Taiwan. "Dobbiamo avvertire in modo solenne le autorità al potere in Giappone sul fatto che è risoluta la determinazione della popolazione cinese nella tutela degli interessi fondamentali del Paese" e nel "contrastare e sventare le provocazioni delle forze anti-Cina", ha detto il portavoce della diplomazia cinese, Lin Jian.
Takaichi, forte dell'endorsement "completo e totale" di Trump arrivato prima del voto, e la "sua coalizione" hanno ricevuto presto le "congratulazioni" del tycoon per la "vittoria schiacciante" e la "storica super maggioranza" alla Camera bassa del Parlamento. Per il presidente degli Stati Uniti, la premier giapponese è una "leader molto rispettata e molto popolare" ed è pronto ad accoglierla il 19 marzo a Washington, dove l'ha invitata prima ancora di conoscere i risultati delle consultazioni. Takaichi aveva da parte sua accolto Trump in Giappone a una settimana dall'arrivo alla guida del governo, dopo la vittoria nella corsa per la guida del suo partito, l'Ldp, a seguito delle dimissioni di Shigeru Ishiba. Adesso la premier, considerata in qualche modo l'erede in politica di Shinzo Abe, assassinato quattro anni fa, promette "un nuovo capitolo nella storia dell'alleanza" tra i due Paesi.
Aveva accolto Trump a Tokyo il 28 ottobre e tre giorni dopo aveva incontrato Xi Jinping a margine del summit dell'Apec in Corea del Sud. Il tycoon è atteso ad aprile nella Repubblica Popolare. Gli osservatori rilevano come la vittoria netta al voto di ieri dia a Takaichi un mandato più forte anche sulla 'posizione' rispetto alla Cina, ma si interrogano sullo scenario che si apre di fronte alla promessa di un Giappone "più forte", anche sul fronte della difesa, con la prospettiva del dibattito sulla riforma della Costituzione 'pacifista'. Il Dragone, ha scritto il New York Times, non era sulle schede elettorali, ma incombeva sul voto. E da Pechino stanno a guardare mentre il successo di Takaichi è, secondo il Washington Post, "una buona notizia per l'America e ora Washington può aiutarla ad avere successo". Intanto la stampa giapponese evidenzia la 'rinascita' dell'Ldp, da 198 a 315 seggi su 465 alla Camera del Rappresentanti, che uniti a quelli conquistati dagli alleati del partito 'Ishin' superano i 350.

Serena Williams 'piomba' sul Super Bowl con uno spot per un farmaco dimagrante e scoppia la bufera social. L'ex stella del tennis, in forma smagliante, è la protagonista di un commercial andato in onda durante la finale del campionato Nfll, quando mezza America - più o meno - è davanti alla tv. La leggenda del tennis, nello spot, si inietta un farmaco Glp-1, indicato nei casi di obesità e diabete, elencandone i vantaggi. E, come se non bastasse, ordina anche le pillole prodotte dalla casa farmaceutica. Sui social dell'ex atleta, qualcuno azzarda: "Mi chiedo quali siano gli effetti a lungo termine di questi farmaci". In generale, abbondano commenti che evidenziano la forma eccellente della star, testimonial di un prodotto che va assunto sotto attento controllo.
"In Italia fortunatamente non sarebbe possibile perché la pubblicità dei farmaci è vietata. Ma di sicuro si tratta di un messaggio inquietante e dannoso perché vedere una sportiva, normopeso nel video (e comunque non di certo obesa anche in passato), iniettarsi il medicinale rischia di creare un pericoloso equivoco. Come se per essere in forma e avere le prestazioni che lei ha sempre avuto nel tennis serva somministrarsi questo farmaco: uno spot assolutamente da non condividere", dice all'Adnkronos Salute Raffaella Buzzetti, presidente della Società italiana di diabetologia (Sid).
Infatti, continua l'esperta, "dai dati noti dell'atleta l'indice di massa corporea non è stato mai esageratamente elevato". E bisogna anche considerare "che questo valore non può dirci tutto nel caso di una persona, come la Williams, con uno sviluppo di massa muscolare importante: il Bmi (Body mass index) non distingue tra massa grassa e massa muscolare", evidenzia Buzzetti che, per queste ragioni, ribadisce di non condividere "uno spot di questo tipo che va alla popolazione generale e che si può facilmente fraintendere".
"Questi farmaci - chiarisce la presidente Sid - sono utilissimi ed efficacissimi in chi ha il diabete di tipo 2 e in chi è obeso o molto sovrappeso e con una patologia. Non dovrebbero essere prescritti a persone che hanno qualche chilo in più, figuriamoci in chi è normopeso e magari, attraverso questo tipo di comunicazione, si convince di poter 'funzionare' meglio usando questo farmaco di cui, invece, non ha alcun bisogno".
Anche nel nostro Paese, ricorda la specialista, "c'è stata un'eccessiva prescrizione di questi medicinali. Abbiamo avuto dei momenti in cui scarseggiavano nelle farmacie, in particolare semaglutide. Non riuscivamo più a trovarne per i pazienti con diabete di tipo 2 che ne avevano realmente bisogno. C'è stata già, nel recente passato, una leggerezza nelle prescrizioni.
Ma le indicazioni sono ben chiare: dovrebbe essere prescritto a chi ha un Bmi superiore a 27 insieme ad altre patologie, oppure un Bmi sopra 30. Per cui, al di là del diabete, anche nell'uso per il controllo del sovrappeso e dell'obesità ci sono indicazioni specifiche da seguire. Non attenersi a tale prescrizione è assolutamente sbagliato. E fare una pubblicità a livello di popolazione generale - passando il messaggio che somministrando questo farmaco si sta bene in salute, si è atletici e fa bene anche a chi fa sport - è veramente grave e non condivisibile al 100%".

“Non posso negare che ero super nervoso in partenza, è stato molto difficile per me come situazione. Ha influito anche il pensiero della prova superba di Giovanni, non meritava altro che la medaglia. Volevo regalargliela, ma alla fine non ho retto. Posso essere un pelo in lutto, gli ho chiesto scusa”. Lo ha detto Alex Vinatzer al termine della combinata a squadre a Bormio di oggi, lunedì 9 febbraio, in cui ha chiuso il suo slalom con il settimo tempo. Per l’Italia, prima dopo la discesa della mattina grazie alla gara di Franzoni, è così sfumata la possibilità della decima medaglia a Milano Cortina 2026.
Vinatzer ha aggiunto: “Si sapeva già prima, questa è una gara da high pressure perché lo slalomista può vincerla tutta o perderla tutta. Poi Gio in questo momento è un cavallo in forma e la sua performance l’ha fatta. Io ho gestito molto all’inizio, non volevo sbagliare e forse lì qualcosina potevo far meglio. A medaglia si poteva andare, però dal secondo al terzo intermedio ho perso molto più di quello che dovevo perdere”.
Vinatzer conclude guardando poi alle sue gare: "Cosa mi insegna questa gara? Mi ha dato una sberla per svegliarmi un po', diciamo. Di sicuro, quando sono solo mi viene un po' più facile prendermi qualche rischio".

Gigio Donnarumma salva il Manchester City e Guardiola... lo imita. Nella 25esima giornata di Premier League, i Citizens sono usciti vittoriosi da Anfield Road, riuscendo a battere il Liverpool per 2-1 grazie ai gol di Bernardo Silva e Haaland (su rigore), dopo il vantaggio iniziale di Szoboszlai. Nel trionfo della squadra di Guardiola però un ruolo primario lo ha svolto il portiere azzurro.
Al 98' minuto, in pieno recupero, Mac Allister calcia da fuori area trovando la deviazione di un difensore. Il pallone si impenna e sta per scavalcare Donnarumma, che però con un gran riflesso lo mette sopra la traversa. Dopo la parata del suo portiere, Guardiola, esultando, ne ha imitato il gesto, con tanto di faccia, che ha fatto inevitabilmente il giro del web.

In Italia sulla carta la sanità è universalistica, ma nella pratica l'accesso alle cure dipende sempre di più dal reddito. Chi ha meno risorse rinuncia, rimanda o riduce le cure, mentre chi può permetterselo si sposta sul privato. Questo fenomeno si chiama razionamento sanitario implicito e sarà al centro di un confronto tra esperti il 23 febbraio a Roma. Nella Sala del Refettorio - Biblioteca della Camera dei deputati verrà presentato il primo rapporto nazionale sul tema, che presenterà i dati emersi dalla ricerca e alcune azioni di policy per ridurre le attuali disuguaglianze.
La ricerca - informa una nota - è realizzata da NeXt Nuova Economia per Tutti Aps Ets, università di Roma Tor Vergata, Acli nazionale e Caf Acli, con il supporto di Federcasse Bcc, Comipa, Federazione Toscana Bcc e Federazione Lombarda delle Bcc. La giornata si aprirà con un panel dedicato agli interventi di scenario, al quale prenderanno parte Orazio Schillaci (ministro della Salute), Annamaria Colao (vice presidente Consiglio superiore sanità e presidente Fondazione Forme), Augusto dell'Erba (presidente Federcasse Bcc) ed Emiliano Manfredonia (presidente nazionale Acli). Successivamente Leonardo Becchetti (co-fondatore NeXt Nuova Economia per Tutti e professore di Economia politica all'università di Roma Tor Vergata), Raffaella Dispenza (vice presidente nazionale Acli) e Lidia Borzì (vice presidente nazionale Caf Acli) presenteranno il rapporto sul razionamento sanitario in Italia. I lavori proseguiranno con gli interventi di Federico Spandonaro (professore università di Roma Tor Vergata, Crea), Alessandro Azzi (presidente Fondazione del Credito Cooperativo Tertio Millennio Ets e Federazione Lombarda Bcc), Natale Forlani (presidente Inapp), Elena Lucchini (assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità della Regione Lombardia), Monia Monni (assessore al Diritto alla salute e Sanità della Regione Toscana), Sergio Gatti (direttore generale Federcasse Bcc) e Valentino Bobbio (presidente NeXt Nuova Economia).

Un raro e prezioso capolavoro 'doppio' di Antonello da Messina (circa 1430-1479), uno dei più grandi innovatori del Rinascimento italiano, sta per entrare nel patrimonio dello Stato italiano. L'opera, realizzata intorno al 1460-1465, unisce un ritratto intensamente umano del Cristo sofferente nella scena dell'Ecce Homo e una raffinata visione di San Girolamo nel deserto sul retro, inserita in un paesaggio poetico di rocce e specchi d'acqua.
L'opera di Antonello da Messina doveva andare all'asta il 5 febbraio scorso da Sotheby's a New York - con una stima tra i 10 e i 15 milioni di dollari - ma è stata ritirata all'ultimo momento dalla vendita degli Old Masters. Un'assenza che ha immediatamente acceso le ipotesi: una garanzia saltata, un accordo venuto meno, o la mancanza di contendenti disposti a sostenere una contesa all’altezza del valore dell'opera. In realtà, dietro quel ritiro improvviso si stava consumando una partita ben diversa. Il dipinto era al centro di una trattativa privata con lo Stato italiano, che si è mosso con decisione e in un modo per certi versi sorprendente per assicurarsi una delle rarissime opere dell'artista siciliano ancora in mani private. Dei circa quaranta dipinti oggi attribuiti con certezza ad Antonello da Messina, era soltanto la seconda volta in una generazione che uno di tale importanza compariva sul mercato.
La cifra pattuita
L'operazione è stata resa nota dalla Fondazione Federico Zeri di Bologna, che su Facebook ha annunciato che l'opera è "ora di proprietà dello Stato italiano". Una comunicazione che, pur in assenza di una conferma ufficiale da parte del Ministero della Cultura, viene letta come un'indicazione autorevole.
Secondo indiscrezioni concordanti, la cifra pattuita si aggirerebbe intorno ai 12 milioni di dollari. Una somma rilevante, ma giudicata congrua dagli addetti ai lavori, considerando l’eccezionalità del dipinto. Non solo perché le opere di Antonello da Messina appaiono sul mercato con una rarità estrema, ma anche per le caratteristiche uniche di questa tavola: si tratta del primo Ecce Homo realizzato dall’artista e dell’unico dipinto noto eseguito su tavola dipinta su entrambi i lati. Tutte le altre versioni del soggetto sono oggi conservate in musei pubblici, dal Metropolitan Museum di New York alla National Gallery di Londra, dal Louvre a Palazzo Spinola a Genova e al Collegio Alberoni di Piacenza.
Cosa rappresenta l'opera
Databile all'inizio degli anni Sessanta del Quattrocento, la tavola misura appena 19,5 per 14,3 centimetri ed è stata oggetto di una lunga e solida fortuna critica. Fu Federico Zeri a renderla nota al pubblico nel 1981, e proprio alla sua ricostruzione si deve l'interpretazione del forte consumo dell’immagine di San Girolamo, sul verso, come esito di una devozione privata intensa: l'opera sarebbe stata trasportata in una bisaccia di cuoio e ripetutamente baciata e sfregata. Una lettura condivisa anche da Fiorella Sricchia Santoro, tra le massime studiose di Antonello. Negli ultimi decenni il dipinto è stato esposto in importanti rassegne internazionali, dalle Scuderie del Quirinale al Metropolitan Museum di New York, fino alla grande mostra del 2019 a Palazzo Reale di Milano. Non si tratta dunque di una riscoperta recente, ma di un'opera cardine nella produzione dell'artista che contribuì a trasformare l'iconografia bizantina dell'"uomo dei dolori" in una rappresentazione moderna e umanissima del Cristo sofferente, oltre a diffondere in Italia la tecnica a olio di origine fiamminga.
Sul fronte del dipinto, Antonello rappresenta il momento descritto nel Vangelo di Giovanni in cui Ponzio Pilato mostra Cristo alla folla dopo la tortura, con la scritta "Ecco l'uomo". Il volto di Cristo, segnato dalla sofferenza e coronato di spine, non è idealizzato: il torso nudo si contorce, rivelando giovinezza e vulnerabilità, e lo sguardo diretto coinvolge emotivamente chi osserva. La scena mostra anche l'influenza della pittura fiamminga, ma con un'intensità espressiva unica nel suo genere. Sul retro, San Girolamo è ritratto inginocchiato davanti a un libro aperto e a un calamaio, simbolo della sua traduzione della Bibbia in latino. Il paesaggio circostante, delicatamente illuminato, rivela una straordinaria capacità di miniaturizzazione e realismo. Alcuni segni di abrasione suggeriscono che il dipinto fosse un oggetto di devozione attiva, forse persino portato vicino al corpo dal proprietario.
L'opera anticipa lo stile di Giovanni Bellini, che fu profondamente influenzato dal soggiorno veneziano di Antonello. Composizioni simili si trovano nelle opere di Bellini come San Girolamo leggente in un paesaggio (National Gallery idi Londra) e San Francesco nel deserto (Frick Collection).
"Antonello è un artista quasi leggendario, e i suoi dipinti sono eccezionalmente rari. La comparsa di un’opera come questa rappresenta un evento straordinario per il mercato. Nell'Ecce Homo troviamo una sottigliezza meravigliosa: non un ritratto idealizzato, ma una persona reale, giovane, vulnerabile e profondamente umana", aveva dichiarato nei giorni scorsi, come riportato dall'Adnkronos, Christopher Apostle, responsabile internazionale della divisione Old Masters di Sotheby's.
La destinazione dell'opera
Resta ora da sciogliere il nodo della destinazione museale. Tra le ipotesi più accreditate c'è il Museo di Capodimonte a Napoli, città centrale nella formazione di Antonello da Messina. Nato in Sicilia, formatosi a Napoli e poi attivo a Venezia, Antonello da Messina ha avuto un ruolo fondamentale nell'introdurre le innovazioni della pittura fiamminga nel Sud Italia, contribuendo a un uso pionieristico della tecnica a olio, che gli permise di ottenere straordinarie sfumature di tono e colore. (di Paolo Martini)
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