
(Adnkronos) - La scienza come diventa arte. Ha i colori di una cellula osservata al microscopio, la geometria di una struttura molecolare, la texture di un tessuto biologico immortalato durante un esperimento. Immagini che ritraggono il lavoro di migliaia di ricercatori, che nei laboratori cercano risposte e nuove soluzioni per la salute della popolazione. Così Tales - The Art of Life Sciences porta la ricerca fuori dalle mura del laboratorio, negli spazi urbani, verso la comunità, rendendola più visibile, accessibile e vicina. Il progetto trasformerà le immagini scientifiche, frutto del lavoro di giovani ricercatori, in una mostra d’arte, disponibile dal 21 al 27 settembre sui totem digitali di 6 stazioni della metropolitana di Milano. Tales 2026 - informa una nota - è promosso da ‘Bion - Cluster lombardo scienze della vita’, comunità regionale che aggrega circa cento organizzazioni pubbliche e private attive nel settore delle life sciences e opera come punto di raccordo tra ricerca, accademia, industria, clinica e servizi.
“Tales persegue due obiettivi complementari”, spiega Gianluca Vago, presidente Bion - Cluster lombardo scienze della vita e direttore del dipartimento di Oncologia ed emato-oncologia (Dipo) Università Statale di Milano. “Da un lato - continua - vuole far emergere il contributo dei giovani talenti allo sviluppo della conoscenza scientifica. Dall’altro, mira ad avvicinare i cittadini e il grande pubblico a questi temi, spesso poco visibili. La scienza, per essere sostenuta e valorizzata, deve prima di tutto essere condivisa e compresa. Il progetto – aggiunge Vago - ha coinvolto 28 realtà lombarde tra Irccs, università, centri di ricerca e di innovazione, che hanno aderito all’iniziativa contribuendo alla diffusione del contest e alla valorizzazione delle attività scientifiche svolte sul territorio. Questa ampia adesione evidenzia la capacità del sistema lombardo delle scienze della vita di fare rete e di promuovere iniziative condivise, orientate alla divulgazione scientifica, alla valorizzazione della ricerca e alla promozione dei giovani talenti, che, grazie a questo progetto, hanno l’opportunità di presentare i propri lavori a un pubblico più ampio”.
“Tales rappresenta un esempio concreto di come la Lombardia intenda valorizzare il proprio straordinario patrimonio di competenze scientifiche - sottolinea Attilio Fontana, presidente di Regione Lombardia - creando un ponte tra i laboratori di ricerca e la società. Rendere visibile il lavoro dei giovani ricercatori significa far conoscere ai cittadini il valore della ricerca biomedica e il suo impatto sulla salute e sulla qualità della vita. La Lombardia è oggi uno dei principali ecosistemi europei delle scienze della vita e Regione continua a sostenerne la crescita attraverso investimenti nella ricerca, bandi dedicati come il ‘Consolidator’ e politiche che favoriscono l’innovazione tecnologica. Crediamo che investire sui giovani talenti e sulla capacità di fare rete tra università, Irccs, centri di ricerca e imprese sia la scelta migliore per costruire la medicina del futuro e rafforzare la competitività del nostro territorio”.
“Milano è da sempre una città che intreccia scienza, cultura e vita quotidiana, e Tales ne è un esempio perfetto - afferma Giuseppe Sala, sindaco del Comune di Milano - Portare le immagini della ricerca sui totem di 6 stazioni della metropolitana significa incontrare i cittadini negli spazi che attraversano ogni giorno, trasformando un luogo di passaggio in un’occasione di scoperta. È un modo concreto per restituire alla comunità il valore del lavoro dei nostri giovani ricercatori e per ricordare che la ricerca biomedica non appartiene solo ai laboratori, ma riguarda la salute e il futuro di tutti noi. Milano vuole continuare a essere una città dove il sapere è accessibile, condiviso e capace di ispirare, e dove i talenti trovano lo spazio per crescere e farsi conoscere”.
Il contest ‘The Art of Life Sciences’ - precisa la nota - è aperto ai ricercatori tra i 18 e i 40 anni che operano in un’organizzazione lombarda. Ogni partecipante può candidarsi con una sola immagine, accompagnata da un breve testo descrittivo in un linguaggio accessibile. Le opere caricate dai ricercatori entreranno prima in una galleria online sulla piattaforma Tales (talesofbion.it) che, dal 22 luglio, sarà aperta al voto del pubblico: chiunque potrà guardare le immagini ed esprimere la propria preferenza, trasformando la scienza in un’esperienza condivisa e partecipata. Le 30 immagini che avranno raccolto più voti entro il 7 settembre usciranno dai laboratori per entrare nella città: saranno esposte nell’ambito della Notte europea delle ricercatrici e dei ricercatori. Il percorso culminerà il 25 settembre con la Conferenza finale, dove una giuria selezionerà le 3 immagini vincitrici di Tales 2026. I 3 ricercatori premiati riceveranno un riconoscimento ufficiale davanti alla comunità scientifica istituzionale e industriale lombarda.
L'iniziativa - concludono gli organizzatori - mette in luce il valore dei giovani talenti che si stanno formando all’interno del sistema lombardo della ricerca e contribuisce a rafforzare il legame tra eccellenza scientifica, formazione e futuro del territorio. La rete costruita attorno al progetto, inoltre, consolida l’identità dell’ecosistema regionale delle scienze della vita, rafforzandone la visibilità e promuovendo la Lombardia come un territorio capace di attrarre talenti, investimenti e nuove opportunità di collaborazione.

(Adnkronos) - La nutraceutica, insieme a una dieta mediterranea ipocalorica, può contrastare la steatosi epatica. “Sono sufficienti 6 mesi di trattamento con l’integratore a base di alghe brune Gdue, per ottenere una riduzione del peso e della massa grassa, un aumento del colesterolo ‘buono’ Hdl e, soprattutto, una diminuzione dei livelli di grasso nel fegato”. E’ quanto emerso da uno studio italiano presentato, nelle scorse settimane, a Bologna, al congresso nazionale Sinut-Società italiana di nutraceutica. Il trial clinico randomizzato, in doppio cieco, è stato condotto su 112 persone trattate con dieta ipocalorica, supplementazione con Gdue, o placebo. Dopo 24 settimane - informa una nota - un paziente su 2 non presentava più una steatosi di grado moderato-severo, un risultato significativamente migliore rispetto al gruppo di controllo che ha assunto il placebo, che ha confermato dati già osservati in studi su animali. Il nutraceutico è stato ben tollerato, senza particolari problemi di sicurezza emersi durante l’intera ricerca.
Lo studio è stato condotto dal team di Livia Pisciotta, professoressa ordinaria di Scienze dell’Alimentazione dell’Università di Genova e direttrice della Scuola di Specializzazione, in collaborazione con la Clinica Gastroenterologica dell’Università di Genova diretta da Edoardo Giannini, professore del dipartimento di Medicina interna, Irccs-Aom Policlinico San Martino del capoluogo ligure.
“Il fegato grasso legato ai disturbi metabolici è oggi una delle malattie croniche epatiche più diffuse - spiega Pisciotta - Colpisce il 25% della popolazione italiana e rappresenta ormai un importante problema di salute pubblica e interessa sempre più persone. Ciò è dovuto soprattutto alla costante crescita tra la popolazione del grave eccesso di peso, della sindrome metabolica e dell’iperglicemia. Si calcola, per esempio, che la prevalenza della steatosi epatica sale fino al 70-80% tra i pazienti obesi o fra quelli colpiti da diabete mellito di tipo 2. Oggi sappiamo che non riguarda solo il fegato ma si tratta di una manifestazione di un'alterazione metabolica che coinvolge tutto l'organismo, oggi definita Masld, malattia epatica steatosi associata a disfunzione metabolica. Insulino-resistenza, sovrappeso e accumulo di grasso - chiarisce - favoriscono il deposito di lipidi anche a livello epatico”.
La modifica dello stile di vita “resta il cardine terapeutico - sottolinea Pisciotta - tuttavia, l’aderenza a lungo termine è spesso difficile. Esiste un bisogno medico in larga parte insoddisfatto e intervenire solo su alimentazione o sedentarietà può non bastare. Troppi pazienti non raggiungono o non mantengono un calo di peso clinicamente significativo per impattare positivamente sulla patologia epatica. Di recente - puntualizza - sono stati approvati farmaci che agiscono riducendo la steatosi, spegnendo l'infiammazione e migliorando il danno epatico. Sono però indicati solo per quei pazienti con forme più avanzate della malattia, come la fibrosi epatica da moderata a severa. Quindi può essere molto utile, per le forme meno gravi di fegato grasso, ricorrere ad un trattamento efficace e ben tollerato come Gdue”.
La steatosi epatica non alcolica “è una condizione clinica che può diventare molto pericolosa - illustra Pisciotta - È asintomatica nelle fasi iniziali e quasi sempre viene diagnosticata per caso o quando è troppo tardi. Inoltre, è una delle principali cause nei Paesi Occidentali di tumore del fegato. Il trattamento di prima linea resta la dieta ipocalorica, come quella mediterranea, associata ad una costante attività fisica. Un calo ponderale del 5% circa si associa già a una riduzione del grasso epatico, mentre una diminuzione del 7-10% o superiore può portare benefici metabolici e istologici più ampi. Nutraceutici, come Gdue, presentano grandi potenzialità e sono un valido strumento di supporto nel contrasto alla malattia epatica. I risultati del trial clinico con Gdue, presentati al meeting di Bologna sono assai incoraggianti. Ora - conclude - sono necessari ulteriori studi, su popolazioni più ampie e con un follow-up più lungo, per confermare questi benefici e meglio definirne il ruolo nella pratica clinica”.

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Sarà pronta fra due anni la metropolitana leggera di Cagliari, da
Bonaria alla stazione di piazza Matteotti. Lo conferma all'Ansa
l'amministratore unico dell'Arst, Giovanni Mocci.
(Adnkronos) - Arriva in Italia la prima generazione di esoscheletri medicali leggeri per il supporto alla deambulazione. Wimoove S.r.l. presenta WIM e WIM S, dispositivi robotici indossabili sviluppati "per sostenere il cammino di persone con ridotta mobilità e per affiancare il lavoro di fisiatri, fisioterapisti, ortopedici, centri riabilitativi, Rsa e strutture sanitarie. Prodotti da WIRobotics, azienda sudcoreana specializzata in robotica indossabile, WIM e WIM S - informa una nota dell'azienda - sono dispositivi medici Ce Classe I secondo il regolamento Ue 2017/745. Wimoove affianca WIRobotics nello sviluppo del progetto per il mercato europeo, occupandosi anche della distribuzione e contribuendo alla sua introduzione nel sistema sanitario, riabilitativo e assistenziale, alla costruzione della rete professionale e alla valorizzazione clinica della tecnologia2.
L’introduzione di WIM e WIM S - si legge - "risponde a un bisogno sempre più rilevante: rendere più accessibili soluzioni tecnologiche leggere, indossabili e utilizzabili anche al di fuori dei grandi centri ospedalieri, con l’obiettivo di supportare la mobilità quotidiana e favorire percorsi di maggiore autonomia. A differenza degli esoscheletri destinati allo sport o alla performance outdoor, WIM e WIM S nascono per un utilizzo in ambito sanitario, riabilitativo e assistenziale. Il dispositivo agisce a livello dell’anca, supportando il movimento naturale del passo attraverso una coppia assistiva o resistiva che accompagna la flessione e l’estensione durante la camminata. La tecnologia è progettata per adattarsi al movimento dell’utente, sostenendo il cammino senza sostituire il ruolo attivo della persona e senza bypassare la valutazione del professionista sanitario. La gamma si articola in due soluzioni principali. WIM è pensato per il canale professionale: fisioterapisti, centri riabilitativi, strutture sanitarie, ospedali, Rsa e operatori che possono integrarlo all’interno di percorsi guidati. WIM S è invece orientato all’uso domestico e al canale consumer medicale, attraverso sanitarie e ortopedie partner, per pazienti e caregiver che cercano un supporto alla mobilità nella vita quotidiana".
"Con Wimoove vogliamo portare la robotica indossabile fuori da una dimensione esclusivamente ospedaliera e renderla più vicina ai bisogni reali delle persone e dei professionisti sanitari - dichiara Paolo Ferretti, Ceo di Wimoove -. Il nostro obiettivo non è sostituire il medico, il fisiatra o il fisioterapista, ma offrire loro uno strumento innovativo per accompagnare percorsi di mobilità, autonomia e continuità assistenziale. WIM e WIM S nascono proprio per creare un ponte tra tecnologia, clinica e vita quotidiana".
Le applicazioni potenziali - dettaglia la nota - riguardano diversi contesti: "Supporto alla camminata in persone anziane con decadimento funzionale, percorsi di riabilitazione motoria, assistenza in presenza di ridotta mobilità, programmi di home care e continuità del percorso dopo la dimissione. La valutazione dell’idoneità all’utilizzo resta sempre legata al quadro individuale della persona e al confronto con il professionista sanitario. La tecnologia WIM è stata oggetto di studi e valutazioni clinico-funzionali su popolazioni anziane e su contesti di cammino assistito. La documentazione disponibile riporta risultati relativi a parametri come velocità del passo, equilibrio, resistenza, forza articolare e riduzione dello sforzo muscolare. Questi elementi rappresentano una base di approfondimento per il dialogo con fisiatri, fisioterapisti, ortopedici, neurologi e strutture riabilitative interessate a integrare nuove soluzioni di robotica indossabile nei propri percorsi. Elemento centrale del progetto Wimoove è anche il modello di accesso al dispositivo. La società sta costruendo una rete di interlocutori professionali, sanitarie, ortopedie e strutture partner, con l’obiettivo di permettere agli utenti interessati di conoscere il prodotto, richiedere informazioni e valutare una prova guidata. Il sito Wimoove diventerà il punto di contatto per raccogliere richieste sia da parte di professionisti e strutture, sia da parte di pazienti e caregiver".
Con questo lancio - conclude la nota - "Wimoove si posiziona in uno spazio ancora poco presidiato del mercato: quello degli esoscheletri medicali leggeri, accessibili, indossabili e pensati per un utilizzo concreto nella quotidianità. Una frontiera in cui la robotica non è più solo tecnologia dimostrativa, ma può diventare uno strumento di supporto per la salute, la mobilità e la qualità della vita".

Le indennità di accompagnamento rappresentano una componente rilevante delle prestazioni assistenziali erogate dall’Inps e nel 2024 sono state il 77,8% delle prestazioni agli invalidi civili. Sono destinate a soggetti con gravi limitazioni dell’autonomia personale e sono riconosciute indipendentemente dalle condizioni reddituali. E’ quanto si legge nel XXV Rapporto annuale dell’Inps presentato oggi a Roma. Nel periodo 2001-2024, le nuove indennità di accompagnamento per anno di decorrenza mostrano una dinamica articolata. Dopo una fase di crescita fino al 2008, si osserva una riduzione tra il 2009 e il 2011, in concomitanza con interventi di rafforzamento delle verifiche sulle prestazioni di invalidità civile. Negli anni successivi, la dinamica torna a crescere in un quadro demografico caratterizzato dall’aumento della popolazione anziana e molto anziana, con le nuove indennità che passano da circa 300 mila nel 2012 a 395 mila nel 2019.
La dinamica si interrompe nel 2020, in corrispondenza della pandemia e dei rallentamenti nei procedimenti di accertamento medico-legale, per poi riprendere negli anni successivi, fino al picco del 2023, pari a 436 mila nuove indennità. Sotto il profilo demografico, le indennità di accompagnamento si caratterizzano per una marcata prevalenza femminile: le donne rappresentano circa il 60% dei nuovi beneficiari negli anni più recenti, in linea con la loro maggiore presenza nelle età avanzate. Parallelamente, aumenta l’età media alla decorrenza della prestazione, soprattutto tra gli uomini, con una riduzione del differenziale di età tra i sessi: da circa 6 anni nel 2001 a circa 4 anni nel 2024.
L’Assegno di inclusione dalla sua istituzione, ha coinvolto quasi 1 milione di nuclei (2,3 milioni di persone), concentrati nel Mezzogiorno e con importo medio crescente. Nel primo anno della misura il numero di nuclei con almeno un pagamento nell’anno è stato pari a 768 mila e l’importo medio mensile percepito è stato di 616 euro. L’anno successivo il numero di nuclei con almeno un pagamento è salito a 835 mila e l’importo medio mensile percepito è stato di 754 euro. Il numero mensile di nuclei beneficiari Adi a marzo 2026 è pari a 641 mila e l’importo medio erogato è di 680 euro. In oltre la metà dei nuclei è presente un anziano, cioè una persona con almeno 60 anni di età.
Nel corso del tempo, l’importo del Bonus asilo nido è stato progressivamente incrementato (pari a 1.000 euro nel 2017 e 2018 e a 1.500 euro nel 2019) e, a partire dal 2020 (Legge n. 160 del 2019), è stato modulato in funzione dell’Isee minorenni. In questa fase, il contributo - erogato come rimborso delle rette - prevedeva un massimo di 3.000 euro per Isee fino a 25.000 euro, 2.500 euro per Isee compreso tra 25.001 e 40.000 euro e 1.500 euro per Isee superiore a tale soglia o non disponibile.
Con la legge di bilancio per il 2024 (Legge n. 213 del 2023), la misura è stata ulteriormente rafforzata per i figli nati a partire dal 1° gennaio 2024, introducendo la possibilità di accedere a un contributo più elevato a partire dal secondo figlio, a condizione che il nucleo familiare presenti un Isee fino a 40.000 euro e abbia almeno un figlio di età inferiore ai 10 anni. Per queste famiglie, l’importo del Bonus è stato fissato fino a 3.600 euro, mentre resta pari a 1.500 euro per Isee superiori a 40.000 euro o in assenza di un Isee valido. Successivamente, la Legge n. 207 del 2024 (legge di bilancio per il 2025) è intervenuta nuovamente sulla misura: per i bambini nati dal 1° gennaio 2024, l’incremento del Bonus fino a 3.600 euro (pari a un aumento di 2.100 euro rispetto al livello base) è riconosciuto a tutti i nuclei con Isee fino a 40.000 euro, indipendentemente dalla presenza di altri figli sotto i 10 anni. Restano invece invariati gli importi previsti per i bambini nati prima del 1° gennaio 2024, pari a 3.000, 2.500 e 1.500 euro in funzione delle fasce Isee.
Accanto alle modifiche di natura economica, nel 2025 il quadro normativo è stato ulteriormente definito da interventi di carattere interpretativo e regolamentare. In particolare, è stato chiarito che il Bonus asilo nido può essere riconosciuto, oltre che per la frequenza presso i tradizionali asili nido pubblici e privati, anche per quella a servizi educativi per l’infanzia autorizzati secondo la normativa regionale. Infine, a decorrere dal 1° gennaio 2026, la domanda per accedere al Bonus, se accolta, produce effetti anche per gli anni successivi, previa verifica dei requisiti e prenotazione delle mensilità per ciascun anno solare.
La principale misura di sostegno alle famiglie con figli a carico, l’Assegno unico e universale (Auu), ha erogato, nel 2025, prestazioni per 19,8 miliardi di euro, un livello di spesa sostanzialmente in linea con quello registrato nell’anno precedente. Sul versante dei beneficiari si osserva un lieve ridimensionamento della platea, con una contrazione sia del numero di nuclei familiari raggiunti dalla misura (6,3 milioni, a fronte dei 6,4 milioni del 2024), sia del numero di figli destinatari dell’assegno (circa 10 milioni rispetto ai 10,1 milioni dell’anno precedente). Anche gli importi medi mensili per nucleo risultano stabili, attestandosi in entrambi gli anni su 274 euro, in ragione del contenuto tasso di adeguamento al costo della vita applicato nel 2025, pari a +0,8% per la perequazione degli importi base e delle maggiorazioni, nonché delle fasce Isee.
Il Reddito di libertà ha registrato una partecipazione crescente, segno di una domanda significativa da parte delle donne destinatarie della misura. Le richiedenti che hanno presentato almeno un’istanza sono oggi oltre 11.600, per un totale complessivo di più di 13.600 domande. Complessivamente, il 63% delle donne in possesso dei requisiti ha ottenuto il riconoscimento del contributo. L’andamento temporale delle domande e delle concessioni appare strettamente connesso all’evoluzione degli stanziamenti: l’incremento dei fondi negli ultimi anni ha infatti determinato un aumento delle istanze presentate, confermando il legame diretto tra disponibilità finanziaria e capacità della misura di rispondere alla domanda potenziale.

L'Inps fa il punto su pensionati, pensioni e non solo. Nel XXV Rapporto annuale dell’Inps presentato oggi, giovedì 9 luglio, a Roma, l'Istituto Nazionale Previdenza Sociale ha svelato che in Italia ci sono 16,4 milioni di pensionati, di cui 8 milioni uomini e 8,4 milioni donne. Le pensionate rappresentano dunque il 51% del totale e l’ammontare complessivo delle pensioni è pari a 371 miliardi, di cui il 56% va agli uomini.
In Italia gli assegni di pensione degli uomini sono del 34% superiori a quelli delle donne, dati alla mano: 2.166 euro contro 1.619 euro, mentre il 96% dei pensionati percepisce una prestazione Inps con un importo medio pari a 1.906 euro. Il 4% è per rendite Inail e per pensioni casse professionali, Fondi pensione ed enti minori.
L’età effettiva di pensionamento è aumentata. Per vecchiaia e anticipate il totale passa da 61,7 anni nel 2012 a 64,7 nel 2025 (64,5 nel 2024; lavoratori dipendenti). La pensione di vecchiaia si è così allineata al requisito ordinario (67 anni dal 2019): nel 2025 è circa 67,1 anni per gli uomini e 67,3 per le donne. Le pensioni anticipate ‘raccontano’ inoltre di carriere lunghe: le settimane contributive medie passano a 1830 nel 1995 a oltre 2.220 nel 2025, cioè da poco più di 35 anni a oltre 42 anni di contributi.
In Italia, le donne arrivano alla pensione con oltre 300 settimane di contributi in meno degli uomini, pari quasi a 6 anni. I dipendenti privati e gli autonomi convergono nell’età di uscita, ma tra gli autonomi in media la contribuzione nella vecchiaia è superiore di circa 110-120 settimane.
Nel 2025 gli assicurati Inps - vale a dire l’insieme di tutti i lavoratori, dipendenti e indipendenti, obbligati ai versamenti previdenziali - sono pari a 27,2 milioni, evidenziando un incremento di 244.000 unità rispetto al 2024, di circa 1,7 milioni rispetto al dato pre-pandemia del 2019 (+6,8%), di 2,55 milioni rispetto al 2014, che era stato il punto di minimo dopo il doppio shock degli anni 2008-2014 (crisi finanziaria internazionale e crisi dei debiti sovrani dei Paesi mediterranei).
Nel complesso, mentre gli assicurati dipendenti (operai agricoli, lavoratori domestici, dipendenti pubblici, dipendenti privati) sono costantemente aumentati, al contrario gli assicurati indipendenti (artigiani, commercianti, lavoro agricolo autonomo, collaboratori e professionisti della Gestione separata, lavoro accessorio e occasionale, percettori di voucher) sono costantemente diminuiti.
La crescita degli assicurati è stata soprattutto determinata dall’allargamento continuo del bacino del lavoro alle dipendenze delle imprese private, passato da 13,63 milioni di assicurati nel 2014 a 15,46 milioni nel 2019 a 17,15 milioni nel 2025, con tassi di crescita sempre ampiamente sopra il valore medio totale.
Il 29% degli assicurati si trova nelle regioni del Nord-Ovest (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia) e un altro 23% nelle regioni del Nord-Est, per cui il Settentrione totalizza oltre la metà degli assicurati Inps. La crescita degli assicurati mostra andamenti differenti a livello di aree geografiche. Tra il 2014 e il 2019 le regioni del Nord hanno evidenziato una crescita superiore al 4%, mentre le regioni meridionali hanno mostrato un aumento inferiore al 2%.
Nel 2025 i dipendenti hanno superato per la prima volta la soglia dei 21 milioni. Rispetto al 2024 l’incremento è stato di circa 250.000 unità, pari all’1,2%, un valore inferiore a quello medio (tasso medio annuo) dell’intero periodo 2019-2025 (+1,6%). All’aumento dei dipendenti si è accompagnato un modestissimo aumento del numero medio di giornate retribuite (+0,2%). Esse risultano 255,2 pari all’81,8% delle 312 giornate teoricamente retribuibili in un anno. Erano 254,6 nel 2024 e 252,8 nel 2019. E’ quanto si legge nel XXV Rapporto annuale dell’Inps presentato oggi a Roma. La femminilizzazione, misurata dalla quota di lavoratrici, è cresciuta quasi impercettibilmente: è pari al 45,18% nel 2025, contro il 45,16% nel 2024 e il 44,92% nel 2019. Più significativo l’incremento in termini di intensità di impiego: nel 2025 per le donne il numero medio di giornate retribuite è risultato pari a 253 contro 251,8 nel 2024 e 249,7 nel 2019. Mentre la femminilizzazione procede seppur molto lentamente, decisamente più intensi risultano altri due trend demografici: la crescita degli stranieri e il rilievo dell’invecchiamento.
La quota di lavoro dipendente svolto da stranieri nel 2025 risulta pari a poco più di 3 milioni di lavoratori, il 14,3% del totale: un dipendente su 7. L’anno prima incidevano per il 13,7%, nel 2019 per l’11,4%. L’incremento è tutto attribuibile alla componente extracomunitaria, passata da 1,7 milioni nel 2019 a 2,5 milioni nel 2025, con un ritmo medio annuo di crescita del 6,8%, sostanzialmente confermato anche nell’ultimo anno (+6,5%). La componente comunitaria, rappresentata in gran parte da lavoratori rumeni, risulta invece ormai stabilizzata attorno a mezzo milione di unità. Oltre al numero, per i dipendenti stranieri è aumentata anche l’intensità di impiego (seppur tuttora inferiore alla media generale): per gli extracomunitari si è passati da 217 giornate retribuite nel 2019 a 224 nel 2025, per i comunitari da 214 a 233.
L’incidenza degli immigrati è settorialmente molto eterogenea. In quattro aree - sommando extracomunitari e comunitari dell’Est Europa - è pari o superiore al 25%: si tratta dell’industria leggera del made in Italy (tessile-abbigliamento-pelli-cuoio-legno-mobile), delle costruzioni (28,3%), dei servizi di alloggio e ristorazione e dei servizi di supporto (tra cui il lavoro somministrato, le attività di vigilanza, pulizie, servizi per il paesaggio). Valori elevati e in crescita, tra il 15 e il 20%, si registrano anche per altri importanti comparti manifatturieri (metalmeccanica, alimentari), per i trasporti-magazzinaggio e per altre attività di servizio. Si tratta quindi di settori in cui i processi di immigrazione sono arrivati a rappresentare un lavoratore su quattro. La presenza straniera è ancora marginale solo in alcuni ambiti come i servizi di rete e il credito - non a caso a retribuzione pro capite più elevata della media - oltre che ovviamente nel settore pubblico.
I beneficiari di almeno una giornata di Naspi nel 2025 sono pari a 2,845 milioni, in lieve aumento (+0,4%) rispetto all’anno precedente. Nel 2024, a fronte di 2,834 milioni di beneficiari, la crescita era stata più sostenuta (+3,7%) rispetto al 2023. Nel 2025 l’incremento dei beneficiari si colloca in un contesto di moderata espansione dell’occupazione, con una dinamica più contenuta rispetto all’anno precedente sia per i contratti a termine (+0,3%) sia per quelli a tempo indeterminato (+1,2%). Prosegue, inoltre, la riduzione dei trattamenti riferiti ai lavoratori domestici (-5,6%), in linea con il calo già registrato nel 2024 (-5,8%) e coerente con la contrazione osservata nel settore.
Le giornate indennizzate, dopo l’aumento del 2,8% registrato nel 2024 (pari a 364 milioni), nel 2025 evidenziano una lieve flessione (-0,3%) che porta il valore complessivo a 363 milioni. In tale ambito, la componente prevalente continua a essere rappresentata dai lavoratori a termine, cui è riferibile la quota maggioritaria delle giornate complessivamente erogate. Con riferimento al tipo di lavoratore, il maggior numero di giornate indennizzate, in linea con gli anni precedenti, afferisce ai lavoratori a termine, stabilizzandosi su un valore di 220 milioni nel 2025 in linea con il dato del 2024 (222 milioni), mentre si registra un aumento per i lavoratori a tempo indeterminato (+1,9%), per i quali la somma delle giornate nel 2025 risulta pari a 108 milioni, contro i 106 milioni dell’anno precedente.
Per i lavoratori domestici continua la contrazione delle giornate indennizzate che passano da 33 milioni del 2023, a 30 milioni del 2024, a 28 milioni nel 2025. In termini medi complessivi, il numero di giornate indennizzate per beneficiario rimane stabile rispetto a quello registrato nel 2024 (128 giornate), quindi tra 4 e 5 mesi. Continua a crescere nel 2025 la spesa relativa alla Naspi (inclusi gli oneri per contributi figurativi), che passa da 16.983 a 17.934 milioni di euro (+5,6%). L’incremento è riconducibile sia all’aumento del numero di beneficiari sia alla crescita degli importi medi erogati. La spesa media per giornata indennizzata, pari a 47 euro nel 2024, registra infatti un aumento del 5,9%, attestandosi a 49 euro nel 2025.
Nel corso del tempo inoltre, l’importo del Bonus asilo nido è stato progressivamente incrementato (pari a 1.000 euro nel 2017 e 2018 e a 1.500 euro nel 2019) e, a partire dal 2020 (Legge n. 160 del 2019), è stato modulato in funzione dell’Isee minorenni. In questa fase, il contributo - erogato come rimborso delle rette - prevedeva un massimo di 3.000 euro per Isee fino a 25.000 euro, 2.500 euro per Isee compreso tra 25.001 e 40.000 euro e 1.500 euro per Isee superiore a tale soglia o non disponibile.
Nel settore privato non agricolo, nel 2024, la quota di imprese con almeno un contratto di lavoro agile si attesta intorno al 3%, mentre nel settore pubblico al 17%. L’adozione del lavoro agile risulta maggiormente concentrata nelle imprese di grandi dimensioni e nel settore pubblico: le imprese con più di 100 dipendenti presentano le percentuali più elevate di adozione, raggiungendo fino al 51,8% nel settore privato non agricolo (2020) e al 56,8% nel pubblico (2024). Le piccole imprese (0-15 dipendenti) mostrano, invece, una diffusione molto più contenuta, con valori generalmente inferiori al 5% nel privato e compresi tra il 7% e il 17% nel pubblico.
Dal punto di vista temporale, dopo il picco del 2020 legato alla pandemia, la quota di imprese che adottano lo smart working tende a ridursi leggermente nelle piccole e medie imprese del settore privato, mentre nelle grandi imprese, soprattutto nel settore pubblico, i livelli rimangono elevati o addirittura aumentano negli anni successivi. Nel settore privato le donne sono più rappresentate tra i lavoratori che svolgono almeno una parte della propria attività da remoto rispetto agli uomini. Nel settore pubblico, invece, la situazione si inverte e questo dipende dal fatto che nei settori dove c’è maggiore concentrazione di donne, come nella scuola o nella sanità, il ricorso al lavoro da remoto è limitato.
L’adozione del lavoro da remoto mostra una significativa eterogeneità territoriale. Il Nord-Ovest presenta sistematicamente i livelli più elevati, seguito dal Centro e dal Nord-Est, mentre Sud e Isole registrano valori significativamente più contenuti. Il divario risulta particolarmente evidente nel 2020: nel Nord-Ovest la quota di lavoratori in modalità da remoto raggiunge il livello più alto (circa 18-19%), seguita dal Centro (circa 16%) e dal Nord-Est (intorno al 13%). Nel Mezzogiorno, invece, l’utilizzo di questa modalità organizzativa è molto più contenuto, attestandosi intorno al 3-3,5%. Negli anni successivi, pur ridimensionandosi rispetto al picco pandemico, le differenze territoriali rimangono persistenti: le regioni del Nord e del Centro si stabilizzano su livelli strutturalmente più elevati, mentre il Sud e le Isole continuano a mostrare un’incidenza del lavoro agile nettamente inferiore.

(Adnkronos) - C'è chi esce dal campo correndo e chi, come Haaland, sembra avanzare come il boss del livello finale di un videogioco. La sua camminata, decisa e imperturbabile, è diventata un fenomeno sui social, dove in tanti scherzano sul fatto che metta soggezione ancora prima di toccare il pallone. Meme e battute si sprecano.
Haaland insieme a Lionel Messi e Kylian Mbappé è finora il grande protagonista del mondiale. Il 26enne norvegese, nato a Leeds, ha finora ha relizzato sette reti come il francese e l'argentino e sabato è atteso al quarto di finale con l'Inghilterra, in programma a Miami alle 23. Sfida nella sfida quella con il centravanti della nazionale dei tre leoni, Harry Kane.

Nel 2025, le prestazioni liquidate dall’Inps, ovvero il flusso di nuovi trattamenti previdenziali e assistenziali, sono diminuite dell’1,8% rispetto all’anno precedente, attestandosi a poco più di 1,5 milioni. Di queste, il 54% consiste di prestazioni previdenziali e il 46% di prestazioni assistenziali, con importi medi mensili pari rispettivamente a 1.312 e 500 euro. E’ quanto si legge nel XXV Rapporto annuale dell’Inps presentato oggi a Roma.
La riduzione ha interessato soprattutto le prestazioni previdenziali, diminuite del 3,2%. Al loro interno, il calo è stato più marcato per le pensioni anticipate/anzianità (-5,9%) e per i trattamenti ai superstiti (-4,3%), mentre le pensioni di vecchiaia sono rimaste sostanzialmente stabili in termini di numerosità all’ingresso. Le prestazioni assistenziali, nel complesso, non mostrano variazioni rilevanti, interrompendo una fase di crescita sostenuta osservata negli anni precedenti. Gli importi medi mensili dei trattamenti liquidati sono rimasti sostanzialmente invariati, passando nel complesso da 937 a 940 euro (+0,3%).
La componente previdenziale ha registrato un aumento dello 0,7%, con andamenti differenziati: le pensioni anticipate/anzianità sono rimaste pressoché stabili, mentre quelle di vecchiaia sono cresciute del 2%, raggiungendo 1.164 euro mensili. Per la componente assistenziale si osservano variazioni contenute, con un valore medio passato da 493 a 500 euro.
Nel 2025 gli assicurati Inps - vale a dire l’insieme di tutti i lavoratori, dipendenti e indipendenti, obbligati ai versamenti previdenziali - sono pari a 27,2 milioni, evidenziando un incremento di 244.000 unità rispetto al 2024, di circa 1,7 milioni rispetto al dato pre-pandemia del 2019 (+6,8%), di 2,55 milioni rispetto al 2014, che era stato il punto di minimo dopo il doppio shock degli anni 2008-2014 (crisi finanziaria internazionale e crisi dei debiti sovrani dei Paesi mediterranei).
Nel complesso, mentre gli assicurati dipendenti (operai agricoli, lavoratori domestici, dipendenti pubblici, dipendenti privati) sono costantemente aumentati, al contrario gli assicurati indipendenti (artigiani, commercianti, lavoro agricolo autonomo, collaboratori e professionisti della Gestione separata, lavoro accessorio e occasionale, percettori di voucher) sono costantemente diminuiti.
La crescita degli assicurati è stata soprattutto determinata dall’allargamento continuo del bacino del lavoro alle dipendenze delle imprese private, passato da 13,63 milioni di assicurati nel 2014 a 15,46 milioni nel 2019 a 17,15 milioni nel 2025, con tassi di crescita sempre ampiamente sopra il valore medio totale.
Il 29% degli assicurati si trova nelle regioni del Nord-Ovest (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia) e un altro 23% nelle regioni del Nord-Est, per cui il Settentrione totalizza oltre la metà degli assicurati Inps. La crescita degli assicurati mostra andamenti differenti a livello di aree geografiche.
Tra il 2014 e il 2019 le regioni del Nord hanno evidenziato una crescita superiore al 4%, mentre le regioni meridionali hanno mostrato un aumento inferiore al 2%. Tra il 2019 e il 2024, la crescita è stata quasi del 6% a livello nazionale, con l’insieme delle regioni del Sud e delle Isole (+7,5%) largamente sopra tutte le altre ripartizioni geografiche. Infine, nell’ultimo anno, rispetto al valore medio (+0,9%) di crescita, è da sottolineare il dato del Centro (+1,1%).
Quasi il 95% dei soggetti è assicurato nel corso dell’anno presso un’unica gestione previdenziale, il restante 5% ha contributi in almeno due gestioni e viene classificato sulla base della posizione principale (quella per cui ha percepito il reddito o la retribuzione maggiore). In ogni caso, non c’è collegamento tra numero di posizioni previdenziali e numero di rapporti di lavoro. Disaggregando maggiormente all’interno della posizione previdenziale e focalizzando l’analisi sul periodo più recente, emergono alcune dinamiche molto marcate.
Il trend del lavoro indipendente tra il 2023 e il 2025 ha una componente positiva data dall’apporto dei collaboratori e dei professionisti della Gestione separata e una componente negativa rappresentata dal lavoro autonomo tradizionale (artigiani, commercianti e coltivatori diretti) in lenta ma continua contrazione. Inoltre, nel confronto con gli assicurati dipendenti, si caratterizza per una minore presenza di stranieri e soprattutto per una minore presenza di giovani.
Il Rapporto sottolinea, nella Gestione separata la crescita incessante dei professionisti (sono percettori di redditi derivanti dall’esercizio per professione abituale d’attività di lavoro autonomo organizzato in modo non imprenditoriale, tra cui, per esempio: l’igienista dentale, il consulente informatico, il fisioterapista, etc.) e il recente incremento dei collaboratori - dopo anni di sostanziale stabilità - dovuto anche agli effetti della nuova regolamentazione del lavoro sportivo varata nel 2021 (decreto legislativo n. 36 del 2021) ed entrata in vigore il 1° luglio 2023, fondata su una netta distinzione tra volontariato e lavoro sportivo, quest’ultimo possibile in varie forme sia di lavoro dipendente (apprendistato, contratto a termine fino a cinque anni, etc.) che di lavoro indipendente (collaborazioni sportive; lavoro professionistico con partita Iva). Stabile e sempre su valori modesti (non confrontabili con i livelli raggiunti dai voucher nel 2016-2017) il lavoro occasionale, rappresentato dai contratti di prestazione occasionale (adoperabili esclusivamente da micro-imprese, a parte alcune eccezioni regolamentate come gli steward delle squadre di calcio) e dalle attività remunerabili tramite il libretto di famiglia.

(Adnkronos) - Una nuova malattia genetica del neurosviluppo è stata identificata grazie allo studio di nove pazienti appartenenti a tre famiglie, due italiane e una francese. La ricerca, condotta dall’Irccs Oasi Maria SS. di Troina, in collaborazione con l’Università degli Studi di Catania e l’Irccs ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, "ha dimostrato per la prima volta che varianti con perdita di funzione in entrambe le copie del gene GIT1 causano una rara sindrome caratterizzata da microcefalia, alterazioni cerebrali, grave disabilità intellettiva, caratteristiche riconoscibili del volto e deficit della crescita. I risultati, pubblicati sulla rivista 'Brain' dell’Oxford University Press, identificano GIT1 come nuovo gene-malattia nell’uomo", sottolinea la nota del Bambino Gesù. La sindrome "è stata riconosciuta in 9 pazienti appartenenti a due famiglie italiane e una francese, accomunati da microcefalia, alterazioni cerebrali alla risonanza magnetica, grave disabilità intellettiva, caratteristiche morfologiche riconoscibili del volto, ritardo della crescita intrauterina e bassa statura", precisa lo studio.
"La ricerca ha avuto origine dal lavoro clinico della dottoressa Pinella Failla e dei colleghi dell’Irccs Oasi di Troina su una numerosa famiglia consanguinea con più persone affette da disabilità intellettiva. Casi analoghi sono stati successivamente individuati in una seconda famiglia italiana seguita presso lo stesso Istituto e, attraverso il confronto con altri ricercatori, in una famiglia francese. Determinante - prosegue la nota - è stata la combinazione tra genetica familiare e moderne tecnologie di sequenziamento del Dna. In questa fase ha avuto un ruolo centrale il professor Marco Fichera che, insieme ai biologi dei Laboratori di Genetica Medica dell’Irccs Oasi di Troina e del Policlinico 'G. Rodolico-San Marco' di Catania, ha individuato, attraverso una mappatura estesa all’intero genoma mediante analisi di linkage, la regione cromosomica coinvolta nella malattia, circoscrivendo la ricerca e ponendo le basi per l’identificazione di GIT1 mediante sequenziamento dell’esoma".
Un contributo decisivo è venuto dal dottor Marco Tartaglia e dal suo gruppo dell’Irccs Bambino Gesù di Roma "che, dopo aver indipendentemente identificato GIT1 come gene malattia candidato per questa nuova condizione del neurosviluppo, hanno confermato sperimentalmente il ruolo causale delle varianti patogenetiche di GIT1 mediante studi funzionali in vitro e in vivo utilizzando il modello zebrafish", sottolinea la nota.
"Gli esperimenti hanno permesso di chiarire il meccanismo biologico alla base della malattia, dimostrando che la perdita di funzione di GIT1 altera la dinamica del citoscheletro, la struttura che regola la forma, l’adesione e il movimento delle cellule, attraverso una riduzione dell’attività della proteina RAC1. Il modello zebrafish ha inoltre riprodotto alterazioni dello sviluppo coerenti con quelle osservate nei pazienti, fornendo un ulteriore supporto al nesso causale tra il gene e il quadro clinico. La scoperta potrà favorire una diagnosi più precisa per altri pazienti con caratteristiche simili, migliorando la consulenza genetica e la presa in carico clinica delle famiglie", osserva la nota.
Il progetto è stato condotto nell’ambito delle attività di ricerca dedicate ai pazienti orfani di diagnosi della Rete Idea, la rete pediatrica degli Irccs, finanziate dal ministero della Salute, e di quelle sostenute dallo stesso ministero grazie al Pnrr. Un ruolo importante ha avuto anche la piattaforma di ricerca congiunta tra l’Università degli Studi di Catania e l’Irccs Oasi di Troina.

Nel 2025 i dipendenti hanno superato per la prima volta la soglia dei 21 milioni. Rispetto al 2024 l’incremento è stato di circa 250.000 unità, pari all’1,2%, un valore inferiore a quello medio (tasso medio annuo) dell’intero periodo 2019-2025 (+1,6%). All’aumento dei dipendenti si è accompagnato un modestissimo aumento del numero medio di giornate retribuite (+0,2%). Esse risultano 255,2 pari all’81,8% delle 312 giornate teoricamente retribuibili in un anno. Erano 254,6 nel 2024 e 252,8 nel 2019. E’ quanto si legge nel XXV Rapporto annuale dell’Inps presentato oggi a Roma. La femminilizzazione, misurata dalla quota di lavoratrici, è cresciuta quasi impercettibilmente: è pari al 45,18% nel 2025, contro il 45,16% nel 2024 e il 44,92% nel 2019. Più significativo l’incremento in termini di intensità di impiego: nel 2025 per le donne il numero medio di giornate retribuite è risultato pari a 253 contro 251,8 nel 2024 e 249,7 nel 2019. Mentre la femminilizzazione procede seppur molto lentamente, decisamente più intensi risultano altri due trend demografici: la crescita degli stranieri e il rilievo dell’invecchiamento.
La quota di lavoro dipendente svolto da stranieri nel 2025 risulta pari a poco più di 3 milioni di lavoratori, il 14,3% del totale: un dipendente su 7. L’anno prima incidevano per il 13,7%, nel 2019 per l’11,4%. L’incremento è tutto attribuibile alla componente extracomunitaria, passata da 1,7 milioni nel 2019 a 2,5 milioni nel 2025, con un ritmo medio annuo di crescita del 6,8%, sostanzialmente confermato anche nell’ultimo anno (+6,5%). La componente comunitaria, rappresentata in gran parte da lavoratori rumeni, risulta invece ormai stabilizzata attorno a mezzo milione di unità. Oltre al numero, per i dipendenti stranieri è aumentata anche l’intensità di impiego (seppur tuttora inferiore alla media generale): per gli extracomunitari si è passati da 217 giornate retribuite nel 2019 a 224 nel 2025, per i comunitari da 214 a 233.
L’incidenza degli immigrati è settorialmente molto eterogenea. In quattro aree - sommando extracomunitari e comunitari dell’Est Europa - è pari o superiore al 25%: si tratta dell’industria leggera del made in Italy (tessile-abbigliamento-pelli-cuoio-legno-mobile), delle costruzioni (28,3%), dei servizi di alloggio e ristorazione e dei servizi di supporto (tra cui il lavoro somministrato, le attività di vigilanza, pulizie, servizi per il paesaggio). Valori elevati e in crescita, tra il 15 e il 20%, si registrano anche per altri importanti comparti manifatturieri (metalmeccanica, alimentari), per i trasporti-magazzinaggio e per altre attività di servizio. Si tratta quindi di settori in cui i processi di immigrazione sono arrivati a rappresentare un lavoratore su quattro. La presenza straniera è ancora marginale solo in alcuni ambiti come i servizi di rete e il credito - non a caso a retribuzione pro capite più elevata della media - oltre che ovviamente nel settore pubblico.
Nel settore privato non agricolo, nel 2024, la quota di imprese con almeno un contratto di lavoro agile si attesta intorno al 3%, mentre nel settore pubblico al 17%. E’ quanto si legge nel XXV Rapporto annuale dell’Inps presentato oggi a Roma. L’adozione del lavoro agile risulta maggiormente concentrata nelle imprese di grandi dimensioni e nel settore pubblico: le imprese con più di 100 dipendenti presentano le percentuali più elevate di adozione, raggiungendo fino al 51,8% nel settore privato non agricolo (2020) e al 56,8% nel pubblico (2024). Le piccole imprese (0-15 dipendenti) mostrano, invece, una diffusione molto più contenuta, con valori generalmente inferiori al 5% nel privato e compresi tra il 7% e il 17% nel pubblico.
Dal punto di vista temporale, dopo il picco del 2020 legato alla pandemia, la quota di imprese che adottano lo smart working tende a ridursi leggermente nelle piccole e medie imprese del settore privato, mentre nelle grandi imprese, soprattutto nel settore pubblico, i livelli rimangono elevati o addirittura aumentano negli anni successivi. Nel settore privato le donne sono più rappresentate tra i lavoratori che svolgono almeno una parte della propria attività da remoto rispetto agli uomini. Nel settore pubblico, invece, la situazione si inverte e questo dipende dal fatto che nei settori dove c’è maggiore concentrazione di donne, come nella scuola o nella sanità, il ricorso al lavoro da remoto è limitato.
L’adozione del lavoro da remoto mostra una significativa eterogeneità territoriale. Il Nord-Ovest presenta sistematicamente i livelli più elevati, seguito dal Centro e dal Nord-Est, mentre Sud e Isole registrano valori significativamente più contenuti. Il divario risulta particolarmente evidente nel 2020: nel Nord-Ovest la quota di lavoratori in modalità da remoto raggiunge il livello più alto (circa 18-19%), seguita dal Centro (circa 16%) e dal Nord-Est (intorno al 13%). Nel Mezzogiorno, invece, l’utilizzo di questa modalità organizzativa è molto più contenuto, attestandosi intorno al 3-3,5%. Negli anni successivi, pur ridimensionandosi rispetto al picco pandemico, le differenze territoriali rimangono persistenti: le regioni del Nord e del Centro si stabilizzano su livelli strutturalmente più elevati, mentre il Sud e le Isole continuano a mostrare un’incidenza del lavoro agile nettamente inferiore.
Le ore autorizzate di cassa integrazione guadagni nell’anno sono state pari a 414 milioni nel 2023, 509 milioni nel 2024, 548 milioni nel 2025. Tra il 2023 e il 2024 è aumentata la richiesta di cassa integrazione guadagni ordinaria (cigo), mentre tra il 2024 e il 2025 la crescita ha riguardato la cassa integrazione guadagni straordinaria (cigs). Modestissime le integrazioni salariali a carico dei fondi di solidarietà bilaterali.
La variazione di +98 milioni di ore autorizzate di cigo tra il 2023 e il 2024 è dovuta per +75% al settore economico metalmeccanico, +29% al tac (tessile, abbigliamento, calzature) e -5% alla fabbricazione di carta. Residuali, in positivo o in negativo, le restanti variazioni dovute agli altri settori economici. La variazione di +80 milioni di ore autorizzate di cigs tra il 2024 e il 2025 mostra invece una scomposizione più articolata: il 58% si deve al metalmeccanico, il 19% alle telecomunicazioni, circa il 10% al tac, il restante 13% a una pluralità di altri settori (fabbricazione di altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi, fabbricazione di prodotti in gomma e in materie plastiche, commercio all’ingrosso, etc.). Solo una parte delle ore autorizzate è effettivamente utilizzata dalle imprese. Negli anni esaminati il ‘tiraggio’, ovvero il rapporto tra ore utilizzate e ore autorizzate, è stimato attorno al 30-40%, con oscillazioni a seconda dei mesi e del tipo di intervento.
Il numero di beneficiari mensili negli ultimi tre anni ha oscillato tra un minimo di 208 mila (agosto 2023) e un massimo di 425 mila (ottobre 2024), mentre il numero medio di ore mensili per beneficiario ha oscillato tra 36 ore (dicembre 2023) e 48 ore (luglio 2024). Mediamente, quindi, l’integrazione ha riguardato tra il 20% e il 30% dell’orario di lavoro mensile. Nel 2025 ci sono stati mediamente 312.000 lavoratori cassintegrati al mese, per circa 40 ore. Nel 2025, su 1,66 milioni di imprese, quelle che hanno fatto effettivo utilizzo di cig (almeno 1 dipendente per almeno 1 mese dell’anno) sono state 49.000 (di cui poco più di 3.000 nei servizi e quasi 46.000 nell’industria), mentre 1,61 milioni non hanno utilizzato integrazioni salariali. A livello nazionale, le 49.000 imprese che hanno fatto utilizzo di cig (di cui 1.460 per tutti e dodici i mesi dell’anno) rappresentano il 2,9% delle imprese (margine estensivo) e occupano il 10,9% dei dipendenti. In totale, i dipendenti22 con almeno un episodio di cig sono stati 305 mila (il 17,5% del totale dei dipendenti delle imprese che hanno utilizzato cig, margine intensivo). In proporzione, il settore economico con il maggior numero di imprese con ricorso alla cig è stato quello delle costruzioni (16,0% delle imprese).
A partire dal 2022 si assiste a una continua flessione del numero di occupati nel settore domestico e nel 2025 il numero dei lavoratori domestici è stato pari a circa 804 mila con una riduzione di circa 19 mila unità (-2%) rispetto all’anno precedente. Questo andamento ha riguardato sia la componente italiana sia quella straniera: in particolare si evidenzia una riduzione della quota di lavoratori stranieri che, dopo i massimi registrati (con punte all’80%) in concomitanza con le sanatorie di inizio secolo (L. n.189 del 2002, L. n.102 del 2009, D.Lgs. n.109 del 2012), si attesta nel 2025 al valore del 69%.
L’incidenza dei lavoratori maschi si è modificata nel tempo: era del 15% dopo le regolarizzazioni del 2020 e 2021, nel 2023 si è ridotta al 12% e ancora all’11% nel 2024 e 2025 a conferma dell’effetto della regolarizzazione sulla componente di sesso maschile. Nel 2025 le donne occupate nel lavoro domestico sono 713-714 mila mentre gli uomini appena 91 mila. La flessione avvenuta nel 2025 è concentrata essenzialmente nella classe ‘da 30 a 54 anni’ che ha registrato, considerando congiuntamente gli uomini e le donne, una riduzione di -24.000 unità (-6%). E’ invece aumentato il numero di lavoratori (+6.000) con età a partire dai 55 anni con una crescita del +7%. Nel periodo osservato si registra un progressivo invecchiamento della forza lavoro domestica.
La fascia d’età maggiormente penalizzata è quella compresa tra i 30 e i 54 anni, che perde 10 punti percentuali, passando dal 60% del 2019 al 50% del 2025. In diminuzione, seppur in misura più contenuta, anche la classe fino a 29 anni, che scende dal 5% al 4% nello stesso arco temporale. Di conseguenza, aumenta il peso delle fasce d’età più avanzate (oltre i 54 anni), che rappresentavano il 35% dei lavoratori domestici nel 2019 e raggiungono il 46% nel 2025.
Questa dinamica si riflette nell’incremento dell’età media del settore, che cresce di tre anni, passando da 49 a 52 anni. L’aumento interessa sia le donne sia gli uomini, pur partendo da livelli differenti. Gli uomini presentano stabilmente un’età media inferiore rispetto alle donne: nel 2025 le lavoratrici domestiche hanno un’età media di 52 anni, contro i 48 anni dei colleghi uomini; nel 2019 tali valori erano rispettivamente pari a 49 e 45 anni.
Nel 2021, anno della regolarizzazione, si è registrata una dinamica divergente tra i due generi: l’età media degli uomini è diminuita fino a 42 anni, mentre quella delle donne è aumentata raggiungendo i 50 anni. Questo andamento suggerisce che il processo di regolarizzazione abbia favorito l’emersione di lavoratori uomini relativamente più giovani, mentre tra le donne abbia interessato in misura maggiore lavoratrici appartenenti a fasce d’età più mature.
La retribuzione settimanale da lavoro domestico nel 2025 è in media pari a 195 euro. Questo valore è differenziato per colf (160 euro) e badanti (234 euro) in relazione soprattutto all’intensità di impiego (orario settimanale). La differente distribuzione del numero di lavoratori per orario settimanale è legata alle caratteristiche del lavoro svolto, continuativo quello delle badanti, più frammentato, invece, quello delle colf. Per le colf la classe modale è ‘fino a 24 ore settimanali’ (pari a quasi il 60% del totale colf) mentre per le badanti è quella ‘oltre 45 ore settimanali’ (pari al 37% del totale badanti).

(Adnkronos) - "Il governo italiano ha deciso di espellere due addetti militari dell’ambasciata della Federazione russa in Italia, responsabili delle attività di spionaggio emerse nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma". Ad annunciarlo in un post su 'X' è il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. "Il segretario generale della Farnesina ha appena comunicato all’ambasciatore russo a Roma che Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov devono lasciare Roma entro 3 giorni", ha aggiunto concludendo: "Mosca continua a usare le sue armi ibride per attaccare l’Occidente e l’Italia. Un’ingerenza grave e inaccettabile per le Istituzioni italiane e per la sicurezza nazionale".
Nei giorni scorsi due persone sono state arrestate a Roma per spionaggio in favore della Russia e accesso abusivo a sistema informatico o telematico. Gavino Raoul Piras, uno degli ex 007 finiti ai domiciliari nell'ambito dell'inchiesta del Ros, accedeva a documenti contrassegnati come segreti, riservati, riservatissimi e anche classificati come Nato Secret.
"La parte russa darà una risposta adeguata". Ad affermarlo, secondo quanto riferisce Ria Novosti, è il ministero degli Esteri russo.

"La previdenza non nasce al momento della pensione. Nasce nel primo contratto, nella prima retribuzione, nella continuità dei versamenti, nella qualità del lavoro, nella produttività, nella partecipazione delle donne e dei giovani al mercato del lavoro, nella capacità di contrastare il sommerso. Non esiste pensione solida senza lavoro stabile, regolare e dignitosamente retribuito. La sostenibilità previdenziale non si costruisce soltanto modificando requisiti, finestre o coefficienti. Si costruisce prima, dentro il mercato del lavoro".
"Se il lavoro è debole - sostiene - la previdenza sarà fragile. Se i salari sono bassi, i contributi saranno insufficienti. Se giovani e donne restano ai margini, il sistema perde base contributiva, capacità produttiva e coesione. L’Inps non si sostituisce alle politiche del lavoro, ma svolge un ruolo essenziale e distintivo. Grazie al patrimonio informativo di cui dispone, può interpretare l’evoluzione del mercato del lavoro, coglierne le trasformazioni prima che si traducano in criticità e mettere in luce il legame tra le dinamiche occupazionali di oggi e la sostenibilità delle pensioni di domani. La grande sfida non è soltanto attrarre lavoro, ma consolidare nel Paese competenze, produttività e continuità occupazionale. Significa riportare energie giovani, valorizzare gli over 55, accompagnare le imprese nei percorsi di innovazione e sostenere una crescita capace di rendere più solido il patto sociale". A dirlo il presidente dell'Inps, Gabriele Fava, presentando il XXV Rapporto annuale dell’Istituto.
"Per questo - avverte - l’educazione previdenziale non è un’attività accessoria. E' una politica di cittadinanza. Entrare nelle scuole, nelle università, nei centri di formazione e nelle imprese significa spiegare alle nuove generazioni che la previdenza non è un tema lontano, ma una parte della propria libertà futura. In questa prospettiva si collocano anche le iniziative di collaborazione istituzionale, come quella con l’Agenzia delle Entrate, che avvicinano cultura fiscale, cultura finanziaria e cultura previdenziale. Un Paese maturo costruisce legalità con conoscenza, comprensione e responsabilità condivisa".
"La famiglia resta uno dei pilastri della protezione sociale italiana. Non per retorica, ma per un’evidenza che emerge con chiarezza dalla realtà del Paese. E' all’interno delle famiglie che vengono assorbite molte delle fragilità economiche e sociali; è lì che si sostengono i figli, gli anziani, le persone con disabilità e quelle non autosufficienti, colmando spesso le carenze dei servizi pubblici e le insufficienze del mercato. Per questo il lavoro di cura che grava sulle famiglie, nell’assistenza ai figli, ai familiari fragili e agli anziani, deve essere pienamente riconosciuto, valorizzato e sostenuto. Non si tratta soltanto di una responsabilità privata, ma di una funzione sociale essenziale, che contribuisce al benessere collettivo e alla coesione del Paese. Proprio perché la famiglia costituisce un sostegno così importante, non può essere lasciata sola".
"L’Assegno unico e universale - illustra - è ormai un pilastro del sistema. Nel 2025 raggiunge oltre 6 milioni di nuclei familiari e 10 milioni di figli, con un trasferimento di risorse alle famiglie di circa 20 miliardi di euro all’anno. Accanto ad esso, il Bonus nuovi nati, il Bonus asilo nido, i congedi parentali, le misure per la disabilità e la cura compongono un insieme che non può più essere raccontato come una sommatoria di interventi. La sfida è passare dalle prestazioni isolate ai percorsi. Dalla domanda amministrativa all’accompagnamento della persona. Il nuovo Portale della famiglia e della genitorialità rappresenta esattamente questa direzione. Non è una semplice piattaforma. E' un cambio di grammatica amministrativa. In un unico spazio digitale, accessibile anche da app, sono raccolte oltre 40 prestazioni Inps e circa 300 servizi di altre pubbliche amministrazioni".
"Questa nuova piattaforma - fa notare - non organizza i servizi secondo l’organigramma dell’amministrazione. Li organizza secondo la vita concreta delle persone. Diventare genitori, crescere un figlio, affrontare una disabilità, cercare servizi di prossimità, conoscere una misura, presentare una domanda. Questo significa trasformare la protezione sociale in esperienza accessibile. Il cittadino non deve inseguire l’amministrazione. E' l’amministrazione che deve organizzarsi intorno alla vita reale dei cittadini. Qui si misura la modernità di un’istituzione. Non nel numero di piattaforme che produce, ma nella capacità di ridurre la distanza tra diritto e accesso. Se l’Inps deve seguire gli eventi della vita, deve diventare un modello dinamico come dinamica è la vita, superando lo schema statico e assistenziale che interviene solo quando il bisogno si è già manifestato in forma conclamata".
"Il tema della natalità non può essere affrontato solo con trasferimenti monetari. La decisione di avere un figlio dipende anche dalla stabilità del lavoro, dalla possibilità di conciliare tempi di vita e tempi professionali, dalla disponibilità di servizi per l’infanzia, dalla distribuzione dei carichi di cura tra madri e padri. Per tale motivo negli ultimi anni è stato potenziato il Bonus asilo nido. L’utilizzo della misura è passato dal 4% dei potenziali beneficiari nel 2017 a oltre il 35% nel 2025. E' una crescita molto rilevante, ma il dato va letto fino in fondo. Le famiglie con Isee più basso continuano spesso a usare meno la misura, perché vivono in contesti nei quali l’offerta di servizi è più debole, il lavoro è più instabile, il ritorno economico dell’occupazione femminile è più incerto. Una misura formalmente universale può produrre risultati diseguali se i territori non offrono le stesse condizioni di accesso".
"Lo stesso vale - sottolinea - per il lavoro agile, pressoché inesistente prima del 2020 e oggi presente in una parte significativa dell’organizzazione del lavoro. Quando ben utilizzato, può contribuire a ridurre la penalizzazione economica legata alla maternità e a favorire una maggiore condivisione dei carichi familiari. E' uno degli strumenti che possono attenuare la frattura tra genitorialità e lavoro. La denatalità non si contrasta con una misura sola. Richiede un ecosistema fatto di lavoro stabile, salari adeguati, servizi all’infanzia, congedi, flessibilità, parità di genere, accessibilità digitale, prossimità territoriale e cultura della condivisione. In questa logica, l’Inps può avere una funzione essenziale. Rendere i sostegni alla famiglia, alla genitorialità e alla cura più leggibili, più semplici, più vicini, più integrati".
"Al 31 dicembre 2025 l’Inps registra 16,4 milioni di pensionati, 21 milioni di pensioni e una spesa lorda pari a 371 miliardi di euro. Sono numeri che danno la misura della responsabilità dell’Istituto, perché rappresentano la stratificazione di decenni di lavoro, salari, interruzioni, trasformazioni industriali, disuguaglianze e mobilità sociale. Le pensioni di oggi raccontano le carriere di ieri. Le pensioni di domani racconteranno il lavoro di oggi. Per questo il divario pensionistico tra uomini e donne non può essere letto soltanto come effetto della normativa previdenziale. Nasce prima. Nasce in carriere più frammentate, in salari più bassi, in part-time spesso non scelti, nella maternità, nella cura familiare, nella minore continuità contributiva".
"La sostenibilità - spiega - non è soltanto un equilibrio contabile. E' una responsabilità tra generazioni. Significa garantire che chi oggi è in pensione riceva ciò che gli spetta, ma anche che chi oggi lavora non erediti un sistema insostenibile. Il vero modo di difendere le pensioni non è separarle dal resto, è ricostruire il loro legame con il lavoro, con i giovani, con le donne, con le imprese e con la crescita. Per questo la previdenza deve essere pensata come un percorso. Non soltanto come una prestazione finale. Un giovane che entra oggi nel mercato del lavoro deve poter comprendere fin dall’inizio che ogni scelta lavorativa, ogni interruzione, ogni periodo di inattività, ogni contributo versato o non versato contribuisce a costruire una parte della sua futura autonomia".
"In questa prospettiva - afferma - l’educazione previdenziale diventa una leva strategica. Non serve soltanto a spiegare come funziona il sistema. Serve a rendere le persone più consapevoli, più libere, più capaci di orientarsi. Una previdenza compresa è una previdenza più forte. La sostenibilità previdenziale, dunque, non è una stanza separata del Rapporto. E' il punto in cui si incontrano lavoro, natalità, produttività, legalità, competenze, partecipazione femminile e fiducia dei giovani. Deve essere pensata come transizione, non come emergenza permanente".
"L’Inps non è più soltanto l’ente che paga pensioni ed eroga prestazioni socio-assistenziali. E' la principale infrastruttura sociale del Paese. Infrastruttura sociale significa essere il luogo in cui il lavoro incontra la previdenza, la famiglia incontra il sostegno pubblico, l’impresa incontra la legalità contributiva, il cittadino incontra i propri diritti, il territorio incontra lo Stato. Nessun’altra amministrazione possiede, con la stessa ampiezza, questa capacità di connessione. Per questo il nuovo ruolo dell’Istituto va letto nella logica dell’Officina del welfare".
"Non una trasformazione formale - spiega - non una formula da comunicazione. La parola officina è tradizionalmente ricondotta alla precedente opificina, al campo semantico dell’opus e del facere, cioè dell’opera e del fare competente. Non richiama il movimento astratto, ma il luogo in cui una materia viene lavorata, riparata, messa a punto e resa capace di durare. Applicata al welfare, questa immagine descrive un’istituzione che non si limita a erogare prestazioni, ma costruisce percorsi, connessioni e soluzioni. Non più terminale burocratico, ma motore pubblico che ricompone prestazioni, dati e diritti in percorsi di tutela effettiva. Questa è la nuova frontiera del welfare generativo su cui si fonda il metodo operativo dell’Inps. Il welfare tradizionale interviene quando il bisogno si è già manifestato. Il welfare generativo prova a intercettarlo prima. Non si limita a compensare una fragilità. Cerca di abilitare una persona. Non distribuisce solo risorse. Costruisce accesso, autonomia, partecipazione, fiducia".
"In questa visione - sostiene - l’Istituto non aspetta soltanto la domanda. Legge i fenomeni. Organizza i servizi. Mette in relazione le amministrazioni. Avvicina lo Stato ai cittadini. Usa i dati per comprendere, non per classificare. Usa il digitale per semplificare, non per allontanare. Non è uno slogan. È una postura istituzionale capace di leggere il tempo e tradurlo in capacità amministrativa, sociale e civile".
"Per dare corpo alla nuova visione dell'Inps servono strumenti, organizzazione e metodo. Il primo strumento è organizzativo e tecnologico. Consiste in un nuovo Modello di servizio fondato sull’impiego delle tecnologie digitali e, oggi, dell’Intelligenza Artificiale. Nei primi due anni di questo nuovo corso abbiamo dato impulso alla digitalizzazione, rafforzando la piattaforma MyInps, ridisegnando l’App Inps mobile, sviluppando il Portale Inps per i giovani, il Portale della famiglia e della genitorialità, puntando su comunicazioni sempre più personalizzate, valorizzando i dati e l’interoperabilità tra servizi pubblici".
"Nel 2025 - ricorda - il sistema MyInps ha raggiunto quasi un miliardo di servizi digitali erogati in ambiente autenticato. L’App Inps mobile ha registrato 5,5 milioni di download in un anno e mezzo e ha superato i 300 milioni di accessi autenticati. Il Portale Inps per i giovani ha raggiunto 3 milioni di accessi in un anno. Il Portale della Famiglia e della Genitorialità ha superato 500 mila accessi in quattro mesi, con una media di 120 mila accessi mensili, triplicati rispetto alla fase precedente. Non sono progetti isolati, ma parti di un’unica architettura che si sta trasformando in un ecosistema di welfare nuovo. L’Istituto sta passando da un modello impostato sull’erogazione di prestazioni a una logica per eventi della vita. Un nuovo modo di porsi in cui il cittadino non è più costretto a conoscere l’organizzazione interna dell’amministrazione pubblica, ma l’amministrazione capace di presentarsi secondo bisogni comprensibili".
"Questo - commenta - è un passaggio culturale enorme. La burocrazia spesso chiede al cittadino di parlare la propria lingua. Il nuovo welfare deve fare il contrario. Deve imparare la lingua della vita. Il secondo strumento è la prossimità. Il digitale è decisivo, ma non basta. Una piattaforma può essere moderna e, nello stesso tempo, lontana da chi non ha competenze, connessione, strumenti o fiducia. Per questo il nuovo Inps deve essere digitale ma anche raggiungibile. Da questo punto di vista il lavoro di circa 25 mila donne e uomini dell’Istituto è fondamentale. A loro va il mio personale ringraziamento. In questa direzione va anche l’accordo di collaborazione con Anci, che ha portato a sviluppare e attivare Punti utente evoluti presso i Comuni delle aree interne e le isole minori".
"Una scelta precisa - dice - dettata dalla volontà di portare i servizi anche dove non esiste una sede fisica dell’Istituto, di raggiungere le persone nei territori più esposti allo spopolamento e al divario digitale, di impedire che una distanza geografica diventi esclusione amministrativa. La prossimità non è nostalgia dello sportello. E' accesso effettivo. E' la capacità dello Stato di non lasciare solo chi è più lontano, più fragile, meno attrezzato. Il terzo strumento sono i dati. I dati dell’Inps non sono un archivio. Sono una delle più grandi infrastrutture conoscitive del Paese. Raccontano lavoro, redditi, famiglie, contributi, prestazioni, pensioni, imprese, territori, fragilità".
"Se governati con sicurezza - dice - trasparenza e responsabilità pubblica, i dati consentono di passare da un welfare che certifica il bisogno a un welfare che lo comprende. Da un’amministrazione che risponde a una domanda a un’amministrazione che può intercettare un rischio. Da un sistema che attende il cittadino a un sistema che può orientarlo. L’Intelligenza Artificiale si colloca qui. Non come moda tecnologica, non come scorciatoia, non come sostituzione della decisione umana, ma come strumento pubblico per migliorare la qualità dei servizi, semplificare il linguaggio, ridurre errori, personalizzare comunicazioni, rafforzare i controlli, prevenire frodi, ridurre il mancato accesso alle prestazioni. L’algoritmo, in una istituzione pubblica, non può mai diventare sovrano. Deve restare strumento, comprensibile, controllabile, orientato alla giustizia amministrativa".

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Abbanoa investirà 19 milioni di euro per il nuovo potabilizzatore
di Oristano, nella frazione di Silì, che servirà la città, Cabras e
le borgate dei due comuni: Donigala Fenugheddu, Massama,
Nuraxinieddu, Silì, Torre Grande, Cabras, S.Giovanni di Sinis, S.
Salvatore, Solanas, Is Aruttas, Su Bardoni, Mariermi. I lavori
dovrebbero iniziare entro l'anno.
Cagliari si doterà, nei prossimi tre anni, di 100 nuove panchine
e ripenserà i marciapiedi per migliorarne l'accessibilità. La
giunta comunale, guidata dal sindaco Massimo Zedda, ha approvato
ieri gli atti d'indirizzo, su proposta dell'assessore
all'Infrastrutturazione urbana, Yuri Marcialis, per i programmi
'Panchine di comunità-100 nuove panchine' e 'Marciapiede libero-1,5
metri di libertà', con passaggi più ampi per favorire la mobilità
pedonale.
Il Comune conta di sostituire o riqualificare le
sedute pubbliche esistenti, con priorità per i percorsi pedonali,
le fermate del trasporto pubblico, le aree vicine a servizi
sanitari e socio-assistenziali, i parchi, i giardini, i lungomari e
i quartieri con ridotta disponibilità di punti di sosta e
frequentati soprattutto da anziani. L'amministrazione coinvolgerà
cittadini, associazioni e comitati attraverso l'iniziativa
'Panchine segnalate dai cittadini'.
Quanto al programma 'Marciapiede libero', che ha
già ricevuto l'approvazione unanime del consiglio comunale, la
giunta punta a restituire spazio ai pedoni, eliminare le barriere
architettoniche e riordinare gli spazi razionalizzando gli elementi
presenti. Sono previste l'eliminazione di quelli non più necessari
e della segnaletica stradale duplicata o obsoleta, l'accorpamento
dei supporti presenti e l'aumento della larghezza dei percorsi.
Altra novità approvata, su proposta
dell'assessore all'Urbanistica, Matteo Lecis Cocco Ortu, è uno
Sportello itinerante in materia di edilizia privata, un'iniziativa
sperimentale dedicata esclusivamente ai cittadini, con l'obiettivo
è offrire orientamento informativo e supporto di base su procedure,
documentazione e iter autorizzativi in materia edilizia.
Lo sportello sarà operativo tra luglio e
dicembre (con l'esclusione di agosto) con tre sessioni mensili alla
Mem, in Vetreria e alla Casa di Quartiere di Is Mirrionis.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
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(Adnkronos) - Mario Adinolfi si difende dalle accuse. Oggi, giovedì 9 luglio, il giornalista e leader del Popolo della Famiglia è tornato a parlare dopo l'arresto da parte della Guardia di Finanza con l'accusa di truffa ed evasione fiscale: "Ringrazio davvero gli amici e anche alcuni avversari che mi hanno fatto arrivare in queste ore messaggi di sostegno e solidarietà. Vivo con la serenità che mi giunge dalla fede una vicenda surreale in cui è evidente l’ingiustizia grave patita da me e dalla mia famiglia. Ma Dio quando vuole mostrare la regalità di Davide non gli manda una corona, gli manda Golia", ha scritto Adinolfi in una nota.
Il giornalista, difeso dall'avvocato Riccardo Di Lorenzo, si dice pronto ad affrontare "la gigantesca saldatura di alcuni interessi che vogliono vedermi nel fango, affronterò la violazione istantanea del segreto istruttorio con la diffusione ai media di ogni dettaglio delle carte che dovrebbero essere secretate fino alla fine delle indagini preliminari, affronterò l’onta del braccialetto elettronico che a Roma si riserva solo agli autori di crimini violenti e neanche a tutti loro, affronterò i tg che in prima serata mi danno per colpevole non usando i condizionali e dicono che l’associazione Cristo Regna ha raccolto 3 milioni di euro (leggetele almeno bene le carte che vi hanno passato, c’è scritto 3mila euro) seguendo il pattern degli ispiratori di questa inchiesta mediatica, cioè la trasmissione le Iene che ha rovinato con questi metodi migliaia di vite. Ai giudici posso solo dire: sono totalmente innocente", ha continuato Adinolfi.
"Sì, gioco da decenni e come tutti i giocatori lo faccio spesso collettivamente ma senza sollecitare mai nessuno, in molti con me giocando hanno guadagnato e sì c’è qualcuno che ha perso: sono scommesse e il codice le definisce ‘obbligazioni naturali non ripetibili’, il gioco funziona così. Di certo non mi sono mai arricchito sulla pelle degli altri", ha aggiunto Adinolfi, "tg e giornali hanno detto che avrei acquistato orologi di lusso, quadri, imbarcazioni, addirittura lingotti d’oro o viaggi alle Maldive e in Egitto. Ma è davvero tanto difficile verificare che alle Maldive o in Egitto non sono mai stato in vita mia? Che non solo non posseggo ma non sono mai salito in vita mia su uno yacht o su altre imbarcazioni private? Che mai e poi mai ho posseduto o acquistato quadri o lingotti di qualsiasi metallo? Che esistono cinquemila fotografie e filmati in altrettanti eventi a cui ho partecipato nell’arco dei decenni ed è visibile a occhio nudo che non ho mai indossato in vita mia né un orologio di lusso né di altro tipo, né mai ne ho acquistati?"
"Dopo 14 ore di perquisizione in casa mia i poveri finanzieri sono andati via con due fogli di carta e un bancomat. Ecco il lusso che hanno trovato. Vivo da monaco, senza vizi. Mi vesto con un pantaloncino e una t-shirt, anche a dicembre. Il mio stile di vita a dir poco morigerato è noto a tutti. Infangarmi così è veramente ignobile e chiedo ai colleghi giornalisti di porsi dei dubbi su tempistiche, mandanti e modalità ipermediatiche di questa vicenda. Io tenterò di mantenere la fiducia nella giustizia degli uomini e il mio legale depositerà quindi subito istanza al Tribunale del Riesame: reiterazione del presunto reato, rischio di inquinamento delle prove e pericolo di fuga troppo evidentemente non sussistono. Ma alla fine quella che conta per me è la giustizia di Dio e davanti a quella mi presento puro come acqua di fonte”, ha concluso Adinolfi.

(Adnkronos) - "Pd, Movimento 5 stelle e Avs sono senza dubbio le forze politiche che hanno condotto una opposizione molto dura e puntuale a Meloni, rappresentano l'ossatura di questa coalizione. Basta quest'alleanza per battere Meloni? No e lo sanno anche loro... Ci sta che facciano delle iniziative politiche, io credo che a settembre serva che quella foto sia allargata, non solo di volti e protagonismi, ma anche di contenuti". Così all'Adnkronos Alessandro Onorato, leader di Progetto civico Italia e assessore a Sport e Grandi eventi di Roma, nel corso di AdnTalks, intervistato dal direttore Davide Desario.
"Io se fossi in Parlamento farei una battaglia per le preferenze. Io credo che Meloni e il centrodestra siano in grande crisi sulla legge elettorale che vogliono. Se Fratelli d'Italia presenterà un emendamento la legge elettorale rischia di saltare perché Lega e Forza Italia non le vogliono. Se fossi in Parlamento direi al centrosinistra di lasciare al centrodestra un'assunzione di responsabilità su quello che vogliono fare, poi sulle preferenze è una battaglia oggettiva, i cittadini devono scegliere deputati e senatori", ha affermato Onorato.

(Adnkronos) - Una scossa di terremoto di magnitudo 3.2nella zona di Messina. Il sisma è stato registrata oggi dall'Ingv alle 10.10. Il terremoto è stato avvertito in diversi paesi della provincia, da Barcellona Pozzo di Gotto e Gioiosa Marea.

(Adnkronos) - Ancora in aumento i prezzi dei carburanti alla pompa, mentre schizzano le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, sulla scia del nuovo deterioramento della crisi di Hormuz: la quotazione del gasolio è salita di quasi dieci centesimi al litro, quella della benzina di quasi quattro. L’effetto sui prezzi alla pompa si vedrà compiutamente a partire da domani. Oggi il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,858 euro/l per la benzina (+3 millesimi rispetto a ieri), 1,946 euro/l per il gasolio (+5), 0,755 euro/l per il Gpl (-2) e 1,553 euro/kg per il metano (invariato).
Sulla rete autostradale il prezzo medio self è di 1,951 euro/l per la benzina (+6), 2,033 euro/l per il gasolio (+10), 0,884 euro/l per il Gpl (invariato) e 1,579 euro/kg per il metano (invariato). Stando alla consueta rilevazione di Staffetta Quotidiana, Tamoil ha aumentato di due centesimi al litro i prezzi consigliati della benzina.
Nel dettaglio le medie dell'Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del made in Italy (rete stradale e autostradale insieme), elaborate dalla Staffetta, vedono la benzina self service a 1,857 euro/litro (compagnie 1,862, pompe bianche 1,848), diesel self service a 1,944 euro/litro (compagnie 1,950, pompe bianche 1,932). Benzina servito a 1,994 euro/litro (compagnie 2,034, pompe bianche 1,918), diesel servito a 2,083 euro/litro (compagnie 2,126, pompe bianche 2,002). Gpl servito a 0,766 euro/litro (compagnie 0,776, pompe bianche 0,754), metano servito a 1,554 euro/kg (compagnie 1,553, pompe bianche 1,555), Gnl 1,442 euro/kg (compagnie 1,451 euro/kg, pompe bianche 1,435 euro/kg).
Sulla benzina self service Eni è a 1,860 euro/litro (2,069 il servito); IP a 1,871 (2,039 servito); Q8 a 1,856 (2,019 servito); Tamoil a 1,858 (1,935 servito); sul gasolio self service Eni è a 1,959 (2,171 servito); IP a 1,954 (2,123 servito); Q8 a 1,940 (2,104 servito) e Tamoil a 1,937 (2,020 servito).
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