
Irina Shayk sarà una delle co-conduttrici di Sanremo 2026, portando sul palco dell’Ariston il fascino internazionale di una delle supermodelle più celebri degli ultimi vent’anni. La notizia, anticipata da 'Tv Sorrisi e Canzoni', viene confermata all'Adnkronos in ambienti televisivi.
Poi la conferma via Instagram di Carlo Conti svela anche la serata in cui la top model sarà al Festival della canzone italiana: giovedì 26 febbraio. "Tutti cantano Sanremo ma molti lo conducono. Nella serata di giovedì - ha detto Conti in un video pubblicato sui social - insieme a me e insieme a Laura Pausini, ci sarà una delle donne più belle del mondo. Una modella straordinaria, bellissima, bravissima attrice: Irina Shayk. Non vedo l'ora di incontrarla".
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Un post condiviso da Carlo Conti (@carloconti.tv)[1]
Il suo rapporto con la musica e la carriera in passerella
Nata nel 1986 a Emanželinsk, negli Urali, Irina Valer’evna Šajchlislamova — questo il suo nome completo — è figlia di un minatore tataro e di un’insegnante di musica russa. "La musica è stata la mia prima lingua", ha raccontato più volte: a sei anni suonava già il pianoforte, a nove studiava in una scuola musicale. La morte del padre, quando aveva appena quattordici anni, segnò un periodo difficile per la famiglia, costretta a reinventarsi per andare avanti.
Dopo il diploma si trasferisce a Čeljabinsk, dove abbandona gli studi di marketing per seguire la sorella in una scuola di estetica. È lì che viene notata da un’agenzia locale: nel 2004 vince il concorso Miss Čeljabinsk e inizia una carriera che la porterà sulle copertine di riviste internazionali e nelle campagne di marchi come Intimissimi, Guess, Lacoste, L’Oréal, Givenchy, Max Mara. Dal 2007 al 2016 è una presenza fissa della Sports Illustrated Swimsuit Issue, diventando una delle modelle più riconoscibili al mondo. Nel 2014 debutta anche al cinema, accanto a Dwayne Johnson, in Hercules – Il guerriero.
Icona globale, protagonista di campagne firmate da fotografi come Steven Meisel e Luigi & Iango, Irina Shayk ha attraversato moda, cinema e pop culture, diventando un volto familiare anche fuori dalle passerelle.
La vita privata
A contribuire alla sua fama anche le sue love story: dal 2010 al 2015 ha avuto una relazione con il calciatore Cristiano Ronaldo e dal 2015 al giugno 2019 è stata legata all'attore Bradley Cooper, da cui nel 2017 ha avuto una figlia. Un nome che aggiunge un tocco internazionale al cast del Festival 2026.
Gli altri ospiti e co-conduttori
Irina Shayk va aggiungersi al cast di ospiti e co-conduttori finora confermati. Proprio oggi l'annuncio che Tiziano Ferro si esibirà come super ospite della prima serata[2], mentre ieri la notizia di Nino Frassica nella serata finale[3]. Poi c'è Max Pezzali che sarà presente tutte e cinque le sere[4] in collegamento dalla Costa Toscana.
Oltre aIrina Shayk saranno co-conduttori Lillo Petrolo[5], Achille Lauro[6] e Can Yaman[7], al fianco di Carlo Conti e Laura Pausini. Ha rinunciato invece Andrea Pucci: anche lui inizialmente figurava tra i co-conduttori del festival.

"Non mi taglio i capelli finché il Manchester United non vince 5 partite di fila". Dopo 493 giorni, Frank Illet potrebbe centrare l'obiettivo. Il tifoso dei red devils è diventato un personaggio social, con oltre 1,3 milioni di follower su Instagram, grazie alla sua scommessa. Niente barbiere e niente macchinetta finché lo United non conquista 5 successi consecutivi. La condizione posta quasi un anno e mezzo fa si è rivelata sinora un semaforo rosso. I red devils, che stanno vivendo una lunga 'banter era' tra risultati deludenti e allenatori esonerati, non sono mai riusciti a inanellare la cinquina di 'W'. La chioma di Illet, quasi a zero alla fine del 2024, partita dopo partita è diventata letteralmente un cespuglio tra meme, video celebrativi, trovate pubblicitarie. Ora, il momento della svolta appare vicino, vicinissimo. Con l'arrivo di Michael Carrick in panchina, lo United ha preso il volo: una, due, tre, quattro vittorie di fila in Premier League, con la conquista di un sorprendente quarto posto provvisorio. Stasera si torna in campo, i diavoli rossi fanno visita al West Ham, che annaspa in terz'ultima posizione e non rappresenta - sulla carta - un avversario temibile. Scongiuri dovuti, per tifosi e barbieri.

Pamela Camassa ha ritrovato l'amore dopo 17 anni. Ospite oggi, martedì 10 febbraio, a La volta buona la modella ha parlato per la prima volta della sua nuova relazione con Stefano Russo, dichiarandosi "serena" e "felice". Camassa ha descritto il rapporto con una metafora sportiva, definendola "una bella partita di padel".
La modella ha conosciuto Russo proprio su un campo da padel: "Giochiamo insieme, io sono più forte di lui", ha scherzato senza rivelare ulteriori dettagli sulla relazione.
Dopo la fine della relazione con Filippo Bisciglia, i due erano stati paparazzati insieme lo scorso novembre dal settimanale Chi proprio in un noto club sportivo romano. Poche settimane fa è stata la stessa Camassa a ufficializzare pubblicamente la reazione: la 41enne aveva pubblicato su Instagram una selfie che la ritraeva sorridente accanto a Russo.
Filippo Bisciglia e Pamela Camassa si sono lasciati la scorsa estate dopo 17 anni insieme. A darne la notizia era stato lo stesso conduttore di Temptation Island che sui social aveva condiviso una storia in cui comunicava la fine della loro relazione. "È da un po'... dopo 17 anni io e Pamela abbiamo deciso di intraprendere strade diverse pur volendoci bene", queste le parole di Bisciglia che ufficializzavano la rottura. Anche Camassa aveva comunicato la notizia sui social con parole simili: "Dopo 17 anni intensi e pieni di vista insieme io e Filippo abbiamo deciso di separare il nostro cammino pur volendoci davvero tanto bene".
Denunciata una 40enne a Ghilarza, ritrovati abiti comprati con la
card... 
"We Make Future apre una finestra su un'Italia che sa innovare, che sa guardare al futuro e sa comprendere l'importanza delle tecnologie emergenti, affinché il Made in Italy possa essere sempre più presente sui mercati, migliorare i propri processi produttivi e ispirare le giovani generazioni a cimentarsi nei mestieri che prevedono la sapienza delle mani”. Sono le parole di Federico Eichberg, capo di Gabinetto Ministero delle Imprese e del Made in Italy, alla conferenza stampa di presentazione dell’edizione 2026 di Wmf - We Make Future, Fiera Internazionale B2B certificata su Innovazione Intelligenza Artificiale, Digitale, Tecnologie emergenti e Internazionalizzazione, organizzata al Mimit - Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
“Il Made in Italy, infatti, è figlio di una grande tradizione: dal legno per l'arredo all'agroalimentare, dall'automazione all'automotive fino ai prodotti della meccanica. Tutto questo può essere innovato, pertanto, la sfida di We Make Future e del Mimit attraverso i suoi strumenti, come il Piano Transizione 5.0 e il trasferimento tecnologico, è quella di far in modo che questo" approccio all'innovazione "possa diventare parte del quotidiano delle nostre imprese e possa far fare un salto di qualità al Made in Italy”, conclude.

"Dal 24 al 26 giugno, a BolognaFiere, il mondo dell'innovazione proveniente da 90 Paesi si ritrova in Italia per costruire il futuro a We Make Future, la fiera internazionale sull'innovazione, l’intelligenza artificiale e le tecnologie digitali. Speriamo di fare ancora meglio dell'ultima edizione, che ha registrato 73.000 presenze, 700 espositori, 3000 start up e 1000 speaker”. E’ quanto affermato da Cosmano Lombardo, founder & ceo di Search On Media Group ed ideatore del Wmf - We Make Future, in occasione dell’incontro con la stampa, organizzato al Mimit - Ministero delle Imprese e del Made in Italy per presentare l’edizione 2026 di Wmf - We Make Future, Fiera Internazionale B2B certificata su Innovazione Intelligenza Artificiale, Digitale, Tecnologie emergenti e Internazionalizzazione.
L’apertura internazionale, ossia il “roadshow che abbiamo sviluppato qualche anno fa, con cui abbiamo attraversato tutti i continenti - spiega Lombardo - prosegue. Dopo essere stati a Las Vegas, il 18 marzo saremo in Silicon Valley per Ai4Future, successivamente a Malta, in Serbia e poi a Riyadh, dove dal 14 al 16 dicembre 2026 debutterà Saudi Makes Future, fiera internazionale dedicata all’intelligenza artificiale applicata ai 12 settori del Wmf”.
All’edizione 2026 a Bologna “ci sarà una maggiore centralità della parte B2b, su cui stiamo lavorando molto - conclude - Lo scorso anno abbiamo registrato 2800 incontri B2b tra buyers e sellers e tra start up e investors. Ci sarà poi una presenza nutrita nell'area espositiva di” chi porta “una visione della robotica applicata non solo alla parte industriale, ma anche al cambiamento in ambito sociale. Infine, avremo una parte molto intensa di side-events dedicati alle aziende, sia dentro la manifestazione che fuori, nella città di Bologna, durante la tre giorni”.
Da mercoledì mattina in arrivo maestrale fino a burrasca...
"Antonio Zara - L'uomo che amava scavare" di Antonio Sanna giovedì
al Cineteatro... 
In occasione della Settimana nazionale delle discipline Stem - international day of women and girls in science - promossa dal ministero dell’Università e della Ricerca , previste attività in presenza e online con l’obiettivo di avvicinare allo studio e alle professioni scientifiche e tecnologiche. L’università di Roma Tor Vergata partecipa con iniziative volte a favorire il riconoscimento dell’impegno e il maggiore coinvolgimento delle donne nelle materie scientifiche.
Un primo evento da sottolineare che vede protagonista l’ateneo è il 'Global women breakfast 2026, Insieme per la Scienza inclusiva', presso la macroarea di scienze Mm.ff.nn., che si svolge oggi martedì 10 febbraio 2026 - aula Gismondi. Dopo i saluti istituzionali affidati a Bianca Sulpasso, delegata all’internazionalizzazione e a Mariano Venanzi, coordinatore di macroarea di scienze Mm.ff.nn., prende il via un dibattito sui seguenti temi: la tavola periodica nelle diverse discipline scientifiche e la scienza che unisce culture, esperienze e identità.
Il giorno dopo, l’11 febbraio, dalle ore 8:30 l’Infn - sezione di Roma Tor Vergata e il dipartimento di Fisica di ateneo presentano l’Atlas masterclass girl, un’iniziativa dedicata all’orientamento e alla promozione delle discipline scientifiche, presso l’aula Grassano del dipartimento di Fisica.
Dopo i saluti introduttivi di Roberta Sparvoli, direttrice della sezione Infn-Tor Vergata, previsti seminari e conferenza con Giovanna Vingelli, docente di Unical. L’occasione prevede la partecipazione di circa trenta studentesse delle scuole superiori, con la concreta opportunità di incontrare ricercatrici e docenti e di avvicinarsi al mondo della ricerca scientifica diventando loro stesse scienziate per un giorno. L’evento si inserisce nelle attività dell’Ateneo e dell’Infn volte a favorire l’inclusione e la parità di genere nelle discipline stem: ulteriori due date il 6 e il 18 marzo completano l’evento masterclass Infn per le scuole superiori a Roma To Vergata. Inoltre il 19 febbraio l'università di Roma Tor Vergata, in collaborazione con Ibm, invita le studentesse delle scuole secondarie di secondo grado a partecipare alla nuova edizione del 'Progetto Nerd?' ('Non È Roba per Donne?') – Edizione Lazio 2026, un'iniziativa nazionale volta a promuovere l'interesse delle giovani verso l'informatica e, più in generale, verso le discipline stem.
L'obiettivo del progetto è quello di far avvicinare al mondo dell'informatica, e più in generale alle materie scientifiche, le ragazze delle scuole superiori italiane; vorremmo mostrare loro che l'informatica e le materie stem sono anche “roba per donne”. Il progetto sarà articolato in quattro incontri di presentazione e formazione online (19 febbraio,6 marzo, 13 marzo e 13 aprile), seguiti dalla creazione del progetto da parte delle ragazze, per un totale di 50 ore (10 ore per la frequenza degli eventi + 40 per la consegna del progetto).
Come riporta l’Ocse, con il rapporto Education at a glance 2025, in Italia il 21 % degli studenti universitari consegue una laurea 'triennale' in uno degli ambiti Stem (un dato ancora inferiore alla media Ocse), il 20 % in economia, amministrazione e giurisprudenza e il 36 % nel settore delle arti e delle scienze umanistiche, in scienze sociali, giornalismo e informazione. Emerge, inoltre, dal Focus sulle carriere femminili Mur-Istat 2025, con riferimento all’anno 2023 che le donne, pur rappresentando oltre la metà della popolazione degli iscritti e dei laureati in italia come nella media europea, nel settore stem le donne sono meno rappresentate a tutti i livelli e gradi accademici (fonte Mur). Tutte le iniziative a livello nazionale si concludono nella Giornata Internazionale Unesco delle donne e delle ragazze nella scienza nata per far conoscere sempre più il contributo che le donne portano alla ricerca scientifica e all’innovazione.

Da tempo abusava della figlia minorenne, fino a quando lei ha accusato un malore e ha scoperto di essere incinta. E' accaduto a Brescia, dove un uomo di nazionalità straniera, residente in provincia, è stato arrestato dagli uomini della squadra mobile, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip su richiesta della locale procura.
Le indagini immediatamente avviate dalla polizia hanno consentito di ricostruire un quadro di violenze ed abusi nei confronti della ragazzina, vittima delle attenzioni sessuali del padre sin dalla tenera età. La piccola sarebbe stata inizialmente circuita e poi forzata dal genitore, che l’avrebbe costretta a subire palpeggiamenti delle parti intime e ripetuti rapporti sessuali. Nei giorni scorsi, però, la ragazzina ha accusato un malore, con forti dolori addominali; la madre l'ha accompagnata al pronto soccorso e gli accertamenti sanitari hanno permesso di rilevarne lo stato di gravidanza.
L’uomo è stato quindi fermato e trasferito in carcere, a disposizione dell’Autorità giudiziaria. Sono tuttora in corso attività investigative finalizzate a ricostruire nel dettaglio il quadro probatorio, contestuale e familiare nel quale la vicenda si sarebbe verificata.

Elena Valt risponde al telefono e sorride. Il giorno dopo il bronzo olimpico nello snowboard di Lucia Dalmasso, sua figlia, il suo mondo è un po’ più colorato e rilassato: "Stiamo cercando di tornare alla normalità. Adesso siamo rientrati a casa, a Falcade. Abbiamo festeggiato e festeggeremo ancora nei prossimi giorni. Giusto così, siamo felicissimi” racconta all’Adnkronos, rivivendo i momenti indelebili di una giornata consegnata alla storia.
Elena l’ha vissuta in fondo alla pista insieme alla signora Irene, mamma di Giovanni Franzoni, corsa a Livigno il giorno dopo la medaglia di suo figlio per godersi lo spettacolo dello snowboard. Loro due si conoscono da anni, dato che Elena è stata la prima allenatrice di ‘Gio’. E per lui (e con lui) ha gioito dopo lo splendido argento in discesa a Bormio.
Mamma Dalmasso: "Per Lucia medaglia strepitosa"
Elena al telefono è tranquilla, distesa. Rivive commossa la medaglia scintillante e sofferta di Lucia, nello slalom gigante parallelo: “È stata una gara bellissima ed emozionante, lo snowboard colpisce ancora di più perché si riesce a vedere dall’inizio alla fine”. Lucia, sempre sostenuta anche da papà Pietro, non ha mai mollato nemmeno dopo il terribile infortunio di dodici anni fa. Un incidente che l'ha portata a cambiare carriera, 'trasformandola' da promessa dello sci a snowboarder di successo: "Dico la verità, non ho proprio pensato al passato e a quei momenti. In famiglia siamo abituati a guardare avanti e l'ha detto anche Lucia. Questa è una partenza e il merito è anche di tutti gli allenatori che l'hanno accompagnata fin qui. Per voltarsi indietro, ora, non c'è tempo". Il bronzo olimpico è stato vissuto insieme alla signora Irene, mamma di Giovanni Franzoni[1], arrivata a Livigno per godersi la gara di Lucia dopo l’argento di suo figlio nella discesa di sabato: "Al termine della gara ci siamo abbracciate, è stato un bel momento. Abbiamo pianto insieme”.
L'aneddoto su Franzoni
Lucia e Giovanni si conoscono bene: “Ma 'Gio' è più amico di mio figlio Giacomo, nato nel 2000. Sono cresciuti insieme e hanno condiviso parte del percorso". C'è tempo per un aneddoto: "Vedendolo arrivare al traguardo, con quella velocità, ho ripensato a un momento vissuto agli inizi. Una volta feci scendere, su una pista, lui e tutti i ragazzi del gruppo a gran velocità. Io ero lì a misurarla. Lui e Giacomo arrivarono al traguardo a 132 chilometri orari. Ecco, ho rivissuto proprio quel momento". Lì, ai tempi degli Allievi, nacque l'uomo-jet. (di Michele Antonelli, inviato a Livigno)

Torna a Modena per la sua quarta edizione il 'Learning more festival', il primo e più significativo festival in Italia interamente dedicato all’apprendimento e all’evoluzione della formazione nell’era digitale. Per tre giorni, da venerdì 20 a domenica 22 febbraio, la città emiliana diventerà il crocevia di idee, ricerche e buone pratiche. Oltre 120 appuntamenti, tra lezioni, workshop, talk di approfondimento, experience, installazioni e learning show in 5 location distribuite nel centro storico della città. Modena ospiterà docenti, formatori, responsabili delle risorse umane, accademici e ricercatori, educatori, startupper, imprenditori, professionisti del learning, più di 150 esperti provenienti dall’Italia e dall’estero uniti dall’urgenza di riflettere sull’uso consapevole e strategico della tecnologia nei processi formativi e nella vita quotidiana.
L’obiettivo ultimo è fornire strumenti critici per accompagnare le persone nell’uso intenzionale e consapevole della tecnologia, valorizzando appieno le risorse e le opportunità del presente.
Il festival è promosso da Fem - Future Education Modena, centro internazionale e primo hub innovativo per l’EdTech in Italia, creato da Wonderful Education e Fondazione di Modena. Il ricco programma del Learning More Festival si articola in sei aree tematiche. Neuroscienze e apprendimento. La mente che impara. Qual è il funzionamento della mente nell’apprendimento? Come possiamo adattare gli spazi in cui si apprende per favorire il benessere di chi impara?
Ne parleranno, tra gli altri: Barbara Oakley, professoressa ordinaria presso la Oakland University, nel talk Ottimizzare la collaborazione uomo-IA: il valore della conoscenza interna nella trasformazione digitale, Igor Sotgiu, professore associato di Psicologia generale all’Università degli Studi di Bergamo, in Insegnare ad essere felici: opportunità e rischi e la ricercatrice di neuroarchitettura Ana Mombiedro con l’architetta e formatrice Lidia Cangemi nel talk Neuroarchitettura e organizzazione didattica: come l’ambiente influenza apprendimento e benessere.
Come e cosa impariamo: linguaggi, ambienti ed esperienze che costruiscono conoscenza. Come apprendiamo in un mondo attraversato da dati, immagini, nuove tecnologie e Intelligenza Artificiale? Quali linguaggi, spazi ed esperienze favoriscono un apprendimento critico e inclusivo? Alberto Cairo, information designer e giornalista spagnolo, Knight Chair in visual journalism alla university of Miami, sarà impegnato nel talk 'How Charts lie: getting smarter about visual information'. Francesco Costa terrà la lezione Consigli per informarsi meglio. La neuroscienziata linguista Maryanne Wolf si occuperà di Reading in the Age of AI: Rethinking the Bi-literate Brain.
Ci sarà inoltre il talk 'Neuroarchitettura: ambienti di apprendimento e embodied technologies' di Davide Ruzzon, architetto, direttore di TA Tuning Architecture di Milano, docente dell’università Iuav di Venezia e del Polidesign Politecnico di Milano.
Mariano Laudisi, ideatore del modello educativo 'Le Scuole della Felicità', sarà al centro del workshop Il modello 'Le scuole della felicità' (Sanoma) e la nuova figura del docente coach. Pier Cesare Rivoltella, pedagogista e professore dell’Università di Bologna, sarà tra le voci del dibattito 'Educare nell’era dell’AI: framework concettuali per una vera AI Pedagogy'. Infine, Massimiliano Panarari, giornalista e sociologo della comunicazione, terrà il talk '(De)costruire il sapere collettivo con i social media'.
Organizzazioni che imparano. Come creare organizzazioni che sappiano prosperare nel cambiamento e navigare nella complessità? Tra i talk di spicco, quello di Lavinia Mehedintu, co-fondatrice di Offbeat e architetta dell’apprendimento, che si soffermerà su L’apprendimento nelle organizzazioni: nuove tendenze e dinamiche del mondo l&d; invece Anamaria Dorgo, esperta di l&d e manager di Adyen, animerà il talk 'Keep learning - Building learning communities in the corporate environment'.
Medical Humanities: la centralità dell’umano nella cura e la malattia come processo di formazione. Come cambia la relazione tra professionisti della salute e pazienti in un mondo sempre più complesso e informato? Tra i grandi ospiti: Michael Rich, soprannominato 'The Mediatrician', pediatra e ricercatore, sarà impegnato nel talk 'Digital wellness in famiglia: crescere sani in un mondo digitale'; poi, Beatrice Mautino, divulgatrice scientifica e saggista, discuterà in 'Vertigine: le competenze per navigare l’incertezza durante la malattia'.
EdTech: strumenti per l'innovazione. Verso quali frontiere tecnologiche si stanno dirigendo l’apprendimento, la formazione e il lavoro? Oltre ai numerosi panel, Modena ospiterà il terzo incontro pubblico della rete europea di EdTech Testbeds e Getn (global edtech testbed network) per confrontarsi su criteri, framework e pratiche di validazione. Inoltre, Marcello Majonchi, product lead di Arduino, e Nicola Mattina, director of product di Translated, metteranno a confronto le loro esperienze nel panel 'Il futuro del product design: nuovi paradigmi di lavoro con l’intelligenza artificiale'.
Family Lab. Molti appuntamenti affronteranno il tema della fiducia o controllo nel rapporto tra genitori e figli, per capire come instaurare un dialogo con i propri figli e utilizzare le tecnologie in modo consapevole ed equilibrato. Tra i vari interventi, quello con lo psichiatra e psicoanalista francese Serge Tisseron, che terrà la lectio 'Famiglie, tecnologie e IA: educare e governare gli schermi nell’era digitale'.
Experience e learning show. Negli spazi del Festival sarà presente BlurM3Not, un’installazione interattiva di Data Gamification per scoprire i fenomeni oscuri della rete, ideata in collaborazione con Sheldon.studio e il Cnr. In programma anche due learning show: il primo, sabato 21 al Teatro Storchi, con Richard Galliano e l’Orchestra dei Mandolini di Modena e Brescia; il secondo, domenica 22, un evento sperimentale di sound design AI-based in collaborazione con il Conservatorio di Modena presso il Cinema Arena.

"Vannacci, con tutte le sue cazzate, è un patriota di Putin e traditore della patria". Carlo Calenda contro Roberto Vannacci in un infuocato faccia a faccia a L'aria che tira. Il senatore leader di Azione, sul tema della guerra in Ucraina, attacca in maniera durissima l'ex generale, appena uscito dalla Lega per fondare il suo nuovo partito. "Vannacci, ti abbiamo pagato il lauto stipendio per anni per difendere l'Italia. La cosa che stanno facendo gli ucraini dalla Russia. Se uno non capisce questo, vuol dire che gli abbiamo dato un sacco di soldi ad minchiam", dice Calenda, mentre Vannacci ascolta in silenzio.
"Uno che non comprende che difendere la propria patria è fondamentale per una persona che è stata nell'esercito... vuol dire che abbiamo pagato un sacco di soldi a uno che davanti all'invasore se la sarebbe fatta sotto e sarebbe scappato", aggiunge il leader di Azione.
"Gli ucraini non chiedono che qualcuno vada a combattere al loro posto. Chiedono di avere le armi per combattere per noi, quindi quando ne parla lo faccia con rispetto. Gli ucraini hanno un senso della patria che lei, dopo tutte le X e tutte le cazzate sull'onore, dimostra di non avere. Lei è il patriota di Putin e come tale è un traditore della patria", conclude Calenda.
Nuova opera di Maurizio Lampis per il progetto 'Sardegna in
miniatura'... 
Svolta nel trattamento di uno dei tumori più aggressivi, l'adenocarcinoma del pancreas metastatico. L'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilità di olaparib, terapia target capostipite dei Parp inibitori, per il trattamento di mantenimento di pazienti con adenocarcinoma metastatico del pancreas e con mutazioni nella linea germinale di Brca1/2, che non hanno avuto una progressione di cancro dopo un minimo di 16 settimane di trattamento a base di platino in un regime chemioterapico di prima linea.
I dati
Nel 2024 in Italia sono stati stimati 13.585 nuovi casi di tumore del pancreas e circa il 7% presenta la mutazione dei geni Brca1/2. Proprio in questa popolazione di pazienti, grazie a olaparib, nello studio Polo è stata evidenziata una riduzione del rischio di progressione di malattia del 47%.
"L'adenocarcinoma pancreatico metastatico è una delle neoplasie a prognosi più sfavorevole, caratterizzata da una diagnosi tardiva, un decorso clinico estremamente rapido e un impatto notevole sulla qualità di vita dei pazienti", spiega Michele Reni, direttore di Oncologia medica all'Irccs ospedale San Raffaele di Milano e professore associato di Oncologia all'università Vita-Salute San Raffaele.
Lo studio
Lo studio internazionale di fase III Polo, pubblicato sul 'New England Journal of Medicine', ha coinvolto 154 pazienti con adenocarcinoma del pancreas con mutazione germinale nei geni Brca1/2 che avevano ricevuto per almeno 16 settimane chemioterapia di prima linea con derivati del platino senza progressione di malattia. La sopravvivenza libera da progressione è quasi raddoppiata con olaparib e ha raggiunto 7,4 mesi rispetto a 3,8 mesi con placebo. Un risultato statisticamente significativo", sottolinea lo specialista, uno degli autori dello studio: "Fino ad oggi, infatti, nessun trattamento di mantenimento nel tumore del pancreas aveva migliorato la sopravvivenza libera da progressione. Non solo. La sopravvivenza a 3 anni - aggiunge Reni - è stata pari al 33,9% per olaparib rispetto al 17,8% con placebo. Polo è il primo studio che, nel carcinoma pancreatico, ha stabilito un vantaggio con un farmaco a target molecolare sulla base di una mutazione genetica. Si apre così, anche in questa malattia, grazie all'approvazione della rimborsabilità di olaparib da parte di Aifa, una strada già percorsa con successo in altre neoplasie, in cui i pazienti ricevono terapie in base alle mutazioni nel profilo genico-molecolare".
Il tumore del pancreas è uno dei più difficili da trattare e complessi da diagnosticare, ricorda una nota. Non sono disponibili esami di screening e la malattia si manifesta di solito con sintomi tardivi, quando è già diffusa. Solo il 20% dei casi è diagnosticato in fase iniziale, quando la chirurgia può ancora portare a guarigione. Nonostante i miglioramenti della chemioterapia e delle terapie di supporto, la prognosi dell'adenocarcinoma pancreatico rimane tra le peggiori tra i tumori solidi.
"La gestione dell'adenocarcinoma pancreatico avanzato si è basata per decenni sulla chemioterapia, con un carico di tossicità importante per i trattamenti prolungati e relativamente poche opzioni per i pazienti che non rispondevano più alla prima linea di trattamento - evidenzia Michele Milella, direttore di Oncologia dell'azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona - Pertanto la ricerca scientifica si è concentrata sull'individuazione dei bersagli molecolari alla base della malattia, come i geni Brca, che aumentano il rischio di sviluppare non solo le neoplasie del seno, dell'ovaio e della prostata, ma anche del pancreas".
I dati di uno studio indipendente italiano di real world, pubblicato su 'Cancer Medicine', hanno permesso di arrivare alla tanto attesa approvazione della rimborsabilità di olaparib. "L'indagine ha coinvolto 23 reparti di oncologia distribuiti su tutto il territorio e ha incluso 114 pazienti", riferisce Milella, prima firma del trial. L'obiettivo dello studio era "raccogliere dati real world per valutare se l'utilizzo di olaparib - sia in mantenimento in prima linea, come da indicazione approvata, che in linee più avanzate di terapia - fosse associato a un prolungamento significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza globale nei pazienti con adenocarcinoma pancreatico metastatico portatori di mutazioni Brca1/2. Nei pazienti che hanno ricevuto olaparib in qualsiasi linea di trattamento, inclusa la terapia di mantenimento in assenza di progressione dopo chemioterapia, come nello studio Polo è stato dimostrato il maggior vantaggio di sopravvivenza globale, con una riduzione del rischio di morte pari al 43%. Questi dati confermano, nella pratica clinica quotidiana, il valore del farmaco già emerso nello studio registrativo".
L'approvazione di Aifa "è un passo avanti decisivo nella cura di questo tumore ed evidenzia la centralità del test per le mutazioni Brca, che deve essere garantito a tutti i pazienti al momento della diagnosi - rimarca Reni - La positività al test Brca in un paziente di nuova diagnosi condiziona non solo la scelta della terapia, cioè la chemioterapia a base di platino seguita da olaparib, ma, a cascata, permette anche di individuare tempestivamente i familiari portatori della stessa mutazione, inserendoli, se necessario, in programmi di prevenzione e sorveglianza per le diverse neoplasie che possono svilupparsi in conseguenza di una mutazione dei geni Brca".

Il Giappone si prepara ad aderire al Purl, l'iniziativa guidata dalla Nato e dagli Stati Uniti per coordinare l'acquisto e la consegna all'Ucraina di munizioni ed equipaggiamenti di produzione americana. Lo riferisce l'emittente pubblica Nhk, citando fonti interne all'Alleanza atlantica.
Che cos'è il Purl
Il meccanismo, creato nel luglio 2025, serve a velocizzare e rendere più stabile la catena di approvvigionamento verso Kiev, attraverso un coordinamento centralizzato tra i Paesi contributori. Grazie al Purl, sono già stati forniti, tra l'altro, missili per i sistemi di difesa aerea Patriot.
Secondo fonti Nato Tokyo formalizzerà a breve la partecipazione, contribuendo con fondi destinati esclusivamente a materiali difensivi non letali, come radar e giubbotti antiproiettile, nel rispetto dei suoi vincoli costituzionali. Il Giappone ha già informato diversi Paesi dell'Alleanza e l'Ucraina dei propri piani.
Il 24 febbraio quarto anniversario dell'invasione russa
L'iniziativa arriva mentre il 24 febbraio cadrà il quarto anniversario dell'invasione russa, in un contesto in cui il sostegno a Kiev da parte di diversi Paesi occidentali appare condizionato da pressioni politiche interne. L'ingresso del Giappone viene interpretato dalla Nato come un segnale simbolico e strategico rilevante, pur limitato a forniture non offensive.
Tokyo è tra i Paesi asiatici più attivi sul dossier ucraino: ha imposto sanzioni contro Mosca, inviato aiuti umanitari e rafforzato il coordinamento con Stati Uniti ed Europa. Per il governo giapponese, il conflitto non riguarda solo l'Europa, ma un precedente che potrebbe legittimare l'uso della forza per modificare i confini, con ricadute dirette anche in Asia, da Taiwan al Mar Cinese Orientale.
La premier Sanae Takaichi, fresca di netta vittoria alle ultime elezioni politiche, ha sottolineato più volte che sostenere l'Ucraina rafforza la deterrenza globale: contenere la Russia serve a evitare che l'uso della forza diventi uno strumento accettato nella politica internazionale. In questo contesto, la cooperazione con la Nato è considerata un elemento centrale non solo per la sicurezza europea, ma anche per quella del Giappone.

Il regista Paul Thomas Anderson e Jonny Greenwood, chitarrista dei Radiohead e compositore cinematografico, hanno chiesto il ritiro di un loro brano musicale dal documentario 'Melania', dedicato alla first lady degli Stati Uniti Melania Trump, e prodotto da Amazon Mgm Studios. La richiesta è stata avanzata con un comunicato congiunto diffuso alla stampa internazionale.
Al centro della controversia c'è 'Barbara Rose', composizione tratta dalla colonna sonora del film 'Il filo nascosto' (2017), diretto da Anderson e musicato da Greenwood. Secondo quanto dichiarato dai due artisti, l'utilizzo del brano nel documentario sarebbe avvenuto senza il consenso del compositore.
"Ci è giunto a conoscenza che una nostra composizione è stata utilizzata nel documentario su Melania", si legge nella nota. "Sebbene Jonny Greenwood non detenga i diritti d'autore della partitura, Universal non lo ha consultato per questo utilizzo da parte di terzi, in violazione del suo contratto come compositore. Per questo motivo Jonny Greenwood e Paul Thomas Anderson hanno chiesto che il brano venga rimosso dal film".
La colonna sonora de 'Il filo nascosto' valse a Greenwood una candidatura all'Oscar. Il film, interpretato da Daniel Day-Lewis, racconta la storia di un celebre stilista nella Londra degli anni Cinquanta, la cui vita viene sconvolta dall'incontro con una giovane donna destinata a diventare musa e compagna. Greenwood, musicista polistrumentista con una formazione classica iniziata in giovanissima età, è nuovamente candidato ai premi per la colonna sonora di 'Una battaglia dopo l'altra', l''ultimo film di Anderson.
Il documentario 'Melania', diretto da Brett Ratner[1], segue la first lady nei giorni che precedono la seconda cerimonia di insediamento del presidente Donald Trump nel 2025. Oltre al brano di Greenwood, la pellicola include musiche di artisti come Rolling Stones, Michael Jackson, Aretha Franklin ed Elvis Presley. (di Paolo Martini)

Qualità, lotta all’evasione e sensibilizzazione sui temi dell’economia circolare. Queste le prossime sfide su cui si concentra il Conou, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati. L’economia circolare dell’olio usato in Italia funziona ma il Conou, che la gestisce, continua a guardare al futuro.
“La battaglia della qualità è fondamentale: controllo dell'olio in ingresso, attraverso la verifica del rispetto di tutti parametri previsti (oggetto di interesse di altri Paesi perché è un sistema che copre tutti gli aspetti dei possibili inquinanti), e qualità in uscita. Le nostre basi rigenerate devono continuare ad essere allo stesso livello delle basi vergini, assolutamente intercambiabili. Se non c'è dietro uno standard tecnico dettagliato, la rigenerazione non significa niente”, spiega all’Adnkronos il presidente del Conou Riccardo Piunti.
Guardando alla normativa europea, “oggi c’è un tema molto specifico che riguarda i regolamenti di controllo degli inquinanti persistenti. Nella filiera degli oli minerali abbiamo un inquinante, il Pcb, che, se rinvenuto al di sopra di una certa soglia, manda l'olio che lo contiene a distruzione. Ne troviamo molto poco dal momento che non si produce più da 40 anni e che si trova ormai solo nei piccoli trasformatori. Oggi, però, l'Europa sta cercando di inserire nel regolamento un limite molto più basso di quello attuale e noi ci stiamo battendo perché questo sia compatibile con il funzionamento della nostra filiera, magari attraverso una riduzione progressiva di tale soglia”.
“L'altra sfida è il controllo dell'evasione del contributo ambientale, attraverso il quale vengono finanziate le nostre attività di raccolta e di rigenerazione: è fondamentale, quindi, che non ci sia evasione contributiva”, avverte Piunti.
C’è poi il tema della comunicazione. “Noi vogliamo - sottolinea - che il modello consortile del Conou e, in generale, il modello consortile italiano per i rifiuti, sia conosciuto perché ci sono degli elementi che possono aiutare la realizzazione dell'economia circolare in tutti i Paesi, sia quelli più avanzati, come quelli europei, dove magari questo modello non è applicato allo stesso modo o non c'è, sia i Paesi più arretrati che devono mettere insieme un sistema per la raccolta dei rifiuti e in particolare dell'olio minerale usato”.
C’è poi un aspetto sul quale si concentra l’attenzione del Consorzio. “Il sistema della raccolta nasce negli anni ‘50 con aziende di natura familiare: all'inizio erano veramente imprese piccole, c'era un signore con un motocarro e due fusti dietro che andava a raccogliere l'olio dai meccanici. Adesso le nostre 58 imprese sono aziende con depositi, autobotti, autisti, strumentazioni, ecc…. Però il sistema di impresa familiare, come accade da noi e come è accaduto anche in tanti altri settori dell'imprenditoria italiana, arrivata la terza generazione, comincia ad avere qualche problema. Quindi noi ci stiamo preoccupando di capire quale sarà il futuro di queste imprese familiari, come evolveranno. C'è una mutazione in corso e noi vorremmo accompagnarla: la crisi dell'impresa familiare della terza generazione è un tema che non si può trascurare”, conclude Piunti.

L’olio minerale usato è un rifiuto pericoloso che se smaltito in modo scorretto può essere altamente inquinante: versato nel terreno avvelena la falda acquifera, disperso in acqua forma una pellicola impermeabile che impedisce lo scambio di ossigeno con danni alla vita acquatica, se bruciato in modo improprio rilascia inquinanti. In Italia viene, però, raccolto al 100%, riportato a nuova vita e trasformato, principalmente, in nuove basi lubrificanti grazie ad un modello di economia circolare che funziona e che rappresenta un’eccellenza globale osservata anche all’estero per la sua efficacia. A raccontare la filiera del riciclo degli oli esausti è all’Adnkronos Riccardo Piunti, presidente del Conou, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati.
“Il ciclo degli oli minerali usati in Italia è il più virtuoso che ci sia nel mondo: è un'eccellenza sia a livello europeo sia rispetto ad altri Paesi occidentali come gli Stati Uniti. In Italia raccogliamo la totalità degli oli minerali usati (190mila tonnellate all’anno) e li rigeneriamo per il 98%. I dati complessivi di altri Paesi non sono altrettanto brillanti: in Europa la raccolta copre l'80% del raccoglibile, il che significa che c'è un 20% che non si sa bene che fine faccia, e di questo 80% ne viene rigenerato solo il 60%. Negli Stati Uniti, l'olio raccolto arriva a circa l'80%, di questo solo il 50% viene rigenerato”, rimarca Piunti.
Un risultato ottenuto grazie ad una filiera che funziona. Qualche dato dall’ultimo report di Sostenibilità: il Consorzio, nel 2024 ha recuperato 188mila tonnellate di oli usati con circa 6907 conferimenti (operazioni) con autobotte, risultato delle attività di raccolta dei 58 Concessionari che hanno ritirato il rifiuto presso circa 103mila produttori e siti in tutto il Paese.
Queste 188mila tonnellate sono state poi cedute in maggior parte alle tre raffinerie di rigenerazione; solo una parte (2.400) è stata destinata a termovalorizzazione mentre un quantitativo minimo di circa 200 tonnellate è stato avviato a termodistruzione a un inceneritore autorizzato.
Un ciclo che funziona, con vantaggi di natura sia economica che ambientale. “Noi recuperiamo da un rifiuto pericoloso circa 120 milioni di euro l'anno di prodotti nobili, cioè di basi lubrificanti riutilizzabili, di bitumi e di gasoli - sottolinea Piunti - Dal punto di vista ambientale risparmiamo emissioni per oltre il 40% della CO2 (90mila tonnellate di CO2 equivalente evitate) e il 90% di tutti gli altri inquinanti, mediamente, che altrimenti produrremo lavorando con la materia prima vergine”. Sul fronte economico-sociale, nel 2024 il sistema Conou ha, poi, generato un impatto diretto di oltre 73,4 milioni di euro, occupando oltre 1.850 persone.

"CAREmotions è un progetto molto importante perché raggiungere i giovani è sempre più complicato: non tutti i ragazzi sono abituati a relazionarsi con la sanità pubblica, benché noi offriamo molti servizi anche per loro. Questo avviene perché la società li ha abituati ad essere distanti dalle istituzioni e questo comporta una perdita nel rapporto di fiducia che possiamo instaurare con i ragazzi". Lo ha detto Roberta Mochi, capo ufficio stampa Asl Roma 1, intervenendo alla presentazione del progetto CAREmotions nato dalla collaborazione tra Fondazione Msd e Naba, Nuova Accademia di Belle Arti. Presentato a Roma in occasione dell'Internet Safer Day, il progetto ha l'obiettivo di esplorare il potere comunicativo delle immagini e dei linguaggi visivi quando si parla di salute.
"Per riuscire ad avvicinare i giovani e dare loro, con appropriatezza, i servizi giusti, è fondamentale riuscire a parlare con il loro linguaggio - ha spiegato Mochi - Video come quelli realizzati dagli studenti nell'ambito del progetto con Fondazione Msd sulla salute dei giovani e la salute mentale servono proprio a questo scopo: utilizzare un linguaggio che sia comune e faccia comprendere, sia a chi parla che al destinatario, l'importanza di alcune scelte di vita".
"Una scelta di vita sbagliata - ha sottolineato Mochi - può condizionare l'intera esistenza di un ragazzo soprattutto in determinate fasce di età, quando si è più fragili e più soggetti a essere portati verso inclinazioni non tipicamente corrette. E' compito anche delle istituzioni pubbliche e della sanità pubblica ricondurli a scelte sane di vita e appropriate, che possono permettere loro di avere un futuro migliore di quello che magari si potrebbe avere se si prendono delle strade sbagliate".

"All'interno del Triennio di Cinema e Animazione c'è un corso chiamato Advertising, grazie al quale gli studenti hanno la possibilità di lavorare per la prima volta a un vero e proprio progetto richiesto da un cliente esterno, con la supervisione e la protezione di noi docenti". Un'opportunità resa ancor più stimolante "grazie alla bellissima idea proposta da Fondazione Msd, che ci ha dato un brief molto interessante su tematiche molto importanti come quella della salute mentale, che i giovani conoscono. Gli studenti sono stati a dir poco eccitati all'idea di trasformare questo brief in veri e propri spot audiovisivi". Lo ha detto Fabio Capalbo, Course leader Triennio Cinema e Animazione presso Nuova Accademia delle Belle Arti di Roma (Naba), parlando della genesi del progetto CAREmotions presentato oggi a Roma in occasione dell'Internet Safer Day, nato in collaborazione tra Fondazione Msd e Naba per esplorare il potere comunicativo delle immagini e dei linguaggi visivi quando si parla di salute.
"In modo molto rapido, grazie anche all'aiuto dei docenti - ha spiegato Capalbo - i ragazzi hanno sviluppato molte idee e, dato che se ne potevano realizzare solo tre, è stato difficile per la Fondazione Msd scegliere quelle migliori. Le proposte selezionate sono state prodotte e gli studenti hanno accolto questa attività con entusiasmo perché ha permesso loro di fare ciò che amano di più di tutto, andando a realizzare tre video di livello elevato".

I giovani si informano sempre di più sui temi della salute, ma lo fanno in modo veloce, frammentato e prevalentemente digitale. E' quanto emerge da un'indagine condotta da Fondazione Msd su un campione di oltre 2.000 studenti della Nuova Accademia di Belle Arti (Naba), di età compresa tra i 19 e i 25 anni, che analizza abitudini, canali e formati informativi delle nuove generazioni. Otto giovani su 10 dichiarano di informarsi su temi di salute almeno 1 volta a settimana, mentre oltre il 70% cerca attivamente informazioni legate alla prevenzione e al benessere. Tuttavia, l'attenzione dedicata all'aggiornamento privilegia informazioni rapide e facilmente fruibili.
I motori di ricerca, in particolare Google - riporta una nota - rappresentano il principale punto di accesso alle informazioni, seguiti dai social media. Instagram, TikTok e YouTube concentrano complessivamente oltre il 50% delle occasioni di contatto con contenuti informativi, confermando il ruolo centrale dei social a forte componente visiva. Brevità, semplicità e realtà: questi i requisiti che per oltre l'80% del campione deve avere un contenuto per essere davvero utile. Video brevi e immagini risultano infatti i formati più efficaci anche per comprendere temi complessi legati alla salute.
In questo contesto si inserisce CAREmotions, progetto presentato oggi a Roma in occasione dell'Internet Safer Day, nato dalla collaborazione tra Fondazione Msd e Naba con l'obiettivo di esplorare il potere comunicativo delle immagini e dei linguaggi visivi quando si parla di salute. L'iniziativa ha coinvolto gli studenti Naba nella realizzazione di 3 cortometraggi dedicati, con approcci creativi differenti, a salute mentale, corretti stili di vita e prevenzione. Un racconto 'peer-to-peer', pensato per parlare ai giovani dal loro punto di vista e con i loro codici espressivi. Affiancati dai docenti del Triennio in Cinema e Animazione di Naba e da Andrea Grignolio, supervisore scientifico del progetto, gli studenti hanno seguito tutte le fasi del processo creativo: dalla scelta del tema alla scrittura, fino alla regia e alla produzione dei video. Un percorso didattico-creativo finalizzato ad avvicinarli in modo nuovo a temi complessi legati alla salute e a stimolare un approfondimento attraverso la sperimentazione espressiva. Il risultato sono 3 cortometraggi inediti che propongono messaggi diversi, ma complementari. 'Lo Scontrino' riflette sulle conseguenze di una cattiva alimentazione e sul costo che le scelte quotidiane possono avere sulla salute. 'Dope Game' affronta il tema del loop dopaminico e della necessità di interromperlo per recuperare stimoli autentici. 'The Stranger' offre uno sguardo sul disagio mentale, raccontando come possa alterare la percezione della realtà e sottolineando l'importanza di chiedere aiuto.
"Con CAREmotions Fondazione Msd rafforza il proprio impegno nella promozione della health literacy, sperimentando nuovi strumenti di comunicazione capaci di rendere i temi della salute più accessibili, comprensibili e rilevanti per i giovani - dichiara Marina Panfilo, direttrice di Fondazione Msd - Ascoltare e capire come i giovani si informano e coinvolgerli nella creazione di contenuti sui temi della salute che li riguardano significa per noi credere in una comunicazione innovativa, sperimentale e più vicina ai loro bisogni, ma anche renderli preziosi ambasciatori della prevenzione e protagonisti del proprio futuro in salute".
"Il progetto ha rappresentato per gli studenti un'esperienza di grande valore, sia formativo che creativo - afferma Fabio Capalbo, Course Leader del Triennio in Cinema e Animazione di Naba, campus di Roma - Con CAREmotions i ragazzi hanno potuto approfondire e confrontarsi con temi complessi e di forte impatto sociale, esercitando la propria creatività e raffinando le proprie competenze tecniche e professionali nel tradurre queste tematiche in un linguaggio audiovisivo efficace e di impatto per altri giovani come loro".
La presentazione del progetto si è svolta nell'ambito di una tavola rotonda dedicata alla comunicazione tra generazioni e alle sfide della divulgazione in ambito sanitario, moderata da Daniela Collu, conduttrice e autrice. All'incontro hanno partecipato Panfilo; Grignolio, professore di Storia della medicina all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano; Sofia Crespi, ricercatrice e docente presso la Facoltà di Psicologia dell'università Vita-Salute San Raffaele e psicoterapeuta presso inTHERAPY - Gruppo studi cognitivi di Milano; Roberta Mochi, dirigente dell'ufficio stampa della Asl Roma 1, e Capalbo.
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