
(Adnkronos) - Giugno 2026 è stato il giugno più caldo mai registrato nell’Europa occidentale e il secondo più caldo a livello globale. Si sono registrate temperature quasi da record, determinate dalle temperature superficiali del mare (Sst) più elevate mai registrate per il mese. E' quanto fa sapere il Servizio relativo ai cambiamenti climatici di Copernicus (C3S), implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf).
"Nel corso del mese l’Europa è stata colpita da un caldo estremo sia sulla terraferma che in mare, con gran parte dell’Europa occidentale che ha subito un’ondata di caldo da record e ondate di calore marine in tutto il Mediterraneo occidentale e lungo le coste atlantiche. A livello globale, la media mensile delle Sst per l’oceano extrapolare è stata la più alta mai registrata per il mese di giugno, superando di appena 0,01 °C il precedente record stabilito nel giugno 2024, riflettendo in parte lo sviluppo di forti condizioni di El Niño nel Pacifico equatoriale", fa sapere C3S.
"L’ondata di caldo di giugno ha battuto i record mensili e storici di temperatura in diversi paesi europei e ha contribuito a gravi ripercussioni sulla salute delle persone, compresi decessi legati al caldo. Il susseguirsi di ondate di caldo illustra la crescente sfida rappresentata da eventi di calore estremo sempre più frequenti e intensi in Europa e nel mondo - avverte Copernicus - L’Europa ha, inoltre, registrato una siccità diffusa che, insieme al caldo estremo, ha contribuito all’insorgere di incendi, in particolare nella penisola iberica e nel sud della Francia, e ha accentuato il rischio di siccità in alcune zone dell’Europa orientale".
“Giugno 2026 ha messo in evidenza quanto profondamente il clima stia cambiando. L’Europa occidentale ha registrato il giugno più caldo di sempre e il persistere di temperature record negli oceani di tutto il mondo. Nel loro insieme, queste rilevazioni riflettono un sistema climatico che continua ad accumulare calore. Il risultato sono ondate di calore sempre più intense, un oceano che rimane costantemente caldo e rischi crescenti per le persone, gli ecosistemi e le infrastrutture in tutta Europa e oltre”, afferma Samantha Burgess, responsabile strategica per il clima presso l’Ecmwf.
Nel dettaglio, giugno 2026 è stato il secondo giugno più caldo a livello globale con una temperatura media di 16,54 °C, ovvero 0,56 °C al di sopra della media del mese del periodo 1991-2020, superato solo dal giugno 2024, e di 1,39 °C superiore alla media stimata del periodo preindustriale 1850-1900. La temperatura media sul territorio europeo è stata la seconda più alta mai registrata per quel mese, pari a 19,14 °C, 1,78 °C al di sopra della media del periodo 1991-2020 per lo stesso mese, superata solo da quella del giugno 2019. L’Europa occidentale, la regione più colpita dall’ondata di caldo, ha registrato il giugno più caldo mai osservato, con una temperatura media di 20,74 °C, superiore di 3,05 °C alla media del periodo 1991-2020 per il mese di giugno, superando il precedente record stabilito nel giugno 2025.
Nell’Artico, l’estensione media mensile del ghiaccio marino a giugno è stata di circa il 5% al di sotto della media, classificandosi al sesto posto tra i valori più bassi mai registrati per il mese. Mentre nell’Antartico, l’estensione media mensile del ghiaccio marino a giugno è stata di circa l’8% al di sotto della media, classificandosi al sesto posto tra i valori più bassi.

(Adnkronos) - Circolazione dei treni temporaneamente sospesa oggi giovedì 9 luglio sulle linee Salerno-Paola, Catanzaro Lido-Taranto, Sibari-Paola e Cosenza-Paola, in Calabria per danni all’infrastruttura da parte di ignoti. Da Battipaglia a Paola i treni non hanno circolato per alcune ore stamattina e si è proceduto all'attivazione dei bus sostitutivi.
La circolazione è ripresa gradualmente dalle 8.20.
I tecnici di Rfi sono al lavoro per ripristinare la piena funzionalità dell'infrastruttura. I treni Alta Velocità, Intercity e Regionali potrebbero registrare ritardi, limitazioni di percorso o cancellazioni.

(Adnkronos) - Continua senza sosta la guerra tra Ucraina e Russia. L'esercito ucraino ha colpito nella notte infrastrutture petrolifere in diverse regioni russe, come riportato da canali di informazione russi su Telegram. Foto e video pubblicati sui social media mostrano fiamme e fumo nero che si alzano da un deposito di proprietà della Lukoil vicino alla città di Mikhaylovsk, nel Territorio di Stavropol. Secondo alcune fonti, sono stati avvistati anche dei droni in volo verso l'area interessata.
Il governatore regionale Vladimir Vladimirov ha confermato l'attacco a un "impianto industriale" non specificato in un post su Telegram. Pochi minuti dopo, canali mediatici indipendenti su Telegram, citando testimonianze di residenti, hanno riferito che un altro incendio era scoppiato in un deposito di petrolio nella città di Tver, situata a circa 300 chilometri a nord-ovest di Mosca, a seguito di un attacco ucraino.
Intanto si allarga il conteggio delle vittime. Sarebbero almeno tre i bambini uccisi dall'inizio di luglio dagli attacchi avvenuti in Ucraina. Più di 20 invece sono rimasti feriti. A riferilo è l'Unicef che, con i suoi partner, sta fornendo supporto psicologico, aiuti in denaro e assistenza.
"Giovani vite spezzate dalla guerra, una perdita inimmaginabile per loro famiglie e comunità", scrive su X, "proteggere i bambini in tempo di guerra non è una scelta, è un obbligo legale".

(Adnkronos) - Testardamente unitari si vince e, soprattutto, si cambia il Paese, parola dei leader del campo progressista. In una piazza del Gesù, a Napoli, non proprio strabordante di persone, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli iniziano la loro volata per la campagna elettorale del 2027. E assaggiano anche la prima vera contestazione. A rovinare l'ennesima foto dei segretari e presidenti di Partito democratico, Movimento 5 stelle e Avs, stavolta sotto 28 gradi e non al fresco della Costanza Hostaria com'era stato a giugno, ci pensano da Potere al popolo.
Un gruppo di manifestanti, tutt'altro che pacifici, mette lo zampino nel primo vero 'comizio' del centrosinistra, dando fastidio prima alle parole del sindaco Gaetano Manfredi e del presidente della Campania Roberto Fico, poi interrompendo per almeno dieci minuti gli interventi dal palco dei leader. Che poi ricevono anche la solidarietà della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che sui social trova un buco nell'agenda per scrivere che "la libertà di organizzare e svolgere una manifestazione politica è un principio che deve valere sempre, per tutti. Noi continueremo a difenderlo senza esitazioni e senza doppi standard". "Buffoni", "Traditori", "Fuori la Nato dall'Italia", "Vergogna" sono gli slogan che urlano prima di essere accompagnati all'uscita. E quindi, si riparte. In tutti i sensi.
Soprattutto, si riparte dalle proposte che, insieme, il 'blocco unico' che si affaccia a Napoli e la settimana prossima arriverà a Padova ha già presentato in Parlamento, come il salario minimo, il congedo paritario, la settimana corta a parità di salario, le battaglie per la Palestina, la sanità pubblica, la scuola, i diritti. L'attuazione della Costituzione, ovvero il miglior programma da portare alla gente per riuscire a mandare a casa il governo di centrodestra, tuona ancora Schlein.
"Dopo vent'anni - è la chiosa finale della leader dem - abbiamo una grande opportunità e una grande responsabilità: noi possiamo promettere che saremo uniti, testardamente unitari, non perché ce lo chiede il medico, ma perché ce lo chiedete voi, che volete un'alternativa a questo governo. Non faremo mai più il favore alle destre di dividerci e uniti andremo insieme a vincere le prossime elezioni e a cambiare questo Paese per renderlo un Paese più giusto, migliore, un Paese che ti puoi permettere, un Paese dove tutte e tutti hanno la stessa opportunità di contribuire al benessere collettivo".
Lo stesso concetto che esprime anche Conte. "Dobbiamo andare al governo, dobbiamo mandarli a casa. Abbiamo bisogno di restituire ai cittadini quello che gli è stato tolto". Le forze di maggioranza "stanno cercando di completare un'occupazione minuziosa mettendo un sacco di incompetenti e così il Paese si impoverisce sempre più. Mandiamoli a casa tutti insieme, andiamo al governo con una grande Alleanza per la Costituzione", è il là finale dell'ex premier che, come la collega del Pd, non manca di accusare Meloni, in questo caso soprattutto per gli impresi presi e ribaditi oggi ad Ankara, nel vertice Nato, sulle spese militari.
Il leitmotiv di restare uniti per mandare a casa l'attuale governo si ripete anche con Fratoianni e Bonelli. Per il leader di Sinistra italiana, "il fatto politico è che siamo qui, su questo palco, insieme, uniti e unite per dire a questo Paese che lo cambieremo, che non ci divideremo più, che non faremo più il regalo che abbiamo fatto alla destra nel 2022: non ci dividiamo più per cambiare questo Paese". Per il co-portavoce di Europa verde, "uniti si vince. Siamo pronti a cominciare questo cammino verso la vittoria, per mandare Giorgia Meloni e la destra a casa. Dobbiamo tornare nelle piazze. E' fondamentale" costruire un programma unitario, "mettendo al centro le persone, rispetto a una destra che fa la guerra ai poveri invece di fare la guerra alla povertà".
Finisce così, con un'altra foto. Che forse maldigerirà Filippo Sensi, senatore del Pd. Prima dell'inizio della manifestazione 'Al lavoro per cambiare l'Italia', il riformista dem aveva avvertito "Hai voglia ad andare a Napoli se poi a Strasburgo i Cinque Stelle sull’Ucraina votano contro assieme alla Lega e Vannacci. Risparmiatevi le foto, c’è ancora MOLTO da fare". E molto da fare c'è sicuramente.
Di tempo fino a settembre, quando ci si vedrà per scrivere insieme il programma, ce n'è ancora tanto. Senza veti, come assicurano ancora i due leader di Avs sotto il palco. E anche con Riccardo Magi, segretario di +Europa, Enzo Maraio, di Avanti Psi, che a prendersi prima gli insulti e poi gli applausi non sono saliti, ma che hanno voluto comunque dare un segnale essendoci: "per mandare a casa Meloni ci siamo anche noi".

(Adnkronos) - Un bimbo di un anno e mezzo è morto nella tarda serata di ieri a Zero Bianco, nel Trevigiano, dopo essere stato investito dall'auto guidata dalla nonna. Da una prima ricostruzione il bimbo sarebbe sfuggito dalle braccia della mamma e la donna stava facendo retromarcia quando lo ha investito. La famiglia è di origini moldave.
Sul posto sono intervenuti i sanitari del Suem che hanno trasportato il bambino all'ospedale di Treviso dove è deceduto. Sull'accaduto stanno indagando i carabinieri di Treviso mentre il magistrato ha dipsosto l'autopsia del piccolo.

(Adnkronos) - Francia e Marocco aprono il programma dei quarti di finale del mondiale 2026. Oggi, giovedì 9 luglio, la nazionale guidata in panchina dal ct Didier Deschamps affronta la selezione nordafricana del ct Mohamed Ouahbi in diretta tv e streaming. In palio un posto in semifinale nella rassegna iridata di scena tra Stati Uniti, Messico e Canada. II match si disputerà a Boston. La vincente del match troverà in semifinale una tra Spagna e Belgio. Agli ottavi i transalpini hanno superato il Paraguay per 1-0, mentre i nordafricani hanno sconfitto il Canada 3-0.
La sfida tra Francia e Marocco è in programma oggi, giovedì 9 luglio, alle ore 22. Ecco le probabili formazioni:
Francia (4-2-3-1): Maignan; Koundé, Upamecano, Saliba, Lucas Hernández; Koné, Rabiot; Dembélé, Olise, Barcola; Mbappé. Ct: Didier Deschamps.
Marocco (4-2-3-1): Bono; Hakimi, Diop, Halhal, Mazraoui; Bouaddi, El Aynaoui; Brahim Diaz, Ounahi, El Khannouss; En-Nesyri.
Il match tra Francia e Marocco sarà trasmesso in diretta televisiva su Rai1 e su Dazn e in streaming su Rai Play e sull'app di Dazn.

(Adnkronos) - Novant'anni e una carriera che attraversa oltre sei decenni di spettacolo italiano. Oggi, giovedì 9 luglio, Lino Banfi festeggia un traguardo che appartiene non soltanto alla sua storia personale, ma anche a quella del cinema e della televisione.
Dietro il nome d'arte che lo ha reso celebre c'è Pasquale Zagaria, nato ad Andria il 9 luglio 1936 – anche se venne registrato all'anagrafe soltanto l'11 luglio – e cresciuto a Canosa di Puglia, dove la famiglia si trasferì quando aveva appena tre anni. A novant'anni dalla sua nascita, l'attore resta uno degli interpreti più popolari e amati. Dall'avanspettacolo al cinema, dalla commedia sexy degli anni Settanta alla fiction televisiva, ha attraversato epoche, generi e pubblici diversi senza mai perdere la propria identità artistica. Personaggi come Oronzo Canà, il commissario Lo Gatto, il brigadiere Pasquale Zagaria e Nonno Libero sono entrati nell'immaginario collettivo, consacrando Lino Banfi a un posto di primo piano nella storia della cultura pop.
Figlio di Riccardo Zagaria e Nunzia Colia, cresce in un ambiente profondamente cattolico. I genitori immaginano per lui un futuro diverso da quello dello spettacolo e lo indirizzano perfino verso il seminario. Ma proprio nelle recite parrocchiali emerge quel talento naturale che cambierà la sua vita. Le sue interpretazioni di Giuda, San Pietro e San Giovanni fanno ridere e divertire l'intera comunità, tanto che il vescovo Giuseppe Di Donna gli suggerisce di seguire la strada della comicità.
È l'inizio di un percorso tutt'altro che semplice. Contro il parere della famiglia decide di inseguire il sogno dello spettacolo e parte giovanissimo. Sono anni durissimi, segnati dalla povertà e dalla precarietà. La vigilia di Natale del 1954 viene soccorso a Napoli da un posteggiatore abusivo, Ciro, che gli offre da mangiare e gli paga un biglietto per Milano. Nel capoluogo lombardo dorme nelle stazioni ferroviarie e negli edifici in costruzione; in un'occasione arriva perfino a fingersi malato per essere ricoverato e passare qualche notte al caldo in ospedale. La sua università è l'avanspettacolo. Nel 1954 entra nella compagnia di Arturo Vetrani e impara il mestiere nei teatri di varietà, dove affina tempi comici, improvvisazione e rapporto diretto con il pubblico. Porta in scena i modi di dire, gli accenti e il patrimonio linguistico della sua terra, intuendo che proprio quella parlata così particolare può diventare il suo tratto distintivo. All'inizio si presenta come Lino Zaga, ma è Totò a suggerirgli di cambiare. Il Principe della risata gli spiega che nel mondo dello spettacolo è meglio non accorciare il cognome. Sarà così il suo impresario a trovargli un nuovo nome, scegliendo casualmente "Banfi" dal registro di una scuola elementare. Nasce così il personaggio destinato a entrare nella storia dello spettacolo italiano.
Trasferitosi a Roma, Banfi debutta in televisione nel 1964 in "Biblioteca di Studio Uno" di Antonello Falqui. Sono apparizioni brevi ma significative, cui seguono la partecipazione a "Speciale per voi" di Renzo Arbore e gli spettacoli del Cabaret Sancarlino insieme ad Anna Mazzamauro, Carletto Sposito, Enrico Montesano e Lando Fiorini.
Anche il cinema lo accoglie gradualmente. Dopo una fugace comparsa in "Urlatori alla sbarra" di Lucio Fulci, arrivano piccole parti nelle commedie con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia e nei film di registi come Luciano Salce, Bruno Corbucci, Pasquale Festa Campanile e Steno. È un lungo apprendistato durante il quale costruisce un'identità artistica personale, lontana dalle imitazioni e fondata su una comicità popolare fatta di inflessioni dialettali, mimica e tempi perfetti. Un produttore come Dino De Laurentiis comprende presto il potenziale di quel giovane attore pugliese e gli offre l'opportunità di farsi conoscere dal grande pubblico. Ma la vera consacrazione arriva all'inizio degli anni Settanta.
Nel 1971 Nanni Loy gli affida un ruolo completamente diverso in "Detenuto in attesa di giudizio", interpretando il direttore del carcere. È una prova drammatica intensa e misurata, che sorprende critica e pubblico e dimostra come Banfi possieda qualità ben più ampie della sola comicità. Due anni dopo arriva il primo ruolo da protagonista con "Il brigadiere Pasquale Zagaria ama la mamma e la polizia", dove il cognome del personaggio richiama ironicamente quello dell'attore. Da quel momento la sua carriera prende definitivamente il volo.
Tra la seconda metà degli anni Settanta e tutti gli anni Ottanta diventa uno dei protagonisti assoluti della commedia all'italiana tipica di quel periodo. Accanto a Edwige Fenech, Gloria Guida, Nadia Cassini, Alvaro Vitali, Renzo Montagnani e Mario Carotenuto diventa uno dei volti simbolo della cosiddetta commedia sexy all'italiana. Film come "La liceale nella classe dei ripetenti", "L'insegnante viene a casa", "L'infermiera di notte", "La soldatessa alle grandi manovre", "L'onorevole con l'amante sotto il letto" e molti altri dominano i botteghini.
In quelle pellicole Banfi costruisce uno stile personale. La sua comicità nasce dal linguaggio prima ancora che dalle situazioni. Le parole storpiate, il dialetto pugliese, gli equivoci lessicali, le espressioni inventate diventano una cifra inconfondibile che il pubblico riconosce immediatamente. Senza mai rinnegare le proprie origini, riesce a trasformare una parlata regionale in un linguaggio comprensibile e amato in tutta Italia.
Gli anni Ottanta rappresentano probabilmente il vertice della sua popolarità cinematografica. Nel 1981 interpreta "Spaghetti a mezzanotte" di Sergio Martino, seguito da altri grandi successi come "Cornetti alla crema" e "Fracchia la belva umana"". Nel 1982 arriva "Vieni avanti cretino" di Luciano Salce, oggi considerato uno dei classici della commedia italiana, con sketch entrati nell'immaginario collettivo come il celebre prete pugliese davanti al Colosseo e la canzone "Filomena". Due anni più tardi nasce il personaggio destinato a renderlo immortale: Oronzo Canà, l'allenatore della Longobarda ne "L'allenatore nel pallone". Con il suo linguaggio improbabile, le intuizioni calcistiche surreali e la celebre "bi-zona", Canà diventa uno dei personaggi più popolari della storia del cinema italiano, continuamente citato ancora oggi da allenatori, giornalisti sportivi e tifosi.
Nel 1986 Dino Risi gli affida un'altra interpretazione memorabile con "Il commissario Lo Gatto", confermando la capacità di Banfi di dare vita a personaggi popolari ma mai banali. Nello stesso periodo è protagonista di altri grandi successi commerciali come "I pompieri", "Scuola di ladri", "Grandi magazzini", "Bellifreschi" e "Com'è dura l'avventura". Il successo cinematografico è accompagnato da quello televisivo. Conduce "Risatissima", "Domenica In", "Stasera Lino" e numerosi programmi di intrattenimento, diventando uno dei volti più popolari del piccolo schermo.
Negli anni Novanta sceglie di cambiare strada. Dopo alcuni film per la televisione, nel 1998 entra nel cast di "Un medico in famiglia". Il personaggio di Libero Martini, per tutti Nonno Libero, segna una svolta decisiva nella sua carriera. Banfi abbandona quasi completamente i ruoli farseschi che lo avevano reso celebre e conquista un nuovo pubblico interpretando un nonno affettuoso, ironico e saggio. La serie ottiene ascolti straordinari e rimane in onda fino al 2016, facendo conoscere l'attore anche alle generazioni più giovani.
Parallelamente continua a lavorare per cinema e televisione. Nel 2000 interpreta il film televisivo "Vola Sciusciù" e nel 2001 viene nominato ambasciatore dell'Unicef. Seguono fiction di successo come "Un posto tranquillo", "Il mio amico Babbo Natale", "Il padre delle spose" e "Scusate il disturbo". Nel 2008 torna sul grande schermo nei panni di Oronzo Canà con "L'allenatore nel pallone 2". Seguono "Focaccia Blues", la produzione tedesca "Indovina chi sposa mia figlia?", "Buona giornata" dei fratelli Vanzina e, nel 2016, "Quo vado?", dove recita accanto a Checco Zalone.
Negli ultimi anni Banfi continua a essere una presenza familiare per il pubblico italiano. Partecipa a programmi televisivi, prende parte a "Il cantante mascherato", gareggia a "Ballando con le stelle", presta la propria voce a iniziative benefiche e torna al cinema con "Viaggio a sorpresa" e "Oi vita mia", il film diretto da Pio e Amedeo. Nel marzo 2026 il Bif&st di Bari gli rende omaggio con il Premio Arte del Cinema e presenta in anteprima il docufilm "Lino d'Italia: storia di un italieno", dedicato alla sua lunga carriera.
Anche la sua vita privata è sempre rimasta profondamente legata alla famiglia. Nel 1962 sposa Lucia Lagrasta, conosciuta da giovanissimo, con la quale condivide oltre sessant'anni di matrimonio fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 2023. Dalla loro unione sono nati Rosanna, attrice, e Walter, regista e produttore. Negli ultimi anni è diventato anche bisnonno e continua a gestire con i figli l'Orecchietteria Banfi, il ristorante di famiglia a Roma.
Nel 2024 Canosa di Puglia gli ha dedicato il foyer del Teatro Lembo, mentre tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026 ha ricevuto le cittadinanze onorarie di Sala Consilina e San Severo. Sono riconoscimenti che si aggiungono a una lunga serie di premi ricevuti nel corso della carriera e testimoniano il legame mai interrotto con il Mezzogiorno e con le proprie radici. In vista dello speciale compleanno, la casa editrice HarperCollins Italia ha pubblicato il memoir di Lino Banfi "90, non mi fai paura!", uno sguardo senza precedenti sull'uomo dietro il leggendario personaggio pubblico, che è stato presentato al Salone internazionale del Libro di Torino alla presenza di una folla di fan. Nel frattempo da novantenne Banfi non si ferma. Con il figlio Walter sta lavorando a un podcast dal titolo 'Parlando con le stelle'. (di Paolo Martini)

(Adnkronos) - Ilary Blasi pronta a sposare Bastian Muller. Ma "adesso, prima di tutto, devo divorziare (da Francesco Totti, ndr). Mancano ancora delle carte da firmare e poi sono libera", ha detto la conduttrice in un'intervista a 'Chi'. "Per capire che tipo di matrimonio sarà devo capire i tempi, perché da quello dipende tutto, in base alla stagione cambia anche l’organizzazione", ha poi aggiunto.
Sull’amore fra Roma e la Germania, Blasi racconta: "Ci siamo organizzati bene, ci vediamo ogni weekend e, devo dirti, che mi piace. Lui viene a Roma, io una volta al mese vado in Germania. Ormai è diventata una routine, dal lunedì al giovedì sono a Roma con i miei figli e poi mi vedo con lui (…) In Germania sto bene, ho i miei punti di riferimento, i miei ristoranti. È pieno di italiani, ma sono carini, noi siamo più 'impicciaroli', lì non ti dicono niente".
La conduttrice parla con orgoglio della figlia Chanel, che ha vinto Pechino Express. "Siamo veramente pigre, però siamo orgogliose quindi ci 'ingarelliamo' e diventa una sfida. Se gioco devo vincere, capito? Anche Chanel è così. Prima che partisse, le ho detto 'Ti prego, amore, almeno due o tre puntate resisti, non facciamo figure!'. Alla fine mi ha dato una grande soddisfazione".
Chanel è diventata un’influencer, le sue vacanze e le feste con le amiche campeggiano su Dagospia. E anche su Chi. "Chanel sta sempre in giro, le piacciono le feste, i locali, le piacciono i concerti. Lei si accende di notte, io sono il contrario. Anche quando avevo la sua età volevo andare a letto presto, ricordo che mia sorella mi dava il caffè per caricarmi, ma io mi addormentavo lo stesso. Per me la notte è fatta per dormire, non per andare in giro. Poi, per carità, se c’è da fare serata, ci mancherebbe, va bene".
La figlia ha parlato anche della separazione dei genitori senza colpevolizzarli: "In una separazione tutti soffrono, ciascuno a modo suo. È come una specie di terremoto, no? E ognuno trova la propria nicchia, la propria zona di comfort. E ciascuno la affronta secondo il proprio carattere".

(Adnkronos) - Il Tour de France 2026 torna protagonista con la sesta tappa. Oggi, giovedì 9 luglio, la Grande Boucle va in strada con la frazione che parte da Pau e arriva a Gavarnie-Gedre - in diretta tv, in chiaro, e streaming. I ciclisti affronteranno un totale di 186,2 chilometri nel primo vero tappone della nuova edizione della corsa francese, che metterà alla prova i pretendenti alla vittoria finale, tra cui, inevitabilmente, Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard.
La tappa di giornata presenta un percorso da 186,2 chilometri con cinque Gpm e un dislivello totale pari a 4100 metri. Dopo la partenza di Pau, i ciclisti affronteranno le prime scalate del Cote de Loucrup, una salita da 1,9 chilometri al 7,1% di pendenza media, e del Cote de Mauzevin, 3 km totali al 6,5%. Nel finale però arriva la parte veramente dura: gli ultimi 68 chilometri vedranno susseguirsi in rapida sequenza il Col d'Aspin, da 12 km e 6,5% di pendenza, l'iconico Col du Tourmalet, una scalata monstre da 17,1 km al 7,3% di pendenza media, e l'arrivo in salita di Gavarnie-Gedre, 18,7 km al 3,7%.
La partenza della sesta tappa del Tour de France è prevista per le 12.25, con l'arrivo che è invece in programma intorno alle 17.29.
La Grande Boucle sarà trasmessa in diretta televisiva e in chiaro sui canali Rai, tra Rai 2 e RaiSport, ma anche sui canali Eurosport. Il Tour si potrà seguire anche in streaming su RaiPlay, HBO Max, Discovery+, DAZN, TIMvision e Prime Video Channels.

(Adnkronos) - I Mondiali 2026 entrano nella fase più viva. Oggi, giovedì 9 luglio, iniziano i quarti di finale della Coppa del Mondo in corso in queste settimane tra Messico, Canada e Stati Uniti. Si comincia subito con il big match tra Francia e Marocco di questa sera, riedizione della semifinale di Qatar 2022 (allora, a vincere erano stati i Bleus per 2-0). Poi, altre tre partite di altissimo livello: Spagna-Belgio, Norvegia-Inghilterra e Argentina-Svizzera. Ecco il programma delle partite, gli orari e dove vederle in tv e streaming.
Ecco il programma di tutte le partite dei quarti di finale dei Mondiali 2026:
Giovedì 9 luglio
Ore 22, Francia-Marocco (Rai e Dazn)
Venerdì 10 luglio
Ore 21, Spagna-Belgio (Rai e Dazn)
Sabato 11 luglio
Ore 23, Norvegia-Inghilterra (Rai e Dazn)
Domenica 12 luglio
Ore 3, Argentina-Svizzera (Rai e Dazn)
I quarti di finale Mondiali 2026 sono trasmessi in chiaro sui canali Rai e su Dazn, che permetterà di seguire tutte le partite del torneo. Le partite si potranno seguire anche in streaming su RaiPlay e sull'app Dazn.

(Adnkronos) - "Rispettiamo gli impegni della Nato, ma saranno l'Italia e il suo interesse nazionale a stabilire tempi, modi e priorità". Giorgia Meloni chiude il vertice della Nato ad Ankara rivendicando la linea italiana sull'aumento della spesa per la difesa e respingendo l'idea di una corsa agli armamenti senza criteri. Sullo sfondo del summit Nato resta il rapporto con Donald Trump, segnato dagli ultimi attacchi del presidente americano alla premier: sul caso del post con il meme dell'ordine restrittivo Meloni non riapre il dossier, ma difende la scelta politica di mantenere il legame con Washington. "Io non mi pento di nulla di quello che ho fatto", dice, rivendicando una strategia fondata "sull'unità dell'Occidente" e non sui rapporti personali.
Il messaggio che la presidente del Consiglio porta via dal summit turco è quello di una Nato che, nonostante le tensioni interne e il confronto sul burden sharing, resta compatta. "Il vertice è chiaramente un'occasione per confrontarci con i colleghi, tanto sul lavoro che abbiamo fatto fin qui quanto su come rendere l'Alleanza Atlantica, che nasce come alleanza di difesa e di deterrenza, ancora più forte, ancora più solida, maggiormente capace di rispondere alle sfide complesse del nostro tempo", afferma Meloni nella conferenza stampa conclusiva. "Credo che, in fondo, sia questo il messaggio più importante del vertice di Ankara: la Nato è un'alleanza unita, consapevole delle sfide che ha di fronte, determinata a rafforzarsi", aggiunge la premier, che definisce il summit "breve ma intenso" in una fase nella quale "lo scenario di sicurezza globale muta con una rapidità estrema".
Uno dei passaggi più attesi riguarda però il confronto con Trump. Interpellata sulle recenti polemiche e sul post pubblicato dal presidente Usa, Meloni ribadisce la scelta di non alimentare lo scontro: "Per quello che riguarda il post, ho detto che non sarei tornata su questo argomento e non tornerò su questo argomento". Ma, sulla strategia complessiva nei confronti della Casa Bianca, la premier difende la sua linea: "Io non mi pento di nulla di quello che ho fatto. Ho fatto un investimento politico per convinzione sull'unità dell'Occidente. L'ho rivendicato a 360 gradi".
Una scelta che, sottolinea Meloni, non nasce con l'approdo del tycoon alla presidenza americana. "Non è una strategia che ho messo in campo con l'arrivo di Donald Trump. L'ho fatto con tutti gli interlocutori che ho trovato di fronte". La premier riconosce che con l'attuale presidente Usa "c'erano e ci sono delle affinità su alcuni temi, dalla politica dell'immigrazione alla cultura woke", ma chiarisce che la bussola resta l'interesse italiano: "Non cambio idea su quale sia l'interesse italiano, perché le scelte che io faccio non sono scelte dettate dal piccolo cabotaggio". Meloni ribadisce quindi che la sua impostazione non dipende dall'andamento del rapporto personale con il presidente americano. "Io ho una strategia in testa e quella strategia è figlia di quello che, secondo me, è nell'interesse nazionale italiano. E secondo me, nell'interesse nazionale italiano ed europeo, c'è l'unità e il rafforzamento dell'unità occidentale".
Sul fronte della difesa, il punto centrale riguarda gli investimenti. L'Italia, spiega Meloni, si è presentata al vertice "con una percentuale del 2,8% del proprio prodotto interno lordo investito in difesa e sicurezza, registrando un aumento dello 0,71% rispetto all'anno precedente". Un incremento che, secondo la premier, riflette "questa concezione più ampia della sicurezza nazionale e della resilienza strategica". Roma, assicura, manterrà gli impegni presi con l'Alleanza, ma senza rinunciare alla propria programmazione. "Vogliamo chiaramente rispettare gli impegni, ma lo vogliamo anche fare in modo sostenibile, cioè stabilendo noi i tempi, stabilendo i modi, stabilendo le priorità, in base al contesto e in base alle nostre possibilità".
La presidente del Consiglio insiste su una visione della sicurezza che non coincide soltanto con la difesa tradizionale ma che va dalla "protezione delle infrastrutture critiche" alla "sicurezza energetica", passando per la cybersicurezza e "quindi la sicurezza dei dati delle famiglie, delle imprese e delle pubbliche amministrazioni". Un approccio che, nelle parole di Meloni, investe direttamente "la vita quotidiana dei cittadini". Il tema della spesa militare viene poi legato alla capacità industriale nazionale. "Se investiamo nella nostra difesa, quei soldi devono restare in Italia, nelle nostre fabbriche, nella nostra ricerca, nei nostri territori", afferma la premier, che mette in guardia anche dal rischio di aumentare gli investimenti senza una strategia sulle filiere: "Se noi aumentiamo le risorse che investiamo senza porci il problema politico di come garantiamo il nostro controllo delle filiere fondamentali della difesa, rischiamo di pagare per finanziare la nostra dipendenza". Per questo, spiega, bisogna capire "in che cosa spendiamo e capire come mettiamo in sicurezza il fatto che noi stiamo investendo e spendendo risorse per qualcosa che controlliamo, che controlliamo pienamente e di cui siamo sovrani".
Nel corso della giornata ad Ankara, Meloni ha avuto anche due incontri bilaterali. Il primo con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, al quale ha confermato il sostegno italiano a Kiev. Il governo, ha spiegato, sta valutando "i vari modi che ci sono per sostenere l'Ucraina". L'altro colloquio è stato con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, padrone di casa del vertice. Meloni ha ringraziato Erdogan "per la sua eccellente ospitalità e per l'ottima organizzazione", spiegando che nel bilaterale si è parlato "dei molti temi che riguardano la nostra cooperazione bilaterale, dalla difesa fino al contrasto dell'immigrazione illegale". Sul ruolo dell'Europa nella sicurezza internazionale, infine, la premier rilancia il tema dell'autonomia. "È tempo che l'Europa garantisca la propria sicurezza da sola, e non per fare un favore a qualcuno, ma per non dipendere da nessuno". Una questione, sottolinea, che "è quindi una questione di sovranità, ancora prima che di difesa".
(Adnkronos) - Nuova ondata di caldo in arrivo sull'Italia, con temperature fino a 7-8 gradi sopra la media climatica e punte di 40 gradi in Sardegna. Secondo le previsioni, l'anticiclone africano tornerà a rafforzarsi da venerdì 10 luglio, determinando un deciso aumento delle temperature su gran parte del Paese, mentre al Nord non si esclude il rischio di temporali violenti e grandinate.
"Nei prossimi giorni l'Italia si prepara a fare i conti con l'ennesima ondata di caldo di questa stagione", spiega all'Adnkronos Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it. "Si tratterà di una fase climatica anomala, caratterizzata da temperature fino a 7-8 gradi oltre le medie storiche. Il motore di questa escalation termica è ancora una volta l'anticiclone africano, che trasporterà masse d'aria rovente dal Sahara verso il Mediterraneo".
L'aumento del caldo si farà sentire soprattutto tra venerdì e il fine settimana, con valori massimi diffusamente oltre i 34-35 gradi nelle principali città italiane. Nelle aree interne della Sardegna, invece, le temperature potranno raggiungere e superare localmente i 40 gradi.
Nonostante il predominio dell'alta pressione, sabato il Nord dovrà fare i conti con una marcata instabilità atmosferica. "Il forte contrasto tra l'aria rovente al suolo e correnti più fresche in quota potrebbe favorire lo sviluppo di temporali intensi, accompagnati anche da grandinate di forte intensità", osserva Gussoni.
La fase più intensa dell'ondata di calore è attesa però all'inizio della prossima settimana. Le anomalie termiche resteranno comprese tra 7 e 8 gradi oltre la norma e le grandi città del Centro-Sud saranno le più colpite. A Roma e Firenze, conclude il meteorologo, le temperature potranno raggiungere i 38-39 gradi, con afa elevata anche nelle ore notturne e il ritorno delle cosiddette "notti super tropicali".

(Adnkronos) - Stallo, che rischia di essere nemmeno tanto breve. Il puzzle della commissione di Vigilanza Rai fatica sempre di più a comporsi. Lo stand by si allunga sempre di più in un rimpallo di responsabilità che ha mandato in soffitta Riccardo Villari, l'esponente del Pd eletto presidente con i voti del centrodestra nel 2008, poi espuso dai dem ma rimasto a San Macuto per tre mesi prima di cedere il comando della bicamerale a Sergio Zavoli. La prima scadenza ('soft') data dai presidenti delle Camere nella loro ultima lettera è stata superata senza effetti. Entro mercoledì i Gruppi parlamentari avrebbero dovuto indicare i nuovi componenti dell'organismo parlamentare, ma il sì è arrivato solo dalla maggioranza. L'opposizione ha fatto subito sapere che non avrebbe dato seguito alla sollecitazione.
Ma "i problemi devono saperli affrontare maggioranza e opposizione e cercare di superarli senza scaricarli sul presidente della Camera e anche del Senato", ha spiegato Ignazio La Russa parlando del suo impegno per una soluzione del caso Vigilanza. Però è proprio sui piani alti di Montecitorio e palazzo Madama che punta il dito l'opposizione: "I presidenti delle Camere per due anni non hanno fatto nulla e hanno gestito la vicenda in maniera burocratica. C'è un problema politico che deve essere risolto: i presidenti delle Camere dovrebbero rendersi conto della difficoltà istituzionale e costituzionale, è la prima volta che una cosa del genere succede nella storia della Repubblica", ha detto all'Adnkronos Stefano Graziano, capogruppo del Pd in Vigilanza Rai, intervistato ad 'AdnTalks' dal direttore Davide Desario. (QUI L'INTERVISTA)
Per non passare per 'barricadera' e basta, l'opposizione la sua proposta l'ha avanzata: "Si riparta dall'European media freedom act". Recepire prima le indicazioni di Bruxelles sull'informazione pubblica e poi, di conseguenza, procedere a tutto il resto. A partire dal rinnovo della governance della Tv pubblica. "Adesso sta alla maggioranza fare proposte per sbloccare la situazione", ha detto sempre Graziano. Quindi, stallo. Perchè, come ha sottolineato sempre La Russa, "i presidenti non possono sostituirsi alle scelte dei partiti". I primi inquilini di Camera e Senato, insomma, non avrebbero certo l'intezione di stressare troppo la situazione. Potrebbe, quindi, arrivare un nuovo richiamo. Un estremo invito alla riflessione sull'opportunità di mettere in condizione la bicamerale di funzionare. Con un alert, però. "Non è possibile che si arrivi a ridosso delle elezioni senza che siano approvate le regole della par condicio", è il limite invalicabile secondo fonti parlamentari di maggioranza. Insomma, in politica va bene anche il muro contro muro deciso ma poi ci sono delle responsabilità da assumersi.
Resterebbe quindi sullo sfondo la prospettiva di procedere come con la commissione Covid, con una 'cooptazione forzata' dei componenti da parte di La Russa e Fontana, magari partendo dai capigruppo o dai componenti degli Uffici di presidenza dei due rami del Parlamento. Questo per indicare un metodo equo e bilanciato delle scelte. "Ma noi ci dimetteremo di nuovo", hanno già assicurato dall'opposizione, senza manifestare dubbi. E quindi ancora stallo. Ed è a questo punto che fanno strada, in Transatlantico, le voci di un lavorio in atto sotto traccia che, però, richiederebbe un pò più di tempo rispetto a un termine troppo ultimativo da mettere sulla composizione della Vigilanza Rai.
Il punto fisso da cui partite è che la bicamerale, dopo i cambiamenti dei gruppi parlamentari rispetto all'inizio della legislatura, avrebbe avuto comunque bisogno di un riequilibrio interno. Forza Italia ha colto la palla al balzo, rivendicando il suo spazio: indicando i suoi componenti ne ha inserito uno in più rispetto al passato, il senatore Mario Occhiuto. C'è poi la questione Azione: Maria Stella Gelmini, entrata in quota opposizione, si trova ora componente di maggioranza per Noi moderati. Il partito di Carlo Calenda, che dovrà avere un suo componente, ha gli occhi di tutti puntati. Il capogruppo alla Camera Matteo Richetti è sempre stato presente a tutte le riunione dell'opposizione sulla Vigilanza, l'ultima ieri pomeriggio, rivendicando tutte le scelte fatte dal 'campo larghissimo'. "Ma se la maggioranza proponesse a Calenda la presidenza della Vigilanza?", suggerisce un commissario di opposizione.
Sul posto spettante al Misto, invece, ha messo gli occhi Futuro nazionale: "Siamo la componente più numerosa, per quale motivo di viene negata una rappresentanza?", ha scritto il deputato vannacciano Edoardo Ziello al presidente Fontana e al capogruppo del Misto Manfred Schullian. Il Misto sino ad oggi è stato rappresentato a Dieter Steger, ma se il commissario andasse davvero ai vannacciani? Attualmente la maggioranza conta su 25 voti in commissione, ne basterebbero appena due (al netto del voto del presidente) per avere i due terzi che la legge sulla governance Rai richiede per la ratifica dell'indicazione del presidente della Tv pubblica. "Se riuscissero a conquistare due commissari, potrebbero decidere non solo di far ripartire la Vigilanza e di farla funzionare solo con loro, ma anche di nominare i vertici Rai. E tutto a ridosso delle elezioni", è il grido di allarme lanciato dai parlamentari dell'opposizione.

(Adnkronos) - Una lacrima sul viso può dire molto, ma non solo sulle emozioni che proviamo. In ogni goccia si nasconde una miniera di informazioni anche sul nostro cervello e sul suo stato di salute. Parola di scienziati. In futuro, spiegano gli autori di un nuovo studio, attraverso sensori hi-tech si potrebbe sviluppare un vero e proprio test della lacrima, non invasivo, in grado di monitorare disturbi neurologici senza aghi o impianti. Ed ecco cosa potrebbe rivelare con poche gocce. Nel lavoro pubblicato sulla rivista 'Acs Omega' (dell'American Chemical Society), gli esperti spiegano di aver sviluppato un dispositivo - un sensore elettrochimico low cost - per rilevare la dopamina, un neurotrasmettitore coinvolto nel movimento, nell'apprendimento, nella motivazione e nella regolazione emotiva. Leggere questi dati potrebbe fornire indizi importanti sulla salute neurologica.
I ricercatori - un team in forze in atenei e centri di ricerca brasiliani - hanno testato il sensore utilizzando lacrime umane artificiali. E con questa prima prova hanno dimostrato che è possibile rilevare con precisione una gamma ampia di concentrazioni di dopamina. La tecnologia messa a punto potrebbe supportare lo sviluppo di nuovi strumenti per il monitoraggio del morbo di Parkinson e di altre patologie legate a livelli atipici di dopamina.
Con la creazione del sensore, illustra l'autore corrispondente dello studio Neftalí Lênin Villarreal Carreño, "puntiamo a facilitare l'individuazione precocissima dei disturbi neurologici, creando opportunità di intervento clinico prima che si manifestino i sintomi principali". Le variazioni dei livelli di dopamina, sia in aumento che in diminuzione rispetto alla norma, sono associate a patologie neurologiche e psichiatriche. Ad esempio, nel morbo di Parkinson le concentrazioni tendono a diminuire. Gli attuali metodi di monitoraggio, come prelievi di sangue, analisi delle urine o dispositivi impiantabili, richiedono tempo o procedure invasive. Le lacrime potrebbero rappresentare un'alternativa, una strategica fonte di informazioni sullo stato di salute, poiché possono essere raccolte in modo rapido e indolore.
Carreño e colleghi hanno quindi costruito e testato un sensore per valutare se le lacrime potessero fornire un metodo non invasivo di monitoraggio della dopamina. Per crearlo hanno utilizzato un laser per convertire porzioni di una sottile pellicola di plastica in grafene elettricamente conduttivo. Il dispositivo, delle dimensioni di un francobollo, produce un segnale elettrico quando la dopamina reagisce col grafene. Nei test di laboratorio, i ricercatori hanno aggiunto dopamina a lacrime umane artificiali e hanno misurato le prestazioni del sensore. Lo strumento si è dimostrato promettente: ha rilevato con precisione i livelli di dopamina, comprese concentrazioni simili a quelle precedentemente riscontrate nelle lacrime di persone affette dal morbo di Parkinson, e ha mantenuto le sue prestazioni anche in presenza di altri composti comunemente presenti nelle lacrime.
I risultati descritti, concludono i ricercatori, gettano le basi per futuri studi basati sull'utilizzo di campioni di lacrime umane e aiuteranno a sviluppare dispositivi per la diagnostica in grado di monitorare i biomarcatori neurologici attraverso la semplice raccolta di poche gocce.

(Adnkronos) - Michele Mari vince il premio Strega 2026 con I Convitati di Pietra, che ottiene 190 voti nella serata finale andata in scena mercoledì 8 luglio. Mari, pubblicato da Einaudi, ha confermato i pronostici della vigilia che lo davano come il candidato favorito per il gradino più alto del podio.
Il vincitore ha superato la concorrenza degli altri cinque scrittori arrivati in sestina: Matteo Nucci con 'Platone. Una storia d’amore' (Feltrinelli), si è piazzato secondo con 152 voti; Bianca Pitzorno con 'La sonnambula' (Bompiani), terza con 84 voti; Alcide Pierantozzi con 'Lo sbilico' (Einaudi) ha chiuso quarta con 78 voti; Teresa Ciabatti con 'Donnaregina' (Mondadori) ha ottenuto 75 voti e si è piazzata quinta; Elena Rui, Vedove di Camus (L’orma) sesta con 64 voti. In totale, sono stati espressi 643 voti sul totale di 800 giurati: ha votato l'80,4 % degli aventi diritto.
La serata finale si è tenuta, per la prima volta, in piazza del Campidoglio, gremita da una folla di scrittori, editori e addetti ai lavori. Il cuore antico di Roma è stato scelto per festeggiare l'80esima edizione del riconoscimento ideato dai coniugi Goffredo e Maria Bellonci lo stesso anno in cui venne proclamata la Repubblica. Il premio è stato consegnato al vincitore da Andrea D’Angelo, vicepresidente di Strega Alberti Benevento.
Michele Mari si è, dunque, imposto con il suo ‘I convitati di pietra’, libro proposto da Vittorio Lingiardi. Il romanzo racconta la storia di un gruppo di ex compagni di liceo che, dopo la maturità, stringono un 'patto sciagurato'. Quello che nasce come un gioco si trasforma in una spietata competizione per la sopravvivenza, dove l'ultimo rimasto in vita vincerà un tesoro, svelando con perfido divertimento le pulsioni nascoste dentro l'amicizia. Alla vigilia della finale Mari è stato al centro di una polemica a causa di presunte affermazioni offensive su Michela Murgia, la scrittrice morta tre anni fa.
La serata, condotta da Pino Strabioli e Gloria Campaner, è stata trasmessa in diretta televisiva da Rai 3. Sono intervenuti: Roberto Gualtieri, sindaco di Roma Capitale; Giovanni Solimine e Stefano Petrocchi, rispettivamente presidente e direttore della Fondazione Bellonci; Giuseppe D’Avino, presidente di Strega Alberti Benevento; Serena Morgagni, responsabile della Direzione Communication di BPER Banca.
Gli ultimi cento voti sono stati scrutinati uno per uno fino alla proclamazione da Andrea Bajani, vincitore della scorsa edizione del Premio Strega. Tra gli ospiti istituzionali della serata, il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, l’assessore alla Cultura del Comune di Roma, Massimiliano Smeriglio, e il presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone.
Gli 800 aventi diritto al voto sono così distribuiti: 460 Amici della domenica, 245 votanti dall’estero selezionati da 35 Istituti Italiani di Cultura nel mondo, che contribuiscono alla formazione della giuria esprimendo ciascuno 7 giurati tra studiosi, traduttori e appassionati della nostra lingua e letteratura, 30 voti collettivi espressi da scuole, università e circoli di lettura delle Biblioteche di Roma, 65 voti di lettori forti scelti nel mondo delle professioni e dell’imprenditoria. Tra i nuovi giurati entrati quest’anno a far parte degli Amici della domenica: le giornaliste Marianna Aprile, Annalisa Cuzzocrea e Francesca Fagnani, le scrittrici Sabrina Efionay e Annalisa de Simone, gli scrittori Andrea Canobbio e Dario Voltolini.
Grazie alla collaborazione con il Maeci, quest’anno sono stati 35 gli Istituti italiani di Cultura all’estero coinvolti nella giuria. Ecco quali: Addis Abeba, Amburgo, Amsterdam, Atene, Beirut, Berlino, Bruxelles, Buenos Aires, Chicago, Città del Messico, Dublino, Il Cairo, La Valletta, Lione, Lisbona, Londra, Los Angeles, Madrid, Montréal, New York, Parigi, Pechino, Praga, Santiago, Seoul, Shangai, Stoccarda, Stoccolma, Strasburgo, Tirana, Tokyo, Tripoli, Tunisi, Varsavia, Vienna.
Il vincitore Michele Mari proseguirà lo Strega Tour toccando l’11 luglio Lonato del Garda, il 15 luglio Idroscalo di Ostia (Puntasacra Film Fest), 17 luglio Villasimius (Festival della Marina), 19 luglio Cervo (Cervo ti Strega), 24 luglio Frascati, 25 luglio Vieste (Il Libro Possibile), 26 luglio Ugento, 5 agosto Marciana Marina, 8 agosto Cortina d’Ampezzo (Una montagna di libri), a fine agosto Benevento (Benevento Città spettacolo) e a fine settembre Palermo (Logos). (di Carlo Roma)

(Adnkronos) - Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha trasformato il summit della Nato ad Ankara in un suo show personale, in cui prima ha drammatizzato, attaccando con metodo sia l'Alleanza che gli alleati, specie quelli che osano resistergli, come la Danimarca che non intende cedergli la Groenlandia, e come la Spagna, che si ostina a non voler spendere per la difesa quanto lui vorrebbe. Poi però, in netta contraddizione con i toni e gli argomenti usati martedì e ancora mercoledì mattina, il lieto fine: il presidente ha parlato di "molta unità" e addirittura di "immenso amore" tra i 32 alleati.
Per il presidente Usa, che ha passato le ore precedenti a strapazzare sia la Nato nel suo complesso che gli alleati, specialmente alcuni, e tra questi anche l'Italia, il summit è stato un "grande successo". Ha anche espresso rammarico perché la stampa non ha potuto assistere ai lavori, che si tengono a porte chiuse. Ha lodato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e lo stesso segretario generale Mark Rutte, che, ha sottolineato, ha fatto "un grande lavoro, è un fantastico unificatore".
Il presidente ha 'dirottato' mediaticamente il vertice, convocando più conferenze stampa nel corso di poco più di 24 ore e calamitando così su di sé, com'era inevitabile, l'attenzione dei media: una martedì, subito dopo l'incontro con Recep Tayyip Erdogan, e altre ieri, la prima al fianco del segretario generale della Nato Mark Rutte, la seconda con Volodymyr Zelensky e la terza nella grande sala della biblioteca presidenziale, nel complesso di Bestepe ad Ankara, dove si è svolto il vertice.
Come aveva già fatto altre volte, Trump ha criticato l'Alleanza. "Non sono contento - ha affermato - della Nato per quello che ha fatto in Groenlandia. E non sono contento della Nato per il fatto che non hanno voluto aiutarci con il principale Stato sponsor del terrorismo", l'Iran. Rutte ha notato che l'Iran non rientra nell'ambito territoriale delineato dal Trattato, ma non ha escluso che la Nato possa avere un ruolo in futuro per impedire che Teheran abbia l'atomica.
"Su questo fronte - ha aggiunto Trump - non erano disposti ad aiutarci. In tutta onestà, non ne ho parlato con Mark. Se l'avessi fatto, le cose sarebbero potute andare diversamente, ma non avevamo bisogno di aiuto. Però stavo solo mettendo alla prova la loro posizione. Volevo vedere se sarebbero stati presenti o meno".
Il segretario generale, dal canto suo, ha avvertito anche lui nella sala dei leader un "enorme senso di unità" tra i 32 capi di Stato e di governo. Tuttavia, ha dovuto ammettere quello che già si intuiva dalla dichiarazione finale, cioè che la data del prossimo summit della Nato non è stata ancora fissata. Rutte ha confermato che si terrà in Albania, ma ha aggiunto che "la data esatta deve ancora essere decisa".
Sembra che le proteste in corso in quel Paese contro un progetto immobiliare collegato al genero di Trump Jared Kushner in una riserva naturale, che si sono trasformate in un movimento di massa, la cosiddetta rivoluzione dei fenicotteri, abbiano irritato non poco il presidente americano, il quale avrebbe anche chiesto di diradare gli impegni della Nato, dai vertici alle ministeriali. Va però detto che i summit della Nato si tengono a cadenza annuale solo da qualche anno: in precedenza erano assai più rari.
Prima del lieto fine, ancora mercoledì Trump ne aveva avute un po' per tutti, ma non per la Polonia che, ha sottolineato, "sta facendo molto bene" e ha "un grande presidente", Karol Nawrocki dell'ultranazionalista Pis. Trump ha attaccato con particolare determinazione la Spagna di Pedro Sanchez, socialista, al quale gli attacchi di Trump finora hanno giovato sul piano dei consensi: la sua postura da "hombre vertical", che non si piega davanti al presidente yankee, sembra non dispiacere agli spagnoli. "La Spagna - ha detto - è un caso senza speranza. Tra l'altro, non vogliamo più fare affari commerciali con la Spagna. Vorrei che fosse tagliata fuori".
La Spagna, ha continuato Trump, "è un partner terribile nella Nato. Non partecipano. Non pagano. Non voglio avere nulla a che fare con la Spagna. Interrompete ogni commercio con la Spagna, per favore, incluse le visite. Non vogliamo avere nulla a che fare con loro". Ma non si è fermato qui: "State a vedere - ha previsto - vedrete che torneranno strisciando. Oh, torneranno eccome".
Trump ha aggiunto: "Vediamo quanto resteranno ostili, quando chiameranno dicendo: 'Per favore, per favore, vogliamo commerciare con voi, signore. Vogliamo commerciare con voi, signore' (qui ha fatto una vocina piagnucolante, ndr). Fanno un sacco di soldi con noi. Ora vedranno che ne faranno molti meno. Non voglio fare affari con loro".
Il commercio con la Spagna non è una questione bilaterale Washington-Madrid, ma una materia che riguarda l'Unione Europea, che in materia ha la competenza esclusiva. Da Bruxelles i portavoce della Commissione hanno assicurato che la Commissione farà "sempre" in modo che gli interessi degli Stati membri vengano "pienamente tutelati". Dal canto suo, Sanchez non si è lasciato impressionare e ha detto che nella Nato sono "più le cose che ci uniscono di quelle che ci dividono". Ha fatto poi notare che le decisioni in materia di spesa pubblica appartengono alla sfera della sovranità nazionale.
Dopo la Spagna, Trump è tornato ad attaccare l'Italia, ma quasi en passant: "L'Italia è stata pessima (very bad, ndr) per quanto riguarda le loro basi, come sapete", e lo sono stati "anche un paio di altri Paesi", ha osservato. Dopo la cena di martedì sera, in cui era allo stesso tavolo con la premier Giorgia Meloni, il suo obiettivo principale ieri sembrava essere tornata Madrid.
La presidente del Consiglio, rientrando in hotel martedì alla fine della cena, ha detto di avere "rapporti cordiali" con il presidente americano, senza elaborare oltre. In conferenza stampa, rifiutando di tornare sui post del presidente americano, ha risposto che non si pente "di nulla di quello" che ha fatto. Con Trump, ha spiegato, ha "fatto un investimento politico per convinzione sull'unità dell'Occidente". Nella conferenza stampa serale, Trump ha ammorbidito ulteriormente i toni, dicendo che l'Italia "è stata brava" e che ha solo "avuto un brutto momento".
Ma il vero chiodo fisso di Trump, il suo cruccio, è la Groenlandia, la grande isola artica che appartiene al Regno di Danimarca. Il quale, pur essendo (almeno fino a qualche mese fa) uno dei Paesi più atlantisti d'Europa, non intende cederla a Washington, cosa che Trump non pare voler accettare. Per l'Alleanza è un grosso problema, anche se il presidente oggi non ha ripetuto le minacce di prenderla con la forza. Prima di entrare, la premier socialdemocratica Mette Frederiksen ha detto ai giornalisti che la Danimarca è "pronta a difendere ogni centimetro del territorio della Nato, incluso il nostro territorio. L'articolo 5" del Trattato dell'Atlantico del Nord "vale per il versante orientale, per gli Usa e vale anche per la Groenlandia".
E a chi le ha chiesto se Copenaghen è pronta a difendere l'isola, ha risposto: "Naturalmente difenderemo il Regno di Danimarca". Ha poi fatto notare che il Paese scandinavo è "uno Stato sovrano" e che "tutti devono rispettare la nostra sovranità". Anche se la premier islandese Kristrún Mjöll Frostadóttir e il presidente finlandese Alexander Stubb hanno confermato che sono in corso colloqui tra Usa e Danimarca sul tema, la risposta di Frederiksen non deve essere piaciuta molto a Trump, che ha imbracciato la clava e l'ha usata.
Trump ha parlato della Danimarca con parole ai limiti dello scherno, ricordando che il Regno venne invaso dal Terzo Reich "in meno di un giorno". I nazisti in effetti impiegarono qualche ora, il 9 aprile del 1940, a sottomettere il Paese, pianeggiante e privo di difese naturali, che si arrese quasi senza combattere, a differenza dei norvegesi che dettero filo da torcere ai tedeschi, ritirandosi sulle montagne e resistendo per oltre due mesi alla Wehrmacht. L'invasione nazista della Danimarca è nota anche come Guerra delle sei ore.
La Groenlandia, ha detto Trump, "è molto importante per gli Stati Uniti, ma non lo è per la Danimarca. Di fatto, quando la Danimarca fu invasa dai nazisti in meno di un giorno, noi prendemmo la Groenlandia. Adolf Hitler li sconfisse in un giorno e loro chiesero a noi di occuparci della Groenlandia". Dopo la guerra, si è rammaricato, "stupidamente, l'abbiamo restituita".
"Non avremmo dovuto restituirgliela - ha aggiunto - perché siamo noi ad averne bisogno. Ci serve per la protezione del mondo, non solo degli Stati Uniti. Non è utile alla Danimarca, ma lo è per noi. E' fondamentale per noi". Durante la Seconda Guerra Mondiale, ha osservato, l'isola "era nostra. La controllavamo noi. Ce ne occupavamo noi, e poi l'abbiamo restituita; il motivo... non lo so. Io non l'avrei fatto; non avrei restituito nemmeno il Canale di Panama".
Per quanto concerne l'Iran, Trump ha detto, in un altro passaggio che non deve essere piaciuto molto agli alleati europei i quali speravano in una normalizzazione della circolazione nello Stretto di Hormuz, che, per quanto lo riguarda, il cessate il fuoco "è finito", dato che i governanti iraniani sono "feccia", gente "fuori di testa".
Non ha escluso di attaccare nuovamente l'Iran e ha apertamente minacciato di morte l'attuale leadership iraniana, avvertendo che potrebbe fare la fine delle precedenti, morte sotto le bombe e i missili di Israele e Usa. Ma ha aggiunto che, qualsiasi cosa accada, "finirà molto rapidamente" e il petrolio tornerà a "scorrere", obiettivo piuttosto rilevante in vista delle elezioni di metà mandato. E' sull'Ucraina che ad Ankara si registra una decisa apertura da parte di Washington: "Un uccellino mi ha detto che daremo all'Ucraina i diritti per produrre i missili Patriot", ha affermato il presidente americano. Era una richiesta, questa, che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky avanzava da tempo, per poter difendere il suo territorio dagli attacchi dei russi. Trump ha confermato, infine, che avrebbe lasciato la Turchia a bordo di un Air Force One più vecchio del nuovo Boeing 747, donatogli recentemente dal Qatar.

(Adnkronos) - Senza un intervento urgente i nuovi casi annui di tumore rischiano quasi di raddoppiare entro il 2050. E' il monito lanciato dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) alla luce delle previsioni contenute nel Global Status Report on Cancer 2026, diffuso oggi. Già adesso, evidenzia l'agenzia Onu per la salute, milioni di persone stanno affrontando le conseguenze fisiche, emotive e finanziarie di un cancro, malattia che miete ogni giorno oltre 26mila vittime. Ad allarmare sono le proiezioni che suggeriscono un'impennata dei numeri nell'arco di circa 25 anni. Con circa 20,6 milioni di nuove diagnosi e quasi 10 milioni di decessi all'anno, il cancro rimane la seconda causa di morte a livello globale, dopo le malattie cardiovascolari. E se non si riuscirà a modificare questo trend si prevede che i casi annuali saliranno a quasi 35 milioni entro il 2050. Invertire la tendenza, spiega l'Oms, "richiederà un cambiamento fondamentale verso un approccio incentrato sulla persona, che risponda ai bisogni sanitari e alle esperienze di vita delle persone colpite e delle comunità.
Il report, elaborato dall'Oms con l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), fornisce un'analisi completa dei progressi compiuti in aree chiave come l'impegno politico, la prevenzione del cancro - in particolare il controllo del tabagismo e i programmi di vaccinazione - e gli investimenti nelle cure. Tuttavia, dal documento emergono non solo i passi avanti, ma anche persistenti e crescenti disuguaglianze nell'accesso alla prevenzione, alla diagnosi, al trattamento e alle cure di supporto, con milioni di persone che rimangono senza i servizi di cui hanno bisogno. L'analisi mostra che, mentre nei Paesi ad alto reddito l'87% delle donne con tumore al seno sopravvive a 5 anni dalla diagnosi, nei Paesi a basso reddito la percentuale scende al 42%. Meno di 1 Paese su 3, inoltre, include attualmente la cura del cancro nei propri pacchetti di copertura sanitaria universale.
"Il cancro è una malattia profondamente personale che tocca quasi tutti noi. Ma la sopravvivenza non dovrebbe mai dipendere dal luogo di nascita o dal reddito di una persona", ha ammonito il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus. "Le disuguaglianze documentate in questo rapporto non sono inevitabili; sono la conseguenza di scelte e possono essere invertite attraverso un'azione più incisiva e unitaria".

(Adnkronos) - Ci sarà anche Justin Bieber tra le superstar dell'half-time show della finale dei Mondiali 2026. Domenica 19 luglio, l'artista canadese sarà tra i grandi ospiti al New York New Jersey Stadium per l'ultimo atto della Coppa del Mondo 2026 in Messico, Canada e Stati Uniti. Justin Bieber 'scenderà in campo' alla fine del primo tempo e sarà co-headliner dello spettacolo finale all'intervallo insieme a Shakira, Madonna e i Bts.
"I Mondiali uniscono il mondo come nient'altro riesce a fare" ha detto Justin Bieber in un comunicato, confermando la sua partecipazione al grande evento. “Sono grato di poter partecipare a questo spettacolo dell'intervallo. E lo sono ancora di più sapendo che sta già contribuendo ad ampliare l'accesso all'istruzione per i bambini di tutto il mondo" ha aggiunto l'artista.
Il motivo? Lo show sosterrà il Fifa Global Citizen Education Fund, che sta raccogliendo 100 milioni di dollari per aiutare i bambini ad accedere all'istruzione e al calcio.

Maracalagonis, Estate 2026: Calici sotto le Stelle, Festa della Birra e Serate con Maria Luisa Congiu
MARACALAGONIS – Il Comune di Maracalagonis ha svelato il programma degli eventi estivi "Mara e Mare 2026". Un calendario ricco di appuntamenti tra sport, musica, tradizione e divertimento per animare le serate di luglio, agosto e settembre. Ecco tutti gli eventi in programma (dal 25 luglio in poi).
Luglio
Sabato 25 luglio – Festa della Birra (Campo Sportivo M. Angioni, ore 21.30)
La serata si apre con lo spettacolo Abbronzatissima, seguito dal dj set di DJ Manu. Musica e divertimento per una notte all'insegna della birra artigianale.
Agosto
Venerdì 7 agosto – Calici sotto le Stelle (Torre delle Stelle, Parco Via Sagittario, ore 21.30)
Tony Live DJ Set per una serata dedicata al buon vino, alla musica e alle due ruote, con l'esposizione di Vespe Piaggio a cura dell'Associazione Due Ruote.
Venerdì 28 agosto – Festa di San Basilio (Località San Basilio, ore 21.30)
Musica live con SKAOSS feat Loska Familia.
Sabato 29 agosto – Festa di San Basilio (Località San Basilio, ore 21.30)
Serata all'insegna della grande musica sarda con Maria Luisa Congiu.
Domenica 30 agosto – Festa di San Basilio (Località San Basilio, ore 21.30)
Gran finale con il DJ Set Party di Maurizio Pinna, balli per tutti con Gigi Cabras e le ballerine Sara e Camilla, e la premiazione della "Barracca più Bella".
Settembre
Sabato 5 settembre – Pani e Tommata (ore 21.30)
Spettacolo offerto dalla Pro Loco con I Big Mama.
Domenica 6 settembre – Pani e Tommata (ore 21.30)
Serata Sarda, dedicata alle tradizioni, alla musica e alla cultura dell'isola.
Venerdì 25 settembre – Festa di Fine Estate (Maracalagonis, ore 21.30)
L'ultimo saluto all'estate con Gigi Cabras e il suo Staff: Fluo Party, Schiuma Party, musica e dj set.
Data da definire – S'Passiu in Bixinau (evento in arrivo, data da comunicare)
L'estate a Maracalagonis si preannuncia ricca di eventi per tutti i gusti. Il programma è organizzato in collaborazione con l'Amministrazione Comunale e le associazioni locali. Non resta che segnare le date in agenda.

(Adnkronos) - Nuovo attacco degli Stati Uniti all'Iran. Il Comando centrale (Centcom) annuncia che le forze armate americane, "su ordine del Comandante in Capo", il presidente Donald Trump, oggi 8 luglio "hanno avviato ulteriori attacchi contro l'Iran per indebolire ulteriormente la sua capacità di minacciare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz". "Gli Stati Uniti ritengono l'Iran responsabile della recente aggressione ingiustificata contro navi mercantili ed equipaggi civili che attraversano liberamente una vitale via navigabile internazionale", rende noto il Centcom.
L'agenzia iraniana Fars riferisce di esplosioni nell'area delle città costiere di Bandar Abbas e Sirik. Le difese aeree sono entrate in azione "per ingaggiare obiettivi ostili". Per l'agenzia Mehr, esplosioni anche nelle zone di Konarak e Chabahar.
I nuovi raid americani, dopo quelli condotti nella tarda serata italiana del 7 luglio, sono stati ampiamente anticipati dal presidente Trump: "Colpiremo di nuovo, forse già oggi", ha detto in giornata il presidente americano a Ankara, sede del vertice Nato. "La tregua con l'Iran, per quanto mi riguarda, è finita. Non so se avremo un accordo con l'Iran. Potremmo farne a meno, è più facile così. Queste persone mentono e imbrogliano", ha detto il numero 1 della Casa Bianca. La nuova escalation, per Washington, è la conseguenza degli attacchi di Teheran contro petroliere e mercantili nelle acque dello Stretto di Hormuz: "Potremmo ripristinare il blocco navale. E sarà solo per l'Iran, gli altri possono avere quello che vogliono", ha detto Trump, che scommette su un rapido epilogo. "Qualsiasi cosa accada accadrà molto velocemente", ha detto escludendo a stretto giro la ripresa del dialogo con le "persone malate e spietate" che governano la repubblica islamica: "Non voglio più avere nulla a che fare con loro. Sapete cos'è la feccia? Sono feccia. E se avessero un'arma nucleare, la userebbero. Per quanto mi riguarda, è finita", ha ribadito.
Rimane uno spiraglio teorico sul fronte diplomatico ed è legato al lavoro dei negoziatori Steve Witkoff e Jared Kushner. "Loro vogliono negoziare, sono brave persone, ma devono riferire a me", ha detto Trump. "Per quanto mi riguarda, trattare con loro è solo una perdita di tempo: raggiungiamo un accordo e poi escono e dicono che non ne abbiamo mai discusso. C'è qualcosa che non va in loro, sono fuori di testa".
(Adnkronos) - Un gigantesco incendio divora un capannone del corriere Bartolini a Milano. Le fiamme arrivano ai camion che esplodono. I vigili del fuoco intervengono mentre un'enorme nube nera di fumo avvolge la città.

Gonnesa, Tentata Truffa dello Specchietto a un Pensionato: 30enne Denunciato
GONNESA – I Carabinieri della Stazione di Gonnesa hanno denunciato in stato di libertà un 30enne di origini catanesi, già noto alle forze dell'ordine, con l'accusa di tentata truffa. Il giovane aveva preso di mira un pensionato del luogo con la classica truffa dello specchietto.
La Dinamica
Il 30enne, a bordo della propria auto, ha tentato di attuare il raggiro ai danni dell'anziano. Tuttavia, la vittima si è insospettita e ha immediatamente chiamato i Carabinieri, fornendo una precisa e dettagliata descrizione del malvivente. La segnalazione è stata inoltrata alla Centrale Operativa della Compagnia di Iglesias.
L'Intervento
I Carabinieri, impegnati in un ordinario servizio di pattugliamento, hanno rintracciato e identificato il 30enne a bordo della sua autovettura. L'azione criminosa non è andata a buon fine grazie alla prontezza della vittima.
La Denuncia
Al termine delle formalità d'identificazione, l'uomo è stato denunciato alla competente Autorità Giudiziaria.
L'operazione testimonia l'incessante impegno dell'Arma nella prevenzione e repressione dei reati contro il patrimonio, con particolare attenzione alla protezione delle fasce più vulnerabili della popolazione. La collaborazione dei cittadini si conferma fondamentale per sventare le truffe.
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