
Francesco Totti può tornare alla Roma. L'ha detto Claudio Ranieri, consigliere della famiglia Friedkin, rilanciando un'ipotesi che è sempre rimasta aperta, per la storia e il significato che avrebbe la presenza del Capitano all'interno della società. Le opzioni sul tavolo sono diverse, con alcuni punti fermi che andrebbero messi, sia stando alle indicazioni che la stessa bandiera della Roma ha fornito ogni volta che ne ha parlato, sia ricordando la prima esperienza da dirigente con la gestione di James Pallotta.
E' luglio del 2017 e Totti ha concluso da poco, contro la sua voglia, la straordinaria carriera da calciatore con la maglia della Roma. Il suo ruolo, disegnato come un mediatore tra società e spogliatoio, rimane sempre però poco definito, alimentando da una parte incomprensioni e dall'altra la sua insoddisfazione per l'impossibilità di incidere come avrebbe voluto. E' un'esperienza che dura due anni, fino a giugno del 2019, quando si chiude con una dura conferenza stampa che sancisce una fine dolorosa: "Mi dimetto non per colpa mia, il club mi ha tenuto fuori da tutto... per questo club sono stato sempre un peso... non ho mai avuto la possibilità operativa di poter lavorare sull’area tecnica".
In quella occasione, Totti dice anche una cosa che ci porta direttamente a oggi e all'ipotesi rilanciata da Claudio Ranieri: "Nel momento in cui un'altra proprietà punterà forte su di me, io sarò sempre pronto". Ecco, l'altra proprietà può essere quella dei Friedkin ma restano sul tavolo i dubbi e i potenziali problemi della prima esperienza.
Per un ritorno di Francesco Totti alla Roma che possa essere utile alla società, a tutta la piazza e anche alle sue ambizioni, sono indispensabili condizioni chiare: un eventuale incarico dirigenziale deve avere un perimetro certo e regole di ingaggio chiare, che coinvolgano l'allenatore Gian Piero Gasperini, il direttore sportivo Ricky Massara, lo stesso Claudio Ranieri e ovviamente la proprietà e, qualora si decidesse di averne uno, il futuro amministratore delegato.
Totti non vuole e non può essere solo un uomo immagine. Vuole e può incidere sull'area tecnica, mettendo a disposizione la sua conoscenza del calcio. Quando, come e a quali condizioni questo possa avvenire cambia non solo la forma ma soprattutto la sostanza di quello che potrà essere o non essere. Partendo dagli errori fatti in passato, che non vanno ripetuti. Lo si deve alla più importante bandiera della storia della Roma, ai suoi tifosi e anche a tutte le persone che stanno lavorando per farla crescere. (Di Fabio Insenga)

Piazza Città di Lombardia si trasforma in occasione delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina in un luogo dedicato al gioco, alla scoperta degli sport invernali e della fornitura di prodotti e servizi Eni per contribuire alla sostenibilità di Milano Cortina 2026. Eni, come premium partner dei Giochi, presenta Eni WInter Village, in collaborazione con Regione Lombardia.
Progettato come un ambiente coinvolgente e aperto a tutti, Eni Winter Village accompagnerà il pubblico attraverso una serie di giochi ed esperienze: tra queste, un simulatore di discesa su snowboard, un pavimento interattivo per sfidarsi in una battaglia con palle di neve virtuali e una pista di sci di fondo urbana realizzata con materiali prodotti da Versalis (società chimica di Eni e Official Supporter dei Giochi) che, grazie ai suoi polimeri innovativi, ha sviluppato una soluzione che rende possibile sciare anche in città.
Tra i giochi, un memory game che mette in relazione i valori dello sport con quelli del mondo energetico, un quiz per scoprire i prodotti Enilive che hanno contribuito a incrementare la sostenibilità di Milano Cortina 2026, un'esperienza immersiva di Plenitude che attraverso interazioni multisensoriali ricaricherà il pubblico e una vasca di palline per i più piccoli realizzate da Versalis in plastica che in parte deriva da materia prima rinnovabile. Presente anche un’installazione che ospita la riproduzione delle Torce Olimpiche e Paralimpiche ‘Essential’, realizzate da Eni e Versalis.
Eni, che ha accompagnato il Viaggio della Fiamma Olimpica lungo tutta l’Italia come Presenting Partner, con Eni Winter Village coinvolge tutti in una occasione di divertimento durante le settimane dei Giochi Olimpici e Paralimpici e, ancora una volta, si impegna a celebrare lo sport come linguaggio universale, capace di unire diverse culture e ispirare partecipazione, inclusione e passione.

Nuove possibilità di cura dell’insufficienza cardiaca si presentano all’orizzonte. Il Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha espresso parere positivo per finerenone - antagonista selettivo non steroideo dei recettori dei mineralcorticoidi (nsMra) - nel trattamento degli adulti con insufficienza cardiaca e frazione di eiezione ventricolare sinistra (Lvef) ≥40%, ovvero leggermente ridotta (Hfmref) o preservata (Hfpef). Lo annuncia Bayer, in una nota, anticipando che la decisione finale della Commissione europea è attesa nelle prossime settimane. L’insufficienza cardiaca cambia il ritmo della vita prima ancora di quello del cuore. È una malattia cronica, che colpisce circa 800 mila persone in Italia, soprattutto dopo i 65 anni, e che spesso costringe a frequenti ricoveri ospedalieri, limitando autonomia, relazioni e qualità di vita. Definita, non a caso, una pandemia silenziosa, l’insufficienza cardiaca (Heart Failure – Hf) - informa la nota - è una condizione in costante crescita, alimentata dall’allungamento della vita e da diagnosi sempre più precoci, che rappresenta una sfida clinica e sociale di grande impatto.
In questo scenario, ogni giorno guadagnato conta, ogni ricovero evitato significa tempo restituito alla vita: più normalità, più relazioni, più possibilità di guardare al futuro con fiducia. È qui che la prevenzione e soprattutto l’innovazione terapeutica diventano strumenti di speranza concreta. Le terapie più avanzate oggi non si limitano ad alleviare i sintomi, ma possono modificare il decorso della malattia, migliorare la sopravvivenza e offrire ai pazienti una qualità di vita migliore. Negli ultimi decenni la ricerca ha compiuto passi importanti, portando nuove risposte soprattutto per quei pazienti in cui il cuore perde progressivamente la forza necessaria a far circolare il sangue. Per molti altri, in cui il cuore continua a contrarsi in modo apparentemente normale, ma fatica a riempirsi, le opzioni terapeutiche sono rimaste a lungo limitate. Una condizione spesso meno visibile, ma altrettanto invalidante, che cresce con l’invecchiamento della popolazione e accompagna i pazienti in un percorso fatto di sintomi persistenti e poche alternative.
Oggi, per la prima volta, l’arrivo di un nuovo farmaco apre una prospettiva concreta anche per questa forma complessa di insufficienza cardiaca, offrendo non solo una nuova opzione terapeutica, ma soprattutto una nuova possibilità per chi, fino ad ora, aveva poche risposte. Il farmaco, attualmente utilizzato per la malattia renale cronica nei pazienti con diabete di tipo 2, aveva già dimostrato anche in questo setting di pazienti di essere efficace nel ridurre il loro rischio combinato di ospedalizzazione per scompenso cardiaco e mortalità cardiovascolare.
"Il parere positivo del Chmp su finerenone per il trattamento dell’insufficienza cardiaca con frazione di eiezione lievemente ridotta o preservata rappresenta un passo importante nel ridurre l’elevato rischio cardiovascolare che grava su un’ampia e crescente popolazione di pazienti - afferma Christine Roth, Executive Vice President, Global Product Strategy and Commercialization and Member of the Pharmaceuticals Leadership Team di Bayer - I risultati dello Studio registrativo Finerts-Hf hanno dimostrato un beneficio precoce, solido e duraturo di finerenone in una vasta gamma di pazienti in aggiunta alle terapie standard. Dati che rafforzano la nostra fiducia nel potenziale del farmaco di affermarsi come un’opzione terapeutica di rilievo per questi pazienti".
La terapia dell’Hf si è rafforzata da poco più di 2 anni, con una nuova classe di farmaci, le gliflozine, nate come antidiabetici, che hanno mostrato di essere efficaci in tutti i pazienti con insufficienza cardiaca, anche se non diabetici, e indipendentemente dalla frazione di eiezione. Il nuovo studio suggerisce che finerenone potrebbe potenzialmente rappresentare un secondo pilastro della terapia nei pazienti con insufficienza cardiaca a frazione di eiezione preservata o lievemente ridotta. Finerenone, il primo farmaco mirato alla via dei recettori mineralcorticoidi (Mr) - spiega l’azienda - agisce in modo differente rispetto ad altri farmaci nel ridurre il rischio cardiovascolare, bloccando il recettore dell’ormone aldosterone, contribuendo così a ridurre infiammazione, fibrosi, fattori patogenetici centrali nella progressione delle malattie cardio-renali.
La raccomandazione del Chmp nasce da evidenze cliniche solide, ma soprattutto da risultati che si traducono in benefici tangibili per i pazienti. Lo studio registrativo di Fase III Finearts-Hf ha, infatti, dimostrato che finerenone è in grado di ridurre in modo significativo il rischio combinato di morte cardiovascolare e di ospedalizzazioni e visite urgenti per scompenso cardiaco rispetto al placebo, in aggiunta alla terapia standard. In termini concreti, meno accessi in ospedale e una maggiore continuità di vita fuori dalle corsie. Il beneficio si è dimostrato costante nel tempo e trasversale ai diversi profili di pazienti: indipendente dalle terapie di base, dalla presenza di comorbilità o dalla storia di ospedalizzazione, compresi i sottogruppi definiti dalla frazione di eiezione o dall’uso concomitante di inibitori Sglt2. Risultati che rafforzano il valore di finerenone come opzione terapeutica per una popolazione ampia ed eterogenea. I dati dello studio Finearts-Hf sono stati presentati al Congresso Esc 2024 e pubblicati contestualmente sul ‘New England Journal of Medicine’, a conferma della loro rilevanza scientifica. Lo studio - conclude la nota - si inserisce nel programma Moonraker, uno dei più ampi programmi di sperimentazione clinica di Fase III mai realizzati nell’insufficienza cardiaca, che coinvolge oltre 15.000 pazienti e mira a costruire una comprensione completa del ruolo di finerenone lungo tutto lo spettro della malattia e nei diversi contesti clinici.
'Già sperimentata penetrazione di forme esogene di criminalità
organizzata'... 
Pronti, partenza, via. Iniziano le Olimpiadi Invernali e l’attesa è tutta per lo spettacolo iniziale, la cerimonia di apertura di Milano Cortina 2026 di domani, venerdì 6 febbraio. Il ‘Gran cominciamento’, per dirla con Dante Alighieri e non perdere di vista la bellezza dello spirito italiano. La cerimonia è da sempre il momento più visto, cliccato e commentato dei Giochi: “L’evento inaugurale dà il tono della rassegna. Ne racconta la natura profonda e la filosofia, il pensiero e le potenzialità del Paese ospitante”. Marco Balich, direttore creativo della cerimonia inaugurale di Milano Cortina 2026, sorseggia un caffè nel suo studio al centro di Milano e racconta così la propria idea dello spettacolo all’Adnkronos.
Balich: "Olimpiadi piattaforma per ribadire la pace"
“A Pechino 2008 – dice - l’apertura con gli iconici batteristi simboleggiava l’ingresso muscolare della Cina sulla scena mondiale. Nel 2012 Londra puntò invece sui grandi passaggi della storia britannica, mentre Parigi ha scelto due anni fa una strada più originale e coraggiosa, uscendo dal comfort del canonico stadio”. La particolarità di Milano Cortina 2026 starà nella sua natura doppia: due territori, almeno nominalmente, corrispondenti a due narrazioni. “La parte più consistente sarà a San Siro, ma la sfilata degli atleti si svolgerà pure a Livigno, in cui ci saranno gli atleti di Bormio, e a Predazzo. Sarà una cerimonia atipica, diffusa”. Mai vista. Con una grande sfida alla base: tenere tutto insieme in un’unica emozione, un filo sottile da trasferire al mondo. “La stella polare è la volontà di celebrare gli atleti, sono loro il centro gravitazionale. Quando mi fanno domande sulle celebrità e sui grandi nomi, rispondo sempre allo stesso modo. I protagonisti sono gli sportivi, le star fanno da contorno”.
Un tema fondamentale sarà quello della tregua olimpica, entrata in vigore il 30 gennaio: “Le Olimpiadi sono una piattaforma unica per ribadire con forza i valori olimpici e la pace è un cardine essenziale. Viviamo un momento storico complesso. Ad assistere, stando alle conferme, ci saranno almeno 50 capi di Stato e perciò abbiamo scelto di mettere insieme mondi molto distanti”. Tra i primi super ospiti, la star americana Mariah Carey: “Canterà una canzone in italiano (con ogni probabilità Nel blu dipinto di blu, come 'spoilerato' dai social[1], ndr), sarà spettacolare. E avremo un grande interprete cinese, il pianista Lang Lang. Un modo di ribadire come Italia ed Europa abbiano voglia di farsi portatori di pace verso un futuro più sereno”. E poi nomi di primo piano come Andrea Bocelli, Laura Pausini e Ghali: “Una cerimonia deve parlare a tutti, deve essere comprensibile anche a un quattordicenne del Kazakistan che non sa nulla dell’Italia. Significa rendere i messaggi chiari, universali e spettacolari, senza trasformare il tutto in un banale esercizio intellettuale”. Il nome di Ghali, in questo senso, è stato accompagnato da polemiche: “Considero futili le discussioni sui singoli artisti – sottolinea Balich - rappresentiamo l’Italia davanti al mondo”.
Milano Cortina, armonia tema della cerimonia inaugurale
Il tema della cerimonia sarà l’armonia. E Balich, approdato alla sua sedicesima cerimonia tra Olimpiadi e Paralimpiadi, spiega il perché con un pizzico d’orgoglio: “Ogni evento ha bisogno di un titolo e siamo partiti dal presupposto che Milano e Cortina rappresentino città e montagna, uomo e natura. La parola deriva dal greco ἁρμονία e indica due suoni che insieme creano qualcosa di migliore. Un concetto che si applica al rapporto tra culture, popoli, religioni, generi e differenze sociali. Mettere insieme le diversità in modo armonico significa costruire un mondo migliore”. Il terreno, insomma, su cui nasce l’essenza dei Giochi Olimpici: “L’unica piattaforma al mondo in cui tutte le nazioni si sentono parte di un sistema comune, sfidandosi alla pari nel rispetto delle regole”. Il braciere a Cortina sarà posto in Piazza Dibona, mentre a Milano lo sfondo sarà il pittoresco Arco della Pace, a due passi dal Castello Sforzesco: “Per ribadire ancora una volta la voglia dell’Italia di farsi ambasciatrice di valori”.
Dai 1.300 performer alle 700 persone dietro al palco, passando per le quattro location da coordinare in simultanea, i numeri svelano in parte la complessità organizzativa dell’evento. “Il giorno dello show bisogna truccare e vestire oltre 1.200 persone in un’ora e mezza, una sorta di catena di montaggio - sorride Balich -. Il Meazza ci è stato consegnato con soli 13 giorni di anticipo, un limite importante rispetto a produzioni che possono contare su mesi di allestimento, ma le sfide non ci spaventano. Le infrastrutture a Predazzo, Livigno e Cortina sono già operative e la difficoltà tecnica, soprattutto nelle comunicazioni, è stata testata con successo. Posso dire che sarà uno spettacolo molto umano, ma carico di emozione”.
Milano Cortina, le 'sorprese' della cerimonia di apertura
Ma quanto costa organizzare un evento del genere? “Storicamente - spiega il direttore creativo - una cerimonia olimpica può oscillare tra i 70 e i 200 milioni di euro complessivi”. Quelle invernali hanno però budget inferiori, tra i 20 e i 100 milioni. “Dipende dall’ambizione, ma non posso dire altro. Non sono autorizzato a diffondere questi dati”. Tra le sorprese previste nella serata del 6 febbraio, anche un tributo a Giorgio Armani: “E con lui alla moda italiana, grazie alla sfilata tricolore che precederà l’inno nazionale. I costumi sono stati disegnati da Giorgio in persona, si tratta di uno dei suoi ultimi lavori. La moda racconta anche tanto dell’influenza di Milano nel mondo”.
Per Balich, Milano Cortina sarà l’ennesimo traguardo di una carriera scintillante, che lo ‘riporta’ nella sua Italia vent’anni dopo l’esordio a Torino 2006: “Sarà speciale più delle altre volte, perché racchiude una lunga crescita professionale, partita quando il nostro Paese non esisteva nel mondo dei grandi eventi”. Il ‘monito’ arriva al termine della chiacchierata: “Sì, ci sarà qualche richiamo alle ultime Olimpiadi italiane”. E a una cerimonia rimasta nella memoria collettiva. L’Emmy Awards che ogni tanto il direttore osserva soddisfatto, accanto alla sua scrivania, fa la spia di quel successo. (di Michele Antonelli)

La Carta del docente torna nel 2026 con una serie di novità. Dall'importo ai destinatari del voucher fino ai servizi validi. "Aumentano i fondi per i servizi della carta docente e aumenta anche la platea degli utilizzatori. Abbiamo infatti deciso di aggiungere ai 400 milioni che ogni anno sono destinati a finanziare la carta docente altri 270 milioni di euro tratti dai fondi europei. Inoltre abbiamo aggiunto 253.868 utilizzatori e cioè i precari sino a 30 giugno e il personale educativo.", ha detto il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara in un video social.
L'importo
L’assegno annuale della Carta del docente si riduce a 390 euro ma ognuno potrà chiedere in più alle scuole l’acquisto di computer o libri o corsi per la propria formazione, grazie al finanziamento di ulteriori 270 milioni di euro a esse assegnate e utilizzabili anche per pagare il personale amministrativo per la gestione delle pratiche.
Ora rientrano anche i docenti precari
Quest'anno la Carta del Docente si allarga anche a 200mila precari con contratto al 30 giugno. "La Carta docente era stata concepita male perché si riferiva soltanto al personale di ruolo, ma dal 2021 ci sono state alcune sentenze che hanno condannato lo Stato a pagare e a estendere la Carta docente anche ai docenti precari. Queste sentenze - ha spiegato Valditara - non erano mai state adempiute, noi abbiamo iniziato lo scorso anno e quest'anno abbiamo completato l'adempimento di queste sentenze perché giustamente i precari possano anche loro godere di questo benefit".
Come utilizzare il bonus (nel 2026 valido anche per rimborso trasporti)
"Questi quattro anni sono stati spesi un miliardo 323 milioni di euro che sono stati utilizzati con queste finalità: il 60 e mezzo per cento delle risorse è stato impiegato per l'acquisto di hardware e software, tablet, computer; il 28 per cento per l'acquisto di libri; il 6% per spese di formazione e le altre spese sono pressoché irrilevanti. Abbiamo deciso dunque di potenziare i servizi per la formazione e infatti il docente non soltanto potrà continuare ad utilizzare la Carta docente, - ha proseguito il ministro - ma potrà anche per la formazione, per l'aggiornamento quindi per il corso di lingue e via dicendo, piuttosto che per l'utilizzo di tablet e computer potrà passare dalla sua scuola. Alle scuole infatti saranno destinati quei fondi europei, 270 milioni di euro, che in passato non sempre venivano impiegati com efficienza. Le scuole dunque acquisteranno i tablet, acquisteranno i computer o eventualmente i libri e dopodiché li daranno in comodato ai docenti. Ovviamente per queste attività aggiuntive il personale sarà pagato in più con i fondi europei. Si libereranno dunque risorse importanti sulla carta docente che abbiamo deciso di destinare anche ad altri servizi. Da quest'anno infatti saranno utilizzabili pure per le spese di trasporto, anche per abbonamenti sui mezzi pubblici".
L’obiettivo è quello di finanziare, a partire dal prossimo anno, un vero e proprio welfare utilizzabile per qualsiasi spesa, al netto dei fondi assegnati alle scuole per la formazione di tutto il personale. In questa ottica, il sindacato Anief si dice d'accordo sull'idea di trasformare dal prossimo anno la stessa Carta del docente in una carta servizi che sia utilizzabile anche dal personale Ata a cui garantire il diritto per coprire ulteriori spese per la formazione.
Il sindacato Anief: "Importante 38% risorse in più"
Secondo Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief, che ha vinto il ricorso in Corte di giustizia europea per estendere il bonus anche ai supplenti al 30 giugno e che aveva chiesto 100 milioni di euro per non ridurre l'importo, "è importante che il ministro Giuseppe Valditara abbia trovato ulteriori risorse per 270 milioni di euro (38% di risorse in più), assegnate alle scuole proprio per le finalità originarie previste dalla legge (formazione del personale e utilizzo del materiale didattico). Inoltre, l'idea poi di potere garantire a tutto il personale della scuola la spesa di tale bonus come Carta dei servizi, conferma l'attenzione a quel welfare recentemente introdotto con l’assicurazione sanitaria, senza togliere complessivamente la quota che da dieci è stata assegnata annualmente, quota che grazie ai nuovi servizi offerti dalle scuole aumenterà il portfolio in dotazione"
Infine, il sindacato comunica "che rimangono aperte le vertenze legali per assegnare il bonus anche ai docenti supplenti brevi e saltuari alla luce dell'ultima sentenza della Cgue e dei ricorsi già vinti presso i tribunali del lavoro. I ricorsi continuano ad essere attivati anche per tutti i docenti precari che negli anni passati hanno svolto supplenze annuali o al termine delle attività didattiche senza ricevere il bonus".

Il divorzio di Vannacci dalla Lega complica lo scenario di riforma della legge elettorale in un vero e proprio risiko di variabili tutte da definire. "C'è un giocatore in più che si muove in autonomia e che ancora non è chiaro a chi dreni voti: se al Carroccio, o a tutti i partiti della coalizione, o ai partiti fuori dalla coalizione, o al bacino degli astensionisti. Va compresa la consistenza elettorale di Vannacci e il suo posizionamento politico, ma il rischio è che per farlo i tempi si allunghino. E i tempi non sono irrilevanti, soprattutto se si vorranno seguire le indicazioni della Commissione di Venezia, organo consultivo del Consiglio d'Europa, che indica il termine di un anno prima della fine della legislatura". Ne parla con l'Adnkronos Giovanni Guzzetta, professore di diritto costituzionale all'università di Roma Tor Vergata, che da esperto di legge elettorale aggiunge: "C'è un dilemma tra tempi stretti (legati al principio dell'anno della commissione di Venezia - ndr) ed esigenza di attendere per vedere come si sviluppa il fenomeno".
"Nessuno ha capito bene quale saranno le conseguenze di questa fuoriuscita che è una gatta da pelare sia per le forze di maggioranza che per quelle di opposizione ". Prima di parlare di legge elettorale, "bisogna capire a che bacino attinge Vannacci che potrebbe prendere voti dall'elettorato astensionistico ma anche da elettori dell’opposizione particolarmente sensibili a parole d’ordine radicali. Ormai l’elettorato è molto volatile - rimarca - Si tratta, poi, di vedere che tipo di rapporto sarà intrattenuto dalle forze di maggioranza con questo soggetto politico, se vorranno coinvolgerlo nella creazione di uno schieramento o se preferiranno tenerlo al di fuori. A seconda di questa prima evoluzione ci saranno effetti sulla legge elettorale che, per come si profila, avrà sicuramente una soglia di sbarramento. Ma la collocazione di tale soglie è una scelta fondamentalmente politica. Dipende dalle valutazioni che si faranno su queste forze minori: sono vari i partiti interessati".
Che legge avvantaggerebbe Vannacci? "Parlando in astratto un sistema elettorale proporzionale gli attribuirebbe un vantaggio o svantaggio a seconda di quale sia la soglia di sbarramento e a seconda che sia al di fuori o all'interno della coalizione. Ovviamente questo ragionamento si estenderebbe a tutte le coalizioni", risponde. E il premio di maggioranza? "Astrattamente viene attribuito al singolo partito che ha più voti o alla coalizione su cui si ripartisce proporzionalmente. Ma nel sistema italiano è assai probabile che ne beneficerà una coalizione. Anche lì - precisa l'esperto - le tecnicalità sono infinite, persino come ripartire il premio all’interno della coalizione può essere variamente modulato". "Quindi alla domanda si può rispondere che: se Vannacci sarà in coalizione con il centrodestra verrà avvantaggiato dalla coalizione (e dall’eventuale premio), se fuori dalla coalizione da una soglia di sbarramento che non lo colpisca e magari escluda partiti con meno consenso ".
E alle forze di maggioranza cosa conviene? "Dipende da come valuteranno il rapporto con il movimento dell'ex Generale e la sua affidabilità rispetto alla coalizione - prosegue Guzzetta - Il problema non è solo vincere ma avere una coalizione che resta coesa e questa è una valutazione squisitamente politica oltre che speculare ai problemi delle coalizioni della opposizione". Magari restare con la legge elettorale attuale? "A me sembra superata dalla stessa volontà di farne un'altra - conclude il professore di Tor Vergata - e non direi che la fuoriuscita modifichi sostanzialmente il quadro". Le forze politiche sanno infatti che quella vigente, il Rosatellum, favorisce la coalizione che si presenta più unita alle urne e che, nel caso in cui l’opposizione, questa volta, riesca a presentarsi unita, il rischio è di un sostanziale pareggio tra le due, a detrimento della governabilità del Paese e con la possibilità di ritorno a governi tecnici. (di Roberta Lanzara)

"Sappiamo che il mieloma multiplo è una patologia ematologica oncologica dove abbiamo diversi bisogni insoddisfatti da colmare. Questo ci ha portato a sviluppare il nostro farmaco belantamab, che ha un meccanismo d'azione sicuramente innovativo per andare a colmare questi bisogni insoddisfatti. Siamo al fianco della comunità scientifica e dei pazienti perché in questi percorsi è fondamentale la collaborazione. Vogliamo garantire ai pazienti un tempo e una qualità di vita migliore". Così Elisabetta Campagnoli, direttore medico Oncoematologia di Gsk, all’incontro con la stampa sul tema 'Mieloma multiplo: nuove terapie, aumento della sopravvivenza, cronicizzazione', organizzato dalla stessa azienda oggi a Milano.
L'efficacia di belantamab è confermata dagli studi clinici "Dreamm-7 e Dreamm-8 che hanno dimostrato l’impatto importante in termini di sopravvivenza nei pazienti refrattari, quindi recidivati, dalla prima linea, affetti da mieloma multiplo - spiega Campagnoli - Per questa patologia ci sono diversi trattamenti che possono essere utilizzati, ma è tipico delle malattie ematologiche oncologiche andare a sviluppare una sorta di refrattarietà". Per questo, "una volta finito un trattamento, il paziente molto spesso recidiva e ha bisogno di cambiare il meccanismo d'azione del trattamento – chiarisce – L’innovazione di belantamab sta proprio nel nuovo meccanismo" d'azione.
Infine Campagnoli ribadisce l’impegno di Gsk "che non finisce qui - assicura - perché sono diversi gli studi ancora in corso nell'ambito del mieloma multiplo per trovare sempre di più la possibilità di dare una risposta precoce ai pazienti".

"Il tumore della vescica coinvolge circa 31.000 nuovi pazienti l'anno in Italia e in una piccola quota di questi pazienti la malattia esordisce già come una forma avanzata, ovvero con delle metastasi. Un'altra quota di pazienti che ha una diagnosi in una fase localizzata di malattia evolve purtroppo verso una forma avanzata. Quando ci troviamo di fronte a questi pazienti l'obiettivo delle cure è quello di aumentare la sopravvivenza e migliorare la qualità di vita". Così Roberto Iacovelli, professore associato di Oncologia medica, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, Fondazione Policlinico Gemelli, Irccs di Roma, all'incontro con la stampa promosso da Msd oggi nella Capitale, dopo che Aifa ha approvato la rimborsabilità di pembrolizumab in 3 nuove indicazioni (carcinomi cervice, endometrio e urotelio) che si aggiungono alle attuali 25.
"Ed è proprio in questo contesto che l'utilizzo dell'immunoterapia pembrolizumab in associazione ad un altro farmaco, l'anticorpo coniugato enfortumab vedotin, è in grado di aumentare le aspettative di vita dei pazienti, di raddoppiare la sopravvivenza, la possibilità di controllare più a lungo la malattia e di ridurre nel 70% dei casi circa la malattia in una maniera in clinicamente significativa, con un 30% dei pazienti che ha una scomparsa della malattia, ovvero delle metastasi. E questo ovviamente si traduce clinicamente in un benessere importante per i pazienti, perché significa togliere la malattia, togliere tutti i sintomi legati alla presenza della malattia". "Ecco - conclude - in questo nuovo contesto, in questo gruppo di pazienti sta cambiando, grazie a questa nuova associazione, il trattamento. E tutti i pazienti in Italia che esordiscono con una malattia di tipo metastatico localmente avanzato devono essere valutati per l'avvio di un trattamento con pembrolizumab in associazione con enfortumab vedotin".
Attese onde alte sino a 5 metri nelle prime ore di venerdì 6...
Sostituirà in difesa Luperto, appena ceduto alla Cremonese... 
In 10 anni l'aspettativa di vita dei pazienti con mieloma multiplo è quasi quadruplicata, passando da circa 2 anni e mezzo a oltre 10. Una conquista notevole, dovuta ai progressi della medicina. Nella maggior parte dei casi le terapie attuali non permettono ancora di ottenere una guarigione definitiva, perché quasi tutti i pazienti finiscono per avere una o più ricadute. In questo contesto gli anticorpi farmaco coniugati (Adc) sono trattamenti innovativi che combinano un anticorpo monoclonale, progettato per riconoscere specificamente una proteina presente sulle cellule malate, con un farmaco citotossico che la elimina. Attualmente, dopo l'approvazione dell'Ema-Agenzia europea dei medicinali, per belantamab mafodotin è in corso la procedura registrativa anche in Italia per l'impiego alla prima recidiva. A fare il punto sui trattamenti che permettono di colpire in modo mirato le cellule tumorali, riducendo i danni di quelle sane e gli effetti collaterali rispetto alle terapie tradizionali, si confrontano oggi a Milano - in occasione di un media tutorial organizzato da Gsk - Silvia Mangiacavalli, ematologa Uoc di Ematologia Irccs Fondazione Policlinico San Matteo di Pavia; Alessandro Corso, direttore Uoc di Ematologia dell'ospedale di Legnano (Milano), ed Elisabetta Campagnoli, direttore medico Oncoematologia di Gsk.
ll mieloma multiplo - ricorda Gsk in una nota - è un tumore maligno che colpisce le plasmacellule, un tipo di globuli bianchi presenti nel midollo osseo, fondamentali per il nostro sistema immunitario per difendere l'organismo da infezioni causate da batteri e virus. Nel caso del mieloma multiplo le plasmacellule subiscono una trasformazione genetica che le porta a proliferare in modo incontrollato. Questa crescita anomala ostacola la produzione delle altre cellule del midollo osseo, causando problemi come anemia, difficoltà nella coagulazione del sangue, un maggiore rischio di infezioni e danni alle ossa. Inoltre, le plasmacellule tumorali iniziano a produrre grandi quantità di anticorpi anomali, chiamati proteine monoclonali, che non sono funzionali e non aiutano il sistema immunitario.
La patologia è al secondo posto fra le neoplasie ematologiche più frequenti dopo il linfoma non-Hodgkin, ed è responsabile dell'1-2% di tutti i casi di cancro e del 10-15% dei tumori ematologici. La malattia colpisce soprattutto gli anziani, con un'età media alla diagnosi di circa 70 anni (solo il 2% dei pazienti ha meno di 40 anni). Il quadro clinico può variare di molto: esistono pazienti del tutto asintomatici, specie nelle fasi iniziali. Sono segni e sintomi distintivi: la proliferazione massiccia delle plasmacellule e, di riflesso, una riduzione dei livelli di immunoglobuline con un aumento del rischio di infezioni. Spesso sono presenti anemia, responsabile di stanchezza, debolezza, difficoltà respiratoria, e, più raramente, una riduzione dei globuli bianchi (leucopenia) o delle piastrine (trombocitopenia), che determina la minor resistenza alle infezioni e la facilità al sanguinamento, anche in seguito a banali tagli. Comune sintomo è il dolore osseo, soprattutto a livello della schiena, dell'anca e del costato con fratture anche spontanee.
Belantamab mafodotin - spiega la nota - è un Adc composto da un anticorpo monoclonale che riconosce una proteina (Bcma) presente sulla superficie delle plasmacellule tumorali. Dopo essersi legato specificamente al Bcma, belantamab entra nella cellula malata e rilascia il suo farmaco citotossico (Mmaf), che impedisce alle cellule tumorali di dividersi e le porta alla morte. Oltre a questo, l'anticorpo è in grado di stimolare il sistema immunitario, attivando meccanismi come la distruzione diretta delle cellule tumorali attraverso le difese naturali e la loro eliminazione da parte di cellule immunitarie specializzate.
Le autorizzazioni regolatorie per il farmaco sono state chieste sulla scorta dei risultati di due studi clinici denominati Dreamm-7 e Dreamm-8. Il primo ha valutato l'efficacia e la sicurezza di belantamab mafodotin in combinazione con bortezomib e desametasone (Vd) rispetto alla combinazione di daratumumab, bortezomib e desametasone (Dvd), standard of care, in pazienti precedentemente trattati con almeno una linea di trattamento. Nel caso specifico belantamab mafodotin ha dimostrato un'efficacia statisticamente significativa, triplicando la Pfs (sopravvivenza libera da progressione di malattia) mediana rispetto a Dvd (36,6 mesi vs 13,4 mesi) e riducendo il rischio di morte del 42%. Dream-8 aveva l'obiettivo di valutare l'efficacia e la sicurezza di belantamab mafodotin in combinazione con pomalidomide e desametasone (Pd) rispetto alla combinazione di pomalidomide, bortezomib e desametasone (Pvd), in pazienti precedentemente trattati con almeno una linea di trattamento a base di lenalidomide. Anche in questo studio la sopravvivenza libera da malattia è aumentata a 32,6 mesi rispetto ai 12,5 mesi osservati nel braccio di controllo. Da non sottovalutare, inoltre, che nel contesto di entrambi gli studi clinici il profilo di sicurezza delle combinazioni Bvd e Bpd è risultato coerente con il profilo di sicurezza noto per i singoli agenti e la qualità di vita dei pazienti (Hrqol) è stata mantenuta durante tutto il trattamento, per entrambi gli studi.
Attualmente Gsk ha deciso di rendere disponibile questa innovazione a tutti i centri che ne faranno richiesta, offrendo il farmaco a un prezzo simbolico per permettere ai pazienti italiani di accedere fin da subito ai benefici evidenziati dagli studi clinici. Belantamab mafodotin - conclude l'azienda - può essere somministrato in regime di Day hospital, senza la necessità di pre-medicazioni o ricoveri, rendendo il trattamento facilmente fruibile anche presso i reparti di ematologia meno strutturati e non esclusivamente nei centri altamente specializzati.

La medicina di precisione ha rimesso il paziente al centro sviluppando ogni trattamento sulle sue caratteristiche specifiche: biologiche, cliniche, genetiche. Una filosofia sposata dall'azienda ospedaliero universitaria Sant'Andrea di Roma e che si traduce in un percorso strutturato - su due livelli - anche per la psichiatria. "Il primo livello prevede un'analisi dettagliata delle interazioni tra i farmaci assunti dal paziente, grazie a un software bioinformatico specializzato. Il secondo livello è pensato per le situazioni più complesse o in caso di farmacoresistenza, dove si analizza il profilo genetico del paziente per capire come il suo organismo metabolizza i farmaci. In questo modo possiamo anticipare reazioni avverse o inefficacia e scegliere con maggiore precisione la terapia più adatta". Lo spiega all'Adnkronos Salute Antonio Del Casale, professore associato di Psichiatria presso il Dipartimento di Psicologia dinamica, clinica e salute, Sapienza università di Roma, e direttore del Servizio di Salute mentale e di precisione dell'Aou Sant'Andrea. Un ambulatorio integrato dedicato alla farmacoterapia personalizzata di disturbi psichici.
"Come psichiatra - racconta Del Casale - seguo casi particolarmente complessi: depressioni resistenti, disturbi ossessivo-compulsivi refrattari, psicosi non rispondenti ai trattamenti tradizionali, oppure pazienti con comorbilità oncologiche o internistiche. In questi scenari il supporto della medicina di precisione è fondamentale: le tecniche di dosaggio ematico dei farmaci e la farmaco-genetica ci aiutano a scegliere terapie più tollerabili, efficaci e compatibili con l'intero quadro clinico della persona. Uno degli obbiettivi per il futuro è quello di integrare le più avanzate tecniche di neuroimaging nella diagnosi psichiatrica".
Lo stesso approccio vale in neurologia, "ad esempio nella gestione delle epilessie resistenti, dove la risposta ai farmaci può variare molto da paziente a paziente e dove la presenza di altre patologie può complicare la terapia. Oppure in ambiti come la cardiologia e le malattie infettive, dove è frequente l'uso di terapie complesse, spesso croniche, che richiedono un controllo attento delle combinazioni farmacologiche per evitare effetti avversi e massimizzare l'efficacia. In definitiva, la medicina di precisione è già una realtà - sottolinea lo specialista - e indica la direzione della medicina contemporanea: tornare a curare la persona nella sua unicità".
Obiettivo 'ridurre effetti collaterali, evitare terapie inefficaci e migliorare l'aderenza alle cure'
Questo percorso, tracciato da Del Casale, nasce dentro l'azienda ospedaliero-universitaria Sant'Andrea di Roma con il Centro di riferimento regionale per la medicina di precisione (Crrmp), fondato e diretto da Maurizio Simmaco che da anni guida un laboratorio di biochimica clinica e diagnostica molecolare tra i più avanzati in Italia. Il centro è nato dall'integrazione tra competenze cliniche e tecnologie innovative. Si utilizzano infatti piattaforme bioinformatiche per studiare le terapie farmacologiche, valutare il rischio di interazioni sfavorevoli e suggerire ove necessario terapie alternative più compatibili con le caratteristiche del paziente. In casi specifici, eseguono analisi genetiche e monitoraggi ematici per farmaci a dosaggio critico. Tutto questo teoricamente consente di ridurre effetti collaterali, evitare terapie inefficaci e migliorare l'aderenza del paziente alle cure.
Il centro lavora in sinergia con i reparti ospedalieri e con il territorio. E' aperto sia a pazienti ricoverati sia a pazienti esterni, tramite ambulatori dedicati o anche con servizi di telemedicina. Una parte importante della missione riguarda anche la formazione dei medici e il dialogo con i professionisti della salute sul territorio.

"L'immunoterapia negli ultimi anni ha un po' ridisegnato le strategie di cura di una serie di tumori solidi e oggi celebriamo due indicazioni per l'immunoterapia nei tumori ginecologici. Una è legata al tumore dell'utero, conosciuto anche come tumore dell'endometrio. E' il tumore più frequente, colpisce circa 10.000 donne l'anno. Per anni lo abbiamo considerato un tumore molto facile da curare. In realtà ad oggi è l'unico tumore con incidenza e mortalità in aumento tra tutte le neoplasie ginecologiche. La buona notizia è che non è un unico tumore: sono quattro tumori diversi e circa il 30% delle pazienti con tumore dell'endometrio ha una caratteristica genetica che si chiama 'instabilità dei microsatelliti'. Oggi abbiamo scoperto che, quando combiniamo l'immunoterapia alla chemioterapia nei tumori dell'endometrio avanzati e metastatici che hanno questa caratteristica genetica, l'immunoterapia riduce rispetto alla sola chemioterapia di circa il 70% il rischio di progressione morte di malattia. Questo è un risultato che mai avremmo pensato di vedere". Così Domenica Lorusso, responsabile del programma di Ginecologia oncologica di Humanitas San Pio a Milano, all'incontro con la stampa promosso da Msd oggi a Roma, dopo che Aifa ha approvato la rimborsabilità di pembrolizumab in 3 nuove indicazioni (carcinomi cervice, endometrio e urotelio) che si aggiungono alle attuali 25.
"Il tumore della cervice uterina, invece - prosegue la specialista - colpisce circa 2.600 donne in Italia ed è un tumore legato nel 90% dei casi a un'infezione virale che è l'infezione da Papillomavirus, per il quale oggi abbiamo una prevenzione primaria (vaccini) e una prevenzione secondaria (screening). Purtroppo - sottolinea Lorusso - malgrado questo ancora oggi ogni anno 2.600 donne in Italia si ammalano di tumore della cervice uterina, e proprio perché è causato da un virus e il virus crea infiammazione, abbiamo scoperto che l'immunoterapia è molto efficace in questo tumore e quando la combiniamo alla radiochemioterapia, che da 25 anni è lo standard di cura nei tumori localmente avanzati, l'immunoterapia combinata alla chemio aumenta di un ulteriore 10% la sopravvivenza e riduce nelle forme più avanzate, stadi terzo e quarto, del 45% il rischio di morte".
"Questo è un risultato veramente straordinario - rimarca l'esperta - perché vuol dire curare una quota in più di pazienti e portare l'aspettativa di vita a 3 anni quasi al 90%. Aggiungere l'immunoterapia alla radiochemioterapia vuol dire potenzialmente guarire il 10% in più delle pazienti, mentre al momento della recidiva sicuramente riusciamo a prolungare la sopravvivenza, ma vivere di più con la malattia non è come essere guariti dalla malattia".
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Nikita Perotti ospite oggi a La volta buona è tornato a parlare del suo rapporto con Andrea Delogu, conduttrice televisiva e sua partner di ballo a Ballando con le stelle, dove hanno trionfato insieme.
Recentemente intervistata da Gianluca Gazzoli nel podcast 'Passa dal BSMT', Andrea Delogu ha ammesso che difficilmente gli uomini fanno il primo passo con lei. Nikita Perotti nel salotto di Caterina Balivo ha commentato la dichiarazione della conduttrice: "Se vedi Andrea Delogu per la prima volta ti manca il respiro e perdi l'uso della parola. Io ci sono riuscito solo perché sono un ragazzino e perché ero il suo maestro".
Il legame tra Perotti e Delogu resta dunque un solido rapporto di amicizia, che in passato qualcuno aveva scambiato per flirt. Delogu è attualmente fidanzata con Alessandro Marziali, che Perotti ha conosciuto personalmente: "È simpatico, mi piace al suo fianco", ha detto.
Nel frattempo, Perotti ha accennato a un possibile flirt con Greta, professoressa dell'Eredità: "Ci siamo conosciuti a 'La porta magica', abbiamo avuto modo di parlare. Abbiamo intenzione di fare una coreografia insieme. Ma se fossi fidanzato lo direi senza problemi".

Lindsey Vonn punta Milano Cortina 2026. La sciatrice americana, 41 anni, si è rotta il crociato nell'ultima gara di Coppa del Mondo a Crans-Montana, ma non ha rinunciato ai Giochi invernali. Vonn è determinata a presentarsi in pista e a gareggiare, nonostante il grave infortunio, e a testimoniarlo c'è un video pubblicato sul suo account Instagram.
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Un post condiviso da L I N D S E Y • V O N N (@lindseyvonn)[1]
L'americana è alle prese con un allenamento completo: pesi, squat, salti. Tutto con un tutore al ginocchio, fondamentale per permettere alla gamba di muoversi nonostante l'infortunio: Non mollo. Lavoro più che posso perché accada! Grazie alla mia squadra e a tutti per il vostro incredibile supporto. Continuiamo a crederci", ha scritto a corredo del video Vonn.
"Venerdì scorso a Crans Montana, durante l'ultima gara di Coppa del Mondo, mi sono rotta completamente il legamento crociato anteriore. Ho anche un trauma osseo, un infortunio comune in caso di rottura del legamento crociato anteriore, oltre a un danno al menisco", aveva annunciato Lindsey Vonn[2] all'indomani del grave infortunio. "Non sappiamo se fosse preesistente o dovuto all'incidente. Ho consultato dei medici, sono andata in palestra e oggi sono anche andata a sciare. Il mio ginocchio non è gonfio e, con l'aiuto di una ginocchiera, sono fiduciosa di poter gareggiare domenica", ha spiegato nel corso di una conferenza stampa a Cortina.
"Ovviamente, non è quello che speravo - ha sottolineato -. Ho lavorato duramente per arrivare a questi Giochi in una posizione molto diversa. So quali erano le mie possibilità prima dell'incidente e so che non sono le stesse di oggi, ma so che c'è ancora una possibilità e finché ci sarà una possibilità, ci proverò".

Jessica e Jacques Moretti hanno scritto una lettera ai dipendenti del bar Le Constellation, dove hanno perso la vita 41 persone per un rogo scoppiato a Capodanno, per dir loro che non verranno abbandonati e che sono stati pagati gli stipendi. ''Non vi abbandoneremo. Siamo legati da questo stesso destino e faremo di tutto per sostenervi'', scrivono nella missiva ottenuta da FranceInfo. "A causa delle indagini in corso siamo stati costretti ad astenerci dall'esprimere le nostre più sentite condoglianze subito dopo questa tragedia. Il sospetto di collusione nei nostri confronti ci ha portato a interrompere ogni rapporto, rendendo questa prova ancora più insopportabile", hanno detto i Moretti per giustificarsi dai mancati contatti con i dipendenti prima di ora. Domenica, durante la trasmissione 'Mise au point', un cameriere di Le Constellation, Gaetan, si è lamentato del fatto che i suoi superiori non lo avessero mai contattato.
"Nessuna fuga con la cassa"
Nella lettera, i Moretti hanno anche scritto di essere "in lutto per coloro che non ci sono più, con immenso dolore". Il riferimento è ai tre dipendenti morti nella tragedia di Capodanno, la cameriera Cyane, il bodyguard Stefan e il Dj Mateo. Jessica e Jacques Moretti hanno detto anche do voler smentire alcune voci diffuse dai "media che stanno impazzendo". Tra queste, "una delle più spregevoli è stata quella sulla fuga immediata dalla scena, con la cassa sottobraccio, mentre eravamo lì, di fronte al caos, terrorizzati da quelle scene di guerra durante quella notte di orrore, cercando di portare aiuto, soprattutto ad alcuni di voi", hanno aggiunto.
Il pagamento degli stipendi
Nella parte finale della lettera, i Moretti spiegano che "gli stipendi sono stati pagati il 6 gennaio'', ma ''tutti i nostri conti aziendali e personali sono stati congelati. Speriamo che la Procura acconsenta a una revoca parziale del blocco per il pagamento urgente di questi importi". Accusati di omicidio colposo, incendio doloso e lesioni personali colpose, i Moretti saranno nuovamente interrogati dalla Procura della Repubblica la prossima settimana.

"Negli ultimi 10 anni Msd ha riscritto la storia dell'oncologia, investendo in maniera importante sull'immuno-oncologia. Il punto di svolta è arrivato proprio 10 anni fa, con i primi risultati di pembrolizumab in una delle forme di cancro allora più difficili da trattare: il melanoma. All'epoca la probabilità di sopravvivenza era intorno al 5%; l'introduzione di pembrolizumab, in aggiunta allo standard di cura disponibile, ha portato quella percentuale fino al 50%. Un risultato che ha aperto la strada a un nuovo modo di pensare l'intero percorso terapeutico per molti pazienti oncologici". Così Nicoletta Luppi, presidente e amministratrice delegata di Msd Italia, all'incontro con la stampa - oggi a Roma - dopo che l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilità di pembrolizumab in 3 nuove indicazioni (carcinomi cervice, endometrio e urotelio) che si aggiungono alle attuali 25.
"Oggi, a distanza di 10 anni - spiega Luppi - quell'intuizione si traduce in un ampliamento concreto delle possibilità di cura. Con l'inizio del 2026, pembrolizumab ottiene infatti 3 nuove indicazioni rimborsate dall'Aifa, che si aggiungono alle 25 già approvate. Due di queste nuove indicazioni hanno ottenuto anche il riconoscimento di 'innovatività'. In totale, il farmaco pembrolizumab può ora essere utilizzato in 28 diversi tipi di tumore".
"L'obiettivo di Msd è continuare a scoprire e sviluppare farmaci innovativi, capaci non solo di scrivere nuove pagine della storia della medicina, ma soprattutto di offrire più vita e una migliore qualità di vita ai pazienti. Un impegno che si traduce anche in importanti investimenti in Italia", sottolinea Luppi. "L'azienda è attualmente coinvolta in oltre 83 studi clinici di fase 3, con più di 50 molecole in fase 2 e circa 30 in fase 3 di sviluppo, in oncologia e in altre aree terapeutiche. Sono numeri significativi - rimarca - perché la vita in buona salute non è mai abbastanza. E come Msd il nostro impegno, oggi e in futuro, sarà sempre all'insegna dell'innovazione".
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