
Non solo un big killer per l'uomo. Il cancro è una delle principali cause di malattia e morte anche nei gatti. Eppure è un aspetto ancora relativamente inesplorato. Grazie a un nuovo studio pubblicato sulla rivista 'Science', però, ora la genetica dei tumori felini non è più una 'scatola nera'. Un team di ricercatori ha sequenziato e mappato i geni cancerogeni in quasi 500 (493) campioni provenienti da 13 diversi tipi di cancro felino. Gli scienziati hanno analizzato parallelamente anche il tessuto di controllo sano, ottenendo un quadro più chiaro dell'oncogenoma felino e confrontando i geni con mutazioni cancerogene note negli esseri umani.
Lo studio, spiegano gli esperti, segna la prima volta che i tumori felini vengono profilati geneticamente su larga scala, e potrebbe contribuire alla comprensione del cancro anche nell'uomo, costituendo la base per una risorsa accessibile gratuitamente ad altri scienziati.
"Nonostante i gatti domestici siano animali domestici comuni, fino ad ora si sapeva molto poco sulla genetica del cancro in questi animali", afferma Geoffrey Wood, professore di patobiologia all'Università di Guelph, in Canada, e coautore senior dello studio internazionale. I campioni tumorali sono stati prelevato in gatti provenienti da cinque Paesi. I ricercatori hanno esplorato i cambiamenti genetici che determinano la formazione del cancro nei gatti, riscontrando un numero notevole di somiglianze tra quelli presenti nei tumori umani e canini. Hanno identificato specifici geni 'driver' che portano allo sviluppo di alcuni tipi di cancro, tra cui i tumori al seno aggressivi. Il gene driver più comune nel cancro mammario del gatto era FBXW7. Oltre il 50% dei tumori felini presentava una mutazione in questo gene. Negli esseri umani, le mutazioni nel gene FBXW7 nel tumore al seno sono associate a una prognosi peggiore, analogamente al cambiamento osservato nei gatti.
Altre somiglianze con mutazioni driver umane sono state osservate nei tumori del sangue, delle ossa, dei polmoni, della pelle, del tratto gastrointestinale e del sistema nervoso centrale. E poiché i gatti sono esposti a molti degli stessi rischi ambientali legati al cancro dei loro proprietari, alcune cause potrebbero essere in parte condivise, ragionano gli esperti.
"Questo studio può aiutarci a capire meglio perché il cancro si sviluppa nei gatti e negli esseri umani e come il mondo che ci circonda influenzi il rischio e, possibilmente, a trovare nuovi modi per prevenirlo e curarlo", ragiona Wood. I ricercatori hanno anche visto che alcuni farmaci chemioterapici erano più efficaci nei tumori mammari dei gatti con il gene FBXW7 mutato. Sebbene osservata solo in campioni di tessuto, questa scoperta potrebbe aprire nuove strade alla terapia del cancro al seno in tutte le specie. "Avere accesso a un set così ampio di tessuti donati ci ha permesso di valutare le risposte ai farmaci in tutti i tipi di tumore", evidenzia Sven Rottenberg, coautore senior dell'Università di Berna, "in un modo che non era mai stato possibile prima su questa scala".
E "quando la conoscenza e i dati fluiscono tra discipline diverse, ne possiamo trarre beneficio tutti", assicura Bailey Francis, co-autore principale del Wellcome Sanger Institute, secondo cui la ricerca potrebbe rivelarsi utile anche per i cani. "Ora - sottolinea Louise Van Der Weyden, autrice principale del Wellcome Sanger Institute, indicando le aree di ricerca futura - possiamo cominciare a compiere i prossimi passi verso l'oncologia felina di precisione, recuperare il ritardo nelle opzioni diagnostiche e terapeutiche disponibili per i cani affetti da cancro e, un giorno, anche per gli esseri umani".
Collaborando con il Wellcome Sanger Institute, l'Ontario Veterinary College dell'Università di Guelph, l'Università di Berna e altri istituti, i ricercatori hanno sequenziato il Dna da campioni di tessuto che erano già stati raccolti dai veterinari a fini diagnostici. I risultati suggeriscono che gli approcci terapeutici utilizzati negli esseri umani potrebbero essere sperimentati sui gatti; allo stesso modo, le informazioni apprese dagli studi clinici sul cancro nei gatti domestici potrebbero essere utilizzate per informare gli studi clinici sugli esseri umani. Questo approccio noto come 'One Medicine' promuove il flusso bidirezionale di dati e conoscenze tra discipline mediche e veterinarie a vantaggio sia della salute umana che di quella animale.
Ad esempio, l'oncogenoma felino può essere utilizzato per identificare e testare mutazioni potenzialmente utili per i trattamenti oncologici veterinari, ma può anche offrire spunti che potrebbero migliorare la medicina oncologica umana. I gatti domestici condividono lo stesso ambiente e spesso condividono comorbilità non tumorali come il diabete con i loro compagni umani, il che li rende una risorsa importante ma sottoutilizzata per la ricerca sui tumori. Confrontando quasi 1.000 geni tumorali umani con le loro versioni feline, Francis e colleghi dimostrano che in entrambe le specie sono presenti alcuni oncogeni con una prevalenza simile, come TP53. I ricercatori hanno anche identificato geni che inducono il cancro, geni predisponenti ai tumori e alcune prove di sequenze virali nell'oncogenoma felino.

"Noi vogliamo essere protagonisti della costruzione della pace". Così il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, al termine della prima riunione del Board of Peace, la nuova organizzazione internazionale creata dal presidente Donald Trump per Gaza. Il titolare della Farnesina ha ribadito l’importanza della presenza italiana a Washington e ha spiegato che l’Italia partecipa ai lavori in qualità di osservatore: "Sono emerse una serie di proposte concrete: non è un business board, ma un tavolo con proposte politiche per costruire la pace in Medio Oriente".
Parlando con i giornalisti presso l’ambasciata italiana nella capitale americana, il vicepremier ha sottolineato come l’Italia non “scodinzoli” dietro agli Stati Uniti e sappia esprimere posizioni autonome quando non condivide alcune scelte di Washington, come nel caso della vicenda della Groenlandia. Allo stesso tempo, Tajani ha ribadito la convinzione dell’Italia nel transatlantismo, indipendentemente dal colore politico dell’amministrazione americana: "Restiamo transatlantici sia quando governano i Democratici sia quando governano i Repubblicani".
"Saremmo stati isolati se non ci fossimo stati", ha aggiunto il ministro, evidenziando la presenza dell’Unione europea e di altri Paesi europei[1] – come Germania e Regno Unito – oltre alla partecipazione di importanti attori mediorientali quali Qatar, Egitto e Arabia Saudita. "Non è stato un capriccio italiano voler seguire questo percorso", ha proseguito Tajani sottolineando: "Significa che abbiamo fatto la scelta giusta e che siamo in sintonia con la maggioranza dei Paesi dell’Unione europea. Qualcuno può non essere d’accordo, ma questa è la realtà: non siamo né isolati né subalterni a nessuno".
Sul rapporto con le Nazioni Unite, il ministro ha escluso qualsiasi contrapposizione: "Non c’è stato alcun attacco all’Onu. Anzi, dalle parole di Trump e di Rubio emerge la volontà di applicare la risoluzione delle Nazioni Unite sulla pace in Palestina". Secondo Tajani, la direzione intrapresa è quella giusta: «Nessuno vuole escludere nessuno. Poi, se qualcuno vuole fare polemica con Trump solo perché è Trump, è libero di farlo. Noi siamo qui per valutare le cose concrete e ciò che si può fare per costruire la pace in Palestina».
Per quanto riguarda la ricostruzione della Striscia di Gaza, la Casa Bianca ha annunciato investimenti per dieci miliardi di dollari, mentre altri Paesi hanno promesso contributi fino a sette miliardi. Anche l’Italia, ha spiegato Tajani, sta valutando una serie di finanziamenti per Gaza, indipendenti dal Board of Peace. Inoltre, il governo italiano parteciperà alla formazione della polizia palestinese a Gaza con la presenza dei Carabinieri. Non sono invece allo studio ulteriori ipotesi di presenza militare. «Oggi si è parlato solo di Gaza», ha precisato il ministro. «Altri temi non sono stati affrontati».
Sulla possibilità di un attacco americano contro l’Iran già nel fine settimana, Tajani ha preferito non commentare: «I periodi ipotetici non vanno mai commentati. Bisogna parlare delle cose quando accadono. Mi auguro che si possano trovare accordi senza riaprire un conflitto nella regione e che i colloqui in corso possano andare a buon fine».
Il vicepremier ha espresso preoccupazione per il programma nucleare iraniano: «Se l’Iran dovesse proseguire sulla strada della bomba atomica, sarebbe difficile trovare un accordo e rappresenterebbe una minaccia». E ha concluso: «Se l’Iran è quello che strappa la fotografia del presidente Mattarella e degli altri capi di Stato europei, è un Iran che ci preoccupa. Mi auguro invece che scelga la via del dialogo, del confronto e rinunci all’armamento nucleare».

Con un esame del sangue si può prevedere quando una persona rischia di manifestare i primi sintomi di Alzheimer. Lo suggerisce uno studio condotto dai ricercatori della Washington University (WashU) School of Medicine di St. Louis, pubblicato su 'Nature Medicine'. Gli scienziati hanno dimostrato che i loro 'modelli-orologio' sono in grado di predire la comparsa dei disturbi tipici della malattia neurodegenerativa con un margine di errore di 3-4 anni. Come applicazione più vicina, i risultati della scoperta potranno accelerare i trial clinici che valutano terapie potenzialmente in grado di prevenire o rallentare l'Alzheimer, identificando i pazienti che da questi trattamenti potrebbero trarre maggiori benefici.
Il lavoro rientra in un progetto della Foundation for the National Institutes of Health Biomarkers Consortium, un partenariato pubblico-privato di cui WashU Medicine è membro. I modelli messi a punto dal team Usa si basano sulla proteina p-tau217 presente nel plasma (la parte liquida del sangue), i cui livelli possono già essere misurati per aiutare i medici a diagnosticare l'Alzheimer nei pazienti con deterioramento cognitivo.
Attualmente questi test non sono invece raccomandati in persone cognitivamente sane, al di fuori di studi clinici. Per identificare l'intervallo di tempo che passa fra quando si registrano livelli plasmatici elevati di p-tau217 e la comparsa dei sintomi di Alzheimer, gli autori hanno analizzato i dati relativi a volontari che hanno partecipato a due iniziative di ricerca indipendenti e di lunga durata sull'Alzheimer, per un totale di 603 anziani. La p-tau217 plasmatica è stata misurata sia con un test diagnostico per l'Alzheimer già disponibile in clinica e prodotto da una startup della WashU, sia con test di altre aziende fra cui uno approvato dalla Fda americana.
In precedenza è stato provato che la p-tau217 plasmatica è fortemente correlata all'accumulo cerebrale delle proteine amiloide e tau, le principali spie di Alzheimer, che in forma mal ripiegata iniziano a depositarsi nel cervello molti anni prima che insorgano i sintomi della patologia. Ora i modelli sviluppati dall'équipe della WashU Medicine hanno permesso di prevedere l'età di comparsa dei disturbi: nelle persone più anziane l'intervallo tra alti livelli di p-tau217 e sintomi era più breve che in quelle più giovani, suggerendo che il cervello di queste ultime potrebbe essere più resistente alla neurodegenerazione e che gli anziani potrebbero sviluppare sintomi di Alzheimer a stadi più bassi di malattia.
E' risultato, ad esempio, che se una persona aveva livelli plasmatici elevati di p-tau217 all'età di 60 anni sviluppava disturbi 20 anni dopo, mentre se la proteina non era aumentata fino all'età di 80 anni i sintomi comparivano già 11 anni dopo. I ricercatori hanno osservato che il loro modello predittivo funzionava anche con gli altri test diagnostici per l'Alzheimer basati su p-tau217, a dimostrazione della robustezza e della generalizzabilità dell'approccio.
Gli studiosi hanno condiviso i codici usati per la messa a punto dei loro modelli, così che anche altri scienziati possano perfezionarli ulteriormente, e hanno sviluppato un'applicazione web per permettere ai colleghi di esplorarli in modo più dettagliato.
"Il nostro lavoro dimostra la fattibilità dell'utilizzo di esami del sangue, sostanzialmente più economici e accessibili rispetto alle scansioni di neuroimaging o agli esami del liquido spinale, per prevedere l'insorgenza dei sintomi dell'Alzheimer", spiega Suzanne E. Schindler, professore associato del Dipartimento di Neurologia della WashU Medicine, autrice senior dello studio. "Nel breve termine - sottolinea l'esperta - questi modelli accelereranno la ricerca e i trial clinici" su nuove possibili terapie, ma l'obiettivo finale è "riuscire a dire ai singoli pazienti quando è probabile che sviluppino sintomi, il che aiuterà loro e i medici che li assistono a definire un piano per cercare di prevenirli o rallentarli".
"Questi modelli-orologio potrebbero rendere gli studi clinici" sull'Alzheimer "più efficienti, identificando i partecipanti che hanno maggiori probabilità di sviluppare sintomi entro un certo periodo di tempo" in modo da velocizzare la valutazione di potenziali terapie preventive o rallentanti, chiarisce Kellen K. Petersen, docente di Neurologia della WashU Medicine, autore principale del lavoro. "Con un ulteriore perfezionamento - prospetta lo specialista - queste metodologie hanno il potenziale per prevedere l'insorgenza dei sintomi" di Alzheimer "con un'accuratezza tale da poterle utilizzare anche nell'assistenza clinica individuale". Petersen precisa che ulteriori biomarcatori ematici sono associati ai sintomi cognitivi nell'Alzheimer. In futuro anche questi potrebbero essere sfruttati per perfezionare le stime di previsione dell'insorgenza dei sintomi.

Architetto di professione, 'agitatore culturale' per vocazione, Sergio Secondiano Sacchi, direttore artistico del Premio Tenco, è morto improvvisamente oggi all'età di 78 anni. L'annuncio della scomparsa è stato dato questa sera dal Direttivo del Club Tenco, che lo ricorda come "una intelligenza guizzante, geniale e, come tutte le intelligenze geniali, segnata da una vena di simpatica follia.
Sacchi era "l'ultimo dei Rambalderos ancora nel Club Tenco. L'ultimo cioè di quei ragazzi che Amilcare Rambaldi - il fondatore del Club - aveva voluto accanto a sé fin dall'inizio per dar vita alla sua creatura. Dentro la associazione, Sergio ha sempre rappresentato l’ala creativa, facendosi promotore di molte intelligenti iniziative discografiche ed editoriali, anche grazie alle quali ha saputo e voluto costruire attorno al Club una solida rete di amici dalla più diversa provenienza: cantautori soprattutto, discografici, ma anche intellettuali di varia estrazione e formazione in qualche modo appassionati o legati alla canzone d’autore, artisti dei vari campi: dalla pittura al fumetto. Storica -si legge in una nota- la sua amicizia col compagno d’avventure Sergio Staino. A sua volta, aveva fondato a Barcellona l’associazione 'Cose di Amilcare', la filiale iberica del Tenco".
Sacchi era diventato direttore artistico del Club Tenco nel 2017 ed è stato il principale artefice del rilancio e del rinnovamento della vita dell'associazione, "convincendo i colleghi del Direttivo a impostare le attività del Club lavorando per progetti e dedicando ogni edizione della annuale Rassegna della Canzone d'autore ad un tema, nell'affrontare il quale la canzone fosse utilizzata come strumento di analisi e di approfondimento".
Nato a Milano nel 1948, laureato in architettura, Sergio Secondiano Sacchi nel 1973 era entrato nel Direttivo del Club Tenco. Ha collaborato a Musica e Dischi, Tango, Linus, Smemoranda. Ha curato dischi monografici su Che Guevara e le edizioni italiane di dischi di Luís Llach, Pi de la Serra, Vladimir Vysotskij, Pablo Milanés; ha tradotto e prodotto dischi dedicati a Vladimir Vysotskij, Pablo Milanés, Joaquin Sabina, Georges Brassens. È autore di libri+cd - come Roba di Amilcare e Quelle piccole cose - e di una dozzina di pubblicazioni. Ha curato con Stefano Senardi I miei amici cantautori di Fernanda Pivano e - con altri, per Editrice Zona - tutti i Libri del Club Tenco.

Gli Stati Uniti conquistano l’oro nell’hockey femminile al termine di una finale al cardiopalma contro il Canada. Le canadesi avanti fino a due minuti dalla sirena, poi la rimonta americana e il colpo decisivo ai supplementari: sotto porta le stelle e strisce non sbagliano più nulla. Il gol che vale il titolo arriva al 4’07 dell’overtime, firmato da Megan Keller. Per gli Usa è il terzo oro olimpico della storia, dopo le Olimpiadi Invernali di Nagano 1998 e Olimpiadi Invernali di PyeongChang 2018.
Sugli spalti fischi e boati: ma tensione poca. Spunta perfino una bandiera dell’Unione europea. "Sfuggita al sequestro?", scherzano gli addetti ai lavori. Dai seggiolini parte, tradizionale,“Iu-es-sei, iu-es-sei”, spesso sommerso dal più potente (almeno oggi) “kænədə, kænədə”. Poi, a fine primo tempo: si spengono le luci, tutti con i led accesi e sulle note di Imagine si canta insieme “Imagine all the people" e tutti insieme, canadesi e statunitensi fianco a fianco, a urlare "living life in peace”: prove di tregua olimpica.
Quasi a rafforzarla, sugli spalti, spunta anche lei Federica Brignone: raggiante. L’azzurra è alla Arena Santa Giulia per godersi la finale: sul maxi schermo sorridente, sorriso, applausi bipartisan: tutti insieme appassionatamente, statunitensi e canadesi. Ma con una birra e un sandwich in mano, qualche eco della geopolitica suona, poco ma suona: “È hockey, ma che bello sarebbe vincere contro gli Usa”, scherza una tifosa canadese, Sophia, all’AdnKronos: bionda, sorridente, avvolta da una bandiera canadese.
In campo la sfida è fisica, qualche accenno di mischia, ma lontana anni luce dalle tensioni viste nel Four Nations Face-Off tra Usa e Canada, degenerato in rissa. Anche fuori dal ghiaccio il clima non è sempre stato disteso: nei giorni scorsi l’affondo di Donald Trump sui vicini nordamericani, tra dazi e provocazioni simboliche. Ma per una sera, tra Brignone sugli spalti e le note di John Lennon che risuonano nell’arena, l’hockey diventa qualcos’altro: "living life in peace”, appunto. (di Andrea Persili)

L'alimentazione, con l'esercizio fisico, è determinante per proteggere la salute del cuore e ridurre il rischio di patologie cardiovascolari. Tra i cibi che possono svolgere un ruolo di 'scudo', riflettori accesi anche sulle uova che possono svolgere un ruolo importante nel regime alimentare in particolare degli anziani.
La funzione delle uova è stata oggetta di uno studio condotto dagli scienziati della Monash University di Melbourne in Australia e documentato sulla rivista Nutrients. Il consumo di uova è legato spesso all'interrogativo 'quante se ne possono mangiare?'. La ricerca della Monash University fissa anche parametri in questo senso, visto che considera un ampio spettro di ipotesi (e di porzioni).
Lo studio
I ricercatori hanno scoperto che, per gli anziani relativamente sani, consumare uova da 1 a 6 volte a settimana è associato a un rischio inferiore di mortalità per tutte le cause. E in particolare ad un rischio più basso di mortalità per malattie cardiovascolari rispetto a coloro che mangiano uova raramente o mai.
Lo studio ha coinvolto 8756 adulti di età pari o superiore a 70 anni, che hanno fornito dati rispetto al consumo di uova: mai/raramente (raramente/mai, o 1-2 volte al mese), settimanalmente (1-6 volte a settimana) e quotidianamente (ogni giorno/più volte al giorno).
Il consumo regolare di uova è associato a un rischio inferiore del 29% di mortalità correlata a malattie cardiovascolari negli anziani relativamente sani, secondo una nuova ricerca condotta da un team della Monash University.
Holly Wild, scienziata presso la Monash University School of Public Health and Preventive Medicine, ha sintetizzato il quadro: rispetto alle persone che non mangiavano mai o raramente uova (fino a due volte al mese), chi mangiava uova da 1 a 6 volte a settimana aveva un rischio inferiore del 15% di morte per qualsiasi causa e un rischio inferiore del 29% di morte correlata a malattie cardiovascolari.
"Le uova sono un alimento ricco di nutrienti, sono una ricca fonte di proteine e una buona fonte di nutrienti essenziali: vitamine del gruppo B, folati, acidi grassi insaturi, vitamine liposolubili (E, D, A e K), colina e numerosi minerali e oligoelementi", ha affermato la professoressa Wild. "Le uova sono anche una fonte accessibile di proteine e nutrienti per gli anziani, e la ricerca suggerisce che siano la fonte proteica preferita per gli anziani che potrebbero subire un declino fisico e cognitivo correlato all'età".
Lo studio dell'ateneo australiano ricorda che le Linee Guida Dietetiche nazionali e l'American Heart Association (AHA) raccomandano che gli adulti con colesterolo nella norma possano mangiare fino a sette uova a settimana, mentre alcuni paesi europei suggeriscono di limitarne il consumo a 3-4 a settimana. L'AHA consiglia anche fino a 2 uova al giorno per gli anziani con colesterolo nella norma.
Nello studio si evidenziano altri elementi: "Gli anziani con una qualità della dieta da moderata ad alta hanno riportato un rischio inferiore del 33% e del 44% di decesso correlato a malattie cardiovascolari, suggerendo che l'aggiunta di uova a diete di qualità moderata e alta può migliorare la longevità".
Uova e colesterolo
"Precedenti ricerche hanno osservato un rischio maggiore di mortalità associato al consumo di uova per chi ha il colesterolo alto. Per questo motivo, abbiamo anche esplorato l'associazione tra consumo di uova e mortalità nelle persone con e senza dislipidemia (colesterolo alto clinicamente diagnosticato)", ha affermato Wild.
"Abbiamo riscontrato un rischio inferiore del 27% di decesso correlato a malattie cardiovascolari per i partecipanti con dislipidemia che consumavano uova settimanalmente, rispetto ai loro coetanei che le consumavano raramente o mai: in questo gruppo la presenza di dislipidemia non influenza il rischio associato al consumo di uova", ha spiegato. "I nostri risultati suggeriscono che mangiare fino a sei uova a settimana può ridurre il rischio di morte per tutte le cause e per malattie cardiovascolari negli anziani. Questi risultati potrebbero rivelarsi utili nello sviluppo di linee guida dietetiche basate sull'evidenza per gli anziani".

Jannik Sinner eliminato dall'Atp di Doha, ma quanti punti perde nel ranking Atp? Oggi, giovedì 19 febbraio, il tennista azzurro è stato battuto dal ceco Jakub Mensik, numero 16 del mondo, in tre set nei quarti di finale del torneo 500 qatariota, trovando così la seconda eliminazione consecutiva dopo la semifinale persa contro Djokovic agli Australian Open. Ora Alcaraz, che ha invece raggiunto la semifinale di Doha, può allungare in testa alla classifica generale.
Sinner arrivava a Doha senza punti da difendere. L'azzurro, fino ai prossimi Internazionali d'Italia, affronterà tornei dopo potrà solo guadagnare punti nel ranking, visto che lo scorso anno non ha potuto giocare per la sospensione per il caso Clostebol. Sinner quindi si ritrova con 100 punti conquistati grazie ai quarti di finale raggiunti nel torneo qatariota, bottino che sarebbe potuto essere maggiore in caso di semifinale ed eventuale finale.
Sinner è quindi salito a quota 10.400 punti, ma Alcaraz non perde un colpo. Lo spagnolo ha eguagliato il risultato dello scorso anno a Doha, dove fu eliminato ai quarti da Lehecka, e ha raggiunto la semifinale battendo Khachanov, aumentando così il suo bottino.
Grazie alla semifinale Alcaraz ha conquistato quindi 100 punti, pareggiando quelli conquistati da Sinner, salendo a 13.250, ma potrebbe arrivare a 13.380 in caso di finale e a 13.550 con la vittoria finale, portando così il distacco da Jannik a un massimo di 2150 punti.

Barack Obama "ha rivelato informazioni classificate" sugli alieni, e "non deve farlo". Donald Trump, rispondendo a una domanda dall'Air Force One, si esprime così sulle dichiarazioni dell'ex presidente circa la possibile esistenza degli alieni. "Ha commesso un grave errore, ha fornito informazioni classificate. Non so se sono veri o no, non ho un'opinione. Non ne parlo mai, molti ne parlano. Molti ci credono", dice il presidente degli Stati Uniti.
Obama è stato protagonista di un 'caso' dopo la partecipazione ad un podcast. All'intervistatore che gli chiedeva "quale fosse la prima domanda alla quale volevi una risposta quando sei diventato presidente", aveva risposto ridendo "dove sono gli alieni?". E poi parlando sempre degli alieni aveva aggiunto: "Sono reali ma non li ho visti, e non sono conservati nell'area 51, non c'è una struttura sotterranea a meno che non vi sia un'enorme cospirazione per tenerla nascosta al presidente degli Usa".
Nel giro di poche ore, le parole di Obama sono rimbalzate sui social e hanno alimentato un dibattito frenetico, costringendo l'ex presidente a correggere il tiro. "Non ho mai visto prove durante la mia presidenza di contatti con noi da parte degli extraterrestri. Veramente!", ha detto Obama.
"Stavo cercando di rispettare lo spirito del botta e risposta, ma siccome ho attirato l'attenzione fatemi chiarire, statisticamente, l'universo è così vasto che ci sono buone possibilità che vi sia la vita lì fuori", ha scritto l'ex presidente su Instagram dopo aver postato la clip della sua dichiarazione originaria. "Ma le distanze tra i sistemi solari sono così grandi che la possibilità che noi veniamo visitati dagli alieni è molto bassa e non ho visto prove durante la mia presidenza che gli extraterrestri abbiamo avuti contatti con noi. Veramente!", ha concluso.
Durante l'intervista, Obama

Nessun '6' né '5+1' al concorso del Superenalotto di oggi, giovedì 19 febbraio. Centrato invece un '5' da 179.653,22 euro. La schedina vincente è stata giocata al bar di piazza Castello ad Avezzano (L'Aquila). Il jackpot per il prossimo concorso sale a 123,5 milioni di euro.
Quanto costa una schedina?
La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi.
La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata.
I punteggi vincenti
Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima:
- con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro;
- con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro;
- con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro;
- con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro;
- con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro.
Come si verifica la vincita
E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni.
I numeri vincenti
La combinazione vincente del concorso di oggi è: 20, 39, 40, 43, 76, 90. Numero Jolly: 53. Numero SuperStar: 53

Il Consolato Generale d’Italia a Istanbul sta seguendo la vicenda del giornalista italiano Andrea Lucidi che è stato fermato nel pomeriggio dalla polizia turca insieme ad altri colleghi di diverse nazionalità e condotto presso un centro di espulsione nei pressi di Istanbul, dove si troverebbe tuttora. Lo si apprende da una nota della Farnesina.
La Farnesina, in costante raccordo con il Consolato Generale a Istanbul, è in contatto con le autorità locali per acquisire ogni elemento utile sulla situazione e garantire al connazionale la necessaria assistenza consolare.
Lucidi, noto sui social per le sue posizioni filorusse, su X si presenta come "giornalista e corrispondente dalle aree di crisi" e su Linkedin appare come corrispondente di guerra di International Reporters, sito che secondo Reporter Without Borders (RSF) sarebbe finanziato dal Cremlino e sarebbe uno strumento utilizzato dalla Russia per giustificare l'invasione dell'Ucraina.
Il canale Telegram Donbass Italia riferisce che Lucidi faceva parte di una "delegazione internazionale" che "è stata arrestata in Turchia durante una missione di raccolta di informazioni. I membri della delegazione internazionale, che sono arrivati in Turchia il 18 febbraio 2026 con l'obiettivo di raccogliere informazioni sulle prigioni di isolamento di tipo S, R, Y, sono stati arrestati a Istanbul. Oggi (19 febbraio) al mattino, i membri della delegazione, composta da avvocati, giornalisti, attivisti per i diritti umani e politici, hanno incontrato gli avvocati del Halkın Hukuk Bürosu (Ufficio Legale del Popolo), dopo di che sono stati arrestati per strada e portati all'Ufficio per le Migrazioni per la deportazione". Si profila, quindi, l'espulsione.

Dal referendum sulla giustizia alle parole del presidente francese Macron, dal Board of Peace all'Iran. Molti i temi toccati dalla premier Giorgia Meloni durante un'intervista.
Referendum giustizia
"A me fa molto sorridere 'il governo se perde il referendum va a casa'…Allora, io ho già chiarito ma interessa agli altri, perché chi non può parlare del merito della riforma per cercare portare i suoi sostenitori a votare deve spostare l'obiettivo. Se l'obiettivo non è la riforma, ma è mandare a casa Meloni.... Noi votiamo per le elezioni politiche fra un anno, quando gli italiani mi vogliono mandare a casa fra un anno hanno un'enorme occasione di mandarci a casa", ha detto Meloni a Sky Tg24, riferendosi all'esito del referendum sulla giustizia.
"Io - ha continuato la premier - a differenza di altri, non sono una che rimane abbarbicata al potere se gli italiani non vogliono che io continui a governare questa nazione. Quindi fra un anno gli italiani ci giudicheranno, chiaramente dopo tutto il lavoro che è stato fatto, io credo che sia giusto che ci giudichino sul complesso del lavoro fatto: la riforma della giustizia è importantissima, ma è una delle 500 cose che abbiamo fatto. Vorrei che fossimo giudicati sul complesso. Il 22 e il 23 marzo si vota sulla giustizia non sul governo e qualsiasi decisione prenderanno inciderà sulle loro vite molto oltre la durata di questo governo, perché una riforma costituzionale così importante incide sulla tua vita e su quella dei tuoi figli".
"Un consiglio agli italiani: andate a votare, ma votate con coscienza, guardando a quello a cui state votando. E votate per voi, non per me, contro di me, perché non c'entra niente", dice ancora Meloni.
"Io penso che sia molto importante che questa campagna referendaria rimanga sul merito di quello di cui stiamo parlando - ha quindi sottolineato - Vedo un tentativo di trascinarla in una sorta di lotta nel fango, mi pare che sia più un tentativo di quelli che hanno difficoltà ad attaccare una riforma che in passato, in vario modo, hanno sostenuto e proposto. Credo che non convenga a chi, come noi, ha fatto banalmente una riforma di buon senso: non è una riforma di destra o di sinistra, lo dimostra proprio il fatto che è stata negli anni e nei decenni proposta dalle più svariate componenti politiche", ha detto ancora meloni.
"E’ una riforma di buon senso – ha ribadito - che consente di avere una giustizia più giusta, di liberare il merito dei magistrati anche dal giogo delle correnti e che stabilisce un principio banale ma anche molto importante, che anche il magistrato qualora dovesse sbagliare viene giudicato da un organismo terzo".
"Io penso che sia importante stare sul contenuto di questa riforma e non cercare di trasformarla in altro: una polarizzazione, un referendum sul governo. Questo interessa a chi non vuole stare nel merito, non interessa noi perché io penso che questa riforma e la sua conferma possano fare del bene all'Italia", ha affermato.
"Non personalizzo un tema che è così importante per la vita dei cittadini. Io penso che migliorare lo stato della giustizia italiana non sia qualcosa che si fa per il governo o contro, lo si fa per sé stessi, per l’Italia, per avere una nazione più moderna. Ogni volta che si cerca di far qualcosa per migliorare lo stato della giustizia i toni diventano apocalittici. Perché tutto in Italia si può migliorare tranne che la giustizia? E’ così perfetta?" Serve "migliorarla vale anche per i magistrati, questa non è una riforma contro i giudici. Si può non essere d'accordo, ma non capisco i toni apocalittici, da fine del mondo, che si stanno utilizzando", ha detto ancora.
Csm
"Non ho sentito il presidente della Repubblica in queste ore, ci eravamo visti la sera prima" che andasse alla riunione del Csm "nel tradizionale incontro dell’anniversario dei Patti lateranensi. Ho trovato le parole del presidente giuste e anche doverose. Penso che sia giusto il richiamo il rispetto delle istituzioni e penso sia stato giusto il passaggio in cui il presidente dice anche che è un’istituzione come il Csm si mantenga estranea dalle diatribe di natura politica", ha detto ancora.
Niscemi
"Niscemi l'abbiamo trattata a parte, anche se nello stesso decreto, con un investimento di 150 milioni di euro che è destinato prevalentemente a demolire le case che devono essere demolite, a mettere in sicurezza il territorio e a dare risposte a chi ha perso la casa. Insieme al ripristino delle infrastrutture, bisogna combattere un isolamento a Niscemi", ha affermato ancora Meloni riferendosi alla frana nel comune siciliano in provincia di Caltanissetta.
"Oltre alle misure che valgono per tutte e tre le regioni colpite "nel caso specifico di Niscemi abbiamo deciso di nominare un commissario straordinario nella figura del capo della Protezione civile, così è immediatamente operativo. Perché per me la cosa più importante a Niscemi è che non accada di nuovo quello che è accaduto alla fine degli anni '90. Quando gli indennizzi per alcuni dei cittadini che appunto erano stati coinvolti in una analoga frana sono arrivati anche dopo 14 o 18 anni".
Macron
"Mi ha molto colpito questa dichiarazione di Macron, non me l'aspettavo. Punto primo, perché la mia riflessione non è nello specifico della Francia, io ho fatto una riflessione nella quale credo, su come si sta polarizzando nelle grandi democrazie occidentali particolarmente lo scontro politico. Io vedo un clima che non mi piace, lo vedo in Italia, lo vedo in Francia, lo vedo negli Stati Uniti", ha detto la premier.
Il presidente francese ha esortato Meloni a smettere di "commentare ciò che sta accadendo in altri Paesi[1]", in seguito alle dichiarazioni sull'omicidio dell'attivista di destra Quentin Deranque, picchiato a morte da oppositori politici a Lione.
"Ho commentato anche l'omicidio di Charlie Kirk quando fu, e non perché diciamo ci sia volontà di ingerire, ma perché credo che sia una riflessione che le classi dirigenti devono fare su come si combatte un clima che può riportarci indietro di qualche decennio, una storia che l'Italia ha vissuto molto bene e che tra l'altro la Francia conosce molto bene, avendo dato asilo politico a fior fiore di brigatisti rossi per qualche decennio", ha sottolineato aggiungendo: "Quindi io non l'ho vissuta come un'ingerenza. Mi dispiace che Macron la viva come un'ingerenza. Penso che l'ingerenza sia un'altra cosa. Penso che l'ingerenza sia, ad esempio, quando un leader viene eletto a capo del governo dai propri cittadini, sentire uno Stato straniero che dice 'vigileremo sull'applicazione dello Stato di diritto', quella è ingerenza. Intervenire tra l'altro esprimendo solidarietà al popolo francese su una materia che chiaramente riguarda tutti quanti non è ingerenza. Quindi mi dispiace che Macron non l'abbia capito".
Board of Peace per Gaza
Quello per la pace in Medio Oriente "è sicuramente un lavoro molto lungo, ho parlato con il ministro Tajani, che rappresentava l’Italia come Paese osservatore in questa riunione e mi riferiva di una riunione concreta, costruita su come implementare i vari punti del piano di pace. Noi sappiamo che la tregua è fragile e che il lavoro che serve per stabilizzare il cessate fuoco e la prospettiva dei due Stati, quindi una stabilizzazione definitiva del Medio Oriente, è un lavoro complesso", ha detto quindi la premier riferendosi al Board of Peace per Gaza[2].
"Oggi c’erano a Washington la maggioranza dei Paesi europei, tutti gli attori coinvolti nella regione e interessati alla pace in Medio Oriente e anche diversi altri attori. Io credo che sia molto importante un contributo coeso da parte della comunità internazionale sulla questione, che è particolarmente delicata e importante per i Paesi mediterranei e quindi anche per l’Italia, ed è la ragione per la quale ho considerato importante esserci. Ma – ha aggiunto – è ancora lungo".
"L’Italia sta offrendo la disponibilità su diversi fronti, uno di questi è la formazione delle forze di sicurezza palestinesi ed è condivisa trasversalmente in Parlamento, e poi vedremo quali sono le altre forme di partecipazione richieste", conclude sul tema Meloni.
Ucraina
"Vedo importanti passi in avanti" per la guerra in Ucraina. "Nei documenti c’è un lavoro molto buono fatto sul tema delle garanzie di sicurezza per Kiev, che tra l'altro muove da una proposta italiana che era quella di disegnarle sul modello dell'articolo 5 del Patto Atlantico. C'è un lavoro sulla ricostruzione dell'Ucraina che pure è a buon punto, e c'è un piano di pace nel quale pure ci sono molte questioni che sulla carta sono state risolte. Salvo che siamo molto lontani dal risolvere la questione principale che è quella dei territori, dove la Russia continua ad avere delle pretese che secondo me sono assolutamente irragionevoli. E credo che sia, come ho detto molte volte, importante che noi riusciamo a raggiungere la pace, ma anche che riusciamo a raggiungere una pace giusta. Perché quando saltano le regole del diritto internazionale si costruisce una situazione che può essere sempre solo più caotica, e non è nel nostro interesse un mondo di questo genere".
Iran
Quelli su un eventuale intervento Usa in Iran[3] "sono anche miei timori, chiaramente da una parte noi dobbiamo assicurarci che l'Iran non si doti dell'arma nucleare, sappiamo quali sono i rischi connessi, dall'altra parte io penso che sarebbe importante in questa fase riuscire a trovare un accordo ed evitare elementi che possono essere ulteriormente esplosivi in una situazione che è già abbastanza fragile. Dopodiché bisogna vedere se c'è la buona volontà per farlo".
"L'Italia già in passato - ha aggiunto Meloni - ha dato su questo il suo sostegno, il suo contributo. Noi abbiamo anche ospitato qui in Italia due turni di negoziazioni, e siamo disponibili a farlo ancora, e stiamo cercando di far passare messaggi in questo senso".

Dal referendum sulla giustizia alle parole del presidente francese Macron, dal Board of Peace all'Iran. Molti i temi toccati dalla premier Giorgia Meloni durante un'intervista.
Referendum giustizia
"A me fa molto sorridere 'il governo se perde il referendum va a casa'…Allora, io ho già chiarito ma interessa agli altri, perché chi non può parlare del merito della riforma per cercare portare i suoi sostenitori a votare deve spostare l'obiettivo. Se l'obiettivo non è la riforma, ma è mandare a casa Meloni.... Noi votiamo per le elezioni politiche fra un anno, quando gli italiani mi vogliono mandare a casa fra un anno hanno un'enorme occasione di mandarci a casa", ha detto Meloni a Sky Tg24, riferendosi all'esito del referendum sulla giustizia.
"Io - ha continuato la premier - a differenza di altri, non sono una che rimane abbarbicata al potere se gli italiani non vogliono che io continui a governare questa nazione. Quindi fra un anno gli italiani ci giudicheranno, chiaramente dopo tutto il lavoro che è stato fatto, io credo che sia giusto che ci giudichino sul complesso del lavoro fatto: la riforma della giustizia è importantissima, ma è una delle 500 cose che abbiamo fatto. Vorrei che fossimo giudicati sul complesso. Il 22 e il 23 marzo si vota sulla giustizia non sul governo e qualsiasi decisione prenderanno inciderà sulle loro vite molto oltre la durata di questo governo, perché una riforma costituzionale così importante incide sulla tua vita e su quella dei tuoi figli".
"Un consiglio agli italiani: andate a votare, ma votate con coscienza, guardando a quello a cui state votando. E votate per voi, non per me, contro di me, perché non c'entra niente", dice ancora Meloni.
"Io penso che sia molto importante che questa campagna referendaria rimanga sul merito di quello di cui stiamo parlando - ha quindi sottolineato - Vedo un tentativo di trascinarla in una sorta di lotta nel fango, mi pare che sia più un tentativo di quelli che hanno difficoltà ad attaccare una riforma che in passato, in vario modo, hanno sostenuto e proposto. Credo che non convenga a chi, come noi, ha fatto banalmente una riforma di buon senso: non è una riforma di destra o di sinistra, lo dimostra proprio il fatto che è stata negli anni e nei decenni proposta dalle più svariate componenti politiche", ha detto ancora meloni.
"E’ una riforma di buon senso – ha ribadito - che consente di avere una giustizia più giusta, di liberare il merito dei magistrati anche dal giogo delle correnti e che stabilisce un principio banale ma anche molto importante, che anche il magistrato qualora dovesse sbagliare viene giudicato da un organismo terzo".
"Io penso che sia importante stare sul contenuto di questa riforma e non cercare di trasformarla in altro: una polarizzazione, un referendum sul governo. Questo interessa a chi non vuole stare nel merito, non interessa noi perché io penso che questa riforma e la sua conferma possano fare del bene all'Italia", ha affermato.
"Non personalizzo un tema che è così importante per la vita dei cittadini. Io penso che migliorare lo stato della giustizia italiana non sia qualcosa che si fa per il governo o contro, lo si fa per sé stessi, per l’Italia, per avere una nazione più moderna. Ogni volta che si cerca di far qualcosa per migliorare lo stato della giustizia i toni diventano apocalittici. Perché tutto in Italia si può migliorare tranne che la giustizia? E’ così perfetta?" Serve "migliorarla vale anche per i magistrati, questa non è una riforma contro i giudici. Si può non essere d'accordo, ma non capisco i toni apocalittici, da fine del mondo, che si stanno utilizzando", ha detto ancora.
Csm
"Non ho sentito il presidente della Repubblica in queste ore, ci eravamo visti la sera prima" che andasse alla riunione del Csm "nel tradizionale incontro dell’anniversario dei Patti lateranensi. Ho trovato le parole del presidente giuste e anche doverose. Penso che sia giusto il richiamo il rispetto delle istituzioni e penso sia stato giusto il passaggio in cui il presidente dice anche che è un’istituzione come il Csm si mantenga estranea dalle diatribe di natura politica", ha detto ancora.
Niscemi
"Niscemi l'abbiamo trattata a parte, anche se nello stesso decreto, con un investimento di 150 milioni di euro che è destinato prevalentemente a demolire le case che devono essere demolite, a mettere in sicurezza il territorio e a dare risposte a chi ha perso la casa. Insieme al ripristino delle infrastrutture, bisogna combattere un isolamento a Niscemi", ha affermato ancora Meloni riferendosi alla frana nel comune siciliano in provincia di Caltanissetta.
"Oltre alle misure che valgono per tutte e tre le regioni colpite "nel caso specifico di Niscemi abbiamo deciso di nominare un commissario straordinario nella figura del capo della Protezione civile, così è immediatamente operativo. Perché per me la cosa più importante a Niscemi è che non accada di nuovo quello che è accaduto alla fine degli anni '90. Quando gli indennizzi per alcuni dei cittadini che appunto erano stati coinvolti in una analoga frana sono arrivati anche dopo 14 o 18 anni".
Macron
"Mi ha molto colpito questa dichiarazione di Macron, non me l'aspettavo. Punto primo, perché la mia riflessione non è nello specifico della Francia, io ho fatto una riflessione nella quale credo, su come si sta polarizzando nelle grandi democrazie occidentali particolarmente lo scontro politico. Io vedo un clima che non mi piace, lo vedo in Italia, lo vedo in Francia, lo vedo negli Stati Uniti", ha detto la premier.
Il presidente francese ha esortato Meloni a smettere di "commentare ciò che sta accadendo in altri Paesi[1]", in seguito alle dichiarazioni sull'omicidio dell'attivista di destra Quentin Deranque, picchiato a morte da oppositori politici a Lione.
"Ho commentato anche l'omicidio di Charlie Kirk quando fu, e non perché diciamo ci sia volontà di ingerire, ma perché credo che sia una riflessione che le classi dirigenti devono fare su come si combatte un clima che può riportarci indietro di qualche decennio, una storia che l'Italia ha vissuto molto bene e che tra l'altro la Francia conosce molto bene, avendo dato asilo politico a fior fiore di brigatisti rossi per qualche decennio", ha sottolineato aggiungendo: "Quindi io non l'ho vissuta come un'ingerenza. Mi dispiace che Macron la viva come un'ingerenza. Penso che l'ingerenza sia un'altra cosa. Penso che l'ingerenza sia, ad esempio, quando un leader viene eletto a capo del governo dai propri cittadini, sentire uno Stato straniero che dice 'vigileremo sull'applicazione dello Stato di diritto', quella è ingerenza. Intervenire tra l'altro esprimendo solidarietà al popolo francese su una materia che chiaramente riguarda tutti quanti non è ingerenza. Quindi mi dispiace che Macron non l'abbia capito".
Board of Peace per Gaza
Quello per la pace in Medio Oriente "è sicuramente un lavoro molto lungo, ho parlato con il ministro Tajani, che rappresentava l’Italia come Paese osservatore in questa riunione e mi riferiva di una riunione concreta, costruita su come implementare i vari punti del piano di pace. Noi sappiamo che la tregua è fragile e che il lavoro che serve per stabilizzare il cessate fuoco e la prospettiva dei due Stati, quindi una stabilizzazione definitiva del Medio Oriente, è un lavoro complesso", ha detto quindi la premier riferendosi al Board of Peace per Gaza[2].
"Oggi c’erano a Washington la maggioranza dei Paesi europei, tutti gli attori coinvolti nella regione e interessati alla pace in Medio Oriente e anche diversi altri attori. Io credo che sia molto importante un contributo coeso da parte della comunità internazionale sulla questione, che è particolarmente delicata e importante per i Paesi mediterranei e quindi anche per l’Italia, ed è la ragione per la quale ho considerato importante esserci. Ma – ha aggiunto – è ancora lungo".
"L’Italia sta offrendo la disponibilità su diversi fronti, uno di questi è la formazione delle forze di sicurezza palestinesi ed è condivisa trasversalmente in Parlamento, e poi vedremo quali sono le altre forme di partecipazione richieste", conclude sul tema Meloni.
Ucraina
"Vedo importanti passi in avanti" per la guerra in Ucraina. "Nei documenti c’è un lavoro molto buono fatto sul tema delle garanzie di sicurezza per Kiev, che tra l'altro muove da una proposta italiana che era quella di disegnarle sul modello dell'articolo 5 del Patto Atlantico. C'è un lavoro sulla ricostruzione dell'Ucraina che pure è a buon punto, e c'è un piano di pace nel quale pure ci sono molte questioni che sulla carta sono state risolte. Salvo che siamo molto lontani dal risolvere la questione principale che è quella dei territori, dove la Russia continua ad avere delle pretese che secondo me sono assolutamente irragionevoli. E credo che sia, come ho detto molte volte, importante che noi riusciamo a raggiungere la pace, ma anche che riusciamo a raggiungere una pace giusta. Perché quando saltano le regole del diritto internazionale si costruisce una situazione che può essere sempre solo più caotica, e non è nel nostro interesse un mondo di questo genere".
Iran
Quelli su un eventuale intervento Usa in Iran[3] "sono anche miei timori, chiaramente da una parte noi dobbiamo assicurarci che l'Iran non si doti dell'arma nucleare, sappiamo quali sono i rischi connessi, dall'altra parte io penso che sarebbe importante in questa fase riuscire a trovare un accordo ed evitare elementi che possono essere ulteriormente esplosivi in una situazione che è già abbastanza fragile. Dopodiché bisogna vedere se c'è la buona volontà per farlo".
"L'Italia già in passato - ha aggiunto Meloni - ha dato su questo il suo sostegno, il suo contributo. Noi abbiamo anche ospitato qui in Italia due turni di negoziazioni, e siamo disponibili a farlo ancora, e stiamo cercando di far passare messaggi in questo senso".

"Crediamo fortemente nel ruolo dell'Onu" ma "il Board of Peace è una proposta interessante". Così il ministro degli Ester Antonio Tajani che oggi, giovedì 19 febbraio, ha preso parte come osservatore alla prima riunione a Washington insieme a rappresentanti dell'Unione europea.
"Se c'è la possibilità di rinforzare la presenza internazionale portatrice di pace con le Nazioni Unite e con il Board of Peace, mi pare che sia un fatto positivo. Nessuno vuole escludere nessuno e le parole di Trump[1] vanno nella giusta direzione, almeno per quanto pensiamo noi", ha affermato in un punto stampa al termine della prima riunione del Board.
"Mi pare che sia una proposta interessante da seguire e da valutare insieme agli altri Paesi europei, se sarà il caso - ha aggiunto Tajani - ne parleremo anche al prossimo Consiglio degli Affari Esteri a Bruxelles, io dirò quello che pensiamo, quello che pensa l'Italia, io ho ricevuto un mandato parlamentare per essere qui", ha aggiunto.
Quella americana "è l'unica reale proposta che c'è sul tavolo per costruire la pace in Medio Oriente, se ce ne fossero altre si valuterebbero, ma adesso c'è soltanto questa come proposta completa".
"Mi pare che tutte le grandi protagoniste della situazione in Medio Oriente, Arabia Saudita, Qatar, Emirati, Egitto, Giordania, sono tutti lì a partecipare, a dire la loro, quindi mi pare che sia giusto che anche l'Italia sia presente", ha rivendicato il titolare della Farnesina.
Quanto all'ipotesi che il nostro Paese diventi membro permanente del board "non è possibile - ha chiarito il ministro - perché l'articolo 11 della nostra Costituzione ci impedisce di far parte di organismi internazionali nei quali non c'è una parità tra tutte le parti".
L'appello all'Iran: "Scelga la via del dialogo"
Quanto ai venti di guerra che soffiano sull'Iran, "vediamo cosa accadrà in occasione dei colloqui che ci sono tra iraniani e americani. Speriamo che l'Iran non voglia continuare nel percorso di costruzione della bomba atomica", ha affermato Tajani perché in quel caso sarà "difficile trovare un accordo. Se persegue quest'obiettivo rappresenta una minaccia", ha affermato il ministro degli Esteri. "Se l'Iran è quello che strappa la fotografia di Mattarella e degli altri capi di Stato europei è un Iran che ci preoccupa. Mi auguro invece che l'Iran diventi più ragionevole e faccia la scelta del dialogo e del confronto e non persegua la via di un armamento atomico", ha aggiunto Tajani.
A una domanda di Adnkronos sul possibile attacco americano contro Teheran, già questo weekend, il ministro degli Esteri ha preferito non commentare: "I periodi ipotetici non vanno mai commentati, bisogna sempre commentare le cose quando accadono. Io mi auguro che si possano trovare accordi senza ricominciare una guerra nell'area. Mi auguro che i colloqui in corso possano arrivare a buon fine".
La risposta a Macron
Quanto alla reazione di oggi del presidente francese Emmanuel Macron[2], alle dichiarazioni della premier, Giorgia Meloni, sull'omicidio a Lione dell'attivista di destra, Quentin Deranque, Tajani ha chiarito che "non c'è nessuna interferenza nella politica francese, non capisco perché sia stata fatta questa dichiarazione".
"Qui nessuno si occupa degli affari interni degli altri - ha sottolienato -. Quando esplode la violenza politica esplode non soltanto in Francia. E' giusto dire: attenzione l'Occidente non può diventare un luogo dove l'avversario si trasforma in un nemico da abbattere", ha proseguito Tajani, secondo cui "questo coincide perfettamente con i valori dell'Unione Europea. Non c'è nessun male a parlare di una questione che riguarda la Francia, lo abbiamo detto anche quando è successo in America".

"Questo incontro mi fa molto piacere, anche nell’ottica” del confronto “sulla legge della Montagna, che sta facendo storcere il naso a parecchi sindaci, oltre che a me. Oggi, qui, ho trovato parecchi spunti e parlando con altri sindaci vedo che siamo d'accordo: non è una legge giusta". Così Domenico Giangiordano, sindaco di Roccascalegna, in provincia di Chieti, agli Stati generali dei piccoli comuni, in svolgimento fino al 20 febbraio presso il Centro Congressi la Nuvola a Roma.
"Ho lottato per 14 anni per trasformare il mio paese da un piccolo paese che aveva 5.000 turisti all'anno, ad uno che ne ha 45mila. Abbiamo lottato, abbiamo mantenuto le scuole, che sono la spina dorsale dei nostri paesi. Chi investe nei piccoli centri sono coloro che vogliono restarci - prosegue - Questi incontri devono avvenire sempre più spesso perché così si incontrano anche le idee".
"Queste leggi andrebbero scritte" in seguito ad un "confronto con i territori. Questa di certo è una legge scritta soprattutto per le Alpi e non per gli Appennini, dove non abbiamo grandi cime ma abbiamo aree collinari disagiate, dove è difficile mantenere le scuole e dove non abbiamo ospedali vicini - aggiunge il primo cittadino di Roccascalegna - dobbiamo scrivere le leggi avvicinandoci ai territori, si deve venire a vedere il livello di vita, perché lo spopolamento sta avvenendo dappertutto e soprattutto da noi".
Documento in 4 punti presentato da legali, ora la decisione spetta
al pm...
Chiesta applicazione contratti, assunzioni, soluzioni al
sovraffollamento... 
Carlos Alcaraz furioso a Doha. Oggi, giovedì 19 febbraio, il tennista spagnolo sfida il russo Karen Khachanov nei quarti dell'Atp 500 qatariota, in una partita segnata da un nervosismo crescente. Alcaraz infatti ha avuto una discussione piuttosto accesa con il giudice di sedia, dopo che lo stesso gli aveva rifilato un time violation che non ha trovato d'accordo il numero uno.
"Non hai fermato il tempo", ha detto Alcaraz avvicinandosi all'arbitro, "l'ho fatto. Ho fermato il tempo a 25 secondi dall'inizio. Poi hai preso l'asciugamano e ho riavviato l'orologio". La discussione si accende: "Quanto tempo hai fermato l'orologio? Dimmi", "Carlos, ho smesso di contare finché non sei arrivato. Ho smesso di farlo a 25 secondi dal momento in cui hai raggiunto l'asciugamano".
"Quindi non mi è permesso prendere l'asciugamano", ha ribattuto stizzito Alcaraz. "Ho fermato il tempo finché non hai raggiunto la zona in cui hai chiesto al raccattapalle di prendere l'asciugamano. Non posso annullarlo", è stata la ferma replica del giudice di sedia. Lo spagnolo è quindi tornato a servire continuando a 'borbottare' "non mi è permesso andare all'asciugamano, non mi è permesso".
Andando avanti con il match, il nervosismo di Alcaraz è aumentato: "Le regole dell'Atp sono una m***a", ha urlato verso il suo angolo, trovando, anche in questo caso, la pronta risposta dell'arbitro: "Abbiamo capito".
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