
Pulsee Luce e Gas, società per le utenze domestiche di Axpo Italia, annuncia l’inizio della collaborazione con Stefano De Martino che sarà il nuovo testimonial ufficiale dell’azienda.
L’accordo, siglato con Rai Pubblicità, concessionaria pubblicitaria in esclusiva per l’artista, prevede attività di comunicazione e presenza su diversi canali e si pone l’obiettivo di rafforzare il posizionamento di Pulsee sul mercato italiano dell’energia promuovendo valori di innovazione, affidabilità, sostenibilità e trasparenza. Artista, showman e conduttore tra i più amati dal pubblico Italiano, protagonista di “Affari Tuoi” uno dei format televisivi di maggiore successo della rete ammiraglia della tv pubblica, Stefano De Martino ha visto negli ultimi anni crescere la sua popolarità grazie alla conduzione di diversi programmi di successo tra cui “Made in Sud”, “Bar Stella” e “Stasera tutto è possibile” in cui ad uno stile comunicativo coinvolgente ha unito una versatilità artistica in grado di renderlo punto di riferimento di un pubblico ampio e intergenerazionale.
Una spontaneità espressiva che lo rende il volto perfetto di una società energetica che, a pochi anni dal lancio sul mercato italiano dell’energia, ha messo al primo posto la trasparenza nei confronti dei consumatori, la volontà di innovare i linguaggi di un settore spesso legato a dinamiche fredde e distaccate, la credibilità di una società come Axpo Italia, presente da oltre 25 anni in Italia e tra le primissime aziende sul mercato libero dell’energia nazionale. Grazie a prodotti unici e innovativi, ad un ecosistema digitale semplice e intuitivo e a servizi che adattano l’energia che serve allo stile di vita del singolo, Pulsee ha inaugurato un nuovo modo di coinvolgere le persone, candidandosi a modificare il loro rapporto con l’energia di casa affinché diventi attivo, più consapevole, partecipato nel segno di tecnologia, innovazione e sostenibilità.
L’energia giusta di Stefano De Martino si unirà a quella di Pulsee Luce e Gas per una serie di attività di comunicazione che troveranno spazio in TV, online e sui social già nei prossimi mesi.
Il posizionamento del brand “Con l’energia giusta puoi fare qualsiasi cosa” prende vita nel racconto di Stefano De Martino che in tre spot descrive un’energia che va oltre luce e gas, arrivando all’energia che muove le persone. È così che, mentre sentiamo la voce dei suoi pensieri, ci godiamo piccoli frammenti di vita quotidiana: una mamma che sveglia la figlia al mattino, un bambino che si allena in un campetto, un uomo che sta per andare al lavoro con la sua auto elettrica. Piccoli, autentici istanti, che raccontano l’importanza di affrontare con l’energia giusta le sfide della quotidianità. Quell’energia semplice, moderna e trasparente, che ci permette grazie all’offerta Limit.e, di mettere un tetto ai costi ed essere protetti da aumenti estremi; o che grazie all’Energimetro ci aiuta a monitorare e comprendere i consumi degli elettrodomestici direttamente dallo smartphone, potendo migliorare i consumi e i costi in bolletta.
“Siamo davvero entusiasti di dare il benvenuto nella squadra di Pulsee Luce e Gas a Stefano De Martino" ha commentato Alicia Lubrani, ad di Pulsee Luce e Gas. “La scelta riflette una nuova fase della strategia di espansione di Pulsee Luce e Gas, che punta a rafforzare la presenza su tutto il territorio italiano e a rendere ancora più capillare la nostra proposta, affiancando a questa nuova dimensione espansiva fatta di punti vendita fisici in tutta Italia, il corredo genetico della marca che è composto da semplicità, accessibilità e sostenibilità. In questa direzione, la popolarità di Stefano e la sua capacità di comunicare in modo efficace ad un pubblico trasversale, si abbina in modo perfetto all’evoluzione di Pulsee in senso nazionale e territoriale e siamo certi che darà ulteriore impulso alla riconoscibilità del marchio. Quello dell’energia è un settore che ha un enorme bisogno di essere raccontato in modo semplice e non vediamo l’ora di mostrare a tutti i risultati di questo connubio che saprà trasmettere modernità, fiducia e uno sguardo innovativo verso il futuro”.
“Ho apprezzato questo nuovo progetto sin dal presupposto: con l’energia giusta è davvero possibile fare qualsiasi cosa. Il racconto della campagna esprime molto bene quanto questo concetto sia fonte d’ispirazione per Pulsee Luce e Gas così come per me”. E' il commento di Stefano De Martino. “L’energia è stata la forza che ha guidato ogni passo del mio percorso, anche quando ho scelto strade nuove, apparentemente rischiose o inaspettate. Autenticità e passione sono valori che mi rappresentano e che ritrovo nel brand, con cui condivido l’obbiettivo di raggiungere tutta l’Italia in modo trasversale, portando consapevolezza, trasparenza e affidabilità rispetto ad un elemento importantissimo per l’economia domestica. Raggiungere le famiglie mettendo a disposizione credibilità e impulso all’innovazione e al cambiamento contribuisce a coltivare l’idea che l’energia non è solo luce e gas ma è la sintesi di tutto quanto spinge a migliorarsi ogni giorno” conclude Stefano De Martino.

Gran finale per 'Un Professore 3', la fortunata serie in onda oggi su Rai1, alle 21.30, per gli ultimi due episodi intitolati 'Buddha' e 'L'esame'. A salutare il pubblico, a poche ore dall'ultima puntata, è lo stesso Alessandro Gassmann-Dante (il prof che interpreta) su Instagram. "Questa sera chiudiamo la terza stagione - scrive -. Davvero grazie per il calore e l’affetto che ricevo per questo personaggio. Il nostro lavoro consiste nel fingere di essere qualcun altro, ma abbiamo bisogno che voi fingiate di credere che noi lo siamo veramente. In questo caso, un po’, ci ho creduto anche io. Grazie davvero e buon Natale!!! Dante".
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Secondo le anticipazioni, questa sera gli studenti del liceo Da Vinci faranno una visita a sorpresa al loro prof. per convincerlo a rivedere la sua scelta di lasciare l'insegnamento. Greta sta meglio e stringe con Dante un patto: tornerà a scuola solo se anche lui farà lo stesso. Manuel, vedendo la madre in difficoltà, decide di prendere l'iniziativa e rivelare al professore il segreto che Anita non riesce a confessargli. E Anita e Dante, finalmente, si parlano davvero. Mesi dopo, è il momento dell'esame di maturità e i ragazzi devono affrontare le loro paure. Dante, ancora una volta, sosterrà la sua 5a B fino al grande giorno.

Realtà virtuale e controllo mioelettrico per la riabilitazione dell'ictus cerebrale. Un team di ricercatori della Fondazione Santa Lucia Irccs di Roma, in collaborazione con l'università di Roma Tor Vergata, ha sviluppato e testato un nuovo sistema tecnologico che combina controllo mioelettrico e realtà virtuale per favorire il recupero motorio dell'arto superiore in persone colpite da ictus cerebrale. La strumentazione - per ora utilizzata in un contesto di ricerca, ma che ha portato a buoni risultati pubblicati sulla rivista 'Frontiers in Bioengineering and Biotechnology' - introduce un algoritmo di controllo assistivo e adattivo progettato per favorire il riapprendimento di schemi muscolari funzionali attraverso un'interazione attiva e personalizzata del paziente con un ambiente virtuale immersivo. Il sistema è stato testato in una fase pilota su 3 pazienti cronici post ictus, mostrando miglioramenti nella precisione del movimento, nella coordinazione muscolare e nella somiglianza dei pattern di attivazione rispetto a quelli di soggetti sani.
"Il nostro obiettivo è creare un ambiente di allenamento che stimoli il cervello a riapprendere il controllo motorio in modo attivo, combinando l'impegno volontario del paziente con un supporto intelligente e personalizzato - spiega Matteo Nocilli, bioingegnere e ricercatore del Laboratorio di Fisiologia neuromotoria della Fondazione Santa Lucia Irccs, che ha realizzato il sistema - I segnali elettrici dei muscoli del braccio colpito sono interpretati e tradotti dal sistema in movimenti virtuali realistici. Un algoritmo intelligente corregge questi movimenti in tempo reale, aiutando il paziente a riconoscere e rinforzare schemi di attivazione più funzionali".
Il principio alla base del sistema - descrive una nota - è quello di guidare gradualmente il paziente verso un controllo muscolare più fisiologico, senza sostituirne l'impegno attivo. L'algoritmo elabora in tempo reale i segnali elettrici generati dai muscoli del braccio colpito e li traduce nel movimento di un cursore all'interno dell'ambiente di realtà virtuale. L'assistenza viene fornita proiettando l'attività muscolare alterata del paziente su un modello di riferimento sano, che rappresenta un pattern di attivazione muscolare fisiologico. "In questo modo - illustra la ricercatrice responsabile del progetto, Denise Jennifer Berger - il paziente riceve un aiuto che lo guida a produrre movimenti più coordinati e naturali, pur continuando a impegnarsi attivamente nel controllo. Il livello di assistenza si adatta costantemente alla prestazione del paziente: aumenta quando il compito è difficile e diminuisce man mano che il controllo migliora, mantenendo il giusto equilibrio tra supporto e sfida". Questo approccio favorisce motivazione, apprendimento motorio e neuroplasticità, elementi chiave per il recupero funzionale dopo l'ictus.
Verso protocolli personalizzati da applicare anche a domicilio
"Si tratta di una tecnologia che unisce neuroscienze e ingegneria per ottenere un approccio di riabilitazione innovativo - sottolinea Andrea d'Avella, co-autore dello studio e docente di Fisiologia all'università di Roma Tor Vergata - In futuro potremo integrare questi algoritmi nei protocolli di riabilitazione personalizzata, anche a domicilio, rendendo la terapia più efficace e accessibile, e valutarne la generalizzabilità e l'applicabilità anche su ulteriori patologie quali ad esempio la paralisi cerebrale".
Per i ricercatori "i risultati ottenuti aprono la strada a studi longitudinali per valutare l'efficacia clinica del metodo su un numero maggiore di pazienti e nel lungo periodo". A questo scopo, è già stato avviato un trial clinico multicentrico coordinato dalla Fondazione Santa Lucia Irccs. Questo trial, condotto in collaborazione con il Laboratorio di Neuropsicofisiologia sperimentale guidato da Giacomo Koch del Santa Lucia Irccs, prevede il coinvolgimento di 45 pazienti post-ictus che parteciperanno a 12 sessioni di riabilitazione basate sul controllo mioelettrico assistito in realtà virtuale, combinate con una stimolazione cerebellare non invasiva. L'obiettivo è valutare se la combinazione di queste due tecnologie possa migliorare in modo più duraturo la funzionalità dell'arto superiore rispetto alle terapie convenzionali.
Lo studio - riporta la nota - è stato realizzato presso il Laboratorio di Fisiologia neuromotoria della Fondazione Santa Lucia, con il sostegno del ministero della Salute (finanziato dall'Unione europea - Next Generation Eu - Nrrp M6C2 - Investimento 2.1 Miglioramento e potenziamento della ricerca biomedica nel Ssn).

"La terapia chemio-free nel linfoma mantellare è fattibile, sicuramente è il futuro e ci auguriamo che questo tipo di terapia sia presto disponibile per tutti questi pazienti, perché attualmente vengono ancora trattati con la chemio-immunoterapia". Così Enrico Derenzini, direttore Divisione Oncoematologia, Ieo-Istituto europeo di oncologia di Milano e professore associato di Ematologia all'università Statale di Milano, commenta i risultati degli studi Echo e Traverse presentati all'Ash, il Congresso della Società americana di ematologia che si è svolto a Orlando. (VIDEO[1])
"Il linfoma mantellare - spiega l'oncologo - è una sindrome linfoproliferativa, un tipo di linfoma non Hodgkin che colpisce i linfociti B maturi. E' un linfoma tipico dell'adulto anziano con un'età media di incidenza intorno ai 70 anni, anche se in certi casi può colpire anche persone più giovani. Come tutti i linfomi si manifesta con ingrandimento dei linfonodi, per cui ci si può accorgere di avere un linfonodo ingrossato che si palpa, specialmente se il linfonodo è superficiale, ma può coinvolgere anche il midollo osseo dando talvolta sindrome leucemica, quindi linfociti B circolanti nel sangue periferico e in organi di vario tipo tra cui, in prima istanza, il tratto gastrointestinale. Infatti è molto facile ritrovarlo sia nell'intestino che nello stomaco con esami istologici fatti in corso di endoscopia".
Tradizionalmente, ricorda Derenzini, "il linfoma mantellare si cura con un approccio di tipo chemio-immunoterapico. Fino ad oggi è stato poco curabile: era facile indurre remissioni complete, ma spesso queste remissioni complete non duravano, con una storia naturale di malattia caratterizzata da molteplici recidive. I linfomi mantellari - illustra l'esperto - possono essere distinti con score", valori "di rischio, a seconda di alcuni fattori. In primis un rate di proliferazione cellulare aumentata, quindi la presenza di mutazioni di P53 che è un gene molto importante che regola la risposta ai farmaci e ai chemioterapici in particolare, e anche alcune varietà istologiche particolari come la varietà pleomorfa o la varietà blastoide che si associano a cattiva prognosi".
Lo studio Echo "di fase 3, randomizzato, presentato all'Ash - descrive l'oncologo - confrontava una terapia standard, un'immunoterapia (rituximab) associata a un chemioterapico (bendamustina), nel paziente con età maggiore o uguale a 65 anni. Questo standard veniva confrontato con lo stesso backbone (rituximab e bendamustina) associato o meno a un inibitore di Btk (Bruton tyrosine kinase) che è una chinasi attiva, essenziale per la proliferazione cellulare del linfoma mantellare. L'inibitore di Btk era acalabrutinib. Lo studio ha quindi confrontato la terapia standard con o senza acalabrutinib". I risultati, con un follow up arrivato a circa 50 mesi, "sono importanti - riferisce Derenzini - Hanno confermato la superiorità del trattamento sperimentale con acalabrutinib in termini di progression free survival, ma hanno anche evidenziato un altro dato molto importante, ovvero che la terapia combinata con acalabrutinib, a partire dalla prima linea, riduce di circa il 24% il rischio che il paziente faccia poi una terapia di terza linea. Questo significa che c'è un impatto tangibile sulla storia naturale di questa malattia". I dati "confermano il vantaggio che si ha nell'abbinare fin dalla prima linea di terapia l'inibitore di Btk - rimarca - Questo studio infatti prevedeva un crossover: i pazienti che non facevano acalabrutinib, quindi randomizzati al braccio di terapia standard, potevano riceverlo alla progressione. I dati ci dicono che utilizzarlo fin dall'inizio comporta un vantaggio che ci si porta dietro, nel lungo termine, la riduzione del rischio di dover fare almeno tre linee di trattamento".
All'ultimo Ash sono stati presentati anche risultati preliminari dello studio Traverse, "di fase 2, che ha analizzato una coorte di pazienti non precedentemente trattati, quindi sottoposti a un regime di terapia completamente chemio-free alla diagnosi - prosegue Derenzini - Questo prevedeva una prima fase di induzione composta da 3 farmaci: rituximab, acalabrutinib come inibitore di Btk, associato a un inibitore di Bcl2, venetoclax. Alla fine di questa fase di induzione, in presenza di malattia minima residua (Mrd) negativa, quindi di remissione completa, i pazienti erano randomizzati all'osservazione oppure a proseguire il solo acalabrutinib. Nello studio Traverse circa il 20% dei pazienti presentava alla diagnosi una mutazione del gene P53, che come sappiamo si associa a una cattiva prognosi dopo chemio-immunoterapia standard. Ebbene, con questo regime di terapia questi pazienti hanno avuto un tasso di remissioni complete assolutamente sovrapponibile a quello dei pazienti senza mutazione di P53".
L'endpoint primario di questo studio "era il tasso di remissioni complete con malattia minima residua negativa e ha dato risultati assolutamente promettenti, con un overall response rate superiore al 90% - riporta l'esperto - Si tratta di risultati molto preliminari, in quanto la grande maggioranza dei pazienti, al momento dell'analisi, era ancora durante il trattamento di induzione, ma con più del 50% di remissioni complete, praticamente tutte Mrd negative. Solo 12 pazienti al momento dell'analisi avevano completato tutta la fase di induzione, e tutti e 12 erano in remissione completa Mrd negativa. L'abbinamento di immunoterapia con rituximab, inibitore di Btk (acalabrutinib) e inibitore di Bcl2 (venetoclax) - conclude - può essere estremamente efficace anche in pazienti che fino a oggi sono stati classificati come a prognosi cattiva a seguito di trattamenti standard".

In Italia nel 2025 sono stimate circa 390.000 nuove diagnosi di cancro, un numero che segna una sostanziale stabilità rispetto al 2024, con una tendenza alla diminuzione alla luce della progressiva riduzione dei casi negli uomini. I dati emersi ieri pomeriggio da parte della Commissione europea confermano per la prima volta in Europa un calo dell'1,7% dei casi complessivi, addirittura del 2,6% in Italia. Questa tendenza è dovuta da un lato alla diminuzione totale della popolazione, dall'altro alla riduzione delle diagnosi di tumore del polmone nei maschi.
Un trend positivo, a cui si accompagna un complessivo calo del 9% dei decessi oncologici negli ultimi 10 anni nel nostro Paese, ancora più evidente nelle neoplasie del polmone (-24%) e del colon retto (-13%). Sono dati migliori rispetto alla media europea e si traducono in una sopravvivenza a 5 anni più alta nei tumori più frequenti, cioè in quelli di mammella (86% rispetto a 83%), colon retto (64,2% rispetto a 59,8%) e polmone (15,9% rispetto a 15%). Tuttavia, al Sud il 15% delle pazienti cambia regione per la chirurgia mammaria, arrivando quasi al 50% di interventi fuori regione nel caso della Calabria. E' quanto emerge dalla 15esima edizione del rapporto 'I numeri del cancro in Italia 2025' dell'Associazione di oncologia medica, frutto della collaborazione tra Aiom, Airtum (Associazione italiana registri tumori), Fondazione Aiom, Osservatorio nazionale screening (Ons), Passi (Progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia), Passi d'Argento e della Società italiana di anatomia patologica e di citologia diagnostica (Siapec-Iap), presentato questa mattina a Roma a Palazzo Baldassini.
Nel nostro Paese - rileva il report - in 5 anni (2020-2024) è aumentato il numero di cittadini che aderiscono ai programmi di prevenzione secondaria. Per lo screening mammografico la copertura è passata dal 30% nel 2020 al 50% nel 2024, per il test del sangue occulto nelle feci (per la diagnosi precoce del tumore del colon retto) dal 17% al 33% e per lo screening cervicale dal 23% al 51%. Significativo il recupero delle adesioni anche al Sud, dove è triplicata la copertura: la mammografia è aumentata dal 12% al 34%, il test del sangue occulto fecale dal 5% al 18% e lo screening cervicale dal 12% al 37%.
Tuttavia permangono criticità, come appunto l'elevata mobilità sanitaria regionale al Sud per interventi chirurgici per tumore della mammella, con indici di fuga 3 volte superiori a quelli del Centro-Nord. In Italia nel 2023 - evidenzia il rapporto - sono stati effettuati 66.351 interventi per carcinoma mammario (61.128 nella regione di residenza e 5.223 fuori Regione): a livello nazionale la percentuale di chirurgia mammaria in mobilità è pari a circa l'8%, ma si va dal 5% al Nord al 15% al Sud. Resta ancora molta strada da percorrere anche sul piano della prevenzione primaria, cioè degli stili di vita sani. In Italia il 24% degli adulti fuma, il 33% è in sovrappeso e il 10% è obeso, il 58% consuma alcol e il 27% è sedentario.
"Grazie al progresso terapeutico che introduce in pratica clinica nuove indicazioni e nuove sequenze di trattamento, e al prolungamento del tempo di cura, il carico di lavoro per le strutture sanitarie cresce notevolmente, molto più di quanto aumentino la forza lavoro e gli ospedali - afferma Massimo Di Maio, presidente Aiom - E i campanelli d'allarme per il numero di medici e infermieri del Servizio sanitario nazionale suonano in continuazione, non ultimo per fenomeni che giocano contro la tenuta del servizio pubblico. Che, al contrario, rappresenta una ricchezza del Paese, che va difesa in ogni modo. E allora abbiamo sempre più bisogno di prevenzione, sia per far diminuire il numero di persone che si ammalano sia per fare le diagnosi, laddove si può, più presto, quando la probabilità di guarire è più alta e l'impegno terapeutico, per il paziente e per il Servizio sanitario nazionale, è minore".
"Crediamo nella capacità delle istituzioni di programmare in maniera tempestiva perché, dietro la formalità dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), vi sono i bisogni dei pazienti che richiedono il rispetto dei tempi oltre che dell'appropriatezza delle prestazioni. L'ottimismo, però, non cancella i problemi - sottolinea Francesco Perrone, presidente Fondazione Aiom - La tossicità finanziaria, cioè l'impatto economico del cancro, continua a colpire in Italia. Bisogna tutelare il diritto alla salute e contenere le disequità, ancora troppo evidenti. E' grande anche il bisogno di cure palliative, da associare alle terapie antineoplastiche, per evitare che il fine vita si traduca in un momento di abbandono. La nostra società scientifica ha più volte evidenziato la necessità che il disegno di legge in materia di morte medicalmente assistita non escluda il Ssn, il solo in grado di garantire tutti i percorsi integrati, incluse le cure palliative simultanee. Ci auguriamo che il legislatore rispetti la dignità e i diritti dei pazienti oncologici, in maniera equa, e non demandi ad altri decisioni che vanno condivise in un contesto di alleanza terapeutica".

Arrestare la progressione della demenza frontotemporale con mutazioni del gene Grn. E' l'obiettivo di AviadoBio, azienda pionieristica nel campo della terapia genica, dedicata allo sviluppo e alla fornitura di farmaci potenzialmente rivoluzionari per le malattie neurodegenerative, che ha annunciato oggi l'avvio in Italia della sperimentazione clinica di fase 1-2 Aspire-Ftd. La sperimentazione valuta Avb-101, una terapia genica sperimentale, nelle persone affette da demenza frontotemporale (Ftd) con mutazioni del gene Grn (Ftd-Grn). L'Istituto neurologico Carlo Besta di Milano è l'unico centro italiano che partecipa allo studio.
La Ftd è una forma devastante di demenza a esordio precoce che varia da individuo a individuo, informa la farmaceutica in una nota. E' la causa più comune di demenza nei soggetti di età inferiore ai 65 anni. I sintomi possono includere cambiamenti nella personalità o comportamenti insoliti, perdita progressiva del linguaggio, perdita delle funzioni esecutive e delle capacità cognitive, apatia e mobilità ridotta. Le persone affette da Ftd che presentano mutazioni del gene Grn, responsabile della malattia, producono una quantità ridotta della proteina progranulina. Abb-101 è una terapia sperimentale somministrata una sola volta, progettata per fornire una copia funzionale del gene Grn direttamente al cervello e ripristinare così i livelli di progranulina. Se questo meccanismo d'azione si rivelerà effettivo, il trattamento potrebbe contrastare la progressione della malattia nei pazienti affetti da Ftd-Grn.
"Siamo orgogliosi - dichiara David Cooper, Chief Medical Officer di AviadoBio - dei significativi progressi compiuti nell'avanzamento della parte dedicata all'aumento del dosaggio" del trattamento "nella sperimentazione clinica Aspire-Ftd a livello globale, e siamo lieti di collaborare con l'Istituto neurologico Carlo Besta per portare questa importante ricerca sulla terapia genica Ftd-Grn ai pazienti italiani affetti da Ftd. La missione di AviadoBio è quella di trasformare la vita delle persone affette da devastanti malattie neurodegenerative e non vediamo l'ora di condividere gli aggiornamenti clinici man mano che continuiamo a portare avanti questo programma fondamentale".
"Siamo lieti di partecipare a questa sperimentazione clinica in qualità di centro leader nel Paese nella ricerca sulle malattie neurologiche, attivamente coinvolto nel promuovere scoperte significative sulle strategie terapeutiche innovative per i disturbi neurologici - afferma Giuseppe Di Fede, responsabile dell'Unità di Neurologia 8 - Demenze e patologie degenerative del sistema nervoso centrale del Besta, e principal investigator del trial clinico - La prima fase dello studio, attualmente limitata a un numero ridotto di pazienti in tutto il mondo, mira essenzialmente a testare la sicurezza del trattamento - come obiettivo primario - e la sua efficacia preliminare nel contrastare la progressione della malattia. Se questi obiettivi saranno raggiunti nella prima fase della sperimentazione, la terapia genica sperimentale sarà probabilmente estesa a un numero elevato di individui affetti da Ftd-Grn. In caso di successo, questo approccio innovativo potrebbe un giorno portare benefici alle famiglie che convivono con la Ftd-Grn, non solo in Italia, ma in tutto il mondo".
Avb-101 - spiega la nota - viene somministrato come trattamento una tantum utilizzando una procedura neurochirurgica stereotassica minimamente invasiva direttamente nella parte del cervello chiamata talamo. Il talamo è un centro nevralgico per la connettività nel cervello con proiezioni diffuse in tutto l'organo, compresa la corteccia, un'area chiave colpita dalla Ftd-Grn. La procedura neurochirurgica per somministrare Avb-101 bypassa la barriera emato-encefalica, limitandola quindi solo al cervello stesso, dove è più necessaria. Allo stesso tempo, ciò riduce potenzialmente la quantità di dose richiesta e l'esposizione sistemica in altre parti del corpo.
"Il Dipartimento di Neurochirurgia dell'Istituto Besta è sempre stato all'avanguardia nelle terapie e nelle tecnologie innovative - evidenzia Vincenzo Levi, neurochirurgo funzionale del Besta e sub investigator del trial clinico - Da un punto di vista chirurgico, va sottolineato come il bypass della barriera emato-encefalica possa aumentare la possibilità di ripristinare i livelli di progranulina in questi pazienti, con l'intento di rallentare o arrestare - qualora tale approccio si rivelasse realmente efficace - la progressione della Ftd-Grn. Inoltre, l'esecuzione dell'intervento chirurgico sotto guida Rm", risonanza magnetica, "migliora la sicurezza - rimarca lo specialista - e fornisce una conferma in tempo reale del posizionamento della cannula e della copertura dell'infusione. In qualità di uno dei centri leader a livello nazionale nel campo della neurochirurgia, siamo entusiasti di sostenere questo importante studio di terapia genica nella nostra struttura dotata di risonanza magnetica intraoperatoria".

Continua il calo demografico, aumentano gli anziani e diminuiscono i giovani, mentre le donne sono più degli uomini. Gli stranieri invece rappresentano il 9,1% della popolazione ed è proprio la dinamica migratoria, in aumento, ad attenuare il calo. Sono alcune delle fotografie che emergono dal censimento 2024 dell'Istat pubblicato oggi, giovedì 18 dicembre. Al 31 dicembre 2024 la popolazione abitualmente dimorante in Italia conta 58.943.464 individui. Rispetto alla stessa data del 2023 si osserva un lieve decremento di 27.766 unità, pari a -0,5 per mille.
Il calo di popolazione su base nazionale riflette dinamiche territoriali non omogenee, che vedono decrementi relativi più intensi nel Sud (-2,5 per mille) e nelle Isole (-2,8 per mille) e una diminuzione più lieve al Centro (-1,0 per mille). Al contrario, nel Nord-ovest e nel Nord-est si osservano incrementi (rispettivamente +1,4 e +1,2 per mille). Tra le regioni, si registrano variazioni negative della popolazione in tutte quelle del Mezzogiorno (con un picco di -6,1 per mille in Basilicata) e del Centro (-1,9 per mille in Umbria). Nel Nord, invece, fatta eccezione per la Valle d’Aosta/Vallée d'Aoste (-2,8 per mille) e per il Friuli-Venezia Giulia (-1,1 per mille), la popolazione cresce in tutte le regioni, con un massimo del +4,0 per mille nella Provincia autonoma di Bolzano/Bozen.
La dinamica positiva della popolazione straniera concorre a contenere la flessione della popolazione a livello nazionale e a sostenere la lieve crescita riscontrata nel Nord. Infatti, al 31 dicembre 2024, gli stranieri residenti ammontano a 5.371.251 individui (+22,4 per mille rispetto al 2023) e la loro incidenza sul totale della popolazione residente raggiunge il 9,1% (era pari all’8,9% nel 2023).
Aumentano gli anziani, diminuiscono i giovani
Al 31 dicembre 2024 l’età media della popolazione è pari a 46,9 anni (48,2 anni per le donne e 45,4 anni per gli uomini), in ulteriore crescita, di oltre tre mesi, rispetto al 2023. Rispetto alla stessa data dell’anno precedente la quota di individui di 0-14 anni scende dal 12,2% all’11,9%. La popolazione in età attiva (15-64 anni), pari al 63,4%, si riduce ulteriormente di un decimo di punto, mentre cresce quella con almeno 65 anni di età, dal 24,3% al 24,7%. In aumento anche il numero dei grandi anziani (85 anni e più), che raggiungono 2 milioni e 410mila individui (+90mila in un anno) e rappresentano il 4,1% della popolazione totale.
Prosegue il processo di invecchiamento della popolazione che accomuna tutte le realtà del territorio, sebbene si osservi una certa variabilità nei livelli e nella velocità. La Campania continua a essere la regione più giovane con un’età media di 44,5 anni, seppur in costante aumento (era 44,2 nel 2023 e 43,9 nel 2022). La Liguria resta la regione più anziana, con un’età media di 49,6 anni, seguita dalla Sardegna (49,2 anni). Ordona (in provincia di Foggia) è il Comune più giovane di Italia, con un’età media di 37,6 anni, mentre Villa Santa Lucia degli Abruzzi (provincia dell’Aquila), con soli 83 abitanti, è quello con l’età media più alta, pari a 65,2 anni.
Confrontando la numerosità degli individui di 65 anni e più con quella dei bambini sotto i 6 anni, nel 2024 si contano per ogni bambino 6 anziani a livello nazionale (erano 5,8 nel 2023, 5,6 nel 2022, 3,8 nel 2011). Il fenomeno dell’invecchiamento 'al vertice e dal basso della piramide' appare quindi sempre più marcato.
Stranieri superano il 9%
Sono 5.371.251 i cittadini stranieri abitualmente dimoranti in Italia al 31 dicembre 2024, oltre 117mila in più rispetto alla stessa data dell’anno precedente, e rappresentano il 9,1% della popolazione totale (nel 2023 erano l’8,9%). Come nell’anno precedente, si registra un sostanziale bilanciamento tra i sessi, con la componente femminile pari al 49,9% della popolazione straniera. I cittadini stranieri aumentano in tutte le Regioni. La crescita maggiore in termini assoluti si registra in Lombardia (oltre 18mila individui in più, pari a un tasso di incremento del 15,3 per mille), seppur più contenuta rispetto al biennio precedente (+22,9 per mille). Seguono il Piemonte (circa 14mila individui in più, pari a +32,4 per mille), la Campania (circa 13mila individui, pari a +48,7 per mille) e la Sicilia (circa 10mila cittadini in più, +49,9 per mille).
Il Nord e il Centro si confermano le ripartizioni più attrattive: il tasso migratorio interno è pari a +1,5 per mille nel Nord-ovest, +1,8 nel Nord-est e +0,5 per mille nel Centro. Al contrario, nel Sud e nelle Isole, la dinamica interna è negativa, con tassi pari a -2,8 e -2,1 per mille, rispettivamente. La regione più attrattiva è l’Emilia-Romagna, con un tasso migratorio interno pari a +2.6 per mille, mentre la regione con la dinamica migratoria interna maggiormente negativa è la Basilicata (-4,8 per mille).
Ci sono più donne che uomini
Le donne superano gli uomini di 1.200.030 unità e rappresentano il 51,0% della popolazione residente. Il rapporto di mascolinità è pari a 96 uomini ogni 100 donne. Per effetto della maggiore longevità delle donne, il peso della componente femminile cresce progressivamente al crescere dell’età. Fino alla classe 40-44 anni si registra una prevalenza maschile, dovuta sia al rapporto biologico alla nascita costantemente a favore degli uomini (105-106 maschi ogni 100 femmine), sia alla marcata connotazione maschile degli immigrati dall’estero nelle età giovanili-adulte. A partire dalla classe 45-49 anni prevalgono le donne con una quota sempre maggiore che cresce nelle età più avanzate, arrivando a rappresentare il 64,6% dei grandi anziani (85 anni e più) e l’82,4% degli ultracentenari.
A livello regionale il rapporto di mascolinità più alto si registra per il secondo anno consecutivo in Molise (98,6), seguito dal Trentino-Alto Adige (98,3) che, fino al 2022, aveva l’indice più elevato. Il valore più basso si registra in Liguria (93,9).

Un Natale all’insegna dell’auto regalo: da non intendersi come una forma di egoismo ma di gratificazione e per 'concedermi qualcosa che desidero fare da tempo' (per il 47% degli italiani). Sono oltre il 22% gli italiani che ricorreranno all’auto regalo per il Natale 2025, soprattutto giovani dai 25 ai 34 anni d’età (31,5%) che lo fanno anche per 'premiare la propria indipendenza e libertà' (19,1%). E quali sono gli auto-regali più gettonati? Al primo posto troviamo i prodotti tecnologici (26,1% degli italiani), seguiti da dall’abbigliamento (22,8%) e da un viaggio (per 17,9%), mentre il 2,5% dei giovani italiani si regalerà un animale domestico.
E' questa la fotografia che emerge dalla ricerca ideata e realizzata da Big (Business intelligence group) sotto la direzione del sociologo Gianni Bientinesi, ceo del gruppo, su panel Bilendi con oltre 3600 interviste eseguite soltanto nel mese di dicembre su individui italiani di entrambi i sessi con più di 24 anni.
Dai dati della ricerca emerge che la maggior parte degli italiani effettuerà almeno un regalo quest’anno e ‘i più gentili’ sono quelli di età compresa tra i 35 e i 44 anni (arrivano fino al 93%), seguiti dagli under 34 (il 91,3% farà un regalo), la fascia 45-54 (90,6%) e gli over 54 (88,8%). Se consideriamo le zone d’Italia, in testa in questa classifica il Centro (92,7%), poi il Nord Est (90,5%), il Nord Ovest (89,8%) e infine Sud e Isole (89%). Va specificato che un italiano su cinque tra coloro che vivono da soli, soli rimarranno anche a Natale e non faranno regali né a se stessi né agli altri (18.8%).
In generale, la tendenza in crescita per tutte le fasce di intervistati è quella all’auto regalo natalizio: primato per la fascia 25-34 anni: il 31,6% di loro farà un regalo a sé stesso e i single (19,8%), mentre si fermano tra il 22% e il 23% le fasce 34-45 e 45-54 che propendono un po’ di più per fare almeno un regalo a familiari, coniugi e colleghi.
In generale quali saranno gli auto regali più gettonati (sopra l’1%) secondo i dati della ricerca Big (Business intelligence group)? Boom per i prodotti tecnologici (26,1%), poi abbigliamento (22,8%), un viaggio (17,9%), accessori (15,9%), hobby e passioni (14,1%), prodotti per la cura di sé (10,1%), un’esperienza (4,9%), arredamento e decorazioni per la casa (4,2%), abbonamenti o servizi (2,6%), giochi e divertimenti vari (1,7%) e animali domestici (1,5%). Come emerso dalla ricerca, sono i giovani quelli che effettueranno più regali a sé stessi (fascia 25-34 anni) e opteranno anch’essi in primis per i prodotti hi-tech (26,3%), al secondo posto sale il viaggio (25,3%), mentre il 22,2% dei giovani amano auto regalarsi un nuovo capo d’abbigliamento. Bene anche i prodotti per la cura di sé (7,6%) e l’animale domestico (2,5%).
Per quanto riguarda le motivazioni che spingono gli italiani ad auto regalarsi qualcosa per questo Natale 2025, in testa la risposta 'per gratificarmi e concedermi qualcosa che desidero fare da tempo' (47%) soprattutto per gli over 34, al secondo posto 'per vivere un momento di piacere e di benessere personale' (14%). Sul gradino più basso del podio e selezionato da molti degli intervistati c’è anche 'per celebrare la mia indipendenza e libertà personale' (8,9%), voce che è molto più gettonata dalla fascia under 34 ed è selezionata da un intervistato su 5 (19,1%). Più indietro tra le motivazioni dell’auto regalo per questo Natale 2025 ci sono anche 'per alleviare lo stress accumulato nel corso degli ultimi mesi' (8,5%) e 'per compensare frustrazioni e tirarmi su di morale' (5,2%) che è considerata un po’ più importante per la fascia dei giovani 25-34 (10,2%).

"L'amore vero? Nella quinta stagione Emily lo trova in sé stessa". Così Lily Collins racconta all'Adnkronos l’evoluzione del suo personaggio in 'Emily in Paris 5', disponibile da oggi su Netflix. Un percorso di crescita interiore che porta la protagonista ad acquisire una nuova sicurezza: "C'è un senso di sollievo nel permettersi di provare tutte le emozioni, di non essere perfetta e di lasciare che le cose vadano come devono. Diventa più disordinata, più umana, più empatica". I nuovi episodi rappresentano un vero punto di svolta per la serie creata da Darren Star (già dietro le serie cult 'Beverly Hills 90210' e 'Sex and the City'). "Questa è la stagione della maturità", spiega il creatore. "Tutti i personaggi crescono, cambiano e affrontano sfide reali". Un'idea condivisa anche da Collins: "Molti equilibri cambiano, ma è proprio grazie alla maturità di tutti che possiamo andare avanti. Se certi colpi di scena o nuove relazioni fossero arrivati nella prima stagione, probabilmente i personaggi sarebbero andati nel panico".
In 'Emily in Paris 5' la protagonista si trova a capo della sede romana dell’Agence Grateau, guidata da Sylvie Grateau (Philippine Leroy-Beaulieu). Trasferitasi in Italia dopo l’esperienza parigina, Emily deve adattarsi a una nuova città mentre affronta sfide professionali e sentimentali sempre più complesse. Quando tutto sembra finalmente andare per il verso giusto, un’idea lavorativa si rivela un fallimento, innescando delusioni amorose e nuovi ostacoli alla carriera. In cerca di stabilità, Emily si rifugia nel suo stile di vita francese, ma un grande segreto rischia di compromettere uno dei suoi rapporti più importanti. Affrontando i conflitti con maggiore sincerità, ne esce però più consapevole, con legami più profondi e la voglia di abbracciare nuove possibilità. La quinta stagione mette in discussione anche uno dei legami più amati della serie, quello tra Emily e Mindy. "È la prima volta che Mindy tiene qualcosa nascosto a Emily", racconta Ashley Park, interprete di Mindy. "Forse per proteggerla, forse per paura. La loro amicizia non ha mai funzionato sulla base della paura. Affrontare il conflitto e comunicare davvero rende il loro rapporto ancora più profondo".
Anche l'inscalfibile Sylvie vive una trasformazione significativa. L'attrice Philippine Leroy-Beaulieu descrive una donna finalmente messa alla prova: "Volevamo romperle l’armatura, metterla in situazioni in cui potesse fallire. Per un attore è una gioia. L’Italia, e Roma in particolare, la aiutano a lasciarsi andare. A Parigi è rigida, in Italia si apre. Poi, tornando a Parigi, torna anche la corazza". Girare in Italia ha lasciato il segno anche fuori dal set. Collins racconta di essere stata colpita "dal calore delle persone, dal rapporto con il cibo e da un tempo che scorre diversamente". Park aggiunge con ironia: "Pensavo di essere intollerante al glutine, poi ho scoperto la pasta italiana. L’Italia mi ha insegnato quanto cultura e storia siano legate al cibo e mi ha spinto a esplorare le mie radici". L’influenza italiana si riflette anche nel linguaggio visivo della serie. Darren Star rivela: "Ci siamo ispirati al grande cinema italiano, da 'Cinema Paradiso' a 'Vacanze Romane'. Per il pubblico americano, Roma è profondamente legata all’immaginario cinematografico". Dopo Roma e Venezia, Emily continuerà a esplorare l'Europa in una possibile sesta stagione? "Il suo cuore è a Parigi", sorride Star, "ma questo non significa che non possa continuare a vagare". (di Lucrezia Leombruni)

Incontri speciali per Jannik Sinner. Il tennista azzurro sta continuando la sua preparazione alla nuova stagione al caldo degli Emirati Arabi Uniti, tra Dubai e Doha, dove ieri è andata in scena la finale di coppa Intercontinentale tra Paris Saint-Germain e Flamengo. A trionfare sono stati i francesi, che si sono imposti ai calci di rigore con un super Safonov, portiere capace di parare quattro penalty su cinque.
Sugli spalti dello stadio Ahmed bin-Ali c'era anche Sinner, che prima del match ha potuto incontrare alcuni dei tanti ambassador invitati dalla Fifa. Tra loro Alexandre Pato, ex attaccante brasiliano del Milan, e Alessandro Del Piero, leggenda della Juventus, con cui Sinner ha scattato una foto condivisa nelle storie Instagram proprio da Pato.
"Del Piero allenati da! Perché con Sinner mi sono messo d'accordo per batterti", è stato il messaggio, accompagnato da una risata, a corredo della foto che ritrae tutti e tre in posa e sorridenti. E per Jannik quello con Pato è un incontro davvero speciale considerata la sua fede, mai nascosta, per il Milan.
Gli allenamenti a Dubai
Sinner si sta continuando ad allenare sotto il sole di Dubai[1]. Jannik ha aumentato già negli scorsi giorni l'intensità degli allenamenti per farsi trovare pronto al primo appuntamento del 2026, gli Australian Open, a cui arriverà da campione in carica.
L'azzurro è stato il protagonista di diversi video che nei giorni scorsi hanno fatto il giro dei social: petto nudo e il 'solito' cappellino, questa volta rosso. Sinner si è mosso soprattutto da fondocampo, colpendo prima di dritto e poi di rovescio: "Bravo Jannik! Ultime quattro!", ha urlato Simone Vagnozzi per spronarlo quando la fatica cominciava a farsi sentire.
Sinner si è anche allenato con la tennista rumena Simona Halep, che aveva annunciato il ritiro proprio in questo 2025. Il tutto è stato documentato da Darren Cahill in una storia pubblicata su Instagram: "Una coppia di campioni", aveva scritto il supercoach australiano. In un'altra storia invece Cahill aveva mostrato uno degli ormai classici momenti di svago del Sinner-team: una partita a beach soccer sulla spiaggia di Dubai, con il Burj Al Arab Jumeirah sullo sfondo.
Sinner a Dubai, vacanze e Formula 1
Sinner, insomma, sta prolungando il suo soggiorno in Medio Oriente. Dopo una breve vacanza alle Maldive[2], Jannik sarebbe volato proprio a Dubai con la fidanzata Laila Hasanovic. Ed è stata proprio la modella a offrire 'indizi' sugli spostamenti del tennista azzurro, postando sui social alcune foto tra cui il Burj Al Arab oltre a un selfie allo specchio e uno scatto con due lettini utili per una lezione di pilates reformer.
L'ultimo weekend invece è stato all'insegna di una delle grandi passioni di Sinner: la Formula 1. In occasione dell'ultimo Gran Premio dell'anno, quello di Abu Dhabi che ha incoronato Lando Norris campione del mondo, Jannik è arrivato al paddock[3] proprio insieme ad Hasanovic per assistere in prima fila alla gara.
Sinner, che già un anno fa fu ospite nel paddock di Abu Dhabi, è arrivato 'scortato' dal suo team, con il coach Simone Vagnozzi e il preparatore Umberto Ferrara. L'azzurro ha posato, in particolare, per una foto con Kimi Antonelli, pilota italiano della Mercedes. Con Antonelli, ha girato sul circuito a bordo di una AMG GT 63 con 585 cavalli. E proprio dal box delle Frecce d'argento ha assistito alla corsa.
Quando gioca Sinner
In Australia Sinner dovrà difendere il titolo degli Australian Open vinto negli ultimi due anni, ma prenderà parte anche alle esibizioni della opening week, la settimana che precederà l'inizio del torneo. Oltre a lui, in quei giorni saranno impegnati a Melbourne i migliori tennisti al mondo, tra cui Carlos Alcaraz, Alexander Zverev e l'altro azzurro Lorenzo Musetti.
Sinner sfiderà il canadese Felix Auger-Aliassime venerdì 16 gennaio alle 7.30 ora italiana, quando scenderà in campo alla Rod Laver Arena di Melbourne.

'Un Professore 3' su Rai 1 ha vinto la prima serata di ieri, mercoledì 17 dicembre. Il primo episodio della fiction con Alessandro Gassmann ha incollato allo schermo 3.539.000 telespettatori, pari al 19,79% di share, mentre il secondo ha raggiunto 3.182.000 telespettatori con uno share del 23%, totalizzando una media di 3.348.000 telespettatori con il 21,3% di share. A seguire, su Canale 5, ‘Stasera…che Sera!’ con Sal Da Vinci ha conquistato 2.163.000 telespettatori e il 17% di share. Su Rai 3, ‘Chi l’ha visto?’ ha interessato 1.312.000 telespettatori, pari all’8,7%, mentre su La7 il film ‘Una giornata particolare’ ha intrattenuto 1.106.000 telespettatori, con il 6,7% di share.
Su Italia 1, ‘The Woman King’ è stato visto da 869.000 telespettatori (5,7%), mentre su Rai 2 ‘True Lies’ ha ottenuto 674.000 telespettatori e il 4,3% di share. Sul Nove, ‘La Corrida’ ha segnato 472.000 telespettatori con il 3,8%, mentre su Rete 4 ‘Realpolitik’ ha totalizzato 357.000 telespettatori (2,9%). Poco sotto, su Tv8, il film ‘Robin Hood – Principe dei ladri’ ha raccolto 392.000 telespettatori, pari al 2,6% di share.
Nella fascia access prime time, su Canale 5 ‘La Ruota della Fortuna’ continua a macinare ascolti con il 28,3% di share. Su Rai 1, ‘Cinque Minuti’ ha ottenuto 3.708.000 telespettatori (20%), mentre ‘Affari Tuoi’ ha raggiunto 4.502.000 telespettatori, pari al 22,4%.

La potenza impegnata, cioè il massimo di energia elettrica da poter usare nello stesso momento, ha un costo fisso, indipendente dai consumi. Ogni kW impegnato pesa in bolletta per circa 25 euro all’anno (Iva inclusa). Di conseguenza: ridurre la potenza di 1 kW comporta un risparmio annuo di circa 25 euro; aumentarla di 1 kW determina un costo aggiuntivo della stessa entità. Va però ricordato che la variazione della potenza costituisce una modifica contrattuale e può prevedere, in alcuni casi, costi iniziali una tantum, che vanno valutati prima di procedere. Ecco come fare.
Perché ridurre la potenza impegnata
La riduzione della potenza può essere conveniente per chi non utilizza a pieno il valore contrattualmente disponibile. È il caso, ad esempio, di: abitazioni di piccole dimensioni; nuclei familiari poco numerosi; seconde case o case vacanza; abitazioni con un numero limitato di elettrodomestici. In queste situazioni, una potenza di 2 o 2,5 kW può risultare sufficiente e consentire un risparmio annuo stabile, in alcuni casi superiore a quello ottenibile con le tariffe biorarie.
Perché aumentare la potenza impegnata
Un aumento di potenza può invece migliorare il comfort domestico e favorire una maggiore efficienza energetica. È una scelta utile per chi: utilizza più elettrodomestici contemporaneamente; intende installare apparecchi elettrici ad alta efficienza in sostituzione di dispositivi alimentati a gas. Un esempio è se ci capita spesso di utilizzare contemporaneamente elettrodomestici che assorbono molta energia come condizionatori, forno, asciugacapelli per cui sarebbe utile andare oltre i 3 kW tradizionali.
Come richiedere la variazione di potenza
Per modificare la potenza impegnata il cliente deve presentare una richiesta al proprio venditore di energia, che funge da intermediario con il distributore locale. Il venditore: raccoglie la richiesta del cliente; trasmette la documentazione al distributore; comunica al cliente costi e tempi dell’intervento. La trasmissione delle richieste tra venditore e distributore deve avvenire entro un massimo di due giorni lavorativi.
Tempi e modalità dell’intervento
Si possono chiedere aumenti di 0,5 kW (es. 3,5, 4 etc.) per potenze fino a 6 kW . Il cliente riceve un preventivo rapido, con indicazione immediata di costi e tempi. Dopo l’accettazione, il distributore esegue l’intervento entro cinque giorni lavorativi, a condizione che non siano necessari lavori sulla rete o sulla presa. In caso di ritardi sono previsti indennizzi automatici. Per potenze superiori a 6 kW, il distributore predispone un preventivo dettagliato entro 15 giorni lavorativi. Una volta accettato dal cliente, i lavori vengono eseguiti nei tempi indicati nel preventivo stesso.
Una scelta da valutare con attenzione
Analizzare i propri consumi simultanei – ad esempio forno, lavatrice, climatizzatore e piano cottura – è fondamentale per scegliere la potenza più adatta. Una decisione consapevole permette di evitare disservizi e di non pagare in bolletta kW che non vengono realmente utilizzati.

I sintomi influenzali "possono essere scambiati per una recidiva, ma questo accade perché i meccanismi di difesa dell'organismo, quando entrano in azione contro un'infezione, possono far riaffiorare temporaneamente sintomi vecchi. La sclerosi multipla raramente richiede un intervento neurologico immediato. Nella maggior parte dei casi i disturbi collegati alla malattia non vanno gestiti nel giro di minuti, ma nell'arco di giorni". Così Pietro Iaffaldano, professore associato di Neurologia all'università di Bari 'Aldo Moro' e Clinical Project Coordinator del Big Multiple Sclerosis Data Network, in un articolo pubblicato sul sito livinglikeyou.com/it spiega che il ripresentarsi di "alterazioni della sensibilità agli arti inferiori, riduzione della vista da un occhio o disturbi motori" non significa necessariamente "una reale riattivazione della malattia".
Dopo la diagnosi di Sm e l'avvio della cura, sottolinea l'esperto, "è utile" contattare il centro di riferimento solo in presenza di "disturbi nuovi, diversi da quelli già sperimentati, che durano almeno da 24 ore e che persistono nell'arco della giornata. Se un sintomo compare al mattino e si ripresenta la sera e il giorno dopo, allora è opportuno parlarne con il medico, valutandone l'intensità senza però allarmarsi". In ogni caso Iaffaldano invita a non sottovalutare influenza e Covid. "Le infezioni respiratorie possono far peggiorare i disturbi e indurre la persona a temere una ricaduta. Ecco perché raccomandiamo la vaccinazione: i vaccini sono sicuri, indipendentemente dal trattamento in corso, e riducono il rischio di episodi che generano ansia e portano a sovraccaricare i centri specialistici". Non a caso, evidenzia, "tra le prime domande che poniamo ai pazienti ci sono: ha avuto febbre? Si sente influenzato? Ha sintomi respiratori?". Prevenire un'infezione, precisa lo specialista, "significa anche evitare sospensioni della terapia che metterebbero a rischio il controllo della malattia".
Il neurologo rimarca inoltre che oggi le ricadute nella sclerosi multipla "sono molto meno frequenti rispetto al passato". Il motivo è proprio nei trattamenti ad alta efficacia. "E' raro osservare riacutizzazioni significative - riferisce Iaffaldano - a volte non compaiono più o si manifestano in forma lieve". Tuttavia, la previsione delle recidive rimane impossibile. "Oggi comprendiamo meglio la cosiddetta progressione indipendente dalle ricadute: un graduale aumento della disabilità che può presentarsi anche in chi utilizza le terapie più efficaci. Contro questa forma di progressione disponiamo di pochi farmaci, ma possiamo intervenire con misure complementari". Su questo punto, l'esperto insiste. "Il controllo della malattia non dipende solo dai farmaci - puntualizza - Fumo, sovrappeso e sedentarietà sono fattori modificabili: smettere di fumare, raggiungere il peso forma e praticare attività fisica moderata o intensa può avere un impatto paragonabile a una terapia, perché contrasta i processi infiammatori e la neurodegenerazione". Ugualmente importante è "mantenere adeguati livelli di vitamina D". L'obiettivo, conclude il neurologo, "è che la persona resti in contatto con il centro, ma conduca una vita piena e attiva, senza farsi dominare dalla paura". L'articolo completo è su livinglikeyou.com/it[1].

La Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026 illumina anche i siti produttivi e gli impianti della bioraffineria Enilive di Gela. Una testimonianza del rapporto stretto tra l'azienda e il territorio, alla quale i gelesi hanno risposto in massa per ribadire l'importanza dei valori dello sport e del lavoro di squadra. Un duplice impegno per Eni, quello con le olimpiadi invernali, che ha scelto di essere presente sia come Premium Partner dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026 che come Presenting Partner del viaggio della Fiamma Olimpica: un'occasione fondamentale non solo per celebrare i valori dello sport, ma anche per creare momenti di condivisione con le comunità dei luoghi nei quali Eni è presente da 60 anni. (VIDEO[1])
“Questo è un momento in cui c'è anche il connubio con la comunità gelese -ha dichiarato Luca Alburno, presidente della bioraffineria Enilive. Infatti la torcia è partita simbolicamente da Gela ed è arrivata fin qua per sancire questo forte legame tra Enilive bioraffineria e il territorio. Ma questa è un'iniziativa che crea anche una sorta di parallelismo tra gli sportivi olimpici e l'impegno di Eni sul territorio per una trasformazione energetica per il futuro”. Poco dopo le 11 la Fiamma Olimpica è entrata dentro la bioraffineria Enilive, accolta con entusiasmo dai numerosi presenti e dai 25 tedofori gelesi con i quali c'è stato il passaggio della torcia. Riconvertita nel 2019 da una raffineria tradizionale, l'attuale impianto lavora materie prime rinnovabili per produrre biocarburanti quali il diesel Hvo, utilizzato per i mezzi stradali e marittimi, e il Saf-biojet, destinato all'aviazione.
“La bioraffineria di Gela -spiegano dall'azienda- fornisce anche il bio-Gpl prodotto al 100% da materie prime rinnovabili, che alimenterà il bruciatore delle Torce Olimpiche e Paralimpiche Essential. Realizzate da Eni e Versalis, sono le prime nella storia delle Olimpiadi ad aver ottenuto la certificazione di ReMade® con classe di appartenenza A, per il contenuto di materiale riciclato con cui sono state prodotte”. Oggi, 18 dicembre, è previsto un passaggio anche a Priolo, in provincia di Siracusa, altro territorio in Sicilia in cui Eni è presente.

Enrico Ruggeri si è sottoposto a un'operazione per un problema alla gola. Il cantautore ha fatto sapere sui social di essere già uscito dall'ospedale e che ora dovrà stare un po' a riposo e a un "silenzio forzato". Su Instagram Ruggeri si è mostrato in piedi, vestito e pronto per tornare a casa.
"Ho evitato la foto terribile, quella dal letto, con il camicione, la flebo e il pollice a significare 'tutto ok'. Preferisco questa: sto uscendo dalla stanza per tornare a casa", ha scritto Ruggeri. "Pare che l’intervento sia riuscito, ora inizia la dura consegna del silenzio. Poco male, il programma è già in montaggio, lo vedremo assieme a gennaio. Grazie per i pensieri positivi, che ho percepito", ha aggiunto.
Visualizza questo post su Instagram
Un post condiviso da Enrico Ruggeri (@enrico_ruggeri)[1]
Ruggeri si è operato per un polipo alla gola. Lo aveva annunciato qualche settimana fa, alla fine del suo programma 'Gli occhi del musicista': "Il rovescio della medaglia è che appena terminate le registrazioni dovrò operarmi per un altro polipo alla gola che mi tormenta da più di un anno, rendendo difficile e dolorosa ogni mia performance vocale. Sarà un Natale silenzioso".
Poi, aveva rassicurato i fan: "Stiamo lavorando per recuperare i concerti già fissati".

Ogni giorno nei carrelli della spesa entra una categoria di prodotti che mette a rischio la salute in modo silenzioso: gli alimenti ultraprocessati (ultra-processed foods, Upf). In alcuni Paesi occidentali rappresentano fino al 50-60% dell'apporto calorico giornaliero (l'Italia è al 20%, ma il trend è in crescita), e secondo gli studi più recenti si associano a un aumento del 15-20% della mortalità per tutte e le cause e del 12-18% dei decessi cardiovascolari. Anche consumi apparentemente modesti di Upf, pari a 100 grammi al giorno, risultano collegati a un incremento di ipertensione, malattie cardiache e mortalità generale. Al contrario, tagliarli del 10% riduce del 14% il rischio di diabete di tipo 2. Muove da queste premesse il convegno 'Alimenti ultraprocessati e salute. Dalla classificazione Nova alle politiche pubbliche', organizzato oggi a Roma a Palazzo Grazioli dall'Intergruppo parlamentare Stili di vita e Riduzione del rischio. Obiettivo: "Tradurre le evidenze scientifiche in politiche di prevenzione".
L'incontro mira infatti a elaborare "un position paper che possa contribuire a orientare le politiche nazionali nei prossimi anni. Il documento, frutto del confronto tra esperti, istituzioni e stakeholder, fornirà raccomandazioni su regolamentazione, etichettatura, educazione, ricerca e monitoraggio, affrontando l'impatto multidimensionale degli Upf su salute, economia, ambiente ed equità sociale". Dopo i saluti istituzionali di Simona Loizzo, presidente dell'intergruppo parlamentare promotore, l'agenda dei lavori prevede le relazioni di Duilio Carusi (Osservatorio Benessere e Resilienza), Massimo Ciccozzi (Campus Bio-Medico), Francesco Sofi (ospedale di Careggi), Marialaura Bonaccio (Neuromed, studio Moli-sani), Alessio Molfino (università Sapienza) e Giuseppe Novelli (Genetica medica Tor Vergata), quindi una tavola rotonda multidisciplinare con Fabio Beatrice (Mohre), la parlamentare Eleonora Evi, Stefano De Lillo (Ordine dei medici Roma), Francesco Luongo (Heated Community Hub), Enrico Prosperi (Società italiana educazione terapeutica) , Francesco Pozzi (Iulm) e Daniela Galdi (Lifeness).
"E' il momento di discutere dell'argomento prima che l'Italia raggiunga i livelli di altri Paesi dove gli Upf dominano la dieta quotidiana - dichiara Loizzo - La prevenzione è più efficace e meno costosa dell'intervento tardivo. Le politiche di contenimento della diffusione sono più urgenti proprio dove i consumi sono sotto controllo e il modello di cibo pronto non sia prevalente". Bisogna agire ora perché "il carico sui sistemi sanitari è destinato a crescere esponenzialmente - prospettano gli esperti - con proiezioni che indicano un incremento della spesa sanitaria del 15-25% entro il 2040 in assenza di politiche preventive efficaci".
"L'idea di questo convegno - spiega Johann Rossi Mason, direttrice dell'Osservatorio Mohre - Salute, medicina e riduzione del danno - nasce da una domanda: perché i cibi pronti costano meno dei singoli ingredienti se hanno alle spalle un processo industriale? Dopo essermi documentata ho trovato la risposta: in questi cibi non ci sono materie prime di qualità, ma surrogati; la lavorazione elimina nutrienti essenziali e sapore che sono aggiunti con sostanze chimiche per dare forma, sapore, stabilità e allungare a dismisura la vita sugli scaffali (shelf-life). Una recente ricerca apparsa su 'Nutrition & Metabolism' ha messo in luce il ruolo degli Upf nell'insorgenza di prediabete: anche solo un aumento del 10% nella dieta accresce il rischio di prediabete del 51% e di un'alterazione della tolleranza al glucosio del 158%. All'informazione devono affiancarsi politiche sistemiche capaci di contenere la diffusione dei prodotti e arginare la creazione di un ambiente 'obesogeno' in cui è forte la pressione dei 'determinanti commerciali' delle malattie".
"Lo studio Moli-sani, condotto nella regione Molise su oltre 24.000 partecipanti e attualmente in corso presso l'Irccs Neuromed di Pozzilli - sottolinea Bonaccio, dell'Unità di ricerca di Epidemiologia e Prevenzione dell'istituto in provincia di Isernia - ha confermato che anche nella popolazione mediterranea, tradizionalmente protetta da pattern alimentari più salutari, il consumo di Upf è associato agli stessi rischi documentati a livello internazionale. E i dati sono stati confermati dalla recente serie di Lancet 'Ultra Processed Food and Human Health', presentata lo scorso novembre a Londra. L'esposizione a un modello alimentare caratterizzato dalla presenza importante di Upf degrada la qualità della dieta. Nelle famiglie che consumano regolarmente questi alimenti altamente processati si osservano quantità inferiori di frutta, verdura, cereali integrali, fibre e grassi vegetali. E gli studi sono concordi nel collegare il consumo di Upf ad almeno 32 malattie croniche".
"Gli alimenti ultraprocessati, definiti dalla classificazione Nova come 'formulazioni industriali con 5 o più ingredienti, contenenti sostanze raramente utilizzate nella cucina domestica' - chiarisce la specialista - non rappresentano solo un problema di eccesso di zuccheri, grassi e sale, ma sono una fonte importante di additivi alimentari, come coloranti, conservanti, antiossidanti, anti-agglomeranti, esaltatori di sapidità ed edulcoranti, il cui fine principale non è migliorare le proprietà nutrizionali degli alimenti, ma piuttosto quello di esaltarne il sapore, l'aspetto e anche la durata. Recenti studi pubblicati su 'The British Medical Journal' e 'The Lancet' documentano associazioni significative con malattie cardiovascolari, tumori del colon-retto, mammella e pancreas, malattie neurodegenerative, declino cognitivo e disturbi mentali inclusa depressione e ansia", elenca Bonaccio. "L'esperienza internazionale - concludono gli esperti - dimostra la fattibilità di interventi regolatori efficaci. E' tempo che anche l'Italia si doti di una strategia sistemica per proteggere la salute dei cittadini, in particolare delle fasce più vulnerabili, preservando al contempo la nostra tradizione alimentare mediterranea e la cucina italiana che è appena stata nominata Patrimonio immateriale dell'umanità dall'Unesco".

Leader europei riuniti oggi, e probabilmente anche domani, a Bruxelles per decidere su come finanziare l'Ucraina nei prossimi due anni. "Non lasceremo mai questo Consiglio senza una decisione finale per garantire le esigenze finanziarie dell'Ucraina per il 2026 e 2027", afferma il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa entrando alla riunione dei Ventisette a Bruxelles.
Ricordando l'impegno preso all'ultima riunione, lo scorso ottobre, di immobilizzare gli asset russi congelati "fino alla fine della guerra e fino a quando la Russia pagherà le riparazioni per l'Ucraina", Costa sottolinea che le capitali lo hanno mantenuto. Il secondo impegno era relativo al finanziamento, "e oggi ci concentreremo sulla forma per realizzare questo obiettivo", scegliendo tra le due opzioni presentate dalla Commissione europea, ossia l'emissione di debito comune e un prestito di riparazione basato sugli attivi russi detenuti in Ue, soluzione "che ha un ampio sostegno" tra i Ventisette. "Posso assicurare che lavoreremo su questo oggi e anche domani se necessario", conclude il presidente del Consiglio europeo, aprendo a contravvenire alla sua nota preferenza per riunioni che si concludano entro un solo giorno.
Zelensky: "Se Ue non decide su asset russi sarà grande problema per Kiev"
Se i leader della Ue non raggiungeranno l'accordo su un piano per usare i beni congelati russi per sostenere l'Ucraina, questo rischia di essere un grave problema per Kiev, ha detto Volodymyr Zelensky parlando ai giornalisti prima di partire per Bruxelles dove parteciperà al vertice della Ue. "Parlerò con tutti i leader, presenterò i nostri argomenti e spero molto di poter ottenere una decisione positiva, senza la quale ci sarà un grande problema per l'Ucraina", ha affermato il presidente Zelensky.
Von der Leyen: "Dobbiamo trovare una soluzione oggi"
"Dobbiamo trovare una soluzione oggi. Il presidente del Consiglio (Antonio Costa) ha detto, e lo sostengo, che non lasceremo il Consiglio europeo senza una soluzione per il finanziamento per l'Ucraina per i prossimi due anni. E una delle due opzioni dovrà essere concordata nel Consiglio europeo", afferma la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, entrando alla riunione dei Ventisette a Bruxelles.
Il Consiglio di oggi "arriva in un momento molto profondo e decisivo", e l'obiettivo finale è quello della pace in Ucraina, "una pace forte. E per questo l'Ucraina ha bisogno di avere finanziamenti sicuri per i prossimi due anni", evidenzia von der Leyen ricordando l'impegno preso all'ultima riunione dei Ventisette, lo scorso ottobre, riguardo al colmare il divario di finanziamento di Kiev. Ue e Fondo monetario internazionale stimano un fabbisogno di 137 miliardi di euro, e l'Ue si è impegnata a coprirne due terzi, 90 miliardi, aggiunge.
"Ho fatto due proposte, due opzioni sul tavolo per questo finanziamento. Una è il finanziamento attraverso il bilancio dell'Ue, indebitamento a fronte del bilancio. La seconda possibilità è il prestito per le riparazioni", da erogare sulla base degli asset russi congelati e detenuti perlopiù in Belgio, che avversa questa soluzione. Anticipando "discussioni intense", von der Leyen sottolinea che la sua priorità è assicurare il finanziamento all'Ucraina entro fine giornata.
"Sostengo totalmente il Belgio, che insiste nell'avere risposte alle proprie preoccupazioni e inquietudini. E stiamo lavorando giorno e notte con loro", aggiunge la presidente dell'esecutivo Ue, ringraziando il premier Bart De Wever "per il suo impegno personale" e sottolineando come sia "assolutamente comprensibile" che se la scelta ricadrà sul prestito per le riparazioni, "il rischio deve essere condiviso da tutti noi. Questa è una questione di solidarietà, un principio fondamentale dell'Ue".
Tusk: "Soldi oggi o sangue domani in Europa"
Per i leader Ue la "scelta" è semplice: "O soldi oggi o sangue domani. E non parlo dell'Ucraina, ma dell'Europa". Lo dice il premier polacco Donald Tusk, arrivando al Consiglio Europeo a Bruxelles.
Belgio: "Non assumeremo da soli rischi utilizzo risorse russe"
Il primo ministro belga Bart De Wever ha dichiarato dal canto suo che le garanzie offerte dall'Ue in merito al piano di utilizzare risorse russe per l'Ucraina sono finora "insufficienti". "Il Belgio non accetterà una soluzione in cui saremo gli unici a sopportare sia i rischi che la responsabilità", ha dichiarato De Wever ai legislatori belgi. "Non ho visto un testo che possa convincermi a dare il consenso del Belgio. Non l'ho ancora visto; spero di vederlo oggi, ma non l'ho ancora visto", ha aggiunto.
Tajani: "Non siamo guerrafondai, no soldati italiani lì"
In Italia "non siamo guerrafondai", "non manderemo soldati italiani in Ucraina" e "non siamo in guerra con la Russia", ha ribadito il ministro degli Esteri Antonio Tajani, a Bruxelles a margine del prevertice del Ppe, ricordando che l'Italia "non ha mai autorizzato" l'uso di armi italiane in territorio russo. "Discuteremo quale sarà il contenuto, ma che ci sarà il decreto non ho alcun dubbio. Credo che in questa fase si possa continuare a sostenere l'Ucraina dal punto di vista militare", cioè con armamenti, non con l'invio di soldati.

"Il 2025 è stato un anno di sfide affrontate con determinazione e responsabilità. Abbiamo concentrato i nostri sforzi nel riportare la politica industriale europea su un piano realistico, abbandonando alcune derive ideologiche che, sposate troppo frettolosamente, hanno rischiato di strozzare le imprese e di mettere a serio rischio la crescita economica dell’intero continente". Lo scrive il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, nell'intervento per la 35esima edizione del Libro dei Fatti dell'Adnkronos, in libreria dal 4 dicembre con una cronologia ampliata al 31 ottobre 2025.
"Abbiamo parlato con chiarezza e agito con fermezza - rivendica Urso - proteggendo settori fondamentali come l’automotive, duramente colpito da politiche troppo restrittive. A difesa di questo settore strategico, abbiamo presentato un ‘non paper’ che ha ottenuto il supporto di 14 Paesi membri, ma soprattutto ha avuto il merito di infrangere un tabù: dire no all’utopia del Green Deal".
"Da qui - ricorda - è partito un processo virtuoso che ha generato la presentazione di altri 6 ‘non paper’ in collaborazione con diversi Paesi europei, a difesa di un’industria ancora forte che chiede di essere protetta dal declino. Occorre muoverci con investimenti e misure al passo con i tempi, mentre altri giganti avanzano, conquistando terreno sulla tecnologia e sul controllo dei mercati".
Il ministro sottolinea come "il Paese, grazie alla conquista di una nuova credibilità internazionale, fondata sulla stabilità politica e sull’impegno rigoroso nella finanza pubblica, non solo è tornato attendibile, ma è divenuto un punto di riferimento internazionale. L’Italia di oggi è migliore di come l’abbiamo trovata: lo spread è crollato, l’occupazione è cresciuta, i conti pubblici migliorano, le agenzie di rating ci premiano di mese in mese e gli investitori esteri guardano al Paese con inedito entusiasmo, regalandoci record mai visti e consentendoci di scalare le classifiche internazionali di attrattività. Anche le esportazioni mostrano segnali positivi, nonostante un contesto internazionale complesso e l’introduzione di nuovi dazi, grazie alla qualità dei prodotti Made in Italy".
"Continueremo su questa strada con fiducia - continua Urso - esplorando nuovi percorsi come delineato nel 'Libro Bianco per la Politica Industriale'. È cruciale sostenere sia i settori tradizionali della nostra manifattura, sia quelli strategici per il futuro, come la blue economy, la difesa, lo spazio e il settore farmaceutico, pilastri di un’Italia che guarda avanti e investe nelle sue eccellenze".
"Ci attende un percorso impegnativo in un contesto geopolitico complesso, ma lavoreremo instancabilmente affinché Bruxelles acceleri nelle decisioni critiche per il rilancio industriale, essenziali per l’autonomia strategica e quindi per la libertà e la democrazia. Proseguendo su questa strada, con unità d'intenti, determinazione e visione, l’Italia - conclude - continuerà a essere protagonista di un’Europa più forte, equa e sostenibile, che non lascia indietro nessuno".

Al via l’udienza, in Tribunale a Pavia, dell’incidente probatorio che vede al centro Andrea Sempio, indagato per l’omicidio in concorso di Chiara Poggi. E a sorpresa è arrivato anche Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere come unico autore del delitto della fidanzata Chiara Poggi, ma ora la Procura indaga su Sempio per l’omicidio in concorso (con Stasi o ignoti) del 13 agosto 2007. "Voleva esserci perché lo riguarda e il Tribunale della Sorveglianza lo ha concesso chiedendo però non di parlare", afferma l’avvocato Antonio De Rensis arrivando in compagnia di Alberto Stasi.
Davanti alla giudice per le indagini preliminari Daniela Garlaschelli si terrà il confronto fra i periti e le parti. Le conclusioni sul fronte dattiloscopico dei periti Domenico Marchegiani e Giovanni Di Censo sembrano mettere tutti d’accordo: nessuna impronta delle circa sessanta repertate nel 2007 nella villetta di via Pascoli a Garlasco è riconducibile al 37enne (amico del fratello della vittima), mentre sul versante dell’analisi della spazzatura l'unica traccia che non riporta alla ventiseienne è il Dna di Stasi trovato sulla cannuccia dell'Estathé. Una novità che va contestualizzata con le dichiarazioni rese 18 anni fa.
E' sul Dna che si concentrerà il vero confronto. La perizia affidata alla genetista Denise Albani ha consegnato conclusioni dalle multiple interpretazioni. Se la Procura di Pavia e la difesa di Stasi, rappresentata dagli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis, leggono la "compatibilità" tra il materiale sulle unghie e il Dna di Sempio come un elemento che lo colloca sulla scena del delitto, i consulenti del 37enne evidenziano l'impossibilità (decretata da Albani) di stabilire se quella traccia - che non è databile, né collocabile sopra o sotto le unghie - è frutto di un contatto con la vittima oppure mediato, cioè 'trasferito' per aver maneggiato in tempi diversi uno stesso oggetto.
Per questo la difesa di Sempio, gli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti, ha consegnato una relazione in cui elenca alcuni oggetti - la tastiera del computer, il telecomando del televisore, l'asciugamano del bagno o elementi presenti in cucina - che il proprio assistito avrebbe potuto toccare visto che frequentava casa Poggi.
E’ anche sull'attendibilità scientifica della traccia genetica che le opinioni divergono. L’assenza di un risultato che si ripete non è indice di una prova per la difesa dell’indagato che citando più sentenze della Cassazione dà valore “zero” alla perizia. Concetto condiviso da Marzio Capra, genetista e consulente della famiglia Poggi, presente nel 2014 a Genova quando il perito Francesco De Stefano stabilì l'impossibilità di attribuire quel Dna maschile degradato, escludendo di poterlo imputare a Stasi poi condannato per un "mosaico di prove".
In aula spetterà agli avvocati porre le domande tecniche ai periti per chiarire i punti "critici" rilevati dai propri consulenti. Una volta discussa e 'cristallizzata' la discussione, la perizia sarà un punto fermo per le parti. Nessuna valutazione spetterà alla gip Garlaschelli che dovrà solo raccogliere tutti gli elementi, verbalizzarli e decretare, salvo sorprese, la chiusura dell’incidente probatorio su Andrea Sempio prima della chiusura indagine che sarà disposta dalla Procura di Pavia.
Difesa Sempio: "Dna giuridicamente inutilizzabile"
"Oggi viene messo il suggello su un dato probatorio. La perita Albani ha fatto il possibile e lavorato egregiamente, ma il dato non è stato replicato con uguale risultato e questo rende il risultato giuridicamente inutilizzabile, non vale né come indizio né come prova”, afferma Liborio Cataliotti, difensore di Andrea Sempio, insieme alla collega Angela Taccia.
All’arrivo al Palazzo di Pavia, dove si terrà l’udienza dell’incidente probatorio, il difensore condivide le conclusioni della perizia genetica per cui “non si può dire dove, come e quando sia avvenuto il contatto diretto o indiretto” che spiega la presenza dell’aplotipo Y di Sempio sulle unghie della vittima. La difesa sostiene che si tratti di una traccia “mediata” cioè lasciata da Sempio in casa Poggi toccando un oggetto tempo prima del delitto del 13 agosto 2007.
L’avvocato ricorda la possibilità di “contaminazione” sui margini ungueali e i limiti della biostatistica - utilizzata per decretare la compatibilità del materiale trovato sulle unghie con il Dna di Andrea Sempio - che dispone di “una banca dati locale con numeri molto parziali”.
Difesa famiglia Poggi: "Stasi colpevole, così si rovina vita innocenti"
“Ben vengano gli approfondimenti: li abbiamo fatti e i risultati sono questi. Io sono convinto della colpevolezza di Stasi e il nostro ordinamento gli dà una strada che è quella della revisione. Così si rovina la vita delle persone innocenti”, afferma Francesco Compagna, difensore della famiglia di Chiara Poggi, prima di entrare in Tribunale a Pavia.

"Anche quest’anno siamo riusciti a trasformare un programma in un evento". Con queste parole cariche di orgoglio Milly Carlucci traccia un bilancio dell'attuale edizione di Ballando con le stelle alla vigilia della sua finale che andrà in onda, sabato 20 dicembre.
In un'intervista al Corriere della Sera, la conduttrice televisiva va a ruota libera e si sofferma sui protagonisti di questa stagione, dai concorrenti alla temuta giuria, passando per le polemiche che hanno accompagnato il percorso del dance show di Rai 1.
Carlucci, prima di tutto, difende la giuria, spesso al centro delle critiche e la definisce "libera, che non risponde a nessun copione e dice anche cose che possono essere scomode". E riguardo alle polemiche su Mariotto e i commenti sul fisico a Marcella Bella, Carlucci spezza una lancia a favore del giurato: "È il suo modo di esprimersi, ma ogni volta dice le cose in modo soave, il che lo rende così divertente. Il 'duodeno', per lui era quasi un complimento".
La conduttrice, per una volta meno imparziale, commenta anche i concorrenti. Partendo da Magnini, spesso protagonista di alcune polemiche: "Filippo ha dimostrato di essere un grandissimo concorrente: era abituato ad essere primo in maniera indubitabile, qui invece ha dovuto lavorare sodo".
Sul cosiddetto lastra-gate tra Fognini e Fialdini, Carlucci: "È stato un momento dietro le quinte, una frase fuori posto per cui poi ha chiesto scusa. Si sono più che riconciliati. È un ragazzo istintivo e gli fa onore in un mondo in cui tutti parlano per convenienza".
Barbara D'Urso? "Lei è stata l’altra (insieme a Francesca Fialdini, ndr) rivelazione di questo programma. Non era affatto detto che una donna della sua statura professionale si affidasse a un maestro esigente come il suo. Formano una coppia molto divertente, vivono ore di grande amore e sintonia, poi litigano, non si parlano, poi fanno pace", ha detto la conduttrice al Corriere.
Quanto la possibile vincitore, Carlucci non si sbilancia e sostiene che "il livello medio è straordinario, difficile dire chi vincerà".
Vaultica Data Centers («Vaultica»), il nuovo leader paneuropeo specializzato in servizi di colocation aziendale, annuncia la nomina di Roger Semprini a Group Chief Commercial Officer (CCO). Questa mossa strategica dell'azienda, sostenuta da private equity, nasce per accelerare ulteriormente l'espansione, perseguire acquisizioni e garantire una forte crescita e un successo duraturo in tutta la regione EMEA. Nel suo ruolo di Group CCO, Roger Semprini avrà la responsabilità di guidare la strategia commerciale di Vaultica Data Centers nei principali mercati europei, con responsabilità diretta per Danimarca, Italia, Norvegia, Svezia e Svizzera.
Roger Semprini porta in dote oltre 30 anni di esperienza esecutiva in ruoli di alta dirigenza nel settore tecnologico, sia in Svizzera che nell'area EMEA. La sua carriera è focalizzata sulle infrastrutture digitali e sui data center, con un expertise approfondito che spazia dal colocation e interconnection al cloud computing, i managed services e l'esternalizzazione ICT e BPO.

Roger Semprini, Group Chief Commercial Officer (CCO) Vaultica
Prima di unirsi a Vaultica, Semprini ha trascorso dieci anni in Equinix come Managing Director Switzerland e Group Vice President, ricoprendo anche ruoli internazionali in mercati come Italia, Finlandia e Polonia. La sua esperienza precedente include posizioni di rilievo come Chief Commercial Officer di Swisscom IT Services AG e CEO di Fujitsu AG Switzerland.
Sherif Rizkalla, CEO di Vaultica Data Centers, ha espresso grande soddisfazione per la nomina: "Dopo un processo di ricerca esteso e approfondito, siamo molto lieti di aver attratto un esperto così altamente capace nei data center e nelle infrastrutture digitali come Roger. Basandosi sulla nostra unique value proposition e sulla forte attenzione ai clienti e ai servizi, sarà un leader eccezionale che, insieme al nostro eccezionale team Vaultica, aiuterà a raggiungere gli ambiziosi obiettivi di crescita e soddisfazione del cliente che ci siamo prefissati in tutta Europa."
Vaultica Data Centers opera attualmente attraverso sette data center interconnessi in cinque aree metropolitane chiave (Milano, Ginevra, Copenaghen, Stoccolma e Oslo). La clientela è costituita da un portafoglio e vanta un portfolio clienti diversificato di imprese blue-chip, inclusi fornitori di telecomunicazioni, società di servizi IT, cloud provider e istituzioni finanziarie.
L'offerta di Vaultica si distingue per gli ambienti di colocation alimentati da energia rinnovabile, costruiti su un'infrastruttura altamente efficiente. Oltre agli ambienti fisici, l'azienda fornisce servizi di connettività e servizi on-site personalizzati, garantendo a tutte le aziende flessibilità, supporto diretto e continuità operativa in un contesto di sicurezza totale contro le minacce attuali e future.

Antony Price è morto a Londra all'età di 80 anni. Il celebre designer britannico noto per il suo stile ultra-glam che ha plasmato l'immagine di icone musicali come Roxy Music, Duran Duran e David Bowie, e che negli ultimi anni è stato il punto di riferimento stilistico della Regina Camilla.
Nato a Keighley, nello Yorkshire, Price si trasferì a Londra negli anni Sessanta per frequentare il Royal College of Art. Il suo primo incarico nel menswear fu presso Stirling Cooper, dove realizzò i pantaloni indossati da Mick Jagger durante il tour americano dei Rolling Stones "Gimme Shelter" del 1969.Negli anni Settanta, Price contribuì a definire l'estetica glam rock di Roxy Music, curando otto copertine degli album e creando look iconici per le "Roxy girls", tra cui Amanda Lear e Jerry Hall. In seguito, collaborò con Duran Duran e David Bowie, ideando abiti maschili dal taglio netto e dalle spalle ampie, e creò la t-shirt maschile con maniche a cappuccio per Lou Reed nel leggendario album "Transformer" del 1972.
Soprannominato “il chirurgo dell’abito” per la sua maestria tecnica nell'uso di stecche e corsetti, Price ha saputo passare con disinvoltura dal menswear al womenswear, vestendo star come Kylie Minogue e Jerry Hall, che indossò un abito da sposa firmato da lui nel matrimonio con Mick Jagger. Negli ultimi anni ha realizzato creazioni su misura per la Regina Camilla, inclusi diversi look per il suo primo tour negli Stati Uniti come Duchessa di Cornovaglia nel 2005.
Nonostante abbia organizzato solo sei sfilate nel corso della sua carriera, Antony Price rimane un punto di riferimento nel mondo della moda. L'ultimo evento pubblico lo ha visto protagonista lo scorso novembre a Londra con la collaborazione con 16Arlington, dove la cantante Lily Allen ha sfilato indossando un abito in velluto nero, che ha attirato l’attenzione dei media, perchè ispirato a Lady Diana.
Numerosi colleghi e amici hanno ricordato Price come un visionario e un maestro della sartoria. Il millinery Philip Treacy lo ha definito "un re del mondo della moda" e la stilista Daphne Guinness ha sottolineato la precisione e l’unicità dei suoi capi. Nick Rhodes dei Duran Duran ha evidenziato come Price abbia definito l'immagine visiva del gruppo fin dagli esordi, in particolare con gli iconici completi di seta pastello del video "Rio". La band ha pubblicato una dichiarazione sui social media ricordandolo come un "visionario" e un "amico gentile, intelligente e dalla battuta affilata".
Il British Fashion Council lo ha ricordato come "un originale autentico, un designer britannico dal talento istintivo e dall'amore profondo per i vestiti, che ha contribuito a definire un'epoca in cui lo stile londinese era audace e pieno di personalità". (di Paolo Martini)
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