
Svelato il segreto del prurito e il motivo per cui, grattandoci, proviamo sollievo e capiamo che è il momento di fermarci. La scoperta - che potrebbe aprire nuove speranze per alleviare la sofferenza dei pazienti con malattie associate a prurito cronico come dermatite atopica, eczema o psoriasi al 70esimo Congresso annuale della Biophysical Society, in programma a San Francisco fino a mercoledì 25 febbraio.
Il ruolo inaspettato del Trpv4
Lo studio, firmato da Roberta Gualdani e dai colleghi dell'università belga di Lovanio, dimostra il ruolo chiave e "inaspettato" giocato dal canale ionico Trpv4, una struttura proteica che attraversa la membrana delle cellule gestendo il 'traffico' di ioni dall'esterno all'interno, o viceversa.
"Inizialmente - racconta Gualdani - stavamo studiando il Trpv4 nel contesto del dolore, ma invece di un fenotipo doloroso, è emerso molto chiaramente" come questo canale ionico fosse collegato a "un'alterazione del prurito, e in particolare del modo in cui viene regolato il comportamento di grattarsi". Trpv4, descrivono gli scienziati, appartiene a una famiglia di canali ionici che agiscono come 'porte molecolari' anche nelle membrane dei neuroni sensoriali, permettendo agli ioni di fluire in risposta a stimoli fisici o chimici. Queste strutture aiutano il sistema nervoso a rilevare temperatura, pressione e stress tissutale. Il sospetto che Trpv4 partecipi alla meccanosensazione - ossia il processo biologico attraverso il quale le cellule percepiscono forze fisiche - non era nuovo, me il ruolo di questo canale nel prurito restava controverso. Per comprenderlo con precisione, il laboratorio di Gualdani ha progettato un modello di topo geneticamente modificato in modo da eliminare selettivamente il Trpv4 solo nei neuroni sensoriali. Un approccio che ha consentito ai ricercatori di bypassare il limite principale degli studi precedenti, in cui Trpv4 veniva rimosso da tutti i tessuti rendendo difficile individuare dove il canale agisse effettivamente.
Utilizzando un mix di strumenti genetici, imaging del calcio e test comportamentali, gli studiosi hanno chiarito che il Trpv4 neuronale è espresso nelle cellule nervose classicamente correlate al tatto, chiamate meccanorecettori Aβ a bassa soglia, così come in sottogruppi di neuroni sensoriali collegati alle vie del prurito e del dolore. Quando gli scienziati hanno indotto nei topi una condizione di prurito cronico simile a quello che caratterizza la dermatite atopica, hanno osservato "risultati sorprendenti": i roditori privi di Trpv4 neuronale si grattavano meno spesso, ma ogni volta che lo facevano andavano avanti molto più a lungo del normale. I ricercatori hanno così dedotto che questo canale ionico ha una doppia funzione: nelle cellule della pelle il Trpv4 'accende' la sensazione di prurito, mentre nei neuroni meccanosensoriali la 'spegne' lanciando un segnale di feedback negativo. Fa partire cioè un messaggio neurale per dire al midollo spinale e al cervello che ci siamo grattati a sufficienza, che è il momento di smettere. Senza Trpv4 neuronale questo segnale non viene inviato, non si prova sollievo e ci si continua a grattare.
Il possibile ruolo nella cura delle malattie
I risultati del lavoro suggeriscono che "il ruolo del Trpv4 nel prurito è più complesso di quanto si pensasse in precedenza. Mentre il canale nelle cellule cutanee sembra innescare le sensazioni di prurito, lo stesso canale nei neuroni sembra contribuire a regolarle e a limitarle", riassumono gli autori. "Questo duplice ruolo - sottolineano - ha importanti implicazioni per lo sviluppo di farmaci".
"Bloccare in modo generalizzato il Trpv4 potrebbe non essere la soluzione" per contrastare il prurito cronico associato a patologie, spiega Gualdani. "Le terapie future - prospetta la scienziata - potrebbero dover essere molto più mirate, forse agendo solo sulla pelle, senza interferire con i meccanismi neuronali che ci dicono quando smettere di grattarci".
"Il prurito cronico colpisce milioni di persone affette da condizioni come eczema, psoriasi e malattie renali, ma i trattamenti efficaci sono ancora limitati", ricordano i ricercatori. "Comprendere i meccanismi precisi che regolano il prurito, incluso quello che dice quando smettere di grattarsi - concludono - potrebbe aprire nuove strade allo sviluppo terapeutico".
Il tecnico: "Complimenti alla squadra, noi cerchiamo soluzioni, non
alibi"...
Annullato un gol a Palestra per fuorigioco, poi i sardi restano in
10... 
Una colazione anti-colesterolo. Il primo pasto della giornata può avere un ruolo ancor più importante per gli effetti sulla salute se 'arruola' una ricetta 'made in Britain'. Gli italiani puntano sempre di più sul porridge, la colazione anglosassone conosciuta in tutto il mondo che ha alla base l'avena. "Non è scontato che un alimento comune riceva l'approvazione ufficiale delle autorità sanitarie per le sue proprietà terapeutiche. Il porridge di avena, tuttavia, rappresenta un'eccezione documentata. Numerosi studi clinici confermano che il consumo regolare di questo cereale è uno dei metodi naturali più efficaci per gestire la ipercolesterolemia, riducendo specificamente il colesterolo Ldl (quello comunemente definito 'cattivo') senza intaccare i livelli di quello Hdl ('buono')", sottolinea il team di biologi nutrizionisti Matteo Minelli, Ilaria Vergallo e Dominga Maio, del network Polismail di Lecce.
Il segreto dell'avena
"Il segreto dell'avena risiede in una particolare fibra solubile chiamata beta-glucano. A differenza delle fibre insolubili (come la crusca di frumento, utile per la regolarità intestinale), il beta-glucano ha una struttura molecolare che, a contatto con i liquidi nello stomaco, si trasforma in un gel viscoso e denso - prosegue l'approfondimento - Questo gel agisce come una sorta di 'spugna biologica'. Durante il processo digestivo, intrappola gli acidi biliari ricchi di colesterolo, impedendo loro di essere riassorbiti nel flusso sanguigno attraverso l'intestino tenue. Di conseguenza, il fegato è costretto a prelevare ulteriore colesterolo dal sangue per produrre nuovi acidi biliari, abbassandone così la concentrazione circolante".
La ricerca scientifica ha stabilito parametri precisi per ottenere benefici tangibili, tanto che l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha confermato che l'effetto benefico si ottiene con l'assunzione giornaliera di 3 grammi di beta-glucani da avena. "Una porzione di porridge (circa 40-60 g di fiocchi) fornisce mediamente tra 1,5 e 2 grammi di questa fibra. Integrando l'avena quotidianamente, si può osservare una riduzione del colesterolo Ldl compresa tra il 5% e il 10% in circa 4 settimane", suggeriscono gli esperti.
Proprietà e benefici
Ma oltre al sequestro dei sali biliari, l'avena vanta un basso indice glicemico. "Questo limita i picchi di insulina, l'ormone che, se in eccesso, segnala al fegato di produrre più colesterolo endogeno", ricordano i biologi.
"Ulteriore beneficio del porridge - aggiungono - è legato al fatto che l'avena contiene gli avenantramidi, un gruppo unico di antiossidanti che combattono l'infiammazione delle pareti arteriose. Questi composti impediscono al colesterolo Ldl di ossidarsi; è infatti l'ossidazione del colesterolo, e non la sua semplice presenza, a favorire la formazione delle placche aterosclerotiche".
Il 'segreto' è la costanza
Per trasformare il porridge in uno strumento di prevenzione, "la chiave non è la quantità occasionale - concludono gli esperti - ma la frequenza". Non un pasto occasionale, quindi, ma una scelta più o meno costante. "Sostituire colazioni ricche di zuccheri raffinati o grassi saturi con una tazza di avena preparata con acqua o latte vegetale non zuccherato rappresenta un intervento dietetico a basso costo e ad alto impatto sulla longevità cardiovascolare", spiegano gli esperti.
Indagini dei carabinieri, attriti per i confini dei terreni...
Todde: 'risultato frutto del lavoro coordinato tra Regione, Asl,
veterinari e il comparto'... 
Dopo quelli cinesi, ecco arrivare sulle tavole degli italiani i pomodori egiziani. La recente e massiccia espansione delle importazioni di derivati del pomodoro dall'Egitto verso il mercato europeo (+88% nell'ultimo semestre 2025), oltre che come fenomeno economico o geopolitico, secondo l'esperto va analizzato anche sotto la lente della sicurezza alimentare e della prevenzione clinica.
Aspetti critici
"Il punto più critico della questione risiede nell'impiego di molecole chimiche bandite dal regolamento comunitario per la loro accertata tossicità sull'uomo. Mentre l'agricoltura italiana opera in regime di 'tolleranza zero' o limiti minimi precauzionali, le analisi sui prodotti extra-Ue rivelano spesso residui di sostanze tutt'altro che tranquillizzanti. Figurano tra queste il mancozeb e il chlorpyrifos", dice il punto per l'Adnkronos Salute è Mauro Minelli, immunologo e docente di Nutrizione clinica all'università Lum Giuseppe Degennaro.
"Il primo (mancozeb) - spiega - è un fungicida classificato come un potente interferente endocrino. La letteratura scientifica evidenzia la sua capacità di alterare la funzionalità tiroidea e interferire con il metabolismo ormonale. L’esposizione cronica, anche a bassi dosaggi, è associata, in forza di un effetto accumulo, a rischi teratogeni. Il secondo (chlorpyrifos) è invece un insetticida organofosforico la cui pericolosità per lo sviluppo neurologico, specialmente nell'infanzia, ha portato al suo bando totale in Ue nel 2020. Agisce inibendo l’acetilcolinesterasi, con potenziali danni permanenti alle funzioni cognitive e comportamentali. L'importazione di prodotti coltivati con queste sostanze configura un vero e proprio 'dumping sanitario', dove il risparmio alla cassa si traduce in un rischio tossicologico silente per l'organismo".
"Difendere la filiera italiana non significa solo escludere il rischio, ma garantire un beneficio", precisa Minelli. "Il pomodoro italiano - rimarca - non è un semplice ingrediente, ma un concentrato di molecole bioattive. Grazie alle varietà selezionate (come il San Marzano) e all'esposizione solare ottimale dei nostri territori, il contenuto di licopene è ai vertici mondiali. Questo carotenoide è un potentissimo antiossidante che protegge il sistema cardiovascolare e riduce lo stress ossidativo cellulare. La trasformazione industriale italiana (passate, concentrati) ottimizza la biodisponibilità di questa molecola, rendendola più facilmente assimilabile rispetto al prodotto crudo. I suoli italiani, spesso di origine vulcanica o ricchi di microelementi, favoriscono una sintesi superiore di vitamina C, polifenoli e flavonoidi. Questi agiscono in sinergia con il licopene, potenziando le difese immunitarie e contrastando l'infiammazione sistemica di basso grado".
Legame tra etica del lavoro e sicurezza alimentare
Secondo l'immunologo-nutrizionista, poi, "esiste un legame indissolubile tra etica del lavoro e sicurezza alimentare. Le segnalazioni di sfruttamento del lavoro minorile e di precarie condizioni igienico-sanitarie nelle aree di raccolta del Delta del Nilo aumentano esponenzialmente il rischio di contaminazioni microbiologiche crociate. Al contrario, la filiera italiana garantisce tracciabilità e protocolli di sterilità industriale che blindano il prodotto finito, proteggendo il consumatore da patogeni che potrebbero resistere a processi di trasformazione meno rigorosi".
In conclusione, rispetto all'arrivo di pomodoro dalle Piramidi alla Penisola, "in un'epoca in cui la medicina moderna si sposta sempre più verso la personalizzazione e la prevenzione, la scelta dei nutrienti diventa un atto clinico - avverte Minelli - Sostituire l''oro rosso' italiano con derivati provenienti da mercati deregolamentati significa esporre la popolazione a un 'effetto cocktail' di pesticidi e, contemporaneamente, privarla di quegli apporti protettivi fondamentali della dieta mediterranea. La tutela del pomodoro italiano, con i suoi 4 miliardi di fatturato e i suoi rigorosi controlli, non è una battaglia di parte: è una misura di prevenzione primaria necessaria per la salvaguardia della salute pubblica e del nostro patrimonio biologico".
Fondazione alla Fiera di Monaco, poi Firenze, Berlino, Parigi e
Milano...
Cuccureddu: 'grandi avvenimenti territoriali con un forte richiamo
turistico'... 
Cordoglio e vicinanza alla famiglia del piccolo Domenico arrivano dal Cnop, Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi. A parlare all'Adnkronos Salute è la presidente Maria Antonietta Gulino, che sottolinea come la "tragedia abbia colpito non solo i genitori, ma l'intera comunità", oggi sotto choc. "E' il dramma di una famiglia che è stato condiviso da tutti noi - spiega - Mi ricorda, per l'attenzione e la partecipazione collettiva, quanto accadde con Alfredino Rampi a Vermicino. Sono vicende diverse, ovviamente, ma in entrambi i casi l'Italia ha seguito con il fiato sospeso le notizie di un bambino".
Domenico, 2 anni e mezzo, era in attesa di un secondo cuore nuovo. Sembrava poter esserci "una speranza concreta di miglioramento - osserva Gulino - Per questo la sua morte rappresenta un trauma dentro il trauma: alla sofferenza della malattia si è aggiunta la rottura di una speranza. E' un dolore che si amplia e si dilata".
La presidente Cnop evidenzia la forza della madre del bimbo, Patrizia, "che non ha mai perso la speranza", e ricorda che la perdita di un figlio così piccolo "viene percepita come innaturale. Ai genitori è chiesta una prova enorme di coraggio per andare avanti". Gulino precisa che "il sostegno psicologico deve essere garantito non solo nell'immediato, ma nel tempo. Questo è un lutto sociale, non soltanto privato. Tuttavia - avverte - bisogna evitare la spettacolarizzazione. Serve rispetto e anche la capacità di restare in silenzio".
Gli psicologi, "già attivati, offriranno ascolto e supporto per aiutare la famiglia ad affrontare le diverse fasi del lutto: dalla perdita all'elaborazione, fino alle emozioni più complesse come rabbia, senso di colpa e vergogna. Sono emozioni naturali - rimarca la presidente Cnop - che vanno riconosciute e legittimate, evitando che si trasformino in isolamento o, peggio ancora, in 'autoaccusa'".
Un passaggio delicato arriverà quando si spegneranno i riflettori mediatici. "Il momento più difficile sarà dopo questi giorni di clamore. Il sostegno deve continuare nel tempo - ripete la psicologa - per evitare che il dolore paralizzi il futuro e comprometta i legami familiari".
Infine, l'idea di una Fondazione dedicata al piccolo Domenico viene vista come "un modo per trasformare il dolore in memoria viva". Domenico "non è solo l'immagine di un letto d'ospedale - conclude Gulino - Ha vissuto 2 anni e mezzo, ha avuto una storia e tanto amore. L'obiettivo del supporto psicologico è aiutare i genitori a custodire quel ricordo" senza restare schiacciati dal dolore.

A 6 anni dalla notizia che il 21 febbraio 2020 fece il giro del mondo, la scoperta del 'paziente 1' della pandemia di Covid-19 in Italia, il bilancio è in chiaroscuro. Se da un lato il Paese ha dimostrato capacità di reazione, dall'altro restano nodi irrisolti, a partire dalla prevenzione. A tracciare il quadro è Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali). "La prevenzione resta la grande dimenticata. La pandemia è stata una lezione per tutti, ma alcune cose non le abbiamo davvero imparate. Prima fra tutte l'importanza della prevenzione", spiega Andreoni all'Adnkronos Salute. "Durante gli anni più duri dell'emergenza pandemica si sono raggiunti i livelli più alti di copertura vaccinale, non solo contro il Covid, ma anche contro l’influenza. Poi però - osserva l'infettivologo - abbiamo assistito a una progressiva stanchezza e a una crescente esitazione verso i vaccini".
Secondo l'esperto, il rischio è aver rimosso troppo in fretta quanto accaduto: "Non abbiamo interiorizzato che la vaccinazione resta lo strumento più efficace per proteggere noi stessi e gli altri". Per Andreoni la questione non riguarda solo la scelta individuale, ma la responsabilità verso la comunità. "La sanità è un bene che va conquistato e mantenuto con l'impegno di tutti - ammonisce - Dobbiamo collaborare per garantire la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e per tutelare i più fragili. La salute di ciascuno è legata ai comportamenti dell'intera comunità".
Se qualcosa di positivo è emerso, secondo il direttore scientifico della Simit "è la consapevolezza dei nostri limiti". "Prima del Covid pensavamo di essere pronti a fronteggiare una pandemia. In realtà non è così. La lezione è chiara: la natura è più forte di noi". "L'esperienza - aggiunge - ha dimostrato che non siamo in grado di prevedere e prevenire una pandemia. Possiamo prepararci e affrontarla quando si presenta, ma possiamo intervenire solo quando il fenomeno è già in atto, a cose fatte".
A 6 anni dal primo caso italiano di Sars-CoV-2, il bilancio suggerisce dunque una riflessione: l'emergenza ha lasciato strumenti, conoscenze e maggiore consapevolezza scientifica, ma anche segnali di affaticamento sociale. "La vera sfida - conclude Andreoni - è non disperdere l'esperienza maturata" e trasformare quella crisi globale in "una cultura stabile della prevenzione".
Sanna incontrerà bilateralmente le singole forze politiche...
'Meraviglia e stupore per la scelta del Santo Padre'...
E' stato nominato oggi da Papa Leone XIV...
Todde: 'riduciamo tempi di attesa dei ricoveri la pressione sui
reparti'...
Un mosaico dell'artista Maurizio Lampis che sarà nella città dei
fiori...
Nel doppio ruolo di Odette/Odile la danzatrice sarda Mirea Delogu... 
"Moltiplicherò grandemente le tue pene", disse Dio alla donna secondo un noto versetto della Genesi. Riferimenti biblici a parte, c'è un dato reale: il dolore cronico dura più a lungo nelle donne che negli uomini. Tutta colpa di Eva e del peccato originale? No, ma della biologia sì. Un nuovo studio fa chiarezza e, scagionando la 'capostipite' del genere femminile, suggerisce piuttosto che a spiegare il 'fattore rosa' possono essere le differenze nelle cellule immunitarie regolate dagli ormoni, chiamate monociti. Secondo i ricercatori della Michigan State University (Msu), che firmano il lavoro pubblicato su 'Science Immunology', è proprio un sottoinsieme di monociti che rilascia una molecola in grado di inibire il dolore e queste cellule risultano essere più attive negli uomini, per via di livelli più elevati di ormoni sessuali come il testosterone. Le donne invece sperimentano un dolore più duraturo e un recupero più lento, perché i loro monociti sono meno attivi.
Le evidenze di questo sembrano essere solide. Geoffroy Laumet, professore associato di Fisiologia alla Msu, e Jaewon Sim, ex studente laureato nel suo laboratorio, hanno scoperto lo stesso schema sia nei modelli murini che nei pazienti umani. Quanto emerso dalla ricerca, finanziata dai National Institutes of Health (Nih) e dal Dipartimento della Difesa Usa, fa pensare che queste cellule immunitarie potrebbero essere manipolate per produrre più segnali per calmare il dolore. Sebbene un nuovo trattamento sia probabilmente ancora lontano, Laumet spera che lo studio in questione possa arrivare un giorno ad aiutare milioni di persone a trovare sollievo con trattamenti non oppioidi e garantire che il dolore femminile venga preso sul serio.
"La differenza nel dolore tra uomini e donne ha una base biologica. Non è nella vostra testa, e non siete deboli - rassicura rivolgendosi alle donne che ne soffrono - E' nel vostro sistema immunitario". Ma come funziona il meccanismo? Il dolore si manifesta quando i neuroni presenti in tutto il corpo vengono attivati da una stimolazione. Il più delle volte sono silenti, ma si attivano quando si urta un dito del piede o si cade dalla bicicletta, per fare qualche esempio. Tuttavia, per chi soffre di dolore cronico i sensori possono attivarsi con una lieve stimolazione, o addirittura senza alcuna stimolazione. Per misurarne l'entità, i medici si affidano ancora alla valutazione da parte dei pazienti su una scala da 1 a 10. Il problema è che ognuno percepisce il dolore in modo diverso. Quindi, quando più donne che uomini lamentano un dolore cronico o di lunga durata, la differenza è spesso attribuita alla percezione o alla descrizione di questo.
Laumet ha dedicato il suo laboratorio allo studio del dolore per 6 anni. Il suo team stava conducendo ricerche su un piccolo progetto pilota quando ha notato livelli più elevati di interleuchina-10 (IL-10) negli uomini. Quando un secondo test ha mostrato nuovamente livelli più elevati della sostanza che segnala ai neuroni di bloccare il dolore, i ricercatori hanno capito di essere sulla strada giusta. "Quello è stato il punto di svolta per me - ha spiegato Sim in un articolo sullo studio - Mi sento estremamente fortunato ad aver creduto a quei primi, incerti risultati e ad aver scelto di approfondirli ulteriormente".
Il laboratorio di Laumet ha usato una tecnica chiamata citometria a flusso spettrale ad alta dimensione. Quello che gli esperti hanno scoperto è che i monociti, a lungo considerati privi di una funzione specifica, svolgono un ruolo essenziale e diretto nella comunicazione con i neuroni che percepiscono il dolore producendo IL-10. E che i monociti produttori di IL-10 sono molto più attivi nei maschi che nelle femmine. Quando si bloccavano gli ormoni sessuali maschili, si otteneva il risultato opposto. "Questo studio dimostra che la risoluzione del dolore non è un processo passivo - ragiona Laumet - E' un processo attivo, guidato dal sistema immunitario".
Il team ha eseguito almeno 5 tipi di test su modelli murini per assicurarsi che ciò che osservavano non fosse un'anomalia. Ogni volta, i risultati erano gli stessi. A quel punto è stata contattata Sarah Linnsteadt dell'università della Carolina del Nord a Chapel Hill che stava studiando le conseguenze psicologiche delle persone coinvolte in incidenti stradali. La sua ricerca ha mostrato un andamento simile: gli uomini avevano monociti produttori di IL-10 più attivi e risolvevano il dolore più rapidamente.
Questa nuova evidenza illumina il percorso immuno-neurale di risoluzione del dolore, spostando l'attenzione dal modo in cui il dolore inizia al perché persiste. Il passo successivo è studiare come i trattamenti possano agire su questo percorso e aumentare la produzione di IL-10. Questi trattamenti potrebbero aiutare a risolvere il dolore più rapidamente, anziché limitarsi a bloccarne i segnali. "I ricercatori del futuro potranno basarsi su questo lavoro che - conclude Laumet - apre nuove strade per terapie non oppioidi volte a prevenire il dolore cronico prima che si manifesti".
Tecnico Cagliari: 'restare uniti e compatti per superare questo
momento'...
Acquisizione di Praxis dalla Fluorsid di un ulteriore 29%... 
Vendita record all'asta per la foto sul letto di morte di Oscar Wilde. La casa d'aste Bonhams ha celebrato a Londra la vita e l'eredità dello scrittore irlandese (1854-1900) con una vendita che ha totalizzato 1,6 milioni di sterline (circa 1,86 milioni di euro). In catalogo oggetti, lettere, prime edizioni e fotografie provenienti dalla collezione del bibliofilo britannico Jeremy Mason, che negli anni ha raccolto oltre 500 pezzi legati all'autore di 'Il ritratto di Dorian Gray'.
Tra i lotti più attesi figuravano i celebri ritratti realizzati nel 1882 dal fotografo newyorkese Napoleon Sarony. In quelle immagini, scattate quando Wilde non aveva ancora scritto i drammi e il romanzo che lo avrebbero reso immortale, il giovane autore appare come un'icona estetica: giacca di velluto, calzoni di seta al ginocchio e pantofole con fiocchi in gros-grain. Le fotografie, diffuse tra il 1882 e il 1883, contribuirono a costruire nell'immaginario pubblico l'immagine del dandy brillante e carismatico.
Le due 'cabinet card' messe all'asta, entrambe con Wilde in posa davanti a fondali elaborati, hanno superato ampiamente le stime: una è stata aggiudicata per 7.040 sterline (circa 8.190 euro) e l'altra per 6.144 sterline (circa 7.150 euro), oltre la valutazione massima di 5.000 sterline (circa 5.820 euro) ciascuna. A guidare la vendita è stata però un'altra fotografia, scattata nel 1900 poche ore dopo la morte dello scrittore dal fotografo Maurice Gilbert: l'ultima immagine conosciuta di Wilde, ritratto sul letto di morte in camicia bianca e circondato da fronde e fiori. Il lotto ha raggiunto 279.800 sterline (circa 325.550 euro).
Grande interesse anche per la corrispondenza privata. Una lettera del 1895 indirizzata alla critica Ada Leverson, soprannominata "Sphinx", è stata venduta per 43.520 sterline (circa 50.650 euro), mentre una missiva del 1887 a Violet Fane, in cui Wilde ironizza sul vegetarianismo, ha totalizzato 44.800 sterline (circa 52.140 euro). Particolarmente vivace l'esito della lettera inviata alla giovane Beatrice Faudel-Phillips, con consigli scherzosi su puntualità e buone maniere: 38.400 sterline (circa 44.710 euro), quasi quattro volte la stima massima.
Risultati significativi anche per le prime edizioni. Una copia del 1891 di 'Salomè', con dedica autografa in francese al poeta Stuart Merrill, è stata aggiudicata per 48.640 sterline (circa 56.630 euro), quasi il doppio della stima. Una prima edizione del 1891 di 'The Picture of Dorian Gray', firmata dall’autore, ha raggiunto 23.040 sterline (circa 26.820 euro), in linea con le previsioni.
La parabola artistica di Wilde - acclamato autore teatrale e protagonista della scena letteraria britannica - fu segnata dallo scandalo e dal processo per "grave indecenza" che lo portò in carcere dal 1895 al 1897. La relazione con Lord Alfred Douglas ebbe un ruolo centrale nella vicenda giudiziaria che compromise salute e reputazione dello scrittore, morto in esilio a Parigi a soli 46 anni. Tra i lotti legati agli ultimi anni figuravano un ritratto fotografico di Lord Alfred, venduto per 25.600 sterline (circa 29.800 euro), e perfino il conto di 77 franchi per i fiori del funerale parigino di Wilde, aggiudicato per 23.040 sterline (circa 26.820 euro), oltre dieci volte la stima. Una copia firmata del 1898 di "The Ballad of Reading Gaol" ha infine realizzato 35.840 sterline (circa 41.710 euro). "Siamo entusiasti dei risultati di questa straordinaria vendita che celebra la vita eccezionale di Oscar Wilde", ha dichiarato Matthew Haley, responsabile dei libri e manoscritti di Bonhams. "Dallo scandalo ottocentesco alla fama globale, la sua eredità continua a esercitare un fascino irresistibile sui collezionisti". (di Paolo Martini)

Si intitola 'Un giardino in cui ri-fiorire' ed è il nuovo bando di concorso creativo a fini sociali lanciato oggi a Myplant & Garden, organizzato da Fondazione Minoprio in collaborazione con Myplant, Aiapp, con il patrocinio dell’Ordine Architetti Ppc della provincia di Milano.
Dal 2016, Myplant & Garden e Fondazione Minoprio Its Academy, con l’iniziativa ‘I giardini di Myplant’ coordinata da Umberto Andolfato (Aiapp), individua realtà socialmente impegnate che operano in contesti dotati di spazi verdi da valorizzare, recuperare o riqualificare e realizzano gratuitamente giardini che diventano spazi di cura, accoglienza e speranza per chi è più fragile. Il concorso creativo è aperto a progettisti del verde e operatori che lavorano nel settore della progettazione, realizzazione e conservazione dei giardini e del paesaggio (architetti, agronomi, paesaggisti, garden designer, vivaisti, artisti, ecc.), in forma singola o associata. La partecipazione è gratuita e l’iscrizione va fatta entro il 26 marzo 2026.
L’area oggetto del concorso creativo 'Un giardino in cui ri-fiorire' si trova presso la sede dell'associazione Caf- Centro di aiuto ai minori e alla famiglia in crisi. Il centro è gestito dalla l'associazione Caf, realtà del privato sociale milanese che dal 1979 accoglie e cura nelle sue strutture residenziali e semi-residenziali bambini e ragazzi di età compresa fra i 3 e i 21 anni, allontanati dal proprio nucleo famigliare su provvedimento del tribunale per i minorenni perché vittime di abusi e gravi maltrattamenti.
Per riqualificare l’area oggetto dell’intervento, si dovrà immaginare un allestimento verde con un percorso che colleghi le diverse sezioni del giardino, pensate per utenti di varie età e attività differenti. Il giardino, già dotato di area giochi, campetto multisport e orti, dovrà restare uno spazio di socializzazione flessibile senza limitare l’uso creativo dei bambini (fino a 30). Il percorso dovrà seguire il perimetro delimitato dalle siepi, da mantenere per garantire privacy, e permettere l’utilizzo di biciclette e pattini, monopattini e skateboard. La componente vegetale, attualmente in prevalenza sempreverde, potrà essere arricchita con piante fiorite o da frutto, ma sempre sicure per i bambini. Le zone pavimentate e coperte, utilizzate per laboratori e momenti informali, andranno mantenute e sistemate se necessario; è richiesta anche la sistemazione della pavimentazione, adeguando livelli e dimensioni. Si privilegerà l’utilizzo di materiali naturali, essenze e arredi semplici da gestire e a bassa manutenzione.
"La gratuità per chi beneficia dell’intervento è frutto del contributo della manifestazione, della passione, della generosità e dell’impegno liberamente offerti da progettisti, espositori, volontari e organizzatori -commentano i promotori-. Alla fornitura del verde penserà Myplant", mentre saranno gli allievi della Fondazione Minoprio Its Academy, coordinati dal progettista e coadiuvati da un docente tecnico, ad aiutare nella realizzazione del progetto. Progetto per il quale sarà richiesto un computo di massima e il rispetto del limite di budget di 30mila euro. “Da anni perseguiamo questo percorso di creazione di interventi concreti, duraturi e di utilità sociale -concludono gli organizzatori-. ‘I Giardini di Myplant’ è un modello virtuoso che unisce professionalità, creatività, formazione, volontariato e verde, generando benefici concreti per territori, utenti, studenti e comunità coinvolti".
La selezione dei progetti presentati avverrà sulla base dei seguenti criteri: coerenza con il tema di progetto, livello di innovazione e creatività dello stesso, fattibilità della realizzazione, facilità di manutenzione dell’area, contenimento dei costi e sostenibilità, requisiti di sicurezza dell’area e dei manufatti. La commissione selezionatrice sarà composta da docenti/tecnici della Fondazione Minoprio Its Academy, da esponenti di Aiapp (Associazione italiana architettura del paesaggio), dell’Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della provincia di Milano, della manifestazione Myplant & Garden, da esperti di associazione Caf. La composizione della commissione selezionatrice, così come il bando del concorso creativo, sarà resa nota attraverso il sito web della Fondazione Minoprio (www.fondazioneminoprio.it) e della manifestazione Myplant & Garden (www.myplantgarden.com).
Altri articoli …
- Dazi bocciati dalla Corte Suprema, dal piano internazionale a quello interno: cosa succede ora
- Milano-Cortina, firmato protocollo Coni-Conai per sostenibilità eventi sportivi
- Boscacci-De Silvestro, marito e moglie alle Olimpiadi: "Insieme è tutto più bello"
- La cardiologia del Sirai verso in rete con servizi estesi al Cto e la telemedicina
- Cannabis, cannabidiolo nuovo alimento: ecco limite provvisorio per assunzione sicura
- Sardiniapost torna online con nuova direzione editoriale e giornalistica
- Calcio: Pisacane, 'Lazio squadra forte ma possiamo crearle problemi'
- Cos'è la Sla, la malattia dell'attore di Grey's Anatomy Eric Dane
- A Oristano salta l'esame del Bilancio e si rischia la crisi in Comune
- Il 20% degli over 65 cade almeno una volta l'anno, una scarpa intelligente può evitarlo
- Risse, violenza e pestaggi tra ragazzini, indagini su 14 minorenni
- Influenza: continua il calo delle infezioni respiratorie, 472mila casi in 7 giorni
- Melanoma, Ascierto (Scito): "Con immunoterapia più speranze per metà forme gravi"
- La necropoli di Truncu Reale, scoperta nel 2024 sarà aperta al pubblico
- Ssn in crisi tra invecchiamento e risorse insufficienti, il report
- Provincia di Nuoro, via ai lavori su 100 km di strade del Marghine
- Volo Olbia-New York, non solo mare ma proposta turistica per 365 giorni
- Integratori per capelli, cresce l’attenzione nel 2026: come funzionano e quali scegliere
- Scarichi ed emissioni irregolari, sequestrato un cantiere nautico a Stintino
- 'Caso 41 bis e sovraffollamento condizionano sanità in carcere Cagliari'
Pagina 26 di 126



