
(Adnkronos) - Bufera social su Marco Tardelli. L'ex calciatore è stato protagonista, durante Notti Mondiali su Rai 1, di un'infelice uscita con Manuela Giugliano, giocatrice della Roma e della Nazionale, che ha generato un vero e proprio caos sui social. Parlando di come riuscire a fermare Lionel Messi, Tardelli ha 'zittito' Giugliano dicendo: "La marcatura a uomo io l'ho fatta su grandi giocatori, posso elencarne qualcuno che tu non conosci...".
Immediato l'intervento del giornalista Alessandro Antinelli, che ha ricordato che "Lei però gioca in Nazionale". Mentre Giugliano si è limitata a sorridere, visibilmente imbarazzata, Tardelli si è affrettato a discolparsi: "E allora? Non ho mica detto niente".
La scena è passata tutt'altro che inosservata sui social. Il video del botta e risposta è circolato su X, dove molte donne lo hanno preso come "perfetto esempio di mansplaining". "Tardelli voleva fare il fenomeno e spiegare il calcio a Manuela Giugliano", ha scritto un utente, un pensiero in ogni caso largamente condiviso: "Deve avere rispetto, voleva dare lezioni di tattica alla numero 10 della Roma".

(Adnkronos) - "In queste ore stanno circolando tante notizie su mia zia Sofia Loren e sento il bisogno di rassicurarvi personalmente". Con un post pubblicato su Instagram, Alessandra Mussolini ha smentito le voci circolate nell'ultima settimana riguardo allo stato di salute dell'attrice, 91 anni, icona del cinema italiano.
La nipote della diva ha voluto rassicurare i fan dopo alcune indiscrezioni, diffuse anche in ambienti giornalistici, su un presunto ricovero della protagonista del film 'La ciociara' di Vittorio De Sica, per il quale vinse il Premio Oscar.
"Zia Sofia sta bene. Non è ricoverata in ospedale e le voci che si stanno diffondendo non corrispondono alla realtà - afferma Alessandra Mussolini - È serena e forte, con quella straordinaria energia che da sempre la accompagna e che tutti voi conoscete. Mi ha chiesto di dirvi una cosa molto semplice, ma che le sta davvero a cuore: 'grazie!' Grazie per l'affetto, per i messaggi, per la vicinanza e per l'amore che non avete mai smesso di dimostrarle in tutta la sua carriera. Il vostro affetto è un regalo prezioso e continua a emozionarla ogni giorno. A nome suo, vi abbraccio con grande affetto".

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Alberto Cellino è il nuovo presidente di Confindustria Sardegna.
Eletto stamane all'unanimità dal Consiglio di presidenza
dell'associazione degli industriali sardi, l'imprenditore che da
oltre 40 anni guida l'omonimo gruppo agroalimentare subentra a
Maurizio de Pascale.
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(Adnkronos) - Il Tribunale provinciale di Badajoz ha condannato David Sánchez, fratello del premier spagnolo, a nove anni di interdizione da cariche pubbliche per abuso di potere in seguito a un caso di nepotismo al Consiglio provinciale di Badajoz, dove era stato nominato coordinatore delle attività di conservazione, una carica, hanno stabilito i giudici, creata su misura per lui.
Tre gli episodi criminali citati nella sentenza di 377 pagine vi è infatti la creazione della carica di Coordinatore delle attività di conservazione 'ad hoc' per il fratello del Premier, una carica che i giudici hanno considerato "non necessaria e non urgente, la cui creazione è basata solo sugli interessi personali della persona nominata e non sull'interesse pubblico".
Interdetto per 9 anni anche l'ex leader dei Socialisti dell'Estremadura ed ex presidente del Consiglio provinciale, Miguel Ángel Gallardo, per due diversi capi di accusa per aver creato la carica su misura per il fratello del premier "che all'epoca non aveva un impiego stabile". Interdetto per nove anni anche Luis Carrero, amico di David Sanchez, assunto dal consiglio provinciale come consulente.
Non è stato dimostrato "se la decisione di creare la carica di conservatore sia stata presa su richiesta di David Sanchez o di una o più persone vicine al beneficiario dell'incarico pubblico o a lui imparentate, che fossero a conoscenza di tale necessità, o se tale decisione sia stata presa di spontanea volontà da Gallardo con l'intento di favorire il signor Sánchez Pérez-Castejón a causa del suo legame familiare con un'importante figura politica e futuro Segretario Generale del PSOE, il signor Pedro Sánchez Pérez-Castejón".
La seconda accusa di abuso d'ufficio consiste nella modifica della posizione del "fratello" - come veniva chiamato nelle e-mail interne - per assecondare i suoi desideri. Per questo, sia David Sánchez che Gallardo sono stati condannati. "Ciò ha comportato una sostanziale trasformazione della posizione assegnata come membro del personale dirigenziale, eliminando l'incompatibilità al fine di adattarla ai desideri personali di David Sánchez Pérez-Castejón".
Il terzo reato è stata la creazione della posizione per un amico del fratello, "collaboratore in precedenti progetti, il tutto con l'obiettivo di assicurarsi che continuasse ad assisterlo nelle sue attività, sebbene teoricamente lavorassero in dipartimenti amministrativi diversi". Queste azioni hanno portato alla condanna di Carrero per abuso d'ufficio.
David Sánchez rischiava una pena detentiva fino a sei anni mentre la Procura ha chiesto l'assoluzione. Il tribunale non ha ritenuto provato il reato di traffico di influenze, che prevedeva una pena detentiva. Questo perché, durante il processo, non è stata dimostrata la specifica pressione "esercitata su coloro che erano responsabili della creazione, assegnazione e modifica delle posizioni". "Possiamo ipotizzare che le azioni coordinate e corrotte degli imputati che ricoprivano incarichi di responsabilità nel Consiglio provinciale di Badajoz siano state una risposta a precedenti pressioni o influenze esercitate su di loro, ma questa ipotesi è priva sia di fondamento nei fatti, come sviluppato e descritto dall'accusa, sia di prove a sostegno. Non è chiaro chi abbia esercitato influenza su coloro che erano responsabili della violazione della legge, né in quali specifici atti tale influenza si sia concretizzata", hanno aggiunto i giudici.

Il panorama degli investimenti in Italia è in costante espansione digitale. I report di vigilanza e le stime dei principali broker di settore tracciano un identikit chiaro di questa nuova ondata di investitori retail: un profilo prevalentemente giovane e con un livello di istruzione elevato, composto da uomini con un'età media di 35 anni e donne di 39. Questo target è caratterizzato da una forte dipendenza tecnologica, con la larghissima maggioranza delle transazioni eseguita direttamente via smartphone. Tuttavia, questa facilità di accesso non riflette ancora una pari preparazione tecnica e il divario con le competenze reali resta profondo.
Andrea Unger, trader professionista e quattro volte campione del mondo di trading, analizza con Adnkronos/Labitalia le criticità più comuni e pericolose che portano i trader fuori strada. Operare senza un piano preciso: è uno degli errori più frequenti consiste nell’affrontare i mercati senza un piano: “E' come guidare al buio senza fari - spiega Unger - molti trader aprono posizioni senza conoscere nel dettaglio il funzionamento dello strumento utilizzato o senza valutare l’impatto economico dei movimenti di prezzo sul proprio capitale”. Questa assenza di regole operative può portare a decisioni improvvisate e incoerenti, influenzate più dall’emotività che da una logica di gestione del rischio. Per evitare questo tipo di errore, Unger consiglia di pianificare ogni operazione in anticipo, con regole chiare per l’apertura e la chiusura delle posizioni.
Il rifiuto psicologico delle perdite: le perdite rappresentano un costo operativo inevitabile, ma molti neofiti tendono a non accettarle, cercando a ogni costo di dimostrare di avere ragione contro il mercato. Quando un’operazione va in perdita, spesso rinviano la chiusura nella speranza che il prezzo torni a muoversi in una direzione favorevole e consenta loro di recuperare quanto perso. E' proprio questa componente emotiva, basata più sulla speranza che su una reale analisi del mercato, a trasformare piccole perdite gestibili in danni molto più rilevanti per il capitale. Secondo Unger, per evitare questo errore la strategia migliore è “accettare le perdite come parte integrante dell’attività di trading: è necessario fissare regole precise per la chiusura delle posizioni in perdita e rispettarle senza modificarle per ragioni emotive".
Sovraesposizione il peso dell'ego: entrare sul mercato investendo somme troppo elevate rispetto al proprio capitale significa sottovalutare il rischio. Spinti dall’ego o dall’incapacità di gestire il money management, molti trader si espongono eccessivamente. Secondo Andrea Unger, questo tipo di errore può trasformare anche un piccolo movimento sfavorevole del mercato in una perdita molto pesante. Per questo motivo, i trader più esperti tendono a destinare a ogni operazione solo una piccola percentuale del capitale complessivo, in modo da limitare i danni anche nei momenti più difficili.
L'illusione dei guru e i bot miracolosi: la crescente diffusione dei social network e delle piattaforme online ha favorito la proliferazione di presunti esperti che promettono guadagni facili attraverso segnali operativi, corsi o sistemi automatici. Molti investitori acquistano software o bot di trading senza comprenderne realmente il funzionamento, affidandosi a promesse di rendimenti elevati e costanti. Tuttavia, nessun sistema può garantire profitti certi in modo continuativo, soprattutto in mercati caratterizzati da condizioni in continua evoluzione. Secondo Unger, “utilizzare strumenti che non si comprendono equivale a operare senza un reale controllo del rischio. Per questo è fondamentale avere un piano operativo e comprenderlo, diffidando delle promesse di rendimenti facili”.
Aspettative fuori dalla realtà: un ulteriore problema riguarda le aspettative con cui molte persone si avvicinano al trading online. Il trading non è una corsa, ma una maratona. L’idea di ottenere guadagni facili in poco tempo porta spesso a comportamenti impulsivi e a una gestione poco razionale del capitale. Il trading professionale è invece un’attività basata su disciplina, controllo del rischio e sostenibilità nel lungo periodo. Aspettative irrealistiche, come il raddoppio del capitale in pochi mesi, tendono ad aumentare l’esposizione al rischio e la probabilità di perdite rilevanti.
La preparazione finanziaria resta centrale: la crescita del trading online in Italia conferma l’interesse sempre maggiore verso i mercati finanziari e gli strumenti digitali di investimento. Tuttavia, secondo molti operatori professionali, l’accessibilità tecnologica non può sostituire la preparazione finanziaria.
Conoscere in anticipo gli errori più comuni rappresenta uno degli strumenti più importanti per cercare di evitarli. Studiare, comprendere le dinamiche dei mercati e acquisire consapevolezza dei rischi operativi permette infatti di affrontare l’attività con un approccio più razionale e strutturato.
Secondo Andrea Unger, il filo conduttore di molti fallimenti nel trading resta l’insufficiente educazione finanziaria. Il trading, sottolinea, non dovrebbe essere considerato una scommessa o una scorciatoia per ottenere guadagni veloci, ma un’attività che richiede metodo, protezione del capitale e una rigorosa gestione del rischio. "Se ti fai male, puoi guarire; se ti ammazzi finanziariamente, la tua corsa finisce qui".
(di Sabrina Rosci)

(Adnkronos) - "L'operazione di revisione del prontuario farmaceutico è un'iniziativa che vuole migliorare l'efficienza e anche la sostenibilità dei farmaci e sicuramente va accolta positivamente nello spirito di favorire un accesso tempestivo alle migliori cure disponibili". Nell'alveo del dibattito in corso "sono stati però espressi dubbi e criticità da parte di tutti gli attori" interessati dall'intervento. "La prima cosa che noi chiediamo è che la sostenibilità economica non sia di fatto l'unica considerazione possibile. Questo è il messaggio che deve passare". A evidenziarlo all'Adnkronos Salute è Simona Loizzo, capogruppo della Lega in Commissione Affari Sociali della Camera.
"Ci sono alcuni elementi che non vanno bene - ragiona - sia per quanto riguarda i farmaci equivalenti, come anche per la confusione che si fa sui criteri di unione di trattamento tra innovativi e non innovativi. A mio avviso bisogna in primo luogo definire delle modalità che rendano ben separati i criteri di revisione per gli innovativi e quelli per i farmaci che invece non lo sono. Questo perché, per esempio, per i farmaci che sono di elevata complessità clinica - e lo dico da presidente dell'Intergruppo parlamentare sui tumori al seno - è essenziale ovviamente il valore clinico delle terapie che si propongono. Un farmaco che va a trattare il tumore metastatico non può essere messo sullo stesso piano del farmaco che si dà per l'ipermotilità gastrica. Quindi la prima cosa che dobbiamo tutelare è l'innovazione: i farmaci innovativi vanno a salvaguardare una fetta importante di patologie e di pazienti che sono destinati a morte certa senza gli adeguati trattamenti. Un punto importante è: mai confusione nei criteri di revisione tra farmaci innovativi e non innovativi. La sostenibilità economica e il costo della terapia non possono soppiantare la cura di un tumore metastatico all'ultimo stadio della mammella o del pancreas".
C'è poi nello specifico il nodo dei farmaci equivalenti. "Anche questa è stata una battaglia su cui si è lavorato tanto. Noi stiamo risparmiando e il dato che deve colpire tutti - utenti e attori - è che quello che è stato messo in atto dal ministero ha funzionato", osserva Loizzo. "I dati che abbiamo dimostrano che la spesa convenzionata è sotto controllo. Le classi che sono state individuate come target di interventi correttivi - per esempio gli inibitori di pompa protonica, le statine, i sartani, gli ACE-inibitori - non hanno presentato particolari segnali di allarme sul versante della crescita e della spesa economica. Quindi c'è stata un'attenzione che è servita. Le maggiori pressioni vengono esercitate da altri segmenti di mercato che non riguardano i farmaci a brevetto scaduto. Concentrarsi soltanto sul farmaco a brevetto scaduto mi sembra riduttivo sui criteri che devono riguardare la revisione della spesa farmaceutica. Ritengo che l'Agenzia italiana del farmaco Aifa abbia già opportunamente revisionato Note prescrittive e piani terapeutici per adeguare la rimborsabilità alle evidenze scientifiche, e in qualche modo abbia introdotto già delle clausole di salvaguardia a tutela di eventuali incrementi di spesa. Per esempio, la Nota N01 sugli inibitori di pompa protonica (Ppi) ha effettivamente inciso sull'andamento della spesa specifica, ora sotto controllo".
"Serve dunque attenzione a quelle che sono le considerazioni troppo generalizzate sulla revisione del prontuario dei farmaci fuori brevetto", continua Loizzo. Uno degli aspetti su cui in particolare sono state espresse preoccupazioni è l'ipotesi che si possa decidere di fissare il prezzo di rimborso dei farmaci operando un confronto su raggruppamenti terapeutici più ampi, non più basati sullo stesso principio attivo ma comprensivi di molecole diverse utilizzate per le stesse indicazioni cliniche. Su questo fronte, Loizzo segnala la necessità di "un minimo di attenzione. No a una veduta troppo generalista - dice - Per i pazienti con malattie croniche che fanno uso di un insieme di tanti farmaci, non è che la categoria generale possa essere trattata 'tout court'. Lo abbiamo sempre detto e continuiamo a dirlo, sempre dichiarandoci favorevoli a una revisione del prontuario. Una revisione che però deve avere le caratteristiche che ho citato per quanto riguarda ad esempio gli inibitori di pompa protonica".
Da evitare, sottolinea, è il rischio che, "riducendo il prezzo di rimborso su una classe di farmaci, l'azienda titolare di Aic (Autorizzazione all'immissione in commercio, ndr) non commercializzi più alcuni prodotti, su cui non avrebbe più garantita neanche una minima remunerabilità, a fronte dei costi vivi di produzione. Infatti, abbiamo incontrato e ascoltato molte aziende farmaceutiche che hanno sollevato non soltanto un problema di fattibilità", rispetto ad un approccio simile, "ma anche un problema legato al fatto che, 'raschiando e raschiando', non ci siano più i margini per produrre in Italia e il rischio concreto è dunque che spostino asset industriali (per esempio, nel caso dei Ppi) in India e in Cina e che non si abbiano più farmaci prodotti in Europa. Pertanto, anche quando si parla di costi effettivi è sostanziale garantire produzione e sviluppo a livello nazionale, garantendo all'attuale filiera produttiva di continuare ad operare nel perimetro nazionale ed europeo, opportunamente regolamentato e controllato".
"Altresì, rimane fattore determinante dell'attuale revisione in corso evitare un aumento della spesa farmaceutica a carico del cittadino-paziente, spesso cronico". Quale deve essere la linea adesso? "A mio avviso - raccomanda Loizzo - bisogna sempre trovare il giusto equilibrio tra esigenze dei pazienti, raccomandazioni di clinici e società scientifiche, e sostenibilità di sistema, ma non solo in un'ottica di risparmio economico".
(Adnkronos) - L’Italia ha presentato al 14° Foro Politico di Alto Livello delle Nazioni Unite la sua terza ‘Voluntary National Review’, il rapporto periodico con cui il Paese rendiconta i progressi compiuti nell'attuazione dell'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. “Novità centrale di questa edizione è il primo ‘Esame Volontario delle Giovani Generazioni’. È un passaggio fondamentale: non ci limitiamo a parlare dei giovani, che invece riconosciamo come attori di cambiamento e li includiamo strutturalmente nei percorsi di sostenibilità”, ha dichiarato il sottosegretario all’Ambiente e alla Sicurezza Energetica Claudio Barbaro alla presentazione del rapporto.
“Come Governo e come Mase, ci assumiamo l’impegno a rendere questo dialogo con le nuove generazioni stabile, continuo e misurabile. Vogliamo che il loro coinvolgimento non sia episodico, ma entri a far parte in modo ordinato e verificabile dei processi decisionali e degli strumenti di pianificazione, dai piani locali alle strategie nazionali. Abbiamo scelto di chiamare la nostra Vnr, ‘Esame Volontario Nazionale, Locale e delle Giovani Generazioni’ - ha aggiunto Barbaro - perché la sostenibilità deve coinvolgere tutti i livelli di governo e tutte le componenti della società, a partire dai giovani. La principale novità di questa edizione riconosce i giovani come protagonisti del cambiamento e ne rende il coinvolgimento stabile e strutturale nei processi di sviluppo sostenibile”.
“Lo sviluppo sostenibile ha bisogno, inoltre, di coinvolgere le comunità e di mobilitare tutte le componenti della società, per questo la localizzazione degli SDGs, gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, ha un valore strategico: è a livello locale che gli obiettivi globali si traducono in politiche pubbliche, servizi, investimenti e opportunità per le persone. Attraverso una governance multilivello efficace possiamo costruire il necessario raccordo tra visioni globali e azioni concrete”, ha concluso il sottosegretario. La delegazione italiana per la presentazione del rapporto era composta dal Direttore Generale per gli Affari Internazionali del Mase, Alessandro Guerri, dalla Vicedirettrice Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Maeci Stefania Fancello, dall’Assessore all’Ambiente della Regione Autonoma della Sardegna Rosanna Laconi in rappresentanza delle Regioni, e dal referente del Forum per lo Sviluppo Sostenibile Massimo Pallottino.

(Adnkronos) - Donna, personaggio televisivo e imprenditrice Michelle Hunziker si racconta tra amore, famiglia, carriera e futuro nel nuovo numero di 'Vanity Fair Italia'. Dopo le emozioni del matrimonio della figlia Aurora, Michelle Hunziker apre le porte della sua vita privata a 'Vanity Fair Italia', ripercorre oltre trent’anni di carriera, racconta le esperienze, le relazioni e le trasformazioni che hanno contribuito a costruire la donna che è oggi.
Alla soglia dei cinquant’anni, vive una fase della vita in cui passato, presente e futuro convivono con armonia; un momento di piena consapevolezza, in cui esperienza e desideri trovano un nuovo equilibrio: "Oggi posso dire di essere in pace. E libera. Proprio come l’estate".
Hunziker parla dell’amore, per la prima volta del rapporto con Giulio Berruti: "Con lui mi sento al sicuro. Ci dormo benissimo. Adesso qualcuno penserà: madonna, poteva dire mille altre cose. Però non sa quanto sia importante riuscire ad addormentarmi tra le braccia di un uomo per me, che ho bisogno del mio spazio, anche a letto. Significa che ci sto davvero bene e che non sono in uno stato di allerta. Oggi in un compagno cerco questo: la pace, la serenità, la complicità".
Poi la conduttrice parla della maternità e delle relazioni, soffermandosi sulle persone che hanno lasciato un segno e sulla capacità di trasformare anche i momenti più complessi in consapevolezza e forza. Affronta anche capitoli delicati: il rapporto con il padre, il percorso di psicoterapia, la violenza psicologica subita, l’esperienza della setta che ha contribuito alla fine del matrimonio con Eros Ramazzotti e l’impegno al fianco di Giulia Bongiorno con 'Doppia Difesa', a sostegno delle vittime di violenza. Parla anche del tema della separazione e rivolge un messaggio alle coppie che attraversano questo momento: "Non usate mai i figli come mezzo di ricatto". E sul matrimonio, dopo aver a lungo escluso l’idea di sposarsi nuovamente, aggiunge: "Mai dire mai".
Accanto alla dimensione più intima, Michelle racconta il proprio percorso professionale: dagli inizi come modella ai grandi successi televisivi, fino ai progetti che la aspettano e che le piacerebbe esplorare, come tornare sul palco di Sanremo. Ripercorre le difficoltà incontrate in un mondo che, soprattutto negli anni '90, faticava a riconoscere alle donne ironia, autorevolezza e spazio creativo, e rivendica la comicità come uno degli strumenti che le hanno permesso di costruire un percorso unico. Spazio anche al tema della salute e della longevità, un interesse che coltiva da anni e che oggi influenza anche il suo percorso imprenditoriale. Sul rapporto con l'ex marito Eros Ramazzotti continua: "Io e Eros ci siamo dovuti lasciare in un momento in cui ci amavamo terribilmente: spezzare un amore all’apice è la cosa peggiore che ti possa capitare. Eravamo giovani e impreparati a difenderlo. Il dolore è stato troppo grande, ecco perché non siamo tornati insieme. Però, ho capito che quell’uomo avrà sempre uno spazio nel mio cuore. E lo spazio si è evoluto, è diventato un amore senza possesso, un amore ancora più bello. È un percorso in cui credo, anche con Tomaso".
Michelle infine parla del suo futuro professionale: "Sono ancora piena di sogni e di progetti. Mi piacerebbe fare un altro Sanremo. Quando ho affrontato il primo, a 30 anni appena compiuti, con Pippo Baudo, non ero pronta a quell’isterismo di massa, al Paese che si ferma. Ero così emozionata che, prima di salire sul palco, mi fecero uno shot di cortisone perché avevo perso completamente la voce e dovevo cantare 'Adesso tu' di Eros. La seconda volta con Claudio Baglioni e Pierfrancesco Favino avevo superato i 40, ero più matura, avevo già messo a segno le mie priorità e l’ho vissuto con gioia. Adesso che sono passati altri dieci anni, Sanremo sarebbe la ciliegina sulla torta".

(Adnkronos) - È fissata per il 28 settembre prossimo a Roma la sentenza per il sequestro e l'omicidio di Giulio Regeni. Imputati sono quattro 007 egiziani per i quali il procuratore aggiunto di Roma Sergio Colaiocco ha chiesto un ergastolo e tre condanne a 17 anni e mezzo di reclusione.

(Adnkronos) - Tragedia nella mattinata di oggi lungo la strada provinciale SP27, nel territorio di Castelnuovo Bocca d'Adda, in provincia di Lodi. L'allarme è scattato alle 10.47 per un'auto completamente avvolta dalle fiamme. Una volta domato l'incendio, i vigili del fuoco hanno rinvenuto all'interno del veicolo il corpo senza vita di una persona. Al momento non sono ancora state rese note le generalità della vittima.
Sul posto sono intervenuti i sanitari con automedica e ambulanza, oltre ai Vigili del Fuoco e alle forze dell'ordine. Due persone presenti sul luogo dell'accaduto, una donna di 25 anni e un uomo di 60 anni, non sarebbero rimaste coinvolte nell'incendio. Dopo essere state valutate dal personale sanitario, non hanno avuto necessità di essere trasportate in ospedale.
Le cause del rogo sono ora al vaglio degli investigatori, che dovranno chiarire la dinamica dell'accaduto e accertare le circostanze che hanno portato alla morte della persona trovata all'interno dell'auto

(Adnkronos) - Gianni Infantino 'trema' alle prossime elezioni Fifa. Il presidente del massimo organo di governo del calcio, che sta assistendo ai Mondiali 2026 di scena in Stati Uniti, Messico e Canada, deve affrontare il malumore crescente da parte della Uefa di Aleksander Ceferin, da tempo 'avversario' politico, che ha attaccato la Fifa per il caso Balogun e ora potrebbe presentare un candidato alternativo alla leadership nelle prossime elezioni, fissate per l'aprile del 2027.
Secondo quanto riportato da talkSPORT, Infantino è pronto a ricandidarsi per il suo terzo mandato da presidente, ma la sua rielezione potrebbero essere meno scontata del previsto. Dopo il caso Balogun, con l'attaccante degli Stati Uniti che è potuto scendere in campo agli ottavi dei Mondiali nonostante l'espulsione rimediata ai sedicesimi, con la sospensione della sanzione che sarebbe arrivata dopo la chiamata del presidente americano Donald Trump, la Uefa ha diramato un comunicato durissimo e ora starebbe lavorando per presentare un candidato alternativo a Infantino.
A candidarsi potrebbe essere lo stesso Aleksander Ceferin, attuale presidente della Uefa, che però sembrava incline a continuare il proprio incarico come numero 1 della Federazione europea. Ceferin potrebbe infatti candidarsi per un terzo mandato alla guida della Uefa, ma soltanto se nessun candidato giudicato 'valido' si dovesse fare avanti.
Il nome più forte per succedere a Infantino quindi potrebbe essere quello del presidente del Paris Saint-Germain, lo sceicco Nasser Al-Khelaifi, sostenuto da diverse Federazioni tra cui Polonia e Belgio, che è già numero 1 dell'European Football Clubs.
Al-Khelaifi però, sempre secondo talkSPORTS, non avrebbe alcuna intenzione di correre per la presidenza Fifa, ma le Federazioni sarebbero pronte a convincerlo. Tra i candidati europei ci sarebbe anche il proprietario del Legia Varsavia, Dariusz Mioduski, che sarebbe sostenuto da Bosnia, Norvegia, Svezia, Germania e Spagna. Un alto consenso per un profilo che sarebbe comunque in secondo piano rispetto ad Al-Khelaifi.
Fuori dalla Uefa, la Concacaf potrebbe puntare su Victor Montagliani, attuale numero 1 della Federazione nordamericana che però vorrebbe una rielezione. Un altro nome è quello di Patrice Motsepe, presidente della Caf, la Federazione africana, che però è primo alleato di Infantino, che proprio dal bacino di voti africani e sudamericani trae grande forza politica. La possibilità di presentare candidature scadrà il prossimo 16 novembre, con gli 'oppositori' di Infantino che temono elezioni senza un vero dibattito, che potrebbe essere preludio a una successiva revisione dello statuto che potrebbe permettere al numero 1 di Fifa di puntare anche a un quarto mandato.
Infantino potrebbe attuare una strategia ben precisa per 'tenersi' la Fifa, un piano che sembra già in azione. Il presidente ha già parlato infatti della possibilità di allargare ulteriormente il numero di squadre partecipanti ai Mondiali, che da 48 potrebbero così passare a 64 Nazionali: ""Questo è sicuramente un tema che verrà esaminato e discusso nelle commissioni competenti dopo questi Mondiali. Quando si organizza una Coppa del Mondo, è importante farlo per tutto il mondo e non solo per Europa e Sudamerica", ha detto Infantino
. Per il presidente della Fifa, "ogni paese dovrebbe avere la possibilità di sognare di partecipare al Mondiale". Un Mondiale a 64 squadre qualificherebbe di fatto un quarto delle Nazionali esistenti: una chance extra per le 'piccole' o per chi, come l'Italia, ha fallito sul campo l'obiettivo di accedere alla fase finale nelle ultime 3 edizioni. A spingere per un ulteriore allargamento già a partire dalla Coppa del Mondo del 2030 sono soprattutto le Federazioni sudamericane.
L'idea di un super Mondiale a 64 squadre è stata proposta dal dirigente uruguayano a marzo dello scorso anno. A novembre 2025, è tornato alla carica il paraguayano Alejandro Dominguez, presidente della Conmebol e vicepresidente della Fifa. Se Uefa e Concacaf non sembrano particolarmente favorevoli all'ipotesi XXL, l'interesse del Sudamerica non è casuale. Lo schema dei Mondiali 2030 - con il coinvolgimento di Argentina, Paraguay e Uruguay - significa che il Sudamerica sarà escluso dall'organizzazione di un Mondiale almeno fino al 2042: la Fifa prevede che un continente possa ospitare la Coppa del Mondo solo una volta ogni 3 edizioni. Un torneo extralarge permetterebbe a Uruguay, Argentina e Paraguay di ospitare ciascuno un intero girone e di rendere più sopportabile il lunghissimo digiuno organizzativo previsto dalle regole per le 3 successive edizioni.

(Adnkronos) - "Non sono qui per rivincita. Ci sono annate storte e sono molto dispiaciuto per come è finita l'avventura al Milan. Ringrazio tutti quelli che hanno lavorato con me in rossonero, è stata una stagione molto intensa ma oggi comincia una nuova avventura e bisogna subito ripartire. Non commento le parole di Cardinale e della proprietà, siamo tutti dispiaciuti per non aver raggiunto gli obiettivi". Lo dice Massimiliano Allegri durante la conferenza stampa di presentazione da nuovo allenatore del Napoli che si è tenuta al teatro San Carlo.
"Alla Juventus l'ultima esperienza l'abbiamo conclusa vincendo una Coppa Italia, al Milan purtroppo siamo stati tra il secondo e il terzo posto tutto l'anno e poi fuori dalla Champions all'ultima giornata -ricorda il tecnico livornese-. Ed è la prima volta da quando alleno Juve e Milan che mi è successo e mi è dispiaciuto molto. Ora mi è stata data la possibilità di allenare una squadra forte e cercherò di rifarmi. Le annate sono diverse l'una dall'altra, Conte ha fatto due stagioni qui straordinarie, ma oggi inizia una nuova storia. Da quando c'è il presidente De Laurentiis da 17 anni il Napoli solo una volta è stato fuori dall'Europa, ha fatto 10 anni di Champions e 6 di Europa League. Negli ultimi 2 anni ha vinto Scudetto e Supercoppa: eredito una squadra che sicuramente è abituata a lavorare, Conte ha dimostrato tutto il suo valore in carriera, sono fortunato, è già la seconda volta che mi capita di ereditare la squadra di Antonio, speriamo sia di buon auspicio. Sono felice di lavorare con De Laurentiis e con tutto il Napoli. Per me è un'avventura meravigliosa da affrontare in una città pazzesca e passionale".
"Non ho avuto nessun contatto con la Federazione italiana per il ruolo di ct. Ho avuto contatti soltanto con il presidente De Laurentiis, che già anni fa aveva provato a portarmi a Napoli. Il calcio è bello perché è opinabile, tutti ne parlano, anche per quanto riguarda moduli e sistemi di gioco. Abbiamo una rosa forte e l'importante è continuare il lavoro, quello che conta è l'entusiasmo di raggiungere gli obiettivi con dedizione e sacrificio e penso ce ne sia in squadra".

Blatte e Scarafaggi, l'Invasione dell'Estate: Escono da Ovunque. Come Difendersi ed eliminarle
In questo periodo sono ovunque: escono dai tombini degli impianti fognari, dagli scarichi di casa, da pozzetti e scoli di acqua. Le blatte "terrorizzano" migliaia di persone ogni giorno, costringendole a cercare qualsiasi metodo per sconfiggerle. Le disinfestazioni pubbliche degli impianti fognari, spesso insufficienti, riescono solo ad arginare il problema.
Cosa Fare in Attesa degli Interventi Pubblici
Prima di ricorrere a soluzioni fai-da-te, è sempre consigliabile segnalare la presenza di blatte al proprio Comune o all'ufficio competente per la disinfestazione pubblica. Spesso gli enti locali attivano interventi straordinari in base alle segnalazioni ricevute. Tuttavia, in attesa che vengano effettuati i trattamenti pubblici (che possono richiedere tempo), è possibile adottare alcune misure per contenere il problema.
Un Problema di Immunità?
In un recente articolo si parlava di come blatte e scarafaggi stiano diventando immuni agli insetticidi. Ma, come sottolineano gli esperti, "non è proprio così. Gli insetticidi non sono tutti uguali".
Il Prodotto Consigliato: Cipex 10e
Per eliminare del tutto le blatte, esiste un prodotto chiamato CIPEX 10e. Diluito nell'acqua e applicato all'interno e all'esterno delle abitazioni, può debellare il problema. In caso di grave infestazione, si può versare una minima dose del prodotto (al massimo l'1% diluito in acqua) negli scarichi o nebulizzarlo direttamente nei pozzetti.
Attenzione: Uso Responsabile
È fondamentale non abusare del prodotto. Il Cipex 10e è un insetticida a base di Cipermetrina, molto nocivo per gli organismi acquatici.
Dove Acquistarlo
Il prodotto è disponibile nei rivenditori di materiale per giardinaggio, nei negozi di bricolage o online su Amazon al link: https://amzn.to/4yk0Coz .
Un Consiglio di Prudenza
Insetticida potente, da usare con cautela. L'obiettivo è eliminare le blatte, ma senza danneggiare l'ambiente circostante. Seguire sempre le istruzioni per un uso sicuro e responsabile. Combinare l'azione del prodotto con semplici accorgimenti (come sigillare fessure e mantenere puliti gli ambienti) può aiutare a prevenire nuove infestazioni.

"Il disagio psicologico non conosce stagioni soprattutto sul lavoro". Lo ribadisce all'Adnkronos/Labitalia l'esperto Gabriele Zanardi, neuropsicologo e psicoterapeuta, socio fondatore di Brain&Care. "L'estate - afferma - si tende a pensare che i problemi psicologici possano aspettare. L'estate è la stagione che culturalmente associamo alla leggerezza. Le giornate si allungano, il tempo sembra dilatarsi e siamo portati a credere che anche il peso delle nostre fatiche interiori possa concedersi una pausa. In realtà, la mente non segue il calendario. Il disagio psicologico non va in vacanza. Anzi, per alcune persone proprio l'estate diventa una lente d'ingrandimento: quando diminuiscono gli impegni e il rumore della quotidianità, ciò che durante l'anno rimaneva in secondo piano può emergere con maggiore chiarezza. E' un po' come quando il mare si calma: non crea gli scogli, semplicemente li rende più visibili".
"Anche le neuroscienze - spiega - ci insegnano che il cervello è profondamente influenzato dai ritmi e dal contesto. Quando vengono meno gli automatismi che organizzano le giornate, le reti cerebrali coinvolte nell'autoriflessione e nella memoria autobiografica tendono a diventare più attive. Questo può favorire intuizioni preziose, ma anche rendere più presenti pensieri dolorosi o emozioni rimaste in sospeso. Per questo la salute mentale merita attenzione in ogni stagione: non perché il disagio sia sempre uguale, ma perché cambia il modo in cui si manifesta".
C'è una differenza nel modo in cui uno psicologo lavora d'estate, quando cambiano i ritmi, le assenze e le richieste dei pazienti. "Cambia il paesaggio - osserva - non la bussola. Il lavoro clinico continua a orientarsi nella stessa direzione - comprendere, accompagnare, favorire il cambiamento - ma lo fa adattandosi a un contesto diverso. L'estate modifica le routine: alcuni pazienti sospendono il percorso, altri trovano finalmente il tempo per iniziarlo. Le sedute assumono talvolta un ritmo differente e portano con sé temi che durante l'anno rimangono più nascosti. Le vacanze, la convivenza prolungata con i familiari, la distanza dal lavoro o, al contrario, la solitudine, diventano occasioni in cui gli equilibri abituali si ridefiniscono".
"Dal punto di vista clinico - commenta Gabriele Zanardi - è un periodo molto interessante, perché quando la struttura esterna si alleggerisce emergono con maggiore evidenza le modalità con cui ciascuno organizza il proprio mondo interno. In fondo il cervello è un organo predittivo: ama le abitudini perché riducono l'incertezza. Quando queste vengono temporaneamente sospese, osserviamo con maggiore nitidezza le strategie con cui ogni persona affronta il cambiamento, l'attesa e l'imprevisto".
"L'estate - precisa - abbassa il volume del mondo e alza quello della nostra voce interiore. Durante il resto dell'anno viviamo spesso come musicisti che seguono uno spartito fitto di impegni. Quando quello spartito si interrompe, siamo chiamati a confrontarci con una domanda semplice solo in apparenza: come sto davvero, quando smetto di fare? E' una stagione che rende evidente quanto il benessere non coincida con il riempire il tempo, ma con l'abitare il tempo. Alcune persone scoprono il piacere della quiete; altre incontrano un'inquietudine che il movimento continuo aveva fin lì mascherato".
"Come clinico - ammette - ogni estate mi ricorda che la salute psicologica non consiste nell'eliminare le emozioni difficili, ma nello sviluppare la capacità di ascoltarle senza esserne travolti. Del resto, il nostro cervello è straordinariamente plastico: continua a modificarsi attraverso le esperienze e le relazioni lungo tutto l'arco della vita. Anche un momento di rallentamento, se accolto con consapevolezza, può diventare uno spazio in cui riscrivere, almeno in parte, il modo in cui ci raccontiamo e ci prendiamo cura di noi stessi. Forse è questo il dono più prezioso dell'estate: ricordarci che, proprio come la natura alterna fioritura e riposo, anche la mente ha bisogno di stagioni diverse per ritrovare il proprio equilibrio".
Stress cronico, burnout, disingaggio e turnover rappresentano oggi sfide concrete per le organizzazioni, con impatti diretti sulla produttività, sulla retention dei talenti e sulla qualità delle relazioni interne soprattutto d'estate. Secondo il 'Report sulla retribuzione 2025' di Coverflex, oltre tre lavoratori su quattro (83%) dichiarano di sentirsi mentalmente esausti almeno qualche volta, mentre più di uno su due ha pensato di lasciare il proprio lavoro per motivi legati alla salute psicologica o fisica. Tra le principali fonti di stress emergono carichi di lavoro eccessivi, mancanza di riconoscimento e scarse prospettive di crescita professionale. In questo scenario, il benessere psicologico non può più essere affrontato esclusivamente attraverso iniziative isolate o singoli benefit aziendali, ma richiede un ripensamento più profondo dei modelli organizzativi e manageriali. Gestione dei carichi di lavoro, leadership, possibilità di crescita, fiducia e qualità della comunicazione interna sono oggi elementi centrali per costruire ambienti di lavoro sostenibili, ridurre il rischio di burnout e migliorare il coinvolgimento delle persone.
“La salute mentale non può essere trattata come un tema separato dalla cultura aziendale. Oggi molte delle principali cause di stress nascono da modelli organizzativi costruiti sull’urgenza continua, sul controllo costante e sulla mancanza di spazi di crescita reale. Per questo le aziende devono iniziare a considerare il benessere psicologico come una responsabilità manageriale e organizzativa, investendo su leadership più consapevoli, maggiore fiducia e strumenti concreti che rendano il supporto psicologico realmente accessibile”, dichiara Chiara Bassi, vp global public affairs di Coverflex.
Sono 10 le leve organizzative per la salute mentale. 1) Promuovere una cultura dell’errore: creare spazi sicuri in cui sperimentare, sbagliare e confrontarsi apertamente riduce la pressione da iper-performance, favorisce collaborazione e innovazione e rafforza la sicurezza psicologica all’interno dei team. 2) Normalizzare l’accesso alla terapia: la salute mentale richiede sia una cultura aperta sia strumenti concreti. Per questo è fondamentale affiancare campagne di sensibilizzazione interne a partnership e benefit che facilitino l’accesso a percorsi terapeutici, contribuendo a superare stigma e resistenze.
3) Costruire una flessibilità autentica: lo smart working non genera automaticamente equilibrio. Per essere efficace deve essere accompagnato da fiducia, autonomia e modelli organizzativi che misurino i risultati e non il tempo trascorso online, eliminando pratiche di controllo invasivo. 4) Ripensare la crescita professionale. In contesti sempre più dinamici, la crescita verticale non sempre è possibile o sostenibile. Investire in percorsi di crescita orizzontale e sviluppo personale permette alle persone di acquisire nuove competenze, riducendo senso di stagnazione e frustrazione.
5) Valorizzare il reverse mentoring: favorire lo scambio di competenze tra junior e senior rafforza il senso di appartenenza e il contributo reciproco. Il reverse mentoring aiuta inoltre a superare modelli gerarchici rigidi e dinamiche di esclusione. 6) Formare i manager alla gestione delle persone: essere competenti dal punto di vista tecnico non significa automaticamente saper guidare un team. Servono percorsi specifici su coaching, feedback, gestione dei carichi di lavoro e qualità delle relazioni per evitare che la pressione sulle performance si traduca in cattiva leadership.
7) Garantire coerenza tra valori dichiarati e pratiche aziendali: la distanza tra ciò che un’azienda promette e ciò che realmente mette in pratica genera sfiducia, cinismo e stress organizzativo. Una cultura credibile nasce dalla coerenza quotidiana tra comunicazione e comportamenti. 8) Superare la narrativa dell’emergenza continua. Metafore belliche, urgenza costante e linguaggi orientati alla 'battaglia' alimentano stati di tensione permanenti. Un linguaggio più neutro e focalizzato su obiettivi e processi contribuisce a ridurre l’attivazione emotiva continua.
9) Definire protocolli chiari per le emergenze: task force e situazioni straordinarie non possono diventare la normalità. E' importante prevedere processi chiari di apertura, gestione e chiusura delle emergenze, ristabilendo carichi di lavoro sostenibili una volta conclusa la fase critica. 10) Curare l’igiene emotiva della comunicazione interna: La comunicazione aziendale deve mantenere continuità e autenticità nel tempo. Evitare eccessi narrativi e costruire sistemi di riconoscimento coerenti con i risultati aiuta a creare fiducia e stabilità emotiva nelle organizzazioni.
Il tema della salute mentale richiede oggi un cambio di paradigma nelle politiche HR: non solo iniziative di welfare, ma un’evoluzione concreta dei modelli organizzativi e manageriali. Tra gli aspetti sempre più centrali emergono la necessità di formare manager e team leader nella gestione delle persone, costruire modelli di lavoro basati sulla fiducia e non sul controllo continuo, favorire percorsi di crescita più sostenibili e rendere l’accesso al supporto psicologico parte integrante dell’esperienza lavorativa. Una trasformazione che riflette anche le nuove aspettative dei lavoratori. Secondo una recente indagine di Unobravo, servizio di psicologia online leader in Europa che collabora con Coverflex dal 2026, oltre otto italiani su dieci hanno pensato di lasciare il proprio lavoro a causa dello stress, mentre il 66% teme ripercussioni professionali nel mostrare fragilità psicologica o un calo della performance. Un dato che evidenzia quanto il benessere mentale sia diventato un elemento sempre più centrale nella relazione tra persone e lavoro.
Francesco Foffa, vp e head of B2B di Unobravo, ha commentato: "Siamo lieti di aver unito le forze con Coverflex per portare le tematiche di benessere mentale nel luogo di lavoro ancora più al centro. Tutte le evidenze che abbiamo ci dicono che investire nella salute mentale delle persone non è solo una scelta etica, ma anche strategica: chi si sente ascoltato e supportato lavora meglio, resta più a lungo in azienda e contribuisce a costruire un ambiente più sano e produttivo. Grazie a questa partnership, sempre più aziende potranno offrire ai propri dipendenti un accesso semplice e concreto al supporto psicologico, trasformando il benessere da benefit accessorio a pilastro della cultura organizzativa".
(di Sabrina Rosci)

"Il disagio psicologico non conosce stagioni soprattutto sul lavoro". Lo ribadisce all'Adnkronos/Labitalia l'esperto Gabriele Zanardi, neuropsicologo e psicoterapeuta, socio fondatore di Brain&Care. "L'estate - afferma - si tende a pensare che i problemi psicologici possano aspettare. L'estate è la stagione che culturalmente associamo alla leggerezza. Le giornate si allungano, il tempo sembra dilatarsi e siamo portati a credere che anche il peso delle nostre fatiche interiori possa concedersi una pausa. In realtà, la mente non segue il calendario. Il disagio psicologico non va in vacanza. Anzi, per alcune persone proprio l'estate diventa una lente d'ingrandimento: quando diminuiscono gli impegni e il rumore della quotidianità, ciò che durante l'anno rimaneva in secondo piano può emergere con maggiore chiarezza. E' un po' come quando il mare si calma: non crea gli scogli, semplicemente li rende più visibili".
"Anche le neuroscienze - spiega - ci insegnano che il cervello è profondamente influenzato dai ritmi e dal contesto. Quando vengono meno gli automatismi che organizzano le giornate, le reti cerebrali coinvolte nell'autoriflessione e nella memoria autobiografica tendono a diventare più attive. Questo può favorire intuizioni preziose, ma anche rendere più presenti pensieri dolorosi o emozioni rimaste in sospeso. Per questo la salute mentale merita attenzione in ogni stagione: non perché il disagio sia sempre uguale, ma perché cambia il modo in cui si manifesta".
C'è una differenza nel modo in cui uno psicologo lavora d'estate, quando cambiano i ritmi, le assenze e le richieste dei pazienti. "Cambia il paesaggio - osserva - non la bussola. Il lavoro clinico continua a orientarsi nella stessa direzione - comprendere, accompagnare, favorire il cambiamento - ma lo fa adattandosi a un contesto diverso. L'estate modifica le routine: alcuni pazienti sospendono il percorso, altri trovano finalmente il tempo per iniziarlo. Le sedute assumono talvolta un ritmo differente e portano con sé temi che durante l'anno rimangono più nascosti. Le vacanze, la convivenza prolungata con i familiari, la distanza dal lavoro o, al contrario, la solitudine, diventano occasioni in cui gli equilibri abituali si ridefiniscono".
"Dal punto di vista clinico - commenta Gabriele Zanardi - è un periodo molto interessante, perché quando la struttura esterna si alleggerisce emergono con maggiore evidenza le modalità con cui ciascuno organizza il proprio mondo interno. In fondo il cervello è un organo predittivo: ama le abitudini perché riducono l'incertezza. Quando queste vengono temporaneamente sospese, osserviamo con maggiore nitidezza le strategie con cui ogni persona affronta il cambiamento, l'attesa e l'imprevisto".
"L'estate - precisa - abbassa il volume del mondo e alza quello della nostra voce interiore. Durante il resto dell'anno viviamo spesso come musicisti che seguono uno spartito fitto di impegni. Quando quello spartito si interrompe, siamo chiamati a confrontarci con una domanda semplice solo in apparenza: come sto davvero, quando smetto di fare? E' una stagione che rende evidente quanto il benessere non coincida con il riempire il tempo, ma con l'abitare il tempo. Alcune persone scoprono il piacere della quiete; altre incontrano un'inquietudine che il movimento continuo aveva fin lì mascherato".
"Come clinico - ammette - ogni estate mi ricorda che la salute psicologica non consiste nell'eliminare le emozioni difficili, ma nello sviluppare la capacità di ascoltarle senza esserne travolti. Del resto, il nostro cervello è straordinariamente plastico: continua a modificarsi attraverso le esperienze e le relazioni lungo tutto l'arco della vita. Anche un momento di rallentamento, se accolto con consapevolezza, può diventare uno spazio in cui riscrivere, almeno in parte, il modo in cui ci raccontiamo e ci prendiamo cura di noi stessi. Forse è questo il dono più prezioso dell'estate: ricordarci che, proprio come la natura alterna fioritura e riposo, anche la mente ha bisogno di stagioni diverse per ritrovare il proprio equilibrio".
Stress cronico, burnout, disingaggio e turnover rappresentano oggi sfide concrete per le organizzazioni, con impatti diretti sulla produttività, sulla retention dei talenti e sulla qualità delle relazioni interne soprattutto d'estate. Secondo il 'Report sulla retribuzione 2025' di Coverflex, oltre tre lavoratori su quattro (83%) dichiarano di sentirsi mentalmente esausti almeno qualche volta, mentre più di uno su due ha pensato di lasciare il proprio lavoro per motivi legati alla salute psicologica o fisica. Tra le principali fonti di stress emergono carichi di lavoro eccessivi, mancanza di riconoscimento e scarse prospettive di crescita professionale. In questo scenario, il benessere psicologico non può più essere affrontato esclusivamente attraverso iniziative isolate o singoli benefit aziendali, ma richiede un ripensamento più profondo dei modelli organizzativi e manageriali. Gestione dei carichi di lavoro, leadership, possibilità di crescita, fiducia e qualità della comunicazione interna sono oggi elementi centrali per costruire ambienti di lavoro sostenibili, ridurre il rischio di burnout e migliorare il coinvolgimento delle persone.
“La salute mentale non può essere trattata come un tema separato dalla cultura aziendale. Oggi molte delle principali cause di stress nascono da modelli organizzativi costruiti sull’urgenza continua, sul controllo costante e sulla mancanza di spazi di crescita reale. Per questo le aziende devono iniziare a considerare il benessere psicologico come una responsabilità manageriale e organizzativa, investendo su leadership più consapevoli, maggiore fiducia e strumenti concreti che rendano il supporto psicologico realmente accessibile”, dichiara Chiara Bassi, vp global public affairs di Coverflex.
Sono 10 le leve organizzative per la salute mentale. 1) Promuovere una cultura dell’errore: creare spazi sicuri in cui sperimentare, sbagliare e confrontarsi apertamente riduce la pressione da iper-performance, favorisce collaborazione e innovazione e rafforza la sicurezza psicologica all’interno dei team. 2) Normalizzare l’accesso alla terapia: la salute mentale richiede sia una cultura aperta sia strumenti concreti. Per questo è fondamentale affiancare campagne di sensibilizzazione interne a partnership e benefit che facilitino l’accesso a percorsi terapeutici, contribuendo a superare stigma e resistenze.
3) Costruire una flessibilità autentica: lo smart working non genera automaticamente equilibrio. Per essere efficace deve essere accompagnato da fiducia, autonomia e modelli organizzativi che misurino i risultati e non il tempo trascorso online, eliminando pratiche di controllo invasivo. 4) Ripensare la crescita professionale. In contesti sempre più dinamici, la crescita verticale non sempre è possibile o sostenibile. Investire in percorsi di crescita orizzontale e sviluppo personale permette alle persone di acquisire nuove competenze, riducendo senso di stagnazione e frustrazione.
5) Valorizzare il reverse mentoring: favorire lo scambio di competenze tra junior e senior rafforza il senso di appartenenza e il contributo reciproco. Il reverse mentoring aiuta inoltre a superare modelli gerarchici rigidi e dinamiche di esclusione. 6) Formare i manager alla gestione delle persone: essere competenti dal punto di vista tecnico non significa automaticamente saper guidare un team. Servono percorsi specifici su coaching, feedback, gestione dei carichi di lavoro e qualità delle relazioni per evitare che la pressione sulle performance si traduca in cattiva leadership.
7) Garantire coerenza tra valori dichiarati e pratiche aziendali: la distanza tra ciò che un’azienda promette e ciò che realmente mette in pratica genera sfiducia, cinismo e stress organizzativo. Una cultura credibile nasce dalla coerenza quotidiana tra comunicazione e comportamenti. 8) Superare la narrativa dell’emergenza continua. Metafore belliche, urgenza costante e linguaggi orientati alla 'battaglia' alimentano stati di tensione permanenti. Un linguaggio più neutro e focalizzato su obiettivi e processi contribuisce a ridurre l’attivazione emotiva continua.
9) Definire protocolli chiari per le emergenze: task force e situazioni straordinarie non possono diventare la normalità. E' importante prevedere processi chiari di apertura, gestione e chiusura delle emergenze, ristabilendo carichi di lavoro sostenibili una volta conclusa la fase critica. 10) Curare l’igiene emotiva della comunicazione interna: La comunicazione aziendale deve mantenere continuità e autenticità nel tempo. Evitare eccessi narrativi e costruire sistemi di riconoscimento coerenti con i risultati aiuta a creare fiducia e stabilità emotiva nelle organizzazioni.
Il tema della salute mentale richiede oggi un cambio di paradigma nelle politiche HR: non solo iniziative di welfare, ma un’evoluzione concreta dei modelli organizzativi e manageriali. Tra gli aspetti sempre più centrali emergono la necessità di formare manager e team leader nella gestione delle persone, costruire modelli di lavoro basati sulla fiducia e non sul controllo continuo, favorire percorsi di crescita più sostenibili e rendere l’accesso al supporto psicologico parte integrante dell’esperienza lavorativa. Una trasformazione che riflette anche le nuove aspettative dei lavoratori. Secondo una recente indagine di Unobravo, servizio di psicologia online leader in Europa che collabora con Coverflex dal 2026, oltre otto italiani su dieci hanno pensato di lasciare il proprio lavoro a causa dello stress, mentre il 66% teme ripercussioni professionali nel mostrare fragilità psicologica o un calo della performance. Un dato che evidenzia quanto il benessere mentale sia diventato un elemento sempre più centrale nella relazione tra persone e lavoro.
Francesco Foffa, vp e head of B2B di Unobravo, ha commentato: "Siamo lieti di aver unito le forze con Coverflex per portare le tematiche di benessere mentale nel luogo di lavoro ancora più al centro. Tutte le evidenze che abbiamo ci dicono che investire nella salute mentale delle persone non è solo una scelta etica, ma anche strategica: chi si sente ascoltato e supportato lavora meglio, resta più a lungo in azienda e contribuisce a costruire un ambiente più sano e produttivo. Grazie a questa partnership, sempre più aziende potranno offrire ai propri dipendenti un accesso semplice e concreto al supporto psicologico, trasformando il benessere da benefit accessorio a pilastro della cultura organizzativa".
(di Sabrina Rosci)

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CAGLIARI, 14 LUG - Sono ufficialmente aperte le iscrizioni all'anno
accademico 2026/2027 dell'università degli studi di Cagliari. Le
novità sono state presentate questa mattina dal rettore Francesco
Mola, che ha elencato numeri in crescita: aumentano immatricolati e
iscritti, a quota 27.103.
(Adnkronos) - È stato presentato, presso la Fondazione CariCiv. di Civitavecchia, il nuovo Percorso diagnostico terapeutico assistenziale (Pdta) per la gestione del paziente affetto da Neuropatia diabetica dolorosa (Ndd). Realizzato all’interno dell’Asl Roma 4, il progetto ha l’obiettivo di garantire un approccio coordinato ed efficace per la presa in carico dei pazienti, assicurando che ricevano cure di alta qualità e che i professionisti sanitari lavorino in modo sinergico per ottenere i migliori risultati a loro vantaggio. In Italia, circa 3,4 milioni di persone sono affette da diabete. Nel Lazio - riferisce una nota - sono 388.900: il 6,6% della popolazione. La neuropatia diabetica è una delle sue complicanze più comuni e si riscontra in circa il 30% dei pazienti, con sintomi che comprendono dolore, parestesie, bruciore e ipersensibilità, con un forte impatto sulla qualità della vita di chi ne è affetto.
“La neuropatia diabetica è una compromissione del sistema nervoso dovuta a un’iperglicemia persistente – spiega Graziano Santantonio, direttore Uosd Diabetologia dell'ospedale San Paolo di Civitavecchia, Roma - Può coinvolgere il sistema nervoso periferico o vegetativo e si distingue in forme generalizzate e localizzate. È una delle complicanze più frequenti del diabete e può avere conseguenze gravi, tra cui piede diabetico con rischio di ulcerazioni e infezioni gravi, fino all’amputazione minore o maggiore dell’arto. Si evince quindi l’importanza di intervenire efficacemente e tempestivamente, per preservare il più possibile la qualità della vita del paziente”.
Il nuovo modello organizzativo si fonda su una stretta collaborazione tra diabetologi, neurologi e specialisti della terapia del dolore, che operano in modo integrato per garantire una presa in carico completa del paziente. “L'obiettivo - illustra Ezio Amorizzo, responsabile Centro terapia del dolore Asl Roma 4 - è accompagnare ogni persona lungo tutte le fasi del percorso di cura, dalla diagnosi alla scelta del trattamento più appropriato, fino all'accesso alle soluzioni terapeutiche più innovative, come la stimolazione del midollo spinale (Spinal Cord Stimulation – Scs). Questa soluzione terapeutica è oggi in grado di offrire nuove prospettive ai pazienti con dolore neuropatico diabetico refrattario ed è una metodica sicura ed efficace nei centri ad alto volume come quello della nostra azienda, che ha eseguito 107 impianti con una sola revisione e zero casi di rimozione a conferma di un alto indice di appropriatezza. Questo traguardo - aggiunge - è stato raggiunto grazie al sostegno della direzione strategica e del direttore della Uoc di Anestesia e rianimazione del dottor Fernando Ricci”.
Attraverso questo strumento - continua la nota - sarà possibile garantire non solo l’accesso alle cure antalgiche più appropriate ma anche evitare lo spreco di risorse economiche che potranno essere investite nel potenziamento del percorso assistenziale stesso, a tutto vantaggio dei pazienti e del Ssn nel suo complesso. “Il Pdta adottato non sarà solo diretto a migliorare l'efficacia del trattamento e la qualità della vita dei pazienti – precisa Amorizzo – Assicurerà anche che tutti i professionisti coinvolti siano adeguatamente formati e aggiornati sulle migliori pratiche e fornirà un quadro di riferimento standardizzato per la gestione della neuropatia diabetica dolorosa. Quest’ultimo aspetto è particolarmente significativo, in quanto rende questo modello potenzialmente replicabile o adattabile in altre realtà a livello nazionale”.
La neuropatia diabetica dolorosa “non sarà più curata in maniera autonoma dai vari specialisti - afferma Emanuela Mari, consigliere Regione Lazio - ma verrà affrontata in una visione organica e coordinata, grazie al confronto tra tutti i professionisti coinvolti nel percorso di cura. Tale modello si candida per essere un progetto pilota in tutto il Lazio, dove quasi 400mila persone sono affette da neuropatia diabetica dolorosa e trovo particolarmente significativo che la nostra azienda sanitaria si metta in luce su un progetto che guarda direttamente alla qualità della vita dei pazienti presi in carico, alleviando sintomi che spesso sono invalidanti per chi ne soffre”.
Nel ringraziare la Asl Roma 4 “sia per il lavoro che sta portando avanti che per il Pdta dedicata alla neuropatia diabetica dolorosa”, Antonello Aurigemma, presidente del Consiglio regionale del Lazio, osserva che si tratta di “una misura che va nella direzione di uscire dalla logica ospedalocentrica, andando a rafforzare la sanità territoriale. Anche da questo Psta emerge l’importanza di fare rete e di una giusta sinergia, con un approccio multidisciplinare, dove sono coinvolti i medici di medicina generale, gli specialisti (diabetologi, neurologi e specialisti in terapia del dolore), e gli infermieri”.
Aggiunge Roberta Della Casa, consigliera Regione Lazio: “Ancora una volta, voglio sottolineare l’impegno della Regione Lazio nel promuovere le eccellenze sanitarie sul territorio e nel garantire percorsi di cura sempre più integrati e accessibili. La Regione Lazio continuerà sempre a sostenere iniziative che favoriscono la collaborazione tra professionisti, la diffusione di buone pratiche e la standardizzazione dei percorsi assistenziali, al fine di migliorare la qualità dell’assistenza e la tutela del paziente”.
Per le persone con diabete, “la neuropatia diabetica dolorosa rappresenta una complicanza che può compromettere profondamente la qualità della vita, limitando autonomia, benessere e partecipazione alla vita sociale - rimarca Lina delle Monache, presidente di FederDiabete Lazio - Per questo accogliamo con grande favore la realizzazione di questo Psta, che mette finalmente al centro la persona e definisce un percorso chiaro, condiviso e integrato tra tutti i professionisti coinvolti. Ci auguriamo che l'esperienza della Asl Roma 4 - precisa - possa rappresentare un modello da estendere progressivamente ad altre realtà regionali e nazionali, affinché sempre più persone possano beneficiare di un'assistenza uniforme, multidisciplinare e orientata ai loro reali bisogni e venga riconosciuto il valore dell’inserimento e del finanziamento dei percorsi di terapia del dolore”.
Ringraziando “il dottor Santantonio e il dottor Amorizzo per il prezioso lavoro che ogni giorno svolgono a favore dei pazienti”, Mariella Tidei, consigliere Regionale Lazio evidenzia che il “Pdta rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione tra istituzioni, operatori sanitari e associazioni dei pazienti possa tradursi in un percorso di cura più efficace, capace di garantire maggiore tempestività diagnostica, equità nell’accesso alle cure e un accompagnamento multidisciplinare lungo tutto il percorso assistenziale. Siamo particolarmente orgogliosi - conclude - di questo modello di eccellenza, sviluppato all’interno della Asl e in grado di rispondere ai bisogni di pazienti provenienti anche da altri territori”.

SASSARI – Un cittadino straniero di 33 anni è stato denunciato dalla Polizia di Stato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. L'operazione si inserisce nei servizi straordinari di controllo ad alto impatto predisposti nel centro storico di Sassari.
Il Controllo e la Fuga
L'intervento è avvenuto tra via La Marmora e via Abbadu. Gli agenti della Squadra Volante hanno notato un uomo con un atteggiamento sospetto. Alla vista dei poliziotti, il 33enne si è dato alla fuga , ma è stato prontamente raggiunto e fermato dopo un breve inseguimento.
Il Ritrovamento e la Perquisizione
La successiva perquisizione personale ha consentito di rinvenire quattro dosi di cocaina, confezionate e verosimilmente destinate allo spaccio. Gli accertamenti sono proseguiti con una perquisizione domiciliare, durante la quale sono stati sequestrati:
La Denuncia
Al termine delle formalità, il 33enne è stato denunciato in stato di libertà all'Autorità Giudiziaria. L'operazione conferma l'impegno della Polizia di Stato nel contrasto allo spaccio di stupefacenti nel centro storico di Sassari.

(Adnkronos) - La vita all'aperto, aperitivi che diventano cena, pranzi saltati e recuperati, tavolate che si allungano per ore: l'estate è probabilmente la stagione in cui i segnali di fame e sazietà vengono messi più facilmente alla prova. Eppure il tema va oltre le abitudini stagionali. Sempre più dati scientifici suggeriscono che la capacità di percepire e interpretare i segnali interni del corpo gioca un ruolo importante nel comportamento alimentare e nella gestione del peso. Un semplice esercizio, da fare a metà pasto, potrebbe aiutare. Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata sull'International Journal of Obesity suggerisce che la capacità di riconoscere quando abbiamo ancora fame e quando invece abbiamo già raggiunto la sazietà, influenza il modo in cui mangiamo e, nel tempo, anche la gestione del peso.
"Il punto non è semplicemente mangiare meno, ma riconoscere le proprie necessità alimentari caratterizzate da varietà della dieta e dal corretto bilancio tra i diversi principi nutritivi", spiega Silvia Bettini, Centro per lo studio e il trattamento integrato dell'obesità, dell'Azienda ospedale università di Padova, presidente in carica della Società italiana dell'obesità, sezione Triveneto. "Fame e sazietà sono meccanismi fisiologici complessi che possono essere influenzati da stress, distrazione, velocità dei pasti e contesto sociale. Recuperare attenzione a questi segnali significa rendere il rapporto con il cibo più consapevole e il percorso alimentare più sostenibile nel tempo”.
La fame fisiologica - riferisce una nota - è quella che il corpo manifesta con segnali progressivi e riconoscibili. Accanto a questa, però, esistono forme di fame più difficili da distinguere: quella automatica, legata all'abitudine e al contesto; quella emotiva, che può emergere in risposta a stress o noia e quella sociale, particolarmente frequente nei mesi estivi e nelle festività quando la convivialità diventa parte integrante dell'alimentazione. Il problema non è il singolo aperitivo o la cena più lunga del solito, ma la ripetizione di situazioni in cui si mangia senza interrogarsi su cosa sta davvero chiedendo il corpo. Quando la fame viene guidata dall'orario, dall'ambiente o dalle emozioni, il segnale di sazietà rischia di diventare meno leggibile.
"Molte persone - continua Bettini - non mangiano solo perché hanno fame, ma perché si trovano in una situazione che invita a mangiare. Questo non è un fallimento della volontà, ma il risultato dell'interazione tra segnali biologici, abitudini e ambiente. Distinguere fame fisiologica, fame automatica e fame sociale è il primo passo per non confondere il desiderio del momento con un reale bisogno dell'organismo".
La sazietà non è un interruttore che si accende all'improvviso. È un processo progressivo che richiede tempo e attenzione. Una ricerca condotta su 1.181 adulti - si legge nella nota - ha osservato che una minore capacità di percepire i segnali interni del corpo era associata a un Bmi (Indice di massa corporea) più elevato e che questa relazione era in parte spiegata da una minore attenzione alla sazietà durante il pasto e da comportamenti di alimentazione emotiva: la sazietà viene riconosciuta più tardi. Il corpo invia segnali, ma spesso arrivano in un contesto in cui non siamo disponibili ad ascoltarli. "Per questo – precisa l'esperta - parlare di sazietà è importante: significa spostare l'attenzione dal controllo rigido alla consapevolezza progressiva".
La buona notizia è che la percezione della sazietà può essere riallenata. Non attraverso restrizioni rigide o regole punitive, ma recuperando attenzione ai segnali del corpo. Una recente revisione pubblicata su Nutrients - riporta la nota - evidenzia come fame e sazietà siano processi vulnerabili a numerosi fattori della vita moderna, tra cui stress, velocità dei pasti, memoria, contesto e distrazioni “Molte persone interpretano la difficoltà a fermarsi come una mancanza di volontà, ma spesso non è così. Quando si mangia in modo rapido, distratto o in contesti molto stimolanti – chiarisce Bettini - riconoscere il momento in cui il corpo è soddisfatto diventa più difficile individuare i segnali di fame e sazietà durante il pasto. In questo percorso possono essere utilizzati strategie diverse, dall'educazione alimentare agli strumenti che aiutano a rendere più percepibile la sensazione di pienezza, sempre all'interno di un approccio personalizzato”.
In questo percorso possono trovare spazio anche strumenti non sistemici che agiscono attraverso un meccanismo fisico. È il caso di un idrogel super-assorbente (Plenity), formato principalmente da 2 ingredienti di origine naturale, un derivato della cellulosa e acido citrico (contenuto, ad esempio, negli agrumi). Assunto con acqua prima dei pasti, il materiale, a livello dello stomaco, si idrata e aumenta di volume formando una matrice gelificata che occupa spazio. Questo meccanismo favorisce la sensazione di pienezza, senza assorbimento sistemico. "Non si tratta di sostituire la consapevolezza alimentare, ma di supportarla", sottolinea Alessandro Sannino , professore di Scienza dei materiali all'Università del Salento e ideatore della tecnologia. "La struttura tridimensionale del materiale è progettata per mantenere stabilità ed elasticità durante il transito gastrointestinale e per disgregarsi successivamente in modo controllato, una volta raggiunto il colon. Il risultato - aggiunge - è un'azione esclusivamente fisica e meccanica che contribuisce alla sensazione di pienezza senza interferire con i processi fisiologici dell'organismo".
L'errore più comune "è pensare che la sazietà coincide con la sensazione di essere pieni - osserva Bettini - In realtà il corpo lo comunica molto prima di arrivare a quel punto. Imparare a riconoscere questi segnali significa interrompere il pasto quando sono state raggiunte le proprie esigenze nutrizionali, non quando si è ormai mangiato oltre il necessario. Per questo può essere utile fermarsi qualche istante e fare una verifica durante il pasto".
Nel dettaglio - conclude la nota - l'invito è a fermarsi a metà piatto, appoggiare le posate e interrompere, per qualche istante, il ritmo del pasto. A questo punto ci si chiede se si ha ancora fama La prima verifica è semplice: il corpo sta chiedendo altro cibo oppure si sta continuando solo perché il piatto non è finito?. Per distinguere la fame dal contesto ci si chiede se si stia mangiando perché si ha davvero fame o perché il cibo è ancora davanti, se si è in compagnia, il pasto si sta allungando o sta sembra continuare normale?. Per valutare il livello di pienezza, il suggerimento è di provare a capire, su una scala da 1 a 10, dove ci si trovi. L'obiettivo non è arrivare a 10, cioè alla pienezza totale, ma riconoscere il punto in cui il corpo è già soddisfatto. La domanda finale è: 'potrei fermarmi adesso e stare bene?' Se la risposta è sì, il segnale di sazietà è probabilmente arrivato. Se la risposta è no, si può continuare a mangiare, ma più lentamente, ripetendo il test dopo qualche boccone.
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