
(Adnkronos) - Secondo le stime preliminari, nel mese di maggio 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,4% su base mensile e del +3,2% su base annua (da +2,7% del mese precedente). Lo rileva l'Istat.
L’accelerazione dell’inflazione risente prevalentemente di quella dei prezzi degli Energetici non regolamentati (da +9,6% a +12,6%), degli Energetici regolamentati (da +5,3% a +5,8%), dei Servizi relativi ai trasporti (da +0,6% a +1,8%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,6% a +3,0%). Nel mese di maggio l’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accentua il suo ritmo di crescita (da +1,6% a +1,8%), come anche quella al netto dei soli beni energetici (da +1,9% a +2,1%).
I prezzi dei beni e quelli dei servizi registrano un’accelerazione su base annua di pari entità (rispettivamente da +3,1% a +3,5% e da +2,4% a +2,8%). Di conseguenza, il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni resta invariato rispetto al mese precedente, a -0,7 punti percentuali. Il tasso di variazione tendenziale dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona resta stabile a +2,3%, mentre quello dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto sale leggermente (da +4,2% a +4,5%).
La variazione congiunturale dell’indice generale riflette soprattutto l’aumento dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,4%), degli Alimentari non lavorati (+0,6%), degli Energetici regolamentati e di quelli non regolamentati (+0,5% per entrambi), degli Alimentari lavorati e dei Beni non durevoli (+0,3% per entrambi); diminuiscono i prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (-0,5%). L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +2,6% per l’indice generale e a +1,6% per la componente di fondo.
In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a +0,4% su base mensile e a +3,3% su base annua (da +2,8% del mese precedente).

(Adnkronos) - Il Gruppo Engineering ha registrato nel primo trimestre 2026 una crescita organica dei ricavi e un miglioramento della redditivita' in accelerazione rispetto agli ultimi anni, "confermando l'efficacia del percorso di riposizionamento strategico verso attivita' a maggiore valore aggiunto". Lo si legge in una nota in cui si sottolinea come nel periodo considerato "la maggior parte dei principali indicatori economici e patrimoniali del Gruppo ha evidenziato un andamento positivo". In particolare i ricavi sono saliti a 426 milioni di euro in crescita del +4,1 per cento su base organica rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente; l'Ebitda adjusted a 58,3 milioni di euro (+5,9 per cento YoY) mentre l'Ebitda Adjusted post-CapEx a 51 milioni di euro (+9,6 per cento YoY), in miglioramento grazie alla particolare attenzione al contenimento dei costi, a un mix di business piu' favorevole e alla normalizzazione degli investimenti. La leva finanziaria netta si attesta a 4,3 volte l'Ebitda, in miglioramento rispetto al primo trimestre 2025, grazie alla rafforzata capacita' di generazione di cassa, sostenuta dalla maggiore redditivita' e profittabilita' del Gruppo.
La crescita registrata nel trimestre e' trasversale a tutti i principali mercati di riferimento in cui opera il Gruppo ed e' guidata principalmente dalle performance positive nel Public Sector e nell'Healthcare, oltre che dai risultati dei Software Products (+9 per cento) e del Digitech & Consulting (+6 per cento).
Come sottolinea Aldo Bisio, Amministratore delegato del Gruppo "il primo trimestre 2026 conferma la solidita' della direzione intrapresa, caratterizzata da un progressivo spostamento verso attivita' a maggiore valore aggiunto, da una crescente integrazione dell'intelligenza artificiale e da un rafforzamento della disciplina finanziaria. L'evoluzione del nostro modello industriale vede un ruolo centrale della GenAI grazie al lancio dell'architettura modulare IS-IA (Italy's Sovereign Intelligence Architecture), che si fonda sull'Llm proprietario EngGPT 2, per offrire a Pubbliche Amministrazioni e aziende un'Intelligenza Artificiale sovrana, ovvero governabile, efficiente, aperta e in grado di integrarsi con altri modelli generalisti".

(Adnkronos) - 'Forbidden Fruit' ha vinto la prima serata di ieri, giovedì 28 maggio, con il 14,3% di share. Il serial televisivo turco, in onda su Canale 5, ha incollato allo schermo 1.924.000 telespettatori. Su Rai1, 'Permette? Alberto Sordi' ha intrattenuto 1.880.000 telespettatori, pari al 13%. Su Rai2, 'Ore 14 Sera' ha totalizzato 1.224.000 telespettatori e il 10,2%. Su Italia 1, 'Sarabanda Celebrity' è stato visto da 872.000 telespettatori, pari al 6,7%, mentre su La7 'Piazzapulita' da 861.000 spettatori, pari al 6,8%.
Su Rete 4, 'Dritto e Rovescio' ha ottenuto 732.000 telespettatori e il 6,4%. Su Rai3, 'Splendida Co.co.co!' ha segnato 783.000 telespettatori e il 4,4%. Su Tv8 la replica di 'MasterChef' è stata vista da 424.000 telespettatori, pari al 3,4%. Infine, sul Nove 'Nove Comedy Club – Bodyscemi' ha radunato 402.000 telespettatori, pari al 2,7%.
Nella fascia access prime time, su Rai1 'Cinque Minuti' ha registrato 3.720.000 telespettatori e il 21,5%, mentre 'Affari Tuoi' 4.496.000 telespettatori 23,8%. Su Canale5, 'La Ruota della Fortuna' ha conquistato 4.467.000 telespettatori pari al 23.7%.

(Adnkronos) - In Europa "il cammino di riforma procede lentamente" ma "l'instabilità internazionale non lascia spazio a esitazioni o risposte parziali. L’efficacia delle riforme dipenderà dalla capacità di superare gli ostacoli che troppo spesso ne rallentano l’attuazione: negoziati lunghi, compromessi al ribasso, applicazioni nazionali disomogenee, risorse annunciate ma non mobilitate". Lo ha detto oggi, venerdì 29 maggio, il governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta, nelle sue Considerazioni finali.
Panetta ha esortato: "Le priorità sono state individuate; il compito ora è trasformarle in decisioni tempestive, finanziamenti adeguati e risultati concreti. È su questa capacità di esecuzione che si misura la credibilità dell’azione europea".
Dopo un periodo di miglioramento delle condizioni economiche in tutto il mondo, Panetta ha spiegato che "la situazione è stata drammaticamente modificata dal conflitto nel Golfo Persico" e gli impatti della guerra hanno fatto sì che "le prospettive economiche si siano fortemente deteriorate". E ancora: "Difficile stabilire quanto dureranno le ostilità e quanto sarà stabile l’assetto che seguirà. In ogni caso, i danni alle infrastrutture energetiche continueranno a pesare sulle forniture; i costi di trasporto e assicurazione per la navigazione nello stretto di Hormuz rimarranno alti a lungo. L’incertezza è destinata a restare elevata, ostacolando la pianificazione di famiglie e imprese e frenando i consumi e gli investimenti".
Sul tema, Panetta ha precisato: "Negli scenari più sfavorevoli, un prolungamento del conflitto e ulteriori danni alle infrastrutture energetiche del Golfo potrebbero sottrarre complessivamente 1 punto percentuale alla crescita nel biennio 2026-27" in Europa, con "l'inflazione che potrebbe raggiungere un picco superiore al 6 per cento e, se non contrastata, rimanere a lungo al di sopra dell’obiettivo, via via che lo shock energetico si trasmette a un numero crescente di settori".
Altro grande tema è l'uso dell'intelligenza artificiale nella contemporaneità: "In questo campo la rapidità di azione è cruciale. L’Unione ha definito regole per l’uso dei modelli e delle informazioni, una strategia per lo sviluppo del settore e programmi di investimento dedicati. Dispone inoltre di un ampio patrimonio di dati e di competenze scientifiche su cui far leva per sviluppare le applicazioni e promuoverne l’adozione. Eppure i ritardi nell’attuazione delle iniziative già avviate rischiano di frenare i progressi e di ampliare il divario con le altre grandi economie".
Per Panetta, l’impatto sul lavoro dell'intelligenza artificiale "merita particolare attenzione" in quanto "il contenuto del lavoro cambierà, anche se non è ancora possibile prevederne pienamente gli sviluppi" ma questa "transizione non sarà priva di costi. Non tutti i lavoratori potranno spostarsi agevolmente dalle attività rese obsolete verso quelle nuove" e "i benefici potrebbero concentrarsi su chi possiede competenze più elevate, accentuando le disuguaglianze".
Per cui, ha detto ancora, per fare sì che "l’intelligenza artificiale diventi una leva di crescita diffusa, occorre favorirne l’adozione nelle imprese, incluse quelle piccole e medie, e investire nella formazione delle persone. I lavoratori più esposti al cambiamento vanno tutelati e accompagnati nella riqualificazione delle competenze, affinché i guadagni di produttività si traducano non solo in maggiore efficienza, ma anche in nuove opportunità di lavoro e in una più ampia partecipazione ai frutti dell’innovazione".
Nel corso delle sue Considerazioni finali, il governatore della Banca d'Italia ha lanciato un invito: "La strategia sull’Unione del risparmio e degli investimenti è un passo importante" ma "una vera integrazione finanziaria richiede un titolo sovrano europeo: uno strumento liquido e sicuro, in grado di offrire un riferimento ai mercati e di attrarre risorse dall’estero, rafforzando il ruolo internazionale dell’euro".
Un eurobond, ha indicato, "se fondato su un’adeguata capacità di bilancio comune, favorirebbe il finanziamento di investimenti di interesse europeo. Si eviterebbero le inefficienze di iniziative nazionali non coordinate e sarebbe più agevole mobilitare capitali privati su larga scala".
Per poi aggiungere: "Gli ostacoli giuridici e politici all’integrazione non possono più giustificare l’inazione. La sfiducia reciproca che ha segnato l’Europa a partire dalla crisi dei debiti sovrani è stata superata di fronte alla pandemia. Oggi le sfide non sono meno gravi: riguardano la sicurezza, l’energia, la tecnologia. Il quadro generale resta fragile. Con ingenti debiti pubblici e vulnerabilità crescenti nell’intermediazione non bancaria, anche shock circoscritti possono generare effetti a cascata. La crescita mondiale è esposta a rischi più numerosi, più interconnessi e più difficili da governare rispetto al passato".
"La politica monetaria" della Banca Centrale Europea "non può evitare che il rincaro dell’energia si trasmetta al sistema produttivo. Deve però impedire che questo processo dia luogo a un’inflazione persistente, radicata nelle aspettative e nelle scelte di imprese e lavoratori" ha spiegato Panetta, ribadendo come "una spirale tra prezzi e salari vada prevenuta: una volta avviata, sarebbe dannosa e costosa da eliminare".
"Lo scoppio del conflitto in Medio Oriente ha determinato un netto deterioramento del quadro macroeconomico" in Europa, con "la fiducia delle famiglie che è scesa bruscamente, riportandosi sui livelli del 2022 e prefigurando un indebolimento dei consumi. Le prospettive sono peggiorate anche per le imprese dei servizi, che fino ad allora avevano rappresentato il principale sostegno all’attività economica".
Inoltre, ha ricordato il governatore della Banca d'Italia: "Le condizioni finanziarie sono divenute più restrittive: i rendimenti sono saliti, gli spread sovrani si sono ampliati; le banche europee hanno inasprito i criteri di offerta di prestiti e prevedono di continuare a farlo. Ne risentiranno gli investimenti. Il rincaro delle materie prime si è già riflesso sui carburanti e si sta trasmettendo alle tariffe energetiche. Gli effetti indiretti sui prezzi degli altri beni e servizi emergeranno gradualmente, con un’intensità che dipenderà dai tempi di risoluzione della crisi".

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(Adnkronos) - Un Paese diviso in due parti “ognuna delle quali tira dalla sua senza trovare accordo a interezza”. È la fotografia scattata dall’ultimo rapporto Eurispes e che il presidente dell’Istituto, Gian Maria Fara, restituisce nelle sue considerazioni generali. Proprio come Medardo di Terralba, il Visconte Dimezzato di Italo Calvino, che – ferito in guerra da una cannonata – si ritrova il corpo diviso in due metà. E dalle “dinamiche profonde” del Paese, tra lo spopolamento legato all’inverno demografico e alla fuga dei giovani, e una crescente sfiducia nel futuro e nella maggior parte delle istituzioni, “si ha la sensazione che la realtà abbia corso più veloce di ogni previsione”, osserva Fara.
Tra i dati più significativi che emergono dall’indagine, spicca il giudizio negativo sull’andamento dei prezzi nel corso dell’anno passato che aumenta nell’82% dei casi. I cittadini ritengono che l’aumento dei prezzi si sia attestato oltre l’8% (38,9%), ma sono anche molti a riferire un aumento tra il 3% e l’8% (35,7%). Le categorie dove i rincari sono stati più pesanti sono generi alimentari (93,3%), carburanti (91,2%), pasti fuori casa (83,4%) e viaggi e vacanze (82,2%), ma anche trasporti (75,4%), vestiario e calzature (72,4%), cura della persona (70,9%), spese per la salute come ticket-medicine (68,8%), tecnologia (61,7%), arrendamento e servizi per la casa (61,4%), cinema/spettacoli e attività culturali (61,1%), affitto (60%). Quote più contenute riguardano invece l’acquisto della casa (56,8%), la palestra e lo sport (56,3%) e le spese telefoniche (49,9%). Il pagamento dell’affitto mette in difficoltà il 45,6% delle famiglie che devono affrontare questa spesa, seguono le utenze (28,7%), il mutuo (27,2%) e le spese mediche (25,5%). Ne consegue una quota molto elevata di famiglie che arriva a fine mese, ma con difficoltà (62,1%) e circa un terzo (33,1%, ma erano il 35,4% nel 2025) che usa i risparmi accumulati per poter arrivare alla fine del mese.
Per contenere le spese, vengono rinviati anche acquisti considerati necessari (60,2%), si riducono le uscite fuori casa (54,1%), i viaggi o le vacanze (52,1%), si spende meno per la cura della persona (43,5%), l’aiuto domestico (42,6%), lavori o ristrutturazioni (39,6%). Le rinunce più difficili sono quelle relative alle cure per la salute più elevate nei controlli medici periodici (34,6%; erano il 27,2% nel 2025) e nelle cure odontoiatriche (32,1%; 28,2% nel 2025).
Intanto, il potere d’acquisto del ceto medio italiano è sceso del 7,5% circa dal 2021: nel 2023 il reddito reale delle famiglie si è ridotto dell'1,6%, mentre i beni essenziali (utenze, cibo, medicine) sono aumentati oltre il tasso d'inflazione. Il 10% più ricco delle famiglie italiane detiene il 59,9% dell'intera ricchezza nazionale mentre la metà più povera ne detiene appena il 7,4%. Nel 2024 la ricchezza dei 71 miliardari italiani è cresciuta di 61,1 miliardi di euro (+166 milioni al giorno), raggiungendo 272,5 miliardi complessivi. Circa il 43% della popolazione italiana non versa l'Irpef: su 42,6 milioni di dichiaranti, 9 milioni (il 21%) presentano un'imposta netta pari a zero. Il 76,87% del gettito Irpef grava su soli 11,6 milioni di contribuenti. E se si prende a riferimento la definizione Ocse di ‘classe media’, ossia che ne fa parte chi guadagna tra 1.877 e 5.006 euro netti al mese, allora la maggior parte delle famiglie italiane – il cui reddito medio è di circa 2.500 euro mensili – si colloca nella parte bassa di questa fascia. Non solo: la ricchezza netta dei nuclei familiari italiani è scesa del 5,5% nel decennio 2014-2024, dato che porta l’Eurispes a segnalare che, di fatto, il ceto medio sopravvive sempre più grazie al patrimonio ereditato dalle generazioni precedenti.
E mentre la forza del ceto medio a sostegno dell’economia del Paese si affievolisce, si deve fronteggiare un problema di sostenibilità del sistema pensionistico. Le nascite totali sono in costante calo dal 2004, fino al minimo storico registrato nel 2024, con una riduzione del 34% in vent’anni. Il sistema pensionistico italiano è sotto pressione per la convergenza simultanea di più dinamiche che si alimentano a vicenda. La natalità scende, la base contributiva si restringe, i salari reali ristagnano, il lavoro irregolare sottrae risorse al sistema, i giovani più qualificati emigrano portando con sé il capitale umano finanziato con risorse pubbliche. Secondo gli ultimi dati Eurispes, l’Italia perde almeno 34.700 giovani ogni anno: “Un caso unico in Europa”, sottolinea Fara. E se queste dinamiche singolarmente sono “gestibili”, la loro combinazione “produce uno squilibrio strutturale”.
Le proiezioni prefigurano un miglioramento a partire dal 2040, costruito però – osserva l’Istituto – su ipotesi “che i dati attuali faticano a sostenere: crescita della produttività all’1,3% annuo, inversione della natalità, saldo migratorio positivo di 165.000 unità l’anno”. Nel frattempo, le generazioni che contribuiscono, oggi si trovano di fronte a una prospettiva concreta: andare in pensione a 70 anni con un assegno pari a poco più della metà dell’ultima retribuzione. “Sono necessari interventi che agiscano simultaneamente su più fronti: ampliare la base contributiva contrastando il lavoro irregolare, valorizzare i flussi migratori come fattore di stabilizzazione del mercato del lavoro, ridurre le barriere strutturali alla genitorialità, correggere le asimmetrie di genere che sottraggono ogni anno al sistema milioni di giornate lavorate”, si raccomanda nel rapporto.
Non sorprende, quindi, che quasi la metà dei cittadini (47,8%) preveda un peggioramento della situazione economica del Paese nei prossimi dodici mesi (oltre il 10% in più rispetto allo scorso anno): è “un eloquente segnale di consapevolezza, timore di una nuova crisi in arrivo e sfiducia nel futuro”, viene evidenziato. Tuttavia, nonostante questa indicazione, “la dimensione economica personale e familiare mostra stabilità rispetto alla rilevazione dello scorso anno con la quota più ampia di cittadini (42,1%) che indica ‘rimasta sostanzialmente invariata’ la propria situazione economica negli ultimi 12 mesi; tuttavia, il 36,9% riporta un deterioramento della propria situazione economica (12,7% ‘molto’; 24,2% ‘lievemente’) e solo uno su dieci ha sperimentato un miglioramento”.
Una sfiducia, questa, che si allarga anche alla dimensione sociale: il 65,8% degli italiani ritiene che nel nostro Paese la solidarietà sociale sia scarsa, il 62,5% non si fida del prossimo e ben l’82,2% ritiene che i cittadini non siano adeguatamente sostenuti dalle Istituzioni in caso di difficoltà economica. Questo ‘sentimento’ è più radicato presso i giovani tra i 18 e i 24 anni (70,2%). L’unico segnale positivo proviene dalle persone su cui contare in caso di difficoltà economiche: ne dispone il 54% degli italiani; “una percentuale comunque non eccellente, considerando che il 46% si troverebbe privo di sostegno in caso di difficoltà”, evidenzia l’Istituto. Non vengono ‘risparmiate’ nemmeno le istituzioni: il Presidente della Repubblica resta l’unico a raccogliere piena fiducia con il 61,8% dei giudizi positivi mentre il Parlamento vede fiducioso circa 1 cittadino su 4 (26,1%), e il Governo si attesta al 32,1%. La sfiducia nei confronti della Magistratura arriva al 46,5%, anche se il giudizio dei cittadini è spaccato a metà (i fiduciosi sono il 43,4%). Anche i Presidenti delle Regioni non raccolgono un consenso pieno nel giudizio dei cittadini e si fermano al 41,2%.
Altra questione che attira l’attenzione e le sensibilità dei cittadini, secondo il rapporto Eurispes, è quella del Sud. Per un italiano su quattro si tratta infatti di “una questione complessa che va affrontata con un approccio e strumenti specifici” e più di un italiano su 5 (21,8%) pensa che l’istituzione di un organo di gestione e controllo aiuterebbe a ristabilire trasparenza nell’utilizzo delle risorse per il Sud. Per il 23% istituire un organo specifico per la risoluzione del divario Nord-Sud sarebbe, invece, inutile e gravoso per la spesa pubblica e il 13,8% ritiene che la questione meridionale non sia una priorità per il Paese. Quindi, dati alla mano, il 46% dei cittadini caldeggia l’istituzione di un Ministero per il Sud (anche se nel 2016 il dato arrivava al 54,7%). Parallelamente, l’idea di istituire un Ministero per il Futuro convince il 45% degli italiani ed è un’opzione che raccoglie soprattutto l’interesse dei giovanissimi dai 18 ai 24 anni (63%).
"Il Sud – commenta Fara – è la nostra più grande risorsa non sfruttata. Ha coste, clima, paesaggi, tradizioni culturali e gastronomiche, siti archeologici, risorse idriche. Ha bisogno però di infrastrutture, di legalità, di istruzione, di fiducia. L’esperienza della Zes Unica per il Mezzogiorno ha prodotto in questo senso risultati importanti, mettendo in rete risorse e imprese sul territorio”.
(Adnkronos) - Nell’editoriale di congedo dalla direzione di 'Libero', pubblicato oggi dopo l’annuncio del suo licenziamento da parte dell’editore Angelucci, Mario Sechi affida a una lunga riflessione il senso di ciò che sta accadendo. "Che cosa è la libertà di stampa? È una domanda con tante risposte possibili, ma la definizione che mi è sempre piaciuta è di George Orwell: 'Se la libertà di stampa significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire'". Per il direttore di un giornale "questo si traduce non solo nello scrivere, nel selezionare le notizie e verificarle, dar loro una gerarchia, guidare la redazione. C’è un altro aspetto che tutti dimenticano, il rapporto con l’editore, a cui bisogna spesso rispondere con le cose che non vorrebbe sentirsi dire. Giampaolo Angelucci mi ha assunto tre anni fa e ieri ha ordinato il mio licenziamento, i rapporti si esauriscono, non penso affatto che questo sia il problema".
Da qui Sechi allarga lo sguardo alle implicazioni più ampie della vicenda: "Bisogna solo vedere come si arriva alla fine della storia, questa termina nel peggiore dei modi per quel bene prezioso che si chiama libertà di stampa. Parleranno i fatti. Come sempre. Sono finito nel mirino dei terroristi anarchici - scrive ancora nel suo editoriale - è gente spietata che spara e confeziona bombe, sono sotto scorta per una minaccia diretta non per una chiacchiera sui social media. E nel giorno in cui il Presidente della Repubblica mi ha manifestato la sua solidarietà, sono stato licenziato. Il giornalismo misura la qualità di una democrazia e chi lo svilisce è un suo nemico".
Il direttore richiama poi le radici costituzionali della libertà di stampa, ricordando come l’unica legge scritta dall’Assemblea costituente nel 1948 riguardasse proprio l’informazione, e cita l’avvocato Caterina Malavenda e il suo libro 'E io ti querelo': "Una normativa 'scritta talmente bene che è in vigore da allora, a parte naturalmente gli aggiustamenti, resi necessari dal passare del tempo'. È un impianto valido" osserva, perché frutto di "persone di eccezionale cultura".
Sechi difende il ruolo dei giornalisti - "si parla male di noi, meritiamo molte critiche, ma senza il nostro lavoro le libertà si eclissano, le garanzie spariscono, i mercati diventano opachi" - e sottolinea come la stampa abbia "legame diretto con il buon funzionamento del capitalismo, ne costituisce il sistema nervoso, i giornali sono un filamento che accende le società competitive". Riconosce poi la crisi profonda dei quotidiani ("molti chiuderanno e, forse, risorgeranno in altra forma"), ma non del giornalismo: "È finito un modello di business, non il giornalismo di cui c’è in realtà una grande domanda. Per questo sono ottimista e non mi spaventa affatto la disoccupazione, il mondo è pieno di opportunità". Sechi, infine, chiude con un ringraziamento: "Voglio ringraziare i lettori che mi sono stati vicini e tutti i colleghi che in questi tre anni hanno lavorato al mio fianco. 'Libero' mi ha dato tanto, ma si è preso troppo".

(Adnkronos) - La sconfitta di Jannik Sinner al Roland Garros fa discutere il mondo del tennis. Il numero uno del ranking Atp è stato eliminato nel secondo turno dello Slam parigino da Juan Manuel Cerundolo, a causa di problemi fisici verso la fine del terzo set (quando era a un passo dalla vittoria, dopo i primi due parziali vinti). Il ko del fuoriclasse azzurro, arrivato al quinto set con tanta sofferenza (per chiudere il match senza ritiro), è stato commentato anche dalla numero uno del ranking Wta Aryna Sabalenka: "Lo sostengo sempre e vederlo lottare così è stato davvero doloroso da vedere, sono stata dalla sua parte fino all'ultimo momento".
Ieri, la campionessa bielorussa ha vinto il suo match del secondo turno contro la francese Elsa Jacquemot e ha poi parlato di quanto accaduto a Sinner in conferenza stampa: "Speravo che Jannik vincesse, sono triste ma sono abbastanza sicura che tornerà ancora più forte".

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(Adnkronos) - “Non abbiamo nessun caso di Ebola in Italia, nessun contagiato, non c’è una pandemia. C’è il riflesso inconscio del Covid ma non siamo in quella situazione. Il ministero della Salute ha attivato una sorveglianza scientifica e non facciamo sconti alla sicurezza dei cittadini. Sul sito del ministero ci sono le domande e le risposte per i cittadini, la disinformazione è la cosa peggiore che ci può essere ora ma noi seguiamo le procedure senza allarme e usando i protocolli. Stiamo lavorando a due documenti che tutelano i cittadini, arriveranno una circolare e una ordinanza - che non innalzano il livello di paura - ma tutelano i cittadini - per dare le indicazioni della valutazione del rischio agli operatori sanitari e alle regioni per sapere cosa fare di fronte ad un caso probabile, sospetto o possibile”. Così Maria Rosaria Campitiello, capo Dipartimento prevenzione, ricerca ed emergenze sanitarie del ministero della Salute, ospite di ‘Uno Mattina’ su Rai1.
Sta bene, non ha sintomi e sta riposando, la dottoressa rientrata questa notte dalla Repubblica democratica del Congo in Italia e trasferita all’Inmi Spallanzani di Roma in biocontenimento effettuato e completato in sicurezza con Usmaf e Cri all’arrivo, apprende intanto l’Adnkronos Salute. La dottoressa di Medici senza frontiere, visitando e soprattutto operando pazienti in Rdc, era venuta in contatto con persone risultate casi sospetti di Ebola. Questo ha portato alla scelta del rientro precauzionale in Italia.

(Adnkronos) - L’Italia ritiene che la situazione epidemiologica nell'Africa centrale collegata al recente focolaio di virus Ebola Bundibugyo (BVD) nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda "richieda la massima attenzione". Per questo motivo, si legge in una nota di Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha inviato una lettera al presidente di turno dell'UE Nikos Christodoulides, al Presidente del Consiglio europeo António Costa e alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. L'obiettivo, precisa la presidenza del Consiglio, è "sollecitare, nel rispetto delle prerogative nazionali in materia di tutela della salute, un coordinamento rafforzato della vigilanza alle frontiere attraverso regole comuni per la gestione degli arrivi diretti e indiretti dalle zone colpite".
Meloni "ha proposto l'inserimento del tema della gestione delle frontiere all'ordine del giorno del Consiglio europeo del 18-19 giugno 2026." In vista di questo appuntamento, il "governo italiano ha chiesto di anticipare il coordinamento in oggetto in una videoconferenza dei Ministri della Salute già la prossima settimana e nel Consiglio EPSCO del 16 giugno per definire le priorità operative". A "livello nazionale", recita ancora la nota, ''il ministero della Salute, in raccordo con la Protezione Civile, ha emanato circolari per attivare una sorveglianza sanitaria mirata e protocolli di vigilanza per i viaggiatori in rientro dalle regioni colpite".
''Già questo fine settimana -grazie al lavoro della Farnesina, del ministero della Salute, della Protezione Civile e dell’Aise – l’Italia invierà a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo, una squadra di esperti dell’Istituto Spallanzani, per fornire assistenza tecnica, consegnare materiale sanitario e medicinali, e rafforzare la sorveglianza epidemiologica'', si legge ancora nella nota.
“Non abbiamo nessun caso di Ebola in Italia, nessun contagiato, non c’è una pandemia. C’è il riflesso inconscio del Covid ma non siamo in quella situazione. Il ministero della Salute ha attivato una sorveglianza scientifica e non facciamo sconti alla sicurezza dei cittadini. Sul sito del ministero ci sono le domande e le risposte per i cittadini, la disinformazione è la cosa peggiore che ci può essere ora ma noi seguiamo le procedure senza allarme e usando i protocolli. Stiamo lavorando a due documenti che tutelano i cittadini, arriveranno una circolare e una ordinanza - che non innalzano il livello di paura - ma tutelano i cittadini - per dare le indicazioni della valutazione del rischio agli operatori sanitari e alle regioni per sapere cosa fare di fronte ad un caso probabile, sospetto o possibile”. Così Maria Rosaria Campitiello, capo Dipartimento prevenzione, ricerca ed emergenze sanitarie del ministero della Salute, ospite di ‘Uno Mattina’ su Rai1.
Sta bene, non ha sintomi e sta riposando, la dottoressa rientrata questa notte dalla Repubblica democratica del Congo in Italia e trasferita all’Inmi Spallanzani di Roma in biocontenimento effettuato e completato in sicurezza con Usmaf e Cri all’arrivo, apprende intanto l’Adnkronos Salute. La dottoressa di Medici senza frontiere, visitando e soprattutto operando pazienti in Rdc, era venuta in contatto con persone risultate casi sospetti di Ebola. Questo ha portato alla scelta del rientro precauzionale in Italia.

(Adnkronos) - L’Italia ritiene che la situazione epidemiologica nell'Africa centrale collegata al recente focolaio di virus Ebola Bundibugyo (BVD) nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda "richieda la massima attenzione". Per questo motivo, si legge in una nota di Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha inviato una lettera al presidente di turno dell'UE Nikos Christodoulides, al Presidente del Consiglio europeo António Costa e alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. L'obiettivo, precisa la presidenza del Consiglio, è "sollecitare, nel rispetto delle prerogative nazionali in materia di tutela della salute, un coordinamento rafforzato della vigilanza alle frontiere attraverso regole comuni per la gestione degli arrivi diretti e indiretti dalle zone colpite".
Meloni "ha proposto l'inserimento del tema della gestione delle frontiere all'ordine del giorno del Consiglio europeo del 18-19 giugno 2026." In vista di questo appuntamento, il "governo italiano ha chiesto di anticipare il coordinamento in oggetto in una videoconferenza dei Ministri della Salute già la prossima settimana e nel Consiglio EPSCO del 16 giugno per definire le priorità operative". A "livello nazionale", recita ancora la nota, ''il ministero della Salute, in raccordo con la Protezione Civile, ha emanato circolari per attivare una sorveglianza sanitaria mirata e protocolli di vigilanza per i viaggiatori in rientro dalle regioni colpite".
''Già questo fine settimana -grazie al lavoro della Farnesina, del ministero della Salute, della Protezione Civile e dell’Aise – l’Italia invierà a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo, una squadra di esperti dell’Istituto Spallanzani, per fornire assistenza tecnica, consegnare materiale sanitario e medicinali, e rafforzare la sorveglianza epidemiologica'', si legge ancora nella nota.
“Non abbiamo nessun caso di Ebola in Italia, nessun contagiato, non c’è una pandemia. C’è il riflesso inconscio del Covid ma non siamo in quella situazione. Il ministero della Salute ha attivato una sorveglianza scientifica e non facciamo sconti alla sicurezza dei cittadini. Sul sito del ministero ci sono le domande e le risposte per i cittadini, la disinformazione è la cosa peggiore che ci può essere ora ma noi seguiamo le procedure senza allarme e usando i protocolli. Stiamo lavorando a due documenti che tutelano i cittadini, arriveranno una circolare e una ordinanza - che non innalzano il livello di paura - ma tutelano i cittadini - per dare le indicazioni della valutazione del rischio agli operatori sanitari e alle regioni per sapere cosa fare di fronte ad un caso probabile, sospetto o possibile”. Così Maria Rosaria Campitiello, capo Dipartimento prevenzione, ricerca ed emergenze sanitarie del ministero della Salute, ospite di ‘Uno Mattina’ su Rai1.
Sta bene, non ha sintomi e sta riposando, la dottoressa rientrata questa notte dalla Repubblica democratica del Congo in Italia e trasferita all’Inmi Spallanzani di Roma in biocontenimento effettuato e completato in sicurezza con Usmaf e Cri all’arrivo, apprende intanto l’Adnkronos Salute. La dottoressa di Medici senza frontiere, visitando e soprattutto operando pazienti in Rdc, era venuta in contatto con persone risultate casi sospetti di Ebola. Questo ha portato alla scelta del rientro precauzionale in Italia.
(Adnkronos) - Partendo da un budget di 200mila euro, che tipo di casa è possibile acquistare nelle grandi città italiane agli attuali prezzi di mercato? E nelle località turistiche? Da Milano a Palermo ecco quali sono le possibilità secondo un'analisi dell'Ufficio studi Gruppo Tecnocasa per Adnkronos/Labitalia che prende in considerazione una tipologia medio usata e una tipologia medio nuova.
A Bari ad esempio con un capitale di 200mila euro si potrebbe acquistare un appartamento usato intorno a 106 mq, una metratura generosa. Puntando sulle nuove costruzioni ci si ferma a 68 mq. Nelle zone centrali, dove negli ultimi anni molti investitori hanno comprato ampie tipologie da trasformare in B&B, si possono acquistare 77 mq, contro i 90 mq di un anno fa. Nell’ultimo anno a Bari c’è stato un aumento dei prezzi del 13,4%.
A Bologna, una delle città che si è rivalutata maggiormente negli ultimi anni, si possono acquistare 73 mq di tipologia usata e 54 mq di nuova costruzione. Se si punta a una delle zone universitarie, intorno all’ospedale S. Orsola, dove spesso si concentrano gli investitori, le case usate acquistabili si aggirano intorno a 65 mq. I valori immobiliari di Firenze consentono con 200mila euro di acquistare 63 mq di soluzione usata e 48 mq di nuova costruzione. Nelle zone centrali la metratura si riduce di 5 mq. Se invece si volesse puntare su una zona universitaria come 'Novoli' si potrebbero acquistare 75 mq.
Genova ha i prezzi più bassi tra le grandi città e, di conseguenza, un capitale di 200 mila euro consente di comprare appartamenti molto ampi. Sull’usato si sfiorano anche i 160 mq, mentre sulle nuove costruzioni si portano a casa 110 mq. Chi invece volesse puntare in centro dove si sta investendo molto negli ultimi tempi acquista una tipologia usata di 190 mq.
A Milano, dove i prezzi hanno messo a segno un importante recupero, con 200mila euro si possono acquistare in media 43 mq. Se si punta su una nuova costruzione non si può ambire a più di 37 mq. Con questo capitale si potrebbe puntare anche a una zona universitaria come Città Studi dove si possono acquistare 37 mq e Bicocca dove, con un prezzo del medio usato intorno a 3.600 euro al mq, si può 'ambire' a 56 mq. A Napoli con 200mila euro si acquistano 81 mq di una tipologia usata, 69 mq di una tipologia nuova. Se poi si mira a un quartiere centrale si sale a poco meno di 90 mq, motivo per cui nelle aree centrali spesso si acquista per realizzare B&B e casa vacanza. A Palermo si acquistano 167 mq di abitazioni usate e 135 mq di nuova costruzione. Chi ricerca una casa in centro, dove in tanti si stanno indirizzando sull’acquisto per investimento da destinare al segmento turistico, può ambire a 142 mq.
Il mercato immobiliare di Roma, al momento la seconda città più costosa di Italia dopo Milano, con lo stesso budget si acquistano 60 mq di tipologia usata, ben 17 mq in più rispetto a Milano. Mentre per una nuova costruzione ci si ferma a 52 mq. C’è poi chi ama le zone centrali della città eterna, ma in quel caso potrà al massimo aspirare ad un monolocale.
Il mercato immobiliare di Torino consente acquisti interessanti con un capitale di questo importo. Infatti nel capoluogo piemontese i prezzi, seppur in crescita, sono ancora accessibili e consentono acquisti significativi. Mediamente con un capitale di questo tipo si possono acquistare 111 mq da ristrutturare e 79 mq ristrutturati. Torino resta sempre una città universitaria su cui si sta puntando sempre di più e una delle zone che piace agli investitori è quella centrale dove con 200 mila euro si possono acquistare 83 mq, 3 mq in meno rispetto a un anno fa. Nel 2025 a Torino i prezzi sono cresciuti del 6%, un aumento decisamente significativo.
A Verona con un budget di 200mila euro si comprano importanti metrature: circa 112 mq per le soluzioni usate e 81 mq per quelle di nuova costruzione. Se si puntasse alle zone centrali dove si stanno realizzando diverse operazioni per casa vacanza o B&B si porterebbero a casa metrature decisamente più piccole: 81 mq in buono stato.
Per gli amanti della montagna potrebbe essere interessante sapere che a Sestriere si possono acquistare 77 mq di un’abitazione usata. Questo budget a Valtournenche-Cervinia consentirebbe l’acquisto di una casa di usata di 38 mq. Per chi invece ama il mare, soprattutto località più giovani e 'movimentate' sappia che a Riccione potrebbe acquistare 75 mq di abitazione usata e di 49 mq di nuova costruzione. Se poi si sogna la costiera amalfitana il budget consente l’acquisto di soli 32 mq di abitazione usata a Positano tra le località di mare più costose.
In Veneto in spolvero negli ultimi tempi la cittadina di Jesolo dove con questo budget si possono comprare 65 mq di usato, 4 mq in meno a Caorle. A Olbia in Sardegna si possono avere 88 mq di una soluzione medio usata. A Chiavari, in Liguria, si possono acquistare 81 mq. Sul Lago di Garda, a Torri del Benaco, una delle località più costose si possono acquistare 56 mq usati e 36 mq di nuova costruzione. A Desenzano si può acquistare una costruzione usata di 82 mq, più accessibile. Ad Arco, sulla sponda trentina, si possono portare via 93 mq. Sul lago di Iseo, si può acquistare un trilocale usato di circa 100 mq.
(Adnkronos) - Partendo da un budget di 200mila euro, che tipo di casa è possibile acquistare nelle grandi città italiane agli attuali prezzi di mercato? E nelle località turistiche? Da Milano a Palermo ecco quali sono le possibilità secondo un'analisi dell'Ufficio studi Gruppo Tecnocasa per Adnkronos/Labitalia che prende in considerazione una tipologia medio usata e una tipologia medio nuova.
A Bari ad esempio con un capitale di 200mila euro si potrebbe acquistare un appartamento usato intorno a 106 mq, una metratura generosa. Puntando sulle nuove costruzioni ci si ferma a 68 mq. Nelle zone centrali, dove negli ultimi anni molti investitori hanno comprato ampie tipologie da trasformare in B&B, si possono acquistare 77 mq, contro i 90 mq di un anno fa. Nell’ultimo anno a Bari c’è stato un aumento dei prezzi del 13,4%.
A Bologna, una delle città che si è rivalutata maggiormente negli ultimi anni, si possono acquistare 73 mq di tipologia usata e 54 mq di nuova costruzione. Se si punta a una delle zone universitarie, intorno all’ospedale S. Orsola, dove spesso si concentrano gli investitori, le case usate acquistabili si aggirano intorno a 65 mq. I valori immobiliari di Firenze consentono con 200mila euro di acquistare 63 mq di soluzione usata e 48 mq di nuova costruzione. Nelle zone centrali la metratura si riduce di 5 mq. Se invece si volesse puntare su una zona universitaria come 'Novoli' si potrebbero acquistare 75 mq.
Genova ha i prezzi più bassi tra le grandi città e, di conseguenza, un capitale di 200 mila euro consente di comprare appartamenti molto ampi. Sull’usato si sfiorano anche i 160 mq, mentre sulle nuove costruzioni si portano a casa 110 mq. Chi invece volesse puntare in centro dove si sta investendo molto negli ultimi tempi acquista una tipologia usata di 190 mq.
A Milano, dove i prezzi hanno messo a segno un importante recupero, con 200mila euro si possono acquistare in media 43 mq. Se si punta su una nuova costruzione non si può ambire a più di 37 mq. Con questo capitale si potrebbe puntare anche a una zona universitaria come Città Studi dove si possono acquistare 37 mq e Bicocca dove, con un prezzo del medio usato intorno a 3.600 euro al mq, si può 'ambire' a 56 mq. A Napoli con 200mila euro si acquistano 81 mq di una tipologia usata, 69 mq di una tipologia nuova. Se poi si mira a un quartiere centrale si sale a poco meno di 90 mq, motivo per cui nelle aree centrali spesso si acquista per realizzare B&B e casa vacanza. A Palermo si acquistano 167 mq di abitazioni usate e 135 mq di nuova costruzione. Chi ricerca una casa in centro, dove in tanti si stanno indirizzando sull’acquisto per investimento da destinare al segmento turistico, può ambire a 142 mq.
Il mercato immobiliare di Roma, al momento la seconda città più costosa di Italia dopo Milano, con lo stesso budget si acquistano 60 mq di tipologia usata, ben 17 mq in più rispetto a Milano. Mentre per una nuova costruzione ci si ferma a 52 mq. C’è poi chi ama le zone centrali della città eterna, ma in quel caso potrà al massimo aspirare ad un monolocale.
Il mercato immobiliare di Torino consente acquisti interessanti con un capitale di questo importo. Infatti nel capoluogo piemontese i prezzi, seppur in crescita, sono ancora accessibili e consentono acquisti significativi. Mediamente con un capitale di questo tipo si possono acquistare 111 mq da ristrutturare e 79 mq ristrutturati. Torino resta sempre una città universitaria su cui si sta puntando sempre di più e una delle zone che piace agli investitori è quella centrale dove con 200 mila euro si possono acquistare 83 mq, 3 mq in meno rispetto a un anno fa. Nel 2025 a Torino i prezzi sono cresciuti del 6%, un aumento decisamente significativo.
A Verona con un budget di 200mila euro si comprano importanti metrature: circa 112 mq per le soluzioni usate e 81 mq per quelle di nuova costruzione. Se si puntasse alle zone centrali dove si stanno realizzando diverse operazioni per casa vacanza o B&B si porterebbero a casa metrature decisamente più piccole: 81 mq in buono stato.
Per gli amanti della montagna potrebbe essere interessante sapere che a Sestriere si possono acquistare 77 mq di un’abitazione usata. Questo budget a Valtournenche-Cervinia consentirebbe l’acquisto di una casa di usata di 38 mq. Per chi invece ama il mare, soprattutto località più giovani e 'movimentate' sappia che a Riccione potrebbe acquistare 75 mq di abitazione usata e di 49 mq di nuova costruzione. Se poi si sogna la costiera amalfitana il budget consente l’acquisto di soli 32 mq di abitazione usata a Positano tra le località di mare più costose.
In Veneto in spolvero negli ultimi tempi la cittadina di Jesolo dove con questo budget si possono comprare 65 mq di usato, 4 mq in meno a Caorle. A Olbia in Sardegna si possono avere 88 mq di una soluzione medio usata. A Chiavari, in Liguria, si possono acquistare 81 mq. Sul Lago di Garda, a Torri del Benaco, una delle località più costose si possono acquistare 56 mq usati e 36 mq di nuova costruzione. A Desenzano si può acquistare una costruzione usata di 82 mq, più accessibile. Ad Arco, sulla sponda trentina, si possono portare via 93 mq. Sul lago di Iseo, si può acquistare un trilocale usato di circa 100 mq.

(Adnkronos) - “La figura del preposto, cioè quel lavoratore che per competenze e posizione sovrintende l’attività dei colleghi e garantisce l’attuazione delle norme in materia di sicurezza, esercita una vigilanza diretta e quotidiana. È una disciplina contenuta nel Decreto legislativo 81 del 2008. E' la persona che vede ciò che accade negli ambienti di lavoro, ed è importantissima. È il primo a cogliere quando una procedura non funziona, quando un comportamento espone a un rischio, quando serve intervenire con tempestività e quando è necessario dare suggerimenti alla stessa azienda”. Lo ha detto l’onorevole Walter Rizzetto, intervenendo da remoto al convegno ‘La valorizzazione del preposto nella contrattazione collettiva’, organizzato da Cifa e Confsal nell’ambito di Ambiente Lavoro 2026, il Salone della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, in svolgimento negli spazi di BolognaFiere dal 26 al 28 maggio 2026.
“Il Decreto 81 ha rafforzato il ruolo del preposto, ma oggi serve un aggiornamento della normativa ed è proprio in questo che la contrattazione collettiva può fare molto per valorizzare questa figura, perché conosce i settori, le filiere e le specificità produttive e può intervenire in modo concreto, mirato e tempestivo. È assolutamente virtuosa la pratica adottata da Confsal, che ha introdotto nei propri contratti collettivi una misura specifica, come una copertura assicurativa dedicata al preposto. Significa riconoscere che la sicurezza non si costruisce affidando soltanto responsabilità, ma anche sostenendo chi svolge funzioni particolarmente delicate”, spiega.
“Quella di oggi - fa notare - è un’occasione importante per riflettere insieme su un tema che riguarda non solo la sicurezza, ma anche la qualità del lavoro, la competitività del nostro sistema produttivo e la tutela della salute delle persone. Il mondo del lavoro sta cambiando rapidamente: nuove tecnologie, nuove forme organizzative, filiere produttive, intelligenza artificiale e nuovi lavori usuranti. Questo è un tema che la politica dovrà affrontare nei prossimi mesi e nei prossimi anni. E' molto probabile, infatti, che negli ultimi 10 o 15 anni siano nate nuove forme di lavoro usurante che, anche grazie al fondamentale contributo di Inail, la politica dovrà saper tradurre in una norma rispetto all’intera vita lavorativa e previdenziale del lavoratore”.
“In questo scenario - sottolinea Rizzetto - un punto fermo resta la sicurezza dei lavoratori, che si costruisce dentro i luoghi di lavoro, nella quotidianità delle attività, nelle scelte organizzative e nella capacità di prevenire, non solo di reagire. Esistono norme, dallo Statuto dei lavoratori al Decreto 81, che dovrà essere aggiornato per rispondere ai nuovi scenari produttivi. Il primo punto che voglio sottolineare riguarda la tecnologia: immaginiamo quanto oggi possa aiutare, e quanto potrà aiutare in futuro, rispetto alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Inoltre, serve un grande patto sindacale, perché molto spesso la tutela della privacy viene confusa con la tutela della vita, della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro. È importante pensare, nel pieno rispetto della privacy, all’introduzione di sistemi che, attraverso un grande patto sindacale, possano realmente dare alle persone la possibilità di non farsi male e di non rischiare la vita. Sul tema della contrattazione è molto importante parlare di sicurezza nei contratti collettivi, non solo perché è un aspetto che riguarda un mercato del lavoro moderno, ma anche perché, persino per chi non considera prioritario il tema della sicurezza, questo elemento rappresenterà sempre di più un fattore reputazionale per le aziende. E' molto probabile che i nostri figli, i ventenni e i venticinquenni del nostro Paese, guarderanno sempre più attentamente ciò che è contenuto nei contratti collettivi, soprattutto sui temi della sicurezza”.
“E' necessario, inoltre, rafforzare la formazione - suggerisce - che deve essere concreta, aggiornata, utile e obbligatoria, perché rappresenta un investimento reale sulla qualità del lavoro e sulla capacità organizzativa di prevenire i rischi. Anche su questo fronte la contrattazione può contribuire in modo decisivo, definendo percorsi più aderenti alle esigenze dei diversi comparti, promuovendo la formazione congiunta e valorizzando la dimensione pratica e operativa - dichiara - L’obiettivo deve essere costruire insieme un sistema più chiaro e vicino alla realtà delle imprese. Dobbiamo scrivere le norme dentro le imprese, insieme alle parti sociali e ai lavoratori. Un sistema che semplifichi senza indebolire, che distribuisca le responsabilità in modo equilibrato e coerente, senza appesantire la burocrazia e che punti concretamente sulla formazione e sull’aggiornamento continuo di tutti i soggetti coinvolti nel sistema della sicurezza”.
“La sicurezza, al di là delle norme che ne regolano gli strumenti, si costruisce attraverso un patto sociale quasi intergenerazionale. In questo patto la contrattazione resta una sede decisiva, perché è il luogo in cui le regole generali trovano una declinazione concreta, anche rispetto a figure centrali come quella del preposto, che vigila, interviene, segnala e previene. Penso che le istituzioni e le parti sociali debbano garantire un sistema all’altezza delle sfide moderne, in un Paese dove ancora, purtroppo, muoiono troppe persone nei luoghi di lavoro. La figura del preposto è un ingranaggio essenziale affinché la sicurezza possa operare nelle migliori condizioni possibili. Pertanto, bene la vostra contrattazione collettiva e bene il fatto che si preveda una copertura assicurativa dedicata. Bene anche che i contratti collettivi parlino in modo specifico di questa figura professionale, destinata a diventare sempre più importante, ma anche della migliore applicazione delle norme, proprio per garantire non solo la tutela della vita, ma anche quella della salute e della salubrità nei luoghi di lavoro”, conclude Rizzetto.

(Adnkronos) - “L’importante iniziativa che abbiamo organizzato ha riguardato la figura del preposto, ma allo stesso tempo ha dimostrato che il valore della sicurezza rischia di rimanere una semplice enunciazione se non è accompagnato da atti concreti, come quelli che abbiamo messo in campo noi. Garantire a questa importante figura, che rappresenta la chiave di volta della prevenzione partecipata, una reale agibilità nei luoghi di lavoro e nelle fabbriche attraverso un riconoscimento economico è fondamentale, perché a maggiori oneri e responsabilità devono corrispondere adeguati riconoscimenti”. Così Angelo Raffaele Margiotta, segretario generale Confsal, in occasione del convegno ‘La valorizzazione del preposto nella contrattazione collettiva’, organizzato da Cifa e Confsal nell’ambito di Ambiente-Lavoro 2026, il Salone della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, in svolgimento negli spazi di BolognaFiere dal 26 al 28 maggio 2026. “Ma serve soprattutto anche una copertura assicurativa che tuteli il preposto nell’esercizio delle sue funzioni. Questa è la sicurezza praticata e non la sicurezza soltanto enunciata”, conclude Margiotta.

(Adnkronos) - "Oggi parleremo di libertà di espressione, partendo dall’Europa e dalle normative adottate dall’Unione Europea, in particolare il Digital Services Act, che comprime la libertà di espressione dei cittadini europei". Così Jacopo Coghe, portavoce e vicepresidente di Pro Vita e Famiglia, a margine dell’evento organizzato dall'associazione alla Sala della Regina della Camera dei Deputati sul tema della censura e del cosiddetto "bavaglio" alle opinioni pro life.
Nel corso dell’iniziativa Coghe ha denunciato quella che definisce "la compressione della libertà di espressione" subita attraverso la rimozione e la censura di "12 campagne di comunicazione pubbliche" promosse negli ultimi anni dall’associazione. "Campagne contro l’aborto e in tutela della libertà educativa dei genitori", ha spiegato.
"Ognuno la pensa come vuole, ognuno può pensare in maniera libera su determinati temi, ma finché esprime le proprie idee in maniera civile e corretta, penso che uno Stato debba tutelare questa libertà di espressione", ha aggiunto il portavoce di Pro Vita e Famiglia.

(Adnkronos) - "Tutti i macro-trend che conosciamo nel mercato non possono esistere senza un fattore abilitante fondamentale che è la fibra ottica". Lo ha dichiarato Stefano Mazzitelli, direttore commerciale di Open Fiber, intervenendo al panel ‘Industria internet e geopolitica’ nell’ambito del Nam2026.
"Questo è un evento molto interessante che ci dà l’opportunità di riaffermare ancora una volta il ruolo di Open Fiber come fattore strategico di sviluppo”, ha spiegato Mazzitelli, sottolineando come il valore infrastrutturale della rete sia ormai riconosciuto “da tutti gli attori del settore".
Il manager ha quindi ribadito l’impegno della società nel completamento del piano infrastrutturale. “Continuiamo nel nostro lavoro di copertura capillare del terrotorio, che è ormai alle battute finali”, ha affermato. Tra le priorità indicate da Mazzitelli anche l’aumento del tasso di utilizzo della rete. “Oggi l’impegno dell’azienda si sposta dalla costruzione al riempimento della rete, dal momento che in Italia abbiamo un tasso di take up ancora non sufficiente”, ha osservato.
Se è vero che l’infrastruttura è praticamente completata, oggi Open Fiber guarda ai servizi che questa può supportare “Ci muoveremo sui servizi ancillari alla fibra, dall’Edge Data Center al 5G fino agli Hyperscale Data Center, tutti fenomeni strettamente legati alla fibra”, ha spiegato. “Il nostro cuore resta la fibra ottica e continueremo a investire”, ha concluso Mazzitelli, annunciando il completamento del progetto infrastrutturale entro il 30 giugno ma confermando nuovi investimenti sia sul fronte consumer sia su quello business.

(Adnkronos) - "La nostra libertà di espressione è sotto attacco. Chi porta avanti idee contro l’aborto, contro il fine vita, a favore della libertà educativa dei genitori è vittima dell’assedio progressista e politicamente corretto. Ci stanno riducendo al silenzio più totale". Questo l’allarme lanciato oggi da Pro Vita & Famiglia, che ha tenuto alla Sala Regina della Camera dei deputati l’incontro “Il Grande Bavaglio”, alla presenza di politici, giornalisti, avvocati, attivisti dei diritti umani e testimoni diretti della persecuzione del politicamente corretto, moderato dal giornalista Francesco Borgonovo. "Non parliamo di una censura rozza, vistosa, facilmente riconoscibile - ha spiegato Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia - perché chi ci attacca non è un regime che brucia i libri o chiude i giornali con i carri armati, ma usa metodi più sottili e per questo ancora più efficaci e pericolosi. Siamo vittime di una censura progressiva, sistematica, istituzionale, condotta attraverso leggi, regolamenti, sentenze, algoritmi, gogne mediatiche e pressioni sociali che sta restringendo, in modo documentabile, lo spazio della libertà di pensiero, di parola, di espressione, di educazione e di fede in tutto l'Occidente. Essere oggi qui - ha precisato Brandi - nel cuore della democrazia italiana è già una risposta. Una risposta a chi, negli ultimi anni, ha tentato in ogni modo di ridurci al silenzio, perché purtroppo oggi questo è diventato un reato, un reato di intenzione".
Per il portavoce dell'associazione Jacopo Coghe, "in tutto l’Occidente, soprattutto in Europa, c’è una cultura diffusa che tende a far tacere chi la pensa diversamente". Coghe ha poi elencato le ben 12 campagne di affissioni di Pro Vita & Famiglia che sono state censurate negli ultimi otto anni "da una strategia politica e giudiziaria e da attivisti che punta a un solo obiettivo: cancellare Pro Vita & Famiglia dal dibattito pubblico. A queste si aggiunge la violenza fisica con i vandalismi, le scritte sui muri e sulle serrande, le minacce e perfino un ordigno esplosivo lanciato dentro la nostra sede. Praticamente due binari complementari, come una doppia tenaglia che ci vorrebbe tagliare le gambe e zittire. Ma non è finita qui - ha precisato - perché c’è anche l’arma normativa, ecco perché ormai da mesi portiamo avanti la Campagna Nazionale 'E io Parlo!' e una petizione nazionale per chiedere al Parlamento italiano una revisione strutturale dell’art 23 comma 4-bis del Codice della Strada il quale, utilizzando termini vaghi come 'stereotipi di genere', 'identità di genere' e 'qualsiasi forma di pubblicità', permette oggi una sistematica censura politica. È vergognoso che temi di interesse pubblico come vita nascente, maternità, famiglia, educazione vengano etichettati come messaggi violenti, falsi, omofobi solo perché sono critici verso l’ideologia gender o l’industria abortista e danno quindi fastidio a chi la pensa diversamente".
Un problema che, secondo Eva Vlaardingerbroek, commentatrice politica e conservatrice olandese, a cui di recente è stato impedito di entrare nel Regno Unito solo per alcuni post social critici verso il governo laburista di Keir Starmer, non è solo italiano: "La vera libertà di espressione in Europa appartiene ormai al passato e viene soffocata proprio da coloro che sostengono di volerla proteggere. Perché la libertà di parola che si limita a chi agisce e parla esattamente come vuole l’establishment non è libertà. È tirannia. Non importa quanto 'nobile' possa sembrare il pretesto".
Dunque "una crescente minaccia che si sta diffondendo in tutta Europa e sta rapidamente diventando una minaccia globale", ha aggiunto Adina Portaru, avvocato Senior di Adf International. "Leggi come il Digital Services Act (Dsa) stanno costringendo le principali piattaforme del dibattito pubblico online come X, Meta e Google a censurare gli utenti o a subire multe salatissime. Ma il mondo digitale è un vasto spazio in cui tutti possono esprimere pacificamente le proprie opinioni, per questo il nostro imperativo è di continuare a proteggere il diritto di tutti alla libertà di parola e opporsi alle leggi che tentano di censurare e mettere a tacere determinate voci".
Dello stesso avviso l’eurodeputato di Ecr-Fdi Paolo Inselvini: "Negli ultimi anni abbiamo assistito a un preoccupante restringimento degli spazi di libertà di espressione in Europa e in Occidente. Sempre più spesso chi difende la famiglia naturale, le radici cristiane o esprime posizioni non allineate al pensiero dominante viene etichettato, censurato o silenziato. La libertà non può diventare un diritto riservato solo a chi condivide una determinata ideologia. Come detto recentemente da Papa Leone XIV, esiste un cortocircuito delle libertà, poiché in nome di false libertà si vogliono censurare libertà fondamentali come quelle di parola, di espressione, di coscienza e la libertà di esprimere le verità evangeliche".
Per Lorenzo Montanari, vicepresidente dell’Americans for Tax Reform "oggi abbiamo affrontato uno dei temi principali delle libertà della persona, quella d’espressione, oggi sempre più sotto attacco da quelle stesse istituzioni, come l’Unione Europea che, al contrario, dovrebbero difenderla. Penso anche io al Digital Service Act (Dsa), un insieme di 'regole comportamentali' che non solo stanno creando un sistema liberticida di censura sui contenuti che circolano sulle piattaforme digitali, ma distorcono in termini di mercato la competizione limitando di fatto l’ecosistema europeo dell’innovazione". Presente anche Livia Tossici-Bolt, scienziata pro life condannata nel Regno Unito per aver sostato in silenzio davanti a una clinica abortiva con soltanto un cartello con il messaggio 'Sono qui per parlare. Se vuoi': "Questo semplice invito a una conversazione consensuale in una 'zona cuscinetto' di un centro per aborti di Bournemouth, in Inghilterra, mi è costato un processo culminato con una condanna e il pagamento di 20 mila sterline in spese processuali. Ma non mi arrendo e continuerò a battermi per le nostre libertà democratiche".

(Adnkronos) - Le forze di sicurezza israeliane e russe sono state aggiunte a una lista nera delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale nei conflitti, in particolare in relazione alle accuse formulate dai prigionieri. E' quanto emerge da un rapporto visionato giovedì dall’Afp.
Lo scorso agosto, il segretario generale delle United Nations, Antonio Guterres, aveva avvertito Israele e la Russia della possibile inclusione nella lista, ma "episodi e schemi di violenza sessuale hanno continuato a essere documentati dalle Nazioni Unite" nella guerra in Ucraina e nei territori palestinesi occupati, afferma il rapporto, che sarà inviato a breve ai membri del Consiglio di Sicurezza.
Il rapporto spiega che, nonostante gli avvertimenti, agli ispettori delle Nazioni Unite sia stato opposto "un persistente rifiuto di accesso" da parte delle autorità dei due Paesi. Per quanto riguarda Israele, "nel 2025, le caratteristiche delle violenze sessuali contro palestinesi detenuti in Israele e nei territori palestinesi occupati hanno continuato a essere registrate". L’Onu parla nel 2025 di diversi casi di violenze sessuali risalenti al 2023, “anche sotto forma di tortura”, contro 14 uomini, 7 donne, 9 ragazzi e una ragazza nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Queste violazioni comprendono stupro con oggetti, stupri di gruppo, violenze fisiche contro i genitali, nudità forzata e perquisizioni corporali "senza apparente motivo di sicurezza". Gli autori di queste violenze sono indicati dall’Onu come membri dell’esercito, delle forze di sicurezza e dei servizi penitenziari israeliani. Israele aveva anticipato la propria inclusione nella lista, denunciando giovedì mattina una decisione "vergognosa e assurda" di Antonio Guterres che metterebbe Israele e Hamas, già presente nella lista, sullo stesso piano.
"Abbiamo chiuso con questo segretario generale", ha sottolinea l’ambasciatore israeliano presso l’Onu Danny Danon in un videomessaggio pubblicato su X, annunciando di fatto il "congelamento" delle relazioni di Israele con l’ufficio di Antonio Guterres fino alla fine del suo mandato, il 31 dicembre 2026.
Danon ha affermato al Times of Israel che Tel Aviv ha "fatto tutto il possibile per conformarsi alle richieste". "Abbiamo detto: se ci sono denunce specifiche, inviateci i casi così possiamo fornire risposte mirate. Ma non abbiamo ricevuto nemmeno un singolo caso specifico. Per questo la sua mossa è politica", ha dichiarato Danon riferendosi a Guterres. L'ambasciatore ha inoltre avvertito che l'inserimento nella lista implica "dipingere Israele come uno Stato che usa sistematicamente la violenza sessuale come parte del conflitto", definendo tale accusa "la più grave" e "scandalosa", soprattutto alla luce della compresenza di Hamas e degli eventi successivi al 7 ottobre.
Per quanto riguarda la Russia, il rapporto sottolinea il verificarsi di violenze sessuali nei territori ucraini occupati e in Russia da parte delle forze armate e dei servizi penitenziari, in particolare contro prigionieri di guerra che hanno testimoniato dopo essere stati liberati. Utilizzando i dati della missione di monitoraggio dei diritti umani in Ucraina, il documento parla di 310 casi di violenze sessuali legate al conflitto, tra cui stupri, mutilazioni genitali e scosse elettriche, commessi in larga maggioranza contro uomini.

(Adnkronos) - "La libertà di manifestare il proprio pensiero è uno dei diritti fondamentali nelle moderne democrazie. È fondamentale essere consapevoli che il confronto, soprattutto con opinioni diverse, rappresenta un’opportunità di crescita e di arricchimento". Lo ha affermato il presidente della Camera Lorenzo Fontana in un messaggio inviato al convegno "Il Grande Bavaglio", promosso da Pro Vita e Famiglia alla Camera dei deputati.
Nel messaggio, letto nel corso dell’iniziativa, Fontana ha sottolineato come "le istituzioni abbiano il compito di garantire adeguati spazi di libertà che consentano a ogni individuo di esprimere il proprio pensiero senza condizionamenti", auspicando che il convegno "possa offrire spunti utili e contribuire in modo costruttivo al dibattito pubblico". Il presidente della Camera ha inoltre richiamato la necessità di riflettere sui limiti posti dall’ordinamento alla libertà di espressione, anche alla luce "dei continui mutamenti che avvengono a livello sociale", evidenziando come le società pluraliste si fondino "sulla molteplicità delle idee e delle convinzioni distinte".

(Adnkronos) - Un drone russo ha colpito un condominio a Galați, nel sudest della Romania, ferendo due persone. Lo ha reso noto il mnistero della Difesa rumeno spiegando che il drone Shahed ha colpito il tetto di un edificio residenziale vicino al confine ucraino. Si tratta di ''una grave e pericolosa escalation'', come hanno riferito i media rumeni.
La Romania è stata colpita durante gli attacchi russi notturni contro i porti ucraini sul Danubio e in particolare la città di Izmail. In seguito all'attacco due F-16 rumeni sono decollati. Questa è la prima volta che un attacco russo causa vittime sul suolo Nato.
L'Alleanza ha quindi condannato quella che ha definito la ''sconsideratezza'' di Mosca "La Nato continuerà a rafforzare le proprie difese contro tutte le minacce, compresi i droni", ha dichiarato la portavoce Allison Hart sui social media, aggiungendo che il segretario generale dell'Alleanza, Mark Rutte, è in contatto con le autorità rumene.
La "guerra di aggressione" condotta dalla Russia contro l'Ucraina ha "superato un altro limite", ha commentato su 'X' la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. "Siamo pienamente solidali con la Romania e il suo popolo. Continuando a rafforzare la nostra sicurezza e la nostra capacità di deterrenza, soprattutto al confine orientale, continueremo ad aumentare la pressione sulla Russia", ha aggiunto.
Un mercantile turco partito da Odessa è stato intanto danneggiato e due membri dell'equipaggio sono rimasti feriti in un attacco condotto dalla Russia, ha reso noto la Marina ucraina spiegando che a bordo della nave è scoppiato un incendio. "La Federazione Russa ha sferrato un attacco mirato contro una nave turca", ha scritto la Marina ucraina su Telegram. Il mercantile, di proprietà turca, batte bandiera di Vanuatu.
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