
(Adnkronos) - Il blocco navale degli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz segna un salto di qualità nella crisi con l'Iran, aprendo uno nuova e pericolosa fase del conflitto con Teheran. La misura, decisa dopo il fallimento dei negoziati diretti che si sono tenuti a Islamabad nel fine settimana, apre infatti scenari complessi sul piano operativo, giuridico e geopolitico. Il presidente Donald Trump ha inizialmente parlato di bloccare "qualsiasi nave" in entrata o in uscita dallo stretto a partire dalle 16 ora italiana, ma successivamente il Centcom ha circoscritto l'operazione alle navi dirette verso o provenienti dai porti iraniani, evitando formalmente di interferire con il traffico internazionale diretto verso scali non iraniani.
Dal punto di vista tecnico, il blocco è una misura di guerra economica che mira a impedire a un Paese di esportare e importare merci, colpendo direttamente le sue entrate e la sua capacità di sostenere lo sforzo bellico. Secondo il diritto internazionale, per essere considerato legittimo un blocco deve rispettare criteri precisi: deve essere dichiarato pubblicamente, deve essere effettivo (cioè realmente applicabile), imparziale (valido per tutte le bandiere) e non può impedire l'accesso ai porti neutrali né chiudere uno stretto internazionale come Hormuz al traffico non coinvolto nel conflitto.
Proprio su questo punto si concentra una delle principali ambiguità: Washington sostiene di non voler bloccare lo stretto, ma solo i collegamenti con i porti iraniani. Tuttavia, nella pratica operativa, la distinzione può risultare difficile da applicare senza incidere sulla libertà di navigazione.
In termini operativi, il blocco non implica la presenza di navi da guerra davanti ai porti iraniani perché esporrebbe le unità americane ad attacchi con droni, missili o barchini esplosivi. La strategia Usa prevede invece l'uso di intelligence satellitare per individuare le navi partite dai porti iraniani e intercettarle una volta entrate nel Golfo dell'Oman. Anche nel caso in cui i transponder (Ais) vengano spenti, le navi restano individuabili attraverso altri sistemi. Centcom ha avvertito che qualsiasi imbarcazione che entri o esca dall'area del blocco senza autorizzazione sarà "soggetta a intercettazione, dirottamento e e cattura".
E' qui che si apre il nodo più critico: fermare e ispezionare una nave in mare aperto è considerato un atto ostile e, in molti casi, un atto di guerra, soprattutto se riguarda imbarcazioni di Paesi terzi. L'applicazione concreta del blocco quindi presenta numerose zone grigie. Non è difficile immaginare il caso di petroliere non iraniane - ad esempio indiane o pakistane - che trasportano greggio da porti iraniani.
La posizione della Cina rappresenta una delle principali incognite. Pechino ha invitato alla moderazione, ma ha interessi diretti nella stabilità della regione. Lo Stretto di Hormuz è infatti un passaggio chiave non solo per il petrolio iraniano, ma anche per quello proveniente da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Inoltre il Medio Oriente è diventato negli ultimi anni un mercato sempre più rilevante per le esportazioni cinesi.
Il rischio è duplice: da un lato, un eventuale intervento americano contro navi cinesi, dall'altro, la possibilità - teorica - che Pechino decida di scortare militarmente le proprie imbarcazioni. Uno scenario che segnerebbe un salto di scala nel confronto.
Un ulteriore elemento di complessità riguarda il sistema di pedaggi per il "passaggio sicuro" che, secondo diverse fonti, l'Iran imporrebbe nello stretto, con cifre attorno ai due milioni di dollari. Trump ha dichiarato che "nessuno che paga un pedaggio illegale avrà passaggio sicuro", ma distinguere chi ha pagato - soprattutto se tramite criptovalute non tracciabili - appare estremamente difficile.
“Non è una questione di fattibilità, ma di impatto”, ha spiegato l'ex inviato speciale Usa David Satterfield, sottolineando che il Golfo è un nodo essenziale per le forniture globali. Un blocco prolungato, ha avvertito, potrebbe avere effetti "profondi" ben oltre il prezzo di petrolio e carburanti. Ancora più netto l'ex ambasciatore britannico in Iran, Richard Dalton, secondo cui un'operazione di questo tipo "sarebbe un atto di guerra" e legittimerebbe una risposta militare da parte di Teheran.

(Adnkronos) - Al Tiberia Hospital di Roma, struttura di Gvm Care & Research accreditata con il Servizio sanitario nazionale, "è stato eseguito con successo un intervento di chirurgia vertebrale di alta complessità su un paziente di 55 anni affetto da una spondilolistesi L4-L5 e grave discopatia L5-S1, associate a un grave sbilanciamento dell'equilibrio sagittale della colonna vertebrale, utilizzando la tecnica Alif (Anterior Lumbar Interbody Fusion - artrodesi intersomatica con approccio combinato anteriore e posteriore) su entrambi i livelli. Una tecnica ancora poco diffusa in Italia, che richiede competenze elevate, ma che consente un recupero funzionale più veloce", descrive una nota. "La struttura romana - si legge - è polo di riferimento per la chirurgia vertebrale complessa e tra i pochi centri in Italia ad eseguire la tecnica Alif; questo intervento conferma il percorso di sviluppo di Tiberia Hospital come riferimento sul territorio per la chirurgia ad alta complessità".
Il paziente, di professione traslocatore, svolgeva un'attività fisicamente usurante per la colonna vertebrale e presentava una corporatura particolarmente imponente, con un'altezza di circa 2 metri e un peso superiore ai 120 chilogrammi. Queste caratteristiche, insieme alla deformità della colonna, hanno rappresentato un elemento determinante nella scelta della strategia chirurgica. "In un paziente con questa corporatura e con un lavoro così usurante per la colonna le sollecitazioni biomeccaniche sul rachide sono rilevanti - spiega Federico Caporlingua, neurochirurgo e chirurgo vertebrale nell'équipe neurochirurgica del Tiberia Hospital, insieme ad Alessandro Caporlingua e Gennaro Lapadula - L'approccio anteriore previsto dalla tecnica Alif, sebbene sia più complesso e con rischi intra-operatori maggiori, era quello che offriva le migliori possibilità in termini di stabilità e solidità del sistema impiantato e di risultato clinico nel medio-lungo periodo".
La diagnosi era di spondilolistesi tra la quarta e la quinta vertebra lombare (L4-L5), una patologia degenerativa cronica caratterizzata dallo scivolamento progressivo di una vertebra sull'altra, associata a una discopatia del disco intervertebrale L5-S1. Nel tempo - sottolineano gli esperti - questa deformità determinava una compressione significativa delle radici nervose, provocando una sciatalgia bilaterale invalidante, con dolore irradiato agli arti inferiori che peggiorava in posizione eretta e durante le attività quotidiane e lavorative, compromettendo in modo rilevante la qualità di vita.
"Questo tipo di chirurgia richiede una padronanza della tecnica di approccio anteriore alla colonna vertebrale, che comporta la manipolazione, tra le altre, di strutture vascolari arteriose e venose, critiche per la vita del paziente - evidenzia Alessandro Caporlingua - I rischi derivanti da questo tipo approccio chirurgico non possono essere trascurati, per questo viene proposto a pazienti selezionati solo quando riteniamo che sia l'unica strategia che consenta di ottenere un risultato accettabile in termini di correzione efficace della deformità, a sua volta migliore garanzia di un risultato duraturo nel tempo dal punto di vista del miglioramento della lombalgia".
Un passaggio fondamentale nella pianificazione dell'intervento chirurgico - illustra la nota - è stato lo studio dei cosiddetti 'parametri spino-pelvici', effettuato su una radiografia dell'intera colonna vertebrale. Questi supportano il chirurgo vertebrale nella scelta dell'approccio chirurgico più corretto e della tipologia di impianti da utilizzare in base al grado di lordosi da ripristinare. "Oggi la chirurgia vertebrale non si limita a liberare i nervi o a stabilizzare un segmento ritenuto instabile - precisa il neurochirurgo e chirurgo vertebrale - ma punta a ricostruire un assetto posturale il più possibile fisiologico. Il mancato rispetto e, quando possibile, ripristino di questi parametri può portare nel tempo al fallimento del costrutto impiantato nella colonna vertebrale o alla prematura degenerazione dei segmenti della colonna adiacenti a quello trattato".
L'intervento è stato eseguito all'inizio di febbraio 2026 ed è durato circa 6 ore, riferiscono i sanitari. A 12 ore dalla chirurgia è stata eseguita una Tac addominale senza mezzo di contrasto per escludere eventuali complicanze legate all'accesso anteriore, mentre una radiografia in posizione eretta ha consentito di verificare immediatamente la qualità della correzione ottenuta. Il decorso post-operatorio è stato regolare. Il paziente si è risvegliato con un miglioramento sostanziale della sintomatologia sciatalgica e con un dolore limitato alle ferite chirurgiche, gestibile con comuni analgesici. In assenza di complicanze neurologiche o generali, è stato dimesso in seconda giornata post-operatoria. Rientrato a casa, il paziente prosegue il monitoraggio clinico con l'équipe di Chirurgia vertebrale di Tiberia Hospital. Nelle prime settimane, la riabilitazione consiste principalmente nella deambulazione e nella ripresa graduale delle attività quotidiane senza caricare la colonna.
"Uno dei vantaggi della tecnica Alif - conclude Lapadula, neurochirurgo e chirurgo vertebrale al Tiberia Hospital - è la maggiore stabilità 'primaria' (quella garantita dall'impianto non appena il paziente esce sala operatoria, consolidato nel corso dei primi 3 mesi dall'intervento grazie al processo di artrodesi, ovvero di deposizione di nuovo materiale osseo a fondere l'impianto con la colonna vertebrale), consentita da gabbie intersomatiche con ampia superficie di appoggio, che distribuiscono meglio i carichi e permettono un ritorno al movimento e al carico in tempi più rapidi, un aspetto particolarmente importante nei pazienti con corporatura importante o con elevate richieste funzionali".
Il 55enne - riporta la nota - ha raccontato che tutto è iniziato con un dolore che dal polpaccio risaliva verso l'alto. Un dolore che si è trascinato dietro per diverso tempo finché ha deciso che non poteva più continuare così. Grazie a un suggerimento fortunato ha trovato nell'équipe di Tiberia Hospital la soluzione che gli ha fatto prendere la decisione di operarsi. Al controllo clinico, svoltosi a circa 1 mese dall'intervento, il paziente aveva riguadagnato 4 centimetri in altezza.
"Sto proseguendo con la fisioterapia - racconta - Adesso la mia postura è più dritta, dopo anni che non lo era più, sto allenando muscoli e nervi che erano ormai dimenticati! Ci vorrà il tempo che ci vorrà, ma sono sicuro che il dolore che provavo prima appartiene solo al passato e riacquisterò la qualità di vita che non avevo più".

(Adnkronos) - Un primo bilancio positivo arriva dalla partecipazione della Campania al Vinitaly 2026 (Verona, 12-15 aprile), con un’ampia presenza di operatori, buyer e giornalisti. 170 aziende, 2.000 etichette, in uno spazio espositivo di 5.600 mq ispirato all’America’s Cup, e curato dall’Assessorato all’Agricoltura e dall’Assessorato alle Attività Produttive della Regione, in collaborazione con Unioncamere Campania e la Camera di Commercio di Napoli. Numerose le iniziative già realizzate: dal grande successo del fuorisalone 'Vinitaly and the City' al centro storico, alle masterclass sold out in fiera, fino agli incontri su export, sostenibilità ed enoturismo. Molto apprezzati anche i momenti di dialogo tra vino e cucina identitaria, la pizza napoletana 100% campana, in collaborazione con l’Associazione Verace Pizza Napoletana, e con la Mozzarella di Bufala Campana DOP, insieme al Consorzio di tutela.
In apertura della conferenza di questa mattina moderata da Luciano Pignataro, il videomessaggio di Leslie Ryan, Event Director della Louis Vuitton 38th America’s Cup, che ha sottolineato la visibilità internazionale della Campania e dei suoi prodotti. "Il prossimo anno – ha dichiarato – una vasta comunità avrà gli occhi puntati su Napoli e sulla Campania, che saranno al centro del mondo. I fan della vela, dello sport e degli eventi in generale si godranno le bellezze della città e della regione, con i suoi fantastici vini, che io stessa apprezzo molto".
"Un viaggio nei vini della Campania - ha sottolineato l’assessora all’Agricoltura, Maria Carmela Serluca– è anche un viaggio nelle bellezze dei territori che la compongono, ognuno con le proprie peculiarità. Abbiamo scelto di unire il mondo del vino a quello della vela, con un concept creativo fondato su un filo narrativo chiaro e potente, che interpreta i vitigni campani con metafore nautiche, in riferimento al grande evento velico nel Golfo di Napoli nel 2027. A Verona abbiamo inoltre valorizzato il contributo delle donne del vino, portatrici di una visione inclusiva e di un approccio sostenibile, e capaci di orientare la cultura enologica verso modelli sempre più innovativi: va in questa direzione anche la scelta di affidare le nostre masterclass a quattro wine experts donne. Altro focus su cui abbiamo deciso di puntare è la valorizzazione della presenza dei vini campani nella ristorazione italiana".
Tra gli appuntamenti in programma, ha sottolineato, "il concorso per la Migliore Carta dei Vini Campani nelle Trattorie d’Italia: lunedì 13 avrò il piacere di premiare 21 taverne, una per ogni regione e provincia autonoma, con l’obiettivo di rafforzare la conoscenza dei nostri vini su tutto il territorio nazionale. Inoltre, oggi ho avuto il piacere di conferire il prestigioso Premio Angelo Betti – Benemeriti della Vitivicoltura (Gran Medaglia di Cangrande) alla cantina Vitematta di Casal di Principe, esempio di riscatto sociale, sia per il recupero di terreni confiscati alla criminalità organizzata che per l’inclusione lavorativa di persone fragili o svantaggiate”.
“In un contesto internazionale sempre più complesso per il comparto – ha dichiarato l’assessore alle Attività Produttive, Fulvio Bonavitacola – abbiamo voluto mettere in evidenza le nuove strategie e le nuove rotte dell’export dei vini campani, che puntano con decisione su unicità e forte radicamento territoriale. Oggi più che mai, infatti, la competitività sui mercati esteri si gioca sulla capacità di valorizzare l’identità dei vitigni autoctoni, investire nella qualità, nella sostenibilità e nel racconto autentico dei territori, elementi distintivi sempre più richiesti anche dai mercati internazionali. In questa direzione si inserisce un lavoro strutturato che guarda non solo ai mercati tradizionali, come gli Stati Uniti, ma anche all’apertura verso nuove destinazioni e alla diversificazione dei canali commerciali. Oggi più che mai – ha aggiunto – la crescita dell’export passa anche dall’apertura verso nuovi mercati, dall’Asia all’America Latina, dove aumenta la domanda di vini autentici e identitari, capaci di raccontare in modo distintivo il territorio da cui nascono. Con la partecipazione al Vinitaly intendiamo offrire una vetrina importante alle nostre aziende, rafforzandone la visibilità sui mercati internazionali e sostenendo un percorso di promozione che unisce qualità, identità e capacità di competere a livello globale”.
Tra i prossimi appuntamenti, il report “Donne, vino e futuro”, realizzato dall’Associazione Donne del Vino Campania con Rural Hack, che analizza l’innovazione nelle imprese vitivinicole femminili, con focus sull’intelligenza artificiale, confermando il ruolo centrale dell’imprenditoria femminile. Focus anche sull’enoturismo, con approfondimenti specifici, organizzati dall’Assessorato al Turismo. Lunedì pomeriggio il convegno “Praesentia – Campania Divina”, in cui sarà presentato il calendario degli eventi enogastronomici per la valorizzazione del territorio, con la partecipazione dell’assessore al Turismo Vincenzo Maraio. I sei Consorzi di tutela vini continueranno ad animare la “Piazza Campania” con degustazioni e momenti di racconto dedicati alle eccellenze dei diversi territori.

(Adnkronos) - Una lunga scia luminosa ha attraversato i cieli di Puglia, Campania e Basilicata la scorsa notte, scatenando curiosità e domande sui social. Decine di segnalazioni tra Foggia, Bari e altre zone del Sud raccontano di un fenomeno spettacolare, immortalato in numerosi video diventati virali nel giro di poche ore. Ma di cosa si è trattato davvero? L’ipotesi più accreditata non sarebbe quella di un meteorite.
"Al 90% dovrebbe trattarsi di 'space debris', detriti spaziali artificiali di rientro nell'atmosfera terrestre che, al contatto con quest'ultima, attrto dalla sua gravità, si sono incendiati rilasciando la classica scia luminosa", ha spiegato all'Adnkronos Venanzio Laera, presidente dell’Osservatorio Astronomico 'Sirio' di Castellana Grotte.
Insomma spazzatura spaziale costituita da oggetti artificiali in disuso in orbita intorno alla Terra, inclusi vecchi satelliti, stadi di razzi e frammenti derivanti da collisioni o esplosioni, che peraltro rappresenta un problema per l'umanità come avviene per i rifiuti terrestri.
Il fenomeno rientra nel crescente problema dei detriti spaziali, una sorta di “inquinamento orbitale” sempre più diffuso. "Questo tipo di oggetti sono stati costruiti in modo tale che non ricadano sulla terra e vengano completamente consumati", ha aggiunto Laera.
Resta comunque una possibilità alternativa, anche se meno probabile: "Nel caso, invece che si sia trattato di un bolide e quindi di un meteoroide che cade sulla terra, i frammenti potrebbero essere recuperati ma ritengo difficile che sia avvenuto ciò".
All'osservatorio barese sono giunte alcune segnalazioni e video di appassionati, non tantissimi visto che "l'evento è accaduto alle 5.30 del mattino", spiega Laera. "Siamo in inverno, non c'è molta gente a quell'ora a osservare il cielo". Sono in corso accertamenti da parte della rete Prisma sull'attendibilità delle informazioni e sulla compatibilità delle prime ipotesi.
Una seconda ipotesi punta invece a un evento ben preciso: "La scia luminosa osservata all’alba in alcune regioni meridionali è effetto dello 'space debris', ossia è un detrito spaziale effetto del razzo cinese partito lo scorso 30 marzo, poi rientrato nell’atmosfera e che si è subito ‘bruciato’, producendo le luci che hanno attirato l’attenzione di tanti", ha spiegato il ricercatore Mauro Gargano dell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte.
Il riferimento è al razzo Lijian-2, utilizzato per portare in orbita tre satelliti: Xinzhengcheng-01, Xinzhengcheng-02 e Tianshi-01. E fenomeni come questo potrebbero diventare sempre più frequenti: "Più aumenteranno i lanci nello spazio di satelliti di piccolo cabotaggio, non certo delle dimensioni di Artemis, più frequenti potranno essere spettacoli luminosi come quelli osservati".
Nessun pericolo per la popolazione, assicurano gli esperti: "Nella stragrande maggioranza dei casi non hanno alcune ricadute quotidiane, è solo uno spettacolo visivo. Sulla Terra non cade nulla, a volte solo qualche minuscolo frammento può raggiungere la superficie terrestre".
Il fenomeno immortalato in numerosi video diventati virali nel giro di poche ore.

(Adnkronos) - Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha visitato questa mattina lo 'Spazio legalità' allestito a Piazza del Popolo in occasione del 174esimo anniversario di fondazione della Polizia di Stato. Accolto e accompagnato dal ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, e dal capo della Polizia-direttore della Pubblica sicurezza, Vittorio Pisani, il Capo dello Stato ha compiuto un giro dei vari stand. Il primo è stato quello che riproduce il filmato dei funerali di Giovanni Falcone, durante i quali Rosaria Costa, vedova dell'agente della scorta Vito Schifani, si rivolse agli uomini della mafia invitandoli a inginocchiarsi e chiedere perdono.
Proseguendo la visita, Mattarella ha sostato davanti alla teca che custodisce i resti dell'auto saltata in aria a Capaci nella quale si trovavano lo stesso Schifani e i colleghi Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Il presidente della Repubblica è quindi apparso comprensibilmente scosso e commosso di fronte all'auto della scorta di Aldo Moro crivellata di colpi la mattina del rapimento il 16 marzo del 1978.
Prima di lasciare la piazza, Mattarella ha anche avuto modo di salutare alcuni bambini, impegnati tra l'altro su alcuni simulatori dei mezzi della Polizia.

(Adnkronos) - "Il Cnel è la casa dei corpi intermedi: per noi il primo aspetto importante è formare i professionisti che curano i pazienti emofilici. Il fatto critico è che non ci sono più colleghi che vogliano dedicarsi a questo tipo di attività ed è necessario capirne le ragioni, come le difficoltà di accesso al mondo del lavoro. Non si può pretendere che le persone facciano volontariato per anni, perché è un mestiere che prevede un grosso impegno da molti punti di vista: il medico che si occupa del paziente emofilico, infatti, è una persona che non stacca mai dal punto di vista lavorativo ed è un aspetto che va riconosciuto, anche economicamente". Lo ha detto Francesco Riva, consigliere del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro - Cnel, intervenendo oggi a Roma al convegno per la XXII Giornata mondiale dell'emofilia, promosso da FedEmo. "E' necessario che il medico specialista sia davvero preparato, perché è colui che prescrive la terapia. In tale contesto, l'impegno del Cnel è proprio questo: aprire un tavolo tecnico con Fnomceo, università e istituzioni", ha spiegato.
Nel campo dell'odontoiatria - è emerso dal convegno - il Cnel sta sviluppando un progetto dedicato ai pazienti con malattie emorragiche congenite. Un tema che si intreccia con l'appello di FedEmo per la Giornata mondiale dell'emofilia: "Abbiamo aperto un tavolo tecnico al Cnel proprio sugli stili di vita, con la deputata Simona Loizzo, presidente della Commissione Sanità, una collega odontoiatra maxillofacciale. Abbiamo fatto un primo incontro al Cnel, poi alla Camera e adesso ne faremo uno a maggio, durante l'Expo Dental. Il mondo odontoiatrico vede i pazienti emofilici in prima linea - ha sottolineato Riva - Nel momento in cui un dente erompe avviene un'emorragia. Pertanto, è essenziale che i colleghi odontoiatri vengano formati e questo è un aspetto che deve essere rilevante per il mondo istituzionale".

(Adnkronos) - "La mancanza di specialisti formati alla gestione dei nuovi farmaci porta ad un paradosso: abbiamo sempre più farmaci capaci di cambiare non solo l'aspettativa di vita, ma anche la qualità di vita dei pazienti, quindi risulta assolutamente incongruo il fatto di non avere esperti che siano in grado di gestirli in maniera appropriata". Lo ha detto Giancarlo Castaman, presidente della Società italiana per lo studio dell'emostasi e della trombosi - Siset, intervenendo oggi a Roma al convegno per la XXII Giornata mondiale dell'emofilia (17 aprile), promosso da FedEmo - Federazione delle associazioni emofilici Ets. "A ciò - aggiunge - va associato il fatto che, molte volte, c'è la necessità di avere laboratori specialistici e, di conseguenza, biologi e tecnici formati che sappiano introdurre i test avanzati associati a questi nuovi farmaci".
"L'emofilia, e più in genere le malattie emorragiche - sottolinea Castaman - sono rare e in quanto tali, ovviamente, richiedono delle competenze specialistiche appropriate e maturate nel tempo. E' quindi chiaro che non sempre i singoli ospedali possono essere in grado di gestire terapie ed emergenze cliniche associate a queste patologie. Da qui la necessità della formazione continua e specifica delle possibili nuove leve che intendano occuparsi delle malattie emorragiche. L'altra faccia della medaglia sono le malattie emorragiche trombotiche, caratterizzate da un eccesso di coagulazione e, come nel primo caso, anche la gestione di quest'ultime implica conoscenze e meccanismi di base che sono condivisi con le malattie emorragiche".
"La criticità nel formare nuovi esperti sta anche nelle problematiche legate all'assenza di una scuola di specializzazione per le malattie emorragiche e trombotiche - evidenzia Castaman - Esse vengono comprese, in genere, o nell'ambito dell'ematologia oppure in quello della medicina interna. Ci sono degli aspetti di trasversalità che non vengono compresi in un'unica scuola di specialità e questo è un grande problema: una formazione specifica e specialistica potrebbe aiutare molto anche nel produrre nuove leve che possano poi occuparsi di queste patologie. Già da tempo varie società, come la Siset - ricorda il presidente - stanno promuovendo la figura dell'esperto di emostasi e trombosi, ossia sia di malattie emorragiche che trombotiche, che potrebbe operare poi nelle singole unità ospedaliere. Ci sono dei master di formazione, frequentati da specializzandi o da dottori post-laurea, che sono un modo ulteriore per cercare di offrire formazione a queste nuove leve. Ma una delle principali criticità resta proprio il fatto che manca una vera istituzionalizzazione di questi centri".

(Adnkronos) - "Lamentiamo la mancanza di medici all'interno dei centri emofilia. Abbiamo creato le reti per i centri tanti anni fa e ci stiamo occupando da anni dell'attuazione dei Pdta - Percorsi diagnostico terapeutici e assistenziali, ma adesso non abbiamo gli specialisti che se ne possano occupare". Lo ha detto Cristina Cassone, presidente Federazione delle associazioni emofilici Ets, in occasione del convegno per la XXII Giornata mondiale dell'emofilia (17 aprile), promosso oggi da FedEmo a Roma (Palazzo Rospigliosi). "Non possiamo garantire un ricambio generazionale e questa carenza sta diventando cronica, purtroppo, in tutte le regioni d'Italia - sottolinea - L'intento di oggi è creare un profilo dedicato: un esperto in emostasi e trombosi che abbia un proprio titolo autonomo, spendibile all'interno dei bandi di concorso, che ci permetta di strutturare i nuovi medici".
"Questi nuovi professionisti - secondo Cassone - devono essere formati, come si faceva in passato, da medici esperti, ma devono avere anche un percorso accademico dedicato e la collaborazione dei centri emofilia per fare pratica al loro interno e per imparare a curare i pazienti con difetti rari della coagulazione. E' necessaria un'expertise di altissimo livello e noi, adesso, ci rivolgiamo sia al mondo accademico che al ministero della Salute perché insieme possano garantire formazione e assistenza". Come "FedEmo - conclude la presidente - proponiamo di creare dei corsi di studio dedicati perché questi nuovi specialisti, se restano senza un titolo autonomo, una profilazione di quella che è la loro specialità, non potranno mai accedere ai centri emofilia con i bandi di concorso che abbiamo adesso a disposizione".

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Inaugurati i nuovi uffici della Sfirs (Società finanziaria Regione
Sardegna). Con l'apertura di questa sede territoriale, in via Roma
113, la Regione rafforza uno dei suoi strumenti operativi a
sostegno delle imprese e dello sviluppo.
(Adnkronos) - Si allarga l’inchiesta sulla morte di Giacomo Bongiorni, il 47enne ucciso sotto gli occhi del figlio di 11 anni in una violenta aggressione da parte di un gruppo di giovani in piazza Felice Palma a Massa. Dopo i provvedimenti adottati domenica 12 aprile – con il fermo di un minorenne di 17 anni con l’accusa di omicidio volontario e di due maggiorenni, Ionut Alexandru Miron (23 anni) ed Eduard Alin Carutasu (19 anni), entrambi di origine rumena, ritenuti responsabili di concorso in omicidio volontario – oggi emergono nuovi sviluppi: altri due giovani sono stati iscritti nel registro degli indagati.
Per tutti e cinque gli indagati si aprirà nei prossimi giorni la fase degli interrogatori di garanzia: il 17enne comparirà davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minorenni di Genova, mentre i maggiorenni saranno sentiti dal gip del Tribunale di Massa. In quella sede potranno fornire la propria versione dei fatti e presentare eventuali elementi a loro difesa.
Le immagini delle telecamere di videosorveglianza, acquisite dagli inquirenti, mostrerebbero con chiarezza il momento in cui Giacomo Bongiorni viene colpito e si accascia al suolo a seguito di un colpo inferto volontariamente. Dai filmati emergerebbe inoltre che l'uomo sarebbe stato raggiunto da più colpi, anche quando era già a terra.
A fare il punto è stato il procuratore della Repubblica di Massa, Piero Capizzoto, nel corso di una conferenza stampa tenutasi alla presenza anche del comandante provinciale dei carabinieri Alessandro Dominici. Procura e Arma hanno ripercorso le fasi delle indagini, avviate dopo la chiamata giunta intorno all’1.20 nella notte tra sabato e domenica.
"Stiamo ancora lavorando per ricostruire con esattezza quanto accaduto – ha spiegato Capizzoto –. L’elemento più oggettivo di cui disponiamo sono i filmati, che però sono privi di audio. Dobbiamo ancora ascoltare l’altra persona presente, rimasta ferita, che ieri non era in grado di parlare. Sappiamo però che i due gruppi non si conoscevano prima".
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le persone coinvolte sarebbero due gruppi distinti: da una parte cinque giovani – tre minorenni e due maggiorenni, tutti indagati – e dall’altra la vittima, 47 anni, insieme al cognato, attualmente ricoverato in ospedale. In base agli accertamenti, i ragazzi non sarebbero stati in stato di ebbrezza.
Dalle immagini si vedrebbe uno dei giovani, il 17enne attualmente in stato di fermo, colpire Bongiorni con un pugno, facendolo cadere a terra. Successivamente sarebbero stati inferti ulteriori colpi. Resta tuttavia da chiarire quale sia stato il colpo fatale. "Per una corretta qualificazione giuridica dei fatti sarà necessario attendere l’esito dell’autopsia, che verrà eseguita a Genova nelle prossime ore – ha aggiunto il procuratore –. L’esame dovrà chiarire per effetto di quale tipo di colpo si è verificato il decesso". "Allo stato attuale – ha concluso Capizzoto – non è possibile individuare con certezza il colpo mortale: non è stato un solo colpo a provocare il decesso, ma diversi, e al momento non siamo in grado di dire quale sia quello che ha certamente causato la morte".
Domani, martedì 14 aprile, alle ore 21, si terrà una fiaccolata promossa congiuntamente da Comune e Diocesi per le strade della città di Massa in memoria di Giacomo Bongiorni. Come anticipato dal vescovomonsignor Mario Vaccari l'iniziativa, concordata con il sindaco, Francesco Persiani, intende rappresentare "un momento comunitario di riflessione sul senso di quanto accaduto nella notte tra sabato e domenica scorsi, quando è avvenuta la morte di Giacomo Bongiorni, fatto che ha suscitato sgomento e preoccupazione in tutta la cittadinanza".
"La fiaccolata vuole essere un modo per stringersi in preghiera in segno di vicinanza al dolore dei familiari, in un clima di rispetto, raccoglimento e sobrietà", si legge in un comunicato del Comune.
Questo l'itinerario della fiaccolata: Partenza da piazza Garibaldi, via Eugenio Chiesa, via Porta Fabbrica, Piazza Aranci, Palazzo Ducale, via Cairoli, piazza Duomo, via Dante e conclusione in Piazza Palma.

(Adnkronos) - Al via giovedì 16 aprile la sesta edizione del Gic-Giornate italiane del calcestruzzo e degli inerti da costruzione e demolizione, la più grande mostra-convegno europea dedicata alla filiera del calcestruzzo, in programma fino al 18 aprile 2026 nei padiglioni di piacenza expo. questa del 2026, già alla vigilia, si profila come l’edizione dei record, grazie alle 330 aziende espositrici (+27% vs 2024), ai 9.328 metri quadri di superficie netta espositiva (+22% vs 2024) e ai 64 espositori esteri (+33% vs 2024). Ad anticipare i contenuti della manifestazione fieristica, sono intervenuti in conferenza stampa, tenutasi venerdì 10, presso la sede di Confindustria Piacenza, Gianluca Ceccarelli, assessore alle risorse finanziarie del Comune di Piacenza; Stefano Riva, dirigente di Confindustria Piacenza; Sergio Copelli in rappresentanza di Piacenza expo Fabio Potestà, direttore di Mediapoint & Exhibitions, società organizzatrice dell’evento e Gianenrico Griffini redattore della rivista Allestimenti & trasporti.
“Questa sesta edizione del Gic - sottolinea Fabio Potestà, direttore di Mediapoint & Exhibitions - conferma una crescita significativa della manifestazione, con un deciso aumento delle aziende espositrici, anche estere, e un importante ampliamento della superficie occupata: un risultato tutt’altro che scontato nell’attuale contesto geopolitico. Il settore del calcestruzzo continua a dimostrare solidità, con l’Italia che si conferma Paese trainante anche sul fronte infrastrutturale. Le tensioni internazionali stanno ridefinendo gli equilibri della filiera, anche alla luce della forte dipendenza da alcune aree strategiche – basti pensare che il Medio Oriente fornisce circa il 62% del calcare ad alta purezza per calcestruzzo – ponendo nuove sfide legate all’approvvigionamento delle materie prime e alla stabilità dei costi, ma rappresentano anche un’occasione per rafforzare resilienza, innovazione e capacità di adattamento del comparto. In questo scenario, il Gic rappresenta un momento fondamentale di incontro per il mercato, che resta il vero protagonista della fiera, attraverso la partecipazione attiva di espositori, visitatori e associazioni di categoria”.
In un contesto internazionale segnato da nuove tensioni geopolitiche e dalla volatilità dei mercati delle materie prime, anche la filiera del calcestruzzo è chiamata a confrontarsi con nuove incognite. Il conflitto in Medio Oriente, oltre a incidere sui costi energetici, rischia infatti di impattare sull’approvvigionamento di materiali strategici per l’edilizia, alimentando ulteriori pressioni sui prezzi lungo tutta la catena delle costruzioni. Allo stesso tempo, i recenti eventi che hanno messo in evidenza la fragilità del territorio e delle infrastrutture italiane riportano al centro il tema della sicurezza e della manutenzione delle opere. Una doppia sfida — tra stabilità delle filiere e resilienza delle infrastrutture — che rende ancora più centrale il confronto tra imprese, istituzioni e mondo tecnico promosso dal Gic nei suoi numerosi convegni altamente qualificati.
La rilevanza nazionale e internazionale del Gic è testimoniata dagli oltre 50 patrocini ricevuti dalle principali associazioni italiane di categoria, tra cui Aci Italy Chapter, Anepla, Assiad, Assimp, Assobeton, Atecap, Cni-Consiglio nazionale degli ingegneri, Conpaviper, Federcave, Federcomated, Federbeton, Finco, Nadeco, alle quali si affiancano quelle dei principali organismi internazionali del comparto quali (in ordine alfabetico) Acrp, Bibm, Eda, Ermco, Ewji, Eupave E Iacds, che confermano il forte sostegno alla manifestazione, quale appuntamento di riferimento per il settore e luogo privilegiato di confronto su innovazione, sostenibilità e sicurezza.
Di rilievo anche i patrocini istituzionali quali quello della Regione Emilia Romagna, Regione Liguria, Anas ed Aeronautica Militare, vicina al Gic sin dalla sua prima edizione, che presenterà un convegno sulle pavimentazioni aeroportuali in ambito sia militare che civile. Per Giovanni Grondona Viola, presidente di Assimp Italia, il Gic è “un luogo privilegiato di dialogo tra imprese, professionisti e istituzioni” su temi cruciali come innovazione, sostenibilità e regole chiare per la filiera. Anche Assobeton ribadisce il proprio sostegno all’evento: “Le Giornate italiane del calcestruzzo rappresentano un’importante occasione per riportare al centro del dibattito il materiale che ha fatto la storia delle costruzioni civili”, afferma il presidente Enrico Dassori, ricordando l’impegno dell’associazione nel promuovere sicurezza, qualità e sostenibilità del comparto. Un settore che, come sottolinea Giuseppe Ruggiu, presidente di Atecap, sta vivendo “una profonda trasformazione tecnologica, culturale e normativa”, con il passaggio da una logica centrata sul prodotto a un approccio orientato alla prestazione e al ciclo di vita delle opere.
In questo quadro, il Gic diventa anche un punto di connessione con la dimensione europea: “La nostra presenza mira a rafforzare il dialogo tra strategie europee e realtà nazionale”, spiega Alessio Rimoldi, segretario generale di Bibm, evidenziando il ruolo dell’evento nel promuovere una visione condivisa su innovazione, sostenibilità e competitività del settore. "La partecipazione di Nadeco al Gic rappresenta ormai una consuetudine perfettamente allineata con la nostra strategia di crescita e consolidamento del settore", sottolinea Stefano Panseri, presidente di Nadeco, evidenziando il valore della fiera come spazio di condivisione di best practice e standard normativi.
Particolarmente fitto il programma dei convegni, che partirà giovedì 16 aprile con quattro appuntamenti: alle ore 10:00 ‘Dalle testimonianze delle associazioni del comparto alle più recenti realizzazioni di opere infrastrutturali in Italia’ organizzato dalla rivista Concrete News in collaborazione con la testata Ship2Shore, a seguire alle ore 10:30 ‘Le frontiere del calcestruzzo 7.0: dalle infrastrutture storiche ai data center’, realizzato da Pilosio-Scaffolding & Formworks. Successivamente nel primo pomeriggio spazio a ‘Dall'off-road all'off-grid: il ruolo dell'idrogeno nei cantieri del futuro’, dedicato a transizione energetica, connettività dei mezzi e cybersecurity, realizzato con Hydrogen-news, allestimenti & trasporti e Cybsec-news; seguirà, "Il cantiere virtuoso: pratiche di gestione e nuove soluzioni per l'evoluzione del costruire", che approfondirà Bim, logistica, gestione dei reflui e coordinamento mezzi. Venerdì 17 aprile a partire dalle 9:30 spazio a ‘La diagnostica strutturale nella valutazione della vulnerabilità e delle criticità delle grandi infrastrutture, viarie e ferroviarie’, focus su monitoraggio e manutenzione predittiva con Alig, Ate, Algi E Master.
A seguire dalle ore 11:00, ‘Le news del calcestruzzo sostenibile, tra requisiti normativi e adattamenti al cambiamento climatico’ e, nel pomeriggio, ‘Le novità che cambiano il modo di costruire in prefabbricato e gettato in opera’ con Peikko Italia. Sabato 18 aprile a partire dalle ore 11:00 chiusura con la presentazione della ‘Uni/PdR 153:2023: formazione e certificazione del personale addetto alla manutenzione delle strutture in cls armato’.
Il Gic 2026 ospiterà anche i tradizionali eventi collaterali: nella serata inaugurale del 16 aprile l'Icta-Italian concrete technology awards con le premiazioni delle eccellenze del settore, seguito dal ‘Gic by night’, l'esclusiva apertura serale della fiera con networking e intrattenimento. Venerdì 17 aprile sarà invece la volta della seconda edizione degli Idra-Italian demolition & recycling awards, dedicati alle imprese e ai professionisti che si sono distinti nei comparti della demolizione e del riciclaggio degli inerti.

(Adnkronos) - A gennaio Chiara Ferragni era stata prosciolta dall'accusa di truffa aggravata. Ora le 59 pagine di motivazioni del giudice di Milano Ilio Mannucci Pacini spiegano che il contenuto nei comunicati stampa e nei post e delle storie pubblicate sulle campagne pubblicitarie di 'Pandoro Balocco Pink Christmas' (Natale 2022) e 'Uova di Pasqua - sosteniamo i Bambini delle Fate' (Pasqua 2021 e 2022)' "definiscono l’utilizzo di espressioni, talvolta anche solo ambigue, altre volte più direttamente esplicative di un rapporto causale tra acquisto dei prodotti ed entità dell’erogazione benefica, che non possono essere considerate ictu oculi prive di profili di decettività".
Inoltre i provvedimenti dell’Agcm "delineano la sussistenza di una pubblicità ingannevole che non consente ictu oculi (con un colpo d'occhio, ndr) di ritenere insussistente la natura decettiva di quei messaggi pubblicitari". Tanto basta al dubbio al giudice "per escludere l’applicabilità della formula assolutoria nel merito" per gli indagati (oltre all'influencer anche l'ex braccio destro Fabio Maria Damato e il presidente del cda di Cerealitalia Francesco Cannillo).
Se il giudice, si legge, "avesse ritenuto fondata la tesi di sussistenza dell’aggravante, avrebbe assunto la conseguente decisione di responsabilità (se tutti gli elementi costitutivi della fattispecie contestata fossero risultati integrati e senza ignorare l’intervenuta attività riparatoria da parte degli imputati)", ma essendo esclusa la minorata difesa, "l’accertamento di sussistenza dei reati contestati non solo non è imposto al giudice, ma non può essere oggetto del suo accertamento".
Per il giudice Ilio Mannucci Pacini, il quale ha escluso l'aggravante della minorata difesa contestata dai pm di Milano Eugenio Fusco e Cristian Barilli, "non può essere condivisa l’affermazione secondo la quale essere follower di un personaggio molto noto sui social network significhi divenire un suo seguace (alla stregua dei seguaci dei santoni delle sette religiose o spirituali), così determinando automaticamente in capo a quest’ultimo uno stato di debolezza fisica o psichica che comporti una limitazione della propria capacità di autodeterminarsi".
Non solo i follower, circa 30 milioni, "non sono necessariamente tutti destinatari dei messaggi postati", ma neppure risulta "che pubblicità ingannevole o mendace attuata tramite i canali televisivi abbia determinato solo per il numero di destinatari, l’aggravante della minorata difesa" si sottolinea nelle motivazioni.
Gli imputati, sottolinea il giudice, "non sono stati assolti in questo processo, le condotte a loro addebitate non sono rimaste impunite, le vittime delle asserite truffe non sono state insoddisfatte delle proprie ragioni risarcitorie". Al contrario, a seguito delle contestazioni formulate "gli imputati hanno subito a vari livelli conseguenze sul piano patrimoniale per la ritenuta natura ingannevole dei messaggi pubblicitari riguardanti le campagne qui giudicate (attraverso, innanzitutto, il procedimento attivato dall’Agcm)" e hanno risarcito.

(Adnkronos) - Dare voce a migliaia di persone con malattie neurologiche e alle loro famiglie, costruendo una visione condivisa capace di incidere sulle politiche sanitarie e sociali del Paese. Con questo obiettivo la Società italiana di neurologia (Sin) ha avviato a Roma il percorso che porterà alla realizzazione degli Stati generali delle associazioni delle persone con malattie neurologiche, "un momento decisivo per mettere in rete le realtà dei pazienti, far emergere bisogni comuni e trasformarli in una forza concreta e riconoscibile", si legge in una nota. Per la Sin si tratta di "un'azione strategica: facilitare il dialogo, guidare l'individuazione delle priorità e contribuire a rendere evidente, agli occhi delle istituzioni e dei decisori politici, la dimensione reale delle malattie neurologiche". Con "un traguardo chiaro: arrivare a iniziative capaci di rispondere in modo strutturato alle principali sfide sanitarie e sociali".
"Gli Stati generali delle associazioni delle persone con malattie neurologiche rappresentano uno tra i momenti più importanti per la Sin - dichiara il presidente Mario Zappia - La Sin diventa facilitatrice di un percorso che cerca di aggregare le tante associazioni che oggi ci sono in Italia, ma che spesso agiscono singolarmente. La possibilità di facilitare un percorso comune porterà a condividere quelli che sono bisogni condivisi affinché i decisori istituzionali si possano rendere conto che esiste una massa critica vasta di persone con malattie neurologiche che richiedono ascolto. La Società italiana di neurologia cercherà quindi di identificare questi bisogni comuni affinché si arrivi, auspicabilmente a novembre, a un'iniziativa di sensibilizzazione in Parlamento che aiuti a prendere delle decisioni che riguardano persone con patologie di importantissima rilevanza, non solo sanitaria ma anche sociale".
Durante l'incontro di kick off sono stati presentati i risultati di una survey promossa dalla Sin a valle della mappatura delle associazioni pazienti: 61 le associazioni censite, 22 quelle che hanno risposto al questionario. Tra queste, erano presenti alla prima riunione plenaria: Aimft - Associazione italiana malattia fronto temporale, Al.Ce. - Alleanza cefalalgici, Aps Famiglie Syngap1 Italiaa, Arsacs Odv - Atassia spastica di Charlevoix-Saguenay, Associazione conSLAncio onlus, Associazione famiglie Lgs Italia, Associazione italiana epilessia, Associazione italiana malattia di Alzheimer (Aima), Associazione italiana sclerosi multipla, Associazione italiana sindromi disimmuni rare del sistema nervoso centrale - AISiDiR, Associazione neurofibromatosi, Confederazione Parkinson Italia, Federazione italiana epilessie, Federazione nazionale associazioni trauma cranico - Fnatc, Fondazione lega italiana ricerca Huntington (Lirh foundation), La Rete-Associazioni italiane per le gravi cerebrolesioni, Mitocon - insieme per lo studio e la cura delle malattie mitocondriali, Uniamo - Federazione italiana malattie rare. Dalla survey emergono criticità trasversali che molte associazioni riconoscono come urgenti.
In primo luogo - riporta la nota - diagnosi e percorsi diagnostici: tempi lunghi, riconoscimento tardivo o mancato delle patologie, difficoltà nella transizione pediatrica-adulta, carenza di centri di riferimento e percorsi diagnostici aggiornati. A questo si aggiungono limiti nell'assistenza e nel supporto, con accesso ridotto alla riabilitazione, sostegno psicologico e sociale insufficiente, difficoltà nel follow-up e nella continuità assistenziale (in particolare dopo la dimissione) e criticità nella gestione dei pazienti privi di rete familiare. Le associazioni segnalano inoltre un forte impatto della burocrazia nell'accesso a farmaci, invalidità e benefici sociali, con carenza di sostegni per i familiari. Sul piano organizzativo viene evidenziata la necessità di maggiore collaborazione e integrazione tra specialisti, con team multidisciplinari e una cooperazione formalizzata con le associazioni, oltre a un migliore coordinamento tra ospedale e servizi sul territorio. Rilevanti anche le disparità regionali nell'accesso a diagnosi, cure e riabilitazione, nonché alle sperimentazioni e ai centri specialistici, con differenze nelle risorse sanitarie e nella formazione del personale medico. Infine, temi di riconoscimento e inclusione (stigma, discriminazione, difficoltà scolastiche e lavorative) e di ricerca e terapie, con la richiesta di promuovere la ricerca scientifica, accelerare lo sviluppo di terapie innovative e rendere più equo l'accesso alle sperimentazioni cliniche.
"La survey ha mostrato una grandissima vivacità e capacità delle associazioni di cercare di posizionarsi avendo ben chiara la propria mission - afferma Matilde Leonardi, membro del direttivo Sin e responsabile della mappatura e del contatto con le associazioni pazienti - Una mission che è di fatto concentrata su quattro punti: avere riconoscibilità; avere dei percorsi diagnostici chiari; avere la capacità sia di essere formati sia di formare i medici che devono trattare malattie spesso molto complesse; e saper gestire, guidare e consigliare lo sviluppo della ricerca, che è un elemento fondamentale per tutti. Sulla base di questi punti la Sin promuoverà dei focus group che mireranno a identificare il minimo comun denominatore fra tutte le associazioni partecipanti, che la Sin è riuscita a identificare e coinvolgere. È la prima volta che si dà vita a un lavoro così concreto e sinergico. Un'azione, quella della Sin, che si richiama alla richiesta di aggregazione delle associazioni pazienti lanciata dall'Oms con il Global action plan on epilepsy and other neurological disorders, e che vede l'Italia come uno dei pochi Paesi al mondo realmente impegnato in questa direzione".
Accanto alle criticità - prosegue la nota - le associazioni convergono su priorità di intervento comuni. Sul fronte della diagnosi e programmazione sanitaria, chiedono l'aggiornamento dei Lea per il riconoscimento delle malattie che ancora non lo hanno ottenuto, la creazione di registri nazionali per migliorare la programmazione e la velocizzazione della diagnosi attraverso una maggiore consapevolezza tra gli specialisti per un riconoscimento precoce. Per la presa in carico indicano l'integrazione ospedale-territorio tramite Pdta e team multidisciplinari per una gestione continua dei pazienti, l'ottimizzazione della presa in carico territoriale per ridurre spostamenti e garantire l'accesso ai centri di riferimento, e una sburocratizzazione dei processi per facilitare l'accesso di pazienti e caregiver ai benefici sociali. Sul piano della qualità della vita chiedono sostegno psicologico e sociale continuativo, politiche di inclusione scolastica e lavorativa e attenzione al tema del 'dopo di noi', con strumenti di tutela giuridica ed economica per caregiver e famiglie. In tema di ricerca, innovazione e accesso alle terapie, le associazioni chiedono un accesso più uniforme e tempestivo alle terapie innovative (con procedure più snelle per autorizzazioni e rimborsi), il coinvolgimento nelle sperimentazioni cliniche e un impegno più deciso nella promozione della ricerca scientifica per accelerare l’innovazione terapeutica.
Le associazioni auspicano che gli Stati generali diventino lo spazio per costruire una voce forte e coesa, capace di incidere sulle politiche sanitarie, garantendo l'applicazione coerente delle leggi e l'uguaglianza nell'accesso alle cure su tutto il territorio nazionale. Chiedono inoltre un maggiore coinvolgimento da parte delle istituzioni nelle progettualità future, una collaborazione continuativa e strutturata con comunità scientifica e altre associazioni attraverso reti e tavoli permanenti, e una definizione condivisa delle priorità a breve e medio termine per fare chiarezza sul burden delle patologie neurologiche.
Sulla base di questi presupposti, la Sin organizzerà tre focus group tematici: malattie rare, neuroinfiammatorie e distrofie; malattie neurodegenerative; e stroke, trauma cranico, epilessie, cefalee. I focus group si riuniranno due volte nel mese di maggio con l'obiettivo di arrivare nel mese di giugno alla definizione di un manifesto unitario, che sarà discusso in una nuova riunione plenaria a luglio, a Roma. A ottobre, nel corso del Congresso della Sin in programma a Firenze, si terranno gli Stati generali delle associazioni delle persone con malattie neurologiche, cui seguirà un incontro dedicato a far conoscere alle istituzioni i risultati raggiunti.
La Sardegna al centro del Mediterraneo: presentata la quinta
edizione della Fiera Nautica.
(Adnkronos) - Ticket, farmaci, trasporti, esami di controllo spesso nel privato per assenza di offerta nel pubblico, terapie di supporto. Queste e altre voci contribuiscono a creare il carico economico che pesa su chi si ammala di tumore. Si chiama 'tossicità finanziaria' (financial toxicity), effetto collaterale spesso sottovalutato del tumore e delle terapie oncologiche. La qualità della vita peggiora e in casi estremi si arriva a contrarre debiti, vendere beni, interrompere le cure. Negli Stati Uniti è riconosciuta come fattore prognostico negativo. Ma cosa succede in Italia? "Nonostante il servizio sanitario italiano non sia per fortuna paragonabile a quello americano e buona parte dei costi della cura dei malati di tumore siano a carico del Ssn, la situazione a livello nazionale è in evidente peggioramento per carenze strutturali, mancanza di risorse e disparità fra regioni: il fardello di spese 'out of pocket' per chi si ammala sta crescendo". Lo rileva uno studio condotto tra ottobre e dicembre 2024 presso la Città della Salute e della Scienza di Torino su 359 pazienti oncologici (177 uomini e 182 donne) in trattamento attivo, un'indagine che ha utilizzato il questionario italiano Proffit, specifico per l'Italia, che esplora manifestazioni e cause della tossicità finanziaria.
Il punteggio mediano di tossicità finanziaria è risultato 33,33, su una scala da 1 a 100, riporta una nota. Il 35,2% dei pazienti intervistati ha dichiarato che la malattia ha ridotto le risorse economiche e 1 su 3 è preoccupato che la propria condizione economica possa condizionare la possibilità di avere cure adeguate. I pazienti disoccupati, ma anche i divorziati, sono particolarmente colpiti (mediana 52,38) rispetto ai pensionati (28,57). Il 32,1% ha ridotto spese per vacanze, ristoranti o spettacoli. Il 46% ha riferito di aver speso per eseguire visite ed esami nella sanità privata, a volte per scelta, in molti casi per la carenza di offerta nel pubblico che non garantisce tempi d'attesa adeguati. Oltre la metà dei pazienti (56%) ha sostenuto spese per farmaci supplementari e integratori; il 40% spende per psicoterapia, fisioterapia o cure dentali, in alcuni casi una conseguenza delle terapie. Un aspetto da non sottovalutare sono i trasporti: se pure i pazienti interpellati alle Molinette hanno dichiarato di non dover affrontare spostamenti lunghi (non più di 40 minuti di media con i mezzi pubblici e 22 minuti utilizzando l'auto), anche distanze ridotte, moltiplicate per il numero di visite, controlli, terapie, concorrono ad aggravare la situazione. Poco importa se chi si è ammalato ha un cancro al polmone, alla mammella o al pancreas: nella casistica analizzata la tossicità finanziaria non è legata a un tipo di tumore piuttosto che a un altro, ma di certo la disponibilità economica di partenza gioca un ruolo importante nel peggioramento della qualità di vita.
Il tema, nelle sue numerose e importanti implicazioni in un periodo in cui la sanità pubblica appare sempre più incapace di garantire i costi della cura, è stato trattato da Massimo Di Maio, professore di Oncologia medica presso il Dipartimento di Oncologia medica dell'università di Torino, direttore dell'Oncologia medica 1U dell'azienda ospedaliera-universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino e presidente di Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), nel suo intervento al Master di II livello in Etica medica, deontologia, politica ed economia sanitaria (MedPos) dell'università di Torino, organizzato dall'Ordine dei medici torinese. Qualche giorno fa la riflessione è proseguita in un incontro che si è svolto all'ospedale Molinette della Città della Salute, a cui hanno voluto portare il loro contributo l'assessore alla Sanità del Piemonte Federico Riboldi e il direttore generale dell'azienda Livio Tranchida, e a cui hanno partecipato tutti i direttori delle oncologie piemontesi e della Rete oncologica piemontese. I risultati sono stati presentati al congresso Aiom 2025 e pubblicati sulla rivista internazionale 'Tumori Journal'. I prossimi passi saranno l'impiego del questionario in studi prospettici: non solo un'osservazione del fenomeno, quindi, ma interventi per prevenire, valutare e ridurre l'impatto dell'esborso a carico dei pazienti.
La misurazione della tossicità finanziaria - ricorda la nota - è stata avviata in Italia nel 2016 con uno studio (Perrone, Jommi, Di Maio et al.) condotto presso l'Istituto nazionale tumori Pascale di Napoli e pubblicato sulla rivista 'Annals of Oncology': un'analisi su 3.670 pazienti. Già nella fase iniziale il 26% degli intervistati riportava difficoltà finanziarie; il 'fardello finanziario' era associato a un peggioramento della qualità di vita e lo sviluppo, o peggioramento, durante il trattamento (financial toxicity 22,5% dei casi) aumentava del 20% il rischio di morte. Dieci anni fa, per affrontare il problema con strumenti tarati sul contesto italiano, è nato il progetto Proffit (Patient reported outcome for fighting financial toxicity of cancer), promosso da Aiom, Cipomo (primari oncologi medici ospedalieri), Favo (Federazione associazioni volontariato ospedaliero), Ficog (Federation of oncology cooperative groups), Fondazione Gimema e finanziato da Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro) che ha sviluppato il questionario.
"Anche in un sistema universalistico come il nostro - sottolinea Di Maio - i costi indiretti gravano in modo significativo su pazienti e famiglie, soprattutto nelle fasce più deboli. La tossicità finanziaria non è solo un disagio economico: è un problema clinico che influenza qualità di vita, aderenza alle terapie e, in alcuni casi, la sopravvivenza. Il prossimo passo è integrarne la valutazione nella pratica quotidiana e nella ricerca per un'oncologia più equa e centrata sul paziente", auspice il presidente Aiom. "Un aspetto di questa ricerca e più in generale di questo argomento che ci ha interessato molto come Ordine dei medici - osserva il presidente di Omceo Torino Guido Giustetto - è la messa in luce di un fattore di discriminazione rispetto alla possibilità dei soggetti più fragili di ricevere le cure ottimali. E' importante sottolineare la sensibilità degli oncologi per questo aspetto sociale, e non strettamente clinico, del rischio per la guarigione delle persone. La tossicità finanziaria fino a qualche anno non era riconosciuta. Ora è necessario, analizzandone le cause, contrastarle dove si presentano". In questo senso, suggerisce, "l'alleanza tra ospedale e territorio e la loro integrazione potrebbe essere la chiave del successo".
L'appello è condiviso ed è rivolto all'intera filiera del sistema sanitario nazionale: clinici, politici e associazioni di pazienti: misurare e contrastare la financial toxicity non è un optional, ma una necessità. "Anche in un centro pubblico di eccellenza come quello della Città della Salute di Torino - commenta il Dg Tranchida - il problema della tossicità finanziaria in campo oncologico esiste e non è trascurabile. E' fondamentale occuparsi di questi temi sia dal punto di vista sanitario sia sociale. Ritengo sia opportuno in un sistema sanitario come il nostro accogliere e supportare le fragilità di pazienti, famiglie, caregiver, con senso etico e nell'ottica dell'ascolto".

(Adnkronos) - "Il tribunale di Budapest ha posto termine al mio processo". E' l'annuncio di Ilaria Salis, europarlamentare di AVS, a Un giorno da pecora, in onda su Radiouno Rai. "Sul mio processo in Ungheria posso rivelare una cosa: la settimana scorsa mi è arrivata una carta dal tribunale ungherese in cui si dice che pongono termine al processo penale a mio carico, quindi, il processo è più che sospeso diciamo. In teoria potrebbe riaprirlo ma solo ripartendo da capo", dice Salis. Nel febbraio 2023, Salis è stata arrestata a Budapest con l'accusa di aver partecipato all'aggressione di 3 militanti neonazisti. In custodia cautelare, ha affrontato il processo con il rischio di una condanna a 11 anni di carcere. Salis è stata candidata da AVS alle elezioni europee 2024 e dopo l'elezione ha ottenuto la liberazione con l'immunità parlamentare poi confermata dal voto dell'europarlamento.
Quindi il processo è finito? "Il mio avvocato mi ha spiegato che si potrebbe riaprire il processo ma ricominciando da capo. La sospensione scatta perché il Parlamento europeo ha confermato l'immunità dopo che c’è stato il voto di conferma: con dei tempi un po' lunghi, hanno ricevuto questa comunicazione e hanno posto termine al procedimento".
Salis ieri, con un post sui social, ha esultato per la sconfitta di Viktor Orban nelle elezioni in Ungheria. "Ha vinto Magyar che è un uomo di centrodestra, combatte Orban sullo stesso terreno. Non è una vittoria della sinistra, che non sarà rappresentata nemmeno da un deputato. Il risultato è comunque una batosta per le ultradestre sovraniste, Orban era sostenuto dai peggiori della Terra. Io festeggio la sconfitta di Orban, non credo che il programma di Magyar sia considivisibile".

(Adnkronos) - “Il Made in Italy ha bisogno di reti all’altezza della sua forza e della sua capacità di innovare. La fibra ottica è un fattore abilitante per la crescita delle imprese, per la modernizzazione dei processi produttivi e per uno sviluppo che sappia coniugare internazionalizzazione e radicamento nei territori. Open Fiber ha realizzato l’infrastruttura integralmente in fibra ottica più grande d’Italia, un asset a disposizione del Paese capace di accompagnare lo sviluppo del tessuto economico italiano". Ad affermarlo è Giuseppe Gola, l'amministratore delegato di Open Fiber in occasione dell'evento 'Fibra ottica: il futuro del Made in Italy' promosso oggi da Open Fiber nella propria sede di Roma, nell’ambito della Giornata Nazionale del Made in Italy. Al confronto hanno preso parte Giorgio Maria Tosi Beleffi, Dirigente dell'Ufficio di Gabinetto del Ministro delle Imprese e del Made in Italy responsabile delle aree Tlc e Nuove Tecnologie, Gennaro Ardolino, Chief Innovation Officer di Graded S.p.A., Stefano Moretti, Amministratore Delegato di Moretti Design, e Stefano Mapelli, Fondatore di SteBrik, che hanno portato esperienze e punti di vista diversi ma convergenti su un tema centrale: oggi la competitività del Made in Italy passa anche dalla qualità delle infrastrutture digitali.
“La connettività a banda ultra-larga rappresenta oggi un’infrastruttura strategica per la competitività del nostro sistema produttivo. Grazie al percorso avviato dal Governo e alle risorse del Pnrr, l’Italia si avvia a completare una rete in fibra tra le più avanzate in Europa, con l’obiettivo di connettere imprese, territori e filiere del Made in Italy. In un Paese che ha raggiunto il quarto posto a livello mondiale per quanto riguarda le esportazioni, la diffusione delle reti ultraveloci in fibra ottica è un fattore abilitante per rafforzare sia l’export che l’import, consentendo alle nostre pmi di innovare, sviluppare canali digitali e competere sui mercati globali”, ha sottolineato Giorgio Maria Tosi Beleffi.
Nel corso dell’incontro è emerso con chiarezza come la disponibilità di una rete Ftth non rappresenti più solo un’opportunità, ma una condizione fondamentale per consentire alle aziende di lavorare in modo più efficiente, gestire dati e processi complessi, rafforzare la presenza sui mercati internazionali e mantenere competitività anche partendo da contesti territoriali lontani dai grandi centri. La fibra è un moltiplicatore di crescita economica: basti pensare che ogni euro investito in fibra nelle aree bianche (quelle più remote dove gli investitori privati non hanno ritenuto conveniente investire e la fibra è stata portata da Open Fiber attraverso il Piano Bul del Governo), ha generato 4,4 euro di Pil (fonte: Deloitte).
Le testimonianze delle imprese intervenute hanno evidenziato proprio questo. Moretti Design, azienda fondata nel 1960 a Ripatransone (Ascoli Piceno) e specializzata nella progettazione e produzione di stufe e camini di design contemporaneo, ha raccontato come l’arrivo della fibra ottica attraverso il Piano Bul abbia reso possibile la digitalizzazione del ciclo produttivo senza spostare il cuore dell’attività dal territorio di origine. SteBrik, realtà con sede a Calco (Lecco) attiva nella progettazione creativa e nel commercio online di modelli esclusivi realizzati con mattoncini Lego originali, ha evidenziato quanto una connessione ultraveloce sia essenziale per il lavoro da remoto del team, per la gestione di file ad alta definizione e per il rapporto quotidiano con una clientela internazionale. Graded, azienda attiva da oltre sessant’anni nel settore dell’energia e dell’efficienza energetica, ha infine sottolineato come la rete in fibra consenta di coordinare dal quartier generale di Napoli attività distribuite in Italia e all’estero, garantendo formazione continua e assistenza in tempo reale al personale operativo sugli impianti.
La fibra ottica non è soltanto una tecnologia, ma una leva industriale che aiuta le imprese a innovare, a crescere e a restare competitive. Ed è anche da questa capacità di connettere manifattura, servizi, creatività e territori che passa una parte importante del futuro del Made in Italy.

(Adnkronos) - Un operaio di 38 anni è morto a Taranto mentre lavorava nel cimitero di San Brunone al quartiere Tamburi di Taranto. Secondo le prime notizie si trovava su una gru quando è stato colpito da un palo, forse a causa del forte vento.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri, lo Spesal e il personale del 118.

(Adnkronos) - Serata di festeggiamenti a Montecarlo per Jannik Sinner con... Flavio Briatore. Il tennista azzurro ha vinto il Masters 1000 del Principato battendo Carlos Alcaraz in finale, dominato in due set 7-6 (5), 6-3, e riprendendosi così il numero 1 del ranking Atp.
I festeggiamenti di Sinner e del suo team sono andati in scena fino a tarda sera, trascorsa nei locali di Montecarlo. In compagnia della fidanzata Laila Hasanovic, l'azzurro si è concesso una cena in uno dei ristoranti più rinomati del Principato, dove ha incontrato anche Flavio Briatore.
L'imprenditore ci ha tenutoa salutare calorosamente Sinner, dandogli prima un abbraccio e poi un affettuoso buffetto sulla guancia. Un saluto rapido, con Jannik che è poi 'scappato' su una macchina in compagni di Laila.

(Adnkronos) - Elementi investigativi basati su intercettazioni, messaggistica sequestrata e accertamenti autoptici hanno portato gli inquirenti a contestare a Luca Spada, 27enne autista soccorritore della Croce Rossa, l’omicidio aggravato dell'85enne, Deanna Mambelli, deceduta durante un trasporto sanitario lo scorso 25 novembre. Secondo quanto emerso nel corso di una conferenza stampa della Procura di Forlì, la causa della morte sarebbe riconducibile a un’embolia gassosa compatibile, secondo l’ipotesi investigativa, con un’azione esterna.
In tutto, sono sei gli omicidi di anziani contestati a Spada, che lo scorso sabato è stato sottoposto a misura cautelare in carcere. Per altri cinque episodi, tuttavia, il giudice per le indagini preliminari non ha ritenuto sussistente un quadro indiziario sufficiente, pur proseguendo le attività investigative.
“Per l'ultimo episodio abbiamo una serie di elementi che riguardano sia le intercettazioni telefoniche, la messaggistica, che è stata sequestrata nel telefonino dell'indagato, e soprattutto, per quello che ha ritenuto il Gip, questo accertamento autoptico che è assolutamente certo in termini di causa della morte, dovuta a un'embolia gassosa, giustificabile esclusivamente con l'insufflazione da esterno di aria nel corpo della vittima”, ha detto il procuratore di Forlì, Enrico Cieri, a margine della conferenza stampa di questa mattina, durante la quale si è parlato delle indagini in relazione alla vicenda delle morti sospette di anziani, trasportati in ambulanza.
“Per tutti gli altri episodi, abbiamo una serie di elementi che riguardano la serialità delle condotte, la uniformità delle condotte stesse, la giustificazione delle cause della morte negli stessi termini apparenti di quella della signora Mambelli e un'evenienza statistica, che è assolutamente straordinaria, cioè che questi questi episodi mortali sono avvenuti esclusivamente quando il trasporto era stato affidato a questo signore”, ha aggiunto.
“Per uno di essi, per il povero signor Scavone, c'è anche un messaggio telefonico che sembra essere riferito al fatto dell'avvenuta morte – ha concluso Cieri –. Ma per tutte queste cinque ipotesi il Gip non ha ritenuto la sufficienza indiziaria. Quindi, a questo noi ci inchiniamo. Riteniamo, comunque, che non siano venute meno le ragioni, perché le nostre indagini proseguono e anzi proseguono con maggior vigore anche per questi cinque episodi”.

(Adnkronos) - La Lega Serie A ha scelto. È Giovanni Malagò il candidato alla presidenza della Federcalcio espresso dalla massima serie durante l’Assemblea di Lega di oggi, lunedì 13 aprile, a Milano. Sono 18 le preferenze per l’ex numero uno del Coni e attuale presidente di Fondazione Milano Cortina 2026: i club hanno trovato una quadra dopo la discussione della mattinata nella sede di via Rosellini, contrari solo la Lazio con il presidente Claudio Lotito e il Verona con Italo Zanzi.
Le elezioni federali si terranno il 22 giugno a Roma. I voti non hanno lo stesso peso, ma assumono un valore specifico proporzionale alla rilevanza della componente rappresentata: Serie A, Serie B, Lega Pro, Lega Nazionale Dilettanti, Associazione Italiana Calciatori e Associazione Italiana Allenatori Calcio.
Questo il peso dei voti delle delegazioni: Serie A (20 delegati, peso complessivo del 18%), Serie B (20 delegati, 6%), Lega Pro (57 delegati, 12%), Lnd (99 delegati, 34%), Aic (52 delegati, 20%), Aiac (26 delegati, 10%).
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