
La Rai spegne le voci su un possibile ritorno di Amadeus. "In merito ad alcuni articoli di stampa usciti in questi giorni - pur ribadendo la stima professionale nei confronti del conduttore - Rai precisa che il suo ritorno non rientra nei piani editoriali dell’azienda", si legge in una nota Rai.
La 'notizia' di Fiorello e il no di Berlusconi
Ad accendere i rumors ci aveva pensato Fiorello. "Sappiate che sta tornando Amadeus, in Rai", aveva detto lo showman qualche giorno fa in diretta su Rai Radio 2, commentando con la sua 'Pennicanza', sempre sul filo dell'ironia, le indiscrezioni circolate sul collega Amadeus. E lo aveva fatto quando, in videochiamata con Giorgia, aveva parlato di Sanremo proponendo alla cantante: "Ti voglio direttrice artistica e conduttrice unica del Festival, magari con valletti maschi… li scegli poi tu!”.
Remota anche l'ipotesi di un eventuale passaggio di Amadeus in Mediaset, giudicata come "fantatelevisione" da Pier Silvio Berlusconi, ad di Mfe-MediaforEurope, durante il tradizionale incontro di Natale con la stampa di qualche giorno fa negli studi di Cologno Monzese.
"Lui - aveva spiegato l'ad di Mfe - è sotto contratto con Discovery Italia e, anche a fronte di un cambio di imprenditore di riferimento, o di azienda di riferimento, i contratti non vengono stracciati. Quindi parliamo di un'opzione che ad oggi non c'è". E, aveva concluso, anche se "le porte sono sempre aperte per un professionista, è fantatelevisione".
L'ultimo Sanremo e l'addio alla Rai
Il Festival di Sanremo 2024 ha segnato l'addio di Amadeus alla Rai. Dopo 25 anni di emittente pubblica, il conduttore, sulla scia dell'entusiasmo per il ritorno al successo della kermesse musicale, guidata per cinque edizioni come direttore artistico, ha deciso di intraprendere una nuova avventura professionale e non rinnovare quindi il suo contratto con la Rai in scadenza agosto 2024.
La decisione è stata ufficializzata nell'aprile dello stesso anno, con Amadeus che ha comunicato la sua decisione con un post su Instagram: "Lavorare in Rai per tanti anni è stato per me motivo di orgoglio, di responsabilità ed immenso piacere. Al servizio pubblico va il mio più sentito ringraziamento. Grazie a tutti i Dirigenti che ho incontrato negli anni, che hanno riposto in me fiducia, garantendomi autonomia e serenità", ha scritto Amadeus, "non è stata per me una scelta facile anche in considerazione degli sforzi importanti fatti da Rai per trattenermi, e senza che io abbia mai fatto alcuna richiesta per favorire i miei familiari o per escludere miei passati collaboratori, a dispetto di quanto è stato fatto circolare sulla stampa negli ultimi giorni. Non è nel mio stile. Un grazie speciale va alle Maestranze Rai che rappresentano al meglio lo spirito dell’azienda. Grazie anche ai Colleghi e ai tanti Artisti che hanno creduto in me e si sono fatti coinvolgere nelle mie idee"
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"I programmi che ho avuto la possibilità e la gioia di realizzare (Sanremo compreso ) appartengono al Pubblico, ma rappresentano per me, un pezzo di cuore e di vita. Sono entrato ogni giorno nelle case di milioni di persone, ho provato a ripagare il grande affetto e l’apprezzamento ricevuto, con il lavoro, la professionalità, il rispetto e la libertà. Ho dato tutto me stesso. Ora è tempo di nuove sfide professionali e personali. È tempo di nuovi sogni. Grazie a tutti. Ci vediamo in TV", ha concluso.
Il super contratto al NOVE
Dopo l'addio alla Rai, Amadeus è approdato sul NOVE. Il conduttore ha firmato un super contratto di quattro anni con Warner Bros Discovery con un ingaggio complessivo che dovrebbe aggirarsi intorno ai 10 milioni di euro. Amadeus gode inoltre di piena libertà artistica nella creazione e produzione dei programmi, condizione ricercata dal conduttore.
Quali programmi conduce
Sul NOVE Amadeus conduce un talent show musicale chimato 'Like a Star', con giudici Elio e Rosa Chemical, mentre nei mesi precedenti del 2025 erano andati in onda quiz show come 'La Corrida' e 'The Cage - Prendi e scappa'. Appuntamento quotidiano invece è con il suo 'Chissà chi è', un format in cui ogni sera i concorrenti devono indovinare mestieri e parentele.

Nel 2025 doversi sottoporre a un intervento chirurgico per tumore al seno rappresenta un problema nel problema per le donne che vivono in una regione del Meridione. Al Sud, infatti, il 15% delle pazienti è costretta a cambiare regione per eseguire un intervento di chirurgia mammaria. E' quanto emerge dalla 15esima edizione del rapporto 'I numeri del cancro in Italia 2025' dell'Associazione di oncologia medica, frutto della collaborazione tra Aiom, Airtum (Associazione italiana registri tumori), Fondazione Aiom, Osservatorio nazionale screening (Ons), Passi (Progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia), Passi d'Argento e della Società italiana di anatomia patologica e di citologia diagnostica (Siapec-Iap), presentato questa mattina a Roma a Palazzo Baldassini.
"L'analisi della mobilità sanitaria fra regioni per sottoporsi ad intervento chirurgico per il trattamento del tumore della mammella può fornire elementi importanti per valutare la capacità dei sistemi sanitari regionali di prendere in carico le pazienti con questa neoplasia nella fase successiva alla diagnosi - spiega Massimo Di Maio, presidente di Aiom - Fra il 2010 e il 2023, la quota di interventi in mobilità a livello nazionale è rimasta sostanzialmente stabile, con valori intorno all'8%. L'analisi degli indici di fuga per macroaree territoriali mostra come al Sud la mobilità passiva risulti 3 volte più alta rispetto al Centro-Nord".
"Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Lazio presentano i livelli di fuga più bassi, con valori rispettivamente intorno al 1,5%, 2,5% e 4% - sottolinea Di Maio - Tutte le regioni del Sud mostrano indici di fuga superiori rispetto alla media nazionale, con Calabria, Basilicata e Molise che presentano i livelli più alti, arrivando quasi al 50% degli interventi chirurgici eseguiti fuori regione nel caso della Calabria. Le regioni del Sud che presentano livelli di fuga elevati - evidenzia - sono anche quelle con i più bassi livelli di coperture totali dello screening".

In Italia le diagnosi di tumore nel 2025, rispetto al biennio precedente, sono sostanzialmente stabili: 390.100. Tra le buone notizie il calo dei decessi e la migliore adesione agli screening. Tuttavia, fumo e sovrappeso restano due importanti fattori di rischio nel nostro Paese. E' la fotografia scattata dalla 15esima edizione del rapporto 'I numeri del cancro in Italia 2025' dell'Associazione di oncologia medica, frutto della collaborazione tra Aiom, Airtum (Associazione italiana registri tumori), Fondazione Aiom, Osservatorio nazionale screening (Ons), Passi (Progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia), Passi d'Argento e della Società italiana di anatomia patologica e di citologia diagnostica (Siapec-Iap), presentato questa mattina a Roma a Palazzo Baldassini.
"Nel 2025 non vi saranno sostanziali differenze quantitative rispetto a quanto documentato lo scorso anno - spiega Diego Serraino, consulente epidemiologo presso Alleanza contro il cancro, Roma - mentre nei prossimi anni il numero assoluto di nuove diagnosi in Italia potrebbe stabilizzarsi o iniziare a diminuire. E' un'ipotesi supportata, oltre che dalla costante decrescita demografica della popolazione italiana, anche dalla diminuzione dei casi negli uomini. Un esempio rappresentativo dei diversi andamenti temporali, in Italia, dei tassi di incidenza nella popolazione maschile e in quella femminile è offerto dal tumore del polmone. Negli uomini, tra il 2003 e il 2017, le nuove diagnosi di questa neoplasia sono diminuite del 16,7%, mentre tra le donne sono aumentate dell'84,3%". Il fumo resta più frequente fra gli uomini (28%) rispetto alle donne (20%) ed è fortemente associato allo svantaggio sociale, coinvolgendo molto di più le persone con difficoltà economiche (36%) rispetto a chi dichiara di non averne (21%).
"Un altro fattore di rischio è il sovrappeso - evidenzia Rossana Berardi, presidente eletto Aiom - L'eccesso ponderale riguarda il 43% degli adulti in Italia. Dal 2008 le analisi temporali mostrano un aumento dell'eccesso ponderale a livello nazionale, sostenuto da un incremento, contenuto ma statisticamente significativo, dell'obesità nel Nord, a fronte di una riduzione che ha avuto inizio negli anni più recenti nel Meridione. Il gradiente geografico dell'eccesso ponderale resta a sfavore del Sud e in alcune regioni, come Campania, Puglia e Molise, la metà della popolazione adulta è in sovrappeso. Ai problemi con la bilancia si associa spesso l'assenza di attività fisica. In questo caso, però, si avverte un'inversione di tendenza. Infatti, dopo più di 10 anni di incremento costante e significativo, il trend della sedentarietà ha cambiato direzione dopo il 2020, mostrando una progressiva e continua riduzione di 5 punti percentuali in soli 4 anni, dal 32% del 2020 al 27% nel 2024". Una riduzione dell'obesità "migliorerebbe la salute pubblica, riducendo nuove diagnosi e recidive oncologiche e potenziando la risposta alle terapie. Agire su peso e stile di vita è uno strumento concreto di prevenzione e cura del cancro, in linea con l'approccio One Health".

Dalla guerriglia No Tav alle manifestazioni Pro Pal più violente, fino all'assalto a La Stampa: dopo quasi 30 anni Askatasuna è stato sgomberato questa mattina dalle forze dell'ordine. Principale realtà antagonista di Torino, il centro sociale è nato da una storica occupazione degli anni '90 e più volte gli investigatori ne hanno messo in evidenza un’attitudine di piazza particolarmente accesa e incline allo scontro. Un soggetto di rilievo del mondo antagonista sia dal punto di vista dei numeri che riesce a mobilitare - anche grazie al contatto diretto con i collettivi studenteschi universitari e liceali - sia per gli importanti rapporti con l’estremismo di tutta Italia ma anche d’Oltralpe che si è riuscito a costruire in larga parte grazie alla campagna No Tav.
Il Comune di Torino ha posto fine al patto di collaborazione per trasformare il centro sociale Askatasuna in bene comune vestito da un gruppo spontaneo. "L'Autorità di Pubblica Sicurezza sta svolgendo questa mattina attività presso l’immobile di corso Regina Margherita 47. In questo contesto la Prefettura di Torino ha comunicato alla Città l’accertamento della violazione delle prescrizioni relative all’interdizione all’accesso ai locali di corso Regina Margherita 47. Tale situazione configura un mancato rispetto delle condizioni del patto di collaborazione che pertanto è cessato, come comunicato ai proponenti", ha detto il sindaco Stefano Lo Russo.
"Il dirigente responsabile del patto di collaborazione ha già comunicato ai proponenti del patto l’impossibilità di proseguire e quindi la decadenza" ha poi aggiunto Lo Russo a margine di un evento. "L'avvio del percorso che dal punto di vista amministrativo si è concluso questa mattina risiedeva nella possibilità di far uscire dal perimetro dell'illegalità l’occupazione abusiva dell’immobile di corso Regina attraverso un percorso che aveva alcune condizioni che alla luce delle comunicazioni ricevute lo hanno interrotto. Personalmente continuo a pensare che la scelta che abbiamo fatto in quella fase fosse in qualche modo di provare a verificare la possibilità di restituire alla città una funzione pubblica di quell’immobile in un percorso di legalità, prendo atto che queste condizioni sono venute meno per la violazione dell’ordinanza".
La storia di Askatasuna
Per l'attitudine allo scontro e la sua capacità di mobilitazione, Askatasuna è da anni tra le priorità investigative della Digos di Torino. L'ultima indagine, l'Operazione Sovrano, avviata nel 2019, nel marzo 2021 è sfociata in un’ipotesi di associazione sovversiva a carico di attivisti del centro sociale e del movimento No Tav per le azioni violente contro la linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione. L'ipotesi, poi derubricata ad associazione per delinquere, non è però sfociata in nulla: lo scorso 31 marzo i 28 militanti di Askatasuna imputati sono stati assolti dal reato associativo.
Per 18 sono scattate condanne a pene dai 5 mesi e 10 giorni ai 4 anni e 9 mesi di reclusione per specifici, ma più marginali reati fine (violenza privata, violenza e minaccia a pubblico ufficiale, danneggiamento e violazione del foglio di via obbligatorio), mentre 14 militanti sono stati anche condannati al risarcimento del danno alla Presidenza del Consiglio e ai Ministeri dell’Interno e della Difesa, costituitisi parte civile.
Base operativa e logistica per ogni iniziativa messa in piedi da Askatasuna sono due immobili. Il primo, in corso Regina Margherita 27, già sede di un istituto scolastico di proprietà comunale, è stato occupato per la prima volta nel 1994, spontaneamente liberato e poi occupato una seconda volta nel 1996 al termine di una manifestazione per la legalizzazione delle droghe leggere. Il secondo, in via Murazzi del Po arcate 25 e 27, è stato abusivamente occupato nel 1989 dal 'Collettivo Spazi Metropolitani', poi concesso in comodato d’uso agli attivisti per tre anni dal Comune di Torino. Nel 1994, non venendo rinnovato il contratto, l’occupazione è divenuta nuovamente abusiva. Nel 2013 la Polizia Municipale di Torino ha proceduto all’esecuzione del sequestro preventivo dei locali, a seguito del quale il centro sociale ha organizzato una “tre giorni di mobilitazione” culminata con la rioccupazione.
Nei primi mesi del 2023, su disposizione della procura di Torino, nell'immobile sono state effettuate perquisizioni ed ispezioni che hanno condotto, oltre al sequestro di vario materiale (strumentazione sonora ed altri beni funzionali allo svolgimento di attività ricreative organizzate), alla dichiarazione di inagibilità dell’immobile di Via Murazzi a cui sono stati apposti i sigilli, mentre per l’immobile di Corso Regina Margherita l’Amministrazione Comunale di Torino ha deliberato in Giunta un progetto di Gestione Condivisa che prevede la gestione dell’immobile da parte di un comitato di cittadini (già costituitosi) per finalità di interesse generale, previa sua “messa in sicurezza”.

La città di Salerno si prepara ad ospitare un evento di rilevanza nazionale che mira a ridefinire il rapporto tra istituzioni e nuove generazioni. Il Grand Hotel Salerno sarà la sede, da oggi al 20 dicembre 2025, del meeting di presentazione del progetto nazionale 'Co-programmare con i giovani', un'iniziativa ambiziosa finanziata dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per l’annualità 2024 (ai sensi dell’art. 72 del D.lgs. n.117/2017). L'ente di terzo settore Moby Dick Aps guida il progetto in qualità di capofila nazionale, con l'obiettivo dichiarato di coinvolgere operatori e giovani di tutte le regioni italiane in un percorso di partecipazione attiva e co-programmazione delle politiche giovanili. Al centro, l’esigenza di ascoltare i bisogni reali dei giovani, stimolare il dialogo con le istituzioni e favorire la nascita di idee e iniziative per comunità più inclusive, sostenibili e partecipative.
L’inizio dei lavori del Meeting è previsto per il pomeriggio, presso il Grand Hotel Salerno (Lungomare Clemente Tafuri, 1). Dopo i saluti istituzionali il momento clou della giornata inaugurale è l’intervento del viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maria Teresa Bellucci, che dialogherà con il giornalista di Adnkronos, Fabio Paluccio, sulle aspettative delle nuove generazioni e sulle attività messe in campo dal governo per rendere i giovani protagonisti attivi nella costruzione delle politiche e dei servizi a loro destinati.
Durante la prima giornata del meeting sono previsti altri due Panel di alto profilo. Alle 16, nel corso del talk sul tema 'Co-programmare, strumento collaborativo tra p.a. e terzo settore', intervengono: Alessandro Lombardi, capo dipartimento politiche sociali ministero del Lavoro; Virgilio D’Antonio, Magnifico Rettore dell’università degli studi di Salerno; Paola de Roberto, assessore alle Politiche sociali e giovanili del Comune di Salerno; Mario Di Spirito, consulente contabile e fiscale per il Terzo Settore; Walter Ra, sindaco del Comune di Corleone. Alle ore 17:30, il talk sul tema 'Politiche Giovanili, divergenze regionali e futuro quadro nazionale', ospita gli interventi di: Giuseppe Pierro, capo dipartimento per le politiche giovanili e Servizio civile universale; Federica Celestini Campanari, presidente dell’Agenzia italiana per la gioventù; Maria Cristina Pisani, presidente del Consiglio nazionale giovani; Domenico Carbone, presidente di Anci Giovani; Don Roberto Faccenda, responsabile pastorale giovanile di Salerno.
Nel corso del secondo panel, sono previste anche le testimonianza di giovani volontari impegnati in missioni all’estero come Antonio Scicolone e Paolo Giovanni Maria De Prezzo (Kenya); Mahmood Mustafa (Egitto) e Stefania Daniele (Argentina).
La giornata di venerdì 19 dicembre è dedicata alla dimensione europea della partecipazione giovanile e alla presentazione delle attività che la Rete Europe Direct Campania svilupperà nei prossimi anni. Alle ore 12:00, nella Sala Tafuri del Grand Hotel Salerno, è previsto il panel 'Le voci dei giovani nell’Europa di domani', un incontro che riunisce rappresentanti istituzionali, operatori della comunicazione europea e giovani protagonisti dei programmi Ue. Intervengono: Lucia Pecorario, pr e social media manager dell’ufficio di collegamento del Parlamento Europeo; Andreea Alexandra Stan, community manager Europe Direct Salerno; Vincenzo Girfatti, coordinatore Europe Direct Caserta; Valentina Tamburrelli, responsabile Europe Direct Napoli; Michele De Luca, responsabile Europe Direct Vesuvio; Domenico Baldino e Douae Chitaouy, volontari del Corpo Europeo di Solidarietà. Nel pomeriggio è previsto l'incontro con gli operatori internazionali presso la Gff multimedia valley di Giffoni Valle Piana.
La giornata di chiusura, prevista per sabato 20 dicembre, affronta due temi centrali per lo sviluppo del terzo settore: legalità e talento. L’inizio dei lavori è previsto per le ore 9:30 con un dibattito sul tema 'Beni confiscati, quale futuro per gli Ets', nel corso del quale intervengono: il Prefetto Maria Rosaria Laganà, direttore dell'Anbsc - agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata; Ismaele La Vardera, deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana e già presidente della commissione Regionale Antimafia; Don Aniello Manganiello, prete anticamorra; Sebastiano Vitale (RevMan), poliziotto rapper; Anthony Lo Bianco, presidente Valentia Aps; I Ragazzi di Via D’Amelio, Associazione Antimafia e di Promozione della Legalità.
A seguire, l'attenzione si sposterà sulla 'Generazione potenziale e talenti' , con ospiti che spaziano dal mondo istituzionale a quello dello sport e della cultura, come: Michele Sciscioli, amministratore delegato dell'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato; Claudio Gubitosi, Fondatore del Giffoni Film Festival; Linton Jhonson, cestista ex Nba; Francesco Fiore e Roberta Borrelli, componenti della nazionale italiana di tennis per trapiantati; Pierluigi Gigante, attore.
La conclusione dei lavori, prevista per le ore 12:15, è affidata agli interventi di: Ciro Castaldo, segretario generale della Fondazione Banco di Napoli; Domenico Credendino, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana; Francesco Piemonte, presidente di Moby Dick Ets.
Con Moby Dick Aps capofila compongo il partneriato di 'Co-programmare con i giovani' le seguenti associazioni: Tdm 2000 (Sardegna), Associazione Valentia Aps (Calabria), Fattoria pugliese diffusa Aps (Puglia), Piazza Viva Aps (Trentino Alto Adige), Campus Salute Aps (Campania), Festival della Filosofia in Magna Grecia (Campania), Senza confini Aps (Liguria), Amici del Villaggio Aps (Veneto), Mo.d.a.v.i. Aps-RA (Lazio), Sciara Progetti Aps / Ets (Emilia Romagna), Opes Aps (Toscana).

Marco Carta, ospite oggi a La volta buona, ha condiviso un racconto intimo e doloroso della sua infanzia, segnata prima dal 'rifiuto' del padre e successivamente dalla morte della madre.
Il cantante, ex vincitore di Amici, ha ricordato di aver tentato di incontrare per la prima volta il padre quando aveva 7 anni. Un appuntamento fissato ma mai realizzato: "Era un lunedì, mi ero vestito benissimo, sono andato in anticipo, ero piccolo ed emozionato". Carta ha ricordato che ogni uomo che passava pensava fosse lui, "ma alla fine il tempo passava e lui non si presentava". "Mamma poi mi ha portato via, e lì ho capito che non lo avrei mai conosciuto". Un'assenza che il cantante non è mai riuscito a perdonare. Il padre è morto circa due anni dopo: "Quando mamma mi ha detto che era morto io sono rimasto impassibile perché, per il bambino che ero, lui era morto quel giorno".
"Mia madre era davastata", ha raccontato Carta. "Lui non si è mai presentato perché era egoista, menefreghista. È morto molto giovane, a 32 anni".
La storia ha commosso profondamente Caterina Balivo. Marco Carta ha ricordato poi la perdita della madre, morta giovanissima per una malattia quando lui aveva appena 28 anni: "Un destino crudele, sono cresciuto con lei mi ha dato tutto quello che poteva darmi. Mio padre invece mi ha rifiutato, sono cresciuto con tante lacune".
A colmare, almeno in parte, quei vuoti c'è stata nonna Elsa, figura centrale della sua vita. La sua morte è stata un'ulteriore perdita da accettare: "Era bella dentro e fuori, una donna coraggiosa. Lei amava se stessa e questa cosa si rifletteva negli altri. Nonna aveva 74 anni, pensavo di poterla vivere ancora di più".

Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi, è arrivato a sorpresa in tribunale a Pavia per l'udienza dell’incidente probatorio del caso Garlasco che vede indagato Andrea Sempio.
Quando ha lasciato il Palazzo di giustizia di Pavia accerchiato da una folla di giornalisti. Inutili i tentativi di far parlare chi ha ottenuto un permesso dal Tribunale di Sorveglianza per lasciare il carcere di Bollate ed essere presente in aula per l'indagine che potrebbe consentirgli una nuova richiesta di revisione[1]. "Abbiate pazienza" risponde a chi gli sbarra la strada, e ancora "così non andiamo da nessuna parte" le parole di Stasi prima di riuscire a farsi spazio tra microfoni e telecamere e lasciare con i suoi difensori Pavia.
Giada Bocellari, l'avvocata da sempre al fianco di Alberto Stasi, ha tutelato il suo cliente dall'assalto dei giornalisti al termine dell'udienza. "È venuto perché questa è una giornata importante: sono 11 anni che noi parliamo di questo Dna e finalmente è arrivata la perizia. Era importante per lui esserci in questo momento, lui ha sempre partecipato al suo processo, è sempre stato presente a tutte le udienze e ci teneva a esserci. Questa giornata ha un significato particolare per la difesa e per lui in prima persona perché la vita è la sua", ha detto. (VIDEO[2])
Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia di Chiara Poggi, invece ha fatto sapere che rivedere Alberto Stasi - a dieci anni dalla condanna definitiva per l'omicidio della ventiseienne uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco - "non mi ha fatto nessun effetto, non ho motivi per provare qualsiasi tipo di emozione".

"Ho passato tutta la mia vita sperando che questo giorno non arrivasse mai". Con queste parole Rocco Hunt ha annunciato sui social la scomparsa del nonno paterno, Rocco Pagliarulo, figura centrale e molto importante della sua vita e da cui il rapper ha preso il nome di battesimo.
In un lungo e toccante post condiviso sui social, l'artista salentino ha detto addio al nonno rendendogli omaggio: "Avrei voluto fare un patto con Dio per averti ancora qualche ora in più. Nonno, io ho l’onore di chiamarmi col tuo nome, ma onestamente non mi sono mai sentito all’altezza".
Hunt ha ricordato le fatiche fatte dal nonno per la sua famiglia con parole piene di riconoscenza: "Le tue mani hanno lavorato duramente per la nostra famiglia ed è grazie a te se oggi siamo ciò che siamo. Quanta fatica hanno fatto le tue mani. Ho avuto la fortuna di averti vissuto pienamente, e tu hai avuto la fortuna di arrivare ai tuoi ultimi giorni senza rimpiangere nulla".
Il cantautore ha ricordato poi il legame profondo con il nonno: "Hai lottato fino alla fine e il tuo ricordo resterà scolpito nel cuore di chi ha vissuto anche solo una piccola parte della tua grandissima storia. Mi mancherà venire a casa e trovarti sempre pronto a prepararmi qualcosa da mangiare. Mi mancheranno i tuoi consigli preziosi, la tua esperienza, la tua presenza piena d’orgoglio in prima fila ai miei concerti. Mi mancheranno i tuoi occhi lucidi ogni volta che mi vedevi in TV o quando qualcuno ti parlava di me".
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"Non ho rimpianti - ha continuato il rapper - perché ti ho onorato e riempito di soddisfazioni in ogni momento, sia con il mio lavoro, sia umanamente, regalandoti la gioia di diventare bisnonno di Gio Gio’, a cui spero di tramandare i nostri valori".
Nonno Rocco è andato via quasi in punta di piedi: "Te ne sei andato con la mia mano stretta. Mi sono goduto ogni respiro, anche l’ultimo. Ti prometto che continuerò a regalarti soddisfazioni e non mi fermerò mai, perché tu questo volevi. La tua storia non finirà qui. Te lo prometto", ha concluso Hunt.

Più caldo e, insieme, una riduzione media delle precipitazioni entro la fine del secolo in tutto il bacino del Mediterraneo e in Italia dove questi cambiamenti saranno accompagnati da un marcato incremento della frequenza degli eventi estremi con temporali intensi e alluvioni improvvise soprattutto durante la stagione autunnale sulle Alpi. È quanto emerge da uno studio Enea.
Lo studio
“Abbiamo utilizzato proiezioni climatiche regionali ad altissima risoluzione (fino a 5 km) che, come una lente di ingrandimento, ci hanno permesso di conoscere con estrema precisione gli impatti attesi al 2100, soprattutto in relazione agli eventi estremi e ai fenomeni locali - spiega la coordinatrice dello studio Maria Vittoria Struglia, ricercatrice del Laboratorio Enea Modelli e servizi climatici - Le proiezioni climatiche regionali sono uno strumento estremamente utile per stimare in modo più affidabile gli impatti del cambiamento climatico su scala locale. Consentono inoltre di progettare strategie di adattamento mirate, che tengano conto delle specificità territoriali e stagionali”.
Il team Enea ha realizzato simulazioni sia per il clima passato (1980-2014), utili a quantificare le variazioni già in atto, sia per il clima futuro (2015-2100), utilizzando tre scenari socioeconomici e climatici di riferimento. Gli scenari spaziano da quelli in cui vengono attuate politiche di sostenibilità ambientale a quelli in cui le politiche di decarbonizzazione non sono centrali nei modelli di sviluppo. Sulla base di queste proiezioni, sono stati stimati gli effetti del cambiamento climatico sulla temperatura superficiale e sulle precipitazioni in Italia.
Secondo lo studio, nelle aree montuose si prevede un aumento delle temperature estive con punte fino a +4,5 °C e fino a +3,5 °C in autunno nello scenario a più elevato impatto. Si tratta di un riscaldamento significativo che, in queste zone, non è riprodotto dai modelli globali a bassa risoluzione.
Sul fronte delle precipitazioni il clima tenderà a diventare generalmente più secco in tutte le stagioni, in particolare durante l’estate. Tuttavia, nei due scenari più critici, ci si attende un aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi meteorologici estremi soprattutto sull’Italia settentrionale e, in particolare, nelle zone alpine e subalpine.
Gli eventi estremi a fine secolo
Entrando nel dettaglio delle elaborazioni Enea, alla fine del secolo (2071-2100), in inverno si potrebbe verificare un aumento dell’intensità delle precipitazioni soprattutto nelle Alpi occidentali, a differenza delle Alpi orientali dove si registra una lieve diminuzione; mentre nell’Italia meridionale l’intensità diminuirà, con un calo particolarmente marcato sui rilievi principali della Sicilia. In primavera il quadro è simile a quello invernale, ma con un aumento più diffuso dell’intensità sull’intero arco alpino. In estate viene rilevata una diminuzione generalizzata dell’intensità delle precipitazioni estreme, soprattutto lungo le coste tirreniche. In autunno, nello scenario più severo, infine, si registra un aumento significativo dell’intensità delle piogge estreme su gran parte del territorio italiano, con incrementi più marcati nelle aree in cui gli impatti climatici previsti risultano già più intensi (Nord Italia).
La simulazione regionale ad alta risoluzione mostra un cambiamento delle precipitazioni diverso - e in alcune aree persino opposto - rispetto a quanto previsto dal modello globale a bassa risoluzione. “Negli ultimi anni, lo sviluppo di tecnologie sempre più potenti ha reso possibile proiezioni climatiche regionali molto più dettagliate che hanno permesso di valutare gli impatti locali del cambiamento climatico e dei rischi connessi al clima, nonché supportare politiche di adattamento e mitigazione. Questo rappresenta un progresso significativo per la regione mediterranea, un hotspot climatico caratterizzato da una morfologia fortemente eterogenea (un bacino semi-chiuso circondato da rilievi montuosi alti e complessi), che richiede analisi ad alta risoluzione. La regione è infatti particolarmente vulnerabile agli impatti di fenomeni meteorologici estremi su scala locale, che possono influenzare in modo significativo il benessere e l’economia delle comunità locali”, conclude Struglia.
La superficie agricola biologica in Italia supera i 2,5 milioni di ettari (+2,4% sul 2023) rappresentando il 20,2% della SAU nazionale, una quota che rende sempre più prossimo il traguardo del 25% fissato dalle strategie UE Farm to Fork e Biodiversità per il 2030. L'Italia si conferma ai vertici europei per questo indicatore con valori decisamente superiori a quelli registrati nelle altre grandi economie agricole continentali (Spagna 12,3%, Germania 11,5%, Francia 9,9%). La crescita delle superfici è trainata soprattutto da prati e pascoli (+8,2%), mentre risultano in lieve flessione i seminativi e le colture ortive. In aumento anche le colture permanenti.
Nel comparto zootecnico, il numero di capi biologici mostra una dinamica complessivamente positiva, in controtendenza rispetto alla zootecnia convenzionale, con incidenze particolarmente rilevanti per caprini, ovini e bovini. A livello territoriale, il Mezzogiorno concentra il 58% della SAU biologica nazionale, seguito dal Centro (23%) e dal Nord (19%), ma è il Settentrione a crescere a ritmo più elevato (+8,4% a fronte del +3,5% del Meridione). Prosegue anche la crescita degli operatori biologici, che nel 2024 raggiungono quota 97.160 unità (+2,9% sul 2023).
L'aumento riguarda soprattutto le aziende agricole e i produttori esclusivi, mentre nel medio periodo si rafforza il modello dei produttori che integrano produzione e trasformazione, segnale di una maggiore strutturazione del settore. Sul fronte dei consumi, nel 2024 la spesa domestica per prodotti biologici raggiunge i 3,96 miliardi di euro, con un aumento del 2,9% rispetto al 2023, mentre i volumi crescono del 4,3%, a conferma di una dinamica dei prezzi generalmente più contenuta rispetto ai prodotti convenzionali. Per effetto di queste dinamiche positive, l'incidenza del biologico sulla spesa agroalimentare complessiva torna a crescere, attestandosi al 3,6%.

Tutti con lo sguardo all'insù, Babbo Natale è tornato a far visita all'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma con un ingresso davvero spettacolare: dal cielo, o meglio dal tetto del padiglione Giovanni Paolo II. Cinque tecnici del Corpo nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (Cnsas), equipaggiati con funi, imbragature e dispositivi di sicurezza, hanno indossato il tradizionale costume rosso calandosi lungo la facciata dell'edificio per sorprendere i bambini ricoverati. L'iniziativa, promossa dal Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei ministri, in collaborazione con il Cnsas, ha trasformato una mattinata ordinaria in un momento di festa e stupore.
Al termine della discesa, i volontari della Protezione Civile e del Cnsas hanno incontrato i piccoli pazienti e le loro famiglie presso il Castello dei Giochi antistante la ludoteca della sede del Gianicolo, distribuendo doni e gadget. Un gesto di vicinanza e solidarietà che ha portato lo spirito del Natale tra bambini e ragazzi che trascorrono le festività in ospedale.

La Bce ha deciso oggi di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento della Bce: 2% sui depositi, 2,15% sui rifinanziamenti principali e 2,40% sui prestiti marginali al 2,40%.
La sua valutazione aggiornata conferma nuovamente che l’inflazione dovrebbe stabilizzarsi sull’obiettivo del 2% a medio termine. Le ultime proiezioni indicano infatti un’inflazione complessiva per la zona euro pari in media al 2,1% nel 2025, all’1,9% nel 2026, all’1,8% nel 2027 e al 2% nel 2028. L’inflazione al netto della componente energetica e alimentare si porterebbe in media al 2,4% nel 2025, al 2,2% nel 2026, all’1,9% nel 2027 e al 2,0% nel 2028. L’inflazione è stata rivista al rialzo per il 2026, principalmente perché gli esperti si attendono ora che quella relativa ai servizi scenda più lentamente, si legge nella nota diffusa dopo il Consiglio direttivo.
"Il Consiglio direttivo è determinato ad assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine", si legge nella nota diffusa dopo la riunione della Bce. "Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, il Consiglio direttivo seguirà un approccio guidato dai dati in base al quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione. In particolare, le decisioni del Consiglio direttivo sui tassi di interesse saranno basate sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi", si aggiunge.
La crescita economica dovrebbe essere più sostenuta rispetto alle proiezioni di settembre, trainata in particolare dalla domanda interna. A seguito di una sua revisione al rialzo, si collocherebbe all’1,4% nel 2025, all’1,2% nel 2026 e all’1,4% nel 2027, livello sul quale dovrebbe mantenersi nel 2028.

Un nuovo caso Clostebol nello sport italianol? Il nuotatore azzurro Christian Bacico è stato sospeso in via cautelare per una positività al Costebol, la stessa sostanza proibita che pochi mesi fa ha causato problemi a Jannik Sinner. Bacico ha accolto l’istanza presentata dalla Procura Nazionale Antidoping (e il provvedimento è stato adottato per la violazione degli articoli 2.1 e 2.2 del Codice Mondiale Antidoping.
Ma cos'è successo a Christian Bacico? Questa la nota: "Il Tribunale Nazionale Antidoping, in accoglimento dell’istanza proposta dalla Procura Nazionale Antidoping, ha provveduto a sospendere in via cautelare l’atleta Christian Bacico (Fin) per la violazione degli art. 2.1, 2.2 (sostanza riscontrata: Clostebol metabolita). I controlli sono stati disposti da Nado Italia". Bacico resta ora in attesa del procedimento, con i relativi sviluppi. Nel caso di Sinner, la positività c'era stata con contaminazione involontaria, mentre per il nuotatore azzurro la vicenda resta tutta da accertare.

Il santo padre Leone XIV è arrivato in piazza della Minerva, accolto dal presidente del Senato, Ignazio La Russa. Il pontefice visiterà la mostra sulla Bibbia di Borso d'Este, ospitata nella biblioteca del Senato. Notevoli le misure di sicurezza in piazza per la visita improvvisa. Tante le forze di polizia, ma anche i cronisti e le televisioni presenti.

Tre guardie di confine russe hanno attraversato per alcuni minuti il confine con l’Estonia, entrando senza autorizzazione in territorio Nato. È accaduto nella mattina del 17 dicembre lungo il fiume Narva, nel tratto orientale del Paese baltico, secondo quanto riferito dal ministero dell’Interno di Tallinn e dall’emittente pubblica Err.
L’episodio, avvenuto in prossimità della diga dove il Narva confluisce nel lago Peipus, ha visto i militari russi oltrepassare la linea di controllo e rimanere sul lato estone per circa venti minuti, prima di rientrare in territorio russo. Il ministro dell’Interno Igor Taro ha dichiarato che non è ancora chiaro se si sia trattato di un gesto deliberato, sottolineando comunque che non vi è alcuna minaccia immediata alla sicurezza nazionale.
Tallinn ha rafforzato le pattuglie di confine e ha annunciato incontri con la parte russa, oltre alla convocazione di un rappresentante diplomatico di Mosca per chiarimenti ufficiali. L’incidente si inserisce in una serie di episodi simili registrati negli ultimi mesi: sorvoli non autorizzati, movimenti anomali di truppe, presenze navali provocatorie. A novembre, una motovedetta russa era stata avvistata sul Narva con il vessillo del gruppo Wagner; a settembre, tre caccia MiG-31 avevano violato lo spazio aereo estone per oltre dieci minuti.
Non un errore, ma una zona grigia
Preso singolarmente, l’attraversamento del confine potrebbe apparire come un incidente tecnico. Ma nel contesto attuale, e soprattutto per un Paese che condivide 294 chilometri di frontiera con la Russia, il significato politico è più profondo. È qui che l’analisi di Elizabeth Braw, pubblicata su Foreign Policy, offre una chiave di lettura essenziale.
Secondo Elizabeth Braw dell’Atlantic Council, in un’analisi pubblicata su “Foreign Policy”[1], Mosca utilizza sempre più spesso azioni che restano sotto la soglia dell’aggressione militare vera e propria, ma che servono a testare, intimidire e normalizzare la violazione delle regole. È la cosiddetta “gray-zone aggression”, una strategia fatta di piccoli passi, ambigui e difficili da sanzionare, che mettono sotto pressione gli Stati bersaglio senza attivare automaticamente le clausole di difesa collettiva della Nato.
Dal passaggio dei soldati alle boe rimosse
Il fiume Narva è già stato teatro di una di queste micro-azioni. Nella primavera del 2024, guardie di frontiera russe avevano rimosso nottetempo decine di boe che segnalavano il confine marittimo tra Estonia e Russia, collocate sul lato estone del fiume. Un gesto apparentemente tecnico, ma che di fatto rendeva invisibile la frontiera.
Come ha spiegato Braw, quelle boe non erano simboliche: servivano a evitare sconfinamenti accidentali di pescatori e piccole imbarcazioni. Rimuoverle significava mettere in discussione, senza dichiararlo apertamente, la legittimità del confine stesso. Un precedente pericoloso, soprattutto se letto insieme ad altri comportamenti russi nel Baltico: interferenze Gps, tagli di cavi sottomarini, pressioni ibride continue.
L’ex presidente estone Toomas Hendrik Ilves ha definito queste azioni “micro-aggressioni geopolitiche”: non un’invasione, ma una costante politica di disturbo, pensata per ricordare ai Paesi confinanti che Mosca può creare problemi in qualsiasi momento.
Il dilemma Nato
Il vero problema, sottolinea Braw, è politico e strategico. Queste azioni non sono sufficienti ad attivare l’articolo 5 del Trattato Atlantico. Ma sono abbastanza gravi da minare la sicurezza e la stabilità. Anche l’articolo 4, che prevede consultazioni quando l’integrità territoriale di uno Stato membro è minacciata, viene spesso considerato un passo “eccessivo” per episodi di questo tipo.
Il rischio è che l’assenza di una risposta chiara rafforzi il comportamento. Se attraversare un confine per venti minuti, rimuovere boe o interferire con i sistemi di navigazione non ha conseguenze, la tentazione di spingersi un po’ più in là cresce.
Una strategia che guarda al lungo periodo
Le autorità estoni insistono sulla de-escalation e sulla gestione diplomatica dell’incidente. Ma il quadro complessivo è quello di una pressione crescente sul fianco orientale della Nato, in un momento in cui diversi leader occidentali avvertono della possibilità di uno scontro diretto con la Russia entro i prossimi cinque anni.
Come conclude Braw, difendere i confini oggi non significa solo respingere carri armati, ma riconoscere e contrastare anche le violazioni minori, soprattutto quando diventano sistematiche. Perché nella guerra della zona grigia, anche un passo oltre una linea sul fiume può essere parte di una strategia più ampia.

Prima polemica agli Australian Open 2026? A meno di un mese dall'inizio del primo Slam della stagione, al via il prossimo 12 gennaio, ci ha pensato Alexander Bublik ad 'accendere' il clima del circuito. Il tennista kazako sta preparando il nuovo anno allenandosi con le palline australiane, che però, stando a quanto riportato dallo stesso Bublik, sembrano avere qualche problema.
Bublik ha infatti postato una foto, pubblicata sul suo canale Telegram, mentre tiene in mano due palline 'griffate' AO: "Palline di alta qualità da un torneo del Grande Slam. Dopo cinque minuti in cui ho allenato gli slice", un commento decisamente ironico visto che le palline, come si vede dalla foto, sono già rovinate.

Stasera, giovedì 18 dicembre, in prima serata, su Canale 5, nuovo appuntamento con 'Grande Fratello', il reality show condotto da Simona Ventura e prodotto da Endemol Shine Italy. In studio Cristina Plevani, Ascanio Pacelli, Floriana Secondi e Sonia Bruganelli.
Una finale di festa, emozioni e cuore. Cinque finalisti, cinque storie diverse, un sogno comune: vincere Grande Fratello. Il televoto in corso sarà la resa dei conti tra due grandi protagonisti dell’edizione: Omer o Jonas? Chi continuerà la corsa verso la vittoria?
Sfide avvincenti metteranno a dura prova i nervi dei concorrenti, per raggiungere la fase decisiva, dove Anita, già superfinalista, li aspetta per l’ultima resa dei conti. Sorprese, abbracci inaspettati, parole d’amore, colpi di scena saranno il fil rouge della puntata fino alla proclamazione finale. Chi vincerà?
Inoltre, lunedì 22 dicembre, in prima serata, su La5 andrà in onda il documentario 'Grande Fratello - L’Inizio' che ripercorre, a 25 anni di distanza, l’avventura della prima edizione del reality.

Andrea Delogu vola verso la finale di Ballando con le stelle. La conduttrice televisiva, in coppia con il ballerino Nikita Perotti, è in corsa verso la vittoria del programma, ed è considerata una delle grandi favorite di questa edizione. Ma il suo percorso non è stato privo di difficoltà: dalla tragedia familiare che l'ha colpita con la perdita del fratello fino alla febbre a 39 che l'ha costretta ad andare al pronto soccorso dopo la prima semifinale.
Sui social, la conduttrice ha raccontato una settimana di prove complicata, spiegando che lei e Nikita non si sono allenati quanto avrebbero voluto: "Amori scusate ma non siamo riusciti a provare tanto in questi 3 giorni ma sappiate che Nikita ha fatto la coreo della vita e ora sta a me non rovinarla. E stendere e piegare quella gamba!", ha detto con un tocco di ironia.
Intanto tra i commenti non manca il sostegno dei fan che da tempo sostengono la coppia e la indicano come possibile coppia vincitrice di questa edizione di Ballando con le stelle che si concluderà sabato 20 dicembre.

Febbre, naso chiuso, mal di gola, tosse e difficoltà respiratorie. Influenza? Non sempre. Se vero che "come ogni anno il periodo compreso tra dicembre e febbraio rappresenta la fase di massima circolazione virale", con numeri record che nella stagione in corso stanno alimentando uno 'tsunami' di infezioni ribattezzato non a caso flunami, va ricordato che "le sindromi respiratorie osservate in questo periodo non sono causate esclusivamente dal virus influenzale". In questa fase, "complessivamente, i virus influenzali sono responsabili di circa un quarto delle infezioni respiratorie rilevate", con una prevalenza del "ceppo A/H3N2 presente nel vaccino stagionale, mentre i restanti casi sono attribuibili soprattutto a rinovirus, adenovirus e virus parainfluenzali, oltre al Sars-CoV-2" di Covid-19. Lo sottolinea Amcli Ets, l'Associazione microbiologi clinici italiani, evidenziando che, "a fronte della contemporanea circolazione di più agenti virali, la diagnosi clinica basata esclusivamente sui sintomi non consente di identificare con certezza l'agente responsabile dell'infezione.
"L'unico strumento capace di fornire una certezza diagnostica - indicano gli esperti - è il tampone nasofaringeo, che esaminato presso i Laboratori di Microbiologia permette, tra tutti i virus respiratori, di identificare con appropriatezza l'agente patogeno. L'impiego di test microbiologici rapidi e innovativi - rimarcano inoltre i microbiologi - consente di distinguere le infezioni virali da quelle batteriche, garantendo scelte terapeutiche appropriate ed evitando l'uso non necessario di antibiotici, inefficaci contro i virus, ma indispensabili nelle infezioni respiratorie sostenute da batteri come ad esempio lo pneumococco, principale microrganismo responsabile della polmonite".
In Italia le sindromi respiratorie acute sono in aumento, rileva l'Amcli che cita i dati più recenti del sistema di sorveglianza RespiVirNet dell'Istituto superiore di sanità: "Nella settimana tra l'1 e il 7 dicembre sono stati registrati circa 695mila nuovi casi di infezioni respiratorie acute, circa 100mila in più rispetto alla settimana precedente. Nel complesso - conferma l'Amcli - si stima che nel corso della stagione possano essere coinvolti circa 16 milioni di italiani, un numero in linea con la passata stagione". Nella prima settimana del mese "l'incidenza delle infezioni respiratorie è stata pari a 12,4 casi ogni 1.000 assistiti, con un impatto particolarmente significativo nella fascia di età pediatrica sotto i 4 anni" in cui "l'incidenza risulta tripla rispetto alla popolazione generale. Le regioni maggiormente interessate sono Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Sardegna". I microbiologi rammentano che "la vaccinazione è raccomandata e gratuita per bambini dai 6 mesi ai 6 anni, donne in gravidanza, over 60, soggetti con patologie croniche, personale sanitario e personale di pubblica sicurezza", e "in alcune Regioni la gratuità è estesa all'intera popolazione. Considerata la prosecuzione della circolazione virale nelle prossime settimane, la vaccinazione rappresenta uno strumento di prevenzione ancora pienamente utile".
"La diagnosi microbiologica è fondamentale: consente di individuare l'agente infettivo e di evitare terapie inappropriate - afferma Pierangelo Clerici, presidente di Amcli Ets - E' importante però sottolineare che la vaccinazione resta l'unica arma efficace di prevenzione, non solo contro il virus dell'influenza, ma anche contro Sars-CoV-2, il virus respiratorio sinciziale" Rsv "e lo pneumococco".
"Oltre alla funzione diagnostica - conclude Clerici - i Laboratori di Microbiologia svolgono un ruolo strategico nella sorveglianza epidemiologica nazionale: i dati raccolti alimentano in tempo reale il sistema RespiVirNet dell'Istituto superiore di sanità, consentendo un monitoraggio costante della circolazione dei microrganismi responsabili delle infezioni respiratorie e supportando le attività di prevenzione".

La separazione tra Carlos Alcaraz e lo storico allenatore Juan Carlos Ferrero continua a far discutere. Il tennista spagnolo ha annunciato ieri su Instagram il 'licenziamento' di quello che è stato il suo coach per sette anni con un emozionato post di ringraziamenti, a cui Ferrero ha risposto con una, velata, frecciata: "Mi sarebbe piaciuto continuare", ha scritto il coach, facendo così intendere che la decisione di separarsi non sia stata del tutto condivisa. Ma quali sono stati i motivi dell'addio?
I motivi dell'addio
I motivi dell'addio[1] sembrano essere di natura contrattuale. Secondo quanto riportato da diversi media spagnoli, alla base della separazione ci sarebbe proprio il rinnovo del contratto di Ferrero. Il coach vantava infatti percentuali molto alte sugli introiti del giocatore, reduce da una delle migliori stagioni della carriera culminata con la riconquista del primo posto nel ranking Atp.
L'entourage di Alcaraz avrebbe quindi provato ad abbassare queste percentuali e a rinegoziare un accordo al ribasso, che però Ferrero non ha accettato. Da qui nasce la rottura che ha portato poi alla definitiva separazione. Ma non è tutto. Sempre dalla Spagna riportano di un rapporto che si era fatto più teso tra i due, con Carlos che avrebbe voluto più libertà rispetto a quella che gli 'concedeva' Ferrero, che negli ultimi anni ha lavorato per far sì che il tennis fosse al primo posto.
Toni Nadal: "In questa decisione non c'entra il tennis"
Ad avallare l'ipotesi 'contrattuale' è arrivato anche Toni Nadal, zio ed ex allenatore di Rafa: "la decisione capisco essere di Alcaraz, perché Ferrero ha detto che avrebbe voluto continuare continuare, quindi immagino che in questo caso il tennis c'entri poco", ha detto al programma spagnolo 'Radioestadio Noche', "le relazioni nel mondo del tennis sono difficili perché chi paga, ovvero il giocatore, di solito paga per ascoltare quello che vuole sentire".
Difficile dopotutto, visti i risultati, che i motivi siano di campo: "A livello di tennis Alcaraz deve essere molto soddisfatto del lavoro che Ferrero ha fatto in tutto questo tempo", ha detto Nadal, "avrei voluto che Ferrero continuasse perché penso che stesse facendo un ottimo lavoro, ma non penso che questo addio avrà ripercussioni su Carlos".

Il Milan è attento sul mercato di gennaio. I rossoneri di Massimiliano Allegri, secondi in Serie A, puntano a rinforzare l'attacco nella sessione di riparazione e hanno messo gli occhi su Niclas Fullkrug, attaccante tedesco con grande esperienza. Un uomo xche piace alla dirigenza del Diavolo per completare la rosa, visti i problemi fisici e di adattamento di Gimenez. Ecco chi è Fullkrug e perché è un obiettivo rossonero.
Ma chi è Niclas Fullkrug? Nato ad Hannover il 9 febbraio 1993, l'attaccante tedesco ha 32 anni e si sta facendo apprezzare soprattutto negli ultimi anni. Esploso nel Werder Brema, tra il 2019 e il 2023, Fullkrug ha segnato 49 gol in 125 partite con il club tedesco. In precedenza, era stato molto prolifico anche con le maglie di Norimberga (18 reti in 59 presenze) e Hannover (24 in 80). Da qualche anno, è nel giro delle convocazioni della Germania, con cui ha giocato i Mondiali 2022: fino a oggi, ha collezionato 24 presenze e 14 gol con la sua nazionale. Oggi Fullkrug gioca in Premier League con il West Ham, club a cui è arrivato nell'estate 2024 per 30 milioni. Fin qui, l'esperienza non è stata molto prolifica, con 3 gol in 28 partite.
Quali sono le sue caratteristiche? Fullkrug è un attaccante molto fisico, alto un metro e 89 e di piede destro. Caratteristiche che sarebbero utili a Massimiliano Allegri per diversificare le scelte in attacco, tra i vari Leao, Nkunku e Pulisic. L'arrivo del tedesco escluderebbe una permanenza in rossonero di Gimenez.

Entro il 2025 Terna prevede di avviare in esercizio infrastrutture di sviluppo per circa 800 milioni di euro. Il risultato registrato nell’anno conferma l’impegno della Società guidata da Giuseppina Di Foggia nel rafforzare sicurezza e resilienza della rete di trasmissione nazionale, a sostegno del percorso di transizione energetica del Paese. Dal 2023 il valore degli interventi consegnati alla piena operatività è di oltre 2 miliardi di euro.
“Le opere di Terna entrate in esercizio dal 2023 ad oggi, per oltre due miliardi di euro di investimenti, rendono la trasmissione dell’energia più sicura e la rete più flessibile. Il collegamento sottomarino con l’Isola d’Elba, il potenziamento della rete elettrica siciliana, le nuove interconnessioni con l’Austria e la Francia: infrastrutture sostenibili che rafforzano la rete e permettono di integrare nuova energia rinnovabile”, ha dichiarato Giuseppina Di Foggia, ad e dg di Terna.
"Nello stesso periodo, sono stati autorizzati oltre 80 progetti, per un valore record superiore ai sei miliardi di euro. Le principali opere sono già in fase di realizzazione: grandi infrastrutture che uniscono il Paese ed incrementano l'efficienza della rete, rendendola in grado di gestire meglio i picchi di domanda e di trasportare energia dai punti di generazione alle aree con maggiore consumo. È la conferma della nostra capacità di esecuzione. E continueremo così: per garantire all’Italia un sistema elettrico più affidabile e pronto per le sfide del futuro”.
Nell’anno sono stati realizzati oltre 300 km di collegamenti elettrici, progettati assicurando la massima attenzione verso soluzioni a ridotto impatto ambientale. Tra le opere principali, quelle per i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, con oltre 130 km di elettrodotti interrati per garantire una magliatura più robusta e affidabile della rete. In Sicilia, inoltre, è stata completata la direttrice a 380 kV Paternò–Pantano–Priolo, opera chiave per il sistema elettrico regionale, che contribuisce a migliorare la continuità del servizio e a supportare l’integrazione delle fonti rinnovabili.
Questi interventi si aggiungono ad altre importanti infrastrutture operative dal 2023 come l’interconnessione in cavo interrato tra Italia e Francia e quella tra Italia e Austria, che incrementano la capacità di scambio e rafforzano la stabilità del sistema energetico nelle regioni alpine, e il collegamento Elba–Continente, l’elettrodotto sottomarino che raddoppia le linee di connessione tra la rete dell’Isola e Piombino (Livorno).
Sul fronte autorizzativo, a oggi il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e gli Assessorati regionali competenti hanno dato il via libera a 36 nuovi interventi di Terna distribuiti su tutto il territorio nazionale, per un investimento complessivo di 1 miliardo di euro. Tra i principali progetti autorizzati nel 2025, la razionalizzazione della rete nella Brianza Ovest, la nuova stazione elettrica a Volpago (Treviso) e l’elettrificazione delle banchine del porto di La Spezia, prima a livello nazionale in questo ambito. Si aggiungono, inoltre, il riassetto del Quadrante Sud-Ovest di Roma, per incrementare l’efficienza della rete della Capitale, e la realizzazione della nuova stazione elettrica di Perdasdefogu (Nuoro) per garantire maggiore resilienza in un territorio soggetto a frequenti fenomeni nevosi.
Dal 2023 sono stati autorizzati progetti di Terna di rilevanza nazionale ed europea, che contribuiranno al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione e aumenteranno la capacità di scambio tra zone di mercato. Di questi, i più importanti sono collegamenti sottomarini: il ramo ovest del Tyrrhenian Link, tra Sicilia e Sardegna; il Sa.Co.I 3, il progetto di rinnovo, ammodernamento e potenziamento dell’elettrodotto tra Sardegna, Corsica e Toscana; l’Adriatic Link, che unirà Marche e Abruzzo; Elmed, il ponte energetico tra Italia e Tunisia; e l’elettrodotto Bolano–Annunziata, tra Calabria e Sicilia.
Insieme allo sviluppo delle nuove opere, anche nel 2025 il Gruppo ha predisposto il Piano di Sicurezza, che definisce interventi dedicati alla prevenzione e mitigazione dei disservizi, attraverso l’introduzione di tecnologie avanzate di monitoraggio e controllo, la digitalizzazione delle infrastrutture e misure per accrescere la resilienza della rete agli effetti dei cambiamenti climatici. Nel Piano Industriale il Gruppo ha destinato 2,3 miliardi di euro al potenziamento della sicurezza e della stabilità del sistema elettrico nazionale, prevedendo l’installazione di nuove apparecchiature di regolazione – tra cui compensatori sincroni, reattori, Statcom e resistori stabilizzanti – essenziali per garantire continuità del servizio e preparare la rete alle sfide della transizione energetica e della crescente digitalizzazione.
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