
Di Israele si continua a parlare quasi esclusivamente attraverso il prisma della guerra a Gaza, delle polemiche politiche e delle fratture diplomatiche che attraversano l’Europa e l’opinione pubblica occidentale. Ma questa narrazione rischia di oscurare una realtà parallela e altrettanto decisiva: Israele oggi è uno dei nodi strategici più rilevanti nello spazio euro-mediterraneo e mediorientale sul piano tecnologico, energetico e della sicurezza. E lo dimostrano una serie di accordi conclusi o rilanciati proprio nelle ultime settimane.
Oltre Gaza: Israele come potenza di sistema nella regione
Negli ultimi quindici anni Israele ha progressivamente costruito un profilo che va oltre quello di attore militare regionale. È diventato un fornitore di sicurezza, un hub tecnologico globale e un pilastro emergente dell’architettura energetica del Mediterraneo orientale. Questa traiettoria non è stata interrotta dalla guerra a Gaza; al contrario, in alcuni settori ne è uscita rafforzata.
Il dato politico di fondo è che, mentre il dibattito pubblico europeo resta concentrato sulle sanzioni, sulle prese di posizione diplomatiche e sulle mozioni parlamentari, governi e apparati industriali continuano a considerare Israele un partner strategico difficilmente sostituibile.
Il deal con gli Emirati: la profondità degli Accordi di Abramo
L’accordo da 2,3 miliardi di dollari tra Elbit Systems e gli Emirati Arabi Uniti per lo sviluppo congiunto di un avanzato sistema di difesa elettronica aeronautica è uno dei segnali più chiari della solidità delle relazioni israelo-emiratine. Non si tratta di una semplice fornitura di armamenti, ma di un programma pluriennale, stimato tra gli otto e i dieci anni, che prevede co-sviluppo, integrazione industriale e condivisione tecnologica.
Un passaggio di questo tipo implica un livello di fiducia molto elevato. I sistemi di guerra elettronica e autoprotezione degli aeromobili sono tra le tecnologie più sensibili in assoluto, perché toccano direttamente la capacità di sopravvivenza di velivoli civili e militari in scenari ad alta intensità. Il fatto che il contratto sia stato approvato e supervisionato dal ministero della Difesa israeliano indica che Tel Aviv considera questa cooperazione non solo compatibile, ma funzionale alla propria strategia di sicurezza regionale.
Sul piano politico, il messaggio è altrettanto forte: gli Accordi di Abramo, il patto firmato nel 2020 con Stati Uniti, Emirati, poi Bahrein, Marocco, Sudan e Kazakistan, non sono rimasti una cornice diplomatica, ma si sono trasformati in una vera architettura di sicurezza, capace di resistere anche alle tempeste generate dalla guerra di Gaza. D’altronde, l’avvicinarsi nel 2023 della firma anche dell’Arabia Saudita è stata una delle cause scatenanti del 7 ottobre: l’Iran e i suoi proxy regionali non potevano permettersi il compimento di questo asse tra Stato ebraico e stati sunniti dal Nord Africa al Golfo.
Germania e Arrow-3: l’Europa sceglie Israele per la difesa strategica
Ancora più significativo, per l’Europa, è il maxi-accordo tra Israele e Germania sul sistema di difesa antimissile Arrow-3. Berlino ha deciso di espandere l’acquisizione con un ulteriore ordine da 3,1 miliardi di dollari, portando il valore complessivo del programma a oltre 6,7 miliardi. È il più grande accordo per la difesa mai firmato da Israele.
Arrow-3 non è un sistema qualsiasi. È progettato per intercettare missili balistici al di fuori dell’atmosfera terrestre e rappresenta uno dei livelli più avanzati di difesa antimissile al mondo. Ha permesso a Israele di proteggersi dai due massicci attacchi missilistici iraniani. La sua integrazione nella Bundeswehr rientra nella European Sky Shield Initiative, il progetto con cui la Germania punta a costruire uno scudo europeo contro minacce missilistiche provenienti da est e dal Medio Oriente.
Il dato politico è evidente: nel momento in cui l’Europa parla di autonomia strategica e di rafforzamento della propria difesa, sceglie una tecnologia israeliana tra i pilastri centrali.
Il gas con l’Egitto: energia, Mediterraneo e geopolitica
Se la difesa racconta una parte della storia, l’energia ne racconta un’altra altrettanto rilevante. L’approvazione dell’accordo da 35 miliardi di dollari per l’esportazione di gas israeliano verso l’Egitto rappresenta il più grande deal economico mai concluso da Israele.
Il gas proveniente dai giacimenti di Leviathan e Tamar (che si trovano nel Mediterraneo di fronte alla costa israeliana) è destinato agli impianti di liquefazione egiziani, per poi essere esportato sui mercati internazionali, inclusa l’Europa. In un contesto segnato dalla riduzione delle forniture russe e dalla ricerca di nuove fonti affidabili, Israele si è ritagliato un ruolo strutturale nella sicurezza energetica europea, seppur indiretta.
Questo accordo rafforza anche il legame Israele-Egitto, spesso sottovalutato nel dibattito pubblico. Il Cairo non è solo un partner commerciale, ma un attore centrale nella stabilizzazione del Mediterraneo orientale, e il gas israeliano diventa uno strumento di interdipendenza strategica.
Tecnologia e sicurezza: perché Israele resta insostituibile
Dietro questi accordi c’è un fattore strutturale: l’ecosistema tecnologico israeliano. Dalla cyber-security alla difesa antimissile, dalla guerra elettronica all’intelligenza artificiale applicata alla sicurezza, Israele ha costruito un vantaggio competitivo difficilmente replicabile nel breve periodo. Questo vale tanto per i Paesi del Golfo quanto per l’Europa.
Le aziende israeliane non vendono solo prodotti, ma soluzioni integrate, spesso sviluppate in contesti operativi reali. È un elemento che pesa enormemente nelle scelte di governi e forze armate, soprattutto in una fase in cui le minacce sono percepite come concrete e immediate.
Un paradosso europeo
Il paradosso, soprattutto in Europa, è evidente. Da un lato cresce la pressione politica e mediatica su Israele per Gaza; dall’altro, gli Stati europei firmano o espandono accordi miliardari proprio nei settori più sensibili: difesa, energia, tecnologia critica. È una frattura tra discorso pubblico e decisioni strategiche che racconta molto delle priorità reali dei governi.
Israele, nel frattempo, continua a muoversi su più piani: rafforza le alleanze regionali nate con gli Accordi di Abramo, consolida il rapporto con i grandi Paesi europei e si propone come attore imprescindibile nei dossier energetici del Mediterraneo.
Chi vuole capire davvero il posizionamento del Paese deve guardare a questi accordi, più che alle dichiarazioni di giornata. È lì, nei contratti firmati e nelle interdipendenze costruite, che si misura la reale centralità di Israele negli equilibri dei prossimi dieci anni. (di Giorgio Rutelli)

“Co-programmare non è un termine astratto: significa ascolto reale dei giovani e traduzione delle loro esigenze in decisioni concrete”.
Lo ha affermato Alessandro Lombardi, capo dipartimento politiche sociali del ministero del Lavoro, nel corso del meeting nazionale ‘Co-programmare con i giovani’, in corso fino al 20 dicembre al Grand Hotel Salerno e organizzato da Moby Dick Ets come ente capofila. “Si è partiti lo scorso anno con la legge 104 del 2024 e la 'Giornata dell’Ascolto del Minore', celebrata su tutto il territorio nazionale", ha sottolineato Lombardi. "Quest’anno, per la prima volta, abbiamo avuto un momento di condivisione con la fascia dei giovanissimi nell’ambito del Meeting nazionale ‘Co-programmare con i giovani’, per evidenziare il diritto all’ascolto del minore, componente fondamentale nelle relazioni sia genitoriali sia con le agenzie educative e la pubblica amministrazione”, ha continuato
Secondo Lombardi, esperienze come questa rappresentano un modello concreto di partecipazione: “Questa esperienza di confronto ha trovato un’ulteriore occasione di manifestazione attraverso il programma nazionale 'DesTEENazione', con oltre 90 centri di aggregazione giovanile su tutto il territorio nazionale, dove i ragazzi possono esprimere le loro potenzialità, aspirazioni e attività di miglioramento. Ma c’è un valore ulteriore: consolidare una cultura della partecipazione e ampliare la capacità relazionale dei giovani, contrastando le solitudini che caratterizzano questo tempo. Progetti come questo dimostrano che giovani, Terzo Settore e istituzioni possono lavorare insieme, progettando politiche efficaci e condivise – ha spiegato Lombardi –. La co-programmazione rafforza la pubblica amministrazione e aumenta l’impatto sociale degli interventi”. Nel corso del Meeting, Lombardi è intervenuto nel panel 'Co-programmare, strumento collaborativo tra p.a. e terzo settore', insieme a rappresentanti accademici, istituzionali e associativi, per discutere opportunità e criticità del modello di co-programmazione.
“Il Terzo settore funge da ponte tra i territori e le istituzioni – ha concluso Lombardi – permette di raccogliere bisogni concreti e trasformarli in azioni misurabili. La vera sfida oggi è fare in modo che esperienze come questa diventino prassi stabile, replicabile e non episodica, costruendo un dialogo duraturo con i giovani e creando comunità più inclusive, partecipative e vicine ai bisogni reali dei cittadini”.

Anita Mazzotta è la vincitrice del Grande Fratello 2025. Si è conclusa ieri, giovedì 18 dicembre, l'edizione del 25esima edizione del reality show di Canale 5 condotta da Simona Ventura. Anita Mazzotta e Giulia Soponariu sono state le due superfinaliste che hanno raggiunto la conduttrice in studio per l'annuncio ufficiale della vincitrice.
Mazzotta ha 26 anni, è nata a Brindisi e vive a Milano dove lavora come piercer. Il percorso di Anita al Grande Fratello è stato caratterizzato da un grande dolore: poco dopo il suo ingresso nella Casa, nell'ottobre 2025, Anita ha affrontato la morte di sua mamma.
La concorrente aveva lasciato improvvisamente il reality show qualche giorno per stare accanto alla madre, scomparsa in seguito a una malattia. Anita aveva spiegato di aver deciso di tornare non solo per mantenere la promessa fatta a sua mamma, ma anche per cercare di superare questo momento difficile insieme ai suoi compagni. "Sono di nuovo qui per volontà sua, per volontà mia".
Al suo rientro in casa, la concorrente aveva spiegato agli inquilini: "Mamma non c'è più. Ho richiesto di tornare, può essere comprensibile o meno come scelta, ma era una promessa. Al momento, per quanto sembri assurdo, la cosa che volevo era chiudermi in questa bolla con tutti voi e non pensare al fuori. Ci vorrei pensare più avanti".
Dopo alcune settimane di timori e dubbi, Anita Mazzotta nella Casa si è avvicinata sempre di più a Jonas Pepe con il quale ha iniziato una storia d'amore.

Frattura chiusa di una o più costole, trauma cranio-facciale con ecchimosi alle palpebre, trauma toracico chiuso con frattura composta dell'arco di torsione della quarta costa sinistra: questa la diagnosi stilata dai medici del Pronto soccorso del Policlinico di Bari per un uomo, senza fissa dimora, picchiato da sconosciuti nella notte tra il 16 e il 17 dicembre nei pressi della Chiesa russa dove dorme all'aperto. L'ha resa nota l'associazione di volontariato In.Con.Tra che si occupa, tra le altre cose, delle persone senza tetto. All'uomo, dimesso dopo alcune ore, è stata assegnata una prognosi di guarigione di 20 giorni e consigliato il riposo assoluto per altrettanti.
Secondo l'associazione è stato vittima di "una aggressione, di percosse e di atti di bullismo da piccoli delinquenti che hanno approfittato del loro gruppo numeroso e della persona sola, indifesa e inerme per 'divertirsi' a modo loro. L’unità di strada ha il compito di proteggere chi è indifeso e prevenire questi abusi - continua l'associazione - ma abbiamo bisogno dell’aiuto di tutta la cittadinanza segnalandoci la posizione di chi vive negli angoli isolati della città per consentirci di poter dare il nostro aiuto. Ora siamo con lui, ma per lui la paura di ritornare sulla stessa panchina e nello stesso quartiere è altissima. Ma è Natale e confidiamo. Spesso si pensa, non conoscendole - conclude In. Con. Tra. - quanto possano essere pericolose le persone senza dimora, a volte di essi si ha paura, senza pensare a quanto in realtà sono in pericolo i senza dimora".

Freddo, maltempo, neve, pioggia, tempesta. A meno di una settimana dal Natale cambia il meteo sull'Italia e le previsioni dipingono scenari per nulla favorevoli, con un ciclone in discesa dalla Groenlandia a portare fiocchi e dividere in due l'Italia.
Ciclone di Natale, cosa dice l'esperto
Lorenzo Tedici, meteorologo de iLMeteo.it[1], conferma un peggioramento per la settimana natalizia con l’arrivo di un ciclone dalla Groenlandia. Quest’anno, oltre a Babbo Natale, dalle zone polari arriverà anche un po’ di freddo maltempo.
Intanto, nelle prossime ore, avremo ancora condizioni stazionarie con nebbie in pianura al Centro-Nord, qualche piovasco su Toscana, Umbria e Liguria, schiarite soprattutto in montagna e sul settore adriatico centro-meridionale.
Dalla serata del venerdì, però, arriverà una minaccia algerina-tunisina: dal Nordafrica una perturbazione porterà un sensibile peggioramento verso la Sicilia e il Reggino.
Nella notte tra venerdì e sabato i rovesci potranno risultare intensi su Sicilia e Calabria, specie settore ionico, per poi spostarsi anche verso il Salento e il Metaponto. Al Centro-Nord le condizioni saranno migliori anche se con frequenti annuvolamenti, specie in pianura. Attenzione ancora al rischio nebbie fitte notturne.
Domenica 21 avremo il Solstizio d’Inverno, il giorno più corto dell’anno: il tempo peggiorerà sul Nord-Ovest e in Sardegna con precipitazioni più probabili dal pomeriggio-sera. La neve tornerà a cadere sulle Alpi occidentali oltre i 1200 metri.
La vera fase di maltempo inizierà, però, lunedì 22 dicembre con la discesa del ciclone groenlandese nel cuore del Mediterraneo Centrale: tutta la fascia occidentale del Paese aprirà gli ombrelli, mentre resisteranno fasi asciutte sull’altra metà orientale. Un’Italia divisa in due.
Martedì e mercoledì (Vigilia) le precipitazioni saranno diffuse e più probabili sul settore centro settentrionale, mentre per il Santo Natale le piogge sono previste più intermittenti (proiezione da confermare) e più probabili al Nord-Est e sul Basso Tirreno; le temperature scenderanno sensibilmente con neve sulle Alpi oltre i 700 metri e sull’Appennino oltre i 1000 metri. Un Bianco Natale in montagna.
Le previsioni nel dettaglio
Venerdì 19. Al Nord: grigio in pianura con nebbie, più sole altrove. Al Centro: piogge in Toscana, stabile altrove. Al Sud: entro sera peggiora in Sicilia e bassa Calabria.
Sabato 20. Al Nord: grigio in pianura con locali nebbie, sole sulle Alpi. Al Centro: stabile e in parte soleggiato. Al Sud: maltempo su Sicilia e bassa Calabria.
Domenica 21. Al Nord: peggiora al Nord-Ovest. Al Centro: stabile, peggiora in serata. Al Sud: piogge su Sardegna, Sicilia e Calabria.
Tendenza: settimana natalizia instabile con precipitazioni e più fredda.

La democrazia americana attraversa una fase di grande difficoltà, ma la crisi non è esclusiva degli Stati Uniti e riflette tendenze comuni a molte democrazie contemporanee. È quanto ha sottolineato Mario Del Pero, professore ordinario di Storia Internazionale e Storia degli Stati Uniti allo SciencesPo di Parigi, in occasione della presentazione a Roma del suo libro 'Buio Americano: gli Stati Uniti e il mondo nell’era Trump'. Secondo Del Pero, la fragilità della democrazia americana non nasce con Donald Trump, ma lo stesso presidente ne è diventato il prodotto e l’agente primario: “È chiaro che una volta che Donald Trump arriva alla Casa Bianca diventa agente primario di questa difficoltà, esasperando divisioni interne e polarizzazione, rendendo più difficile governare, producendo violenza verbale legittimata persino dall’esecutivo. Le due parti politiche cessano di riconoscersi come interlocutori legittimi, trasformando tutto in una lotta esistenziale per il potere”.
Nonostante la crisi, Del Pero evidenzia come gli Stati Uniti conservino strumenti di resilienza: “Gli Stati Uniti rimangono un paese vivace, plurale, attivo, che ha degli anticorpi. Tuttavia, il caso americano non è isolato: anche in Europa e in altre democrazie moderne vediamo difficoltà legate a processi economici che hanno destrutturato gli ordini sociali e messo in difficoltà la classe media. Il caso americano può segnare la strada, ma spetta al resto del mondo democratico dimostrare che altri percorsi sono possibili”.
Il libro, presentato al Centro Studi Americani, offre quindi una chiave di lettura dell’era Trump, analizzando le fratture interne alla democrazia statunitense e le possibili conseguenze per il contesto internazionale.

La democrazia americana attraversa una fase complessa e di grande trasformazione. È quanto emerge dall’analisi di Daniele Fiorentino, docente dell’Università Roma Tre, in occasione della presentazione del libro di Mario Del Pero 'Buio Americano: gli Stati Uniti e il mondo nell’era Trump', presso il Centro Studi Americani a Roma.
Secondo Fiorentino, la recente amministrazione Trump ha messo in discussione alcuni pilastri fondamentali della democrazia statunitense, pur introducendo elementi innovativi destinati a ridefinirne i tratti essenziali. “La democrazia americana sta affrontando una delle prove più dure della sua storia, ma non è l’unica. Da questo libro ne esce con molti problemi, con molte difficoltà e un futuro ancora tutto da scoprire, perché molto dipenderà anche da quello che succede nelle elezioni del 2026, le cosiddette elezioni midterm, in cui capiremo se questo trend avviato con l’elezione del 2024 continuerà, se ci sarà un seguito a questa amministrazione Trump così piena di iniziativa che sta mettendo in discussione alcuni degli assunti fondamentali della democrazia americana. Dall'altra è vero che Trump ha portato delle novità importanti che ridefiniscono alcuni dei tratti fondamentali di questa democrazia. E, come illustra bene anche Mario Del Pero nel suo libro, ci sono possibilità che anche la Costituzione venga rivista: una delle grandi critiche è proprio legata all’obsolescenza della Costituzione americana che però non dobbiamo dimenticare ha retto quasi 250 anni. L’anno prossimo saranno 250 dalla Dichiarazione di Indipendenza e quindi dall’inizio di quello che era un esperimento e che è diventata una grande realtà internazionale, e che io credo abbia ancora un futuro da vivere e da giocare, ma che dipenderà anche dalla volontà del popolo americano e di chi oggi ha il governo e di chi lo sarà poi domani".
Il libro, al centro del dibattito, analizza la complessità dell’era Trump, ponendo al centro le sfide istituzionali, sociali e politiche che attendono gli Stati Uniti, tra innovazioni e tensioni che potrebbero incidere sul futuro della più longeva democrazia al mondo.

“Mario Del Pero ci presenta una democrazia compromessa, una democrazia prevalentemente a rischio, risultato sul quale sono molto d'accordo. Le tendenze della seconda amministrazione Trump sono quelle di una democrazia che tende a un atteggiamento neoimperiale. Questo emerge chiaramente anche dal documento del 25 novembre sulla National Security Doctrine". È quanto ha dichiarato Claudia Bernardi, docente all’Università degli Studi di Perugia, intervenendo in occasione della presentazione del libro 'Buio Americano: gli Stati Uniti e il mondo nell’era Trump' di Mario Del Pero, presso il Centro Studi Americani a Roma.
“Certamente le politiche dell'amministrazione Trump in termini di migrazione fanno riferimento a una politica del tutto nuova dal punto di vista delle rappresaglie, delle retate, della militarizzazione interna degli Stati Uniti. Una militarizzazione che ha un passato consolidato fin dagli anni 70, ma che adesso si rinnova in modo drammatico e che vede nei migranti, nelle persone diverse, nei membri della comunità Lgbtqi+, dei nemici interni che vanno combattuti a tutti i costi".

TikTok ha firmato l'accordo per cedere la sua attività in Usa. ByteDance ha infatti annunciato un accordo con l'Amministrazione Trump , allontanando così lo spettro di un blocco negli Stati Uniti: l'intesa prevede la creazione di una nuova joint venture alla quale verrà trasferito il controllo operativo dell'applicazione negli Usa, dove vanta oltre 170 milioni di utenti. Nella nuova società ByteDance manterrà una partecipazione del 19,9% mentre Oracle, Silver Lake e l'emiratina MGX deterranno ciascuna il 15%, e il resto sarà controllato da partner degli attuali investitori di ByteDance. La Casa Bianca ha comunicato che Oracle dovrebbe monitorare l'algoritmo di raccomandazione di TikTok come parte dell'accordo.
L'accordo potrebbe chiudere un capitolo delicato - anche nei rapporti fra Pechino e Washington - a oltre cinque anni di distanza dal primo tentativo di Trump, nell'agosto 2020, di vietare l'app, evidenziando preoccupazioni relative alla sicurezza nazionale statunitense. I dettagli dell'intesa riflettono i principi già definiti a settembre, quando Trump aveva posticipato al 20 gennaio l'applicazione di una legge che avrebbe vietato l'app, a meno che i suoi proprietari cinesi non ne avessero disposto la cessione. La nuova società statunitense TikTok USDS Joint Venture LLC dovrebbe avere una valutazione di circa 14 miliardi di dollari, ma il valore definitivo non è stato ancora reso pubblico nella giornata di giovedì. ByteDance dovrebbe avere uno dei sette membri del consiglio di amministrazione della nuova società mentre i soci americani avranno la maggioranza dei restanti posti.

Sì all'accordo in Ue su Kiev. Il Consiglio Europeo "concorda di erogare all'Ucraina un prestito di 90 miliardi di euro per gli anni 2026-2027, basato sui prestiti contratti dall'Ue sui mercati dei capitali e sostenuto dal margine di bilancio dell'Ue". Queste le conclusioni sull'Ucraina del Consiglio Europeo, diffuse intorno alle 4 di mattina, dopo la conclusione del summit.
Il Consiglio Europeo "ha discusso gli ultimi sviluppi riguardanti l'Ucraina. Ha fatto il punto sulle attività in corso per far fronte alle pressanti esigenze finanziarie dell'Ucraina per il periodo 2026-2027[1], alla luce delle opzioni presentate dalla Commissione".
"Attraverso la cooperazione rafforzata (articolo 20 Tue) in relazione allo strumento basato sull'articolo 212 Tfue, qualsiasi mobilitazione di risorse del bilancio dell'Unione a garanzia del prestito non avrà alcun impatto sugli obblighi finanziari della Repubblica Ceca, dell'Ungheria e della Slovacchia".
Quanto sopra, si legge ancora, "non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e difesa di alcuni Stati membri e tiene conto degli interessi di sicurezza e difesa di tutti gli Stati membri, conformemente ai trattati. Il testo riportato nel documento Euco 26/25 è stato fermamente sostenuto da 25 capi di Stato o di governo. Il Consiglio Europeo tornerà sulla questione nella sua prossima riunione".
Nel documento separato sull'Ucraina, che ha il sostegno di 25 Stati membri su 27, si legge che "in linea con le precedenti conclusioni del Consiglio Europeo, che sottolineano che, nel rispetto del diritto dell'Ue, i beni della Russia dovrebbero rimanere immobilizzati finché Mosca non cesserà la sua guerra di aggressione contro l'Ucraina e non la risarcirà per i danni causati dalla guerra, l'Unione Europea, data la situazione senza precedenti, ha adottato, sulla base dell'articolo 122 Tfue, misure di emergenza eccezionali, temporanee e debitamente giustificate per immobilizzare tali beni in modo più duraturo".
Dopo le recenti proposte della Commissione e dell'Alta Rappresentante Kaja Kallas, il Consiglio Europeo "invita il Consiglio (cioè i ministri, ndr) e il Parlamento Europeo a continuare a lavorare sugli aspetti tecnici e giuridici degli strumenti che istituiscano un prestito di riparazione basato sui saldi di cassa associati ai beni immobilizzati della Russia".

E' stato trovato morto l'uomo sospettato per la sparatoria che alla Brown University di Providence, nello stato americano del Rhode Island, ha fatto due morti e diversi feriti. Ad annunciarlo è stato Oscar Perez, il capo della polizia di Providence, precisando che il sospetto, 48enne cittadino portoghese, "si è tolto la vita". Il corpo di CIaudio Valente, questo il nome del sospetto ex studente dell'università teatro dell'attacco, è stato trovato in un deposito a Salem, nel New Hampshire.
In una dichiarazione giurata riportata dalla Cnn, gli investigatori hanno affermato che le osservazioni di un custode del campus e un post anonimo su Reddit hanno contribuito a restringere le ricerche del sospettato, ma i motivi per i quali l'uomo abbia preso di mira l'università restano finora sconosciuti.
Valente è ritenuto anche responsabile dell'omicidio del professore del MIT Nuno Loureiro pochi giorni dopo l'attacco alla Brown University, hanno affermato i pubblici ministeri. Aveva frequentato lo stesso programma accademico del professore in Portogallo, tra il 1995 e il 2000.
Gli Stati Uniti intanto sospenderanno il loro programma di lotteria per i visti per la diversità, ha dichiarato il Segretario di Stato Kristi Noem, aggiungendo che Valente è entrato nel Paese tramite il programma nel 2017 e gli è stata concessa la green card.
La sparatoria è avvenuta il 13 dicembre scorso nelle aree vicine a Hope Street e sul lato est dell'Università, nel pressi di Governor Street. Per l'attacco era stato fermato un sospetto, poi rilasciato due giorni più tardi.

Sulla questione del finanziamento del fabbisogno dell'Ucraina "ha prevalso il buonsenso". Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nella notte a Bruxelles al termine del Consiglio Europeo che ha deciso di finanziare Kiev con un prestito da 90 miliardi di euro per il 2026-27.
"Sono soddisfatta dei risultati di questo Consiglio Europeo[1] - afferma Meloni - nei quali ho portato le posizioni alle quali chiaramente ero vincolata anche dalla risoluzione parlamentare, dalla posizione portata ieri in Parlamento, particolarmente su due temi che per noi erano più importanti".
Il primo, continua, "era quello di garantire il necessario supporto all'Ucraina per i prossimi due anni, ma di farlo con una soluzione sostenibile sul piano giuridico e sul piano finanziario. Sono contenta che abbia prevalso il buon senso, che si sia riusciti a garantire le risorse che sono necessarie", ma che si sia riusciti "a farlo con una soluzione che ha una base solida sul piano giuridico e finanziario", spiega.
Il tema degli asset congelati alla Russia, ha aggiunto la premier, "rimane nelle conclusioni. Ricordo che la decisione più importante l'abbiamo già presa qualche giorno fa, quando abbiamo immobilizzato gli asset garantendo che non vengano restituiti".
Nelle conclusioni, ha riferito ancora, "si dice che l'Unione Europea, chiaramente seguendo la normativa, lo Stato di diritto eccetera, si riserva anche di considerare l'uso di questi asset, soprattutto per ripagare il prestito che dovrà fare. Ma questo è un 'ongoing', un lavoro che deve ancora andare avanti", ha concluso.

'The Voice Senior', il talent show condotto da Antonella Clerici, che premia le più belle voci over 60 del Paese, va in onda stasera, venerdì 19 dicembre, alle 21.30 su Rai 1 con l'ultimo appuntamento di questa edizione. Una serata ricca di musica che porterà all’elezione del vincitore della sesta stagione.
Sono 12 i concorrenti rimasti in gara (3 per ciascun team) che si esibiranno sul palco con i brani assegnati dai rispettivi coach, ma questa volta a giudicarli e ad eleggere il vincitore di 'The Voice Senior' sarà il pubblico da casa tramite il televoto. Al centro della sfida anche i coach – Loredana Bertè, Arisa, Nek, Clementino e Rocco Hunt - che dopo aver lavorato e preparato le esibizioni insieme ai concorrenti dei rispettivi team, sono ora pronti a darsi battaglia per far eleggere uno dei propri talenti.
Per il vincitore, la possibilità di pubblicare un brano con l’etichetta discografica Warner Music Italia.

Federico Pellegrino ha forgiato il suo approccio alla vita con le letture dei romanzi storici di Valerio Massimo Manfredi. Il fuoriclasse azzurro dello sci di fondo si avvicina all’ultimo ballo della carriera, le Olimpiadi di Milano Cortina 2026, con la consapevolezza di chi sa di aver dato tutto al proprio sport: "Cerco sempre, leggendo le avventure dei protagonisti, di immedesimarmi nei loro ruoli" racconta in esclusiva all’Adnkronos.
"Da Ulisse ad Alessandro Magno, parliamo di personaggi trasversali della storia, che possono essere d’ispirazione per tutti nei vari momenti della vita. Con le dovute proporzioni, può capitare sempre di affrontare difficoltà, allontanamenti, lunghi viaggi. Possono esserci tante peripezie prima del traguardo". ‘Chicco’, 35 anni, lo ha imparato lungo il percorso che si concluderà a febbraio con i Giochi Olimpici in Italia. Un viaggio che lo vedrà impegnato in prima linea con il privilegio di essere portabandiera, dopo una carriera di trionfi. Con 21 vittorie e 58 podi in Coppa del mondo, oltre a due argenti consecutivi alle Olimpiadi invernali. A PyeongChang 2018, nella sprint a tecnica classica, e a Pechino 2022, nella sprint a tecnica libera.
Ora le Olimpiadi in casa, sventolando il tricolore nella cerimonia d’apertura con Brignone, Fontana e Mosaner. Non male...
"Ho ricevuto la prima telefonata tempo fa, ero in Finlandia, mi vennero chiesti i miei programmi dal presidente delle Fiamme Oro Franceso Montini, che si stava confrontando con il presidente del Coni Buonfiglio. Voleva una panoramica precisa sui miei impegni. Poi sono stato avvisato l’11 dicembre, il giorno prima dell’annuncio a Roma, ma era stata una giornata complicata e non avevo fatto in tempo nemmeno a dirlo ai miei genitori. La mattina, quando un amico mi ha scritto per farmi i complimenti, ho subito fatto una videochiamata alla famiglia per dare la notizia. Mia madre era a lavoro, non ha risposto e l'ha saputo dai gruppi su Whatsapp. Un po’ mi dispiace, ma sappiamo oggi come funziona la comunicazione".
Se lo aspettava?
"Diciamo che ci speravo, visto che i criteri del Coni sono quelli del merito e dei risultati olimpici. Io in questi anni ho avuto tanta concorrenza a livello femminile in termini di vittorie, meno al maschile. Poi, quando il Cio ha ufficializzato per Parigi 2024 l’obbligatorietà di scegliere un uomo e una donna, ho capito di avere una chance. È un motivo in più per essere felice e chiudere in bellezza".
Ha cominciato a immaginare quel momento?
"In questi giorni ho avuto tanti impegni e voglio lasciare che sia il tempo a dirmi come si concretizzerà questa bellissima emozione. Penso poco, quando posso spengo il telefono anche per isolarmi. Inoltre, ho dovuto preparare il discorso per la cerimonia di lunedì 22 dicembre al Quirinale, quando il presidente Mattarella ci consegnerà la bandiera. È una cosa molto seria, mi piacerebbe lasciare il segno. Citerò una persona molto importante per me e ci saranno riferimenti alla mia crescita. Con una chiave di lettura che potrebbe permettere a molti di immedesimarsi".
Cosa si aspetta da Milano Cortina 2026?
"Che ci sia un casino assurdo, in senso buono. Sappiamo come sono gli italiani. Se in pista riusciremo a prendere l’energia che verrà fuori dal tifo, giorno dopo giorno ci gaseremo a vicenda e sarà bellissimo. Adesso stiamo accelerando per presentarci al meglio. Il 6 febbraio sembra lontano, ma il tempo volerà".
Lei cercherà di regalare all’Italia un'altra medaglia nello sci di fondo, sport di estrema fatica. Come si è appassionato a questa disciplina?
"Probabilmente perché non faccio tutta la fatica che in tanti dicono di fare con lo sci di fondo". E se la ride. "Ho imparato a divertirmi sugli sci, provo soddisfazione e non ho mai vissuto la fatica con accezione negativa. Fa parte di un percorso. Se gestita e conosciuta, la fatica aiuta a raggiungere grandi obiettivi. Io poi ho avuto la fortuna di crescere in contesti in cui non è mai stata percepita in modo negativo".
Prima di darsi allo sci di fondo, si divertiva con il calcio...
"Fino ai 16 anni, ero arrivato al livello della rappresentativa valdostana. In quel periodo mamma e papà mi dissero: ‘Ok, ora devi scegliere perché tutto non si può fare’. Lì cominciai a capire l’importanza delle responsabilità in relazione alle mie scelte. I miei suggerirono di portare comunque a casa il diploma, fu la prima cosa. Il pallone resta però ancora una passione. Nella mia vita ho avuto un solo poster appeso in camera, quello di Del Piero. Faccia lei...".
Con gli studi ha continuato anche dopo il diploma, nonostante le difficoltà legate ai tanti impegni. Come procede?
"Sto portando avanti alla Luiss il corso in Economia e management con l’opzione dual career. È una bella opportunità, ma con gli impegni sportivi e familiari, da marito e padre, non è semplice. Dopo le Olimpiadi, il primo obiettivo sarà la laurea".
E poi?
"Le porte aperte sono tante. Mi piacerebbe rimanere nel mondo sportivo, ma non come tecnico sul campo. So che per farlo bene bisogna stare tanto accanto agli atleti e quindi via da casa. Vorrei invece trovare il modo di aiutare i ragazzi dietro le quinte, restituendo in minima parte ciò che lo sport mi ha regalato. Il mio impegno in rappresentanza degli atleti, nel Consiglio Nazionale Coni, potrà aiutarmi se arricchito da un percorso di studio mirato. In più c'è un'attività turistica ricettiva, avviata insieme a mia moglie tra le montagne di Gressoney, in Valle d'Aosta. Si chiamerà De Goldene Traum, che nel dialetto valdostano significa ‘Il sogno d’oro’. Avrà legami con lo sci di fondo e la mia carriera sportiva”.
A proposito di famiglia, è sposato con l’ex fondista Greta Laurent ed è padre di due bambini. Come si concilia la vita quotidiana con lo sport di alto livello?
"Non è semplice. Bisogna tenere in piedi una casa con un papà che c'è e non c'è, un bambino di otto mesi, uno di tre anni e tutto ciò che ne consegue. Qualsiasi genitore può capire quanto impegno comporti anche solo l’organizzazione della vita. Greta per fortuna ha fatto il mio stesso lavoro fino a pochi anni fa e sa cos’è necessario per riuscire a esprimersi al meglio". (di Michele Antonelli)

Mentre abbandona la speranza di entrare a far parte della Nato nel breve periodo, l'Ucraina cerca la migliore alternativa: garanzie di sicurezza simili a quelle dell'articolo 5 dell'Alleanza. Il presidente Volodymyr Zelensky e altri funzionari sono stati chiari: qualsiasi accordo di pace non supportato da una vera forza invita a future aggressioni russe. Dopo i recenti incontri a Berlino tra funzionari ucraini - scrive il Kyev Independent - statunitensi ed europei, Washington sembra disposta a fornire le cosiddette garanzie di sicurezza "simili all'articolo 5", ma non è stato ancora deciso come si presenterebbero nella pratica.
Secondo gli osservatori occidentali e ucraini, a meno che l'Occidente non impegni truppe pronte al combattimento sul territorio, le garanzie non scoraggerebbero la Russia. Mosca ha escluso di accettare un'offerta di pace che preveda la presenza di truppe Nato in Ucraina. Come afferma il parlamentare ucraino Oleksandr Merezhko, il Cremlino accetterà solo un accordo che non gli impedisca, in futuro, di "distruggere o sottomettere l'Ucraina". Parlando con i giornalisti dopo i colloqui di Berlino, Zelensky ha affermato che il team di Trump sembra "pronto" a fornire a Kiev le ambite garanzie di sicurezza simili a quelle della Nato, certificate dal Congresso degli Stati Uniti.
Sebbene i dettagli siano ancora scarsi, una dichiarazione congiunta in sei punti dei leader europei offre qualche chiarimento su cosa potrebbero offrire queste garanzie. Una forza guidata dall'Europa e sostenuta dagli Stati Uniti verrebbe schierata nelle retrovie dell'Ucraina per contribuire alla ricostruzione dell'esercito ucraino e alla sicurezza dei mari e dei cieli. Gli Stati Uniti contribuirebbero anche al monitoraggio del cessate il fuoco. La Coalizione dei volenterosi ha cercato a lungo un "supporto" statunitense in Ucraina, ad esempio sotto forma di intelligence o supporto aereo. Tutto ciò sarebbe ancorato a un "impegno giuridicamente vincolante" da parte dei partner a "ripristinare la pace e la sicurezza" in caso di un futuro attacco, attraverso misure che includono "forza armata, intelligence e assistenza logistica, azioni economiche e diplomatiche".
La formulazione sembra concedere alle parti ampia discrezionalità nella scelta degli strumenti che intendono utilizzare. E in effetti - rileva il giornale ucraino - riecheggia l'articolo 5 della Nato, che afferma che l'assistenza a un alleato "può o non può comportare l'uso della forza armata". Merezhko sostiene che l'articolo 5 funziona come deterrente efficace solo perché è "parte di un'istituzione", sostenuta da tutta la potenza della Nato. L'unico modo in cui una simile garanzia potrebbe funzionare per l'Ucraina, aggiunge, è se inquadrasse qualsiasi attacco contro l'Ucraina come un attacco contro gli Stati Uniti, rispecchiando un'altra parte fondamentale dell'articolo 5.
"Perché altrimenti potrebbero tentare di nuovo di ingannarci con vuote garanzie non legali, come nel caso del Memorandum di Budapest", ha avvertito Merezhko. Per la prima volta, Washington ha segnalato la propria disponibilità a rispondere con mezzi militari se la Russia rinnovasse la sua aggressione, ha affermato il primo ministro polacco Donald Tusk. Tuttavia, la portata e la forma di questo coinvolgimento promesso restano poco chiare e gli Stati Uniti sono stati irremovibili, anche prima del ritorno di Trump al potere, nel dire che non schiereranno le loro truppe in Ucraina. La Coalizione dei Volenterosi a guida europea è quantomeno pronta a schierare gli uomini sul terreno. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha persino suggerito che le forze di pace potrebbero monitorare una possibile "zona smilitarizzata" e, eventualmente, "agire contro le corrispondenti incursioni e attacchi russi".
Mathieu Boulegue, esperto di sicurezza eurasiatica, ha definito i paragoni con l'articolo 5 un "termine improprio", sottolineando che l'alleanza non è stata chiara sul significato delle garanzie in termini di coinvolgimento militare. "Si tratta davvero di quanto siamo credibili in termini di controllo dell'escalation e delle dinamiche di escalation contro il Cremlino", ha detto Boulegue al Kyiv Independent. "E al momento, questa credibilità è molto bassa, se non inesistente". L'attenzione di Zelensky sull'approvazione da parte del Congresso delle garanzie statunitensi ha una chiara implicazione: se la Russia attaccasse di nuovo, non è chiaro se Trump onorerebbe la sua promessa. Secondo l'esperto di politica estera statunitense Dan Hamilton, il Congresso potrebbe rafforzare le garanzie ispirandosi al Taiwan Relations Act, che prevede un sostegno alla difesa più concreto rispetto all'articolo 5 della Nato. Il documento "prevede inoltre specificamente un ruolo per il Congresso e per il presidente", aggiunge.
Tuttavia, Jenny Mathers, docente di politica internazionale presso l'Università di Aberystwyth, avverte che "nulla impedisce a Trump di infrangere le sue promesse o addirittura di ignorare la legislazione approvata dal Congresso, se lo desidera". L'esperto sostiene che Trump ha già dimostrato il suo disprezzo per il potere legislativo nella politica interna, poiché "oltrepassa sistematicamente la sua autorità costituzionale". Inoltre, non è solo l'Ucraina ad avere problemi di fiducia con Trump. Dopo il primo anno della sua presidenza, persino l'articolo 5 della Nato non sembra più così inattaccabile. A marzo, il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che non avrebbe difeso i membri della Nato che non spendono abbastanza per la difesa.

Seconda semifinale in Supercoppa italiana 2025. Oggi, venerdì 19 dicembre, l'Inter sfida il Bologna - in diretta tv e streaming - all'Al-Awwal Park Stadium di Riad. I nerazzurri, che lo scorso anno sono stati battuti in rimonta dal Milan nella finale delle Final Four di Supercoppa, sono reduci dalla vittoria esterna contro il Genoa, battuto 2-1 nell'ultima giornata di campionato.
Successo che è valso alla squadra di Chivu la vetta della classifica di Serie A con 33 punti, a +1 sul Milan secondo. I rossoblù invece, nell'ultimo turno, hanno perso in casa con la Juventus, che si è imposta 1-0 al Dall'Ara, scivolando così al sesto posto a quota 25.
Bologna-Inter, orario e probabili formazioni
La sfida tra Bologna e Inter è in programma oggi, venerdì 19 dicembre, alle 20 ora italiana. Ecco le probabili formazioni:
Bologna (4-2-3-1): Ravaglia; Holm, Lucumí, Lykogiannis, Miranda; Moro, Pobega; Orsolini, Bernardeschi, Cambiaghi; Castro. All. Italiano
Inter (3-5-2): Sommer; Bisseck, Akanji, Bastoni; Luis Henrique, Barella, Zielinski, Mkhitaryan, Dimarco; Thuram, Lautaro. All. Chivu
Bologna-Inter, dove vederla in tv
Bologna-Inter sarà trasmessa in diretta televisiva e in esclusiva, in chiaro, sui canali Mediaset, in particolare su Italia 1. La partita sarà disponibile anche in streaming su Mediaset Infinity.

L'emendamento sulle pensioni fuori dalla Manovra, il provvedimento viene stralciato dopo il pressing della Lega. Si lavorerà ad un decreto legge che verrà proposto nel Consiglio dei ministri. "C'è stata questa decisione perché la Lega ha posto un problema politico sulle coperture previdenziali. Troveremo una soluzione, chiaramente salvaguardando anche tutti gli aspetti che riguardano imprese, imprenditori e Zes", dice il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, al termine degli incontri con maggioranza e opposizione in commissione Bilancio al Senato.
Cosa prevedeva l'emendamento
A far piantare i piedi alla Lega è stata una delle misure contenuto del maxi emendamento da 3,5 miliardi approdato martedì a Palazzo Madama con cui, di fatto, l'esecutivo ha ridisegnato i contorni del ddl bilancio varato a ottobre. Due le questioni. La prima: l'allungamento delle finestre mobili per il pensionamento anticipato. La proposta che ha avanzato il governo infatti prevedeva un allungamento dei mesi per la decorrenza del trattamento pensionistico per i lavoratori con requisiti per la pensione anticipata dal 2032.
Per chi matura i requisiti per l'uscita anticipata (42 anni e 10 mesi di contributi, con un anno in meno per le donne) nel 2031 un posticipo della decorrenza di tre mesi. La decorrenza dovrebbe aumentare progressivamente: a 4 mesi per chi matura i requisiti nel 2032 e 2033, a 5 mesi per chi li raggiunge nel 2034 e a 6 mesi per chi li matura nel 2035 (quindi tre mesi in più rispetto al 2031).
Già saltata la norma per cui dal 2031 il riscatto della laurea breve avrebbe avuto un peso minore[1] per raggiungere i requisiti necessari al prepensionamento, in maniera progressiva dal 2031 in poi. Una clausola di salvaguardia – avevano spiegato i senatori di maggioranza – per sopperire agli eventuali ammanchi di cassa dovuti al tiraggio della previdenza complementare.
La Lega aveva proposto di trovare queste risorse eventuali aumentando ancora l’Irap (da +0,2 punti percentuali nel 2030 fino a +4 punti percentuali nel 2035), ma era arrivato un primo altolà da Forza Italia.
Lo stallo e la soluzione
"La decisione della maggioranza è stralciare gran parte del famoso emendamento 4.1000, di far sopravvivere solo la parte relativa al Pnrr e all'iperammortamento e tutto il resto verrà trasfuso in un decreto che verrà approvato in Cdm probabilmente la prossima settimana", spiega dopo lo stallo in commissione per l'intenzione della Lega, contraria a votare l'emendamento sulle modifiche alle finestre previdenziali.
"Ci sarà quindi l'esigenza di riscrivere il testo e trovare nuove coperture. La parte del Pnrr deve essere salvaguardata perché funzionale alla manovra stessa. Ci sarà uno stralcio, poi una riscrittura, che tra l'altro era la prima opzione prima che si facesse questo emendamento. Tutto quella parte che è transizione 5.0, Zes e tutto quello che non sarà in questo nuovo testo che arriverà stanotte sarà contenuto nel nuovo decreto", dice Ciriani riferendosi ai temi relativi alle imprese.
"La cosa sicura è che tutto ciò che il governo aveva immaginato per le imprese in questo emendamento sarà nel nuovo oppure nel decreto che il governo varerà entro la fine dell'anno. Non un centesimo di un euro in meno di quello che le imprese e il Paese avrebbe avuto da questo emendamento al 31 dicembre sarà dato al Paese", interviene il sottosegretario all'Economia, Federico Freni, commentando la decisione.

Novanta miliardi di euro per l'Ucraina dall'Ue. Il Consiglio Europeo ha raggiunto "un accordo", approvando la "decisione di fornire 90 miliardi di euro di sostegno all'Ucraina per il 2026-27. Abbiamo preso un impegno, lo abbiamo rispettato", annuncia il presidente Antonio Costa, via social.
Il pacchetto finanziario per l'Ucraina "è stato finalizzato. Come avevo richiesto, all'Ucraina viene concesso un prestito a tasso zero di 90 miliardi di euro. Questi fondi sono sufficienti a coprire le esigenze militari e di bilancio dell'Ucraina per i prossimi due anni", dice in una nota il cancelliere tedesco Friedrich Merz.
Questo, continua, "è un messaggio decisivo per la fine della guerra, perché Vladimir Putin farà concessioni solo quando si renderà conto che la sua guerra non darà frutti. I beni russi congelati rimarranno bloccati finché la Russia non avrà pagato le riparazioni all'Ucraina. Abbiamo già preparato il terreno per questo la scorsa settimana. L'Ucraina dovrà rimborsare il prestito solo dopo che la Russia avrà pagato le riparazioni. E lo diciamo molto chiaramente: se la Russia non paga le riparazioni, utilizzeremo, nel pieno rispetto del diritto internazionale, i beni russi immobilizzati per rimborsare il prestito".
"Sono lieto che oggi siamo riusciti a prendere questa decisione all'unanimità, dopo intensi negoziati. In questo modo possiamo ricorrere a strumenti europei collaudati e sostenere l'Ucraina immediatamente, senza ulteriori ritardi", conclude Merz.
Il prestito Ue è chiaramente l’opzione più facile, che può essere attivata subito, in modo da soddisfare il requisito del Fmi per la valutazione di sostenibilità dell'Ucraina e da erogare il denaro in tempo per il secondo trimestre del 2026.

Maltempo e neve in arrivo su gran parte dell'Italia per le prossime festività natalizie. Tra la giornata di oggi e quella di sabato 20 dicembre, dice all'Adnkronos Mattia Gussoni, meteorologo de 'iLMeteo.it[1]', è infatti previsto "il passaggio di un insidioso ciclone". Piogge e temporali anche intensi "colpiranno in modo particolare la Sicilia e la Calabria ionica. Il tempo sarà più asciutto altrove, da segnalare solo il rischio di nebbie sulle pianure del Nord e zone interne del Centro. Qui avremo, infatti, atmosfere grigie e purtroppo livelli di inquinamento dell'aria nuovamente in aumento".
Le previsioni meteo per la settimana di Natale
Da domenica 21 dicembre è attesa una svolta sul fronte meteo. "Una nuova e profonda perturbazione atlantica inizierà, infatti, ad avvicinarsi da ovest, determinando un graduale peggioramento delle condizioni meteo" aggiunge Gussoni. "La settimana di Natale, dunque, sarà verosimilmente caratterizzata dal maltempo. Già dalla giornata di lunedì 22 dicembre - prosegue Gussoni - l'ingresso di correnti fredde favorirà la formazione di un vero e proprio ciclone che punterà verso l'Italia e che innescherà una fase di maltempo su molte delle nostre regioni. Le piogge, anche molto intense, colpiranno dapprima il Nord Ovest ed i settori tirrenici, per poi estendersi, tra martedì 23 e mercoledì 24 dicembre, al resto del Centro-Sud e alle Isole Maggiori".
Dove e quando arriverà la neve
In arrivo come anticipato anche delle nevicate. "I fiocchi potranno spingersi fino a quote collinari sul basso Piemonte, in particolare nel Cuneese" sottolinea il meteorologo. "Mentre sul resto del territorio la neve è attesa prevalentemente al di sopra dei 1000–1200 metri, molto dipenderà dal freddo in ingresso e dalle intensità delle precipitazioni. Il ciclone si manterrà piuttosto attivo anche nei giorni seguenti. Proprio nel corso della giornata di Natale un secondo ciclone potrebbe investire il nostro Paese provocando nuove piogge al Nord con nevicate abbondanti sulle Alpi oltre i 700/800 metri e rovesci temporaleschi al Centro-Sud", conclude Gussoni.

"Spero che l'Ucraina si muova in fretta. La Russia è lì, ma ogni volta che" l'Ucraina "impiega troppo tempo, i russi cambiano idea". Donald Trump continua a vedere la fine della guerra 'vicina'. I negoziati, però, non sono ancora in prossimità della meta.
Il presidente degli Stati Uniti va in pressing su Kiev, chiamata ad accettare un piano che sostanzialmente la priverebbe del Donbass. La questione territoriale è lo scoglio principale se si considera l'Ucraina, che chiede - e sembra in grado di ottenere - garanzie di sicurezza per l'eventuale scenario post-guerra.
Trump e la 'fiducia' in Putin
Trump, almeno in base alle ultime dichiarazioni, sembra contare sulla disponibilità di Vladimir Putin ad un'intesa. E sbaglia, secondo l'analisi dell'Institute for the study of war (Isw), il think tank americano che monitora il conflitto quotidianamente.
Le parole del presidente russo, le ultime poco più di 24 ore fa, dimostrano che "non sarà soddisfatto da un accordo basato sul piano di pace americano". "Il Cremlino -ricorda l'Isw- non ha dichiarato pubblicamente ed esplicitamente che avrebbe accettato il piano in 28 punti o qualsiasi versione successiva, ma ha piuttosto respinto molti punti del piano nelle ultime settimane. Putin non ha alcuna intenzione di rinunciare ai suoi obiettivi massimalisti in Ucraina[1] e cercherà di perseguirli dopo qualsiasi sospensione delle ostilità a condizioni diverse da tali obiettivi".
Il Donbass non basta a Mosca
Trump, e non solo lui, ritiene che il Donbass potrebbe saziare Mosca. Il think tank ricorda che "il piano in 28 punti prevedeva che la Russia rinunciasse al territorio che controlla al di fuori della Crimea occupata, degli oblast di Donetsk, Luhansk, Zaporizhia e Kherson e che la linea del fronte negli oblast di Kherson e Zaporizhia venisse congelata". La realtà attuale è profondamente diversa. Putin continua a fare riferimento alla "creazione e all'espansione di zone cuscinetto in Ucraina", accendendo i riflettori su Kharkiv e Sumy. Il ministro della Difesa, Andrei Belousov, indica tra gli obiettivi raggiunti la presa di Kupyansk, in realtà liberata in parte dagli ucraini. Per Belousov, la città rappresenta la base per allargare l'influenza russa nell'oblast di Kharkiv.
La 'missione' appare difficilmente realizzabile in una guerra bloccata lungo buona parte del fronte. Un accordo, osserva l'Isw, non impedirebbe alla Russia di tentare la spallata in futuro. "È probabile che il Cremlino stia cercando un accordo di pace senza garanzie di sicurezza, per creare le condizioni affinché la Russia possa rinnovare la sua aggressione contro l'Ucraina in futuro, al fine di raggiungere l'obiettivo bellico massimalista di Putin di ottenere il pieno controllo effettivo sull'Ucraina", lo scenario più estremo delineato dagli analisti, che evidenziano il carattere "essenziale" delle garanzie richieste da Kiev[2].
Zelensky e le garanzie di sicurezza
"Credo che la fine della guerra sia legata alle garanzie di sicurezza", perché senza di esse "non ci sarà una fine: ci sarà una certa pausa. E poi la Russia, se sarà pronta per una nuova aggressione, aggredirà", ribadisce Zelensky.
"Nessuno crede nel memorandum di Budapest o negli accordi di Minsk", prosegue, riferendosi alle promesse di non belligeranza infrante da Mosca e sottolineando che Kiev non ne ha mai avute di concrete: nemmeno il piano di Trump, in sostanza, sarebbe un argine di sicurezza. Da qui la necessità di un esercito ucraino forte, su cui gli stessi statunitensi, spiega, sollevano dubbi riguardo alla qualità e ai numeri.
Alla fine, "l'obiettivo è ottenere una risposta alla domanda, cosa faranno gli Stati Uniti d'America se la Russia ci aggredisce di nuovo? Cosa faranno queste garanzie di sicurezza? Come funzionerà? Cosa faranno tutti i partner? Come? Con quale potere fermeranno Mosca specificamente? Penso che dobbiamo ottenere una risposta a tutto questo. Può essere una risposta non pubblica, ma deve essere fissata in certi documenti", conclude Zelensky.

Vladimir Putin spia l'Europa dal mare. La guerra tra la Russia e l'Ucraina, con l'Europa a sostegno di Kiev, si combatte anche con l'attività di spionaggio. Mosca, in questo settore, fa affidamento sulla cosiddetta 'flotta fantasma' che comprende in particolare le petroliere. Le navi, nonostante le sanzioni adottate contro la Russia, salpano dal Baltico o dal Mar Nero trasportando greggio nell'attività fondamentale per i conti. Non si tratta però esclusivamente di rotte commerciali, come evidenzia la Cnn.
Le navi, spesso battenti bandiere di altri paesi, poco prima di saltare accolgono a bordo membri dell'equipaggio 'a sorpresa'. I documenti consultati dall'emittente mostrano che, in due casi, la lista dello staff comprende personale non russo. All'elenco, in extremis, vengono aggiunti un paio di nomi russi, con tanto di dettagli relativi ai passaporti: sulla base delle informazioni raccolte dalla tv, si tratta di uomini che operano nel settore della sicurezza.
Il 'cervello' dell'operazione
Il cardine dell'operazione, che rientra nel quadro generale di guerra ibrida, è la società Moran Security, che impiega anche mercenari e elementi in passato ingaggiati dalla Wagner. Al vertice dell'azienda c'è Vyacheslav Kalashnikov, ex ufficiale dei servizi russi. Per le intelligence occidentali, la Moran ha solidi legami con l'apparato militare e i servizi russi: la compagnia è stata sanzionata dagli Stati Uniti nel 2024. La presenza di questi elementi sulle navi, secondo l'intelligence ucraina, è diventata prassi negli ultimi 6 mesi.
E alcuni dei 'marinai' avrebbero anche scattato foto di strutture militari europei. Tra gli incarichi riservati ai russi sulle petroliere, anche la sorveglianza dei capitani delle navi: l'obiettivo è garantire che ogni attività venga svolta nell'interesse del Cremlino. Secondo informazioni fornite da servizi occidentali, afferma la Cnn, gli uomini della Moran sarebbero stati coinvolti anche in operazioni di sabotaggio: quali, però, rimane un mistero. I servizi ucraini hanno condiviso con la Cnn i nomi di almeno 8 individui russi che sono saliti a bordo di navi della flotta fantasma: in molti casi, sono stati evidenziati legami con la sfera militare.
La petroliera fantasma e i droni
Il caso più noto riguarda la petroliera Boracay: dopo le sanzioni, ha ripetutamente cambiato nome e bandiera. Il 20 settembre è salpata da Primorsk, nel Baltico. A bordo - in un equipaggio formato da asiatici - sono comparsi due russi, definiti 'tecnici'. Uno dei due era un ex agente, che ha lavorato anche per la Wagner. A luglio, sulla stessa nave era salito un uomo legato a corpi speciali inquadrati nel ministero della Difesa russo.
La Boracay a settembre, in particolare dal 22 al 24, è transitata lungo le coste della Danimarca, proprio mentre un'ondata di droni mandava in tilt l'aeroporto di Copenhagen. Nessuna prova che i droni siano partiti dalla petroliera. La Borecay successivamente intercettata al largo della Bretagna. Le autorità francesi hanno arrestato il capitano cinese, reo di non aver seguito gli ordini impartiti: a bordo, sono state riscontrate irregolarità anche relative all'affiliazione della nave, formalmente con bandiera del Benin.

Alta tensione in semifinale di Supercoppa. Al termine della sfida tra Napoli e Milan di oggi, giovedì 18 dicembre, non c'è stata la consueta stretta di mano tra i due allenatori. Antonio Conte e Massimiliano Allegri infatti non si sono incrociati al triplice fischio, con il tecnico del Napoli che è andato in campo a salutare i suoi giocatori, mentre quello del Milan è corso negli spogliatoi. Durante il giro di campo Conte ha incrociato invece Landucci, storico secondo di Allegri, stringendogli la mano.
Le scintille tra le due panchine sono durate per tutti i novanta minuti e sono esplose, evidentemente, al termine del match. La panchina del Napoli ha protestato a più riprese per decisioni dell'arbitro Zufferli giudicate non adeguate, come in occasione della manata di Maignan a Politano[1], per cui Conte chiedeva il rosso mentre il direttore di gara, dopo un rapido check del Var, ha lasciato giocare.
In quell'occasione, al 55', è nato un acceso battibecco tra le due panchine con protagonisti Allegri e il dirigente del Napoli Lele Oriali, che si è rivolto anche al quarto uomo 'raccomandandosi' di segnare a referto le parole, piuttosto colorite, dell'ex allenatore della Juventus. Sul finale di gara è stato proprio Conte a rivolgersi ad Allegri con un eloquente "Ma basta", dopo l'ennesima protesta del tecnico livornese.
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