
Il riscatto della laurea varrà di meno per la pensione anticipata ma non sarà retroattivo. Era questa l’indicazione che aveva dato la premier Giorgia Meloni nel suo intervento in Senato ed è questa la risposta che ha dato, per i corridoi di Montecitorio, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a chi gli ha chiesto della nuova formulazione del governo dell’emendamento alla manovra che contiene la stretta sulle pensioni. Il testo depositato in Commissione Bilancio però dice un’altra cosa: la misura che abbassa il peso del diploma di laurea riscattato non c’è più. “Giorgetti ha sbagliato”, chiosa il relatore della Lega (lo stesso partito del titolare del Mef), Claudio Borghi.
Secondo il testo[1], depositato in Quinta, le risorse che sarebbero dovute arrivare da questa misura per coprire gli eventuali costi derivanti dalle norme sulla previdenza complementare, verrebbero recuperate da una rimodulazione dei fondi nello stato di previsione di via XX Settembre ancora da ripartire per le infrastrutture. Resterebbe invece, per ora, l’allungamento delle finestre mobili per l’uscita anticipata.
Ma il Carroccio non si arrende: la mezza marcia indietro dell’esecutivo non basta. “Mancano le finestre: chiederemo una nuova riformulazione”, assicura ancora Borghi, che sull’aumento dell’età pensionabile non vuole dare “segni equivocabili” perché “non c’è nessuna volontà politica”. E’ plausibile che arrivi quindi un nuovo, ulteriore, testo dall’esecutivo? “Dovrebbe arrivare qualcosa”, dice il capogruppo di FdI in Senato, Lucio Malan, secondo cui se da un lato l’ideale sarebbe “eliminare” queste finestre, un più realistico auspicio è quantomeno “di attenuare il più possibile”.
Intanto però il nodo blocca la Commissione: dopo la ‘notturnina’ di mercoledì le votazioni sono riprese nel pomeriggio di giovedì, ma – con l’arrivo dell’emendamento – sono state sospese poche ore dopo, fino alle 21. Nei corridoi dell’ammezzato sono comparsi i capigruppo di maggioranza e opposizione, convocati per degli incontri bilaterali con il governo (era presente il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, oltre al sottosegretario al Tesoro Federico Freni).
“Il governo ha superato una soglia pericolosa: non siamo più di fronte ad una riforma discutibile ma ad una riforma delle pensioni fatta in maniera surrettizia, sbagliata e gravemente lesiva di diritti acquisiti su cui la presidente del Consiglio ha smentito, in aula, il ministro dell’Economia”, è il commento del capogruppo del Pd, Francesco Boccia. “Abbiamo chiesto un time-out”, perché – denuncia – “è evidente che la maggioranza è pesantemente divisa” e che ha prodotto una finanziaria “caotica, pasticciata, inadeguata e spinge alla macelleria sociale perché pagano sempre gli stessi. La propaganda è caduta, la vicenda dell’oro è stata una grandissima boutade su cui purtroppo è stato fatto discutere il Paese, come altre cose”.
A far piantare i piedi alla Lega – e anche alle opposizioni – è stata una delle misure contenuto del maxi emendamento da 3,5 miliardi approdato martedì a Palazzo Madama con cui, di fatto, l’esecutivo ha ridisegnato i contorni del ddl bilancio varato a ottobre. Le questioni sono due. La prima: l’allungamento delle finestre mobili per il pensionamento anticipato. La proposta che ha avanzato il governo infatti (e che è tuttora in piedi) prevede un allungamento dei mesi per la decorrenza del trattamento pensionistico per i lavoratori che maturano i requisiti per la pensione anticipata dal 2032. Si dispone infatti, per chi matura i requisiti per l'uscita anticipata (42 anni e 10 mesi di contributi, con un anno in meno per le donne) nel 2031 un posticipo della decorrenza di tre mesi. Ma quest'ultima aumenta progressivamente: a quattro mesi per chi matura i requisiti nel 2032 e 2033, a cinque mesi per chi li raggiunge nel 2034 e a sei mesi per chi li matura nel 2035 (quindi tre mesi in più rispetto al 2031).
Accanto, la norma saltata, secondo cui dal 2031 il riscatto della laurea breve avrebbe avuto un peso minore per raggiungere i requisiti necessari al prepensionamento, in maniera progressiva dal 2031 in poi. Una clausola di salvaguardia – avevano spiegato i senatori di maggioranza – per sopperire agli eventuali ammanchi di cassa dovuti al tiraggio della previdenza complementare. La Lega aveva proposto di trovare queste risorse eventuali aumentando ancora l’Irap (da +0,2 punti percentuali nel 2030 fino a +4 punti percentuali nel 2035), ma era arrivato un primo altolà da Forza Italia con Gasparri che, a margine dei lavori della Bilancio, aveva commentato con un asciutto: “I patti si rispettano”.

Dopo il caos sul riscatto della laurea in manovra, arriva anche la frenata in maggioranza sulle pensioni. E a puntare i piedi è la Lega, che lancia l'ultimatum. "Il punto è molto semplice: con un allungamento anche formale dell'età pensionistica noi quell'articolo" dell'emendamento del governo da 3,5 miliardi "non lo votiamo". A dirlo è stato il relatore alla manovra, il senatore della Lega Claudio Borghi, al termine dell'ufficio presidenza della commissione Bilancio di Palazzo Madama. Intanto sono stati sospesi i lavori della commissione, riprenderanno alle 23
Poco prima gli esponenti dell'opposizione Daniele Manca (Pd), Stefano Patuanelli (M5S) e Antonio Nicita (Pd) e Raffaella Paita (Iv), lasciando la seduta, avevano dichiarato che il sottosegretario all'Economia, Federico Freni, "aveva escluso riformulazioni dell'emendamento del governo". Borghi, però, non ha chiuso del tutto a questa ipotesi: "Qualche tentativo mi auguro che lo si faccia".
Il riscatto della laurea varrà di meno per la pensione anticipata ma non sarà retroattivo. Era questa l’indicazione che aveva dato la premier Giorgia Meloni nel suo intervento in Senato ed è questa la risposta che ha dato oggi, per i corridoi di Montecitorio, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a chi gli ha chiesto della nuova formulazione del governo dell’emendamento alla manovra che contiene la stretta sulle pensioni. Il testo depositato in Commissione Bilancio però dice un’altra cosa: la misura che abbassa il peso del diploma di laurea riscattato non c’è più. “Giorgetti ha sbagliato”, aveva chiosato il relatore della Lega Borghi.
Secondo il testo[1], depositato in Quinta, le risorse che sarebbero dovute arrivare da questa misura per coprire gli eventuali costi derivanti dalle norme sulla previdenza complementare, verrebbero recuperate da una rimodulazione dei fondi nello stato di previsione di via XX Settembre ancora da ripartire per le infrastrutture. Resterebbe invece, per ora, l’allungamento delle finestre mobili per l’uscita anticipata.
Ed è su questo punto che il Carroccio non si arrende: la mezza marcia indietro dell’esecutivo non basta. “Mancano le finestre: chiederemo una nuova riformulazione”, assicurava ancora Borghi, che sull’aumento dell’età pensionabile non vuole dare “segni equivocabili” perché “non c’è nessuna volontà politica”. E’ plausibile che arrivi quindi un nuovo, ulteriore, testo dall’esecutivo? “Dovrebbe arrivare qualcosa”, diceva il capogruppo di FdI in Senato, Lucio Malan, secondo cui se da un lato l’ideale sarebbe “eliminare” queste finestre, un più realistico auspicio è quantomeno “di attenuare il più possibile”.
Intanto però il nodo blocca la Commissione: dopo la ‘notturnina’ di mercoledì le votazioni sono riprese nel pomeriggio di giovedì, ma – con l’arrivo dell’emendamento – sono state sospese poche ore dopo, fino alle 21. Nei corridoi dell’ammezzato sono comparsi i capigruppo di maggioranza e opposizione, convocati per degli incontri bilaterali con il governo (era presente il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, oltre al sottosegretario al Tesoro Federico Freni).
“Il governo ha superato una soglia pericolosa: non siamo più di fronte ad una riforma discutibile ma ad una riforma delle pensioni fatta in maniera surrettizia, sbagliata e gravemente lesiva di diritti acquisiti su cui la presidente del Consiglio ha smentito, in aula, il ministro dell’Economia”, è il commento del capogruppo del Pd, Francesco Boccia. “Abbiamo chiesto un time-out”, perché – denuncia – “è evidente che la maggioranza è pesantemente divisa” e che ha prodotto una finanziaria “caotica, pasticciata, inadeguata e spinge alla macelleria sociale perché pagano sempre gli stessi. La propaganda è caduta, la vicenda dell’oro è stata una grandissima boutade su cui purtroppo è stato fatto discutere il Paese, come altre cose”.
A far piantare i piedi alla Lega – e anche alle opposizioni – è stata una delle misure contenuto del maxi emendamento da 3,5 miliardi approdato martedì a Palazzo Madama con cui, di fatto, l’esecutivo ha ridisegnato i contorni del ddl bilancio varato a ottobre. Le questioni sono due. La prima: l’allungamento delle finestre mobili per il pensionamento anticipato. La proposta che ha avanzato il governo infatti (e che è tuttora in piedi) prevede un allungamento dei mesi per la decorrenza del trattamento pensionistico per i lavoratori che maturano i requisiti per la pensione anticipata dal 2032. Si dispone infatti, per chi matura i requisiti per l'uscita anticipata (42 anni e 10 mesi di contributi, con un anno in meno per le donne) nel 2031 un posticipo della decorrenza di tre mesi. Ma quest'ultima aumenta progressivamente: a quattro mesi per chi matura i requisiti nel 2032 e 2033, a cinque mesi per chi li raggiunge nel 2034 e a sei mesi per chi li matura nel 2035 (quindi tre mesi in più rispetto al 2031).
Accanto, la norma saltata, secondo cui dal 2031 il riscatto della laurea breve avrebbe avuto un peso minore per raggiungere i requisiti necessari al prepensionamento, in maniera progressiva dal 2031 in poi. Una clausola di salvaguardia – avevano spiegato i senatori di maggioranza – per sopperire agli eventuali ammanchi di cassa dovuti al tiraggio della previdenza complementare. La Lega aveva proposto di trovare queste risorse eventuali aumentando ancora l’Irap (da +0,2 punti percentuali nel 2030 fino a +4 punti percentuali nel 2035), ma era arrivato un primo altolà da Forza Italia con Gasparri che, a margine dei lavori della Bilancio, aveva commentato con un asciutto: “I patti si rispettano”.

Polemiche e nervosismo in Napoli-Milan, semifinale di Supercoppa, con gli azzurri che protestano per una mancata espulsione di Mike Maignan. Succede tutto a inizio ripresa, quando al 55' il portiere francese para in due tempi il tiro da fuori di Rrahmani. Al momento di bloccare il pallone però, Maignan è sbilanciato da Politano, che ha provato ad avventarsi sulla ribattuta, 'cadendo' nel più classico dei falli di reazione.
Maignan ha infatti rifilato una leggera manata all'esterno del Napoli, che si è poi toccato il volto dolorante. Immediate le proteste degli azzurri, con l'arbitro Zufferli che ha interrotto il gioco per permettere il check alla sala Var. Dopo qualche secondo però il gioco è ripreso, con l'intervento del portiere rossonero che non è stato quindi sanzionato.
Da qui è nato un acceso battibecco tra le due panchine con protagonisti il tecnico del Milan Massimiliano Allegri e il dirigente del Napoli Lele Oriali, che si è rivolto anche al quarto uomo 'raccomandandosi' di segnare a referto le parole, piuttosto colorite, dell'ex allenatore della Juventus.

Ora è ufficiale: Milan-Como si giocherà in Australia, a Perth, il prossimo 8 febbraio. A confermarlo, ai microfoni di Sportmediaset, il presidente della Lega Calcio Ezio Maria Simonelli in occasione della Supercoppa Italiana a Riad. "Si giocherà lì come da programma, con Infantino ci siamo incontrati in modo cordiale e avevamo dei dubbi soprattutto sugli arbitri perché ce li avevano imposti stranieri. Collina mi ha dato garanzie sugli arbitri asiatici, ha dei fischietti di qualità da segnalare per la partita. Noi accetteremo questa condizione, poi metteremo a punto il resto".
Simonelli ha poi parlato della Supercoppa Italiana in Arabia Saudita: "Napoli-Milan tutto esaurito? Siamo contenti per il successo di pubblico per questa competizione, siamo soddisfatti di questa internazionalizzazione che sta portando i suoi frutti. Il pubblico qua si sta appassionando”.
L'annuncio di Milan-Como a Perth è stato commentato così dall'allenatore del Milan Massimiliano Allegri a Sportmediaset: "Spero che sia apripista per il calcio italiano e non un caso isolato. Altrimenti sarebbe un problema".

Un incontro speciale, carico di significato umano, quello che si è svolto questa mattina in Vaticano, nel corso dell’udienza privata tra i consulenti del lavoro e il Santo Padre. Un’occasione per sottolineare il ruolo sociale della categoria, fortemente impegnata nel favorire l’inserimento socio-lavorativo delle persone più fragili e nel promuovere un lavoro sicuro, dignitoso e inclusivo. Valori e funzioni che trovano spazio nel volume 'Lavoro, persone, comunità. I consulenti del lavoro nel Giubileo della Speranza', donato a Papa Leone XIV. Progressi e limiti dell’inclusione nel mercato del lavoro italiano sono al centro anche della fotografia scattata per l’occasione dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro in un focus sui diversi segmenti della popolazione che vivono situazioni di fragilità, sulle motivazioni che ostacolano l’inclusione e sui risultati ottenuti finora. I dati che emergono dalla nota evidenziano segnali incoraggianti sul fronte del mercato occupazionale. Il numero dei Neet si è ridotto di quasi 1 milione di unità negli ultimi anni, pur restando ancora oltre 2 milioni di giovani esclusi da percorsi di lavoro o formazione.
Miglioramenti, seppur graduali, si registrano anche per le persone con disabilità, il cui tasso di occupazione è cresciuto nel tempo (il 41,8% risulta occupato) così come sono aumentate le iniziative di formazione e lavoro rivolte agli ex detenuti. Accanto a questi elementi positivi, permane un’area di inclusione debole, legata al lavoro sommerso e alla povertà educativa e lavorativa, che richiede interventi mirati per rafforzare qualità e stabilità dell’occupazione.
Ed è proprio in questo contesto che il ruolo dei consulenti del lavoro assume una valenza strategica. “L’incontro con il Santo Padre è stato un momento di grande valore umano e simbolico, che ha contribuito a rafforzare il nostro ruolo sociale, ricordandoci come il lavoro debba essere prima di tutto uno strumento di dignità, inclusione e servizio verso i più fragili: è questa la missione che ogni giorno anima il nostro impegno nel sostenere lavoratori e imprese, nel contrastare le disuguaglianze e nel costruire opportunità per chi è ai margini del mercato del lavoro”, ha commentato il presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, Rosario De Luca.
“Cerchiamo di costruire il domani garantendo il diritto alla pensione ai colleghi. Lavoriamo anche per garantire assistenza e aiuto sulla previdenza, sulla sanità e a tutte quelle attività che garantiscono il benessere e le prospettive future dei consulenti”. A dirlo Sergio Giorgini, presidente Enpacl, nel corso dell’evento ‘Costruire il domani-etica, valori, sostenibilità, legalità’, promosso dal Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, dall’Enpacl, dalla Fondazione studi e dalla Fondazione Lavoro.
“Questo è un Governo stabile che sta producendo risultati positivo dal punto di vista dell’occupazione. Credo che sia importante, in tutte le scelte che facciamo, mantenere il rigore della competenza e dei valori etico-professionali; aspetti questi che fanno la differenza”. A dirlo Marina Calderone, ministro del Lavoro e delle politiche sociali, nel corso dell’evento. “Non c’è inclusione senza lavoro; aver bisogno di un sostegno non è una condizione da cui non si può uscire, anzi - avverte - un sostegno serve per poi entrare nel mercato del lavoro”.
“Diminuiscono gli infortuni nel settore strettamente lavorativo - osserva - ma aumentano quelli in itinere. E proprio su questo dobbiamo lavorare. Con il decreto sicurezza che oggi approviamo ci prenderemo cura dei superstiti minori che hanno perso un genitore sul lavoro, pagando borse di studio per essere accompagnati serenamente nel mercato del lavoro. Il 2026 - assicura - ci porterà un ulteriore impegno per la realizzazione di norme che non devono essere però attuate con gli occhiali del passato”.
“Oggi - sostiene Fabrizio D’Ascenzo, presidente Inail - è una giornata storica perché si sono incastrate tre questioni fondamentali: conversione in legge del decreto sicurezza, la pubblicazione del nuovo bando Isi e l’evento organizzato dai consulenti del lavoro mi dà l’occasione di parlarne. I consulenti del lavoro conoscono benissimo l’attività dell’Inail; con la categoria abbiamo stipulato una convenzione per collaborare su formazione e informazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Noi cerchiamo di fare in modo che con la prevenzione, il prima, si possa evitare il dopo. La nostra ricerca ci consente di ottenere tecnologie utilissime per la prevenzione. L’Ia generativa consente di ottenere qualcosa in più che noi autonomamente non possiamo ottenere però va governata. Lo strumento ci consente di evitare che il prima possa condizionare il dopo nella vita di una persona”.
“Bisogna investire nel lavoro per far sì che le persone con disabilità nel nostro Paese diminuiscano. Incentiviamo le imprese a dedicare 1 ora per attività sul posto di lavoro dei dipendenti, defiscalizzando quell’ora”. A dirlo Francesco Vaia, Autorità garante nazionale diritti persone con disabilità. “La disabilità - spiega - nasce dalla genetica, dall’infortunistica che non è solo sul lavoro, ma anche sulla strada e domestica, e dall’invecchiamento non attivo. Oggi il mondo del lavoro è la più grande infrastruttura dinamica esistente sia sul pubblico che sul privato e su questo bisogna intervenire per aiutare il mondo dei disabili”.
La povertà educativa rappresenta una delle principali dimensioni strutturali di fragilità nel mercato del lavoro italiano, in quanto incide in modo persistente sulla capacità delle persone di accedere, mantenere e valorizzare un’occupazione, amplificando il rischio di esclusione lavorativa e di inclusione debole anche in presenza di crescita dell’occupazione. Quasi il 40% degli italiani tra i 20 e 64 anni che hanno al massimo un livello di istruzione medio restano fuori dal mercato del lavoro perché inattivi, mentre un altro 10% circa non riesce ad accedere ad un’occupazione, pur ricercandola. Emerge dalla nota, presentata oggi dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro, 'Progressi e limiti dell'inclusione del mercato del lavoro italiano'.
Il livello di inclusione dei soggetti a bassa scolarità risulta sensibilmente inferiore rispetto alle fasce di popolazione con livelli di istruzione più elevati, tra le quali diminuisce sia la propensione all’inattività (è del 26,9% tra i diplomati e del 14,9% tra i laureati) che la difficoltà di inserimento occupazionale (il tasso di disoccupazione è del 6,2% tra i diplomati e 3,4% tra i laureati).
Si tratta di un fenomeno fortemente caratterizzato dal punto di vista geografico: al Sud, non solo la quota di soggetti a bassa scolarità è più alta del resto d’Italia (tra i 25 e 64 anni arriva al 45,6% contro il 37,5%), ma il rischio di esclusione dal mercato del lavoro è decisamente superiore: è inattivo il 50,1% della popolazione a bassa scolarità (contro valori medi di poco superiori al 30% nelle altre macroaree) mentre il 16,7%, pur cercando lavoro, non riesce a trovarlo (contro un valore che oscilla dal 5,8% nel Nord Ovest, 5,2% nel Nord Est e 6,8% nel Centro).
Per quanto la povertà educativa resti un elemento di forte criticità nel nostro Paese, negli ultimi anni, le maggiori opportunità create da un mercato del lavoro estremamente dinamico, che ha visto anche nel Mezzogiorno crescere i livelli occupazionali, hanno favorito una maggiore efficacia delle politiche volte all’inclusione dei segmenti di più difficile collocazione. Il tasso di inattività, infatti, è ritornato sui livelli pre-Covid, dopo avere registrato tra 2020 e 2022 un incremento significativo (42,2 nel 2020) mentre quello di disoccupazione è diminuito dal 14,4 del 2018 al 13,2 del 2021, fino all’attuale 9,6% con un decremento particolarmente marcato nell’ultimo triennio. In parte collegato ma non sovrapponibile, è il fenomeno dei Neet.
Questo, se da un lato può rappresentare l’esito diretto di percorsi di povertà educativa, caratterizzati da bassi livelli di istruzione, competenze di base insufficienti e transizioni scuola–lavoro fragili o interrotte, dall’altro include situazioni riconducibili a fattori ulteriori, quali la debolezza della domanda di lavoro locale, la precarietà dei percorsi di ingresso nel mercato del lavoro, i carichi familiari, le condizioni di salute o lo scoraggiamento prolungato.
Un fenomeno che pur restando strutturale - sono ancora 2 milioni 79 mila i giovani di 15-34 anni non inseriti in percorsi di lavoro o istruzione, pari al 17,3% delle popolazione in tale fascia d’età - ha tuttavia registrato negli ultimissimi anni un drastico ridimensionamento, riconducibile in parte al rafforzamento della domanda di lavoro in alcuni settori a elevata intensità occupazionale, in parte all’espansione e alla maggiore focalizzazione delle politiche pubbliche rivolte ai giovani - in particolare sul versante dell’orientamento, della formazione professionalizzante e delle politiche attive - che hanno contribuito a intercettare una quota di giovani precedentemente inattivi o scoraggiati.
A questi elementi si aggiungono fattori demografici, come la riduzione delle dimensioni delle coorti giovanili, che ha attenuato la pressione sull’ingresso nel mercato del lavoro, e un progressivo adattamento dei percorsi formativi alle esigenze produttive. L’insieme di tali fattori ha contribuito a ridurre di quasi un milione il numero dei Neet, passati da 3.011 mila del 2018 agli attuali 2.079 mila, e a portare l’incidenza dal 24,6% al 17,3%, grazie soprattutto alla riduzione di quanti erano alla ricerca di lavoro (passati da 1 milione 123 mila a 630 mila, per una contrazione del 43,8%) e, in misura meno rilevante, degli inattivi (ridotti da 1.889 mila a 1 milione 449 mila, per una contrazione del 23,3%).
A beneficiare maggiormente del dinamismo del mercato è stata la componente più giovane, dove l’incremento delle opportunità occupazionali ha favorito l’uscita da una condizione di esclusione non ancora 'cronicizzata': le fasce d’età 20-24 anni e 25-29 anni sono quelle in cui si sono registrati i miglioramenti più significati, con una riduzione dell’incidenza dei Neet sulla popolazione di circa 9 punti percentuali tra 2018 e 2024. Di contro, tra i 30-34enni, la riduzione è stata molto meno sensibile (circa 5 punti percentuali), registrandosi proprio in questa fascia d’età l’incidenza più alta di giovani esclusi da qualsiasi forma di impegno lavorativo o formativo (23,2% contro il 21,5% dei 25-29enni, 17,8% dei 20-24enni e 6% dei 15-19enni).
In Italia ci sono condizioni di fragilità specifiche che determinano forme di esclusione più difficili da contrastare. Al contrario della povertà educativa che configura una fragilità di natura cognitiva e formativa, che incide soprattutto sulla capacità di utilizzare il lavoro come leva di mobilità e stabilità (limitando l’accesso a occupazioni qualificate, riducendo l’adattabilità ai cambiamenti produttivi e aumentando il rischio di precarietà e povertà lavorativa), ma non preclude necessariamente l’ingresso nel mercato del lavoro in senso assoluto, le fragilità specifiche tendono a richiedere interventi di tipo compensativo, protettivo o di accompagnamento intensivo, in grado di supportare un’inclusione al lavoro che difficilmente il soggetto interessato può realizzare in autonomia. E' il caso degli ex detenuti, dove la condizione di detenzione produce una discontinuità biografica e occupazionale accompagnata da stigma, perdita di reti sociali e talvolta restrizioni formali, che determinano una situazione di emarginazione dal lavoro difficile da scardinare. Quello degli ex detenuti è un universo non quantificato dalle statistiche ufficiali, ma che nell’ultimo anno (giugno 2024-giugno 2025) si è alimentato di quasi 30 mila unità. Tra 2013 e 2023, secondo la relazione al Parlamento del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, sono state più di 370 mila le persone uscite in libertà.
L’uscita dal carcere avviene frequentemente in assenza di un lavoro, con reti sociali deboli o compromesse e con un accesso limitato ai servizi per l’impiego. In questi casi, la combinazione di stigma, vincoli amministrativi, problemi abitativi e, talvolta, condizioni di salute o dipendenze pregresse rende estremamente difficile un reinserimento occupazionale rapido e stabile. Ancora di più se il periodo di detenzione è stato caratterizzato dalla sospensione di qualsiasi tipo di attività lavorativa. (segue) Secondo un rapporto del Cnel del 2025 'Recidiva zero' solo il 34,3% dei detenuti è coinvolto in attività lavorative. Un dato molto basso, che tuttavia risulta in crescita negli ultimi anni, considerato che nel 2004 la percentuale era del 26,6%. Fra le tipologie di lavoro in cui sono impegnati i lavoranti detenuti, si osserva una concentrazione nei servizi d’istituto (il 70,7% è impegnato in questa tipologia), mentre il 5,4% lavora in istituto per conto di cooperative o imprese, il 5,3%, essendo in regime di semilibertà, lavora in proprio o per conto di datori di lavoro esterni e il 5% si occupa della manutenzione dei fabbricati. Anche la frequenza di attività formative rappresenta un’opportunità per il successo del futuro reinserimento, ma i numeri mostrano come gli spazi di attivazione siano ancora molto ampi.
Il rapporto evidenzia infatti come il 31,3% sia stato coinvolto nella frequenza di percorsi di istruzione di primo e secondo livello nell’anno scolastico 2023-2024, anche se il conseguimento dei titoli di studio presenta un tasso di successo limitato pari al 56,9% per chi ha frequentato i corsi di secondo livello, mentre per il primo livello la quota di promossi si è fermata al 34,6% (anno scolastico 2023-2024). Segnali più positivi emergono con riferimento alla partecipazione ai corsi di formazione professionale, che segnano un incremento dei detenuti partecipanti, passati dal 4,1% del 2019 al 7,2% del 2024. Edilizia, orientamento al lavoro, giardinaggio e agricoltura sono le altre tipologie di corsi che hanno riscontrato il maggior numero di iscritti, con tassi di successo in tutti e tre i casi superiori al 90%. (segue) Anche la disabilità si configura come una condizione personale che comporta limitazioni funzionali e la necessità di adattamenti organizzativi che il mercato del lavoro non sempre è in grado di offrire. E in grado di determinare situazioni di esclusione particolarmente gravose per le persone le cui prospettive di inclusione professionale restano ancora fortemente limitate nel nostro Paese.
Secondo le elaborazioni di Fondazione Studi su dati Istat, su 100 persone tra i 15 e 64 anni che, pur presentando disabilità gravi, sono in condizione di poter lavorare, solo il 41,8% lavora mentre il 21% non riesce ad inserirsi nel mercato del lavoro, pur ricercando un’occupazione. Si tratta di un universo stimabile in circa 150/170 mila persone che risultano escluse dal mercato a causa della permanenza di limiti strutturali, fisici, logistici e soprattutto culturali che ne precludono sistematicamente le chances di inclusione. Peraltro, malgrado negli ultimi anni si siano registrati importanti miglioramenti sotto il profilo dell’inclusione formativa e sociale delle persone che presentano disabilità, il rapporto con il lavoro rappresenta per questa parte di popolazione una dimensione ancora critica, pur in presenza di qualche positivo segnale. Rispetto al 2013, la quota di occupati tra persone con disabilità grave in condizione di poter lavorare è aumentata, passando dal 35,4% all’attuale 41,8%, con una crescita particolarmente significativa negli ultimi tre anni, grazie al positivo andamento del mercato, che ha generato nuove opportunità anche per questo segmento di offerta. Va tuttavia evidenziata al contempo la persistenza di barriere rilevanti nell’accesso al lavoro, considerato che la quota di persone che non riescono ad accedere ad un’occupazione, pur desiderando lavorare, resta elevata e sostanzialmente stabile nei dieci anni considerati.
Nel mercato del lavoro c'è un’area di confine, che potrebbe essere definita di inclusione debole, in cui l’accesso all’occupazione è formalmente possibile ma strutturalmente instabile e precario. In questa situazione, il lavoro non svolge pienamente la sua funzione di inclusione sociale ed economica: la continuità occupazionale è fragile, il potere contrattuale ridotto e le opportunità di mobilità limitate. Riguarda lavoratori che, pur essendo presenti nei circuiti produttivi, rimangono esposti a un elevato rischio di esclusione, in cui il confine tra lavoro regolare e lavoro irregolare tende a farsi poroso e le condizioni di debolezza contrattuale tendono a tradursi in fragilità economica.
Il lavoro sommerso rappresenta l’area di più evidente di manifestazione, dove le tante forme in cui si può configurare l’irregolarità del rapporto danno conto di una condizione occupazionale, oltre che non legale dal punto di vista formale, estremamente debole sotto il profilo sostanziale. Una condizione che ancora accomuna una quota estremamente rilevante di lavoratori, stimabile secondo Istat in quasi 3 milioni di unità di lavoro, pari al 12,7% del totale.
Va tuttavia evidenziato come nell’ultimo decennio, e in particolare a partire dal 2020, il fenomeno abbia registrato una flessione dovuta in primis agli effetti della regolarizzazione del 2020, ma anche al miglioramento delle condizioni di accesso all’occupazione. Il dinamismo della domanda, unito alla scarsità crescente dell’offerta di manodopera, ha avuto un effetto positivo nelle condizioni di ingaggio di molti lavoratori: il tasso di irregolarità si è infatti ridotto dal 14,8% del 2018 al 12,7%, mentre il numero degli irregolari (sempre espresso in unità di lavoro) è passato da 3,5 milioni a 3 milioni circa per una contrazione superiore al 15%.
Restano tuttavia ambiti di attività in cui l’irregolarità fa più difficoltà a scardinare la logica sistemica che ne è alla base. E' il caso del settore domestico, dove l’Istat conta 55 irregolari ogni 100 occupati, alloggio e ristorazione (24), il settore dei servizi artistici e dell’intrattenimento (22), agricoltura e pesca (18).
In parte legati al sommerso sono i fenomeni di povertà lavorativa, che tuttavia fanno riferimento ad uno spettro molto più ampio di situazioni, in cui il lavoro, pur essendo presente, non consente di raggiungere un livello di reddito e di sicurezza economica sufficiente a garantire condizioni di vita dignitose. Essa riguarda lavoratori formalmente occupati, spesso con contratti regolari, che tuttavia sperimentano bassi salari, discontinuità occupazionale, part-time involontario o una combinazione di più fattori che rendono il reddito da lavoro insufficiente. In questa prospettiva, la povertà lavorativa non coincide con l’assenza di lavoro né con l’irregolarità giuridica dell’occupazione, ma rappresenta una forma di inclusione debole, in cui il lavoro perde la sua funzione di protezione sociale.
Considerando il rischio di povertà tra gli occupati, Istat stima che nel 2024 la quota di famiglie in condizione di povertà assoluta con persona di riferimento occupata fosse pari al 7,9%, un valore più basso rispetto all’anno precedente, quando tale indicatore si collocava all’8,1%, ma superiore rispetto al 2018, quando si attestava al 6,1%. Il rischio, secondo le stime Istat, è più elevato tra le famiglie con titolare un lavoratore dipendente (8,7%), in particolare se operaio o assimilato (15,6%) rispetto a quelle in cui il capofamiglia ha un lavoro indipendente (5,2%). In via generale, il rischio povertà associato ad un occupato è superiore a chi è ritirato dal lavoro (5,8%).

"Essere protagonista all’Expo 2025 di Osaka ha rappresentato per Bracco un momento di grande orgoglio e responsabilità", ha affermato Diana Bracco, presidente e ceo del Gruppo Bracco in occasione dell’incontro 'Bracco a fianco del Sistema Italia all’Expo 2025 Osaka: un ponte di innovazione tra scienza e cultura' che si è tenuto presso il Teatrino di Palazzo Visconti a Milano. "Abbiamo voluto dare continuità alla nostra storia di impegno in occasione delle Esposizioni Universali offrendo il nostro contributo di fronte a sfide globali come l’avanzamento delle tecnologie scientifiche, a iniziare dall’intelligenza artificiale, la sostenibilità ambientale e la longevità, tema quest’ultimo che accomuna Italia e Giappone e su cui la prevenzione e la medicina predittiva hanno molto da dire. Per Bracco questa è una consolidata e precisa strategia di diplomazia culturale: siamo un Gruppo globale presente in 100 Paesi in tutto il mondo e abbiamo sempre puntato sulla cultura italiana come biglietto da visita e driver del nostro processo di internazionalizzazione".
All’incontro è intervenuto anche l'ambasciatore Mario Vattani, commissario generale per l’Italia a Expo 2025 Osaka: "La partnership con il Gruppo Bracco è stata strategica per la buona riuscita della partecipazione italiana a Expo 2025 Osaka. Arte, scienza e alta tecnologia sono stati elementi centrali attraverso cui abbiamo declinato il tema L’arte rigenera la vita. Grazie a Bracco abbiamo potuto valorizzare settori chiave del rapporto bilaterale Italia-Giappone, pienamente coerenti con l’Italy-Japan action plan, a partire dalle scienze della vita e dal dialogo tra arte e salute, ambiti in cui il Gruppo vanta un’esperienza di eccellenza. La collaborazione ha inoltre beneficiato dell’esperienza maturata da Diana Bracco con Expo Milano 2015 e si è estesa a momenti simbolici come il National Day, con il contributo dell’Accademia Teatro alla Scala. L’esposizione del ritratto di Itō Mancho di Domenico Tintoretto al Padiglione Italia -ha concluso Vattani- insieme a un video evocativo e splendidamente realizzato, ha rappresentato infine un segno fortissimo dello storico dialogo tra i nostri due Paesi, ora proiettato verso le celebrazioni dei 160 anni delle relazioni bilaterali nel 2026".
All’evento sono intervenuti anche Fulvio Renoldi Bracco, vicepresidente & ceo Bracco Imaging, Lorenzo Galanti, direttore generale Italian trade agency, Fabio Tedoldi, head of global r&d Bracco, Viviana Crescitelli, senior researcher Hitachi, Gian Giacomo Attolico Trivulzio, presidente Fondazione Trivulzio, Isabella Castiglioni, direttore scientifico Cdi, Maria Vittoria Bandini e Gabriele Calcagno, studenti della scuola di ballo dell’Accademia del Teatro alla Scala, Fabrizio Grillo, direttore affari generali e relazioni internazionali Bracco e Rossella Menegazzo, responsabile cultura, scienza, educazione di Padiglione Italia a Expo 2025 Osaka.
Durante i sei mesi dell’Esposizione universale, Bracco ha promosso un ampio ventaglio di iniziative all’insegna della scienza e della cultura, tra cui diversi convegni che hanno favorito nuove sinergie tra le comunità scientifiche europee e giapponesi (rafforzando così alcune partnership, ad esempio con l’Università di Osaka, la Società di Radiologia Giapponese e Bracco Japan) e la mostra fotografica “Milano con gli occhi di Leonardo” di Fondazione Bracco, ospitata presso la splendida sede dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo. In occasione del National Day italiano, inoltre, il Gruppo ha offerto un palcoscenico globale ai giovani ballerini dell’Accademia del Teatro alla Scala, di cui Fondazione Bracco è socio fondatore. I bravissimi ragazzi della scuola di ballo si sono esibiti di fronte alla principessa Nobuko Mikasa no Miya e al ministro della Cultura Alessandro Giuli.
Sebbene l’Expo di Osaka si sia appena conclusa, il percorso del Padiglione Italia prosegue. Tra i 158 Paesi partecipanti, l’Italia è l’unica a mantenere la propria presenza espositiva in Giappone: le opere più rappresentative del Padiglione sono ora protagoniste della mostra 'Atlante Farnese and the treasures of the Italy pavilion from the Expo 2025 Osaka', ospitata all’Osaka city museum of fine arts fino al 12 gennaio 2026. Il pubblico giapponese può così ammirare capolavori come l’Atlante Farnese, il Gonfalone della Giustizia del Perugino, preziosi fogli del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci e la videoinstallazione di Itō Mancho realizzata da Bracco, in cui si racconta la campagna di indagini diagnostiche realizzate sull’opera dal Centro diagnostico italiano. L’esposizione, organizzata con il supporto del ministero della Cultura, dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo, del Consolato d’Italia in Giappone e dell’Istituto italiano di cultura di Osaka, apre simbolicamente le celebrazioni per i 160 anni delle relazioni Italia-Giappone, in programma nel 2026.
"Siamo molto felici che la nostra videoinstallazione sia entrata a far parte della legacy di Expo rimanendo in esposizione presso l’Osaka City Museum of Fine Arts -ha concluso Diana Bracco-. Ed è ulteriore motivo d’orgoglio essere presenti contemporaneamente anche in Italia al Palazzo Reale di Milano con la mostra Art from inside, che mette a sistema proprio questa lunga tradizione di impegno tra arte e scienza, esponendo le analisi diagnostiche di capolavori italiani tra 400 e 700".

Il governo ci ripensa sul riscatto della laurea. Nella manovra 2026, salterebbe la norma che ne abbassa il valore ai fini della pensione anticipata. Le risorse calcolate da questa misura, che avrebbero dovuto coprire gli eventuali costi derivanti dalle norme sulla previdenza complementare, verrebbero recuperate da una rimodulazione dei fondi nello stato di previsione del Mef ancora da ripartire per le infrastrutture.
Lo prevede una bozza della nuova formulazione dell'emendamento del governo, depositata in Commissione Bilancio del Senato, che rivede la stretta sulle pensioni. Già nel pomeriggio il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti aveva anticipato che ci sarebbero stati dei cambiamenti.
Depositata in Commissione Bilancio del Senato la nuova riformulazione dell'emendamento del governo alla Manovra sulle pensioni. Sono stati sospesi, intanto, fino alle 21 i lavori della commissione Bilancio del Senato sulla manovra. Nel pomeriggio, una riunione bilaterale tra governo e gruppi maggioranza, a cui poi seguirà un altro incontro con i gruppi dell'opposizione.
"Nessuno che ha riscattato la laurea vedrà cambiata l'attuale situazione[1]" aveva assicurato ieri la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. "Qualsiasi modifica dovesse intervenire varrà solo per il futuro", chiedendo che l'emendamento in questione venisse "corretto".
A depositare un sub emendamento alla proposta del governo era stato, inoltre, lo stesso Claudio Borghi, senatore della Lega e relatore della legge di bilancio, con l'obiettivo di "cancellare la parte sul riscatto della laurea".
Tempo di Supercoppa italiana. Oggi, giovedì 18 dicembre, il Napoli affronta il Milan - in diretta tv e streaming - nella prima semifinale delle Final Four del trofeo che prenderanno il via a Riad, in Arabia Saudita. Gli azzurri, vincitori dell'ultimo Scudetto, sfideranno quindi i finalisti della scorsa edizione di Coppa Italia.
La squadra di Conte è reduce dalla sconfitta esterno contro l'Udinese, che si è imposto 1-0 nell'ultimo turno di campionato, mentre quella di Allegri ha pareggiato per 2-2 con il Sassuolo a San Siro.
Inter e Bologna completeranno il quadro domani con la seconda semifinale.
Tempo di Supercoppa italiana. Oggi, giovedì 18 dicembre, il Napoli affronta il Milan - in diretta tv e streaming - nella prima semifinale delle Final Four del trofeo che prenderanno il via a Riad, in Arabia Saudita. Gli azzurri, vincitori dell'ultimo Scudetto, sfideranno quindi i finalisti della scorsa edizione di Coppa Italia.
La squadra di Conte è reduce dalla sconfitta esterno contro l'Udinese, che si è imposto 1-0 nell'ultimo turno di campionato, mentre quella di Allegri ha pareggiato per 2-2 con il Sassuolo a San Siro.
Inter e Bologna completeranno il quadro domani con la seconda semifinale.
Tempo di Supercoppa italiana. Oggi, giovedì 18 dicembre, il Napoli affronta il Milan - in diretta tv e streaming - nella prima semifinale delle Final Four del trofeo che prenderanno il via a Riad, in Arabia Saudita. Gli azzurri, vincitori dell'ultimo Scudetto, sfideranno quindi i finalisti della scorsa edizione di Coppa Italia.
La squadra di Conte è reduce dalla sconfitta esterno contro l'Udinese, che si è imposto 1-0 nell'ultimo turno di campionato, mentre quella di Allegri ha pareggiato per 2-2 con il Sassuolo a San Siro.
Inter e Bologna completeranno il quadro domani con la seconda semifinale.
Tempo di Supercoppa italiana. Oggi, giovedì 18 dicembre, il Napoli affronta il Milan - in diretta tv e streaming - nella prima semifinale delle Final Four del trofeo che prenderanno il via a Riad, in Arabia Saudita. Gli azzurri, vincitori dell'ultimo Scudetto, sfideranno quindi i finalisti della scorsa edizione di Coppa Italia.
La squadra di Conte è reduce dalla sconfitta esterno contro l'Udinese, che si è imposto 1-0 nell'ultimo turno di campionato, mentre quella di Allegri ha pareggiato per 2-2 con il Sassuolo a San Siro.
Inter e Bologna completeranno il quadro domani con la seconda semifinale.

Il Napoli vola in finale di Supercoppa italiana. Oggi, giovedì 18 dicembre, la squadra azzurra ha battuto il Milan 2-0 a Riad nella prima semifinale delle Final Four del trofeo che va in scena in Arabia Saudita. Decisivi, uno per tempo, i gol di David Neres e di Rasmus Hojlund. Eliminato quindi il Milan di Allegri, campione in carica, mentre il Napoli sfiderà in finale la vincente della seconda semifinale, in programma domani, tra Bologna e Inter.
Domani è quindi in programma la seconda semifinale di Supercoppa che vedrà la vincente dell'ultima Coppa Italia, il Bologna, affrontare la seconda classificata in Serie A, l'Inter.

Max Verstappen ha svelato il suo nuovo numero per il Mondiale di Formula 1 2026. Il quattro volte campione del mondo, che quest'anno ha dovuto abdicare dopo il trionfo di Lando Norris, ha scelto il numero 3 per la prossima stagione. Il numero uno sarà ovviamente di proprietà del pilota della McLaren.
Invece di tornare al 'suo' 33, utilizzato dagli inizi fino alla vittoria del primo Mondiale, l'olandese prenderà il numero dell'ex compagno di squadra Daniel Ricciardo: "Il mio prossimo numero? Non sarà il numero 33. Il mio numero preferito è sempre stato il 3, a parte il numero 1. Ora possiamo scambiarci, quindi sarà il numero 3" le sue parole in un'intervista a Viaplay. E ancora: "Il numero 33 è sempre andato bene, ma preferisco un 3 a due. Ho sempre detto che rappresenta doppia fortuna, ma ho già avuto fortuna in Formula 12.
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Sui propri canali social, la Red Bull ha scritto: "Un numero familiare torna in griglia per il 2026".

Presentato oggi, a Salerno, il progetto 'Co-programmare con i giovani', un'iniziativa di rilevanza nazionale finanziata dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per l’annualità 2024 (ai sensi dell’art. 72 del D.lgs. n.117/2017), che vede l’ente del terzo settore Moby Dick Aps vestire il ruolo di capofila di un partenariato composto da 13 enti del terzo settore su tutto il territorio nazionale.
“Per il governo Meloni - ha affermato il vice ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maria Teresa Bellucci, intervenuta in apertura del meeting - l'ascolto dei giovani è un metodo di lavoro, è una priorità . Partiamo dai loro bisogni reali, dalle loro voci per costruire insieme un presente e un futuro, all'altezza dei loro sogni e progetti come Co-programmare con i Giovani come quello portato avanti dall’ente del terzo settore Moby Dick Aps, vanno esattamente in questa direzione: aprire spazi di dialogo nei territori attraverso laboratori e workshop in cui i ragazzi sono protagonisti e partecipano attivamente alle scelte che li guardano. Come ministero del Lavoro e delle politiche sociali siamo felici di aver sostenuto questa iniziativa attraverso il fondo per i progetti di rilevanza nazionale, è così che alimentiamo l'alleanza tra pubblico e terzo settore che costruiamo una società più forte, unita e più credibile agli occhi delle nuove generazioni”.
Il progetto è pensato per coinvolgere operatori e giovani di tutte le regioni italiane in un percorso di partecipazione attiva e co-programmazione delle politiche giovanili. L’obiettivo cardine è ascoltare i bisogni reali delle nuove generazioni, stimolare un dialogo costruttivo con le istituzioni e favorire la nascita di idee, la condivisione di spazi e la realizzazione di iniziative volte a costruire comunità più inclusive, sostenibili e partecipative.
“Parte oggi da Salerno - ha dichiarato Francesco Piemonte, presidente di Moby Dick Aps - con Co-Programmare con i giovani, progetto che vede Moby Dick capofila insieme a dodici partner di tutta Italia che si occupano di politiche giovanili. Sfida ambiziosa quella di mettere in rete per la prima volta 13 organizzazioni sul territorio nazionale per raggiungere un unico obiettivo: spiegare la programmazione e la co-progettazione non solo agli enti di terzo settore e alla pubblica amministrazione, che ancora si devono aggiornare probabilmente su questa tematica, ma anche ai giovani. Quindi la nostra sfida è quella di tirare dentro, in questa ottica di programmazione e co-progettazione, i giovani e fare delle proposte reali dal territorio nazionale e presentarle al governo entro la fine del 2026”.
L'Ente del Terzo Settore Moby Dick Aps guida il progetto in qualità di capofila nazionale, con l'obiettivo dichiarato di coinvolge operatori e giovani di tutte le regioni italiane in un percorso di partecipazione attiva e co-programmazione delle politiche giovanili. Al centro, l’esigenza di ascoltare i bisogni reali dei giovani, stimolare il dialogo con le istituzioni e favorire la nascita di idee e iniziative per comunità più inclusive, sostenibili e partecipative.
I partner del progetto. Con Moby Dick Aps capofila compongono il partenariato di 'Co-programmare con i giovani' le seguenti associazioni: Tdm 2000 (Sardegna), Associazione Valentia Aps (Calabria), Fattoria pugliese diffusa Aps (Puglia), Piazza Viva Aps (Trentino Alto Adige), Campus Salute Aps (Campania), Festival della Filosofia in Magna Grecia (Campania), Senza confini Aps (Liguria), Amici del Villaggio Aps (Veneto), Mo.d.a.v.i. Aps-RA (Lazio), Sciara Progetti Aps / Ets (Emilia Romagna), Opes Aps (Toscana).

I membri democratici della Commissione di vigilanza della Camera degli Stati Uniti hanno reso pubbliche nuove fotografie provenienti dalla proprietà di Jeffrey Epstein. Tra le cinque immagini diffuse ci sono un passaporto ucraino appartenente a una donna (con i dati personali oscurati), il filosofo Noam Chomsky ritratto su un aereo con Epstein, e Bill Gates in posa con una donna il cui volto è stato oscurato.
Le foto comprendono anche uno screenshot di una chat Whatsapp in cui si discute della possibilità di inviare ragazze, con dettagli parzialmente oscurati, e un’immagine del piede di una donna con una citazione del romanzo Lolita di Vladimir Nabokov scritta a penna. Non è chiaro né quando né dove siano state scattate le immagini, né chi le abbia realizzate. I democratici hanno precisato di aver oscurato le informazioni personali di eventuali vittime e sopravvissuti e di aver pubblicato le foto così come ricevute dall’eredità di Epstein, che ha fornito oltre 95.000 fotografie attualmente in fase di analisi da parte della commissione.

"L'Italia che abbiamo presentato all’Expo di Osaka era non solo il racconto della nostra cultura e della nostra alta tecnologia, ma soprattutto il racconto della rete di collaborazione che lega Italia e Giappone. Parte di questa rete è il Gruppo Bracco, molto importante per l’Expo ed eccellenza italiana che investe sul Giappone. Bracco è pertanto un simbolo di questo rapporto bilaterale, in cui le scienze della vita hanno un ruolo da protagonista". Lo ha detto Mario Vattani, ambasciatore italiano in Giappone e già commissario generale per l’Italia a Expo 2025 Osaka, in occasione dell’evento 'Bracco a fianco del sistema Italia all’Expo 2025 Osaka: un ponte di innovazione tra scienza e cultura', organizzato a Milano per celebrare la partecipazione di successo all’esposizione universale appena conclusasi in Giappone.
"Lo splendido padiglione, disegnato da Mario Cucinella e il calendario molto fitto di eventi - conclude - è stato resto possibile grazie alla collaborazione con il sistema delle Regioni. Sono state infatti ben 18 regioni su 20 a partecipare".

"Attraverso la partecipazione all’Expo di Osaka abbiamo dato seguito al nostro impegno nella 'diplomazia culturale italiana'. Essere al fianco del Sistema Italia in questa occasione ha rappresentato per Bracco un momento di grande orgoglio e responsabilità". Lo afferma Diana Bracco, presidente e ceo del Gruppo Bracco, intervenendo oggi a Milano all’incontro 'Bracco a fianco del sistema Italia all’Expo 2025 Osaka: un ponte di innovazione tra scienza e cultura', con cui il Gruppo celebra la partecipazione di successo all’esposizione universale appena conclusa in Giappone.
Un impegno, quello di Diana Bracco per gli Expo, di lunga data: "Quando è stata organizzata l’esposizione di Milano nel 2015, sono stata presidente e commissario del Padiglione Italia e" proprio come in quella occasione "anche il progetto di Osaka mi è piaciuto molto - sottolinea - L’ambasciatore Mario Vattani mi ricordava di quando il Padiglione Italia ad Osaka era ancora tutto da disegnare e da riempire di contenuti. Credo che, in tal senso, l’aiuto dato sia stato importante, soprattutto perchè abbiamo portato delle opere d’arte originali".
"A Osaka, il Padiglione italiano ha infatti saputo incarnare al meglio la capacità del nostro Paese di coniugare bellezza e innovazione. Tra le numerose opere d’arte che arricchivano lo spazio, Fondazione Bracco insieme alla Fondazione Trivulzio ha curato la presenza del ritratto del giovane ambasciatore Itō Mancho, realizzato nel 1585 da Domenico Tintoretto, che ha guidato la visitor experience lungo tutto il semestre espositivo - coadiuvata da un robot che impersonava lo stesso Itō Mancho e che ha riscosso un grande successo presso il pubblico - aggiunge - L’opera, che riveste un’importanza simbolica nelle relazioni culturali fra Italia e Giappone, era anche accompagnata da un video-racconto con un approfondimento sulla campagna di indagini diagnostiche che hanno permesso di fare luce sui materiali e sulle tecniche che il maestro utilizzò in questa tela svelando dettagli inediti sull’opera. Un lavoro all’insegna del consueto binomio di arte e scienza che caratterizza molti progetti sostenuti da Bracco".
Durante i sei mesi dell’esposizione universale, il Gruppo ha inoltre promosso un ampio ventaglio di iniziative all’insegna della scienza e della cultura: "Ricordo i convegni che hanno favorito nuove sinergie tra le comunità scientifiche europee e giapponesi - rafforzando così alcune partnership, ad esempio con l’Università di Osaka, la Società di radiologia giapponese e Bracco Japan-, e la mostra fotografica 'Milano con gli occhi di Leonardo', ospitata presso la splendida sede dell’Ambasciata d’Italia a Tokyo - conclude Diana Bracco - Particolarmente importante anche il National Day italiano: in quella occasione abbiamo offerto un palcoscenico globale ai giovani ballerini dell’Accademia del Teatro alla Scala, di cui Fondazione Bracco è socio fondatore. I bravissimi ragazzi della scuola di ballo si sono esibiti di fronte alla principessa Nobuko Mikasa no Miya e al ministro della Cultura Alessandro Giuli".
"All’Expo di Dubai avevamo fatto lo stesso portando i musicisti dell’Accademia, mentre a Shanghai 2010 sostenemmo un indimenticabile concerto della Filarmonica della Scala diretta dal Maestro Chung. E lo stesso Maestro Chung, che abbiamo designato dal 2026 come nuovo Direttore Musicale del Teatro alla Scala, fu protagonista di una splendida tournée della Filarmonica in Asia, con date memorabili in Giappone, Corea e Cina. Tutti eventi che registrarono un grandissimo successo di pubblico e di critica".

È morto all'età di 31 anni l'attore britannico William Rush, noto per il ruolo del giovane Josh Stevenson nella serie drammatica della Bbc One Waterloo Road. La notizia è stata resa pubblica dalla madre dell'attore, l'ex star di Coronation Street Debbie Rush. La causa della morte non è stata resa nota.
William Rush ha recitato in 168 episodi di "Waterloo Road" tra il 2009 e il 2013. In precedenza aveva lavorato come attore bambino in serie televisive come Grange Hill e Shameless, e in seguito ha preso parte a produzioni come Casualty e Vera. Nel 2016 aveva partecipato ai provini di The X Factor, arrivando fino al cosiddetto "six-chair challenge".
Su Instagram, Debbie Rush ha scritto: "Come famiglia, i nostri cuori sono completamente spezzati". L'attrice ha descritto William come "il nostro bellissimo bambin" e ha sottolineato la decisione del figlio di diventare donatore di organi: "Anche nel nostro momento più buio, William ha fatto il dono più prezioso di tutti. Essendo donatore, ha dato speranza e vita ad altre famiglie, pensando agli altri fino alla fine. La sua gentilezza e il suo amore faranno sempre parte del suo lascito".
La famiglia ha chiesto rispetto per la propria privacy: "William sarà sempre amato, sempre ricordato e per sempre nei nostri cuori". Numerosi colleghi hanno espresso cordoglio sui social. Sally Dynevor di "Coronation Street" ha commentato: "Sono così scioccata da questa notizia. Era un ragazzo bellissimo". Jack P. Shepherd ha scritto:"Notizia devastante, i miei pensieri sono con voi", mentre Shobna Gulati ha aggiunto: "Vi mando tutto il mio affetto e le mie più profonde condoglianze". Chelsee Healey, ex collega di "Waterloo Road", ha dichiarato: "Il mio cuore è con voi, mi dispiace tantissimo".

"La scuola di specializzazione in ortopedia e traumatologia del Campus Bio-Medico di Roma nasce 25 anni fa grazie alla volontà del professor Vincenzo Denaro ed è stata successivamente ampliata dal professor Rocco Papalia, attuale direttore". L’attività chirurgica, "con oltre 2mila interventi protesici l’anno – anca, ginocchio, spalla e caviglia – consente agli specializzandi di entrare in sala operatoria già dal primo anno di formazione. È un elemento che ci differenzia da molte altre scuole e che permette ai giovani medici di acquisire fin da subito familiarità con quella che sarà la loro vita professionale". Lo ha detto Andrea Marinozzi, professore associato dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, intervenendo, oggi a Roma, al primo incontro annuale del team di ricerca in ortopedia e traumatologia dell’Ateneo.
Il docente ha sottolineato l’impegno sul fronte dell’urgenza-traumatologia e del rispetto degli standard regionali di qualità, in particolare nel trattamento delle fratture di femore entro le 48 ore. "Solo nell’ultimo anno abbiamo trattato quasi 300 fratture di femore nei tempi previsti. È un lavoro complesso che richiede un forte gioco di squadra tra ortopedici, anestesisti, cardiologi e internisti, ma che garantisce ai pazienti cure tempestive e di qualità”.

La formazione non si sia limitata all’aspetto tecnico-chirurgico. "Non ho cercato di trasmettere solo le competenze specialistiche, ma soprattutto valori umani semplici: la veridicità, l’onestà intellettuale, l’amore per i pazienti, che non sono pazienti ma persone che hanno una malattia. Vivere questi principi ha permesso di costruire un gruppo solido" .Così Vincenzo Denaro, professore emerito e fondatore della Scuola di specializzazione in Ortopedia e traumatologia dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, intervenendo oggi al primo convegno del team di ricerca scientifica in ortopedia e traumatologia dell’Ateneo.
"All’inizio non ci credeva nessuno - sottolinea Denaro - ci voleva un atto di fede e di speranza per immaginare di arrivare a una struttura come quella di oggi, con circa 3000 persone, quando eravamo davvero pochi. Eppure l’ortopedia è cresciuta molto più velocemente rispetto ad altre discipline. Ci voleva molta immaginazione, 32 anni fa, quando sono stato chiamato in questa università, a pensare che saremmo arrivati a quello che vediamo oggi. All’inizio eravamo 4 persone, io sono stato il primo professore ordinario chiamato e ho eseguito il primo intervento, che era di ortopedia".
Il fondatore della scuola ha sottolineato di aver dedicato particolare attenzione alla crescita dei propri allievi e al loro percorso accademico. "Le posizioni che oggi ricoprono testimoniano il lavoro fatto: ci sono professori ordinari, uno è diventato addirittura rettore - evidenzia Denaro - Oggi la scuola esiste davvero ed è una scuola nel senso pieno del termine: è un gruppo coeso, fatto di 72 specializzandi e di strutturati che lavorano insieme con un clima anche familiare". Guardando al futuro, il professore si è detto fiducioso nella continuità del progetto. "I ragazzi e i docenti che lascio hanno dentro questo stimolo a migliorarsi non solo sul piano professionale e specialistico, ma anche su quello umano. Ed è così - conclude - che la scuola continuerà a crescere".

"La specializzazione in Ortopedia e Traumatologia è un percorso che punta su diversi fattori fondamentali: originalità, tecnologia, capacità diagnostica e lavoro in équipe. Ogni chirurgo deve potersi dedicare a specifici ambiti chirurgici, ma allo stesso tempo avere una visione ampia e complessa da mettere a disposizione dei pazienti per migliorare la funzione articolare e la qualità di vita". Lo ha detto Rocco Papalia, rettore dell’Università Campus Bio-Medico di Roma intervendo al primo incontro annuale del team di ricerca in Ortopedia e Traumatologia dell’Ucbm, oggi a Roma.
Papalia ha sottolineato come il "mondo della formazione stia cambiando rapidamente", anche in relazione alle nuove "modalità di apprendimento" degli studenti. "Oggi - ha ricordato il rettore - esistono competenze tecnologiche diverse rispetto al passato. Il simulation center consente agli specializzandi di effettuare prove immersive e di allenarsi sugli interventi chirurgici, arrivando in sala operatoria con una preparazione più solida". Papalia ha evidenziato anche l’importanza del lavoro in piccoli gruppi e della costruzione condivisa delle ipotesi diagnostiche, che vengono poi tradotte nelle terapie più appropriate per il paziente. "Seguiamo le linee guida del ministero su tutto ciò che riguarda l’invecchiamento attivo: dalla robotica applicata alla chirurgia protesica, all’innovazione sulle cartilagini, fino alle nuove tecniche per la cura di muscoli e tendini".
L’Università Campus Bio-Medico di Roma, nata nel 1993, ha sviluppato un progetto formativo che integra didattica, ricerca e attività clinica in stretta collaborazione con il Policlinico universitario. L’Ateneo offre attualmente 30 scuole di specializzazione, con percorsi professionalizzanti nelle principali discipline mediche e chirurgiche. "Un approccio - ha concluso Papalia - che punta a migliorare non solo le articolazioni, ma la funzionalità complessiva del corpo. L’obiettivo è consentire alle persone di muoversi meglio e di vivere in modo più attivo, in una società che da un lato invecchia e dall’altro richiede sempre maggiore qualità della vita".

"La ricerca non serve solo per introdurre nuove tecnologie nella pratica clinica, ma soprattutto per insegnare ai nostri specializzandi a sviluppare un pensiero critico, capace di valutare quali terapie e quali trattamenti chirurgici siano realmente validi e utili per il paziente". Così Gianluca Vadalà, professore associato Malattie dell’apparato locomotore Università Campus Bio-Medico di Roma, intervendo al primo incontro annuale del team di ricerca in Ortopedia e traumatologia dell’Ucbm, oggi a Roma. Vadalà ha sottolineato come al Campus Bio-Medico "venga portata avanti una ricerca di tipo traslazionale, che consente di trasferire rapidamente i risultati dal laboratorio alla pratica clinica".
"Quello che osserviamo in laboratorio - ha detto - cerchiamo di portarlo direttamente al letto del paziente. L’unicità del nostro modello è avere il centro di ricerca accanto all’ospedale, permettendo agli specializzandi di entrare in laboratorio, conoscere la ricerca di base e sviluppare studi sperimentali con ricadute concrete sulla clinica". Un impegno che si traduce anche in filoni di ricerca avanzata. "Da anni raccogliamo evidenze scientifiche sulla possibilità di trattare il mal di schiena con terapie avanzate come le cellule staminali. Siamo partiti dalla ricerca di base e siamo arrivati a studi clinici randomizzati che mostrano risultati concreti". Vadalà ha infine ricordato come il suo ambito clinico e di ricerca sia "incentrato soprattutto sulla chirurgia vertebrale e sulla rigenerazione cartilaginea, due cardini fondamentali della nostra scuola di specializzazione in ortopedia".
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