
(Adnkronos) - Moya Brennan, figura simbolo della musica tradizionale irlandese e pioniera del sound celtico contemporaneo, è morta lunedì 13 aprile all'età di 73 anni nella sua casa di Gaoth Dobhair, nella costa nord-occidentale della contea di Donegal. La notizia della scomparsa è stata diffusa dalla famiglia, che ha riferito come l’artista si sia "spenta serenamente, circondata dall’affetto dei suoi cari".
Nata Máire Philomena Ní Bhraonáin il 4 agosto 1952, Brennan era la primogenita di una numerosa famiglia di musicisti. Tra i suoi fratelli figura anche Enya, star mondiale della musica celtica e new age, di cui era sorella maggiore: un legame artistico e familiare che ha segnato profondamente la storia della musica irlandese contemporanea. Le due hanno condiviso gli esordi all’interno del gruppo di famiglia Clannad, prima che Enya intraprendesse una carriera solista di successo internazionale.
Proprio con i Clannad, fondati negli anni Settanta insieme ai fratelli Ciarán e Pól, Moya Brennan ha costruito la sua fama. Il gruppo, inizialmente attivo nel pub di famiglia Leo’s Tavern, raggiunse notorietà dopo la vittoria al Letterkenny Folk Festival nel 1973. Da lì prese avvio una carriera internazionale che portò la musica del Donegal sui palcoscenici di tutto il mondo, fondendo tradizione gaelica e influenze moderne.
Con i Clannad, Moya Brennan ha inciso 17 album, conquistando riconoscimenti di primo piano come Grammy, Bafta e Ivor Novello Award. Tra i brani più celebri figura “Theme from Harry’s Game”, mentre grande successo ebbero anche le colonne sonore, tra cui quella della serie “Robin of Sherwood”.
Accanto all’attività con il gruppo, Brennan ha sviluppato un'intensa carriera solista iniziata nel 1992 con l’album "Máire". Tra i lavori più significativi "Whisper to the Wild Water" (1999), che le valse una candidatura ai Grammy nel 2001. Nel corso degli anni ha pubblicato numerosi dischi, arrivando a un totale di 25 album e oltre 20 milioni di copie vendute.
Importante anche il contributo al cinema: sua la voce nei brani “Tell Me Now (What You See)” per il film "Re Artù" e “I Will Find You” per "L'ultimo dei Mohicani". Numerose le collaborazioni internazionali, tra cui quelle con Bono, Robert Plant e Van Morrison.
Dal 2002 aveva adottato stabilmente il nome Moya Brennan, più vicino alla pronuncia gaelica del suo nome originario. Nel 2023 i Clannad avevano salutato il pubblico con un ultimo concerto a Dublino, celebrando i 50 anni dal debutto discografico. (di Paolo Martini)

(Adnkronos) - Nella notte, un 29enne di origine senegalese è stato trovato ucciso con ferita da arma da taglio al collo in zona Darsena a Ravenna. Non distante è stato trovato ferito un 36enne del Mali, che è stato portato in ospedale. Non sarebbe in pericolo di vita. Sono in corso gli accertamenti dei carabinieri per ricostruire la dinamica di quanto accaduto. Via Antico Squero è stata chiusa per i rilevamenti. Sul posto sono arrivati anche Polizia, Guardia di Finanza e la pm di turno Ylenia Barbieri. Le due persone potrebbero essere legate a uno stesso fatto.

(Adnkronos) - Forti rallentamenti oggi, martedì 14 aprile, sulla linea Alta Velocità Napoli–Roma a causa di un guasto tecnico registrato al nodo ferroviario di Napoli nelle prime ore del mattino, attorno alle 6. L’inconveniente, comunicato da RFI (Rete Ferroviaria Italiana), sta provocando ritardi fino a 120–180 minuti, cancellazioni e modifiche alla circolazione. I disagi, secondo gli aggiornamenti, stanno coinvolgendo sia treni Frecciarossa sia Italo, con effetti che si stanno estendendo anche ai treni Intercity e ai collegamenti a lunga percorrenza.
La circolazione dei treni Alta Velocità risulta fortemente compromessa. Diverse corse sono state cancellate o deviate sulla linea convenzionale via Formia o via Cassino, con conseguenti allungamenti dei tempi di percorrenza fino a 120 minuti. Disagi anche per gli Intercity, che registrano ritardi medi fino a 60 minuti.
Tra le principali variazioni segnalate:
FR 9616 Napoli Centrale (6:55) – Milano Centrale (11:35): origine da Roma Termini.
FR 9501 Roma Termini (7:00) – Napoli Centrale (8:12): instradato via Formia, senza fermata a Napoli Afragola.
FR 8506 Napoli Centrale (7:30) – Bolzano (13:48): origine da Roma Termini.
FR 8335 Roma Termini (10:20) – Napoli Centrale (11:33): cancellato.
I passeggeri sono invitati a rivolgersi al personale di assistenza Trenitalia per soluzioni alternative e primi treni utili.
Oltre alle cancellazioni, diversi treni Alta Velocità registrano ritardi superiori a 60 minuti, tra cui:
FR 9606 Napoli Centrale – Milano Centrale
FR 9608 Salerno – Milano Centrale
FR 8334 Napoli Centrale – Roma Termini
FR 9406 Napoli Centrale – Venezia Santa Lucia
FR 9490 Salerno – Venezia Santa Lucia
La situazione resta in evoluzione mentre i tecnici di RFI continuano le operazioni di ripristino della piena regolarità della linea.

(Adnkronos) - "Il futuro è già in prima linea e l'Ucraina lo sta costruendo". Volodymyr Zelensky annuncia così la prima azione di guerra portata avanti interamente da "sistemi robotici terrestri".
"Questi - ha spiegato mostrando su X le foto - sono i nostri sistemi robotici terrestri. Per la prima volta nella storia di questa guerra, una posizione nemica è stata conquistata esclusivamente da piattaforme senza equipaggio, con sistemi terrestri e droni. Gli occupanti si sono arresi e l'operazione è stata condotta senza fanteria e senza perdite da parte nostra".
"Ratel, TerMIT, Ardal, Rys, Zmiy, Protector, Volia e i nostri altri sistemi robotici terrestri - ha aggiunto - hanno già portato a termine più di 22.000 missioni al fronte in soli tre mesi. In altre parole, vite sono state salvate più di 22.000 volte quando un robot è andato nelle zone più pericolose al posto di un soldato. Si tratta di alta tecnologia che protegge il valore più alto, la vita umana".
Una sottostazione elettrica sarebbe intanto stata colpita da droni ucraini nell'oblast di Zaporizhzhia e nella notte si sono udite esplosioni in diverse città della Crimea, secondo quanto riportato dal canale Telegram Exilenova Plus, precisando che un incendio è scoppiato in una sottostazione elettrica a Melitopol , nell'oblast di Zaporizhzhia, in seguito all'attacco di un drone, lasciando alcune zone della città senza corrente.
Nel frattempo, riporta Il Kyiv Independent, in Crimea , si sono udite esplosioni nelle città di Simferopol, Feodosia e Kerch, mentre i droni colpivano obiettivi nella penisola in un attacco durato diverse ore. L'Ucraina colpisce regolarmente infrastrutture militari in profondità nel territorio russo e nei territori occupati, nel tentativo di ridurre la capacità di Mosca di continuare a condurre la guerra.

(Adnkronos) - Nella giornata di ieri, lunedì 13 aprile, le autorità della Colombia hanno autorizzato un piano per l'abbattimento di decine di ippopotami che vagano liberamente in un'area del centro del Paese, dove minacciano gli abitanti dei villaggi e le specie autoctone. Il ministro dell'Ambiente Irene Velez ha affermato che la decisione è stata presa perché gli altri metodi di controllo - tra cui la sterilizzazione di alcuni animali o il loro trasferimento negli zoo - si sono rivelati costosi e inefficaci: "Dobbiamo intraprendere questa azione per preservare i nostri ecosistemi".
La Colombia è l’unico Paese al di fuori dell’Africa con una 'popolazione' di ippopotami selvatici. La curiosità è che si tratta dei 'discendenti' di quattro esemplari portati nel Paese negli anni '80 dal noto narcotrafficante Pablo Escobar, che costruì uno zoo privato a Hacienda Napoles, un gigantesco ranch nella valle del fiume Magdalena, dove aveva una residenza rurale.
Uno studio pubblicato dall'Università Nazionale della Colombia ha stimato che nel 2022 circa 170 ippopotami vagavano liberamente nel Paese. Di recente, gli ippopotami sono stati avvistati in aree a più di 60 miglia a nord del ranch.
Le autorità ambientali colombiane sostengono che questi mammiferi rappresentino una minaccia per gli abitanti dei villaggi, tra fattorie e fiumi. Inoltre, competono per il cibo e lo spazio con specie locali. Nonostante ciò, gli ippopotami sono diventati presto un'attrazione turistica: gli abitanti dei villaggi della zona organizzano addirittura escursioni per avvistarli e vendono souvenir a tema. Gli ippopotami sono anche una delle principali attrazioni del ranch Napoles, confiscato dal governo colombiano durante il sequestro dei beni di Escobar.
Oggi il ranch è un parco a tema, con piscine, scivoli d’acqua e uno zoo che ospita diverse altre specie africane. Gli attivisti colombiani si oppongono da tempo all'abbattimento, sottolineando come affrontare il problema con violenza costituisca un pessimo esempio per un Paese che ha già tanti altri problemi a livello politico.
Negli ultimi anni, la Colombia ha cercato di sterilizzare alcuni ippopotami nel tentativo di ridurne la popolazione. Queste iniziative hanno però avuto una portata limitata, a causa degli elevati costi legati alla cattura e agli interventi. L'altro problema è che gli ippopotami colombiani provengono da un patrimonio genetico 'limitato' e potrebbero essere portatori di malattie: anche la strada del reinserimento nel loro habitat naturale in Africa risulta così impraticabile.

(Adnkronos) - Altri due arresti per la rissa avvenuta nella notte fra venerdì e sabato a Induno Olona, nel varesotto, in cui un uomo di trent’anni - Enzo Ambrosino - è morto e altre due persone sono rimaste ferite. Nella serata di ieri i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Varese, in esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Varese, hanno infatti arrestato due italiani, un 65enne e un 27enne, ritenuti responsabili del reato di rissa aggravata.
Il provvedimento restrittivo, si legge nella nota, "rappresenta l'esito della meticolosa ed articolata attività investigativa posta in essere dai militari dell’Arma e coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Varese, volta a ricostruire quanto accaduto nella circostanza del grave fatto di sangue avvenuto nella notte tra l’11 e il 12 aprile".
E ancora: "Gli accertamenti investigativi hanno permesso di raccogliere un quadro probatorio solido, fondato su plurimi e concordanti indizi, in merito alla partecipazione attiva e alla responsabilità dei due arrestati nella violenta rissa che ha, purtroppo, avuto come tragico epilogo la morte del giovane. Al termine delle formalità di rito, le due persone sono state associate in carcere, a disposizione dell'Autorità Giudiziaria varesina".

(Adnkronos) - Pioggia, caldo anomalo e cieli lattiginosi: l’Italia è avvolta da un flusso di Scirocco che porta con sé aria nordafricana e polveri del Sahara. Le temperature restano sopra la media con picchi fino a 25°C, mentre il tempo instabile continuerà ancora per diverse ore prima di un possibile miglioramento da giovedì.
Prima di addentrarci nelle previsioni, Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, risponde a una delle curiosità più diffuse di questi giorni. Quella che vediamo cadere con la pioggia e sporcare le nostre auto non è propriamente sabbia, ma un pulviscolo finissimo, noto in meteorologia e geologia come silt o limo sahariano. Venti tesi caldi e nordafricani sollevano queste micro-particelle dal Sahara e le trasportano in sospensione per migliaia di chilometri attraverso il Mediterraneo, fino a farle ricadere sull'Europa insieme alle precipitazioni: il lavaggio delle auto è dunque sconsigliato fino a giovedì.
Oltre alla fanghiglia ocra, nelle prossime ore dovremo stare attenti a rovesci localmente intensi ed intervallati a poco sole: nonostante la pioggia, la copertura nuvolosa e i cieli lattiginosi carichi di pulviscolo, i picchi termici resteranno notevoli per il periodo con la Capitale ancora oltre i 20°C e picchi di 25°C al meridione.
Da mercoledì, poi, avremo ancora acquazzoni sparsi specialmente sulle Isole Maggiori e sulle regioni centrali. Contestualmente, anche il Nord Italia farà i conti con una “ritornante orientale”, ovvero con correnti umide da est che manterranno un po' di instabilità. In sintesi, avremo altre 48 ore in compagnia dell’ombrello su buona parte del Paese.
Superata questa fase perturbata, le piogge cesseranno quasi ovunque. Da giovedì, grazie alla rimonta dell’alta pressione, il tempo cambierà radicalmente e assisteremo ad una nuova impennata termica di ben 6-8°C. Il sole tornerà protagonista, con i termometri che schizzeranno oltre i 25°C su buona parte della Penisola, facendoci respirare un'aria che saprà nettamente di maggio, nonostante qualche temporale di calore a carattere sparso.
Spingendo lo sguardo più in là, le proiezioni confermano che, durante il weekend e nella prima parte della prossima settimana, godremo di un periodo con temperature decisamente piacevoli e calde, anche se domenica non mancheranno degli acquazzoni al Nord.
Possiamo finalmente dirlo ad alta voce: l’inverno, con le sue gelide code marzoline e apriline e le temutissime gelate tardive, è un ricordo archiviato. Il cambio di stagione è servito.
NEL DETTAGLIO
Martedì 14. Al Nord: instabilità diffusa con rovesci sparsi. Al Centro: instabilità diffusa con rovesci sparsi. Al Sud: maltempo sulla Sicilia, a livello locale altrove.
Mercoledì 15. Al Nord: tra piogge e schiarite soleggiate. Al Centro: più piogge sul versante adriatico. Al Sud: spiccata instabilità.
Giovedì 16. Al Nord: più sole e caldo. Al Centro: ampi spazi soleggiati. Al Sud: ancora instabile con qualche rovescio.
Tendenza: residua instabilità pomeridiana sui rilievi, specie del Centro-Sud, prevalenza di sole e temperature oltre la media del periodo.

(Adnkronos) - Omicidio choc a Foggia, dove Annibale Carta, 42 anni, personal trainer e istruttore di fitness, è stato ucciso ieri in tarda serata nel quartiere vicino allo stadio 'Zaccheria'. L'uomo, detto Dino, stava passeggiando nei pressi della sua abitazione, insieme al suo cane in via Caracciolo, quando è stato raggiunto da almeno quattro colpi. I carabinieri indagano a 360 gradi. L'uomo, senza precedenti, era molto conosciuto in città.

(Adnkronos) - Il fronte della guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele si concentra oggi, martedì 14 aprile, sullo Stretto di Hormuz, snodo chiave per il traffico mondiale di petrolio. Dopo che è entrato in vigore il blocco navale deciso dal presidente americano Donald Trump, una petroliera cinese, la Rich Starry, è comunque riuscita ad attraversare lo stretto, sfidando di fatto le restrizioni imposte da Washington. Lo rivelano i dati di MarineTraffic, LSEG e Kpler. La petroliera e la sua proprietaria, la Shanghai Xuanrun Shipping Co Ltd, sono state sanzionate dagli Stati Uniti per aver intrattenuto rapporti commerciali con l'Iran.
Primi colloqui diretti intanto oggi tra Israele e Libano. L’incontro, ospitato dal segretario di Stato americano Marco Rubio a Washington, coinvolge per ora i rispettivi ambasciatori e punta ad avviare un negoziato più ampio tra i due Paesi. Sul tavolo la possibilità di un cessate il fuoco e il disarmo a lungo termine di Hezbollah, considerato centrale da Israele per qualsiasi accordo duraturo. Tuttavia, proprio Hezbollah ha già espresso una forte opposizione ai negoziati, dichiarando che non riconoscerà eventuali intese raggiunte senza il suo coinvolgimento.
Tutte le news e gli sggiornamenti di oggi.

(Adnkronos) - Il fronte della guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele si concentra oggi, martedì 14 aprile, sullo Stretto di Hormuz, snodo chiave per il traffico mondiale di petrolio. Dopo che è entrato in vigore il blocco navale deciso dal presidente americano Donald Trump, una petroliera cinese, la Rich Starry, è comunque riuscita ad attraversare lo stretto. Lo rivelano i dati di MarineTraffic, LSEG e Kpler. La petroliera e la sua proprietaria, la Shanghai Xuanrun Shipping Co Ltd, sono state sanzionate dagli Stati Uniti per aver intrattenuto rapporti commerciali con l'Iran.
Dopo il fallimento dei negoziati a Islamabad, il Pakistan si è proposto di ospitare un secondo round di colloqui prima della scadenza del cessate il fuoco. Secondo il Nyt, Trump ha respinto l’offerta dell'Iran di una sospensione di 5 anni dell’arricchimento dell’uranio, chiedendo uno stop di 20 anni.
Primi colloqui diretti intanto oggi tra Israele e Libano. L’incontro, ospitato dal segretario di Stato americano Marco Rubio a Washington, coinvolge per ora i rispettivi ambasciatori e punta ad avviare un negoziato più ampio tra i due Paesi. Sul tavolo la possibilità di un cessate il fuoco e il disarmo a lungo termine di Hezbollah, che però non riconoscerà eventuali intese raggiunte senza il suo coinvolgimento.
Tutte le news e gli sggiornamenti di oggi.

(Adnkronos) - Seconda puntata della nuova stagione di 'Belve'. Oggi, martedì 14 aprile, torna il programma cult di Francesca Fagnani con tre nuovi ospiti: Carlo Conti, Giulia Michelini e Francesco Chiofalo.
Nei suoi consueti faccia a faccia, la giornalista si confronta, senza sconti, con personaggi del mondo dello spettacolo, del costume e della cronaca, ospiti che sono disposti a mettersi in gioco e a rispondere alle sue domande chiare, dirette e spesso irriverenti.
Non mancherà come di consueto la sigla di chiusura con tutti i "fuori onda" degli ospiti, uno dei momenti più attesi dal pubblico. Da quest’anno inoltre, vanno in onda anche i provini di 'Belve', con le interviste a persone comuni.
Sullo sgabello di 'Belve' Carlo Conti ha negato la presunta bisessualità e a Francesca Fagnani ha confidato un episodio del periodo in cui "ero malato di dongiovannite". "Avevo due fidanzatine contemporaneamente. Una era venuta a trovarmi al mare e aveva il treno in partenza era alle 16:55. Quell'altra arrivava alle 17:05. È partita 30 secondi prima che arrivasse l’altra. Ho fatto una corsa da un binario all'altro…Ero un po’ birbante", ha ricordato.
"Vede un suo erede in giro?", ha domandato Fagnani. "Non lo so... vedo Stefano De Martino partito fortissimo" ha risposto il conduttore e la giornalista ha incalzato "ma quello che sente più vicino a lei?". "Nicola Savino", ha rivelato Conti.
Come sempre la puntata di oggi, martedì 14 aprile, va in onda su Rai 2 alle 21.20 ma sarà disponibile anche on demand su Raiplay e Disney+.

(Adnkronos) - Hanno 23 e 17 anni, i due giovani fermati nella notte dai carabinieri a Napoli per l'omicidio di Fabio Ascione, il 20enne incensurato ucciso martedì scorso con un colpo di pistola al torace. Il 23enne si è consegnato, accompagnato dal suo legale, ai carabinieri di Napoli Poggioreale, mentre il minore - nipote di un elemento di spicco del clan De Micco - è stato raggiunto dai carabinieri nella sua abitazione. I due giovani dovranno rispondere si omicidio volontario, porto e detenzione di arma da fuoco, reato tutto aggravati dalle finalità mafiose.
Ai due indagati sono stati notificati due decreti di fermo emesso dalla Direzione distrettuale Antimafia e dalla Procura per i Minorenni di Napoli, che ora dovranno passare al vaglio dei giudici per la convalida.
Fabio Ascione fu ucciso poco dopo le 5 del mattino di martedì 7 aprile mentre rientrava a casa da una notte di lavoro. Era dipendente di una sala bingo della zona, incensurato e ritenuto lontano dagli ambienti della camorra. Oggi alle 10:30 saranno celebrati i funerali.

(Adnkronos) - Le difficoltà strutturali, dalle liste di attesa alla carenza di personale e di risorse, impongono nuove strategie per la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.
Prevenzione, gestione delle malattie croniche e ritorno alla centralità del paziente sono obiettivi che possono cambiare la prospettiva di intervento.

(Adnkronos) - Il dossier energia resta il grande nodo sul tavolo di Palazzo Chigi. Le parole dell’ad di Eni Claudio Descalzi, pronunciate alla scuola di formazione politica della Lega sulla necessità di sospendere il bando sul gas russo, si inseriscono in un dibattito politico già acceso. In ambienti di governo, il ragionamento del manager del 'Cane a sei zampe' viene letto per quello che è: la valutazione di un tecnico di grande spessore. Ma, allo stesso tempo, si sottolinea come la partita energetica abbia inevitabilmente anche una dimensione politica. E in questo quadro, per l’Italia guidata da Giorgia Meloni, resta centrale la necessità di mantenere la pressione occidentale sulla Federazione russa.
Una linea che convive con sensibilità diverse dentro la maggioranza, mentre il contesto internazionale si fa sempre più instabile. La crisi legata alla chiusura dello stretto di Hormuz, con le sue ricadute sui flussi energetici, diventa l’argomento principale di chi - nella coalizione di governo - invita a un approccio più pragmatico. È soprattutto la Lega a spingere in questa direzione, con Matteo Salvini che e i suoi che tornano a sollevare il tema di una possibile revisione del veto sull’energia russa.
A Palazzo Chigi, però, il tentativo è quello di tenere insieme i diversi livelli, anche indicando un orizzonte: gennaio 2027. Non solo una scadenza tecnica, ma - nelle speranze dell’esecutivo - il momento in cui il quadro potrebbe evolvere. L’auspicio, filtra da fonti di governo, è che entro allora cessino le ostilità tra Mosca e Kiev e si possa aprire una fase nuova di confronto. È con questo equilibrio che la premier si prepara al faccia a faccia di mercoledì con Volodymyr Zelensky. Un incontro tutt’altro che formale, che servirà a ribadire la collocazione internazionale dell’Italia proprio mentre, dentro la maggioranza, si moltiplicano le sfumature.
E mentre un dossier si stratifica, un altro si accende. Le durissime parole di Donald Trump contro il Papa fanno il giro del mondo e irrompono nel dibattito politico italiano, mettendo Palazzo Chigi davanti a un’ulteriore prova di equilibrio.
Al mattino, Giorgia Meloni sceglie una linea indiretta: un post con gli auguri al Pontefice per il viaggio apostolico in Africa - Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale - e un richiamo al ruolo della Santa Sede nel favorire la pace. “Possa il Ministero del Santo Padre favorire la composizione dei conflitti e il ritorno della pace, interna e tra le Nazioni, nel solco del percorso tracciato dai suoi Predecessori, e dare sostegno e conforto alle comunità cristiane che avrà modo di incontrare durante il viaggio”, si legge nel messaggio della premier, accompagnato sui social da una foto che la ritrae insieme al Pontefice. “L’Italia continuerà a fare la propria parte per favorire la costruzione di un nuovo modello di cooperazione con il Continente africano e per sostenere la pace, lo sviluppo e il benessere dei popoli”. Un testo istituzionale, privo di riferimenti espliciti alla polemica.
Poi, con il crescere delle sollecitazioni e con l'intensificarsi degli attacchi da parte delle opposizioni, arriva una presa di posizione più netta. In una seconda dichiarazione, la premier si smarca dal tycoon: “Pensavo che il senso della mia dichiarazione di questa mattina fosse chiaro, ma lo ribadisco con maggiore chiarezza. Trovo inaccettabili le parole del Presidente Trump nei confronti del Santo Padre”, afferma Meloni. “Il Papa - rimarca la leader di Fdi - è il capo della Chiesa Cattolica, ed è giusto e normale che invochi la pace e che condanni ogni forma di guerra”. (di Antonio Atte)

(Adnkronos) - Blocco navale con la prospettiva di nuovi negoziati e il rischio di attacchi mirati. Il braccio di ferro tra Donald Trump e l'Iran si sposta tutto nello Stretto di Hormuz, la via fondamentale per il 20% del commercio mondiale. Teheran paralizza il braccio di mare da settimane, consentendo il passaggio di poche petroliere 'privilegiate', con effetti sulle quotazioni del greggio e sui prezzi dei carburanti che - in numerosi paesi, Italia compresa - rischiano di aumentare ulteriormente nel quadro ad alta tensione.
Da lunedì 13 aprile, gli Stati Uniti bloccano il braccio di mare: non si entra e non si esce dai porti iraniani, la Repubblica islamica non può esportare petrolio e gas. E' una prova di forza, dopo il fallimento dei negoziati di sabato scorso in Pakistan: tra una settimana, il 21 aprile, scade formalmente la tregua di 14 giorni.
"La Marina iraniana giace sul fondo del mare, completamente annientata: 158 navi. Quelle che non abbiamo colpito sono le loro poche, come le chiamano loro, 'navi da attacco veloce', perché non le consideravamo una minaccia significativa. Avviso: se una qualsiasi di queste navi si avvicinerà anche solo minimamente al nostro blocco, verrà immediatamente eliminata, con lo stesso sistema di uccisione che usiamo contro i trafficanti di droga sulle imbarcazioni in mare. È rapido e brutale", dice Trump.
Secondo il Wall Street Journal, gli Usa hanno schierato almeno 15 navi. Tra i mezzi impiegati figurano una portaerei, diversi cacciatorpediniere lanciamissili, una nave d'assalto anfibio e altre unità della Marina, in grado di far decollare elicotteri per operazioni di abbordaggio e di scortare le navi commerciali verso aree prestabilite, impedendo loro di proseguire la rotta.
Per il presidente degli Stati Uniti, la strategia funziona: "Siamo stati chiamati dall'altra parte. Vogliono assolutamente fare un accordo. Ci hanno chiamato le persone giuste e appropriate e vogliono un accordo", afferma il numero 1 della Casa Bianca. L'Iran non conferma, da Teheran nessuna comunicazione su nuovi contatti per riaccendere il dialogo. "Adesso c'è il blocco navale e non ci sono combattimenti. L'Iran non sta facendo assolutamente alcun affare: e faremo in modo che le cose restino così. Non mi piaceva vedere navi uscire da lì, perché vuol dire che erano in affari con loro", dice Trump scommettendo sull'efficacia del pressing.
L'Iran risponde al blocco con accuse e minacce. Per il capo di stato maggiore delle forze armate iraniane, Khatam al-Anbia, l'ordine di Trump "illegale e costituisce pirateria". L'Iran implementerà "un meccanismo permanente per il controllo di Hormuz a causa delle minacce".
"Nessun porto nel Golfo Persico e nel Mare dell'Oman sarà al sicuro", avvertono i Pasdaran. "La sicurezza dei porti nel Golfo Persico e nel Mare dell'Oman è una questione che riguarda tutti o nessuno", dice un portavoce, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Isna. La Repubblica islamica apparentemente non si piega ed è pronta alla sfida, con la consapevolezza che il blocco produrrà un ulteriore aumento dei prezzi: "Godetevi gli attuali prezzi, presto rimpiangerete la benzina a 4-5 dollari" al gallone, dice il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, rivolgendosi agli Stati Uniti. Il messaggio in realtà può essere esteso a numerosi altri paesi, Italia compresa, che rischiano di vedere aumentare il costo di benzina e diesel.
Al netto di dichiarazioni e messaggi social, dietro le quinte il dialogo prosegue grazie alla mediazione di Pakistan, Egitto e Turchia. "Non siamo in una situazione di stallo totale. La porta non è ancora chiusa. Entrambe le parti stanno negoziando. È un vero e proprio bazar", dice a Axios una fonte. Trump dice e ripete che l'obiettivo prioritario non cambia: l'Iran deve rinunciare al programma nucleare. Teheran dispone di 440 chili di uranio arricchito al 60%. Mancano pochi step, relativamente semplici, per raggiungere la soglia del 90% necessaria per l'utilizzo del materiale in ambito militare. Il blocco navale, nella strategia di Washington, è uno strumento di pressione per riportare la Repubblica islamica al tavolo e riaprire il 'dossier atomico': gli Stati Uniti, secondo Axios, nei colloqui di Islamabad hanno proposto all'Iran una moratoria di 20 anni sull'arricchimento dell'uranio.
L'Iran ha rilanciato con una controproposta limitata a un periodo "a una sola cifra", inferiore quindi a 10 anni, secondo quanto riferito da un funzionario Usa e da una fonte informata sui colloqui. Le divergenze sul programma nucleare iraniano restano il principale ostacolo a un accordo, spiegano le fonti, e sono alla base dello stallo negoziale. Washington chiede anche la rimozione dalla Repubblica islamica di tutto l'uranio altamente arricchito, mentre Teheran si è detta disponibile solo a un "processo monitorato di diluizione" del materiale. La speranza dei mediatori è che, con il loro lavoro, si possa arrivare a un nuovo round di negoziati prima del 21 aprile, quando scadrà il cessate il fuoco.
Trump non esclude una ripresa delle operazioni militari. Il presidente e i suoi consiglieri stanno valutando la possibilità di attacchi limitati contro l'Iran: secondo il Wall Street Journal, i raid dovrebbero servire per spingere Teheran a posizioni più soft in ambito negoziale. Meno probabile una fase 2 'totale' dell'operazione Epic Fury, con il concreto rischio di provocare un conflitto prolungato con effetti dirompenti per l'intera regione.
Alla finestra c'è Israele, che attende sviluppi. "La tregua potrebbe finire da un momento all'altro", dice il premier Benjamin Netanyahu, che basa le sue considerazioni in particolare sui colloqui con il vicepresidente americano JD Vance, capodelegazione nei colloqui di Islamabad. Per gli Usa, dice il primo ministro, la questione centrale è "rimuovere tutto il materiale nucleare arricchito e garantire che non ci sarà alcun arricchimento nei prossimi anni, per decenni, all'interno dell'Iran. Questo è il loro obiettivo e ovviamente è importante anche per noi".

(Adnkronos) - Qual è l'importo giusto del mutuo in base allo stipendio? A quanto deve ammontare la rata? Sono domande che si pone chiunque voglia acquistare una casa. I parametri, ovviamente, variano in base al prezzo dell'immobile e allo stipendio che percepisce l'acquirente. A delineare un quadro di massima è Alessandro Carlini di Immobiliare.it Mutui. "In generale - spiega - con un reddito di 1600 si può richiedere un mutuo compreso tra 118.000 e 145.000 euro. Tuttavia, l’importo preciso può variare in base a diversi fattori, come eventuali prestiti in corso e il tipo di mutuo che scegli. Scopriamo, passo dopo passo, come capire quale importo puoi richiedere, come calcolare la rata mensile sostenibile e quali strategie puoi usare per ottenere un mutuo più alto. Per capire quanto mutuo si può ottenere, si deve partire da un concetto fondamentale: il rapporto tra rata e reddito. E' proprio da qui che le banche iniziano per valutare la tua capacità di sostenere il mutuo".
"La regola generale - ricorda - è semplice: la rata del mutuo non dovrebbe superare circa un terzo del tuo reddito netto mensile. Per calcolare il rapporto rata-reddito ideale viene utilizzata questa formula: reddito mensile netto/ 3 = rata massima sostenibile. Di conseguenza, puoi richiedere un importo di mutuo che ti fornisca una rata massima di un terzo dello stipendio. In ogni caso, ricorda che questa soglia può cambiare da banca a banca.Per capire qual è la rata massima che puoi permetterti con uno stipendio di 1.600 euro netti al mese, basta dividere il reddito mensile per 3, ovvero 1.600 diviso 3 = 533 euro. Quindi, con 1.600 euro al mese, puoi sostenere una rata massima di circa 530 euro. Tuttavia, ricorda che alcune banche possono essere più flessibili e accettare anche un rapporto tra rata e reddito più elevato, mentre altre restano più prudenti".
Se si riceve anche la tredicesima mensilità, il calcolo cambia. Prima di tutto si deve calcolare il tuo reddito netto annuale: 1.600 x 13 = 20.800 euro annui A questo punto, si può calcolare il reddito mensile netto effettivo: 20.800 ÷ 12 = 1.733 euro al mese. Infine, applicando la regola del rapporto rata-reddito ideale, si ottiene la rata massima sostenibile: 1.733 ÷ 3 = 578 euro al mese. In questo caso, la rata sostenibile sale, permettendo di richiedere un mutuo leggermente più alto. Se invece si percepisca anche la quattordicesima, il calcolo va rifatto allo stesso modo, considerando 14 mensilità, per determinare la rata massima sostenibile.
Con uno stipendio di 1.600 euro netti (più tredicesima) si può sostenere una rata massima di circa 578 euro al mese. Con questa rata si può richiedere un importo di mutuo che varia tra i 118.000 e i 145.000 euro, a seconda del tipo di mutuo scelto. Nel dettaglio quanto mutuo si può richiedere in base alle diverse tipologie, considerando i migliori tassi fissi di aprile delle banche convenzionate Immobiliare.it su una durata di 30 anni? Mutuo all’80%: si tratta della soluzione di mutuo più comune. La banca ti fornisce fino all’80% del valore dell’immobile, mentre devi coprire il restante 20% con i tuoi risparmi. Ad oggi, con un tasso fisso del 2,85%, puoi richiedere circa 140.000 euro.
Mutuo al 100%: permette di acquistare casa senza anticipo. E' utile se non hai risparmi disponibili, ma comporta tassi più alti e una rata più impegnativa. Con un tasso fisso del 4,12%, puoi richiedere circa 118.000 euro.
Mutuo green: è pensato per l’acquisto di una casa ad alta efficienza energetica. Permette di ottenere diversi vantaggi come un tasso più basso e spese accessorie ridotte. Ad oggi, il migliore tasso fisso proposto dalle nostre banche partner è del 2,59% e ti permette di richiedere circa 145.000 euro di mutuo.
Mutuo Consap: con garanzia statale permette di ottenere fino al 100% di mutuo con tasso ridotto. Si tratta di una soluzione specifica per alcune categorie come giovani under 36 e famiglie numerose che rispettano dei limiti Isee. Il miglior tasso proposto dalle nostre banche partner ad aprile è del 3,52%. Di conseguenza, puoi ottenere circa 128.000 euro di mutuo.
Oltre allo stipendio e al tasso di interesse, ci sono diversi altri elementi che le banche valutano quando stabiliscono quanto mutuo si può ottenere.
Percentuale di mutuo richiesta rispetto al valore dell’immobile, nota come Loan-To-Value (LTV), è un elemento fondamentale per stabilire l’importo massimo di mutuo che puoi ottenere. Di solito le banche concedono mutui fino all’80% del valore della casa. Percentuali più alte sono concesse da poche banche e comportano tassi più elevati. Di conseguenza: se richiedi una percentuale di mutuo superiore all’80% (ad esempio 90-100%) l’importo massimo che puoi ottenere è minore; se fornisci un anticipo più alto e richiedi una percentuale di mutuo più bassa, l’importo massimo che puoi ottenere aumenta grazie ai tassi più convenienti. In ogni caso, ogni situazione può variare da banca a banca, quindi chiedi sempre maggiori informazioni in filiale per saperne di più.
Durata del mutuo che influisce direttamente sulla rata e sull’importo complessivo. In generale, aumentando la durata del mutuo, la rata mensile si distribuisce su più anni. Di conseguenza, puoi richiedere un importo maggiore. Tuttavia, mutui più lunghi comportano interessi complessivi maggiori. E' quindi fondamentale trovare un equilibrio: una durata troppo breve potrebbe rendere la rata troppo alta, mentre una durata troppo lunga aumenta il costo totale del mutuo.
Età: è un fattore importante quando chiedi un mutuo. La maggior parte delle banche fissa un’età massima per la fine del mutuo intorno ai 75-80 anni. Dunque, più sei giovane, più lunga può essere la durata del mutuo che puoi richiedere. Ad esempio, con uno stipendio di 1.600 euro più tredicesima, a parità di rata 580 euro: se hai 60 anni, la durata massima del mutuo è di 20 anni. Di conseguenza, puoi richiedere circa 105.000 euro; se hai meno di 50 anni, la durata massima è di 30 anni. In questo caso, puoi richiedere circa 140.000 euro. Inoltre, se hai meno di 36 anni, alcune banche propongono mutui fino a 40 anni di durata, permettendoti di richiedere un importo più alto.
Finanziamenti attivi: altri prestiti in corso, come finanziamenti per l’auto o carte di credito, riducono la tua capacità di sostenere la rata del mutuo. La banca, infatti, valuta tutti i tuoi impegni mensili per stabilire l’importo massimo che puoi ottenere. Ad esempio, se puoi permetterti una rata massima di 580 euro al mese, ma hai già un prestito personale da 180 euro al mese, la cifra disponibile per il mutuo scende a circa 400 euro. In pratica, più finanziamenti attivi hai, meno mutuo puoi chiedere, perché la banca deve essere sicura che tu riesca a pagare tutto senza problemi.
Nucleo familiare: per stabilire quanto mutuo puoi ottenere, la banca considera anche le persone che compongono il tuo nucleo familiare. Questo perché, più persone hai a carico, più alte sono le spese mensili. Ad esempio, una famiglia con un solo reddito e figli a carico ha più spese da sostenere rispetto a un single o a una coppia senza figli. Per questo, a parità di stipendio, l’importo massimo del mutuo che puoi ottenere potrebbe essere più basso.
Per ottenere un importo di mutuo più alto ci sono opzioni da considerare. Fornire un anticipo più alto: un anticipo maggiore riduce il rischio per la banca. Questo ti permette di accedere a tassi più bassi e aumentare l’importo di mutuo ottenibile. Chiudere eventuali finanziamenti attivi: se hai già prestiti o rate in corso, la banca li tiene in conto nel calcolare l’importo di mutuo massimo. Estinguerli ti permette di avere più margine e richiedere un mutuo più alto. Cointestare il mutuo: aggiungere uno o più cointestatari significa avere più redditi a disposizione per pagare la rata. In questo modo, puoi richiedere un mutuo più alto. Inserisci un garante: un garante con reddito stabile può rafforzare la tua richiesta di mutuo, soprattutto se il tuo rapporto rata-reddito è al limite. La banca avrà maggiore sicurezza che la rata verrà pagata, permettendoti di ottenere più facilmente il mutuo.
Inoltre, usando l’app Immobiliare.it Mutui si possono confrontare le offerte disponibili, verificare l’importo massimo ottenibile e avere subito un primo feedback sulla sostenibilità della rata. In più, puoi parlare con un esperto per capire quale mutuo è più adatto alla tua situazione. Se vuoi sapere con precisione quanto mutuo puoi ottenere ancora prima di aver trovato casa, puoi richiedere una pre-delibera. Solitamente, il servizio è gratuito, non vincolante con una validità di sei mesi. Questo significa che puoi ottenere una valutazione senza obbligo di richiedere il mutuo con quella banca e avere tutto pronto per sei mesi, il tempo utile per cercare casa o fare offerte.
Per richiedere la pre-delibera si hanno due opzioni: direttamente in filiale: vai in banca con i documenti necessari e richiedi la pre-delibera; online con Immobiliare.it Mutui si può effettuare la richiesta gratis e comodamente da casa tramite l’app, con un esperto che ti segue passo passo.

(Adnkronos) - Sarebbe stato colpito più volte da un gruppo di giovani, cadendo a terra dopo un primo pugno Giacomo Bongiorni. E l’aggressione sarebbe proseguita anche quando la vittima era già a terra. Ricostruire una sequenza di violenza improvvisa, brutale e letale attraverso immagini di videosorveglianza senza audio, testimonianze ancora frammentarie e accertamenti medico-legali in corso. È questo il lavoro serrato della procura sull’omicidio del 47enne morto dopo un’aggressione avvenuta nella notte tra sabato e domenica a Massa, in piazza Felice Palma, a pochi passi dal Municipio.
Le indagini stanno rapidamente delineando un quadro che gli inquirenti definiscono "chiaro nella dinamica generale, ma ancora da completare nei dettagli decisivi", soprattutto per quanto riguarda il colpo o i colpi che hanno determinato la morte dell’uomo.
Secondo quanto emerso dalle immagini delle telecamere di sorveglianza, visionate dagli investigatori dei carabinieri e al centro dell’analisi tecnica, Bongiorni sarebbe dunque stato colpito più volte da un gruppo di giovani, cadendo a terra dopo un primo pugno. Le stesse riprese mostrerebbero poi una prosecuzione dell’aggressione anche quando la vittima era già a terra, in una fase che gli inquirenti stanno definendo cruciale per la ricostruzione giuridica dei fatti. "Stiamo ancora lavorando per ricostruire con esattezza quanto accaduto – ha spiegato il procuratore della Repubblica di Massa, Piero Capizzoto –. L’elemento più oggettivo di cui disponiamo sono i filmati, privi però di audio. Dobbiamo ancora ascoltare la persona ferita presente al momento dei fatti, che non era in grado di parlare nelle prime ore successive".
Dalle prime ricostruzioni investigative emergerebbero due gruppi distinti. Da un lato cinque giovani – tre minorenni e due maggiorenni – attualmente indagati; dall’altro la vittima e il cognato, rimasto ferito e tuttora ricoverato. Secondo gli inquirenti, i due gruppi non si conoscevano e non vi sarebbero stati contatti precedenti all’episodio. Un elemento che rafforza l’ipotesi di un’aggressione scaturita da una discussione improvvisa poi degenerata rapidamente.
Le immagini mostrerebbero un 17enne, attualmente sottoposto a fermo, colpire Bongiorni con un pugno che lo fa cadere a terra. Da quel momento, secondo la ricostruzione della Procura, si sarebbe verificata una sequenza di ulteriori colpi inferti mentre l’uomo era già privo di difesa. "Allo stato attuale non è possibile individuare con certezza il colpo mortale – ha precisato Capizzoto –. Non è stato un solo colpo a provocare il decesso, ma una pluralità di azioni violente. Sarà l’autopsia a stabilire quale lesione sia stata determinante".
L’esame autoptico, che sarà eseguito oggi a Genova, rappresenta il passaggio fondamentale dell’intera inchiesta. L’incarico per la consulenza medico-legale è stato affidato dalla Procura per i Minorenni al professor Francesco Ventura, chiamato a chiarire la natura delle lesioni e la loro compatibilità con la dinamica ricostruita dalle telecamere.
La Procura per i Minorenni di Genova, guidata dalla procuratrice Tiziana Paolillo, ha sottolineato la delicatezza del procedimento, che coinvolge sia presunti autori di reato sia vittime indirette minorenni. In una nota ufficiale, l’ufficio giudiziario ha evidenziato la necessità di mantenere un equilibrio tra diritto di cronaca e tutela dei soggetti coinvolti, in particolare dei minori, mentre le indagini proseguono su più fronti.
Sul piano giudiziario, l’inchiesta dunque si è allargata rapidamente. Dopo il fermo di un 17enne con l’accusa di omicidio volontario, e i provvedimenti nei confronti di due maggiorenni – ritenuti responsabili di concorso in omicidio volontario – altri due giovani sono stati iscritti nel registro degli indagati, anch'essi minorenni tra 16 e 17 anni. Le misure sono state disposte in coordinamento tra la Procura di Massa e la Procura per i Minorenni di Genova, con il supporto operativo del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Massa Carrara e del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Massa. Il 17enne fermato è attualmente collocato presso un Centro di Prima Accoglienza a Genova, in attesa dell’udienza di convalida.
Determinante per la svolta investigativa è stato il sistema di videosorveglianza della zona. Le immagini avrebbero permesso di identificare rapidamente i soggetti coinvolti e di ricostruire la sequenza dell’aggressione quasi minuto per minuto. Gli investigatori hanno inoltre sequestrato materiale ritenuto utile alle indagini e stanno procedendo all’analisi delle testimonianze raccolte nelle ore successive ai fatti. Il procuratore Capizzoto ha parlato di un’indagine "rapida ma complessa", resa possibile dalla combinazione tra prove tecniche e dichiarazioni dei presenti, anche se ancora parziali.
A ricostruire i momenti concitati è stata anche la compagna della vittima, Sara Tognocchi, anche lei 47enne, che ha raccontato una scena di violenza prolungata e incontrollata. I due, che si erano conosciuti tre anni, avevano in programma di sposarsi nel prossimo mese di luglio. Secondo il racconto della donna, il gruppo avrebbe iniziato a colpire senza un apparente motivo, dopo un breve confronto verbale legato al lancio di bottiglie in strada. La situazione sarebbe degenerata rapidamente, fino all’aggressione fisica. "Hanno continuato a picchiarlo anche quando era a terra – ha dichiarato –. Non si sono fermati fino a quando non hanno capito cosa avevano fatto". La donna ha raccontato anche i momenti immediatamente successivi, con i tentativi di soccorso da parte di alcuni presenti e l’arrivo dei carabinieri. Il figlio di Bongiorni, 11 anni, presente durante l’aggressione, è stato portato via per proteggerlo dalla violenza della scena.
Secondo la ricostruzione, tutto sarebbe iniziato in piazza Felice Palma a Massa, dove il gruppo di giovani avrebbe lanciato bottiglie contro una vetrata di un esercizio commerciale. Un richiamo verbale da parte dei presenti avrebbe innescato la reazione violenta. Da quel momento, la situazione sarebbe degenerata in pochi minuti, trasformandosi in un pestaggio che ha coinvolto più persone contro Bongiorni e il cognato.
La città di Massa resta profondamente scossa dall’accaduto. Stasera per le strade del centro si terrà una fiaccolata in ricordo di Giacomo Bongiorni promossa da Comune e Diocesi.

(Adnkronos) - "Trovo inaccettabili le parole del presidente Trump nei confronti del Santo Padre". Arriva nella serata di lunedì 13 aprile la dichiarazione della premier Giorgia Meloni. "Pensavo che il senso della mia dichiarazione di questa mattina fosse chiaro, ma lo ribadisco con maggiore chiarezza", afferma la presidente del Consiglio che stigmatizza le affermazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sul Pontefice accusato di avere una posizione 'soft' nei confronti del'Iran: "E' debole contro il crimine, non sono un suo fan". "Il Papa è il capo della Chiesa Cattolica, ed è giusto e normale che invochi la pace e che condanni ogni forma di guerra", sottolinea Meloni.
"A nome mio personale e del Governo italiano, desidero rivolgere a Papa Leone XIV il ringraziamento e l'augurio più sincero per il buon esito del viaggio apostolico che lo condurrà per la prima volta in Africa e che lo porterà a toccare quattro Nazioni: Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Possa il Ministero del Santo Padre favorire la composizione dei conflitti e il ritorno della pace, interna e tra le Nazioni, nel solco del percorso tracciato dai suoi Predecessori, e dare sostegno e conforto alle comunità cristiane che avrà modo di incontrare durante il viaggio", la dichiarazione di Meloni. "L’Italia - avevav quindi assicurato la premier - continuerà a fare la propria parte per favorire la costruzione di un nuovo modello di cooperazione con il Continente africano e per sostenere la pace, lo sviluppo e il benessere dei popoli".
Di "attacchi gravissimi, inaccettabili e senza precedenti nella storia" ha parlato Elly Schlein alla Direzione Pd. "Gli attacchi al Papa per suo il fortissimo richiamo alla pace, al dialogo e alla dignità umana rivelano la cultura della sopraffazione che non tollera le voci libere. Quindi piena solidarietà a Papa Leone da parte del Pd rispetto ad attacchi su cui ciascuno si prenda le sue responsabilità e condanni le parole di Trump", ha aggiunto.
E non è mancata da parte del Pd la richiesta di un intervento da parte di Meloni: “Non è stato insultato solo il Santo Padre, guida morale e spirituale per miliardi di fedeli, ma con lui tutte le donne e gli uomini che nel mondo sentono forte in questi tempi terribili l’incessante richiamo alla pace, al dialogo, alla difesa della dignità umana che rappresenta con il suo messaggio e con il suo esempio. L’arroganza di Donald Trump ha toccato il punto più basso in queste ore e la Presidente Meloni non può continuare a fare finta che non sia successo, il Governo Italiano deve reagire con nettezza, con parole inequivocabili e definitive di condanna, come paese, come istituzioni democratiche non possiamo continuare a piegarci senza reagire, a sottometterci a chi per perseguire contro di noi i propri interessi politici ed economici è pronto a calpestare tutto, anche la figura del Papa”, ha detto in Aula il deputato del Pd Andrea Casu, intervenendo a nome del Partito democratico “per chiedere alla presidenza nelle forme e nelle modalità che riterrà opportune di far pervenire a Papa Leone XIV tutta la vicinanza, la solidarietà e il sostegno del gruppo del Pd per gli ignobili attacchi e minacce che ha subito in queste ore da Donald Trump. Ci auguriamo che tale vicinanza e sostegno siano condivisi da tutte le forze politiche presenti in Parlamento”.
"'Continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra'. Le parole di Papa Leone XIV sono la migliore reazione agli attacchi insostenibili e inqualificabili arrivati da Trump. Solidarietà al Pontefice. La premier Meloni, 'madre, cristiana', ancora non si è schierata. Forse anche qui 'non condanna e non condivide', come sugli attacchi in Iran che stanno provocando morte, distruzione e danni economici enormi per tutti noi?", aveva scritto sui social il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte. L'immagine di Trump in veste di Papa rilanciata sui social dal presidente americano "per i credenti è una blasfemia, per tutti gli altri è ridicola. E' un uomo cui le persone più vicine dovrebbro dire vieni a casa, gli dovrebbero cambiare le pasticche. La cosa che mi spiace riguarda Giorgia Meloni, non riesce a dire la parola condanna sulla ridicola guerriglia di Trump contro il Vaticano. E' come Fonzie, che non riesce a chiedere scusa", sono state le parole di Matteo Renzi a L'aria che tira, su La7.
''Mentre Giorgia Meloni augura buon viaggio a Papa Leone XIV, tace vergognosamente sull’attacco e sulla blasfemia di Donald Trump'', le parole di Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde. ''Da cattolico sono indignato da una Presidente che si richiama ai valori cristiani ma non trova la forza e il coraggio di condannare l’inaccettabile blasfemia di Trump contro il Papa e il mondo cattolico, che coinvolge anche il mondo laico con gravi conseguenze politiche''. ''Meloni, invece di un comunicato ipocrita come quello di stamane, richiami l’ambasciatore USA e pretenda scuse formali. La destra globale si sta rendendo responsabile di guerre, povertà e destabilizzazione del mondo intero. I governi devono ribellarsi a questo folle. E allora la domanda è lecita: perché Meloni non condanna Trump? Perché questa sudditanza, questo vassallaggio politico nei confronti del presidente USA? Quali interessi la tengono in silenzio?'', ha concluso.
"Il forte richiamo alla pace, così urgente in tempi tanto tribolati, al pari dell’invito all’unità e alla fraternità, contribuirà ad alimentare la consapevolezza dell’indispensabile contributo che ogni individuo e ogni collettività sono chiamati a fornire per superare le divisioni e salvaguardare la dignità dell’uomo. Sono certo che nessuno potrà rimanere indifferente rispetto a questi solenni appelli, rivolti soprattutto alle ultime generazioni, chiamate ad assumere la responsabilità e vivere la gioia del divenire fecondo seme di progresso sociale ed economico per i rispettivi Paesi e comunità", ha scritto dal canto suo il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato a Papa Leone XIV in occasione del viaggio apostolico in Africa.
"In Africa, il continente con la popolazione più giovane del mondo, il cristianesimo ha radici antiche e profonde, come testimoniano i luoghi di Sant’Agostino, Padre della Chiesa, dai quali il Suo itinerario prenderà avvio. Il 'continente giovane' è protagonista di straordinari cambiamenti e foriero di grandi speranze. Il suo destino è fortemente legato a quello dell’Europa e dell’Italia. Condividiamo la responsabilità di individuare assieme le risposte a tutte le sfide principali del nostro tempo, dalle ripercussioni di guerre e conflitti alla globalizzazione, dalle divisioni settarie alla pressione demografica e migratoria, dall’uso delle risorse naturali alla crisi climatica", ha scritto ancora. "La missione della Santità Vostra in Paesi desiderosi di riconciliazione e speranza consentirà di esprimere fiducia e sostegno a quanti - in contesti talvolta molto difficili, anche per le prospettive del dialogo interreligioso - sono impegnati a promuovere i valori del rispetto e della convivenza armoniosa, basi essenziali per costruire un orizzonte di stabilità a beneficio e tutela di tutti", ha proseguito il capo dello Stato.
Il presidente Usa ha attaccato frontalmente il Papa e non si è scusato. Ha dichiarato ai giornalisti di "non essere un grande fan" di Leone XIV, dopo l'appello di quest'ultimo in favore della pace. "Non sono un grande fan di Papa Leone. È una persona molto liberale ed è un uomo che non crede nella lotta alla criminalità", ha detto Trump. Per poi accusare il Pontefice di "giocare con un Paese che vuole un'arma nucleare".

(Adnkronos) - Peter Magyar ha messo fine all'era di Viktor Orban in Ungheria. Ed è già al lavoro per scongiurare un suo ritorno. Ex orbaniano, il 45enne leader di Tisza ha nettamente sconfitto alle elezioni legislative il longevo premier uscente e la sua formazione Fidesz, al potere da 16 anni.
Magyar ha così promesso di introdurre il limite di due mandati della carica di primo ministro, che quindi potrà governare per un massimo di otto anni. Spiegando che la legge si applicherà anche retroattivamente. "Faremo tutto il possibile per ristabilire la democrazia e ripristinare il sistema di controlli ed equilibri", ha aggiunto Magyar parlando della modifica costituzionale.
"Grazie Ungheria", ha scritto sui social il leader di Tisza. Poi, dal palco allestito a Budapest per celebrare la vittoria: "Ce l'abbiamo fatta, Tisza e l'Ungheria hanno vinto le elezioni. Non con un piccolo margine, ma con un margine molto ampio. Insieme abbiamo liberato l'Ungheria". "Avremo una maggioranza dei due terzi in Parlamento", ha esultato Magyar.
Al voto è stata registrata un'affluenza record. Magyar, da ex insider, entrato nella Fidesz di Orban nel 2003, ha sposato nel 2006 la collega di partito Judit Varga e poi si sono trasferiti per diversi anni a Bruxelles, lui con un incarico diplomatico e lei come assistente di un europarlamentare. La coppia, che intanto aveva avuto tre figli, torna in Ungheria nel 2018, e l'anno seguente Varga viene nominata ministra della Giustizia. La sua ascesa conosce però una brusca battura d'arresto: durante la campagna elettorale per le Europee del 2024 viene investita dallo scandalo, che travolge anche l'allora presidente Katalin Novak. Quest'ultima è costretta a dimettersi e Varga a rinunciare alla candidatura, e Magyar, che intanto aveva divorziato dalla moglie, coglie l'occasione di cavalcare il movimento di protesta provocato dallo scandalo: lascia Fidesz e accusa Orban di "nascondersi dietro le gonne delle donne", offrendo Novak e la sua ex moglie come capri espiatori di un sistema più ampio di corruzione e declino morale.
A differenza di altri leader dell'opposizione che in questi anni hanno cercato di sfidare Orban, Magyar ha dalla sua il fatto che viene visto come "un insider che aveva un posto in prima fila nel sistema di Orban, che comprende il sistema ed è capace di batterlo", spiega a Politico Katalin Cseh, deputata ungherese indipendente. Fondamentale, ovviamente, l'uso dei social media, in particolare Facebook, per raggiungere gli elettori, tanto che il governo ungherese ha accusato Meta di favorire Magyar.
Con la sconfitta di Viktor Orban nelle elezioni politiche di ieri, i rapporti tra l'Ue e l'Ungheria, da tempo piuttosto tesi per un crescente uso dello strumento del veto da parte di Budapest, dovrebbero migliorare sensibilmente, come è successo in Polonia quando il governo del Pis di Mateusz Morawiecki ha ceduto il passo alla coalizione moderata guidata da Donald Tusk, alla fine del 2023. La Commissione Europea allora era talmente sollevata, dopo anni di tensioni con Varsavia sullo Stato di diritto, che venne sbloccato all'istante il Pnrr polacco, sulla fiducia, che in precedenza era rimasto bloccato per via delle riforme in materia di giustizia introdotte dai nazionalisti di Varsavia.
Per il Pnrr ungherese, 10,4 mld di euro, ripetere l'esperienza polacca è complicato, visto che la fine di agosto 2026, termine per Next Generation Eu fissato nel regolamento Ue, si avvicina rapidamente: il piano dell'Ungheria rimane bloccato, ad oggi. Gli sblocchi parziali del piano avvenuti nel corso del tempo sono stati anche contestati dal Tribunale dell'Ue, cosa che rende ancora più difficile disincagliare il Pnrr ungherese dalle secche in cui si è arenato. Tuttavia, non è escluso che la Commissione possa sbloccarlo: nel caso, bisognerà vedere quali modifiche legislative poi adottare, perché il tempo rimasto a disposizione è davvero poco.

(Adnkronos) - Proteste in Fiorentina-Lazio. Oggi, lunedì 13 aprile, i viola hanno ospitato i biancocelesti nella 32esima giornata di Serie A, in una partita segnata anche da un episodio arbitrale piuttosto dubbio. Durtante il secondo tempo della sfida la squadra di Sarri ha chiesto un calcio di rigore per un contatto tra Noslin e Mandragora, con l'arbitro Fabbri che ha ammonito l'attaccante della Lazio per simulazione, confermando la scelta dopo revisione al monitor.
Succede tutto al 64'. Noslin riceve palla in area e scarica d'esterno su un compagno libero anticipando l'arrivo di Mandragora, che nello slancio allunga il piede e sembra andare a toccare la gamba destra dell'attaccante olandese. Noslin cade a terra e Fabbri lo ammonisce per simulazione, provocando le immediate proteste della Lazio.
L'arbitro viene quindi richiamato al monitor dal Var, ma dopo revisione decide di confermare la decisione del campo, giudicando l'entità del contatto non tale da concedere un calcio di rigore.

(Adnkronos) - Il giudice Juan Carlos Peinado ha chiesto il rinvio a giudizio per Begona Gomez, la moglie del premier Pedro Sanchez, per traffico di influenze, corruzione, malversazioni e appropriazione indebita, accusandola di sfruttato la sua posizioni per avanzare la sua attività accademica, in particolare la posizione di direttrice di un master all'università Complutense di Madrid.
Si conclude così l'inchiesta avviata due anni fa dopo la denuncia da Manos Limpias, un'associazione vicina alla destra, e ampliata a seguito di altre denunce presentate dal partito di estrema destra Vox e dall'organizzazione ultra conservatrice Hazte Oir. Secondo quanto riporta El Pais, citando fonti della Moncloa, la reazione del governo è di "indignazione" a causa di alcune espressioni usate nell'ordinanza di Peinado. E inoltre si sottolinea che "non è una coincidenza" che il giudice programmi "la pubblicazione delle sue decisioni" in modo che coincida con i viaggi all'estero di Sanchez, che è in visita in Cina accompagnato dalla moglie.
Secondo il ministro della Giustizia, Felix Bolanos, la decisione di Peinado "ha gettato discredito su molti cittadini, giudici e magistrati in Spagna". Parole che hanno spinto il Partito Popolare a chiedere le dimissioni del ministro per "l'attacco" contro il giudice da parte di un potere esecutivo che "oltrepassa quotidianamente il limite".

(Adnkronos) - Andrea Stramaccioni contro Claudio Ranieri dopo l'attacco a Gian Piero Gasperini. Oggi, lunedì 13 aprile, l'allenatore ha parlato del caos scoppiato in casa Roma dopo le parole del senior advisor giallorosso, che nel prepartita della sfida con il Pisa ha voluto chiarire, con toni piuttosto piccati, alcune dichiarazioni dell'ex tecnico dell'Atalanta sul mercato, rivelando come tutti gli acquisti, sia estivi che invernali, siano stati concordati con Gasperini e che lo stesso allenatore non fosse stato la prima scelta della società per la panchina.
"A cosa serve dire queste cose ad aprile?", ha detto Stramaccioni nello studio di Dazn, "con tutta la stima che ho per Ranieri, questa è un'uscita che io non capisco, la ritengo un piccolo autogol. In questo momento, per il bene della Roma, che senso ha dire queste frasi?".
"Gasperini è il tuo condottiero. Queste cose, nella mia esperienza, si fanno all'interno di una stanza", ha continuato Stramaccioni, "a un allenatore che gioca 3-4-2-1 o 3-4-3, che ha giocato sempre così e che vuole gli attaccanti, la verità è che tu non glieli hai presi. Si fanno paragoni con l'Atalanta, ma l'Atalanta ha in panchina Raspadori e Scamacca. Di cosa parliamo?".
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