
(Adnkronos) - Flavio Cobolli torna in campo nell'Atp 500 di Monaco per il titolo. Oggi, domenica 19 aprile, l'azzurro se la vedrà con Ben Shelton in finale. Il tennista romano, che al termine del torneo salirà al dodicesimo posto del ranking Atp, arriva dallo splendido successo in semifinale contro Alexander Zverev. L'americano ha invece eliminato lo slovacco Alex Molcan nel penultimo atto. Ecco orario, precedenti tra i due e dove vedere il match in tv e streaming.
La finale dell'Atp di Monaco Cobolli-Shelton si gioca oggi, domenica 19 aprile, alle 13.30. Sono 5 i precedenti tra i due: l'americano è in vantaggio 3-2 e ha trovato i suoi tre successi consecutivi contro Flavio nel 2025.
La finale dell'Atp 500 maschile di Monaco di Baviera tra Cobolli e Shelton sarà trasmessa su Sky Sport e in streaming sulle piattaforme Sky Go, NOW e Tennis Tv.

(Adnkronos) - Sparatoria in una discoteca di Bisceglie, in provincia di Barletta-Andria-Trani. Un uomo di 43 anni, Filippo Scavo, residente a Carbonara di Bari, è morto subito dopo essere arrivato al Pronto soccorso oggi 19 aprile alle 4.40.
Il 43enne, che presentava una ferita da arma da fuoco alla base del collo, si trovava nella discoteca Divinae Follie di Bisceglie. Sul posto è intervenuta l’ambulanza del 118. Si idaga.

(Adnkronos) - La Juve torna in campo in Serie A. Oggi, domenica 19 aprile, i bianconeri ospitano il Bologna allo Stadium nel posticipo della 33esima giornata di campionato. La squadra di Spalletti, reduce dal successo nel big match contro l'Atalanta, è chiamata a blinadare il quarto posto dopo il passo falso del Como (al momento a -2). I rossoblù dovranno invece riscattare l'eliminazione in Europa League contro l'Aston Villa. Ecco orario, probabili formazioni e dove vedere la partita in tv e streaming.
Ecco le probabili formazioni di Juve-Bologna, in campo stasera alle 20:45:
JUVENTUS (4-2-3-1) Di Gregorio; Kalulu, Bremer, Kelly, Cambiaso; Thuram, Locatelli; Conceiçao, McKennie, Yildiz; Boga. All. Spalletti
BOLOGNA (4-3-3) Ravaglia; Zortea, Heggem, Lucumì, Miranda; Pobega, Freuler, Sohm; Orsolini, Castro, Cambiaghi. All. Italiano
Juve-Bologna sarà disponibile su Dazn, ma anche su Sky per gli abbonati con Zona Dazn (canale 214). Partita visibile in streaming sull'app di Dazn.

(Adnkronos) - Domenica In torna oggi, domenica 19 aprile, con nuovo appuntamento, alle 14.00 su Rai1, condotto da Mara Venier, affiancata da Tommaso Cerno, Teo Mammucari ed Enzo Miccio.
Un nuovo appuntamento ricco di ospiti e musica, a partire da Marco Masini protagonista di una performance piano e voce con i suoi successi più amati e la presentazione del nuovo singolo 'Di Più' estratto dal suo ultimo album 'Perfetto imperfetto'.
Elisa Isoardi si racconterà a Mara Venier, soffermandosi sul suo percorso professionale e sulla sua vita privata, parlando del profondo legame con la madre Irma e del rapporto speciale con il fratello Domenico.
Marina Peroni, moglie del cantante Sandro Giacobbe, scomparso a dicembre scorso all’ età di 76 anni, ricorderà la loro storia d’ amore durata oltre 15 anni.
E poi ancora musica con Dolcenera in studio con il singolo 'My Love', e con Michele Bravi che interpreterà 'Genitore 3' tra i brani contenuti nel disco appena pubblicato 'Commedia musicale'.
Per l’attualità, Mara Venier e Tommaso Cerno affronteranno insieme a Salvo Sottile ed altri ospiti, la drammatica vicenda di Massa e la morte di Giacomo Bongiorni, deceduto dopo la violenta aggressione da parte di un gruppo di giovanissimi. Con Pino Strabioli proseguirà il percorso celebrativo dedicato ai '50 anni di Domenica In' che questa settimana ripercorre l’edizione del 1985/1986 condotta da Mino Damato.
Enzo Miccio racconterà la storia d’amore tra Gianni Agnelli e Marella Caracciolo, mentre Teo Mammucari condurrà il gioco telefonico 'La cassaforte di Domenica In'.

(Adnkronos) - Zona 6, Barona, Milano sud. Sabato pomeriggio, 23 gradi. Via Enrico De Nicola è chiusa al traffico, gremita di persone. E sui balconi c’è chi ha già preso posto. Ai piedi della via c’è una scuola media. È qui che è cresciuto Fabio Bartolo Rizzo. E oggi quella stessa scuola lo guarda tornare. Sono passati anni. Per il quartiere è rimasto Fabio, per l’Italia nel frattempo è diventato Marracash. Per l’industria musicale, il ‘King del rap’.
L’atmosfera ricorda quasi quella di uno studente fuori sede che torna a casa dopo mesi. C’è attesa da una parte, voglia di riscatto dall'altra. Alla Barona, periferia di Milano, non va in scena solo un concerto. Il ‘Marra Block Party’ è un passaggio simbolico, un ponte tra ciò che è stato e ciò che oggi è diventato. Arriva dopo i grandi numeri: gli stadi, i palazzetti, i sold out e il disco diamante. Ma qui tutto cambia. Non è una questione di pubblico o di incassi. È una questione personale.
L’asfalto di Via Enrico De Nicola vibra sulle note di ‘Badabum Cha Cha’. È il rap che torna alla sua dimensione originaria, quella della strada, e si fa vivo, carico di tutte quelle voci riunite per strada. Marracash torna nei luoghi che hanno visto nascere la sua scrittura e che hanno dato una spinta ai sogni che coltivava da bambino. Le barre suonano come frammenti di storia personale. Più che brani, capitoli di vita. È qui che quell’artista - sempre un po’ riservato - decide di rompere le catene. Spezza gli schemi, spacca la ‘quarta parete’ e abbatte le distanze. Non ci sono fan. Ci sono persone, amici, vicini della porta accanto. C’è solo casa.
Il palco è minimalista: uno schermo led, casse imponenti, poche strutture. Sotto la console, una scritta: ‘Barona’. Nient’altro. Una scelta che riporta tutto all’essenzialità. Come quando nel 2008 cantava ‘Bastavano le briciole’ perché la poca disponibilità economica della famiglia gli aveva trasmesso il valore delle piccole cose. Questo Marracash non l’ha dimenticato.
Il percorso, però, è evidente. I due sold out alla Scala del calcio restano sulla pelle impresse come un tatuaggio, quello della sua consacrazione. Eppure, in questa occasione, assumono un ruolo secondario. Qui il racconto è un altro. “Sono più emozionato che a San Siro. Sognavo questo momento da tutta la vita”, dice. Gli occhiali da sole nascondono gli occhi lucidi, ma la voce rotta tradisce l’emozione: “Barona sono a casa”. Niente, nemmeno un sold out a San Siro ha lo stesso valore di tornare tra le vie dove da piccolo giocavi e sognavi di diventare quello che sei oggi.
La scaletta segue una linea temporale precisa. Gli esordi, i campetti, le "cazzate" con gli amici, le storie del quartiere. Storie spezzate, storie di rinascita. Questo show è anche per chi, quella sua stessa fortuna non l’ha mai trovata. Il cachet Marracash non lo ha incassato, tutto destinato alla riqualificazione di strutture scolastiche e sportive del quartiere. Più che un concerto, un progetto sociale.
Il sole comincia a tramontare sulla Barona e mancano 20 minuti alla fine. Un viaggio perfetto: la musica, la gente, la nostalgia. C'è tutto. Eppure, Marracash sceglie di aggiungere la ‘ciliegina sulla torta': un ospite d'onore. Canta ‘Niente canzoni d’amore’ e le strofe rap lasciano spazio al dolore di un amore finito, all’incapacità di farlo restare e al peso che certe relazioni continuano ad avere anche a distanza di anni.
Un brano che – con un patto tacito – è diventato simbolo della sua storia con Elodie. Una relazione conclusa nel 2021 ma, per alcuni, mai davvero archiviata. E quindi la sua presenza stasera su quel palco assume un significato speciale, autentico. Dopo anni Fabio ed Elodie si ritrovano insieme, solo professionalmente ma comunque insieme. I microfoni sono due, le voci pure. Il cuore, per pochi minuti, è solo uno. Nessuna teatralità, né voglia di apparire. Gli sguardi e l’abbraccio raccontano una relazione trasformata, mai cancellata. Non è più l'amore di una volta. È diverso, una ridefinizione.
Il finale, questa sera, non ha bisogno di effetti speciali. Marracash lancia le ultime barre, ringrazia il suo pubblico, poi lascia il palco e torna a casa. A piedi. Più che un concerto, un abbraccio che si porterà addosso con l’odore che sa di famiglia. Fabio ora indossa un'altra corona, forse la più importante. Benvenuto, re della Barona. (Marica Di Giovanni).

(Adnkronos) - Pensione e accredito a maggio 2026. Quando viene pagata nel quinto mese dell'anno? Poiché il primo giorno del mese è festivo, a maggio l'accredito slitterà così come accade ad esempio anche a gennaio.
Come si legge sul sito dell'Inps "le pensioni sono accreditate il primo giorno bancabile di ogni mese (lavorativo per le banche), ovvero il primo giorno utile se il 1° è festivo o non lavorativo. Se il 1° è sabato, domenica o festivo, il pagamento slitta al primo giorno utile successivo. Il mese di gennaio fa eccezione, spesso accreditato dal secondo giorno bancabile. Come il primo giorno bancabile di ciascun mese, o il giorno successivo se si tratta di giornata festiva o non bancabile, con un unico mandato di pagamento,fatta eccezione per il mese di gennaio nel quale il pagamento viene eseguito il secondo giorno bancabile".
A maggio 2026 dunque la pensione verrà accrediata sabato 2 alle Poste ma lunedì 4 in banca.
Ad aprile 2026 il numero di utenti iscritti al servizio di ricezione del cedolino pensione tramite posta elettronica ha superato la soglia dei 3 milioni. Un traguardo importante, rende noto l'Inps in un comunicato. Oltre all’invio diretto via e-mail, si registra un ampio utilizzo del servizio di consultazione online del cedolino, accessibile attraverso il sito istituzionale.
Attivare il servizio garantisce la massima comodità, evitando di dover accedere manualmente al sito ogni mese, e contribuisce alla riduzione delle comunicazioni cartacee.
I passaggi per l'attivazione: Accesso: Entra nell'area riservata MyInps sul sito istituzionale tramite Spid, Cie o Cns; Servizio: Cerca la voce "Cedolino della pensione"; Consensi: Seleziona la sezione "Gestione consensi" all'interno di "Contatti e consensi"; Attivazione: Controlla i tuoi recapiti e abilita l'opzione per l'invio della CU e del cedolino; Conferma: Inserisci l'eventuale codice di verifica ricevuto via e-mail o Sms per completare l'operazione. Il servizio può essere attivato anche tramite il Contact Center chiamando l'803 164 (da rete fissa) o lo 06 164 164 (da cellulare).

(Adnkronos) - Dopo la boccata d’aria per Bruxelles arrivata dal voto in Ungheria, che ha segnato la fine dell’era di Viktor Orbán, l’Unione europea guarda ora alla Bulgaria, chiamata alle urne oggi domenica 19 aprile dopo anni di instabilità politica. Il voto potrebbe consegnare la vittoria all’ex presidente Rumen Radev, figura - secondo Politico - controversa e difficilmente collocabile, tra promesse di lotta alla corruzione e posizioni considerate vicine a Mosca. Resta però aperta l’incognita principale: la governabilità, in un sistema politico frammentato e che rende difficile immaginare scenari "duraturi".
Secondo il 'Poll of Polls' di Politico, Radev e il suo movimento 'Progressive Bulgaria' (Pb), fondato appena un mese prima del voto, sono accreditati di circa il 31% dei consensi: abbastanza per arrivare primi, ma non per governare da soli. L’ex capo dell’aeronautica ha costruito la sua campagna su una retorica dura contro lo "stato-mafia", promettendo di "abbattere l’oligarchia" e denunciando un sistema che "drena sistematicamente la società". Sebbene presente ai piani più alti della politica bulgara da oltre un decennio, Radev è riuscito a rilanciarsi come outsider cavalcando l'ondata delle proteste anticorruzione del 2020, che lo hanno reso uno dei politici più popolari del Paese.
A preoccupare Bruxelles è soprattutto la possibile linea internazionale di Radev, che ha spesso adottato toni in linea con il Cremlino sulla guerra in Ucraina e ha criticato l’ingresso della Bulgaria nell’Eurozona, arrivando a definire l’Europa "culturalmente depersonalizzata". Come ha sintetizzato il leader centrista Assen Vassilev, il dubbio è se Radev punti a "una Bulgaria forte in un’Europa forte" oppure a "modello Orbán" che tornerebbe a turbare i sonni e le preoccupazioni di Bruxelles per il "fianco Est".
Il nodo decisivo resta prima la formazione del governo. Secondo l’analista Dimitar Bechev (Carnegie Europe), Radev "dovrà fare una scelta chiara sullo stato di diritto", decidendo se allearsi con il blocco riformista o con forze più conservatrici e nazionaliste. Anche Boriana Dimitrova (Alpha Research) sottolinea i rischi della sua strategia: posizioni "vaghe e poco chiare" che gli hanno permesso di "parlare a elettori di destra e sinistra", ma che potrebbero complicare la costruzione di una maggioranza stabile.
Guardando ai sondaggi, non sembrano esserci vere alternative a Radev, con la seconda forza politica - i conservatori di Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria (Gerb-Sds) - distanti dieci punti percentuali. Ancora più indietro i liberali di Continuiamo il Cambiamento (Pp-Db), seguiti dal Movimento per i Diritti e le Libertà (Dps-Nn), rappresentante della minoranza turca, e l'estrema destra di Rinascita.
Tra le opzioni sul tavolo ci sono una coalizione con le forze riformiste e liberali - coerente sul fronte anticorruzione ma fragile sul dossier ucraino e il posizionamento euroatlantico - oppure un governo di centro-sinistra, considerato sbocco "naturale" per Radev ma reso difficile dalla spaccatura tra Pb e varie forze minori, tutte ad alto rischio di rimanere escluse dal Parlamento. In ogni caso, avvertono gli analisti, la vera sfida inizierà dopo il voto: trasformare il consenso elettorale in capacità di governo, in un Paese che dal 2021 ha già visto sette primi ministri e rischia di rimanere impantanato in un nuovo, ennesimo, stallo politico.

(Adnkronos) - Stop al 'fai da te' delle Zone Blu. Le aree del mondo che aspirano a essere riconosciute 'case della longevità' dovranno dimostrare di avere requisiti "precisi e misurabili" fissati dalla scienza. A proporre "criteri rigorosi" per definire le Blue Zones è un team internazionale di ricercatori esperti in demografia, invecchiamento e validazione dell'età, sotto l'egida dell'American Federation for Aging Research (Afar) che annuncia la novità: "Dopo 2 decenni di fascinazione, tentativi di imitazione e dibattiti", ci sarà "uno standard" da rispettare per i paesi che vorranno guadagnarsi la qualifica. "L'annuncio si applica alle Zone Blu più note - Nicoya in Costa Rica, Okinawa in Giappone e 6 villaggi nella regione dell'Ogliastra in Sardegna - e stabilisce un chiaro parametro scientifico per la valutazione di future rivendicazioni". Col nuovo 'identikit', dunque, si intende "sostituire l'uso improprio e diffuso del termine Zona Blu con una definizione scientica formale basata su dati demografici validati e su una revisione trasparente".
L'iniziativa, spiegano i promotori, arriva in un momento cruciale per la ricerca sulla longevità. L'interesse scientifico per le Zone Blu è aumentato dopo la loro definitiva validazione in un articolo pubblicato l'anno scorso su 'The Gerontologist', che ha contribuito a dissipare i dubbi di lunga data sull'esistenza di queste popolazioni con una longevità eccezionale. Con la pubblicazione il dibattito si è spostato dall'esistenza effettiva delle Blue Zones alla loro definizione, misurazione e analisi. Oggi è stato compiuto il passo successivo: la proposta, appunto, di criteri ad hoc per identificare le Zone Blu. L'articolo scientifico che descrive la verifica di questi metodi è attualmente in fase di revisione presso un'importante rivista scientifica, riferisce l'Afar. In termini pratici, i metodi per confermare sia le età straordinarie sia le popolazioni con longevità anomala sono stati ora testati con successo.
"Luoghi in cui i dati mostrano una longevità insolitamente elevata dopo i 70 anni e una probabilità insolitamente alta di raggiungere i 100 anni, a condizione di sopravvivere fino ai 70": sono questi i 2 parametri di riferimento, "una metrica di longevità e una di sopravvivenza", che costituiscono il nucleo della definizione proposta per le Zone Blu. "Entrambi sono necessari perché ciascuno cattura un aspetto diverso della sopravvivenza eccezionale", sostengono i ricercatori. Nel tempo, prospettano, "gli studi futuri si estenderanno oltre la longevità per includere la durata della vita in buona salute, ovvero il numero di anni che le persone vivono in buona salute". Per la certificazione di Zona Blu "altrettanto importanti sono i dati a supporto delle affermazioni - aggiungono gli scienziati - Un luogo non potrà essere riconosciuto" Blue Zone "senza dati amministrativi sufficientemente solidi a supporto della validazione dell'età e senza la disponibilità a consentire a ricercatori esterni qualificati di esaminare le prove".
In definitiva, "lo status di Zona Blu deve essere guadagnato attraverso un'attenta analisi, non sulla base di aneddoti". Secondo questo schema, "una località si qualificherebbe Blue Zone se il numero di uomini o donne superasse un parametro composito basato sui 2 indicatori demografici" sopra indicati, "rispetto a 3 dei paesi con la più alta aspettativa di vita". Quanto al numeri di centenari, "rimarrà comunque un utile contesto, laddove disponibile", ma "da solo non dovrebbe determinare la qualificazione" di Zona Blu.
S. Jay Olshansky, che ha coordinato l'iniziativa, ha raccontato che i criteri per le Zone Blu sono nati da una "collaborazione insolita tra esperti che a volte hanno affrontato le affermazioni sulla longevità da prospettive diverse", uniti però da "un obiettivo comune": quello di "rendere il termine Blue Zone scientificamente preciso e comprensibile al pubblico. Il consenso - ha aggiunto - è emerso come conseguenza di un articolo di prossima pubblicazione che documenta la possibile scomparsa di alcune regioni delle Zone Blu".
"Per anni il termine Blue Zone è stato usato come sinonimo di luogo in cui le persone vivono vite straordinariamente lunghe, ma è rimasto ai margini della scienza", ha dichiarato Dan Buettner, National Geographic Fellow, che insieme a Gianni Pes e Michel Poulain ha lanciato il concetto di Zone Blu. Questo lavoro "conferisce al termine uno standard scientifico e attirerà un maggior numero di ricercatori interessati a studiare queste straordinarie popolazioni anomale", è l'auspicio.
"La definizione di Zone Blu fondata sui dati incoraggerà il rigore scientifico nello studio di queste comunità longeve", ha commentato Steven N. Austad, direttore scientifico dell'Afar, sottolineando che "oggi le Blue Zones offrono a molte discipline l'opportunità di approfondire le influenze biologiche e sociali sulla longevità e la salute". Austad è coautore dell'articolo pubblicato lo scorso anno su Gerontologist, che ha prodotto "la risposta scientifica finora più completa" agli scettici delle Zone Blu. "L'articolo - rimarca l'Afar - riflette decenni di ricerca demografica che dimostrano come l'età nelle Blue Zones originarie sia stata rigorosamente validata utilizzando i più elevati standard della moderna demografia gerontologica".

(Adnkronos) - L'Iran chiude lo Stretto di Hormuz, il dialogo con gli Stati Uniti frena, la guerra rischia di ricominciare. Il muro contro muro è totale e il cessate il fuoco scadrà il 21 aprile, tra pochi giorni. Nelle ultime 24 ore il quadro cambia totalmente, Teheran smentisce Donald Trump su tutta la linea e la tensione torna a salire. Il presidente americano convoca una riunione nella Situation Room della Casa Bianca: senza una svolta, la ripresa della guerra è un rischio concreto.
La riapertura dello Stretto, via cruciale per il 20% del commercio mondiale di petrolio, non si concretizza dopo la fumata bianca annunciata da Trump nella giornata di venerdì. Gli Stati Uniti mantengono il blocco navale e Teheran fa scattare il semaforo rosso nello Stretto. "È impossibile per gli altri attraversare Hormuz finché noi non possiamo. Se gli Stati Uniti non revocano il blocco, il transito sarà certamente limitato", comunica Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano. Lo stop dipende anche e soprattutto dalla volontà dei Pasdaran, come evidenzia la nota del comando centrale militare Khatam Al-Anbiya: "Il controllo dello Stretto di Hormuz è tornato al suo stato precedente, sotto la stretta gestione e il controllo delle forze armate iraniane". L'apertura annunciata da Trump ("L'Iran non può ricattarci, non ci saranno pedaggi a Hormuz") è già evaporata, con effetti - tra l'altro - a livello globale. Una nuova chiusura prolungata di Hormuz farebbe immediatamente impennare i prezzi del petrolio e del gas, con conseguenze dirette - in molti paesi, Italia compresa - su benzina e diesel, bollette e inflazione.
Si torna al punto di partenza o, forse, ancora più indietro. Nello Stretto, due navi indiane finiscono sotto colpi sparati presumibilmente dai barchini dei Guardiani della Rivoluzione. "Avvertiamo che nessuna nave, di alcun tipo, deve lasciare il proprio ancoraggio nel Golfo Persico e nel Mar dell'Oman. Qualsiasi tentativo di avvicinarsi allo Stretto di Hormuz sarà considerato come collaborazione con il nemico e l'imbarcazione responsabile sarà presa di mira", dicono i Pasdaran.
Nelle stesse ore, come riferisce il Wall Street Journal, la Marina degli Stati Uniti si prepara ad abbordare e, in alcuni casi, a sequestrare petroliere e navi cargo legate all'Iran in acque internazionali, ricalcando un 'modus operandi' già adottato con il Venezuela. L'operazione amplierebbe il raggio d'azione della pressione statunitense nei confronti della Repubblica islamica oltre il Medio Oriente.
In questo quadro, non sorprende che l'Iran non abbia ancora dato il suo via libera a un nuovo round di negoziati formali con gli Stati Uniti, come riferisce l'agenzia Tasnim. Vacilla, a dir poco, la seconda certezza di Trump: il presidente degli Stati Uniti continua a definire imminente un nuovo incontro tra delegazioni: "Negozieremo durante il fine settimana. Stiamo avendo dei colloqui molto positivi. Sta andando tutto bene". Il dialogo, grazie alla mediazione in particolare del Pakistan, prosegue dietro le quinte.
"Negli ultimi giorni", mentre era presente a Teheran il capo dell'Esercito pakistano, Asim Munir, dagli americani sono state "avanzate nuove proposte, che la Repubblica islamica dell'Iran sta valutando senza però fornire una risposta definitiva", fa sapere il Consiglio supremo di sicurezza nazionale di Teheran. L'organo, in una nota citata da Tasnim, avverte che "la grande nazione e il coraggioso popolo iraniano: non scenderemo a compromessi, non ci ritireremo né tollereremo nulla".
I canali non sono interrotti, ma l'appuntamento per lunedì a Islamabad al momento è più che cancellato e anche la Casa Bianca deve fare i conti con la nuova (o vecchia) realtà. Il presidente, che rimane a Washington nel weekend, nel pomeriggio di sabato convoca una riunione nella Situation Room per discutere della recrudescenza della crisi nello Stretto di Hormuz, come riferiscono due funzionari a Axios. Nel meeting, Trump si confronta con il vice presidente Jd Vance - capodelegazione nei primi negoziati con l'Iran - il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il segretario al Tesoro Scott Bessent, il capo di gabinetto della Casa Bianca Susie Wiles, l'inviato della Casa Bianca Steve Witkoff, il direttore della Cia John Ratliffe ed il capo degli Stati maggiori riuniti dell'esercito Dan Caine. Un funzionario statunitense dichiara che, "se non ci sarà presto una svolta, la guerra potrebbe riprendere" nei prossimi giorni.
La tensione tra Washington e Teheran è legata anche al destino dei 440 chili di uranio arricchito al 60% in possesso della Repubblica iraniana. Il materiale, con passaggi relativamente semplici, può raggiungere in tempi bravi la soglia di arricchimento del 90% necessaria per la produzione di armi nucleari. "L'Iran ci consegnerà l'uranio", ha detto Trump a più riprese. Le smentite arrivate già nella giornata di venerdì hanno costretto il presidente degli Stati Uniti a correggere il tiro: "Ci prenderemo l'uranio in un modo o nell'altro".
Risposta? "Trasferire l'uranio arricchito dell'Iran negli Stati Uniti non è mai stata un'opzione per noi. Il materiale non verrà spostato da nessuna parte", taglia corto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei. Le distanze tra Washington e Teheran restano ampie e Trump torna a alzare il tono della retorica: "Non prolungherò la tregua, il blocco navale rimane. Forse dovremo tornare a lanciare bombe". L'ennesimo avvertimento, in pieno 'Trump style', rivolto a Teheran per spingere l'Iran a tornare al tavolo dei negoziati.
(Adnkronos) - Gian Piero Gasperini ringrazia i tifosi della Roma presenti all'Olimpico per gli applausi ricevuti prima della partita contro l'Atalanta: "Il pubblico - ha detto il tecnico giallorosso ai microfoni di Dazn - è stato straordinario come sempre con la sua presenza. Erano quasi sessantamila, come sempre, ed è qualcosa di difficilmente ripetibile da più parti".
L'allenatore giallorosso ha commentato anche lo striscione esposto dalla Curva Sud (“Qualsiasi sia il ruolo che uno occupa all’ombra di questo nome, siamo tutti obbligati a garantire romanismo, impegno e valore. La Roma è una cosa seria”), chisura di una settimana tesa per via del botta e risposta a distanza con il senior advisor del club Claudio Ranieri: "Striscioni? Sono stati di grande maturità, la squadra ha dato tutto quello che poteva. I fischi alla squadra? La partita è stata ottima. Credo, da come mi hanno spiegato, che siano per questa bruttissima settimana e sono giustificatissimi. Il pubblico non merita questo teatrino, mi dispiace essere coinvolto. Posso solo cercare di creare meno problemi possibili con il silenzio".
Gasperini ha commentato la prestazione messa in campo dai suoi contro l'Atalanta, entrando nel dettaglio: "C'è la soddisfazione di aver fatto una bella partita, contro una squadra molto forte. Speravamo di vincere per avvicinarci al quarto posto, ma le partite sono molto equilibrate ed è un momento difficile per tutti. Non dobbiamo essere delusi, abbiamo giocato una buona gara. Non siamo stati fortunatissimi e Carnesecchi è stato bravissimo".

(Adnkronos) - Bisogna davvero camminare 10mila passi al giorno per ottenere effetti benefici su cuore, pressione, colesterolo o glicemia? No, è un falso mito. Il numero dei passi non è un fattore determinante. O, almeno, non è la chiave di tutto. Fare più attività, come evidenziano ormai moltissimi studi, è sicuramente un bonus. Non c'è bisogno però di spingersi fino a quota 10mila per godere di risultati positivi. A demolire la 'leggenda' contribuisce uno studio che ha trovato spazio sugli Annals of Internal Medicine e che ha offerto una differente chiave di lettura sull'utilità del walking. Non è importante solo quanto si cammina ma anche 'come'.
Lo evidenziano i dati su ben 33.560 adulti nel Regno Unito: una platea enorme, formata da soggetti di età compresa tra i 40 e i 79 anni che accumulavano al massimo 8000 passi al giorno. La mole di informazioni è stata sezionata dagli scienziati dell'università di Sydney in Spagna e da quelli dell'Universidad Europea in Spagna.
I soggetti coinvolti - tutte persone 'subottimalmente attive' o poco attive - sono stati suddivisi in gruppi in base alla lunghezza delle camminate, nessuna paragonabile ad una 'maratona'. Il 43% ha camminato per meno di 5 minuti prima di fermarsi per una sosta. Il 33,5% lo ha fatto per 5-10 minuti. Il 15,5% non ha superato i 15 minuti e solo l'8% si è spinto oltre il quarto d'ora di movimento.
Risultato? In generale, chi ha camminato più a lungo è stato associato ad un rischio più basso di patologie cardiache. Camminare per almeno 15 minuti senza sosta, secondo i ricercatori, è l'ideale. 'Al cambio', sono necessari quindi in media 1500 passi per innescare un effetto virtuoso e per archiviare un esercizio utile al cuore. La resistenza è un plus. Secondo lo studio, anche per le persone meno attive – con un percorso quotidiano inferiore ai 5000 passi totali - – le camminate più lunghe erano in grado di fare la differenza e ridurre sensibilmente i rischi di patologie cardiache e di morte.
In sostanza, affermano gli scienziati, non conta solo ‘quanto’ si cammina ma anche come ci si muove. Si può coprire una distanza ridotta nell'arco di una giornata, ma accumulare passi per un periodo mediamente lungo risulta provvidenziale per il cuore. "Tendiamo a dare troppa importanza al numero di passi, trascurando il ruolo cruciale degli schemi, ad esempio ‘come’ si cammina. Questo studio dimostra che anche le persone fisicamente molto sedentarie possono massimizzare i benefici per la salute del cuore modificando le proprie abitudini di camminata per camminare idealmente per almeno 10-15 minuti, quando possibile", la sintesi del professor Emmanuel Stamatakis, co-autore dello studio.

(Adnkronos) - Roma-Atalanta finisce 1-1 oggi, sabato 18 aprile. Il big match della 33esima giornata di Serie A si apre con il gran gol di Krstovic al 13', a cui replica Hermoso con un sinistro al volo poco prima dell'intervallo. Con questo risultato, gli uomini di Gasperini restano sesti a 58 punti e vedono complicarsi la corsa al quarto posto Champions, obiettivo stagionale: il piazzamento che varrebbe la partecipazione alla massima competizione europea è ora occupato dalla Juve con 60 punti. I bianconeri, impegnati domani contro il Bologna, potrebbero però salire a quota 63 con un successo e mettere così un'ipoteca sul traguardo.
Sono da leggere in questo senso (e non strettamente legati alla prestazione contro l'Atalanta) i fischi dell'Olimpico ai giocatori giallorossi, arrivati a fine gara. Al triplice fischio, i calciatori - tra cui Malen, Cristante ed El Shaarawy - si dirigono verso la Sud per salutare i sostenitori romanisti, ma lo stadio risponde con bordate di fischi. Un atteggiamento che si accoppia agli applausi riservati all'inizio della partita al tecnico Gian Piero Gasperini, reduce da una difficile settimana dopo il confronto a distanza con il senior advisor del club Claudio Ranieri (QUI IL RACCONTO) . Una posizione chiara quella dei tifosi, che mostrano così il loro appoggio all'allenatore.
(Adnkronos) - Certi amori fanno giri immensi, e poi si ritrovano… sotto altre forme. Sotto altre espressioni. È il caso di Marracash ed Elodie, che a distanza di anni sono tornati a condividere il palco. Questa sera al Marra Block Party. Due voci, due percorsi artistici diversi, ma un’intesa che continua a lasciare il segno.
La loro relazione, durata dal 2019 al 2021, si è conclusa senza torti, né polemiche. E proprio questa maturità ha reso ancora più significativo il momento andato in scena alla Barona, quartiere milanese dove Marracash è cresciuto, e dove questa sera è tornato.
Durante il concerto, totalmente a sorpresa, Elodie è salita sul palco sulle note di ‘Niente canzoni d’amore’. Un brano che, pur non essendo stato inciso insieme, è spesso associato alla loro relazione e che negli anni entrambi hanno interpretato separatamente, ognuno col proprio pubblico, ognuno raccontando la propria storia.
Un frammento del passato che, per una sera, è tornato a vivere. Un momento capace di rimanere impresso nella memoria di chi, dal 2021, non ha mai smesso di ricordare quella storia.

(Adnkronos) - "Napoli è Napoli, ma non è solo Napoli, in generale. Anche l'anno scorso a due mesi dalla fine del campionato si è iniziato a parlare di altre squadre. Io vi lascio parlare. A volte dico delle cose e vengono strumentalizzate. In queste situazioni più stiamo in silenzio, concentrati sulla squadra, meglio è". Antonio Conte, tecnico del Napoli, è tornato così a parlare del suo futuro dopo il ko in campionato contro la Lazio di oggi, sabato 18 aprile. L'allenatore ha commentato - ai microfoni di Dazn - le ultime voci sul suo conto, anche in ottica Nazionale: "Capisco che il mio nome serve per scrivere, fare paginate sui giornali e trasmissioni. A volte strumentalizzano frasi".
Conte ha commentato anche le parole del presidente De Laurentiis in un'intervista a The Athletic ("Antonio è una persona molto seria. Ha un contratto con me. Non mi abbandonerà mai all'ultimo minuto, perché creerebbe un grosso problema per il Napoli. Se si sacrifica dopo due anni di lavoro per costruire un Napoli fortissimo... la squadra è pur sempre una sua creazione. Quindi ucciderebbe la sua creatura, abbandonandola proprio all'ultimo minuto. Oppure decide subito e dice ‘Vorrei andare’. In tal caso avrei il tempo, tra aprile e maggio, di trovare qualcun altro che lo sostituisca"), cercando di abbassare i toni: "De Laurentiis? Quello è un problema del presidente, lui può parlare e dire quello che vuole, non rispondo. Se dovessi rispondere lo faccio in privato senza farlo in pubblico perché i media non aspettano altro".

(Adnkronos) - “Qualsiasi sia il ruolo che uno occupa all’ombra di questo nome, siamo tutti obbligati a garantire romanismo, impegno e valore. La Roma è una cosa seria”. La Curva Sud ha risposto così, prima di Roma-Atalanta di oggi, sabato 18 aprile, alle vicende dell'ultima settimana in casa giallorossa. Il tifo organizzato del club capitolino ha preso posizione dopo il botta e risposta - con relative polemiche - tra il senior advisor del club Claudio Ranieri e il tecnico Gian Piero Gasperini. All'annuncio delle formazioni, l'Olimpico ha detto la sua. Come? Con uno striscione chiaro esposto prima della sfida, accompagnato da tanti applausi per l'allenatore.
Ma cos'è successo? A far degenerare la situazione in casa Roma, le parole di Claudio Ranieri una settimana fa, prima della sfida di campionato contro il Pisa: "La rosa? Non c'è giocatore che sia arrivato senza l'approvazione di Gasperini, altri non li abbiamo presi perché non gli piacevano. Se poi qualcuno non si è rivelato all'altezza della Roma, cambiamolo". E ancora: "Io avevo fatto il nome di 5-6 allenatori, in tre hanno detto no. Poi la società ha scelto Gasperini. Lo si è scelto per quanto fatto all'Atalanta, crescere i giovani e portarli a livello e questo ci aspettiamo. Gli abbiamo consegnato una squadra che l'anno scorso arrivò ad un punto dalla Champions e qualche giovane in più da far maturare".
La risposta del tecnico Gian Piero Gasperini è arrivata ieri in conferenza stampa: "C'è stata questa intervista di venerdì scorso, che ha creato tutta questa situazione. Per me è stata una sorpresa incredibile, perché non c'è stato mai un tono diverso tra me e Ranieri. Sia nelle conferenze che nei rapporti tra noi due. È stata una cosa davvero inaspettata. In tanti mesi non avevo mai avuto questa sensazione, questi toni da parte sua". Gasperini ha poi abbandonato la sala stampa commosso, dopo aver ricordato i suoi anni d'oro all'Atalanta e il rapporto con Antonio Percassi: "A Roma c'è tutto, soprattutto nella squadra e anche nell'ambiente esterno. A Bergamo il contesto era compatto, il lavoro della società straordinario. L'anomalia dell'Atalanta è stato giocare in Europa facendo utili, una cosa straordinaria. Non solo per merito mio, ma anche per una società capacissima di operare in sintonia con l'allenatore. Poi quella sintonia è un po' cambiata, un po' perché è cambiata la proprietà e un po' perché non c'era più il papà”. Una situazione tesa, che ha portato anche il tifo organizzato a schierarsi.

(Adnkronos) - L'Inter è sempre più vicina allo scudetto, dopo la sconfitta del Napoli contro la Lazio oggi, sabato 18 aprile. Con il successo di ieri contro il Cagliari, i nerazzurri si sono portati a +12 sulla squadra di Antonio Conte, a soli 4 punti dalla matematica certezza del successo tricolore. Quattro punti da conquistare nelle ultime 5 giornate, su 15 disponibili (e che potrebbero essere anche di meno, se il Napoli e il Milan non riuscissero a vincere tutte le partite da qui alla fine): ecco le combinazioni che porterebbero alla festa nerazzurra.
Intanto, il calendario: l'Inter deve affrontare ora Torino, Parma, Lazio, Verona e Bologna (due gare in casa e tre in trasferta). Il Napoli dovrà affrontare Cremonese, Como, Bologna, Pisa e Udinese (tre gare al Maradona). Se Chivu vincesse la prossima gara e il Napoli perdesse la sfida con la Cremonese si porterebbe a +15 a quattro giornate dalla fine, rendendo impossibile la rimonta. L'Inter potrebbe così festeggiare lo scudetto già il 26 aprile con una vittoria contro il Torino, in trasferta.
Il discorso resta lo stesso anche considerando un successo del Milan domani contro il Verona: con i tre punti, i rossoneri agguanterebbero il Napoli al secondo posto. A quel punto, l'Inter avrebbe bisogno di fare sempre 4 punti visto il distacco che diventerebbe identico con la squadra di Allegri e con quella di Conte.
Inoltre, con una vittoria nelle prossime due l'Inter si garantirebbe almeno lo spareggio scudetto.
La certezza del titolo potrebbe arrivare in ogni caso nella sfida di San Siro contro il Parma, alla 35esima (weekend del 2-3 maggio). L'Inter avrebbe bisogno di un successo contro il Torino e di un pari contro i gialloblù (considerando bottino pieno per Milan e Napoli).

(Adnkronos) - La Roma torna in campo in Serie A. Oggi, sabato 18 aprile, i giallorossi ospitano l'Atalanta all'Olimpico in uno dei big match della 33esima giornata di campionato. La squadra del grande ex Gasperini arriva alla sfida dopo il successo dell'ultimo turno contro il Pisa, mentre i nerazzurri hanno perso contro la Juventus. Calcio d'inizio alle 20:45.
Dove vedere Roma-Atalanta? La partita verrà trasmessa da Dazn, ma anche su Sky ai canali Sky Sport Uno, Sky Sport Calcio, Sky Sport 4K e Sky Sport (252). La partita sarà visibile anche in streaming sull'app di Dazn, Sky Go e Now.
Nel prossimo turno di campionato, la Roma sarà impegnata al Dall'Ara contro il Bologna sabato 25 aprile alle 18. Trasferta anche per l'Atalanta, di scena all'Unipol Domus contro il Cagliari lunedì 27 alle 18:30.

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Dove vedere Roma-Atalanta? La partita verrà trasmessa da Dazn, ma anche su Sky ai canali Sky Sport Uno, Sky Sport Calcio, Sky Sport 4K e Sky Sport (252). La partita sarà visibile anche in streaming sull'app di Dazn, Sky Go e Now.
Nel prossimo turno di campionato, la Roma sarà impegnata al Dall'Ara contro il Bologna sabato 25 aprile alle 18. Trasferta anche per l'Atalanta, di scena all'Unipol Domus contro il Cagliari lunedì 27 alle 18:30.

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Dove vedere Roma-Atalanta? La partita verrà trasmessa da Dazn, ma anche su Sky ai canali Sky Sport Uno, Sky Sport Calcio, Sky Sport 4K e Sky Sport (252). La partita sarà visibile anche in streaming sull'app di Dazn, Sky Go e Now.
Nel prossimo turno di campionato, la Roma sarà impegnata al Dall'Ara contro il Bologna sabato 25 aprile alle 18. Trasferta anche per l'Atalanta, di scena all'Unipol Domus contro il Cagliari lunedì 27 alle 18:30.

(Adnkronos) - Caos in Napoli-Lazio, big match di Serie A di oggi, sabato 18 aprile. Intorno alla mezz'ora (con gli ospiti avanti 1-0), c'è subito un caso Var al Maradona: Noslin parte in solitaria verso la porta di Milinkovic-Savic, dopo un rimpallo vinto a metà campo con Buongiorno. L'attaccante biancoceleste arriva a tu per tu con il portiere azzurro, poi viene atterrato in area da Lobotka ed è calcio di rigore: non c'è però espulsione per il centrocampista slovacco, perché il fallo non viene considerato da ultimo uomo uomo dall'arbitro Zufferli, vista la vicinanza di un altro difensore e del portiere.
Dal dischetto va quindi Zaccagni, che si fa però ipnotizzare da Milinkovic-Savic: il destro del numero 10 biancoceleste viene neutralizzato dal portiere serbo, che intuisce il lato e para. Sulla respinta, Zaccagni si scontra poi con Cancellieri e il pallone finisce alto. Sfuma così, per la squadra di Sarri, la clamorosa occasione del raddoppio.

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Dal dischetto va quindi Zaccagni, che si fa però ipnotizzare da Milinkovic-Savic: il destro del numero 10 biancoceleste viene neutralizzato dal portiere serbo, che intuisce il lato e para. Sulla respinta, Zaccagni si scontra poi con Cancellieri e il pallone finisce alto. Sfuma così, per la squadra di Sarri, la clamorosa occasione del raddoppio.

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