Gianluca Soncin - (Ipa)

(Adnkronos) - Al via, davanti alla Corte d'Assise di Milano, il processo a Gianluca Soncin, l'imprenditore di 53 anni in carcere per l’omicidio pluriaggravato della compagna Pamela Genini uccisa con 76 coltellate la sera del 14 ottobre 2025. L’uomo, entrato di nascosto nell’appartamento della vittima in via Iglesias era riuscito a ucciderla, nonostante la polizia fosse alla porta. All’ingresso in aula dell’imputato, la mamma della vittima, Una Smirnova, ha urlato “bastardo” prima di scoppiare in lacrime e allontanarsi.  

La donna, assistita dall’avvocato Nicodemo Gentile, insieme al padre, al fratello e alla sorella della vittima, sono stati ammessi dalla Corte d’Assise di Milano presieduta dalla giudice Antonella Bertoja come parte civile. Escluse due associazioni che lottano contro la violenza sulle donne, così come Francesco Dolci, amico della vittima e “importante” testimone del processo al quale la ventinovenne si rivolse la sera dell’aggressione per far chiamare le forze dell’ordine. “L’esistenza di un rapporto sentimentale di pochi mesi, non connotato da una stabile e continuativa convivenza e interessato da un rapporto sentimentale parallelo della vittima, non consente di riconoscere la legittimazione alla costituzione di parte civile di Dolci” la decisione dei giudici.  

Una Smirnova ha definito l'incontro con Soncin "devastante" e "terribile". "Devastante con la sua freddezza, la sua lucidità, con la sua totale mancanza di rispetto e comprensione, mancanza di pentimento. Una persona veramente che faccio fatica descrivere" dice la donna al termine della prima udienza del processo iniziato a Milano. Dopo il primo momento di sfogo rivolto alla sbarra, la donna è rientrata in aula e alle telecamere ammette che "sì" è terribile guardare l'assassino di sua figlia. "Mi aspetto giustizia, giustizia per mia figlia". “Siamo qui con grande forza e coraggio per chiedere l’ergastolo” le parole del patrigno Pier Giuseppe Rota, prima di entrare in aula.  

 

Assente, invece, Francesco Dolci che ora è indagato dalla Procura di Bergamo per vilipendio di cadavere e furto nell'inchiesta sulla profanazione al cimitero di Strozza.  

“Siamo in un caso in cui la realtà supera la fantasia: stalker in vita e dopo la morte, senza alcun rispetto per la famiglia di Pamela e per questo processo”, afferma l’avvocato Gentile. Nell'intervenuto in aula, il legale si è opposto alla costituzione di parte civile del 29enne. “La loro era una frequentazione superficiale, frivola, lei lo chiamava ‘stalker’, la Procura di Bergamo parla di un ‘incessante atteggiamento asfittico” spiega. Un’opposizione a cui si associano anche gli altri legali della famiglia della vittima e la Procura di Milano, mentre l’avvocata Eleonora Prandi ricorda che tra Genini e Dolci “c’era un rapporto stabile, continuativo dal maggio 2025. E’ lui l’ultima persona con cui ha parlato Pamela, è a lui che ha chiesto aiuto e questo dovrebbe far riflettere, è lui che si è precipitato e ha collaborato con i pubblici ministeri. Avevano un progetto in essere che era quello di sposarsi e per questo ha legittimità per chiedere di entrare come parte civile”.