
Un discorso record tra proteste e 'silenzi'. Donald Trump archivia il discorso sullo Stato dell'Unione con un nuovo primato. Il presidente degli Stati Uniti ha parlato per 1h48', scrivendo - a modo suo - una nuova pagina di storia americana. Mai, da quando gli 'address' vengono cronometrati dal 1964 e trasmessi in diretta televisiva, un discorso era durato tanto come evidenzia The American Presidency Project presso la University of California di Santa Barbara.
Il precedente record apparteneva a Bill Clinton, con un intervento da 1h28' nel 2000: il primato è caduto dopo oltre un quarto di secolo. Trump aveva mostrato le sue qualità da maratoneta oratorio già lo scorso anno, in un intervento al Congresso: in quella circostanza, si era 'scaldato' rimanendo sul podio per 1h40'.
Oggi, ha aggiunto altri 8 minuti per un messaggio che è partito dall'economia, ha virato ripetutamente sul tema dell'immigrazione illegale, ha attaccato su più fronti i democratici e ha dedicato all'Iran la porzione più ampia del capitolo relativo alla politica estera.
Non sono mancate contestazioni in un'aula che si è progressivamente svuotata per l'uscita anticipata di diversi esponenti del partito democratico. La prima protesta è stata inscenata dal deputato Al Green, che ha esibito un cartello con la scritta 'I neri non sono scimmie', chiaro riferimento al video recentemente condiviso dal presidente, con un'immagine che ritraeva Barack e Michell Obama come scimmie. Nel corso del discorso, Trump è stato contestato da altri esponenti dem. In particolare, i media americani hanno menzionato la deputata Ilhan Omar: "Hai ucciso cittadini americani", ha urlato.
La rappresentante del Minnesota ha fatto riferimento alla morte di Renee Good e Alex Pretti, uccisi da agenti federali a Minneapolis nel corso delle operazioni condotte in particolare dall'Ice contro immigrati illegali. Nel suo discorso, Trump ha menzionato il Minnesota solo per denunciare le frodi che coinvolgerebbero in particolare la comunità somala. Silenzio, come era tutto sommato ampiamente prevedibile, anche sul 'caso Epstein': il presidente non ha fatto nessun riferimento alla vicenda che ruota attorno al finanziere, morto suicida in carcere, condannato per abusi sessuali e traffico di minorenni.

Kabir Bedi al Festival di Sanremo 2026. La kermesse canora quest'anno coincide con i 50 anni dal primo Sandokan, uno degli sceneggiati più famosi della storia della tv italiana interpretato da Kabir Bedi per la regia di Sergio Sollima, che andò in onda sul primo canale della Rai, in sei episodi, proprio tra il 6 gennaio e l'8 febbraio 1976.
Nel cast, al fianco della Tigre della Malesia, la Perla di Labuan interpretata da una giovanissima, allora 23enne, Carole André, Philippe Leroy nel ruolo di Yanez de Gomera e Adolfo Celi nei panni di Sir James Brooke, acerrimo nemico di Sandokan. Lo sceneggiato, tratto dai romanzi del ciclo indo-malese di Emilio Salgari, inaugurò l'inizio di forme di coproduzione con produttori italiani e stranieri.
Kabir Bedi nasce il 16 gennaio 1946 a Lahore, in Pakistan, da famiglia indiana. A soli dieci anni trascorre un periodo in un monastero in Birmania, poi studia allo Sherwood College di Nainital e al St. Stephen’s College di Delhi. Terminati gli studi sceglie la strada della recitazione e nel 1971 debutta nel cinema indiano.
Kabir Bed eve la sua fama in Italia proprio a Sandokan che interpretò all'età di 30 anni nel 1976. Il grande successo di quello sceneggiato lo porterà a lavorare ancora con Sollima su altri due adattamenti del materiale di Salgari: sempre nel 1976, ne 'Il Corsaro Nero' dove interpreta l'omonimo protagonista e, l'anno successivo, ancora una volta nei panni della Tigre di Mompracem in 'La tigre è ancora viva: Sandokan alla riscossa!', cementando ulteriormente la sua figura quale incarnazione più famosa dei personaggi creati da Salgari. Negli anni '90, Bedi riprenderà il ruolo di Sandokan nella miniserie 'Il ritorno di Sandokan', diretto questa volta da Enzo G. Castellari e non più affiancato da Philippe Leroy nel ruolo di Yanez ma da Fabio Testi.
Negli anni ’90 appare nella soap Beautiful e poi torna in Italia accanto a Bud Spencer nella serie Noi siamo angeli. Nel 2004 partecipa a L'isola dei famosi, classificandosi secondo. In seguito recita in diverse fiction italiane, tra cui Un medico in famiglia, e nel 2022 entra nella casa del Grande Fratello Vip.
Sul piano privato, nel 1968 ha sposato la modella Protima Bedi, da cui ha due figli, Pooja e Siddharth. Dopo il divorzio, si è unito a Susan Humphreys, madre del suo terzo figlio, Adam. Dal 2016 è sposato con la produttrice Parveen Dusanj.

Ermal Meta è uno dei 30 concorrenti del Festival di Sanremo 2026. Torna in gara alla kermesse canora per la sesta volta. Il suo percorso include la vittoria nel 2018 con 'Non mi avete fatto niente' in coppia con Fabrizio Moro e altre partecipazioni, tra cui nel 2010 e nel 2016 tra le 'Nuove proposte'.
Ermal Meta ('vento di montagna' in albanese) nasce il 20 aprile 1981 a Fier, in Albania, poi a 13 anni si trasferisce a Bari con la mamma, la sorella e il fratello. Fin dalla tenera età, l'artista mostra una grande passione per il mondo della musica. Il debutto arriva nel 2006, quando entra come chitarrista nel gruppo 'Ameba 4' e partecipa, sempre insieme alla band, al Festival di Sanremo nella sezione Giovani.
Nel 2007 fonda, a Bari, la band 'La Fame di Camilla' con cui nel 2010 concorre nella sezione Giovani del Festival di Sanremo. Ermal Meta decide di separarsi dal gruppo e comincia a dedicarsi all'attività di autore e scrive testi per artisti dal calibro come Emma, Francesco Renga, Marco Mengoni e Francesca Michielin.
Nel 2014 esce il suo primo singolo da solista, 'Lettera a mio padre', dove racconta il legame complicato con il papà. Meta partecipa nuovamente alla sezione Giovani di Sanremo venendo selezionato per la categoria Nuove Proposte dell'anno successivo. E nel 2016 esce 'Umano', il suo primo album da solista. Nel 2017 è in gara tra i Big di Sanremo con il brano 'Vietato Morire' e si classifica terzo, ma il brano è acclamato positivamente dalla critica e diventa un successo radiofonico. Con lo stesso titolo, lancia il suo nuovo album che contiene il brano 'Piccola anima', in collaborazione con Elisa.
Nel 2018 torna a Sanremo in coppia con Fabrizio Moro con il brano 'Non mi avete fatto niente' e vincono la kermesse canora nella categoria Big. Torna nuovamente nel 2021 al Festival di Sanremo e si classifica terzo con il brano 'Un milione di cose da dirti'.
Meta è legato sentimentalmente a Chiara Sturdà, da cui ha avuto una figlia, Fortuna Marie, nata il 19 giugno 2024 e a cui ha dedicato l'album 'Buona fortuna'. Ospite a Verissimo il cantautore ha raccontato le complicanze che ha affrontato la compagna Chiara durante la gravidanza e il parto. “Non ho potuto abbracciarla subito, perché è stato un parto travagliato”, ha raccontato Ermal Meta a Silvia Toffanin. Il cantautore non ha specificato quali complicanze si sono verificate durante il parto, ma ha confessato che a salvare la bambina è stata proprio la sua compagna e mamma di Fortuna, Chiara Sturdà: “Ha avuto una gravidanza difficile. È stata un'eroina”.
Ermal Meta successivamente ha rivelato che Fortuna Marie non è la prima figlia. Il cantautore ha spiegato di essere diventato padre per la prima volta tre anni fa di due adolescenti che a giugno finalmente arriveranno in Italia e inizieranno a vivere con lui.
"La mia compagna Chiara ed io a breve avremo con noi le nostre altre due figlie, che finora sono state in un orfanotrofio in Albania. Le abbiamo conosciute che avevano 15 anni, ma, non essendo sposati, non potevamo adottarle. A giugno compiranno 18 anni e potranno venire a vivere con noi. Ma, le dico, sono già le nostre figlie da tre anni. Non ne ho mai parlato…", ha raccontato Ermal Meta nel corso di un'intervista a 'Vanity Fair'.
L'artista le ha conosciute "lavorando con questa casa famiglia che ospita bambine e ragazze spesso con storie terribili alle spalle". Da allora si vedono sempre: "O noi andiamo a trovarle o loro vengono qua, sono anni che siamo coinvolti in questa cosa". Nell'intervista Ermal Meta ha spiegato anche il momento in cui ha capito di essere diventato padre delle due ragazze: hanno fatto una vacanza insieme e "nel momento in cui sono andate via, un'estate, e mi sono reso conto che non avrei potuto più fare a meno di loro".
Nel 2018 al Festival di Sanremo Ermal Meta e Fabrizio Moro hanno rischiato la squalifica dopo le accuse secondo cui 'Non mi avete fatto niente' somigliava a 'Silenzio', brano presentato nel 2016 a Sanremo Giovani. In realtà non si è trattato di plagio: l'autore Andrea Febo figurava tra le firme di entrambi i brani, quindi la somiglianza era legata alla condivisione della paternità artistica. Dopo le verifiche, la canzone è rimasta in gara e Meta e Moro hanno poi vinto il Festival.
Il brano mette al centro resistenza e speranza. "È una canzone che parla di resistenza e di speranza – ha rivelato Meta a RaiPlay – e racconta di una bambina di Gaza, una ninna nanna". È la storia di una bambina palestinese senza nome la cui vita è stata stroncata dalla guerra, raccontata dal punto di vista di un uomo che si ritrova tra le mani la sua bambola.
Stella stellina
La notte si avvicina
Non basta una preghiera
Per non pensarci più
Dalla collina si attende primavera
Ma non c'è quel che c'era
Non ci sei più tu
Ho trovato la tua bambola
Mi è sembrato di vederti ancora
Eri così piccola
La stringevi fino a sera
È passata già un'eternità
O solamente un'ora
Da quando nel cielo una nuvola
Risale dalla tua casa
Dalla mia casa
Stella stellina
La notte si avvicina
Non basta una preghiera
Per non pensarci più
Dalla collina si attende primavera
Ma non c'è quel che c'era
Non ci sei più tu
Ho cercato di strapparmi il cuore
Perché senza non si muore
Ma ho avuto paura nel mentre
Di non sentire più niente
Ho pensato anche di scappare
Da una terra che non ci vuole
Ma non so dove andare
Tra muri e mare non posso restare
Stella stellina
La notte si avvicina
Non basta una preghiera
Per non pensarci più
Dalla collina si attende primavera
Ma non c'è quel che c'era
Non ci sei più tu
Fiori in un cortile con le pietre intorno
Come le farfalle hai vissuto un giorno
Figlia di nessuno, melodia di un canto
Quello della gente che ti ha amato tanto
Oh, mia bambina, la notte è nera nera
La rabbia e la preghiera non basteranno più
Dalla collina verrà una primavera
Nel vento della sera ci sarai pure tu
Stella stellina
La notte si avvicina
Non basta una preghiera
Per non pensarci più
Dalla collina verrà una primavera
Nel vento della sera ci sarai pure tu
Non ti ho dimenticato
Aspetto il tuo ritorno
Come le farfalle
Hai vissuto solo un giorno

Sul palco dell'Ariston sale l'ospite d'onore della prima serata del festival Gianna Pratesi, la signora 105enne di Chiavari che fu tra le prime donne ad andare al voto il 2 giugno 1946. Accompagnata dai due figli, Alessandro e Marco, la vivace ultracentenaria è stata presentata dal conduttore con un omaggio alla Repubblica. "Se Sanremo ha 76 anni, la nostra Repubblica ne ha 80 - ha detto Conti - Fate un applauso agli uomini e alle donne che hanno perso la vita, i nostri nonni, bisnonni, i nostri genitori, che hanno perso la vita per noi, per la nostra libertà, per darci questa Repubblica che ci permette di essere liberi. Quel 2 giugno del 1946 andarono a votare anche le donne e tra questi c'era la signora Gianna Pratesi[1]".
"Ma lei ha votato per la monarchia o per la Repubblica?", chiede Carlo Conti nel corso della chiacchierata con la vivace ultracentenaria. "Eravamo sicuri a casa mia, tutti di sinistra...", risponde Pratesi fra le risate del pubblico. E quando Conti la incalza sulla domanda iniziale, monarchia o Repubblica?, la signora risponde sicura: "No, no, Repubblica!".
"Io leggo il giornale tutte le mattine, la Gazzetta dello Sport, il Venerdì, e Il secolo XIX", dice la signora Pratesi. Il conduttore chiede poi alla 105enne (compirà 106 anni il 16 marzo) un consiglio da dare ai giovani. "Non dovrebbero essere severi con gli altri e capire come è la vita. Non devono arrabbiarsi, perché nella vita bisogna volersi bene", risponde lei. Sul finale, Laura Pausini consegna i fiori di Sanremo all'ultracentenaria, ringraziandola perché "è grazie a lei che oggi le donne sono libere".

Il Festival di Sanremo 2026 si accende con un nome che ha segnato la storia del pop italiano: Max Pezzali sarà ospite speciale della kermesse, protagonista di un intero 'Palco sul Mare', la nave ormeggiata davanti alla costa ligure che per cinque serate si trasformerà in una grande festa a cielo aperto sulle note dei suoi successi. A partire da stasera, martedì 24 febbraio, e fino al 28 febbraio, l’artista sarà al centro di cinque performance speciali che accompagneranno le serate della crociera. Ogni sera è previsto un collegamento dalla nave con il Teatro Ariston, portando l’energia del palco sul mare e creando un dialogo artistico unico tra Costa Toscana e il Festival.
Per Pezzali si tratta di un ritorno all’Ariston, dove ha partecipato in gara due volte, nel 1995 con Senza averti qui (ottavo posto) e nel 2011 con Il mio secondo tempo.
Max Pezzali, all'anagrafe Massimo Pezzali, nasce a Pavia il 14 novembre 1967 da genitori fiorai. La passione per la musica sboccia durante gli anni del liceo scientifico dove conosce Mauro Repetto: un incontro destinato a cambiare la loro vita.
Dopo il diploma si iscrive a Scienze Politiche, ma abbandona presto l’università per dedicarsi completamente alla musica, trasformando quella passione adolescenziale in un mestiere vero e proprio.
Con Mauro Repetto fonda inizialmente il gruppo I Pop, poi ribattezzato 883. Dopo l’incontro con Claudio Cecchetto e la partecipazione al Festival di Castrocaro, il duo esplode nei primi anni ’90 con brani che diventano il manifesto di un’intera generazione: Hanno ucciso l’uomo ragno, Con un deca, Sei un mito, Nord Sud Ovest Est, Come mai.
Nel 1994 Repetto lascia il gruppo e Pezzali ne diventa leader e principale autore. Seguono album di grande successo come La donna il sogno & il grande incubo (1995), La dura legge del gol! (1997), la raccolta Gli anni (1998), Grazie mille (1999) e Uno in più (2001).
Nel 1995 Pezzali debutta da solista al Festival di Sanremo con Senza averti qui. Dopo la raccolta Love/Life (2002), nel 2004 intraprende ufficialmente la carriera solista con Il mondo insieme a te. L’anno successivo esce TuttoMax, raccolta di successi che ottiene ottimi riscontri e gli vale riconoscimenti ai Premi Roma Videoclip.
Nel 2011 torna a Sanremo con Il mio secondo tempo, brano che anticipa l’album Terraferma. Nel 2013 celebra vent’anni di carriera con Max 20, progetto che ripropone i suoi grandi successi in duetto con numerosi artisti italiani e include l’inedito L’universo tranne noi.
Arrivano poi Astronave Max (2015), l’esperienza da coach a The Voice of Italy (2016) e la collaborazione con Nek e Francesco Renga per un album e un tour insieme. Tra le esperienze televisive, anche la partecipazione fissa al programma di Fabio Fazio. Nel 2020 pubblica Qualcosa di nuovo e nel 2023 duetta con Paola & Chiara.
Dal 2005 al 2013 è stato sposato con Martina Marinucci. Il 24 settembre 2008 è nato il figlio Hilo. Poi la relazione è finita e il 28 aprile 2019 ha sposato Debora Pelamatti.
Grande tifoso dell’Inter, appassionato di moto Harley-Davidson e cultore di fumetti — ne possiede circa 1300 volumi — Pezzali ha sempre mantenuto un forte legame con le sue passioni giovanili, trasportate poi anche nella musica.

Contro il diabete l'attività fisica è parte integrante della cura. E' il messaggio, "semplice ma potente", della Società italiana di diabetologia (Sid). Chi pensa che camminare sia una soluzione particolarmente efficace, però, sbaglia. L'attività fisica più elementare ha una serie di effetti senz'altro positivi: migliora la salute del cuore, contribuisce a tenere sotto controllo la pressione, aiuta a ridurre i livelli di colesterolo. Migliaia di passi al giorno, da soli, non sono però un reale 'anti-diabete'.
"Non basta muoversi, bisogna farlo con regolarità e integrando modalità diverse di allenamento: aerobico, di resistenza e di equilibrio-stabilità. Le nuove evidenze scientifiche dimostrano che variare l'attività fisica può tradursi in un vantaggio ulteriore in termini di longevità", evidenzia la Sid.
Il diabete nel mondo interessa centinaia di milioni di persone ed è associato a un aumento del rischio cardiovascolare, perdita di massa muscolare, alterazioni metaboliche e mortalità precoce. In questo scenario, l'attività fisica non è un semplice consiglio di stile di vita: è, insieme alla dieta, un pilastro terapeutico, che apporta benefici, anche in assenza di riduzione del peso corporeo.
"Abbiamo sempre parlato dell'importanza della costanza e della regolarità dell'esercizio fisico. Ma adesso, le ultime evidenze scientifiche fanno emergere anche l'importanza della varietà. Alternare attività aerobica e allenamento di resistenza significa intervenire su meccanismi fisiologici diversi: miglioriamo la sensibilità all'insulina, riduciamo il grasso viscerale, proteggiamo la massa muscolare e contribuiamo al controllo dei principali fattori di rischio cardiovascolare", sottolinea la Raffaella Buzzetti, presidente Sid.
La ricetta 'vincente' è delineata da una delle più ampie analisi prospettiche mai realizzate sul tema attività fisica e salute, basata sui dati del celebre Nurses' Health Study e dell'Health professionals follow-up study (su un totale di oltre 110 mila persone seguite per più di trent'anni in Usa), è stata recentemente pubblicata sul British Medical Journal. I due studi, che hanno coinvolto persone inizialmente senza diabete e altre patologie croniche maggiori, hanno evidenziato che chi pratica regolarmente attività fisica vive più a lungo.
Ma c'è di più. Le persone che nel tempo hanno alternato diverse modalità di esercizio - dalla camminata alla corsa, dal ciclismo ai pesi — hanno mostrato una riduzione del rischio di mortalità del 19% rispetto a chi si è concentrato su una sola attività, anche a parità di quantità totale di movimento. In altre parole: la varietà conta. "Queste evidenze – sottolinea Buzzetti - sono particolarmente rilevanti per le persone con diabete, nelle quali l'attività fisica rappresenta uno dei principali determinanti del controllo metabolico e del rischio cardiovascolare".
"Le evidenze scientifiche spiegano perché integrare attività diverse produce un effetto sinergico", ricorda la presidente Sid. "L'attività aerobica (camminata veloce, bici, nuoto) migliora la sensibilità insulinica e la capacità cardio-respiratoria. L'allenamento di resistenza (pesi, elastici, esercizi a corpo libero) preserva e aumenta la massa muscolare, favorendo un migliore utilizzo del glucosio. Gli esercizi di equilibrio e coordinazione riducono il rischio di cadute, particolarmente importante in presenza di neuropatia diabetica. Integrare queste modalità di attività fisica significa agire contemporaneamente su glicemia, pressione arteriosa, composizione corporea e profilo lipidico", aggiunge.
Quanta attività fisica bisogna fare? Le raccomandazioni dell'American Diabetes Association e dell'Organizzazione mondiale della sanità sono coerenti con questa visione integrata. Il consiglio per le persone con diabete (ma anche per tutto il resto della popolazione) è di effettuare almeno 150 minuti a settimana di attività aerobica ad intensità moderata o vigorosa (camminata a passo veloce, corsa, ciclismo, nuoto, ballo, salto con la corda, cyclette, ellittica), distribuiti su un minimo di tre giorni, evitando più di due giorni consecutivi di inattività. Quindi, allenamento di resistenza (pesi, manubri, bande elastiche, calisthenics) 2-3 volte a settimana. Infine, esercizi di flessibilità ed equilibrio (stretching, yoga, pilates) a completamento dell'allenamento aerobico e di resistenza.
"La combinazione di esercizio aerobico e di forza – sottolinea Buzzetti – è la strategia più efficace per migliorare il controllo glicemico. Non serve diventare atleti. È fondamentale però evitare la sedentarietà (alzarsi dalla sedia ogni 30-60 minuti) e inserire nella settimana momenti diversi di movimento, con continuità nel tempo. Il nostro messaggio è semplice: muoversi allunga la vita, muoversi in modi diversi la protegge e la migliora ancora di più”.
Non esiste un programma valido per tutti, così come non esistono terapia 'taglia unica': se si accetta l'idea che l'esercizio fisico è un pilastro della terapia, ne consegue che questo vada prescritto e personalizzato sulla singola persona. "Ogni programma di esercizio fisico dovrebbe essere adattato all'età, alle eventuali complicanze e alla terapia in corso, con particolare attenzione al rischio di ipoglicemia nei pazienti trattati con insulina", precisa la presidente Sid. "Ma tutto ciò non deve rappresentare un ostacolo perché la posta in gioco è molto alta: muoversi, e muoversi in modi diversi, è una forma di prevenzione potentissima del diabete e delle sue complicanze". Tutto ciò impone un cambio di paradigma, una rivoluzione culturale all'interno della comunità scientifica.

Dalla leggendaria isola di Mompracem al palco di Sanremo 2026. Can Yaman, dopo il successo della serie Rai 'Sandokan', è uno dei co-conduttori della prima serata del Festival della canzone italiana, al fianco di Carlo Conti e Laura Pausini.
L'annuncio era arrivato dal direttore artistico, con un post Instagram: Carlo Conti aveva infatti pubblicato sul social network un fotomontaggio dove appare nei panni della Tigre di Mompracem, insieme al breve messaggio 'Co-co'. Un post che confermava, la presenza dell'attore turco sul palco dell'Ariston.
Nato a Istanbul l'8 novembre 1989 da un avvocato e una professoressa di lettere, Yaman ha un legame profondo con l'Italia fin dalla sua formazione: si è diplomato al Liceo Italiano di Istanbul, un'esperienza che gli ha permesso di padroneggiare la nostra lingua. Nonostante una laurea in Giurisprudenza e un breve inizio di carriera legale, a 24 anni ha scelto di seguire la sua vera passione, la recitazione. La sua carriera decolla nel 2017 con la serie Bitter Sweet - Ingredienti d'amore, ma è con DayDreamer - Le ali del sogno (2018-2019), al fianco di Demet Özdemir, che la sua popolarità esplode a livello globale, trasformandolo in un sex symbol e facendogli guadagnare il titolo di "Uomo dell'anno" da GQ nel 2019.
Il successo lo porta dritto in Italia, dove diventa un volto familiare al grande pubblico. Nel 2021 recita in un celebre spot per la pasta De Cecco diretto da Ferzan Özpetek, al fianco di Claudia Gerini, e appare in un cameo nella sesta stagione di Che Dio ci aiuti. La consacrazione nel nostro Paese arriva tra il 2022 e il 2024, quando è co-protagonista con Francesca Chillemi della serie di successo di Canale 5 Viola come il mare, nel ruolo dell'ispettore Francesco Demir. Il 2025 ha segnato la sua definitiva affermazione con il ruolo da protagonista nella miniserie 'Il Turco' e, soprattutto, nell'ambizioso reboot Rai di 'Sandokan' dove ha raccolto l'eredità di Kabir Bedi interpretando l'iconica Tigre della Malesia.
L'invito all'attore a Sanremo 2026 coincide con i 50 anni dal primo Sandokan, interpretato da Kabir Bedi per la regia di Sergio Sollima, uno degli sceneggiati più famosi della storia della tv italiana, che andò in onda sulla Rai proprio tra il 6 gennaio e l'8 febbraio 1976.
Can Yaman, lo scorso 10 gennaio, è stato arrestato in Turchia dopo un'operazione antidroga contro il consumo di stupefacenti. Secondo la ricostruzione del quotidiano Hürriyet, le forze dell'ordine, agendo su mandato della Procura, hanno condotto raid in 9 diversi locali notturni della città. Durante una di queste perquisizioni, gli agenti avrebbero trovato sostanze stupefacenti addosso a Can Yaman, che si trovava all'interno del club come cliente.
Le fonti del quotidiano precisano un dettaglio fondamentale: l'ufficio del procuratore non aveva emesso un ordine di detenzione specifico per l'attore nell'ambito dell'indagine. Il suo fermo sarebbe scattato in flagranza, proprio a seguito del ritrovamento della droga durante il controllo.
L'Ufficio Investigativo sul Contrabbando, il Traffico di Stupefacenti e i Reati Economici della Procura Capo di Istanbul che ha condotto l'indagine ha rilasciato l'attore dopo poche ore dal fermo.
Successivamente l'attore sui social si era così espresso: "Cara stampa italiana, da sempre la stampa turca è cattiva con me, ma non è una novità! Pero voi no! Per favore non fate anche voi l'errore di fare copia incolla delle notizie che arrivano dal Bosforo. Ma vi pare che vado in giro nei locali con delle sostanze in un periodo dove la polizia fa indagini a tappeto arrestando molte persone famose? Se fosse stato minimamente vero, non sarei stato rilasciato in cosi poco tempo e in grado di tornare in Italia il giorno dopo. Vi voglio bene".
L’ultimo grande amore noto è quello con Sara Bluma, DJ di origini algerine. I due compaiono insieme nel 2025 sul red carpet dell’Italian Global Series Festival, confermando la loro unione. L'ultima volta che i due sono stati visti insieme risale a fine ottobre, durante un soggiorno a Tenerife. Da allora, nessuna immagine di coppia, fino a quando l'artista e dj di origini algerine ha chiuso il profilo social eliminando tutte le foto insieme all'ex compagno.
In una recente intervista rilasciata a Domenica In, l'attore si è mostrato molto riservato e concentrato sul lavoro, evitando qualsiasi domanda riguardo sulla vita privata, che preferisce mantenere lontano dai riflettori.

Il Festival di Sanremo 2026 omaggia Peppe Vessicchio. Nel corso della prima serata, Carlo Conti ricorderà il direttore d'orchestra e arrangiatore scomparso lo scorso 8 novembre all'età di 69 anni all'ospedale San Camillo di Roma, a seguito di una polmonite interstiziale precipitata rapidamente.
Se c'è una voce che resterà nella memoria collettiva degli italiani, è quella che annunciava: "Dirige l'orchestra il maestro Peppe Vessicchio". Bastava quella frase, un applauso, un cenno di bacchetta, e tutto sembrava al suo posto, l'orchestra, il cantante, il pubblico.
Con la sua scomparsa, l'Italia ha perso non solo un musicista, ma anche una presenza gentile e rassicurante, capace di entrare nelle case degli italiani con discrezione e naturalezza. Peppe Vessicchio è stato un vero simbolo popolare della televisione, consacrato in particolare dal Festival di Sanremo. La sua folta e curata barba e lo sguardo gentile lo rendevano immediatamente riconoscibile, segnando indelebilmente il suo iconico profilo sul palcoscenico e sul piccolo schermo.
Giuseppe 'Peppe' Vessicchio era nato a Napoli il 17 marzo 1956. La sua storia comincia tra i vicoli dove la musica è parte del respiro quotidiano. Diplomato in pianoforte, muove i primi passi come arrangiatore per artisti partenopei: Nino Buonocore, Edoardo Bennato, Peppino di Capri, Lina Sastri. Il suo talento per l'arrangiamento, la misura, l'equilibrio lo porta presto oltre il Golfo di Napoli. Negli anni Ottanta inizia una lunga e fruttuosa collaborazione con Gino Paoli: da quell'incontro nascono brani come "Ti lascio una canzone", "Cosa farò da grande" e "Una lunga storia d'amore", che diventeranno classici della canzone d'autore.
Negli stessi anni milita brevemente nel gruppo comico-musicale I Trettré, suonando chitarra e pianoforte. Ma quando il trio decide di virare verso il cabaret, Vessicchio sceglie la strada più difficile: lascia il successo facile e si dedica completamente alla musica. "Non volevo far ridere, volevo far vibrare", raccontava.
Il grande pubblico lo conosce dal 1990, quando appare per la prima volta al Festival di Sanremo. Da allora diventa presenza fissa sul palco dell'Ariston, il volto più riconoscibile tra i direttori d'orchestra. Con il passare degli anni, il suo nome diventa un'istituzione, una garanzia di eleganza e sensibilità musicale. Nel 1994, 1997 e 1998 riceve il premio come miglior arrangiatore, nel 2000 la giuria presieduta da Luciano Pavarotti gli assegna un riconoscimento speciale.
Quattro volte vincitore del Festival come direttore d'orchestra - con "Sentimento" degli Avion Travel (2000), "Per dire di no" di Alexia (2003), "Per tutte le volte" che di Valerio Scanu (2010) e "Chiamami ancora amore" di Roberto Vecchioni (2011) - Vessicchio ha diretto sul palco sanremese anche Mia Martini, Mango, Elio e le Storie Tese, Le Vibrazioni, Gianluca Grignani, Arisa, e molti altri. Negli ultimi anni il suo ritorno all'Ariston era accolto da vere e proprie ovazioni: un fenomeno affettivo, prima ancora che musicale.
Ma Peppe Vessicchio non era solo il "Maestro di Sanremo". È stato autore, compositore, arrangiatore e insegnante, una figura di mediazione tra la musica colta e quella popolare. Dal 2001 al 2012 - e poi ancora dal 2018 al 2022 - è stato docente e direttore d'orchestra nel talent show "Amici" di Maria De Filippi. È lì che, con tono pacato e ironico, ha educato milioni di giovani spettatori alla disciplina e al rispetto della musica. "Ogni persona è come una corda e possiede una capacità di vibrazione - diceva -. Quando incrociamo le nostre vere passioni, iniziamo a suonare davvero". Il suo approccio era sempre umano, mai accademico: per lui l'educazione musicale coincideva con la ricerca dell'equilibrio interiore.
Vessicchio parlava spesso dell'"armonia naturale" come chiave di lettura del mondo. L'armonia, diceva, è "l'ottimale condizione degli elementi di un insieme": non solo in musica, ma nella vita. Credeva che la bellezza fosse una proporzione, una vibrazione giusta, un equilibrio sottile tra il suono e il silenzio. "Il silenzio è il tessuto in cui il suono si intrufola", amava ripetere. Era un'estetica ma anche un'etica: il rispetto dei tempi, dell'ascolto, del lavoro degli altri. "Bisogna trovare la propria velocità", spiegava, "una velocità che sia la tua, non quella del mercato".
Nel 2024 l'Orchestra del Teatro alla Scala ha eseguito una sua composizione da camera, "Tarantina": un riconoscimento simbolico per un artista che, pur provenendo dalla musica leggera, aveva sempre cercato il dialogo con la musica colta. "Sentire la mia musica alla Scala è stato come tornare a casa dopo un lungo viaggio", raccontava con la sua consueta modestia.
Negli ultimi anni Vessicchio aveva coltivato un'altra passione: il vino. Con l'imprenditore Riccardo Iacobone aveva fondato in Abruzzo Musikè Vini, una cantina in cui i vini venivano affinati al suono di frequenze armoniche naturali. Un esperimento di musicoterapia enologica, che univa la scienza all’intuizione. "Dentro un calice di brandy - diceva - c'è il bilanciamento tra l'operato umano e la bontà della natura. È la stessa armonia che cerco in musica". I fondi raccolti dalle vendite servivano a finanziare borse di studio per giovani musicisti dell'Accademia Peparini, con l'obiettivo di portare la musica "nei luoghi degli ultimi, dove nessuno può ascoltarla".
Napoletano d'animo, ma cittadino del mondo, Vessicchio ha diretto orchestre a Mosca, Città del Messico, Milano, Firenze, Parigi. Era socio dell'associazione Trenta Ore per la Vita, per la quale ha curato gala e concerti benefici. Dal 2017 faceva parte della commissione selezionatrice dello Zecchino d’Oro, di cui era anche direttore artistico. Nel 2025 era tornato in televisione come giurato al Festival di Castrocaro e ospite di Lip Sync Battle, dimostrando ancora una volta la sua ironia e la sua voglia di mettersi in gioco.
"Dirigere l’orchestra è una frase che mi insegue - confidava - ma in realtà io non volevo dirigere: volevo scrivere, unire, cercare l'armonia". Forse è questo il segreto del suo successo: la capacità di essere popolare senza essere mai superficiale, di parlare a tutti senza abbassare il tono. Amava citare Vinícius de Moraes: "La vita è l'arte dell'incontro". E tutta la sua esistenza è stata un incontro continuo tra mondi, suoni, persone, idee.

Dargen D'Amico è uno dei 30 big concorrenti del Festival di Sanremo 2026. Il cantante ha partecipato alla kermesse canora già due volte. Ha debuttato nel 2022 con 'Dove si balla', è tornato nel 2024 con 'Onda Alta' e partecipa al Festival di Sanremo 2026 con il brano 'Ai ai'.
Dargen D'Amico, all'anagrafe Jacopo Matteo Luca D'Amico, è nato a Milano nel 1980 da genitori originari di Filicudi. Come ha spiegato in un'intervista a Rolling Stone, il nome d'arte deriva da 'D'Argento' e si pronuncia con l'accento sulla prima sillaba: Dàrgen.
Fin da piccolo si avvicina al rap partecipando da adolescente a contest di freestyle nei locali milanesi. Sono proprio quegli anni che gli danno la possibilità di incontrare Jake La Furia e Guè Pequeno, già suo compagno di liceo: insieme fondano il gruppo Sacre Scuole, con cui nel 1999 pubblica l'album 3 MC's al cubo.
Dargen si definisce un 'cantautorap': una sintesi tra scrittura d'autore e linguaggio hip hop che negli anni gli ha permesso di conquistare non solo il pubblico rap ma anche quello più trasversale. Nel 2006 intraprende il percorso solista con Musica senza musicisti, pubblicato dall'etichetta indipendente Giada Mesi, fondata insieme a Francesco Gaudesi.
Con il secondo lavoro, Di vizi di forma virtù, emerge con maggiore evidenza l'impronta cantautorale: nei testi si avvertono le influenze di Lucio Dalla, Enzo Jannacci e Franco Battiato, mentre i temi spaziano dal lavoro alla società, fino alle difficoltà economiche. Nel 2010 esce l'EP D' Parte prima, dedicato alle diverse declinazioni dell'amore; alcuni brani confluiscono poi nell'album CD'. Seguono Nostalgia istantanea e Vivere aiuta a non morire.
Aumentano le collaborazioni con artisti di primo piano della scena italiana: da Fedez a J-Ax, da Fabri Fibra a Marracash, passando per Two Fingerz, Crookers e Max Pezzali. Nel 2013 ottiene grande popolarità con Bocciofili, insieme a Fedez e Mistico.
Nel 2014 pubblica a cadenza settimanale una serie di singoli poi raccolti in L'ottavia. Il 2019 è l'anno di Ondagranda, scritto con Emiliano Pepe, seguito nel 2020 da Bir Tawil, settimo album in studio. Parallelamente continua a lavorare come autore: nel 2021 firma brani per Annalisa e per la coppia Francesca Michielin-Fedez al Festival di Sanremo.
Nel 2022 debutta in gara all'Ariston con Dove si balla, che chiude al nono posto ma diventa uno dei tormentoni dell'anno. Nello stesso periodo entra nella giuria di X Factor Italia.
Molto riservato, Dargen D'Amico ha sempre tenuto lontana dai riflettori la propria sfera personale. Non si conoscono dettagli sulla sua situazione sentimentale: l'artista ha più volte ribadito di considerare il gossip estraneo al suo percorso musicale.
Gli occhiali da sole sono diventati negli anni il suo segno distintivo. Ospite a Domenica In nel 2022, ha spiegato di indossarli per scelta: un modo per proteggere la propria intimità e non "mostrare tutto di sé".
Dargen D'Amico ha portato gli orsetti sul palco di Sanremo 2024 come elemento centrale del suo look, indossando una giacca e pantaloni decorati con peluche. L'outfit stravagante, ispirato a Franco Moschino, simboleggiava le piccole vittime delle guerre e i bambini che perdono la vita nel Mediterraneo.
Gli occhiali da sole sono il suo tratto distintivo. La sua stylist, Rebecca Baglini, a Fanpage ha spiegato: "Dargen divide la sua vita in due: con gli occhiali entra in scena, senza li usa per prepararsi dietro le quinte".
Dargen D'Amico ha raccontato a 'Tv Sorrisi e Canzoni' che il bersaglio del testo sono i social e l'intelligenza artificiale, con l'AI utilizzata come base per il gioco di parole che dà vita al ritornello.
Prima di entrare in casa
Stavo un'ora a cercare di toglier la sabbia
Autostrada Adriatica
Dalla costa si vede l'Africa e lei che si tuffa
Ti prego, guardala
Ha più curve di Gardaland
Quando mi ha detto che tornerà in Francia
Uffa
Ho avuto il mal di pancia
AI AI
AI AI,
Cosa mi fai?
Mi dici vieni qui e poi te ne vai
- Bye Bye
Ma come - Bye?
Ho perso il tuo contatto, me lo ridai?
AI AI
Il Bel Paese ha così buongusto
Che pure il meteo non è mai brutto
È uno stivale però da diva
Che si fa il bagno nell'olio d'oliva
Dice il Vangelo - Darai da bere
A chi è straniero ma ha le stesse vene
Prendi sul serio una bollicina
E via il pensiero via la pellicina
Ho letto sul giornale
Che certe cose non puoi ancora farle con l'AI
La pelle dà un effetto eccezionale
Mi hai fatto stare proprio bene, me lo rifai?
AI AI
AI AI,
Cosa mi fai?
Mi dici vieni qui e poi te ne vai
- Bye Bye
Ma come - Bye?
Ho perso il tuo contatto, me lo ridai?
AI AI
Ho litigato con un dj
Suonava solo la hit parade
Sai, se metti le canzoni giuste
La festa vola come Nureyev
In Italia, troppa arte
Piedi più belli delle scarpe
Prendiamo un giorno di riposo
Dai, trova il modo, Carlos Raposo
Ho letto sul giornale
Che certe cose non puoi ancora farle con l'AI
La pelle dà un effetto eccezionale
Mi hai fatto stare proprio bene, me lo rifai?
AI AI
AI AI,
Cosa mi fai?
Mi dici vieni qui e poi te ne vai
- Bye Bye
Ma come - Bye?
Ho perso il tuo contatto, me lo ridai?
Ho fatto un brutto sogno
Ma sembrava reale
Mi bagnavo nel mare
Però ne uscivo sporco
E giravamo il mondo
Però senza toccare
Mi ha fatto molto male
Ma mi è piaciuto molto
Ama ciò che non ti piace
È la chiave per la pace
Ma la password salvata mi sembra sbagliata
O la linea è saltata e ci prende fuoco casa
A me mi ha rovinato la rete
Altrimenti avrei fatto il prete
Avrei lasciato il paese fuggendo via
A cercare fortuna in Albania
AI AI,
Cosa mi fai?
Mi dici vieni qui e poi te ne vai
- Bye Bye
Ma come - Bye?
Ho perso il tuo contatto, me lo ridai?
AI AI
Me lo ridai?
AI AI
Me lo ridai?
AI AI
Me lo ridai?
AI AI
Me lo ridai?
AI AI.

Mara Sattei in gara nel Festival di Sanremo 2026 che si apre il 24 febbraio. Quella di quest'anno è la seconda partecipazione. Dopo il debutto nel 2023 con 'Duemilaminuti', torna in gara a Sanremo 2026 con il brano 'Le cose che non sai di me'.
Mara Sattei, all'anagrafe Sara Mattei, è nata a Fiumicino, in provincia di Roma, il 28 aprile 1995. È la sorella maggiore del rapper e produttore discografico Thasup, nome d'arte di Davide Mattei, mentre la madre è una cantante di un coro gospel. Fin da giovanissima Mara si avvicina alla musica, iniziando a studiare canto e pianoforte. La sua carriera prende forma nel 2008, quando comincia a pubblicare sul proprio canale YouTube alcune cover di brani famosi.
Nel 2011 e nel 2012 tenta senza successo di entrare a X Factor. L'anno successivo partecipa ad Amici di Maria De Filippi, riuscendo ad accedere alla fase iniziale del programma, ma viene eliminata dopo poche puntate. Sempre nel 2013 pubblica il suo primo EP di cover, Frammenti: Acoustic Covers N.1. In seguito si trasferisce a Londra e si allontana temporaneamente dalla musica. Il ritorno arriva nel 2019, anno in cui sceglie definitivamente lo pseudonimo Mara Sattei e pubblica due brani di grande successo: Nuova registrazione 402, certificato disco d'oro, e Nuova registrazione 527, entrambi prodotti da Thasup, il fratello.
Nel 2022 esce il suo album di debutto, Universo. L'anno successivo partecipa alla 73ª edizione del Festival di Sanremo con il brano Duemilaminuti, scritto da Damiano David dei Måneskin, classificandosi al diciannovesimo posto. Sempre nel 2023 apre le date italiane del tour dei Coldplay e pubblica il suo secondo album, Casa Gospel.
Mara Sattei ha raccontato il fil rouge di 'Che me ne faccio del tempo' (Epic Records Italy/Sony Music Italy), il nuovo album fuori in digitale lo scorso venerdì 13 febbraio. Molti i duetti e le collaborazioni nell'album, a partire da Noemi, fino ad Elisa, Mecna, Thasup. "Dall'inizio della scrittura fino ad oggi è stato un percorso terapeutico: quando ho chiuso il disco, ho capito che avevo fatto pace con l'idea che il tempo passa. E' la prospettiva dalla quale tu lo guardi, da come tu lo affronti, che cambia le sorti. Sono arrivata alla conclusione che la cosa importante del tempo sia accettarlo e viverlo e abitarlo. Con questo album, con la sua musica, vi vorrei raccontare questo".
Un disco che Mara descrive come "un mondo unico, che come filo conduttore utilizza la mia scrittura. Volevo proprio tanto che le parole fossero centrali, un racconto che potesse arrivare agli altri, questo diciamo che per me è un po' anche una rinascita. Mi vedo come una persona di diversa, perché sono cresciuta tanto in questi anni. Ho lavorato tanto sul non avere paura di essere vista come una persona fragile, o comunque a non esternare le mie emozioni. E penso proprio di averlo proprio messo in questo album". Del resto, il periodo che vive, rivela lei stessa, è magico: "Sono molto a fuoco, mi sento in un periodo di vita molto bello. Sono molto felice, molto serena, e questo nel tuo lavoro lo trasferisci. Quando fai qualcosa che ami, sei felice".
Dal 2023 è legata al produttore musicale Alessandro Donadei, con cui ha annunciato il fidanzamento ufficiale nel 2025. Lui è un musicista e produttore musicale che ha lavorato ai progetti della cantante e del fratello Thasup. La cantante ha ricevuto la proposta di matrimonio durante la festa dei suoi 30 anni. Il momento della proposta è stato condiviso da Mara Sattei nelle storie Instagram corredate dalla didascalia 'Ti amo'. "Ci siamo conosciuti sul palco perché lui è il chitarrista del mio tour. E' stato bello perché io mi sono aperta, mi sono confessata a lui e da lì è partito tutto perché abbiamo iniziato poi a conoscerci. Non più come artista e musicista ma come Sara e Alessandro".
"È una dedicata amore al mio compagno a tutti gli effetti. E' un brano molto dolce ma anche molto vero, sincero. Racconto l'inizio della nostra storia". Che come sfondo, ha proprio Roma: "C'è Roma come contorno perché lui viveva a Roma, io facevo un po' Roma-Milano e ritorno. Nel brano descrivo questi cieli romani perché lui viveva proprio lì vicino a Trastevere".
Quando sei con me
Il cielo sai che c'è
Mi ricorda l'estate
E Trastevere
Inizia a dipingere
Sopra tutte le case
Di quel rosa chiaro
Zucchero filato
Non sai quante volte
Ho cercato di volare via lontano
Sembra facile
Questa vita che
Mischia tutte le carte
Noi bambini che
Pensano a ridere
Con dentro sogni giganti
E ci addormentiamo
Qui davanti a un film
Non sai quante volte
Penso domani ce ne andiamo via
Ma quanto è bella la follia?
Tutte le notti a dirsi
Le cose che non sai di me
La voce tua nei giorni tristi
Guarisce il mio disordine
Io vorrei
Solo parlarti d'amore
Nel silenzio di ciò che non dico
Mentre mi perdo nel tuo sorriso
Per sempre
Quando son con me
Quelle lacrime
Sono la pioggia d'estate
Sopra il tetto guardo quella gente che
Si abbraccia e ride e sembra semplice
E le stelle quei pensieri che nel cielo
Restano per non scordarli mai
È tutto ciò che non ho fatto mai
È vivere la vita come vuoi
Tutte le notti a dirsi
Le cose che non sai di me
La voce tua nei giorni tristi
Guarisce il mio disordine
Io vorrei
Solo parlarti d'amore
Nel silenzio di ciò che non dico
Mentre mi perdo nel tuo sorriso
Ma in fondo
Tutte le volte che ho paura
E mi sento perdere
Ma poi con te
So sentire
Anche quando inizia a piovere
Sopra quelle domande, forse
Tu resta qui
Tutte le notti a dirsi
Le cose che non sai di me
La voce tua nei giorni tristi
Guarisce il mio disordine
Tutte le notti a dirsi
Le cose che non sai di me
La voce tua nei giorni tristi
Guarisce il mio disordine
Io vorrei
Solo parlarti d'amore
Nel silenzio di ciò che non dico
Mentre mi perdo nel tuo sorriso
Per sempre.

Sayf è uno dei 30 concorrenti Big in gara al Festival di Sanremo 2026. Il cantante e rapper ligure fa il suo esordio nella 76esima edizione del Festival con il brano intitolato 'Tu mi piaci tanto'.
Sayf è un rapper di 26 anni, classe 1999, nato da madre tunisina e padre italiano a Genova e cresciuto tra Rapallo e Santa Margherita Ligure. Si tratta di uno dei profili più interessanti della nuova scena urban in Italia, che riesce a coniugare stili diversi e non si ferma alle coordinate tradizionali del rap.
Sayf si avvicina alla musica da bambino, studiando tromba alle scuole medie. Uno strumento che lo accompagna ancora oggi nelle canzoni e nei concerti, e le cui sonorità si ritrovano in molti suoi brani. A quattordici anni nasce la sua passione per il rap e nel 2017 entra nel collettivo Luvre Muzik – fondato insieme al produttore genovese Zero Vicious – con cui pubblica due mixtape indipendenti: Sono triste (2019), progetto di 25 tracce poi "rinnegato", e Everyday Struggle (2020), scritto durante la pandemia mentre viveva a Sesto San Giovanni, a Milano.
La maturità artistica però arriva nel 2024, anno in cui Sayf fonda il collettivo Genovarabe e firma con ADA/Warner Music, pubblicando l’EP 'Se Dio Vuole' e cominciando a farsi notare con una serie di singoli che ne rivelano l’identità musicale.
Nascono quindi collaborazioni con Rhove,Disme ed Ele A e poi, nel 2025, quella con Bresh in 'Erica', uno dei brani più di successi dell'album 'Mediterraneo'. Il grande pubblico, in ogni caso, lo ha scoperto in estate con 'Sto bene al mare', brano firmato insieme a Marco Mengoni e Rkomi.
L'artista è innamorato del suo paese, l'Italia: "La amo, nonostante tutto. Siamo un paese incasinato, però rispetto a tanti nel mondo penso che sia veramente il migliore a livello di qualità della vita, di cucina, di cultura. La vedo difficilmente eguagliabile". Un amore viscerale che si lega a quello per la sua città, Genova: "È fondamentale, è mia madre. È una città viva, forse poco conosciuta e poco romanticizzata, però è bellissima".
Interrogato su un possibile impegno politico sul palco, sulla scia di Ghali, Sayf è chiaro: "Rispetto tantissimo Ghali, lo conosco e gli voglio bene, e rispetto il suo impegno politico e sociale. Detto questo, io non sono qui a fare Ghali 2.0 solo perché sono tunisino e ho i capelli simili. Credo che queste cose vadano fatte perché uno se le sente. Un impegno sociale del genere non è uno slogan, non va preso con leggerezza. Condivido le posizioni che ha preso finora e, se ci sarà una questione su cui sentirò di espormi, lo farò".
Sul suo rapporto con la religione, l'artista conferma di avere uno "spirito religioso" ma preferisce mantenerlo in una sfera privata. "Il rapporto con la fede è una cosa molto personale e sono restio a dargli un'etichetta. Essendo cresciuto con mia madre, ci sono pratiche che mi appartengono, come non mangiare il maiale e osservare il Ramadan. Ma ho enorme rispetto per chi si definisce in una religione e non vorrei mancare di rispetto definendomi, perché poi mi sento un peccatore da entrambe le parti".
Un brano che lui stesso definisce "una supposta": una melodia orecchiabile che nasconde un testo denso e stratificato. Nel brano, l'artista italo-tunisino mescola un viaggio tra citazioni spiazzanti. Si parte dal ricordo vivido dei Mondiali del 2006 ("Me li ricordo vividamente, tifavo in modo sfegatato"), si passa per un riferimento a Luigi Tenco per raccontare la pressione del debutto ("È forse la parte più personale, un modo per esprimere la paura di non venire capito") e si arriva persino a citare lo slogan di Berlusconi, "L'Italia è il paese che amo". "È una frase usata in modo sarcastico - spiega Sayf - ma col fatto di essere anche tunisino, per me ha un valore aggiunto".
Tu, figlio di un muratore
L’Emilia che si allaga
E la Liguria pure
E intanto che si ride
E che si fa l’amore
Le tue tasse vanno spese
In un hotel a ore
Io,
Amando a modo mio
Ho sbagliato tante cose
E tante mode non le seguo
Io,
Amando a modo mio
Avrei voluto darti
Meno cuore, amore mio
E allora
Corri contro il tempo
Che il denaro non ti aspetta
E cosa vuoi che sia la fretta
Su una macchina che scheggia
E non mi vedrai alla finestra
A farti una serenata
Perché il mondo non si ferma
Ma non ho fiato più
Rallenta
Quando si spegne la luce
Tu, con chi rimani?
Ti senti a posto
Col tuo vino rosso
Il nome su un bossolo?
Tu mi piaci
Tu mi piaci
Tu mi piaci tanto
Tu mi piaci
Tu mi piaci
Tu mi piaci tanto
Noi siamo tutti uguali
Al bar e a lavorare
Figli di nostra madre
Vogliamo solo amare
E in questa avidità
E in questo dimostrare
Tu mi piaci tanto
L’Italia per me è quella grande azione di Cannavaro
L’Italia è tristemente nota per qualche fatto ma minimizziamo
Il cielo è azzurro, e il pomeriggio
Se ci armate, noi non partiamo
E come ha detto un imprenditore
“L’Italia è il paese che amo”
Amore, amore mio
Che paura di venir capito
In questa fase di tirocinio
Tenco è morto qui vicino
Non temere, amore mio
Farò meglio per nostro figlio
Schiaccerò quelli degli altri
Così giocherà da solo
Quando si spegne la luce
Tu, con chi rimani?
Ti senti a posto
Col tuo vino rosso
Il nome su un bossolo?
Tu mi piaci
Tu mi piaci
Tu mi piaci tanto
Tu mi piaci
Tu mi piaci
Tu mi piaci tanto
Noi siamo tutti uguali
Al bar e a lavorare
Figli di nostra madre
Vogliamo solo amare
E in questa avidità
E in questo dimostrare
Tu mi piaci tanto
Ho fatto una canzonetta
È un fiore su una camionetta
E le botte delle piazze
Le dimentichiamo
Ho fatto una canzonetta
Spero che non vi spaventi
Che possiamo ripartire
Tutti a mano, a mano
Tu mi piaci
Tu mi piaci
Tu mi piaci tanto
Tu mi piaci
Tu mi piaci
Tu mi piaci tanto
Noi siamo tutti uguali
Al bar e a lavorare
Figli di nostra madre
Vogliamo solo amare
E in questa avidità
E in questo dimostrare
Tu mi piaci tanto.

Cantare non è solo un esercizio per talentuosi o un semplice piacevole passatempo. E' anche "una terapia potente", utile per "il benessere psicofisico di tutti", un aiuto "nella prevenzione cardiovascolare" e persino "nella gestione di malattie complesse come l'Alzheimer e il Parkinson". E può persino essere uno strumento utile alla diagnosi. Insomma, a poche ore dall'avvio del Festival di Sanremo, l'evento che più di ogni altro nel nostro Paese celebra la passione per la musica cantata, si può affermare - dati alla mano - che le 'canzonette' fanno anche bene alla salute. "Il canto è terapeutico per tutti, perché è un attivatore potentissimo di tutto il corpo, della respirazione in particolare", spiega all'Adnkronos Salute lo psicoterapeuta Roberto Troisi, che nella sua attività ha lavorato con molti cantanti, aiutandoli a sbloccarsi nei momenti di difficoltà, ed è docente al Centro studi di terapia familiare di Prato.
"Il canto - descrive Troisi - parte dal diaframma che spinge l'aria. In questo passaggio l'aria prende letteralmente la nostra forma e quindi ci dice qualcosa di noi stessi e lo racconta agli altri. La vibrazione che l'aria emessa con il canto produce, nelle ossa, da quelle del piede fino al cranio, e poi soprattutto la bocca e il naso che sono i risonatori principali, prende una forma unica per ognuno di noi. Quindi a seconda di come stiamo il suono esce fuori in una maniera o in un'altra. Sul tema abbiamo ancora pochi dati pubblicati. Io stesso ho fatto alcune ricerche, insieme alla vocologa Loredana Lubrano, ma purtroppo i finanziamenti per poter lavorare e pubblicare su questo tema sono molto scarsi. Dal punto di vista empirico e pratico, avendo lavorato con molti cantanti, posso testimoniare che siamo riusciti, usando il canto come strumento, a far emergere storie, pezzi di storie 'bloccate', che non venivano fuori con altre terapie".
E anche sul fronte della diagnosi, "se uno psicologo ha una formazione adeguata su canto e musica, ascoltando una persona mentre canta può individuare alcuni punti critici. Lavorando con i cantanti ovviamente questo diventa più facile. La voce cantata amplifica tutto quello che abbiamo dentro di noi. Un orecchio esperto riesce a individuare delle incertezze, dei blocchi, delle imperfezioni. Tutte le parti del corpo irrigidite, infatti, fanno passare meno bene la vibrazione, quindi è su quel punto che serve lavorare", evidenzia Troisi. "Ciò che spinge la voce è il diaframma, che è un 'grande telo' che raccoglie elementi sensibili alle emozioni, sensibili ai traumi. E quindi quando spinge esprime una forma che può essere analizzata", aggiunge l'esperto.
Gli effetti psicofisici positivi del canto sono diversi. Qualche anno fa, ricorda Troisi, "abbiamo lavorato a una ricerca che ha coinvolto una decina di persone con problemi di Parkinson e Alzheimer. Quello studio dimostrò, attraverso il controllo clinico dei medici, degli evidenti benefici per i pazienti che facevano questa attività". Anche il sistema cardiovascolare se ne avvantaggia. "Il cuore si sintonizza con la vibrazione del canto e si regolarizza - illustra l'esperto - queste ormai sono evidenze assolutamente accettate, scientificamente dimostrate".
Inoltre "sappiamo che il canto dà enormi benefici da un punto di vista dell'attivazione della muscolatura fine, del coordinamento, e poi sull'umore. Sicuramente il vecchio detto 'canta che ti passa' è veritiero. L'umore positivo innesca un circolo virtuoso sul piano del benessere", rimarca lo psicologo. Infine l'apparato scheletrico: le ossa "sono il veicolo che trasmette la vibrazione, hanno una funzione quasi di strumento musicale".

“La prevenzione dell’Herpes Zoster, il cosiddetto Fuoco di Sant’Antonio, si basa essenzialmente sulla vaccinazione. L’Italia ha un terzo della popolazione con più di 65 anni e dobbiamo curare questi pazienti come un bene prezioso: tra le ‘cure’ possibili c’è il vaccino per lo Zoster, perché non possiamo fermare il tempo che passa ma possiamo evitare che il dolore diventi una caratteristica degli ultimi anni di vita”. Così all’Adnkronos Salute Tecla Mastronuzzi, medico di medicina generale e responsabile macroarea prevenzione della Società Italiana di Medicina Generale e Cure Primarie (Simg).
Prevenire, sottolinea l’esperta, è cruciale perché lo Zoster “non è solo un’eruzione cutanea”. “Quella manifestazione così fastidiosa è soltanto uno degli aspetti – osserva – il timore maggiore è ciò che può restare dopo: un dolore cronico molto intenso e protratto. Parliamo, a volte, anche di anni di dolore dopo l’episodio iniziale”.
E ci sono altre complicanze: “Lo Zoster può coinvolgere anche l’occhio e compromettere un organo fondamentale. Inoltre, i pazienti diventano più vulnerabili e predisposti a eventi importanti, come un ictus o complicanze cardiache. Sono effetti a distanza che possono coinvolgere tutta la vita del paziente e generare sofferenza anche in chi gli sta intorno, con costi personali, familiari e sociali”, aggiunge.
La prevenzione, quindi, ha un ruolo decisivo: “Grazie al vaccino ricombinante adiuvato siamo passati da una prevenzione parziale e selettiva a una prevenzione molto più robusta, in grado di coinvolgere la popolazione da vaccinare. È una protezione più efficace e più sicura, al punto che possiamo utilizzarla anche nei pazienti più deboli”, evidenzia Mastronuzzi.
“Il Piano nazionale di prevenzione vaccinale – chiarisce – prevede l’accesso gratuito a 65 anni e, dai 18 anni in su, per i pazienti con diabete, patologie respiratorie croniche e immunosoppressione, come può accadere anche in oncologia”. “È molto importante che il medico di medicina generale selezioni questi pazienti, dando loro l’opportunità di difendere la propria salute”, rimarca.
La medicina generale è infatti chiamata a un ruolo operativo e di prossimità: “In molte regioni il medico può somministrare direttamente il vaccino: è una grandissima opportunità per guidare una scelta consapevole, fino alla somministrazione”. Ma la leva più importante, secondo l’esperta, è la cosiddetta ‘chiamata attiva’: “con un semplice click selezioniamo dai software i pazienti eleggibili e li avvisiamo con sistemi di messaggistica quando le vaccinazioni sono disponibili. È una cosa che può fare soltanto la medicina generale, perché abbiamo tutti i dati e possiamo identificare il rischio per età e patologie”. E anche dove non si vaccina in studio, il medico di medicina generale resta centrale: “siamo parte di una filiera informativa e di una catena di comunicazione coerente, per supportare le campagne e accompagnare i pazienti alla scelta consapevole, possibilmente guidata dal medico di famiglia”, conclude.

L’Herpes Zoster, noto anche come Fuoco di Sant’Antonio, resta “il rischio nascosto” per una fascia di popolazione che, paradossalmente, frequenta con maggiore regolarità ambulatori e servizi sanitari: gli adulti over 50 che convivono con patologie croniche. È quanto evidenzia una ricerca globale realizzata da Human8, società di consulenza specializzata in ricerche di mercato e consumer insight, e commissionata da Gsk, diffusa in occasione della Shingles Action Week 2026, settimana di sensibilizzazione sulla patologia promossa in tutto il mondo da Gsk dal 23 febbraio al 1 marzo 2026.
L’indagine, condotta su 6.103 adulti in 10 Paesi, ha coinvolto persone che dichiarano almeno una condizione cronica tra malattia cardiovascolare, diabete (tipo 1 o 2), malattia renale cronica, Bpco, asma o altre condizioni croniche con possibile compromissione immunitaria. Il dato di fondo è un divario netto tra esposizione al rischio, percezione e azione: il 44% degli intervistati riferisce una conoscenza ‘media’ dell’Herpes Zoster, mentre il 29% ammette di sapere ‘poco o nulla’ di malattia, sintomi e complicanze.
A pesare è soprattutto la sottovalutazione del legame tra cronicità e rischio: quasi la metà (46%) non considera la propria patologia un fattore di rischio per lo Zoster. Tra i gruppi meno consapevoli spiccano le persone con malattia cardiovascolare (47%), diabete (40%) e Bpco/asma (35%). E non è tutto: un intervistato su quattro (25%) ritiene che la condizione cronica non incida su sistema immunitario e rischio di Zoster; oltre un terzo (35%) pensa inoltre che, “se ben gestita”, la propria malattia non comporti un aumento del rischio.
“L’Herpes Zoster è spesso trascurato nelle discussioni sulla salute”, sottolinea Katrina Bouzanis, direttrice Politiche e advocacy dell’International Federation on Ageing, ricordando che “lo Zoster può aggiungere un onere significativo per chi ha già una patologia cronica come cardiopatie, diabete o malattie renali e che la ‘Shingles Action Week’ è un’occasione per incoraggiare un dibattito più informato sul tema, come strategia centrale per un invecchiamento sano”.
Sul fronte della percezione dell’impatto, la ricerca fotografa un’attenzione alta ma non sempre trasformata in comportamenti concreti: il 72% teme ricoveri ospedalieri legati allo Zoster e il 78% è preoccupato per le possibili interferenze con la vita quotidiana. E tra chi lo ha già sperimentato, uno su quattro (25%) dichiara di “non aspettarsi che fosse così serio”; il 42% riferisce dolore severo con conseguenze sulle attività di ogni giorno e il 33% afferma che lo Zoster lo ha costretto a smettere di lavorare o a rinunciare a eventi sociali. Il paradosso, evidenziato dai dati, è che questa popolazione vede spesso il medico ma parla poco di Fuoco di Sant’Antonio: oltre due terzi (68%) degli over 50 con cronicità dichiarano visite regolari, eppure più della metà (54%) non ha mai discusso lo Zoster con un professionista sanitario. In particolare, risultano meno propensi al confronto gli intervistati con malattia cardiovascolare (53%) e diabete (51%).
Secondo Alexander Liakos, vicepresidente Global Medical Affairs di Gsk, “le persone con patologie pregresse potrebbero non essere pienamente consapevoli dell’aumento del rischio. L’immunità diminuisce naturalmente con l’età – osserva – ma condizioni come diabete e malattia renale possono influire ulteriormente sulla funzione immunitaria e anche le malattie cardiache sono associate a un rischio più elevato. Riconoscere questi fattori di rischio è un passo importante per dare priorità allo Zoster nel dibattito sull’invecchiamento in buona salute”.
La ricerca indica anche quali “leve” possono far partire l’azione: per molti, la scintilla arriva dall’informazione ricevuta dal medico (45%) o dal racconto di un conoscente che ha avuto lo Zoster (37%). Un altro elemento motivante, per il 43%, è capire in che modo lo Zoster possa interferire con la gestione della propria patologia cronica; molto meno incisiva la ricerca di informazioni online (22%).

Una rarissima malformazione congenita avrebbe ucciso Carola (nome di fantasia) ancora prima di nascere. Invece, grazie a un intervento eseguito in utero dal team di Chirurgia fetale del Policlinico di Milano, la piccola è venuta alla luce. Affetta da una condizione detta sequestro polmonare in età fetale, che colpisce appena 1 nascituro ogni 10mila gravidanze, al settimo mese di gestazione Carola è stata salvata da un'operazione descritta come "straordinaria". Racconta oggi la sua storia a lieto fine l'Irccs del capoluogo lombardo, che vanta la più ampia expertise in Italia per il trattamento di questi casi. E' nell'ospedale di via Sforza che sono stati eseguiti i primi interventi in utero e negli anni la struttura ha fatto scuola formando tanti giovani professionisti che poi hanno aperto altri centri specializzati nel Paese.
Tutto comincia alcune settimane fa, quando una donna alla 28esima settimana di gravidanza è stata inviata dalla Puglia all'osservazione dell'équipe di Diagnosi prenatale e Chirurgia fetale del Policlinico di Milano. Nel centro che la seguiva nella sua regione era stata infatti evidenziata una particolare anomalia nello sviluppo di uno dei polmoni della bimba che portava in grembo. La condizione emersa agli occhi degli specialisti - riporta una nota dell'Irccs meneghino - è di un raro caso di sequestro polmonare, una malformazione congenita caratterizzata dallo sviluppo atipico di una porzione di un polmone o di entrambi, dovuta all'irrorazione da parte di un vaso anomalo proveniente dall'aorta discendente del feto. Questo accrescimento irregolare ostacola il corretto collegamento con le altre parti dell'apparato respiratorio: l'altro polmone e gli organi circostanti risultano infatti compressi dal crescente volume della neoformazione benigna, in un processo che per di più toglie sangue al resto del feto fino alla manifestazione di segni di scompenso cardiaco e circolatorio. La fatica a livello cardiaco è il principale fattore di rischio di morte intrauterina.
I medici milanesi non hanno dubbi: la neoformazione cresce troppo rapidamente, causando un accumulo di liquido a livello pleurico e peritoneale. Non è possibile attendere la fine della gestazione, bisogna intervenire chirurgicamente in utero e 'spegnere' il canale di irroramento vascolare prima del termine della gravidanza. Così nel giro di pochissimi giorni Carola è stata operata nel pancione della mamma per bloccare il flusso di sangue che va al sequestro polmonare. Tecnicamente il chirurgo esegue una procedura sotto guida ecografica che prevede l'introduzione in utero, attraverso l'addome materno fino al feto, di un laser tramite ago sottilissimo il quale brucia il vaso responsabile. La tecnica è mini-invasiva: la mamma viene sottoposta all'intervento della durata di circa 30 minuti in anestesia locale, mentre al feto sono somministrati farmaci anestetici attraverso un'iniezione intramuscolare alla coscia, essendo estremamente importante che resti immobile e lo staff chirurgico possa procedere in sicurezza. Cruciale il coordinamento tra chirurghi, anestesisti e personale di sala, così come il contatto con i neonatologi in caso di possibilità di parto. "L'esito positivo dell'intervento ha permesso a questa mamma di proseguire il resto della gravidanza a casa: la massa benigna, come previsto, è andata riassorbendosi spontaneamente nel corso delle settimane e il parto è avvenuto con taglio cesareo alla 36esima settimana in quanto la piccola si trovava in posizione podalica", riferiscono i sanitari. (segue)

A Sanremo riflettori accesi sulla prevenzione contro il Papillomavirus. In occasione del festival al via oggi nella città dei fiori, Msd Italia sarà presente nel glassbox all'esterno di Casa Kiss Kiss per diffondere i messaggi della campagna vaccinale anti-Hpv 'Scrivi oggi il tuo domani'. Presso lo stand dedicato - informa l'azienda biofarmaceutica - sarà possibile ricevere gadget e leaflet informativi dell'iniziativa, nonché accedere al portale www.infohpv.it che riporta informazioni sull'infezione scientificamente validate e autorizzate dal ministero della Salute.
'Scrivi oggi il tuo domani' è un progetto di comunicazione omnicanale lanciato da Msd Italia a settembre 2025 con il patrocinio delle più importanti società scientifiche e federazioni italiane impegnate nella prevenzione (Aogoi, Fimmg, Fimp, Sigo, Simg, Sip, Siti) e di Cittadinanzattiva, ricorda una nota. La campagna, autorizzate dal ministero della Salute, ha l'obiettivo di informare la cittadinanza sull'importanza della vaccinazione anti-Hpv e sul ruolo del virus nel causare tumori potenzialmente letali in uomini e donne. Finora il messaggio è stato promosso in Tv, sulle principali piattaforme di streaming, con affissioni nelle principali città, sui social network (Facebook, Instagram e TikTok), online sul sito dedicato e tramite banner su siti terzi. Oggi arriva nelle piazze italiane durante l'evento pubblico musicale più importante in assoluto. Il glassbox esterno presso Casa Kiss Kiss dedicato a Msd è aperto al pubblico da lunedì 23 febbraio fino a sabato 28 febbraio, dalle 10 alle 18.30. L'ingresso è libero e i visitatori potranno ritirare il materiale informativo e i gadget della campagna, oltre a utilizzare postazioni dedicate dove accedere ai contenuti informativi.
"Essere presenti in questo contesto così prestigioso con la nostra campagna 'Scrivi oggi il tuo domani' rappresenta per noi un importante passo avanti verso l'eliminazione dei tumori Hpv-correlati - afferma Nicoletta Luppi, presidente e amministratrice delegata di Msd Italia - Siamo fermamente convinti che insieme a tutti gli attori della salute pubblica possiamo fare la differenza, sia rendendo disponibile la nostra innovazione a chi ne ha bisogno, sia promuovendo campagne informative in grado di portare al pubblico informazioni scientificamente corrette, chiare e accessibili. 'Scrivi oggi il tuo domani' ha esattamente questo obiettivo: arrivare alle persone per informarle riguardo alla possibilità di proteggersi dal virus Hpv e dalle patologie correlate. Insieme possiamo raggiungere l'obiettivo di un mondo dove i tumori Hpv-correlati diventino rari se non completamente assenti".

Un dispositivo tattile low cost permette al chirurgo che si allena - o si prepara all'intervento - con la realtà aumentata di 'sentire' con le mani la frattura complessa che dovrà operare, così da procedere poi a una ricomposizione ottimale. Lo ha messo a punto un team di ricercatori del Dipartimento di Ingegneria dell'informazione dell'università di Pisa, che ha realizzato un prototipo testato su frattura scomposta del ginocchio. Uno speciale sensore da affiancare al visore di realtà aumentata, così da integrare stimoli visivi e tattili. Si tratta di 2 anelli da applicare alle dita per generare stimoli vibrotattili che forniscono informazioni preziose, consentendo agli operatori di manipolare correttamente frammenti ossei virtuali attraverso gesti naturali come spingere, prendere e allineare, si legge in una nota dell'ateneo toscano.
"Per il chirurgo non è sempre facile capire come sistemare i frammenti di una frattura. Il nostro sistema riproduce la frattura nella realtà aumentata e tramite visione e stimoli tattili e guida il medico nella pianificazione dell'operazione", spiega Vincenzo Ferrari, docente di Bioingegneria UniPi. "Il dispositivo - descrive Matteo Bianchi, docente di Robotica dell'ateneo - fornisce un feedback tattile tramite vibrazione, migliorando la consapevolezza spaziale e l'immersione durante l'addestramento chirurgico o la pianificazione preoperatoria. L'assenza di feedback tattile è infatti una limitazione significativa nei sistemi di formazione in realtà virtuale ed estesa in chirurgia, perché nella comune pratica clinica il personale medico che opera si fa guidare molto da ciò che sente con le mani, oltre che dalla vista. Questo aspetto è particolarmente importante quando si trattano strutture anatomiche delicate e nascoste. I nostri risultati dimostrano che il feedback tattile migliora significativamente l'accuratezza e l'efficienza nelle attività di riduzione dei frammenti di frattura in contesti di realtà virtuale ed estesa. L'integrazione di visione e tatto sarà quindi fondamentale nei futuri sistemi di addestramento e assistenza chirurgica basati sulla realtà aumentata".
La ricerca per la medicina del futuro - riporta la nota - è portata avanti dal Centro 5.0 del Dipartimento dell'Ingegneria dell'informazione, dedicato allo sviluppo delle tecnologie per la società, la medicina e l'industria di nuova generazione, presso il Centro EndoCas per la chirurgia computer assistita, in collaborazione con il Centro di ricerca 'E. Piaggio' e con la Scuola di specializzazione in Ortopedia e Traumatologia dell'università di Pisa.

E' stato firmato ieri l’accordo tra l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e l’Università degli Studi di Roma Foro Italico per l’attivazione congiunta del Master universitario di I livello dal titolo 'Il ruolo dei composti naturali bioattivi e dell'attività fisica adattata nelle patologie cronico-degenerative non trasmissibili'. La cerimonia si è svolta presso il rettorato dell’Università di Roma Foro Italico, alla presenza dei rettori Nathan Levialdi Ghiron (Università degli Studi di Roma Tor Vergata) e Massimo Sacchetti (Università degli Studi di Roma Foro Italico).
Il Master nasce dalla volontà condivisa dei due atenei di 'fare sistema', mettendo in sinergia competenze scientifiche, didattiche e cliniche per offrire un percorso di alta formazione interdisciplinare. L’obiettivo è formare professionisti altamente qualificati – tra cui chinesiologi, biologi nutrizionisti, medici, dietisti, farmacisti e altri specialisti del settore – in grado di intervenire con competenze avanzate nella prevenzione e nel trattamento integrato delle patologie cronico-degenerative non trasmissibili, attraverso l’integrazione tra attività fisica adattata e utilizzo consapevole dei composti naturali bioattivi.
Il programma, della durata di un anno e articolato in 60 crediti formativi universitari, rappresenta un modello innovativo di collaborazione accademica che unisce l’esperienza medico-clinica dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata con la consolidata competenza dell’Università degli Studi di Roma Foro Italico nell’ambito delle scienze motorie e dell’attività fisica adattata.
"Per noi - ha dichiarato il rettore dell’Università degli Studi di Roma Foro Italico Massimo Sacchetti - è particolarmente importante essere arrivati alla firma di questo accordo perché è il frutto di attività di ricerca congiunte che proseguono da alcuni anni tra il gruppo della professoressa Annalisa Noce e quello del professore Attilio Parisi. Questo progetto formativo nasce dalla convergenza di competenze diverse e complementari che provengono dai nostri due atenei e che trovano in questo Master una sintesi concreta e innovativa. La promozione dello stile di vita attivo è uno dei punti chiave del mio mandato appena iniziato. Per i nostri laureati in ambito motorio questo percorso rappresenta un passo ulteriore verso una professionalizzazione all’avanguardia. Il nostro compito è formare figure capaci di trovare spazio e riconoscimento in un mondo del lavoro in continuo cambiamento: professionisti che agiscano in modo qualificato nel contrastare le malattie cronico-degenerativo non trasmissibili, sempre più frequenti, soprattutto in una popolazione che invecchia e che richiede competenze specifiche e aggiornate".
"Questo Master - ha dichiarato il rettore dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, professore Nathan Levialdi Ghiron - rappresenta un esempio concreto di collaborazione strategica tra istituzioni accademiche che condividono una visione comune sul ruolo della ricerca e della formazione nella tutela della salute pubblica. L’integrazione tra competenze cliniche, nutrizione e attività fisica adattata consente di formare professionisti altamente qualificati capaci di operare con un approccio realmente multidisciplinare, rispondendo alle nuove sfide poste dalla crescente incidenza delle patologie croniche ed esaltando l’aspetto della prevenzione e dell’attenzione alla qualità della vita delle persone nella formazione universitaria. La sinergia tra i gruppi di ricerca coinvolti dimostra come la collaborazione scientifica possa tradursi in percorsi didattici innovativi e di alto profilo, con un impatto concreto sulla qualità della prevenzione e sulla sostenibilità dei sistemi sanitari".
Attraverso un’offerta formativa che integra discipline quali medicina interna, endocrinologia, nefrologia, dieta mediterranea, nutraceutica, composti naturali bioattivi e attività fisica adattata, il Master intende rispondere alla crescente domanda di figure professionali capaci di operare in contesti sanitari complessi, contribuendo a sviluppare approcci multidisciplinari centrati sulla persona e sul suo benessere. Al master, di cui dopo l’estate sarà pubblicato il bando di accesso, si può accedere con una laurea triennale in Dietistica, Scienze dell'alimentazione e della nutrizione umana, scienze e tecniche delle attività motorie preventive e adattate, scienze biologiche, scienze farmaceutiche, scienze delle attività motorie e sportive oppure con laurea magistrale come medicina e chirurgia o farmacia.
La direttrice generale dell’Università degli Studi di Roma Foro Italico, dottoressa Lucia Colitti, ha inoltre sottolineato come "la firma di questo protocollo di intesa sia solo una delle tante iniziative che uniscono le nostre Università, a testimonianza di un percorso di collaborazione strutturato e in costante crescita".
Con questo accordo, l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e l’Università degli Studi di Roma Foro Italico, che collaborano da diversi anni grazie al canale didattico del corso di laurea in Giurisprudenza nella sede del Foro Italico, confermano il proprio impegno nel costruire reti accademiche solide e innovative, valorizzando le rispettive eccellenze e offrendo nuove opportunità di crescita professionale ai laureati, contribuendo al progresso della cultura della prevenzione, della salute e dell’invecchiamento attivo nel Paese.

Simone Deromedis comincia a raccontarsi partendo da una frase di Ayrton Senna che lo rappresenta nel profondo. “If you no longer go for a gap that exists, you're no longer a racing driver”. Tradotto: “Se non cerchi di sfruttare un varco esistente, non sei più un pilota da corsa”. Il campione olimpico di ski cross, la Formula 1 degli sci, è l’ultimo oro azzurro di Milano Cortina 2026: “Il nostro – spiega all’Adnkronos - è uno sport di sorpassi e di scelte istintive. Bisogna buttarsi, altrimenti si perde il senso della competizione". Nato a Trento il 2 aprile 2000, il neocampione olimpico ha sempre puntato tutto sulla velocità. E insieme al compagno di squadra Federico Tomasoni, argento nella memorabile finale di sabato a Livigno, ha regalato all’Italia una delle immagini simbolo delle Olimpiadi di casa. Due azzurri sul podio, fianco a fianco, tra lacrime e abbracci.
Hai metabolizzato l’impresa?
“Un po’ alla volta, ci stiamo arrivando piano piano. Abbiamo fatto qualcosa di enorme e sono felice non solo per la gara, ma per tutto ciò che è successo. È stato l’insieme a rendere speciale la vittoria. Sentire l’inno con quel tifo è stato incredibile, cantarlo con così tante persone intorno ancora meglio. I cori erano assordanti, quasi non si sentiva la musica. Per il frastuono siamo anche andati fuori tempo...”.
A bordo pista c’era la tua famiglia.
“Mamma, papà e i miei due fratelli. Sono stati i primi che ho abbracciato. Erano al settimo cielo”.
Come avete festeggiato?
“Siamo andati a fare un giro in paese, passando per qualche pub. Ci siamo lasciati andare, giusto così. Se non si festeggia un’occasione del genere, quando dovremmo farlo?”.
Sabato, dopo la premiazione, a Casa Italia Livigno sono sparite due targhe dei medagliati: la tua e quella di Tomasoni. C'entrate qualcosa?
Sorride. “Ufficialmente non c’entriamo niente. Mi sono arrivate delle foto, non so come abbiano fatto...”.
Dopo la vittoria sei stato sommerso da messaggi e telefonate. La più bella?
"La prima, appena finita la gara, è stata quella di Alberto Tomba. Difficile andare più in alto di così, è stato fantastico. Ci ha fatto i complimenti, ha detto che io e Fede siamo dei cavalli, che abbiamo 'gasato' e che lo ski cross è una bomba. Parole che abbiamo apprezzato tantissimo. Alberto mi aveva già scritto dopo la vittoria ai Mondiali, ci sentiamo da un po’ ”.
La vostra doppietta è una delle immagini più belle di questi Giochi.
“Solo il suo argento poteva rendere ancora più speciale la giornata, per tutta la squadra. Due azzurri sul podio olimpico non si vedono tutti i giorni. È stata una figata, anche per come si è sviluppata la gara. Ha funzionato tutto. È la dimostrazione che siamo cresciuti come team e che il lavoro sta andando nella direzione giusta”.
Federico Tomasoni, che nell’ottobre 2024 ha perso la fidanzata Matilde Lorenzi, giovane promessa dello sci alpino, ha definito l’impresa olimpica “una favola”.[1] Cos’hai pensato rivedendo il vostro abbraccio al traguardo?
“Ho abbracciato Fede più volte. Se lo merita davvero. Abbiamo vissuto la gara insieme, passo dopo passo. Ed è stata anche una fortuna essere in due per il post. Dopo la medaglia ti 'rapiscono’ tra interviste, foto, antidoping e impegni vari. Condividere quelle ore è stato bello”.
Dopo qualificazioni non semplici, in gara è cambiato tutto. Come mai?
“Sono più forte nelle batterie che in qualifica, da sempre. Quando si corre in quattro è un altro sport rispetto alla prova contro il tempo. Per questo non ero preoccupato. Il cambio di condizioni ha reso tutto più complicato, soprattutto per gli ski-men. Trovare i materiali giusti con tutta quella neve non era semplice. È lì che si è fatta la differenza”.
Il tuo oro ha anche un valore storico, visto che all’Italia mancava un titolo olimpico maschile da 16 anni.
“L’ho scoperto aprendo Instagram. Ho visto una mia foto accanto a quella di Giuliano Razzoli, oro nello slalom speciale a Vancouver 2010. All’inizio non capivo, poi ho letto e sono rimasto stupito. Non pensavo mancasse da così tanto. Speriamo di aver spezzato questa sorta di maledizione”.
Adesso c’è la Coppa del Mondo. Prospettive?
"Le Olimpiadi erano la gara più importante, inutile nasconderlo. Ora dobbiamo concentrarci sulle tappe di Coppa del Mondo, pesano tantissimo. Sono secondo nella classifica generale, con un po’ di distacco dal primo. Se riuscissimo a far bene nelle prossime gare, l’obiettivo potrebbe essere lì". (di Michele Antonelli)

Si sono concluse le riprese del film documentario su Sulkhan Saba Orbeliani, figura centrale della storia e della cultura georgiane, monaco, scienziato e diplomatico che nel 1713 intraprese un eccezionale viaggio diplomatico in Europa su richiesta del suo re Vakhtang VI per intensificare le relazioni politiche e commerciali tra la Georgia e i Paesi Occidentali. Civitavecchia fu il luogo di approdo da cui Orbeliani si mosse alla volta di Roma e delle Corti della penisola italiana ed europee, incontrando autorità politiche ed ecclesiastiche, in primis Papa Clemente XI. Questa ambasceria in Italia si iscrive nella millenaria storia delle relazioni tra Georgia e Roma intesa come Impero Romano e Stato Pontificio. "Il Consolato Onorario di Georgia situato a Civitavecchia sta proprio a rimarcare questo luogo storico di congiunzione tra la Georgia e l'Italia dove Sulkhan Saba Orbeliani approdò.
Ritengo che questo film documentario di grande valenza storico-culturale avrà un considerevole impatto sul già forte spirito di amicizia che unisce i due Paesi incrementando ulteriormente i rapporti bilaterali. Sono stati avviati colloqui volti ad un patto di amicizia con la città georgiana Batumi, la c.d. "perla del Mar Nero"", ha dichiarato la Console Michaela Reinero. Il film ispirato al Diario di viaggio scritto da Sulkhan Saba Orbeliani al suo rientro in Georgia nel 1716, è uno spaccato della storia d'Italia di inizio XVIII sec. DC che documenta la vita delle corti dell'epoca.
Nino Rekhviashvili, docente, regista, sceneggiatrice ed editrice georgiana, ha magistralmente diretto la troupe cinematografica ricostruendo questo affascinante viaggio nel tempo avvalendosi della preziosa collaborazione della Comunita' Georgiana in Italia, Kolkheti, presieduta da Beglar Tavartkiladze. In questo film documentario si intrecciano la storia e la cultura italiana e la Console Michaela Reinero ha annunciato il patrocinio del Consolato Onorario di Georgia a Civitavecchia e di affidare la colonna sonora al musicista e compositore italiano di fama internazionale M°Paolo Vivaldi.
“Le riprese del documentario - dichiara il presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale Raffaele Latrofa - dedicato a Sulkhan Saba Orbeliani rappresentano un’iniziativa culturale di grande rilievo, che permette di valorizzare anche il ruolo fondamentale svolto dal porto di Civitavecchia nella storia dei collegamenti tra la Georgia e l’Europa. Fu proprio il nostro scalo, nel 1713, ad accogliere l’arrivo del diplomatico georgiano nel suo viaggio verso Roma e le principali corti europee, confermando una vocazione internazionale che affonda le radici nei secoli.
Oggi come allora, il porto di Civitavecchia continua ad essere la porta del Mediterraneo, crocevia di popoli, culture e relazioni istituzionali. Questo documentario contribuirà a rafforzare ulteriormente il dialogo bilaterale tra Georgia e Italia, valorizzando il porto e il suo territorio come naturale punto di incontro e di cooperazione tra le nostre comunità.”

In occasione del quarto anniversario dell’aggressione russa all’Ucraina, Fondazione Cdp, l’ente non profit del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti, sta coordinando un progetto volto all’acquisto di apparecchiature diagnostiche per gli ospedali ucraini al quale hanno aderito diverse aziende e fondazioni italiane. I macchinari, destinati ai reparti materno-infantili, saranno consegnati a strutture situate in aree particolarmente colpite dagli attacchi russi. All’iniziativa, si legge in una nota di Fondazione Cdp, presieduta da Giovanni Gorno Tempini, Presidente di Cassa Depositi e Prestiti, collaborano il Dipartimento della Protezione Civile, impegnato nel coordinamento operativo e logistico delle operazioni, e le Regioni Toscana e Veneto, che hanno reso disponibili le apparecchiature.
Nel dettaglio l’iniziativa di solidarietà ha ricevuto il sostegno di Ansaldo Energia; Autostrade per l’Italia; Ferrovie dello Stato Italiane; Fondazione Fincantieri; Fondazione Snam Ets; Fondazione Terna; Fondazione Tim; Gruppo Poste italiane; Italgas; Leonardo Spa; Nexi Spa; Open Fiber; Sace; Società del Gruppo Cdp;Webuild.
Fondazione Cdp è l’ente non profit del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti, istituito nel 2020 per rafforzare e ampliare l’impegno del Gruppo nello sviluppo sociale, culturale, ambientale ed economico del Paese. Attraverso un’azione complementare e addizionale, la Fondazione sostiene iniziative ad alto impatto che valorizzano gli asset strategici dell’Italia e promuovono opportunità di crescita per le giovani generazioni, operando in collaborazione con istituzioni e società civile.
La Fondazione Cdp concentra il proprio intervento nei settori della ricerca scientifica, dell’istruzione e inclusione sociale e dell’arte e cultura, con una particolare attenzione ai territori del Mezzogiorno. Dalla sua nascita ha finanziato oltre 200 progetti su tutto il territorio nazionale, impegnando più di 50 milioni di euro e adottando modelli di filantropia d’impatto orientati a generare risultati concreti e duraturi. Il Piano Strategico 2026–2028 conferma un approccio orientato all’impatto, fondato su partnership, co-progettazione e reti multistakeholder, per contribuire a un cambiamento strutturale e misurabile nella società.

Sono stati trasferiti in altre sedi, subito dopo la notifica dell’avviso di garanzia, i nove poliziotti e 12 carabinieri indagati nell’inchiesta sui presunti furti nello store Coin della stazione Termini di Roma, in via Giolitti. E' quanto apprende l'Adnkronos. L’indagine, coordinata dall’aggiunto Giovanni Conzo e dal pm Stefano Opilio, ipotizza il reato di furto aggravato.
Al centro dell’inchiesta ci sarebbe un ammanco di 184mila euro, emerso durante l’inventario di febbraio 2024 e relativo all’anno precedente. A presentare la denuncia ai carabinieri della Compagnia Roma Centro che hanno svolto le indagini è stato il direttore del punto vendita.
Dura la replica dell’avvocato Andrea Falcetta, difensore di otto carabinieri coinvolti. “Parte della stampa li definisce già ladri, ma nell’ultimo anno hanno effettuato circa 50 arresti in flagranza e quasi cento denunce a piede libero. Hanno inoltre svolto servizi antitaccheggio in borghese recuperando e restituendo merce rubata per migliaia e migliaia di euro”, afferma il legale.
Secondo la difesa, gli episodi contestati, "dei quali dimostreremo l’insussistenza", riguarderebbero "importi di poche decine di euro e non un presunto giro da centinaia di migliaia di euro". “Siamo all’inizio del procedimento – aggiunge – e per alcuni sembrano già colpevoli”.
Secondo quanto ricostruito, il presunto sistema avrebbe coinvolto una cassiera del negozio, ritenuta la “talpa interna”. La donna "avrebbe messo da parte capi scelti in anticipo, nascosti in un armadio vicino alla postazione - si legge nelle pagine del quotidiano - Rimuoveva le placche antitaccheggio, tagliava etichette, preparava buste''. Secondo l'ipotesi quando arrivavano gli uomini in divisa ''si scansionava solo una parte degli articoli, si modificavano prezzi, si inserivano importi a mano sul registratore. A volte si stampava uno scontrino di cortesia di una vecchia vendita e lo si infilava nella busta per simulare un acquisto regolare. Altre volte si fingeva pagamento elettronico"'.
Pagina 167 di 207
Sarda News - Notizie in Sardegna
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.
Per proporre i tuoi feed o un contenuto originale, scrivici a info@sardanews.it
CAGLIARI – La Polizia di Stato di Cagliari ha sottoposto a fermo due persone di 25 e 27 anni, originarie di Napoli
CAGLIARI – Un vero e proprio deposito di droga è stato scoperto dalla Squadra Mobile, Sezione
SASSARI – Un sassarese pregiudicato, responsabile di una serie di rapine e furti ai danni di attività commerciali
VILLASIMIUS – Si sono concluse nel tardo pomeriggio di oggi le operazioni di ricerca di
ORISTANO – Un'operazione congiunta della Guardia di Finanza e della Polizia