Il mese di maggio segna una svolta per il turismo del Nord Ovest
della Sardegna, registrando flussi e tassi di occupazione che
iniziano a ricordare da vicino quelli tipicamente estivi. I dati
rilevati da Federalberghi-Confcommercio Nord Ovest, basati su un
campione statistico significativo che coinvolge un terzo delle
strutture iscritte (pari a 110 realtà provinciali, per un totale di
105.400 posti letto e oltre 46.000 camere processate nel mese),
evidenziano una crescita netta. A livello provinciale, il
riempimento delle camere ha raggiunto il 71,78%, con un balzo in
avanti importante rispetto al 64,35% dello scorso anno. A trainare
questa performance è una massiccia presenza internazionale, che
rappresenta il 74,88% dei visitatori totali, con Polonia, Svizzera,
Francia e Germania come mercati di riferimento.
(Adnkronos) - L'Italia "non è la repubblica delle banane, qui si rispettano le regole". Così la presidemte del Consiglio Giorgia Meloni nel suo intervento all'assemblea generale di Confcommercio, sottolineando come "da 10 anni un premier non partecipa a una vostra assemblea". "Grazie dell'invito, grazie al presidente, a Carluccio. Ci conosciamo da qualche anno, abbiamo avuto molte occasioni di confronto. Non è la prima assemblea di Confcommercio alla quale partecipo, ma è certamente la prima alla quale partecipo da presidente del Consiglio dei ministri'', ha affermato.
"La storia della Repubblica è strettamente intrecciata con quella delle cittadine e dei cittadini che l’hanno costruita, abitata, vissuta e, vivendola, hanno esercitato la libertà di associazione garantita dalla Costituzione, divenendo protagonisti dello sviluppo e del progresso dell’Italia. È significativo che la celebrazione degli ottanta anni di vita della Repubblica e degli ottanta anni di vita di Confcommercio si siano sovrapposti. Il ruolo delle formazioni sociali che sono state traino nelle trasformazioni del Paese ne esce in tutta evidenza". Lo scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio al presidente di Confcommercio-Imprese per l'Italia, Carlo Sangalli.
"Sin dall’epoca delle libertà comunali, i mercanti -ricorda il Capo dello Stato- sono incisi nella storia d’Italia come uno dei passaggi che segnano la nostra identità nazionale, a conferma della funzione decisiva svolta dal settore per la circolazione di idee, costumi, innovazione. 'Ricordare il futuro' è stato l’efficace slogan scelto dalla vostra Confederazione nell’anniversario, per segnare la ferma volontà di essere parte delle nuove trasformazioni che ci attendono, in una realtà internazionale sempre più difficile e sfidante che richiede il coraggio di compiere scelte non facili".
"Il tessuto produttivo-imprenditoriale italiano è di fronte a complessità che richiedono autentico dialogo tra istituzioni e società, per promuovere un modello di sviluppo coerente con criteri di sostenibilità sociale e ambientale. Responsabilità particolari interpellano le parti sociali, alle quali compete in primis, nel dialogo contrattuale, la regolazione del mercato del lavoro, per contribuire, aderendo al dettato costituzionale, all’affermazione della coesione sociale, con la eliminazione di quelle distorsioni e pratiche che si traducono in arretramenti degli standard di tutela per i lavoratori", si legge ancora.

(Adnkronos) - Dieci ricette della tradizione italiana preparate in casa con i rispettivi equivalenti industriali disponibili nella Gdo. A metterli a confronto è una nuova ricerca dell'Università degli studi di Milano che svela alcuni falsi miti sui cibi ultra processati. Lo studio dal titolo 'La complessità delle etichette alimentari: confronto tra preparazioni domestiche e prodotti industriali', realizzato da Daniela Martini e Alessandra Marti, docenti del dipartimento di Scienze per gli alimenti, la nutrizione e l’ambiente dell'Ateneo milanese, emerge come "la lunghezza dell’etichetta alimentare, il numero degli ingredienti non sono, da soli, indicatori sufficienti per stabilire la qualità nutrizionale di un alimento". Insomma, spiegano i ricercatori "serve ripensare l’idea che le preparazioni industriali siano, per definizione, qualitativamente inferiori alle equivalenti casalinghe. Anche gli ingredienti tecnologici usati nelle preparazioni industriali, spesso finiti sotto accusa, rispondono a esigenze di stabilità e sicurezza, nel rispetto delle normative vigenti. La nuova ricerca che presentiamo oggi certifica, ancora una volta, quanto la qualità di un alimento dipenda dalla formulazione complessiva e non dal processo produttivo o dal numero di ingredienti usati".
La ricerca, realizzata con il finanziamento non condizionato di Unione Italiana Food, associazione di categoria aderente a Confindustria, e presentata oggi a Milano alla presenza, tra gli altri, delle autrici e della nutrizionista e divulgatrice scientifica Elisabetta Bernardi, ha messo a confronto lasagne al ragù, gnocchi alla sorrentina, pollo alla diavola, ciambotta, biscotti frollini con gocce di cioccolato, tiramisù, ciambella allo yogurt, crostata con confettura di albicocche, vitello tonnato e parmigiana di melanzane. Per ciascuna preparazione sono state analizzate le liste ingredienti, compresi additivi e relative funzioni tecnologiche, i valori nutrizionali per 100 grammi e per porzione, con l’obiettivo di verificare se la complessità dell’etichetta dipenda realmente dall’origine industriale e se questa fosse sufficiente a sostenere una minore qualità dell’alimento. Il punto di partenza è il dibattito intorno alla classificazione Nova, che associa gli alimenti cosiddetti ultra-processati a una valutazione fortemente negativa e che, nel dibattito pubblico, viene spesso semplificata nella contrapposizione tra cibo industriale 'cattivo' e cibo fatto in casa 'buono'. Secondo le autrici, questa lettura rischia, però, di essere riduttiva.
Lo studio mostra, infatti, che molte ricette casalinghe, se dichiarate con lo stesso livello di dettaglio e secondo normativa vigente previsto per i prodotti confezionati, generano spesso liste ingredienti altrettanto articolate. La complessità dell’etichetta, quindi, non dipende necessariamente dall’industrializzazione, ma spesso dalla natura stessa della ricetta, dalla presenza di ingredienti composti, dalla dichiarazione degli allergeni e dagli obblighi informativi previsti dalla normativa. Il sistema di classificazione Nova, oggi, è messo in discussione da una parte sempre crescente della comunità scientifica e accademica. "La classificazione Nova ha acceso il dibattito sugli alimenti cosiddetti ultra-processati - osserva Bernardi -, ma diventa tra l’altro fuorviante quando viene utilizzata come indicatore assoluto di qualità. I processi alimentari non nascono per peggiorare il cibo, ma per renderlo più sicuro, conservabile e accessibile. Inoltre, la ricerca mostra che alcuni processi possono influenzare favorevolmente caratteristiche nutrizionali e sensoriali degli alimenti. Per questo è importante valutare il prodotto nella sua interezza, considerando composizione, matrice alimentare, porzioni e frequenza di consumo, piuttosto che fermarsi alla sola classificazione".
Lo studio di Martini e Marti parte da un quesito semplice. Se davvero il numero degli ingredienti determinasse la qualità di un alimento, come apparirebbe l’etichetta di una ricetta tradizionale fatta in casa se fosse redatta secondo le regole previste per i prodotti confezionati? Per rispondere, le ricercatrici hanno selezionato 10 ricette rappresentative della tradizione gastronomica italiana e le hanno confrontate con prodotti industriali equivalenti, analizzando liste ingredienti, inclusi gli additivi e le loro funzioni tecnologiche, valutando valori nutrizionali e porzioni. Per le preparazioni domestiche sono state costruite etichette alimentari secondo le regole del Regolamento Ue 1169/2011, calcolando valori nutrizionali per 100 grammi e per porzione. Il risultato principale è che molte ricette percepite come 'semplici' diventano, se tradotte in linguaggio normativo, molto più articolate di quanto si immagini. "Il confronto sistematico del nostro studio - spiegano Daniela Martini e Alessandra Marti - ha mostrato come la contrapposizione tra grado di trasformazione e livello di qualità sia spesso fondata più su una percezione intuitiva che su un’analisi oggettiva. La complessità delle liste ingredienti non è necessariamente riconducibile a prodotti e processi industriali, ma spesso deriva dalla natura stessa della ricetta e dalla presenza di ingredienti composti".

(Adnkronos) - S&P Global Ratings ha confermato i rating di Engineering, tra i leader della Digital Transformation in Italia e con un'importante presenza a livello internazionale, a 'B-' e rivisto l'Outlook da Negativo a Stabile. A comunicarlo è lo stesso Gruppo, sottolineando che "la decisione dell'Agenzia riflette l'aspettativa di una graduale riduzione della leva finanziaria del Gruppo nei prossimi anni, sostenuta dalla continua crescita dei ricavi, dal progressivo miglioramento della redditività e dal rafforzamento della disciplina finanziaria. A tale dinamica contribuiranno anche la riduzione delle componenti di costo non ricorrenti e la normalizzazione del livello degli investimenti, con effetti positivi sulla capacità di generazione di cassa".
A supporto della valutazione, S&P evidenzia, inoltre, la solidità delle relazioni con i clienti, con un tasso di abbandono inferiore al 2%, una "confortevole" posizione di liquidità, sostenuta, tra l'altro, da consistenti disponibilità di cassa e da una linea di credito revolving (Rcf) inutilizzata, una più favorevole struttura del debito, senza scadenze rilevanti prima del 2028, grazie anche all'operazione di rifinanziamento completata all'inizio dello scorso anno.

(Adnkronos) - Nuovi possibili disagi per chi viaggia in treno. Nonostante la sospensione dello sciopero di 8 ore proclamato dai sindacati confederali dopo il confronto al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, resta confermata la mobilitazione indetta dalle sigle sindacali di base Cub Trasporti e Sgb, che coinvolgerà il personale delle imprese ferroviarie dalle ore 3 di giovedì, alle ore 2 di venerdì 12 giugno.
"I lavoratori delle imprese ferroviarie sciopereranno dalle ore 3:00 di giovedì 11 giugno alle ore 2:00 di venerdì 12 giugno, a sostegno della piattaforma per un Ccnl che tuteli adeguatamente diritti, sicurezza, salute e salario di tutti i ferrovieri", affermano Cub Trasporti e Sgb in una nota.
Alla base della protesta, spiegano i sindacati, vi è la contestazione del modello organizzativo del settore ferroviario, con particolare riferimento alle gare e ai processi di frammentazione delle attività. Lo sciopero è stato proclamato contro quello che viene definito "il buco nero delle gare e dello spacchettamento in ferrovia" e contro "il sistema azienda/firmatari che sta demolendo Mercitalia".
Per il personale di macchina e di bordo, Cub Trasporti e Sgb rendono inoltre noto di adottare integralmente la piattaforma elaborata dall'Assemblea nazionale Pdm/Pdb (personale di macchina e personale di bordo), rilanciando le richieste legate alle condizioni di lavoro, alla sicurezza operativa e al rinnovo contrattuale.
La mobilitazione delle sigle di base resta dunque confermata nonostante la revoca dello sciopero indetto dalle organizzazioni sindacali confederali, sospeso dopo il tavolo convocato al Mit sul tema delle gare per i servizi ferroviari. La giornata di giovedì 11 giugno potrebbe quindi registrare cancellazioni o variazioni nella circolazione ferroviaria nazionale, con possibili ripercussioni sui servizi regionali e a lunga percorrenza.

(Adnkronos) - “Per la Pubblica amministrazione, l'intelligenza artificiale rappresenta uno strumento strategico per modernizzare i processi e offrire servizi piú efficienti agli utenti, cittadini e imprese. Affinché ciò avvenga è necessario rafforzare tutte quelle competenze, soprattutto manageriali, per fare in modo che le nostre persone possano guidare questa imponente transizione senza subirne gli effetti. Si tratta di un passaggio fondamentale poiché nessuna macchina potrà mai sostituire l’ingegno e la creatività dell’uomo”. A dirlo il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, in occasione della presentazione del primo AI management index di Cida e AI4I.
“Per questo motivo - spiega - abbiamo avviato una nuova stagione di reclutamenti con l’obiettivo di attrarre talenti, assumendo negli ultimi tre anni piú di 640mila persone. Allo stesso tempo abbiamo messo a terra un Piano di rafforzamento delle competenze che ci ha permesso di passare da appena 6 ore annue di formazione per dipendente, registrate nel 2022, a 40 e con il disegno di legge merito, all’esame del Senato, creiamo le condizioni affinché le persone che lavorano e producono risultati possano essere valorizzate attraverso percorsi di carriera e di crescita. La sfida, quindi, non è semplicemente quella di adottare strumenti innovativi ma di governarli con visione, competenza e senso delle istituzioni, affinché il progresso tecnologico si traduca in valore e sviluppo sostenibile per il Paese”.

(Adnkronos) - L'Intelligenza Artificiale è già entrata nel lavoro quotidiano dei manager italiani, ma non ancora con la stessa intensità nelle strategie, nella governance e nelle competenze delle organizzazioni.
È questa la principale evidenza che emerge dall'AI management index (Aimi), il primo indice italiano dedicato alla misurazione della maturità manageriale nell'adozione e nella governance dell'Intelligenza Artificiale, realizzato da Cida- Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalità – e AI4I, l'Istituto italiano per l'Intelligenza Artificiale. Presentato oggi alla Camera dei Deputati nell'ambito di ‘Leadership e governo dell'Intelligenza Artificiale’ - primo appuntamento nazionale delle celebrazioni per gli 80 anni di Cida - l'indice ha coinvolto circa 1.800 dirigenti e manager pubblici e privati con l'obiettivo di comprendere il livello di preparazione reale delle organizzazioni italiane di fronte alla più importante trasformazione tecnologica degli ultimi decenni. All'iniziativa hanno preso parte, tra gli altri, il sottosegretario di Stato ai Rapporti con il Parlamento Paolo Barelli, il Segretario dell'Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati Francesco Battistoni, il Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo, l'eurodeputato Brando Benifei e il deputato Antonio Baldelli, presidente dell'Intergruppo parlamentare ‘AI Empowerment e Mercati Emergenti’, insieme a rappresentanti del mondo delle istituzioni, delle imprese, dell'università e della ricerca.
"L'AI Management Index ci dice che il management italiano è già entrato nell'era dell'Intelligenza Artificiale. La vera sfida, oggi, non è adottare la tecnologia ma governarla. L’'AI non riduce il bisogno di leadership: lo aumenta, lo concentra. Più cresce la capacità delle macchine, più diventano importanti il giudizio umano, la responsabilità delle decisioni e la capacità di dare una direzione al cambiamento. È su questo terreno che si giocherà una parte importante della competitività del Paese nei prossimi anni. Il vero banco di prova non sarà la capacità di costruire macchine sempre più intelligenti, ma un'Italia capace di utilizzare quell'intelligenza per generare crescita, lavoro di qualità e sviluppo. In altre parole, una società all'altezza dell'intelligenza che stiamo creando", afferma Stefano Cuzzilla, presidente di Cida.
Secondo Fabio Pammolli, presidente di AI4I: "La missione di AI4I consiste nel creare le condizioni affinché l’Intelligenza Artificiale contribuisca alla competitività del sistema produttivo italiano attraverso ricerca, infrastrutture avanzate, trasferimento tecnologico e sviluppo delle competenze. I risultati dell’AI Management Index confermano che il management italiano sta affrontando questa trasformazione con attenzione, curiosità e crescente consapevolezza. Certo è che le competenze rappresentano uno dei principali fattori di sviluppo per questa nuova fase. Formazione continua, discipline STEM, collaborazione tra università, ricerca e imprese e valorizzazione dei talenti sono elementi essenziali per accompagnare l’evoluzione delle organizzazioni e tradurre il progresso tecnologico in produttività, innovazione e impatto industriale. In questo quadro, il lavoro svolto da Cida assume un valore strategico. Accompagnare manager e alte professionalità nella comprensione e nel governo dell’Intelligenza Artificiale significa rafforzare la capacità del Paese di utilizzare le nuove tecnologie in modo efficace, responsabile e orientato allo sviluppo economico e sociale".
Per Cida, i risultati dell’AI management index indicano e confermano alcune priorità strategiche per accompagnare la trasformazione dell’Intelligenza Artificiale in Italia. 1) Investire sulle competenze, rafforzando la formazione continua dei manager e dei lavoratori e promuovendo modelli di apprendimento integrati nei processi organizzativi. 2) Sostenere ricerca e innovazione, favorendo la crescita di un ecosistema nazionale ed europeo dell’AI capace di competere a livello globale.3) Costruire una governance dell’innovazione, con regole chiare, responsabilità definite e un quadro normativo che favorisca lo sviluppo senza frenare la competitività.4) Accelerare la modernizzazione della Pubblica Amministrazione, valorizzando l’AI come leva per aumentare efficienza, qualità dei servizi e capacità amministrativa.
5) Rafforzare la sovranità tecnologica europea, riducendo le dipendenze strategiche e promuovendo un modello di sviluppo fondato su autonomia, sicurezza e valorizzazione del capitale umano. 6) Adeguare politiche fiscali e welfare alla transizione tecnologica, affinché una parte dei guadagni di produttività generati dall’AI torni al lavoro, attraverso strumenti fiscali e contrattuali capaci di sostenere competenze, redditi e qualità dell’occupazione.
"L'Intelligenza Artificiale sarà davvero un'opportunità se sapremo utilizzarla per valorizzare il capitale umano e non per sostituirlo. Dobbiamo fare in modo che una parte della produttività generata dall'innovazione venga reinvestita nelle persone, nella formazione continua, nell'aggiornamento delle competenze e nell'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. La sfida non riguarda soltanto la tecnologia, ma il modello di sviluppo che vogliamo costruire. L'Italia dispone di un patrimonio unico di creatività, competenze e saper fare che rappresenta la vera forza del Made in Italy. L'AI può aiutarci a rafforzarlo e renderlo ancora più competitivo, a condizione che resti uno strumento al servizio della persona, del lavoro e della crescita del Paese". conclude Cuzzilla.

(Adnkronos) - “In questi ultimi tre anni abbiamo accelerato il nostro piano di investimenti impiegando oltre 250 milioni per essere davvero a fianco dei nostri clienti. Quello che abbiamo raggiunto e di cui siamo molto orgogliosi è il fatto di avere un prodotto e una soluzione Ai, già sul mercato, per ognuno dei nostri clienti”. Lo ha detto Tommaso Cohen, Ceo di TeamSystem, intervenendo nell’ambito della TeamSystem Tech Conference 2026 a Milano. L'appuntamento annuale dedicato alle persone di TeamSystem che in Italia e nel mondo lavorano all’implementazione dei progetti di Ricerca & Sviluppo.
L’azienda prevede un’ulteriore accelerazione degli investimenti al 2030 per incrementare l’impiego dell’Intelligenza Artificiale nelle soluzioni che imprese e professionisti usano ogni giorno, integrandola nei loro processi decisionali e operativi. “L’adozione delle Ai da parte dei nostri clienti viene a dire che sono ancora in una fase iniziale: sono molto curiosi, hanno voglia di provare, hanno voglia di sperimentare e di farlo insieme a noi perché sanno di avere un partner affidabile con cui possono costruire dei sistemi che funzionano davvero e non semplicemente poter fare qualche domanda alle Ai - osserva Cohen - Abbiamo deciso di accelerare ulteriormente gli investimenti perché osserviamo dei ritorni importanti soprattutto in termini di competitività per i nostri clienti - spiega - Questo è il nostro obiettivo: essere al loro fianco e costruire insieme un percorso che li renda sempre più competitivi”, conclude.

(Adnkronos) - Guido Mannaioni è il nuovo presidente della Società italiana di tossicologia (Sitox). Professore ordinario di farmacologia e tossicologia all'Università degli Studi di Firenze e direttore della Tossicologia medica e Centro Antiveleni dell'Azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze, Mannaioni succede a Orazio Cantoni alla guida della società scientifica. Il passaggio di consegne è avvenuto a Bologna durante il 23esimo congresso nazionale Sitox, in programma fino ad oggi, 10 giugno, dedicato al tema 'Tossicologia e Salute Pubblica: dall'evidenza scientifica alle politiche sanitarie'. Nel suo intervento, Mannaioni ha rivolto un ringraziamento al presidente uscente per il lavoro svolto alla guida della Società e per il contributo dato al rafforzamento del ruolo scientifico e istituzionale di Sitox. "Raccolgo il testimone con gratitudine e senso di responsabilità - dichiara Mannaioni - nella consapevolezza del lavoro importante portato avanti in questi anni e della necessità di proseguire nel percorso di crescita, visibilità e autorevolezza della tossicologia italiana".
Nel suo mandato, Mannaioni punta a rafforzare il ruolo della tossicologia come disciplina trasversale e strategica per la salute pubblica, capace di integrare competenze cliniche, ambientali, regolatorie, forensi, alimentari e farmacologiche. "La tossicologia oggi è una disciplina cruciale, ma spesso frammentata - aggiunge Mannaioni - È presente nella clinica, nella ricerca, nella regolazione, nell'ambiente, ma raramente riesce a esprimere una voce unitaria. Il mio impegno sarà rafforzarne l'identità come disciplina strategica per la salute pubblica, la sicurezza dei cittadini e la tutela dell'ambiente".
Una priorità del nuovo mandato sarà la valorizzazione della tossicologia clinica e delle emergenze, con particolare attenzione alla rete dei Centri Antiveleni, alla gestione delle intossicazioni acute e alle nuove sostanze psicoattive. "Serve una maggiore integrazione tra Centri antiveleni, Pronto soccorso, Terapie intensive, 118, SerD e medicina territoriale - prosegue Mannaioni - Le emergenze tossicologiche richiedono percorsi condivisi, competenze riconosciute e una rete nazionale più omogenea".
Il nuovo presidente Sitox indica tra le sfide centrali anche la tossicologia ambientale, alimentare e di salute pubblica. Inquinanti emergenti, microplastiche, Pfas, esposizioni multiple e sicurezza degli alimenti impongono un approccio integrato, secondo il paradigma One health, che riconosce la salute umana, animale e ambientale come dimensioni strettamente connesse. "La tossicologia non può essere considerata solo una disciplina dell'emergenza - sottolinea Mannaioni - Deve contribuire alla prevenzione, alla valutazione del rischio e alle politiche sanitarie e ambientali, fornendo alle istituzioni evidenze solide su cui basare le decisioni".
Nel programma del nuovo mandato rientrano anche innovazione scientifica e nuove tecnologie: modelli cellulari avanzati, organoidi, cellule staminali pluripotenti indotte, intelligenza artificiale, big data ed esposomica, cioè lo studio dell'insieme delle esposizioni ambientali, alimentari e comportamentali che accompagnano l'individuo nel corso della vita e possono influenzare la salute. Un altro asse strategico sarà la formazione delle nuove generazioni. Sitox intende rafforzare scuole di specializzazione, dottorati, percorsi multidisciplinari e la community dei giovani tossicologi, con l'obiettivo di rendere la disciplina più attrattiva e riconoscibile anche sul piano professionale. "Dobbiamo offrire ai giovani percorsi chiari, innovativi e multidisciplinari - afferma Mannaioni -. La tossicologia deve essere percepita non solo come ambito di ricerca, ma come una competenza essenziale per la società, la clinica, la regolazione e l'ambiente".
Sitox - è emerso dall'Assemblea di nomina - punterà inoltre a "consolidare il proprio ruolo istituzionale come interlocutore scientifico per ministero della Salute, Istituto superiore di sanità (Iss), Regioni e decisori pubblici, contribuendo a linee guida, percorsi di prevenzione e politiche sanitarie. Centrale anche l'internazionalizzazione, con il rafforzamento dei rapporti con società e reti scientifiche europee e internazionali". Nel nuovo mandato, infine, spazio alla comunicazione verso cittadini e media, per contrastare la disinformazione su farmaci, sostanze d'uso, droghe, integratori e rischi ambientali. "La sfida che abbiamo davanti non è solo curare le intossicazioni - conclude il neo presidente Sitox Guido Mannaioni - ma posizionare la tossicologia come disciplina chiave per la sicurezza dei cittadini, l'uso appropriato dei farmaci, la tutela dell'ambiente e le politiche di salute pubblica".
Da Cagliari alla Galizia per partecipare a un Cammino inclusivo.
Oltre 115 chilometri percorsi in sette giorni lungo l'ultimo tratto
del Cammino di Santiago de Compostela. Sono partiti dal capoluogo
sardo con i loro accompagnatori, dieci pellegrini con una
disabilità visiva. Ieri il rientro in Sardegna con ancora
l'emozione di un'esperienza coinvolgente che coniuga attività
fisica, autonomia personale, inclusione sociale e crescita umana.
A guidare il gruppo Alessandro Casuccio, coach professionista e
accanto a lui una guida ambientale escursionistica, Hospitalera
volontaria e soccorritrice della Croce Rossa Italiana. "Il Cammino
è un viaggio di scoperta, crescita personale, autonomia e
condivisione". Con queste parole, la ministra per le disabilità
Alessandra Locatelli plaude all'iniziativa promossa da Ierfop.
(Adnkronos) - Lutto nel mondo dello spettacolo. È morta a 66 anni Patrizia Caselli, attrice, conduttrice televisiva, showgirl e cantante. La notizia è stata diffusa nella notte attraverso i suoi profili Facebook. Caselli, nata a Udine il 13 maggio 1960, era da tempo malata: nel giugno 2024, in un’intervista al Corriere della Sera, aveva rivelato di avere “un tumore al terzo stadio. Mi fa paura”.
Volto noto della tv degli anni Ottanta e Novanta, Caselli aveva iniziato la sua carriera giovanissima, tra pubblicità e cinema, lavorando anche con Nanni Loy. Si era poi affermata nelle televisioni private - Antennatre e Telealtomilanese - come showgirl e conduttrice, spesso al fianco di Walter Chiari, con cui ebbe una lunga relazione durata fino al 1987.
Negli stessi anni si era cimentata anche nella musica, incidendo diversi 45 giri, e nel teatro, recitando in Hai mai provato con l’acqua calda? con Chiari e Ivana Monti, e nella riedizione di Mi è caduta una ragazza nel piatto con Domenico Modugno.
Il debutto in Rai arrivò nel 1987 con il varietà estivo di Rai2 Bella d’estate, ancora accanto a Chiari. Seguì la partecipazione a Chi tiriamo in ballo? e, nel 1988, la conduzione in solitaria di Master 88. Nel 1989‑1990 fu al timone, insieme a Luciano Rispoli, del programma La rete.
Dal 1991 Caselli divenne il volto del contenitore pomeridiano di cronaca Detto tra noi, condotto con Piero Vigorelli: tre edizioni fino al 1994, anno in cui il programma si trasformò in La vita in diretta. Nel 1993 condusse anche il gioco del mezzogiorno Se fosse..., già portato al successo da Raffaella Carrà.
Dopo il 1994 lasciò la televisione per seguire Bettino Craxi ad Hammamet, al quale fu legata sentimentalmente per nove anni, fino alla morte dell’ex presidente del Consiglio nel 2000. “Gli sono rimasta accanto sempre”, aveva raccontato ricordando i giorni più difficili dello scandalo Mani Pulite. In precedenza aveva avuto una relazione con Walter Chiari; dopo la scomparsa di Craxi aveva sposato il medico Alberto Bossi, con cui aveva adottato un figlio, François.
Negli anni Duemila era tornata sporadicamente sul set, recitando nei film La fabbrica del vapore (2000) di Ettore Pasculli e Dentro la città (2004) di Andrea Costantini.
La sua scomparsa chiude la parabola di una figura che ha attraversato stagioni diverse della televisione italiana, tra varietà, cronaca e intrattenimento, lasciando un segno riconoscibile in un’epoca di grande trasformazione del piccolo schermo.

(Adnkronos) - La finta riunione per svelargli la squadra scelta per la missione Artemis III della Nasa, la volontà di non mettere mai limite ai propri sogni (anche quando parliamo di sbarco sulla Luna) e l’importanza del riavvicinamento tra agenzie spaziali di Europa e Usa: in questa intervista all'Adnkronos Luca Parmitano racconta sensazioni ed emozioni dopo l’annuncio della sua partecipazione insieme a tre astronauti statunitensi alla missione della Nasa.
Luca, hai raccontato che quando ti è stato detto per la prima volta che eri stato scelto per la missione Artemis III eri incredulo, ma quando hai avuto conferma della scelta della Nasa? Quanto tempo hai avuto per elaborare tutto?
"La conferma mi è arrivata poco più di una settimana fa perché sono stato chiamato nell'ufficio del mio capo con il pretesto di una riunione, che avevo in agenda con un titolo ‘falso’. Quando sono entrato c’erano i miei colleghi. Ci ha osservati e ha detto: ‘Guardatevi intorno, questo è l'equipaggio di Artemis III’. È stato un momento veramente bello per incontrare il mio equipaggio, tutte persone che ovviamente conosco, con le quali ho collaborato in un modo o nell'altro".
Hai detto che la tua famiglia è il tuo ‘carburante’ durante la presentazione dell’equipaggio. Come hanno preso la notizia della missione?
"Sono contentissimi, sono orgogliosi. Erano lì in sala ed è per questo che ho pensato che il mio ringraziamento più grande andasse a loro".
In Italia tutti stanno esultando, che sostegno c'è stato da parte del governo italiano?
"Considerando che all'inizio non era dato per scontato che un astronauta italiano partecipasse a una missione Artemis per primo, direi che le dichiarazioni di poche settimane fa del governo e dell'Asi sul fatto che l'Italia voglia essere al centro dell'esplorazione con la costruzione dei moduli di superficie rappresentano un segnale estremamente positivo della volontà di esserci, della volontà di essere, insieme all'Agenzia spaziale europea, un partner sul quale si possa contare con i suoi mezzi, con le sue università, con le sue industrie e con i suoi astronauti".
Il dg dell’Esa Josef Aschbacher ci ha detto che questo era il sogno della tua vita, anche se tu in realtà ne hai realizzati molti. Stavolta cosa c’è di diverso?
"Stiamo parlando di un contesto completamente diverso da quello della Stazione spaziale internazionale, dove era relativamente facile avere una sequenza prevedibile di lanci e partecipazioni per i vari paesi dell'Esa, per i vari astronauti del corpo".
"Questo è un progetto completamente nuovo, con cui dobbiamo ancora prendere confidenza, e il senso di responsabilità è assolutamente diverso".
Ti auguri un riavvicinamento tra Nasa ed Esa dopo il passo indietro sul Lunar Gateway. Ti auguri anche che, come europei, riusciremo nel frattempo a crearci un ‘piano B’?
"Le due cose non si escludono, perché l'avvicinamento c'è già stato. Avete visto qui Josef Aschbacher parlare con Jared Isaacman della Nasa del futuro contributo europeo al programma Artemis III; stiamo dimostrando di essere dei partner sui quali contare e sappiamo anche di avere un pezzo di tecnologia che è indispensabile, il modulo di servizio europeo e altri che arriveranno per le fasi più avanzate come i lander e così via. Allo stesso tempo se vogliamo essere in grado, come europei, di contribuire con valori, collaborazione, cooperazione e per il bene di tutti, dobbiamo avere la capacità di un accesso indipendente allo spazio ed è questo che proporremo ai nostri paesi membri forti delle nostre competenze".
In questo momento tutta la stampa internazionale ti insegue per un commento, qual è stata la domanda più inaspettata che hai ricevuto?
"Un giornalista americano ha chiesto al nostro equipaggio se siamo consapevoli del fatto di essere tutti uomini e che non ci sia una donna in questo equipaggio. Onestamente sono rimasto molto sorpreso. Innanzitutto, perché abbiamo un ottimo livello di diversity, se consideriamo non solo il background ma anche le etnicità presenti. E poi io vengo da una missione in cui avevo a bordo due colleghe, di cui una è adesso a bordo della stazione spaziale internazionale, pronta a prendere il comando fra poco. Ed è appena rientrata una missione dove il comandante e il pilota erano 2 colleghe americane. E sta per partirne un'altra. Non mi sorprenderebbe affatto se nella prossima missione Artemis vedessimo un equipaggio guidato da colleghe donne".
Il fatto che tu sia in Artemis III esclude una partecipazione alle missioni future?
"In questo momento ho davanti una missione per la quale ho molto sperato, in realtà in altre interviste negli ultimi anni ho parlato della missione Artemis III come l'equivalente della missione Apollo 9, che magari è poco conosciuta al grande pubblico, ma per un pilota sperimentatore è uno dei momenti più alti possibili. E quindi è un sogno che si avvera quello di essere scelto come pilota della missione Artemis III. Come dice Ringo Starr, “I could tell you but I know it’s mine”. Non ho mai rinunciato a un sogno e non metto limiti al possibile". (di Alessandro Pulcini)

(Adnkronos) - Con l'estate e l'aumento delle escursioni in campagna o in montagna può capitare di imbattersi in una vipera, il cui morso può avere conseguenze. Quello che nel linguaggio comune chiamiamo siero antivipera (o antiofidico) esiste ancora, ma in Italia non è più disponibile in farmacia. Dal 2003, infatti, l’antidoto contro il veleno di vipera può essere somministrato solo in ospedale. "La decisione è stata presa dal ministero della Salute più di vent’anni fa, ma molti sembrano ancora stupirsene. Saperlo è invece molto importante perché, qualora si venisse morsi da uno di questi piccoli serpenti, gli unici velenosi presenti in Italia, non bisogna perdere tempo recandosi in farmacia, ma portare il prima possibile l’infortunato in pronto soccorso". Lo ricordano gli esperti della piattaforma anti-bufale 'Dottore ma è vero che...?' curato dalla Fnomceo (Federazione italiana degli Ordini dei medici chirurghi odontoiatri). Perché si è deciso di somministrarlo solo in ospedale? "La ragione più importante per somministrare l’antidoto solo in ambiente ospedaliero e protetto è che il prodotto può provocare gravi reazioni allergiche di tipo anafilattico, che richiedono un supporto medico immediato - spiegano - Sta ai medici del pronto soccorso stabilire quindi, di volta in volta, se il rischio legato al morso è tale da giustificare il trattamento. I protocolli attuali prevedono che la sua somministrazione sia indicata solo se il paziente mostra segni o sintomi seri: alterazioni degli esami del sangue relativi alla coagulazione, grave calo della pressione arteriosa o shock, sintomi gastroenterici importanti e prolungati, aritmie cardiache, difficoltà di respirazione o imponente gonfiore dell’arto coinvolto".
"Si stima che ciò si verifichi solo nel 10-20% delle persone morse, anche perché non sempre il rettile che morde inocula anche il veleno, o lo fa in dose significativa. Anche grazie a questi 'morsi secchi', si calcola che solo una percentuale minima di casi risulti fatale negli adulti, mentre il rischio è maggiore nei bambini più piccoli. È difficile dire - proseguono gli specialisti - con esattezza quanti siano i morsi e i decessi, perché nella Classificazione Internazionale delle malattie tutti gli episodi di avvelenamento da animali sono raccolti sotto un’unica voce. Dati del 2012 riferivano in un anno, nel nostro Paese, poco più di 250 morsi di vipera, con una sola vittima".
Ma che cos’è il siero antivipera? "Per il prodotto usato contro il morso di vipera oggi sarebbe più corretto usare il termine antidoto che siero. Questa espressione rimane dal passato, quando, in circostanze come queste, o per malattie causate da tossine come tetano o difterite, si somministrava siero di cavalli immunizzati in modo specifico contro ciascuna di queste sostanze - rispondono - Il siero, infatti, è la parte liquida del sangue, privata di cellule e fattori di coagulazione, ma ricca di anticorpi. La loro produzione viene indotta in cavalli allevati a questo scopo, somministrando loro piccole dosi di veleno, che non provocano sintomi, ma stimolano la risposta immunitaria. Per i pazienti, tuttavia, il trattamento con siero equino era molto pericoloso, perché il materiale animale può scatenare reazioni allergiche immediate anche gravi (shock anafilattico), o a distanza di una o due settimane (malattia da siero)".
"Ancora oggi si utilizza siero equino immune, ma, grazie a tecnologie non disponibili in passato, se ne estraggono anticorpi specifici, che vengono purificati, trattati e formulati per ridurre il rischio che causino reazioni immunitarie indesiderate o che trasmettano infezioni. Si ottengono, così, i farmaci somministrati negli ospedali, approvati contro il veleno delle vipere europee, appartenenti alle specie Vipera aspis, Vipera berus e Vipera ammodytes. In Italia, ad alta quota in alcune regioni degli Appennini, si può trovare anche Vipera ursinii, che però è rara e molto meno pericolosa delle altre tre. E' stato autorizzato in Europa anche un siero prodotto a partire dal sangue di pecora, indicato però solo contro Vipera berus. Non ci sono prove sufficienti, infatti, che sia efficace anche contro gli altri due generi più diffusi e pericolosi.
Ma in caso di morso che cosa si deve fare? "Sembra banale e allo stesso tempo difficile da realizzare, ma la prima cosa da fare, nonostante il forte dolore che si può sentire dopo il morso, è restare calmi. L’agitazione e i movimenti, infatti, favoriscono la circolazione del sangue e, quindi, la diffusione del veleno - suggeriscono gli specialisti - Si può lavare la ferita con acqua e con un detergente, purché non contenga alcol, ed è bene togliere anelli o braccialetti prima che la parte colpita si gonfi. Bisognerebbe anche immobilizzare la parte, eventualmente con una fasciatura, ma senza comprimere troppo. Per questo sarebbe meglio, secondo alcuni esperti, lasciare questa incombenza al personale sanitario di emergenza. Da evitare è la somministrazione di antinfiammatori e antidolorifici di uso comune come i Fans, che possono aumentare la dilatazione dei vasi sanguigni e facilitare il sanguinamento, così come la messa in atto di pratiche suggerite in passato, ma poi rivelatesi deleterie, dalla stretta di un laccio emostatico a valle del morso all’applicare ghiaccio, dall’effettuare incisioni al cercare di succhiare il veleno dalla ferita. Il provvedimento che fa la differenza è chiamare immediatamente, o il prima possibile, i soccorsi. Più è breve il tempo tra il morso e l’arrivo in pronto soccorso, anche tramite trasporto in elicottero, se occorre, maggiori sono infatti le probabilità che ci si ricordi del morso solo come di una brutta disavventura".

(Adnkronos) - In Italia il morso di vipera "è un evento piuttosto raro, ma può rappresentare un rischio significativo, soprattutto nei bambini. A parità di quantità di veleno inoculato, infatti, il peso corporeo inferiore dei più piccoli può rendere gli effetti più gravi rispetto agli adulti. Per questo, in ambito pediatrico, la prevenzione è fondamentale". Così all’Adnkronos Salute Marco Marano, responsabile del Centro Antiveleni dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e membro della Società Italiana di Tossicologia (Sitox) in occasione del 23esimo congresso nazionale della società scientifica a Bologna.
Durante la bella stagione, in particolare in primavera e in estate, "i bambini trascorrono più tempo all’aria aperta e aumentano quindi le occasioni di esposizioni all’aperto. È importante – spiega Marano - che le attività all’esterno si svolgano sotto la supervisione di un adulto e che vengano adottate alcune semplici precauzioni, come indossare pantaloni lunghi e scarpe chiuse, soprattutto durante escursioni, passeggiate nei boschi, nei prati o anche nei giardini. I bambini, per loro natura, tendono infatti a esplorare l’ambiente circostante e possono esporsi più facilmente a situazioni di rischio".
Nel caso di un morso di vipera, "è essenziale mantenere la calma – raccomanda Marano -. Va ricordato che non sempre il serpente inietta il veleno: in alcuni casi si verifica un cosiddetto “morso secco”, cioè senza inoculazione di veleno". In attesa dei soccorsi, "l’obiettivo è limitare la diffusione dell’eventuale veleno nell’organismo attraverso il sistema linfatico e circolatorio. Per questo è consigliabile immobilizzare l’arto colpito e ridurre al minimo i movimenti del bambino o dell’adulto, rimuovendo anche anelli, bracciali e orologi che potrebbero rappresentare un pericolo per la presenza di edema e processi infiammatori. È poi necessario raggiungere il prima possibile un ospedale, dove il paziente potrà essere valutato dai medici e, se necessario, sottoposto alle cure più appropriate dal punto di vista clinico e terapeutico" conclude.

(Adnkronos) - “Il virus respiratorio sinciziale (Rsv) ha rappresentato per anni una delle principali emergenze stagionali per la pediatria. Ogni anno, tra novembre e marzo, l’arrivo dell’epidemia causava un’impennata di visite pediatriche, ricoveri ospedalieri e accessi alle terapie intensive, mettendo sotto pressione l’intero sistema sanitario. La vera svolta è arrivata grazie alla profilassi universale con un anticorpo monoclonale. Questo si legano a una proteina presente sulla superficie del virus, impedendogli di entrare nelle cellule dell’apparato respiratorio e di avviare l’infezione”. Lo ha detto Eugenio Baraldi, professore ordinario in Pediatria, Università di Padova, direttore Dipartimento Salute Donna e Bambino, direttore Scientifico Istituto di Ricerca Pediatrica ‘Città’ della Speranza’ e membro fondatore di Resvinet, fondazione internazionale di riferimento per la ricerca sull’ Rsv, commentando i contenuti del congresso della European Society for Paediatric Infectious Diseases (Espid) 2026 che si è svolto recentemente a Bologna.
“Non sono vaccini - precisa l’esperto - perché il vaccino stimola l’organismo a produrre autonomamente gli anticorpi e per questo richiede circa due settimane per diventare efficace. L’anticorpo monoclonale, invece, è un anticorpo già pronto che viene somministrato direttamente e agisce immediatamente” e con “una sola somministrazione c’è la possibilità di dare copertura per tutti i mesi in cui c’è il picco dell’Rsv”. Si tratta di una “profilassi perché deve essere effettuata prima dell’esposizione al virus - avverte Baraldi - Una volta che il virus è già entrato nelle cellule, l’anticorpo monoclonale non può più bloccarlo. Per questo motivo la somministrazione viene effettuata prima dell’inizio della stagione epidemica, nel primo anno di vita o anche alla nascita, se avviene tra l’autunno e la primavera, spesso già dal secondo giorno di vita”. I dati di sicurezza raccolti finora sono molto rassicuranti. “Nel mondo - aggiunge - sono stati immunizzati circa 11 milioni di bambini e non sono emersi effetti collaterali significativi”.
Per gli ospedali pediatrici, l’infezione da virus respiratorio sinciziale (Rsv) “è stato un vero incubo per anni - rimarca l’esperto - Nei periodi di picco si arrivava a rinviare interventi chirurgici perché i posti in terapia intensiva erano occupati dai bambini con bronchiolite, la manifestazione più grave dell’infezione da Rsv nei primi mesi di vita. I bambini più vulnerabili sono infatti quelli sotto i 5-6 mesi di età, nei quali la malattia può provocare insufficienza respiratoria e richiedere il ricovero”. Quando si sviluppa la bronchiolite, “l’unico trattamento che ha dimostrato di essere utile è il supporto respiratorio con ossigeno - sottolinea Baraldi - Cortisone, broncodilatatori e antibiotici non modificano significativamente l’evoluzione della malattia”. Le linee guida nazionali italiane pubblicate negli ultimi anni hanno infatti ribadito che “questi trattamenti non sono raccomandati di routine nella bronchiolite, nonostante continuino talvolta a essere utilizzati nella pratica clinica”.
L’Rsv “è un virus estremamente diffuso e, nel corso del primo anno di vita, praticamente tutti i bambini ne vengono a contatto”, illustra Chryssoula Tzialla, direttore terapia Neonatale Asst Papa Giovanni XXIII, Bergamo, in occasione dell’Espid. La particolarità di questa infezione è che può colpire in modo severo anche neonati sani, nati a termine e senza fattori di rischio. Prima dell’introduzione della profilassi, non era raro osservare casi di bronchiolite grave che richiedevano il ricovero ospedaliero, il trasferimento in terapia intensiva e, nei casi più severi, persino il supporto ventilatorio invasivo. L’introduzione dell’anticorpo monoclonale ha determinato un cambiamento molto importante nella pratica clinica. I dati disponibili a livello nazionale e internazionale mostrano una riduzione delle ospedalizzazioni per Rsv che si colloca intorno all’80%, con percentuali variabili a seconda degli studi e delle popolazioni analizzate. Questo significa meno ricoveri pediatrici, meno accessi ai pronto soccorso e una significativa riduzione della pressione sui servizi sanitari durante la stagione invernale”.
I benefici non riguardano soltanto gli ospedali. “L’impatto sulle famiglie è altrettanto rilevante - evidenzia l’esperta - Quando un neonato viene ricoverato per una bronchiolite grave, soprattutto in terapia intensiva, l’intera organizzazione familiare viene profondamente sconvolta. I genitori devono assentarsi dal lavoro, affrontare un forte stress emotivo e riorganizzare la gestione quotidiana della famiglia. Ridurre il numero di queste ospedalizzazioni significa quindi non solo migliorare gli esiti clinici dei bambini, ma anche limitare il peso psicologico, e i costi sociali ed economici che la malattia comporta per le famiglie” e per l’intero sistema.
La profilassi con l’anticorpo monoclonale, “non è obbligatoria, ma viene fortemente raccomandata - ricorda Tzialla - La somministrazione avviene previo consenso informato dei genitori e rientra in una strategia di immunizzazione universale che mira a proteggere tutti i neonati durante la loro prima stagione di circolazione del virus. I bambini che nascono nel periodo epidemico ricevono la profilassi alla nascita, mentre quelli nati nei mesi precedenti vengono immunizzati all’inizio della stagione successiva, purché abbiano meno di un anno di età. La prevenzione universale - conclude - rappresenta un’opportunità importante non solo per ridurre i ricoveri, ma anche per proteggere le famiglie da un’esperienza spesso molto difficile dal punto di vista umano ed emotivo”.

(Adnkronos) - La direttrice d’orchestra Beatrice Venezi ha formalmente impugnato il recesso dal rapporto di collaborazione con il Teatro La Fenice, contestando la decisione resa pubblica nelle scorse settimane e ribadendo la volontà di proseguire regolarmente l’attività professionale prevista dal contratto sottoscritto tra le parti.
Secondo quanto si legge nella lettera inviata dagli avvocati della musicista alla Fondazione lirico-sinfonica veneziana, di cui l’Adnkronos ha preso visione, Venezi sarebbe venuta a conoscenza attraverso gli organi di stampa della comunicazione rilasciata il 26 aprile scorso dal sovrintendente Nicola Colabianchi, che annunciava l’interruzione del rapporto di lavoro “per presunte e apodittiche ‘dichiarazioni’, in alcun modo precisate, rese dal maestro Beatrice Venezi ad una non meglio individuata e precisata ‘stampa internazionale’ e che in ragione di tali presunte ed imprecisate dichiarazioni sarebbe stata lesa l’immagine della Fondazione”. Nella lettera si puntualizza inoltre che il rapporto di lavoro è stato “costituito con contratto di collaborazione coordinata e continuativa, decorrente dal 1° ottobre 2026 al 5 marzo 2030”.
Nella comunicazione, i legali di Venezi contestano la legittimità del provvedimento, definendolo “nullo, illegittimo, inefficace e discriminatorio”. La direttrice sostiene, inoltre, che le dichiarazioni contestate non siano state specificate e che le motivazioni addotte dalla Fondazione risultino generiche. La musicista manifesta la propria disponibilità a rispettare gli impegni contrattuali assunti, confermando l’intenzione di mettere a disposizione della Fondazione le proprie competenze artistiche e professionali e di svolgere tutte le attività preparatorie, organizzative e produttive necessarie all’esecuzione dell’incarico. Nella lettera, Venezi scrive, infatti, che da parte sua "conferma che - in ossequio all’impegno contrattuale assunto - intende continuare a mettere a disposizione della stessa Fondazione le proprie energie e prestazioni artistiche professionali e compiere tutte le attività professionali, organizzative e produttive preliminari ed essenziali al rapporto lavorativo siglato tra le parti, nonostante le numerose attività ostative ad oggi poste in essere dalla dirigenza apicale al fine di limitare ed impedire l’esecuzione delle stesse prestazioni lavorative". I legali concludono riservandosi l’adozione dei “provvedimenti ritenuti più opportuni e prudenziali a tutela dei diritti e degli interessi della propria assistita”.
Secondo quanto risulta all’Adnkronos, la lettera è stata trasmessa dai legali di Venezi alla Fondazione Teatro La Fenice tramite posta elettronica certificata nella tarda serata di martedì 9 giugno. La direttrice d’orchestra è assistita dallo Studio Legale Andretta di Napoli, specializzato in diritto del lavoro. La comunicazione è firmata oltre che da Venezi anche dall’avvocata Maria Cristina Lanero e dall’avvocato Francesco Andretta. La lettera sarà oggi all’attenzione della Fondazione, nel giorno in cui, alle ore 11.30, il sovrintendente e direttore artistico Nicola Colabianchi presenterà la nuova stagione 2026/2027 del Gran Teatro La Fenice. (di Paolo Martini)

(Adnkronos) - "Il patrimonio della Rai costituisce una risorsa di straordinario valore storico, culturale e industriale, costruita nel corso di oltre settant’anni di attività. Proprio per questa ragione deve essere amministrato secondo criteri di responsabilità, efficienza e visione prospettica, nella consapevolezza che la tutela del patrimonio non coincide necessariamente con la conservazione immutata di ogni singolo bene, ma con la sua capacità di contribuire concretamente agli obiettivi del servizio pubblico". Sono le parole del direttore generale corporate della Rai Roberto Sergio nel suo intervento di oggi, mercoledì 10 giugno, in Vigilanza Rai, a proposito della vendita di sedi storiche Rai come Teatro delle Vittorie e Palazzo Labia.
"A differenza di una società per azioni tradizionale", ha spiegato Sergio, "nella Rai la funzione manageriale assume una valenza più ampia e articolata. Essa è chiamata a garantire l’equilibrio dei conti e l’efficienza gestionale, assicurando al contempo il rispetto dei principi di pluralismo, indipendenza, inclusione, promozione culturale e coesione sociale che costituiscono il fondamento stesso del servizio pubblico. La responsabilità del vertice aziendale si esercita pertanto in un contesto particolarmente complesso, caratterizzato da una profonda trasformazione del sistema dei media".
Il dg corporate della Rai ha continuato: "In questo scenario, il compito affidato al management non consiste esclusivamente nell’amministrazione dell’esistente, ma nella capacità di accompagnare e governare il cambiamento, preservando al tempo stesso i valori e le finalità che il legislatore ha attribuito al servizio pubblico radiotelevisivo. L’evoluzione tecnologica e produttiva degli ultimi decenni ha profondamente modificato le esigenze operative dell’industria audiovisiva. Le modalità di produzione richiedono oggi infrastrutture sempre più flessibili, tecnologicamente avanzate, sostenibili sotto il profilo energetico e pienamente integrate con le piattaforme digitali e con i nuovi modelli di distribuzione dei contenuti".
Sergio ha parlato anche della questione del Teatro delle Vittorie, che "rappresenta una delle pagine più significative della storia della televisione italiana. In esso si sono svolti programmi, eventi e produzioni che hanno contribuito a formare l’identità culturale del Paese e la memoria collettiva di intere generazioni. Il suo valore storico è indiscutibile e costituisce parte integrante del patrimonio culturale della Rai. Tuttavia, il riconoscimento di tale valore non esime dalla necessità di valutare se l’immobile continui a rappresentare, nelle mutate condizioni tecnologiche e produttive, un’infrastruttura strategica per il perseguimento degli obiettivi aziendali. La responsabilità gestionale impone infatti di considerare con attenzione i costi di mantenimento, gli investimenti necessari all’adeguamento strutturale e tecnologico, il livello di utilizzo effettivo e la capacità dell’immobile di rispondere alle esigenze produttive contemporanee".
Considerazioni analoghe per Palazzo Labia, "uno straordinario complesso monumentale di Venezia, tra i più prestigiosi esempi del patrimonio storico e artistico nazionale. Il valore culturale dell’edificio, arricchito dagli affreschi di Giambattista Tiepolo, è universalmente riconosciuto e merita la massima tutela", prosegue Sergio. "Anche in questo caso, tuttavia, la questione da affrontare riguarda la funzione che tale bene è chiamato a svolgere rispetto alla missione industriale e produttiva dell’azienda. La tutela di un bene culturale e la sua valorizzazione possono essere perseguite attraverso molteplici strumenti, non necessariamente coincidenti con il mantenimento della proprietà da parte di una società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo".
In merito alla vendita di sedi storiche Rai come Teatro delle Vittorie e Palazzo Labia, per il direttore generale "l’obiettivo non è scegliere tra memoria e innovazione, tra tradizione e futuro. L’obiettivo è garantire che il patrimonio materiale e immateriale costruito in oltre settant’anni di storia continui a produrre valore per i cittadini, rafforzando la capacità della Rai di adempiere, anche nei prossimi decenni, alla propria missione culturale, informativa e democratica al servizio della Repubblica". E ancora: "La valorizzazione di specifici asset patrimoniali, laddove coerente con una visione industriale complessiva e accompagnata da adeguate garanzie di tutela culturale - spiega Sergio - non deve essere interpretata come una dismissione della memoria aziendale, bensì come una scelta finalizzata a rafforzare la capacità della Rai di investire nelle infrastrutture produttive, nelle tecnologie digitali, nella sicurezza delle reti e degli impianti, nell’innovazione editoriale e nella formazione delle proprie professionalità".
Sergio ha spiegato che ci sono interlocuzioni in corso con il Ministero della Cultura: "Con il Mic c'è un'interlocuzione in corso. E' da valutare se il Ministero della Cultura ritiene ci sia la tempistica per poter anticipare rispetto alla messa in vendita dell'intero pacchetto e per mettere in campo una veloce negoziazione, o se attendere il diritto di prelazione dopo il rogito, previsto per la fine dell'anno". Il dg ha aggiunto che il piano di dismissione della vendita del pacchetto di 15 immobili della Rai "aveva una temporalità ben definita e secondo la previsione si dovrebbe completare a fine anno 2026. C'è un'ipotesi di slittamento al 2027 ma non inciderà sul bilancio del 2026".
Nell'audizione di stamattina in Vigilanza, Sergio ha spiegato anche che è "una scelta responsabile e coerente aver assunto personalmente la responsabilità di portare a compimento un progetto strategico per l’Azienda che era stato approvato all’unanimità dal Consiglio di Amministrazione nel luglio 2022, sotto la presidenza di Marinella Soldi e la guida di Carlo Fuortes, e successivamente riconfermato nel gennaio e nell’aprile del 2023. Dal maggio 2023, quando ho assunto la carica di amministratore delegato, fino all’ottobre 2024, termine del mandato, si è ritenuto doveroso garantire continuità a quel percorso, nella convinzione che i progetti validi e strategici per il futuro della Rai debbano essere valutati nel merito e non sulla base dell’alternarsi delle stagioni manageriali o dei vertici aziendali".
Il dg ha poi concluso: "Il ricambio delle responsabilità apicali rappresenta un elemento fisiologico della vita delle istituzioni e delle imprese. Esso, tuttavia, non deve necessariamente comportare la rimessa in discussione di scelte industriali condivise e lungimiranti. Al contrario, può costituire, come in questo caso, un ulteriore fattore di impulso e di determinazione per accompagnare il progetto fino alla sua definizione finale, nell’esclusivo interesse dell’azienda, del servizio pubblico e dei cittadini".

(Adnkronos) - Chi beve caffè dorme di meno e cammina di più. L''effetto tazzina' è al centro di una serie di studi che si soffermano sui meccanismi legati all'assunzione di una bevanda popolarea tutte le latitudini. Il collegamento più immediato è tra il caffè e le conseguenze sul sonno. Sull'argomento specifico risulta utile uno studio effettuato nel 2023 dai ricercatori delle università di San Francisco e di Berkley e pubblicato sul New England Journal of Medecine. Risultato: chi beveva una o più tazze di caffè, quindi una quantità potenzialmente superiore a quella contenuta in una tazzina da bar, perdeva mediamente 36 minuti di sonno al giorno rispetto a chi per 2 settimane non assumeva la bevanda.
Lo studio, che ha coinvolto 100 adulti di età compresa tra 39 e 52 anni, ha evidenziato che chi beveva caffè camminava circa 1000 passi in più al giorno rispetto ai soggetti del secondo gruppo. La ricerca randomizzata, inoltre, si è soffermata anche sugli effetti a livello cardiovascolare e ha evidenziato che il consumo di caffè contenente caffeina non ha comportato un numero maggiore di contrazioni atriali premature giornaliere. Tutte le informazioni vanno inserite nella cornice delle linee guida generali che, in Europa come negli Stati Uniti, suggeriscono di non superare i 400 milligrammi di caffeina al giorno: 'al cambio', si tratta di 3-4 tazzine di espresso o di moka.
A integrare il quadro contribuisce una meta-analisi, datata sempre 2023, relativa nel complesso a 24 studi e pubblicata su Science Direct. Il testo indica il momento opportuno della giornata per bere l'ultima tazzina senza conseguenze 'dirompenti' sul sonno notturno.
Circa 100 milligrammi di caffè, associabili al contenuto di una tazzina, si rivelano ininfluenti se vengono assunti circa 9 ore prima di andare a dormire. Il caffè bevuto dopo pranzo, verso le 14, secondo i ricercatori 'si farà sentire' potenzialmente fino alle 23. Il dato appare più puntuale rispetto alle indicazioni contenute in studi più datati, secondo cui l''effetto tazzina' potrebbe manifestarsi in una finestra compresa tra 2 e 10 ore.
Gli scienziati hanno identificato diversi geni coinvolti nella velocità con cui metabolizziamo la caffeina e nel modo in cui incide sui processi dell'organismo. Il gene CYP1A2 controlla la velocità con cui il fegato elabora la caffeina, mentre il gene ADORA2A codifica un recettore dell'adenosina nel cervello, regolando la sensibilità agli effetti stimolanti della bevanda. Dipende dalle varianti del gene ADORA2A se alcune persone, ad esempio, soffrono di insonnia più di altri individui.

(Adnkronos) - Almeno 12 persone sono morte e altre 9 sono rimaste ferite in una sparatoria avvenuta nella serata di ieri nell'insediamento Jumpers, a Cleveland, a est di Johannesburg, in Sudafrica. Secondo la polizia, gli autori dell'attacco erano più di 10. La polizia ha avviato le indagini per stabilire le cause dell'attacco e identificare i responsabili.

(Adnkronos) - Il caldo rischia di diventare l'avversario principale ai Mondiali 2026, al via domani. Le recenti previsioni meteorologiche relative alla World Cup ospitata da Stati Uniti, Canada e Messico hanno lanciato un allarme temperature. Secondo un'analisi dell'organizzazione World Weather Attribution (Wwa), si stima che 1 partita su 4 si giocherà in condizioni di caldo considerato pericoloso.
Potrebbe essere dunque il 12esimo uomo in campo, con un effetto sull'andamento delle partite. "Il calore ambientale non viene misurato con il semplice termometro, ma con l'indice Wbgt (wet bulb globe temperature), un parametro che calcola la temperatura reale percepita unendo calore, umidità, vento e radiazione solare. Quando questo valore supera i 28-30 gradi, il corpo umano è sottoposto a condizioni pericolose che possono innescare serie problematiche fisiche", è l'analisi per l'Adnkronos Salute del medico-fisiatra Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all'UniSalento e segretario generale della Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa). "Infatti, per disperdere il calore e non surriscaldare gli organi interni, il sangue viene preferenzialmente orientato verso la superficie per favorire la sudorazione, riducendo l'apporto ai muscoli scheletrici in piena attività, che rimangono così a corto di ossigeno. Il risultato è un fenomeno noto come deriva cardiovascolare: a causa della massiccia sudorazione e della vasodilatazione cutanea, il cuore è costretto a battere molto più velocemente, a parità di sforzo, solo per mantenere la normale gittata sanguigna. Le conseguenze in campo sono immediate", aggiunge.
"Il minor apporto di ossigeno costringe i muscoli a bruciare le riserve di zuccheri in modo molto più accelerato, anticipando l'esaurimento muscolare. A questo si unisce un inevitabile calo della lucidità e della prontezza mentale: rallentano i tempi di reazione e si moltiplicano gli errori tecnici e i falli da ritardo di intervento. Inoltre, la fatica acuta altera il controllo motorio, esponendo l'apparato muscolo-scheletrico a un rischio infortuni nettamente superiore", spiega l'esperto.
Secondo Bernetti, "il vero nodo critico dei Mondiali 2026 risiede probabilmente anche nell'impossibilità di una corretta acclimatazione. Fisiologicamente, occorrono dai 7 ai 14 giorni di esposizione graduale per permettere al corpo di adattarsi al calore, ottimizzando la sudorazione e il volume plasmatico. Ma il format del torneo - osserva - prevede che le squadre, in alcune fasi del torneo, si spostino attraverso tre nazioni con fasce climatiche radicalmente diverse". Le condizioni tra la costa orientale e quella occidentale possono variare notevolmente, per non parlare della differenza tra il calcio d'inizio pomeridiano e quello serale.
"Dal punto di vista medico gli spostamenti riducono le possibilità fisiche di completare i fondamentali adattamenti termoregolatori, con il 'termostato' interno degli atleti continuamente resettato. I Mondiali del 2026, quindi, non saranno vinti solo da chi avrà le doti tecniche migliori, ma da chi disporrà dello staff medico capace di implementare i più avanzati protocolli preventivi, dall'idratazione iper-personalizzata fino alle strategie di pre-cooling, come l'uso di giubbotti di ghiaccio e bagni freddi pre-partita per abbassare la temperatura corporea basale prima di scendere in campo", conclude.

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(Adnkronos) - E' di almeno 45 morti, 17 dispersi e 487 feriti il bilancio, ancora provvisorio, del terremoto di magnitudo 7.8 che ha colpito la costa meridionale di Mindanao, nelle Filippine. Secondo quanto riferito dal Consiglio nazionale per la riduzione e la gestione del rischio di disastri, il sisma ha colpito più di 33.000 famiglie, ovvero quasi 150.000 persone, e oltre 41.000 residenti colpiti sono stati sfollati.
Sono 238 le infrastrutture, tra ospedali, scuole e ponti, ad essere danneggiate, insieme a quasi 3.000 case. Il Consiglio ha aggiunto che sono state registrate più di 1.700 scosse di assestamento. Le operazioni di ricerca e soccorso nelle aree colpite sono ancora in corso.
Le aree più colpite sono le province di Sarangani e South Cotabato, inclusa General Santos City, con una popolazione di circa 700.000 abitanti.
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