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"La sanità sarda non è entrata in crisi ieri". Così la presidente
della Regione Alessandra Todde ha aperto la sua replica alla
mozione 111 del centrodestra nell'Aula del Consiglio regionale
sulla situazione sanitaria nell'Isola, rivendicando la scelta
politica di una "visione" di lungo periodo contro quella che ha
definito una lunga stagione di "programmazione assente". Un sistema
frammentato, con una medicina territoriale esistente solo sulla
carta e un'emergenza-urgenza "costretta a vivere
nell'improvvisazione", sono gli elementi segnalati da Todde come
ereditati dalle precedenti gestioni.
(Adnkronos) - Accord Healthcare Italia annuncia la nomina di Nicola Mazzanti a Country Director, segnando un passaggio chiave nel percorso di evoluzione strategica dell'azienda. Una scelta che valorizza una leadership giovane, dinamica e orientata al futuro, in una fase di profondo riposizionamento del gruppo nel mercato farmaceutico italiano, sottolinea la società. Health Economist di formazione - informa una nota - Mazzanti ha maturato una solida esperienza nel settore farmaceutico, assumendo responsabilità crescenti e sviluppando competenze avanzate in modellazione economica e strategia aziendale. Nel corso del suo percorso professionale, ha avuto responsabilità dirette nelle attività commerciali e di accesso al mercato, nazionale e internazionale con un focus su oncologia, malattie rare e terapie innovative. Il suo ingresso in Accord Healthcare Italia, nel marzo 2025 come Commercial Director, ha avviato un percorso di forte integrazione operativa, con la responsabilità di coordinare marketing, vendite, market access e gare d’appalto. Oggi Mazzanti assume la guida dell'azienda in una fase di consolidamento e trasformazione.
Punto di riferimento consolidato nei farmaci equivalenti - si legge - Accord Healthcare Italia sta ampliando il proprio posizionamento nelle specialty, rafforzando il focus in oncologia, dal tumore al polmone a piccole cellule fino ai carcinomi della prostata e, più recentemente, della vescica, e osteoporosi, patologia sempre più rilevante in un contesto di progressivo invecchiamento della popolazione. Un'evoluzione coerente con il payoff aziendale, 'Versatili per vocazione, innovativi per scelta', che trova nella leadership di Mazzanti un naturale punto di sintesi. "Accolgo questa opportunità con entusiasmo e senso di responsabilità - dichiara il nuovo Country Director - Accord Healthcare Italia è un’azienda dinamica e in forte crescita, che condivide i miei valori di accessibilità alle cure e di innovazione responsabile. Operiamo in una fase in cui innovazione, accesso e sostenibilità devono procedere insieme: insieme al team lavoreremo per rafforzare ulteriormente la nostra presenza e ampliare l'offerta di generici, biosimilari e farmaci a valore aggiunto. L'obiettivo è costruire valore duraturo, con il paziente al centro, e sviluppare modelli evoluti di risposta ai bisogni clinici, a supporto del Ssn".
La nomina di Nicola Mazzanti, tra i più giovani manager in Italia alla guida di una realtà di primo piano nel settore - si precisa nella nota - riflette la volontà di Accord di affrontare con uno sguardo nuovo le sfide del mercato. Il suo percorso accademico include un Executive Mba in corso presso la Sda Bocconi di Milano e una specializzazione presso l'università di Bologna e Oslo in Health Economics and Management; un profilo formativo che rafforza una visione manageriale strutturata e orientata alla creazione di valore, alla sostenibilità del business e alla governance di organizzazioni operanti in contesti aziendali e regolatori complessi. La nomina si inserisce in un più ampio percorso di evoluzione, volto a rafforzare il posizionamento di Accord Healthcare come attore industriale capace di rispondere in modo concreto ai bisogni clinici non soddisfatti, in particolare in oncologia e nelle patologie croniche, con un'attenzione crescente anche all'immunologia. In questo contesto, l'azienda continua a sviluppare un modello operativo flessibile, basato sulla combinazione di affiliate dirette e partnership distributive, che consente di adattarsi alle specificità dei diversi mercati e di garantire un accesso rapido e sostenibile alle terapie. Accanto alla storica focalizzazione su farmaci equivalenti e biosimilari, Accord Healthcare sta ampliando il proprio portafoglio con tecnologie innovative, includendo nuove entità chimiche (Nce), farmaci biologici e formulazioni a valore aggiunto, rimarca l'azienda. Un'evoluzione che riflette una strategia orientata a rafforzare la presenza nelle aree altamente specialistiche. In Italia questo percorso si traduce nell'introduzione progressiva di nuove soluzioni terapeutiche in ambito oncologico, con ulteriori sviluppi attesi nei prossimi anni. Una pipeline in espansione che contribuisce a consolidare il ruolo di Accord come partner sempre più affidabile.

(Adnkronos) - "Dovete far finta di essere gay". Una rete di studi e consulenti legali in Gran Bretagna si faceva pagare migliaia di sterline per aiutare i migranti con visto in scadenza - studenti o turisti - a fare finta di essere gay per poter ottenere il permesso a estendere il loro soggiorno. A svelarlo un'inchiesta della Bbc.
Certificati medici, lettere di sostegno, prove finte, storie di copertura venivano fornite per facilitare la richiesta di asilo, per il timore di ripercussioni al rientro in Pakistan o Bangladesh per il loro orientamento sessuale. La procedura di asilo del Regno Unito infatti offre protezione alle persone che tornando nei loro Paesi d'origine sarebbero in pericolo, ad esempio il Pakistan e il Bangladesh, dove i rapporti omosessuali sono illegali.
L'inchiesta della BBC News rivela che la procedura viene sistematicamente sfruttata da consulenti legali che estorcono denaro ai migranti che desiderano rimanere nel Paese, ma che hanno visti di studio, lavoro o turismo scaduti oppure che sono appena arrivati nel Paese illegalmente. Uno studio legale chiedeva settemila sterline per compilare una richiesta di asilo su basi false promettendo che le probabilità di un rifiuto erano molto basse.

(Adnkronos) - Per ridurre le liste d'attesa in sanità, oltre a "monitorare," "potenziare l'offerta", indicare "le buone pratiche e le linee guida", "migliorare l'appropritezza" prescrittiva, "dobbiasmo avere il coraggio per fare delisting sistematico". Sappiamo, infatti, "che tante prestazioni non dovrebbero essere fatte, sono obsolete, non generano alcun valore per il percorso diagnostico terapeutico dei cittadini": sono prestazioni inutili. Pochi progetti mirati, "già pronti", potrebbero decongestionare e far risparmiare "3 miliardi di euro". Lo ha sostenuto, in sintesi, Americo Cicchetti, docente di Organizzazione aziendale alla Facoltà di Economia dell'università Cattolica del Sacro Cuore, direttore di Altems e commissario Agenas fino a pochi mesi fa, intervenuto oggi in collegamento al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide', che si è tenuto al Palazzo dell'Informazione a Roma.
Ma come è possibile fare delisting delle prestazioni obsolete? "Attraverso la Commissione nazionale aggiornamento Lea - ha spiegato - che, tra l'altro, è stata rimodulata per agire in maniera un po' più rapida. Speravo cha fine 2025 uscisse un ulteriore aggiornamento dei Lea, purtoppo questo non è accaduto", ma comunque "la commissione è costruita per avere un ritmo annuale nel tirare fuori delle decisioni". Il delisting, ha continuato Cicchetti, che è stato anche direttore generale della Programmazione del ministero della Salute, "può beneficiare di uno strumento che ci ha messo a disposizione il Mef e che si chiama 'Programma di analisi e valutazione della spesa', su cui il ministero della Salute ha investito".
Cicchetti ha evidenziato che sono state individuate "anche poche cose semplicissime" in grado di generare risparmio e decongestionare le liste d'attesa. "Per esempio: smettiamola di fare la routine preoperatoria per le chirurgie di basso livello di rischio. Eleminando totalmente quello che è l'attuale pacchetto di diagnostica preoparatoria, che oggi si fa negli ospedali italiani, toglieremo 120 milioni di euro di spesa, senza colpo ferire. E con altri 4 progetti simili, che sono già stati scritti, è possibile ottimizzare 3 miliardi di ulteriore spesa sanitaria: i 120 milioni sono solo il primo esempio". Per risolvere l'annosa questione delle liste d'attesa, insomma, "ci vuole sistematicità e non basta avere la Piattaforma di monitoraggio", ha concluso.

(Adnkronos) - Stati Uniti e Iran potrebbero tornare a incontrarsi già la prossima settimana, ancora a Islamabad, per un nuovo round di negoziati per porre fine alla guerra iniziata nel febbraio scorso. A dirlo è Sky News, che cita un'indiscrezione simile del Wall Street Journal, parlando di un accordo "di principio" per un nuovo incontro, anche se restano da definire data e dettagli logistici.
E ci sarebbe un "accordo di principio" anche per estendere il cessate il fuoco tra i due Paesi, riferisce l’Associated Press, citando fonti regionali, secondo cui i mediatori sarebbero più vicini a prolungare la fragile tregua prima della sua scadenza, fissata al 21 aprile, nel tentativo di evitare una nuova escalation.
Il capo di Stato maggiore dell'esercito pachistano, Asim Munir, è nel frattempo a Teheran per consegnare un nuovo messaggio degli Stati Uniti e pianificare un secondo round di colloqui tra le parti, riferisce Press Tv.
Mentre si resta in attesa di capire se le due parti torneranno al tavolo delle trattative, l'esercito iraniano ha intanto rilanciato la minaccia di bloccare il traffico commerciale nel Mar Rosso se gli Usa dovessero continuare il blocco navale contro i suoi porti, avvertendo che la situazione potrebbe compromettere il già fragile cessate il fuoco in vigore dall'8 aprile scorso.
Secondo il generale Ali Abdollahi, comandante del quartier generale centrale Khatam al-Anbiya, il mantenimento delle restrizioni e la creazione di "insicurezza per le navi mercantili e le petroliere iraniane" costituirebbero "il preludio" alla rottura della tregua.
In risposta, ha aggiunto il generale, le cui dichiarazioni sono state riportate dalla tv di Stato, Teheran potrebbe reagire bloccando i traffici marittimi lungo le principali rotte della regione. "Le potenti forze armate della Repubblica islamica non permetteranno alcuna esportazione o importazione nel Golfo Persico, nel Golfo di Oman o nel Mar Rosso", ha avvertito.
Per aumentare la pressione sull’Iran, gli Stati Uniti da parte loro stanno inviando circa 10.000 militari e diverse navi da guerra in Medio Oriente, hanno rivelato al Washington Post funzionari americani, secondo cui la mossa rappresenta il cuore della nuova strategia dell’amministrazione guidata da Donald Trump, che rafforza la propria presenza nella regione mentre i negoziati con Teheran restano in bilico. Il dispiegamento - che include portaerei e unità dei Marines - si aggiunge ai circa 50.000 soldati statunitensi già operativi nell’area, offrendo a Washington più opzioni in caso di fallimento delle trattative, inclusi possibili attacchi o persino operazioni di terra.
Tra le forze in arrivo - scrive il quotidiano - figurano circa 6.000 uomini a bordo della portaerei Uss George H.W. Bush e del suo gruppo navale, oltre a circa 4.200 militari del Boxer Amphibious Ready Group con l’11ª Marine Expeditionary Unit. Il rafforzamento militare coincide con la scadenza della tregua di due settimane e si integra con le unità già presenti, tra cui le portaerei Uss Abraham Lincoln e Uss Gerald R. Ford. Secondo fonti militari, l’obiettivo è garantire ai comandanti sul campo una maggiore flessibilità operativa nel caso in cui il confronto con Teheran dovesse intensificarsi.

(Adnkronos) - Mario Draghi torna alla Sapienza per un intervento davanti agli studenti del corso di Economia delle istituzioni, in occasione della presentazione del volume “Temi di economia e politica economica. Scritti per Luciano Marcello Milone”, curato da Nicola Acocella e Gian Cesare Romagnoli e pubblicato dalla Sapienza Università Editrice. L'ex governatore della Bce ne ha scritto la presentazione.
L’incontro è stato organizzato dal Dipartimento di Economia e diritto insieme alla Facoltà di Economia, le due strutture presso le quali Luciano Marcello Milone ha svolto la sua attività di docente, “offrendo un contributo scientifico rilevante, in particolare nei campi dell’economia internazionale, oltre che europea e italiana”, recita l’invito alla presentazione.
Ad aprire i lavori i saluti della rettrice Antonella Polimeni, del preside Giovanni Di Bartolomeo e del direttore del Dipartimento Michele Raitano. A discutere il volume Carlo Pietrobelli (Roma Tre), Daniele Franco (già Ministro dell’Economia e ragioniere generale), Giorgia Giovannetti (Università di Firenze) e Giuseppe Attanasi (Sapienza), prima del dibattito con gli autori e dell’intervento di Draghi. Tra i presenti, anche l’ex governatore di Bankitalia Ignazio Visco.
Nel suo discorso, che l'Adnkronos ha potuto ascoltare, l’ex presidente del Consiglio ha richiamato la lezione di Federico Caffè: “Ci ha abituato a dubitare del pensiero dominante. Quando tutti sembrano pensarla in un modo, Federico Caffè riusciva a richiamarci all’indipendenza di pensiero, di giudizio”.
Un richiamo che si intreccia con le trasformazioni in corso nell’economia globale: “Fino a poco tempo fa la saggezza dei mercati è stata la guida dell’economia. Oggi si vanno sostituendo politiche industriali di grande dimensione. Lo Stato, che per tantissimi anni aveva visto ridurre i suoi poteri, torna l’attore fondamentale”.
Draghi ha poi sottolineato il mutamento degli equilibri internazionali: “Le relazioni commerciali, prima governate da regole multilaterali condivise, oggi sono dominate essenzialmente da alleanze geopolitiche, di cui la potenza militare ed economica sono ormai strumenti espliciti”.
Il libro raccoglie saggi di colleghi e studiosi dedicati alla memoria di Luciano Marcello Milone, contributi che riflettono temi centrali del dibattito economico contemporaneo, dalle politiche pubbliche al ruolo delle istituzioni, fino ai cambiamenti dell’ordine economico globale.

(Adnkronos) - Un braccialetto multiparametrico in grado di rilevare in tempo reale frequenza cardiaca, respirazione, saturazione di ossigeno e pressione arteriosa in modo non invasivo. Il sistema consente di individuare precocemente eventuali segnali di peggioramento delle condizioni del paziente, supportando decisioni più rapide e appropriate. Il dispositivo si chiama Corsano (Medtronic) e rappresenta "un importante passo avanti nel percorso di innovazione del Policlinico Umberto I di Roma, primo in Italia ad adottarlo - informa l'azienda produttrice in una nota - rafforzando modelli di assistenza sempre più orientati alla sicurezza del paziente, alla continuità delle cure e all’ottimizzazione dei percorsi clinici".
Il dispositivo - illustra Medtronic - può essere utilizzato su pazienti in fase pre-operatoria, durante il recupero post operatorio in reparto e, in casi selezionati, anche nella fase di guarigione a domicilio. A differenza dei controlli tradizionali, che vengono effettuati in modo intermittente, il monitoraggio continuo consente di ridurre i periodi in cui il paziente non è osservato, migliorando la qualità dell'assistenza e contribuendo a ridurre complicanze e ricoveri non programmati in terapia intensiva. Leggero, confortevole e non invasivo, il wearable Corsano permette inoltre ai team clinici di monitorare i pazienti anche fuori dall'ambiente ospedaliero, riducendo il carico assistenziale e migliorando l'esperienza complessiva del paziente.
"Essere il primo ospedale in Italia ad adottare il sistema Corsano rappresenta per noi un traguardo significativo e coerente con la nostra visione di innovazione al servizio della qualità delle cure - afferma Francesco Pugliese, capo Dipartimento Emergenza Urgenza del Policlinico Umberto I - Il monitoraggio continuo dei parametri vitali rafforza la sicurezza del paziente durante tutto il percorso assistenziale, dall'ospedale al domicilio, e offre ai nostri professionisti strumenti concreti per intervenire in modo tempestivo e appropriato, in un contesto sanitario sempre più complesso".
In occasione dell'adozione del sistema Corsano, presso il piazzale dell'università Sapienza di Roma è stato posizionato il Truck Medtronic, una piattaforma mobile che porta direttamente nelle strutture sanitarie innovazione, formazione e training pratico. Il Truck ha offerto ai professionisti sanitari l'opportunità di conoscere e sperimentare le tecnologie di ultima generazione per l'anestesia, la rianimazione e il monitoraggio dei pazienti, attraverso un'esperienza immersiva e altamente specializzata, pensata per supportare la crescita delle competenze cliniche e l'evoluzione dei modelli di cura.
"Con il sistema Corsano e il Truck Medtronic vogliamo affiancare concretamente i professionisti sanitari italiani, portando l'innovazione dove serve: vicino ai pazienti e a chi se ne prende cura ogni giorno - dichiara Piero Naldi, Business Unit Director (Acm) Acute Care Monitoring di Medtronic Italia - Il nostro obiettivo è supportare gli ospedali nell'adozione di soluzioni che migliorino gli esiti clinici, ottimizzino l'utilizzo delle risorse e favoriscano modelli di assistenza più sostenibili e connessi lungo l'intero continuum di cura".
L'iniziativa - conclude la nota - si inserisce in un contesto sanitario caratterizzato da crescente pressione sulle strutture ospedaliere, carenza di personale e aumento della complessità clinica, dove l'innovazione tecnologica può agire come leva strategica per rafforzare la sicurezza, l'efficienza e la qualità dell'assistenza sanitaria.
Gli italiani stanno costruendo, momento per momento, un rapporto
più consapevole - e risolto - con il proprio tempo. Lo rivela la
ricerca "Gli italiani e il tempo ritrovato", commissionata da
Ichnusa ad AstraRicerche su un campione rappresentativo della
popolazione fra i 18 e i 70 anni, e presentata oggi a Milano -
insieme con la nuova birra nata in casa Ichnusa, Metodo Lento - dal
direttore di Astraricerche, Cosimo Finzi, con la marketing manager
di Ichnusa, Cristina Newburgh, il direttore del Birrificio di
Assemini, Paolo Ciccarelli, e il responsabile della comunicazione
Leo Gasparri.
Varca il Tirreno e approda a Milano, per la presentazione
ufficiale, la nuova birra di casa Ichnusa, Metodo Lento, l'ultima
nata dello storico birrificio di Assemini che ha scelto di dedicare
più tempo al cuore del processo della fermentazione.
(Adnkronos) - "Sull'accesso al farmaco dobbiamo considerare un aspetto formale, quello dei prontuari regionali e ospedalieri, e uno sostanziale, di cura, quindi sul fatto che il paziente abbia effettivamente la disponibilità del farmaco. Questo dipende da dinamiche di approvvigionamento, quindi dinamiche che integrano punti di vista più relativi a un'organizzazione di processo che non a un bisogno clinico". Così Nicoletta Martone, Governmental Affairs and Patient Access Associate Director, Sobi Italy, intervenendo al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide', oggi a Roma.
"E' chiaro - continua Martone - che il Testo unico" sulla farmaceutica, in fase di realizzazione, "non può fare riferimento a questo, ma esiste un altro compendio normativo a riguardo - sta venendo licenziato in questi giorni - che è il decreto legge 19 del febbraio 2026 che effettivamente dà un'ulteriore sostanza e struttura a quello che è il codice degli appalti. Sostanzialmente prevede che ci sia la possibilità di avere un accesso precoce, attraverso modalità di approvvigionamento semplificate, per tutti i farmaci per i quali ci sia un diritto esclusivo. In questo senso, se riuscissimo a creare una condizione in cui le procedure negoziate fossero regionali, fossero rese strutturali e pianificate, come avviene in alcune Regioni - cito il caso della Sicilia che è una best practice in questo, per quanto riguarda le malattie rare e non solo - allora riusciremmo a cambiare e ad accelerare, per il paziente, l'accesso a una terapia".
"L'innovazione, sempre, ma specialmente nelle malattie rare - sottolinea Martone - non può essere valutata solo da un punto di vista regolatorio e tecnologico. L'innovazione è qualcosa che colpisce l'intera popolazione e che provoca un incremento della salute collettiva. In questo senso il fattore tempo è sicuramente una componente essenziale del valore: un'innovazione che arriva tardi è un'innovazione che di fatto è inutile al sistema. Dobbiamo quindi far passare l'innovazione da una condizione di ipotesi a una condizione in atto. Questo - avverte - è possibile riducendo le disuguaglianze regionali che significa inserire dei sistemi di monitoraggio che non siano solo sugli outcome, ma anche sull’appropriatezza. Il secondo step - conclude - è creare una programmazione condivisa, a livello regionale, tramite dei meccanismi di real world data, in modo tale che tutti gli stakeholder si siedano a un tavolo e possano cominciare a creare il sistema atto a fare inserire in maniera efficace l'innovazione".
(Adnkronos) - Viviamo davvero nell’epoca del “tutto e subito”? Non necessariamente. Secondo la ricerca ‘Gli italiani e il tempo ritrovato’, commissionata da Ichnusa ad AstraRicerche su un campione rappresentativo della popolazione italiana 18-70 anni, gli italiani stanno costruendo, momento per momento, un rapporto più consapevole (e risolto) con il proprio tempo. Il quadro che emerge è quello di un Paese in transizione positiva: il 46% ha già ritrovato il proprio ritmo - il 38% si descrive “in controllo del proprio tempo” e il 9% addirittura “a passo lento, per godermi davvero quello che faccio”. E il 45% si dichiara (molto o abbastanza) soddisfatto del proprio rapporto con il ritmo della vita. A commissionare lo studio è Ichnusa, la birra sarda che da sempre racconta un territorio dove il tempo si vive con intensità e rispetto, lo stesso principio che ispira ‘Ichnusa Metodo Lento’, l’ultima nata dello storico birrificio di Assemini che ha scelto di dedicare più tempo al cuore del processo birrario, la fermentazione, esprimendo al meglio e con più chiarezza il profilo organolettico e gli ingredienti.
Nel ranking delle esperienze che meglio rappresentano il “tempo ritrovato”, “una birra con gli amici” ottiene il 54% delle preferenze, superando persino il gesto simbolo della nostra epoca digitale e iperconnessa: spegnere lo smartphone per qualche ora (53%). A confermare questa bevanda come simbolo del tempo di qualità, per oltre 1 italiano su 3 (37%) bere una birra (da solo o in compagnia) è già oggi uno dei momenti ideali in cui è possibile ritagliarsi il “tempo giusto”, insieme a una passeggiata all’aria aperta (62%) e al relax sul divano (61%). Il cammino verso l’equilibrio non è privo di ostacoli. Il 67% degli italiani sente ancora che la propria vita segua una “tabella di marcia decisa dagli altri”, quella sequenza implicita di tappe che la società si aspetta: studiare, lavorare, sposarsi, fare carriera. Tra la Gen Z la pressione tocca l’81%. Eppure, gli italiani sanno esattamente cosa vogliono: dedicare più tempo alle relazioni profonde (59%), alla cura di sé (57%) e alle passioni personali (53%). Il lavoro si ferma al 21%, ultimo in classifica. Un segnale chiaro: per gli italiani il “tempo di qualità” è sinonimo di vita piena più che di produttività.
Sul fronte della svolta personale, il 27% indica l’approccio mentale come la prima cosa da cambiare per ritrovare il proprio tempo. Imparare a vivere nel presente, senza rimpianti e senza accelerare. La cultura del “tempo giusto” travalica la dimensione personale e investe anche le scelte di consumo. Il 96% degli italiani apprezza chi, anche in ambito alimentare, si prende il tempo necessario per realizzare un prodotto fatto con cura: il 50% lo vede come “segno di attenzione”, il 46% come “una scelta interessante se porta a un buon risultato”. Applicato alla birra, questo principio trova una risposta entusiasta: alla presentazione di Ichnusa Metodo Lento, il 78% degli italiani si dichiara interessato a provarla. Con un picco dell’82% in Sardegna, terra natale di Ichnusa e unico luogo dove ancora oggi questa birra viene prodotta.
“Quando quasi 8 italiani su 10 ci dicono che vorrebbero provare Metodo Lento, capiamo che stiamo parlando di qualcosa di più grande di una bevanda”, commenta Cristina Newburgh, Marketing Manager Ichnusa. “Non è una questione di rallentare per forza, ma di dare il tempo giusto a ciò che conta: alle persone, ai momenti, alle cose fatte bene. Metodo Lento nasce esattamente da questa convinzione, la stessa con cui, ad Assemini, facciamo birra da più di cento anni”. Se c’è un territorio che anticipa già oggi ciò che il resto d’Italia sta imparando, è la Sardegna. Solo il 24% degli isolani si definisce frenetico (vs 38% nazionale), il dato più basso d’Italia. La pressione della “tabella di marcia sociale” scende al 61% (vs 70% del Nord-est). L’adesione al principio “quando dedichiamo il giusto tempo tutto riesce meglio” è all’87%, tra le più alte d’Italia.
Non è un caso che Ichnusa, nata e radicata in quest’isola, abbia scelto di raccontare proprio il valore del tempo. La ricerca lo conferma: gli italiani associano la Sardegna all’idea di tempo ritrovato. Un aperitivo al tramonto vista mare ad Alghero, il silenzio nel Supramonte, una cena lenta in Barbagia. Un immaginario che parla la stessa lingua di chi sceglie di usare il tempo giusto per fare le cose per bene.
E Ichnusa Metodo Lento nasce dal rispetto per il tempo e dalla passione per la qualità. Per questa birra, infatti, i mastri birrai di Assemini hanno scelto di dare più tempo alla fase di fermentazione, il cuore del processo birraio. Questo tempo extra permette al lievito di lavorare con calma, il luppolo emerge con maggiore chiarezza, il corpo è più pieno risultando una birra molto bilanciata. Si tratta di una lager chiara con un grado alcolico di 4,3% vol., dal corpo pieno e gusto rinfrescante in perfetto equilibrio; il gusto è accessibile, adatto a più occasioni di consumo, perfettamente complementare a Ichnusa Non Filtrata. Ichnusa Metodo Lento è l’ultimo capitolo di una storia centenaria, che racconta la passione per la qualità e la continua voglia di innovare dello storico birrificio di Assemini.

(Adnkronos) - La presidente dell’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale Annalisa Tardino e il viceconsole d’Italia Giacomo Montrasio tagliano il nastro del padiglione 'CruiseItaly' al Seatrade Cruise Global, appuntamento di riferimento mondiale per l’industria delle crociere, in corso a Miami. Lo stand, coordinato da Assoporti, ha riunito le sedici autorità di sistema portuale italiane in un’unica vetrina nazionale, sotto un’unica identità, rafforzandone l’immagine. Tra gli incontri, la partecipazione dell’AdSP siciliana alle attività di MedCruise, dove è stato confermato dalla presidente Theodora Riga che Palermo ospiterà, dal 9 al 12 giugno, la 68ª Assemblea generale dell’Associazione, uno dei momenti più rilevanti per il network crocieristico del Mediterraneo. “Un appuntamento che porterà nella nostra città i principali stakeholder del comparto crocieristico mediterraneo e la stampa internazionale: saremo felici di promuovere i nostri porti e i nostri territori”, ha commentato Tardino.
Come ogni anno, sono stati presentati da Cemar Agency Network i dati sulle previsioni del 2026 che hanno offerto una fotografia chiara del posizionamento raggiunto: Palermo si conferma il quarto scalo italiano per numero di crocieristi con un milione, dopo Civitavecchia, Napoli e Genova. Tra le regioni, la Sicilia è quarta con 2,14 milioni di crocieristi, ovvero il 14,2% del totale, che toccherà il record di 15,1 milioni (+ 2% rispetto al 2025), e che è destinato a crescere ulteriormente nel 2027. Tra i gruppi armatoriali, la leadership è di MSC. Si tratta di risultati che non rappresentano un punto di arrivo, ma una base solida su cui innestare nuove traiettorie di crescita. In questa direzione si inserisce anche l’interlocuzione avviata con Royal Caribbean International. I rappresentanti della compagnia hanno mostrato interesse concreto per le prospettive di sviluppo del porto di Palermo: la compagnia, che il prossimo giugno lancerà e posizionerà nel Mediterraneo la Legend of the Seas, la nave più grande al mondo, guarda con attenzione a nuovi scali in grado di coniugare capacità infrastrutturale e qualità dell’esperienza.
In un quadro internazionale attraversato da tensioni e instabilità che incidono inevitabilmente sulle scelte degli itinerari, il Mediterraneo si configura come uno spazio pronto a riacquisire centralità e i porti della Sicilia occidentale possono intercettare nuove opportunità, a condizione di saper interpretare con lucidità e rapidità i cambiamenti in atto. A suggellare la partecipazione, il riconoscimento ricevuto da Palermo come “porto del sud”, assieme a Ravenna “porto del nord”, nel corso della serata degli “Oscar dei porti”, testimonianza del lavoro portato avanti dall’Autorità e della crescente attenzione internazionale verso il sistema portuale gestito. Tre giornate dense, che si concluderanno domani, nelle quali relazioni istituzionali, confronto tecnico e visione strategica si sono intrecciati di continuo, restituendo la misura di quanto oggi la competitività di un porto si giochi ben oltre i propri confini fisici.
“Essere qui – conclude la presidente dell’AdSP, Annalisa Tardino, che oggi ha visitato il mega terminal di MSC, inaugurato lo scorso anno – significa stare dentro i luoghi in cui si prendono decisioni che avranno effetti concreti nei prossimi anni. Palermo oggi è riconosciuta, ascoltata, osservata con interesse. Ma questo non basta. Dobbiamo continuare a lavorare sulla qualità delle infrastrutture, sulla sostenibilità, sull’efficienza dei servizi e sulla capacità di costruire relazioni solide con gli operatori. Se il Mediterraneo tornerà a essere uno degli assi portanti del traffico crocieristico, sarà anche perché alcuni porti avranno saputo farsi trovare pronti. Il nostro obiettivo è essere tra questi”.

(Adnkronos) - Accelerare l’innovazione anche in agricoltura biologica, rafforzare la competitività delle imprese italiane e garantire agli agricoltori un accesso più rapido a soluzioni efficaci e sostenibili per la difesa delle colture. Sono questi i pilastri del Manifesto per il Biocontrollo, presentato oggi a Roma da Agrofarma e FederBio nel corso di un evento istituzionale ospitato nella Sala Isma del Senato della Repubblica e promosso con il sostegno del senatore Luca De Carlo, presidente della Commissione Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare del Senato.
Il Manifesto nasce dalla collaborazione tra Agrofarma, Associazione di settore di Federchimica che rappresenta le imprese degli agrofarmaci, e FederBio, Federazione che riunisce le organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica. Le due organizzazioni, fortemente impegnate nel settore dell’agricoltura biologica e legate da un Protocollo d’intesa firmato a febbraio 2025, presentano oggi un documento programmatico condiviso con l’obiettivo di avviare un confronto strutturato sul ruolo strategico del biocontrollo: una delle leve più promettenti per coniugare innovazione e sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e produttività agricola.
L’ambizione del Manifesto è quella di diventare un punto di riferimento per l’innovazione a disposizione degli agricoltori e per favorire un dialogo costruttivo con la Politica e le Istituzioni. Al centro, la necessità di ripensare il sistema di protezione delle colture integrandolo con i mezzi per il biocontrollo, in coerenza con gli obiettivi europei per un modello agroalimentare sempre più sostenibile.
All’interno del Manifesto sono inserite cinque proposte chiave, a partire dall’introduzione di una definizione normativa del termine 'biocontrollo', ritenuta prioritaria dagli operatori del settore per superare ambiguità e incertezze regolatorie. Centrale anche la necessità di indirizzare risorse alle Autorità competenti per rendere più efficiente il sistema autorizzativo nazionale, così da dare piena attuazione all’impegno europeo verso procedure più rapide per introdurre nuove sostanze attive di biocontrollo. Accanto agli interventi normativi, il Manifesto sottolinea l’importanza di investire in formazione e informazione lungo tutta la filiera, per promuovere un utilizzo corretto e consapevole dei mezzi tecnici impiegabili anche in agricoltura biologica. Fondamentale, infine, sostenere l’innovazione all’interno della Politica Agricola Comune con misure dedicate e rafforzare la ricerca pubblica, destinando risorse già disponibili e destinabili allo sviluppo del biocontrollo.
“Il Manifesto per il Biocontrollo segna un passaggio decisivo per incentivare la diffusione del biologico, offrendo soluzioni avanzate fondate sui principi dell’agroecologia, accompagnando l’agricoltura italiana verso un modello più sostenibile e resiliente e promuovendo un dialogo costruttivo con la politica e le istituzioni - ha sottolineato Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio - Secondo i dati dell’Osservatorio Agrofarma, negli ultimi dieci anni, la riduzione del 18% nell’uso degli agrofarmaci e l’aumento del 133% dei principi attivi di origine biologica dimostrano che le innovazioni agroecologiche messe a punto per il bio stanno trovando sempre più spazio anche nell’agricoltura convenzionale. Investire in ricerca e formazione sul biocontrollo è fondamentale per sviluppare innovazioni efficaci a sostegno degli agricoltori biologici e, più in generale, per l’intero sistema agricolo. Occorrono però regole chiare e procedure autorizzative più rapide per favorire l’immissione sul mercato dei prodotti di biocontrollo, così da offrire alternative concrete utili a garantire una protezione affidabile delle colture di fronte a sfide sempre più complesse, come la crisi climatica, la perdita di biodiversità e la sicurezza alimentare”.
“Il biocontrollo rappresenta un’opportunità concreta per arricchire la cassetta degli attrezzi degli agricoltori, così da mettere a disposizione soluzioni sempre più performanti, capaci di rispondere alle crescenti esigenze del mondo agricolo - ha dichiarato Paolo Tassani, presidente di Agrofarma - Le nostre imprese sono da tempo impegnate su questo fronte, basti pensare che oggi i prodotti utilizzabili anche in agricoltura biologica rappresentano il 20% del totale degli agrofarmaci presenti sul mercato. La nostra Associazione, quindi, accoglie questo accordo con spirito assai costruttivo, collaborando come sempre attraverso un costante confronto, coniugando le evidenze scientifiche con i reali bisogni dell’agricoltura. Il percorso è appena iniziato e confidiamo nell’apertura di ulteriori tavoli di confronto sul tema del biocontrollo per garantire all’Italia e all’Unione europea un sistema normativo capace di valorizzare innovazione, competitività e sostenibilità".

(Adnkronos) - "Il problema delle liste d'attesa e della carenza di servizi sanitari è il risultato di anni di scelte strutturali che hanno ridotto progressivamente le risorse del sistema. Negli ultimi anni, infatti, sono stati tagliati posti letto, prestazioni e personale sanitario. Inoltre, c'è un blocco di spesa fermo dal 2008. Questo ha portato a una conseguenza diretta: abbiamo meno medici e infermieri, il Servizio sanitario nazionale è in grado di offrire meno servizi e quindi meno prestazioni ai cittadini. A questo si aggiunge il fatto che anche alcune attività fondamentali, come la prevenzione secondaria e terziaria, sono state ridotte. L'offerta sanitaria, quindi, non si è sviluppata, ma si è progressivamente ridotta". Lo ha detto Guido Quici, presidente nazionale del sindacato medici Cimo- Fesmed, intervenuto oggi a Roma al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide'.
Quici sottolinea anche che "molti medici lasciano il sistema non solo per motivi economici, ma anche per altre criticità: il difficile equilibrio tra vita privata e lavoro, il rischio di aggressioni nelle strutture sanitarie, l'alto livello di contenziosi legali e la scarsa autonomia nelle decisioni cliniche e organizzative da parte dei medici". Risultato: "Un sistema con meno personale, meno strutture e quindi meno capacità di rispondere alla domanda di salute. Questo contribuisce all'allungamento delle liste d'attesa". In questo contesto, conclude il leader sindacale, "la frustrazione dei cittadini spesso si scarica sui medici, che però si trovano in prima linea, ma non sono responsabili delle decisioni strategiche che dipendono invece dalle scelte politiche e organizzative del sistema sanitario".

(Adnkronos) - "C'è un tema di aderenza alle terapie e di farmacovigilanza su cui si può agire per ridurre i rischi di una iperprescrizione di farmaci. Noi vediamo gli anziani cronici in cui l'aspetto principale è che vengono inondati di farmaci. Faranno bene tutti questi farmaci o vanno valutati in un'ottica di appropriatezza delle prescrizioni farmaceutiche? Sappiamo che c'è un assorbimento di risorse molto alto nella fase più avanzata dell'età: quasi tutte le risorse vengono sostanzialmente assorbite negli ultimi anni di vita. Valutare questi aspetti in termini sia di aderenza terapeutica, ma anche di eventi avversi, effetti collaterali e farmacovigilanza, può migliorare e garantire una migliore salute", favorendo la sostenibilità del sistema. Lo ha detto Nicola Pinelli, direttore Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere), nel suo intervento al convegno ‘Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide', oggi a Roma.
"Abbiamo sostenuto il disegno di legge sulla farmacia di comunità come luogo di prossimità di salute, specie nelle aree interne - ricorda Pinelli - C'è un ulteriore disegno di legge, che sta girando, sul rafforzamento di una dinamica territoriale perché, anche rispetto alle Case di comunità, abbiamo applicato uno standard che non tiene conto tanto delle criticità orografiche e della reale disponibilità di professionisti soprattutto nelle aree interne, che sono più sguarnite non soltanto di popolazione, ma anche di professionisti. Del resto - osserva - c'è meno attrattività per uno specialista nell'andare a lavorare in una zona territoriale interna rispetto al grande polo universitario. Per occuparsi di comorbidità, oltre al medico di medicina generale, abbiamo una vasta platea di professionisti da intercettare: gli specialisti ospedalieri, gli infermieri di comunità, i tecnici".
In termini di prevenzione, "con le nuove tecnologie abbiamo i dati per la medicina personalizzata, i test genetici - sottolinea il direttore Fiaso - Possiamo andare a capire se c'è una familiarità di certe malattie e quindi fare non solo diagnosi scientifica, ma anche intercettare persone che sono più a rischio, più esposte a sviluppare patologie rispetto ad altre perché c’è una familiarità. In questo l’intelligenza artificiale ci può aiutare. Però - avverte - non è soltanto una questione di strumenti, ma anche di risorse, di pieno ingaggio dei professionisti, di pieno ingaggio dei cittadini, pazienti e famiglie. E' una vasta operazione in cui, se si intende mantenere e sostenere il Servizio sanitario nazionale, bisogna uscire da logiche particolari, corporative e di interessi particolari, e vedere le cose in modo più sistemico".

(Adnkronos) - Le miotonie non distrofiche sono canalopatie ereditarie del muscolo scheletrico che colpiscono fino a circa mille pazienti in Italia. Nonostante la bassa prevalenza, hanno un impatto clinico rilevante, in quanto rigidità muscolare, dolore, affaticabilità e difficoltà motorie possono compromettere significativamente la qualità di vita, l'autonomia personale e la partecipazione scolastica e lavorativa dei pazienti. Il trattamento sintomatico di prima linea è rappresentato dalla mexiletina, principio attivo del farmaco che ha ottenuto l'autorizzazione all'immissione in commercio tramite procedura centralizzata dall'Agenzia europea dei medicinali (Ema) nel dicembre 2018. Tale approvazione ha permesso l'accesso al trattamento in diversi Paesi europei, con rimborsabilità riconosciuta in Francia dal 2021 e in Spagna dal 2023. In Italia, invece, il farmaco è stato collocato in classe C ai fini della rimborsabilità, determinando una conseguente eterogeneità regionale nell'approvvigionamento e nelle modalità di accesso.
Un gruppo multidisciplinare di esperti, coordinato da Guido Primiano, neurologo presso la Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma, ha elaborato un position paper dal titolo 'Accesso tempestivo e appropriatezza terapeutica: una priorità per le miotonie rare non distrofiche'. Il documento - pubblicato da INNLIFES e realizzato con il contributo non condizionante di Avas Pharmaceuticals - analizza il contesto italiano con particolare attenzione a tre aspetti centrali: diagnosi precoce, appropriatezza prescrittiva e continuità terapeutica. Tra le principali criticità - informa una nota - emergono il ritardo diagnostico, la limitata diffusione delle competenze specialistiche al di fuori dei centri di riferimento e la variabilità regionale nei percorsi di accesso alla terapia. Il position paper descrive la mexiletina come caso paradigmatico di una riflessione più ampia sulla governance delle malattie rare, evidenziando come l'attuale assetto regolatorio e organizzativo possa tradursi in percorsi di accesso non uniformi sul territorio nazionale, con possibili ricadute sulla stabilità del trattamento e sulla qualità di vita dei pazienti.
"Le miotonie non distrofiche presentano oggi un elemento positivo importante, rappresentato dalla disponibilità di opzioni farmacologiche efficaci - spiega Primiano - Permangono però bisogni insoddisfatti significativi, in particolare il ritardo diagnostico e la persistente eterogeneità nell'accesso alle cure a livello nazionale, con ricadute concrete sulla qualità di vita dei pazienti. E' quindi necessario promuovere soluzioni in grado di rendere più tempestivi, equi e uniformi i percorsi di diagnosi e cura". Aggiunge Giovanni Meola, professore onorario di Neurologia, università degli Studi di Milano, presidente Fondazione Malattie miotoniche Ets, responsabile presidio Malattie rare, Casa di cura Igea, Milano: "E' fondamentale garantire una distribuzione del farmaco uniforme su tutto il territorio nazionale, evitando disguidi di approvvigionamento. Oggi, infatti, in alcune regioni il farmaco viene preparato in forma galenica, mentre in altre deve essere importato dall'estero, con inevitabili ritardi. Questa situazione ha un impatto negativo sulla qualità di vita dei pazienti, che necessitano di una terapia continuativa". All'elaborazione del documento, come componenti dell'expert panel, hanno contribuito Graziella De Martino, Maria Galdo, Marzia Mensurati e Giovanni Meola.

(Adnkronos) - A partire da oggi, Alexa+, la nuova assistente personale basata sull’intelligenza artificiale generativa, è disponibile in Italia in Accesso anticipato, gratuitamente per tutti. Alexa è diventata parte integrante della vita quotidiana, un vero e proprio membro aggiuntivo delle famiglie italiane: solo negli ultimi tre anni, infatti, i clienti in Italia hanno interagito con Alexa oltre 40 miliardi di volte. Alexa+ è in grado di aiutare concretamente nella vita di tutti i giorni. Prenotazioni al ristorante, shopping, sicurezza domestica, scoperte musicali, gestione degli impegni: Alexa+ fa tutto questo attraverso conversazioni naturali, come se si stesse parlando con un’amica. I clienti in Italia possono iniziare a provarla da oggi gratuitamente, grazie al programma di Accesso anticipato.
La prima cosa che si nota con Alexa+ è quanto tutto diventi semplice e immediato. Niente più comandi specifici o parola di attivazione da ripetere: non si sta parlando a una tecnologia, ma a qualcuno che capisce davvero. Pensieri incompleti, modi di dire, richieste complesse: tutto scorre naturalmente nella conversazione e Alexa+ risponde con una voce migliore, più naturale ed espressiva. Si può cambiare argomento, interrompere, tornare indietro, e lei segue senza problemi.
Alexa+ si basa su modelli linguistici avanzati di grandi dimensioni grazie ad Amazon Bedrock, e la differenza fondamentale è ciò che può fare concretamente per gli utenti. Un'architettura completamente nuova collega centinaia di servizi e dispositivi, trasformando l'intelligenza di Alexa in azioni reali. Alexa+ può intervenire nel mondo reale: sceglie la musica in base al mood, suggerisce un regalo per un parente e glielo fa recapitare, abbassa il termostato quando le viene detto ‘Alexa, fa caldo qui’, suggerisce una ricetta tenendo in considerazione quello che piace di più. Alexa+ è connessa ai servizi che i clienti italiani usano già ogni giorno: gestione della casa intelligente, musica tramite Amazon Music, Spotify o Apple Music, notizie e radio da fonti locali affidabili. Inoltre, a partire dalle prossime settimane, i clienti potranno utilizzare TheFork per prenotare ristoranti semplicemente usando la voce. Continueranno ad aggiungersi nuovi partner nei prossimi mesi per arricchire l’esperienza dei clienti e ampliare ulteriormente le possibilità di utilizzo.
Oltre all'intelligenza, Alexa+ porta attenzione, empatia e, quando serve, anche un pizzico di ironia. Più si interagisce con lei, più diventa utile. Non è più solo ‘Alexa’: è la ‘tua Alexa’. Impara le preferenze: la musica che si ama, i libri che si leggono, i cibi che si evitano, le abitudini della propria famiglia. Grazie al riconoscimento vocale e visivo, distingue i membri della famiglia e personalizza le risposte per ciascuno. Adatta il tono delle conversazioni: se la propria squadra del cuore vince, sarà più entusiasta quando si parla della partita. Se si sta pianificando un viaggio, ricorderà le destinazioni preferite e aiuterà a organizzare i dettagli. E' possibile parlarle della propria routine quotidiana o dei propri progetti e lei aiuterà a rendere la giornata più fluida. Nel caso in cui, per esempio, si dovesse rientrare stanchi dal lavoro, Alexa+ potrebbe abbassare le luci e far partire la propria playlist preferita una volta rientrati a casa. Ricorderà che la mamma è vegetariana o che un membro della famiglia detesta i broccoli, e lo terrà in considerazione per suggerimenti su ristoranti o ricette.
Alexa+ c’è sempre: in cucina mentre si parla con il proprio Echo Show, sull’app Alexa quando si è fuori casa, in salotto davanti a Fire TV o mentre si lavora alla scrivania. Presto, infatti, i clienti in Italia potranno accedere ad Alexa+ direttamente dal browser e ricevere aiuto ovunque si trovino in modo ancora più semplice. Ciò che rende tutto questo ancora più potente è la continuità delle conversazioni. E' possibile iniziare a cercare ricette per la cena su Echo Show in cucina, continuare sul telefono mentre si va a fare la spesa, e Alexa+ riprenderà esattamente da dove si era lasciato, ricordando il contesto e ciò di cui si stava parlando, senza mai perdere il filo.
Finito il caffè? Basta dirlo: Alexa+ suggerirà il marchio preferito al miglior prezzo e chiederà conferma prima di ordinare. Si sta pianificando una cena? Alexa+ crea la lista della spesa considerando le preferenze alimentari dell’utente e della famiglia. Tiene traccia delle consegne, segnala variazioni di prezzo interessanti, aiuta a scoprire prodotti in linea con i propri interessi. Può anche confrontare prodotti, riassumere recensioni e suggerire alternative. Parlare con lei è come chiedere consiglio a un’amica esperta.
Con milioni di dispositivi smart home collegati ad Alexa in Italia, è possibile gestire la casa semplicemente parlando in modo naturale. Dicendo ‘è buio’, Alexa accenderà le luci. Chiedendo ‘pulisci qui’, farà partire il robot aspirapolvere compatibile. È anche possibile creare routine personalizzate completamente con la voce, combinando più azioni: regolare le luci, riprodurre musica, condividere le previsioni meteo, senza bisogno di aprire l'app Alexa.
Alexa+ si muove con l’utente anche da una stanza all'altra. Se si sta preparando la cena in cucina e si dice ‘Alexa, riproduci il mio artista preferito’, partirà sul dispositivo Echo più vicino. Quando ci si sposta in salotto, basta dire ‘Alexa, sposta la musica qui’ e lei lo farà, senza interruzioni. Presto sarà possibile anche controllare consegne e visitatori tramite il proprio videocitofono Ring: basta dire ‘Alexa, è stato consegnato qualche pacco oggi?’ e lei si collegherà alla videocamera Ring, analizzerà le registrazioni e mostrerà se qualcuno ha lasciato un pacco alla porta.
Sviluppare Alexa+ per l'Italia richiede molto più che tradurre qualche parola. Significa capire come le persone in Italia comunicano davvero. L'espressione ‘salute’, per esempio, può essere un brindisi, una risposta a uno starnuto, un augurio sincero, tutto dipende dal contesto. Sono queste sfumature culturali che fanno sì che la tecnologia sembri davvero parte della vita quotidiana. L’Italia si contraddistingue anche per la sua diversità linguistica: dai dialetti del Nord a quelli del Sud, passando per le varietà regionali del Centro, ogni area ha un modo unico di esprimersi.
Scienziati, ingegneri e specialisti del linguaggio italiani che lavorano presso il Centro di Ricerca e Sviluppo Alexa di Torino, hanno dato ad Alexa+ una personalità autenticamente italiana, perfezionando i modelli linguistici e sviluppando nuove tecniche di comprensione del linguaggio naturale. L’obiettivo è fare in modo che Alexa+ capisca non solo cosa si dice, ma anche come lo si dice. È proprio questa combinazione, una tecnologia sviluppata in Italia capace di comprendere davvero la vita quotidiana degli italiani, che fa sì che Alexa+ sembri da sempre parte della famiglia: conosce espressioni locali, le squadre di calcio, la musica più amata, i piatti della tradizione. È possibile chiederle di ricordare la propria squadra del cuore e sarà in grado di capire perfettamente cosa si intende con ‘Quand’è la prossima partita in casa?’. Non è nemmeno necessario specificare la squadra, perché Alexa+ ricorda il contesto e apprende le preferenze.
Alexa+ è stata progettata nello stesso modo in cui viene sviluppato ogni dispositivo: mettendo il cliente al primo posto, proteggendo la privacy, offrendo trasparenza e dando all’utente il controllo completo. La dashboard sulla privacy di Alexa consente di rivedere e gestire le interazioni con Alexa+ in un unico posto. È possibile ascoltare esattamente cosa ha registrato Alexa, controllare i contenuti condivisi, modificare per quanto tempo vengono conservate le registrazioni vocali ed eliminare registrazioni in qualsiasi momento. Tutto è facilmente accessibile nell'app Alexa e online. È l’utente ad avere il controllo.
Durante il periodo di Accesso Anticipato, Alexa+ sarà gratuita per tutti. Successivamente, sarà disponibile a €22,99 al mese, ma continuerà ad essere disponibile senza costi aggiuntivi per tutti i clienti Amazon Prime, aggiungendosi ai numerosi benefici già inclusi: consegne veloci illimitate, Prime Video, Amazon Music Prime, eventi di offerte esclusive come Prime Day e Festa delle Offerte Prime, Amazon Luna, Amazon Photos, migliaia di libri e una selezione di riviste Leggi con Prime e molto altro. Sono due i modi per accedere. 1) Acquistare un dispositivo Echo per avere accesso immediato. In particolare, Echo Show 11, Echo Show 8, Echo Dot Max ed Echo Studio sono dispositivi progettati appositamente per supportare le esperienze di nuova generazione basate sull'intelligenza artificiale generativa, con maggiore potenza di elaborazione, memoria ed edge computing. 2) Chi possiede già un dispositivo Echo compatibile, può registrarsi su amazon.it/nuovalexa per manifestare il proprio interesse all’Accesso Anticipato di Alexa+. Nelle prossime settimane, i clienti italiani saranno invitati a partecipare, espandendo gradualmente l'accesso.

(Adnkronos) - "Le Regioni stanno cercando di intervenire per ridurre le liste d'attesa, ma il tema è complesso e va letto in modo più ampio. Da un lato, ci sono due elementi positivi: cresce la richiesta di salute e in Italia l'accesso alle cure è gratuito, quindi più persone possono farsi curare. Dall'altro lato, però, questi aspetti generano anche alcune criticità. Il fatto che le cure siano gratuite porta in alcuni casi a richieste non sempre appropriate o necessarie. Inoltre, l'aumento dell'età media della popolazione e il maggiore bisogno di assistenza sanitaria fanno crescere la domanda di prestazioni. A tutto questo si aggiunge un altro fattore importante: la sanità oggi è più costosa rispetto al passato, perché diagnostica, tecnologie e terapie sono sempre più avanzate e costose. Dunque, il sistema sanitario si trova a dover gestire una domanda in aumento e più complessa, con costi sempre più elevati". Lo ha detto Roberto Grassi, presidente della Fondazione Fism (Federazione italiana società scientifiche), intervenuto oggi a Roma al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide'.
(Adnkronos) - "È stato un papà severo, ma oggi è lui che prende in giro noi". Così Marianna e Marco Morandi, ospiti oggi a La volta buona, raccontano il loro rapporto con papà Gianni Morandi.
I due fratelli, nati dal matrimonio del cantautore con Laura Efrikian, ricordano con affetto gli anni dell'infanzia: "Io volevo fare la mamma con Marco, lui era un bambolotto per me", racconta lei. Al contrario, Marco ricorda tutte le volte in cui veniva svegliato di notte "perché lei voleva giocare con me".
Oggi il rapporto padre-figli è cambiato: "Ci prende sempre in giro, c'è molta autoironia nella nostra famiglia", dicono entrambi ricordando che papà Gianni "è stato molto severo, rigido, basato su dei principi fondamentali". Valori che oggi, Marco, papà di tre maschi, riconosce, con orgoglio, di aver trasmesso ai suoi figli: "A volte quando parlo con loro mi rendo conto di rimproverarli esattamente come papà Gianni faceva con me".
I due parlano poi della famiglia allargata e del loro fratello minore, Pietro Morandi, in arte Tredici Pietro, nato dal matrimonio di Morandi con Anna Dan, sua attuale moglie. Marco ricorda il momento emozionante di quando papà Gianni è salito sul palco del Festival di Sanremo per duettare con il figlio Tredici Pietro: "È stato davvero un momento emozionante, papà aveva la voce rotta. Noi non l'avevamo mai visto così emozionato. A noi non hanno raccontato nulla, è stato bellissimo".

(Adnkronos) - "Il nostro Servizio sanitario nazionale ha 48 anni , è un sistema di regole e organizzazione rimasto fermo a com'era quasi 50 anni fa, mentre la società è cambiata profondamente: le persone vivono più a lungo grazie anche al progresso farmaoclogico, assistiamo alla cronicizzazione delle malattie, la medicina è più avanzata e i bisogni di salute sono diversi. In questo contesto, non basta mettere più soldi se il sistema non viene aggiornato". Così Pierino Di Silverio, segretario nazionale del sindacato dei medici dirigenti del Ssn Anaao-Assomed, intervenuto oggi a Roma al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide'.
Un punto critico, secondo Di Silverio, riguarda anche "l'uso dei dati e degli strumenti di controllo. Sapere, ad esempio, perché si formano le liste d’attesa è utile - sottolinea - ma questi strumenti non devono diventare un modo per limitare il lavoro dei medici. Se si impongono regole rigide uguali per tutti, si rischia di peggiorare la qualità delle cure, perché ogni paziente ha una situazione diversa e richiede decisioni cliniche personalizzate". Per migliorare il sistema "servirebbero invece cambiamenti profondi nell'organizzazione del lavoro dei dirigenti medici, che oggi spesso operano in un contesto rigido, soprattutto ospedaliero, che non valorizza la professione e non permette di lavorare sempre nel luogo più adatto al paziente".
Si parla molto di "integrazione tra ospedale e territorio", ma "nella pratica non è mai stato chiarito bene cosa significhi davvero - osserva Di Silverio - Secondo questa visione, sarebbe più utile distinguere chiaramente i diversi livelli di cura, invece di usare definizioni generiche. L'obiettivo dovrebbe essere quello di garantire al paziente il luogo di cura più appropriato, nel momento giusto e con il professionista giusto. Inoltre, non bisognerebbe limitarsi a curare la malattia quando è già evidente, ma intervenire prima, prendendo in carico le persone in modo precoce, anche prima che la patologia sia conclamata". E ancora: "Il Ssn dovrebbe essere guidato da criteri pratici e non ideologici. La sanità deve essere uguale per tutti, indipendentemente da condizioni personali o sociali, sesso, religione o provenienza geografica", incalza il leader sindacale. Infine, "non è corretto ragionare in termini di Regioni migliori o peggiori, come se fosse una colpa. Le differenze territoriali esistono e ci saranno sempre, l'autonomia differenziata non farà altro che attrarre i professionisti dalle regioni che stanno peggio, lasciando alla deriva le Regioni più penalizzate che esultano quando escono da un commisariamento. Invece, le aree in difficoltà dovrebbero essere aiutate di più, non penalizzate. Altrimenti si rischia di aumentare ulteriormente i divari, anche nella distribuzione di medici e professionisti", conclude Di Silverio.
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