
(Adnkronos) - Un operaio di 39 anni, Francesco Vona, è morto questa mattina in un incidente sul lavoro avvenuto nella cava della Postumia Cave, dell'azienda SuperBeton, a Giavera del Montello, in provincia di Treviso. L'uomo è rimasto schiacciato da un rullo mentre stava lavorando all'interno dell'impianto.
Secondo una prima ricostruzione, Vona è intervenuto per soccorrere un collega che era rimasto incastrato con un braccio durante un intervento di manutenzione a un nastro trasportatore. Nel tentativo di aiutarlo, il 39enne è rimasto a sua volta impigliato nel macchinario, riportando ferite mortali. Il collega coinvolto nell'incidente è rimasto ferito, ma le sue condizioni non sono gravi.
Sul posto sono intervenuti i sanitari del Suem 118, i carabinieri e i tecnici dello Spisal, che hanno avviato gli accertamenti per ricostruire con esattezza la dinamica dell'incidente e verificare eventuali responsabilità.
"Un collega ci ha raccontato che si erano salutati all'inizio del turno augurandosi una buona giornata, senza immaginare quello che sarebbe successo poche ore dopo – dicono i sindacalisti della Filca Cisl Belluno Treviso, Marco Rossitto e Andrea Padrin, tra i primi oggi ad arrivare sul luogo della tragedia – Tutti ci hanno descritto Francesco come una persona generosa, sempre disponibile ad aiutare gli altri. Quando ha visto il collega in difficoltà ha agito d'istinto, probabilmente senza pensare al pericolo". "Oggi ci troviamo ancora una volta a commentare una morte sul lavoro che ci lascia sgomenti - aggiugono - e che dimostra come, nonostante i progressi compiuti sul piano normativo, la battaglia per la sicurezza sia tutt'altro che conclusa". Il reggente della Cisl Belluno Treviso, Massimiliano Paglini, esprime il cordoglio da parte dell'intera organizzazione sindacale. "Una tragedia come questa - dice - ci richiama ancora una volta alla responsabilità collettiva di fare tutto il possibile perché nessuno perda la vita mentre lavora. La sicurezza non può essere considerata un adempimento burocratico, ma deve diventare un valore condiviso e un investimento permanente. È necessario rafforzare la prevenzione attraverso una formazione continua e partecipata, capace di accrescere la consapevolezza dei rischi e il senso di responsabilità di tutti i soggetti coinvolti. Allo stesso tempo è indispensabile garantire la piena applicazione delle norme, intensificando i controlli e la vigilanza nei luoghi di lavoro e investendo nella diffusione della cultura della sicurezza".
Si è conclusa la prima fase del Premio Internazionale Franco
Solinas 2026 per sceneggiatori professionisti o sceneggiatori
emergenti che abbiano già acquisito e sviluppato la padronanza
delle tecniche di sceneggiatura per la costruzione di film di
lungometraggio pensati per la sala cinematografica e fruibili anche
sulle piattaforme multimediali.
(Adnkronos) - “Rafforzare la sanità pubblica, tutelarla, e garantire i diritti sul lavoro superando i subappalti significa parlare alla vita delle persone. Oggi il diritto alla salute non è garantito, nonostante la fatica di medici e infermieri sul lavoro, perché si stanno tagliando la spesa pubblica e i servizi. Al contempo, non si cancellano quelle leggi che hanno precarizzato il lavoro, favorendo la logica dell’appalto e del subappalto”. Così il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, intervenendo all’ospedale Sandro Pertini di Roma in un incontro ampio e partecipato. In tutta Italia, oggi, la Cgil e la Funzione Pubblica Cgil - riporta una nota - hanno promosso una giornata straordinaria di raccolta firme negli ospedali e nei presìdi sanitari a sostegno delle 2 proposte di legge di iniziativa popolare dedicate alla salute e agli appalti. L’obiettivo è di coinvolgere cittadine e cittadini direttamente nei luoghi dove ogni giorno si misura lo stato di salute del Servizio sanitario nazionale, sempre più sotto pressione tra carenza di personale, liste d’attesa, sottofinanziamento e crescente ricorso al privato. La proposta di legge sulla sanità - ricorda la Cgil - nasce da un percorso condiviso con numerose associazioni impegnate nella tutela del diritto alla salute. L’obiettivo è dare piena attuazione all’articolo 32 della Costituzione e ai principi della legge 833 del 1978, che ha istituito il Servizio sanitario nazionale, rafforzando il sistema pubblico, investendo sul personale e rimettendo al centro la qualità delle cure.
“Tra il 2012 e il 2024 – spiega Federico Bozzanca, segretario generale della Funzione Pubblica Cgil - la spesa del personale del Servizio sanitario nazionale sulla spesa complessiva è scesa dal 39,7 al 36,6%: è il segnale di un insufficiente turnover e di una fuga dei professionisti dal servizio pubblico. Ci sono 6,9 infermieri per mille abitanti contro una media Ocse di 9,5 per mille abitanti. Il personale continua ad invecchiare nonostante le recenti assunzioni: la media di età è di 49 anni e crescono gli over 60 che nell'ultimo anno passano dal 12 al 17%. È una vera emergenza occupazionale che incide profondamente sulla garanzia di servizi fondamentali che sempre più spesso vengono gestiti da strutture private che fanno profitti sulla pelle dei lavoratori”
Accanto a quella sulla sanità, il sindacato - continua la nota - sta dando seguito “anche alla raccolta firme per la proposta di legge sugli appalti. Due iniziative che affrontano temi diversi ma strettamente collegati: da una parte il diritto universale a cure accessibili e di qualità, dall’altra la necessità di contrastare il dumping contrattuale, la precarietà e le esternalizzazioni che troppo spesso peggiorano le condizioni di lavoro e la qualità dei servizi offerti ai cittadini”. Oltre che sui banchetti, è possibile firmare le proposte di legge anche online, sul sito del ministero della Giustizia: firmereferendum.giustizia.it

(Adnkronos) - "La chiacchierata con Federer a Wimbledon è stata grandiosa. Negli ultimi due o tre anni mi sono appassionato al tennis anche grazie alla conoscenza con Sinner e parlare con Federer è stato fantastico: abbiamo parlato di quando lui giocava, della vita in generale e delle mie gare. E' una persona umile e aperta, è stato stupendo. E mi ha dato un consiglio: pensare ad una gara alla vola e gestire le emozioni". Così il pilota della Mercedes Kimi Antonelli nel corso della conferenza stampa piloti alla vigilia del fine settimana del Gp del Belgio a Spa.
“A Silverstone eravamo in alto in tutte le sessioni, ed è importante -aggiunge il 19enne emiliano-. Io devo dare il massimo in tutti gli aspetti che posso controllare e fornire le prestazioni. Il resto non dipende da me. Ho avuto abbastanza episodi sfortunati, episodi esterni che non potevo gestire. Ma fa parte del motorsport. Il team sta facendo di tutto perché non accada di nuovo. Che prospettive a Spa? Ci aspettiamo di essere veloci, anche se la Ferrari è stata una sorpresa a Silverstone e in qualifica sembrano avere sempre qualcosa in più del previsto. Ma massima attenzione anche a Red Bull e McLaren. Sono concentrato però su me stesso. L’affidabilità non è stato il nostro punto di forza a differenza di Ferrari, ma si sta lavorando duramente affinché non ci siano più problemi. Di sicuro, sia io che Russell abbiamo perso punti importanti per alcuni”
"Il voto di metà stagione? Non mi darei 10, ad esempio per l’errore in Australia nelle FP3. E poi lì ho quasi mancato le qualifiche. In Giappone ho vinto, ma sono partito davvero male… Dopodiché, più di recente, l’errore nella Sprint a Miami o le qualifiche a Barcellona e in Austria. Mi darei 8,5", conclude Antonelli.

(Adnkronos) - Le aziende italiane stanno ottenendo ritorni sugli investimenti (Roi) sempre più positivi dall'intelligenza artificiale, nonostante persistano alcune sfide. E in media, le imprese italiane prevedono di investire quest'anno 18,4 milioni di dollari in Ai, una cifra inferiore alla media globale che si attesta sui 28 milioni di dollari. Tuttavia, gli investimenti in Ai nel nostro Paese sono destinati a crescere del 45% nei prossimi due anni. E' quanto emerge da un nuovo studio condotto da Sap Se e Oxford Economics. Anche il livello del RoI sta registrando un forte incremento. Le aziende italiane si aspettano un Roi del 20% quest'anno (pari a 4,9 milioni di dollari), percentuale che dovrebbe aumentare fino a raggiungere il 38% entro due anni (12,2 milioni di dollari).
L'AI agentica è al centro di queste aspettative. Nei prossimi due anni, si prevede infatti che il Roi derivante dall’AI agentica raggiungerà i 13,7 milioni di dollari in Italia. Questi dati emergono da una nuova ricerca globale, 'The SAP Value of AI 2026', che ha coinvolto 2.300 dirigenti aziendali in 13 paesi, di cui 200 nel nostro Paese. Commentando lo studio, Carla Masperi, Amministratore Delegato di Sap Italia ha osservato: “Nell’ultimo anno l’Italia è passata dalla fase di sperimentazione dell’Ai a quella operativa, e questo sta iniziando a dare risultati concreti. Ma c’è ancora molta strada da fare. Un’Ai priva di contesto, che si tratti di processi, dati o governance, nella migliore delle ipotesi genera attività senza risultati, nella peggiore crea nuovi rischi”.
Oggi, oltre un quarto delle attività (26%) di un'azienda italiana è supportato dall'intelligenza artificiale, percentuale che si prevede aumenterà al 44% entro i prossimi due anni. Tuttavia, se da un lato crescono gli investimenti strategici in AI (20%), dall’altro gli approcci frammentati restano i più diffusi (36%). In parte, questa situazione potrebbe legata alla leadership. Meno della metà delle aziende italiane ha un responsabile dedicato all'AI e alla sua adozione (45%), che definisca i KPI per l'Ai a livello manageriale (35%) o che fornisca percorsi di formazione sulle funzionalità e sui rischi dell'Ai (37%).
Nonostante queste difficoltà, il 73% delle aziende italiane si dichiara soddisfatto del ROI attuale dell'AI, anche se oltre la metà ritiene che il potenziale dell’intelligenza artificiale non sia ancora pienamente sfruttato. Parte di questo ottimismo è dovuto all'AI agentica: i tre quarti del campione (75%) ritiene che l'AI agentica abbia un potenziale da moderato a molto elevato nel trasformare la propria organizzazione. Tuttavia, la tecnologia è ancora agli inizi: solo l'1% delle aziende intervistate si considera pienamente preparata all'AI agentica, mentre la maggioranza afferma di essere parzialmente preparata o addirittura non pronta.
Le organizzazioni italiane si trovano ad affrontare una serie di sfide per ottenere un ritorno sull'investimento (ROI) dagli investimenti in AI, in particolare sul fronte dei dati, delle risorse umane e della governance. La qualità dei dati rimane la sfida principale. Nonostante il 67% delle aziende affermi di essere pronta per l'AI in termini di dati, il 74% segnala problemi legati alla scarsa qualità delle informazioni disponibili. Un aspetto che ha un impatto sulle attività quotidiane, con il 77% delle imprese che dichiara di aver sperimentato rilavorazioni, ritardi o accumuli di lavoro arretrato a causa della scarsa qualità degli output forniti dall'intelligenza artificiale.
Anche l’impatto dell’AI sulla forza lavoro rappresenta una sfida significativa. Otto aziende italiane su dieci (80%) non sono convinte che le iniziative di aggiornamento professionale intraprese dalla propria azienda tengano il passo con l'evoluzione degli strumenti di AI. Inoltre, meno dell'1% degli intervistati ha affermato che l'AI non avrà alcun impatto sulla pianificazione della forza lavoro. Nel frattempo, il fenomeno della Shadow AI resta un problema sentito: il 67% degli intervistati ha dichiarato che ciò accade all’interno della propria organizzazione almeno occasionalmente. Infine, la governance rappresenta uno degli ostacoli più rilevanti per la creazione di valore dell'AI in ambito aziendale. Solo un’impresa su dieci dichiara di essere pienamente pronta a governare efficacemente l’intelligenza artificiale, sia in termini di competenze (11%) sia di processi e framework organizzativi (10%).
“Il prossimo passo per ottenere valore dalla nuova tecnologia sarà integrare dati, processi e AI. Le aziende italiane devono comprendere che l’AI spesso offre un valore più difficile da misurare di quanto ci si aspetti, e comporta rischi che evolvono a un ritmo molto veloce perché la maggior parte dei sistemi di governance riesca a stare al passo. La governance dell’AI, ad esempio, sta diventando la sfida più importante che molte aziende ancora non sanno di avere”, continua Masperi.
Queste criticità potrebbero amplificarsi in un futuro sempre più orientato all’AI agentica. Attualmente, il 40% delle aziende italiane non dispone di processi con intervento umano (human-in-the-loop) per supervisionare i workflow agentici; il 25% non ha sistemi di controllo e autorizzazione degli accessi per gli agenti AI; e solo il 48% mantiene un registro degli agenti utilizzati all’interno della propria organizzazione. Si tratta di aspetti importanti, considerando che quasi due terzi delle aziende (63%) concordano o non sanno se stanno implementando agenti AI a un ritmo più veloce di quello con cui riescono a gestirli.
“Generare valore reale dall’AI non sarà semplice, perché richiede un approccio completamente nuovo”, spiega Masperi. “Le imprese italiane, grandi e piccole, dovranno connettere l'AI ai dati e ai processi che alimentano il loro business, garantendo al contempo che abbia il contesto e la governance necessari per guidare risultati affidabili. Questo è ciò che definiamo Autonomous Enterprise. Non si tratta di una trasformazione puramente tecnologica, ma è soprattutto umana. Il vero valore si realizza solo quando agenti, processi e persone lavorano in sinergia”, conclude.

(Adnkronos) - Begona Gomez, la moglie del premier spagnolo Pedro Sanchez, andrà a processo per traffico di influenze e appropriazione indebita di fondi pubblici. Questo è quanto ha deciso un tribunale di Madrid che ha confermato la decisione del giudice Juan Carlos Peinado di rinviare a giudizio la moglie del premier. Il tribunale ha però revocato il divieto di espatrio che era stato imposto dal giudice, a giugno aveva ritirato il passaporto di Gomez ed è stata ritirata l'accusa di corruzione.
Non è stata ancora fissata la data del processo che si svolgerà con una giuria poolare come richiesto da Peinado che per due anni ha indagato sulla denuncia presentata da un'organizzazione anticorruzione legata all'estrema destra contro Gomez, che fino al 2024 dirigeva un master di management all'università Complutense di Madrid, di aver sfruttato la posizione del marito per ottenere l'incarico accademico e finanziamenti. Inoltre la moglie del premier socialista è stata accusata di appropriazione indebita di un software creato per l'università e di aver utilizzato i servizi di un'assistente, impiegato presso l'ufficio del primo ministro, per agevolare le sue attività universitarie.
La notizia della decisione che è stata presa lunedì scorso dalla corte di Madrid, arriva dopo che nei giorni scorsi il fratello di Sanchez, David, è stato condannato e interdetto da qualsiasi carica pubblica per nove anni per aver usato l'influenza del fratello maggiore per ottenere un incarico nella pubblica amministrazione. Anche due ex stretti collaboratori del premier sono stati coinvolti in casi di corruzione, Santos Cerdan e l'ex ministro dei Trasporti, Jose Luis Abalos, condannato a fine giugno a 24 anni.

(Adnkronos) - Circa 10 milioni di euro di liquidi, oltre 6,6 milioni di euro dal 2xmille, poco meno di 2,5 milioni dalle 'donazioni' di parlamentari. Conti in attivo per Fratelli d'Italia nel 2025, che chiude l'ultimo bilancio, quello al 31 dicembre, con un avanzo di gestione di 1 milione, 177mila 270 euro milioni di euro. Giorgia Meloni può contare su un vero e proprio tesoretto che farebbe gola a chiunque in questi tempi di magra post abolizione del finanziamento pubblico ai partiti in vista delle prossime politiche.
Numeri alla mano, i meloniani hanno casse floride grazie al contributo di 'eletti' e cittadini comuni pari a 2 milioni 464mila 507 euro (cui bisogna aggiungere appena 11mila euro versati da imprese) e ai 6, 617 milioni 861mila 62 euro derivanti dall'Irpef (un introito, scrive nella sua relazione gestionale il tesoriere Roberto Carlo Mele, che "ha registrato nel 2025 una ulteriore crescita rispetto all'anno precedente confermandola come la più importante e diffusa fonte di microfinanziamento di Fdi").
La premier dispone soprattutto di un partito molto liquido: 9 milioni 660mila 677, 33 euro in depositi bancari e postale, di cui 3mila 836 euro in contanti. A rimpinguare le finanze anche il tesseramento: le quote associative annuali ammontano a 1 milione 660mila 358 euro. Da 'attività editoriali, manifestazioni e altre attività' arrrivano 20mila 496 euro. I 'proventi da erogazioni liberali' derivano soprattutto da deputati, senatori ed eurodeputati. Tra i parlamentari che hanno contribuito alla causa Meloni ha versato 12mila euro. Nel rivendicare che i "conti sono costantemente in equilibrio e i fornitori sono pagati con regolarità", Mele sottolinea che "i contributi volontari dei parlamentari nazionali ed europei contribuiscono all'equilibrio economico del partito".
Pochi gli imprenditori che finanziano via della Scrofa per complessivi 11mila euro: si tratta delle cosiddette contribuzioni da persone giuridiche, ovvero, 6mila euro dalla Farmacia dottor Alberto Gemmato Sas di Maurizio Rocco Gemmato & C e 5mila euro dalla 'Sic Società per l'industria dei calcari srl'. Carte alla mano, spiccano i 418mila euro versati da Fdi nelle casse del movimento giovanile, 'Gioventù, nazionale'. Non solo: il partito guidato da Meloni ha 'donato' 88mila euro a Ecr e 19mila euro all'Idu-International Democracy Union. Per le campagne elettorali, il partito ha speso 319mila 269 euro per le regionali nelle Marche; 151mila 032 euro in Campania; 53mila 853 euro in Veneto; 49mila 253 euro in Toscana; 29mila euro in Valle d'Aosta; 9mila 360 euro in Calabria; 6mila 487 euro in Puglia. A fronte di un patrimonio netto di 8 milioni 035mila 683 euro,
I debiti ammontano a 499mila 414 euro, quelli verso fornitori entro 12 mesi sono stimati in 372mila 793 euro. Per 'servizi', voce comprensiva delle spese per propaganda, organizzazione di eventi e manifestazioni, Fdi spende 4 milioni 879mila 724 euro, mentre sborsa per il personale 803mila 482 euro e 205mila 411 euro per 'godimento beni di terzi', posta che comprende la locazione di attrezzature per ufficio e l'affitto della sede nazionale.

(Adnkronos) - “Madrigal ha deciso di dedicarsi al 100% alla Mash perché si tratta di una malattia epatica seria, con forti impatti clinici, economici e sociali”. Lo spiega Bernard Kilbane, Vice president & General manager di Madrigal Pharmaceuticals Italy, all’incontro con la stampa organizzato oggi a Milano dalla farmaceutica dedicato alle prospettive e ai bisogni insoddisfatti relativi alla steatoepatite associata a disfunzione metabolica, malattia cronica e progressiva che può causare cirrosi, scompenso epatico ed epatocarcinoma. "È la prima causa di trapianto di fegato tra le donne e la seconda causa in assoluto, con un peso per lo Stato italiano di circa un miliardo di euro ogni anno - continua Kilbane - Si contano circa 5mila pazienti in Italia che vivono con la Mash in stadio moderato ed avanzato. Sono persone che, senza una cura appropriata, vanno incontro a complicanze epatiche gravi entro poco tempo”.
Per la farmaceutica, "l'Italia è un Paese strategico: rappresenta infatti il sesto mercato farmaceutico al mondo e presenta diverse eccellenze tra la sua comunità scientifica e i centri di ricerca. I nostri prodotti sono stati sviluppati anche grazie all'aiuto italiano - sottolinea - Continuiamo questa collaborazione con i pazienti, i clinici e le istituzioni per fare della Mash una priorità di salute pubblica e favorire il disegno di percorsi di diagnosi e cura di cui c'è tanto bisogno”.
“Oltre ad essere una malattia seria - rimarca Kilbane - è anche silenziosa e poco conosciuta. Oggi abbiamo la possibilità di parlarne e di creare cultura e consapevolezza, così che i pazienti possano essere diagnosticati in modo precoce, prima di andare incontro a complicanze epatiche gravi, ed essere trattati con cure conservative, come dieta e cambiamento di stile di vita. Parlarne è un atto di responsabilità e di cura nei confronti della popolazione” conclude.

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(di Laura Valentini) Grazia Deledda, l'autrice di 'Canne al vento',
è stata insignita del Premio Nobel per la letteratura nel 1926: per
celebrare questo centenario arriva 'Deledda 100' progetto
celebrativo che avrà luogo nella sua terra natia, la Sardegna. Il
primo evento è in programma il 5 agosto, quando a San Giovanni di
Sinis (Cabras) nella provincia di Oristano sarà presentato lo
spettacolo 'Deledda e Duse - La rivoluzione silenziosa' nel quale
la figura della scrittrice di Nuoro sarà ricordata assieme alla
leggendaria attrice che nel 1916 interpretò 'Cenere', il film
tratto dal romanzo di Deledda e che costituì l'unica prova
cinematografica di Duse.
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(Adnkronos) - Fino all'80% dei pazienti colpiti da un tumore può andare incontro a linfedema. La malattia cronica che si manifesta come gonfiore di una regione del corpo per l'accumulo di linfa nei tessuti può avere gravi conseguenze sulla qualità della vita e i mesi estivi sono spesso i più difficili da gestire. Caldo, sudorazione ed esposizione al sole possono rendere la pelle più fragile e aumentare il rischio di irritazioni e infezioni. Per questo, l'igiene e la cura della cute sono parte essenziale del trattamento, sia nelle fasi iniziali sia nel percorso di mantenimento, per prevenire le complicanze e salvaguardare la qualità di vita. Sono i temi del nuovo appuntamento del Programma quinquennale di educazione terapeutica promosso dalla Fondazione per la medicina personalizzata, in collaborazione con la Fondazione Luigi Maria Monti-Idi-Irccs, in programma oggi nell'Aula Cavalieri dell'Idi-Irccs di Roma. Dermatologi, oncologi, chirurghi vascolari e fisioterapisti - informano gli organizzatori in una nota - si riuniscono per offrire a malati e caregiver indicazioni pratiche, semplici e scientificamente fondate sulla prevenzione e gestione della patologia.
"Il linfedema non è una conseguenza inevitabile delle cure oncologiche", afferma Laura Colonna, direttore dell'Uoc Cedri-Centro di Dermatologia rigenerativa e immunologica e dell'Ambulatorio per le Reazioni cutanee avverse da farmaci oncologici dell'Idi-Irccs. "Se riconosciuto ai primi segnali e gestito correttamente, può essere controllato in modo più efficace e, nelle fasi iniziali, può ancora regredire. Durante l'incontro di oggi - spiega - aiutiamo i pazienti a riconoscere i comportamenti corretti da adottare ogni giorno: dalla detersione all'idratazione, fino alla protezione solare e alla scelta dei prodotti più adatti a una cute delicata".
L'appuntamento si inserisce in un percorso avviato oltre 2 anni fa per aiutare i pazienti oncologici a rischio o già affetti da linfedema a conoscere meglio questa condizione, a riconoscerne tempestivamente i segnali e a partecipare in modo consapevole al proprio percorso di cura. "Curare il linfedema non significa soltanto eseguire una terapia, ma imparare a riconoscerlo presto e a gestirlo correttamente - sottolinea Paolo Marchetti, presidente della Fondazione per la medicina personalizzata e direttore scientifico dell'Idi-Irccs - Quando il paziente acquisisce gli strumenti per comprendere i primi segnali e adottare i comportamenti più appropriati, aumenta la possibilità di intervenire tempestivamente, diminuisce il rischio di complicanze e può preservare meglio la propria qualità di vita. È questo uno degli aspetti più concreti della medicina personalizzata applicata agli effetti delle cure oncologiche".
Il linfedema - riporta la nota - può essere inizialmente sottovalutato, perché i primi sintomi (senso di pesantezza, tensione della cute, gonfiore lieve o difficoltà nei movimenti) possono sembrare poco specifici. Proprio per questo è importante non attendere che il quadro diventi più evidente. Una valutazione precoce consente di avviare rapidamente gli interventi più appropriati e aumenta le possibilità di ottenere una regressione nelle fasi iniziali o, comunque, di prevenire la progressione. "Vogliamo consolidare un approccio proattivo al riconoscimento precoce e alla gestione del linfedema - precisa Annarita Panebianco, direttore sanitario dell'Idi-Irccs - Professionisti sanitari, pazienti, caregiver e associazioni devono sentirsi parte dello stesso percorso. La presa in carico non può limitarsi al singolo trattamento, ma deve accompagnare la persona nel tempo e aiutarla a intervenire prima che la condizione diventi più difficile da controllare".
L'impatto del linfedema non è soltanto fisico. Il gonfiore, il dolore, le limitazioni funzionali e il timore delle complicanze possono pesare su persone che hanno già affrontato un percorso oncologico complesso. "Può incidere profondamente sulla vita quotidiana del paziente e della sua famiglia - evidenzia Federica De Galitiis, direttore Uoc di Oncologia dell’Idi-Irccs - Per questo è importante offrire non soltanto terapie, ma anche conoscenze e strumenti pratici che aiutino la persona a recuperare autonomia, sicurezza e fiducia nella possibilità di intervenire efficacemente". A tale proposito, il responsabile dell'Ambulatorio di Prevenzione, diagnosi e cura del linfedema dell'Idi-Irccs, Corrado Cirielli, aggiunge che "riconoscere tempestivamente il linfedema consente di costruire una presa in carico personalizzata e di intervenire quando il quadro è ancora più favorevolmente modificabile".
Il percorso comprende anche la terapia fisioterapica decongestiva coordinata da Roberto Bartoletti, fisioterapista dell'Istituto, e l'educazione del paziente alla gestione quotidiana. "Il confronto con i dermatologi - conclude Bartoletti - rappresenta una naturale evoluzione del nostro lavoro. Il linfedema richiede una presa in carico a 360 gradi, nella quale il trattamento riabilitativo, la cura della pelle e la partecipazione consapevole del paziente devono procedere insieme".
(Adnkronos) - L'Argentina segna il gol del 2-1 contro l'Inghilterra e completa la rimonta nella semifinale dei Mondiali 2026. La rete di Lautaro, al 92', scatena la gioia irrefrenabile del telecronista Pablo Giralt, "sull'orlo dell'infarto".

(Adnkronos) - Sostenibilità, sicurezza, legalità e competitività. Alla luce delle continue tensioni geopolitiche, sono queste le parole-chiave del dibattito dell’Assemblea di Assogasliquidi-Federchimica, riunita nella sede del ministero delle Imprese e del Made in Italy, in rappresentanza delle filiere industriali italiane del GPL e GNL. “Il messaggio principale lo vogliamo mandare a Bruxelles – ricorda nel suo intervento il presidente dell’associazione Matteo Cimenti – perché negli ultimi mesi dall’Ue sono arrivati segnali di un promettente nuovo approccio comunitario rispetto alla gestione della transizione. Se sarà confermato nei fatti, i gas liquefatti saranno ancor più protagonisti nella vita quotidiana di consumatori e imprese, grazie agli sforzi fatti dall’industria italiana in termini di investimenti, infrastrutture e tecnologia”.
I numeri del Gpl sono pressoché stabili ma le nuove immatricolazioni sono in calo di fronte alle incertezze sul futuro automotive, mentre per il retrofit l’industria della componentistica e della distribuzione confida sull’utilizzo degli incentivi appena varati proprio dal Mimit. Il Gnl è in crescita negli usi industriali, stabile nel trasporto stradale e in rampa di lancio nel settore marittimo. Le previsioni potrebbero essere migliori qualora diventasse concreta l’inversione di rotta che sembra aver preso l’Europa sulle scelte di politica energetica.
L’associazione sottolinea lo sviluppo odierno di molecole rinnovabili come bioGpl (e Dme rinnovabile) e bioGnl, “sempre più presenti nel mercato e rispondenti all’esigenza espressa dalla Commissione Ue di promuovere produzioni nazionali. È necessaria quindi una forte accelerazione sulla revisione dei principali atti normativi Ue a partire dal regolamento CO2 sulle auto.
“L’attuale proposta di parere elaborato dal relatore Massimiliano Salini – ricorda Cimenti – attribuisce finalmente un ruolo concreto ai biocarburanti, superando l’approccio di conteggio delle emissioni solo ‘a bocca di motore’. L’industria automotive (compresa quella della componentistica) ha bisogno di certezze per poter compiere le proprie scelte di investimento ed è quindi urgente giungere all’adozione di modifiche sostanziali al regolamento comunitario in linea con quanto indicato nella proposta di parere. Ma è necessario mettere mano – con gli stessi obiettivi e con gli stessi percorsi inclusivi di tutte le tecnologie – anche al regolamento sulle emissioni di CO2 dei veicoli pesanti. Su tutti questi aspetti, confidiamo nel sostegno del Governo italiano e di tutte le forze politiche per una nuova competitività del nostro sistema industriale manifatturiero ed energetico. Lo stesso approccio va rivolto alla attuazione della direttiva ‘Case green’ che – se non applicata in modo tecnologicamente neutrale – riuscirà ad aggredire solo una piccolissima parte del patrimonio immobiliare europeo, allontanandoci dal raggiungimento dei target di decarbonizzazione”.
Sul tavolo anche l’argomento della disciplina ETS2 con i suoi impatti su imprese e consumatori. “L'aumento dei costi energetici rischia di incidere significativamente sulle aree rurali, territori montani, piccoli comuni e attività economiche più esposte, oltre che sugli automobilisti – avverte Cimenti – e per questa ragione continuiamo a chiedere che le risorse generate dai nuovi meccanismi vengano integralmente reinvestite nei settori che le producono, sostenendo gli investimenti industriali nelle molecole rinnovabili, nonché in misure di mitigazione per i consumatori, nella chiara consapevolezza che la sfida climatica non può essere affrontata indebolendo la competitività europea o aggravando le condizioni delle fasce più vulnerabili della popolazione”.
Nel settore del GNL, Assogasliquidi-Federchimica chiede continuità sulle misure incentivanti per la produzione del biometano con un focus particolare sulla crescita di disponibilità di bioGnl ed una piena valorizzazione del prodotto anche prendendo spunto dal successo ottenuto in Germania dal sistema Thg Quote. Contemporaneamente va assicurato il riconoscimento delle garanzie di origine ai fini Ets (sia Ets1 che Ets2), anche per abilitare il pieno potenziale del meccanismo della ‘virtual liquefaction’ e garantire certezze alla filiera circa la documentazione da utilizzare per valorizzare correttamente il prodotto di origine bio.
La modesta crescita dei consumi nel trasporto stradale pesante (+3%) rende ancora più necessaria l’emanazione del decreto del ministero dei Trasporti che deve dare concreta attuazione allo stanziamento di 590 milioni di euro destinati al rinnovo del parco mezzi delle imprese di autotrasporto per il prossimo quinquennio, secondo l’associazione. Qui la richiesta è di significative premialità all’acquisto di mezzi alimentati a Gnl e bioGnl. A tale misura, è necessario aggiungere un credito di imposta per l’acquisto soprattutto di bioGnl, al fine di consentire la ripresa del mercato delle immatricolazioni e la piena valorizzazione della rete dei punti vendita di distribuzione così come delle infrastrutture primarie di approvvigionamento.
Infine, gli aspetti della legalità e sicurezza: “In quest’ottica – conclude Cimenti – la proficua e duratura collaborazione con la Direzione generale del Ministero dell’Ambiente e l’attività di contrasto all’illegalità portata avanti dal Corpo della Guardia di Finanza sono essenziali per garantire che le Imprese del settore operino in conformità con le regole, a tutela sia della corretta competitività tra gli operatori, sia del rispetto dei più alti livelli di sicurezza. Contemporaneamente, le attività sviluppate insieme al Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco – in termini sia di monitoraggio degli eventi incidentali sia di aggiornamento continuo della formazione e delle regole tecniche poste a presidio delle nostre attività – pensiamo siano fondamentali per consentire una competitività in sicurezza del nostro comparto”.

"Con il quadro informativo che noi abbiamo ad ora non si può dire cosa è successo e cosa ha originato il crollo. Sappiamo che c'erano dei lavori di ristrutturazione e che il crollo sarebbe avvenuto nella parte che era interessata dagli interventi. Adesso come avviene in questi casi si apre un procedimento giudiziario e saranno nominati dei consulenti che faranno innanzitutto un'attività di raccolta di documentazione, la prima cosa da fare in questi casi, e poi sarà necessario fare delle indagini sul posto, quindi sulle macerie. Sicuramente l'approccio dell'ingegneria forense moderna potrà consentire di dare coerenza a una serie di ipotesi che un tecnico esperto può iniziare a fare sulla base di documenti e poi consolidare con una serie di accertamenti sul posto dove una analisi del quadro del crollo, quindi guardando a come sono le macerie, può consentire di capire dove si è originato lo stesso". E' prudente Andrea Prota, professore ordinario di Tecnica delle Costruzioni e docente di Diagnosi e Terapia dei Dissesti strutturali presso l'università studi di Napoli Federico II, nel lanciare ipotesi, con Adnkronos/Labitalia, sul crollo di oggi di parte del Tribunale di Bolzano.
Secondo Prota, che è anche presidente del consiglio dell'ordine provinciale degli ingegneri di Napoli "i consulenti nominati lavoreranno per comprendere i tipi di interventi che erano in corso. Ci saranno sicuramente anche delle informazioni che forniranno i tecnici, le figure anche amministrative coinvolte nel procedimento dei lavori. Quindi si raccoglieranno informazioni e dati sul posto. Io stesso ho avuto diverse esperienze in questi casi e posso dire che un tecnico esperto che viene incaricato e che ha la possibilità di coordinare anche le indagini sulle macerie operando in una maniera appropriata può capire cosa è accaduto e quindi ricostruire poi sulla base di modelli il perché di questo crollo", conclude.

(Adnkronos) - Premio di maggioranza, indicazione del premier, liste bloccate e voto ai fuori sede. Ecco come si voterà con la legge elettorale 'Bigmami bis' o anche 'Melonellum', che ha superato il primo scoglio con l'approvazione alla Camera. Il provvedimento dovrà adesso essere approvato dal Senato, prima di diventare legge. E se a palazzo Madama verrà modificato, magari con l'introduzione delle tanto discusse preferenze, dovrà tornare a Montecitorio per una terza lettura.
INDICAZIONE DEL PREMIER- Nel programma elettorale che viene depositato in vista delle elezioni, le forze politiche devono indicare nome e cognome di chi verrà proposto per l'incarico di presidente del Consiglio, il tutto nel rispetto delle prerogative del presidente della Repubblica così come previsto dalla Costituzione. La mancata indicazione ha come conseguenza l'inammissibilità delle liste.
RACCOLTA DELLE FIRME - Non tutti i partiti presenti al voto dovranno raccogliere le firme per presentare le proprie liste. La legge prevede l'esonero per i partiti che hanno un gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere al 31 dicembre 2025. Al netto, non rientrano nell'esonero formazioni comunque già presenti in Parlamento come Futuro nazionale, +Europa e Partito liberaldemocratico.
PLURICANDIDATURE - Previsto l'obbligo della presentazione di liste in almeno un terzo delle circoscrizioni alla Camera. Mentre per ottenere il premio i candidati nelle liste circoscrizionali devono presentarsi anche in almeno uno dei collegi plurinominali della circoscrizione in cui è stata presentata la sua lista circoscrizionale.
LISTE BLOCCATE (NIENTE PREFERENZE) - Le liste presenti sulla scheda sono bloccate con massimo sei candidati per simbolo nei collegi plurinominali.
PREMIO DI MAGGIORANZA- Previsto anche in questa legge in premio di maggioranza, 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, ottenuto con almeno il 42% per cento dei voti in ciascuna della due Camere. Altrimenti i seggi vengono assegnati con il sistema proporzionale. Previsto, però, un tetto di massimo totale: alla Camera 220 seggi, al Senato 113. Nel caso di superamento del tetto, i seggi in eccesso sono sottratti alla lista assegnataria del premio nel proporzionale.
SBARRAMENTO - Resta al 10% per le coalizioni di liste e al 3% per le liste singole.
VOTO ESTERO- Le attuali quattro Circoscrizioni estere sono ridotte a due alla Camera (Europa e Americhe-Asia-Oceania-Antartide) e una al Senato (Estero).
VOTO AI FUORI SEDE- Viene istituito presso l'ufficio elettorale di ciascun comune l'elenco degli elettori fuori sede ammessi a votare nel comune di temporaneo domicilio. L'iscrizione all'elenco si chiede entro termini e con regole previste dalla legge.

(Adnkronos) - L'ex Amministratore Delegato di Aspi e Atlantia Giovanni Castellucci è stato condannato in primo grado a 12 anni, per il crollo del ponte Morandi, avvenuto a Genova il 14 agosto 2018, che provocò la morte di 43 persone. La sentenza nel processo di primo grado è stata pronunciata questo pomeriggio. Castellucci, già condannato per la strage di Avellino, si trova attualmente nel carcere di Opera a Milano. Nei suoi confronti la procura aveva chiesto una condanna a 18 anni e sei mesi.
Michele Donferri Mitelli, ex responsabile delle manutenzioni di Aspi, è stato condannato a 11 anni, Gabriele Camomilla, ex direttore centrale delle manutenzioni di Aspi è stato condannato a 6 anni, Mauro Malgarini, ex direttore ufficio manutenzione opere strutturali di Aspi a 7 anni, Riccardo Mollo, ex direttore generale di Aspi a 8 anni e 6 mesi e Paolo Berti, ex direttore operazioni centrali di Aspi a 5 anni e 6 mesi. Queste le condanne in primo grado nei confronti degli ex dirigenti Aspi, lette dal presidente del collegio Paolo Lepri alla sentenza del processo. La procura aveva chiesto 15 anni e 6 mesi per Donferri Militelli, 14 anni per Camomilla, 13 anni e 6 mesi per Malgarini, 12 anni e 8 mesi per Mollo, e 12 anni e 6 mesi per Berti.
Mauro Coletta, ex direttore vigilanza del Mit sulle concessioni autostradali è stato condannato a 5 anni, Carmine Testa, ex direttore ufficio ispettivo Mit Genova a 4 anni e 2 mesi. Assolto, in parte per avvenuta prescrizione, Giovanni Proietti, ex dirigente vigilanza del Mit sulle concessioni autostradali. Assolto anche Bruno Santoro, ex dirigente della divisione tecnica del Mit. Queste le decisioni della prima sezione penale del tribunale di Genova, in primo grado, nei confronti degli ex dirigenti del Mit. La procura aveva chiesto 10 anni per Coletta, 9 anni a Testa, 8 a Proietti e 3 a Santoro.
In aula ad ascoltare le lettura della sentenza anche la sindaca di Genova, Silvia Salis. Presente in aula anche il presidente del Consiglio regionale della Liguria, Stefano Balleari.
“Rispetto sempre la decisione dei giudici, leggerò con attenzione le motivazioni di una sentenza con la quale non sono minimamente d'accordo perché credo nelle ragioni che abbiamo esposto in sede difensiva, credo che sia una sentenza profondamente sbagliata e credo che l’ingegner Castellucci non dovesse e non potesse essere condannato per i reati che gli sono stati contestati”. Così Guido Carlo Alleva, uno dei legali dell’ex ad di Aspi. "Leggeremo le motivazione, è prematuro fare qualsiasi valutazione - ha aggiunto il legale - anche se mi sembra di poter intuire che c'è un approccio diciamo intellettuale alla determinazione dei profili di responsabilità per colpa che mi sembra confermi un andamento della giurisprudenza che personalmente non condivido affatto e trovo contrario ai principi generali del diritto”.
“L'unica cosa che posso dire adesso che sono e resto convinto delle ragioni di difesa dell'ingegner Castellucci che peraltro è in carcere sulla base di una sentenza definitiva che pure non condivido e che al di là di quelle che saranno le motivazioni della sentenza, la impugneremo e faremo tutto quello che occorre fare per andare avanti. Il processo non finisce qui siamo solo al primo grado, il processo è lungo e vedremo cosa succederà in seguito quello che posso dire è che continuerò a battermi”, ha concluso Alleva.

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In vetrina a Cortina, vini sardi hanno conquistato gli esperti alla
15/a edizione di VinoVip. Le diverse espressioni di tre vitigni
unicum, coltivati solo in Sardegna - Nuragus, Monica e Nasco -
hanno ben figurato accanto ai vari Pinot bianco, Pinot grigio, ma
anche Verdicchio, Glera, Chardonnay, Sangiovese, Montepulciano,
Nerello mascalese presenti in sala.
"La sicurezza non riguarda solo la conformazione finale dell'edificio, ma deve essere rispettata e garantita in ogni fase del cantiere. Per sapere cosa sia successo a Bolzano bisogna aspettare le indagini e fare le verifiche, anche se sono cose che capitano". Così Alberto Romagnoli, consigliere nazionale del Cni (Consiglio nazionale degli ingegneri) con delega Ambiente e territorio, con Adnkronos/Labitalia fa il punto sulla sicurezza degli edifici dopo il crollo del tetto del Tribunale di Bolzano, dove erano in corso lavori di ristrutturazione.
"E' chiaro - sottolinea - che anche in quel cantiere saranno state previste e rispettate tutte le procedure relative alla sicurezza. Lì sarà stato predisposto un progetto esecutivo e di dettaglio con diverse fasi. Il crollo potrebbe essere stato un imprevisto, riconducibile ad un immobile che è stato costruito quasi 100 anni fa, quindi per quanto oggi con le tecniche di indagine si riesca a conoscere la costruzione, quando si va a intervenire ci deve essere stata tutta un'analisi prima di fare il progetto per capire su cosa stiamo intervenendo. Per esempio il tipo di materiale che è stato impiegato, il tipo di ferro, il tipo di mattone, il tipo di malta e così via".
"Su edifici molto vecchi - sostiene - rimane sempre un'area di non conoscenza, è possibile che si creino situazioni nelle quali, pur avendo messo in campo tutti i prelievi e le indagini possibili si sia attivato un meccanismo di crollo che è partito perché non c'era e non ci poteva essere la conoscenza assoluta di un immobile per come è stato costruito, perché non si riesce a fare sondaggi puntualizzati ovunque".
"Quando si fanno interventi di ristrutturazione - osserva - sono coinvolte tante professionalità, tanti tecnici esperti che lavorano su un progetto esecutivo che precede alla realizzazione dei lavori. Quindi la realizzazione di un progetto esecutivo contempla tutta una serie di indagini preventive che occorrono a chi materialmente fa il calcolo strutturale e le verifiche".

(Adnkronos) - "La Nato continua a produrre risultati concreti. Gli investimenti nella difesa crescono, le capacità militari vengono rafforzate, la base industriale si espande e gli alleati europei, insieme al Canada, che includiamo naturalmente in questa accezione, assumono una responsabilità sempre maggiore per la sicurezza comune. Il vertice di Ankara conferma i progressi degli alleati verso gli obiettivi che ci eravamo prefissati l'anno scorso a l'Aia, a partire dall'impegno di destinare il 5% del Pil alla Difesa entro il 2035". Così l’Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, descrive lo stato di salute dell’organizzazione intergovernativa e le prospettive future, intervenendo all’iniziativa annuale della Med-Or Italian Foundation presieduta da Marco Minniti. L’appuntamento, intitolato “Atlantico-Europa-Mediterraneo. Quale futuro per la Nato”, ha riunito a Roma rappresentanti delle istituzioni, delle Forze armate, della diplomazia, delle imprese e del mondo accademico per discutere le principali sfide geopolitiche che animano lo scenario del Mediterraneo allargato.
Riportando i numeri dell’impegno europeo nella difesa, l'Ammiraglio fa sapere che “nel 2025, gli alleati europei e il Canada hanno aumentato gli investimenti nella difesa di oltre 139 miliardi di dollari, un incremento superiore al 20% rispetto al 2024. Ad appena un anno dall'avvio del percorso verso l'obiettivo del 5%, gli investimenti combinati di tutti i paesi dell'Alleanza si attestano già intorno al 4% del Pil. Ad Ankara - prosegue - in un solo giorno sono stati annunciati oltre 50 miliardi di dollari di nuove commesse”, mentre con l'iniziativa ‘Nato Drone Edge’ si prevede di investire “40 miliardi di dollari nei sistemi senza pilota nei prossimi cinque anni. Ogni euro destinato alla difesa è un euro investito in un futuro di pace e di sicurezza per noi, per i nostri figli e per i nostri nipoti”, afferma ricordando poi che “a livello globale, la spesa media per sicurezza e difesa si attesta già attorno al 5% del Pil. Non stiamo quindi esagerando, stiamo semplicemente tenendo il passo con il mondo in cui viviamo”.
Tornando agli esiti del vertice tenutosi ad Ankara, in Turchia, il 7 e l'8 luglio 2026 - il 36° vertice Nato e il secondo ospitato dalla Turchia dopo quello di Istanbul del 2004 - l’Ammiraglio pone l’accento sul conflitto russo-ucraino: “L'Ucraina continua a dimostrare non solo una straordinaria capacità di resistenza all'aggressione russa, ma anche un'incredibile attitudine ad apprendere dal campo di battaglia, a rinnovarsi rapidamente e a trasformare l'esperienza operativa in nuove capacità - osserva - Il vertice conferma il pieno sostegno all'Ucraina, ribadendo l'impegno degli alleati a garantire assistenza militare, addestramento e supporto nel lungo periodo. Quando parlo di lungo periodo, intendo anche dopo l'auspicabile firma di un trattato di pace. Ciò che vogliamo è strutturare un'architettura di difesa solida, capace di evitare che l'Ucraina venga invasa dalla Russia per la terza volta”.
“Allargando lo sguardo - ha aggiunto - il vertice di Ankara rappresenta l'ultimo capitolo di un percorso che le democrazie euroatlantiche iniziano quasi ottant'anni fa. Ad Ankara emerge con chiarezza che il rapporto transatlantico non si sta indebolendo, bensì si sta evolvendo, richiedendo una più equa condivisione delle responsabilità. Questa è probabilmente la lezione più importante: la capacità delle democrazie di affrontare le crisi, imparare da esse e rafforzarsi insieme”. Guardando al Mediterraneo, “uno spazio che la Fondazione Med-Or conosce meglio di chiunque altro”, Cavo Dragone lo definisce “un vero e proprio crocevia strategico che collega l'Europa al Nord Africa, al Levante, al Golfo, al Mar Rosso e all'Africa subsahariana”. Si tratta di un quadrante in cui “convergono alcune delle principali sfide della sicurezza contemporanea” come “l'instabilità regionale e la competizione geopolitica; la sicurezza energetica e la protezione delle infrastrutture e delle rotte commerciali; l'immigrazione incontrollata e il terrorismo - evidenzia - È anche per questa ragione che il vertice Nato di Washington del luglio 2024 rafforza opportunamente i punti dedicati al vicinato meridionale, riconoscendone il ruolo sempre più centrale per la sicurezza e la stabilità complessiva”.
Il presidente del Comitato militare della Nato evidenzia poi l’importanza della cooperazione, sottolineando come “le crisi degli ultimi anni, a cominciare da quelle nel Golfo Persico, ci insegnano che la stabilità richiede capacità industriale, infrastrutture resilienti, filiere diversificate e partenariati affidabili. Nessun Paese e nessuna organizzazione internazionale può affrontare da sola una simile complessità - riflette - È proprio questa consapevolezza che rende la cooperazione una componente essenziale della sicurezza nel XXI secolo”. Questa cooperazione, d'altronde, sta “evolvendo” poiché “accanto alle organizzazioni internazionali tradizionali emergono forme di cooperazione più flessibili, costruite attorno a specifiche esigenze strategiche, tecnologiche, economiche e industriali”. “La dimensione economica e industriale - aggiunge l'Ammiraglio - rappresenta oggi uno degli esempi più significativi di questa evoluzione. L'economia è ormai una componente essenziale della competizione strategica e parte integrante della sicurezza nazionale. Di conseguenza, la scelta dei partner industriali, tecnologici ed energetici diventa una decisione prettamente strategica”, osserva.
E su come la cooperazione internazionale stia evolvendo, l’Ammiraglio cita iniziative come l'Aukus, l’accordo di sicurezza e difesa militare tra Australia, United Kingdom e United States, e la Msp (Minerals Security Partnership), nate “per diversificare e mettere in sicurezza l'approvvigionamento di materie prime critiche, anche a costo di accettare prezzi più alti pur di non dipendere da partner geopoliticamente discutibili”. Strumenti che, “uniti al crescente coinvolgimento dei paesi del Golfo nei principali forum internazionali, dimostrano chiaramente che la cooperazione internazionale si sta riorganizzando attraverso reti sempre più dinamiche, flessibili e specializzate”, conclude.
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