
"La sicurezza non riguarda solo la conformazione finale dell'edificio, ma deve essere rispettata e garantita in ogni fase del cantiere. Per sapere cosa sia successo a Bolzano bisogna aspettare le indagini e fare le verifiche, anche se sono cose che capitano". Così Alberto Romagnoli, consigliere nazionale del Cni (Consiglio nazionale degli ingegneri) con delega Ambiente e territorio, con Adnkronos/Labitalia fa il punto sulla sicurezza degli edifici dopo il crollo del tetto del Tribunale di Bolzano, dove erano in corso lavori di ristrutturazione.
"E' chiaro - sottolinea - che anche in quel cantiere saranno state previste e rispettate tutte le procedure relative alla sicurezza. Lì sarà stato predisposto un progetto esecutivo e di dettaglio con diverse fasi. Il crollo potrebbe essere stato un imprevisto, riconducibile ad un immobile che è stato costruito quasi 100 anni fa, quindi per quanto oggi con le tecniche di indagine si riesca a conoscere la costruzione, quando si va a intervenire ci deve essere stata tutta un'analisi prima di fare il progetto per capire su cosa stiamo intervenendo. Per esempio il tipo di materiale che è stato impiegato, il tipo di ferro, il tipo di mattone, il tipo di malta e così via".
"Su edifici molto vecchi - sostiene - rimane sempre un'area di non conoscenza, è possibile che si creino situazioni nelle quali, pur avendo messo in campo tutti i prelievi e le indagini possibili si sia attivato un meccanismo di crollo che è partito perché non c'era e non ci poteva essere la conoscenza assoluta di un immobile per come è stato costruito, perché non si riesce a fare sondaggi puntualizzati ovunque".
"Quando si fanno interventi di ristrutturazione - osserva - sono coinvolte tante professionalità, tanti tecnici esperti che lavorano su un progetto esecutivo che precede alla realizzazione dei lavori. Quindi la realizzazione di un progetto esecutivo contempla tutta una serie di indagini preventive che occorrono a chi materialmente fa il calcolo strutturale e le verifiche".

(Adnkronos) - "La Nato continua a produrre risultati concreti. Gli investimenti nella difesa crescono, le capacità militari vengono rafforzate, la base industriale si espande e gli alleati europei, insieme al Canada, che includiamo naturalmente in questa accezione, assumono una responsabilità sempre maggiore per la sicurezza comune. Il vertice di Ankara conferma i progressi degli alleati verso gli obiettivi che ci eravamo prefissati l'anno scorso a l'Aia, a partire dall'impegno di destinare il 5% del Pil alla Difesa entro il 2035". Così l’Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, descrive lo stato di salute dell’organizzazione intergovernativa e le prospettive future, intervenendo all’iniziativa annuale della Med-Or Italian Foundation presieduta da Marco Minniti. L’appuntamento, intitolato “Atlantico-Europa-Mediterraneo. Quale futuro per la Nato”, ha riunito a Roma rappresentanti delle istituzioni, delle Forze armate, della diplomazia, delle imprese e del mondo accademico per discutere le principali sfide geopolitiche che animano lo scenario del Mediterraneo allargato.
Riportando i numeri dell’impegno europeo nella difesa, l'Ammiraglio fa sapere che “nel 2025, gli alleati europei e il Canada hanno aumentato gli investimenti nella difesa di oltre 139 miliardi di dollari, un incremento superiore al 20% rispetto al 2024. Ad appena un anno dall'avvio del percorso verso l'obiettivo del 5%, gli investimenti combinati di tutti i paesi dell'Alleanza si attestano già intorno al 4% del Pil. Ad Ankara - prosegue - in un solo giorno sono stati annunciati oltre 50 miliardi di dollari di nuove commesse”, mentre con l'iniziativa ‘Nato Drone Edge’ si prevede di investire “40 miliardi di dollari nei sistemi senza pilota nei prossimi cinque anni. Ogni euro destinato alla difesa è un euro investito in un futuro di pace e di sicurezza per noi, per i nostri figli e per i nostri nipoti”, afferma ricordando poi che “a livello globale, la spesa media per sicurezza e difesa si attesta già attorno al 5% del Pil. Non stiamo quindi esagerando, stiamo semplicemente tenendo il passo con il mondo in cui viviamo”.
Tornando agli esiti del vertice tenutosi ad Ankara, in Turchia, il 7 e l'8 luglio 2026 - il 36° vertice Nato e il secondo ospitato dalla Turchia dopo quello di Istanbul del 2004 - l’Ammiraglio pone l’accento sul conflitto russo-ucraino: “L'Ucraina continua a dimostrare non solo una straordinaria capacità di resistenza all'aggressione russa, ma anche un'incredibile attitudine ad apprendere dal campo di battaglia, a rinnovarsi rapidamente e a trasformare l'esperienza operativa in nuove capacità - osserva - Il vertice conferma il pieno sostegno all'Ucraina, ribadendo l'impegno degli alleati a garantire assistenza militare, addestramento e supporto nel lungo periodo. Quando parlo di lungo periodo, intendo anche dopo l'auspicabile firma di un trattato di pace. Ciò che vogliamo è strutturare un'architettura di difesa solida, capace di evitare che l'Ucraina venga invasa dalla Russia per la terza volta”.
“Allargando lo sguardo - ha aggiunto - il vertice di Ankara rappresenta l'ultimo capitolo di un percorso che le democrazie euroatlantiche iniziano quasi ottant'anni fa. Ad Ankara emerge con chiarezza che il rapporto transatlantico non si sta indebolendo, bensì si sta evolvendo, richiedendo una più equa condivisione delle responsabilità. Questa è probabilmente la lezione più importante: la capacità delle democrazie di affrontare le crisi, imparare da esse e rafforzarsi insieme”. Guardando al Mediterraneo, “uno spazio che la Fondazione Med-Or conosce meglio di chiunque altro”, Cavo Dragone lo definisce “un vero e proprio crocevia strategico che collega l'Europa al Nord Africa, al Levante, al Golfo, al Mar Rosso e all'Africa subsahariana”. Si tratta di un quadrante in cui “convergono alcune delle principali sfide della sicurezza contemporanea” come “l'instabilità regionale e la competizione geopolitica; la sicurezza energetica e la protezione delle infrastrutture e delle rotte commerciali; l'immigrazione incontrollata e il terrorismo - evidenzia - È anche per questa ragione che il vertice Nato di Washington del luglio 2024 rafforza opportunamente i punti dedicati al vicinato meridionale, riconoscendone il ruolo sempre più centrale per la sicurezza e la stabilità complessiva”.
Il presidente del Comitato militare della Nato evidenzia poi l’importanza della cooperazione, sottolineando come “le crisi degli ultimi anni, a cominciare da quelle nel Golfo Persico, ci insegnano che la stabilità richiede capacità industriale, infrastrutture resilienti, filiere diversificate e partenariati affidabili. Nessun Paese e nessuna organizzazione internazionale può affrontare da sola una simile complessità - riflette - È proprio questa consapevolezza che rende la cooperazione una componente essenziale della sicurezza nel XXI secolo”. Questa cooperazione, d'altronde, sta “evolvendo” poiché “accanto alle organizzazioni internazionali tradizionali emergono forme di cooperazione più flessibili, costruite attorno a specifiche esigenze strategiche, tecnologiche, economiche e industriali”. “La dimensione economica e industriale - aggiunge l'Ammiraglio - rappresenta oggi uno degli esempi più significativi di questa evoluzione. L'economia è ormai una componente essenziale della competizione strategica e parte integrante della sicurezza nazionale. Di conseguenza, la scelta dei partner industriali, tecnologici ed energetici diventa una decisione prettamente strategica”, osserva.
E su come la cooperazione internazionale stia evolvendo, l’Ammiraglio cita iniziative come l'Aukus, l’accordo di sicurezza e difesa militare tra Australia, United Kingdom e United States, e la Msp (Minerals Security Partnership), nate “per diversificare e mettere in sicurezza l'approvvigionamento di materie prime critiche, anche a costo di accettare prezzi più alti pur di non dipendere da partner geopoliticamente discutibili”. Strumenti che, “uniti al crescente coinvolgimento dei paesi del Golfo nei principali forum internazionali, dimostrano chiaramente che la cooperazione internazionale si sta riorganizzando attraverso reti sempre più dinamiche, flessibili e specializzate”, conclude.

(Adnkronos) - "Mario Roggero è in carcere. É stata applicata la legge? Probabilmente sì. É giusto? Per me no. La legge non è e non può essere sventolata per giustificare l’impossibilità di un magistrato ad analizzare i fatti nella loro totalità, a tenere conto di tutto, anche ciò che non è previsto sia da considerare". Lo sottolinea il ministro della Difesa Guido Crosetto in un post su X dopo la conferma della condanna a 14 anni e 9 mesi del gioielliere di Grinzane Cavour che nell’aprile 2021 a seguito della rapina subita nel suo negozio uccise due rapinatori.
"É la giurisprudenza, cioè la facoltà dei magistrati di poter interpretare la legge, magari al punto di innovarla. Ci hanno abituato da anni ad una giurisprudenza che interpreta le leggi al punto di stravolgerle. É stata una pratica molto in voga per portare avanti battaglie ideologiche o contro alcuni 'nemici'. É una pratica che ha consentito di mandare in libertà dopo pochi anni anche assassini di servitori dello Stato, Carabinieri, Poliziotti. Per questo secondo me ciò che è accaduto a Mario Roggero è ingiusto, incomprensibile e anche difficile da accettare. Per questo penso vada esperita ogni possibilità perché possa tornare a casa", conclude Crosetto.
I capigruppo alla Camera dei deputati di Fratelli d’Italia, Lega Salvini Premier, Forza Italia - Berlusconi Presidente - PPE e Noi moderati (Noi con l’Italia, Coraggio Italia, Udc e Italia al Centro) - Maie - Centro popolare e quelli al Senato della Repubblica di Fratelli d’Italia, Lega Salvini Premier - Partito Sardo d'Azione, Forza Italia – Berlusconi Presidente PPE e Civici d'Italia-UDC-Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare hanno avviato già stamane la raccolta firme di tutti i parlamentari dei propri gruppi, e di tutti coloro che vorranno sottoscrivere, finalizzata a richiedere al Ministero di Grazia e Giustizia la grazia a Mario Roggero, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di detenzione. "Riteniamo - si legge in una nota - che, al di là degli aspetti di natura giuridica, quanto avvenuto a Roggero meriti una risposta immediata finalizzata a garantire che non debba affrontare ciò che, anche in considerazione della sua età, diventerebbe una condanna all’ergastolo, insopportabile visto quanto avvenuto".
A tornare sulla conferma della condanna per Roggero anche il vicepremier Matteo Salvini, che subito dopo la sentenza della Cassazione ieri aveva fatto un video sui social. "La condanna che ieri ha mandato in galera un 72enne che per una vita ha lavorato e si è difeso e ha difeso se stesso, sua moglie e sua figlia dai rapinatori, per me non è giustizia. Conto che l'intero centrodestra si faccia promotore della richiesta di grazia per Mario Roggero. Perché, dopo una vita di lavoro, passare anni in carcere a 72 anni dopo essere stato aggredito e rapinato non penso sia giusto", ha detto il leader dellaLega, parlando con i giornalisti a Bari.
"Già la legge sulla legittima difesa che la Lega volle e fu approvata - ha aggiunto rispondendo alla domanda di una giornalista che gli chiedeva se sia il caso di mettere mano alla legge sulla legittima difesa - ha evitato processi , carcere, problemi di sofferenza a tanti cittadini per bene. Nel caso di Mario Roggero dobbiamo estendere ancora di più il concetto e il perimetro della legittima difesa. E la proposta, portata in Consiglio dei ministri, di evitare il risarcimento danni ai parenti dei rapinatori - ha sottolineato Salvini - va nella direzione giusta. La cosa più immediata è un'altra: non è possibile avere un padre, un marito e un nonno che invece di stare con i nipotini da stanotte sta in galera, dove devono stare i delinquenti veri, non quelli che si difendono a fronte di una aggressione".
Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, ha presentato dal canto suo un ordine del giorno in Consiglio regionale a sostegno del riconoscimento della grazia. “Mario Roggero è un cittadino piemontese, il Piemonte non lo lascia da solo ed è al fianco suo e della sua famiglia se vorranno avviare il percorso di richiesta della grazia - ha sottolineato Cirio - non voglio entrare nel merito giuridico della sentenza perché ho massimo rispetto della magistratura che ha il compito di applicare le leggi. Credo però sia corretto e doveroso appellarsi all’istituto della grazia che è sancita dalla Costituzione e rappresenta il punto di equilibrio tra il rigore della legge e la compresione umana delle istituzioni”.
“E’ un atto di perdono istituzionale da parte del massimo garante della Costituzione, ovvero il presidente della Repubblica, per chi può aver sbagliato, ma ha certamente agito sotto l’effetto di un grave e pregresso turbamento emotivo e a difesa della sua famiglia. Questo è il caso di Mario Roggero”.

(Adnkronos) - Il ministro Tajani ieri a Madrid ha ricordato a una riunione del Ppe la figura di Aldo Moro, assassinato dalle Brigate rosse. Il ministro, fa sapere la Farnesina in una nota, ha ricordato anche che il governo del Nicaragua continua a garantire la presenza nel Paese e a proteggere il terrorista Alessio Casimirri, uno degli assassini di Aldo Moro, condannato in via definitiva a sei ergastoli, rifiutando di accogliere le richieste di estradizione da parte della giustizia italiana. "L'Italia - si legge nella nota - continua a improntare la propria azione estera al rispetto del diritto internazionale, del dialogo e della tutela dei valori democratici, e resta aperta al confronto con tutti i Paesi, nel rispetto e nella difesa dei principi di giustizia, libertà e legalità. Il Governo italiano non dimentica le vittime del terrorismo, e continua a chiedere che chi si è reso responsabile di gravissimi delitti nei confronti dello Stato e di cittadini italiani risponda delle proprie responsabilità. Ciò vale anche per Casimirri, pericoloso brigatista a cui il Nicaragua continua a dare asilo".
Il ministro Tajani ha inoltre sottolineato che “l'Italia continuerà a chiedere che Casimirri risponda davanti alla giustizia italiana per i reati di cui è stato riconosciuto colpevole, come è già stato chiesto con una risoluzione del Parlamento europeo. L’Italia, nel rispetto della memoria delle vittime del terrorismo e dei principi di giustizia, continuerà a difendere con determinazione questa sua richiesta”. In risposta al nuovo intervento del ministro Tajani per l’estradizione di Casimirri, il Governo del Nicaragua ha notificato al Governo italiano l’intenzione di interrompere le relazioni diplomatiche con l’Italia.
Il nome di Alessio Casimirri, ex militante delle Brigate Rosse condannato in Italia e da oltre quarant’anni residente in Nicaragua, è tornato al centro dell’attenzione dopo le dichiarazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che il 15 luglio, intervenendo al Forum Libertas di Madrid, ha attaccato il governo di Daniel Ortega e Rosario Murillo anche per la protezione assicurata all’ex brigatista. Tajani ha affermato che l’Italia non ha “nulla in comune” con governi estremisti come quello nicaraguense, “un Paese che ancora oggi ospita pericolosi terroristi delle Brigate Rosse, come Alessio Casimirri, condannato all’ergastolo in Italia”. Una vicenda che riporta l’attenzione su uno degli ultimi conti ancora aperti con la stagione del terrorismo rosso italiano.
Nato a Roma il 2 agosto 1951, Casimirri, nome di battaglia “Camillo”, è l’unico componente individuato del commando brigatista coinvolto nell’operazione di via Fani a non essere mai stato arrestato e consegnato alla giustizia italiana. Figlio di Maria Ermanzia Labella, cittadina vaticana, e di Luciano Casimirri, già capo dell’ufficio stampa de “L’Osservatore Romano” e responsabile della sala stampa vaticana, dopo una militanza in Potere Operaio e in altri ambienti dell’estrema sinistra romana entrò nelle Brigate Rosse tra il 1976 e il 1977, inserendosi nella colonna romana.
Il 16 marzo 1978 prese parte all’agguato di via Fani nel quale venne sequestrato il presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro e furono uccisi i cinque uomini della sua scorta, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino. Secondo le ricostruzioni giudiziarie, Casimirri operò insieme ad Alvaro Lojacono nella parte alta di via Fani, con compiti di copertura e controllo dell’area dell’agguato. La sua partecipazione all’operazione emerse anche dalle dichiarazioni dei brigatisti dissociati Valerio Morucci e Adriana Faranda, che indicarono inizialmente con le sole iniziali “A.C.” e “A.L.” due partecipanti all’azione fino ad allora non identificati pubblicamente.
Casimirri fu coinvolto anche in altre azioni delle Brigate Rosse. Il 10 ottobre 1978 partecipò al gruppo che assassinò a Roma Girolamo Tartaglione, direttore generale degli Affari penali del ministero di Grazia e Giustizia, e secondo alcune ricostruzioni fu proprio lui a sparare al magistrato. Il 21 dicembre dello stesso anno prese inoltre parte all’attacco contro la scorta dell’esponente democristiano Giovanni Galloni, nel quale rimasero feriti due agenti di polizia, svolgendo il ruolo di conducente dell’automobile utilizzata dal commando. Per la sua attività nelle Brigate Rosse è stato condannato in via definitiva a sei ergastoli, pene che non ha mai scontato.
Casimirri, che era stato sposato con un’altra militante delle Br, Rita Algranati, lasciò l’organizzazione intorno al 1980 e successivamente fuggì dall’Italia. L’itinerario seguito durante la latitanza non è mai stato ricostruito con assoluta certezza, ma nei primi anni Ottanta raggiunse il Nicaragua, stabilendosi nel Paese durante la fase della rivoluzione sandinista. Qui riuscì progressivamente a costruirsi una nuova vita, dedicandosi anche alla ristorazione e alla pesca subacquea e diventando per anni una figura pubblicamente rintracciabile a Managua, nonostante le condanne definitive pronunciate in Italia. Il suo nome è stato associato in particolare ai ristoranti “Magica Roma” e “La Cueva del Buzo”.
Il principale ostacolo alla sua consegna all’Italia è rappresentato dalla cittadinanza nicaraguense. Il 23 ottobre 1993 il ministero della Giustizia italiano presentò alle autorità di Managua una richiesta di arresto provvisorio a fini estradizionali, ma l’iniziativa non ebbe seguito perché Casimirri risultava già cittadino nicaraguense e la Costituzione del Paese vietava l’estradizione dei propri cittadini; tra Italia e Nicaragua, inoltre, non esisteva un trattato bilaterale di estradizione. Tra la fine del 1993 e l’inizio del 1994 il ministero dell’Interno nicaraguense revocò la cittadinanza all’ex brigatista, che presentò tuttavia ricorso ottenendo dalla Corte Suprema la sospensione del provvedimento.
Dopo anni di solleciti da parte italiana, il 14 luglio 1999 la Corte Suprema di giustizia del Nicaragua confermò definitivamente la cittadinanza di Casimirri, bloccando di fatto, nel quadro giuridico allora vigente, la strada all’estradizione. Il suo caso è diventato negli anni anche un dossier politico nei rapporti tra Italia, Unione europea e Nicaragua. Il Parlamento europeo ha ripetutamente chiesto la sua immediata estradizione, ricordando il suo coinvolgimento nei fatti legati al sequestro Moro e alle altre azioni terroristiche per le quali è stato condannato e sostenendo che Casimirri continui a vivere a Managua sotto la protezione del governo nicaraguense. A oltre quarant’anni dalla fuga dall’Italia, l’ex brigatista resta dunque libero in Nicaragua: non ha mai trascorso un giorno nelle carceri italiane per le condanne definitive ricevute e la sua mancata consegna continua a rappresentare per Roma una questione giudiziaria e politica aperta, tornata ora in primo piano dopo le parole pronunciate da Tajani a Madrid.

(Adnkronos) - Nel 2025 l’Italia ha riciclato 10 milioni e 970mila tonnellate di imballaggi, pari al 77,3% di un immesso al consumo di 14 milioni e 200mila di tonnellate. Ad annunciarlo è la relazione generale Conai, che documenta annualmente l'andamento del sistema nazionale di gestione degli imballaggi e del loro riciclo. "È un traguardo importante che conferma il primato dell’Italia nell’economia circolare e l’efficacia di un modello fondato sulla collaborazione tra istituzioni, imprese, consorzi e cittadini", dichiara Vannia Gava, viceministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. "Investire nel riciclo e nell’economia circolare significa coniugare sostenibilità, competitività e crescita. Il Governo continuerà a sostenere questo percorso, favorendo gli investimenti necessari e il rafforzamento del sistema sul territorio. L’economia circolare rappresenta una grande opportunità per il Paese e un modello che l’Italia può mettere a disposizione dell’Europa".
Nel dettaglio, in Italia hanno trovato una seconda vita l’82,2% degli imballaggi in acciaio, pari a oltre 442mila tonnellate; il 69,5% degli imballaggi in alluminio, pari a 56mila tonnellate; il 92,6% dei pack in carta e cartone, ossia 4 milioni e 612mila tonnellate; il 69,7% degli imballaggi in legno, pari a 2 milioni e 493mila tonnellate; il 50,5% di pack in plastica, ossia 1 milione e 161mila tonnellate di plastica tradizionale e oltre 44mila tonnellate di bioplastica compostabile; e più dell’82% di pack in vetro, ossia 2 milioni e 155mila tonnellate.
"Questo traguardo va tuttavia considerato una base di partenza, non un punto di arrivo", commenta Ignazio Capuano, presidente Conai. "L'attenzione delle imprese, nei prossimi anni, dovrà concentrarsi sempre più sulla progettazione orientata al riutilizzo e alla riciclabilità, oltre che sull'impiego di materie prime seconde, che è fondamentale spingere per chiudere davvero il cerchio. Nel nuovo scenario che si sta delineando, il Consorzio manterrà il suo ruolo di supporto alle imprese, fornendo le competenze tecniche e gli strumenti necessari per adeguarsi anche ai nuovi standard comunitari, e di affiancamento alle pubbliche amministrazioni per promuovere sistemi efficaci ed efficienti di raccolta soprattutto per gli imballaggi domestici, con un’attenzione particolare ai consumi fuori casa".
In crescita anche nel 2025 le quantità di imballaggi riutilizzati. Da più di dieci anni il Consorzio ha introdotto agevolazioni e semplificazioni per gli imballaggi riutilizzabili, e lo scorso anno quasi 1 milione e 355mila tonnellate di imballaggi riutilizzabili sono stati regolarmente dichiarati al Consorzio, in aumento di oltre 100mila tonnellate rispetto al 2024, soprattutto grazie alla filiera degli imballaggi in legno sulla quale crescono circuiti di riparazione e riutilizzo aperti e chiusi. Unendo poi al riciclo anche la percentuale di imballaggi avviati a recupero energetico, la quota complessiva di imballaggi usati sottratti alla discarica raggiunge l'86,6%.
I nuovi risultati nazioni sono stati resi possibili anche dal lavoro portato avanti da Conai e dal sistema consortile con i Comuni italiani tramite l’accordo nazionale con Anci, che nel 2026 è stato rinnovato e trasformato nel nuovo Accordo di programma quadro nazionale. Nel 2025 sono stati più di 7.500 i Comuni che hanno stipulato almeno una convenzione con il sistema consortile, con una fetta di popolazione servita pari al 98% degli Italiani. Per supportare i Comuni nel ritiro dei rifiuti di imballaggio in modo differenziato, nel 2025 Conai ha riconosciuto alle amministrazioni locali italiane 892 milioni di euro. Gli imballaggi a fine vita conferiti dai Comuni al sistema Conai nel 2025 sono aumentati in tutte le macroaree del Paese, principalmente per l’andamento sfavorevole del mercato delle materie prime seconde. Rispetto al 2024, percentuali in crescita sia a Nord (+10,9%) sia nel Centro (+11,7%) e nel Sud (+11,6%).
"Conai deve continuare a mettere a disposizione strumenti e servizi per favorire la transizione verso un modello sostenibile", spiegail presidente Capuano. "Al tempo stesso, i risultati raggiunti ricordano che l'economia circolare si realizza solo quando obiettivi europei vanno di pari passo con la pianificazione territoriale e un’adeguata dotazione impiantistica: è questa la condizione indispensabile per garantire continuità ed efficienza al sistema. Per questo è essenziale continuare a lavorare per colmare il deficit impiantistico di cui ancora soffrono alcune aree del Paese".

(Adnkronos) - È stimato in 3 miliardi di euro l'impatto economico della Mash (steatoepatite associata a disfunzione metabolica) in Italia entro il 2040. La patologia epatica cronica, grave e progressiva, rappresenta già oggi la seconda causa di trapianto di fegato nel Paese, ma resta ancora poco conosciuta e spesso sottovalutata. Per sensibilizzare un pubblico sempre più ampio su questo tema e fare il punto sull'impatto economico, clinico e sociale della malattia, Madrigal Pharmaceuticals Italy ha promosso oggi a Milano il media tutorial 'Mash: conoscere per agire. Il ruolo della corretta diagnosi in una patologia epatica silenziosa e sottovalutata'. L'incontro ha permesso di affrontare il tema da molteplici prospettive: dall'inquadramento nosologico all'evoluzione della ricerca, dall'analisi degli stadi avanzati con i relativi impatti economici e sociali, fino alla voce dei pazienti e ai loro bisogni ancora insoddisfatti.
La patologia - spiega una nota - è caratterizzata da accumulo di grasso nel fegato associato a infiammazione e danno cellulare. Se non diagnosticata e trattata adeguatamente, può progredire in eventi epatici maggiori, quali cirrosi, scompenso epatico ed epatocarcinoma, posizionandosi come seconda causa di trapianto di fegato in Italia. Secondo un recente studio condotto da Aisf-Associazione italiana per lo studio del fegato, pur rappresentando una parte limitata della popolazione affetta da Mash, i 5mila pazienti in stadio da moderato ad avanzato di fibrosi (di cui 2mila in stadio fibrotico avanzato) costituiscono il segmento a più alto rischio di progressione rapida. "La Mash rappresenta una sfida sanitaria silenziosa che progredisce attraverso stadi di gravità crescente, ma che risulta asintomatica nelle sue fasi iniziali e moderate", afferma Luca Miele, ricercatore di Medicina interna, università Cattolica del Sacro Cuore, e direttore Uos Clinica del pre-trapianto di fegato e Ambulatorio Steatosi della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma. "Il peso sul sistema sanitario nazionale cresce esponenzialmente man mano che la malattia avanza - sottolinea - Per arrestare questa spirale, la chiave è la diagnosi tempestiva della fibrosi avanzata, vera discriminante prognostica, con l'epatologo come figura centrale in un percorso multidisciplinare capace di coinvolgere medici di medicina generale e specialisti".
I pazienti con fibrosi avanzata - evidenziano gli esperti - hanno in media solo 2-3 anni prima di sviluppare cirrosi, e il rischio di eventi epatici avversi aumenta di 10-17 volte rispetto ai soggetti senza fibrosi. La Mash impone significativi oneri sanitari ed economici sia ai cittadini che ai sistemi sanitari, con costi che crescono proporzionalmente alla progressione della fibrosi. Nel 2021 l'impatto economico della patologia in Italia è stato quantificato in 1,3 miliardi di euro, con proiezioni di crescita fino ai 3 miliardi di euro entro il 2040.
Il confronto si è poi concentrato sulle fasi avanzate della malattia, esplorando contemporaneamente le funzionalità dei test non invasivi (Nits) e dei percorsi diagnostici più efficaci per l'individuazione e la presa in carico specialistica. "La Mash è una malattia complessa e sistemica - rimarca Salvatore Petta, professore ordinario di Gastroenterologia dell'università degli Studi di Palermo, Aoup Paolo Giaccone - Identificare precocemente i pazienti con fibrosi avanzata e intervenire tempestivamente è fondamentale per evitare l'aggravarsi della patologia e le sue complicazioni più severe. Per raggiungere questo obiettivo servono screening mirati, accesso a centri di eccellenza e team multidisciplinari, condizioni che, purtroppo, non sono ancora ottimali in Italia".
Ampio spazio è stato dedicato alla prospettiva dei pazienti, ai loro bisogni e all'impatto psicologico della malattia, evidenziando anche la scarsa consapevolezza sulla gravità della patologia e sulle conseguenze di un mancato intervento tempestivo. "Questa patologia - osserva Massimiliano Conforti, presidente di EpaC Ets - è ancora troppo spesso sottovalutata dai pazienti nelle sue implicazioni che, in assenza di un trattamento adeguato, possono avere conseguenze anche gravi sul benessere della persona. Per questo riteniamo fondamentali momenti di dialogo e confronto, indispensabili per accrescere la consapevolezza della popolazione. A questi deve affiancarsi il riconoscimento della patologia come priorità di salute pubblica e il suo inserimento nei livelli essenziali di assistenza, così da garantire la tutela di tutti i pazienti e l’accesso a percorsi di cura realmente efficaci".
Il media tutorial ha infine evidenziato la necessità di un cambio di paradigma nella gestione della patologia: dal riconoscimento come priorità sanitaria alla costruzione di percorsi diagnostico-terapeutici strutturati, fino all'identificazione precoce dei pazienti a rischio attraverso un approccio multidisciplinare. "Come Madrigal Pharmaceuticals siamo impegnati nella ricerca di soluzioni terapeutiche innovative per la Mash, con l'obiettivo di intervenire prima che si sviluppino complicanze irreversibili - dichiara Bernard Kilbaine, VP & General Manager Madrigal Pharmaceuticals Italy - Solo attraverso un approccio integrato tra comunità scientifica, istituzioni, associazioni di pazienti e industria potremo affrontare questa emergenza silenziosa".

(Adnkronos) - "La Mash - steatoepatite associata a disfunzione metabolica è una sfida sanitaria perché è difficile da identificare, dal momento che decorre in maniera silente. Nella patologia, il grasso che si accumula all'interno del fegato va incontro a processi infiammatori che poi portano alla formazione di una cicatrice, che si chiama fibrosi. La Mash può avere un percorso benigno, ma in alcune persone tende a diventare una condizione progressiva: la fibrosi in eccesso facilita la cirrosi, la più grave condizione del fegato, che espone anche allo sviluppo di tumore. L'identificazione precoce, con campagne di prevenzione e informazione, dei pazienti con alto rischio di fibrosi è fondamentale. In questo modo possiamo ridurre l'impatto della cirrosi epatica sui sistemi sanitari, sugli ospedali e anche, ovviamente, sulla salute dei pazienti". Così Luca Miele, ricercatore di Medicina interna all'università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell'Uos Clinica del pre-trapianto di fegato e Ambulatorio Steatosi presso la Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma, intervenendo all'incontro con la stampa dedicato alla malattia, organizzato oggi a Milano da Madrigal.
Ad essere maggiormente a rischio di sviluppare la Mash sono "i pazienti con diabete, obesità o disturbi metabolici - spiega Miele - La diagnosi di cirrosi è un carico importante dal punto di vista emotivo per il paziente e per la famiglia, perché sono ben a conoscenza di quello che comporta. L'impatto riguarda poi anche gli ospedali e il sistema sanitario, perché la cirrosi ha un costo importante dal punto di vista assistenziale, non solo per l'utilizzo delle risorse e del personale, ma anche per le possibilità terapeutiche, tra cui, in alcuni casi, il trapianto di fegato, una risorsa importante che il sistema sanitario garantisce".

(Adnkronos) - Una risoluzione dell'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) dello scorso maggio richiama l'attenzione "affinché siano implementati l'informazione e i percorsi dedicati alla Mash - steatoepatite associata a disfunzione metabolica, una patologia che crea danni enormi a livello epatico, ma di cui si è parlato sempre poco". Lo ha detto Massimiliano Conforti, presidente di EpaC Ets, oggi a Milano all'incontro con la stampa organizzato da Madrigal dedicato alla malattia cronica e progressiva che può causare cirrosi, scompenso epatico ed epatocarcinoma, e che rappresenta la seconda causa di trapianto di fegato in Italia. "È arrivato il momento - aggiunge - di affrontare meglio questa patologia e di inserirla nei Lea, i livelli essenziali di assistenza. Avere un codice di esenzione" significa riconoscere l'esistenza della patologia. Inoltre, i pazienti potrebbero usufruire delle prestazioni dedicate".
L'auspicio di Confroti è di costruire "un nuovo percorso nei prossimi mesi, insieme al ministero della Salute e al Governo, affinché i pazienti possano avere un'assistenza pari a quella che si ha per le altre patologie. Oggi - afferma - è l'inizio di una nuova era dell'informazione dedicata a questa patologia, che è sempre stata chiamata malattia da fegato grasso", ma che negli anni ha avuto "una nuova nomenclatura che è di difficile comprensione per i pazienti". Anche per questo "è importante l'informazione, sia ai pazienti che alla popolazione generale".

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In due settimane, grazie alla donazione di organi, 27 persone in
lista d'attesa hanno potuto sottoporsi a un trapianto. Fra il 3 e
il 17 giugno scorsi, l'Azienda ospedaliero universitaria di
Sassari, ha concluso sette percorsi donativi che hanno permesso il
prelievo di sette fegati, otto reni, due cuori e dieci cornee,
destinati in parte a pazienti in Sardegna, mentre altri sono stati
destinati a persone fuori dall'isola, secondo i criteri stabiliti
dal Centro nazionale trapianti, che assegna gli organi in base alle
urgenze cliniche e alle liste d'attesa.
(Adnkronos) - Cultura, arte, coinvolgimento delle comunità e attenzione ai giovani: questi gli elementi che possono arginare il degrado delle periferie e dare un nuovo futuro anche alle città più problematiche. Lo ha sottolineato Antonio Presti nell'audizione di ieri presso la Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie per parlare delle attività della Fondazione Antonio Presti nel quartiere Librino a Catania. Durante il suo intervento, il Presidente della Fondazione ha ripercorso la storia delle sue attività portate avanti dagli anni Ottanta in Sicilia con lo scopo di creare una coscienza legata alla cultura e ad uno spirito etico, diffondendo una “politica della bellezza”. Presti ha ricordato l’inizio del suo impegno quarant’anni fa con la creazione di Fiumara d’Arte, il parco di sculture monumentali di artisti internazionali nella Valle dei Nebrodi, che ha coinvolto dieci piccoli comuni siciliani nel messinese e che oggi è una meta internazionale, che ha generato una ricaduta economico sul territorio. "Ho donato tutta la mia vita alla Sicilia” ha affermato Presti “Questi comuni erano destinati a morire. Grazie all’arte e a questo presidio di scultura monumentale hanno ritrovato non soltanto un’identità, ma sono diventati famosi nel mondo”.
Dopo l’esperienza nella provincia di Messina, Presti si è trasferito a Catania dove ha deciso di impegnarsi per il quartiere Librino di Catania. “Tutti mi parlavano malissimo di Librino: delinquenza, droga, spaccio, le solite storie delle grandi periferie. Ma Librino non è una periferia: è una città nella città, con circa 70 mila abitanti, 10 mila bambini, nove scuole, nove chiese e tante associazioni”. A Librino ha avviato il progetto MAGMA, un museo a cielo aperto che ha coinvolto i bambini e le famiglie del quartiere in azioni di arte pubblica senza scadenze temporali e finanziamenti pubblici, un progetto in continua evoluzione che trasforma Librino in un laboratorio permanente di bellezza, cittadinanza e responsabilità condivisa.
Questo lavoro - ha spiegato - “non è figlio di un finanziamento a termine: finiti i soldi, finisce il progetto e finisce tutto. In una periferia, se ci vai per una settimana, neanche ti ascoltano. Devi restarci vent’anni e dimostrare coerenza. I progetti a termine finiscono con i finanziamenti, la vera opera d’arte è il processo di semina nella comunità”. Il museo interessa facciate degli edifici, muri, cavalcavia, rotatorie e altri spazi pubblici del quartiere e il progetto punta a modificare il rapporto tra centro e periferia, per sostituire all’immagine negativa del quartiere quella di un centro vitale di produzione artistica e culturale. Attraverso l’arte pubblica e la realizzazione di opere monumentali, il progetto pone la bellezza al centro di un processo di rigenerazione culturale e sociale, quale strumento per restituire ai cittadini identità, orgoglio e senso di appartenenza al proprio quartiere. “La bellezza non è decorazione e non è soltanto materia”, ha concluso Presti. “È un processo educativo, un esercizio di responsabilità e una possibilità concreta di restituire ai giovani la visione del futuro”. La Fondazione Antonio Presti rappresenta il patrimonio della Fiumara D’arte e di MAGMA, gestito in collaborazione con le amministrazioni comunali e la Regione Sicilia, e per il futuro Presti ha auspicato un coinvolgimento anche del Ministero della Cultura.

(Adnkronos) - "In vista dell'imminente proposta della Commissione per la revisione della direttiva ETS, che ci è stato assicurato sarà presentata domani, l'Italia sta promuovendo un approccio fortemente pragmatico fondato su un principio semplice: gli obiettivi climatici non devono compromettere la competitività industriale e la sicurezza economica". Lo ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, durante l'assemblea Federchimica - Assogasliquidi parlando delle sfide della transizione ecologica per il tessuto produttivo.
"Conosciamo bene le preoccupazioni delle imprese rispetto all'impatto dell'ETS2. Un primo importante risultato è stato conseguito con lo slittamento dell'entrata in vigore al 2028, sancito nella revisione della legge europea sul clima".
Rispetto a quando molti Paesi in Europa seguivano "l'ideologia dell'elettrico" le cose sono cambiate: "quando abbiamo iniziato questa battaglia le nostre posizioni apparivano scomode. Ora il vicepresidente esecutivo della Commissione Séjourné ha riconosciuto l'intuizione che l'Italia ha avuto sui biocarburanti come strumento per la decarbonizzazione del settore auto".

(Adnkronos) - Jude Bellingham fa arrabbiare Leo Messi. E il meme dei Mondiali è servito. Nella semifinale che l'Argentina vince 2-1 in rimonta contro l'Inghilterra c'è un momento chiave, almeno secondo l'universo di X. Nel primo tempo, caratterizzato dallo stile di gioco ruvido dei sudamericani, i due numeri 10 sono stati protagonisti di un confronto ravvicinato.
Bellingham parla, Messi risponde e alla fine chiude lo scambi con una mimica facciale chiara: "E' così? Bene...", sembra dire il numero 10 dell'Argentina, che nell'ultima mezz'ora dominerà il match guidando la rimonta dei campioni del mondo con 2 assist per i gol di Enzo Fernandez e Lautaro. Cosa ha detto Bellingham per far arrabbiare il miglior giocatore del pianeta? Sul caso, si sono scatenati anche gli esperti in lettura del labiale. Alla fine, è Bellingham a fornire una parziale spiegazione.
"Stavamo discutendo di un fallo, niente di grave. Sono sicuro che ora tutti ingigantiranno la cosa, ma non era nulla di speciale. Io pensavo ci fosse stato un fallo in precedenza, lui ha risposto 'E allora il fallo su di me?'. Io ho detto 'Sei abbastanza forte per sopportarlo'". A quel punto, Messi ha annuito incassando la risposta del giocatore del Real Madrid. "E' stato un privilegio giocare contro Messi, non c'era nulla contro di lui", chiosa Bellingham. La stella dell'Inghilterra torna sotto i riflettori - e nel mirino delle telecamere - dopo il gol dell'1-1 realizzato da Enzo Fernandez. Bellingham prova senza successo a ostacolare la conclusione del centrocampista del Chelsea: destro secco, gol. Il numero 10 osserva il replay sul maxischermo e si lascia scappare una critica al portiere Jordan Pickford: "It's in the middle of the goal", "E' in mezzo alla porta". Il tiro non troppo angolato, secondo il talento del Real Madrid, poteva essere respinto.
C'è altro? Sì. Al fischio finale, Bellingham è stato protagonista di un altro episodio. Il numero 10 dell'Inghilterra, dopo aver stretto la mano ad un avversario, ha rifilato uno schiaffo sulla nuca a Ezequiel Barco, panchinaro dell'Argentina piombato in campo per festeggiare.
Le immagini televisive non chiariscono la dinamica, ma è ipotizzabile che Bellingham - che capisce e parla lo spagnolo - abbia sentito le parole pronunciate da Barco a un metro di distanza. La reazione dell'inglese ha innescato un mini-parapiglia, sedato dall'intervento di altri calciatori dell'Inghilterra che hanno portato via il numero 10.

(Adnkronos) - Finta università avrebbe rilasciato centinaia di titoli: 37 indagati a Napoli, laurea honoris causa anche a Pippo Franco, ignaro di tutto. I militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Procura (II Sezione - Pubblica Amministrazione), nei confronti di 37 persone indagate, a vario titolo, per i reati di associazione per delinquere, falsità materiale commessa dal privato e contraffazione di pubblici sigilli. Il provvedimento trae origine da un'attività investigativa avviata a seguito di una segnalazione del ministero dell'Università e della Ricerca, che ha consentito di acquisire elementi probatori in ordine all'esistenza di un'organizzazione dedita al rilascio di titoli di laurea, rilascio che avveniva da parte di un ateneo che non era accreditato presso il Ministero dell'Università né legalmente riconosciuto nell'ambito del sistema universitario italiano e che, pertanto, non era abilitato al rilascio di titoli aventi valore legale.
Secondo l'ipotesi accusatoria, l'ente promuoveva, attraverso il proprio sito internet, corsi di laurea triennale e magistrale in Sociologia e Scienze Turistiche, per i quali era previsto il pagamento di una quota annuale di iscrizione di 1.500 euro. Sullo stesso portale venivano inoltre riportati riferimenti a presunti accreditamenti e iscrizioni presso enti e registri pubblici, nonché utilizzato il logo della Regione Campania, al fine di conferire all'istituzione un'apparenza di ufficialità e affidabilità. Le attività investigative, sviluppate anche mediante l'analisi di fonti aperte, hanno consentito di documentare la diffusione online di articoli, immagini e video relativi a cerimonie di conferimento di lauree e di lauree honoris causa nonché di individuare numerosi soggetti destinatari dei titoli, tra cui lo stesso Pippo Franco, nel 2016.
Nel corso delle perquisizioni eseguite nell'ambito delle indagini, è stata inoltre accertata l'assenza di una reale struttura universitaria, mentre presso le abitazioni dei principali indagati è stata rinvenuta copiosa documentazione cartacea relativa al rilascio, tra il 2004 e il 2024, di certificati di laurea in favore di 459 soggetti, nonché di ulteriori 49 titoli honoris causa, tutti recanti il sigillo contraffatto della Regione Campania. Sulla base degli elementi raccolti, il gip del Tribunale di Napoli ha disposto il sequestro preventivo del sito internet e delle pagine Facebook e Instagram riconducibili all'ente, nonché dei certificati di laurea triennale e magistrale oggetto delle condotte contestate.

(Adnkronos) - I bambini e le bambine italiani hanno difficoltà in matematica: chi raggiunge almeno il livello base diminuisce, rispetto alla passata rilevazione Invalsi, di circa 3 punti percentuali sia in seconda che in quinta elementare, sono poco più del 60%.
Rispetto al 2019, ovvero a prima del Covid, si conferma un calo nei risultati medi di circa l'8-10% (erano oltre il 70%). Lo ha evidenziato Roberto Ricci, presidente di Invalsi durante la presentazione del Rapporto 2026 in corso alla Camera aggiungendo che "è' necessario concentrare maggiori sforzi per consentire l'innalzamento degli apprendimenti in Matematica nella scuola primaria, sfruttando tutte le opportunità fornite dalle Indicazioni Nazionali".

Autovelox, Nuove Regole: In Sardegna Restano Attivi 24 Dispositivi. L'Elenco Dettagliato
SARDEGNA – Sono entrate in vigore dal 12 luglio le nuove norme sugli autovelox, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit). Il provvedimento, atteso da 34 anni, disciplina in modo organico le procedure di omologazione, taratura e verifica dei dispositivi. Secondo i dati del Mit, su oltre 10mila apparecchi attivi in Italia, solo 3.150 sono regolari. In Sardegna, sulla base della lista aggiornata, restano operativi 24 dispositivi, con modelli specifici approvati o in fase di omologazione.
I DISPOSITIVI IN SARDEGNA: L'ELENCO DETTAGLIATO
L'analisi dei dati dei comuni sardi conferma la presenza di modelli come Autovelox 106 (Sodi Scientifica), TruCam HD (Eltraff) e Velomatic 512 (Eltraff), oltre ai dispositivi Project Automation.
CITTÀ METROPOLITANA DI CAGLIARI
Selargius
Elmas
Sestu
Quartu Sant'Elena
Sinnai
Capoterra
Monserrato
Unione dei Comuni Parteolla e Basso Campidano
Gonnosfanadiga
Carbonia
Decimomannu
Monastir
PROVINCIA DEL SUD SARDEGNA
Iglesias
Carloforte
PROVINCIA DI SASSARI
Sassari
Olbia
Ittiri
Porto Torres
PROVINCIA DI NUORO
Nuoro
LE NUOVE REGOLE E I MODELLI OMOLOGATI
Il decreto del Mit, firmato da Matteo Salvini, introduce regole uniformi: per i dispositivi approvati prima del giugno 2017 è prevista una verifica della documentazione, mentre per quelli approvati dopo quella data l'omologazione è automatica. Questo ha portato alla dismissione di oltre 6mila apparecchi. In Sardegna, la maggior parte dei dispositivi omologati (come l'Autovelox 106 della Sodi Scientifica) rientrano nella lista degli apparecchi approvati dal Mit.
Per consultare l'elenco completo dei dispositivi omologati: https://velox.mit.gov.it/dispositivi .
L'obiettivo dichiarato è garantire che il controllo della velocità sia uno strumento di sicurezza stradale e non un pretesto per fare cassa. "Basta autovelox fantasma", ha commentato Salvini, "che erano solo una tassa occulta per milioni di lavoratori".

(Adnkronos) - La Corte di giustizia dell'Unione europea ha stabilito un principio molto importante: quando una sanzione sportiva può incidere sul lavoro e sulla carriera di una persona in tutta Europa, deve essere possibile contestarla davanti a un giudice, con il potere di annullarla se è illegittima. La Corte è stata interpellata nelle cause riunite C-424/24 e C-425/24 - Figc e Coni, in cui nel caso esaminato, due dirigenti della Juventus l’ex presidente Andrea Agnellòi e l’ex amministratore delegato Maurizio Arrivabene nell’ambito dell’inchiesta sulle plusvalenze, erano stati colpiti da una sanzione che impediva loro di svolgere attività nel calcio. La sanzione, inizialmente decisa in ambito Figc, era stata poi estesa dalla Fifa a livello mondiale.
"Il 1º aprile 2022 la procura federale della Federazione Italiana Giuoco Calcio (Figc) ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti di diverse società calcistiche, tra cui la Juventus FC, nonché nei confronti di alcuni loro dirigenti sospettati di aver partecipato a un sistema di plusvalenze fittizie su trasferimenti di giocatori al fine di gonfiare artificiosamente il valore contabile di tali giocatori. Successivamente, è stato vietato a due dirigenti della Juventus l’esercizio di qualsiasi attività in ambito Figc. Tali sanzioni sono state successivamente estese a livello mondiale dalla Fédération internationale de Football Association (Fifa) e confermate dal supremo giudice sportivo italiano. Investito in seguito di un ricorso, il giudice amministrativo italiano, il cui potere si limita a quello di concedere un risarcimento, senza possibilità di annullare tali sanzioni, ha interrogato la Corte di giustizia in merito alla compatibilità di queste ultime con le libertà di circolazione garantite dal diritto dell’Unione, nonché alla conformità di un tale sistema di controllo giurisdizionale al diritto dell’Unione", spiega la Corte di giustizia Ue.
"Secondo i giudici di Lussemburgo "In primo luogo, la Corte constata che una sanzione che vieti l’esercizio di un’attività professionale in tutti gli Stati membri lede le libertà di circolazione dei dirigenti interessati. Tuttavia, tale limitazione può essere giustificata se persegue un obiettivo legittimo di interesse generale e se è proporzionata a tale obiettivo. Spetta al giudice nazionale verificare che tali requisiti siano soddisfatti, posto che il primo sembra esserlo, tenuto conto dell’importanza del rispetto delle norme finanziarie e contabili delle società calcistiche nel garantire la regolarità delle competizioni sportive. Per quanto riguarda il rispetto del principio di proporzionalità, il giudice nazionale deve assicurarsi non solo che i divieti temporanei di esercitare un’attività professionale previsti dalla Figc facciano parte di un regime coerente e completo volto a eliminare i comportamenti illeciti e a prevenire qualsiasi recidiva, ma anche che la determinazione di tali sanzioni sia disciplinata da criteri trasparenti, oggettivi e non discriminatori".
"In secondo luogo, i singoli individui devono disporre di un rimedio giurisdizionale effettivo contro gli atti lesivi delle libertà riconosciute dal diritto dell’Unione, quindi, in particolare, contro quelli che infliggono siffatte sanzioni. Affinché il diritto degli Stati membri rispetti tale obbligo esso deve, anzitutto, consentire ai singoli individui di adire un giudice che abbia il potere di annullare tali sanzioni e, se necessario, di disporre misure provvisorie. Inoltre, gli Stati membri devono garantire l’indipendenza di tale giudice, in particolare nei confronti di qualsiasi pressione esterna che possa essere esercitata dalle organizzazioni sportive interessate. È inoltre essenziale che l’esistenza, la composizione e l’organizzazione di detto giudice siano precostituite per legge. Infine, il giudice in questione deve offrire alle parti le garanzie procedurali richieste, in particolare il rispetto dei diritti della difesa e del principio del contraddittorio, ed esercitare un controllo giurisdizionale effettivo sugli atti che gli sono sottoposti. Per contro, il diritto dell’Unione non impone un doppio grado di giurisdizione: è sufficiente l’esistenza di un organo giurisdizionale che garantisca un accesso effettivo alla giustizia. Spetta al giudice nazionale verificare che tutte queste condizioni siano soddisfatte nel caso di specie dai giudici sportivi italiani, quanto meno da quello che statuisce in ultima istanza", conclude la Corte.

(Adnkronos) - L'aula della Camera ha approvato la legge elettorale con 217 sì, 152 no e 2 astenuti. Il provvedimento ora passa al Senato.
Non sono mancate proteste in aula, poco prima del voto. Dopo l'intervento di Giovanni Donzelli, i deputati di opposizione si sono alzati in piedi e hanno mostrato alcuni cartelli. Tra questi, quelli con la scritta 'Meloni ha fallito' e 'la maggioranza non esiste, a casa'.
"E' la presidente Meloni che non ci ha messo la faccia, la maggioranza è andata sotto di un voto e non si è fatta nemmeno vedere, non era qui a votare in Parlamento", ha detto Elly Schlein alla Camera. "La maggioranza non c'è più, è un colabrodo", ha aggiunto la segretaria dem sottolineando: "Chi ha tradito è l'unica ossessione della presidente del Consiglio, assurdo. Come il fatto che l'unica priorità è quella di cambiare la legge elettorale perchè avete paura di perdere. Non ci dorme la notte la presidente del Consiglio, questa è la sua unica ossessione". "Lavoreremo con tutti gli alleati per vincere con qualunque legge elettorale, per mandarvi a casa e migliorare finalmente la vita delle persone", ha quindi affermato Schlein.
"Non vi permetteremo di confondere il colle del Quirinale con colle Oppio. Non avete idea della battaglia che faremo per impedirvi di prendere il potere", ha detto il leader M5s Giuseppe Conte in aula alla Camera. "Il capolavoro della Meloni è quello di aver messo ancora più ostacoli alle donne. Quello che era un soffitto di cristallo grazie a lei viene rinforzato con cemento armato, se ne assumerà la responsabilità", ha affermato.
"Fa schifo il premio di maggioranza, fa schifo l'idea di forzare il presidente della Repubblica nelle sue prerogative. Ma il punto politico decisivo è che questo obbrobrio, questa 'schiforma', rimuove la centralità del Parlamento", ha detto Nicola Fratoianni nelle dichiarazioni di voto. "Il Parlamento vi ha votato la sfiducia, è un voto di sfiducia clamoroso perché Giorgia Meloni ci aveva messo la faccia. Riflettete e, per cortesia, dopo che avete riflettuto venite a farlo anche in Parlamento", ha sottolineato il leader di Avs.

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Sarda News - Notizie in Sardegna
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