
(Adnkronos) - "La Nato continua a produrre risultati concreti. Gli investimenti nella difesa crescono, le capacità militari vengono rafforzate, la base industriale si espande e gli alleati europei, insieme al Canada, che includiamo naturalmente in questa accezione, assumono una responsabilità sempre maggiore per la sicurezza comune. Il vertice di Ankara conferma i progressi degli alleati verso gli obiettivi che ci eravamo prefissati l'anno scorso a l'Aia, a partire dall'impegno di destinare il 5% del Pil alla Difesa entro il 2035". Così l’Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, descrive lo stato di salute dell’organizzazione intergovernativa e le prospettive future, intervenendo all’iniziativa annuale della Med-Or Italian Foundation presieduta da Marco Minniti. L’appuntamento, intitolato “Atlantico-Europa-Mediterraneo. Quale futuro per la Nato”, ha riunito a Roma rappresentanti delle istituzioni, delle Forze armate, della diplomazia, delle imprese e del mondo accademico per discutere le principali sfide geopolitiche che animano lo scenario del Mediterraneo allargato.
Riportando i numeri dell’impegno europeo nella difesa, l'Ammiraglio fa sapere che “nel 2025, gli alleati europei e il Canada hanno aumentato gli investimenti nella difesa di oltre 139 miliardi di dollari, un incremento superiore al 20% rispetto al 2024. Ad appena un anno dall'avvio del percorso verso l'obiettivo del 5%, gli investimenti combinati di tutti i paesi dell'Alleanza si attestano già intorno al 4% del Pil. Ad Ankara - prosegue - in un solo giorno sono stati annunciati oltre 50 miliardi di dollari di nuove commesse”, mentre con l'iniziativa ‘Nato Drone Edge’ si prevede di investire “40 miliardi di dollari nei sistemi senza pilota nei prossimi cinque anni. Ogni euro destinato alla difesa è un euro investito in un futuro di pace e di sicurezza per noi, per i nostri figli e per i nostri nipoti”, afferma ricordando poi che “a livello globale, la spesa media per sicurezza e difesa si attesta già attorno al 5% del Pil. Non stiamo quindi esagerando, stiamo semplicemente tenendo il passo con il mondo in cui viviamo”.
Tornando agli esiti del vertice tenutosi ad Ankara, in Turchia, il 7 e l'8 luglio 2026 - il 36° vertice Nato e il secondo ospitato dalla Turchia dopo quello di Istanbul del 2004 - l’Ammiraglio pone l’accento sul conflitto russo-ucraino: “L'Ucraina continua a dimostrare non solo una straordinaria capacità di resistenza all'aggressione russa, ma anche un'incredibile attitudine ad apprendere dal campo di battaglia, a rinnovarsi rapidamente e a trasformare l'esperienza operativa in nuove capacità - osserva - Il vertice conferma il pieno sostegno all'Ucraina, ribadendo l'impegno degli alleati a garantire assistenza militare, addestramento e supporto nel lungo periodo. Quando parlo di lungo periodo, intendo anche dopo l'auspicabile firma di un trattato di pace. Ciò che vogliamo è strutturare un'architettura di difesa solida, capace di evitare che l'Ucraina venga invasa dalla Russia per la terza volta”.
“Allargando lo sguardo - ha aggiunto - il vertice di Ankara rappresenta l'ultimo capitolo di un percorso che le democrazie euroatlantiche iniziano quasi ottant'anni fa. Ad Ankara emerge con chiarezza che il rapporto transatlantico non si sta indebolendo, bensì si sta evolvendo, richiedendo una più equa condivisione delle responsabilità. Questa è probabilmente la lezione più importante: la capacità delle democrazie di affrontare le crisi, imparare da esse e rafforzarsi insieme”. Guardando al Mediterraneo, “uno spazio che la Fondazione Med-Or conosce meglio di chiunque altro”, Cavo Dragone lo definisce “un vero e proprio crocevia strategico che collega l'Europa al Nord Africa, al Levante, al Golfo, al Mar Rosso e all'Africa subsahariana”. Si tratta di un quadrante in cui “convergono alcune delle principali sfide della sicurezza contemporanea” come “l'instabilità regionale e la competizione geopolitica; la sicurezza energetica e la protezione delle infrastrutture e delle rotte commerciali; l'immigrazione incontrollata e il terrorismo - evidenzia - È anche per questa ragione che il vertice Nato di Washington del luglio 2024 rafforza opportunamente i punti dedicati al vicinato meridionale, riconoscendone il ruolo sempre più centrale per la sicurezza e la stabilità complessiva”.
Il presidente del Comitato militare della Nato evidenzia poi l’importanza della cooperazione, sottolineando come “le crisi degli ultimi anni, a cominciare da quelle nel Golfo Persico, ci insegnano che la stabilità richiede capacità industriale, infrastrutture resilienti, filiere diversificate e partenariati affidabili. Nessun Paese e nessuna organizzazione internazionale può affrontare da sola una simile complessità - riflette - È proprio questa consapevolezza che rende la cooperazione una componente essenziale della sicurezza nel XXI secolo”. Questa cooperazione, d'altronde, sta “evolvendo” poiché “accanto alle organizzazioni internazionali tradizionali emergono forme di cooperazione più flessibili, costruite attorno a specifiche esigenze strategiche, tecnologiche, economiche e industriali”. “La dimensione economica e industriale - aggiunge l'Ammiraglio - rappresenta oggi uno degli esempi più significativi di questa evoluzione. L'economia è ormai una componente essenziale della competizione strategica e parte integrante della sicurezza nazionale. Di conseguenza, la scelta dei partner industriali, tecnologici ed energetici diventa una decisione prettamente strategica”, osserva.
E su come la cooperazione internazionale stia evolvendo, l’Ammiraglio cita iniziative come l'Aukus, l’accordo di sicurezza e difesa militare tra Australia, United Kingdom e United States, e la Msp (Minerals Security Partnership), nate “per diversificare e mettere in sicurezza l'approvvigionamento di materie prime critiche, anche a costo di accettare prezzi più alti pur di non dipendere da partner geopoliticamente discutibili”. Strumenti che, “uniti al crescente coinvolgimento dei paesi del Golfo nei principali forum internazionali, dimostrano chiaramente che la cooperazione internazionale si sta riorganizzando attraverso reti sempre più dinamiche, flessibili e specializzate”, conclude.