
Le uscite di sicurezza de le Constellation sbarrate, Jessica Moretti che scappa, il fuoco che divampa in pochi minuti per l’assenza di materiali ignifughi, nessun estintore utilizzato e nessuno che dava indicazioni a chi tentava di fuggire. E’ quanto emerge dalle prime testimonianze dei ragazzi italiani rimasti feriti nel rogo del locale di Crans-Montana in cui la notte di Capodanno hanno perso la vita 41 giovani e altri 115 sono rimasti feriti che sono state raccolte dagli investigatori su delega di procura di Roma. Testimonianze, finite in un'informativa, che a quanto si apprende sono sovrapponibili nella ricostruzione dei fatti.
Nel fascicolo aperto a piazzale Clodio, coordinato dal procuratore Francesco Lo Voi con l’aggiunto Giovanni Conzo e il pm Stefano Opilio, che ieri hanno incontrato i pm vallesi a Berna, si procede per disastro colposo, omicidio plurimo colposo, incendio e lesioni gravissime aggravate dalla violazione della normativa antinfortunistica.
Dai racconti dei giovani italiani è emerso inoltre che il locale era noto fra i ragazzi perché permetteva anche ai minorenni di consumare alcol e anche quando era pieno si poteva accedere comunque acquistando una bottiglia di champagne da 270 euro.
Industriali plaudono a mobilitazione 'per far sentire voce della
Sardegna'... 
"La più pazza delle mie avventure professionali". Così Laura Pausini racconta il suo ruolo al Festival di Sanremo 2026 in programma dal 24 al 28 febbraio. La cantante affiancherà Carlo Conti, tornando sul palco dell'Ariston per la prima volta in veste di co-conduttrice.
"Il festival della musica italiana è stato il mio battesimo a soli 18 anni e quest’anno tornerò lì per la prima volta come conduttrice grazie alla generosità di Carlo Conti, alla Rai, alle parole di Pippo Baudo lo scorso marzo e un po’ anche alla fiducia in me stessa dopo 33 anni che imparo questo meraviglioso e strano mestiere", scrive la cantante.
Per Pausini questo è un anno speciale. Oltre all'impegno sanremese, è attesa da un lungo tour e ha appena pubblicato 'Io Canto 2', progetto dedicato alla musica italiana. "Conosco il Festival da quando sono nata, conosco tutte le canzoni, i presentatori, le scenografie… e so quante parole lo raccontano ogni volta, parole che anche io vedrò scritte accanto al mio nome: bella e brutta, simpatica e antipatica, capace e incapace, sarò troppo e troppo poco, saró giusta e sbagliata, sarò anche tante cose buone e tante false".
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Pausini dimostra consapevolezza rispetto all'esposizione mediatica che l'attende: "Lo so, ma lo so dal primo giorno che faccio la cantante, da quando ancora non esistevano i social e da quando non facevano notizia solo le critiche negative perché portano più curiosità e quindi più click. So soprattutto chi sono le persone che mi seguono, so quanto bene mi vogliono, so la fiducia che hanno in me, so che mi supportano anche se non stanno ore sui social e lo so perché li vedo ai miei concerti da più di 30 anni con gli occhi nei miei, la voce con la mia".
Un impegno che sente come una responsabilità: "Cercherò di fare tutto il possibile per non deludere prima di tutto loro. E poi la mia famiglia, i miei amici e me stessa. Ho studiato, mi sono preparata e anche se sono molto emotiva, so che sono pronta a perdonarmi anche gli errori. E ci è voluto molto per impararlo. Per questo con molta umiltà spero di meritarmi questo ruolo e non permetterò a nessuno di rovinare questo momento unico della mia Vita. Ciò che si fa con sincero amore non può essere mai rimpianto".
E conclude: "Ci auguro un festival di emozioni e di divertimento ma soprattutto di tanta musica nuova che presto farà parte del nostro futuro. In bocca al lupo a tutti".
Trasferita d'urgenza dall'ospedale SS. Annunziata al Gaslini... 
Intervento dei carabinieri, ieri mattina, in una scuola superiore in zona Primavalle, a Roma, dove era stata segnalata la presenza di uno studente con la pistola. I militari hanno identificato un ragazzo, minorenne, con una pistola a salve priva di tappo rosso.
Da una prima ricostruzione dei carabinieri, in precedenza, il ragazzo aveva minacciato un compagno di classe puntandogli contro la pistola e un altro studente avrebbe filmato il ragazzino proprio mentre impugnava l'arma. La pistola a salve è stata sequestrata e il minore è stato portato in caserma: sono stati chiamati i suoi genitori, ai quali poi è stato riaffidato, mentre dei fatti è stata informata l'autorità giudiziaria minorile.

La trasparenza retributiva non è solo un adempimento normativo, ma una scelta strategica per rafforzare la fiducia nelle organizzazioni, promuovere l’equità e migliorare la competitività del sistema produttivo italiano. Ieri a Bologna, presso la sede Manageritalia Emilia-Romagna, due ore di intenso confronto tra imprese, manager e istituzioni per analizzare impatti, opportunità e criticità applicative della nuova normativa. L’iniziativa ha rappresentato un momento di approfondimento tecnico e strategico su un tema che incide direttamente sui modelli organizzativi, sulle politiche di gestione delle risorse umane e sulla governance aziendale oltre ad essere uno strumento di contrasto alla discriminazione retributiva e di genere.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali di: Cristina Mezzanotte, presidente Manageritalia Emilia-Romagna, di Simone Pizzoglio, vicepresidente Manageritalia e Sonia Bonanno in rappresentanza dell’Assessorato Sviluppo economico e green economy, energia, formazione professionale, Università e Ricerca della Regione Emilia-Romagna.
In Italia, il tema ha assunto un rilievo ancora più significativo alla luce delle criticità esistenti sul fronte retributivo. Secondo l’indagine 'Total reward trend 2025' (Fonte: Elaborazioni Odm consulting – Gi Group su dati INPS), il gender pay gap medio italiano si è attestato intorno al 10,4%. Nel dettaglio, la differenza di retribuzione tra uomini e donne è risultata pari a –12,3% tra gli operai, –10% tra gli impiegati, –5,7% tra i quadri e –10,6% tra i dirigenti, evidenziando come il divario salariale abbia attraversato tutti i livelli professionali e l’intera struttura organizzativa delle imprese.
"La Direttiva europea sulla trasparenza retributiva - ha dichiarato Cristina Mezzanotte, presidente Manageritalia Emilia-Romagna - segna un passaggio decisivo verso un mercato del lavoro più equo e moderno. Per le imprese e per il management non si tratta soltanto di adeguarsi a nuovi obblighi normativi, ma di cogliere l’opportunità di rafforzare la cultura della meritocrazia, della responsabilità e della fiducia organizzativa. La chiarezza sui criteri retributivi e sui percorsi di crescita contribuisce a valorizzare le competenze, a ridurre le disuguaglianze e a rendere le aziende più attrattive e competitive in un contesto economico sempre più orientato alla sostenibilità e ai principi ESG. Noi di Manageritalia Deia (gruppo Diversity inclusion accessibility) sentiamo la Responsabilità di tenere un faro acceso su questa trasformazione".
Il pomeriggio e proseguito con una tavola rotonda che ha messo a confronto autorevoli esponenti del mondo accademico, aziendale e delle relazioni industriali: Tiziano Treu, avvocato e professore emerito dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, partner WST Law & Tax - Linda Serra, fondatrice e ceo Work wide women - Marco Verga, direttore sviluppo persone e organizzazione Aeroporto Marconi di Bologna e presidente Aidp Emilia-Romagna - Matteo Della Rocca, head of industrial relation di Automobili Lamborghini spa.
“Ritengo molto opportuna e tempestiva questa iniziativa di Manageritalia - ha commentato Tiziano Treu - per analizzare e discutere la direttiva europea in tema di parità E’ importante che le imprese colgano questa opportunità per promuovere la parità fra i generi. I manager sono decisivi per gestire gli adempimenti richiesti, che sono ripresi anche dal decreto italiano di recepimento, in particolare per curare tutti i dati necessari a comparare i trattamenti di donne e uomini e per condurre con i sindacati le valutazioni per rimediare ai divari retributivi che siano evidenziati. Promuovere una piena parità fra i generi è non solo un obiettivo di giustizia ma contribuisce a valorizzare il contributo delle donne alla competitività aziendale e alla qualità del lavoro”.
Nel corso dell’incontro si è evidenziato come la Direttiva UE 2023/970 abbia introdotto obblighi quali la trasparenza nelle informazioni sulle retribuzioni già in fase di selezione, il diritto dei lavoratori a conoscere i criteri retributivi e i livelli medi salariali per categoria, oltre a sistemi di reporting sul gender pay gap per le organizzazioni di maggiori dimensioni. E' emerso con chiarezza come si tratti di un cambiamento strutturale, capace di richiedere un’evoluzione culturale e organizzativa, oltre a un adeguamento dei sistemi di compensation e delle politiche di performance management.
Per il mondo manageriale, la trasparenza retributiva si configurata come un fattore abilitante di una leadership responsabile e orientata alla sostenibilità sociale. Per le imprese, rappresenta un’occasione per rafforzare employer branding, attrattività dei talenti e coerenza con i criteri ESG.
Il confronto ha fornito, ai tanti manager presenti e collegati in streaming, strumenti interpretativi e operativi per accompagnare aziende e manager nel percorso di adeguamento alla normativa europea, trasformando un obbligo regolatorio in un’opportunità di innovazione organizzativa e di crescita competitiva.

Era nascosto in uno strato di ghiaccio di 5mila anni in una grotta sotterranea in Romania. È un batterio 'antenato' che si è rivelato resistente a 10 antibiotici moderni. Lo ha scoperto un gruppo di scienziati. Ma, a dispetto di quello che si potrebbe pensare, questo microrganismo sicuramente minaccioso potrebbe offrire anche un'opportunità per sviluppare nuove strategie contro i superbug. I batteri, spiegano gli autori dello studio pubblicato su 'Frontiers in Microbiology', si sono evoluti per adattarsi a tutte le condizioni più estreme della Terra, dal caldo torrido a temperature ben al di sotto dello zero. Le grotte di ghiaccio sono solo uno degli ambienti che li ospitano e questa varietà di abitanti invisibili rappresenta una fonte di diversità genetica ancora poco studiata.
La ricerca
Il team di ricercatori autore della scoperta in Romania ha testato i profili di resistenza agli antibiotici del ceppo batterico portato alla luce dalla grotta di ghiaccio di Scarisoara per provare a documentare come la resistenza si evolve e si diffonde naturalmente. Il microrganismo si chiama "Psychrobacter SC65A.3 - riferisce Cristina Purcarea, scienziata senior all'Istituto di Biologia di Bucarest dell'Accademia Rumena - e nonostante la sua antica origine, mostra resistenza a numerosi antibiotici moderni. Porta con sé oltre 100 geni correlati" a questa capacità di fare scudo. Ma allo stesso tempo "può anche inibire la crescita di diversi importanti superbatteri resistenti agli antibiotici e ha mostrato attività enzimatiche con un importante potenziale biotecnologico", assicura la ricercatrice.
Come può aiutarci questo batterio?
Come potrebbe esserci utile indagare sul 'cold case' dell'antica resistenza ai farmaci moderni? Psychrobacter SC65A.3 è un ceppo del genere Psychrobacter, un batterio adattato agli ambienti freddi. Alcune specie possono causare infezioni nell'uomo o negli animali. Questa 'famiglia' di germi ha un potenziale biotecnologico, ma i suoi profili di resistenza agli antibiotici sono in gran parte sconosciuti. "Lo studio di microbi come questo, recuperati da depositi di ghiaccio di grotte millenarie, rivela come la resistenza si sia evoluta naturalmente nell'ambiente molto prima che gli antibiotici moderni venissero utilizzati", chiarisce Purcarea. Il team ha prelevato una carota di ghiaccio di 25 metri dall'area della grotta nota come 'Great Hall'. Questo cilindro gelato è come una sorta di 'enciclopedia' che rappresenta una cronologia di 13mila anni. Per evitare contaminazioni, i frammenti di ghiaccio prelevati dalla carota sono stati inseriti in sacchetti sterili e mantenuti congelati durante il trasporto in laboratorio. Lì i ricercatori hanno isolato diversi ceppi batterici e ne hanno sequenziato il genoma, per determinare quali geni consentono loro di sopravvivere a basse temperature e quali conferiscono resistenza e attività antimicrobica.
Gli studiosi hanno testato la resistenza del ceppo SC65A a 28 antibiotici appartenenti a 10 classi comunemente utilizzate o riservate al trattamento di infezioni batteriche. In questo modo, hanno potuto verificare se i meccanismi previsti si traducessero in una resistenza misurabile. "I 10 antibiotici a cui abbiamo riscontrato resistenza sono ampiamente usati nella pratica clinica, in terapie orali e iniettabili per una serie di gravi infezioni batteriche", illustra Purcarea. Malattie come tubercolosi, colite e infezioni delle vie urinarie possono essere trattate con alcune delle molecole a cui i ricercatori hanno riscontrato resistenza, tra cui rifampicina, vancomicina e ciprofloxacina. SC65A.3 è il primo ceppo di Psychrobacter per il quale è stata riscontrata resistenza a determinati antibiotici, tra cui trimetoprim, clindamicina e metronidazolo. Questi farmaci sono utilizzati per trattare infezioni delle vie urinarie, infezioni polmonari, cutanee o del sangue e infezioni dell'apparato riproduttivo. Il profilo di resistenza di SC65A.3 suggerisce che i ceppi in grado di sopravvivere in ambienti freddi potrebbero fungere da serbatoi di geni di resistenza, cioè sequenze di Dna specifiche che li aiutano a sopravvivere all'esposizione ai farmaci.
Questi microbi rappresentano sia una minaccia che una promessa. "Se lo scioglimento dei ghiacci li rilascia", i loro geni-scudo "potrebbero diffondersi ai batteri moderni, aggravando la sfida globale della resistenza agli antibiotici", ragiona Purcarea. "D'altra parte, i microrganismi in questione producono enzimi e composti antimicrobici unici che potrebbero ispirare nuovi antibiotici, enzimi industriali e altre innovazioni biotecnologiche". Nel genoma di Psychrobacter SC65A.3, i ricercatori hanno trovato quasi 600 geni con funzioni sconosciute, il che li rende una fonte ancora inesplorata per la scoperta di nuovi meccanismi biologici.
L'analisi ha anche rivelato 11 geni in grado teoricamente di uccidere o bloccare la crescita di altri batteri, funghi e virus. Un potenziale 'antico', sottolineano gli esperti, che sta diventando sempre più importante in un mondo - quello moderno - in cui la resistenza agli antibiotici è una preoccupazione crescente. Perché significa risalire ai genomi del passato e scoprire l'eventuale ruolo importante svolto dall'ambiente naturale nella diffusione e nell'evoluzione di questa resistenza. "I batteri antichi sono essenziali per la scienza e la medicina", conclude Purcarea, "ma un'attenta manipolazione e misure di sicurezza in laboratorio sono essenziali per mitigare il rischio di una diffusione incontrollata".
Oggi vertice in procura a Tempio e sopralluogo ispettori Spresal... 
Da Sergio Mattarella "parole giuste e doverose", anche perché "è molto importante che questa campagna referendaria rimanga sul merito", senza trascinarla in una "lotta nel fango".
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni parla per la prima volta dopo la riunione del Csm presieduta dal presidente della Repubblica e fa quadrato attorno al capo dello Stato[1], non mancando certamente di mandare una stoccata alle opposizioni: "Il 22 e il 23 marzo si vota sulla giustizia, non sul governo", dice la premier in un'intervista a Sky Tg24, precisando che le elezioni saranno fra un anno, ed è solo allora che gli italiani potranno decidere di 'mandarla a casa'.
"Penso che sia giusto il richiamo al rispetto delle istituzioni e penso sia stato giusto il passaggio in cui il presidente dice anche che un’istituzione come il Csm si mantenga estranea dalle diatribe di natura politica", osserva Meloni. Quanto alla volontà di politicizzare il referendum, la presidente del Consiglio rispedisce al mittente le accuse: "Vedo un tentativo di trascinarla in una sorta di lotta nel fango, mi pare che sia più un tentativo di quelli che hanno difficoltà ad attaccare una riforma che in passato, in vario modo, hanno sostenuto e proposto". E quindi l'appello al voto e un consiglio agli italiani: "Andate a votare, ma votate con coscienza, guardando a quello a cui state votando. E votate per voi, non per me, contro di me, perché non c'entra niente". I frutti del lavoro svolto, nel suo complesso e non solo sulla riforma per la separazione delle carriere in magistratura, si raccoglieranno l'anno prossimo.
Meloni rivendica la scelta di partecipare al Board of peace di Donald Trump[2] come osservatore. "Io credo che sia molto importante un contributo coeso da parte della comunità internazionale sulla questione, che è particolarmente delicata e importante per i Paesi mediterranei e quindi anche per l’Italia, ed è la ragione per la quale ho considerato importante esserci", dice prima di precisare che il lavoro è certamente ancora lungo e complesso. La prima riunione, così come le ha riferito il ministro degli Esteri Antonio Tajani,[3] però è stata concreta per costruire quella pace in Medio Oriente che tutti auspicano. Anche guardando all'Iran. I timori ci sono, è vero, ma il nostro Paese è disponibile a dare il suo contributo, pure ospitando i negoziati, come già fatto in passato. E il suo contributo, spiega ancora la premier, l'Italia lo darà anche all'Ucraina. I passi avanti ci sono, afferma, ma qualcosa manca ancora per arrivare a quella pace giusta, uno su tutti la questione principale che è quella dei territori, "dove la Russia continua ad avere delle pretese che secondo me sono assolutamente irragionevoli".
Rimanendo all'estero, Meloni si dice colpita dalle affermazioni del presidente francese, Emmanuel Macron[4]. "La mia riflessione - annota la presidente del Consiglio - non è nello specifico della Francia, io ho fatto una riflessione nella quale credo, su come si sta polarizzando nelle grandi democrazie occidentali particolarmente lo scontro politico. Io vedo un clima che non mi piace, lo vedo in Italia, lo vedo in Francia, lo vedo negli Stati Uniti. Ho commentato anche l'omicidio di Charlie Kirk quando fu, e non perché diciamo ci sia volontà di ingerire, ma perché credo che sia una riflessione che le classi dirigenti devono fare su come si combatte un clima che può riportarci indietro di qualche decennio".
E poi lancia una frecciata: "Penso che l'ingerenza sia, ad esempio, quando un leader viene eletto a capo del governo dai propri cittadini, sentire uno Stato straniero che dice 'vigileremo sull'applicazione dello Stato di diritto', quella è ingerenza. Intervenire tra l'altro esprimendo solidarietà al popolo francese su una materia che chiaramente riguarda tutti quanti non è ingerenza".
Un riferimento anche alle opposizioni che l'hanno attaccata per quanto stanziato per le zone colpite dal maltempo e Niscemi[5] e ora si devono ricredere perché nel Cdm è stato messo a disposizione un altro miliardo (e cento milioni) per le popolazioni o che dicono che non ha fatto abbastanza per i rincari delle bollette: "Un provvedimento molto importante e molto coraggioso con il quale noi liberiamo circa 5 miliardi di euro per alleviare il costo delle bollette per le famiglie più fragili, per le imprese, con benefici che sono tangibili, significativi", mette a verbale Meloni, che poi si concede molto più di un sorriso per il successo che stanno avendo le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Un appuntamento che dà "tanta consapevolezza di quanto questa nazione sia straordinaria. E mi arriva questo messaggio non solo dal pubblico, ma ci sono tantissimi omologhi, capi di stato e di governo che vengono a seguire i loro atleti nella competizione e ripartono tutti facendo enormi complimenti per l'organizzazione, per un'Italia che riesce sempre a stupire. E questa è la cosa per me più importante".

La Russia non intende fermare la guerra in Ucraina, Vladimir Putin non ha nessun interesse a favorire negoziati per porre fine al conflitto che dura 4 anni. Il quadro viene delineato dopo i colloqui di Ginevra, con il confronto tra le delegazioni di Mosca e Kiev con la mediazione degli Stati Uniti e la 'regia' di Donald Trump.
E' l'Institute for the study of war (Isw), think tank americano che monitora quotidianamente la guerra, a tirare le somme dopo il round elvetico. L'analisi, in realtà, prende forma già a cominciare dal nome scelto da Putin per guidare la missione in terra elvetica. L'invio di Vladimir Medinsky come emissario è stato una dichiarazione di intenti e rappresenta un primo segnale evidente. Il rappresentante del Cremlino, che ha definito i negoziati "difficili ma professionali", è considerato un 'falco' per le sue posizioni relative alla guerra. "Il fatto che Medinsky abbia guidato la delegazione russa a Ginevra è degno di nota, poiché è probabile che il Cremlino lo stia usando per bloccare i negoziati", afferma l'Isw.
Medinsky, un nome una garanzia
D'altra parte, il resoconto del presidente ucraino Volodymyr Zelensky non si discosta da questa linea. Il leader ucraino osserva che Medinsky tende a discutere le cosiddette "radici storiche" della guerra. Funzionari ucraini e statunitensi hanno precedentemente notato come gli emissari del Cremlino tirino fuori questi argomenti durante i negoziati per bloccare le discussioni su un serio accordo di pace.
"Non ho bisogno di sciocchezze storiche per porre fine a questa guerra e passare alla diplomazia. Perché è solo una tattica per prendere tempo. Ho letto più libri di storia di Putin. E ho imparato molto. Conosco il suo Paese più di quanto lui conosca l'Ucraina. Semplicemente perché sono stato in Russia, in molte città. E ho conosciuto molte persone lì. Lui non è mai stato in Ucraina così tante volte, è stato solo nelle grandi città. Io sono stato in città piccole al nord al sud, ovunque. Conosco la mentalità russa ed è per questo che non voglio perdere tempo con tutte queste cose", le parole che Zelensky affida a Telegram e al suo profilo X.
Gli incontri in Svizzera, secondo il presidente ucraino, hanno fatto segnare un avvicinamento su alcuni parametri da adottare per il monitoraggio del cessate il fuoco. Dettaglio non trascurabile: la tregua ad oggi rimane un'ipotesi remota, le posizioni rimangono distanti. "L'Ucraina - scrive l'Isw - continua a offrire concessioni significative per far avanzare il processo di negoziati di pace, compresi compromessi sulle concessioni territoriali. Zelensky ha affermato che l'Ucraina e gli Stati Uniti concordano sul fatto che il popolo ucraino dovrebbe votare su qualsiasi accordo per porre fine alla guerra, ma ha osservato che il popolo ucraino rifiuterebbe un accordo di pace che prevedesse il ritiro unilaterale dell'Ucraina dal Donbass orientale".
Zelensky ha ribadito la volontà dell'Ucraina di tenere elezioni in linea con le richieste della Russia, ma ha osservato che serve il cessate il fuoco per svolgere le elezioni in sicurezza. Il presidente ribadisce quotidianamente o quasi la necessità di un incontro bilaterale con Putin per negoziare direttamente le questioni territoriali: dal Cremlino sono arrivate solo risposte negative o finte aperture, come l''invito' a recarsi a Mosca.
Messaggi chiari
Come se non bastasse, osserva l'Isw, ecco il secondo segnale che mostra chiaramente la linea di Mosca: a puntellare la strategia russa arrivano dichiarazioni esplicite che trovano ampio spazio sui media nazionali.
E' acclarato che la Russia non si accontenti di obiettivi parziali e punti ad ottenere il massimo: Putin vuole tutto il Donbass, pur non controllando attualmente l'intera regione. E vuole che la Nato si fermi prima del territorio ucraino: "L'ambasciata russa in Belgio ha dichiarato al quotidiano statale russo Izvestia il 17 febbraio che la Russia richiederà alla NATO di sancire legalmente una clausola di non espansione in conformità con una 'bozza di trattato' che la Russia ha creato nel dicembre 2021". Segnale chiaro anche dalla portavoce del ministero degli Affari Esteri russo Maria Zakharova, che invoca "il cosiddetto 'spirito' o 'intesa' che le delegazioni statunitense e russa avrebbero raggiunto durante il vertice dell'Alaska dell'agosto 2025", sottolinea l'Isw. "Questa 'intesa' rimane ambigua poiché non ci sono stati accordi formali a seguito dell'incontro, con Trump che ha osservato dopo il vertice che le delegazioni statunitense e russa hanno raggiunto 'nessun accordo'".
Putin cerca soldati
Alle parole, corrispondono i fatti. E, nello specifico, arriva il terzo segnale. La macchina bellica russa continua a funzionare secondo un programma orientato ad una guerra di logoramento. Secondo il think tank Putin sta preparando ulteriori chiamate indirizzate a nuovi riservisti, nel tentativo di "compensare il quasi esaurimento del suo costoso sistema di reclutamento volontario nel 2026. L'esercito russo deve simultaneamente mantenere i suoi meccanismi di generazione di forza per, come minimo, sostituire le perdite russe sul campo di battaglia". Quattro anni di guerra lasciano il segno anche su un serbatoio apparentemente infinito: "Il tasso di reclutamento russo è stato a malapena in grado di compensare le perdite mensili per gran parte della guerra, ma la capacità della Russia di reclutare volontari per combattere in Ucraina sembra rallentare". "La Russia ora perde 30.000-35.000 soldati al mese, uccisi o gravemente feriti. Stanno perdendo 156 persone per occupare un chilometro del nostro territorio. A quel punto, con le nostre manovre offensive, lo perdono", afferma Zelensky.

Un mini attacco contro l'Iran per convincere Teheran ad accettare un accordo. E' il piano che Donald Trump sta valutando nella strategia degli Stati Uniti, secondo lo scenario delineato dal Wall Street Journal. Il presidente potrebbe ordinare un'azione limitata, per tenere aperta la via negoziale e mettere pressione su Teheran.
Un attacco massiccio immediato, è il ragionamento del quotidiano, cancellerebbe le possibilità di dialogo sul programma nucleare degli ayatollah e potrebbe innescare subito una reazione dell'Iran con ripercussioni su tutta la regione.
La strategia 'step by step'
L'ipotesi di una strategia 'step by step' potrebbe trovare conferma nelle dichiarazioni rilasciate da Trump nelle ultime ore. Rispetto alle indiscrezioni che prospettano un'azione americana nel giro di 2-4 giorni, il presidente degli Stati Uniti propone un orizzonte temporale più ampio: "Intorno ai 10-15 giorni massimo", dice Trump. Non è chiaro se all'interno di questo periodo possa collocarsi il 'mini attacco' ipotizzato dal Wall Street Journal.
"Nei prossimi 10 giorni scopriremo se riusciremo a raggiungere un accordo con l'Iran oppure no", dice e ripete Trump nella giornata che segna il varo del Board of Peace. "Steve Witkoff e Jared Kushner hanno avuto ottimi incontri con gli iraniani. Dobbiamo trovare un accordo significativo, altrimenti succederanno cose brutte", dice riferendosi ai negoziati andati in scena in Svizzera.
Israele si prepara
La macchina bellica americana si sta posizionando in maniera completa, con l'invio di caccia F-35 e F-22 verso il Medio Oriente. Una seconda portaerei è in arrivo, così come velivoli di comando e controllo. I preparativi non sono una prerogativa solo degli Stati Uniti. Israele sta valutando lo scenario in cui Teheran possa colpire per prima, nel contesto delle tensioni.
Secondo fonti della sicurezza israeliana citate dall'emittente Kan, se l'Iran dovesse attaccare Israele in risposta a un’azione americana, Tel Aviv reagirebbe con raid contro obiettivi iraniani, una posizione più volte ribadita pubblicamente dai leader israeliani. Dallo scorso gennaio, le Idf sono in stato di massima allerta e hanno rafforzato le difese aeree, i piani di attacco, l’intelligence e le misure di protezione civile. Il livello di preparazione, secondo l'emittente, sarebbe analogo a quello precedente alla guerra di 12 giorni con l'Iran dello scorso giugno.

Non solo un big killer per l'uomo. Il cancro è una delle principali cause di malattia e morte anche nei gatti. Eppure è un aspetto ancora relativamente inesplorato. Grazie a un nuovo studio pubblicato sulla rivista 'Science', però, ora la genetica dei tumori felini non è più una 'scatola nera'. Un team di ricercatori ha sequenziato e mappato i geni cancerogeni in quasi 500 (493) campioni provenienti da 13 diversi tipi di cancro felino. Gli scienziati hanno analizzato parallelamente anche il tessuto di controllo sano, ottenendo un quadro più chiaro dell'oncogenoma felino e confrontando i geni con mutazioni cancerogene note negli esseri umani.
Lo studio, spiegano gli esperti, segna la prima volta che i tumori felini vengono profilati geneticamente su larga scala, e potrebbe contribuire alla comprensione del cancro anche nell'uomo, costituendo la base per una risorsa accessibile gratuitamente ad altri scienziati.
"Nonostante i gatti domestici siano animali domestici comuni, fino ad ora si sapeva molto poco sulla genetica del cancro in questi animali", afferma Geoffrey Wood, professore di patobiologia all'Università di Guelph, in Canada, e coautore senior dello studio internazionale. I campioni tumorali sono stati prelevato in gatti provenienti da cinque Paesi. I ricercatori hanno esplorato i cambiamenti genetici che determinano la formazione del cancro nei gatti, riscontrando un numero notevole di somiglianze tra quelli presenti nei tumori umani e canini. Hanno identificato specifici geni 'driver' che portano allo sviluppo di alcuni tipi di cancro, tra cui i tumori al seno aggressivi. Il gene driver più comune nel cancro mammario del gatto era FBXW7. Oltre il 50% dei tumori felini presentava una mutazione in questo gene. Negli esseri umani, le mutazioni nel gene FBXW7 nel tumore al seno sono associate a una prognosi peggiore, analogamente al cambiamento osservato nei gatti.
Altre somiglianze con mutazioni driver umane sono state osservate nei tumori del sangue, delle ossa, dei polmoni, della pelle, del tratto gastrointestinale e del sistema nervoso centrale. E poiché i gatti sono esposti a molti degli stessi rischi ambientali legati al cancro dei loro proprietari, alcune cause potrebbero essere in parte condivise, ragionano gli esperti.
"Questo studio può aiutarci a capire meglio perché il cancro si sviluppa nei gatti e negli esseri umani e come il mondo che ci circonda influenzi il rischio e, possibilmente, a trovare nuovi modi per prevenirlo e curarlo", ragiona Wood. I ricercatori hanno anche visto che alcuni farmaci chemioterapici erano più efficaci nei tumori mammari dei gatti con il gene FBXW7 mutato. Sebbene osservata solo in campioni di tessuto, questa scoperta potrebbe aprire nuove strade alla terapia del cancro al seno in tutte le specie. "Avere accesso a un set così ampio di tessuti donati ci ha permesso di valutare le risposte ai farmaci in tutti i tipi di tumore", evidenzia Sven Rottenberg, coautore senior dell'Università di Berna, "in un modo che non era mai stato possibile prima su questa scala".
E "quando la conoscenza e i dati fluiscono tra discipline diverse, ne possiamo trarre beneficio tutti", assicura Bailey Francis, co-autore principale del Wellcome Sanger Institute, secondo cui la ricerca potrebbe rivelarsi utile anche per i cani. "Ora - sottolinea Louise Van Der Weyden, autrice principale del Wellcome Sanger Institute, indicando le aree di ricerca futura - possiamo cominciare a compiere i prossimi passi verso l'oncologia felina di precisione, recuperare il ritardo nelle opzioni diagnostiche e terapeutiche disponibili per i cani affetti da cancro e, un giorno, anche per gli esseri umani".
Collaborando con il Wellcome Sanger Institute, l'Ontario Veterinary College dell'Università di Guelph, l'Università di Berna e altri istituti, i ricercatori hanno sequenziato il Dna da campioni di tessuto che erano già stati raccolti dai veterinari a fini diagnostici. I risultati suggeriscono che gli approcci terapeutici utilizzati negli esseri umani potrebbero essere sperimentati sui gatti; allo stesso modo, le informazioni apprese dagli studi clinici sul cancro nei gatti domestici potrebbero essere utilizzate per informare gli studi clinici sugli esseri umani. Questo approccio noto come 'One Medicine' promuove il flusso bidirezionale di dati e conoscenze tra discipline mediche e veterinarie a vantaggio sia della salute umana che di quella animale.
Ad esempio, l'oncogenoma felino può essere utilizzato per identificare e testare mutazioni potenzialmente utili per i trattamenti oncologici veterinari, ma può anche offrire spunti che potrebbero migliorare la medicina oncologica umana. I gatti domestici condividono lo stesso ambiente e spesso condividono comorbilità non tumorali come il diabete con i loro compagni umani, il che li rende una risorsa importante ma sottoutilizzata per la ricerca sui tumori. Confrontando quasi 1.000 geni tumorali umani con le loro versioni feline, Francis e colleghi dimostrano che in entrambe le specie sono presenti alcuni oncogeni con una prevalenza simile, come TP53. I ricercatori hanno anche identificato geni che inducono il cancro, geni predisponenti ai tumori e alcune prove di sequenze virali nell'oncogenoma felino.

"Noi vogliamo essere protagonisti della costruzione della pace". Così il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, al termine della prima riunione del Board of Peace, la nuova organizzazione internazionale creata dal presidente Donald Trump per Gaza. Il titolare della Farnesina ha ribadito l’importanza della presenza italiana a Washington e ha spiegato che l’Italia partecipa ai lavori in qualità di osservatore: "Sono emerse una serie di proposte concrete: non è un business board, ma un tavolo con proposte politiche per costruire la pace in Medio Oriente".
Parlando con i giornalisti presso l’ambasciata italiana nella capitale americana, il vicepremier ha sottolineato come l’Italia non “scodinzoli” dietro agli Stati Uniti e sappia esprimere posizioni autonome quando non condivide alcune scelte di Washington, come nel caso della vicenda della Groenlandia. Allo stesso tempo, Tajani ha ribadito la convinzione dell’Italia nel transatlantismo, indipendentemente dal colore politico dell’amministrazione americana: "Restiamo transatlantici sia quando governano i Democratici sia quando governano i Repubblicani".
"Saremmo stati isolati se non ci fossimo stati", ha aggiunto il ministro, evidenziando la presenza dell’Unione europea e di altri Paesi europei[1] – come Germania e Regno Unito – oltre alla partecipazione di importanti attori mediorientali quali Qatar, Egitto e Arabia Saudita. "Non è stato un capriccio italiano voler seguire questo percorso", ha proseguito Tajani sottolineando: "Significa che abbiamo fatto la scelta giusta e che siamo in sintonia con la maggioranza dei Paesi dell’Unione europea. Qualcuno può non essere d’accordo, ma questa è la realtà: non siamo né isolati né subalterni a nessuno".
Sul rapporto con le Nazioni Unite, il ministro ha escluso qualsiasi contrapposizione: "Non c’è stato alcun attacco all’Onu. Anzi, dalle parole di Trump e di Rubio emerge la volontà di applicare la risoluzione delle Nazioni Unite sulla pace in Palestina". Secondo Tajani, la direzione intrapresa è quella giusta: «Nessuno vuole escludere nessuno. Poi, se qualcuno vuole fare polemica con Trump solo perché è Trump, è libero di farlo. Noi siamo qui per valutare le cose concrete e ciò che si può fare per costruire la pace in Palestina».
Per quanto riguarda la ricostruzione della Striscia di Gaza, la Casa Bianca ha annunciato investimenti per dieci miliardi di dollari, mentre altri Paesi hanno promesso contributi fino a sette miliardi. Anche l’Italia, ha spiegato Tajani, sta valutando una serie di finanziamenti per Gaza, indipendenti dal Board of Peace. Inoltre, il governo italiano parteciperà alla formazione della polizia palestinese a Gaza con la presenza dei Carabinieri. Non sono invece allo studio ulteriori ipotesi di presenza militare. «Oggi si è parlato solo di Gaza», ha precisato il ministro. «Altri temi non sono stati affrontati».
Sulla possibilità di un attacco americano contro l’Iran già nel fine settimana, Tajani ha preferito non commentare: «I periodi ipotetici non vanno mai commentati. Bisogna parlare delle cose quando accadono. Mi auguro che si possano trovare accordi senza riaprire un conflitto nella regione e che i colloqui in corso possano andare a buon fine».
Il vicepremier ha espresso preoccupazione per il programma nucleare iraniano: «Se l’Iran dovesse proseguire sulla strada della bomba atomica, sarebbe difficile trovare un accordo e rappresenterebbe una minaccia». E ha concluso: «Se l’Iran è quello che strappa la fotografia del presidente Mattarella e degli altri capi di Stato europei, è un Iran che ci preoccupa. Mi auguro invece che scelga la via del dialogo, del confronto e rinunci all’armamento nucleare».

Con un esame del sangue si può prevedere quando una persona rischia di manifestare i primi sintomi di Alzheimer. Lo suggerisce uno studio condotto dai ricercatori della Washington University (WashU) School of Medicine di St. Louis, pubblicato su 'Nature Medicine'. Gli scienziati hanno dimostrato che i loro 'modelli-orologio' sono in grado di predire la comparsa dei disturbi tipici della malattia neurodegenerativa con un margine di errore di 3-4 anni. Come applicazione più vicina, i risultati della scoperta potranno accelerare i trial clinici che valutano terapie potenzialmente in grado di prevenire o rallentare l'Alzheimer, identificando i pazienti che da questi trattamenti potrebbero trarre maggiori benefici.
Il lavoro rientra in un progetto della Foundation for the National Institutes of Health Biomarkers Consortium, un partenariato pubblico-privato di cui WashU Medicine è membro. I modelli messi a punto dal team Usa si basano sulla proteina p-tau217 presente nel plasma (la parte liquida del sangue), i cui livelli possono già essere misurati per aiutare i medici a diagnosticare l'Alzheimer nei pazienti con deterioramento cognitivo.
Attualmente questi test non sono invece raccomandati in persone cognitivamente sane, al di fuori di studi clinici. Per identificare l'intervallo di tempo che passa fra quando si registrano livelli plasmatici elevati di p-tau217 e la comparsa dei sintomi di Alzheimer, gli autori hanno analizzato i dati relativi a volontari che hanno partecipato a due iniziative di ricerca indipendenti e di lunga durata sull'Alzheimer, per un totale di 603 anziani. La p-tau217 plasmatica è stata misurata sia con un test diagnostico per l'Alzheimer già disponibile in clinica e prodotto da una startup della WashU, sia con test di altre aziende fra cui uno approvato dalla Fda americana.
In precedenza è stato provato che la p-tau217 plasmatica è fortemente correlata all'accumulo cerebrale delle proteine amiloide e tau, le principali spie di Alzheimer, che in forma mal ripiegata iniziano a depositarsi nel cervello molti anni prima che insorgano i sintomi della patologia. Ora i modelli sviluppati dall'équipe della WashU Medicine hanno permesso di prevedere l'età di comparsa dei disturbi: nelle persone più anziane l'intervallo tra alti livelli di p-tau217 e sintomi era più breve che in quelle più giovani, suggerendo che il cervello di queste ultime potrebbe essere più resistente alla neurodegenerazione e che gli anziani potrebbero sviluppare sintomi di Alzheimer a stadi più bassi di malattia.
E' risultato, ad esempio, che se una persona aveva livelli plasmatici elevati di p-tau217 all'età di 60 anni sviluppava disturbi 20 anni dopo, mentre se la proteina non era aumentata fino all'età di 80 anni i sintomi comparivano già 11 anni dopo. I ricercatori hanno osservato che il loro modello predittivo funzionava anche con gli altri test diagnostici per l'Alzheimer basati su p-tau217, a dimostrazione della robustezza e della generalizzabilità dell'approccio.
Gli studiosi hanno condiviso i codici usati per la messa a punto dei loro modelli, così che anche altri scienziati possano perfezionarli ulteriormente, e hanno sviluppato un'applicazione web per permettere ai colleghi di esplorarli in modo più dettagliato.
"Il nostro lavoro dimostra la fattibilità dell'utilizzo di esami del sangue, sostanzialmente più economici e accessibili rispetto alle scansioni di neuroimaging o agli esami del liquido spinale, per prevedere l'insorgenza dei sintomi dell'Alzheimer", spiega Suzanne E. Schindler, professore associato del Dipartimento di Neurologia della WashU Medicine, autrice senior dello studio. "Nel breve termine - sottolinea l'esperta - questi modelli accelereranno la ricerca e i trial clinici" su nuove possibili terapie, ma l'obiettivo finale è "riuscire a dire ai singoli pazienti quando è probabile che sviluppino sintomi, il che aiuterà loro e i medici che li assistono a definire un piano per cercare di prevenirli o rallentarli".
"Questi modelli-orologio potrebbero rendere gli studi clinici" sull'Alzheimer "più efficienti, identificando i partecipanti che hanno maggiori probabilità di sviluppare sintomi entro un certo periodo di tempo" in modo da velocizzare la valutazione di potenziali terapie preventive o rallentanti, chiarisce Kellen K. Petersen, docente di Neurologia della WashU Medicine, autore principale del lavoro. "Con un ulteriore perfezionamento - prospetta lo specialista - queste metodologie hanno il potenziale per prevedere l'insorgenza dei sintomi" di Alzheimer "con un'accuratezza tale da poterle utilizzare anche nell'assistenza clinica individuale". Petersen precisa che ulteriori biomarcatori ematici sono associati ai sintomi cognitivi nell'Alzheimer. In futuro anche questi potrebbero essere sfruttati per perfezionare le stime di previsione dell'insorgenza dei sintomi.

Architetto di professione, 'agitatore culturale' per vocazione, Sergio Secondiano Sacchi, direttore artistico del Premio Tenco, è morto improvvisamente oggi all'età di 78 anni. L'annuncio della scomparsa è stato dato questa sera dal Direttivo del Club Tenco, che lo ricorda come "una intelligenza guizzante, geniale e, come tutte le intelligenze geniali, segnata da una vena di simpatica follia.
Sacchi era "l'ultimo dei Rambalderos ancora nel Club Tenco. L'ultimo cioè di quei ragazzi che Amilcare Rambaldi - il fondatore del Club - aveva voluto accanto a sé fin dall'inizio per dar vita alla sua creatura. Dentro la associazione, Sergio ha sempre rappresentato l’ala creativa, facendosi promotore di molte intelligenti iniziative discografiche ed editoriali, anche grazie alle quali ha saputo e voluto costruire attorno al Club una solida rete di amici dalla più diversa provenienza: cantautori soprattutto, discografici, ma anche intellettuali di varia estrazione e formazione in qualche modo appassionati o legati alla canzone d’autore, artisti dei vari campi: dalla pittura al fumetto. Storica -si legge in una nota- la sua amicizia col compagno d’avventure Sergio Staino. A sua volta, aveva fondato a Barcellona l’associazione 'Cose di Amilcare', la filiale iberica del Tenco".
Sacchi era diventato direttore artistico del Club Tenco nel 2017 ed è stato il principale artefice del rilancio e del rinnovamento della vita dell'associazione, "convincendo i colleghi del Direttivo a impostare le attività del Club lavorando per progetti e dedicando ogni edizione della annuale Rassegna della Canzone d'autore ad un tema, nell'affrontare il quale la canzone fosse utilizzata come strumento di analisi e di approfondimento".
Nato a Milano nel 1948, laureato in architettura, Sergio Secondiano Sacchi nel 1973 era entrato nel Direttivo del Club Tenco. Ha collaborato a Musica e Dischi, Tango, Linus, Smemoranda. Ha curato dischi monografici su Che Guevara e le edizioni italiane di dischi di Luís Llach, Pi de la Serra, Vladimir Vysotskij, Pablo Milanés; ha tradotto e prodotto dischi dedicati a Vladimir Vysotskij, Pablo Milanés, Joaquin Sabina, Georges Brassens. È autore di libri+cd - come Roba di Amilcare e Quelle piccole cose - e di una dozzina di pubblicazioni. Ha curato con Stefano Senardi I miei amici cantautori di Fernanda Pivano e - con altri, per Editrice Zona - tutti i Libri del Club Tenco.

Gli Stati Uniti conquistano l’oro nell’hockey femminile al termine di una finale al cardiopalma contro il Canada. Le canadesi avanti fino a due minuti dalla sirena, poi la rimonta americana e il colpo decisivo ai supplementari: sotto porta le stelle e strisce non sbagliano più nulla. Il gol che vale il titolo arriva al 4’07 dell’overtime, firmato da Megan Keller. Per gli Usa è il terzo oro olimpico della storia, dopo le Olimpiadi Invernali di Nagano 1998 e Olimpiadi Invernali di PyeongChang 2018.
Sugli spalti fischi e boati: ma tensione poca. Spunta perfino una bandiera dell’Unione europea. "Sfuggita al sequestro?", scherzano gli addetti ai lavori. Dai seggiolini parte, tradizionale,“Iu-es-sei, iu-es-sei”, spesso sommerso dal più potente (almeno oggi) “kænədə, kænədə”. Poi, a fine primo tempo: si spengono le luci, tutti con i led accesi e sulle note di Imagine si canta insieme “Imagine all the people" e tutti insieme, canadesi e statunitensi fianco a fianco, a urlare "living life in peace”: prove di tregua olimpica.
Quasi a rafforzarla, sugli spalti, spunta anche lei Federica Brignone: raggiante. L’azzurra è alla Arena Santa Giulia per godersi la finale: sul maxi schermo sorridente, sorriso, applausi bipartisan: tutti insieme appassionatamente, statunitensi e canadesi. Ma con una birra e un sandwich in mano, qualche eco della geopolitica suona, poco ma suona: “È hockey, ma che bello sarebbe vincere contro gli Usa”, scherza una tifosa canadese, Sophia, all’AdnKronos: bionda, sorridente, avvolta da una bandiera canadese.
In campo la sfida è fisica, qualche accenno di mischia, ma lontana anni luce dalle tensioni viste nel Four Nations Face-Off tra Usa e Canada, degenerato in rissa. Anche fuori dal ghiaccio il clima non è sempre stato disteso: nei giorni scorsi l’affondo di Donald Trump sui vicini nordamericani, tra dazi e provocazioni simboliche. Ma per una sera, tra Brignone sugli spalti e le note di John Lennon che risuonano nell’arena, l’hockey diventa qualcos’altro: "living life in peace”, appunto. (di Andrea Persili)

L'alimentazione, con l'esercizio fisico, è determinante per proteggere la salute del cuore e ridurre il rischio di patologie cardiovascolari. Tra i cibi che possono svolgere un ruolo di 'scudo', riflettori accesi anche sulle uova che possono svolgere un ruolo importante nel regime alimentare in particolare degli anziani.
La funzione delle uova è stata oggetta di uno studio condotto dagli scienziati della Monash University di Melbourne in Australia e documentato sulla rivista Nutrients. Il consumo di uova è legato spesso all'interrogativo 'quante se ne possono mangiare?'. La ricerca della Monash University fissa anche parametri in questo senso, visto che considera un ampio spettro di ipotesi (e di porzioni).
Lo studio
I ricercatori hanno scoperto che, per gli anziani relativamente sani, consumare uova da 1 a 6 volte a settimana è associato a un rischio inferiore di mortalità per tutte le cause. E in particolare ad un rischio più basso di mortalità per malattie cardiovascolari rispetto a coloro che mangiano uova raramente o mai.
Lo studio ha coinvolto 8756 adulti di età pari o superiore a 70 anni, che hanno fornito dati rispetto al consumo di uova: mai/raramente (raramente/mai, o 1-2 volte al mese), settimanalmente (1-6 volte a settimana) e quotidianamente (ogni giorno/più volte al giorno).
Il consumo regolare di uova è associato a un rischio inferiore del 29% di mortalità correlata a malattie cardiovascolari negli anziani relativamente sani, secondo una nuova ricerca condotta da un team della Monash University.
Holly Wild, scienziata presso la Monash University School of Public Health and Preventive Medicine, ha sintetizzato il quadro: rispetto alle persone che non mangiavano mai o raramente uova (fino a due volte al mese), chi mangiava uova da 1 a 6 volte a settimana aveva un rischio inferiore del 15% di morte per qualsiasi causa e un rischio inferiore del 29% di morte correlata a malattie cardiovascolari.
"Le uova sono un alimento ricco di nutrienti, sono una ricca fonte di proteine e una buona fonte di nutrienti essenziali: vitamine del gruppo B, folati, acidi grassi insaturi, vitamine liposolubili (E, D, A e K), colina e numerosi minerali e oligoelementi", ha affermato la professoressa Wild. "Le uova sono anche una fonte accessibile di proteine e nutrienti per gli anziani, e la ricerca suggerisce che siano la fonte proteica preferita per gli anziani che potrebbero subire un declino fisico e cognitivo correlato all'età".
Lo studio dell'ateneo australiano ricorda che le Linee Guida Dietetiche nazionali e l'American Heart Association (AHA) raccomandano che gli adulti con colesterolo nella norma possano mangiare fino a sette uova a settimana, mentre alcuni paesi europei suggeriscono di limitarne il consumo a 3-4 a settimana. L'AHA consiglia anche fino a 2 uova al giorno per gli anziani con colesterolo nella norma.
Nello studio si evidenziano altri elementi: "Gli anziani con una qualità della dieta da moderata ad alta hanno riportato un rischio inferiore del 33% e del 44% di decesso correlato a malattie cardiovascolari, suggerendo che l'aggiunta di uova a diete di qualità moderata e alta può migliorare la longevità".
Uova e colesterolo
"Precedenti ricerche hanno osservato un rischio maggiore di mortalità associato al consumo di uova per chi ha il colesterolo alto. Per questo motivo, abbiamo anche esplorato l'associazione tra consumo di uova e mortalità nelle persone con e senza dislipidemia (colesterolo alto clinicamente diagnosticato)", ha affermato Wild.
"Abbiamo riscontrato un rischio inferiore del 27% di decesso correlato a malattie cardiovascolari per i partecipanti con dislipidemia che consumavano uova settimanalmente, rispetto ai loro coetanei che le consumavano raramente o mai: in questo gruppo la presenza di dislipidemia non influenza il rischio associato al consumo di uova", ha spiegato. "I nostri risultati suggeriscono che mangiare fino a sei uova a settimana può ridurre il rischio di morte per tutte le cause e per malattie cardiovascolari negli anziani. Questi risultati potrebbero rivelarsi utili nello sviluppo di linee guida dietetiche basate sull'evidenza per gli anziani".

Jannik Sinner eliminato dall'Atp di Doha, ma quanti punti perde nel ranking Atp? Oggi, giovedì 19 febbraio, il tennista azzurro è stato battuto dal ceco Jakub Mensik, numero 16 del mondo, in tre set nei quarti di finale del torneo 500 qatariota, trovando così la seconda eliminazione consecutiva dopo la semifinale persa contro Djokovic agli Australian Open. Ora Alcaraz, che ha invece raggiunto la semifinale di Doha, può allungare in testa alla classifica generale.
Sinner arrivava a Doha senza punti da difendere. L'azzurro, fino ai prossimi Internazionali d'Italia, affronterà tornei dopo potrà solo guadagnare punti nel ranking, visto che lo scorso anno non ha potuto giocare per la sospensione per il caso Clostebol. Sinner quindi si ritrova con 100 punti conquistati grazie ai quarti di finale raggiunti nel torneo qatariota, bottino che sarebbe potuto essere maggiore in caso di semifinale ed eventuale finale.
Sinner è quindi salito a quota 10.400 punti, ma Alcaraz non perde un colpo. Lo spagnolo ha eguagliato il risultato dello scorso anno a Doha, dove fu eliminato ai quarti da Lehecka, e ha raggiunto la semifinale battendo Khachanov, aumentando così il suo bottino.
Grazie alla semifinale Alcaraz ha conquistato quindi 100 punti, pareggiando quelli conquistati da Sinner, salendo a 13.250, ma potrebbe arrivare a 13.380 in caso di finale e a 13.550 con la vittoria finale, portando così il distacco da Jannik a un massimo di 2150 punti.

Barack Obama "ha rivelato informazioni classificate" sugli alieni, e "non deve farlo". Donald Trump, rispondendo a una domanda dall'Air Force One, si esprime così sulle dichiarazioni dell'ex presidente circa la possibile esistenza degli alieni. "Ha commesso un grave errore, ha fornito informazioni classificate. Non so se sono veri o no, non ho un'opinione. Non ne parlo mai, molti ne parlano. Molti ci credono", dice il presidente degli Stati Uniti.
Obama è stato protagonista di un 'caso' dopo la partecipazione ad un podcast. All'intervistatore che gli chiedeva "quale fosse la prima domanda alla quale volevi una risposta quando sei diventato presidente", aveva risposto ridendo "dove sono gli alieni?". E poi parlando sempre degli alieni aveva aggiunto: "Sono reali ma non li ho visti, e non sono conservati nell'area 51, non c'è una struttura sotterranea a meno che non vi sia un'enorme cospirazione per tenerla nascosta al presidente degli Usa".
Nel giro di poche ore, le parole di Obama sono rimbalzate sui social e hanno alimentato un dibattito frenetico, costringendo l'ex presidente a correggere il tiro. "Non ho mai visto prove durante la mia presidenza di contatti con noi da parte degli extraterrestri. Veramente!", ha detto Obama.
"Stavo cercando di rispettare lo spirito del botta e risposta, ma siccome ho attirato l'attenzione fatemi chiarire, statisticamente, l'universo è così vasto che ci sono buone possibilità che vi sia la vita lì fuori", ha scritto l'ex presidente su Instagram dopo aver postato la clip della sua dichiarazione originaria. "Ma le distanze tra i sistemi solari sono così grandi che la possibilità che noi veniamo visitati dagli alieni è molto bassa e non ho visto prove durante la mia presidenza che gli extraterrestri abbiamo avuti contatti con noi. Veramente!", ha concluso.
Durante l'intervista, Obama

Nessun '6' né '5+1' al concorso del Superenalotto di oggi, giovedì 19 febbraio. Centrato invece un '5' da 179.653,22 euro. La schedina vincente è stata giocata al bar di piazza Castello ad Avezzano (L'Aquila). Il jackpot per il prossimo concorso sale a 123,5 milioni di euro.
Quanto costa una schedina?
La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi.
La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata.
I punteggi vincenti
Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima:
- con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro;
- con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro;
- con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro;
- con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro;
- con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro.
Come si verifica la vincita
E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni.
I numeri vincenti
La combinazione vincente del concorso di oggi è: 20, 39, 40, 43, 76, 90. Numero Jolly: 53. Numero SuperStar: 53

Il Consolato Generale d’Italia a Istanbul sta seguendo la vicenda del giornalista italiano Andrea Lucidi che è stato fermato nel pomeriggio dalla polizia turca insieme ad altri colleghi di diverse nazionalità e condotto presso un centro di espulsione nei pressi di Istanbul, dove si troverebbe tuttora. Lo si apprende da una nota della Farnesina.
La Farnesina, in costante raccordo con il Consolato Generale a Istanbul, è in contatto con le autorità locali per acquisire ogni elemento utile sulla situazione e garantire al connazionale la necessaria assistenza consolare.
Lucidi, noto sui social per le sue posizioni filorusse, su X si presenta come "giornalista e corrispondente dalle aree di crisi" e su Linkedin appare come corrispondente di guerra di International Reporters, sito che secondo Reporter Without Borders (RSF) sarebbe finanziato dal Cremlino e sarebbe uno strumento utilizzato dalla Russia per giustificare l'invasione dell'Ucraina.
Il canale Telegram Donbass Italia riferisce che Lucidi faceva parte di una "delegazione internazionale" che "è stata arrestata in Turchia durante una missione di raccolta di informazioni. I membri della delegazione internazionale, che sono arrivati in Turchia il 18 febbraio 2026 con l'obiettivo di raccogliere informazioni sulle prigioni di isolamento di tipo S, R, Y, sono stati arrestati a Istanbul. Oggi (19 febbraio) al mattino, i membri della delegazione, composta da avvocati, giornalisti, attivisti per i diritti umani e politici, hanno incontrato gli avvocati del Halkın Hukuk Bürosu (Ufficio Legale del Popolo), dopo di che sono stati arrestati per strada e portati all'Ufficio per le Migrazioni per la deportazione". Si profila, quindi, l'espulsione.

Dal referendum sulla giustizia alle parole del presidente francese Macron, dal Board of Peace all'Iran. Molti i temi toccati dalla premier Giorgia Meloni durante un'intervista.
Referendum giustizia
"A me fa molto sorridere 'il governo se perde il referendum va a casa'…Allora, io ho già chiarito ma interessa agli altri, perché chi non può parlare del merito della riforma per cercare portare i suoi sostenitori a votare deve spostare l'obiettivo. Se l'obiettivo non è la riforma, ma è mandare a casa Meloni.... Noi votiamo per le elezioni politiche fra un anno, quando gli italiani mi vogliono mandare a casa fra un anno hanno un'enorme occasione di mandarci a casa", ha detto Meloni a Sky Tg24, riferendosi all'esito del referendum sulla giustizia.
"Io - ha continuato la premier - a differenza di altri, non sono una che rimane abbarbicata al potere se gli italiani non vogliono che io continui a governare questa nazione. Quindi fra un anno gli italiani ci giudicheranno, chiaramente dopo tutto il lavoro che è stato fatto, io credo che sia giusto che ci giudichino sul complesso del lavoro fatto: la riforma della giustizia è importantissima, ma è una delle 500 cose che abbiamo fatto. Vorrei che fossimo giudicati sul complesso. Il 22 e il 23 marzo si vota sulla giustizia non sul governo e qualsiasi decisione prenderanno inciderà sulle loro vite molto oltre la durata di questo governo, perché una riforma costituzionale così importante incide sulla tua vita e su quella dei tuoi figli".
"Un consiglio agli italiani: andate a votare, ma votate con coscienza, guardando a quello a cui state votando. E votate per voi, non per me, contro di me, perché non c'entra niente", dice ancora Meloni.
"Io penso che sia molto importante che questa campagna referendaria rimanga sul merito di quello di cui stiamo parlando - ha quindi sottolineato - Vedo un tentativo di trascinarla in una sorta di lotta nel fango, mi pare che sia più un tentativo di quelli che hanno difficoltà ad attaccare una riforma che in passato, in vario modo, hanno sostenuto e proposto. Credo che non convenga a chi, come noi, ha fatto banalmente una riforma di buon senso: non è una riforma di destra o di sinistra, lo dimostra proprio il fatto che è stata negli anni e nei decenni proposta dalle più svariate componenti politiche", ha detto ancora meloni.
"E’ una riforma di buon senso – ha ribadito - che consente di avere una giustizia più giusta, di liberare il merito dei magistrati anche dal giogo delle correnti e che stabilisce un principio banale ma anche molto importante, che anche il magistrato qualora dovesse sbagliare viene giudicato da un organismo terzo".
"Io penso che sia importante stare sul contenuto di questa riforma e non cercare di trasformarla in altro: una polarizzazione, un referendum sul governo. Questo interessa a chi non vuole stare nel merito, non interessa noi perché io penso che questa riforma e la sua conferma possano fare del bene all'Italia", ha affermato.
"Non personalizzo un tema che è così importante per la vita dei cittadini. Io penso che migliorare lo stato della giustizia italiana non sia qualcosa che si fa per il governo o contro, lo si fa per sé stessi, per l’Italia, per avere una nazione più moderna. Ogni volta che si cerca di far qualcosa per migliorare lo stato della giustizia i toni diventano apocalittici. Perché tutto in Italia si può migliorare tranne che la giustizia? E’ così perfetta?" Serve "migliorarla vale anche per i magistrati, questa non è una riforma contro i giudici. Si può non essere d'accordo, ma non capisco i toni apocalittici, da fine del mondo, che si stanno utilizzando", ha detto ancora.
Csm
"Non ho sentito il presidente della Repubblica in queste ore, ci eravamo visti la sera prima" che andasse alla riunione del Csm "nel tradizionale incontro dell’anniversario dei Patti lateranensi. Ho trovato le parole del presidente giuste e anche doverose. Penso che sia giusto il richiamo il rispetto delle istituzioni e penso sia stato giusto il passaggio in cui il presidente dice anche che è un’istituzione come il Csm si mantenga estranea dalle diatribe di natura politica", ha detto ancora.
Niscemi
"Niscemi l'abbiamo trattata a parte, anche se nello stesso decreto, con un investimento di 150 milioni di euro che è destinato prevalentemente a demolire le case che devono essere demolite, a mettere in sicurezza il territorio e a dare risposte a chi ha perso la casa. Insieme al ripristino delle infrastrutture, bisogna combattere un isolamento a Niscemi", ha affermato ancora Meloni riferendosi alla frana nel comune siciliano in provincia di Caltanissetta.
"Oltre alle misure che valgono per tutte e tre le regioni colpite "nel caso specifico di Niscemi abbiamo deciso di nominare un commissario straordinario nella figura del capo della Protezione civile, così è immediatamente operativo. Perché per me la cosa più importante a Niscemi è che non accada di nuovo quello che è accaduto alla fine degli anni '90. Quando gli indennizzi per alcuni dei cittadini che appunto erano stati coinvolti in una analoga frana sono arrivati anche dopo 14 o 18 anni".
Macron
"Mi ha molto colpito questa dichiarazione di Macron, non me l'aspettavo. Punto primo, perché la mia riflessione non è nello specifico della Francia, io ho fatto una riflessione nella quale credo, su come si sta polarizzando nelle grandi democrazie occidentali particolarmente lo scontro politico. Io vedo un clima che non mi piace, lo vedo in Italia, lo vedo in Francia, lo vedo negli Stati Uniti", ha detto la premier.
Il presidente francese ha esortato Meloni a smettere di "commentare ciò che sta accadendo in altri Paesi[1]", in seguito alle dichiarazioni sull'omicidio dell'attivista di destra Quentin Deranque, picchiato a morte da oppositori politici a Lione.
"Ho commentato anche l'omicidio di Charlie Kirk quando fu, e non perché diciamo ci sia volontà di ingerire, ma perché credo che sia una riflessione che le classi dirigenti devono fare su come si combatte un clima che può riportarci indietro di qualche decennio, una storia che l'Italia ha vissuto molto bene e che tra l'altro la Francia conosce molto bene, avendo dato asilo politico a fior fiore di brigatisti rossi per qualche decennio", ha sottolineato aggiungendo: "Quindi io non l'ho vissuta come un'ingerenza. Mi dispiace che Macron la viva come un'ingerenza. Penso che l'ingerenza sia un'altra cosa. Penso che l'ingerenza sia, ad esempio, quando un leader viene eletto a capo del governo dai propri cittadini, sentire uno Stato straniero che dice 'vigileremo sull'applicazione dello Stato di diritto', quella è ingerenza. Intervenire tra l'altro esprimendo solidarietà al popolo francese su una materia che chiaramente riguarda tutti quanti non è ingerenza. Quindi mi dispiace che Macron non l'abbia capito".
Board of Peace per Gaza
Quello per la pace in Medio Oriente "è sicuramente un lavoro molto lungo, ho parlato con il ministro Tajani, che rappresentava l’Italia come Paese osservatore in questa riunione e mi riferiva di una riunione concreta, costruita su come implementare i vari punti del piano di pace. Noi sappiamo che la tregua è fragile e che il lavoro che serve per stabilizzare il cessate fuoco e la prospettiva dei due Stati, quindi una stabilizzazione definitiva del Medio Oriente, è un lavoro complesso", ha detto quindi la premier riferendosi al Board of Peace per Gaza[2].
"Oggi c’erano a Washington la maggioranza dei Paesi europei, tutti gli attori coinvolti nella regione e interessati alla pace in Medio Oriente e anche diversi altri attori. Io credo che sia molto importante un contributo coeso da parte della comunità internazionale sulla questione, che è particolarmente delicata e importante per i Paesi mediterranei e quindi anche per l’Italia, ed è la ragione per la quale ho considerato importante esserci. Ma – ha aggiunto – è ancora lungo".
"L’Italia sta offrendo la disponibilità su diversi fronti, uno di questi è la formazione delle forze di sicurezza palestinesi ed è condivisa trasversalmente in Parlamento, e poi vedremo quali sono le altre forme di partecipazione richieste", conclude sul tema Meloni.
Ucraina
"Vedo importanti passi in avanti" per la guerra in Ucraina. "Nei documenti c’è un lavoro molto buono fatto sul tema delle garanzie di sicurezza per Kiev, che tra l'altro muove da una proposta italiana che era quella di disegnarle sul modello dell'articolo 5 del Patto Atlantico. C'è un lavoro sulla ricostruzione dell'Ucraina che pure è a buon punto, e c'è un piano di pace nel quale pure ci sono molte questioni che sulla carta sono state risolte. Salvo che siamo molto lontani dal risolvere la questione principale che è quella dei territori, dove la Russia continua ad avere delle pretese che secondo me sono assolutamente irragionevoli. E credo che sia, come ho detto molte volte, importante che noi riusciamo a raggiungere la pace, ma anche che riusciamo a raggiungere una pace giusta. Perché quando saltano le regole del diritto internazionale si costruisce una situazione che può essere sempre solo più caotica, e non è nel nostro interesse un mondo di questo genere".
Iran
Quelli su un eventuale intervento Usa in Iran[3] "sono anche miei timori, chiaramente da una parte noi dobbiamo assicurarci che l'Iran non si doti dell'arma nucleare, sappiamo quali sono i rischi connessi, dall'altra parte io penso che sarebbe importante in questa fase riuscire a trovare un accordo ed evitare elementi che possono essere ulteriormente esplosivi in una situazione che è già abbastanza fragile. Dopodiché bisogna vedere se c'è la buona volontà per farlo".
"L'Italia già in passato - ha aggiunto Meloni - ha dato su questo il suo sostegno, il suo contributo. Noi abbiamo anche ospitato qui in Italia due turni di negoziazioni, e siamo disponibili a farlo ancora, e stiamo cercando di far passare messaggi in questo senso".
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