E' il primo negozio di grandi dimensioni in Sardegna...
In uscita per Camena Edizioni la seconda antologia dell'Accademia
d'arte di Cagliari...
Annunciato un incontro istituzionale con le altre Blue Zone
mondiali... 
La ricerca sulla Leucemia linfatica cronica (Cll) compie un passo significativo grazie a uno studio internazionale che ha identificato una molecola innovativa (UVI5008) in grado di superare uno dei principali limiti delle terapie attuali: la resistenza ai farmaci. Il lavoro, dal titolo ‘UVI5008: the first reversible, non-covalent Bruton's tyrosine kinase epi-inhibitor for B-cell malignancies’, è stato pubblicato su Journal of Hematology & Oncology (Impact Factor: 40,4), una delle riviste più autorevoli nel panorama dell’onco-ematologia internazionale. "Lo studio - spiega Carmela Dell’Aversana, docente di Patologia generale del dipartimento di Medicina e chirurgia dell’Università Lum Giuseppe Degennaro - descrive lo sviluppo del primo epi-inibitore non covalente e reversibile diretto contro Bruton's tyrosine kinase (Btk), una proteina fondamentale per la sopravvivenza e la proliferazione delle cellule tumorali B nella Cll".
Dell’Aversana, che ha scoperto la molecola brevettata insieme a Lucia Altucci, professoressa dell’Università degli Studi della Campania L. Vanvitelli, evidenzia come, rispetto agli inibitori convenzionali - informa Lum in una nota - UVI5008 si caratterizzi per un duplice e complementare meccanismo d’azione: inibisce l’attività enzimatica di Btk, anche nella variante mutata C481S, responsabile della resistenza agli inibitori terapeutici convenzionali; modula l’espressione genica di Btk tramite un controllo epigenetico mirato, determinando una riduzione significativa dei livelli trascrizionali e proteici nelle cellule tumorali.
Attraverso un approccio integrato, in silico, in vitro, ex vivo e in vivo, lo studio ha dimostrato che UVI5008 presenta un’efficacia superiore ai farmaci standard - come ibrutinib - inducendo l’apoptosi (morte cellulare programmata, ndr) delle cellule leucemiche, anche nei casi clinici più complessi e resistenti. Lo studio ha coinvolto ricercatori e clinici provenienti da prestigiose istituzioni nazionali e internazionali, tra cui l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, la Fondazione Rimed, l’University Medical Center Groningen, l’Irrcs Ospedale San Raffaele, l’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’AornSantobono Pausilipon, la University of Vigo e la University of Texas MD Anderson Cancer Center. "UVI5008 - sottolineano i ricercatori - è il primo inibitore di Btk di questa classe e rappresenta una concreta speranza terapeutica per i pazienti Cll che sviluppano resistenza alle terapie attuali".

In Italia le malattie rare colpiscono soprattutto i bambini: nel 70% dei casi i primi sintomi compaiono nei primi mesi o anni di vita, ma solo per meno del 5% delle patologie rare esiste oggi una terapia specifica. Per migliaia di famiglie, la diagnosi non segna l’inizio della cura, ma l’avvio di una vera e propria odissea terapeutica. Alla vigilia della Giornata mondiale delle malattie rare del 28 febbraio, la Società italiana di pediatria (Sip), le sue Società scientifiche pediatriche affiliate e Uniamo - Federazione italiana malattie rare, accendono i riflettori su una delle criticità più urgenti e meno visibili: la difficoltà di accesso tempestivo ed equo alle terapie, farmacologiche e non farmacologiche, per i bambini affetti da malattie rare.
Le malattie rare in età pediatrica - informa una nota - sono spesso croniche, multisistemiche e disabilitanti, con un impatto profondo non solo sul bambino ma sull’intero nucleo familiare. Il percorso diagnostico è frequentemente lungo e complesso, soprattutto per le condizioni ultra-rare, la cui storia naturale è ancora poco conosciuta. Negli ultimi anni la ricerca ha portato importanti innovazioni terapeutiche, con farmaci biologici, terapie enzimatiche e nuove formulazioni in grado di migliorare la qualità di vita dei pazienti. Tuttavia, l’innovazione rischia di restare sulla carta se non è accompagnata da modelli organizzativi e decisionali che ne garantiscano l’accesso reale.
Le difficoltà non riguardano solo la ricerca scientifica, ma soprattutto l’organizzazione del sistema sanitario. Molti farmaci orfani sono sviluppati e autorizzati inizialmente per l’età adulta e non dispongono di indicazioni specifiche per i bambini. Questo costringe i pediatri a ricorrere frequentemente a terapie off-label, spesso l’unica possibilità di cura, con procedure autorizzative lunghe e complesse per l’erogazione a carico del Servizio sanitario nazionale. A questo si aggiungono le forti disuguaglianze territoriali. Anche dopo l’approvazione a livello nazionale, l’effettiva disponibilità di farmaci innovativi, alimenti a fini medici speciali, ausili e trattamenti riabilitativi può variare sensibilmente da Regione a Regione. Il risultato è che il diritto alla cura può dipendere dal luogo di residenza.
Un ulteriore nodo critico - illustrano pediatri e pazienti - riguarda l’organizzazione delle reti assistenziali. Le terapie più complesse sono spesso concentrate nei grandi centri di eccellenza (Hub), mentre gli ospedali più vicini al domicilio del bambino incontrano difficoltà prescrittive, burocratiche o formative nell’erogazione dei trattamenti. Questo modello obbliga molte famiglie a una vera e propria ‘migrazione sanitaria’, anche per terapie che potrebbero essere gestite in sicurezza più vicino a casa. Infine, l’accesso alle cure non riguarda solo i farmaci. Molti bambini con malattia rara necessitano di trattamenti non farmacologici essenziali – come nutrizione clinica, riabilitazione, ausili e supporto domiciliare – che risultano ancora scarsamente disponibili o non uniformemente garantiti sul territorio. La mancanza di formulazioni pediatriche dedicate e di un adeguato supporto ai caregiver rende spesso la gestione delle terapie a domicilio complessa e rischiosa. "In questo contesto – sottolineano i pediatri – l’accesso alle cure non può limitarsi all’autorizzazione di un farmaco, ma deve tradursi in un percorso assistenziale continuo, sicuro e realmente accessibile per ogni bambino e per la sua famiglia".
"Ogni giorno di ritardo nell’accesso a una terapia è un pezzo di futuro che sottraiamo a questi bambini - afferma Rino Agostinani, presidente Sip - La collaborazione con Uniamo rafforza un principio per noi imprescindibile: nessun bambino con malattia rara deve sentirsi solo nel proprio percorso di cura. Come pediatri siamo la prima sentinella sul territorio, ma abbiamo bisogno di una rete forte, omogenea e sostenuta da scelte organizzative e normative chiare. L’accesso alle terapie deve essere tempestivo, appropriato e uniforme in tutto il Paese, perché nelle malattie rare il tempo è parte integrante della cura".
Aggiunge la presidente di Uniamo, Annalisa Scopinaro: "Per garantire l’accesso alle terapie e ai trattamenti in ambito pediatrico è in primo luogo necessario poter contare su diagnosi precoci, e in questo i pediatri rappresentano la prima sentinella per le malattie rare: sapere riconoscere segni e sintomi per arrivare a un sospetto diagnostico e indirizzare ai centri di riferimento è fondamentale per abbreviare i tempi della diagnosi. Per questo Uniamo ha stipulato un protocollo di intesa con Sip - precisa - per lo sviluppo di un percorso di formazione in Fad ‘Conoscere per assistere 2.0’, che sarà anche rilanciato a breve. Inoltre, la collaborazione dei pediatri con tutta la rete costruita per le persone con malattia rara è e sarà fondamentale per garantire una presa in carico multidisciplinare, avvalendosi anche di contatti telematici. Ma l’accesso alle terapie per bambini con malattia rara deve essere garantito in modo sicuro e appropriato anche attraverso formulazioni e indicazioni specifiche dei farmaci in relazione all’età e al peso, che varia rispetto a quelle per gli adulti e non deve essere lasciata alla libera interpretazione - rimarca Scopinaro - Formazione specifica, linee guida sulle terapie e una presa in carico olistica che comprenda trattamenti riabilitativi, logopedia e ausili innovativi: questi devono essere i tre obiettivi principali in ambito di malattie rare e pediatria".
Nel dettaglio, la pediatria italiana ha indicato 6 richieste alle istituzioni per i bambini con malattie rare: 1) Garantire un accesso equo e uniforme alle terapie su tutto il territorio nazionale. Il diritto alla cura non può dipendere dalla Regione di residenza. È necessario superare le disuguaglianze territoriali che ancora oggi determinano ritardi nell’accesso ai farmaci innovativi, ai trattamenti non farmacologici, agli ausili e alla riabilitazione; 2) Rafforzare e rendere omogenei gli screening neonatali. Una quota rilevante delle malattie rare, circa il 72%, ha un’origine genetica e può manifestarsi già alla nascita o nei primi mesi di vita. Per questo è fondamentale garantire una copertura ampia, uniforme e appropriata degli screening neonatali attualmente disponibili, superando le disuguaglianze territoriali che ancora oggi caratterizzano il Paese; 3) Superare il 'gap pediatrico' dei farmaci e favorire l’accesso tempestivo alle terapie. È necessario promuovere lo sviluppo di studi clinici e formulazioni dedicate all’età pediatrica, semplificando al contempo i percorsi autorizzativi per l’uso dei farmaci off-label, spesso unica possibilità terapeutica per molti bambini con malattia rara.
E ancora: 4) Potenziare le reti assistenziali e la presa in carico di prossimità. Occorre rafforzare l’integrazione tra centri di eccellenza, ospedali territoriali e pediatri di famiglia, anche attraverso la telemedicina e il teleconsulto, per portare le cure il più vicino possibile al domicilio del bambino e ridurre la migrazione sanitaria delle famiglie; 5) Garantire continuità assistenziale e supporto alle famiglie. L’accesso alle cure non si esaurisce nel farmaco: è fondamentale assicurare percorsi assistenziali completi che includano terapie non farmacologiche, nutrizione clinica, riabilitazione, ausili e un adeguato sostegno ai caregiver, per rendere la gestione quotidiana della malattia sicura e sostenibile. Infine, 6) Investire nella ricerca pediatrica. La ricerca pediatrica costituisce la base scientifica e organizzativa per lo sviluppo di una sanità efficiente e sostenibile.
Protocollo d'intesa tra Adsp e Fondazione Mosos per tirocini... 
Nella prevenzione dei tumori i dati di adesione agli "screening mostrano un trend in aumento. Ma possiamo e dobbiamo dare di più", tutti istituzioni e cittadini. "A volte bisogna vincere la paura e trovare il tempo" per rispondere agli inviti ai controlli. "Nulla vale più della propria salute". Così il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenuto in collegamento al talk, moderato dalla giornalista Laura Berti, 'La prevenzione si fa sentire a Sanremo', in corso nella cittadina ligure e organizzato dal ministero della Salute e dal Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze, in collaborazione con la Rai con l'obiettivo di promuovere la salute e diffondere la cultura della prevenzione con un focus sulla comunicazione.
"Siamo una nazione che ha un grande numero di persone anziane, siamo tornati ad essere nel post-Covid la seconda nazione più longeva al mondo dopo il Giappone. Questo ci impone però delle scelte fondamentali" di prevenzione, per una longevità "in salute". Nel quadro di una popolazione che invecchia, dunque, ha sottolineato Schillaci, "dobbiamo puntare sull'adesione agli screening, dobbiamo puntare sulla prevenzione perché vogliamo che il nostro Servizio sanitario nazionale - che ha compiuto nello scorso dicembre i 48 anni di vita - continui ad essere quello che è sempre stato: un esempio per il mondo di un servizio sanitario universalistico gratuito, che si prende cura dei più deboli, dei più fragili, delle persone indigenti. Per far questo, però, aumentando le aspettative di vita e le malattie oncologiche e cronico-degenerative nei più anziani, dobbiamo assolutamente puntare sulla prevenzione".
Oggi, ha affermato il ministro, i dati sugli "screening mostrano un trend in aumento. Ma possiamo, dobbiamo dare di più". Per Schillaci è particolarmente importante "in una manifestazione così seguita" come il Festival di Sanremo "ricordare quanto sia fondamentale anticipare la malattia. Noi dobbiamo diventare tutti promotori di salute, dobbiamo rispondere agli inviti che arrivano da parte delle Regioni, dalle Asl. Inoltre, ha sottolineato il ministro, "dobbiamo superare ancora alcune differenze nell'adesione agli screening che ci sono tra regioni e regioni. E' un impegno forte del ministero e contiamo ovviamente sul grande appoggio della Rai per far capire quanto sia importante l'adesione agli screening, quanto sia importante occuparsi della propria salute".

L’intelligenza artificiale anticipa la diagnosi delle anomalie cerebrali fetali al primo trimestre di gravidanza. Un team internazionale, coordinato dal professor Tullio Ghi, ordinario di Ginecologia e ostetricia Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, e da Luca Boldrini, ricercatore Diagnostica per Immagini e Radioterapia Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha coinvolto 10 centri di medicina fetale, ha sviluppato un algoritmo di deep learning in grado di analizzare automaticamente la regione posteriore del cervello fetale nelle ecografie effettuate tra 11 e 14 settimane di gravidanza, individuando con precisione i casi di spina bifida aperta e di malformazione di Dandy–Walker, tra le più impegnative anomalie congenite del sistema nervoso centrale.
"L’individuazione precoce di queste condizioni – commenta Ghi - consente di inviare tempestivamente le pazienti presso un centro di riferimento di medicina fetale per offrire loro un più accurato inquadramento diagnostico e un adeguato counseling entro la fine del I trimestre. Questo è di particolare importanza per la spina bifida aperta che oggi è suscettibile di terapia chirurgica prenatale in utero con notevoli miglioramenti degli esiti clinici. Una diagnosi ecografica più precoce consente di pianificare una presa in carico individualizzata del bambino, eseguire esami approfonditi (test genetici e Rmn) e selezionare accuratamente i casi che possono beneficiare".
Lo studio "ha analizzato retrospettivamente 251 immagini ecografiche del cervello fetale al I trimestre: 150 casi normali e 101 con anomalie", ricorda Alessandra Familiari, docente di Ginecologia e Ostetricia all’Università Cattolica e primo nome dello studio. "Le immagini - continua - sono state utilizzate per 'insegnare' all’algoritmo a riconoscere queste anomalie nella regione cerebrale di interesse. Mai prima d’ora l’intelligenza artificiale era stata impiegata con successo nello studio ecografico dell’anatomia fetale a un’epoca di gravidanza così precoce. In ragione del suo potenziale innovativo di questo progetto lo studio è stato selezionato dal ministero della Salute come meritevole di finanziamento tra i bandi della ricerca finalizzata 2022".
"Il nostro algoritmo – afferma Boldrini - ha raggiunto un’accuratezza dell’88% nel distinguere le immagini normali da quelle patologiche, un valore che indica un’elevata capacità diagnostica. La spina bifida aperta è stata identificata con un’accuratezza ancora maggiore (93%) e un’elevata sensibilità. Si tratta di un grande risultato, considerando che utilizza immagini ecografiche di routine, completamente non invasive per il feto e per la madre".
In altre parole, l’algoritmo ben ‘addestrato’ è stato in grado di riconoscere correttamente la maggior parte dei casi patologici, riducendo il rischio di falsi negativi e falsi positivi. Il plus è che tutto ciò è avvenuto in epoca molto precoce (tra l’11° e la 14° settimana di gravidanza) spostando dunque sensibilmente indietro le lancette della diagnosi precoce (queste anomalie del sistema nervoso centrale al momento vengono diagnosticate nel secondo trimestre di gravidanza).
I risultati di questo studio aprono nuovi scenari per lo screening prenatale e la successiva presa in carico del feto. Un sistema di supporto basato su intelligenza artificiale potrebbe aiutare i professionisti a individuare più precocemente anomalie complesse, standardizzare le valutazioni e migliorare l’equità dell’accesso a diagnosi di qualità, anche in contesti con minore esperienza specialistica. "La tecnologia non va a sostituire il medico, ma lo affianca – conclude Ghi - offrendo uno ‘sguardo’ digitale che può fare la differenza, già nel primo trimestre di gravidanza. L’obiettivo finale è rendere la diagnosi prenatale sempre più precoce, accurata e accessibile, per poter offrire alle famiglie informazioni fondamentali nel momento più delicato del percorso di gravidanza".
Dal 28 febbraio al 31 luglio alla Passeggiata coperta del Bastione...
Martedì 3 marzo consulti audiologici agli adulti su prenotazione... 
In occasione della Giornata mondiale delle malattie rare 2026, che si celebra il 28 febbraio, la Società italiana di neurologia (Sin) rinnova il proprio impegno nel promuovere attenzione, consapevolezza e azioni concrete per i pazienti affetti da malattie neurologiche rare, un ambito che rappresenta una delle aree più complesse e in continua evoluzione. Queste patologie - informa la società scientifica in una nota - comprendono centinaia di condizioni differenti, spesso di origine genetica, che possono manifestarsi in età pediatrica o adulta e che sono frequentemente caratterizzate da un decorso progressivo e da un importante impatto funzionale. Nel loro insieme, queste patologie interessano un numero rilevante di persone e pongono sfide significative non solo sul piano clinico ma anche organizzativo, sociale ed economico, coinvolgendo l’intero sistema sanitario.
Nonostante i progressi della ricerca scientifica e delle tecnologie diagnostiche, persistono ancora significativi ritardi nella diagnosi, percorsi assistenziali frammentati e disuguaglianze territoriali nell’accesso ai centri di riferimento e alle cure, con rilevanti ripercussioni sulla qualità della vita delle persone e delle loro famiglie. "La Giornata mondiale delle malattie rare è un momento cruciale per riaffermare che queste patologie non devono rimanere ai margini dell’attenzione sanitaria e istituzionale – afferma Mario Zappia presidente Sin - Le malattie neurologiche rare interrogano profondamente la neurologia contemporanea, chiamandoci a ripensare i modelli di diagnosi, presa in carico e continuità assistenziale. Come Sin, siamo impegnati a promuovere una neurologia capace di riconoscere precocemente queste condizioni, accompagnare i pazienti lungo tutto il percorso di malattia e sostenere la ricerca clinica e traslazionale come strumento concreto di cambiamento".
Un elemento centrale per migliorare la gestione delle malattie neurologiche rare - secondo gli esperti - è rappresentato dalla standardizzazione dei percorsi diagnostico-terapeutici, attraverso raccomandazioni condivise, algoritmi clinici e strumenti operativi che possano supportare il neurologo nella pratica quotidiana, anche al di fuori dei centri altamente specialistici. "Le malattie neurologiche rare, in particolare quelle di origine genetica, richiedono competenze specialistiche ma anche un approccio strutturato e condiviso”– sottolinea Massimiliano Filosto, coordinatore del Gruppo di studio Sin di Neurogenetica clinica e malattie rare - Il lavoro del Gruppo di studio è orientato alla definizione di best practices, allo sviluppo di algoritmi diagnostici e gestionali e alla formazione dei neurologi. Ridurre il ritardo diagnostico significa oggi offrire ai pazienti un accesso più tempestivo alle cure".
Negli ultimi anni, il panorama delle malattie neurologiche rare è stato profondamente trasformato dalla disponibilità di terapie innovative che stanno cambiando in modo concreto la storia naturale di alcune patologie. Tra queste rientrano, a titolo di esempio, le terapie enzimatiche sostitutive, le terapie di riduzione del substrato, gli oligonucleotidi antisenso, le terapie geniche e altre strategie avanzate attualmente in sviluppo clinico. Questi approcci terapeutici, già disponibili o in fase avanzata di sperimentazione per diverse condizioni neurologiche rare - illustrano i neurologi - rendono ancora più urgente una diagnosi tempestiva e una corretta stratificazione clinica dei pazienti. In molti casi, infatti, l’efficacia delle terapie è strettamente legata alla precocità dell’intervento e alla preservazione delle funzioni neurologiche residue.
"L’innovazione terapeutica sta aprendo scenari impensabili fino a pochi anni fa per molte malattie neurologiche rare – evidenzia Filosto - Perché queste opportunità possano tradursi in benefici reali, è fondamentale che i pazienti vengano intercettati precocemente e indirizzati in percorsi strutturati e competenti". In questo contesto, la collaborazione con le associazioni di pazienti assume un valore certamente centrale. "Le terapie innovative rappresentano una grande speranza, ma anche una sfida per la sostenibilità del sistema sanitario – osserva Annalisa Scopinaro, presidente di Uniamo, Federazione italiana malattie rare - È essenziale garantire equità di accesso, informazione corretta e continuità di cura. Il dialogo con la Sin e con la comunità scientifica è fondamentale per assicurare che i progressi della ricerca si traducano in diritti concreti e in una migliore qualità della vita per tutte le persone con malattia rara".
A tale proposito la Sin ribadisce il proprio impegno per: promuovere formazione e aggiornamento continuo sulle malattie neurologiche rare; sostenere progetti di consensus, linee di indirizzo clinico e algoritmi condivisi; favorire il lavoro in rete tra centri specialistici, territorio e istituzioni e rafforzare la collaborazione con le associazioni dei pazienti. Un impegno che nasce dalla convinzione che occuparsi di malattie neurologiche rare significhi investire in una neurologia più moderna, equa e orientata al futuro, capace di coniugare innovazione scientifica, appropriatezza clinica e centralità della persona.

Bisogno di cura, sensi ci colpa, coazione a ripetere, vergogna del maschile, dolore e lutto. Nei testi delle canzoni presentate a Sanremo 2026 non c'è solo 'amore e cuore' ma anche temi psicologici complessi. Lo psicologo Marco Piccolo ha voluto scegliere e analizzare alcune canzoni, proponendo una guida 'psy' ai brani in gara.
"Mi sono preso la briga di leggere testi e presentazioni dei 30 brani in gara. Non per fare il critico musicale né per stilare classifiche ma per accendere una piccola luce sull'inconscio. Molti testi di quest'anno, di primo acchito, sembrano semplici. A tratti persino banali. Ma in realtà alcuni brani che lasciano intravedere qualcosa di molto vero sulla nostra psiche: ferite, difese, paure", evidenzia lo psicologo che ha scelto cinque canzoni, più alcune 'menzioni'.
Arisa
Il primo è 'Magica favola' di Arisa, "una canzone che mette a tema la regressione psicologica come richiesta di cura. Il testo è un viaggio a ritroso. Non per nostalgia estetica, ma per bisogno. Quando il presente diventa stancante, disordinato, confuso, la psiche cerca un luogo dove tornare. E quel luogo ha un nome antico: 'tra le braccia di mia madre'. Qui la regressione non è infantile, ma una richiesta di contenimento. E c'è un altro dettaglio importante: la passione che si confonde con la sofferenza. In molte relazioni, il soggetto chiama 'amore' ciò che in realtà è un impasto di bisogno e di ferite. La favola, allora, non è una fuga. È un modo di sopravvivere senza crollare".
Fedez e Masini
La seconda canzone scelta dallo psicologo cosentino è 'Male necessario' di Fedez & Masini "un brano che parla del padre, della colpa e dell'ombra. Questo è forse il brano più esplicitamente 'clinico'. Non tanto per le parole forti, ma per la struttura interna: un Io che prova a separarsi da un Ego che lo imprigiona, e un 'tribunale interiore' che continua a parlare. Il verso sul padre è centrale: 'Ogni padre inizia come fosse un Dio, ma poi finisce che diventa un alibi'. Qui si sente il crollo dell'idealizzazione. Un punto delicato è anche il titolo: 'male necessario'. È un'idea ambigua, e proprio per questo interessante. Per alcuni è trasformazione: attraversare il dolore per smettere di scappare. Per altri è condanna: restare attaccati alla sofferenza perché almeno quella fa sentire vivi".
Eddie Brock
Il terzo brano è 'Avvoltoi' di Eddie Brock che parla dell'impulso irrefrenabile a scegliere l'oggetto che ferisce. "La canzone - evidenzia Piccolo - lo esprime con durezza: parla di chi 'sceglie sempre quello che farà male'. Qui non siamo nel romanticismo. Siamo nella ripetizione. Freud la chiamerebbe 'coazione a ripetere': il soggetto torna, senza saperlo, nello stesso punto doloroso per tentare di controllarlo, di trasformarlo, di dominarlo. Ma finisce per riaprirlo. Gli 'avvoltoi' diventano una bella immagine psichica: non solo nemici esterni, ma figure interne che si posano sulla nostra vulnerabilità e impediscono il gesto più semplice e più difficile: 'spogliare il cuore', cioè uscire dalla corazza. È una canzone sul masochismo relazionale, ma detta senza moralismi: come se il testo dicesse 'lo so, eppure ci ricasco'".
Tredici Pietro
La canzone di Tredici Pietro 'Uomo che cade' "è la quarta che ho scelto perché descrive la fragilità del Sé e la vergogna del maschile. Già il titolo è perfetto: l'uomo che cade. Non l'uomo che combatte, non l'uomo che vince. Cade. E nel testo compaiono immagini di buio interno, mancanza di rispetto per sé, 'interni neri'. Qui sento un tema molto contemporaneo: la mascolinità che non riesce più a reggere l'obbligo culturale della prestazione. E forse è un bene. Perché quando il Sé è costretto a essere sempre 'forte', la fragilità non sparisce: diventa sintomo, dipendenza, anestesia. L'imbarazzo, la macchia, il fallimento diventano paradossalmente l'unica autenticità possibile.
Un quinto brano merita una riflessione, 'Stella stellina' di Ermal Meta. "Qui il dolore non è un tema: è un ambiente. Il tempo si spezza, diventa irregolare, quasi irreale. È il lutto quando non scorre, quando non 'passa' e ti cambia la percezione del mondo. Il testo oscilla tra due movimenti opposti: tenere vivo il legame e anestetizzare per non sentire", spiega Piccolo.
Samurai Jay
Oltre a questi cinque, ci sono altri brani 'psy' che per Piccolo vale la pena evidenziare. 'Ossessione' di Samurai Jay descrive "quando l'altro diventa una sostanza; non una relazione ma un vero e proprio 'craving' con picchi e sindrome di astinenza". Mentre 'Animali notturni' di Malika Ayane "parla della notte come luogo del legame clandestino, come se l'identità possa reggere solo al buio. 'Prima che' di Nayt esprime il bisogno di esistere nello sguardo dell'altro – la fame di riconoscimento – prima dell'immagine e del ruolo. E infine 'Le cose che non sai di me' di Mara Sattei è incentrata sul silenzio come forma di controllo: non ti dico tutto non perché non ti ami, ma perché ho paura di essere presa".
La diagnosi
In conclusione una diagnosi su questo Sanremo: "Parlerei di un'edizione nostalgica e un po' depressiva, ma con un dettaglio molto importante: il dolore non viene mascherato da eroismo, ma viene cantato. E quando il dolore viene cantato, a volte, smette di essere solo dolore e comincia a diventare simbolo. Come dico spesso alle persone che incontro: quando il dolore può essere pensato, cambia forma. Diventa energia e cambiamento", conclude Piccolo.
Gettonisti fino a giugno. Assessora ad interim in audizione:
'attendiamo concorsi'...
Umberto Orsini e Franco Branciaroli protagonisti al Teatro Massimo
per stagione Cedac... 
Un altro provvedimento contro i colossi del delivery. Il pubblico ministero di Milano Paolo Storari ha disposto in via d'urgenza il controllo giudiziario per caporalato per Deliveroo Italy, la società di consegna a domicilio. L'accusa rivolta alla srl e all'amministratore unico è di impiegare manodopera "in condizioni di sfruttamento e approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori".
Pm: "Paghe Deliveroo sotto soglia di povertà"
In particolare, si legge nel provvedimento in cui sono riportate 50 testimonianze, sarebbe stata corrisposta ai rider, "in stato di bisogno e operanti sul territorio milanese e nazionale (rispettivamente pari a circa 3.000 e 20.000 lavoratori), una retribuzione in alcuni casi inferiore fino a circa il 90% rispetto alla soglia di povertà e alla contrattazione collettiva".
Una somma che "non è proporzionata né alla qualità né alla quantità del lavoro prestato al fine di garantire una esistenza libera e dignitosa (articolo 36 della Costituzione) e palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale".
Le testimonianze
Dalle dichiarazioni dei rider, raccolte dagli investigatori, emerge un quadro sostanzialmente omogeneo, nel quale l'attività lavorativa "non si presenta come una libera organizzazione di servizi di trasporto, bensì come l'esecuzione di singole consegne interamente incardinate nella piattaforma digitale Deliveroo". Uno dei ciclofattorini spiega di lavorare "anche 9 ore giornaliere, effettuando un numero variabile di consegne. Il compenso per consegna è stato indicato tra 3 e 5 euro, determinato dall'app in base ai chilometri percorsi". C'è chi percorre 50 chilometri e chi fa "150 chilometri giornalieri e circa dieci consegne al giorno" e la sua posizione "è visibile alla società tramite Gps". La media mensile che emerge dai racconti è di 500-700 euro come paga.
Un rider svela "di effettuare mediamente 10-15 consegne al giorno, con compenso intorno ai 4 euro a consegna" e chi ancora "indica una media di 10 consegne giornaliere e un compenso di circa 3,75 euro per consegna" e chi spiega meglio il meccanismo di paga con "un compenso intorno ai 3,77 euro per consegna, stabilito dall'app entro i 3 chilometri che diventano 4,50 oltre i 5 chilometri".

Dopo aver ascoltato le canzoni in gara e scoperto la TOP5 della prima serata, si è accesa ufficialmente la gara della 76°esima edizione del Festival di Sanremo. Il duo Fedez-Masini e Serena Brancale, secondo gli esperti Sisal, si contenderanno la vittoria finale: i primi offerti a 2,75 sorpassano l’artista pugliese che è invece salita a 3,25.
Chi sono i potenziali avversari? Su tutti c’è Arisa, che risale la classifica a quota 6,00, conquistando la sua “Magica favola”. Accanto a lei, artisti che potrebbero stupire e ribaltare la scena proprio come l’anno scorso aveva fatto Lucio Corsi: Sal da Vinci, Ditonellapiaga e Fulminacci. Dopo il successo di “Rossetto e caffè”, con la sua “Per sempre si” Sal da Vinci potrebbe candidarsi a essere la nuova colonna sonora nazional popolare del 2026. La vittoria del partenopeo è offerta a 9,00. Ditonellapiaga, proposta a 12,00, dopo essere entrata nella prima TOP5 potrebbe dominare la scena di questo Festival, mentre Tommaso Paradiso scende dal podio dei favoriti: ora la sua vittoria è a 16,00. Attenzione a Fulminacci: il giovane cantautore romano sembrerebbe non essere così sfortunato, piuttosto il vero underdog di questa edizione. La probabilità di vederlo vincitore pagherebbe 20 volte la posta.

Dopo aver ascoltato ieri tutti i cantanti in gara quest’anno a Sanremo 2026, in occasione della seconda serata di oggi mercoledì 25 febbraio a esibirsi saranno solo la metà degli artisti (cioè 15).
A salire sul palco dell'Ariston stasera saranno Bambole di Pezza, Chiello, Dargen D'Amico, Ditonellapiaga, Elettra Lamborghini, Enrico Nigiotti, Ermal, Fedez e Masini, Fulminacci, J Ax, Lda e Aka Seven, Levante, Nayt, Patty Pravo e Tommaso Paradiso i 15 big che canteranno stasera sul palco dell'Ariston.
Domani invece sarà il turno di Arisa, Eddie Brock, Francesco Renga, Leo Gassmann, Luché, Malika Ayane, Mara Sattei, Maria Antonietta e Colombre, Michele Bravi, Raf, Sayf, Sal Da Vinci, Samurai Jay, Serena Brancale, Tredici Pietro.

Carlo Conti si gode i risultati della prima serata di Sanremo 2026. Gli spettatori che hanno assistito al Festival ieri, martedì 24 febbraio, sono stati 9,6 milioni, con uno share del 58%. Il calo rispetto alla prima serata del Festival 2025 è di circa 3 milioni, ma Conti si dice comunque soddisfatto. "Sono molto contento per il bel risultato di ieri sera. Lo scorso anno avevo questo sorriso, quest'anno non ho battuto me stesso ma ho lo stesso sorriso e la stessa serenità. Rimane un risultato altissimo, il festival sta bene e lo dimostrano questi numeri. Io e Ama (Amadeus, ndr) siamo nei primi 4 posti, e quindi particolarmente orgogliosi insieme a Claudio Baglioni", ha detto il direttore artistico del festival commentando il dato d'ascolto della prima serata del 76mo festival di Sanremo.
"Se mi aspettavo questi ascolti? Pensavo un po' meno, pensavo 55% (di share, ndr), quando ho visto 58% ero molto contento. Pensavo a una flessione maggiore per la controprogrammazione, per il periodo, per tanti motivi che avevamo evidenziato in queste riunioni preliminari", ha continuato Conti, "il fatto di essere comunque a questi livelli, che ancora sia così alto, mi rende contento: il festival è in buona salute". Promossa anche la co-conduttrice Pausini: "Laura è stata semplicemente strepitosa", ha voluto sottolineare Conti.
La gaffe "Repupplica" e risposta alle critiche
Carlo Conti ha inoltre sfruttato la conferenza di oggi per scusarsi dell'errore nelle grafiche che ieri sera ha trasformato la Repubblica in 'Repupplica'[1] durante l'omaggio all'ottantesimo anniversario dal referendum che ne sancì la nascita: "Per il refuso mi scuso ancora, ma dobbiamo controllare non sapete quante cose. E purtroppo questa cosa ci è sfuggita un po'. Non voglio accusare nessuno, ci sta. Dalle mie parti si dice che chi non fa non sbaglia", ha detto il direttore artistico di Sanremo 2026.
Conti ha risposto anche a chi ha definito il festival "prevedibile" e "piatto": "Quando arrivi a fare dieci milioni di telespettatori vuol dire che gli italiani hanno apprezzato", ha tagliato corto, "mi hanno chiamato le case discografiche, i brani del festival stanno già nelle prime trenta posizioni di tutte le piattaforme possibili, significa che abbiamo lavorato nel modo giusto".
Le serate "di stasera e domani avranno più momenti di intrattenimento e spettacolo, è chiaro che aumenteranno rispetto alle serate in cui devono esibirsi tutti i cantanti", ha aggiunto Conti.
Gli ascolti della prima serata
Sono stati 9.600.000 gli spettatori della prima serata di Sanremo 2026[2], con una media del 58% di share nella total audience per l'esordio del Festival.
L'ascolto medio della serata d'esordio dell'anno scorso, dalle 21.15 all'1.20, fu di 12.630.000 spettatori con il 65.3% di share. Il dato di share di ieri sera è il quarto migliore risultato dal 1997 ed è superiore al dato delle edizione 2021 (share 46,6%) e 2022 (share 54,7%) guidate da Amadeus. Le uniche quattro edizioni che hanno fatto meglio in termini di share sono state le ultime tre (2023 con il 62,5%, 2024 con il 65,1%, 2025 con il 65,3) e l'edizione condotta nel 1997 da Mike Bongiorno (share 58,74%).
La prima parte della serata d'esordio di Sanremo 2026, dalle 21.42 alle 23.34, è stata seguita da 13.158.000 spettatori con il 57,7% di share, mentre la seconda parte, dalle 23.38 all'1.32, da 6.045.000 spettatori con il 58,7% di share.
L'anno scorso la serata inaugurale del festival era stata seguita nella prima parte, dalle 21.15 alle 23.26, da 16.200.000 spettatori con il 63,7% di share e nella seconda seconda parte, dalle 23.30 all'1.20, da 8.300.000 spettatori con il 69,3%.

Un laboratorio a cielo aperto per studiare come il corpo umano, e in particolare il riposo notturno, reagisca alla carenza di ossigeno. È quello realizzato a 5.000 metri di altezza, nel cuore dell’Himalaya, dalla spedizione scientifica Lobuche Peak – Pyramid Exploration & Physiology 2022, iniziativa sostenuta da Vivisol – realtà dell’assistenza domiciliare a livello nazionale ed europeo – che ha studiato l’adattamento dei partecipanti in condizioni estreme per l’organismo umano.
Lo studio, condotto da diverse università italiane e coordinato dal gruppo di fisiologia dell’Università 'G. d’Annunzio', ha monitorato la qualità del sonno dei partecipanti sia in Italia sia durante le fasi più impegnative dell’ascesa. I dati raccolti, pubblicati sulla rivista 'Respiratory Physiology & Neurobiology', hanno evidenziato "l’impatto dell’altitudine sul sonno: una volta raggiunta la quota massima, tutti i partecipanti hanno registrato un riposo più breve, spesso inferiore alle sette ore, accompagnato da un calo della saturazione di ossigeno e da un aumento della frequenza cardiaca". Particolarmente rilevante "è stato l’incremento delle apnee notturne: la maggior parte dei componenti della spedizione ha manifestato disturbi respiratori di grado moderato o grave proprio a causa della quota", si legge nello studio.
“Le basi fisiologiche dell’ipossia erano note, ma i nostri dati mostrano che le prime alterazioni del respiro notturno compaiono già a quote moderate, intorno ai 1.200–1.400 metri, e si accentuano con l’aumentare dell’altitudine. Questo evidenzia l’importanza di valutare i disturbi respiratori del sonno direttamente nelle condizioni reali di permanenza in quota, perché è l’altitudine stessa a modellare la dinamica respiratoria - afferma Pierpaolo Prosperi, infermiere respiratorio e membro del comitato scientifico dell’Associazione Apnoici Italiani - Lo studio rafforza l’importanza della diagnosi precoce e del monitoraggio del respiro durante il sonno, soprattutto per chi vive o viaggia in condizioni ambientali impegnative”.
Per rendere possibili queste misurazioni in condizioni ambientali così complesse, sono stati impiegati dispositivi portatili che Vivisol utilizza quotidianamente nella diagnostica domiciliare. Il successo della spedizione ha dimostrato come sia possibile ottenere valutazioni cliniche accurate anche in contesti estremi, confermando il valore del monitoraggio dei pazienti direttamente nei luoghi in cui vivono e dormono. “Siamo orgogliosi di aver supportato questa spedizione in alta quota, un ambiente che per la medicina del sonno italiana rappresenta un vero e proprio laboratorio naturale dalla tradizione storica - afferma Riccardo Bonazzi, direttore medico di Vivisol - Questa esperienza ha dimostrato che le tecnologie per il monitoraggio a domicilio sono estremamente robuste e precise, capaci di fornire dati affidabili anche in condizioni ambientali sfidanti. Collaborare con l’Università e i centri di ricerca è per noi fondamentale: è così che trasformiamo l'innovazione tecnologica in soluzioni di cura sicure e validate per i nostri pazienti".
Dallo studio sono emersi anche elementi rassicuranti: tutti i disturbi riscontrati in alta quota si sono rivelati completamente reversibili. Una volta rientrati a valle, i partecipanti hanno recuperato parametri respiratori e qualità del sonno nella norma, evidenziando la notevole capacità di adattamento dell’organismo umano. La continuità del progetto scientifico: la spedizione Pyramid 2024. La spedizione del 2022 rappresenta solo una parte del programma di ricerca in alta quota. Vivisol ha infatti sostenuto anche la successiva missione Pyramid 2024 – Exploration & Physiology, attualmente in fase di analisi. I risultati scientifici, previsti per il 2026, approfondiranno: l’efficacia dei dispositivi per la terapia delle apnee notturne in condizioni di altitudine estrema; le variazioni della diffusione alveolo‑capillare (Dlco) in alta quota; l’impatto dell’ipossia sulla fisiologia respiratoria e cardiovascolare. Questi studi rappresentano un ulteriore passo avanti nella comprensione degli adattamenti umani in condizioni ambientali estreme e nel miglioramento delle tecnologie per la salute respiratoria.
Difficoltà di reperimento al 55%, dai muratori agli idraulici...
Assessore Piu, 'manutenzione straordinaria delle reti non gestite
da Abbanoa'... 
Che fine ha fatto Sarah Ferguson, che non si vede in pubblico dal 12 dicembre? Se lo sono chiesti in molti, mentre l'ex marito Andrew Mountbatten-Windsor veniva arrestato per 11 ore. Ebbene - rivela il Daily Mail - "distrutta" dallo scandalo Epstein che ha coinvolto, oltre al fratello di re Carlo, anche lei e le figlie Beatrice ed Eugenia, Fergie si è fatta ricoverare nella clinica benessere più costosa del mondo.
L'ex duchessa di York, 66 anni, dopo Natale è fuggita dal Regno Unito per rifugiarsi in gran segreto, fino alla fine di gennaio, nella clinica dedicata al recupero della salute mentale Paracelsus Recovery di Zurigo, in Svizzera, famosa in tutto il mondo e dal costo strabiliante di 13.000 sterline (quasi 15.000 euro) al giorno.
"Al Paracelsus si sente sempre a casa e sa che lì troverà amore e attenzione, oltre a cure mediche specialistiche quando si sente più vulnerabile", ha detto una fonte elvetica al tabloid britannico. La clinica sul lago offre diversi programmi di recupero della durata di un mese per clienti ultra-ricchi. I pazienti hanno a disposizione 15 esperti medici, un autista e uno chef privato. Un amico di Sarah ha raccontato che la Ferguson, cliente abituale di Paracelsus, è rimasta "completamente distrutta" dalla pubblicazione dei file Epstein[1]: "Sarah ha costruito un forte rapporto con Paracelsus, quindi per lei era il posto più ovvio dove rifugiarsi da tutto".
Dopo la pubblicazione dei file Epstein da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, è emersa chiaramente la complessa relazione tra la Ferguson e il finanziere[2]. Assieme al suo ex marito, Andrew Mountbatten-Windsor, aveva mantenuto una stretta amicizia con il pedofilo anche dopo che questi era stato condannato per aver indotto una minorenne a prostituirsi. Email imbarazzanti la mostravano implorare Epstein di aiutarla a saldare i suoi debiti crescent[3]i, chiedendogli persino di assumerla come sua assistente domestica, poiché aveva "disperatamente" bisogno di soldi, nonostante sapesse che lui era ancora agli arresti domiciliari in Florida per prostituzione minorile.
In un'altra email, si è scusata in modo umiliante per averlo denunciato pubblicamente, sostenendo che lo aveva fatto solo per proteggere la sua carriera di autrice di libri per bambini e dicendogli che era stato un "amico fedele, generoso e supremo". La prova più schiacciante, tuttavia, dei suoi rapporti con il pedofilo, è che portò le sue figlie, le principesse Beatrice ed Eugenia, a pranzo con Epstein, cinque giorni dopo il suo rilascio. Forse non sorprende quindi che la Ferguson si sia rivolta alla clinica Paracelsus, che è stato descritta dal suo fondatore Jan Gerber come un "santuario dove gli individui possono ricevere i più alti standard di cura, senza essere giudicati".
Fergie era già stata ricoverata in passato nella clinica Paracelsius. In un video promozionale, appare sui social assieme a Gerber e racconta di come le esperienze traumatiche legate all'infanzia e al fatto di essere stata al centro dell'attenzione pubblica, unite alla diagnosi di cancro, l'abbiano spinta a cercare supporto per la salute mentale. Afferma inoltre che le è stato diagnosticato un disturbo da stress post-traumatico e un disturbo da deficit di attenzione e iperattività mentre era in clinica. A giugno, scrisse su Facebook: "Di recente ho trascorso del tempo presso la Paracelsus Recovery di Zurigo, una clinica nota per la sua assistenza discreta e personalizzata per coloro che affrontano complesse sfide legate alla salute mentale e alla dipendenza. Quello che ho trovato non è stato solo un centro di eccellenza clinica, ma un luogo di profonda umanità".
L'approccio Paracelsus è basato sul principio "un cliente alla volta", con un team di almeno 15 esperti, tra cui medici, terapisti e nutrizionisti, che "crea uno spazio in cui puoi sentirti al sicuro, compreso e pienamente supportato". La clinica è specializzata nel trattamento di numerose patologie, tra cui "dipendenza, burnout, depressione, ansia e traumi", ed è considerata la clinica benessere più costosa al mondo. Il costo di un "check-up completo" di tre giorni è di circa 110.000 sterline (più di 126.000 euro), mentre quello di un programma residenziale di un mese, completamente personalizzato, è di 350.000 sterline (oltre 400.000 euro).
"Le celebrità, gli oligarchi e i reali che soggiornano qui - dichiara la clinica sul suo sito - ricevono trattamenti di alto livello e accesso ai migliori fornitori di trattamenti per le dipendenze in assoluto. I clienti alloggiano in un attico con vista sul lago e hanno accesso a servizi di concierge e limousine, nonché a uno chef personale, un maggiordomo e un terapista in loco". Tuttavia, la natura costosa della clinica solleva la questione di come la Ferguson, che nel corso degli anni ha sofferto di vari problemi economici, possa pagare la sua degenza. La scorsa settimana l'ex duchessa ha detto apertamente agli amici negli Emirati Arabi Uniti: "Devo tornare al lavoro. Ho bisogno di soldi".
Ancora, il fatto che la Ferguson sponsorizzi la clinica sul sito web della Paracelsus, attraverso un messaggio pubblicato qualche giorno fa in cui afferma che il suo soggiorno ha dimostrato che "la salute mentale non conosce confini", suggerisce che sua degenza potrebbe essere stata gratuita. Fergie ha inoltre più volte promosso la clinica sulle sue pagine social, come Facebook e Instagram. Ha aggiunto che i problemi legati alla salute mentale "colpiscono persone di ogni estrazione sociale ed è fondamentale continuare ad abbattere le barriere dello stigma e del silenzio. Come società, dobbiamo promuovere un ambiente dove chiedere aiuto sia visto come un punto di forza, non come una debolezza".
Altri articoli …
- Smart working, con pandemia Covid forte slancio ma Italia ancora lontana da Ue
- Carabinieri scoprono discarica abusiva a Decimoputzu, 4 denunciati
- Baby gang terrorizzava Sassari con rapine e pestaggi, 2 arresti e 5 indagati
- Sanremo, da contrasto a depressione a benefici sociali: cantare aiuta la salute
- Sanremo, Roborock presenta la ‘kermesse del pulito’ in occasione dell’evento musicale più seguito d’Italia
- Barella cade in area in Inter-Bodo, social scatenati: "È come Bastoni, hanno vizietto tuffo"
- Welfare day, il 19 marzo in arrivo la IV edizione
- FantaSanremo, la classifica aggiornata dopo la prima serata
- Il tesoro di Tutankhamon arriva a Cagliari
- Cth Invest group, fatturato esercizio 2024-25 +9,9%
- Kalulu e l'espulsione in Inter-Juve: "Ho spento il telefono, hanno parlato in tanti"
- Giornata della donna, iniziativa Synlab per prevenzione femminile in ogni età
- Sanremo, Miss Italia contro Ditonellapiaga per "uso indebito del nome". La replica
- Sanremo 2026, seconda serata con televoto per classifica: regolamento, numeri, costi
- Rogoredo, gip Milano: resta in carcere Cinturrino per omicidio volontario
- Iran: "Trump bugiardo professionista, ha ripetuto grandi falsità"
- Picchiata dall'ex compagno, donna salvata dai carabinieri a Budoni
- Furti, rapine e pestaggi in serie: due minorenni arrestati a Sassari
- Elettra Lamborghini, notte in bianco a Sanremo: lo sfogo sui social
- Sanremo 2026, ascolti in calo: 9,6 milioni di spettatori e 58% di share per prima serata
Pagina 17 di 126



