
(Adnkronos) - La guerra contro l'Iran "finirà presto". Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, lo scandisce nel corso di un comizio a Suffern, ribadendo che Teheran "muore dalla voglia di fare un accordo": "Vedremo cosa succederà, ma li abbiamo colpiti duramente e non avevamo altra scelta, perché l'Iran non può avere un'arma nucleare, non può averla". In una giornata in cui si rincorrono news e rumors sui negoziati tra Iran e Usa e sull'annuncio di un accordo che potrebbe arrivare a ore, una notizia arriva a sparigliare le carte. Secondo quanto riferito ad Axios da un funzionario statunitense informato sugli sforzi diplomatici in corso, Trump è sempre più "frustrato" negli ultimi giorni dalla mancanza di sviluppi e dai negoziati "strazianti" in corso con Teheran, e ha sollevato la possibilità di "un'ultima grande operazione militare, dopo la quale potrebbe dichiarare la vittoria e porre fine alla guerra".
Trump ha avuto un incontro con i suoi consiglieri alla sicurezza nazionale, riferisce Axios che cita due funzionari statunitensi. Il presidente americano sta seriamente considerando di lanciare nuovi attacchi contro l'Iran, salvo una svolta dell'ultimo minuto nei negoziati, secondo fonti che hanno parlato direttamente con lui. Stando alle fonti, al meeting con Trump hanno partecipato anche il vicepresidente JD Vance, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il direttore della Cia John Ratcliffe, la capo dello staff della Casa Bianca Susie Wiles e altri funzionari. Durante l'incontro, il presidente Usa è stato aggiornato sullo stato dei negoziati e sui diversi scenari possibili nel caso in cui i colloqui fallissero.
L'incontro di Trump si è svolto mentre il capo dell'esercito pakistano, Asim Munir, si è recato a Teheran in un apparente tentativo dell'ultimo minuto per colmare le divergenze ed evitare una ripresa della guerra. Anche una delegazione del Qatar è arrivata a Teheran per sostenere gli sforzi di mediazione. Munir dovrebbe incontrare oggi il generale Ahmad Vahidi, comandante dei Guardiani della Rivoluzione e figura chiave nel processo decisionale iraniano. Un funzionario statunitense informato sugli sforzi diplomatici, scrive Axios, ha descritto i negoziati come "estenuanti". Lo stesso funzionario ha affermato che le bozze "vanno avanti e indietro ogni giorno" senza grandi progressi.
In assenza di una svolta diplomatica, Stati Uniti e Israele potrebbero condurre nuovi attacchi congiunti contro l'Iran, riferisce il Wall Street Journal. Secondo fonti citate dal quotidiano, il principale nodo irrisolto riguarda i contenuti dell'intesa preliminare: gli Stati Uniti chiedono limiti al programma nucleare iraniano, mentre Teheran punta soprattutto alla fine delle ostilità e a un alleggerimento delle sanzioni.
L'agenzia iraniana Tasnim, vicina ai Pasdaran, citando una fonte vicina al team negoziale iraniano, riferisce che nei colloqui tra Iran e Stati Uniti "sono stati fatti alcuni progressi su alcune questioni rispetto a prima, ma non si raggiungerà alcun accordo finché tutte le questioni controverse non saranno risolte".
La fonte ha inoltre precisato che "l'attenzione è ora sulla questione della fine della guerra e, finché questo punto non sarà definito, nessun altro tema sarà negoziato". Secondo quanto riferito, "i colloqui e le consultazioni sulle questioni controverse sono ancora in corso e non è stato ancora raggiunto alcun risultato finale", aggiungendo infine che "i testi pubblicati da alcuni media occidentali sui dettagli dell'intesa non sono accurati".
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha detto che i colloqui in corso tra Iran e Stati Uniti non sono necessariamente vicini a una conclusione positiva, nonostante la visita a Teheran del capo dell'esercito pakistano. Interpellato sulla missione del capo di Stato Maggiore pakistano, Baghaei ha affermato: "Nonostante diventino più frequenti, questi scambi sono la continuazione dello stesso processo diplomatico. Non possiamo necessariamente dire di essere arrivati a un punto in cui un accordo è vicino". "Le divergenze tra Iran e Stati Uniti sono così profonde ed estese che non si può dire che si debba necessariamente arrivare a un risultato dopo pochi round di visite o negoziati nell'arco di poche settimane", ha concluso.
Era stata la tv satellitare al-Arabiya a riportare sull'account X in inglese, citando sue fonti, che un annuncio potrebbe arrivare a ore. Questi alcuni dei punti contenuti nella "bozza finale" di un possibile accordo tra Iran e Stati Uniti: fine delle operazioni militari e della guerra mediatica, cessate il fuoco immediato, totale e senza condizioni su tutti i fronti, garanzie per la libertà di navigazione nel Golfo Persico, nello Stretto di Hormuz e nel Golfo di Oman.
Accettare che l'Iran possa imporre pedaggi per il transito nello Stretto di Hormuz è "semplicemente inaccettabile. Non può accadere. Se ciò dovesse verificarsi nello Stretto di Hormuz, accadrebbe in altri cinque luoghi in tutto il mondo", ha dichiarato il segretario di Stato americano, Mario Rubio, nel corso di una riunione dei ministri degli Esteri della Nato a Helsingborg.
"Perché mai i Paesi di tutto il mondo non dovrebbero dire: 'vogliamo farlo anche noi?'. Senza contare quanto quello Stretto sia vitale e cruciale per ogni Paese rappresentato qui oggi, ma francamente, anche per i Paesi non qui rappresentati, in particolare quelli dell'Indo-Pacifico", ha proseguito Rubio, secondo il quale gli iraniani "stanno cercando, tra l'altro, di convincere l'Oman ad associarsi a loro in questo sistema di pedaggi". Per il segretario di Stato "non esiste al mondo un Paese che dovrebbe accettare una simile pretesa e non conosco alcun Paese al mondo che si dichiari favorevole a ciò - a eccezione dell'Iran, ovviamente - ma, in ogni caso, non c'è Paese al mondo che dovrebbe accettarlo".

(Adnkronos) - Intervento militare Usa, imposizione di un cambio di leadership, collasso economico. Sono questi i tre possibili scenari, delineati da Bbc, per Cuba, il nuovo fronte delle campagne di "regime change", dei cambi di regime, di Donald Trump. A far temere che si sia arrivati ad un'accelerazione drastica della pressione sul regime comunista, avviata lo scorso gennaio da Washington con il blocco delle forniture di carburante all'isola, nei giorni scorsi è arrivata l'incriminazione dell'ex presidente Raul Castro da parte del dipartimento di Giustizia, e in concomitanza, forse non casuale, l'annuncio dell'arrivo nei pressi dell'isola del gruppo navale della portaerei Nimitz.
L'annuncio dell'incriminazione del 94enne fratello di Fidel per omicidio e complotto per uccidere cittadini americani, per l'abbattimento avvenuto nel 1996 di due aerei civili di un'associazione anti-castrista, ha fatto subito pensare alla possibilità che Trump possa usare questo come pretesto per lanciare un blitz per catturare Raul e trasferire l'ultra novantenne in una prigione negli Usa per processarlo.
Insomma, una replica del copione usato il 3 gennaio scorso per catturare a Caracas Nicolas Maduro e trasferirlo in prigione a New York e avviare così la transizione al governo della sua ex vice, Delcy Rodriguez, che, pur senza nessuna destabilizzante discontinuità politica, ha adottato una linea di estrema collaborazione e disponibilità verso Washington. E se si guarda indietro nella storia americana, gli Stati Uniti hanno fatto un intervento analogo anche nel 1989, quando, con un'operazione però molto più ampia, Operation Just Cause, invasero Panama per rovesciare e catturare il leader Manuel Noriega. Ad una domanda diretta su una possibile replica all'Avana di quanto fatto a Caracas, Trump non ha voluto rispondere, ma diversi esponenti del Congresso la chiedono a gran voce: "Non dovremmo escludere nulla, la stessa cosa che è successa a Maduro, dovrebbe succedere a Raul Castro", ha detto il senatore della Florida, Rick Scott.
Per analisti ed esperti militari, un'operazione del genere sarebbe possibile, ma sarebbe però piena di rischi e possibili complicazioni, sia legati all'età avanzata di Castro che alla possibile resistenza da parte di cubani, senza contare che la rimozione del leader che ha lasciato la presidenza nel 2018, pur mantenendo una certa influenza, forse non avrebbe un impatto significativo sull'attuale leadership. "In qualche modo la sua cattura sarebbe facile, ha un valore simbolico quindi è ben protetto, ma è sicuramente possibile - ha spiegato alla Bbc Adam Isacson, del Washington Office on Latin America - non credo che avrebbe più molto impatto sulla struttura di potere a Cuba, ha 94 anni, la dinastia del Castro è influente, ma non essenziale a quello che hanno costruito".
Anche perché l'obiettivo principale a cui punta l'amministrazione è proprio l'attuale assetto di potere all'Avana, anche qui nella speranza di poter replicare il modello Venezuela, con la sostituzione di Maduro con Rodriguez. In questo quadro si è inserita la storica visita nell'isola del direttore della Cia, John Ratcliffe, che ha incontrato il ministro dell'Interno Lazaro Alvares Casas e Raul Guillermo Rodriguez Castro, il nipote di Castro che da mesi viene indicato come il principale interlocutore dei tentativi di negoziato tra Washington e l'Avana. "Cuba sta chiedendo aiuto e noi parleremo con loro", aveva scritto su Truth Trump il 12 maggio, qualche giorno prima della missione di Ratcliffe.
"Noi dialoghiamo con i cubani ma alla fine devono prendere loro una decisione, il loro sistema semplicemente non funziona", ha detto ieri Marco Rubio, il segretario di Stato di origine cubana, ribadendo che l'amministrazione preferisce "un accordo negoziato" con l'Avana ad un'azione militare. Un accordo che dovrebbe prevedere l'impegno ad aprire l'economia a investimenti stranieri, il coinvolgimento dei gruppi e interessi dei cubani dell'esilio, insieme all'impegno di mettere fine alla presenza dei servizi di Cina e Russia.
Cambiamenti che permetterebbero di mantenere la struttura del governo cubano praticamente intatta, altra similarità con quello viene considerato il modello di successo in Venezuela. "Come volevano evitare l'instabilità in Venezuela, vogliono evitare l'instabilità a Cuba, forzare un cambio di regime sarebbe troppo rischioso", spiega Michael Shifter, docende della Georgetown University ed ex capo dell'Inter-American Dialogue.
Il problema è però che al momento non sembra essere emersa una figura alla Rodriguez a Cuba: "Non credo che esista una Delcy Rodriguez scontata a Cuba, dove il potere opera in modo diverso che in Venezuela. E' difficile capire cosa stiano cercando, ma non penso che stiano cercando una qualche forma di struttura di governo".
Il terzo scenario, infine, è forse il più allarmante, quello che collasso dell'isola sotto l'enorme pressione di mesi di blocco di forniture energetiche, che sta provocando enormi blackout, carenza di beni alimentari e paralizzando il sistema sanitario e dei trasporti. "Sta cadendo a pezzi, è un disastro e hanno praticamente perso il controllo", ha detto nei giorni scorsi Trump parlando di Cuba. Una visione considerata però troppo semplicistica da alcuni esperti che spiegando come i meccanismi con cui il governo cubano, che da decenni fai conti con l'embargo economico imposto dagli Usa, mantiene il controllo sulla popolazione praticamente intatto anche in tempi di difficoltà economiche. "Bisogna distinguere tra l'economia cubana e lo stato e il governo cubano - argomenta Shifter - l'economia cubana può crollare, e sta crollando, la lo stato continua a funzionare, soprattutto gli apparati di sicurezza".
Senza contare che un collasso economico dell'isola, potrebbe avere come conseguenza l'avvio di un esodo di cubani fuori dal Paese, in primis verso le coste della vicina Florida, creando un cortocircuito ideologico con le politiche anti-immigrazione e di abolizione dell'asilo politico dell'amministrazione Trump che non hanno risparmiato i cubani. "Se ci dovesse essere un collasso, avremmo una larga fetta della popolazione di cubana pronta a fare di tutto per andarsene, la stessa cosa che abbiamo visto da Haiti, la Florida è la più vicina ma mi aspetterei anche che qualcuno andasse in Messico", afferma Isacson, dicendosi "sorpreso" del fatto che, "con la gente che sopravvive con mille, massimo 1500 calorie al giorno, e nessun accesso a cure di base", che questo esodo non sia già iniziato.

(Adnkronos) - Il Roland Garros 2026 comincia e il caldo record scende in campo a Parigi. Domani, 24 maggio, si apre lo Slam nella capitale francese. Si parte con il primo turno del singolare maschile e femminile in un programma fitto sul Campo Philippe Chatrier, sul Suzanne Lenglen e sui campi periferici. Si comincia a giocare alle 12 sul Centrale e alle 11 nel resto del Roland Garros, con un protagonista annunciato: il sole.
Le previsioni meteo, nei prossimi giorni, promettono un anticipo d'estate con temperature massime oltre i 30 gradi: un record per la Francia nel mese di maggio. Lunedì 25, martedì 26 e mercoledì 27 maggio - in particolare - si candidano per diventare le giornate più calde mai osservate nel paese nel mese in corso. Al Roland Garros, i due campi principale - Philippe Chatrier e Suzanne Lenglen - sono dotati di tetto mobile che si chiude in 15 minuti e consente di giocare anche in caso di pioggia. Nei match serali, la trasformazione dei campi in 'indoor' consente di giocare fino a tarda ora in condizioni stabili. E proprio l'orario serale potrebbe diventare il più ambito nelle prossime giornate caratterizzate da temperature roventi. L'Atp, che non organizza i tornei dello Slam, ha varato nuove norme per tutelare la salute dei giocatori: cooling break di 10 minuti se la temperatura supera i 30 gradi, ipotesi di sospensione se sale oltre i 32.
Domenica, con l'inizio del torneo, l''onore' di disputare il match serale spetta a Novak Djokovic. Il serbo, testa di serie numero 3, scenderà in campo non prima delle 20.15 contro il francese Giovanni Mpetshi Perricard. A quell'ora, il termometro potrebbe segnare ancora 26-27 gradi. Tanti, ma comunque meno rispetto ai 31-32 che rischia di trovare il tedesco Alex Zverev, testa di serie numero 2, che debutterà nel secondo incontro - presumibilmente verso le 13.30-14 - affrontando il francese Benjamin Bonzi.
Il caldo accompagnerà domani i primi azzurri che debutteranno: Mattia Bellucci, Lorenzo Sonego, Lucia Bronzetti, Federico Cinà. In assenza di improbabili ribaltoni meteo, anche Jannik Sinner troverà le stesse condizioni quando - probabilmente martedì - dovrà affrontare il francese Clement Tabur. E' ipotizzabile che al numero 1 del mondo venga riservato il 'trattamento Djokovic': l'azzurro potrebbe debuttare in notturna, quando a Parigi fa (un po') meno caldo. L'azzurro in passato ha accusato problemi fisici su campi roventi. In particolare, ad agosto dello scorso anno, è stato costretto a ritirarsi dalla finale del Masters 1000 di Cincinnati: nell'atto conclusivo del torneo in Ohio, il 24enne si è dovuto arrendere per un virus intestinale dopo una serie di match giocati in condizioni estreme.

(Adnkronos) - George Russell ha conquistato la pole position nelle qualifiche della Sprint del Gp del Canada in programma domani. Il pilota britannico della Mercedes ha girato in 1'12''965 nelle qualifiche di oggi, 22 maggio, precedendo il compagno di squadra, Kimi Antonelli (1'13''033) che scatterà in seconda posizione completando la prima fila. Alle spalle delle due frecce d'argento, in seconda fila, le McLaren del britannico Lando Norris (1'13''280) e dell'australiano Oscar Piastri (1'13''299), che partiranno in terza e quarta posizione in griglia. Terza fila per le Ferrari dell'inglese Lewis Hamilton (1'13''326) e del monegasco Charles Leclerc (1'13''410), rispettivamente quinto e sesto. Dietro le rosse partiranno in quarta fila le Red Bull di Max Verstappen (1'13''504) e di Isack Hadjar (1'13''605). A completare la top ten, in quinta fila, la RB di Arvid Lindblad (1'13''737) e la Williams di Carlos Sainz (1'14''536).
Prima fila:
1. George Russell - Mercedes
2. Kimi Antonelli - Mercedes
Seconda fila:
3. Lando Norris - McLaren
4. Oscar Piastri - McLaren
Terza fila:
5. Lewis Hamilton - Ferrari
6. Charles Leclerc - Ferrari
Quarta fila:
7. Max Verstappen - Red Bull
8. Isack Hadjar - Red Bull
Quinta fila:
9. Arvid Lindblad - RB
10. Carlos Sainz - Williams
Sesta fila:
11. Nico Hulkenberg - Audi
12. Gabriel Bortoleto - Audi
Settima fila:
13. Franco Colapinto - Alpine
14. Esteban Ocon - Haas
Ottava fila:
15. Oliver Bearman - Haas
16. Fernando Alonso - Aston Martin
Nona fila:
17. Sergio Perez - Cadillac
18. Lance Stroll - Aston Martin
Decima fila:
19. Pierre Gasly - Alpine
20. Valtteri Bottas - Cadillac
Undicesima fila:
21. Alexander Albon - Williams
22, Liam Lawson - RB.
(Adnkronos) - "Vai a casa dalla mamma". Donald Trump risponde così al contestatore che 'invade' il comizio del presidente degli Stati Uniti a Suffern, New York. "Portatelo a casa dalla mamma, si metterà nei guai", dice Trump mentre la folla intona il coro 'Usa, Usa'.

(Adnkronos) - Intervento del Corpo Nazionale Soccorso Alpino per una persona precipitata in dirupo, lungo il sentiero che dal lago di Castel San Vincenzo sale all'eremo di San Michele, in provincia di Isernia. L'uomo, un escursionista di 71 anni, è morto.
L'allerta su richiesta di un altro escursionista, che aveva visto scivolare il compagno fino al greto del torrente Rio Colle Alto. Mentre due squadre del Soccorso Alpino si portavano sul posto per imboccare il sentiero di risalita fino al luogo dell'incidente, la Centrale operativa 118 richiedeva l'intervento dell'elisoccorso. Nel frattempo giungevano anche le squadre di terra del Soccorso alpino, che insieme al tecnico di elisoccorso si sono calati fino al greto del fiume, circa venti metri a valle del sentiero. La persona precipitata, un 71enne originario di Giugliano in Campania, era riversa senza vita. Il corpo è stato recuperato a monte, mediante tecniche alpinistiche, dove il personale sanitario non ha potuto fare altro che constatare il decesso. La salma è stata quindi riportata a valle.

(Adnkronos) - Donald Trump non sarà alle nozze del figlio primogenito Donald Trump Jr. previste per il fine settimana alle Bahamas. "Per quanto desiderassi ardentemente stare con mio figlio, Don Jr., e con l'ultima arrivata nella famiglia Trump, la sua futura moglie Bettina - ha detto il presidente americano -, le circostanze, legate alle mie responsabilità governative e il mio amore per gli Stati Uniti d’America, non me lo consentono". "Ritengo importante rimanere a Washington, D.C., alla Casa Bianca, in questo momento cruciale - ha concluso -. Congratulazioni a Don e Bettina!".

(Adnkronos) - Belve Crime torna martedì 26 maggio alle 21.20 su Rai 2 con un nuovo e ultimo appuntamento della stagione. Francesca Fagnani intervista colpevoli, testimoni o protagonisti di crimini per esplorare il lato oscuro dell'animo umano. Sullo sgabello di Belve Crime siederà chi ha incontrato il male. Perché è autore del reato, perché ne è testimone o perché ne è stato accusato, a volte ingiustamente.
Le interviste sono a: Daniele Ughetto Piampaschet, dal carcere di Torino dove sta scontando la condanna a 25 anni per l’omicidio di Antonia Egbuna, Soter Mulè, condannato per l’omicidio colposo di Paola Caputo durante un gioco erotico, Rosa Amato, figlia di un boss della camorra e testimone di giustizia , Mirko Ricci, campione di boxe condannato per aver sequestrato un bambino a scopo di estorsione.
La storia di ciascun ospite verrà introdotta da Elisa True Crime, youtuber e podcaster che con il suo stile presenterà il protagonista e la sua vicenda.

(Adnkronos) - Anche in Uganda il virus Ebola, nella sua variante Bundibugyo - più rara e meno conosciuta - fa paura. Se infatti al momento l'epidemia ha il suo epicentro nella Repubblica Democratica del Congo nella provincia di Ituri, nella vicina Uganda i 2 casi confermati e il decesso registrato hanno allertato istituzioni, autorità sanitarie e operatori umanitari. La provincia congolese interessata, infatti, "in linea d'aria è a circa 260 chilometri. Ovviamente se si seguono le strade disponibili è molto di più lontana. Ma in linea d'aria parliamo di una distanza ridotta. Soprattutto per un virus", spiega al telefono con l'Adnkronos Salute Giovanni Dall'Oglio, medico che da molti anni lavora nel Paese africano con l'organizzazione non governativa 'Medici con l'Africa Cuamm', ed è il fratello minore di padre Paolo Dall'Oglio, il gesuita scomparso in Siria nel 2013.
La particolarità di questa epidemia, sottolinea, è legata al fatto che "il focolaio dove è nata è in un'area di conflitto, nel nord Kivu. E' una zona molto popolata e la popolazione si muove molto. E' seminomade. Difficile, quindi, attuare tutte le procedure internazionali 'standard operation' per il contenimento e il controllo dell'epidemia. Diciamo che è un po' una polveriera". Al momento ci sono 750 casi sospetti e 177 morti sospette, "cioè il 24%". Ma cosa sta facendo l'Uganda per prevenire i contagi? "L'Uganda - continua Dall'Oglio - siccome è già passata varie volte per epidemie con febbri emorragiche, si è attivata subito. Segue alla lettera le indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità. In particolare ci stiamo preparando in modo molto deciso sui confini. I 2 casi che sono stati registrati nel Paese, infatti, sono tutti e due di importazione. Uno è stato diagnosticato quando ormai la persona era già deceduta ed è stata riportata in Congo. L'altro paziente invece è ancora ricoverato all'ospedale di Kampala, al Mugago Hospital, e non conosciamo con certezza le sue condizioni. Ma dovrebbe essere in miglioramento. Un primo tassello importante, quindi, è quello a livello di contenimento alle frontiere".
Inoltre, racconta il medico, "è stato vietato l'arrivo con aereo dal Congo. Ma soprattutto, il Paese punta su strategie di educazione sanitaria per la prevenzione nelle scuole, nei luoghi pubblici", evidenzia. "In Uganda ci sono tante lingue differenti, quindi in ogni area sono distribuiti volantini specifici, attivate trasmissioni radiofoniche o sui social in lingua locale, in modo che tutti quanti possano ricevere le informazioni giuste su come proteggersi da questo ceppo di Ebola", dice Dall'Oglio che si trova nel Nord dell'Uganda, una regione "in cui il Cuamm da anni sta facendo importanti progetti di salute pubblica. Noi lavoriamo, come è caratteristica del Cuamm, in progetti di lungo periodo insieme con il Distretto, l'istituzione locale, con cui siamo partner: lavoriamo insieme, prendiamo insieme le decisioni, raccogliamo i fondi in funzione dei bisogni che sono identificati insieme a loro".
Sostanzialmente, riferisce il medico, "facciamo progetti di salute per il materno-infantile, iniziative per gli adolescenti e diamo il sostegno all'ospedale di San Giovanni Hospital di Aber, che è un nosocomio molto importante qui nella regione. Poi abbiamo altri interventi in altri due Distretti e altri progetti in ampie parti del Paese", prosegue Dall'Oglio che lavora da anni in un'équipe sul territorio. "Siamo 8 persone. Io sono l'unico espatriato, gli altri sono tutti operatori locali. Da tempo collaboriamo e siamo orgogliosi del lavoro che facciamo. Io mi sento parte del Paese, dell'Uganda, della popolazione. Affrontiamo anche il problema Ebola con positività e faremo quello che è necessario. Non siamo mai andati via in caso di epidemia e quindi - conclude - anche questa volta resteremo".

Dopo 16 anni dall'inizio della progettazione, la nuova bretella
stradale che collega la provinciale 60 "Buddi Buddi" con la ex 131
all'altezza di Sant'Orsola, alle porte di Sassari, è finalmente
conclusa e percorribile.
Il sindaco, Giuseppe Mascia, con l'assessore
regionale ai Lavori pubblici, Antonio Piu, hanno tagliato il nastro
per un'inaugurazione che sa di epocale.
Per oltre tre lustri il progetto è andato avanti
a singhiozzo, fra contenziosi legali per gli espropri, variazioni e
problemi tecnici dovuti alla realizzazione di un cavalca-ferrovia.
Ora le difficoltà sono alle spalle e gli automobilisti sassaresi
possono contare sulla nuova bretella, i cui lavori veri e propri
sono durati circa tre anni.
La nuova arteria rappresenta un collegamento
strategico per il territorio metropolitano, perché consente di
connettere più rapidamente la fascia costiera, la Romangia e
l'Anglona con le principali direttrici verso Cagliari, Alghero e
Ittiri, evitando il passaggio nel centro urbano di Sassari.
L'opera, realizzata dall'impresa appaltatrice
SerLu Costruzioni srl di Cagliari, è lunga 950 metri e ha come
elemento centrale un viadotto di circa 300 metri che scavalca la
vallata di Sant'Orsola, il corso d'acqua e la linea ferroviaria
Cagliari - Porto Torres. La struttura, composta da 10 campate in
curva, è stata progettata per garantire funzionalità, sicurezza e
un migliore inserimento nel paesaggio circostante.
Il progetto esecutivo, approvato nel 2021 per un
importo complessivo superiore ai 7,4 milioni di euro (oltre 5
milioni destinati ai lavori), è stato successivamente integrato nel
2025 grazie a un ulteriore finanziamento regionale di un milione e
500mila euro.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
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Si chiama "In bonas manus" (in buone mani) ed è un servizio
essenziale per le persone fragili e le loro famiglie,
un'opportunità professionale per cittadini, caregiver,
professionisti e operatori del terzo settore. Il Plus Area Ovest in
collaborazione con la Cooperativa Sociale Adest presenta un
programma di interventi dedicato alla promozione e alla
valorizzazione della figura dell'amministratore di sostegno.
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(Adnkronos) - “Non conta solo cosa facciamo, ma perché lo facciamo e come lo facciamo”. Lo ha dichiarato il direttore generale dell’Inps, Valeria Vittimberga, intervenendo alla 17ª edizione del Festival del lavoro, la manifestazione dei consulenti del lavoro in corso alla Nuvola all'Eur a Roma.
“L’Inps e l’IA - ha spiegato - un modello su misura per il welfare: il welfare language model. Il valore aggiunto dell’innovazione tecnologica in Inps è che noi siamo una Pubblica amministrazione. Un’azienda privata ricerca il profitto, noi il valore pubblico. Ecco perché l’innovazione delle Pa è etica per definizione.
“L’AI generativa adottata in Inps è costruita specificamente sul modello italiano, sulla normativa e sul linguaggio amministrativo. E’ un sistema sovrano, generato all’interno di una data strategy che sfrutta il potenziale massimo del dato italiano. E non sono dati qualunque: sono dati certificati, quindi non inquadrati in modelli generalisti che portano ad approssimazioni”, ha aggiunto.
“Abbiamo l’obbligo - ha aggiunto - di garantire la trasparenza di come gli algoritmi vengono creati”. Vittimberga ha sottolineato la delicatezza dei dati trattati dall’Istituto, “dati relativi alla fragilità”, e la necessità di un modello costruito su informazioni certificate e amministrativamente affidabili.
“L’AI abilita, non sostituisce”. “La nostra premier ci ha definito come la presenza amica dello Stato sul territorio e questo è il nostro faro. Vogliamo trasformare il valore dei servizi in un valore di fiducia”, ha spiegato Vittimberga, ribadendo che l’innovazione tecnologica dell’Istituto resta centrata sulla persona. “L’attenzione alla persona - ha ribadito - è particolarmente significativa in un momento in cui qualcuno oltreoceano dice che l’uomo è un accidente della storia: noi non crediamo che il fulcro della storia sia la macchina”.
“Il welfare language model vuole rendere chiare le informazioni e personalizzate, preservando il patrimonio informativo pubblico”. “Ogni circolare o messaggio che l’Istituto utilizza - ha ricordato - può essere usata solo se sistemizzata: allora diventa un patrimonio tanto per gli operatori interni quanto per gli esterni”.

(Adnkronos) - "L'Italia sta facendo molto bene negli ultimi anni. Il Pn-Car, il Piano nazionale di contrasto dell'antimicrobico-resistenza promosso dal ministero della Salute, ha permesso di uniformare gli interventi e di superare una forte frammentazione territoriale. Il Pn-Car definisce azioni comuni per tutta la nazione: linee guida per l'uso corretto degli antibiotici, campagne di formazione, promozione del lavaggio delle mani, vaccinazioni e controllo dell'utilizzo degli antibiotici anche in veterinaria e agricoltura. Molte azioni sono state messe in essere e nel tempo potremo valutarne i risultati epidemiologici". Così Giulia Marchetti, professoressa di Malattie infettive all'università degli Studi di Milano, direttore della Clinica delle Malattie infettive dell'Asst Santi Paolo e Carlo, commenta i contenuti del paper 'Advocating vaccines and vaccinations as an effective strategy in tackling antimicrobial resistance in Italy', presentato al Congresso Icar-Italian Conference on Aids and Antiviral Research, a Catania.
"Se gli antibiotici vengono usati male, il rischio che i microbi diventino resistenti aumenta - spiega l'esperta - Per questo l'Organizzazione mondiale della sanità ha introdotto da anni la classificazione AWaRe, che divide gli antibiotici in tre categorie: quelli raccomandati perché con minore potenziale di futura resistenza, quelli intermedi e quelli più preziosi, da utilizzare solo in contesti particolari. E' una classificazione che deve essere sempre più diffusa e raccomandata. Il secondo grande pilastro è rappresentato dalle vaccinazioni", tema portato anche al congresso Icar.
"Le vaccinazioni agiscono a monte, proteggono dalle infezioni: se sono protetta da una malattia batterica, non avrò bisogno di andare in ospedale e prendere antibiotici - chiarisce Marchetti - L'esempio riguarda polmoniti da pneumococco o meningiti da meningococco. Ma il ragionamento vale anche per i vaccini contro malattie virali come influenza, Covid-19 o Herpes Zoster. Se io mi vaccino non mi ammalo, non avrò la necessità di andare negli ospedali dove l'antibiotico-resistenza è più diffusa. In questo modo si riduce indirettamente anche il rischio di esposizione a germi resistenti".
"L'attività di formazione e informazione è un elemento su cui l'Oms punta molto, a partire da cose semplici come il lavarsi le mani - sottolinea l'infettivologa - A tale proposito, la Simit - Società italiana di malattie infettive e tropicali, insieme alla Società italiana di igiene e ad altre società specialistiche, ha elaborato linee guida sia sull'utilizzo appropriato degli antibiotici sia sulle vaccinazioni, in modo che ogni specialista, non solo l'infettivologo, abbia le informazioni necessarie per fare la scelta più corretta e personalizzata per il singolo paziente". In questo contesto si stanno creando delle reti tra gli specialisti. "Nel caso di pazienti fragili come anziani, immunodepressi, persone in trattamento oncologico, le linee guida sono molto dettagliate sui vaccini da fare e in che momenti della vita e della terapia". E' quindi nata l'idea di realizzare, all'interno degli ospedali, servizi trasversali "dedicati al counseling e alle vaccinazioni per tutta l'azienda, per i pazienti oncologici e per quelli reumatologici", per esempio.
In tutto il nostro Paese "stanno nascendo esperienze simili - precisa Marchetti - Stiamo imparando a consultarci per il bene del paziente. L'oncologo, ma anche il gastroenterologo, il reumatologo, al momento della diagnosi e dell'impostazione della terapia include fin dall'inizio anche la prevenzione vaccinale in base al quadro clinico". Questo approccio personalizzato può aiutare anche contro "l'esitazione vaccinale, ancora molto presente nella popolazione generale".
L'auspicio dell'esperta è che "le risorse del servizio sanitario, le governance e le politiche sanitarie continuino a mantenere la centralità del paziente". E per questo è importante un approccio trasversale e di rete tra specialisti e operatori sanitari che includa anche l'industria farmaceutica. "Le companies mettono a disposizione know-how, prodotti e conoscenze. Con protocolli condivisi - conclude - si può fare il bene del paziente".

(Adnkronos) - "La percentuale di prescrizione di antibiotici in persone che hanno solo il virus respiratorio sinciziale (Rsv), che quindi dovrebbero essere curate senza antibiotici, è del 50% nei pazienti con diagnosi in comunità e arriva quasi al 75% nei soggetti ricoverati in ospedale con diagnosi di Rsv. Questo significa che consumiamo una quantità enorme di antibiotici inutili a causa di infezioni virali che invece sarebbero prevenibili con il vaccino". Così Marco Falcone, segretario nazionale della Simit-Società italiana malattie infettive e tropicali, professore ordinario di Malattie infettive presso la Facoltà di Medicina dell'università di Pisa, commenta i dati del poster 'Prevention of Rsv in adults as a strategy to reduce antibiotic consumption and antimicrobial resistance in Italy', al convegno Icar-Italian Conference on Aids and Antiviral Research, che si conclude oggi a Catania.
La patologia da Rsv, con circa 29mila casi e oltre 26mila ricoveri ospedalieri annui in Italia, "sta emergendo come una problematica importante nell'anziano, il cui impatto non è ancora pienamente riconosciuto, anche da parte della popolazione medica - spiega Falcone - Parliamo infatti di pazienti con patologie cardiovascolari, respiratorie o oncologiche che, a causa di questa infezione virale, vanno incontro a riacutizzazioni, polmoniti e uno scompenso delle loro condizioni cliniche, con possibili complicanze legate all'ospedalizzazione e, nei casi più gravi, anche alla morte. Quando ci troviamo di fronte a infezioni virali che non vengono tempestivamente riconosciute - anche perché i test diagnostici, come il test molecolare diretto, non vengono eseguiti nella maggioranza dei casi o comunque non sono disponibili in tutti gli ospedali - accade che, davanti a una persona con febbre e sintomi respiratori, venga iniziata una terapia antibiotica inappropriata".
Come Simit "abbiamo avviato ormai da oltre 1 anno un progetto chiamato Resistimit - ricorda l'esperto - che valuta l'impatto clinico della resistenza agli antibiotici nei pazienti ospedalizzati con infezioni da batteri multiresistenti. I dati, che saranno pubblicati a breve, dimostrano che l'impatto in termini di mortalità varia da un 10-15% per alcuni batteri fino al 40-50% per altri. Per alcune specie batteriche resistenti agli antibiotici, infatti, i tassi di mortalità arrivano vicino al 50%. E parliamo dei migliori ospedali italiani - osserva - Questo significa che oggi il problema rappresenta la principale minaccia per la salute dei pazienti ricoverati, poiché la prima causa di morte in ospedale è rappresentata proprio dalle infezioni acquisite durante il ricovero".
In questo contesto, "la vaccinazione contro influenza, virus respiratorio sinciziale e pneumococco è quindi uno strumento fondamentale contro infezioni e ospedalizzazioni - rimarca l'infettivologo - Attraverso la prevenzione vaccinale è possibile ridurre in modo significativo anche il consumo degli antibiotici. Se vaccinassimo la popolazione a rischio e riducessimo in maniera significativa le infezioni da Rsv - chiarisce - potremmo diminuire anche l'utilizzo inappropriato degli antibiotici. Più antibiotici utilizziamo, più aumenta l'antibiotico-resistenza - avverte - L'Italia, infatti, è il primo Paese in Europa per tasso di resistenza agli antibiotici ed è anche quello con il più alto numero di morti per infezioni causate da batteri antibiotico-resistenti".
Contro l'antibiotico-resistenza sono importanti "attività di comunicazione finalizzate a ridurre il consumo di antibiotici, anche quelli più comuni - evidenzia Falcone - Tuttavia, il grosso del consumo riguarda proprio gli antibiotici di prima fascia, quelli prescritti più frequentemente dai medici di medicina generale: amoxicillina, macrolidi, fluorochinoloni. Per questo, investire sulla vaccinazione, che permette di prevenire le infezioni e quindi di ridurre il consumo di antibiotici, rappresenta una strategia molto importante - ribadisce - Purtroppo, secondo l'ultimo report dell'Aifa, l'Agenzia del farmaco, continuiamo a consumarne troppi antibiotici. Per questo bisogna investire anche in strategie alternative, non soltanto nella comunicazione o nelle azioni finalizzate a limitare l'uso di alcuni farmaci, ma soprattutto nella prevenzione con la vaccinazione, e andare alla radice del problema".

(Adnkronos) - "Buon compleanno bellissimo colombiano". Così Chiara Ferragni ufficializza sui social la relazione con il nuovo fidanzato José Hernandez che ieri ha compiuto 36 anni.
Nel video condiviso sui social dall'imprenditrice digitale, il fidanzato soffia e spegne le candeline usate sulla torta di compleanno. E a corredo la dedica, scritta in spagnolo con un cuoricino rosso accanto.
L’influencer era stata paparazzata a Milano insieme a José Hernandez, che secondo le prime indiscrezioni, sarebbe un manager colombiano ma residente da diversi anni in Italia. Nelle foto i due erano stati pizzicati mano nella mano, e con loro c'era la madre di Ferragni, Marina Di Guardo. I due si sarebbero conosciuti nel 2025 durante un viaggio di Ferragni in Colombia a Natale.

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(Adnkronos) - In attesa della serata finale del 25 maggio al Teatro Argentina, la VII edizione dell’Italia Green Film Festival ha annunciato i primi riconoscimenti dedicati ai talenti emergenti, alla carriera e alla memoria. Il festival, nato per promuovere la sostenibilità ambientale e sociale attraverso il linguaggio della settima arte, quest’anno è dedicato al tema 'Return to Human', un invito a recuperare emozioni, relazioni e consapevolezza in un mondo sempre più segnato dall’isolamento. Il 'Premio talenti emergenti' sarà assegnato all’attrice Nina Pons per il film A Year in London di Flaminia Graziadei. Classe 1998, Pons ha esordito in teatro nel 2017 per poi ottenere notorietà grazie alla serie Baby, diretta da Andrea De Sica e Anna Negri. Successivamente è stata scelta da Leonardo Pieraccioniper il film 'Pare parecchio Parigi' e da Carlo Verdone per Vita da Carlo.
'A Year in London', uscito nelle sale nell’aprile 2026, racconta la storia di una giovane stilista italiana trasferitasi a Londra per frequentare una prestigiosa università di moda. Sullo sfondo delle città di Roma e Londra, il film affronta i temi dell’inclusione sociale, della sostenibilità nel fashion system e della libertà di amare. Il 'Premio alla carriera' andrà invece ai registi Silvano Agosti e Franco Piavoli, legati da una lunga amicizia artistica culminata nella realizzazione del film Il pianeta azzurro, considerato uno dei manifesti del cinema Green. La pellicola, realizzata nelle campagne lombarde, racconta il ciclo delle stagioni e il rapporto tra uomo e natura attraverso un linguaggio poetico e contemplativo.
Il 'Premio alla memoria' sarà dedicato all’autore e regista Francesco Cinquemani, scomparso nel dicembre 2025. A ritirare il riconoscimento sarà la compagna Elisabetta Marra, madre della figlia Anais. "Ricordiamo Francesco per il suo entusiasmo e la sua visione, che lo hanno guidato nel realizzare il cinema che ha sempre sognato di raccontare", ha dichiarato Marra, ricordando il regista e il suo impegno artistico e umano. Nel corso della sua carriera internazionale, Cinquemani ha diretto film come 'Andròn: The Black Labyrinth' con Alec Baldwin e Danny Glover, 'La Rosa velenosa' con John Travolta e Morgan Freeman, fino a 'Il magico mondo di Billie', ultimo lavoro prima della scomparsa. Il festival ha inoltre ricordato il suo impegno sociale attraverso documentari, progetti nelle carceri e collaborazioni con Save the Children. La cerimonia conclusiva del festival assegnerà le Golden Leaf alle migliori produzioni italiane e internazionali impegnate nella diffusione dei valori della sostenibilità ambientale e umana attraverso il cinema.

(Adnkronos) - "L’Italia sta entrando in una fase storica in cui demografia, tecnologia e lavoro stanno cambiando contemporaneamente. Ed è precisamente in questi passaggi che si misura la capacità delle istituzioni di restare credibili". E' il messaggio lanciato dal presidente dell'Inps, Gabriele Fava, intervenendo al Festival del lavoro, la manifestazione dei consulenti del lavoro in corso alla Nuvola all'Eur a Roma. “L’intelligenza artificiale - ha spiegato -non è semplicemente innovazione tecnologica. E' una trasformazione strutturale del rapporto tra cittadini, lavoro e Stato” Secondo Fava, il rischio oggi non è l’avanzata della tecnologia, ma l’utilizzo di categorie amministrative del Novecento per governare trasformazioni del XXI secolo.
“In un Paese - ha detto - segnato da bassa crescita, invecchiamento della popolazione e pressione crescente sul welfare, il vero tema non è difendere sistemi costruiti per un’altra epoca. È capire come renderli sostenibili dentro un’economia che cambia”. Da qui la scelta di Inps di accelerare sulla governance digitale e sull’utilizzo strategico dell’IA, con oltre 70 progetti attivi dedicati a semplificazione amministrativa, personalizzazione dei servizi, interoperabilità dei dati e accessibilità. “Non stiamo costruendo algoritmi - ha chiarito - che sostituiscono persone. Stiamo costruendo istituzioni capaci di comprendere prima i bisogni delle persone.”
Al centro dell’intervento anche il concetto di welfare generativo: un modello che non interviene soltanto dopo l’emergenza sociale, ma prova ad anticipare fragilità e transizioni: “La sostenibilità del welfare non si costruisce comprimendo diritti. Si costruisce aumentando lavoro, partecipazione, produttività e fiducia”. Fava ha poi indicato quella che considera la sfida decisiva dei prossimi anni: “Il rischio più grande non è la crisi che nasce dall’IA, ma affrontare trasformazioni epocali con strumenti pensati per un altro secolo”.
"Il mondo del lavoro sta cambiando, noi vogliamo restare al passo coi tempi e quindi dei cambiamenti, con un nuovo modello di protezione sociale. Con il welfare generativo che ho portato avanti fin dall'inizio del mio mandato, che è un un nuovo modello di welfare, un nuovo modello di protezione sociale attivo".
"Passiamo - ha spiegato - da un welfare che ascolta a un welfare che anticipa. E noi con i dati, siamo la banca dati più grande d'Europa, siamo l'infrastruttura sociale più grande d'Europa. Con i dati, in chiave predittiva, possiamo anticipare i bisogni sociali e rispondere con strumenti attuali, strumenti concreti, come stiamo facendo".
Il sistema europeo del welfare attraversa una fase di trasformazione profonda, segnata da crescita debole, pressione demografica e mutamento accelerato del lavoro. Non si tratta più di aggiustamenti marginali, ma di un ripensamento strutturale del modello sociale. In questo scenario, l’intelligenza artificiale non è un semplice strumento tecnologico, ma una leva di ridefinizione dell’architettura pubblica. “I dati - ha spiegato - non sono più un sottoprodotto amministrativo. Sono la nuova infrastruttura del welfare”. Su questa premessa si fonda il percorso di evoluzione dell’Inps, che oggi dispone di una delle basi informative più estese del sistema europeo di protezione sociale. Il punto di svolta è culturale prima ancora che tecnologico. La logica dei silos amministrativi viene superata in favore di un modello centrato sulla persona e sui suoi bisogni reali.
“Non è più - ha sottolineato - l’organizzazione a definire i servizi. Sono i bisogni a ridefinire l’organizzazione”. E' in questo passaggio che si colloca il cuore della visione strategica, la costruzione di un welfare generativo capace non solo di rispondere alle richieste, ma di intercettare in anticipo fragilità e transizioni sociali. La combinazione tra data governance e intelligenza artificiale segna un cambio di paradigma, da un sistema reattivo a un sistema progressivamente predittivo. L’Inps, in questa prospettiva, non è più soltanto un erogatore di prestazioni, ma una piattaforma pubblica di conoscenza e governo dei fenomeni sociali. “I dati affidabili - ha chiarito - non sono un archivio. Sono un asset di sovranità pubblica e uno strumento di governo intelligente del welfare”. Da questa infrastruttura derivano tre direttrici. Apertura a ecosistemi di innovazione, collaborazione con startup e attori esterni, utilizzo dei dati per ricerca e sviluppo in ambito sociale e tecnologico. In prospettiva, la convergenza tra dati e intelligenza artificiale introduce una nuova funzione pubblica, un’intelligenza sociale capace di leggere in tempo reale i fenomeni e orientare con maggiore efficacia le risorse.
Per Fava il punto non è tecnologico, ma istituzionale: “Il vero cambiamento non è digitale. E' il passaggio da un’amministrazione che registra il presente a un’istituzione che inizia a comprenderlo mentre accade”. Una trasformazione che segna l’ingresso in una nuova fase del welfare europeo, sempre meno burocratico e sempre più adattivo, costruito attorno alla relazione dinamica tra dati, decisioni pubbliche e vita dei cittadini.
“Il futuro non si annuncia, si organizza”. Fava ha sottolineato il ruolo dell’Istituto come “più grande infrastruttura sociale del Paese” e ha ribadito la centralità dei giovani: “La sostenibilità, il futuro stesso, passa da loro. Non c’è previdenza senza lavoro, non c’è pensione senza lavoro”. Da qui, ha aggiunto, l’impegno dell’Inps verso i ragazzi, “futuri contribuenti”, e verso le imprese, “ossatura produttiva” del Paese.
Per andare incontro ai giovani Inps ha messo in campo il portale giovani, il primo spazio digitale italiano con oltre 50 servizi dedicati agli under 35.

(Adnkronos) - Alberto Bettiol vince in solitaria la 13/a tappa del Giro d'Italia, oggi venerdì 22 maggio, la Alessandria-Verbania di 189 km. Per il toscano dell'Astana è la nona vittoria in carriera, la seconda al Giro. Alle sue spalle il norvegese Andreas Leknessund (Uno-X Mobility) staccato di 26", terzo a 44" il belga Jasper Stuyven (Soudal Quick Step). Lontano il gruppo della maglia rosa arrivato con oltre 13 minuti di ritardo. In classifica generale il portoghese Afonso Eulalio (Bahrain Victorious), che conserva per il nono giorno consecutivo la maglia rosa, ha 33" di vantaggio sul danese Jonas Vingegaard (Visma Lease a bike). Domani 14/a frazione, con partenza da Aosta e arrivo in salita a Pila dopo 133 km.

(Adnkronos) - Le nuove sfide del lavoro per la sicurezza stanno dando i primi frutti grazie a un lavoro di squadra. E' emerso dal Festival del lavoro in corso a Roma. "Le nostre politiche per la sicurezza sul lavoro - ha detto Fabrizio D'Ascenzo, presidente Inail - stanno funzionando e cerchiamo di ravvisare un impatto delle politiche di prevenzione. Tutti devono patecipare alla politica della sicurezza. E' un inizio che ci incoraggia ancora di più, questa è la direzione giusta. Le regole ci sono e vanno rispettate quello su cui facciamo leva è quello di far attecchiare la cultura della sicurezza". Rosario De Luca, presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, ha ricordato che "avevamo le norme ferme al testo unico e ora abbiamo un trend verso la riduzione degli casi e con un aumento esponenziale degli assicurati. E' cambiato il modo di vivere e anche grazie all'Intelligenza artificiale lascia più tempo per aumentare la qualità del proprio lavoro. E come consulenti del lavoro interveniamo per la gestione per l'organizzazione del lavoro, perché comunque c'è bisogno di una visione umanocentrica".
Per Federica Brancaccio, presidente Ance, "l'edilizia è sempre stato consideato il settore più a rischio, ma finalmente dopo anni di lavoro e confronti riusciremo ad avere l'incidente degli infortuni per applicazione di contratto. Bisogna tendere all'infortunio zero perché il rischio zero non esiste. Bisogna formare l'operaio tecnologico che dovrà stare dietro gli umanoidi".
"Il primo corso di laurea magistrale in 'Economia e management delle imprese artigiane e delle pmi' - ha ricordato Marco Granelli presidente di Confartigianato - va a valorizzare il nostro comparto però penso che in termini di sicurezza il tema venga affrontato non solo con gli adempimenti. Ci deve essere un ecosistema della sicurezza , per una valorizzazione della buona contrattazione, della bilateralità e degli enti paritetici".

(Adnkronos) - La battaglia contro i videogiochi che “spariscono” è arrivata nella plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo. Gli eurodeputati hanno discusso l’iniziativa dei cittadini europei “Stop Destroying Videogames”, versione istituzionale della campagna nota online come “Stop Killing Games”.
Il tema sembra da gamer, ma la domanda è molto più ampia: che cosa compra davvero un consumatore quando acquista un prodotto digitale? Un bene, una licenza, un accesso che può essere revocato da remoto?
L’obiettivo dell’iniziativa è impedire che videogiochi venduti o concessi in licenza ai consumatori europei vengano resi ingiocabili da remoto quando l’editore decide di interrompere il supporto, per esempio spegnendo i server. Non è una richiesta di mantenere online i giochi per sempre. Il punto è diverso: prevedere, quando il supporto ufficiale finisce, un modo perché il gioco resti funzionante o accessibile senza dipendere direttamente dall’editore. Può voler dire una modalità offline, strumenti per server privati, patch finali o altre soluzioni tecniche. Il punto è che, se un bene digitale è stato venduto, non dovrebbe poter sparire perché qualcuno, a distanza, spegne l’interruttore.
Il caso è interessante proprio perché parte dai videogiochi, ma parla di molto altro. Tocca i diritti dei consumatori, le licenze d’uso, la proprietà digitale, l’obsolescenza programmata e persino la conservazione del patrimonio videoludico.
Il nodo, per il Parlamento europeo, è doppio: tutela dei consumatori e proprietà intellettuale. I videogiochi non sono più soltanto prodotti acquistati una volta per tutte, ma esperienze digitali regolate da licenze, aggiornamenti, server e infrastrutture che restano nelle mani degli editori. È questa dipendenza tecnica e legale a rendere possibile, in alcuni casi, che un titolo comprato dai consumatori diventi inutilizzabile quando il supporto viene interrotto.
È qui che una battaglia apparentemente di nicchia diventa molto europea. Il problema non riguarda solo chi ha comprato un gioco online o chi vuole rigiocare a un titolo di qualche anno fa. Riguarda il rapporto tra consumatori e beni digitali in un’economia in cui sempre più prodotti funzionano grazie a servizi remoti: software, app, dispositivi connessi, auto, elettrodomestici, contenuti digitali.
Oggi il caso sono i videogiochi. Domani potrebbe essere qualsiasi prodotto acquistato, ma reso inutilizzabile da una scelta tecnica o commerciale del produttore.
L’iniziativa è stata formalmente presentata alla Commissione europea il 26 gennaio 2026, dopo aver raccolto 1.294.188 firme verificate, superando la soglia del milione richiesta per le iniziative dei cittadini europei e raggiungendo i minimi necessari in 24 Stati membri. Il 16 aprile gli organizzatori sono stati ascoltati in audizione pubblica al Parlamento europeo dalle commissioni competenti, tra cui mercato interno, affari giuridici e petizioni.
Il passaggio in plenaria non produce automaticamente una legge. Il tema è entrato nell’agenda istituzionale europea, ma il prossimo passo spetta alla Commissione. Bruxelles dovrà rispondere entro il 27 luglio 2026, spiegando se intende proporre nuove misure, intervenire in altro modo o non procedere. Da quella risposta si capirà se la protesta nata nelle community dei gamer potrà trasformarsi in un confronto più ampio sulle regole dei beni digitali.
In Italia il tema non riguarda una nicchia. Secondo i dati IIDEA-Ipsos del report 2025, i videogiocatori sono 14,2 milioni, circa un quarto della popolazione. Un pubblico vasto, adulto più di quanto raccontino gli stereotipi, che spende soprattutto in software, servizi e contenuti digitali.
La campagna non chiede di congelare l’industria né di imporre agli editori costi infiniti. Chiede una garanzia minima di continuità d’uso. E mette il dito su un punto sempre più fragile del mercato digitale: la differenza tra possedere qualcosa e avere solo il permesso di usarlo finché il fornitore decide che conviene.
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