
"Il telefono è il terzo incomodo in una coppia". Così Raoul Bova introduce uno dei temi di 'Amici comuni', il nuovo film di Marco Castaldi con Francesca Inaudi, Beatrice Arnera e Luca Vecchi. "Nella camera da letto ci sei tu, l'altra persona e anche i rispettivi telefoni", continua l'attore.
"Sicuramente inquina alcune dinamiche, è diventato una componente di spionaggio", aggiunge con ironia Vecchi, volto del collettivo comico The Pills. "Viviamo in un momento storico in cui l’essere umano ha confini sempre più sfumati: la tecnologia, la globalizzazione, le nuove forme di relazione. L’amore si muove di conseguenza. Interrogarsi su come le relazioni si allarghino, si adattino e si trasformino dentro questo nuovo scenario è una delle domande che il film affronta con leggerezza", osserva Inaudi. Al centro del film - dal 13 febbraio su Paramount+, in occasione di San Valentino - ci sono "quattro antieroi, ma non persone cattive: sono umani e devono maneggiare sentimenti che sono la materia più difficile da gestire", spiega Arnera.
La storia segue tre amici e due coppie, messi di fronte alla più misteriosa e universale delle domande: che cos’è l’amore? Marco (Bova) e Giulia (Inaudi) sono sposati da anni e ricevono la notizia del matrimonio imminente della loro amica Veronica ("una donna molto sola che ha molto tempo per guardarsi dentro", dice Arnera) con Claudio (Vecchi), conosciuto solo pochi mesi prima. La notizia innesca una spirale emotiva che costringe tutti a confrontarsi con bisogni reali, desideri taciuti e ferite rimaste aperte. Il matrimonio si avvicina come un’inevitabile resa dei conti. 'Amici comuni' parla d’amore, certo, ma soprattutto di ciò che oggi lo incrina: le maschere, le fragilità, i non detti e quel costante obbligo non scritto di performare anche nella coppia. "Il performare crea immagini non vere che diventano gabbie", dice Bova. "Non sempre questa maschera si può portare avanti: a un certo punto escono le verità. Mostrare le nostre vulnerabilità renderebbe tutto più semplice". Mostrarsi per ciò che si è, aggiunge, "è un atto di sincerità, anzi di necessità di comprensione e comunicazione diretta". Ma non è facile. Come sottolinea Inaudi, "guardarsi allo specchio e dire 'io sono questa cosa qui' è un salto nel vuoto". "Raccontiamo una storia universale", dice Arnera, "che indaga sentimenti fragili, irrisolti e a volte buffi. Ognuno può rivedersi in un aspetto di quelle sofferenze o difficoltà".
Il film affronta anche il tema della capacità - o l’incapacità - di mettere a fuoco i propri sentimenti. "L’innamoramento è una corsa da centometristi, la maratona è un’altra cosa", riflette Vecchi. "I nostri personaggi sono affezionati alla partenza, alla fase passionale, e forse per questo vivono l’amore in modo performativo: se non c’è stimolo continuo, scatta il panico. È molto contemporaneo questo bisogno di essere sempre 'accesi'". "Le relazioni, da sempre, sono un terreno di prova", aggiunge Inaudi. "Passato l’innamoramento inizia la vera sfida. Oggi siamo bulimici: consumiamo tutto in fretta e appena l’intensità cala pensiamo che sia finita. In realtà quel passaggio si può attraversare, aggirare, affrontare". Per Bova "dipende dai presupposti: c’è chi parte da una base solida e poi perde entusiasmo, chi scopre che la persona amata non è quella che credeva, perché l’innamoramento maschera. A volte l’altro cambia, si trasforma, e allora nasce la ricerca di qualcosa di più sincero, più adatto, più felice". Perché - conclude Vecchi - "non siamo polaroid: evolviamo, invecchiamo, cambiamo esigenze".

Dall'infortunio alla medaglia d'oro. Federica Brignone trionfa nel SuperG alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 con un'impresa destinata a entrare nella storia dello sci e dello sport azzurro. Una rincorsa iniziata 10 mesi fa dopo un grave infortunio, le perazioni e la ripresa. Ad accompagnarla, nei passaggi cruciali, il chirurgo ortopedico Andrea Panzeri, presidente della Commissione medica della Fisi (Federazione italiana sport invernali). "C'è una grande emozione, anche se siamo dei professionisti. Ma passiamo tanto tempo con questi grandi atleti e oggi vedere cosa ha fatto Federica, l'oro, ci riempie d'orgoglio per un risultato incredibile che è frutto di un lavoro di gruppo tra professionisti di alto livello, di un timing azzeccato per le scelte degli interventi, soprattutto nel secondo che ha dato la svolta. E poi il lavoro sugli sci: Federica ci ha creduto e non ha mai mollato. Non ci ha mai chiesto 'posso?', o 'cosa ne pensate?'. Ha lavorato giorno dopo giorno senza fretta", dice all'Adnkronos Salute.
Panzeri ha seguito tutto il calvario della campionessa dalla sala operatoria al podio. Un 'viaggio' iniziato 10 mesi fa con la frattura scomposta pluriflammentaria del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra. Lo specialista oggi è con lei a festeggiare un oro che è un'impresa unica nello sci. Sorpreso? "Sì e no - risponde - avevamo visto che nelle prime uscite Federica rispondeva bene e 'aveva le gambe' per stupire".
Qual è il segreto dietro a questa corsa contro il tempo che ha portato oggi alla medaglia più importante? "Concentrazione sugli obiettivi, basi scientifiche, test, impegno, lavoro - elenca Panzeri - Quello che siamo riusciti a fare è possibile perché lavoriamo con atleti di altissimo livello, solo con loro si può fare, che dedicano se stessi tutti i giorni. Anche noi ci prendiamo dei rischi con le decisioni, ma - conclude - dietro ogni scelta ci sono test e risultati. E' molto importante la fiducia reciproca e oggi ci godiamo questa giornata fantastica".

'Olimpiadi del verde' a Milano: presentato alla stampa Myplant, il Salone internazionale del florovivaismo, del garden e del paesaggio (FieraMilano Rho, 18-20 febbraio). Una 'green arena' di 60.000 metri quadrati dove va in scena la grande sfida espositiva tra le piante più pregiate, i fiori più spettacolari, i motori più innovativi, i migliori progetti di paesaggio, le soluzioni più sostenibili, le città più green, le migliori scuole di floral design, le tecniche più efficaci per la cura del verde.
Myplant si prepara a ospitare il meglio dell’offerta florovivaistica dall’Italia e dal mondo, mettendo in mostra, in un grande confronto espositivo che coinvolge l’insieme delle filiere del verde, valorizzando le eccellenze del settore e promuovendo talento, innovazione e sostenibilità, e mettendo in connessione produzione, progettazione del paesaggio, tecnologie e gestione sostenibile del verde pubblico, privato e sportivo.
Circa ottocento espositori confermati, 20% provenienti dall'estero, principalmente Paesi Bassi, Spagna, Danimarca, Germania e Francia, e migliaia di visitatori previsti da ogni parte del mondo, per una delle kermesse più importanti a livello globale e vetrina di un florovivaismo 'Made in Italy’ che ha raggiunto nuovi record, superando i 3,25 miliardi di euro di valore alla produzione e confermando l’Italia tra i primi esportatori di piante e fiori al mondo. Oltre 200 le delegazioni di top buyer internazionali da 47 Paesi. Da Arabia Saudita, Emirati Arabi, Germania, Croazia, Spagna, Romania, Cina, Francia, Maghreb e Turchia le delegazioni internazionali di business più nutrite. Sempre più importanti le presenze di compratori dal Medio Oriente, così come dall’Asia Centrale. Oltre 130 aziende estere accreditate in visita, 160 giornalisti già registratisi, a testimonianza di un interesse mediatico internazionale.
Il programma comprende le attesissime dimostrazioni con i trend-setter dell’arte floreale e del décor, i maestri boscaioli, le spettacolari sfilate di flower fashion, gli affascinanti allestimenti green. In cartellone un eccezionale programma di incontri, convegni e meeting con istituzioni, rappresentanze, tecnici, esperti, scienziati, giornalisti provenienti dal mondo agricolo, sportivo, della ricerca, della pianificazione, della progettazione, dell’università, dell’immobiliare, degli eventi. Dai paesaggi olimpici di Milano-Cortina ai giardini terapeutici, dai parchi storici ai musei a cielo aperto, alla riqualificazione urbana, ai manti sportivi e molto altro.
La decima edizione di Myplant & Garden introduce una nuova organizzazione dei padiglioni, offrendo una visione completa e aggiornata della filiera orto-florovivaistica articolata in 9 macrosettori: vivai, fiori, arredo, vasi, decorazione, paesaggio, servizi, tecnica e macchinari. Il padiglione 20 sarà interamente dedicato ai motori (superficie raddoppiata) e a My Green Sports, con due sale convegni e l’anteprima della nuova sezione Motori e ricambi (lancio 2027). My Landscape si sposta nel padiglione 8, con nuova identità e doppia sala convegni per incontri e mostre di alto profilo sulla progettazione del paesaggio. Un boulevard di oltre 100 metri collegherà paesaggio, architettura e materiali con My Decor, cuore creativo per il flower design, con workshop e sfilate. Vivaismo e piante in vaso occuperanno il padiglione 16 e metà del 12, accanto ai marchi leader del comparto tecnico-chimico e all’area Garden Center New Trend, con l’iniziativa celebrativa '10 anni di trend – the best of'. Sguardo all’innovazione con My Innovation: un circuito dedicato alle soluzioni più avanzate e sostenibili per il futuro del verde.
Nel 2024 il valore della produzione florovivaistica italiana ha superato i 3,25 miliardi di euro (Istat), con un +3,5% sul 2023, +23% in cinque anni e +30,8% rispetto al 2014, nonostante le criticità climatiche e di mercato. Il vivaismo rappresenta il 54,5% del totale (oltre 1,7 mld euro, +3,4%), mentre la floricoltura pesa per il 45,5% (1,5 mld euro, +3,5%). Il settore vale l’8% delle produzioni vegetali e il 5,3% dell’agricoltura italiana, con 17.500 imprese e oltre 45.000 ettari coltivati (Crea-Camere di commercio).
A livello territoriale, il Centro Italia concentra il 39% del valore (1,26 mld euro), trainato dalla Toscana, leader del vivaismo nazionale con oltre 1 miliardo di euro. Seguono Nord Italia (38%, 1,23 mld euro) e Sud Italia (23%, 760 mln euro), con la Sicilia prima area produttiva del Mezzogiorno. Nel contesto internazionale, il valore della produzione mondiale di fiori e piante in vaso nel 2024 è stimato in 24,5 miliardi di euro, ai quali si aggiungono 29 miliardi di euro del vivaismo e 101 milioni della produzione di bulbi (Crea su dati Aiph).
Nello stesso anno, il settore florovivaistico dell’Unione europea ha raggiunto un valore alla produzione di 24,5 miliardi di euro (Eurostat). L’Italia si conferma esportatore netto, con un saldo commerciale positivo di 374 milioni di euro: esportazioni oltre 1,2 miliardi di euro (+6,3%) e importazioni pari a 888 milioni di euro. I principali mercati di sbocco restano Francia, Paesi Bassi, Germania, Svizzera e Regno Unito. Il peso economico del settore lo rende non solo un motore per l’occupazione e l’export, ma anche un contributo alle soluzioni ambientali, in particolare nei centri urbani, attraverso la ricerca scientifica, l’innovazione, la progettazione, la fornitura e la cura di piante per parchi, alberature stradali, giardini e infrastrutture verdi.
Il verde urbano è oggi riconosciuto come infrastruttura strategica per la resilienza delle città, con benefici misurabili su clima, salute e qualità della vita. Enea e Agenzia europea dell’ambiente (Eea) lo indicano tra le principali soluzioni per l’adattamento climatico (Climate-Adapt). La vegetazione urbana contribuisce al raffrescamento delle città, riducendo le temperature medie fino a 1–1,5 °C, con valori localmente superiori, grazie a ombreggiamento ed evapotraspirazione. Migliora inoltre la qualità dell’aria, assorbendo No₂, O₃ e riducendo il particolato fine (Us Epa), e limita il rischio di allagamenti favorendo l’infiltrazione delle acque piovane. Le strategie più efficaci puntano su una diffusione capillare del verde: alberature stradali, pocket parks, tetti e facciate verdi, cortili e reti ecologiche (Enea). Il modello 3-30-300 (Oms, Unece) fissa obiettivi chiari: almeno tre alberi visibili da ogni abitazione, il 30% di copertura arborea a livello di quartiere e un grande spazio verde raggiungibile entro 300 metri. L’accesso resta però diseguale: nell’area metropolitana di Milano, ad esempio, solo il 37% delle superfici residenziali ha uno spazio verde raggiungibile in 5 minuti a piedi (Land, ForestaMi).
I benefici sono anche economici e sociali. Nel 2025 in Italia si sono registrati oltre 370 eventi climatici avversi, con perdite stimate in 11,9 miliardi di euro; senza adeguate politiche, i danni potrebbero superare il 5% del PIL entro il 2050. Lo stress da calore comporta una perdita globale stimata di 80 milioni di posti di lavoro equivalenti (Oil). La prossimità al verde è associata a una riduzione fino al 25% del rischio di malattie croniche e a un miglioramento della salute mentale, in linea con il principio di biofilia. In conclusione, investire nel verde urbano significa ridurre i rischi climatici, migliorare salute e benessere e rafforzare il florovivaismo, in coerenza con la Strategia Ue per la biodiversità 2030. In quest’ottica, il programma convegnistico restituisce l’immagine di una filiera matura, consapevole delle grandi sfide ambientali, urbane e sociali, e allo stesso tempo orientata al futuro.
Al centro del dibattito, il verde come infrastruttura viva e strategica per città e territori, capace di generare ricchezza, bellezza e benessere sociale, tra gestione pubblica e privata, progettazione, sport, ricerca, innovazione e nuove generazioni: un calendario di incontri che va da Coldiretti a David Chipperfiled Architects, dal Politecnico di Milano a Green city Italia, dall'istituto Crea alle università di Firenze, Bologna e Bari, dall’Eurac all’Aiapp, dalla Cia-Agricoltori italiani al Conaf, a Confartigianato, Assoimpredia, a Lombardini22, Aipv, Sia, Assofloro, Cnr e molti altri tra rappresentanze di settore, centri di ricerca, studi di progettazione internazionali, esperti, ordini professionali, Pubbliche Amministrazioni. Da sottolineare gli appuntamenti sul verde sportivo, tra calcio, atletica e golf, con gli interventi di Aitg, Federazione italiana golf, Federcalcio servizi, Lnd impianti, Lega serie B, Lega Pro, Como 1907, Venezia Fc, Albinoleffe, Coni, Fidal, Centro tecnico di Coverciano (Casa Azzurri).
Ulteriore tema trattato sarà il verde terapeutico. Su questo argomento, si segnala il lancio della VII edizione del concorso creativo di progettazione a fini sociali 'I giardini di Myplant' che, dal 2016, realizza gratuitamente giardini che diventano spazi di cura, accoglienza e speranza per chi è più fragile. Questa edizione sarà a favore degli spazi esterni di una associazione di Milano che accoglie bambini e ragazzi vittime di abusi e gravi maltrattamenti famigliari. Con la decima edizione, Myplant ribadisce il proprio ruolo di piattaforma di riferimento per il confronto tra imprese, istituzioni e mondo della ricerca, offrendo una visione integrata delle filiere del verde. Un appuntamento che rafforza il ruolo strategico del florovivaismo nello sviluppo sostenibile dei territori. Dal 18 al 20 febbraio, a Fiera Milano Rho.

Anche nei territori più remoti, dove la montagna detta i tempi e le distanze sembrano allungarsi, il recapito postale continua a rappresentare un servizio essenziale, un presidio di prossimità che unisce le comunità e le connette al resto del Paese e del mondo. In Valle d’Aosta, Poste Italiane garantisce quotidianamente il servizio di recapito attraverso due centri di distribuzione, ad Aosta e Saint-Vincent, con il lavoro di circa cento portalettere che raggiungono abitazioni, borgate e frazioni, anche nelle zone più difficili da servire, mantenendo vivo un legame fatto di affidabilità, costanza e attenzione alle persone. Tra questi c’è Sonia, 51 anni, portalettere di Poste Italiane dal 2006, che da sei anni opera nella zona di La Salle all’ingresso della Valdigne. Un lavoro svolto con discrezione e continuità, che nel tempo le ha permesso di osservare come la posta rifletta non solo la vita quotidiana delle comunità, ma anche i momenti straordinari che le attraversano.
È proprio a La Salle, infatti, che Sonia recapita anche la corrispondenza destinata a Federica Brignone, la sciatrice italiana più vincente di sempre in Coppa del Mondo e simbolo dello sport italiano nel mondo. Un rapporto fatto di normalità e rispetto dei ruoli, come accade spesso nei piccoli centri, dove anche i grandi nomi restano parte integrante del tessuto locale. "È una famiglia molto conosciuta qui. Le imprese sportive di Federica Brignone sono immediatamente riconoscibili. – spiega la portalettere Sonia - Pochi giorni dopo il successo, infatti, arrivano molte più lettere e cartoline del solito; soprattutto dall’estero. È una cosa molto bella da vedere".
In un’epoca in cui il recapito si è evoluto e si è ampliato, con un incremento progressivo delle consegne dei pacchi, la posta ordinaria mantiene un valore simbolico e profondo: racconta storie, successi, relazioni e vicinanza, anche a chilometri di distanza. Quello di Poste Italiane nelle valli valdostane è un impegno silenzioso e costante, indispensabile nei luoghi più remoti e suggestivi del territorio, dove il recapito non è solo un servizio, ma un segno concreto di presenza, continuità e attenzione verso le persone.

Dieci mesi fa una caduta devastante, oggi l’oro olimpico davanti al Capo dello Stato. Federica Brignone firma una delle imprese più incredibili della storia dello sci italiano conquistando il SuperG alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, a quasi 36 anni, dopo un infortunio che avrebbe potuto chiudere per sempre la sua carriera.
Il 3 aprile scorso la campionessa azzurra aveva riportato una frattura scomposta pluriframmentaria del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra, oltre alla rottura del legamento crociato anteriore: un trauma ad alta energia, tra i più temuti nello sci alpino. Un quadro clinico gravissimo, che per molti atleti significa stop definitivo. E invece, meno di un anno dopo, Brignone è tornata in pista e ha trasformato la riabilitazione in un capolavoro sportivo[1]. "Un vertice assoluto nella storia dello sci alpino e dello sport italiano, ma anche un caso-studio di straordinaria rilevanza scientifica e clinica e di mirabile resilienza umana", afferma all'Adnkronos Salute Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa dell'università del Salento.
Secondo Bernetti, "il successo di oggi è il risultato di una sinergia perfetta tra l'alto livello della chirurgia traumatologica, protocolli riabilitativi multidisciplinari d'avanguardia e una tempra psicologica che incarna il concetto di resilienza applicata allo sport d'élite. La complessità del trauma - ricorda lo specialista - aveva richiesto un approccio diagnostico e terapeutico caratterizzato da una precisione chirurgica assoluta e da un percorso riabilitativo post-operatorio rigoroso. Infatti, la stabilità clinica era stata ulteriormente messa a repentaglio dalla necessità di gestire non solo la riparazione ossea, ma anche la ricostruzione legamentosa, un processo che richiede una tempistica biologica di guarigione spesso in contrasto con le esigenze di un calendario olimpico imminente. L'obiettivo non era solo la guarigione clinica, ma il recupero di una funzionalità tale da permettere prestazioni atletiche estreme in condizioni di ghiaccio vivo e pendenze elevate. L'approccio chirurgico era stato guidato dalla necessità di preservare quanto più possibile l'anatomia originale della superficie articolare tibiale. La gestione contemporanea della lesione del Lca ha richiesto una pianificazione strategica per criticità in seguito a traumi così complessi che coinvolgono sia le strutture ossee che quelle legamentose".
"L'utilizzo di tecniche mininvasive e l'integrazione di medicina rigenerativa - prosegue Bernetti - è stato fondamentale per accelerare i processi di guarigione dei tessuti molli e migliorare l'ambiente biochimico intra-articolare, favorendo una rigenerazione tissutale di alta qualità. La complessità della frattura - sottolinea il segretario generale Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa) - imponeva un monitoraggio clinico e funzionale che andasse oltre la semplice riabilitazione tradizionale. In questi casi la riabilitazione è ancora di più individualizzata e richiede un approccio multimodale e multiprofessionale con tecnologie di monitoraggio e trattamento di ultima generazione. Il team di esperti ha lavorato in sinergia, garantendo che ogni fase del recupero fosse validata da parametri oggettivi. Ma, oltre all'eccellenza medica e tecnologica, il fattore determinante che ha trasformato un percorso clinico complesso in un successo leggendario è stata la resilienza di Federica".
"Per un'atleta di 35 anni - osserva il medico-fisiatra - affrontare un 'calvario' di 10 mesi fatto di dolore, riabilitazione estenuante e incertezze sul futuro professionale richiede una forza mentale non comune, non per nulla è soprannominata la Tigre di La Salle. Già solo arrivare a competere alle Olimpiadi era un successo. Dopo oggi possiamo dire che l'impresa eroica della campionessa entra di diritto nella legenda dello sport mondiale".
Un 42enne salvato dai carabinieri a Quartu Sant'Elena...
In Gallura decine di interventi dei vigili del fuoco... 
Enrica Bonaccorti a tutto campo a La volta buona. Ospite oggi, giovedì 12 febbraio, nel salotto di Caterina Balivo la conduttrice ha voluto rassicurare sulle sue condizioni di salute: "Me lo dico da sola. Come sto? Sto bene", ha esordito Bonaccorti, senza entrare nei dettagli sul suo stato di salute e sulla sua battaglia contro il tumore al pancreas, diagnosticato lo scorso settembre.
Enrica Bonaccorti ha ricordato gli esordi in tv e il legame professionale con Giancarlo Magalli - ospite in studio - che considera come "il figlio che non ha avuto". Durante l'esperienza a 'Pronto, chi gioca?' la conduttrice era incinta, ma dopo aver annunciato la gravidanza in diretta fu colpita da un aborto spontaneo, nel novembre 1986, al quarto mese. In quel periodo, Magalli era tra gli autori del programma e fu chiamato a sostituirla alla conduzione avviando così la sua carriera da presentatore.
Spazio anche ai ricordi legati a 'Non è la Rai', programma simbolo dei primi anni '90. In studio era presente Antonella Elia, con cui lavorò tra il 1991 e il 1992. "Non mi stava molto simpatica", ha detto Bonaccorti sorridendo e precisando però di averla stimata professionalmente. "Era solo un po' vaga, aveva alcune caratteristiche che mi urtavano un po'", ha aggiunto tra battute e risate. "La sua preferita" invece era Yvonne Sciò, anche lei ospite nel salotto di Balivo.
La conduttrice ha raccontato di essere attualmente impegnata a scrivere la sua autobiografia: "Scrivere mi riempie la vita in modo meraviglioso, è l'unica cosa che faccio in questo momento". Però ha ammesso: "Alcune parti delle mia vita evito di raccontarle, è giusto omettere nomi e cognomi".
Quindi, Bonaccorti ha ricordato commossa il forte legame con mamma Titti, scomparsa nel 2003, e quello con la figlia Verdiana: "Non mi lascia mai un momento da sola", ha detto la conduttrice. "Io non sono stata una mamma perfetta, rimpiango di non aver fatto alcune cose con mia figlia. A causa di alcuni impegni non potevo nemmeno accompagnarla a scuola. Cose piccole di vita quotidiana, ma se potessi tornare indietro rimedierei".
Siparietto ironico quando Bonaccorti ha fatto una piccola gaffe in diretta, 'colpevole' di non essere aggiornata su alcuni retroscena di gossip. Dopo la messa in onda di un video dedicato a Rocio Munoz Morales e al presunto flirt con Andrea Iannone, la conduttrice ha ingenuamente ammesso: "Io non capito nemmeno di chi state parlando". Bonaccorti ha ammesso di non conoscere Iannone, ex compagno di Elodie. Quanto a Morales ha confessato di essere convinta che fosse ancora legata a Raoul Bova: "Ignorante, scusatemi", ha detto con autoironia per poi aggiungere sorridendo: "Però so tutto sulla vita di Magalli".

“Sono riuscito a far emozionare un intero Ateneo ricordando mia figlia. Ho potuto farlo perché faccio riferimento al cuore. E’ lì, infatti, che sono conservati tutti i ricordi di una vita vissuta in felicità ed è lì che devo attingere per cercare di cambiare le cose, cercando di portare, tra tutti noi, quella stessa vita felice che ho vissuto”. A dirlo, Gino Cecchettin, padre di Giulia, alla consegna dei premi di laurea ‘Giulia Cecchettin’, iniziativa fortemente voluta dall'Ateneo di Roma Tor Vergata e nata per onorare la studentessa di Ingegneria Biomedica dell'Università di Padova vittima di femminicidio nel novembre 2023, oltre che per promuovere la riflessione sulla parità e le pari opportunità.
“Giulia vive anche in un premio come questo: fare in modo che venga ricordata, per me significa capire, in qualche modo, che Giulia è viva - spiega Cecchettin - nei nostri cuori e nelle nostre menti. Se questo serve a salvare altre vite, ben venga”. Secondo Gino Cecchettin, per contrastare la violenza di genere è necessario cercare di “fare riferimento a ciò che vediamo nella vita di tutti i giorni: la somma dell’impegno costante da parte di tutti, infatti, crea un risultato - spiega - Pertanto, è da questo concetto che si deve partire”.
Per l’occasione è stato creato un libro associato al riconoscimento, una pubblicazione stabile annuale contenente gli estratti delle tesi di laurea degli studenti e delle studentesse vincitori, che per Cecchettin rappresenta: “un segno che la sensibilizzazione, in atto da diversi anni, anche da prima di Giulia, sta portando qualche risultato, soprattutto tra i giovani - sottolinea - che hanno a cuore il loro futuro e che vorrebbero chiaramente un futuro di serenità e l'impegno nel civile lo dimostra”. Ai ragazzi che si stanno per affacciare al mondo del lavoro, Gino Cecchettin augura di essere: “se stessi e trovare in loro stessi il sogno da perseguire: la strada, infatti, arriva dando respiro al vero sentimento provato”, conclude.

Il tema della piena attuazione delle norme sulle cure palliative nelle malattie neurologiche gravi, questione cruciale per la sanità pubblica e per i diritti dei pazienti, è stato al centro di un incontro l'11 febbraio al Senato, che ha visto la partecipazione della Società delle scienze neurologiche ospedaliere (Sno) insieme alla Società italiana di neurologia (Sin), alla Società italiana di cure palliative (Sicp) e all'Associazione italiana neurologi ambulatoriali territoriali (Ainat). Il punto di partenza è un'evidenza clinica condivisa da neurologi e palliativisti: malati neurologici in condizioni avanzate - come gravi patologie neurodegenerative, stati di minima responsività o declino cognitivo severo - affrontano percorsi di malattia e fine vita complessi, spesso segnati da sofferenza evitabile e da disomogeneità assistenziale sul territorio.
La normativa esiste, ma troppo spesso non viene applicata in modo uniforme e concreto, spiegano le società scientifiche in una nota. L'accesso alle cure palliative è sancito dalla legge 38/2010 che dopo 15 anni risulta ancora applicata nel nostro Paese in modo disomogeneo territorialmente e parziale, soprattutto, ma non solo, nelle patologie neurologiche. Le società scientifiche ritengono che le cure palliative, come sottolineato dal position paper dell'American Academy of Neurology (2022), non accelerano la morte, ma migliorano la qualità della vita, il controllo dei sintomi e il supporto ai familiari per pazienti in gravi condizioni, e dovrebbero essere integrate precocemente nel percorso di cura.
Obiettivi dell'incontro sono stati: garantire in ogni contesto terapeutico-assistenziale cure palliative, sia in termini di competenze professionali sia di risorse, in attuazione della legge n 38/2010 che sancisce il diritto all'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, promuovendo il miglior benessere possibile dei malati neurologici e delle loro famiglie nell'evoluzione della loro malattia; promuovere e finanziare progetti di ricerca sanitaria e farmacologica, finalizzati a migliorare la qualità assistenziale e terapeutica delle cure palliative, con particolare attenzione alle patologie neurologiche ad impatto sulla qualità della vita; potenziare nel contesto organizzativo del Servizio sanitario nazionale i percorsi e i presidi dedicati ai malati neurologici in maggiori difficoltà croniche di salute e/o con particolari problemi assistenziali nel fine vita.
"E' necessario riconoscere l'importanza delle cure palliative nelle malattie neurologiche - afferma Mario Zappia, presidente Sin - Oggi oltre l'80% delle risorse è destinato ai pazienti oncologici, mentre quelli neurologici presentano bisogni diversi e spesso percorsi di vita più lunghi e complessi. Serve definire con precisione quanti pazienti necessitano di un supporto palliativo e quando avviare questo approccio, che non riguarda il fine vita, ma la qualità della vita. Solo così possiamo allocare correttamente le risorse e formare professionisti con competenze specifiche in neuro-palliativismo".
"La neurologia italiana è impegnata accanto ai professionisti delle cure palliative - sottolinea Paolo Zolo, coordinatore gruppo di studio Sno cure palliative - in un progetto multiprofessionale con infermieri, operatori del sociale, volontari, che ponga al centro dell'operatività del Ssn la qualità dell'assistenza e il benessere dei propri malati, affetti da importanti patologie postacute e croniche, quando i trattamenti ordinari non sono più in grado di 'guarire'. Il nostro principale focus clinico è la medicina palliativa e il sostegno delle nostre équipe ai pazienti e alle loro famiglie per la loro migliore vita possibile, lunga quanto possibile".
Per Daniela Valenti, vicepresidente Sicp, "lo stato dell'arte delle cure palliative oggi è in divenire. La criticità più importante è che abbiamo solo una media del 33% delle persone che ha bisogno di cure palliative che accede a questi servizi. Solo 9 Regioni hanno i requisiti per un'adeguata assistenza domiciliare, solo 5 hanno sviluppato il nodo ospedale con le consulenze ospedaliere. Le cure palliative sono in quattro nodi: domiciliare, hospice, ambulatorio e ospedale. Se non ci sono questi quattro nodi, non possiamo parlare di vera presa in carico di cure palliative. L'obiettivo è anche di modificare gli indicatori ministeriali che in questo momento riferiscono solo al paziente con tumore. Noi dobbiamo dimostrare che prendiamo in carico anche pazienti non oncologici, fra cui pazienti neurologici, e dobbiamo anche dimostrare l'efficacia di quello che facciamo. Solo con un'integrazione con le diverse società scientifiche, le diverse discipline che lavorano insieme sin dall'inizio della diagnosi e intervengono in maniera integrata potremmo parlare di vera presa in carico di cure palliative precoci, e solo in questo modo potremmo garantire una buona qualità di vita ai pazienti che abbiamo in carico". All'incontro hanno partecipato, dando il patrocinio: Aima - Associazione italiana malattia di Alzheimer; Aism - Associazione italiana sclerosi multipla e Aisla, Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica.

La violenza di genere “è una tematica sulla quale il nostro Ateneo è attivo da molto tempo e la possibilità di poter rinnovare questo impegno ogni anno, attraverso dei premi di laurea proprio sulla violenza di genere e attraverso un approccio multidisciplinare, consente di stimolare continuativamente la sensibilità sul tema e fare in modo che ci sia sempre grande attenzione”. Così Nathan Levialdi Ghiron, rettore dell’università di Roma Tor Vergata, in occasione della consegna dei premi di laurea ‘Giulia Cecchettin’, iniziativa fortemente voluta dall'Ateneo e nata per onorare la studentessa di Ingegneria Biomedica dell'Università di Padova vittima di femminicidio nel novembre 2023, oltre che per promuovere la riflessione sulla parità e le pari opportunità.
Per contrastare la violenza di genere, secondo il rettore Levialdi Ghiron “si può lavorare cercando di rimuovere in tutti i modi gli stereotipi di genere, che possono essere un elemento alla base di comportamenti successivi - spiega - Avere la possibilità di poter ragionare con le nuove generazioni su queste tematiche e promuovere un approccio multidisciplinare credo sia il percorso per avere una società che non si scontri più con questo genere di problemi”.
“Abbiamo costituito una collana proprio su queste tematiche sociali, cercando di promuovere gli aspetti della multidisciplinarietà attraverso cui affrontare il tema e coinvolgere tutte le aree culturali presenti all'interno del nostro Ateneo, con contributi molto positivi”, conclude.

Attualmente in Italia, presso l'agenzia regolatoria Aifa, sono attivi 359 registri di monitoraggio dei farmaci. Di questi, 143 sono per terapie antitumorali, 88 per trattamenti onco-ematologici e 9 per terapie di malattie del sistema cardio-circolatorio. Sono strumenti fondamentali per valutare la gestione dei farmaci e il loro impatto sui pazienti nel mondo reale. I registri sono una fonte di real world data (Rwd) che, opportunamente analizzati e interpretati, possono generare dati di real world evidence (Rwe) utili per valutare l'efficacia e la sicurezza dei trattamenti medici nella pratica clinica quotidiana. Sarebbe importante mettere a sistema tutte le fonti di Rwd che abbiamo a disposizione in Italia, integrando i dati dei registri clinici con i dati amministrativi per migliorare la Rwe e promuovere una reale medicina personalizzata a seguito delle evidenze prodotte da studi prospettici dell'attività di farmaci bersaglio-specifici. E' il messaggio emerso nei giorni scorsi durante un convegno alla Camera dei deputati promosso da Foce (Confederazione degli oncologi, cardiologi ed ematologi), dal titolo 'Studi di Real World: infrastrutture e qualità, linee guida nelle principali patologie e gestione delle malattie croniche, il ruolo dell'Ia e il contributo nel frame work regolatorio per l'accesso ai nuovi farmaci'.
"Gli studi di real world sono importanti anche per supportare le decisioni di politica sanitaria - afferma Francesco Cognetti, presidente di Foce - Il nostro Paese è all'avanguardia in Europa per quantità e qualità di Rwe prodotte. Lo dimostra l'alto numero di registri di monitoraggio attivati dall'Agenzia italiana del farmaco. Tra il 2024 e inizio 2025, solo in ambito oncologico sono stati approvati in Italia oltre 39 farmaci per il trattamento di diverse neoplasie. Gli studi registrativi, soprattutto quelli per terapie anti-cancro, sono però svolti su gruppi di pazienti iper selezionati e non sempre danno tutte le informazioni necessarie. Sono poco rappresentati i malati in politerapia, pazienti anziani o obesi, o con altre condizioni critiche. Una gestione più consapevole dei dati consente una comprensione più profonda degli interventi medici e una sanità più efficiente". La Rwe "è quindi un settore della ricerca sulla quale dobbiamo investire maggiormente per favorire lo sviluppo clinico, migliorare i processi regolatori e ottenere nuove conferme dalla letteratura scientifica. Tutto ciò - prosegue Cognetti - presuppone una vera e propria rivoluzione in termini di raccolta digitale dei dati anche a livello di intelligenza artificiale. Questo cambiamento deve avvenire su base nazionale invece che regionale come attualmente sta succedendo in Italia. C'è bisogno di strumenti tecnici di elevata tecnologia e di una specifica preparazione del personale preposto. Sono nuovi sistemi che possono garantire la riduzione dei costi e una veloce raccolta dei dati necessari anche nei processi regolatori e di approvazione dei nuovi farmaci".
"Oggi corriamo il rischio di avere persino troppi dati che provengono dalla ricerca medico-scientifica - evidenzia Robert Nisticò, presidente dell'Aifa - Può essere difficile gestire correttamente una così grande mole di informazioni raccolte sia a livello nazionale che internazionale. Dobbiamo cercare delle nuove strategie per riuscire a coordinarsi a livello istituzionale e burocratico. Il fascicolo sanitario elettronico, per esempio, rappresenta un grande volano per raggiungere questo obiettivo. Gli studi real world non devono essere considerati in contrapposizione con quelli approvativi-randomizzati. C'è bisogno di un'integrazione tra le due tipologie per raccogliere tutte le informazioni. E' necessario conoscere tutto ciò che accade con i nuovi farmaci nel mondo reale, ma i clinical trials non possono essere sostituiti. Sui nuovi farmaci spesso si affronta solo il tema del loro costo, ma bisogna considerare anche i vantaggi che possono garantire le nuove e sempre più efficaci terapie. Non si può parlare solo di costi senza considerare i risparmi a lungo termine che determinano".
"In ambito oncologico, è importante sottolineare che tipicamente l'età media dei pazienti trattati nella pratica clinica, e quindi inclusi negli studi di real world, è più alta rispetto agli studi registrativi - rimarca Massimo Di Maio, presidente nazionale Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) - La differenza media, come evidenziato in un'analisi basata sui registri Aifa, ammonta a oltre 5 anni. Gli over 70, che sono più fragili, con più patologie concomitanti e che assumono più farmaci, sono poco presenti nei trial mentre sappiamo che i tumori sono una malattia tipica, anche se non esclusiva, degli anziani. La Rwe ci consente, tra le altre cose, una migliore descrizione della tollerabilità del trattamento. Infatti, riesce potenzialmente a raccogliere dati sugli eventi avversi in un numero maggiore di pazienti e all'interno di una popolazione molto più eterogenea. Inoltre, è importante acquisire dati specificamente prodotti in Italia, mentre spesso gli studi registrativi sono condotti in altri contesti geografici, sociali ed economici. Anche in questo la real world evidence è imprescindibile per avere preziosi dati aggiuntivi su una determinata terapia".
"Abbiamo accesso a una quantità sempre più crescente ed eterogenea di dati - commenta Gianluca Trifirò, professore ordinario di Farmacologia, Dipartimento Diagnostica e Sanità pubblica università di Verona - E' una rivoluzione già in atto da numerosi anni e la grande sfida è imparare a gestire l'enorme mole di dati sanitari raccolti quotidianamente. I dati di real world, se di buona qualità, opportunamente analizzati e interpretati possono generare la real world evidence necessaria per ridefinire il profilo beneficio-rischio e il valore dei farmaci nella popolazione generale nel contesto della pratica clinica".
"Negli ultimi anni abbiamo assistito alla creazione di reti di big data quali Darwin-Eu, finanziato da Ema, e Sentinel, promosso da Fda, che possono contribuire a generare innovazione nel mondo del farmaco a supporto di pazienti, clinici, enti regolatori e anche della stessa industria. Per ottimizzare i processi di elaborazione dati, un ruolo prioritario deve essere affidato anche alle Regioni e alle Province autonome, ovvero le istituzioni politiche-amministrative che gestiscono i 21 servizi sanitari italiani, conciliando in maniera virtuosa la necessità di generare Rwe con quella di proteggere i dati sensibili dei pazienti. Fondamentale - conclude l'esperto - è anche investire nella formazione di nuovi professionisti per quanto concerne la farmacoepidemiologia, cioè quella disciplina che permette di trasformare Rwd in Rwe".

"Il festival di Sanremo è un evento importante non solo televisivo, è un appuntamento che ormai ha assunto un impatto enorme sul territorio, che incide anche sulla mobilità, sull'economia e sulla sicurezza. E' un evento che, sotto il profilo della sicurezza, si prepara già con largo anticipo". A raccontare all'Adnkronos il massiccio dispositivo di sicurezza messo in campo in previsione del festival di Sanremo al via tra meno di due settimane, è il Questore di Imperia Andrea Lo Iacono.
"E' da qualche mese, ormai - spiega - che abbiamo iniziato delle riunioni sia in sede di comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto Antonio Giaccari, sia in sede di tavolo tecnico del Questore con tutte le forze dell'ordine coinvolte. Il dipartimento della pubblica sicurezza ha assicurato i rinforzi anche da altre regioni, perché evidentemente si tratta di un evento così rilevante che non può essere gestito con le sole forze presenti in provincia. Non solo la questura e i commissariati, ma anche tutte le specialità della Polizia di Stato, le altre forze dell'ordine, i Carabinieri, la Guardia di finanza, la Polizia penitenziaria, la Polizia provinciale e le Polizie locali, la Capitaneria di porto e i Vigili del fuoco: l'impegno è veramente corale. In campo i reparti inquadrati, quindi il Reparto mobile della Polizia di Stato, il battaglione dei Carabinieri, i reparti specializzati della Guardia di finanza e poi le specialità della Polizia di Stato a cominciare dalle Uopi, le unità cinofile e gli artificieri. La Polizia stradale, che opererà un pattugliamento costante sul territorio nelle 24 ore e sarà presente anche nel 'villaggio della legalità' riservato ai più giovani e agli studenti anche per fornire informazioni utili alla cittadinanza su argomenti di vario interesse".
Dalle manifestazioni pro Pal ai sabotaggi alle ferrovie in occasione delle olimpiadi di Milano-Cortina, la situazione in Italia è calda. E il palcoscenico di Sanremo rischia di diventare una cassa di risonanza per antagonisti e anarchici. "E' ovvio che il contesto storico che stiamo vivendo è un contesto molto delicato - spiega ancora Lo Iacono - Ci sono tensioni internazionali, ma di recente anche nazionali, come abbiamo visto, con proteste e manifestazioni. Stiamo prevedendo ogni possibile scenario, abbiamo anche individuato alcune aree nel nella città di Sanremo dove eventualmente dirottare delle manifestazioni estemporanee. Tuttavia io ho sempre inteso consentire a tutti di manifestare, nel rispetto però della sicurezza delle persone e anche con la finalità di garantire il regolare svolgimento di tutti gli eventi che sono previsti in occasione del festival. Quest'anno avremo ben 12 scenari organizzati da Rai pubblicità, quindi l'impegno delle forze dell'ordine è veramente importante".
Un ruolo fondamentale lo gioca la Polfer, alla luce anche dei più recenti obiettivi degli antagonisti. "L'attività operativa della Polizia ferroviaria consentirà di controllare le stazioni ferroviarie del territorio. Non dimentichiamoci che Imperia è una provincia di confine, quindi anche la Polizia di frontiera e il Centro di Cooperazione di Polizia e delle Dogane svolgeranno un ruolo fondamentale per monitorare gli ingressi in provincia durante il periodo del festival e quindi l'eventuale presenza di persone che in qualche modo possono essere di interesse per l'attività operativa di polizia".
Fondamentale anche l'attenzione agli attacchi hacker. "La Polizia postale, presente anche con uno stand destinato alle attività di informazione, avrà una postazione dedicata proprio per contrastare gli attacchi cibernetici - anticipa il Questore Lo Iacono - E' previsto anche l'utilizzo dei droni della Polizia e anche un divieto di sorvolo su tutta l'area interessata alla kermesse. I droni avranno una funzione di controllo indispensabile e tutte le immagini saranno poi tutte convogliate in una sala operativa dedicata che allestiremo presso il commissariato di pubblica sicurezza. In questa sala operativa saranno presenti tutte le componenti dell'apparato di sicurezza, forze dell'ordine, polizie locali, 118, Capitaneria di porto, Protezione civile: insomma tutti gli attori della sicurezza".
Una attività avviata ben prima che il sipario si apra, con uomini già operativi per preparare al meglio la sicurezza di una città che per una settimana sarà sotto i riflettori del Paese intero. "L'augurio che faccio, e che indirettamente è anche per me - conclude il Questore di Imperia - è che il festival si svolga nel migliore dei modi e che tutti possano fruire di questo evento di caratura internazionale. Sono certo che le forze dell'ordine e tutti gli attori istituzionali faranno il massimo per assicurare tranquillità e sicurezza durante tutta la manifestazione". (di Silvia Mancinelli)

Nel mondo del lavoro è in atto una trasformazione culturale profonda. Sempre più persone non cercano soltanto una retribuzione adeguata, ma chiedono che l'ambiente lavorativo contribuisca al loro benessere complessivo, fisico e mentale. E' il tema dell'episodio 'Benessere e lavoro: un obiettivo per il sistema Paese' del vodcast 'Ssn - Salute, sostenibilità e nuove frontiere', realizzato da Adnkronos in collaborazione con AbbVie e disponibile da oggi sui canali YouTube, Spotify e nella sezione Podcast di adnkronos.com. Ospiti dell'episodio sono l'onorevole Ilenia Malavasi, membro della Commissione Sanità della Camera dei deputati, ed Emanuela Vacca Maggiolini, Hr Director di AbbVie Italia. A introdurre il dibattito sono alcuni dati significativi. Secondo il Censis, per 6 lavoratori su 10 la salute psicofisica rappresenta un valore fondamentale, mentre per 9 su 10 il benessere psicologico è considerato prioritario. Tuttavia, solo il 30% delle aziende dispone di programmi strutturati di welfare. Un gap che, secondo diverse stime, rappresenta anche un mancato investimento economico: ogni euro speso per il benessere mentale dei lavoratori può generare fino a 4 euro di ritorno, grazie alla riduzione di assenze e criticità organizzative.
Dal punto di vista legislativo, negli ultimi anni si è registrata una crescente attenzione verso il rapporto tra lavoro e qualità della vita. "In questi anni abbiamo molto riflettuto anche su quello che i giovani chiedono al mondo del lavoro - spiega Malavasi - Fare scelte legislative per orientare il mercato del lavoro significa capire quello che oggi i cittadini chiedono alle istituzioni". Secondo l'onorevole, la pandemia ha accelerato un cambiamento di prospettiva. "I giovani, ma anche medici e infermieri - sottolinea - hanno messo al centro del loro benessere non tanto la retribuzione, che resta importante, ma il tempo, di cui il lavoro è una parte, ma non è più la parte determinante del progetto di vita".
Tra le iniziative legislative più recenti, la parlamentare ha ricordato l'approvazione di una legge a sostegno dei lavoratori affetti da patologie oncologiche, croniche o rare. "Abbiamo aumentato fino a 24 mesi il tempo non retribuito che l'azienda deve concedere in presenza di percorsi di cura invasivi - evidenzia - e abbiamo integrato 10 ore aggiuntive retribuite per esami e controlli". La normativa promuove inoltre maggiore flessibilità lavorativa, favorendo 'smart working' e sedi operative più vicine al luogo di residenza. Un impegno che si estende anche ai congedi parentali. "Stiamo lavorando per rendere più paritari i congedi e garantire le stesse opportunità a uomini e donne, consentendo di seguire la nascita e la crescita dei figli", aggiunge Malavasi, collegando il tema anche alla crisi della natalità. Particolare attenzione è rivolta anche alla figura del caregiver familiare. "Oggi in Italia i caregiver sono circa 7 milioni - ricorda - Spesso sono donne in età lavorativa che rinunciano al lavoro in assenza di diritti e tutele, alimentando fragilità economiche e sociali". Tra le priorità emergenti c'è il potenziamento dei servizi di salute mentale. "Abbiamo visto crescere enormemente la richiesta di sostegno psicologico - rimarca la parlamentare - I bonus sono stati una scelta importante, ma non sufficiente ad affrontare un bisogno crescente nelle nostre comunità".
Il nuovo Piano nazionale per la salute mentale 2025-2030 - si ricorda nel corso del vodcast - punta a rafforzare i Dipartimenti di Salute mentale, oggi caratterizzati da una carenza stimata di circa 15mila operatori. Tuttavia, Malavasi evidenzia alcune criticità: "Il piano prevede uno psichiatra ogni 10mila abitanti, ma non prevede la figura dello psicologo di base, che invece riteniamo fondamentale". Secondo l'onorevole, l'introduzione dello psicologo di base nelle Case di comunità permetterebbe un accesso diretto ai servizi e contribuirebbe a ridurre lo stigma, aiutando a normalizzare "il bisogno di supporto psicologico perché - osserva - può capitare a tutti di vivere momenti di fragilità".
Parallelamente all'impegno istituzionale, anche le aziende stanno ripensando il proprio approccio al benessere dei dipendenti. "La nostra missione è generare un impatto positivo sulla vita delle persone e questo non può prescindere dall'occuparci dei nostri dipendenti - dichiara Vacca Maggiolini - AbbVie Italia, che conta circa 2mila dipendenti, è stata riconosciuta come azienda attenta alla qualità dell'ambiente di lavoro. Abbiamo superato l'idea di singole iniziative spot e affrontato il benessere in maniera strutturata e integrata". L'invito è di andare oltre alla visione "ormai superata" della produttività. "Per molto tempo si è pensato che la produttività fosse direttamente collegata alle ore lavorate. In realtà la vita è una e la soddisfazione lavorativa e personale si influenzano reciprocamente. Da qui - continua - nasce il concetto di benessere integrato, che comprende salute fisica, mentale e cultura inclusiva. Le organizzazioni oggi parlano di well-being a 360 gradi e della necessità di creare ambienti in cui le persone possano vivere una vita integrata e non spezzettata".
Sono numerosi i programmi sviluppati dalla
farmaceutica dedicati alla salute dei dipendenti, tra cui "check-up
gratuiti, consulenze nutrizionali, fisioterapia, attività sportive
e percorsi di prevenzione. Il programma 'Prevenzione salute sport'
- precisa Vacca Maggiolini - promuove la cultura della prevenzione
e consente ai dipendenti di anticipare potenziali malattie". Tra le
proposte più innovative spicca 'AbbVie Vitality' per invitare i
lavoratori a "trovate il tempo per prendersi cura di se stessi".
Sul tema, Malavasi ribadisce l'importanza di "spiegare ai cittadini
che bisogna imparare a volersi bene, perché la vita è preziosa e la
felicità passa anche dal benessere psicofisico". Questo e gli altri
episodi del vodcast che racconta come cambia il sistema salute
attraverso la voce dei protagonisti sono disponibili sui canali
YouTube, Spotify, oltre che nella sezione Podcast di
adnkronos.com.
YouTube: https://youtu.be/pxHcLM8QODk?si=zYhE4JHz6UN5z8fq[1]
Spotify: https://open.spotify.com/episode/3S3o6uzTJkts2A2mltwIfs?si=uIaiaq85QsWQCZujXNM7Mw[2]
Podcast Adnkronos: https://podcast.adnkronos.com/podcast/benessere-e-lavoro-un-obiettivo-per-il-sistema-paese/[3]
Un grosso abete è stato sradicato dal vento ai giardini pubblici di
Sassari... 
Sono dodici le condanne e cinque le assoluzioni, emesse oggi 12 febbraio dal Tribunale di Bari, sezione penale, al termine del processo a carico di 17 esponenti di Casapound, imputati per l'aggressione ai danni di alcuni manifestanti di sinistra avvenuta al quartiere Libertà nel capoluogo pugliese il 21 settembre del 2018 convocata per una contestazione alle politiche di immigrazione del ministro dell'Interno dell'epoca Matteo Salvini. Cinque imputati sono stati condannati a 1 anno e 6 mesi di reclusione per violazione della Legge Scelba e sette a due anni e sei mesi per violazione della legge Scelba e lesioni.
Dodici imputati, riconosciuti responsabili di violazione della legge Scelba del 1952 che vieta la ricostituzione del partito fascista e la manifestazione del disciolto partito fascista, sono stati privati dei diritti politici per cinque anni. Presenti in aula Eleonora Forenza, europarlamentare di sinistra, una delle vittime dell'aggressione, e Maurizio Acerbo segretario nazionale di Rifondazione comunista che si sono costituiti, tra gli altri, parti civili insieme all'Anpi, alla Regione Puglia e al Comune di Bari.
Le opposizioni chiedono che il ministro Matteo Piantedosi riferisca in aula dopo la sentenza. "Non ci sono più dubbi, Casapound è una organizzazione neofascista che occupa una stabile illegalmente a Roma. Chiediamo a Piantedosi: perchè non sgombera Casapound?", dice Angelo Bonelli in aula alla Camera. "E perchè questa organizzazione neofascista, come ha dichiarato il tribunale di Bari, non è stata sciolta? Chiediamo al governo, che ha costruito una campagna contro Avs sebbene noi abbiamo sempre condannato violenze, da che parte si schiera: con i fascisti che pestano o con la Costituzione? No ambiguità".
Si unisce Roberto Morassut del Pd: "Dopo questa sentenza Casapound è anche formalmente una organizzazione neofascista. Per noi e per la Costituzione è un crimine. E la scorsa settimana, onorando la Costituzione, abbiamo impedito a Casapound di tenere una conferenza stampa alla Camera. Oggi si onori la legge e la sentenza di Bari: si sciolga Casapound".
Infine Alfonso Colucci dei 5 Stelle: "La Costituzione italiana è antifascista e vieta la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del partito fascista. Questo è un limite invalicabile. Noi pretendiamo l'immediato scioglimento di Casapound e l'immediato sgombero dello stabile occupato a Roma. Cosa aspetta Piantedosi, cosa aspetta il governo Meloni? Il ministro dell'Interno venga urgentemente a riferire".

L'aumento dei casi di demenza in Italia riaccende il dibattito sul costo delle rette nelle Residenze sanitarie assistenziali (Rsa) e sulla loro corretta ripartizione tra servizio pubblico e famiglie. Secondo il network legale Consulcesi & Partners (C&P), alla luce dei più recenti dati epidemiologici e di un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, il quadro normativo mette oggi a disposizione strumenti di tutela più chiari contro l'addebito di spese non dovute nei casi di Alzheimer e demenze gravi.
Il rapporto 'The Prevalence of Dementia in Europe 2025' di Alzheimer Europe stima che in Italia le persone con demenza siano oggi oltre 1,43 milioni e diventeranno 2,2 milioni entro il 2050 (+54%), ricordano da C&P. L'Italia presenta la più alta incidenza nell'Unione europea in rapporto alla popolazione (2,4%), destinata a salire al 4,2%. Sono numeri che rendono il ricorso alle Rsa un passaggio sempre più strutturale del percorso assistenziale, con effetti diretti sulla sostenibilità giuridica ed economica dell'attuale sistema delle rette e sulla corretta applicazione dei livelli essenziali di assistenza (Lea). "Questi dati - osserva Bruno Borin, responsabile del team legale di Consulcesi & Partners - evidenziano una criticità di sistema: il ricovero in Rsa non è più un evento episodico, ma una condizione ricorrente che impone un chiarimento giuridico sulla ripartizione dei costi".
Il quadro demografico si intreccia con un orientamento giurisprudenziale ormai maggioritario, rileva C&P. Con la sentenza n. 375/26, pubblicata il 28 gennaio, la Corte d'Appello di Firenze ha confermato integralmente la decisione di primo grado già favorevole ai familiari di un paziente affetto da Alzheimer, dichiarando la nullità del contratto di degenza stipulato con una Rsa e liberandoli da ogni obbligazione economica. La corte ha chiarito che, ai fini della qualificazione della prestazione come sanitaria e della conseguente gratuità, non è decisiva l'esistenza formale di un piano terapeutico personalizzato, ma la valutazione delle condizioni cliniche concrete del paziente e della loro prevedibile evoluzione, da cui emerga la necessità di un trattamento sanitario inscindibilmente integrato con l’attività socio-assistenziale. I giudici hanno inoltre censurato sia la valutazione di ingresso sia quella dell'Uvm (unità valutativa multidisciplinare) territoriale, ritenute inadeguate per aver ricondotto il caso a un modulo assistenziale di base anziché a un percorso Alzheimer caratterizzato da prestazioni sociosanitarie ad elevata integrazione. Di rilievo - rimarca C&P - anche il passaggio in cui la corte ha superato il richiamo alla normativa regionale, affermando che il discrimine tra prestazioni sanitarie e socio-assistenziali deve fondarsi sulla situazione clinica effettiva del paziente, e non sulle caratteristiche della struttura o sui criteri amministrativi adottati in sede di accesso.
La decisione della Corte d'appello di Firenze si inserisce in un orientamento prevalente della giurisprudenza di legittimità. Negli ultimi anni - rammenta Borin - la Corte di Cassazione ha più volte affermato, da Cass. n. 4558/2012 fino alle più recenti pronunce, tra cui Cass. n. 33394/2024, che nei casi di Alzheimer e demenze gravi le prestazioni erogate in Rsa hanno natura prevalentemente sanitaria, in applicazione del principio di inscindibilità tra cura e assistenza. Un orientamento che incide direttamente sulla legittimità dell'addebito delle rette alle famiglie, anche in relazione ai Lea.
Secondo Consulcesi & Partners, in assenza di un adeguamento delle prassi regionali ai principi espressi dalla giurisprudenza, l'aumento dei casi di demenza è destinato a riflettersi in un incremento strutturale del contenzioso e in una crescente disomogeneità territoriale nell'accesso alla gratuità delle prestazioni. In questo contesto si colloca l'iniziativa Soluzione Rsa (soluzione-rsa.it), sviluppata dal team legale di Consulcesi & Partners come strumento di analisi giuridica e verifica della corretta imputazione degli oneri assistenziali alla luce dell'evoluzione normativa e giurisprudenziale.
"I dati demografici - conclude Borin - descrivono una dinamica già in atto. Dal punto di vista del diritto sanitario, il tema delle rette Rsa è destinato a diventare una questione strutturale, con rilevanti ricadute economiche e sociali".

Per distrazione un uomo di Torre Lapillo, località marina vicino Porto Cesareo, in provincia di Lecce, aveva gettato 20 lingotti d'oro in un cestino pubblico di rifiuti, ma, grazie all'intervento dei carabinieri di Lecce, sono stati recuperati e restituiti al proprietario.
Il cittadino distratto nei giorni scorsi si è presentato nella Stazione dell'Arma di Porto Cesareo dove ha denunciato lo smarrimento di un cofanetto contenente l’oro, per un valore complessivo di circa 120.000 euro. A seguito della denuncia, i militari hanno avviato gli accertamenti, ricostruendo gli spostamenti effettuati dall'uomo e l’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona.
Dall’esame dei filmati è emerso che il cofanetto era stato conferito, per errore, insieme ai rifiuti domestici all’interno di un cestino pubblico in località Torre Lapillo. Grazie a ulteriori riscontri è stato ricostruito il successivo conferimento del materiale nell’impianto di smaltimento. Successivamente, con la collaborazione del personale dell'impianto, i militari hanno avviato una ricerca all’interno dell’area di conferimento dei rifiuti. Dopo diverse ore di setacciamento, i carabinieri sono riusciti a ritrovare il cofanetto che, sebbene danneggiato, conteneva ancora tutti i lingotti. L'Arma ha anche effettuato verifiche sulla provenienza e la titolarità del bene. Infine i lingotti sono stati restituiti.

Gli italiani dello short track, freschi di oro nella staffetta mista alle Olimpiadi di Milano Cortina, questa sera tornano a gareggiare alla Milano Ice Skating Arena, lì dove appena due giorni fa è riuscita l'impresa. Non è tutto oro però quel che luccica e dietro l'immagine patinata della squadra di campioni sul podio (da Arianna Fontana a Pietro Sighel) ribollono tensioni e rivalità mai sopite.
"Arianna Fontana, ma chi la conosce? Di sicuro con lei non siamo una squadra, a parte i due minuti e mezzo in pista", dice in un'intervista a 'Repubblica' Pietro Sighel. Parole che fanno rumore, ma non stupiscono più di tanto. La 'freccia bionda', che con 12 medaglie olimpiche al collo è a un passo dall'eguagliare il primato italiano di Edoardo Mangiarotti, da anni è in rotta con il resto del gruppo. Trasferitasi da tempo negli Stati Uniti insieme al marito-allenatore Anthony Lobello, quattro anni fa accusò due compagni di squadra (poi assolti dal Tribunale della Fisg) di aver tentato di farla cadere in allenamento. "Una storia che è finita come doveva finire, anzi che non doveva nemmeno cominciare: i due ragazzi sono stati assolti per non avere commesso il fatto", puntualizza nell'intervista concessa a 'Repubblica' Sighel.
Nemmeno lui, bronzo a Pechino nei 5000 metri, mette tutti d'accordo. Qualcuno, soprattutto all'estero, non ha apprezzato il suo arrivo di schiena sul traguardo della staffetta mista e lo ha accusato di arroganza. "E' stato un omaggio al pubblico italiano e alla nostra vittoria di squadra, non volevo assolutamente sbeffeggiare gli avversari", aveva chiarito Sighel subito dopo la premiazione. Chissà se qualcuno lo imiterà questa sera. L'appuntamento con il pattinaggio di velocità in pista corta è a partire dalle 20.15. Si inizia con i quarti della gara femminile sui 500 metri, che vedono qualificate due azzurre: Arianna Fontana, nella prima batteria; e Chiara Betti, nell'ultima. Subito a seguire i quarti dei 1000 metri maschili. In gara tutti e tre gli azzurri che martedì hanno vinto la staffetta: Thomas Nadalini, Pietro Sighel e Luca Spechenhauser. La serata prosegue con semifinali e finali.

Un 'veleno per capello' nelle chiome afro allungate e infoltite a colpi di extension. In uno studio definito "l'analisi più completa" condotta finora sulla materia, i ricercatori del Silent Spring Institute americano hanno identificato "decine di sostanze chimiche pericolose nelle extension per capelli, sia artificiali che naturali", fornendo "la prova più solida dei potenziali rischi per la salute associati a questi prodotti di bellezza".
Gli autori del lavoro - pubblicato sulla rivista 'Environment & Health' dell'American Chemical Society, e finanziato da un Beauty Justice Grant dell'Environmental Defense Fund e da donazioni benefiche al Silent Spring Institute - hanno trovato nei materiali usati per treccine e protesi capillari "sostanze associate a cancro, alterazioni ormonali, problemi di sviluppo ed effetti sul sistema immunitario", tra cui "ritardanti di fiamma, ftalati, pesticidi, stirene, tetracloroetano e composti organostannici".
Risultati particolarmente allarmanti per gli Usa, perché mentre in Ue queste sostanze chimiche sono regolamentate, oltreoceano in gran parte non lo sono ancora. Un pericolo soprattutto per le donne nere, se si pensa che oltre il 70% dichiara di avere indossato extension per capelli almeno una volta nell'ultimo anno, contro meno del 10% in altri gruppi etnici, riferiscono gli scienziati descrivendo un business che - secondo le previsioni - supererà i 14 miliardi di dollari entro il 2028, con gli Stati Uniti leader nelle importazioni globali.
"Sebbene studi precedenti abbiano rilevato la presenza di alcune sostanze chimiche preoccupanti nelle extension per capelli, c'è ancora molto che non sappiamo sulla loro composizione chimica complessiva. Volevamo avere un quadro più chiaro dell'entità del problema", spiega Elissia Franklin, autrice principale dello studio.
Come vengono realizzate le extension
Le extension per capelli possono essere realizzate con fibre sintetiche o materiali di origine biologica, inclusi capelli umani, e sono spesso trattate con sostanze chimiche per renderle ignifughe, impermeabili o antimicrobiche, illustrano i ricercatori. "Tuttavia - afferma Franklin - le aziende raramente rivelano i composti utilizzati per ottenere queste proprietà, lasciando i consumatori all'oscuro sui rischi per la salute derivanti dall'uso prolungato" di questi prodotti.
Le fibre che li compongono si depositano direttamente sul cuoio capelluto e sul collo, e una volta riscaldate e modellate possono rilasciare nell'aria sostanze chimiche che chi indossa le extension può respirare. Per la scienziata "questa è un'industria che ha a lungo trascurato la salute delle donne nere": ma chi usa questo tipo di extension, obietta Franklin, "non dovrebbe dover scegliere tra espressione culturale o praticità" da un lato, "e la salute" dall'altro.
Lo studio
Franklin ha acquistato 43 prodotti per extension molto popolari online e nei negozi specializzati. Li ha classificati in base al tipo di fibra - sintetica (principalmente polimeri plastici) o di origine biologica (fibra umana, di banana o di seta), quindi li ha codificati per proprietà dichiarate: 19 dei campioni sintetici erano indicati come ignifughi, 3 resistenti all'acqua, 9 resistenti al calore e 3 riportavano 'etichette green' tipo "senza Pvc" o "non tossico". Con metodiche di analisi ad ampio spettro, il team ha rilevato oltre 900 'firme chimiche', catturando sostanze sia note sia sconosciute. Un software di apprendimento automatico è stato poi impiegato per abbinare queste firme a una libreria chimica, identificando infine 169 composti appartenenti a 9 classi strutturali principali. Fra questi, l'esame ha individuato "decine di sostanze pericolose".
Tutti i campioni tranne 2 contenevano composti chimici pericolosi; 48 sostanze figuravano nelle principali liste di rischio, di cui 12 elencate ai sensi della 'Proposition 65' della California per essere causa di cancro, difetti congeniti o danni riproduttivi; 4 ritardanti di fiamma sono stati trovati in campioni sia sintetici che biologici; 17 composti chimici correlati al cancro al seno sono stati individuati in 36 campioni, incluse sostanze note per alterare gli ormoni con modalità che aumentano il rischio; quasi il 10% dei campioni conteneva organostannici tossici, alcuni in concentrazioni superiori ai livelli sanitari stabiliti nell'Unione europea, dove questi composti chimici sono regolamentati. "Siamo rimasti particolarmente sorpresi nel trovare organostannici", commenta Franklin. "Queste sostanze - precisa - sono comunemente usate come stabilizzanti termici nel Pvc e sono state associate a irritazioni cutanee, un disturbo comune fra gli utilizzatori di extension per capelli". Ma gli organostannici sono stati anche collegati a tumori e squilibri ormonali. Considerati i numeri e le previsioni del mercato globale delle extension, "questi risultati chiariscono l'urgenza di una maggiore supervisione per proteggere i consumatori e indurre le aziende a investire nella fabbricazione di prodotti più sicuri", chiede la ricercatrice.
I segnali di una possibile svolta normativa non mancano, riportano gli autori del lavoro. Lo Stato di New York ha recentemente introdotto una legge che obbligherebbe i produttori di trecce ed extension sintetiche a elencare tutti gli ingredienti usati. Anche nel New Jersey sta procedendo nel suo iter un disegno di legge che vieterebbe le sostanze chimiche nocive nei prodotti sintetici per capelli. E a livello federale, il Safer Beauty Bill Package presentato al Congresso l'anno scorso include una legge che incaricherebbe la Food and Drug Administration di regolamentare la sicurezza di treccine ed extension sintetiche.

“Il coraggio conta più delle medaglie”. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky critica il Cio dopo la squalifica di Vladislav Heraskevych, l’atleta escluso dalla gara di skeleton alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 per la mancata rinuncia al casco caratterizzato dalle foto di atleti uccisi in guerra dalla Russia.
“Lo sport non significa indifferenza e il movimento olimpico dovrebbe contribuire a fermare le guerre, non assecondare l'aggressore. Purtroppo, la decisione del Comitato Olimpico Internazionale di squalificare lo Vladyslav Heorhiyevych[1] parla di altro. Questo non è certo in linea con i principi dell'olimpismo, che si basano sulla giustizia e sul sostegno alla pace”, dice Zelensky in un lungo post su Telegram.
“Ringrazio il nostro atleta per la sua chiara posizione. Il suo casco con i ritratti degli atleti ucraini morti è un segno di rispetto e memoria. È un promemoria per tutto il mondo di cosa sia l'aggressione russa e del prezzo da pagare per la lotta per l'indipendenza. E questo non è una violazione di alcuna regola”
“È la Russia che viola costantemente i principi olimpici e usa i Giochi Olimpici per scopi bellici. Nel 2008, la guerra contro la Georgia; nel 2014, l'occupazione della Crimea; nel 2022, l'invasione su larga scala dell'Ucraina. E ora, nel 2026, nonostante i numerosi appelli a cessare il fuoco durante i Giochi Olimpici invernali, c'è totale disprezzo da parte della Russia e un aumento degli attacchi con missili e droni contro la nostra energia e la nostra gente”, prosegue.
“660 atleti e allenatori ucraini sono stati uccisi dalla Russia durante la guerra su vasta scala. Centinaia dei nostri atleti non potranno mai più partecipare né ai Giochi Olimpici né a qualsiasi altra competizione internazionale. Eppure, 13 russi sono attualmente in Italia e partecipano ai Giochi Olimpici. Lo fanno sotto bandiere "neutre", ma nella vita sostengono pubblicamente l'aggressione russa contro l'Ucraina e l'occupazione dei nostri territori. E sono loro che meritano la squalifica”, dice prima di concludere: “Siamo orgogliosi di Vladyslav e del suo gesto. Avere il coraggio è più importante che avere medaglie”.
Usa la parola "vergogna" il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybihasul caso Vladyslav Heraskevy. "Il Cio non ha squalificato l'atleta ucraino, ma la sua stessa reputazione. Le generazioni future ricorderanno questo come un momento di vergogna", afferma in un lungo post su X, precisando che l'atleta "voleva solo ricordare i compagni di squadra uccisi in guerra" e ricordando i "650 atleti e allenatori ucraini uccisi dalla Russia".
"Non c'è nulla di sbagliato in questo secondo nessuna regola o morale", incalza, accusando il Cio di "intimidire, mancare di rispetto e persino dare lezioni al nostro atleta e ad altri ucraini su come dovrebbero restare in silenzio su 'uno dei 130 conflitto nel mondo'". Nel post non mancano accuse sulla Russia, a "un Paese" che "ha ucciso 650 atleti e allenatori ucraini e danneggiato 800 impianti sportivi in Ucraina". "Sono questi i russi che vanno squalificati, non il ricordo delle loro vittime", prosegue. "Siamo orgogliosi di avere Vladyslav", conclude, con un ringraziamento all'atleta per "principi e coraggio".

Enrica Bonaccorti sarà ospite oggi, giovedì 12 febbraio, a La volta buona, come annuncia Caterina Balivo in apertura di puntata nel programma in onda su Raiuno. La conduttrice, 76 anni, sta affrontando un periodo particolarmente delicato dovuto alla sua battaglia contro il tumore al pancreas, diagnosticato lo scorso settembre.
Lo scorso settembre Bonaccorti aveva rivelato sui social di essere malata. Con un post su Instagram, la conduttrice aveva rivelato la diagnosi di tumore facendo riferimento nel messaggio anche a Eleonora Giorgi, morta a marzo all'età di 71 anni per un cancro al pancreas. "E' da tanto che non ci sentiamo e non ci vediamo, né qui né in televisione", aveva scritto la 75 anni, nel messaggio abbinato alla foto che la ritrae su una sedia a rotella, spinta dalla figlia Verdiana.
"Sono 4 mesi che mi sono nascosta anche con gli amici più cari, senza rispondere, senza richiamare, come se il mio non esserci facesse scomparire quel che invece c'è… mi scuso con tutti, fino a oggi mi sono bloccata nell'assenza, ma l'avevo sempre detto: se mi succedesse la stessa cosa di Eleonora, non sarei mai capace di affrontarla come lei", aveva aggiunto. "E infatti non so cosa dire, tranne che è successa. Ma siamo all’inizio, e ora che sono riuscita a dirvelo, mi sento già più forte. Non farò più lo struzzo, ora ho voglia di volare di nuovo insieme a voi", concludeva il messaggio.
A Verissimo, Enrica Bonaccorti aveva spiegato che il tumore al pancreas non si è ancora ridotto. "Sto bene ma faccio fatica al momento", aveva esordito la 76enne ospite nel salotto di Silvia Toffanin il 25 gennaio. "Speravo che andasse meglio, ho ripreso a fare la chemio perché non era cambiato molto. Ci sono giorni in cui va bene e giorni in cui va molto male, ma devo andare avanti così", aveva spiegato Bonaccorti.
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