
(Adnkronos) - Dopo quasi un mese e mezzo di guerra, è il giorno dei colloqui tra Iran e Usa a Islamabad nel tentativo di trasformare la fragile tregua di due settimane annunciata dal presidente americano Donald Trump in una pace duratura. Tregua annunciata dopo una notte di intenso lavoro diplomatico, guidato proprio dal Pakistan, che è riuscito a trasformare la minaccia del tycoon di "annientantare un'intera civilità" in quella che sempre Trump ha definito "una buona base su cui negoziare". Per il Pakistan, al tavolo dei negoziati ci saranno il primo ministro Shehbaz Sharif, il ministro degli Esteri Ishaq Dar e il capo di Stato Maggiore Asim Munir.
A capo della delegazione americana, il vice presidente JD Vance. Della delegazione Usa fanno parte anche Steve Witkoff, Jared Kushner e il capo del Cencom Brad Cooper. Il ''mite'' ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il ''radicale'' presidente del Parlamento di Teheran Mohammad-Bagher Ghalibaf, alla guida di quella iraniana di cui fanno parte anche il segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale Mohammad Bagher Zolghadr e il vice ministro degli Esteri Majid Takht-Ravanchi. Sono loro i massimi funzionari che si prevede si incontreranno nella giornata di oggi.
Saldamente allineato con il presidente, Vance all'inizio della guerra contro l'Iran si era mantenuto distante dall'operazione 'Epic Fury'. ''Ma distanza non significa disimpegno'', sintetizza il sito pakistano di Dawn notando che negli ultimi giorni Vance è emerso come figura centrale negli sforzi di mediazione. Sempre Dawn nota che Vance ha subito ''una trasformazione radicale'' da quando, nel 2016, criticava Trump, che ora invece affianca nelle decisioni sul ruolo degli Stati Uniti all'estero.
E' stato proprio Vance a dire ai mediatori pakistani che Trump era aperto a una tregua. Secondo al Jazeera, il feldmaresciallo Munir è stato in contatto con Vance dalla fine di marzo e per due volte il vice presidente americano era pronto a recarsi a Islamabad per colloqui con le controparti iraniane, ma entrambe le visite sono state annullate dopo che Teheran ha chiesto più tempo. In ogni caso l'Iran sembra considerare Vance un interlocutore più credibile rispetto ad altri alti funzionari Usa. Secondo il Telegraph, l'Iran si è rifiutato di dialogare con gli inviati statunitensi Witkoff e Kushner, che ancora il giorno prima dell'inizio della guerra il 28 febbraio negoziavano con Teheran. "Vance è il preferito", ha detto una fonte del Golfo.
Della delegazione americana fanno comunque parte anche Witkoff e Kushner, come ha confermato la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt. ''Figura diplomatica centrale''. Witkoff viene considerato tra i più influenti nei negoziati prima e durante il conflitto. E' stato proprio l'alleato di lunga data di Trump a segnalare a fine marzo una possibile svolta, annunciando che gli Usa avevano presentato all'Iran un piano in 15 punti per avviare i colloqui. Sempre lui ha confermato il ruolo del Pakistan come mediatore e ha continuato a lavorare con alti funzionari statunitensi per preparare i colloqui diretti. Ma in Iran Witkoff non gode di grande popolarità come negoziatore. Teheran ha infatti espresso forti riserve riguardo a Witkoff e a Kushner dicendo di non fidarsi di loro e di non volerli coinvolti nei futuri negoziati, come riportato da Middle East Monitor.
Il genero di Trump, Kushner, è diventato inviato di pace di alto livello dalla scorsa estate, quando ha contribuito a mediare un cessate il fuoco tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza. Kushner ha anche partecipato ai negoziati tra Russia e Ucraina e in quelli con l'Iran sul suo programma nucleare.
Citando una fonte diplomatica, il Middle East Monitor afferma che l'Iran considera i due inviati interlocutori inaffidabili, descrivendo i precedenti incontri con loro come "non costruttivi" e dicendo di preferire canali alternativi per un futuro processo diplomatico. All'inizio di marzo l'Iran aveva accusato Witkoff e Kushner di "tradimento".
Da parte iraniana, invece, la delegazione è guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Che, dal 2013 al 2021, è stato anche capo negoziatore iraniano sul nucleare. Rampollo di una famiglia di commercianti del bazar di Isfahan, si è unito alla Rivoluzione islamica iraniana del 1979 e ha combattuto nella guerra Iran-Iraq degli anni '80. Ma nel corso degli anni il 'mite' Araghchi si è guadagnato la reputazione di "maestro delle negoziazioni difficili". Soprattutto dopo il suo ruolo nei colloqui che hanno portato allo storico accordo sul nucleare iraniano con gli Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Russia, Cina più la Germania nel 2015, il Jcpoa.
Anche durante l'attuale conflitto, scoppiato il 28 febbraio scorso, il ministro degli Esteri iraniano ha continuato a svolgere il ruolo di diplomatico e di stratega. Se da un lato ha costantemente definito gli attacchi israelo-americani "illegali" e "non provocati", dall'altro ha coordinato l'azione diplomatica, riconoscendo gli sforzi di mediazione guidati dal Pakistan.
Ad affiancare Araghchi c'è il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, considerato un protetto del defunto Ali Khamenei e un confidente di suo figlio, la nuova Guida suprema Mojtaba Khamenei. Unitosi ai Pasdaran all'età di 18 anni, di orientamento conservatore, Ghalibaf, per dieci anni sindaco di Teheran, ha più volte cercato di candidarsi alla presidenza, nel 2005, 2013 e 2024, e ha partecipato alle elezioni del 2017 prima di ritirarsi a favore di Ebrahim Raisi. Nel 2020 è stato eletto presidente del parlamento, un'ascesa ampiamente attribuita alla sua lealtà a Khamenei.
Nonostante il suo ruolo politico formale, Ghalibaf resta profondamente radicato nell'apparato di sicurezza iraniano e si ritiene abbia una grande influenza all'interno dei Pasdaran. I suoi legami di lunga data con l'elite militare iraniana sono profondi: era uno stretto collaboratore di Qasem Soleimani, il comandante assassinato durante la prima amministrazione Trump nel 2020.
Secondo Axios, Ghalibaf è stato coinvolto in colloqui informali con inviati statunitensi, tra cui Witkoff e Kushner. Un funzionario dell'Amministrazione Usa citato da Politico lo ha descritto come ''uno dei candidati più importanti'' per i colloqui ''ma dobbiamo metterlo alla prova e non possiamo avere fretta". All'inizio di aprile, con l'intensificarsi degli sforzi per il cessate il fuoco, la posizione di Ghalibaf rispecchiava l'approccio iraniano più condiviso, che prevedeva di combinare partecipazione e pressione. Pubblicamente ha detto che i continui attacchi e le violazioni avevano reso i colloqui "privi di significato".

(Adnkronos) - Artemis II è rientrata con successo sulla Terra: la missione della Nasa ha riportato a casa i quattro astronauti dopo lo storico viaggio attorno alla Luna, che ha segnato il ritorno dell’uomo nello spazio profondo dopo oltre mezzo secoloe aperto la strada alle future esplorazioni lunari.
A bordo c’erano Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen: un equipaggio destinato a entrare nei libri di storia. Non solo per la distanza record raggiunta — oltre 400mila chilometri dalla Terra — ma anche per i traguardi simbolici: la prima donna, la prima persona di colore e il primo astronauta non statunitense in una missione lunare.
Il rientro è iniziato con la separazione del modulo di servizio, seguita dall’ingresso nell’atmosfera terrestre a velocità impressionanti, fino a circa 38.000 km/h. In questa fase la capsula è stata avvolta da una 'palla di fuoco' di plasma, che ha causato anche un blackout delle comunicazioni di diversi minuti con il centro di controllo.
Da lì, una sequenza millimetrica: prima l’apertura dei paracadute stabilizzatori (drogue) a circa 6-7 mila metri di quota, poi il dispiegamento dei tre paracadute principali poco sotto i 2.000 metri. È questa fase che ha permesso di ridurre drasticamente la velocità della navicella, portandola da centinaia di chilometri orari fino a circa 30-38 km/h al momento dell’impatto con l’acqua.
L’ammaraggio è avvenuto alle 17:07 ora locale (le 2:07 in Italia), a circa 80 miglia dalla costa californiana. Un impatto controllato, seguito dall’intervento immediato delle squadre di recupero della Marina statunitense, già posizionate nell’area con navi, elicotteri e sommozzatori pronti ad assistere l’equipaggio.
Fino all’ultimo istante, la cautela ha prevalso sull’entusiasmo. Un approccio segnato anche dalle lezioni del passato, dai disastri dello Shuttle Challenger e Columbia, nei quali gli astronauti morirono dopo che segnali di allarme erano stati ignorati e che hanno insegnato quanto ogni anomalia vada presa sul serio. E proprio lo scudo termico era stato al centro delle principali preoccupazioni. Durante Artemis I, nel 2022, aveva mostrato un’erosione inattesa. Per questo la Nasa ha modificato la traiettoria di rientro, scegliendo un profilo più breve e controllato per ridurre i rischi.
L’ammaraggio e il recupero da parte delle squadre della Marina statunitense hanno segnato quel momento: astronauti fuori dalla capsula, visite mediche, e finalmente il via libera alle celebrazioni.
Artemis II non è stata solo una missione spettacolare: è stata soprattutto un test cruciale. Per la prima volta la capsula Orion ha trasportato esseri umani nello spazio profondo, verificando sistemi, comunicazioni e capacità operative in vista delle prossime tappe.
Il viaggio ha già regalato immagini iconiche — come il “tramonto della Terra” visto dalla distanza lunare — e dati scientifici preziosi. Ma il suo vero significato va oltre: è il ponte verso Artemis III, la missione che dovrebbe riportare l’uomo sulla superficie lunare entro la fine del decennio.
Dopo oltre 50 anni dall’era Apollo, il ritorno non è più un’idea: è realtà. E il rientro di Artemis II, superato senza incidenti, è il segnale più concreto che la nuova corsa alla Luna è davvero iniziata.

(Adnkronos) - Artemis II è rientrata con successo sulla Terra: la missione della Nasa ha riportato a casa i quattro astronauti dopo lo storico viaggio attorno alla Luna, che ha segnato il ritorno dell’uomo nello spazio profondo dopo oltre mezzo secoloe aperto la strada alle future esplorazioni lunari.
A bordo c’erano Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen: un equipaggio destinato a entrare nei libri di storia. Non solo per la distanza record raggiunta — oltre 400mila chilometri dalla Terra — ma anche per i traguardi simbolici: la prima donna, la prima persona di colore e il primo astronauta non statunitense in una missione lunare.
Il rientro è iniziato con la separazione del modulo di servizio, seguita dall’ingresso nell’atmosfera terrestre a velocità impressionanti, fino a circa 38.000 km/h. In questa fase la capsula è stata avvolta da una 'palla di fuoco' di plasma, che ha causato anche un blackout delle comunicazioni di diversi minuti con il centro di controllo.
Da lì, una sequenza millimetrica: prima l’apertura dei paracadute stabilizzatori (drogue) a circa 6-7 mila metri di quota, poi il dispiegamento dei tre paracadute principali poco sotto i 2.000 metri. È questa fase che ha permesso di ridurre drasticamente la velocità della navicella, portandola da centinaia di chilometri orari fino a circa 30-38 km/h al momento dell’impatto con l’acqua.
L’ammaraggio è avvenuto alle 17:07 ora locale (le 2:07 in Italia), a circa 80 miglia dalla costa californiana. Un impatto controllato, seguito dall’intervento immediato delle squadre di recupero della Marina statunitense, già posizionate nell’area con navi, elicotteri e sommozzatori pronti ad assistere l’equipaggio.
Fino all’ultimo istante, la cautela ha prevalso sull’entusiasmo. Un approccio segnato anche dalle lezioni del passato, dai disastri dello Shuttle Challenger e Columbia, nei quali gli astronauti morirono dopo che segnali di allarme erano stati ignorati e che hanno insegnato quanto ogni anomalia vada presa sul serio. E proprio lo scudo termico era stato al centro delle principali preoccupazioni. Durante Artemis I, nel 2022, aveva mostrato un’erosione inattesa. Per questo la Nasa ha modificato la traiettoria di rientro, scegliendo un profilo più breve e controllato per ridurre i rischi.
L’ammaraggio e il recupero da parte delle squadre della Marina statunitense hanno segnato quel momento: astronauti fuori dalla capsula, visite mediche, e finalmente il via libera alle celebrazioni.
Artemis II non è stata solo una missione spettacolare: è stata soprattutto un test cruciale. Per la prima volta la capsula Orion ha trasportato esseri umani nello spazio profondo, verificando sistemi, comunicazioni e capacità operative in vista delle prossime tappe.
Il viaggio ha già regalato immagini iconiche — come il “tramonto della Terra” visto dalla distanza lunare — e dati scientifici preziosi. Ma il suo vero significato va oltre: è il ponte verso Artemis III, la missione che dovrebbe riportare l’uomo sulla superficie lunare entro la fine del decennio.
Dopo oltre 50 anni dall’era Apollo, il ritorno non è più un’idea: è realtà. E il rientro di Artemis II, superato senza incidenti, è il segnale più concreto che la nuova corsa alla Luna è davvero iniziata.

(Adnkronos) - Jannik Sinner scende in campo in semifinale a Montecarlo. Oggi, sabato 11 aprile, il tennista azzurro sfida Alexander Zverev - in diretta tv e streaming - nel penultimo atto del Masters 1000 del Principato. Sinner arriva al match dopo aver eliminato Humbert, Machac e Auger-Aliassime nei quarti di finale, mentre Zverev ha battuto Garin, Bergs e Fonseca nell'ultimo turno.
La sfida tra Sinner e Zverev è in programma oggi, sabato 11 aprile, alle ore 13.30. I due tennisti si sono sfidati in 12 precedenti, con l'azzurro in vantaggio 8-4 nel parziale. Nell'ultimo incontro a trionfare è stato Sinner, che ha battuto Zverev in due set nella semifinale dell'ultimo Masters 1000 di Miami.
Sinner-Zverev sarà visibile in diretta televisiva e in esclusiva sui canali SkySport. Il match si potrà inoltre seguire anche in streaming sull'app SkyGo e su NOW.

(Adnkronos) - Caldo d'estate fino a domenica 12 aprile, poi cambia tutto. Il meteo dei prossimi giorni conferma un'Italia instabile, con giornate di sole e temperature decisamente elevate per il periodo che lasceranno spazio a piogge e una nuova ondata di maltempo. A confermarlo all'Adnkronos è Mattia Gussoni, meteorologo de 'iLMeteo.it': "Almeno fino a domenica 12 aprile, il Mediterraneo sarà dominato da un vasto campo di alta pressione di matrice subtropicale".
Tradotto, caldo e sole: "Nascendo a ridosso delle latitudini sahariane, a differenza del più mite anticiclone delle Azzorre, questo sistema agisce come un vero e proprio muro: da un lato devia le perturbazioni atlantiche verso il Nord Europa, dall'altro trasporta direttamente sull'Italia masse d'aria decisamente calde per la stagione".
Una vera e propria estate anticipata, con le temperature che toccheranno il loro picco domenica: "L'influenza di questo anticiclone garantirà stabilità atmosferica e temperature dal sapore tipicamente da inizio estate per gran parte del weekend specie al Centro Sud (versante tirrenico) e sulle due Isole Maggiori. Il picco del caldo è atteso proprio per domenica, quando città come Roma e Firenze toccheranno i 27°C. In alcune aree della Sardegna, inoltre, complici i venti caldi di Scirocco, si sfiorerà addirittura la soglia dei 30°C".
L'inizio della prossima settimana però segnerà un deciso cambio di rotta: "Questa fase di grande stabilità, tuttavia, non è destinata a durare a lungo. Dalla serata di domenica l'alta pressione inizierà a cedere sotto la spinta di un ciclone nordeuropeo, che invierà in alta quota infiltrazioni di aria decisamente più fresca e instabile. Quando questo flusso più freddo si scontrerà con l’aria calda e umida accumulatosi nei giorni precedenti, si innescherà un vero e proprio mix esplosivo", ha spiegato il meteorologo, "il forte contrasto termico darà vita a temporali improvvisi, che colpiranno in particolare Liguria, Piemonte e Lombardia. Sarà il primo avvertimento, il preludio a un peggioramento ben più corposo atteso per l'inizio della prossima settimana. Anche le temperature sono destinate a perdere diversi gradi su tutto il Paese riportandosi su valori più consoni alla metà di aprile".

(Adnkronos) - Obeso, ma sano? Impossibile. Non si può essere obesi e in salute: se l'eccesso di peso è importante, il rischio di malattie e di morte cresce, e anche avere analisi perfette non è una garanzia per il futuro. Parola degli esperti della Società italiana dell'obesità (Sio), che rilanciano uno studio inglese condotto da ricercatori dell'Imperial College London.
Il lavoro, pubblicato sull''American Journal of Preventive Cardiology', smonta la teoria dell'obesità 'metabolicamente sana', archiviandola come una "vecchia idea rassicurante" che nella realtà è soltanto un'illusione. "Per anni il concetto di 'metabolicamente sano' è stato il porto sicuro per chi, pur convivendo con un forte eccesso di peso, mostrava analisi del sangue perfette, niente diabete, pressione nella norma e colesterolo sotto controllo - afferma il presidente Sio, Silvio Buscemi - Ma la scienza accende un 'semaforo rosso': quel porto sicuro non esiste. In altre parole, anche quando i parametri metabolici sono impeccabili, l'obesità aumenta drasticamente il rischio di malattie gravi rispetto a chi ha un peso nella norma".
Lo studio su cui gli specialisti italiani accendono i riflettori si basa sui dati della Uk Biobank, che ha seguito oltre 157mila persone per 13 anni. I risultati che la Sio riporta in una nota non lasciano spazio a dubbi: chi vive con l'obesità, pur senza complicanze immediate, affronta un rischio drasticamente superiore di sviluppare malattie cardiovascolari aterosclerotiche. Precisamente, il rischio sale del 46% negli uomini e del 34% nelle donne. Ancora più alto è il pericolo di insufficienza cardiaca: un aumento del 63% per lui e del 69% per lei. "I dati sul rischio di sviluppare la steatosi epatica associata a disfunzione metabolica sono ancora più allarmanti", sottolinea Buscemi. Per il cosiddetto fegato grasso "si parla di un aumento del 137% negli uomini e del 344% nelle donne". E "anche senza malattie metaboliche evidenti, il rischio di morte per qualsiasi causa aumenta del 36% (uomini) e del 27% (donne)".
Se l'obesità già da sola è pericolosa, quando si aggiungono i classici problemi metabolici, come ipertensione, diabete o dislipidemia, la situazione precipita: la ricerca dimostra che la presenza di anomalie metaboliche raddoppia i tassi di eventi negativi legati all'obesità. "Il rischio non è 'acceso o spento' - chiarisce Buscemi - ma segue un gradiente preciso: più la colonna della bilancia sale (passando dall'obesità di classe I alla III) e più si accumulano disturbi metabolici, più la probabilità di finire in ospedale per infarto, ictus o insufficienza renale aumenta".
Un aspetto chiave che emerge dallo studio britannico riguarda le differenze di genere, evidenzia la Sio. "L'impatto dell'obesità sulle donne sembra essere più aggressivo - rimarca il presidente - In particolare, la circonferenza vita si è rivelata un segnale d'allarme fondamentale. Anche le donne che rientrano in un peso normale secondo l'indice di massa corporea (Bmi), ma che presentano obesità centrale (girovita superiore a 88 cm), corrono rischi significativamente più alti. Questo suggerisce che la bilancia non dice tutto: dove accumuliamo il grasso conta quanto, e a volte più, di quanto pesiamo".
Il vero killer è l'infiammazione. "Se il grasso fa male anche se gli zuccheri nel sangue sono a posto - spiega Buscemi - è a causa dell'infiammazione cronica di basso grado. Il tessuto adiposo non è un deposito inerte, ma un organo attivo che rilascia sostanze infiammatorie. Analizzando la proteina C-reattiva, un marker dell'infiammazione, i ricercatori hanno scoperto che può mediare fino al 48% del rischio di malattie cardiovascolari nelle donne 'sane, ma obese'. In pratica, il corpo è in uno stato di perenne allerta che logora arterie e organi".
Gli esperti guardano con timore alle nuove generazioni, ai trend di sovrappeso e obesità infantile, e ci tengono a sfatare "un altro luogo comune pericoloso: non è vero che i bambini 'hanno tempo per cambiare' senza conseguenze", avverte la Sio.
"Nuove evidenze cliniche confermano che l'obesità pediatrica, anche quando non presenta i tratti tipici della malattia metabolica, eleva il rischio cardiometabolico già nell'infanzia", ammonisce Buscemi. Uno studio svedese del Karolinska Institutet di Stoccolma, pubblicato su 'Jama Pediatrics', ha dimostrato che i bambini considerati metabolicamente sani nonostante l'obesità presentano comunque un rischio significativamente più alto di sviluppare complicazioni cardiometaboliche rispetto ai coetanei normopeso, riferisce ancora la Sio. I dati raccolti - su 7.275 minori con obesità confrontati con 35.636 coetanei della popolazione generale, seguiti dall'infanzia fino ai 30 anni d'età - mostrano che i bambini con obesità inizialmente definita sana hanno una probabilità 4,3 volte superiore di sviluppare il diabete di tipo 2 e un rischio 2,7 volte maggiore di soffrire di ipertensione rispetto ai bambini con peso nella norma. Oltre a queste minacce, resta marcatamente elevato il rischio di dislipidemia, con una probabilità 3,1 volte superiore di riscontrare livelli anomali di grassi nel sangue, confermando che la stragrande maggioranza di questi pazienti finisce per perdere lo status di 'sano' nell'arco di pochi anni.
"Con circa 300 milioni di persone nel mondo classificate come 'obese ma sane'", le evidenze citate suonano come "una chiamata alle armi per la sanità pubblica - commenta Buscemi - L'obesità non è un problema che si può ignorare finché non compare il diabete, ma è una condizione che va trattata subito. Non bisogna dunque aspettare che le analisi diventino 'rosse'. Agire sul peso oggi, attraverso lo stile di vita o le nuove terapie farmacologiche, significa disinnescare una bomba a orologeria prima che inizi a ticchettare".
Proprio per questo - si legge in una nota - la Sio è impegnata ogni giorno nel sostenere la lotta all'obesità: donare il 5x1000 alla società scientifica è un significativo gesto a costo zero che permette di finanziare studi indipendenti, campagne di prevenzione e borse di studio per giovani ricercatori impegnati a sconfiggere questa epidemia globale.

(Adnkronos) - Un 'interruttore molecolare' per frenare la progressione del cancro al seno. E' la scoperta di un team di ricercatori italiani del Cnr-Ieomi (Istituto degli endotipi in oncologia, metabolismo e immunologia del Consiglio nazionale delle ricerche) di Napoli. Gli esperti, in uno studio condotto in collaborazione con l'azienda Dompé farmaceutici, hanno acceso i riflettori su una proteina chiamata Shp1, normalmente associata a un'azione di contrasto al cancro, e hanno dimostrato come sia in grado di bloccare la catena di segnali avviata dall'interleuchina 8 (IL-8), agendo appunto come una sorta di interruttore molecolare.
L'interleuchina 8 è una proteina prodotta nell'ambiente che circonda il tumore e lo rende più aggressivo, favorendo la capacità delle cellule cancerose di invadere i tessuti e formare metastasi. Lo studio dimostra che questo meccanismo funziona anche in senso inverso: l'interleuchina 8 può a sua volta disattivare Shp1 mediante una modificazione chimica, innescando una serie di eventi che portano alla distruzione del recettore attraverso cui il segnale viene trasmesso. Il tumore è, quindi, in grado di regolare da solo la propria aggressività attraverso un meccanismo finora completamente sconosciuto, evidenziano gli autori del lavoro, pubblicato sulla rivista 'Cell Death & Disease'.
"Abbiamo identificato una modalità del tutto nuova con cui le cellule tumorali regolano il segnale di IL-8, controllando la stabilità del suo recettore", spiega Alessia Varone, ricercatrice del Cnr-Ieomi e coordinatrice dello studio. "Questo meccanismo non era mai stato descritto prima e apre la strada allo studio di processi simili anche per altre proteine cruciali nell'ambiente tumorale".
Lo studio ha anche rilevato che questo meccanismo è attivo in modo selettivo in due sottotipi di tumore al seno tra i più difficili da trattare: i tumori luminali e i cosiddetti 'triplo negativi'. In quest'ultimo caso, bassi livelli di Shp1 si associano a un'elevata produzione di interleuchina 8 e a una prognosi più sfavorevole, suggerendo che questa via molecolare potrebbe diventare sia un marcatore per valutare la gravità della malattia, sia un bersaglio per nuove terapie mirate.
Un elemento chiave dello studio, rimarcano gli esperti in una nota, è la stretta integrazione tra ricerca di base e industria farmaceutica: la collaborazione con Dompé farmaceutici ha permesso di collegare la scoperta di laboratorio alla valutazione di possibili applicazioni cliniche, accelerando il percorso dalla ricerca di base alla medicina.
"I nostri dati suggeriscono che agire su questo meccanismo potrebbe rappresentare una strategia innovativa per contrastare i tumori più aggressivi - aggiunge Daniela Corda, ricercatrice del Cnr-Ieomi e coautrice senior del lavoro - È un esempio concreto di come la collaborazione tra ricerca pubblica e industria farmaceutica possa accelerare il trasferimento delle conoscenze verso applicazioni cliniche". L'interleuchina 8 gioca un ruolo rilevante anche in altri tumori solidi, come quelli del polmone, del pancreas e della prostata, rendendo questa scoperta - prospettano gli autori - potenzialmente applicabile a un contesto oncologico più ampio.

(Adnkronos) - Il dialogo comincia in salita. Stati Uniti e Iran si incontrano a Islamabad, in Pakistan, per cercare di arrivare all'accordo che ponga fine alla guerra. La tregua di 14 giorni regge ma non poggia su fondamenta solide. Teheran da una parte e Donald Trump dall'altra, con dichiarazioni e messaggi, dimostrano quanto sia precario il quadro.
L'Iran aggiunge al menù una richiesta a sorpresa relativa ad imprecisati "asset bloccati", il presidente americano minaccia una letale ripresa degli attacchi. Per riassumere la situazione, è utile la frase affidata da un funzionario degli Usa a Axios: "Non siamo ancora d'accordo su cosa negoziare". A completare il mosaico, le indiscrezioni diffuse dalla tv pubblica in Israele: l'esercito si starebbe preparando all'eventualità di un fallimento dei negoziati tra Stati Uniti e Iran e a una conseguente ripresa delle ostilità.
Al tavolo, gli Stati Uniti saranno rappresentati dal vice presidente JD Vance. E' lui a capo della delegazione americana, di cui fanno parte l'inviato speciale Steve Witkoff, Jared Kushner e il capo del Centcom Brad Cooper. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il presidente del Parlamento di Teheran Mohammad Bagher Ghalibaf guidano la delegazione iraniana, di cui fanno parte anche il segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale Mohammad Bagher Zolghadr, il vice ministro degli Esteri Majid Takht-Ravanchi, il segretario del Consiglio di difesa, Ali Akbar Ahmadian, il governatore della Banca centrale, Abdolnaser Hemmati, e alcuni parlamentari.
Per il presidente americano, il tema dirimente al momento è uno: la riapertura dello Stretto di Hormuz, di fatto ancora 'ostaggio' dell'Iran, e lo stop al programma nucleare di Teheran. "Apriremo lo Stretto, con loro o senza di loro. E lo faremo presto. L'obiettivo numero 1 è impedire che l'Iran abbia armi nucleari", dice Trump rispondendo ai media prima di volare in Virginia. E se i negoziati non dovessero decollare? "Stiamo caricando le navi con le migliori munizioni, le migliori armi mai costruite, persino migliori di quelle che abbiamo usato in precedenza e con cui li abbiamo fatti a pezzi. Se non raggiungeremo un accordo, le useremo, e le useremo in modo molto efficace".
"Gli iraniani non sembrano rendersi conto di non avere alcuna carta da giocare, se non un'estorsione a breve termine nei confronti del mondo attraverso le vie d'acqua internazionali", scrive Trump in uno dei numerosi post affidati al social Truth. Secondo gli Stati Uniti, la riapertura dello Stretto - decisivo per il commercio del 20% del petrolio mondiale - era una condizione alla base dell'implementazione della tregua. Teheran non sblocca la situazione: il passaggio delle navi avviene col contagocce e la Repubblica islamica non esclude l'ipotesi di introdurre un sistema di pedaggi. "L'unico motivo per cui gli iraniani sono ancora in vita oggi è negoziare", aggiunge Trump. Gli iraniani, dice il presidente, sono "più bravi a gestire i media delle fake news e le 'pubbliche relazioni' che a combattere".
La ripresa della guerra è un'opzione che non va esclusa. Mentre iniziano i negoziati, gli Usa dispiegano altri uomini e mezzi in Medio Oriente, come scrive il 'Wall Street Journal'. Caccia e aerei d’attacco sono recentemente arrivati nella regione, secondo dati di tracciamento dei voli e in base alle informazioni fornite da un funzionario. Inoltre, tra 1.500 e 2.000 soldati della 82esima Divisione Aviotrasportata dell'esercito americano, un’unità d’élite, potrebbero arrivare nei prossimi giorni. La portaerei Uss George H.W. Bush e le navi che la accompagnano sono partite dalla Virginia alla fine di marzo e si trovano attualmente nell’Atlantico. La Uss Boxer e le sue unità di scorta, che trasportano l’11esima Unità di Spedizione dei Marines, sono invece partite dalla California a metà marzo e si trovano nel Pacifico, secondo un'altra fonte della Marina. Le navi impiegheranno probabilmente più di una settimana per raggiungere l'area del Medio Oriente.
Per Teheran, alla vigilia dei negoziati parla soprattutto Mohammed Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento. "Due delle misure concordate tra le parti devono ancora essere attuate: il cessate il fuoco in Libano e lo sblocco degli asset iraniani bloccati prima dell'avvio dei negoziati. Secondo quanto previsto, entrambe le condizioni dovranno essere rispettate prima dell'inizio dei negoziati", dice. La Repubblica islamica esige lo stop degli attacchi israeliani contro il Libano, evidenziando che anche il paese dei cedri sia coperto dalla tregua. Per Israele e Stati Uniti, invece, Beirut non è protetta dall'ombrello. L'inizio dei colloqui di Islamabad, a giudicare dalle news diffuse dai media sauditi, potrebbe coincidere con l'annuncio del cessate il fuoco tra Israele e Libano in vista di negoziati diretti in programma la prossima settimana.
Ghalibaf introduce un tema 'a sorpresa' citando in maniera vaga "asset bloccati". Le parole del presidente del Parlamento potrebbero fare riferimento a beni congelati in passato dopo l'adozione di sanzioni varate dagli Stati Uniti e da altri paesi occidentali. Recentemente, il segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, ha affermato: "Sappiamo dove sono i conti bancari dei leader iraniani, vengono congelati". Ghalibaf, quindi, potrebbe alludere a provvedimenti adottati nelle ultime settimane. Il tema dei 'frozen assets' non è stato inserito in maniera specifica dall'Iran nel piano di 10 punti che dovrebbe servire come base negoziale a Islamabad.

(Adnkronos) - Achille Lauro lascia X Factor e non sarà giudice nel talent show della prossima stagione. "Dopo 2 anni bellissimi a X Factor con una squadra unica e momenti bellissimi che non dimenticherò mai, la mia avventura nel programma si conclude qui", annuncia il cantante dal proprio profilo Instagram. "Mi trovo in un momento stupendo della mia vita. Tra un enorme tour negli stadi e l'amore travolgente che sto ricevendo, ho deciso di dedicarmi completamente alla musica e a chi, in questi anni, mi ha dato tutto. La musica è la mia casa. Scrivo canzoni da quando ero piccolissimo, ho sognato questo per tutta la vita e voglio dare tutto me stesso alla mia gente e a questo sogno", aggiunge l'artista.
"Grazie di cuore a XF per questi anni bellissimi. Grazie ai miei amici Paola, Jake, Francesco, Manuel, Giorgia, ad Andrea Duilio e a tutta Sky, al team Fremantle, a Marco Tombolini, a Paola Costa, a Giacomo Carrera, Paolo Scarbaci e a tutta l'incredibile squadra che lavora dietro le quinte del programma", dice con una lunga lista di ringraziamenti. "Grazie di cuore per tutto, con infinita stima, amicizia e amore", dice prima di lasciare uno spiraglio aperto per il futuro: "E' stato stupendo e come sempre cito il grande Califano. 'Non escludo il ritorno'".

(Adnkronos) - "È dura, ma bisogna vivere e cerchiamo di farlo al meglio". Wilma Goich ha ricordato oggi, ospite a La volta buona, Susanna Vianello, la figlia scomparsa nel 2020 all'età di 49 anni a causa di un tumore ai polmoni.
"Il meglio per me è mio nipote, mi distrae molto", ha raccontato. La cantante ha spiegato di aver scritto per la figlia una canzone "bellissima" e spera di poterla cantare presto in pubblico: "Io ne parlo volentieri di mia figlia, perché Susanna è qui con me, c'è sempre per me".
Goich ha poi aggiunto di aver trovato delle vecchie foto che ritraggono la figlia, rivivendo quei momenti con il sorriso. La conduttrice Caterina Balivo commossa le ha detto: "Che forza che hai Wilma... da mamma te lo dico", senza riuscire a concludere la frase tra le lacrime.

(Adnkronos) - Parte ufficialmente domani, sabato 11 aprile, la campagna 'Note di Prevenzione' di Ats Città metropolitana di Milano per promuovere la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Protagonista del progetto è 'l'orchestra della sicurezza', dove ogni strumento è un elemento di prevenzione e di uso di buone pratiche. Quando suonano tutti insieme, generano una sinfonia di attenzione e professionalità, capace di rendere più sicuri i luoghi di lavoro. In questa visione, ogni soggetto coinvolto è parte attiva del sistema di sicurezza: tutti sono musicisti e nessuno è spettatore. La campagna trasmette il messaggio che la sicurezza, come la musica, esiste solo quando tutti 'suonano bene la propria parte', trasformando l’impegno individuale in un risultato collettivo.
"'Note di prevenzione' -spiega Silvano Casazza, direttore generale di Ats Città metropolitana di Milano- vuole dire con forza che la prevenzione è il primo e più importante strumento per tutelare la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Ogni comportamento corretto e ogni scelta consapevole contribuiscono a prevenire gli infortuni e a proteggere la salute dei lavoratori. In questo sistema, ogni ruolo e ogni persona sono fondamentali: solo quando tutti apportano il proprio contributo si costruisce un ambiente di lavoro davvero sicuro".
Per la campagna è stato realizzato un video spot dedicato e delle videoclip trasmesse su tv locali e canali social. A dirigere l’orchestra, nelle videoclip, è l’attore Lillo Petrolo. E' stata aperta anche una pagina web dedicata dove è possibile consultare materiale informativo e interrogare un agente conversazionale multilingua che fornisce risposte in materia di igiene e sicurezza sul lavoro. Saranno, inoltre, diffusi materiali grafici di promozione della campagna coinvolgendo tutti i Comuni di Ats Città metropolitana di Milano.
Il progetto Psal- Prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro nasce dall’esigenza di rendere la cultura della salute e della sicurezza sul lavoro più accessibile, concreta e condivisa. Un tema spesso percepito come distante viene riportato nella quotidianità delle persone attraverso un linguaggio semplice, un’immagine forte e un sistema di comunicazione capace di unire informazione, esperienza e coinvolgimento. Il concept del 'lavoro d’orchestra' diventa la chiave narrativa dell’intero progetto: la sicurezza non è il risultato di un singolo gesto, ma l’armonia tra competenze, attenzioni e responsabilità diverse. Come in una sinfonia, ogni elemento ha un ruolo preciso e contribuisce a un risultato comune. Questa metafora permette di raccontare la prevenzione in modo immediato, positivo e memorabile, trasformando un messaggio istituzionale in un’esperienza emotiva e partecipata.
La campagna si sviluppa come un ecosistema integrato che combina canali tradizionali e digitali con una forte presenza sul territorio. Affissioni, stampa e video dialogano con attivazioni dal vivo pensate per intercettare un pubblico ampio e trasversale. Le installazioni immersive e le performance musicali portano fisicamente il progetto nei luoghi di passaggio quotidiano, creando occasioni di scoperta, interazione e racconto. L’esperienza diventa così il primo veicolo di consapevolezza. A questo si affianca una piattaforma digitale progettata come punto di accesso unico ai contenuti e ai servizi dedicati alla sicurezza sul lavoro. La landing page e l'agente conversazionale permettono di prolungare l'esperienza, offrendo informazioni chiare, orientate ai bisogni e facilmente fruibili, anche grazie all’uso dell’intelligenza artificiale. Il digitale non è un canale separato, ma parte integrante del sistema, pensato per accompagnare le persone prima, durante e dopo il contatto con la campagna.
Il valore del progetto sta nella sua visione complessiva: unire linguaggi, strumenti e contesti diversi in un racconto coerente, capace di stimolare una nuova consapevolezza. Che non si limita a comunicare la sicurezza, ma la mette in scena, la fa vivere e la rende condivisa. Perché la prevenzione funziona davvero solo quando diventa un gesto collettivo, costruito giorno dopo giorno, in armonia.

(Adnkronos) - Alla Casa Bianca si respira un’atmosfera abbastanza rilassata, dopo il turbinio di emozioni e sensazioni contrastanti che hanno caratterizzato i giorni e le ore antecedenti all’annuncio di Donald Trump del cessate il fuoco temporaneo di due settimane. Un portavoce dell’amministrazione, all'Adnkronos, conferma che le sensazioni sono positive e ripete le parole del vicepresidente JD Vance prima d’imbarcarsi in aereo con direzione Islamabad, in quelli che saranno i negoziati di più alto livello fra i due Paesi fin dal 1979. “Se tenteranno di prenderci in giro, scopriranno che il team negoziale non è poi così ricettivo”, ha detto Vance. Il portavoce, senza giri di parole, sottolinea che gli iraniani devono evitare di “fare i furbi”, come durante i negoziati dei mesi scorsi in Svizzera e Oman, quando avevano tentato – a detta dell’inviato Steve Witkoff – di occultare dei numeri in una bozza preliminare d’accordo.
Nel “draft” presentato a Ginevra, secondo Witkoff, si chiedeva di poter arricchire più uranio all’interno di un reattore nucleare civile chiamato Trr (Reattore di ricerca di Teheran), utilizzato teoricamente per produrre radioisotopi a scopo medico e agricolo. Un luogo dove l’uranio, secondo la bozza presentata, sarebbe stato arricchito al 20%, quando il massimo consentito dall’accordo siglato dall’amministrazione Obama nel 2015 era del 3,67% d’arricchimento. "Partendo dal 20% ci vorranno forse tre o quattro settimane per arrivare al 90% di qualità per creare armi, il 60%, di cui avevano 460 chilogrammi, è a solo una settimana o 10 giorni di distanza dalla qualità necessaria per realizzare armi", aveva spiegato Witkoff in una chiamata a cui aveva partecipato anche l'Adnkronos. In quel momento, l’inviato aveva capito che il 20% avrebbe fatto risparmiare a Teheran un sacco di tempo nella corsa al raggiungimento di un'arma atomica.
Tornando ai negoziati di Islamabad, che potrebbero durare anche due o tre giorni – a seconda di come andranno – la delegazione guidata da Vance parte con delle direttive precise e chiare del presidente, che possono essere riassunte in due punti: no al programma nucleare militare iraniano, sì alla riapertura totale per tutte le navi, senza pedaggi, dello Stretto di Hormuz. Secondo il Washington Post, l'amministrazione Trump intende richiedere anche il rilascio degli americani detenuti dal regime degli ayatollah, tuttavia c’è preoccupazione che tale richiesta possa mettere in pericolo delle trattative già di per sé complicate.
In tutto questo, il cessate il fuoco di due settimane potrebbe addirittura essere prorogato se la Casa Bianca riterrà che siano stati compiuti progressi sufficienti in Pakistan. Di fatto, l'attuale stop alle ostilità potrebbe servire da trampolino di lancio per le trattative, fornendo ulteriore tempo per raggiungere un accordo di pace definitivo con la Repubblica Islamica. Allo stesso tempo, e lo hanno chiarito perfettamente sia il Pentagono che il presidente Trump, le forze americane rimangono in posizione nel Golfo Persico e saranno pronte ad attaccare di nuovo, se i negoziati naufragassero o se Teheran non dimostrasse di voler trattare in buona fede. Al New York Post, il presidente ha ribadito che, qualora non venga raggiunto un accordo di pace, gli Stati Uniti riprenderanno la loro azione militare con intensità ancora maggiore, affermando: “È in corso un reset". "Stiamo caricando sulle navi le migliori munizioni, le migliori armi mai realizzate, persino migliori di quelle che abbiamo impiegato in precedenza, con le quali li abbiamo fatti a pezzi", ha dichiarato il presidente, aggiungendo che gli Stati Uniti le “utilizzeranno in modo molto efficace”, qualora non si giungesse a un’intesa. Trump, ha assicurato che "le prossime 24 ore" riveleranno se le trattative avranno successo: “Lo scopriremo presto”.
Nel frattempo, gli analisti rimangono cauti riguardo a una svolta definitiva, a causa di diversi "scenari da incubo". "Dipende in larga misura dal fattore Libano e da come Israele intenderà posizionarsi. In questo contesto, Trump è chiamato a giocare un ruolo strategico di equilibrio tra due potenze regionali che sono arcinemiche, Israele e Iran. Da un lato, Israele ha tutto l’interesse a proseguire le operazioni contro Hezbollah nel sud del Libano: i colpi inferti stanno producendo risultati significativi e potrebbero contribuire a mettere in sicurezza le comunità israeliane del nord, che restano tuttora sotto la minaccia dei razzi del gruppo sciita”, afferma Alissa Pavia, direttrice associata dei Programmi per il Medio Oriente del think tank Atlantic Council. Mentre Iran e Pakistan sostengono che il cessate il fuoco includa anche il Libano, Israele continua a colpire Hezbollah, con il premier Benjamin Netanyahu che ha dichiarato esplicitamente che non vi sia "alcun cessate il fuoco in Libano". E questo ha indotto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ad avvertire che i colloqui potrebbero diventare "privi di significato".
Secondo Elizabeth Threlkeld, direttrice del Programma per l'Asia meridionale presso lo Stimson Center, il Pakistan ha dei limiti al proprio potere negoziale. “Nonostante il suo ruolo di ‘mediatore indispensabile’, il Pakistan non possiede il potere di imporre concessioni qualora entrambe le parti si rifiutino di cedere su questioni fondamentali, quali la riapertura dello Stretto di Hormuz o l'arricchimento nucleare”. La fiducia fra i due paesi, secondo gli esperti, è fragile: Trump ha già accusato Teheran di aver svolto un "pessimo lavoro" nel mantenere le promesse relative allo Stretto di Hormuz, gettando dubbi sulla sostenibilità a lungo termine di qualsiasi accordo raggiunto a Islamabad. “Dall’altro lato, Trump ha un forte incentivo a raggiungere un accordo con Teheran. I mercati globali sono troppo fragili per sostenere a lungo una chiusura dello Stretto di Hormuz, e vi sono segnali che indicano una possibile disponibilità iraniana a negoziare almeno una riduzione parziale delle proprie scorte nucleari. Anche una concessione limitata potrebbe essere facilmente presentata da Trump come un successo politico”, sottolinea Pavia.
Secondo l'analista, tuttavia, Teheran difficilmente accetterà di sedersi al tavolo negoziale sul dossier nucleare mentre Israele continua a colpire Hezbollah. Una simile mossa verrebbe percepita come una resa unilaterale, con implicazioni potenzialmente esistenziali per il regime iraniano. La speranza, come ha espresso più volte il presidente, è che gli attuali leader iraniani sono meno radicali di quelli precedenti – quasi tutti uccisi durante la guerra, dice Trump – e si sono mostrati più ragionevoli e aperti ad accettare le richieste americane. Il presidente l’ha definito “il terzo regime”, precisando che le dichiarazioni dure e bellicose in pubblico non sarebbero poi le posizioni mantenute da Teheran in privato. Al New York Post, Trump ha poi espresso dubbi in merito ai messaggi diffusi dall'Iran: “Ci stiamo confrontando con persone di cui non sappiamo se dicano o meno la verità. Di persona, ci dicono che si stanno sbarazzando di tutte le armi nucleari, che è tutto sparito. E poi si rivolgono alla stampa dicendo: ‘No, vorremmo procedere con l'arricchimento’. Quindi, lo scopriremo”, ha concluso Trump. (di Iacopo Luzi)

(Adnkronos) - Emanuele Fiano, ex parlamentare Pd, verso l'addio ai democratici. "È veramente difficile se non impossibile rimanere in un Partito così", scrive su Fb. Una riflessione dopo la decisione del Pd milanese di sospendere il gemellaggio del capoluogo lombardo con Tel Aviv. Scrive Fiano sui social: "Il Partito Democratico Di Milano, non so se al termine di una lunga discussione nella direzione provinciale di cui non faccio più parte da quando non sono più parlamentare, o se per decisione presa solo dai vertici, chiede nuovamente di sospendere il gemellaggio di Milano con Tel Aviv. Vedo che appoggiano questa richiesta portata una aula in Consiglio Comunale dalla capogruppo Beatrice Uguccioni, anche Pierfrancesco Majorino e ovviamente il segretario metropolitano Capelli".
"Bravi complimenti vi siete messi il cuore in pace così! Mentre a Tel aviv da tre anni centinaia di migliaia di persone hanno chiesto la fine della guerra a Gaza prima e ora in Iran e Libano, hanno manifestato contro Nethaniau e i suoi ministri razzisti e reazionari e tutte le loro scelte, hanno manifestato per i diritti dei palestinesi, contro l’occupazione della Cisgiordania e le violenze disumane dei coloni contro i palestinesi, hanno manifestato i giovani che si rifiutano di servire l’esercito, e i giovani che sfilano con le foto dei bambini palestinesi uccisi. Mentre solo due giorni fa la polizia ha malmenato, per disperdere, in una di queste manifestazioni, Colette Avital una nostra anziana compagna laburista, già responsabile esteri dei laburisti israeliani, protagonista di tanti incontri con il Pds e i Ds ed il Pd, alla ricerca della pace, con Napolitano, Veltroni, Fassino. Ecco voi interrompete il legame con tutta Tel Aviv, anche quella che lavora senza tregua per la pace e contro la guerra da sempre. È un’idea geniale, di alta politica, utilissima alla pace".
"È un classico della semplificazione manichea, da una parte sta solo il male, dall’altra il bene. E con la prima parte bisogna recidere ogni rapporto. Come non averci pensato prima? Mi pare evidente che sia un grande contributo alla pace, nel giorno in cui 600 cattedratici israeliani denunciano firmandosi, la violenza dei coloni che vogliono cacciare i palestinesi dalla Cisgiordania in barba a qualsiasi diritto nazionale e internazionale o anche a qualsiasi principio di umanità. Quando ho cominciato a frequentare il Pci milanese e poi il Pds si organizzavano incontri con la sinistra israeliana e quella palestinese e addirittura viaggi in Israele e Palestina per capire, per conoscere, per studiare ( parola ormai desueta ) e per farsi protagonisti del dialogo. Mai visto niente del genere nel Partito di oggi. Mai visto chiedere a chi questa storia terribile la frequenta da decenni, un contributo, mai visto aprire una discussione. E come mai non chiedete l’interruzione del gemellaggio con Chicago negli USA, visto il comportamento di Trump? E come mai non chiedete di cancellare il gemellaggio con San Pietroburgo visto il comportamento di Putin?".

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Masterclass, incontri e il fascino della scena dal vivo. Lunedì 13
aprile nel Teatro delle Saline di Cagliari prende il via la terza
edizione di "Aspettando Actor Giovane", rassegna organizzata dalla
Scuola d'arte drammatica di Cagliari.
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(Adnkronos) - "Io e Antonella abbiamo rotto dopo che lei ha scoperto le mie chat notturne con le fans. Mi inviavano foto hot e mi chiedevano di vedermi. Ma non ho mai tradito la Elia e da quando non stiamo più insieme cioè da 6 mesi sono casto". Lo ha detto Pietro delle Piane a Monica Setta a 'Storie al bivio' nella puntata in onda sabato alle 15. 30 su Rai 2. A distanza di mesi dalla rottura con la Elia che ha fatto saltare le nozze programmate e con Antonella nella casa del Gf, delle Piane svela il motivo che, secondo lui, lo avrebbe fatto lasciare dalla compagna.
"Sono amareggiato e offeso dal fatto che Antonella pensa che io mi faccia pubblicità con la nostra storia" dice ancora l'attore "ma le voglio ancora molto bene".

(Adnkronos) - Gli effetti dei dolcificanti artificiali potrebbero trasmettersi di generazione in generazione. E' l'ipotesi esplorata in un nuovo studio condotto su animali, dal quale è emerso che la prole di topi che avevano assunto sucralosio o stevia presentava un'espressione alterata dei geni legati all'infiammazione e al metabolismo. Da tempo si discute dei potenziali effetti a lungo termine di questi dolcificanti e le organizzazioni sanitarie internazionali hanno acceso un faro. La preoccupazione è che potrebbero interferire con il metabolismo energetico e aumentare il rischio di sviluppare diabete o malattie cardiovascolari. Ma è un pericolo che si può circoscrivere a chi li consuma o può diventare una scomoda 'eredità' che poi passa sulle spalle dei propri discendenti? Il lavoro appena pubblicato su 'Frontiers in Nutrition' punta a indagare proprio su questo. Per farlo, gli autori hanno iniziato dividendo 47 topi, maschi e femmine, in tre gruppi, ognuno dei quali ha ricevuto acqua semplice oppure acqua con una dose di sucralosio o stevia, paragonabile alla quantità che un essere umano potrebbe consumare nell'ambito di una normale dieta. Questi gruppi di topi sono stati poi allevati per due generazioni consecutive, entrambe alimentate con acqua semplice.
Il primo punto emerso è che i due popolari dolcificanti hanno effetti negativi sul microbiota intestinale e sull'espressione genica, il che può compromettere potenzialmente la salute metabolica. "Abbiamo trovato interessante che, nonostante il crescente consumo di questi additivi, la prevalenza di obesità e disturbi metabolici come l'insulino-resistenza non sia diminuita. Questo non significa che i dolcificanti siano responsabili di questi trend, ma solleva la questione se influenzino il metabolismo in modi che non comprendiamo ancora appieno", spiega Francisca Concha Celume dell'università del Cile, autrice principale dell'articolo. I modelli animali utilizzati per il lavoro, illustra, "ci permettono di controllare le condizioni ambientali con grande precisione e di isolare l'effetto di un fattore specifico, come ad esempio un composto presente nella dieta, seguendo al contempo diverse generazioni in un lasso di tempo relativamente breve".
Da qui il senso dell'esperimento. Ogni generazione dei topi oggetto dello studio è stata sottoposta a un test di tolleranza orale al glucosio, che valuta la resistenza insulinica, un segnale di allarme per il diabete. I ricercatori hanno anche prelevato campioni fecali per individuare eventuali cambiamenti nel microbiota intestinale e nella concentrazione di acidi grassi a catena corta, che potrebbero segnalare cambiamenti epigenetici trasmissibili dai genitori ai figli: si ritiene che i dolcificanti influenzino gli acidi grassi a catena corta compromettendo la funzione del microbiota intestinale, il che può in ultima analisi alterare l'espressione genica. E' stata poi anche analizzata l'espressione di 5 geni coinvolti nell'infiammazione, nella funzione di barriera intestinale e nel metabolismo del fegato e dell'intestino. Questi geni sono stati scelti per fornire un quadro generale delle potenziali influenze epigenetiche sui fattori intestinali, infiammatori e metabolici che potrebbero essere responsabili di effetti negativi sulla salute derivanti dall'utilizzo di dolcificanti non nutritivi.
Gli scienziati hanno scoperto che i diversi dolcificanti producevano effetti diversi, che cambiavano nel tempo. Nella prima generazione, solo la prole maschile dei topi che consumavano sucralosio mostrava segni di ridotta tolleranza al glucosio, ma nella seconda generazione, livelli elevati di glicemia a digiuno sono stati rilevati nei discendenti maschi dei topi che consumavano sucralosio e nelle discendenti femmine dei topi che consumavano stevia. Quanto ai batteri intestinali, entrambi i gruppi di topi che avevano ingerito dolcificanti presentavano un microbioma fecale più diversificato, ma concentrazioni inferiori di acidi grassi a catena corta, il che suggerisce che i batteri producessero meno metaboliti benefici. Anche le generazioni successive mostravano concentrazioni inferiori di acidi grassi a catena corta. I topi che consumavano sucralosio erano colpiti in modo più grave e persistente dalle alterazioni del microbioma, con un maggior numero di specie patogene e un minor numero di specie batteriche benefiche nelle loro feci.
Il sucralosio sembra inoltre stimolare l'espressione dei geni legati all'infiammazione e attenuare quella dei geni legati al metabolismo per due generazioni dopo il consumo. Anche la stevia influenza l'espressione genica, ma i suoi effetti sono minori e non si trasmettono per più di una generazione. "Nel complesso, gli effetti legati al sucralosio si sono dimostrati più costanti e persistenti nel corso delle generazioni", evidenzia Concha. "I cambiamenti che abbiamo osservato nella tolleranza al glucosio e nell'espressione genica potrebbero essere interpretati come segnali biologici precoci correlati a processi metabolici o infiammatori", continua. "Ad esempio, gli animali non hanno sviluppato il diabete. Piuttosto, abbiamo osservato sottili cambiamenti nel modo in cui il corpo regola il glucosio e nell'attività dei geni associati all'infiammazione e alla regolazione metabolica. E' possibile che tali cambiamenti possano aumentare la suscettibilità ai disturbi metabolici in determinate condizioni, come una dieta ricca di grassi".
Il team sottolinea che, sebbene la ricerca identifichi associazioni tra diversi cambiamenti dello stato di salute, non stabilisce un rapporto di causalità. Inoltre, l'impatto dei dolcificanti non nutritivi sui topi non rispecchierà esattamente il loro impatto sugli esseri umani. "L'obiettivo di questa ricerca - puntualizza Concha - non è quello di creare allarme, ma di evidenziare la necessità di ulteriori indagini". Potrebbe essere "opportuno valutare una moderazione nel consumo di questi additivi - conclude - e continuare a studiarne gli effetti biologici a lungo termine".

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Mettere i giovani al centro, non come semplici beneficiari di
servizi, ma come protagonisti di un nuovo modello di comunità. È
questo il cuore del progetto varato dall'amministrazione comunale
di Cagliari "Innovazione del Sistema dei Servizi Educativi di
Prossimità e Inclusione Sociale in favore di minori e giovani:
Centri di quartiere", finanziato con fondi PN Metro Plus 21-27 e
partito con l'inaugurazione delle attività del centro di quartiere
a Sant'Elia, con sede presso l'ex asilo di Via Schiavazzi.
(Adnkronos) - Alla vigilia delle elezioni di domenica in cui il partito di opposizione Tisza appare in netto vantaggio, il governo di Viktor Orban accusa Facebook di danneggiare la campagna di Fidesz e favorire invece il partito di Peter Magyar. "L'algoritmo sta fondamentalmente lavorando contro i partiti governativi", ha detto a Politico il portavoce del governo ungherese Zoltan Kovacs puntando il dito contro Meta per l'avanzata nei sondaggi dell'ex funzionario di Fidesz che ha lanciato la sua sfida ad Orban proprio con un post su Facebook due anni fa in cui accusava il partito appena abbandonato di corruzione e declino morale.
Facebook è il social più usato in Ungheria, con 4 milioni di visite nel febbraio scorso in un Paese di nove milioni di abitanti, ed è quindi una piattaforma politica importante per la politica ungherese e Magyar, pur avendo 'solo' 930mila follower, quasi la metà del 1,6 milioni di Orban, sta ricevendo molti più commenti e like, con oltre 14 milioni di interazioni a marzo per 287 post, quasi il doppio dei 7,8 milioni di interazioni per i 342 post di Orban. Secondo Kovacs, questo sarebbe colpa del fatto che "il primo ministro deve avere un profilo politico con ovvie limitazione mentre abbiamo il leader dell'opposizione con un profilo da figura pubblica che viene gestito da un diverso algoritmo".
Affermazioni smentite da Meta: "I nostri sistemi non trattano i profili professionali dalla pagine in modo diverso per quanto riguarda la distribuzione su Facebook, non ci sono restrizioni per gli account del primo ministro e nessun post è stato rimosso", ha dichiarato un portvoce del gigante tecnologico di Mark Zuckerberg.

(Adnkronos) - Una parte dello stabilimento Capanno Beach Club di Ostia è stato sequestrato dalla polizia di Roma Capitale e dalla Gdf. Sulla pagina Facebook dello stabilimento i gestori rassicurano i clienti spiegando che ''il provvedimento riguarda esclusivamente un’area circoscritta in fase di riqualificazione edilizia''.
''Siamo regolarmente aperti - si legge sul social - Vogliamo rassicurare tutti i nostri amici e clienti. Il Capanno continua la sua attività senza alcuna variazione. In merito agli accertamenti avvenuti nelle scorse ore, ci teniamo a fare chiarezza per evitare inutili allarmismi. Il servizio continua regolarmente. L’attività di somministrazione non ha subito interruzioni e vi aspettiamo come sempre con i nostri orari consueti. Il provvedimento riguarda esclusivamente un’area circoscritta in fase di riqualificazione edilizia. La presenza di materiali all’interno di quello spazio (vettovaglie e arredi già presenti) è stata erroneamente interpretata come attività in corso, laddove l’area era invece ferma proprio in attesa dei titoli definitivi. I nostri legali sono già al lavoro per chiarire l’equivoco e confermare che abbiamo agito nel pieno rispetto delle prescrizioni. Nulla cambia per voi: la cucina è operativa, lo staff è pronto e l’atmosfera è quella di sempre. Vi aspettiamo per goderci insieme questa stagione''.
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Sassari, Ruba Bici Elettrica per la Seconda Volta in una Settimana: GPS Lo Consegna alla
SINISCOLA – Una neonata di sei mesi è stata salvata dopo essere stata lasciata sola nell'auto dei genitori,
SELARGIUS – Una donna di 66 anni, di origine romena, è stata trovata senza vita nella notte scorsa nel piazzale
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Una bravata che poteva costare cara. Sei minorenni sono stati sorpresi in piena notte lungo la Statale 125, Orientale