
(Adnkronos) - Lite e coltellate: ferito un ragazzino di 14 anni a Napoli. Nella notte tra sabato e domenica, la Polizia è intervenuta presso l'ospedale CTO in seguito alla segnalazione di un minore, classe 2012, ferito con un'arma da taglio. Il 14enne è stato ricoverato in ospedale: non in pericolo di vita. La dinamica di quanto accaduto è in fase di ricostruzione.

(Adnkronos) - "Hanno distrutto la nostra partita". La Svizzera è furiosa per l'espulsione di Breel Embolo contro l'Argentina nei quarti di finale dei Mondiali 2026. La selezione elvetica è stata sconfitta per 3-1 dopo i tempi supplementari in un match giocato in inferiorità numerica dal 68' per il rosso rimediato dall'attaccante. Embolo è stato espulsio dall'arbitro João Pinheiro sulla base di una nuova regola, che prevede l'intervento del Var in caso di errore di identità: se un giocatore viene ammonito al posto di un altro calciatore, il Var richiama l'arbitro.
Dettaglio non trascurabile: la regola vale anche se i due calciatori coinvolti sono avversari. E questo è il caso che si è verificato a Kansas City. Pinheiro ha ammonito l'argentino Leandro Paredes per un presunto fallo su Embolo. Le immagini hanno evidenziato la chiara simulazione dell'attaccante svizzero. Il Var ha richiamato l'arbitro che ha ribaltato tutto: niente ammonizione per Paredes e giallo per simulazione a Embolo. Il numero 7 rossocrociato, già ammonito, è stato espulso.
"Siamo stati penalizzati da una regola totalmente incomprensibile", dice il ct della Svizzera, Murat Yakin. "Stavamo dominando, controllavamo la partita. La decisione ha distrutto la nostra partita, fa malissimo essere eliminati in questo modo: non lo meritavamo", aggiunge il ct. Se Paredes non fosse stato ammonito, il Var non avrebbe avuto la possibilità di intervenire.
"Non c'era nessun motivo per ammonire il giocatore dell'Argentina, l'arbitro avrebbe dovuto lasciar correre il gioco. Ha corretto il proprio errore e lo ha ribaltato contro di noi. E ci siamo ritrovati con un uomo in meno. Ha dato un'ammonizione per un intervento innocuo" di Paredes "dopo aver sorvolato su falli che avrebbero meritato l'ammonizione. Quella regola ha distrutto la nostra partita". Embolo diventa il quarto giocatore, negli ultimi 60 anni di Mondiali, a rimediare un secondo cartellino giallo e quindi un'espulsione per simulazione: era successo in passato al messicano Luis Perez nei Mondiali 2006 contro il Portogallo, al ghanese Asamoah Gyan nel 2006 contro il Brasile e all'azzurro Francesco Totti nei Mondiali 2002, nel celeberrimo match contro la Corea del Sud arbitrato in maniera oscena dall'ecuadoriano Byron Moreno.
I 'casi da moviola' e le polemiche in Argentina-Svizzera non si limitano all'episodio centrale che coinvolge Embolo. C'è veleno anche nella coda, dopo il gol del 3-1 segnato da Lautaro Martinez allo scadere del secondo tempo supplementare. L'attaccante dell'Inter, già ammonito, salta i cartelloni pubblicitari e va ad esultare 'in curva' con i tifosi dell'Albiceleste. Avrebbe meritato un secondo giallo? Sì, secondo molti tifosi dell'Inghilterra che stigmatizzano la 'non decisione' dell'arbitro nella circostanza. L'espulsione avrebbe provocato la squalifica di una gara e Lautaro avrebbe saltato quindi la semifinale. Contro l'Inghilterra. In realtà, gli arbitri hanno adottato una linea soft nella gestione delle esultanze dopo i gol. Nel match Argentina-Capo Vede dei 16esimi di finale, ad esempio, il capoverdiano Sidny Lopes Cabral è andato a festeggiare con la famiglia dopo il gol del provvisorio 2-2. L'arbitro ha atteso pazientemente la fine della reunion e non ha estratto cartellini.

(Adnkronos) - Il documentario sugli Oasis è in rotta verso la 83esima Mostra del cinema di Venezia. Secondo quanto apprende l’Adnkronos, la presenza di ‘Don’t Look Back In Anger’ è ormai data per molto probabile nel cartellone del Lido e il tappeto rosso sogna, a questo punto, la sfilata dei fratelli Gallagher. Sarebbe un grande colpo per la Mostra diretta da Alberto Barbera, proprio mentre i fan italiani attendono l’ufficializzazione di concerti italiani per il prossimo anno (si vocifera da tempo di due possibili date allo Stadio Olimpico di Roma per l'estate 2027).
Il doc - che arriverà nelle sale italiane e in alcune sale Imax nel mondo il 10 settembre, prima di approdare in streaming in esclusiva su Disney+ a livello internazionale entro la fine dell’anno - segue l’inaspettato ritorno di Liam e Noel Gallagher dal vivo dopo 16 anni, con il trionfale tour di reunion Oasis Live '25, uno degli eventi rock più clamorosi e attesi del 2025.
Il film racconta dall’interno quello che viene definito il più grande evento musicale dell’anno, restituendo l’energia della band e l’emozione dei fan in tutto il mondo. La prospettiva è privilegiata: accesso alle prove, al backstage, al palco e alle prime interviste congiunte dei due fratelli dopo oltre vent’anni. Accanto al tour mondiale sold out, il documentario esplora anche il peso emotivo e culturale di questo momento, e ciò che la musica degli Oasis continua a rappresentare per il pubblico di diverse generazioni. 'Don’t Look Back In Anger' - ideato da Steven Knight e diretto da Dylan Southern e Will Lovelace - è prodotto da Magna Studios e Sony Music Vision.
Il cartellone del Lido verrà svelato dal direttore della Mostra, Alberto Barbera, e dal presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, il prossimo 23 luglio, nella tradizionale conferenza stampa a poco più di un mese dall'inizio della kermesse che si svolgerà dal 2 al 12 settembre. Ma quel che è certo è che la presenza del doc sugli Oasis aprirebbe alla speranza di poter vedere i fratelli Gallagher al Lido: una gemma glamour non da poco per la mostra.

(Adnkronos) - "L’incendio di ieri (sabato 11 luglio, ndr) è rientrato dopo circa quattro ore". Francesca Fadda, sindaca di Maracalagonis, comune in provincia di Cagliari in Sardegna, fa il punto sul rogo scoppiato. "A nome dell’Amministrazione Comunale desidero rivolgere un sentito ringraziamento ai Vigili del Fuoco, ai Barracelli e a tutti coloro che hanno operato con professionalità, coraggio e spirito di servizio - si legge ancora nel post pubblicato su Facebook - Un grazie anche ai cittadini che hanno collaborato con senso di responsabilità, seguendo le indicazioni delle autorità. È questo lo spirito che ci permette di superare anche i momenti più difficili".
In un post di qualche ora prima Fadda aveva scritto: " Cari concittadini Il nostro paese sta vivendo ore di grande preoccupazione tra la via San Basilio e la via Fratelli Cervi. Sono stata informata da cittadini di via San Basilio e recata sul posto ho constatato la disperazione. Le fiamme stanno mettendo a dura prova il nostro territorio".
"Rivolgo un appello a tutta la cittadinanza: seguite esclusivamente le indicazioni delle autorità, evitate di raggiungere le aree interessate dall’incendio e lasciate libere le strade per consentire i soccorsi. Ogni comportamento responsabile può fare la differenza", aveva aggiunto concludendo: "Forza Maracalagonis. Insieme supereremo anche questa prova".

(Adnkronos) - Non sono bastate le polemiche a fermare Marilyn Manson. D’altra parte, divieti e controversie lo hanno sempre accompagnato in tutta la sua carriera. Così, mentre fuori dal palco si discute di conventi, ricorsi al Tar e “ordini dall’alto”, l’attenzione torna dove il ‘Reverendo’, come lo chiamano affettuosamente i suoi fan, ha sempre saputo imporsi: la musica. E quella di Ferrara arriva nel momento più significativo della sua seconda vita artistica. Il concerto del Ferrara Summer Festival, il primo di tre estivi che includono Bari il 13 luglio e Roma (sold out) il 14, rappresenta la prima occasione italiana per ascoltare dal vivo ‘Exit Wound’, il nuovo singolo pubblicato qualche settimana fa e primo estratto da ‘One Assassination Under God – Chapter 2’, in uscita il 14 agosto per Nuclear Blast Records. Un disco che raccoglie l’eredità del primo capitolo pubblicato nel 2024 e conferma la ritrovata sintonia creativa tra Manson e il produttore Tyler Bates, tra gli artefici della sua rinascita artistica.
Ad aprire la serata sono gli australiani The Vowws, con un set dalle atmosfere darkwave che prepara il terreno al protagonista della serata. Come pochi artisti della sua generazione, Marilyn Manson è riuscito a ricomporre i pezzi della propria vita, trasformando le macerie in verve creativa. Il nuovo album, così come lo spettacolo portato in tour, sembrano nascere proprio da questa consapevolezza: Brian Warner, 57 anni, appare finalmente disposto a lasciare intravedere l’uomo dietro l’artista, senza più affidarsi alla maschera che per oltre trent’anni ne ha alimentato il personaggio. Sul palco questa trasformazione è evidente. Prima del suo ingresso, sulle note di Bela Lugosi’s Dead dei Bauhaus, l’atmosfera è già elettrica. Nonostante una giornata di caldo tropicale e l’allerta meteo, i fan non si lasciano scoraggiare e arrivano preparati, impermeabile nello zainetto. Un’attesa che sembra trovare conferma pochi minuti dopo la fine del concerto, quando su Ferrara si abbatte un violento temporale estivo.
Un look total black e pochissimi elementi scenici fanno da cornice al ritorno del Reverendo. Sono lontani i tempi delle Bibbie strappate, delle croci rovesciate e delle provocazioni costruite per scioccare. La scaletta guarda quasi esclusivamente all’età dell’oro della sua carriera, da 'Antichrist Superstar' (1996) a 'The Golden Age of Grotesque' (2003), passando per 'Holy Wood' (2000) e 'Mechanical Animals' (1998), affiancando ai grandi classici i nuovi brani di 'One Assassination Under God'. Oggi è talmente presente dal punto di vista fisico e interpretativo da non avere più bisogno di rifugiarsi dietro effetti shock, costumi o provocazioni. A colpire è anche un aspetto meno consueto: durante tutto il concerto interagisce con il pubblico molto più del solito, rivolgendosi più volte ai fan tra un brano e l’altro. Il cambiamento è evidente. Chi ha assistito ai concerti del 2025 a Milano e Bergamo ha ritrovato un Marilyn Manson diverso da quello degli anni più turbolenti. Cinque anni di sobrietà rivendicati pubblicamente, una forma fisica ritrovata, una voce sorprendentemente vicina ai fasti di Holy Wood e una scelta estetica quasi minimale. Oggi l’impressione è che il centro dello spettacolo sia tornata a essere la musica.
Il tour estivo che approda in Italia segna anche l’inizio di una nuova fase della formazione che accompagna la rockstar dal vivo, con una line-up in parte rinnovata. L’uscita di scena del chitarrista e produttore Tyler Bates, impegnato in altri progetti ma ancora coinvolto nella realizzazione del prossimo album, ha portato al ritorno di un volto storico come Tim Skold. L’ex Kmfdm è rientrato nella band occupandosi del basso, mentre Piggy D è passato alla chitarra. Confermato dietro la batteria Gil Sharone, mentre l’assenza di Reba Meyers (Code Orange), impegnata con altri tour, è stata colmata dall’ingresso del chitarrista Nick Annis. Le novità non riguardano soltanto la formazione. La data di Ferrara riserva alcune sorprese anche nella scaletta.
Oltre al debutto di 'Exit Wound', Manson riporta dal vivo 'Dried Up, Tied and Dead to the World', eseguita per la prima volta dal 2018, oltre alle chicche 'The Nobodies', la cover di 'Personal Jesus' dei Depeche Mode e 'If I Was Your Vampire', tra i pezzi meno eseguiti dal vivo, che chiude il set. Introducendo ‘The Nobodies’, nata dopo il massacro della Columbine High School, Manson ricorda le polemiche che lo coinvolsero: "L’ho scritta la prima volta che hanno provato a distruggermi". A distanza di quasi 30 anni, il suo nome continua a provocare reazioni contrastanti. A Ferrara, quella che sembrava una semplice soluzione logistica si è trasformata in un caso nazionale. Il backstage del Ferrara Summer Festival avrebbe dovuto trovare spazio, come già accaduto in passato, nel convento delle suore di San Vincenzo. Dopo giorni di polemiche, però, il sindaco Alan Fabbri ha annunciato il dietrofront: le religiose non avrebbero più accolto Marilyn Manson. "Purtroppo, le suore hanno comunicato di aver ricevuto ordini dall’alto", ha spiegato il primo cittadino, lasciando intendere una decisione maturata in ambito ecclesiastico e destinata, a suo dire, a riguardare non soltanto il concerto del rocker americano ma l’intero festival.
Come se non bastasse, a due giorni dallo show è arrivata anche la decisione del Tar dell’Emilia-Romagna sul Ferrara Summer Festival. Accogliendo in sede cautelare il ricorso presentato da alcuni residenti di piazza Ariostea, il tribunale amministrativo ha imposto la rimodulazione degli orari degli spettacoli e nuove limitazioni acustiche. Una decisione che ha riacceso le polemiche attorno al festival, senza però mettere in discussione lo svolgimento del concerto: l’ipotesi di un rinvio è rimasta soltanto sullo sfondo, con buona pace di chi sperava in uno stop dell’evento. D'altronde, la rockstar ha costruito la propria carriera smontando simboli, linguaggi e rituali della cultura americana e cristiana. L’immagine di 'Antichrist Superstar', l’album che nel 1996 lo consacrò come una delle figure più divisive della musica contemporanea, ha finito per identificare una stagione intera della sua carriera.
Eppure quel Marilyn Manson sembra appartenere a un’altra epoca. Oggi l’artista appare molto più concentrato sul proprio repertorio che sulla provocazione fine a sé stessa. Lo dimostrano i concerti degli ultimi anni, la ritrovata forma fisica e una presenza scenica lontana dagli eccessi degli anni Novanta e Duemila. Anche fuori dai riflettori, l’immagine è cambiata: accanto a lui c’è stabilmente la moglie Lindsay Elizabeth Warner, figura che lo accompagna ormai da anni in questa fase di rinascita, mentre negli ultimi mesi è tornato a frequentare anche il mondo della moda, sfilando a Parigi per Enfants Riches Déprimés.
È difficile sostenere che Marilyn Manson faccia ancora paura come un tempo. Tra il 2000 e il 2012 ogni suo passaggio in Italia diventava un caso politico, accompagnato da proteste, prese di posizione e tentativi di fermare gli spettacoli. Adesso il clima è ben diverso. I sold out italiani, compresa la data di Roma di martedì prossimo, sono la conferma che il pubblico non ha smesso di seguirlo e che l’interesse si è progressivamente spostato dalla provocazione alla musica. Vent’anni fa celebrava la sua 'Golden Age of Grotesque'. Oggi, senza bisogno di scioccare nessuno, Marilyn Manson sembra aver trovato qualcosa di ancora più difficile: una nuova età dell’oro fondata sulla credibilità ritrovata e sulla potenza delle proprie canzoni. (di Federica Mochi)

(Adnkronos) - "C’è una serie televisiva che in questi giorni va per la maggiore. Si intitola 'The american experiment' e racconta a un dipresso la nascita degli Stati Uniti e il percorso che li condusse, un passo dopo l’altro, alla redazione della loro Costituzione e dei relativi emendamenti successivi. E’ una storia avvincente per chi ama la politica. Ma anche una storia istruttiva. Dà il senso di un percorso tutt’altro che lineare, attraversato da molti conflitti, eppure giunto infine a un esito che pare avere in sé un suo senso compiuto. E’ la descrizione di un sistema politico 'inventato' che di lì in poi sarebbe andato incontro a vicissitudini drammatiche ma che non avrebbe mai archiviato il valore di quella fatica iniziale e anche di quelle dispute.
La serie americana dovrebbe forse aiutarci a trovare una chiave migliore per raccontare la storia politica italiana. Rendendola per quanto possibile meno divisiva e forse anche meno celebrativa. Ma cercando di dare il maggior risalto al significato della fatica istituzionale che abbiamo alle spalle. Se ripercorriamo il tracciato della nostra assemblea costituente ci imbattiamo in alcuni passaggi cruciali che sarebbero degni della nostra migliore sceneggiatura. Quando, ad esempio, Togliatti rovesciò la posizione del partito comunista e a sorpresa decise di votare a favore dell’articolo 7, riconoscendo così i patti del Laterano. O quando i democristiani convinsero il loro collega La Pira a ritirare la sua proposta secondo cui la Costituzione veniva promulgata “in nome di Dio”. Narrazioni che potrebbero essere di alto impatto emotivo e mediatico e che invece per una sorta di pigrizia collettiva vengono lasciate incustodite nel recinto di pochi specialisti della materia.
Insomma, è quasi sempre la ritualità che prevale sulla fantasia narrativa. Come se noi riuscissimo a parlare di questi temi solo nelle due opposte chiavi della celebrazione ovvero della polemica. Quando invece dovrebbe essere proprio il loro tratto avventuroso, quasi nascosto nelle pieghe, la chiave migliore per cercare di rendere l’argomento più appassionante (e magari anche più significativo per le nuove generazioni).
Il fatto è che i nostri media, da tempo immemorabile fanno del loro meglio per girare alla larga da tutto quello che potrebbe rendere più avvincente il racconto della politica. I media del presente, ovviamente. Ma anche quelli del passato. Non c’è quasi mai un documentario, una fiction che raccontino e indaghino i nostri retroscena più profondi. E non c’è quasi mai una rievocazione che sappia mescolare con un briciolo di sapienza narrativa le luci e le ombre delle grandi figure e delle grandi controversie che militano alle nostre spalle.
Gli americani hanno prodotto House of Cards, ad esempio. I danesi hanno prodotto Borgen. Noi, niente di tutto questo. In compenso produciamo ogni sera al telegiornale o nei talk show una sfilza di dichiarazioni che sembrano fatte con lo stampino, tanto si assomigliano a quelle della sera prima e a quelle, immancabili, del giorno dopo. Questa disparità colpisce soprattutto per il fatto che noi in realtà siamo un paese iperpoliticizzato. Cosa della quale ci lamentiamo come è d’obbligo. Senza capire che questo eccesso di produzione di fatica politica -produzione di addetti ai lavori, di saggi anche ben scritti, di umori popolari diffusi, di piazze affollate, di sentimenti importanti- evapora quando poi si accende la televisione.
Ora, i nuovi media potrebbero rendere a questo punto meno improba la fatica di scavare nella profondità del nostro racconto pubblico. E può darsi che queste novità tecnologiche prima o poi ci avvicineranno a risultati meno deludenti di quelli raccolti fin qui. Resta il fatto che noi, il paese che siamo, abbiamo un gran bisogno di fare pace con la politica. Sfrondandola da certe sue quotidianità. E cercando piuttosto di mettere meglio a fuoco il senso di quello che ci è capitato. Impresa che richiederebbe acume, ironia, fantasia, profondità. Tutte doti che non sarebbero poi troppo al di là della portata di tutti noi". (di Marco Follini)

(Adnkronos) - “Io continuo a sperare per l’amico Mario Adinolfi che dica la verità”. Parola di Cristina Zaccanti, ex insegnante e dirigente del ‘Popolo della Famiglia’ in cui ha iniziato a militare dal 2016 per poi diventare coordinatrice regionale in Piemonte e membro del consiglio nazionale. Lei stessa ha denunciato Adinolfi, assistita dall'avvocato Giorgio Dipietromaria. “Sono in pensione, molto sensibile in particolare al tema del gender e alla sua diffusione nella scuola e mi sono trovata ad accogliere questo impegno come una missione. Mi andava molto bene investire il mio tempo e quello della mia famiglia – che mi hanno visto sempre più impegnata - per una giusta causa e ritenevo talmente degno di fiducia il nostro presidente Mario Adinolfi che lo facevo con dedizione, gioia e convinzione. Poi certi nodi hanno cominciato ad arrivare al pettine”, racconta all’Adnkronos dopo la notizia dell’indagine della Guardia di Finanza su un presunto sistema di gruppi di scommessa che ha portato all’ordinanza con la quale il gip ha disposto per il giornalista e leader del Popolo della Famiglia gli arresti domiciliari. “Una vicenda surreale”, si è difeso Adinolfi che si è dichiarato “totalmente innocente" sostenendo: "Sì, gioco da decenni e come tutti i giocatori lo faccio spesso collettivamente ma senza sollecitare mai nessuno, in molti con me giocando hanno guadagnato e sì c’è qualcuno che ha perso: sono scommesse e il codice le definisce ‘obbligazioni naturali non ripetibili’, il gioco funziona così. Di certo non mi sono mai arricchito sulla pelle degli altri”.
Zaccanti che effetto le ha fatto la notizia degli arresti domiciliari?
"Da un lato la mia reazione è stata, se vogliamo, di preoccupazione materna. Dall'altro mi sono sentita sollevata perché, parafrasando Manzoni, potrei dire 'La c'è la giustizia'. Non m'aspettavo che la giustizia italiana effettivamente si muovesse con tanta tempestività. Ne approfitto, anzi, per ringraziare il pubblico ministero di Roma, Arcuri, che ha così bene inquadrato il personaggio e la situazione. So peraltro che la nostra denuncia inoltrata dal gruppo di pidieffini piemontesi, predisposta dall'avvocato Giorgio Dipietromaria, è stata affidata al procuratore Pollidori. Siamo certi che anche questo magistrato gestirà al più presto e con altrettanta competenza la nostra situazione che corrobora i capi d'accusa già enunciati”.
Lei conosceva questo presunto sistema della scommessa collettiva?
"Io ho saputo come tutti gli altri via Facebook e poi con il passaparola che c'era questa opportunità. Un investimento presentato come assolutamente legale, con le tasse pagate all'origine, un sistema sicuro, trasparente e a capitale garantito".
Perché ha iniziato ad avere perplessità?
"Nel mio ruolo di coordinatore, ho iniziato ad essere contattata da persone che mi dicevano che avevano aderito alla scommessa, ma Adinolfi non stava restituendo la somma. Io stessa gli avevo affidato meno di 10mila euro, e a onor del vero Adinolfi me l'ha anche restituita, non tutta ma parzialmente, quindi avevo motivo di incoraggiare gli altri ad avere fiducia".
E alle critiche di ingenuità che alcuni muovono come risponde?
“Alle persone che adesso dicono che siamo dei cretini perché ci siamo fidati e le scommesse si perdono, rispondo che non puntavamo alla scommessa tanto più che Adinolfi garantiva che in caso di perdita, il rischio se lo sarebbe assunta totalmente lui. Se, comunque, Adinolfi ci avesse detto che aveva perso i soldi e di dargli tempo, noi avremmo capito. Credevamo che meritasse la nostra fiducia e quindi anche il nostro aiuto proprio come si fa in famiglia".
Poi cosa è successo?
"Altri mi mettevano i dubbi, mi dicevano 'ma è possibile che Mario non restituisca?’. E io, siccome la scommessa collettiva si concludeva a dicembre del 2025, pensavo che non fosse facile per lui poter disinvestire fino a quella data".
Quindi?
"Abbiamo provato come consiglio nazionale ad avere un confronto personale per sapere cosa dovevamo rispondere alle persone che ci chiedevano cosa ci fosse di vero su questa situazione. E lui, anziché accettare questo confronto, ci ha attaccato dicendo che volevamo sottrargli il controllo del Popolo della Famiglia e metterlo in cattiva luce creando delle spaccature. Scoppiata la vicenda a ‘Le Iene’, ancora di più la sua reazione è stata purtroppo di chiusura".
Lei come ha reagito?
"A gennaio ci sarebbero state le prime scadenze (del sistema di scommessa ndr) ma Adinolfi ha iniziato a tergiversare".
Poi?
"A febbraio ho deciso di prendere le distanze. Ad aprile con il responsabile di Torino abbiamo scritto un comunicato-appello in cui non assumevamo sicuramente il tono di chi lo accusava, ma gli chiedevamo come pensava di mantenere le promesse. La sua reazione è stata espellermi dalla chat nazionale, ma non dai miei ruoli. Successivamente ho capito che, a quel punto, bisognava denunciare e ho saputo che già altri si erano mossi a Roma".
Il caso fu sollevato dalla trasmissione ‘Le Iene’, a una delle puntate del programma lei stessa partecipò. Ad aprile scorso lo stesso Adinolfi annunciò di aver querelato alcune persone, tra le quali lei, oltre alla trasmissione televisiva per i loro servizi puntando il dito contro la “serialità delle diffamazioni attuate sistematicamente dal 2016”.
"Ha detto di averlo fatto. Io non ho nulla di cui temere".
Dopo la notizia dell’inchiesta della procura di Roma, cosa si augura?
"Io continuo a sperare per l’amico Mario Adinolfi che dica la verità. Confido che restituisca, se non gli interessi, almeno il capitale perché lo aveva garantito". (di Sara Di Sciullo)

(Adnkronos) - Un uomo di 28 anni, cittadino britannico, è stato fermato in relazione alla morte di Ann Widdecombe, ex deputata dei Tories, poi passata a Reform Uk. E' stato arrestato nel South Yorkshire, ha reso noto la Polizia, come riporta la Bbc.
Widdecombe, 78 anni, è stata trovata morta giovedì nella sua abitazione, con il corpo martoriato di ferite. L'uomo fermato è stato arrestato a circa 430 chilometri dalla proprietà di Widdecombe.
Eletta ai Comuni la prima volta nel 1987, in piena era Thatcher, Widdecombe è rimasta una deputata Tories, orientata a un programma ultra conservatore, soprattutto, sui temi sociali, fino al 2010, avendo anche incarichi come sottosegretaria. Dopo aver lasciato il Parlamento, ha anche avuto delle esperienze televisive, con la partecipazione a reality show, ma con il referendum per la Brexit è tornata in prima linea come una delle voci più prominenti per il Leave. Tra il 2019 e il 2020 è stata europarlamentare per il Brexit Party di Farage, e ora era membro di Reform Uk, di cui era portavoce per l'immigrazione e la giustizia.

(Adnkronos) - Jannik Sinner ha raggiunto la finale di Wimbledon 2026, dove oggi, domenica 12 luglio, sfiderà Alexander Zverev per il secondo titolo consecutivo sull'erba di Londra, dopo quello vinto lo scorso anno battendo Carlos Alcaraz, assente per infortunio. Una partita importante non solo perché potrebbe valere il primo titolo Slam della stagione per l'azzurro, ma anche per allungare al primo posto del ranking Atp proprio sul tedesco, che ha superato Alcaraz al secondo posto della classifica generale.
Sinner inoltre, in caso di vittoria, intascherebbe la fetta maggiore del ricco montepremi messo in palio a Londra. Ma come cambia il ranking e quanto potrebbe guadagnare Sinner in caso di vittoria?
Sinner è certo di conservare la vetta del ranking Atp anche in caso di sconfitta in finale, visto che ciò che può cambiare è solo il margine sul secondo. Al momento, l'azzurro è a 12.750 punti e vincendo il titolo potrebbe salire a quota 13.450. Dopo il successo in semifinale contro Fery, Zverev, come detto, ha superato Alcaraz (fermo per un problema al polso) portandosi a 8.480 punti. E con un successo domenica potrebbe arrivare a 9.180 punti: il possibile nuovo distacco di Sinner sul secondo oscilla quindi tra 3.070 e 4.970 punti.
Fin qui, Sinner ha già guadagnato 3,4 milioni di euro a Wimbledon. In caso di successo in finale, l'azzurro arriverà a toccare i 4,8 milioni. Nella stagione in corso, Sinner ha incassato 6,8 milioni di dollari in premi. In carriera, il 'bottino' complessivo ammonta a 64,8 milioni.

(Adnkronos) - La MotoGp torna in pista al Sachsenring. Oggi, domenica 12 luglio, il Mondiale riparte con il Gran Premio di Germania - in diretta tv e streaming - dopo la gara Sprint di ieri dominata da Marc Marquez, che partirà dalla pole position anche nella gara lunga odierna. Dietro di lui Alex Marquez, secondo, e Fabio Di Giannantonio, terzo. Non ci sarà Marco Bezzecchi, caduto durante le qualifiche e costretto a dare forfait per infortunio. Una ghiotta occasione per Jorge Martin, che dopo il deludente sesto posto nella Sprint proverà ad allungare in testa alla classifica del Mondiale Piloti.
La griglia di partenza del Gp di Germania:
1 Marc Marquez (Ducati) 1'19"041
2 Alex Marquez (Ducati Gresini) 1'19"102 +0.061
3 Fabio Di Giannantonio (VR46) 1'19"188 +0.147
4 Raul Fernandez (KTM Tech 3) 1'19"192 +0.151
5 Ai Ogura (Aprilia Trackhouse) 1'19"348 +0.307
6 Fabio Quartararo (Yamaha) 1'19"383 +0.342
7 Franco Morbidelli (VR46) 1'19"532 +0.491
8 Marco Bezzecchi (Aprilia) 1'19"613 +0.572
9 Jorge Martin (Aprilia) 1'19"728 +0.687
10 Pedro Acosta (KTM) 1'19"740 +0.699
11 Francesco Bagnaia (Ducati) 1'19"753 +0.712
12 Jack Miller (Yamaha Pramac) 1'19"781 +0.740
Il Gran Premio di Germania di MotoGp sarà visibile in diretta televisiva e in esclusiva sui canali SkySport. La gara si potrà seguire inoltre in streaming sull'app SkyGo e su NOW.

(Adnkronos) - Lionel Messi litiga con l'arbitro durante Argentina-Svizzera. Oggi, domenica 12 luglio, l'Albiceleste ha sfidato la Nazionale elvetica nei quarti di finale dei Mondiali 2026, in una partita estremamente fisica e nervosa, piena di episodi arbitrali. Durante il corso del primo tempo il capitano dell'Argentina ha avuto un'accesa discussione con il direttore di gara, il portoghese Pinheiro.
Intorno alla metà del primo tempo, all'ennesima entrata dura ai suoi danni dei calciatori svizzeri, Messi si alza e va a colloquio con l'arbitro, che però non usa un tono che piace al fuoriclasse dell'Inter Miami. "Parlami correttamente, non mancarmi di rispetto", ha detto Messi al direttore di gara, secondo quanto ricostruito da Espn, "io ti sto parlando con rispetto".

(Adnkronos) - Proteste in Argentina-Svizzera. Oggi, domenica 12 luglio, l'Albiceleste ha sfidato la Nazionale elvetica nei quarti di finale dei Mondiali 2026, in una partita condizionata anche da alcuni episodi arbitrali. Nel corso del primo tempo infatti la squadra di Yakin ha chiesto un calcio di rigore per un contatto tra il Dibu Martinez ed Embolo, che ha rimediato un cartellino rosso per doppia ammonizione nella ripresa.
Il primo episodio arriva al 32'. Un disastro difensivo dell'Argentina permette a un giocatore della Svizzera di servire un assist perfetto per lo scatto di Embolo in area, che prende posizione sfruttando l'errore di Lisandro Martinez nella lettura e si ritrova solo davanti al Dibu Martinez. Il portiere argentino esce a valanga e respinge il pallone, travolgendo però l'avversario in uscita. La panchina di Yakin chiede il calcio di rigore, l'arbitro fa segno di proseguire e il Var tace.
Un episodio decisivo arriva nella ripresa, quando Embolo viene espulso per somma di ammonizioni. L'attaccante della Svizzera ha rimediato un cartellino giallo nel corso del primo tempo per un entrata dura su Paredes. Il mediano argentino controlla il pallone a centrocampo e lo passa a un compagno, venendo travolto dall'entrata in ritardo dell'attaccante svizzero. Embolo lo colpisce all'altezza del ginocchio e l'arbitro lo ammonisce.
La 'frittata' però Embolo la combina nella ripresa, quando si tuffa per far ammonire proprio Paredes, ingannando inzialmente il direttore di gara, e provocando le furiose proteste dell'Argentina, con Messi in testa. La decisione viene poi ribaltata dal Var, che interviene per punire la simulazione, chiaramente mostrata dalle immagini, consegnando a Embolo il secondo giallo e il conseguente cartellino rosso.

(Adnkronos) - Thomas Tuchel si infuria dopo la vittoria contro la Norvegia. L'Inghilterra ha battuto la Nazionale scandinava nei quarti di finale dei Mondiali 2026, raggiungendo così la semifinale del torneo, ma nonostante il successo il ct tedesco non è soddisfatto della prestazione della sua squadra.
Durante un'intervista post partita, Tuchel si è infuriato con un giornalista: "Come puoi chiedere della mentalità? Non si tratta di mentalità, si tratta della qualità del nostro gioco", ha detto l'ex tecnico del Chelsea, "ci siamo complicati la vita da soli".
"Il risultato è fantastico e l'ultimo gol è stato incredibile ma non sono contento della prestazione. Abbiamo giocato in modo sciatto, abbiamo fatto molti errori, oggi eravamo lenti", ha spiegato Tuchel, "siamo stati fortunati. Dobbiamo giocare meglio".

(Adnkronos) - Thomas Tuchel si infuria dopo la vittoria contro la Norvegia. L'Inghilterra ha battuto la Nazionale scandinava nei quarti di finale dei Mondiali 2026, raggiungendo così la semifinale del torneo, ma nonostante il successo il ct tedesco non è soddisfatto della prestazione della sua squadra.
Durante un'intervista post partita, Tuchel si è infuriato con un giornalista: "Come puoi chiedere della mentalità? Non si tratta di mentalità, si tratta della qualità del nostro gioco", ha detto l'ex tecnico del Chelsea, "ci siamo complicati la vita da soli".
"Il risultato è fantastico e l'ultimo gol è stato incredibile ma non sono contento della prestazione. Abbiamo giocato in modo sciatto, abbiamo fatto molti errori, oggi eravamo lenti", ha spiegato Tuchel, "siamo stati fortunati. Dobbiamo giocare meglio".
Le parole di Tuchel non sono piaciute a Bellingham, che ha mostrato il suo dispiacere nelle interviste post partite: "Sì, ok...", ha detto il centrocampista del Real Madrid, palesemente stizzito, "queste sono tutte partite toste, ringrazio e apprezzo il lavoro di tutti i giocatori in campo, che stanno mettendo grandi sforzi qui fuori".

(Adnkronos) - I campioni del mondo in carica dell'Argentina tornano in campo per l'ultimo quarto di finale del mondiale 2026. Nella notte tra oggi, sabato 11 luglio, e domenica 12 luglio, la nazionale albiceleste guidata in panchina del ct Lionel Scaloni, affronta la Svizzera, in diretta tv e streaming. In palio un posto in semifinale nella rassegna iridata di scena tra Stati Uniti, Messico e Canada. II match si disputerà a Kansan City. Nel loro match degli ottavi di finale gli argentini hanno superato per 3-2 l'Egitto grazie ai gol di Romero, Messi e Fernandez, mentre gli elvetici hanno sconfitto ai rigori la Colombia.
La vincente della sfida troverà l'Inghilterra, che ha battuto 2-1 la Norvegia.

(Adnkronos) - I campioni del mondo in carica dell'Argentina tornano in campo per l'ultimo quarto di finale del mondiale 2026. Nella notte tra oggi, sabato 11 luglio, e domenica 12 luglio, la nazionale albiceleste guidata in panchina del ct Lionel Scaloni, affronta la Svizzera, in diretta tv e streaming. In palio un posto in semifinale nella rassegna iridata di scena tra Stati Uniti, Messico e Canada. II match si disputerà a Kansan City. Nel loro match degli ottavi di finale gli argentini hanno superato per 3-2 l'Egitto grazie ai gol di Romero, Messi e Fernandez, mentre gli elvetici hanno sconfitto ai rigori la Colombia.
La vincente della sfida troverà l'Inghilterra, che ha battuto 2-1 la Norvegia.

(Adnkronos) - I campioni del mondo in carica dell'Argentina tornano in campo per l'ultimo quarto di finale del mondiale 2026. Nella notte tra oggi, sabato 11 luglio, e domenica 12 luglio, la nazionale albiceleste guidata in panchina del ct Lionel Scaloni, affronta la Svizzera, in diretta tv e streaming. In palio un posto in semifinale nella rassegna iridata di scena tra Stati Uniti, Messico e Canada. II match si disputerà a Kansan City. Nel loro match degli ottavi di finale gli argentini hanno superato per 3-2 l'Egitto grazie ai gol di Romero, Messi e Fernandez, mentre gli elvetici hanno sconfitto ai rigori la Colombia.
La vincente della sfida troverà l'Inghilterra, che ha battuto 2-1 la Norvegia.

(Adnkronos) - I campioni del mondo in carica dell'Argentina tornano in campo per l'ultimo quarto di finale del mondiale 2026. Nella notte tra oggi, sabato 11 luglio, e domenica 12 luglio, la nazionale albiceleste guidata in panchina del ct Lionel Scaloni, affronta la Svizzera, in diretta tv e streaming. In palio un posto in semifinale nella rassegna iridata di scena tra Stati Uniti, Messico e Canada. II match si disputerà a Kansan City. Nel loro match degli ottavi di finale gli argentini hanno superato per 3-2 l'Egitto grazie ai gol di Romero, Messi e Fernandez, mentre gli elvetici hanno sconfitto ai rigori la Colombia.
La vincente della sfida troverà l'Inghilterra, che ha battuto 2-1 la Norvegia.

(Adnkronos) - L'Argentina vola in semifinale ai Mondiali 2026. Oggi, domenica 12 luglio, l'Albiceleste ha battuto, a fatica, la Svizzera per 3-1 ai tempi supplementari, dopo l'1-1 con cui si erano chiusi quelli regolamentari, nei quarti di finale della rassegna iridata di scena in Stati Uniti, Messico e Canada. A decidere la partita i gol di MacAllister al 10', di Ndoye al 67', di Alvarez al 112' e di Lautaro Martinez al 120'+2. Decisiva anche l'espulsione per doppia ammonizione di Embolo al 72'. In semifinale l'Argentina sfiderà l'Inghilterra, che ha battuto la Norvegia.
L'Argentina troverà in semifinale l'Inghilterra, che ha battuto 2-1 la Norvegia.

(Adnkronos) - Proteste sul pareggio dell'Inghilterra durante il quarto di finale contro la Norvegia vinto 2-1 ai supplementari con la doppietta di Bellingham. Oggi la Nazionale dei Tre Leoni ha sfidato quella scandinava ai Mondiali 2026 per un posto in semifinale, in una partita che però sarebbe stata viziata da una clamorosa svista arbitrale. Sul rinvio del portiere norvegese Nyland infatti il pallone colpisce un cavo aereo di una telecamera e poi cade 'a piombo' sui piedi di un giocatore dell'Inghilterra: parte così l'azione che innesca Gordon e che si chiude con il primo gol di Bellingham per il provvisorio 1-1.
Succede tutto al secondo minuto di recupero del primo tempo. Il portiere della Norvegia rinvia altissimo, il pallone vola in aria e colpisce un cavo di una telecamera, cadendo sulla linea del centrocampo tra i piedi di un giocatore dell'Inghilterra. I bianchi ripartono, il pallone arriva a Bellingham che incrocia il sinistro e buca Nyland sul secondo palo.
La deviazione però non viene ravvisata né dall'arbitro né dal Var, mentre il portiere norvegese corre a lamentarsi indicando, come mostrato da immagini diventate rapidamente virali, proprio il cavo sospeso. Su X monta la protesta non solo dei tifosi scandinavi: "Il gol dell'Inghilterra è il risultato della palla che ha colpito il cavo della telecamera", scrive un utente, "il che è pazzesco perché i norvegesi lo stavano chiaramente indicando". "Nessun fischio, non è rivedibile?! Eppure come sappiamo, a volte le cose possono improvvisamente diventare rivedibili e reversibili...", ha scritto un altro, alludendo probabilmente al cartellino rosso sospeso a Folarin Balogun.
Il regolamento prevede che in caso di interferenza il gioco venga interrotto e riprenda con la palla scodellata dall'arbitro. La situazione specifica, però, è un unicum. L'arbitro Turpin evidentemente non ha notato nulla di anomalo e il Var apparentemente non è stato coinvolto. Una prima spiegazione dell'episodio arriva dalla Fifa. Come riportato dal Times, il massimo organo di governo del calcio mondiale avrebbe comunicato che il sensore presente sul pallone non avrebbe rilevato alcun contatto: "Hanno controllato i dati e non c'è alcun picco nel grafico dal sensore heartbeat della palla collegata". Se la deviazione c'è stata, in sostanza, per la Fifa è impercettibile e non confermata dalla tecnologia.

(Adnkronos) - L'Iran chiude lo Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti lanciano nuovi attacchi su ordine di Donald Trump. Tensione altissima nelle prime ore di domenica 12 luglio: gli Usa accusano Teheran di aver colpito una nave cipriota.
Le Guardie rivoluzionarie, dopo "un colpo d'avvertimento" verso una nave che stava seguendo una rotta non autorizzata, annunciano la chiusura dello Stretto di Hormuz. Nel comunicato diffuso attraverso l'agenzia Tasnim, la marina dei pasdaran ha puntato il dito contro "l'interferenza esterna di potenze straniere" che si sarebbe manifestata attraverso i tentativi, compiuti da diverse navi, di attraversare lo Stretto secondo "rotte non autorizzate". "Data la precarietà causata da questa illegittima interferenza da parte di terzi, lo Stretto di Hormuz sarà chiuso fino a nuovo avviso e fino a quando non cesseranno le interferenze regionali da parte degli Stati Uniti", si legge nel comunicato. "Nessuna nave o imbarcazione militare sarà autorizzata a passare".
Nelle stesse ore, il Comando centrale degli Stati Uniti comunicano l'inizio del "terzo ciclo di attacchi di questa settimana contro l'Iran". Per Washington, i Pasdaran non si sono limitati ad un colpo di avvertimento: "Le Guardie della Rivoluzione Islamica hanno attaccato la M/V GFS Galaxy, una nave portacontainer battente bandiera cipriota che transitava nello Stretto di Hormuz. Un membro dell'equipaggio civile è disperso e la nave non è in grado di proseguire il viaggio a causa di un incendio a bordo e danni significativi alla sala macchine". "All'Iran è stata fornita un'altra opportunità per dimostrare il rispetto del Memorandum d'Intesa", afferma il Centcom, evidenziando che il paese, "dopo essere stato ritenuto responsabile per attacchi precedenti contro navi commerciali, ha nuovamente fallito".
Per questo, "in risposta gli Stati Uniti stanno imponendo un costo elevato continuando a danneggiare la capacità dell'Iran di attaccare equipaggi civili e le navi commerciali che transitano nello stretto. Gli attacchi vengono condotti su indicazione del Comandante in Capo", il presidente Trump. Esplosioni sono state segnalate nelle città di Bushehr e Asaluyeh, secondo l'emittente Press TV.

(Adnkronos) - All'indomani della fine dei funerali del padre, Mojtaba Khamenei torna a parlare all'Iran invocando vendetta in un messaggio diretto alla Repubblica islamica e contro i suoi nemici. E stavolta le parole della nuova Guida Suprema non sono dirette solo a Usa e Israele, a Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Sono indirizzate anche ad altri Paesi e ai rispettivi leader, "di cui esiste un elenco completo dall'inizio alla fine". Tra loro - almeno stando alle parole del quotidiano Hamshahri di proprietà del comune di Teheran - c'è anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Accanto alla gratitudine espressa nei confronti delle "decine di milioni" di persone che hanno partecipato alle cerimonie in Iran e Iraq per l'ultimo saluto ad Ali Khamenei, la nuova Guida Suprema promette così di "vendicare il sangue innocente" del padre, ucciso a fine febbraio nei primi giorni di raid di Usa e Israele contro la Repubblica islamica.
"La vendetta è il volere della nostra Nazione", afferma il leader supremo nel primo messaggio dalla conclusione delle cerimonie andate avanti per sei giorni. "La vendetta è ciò che chiede la nostra Nazione e deve assolutamente avere luogo", afferma ancora Mojtaba Khamenei, che parla di "vendetta" per il "sangue puro" del padre e "di tutti i martiri di queste due guerre".
Quindi l'attacco ai leader 'complici', secondo la Guida Suprema, dell'omicidio del suo predecessore: "Questi criminali, di cui esiste un elenco completo dall'inizio alla fine, porteranno con loro nella tomba il desiderio di una morte tranquilla. Devono sapere - la minaccia - che questo non dipende dalla mia esistenza o da quella di altri funzionari".
A poche ore dal messaggio del leader supremo, ecco quindi arrivare una 'lista nera' con i nomi e i volti dei leader nel mirino, pubblicata online dal quotidiano iraniano Hamshahri. Il giornale, di proprietà del comune di Teheran, è tra i più diffusi del Paese. E nell'"elenco di coloro che dovranno attendere la vendetta della nazione iraniana" c'è anche la foto della premier Giorgia Meloni.
L'immagine pubblicata dal quotidiano di Teheran raffigura una serie di leader mondiali in divisa arancione da detenuto, con in testa il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente statunitense Donald Trump, entrambi con un mirino disegnato sulla testa. Lo stesso quotidiano richiama, a corredo dell'immagine, le parole pronunciate dal leader iraniano sulla vendetta per il padre, sia quelle sul "volere della nazione".
L'immagine, pubblicata con il titolo "La vendetta è inevitabile", ritrae anche il ministro della Difesa israeliano Israel Katz e il segretario statunitense alla Difesa Pete Hegseth, oltre al segretario agli Esteri Usa Marco Rubio e al comandante del Comando centrale (Centcom) Usa Brad Cooper. Figurano anche Mike Huckabee, ambasciatore statunitense in Israele, e altri due israeliani: il Capo di Stato maggiore dell'esercito Eyal Zamir e il ministro degli Esteri Gideon Sa'ar. Chiudono la lista il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron e il premier britannico Keir Starmer. "I criminali si porteranno nella tomba il desiderio di una morte tranquilla", recita il sottotitolo con citazione dell'ultimo messaggio di Khamenei.
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