
(Adnkronos) - Seconda e ultima giornata della visita ufficiale nella Repubblica Ceca del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, accompagnato dalla figlia Laura, con il viceministro degli Esteri, Edmondo Cirielli, in rappresentanza del Governo.
La giornata di Mattarella è iniziata con una passeggiata sul Ponte Carlo, sotto qualche fiocco di neve, dove ha incontrato due gruppi di studenti provenienti da Caltanissetta, che sorpresi ed entusiasti lo hanno salutato cantandogli l'Inno d'Italia.

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(Adnkronos) - Obesità addominale, ipertensione, alterazioni della glicemia e dislipidemia: è la sindrome metabolica. Le ultime analisi mostrano un aumento delle criticità con l'avanzare dell'età e l'Italia non è immune, circa il 20% della popolazione ne soffre. Ma la sindrome metabolica raddoppia raggiungendo il 40% tra i 60 e i 69 anni, e superando il 42% tra gli over 70. Dal momento che rappresenta un fattore di rischio sanitario crescente, la sfida non è soltanto trattarne le conseguenze, ma riconoscerla e correggerla con un approccio preventivo prima che si trasformi in patologie più importanti. E' proprio su questo terreno che si inserisce l'approccio di Cristina Tomasi, human metabolist e medico specialista in Medicina interna e Angiologia, che pone il metabolismo al centro di una strategia preventiva personalizzata e orientata alla longevità. "La sindrome metabolica non è una malattia isolata, ma il risultato di un sistema che ha perso la capacità di regolare energia, ormoni e infiammazione - spiega Tomasi - Il problema non è solo cosa mangiamo, ma quando, come viviamo e come interagiamo con luce, sonno e movimento. Il mio approccio parte da qui: riportare il metabolismo al centro, perché è il vero regista della salute. Quando il metabolismo torna a funzionare, migliorano glicemia, composizione corporea, energia e performance cognitiva. Non è una dieta: è un reset metabolico".
L'approccio sviluppato dall'esperta combina valutazione clinica avanzata e interventi mirati su tre assi principali: stabilità glicemica, massa muscolare e ritmo circadiano. E' su questi pilastri che si costruisce la resilienza metabolica, condizione necessaria per prevenire diabete, malattie cardiovascolari e declino cognitivo. Parallelamente, trasferisce strumenti pratici per ridurre l'infiammazione, gestire lo stress, ottimizzare energia e performance cognitiva, accompagnando la persona in un percorso educativo che rende la prevenzione metabolica sostenibile nel tempo. Alcuni di questi aspetti saranno illustrati durante l'evento 'La Rivoluzione del metabolismo', congresso aperto a professionisti sanitari e grande pubblico, in programma il 18 aprile a Bolzano presso il 'NOI Techpark'.
Tomasi ha sviluppato la 'Metabo-Challenge', un protocollo operativo in 10 punti per 'resettare' il metabolismo e invertire la rotta prima che sia troppo tardi: 1) Misura prima di curare: se non conosci glicemia, insulina, emoglobina glicata, profilo lipidico, Pcp e omocisteina, stai andando alla cieca; 2) Blocca le montagne russe glicemiche: i picchi insulinici sono il motore nascosto di fame, accumulo di grasso e infiammazione; 3) Costruisci muscolo o perdi salute: il muscolo non è estetica, è il tuo principale organo metabolico; 4) Rispetta l'orologio biologico: mangiare e dormire fuori ritmo altera ormoni, metabolismo e capacità di recupero; 5) La luce è un farmaco (gratuito): la luce naturale regola metabolismo e insulina. La luce artificiale serale li sabota; 6) Elimina il rumore alimentare: zuccheri e ultra-processati disorientano il metabolismo: meno è meglio; 7) Proteine (non opzionali): senza un adeguato apporto proteico, perdi massa magra e rallenti il metabolismo; 8) Lo stress ingrassa (anche senza calorie): cortisolo e infiammazione cronica bloccano il metabolismo; 9) Muoviti ogni giorno, non solo in palestra: il metabolismo si attiva con la costanza, non con l'intensità sporadica; 10) Il metabolismo si educa, non si forza: non servono soluzioni estreme, serve coerenza quotidiana.

(Adnkronos) - Ancora un episodio di violenza nelle scuole. Una ragazzina di 12 anni è stata ferita al collo a colpi di forbice da una coetanea nei bagni del'istituto. E' accaduto questa mattina in una scuola media della provincia di Pisa. Sulla vicenda indagano i carabinieri. La ragazzina ferita è stata ricoverata in ospedale in condizioni giudicate non gravi. La dodicenne responsabile dell'aggressione, della quale ancora non si conoscono i motivi, è stata accompagnata dai genitori nella caserma dei carabinieri.

(Adnkronos) - Ancora un episodio di violenza nelle scuole. Una ragazzina di 12 anni è stata ferita al collo a colpi di forbice da una coetanea nei bagni del'istituto. E' accaduto questa mattina in una scuola media della provincia di Pisa,a Castelfranco di Sotto
L’episodio è avvenuto poco dopo le 10, al termine dell’ora di educazione fisica, negli spazi della palestra dell’istituto. Secondo le prime ricostruzioni, la minore avrebbe attirato la coetanea in bagno con una scusa, per poi estrarre un paio di forbici e colpirla con più fendenti, anche al collo. In precedenza tra le due sarebbe nata una discussione, poi degenerata. La studentessa ferita è stata soccorsa e trasportata d’urgenza in ospedale, dove risulta ricoverata. Le sue condizioni non sarebbero gravi.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che hanno avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica dei fatti e chiarire il movente. La presunta responsabile si trova in caserma insieme ai genitori per essere ascoltata dagli investigatori.

(Adnkronos) - Ancora un episodio di violenza nelle scuole. Una ragazzina di 12 anni è stata ferita al collo a colpi di forbice da una coetanea nei bagni del'istituto. E' accaduto questa mattina in una scuola media della provincia di Pisa. Sulla vicenda indagano i carabinieri. La ragazzina ferita è stata ricoverata in ospedale in condizioni giudicate non gravi. La dodicenne responsabile dell'aggressione, della quale ancora non si conoscono i motivi, è stata accompagnata dai genitori nella caserma dei carabinieri.

(Adnkronos) - Come sfameremo 10 miliardi di persone nel 2050? Aumentare la produzione delle risorse alimentari è davvero la scelta migliore? È a queste domande che risponde il nuovo documentario di Francesco De Augustinis, How to Feed the Planet (Come nutrire il Pianeta), un film che vuole mettere in discussione i grandi dogmi dell’industria alimentare, uno su tutti la dieta mediterranea, e che porta alla luce il ruolo sottovalutato delle risorse alimentari nell'innescare alcuni tra i più grandi conflitti contemporanei, dall’Ucraina al Congo.
How to Feed the Planet, capitolo finale. Il documentario sarà presentato in anteprima il prossimo 11 aprile al Nuovo Cinema Aquila (Roma), durante il Festival delle Terre, la rassegna del documentario indipendente su agroecologia, ambiente e diritti organizzata dal Centro Internazionale Crocevia. Con questo lungometraggio, De Augustinis chiude il cerchio del progetto indipendente ONE EARTH, iniziato nel 2019: dopo aver affrontato, con i precedenti lavori, il tema della deforestazione tropicale, aver esplorato le conseguenze devastanti dell’aumento della produzione zootecnica e aver mostrato perché l’acquacoltura rappresenti una “finta soluzione” al problema della sovrapproduzione di carne, questo film cerca di dare una risposta alla domanda “Come nutrire il Pianeta?”, assicurando cibo a tutti, senza deforestare, distruggere ecosistemi e portare altre popolazioni alla rovina.
La mistificazione della dieta mediterranea. Il film mette in discussione il concetto moderno di “dieta mediterranea”, grande baluardo dell’industria alimentare italiana che oggi è ridotto a uno strumento di marketing per promuovere esportazioni e influenzare normative europee, sostenendo interessi più economici che salutari e ambientali. È dal Cilento che comincia il viaggio del regista per risalire alle origini e al vero significato della dieta mediterranea, codificata dallo scienziato Ancel Keys nel secondo dopoguerra. Tutto è poi cambiato nel giro di pochi anni, quando la produzione industriale ha preso il sopravvento ed è aumentata esponenzialmente la produzione di carne e di pesce. Non tutto è perduto, però. In un viaggio che dal Cilento porta il pubblico fino a Boston, si mostra come i principi della dieta mediterranea originale siano alla base di un’altra dieta, diventata negli ultimi anni un punto di riferimento scientifico, che cerca di rispondere alla domanda delle domande e dà il titolo al documentario stesso.
Dall’Ucraina al Congo: è guerra per le risorse alimentari. Il viaggio di How to Feed the Planet non è solo nel tempo, ma anche nello spazio. Dall’Ucraina al Congo, passando per l’Argentina, il regista mostra come alcuni tra i più grandi conflitti del nostro tempo non siano innescati per conquistare solo petrolio e terre rare, ma anche per accaparrarsi terreni e risorse alimentari. È il caso dell’Ucraina, diventata nel giro di pochi anni il “granaio d’Europa” o delle comunità rurali in Argentina, alle prese con l’avanzata dell’industria della soia. O ancora dei villaggi nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), dove gli interessi dell’agribusiness contribuiscono a compromettere la stabilità di un Paese che si ritrova ogni anno in vetta alle classifiche delle crisi alimentari globali. “Si pensa che la RDC sia un grande territorio selvatico per cui tutti pensano di venire per stabilirsi, prendendo della terra a loro piacimento. Le grandi multinazionali stanno venendo in RDC per accaparrarsi delle grandi superfici - afferma nel film Simplex Malembe, portavoce dell’associazione congolese di produttori agricoli CONAPAC - C’è un collegamento tra la guerra e la produzione agricola. Le risorse minerarie sono la base ma vediamo sempre più che anche le zone agricole più produttive sono motivo di conflitto”.
Nuovo modello è scelta politica tra un futuro di pace e un futuro di guerra. “Il film ci mette di fronte a una scelta da cui non possiamo scappare, che è poi la scelta della nostra epoca - dice Francesco De Augustinis - Possiamo continuare a consumare un numero eccessivo di risorse, il che oggi significa legittimare un sistema basato sullo sfruttamento, sulla distruzione e sulla sopraffazione, ma domani significherà assistere a un numero sempre maggiore di conflitti per l'accaparramento di queste risorse agricole, alimentari e idriche. Oppure - prosegue il regista - possiamo riconoscere cosa non ha funzionato nel sistema che abbiamo costruito negli ultimi decenni e rimboccarci le maniche per correggere il tiro. È necessario costruire un nuovo modello basato su un uso sapiente, etico, equo e davvero sostenibile delle risorse. Questa è una scelta politica che siamo chiamati a fare oggi per decidere tra un futuro di pace e prosperità o un futuro di guerre”.
Anteprima a Roma. Il film sarà presentato in anteprima al Nuovo Cinema Aquila sabato 11 aprile alle 21 nell’ambito del Festival delle Terre, la rassegna del documentario indipendente su agroecologia, ambiente e diritti organizzato dal Centro Internazionale Crocevia. Seguirà alla proiezione un dibattito con il regista Francesco De Augustinis, i giornalisti ambientali Stefano Liberti e Francesco Paniè, con la moderazione di Monica Di Sisto.

(Adnkronos) - "Crediamo molto nella campagna 'Non scuoterlo' per informare sulle problematiche e le conseguenze, anche molto invalidanti, della pratica di scuotere i bambini, soprattutto quelli più piccoli, dalle 2 settimane ai 6 mesi di vita". Lo ha detto Valentina Vanzi, presidente della Commissione d'Albo per infermieri pediatrici della Fnopi-Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche, all'Adnkronos Salute in occasione della campagna che interesserà, l'11 e il 12 aprile, oltre 150 piazze italiane per le Giornate nazionali di prevenzione della sindrome del bambino scosso. L'iniziativa, promossa dalla Fondazione Terre des Hommes, segna il primo passo concreto dell'accordo sottoscritto tra la Fnopi e la Fondazione per promuovere attività di formazione e sostenere iniziative di sensibilizzazione e prevenzione sulle forme di maltrattamento e discriminazione nei confronti dei più piccoli.
"Come infermieri e", in particolare, "infermieri pediatrici - spiega Vanzi - notiamo che spesso la 'shaken baby syndrome' non è connotata dall'intenzionalità: nasce come una reazione in eseguito all'esasperazione per un pianto inconsolabile, alla mancanza di sonno, a tutta una serie di fattori che sono estremamente stressogeni per i genitori che, quasi per calmare il piccolo, tendono a scuoterlo. Per questo c'è bisogno di fare una comunicazione e un'educazione a tappeto sugli esiti di una tale pratica”. E in questo gli infermieri "sono sicuramente in prima linea, anche perché la diagnosi è complessa - chiarisce - Bisogna attenzionare una serie di segni e sintomi: spesso non viene neanche presentato questo tipo di precedente quando magari i genitori portano il bambino all'attenzione del pronto soccorso perché notano una letargia, o - nei casi più importanti - una reazione di vomito incontenibile, un'irritabilità eccessiva o, addirittura, le convulsioni". Attualmente "non sappiamo quantificare quanta deve essere la forza meccanica e per quanto deve essere perpetuata per causare delle conseguenze nel piccolo - sottolinea Vanzi - ma sappiamo che a volte può essere sufficiente anche uno scuotimento energetico di 3-4 volte per qualche secondo per portare a dei danni invalidanti sui bambini". La casistica "in termini assoluti non è alta - precisa - Ma è alta la morbilità e la mortalità che ne può derivare: 1 caso su 4 di quelli che vengono diagnosticati come shaking baby syndrome può portare a esiti come il coma o la morte del neonato o del lattante. Nei primi mesi di vita - illustra l'esperta - il cranio non ha ancora tutta la muscolatura e le strutture osteocartilaginee sviluppate per resistere all'insulto meccanico: anche per questo c'è bisogno di una campagna di informazione".
Domani e domenica, dunque, "a livello nazionale ci saranno degli info point sia a livello ospedaliero, per incontrare i genitori negli ambulatori, durante visite o ricoveri, ma soprattutto in territori 'laici': piazze, parchi, tutte quelle aree dove possiamo incontrare le famiglie, ma anche i nonni - particolarmente preziosi anche in questo contesto - per trasmettere le informazioni sugli effetti di questa pratica. Materiali informativi - conclude Vanzi - sono comunque disponibili anche sul sito di Terre de Hommes".

(Adnkronos) - In apertura della stagione dei rinnovi contrattuali in sanità, la Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche (Fnopi), "condividendo l'allarme lanciato dai sindacati confederali, pone l'attenzione sugli almeno 65mila infermieri impiegati nel settore privato, affinché non subiscano alcun tipo di discriminazione retributiva dalla parte datoriale, in virtù di un quadro normativo e uno scenario formativo che vanno da anni nella direzione di una crescita di competenze e responsabilità dell'intera categoria".
"La valorizzazione professionale deve valere in tutti i contesti organizzativi e la contrattualistica vigente deve saper adeguarsi all'evoluzione delle professioni infermieristiche e del mutato quadro dell'assistenza sanitaria e sociosanitaria del nostro Paese", scrive Fnopi in una nota, in relazione allo sciopero nazionale proclamato da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl per il prossimo 17 aprile.
"Siamo confidenti che Aiop, Regioni e ministero sposino il principio secondo il quale non esistono infermieri di seria A e di serie B - conclude Fnopi - e che i rinnovi contrattuali alle porte tengano conto degli aspetti obsoleti che ancora persistono in determinati inquadramenti, in special modo nel settore privato".

(Adnkronos) - "Protegge chi detiene il potere" e "scarica il peso della responsabilità sulle vittime". Così un gruppo di vittime del finanziere pedofilo Jeffrey Epstein ha criticato il discorso della First lady Melania Trump, nel quale affermava di non aver mai avuto rapporti con lui e con la sua complice Ghislaine Maxwell. "Le vittime di Jeffrey Epstein hanno già dimostrato uno straordinario coraggio facendosi avanti, presentando denunce e rilasciando testimonianze. Chiedere loro di più ora significa scaricare la responsabilità, non rendere giustizia", si legge in una nota.
Il discorso di Melania, "inoltre, distoglie l'attenzione da Pam Bondi", l'ex procuratrice generale licenziata dal presidente americano Donald Trump. Bondi "dovrà rispondere dei documenti occultati e della divulgazione dell'identità dei sopravvissuti". Si tratta di "fallimenti che continuano a mettere a rischio vite umane, proteggendo al contempo chi li ha resi possibili. I sopravvissuti hanno fatto la loro parte. Ora è il momento che chi è al potere faccia la sua", prosegue la nota.
Melania Trump ha negato qualsiasi coinvolgimento negli abusi commessi da Epstein, morto in carcere nel 2019. "Non ho avuto alcun rapporto con Epstein" e "non sono mai stata vittima di Epstein", ha detto Melania alla stampa. "Non sono stata presentata a Donald Trump da Epstein", ha aggiunto la First lady precisando: "Non ero a conoscenza delle attività illegali di Epstein".
"Le menzogne che mi collegano al vergognoso Jeffrey Epstein devono finire oggi stesso", ha dichiarato la First lady. "Le persone che mentono sul mio conto sono prive di etica, umiltà e rispetto", ha aggiunto.
"Per anni, numerose immagini e dichiarazioni false su Epstein e su di me sono circolate sui social media. Fate attenzione a ciò in cui credete. Queste immagini e storie sono completamente false", ha continuato Melania Trump. "Non sono mai stata a conoscenza degli abusi di Epstein sulle sue vittime. Non sono mai stata coinvolta in alcun modo. Non vi ho partecipato", ha dichiarato dopo che sono state diffuse foto che la ritraevano insieme a Donald Trump e a Epstein a feste dell'alta società newyorkese.
"Non sono mai stata legalmente accusata o condannata per alcun reato legato al traffico sessuale, agli abusi sui minori e ad altri comportamenti ripugnanti di Epstein", ha affermato ancora, esortando il Congresso a tenere un'udienza pubblica per le vittime del finanziere al fine di "dare loro l'opportunità di testimoniare sotto giuramento".

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(Adnkronos) - Al Centro studi americani di Roma si è svolto un confronto su uno dei temi più sensibili per il futuro europeo: il rapporto tra innovazione tecnologica e regolazione. L’incontro, promosso da Meta e Adnkronos, ha riunito esponenti del governo, del parlamento, delle aziende, delle associazioni, con l’obiettivo di far emergere punti di vista diversi su una questione sempre più strategica.
Dal dibattito, che si è aperto con l’intervento del ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, è emersa una consapevolezza condivisa: lo sviluppo tecnologico, in particolare nell’ambito dell’intelligenza artificiale e dei dispositivi digitali avanzati, non è più soltanto un fattore economico, ma una leva che incide direttamente sull’esercizio dei diritti. Accesso alla salute, inclusione, informazione e capacità produttiva sono sempre più legati alla diffusione delle nuove tecnologie.
In questo contesto, il tema della regolazione europea è apparso centrale. Da più interventi è stato sottolineato come il processo normativo dell’Unione, spesso lungo e complesso, rischi di produrre regole già superate al momento della loro applicazione. Un effetto che può tradursi in un freno alla competitività, soprattutto in settori ad alta velocità di innovazione.
Il caso dei dispositivi indossabili, e in particolare degli smart glasses, è stato indicato come emblematico. Si tratta di uno dei pochi ambiti nell’elettronica di consumo in cui l’Europa, e in particolare l’Italia con EssilorLuxottica, mantiene una posizione di leadership industriale, che è stata invece persa in molti altri settori. Tuttavia, alcune norme nate con obiettivi ambientali, come il Regolamento europeo sulla sostituibilità delle batterie, rischiano di avere un impatto diretto sul design, sulla sicurezza e sulla sostenibilità economica di questi prodotti, mettendo in discussione intere filiere industriali.
Più in generale, nel confronto è emersa una critica diffusa a quella che viene percepita come un’“ipertrofia regolatoria”: un sistema caratterizzato da un’elevata produzione normativa, da una molteplicità di autorità e da un’eccessiva frammentazione tra i diversi Stati membri. Un quadro che può generare incertezza, rallentare gli investimenti e limitare la capacità di innovare.
Accanto alla dimensione normativa, è stato evidenziato anche un tema culturale. In Europa, è stato osservato, l’innovazione continua a essere spesso percepita più come un rischio da contenere che come un’opportunità da promuovere. Una visione che contrasta con quella di altri grandi attori globali, come Stati Uniti e Cina, dove la battaglia per il dominio nel campo tecnologico è ormai al centro delle scelte di politica economica, industriale e anche militare.
Da qui la necessità, emersa in più interventi, di un cambio di paradigma: non solo semplificare le regole, ma anche riconoscere l’innovazione come elemento centrale delle politiche pubbliche. In questo senso, è stato richiamato il concetto di “diritto all’innovazione”, inteso non solo come libertà di fare ricerca e impresa, ma anche come diritto dei cittadini a beneficiare dei progressi tecnologici, analogamente a quanto avvenuto in passato con i diritti sociali.
Il confronto ha inoltre messo in luce il ritardo europeo in alcuni ambiti chiave, come l’intelligenza artificiale e le infrastrutture digitali, a fronte di una crescente domanda di capacità computazionale ed energetica. Un cambiamento che sta già trasformando interi settori industriali e che richiede politiche capaci di accompagnare, e non inseguire, l’innovazione.
Infine, è emersa con forza la dimensione geopolitica della questione. La capacità dell’Europa di mantenere un ruolo rilevante dipenderà dalla possibilità di coniugare sostenibilità, diritti e sviluppo, senza che uno di questi fattori sia talmente dominante da soffocare gli altri due.
L’incontro ha così restituito un quadro articolato, in cui la sfida non è scegliere tra regolazione e innovazione, ma trovare un equilibrio capace di trasformare le regole in un fattore abilitante, e non limitante, per la crescita tecnologica europea.

(Adnkronos) - Fedez diventerà papà per la terza volta. Il rapper di Rozzano ha condiviso sui social una foto che ritrae la compagna Giulia Honegger con il pancino ben in vista.
Da settimane infatti circolavano sui social indescrizioni su una presunta dolce attesa. La notizia non è mai stata confermata, né smentita dai diritti interessati. Fino ad oggi. Dalla foto condivisa su Instagram sembrerebbe che il cantante abbia deciso così di uscire allo scoperto.
Lo scatto ritrae la fidanzata Giulia in piedi con i jeans sbottonati, lasciando intravedere una pancione già accennato. A corredo dello scatto, fedez ha aggiunto un cuoricino bianco senza ulteriori commenti.
Questo sarebbe il terzo figlio per il rapper, già padre di Leone e Vittoria, nati dal matrimonio con l'imprenditrice digitale Ferragni.
(Adnkronos) - "Vi dovete aspettare la stessa pasta dei Cesaroni. Abbiamo cercato di essere fedeli a un titolo così amato: il pubblico se lo aspetta. È stato un po' come tornare indietro, ma con la consapevolezza di aver fatto qualcosa al passo coi tempi. I Cesaroni sono rimasti loro stessi in una Roma che è cambiata, invasa dalla tecnologia. Ci siamo adeguati, certo, ma in casa Cesaroni si parla ancora 'cesaroni'. Rudy, per esempio, fa il bidello, non 'l’operatore scolastico'". Così Claudio Amendola, emozionatissimo, presenta il ritorno de 'I Cesaroni', a vent’anni dalla prima stagione e a quattordici dalla sesta. Ad accogliere lui e il resto del cast -Matteo Branciamore, Elda Alvigini, Niccolò Centioni, Federico Russo, Ludovico Fremont e le new entry Ricky Memphis, Lucia Ocone, Marta Filippi, Andrea Arru, Pietro Serpi e Valentina Bivona - una folla di fan assiepata davanti al Teatro Palladium di Roma, nel cuore della Garbatella, quartiere simbolo della serie. Molti erano lì dalle prime ore del mattino, e provenienti da ogni parte di Italia, cantando a squarciagola la sigla interpretata da Branciamore, che al termine della presentazione della nuova stagione targata Rti-Publispei ha intonato con loro l’iconico brano.
Una mattina all'insegna dell'emozione e anche delle lacrime (di Amendola): "Io non ho dormito questa notte", confessa Amendola, travolto dall’emozione. Il ritorno della serie è anche un omaggio all'interprete di Cesare Cesaroni, Antonello Fassari, morto nell’aprile 2025 a 72 anni. "È tutto dedicato a lui", dice Amendola con la voce rotta. Una dedica che non resta fuori dalla narrazione: "C’è anche qualcosa dentro la serie", anticipa. Il rientro sul set è stato un vero tuffo al cuore. "Ritrovare i teatri di posa con le costruzioni identiche alle prime stagioni è stata un’emozione fortissima. Era casa", racconta. E quando ha portato Branciamore, Centioni e Russo a rivedere quei luoghi, la reazione è stata immediata: "Hanno pianto, era inevitabile. Io a loro voglio bene come a dei figli". Da anni il pubblico chiedeva il ritorno della famiglia più sgangherata della Garbatella. La scintilla, però, è scattata grazie all’aiuto regista Alessandro Panza: "Un giorno era a Termini e sull’albero di Natale ha letto una letterina: 'Caro Babbo Natale, portami la settima stagione dei Cesaroni'. Da lì è partito tutto".
Al centro della serie resta la famiglia allargata, che nel 2006 fece scalpore. "Io giudico le famiglie dalla quantità di affetto, amore, complicità e comprensione che ci si riesce a dare. Il grado di parentela viene dopo. Ammiro le famiglie tradizionali come quelle che non lo sono agli occhi di tanti. E sono convinto che anche le famiglie con genitori dello stesso sesso possano dare la stessa quantità di amore", afferma Amendola, che si definisce "una sorta di padre d’Italia". Non mancheranno i temi d’attualità, "raccontati in modo semplice, alla Cesaroni". Attraverso il personaggio di Olmo (Andrea Arru), la serie affronta lo spettro autistico: "Vogliamo far cadere barriere e pregiudizi".
E mentre il pubblico attende il debutto della settima stagione - dal 13 aprile in prima serata su Canale 5 - la macchina creativa non si ferma. "Stiamo scrivendo l'ottava. Ma martedì mattina ci diranno sì o no", confida Amendola, riferendosi all'attesa per gli ascolti della prima puntata.
La serie, composta da dodici episodi, ambientata nel quartiere romano della Garbatella, è diretta e interpretata da Claudio Amendola. Giulio Cesaroni (Amendola) si dedica alla famiglia, gestendo con impegno la casa e mantenendo vivi i legami con gli amici di sempre, come Stefania (Elda Alvigini) e Walter Masetti (Ludovico Fremont). Walter miglior amico di Marco Cesaroni (Matteo Branciamore) fin dai tempi del liceo, ora lavora come cameriere nella storica bottiglieria di famiglia. La famiglia si è allargata: insieme a Rudi (Niccolò Centioni), Mimmo (Federico Russo) e Marco, che convive con la nuova compagna Virginia (Marta Filippi); c’è Adriano (Pietro Serpi), il figlio di Marco e Virginia e da New York arriva Marta (Valentina Bivona), figlia di Marco ed Eva. Nonostante tutto sembri andare bene, c’è un problema: la bottiglieria storica è in crisi finanziaria e rischia di essere venduta all’asta, anche a causa delle manovre nascoste del fratello di Giulio, Augusto (Maurizio Mattioli). Nel cast si aggiungono due personaggi nuovi: Carlo (Ricky Memphis), padre di Virginia e suocero di Marco, un uomo forte e fuori dagli schemi, e Livia (Lucia Ocone), un personaggio eccentrico che aiuterà la famiglia a salvare la bottiglieria.
Inoltre, entrano nella storia Andrea Arru nel ruolo di Olmo, un ragazzo neuro divergente, e Chiara Mastalli che interpreta sua madre, Ines, con cui Mimmo avrà una complicata relazione. Paolo Bonolis e Fabio Rovazzi, nei panni di loro stessi, saranno le guest star assolute di questa nuova stagione in ruoli che si integrano perfettamente con la trama della serie. Bonolis interagirà con Giulio Cesaroni all'interno della bottiglieria, creando un momento autentico e coinvolgente che arricchisce la storia. Rovazzi, invece, farà la sua comparsa nel contesto musicale della serie, lavorando insieme a Marco Cesaroni, che ora è produttore musicale, e sta lavorando al suo disco. Questi camei portano freschezza e attualità alla narrazione mantenendo il legame con la cultura pop attuale e creando momenti di interazione tra personaggi storici e nuove influenze musicali e televisive. Nel cast anche Melissa Monti, presente alla presentazione accompagnata dal fidanzato Cristian Totti, figlio di Francesco e Ilary Blasi.

(Adnkronos) - Angelina Mango compie oggi 25 anni. La cantautrice, vincitrice del Festival di Sanremo 2024, è nata a Maratea il 10 aprile 2001 da papà Pino Mango e mamma Laura Valente. Per questo compleanno importante l'artista ha condiviso su Instagram una sfilza di foto inedite che la ritraggono sia a lavoro, sul palco o nel backstage, sia nella vita privata. Ci sono tatuaggi, passeggiate con il suo cagnolino, viaggi in auto e selfie in spiaggia con Antonio Agostinelli, che sembrerebbe essere il nuovo amore di Angelina Mango.
Scrive solo "9125 giorni un po' intensi" nella descrizione del post e riceve gli auguri di fan e colleghi del mondo dello spettacolo come Fabio De Luigi e Lorella Cuccarini.
Dopo una pausa dalle scene di circa un anno, Angelina Mango ha da poco rilasciato un nuovo album ed è tornata a esibirsi nel tour 'Nina canta nei teatri'. "Non è il successo, il calendario pieno o lo stress ad avermi fatto ammalare. Quello che fa male davvero è non ascoltarsi, è non sentirsi liberi", aveva scritto prima di tornare a esibirsi. Un anno fa, confessava in una lettera, "questa sembrava un’altra vita. Non pensavo sarei più tornata a fare musica o a salire sul palco. Forse la differenza è che ora non sto andando io verso il palco, ma è lui che viene incontro a me".
- QUARTU SANT'ELENA, 10 APR - Ventotto candidati divisi tra uomini
e donne. Un'assessora uscente, 12 consiglieri dell'attuale
assemblea civica e 15 nuove proposte. E' stata presentata oggi a
Quartu, nella sede dell'associazione Rinascita, la lista Milia
Sindaco Q! con i candidati consiglieri alle elezioni comunali di
Quartu del 7 e 8 giugno che sostengono la conferma a sindaco di
Graziano Milia.
(Adnkronos) - "Incontri come quello di oggi, dove il tema principale è quello dell’innovazione e della regolamentazione, sono importanti perché mettono a confronto la politica, le aziende e il mondo produttivo che subisce le conseguenze delle norme decise dalla politica. Più c’è confronto, più c’è scambio di opinioni, più c’è conoscenza, più si riesce a dare risposte congiunte a tematiche che rischierebbero di mortificare settori importanti che non dovrebbero essere trascurati e in cui l’innovazione è determinante”. Lo ha dichiarato il deputato di Forza Italia Luca Squeri in occasione dell'incontro promosso da Adnkronos e Meta al Centro studi americani sul tema dell’innovazione tecnologica e della regolamentazione europea.

(Adnkronos) - “Il rapporto tra la regolamentazione e l'innovazione rappresenta una sfida molto alta e difficile da compiere tra istituzioni italiane ed europee.
Ne abbiamo parlato a lungo con gli operatori, anche del settore, ed è stato molto interessante. Certamente noi vogliamo cogliere le opportunità dell'innovazione tecnologica e al tempo stesso garantire i diritti di tutti i cittadini. Sappiamo perfettamente che cogliere questa sfida significa anche dare una risposta a tanti diritti sociali che sono fondamentali. Quindi abbiamo lavorato molto sull'ascolto di proposte innovative che faremo nostre e cercheremo di portare avanti all'interno delle istituzioni”. Lo ha dichiarato Raffaele Nevi, deputato di Forza Italia, in occasione dell'incontro promosso da Adnkronos e Meta al Centro studi americani sul tema dell’innovazione tecnologica e della regolamentazione europea.

(Adnkronos) - "L’Europa può essere sicuramente protagonista nello sviluppo di device di intelligenza artificiale ma ad una condizione: che la regolazione non freni l’innovazione.
Questo è un rischio che si può correre, penso soprattutto ad alcune norme, come quella per le batterie, che non tengono spesso conto della capacità tecnologica, in particolare di questi device di piccole dimensioni. Collaborazioni come quelle di Meta e di EssorLuxottica sono esempi di eccellenza di quando la collaborazione tra Made in Italy, quindi produzione Made in Italy, e capacità tecnologica di un player globale riescono a creare prodotti innovativi, competitivi e all'avanguardia”. Lo ha dichiarato Letizia Pizzi, Direttrice Generale Anitec Assinform, in occasione dell'incontro promosso da Adnkronos e Meta al Centro studi americani sul tema dell’innovazione tecnologica e della regolamentazione europea.
"Quello che crediamo come Anitec Assinform, l'associazione di Confindustria per il digitale - ha aggiunto Pizzi - è che regolazione e sostenibilità non debbano essere in contrasto, ma debbano procedere con lo stesso passo. Questo si può fare seguendo tre direttrici. Innanzitutto investire di più in ricerca e sviluppo, sia a livello pubblico che privato. Poi sostenere la creazione di un ecosistema molto forte tra industria, università e start up, per consentire che le idee si trasformino rapidamente in prodotti. Infine avere una regolamentazione che sia abilitante per l'innovazione. Questi sono i capisaldi per avere un un ecosistema che sia favorevole per l'innovazione”.

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