Il capogruppo Fdi Paolo Truzzu chiede di parlare prima di sanità... 
“Sensibilizzare l’opinione pubblica al mondo delle malattie rare con l’intento di farle conoscere sempre di più e, dall'altro, mostrare l'impegno di Sobi in questo ambito”, dove ci sono professionisti che “ogni giorno fanno il possibile affinché la vita delle persone con malattia rara possa essere alleviata dalla condizione che vivono ogni giorno”. Lo ha detto Fabrizio Capetta, Vp e General Manager Sobi Italia, Grecia, Malta e Cipro, intervenendo all’apertura, a Milano, dell’installazione dedicata alla campagna istituzionale ‘Rare Means Care’ avviata lo scorso dicembre e promossa da Sobi Italia (Swedish Orphan Biovitrum AB). L'iniziativa, in corso fino al 28 febbraio, Giornata mondiale delle malattie rare, ha trasformato la storica edicola di Largo Crocetta del Capoluogo lombardo in un’installazione a tema dove vengono distribuite delle gerbere arancioni accompagnate da materiale informativo sul tema della campagna.
“Sobi è un'azienda che nasce e cresce nel mondo delle malattie rare e, per questo, ha una conoscenza approfondita dei bisogni dei pazienti - sottolinea Capetta - Con questa installazione, proprio nella settimana che porta alla Giornata mondiale delle malattie rare”, la farmaceutica punta a “far conoscere sempre di più e a stimolare l'attenzione” a questa realtà.
“Con questa installazione, vogliamo offrire alla città di Milano un simbolo tangibile della nostra dedizione e del nostro obiettivo di sensibilizzare e richiamare l’attenzione sulle malattie rare. Un fiore è un gesto semplice ma potente, che rappresenta Sobi e il nostro impegno concreto nel fare informazione, nell’ascolto e nella responsabilità verso le persone che convivono con una patologia rara”
Grazie allo sviluppo avvenuto in questi anni nel settore, “oggi siamo in grado di anticipare i bisogni dei pazienti e anche a fare in modo che questi vengano coinvolti nelle nostre attività e nelle partnership che creiamo a vantaggio delle persone con malattia rara - illustra Capetta - Un esempio è Unite4Rare” l’impegno di lunga data di Sobi verso le comunità di pazienti e caregiver nelle malattie rare, co-creata con le leadership delle comunità di pazienti internazionali e il top management di Sobi, che definisce in modo chiaro l’impatto che si desidera generare e cosa pazienti e caregiver possono aspettarsi da Sobi.
“Per noi che operiamo in questo mondo e che abbiamo deciso di adottare una forma di business cosiddetto ‘etico’ - chiarisce il General Manager - è fondamentale creare delle partnership significative, che possano portare valore sotto il profilo della reale innovazione - che va al di là della novità dal punto vista farmacologico - quindi impattare nella vita delle persone con malattia rara e su tutto l'ecosistema che gravita attorno a loro, come l'assistenza sanitaria”. L’attenzione è anche nel “rendere un prodotto sostenibile e accessibile per la maggior parte delle persone che ne possono godere. Come azienda - conclude - abbiamo tutto l'interesse affinché si creino delle partnership pubblico-private che possano portare a migliorare l'accesso all'innovazione sotto tutti i punti di vista”.

L’attesa è finita, i 30 Big di Sanremo sono pronti a sfidarsi e gli esperti Sisal hanno pronosticato chi, in questa prima serata, potrebbe aggiudicarsi un posto nelle prime cinque posizioni della classifica. Quali sono gli artisti in lizza per questo piazzamento? Un posto sembrerebbe essere riservato a Ditonellapiaga, offerta a 1,12.
Insieme a lei nella Top 5 ci sono anche Fulminacci e Sayf a 1,25, la coppia Maria Antonietta e Colombre a 1,50 e Serena Brancale a 1,65. Mentre Ermal Meta e Tommaso Paradiso che, a 2,25, se la giocheranno tutta per raggiungere questo primo traguardo. Possibili sorprese però potrebbero arrivare anche da Malika Ayane, a 2,50, Tredici Pietro a 2,75 e dal nuovo duo Fedez-Masini proposto a 3,00 tra i primi 5 nella serata di inizio Festival.
Questo Festival si preannuncia ricco di sorprese. A poche ore dal via, gli esperti Sisal indicano come favorita per la vittoria finale Serena Brancale, davanti a tutti a 3,50, segue la coppia Fedez-Masini, a 5,00, con Sayf e Tommaso Paradiso sul terzo gradino del podio, a 7,50.
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Come si votano le canzoni? Da stasera, martedì 24 febbraio, a sabato 28 andrà in onda in diretta su Rai 1, Sanremo 2026. Gli spettatori da casa potranno votare, dalla seconda alla quinta serata, ossia da domani 25 febbraio fino alla serata finale, la propria preferenza attraverso il televoto, contribuendo a decidere chi sarà il vincitore finale.
Come funziona il televoto
I telespettatori potranno esprimere il proprio voto tra gli artisti in gara inviando il codice a 2 cifre - che Carlo Conti annuncerà una volta che l'artista sarà sul palco – tramite sms o digitandolo sulla tastiera nel caso di chiamata da numero fisso.
I numeri di telefono sono: 894.001 da telefono fisso e 475.475.1 da mobile. Il costo di ciascuna chiamata da numero fisso e di ciascun messaggio da mobile è di euro 0,51. Il numero massimo di voti effettuabili è pari a 3 voti per ciascuna sessione di voto.
Le giurie
Le giurie che potranno votare sono tre: sala stampa tv e web, televoto del pubblico e giuria delle radio.
Nella prima serata di oggi, tuttavia, voteranno le esibizioni solo la giuria della sala stampa, tv e web. Dopo la votazione verrà stilata una classifica delle 30 canzoni ascoltate e i primi 5 brani saranno comunicati al pubblico senza ordine di piazzamento.
Sistema televoto: seconda serata
Nella seconda serata, mercoledì 25 febbraio, si esibiranno 15 artisti in gara nella categoria 'Campioni'. Le canzoni verranno votate dal pubblico con il televoto e dalla giuria delle radio.
All’esito del risultato della votazione verrà stilata una classifica delle 15 canzoni ascoltate. Saranno comunicate al pubblico le canzoni nelle prime 5 posizioni nella classifica, senza ordine di piazzamento.
La votazione tramite televoto avrà un peso percentuale del 50% sul risultato della votazione in serata: televoto 50%; giuria delle radio 50%.
Sistema televoto: terza serata
Nella terza serata, giovedì 26 febbraio, si esibiranno i restanti 15 cantanti in gara. La votazione avviene con lo stesso criterio della precedente serata. Le canzoni verranno votate dal pubblico con il televoto e dalla giuria delle radio.
All’esito del risultato della votazione verrà stilata una classifica delle 15 canzoni ascoltate. Saranno comunicate al pubblico le canzoni nelle prime 5 posizioni nella classifica, senza ordine di piazzamento.
La votazione tramite televoto avrà un peso percentuale del 50% sul risultato della votazione in serata: televoto 50%; giuria delle radio 50%.
Sistema televoto: quarta serata
La quarta serata, venerdì 27 febbraio, è dedicata alle cover in cui si esibiranno i 30 big. Le canzoni saranno votate dal pubblico con il televoto, dalla giuria della sala stampa, tv e web e dalla giuria delle radio.
I 30 big, che canteranno una canzone del repertorio italiano o internazionale, verranno giudicati da tutte le giurie: televoto (34%), sala stampa tv e web (33%), radio (33%). L’artista più votato sarà dichiarato vincitore della serata delle cover.
Sistema televoto: quinta e ultima serata
Nella quinta e ultima serata, sabato 28 febbraio, si esibiranno tutti e 30 i cantanti in gara nella categoria campioni. Le canzoni saranno votate dal pubblico con il televoto, dalla giuria della sala, stampa, tv e web e dalla giuria delle radio.
Le canzoni nelle prime 5 posizioni in classifica verranno comunicate senza ordine di piazzamento. Il risultato di questa votazione sarà sommato al risultato della prima, seconda e terza serata, al fine di determinare quindi una classifica delle 30 canzoni in gara.
I cinque artisti più votati si esibiranno di nuovo e le loro performance saranno giudicate dalle tre giurie. L’artista più votato diventerà il vincitore di Sanremo 2026.
Quando si vota per le nuove proposte?
Nella seconda serata, mercoledì 25 febbraio, si esibiranno anche i giovani cantanti della categoria nuove proposte. Le nuove proposte saranno suddivise in due coppie. I due più votati dal televoto, dalla giuria della sala stampa, tv e web e dalla giuria delle radio, accederanno alla terza serata. I due finalisti delle nuove proposte si sfideranno e verrà annunciato il vincitore della categoria.

Come funziona il Fantasanremo 2026? A poche ore dalla chiusura ufficiale delle iscrizioni per il fantasy game più amato legato al festival di Sanremo, il sistema è andato in crash a causa dell'enorme numero di accessi simultanei.
L'organizzazione del FantaSanremo ha prorogato il termine ultimo per le iscrizioni: sarà possibile creare e modificare le proprie squadre fino alle ore 20 di questa sera, martedì 24 febbraio, garantendo a tutti il tempo necessario per completare le operazioni prima dell'inizio della prima serata del Festival.
I consigli
La vittoria al Fantasanremo si costruisce su un principio fondamentale: l'equilibrio. L'errore più comune è puntare tutto su un'unica tipologia di artista. Una squadra vincente deve essere un mix variegato che includa sia i top player da classifica, ovvero quegli artisti con concrete possibilità di finire ai vertici, sia gli specialisti del bonus, gli "incursori" il cui valore risiede nella capacità di accumulare punti attraverso le loro performance. Questa logica si sposa perfettamente con il budget di 100 baudi, poiché i favoriti hanno un costo elevato mentre i cacciatori di bonus sono più accessibili, permettendo di creare una rosa completa.
Una volta definita la rosa, l'attenzione si sposta sulla scelta più critica: quella del capitano. Il regolamento, che prevede il raddoppio dei punti ottenuti dal piazzamento finale nella Top 5, rende questa nomina un vero spartiacque. La strategia è inequivocabile: il capitano deve essere un artista con reali probabilità di vincere il Festival o di posizionarsi ai vertici. Un'analisi più profonda richiede di considerare altri fattori cruciali, a partire dal tema stesso della canzone. Un brano serio e impegnato difficilmente si presterà a siparietti da FantaSanremo, a differenza di una canzone leggera che offre il terreno ideale per inserire elementi da bonus.
Inoltre, la semplice matematica offre un altro vantaggio tattico: il numero di persone sul palco, poiché formazioni come LDA e AKA 7even o band come le Bambole di Pezza sono, per loro natura, miniere potenziali di punti. A completare il quadro, uno sguardo al passato si rivela spesso profetico, mostrando quali artisti 'giocano' attivamente al FantaSanremo e quali, invece, si concentrano solo sulla propria esibizione. Applicare questi filtri aiuta a gestire le aspettative e a valutare con lucidità anche le leggende della musica, come nel caso di Patty Pravo. Escluderla del tutto potrebbe non rivelarsi la scelta giusta. La Divina infatti potrebbe portare punti 'passivi' grazie a probabili standing ovation o a un eventuale Premio della Critica. Seguire questo approccio strategico non garantisce la vittoria, ma costruisce le fondamenta per una squadra solida, proteggendo il fantallenatore da possibili delusioni.
Regolamento
Ogni giocatore ha a disposizione, previa registrazione al sito ufficiale, 100 baudi per acquistare 7 artisti in gara: bisogna schierare una formazione di 5 titolari, 2 riserve e nominare capitano un artista tra quelli scelti.
Durante il Festival sarà possibile modificare la formazione scelta venerdì 27 e sabato 28 febbraio sostituendo tra loro titolari e riserve, nominando un nuovo capitano tra i titolari. Ogni sera – attraverso un sistema di bonus e malus – gli artisti schierati porteranno o meno punti al giocatore. Le riserve, invece, avranno un impatto solo per bonus e malus extra.
L'artista schierato come capitano ha un compito speciale. A lui verranno raddoppiati 20 punti bonus relativi al piazzamento in top five dalle prime quattro serate e i bonus e i malus relativi alla posizione nella classifica finale.
Il premio più importante va al vincitore del Festival grazie a un premio di 100 punti. Al secondo 75 e al terzo 60. Dal 19esimo al 29esimo classificato, invece, si perderanno punti. Con l'ultimo in classifica, invece, si acquistano 30 punti.
Poi ci sono i punti per i vari premi, che valgono 30 punti ciascuno: premio della critica Mia Martini, il premio della sala stampa Lucio Dalla, il premio Sergio Bardotti al miglior testo, il premio Giancarlo Bigazzi alla miglior composizione musicale. Gli altri premi consegnati sul palco, ma non citati sul Fantasanremo, valgono invece 20 punti.
Bonus e malus
I Bonus e i malus sono i punti extra che vanno oltre la classifica della canzoni. Sono le azioni che portano o fanno perdere punti ai cantanti in gara. Alcune valgono per tutte le serate, altre verranno svelate giorno per giorno durante la settimana del festival.
Questi sono i bonus ad personam:
- 10 punti se Arisa consiglia antidolorifici a Carlo Conti
- 10 punti si Eddie Brock indosssa la maschera di Venom
- 3 punti se esce una foto di Chiello con la maglia di Chiellini (e viceversa)
- 10 punti se Francesco Renga si prende cura di Angelo (con Angelo dei Ricchi e Poveri +20 punti)
- 10 punti se Fulminacci canta sotto il temporale
- 10 punti se LDA e Aka7even si presentano all'Ariston con Stefano Scala
- 10 punti se Levante viene presentata da Leonardo Pieraccioni o Massimo Ceccherini
- 10 punti se Malika Ayane restituisce uno spartito all'orchestra
- 10 punti se Maria Antonietta "perde la testa"
- 10 punti se Patty Pravo fa girare Le Bambole di Pezza
- 10 punti se Samurai Jay indossa il kimono
- 13 punti se Tredici Pietro arriva 13esimo
I bonus serali invece sono i seguenti:
- 5 punti all'artista che indossa gli occhiali da sole o un cappello, oppure twerka, mostra l'ombelico, viene presentato da un co-conduttore o partecipa in diretta al Dopofestival
- 10 punti all'artista che indossa un abito con strascico, cambia outfit, suona uno strumento mentre canta, mostra i capezzoli, porta i ballerini, è l'ultimo a esibirsi o si esibisce al DopoFestival col Maestro Enrico Cremonesi
- 15 punti all'artista che porta sul palco performer diversi dai ballerini
- 20 punti all'artista che riceve la standing ovation (10 se parziale)
- 30 punti all'artista che riceve la standing ovation dell'orchestra, subisce un'invasione di palco, si esibisce tre volte di seguito per problemi tecnici.
Bonus Peppe Vessicchio:
- 10 punti se il conduttore, un co-conduttore o un ospite dice "Dirige l'orchestra il maestro Peppe Vessicchio" (bonus assegnato a tutti gli artisti). 10 punti anche se il direttore d'orchestra indossa un papillon.
- 20 punti se il direttore d'orchestra dà il tempo con "Pronti, partenza, via!". E se due direttori dirigono contemporaneamente l'orchestra +20 punti.
I bonus premium (dei brand):
- Bonus Arredissima porta 10 punti all'artista che indossa qualcosa di rosso, 10 all'artista che abbraccia il suo ospite nella serata cover, 10 all'artista che si siede sulle scale.
- Bonus Bancomat porta 10 punti all'artista che non tocca il microfono nei primi 30 secondi dell'esibizione, 10 all'artista che fa una foto col conduttore nel backstage, 20 all'artista che fa una foto con un gabbiano.
- Bonus Chanteclaire porta 10 punti al primo artista che si esibisce, 15 all'artista che scende in platea, 20 all'artista che si classifica nella top 5 serale.
- Bonus Eurospin porta 10 punti all'artista che esibisce dopo mezzanotte, 10 all'artista che indossa i guanti del reparto ortofrutta, 15 all'artista presentato da un ospite.
- Bonus Aperol porta 20 punti all'artista che brinda al FantaSanremo, 10 all'artista che porta o indossa un fiore arancione.
- Bonus Nizoral Care porta 10 punti all'artista che spolvera la sua spalla (o un'altra spalla) durante l'esibizione.
- Bonus Disney+ porta 10 punti all'artista che si inchina con la mano sul cuore.
- Bonus RadioDue porta 10 punti all'artista che fa la foto con la tazza FantaSanremo nello studio di RadioDue.
- Bonus Fondazione Telethon porta 10 punti all'artista che dona il suo vinile autografato alla fondazione.
Bonus extra
10 punti all'artista che gioca a FantaSanremo Adventure. 10 punti all'artista che batte il cinque alla statua di Mike Bongiorno. 10 punti all'artista che canta coi fan per le vie di Sanremo. 10 punti all'artista che si esibisce davanti ai giornalisti in conferenza stampa.
I malus
-10 punti all'artista che nomina il FantaSanremo sul palco
-5 punti se il presentatore sbaglia il nome dell'artista
-10 punti se il presentatore sbaglia il titolo della canzone
-15 punti se viene mostrata la foto di un altro artista all'annuncio dell'esibizione
-10 punti all'artista che inciampa sulle scale
-30 punti all'artista che cade dalle scale
-10 punti all'artista che dimentica il testo della canzone
-15 punti se cadono il microfono o l'asta
-20 punti se problemi tecnici interrompono l'esibizione
-10 punti all'artista che inciampa durante l'esibizione
-20 punti all'artista che cade durante l'esibizione
-30 punti se l'Ariston fischia
-30 punti se l'artista fa battute discriminatorie
-66.6 punti Malus "Orgogliosa e Canto"
-100 punti all'artista squalificato
La decima edizione di Myplant & Garden 2026 si è chiusa il 20 febbraio 2026 a Fiera Milano Rho rafforzando ulteriormente la leadership dell’evento nel sistema fieristico internazionale e confermando al tempo stesso la crescente rilevanza economica, sociale e strategica del florovivaismo nei mercati e nelle politiche di sviluppo urbano e territoriale in Europa e nel mondo.
I quasi 28.000 ingressi registrati e gli 800 marchi presenti su 60.000 metri quadrati di superficie espositiva non rappresentano soltanto un primato organizzativo, ma il segnale di un comparto che sta consolidando dimensioni industriali sempre più rilevanti e una capacità attrattiva trasversale lungo tutta la filiera.
La fiera ha offerto una fotografia precisa del peso economico del settore. La produzione nazionale ha superato nel 2024 i 3,25 miliardi di euro, in crescita rispetto all’anno precedente e con un incremento superiore al 30% nell’ultimo decennio, nonostante le tensioni climatiche e le instabilità di mercato.
Ancora più significativo è il dato dell’export: dopo aver superato 1,2 miliardi di euro nel 2024, nel 2025 le vendite estere di piante e fiori italiani hanno oltrepassato la soglia record di 1,3 miliardi di euro. Un risultato che rafforza il saldo commerciale positivo e conferma la competitività del Made in Italy sui mercati internazionali, ma che al tempo stesso riporta al centro del dibattito il tema della reciprocità commerciale, delle barriere fitosanitarie e della necessità di tutelare il prodotto europeo in un contesto globale sempre più competitivo.
L’ecosistema che copre l’intera catena del valore rappresentato in fiera ha evidenziato una filiera integrata che va dalla ricerca sementiera alla produzione vivaistica, dalla meccanizzazione alla distribuzione specializzata e alla grande distribuzione, fino alla progettazione del paesaggio e alla gestione del verde pubblico e sportivo.
La presenza di oltre 200 delegazioni di buyer provenienti da 47 Paesi, con una crescente incidenza di operatori dal Medio Oriente e dall’Asia Centrale, segnala come il baricentro dell’export si stia orientando verso mercati ad alto investimento urbano e immobiliare, dove progettazione del paesaggio, sostenibilità e grandi opere rappresentano driver di domanda.
In questa prospettiva si inserisce anche la seconda edizione di Myplant & Garden Middle East, in programma a Dubai nell’ottobre 2026, piattaforma pensata per intercettare un’area geografica in forte espansione e alla ricerca di soluzioni europee ad alto contenuto qualitativo e tecnologico.

Myplant è stata una mostra ricca di novità e curiosità in ogni ambito espositivo, un concentrato di proposte innovative pronte a tracciare le rotte del futuro del comparto nella sua interezza.
Il percorso MY Innovation (35 aziende selezionate in 12 ambiti di attività) ha sintetizzato la transizione verso un modello produttivo più sostenibile e ad alta intensità tecnologica.
Sul piano industriale, infatti, l’edizione 2026 ha messo in luce un’accelerazione degli investimenti in innovazione. Il comparto dei macchinari ha raddoppiato la propria presenza, a testimonianza di una crescente meccanizzazione del settore e di un’evoluzione verso modelli produttivi più efficienti e ‘intelligenti’. Digitalizzazione, sensoristica basata su intelligenza artificiale, risparmio idrico ed energetico, robotica, biostimolanti di nuova generazione e soluzioni per la rigenerazione del suolo delineano un percorso di transizione tecnologica che punta a coniugare sostenibilità ambientale e competitività economica: anche nel florovivaismo, l’innovazione è sempre più considerata leva strutturale di sviluppo e differenziazione sui mercati esteri.
La fiera ha presentato una gamma amplissima e diversificata di varietà vegetali, nuove proposte botaniche in termini di forma, colore e adattabilità agli ambienti e ai climi. Parallelamente, numerosissime sono state le proposte di soluzioni innovative per la cura e la nutrizione delle piante e dei terreni, all’insegna della sostenibilità e dell’efficienza.
Contemporaneamente, i contenuti emersi nei convegni hanno ribadito una visione del verde come infrastruttura strategica, capace di generare valore economico oltre che benefici ambientali e sociali. Gli investimenti in verde pubblico e privato sono stati letti come fattori di valorizzazione immobiliare, di mitigazione climatica, di tutela idrogeologica e di riduzione dei costi sanitari e ambientali nel medio-lungo periodo. In questa chiave, il florovivaismo si configura non solo come settore produttivo, ma come componente strutturale delle politiche urbane, della rigenerazione territoriale e delle strategie di resilienza.
Nel complesso, Myplant & Garden 2026 ha restituito l’immagine di un comparto maturo, solido e orientato all’internazionalizzazione, capace di coniugare tradizione produttiva e innovazione tecnologica. I numeri record di produzione ed export, uniti alla crescente apertura verso nuovi mercati e alla spinta verso la sostenibilità, indicano che il florovivaismo non è soltanto un’eccellenza agricola, ma un sistema economico articolato, con un ruolo sempre più rilevante nelle dinamiche di mercato, industriali e urbane contemporanee.

Avvicinare il pubblico a una realtà spesso poco visibile, ricordando che dietro ogni malattia rara ci sono storie, bisogni e percorsi di vita. E' l'obiettivo della campagna Rare Means Care promossa da Sobi Italia (Swedish Orphan Biovitrum) che, avviata lo scorso dicembre a livello nazionale, è attiva a Milano, trasformando la storica edicola di Largo Crocetta, fino al 28 febbraio - Giornata mondiale delle malattie rare, in un'installazione floreale. In questo spazio verranno distribuite ai passanti delle simboliche gerbere arancioni, ognuna accompagnata da materiale informativo che condivide il messaggio di sensibilizzazione della campagna stessa: far conoscere, attraverso un linguaggio simbolico e inclusivo, l'unicità, la visione e l'impegno di Sobi nei confronti delle persone con malattia rara, promuovendo una maggiore consapevolezza culturale e sociale sul valore dell'ascolto e dell'attenzione. L'installazione - spiega l'azienda biofarmaceutica in una nota - è quindi pensata per coinvolgere attivamente i cittadini che lo desidereranno. Un lato dell'edicola è caratterizzato infatti da un grande specchio che funge da photobooth spontaneo e aperto, con la scritta 'Perché anche un solo istante è pieno di vita'.
"Rare Means Care rappresenta l'essenza della missione di Sobi - afferma Fabrizio Capetta, Vp e General Manager di Sobi Italia, Grecia, Malta e Cipro - La rarità, per noi, non è invisibile. Le persone con malattie rare e i loro caregiver devono essere ascoltati e poter contare su una presenza costante. La centralità delle persone è infatti per noi fondamentale: questo valore guida il nostro impegno nelle malattie rare verso la comunità dei pazienti, la comunità scientifica e noi stessi. Con questa installazione vogliamo offrire alla città di Milano un simbolo tangibile della nostra dedizione e del nostro obiettivo di sensibilizzare e richiamare l'attenzione sulle malattie rare. Un fiore è un gesto semplice, ma potente, che rappresenta Sobi e il nostro impegno concreto nel fare informazione, nell'ascolto e nella responsabilità verso le persone che convivono con una patologia rara".
Le malattie rare - riporta la nota - rappresentano una sfida sanitaria e sociale di proporzioni globali. Con oltre 10mila patologie conosciute che colpiscono circa 400 milioni di persone nel mondo, la realtà è che per il 95% non esiste ancora una cura approvata. L'iniziativa si inserisce in un impegno più ampio di Sobi, Unite4Rare, verso le comunità di pazienti e caregiver nelle malattie rare. Co-creata con le leadership delle comunità di pazienti internazionali e il top management dell'azienda, l'iniziativa si fonda sull'esperienza storica della company e rafforza il coinvolgimento delle persone con malattia rara, definendo in modo chiaro l'impatto che si desidera generare e cosa pazienti e caregiver possono aspettarsi. Parte integrante del Dna della farmaceutica, Unite4Rare riflette il suo impegno come leader globale nelle terapie innovative, guidati dai valori di cura, ambizione, responsabilità, urgenza e collaborazione.
Report Cna, 'attenzione alla conclusione del Pnrr'...
Tra i primi in Italia ad accedere alla terapia combinata...
Saranno approfondite le cause delle "sotto-segnalazioni" sulle
reazioni avverse... 
La quinta edizione del Premio Giornalistico Mario Sarzanini, dedicato alla memoria del decano della cronaca giudiziaria scomparso nel 2021, si svolgerà il 18 marzo 2026, alle ore 17.30, alla Casa del Cinema di Roma. La giuria, presieduta da Andrea Balzanetti e composta da Massimo Martinelli, Guido D’Ubaldo, Andrea Cappelli, Davide Desario, Andrea Pucci, Emma D’Aquino, Luigi Contu e Flavio Natalia, ha scelto i vincitori delle diverse categorie: web, Roberto Saviano; radio, Giorgio Zanchini; Tv, Veronica Fernandes; quotidiani, Niccolò Zancan; agenzie, Assunta Cassiano; podcast, Malcom Pagani; uffici stampa, Medici Senza Frontiere. Premio Speciale al film “40 secondi”, dedicato alla storia di Willy Monteiro Duarte.
"Come ogni anno - dichiara il presidente Andrea Balzanetti – abbiamo seguito un criterio oggettivo: quale sarebbe stata la scelta di Mario Sarzanini al nostro posto. Siamo certi di aver onorato al meglio la memoria di Mario, maestro di giornalismo e di vita". L’evento, presentato da Manila Nazzaro, rappresenterà anche un momento di importante riflessione sullo stato dell'informazione.
L’iniziativa, che ha come partner principale Unimarconi, è stata realizzata in collaborazione con Lighthouse Communication e con il patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio. Media partner e radio ufficiale dell'evento è Lighthouse Radio.

Carmelo Cinturrino, l’assistente capo di polizia che lo scorso 26 gennaio ha sparato e ucciso il pusher Abderrahim Mansouri al cosiddetto boschetto di Rogoredo, “è tristissimo ed è pentito di ciò che ha fatto”. Lo ha detto l’avvocato Piero Porciani, suo legale difensore, arrivando al carcere milanese di San Vittore dove da ieri il poliziotto è recluso[1] e dove stamattina l’agente sarà sottoposto a interrogatorio di convalida. Cinturrino, spiega il legale, “ha ammesso le sue responsabilità, è pentito soprattutto della fase successiva” di come si sono svolti i fatti, ma sostiene di aver sparato “perché ha avuto paura”. E sa che “quello che è stato fatto dopo da lui e dai suoi colleghi è uno sbaglio”.
Ha avuto paura di Mansouri, continua Porciani, perché “un delinquente che si mette una mano in tasca non sai se ha una caramella, un sasso, un coltello o una pistola”. E comunque “a 30 metri è chiaro che anche se avesse voluto colpire Mansouri non ci sarebbe riuscito con le armi che gli agenti hanno in dotazione. Questo è chiaro e pacifico”.
L'avvocato sostiene poi che "il collega di Cinturrino che ha preso la valigetta in commissariato non poteva non sapere cosa c'era all’interno”. “Una cosa Cinturrino ci tiene a dire -aggiunge il legale- lui non ha mai preso un centesimo da nessuno. Me l'ha garantito”.
Ieri il capo della polizia, Vittorio Pisani, riferendosi a Cinturrino, ha parlato di "un ex poliziotto, di un delinquente[2]": “Che venga cacciato, io sono d'accordo -dice Porciani- perché, giustamente, una persona così nel'Amministrazione non ci sta. Tuttavia per me 'delinquente' non è uno che sbaglia, ma è uno che delinque. Sono due cose diverse”.
Ora, aggiunge, “lui si scusa con tutte le persone di cui ha tradito la fiducia. Sostiene di essere pentito nei confronti di tutta l’Italia perché dice ‘io sono quello che dovevo far osservare la legge e ho sbagliato’. E questa mi sembra una cosa di una persona molto pentita. E’ triste per la sua famiglia, per i suoi colleghi e per l'Amministrazione, che ha servito per tanti anni”. Quanto al 28enne che ha perso la vita, “sia sua mamma che lui sono andati in chiesa a pregare. Penso sia la cosa migliore che si possa fare”, conclude.

'Zelig 30 – Svisti e Mai Visti' ha vinto la prima serata di ieri, 23 febbraio, con il 17,5% di share. Il comedy show di Canale 5 ha incollato allo schermo 1.966.000 telespettatori. A seguire, su Rai1 'Rosso Volante' ha interessato 2.393.000 telespettatori, pari al 14,9%. Su Rai3 'Lo Stato delle Cose' ha totalizzato 1.267.000 telespettatori e l'8,8%. Su Rai2 il film 'Dirty Dancing – Balli proibiti' ha intrattenuto 1.184.000 telespettatori, pari al 6,6%.
Su Italia 1 'Run All Night – Una notte per sopravvivere' è stato visto da 969.000 telespettatori, pari al 5,7%. Stesso share raggiunto da 'Quarta Repubblica' su Rete 4 che ha interessato 691.000 telespettatori. Poco sotto con il 5,3% c'è 'La Torre di Babele', in onda su La7, che ha raggiunto 985.000 telespettatori. Sul 'Nove Cash or Trash – La Notte dei Tesori' ha raggiunto 424.000 telespettatori e il 2,6%. Infine, su Tv8 '4 Hotel' con Bruno Barbieri ha ottenuto 363.000 telespettatori, pari al 2,3%.
Nella fascia access prime time, 'La Ruota della Fortuna' su Canale 5 ha conquistato 5.207.000 telespettatori e il 24,9%, mentre 'Affari Tuoi' su Rai 1 4.853.000 telespettatori e il 23,1%.

"Siamo certamente affaticati ma vicini alla meta, pieni di energia e sicuramente anche il documentario ci ha dato una nuova energia e anche voi: è una cosa che ripetiamo spesso, chi ha pensato che diluire il tempo avrebbe sfilacciato in qualche modo la scorta mediatica e affettiva che abbiamo intorno si è sbagliato perché ha funzionato per contagio e siete sempre più numerosi. I calcoli che hanno fatto evidentemente sono falliti e il tempo è andato a nostro vantaggio. Adesso bisogna arrivare però alla fine". Così l’avvocata Alessandra Ballerini, legale di parte civile dei genitori di Giulio Regeni, prima della ripresa del processo davanti alla Prima Corte di Assise di Roma che vede imputati quattro 007 egiziani accusati del sequestro e dell’omicidio del ricercatore friulano rapito, torturato e ucciso in Egitto dieci anni fa.
Nelle scorse settimane è stata depositata la sentenza della Consulta in merito al diritto della difesa e alla nomina dei consulenti dei difensori. “Dopo la pausa da ottobre, si è pronunciata la Consulta e ora sappiamo che anche gli eventuali consulenti delle difese degli imputati verranno pagati dallo Stato italiano così come i difensori: il processo può riprendere”, ha detto l’avvocata Ballerini insieme ai genitori di Giulio Regeni fuori dalla città giudiziaria di piazzale Clodio.
Ha accettato l’incarico dietro un paravento il perito nominato dalla Prima Corte di Assise di Roma che si occuperà di tradurre dall’arabo all’italiano due verbali di interrogatorio nel processo. “Non credo sia accaduto molte volte che un perito nominato dalla Corte si sia dovuto nascondere dietro a un paravento per ricevere l'incarico e senza neanche poter declinare le proprie generalità, e far vedere il proprio volto - ha commentato a fine udienza l’avvocata Ballerini - Quindi al di là di chi pensa a livello italiano o europeo che l'Egitto sia un Paese sicuro è evidente che non sia così: non lo è per i testimoni, per i periti e consulenti, e non lo è stato per Giulio”.
Nel corso dell’udienza il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco e le difese hanno indicato i loro consulenti mentre l’avvocata Ballerini ha spiegato che “abbiamo delle difficoltà ad individuare un consulente perché c’è un clima di paura, i cittadini egiziani temono di comparire in questo processo. Ora stiamo prendendo contatti con un’università. Speriamo di arrivare a nominare un nostro consulente”.
Alla luce dei tre mesi chiesti per l’incarico di traduzione, la Corte ha fissato la prossima udienza per l’8 giugno quando ci sarà l’esame in aula del perito. La requisitoria è stata fissata, invece, per il 23 e 24 giugno quando parleranno anche le parti civili mentre le difese degli 007 prenderanno la parola il 13 e 14 luglio. La sentenza potrebbe a questo punto arrivare in autunno.
La denuncia del Nursing Up, 'dignità professionale lesa'... 
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha reso pubblico, per la prima volta in un video, il bunker top secret dove si era rifugiato allo scoppio della guerra lanciata dalla Russia quattro anni fa.
All'inizio del discorso che Zelensky ha tenuto alla nazione, il video mostra un lungo corridoio senza finestre con un cartello che recita 'Ufficio del Presidente ucraino'. Su un muro appare poi un'icona ortodossa con sotto la raffigurazione del simbolo nazionale ucraino, il Tryzub.
"E' in questo ufficio, in questa piccola stanza nel bunker di via Bankova, che ho avuto le mie prime conversazioni con i leader mondiali all'inizio della guerra. Qui ho parlato con il presidente Biden, ed è stato proprio qui che ho sentito dirmi: Volodymyr, c'è una minaccia. Devi lasciare l'Ucraina urgentemente. Siamo pronti ad aiutarti. E qui ho risposto che ho bisogno di munizioni, non di un passaggio" per uscire dal Paese, ha detto Zelensky.
La via Bankova si trova nel cuore del quartiere governativo di Kiev ed è dove hanno sede gli uffici presidenziali fin dall'indipendenza dell'Ucraina, nel 1991.

Mal di schiena, dolori lombari ed ecco il peggioramento della vita quotidiana, con il progressivo deterioramento della postura che rappresenta oggi una delle principali cause di disturbi muscolo-scheletrici nella popolazione occidentale. Chi soffre di queste problematiche ha la percezione di quanto peso hanno sulla salute fisica, sull'equilibrio mentale e persino sul modo in cui abitiamo lo spazio. Da questa consapevolezza nasce il libro 'Corpi scomposti, la crisi della postura nella società borghese' (La Traccia Buona), scritto da Mira Miriam Stijak, fisioterapista e posturologa, che affronta il tema con uno sguardo interdisciplinare capace di intrecciare antropologia, storia sociale, medicina e neuroscienze. L'autrice accompagna il lettore alle radici culturali di una trasformazione che, negli ultimi 2 secoli, ha progressivamente allontanato l'uomo dal proprio corpo.
Al centro dell'opera la nascita di 'Posturattiva', un metodo innovativo che introduce micro-correzioni nei gesti quotidiani - sedersi, camminare, chinarsi, dormire - trasformando ogni movimento in un atto di riequilibrio e rinascita. "La postura - spiega Stijak - non riguarda soltanto ossa e muscoli: riflette lo stato emotivo, orienta la mente, plasma la comunicazione e contribuisce all'immagine che abbiamo di noi stessi. Il libro è rivolto ai professionisti della salute, ma anche a chiunque desideri ritrovare armonia e presenza, riscoprendo la propria struttura corporea naturale e restituendo dignità al portamento come forma primordiale di espressione umana".
Mira Miriam Stijak è fisioterapista e posturologa, laureata alla Facoltà di Medicina dell'università di Zagabria. Per anni ha seguito percorsi di formazione e aggiornamento al Gokhale Method Institute di Palo Alto (California), lavorando a stretto contatto con Esther Gokhale, pioniera delle tecniche posturali innovative e punto di riferimento nella cura del mal di schiena nella Silicon Valley. E' ideatrice del metodo 'Posturattiva', un approccio rivoluzionario volto a riappropriarsi del proprio corpo, eliminare il mal di schiena e recuperare energia attraverso tecniche interdisciplinari che ripristinano la solidità strutturale della colonna vertebrale. Svolge attività di formazione in scuole e aziende, con l'obiettivo di migliorare la forma fisica e le performance lavorative degli adulti e di accompagnare i bambini verso una crescita con una struttura corporea sana.

La Giornata internazionale della donna si conferma un appuntamento strategico per Qvc Italia, leader nel live shopping multipiattaforma, che rinnova il proprio impegno nel promuovere l’empowerment femminile e nel creare opportunità concrete affinché le donne possano esprimere pienamente il proprio potenziale, dentro e fuori il mondo del lavoro. Anche nel 2026, Qvc Italia pone al centro della sua attenzione un valore spesso sottovalutato ma profondamente trasformativo: la gentilezza.
'Diamo Voce alla Gentilezza' è infatti il claim della nuova campagna, attiva dal 1° al 15 marzo 2026. Il concept nasce da un insight culturale attuale: in un contesto che tende a premiare la competizione e l’individualismo, la gentilezza viene ancora troppo spesso percepita come fragilità. Qvc Italia ribalta questa visione, raccontandola come una forza autentica e rivoluzionaria, capace di generare connessioni, costruire comunità e diventare un vero motore di cambiamento, anche nei contesti professionali. Gentilezza come scelta consapevole, quindi, ma anche come espressione di intelligenza emotiva, leadership e determinazione. Un valore che, se riconosciuto e praticato, contribuisce a creare ambienti inclusivi, in cui la diversità è una risorsa e l’autenticità diventa leva di crescita collettiva. Per l’occasione, Qvc Italia ha selezionato un esclusivo charity item del brand M. Asam: il Magic care super glow kit, composto da Cleansing Balm (100 ml) e Glow Up Cream (50 ml). Un kit beauty che unisce ingredienti di origine naturale e principi attivi high-tech, in vendita al prezzo di 34.90 euro. L’intero ricavato sarà devoluto a WeWorld, l’organizzazione no profit italiana attiva in oltre 20 Paesi, a sostegno del progetto Spazi Donna, che offre alle donne in situazioni di vulnerabilità luoghi sicuri di ascolto, accoglienza e crescita.
La campagna sarà supportata da una strategia di comunicazione integrata che include una landing page dedicata sul sito ufficiale www.qvc.it, video promozionali in onda sul canale 32 del digitale terrestre, su Qvc+ e contenuti appositamente creati per i canali social dell’azienda (TikTok, Instagram, Facebook e YouTube). La conferma dell’impegno di Qvc Italia sul fronte dell'empowerment femminile e delle tematiche diversity, equity & inclusion ha ottenuto un riconoscimento tangibile: Qvc Italia ha rinnovato la certificazione UNI/PdR 125:2022 sulla parità di genere, attestando l'efficacia delle politiche strutturali implementate per garantire equità di opportunità e un ambiente di lavoro realmente inclusivo.
Sono passati quattro anni dall’invasione russa dell’Ucraina, e l'Adnkronos ha contattato Federico Borsari, ricercatore del Center for European Policy Analysis. Il suo campo di ricerca è all’intersezione tra tecnologia e sicurezza internazionale, con particolare attenzione a sistemi unmanned, Nato e difesa transatlantica. Gli abbiamo chiesto di spiegarci come i droni abbiano trasformato la guerra contemporanea, e perché ciò che sta accadendo oggi sul campo di battaglia ucraino riguarda direttamente anche l’Europa.
Possiamo dire che questa è stata anche la guerra dei droni?
Sì, senza dubbio. Non perché i droni abbiano sostituito i sistemi tradizionali, ma perché ne hanno profondamente modificato il ruolo e l’efficacia. In Ucraina i droni sono diventati strumenti centrali per ricognizione, targeting, attacco e persino logistica. Hanno cambiato il modo in cui si osserva il campo di battaglia, si individuano obiettivi e si conducono operazioni. Oggi è impensabile immaginare un conflitto ad alta intensità senza una componente unmanned estesa.
L’Ucraina è spesso descritta come un “laboratorio” della guerra dei droni.
Si è sviluppato un modello unico, basato su un’interazione costante tra industria e militari. Le aziende non lavorano su requisiti teorici, ma su richieste operative immediate. I soldati segnalano cosa funziona e cosa no: autonomia, resistenza alla guerra elettronica, facilità di riparazione, letalità. Questo ha permesso cicli di innovazione rapidissimi, una sorta di “apprendimento in combattimento”. È un vantaggio competitivo enorme, difficile da replicare in contesti più burocratizzati.

Questo ecosistema industriale ucraino è solo un punto di forza o presenta anche fragilità?
Entrambe le cose. La vitalità è straordinaria: centinaia di aziende, grande capacità di adattamento, forte cultura operativa. Ma esistono limiti strutturali, soprattutto in termini di interoperabilità, razionalizzazione produttiva ed economie di scala. Un sistema così dinamico rischia frammentazione e duplicazioni. È qui che entrano in gioco le partnership con aziende europee.
Che tipo di cooperazione si sta sviluppando tra Ucraina ed Europa?
Non si tratta semplicemente di trasferimento tecnologico. È piuttosto una fusione di competenze. L’Europa offre standard industriali, capitali, accesso a catene di fornitura e capacità produttive più ampie. L’Ucraina apporta pragmatismo operativo, esperienza diretta di guerra, conoscenza tattica. In altre parole, l’Europa importa esperienza di combattimento, mentre l’Ucraina guadagna stabilità industriale e scala.
Guardando all’Europa, perché il settore dei droni appare oggi in ritardo rispetto ad altri attori globali?
Perché per anni i paesi europei hanno sottovalutato il settore, affidandosi a tecnologie americane o israeliane. Questo ha rallentato lo sviluppo di un’industria autonoma e competitiva. Solo recentemente si è registrata un’accelerazione: maggiori investimenti, nuovi programmi, coinvolgimento di grandi gruppi industriali e startup innovative. Ma il divario accumulato è significativo.
Nel frattempo, attori come Cina e Turchia hanno consolidato una posizione dominante. Quanto pesa questo fattore?
Pesa molto, sia sul piano industriale sia su quello geopolitico. In paesi come la Turchia, i droni sono diventati strumenti di influenza strategica oltre che prodotti di successo commerciale. Il Bayraktar TB2 è l’esempio più evidente. Questi attori beneficiano di investimenti continui, forte sostegno statale e strategie coerenti di lungo periodo.
I droni sono una risorsa ma anche una minaccia per la sicurezza europea. Da qui nasce la proposta del “Drone Wall”, il muro da costruire a Est per difendere l'Unione. È la risposta giusta?
È una risposta comprensibile e in parte necessaria, ma presenta criticità concettuali. La minaccia dei droni, soprattutto quelli piccoli e a basso costo, è fluida e adattiva. Rispondervi con architetture statiche – sensori, jammer, sistemi fissi – comporta il rischio di obsolescenza rapida. La tecnologia evolve più velocemente delle infrastrutture rigide.
Quindi quale dovrebbe essere l’approccio corretto?
Servono sistemi modulari, adattivi, integrati in una dottrina operativa chiara. La tecnologia da sola non basta. Occorrono tattiche adeguate, personale qualificato, addestramento continuo. Il problema non è solo tecnico, ma capacitivo e culturale.
In questo contesto, che ruolo gioca il Drone e Counter-Drone Action Plan della Commissione Europea?
Rappresenta un tentativo importante di superare la frammentazione europea. L’obiettivo è favorire cooperazione tra Stati membri, ricerca condivisa, test operativi comuni, programmi di addestramento congiunto. È un cambio di paradigma necessario, perché molte debolezze europee derivano proprio dalla dispersione degli sforzi e dalla mancanza di coordinamento.
Qual è, in definitiva, la lezione più importante che l’Europa dovrebbe trarre dall’esperienza ucraina?
Che l’innovazione militare non può essere disgiunta dall’esperienza operativa. Senza un legame diretto con chi utilizza i sistemi sul campo, le strategie industriali rischiano di restare incomplete. Investimenti, interoperabilità, sviluppo del personale e sperimentazione rapida non sono opzioni, ma condizioni essenziali.
E la guerra futura? Sarà sempre più unmanned?
La tendenza è chiara. Non vedremo la scomparsa del soldato, ma una crescente integrazione tra uomini e sistemi autonomi. I droni stanno ridefinendo concetti chiave come massa, rischio, deterrenza e persino superiorità tecnologica. L’Ucraina non sta solo combattendo una guerra. Sta mostrando al mondo come potrebbero essere le prossime. (di Giorgio Rutelli)

Radiografie, Tac, mammografie, Pet. Esami diagnostici che non hanno solo bisogno di tecnologia, ma anche di chi si occupa di garantire la radioprotezione del paziente: è lo specialista in Fisica medica. Valentina Brainovich è il direttore dell'Unità operativa dipartimentale di Fisica sanitaria dell'ospedale Sant'Andrea di Roma, dove guida un team composto da 6 specialisti in Fisica medica e 4 tecnici sanitari di radiologia medica. E' lei a spiegare l'importanza del fisico medico all'interno di un ospedale: dall'elaborazione del piano di cura per il paziente alla radioprotezione.
Chi è lo specialista in Fisica medica e qual è il suo ruolo? "Il decreto legislativo numero 101del 2020, che nel 2020 ha recepito la direttiva europea numero 59 del 2013 in materia di sicurezza con l'impiego di radiazioni ionizzanti, ha definito lo specialista in Fisica medica, spesso detto anche 'fisico sanitario' o 'fisico medico', come la figura preposta per fornire consulenza specialistica, ove opportuno, sulle questioni riguardanti la fisica delle radiazioni ionizzanti in ambito ospedaliero - illustra Brainovich - Nello specifico, lo specialista in Fisica medica applica i principi della fisica e della radioprotezione alle cosiddette esposizioni mediche del paziente, ovvero agli esami diagnostici e trattamenti terapeutici che implicano l'esposizione a radiazioni ionizzanti prodotte dalle apparecchiature radiogene, come ad esempio apparecchi per radiografie, Tac, mammografi, Pet o acceleratori lineari per radioterapia". Lo specialista in Fisica medica si occupa quindi non solo di controlli di qualità sulle apparecchiature radiologiche, ma anche di verifica e ottimizzazione delle dosi di radiazione che il paziente riceve in ambito ospedaliero. "Il nostro ambito di lavoro richiede aggiornamento continuo in campo tecnologico e abilità di problem solving per affrontare i complessi problemi che si presentano nel campo della fisica medica intraprendendo azioni ed identificando aree di miglioramento", aggiunge l'esperta.
Quale percorso di studi è necessario affrontare per avere questa qualifica? "Lo specialista in Fisica medica è un laureato in Fisica che abbia conseguito la successiva specializzazione in Fisica medica o Fisica sanitaria. Per esercitare la professione deve inoltre essere iscritto all'Ordine territoriale di appartenenza e dunque alla Federazione nazionale dell'Ordine dei chimici e fisici", chiarisce Brainovich.
Con quali reparti collabora il team diretto dalla specialista all'ospedale Sant'Andrea? "Le nostre attività - descrive - si svolgono principalmente in supporto ai reparti di Radioterapia, Medicina nucleare, Radiologia, Radiologia interventistica e ai reparti che impiegano radiazioni ionizzanti per procedure di radiologia complementare. Ad esempio: in Radioterapia garantiamo la calibrazione degli acceleratori lineari ed effettuiamo studi fisico-dosimetrici mediante software dedicati alla realizzazione dei piani di trattamento radioterapici per i pazienti oncologici, assicurando le verifiche pre-trattamento tramite rielaborazione ed erogazione dei piani su fantocci dedicati; in Medicina nucleare ci occupiamo del programma di garanzia di qualità delle apparecchiature e delle valutazioni dosimetriche per trattamenti terapeutici con radioisotopi; in Radiologia e in ambito interventistico e complementare monitoriamo la registrazione dei dati dosimetrici relativi alle indagini diagnostiche con l'obiettivo di ottimizzare le dosi e tenere ragionevolmente basso il rischio di effetti stocastici da radiazione".
Il fisico specialista in Fisica medica ha in via esclusiva la responsabilità della misura e della valutazione delle dosi assorbite dai pazienti nell'ambito delle esposizioni mediche, nonché la responsabilità della scelta della strumentazione da impiegarsi nell'ambito della dosimetria sul paziente e dei controlli di qualità e delle prove di accettazione da effettuarsi sulle attrezzature medico-radiologiche. "E' dunque un ruolo cruciale per rispondere alla normativa in materia di radioprotezione in ambito ospedaliero, non solo in reparti come Radioterapia o Medicina nucleare, dove le energie delle radiazioni terapeutiche utilizzate per colpire i target tumorali sono elevate, ma anche in reparti come Radiologia dove le energie delle radiazioni diagnostiche, pur essendo notevolmente più basse, non possono essere considerate a rischio zero", rimarca Brainovich.
Ma come si garantisce la cosiddetta radioprotezione del paziente? "La radioprotezione del paziente - spiega l'esperta - deve essere intesa come l'insieme delle attività volte a garantire in sicurezza l'esposizione alle radiazioni ionizzanti, ovvero a garantire che i benefici diagnostici o terapeutici superino i rischi. In sintesi, può essere attuata se vengono rispettati i principi fondamentali della radioprotezione che impongono la valutazione dei potenziali vantaggi diagnostici o terapeutici complessivi prodotti dalle radiazioni rispetto al danno alla persona che l'esposizione potrebbe causare, e che stabiliscono che le esposizioni devono essere mantenute al livello più basso ragionevolmente ottenibile e compatibile con il raggiungimento dell'informazione diagnostica richiesta". In proposito, nel 2023 "nella nostra azienda è stato istituito un gruppo di lavoro multidisciplinare denominato 'Dose team', dove le diverse figure coinvolte (fisici, medici, Tsrm-tecnici sanitari radiologia medica) si confrontano e collaborano per garantire la sicurezza del paziente esposto a radiazioni ionizzanti. Diffondere le competenze e interagire tra le diverse professionalità è fondamentale per avere un sistema sanitario di qualità che abbia al centro della propria mission la salute di tutti i cittadini", conclude Brainovich.

L'eurodeputato Roberto Vannacci, già vicesegretario della Lega, dopo un breve periodo tra i Non Iscritti entra, come leader di Futuro Nazionale, nel gruppo dell'Europa delle Nazioni Sovrane (Esn), fondato da Alternative fuer Deutschland insieme ad altri partiti di estrema destra di vari Paesi europei.
"E' un giorno splendido per il nostro gruppo - ha detto il copresidente del gruppo Esn René Aust, in conferenza stampa stamani a Bruxelles - siamo veramente orgogliosi di poter annunciare che al 100% del sostegno il nostro amico Roberto Vannacci è stato accolto e sarà membro del nostro gruppo".
"Nelle ultime settimane - ha continuato - abbiamo discusso molto sui nostri punti comuni e sulle nostre differenze e alla fine è risultato chiaramente che abbiamo pochissime differenze. Per noi è un grande onore accoglierti nel nostro gruppo - ha continuato rivolto a Vannacci - benvenuto".
Il generale: "Faremo grande lavoro con Esn"
Per Vannacci, "il fatto di avere unità di vedute, di credere fermamente che questa Europa debba cambiare e debba ritornare a essere l'Europa che ha primeggiato negli ultimi secoli della nostra storia, mi ha convinto a raggiungere questo gruppo e sono veramente convinto che insieme faremo un grande lavoro".
"Federiamo realtà di destra"
Futuro Nazionale, il partito fondato da Roberto Vannacci, guarda a "federare" le realtà "politiche e sociali" che credono in una "destra vera" e ai tanti italiani che non vanno a votare, "molti" dei quali sono di destra, ha spiegato lo stesso ex vicesegretario della Lega a margine della conferenza stampa di presentazione del suo ingresso nel gruppo Esn nel Parlamento Europeo.
"Credo che il mio ruolo - ha affermato Vannacci - sia quello di risvegliare tutte le persone che credono in una destra vera. Abbiamo il 52% degli italiani che non vanno a votare: molti di loro sono di destra e non si sentono rappresentanti dall'offerta politica che oggi è presente. Credo di risvegliare le coscienze di queste persone".
"E poi credo anche, perché no - ha aggiunto - di federare quelle realtà politiche e sociali che credono in una destra vera e possono vedere nel sottoscritto un punto di riferimento. Ma - ha precisato - non mi sono posto come obiettivo quello di collegare tutti i partiti di destra attualmente esistenti. Il mio obiettivo è cambiare l'Italia, cambiare l'Europa e riportare la destra che oggi sta governando su posizioni veramente di destra".
"Governo va preservato, è il meno peggio"
Futuro Nazionale ha votato la fiducia al governo guidato da Giorgia Meloni "perché ritengo che questo governo non debba essere messo in pericolo, che questo governo sia il meno peggio", ha poi detto Vannacci durante la conferenza stampa. "Ma non mi accontento del meno peggio - ha continuato - vorrei il meglio per noi, per i nostri figli e i nostri giovani. Ho anche votato inequivocabilmente no al decreto" sugli aiuti militari all'Ucraina.
"Ci danno al 4%"
Quanto ai sondaggi, Futuro Nazionale è dato "alla soglia del 4%", un risultato che "rincuora", ha sottolineato il fondatore del partito. "Le percentuali - ha risposto Vannacci - mi interessano fino a un certo punto. Non ne faccio una questione di riuscita o di fallimento, ma in qualche modo sono rincuorato: un partito che ancora deve esistere, che deve ancora tenere la sua assemblea costituente, che è dato alla soglia del 4%... caspita! Ditemi un'altra realtà in cui ciò sia avvenuto". Ed ha spiegato che l'assemblea costituente del suo partito si terrà "presumibilmente" a fine primavera.
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