Scuola Civica di Musica di Cagliari, Secchi: «Non è un problema burocratico ma un’emergenza sociale»

CAGLIARI – «Ciò che sta accadendo alla Scuola Civica di Musica di Cagliari non è un semplice inconveniente burocratico, ma una vera e propria emergenza sociale».
A denunciarlo è il consigliere comunale Ferdinando Secchi, che ha portato la questione all’attenzione dell’aula consiliare in apertura di seduta.
Secondo quanto riferito dal consigliere, cinque dipendenti, che da oltre quindici anni garantiscono con competenza e continuità un presidio culturale fondamentale per la città, si sono visti ridurre l’orario di lavoro da 29 a sole 8 ore settimanali, con contratti peggiorativi e retribuzioni al di sotto della soglia minima di sussistenza.
«È intollerabile – afferma Secchi – che un ente pubblico permetta che un proprio servizio venga gestito sacrificando la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori. Con queste condizioni non riuscirebbero nemmeno ad arrivare a fine mese».
Il consigliere parla apertamente di un arretramento inaccettabile sul piano dei diritti: «Non si può accettare un ritorno all’era preindustriale delle tutele del lavoro».
Da qui l’appello all’Amministrazione comunale affinché intervenga con urgenza: «Chiedo al Comune di Cagliari di verificare immediatamente quanto denunciato dai lavoratori e di ripristinare le condizioni contrattuali originarie, garantendo rapporti di lavoro equi, dignitosi e rispettosi».
Secchi annuncia inoltre un’iniziativa formale in Consiglio comunale: «Le rimostranze dei lavoratori della Scuola Civica verranno portate all’attenzione di tutto il Consiglio attraverso un’interrogazione, per fare chiarezza su un sistema di appalti che rischia di trasformarsi in un vero e proprio caporalato, mettendo a dura prova la vita delle persone».
Con lo spettacolo “Macbeth – primo studio” si conclude il progetto teatrale “Teatro Dentro”
TEMPIO PAUSANIA – Si è concluso con grande partecipazione ed emozione il progetto “Teatro Dentro”, percorso di arte, formazione e inclusione promosso dalla Casa di Reclusione “Paolo Pittalis” di Tempio Pausania. Il momento culminante dell’iniziativa si è svolto nella serata di giovedì 19 dicembre, con la messa in scena dello spettacolo “Macbeth – primo studio”, presentato nel teatro interno dell’Istituto.
Sul palco è andato in scena un lavoro corale intenso, interpretato da detenuti della struttura tempiese, che hanno affrontato la prova con attenzione, concentrazione e forte coinvolgimento emotivo. Guidati dalla regia di Chiara Murru, gli attori hanno mantenuto vivo il dialogo scenico e il rapporto con la platea, dando forma a uno studio teatrale coerente e incisivo.
Determinante l’impianto visivo: una scenografia essenziale, costruita su vuoti, ombre e presenze, con installazioni minimali sul palco e in platea. I costumi, di grande impatto visivo, sono stati realizzati nella sartoria dell’Istituto sotto il coordinamento del costumista Fabio Loi: mantelli, drappi, maschere e materiali hanno dato corpo ai personaggi e sostenuto la narrazione. A completare l’allestimento, le musiche curate con la supervisione del compositore tempiese Mario Garau e il disegno luci di Loic Hamelin, che con tagli netti ed essenziali ha contribuito a creare l’atmosfera e la tensione scenica.
Al termine dello spettacolo, l’emozione è stata palpabile: sul palco, nei volti degli attori, e in platea, dove il pubblico ha salutato la performance con un applauso lungo e sentito.
Un carcere aperto alla cultura e al territorio
Struttura di alta sicurezza ma da anni aperta al mondo della cultura e della creatività, la Casa di Reclusione di Tempio Pausania applica con convinzione i principi del trattamento penitenziario, promuovendo esperienze che mettono al centro la persona e la sua capacità di cambiamento. Progetti come “Teatro Dentro” trasformano il carcere in uno spazio di crescita, riflessione e relazione con la comunità esterna, costruendo ponti e occasioni di incontro.
Il teatro dell’Istituto, con una capienza di 160 posti, ha accolto per l’occasione 70 invitati esterni. Circa 30 detenuti sono stati coinvolti direttamente nello spettacolo, mentre i partecipanti complessivi al progetto sono stati oltre 50.
Alla presentazione hanno preso parte, tra gli altri, Anna Paola Aisoni, vicepresidente della Provincia Gallura – Nord Est Sardegna e vicesindaca di Tempio Pausania, il vescovo monsignor Roberto Fornaciari, i rappresentanti del Polo Universitario Penitenziario (PUP) dell’Università di Sassari e i numerosi partner del progetto.
Le voci delle istituzioni
La direttrice della Casa di Reclusione, Veronica Proietti, ha sottolineato il valore dell’iniziativa:
“‘Teatro Dentro’ nasce da un progetto finanziato dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, che dimostra grande attenzione per attività trattamentali di qualità. L’obiettivo è rispondere ai bisogni di benessere e crescita delle persone detenute, mantenendo aperto un canale di comunicazione con la vita, grazie al dialogo con il terzo settore, il mondo della cultura e l’Università”.
Anna Paola Aisoni ha espresso la soddisfazione delle istituzioni locali:
“‘Teatro Dentro’ è un’iniziativa di grande valore: avvicina la comunità alla realtà penitenziaria, riduce distanze e pregiudizi e dimostra come la cultura possa generare responsabilità, confronto e umanità”.
Arianna Taccori, responsabile dell’Area Giuridico-Pedagogica, e Michela Galise, funzionaria referente del progetto, hanno evidenziato:
“Il teatro e la cultura non sono attività marginali, ma strumenti fondamentali per restituire dignità, riconoscere le emozioni e favorire consapevolezza e cambiamento”.
Il comandante di reparto, Mariaelena Mariotti, ha infine rimarcato l’impegno del Corpo di Polizia Penitenziaria nei percorsi di recupero sociale, sottolineando come la sicurezza sociale passi anche attraverso progetti di reinserimento fondati su legalità e responsabilità.
Un progetto che guarda al futuro
“Teatro Dentro” rappresenta la naturale prosecuzione dell’esperienza di “LiberArte”, sviluppata in collaborazione con il Polo Universitario Penitenziario di Sassari, e si inserisce in una progettualità più ampia che coinvolge la compagnia Spazio T, la Caritas Diocesana, il Museo Organica e numerosi professionisti del settore.
Oltre alla dimensione espressiva, il progetto ha fornito competenze tecniche spendibili professionalmente: costume, scenografia, illuminotecnica e sound design. Nell’ambito dell’iniziativa, presso il Museo Organica, è stata inoltre allestita la mostra “Storie di legno e libertà”, con sculture realizzate da un detenuto utilizzando materiali di recupero.
“Teatro Dentro” si conferma così un modello virtuoso di collaborazione tra istituzioni e comunità, esempio concreto di come arte e cultura possano essere strumenti di rieducazione, inclusione e reinserimento sociale, in piena coerenza con i principi costituzionali.
Il progetto è stato realizzato grazie al finanziamento del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e al contributo della Fondazione di Sardegna, del Polo Universitario Penitenziario dell’Università di Sassari, dell’ERSU di Sassari e della Caritas.

Rivelazione e secondo classificato a X Factor, EroCaddeo continua a costruire il proprio percorso artistico insieme al pubblico, portando sul palco canzoni che raccontano vita vissuta, fragilità, cadute e ripartenze. Brani diretti e autentici, nati dal contatto con le persone, come “Punto”, che ha superato i 2 milioni di streaming su Spotify e si mantiene stabilmente nella Top 50 Italia.
La Sardegna resta un punto fermo nel suo cammino artistico: dalle radici a Sinnai al sostegno delle comunità che lo hanno accompagnato anche nei passaggi più intensi del talent. Proprio alla sua città, l’artista ha voluto dedicare un messaggio di ringraziamento pubblicato nel gruppo Facebook di Sinnai.
“Grazie a tutti per il supporto, per l’amore, per esserci stati dall’inizio alla fine. È stata un’esperienza importante e bellissima e quando ho saputo il gigantesco supporto che la nostra comunità mi ha dato sono rimasto senza parole”, ha scritto EroCaddeo.
Nel post, l’artista sottolinea il legame profondo con il paese: “Sinnai mi ha sempre aiutato, assecondato nelle mie idee a volte matte ma altrettanto ambiziose”. E spiega anche la scelta di non organizzare subito un evento in paese: “Per le tante richieste abbiamo deciso per la Fiera di Cagliari, per includere tutto l’Hinterland, ma ho spinto fino all’ultimo perché fosse gratuito. Questo è il minimo che possa fare per sdebitarmi e dirvi ancora una volta grazie. Vi voglio bene”.
Un messaggio che conferma il forte legame tra l’artista e la sua comunità, che continua a sostenerlo anche fuori dal palco.

La stagione dell'influenza entra nel vivo. "Negli ultimi 7 giorni monitorati abbiamo avuto più di 800 mila casi" di infezioni respiratorie acute e la curva continuerà a salire. Visto l'andamento sostenuto, "nella settimana clou del Natale potremmo arrivare a superare il milione" di casi. E' quanto prospetta all'Adnkronos Salute il virologo Fabrizio Pregliasco, commentando l'incremento dell'attività dei virus respiratori registrato in questi giorni in Italia, come segnala l'ultimo bollettino della rete di sorveglianza nazionale RespiVirNet.
Dall'aggiornamento emerge un'elevata circolazione dei virus dell'influenza A, in particolare H3N2, e una netta prevalenza della variante K, già ribattezzata 'super influenza' in altri Paesi, come il Regno Unito, che stanno vivendo una stagione molto pesante e una significativa pressione sui sistemi sanitari.
In Italia "siamo ancora in una fase di crescita, testimoniata dall'importanza dell'incidenza nella fascia d'età più giovane, 0-4 anni in particolare, e 5-14, che sono un po' il segno della spinta in avanti dell'epidemia", analizza il direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell'università Statale e direttore sanitario dell'Irccs ospedale Galeazzi-Sant'Ambrogio del capoluogo lombardo.
"Presumibilmente le feste saranno un elemento facilitante", sottolinea l'esperto citando i "viaggi, i baci e abbracci" che si scambieranno durante le vacanze, e i vari "momenti di contatto", fra i fattori che contribuiranno a spingere ancora più in su i numeri. Cosa aspettarsi? "Alla riapertura delle scuole vedremo ancora un incremento - conclude Pregliasco - e quindi il picco" dei casi della stagione, "che arriverà - si può stimare - poco dopo le festività", come tipicamente accade.

"Fate presto, il tempo per i nostri figli corre inesorabile, per alcuni è quasi scaduto". Se i genitori dei ragazzi colpiti da malattia di Lafora potessero mettere un desiderio sotto l'albero di Natale sarebbe quello di vedersi avvicinare la speranza di una terapia genica per questa patologia rara, e crudele. A causarla un'alterazione genetica che fa sì che si accumulino zuccheri in particolare a livello cerebrale, in assenza delle proteine che dovrebbero sintetizzarli, coinvolte nel metabolismo del glicogeno. E' un processo che comincia dalla nascita, va avanti a lungo nel silenzio. Poi la prima crisi epilettica accende il campanello d'allarme. Il più delle volte irrompe nella vita di ragazzi nel fiore dell'adolescenza. Scombina i movimenti, indebolisce, deteriora le capacità cognitive, e non si ferma. Quello che prima era semplice non lo è più: un'operazione di matematica, camminare, pensare. E la prospettiva di vita può essere di pochi anni, in media 5-10 dall'esordio dei disturbi tangibili.
Lottano contro gli ostacoli di questa malattia una trentina di pazienti in Italia, e al massimo qualche centinaio nel mondo. Pochi per fare massa critica anche sul fronte della ricerca. Più volte le loro speranze sono rimaste appese a promesse di farmaci e sperimentazioni a rilento. Ora all'orizzonte potrebbe intravedersi il sogno di una terapia genica. Il progetto è già partito e ci stanno lavorando diversi scienziati con il supporto di una piccola ma combattiva realtà: l'Associazione malattie rare Mauro Baschirotto. La sua ultima missione? Mettere il turbo allo sviluppo della terapia, che si dovrebbe basare sull'utilizzo di virus adeno-associati ricombinanti come vettori per la somministrazione di geni terapeutici. Vettori contenenti una copia funzionale del gene Epm2a o Epm2b per ripristinare l'espressione delle proteine laforina e malina, la cui assenza è responsabile dell'accumulo dei corpi di Lafora e della progressiva neurodegenerazione sperimentata dai pazienti. Il trattamento prevede l'iniezione endovenosa del vettore ed è stato valutato in modelli preclinici, mostrando risultati "incoraggianti".
Ma servono fondi per concretizzarli. "Oltre 2 milioni di euro - spiega all'Adnkronos Salute Anna Albarello, volto dell'associazione - cioè circa 1,1 milioni per ognuno dei due vettori allo studio. Se lo sviluppo preclinico sarà completato positivamente si potrà procedere sulla strada verso i test sull'uomo". I dati della fase preclinica suggeriscono la possibilità di ottenere un recupero funzionale. Sempre nei modelli preclinici infatti sono stati osservati: riduzione dei corpi di Lafora, diminuzione dell'infiammazione cerebrale, normalizzazione della trasmissione sinaptica, e parallelamente miglioramenti delle funzioni motorie e cognitive, oltre a una ridotta suscettibilità alle crisi epilettiche. Il trattamento è stato eseguito su modelli in stadio 'giovanile', ma studi in corso stanno valutando l'efficacia anche in una fase più avanzata della malattia, per esplorarne il potenziale effetto terapeutico in condizioni più tardive del decorso patologico, come ha spiegato una delle scienziate coinvolte nella ricerca.
Al momento i dati preclinici suggeriscono che l'approccio sulla carta è sicuro, ben tollerato e potrebbe avere un'efficacia correttiva dei difetti molecolari alla base della Lafora, il che aprirebbe la strada all'esplorazione di future applicazioni cliniche. L'ultimo aggiornamento sul percorso di ricerca risale a una pubblicazione scientifica di novembre 2025: sulla rivista 'Clinical and Translational Medicine' gli autori dettagliano i risultati terapeutici della terapia genica per via endovenosa osservati nei topi, spiegando che sono stati paragonabili o anche superiori a quelli ottenuti in precedenza con la più invasiva somministrazione intracerebroventricolare. A firmare il lavoro un gruppo spagnolo dell'Universidad Autónoma de Madrid con colleghi italiani dell'università di Perugia e della Fondazione Malattie rare Mauro Baschirotto Bird Onlus con sede a Longare (Vicenza).
Per loro l'associazione ha lanciato diverse iniziative di raccolta fondi. Una è in programma proprio per domani, domenica 21 dicembre: si tratta della presentazione di un libro fotografico, 'L'istante presente', che si terrà al Chocohotel di Perugia. L'intero ricavato della vendita sarà devoluto all'associazione per la causa. Albarello sa bene quali sono le difficoltà delle famiglie che convivono con malattie rare come questa, perché le ha sperimentate in prima persona tanti anni fa. L'associazione è stata creata da lei e dal marito Giuseppe in memoria del figlio Mauro, morto 16enne nel 1987 per una malattia autoimmunitaria rara di origine genetica. "Ci ha sempre spronato nella ricerca", racconta Anna. E loro non si sono mai più fermati. "All'epoca in cui è morto Mauro non si sapeva ancora la causa della sua malattia, si brancolava veramente nel buio. Solo 10 anni dopo la sua morte è stato individuato il gene responsabile. Questa difficoltà di ottenere una diagnosi certa non è ancora del tutto superata oggi" per i malati rari. Le famiglie continuano a vivere spesso nell'attesa di una terapia, e fanno i conti con la solitudine che caratterizza queste patologie 'orfane'. Anna e Giuseppe ne hanno conosciute tante nel tempo.
La terapia genica è stata un sogno coltivato dall'associazione inizialmente per la leucodistrofia metacromatica, per aiutare i genitori che sperimentavano con questa malattia la sofferenza di non vedere una possibilità di cura per i propri figli. Un sogno che li ha portati all'incontro con lo scienziato Claudio Bordignon. Succedeva tanti anni fa, prima che il ricercatore assumesse la direzione dell'Istituto San Raffaele Telethon per la terapia genica (SR-Tiget) di Milano per portare avanti la sfida di addomesticare i virus e renderli vettori in grado di portare versioni funzionanti dei geni difettosi in tessuti poco accessibili come il sistema nervoso. Al suo fianco in questa avventura lo scienziato Luigi Naldini che, prima negli Usa, e poi in Italia proprio al SR-Tiget, dimostrerà il potenziale del virus Hiv come 'mezzo di trasporto' per la terapia genica. "Bordignon aveva iniziato questo percorso nello scetticismo, noi che avevamo sentito parlare dei suoi studi sulla terapia genica gli chiedemmo se si potesse applicare anche alla leucodistrofia metacromatica. Lo abbiamo finanziato a lungo per aiutarlo a portare il progetto alla fase preclinica".
Poi negli anni successivi l'intervento di Telethon, e il resto è storia: nel 2010 viene trattato il primo bambino affetto dalla forma tardo-infantile di leucodistrofia metacromatica, Mohamad; nel 2013 vengono resi noti al mondo i primi risultati di questa terapia genica su un gruppo di bambini, con una pubblicazione su 'Science'. Nel 2015 si chiude il primo studio di fase 1-2 e sotto il coordinamento del ricercatore Alessandro Aiuti il percorso va avanti offrendo una speranza ad altri pazienti che vengono a Milano da tutto il mondo. La terapia otterrà il via libera definitivo della Commissione europea nel 2020. "Una cosa meravigliosa e commovente. Noi abbiamo visto curata una bambina con Mld della nostra associazione", racconta Anna. La speranza ora è di veder realizzare lo stesso 'miracolo scientifico' per la malattia di Lafora. Una causa sposata dopo l'incontro con una mamma di Perugia che ha convinto Anna e Giuseppe a raccogliere la sua richiesta di aiuto e la nuova sfida.
"Così - racconta Anna - abbiamo riunito esperti internazionali e italiani della malattia e abbiamo cercato di capire quali potessero essere le strade da percorrere. Abbiamo poi lanciato un bando per la terapia genica di 150mila euro iniziali. Da qui è decollata la collaborazione fra il team spagnolo e l'università di Perugia che già aveva cominciato a lavorare sulla Lafora". Adesso il percorso si trova a uno snodo cruciale: "Il progetto è in una fase molto avanzata - assicura Anna - e per poter pensare a un trial clinico si devono far testare questi vettori da una company esterna e fare tutte le prove". E' l'obiettivo che si punta a raggiungere con la ricerca di fondi avviata (le informazioni sono sul sito web dell'associazione, https://www.baschirotto.com/index.php/progetto-lafora/[1] ).
"Siamo impegnati in una corsa contro il tempo per trovare la cifra necessaria a portare ancora più avanti il progetto - dice Anna - Vorremmo sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza di tutto questo. Perché l'accumulo di glicogeno alla base della malattia di Lafora non è raro, e una terapia potrebbe aprire una grande strada anche per altre malattie metaboliche. L'articolo scientifico uscito di recente e altri due in pubblicazione a breve dimostrano che si sta andando avanti molto bene. Noi riceviamo tante telefonate, tanti appelli dai genitori Lafora, che assistono impotenti alla degenerazione di tutte le funzioni dei loro ragazzi. Sono situazioni di grande sofferenza e vorremmo riuscire ad aiutarli. Non siamo soli. In molti ci stanno già dando una mano", conclude.

A Natale arriva l'attacco dell'influenza con un mix di virus, destinati a diffondersi ulteriormente durante le feste, complici pranzi e cene. Riflettori puntati sull''influenza K' e sul virus H1N1. A delineare il quadro provvede Matteo Bassetti, direttore Malattie infettive dell'ospedale policlinico San Martino di Genova.
"Siamo a circa 5 milioni di casi" di infezioni respiratorie acute "dall'inizio della stagione. E considerando che siamo a meno di un terzo probabilmente di quello che sarà il bilancio finale dell'influenza, direi che siamo solo all'inizio: il peggio deve ancora arrivare", dice l'infettivologo all'Adnkronos Salute.
"E' verosimile pensare che" l'incidenza "crescerà in maniera significativa ancora nella prossima settimana. Ma dopo Natale, con i cenoni, i pranzi" in famiglia e fra amici, "il virus si diffonderà ancora di più. C'è l'H3N2, con la variante K che viene definita una 'super flu' perché fondamentalmente resiste ai vaccini e all'immunità naturale. Ma c'è anche tanto H1N1: stiamo vedendo in ospedale numerosi casi di H1N1 gravi, con polmoniti, con forme impegnative, gravi. Quindi è giusto parlare di H3N2, ma non solo. Perché purtroppo insieme ad H3N2 c'è anche H1N1 che è l'altro virus dell'influenza A: insieme competono e creano una miscela esplosiva", spiega il professore.
Questo mix di virus influenzali che intensificano la loro attività "è in qualche modo la ragione per cui siamo davvero in un momento di cosiddetto 'flunami', lo tsunami influenzale che sta colpendo tutto il mondo. Non c'è nessun Paese risparmiato", osserva l'esperto. Una situazione che può assumere i contorni di "una pandemia influenzale a tutti gli effetti, come non se ne vedevano da anni. L'ultima che ricordo è forse quella del 2009".
Per Bassetti la stagione attuale si prospetta quindi come "una delle peggiori degli ultimi 25-30 anni. La sensazione è che siamo solo all'inizio, cresceremo ancora e durerà probabilmente per tutto il mese di gennaio, raggiungendo un picco - ci auguriamo - nella prima o seconda settimana di gennaio, ma poi" la circolazione intensa "continuerà a gennaio, probabilmente anche a febbraio. Sarà lunga e molto impegnativa e non si potrà dire che non l'avevamo detto, perché è da agosto che invitiamo a stare attenti a quella che sarà una stagione influenzale brutta e pesante. Chi ha saputo ascoltare si è vaccinato, si è protetto, chi ha preferito fare orecchie da mercante, evidentemente ne subisce le conseguenze", conclude l'infettivologo.
A fornire ulteriori elementi sulla variante K del virus A/H3N2 è il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore scientifico di Osservatorio Virusrespiratori.it, docente di Igiene generale e applicata all'università Statale di Milano dove dirige la Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva. "Non deve allarmare, ma va presa molto sul serio. Si tratta di un ceppo che si diffonde con grande facilità e che sta sostenendo un'epidemia influenzale più precoce e intensa del solito", dice invitando alla vaccinazione, anche 'last minute'.
"Vaccinarsi anche a stagione iniziata è utile - assicura - Il vaccino non solo riduce il rischio di ammalarsi gravemente, ma contribuisce a limitare la circolazione del virus, proteggendo indirettamente anche chi è più vulnerabile".

L’ultima conquista è arrivata un mese fa. La Trump Organization sta discutendo i dettagli di un contratto che potrebbe portare gli edifici con il marchio del presidente americano in Arabia Saudita. Il progetto è gestito dal fondo sovrano del principe Mohammed bin Salman e ha un valore di 63 miliardi di dollari: prevede lo sviluppo di Diriyah, storica città del regno, che nei prossimi anni potrebbe trasformarsi in una destinazione turistica con alberghi di lusso, centri commerciali con marchi internazionali e uffici. A questo però si è di recente unita una sconfitta: un progetto che sembrava sicuro, lo sviluppo di un hotel a Belgrado, è invece stato fermato: la società del genero di Trump, Jared Kushner, ha deciso di ritirarsi dalla costruzione dell’edificio da 500 milioni di dollari dopo l’apertura di un’inchiesta sul presidente serbo Aleksandar Vucic, amico personale di Trump, e diverse manifestazioni e proteste.
L'impero
L’impero immobiliare della famiglia Trump è gestito dai figli Eric e Donald Jr. e comprende decine di alberghi e uffici, campi da golf e casinò, ed edifici a marchio Trump a cui il presidente dà in licenza il suo nome. Con un valore compreso tra il miliardo e i 2,6 miliardi di dollari, la divisione che si occupa di real estate è da sempre la più redditizia per Trump, nonostante diverse analisi indipendenti abbiano sottolineato la tendenza a gonfiare il vero valore delle proprietà.
Solo di recente il valore della divisione è stato superato da quello delle cripto, dove la Trump Organization ha guadagnato miliardi di dollari negli ultimi due anni. Tra gli asset di maggior valore ci sono alcune partecipazioni in edifici iconici di New York, tra cui la Trump Tower, dove Trump ha annunciato la sua candidatura alle primarie del partito repubblicano nel 2015, e 40 Wall Street. Ci sono poi golf resort, come quelli di Mar-a-Lago e Doral, entrambi in Florida. E infine le proprietà internazionali che da quando Trump è presidente sono aumentate. Proprio nella Trump Tower, che secondo Forbes ha un valore di 95 milioni, Trump possiede la penthouse, che prima del suo trasferimento in Florida era il suo quartier generale.
L'espasione mondiale
Secondo un documento della non profit progressista Citizens for Responsibility and Ethics in Washington, nel corso della seconda presidenza la Trump Organization ha in progetto lo sviluppo di 23 progetti a suo marchio in tutto il mondo, in Paesi come Oman, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti. E ancora India, con otto progetti, Vietnam, Uruguay, Qatar, Romania e Maldive. In alcuni di questi progetti le società di Trump lavoreranno con delle aziende locali e dovranno ricevere permessi direttamente dai governi. Tra questi progetti, secondo il sito dell’azienda di Trump, quello alle Maldive prevede la costruzione del “primo tokenized hotel”, in cui gli investimenti sono fatti attraverso criptovalute. E dopo l’inaugurazione del Trump Hotel di Jeddah, sul Mar Rosso, ora la Trump Organization lavorerà con lo stesso costruttore, Dar Global, allo sviluppo di un nuovo edificio in Arabia Saudita del valore di un miliardo di dollari.
A partire dal primo mandato Trump era stato più volte attaccato per la possibile commistione tra affari privati e la sua posizione di presidente degli Stati Uniti. Non esiste una legge sul conflitto di interesse del presidente americano, ma le Emoluments Clauses, due leggi anticorruzione, prevedono che i funzionari statali e in particolare il presidente non siano influenzati dai governi stranieri ricevendo regali, soldi, contratti. Di recente la decisione di Trump di accettare in regalo un nuovo aereo presidenziale del valore di 400 milioni da parte del Qatar ha fatto molto discutere analisti e costituzionalisti. Oltre a questo, molti osservatori hanno criticato Trump per i suoi rapporti personali con decine di leader internazionali e lo sviluppo di campi da golf e palazzi in tutto il mondo. “I continui tentativi dei media di costruire ad arte accuse di questo tipo sono irresponsabili e contribuiscono a rafforzare la sfiducia dell’opinione pubblica in ciò che legge”, ha detto in una conferenza stampa a novembre la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. Trump sostiene invece di non aver alcun ruolo diretto nelle sue aziende che sono gestite dai figli.
Gi inizi
Donald Trump ha iniziato la sua carriera nel settore immobiliare all’interno dell’impresa di famiglia, fondata dal padre Fred Trump, attiva principalmente a Brooklyn, nel Queens e in altre aree periferiche di New York. Dopo aver frequentato i primi due anni di università al Fordham College, Trump si è trasferito alla Wharton School dell’Università della Pennsylvania, dove si è laureato in economia nel 1968. Negli anni Settanta, Donald è entrato nell’azienda di famiglia, assumendo progressivamente un ruolo più operativo. Il padre si era concentrato per decenni sulla costruzione di case e complessi residenziali a prezzi accessibili, spesso in collaborazione con programmi di edilizia agevolata. Donald ha proposto un cambio di strategia, spostando l’attenzione verso Manhattan e progetti con maggiore visibilità. La transizione è avvenuta con il supporto diretto del padre, che ha garantito finanziamenti bancari e ha continuato a seguire da vicino le attività della nuova fase dell’azienda, pur mantenendo un approccio più cauto rispetto al figlio.
Il primo progetto
Il primo progetto di Trump a Manhattan risale alla metà degli anni Settanta, quando ottenne la ristrutturazione dell’Hotel Commodore, un edificio in stato di degrado nei pressi di Grand Central. Per realizzarlo, il tycoon negoziò un complesso accordo con il Comune di New York, che prevedeva agevolazioni fiscali pluridecennali in cambio del rilancio dell’area. L’operazione, condotta insieme alla catena alberghiera Hyatt, fu uno dei primi esempi della sua capacità di intrecciare interessi pubblici e investimenti privati. L’hotel, riaperto nel 1980 come Grand Hyatt, segnò l’ingresso ufficiale di Trump nel mercato immobiliare di Manhattan. Il progetto fu anche un primo esempio del suo stile: visibilità, ristrutturazioni ambiziose e forte attenzione al ritorno mediatico. Dietro le quinte, il sostegno finanziario e politico del padre rimase un elemento decisivo, anche se Donald iniziò a presentarsi come figura indipendente, intenzionata a costruire un marchio personale

Trasformare la Striscia di Gaza in un resort high tech di lusso. E' stato presentato a possibili Paesi donatori il progetto messo a punto da una cordata di investitori americani guidati da Jared Kushner, genero di Donadl Trump, negoziatore dell'accordo di pace per la Striscia di Gaza e ora anche per la pace in Ucraina. Un progetto di sviluppo da 112,1 miliardi di dollari per i primi dieci anni di investimenti, ha reso noto il Wall Street Journal, citando un file powerpoint di 32 pagine definito "sensibile ma non classificato". Co-leader del progetto è Steve Witkoff, immobiliarista newyorkese inviato della Casa Bianca per i negoziati a Gaza e in Ucraina.
In un primo momento, gli Stati Uniti fornirebbero "un'ancora" per il progetto di cui si era già parlato come della "Riviera del Medio Oriente", con 60 miliardi di dollari. Gaza sarà in seguito in grado di auto finanziare parti del progetto mano a mano che si sviluppa e arricchisce.
Il progetto si articola in quattro fasi: lo sgombero delle macerie di quello che era una regione densamente abitata poi rasa al suolo da Israele, lo sminamento, la distruzione dei tunnel di Hamas, mentre ai gazawi verranno fornite sistemazioni provvisorie e ospedali, la ricostruzione della Striscia con abitazioni definitive, infrastrutture ed edifici pubblici, e l'uscita dei gazawi dallo stato di povertà. Dopo i primi lavori essenziali, dedicati quindi ai gazawi, cominceranno a essere innalzate le lussuose residenze del resort e una rete ferroviaria high tech.
I Paesi a cui è stato presentato sono Turchia, Egitto e Paesi del Golfo. I lavori, che dovrebbero durare 20 anni, prenderanno il via nel sud della Striscia, a Rafah e Khan Younis, poi proseguiranno dove ora si trovano i campi profughi nel centro della regione, e si concluderanno a Gaza City.
La Nuova Rafah diventerà, secondo il progetto, anche la sede del governo della Striscia. Ci saranno più di 100mila abitazioni, 200 scuole e 75 centri medici. Anche 180 moschee e centri culturali. Gaza diventerà una "smart city", centro di servizi e di governo high tech. Entro dieci anni dall'inizio dello sviluppo, il 70 per cento della costa della Striscia di Gaza dovrà creare reddito, con una redditività complessiva a lungo termine di 55 miliardi di dollari sugli investimenti.
Pre condizione per il progetto è la demilitarizzazione e consegna di tutte le armi e di tutti i tunnel da parte di Hamas, oggetto della seconda fase dei negoziati del piano di pace, condizione tutt'altro che scontata.

«Rendere il territorio più sano, più pulito e più biodiverso»: con questo obiettivo, cinque anni fa, è nato il Consorzio Forestale KilometroVerdeParma, che oggi celebra un traguardo storico con la messa a dimora del 100.000° albero. A sottolinearne il valore è Maria Paola Chiesi, presidente del Consorzio Forestale KilometroVerdeParma che definisce il risultato tutt’altro che scontato. «Ci siamo dati un obiettivo quantitativo perché è importante avere dei traguardi. Centomila alberi in cinque anni sembravano una sfida ambiziosa, e invece ce l’abbiamo fatta», afferma.
Un successo reso possibile, spiega Chiesi, «grazie alla collaborazione delle istituzioni, dei privati, delle aziende, dei cittadini e delle associazioni», che rende questo risultato «il simbolo di una comunità che si prende cura di se stessa e del proprio territorio». La posa del Ginkgo biloba in viale Du Tillot segna anche l’avvio di un nuovo progetto: la nascita dell’arboreto urbano di Parma, concepito come museo a cielo aperto dedicato alla cura del territorio e alle generazioni future.
È un Ginkgo biloba, pianta antichissima e straordinariamente resistente, a rappresentare il significato profondo del 100.000° albero piantato dal progetto KilometroVerdeParma. «La scelta non è casuale -spiega Maria Paola Chies-. Il ginkgo ci lega alla storia del pianeta: cresce lentamente, diventa imponente, ed è il simbolo di un amore per il territorio che richiede tempo ma si costruisce in modo solido».
Chiesi ha aggiunto che l’albero messo a dimora in viale Du Tillot è anche il primo tassello dell’arboreto urbano, destinato a diventare «una grande biblioteca di alberi, con centinaia di specie diverse». Un progetto che guarda lontano e che nasce dalla partecipazione condivisa di cittadini, bambini, istituzioni e partner. «Prendersi cura oggi del territorio significa costruire benessere, qualità della vita e futuro per le generazioni che verranno», conclude.

Il 2025 politico si chiude con la presidente del Consiglio e la coalizione di centrodestra saldamente stabili in cima alle preferenze degli italiani. È quanto emerge dal rapporto Human Index di fine anno realizzato da Spin Factor, società leader a livello nazionale nella consulenza e comunicazione strategica politica e istituzionale, in collaborazione con Vis Factor e l’istituto sondaggistico EMG.
Le intenzioni di voto raccolte tramite l’esclusivo Human Index – l’indicatore di convergenza, che unisce e sintetizza i dati delle ricerche demoscopiche e quelli del web e social listening – rilevano una coalizione di centrodestra sostanzialmente in salute e non logorata dai tre anni di governo. Nel dettaglio Fratelli d’Italia si attesta al 28,8% delle preferenze (+2,8% rispetto alle politiche del 2022), Forza Italia al 9,6% (+1,5% sul 2022) si conferma davanti alla Lega che chiude l’anno all’8,6% (-0,2% sul 2022). Sul versante centrosinistra il Pd si attesta al 21,4% (+2,4% sul 2022), mentre il Movimento 5 Stelle al si ferma al 13,5% (-1,9% sul 2022) e Sinistra Italiana e verdi al 5,8% (+2,2% sul 2022).
A seguire Azione al 3,2%, Italia Viva al 2,6%, Più Europa all’1,7% e Partito Liberaldemocratico all’1,6%. Dunque sostanzialmente ad oggi il centrodestra aggregato (compreso Fdi, Fi, Lega e Noi Moderati) si attesterebbe al 48%, il centrosinistra (Pd, M5S, AVS, Italia Via e Più Europa) al 45, i partiti centristi (Azione e Partito Liberaldemocratico) al 4,9%.
Meloni leader con gradimento più alto italiani
Giorgia Meloni si conferma come leader con il gradimento più alto degli italiani. La presidente del Consiglio, che al momento dell’insediamento era al 46,1%, chiude il 2025 con il 44,7%, in crescita rispetto al 2024 (41,6%). Anche il governo tiene, raccogliendo il 43,8%, in aumento sul 2024. Al secondo posto tra i leader si conferma stabile Antonio Tajani con il 32,8%. A seguire Giuseppe Conte con il 31,2%, che recupera tre posizioni e scalza Elly Schlein, che scivola al quarto posto con il 28,5%, seguita da Matteo Salvini con il 27%.
Tajani primo tra i ministri per gradimento
Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri, si conferma il ministro con l’indice di gradimento più alto con il 32,8%. A seguire il ministro della Difesa Guido Crosetto con il 29%, il ministro degli Interni Matteo Piantedosi terzo a pari merito con Gilberto Pichetto al 28,5% e quinto Giancarlo Giorgetti al 28,3%.
Migliora percezione su economica, peggiora su geopolitica
I temi legati alla politica più chiacchierati sui social nel 2025 sono stati l’economia, la sanità e la geopolitica. In particolare, rispetto all’insediamento del governo nel 2022, il sentiment positivo sale dal 36,2% al 38,3%. Sulla sanità il sentiment resta sostanzialmente stabile, 33,5% (2022) e 33,1% (2025). Infine sulla geopolitica si passa dal 30,4% al 24,1%.

"E sì che Milano quel giorno era Giamaica". E' il 27 giugno del 1980, quasi in 100 mila allo stadio di San Siro: aspettano Bob Marley. Il concerto, racconta chi c'era, fine degli anni '70: l'era dell'impegno che termina, l'inizio del “riflusso” nel privato che inizia; l'essere che lascia spazio all'apparire e di lì a poco: gli yuppies con l'orologio sul polsino, Craxi in politica e i miti della finanza con il trionfo dell'estetica milanese: addio ai collettivi, alle grandi lotte sindacali (la marcia dei 40mila a Torino sarà qualche mese dopo, il 14 ottobre), ai Toni Negri e alle barbe ideologiche.
Prima del sipario che cala, però, quel 27 giugno giovani da tutta Italia - racconta in concerto al Nelson Mandela Forum di Firenze il cantautore romano, Antonello Venditti - si mettono in viaggio da tutta Italia in autostop: "Partono i ragazzi da tutta Italia, senza una lira, e più di qualcuno con qualche grammo di marijuana", racconta Venditti in concerto.
Il 'c'ero anche io' di Venditti: l'incontro con Bob Marley, Hailé Selassié e la Roma...
Antonello Venditti racconta sul palco del Nelson Mandela: "Prenoto un bell’albergo a Milano, arrivo due giorni prima e resto lì, in attesa del grande evento. Il giorno prima del concerto sono in ascensore: sto per premere il tasto 3, che è il mio piano. Proprio mentre sto per farlo, le porte si aprono ed entra Bob Marley. Io rimango completamente pietrificato. Lui neanche mi guarda, preme subito il 6, che era il roof garden dove si teneva la conferenza stampa del concerto. Saliamo insieme. L’ascensore arriva, le porte si aprono ed esco io… e dietro di me Bob Marley. A quel punto succede una cosa incredibile: tutti i giornalisti mi fanno un applauso clamoroso. Perché? Perché ogni tanto mi dimentico che i dischi si vendono, e in quel periodo ero casualmente primo in classifica. Io, ignaro di tutto, non avevo capito niente".
Prosegue il divertente racconto del cantautore romano: "Dentro di sé, Bob Marley avrà pensato: “Ma questo chi è?”. Il problema è che poi lo ha scoperto davvero. Dato che sono sempre stato appassionato di religioni, filosofia e cose del genere, ho iniziato a parlargli dell’Hailé Selassié. Il problema è che lui non aveva alcuna voglia di parlare di filosofia in quel momento. Allora ho deciso di cambiare argomento e mi sono spostato sul calcio, perché lui giocava benissimo a pallone. Così gli ho detto: "Sai Bob, io sono della Roma". Lui mi guarda e fa: "What?" Ecco, uno che non conosce la Roma, per me, lì… è finita", racconta divertito.
La storia di.. Piero e Cinzia, che fine hanno fatto
"Comincia questa avventura incredibile, perché insieme alla mia storia, che parte da Roma, inizia anche la vera storia: quella di Piero e Cinzia", racconta ancora Venditti che a questi due ragazzi romani ha dedicato una famosa canzone (Piero e Cinzia, con l'appello finale 'dai Cinzia torna a casa').
"Piero -racconta Venditti dal palco - era praticamente uguale a Bob Marley, erano sposati e Cinzia aspettava da Piero un bambino. Partono in autostop, arrivano a Milano e vanno a dormire a casa di un’amica di Piero. A un certo punto, mentre stanno cenando, Cinzia apre un cassetto e trova un anellino. Un anellino che lei stessa aveva regalato a Piero, e che Piero aveva poi regalato a quell’amica. Da lì scoppia il finimondo. Il tutto, va detto, con una discreta quantità di marijuana in circolazione, quindi tutto era amplificato. La sera vanno al concerto di Bob Marley e Cinzia scompare. Scompare letteralmente in quella gigantesca nuvola di fumo che avvolgeva lo stadio".
Finisce il concerto, inizia il viaggio: "Stavo tornando a Roma quando, a Melegnano, vedo una fila di ragazzi che tornavano a casa in autostop. Ne noto uno che gesticola in un modo che mi fa pensare subito: “Questo è romano”. Mi accosto, apro lo sportello, lui si lascia cadere sul sedile. Gli dico di calmarsi, che avevamo tutto il tempo per arrivare a Roma e raccontarmi la sua storia. Mi racconta che Cinzia era sparita. Aveva passato tutta la notte a cercarla tra commissariati e ospedali, senza trovare nulla. E Cinzia era incinta. Arriviamo a Piazza Euclide a Roma. Gli auguro tutto il bene possibile e lo lascio lì. Era il 1980. Quella storia mi resta dentro. Mi rimane fino a quando la scrivo e diventa una canzone. La canzone esce nel 1984. A settembre vado allo stadio, in Curva Sud. A un certo punto sento una voce che riconosco subito, dall’accento. Era Piero. Era cambiato tantissimo, ma mi riconosce. Gli chiedo com’era andata a finire. Storia a lieto fine: Cinzia era tornata, il bambino era nato. In quel momento penso davvero che le canzoni servano a qualcosa, che abbiano un’utilità sociale. Mi sento felice, quasi un eroe: avevo raccontato una storia e, in qualche modo, avevo contribuito a un riavvicinamento", racconta Venditti.
Passano gli anni, arriva Facebook. "Intorno al 2008 o al 2012 ricevo un messaggio:“Ciao, sono Piero. Vivo in Brasile.”, prosegue il cantautore. "Mi dice che si era separato da Cinzia, che aveva cinque figli. Timidamente gli chiedo che fine avesse fatto Cinzia. Mi dice che forse vive a Macerata. Io, che sono un sognatore, da allora ogni anno che vado a suonare Macerata, spero di vederla arrivare. Ma Cinzia non si è mai fatta vedere". La battuta finale di Venditti: "Ho il sospetto che proprio quest’anno, l’unico in cui non sono andato, mentre c’era il mio amico De Gregori, lei sia andata al concerto.E io, dentro, un po’ mi incaz..". (di Andrea Persili)

Ballando con le stelle 2025 cala il sipario. Stasera, sabato 20 dicembre, verrà proclamata la coppia regina della ventesima edizione con l'ultimo appuntamento della stagione per il programma condotto da Milly Carlucci: appuntamento su Rai 1 alle 21.25 per il round decisivo tra spareggi, sfide e incoronazione dei campioni.
Ospite d’onore, Riccardo Cocciante, tra le voci più amate della musica italiana, che eseguirà 'Era già tutto previsto' e 'Zingara', brano tratto da una delle opere popolari più famose al mondo 'Notre Dame de Paris'. Quindi, ecco Lucio Corsi, che regalerà al pubblico di Ballando il suo ultimo brano 'Notte di Natale', un inno all'amore.
Tornando alla gara, al termine della semifinale di sabato 13 dicembre, tre coppie sono andate allo spareggio: Paolo Belli con Anastasia Kuzmina, Rosa Chemical con Erica Martinelli e Martina Colombari con Luca Favilla.
Lo spareggio si svolgerà all’inizio della puntata, mentre le coppie che si contenderanno, ballando, il podio della ventesima edizione sono Francesca Fialdini con Giovanni Pernice, Barbara D’Urso con Pasquale La Rocca, Andrea Delogu con Nikita Perotti, Fabio Fognini con Giada Lini, Filippo Magnini con Alessandra Tripoli. Di fronte a loro, la giuria capitanata da Carolyn Smith e composta da Guillermo Mariotto, Fabio Canino, Ivan Zazzaroni e Selvaggia Lucarelli. Immancabile il principe del tesoretto, Alberto Matano, conduttore di 'Vita in Diretta'.
A bordo pista i 'Tribuni del popolo', ovvero Rossella Erra, Sara Di Vaira e Matteo Addino, le tre voci del popolo che commenteranno le esibizioni dei finalisti. Il giudizio finale toccherà sempre al pubblico da casa che voterà le coppie preferite direttamente sui social network, dai profili ufficiali di Ballando con le stelle.

Nuovi attacchi incrociati tra Russia e ucraina, mentre continua lo sforzo diplomatico per porre fine alla guerra. Secondo quanto riportato da diversi media, Steve Witkoff e Jared Kushner incontreranno oggi la delegazione dei russi, di cui fa parte Kirill Dmitriev, dopo aver discusso ieri del piano di pace per l'Ucraina con gli inviati di Kiev, Londra, Berlino e Parigi. Non è esclusa la presenza, da parte americana, anche del segretario di Stato, Marco Rubio. Sembra esclusa la possibilità di negoziati diretti fra russi e ucraini in questo round di trattative.
Attacco a Odessa
Un attacco russo con missili balistici ha colpito nella notte del 20 dicembre 2025 le infrastrutture portuali dell’oblast di Odessa, nel sud dell’Ucraina, causando almeno otto morti e 27 feriti. Lo ha reso noto il Servizio statale di emergenza ucraino - citato dal Kyiv Independent - precisando che alcune delle vittime si trovavano a bordo di un autobus finito nell’epicentro dell’esplosione.
Secondo le autorità locali, il raid ha provocato anche un incendio tra i camion in sosta nell’area portuale e ha danneggiato veicoli nelle vicinanze. Il governatore dell’oblast, Oleh Kiper, ha parlato di un attacco "massiccio" condotto con missili balistici. L’aeronautica ucraina aveva lanciato un allarme per una minaccia missilistica intorno alle 21 ora locale, pochi minuti prima che venissero segnalate esplosioni.
Le infrastrutture portuali di Odessa sono un obiettivo ricorrente degli attacchi russi, che nelle ultime settimane hanno causato blackout prolungati e interruzioni dei servizi idrici. Solo la notte precedente, un raid con droni aveva colpito infrastrutture di trasporto nella regione, danneggiando un ponte sull’autostrada M15 verso la Romania e costringendo la Moldavia a chiudere temporaneamente alcuni valichi di frontiera.
Droni Kiev colpiscono piattaforma petrolifera russa nel Mar Caspio
Droni ucraini a lungo raggio hanno colpito una quarta piattaforma petrolifera russa nel Mar Caspio dall’inizio del mese, segnando un’ulteriore escalation della campagna di Kiev contro il settore energetico di Mosca. Fonti della sicurezza ucraine, citate da Euromaidan Press, hanno confermato che l’ultimo attacco ha preso di mira infrastrutture riconducibili al gruppo Lukoil, costringendo alla sospensione delle attività sull’impianto.
In precedenza, altri raid avevano già danneggiato piattaforme nei giacimenti di Filanovsky e Korchagin, interrompendo la produzione in diversi pozzi. Il Mar Caspio si trova a circa 900 chilometri dall’Ucraina, ma il Servizio di sicurezza ucraino (Sbu) ha spiegato che queste operazioni rientrano in una strategia più ampia volta a ridurre le entrate petrolifere e del gas della Russia, considerate una fonte chiave di finanziamento dello sforzo bellico. Le autorità russe e Lukoil non hanno fornito dettagli sull’entità dei danni, ma secondo indiscrezioni la produzione sarebbe stata sospesa in più siti offshore.

Big match all'Allianz Stadium. Oggi, sabato 20 dicembre, la Juventus sfida la Roma - in diretta tv e streaming - nella 16esima giornata di Serie A. I bianconeri di Spalletti sono reduci dal fondamentale successo nello scontro diretto Champions con il Bologna, battuto 1-0 al Dall'Ara, mentre i giallorossi hanno superato il Como, con lo stesso risultato, all'Olimpico. La squadra di Spalletti arriva al match al quinto posto in classifica a quota 26, a quattro punti di distanza dal quarto posto occupato proprio da quella di Gasperini.
Juventus-Roma, orario e probabili formazioni
La sfida tra Juventus e Roma è in programma oggi, sabato 20 dicembre, alle ore 20.45. Ecco le probabili formazioni:
Juventus (3-4-2-1): Di Gregorio; Kalulu, Bremer, Kelly; McKennie, Thuram, Locatelli, Cambiaso; Conceicao, Yildiz; David. All. Spalletti
Roma (3-4-2-1): Svilar; Celik, Mancini, Hermoso; Wesley, Koné, Cristante, Rensch; Soulé, Pellegrini; Ferguson. All. Gasperini
Juventus-Roma, dove vederla in tv
Juventus-Roma sarà trasmessa in diretta televisiva sui canali Dazn, visibili tramite smart tv, ma anche su quelli SkySport. Il match si potrà seguire in streaming sull'app SkyGo, su NOW o sulla piattaforma web di Dazn.

Vasta operazione della polizia in diverse province contro la criminalità diffusa. Il bilancio è di 384 arresti, 655 denunce e il sequestro di circa 1.400 kg di droga. La polizia, con l’impegno degli investigatori delle squadre mobili presenti su tutto il territorio nazionale coordinati dal Servizio centrale operativo, ha concluso ieri una vasta operazione nazionale ad alto impatto investigativo contro lo spaccio di sostanze stupefacenti, talvolta anche attraverso i cosiddetti cannabis shop, e contro reati di criminalità diffusa.
Nel mirino, fa sapere la polizia in una nota, i cosiddetti “regolamenti di conti”, alcune tipologie di reati contro il patrimonio, porto illegale di armi e, più in generale, episodi di violenza. L’attività degli investigatori, con il supporto di equipaggi del Reparto Prevenzione crimine e di altri uffici delle questure, ha consentito di: identificare 95.164 persone sospette, di cui 16.701 stranieri e 10.848 minorenni, soprattutto in aree di spaccio o di “mala-movida”, su un migliaio delle quali sono in corso di valutazione eventuali provvedimenti amministrativi di prevenzione; sono state arrestate 384 persone, tra le quali 166 stranieri e 6 minorenni, e sono state indagate in stato di libertà 655, di cui 256 stranieri e 39 minorenni, soprattutto per reati contro la persona e il patrimonio nonché per spaccio di sostanze stupefacenti e porto illegale di armi.
Come ricostruisce la polizia, sono stati sequestrati 35 kg di cocaina, 1.370 di cannabinoidi e uno di eroina; sequestrate 41 armi da fuoco e 80 armi bianche e oltre 300.000 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività di spaccio; elevate 565 sanzioni amministrative di diversa natura, la maggior parte delle quali per uso di sostanze stupefacenti e somministrazione illegale di bevande alcoliche. Sono stati individuati diversi profili social sui quali sono in corso verifiche sui contenuti per l’eventuale segnalazione alle competenti autorità giudiziarie ai fini dell’oscuramento.
Sono stati altresì svolti mirati controlli per verificare l’applicazione del nuovo quadro normativo introdotto con il decreto legge 48/2025, convertito in legge n. 80/2025, inerente anche alla vendita di prodotti a base di canapa nei cosiddetti cannabis shop.
I controlli specifici hanno consentito di sequestrare 5 cannabis shop, in tre diverse città e di arrestare 3 persone e denunciarne in stato di libertà 141, titolari o gestori di cannabis shop. Sono stati svolti controlli in 312 cannabis shop e sono stati sequestrati 296 kg di cannabinoidi risultati, dalle prime analisi, avere le caratteristiche di stupefacenti.

Torna Verissimo su Canale 5 oggi con ospiti e interviste tra cinema, tv e cronaca nella puntata di sabato 20 dicembre dalle 16.30. Silvia Toffanin accoglierà in studio per un'intervista ritratto Franco Nero, un mito del cinema italiano e internazionale, accompagnato dal figlio Carlo Gabriel, che ha diretto lui e mamma Vanessa Redgrave, nel film The Estate.
In attesa del ritorno a breve su Canale 5 dei mitici 'Cesaroni', sarà ospite Claudio Amendola, con Ricky Memphis e Lucia Ocone.
Inoltre, il fascino senza tempo di Barbara Bouchet, il ritorno sulle scene e i problemi di salute, fortunatamente risolti, dell’attrice Barbara Tabita e intervista di coppia per Stefano Bettarini con la fidanzata Nicoletta Larini. Infine, intervista di famiglia per Carmen Di Pietro e suo figlio Alessandro.
Verissimo torna domani 21 dicembre con l'appuntamento della domenica alle 16. Per parlare del suo nuovo capitolo di vita, dopo l’addio alla politica, sarà ospite Rocco Casalino. Emozioni e progetti anche per Rocío Muñoz Morales, a Verissimo per raccontare questa nuova fase e presentare il suo terzo romanzo dal titolo 'La vita adesso'.
Inoltre, l’energia di Heather Parisi e la storia di speranza di Achille Polonara, l’ex cestista, reduce da un complesso trapianto di midollo. Con lui in studio anche la moglie Erika. Infine, musica e aria di festa con due ospiti speciali: Cristiano Malgioglio e Orietta Berti.
In occasione delle festività natalizie, sabato 27 e domenica 28 dicembre, oltre a sabato 3 e domenica 4 gennaio, il talk show di Canale 5 andrà in onda con 'Verissimo – Le storie', una selezione delle interviste più intense realizzate in questa stagione da Silvia Toffanin, impreziosite da alcuni incontri inediti.
Sabato 10 e domenica 11 gennaio primi appuntamenti, ricchi di ospiti ed emozioni, della nuova edizione 2026 di 'Verissimo'.

Dal rapporto con l'ex moglie Simona Ventura alla nuova vita lontana dai riflettori. Stefano Bettarini sarà ospite oggi, sabato 20 dicembre, a Verissimo in un'intervista ritratto, insieme alla compagna Nicoletta Larini.
Lo scorso gennaio, l'ex calciatore aveva già affrontato il tema del suo rapporto con l'ex moglie Simona Ventura: "Rimane la mamma dei miei figli", avvea detto a Silvia Toffanin. Bettarini aveva aggiunto: "Per questo la rispetterò sempre. Ognuno prende la propria strada e vive con la propria coscienza". "Io ho dato priorità ai miei ragazzi" - i figli Giacomo e Niccolò - avverto che i figli vivano in maniera gelosa il fatto che i genitori si risposino. Li capisco, anche se da grandi possono capire. Inizialmente i miei figli hanno bocciato" le persone che Bettarini ha avuto accanto.
In quell'occasione, Bettarini aveva anche parlato della morte del padre, scomparso a 86 anni dopo una malattia. "Ero molto legato a mio padre, l'ho vissuto fino in fondo. Ha sofferto molto negli ultimi giorni per la malattia, siamo stati con lui fino all'ultimo respiro. Era come se si vergognasse di farsi vedere in queste condizioni, ma non si poteva far nulla. Rimane il ricordo di quei 12 giorni accanto a lui, non potevamo far nulla: l'impotenza ti uccide", aveva detto l'ex calciatore. "Vedevo che era sereno, ma vedevo anche stava soffrendo".
Oggi Bettarini è legato da quasi 8 anni alla sua compagna, Nicoletta e i figli hanno imparato ad apprezzare il loro legame: "Hanno visto l'amore che Nicoletta nutre per me e sono felici". In una recente intervista alla Gazzetta dello sport, Bettarini aveva tracciato un bilancio della sua vita attuale: "Vivo a Viareggio con Nicoletta, la mia compagna. Il calcio e la televisione non mi mancano. Negli anni ho investito nel mattone e va bene così, oggi si può dire che non lavoro e mi godo la vita. Non ho buttato via i soldi: i miei genitori mi hanno insegnato a non sperperare nulla, ma i miei sfizi me li sono tolti lo stesso". Riguardo alla compagna, aveva aggiunto: "Mi è stata vicina quando il Bettarini personaggio, mediatico e quant'altro, non era più tale. È un dono della vita".

Le forze armate statunitensi hanno avviato l'operazione 'Occhio di falco' colpendo oltre 70 obiettivi dello Stato islamico in Siria, in quella che il presidente Donald Trump ha definito una "ritorsione molto seria" per l’attacco avvenuto la settimana scorsa a Palmira, nel quale erano stati uccisi tre cittadini americani. Secondo Washington, l’azione era stata compiuta da un singolo militante dell’Isis. Gli Stati Uniti hanno inoltre informato Israele in anticipo dei raid, ha riferito un funzionario dell’amministrazione Trump ad Axios.
Il Comando centrale Usa (Centcom) ha reso noto che l’operazione ha interessato più località della Siria centrale[1] e ha impiegato caccia, elicotteri d’attacco e artiglieria, con oltre 100 munizioni di precisione contro infrastrutture e depositi di armi del gruppo jihadista. In un post su Truth Social, Trump ha affermato che gli Stati Uniti stanno "infliggendo una ritorsione molto seria, come promesso, ai terroristi assassini responsabili", avvertendo che chi attacca gli americani "sarà colpito più duramente che mai".
Nei raid condotti nella notte nella provincia orientale siriana di Deir Ezzor sono stati uccisi almeno cinque miliziani dello Stato islamico, tra cui il capo di una cellula operativa, ha riferito l’Osservatorio siriano per i diritti umani, secondo cui gli obiettivi colpiti si trovavano nella parte occidentale della provincia. Il direttore dell’Osservatorio, Rami Abdel Rahman, ha precisato all’Afp che la cellula neutralizzata era responsabile dell’impiego di droni nell’area.
Damasco, senza commentare direttamente i raid, ha ribadito tramite il ministero degli Esteri l’impegno a combattere lo Stato islamico e a impedire che abbia "rifugi sicuri" sul territorio siriano. Le vittime dell’attacco di Palmira erano due sergenti della Guardia nazionale dell’Iowa, William Howard ed Edgar Torres Tovar, e un interprete civile del Michigan, Ayad Mansoor Sakat. Il raid segna il primo episodio di questo tipo dopo la caduta di Bashar al-Assad e si inserisce in un contesto in cui, pur ridimensionando la propria presenza militare in Siria, Washington continua a condurre operazioni contro l’Isis, ancora attivo soprattutto nelle aree desertiche del Paese.

Torna in campo la Lazio. Oggi, sabato 20 dicembre, i biancocelesti ospitano la Cremonese - in diretta tv e streaming - allo stadio Olimpico nella 16esima giornata di Serie A. La squadra di Sarri è reduce dalla vittoria, in nove contro undici, di Parma, sfida finita 1-0 e decisa dal gol di Noslin con le espulsione di Zaccagni prima e Basic poi. Il successo del Tardini ha rilanciato le speranze europee della Lazio, che ora si trova all'ottavo posto con 22 punti, a +2 proprio sulla Cremonese, protagonista di un'ottima prima parte di stagione. La squadra di Nicola occupa l'11esima posizione a quota 20 e nell'ultimo turno di campionato ha perso 1-0 contro il Torino in trasferta.
Lazio-Cremonese, orario e probabili formazioni
La sfida tra Lazio e Cremonese è in programma oggi, sabato 20 dicembre, alle ore 18. Ecco le probabili formazioni:
Lazio (4-3-3): Provedel; Marusic, Gila, Romagnoli, Pellegrini; Guendouzi, Cataldi, Vecino; Cancellieri, Castellanos, Noslin. All.: Sarri.
Cremonese (3-5-2): Audero; Terracciano, Baschirotto, Bianchetti; Barbieri, Zerbin, Bondo, Vandeputte, Pezzella; Bonazzoli, Vardy. All. Nicola
Lazio-Cremonese, dove vederla in tv
Lazio-Cremonese sarà trasmessa in diretta televisiva e in esclusiva sui canali Dazn, visibili tramite smart tv. La partita sarà disponibile anche in streaming sull'app e la piattaforma web di Dazn.

La frenesia logistica del Natale, con milioni di pacchi in movimento attraverso l'Italia, nasconde un insidioso pericolo al litio. L'e-commerce italiano è trainato dall'elettronica di consumo – da smartphone e droni ai diffusissimi monopattini elettrici – che genera circa il 20% delle spedizioni totali Osservatorio eCommerce B2C del Politecnico di Milano. I loro rapporti annuali e semestrali (solitamente rilasciati in autunno per coprire le previsioni natalizie) disaggregano il mercato per categoria merceologica (elettronica, abbigliamento, alimentare, ecc.), confermando regolarmente l'elettronica tra i settori dominanti (spesso con quote di mercato intorno al 20% del valore totale).
Tutti questi regali, cuore pulsante dell'economia festiva, condividono la stessa potenziale minaccia: la batteria agli ioni di litio, tecnologia essenziale per l'alta densità di energia, ma se non gestita correttamente durante il trasporto, si può trasformare in un rischio concreto di incendio o esplosione. Il problema si chiama: thermal runaway, un fenomeno in cui un sistema entra in una instabilità termica e, superata una certa soglia, la temperatura aumenta da sola innescando i processi che scatenano l’evento incendiario. La causa principale degli incidenti nel nostro Paese è quasi sempre riconducibile a una gestione non conforme durante il trasporto su strada, sottoposto al regolamento Adr (Accordo relativo al trasporto internazionale di merci pericolose su strada).
Sull'importanza della conformità normativa interviene Cristian Sabatino, lithium batteries specialist di Serpac, azienda specializzata in imballaggi per merci pericolose, che individua l'errore più diffuso nell'improvvisazione, specie nel rush di Natale.
"Uno dei problemi delle batterie al litio è il modo in cui vengono gestite e spedite. In aggiunta, spesso l’acquisto avviene all’estero per il loro costo irrisorio, con standard di qualità e sicurezza decisamente bassi", afferma l’esperto, che sottolinea come la prevenzione del danno sia la chiave di volta: "Se la cella/batteria è danneggiata o in corto circuito, l'instabilità termica può portare al 'thermal runaway'. E' buona pratica isolare i terminali e usare un imballaggio conforme seguendo tutte le richieste dei regolamenti per evitare movimenti o danni alla batteria durante il transito".
Per le spedizioni su strada, l'ossatura del trasporto in Italia, Sabatino chiarisce il ruolo della normativa Adr: "Il più delle volte per l'elettronica destinata al consumatore si applica la disposizione speciale (ds) 188, che permette una gestione semplificata. Tuttavia, l'obbligo assoluto resta spedire in conformità applicando le normative, come per esempio: proteggere le batterie da un possibile cortocircuito, utilizzare imballaggi conformi e segnalare correttamente il collo con etichette e marchi. Non rispettare questi punti non è solo un errore logistico, ma un rischio per l'intera catena logistica e per il personale coinvolto".
Il regolamento Adr è il riferimento principale e colloca le batterie al litio nella Classe 9 (Materie e oggetti pericolosi diversi). E' obbligatorio isolare i terminali di ogni batteria sfusa (ad esempio con nastro isolante o un sacco) per evitare cortocircuiti, e l'imballaggio esterno deve essere conforme alle richieste dei regolamenti. Un qualsiasi imballaggio in cartone, ad esempio, non è idoneo. Inoltre, ogni collo deve essere segnalato correttamente agli operatori con etichette e marchi specifici così da rendere evidente il contenuto del collo e il suo potenziale rischio.
Il mancato rispetto delle istruzioni di imballaggio comporta gravi sanzioni, oltre che il possibile fermo della merce. In caso di mancanze o irregolarità nel ddt (documento di trasporto), le sanzioni amministrative possono essere significative, come previsto ad esempio dall'art. 168 comma 9bis del Codice della strada. "La diligenza nell'imballaggio e nella dichiarazione del contenuto - conclude il lithium batteries specialist di Serpac - non è solo una questione legale, ma una responsabilità civile. A Natale, la passione per la tecnologia deve viaggiare di pari passo con la consapevolezza della sicurezza".

La Russia vuole la pace ed è pronta a discutere. L'Ucraina, che ha iniziato la guerra, non ha però intenzione di porre fine al conflitto. E' la visione che Vladimir Putin propone nella conferenza fiume di fine anno: il presidente russo parla per oltre 4 ore, rispondendo a domande che toccano decine di temi diversi. L''operazione speciale' in Ucraina monopolizza l'attenzione e il leader del Cremlino delinea il suo scenario in un quadro complesso.
L'Ucraina, che ha appena ricevuto l'ok per il prestito di 90 miliardi dall'Ue[1], non vuole accettare sacrifici territoriali e ha appena rivendicato di aver colpito una petroliera della flotta fantasma russa nel Mediterraneo, aprendo un nuovo potenziale fronte. Nel rebus sempre più articolato, la mediazione degli Stati Uniti - partendo dal piano elaborato dal presidente Donald Trump - è sempre più complicata: "Potremmo non arrivare ad un accordo", ammette il segretario di Stato americano, Marco Rubio.
Tutta colpa dell'Ucraina
Putin accende la giornata puntando il dito contro Kiev: "L'Ucraina si rifiuta praticamente di porre fine al conflitto con mezzi pacifici", mentre Mosca è disposta a farlo "sulla base dei principi che ho delineato lo scorso anno", che prevedono "l'affrontare le cause profonde che hanno portato a questo conflitto". L'obiettivo è "vivere in pace e senza conflitti nel 2026. Lo ripeto ancora una volta: vogliamo risolvere tutte le questioni controverse attraverso i negoziati", ripete. "Le nostre truppe stanno avanzando lungo tutta la linea di contatto, con velocità variabile a seconda dei settori, il nemico si sta ritirando in tutti i settori".
Traduzione? L'Ucraina deve rinunciare al Donbass, le regioni invase dalla Russia non tornano a Kiev[2], che dovrà rimanere fuori dalla Nato senza accogliere truppe europee sul proprio territorio. "La palla è nel campo di Kiev e dei suoi sponsor europei", dice Putin ribaltando il quadro: l'aggressore si trasforma in aggredito.
"Non ci consideriamo responsabili della perdita di vite umane perché non abbiamo iniziato noi questa guerra. Il governo di Kiev ha iniziato la guerra nell'est dell'Ucraina nel 2022, e avrebbe dovuto lasciare la popolazione libera di scegliere il proprio stile di vita in quella parte del Paese", la versione del presidente russo, convinto di aver già "accettato "compromessi ad Anchorage" nei colloqui Trump. "Affermare che respingiamo qualsiasi cosa è inappropriato e inadeguato. Siamo pronti per negoziati e per porre fine al conflitto con mezzi pacifici".
Il messaggio di Putin e la risposta Usa: Rubio non si illude
Le parole di Putin sono un messaggio non solo - e non tanto - all'Ucraina, ma anche agli Stati Uniti. In queste ore, a Miami, vanno in scena nuovi incontri: da una parte Steve Witkoff e Jared Kushner, gli emissari di Trump, dall'altra la delegazione di Kiev. Il dialogo è complesso, come riconosce il segretario di Stato americano, Marco Rubio. "Ci sono fattori complessi. Su questo pianeta solo gli Stati Uniti possono interagire con le due parti, abbiamo investito energie e tempo a cominciare dal presidente Trump. Stiamo cercando di identificare le posizioni di entrambi i paesi e portarli ad un accordo. Una guerra può finire con una resa, che in questo caso non è una prospettiva a breve termine", dice il numero 1 della diplomazia americana.
"Solo un accordo può portare alla fine della guerra, un accordo richiede che entrambe le parti cedano e ottengano qualcosa. Stiamo cercando di capire cosa possono dare e cosa si aspettano di ottenere i due paesi. Alla fine, la decisione spetta ai due paesi. Non stiamo imponendo un accordo a nessuno, ovviamente ci vuole molto tempo. Abbiamo fatto progressi, ma non basta una conferenza stampa per arrivare all'obiettivo", dice.
Le parole di Putin non autorizzano a nutrire particolare fiducia in un epilogo positivo. "C'è quello che le persone dicono e c'è quello che fanno. Non baseremo il nostro approccio su quello che le persone dicono", dice Rubio, glissando sulle conquiste rivendicate dal presidente russo e sui proclami relativi al conseguimento degli obiettivi per via diplomatica o bellica. "Il nostro ruolo è molto semplice, cerchiamo un punto di incontro. Magari succede questa settimana, magari succede tra un mese, magari servono molti mesi. O potremmo non avere un accordo", ammette. "Non possiamo contringere né l'Ucraina né la Russia a fare un incontro".
Dialogo sì, ma entro limiti definiti. Putin vorrebbe che gli Stati Uniti riconoscessero come russi i territori occupati: "Non può esserci un accordo se l'Ucraina non è d'accordo". Perché Trump si adopera così tanto? "Questa settimana moriranno 8-9000 persone, 5-6000 vittime saranno russe. E' una guerra sanguinosa, che sta facendo danni devastanti: la ricostruzione per l'Ucraina diventa più costosa e complicata giorno dopo giorno".

La Gran Bretagna si prepara nuovamente a potenziali attacchi sul suo territorio, a più di 30 anni dallo scioglimento dell'ultima forza militare, istituita allo specifico scopo di difendere il suolo nazionale, nel 1992, quando - a Guerra Fredda conclusa - dalla Nato si guardava a "un'era promettente" di pace in Europa e il governo di Londra iniziava a ridurre la spesa militare.
Conflitto alle porte?
Ora il segretario generale della Nato Mark Rutte[1] parla di "un conflitto alle porte", Mosca si dichiara "pronta" per la guerra con l'Europa e il Vecchio Continente si ritrova a fare i conti con l'ostilità sempre più forte del presidente americano Donald Trump nei confronti dei suoi leader. A fronte di tutto questo, il governo britannico sta sviluppando quello che definisce un "approccio dell'intera società alla deterrenza e alla difesa", con un ampio programma di difesa interna che si avvarrà del contributo di militari, polizia e dipartimenti governativi in preparazione di molteplici scenari.
Possibili gli attacchi ibridi in Europa
Sebbene un'invasione terrestre non sia considerata probabile, gli esperti militari del Royal United Services Institute, un istituto di ricerca sulla difesa britannico, hanno affermato che la guerra in Ucraina e una serie di attacchi ibridi in Europa hanno dimostrato la possibilità di attacchi a infrastrutture critiche, attraverso sabotaggi e droni. C'è chi vorrebbe che si facesse di più e più rapidamente: alcuni esperti militari e legislatori citati dal New York Times ritengono che il governo non stia procedendo abbastanza velocemente. "Non siamo pronti, innanzitutto per resistere a un attacco armato, ma anche per quanto riguarda le minacce più ampie", ha dichiarato Tanmanjeet Singh Dhesi, deputato del Partito Laburista che presiede la commissione difesa del Parlamento, citando attacchi quali il taglio dei cavi sottomarini e le incursioni informatiche sostenute a ritmo costante dalla Russia.
Paul O'Neill, ricercatore presso il Royal United Services Institute, lamenta il fatto che le difese britanniche sono "molto indietro" rispetto a quelle di molte nazioni baltiche e nordiche - come la Finlandia - che da tempo gestiscono programmi di servizio militare e addestrano civili per il conflitto. E si dice preoccupato per il programma di addestramento e per il fatto che la vendita di basi e abitazioni del Ministero della Difesa negli anni dopo il 2010 possa rendere difficile radunare rapidamente una forza di difesa interna.
All'inizio di quest'anno, il Primo Ministro Keir Starmer ha annunciato un aumento storico della spesa militare, fino al 2,5 percento del Pil entro il 2027, citando la "sfida generazionale" posta dalla Russia. A giugno, il governo ha pubblicato una revisione strategica della difesa che afferma che il paese deve passare ad uno stato di "prontezza a combattere" e invita a sviluppare una nuova forza di difesa nazionale a tutela delle basi militari e le infrastrutture civili come siti energetici e idrici. Separatamente, la Gran Bretagna sta lavorando per reclutare più riservisti volontari da addestrare nell'esercito, nella marina o nell'aeronautica. Sta inoltre promuovendo il reclutamento di una "riserva strategica", che include ex militari richiamati in servizio attivo. L'esercito regolare britannico si è ridotto a circa 70mila soldati addestrati a tempo pieno, il numero più basso dall'inizio delle guerre napoleoniche, sottolinea il quotidiano americano, e il compito di proteggere il territorio nazionale verrà esteso oltre la sfera militare.
La spesa militare e le esercitazioni
Tra i partecipanti la polizia, che ha preso parte a esercitazioni tra cui un attacco chimico simulato in un villaggio rurale del Cambridgeshire il mese scorso. "Dobbiamo iniziare a considerare come preparare la società a un potenziale conflitto, sia all'estero che in patria", ha detto Mark Williams, leader nazionale della polizia per le contingenze civili, al New York Times. Durante la Seconda Guerra Mondiale, 1,7 milioni di uomini inadatti al fronte spesso per motivi anagrafici, si offrirono volontari per la "Guardia nazionale" britannica, che si addestrò per una possibile invasione nazista. Negli anni '50 e '60, un gruppo simile, il Civil Defense Corps, si preparò a possibili attacchi nucleari. E la Home Service Force entrò in servizio nel 1982, ma fu sciolta dopo la Guerra Fredda.
Il governo britannico ha divulgato pochi dettagli sul programma di difesa interna. In una dichiarazione, ha affermato che garantirà "l'allineamento tra lo sforzo militare e quello civile - investendo nella difesa, aumentando la resilienza nazionale e riconnettendo il pubblico con chi presta servizio.
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