
Condannato a 7 mesi, pena sospesa, il giornalista Enrico Varriale per l’accusa di minacce e lesioni nei confronti di una ex compagna. Il giudice monocratico di Roma con la sentenza emessa questa mattina ha riqualificato l’accusa di stalking in minacce condannando Varriale anche al pagamento di una provvisionale di duemila euro nei confronti della parte civile. La procura aveva chiesto l’assoluzione per lo stalking e sei mesi per le lesioni. I fatti contestati risalgono al periodo fra dicembre 2021 e febbraio 2022.
Secondo l’accusa, il giornalista televisivo, già condannato lo scorso giugno a 10 mesi, pena sospesa, per le accuse di stalking e lesioni nei confronti di un’altra sua ex, "con condotte reiterate di minaccia e molestia avrebbe aggredito fisicamente la compagna in casa". Al giornalista veniva contestato inoltre di aver contattato la vittima anche con "numeri anonimi, cercando di carpire notizie anche attraverso il controllo dei profili social’’.
Varriale, presente in aula alla lettura del dispositivo, nell’udienza dello scorso ottobre, si era difeso in aula dicendo di non aver mai minacciato né picchiato la donna, con cui ha avuto una relazione durata circa quattro mesi: “La sera dell’8 dicembre 2021 - aveva detto il giornalista - ero in casa con un’amica, la mia ex compagna mi ha suonato alla porta e appena entrata ha iniziato a fare una scenata, ha cominciato a distruggere tutto quello che ho a casa, portafotografie, bicchieri. Ero disperato, cercavo di contenere la sua furia ma non l’ho colpita”.
“È impossibile fare un commento senza leggere la motivazione. È impossibile capire cosa sia successo in questo processo. Varriale, accusato di stalking è stato condannato per minaccia. Come si è potuto arrivare ad una condanna per minaccia non è comprensibile”, affermano gli avvocati Fabio Lattanzi ed Ester Molinaro. “Un processo pieno di menzogne. Due i dati certi - sottolineano i due penalisti - La persona offesa si è introdotta nella casa di Varriale ha insultato la sua ospite, ha insultato Varriale e ha distrutto casa. Una sola minaccia documentata in atti è quella effettuata dalla stessa persona offesa con un messsggio che diceva: ‘trattasi di scambiare la cioccolata per la merda … ti renderai conto presto e come se te ne renderai conto’. Ricorreremo in appello”.

In Italia il 20% dei teenager d’età compresa tra i 15 e i 19 anni non pratica mai alcuna forma di attività fisica o sport. Un comportamento scorretto che di solito inizia da giovani per poi proseguire nel corso degli anni. Infatti, risulta sedentario addirittura oltre il 25% dei giovani residenti nel nostro Paese ed è in sovrappeso il 19% dei bambini (il 9% è addirittura obeso), con i maschi superiori alle femmine. Il 10% dei giovani fuma e il 21% consuma alcol in modo eccessivo. Eppure, se tutti i cittadini facessero almeno 150 minuti di attività fisica alla settimana si potrebbero risparmiare, solo nel nostro Paese, 1,3 miliardi l’anno sulla spesa sanitaria. Per sostenere lo sport e più in generale la "medicina dei sani" tra i giovani da oltre un anno è attivo 'InFormaTeen'. È una campagna nazionale promossa da Foce (Federazione degli oncologi, cardiologi e ematologi) insieme al Comitato olimpico nazionale italiano (Coni), la Figc (Federazione italiana giuoco calcio) e le Poste italiane. Gode inoltre del patrocinio del Ministero dello Sport e dei Giovani.
L’iniziativa – informa una nota - vuole, soprattutto attraverso attività on line, incentivare gli stili di vita sani fra gli adolescenti e favorire così la prevenzione delle gravi malattie. I risultati ottenuti dal progetto sono presentati oggi in una conferenza stampa on line. "Cancro, tumori del sangue e patologie cardio-vascolari sono tutte malattie la cui incidenza è in aumento - afferma il prof. Francesco Cognetti, presidente di Foce -. Il principale motivo è l’età anagrafica media sempre più avanzata della popolazione italiana oltre che gli stili di vita scorretti. Le principali regole della prevenzione primaria sono note ma non vengono sempre seguite dalla popolazione. Bisogna non fumare, limitare il più possibile il consumo di alcol, tenere sotto controllo il peso e praticare regolarmente un po’ di attività fisica. In particolare, la sedentarietà risulta ancora sottovalutata come fattore di rischio e, infatti, i dati nazionali sono preoccupanti. Strettamente collegato alla scarsa attività fisica vi è anche l’eccesso di peso, un altro fenomeno purtroppo in crescita in Italia. Si calcola che tre bambini su dieci siano già in eccesso ponderale, prima di aver compiuto 10 anni. È evidente che se vogliamo invertire tendenze nefaste per la salute pubblica dobbiamo puntare anche sull’educazione. Con la prevenzione primaria, e cioè l’abbandono di stili di vita scorretti, il 40% dei casi di cancro può essere prevenuto. Con la nostra campagna nazionale abbiamo raggiunto migliaia di adolescenti attraverso strumenti accattivanti come i social media".
La campagna ha previsto un portale web (www.informateen.it) e un profilo TikTok (tiktok.com/@informateen). Su questi canali sono veicolati messaggi sui corretti stili di vita e i ragazzi hanno potuto trovare tante informazioni utili e certificate. Sono stati poi organizzati webinar, attività sui social media ed eventi nelle piazze italiane in cui è stato distribuito materiale informativo (fra cui quattro opuscoli realizzati per la campagna).
Hanno partecipato in qualità di testimonial l’ex portiere e campione del mondo e attuale capo delegazione della Nazionale di calcio Gianluigi Buffon, il giornalista sportivo Rai Alessandro Antinelli, la campionessa mondiale di nuoto Simona Quadarella, l’allenatore Massimiliano Allegri e i calciatori azzurri Alessandro Buongiorno, Riccardo Calafiori e Mattia Zaccagni. "Ho deciso con entusiasmo di partecipare a questa importante iniziativa - sottolinea Gianluigi Buffon -. Ho passato tutta la mia vita sui campi da calcio, prima come atleta e adesso come Capo Delegazione della Nazionale. Credo fortemente nello sport e nella sua capacità di essere davvero un prezioso aiuto per i giovani perché insegna valori fondamentali e universali come il rispetto, la lealtà, l’autodisciplina e la solidarietà. Come hanno ricordato oggi gli esperti di Foce, l’attività fisica favorisce inoltre una crescita in salute e incentiva la prevenzione di tante malattie. Dobbiamo insegnare a tutti quanto sia importante iniziare fin da adolescenti a condurre sempre e solo stili di vita sani. E il mondo dello sport deve essere impegnato in prima linea in questa opera di sensibilizzazione ed educazione".
"Se in Italia i tumori interessano più di tre milioni di uomini e donne, le malattie cardio-cerebro-vascolari colpiscono oltre 9 milioni di persone - sottolinea Ciro Indolfi, presidente della Federazione italiana di cardiologia -. Forte risulta l'impatto che hanno le malattie cardiovascolari sull'intero servizio sanitario nazionale visto che determinano più di 390mila nuovi ricoveri ospedalieri l'anno. I costi complessivi per l’assistenza socio-sanitaria ammontano a 42 miliardi di euro. I principali fattori di rischio sono condizioni cliniche come l’ipertensione, l’ipercolesterolemia o il diabete. Sono poi corresponsabili il fumo di sigaretta, l’obesità, un’alimentazione poco equilibrata e anche la sedentarietà. Gli stili di vita sono perciò fondamentali per contrastare alla base patologie che rappresentano la prima causa di morte sia negli uomini che nelle donne in Italia".
“Negli ultimi anni abbiamo assistito a grandi innovazioni nel trattamento delle più diffuse malattie non trasmissibili - ricorda Giovanni Rezza, professore straordinario Università Vita-Salute San Raffaele -. Tuttavia, queste continuano a causare troppi morti nei Paesi Occidentali. Solo il cancro in Italia è responsabile ogni anno di oltre 180mila decessi nonostante molte neoplasie siano oggi più curabili rispetto a pochi anni fa”. “Per molte patologie oncologiche non siamo ancora in grado ottenere diagnosi precoci attraverso esami più o meno regolari – conclude Cognetti -. Rimane quindi la prevenzione primaria che deve essere incentivata il più possibile tra l’intera popolazione”. Nelle prossime settimane – conclude la nota - la campagna proseguirà ai Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina 2026. Saranno organizzate nuove iniziative che vedranno sempre il coinvolgimento del mondo dello sport.

"Eravamo una famiglia molto felice, Ilaria ci diceva sempre tutto. Era nata il mio stesso giorno, il più bel regalo che un padre possa avere per il compleanno. Ora non c’è più vita in casa…". Lo ha detto Flamur Sula, padre di Ilaria Sula, sentito come teste oggi, lunedì 22 dicembre, nell’aula bunker di Rebibbia nel processo per l’omicidio della ragazza, uccisa lo scorso marzo nell’appartamento di via Homs, nel quartiere Africano a Roma, con tre coltellate al collo e abbandonata in una valigia in fondo a un dirupo nella zona di Capranica Prenestina. Presente in aula l’imputato Mark Antony Samson, reo confesso dell’omicidio della sua ex fidanzata.
Alla luce di tutti gli elementi emersi nel corso dell’indagine i pm capitolini, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, che contestano l’accusa di omicidio volontario con l’aggravante della premeditazione, oltre a quelle dei futili motivi e della relazione affettiva con la vittima e l’occultamento di cadavere, hanno chiesto e ottenuto il giudizio immediato.
All’udienza di oggi i genitori di Ilaria hanno ripercorso i giorni della scomparsa della figlia. “Quel sabato mattina siamo andati alla stazione di Terni ad aspettare Ilaria che doveva raggiungerci ma da quel treno non è mai scesa. Ci siamo subito allarmati, il telefono era spento e non era da lei. Siamo partiti tutti per andare a Roma - ha spiegato il papà di Ilaria rispondendo alle domande del pm e degli avvocati - Le coinquiline ci dissero di non preoccuparci e che Ilaria stava bene con un altro ragazzo a Napoli, ma non ci ho creduto e siamo andati alla polizia a denunciare la scomparsa di nostra figlia”.
Dal 29 marzo al 2 aprile, giorno del ritrovamento del corpo di Ilaria Sula, “sono state le giornate peggiori della nostra vita. Ogni mattina passavamo in questura, un giorno vidi Samson che mi giurò che non sapeva nulla di Ilaria, e disse ‘io non la toccherei mai’ - ha ricordato il padre della ragazza - Quando la polizia ci ha chiamato abbiamo capito che era successo qualcosa di brutto. In questura, quando abbiamo saputo che Ilaria era morta, mia moglie è svenuta e io non volevo più vivere”, ha detto il papà, ricordando che a lui e alla moglie quella relazione con Samson non era mai piaciuta e che su questo c’era stato anche qualche litigio in famiglia.
“In cuore nostro sentivamo che non era il ragazzo giusto, ma lei lo difendeva, ci diceva che era bravo e che studiava”. E la madre di Ilaria, Gezime Sula, ha concluso la deposizione trattenendo a difficoltà le lacrime: “Non sento e non vedo più Ilaria da 9 mesi, mi manca tutto di lei, se non avessi un altro figlio ora sarei lassù da lei e non qui".

“L’Italia occupa oggi una posizione molto favorevole nel campo della ricerca, dell’innovazione e dell’attrattività degli investimenti, in particolare nel settore farmaceutico. Ma questo vantaggio non può essere dato per scontato. Non possiamo fermarci, dobbiamo mettere in relazione i profondi cambiamenti globali con le scelte industriali e sanitarie del nostro Paese”. Così all’Adnkronos Salute Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, secondo il quale quello del pharma è “ un settore chiave per l’economia del nostro Paese”. (VIDEO[1])
Ad avere un ruolo chiave sarà anche l’intelligenza artificiale: “l’impatto dell’IA nella ricerca e sviluppo di nuovi farmaci è già enorme – ricorda il numero uno di Farmindustria - A livello globale, l’industria farmaceutica è il settore che investe di più in R&S: si stima un investimento complessivo di 2 trilioni di dollari entro il 2030. Sono già oltre 100 i nuovi farmaci individuati con il supporto di questi strumenti. In particolare, grazie all’intelligenza artificiale la fase preclinica si è accorciata fino al 40%, un’accelerazione significativa in un percorso che normalmente richiede tempi molto lunghi. Dalla ricerca clinica all’approvazione regolatoria possono infatti servire 10-12 anni. Ridurre i tempi, senza compromettere la qualità dei dati e delle evidenze scientifiche, significa far arrivare più velocemente nuove cure ai pazienti”.
Ma l’intelligenza artificiale “non riguarda solo la ricerca, ma anche la produzione industriale. L’automazione e la gestione basata sui dati permettono oggi di creare impianti altamente competitivi, capaci di rispettare gli standard regolatori delle diverse agenzie internazionali nei Paesi di esportazione”. Rendere l’Italia più attrattiva è possibile, secondo Cattani che però avverte: “Per aumentare investimenti e innovazione, serve agire su più fronti. Da un lato, è fondamentale rafforzare le partnership pubblico-private nella ricerca di base, traslazionale e clinica. L’Italia dispone di eccellenze accademiche e scientifiche, ma soffre ancora per lentezze burocratiche e difficoltà nel trasferimento tecnologico. Questo limita, ad esempio, la partecipazione dei pazienti italiani ai grandi studi clinici internazionali. Dall’altro lato – fa notare -occorre intervenire sulla dimensione industriale, con politiche fiscali e incentivi competitivi. Tra le proposte c’è l’estensione della Zes (Zona economica speciale) a tutto il Paese, per favorire nuovi investimenti produttivi. Un tema strategico è anche la dipendenza dall’estero: oggi l’Europa, Italia compresa, importa circa il 75% dei principi attivi da Cina e India”.
L’industria farmaceutica è "fra i settori manifatturieri leader in Italia per contributo all’occupazione, alla produzione e alla nuova occupazione qualificata. I numeri lo confermano: nel 2024 – sottolinea Cattani - il saldo commerciale ha raggiunto i 21 miliardi di euro, con un export pari a 54 miliardi. Per il 2025, le esportazioni potrebbero superare i 70 miliardi”. Per consolidare e rafforzare questa leadership, secondo Cattani servono due azioni principali: meno burocrazia e più investimenti nella salute. “La prima direttrice – spiega - riguarda l’attrattività del sistema industriale e della ricerca: meno burocrazia, più uso dei dati, più scienza e maggiore digitalizzazione. In questo senso, l’intervento del governo sull’intelligenza artificiale va nella direzione giusta. La seconda riguarda il mercato interno della salute. La domanda di farmaci cresce, ma i tetti di spesa pubblica non si adeguano, generando un peso economico rilevante per le imprese attraverso il meccanismo del payback. Introdotto come misura straordinaria vent’anni fa, oggi il payback è diventato insostenibile: vale circa 2,3 miliardi di euro, che si sommano al carico fiscale. In questo senso accogliamo positivamente le misure contenute nella legge di Bilancio che innalzano il tetto della spesa diretta dello 0,3%”. L’obiettivo ora è “completare il percorso di uscita dal payback e garantire un accesso rapido ai farmaci e ai vaccini innovativi. L’idea è quella di un early access nazionale – afferma Cattani - che consenta ai cittadini italiani di avere subito a disposizione i nuovi trattamenti una volta approvati dall’Agenzia europea del farmaco (Ema), senza ritardi”.
Infine, l’accesso rapido e uniforme ai farmaci e ai vaccini su tutto il territorio nazionale e un maggiore investimento nella spesa farmaceutica per Cattani sono “elementi centrali”. La spesa farmaceutica “non è un costo ma un investimento. Grazie all’uso dei dati, oggi è possibile misurare gli outcome, cioè il valore reale generato da un farmaco, da una vaccinazione o da un intervento di prevenzione. Questo permette di far evolvere il sistema sanitario insieme all’innovazione scientifica, tecnologica e digitale. È questo, il percorso necessario per continuare a rendere l’Italia un Paese attrattivo e competitivo nel panorama globale della salute e dell’innovazione” conclude.

Da gennaio, Luca Palermo assumerà gli incarichi di amministratore delegato e direttore generale di Federlegno Arredo Eventi Spa, la società controllata al 100% da FederlegnoArredo e che organizza e gestisce, tra l’altro, il Salone del Mobile.Milano. A darne notizia è il presidente di FederlegnoArredo, Claudio Feltrin, che rivolge a Palermo i migliori auguri di buon lavoro per il nuovo incarico. "La sua esperienza manageriale, unita a una profonda conoscenza del sistema fieristico - commenta Claudio Feltrin - rappresenta un valore aggiunto importante per affrontare le sfide che ci attendono. Sono convinto che il suo ingresso potrà contribuire a consolidare i risultati raggiunti fino ad ora e a sviluppare nuove opportunità di crescita, rafforzando ulteriormente il ruolo strategico della Spa a servizio delle imprese della filiera legno-arredo".
"Federlegno Arredo Eventi Spa è un asset centrale per la promozione internazionale del Made in Italy che trova la sua massima espressione nel Salone del Mobile.Milano. A nome mio e di tutto il CdA della società rivolgo i migliori auguri di buon lavoro al dottor Palermo e confermo la nostra piena collaborazione e impegno per un percorso condiviso di crescita", commenta Gianfranco Marinelli, presidente di Federlegno Arredo Eventi Spa.
"Per Salone del Mobile.Milano l’ingresso di Luca Palermo rappresenta una scelta di continuità e, al tempo stesso, di visione, che ci vedrà lavorare insieme per consolidare il ruolo internazionale della manifestazione e il valore per l’intera filiera", sottolinea Maria Porro, presidente del Salone del Mobile.Milano.
"Sono orgoglioso - spiega Luca Palermo - di intraprendere questa nuova sfida professionale e desidero ringraziare il presidente Feltrin, il presidente Marinelli, il Consiglio di amministrazione di Flae, il Consiglio di presidenza di Fla e la presidente del Salone del Mobile.Milano Maria Porro per la fiducia che mi è stata accordata. Affronto questo incarico con grande senso di responsabilità e con la volontà di mettere a disposizione esperienza, energia e visione, con l’obiettivo di guidare Flae in una fase di sviluppo e consolidamento strategico, rafforzandone il posizionamento in Italia e sui mercati internazionali e valorizzando l’heritage e il ruolo unico al mondo del Salone del Mobile.Milano quale piattaforma globale di riferimento".
Laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Pavia, Luca Palermo ha conseguito il General Management Program (Gmp) presso la Harvard Business School. Dirigente e imprenditore con oltre vent’anni di esperienza, ha ricoperto ruoli di Ceo e membro di Consigli di amministrazione in aziende dei settori dei servizi e della tecnologia.
Dal 2023 ha avviato un percorso imprenditoriale e di advisory, ricoprendo incarichi di presidenza e partecipazione in realtà attive nella trasformazione digitale e nella smart logistics. Nel 2023 è stato insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana per meriti professionali. Dal 2020 al 2023 ha ricoperto il ruolo di Ceo e direttore generale del Gruppo Fiera Milano. In precedenza, dal 2017 al 2020, è stato Ceo di Edenred Italia. Dal 2008 al 2017 ha ricoperto il ruolo di Ceo di Nexive, dopo precedenti incarichi manageriali in Vodafone.

EY-Parthenon rinnova il sostegno al 'Premio Claudio Dematté Private Equity of the Year', iniziativa di AIfi che dal 2004 valorizza il ruolo del Private Equity e del Venture Capital nella crescita delle imprese italiane. Il premio riconosce le eccellenze che guidano l’evoluzione del settore, promuovendo competitività e innovazione.
Il private equity si conferma leva strategica per l’innovazione e la competitività del tessuto produttivo e imprenditoriale. Non solo un semplice strumento finanziario, ma un acceleratore della competitività e dell’internazionalizzazione delle imprese. Lo dimostra la XXII edizione del 'Premio Claudio Dematté Private Equity of the Year', organizzato da Aifi con il supporto di EY-Parthenon, che dal 2004 celebra le operazioni di successo nel settore. Il 18 dicembre, a Milano, sono state premiate 19 realtà finaliste, selezionate da una giuria composta da esperti industriali, finanziari e accademici. Le aziende, attive in settori che spaziano dall’alimentare al farmaceutico, condividono una forte vocazione alla crescita: circa la metà ha compiuto il salto da player regionale a protagonista nazionale o internazionale, confermando il ruolo del private equity come acceleratore di sviluppo e innovazione.
Il Premio Demattè fotografa anche le nuove tendenze: attenzione crescente alle Pmi innovative e alle imprese tra 20 e 50 milioni di fatturato, oltre a un interesse in espansione verso Centro e Sud Italia, territori ricchi di storie imprenditoriali ad alto potenziale. Marco Ginnasi, Private Equity Leader EY-Parthenon, Italia, commenta: “Le operazioni premiate dal Dematté dimostrano come il private equity sia in grado di trasformare imprese locali in player nazionali e internazionali. Nel 2025 il 45% dei player è rappresentato da fondi e il 48% delle operazioni è avvenuto tramite portfolio companies: partnership solide e investimenti mirati hanno accelerato crescita, innovazione e passaggi generazionali".
Secondo l’EY-Parthenon Bulletin, nel 2025 i fondi di private equity e infrastrutturali hanno partecipato a 615 operazioni su target italiane, per un valore complessivo di 23,5 miliardi di euro. Non solo capitale: i fondi portano competenze strategiche, digitalizzazione e sostenibilità, trasformando il private equity in una partnership di lungo periodo. “Il private equity è oggi una leva fondamentale per la competitività del sistema produttivo che, oltre a fornire risorse finanziarie, porta competenze e capacità di accelerare processi di trasformazione che altrimenti richiederebbero anni. È un catalizzatore di crescita per l’economia reale”, dichiara Umberto Nobile, Private Equity Leader EY Italia.
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Il costo dell'abbonamento in palestra rappresenta oggi il principale ostacolo per milioni di italiani che vorrebbero mantenersi in forma. Con il 53% degli utenti che indica il prezzo come fattore decisivo nella scelta del centro fitness e un mercato da 3,1 miliardi di euro che conta oltre 5 milioni di iscritti, il settore sta vivendo una trasformazione radicale. La risposta a questa sfida economica arriva dal franchising, che oggi serve il 22% degli sportivi italiani offrendo tariffe percepite come migliori dal 67% degli utenti rispetto ai centri indipendenti. A evidenziarlo una ricerca di Nomisma spa per Reting, che rivela un profilo molto specifico dell'utente tipo del franchising: giovani tra i 18 e i 35 anni (35%), residenti nel Nord-Ovest (44%), single (37%) e prevalentemente uomini (33%). Questo target cerca convenienza economica ma anche flessibilità oraria, con il 54% degli utenti che valuta superiori gli orari di apertura delle catene rispetto ai centri tradizionali.
La crescita del franchising nel fitness non è un fenomeno isolato. Nel 2024, il settore ha registrato un aumento del giro d'affari del 9,9%, raggiungendo i 34 miliardi di euro complessivi in Italia. Nel solo 2023, il numero di punti vendita in franchising è aumentato del 7,6%, contribuendo all'1,8% del Pil nazionale. Questi numeri riflettono un cambiamento strutturale nel modo in cui gli italiani approcciano l'attività fisica. 'Il franchising nel fitness - spiega Enrico Tosco, esperto del settore e Ceo di Reting - sta rispondendo a un'esigenza reale del mercato. Non si tratta solo di prezzi più bassi, ma di un modello di business completamente diverso che punta su efficienza, standardizzazione e tecnologia per abbattere i costi operativi".
Il paradosso del settore emerge quando si analizzano i fattori di fidelizzazione. Mentre il prezzo attira i clienti, è l'ambiente motivante e positivo a trattenerli, come dichiarato dal 46% degli iscritti. "La sfida per il franchising è mantenere un equilibrio tra efficienza economica e qualità dell'esperienza. I dati mostrano che il 37% degli utenti resta fedele grazie a programmi personalizzati, un aspetto su cui i centri indipendenti hanno tradizionalmente un vantaggio", osserva Tosco.
Il contesto europeo conferma la vitalità del settore. I ricavi totali del mercato del fitness in Europa sono aumentati del 14% nel 2023, raggiungendo 31,8 miliardi di euro e superando i livelli pre-pandemia del 2019. In questo scenario, le quote associative rappresentano il 52,53% della quota di mercato dei centri fitness, evidenziando un modello basato sugli abbonamenti ricorrenti che favorisce le economie di scala tipiche del franchising. La tecnologia sta giocando un ruolo cruciale in questa trasformazione. Il settore del fitness digitale ha raggiunto un fatturato globale di 59 miliardi di dollari nel 2024, con una previsione di crescita del 7% fino al 2029.
In Italia, quasi 10 milioni di persone hanno utilizzato almeno un'app per salute e benessere, con il 38% che si concentra su fitness e yoga. "L'integrazione tra fisico e digitale è il futuro del settore. Le catene in franchising hanno maggiori risorse per investire in tecnologia e questo rappresenta un vantaggio competitivo significativo", afferma Tosco.
Il processo decisionale degli italiani nella scelta della palestra sta evolvendo. Mentre il passaparola rimane fondamentale per il 43% degli utenti, il 25% usa internet per confrontare le opzioni e uno su quattro è influenzato dalle recensioni online. Questo shift digitale favorisce le catene organizzate che possono investire in marketing e presenza online. La percezione del valore offerto dal franchising è particolarmente forte su aspetti specifici. Oltre ai prezzi, il 48% degli utenti valuta superiore la qualità e varietà dell'attrezzatura nelle catene. Tuttavia, su aspetti come la pulizia e la qualità dei corsi, molti utenti non vedono differenze significative o preferiscono ancora i centri indipendenti.
"Il mercato si sta polarizzando. Da un lato abbiamo le grandi catene che puntano su volumi, prezzi competitivi e tecnologia. Dall'altro, i centri indipendenti che devono differenziarsi attraverso la personalizzazione e l'esperienza boutique. Entrambi i modelli hanno spazio per crescere in un mercato che vede 8 italiani su 10 praticare qualche forma di attività fisica", conclude Tosco.
Le prospettive future indicano una continua espansione del franchising, trainata da diversi fattori. La crescente attenzione al benessere, con l'84% degli utenti che si allena per 'sentirsi in forma', garantisce una domanda sostenuta. L'evoluzione demografica, con giovani sempre più attenti al rapporto qualità-prezzo, favorisce modelli efficienti. Infine, l'integrazione con il digitale apre nuove opportunità di servizio e fidelizzazione.
Il settore del fitness italiano si trova, quindi, a un punto di svolta. Con 7.500 centri attivi e un mercato in crescita, la competizione tra modelli di business diversi sta ridefinendo l'offerta. Per i consumatori, questo si traduce in maggiori opzioni e prezzi più competitivi. Per gli operatori, la sfida è bilanciare efficienza economica e qualità del servizio in un mercato sempre più esigente e informato.

in collaborazione con The Glenrothes
Premiumizzazione e identità visiva potente e fuori dagli schemi. Ecco quali sono le novità nel bicchiere per il whisky, distillato con tre secoli di storia che però da venti anni vive una grandiosa età dell’oro e si dimostra capace di scrollarsi la polvere di dosso. Un esempio su tutti è quello di The Glenrothes, che presenta una nuova identità e un nuovo packaging per celebrare l’eccellenza dello Speyside scozzese. The Glenrothes è una storica distilleria scozzese fondata nella cittadina di Rothes nel 1879, una storia lunga e gloriosa ben nota agli appassionati del 'Re dei Distillati', lo Scotch Whisky, eppure la strada scelta è quella di un restyling profondo dell’immagine e di un packaging completamente riprogettato.
Il restyling, curato dall’agenzia di branding e design londinese Lewis Moberly, ridefinisce l’identità visiva di The Glenrothes, costruendo una gamma coerente e immediatamente riconoscibile. La bottiglia tondeggiante iconica della distilleria è stata reinterpretata con un profilo più alto ed elegante e un collo più slanciato. Le etichette presentano le note di degustazione scritte a mano da Laura Rampling, Master Whisky Maker di Glenrothes
Il packaging secondario - un cilindro a doppio strato che si apre rivelando la bottiglia - è ispirato ai legni di maturazione e ai colori della Tenuta di The Glenrothes: dal verde lichene del 15 anni alle tonalità più profonde e autorevoli del 18 e 25 anni. Il progetto nasce con un obiettivo chiaro: zero plastica, zero metallo, zero pelle. Interamente a base di carta e cartone, con uso minimo di lamina, il packaging è 100% riciclabile e in linea con l’approccio sostenibile del gruppo.
La nuova gamma non punta infatti a volumi da prodotto mass market, ma a rendere l’immagine coerente con le dinamiche qualitative dell’industria del whisky. "The Glenrothes è un Single Malt dedicato a chi sa scegliere e riconoscere la qualità, un prodotto dal carattere accessibile ma dalla complessità raffinata. Eleganza, genuinità del colore, equilibrio dei legni e profondità aromatica definiscono un brand che, pur rimanendo fedele alla propria storia, entra oggi in una nuova era, spiega una nota dell'azienda.
La nuova identità visiva è poi inoltre l’occasione per alzare ulteriormente l’asticella della qualità in casa Glenrothes. Scompaiono i classici imbottigliamenti con 10 e 12 anni di età e si parte direttamente dal 15 anni- una prima assoluta per la distilleria di Rothes, per poi ascendere verso l’olimpo dei Single Malt, con invecchiamenti importanti di 18 anni e 25 anni. The 15 rappresenta quindi la nuova espressione stabile della distilleria e matura per 15 anni in botti di rovere europeo ex sherry, selezionate personalmente da Laura Rampling. Il suo profilo aromatico combina frutta matura, spezie e un’eleganza commovente, con un colore 100% naturale, tratto distintivo dell’intero portafoglio The Glenrothes.
Riconosciuta come “tesoro nascosto dello Speyside”, The Glenrothes si distingue per l’uso di acqua di sorgente dal contenuto minerale eccezionalmente basso e per un processo di distillazione lento, condotto in alambicchi particolarmente alti. Il risultato è un distillato di base fragrante, fruttato e di grande finezza. La distilleria è una delle poche a mantenere in vita un laboratorio interno di artigiani bottai, che restaurano e preparano migliaia di botti ogni anno. Una scelta artigianale che, unita alla filiera dei legni controllata direttamente dalla casa madre Edrington, dall’albero alla botte, garantisce una qualità costante e una personalità inconfondibile.

Gli amanti del bianco Natale saranno accontentati. Almeno in alcune zone d'Italia, dove una perturbazione porta neve e maltempo invernale a causa di un vortice alimentato da correnti più fredde orientali.
Federico Brescia, meteorologo de iLMeteo.it, conferma che il tempo durante le feste mostrerà una spiccata dinamicità. Gli effetti di questo peggioramento meteo si avranno fin da oggi, lunedì 22 dicembre, con precipitazioni abbondanti specie al Nord-Ovest e Isole Maggiori. Attenzione perché sulle Alpi Occidentali avremo copiose nevicate con accumuli anche di 100-120 centimetri di neve fresca in sole 24 ore nella zona di Artesina e Prato Nevoso (Alpi Marittime). Un fenomeno davvero importante come non si vedeva da anni in questa zona.
Tra martedì 23 e venerdì 26 sul Mediterraneo centro-occidentale resterà intrappolata un’area di bassa pressione con maltempo diffuso sull’Italia. Oltre a piogge sparse un po’ ovunque e a venti sostenuti dai quadranti orientali (SE-E-ENE-NE), avremo anche il ritorno della neve a quote relativamente basse sull’Appennino settentrionale. Da segnalare anche una burrascosa Bora a Trieste.
Questo vortice nel Mediterraneo infatti verrà alimentato costantemente da fredde correnti da Est con un inevitabile calo termico e abbassamento della quota neve su alcune zone. Sui rilievi al confine tra Liguria, Emilia e Toscana, si osserveranno nevicate oltre i 700-800 metri con accumuli oltre i 1000 metri di quota.
Sarà invece un bianchissimo Natale in tutte le aree sopra i 1000-1200 metri sul Piemonte occidentale e meridionale e in Valle d’Aosta. Anzi, attenzione se dovete muovervi verso queste zone, perché oltre i 1200-1300 metri di quota gli accumuli supereranno facilmente i 150 centrimetri. Sorprese anche a Cuneo città.
Dal nulla al troppo, tipico di questi ultimi anni, tipico comportamento del riscaldamento globale.
NEL DETTAGLIO
Lunedì 22. Al Nord: maltempo al Nord-Ovest. Neve oltre i 1300 metri. Al Centro: asciutto, ma con cielo molto nuvoloso. Al Sud: rovesci sui settori ionici.
Martedì 23. Al Nord: piogge sparse al Nordovest e in Emilia. Neve su Ovest Alpi. Al Centro: maltempo sulle Tirreniche. Al Sud: piuttosto instabile.
Mercoledì 24. Al Nord: piogge diffuse, neve in montagna. Al Centro: instabile su tirreniche e Marche. Al Sud: piogge in Campania, meglio altrove.
Tendenza: torna l’alta pressione, ma farà via via più freddo.

Andrea Delogu pensa già al prossimo Ballando con le stelle. Appena laureatasi campionessa della 20esima edizione, la conduttrice televisiva e radiofonica non sembra aver ancora concluso il suo percorso nel dance show di Rai 1, arrivato in fondo grazie alle coreografie del maestro Nikita Perotti, con cui è nato un rapporto di amicizia, che qualcuno aveva scambiato per flirt, che va oltre la pista.
Su X, Delogu ha repostato il messaggio di un utente che scriveva "ma ci pensate che la prossima stagione Nikita Perotti gareggerà con una ballerina diversa da Andrea Delogu?", pronta la risposta della conduttrice, che ha fatto una vera e propria promessa al suo giovane maestro: "E vi giuro che farò il panico sui social per aiutarlo a fargli alzare la coppa una seconda volta!".
Nelle storie Intagram invece Delogu ha voluto mandare un messaggio a Francesca Fialdini, battuta proprio all'ultima sfida della finalissima e arrivata seconda insieme a Giovanni Pernice: "Amo questa foto perché ha mantenuto fede a quello che ci eravamo promesse: fare di tutto per arrivare in fondo insieme", ha scritto postando un abbraccio con la conduttrice, sorridente nonostante la sconfitta, "grazie ai nostri maestri che hanno dato tutto quello che avevano per portarci fino a lì".
Poi, una promessa anche a Fialdini: "Franci, ci vediamo in quel solito bar per spettegolare di tutto e di niente (ma fra un mese perché ora ci dobbiamo riprendere santo cielo), ha scritto accompagnando il messaggio a un cuore.

Un ufficiale dello Stato Maggiore russo, Fanil
Sarvarov, capo del Dipartimento di addestramento operativo, è
rimasto ucciso stamani a seguito dell'esplosione di un'auto nella
zona sud di Mosca. Lo rende noto il Comitato investigativo russo.
E' stata aperta un'inchiesta per "omicidio", affermano in un
comunicato. Tra le piste al vaglio, aggiungono, quella "collegata"
ai "servizi speciali ucraini".
Stamani "è stato attivato un ordigno esplosivo collocato sotto
un'auto lungo via Yasenevaya a Mosca. Fanil Sarvarov - ha detto
all'agenzia russa Tass la portavoce del Comitato investigativo,
Svetlana Petrenko - è morto per le ferite riportate a causa
dell'esplosione".
La pista ucraina
Sono diverse le piste al vaglio delle autorità russe. Lo ha confermato all'agenzia russa Tass proprio Petrenko: "Una - ha precisato - è che il crimine sia stato organizzato da agenzie di sicurezza ucraine".
Negoziati Ucraina
"Grazie, Miami. La prossima volta: Mosca". E' quanto si legge in un post pubblicato nelle ultime ore su X dall'inviato del Cremlino, Kirill Dmitriev, che lascia intendere possa tenersi nella capitale russa un futuro nuovo incontro tra delegazioni di Russia e Stati Uniti mentre prosegue il conflitto in Ucraina. Nel post, che segue i colloqui degli ultimi giorni a Miami, c'è anche una foto di Dmitriev che indossa una T-shirt con la scritta "Prossima volta a Mosca" e la firma di Putin.
Imbarcazioni danneggiate in attacco droni a Krasnodar
Un attacco con droni attribuito all'Ucraina ha danneggiato due moli e due imbarcazioni nella zona di Volna, nella regione russa di Krasnodar. E' quanto affermano le autorità locali, come riporta l'agenzia russa Tass. "Due moli e due imbarcazioni risultano danneggiati nella località di Volna a causa di un attacco di droni. Tutte le persone che erano a bordo sono state trasferite", fanno sapere, precisando che "non ci sono vittime tra l'equipaggio e il personale a terra" e che prosegue l'intervento per domare le fiamme. Stando alle notizie della Tass, l'area interessata dall'incendio è di circa 1.000 - 1.500 metri quadrati.

Napoli e Bologna in campo per la finale di Supercoppa italiana. Oggi, lunedì 22 dicembre - in diretta tv e streaming - i partenopei sfidano i rossoblù per il trofeo che si assegnerà a Riad, in Arabia Saudita. Le due squadre sono arrivate alla finale dopo aver vinto le rispettive semifinali: il Napoli, campione d'Italia in carica, ha superato il Milan con un netto 2-0 grazie ai gol di Neres e Hojlund, mentre il Bologna ha battuto l'Inter ai calci di rigore, dopo che i novanta minuti si erano chiusi sull'1-1, con Ciro Immobile a trasformare quello decisivo.
Napoli-Bologna, orario e probabili formazioni
La sfida tra Napoli e Bologna è in programma oggi, lunedì 22 dicembre, alle ore 20. Ecco le probabili formazioni:
Napoli (3-4-3): Milinkovic-Savic; Di Lorenzo, Rrahmani, Juan Jesus; Politano, McTominay, Lobotka, Spinazzola; Neres, Højlund, Elmas. All. Conte
Bologna (4-2-3-1): Ravaglia; Holm, Heggem, Lucumì, Miranda; Moro, Pobega; Orsolini, Odgaard, Cambiaghi; Castro. All. Italiano
Napoli-Bologna, dove vederla in tv
Napoli-Bologna sarà trasmessa in diretta televisiva e in esclusiva sui canali Mediset, in particolare su Italia 1. Il match sarà dunque visibile in chiaro e disponibile anche in streaming su Mediaset Infinity.

"Le nuove misure introdotte da Israele per la registrazione delle organizzazioni non governative internazionali rischiano di privare centinaia di migliaia di persone a Gaza di cure mediche salvavita", avverte Medici Senza Frontiere (MSF), una delle più grandi organizzazioni mediche attualmente operative nella Striscia. "Le nuove disposizioni potrebbero comportare la revoca della registrazione delle Ong internazionali a partire dal 1° gennaio 2026", segnala l'organizzazione in un comunicato spiegando come "la mancata registrazione impedirebbe alle organizzazioni, tra cui Msf, di fornire servizi essenziali alla popolazione di Gaza e della Cisgiordania".
Il sistema sanitario di Gaza è ormai distrutto, e se le organizzazioni umanitarie indipendenti ed esperte perdessero la possibilità di operare, ne conseguirebbe un disastro per i palestinesi, lancia l'allarme Msf, che chiede alle autorità israeliane di garantire che le Ong internazionali possano continuare a operare in modo imparziale e indipendente a Gaza. La risposta umanitaria, già limitata, non può essere ulteriormente ridotta.
“Nell'ultimo anno, i team di Msf hanno curato centinaia di migliaia di pazienti e fornito centinaia di milioni di litri d'acqua - afferma Pascale Coissard, coordinatrice delle emergenze di Msf a Gaza - Le équipe di Msf stanno cercando di ampliare le attività e supportare il sistema sanitario di Gaza, ormai distrutto. Solo nel 2025 abbiamo effettuato quasi 800.000 visite ambulatoriali e gestito più di 100.000 pazienti con trauma, e se otterremo la registrazione, intendiamo continuare a rafforzare le nostre attività nel 2026”.
Msf garantisce cure mediche salvavita su vasta scala, ma nemmeno questo è sufficiente a soddisfare le enormi esigenze della popolazione di Gaza. Solo nel 2025, con un budget di oltre 100 milioni di euro, le équipe di Msf hanno curato oltre 100.000 pazienti con trauma, gestito l'assistenza per oltre 400 posti letto ospedalieri, eseguito 22.700 interventi chirurgici su quasi 10.000 pazienti, effettuato quasi 800.000 visite ambulatoriali, somministrato 45.000 vaccinazioni, assistito più di 10.000 parti, fornito più di 40.000 sessioni individuali di salute mentale e sessioni di gruppo per oltre 60.000 persone, hanno distribuito più di 700 milioni di litri d'acqua e prodotto quasi 100 milioni di litri di acqua.
Per il 2026, Msf ha stanziato tra i 100 e i 120 milioni di euro per la sua risposta umanitaria a Gaza. Molti dei servizi forniti da Msf non sono disponibili altrove a Gaza a causa della distruzione del sistema sanitario. Msf avverte che "se perdesse l'accesso alla Striscia nel 2026, a causa della decisione delle autorità israeliane, gran parte della popolazione di Gaza perderebbe l'accesso alle cure mediche essenziali, all'acqua e all'assistenza di base". Msf ricorda che le sue attività aiutano quasi mezzo milione di persone a Gaza e "continua a cercare un dialogo costruttivo con le autorità israeliane per poter continuare ad operare".
A Gaza, Msf supporta attualmente 6 ospedali pubblici e gestisce 2 ospedali da campo. Msf supporta anche 4 centri sanitari e gestisce 1 centro di alimentazione per persone affette da malnutrizione. Msf ha recentemente aperto 6 nuovi centri di salute che forniscono cure per le ferite e altri servizi sanitari.

Con l’avvicinarsi delle festività, milioni di italiani si preparano a trascorrere qualche giorno di vacanza lontano da casa lasciare le proprie abitazioni incustodite e potenzialmente esposte a furti ed effrazioni in aumento.
Per questo, Sector alarm, multinazionale specializzata in sistemi di protezione per la casa ha stilato 5 'dritte' facili e immediatamente applicabili per mantenere la casa protetta anche quando si è lontani.
"Il periodo natalizio - sottolinea Nicolò Grosoli, marketing director di Sector alarm Italia - è uno dei momenti più critici per le effrazioni domestiche, proprio perché aumenta il numero di abitazioni lasciate incustodite. Piccoli accorgimenti possono però ridurre i rischi e migliorare il senso di tranquillità delle persone, che potranno così godersi appieno le feste".
1 - Informare un vicino o un familiare: coinvolgere una persona di fiducia che possa controllare l’abitazione durante la propria assenza è un gesto semplice ma molto efficace, che può fare la differenza. Ritirare la posta, verificare che tutto sia in ordine o notare eventuali anomalie aiuta a far apparire la casa abitata e scoraggia potenziali malintenzionati.
2 - Rimandare la pubblicazione delle foto delle vacanze: postare immagini o aggiornamenti in tempo reale può rendere evidente la propria assenza da casa e attirare attenzioni indesiderate. Condividere i contenuti al rientro è una scelta più prudente: permette di godersi il viaggio senza rischi e tutela la privacy, evitando di segnalare pubblicamente che l’abitazione è vuota.
3 - Impostare timer per luci e tv: programmare luci e televisione a orari variabili contribuisce a far apparire la casa vissuta anche durante l’assenza. Non è necessario simulare movimenti continui, è sufficiente creare una routine credibile, simile a quella di una normale serata domestica.
4 - Segnalare in modo chiaro la presenza di un sistema di allarme monitorato, se presente: il cartello o la targa dell'allarme, collocati all’ingresso o sul cancello, hanno un forte effetto dissuasivo. Quando l’allarme è monitorato 24/7, una comunicazione evidente della sua presenza può ridurre significativamente il rischio che la casa venga presa di mira.
5 - Evitare di nascondere le chiavi in luoghi troppo ovvi: per comodità, capita spesso di lasciare le chiavi sotto lo zerbino, in un vaso o dietro una fioriera, ma sono esattamente i primi posti in cui un malintenzionato guarda. Meglio evitare questi nascondigli facilmente intuibili e, solo se è necessario, affidare un mazzo di chiavi a una persona di fiducia oppure usare serrature smart gestibili tramite app.

Apple finisce nel mirino dell’Antitrust, che infligge una maxi multa da 98,6 milioni di euro per abuso di posizione dominante. Al centro del provvedimento le regole sulla privacy dell’App Store, giudicate penalizzanti per gli sviluppatori di app su iOS.
Per l’Antitrust Apple ha violato l’articolo 102 del Tfue per quanto riguarda il mercato della fornitura agli sviluppatori di piattaforme per la distribuzione online di app per utenti del sistema operativo iOS. In tale mercato, Apple è in posizione di assoluta dominanza tramite il suo App Store e la sanzione di 98.635.416,67 euro è stata irrogata alle società Apple Inc., Apple Distribution International Ltd e Apple Italia S.r.l.
Al termine di una complessa istruttoria, condotta anche in coordinamento con la Commissione europea, con altre Autorità nazionali della concorrenza e con il Garante per la Protezione dei Dati Personali, l’Agcm ha accertato la restrittività, sotto il profilo concorrenziale, dell’App Tracking Transparency policy, ossia delle regole sulla privacy imposte da Apple, a partire da aprile 2021, nell’ambito del proprio sistema operativo mobile iOS, agli sviluppatori terzi di app distribuite tramite l’App Store. In particolare, gli sviluppatori terzi sono obbligati ad acquisire uno specifico consenso per la raccolta e il collegamento dei dati a fini pubblicitari tramite una schermata imposta da Apple, il cosiddetto Att prompt che, tuttavia, non risulta sufficiente a soddisfare i requisiti previsti dalla normativa in materia di privacy, costringendo quindi gli sviluppatori a duplicare la richiesta di consenso per lo stesso fine.
L’Antitrust ha accertato che le condizioni dell’Att policy sono imposte unilateralmente, sono lesive degli interessi dei partner commerciali di Apple e non sono proporzionate per raggiungere l’obiettivo di privacy, così come asserito dalla società.

Si erano addestrati in Australia i due assalitori ritenuti responsabili della strage di otto giorni fa a Bondi Beach, costata la vita a 15 persone, ed erano stati sul posto, in "ricognizione", di notte, pochi giorni prima. E' quanto emerge da documenti ufficiali resi pubblici in queste ore sulla strage di cui sono accusati Sajid Akram, ucciso poco dopo l'attacco, e il figlio Naveed Akram, trasferito oggi in carcere dall'ospedale in cui era ricoverato, come confermato dalle autorità.
Secondo le indagini della Polizia, risulta dai documenti, si erano "addestrati all'uso di armi da fuoco" prima della strage. La Polizia ha rintracciato un video, registrato a ottobre, in cui padre e figlio sono seduti davanti a una bandiera del sedicente Stato islamico e rivendicano le motivazioni per l'attacco.
"Sento il peso della responsabilità per un'atrocità commessa durante il mio mandato da primo ministro e mi dispiace per quello che hanno vissuto la comunità ebraica e il nostro Paese", ha detto il premier australiano, Anthony Albanese, ricordando quando "otto giorni fa terroristi hanno cercato di dividere la nostra Nazione". Il bilancio parla di 15 morti. "Il governo lavorerà ogni giorno per proteggere gli ebrei australiani - ha aggiunto - Non lasceremo che vincano i terroristi ispirati dall'Is. Non permetteremo loro di dividere la nostra società".

Un uomo con Sla crea un’opera d’arte usando solo l’attività del proprio cervello. Attorno a lui, tecnologia neuroscientifica, alta cucina, abiti scintillanti e una comunità che sceglie di esserci. È così che Aisla – Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica chiude il 2025 con una serata intensa e condivisa, in Piazza San Babila, gremita di persone che hanno scelto di esserci, sotto la conduzione di Andrea e Michele di Radio Deejay.
La protagonista è stata un’esperienza sensoriale inedita vissuta da Davide Rafanelli, persona con SLA, presidente SLAfood e consigliere nazionale AISLA. Durante un assaggio, un sensore ha registrato l’attività elettrica del suo cervello, trasformandola in tempo reale in un’opera visiva unica. "Vedere i miei pensieri prendere forma – ha raccontato Davide – è stato incredibile. Il corpo può fermarsi, ma la mente continua a creare»".
A sorpresa è arrivato anche Luca Leoni, imprenditore della comunicazione e persona con SLA, nonché membro del gruppo InterNati. La sua esperienza non poteva che passare dall’ascolto inatteso dell’inno della sua Inter: in quel momento, le sue onde cerebrali sono esplose, trasformando amore, appartenenza ed emozione in una seconda tela virtuale. Due opere diverse, nate da stimoli diversi – il gusto e l’ascolto – hanno reso visibile ciò che unisce Davide e Luca: una mente che continua a creare oltre i limiti del corpo, sorprendendo tutti.
Accanto alle opere di Davide e Luca, la serata ha raccontato la cura attraverso il gusto: piatti e cocktail adattati per chi ha difficoltà a deglutire, trasformando il cibo in un gesto di attenzione, creatività e bellezza. Gli chef Carcangiu, Cunsolo, Benvenuto e Zanetello hanno proposto piatti a diverse consistenze, mentre il bartender Bruno Vanzan ha creato un cocktail speciale. Decine di volontari collegati da tutta Italia hanno alzato il calice in diretta, confermando di essere gli autentici testimoni dello spirito natalizio e di un impegno quotidiano che non conosce pause nella lotta contro la SLA.
I risultati concreti di AISLA emergono dai numeri: 480 mila euro raccolti con il Natale Solidale AISLA 2025, frutto di una mobilitazione iniziata il 20 novembre dal Palazzo dell’Informazione di Roma con La Promessa per la Ricerca e culminata il 19 dicembre con il Christmas Party milanese. «Un ringraziamento speciale va ai nostri partner storici – ha sottolineato Luca Fossati, Direttore Retail e sostenibilità Galbusera: - Caffarel, Galbusera, Tre Marie e Lindt, che hanno messo a disposizione oltre 55 mila praline e la loro rete di store, trasformando il loro impegno in un gesto concreto di responsabilità sociale e in un’opportunità per l’azienda di generare valore positivo per sé stessa e per la comunità».
Il valore di questi fondi si riflette nella ricerca clinica: il Centro Clinico NeMO, di cui AISLA è socia promotrice e fondatrice, sostiene progetti innovativi per migliorare terapie e percorsi di cura. «Ogni informazione raccolta aiuta a costruire terapie più personalizzate – ha spiegato la dottoressa Federica Cerri –. Il sostegno della comunità rende concreta la ricerca e la speranza».
Il Natale si misura nella presenza e nel sostegno reciproco: oltre 300 volontari in tutta Italia, un Centro di Ascolto che supporta più di 2.000 famiglie grazie a circa 20 specialisti qualificati, e una rete di relazioni con enti del Terzo Settore, istituzioni e mondo scientifico. Per AISLA, Natale significa questo ogni giorno: esserci, sostenere, non lasciare sola nessuna persona con SLA. “Questa serata racconta chi siamo – ha dichiarato Fulvia Massimelli, Presidente nazionale AISLA –. Non celebriamo numeri, ma relazioni. Quando linguaggi diversi si incontrano, la cura diventa esperienza condivisa e responsabilità concreta
Il 2025 si chiude così: con una rete viva, una comunità che da Milano arriva a tutta Italia, e la prova che solidarietà, scienza e arte possono camminare insieme. Un Natale in cui la cura ha illuminato davvero tutti, dimostrando che essa non è solo assistenza, ma un atto di comunità, cultura e partecipazione sociale, capace di parlare a pubblici diversi e aprire nuovi orizzonti per il Terzo Settore.

December 21, 2025_ In Chongqing, southwest China, Italian chef Francesco Sanna has created an innovative pizza that blends Italian cuisine with local...
December 21, 2025_ In Chongqing, southwest China, Italian chef Francesco Sanna has created an innovative pizza that blends Italian cuisine with local Chinese flavors, using local chili peppers and Chongqing-style spiced chicken. Originally from Sardinia, Sanna works at the Niccolo Hotel, named after Niccolo Polo, father of Marco Polo, a symbol of the historic bond between Italy and China. The chef has lived in China for over sixteen years, exploring the country's culinary diversity and adapting to local tastes, promoting cultural exchange based on respect for tradition. His cuisine combines Italian techniques with Chinese ingredients, also offering authentic Mediterranean dishes such as truffle pasta and Valencian paella. Chinaview.cn reports. This culinary experience demonstrates the growing interest and deep mutual understanding between Italy and China in the fields of gastronomy and culture.
Fonte: http://chinaview.cn

21 Dicembre 2025_ A Chongqing, nel sud-ovest della Cina, lo chef italiano Francesco Sanna ha creato una pizza innovativa che unisce la cucina italiana con i sapori locali cinesi, utilizzando peperoncini tipici e pollo speziato alla maniera di Chongqing. Originario della Sardegna, Sanna lavora presso l'hotel Niccolo, il cui nome rende omaggio a Niccolo Polo, padre di Marco Polo, simbolo del legame storico tra Italia e Cina. Lo chef ha vissuto in Cina per oltre sedici anni, esplorando la diversità culinaria del Paese e adattandosi ai gusti locali, promuovendo uno scambio culturale basato sul rispetto delle tradizioni. La sua cucina combina tecniche italiane con ingredienti cinesi, offrendo anche piatti mediterranei autentici come la pasta al tartufo e la paella valenciana. Lo riporta chinaview.cn. Questa esperienza culinaria testimonia il crescente interesse e la profonda conoscenza reciproca tra Italia e Cina nel campo gastronomico e culturale.
Fonte: http://chinaview.cn

Ha cominciato a prendere quota da agosto 2025, facendo parlare di sé come il principale motore di stagioni influenzali partite in anticipo e con il turbo in diversi Paesi del mondo. E' la variante K, o 'super flu' come è stata rinominata nelle aree dove si sta facendo sentire di più. Per gli esperti è proprio questo virus - A/H3N2 J.2.4.1, alias sottoclade K - che sta contribuendo particolarmente all'aumento dell'attività influenzale stagionale osservato negli ultimi mesi a livello globale, caratterizzato quest'anno da una crescita della percentuale di virus influenzali stagionali A H3N2 rilevati.
Anche in Italia la nuova variante è ormai prevalente, secondo i dati che arrivano dalla sorveglianza. E in molti si chiedono se ci siano sintomi caratteristici che permettono di riconoscerla. In realtà, precisa all'Adnkronos Salute il virologo Fabrizio Pregliasco, "la vera influenza è sempre uguale. Cambia piuttosto la numerosità dei casi. La variante K ha 7 mutazioni che rendono la sua emoagglutinina più immunoevasiva".
Perché circola di più
Anche gli esperti britannici che per primi hanno lanciato un alert al riguardo evidenziavano che, forte di queste mutazioni, il patogeno sembra eludere meglio parte del sistema immunitario. Il che incide sulla maggiore capacità di circolare. Su un aspetto, però, le autorità sanitarie a livello internazionale, e anche in Italia, convergono: non ci sono segni al momento di una maggior gravità nelle manifestazioni cliniche dell'infezione da questo virus. Semplicemente, se "gli anticorpi non lo riconoscono" con la stessa solita efficienza, l'equazione è presto fatta: "Tanti casi, e quindi tanti casi gravi o impegnativi", spiega Pregliasco.
Premesso questo, all'atto pratico, sebbene si tratti di una nuova variante, l'H3N2 si presenta proprio come la tipica influenza: febbre, tosse, mal di gola, dolori muscolari, stanchezza e talvolta disturbi gastrointestinali, elenca per esempio un medico di base britannico, Nisa Aslam, in un focus sul 'Telegraph'.
Le tre 'spie rosse'
Le 'spie rosse' da considerare per capire si è stati eventualmente colpiti dall'influenza stagionale sono sempre le solite 3: "Inizio brusco e improvviso della febbre", sopra i 38°C, indica Pregliasco, "almeno un sintomo respiratorio" come naso chiuso o che cola, tosse, gola infiammata, "e almeno un sintomo sistemico", quale dolori muscolari o articolari e stanchezza, spossatezza marcata.

La nuova pandemia potrebbe arrivare dal cielo. Un virus influenzale portato da uccello migratorio venuto in Europa da chissà quale Paese. L'influenza aviaria: è lei l'indiziata numero uno da diversi anni come spauracchio pandemico. La sua diffusione sta preoccupando virologi ed epidemiologi dell'Oms Europa e dell'Ecdc, Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. Quest'ultimo ha registrato "un forte aumento dei casi di influenza aviaria A (H5N1) tra uccelli selvatici e pollame. La sua ampia circolazione tra gli uccelli aumenta il rischio di esposizione umana agli animali infetti e che il virus si trasmetta successivamente agli esseri umani". Un monito al farci trovare pronti e più attrezzati rispetto al 2020 con il Sars-CoV-2. Ma lo siamo? L'Adnkronos Salute ha posto questa domanda a tre esperti che lavorano negli istituti zooprofilattici italiani e che grazie alla Rete degli Izs - 10 strutture con 10 sedi centrali, circa 90 sezioni territoriali e oltre 4.000 professionisti - è un presidio essenziale in ottica 'One Health' per la sicurezza alimentare, la salute animale e umana, la ricerca sperimentale e la diagnostica veterinaria.
La diffusione è molto preoccupante
"La diffusione a livello geografico dell'influenza aviaria è senza precedenti, non perché sia inatteso che un virus influenzale dell'aviaria possa muoversi anche lungo distanze molte lontane - è infatti associato ai volatili e si muove in volo - ma quello che sta succedendo ci mette di fronte ad un virus altamente aggressivo. Prima viaggiavano con i volatili selvatici virus pressoché innocui, oggi con il sottotipo H5 è tutto diverso - spiega Isabella Monne, dirigente veterinario Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie - Questo virus è stato in grado di adattarsi progressivamente ai volatili selvaggi migratori e con loro ha viaggiato a livello globale. Oggi siamo di fronte ad una 'panzoozia', che è nel mondo l'equivalente della pandemia nell'uomo. Il virus dell'influenza aviaria è arrivato in tutti i continenti, anche in Oceania dove a novembre ci sono stati casi in un'isola sub Antartica che appartiene all'Australia, ma ha colonizzato climi diversi dal gelido all'arido. Affrontiamo quindi una situazione che ci mette alla prova con scenari molto diversi anche in termini di disponibilità nell'affrontare i rischi".
Ma cos'è l'influenza aviaria?
Ma cos'è l'influenza aviaria? "E' una malattia dei volatili sostenuta da un virus influenzale, in questo periodo soprattuto dal virus H5N1 che ha dimostrato delle capacità incredibili di passare dagli uccelli selvatici agli animali allevati (polli, tacchini, galline ovaiole) ma più recentemente molti mammiferi e in alcuni casi è stato capace di fare il cosiddetto 'salto di specie' quindi di essere pericoloso per l'uomo", ripercorre Antonia Ricci, direttore generale Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie. All'Izs delle Venezie è attivo il Centro di referenza nazionale (Crn) e l'istituto fa parte della Rete Izs europea per questa malattia. "Ci occupiamo - illustra Ricci - di fare la sorveglianza negli animali e anche nell'interfaccia tra gli animali e l'uomo proprio per studiare il virus ed evidenziare queste situazioni di salto di specie che possono essere pericolose per la salute. E' un virus che ha la capacità di fare un salto di specie e sappiamo che le grandi pandemie del passato sono state sostenute da virus influenzali che avevamo mescolato virus umano e aviario".
La situazione in Italia
In Italia che situazione stiamo vivendo? "In questo momento, per fortuna, i virus che circolano sia a livello italiano che internazionale non hanno quelle caratteristiche che lo rendono particolarmente pericoloso per l'uomo. Però è certamente una malattia che va sorvegliata continuamente e con grande attenzione - risponde Ricci - La situazione in Italia è molto preoccupante per quanto riguarda gli uccelli selvatici, nel senso che noi continuiamo a trovare in queste specie animali positivi e questo mette a rischio soprattutto i nostri allevamenti. In questo momento, che è la stagione con il picco di influenza aviaria, abbiamo circa una ventina di focolai. Ma la situazione è sotto controllo".
Le misure di prevenzione
Secondo quanto spiega Calogero Terregino, responsabile Centro di Referenza Nazionale per l'influenza aviaria, "le misure di prevenzione partono alcuni mesi prima dell'inizio della stagione dell'influenza aviaria, il periodo dell'autunno-inverno quando arrivano gli uccelli migratori che portano il virus. La prevenzione si fa attraverso con una collaborazione tra le regioni, il ministero della Salute, le aziende avicole: prevede una regolamentazione degli accasamenti, alcuni fermi programmati per ridurre la densità degli allevamenti, e alcune misure che possono prevenire il contatto con gli uccelli selvatici come la chiusura degli animali nei capannoni e non più all'aperto".
"La sorveglianza è programmata e si basa sul Piano nazionale di sorveglianza e prevede nei periodi a rischio nelle aree a maggior vocazione avicola una sorveglianza ravvicinata e stretta nelle aree a rischio. Prelievi periodici negli allevamenti di pollame e lì dove si trovasse il virus una sorveglianza straordinaria con il controllo di tutti gli allevamenti vicini - prosegue Terregino - Se il virus viene individuato si mettono in atto tutte le misure di contenimento previste dai regolamenti europei, che prevedono l'abbattimento di tutti gli animali, la distruzione di tutti i prodotti potenzialmente contaminati per garantire che sulla filiera alimentare non arrivino prodotti potenzialmente a rischio".
Sorveglianza specifica anche su altre specie
"Deve esserci collaborazione tra gli allevatori e i veterinari, attività di formazione verso gli allevatori per le misure di prevenzione e per la biosicurezza, occorre informare tutti gli attori della filiera che il virus sta circolando e i minimi segnali devono essere riferiti alle Asl che intervengono in poche ore per bloccare l'allevamento", evidenzia Terregino.
Nel caso dell'influenza aviaria, il rischio per l'uomo è considerato "ancora basso da tutte le organizzazioni internazionali, è un virus adattato ai volatili anche se abbiamo osservato delle mutazioni che ci fanno pensare che il virus possa estendere il suo campo d'azione ad altri ospiti. C'è una sorveglianza specifica anche su altre specie come i cani, i gatti o i ruminanti che vengono monitorati e poi verso le persone che lavorano negli allevamenti che vengono controllati e monitorati", conclude il responsabile Centro di Referenza Nazionale per l'influenza aviaria.
La consapevolezza del rischio di una nuova pandemia, che potrebbe avere come protagonista l'influenza aviaria, ci pone anche la certezza di avere delle armi: i vaccini per l'influenza aviaria. Sono stati sviluppati dalle industrie farmaceutiche prevalentemente per il settore veterinario, da utilizzare nelle specie avicole come polli, tacchini e anatre. La vaccinazione può essere un valido strumento per ridurre l'impatto delle epidemie influenzali animali nei casi in cui altre misure risultino poco efficaci. Visto che le persone esposte, come allevatori e veterinari, hanno un rischio maggiore, la Commissione Europea ha dato la possibilità agli Stati membri di fornirsi, se necessario, di un vaccino già disponibile per la profilassi di questa ristretta popolazione contro il virus influenzale H5.

Porto Torres, 21 dicembre 2025 – In un contesto economico nazionale in cui il commercio di prossimità affronta sfide sempre più complesse, il Natale 2025 a Porto Torres si trasforma in una vera e propria leva strategica per il rilancio dell’economia cittadina. Confcommercio, in collaborazione con il Comune di Porto Torres e l’associazione Botteghe Turritane, ha messo in campo un piano articolato per rivitalizzare il centro urbano, contrastare il rischio di desertificazione commerciale e offrire un’alternativa concreta alla spesa online e nei grandi centri commerciali.
Il cuore del progetto: l’albero di Natale simbolo di rinascita
Cuore pulsante delle iniziative è l’imponente albero di Natale allestito nell’area centrale tra via Sassari e Corso Vittorio Emanuele. Non una semplice decorazione, ma un punto di ritrovo e un “faro” simbolico che mira a richiamare residenti e visitatori verso il centro storico. L’obiettivo è chiaro: trasformare le vie principali in luoghi di attrazione, socialità e, naturalmente, di acquisti consapevoli.
“Investire sugli eventi natalizi è un segnale importante per un settore che ha estrema necessità di essere sostenuto e valorizzato”, dichiara Maurizio Zolesi, presidente della territoriale turritana di Confcommercio. “Ogni iniziativa che porti le persone a vivere i nostri luoghi porta benefici al commercio locale. Come rappresentanti del territorio, il nostro obiettivo è trasformare il Natale in un grande laboratorio di ripartenza”.
Eventi e collaborazioni per una città più dinamica
Il programma del Natale 2025 a Porto Torres prevede una serie di eventi natalizi studiati per creare un flusso costante di presenze. Le attività, coordinate da Confcommercio, agiscono da catalizzatore tra le esigenze degli imprenditori locali e lo sviluppo del contesto urbano, assicurando che ogni iniziativa si traduca in un beneficio tangibile per gli esercenti.
La partnership con Botteghe Turritane e l’Amministrazione Comunale punta a creare un’offerta coerente e attraente, che unisca tradizione, socialità e promozione del prodotto locale. L’abbellimento delle strade e delle vetrine non è quindi una mera operazione estetica, ma un vero e proprio investimento sul futuro del tessuto economico e sociale di Porto Torres.
Contrastare la desertificazione commerciale: una priorità
In un’epoca di acquisti sempre più impersonali, la strategia di Confcommercio per il Natale a Porto Torres si fonda sulla riscoperta del valore della comunità e del rapporto diretto con il negoziante di fiducia. Sostenere il commercio locale durante le festività non significa solo favorire gli acquisti, ma preservare l’identità della comunità e garantire un futuro a chi, con il proprio lavoro, mantiene vivo e propositivo il panorama economico turritano.
“La rivitalizzazione commerciale garantisce una città più dinamica e viva”, sottolineano da Confcommercio. “Qui la fiducia dei piccoli imprenditori si incrocia con la voglia di socialità dei cittadini, creando un valore che arricchisce l’intero tessuto sociale”.
Con il Natale 2025, Porto Torres punta così a scrivere una pagina importante di ripresa economica e coesione sociale, dimostrando come una pianificazione intelligente e corale possa trasformare un momento di festa in una straordinaria opportunità di rilancio per tutto il territorio.
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