
Si guarda e si passeggia. Ma soprattutto si partecipa: un'onda colorata di cosplay, da Goku e altri miti di Dragonball a Gojo Satoru, uno dei personaggi più apprezzati degli anime delle nuove generazioni. E poi tornei su tornei, da Risiko a Vanguard, scuole di disegno con l'Accademia delle arti, giochi e sfide ai videogiochi, anche vintage. E quindi fumetti: incontri, firma copie e selfie con gli autori.
Dopo il sold out della scorsa edizione, anche la 19/a edizione di Giocomix promette bene: da stamattina padiglioni della Fiera affollati come non accadeva forse dai tempi della vecchia Campionaria e file agli ingressi per assicurarsi i biglietti. Un appuntamento atteso tutto l'anno: quello organizzato dall'Associazione Culturale Mondi Sospesi è il più importante festival dedicato al fumetto e al gioco in Sardegna.
Una due giorni, si continua anche domani con oltre 100 espositori tematici, centinaia di postazioni di gioco e numerose aree dedicate a videogiochi, giochi da tavolo fino alle più recenti espressioni della cultura pop contemporanea come il K-pop. Ogni edizione migliaia di visitatori: "Sta piacendo molto - spiega Carolina Filippini di Nekopon - ogni anno si ingrandisce sempre di più, con nuovi padiglioni. Il mondo una volta classificato come 'nerd' finalmente sta entrando nella vita di tutti i giorni di tutte le persone. Sta sempre più aumentando la richiesta di manga, di figure, modellini e tutto il resto. Quindi sempre più gente si sta avvicinando a questo mondo. Diventando anche protagonisti: disegnando tramite l'Accademia d'Arte di Cagliari, imparando a dipingere i modellini, facendo costruzioni. Provare anche dei giochi nuovi, quindi non solo analogici ma anche digitali".
La locandina 2026 è firmata da Martina "Maya" Mura, autrice che dal 2021 pubblica la serie Coeur Collège per l'editore belga Dupuis. Tre le mostre in programma, due dedicate ad artisti che si sono affermarti sulla scena internazionale. La prima è dedicata a Kraken Mare, serie disegnata da Massimo Dall'Oglio, mangaka che pubblica per la casa editrice giapponese Kodansha con lo pseudonimo Hagane. Si prosegue poi con le opere di Daniele Serra, artista insignito per tre volte del British Fantasy Award come miglior illustratore, presentate in dialogo con i testi di Piergiorgio Pulixi, scrittore noir italiano.
Tra gli ospiti di questa edizione anche Massimo Polidoro, divulgatore scientifico e scrittore. C'è anche Emanuela Pacotto, attrice, doppiatrice e cantante, voce di personaggi iconici come Nami, Bulma e Jessie dei Pokémon. Proprio Pokémon Millennium ha allestito una speciale Area Nintendo con ben 25 postazioni di gioco. Nel Padiglione A spazio anche l'Area Indie Games, pensata per dare visibilità ai game designer della Sardegna e ai loro progetti in fase di sviluppo.
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Riti collettivi che si fanno rappresentazioni comunitarie.
Celebrazioni religiose che diventano suggestioni identitarie. Atti
votivi che si confondono con le tradizioni popolari. Sono i riti
della Settimana Santa a Sassari. Processioni, rievocazioni, veglie
e concerti nei sette giorni più densi dell'anno liturgico - dove la
passione cede il passo alla speranza - con il centro storico a fare
da quinta teatrale di uno spettacolo che, al di là dell'aspetto
puramente religioso, ha un fascino unico, suggestivo, intimo eppure
spettacolare.
Oltre 43.000 ceppi microbici conservati e caratterizzati, più di
150 servizi scientifici avanzati e una rete nazionale che coinvolge
29 istituzioni di ricerca, tra cui l'Università di Sassari. Sono
alcuni dei risultati, presentati all'Università di Torino, del
progetto SUS-MIRRI.IT (Strengthening the MIRRI-IT Research
Infrastructure for Sustainable Bioscience and Bioeconomy) che
rafforza la più grande infrastruttura italiana delle risorse
microbiche MIRRI-IT e la sua integrazione nel sistema europeo delle
infrastrutture di ricerca.
MIRRI-IT, nodo italiano dell'infrastruttura
europea MIRRI-ERIC, coordina le principali collezioni microbiche
del Paese, tra queste la collezione MBDS-UNISSCC dell'Università di
Sassari, e ha realizzato il più ampio catalogo nazionale delle
risorse microbiche, che raccoglie batteri, funghi filamentosi,
lieviti, micro alghe e virus vegetali. L'infrastruttura consente a
università, centri di ricerca e imprese di accedere a risorse
biologiche e servizi scientifici avanzati per lo sviluppo di
applicazioni biotecnologiche. I microrganismi rappresentano infatti
una risorsa strategica per numerosi settori: dall'agricoltura
sostenibile alla sicurezza alimentare, fino allo sviluppo di nuovi
farmaci e prodotti biotecnologici.
Il progetto ha inoltre rafforzato la rete
nazionale di laboratori attraverso l'installazione di 94 nuove
strumentazioni scientifiche e lo sviluppo di 56 nuovi servizi di
analisi microbica, dedicati alla caratterizzazione genomica e
fenotipica dei microrganismi, allo studio dei microbiomi, alla
bioinformatica e alla ricerca di nuove applicazioni in ambito
ambientale, sanitario e agroalimentare. Tra le principali ricadute
anche il reclutamento di oltre 50 ricercatori e ricercatrici,
figure tecniche, dottorandi e dottorande, l'organizzazione di 34
corsi di formazione avanzata e l'attivazione di 15 programmi di
accesso nazionale e internazionale ai laboratori della rete. Le
attività scientifiche hanno prodotto oltre cento pubblicazioni e
numerose collaborazioni con il mondo della ricerca e
dell'industria.
MIRRI-IT è anche un investimento strategico
rilevante, un progetto da circa 17 milioni di euro che ha coinvolto
15 istituzioni su scala nazionale.
"L'infrastruttura di ricerca MBDS-UNISSCC
dell'Università di Sassari, con sede presso il Dipartimento di
Agraria - spiega Marilena Budroni, responsabile scientifica della
collezione - rappresenta un serbatoio di biodiversità in quanto
sezione esterna della Banca Regionale di germoplasma, certificata
ISO 9001:2015 e riconosciuta a livello internazionale. E' uno
strumento fondamentale per l'innovazione in campo biotecnologico,
agroalimentare e ambientale. Le risorse microbiche identificate,
caratterizzate e conservate sono prototipi testabili su scala
pilota e preindustriale e sono a disposizione di produttori e di
portatori di interesse. Inoltre, MBDS-UNISSCC offre servizi,
consulenze e formazione, partecipa e promuove progetti di
trasferimento tecnologico in collaborazione non solo con imprese
che operano nel territorio ma anche con associazioni di categoria,
associazioni del terzo settore, amministrazioni pubbliche".
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La legionella è stata al centro del convegno "Gestione del rischio legionella nelle strutture pubbliche e ricettive", promosso da Sanodyna insieme a Sicura STM e ospitato a Olbia, con la partecipazione del Comune, Asl Gallura, Federalberghi Sardegna e Gallura, Confcommercio Gallura, Confindustria Sardegna e AIAS, l'associazione italiana Ambiente e Sicurezza.
Un fenomeno diffuso, spesso sottovalutato ma tutt'altro che marginale: nel 2024 infatti in Italia sono stati notificati 4.627 casi di legionellosi, un dato che conferma un trend in crescita e che impone un cambio di passo sul fronte della prevenzione. Anche a livello locale il fenomeno è presente: a Olbia si registrano tra i 5 e i 6 casi l'anno, numeri costanti, che testimoniano come il problema sia sentito, anche se ancora poco trattato in modo sistematico. "Olbia è un posto particolare dove arrivano 4 milioni di passeggeri, il primo porto del Mediterraneo", ha affermato il sindaco Settimo Nizzi. "Abbiamo un'ottima proposta alberghiera e non possiamo per nessun motivo, sottovalutare il rischio. In tutte le nostre scuole, in tutti gli edifici comunali e provinciali, cerchiamo di stare molto attenti, perché senza la necessaria attenzione si corrono rischi che poi possono danneggiare in primis le persone e in seconda istanza l'intero territorio".
Per i promotori del convegno, Sanodyna e Sicura STM, la sfida è culturale prima ancora che tecnica. Oltre al tema tema sanitario, quello della legionella è anche una questione gestionale per il comparto dell'ospitalità, chiamato a garantire sicurezza, qualità e conformità normativa.

(Adnkronos) - Nessun '6' né '5+1' al concorso del Superenalotto di oggi, sabato 28 marzo. Centrati, invece, sette '5' che vincono 29.773,88 euro ciascuno. Il jackpot per il prossimo concorso sale a 142,3 milioni di euro.
La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi.
La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata.
Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima:
- con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro;
- con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro;
- con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro;
- con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro;
- con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro.
E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni.
Estratta la combinazione vincente del concorso di oggi del SuperEnalotto: 9, 45, 62, 67, 68, 81. Numero Jolly: 36. Numero SuperStar: 54.

(Adnkronos) - Un cittadino svizzero è stato condannato dal Tribunale di Milano a un anno e tre mesi per stalking nei confronti di Lisa Cerri in arte Morgana Blue, la chitarrista fondatrice della band 'Bambole di Pezza'. L'uomo avrebbe molestato anche la musicista Micol Martinez e la madre di lei, Katia Zerbini Secondo quanto confermato all'AdnKronos da fonti qualificate, gli episodi di stalking si sarebbero protatti per un ventennio con molteplici modalità di manifestazione: centinaia di messaggi sui social e anche al cellulare, con minacce e riferimenti - in alcuni casi- al satanismo.

(Adnkronos) - Raccontano che ieri Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini, già a margine del Cdm si siano fermati a parlare, per poi darsi appuntamento in serata per una cena. Fonti parlamentari del centrodestra fanno sapere che la leader di Fratelli Italia abbia voluto fare una chiacchierata con i suoi alleati a palazzo Chigi in occasione della riunione di governo che ha varato il cosiddetto decreto fiscale.
Poi, a quanto apprende l'Adnkronos, la presidente del Consiglio si sarebbe incontrata con i vicepremier a cena, lontano da occhi indiscreti, probabilmente nella sua abitazione all'Eur, per fare il punto della situazione dopo la sconfitta al referendum sulla riforma della giustizia. Sul tavolo i principali temi di attualità politica interna (compresa la legge elettorale) e internazionale.

(Adnkronos) - Confindustria contro il dl fisco. Sia il presidente Emanuele Orsini che Marco Novicelli, vicepresidente per le politiche industriali e il Made in italy, chiedono al governo di ripristinare gli impegni presi.
"Il Consiglio dei ministri di ieri sera ha lasciato irrisolto un nodo grave per il sistema produttivo: l’assenza di risorse per gli esodati legati al piano Transizione 5.0 è un segnale che non può essere ignorato”, ha dihiarato Orsini aggiungendo: "Apprendiamo con forte preoccupazione la mancanza di risorse destinate agli esodati legati al piano Transizione 5.0. Si tratta di un tema cruciale che non può essere rinviato né ridimensionato". "Per questo - ha continuato - chiediamo con urgenza l’apertura, già dalla prossima settimana, di un tavolo di confronto con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti”.
"È indispensabile che venga confermato quanto condiviso lo scorso 27 novembre: le risorse per gli esodati 5.0 devono essere integralmente mantenute. La credibilità degli impegni assunti è un elemento fondamentale", dice ancora. "La fiducia tra istituzioni e sistema produttivo - conclude - non può venire meno. Su questo punto serve una risposta chiara, rapida e coerente con gli impegni presi".
"Il decreto fiscale pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale introduce disposizioni molto penalizzanti per le imprese che hanno effettuato la prenotazione del credito d’imposta 5.0 tra il 7 e il 27 novembre 2025. Il testo prevede un taglio del 65% del credito d’imposta richiesto. La misura inoltre esclude gli investimenti in fonti di energia rinnovabile, in particolare gli impianti fotovoltaici a più elevata efficienza iscritti nel registro dell’ENEA, che le imprese sono state indotte ad acquistare'', ha sottolineato dal canto suo Nocivelli. ''Una simile decisione – che ricordiamo ha effetti retroattivi e lede il principio del legittimo affidamento - penalizza pesantemente le imprese che hanno completato ingenti investimenti nel 2025 e che si troveranno ad affrontare ulteriori problemi di liquidità in un momento già particolarmente complesso'', prosegue la nota.
"A novembre avevamo avuto rassicurazioni dai ministri Giorgetti, Foti e Urso sul fatto che le cosiddette imprese 'esodate' del 5.0 con progetti congrui avrebbero avuto accesso all’agevolazione secondo le condizioni previste nel Piano, la cui conclusione era fissata al 31 dicembre 2025. Il fatto di non poter fare affidamento sulle norme e sulle dichiarazioni del Governo mina profondamente la fiducia delle imprese nei confronti delle istituzioni e delle misure di incentivo e scoraggia chi vorrebbe continuare a fare impresa in Italia'', prosegue Nocivelli.
''Apprendiamo infine, dalle dichiarazioni del Mimit di questa mattina, che si sarebbero trovate altre risorse per l’iperammortamento: la nostra risposta è prima si paghi iI debito con le imprese esodate del 5.0. Chiediamo quindi al governo di ripristinare gli impegni presi col tessuto produttivo ed industriale italiano al più presto, e comunque, non oltre il passaggio parlamentare che deve avvenire in tempi rapidissimi'', conclude.
Varando il decreto fiscale, ieri approvato dal Cdm, "come governo, abbiamo deciso di dare un minimo di garanzia per agevolazioni paragonabili alla vecchia 4.0, ma allo stesso tempo metterci in ascolto delle categorie per capire in una situazione di questo tipo quali sono le emergenze e le priorità che vogliono manifestare". Lo ha sottolineato il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, nel suo intervento al Workshop Finanza organizzato da Teha in risposta alle critiche di Confindustria, che per bocca di Marco Nocivelli, vice presidente per le Politiche industriali e il Made in Italy di Confindustria, ha bollato come "molto penalizzanti" le norme per le imprese che hanno effettuato la prenotazione del credito d'imposta 5.0.
Circa le risorse stanziate per Transizione 5.0, ha aggiunto il ministro "dobbiamo decidere se le disponibilità devono andare a costoro o a favore delle imprese energivore piuttosto che delle aziende di trasporto o per i tagli alle accise"
Presi d'assalto biglietterie e padiglioni, spazio anche ai talenti
sardi...

(Adnkronos) - Paura per Aka7even, rimasto coinvolto in un incidente stradale giovedì 26 marzo. Il cantante, reduce dalla partecipazione al Festival di Sanremo 2026, avrebbe dovuto prendere parte ad un incontro con i fan al centro Commerciale di Chieti insieme al collega LDA.
A comunicare inizialmente l'assenza è stato lo stesso Aka7even, nome d'arte di Luca Marzano, tramite una storia Instagram, seguita poi dal chiarimento di LDA. Il cantante, infatti, prima di cominciare l'evento ha voluto rassicurare i fan: "Senza fare allarmismi, Luca oggi ha fatto un incidente però sta bene, si è fatta male la persona che stava sul motorino, lui stava in auto", ha spiegato.
"Luca era molto scosso, è rimasto traumatizzato da quello che è successo", ha aggiunto LDA che nonostante la preoccupazione non si è voluto assentare dall'evento per il rispetto nei confronti dei fan.
Poche ore dopo è arrivato anche il messaggio di Aka7even, che ha rassicurato sulle sue condizioni di salute: "Ragazzi sto ricevendo tanti messaggi riguardo all’incidente di ieri, quindi ci tengo a chiarire che c'è stato un tamponamento, ma stiamo tutti bene, solo tanto spavento. È tutto sotto controllo e io sono già tornato al lavoro Grazie a tutti per la preoccupazione e l'affetto", ha scritto in una instagram stories.
Sindaco Milia, 'era una bella persona, gli ha voluto bene tutta la
città'...

Il nuovo strumento presentato ai medici dalla Asl 3...
Uno strumento per migliorare la spesa farmaceutica attraverso la comunicazione di dati e informazioni tra aziende sanitarie e medici di medicina generale che prescrivono prestazioni e farmaci.
Lo strumento "medico digitale" è un portale medico digitale in grado di rilevare, monitorare e documentare i dati e l'attività prescrittiva dei medici sui farmaci, attraverso un sistema di gestione online.
Processioni, rievocazioni e concerti per evento che inaugura
stagione turistica...
Consigliere comunale Farris, 'attenti a Europa ma anche a mancati
introiti da 36 milioni'...

(Adnkronos) - Prosegue il cammino del Fascicolo sanitario elettronico (Fse) che sarà il cardine della nuova sanità digitale del Paese. Tra pochi giorni, il 31 marzo, è prevista la scadenza per le strutture sanitarie pubbliche e private (convenzionate e non) chiamate ad adeguarsi al nuovo modello di trasmissione dei dati per alimentare il Fse.
Il Fse è "il punto di accesso ai dati e documenti digitali di tipo sanitario e socio-sanitario generati da eventi clinici riguardanti l'assistito, attraverso il quale - spiega il ministero della Salute sul sito dedicato proprio al Fascicolo sanitario elettronico - il cittadino può consultare i propri dati e documenti sanitari e condividerli con i professionisti sanitari per garantire la continuità di cura per un servizio più efficace ed efficiente".
Per ottenere questo obiettivo le strutture sanitarie devono condividere un modello e un 'linguaggio' comuni e dovranno anche inviare il referto entro 5 giorni dalla prestazione erogata al cittadino-paziente. Un ecosistema dei dati, già peraltro attivo, che permetterà ai professionisti sanitari, ad esempio nel caso di accesso in un pronto soccoro sul territorio nazionale, di conoscere la storia clinica del paziente.
Quasi 1 italiano su 3 (27%) - secondo i dati del ministero della Salute - ha usato il Fascicolo sanitario elettronico tra luglio e settembre 2025, con punte del 64% per l'Emila Romagna e del 66% per il Veneto, ma anche con il 3% della Sicilia. Mentre in totale sono oltre 6,4 milioni i cittadini che hanno effettuato un accesso e 23 milioni i cittadini per cui è stato pubblicato un documento. Rimane ancora basso, 44%, il numero di italiani che hanno espresso il consenso alla consultazione dei proprio documenti. Dato importante è quello dei medici di famiglia e pediatri di libera scelta che sono entrati nel fasciolo: 95,2%.
Particolare importanza riveste il Profilo sanitario sintetico (Pss), anche detto Patient Summary, che è il documento socio-sanitario informatico redatto e aggiornato dal medico di base o dal pediatra di libera scelta che riassume le principali evidenze della storia clinica dell’assistito e la sua situazione corrente conosciuta. La finalità del Pss è quella di "favorire la continuità di cura, permettendo un rapido inquadramento dell'assistito al momento del contatto con i servizi sanitari", sottolineano gli esperti.
L'assistito può accedere al proprio Fse con la sua identità digitale (Spid, Cie, Ts-Cns) per consultare la propria documentazione e decidere se dare il consenso alla consultazione al personale sanitario. L'assistito potrà, in qualunque momento, modificare le indicazioni in merito a chi può consultare il proprio Fse e a cosa può essere consultato, senza alcuna conseguenza per l'erogazione delle prestazioni fornite dal Ssn e dai servizi socio‐sanitari. La revoca del consenso per la consultazione dei dati e dei documenti presenti nel Fse disabilita l'accesso ai dati e ai documenti per i professionisti sanitari e socio‐sanitari precedentemente autorizzati che, solo in caso di nuova e successiva prestazione del consenso da parte dell'assistito, verranno riabilitati e potranno nuovamente consultare la documentazione. L'assistito può, in qualunque momento, visualizzare i diversi soggetti che hanno avuto accesso al proprio Fse, sia per attività di consultazione che di alimentazione.

(Adnkronos) - "La prevenzione non è solo diagnosi precoce o corretti stili di vita: è anche uso consapevole dei farmaci, aderenza appropriata alle terapie e attenzione al loro impatto complessivo, compreso lo smaltimento. È un percorso che chiama in causa pazienti, cittadini e sistema sanitario, perché la salute non è mai un fatto isolato". Così Antonella Celano, presidente dell'Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare (Apmarr), intervenendo al talk 'Un'unica salute', che si è tenuto a Milano nell'ambito del Festival della Prevenzione, promosso dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (Lilt) nella Settimana nazionale per la prevenzione oncologica.
"Come associazione - ha spiegato Celano - riteniamo fondamentale coinvolgere attivamente i pazienti in una cultura della prevenzione più ampia e consapevole. Non si tratta solo di evitare la malattia ma di prendersi cura della salute nel quotidiano, con scelte informate e responsabili. È in questa visione che si inserisce il nostro impegno in ottica One health, che trova una concreta espressione anche nel progetto 'Sosta' che mira a sensibilizzare sull'uso corretto delle cure, sul consumo consapevole dei farmaci e sul loro corretto smaltimento, contribuendo a ridurre sprechi e impatto ambientale", ha aggiunto.
Sul tema del cambiamento degli stili di vita, la presidente di Apmarr ha sottolineato la dimensione culturale della sfida: "La reale disponibilità a modificare i propri comportamenti in favore di una salute 'collettiva' dipende soprattutto da un fattore culturale - ha osservato - Per troppo tempo la salute è stata interpretata come una questione individuale. Oggi sappiamo che è un bene condiviso, influenzato dall'ambiente, dalle scelte quotidiane e dalla sostenibilità dei sistemi di cura. Il passaggio decisivo è superare una visione centrata sull'individuo per adottare una prospettiva che tenga insieme persone, ambiente e comunità". Per questo, ha concluso la presidente di Apmarr, "il ruolo delle associazioni è anche quello di fare cultura sul paradigma One health, nell'interesse di tutti. Informare, rendere comprensibili questi temi e tradurli in comportamenti concreti è parte integrante della prevenzione".

(Adnkronos) - Lavorano dietro le quinte di un ospedale, ma sono fondamentali per ogni tipo di diagnosi. Negli ultimi anni le vocazioni per questa specializzazione medica sono in calo - pur avendo conosciuto la ribalta per i personaggi di serie tv, da 'Rosewood' alla produzione italiana 'L'allieva' dove diventano veri e propri detective aggiunti - però gli anatomopatologi non si arrendono, anzi. Il loro apporto resta fondamentale in oncologia, per esempio, e in diversi altri settori. Eppure, questa professione risulta negli ultimi anni poco attrattiva. Forse insieme all'emergenza-urgenza è una delle specializzazioni che si sceglie di meno dopo la laurea in Medicina, negli ultimi anni si registra un calo del 25% degli iscritti. Della bellezza e delle difficoltà della specializzazione, tra l'Ia che incombe e il peso della "responsabilità decisionale altissima" che mette paura alle giovani leve, parla Arianna Di Napoli, professore associato di anatomia patologica all'Università Sapienza di Roma ed ematopatologa dell'Azienda ospedaliero-universitaria Sant'Andrea di Roma.
Prima di tutto come si diventa anatomopatologo? "Il percorso inizia con la laurea magistrale in Medicina e Chirurgia (6 anni), seguita dal conseguimento del diploma di specializzazione in Anatomia Patologica. Attualmente il corso di specializzazione dura 4 anni, a differenza dei 5 previsti dal precedente ordinamento", risponde Di Napoli. Nello specifico, cosa si fa ogni giorno all'interno dell'Unità di Anatomia patologica morfologica e molecolare del Sant'Andrea? "Il patologo è il medico che analizza i campioni tessutali dei pazienti - prelevati chirurgicamente mediante la biopsia - per formulare una diagnosi precisa. Il nostro lavoro si svolge sia su biopsie ambulatoriali (chirurgiche, endoscopiche, ecoguidate o Tc-guidate), sia attraverso l'esame istologico intraoperatorio. Quest'ultimo è fondamentale: mentre il paziente è ancora sul tavolo operatorio, forniamo al chirurgo informazioni immediate per guidare l'intervento o verificarne la radicalità (ovvero accertarsi che i margini di resezione siano liberi da malattia) - prosegue la specialista - Oltre alla diagnosi morfologica di tumore, forniamo parametri cruciali per la stadiazione e la medicina di precisione. Oggi, la scelta di terapie oncologiche 'chemo-free' si basa proprio sulla nostra capacità di identificare bersagli molecolari specifici attraverso analisi genetiche avanzate". Quali sono i settori della medicina in cui il contributo dell'anatomopatologo è essenziale per definire la natura della patologia? "Siamo il fulcro dell'oncologia, sia per i tumori degli organi solidi (ad esempio polmone, mammella, apparato digerente) sia per quelli del sistema ematopoietico (linfomi e leucemie). Tuttavia - precisa Di Napoli - il nostro ruolo si estende ben oltre: diagnostichiamo patologie infettive (come la tubercolosi o le gastriti da Helicobacter pylori) e malattie infiammatorie o immunomediate, come ad esempio la celiachia e le nefropatie".
Il ruolo di questi professionisti è cruciale nel fornire diagnosi precise attraverso l'esame microscopico dei tessuti. Ma perché si parla così poco del loro lavoro? "C'è un paradosso di fondo - ragiona l'esperta - mentre i pazienti spesso ignorano la nostra esistenza, la nostra figura è il perno invisibile su cui ruotano le decisioni di clinici e chirurghi. Questo accade perché il nostro referto viene comunicato al paziente dal medico curante che traduce i nostri tecnicismi in termini comprensibili. C'è una scena famosa nel film 'Caro Diario' di Nanni Moretti: lui dice 'il chirurgo disse: Linfoma di Hodgkin'. In realtà, quella diagnosi non l'ha fatta il chirurgo - che ha prelevato il linfonodo - ma un patologo specializzato in ematopatologia. Molti credono che dietro un referto ci sia una macchina, come per un comune esame del sangue; non sanno che dietro quel foglio c'è un medico che, con esperienza e studio, ha interpretato i segni della malattia per tracciare la rotta della cura".
E perché esiste questa 'crisi di vocazione'? "Spesso i giovani percepiscono la nostra specializzazione come poco gratificante perché manca il ringraziamento diretto del paziente. C'è anche il mito, errato, di scarse prospettive economiche legate al solo ambito ospedaliero. In realtà, il patologo svolge un'importante attività professionale anche nel settore privato, analizzando campioni provenienti da cliniche e centri specialistici. È una professione intellettualmente stimolante che richiede una responsabilità decisionale altissima", risponde Di Napoli.
Anche la ricerca è importante in Anatomia patologica. "È il motore dell'innovazione medica - conferma l'esperta - Ogni nostra diagnosi nasce dall'osservazione, che genera domande a cui solo la ricerca scientifica può rispondere. Questo impegno si concretizza, circa ogni 5 anni, nelle nuove classificazioni dei tumori dell'Oms (World Health Organization), che diventano le 'bibbie' diagnostiche per i medici di tutto il mondo. Personalmente, sono orgogliosa di aver contribuito, con le mie ricerche, all'identificazione di un'entità tumorale che fino a pochi anni fa era del tutto sconosciuta (il linfoma a grandi cellule associato alle protesi mammarie)".
L'intelligenza artificiale si sta rivelando sempre più di supporto alla medicina. La rivoluzione tocca anche l'anatomia patologica? "Assolutamente sì - assicura Di Napoli - Stiamo sviluppando algoritmi avanzati capaci di supportare la diagnosi; in ambiti come la patologia prostatica, l'Ia è già uno strumento prezioso per lo screening e l'identificazione delle aree sospette. Tuttavia, l'Ia non sostituisce il medico: il patologo deve sempre revisionare e validare il dato. Anche per una questione legale e deontologica, la firma su una diagnosi che cambia la vita di una persona deve essere quella di un essere umano". Pur essendo l'anatomopatologo un medico, nel suo lavoro quotidiano il contatto con il paziente è molto raro. Non manca questo aspetto? "Io ho scelto consapevolmente di lavorare 'dietro le quinte' - spiega la specialista - Sebbene ricevere un ringraziamento diretto sia raro e mi faccia immenso piacere quando accade, riconosco che il rapporto clinico quotidiano richiede un'empatia e una pazienza particolari. Il mio temperamento - conclude - si sposa meglio con la natura analitica della mia disciplina: formulare una diagnosi è come risolvere un intricato caso giudiziario. Bisogna raccogliere tutti gli indizi microscopici e molecolari per arrivare al 'colpevole'. Forse è per questo che, non a caso, sono una grande appassionata di film gialli".
Progetto europeo con 29 istituzioni di ricerca presentato a Torino...
Costo gasolio cresciuto del 19% nell'ultimo mese, quello per le
navi del 49%...

(Adnkronos) - "Anche le università non statali avranno il semestre filtro di Medicina". Per armonizzare l'accesso ai corsi di laurea "è stato presentato recentemente un disegno di legge, che ha come primo firmatario il deputato Fdi Gimmi Cangiano, con cui abbiamo collaborato, che avvicina il sistema delle non statali a quello delle statali". Se sarà approvato in tempo utile, "si potrebbe partire già dall'anno accademico 2027-2028. Noi siamo pronti. Abbiamo cercato una reciprocità, quindi nel nostro semestre aperto si faranno le stesse materie che fanno nelle statali, con lo stesso numero di crediti, e poi la possibilità anche per i ragazzi che si sono iscritti alle non statali di fare la prova ed entrare in una graduatoria nazionale. Chi riuscirà, anche se ha fatto il semestre nella privata, potrà entrare nella pubblica e viceversa. Vale anche per i trasferimenti degli anni a venire. La regola di ingaggio? Più medici sì, ma migliori. Questa è la vera sfida della riforma, ed è il mio credo". Parola di Enrico Gherlone, rettore dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano (UniSR) e coordinatore all'interno della Crui (Conferenza dei rettori delle università italiane) per gli atenei non statali che includono nei propri piani formativi la Facoltà di Medicina e Chirurgia.
Parlando della riforma varata dal ministro dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, che ha avuto in questo anno accademico il suo banco di prova, Gherlone la definisce "un buon inizio che si può migliorare e si migliorerà. Tutte le riforme devono avere un periodo di adattamento. Ma non si poteva fare diversamente. Ampliare totalmente era impossibile, la platea degli aspiranti è sempre enorme, quest'anno avevamo quasi 65mila aspiranti. Così si è rispettata la missione di archiviare il quiz. Per uno studente che dovrà diventare medico superare un test nel quale si chiede l'anno in cui è morto Napoleone non è importante", non è dirimente. "Avere delle prove - chimica, fisica e biologia - su materie che sono fondamentali per la preparazione di un medico e di un sanitario per me è stato già un grosso passo avanti. Credo si sia fatto tutto il possibile per far funzionare questa riforma". E anche le università non statali legalmente riconosciute intendono ora sposare il nuovo sistema di accesso. Il Ddl punta a rafforzare il loro contributo, come si legge nella relazione illustrativa, "alla realizzazione del diritto costituzionale allo studio universitario, assicurando al contempo il coordinamento con la programmazione nazionale dei posti e con il sistema di selezione e graduatoria nazionale".
Cambiare era necessario. L'insegnamento della medicina, del resto, si è evoluto nel corso di questi decenni. Per capire il punto di arrivo, bisogna riavvolgere il nastro fino a quando, in passato, "l'accesso era completamente libero, senza programmazione. Io c'ero - sorride Gherlone - Allora la qualità dipendeva in larga misura dall'intraprendenza di noi studenti. Chi era più motivato cercava di frequentare i reparti, affiancare i medici, costruirsi un percorso. Però non era raro che si potesse arrivare alla laurea senza aver mai seguito un paziente o partecipato alla vita di un reparto. Noi oggi vogliamo sì più medici, ne abbiamo bisogno. Ma questo non può esaurirsi in un semplice aumento dei numeri. La vera sfida è formarne di più, in progress, senza rinunciare alla qualità della loro preparazione, offrendo loro la possibilità di imparare bene. Per farlo bisogna investire nel capitale umano dell'università, servono strutture, serve ampliare la rete formativa. La medicina moderna richiede professionisti più capaci, che devono integrare conoscenze scientifiche molto avanzate. Oggi abbiamo tecnologie innovative che possono aiutarci a fare quasi miracoli e dobbiamo trasmettere competenze su questo fronte, insieme alle capacità cliniche maturate attraverso l'esperienza diretta".
Per Gherlone "è importante valorizzare il ruolo di tutti i clinici e garantire agli studenti un accompagnamento didattico adeguato lungo tutto il loro percorso. Perché la formazione medica non si costruisce solo nelle aule universitarie, ma soprattutto al letto del malato. In più ora abbiamo a disposizione anche sistemi avanzati come l'intelligenza artificiale, la realtà aumentata: io imparo prima la teoria e poi vado al letto del malato, ma prima di agire sul malato provo quello che devo fare su manichini hi-tech, su sistemi di simulazione ultra avanzati. Per fare tutto ciò ci vuole un numero di docenti adeguato. Ci sono delle regole stabilite per legge, secondo cui ogni coorte di 80 studenti deve avere almeno 18 professori, di cui 10 di ruolo. Teniamo poi conto che la laurea in Medicina ora è una laurea abilitante. E questo vale anche per l'Odontoriatria. Quando dico che dobbiamo staccarci dal passato e aumentare la rete formativa di molto mi riferisco al fatto che bisogna rafforzare anche la collaborazione con gli ospedali e con l'intero sistema sanitario. Deve esserci una rete ampia e qualificata di strutture che possano accogliere i nostri studenti e far loro affrontare esperienze cliniche autentiche e responsabili. Il modello dei teaching hospital, gestiti dall'accademia, è importante. E per avere più strutture, possiamo andare a colonizzare anche ospedali più periferici, che hanno bisogno di personale. Attraverso i nostri docenti universitari possiamo dunque fare formazione e ampliare la rete, migliorando la preparazione degli studenti. Un pilastro è sicuramente avere le risorse giuste per offrire una formazione adeguata anche sul campo".
"Non si può - rimarca il rettore di UniSR - raccontare che avere tutto libero e aperto è bello. E' giusto ampliare le opportunità per i ragazzi che aspirano alla professione medica, ma ci vogliono le risorse economiche e, a cascata, le risorse strutturali di docenti e attrezzature. Il tempo della medicina fai da te è finito, non si può più imparare sbagliando. Adesso si deve imparare senza sbagliare". Questa è la base che rende necessaria la riforma, ragiona Gherlone: "Certo, nel primo anno di applicazione ci sono stati dei problemi, che ha riscontrato lo stesso Mur: troppo poco tempo per prepararsi ed esami troppo ravvicinati, per esempio. E io so che stanno già studiando delle contromisure, come un tempo più lungo di preparazione, magari dei programmi diversi e qualche modifica alla prova, posticipando la data dell'esame di ammissione al secondo semestre. Con l'esperienza del primo anno, il secondo andrà meglio. Ma non c'è altra strada, una selezione va fatta ed è giusto farla, perché noi mettiamo la vita dei pazienti, di tutti noi, nelle mani di persone che devono essere preparate. Dobbiamo pensare agli studenti e alle loro aspirazioni, ma anche ai cittadini e a curarli nel miglior modo possibile. Quindi, semestre filtro sì, perché non c'è altra possibilità, eventualmente aumentando i numeri". Numeri che "sono comunque già aumentati. Quest'anno i posti di Medicina totali sono stati 20.864, di cui 16.860 statali. Il rapporto con quelli non statali è stato mantenuto. Magari il prossimo anno si crescerà ancora, ma ci devono essere le risorse".
E, aggiunge, "bisogna coinvolgere di più gli studenti, misura che è già in programma. Ora che c'è stata la prima prova, potranno dire cosa è andato meglio e cosa meno. E la tendenza del Mur è proprio il confronto con loro, anche per le scuole di specialità. Sono stati programmati nuovi tavoli di lavoro sia per ciò che concerne la riforma di accesso, sia per le scuole di specializzazione mediche, a quest'ultimo parteciperò in rappresentanza dei rettori. E' giusta la presenza degli studenti, perché facciano sentire la loro voce nel miglioramento della riforma". Quanto ai numeri, "si possono aumentare fino a un certo punto. Adesso mancano medici, ma non dobbiamo creare laureati per poi parcheggiarli, perché poi devono entrare nelle scuole di specialità. Un certo margine di libertà lo abbiamo, perché chi si laurea in Medicina non deve per forza fare il medico al letto del malato o il chirurgo. Può fare il ricercatore, andare a lavorare in aziende sanitarie con altri ruoli, o in aziende farmaceutiche. Insomma, la sanità ha bisogno di laureati in Medicina, non soltanto di medici operativi sul campo. E penso che la politica e il governo abbiano accettato questa richiesta della popolazione".
Che anno è stato quello in corso per Medicina nelle università non statali? "C'è stato un po' lo stupore della novità legata alla riforma. Le persone non avevano ancora capito bene come funzionava il sistema. Si è verificato - analizza Gherlone - un calo per tutti delle domande soprattutto nei primi bandi. Parlando del mio ateneo, UniSR, abbiamo avuto 2.000 iscritti ai test invece di 3.000, però con un bando solo abbiamo subito coperto i 750 posti disponibili. Vuol dire che questi 2.000 aspiranti erano decisi a fare Medicina al San Raffaele, il loro non era uno di più tentativi e per me sono numeri che valgono molto più dei 3.000 dell'anno scorso perché mi dicono che l'attrattività c'è. Prima su numeri più grandi c'erano anche tanti ragazzi bravi che passavano il test in più università e alla fine, magari, sceglievano un ateneo più vicino a casa. C'è infatti anche un problema di costi, e di spostamenti, che non si esaurisce col semestre filtro. C'è il problema dell'housing, di vivere e mantenersi in una . Ad esempio, ci siamo accorti che le iscrizioni in alcune scuole di specialità venivano condizionate dal percorso del treno Frecciarossa".
Aderendo al principio del semestre aperto, "la volontà è di favorire i ragazzi con lo stesso sistema di accesso". Ma se chi entra in un'università privata non ha la possibilità economica? "A questo proposito - dice Gherlone - si stanno studiando delle forme anche con borse di studio, cercando di trovare le disponibilità per chi ha merito". Però "non si potevano tenere due sistemi che non si parlassero tra loro". E per accogliere in partenza più studenti nei primi sei mesi, "noi atenei privati siamo pronti a organizzarci predisponendo più aule e con formule anche miste (a distanza e in presenza). I bandi delle università non statali verrebbero fatti prima di quelli delle statali, e nel nuovo sistema di armonizzazione, si è discussa anche una possibilità interessante: al termine di tutto, quando eventualmente nelle non statali rimangono dei posti liberi, oppure quando si può implementare il numero dei posti (sempre seguendo i paletti della legge), a quel punto si può fare un 'richiamo'. Cioè - conclude il rettore di UniSR - finito il primo step, si potrebbero dare ancora possibilità, a chi è rimasto fuori, di entrare. Ma sempre con un'unica missione: formare medici del futuro che siano preparati al meglio".
Un fenomeno diffuso ma spesso sottovalutato...

(Adnkronos) - Sono passati tre mesi dalla morte di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, decedute a poche ore di distanza tra il 27 e il 28 dicembre a Pietracatella (Campobasso). Ancora non si conoscono le cause dei decessi, avvenuti dopo il terzo accesso al Pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, dove entrambe erano state visitate due volte prima di essere rimandate a casa. Il 31 marzo sono attesi gli esiti definitivi delle due autopsie eseguite il 31 dicembre 2025. Martedì prossimo scadono i 90 giorni concessi ai consulenti della procura - Benedetta Pia De Luca e Francesco Battista Laterza - per completare gli accertamenti irripetibili, salvo eventuali proroghe.
Secondo il medico legale Marco Di Paolo, consulente della difesa e della famiglia Di Vita, "verrà probabilmente richiesta una proroga. In questi mesi non abbiamo avuto notizie, c'è stato un silenzio eccessivo e le indagini hanno subìto rallentamenti per difficoltà tecniche". Per Di Paolo, madre e figlia "sono morte a causa di una tossinfezione alimentare, probabilmente provocata da una sostanza tossica o da un batterio, esclusi botulismo ed epatite fulminante. Erano donne sane, ma hanno sofferto di vomito incoercibile, fino a 30 episodi in una sola notte, con grave disidratazione e danno multiorgano".
Sara è morta per prima, seguita dalla madre, dopo aver accusato vomito e dolori addominali legati a un pasto consumato in casa tra il 23 e il 25 dicembre. Le prime ipotesi sulle possibili cause hanno incluso funghi, pesce, conservanti e persino la contaminazione della farina con veleno per topi (nel granaio vicino casa c'era stata una disinfestazione mesi prima) ma quest'ultima è stata esclusa dalle analisi sul luogo. Massimo riserbo è stato mantenuto anche sulle analisi svolte dall'Istituto zooprofilattico sperimentale dell'Abruzzo e del Molise 'G. Caporale' su 19 tipi di alimenti, tra cui conserve, olive, barattoli sottaceto e sottolio. L'elenco degli alimenti presenti nel frigorifero della famiglia e da subito al vaglio degli inquirenti - secondo l'Azienda sanitaria regionale Molise (Asrem) - comprendeva vongole, cozze, seppie, baccalà e funghi champignon di 'tipo certificato e in commercio'.
Gianni Di Vita, 55 anni, padre di Sara e marito di Antonella Di Ielsi, è sopravvissuto alla tragica intossicazione. Dopo un ricovero iniziale al Cardarelli è stato trasferito allo Spallanzani di Roma, dimesso dopo 10 giorni di degenza il 7 gennaio con esami negativi e rientrato in Molise. La seconda figlia della coppia non ha mai avuto sintomi: non era presente al pasto incriminato e il suo ricovero è stato solo precauzionale.
La procura indaga per omicidio colposo e lesioni colpose, concentrandosi sulle dimissioni delle due donne dal Pronto soccorso del Cardarelli. Sono indagati cinque medici: tre del Cardarelli (due venezuelani e uno italiano) e due della guardia medica, contattati dalla famiglia nei giorni della malattia.
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