
(Adnkronos) - ''Mille giorni, a volte sembra un'eternità e a volte, come se fosse successo solo ieri''. Inizia così il racconto all'Adnkronos di Thomas Hand, cittadino israeliano di origini irlandesi che mille giorni fa, il 7 ottobre del 2023, si è salvato nascondendosi nel rifugio antiaereo nel Kibbutz Be'eri, dove viveva con la figlia Emily di 8 anni. ''Mi sono nascosto nel rifugio antiaereo sapendo che la porta non si poteva chiudere a chiave'', solo e ''preoccupato per la sicurezza di Emily, dei miei amici e della mia ex moglie, che hanno ucciso. Colpita allo stomaco e al collo''. Anche lui ha rischiato la vita. ''Mi hanno sparato quando ho messo la testa fuori dalla finestra del rifugio antiaereo dove mi sono nascosto, quindi sapevo di non poter uscire di casa per cercare di salvare qualcuno'' e ''quella è stata la cosa più difficile da sopportare e lo è ancora'', racconta Hand.
Il 66enne racconta che ''sapevo di dover rimanere in vita per Emily e per i miei due figli più grandi. Se fossi stato imprudente o 'coraggioso' e fossi stato colpito a morte, ora tutti i miei figli sarebbero orfani''. Emily è la figlia di Thomas Hand che il 7 ottobre è stata rapita dai miliziani di Hamas entrati nel Kibbutz Be'eri, mentre era a casa di un'amica dopo un pigiama party. Scioccanti sono state le dichiarazioni rilasciate dall'uomo quando, in una intervista alla Cnn, disse, con un sorriso, di essere ''sollevato'' dalla notizia ricevuta dalle Idf che la figlia risultava morta. ''La migliore delle opzioni possibile'', disse allora Hand pensando alle violenze e alle torture che la bambina avrebbe potuto subire.
Il 7 ottobre ''ovviamente è stato il giorno più terrificante della mia vita, o almeno così credevo, finché non ho scoperto che Emily non era morta, ma rapita da Hamas. E' stato allora che è iniziato il vero terrore, non sapendo cosa stesse passando e se sarebbe mai tornata viva o morta'', racconta Hand all'Adnkronos, mille giorni dopo. Dopo circa un mese dalla prima valutazione, l'esercito israeliano informò Hand che la figlia era probabilmente viva e tenuta in ostaggio. Emily ha trascorso 50 giorni in cattività prima di essere liberata durante uno scambio di ostaggi a fine novembre. Al suo ritorno, Hand ha raccontato lo shock di ritrovare la figlia traumatizzata e costretta a sussurrare per non fare rumore, con la quale ha dovuto ricostruire un rapporto da solo. La madre di Emily è infatti morta per un tumore quando la bambina aveva due anni e mezzo, l'ex moglie di Hand con la quale la bambina è cresciuta è stata uccisa il 7 ottobre.
''Ora Emily sta benissimo, quasi al 100%. Ha ancora qualche problema di sicurezza di notte quando va a letto o quando è sola in casa, ma a parte questo è una bambina molto felice che vive la sua vita serenamente'', spiega Hand della figlia, che oggi a 11 anni. Ma il ricordo di quel 7 ottobre fatica a svanire. E' stato un giorno ''orrendo, molto spaventoso e traumatico'', di cui ricorda nettamente ancora ''gli spari e i rumori della guerra che si avvicinavano sempre di più. Tutto è iniziato alle 6.30 del mattino e siamo stati salvati da un piccolo gruppo di soldati estremamente coraggiosi solo verso le 23 di quella sera''. (Di Melissa Bertolotti)

(Adnkronos) - "Noi sappiamo che la situazione non è delle migliori, vogliamo rimanere ottimisti, ma come forza politica che ha una cultura di governo dobbiamo guardare la realtà, le sofferenze e capire come affrontarle. Noi pensiamo che ci sia un problema di crescita, nonostante il Pnrr siamo fanalino di coda in Europa, senza saremmo in rescessione, eppure con quegli investimenti non siamo riusciti ad andare a toccare alcuni nodi strutturali che tengono a freno la produttività di questo Paese". Lo dice la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, intervenendo dal palco di Federmanager. "Cerchiamo di capire come ridare respiro e crescita a questo Paese - aggiunge - perché la stabilità dei conti è importante, ma non basta se non porta con sé la crescita e non è sostenibile".
"Oggi a Federmanager sono venuta a presentare la strategia per la crescita del Partito Democratico, a cui abbiamo lavorato tanto in questi anni, nell'ascolto delle imprese, dei sindacati, di lavoratrici e lavoratori". Diverse le priorità indicate dalla leader del Pd: "La prima è il costo dell'energia che va ridotto e per farlo bisogna scollegarlo dal prezzo del gas. Noi abbiamo il costo dell'energia più alto d'Europa, non lo dobbiamo accettare. Si può cambiare. Si fa ad esempio attraverso un'accelerazione e una semplificazione degli investimenti nelle rinnovabili. Noi proponiamo un'unità di missione che si occupi con governo e regioni di dimezzare i tempi per le autorizzazioni, perché in Spagna sono due o tre anni, in Italia sono 6-7 anni. Dall'altra parte abbiamo proposto anche di cambiare il ruolo dell'acquirente unico per fare quelli che si chiamano Power Purchase Agreement".
"Sono dei contratti - spiega - su grandi volumi da incentivare in modo che si possano mettere insieme i produttori di rinnovabili e le piccole e medie imprese italiane per fornire loro dell'energia a prezzi stabili e competitivi, perché se paghi una bolletta che è tre volte quella di una tua competitor in Spagna, in Germania, è chiaro che perdi competitività".
"Aumentare i salari. Noi abbiamo tra i salari più bassi d'Europa, calati di 9 punti negli ultimi quattro anni e questo si ripete sulla condizioni materiali delle famiglie italiane che hanno meno potere d'acquisto, che quando vanno a fare la spesa con lo stesso stipendio di prima, non riescono più a fare la spesa di prima. Questo incide sui consumi e quindi incide sulla crescita, quindi la qualità del lavoro, il rafforzamento della contrattazione collettiva la riduzione della precarietà, come hanno fatto in Spagna, sono tutte strade che vogliamo perseguire con le nostre proposte concrete".
"Continuo a chiedere al governo di fare con noi una battaglia nell'interesse europeo e nazionale, che è quella per proseguire gli investimenti comuni europei dopo il Pnrr, dopo il Nextgeneration.eu. Oggi ce n'è più bisogno di quando sono stati stanziati in mezzo alla pandemia, perché l'Europa è circondata da aggressività commerciale e militare e o va avanti con più integrazione, più investimenti comuni o rischia di rimanere schiacciata al margine. Quindi per un grande piano industriale, sociale europeo serve andare avanti con gli investimenti comuni", dice Elly Schlein.
"In Italia - sottolinea - quando c'è uno schema di incentivi che funziona, come funzionava industria 4.0, più che avere la foga di cambiarlo, quando cambia un governo si vada a vedere che cosa funziona e si lavori nell'ascolto delle realtà manageriali imprenditoriali per capire quali strumenti possano rafforzare gli investimenti. Noi abbiamo tanto risparmio degli italiani che non riesce ancora ad essere canalizzato verso il sostegno all'economia reale italiana. Tanti fondi pensione, ad esempio, investono negli asset liquidi internazionali, nei titoli di Stato esteri. Dobbiamo costruire con loro degli strumenti mirati e incentivati perché quel risparmio sostenga concretamente l'innovazione delle piccole e medie imprese italiane".
"Viviamo un tempo segnato da trasformazioni profonde e con tanta incertezza, nemica di crescita e investimenti. C'è qualcosa che non abbiamo dovuto affrontare? Dalla crisi economica alla crisi pandemica, energetica, le guerre e anche climatica. Penso che non ci salviamo da soli, oggi l'Europa è sotto attacco e ci salviamo solo con un salto in avanti nell'integrazione europea. Lo dice anche Mattarella: che c'è la necessità di un salto in avanti nell'integrazione". "Serve una difesa comune europea. Per un salto in avanti nell'integrazione europea serve innanzitutto superare l'unanimità: o cambiando i trattati o partendo con le cooperazioni rafforzate con chi ci sta. E non bisogna fare l'errore di abbandonare la strada degli investimenti comuni".

(Adnkronos) - "Il tumore dell'ovaio è una patologia che in Italia colpisce circa 5.200 donne ogni anno e, purtroppo, la metà di loro ci lascia entro 5 anni dalla diagnosi. Il problema di questa elevata mortalità è legato all'assenza di screening efficaci e al fatto che il tumore ha dei sintomi aspecifici - come dolori addominali, difficoltà digestive, qualche volta perdite ematiche o difficoltà a urinare - che spesso vengono scambiati per altre patologie intestinali, come gastriti o diverticoliti. Ciò porta a un ritardo nella diagnosi. Infatti, quando arriviamo a diagnosticare la malattia, nell'80% dei casi il tumore è già in forma metastatica e questo impatta sulle nostre possibilità di guarigione". Così Domenica Lorusso, responsabile Centro di Ginecologia oncologica Humanitas San Pio X Milano e professore di Ostetricia e Ginecologia di Humanitas University, intervenendo oggi a Roma all'incontro 'Tumore ovarico: le nuove frontiere dell'innovazione terapeutica'.
"Le linee guida Aiom-Associazione italiana di oncologia, che abbiamo recentemente licenziato nell'ultima edizione - spiega Lorusso - sono uno strumento utile per tutti i nostri colleghi. Sono state create con un rigore metodologico importante: da qualche anno, infatti, in Italia hanno una valenza medico legale e oggi passano anche al vaglio dell'Istituto superiore di sanità. Nelle linee guida Aiom vengono riportate tutte le raccomandazioni per i farmaci già a disposizione in pratica clinica, con i livelli di evidenza che vengono da un'analisi rigorosa della letteratura medica", conclude.

(Adnkronos) - "Per far fare al Paese un ulteriore salto competitivo, è necessario promuovere un salto organizzativo delle sue piccole e medie imprese. Il Paese cresce quando le piccole imprese diventano medie e quando le medie diventano grandi. Questa è una delle principali sfide dei nostri tempi: far crescere le imprese, renderle più innovative, solide, sicure, sostenibili e capaci di affrontare le incognite e le incertezze del nostro tempo. Per questo il Manifesto Federmanager 2026 propone un grande Piano nazionale per la managerializzazione di 20 mila pmi industriali italiane, finalizzato a raddoppiare le imprese già oggi managerializzate e che rappresentano la quasi totalità della capacità di esportazione del Paese, del Made in Italy conosciuto nel mondo. Perché la managerialità porta successo commerciale, produttivo, tecnologico". A dirlo oggi Valter Quercioli, presidente Federmanager, in occasione del Forum nazionale della Federazione.
"Una managerializzazione - spiega - che passa da strumenti concreti: i contratti collettivi di lavoro del management, il temporary management, i manager di rete, i percorsi di mentoring finalizzati al passaggio generazionale, i programmi di formazione continua e sviluppo delle competenze manageriali tradizionali ed emergenti, e gli incentivi selettivi legati a obiettivi di crescita e internazionalizzazione misurabili. Tra le competenze emergenti da sviluppare rientrano, necessariamente, anche quelle interculturali, divenute decisive per accompagnare l'internazionalizzazione delle pmi e rafforzare la cooperazione industriale in contesti multiculturali, ad esempio con i Paesi africani nell'ambito del Piano Mattei".
"E' una sfida - assicura -che riguarda tutti. E' una sfida che riguarda il Governo, le forze politiche, il mondo delle imprese, il sindacato, il sistema educativo e l’Europa. Nessuna prospettiva di questa portata può essere realizzata da un solo attore. Servono istituzioni, imprese, organizzazioni di rappresentanza e corpi intermedi capaci di dialogare stabilmente. Per questo proponiamo un tavolo di confronto e monitoraggio sulla managerialità nelle pmi italiane. E' un progetto concreto, verificabile nei risultati e misurabile negli impatti".
Per il presidente di Federmanager, "non basta introdurre tecnologia nelle imprese o acquistare macchinari e software avanzati. Serve la capacità di governarli. Servono organizzazione, competenze, leadership e visione. Serve managerialità. Non basta parlare di Transizione 5.0, di coniugare digitalizzazione e sostenibilità. Serve integrarle in quella cultura manageriale che trasforma gli investimenti in produttività duratura".
"E voglio essere - sottolinea - molto chiaro su un punto: non stiamo chiedendo bonus a pioggia per i manager o per le imprese che assumono manager. Chiediamo invece investimenti selettivi e misurabili per aumentare la qualità organizzativa del sistema produttivo italiano. Noi non crediamo a una competitività costruita comprimendo il lavoro, impoverendo il capitale umano o scaricando i costi sociali sulle persone e sull’ambiente". "Crediamo invece - rimarca - in una competitività fondata su qualità, innovazione, competenze, organizzazione e responsabilità. Siamo convinti che la managerialità nelle pmiI debba diventare a tutti gli effetti una leva di politica industriale nazionale".
"La nostra tesi centrale, che portiamo all’attenzione delle istituzioni e delle forze politiche, è questa: la competitività italiana non dipende soltanto dalla tecnologia, dalla finanza o dagli incentivi. Sempre più dipenderà dalla qualità delle organizzazioni e delle leadership chiamate a governare la complessità del nostro tempo. Ci si sta accorgendo, finalmente, che nell’industria il vero gap competitivo dell'Italia è riconducibile a un marcato divario di qualità organizzativa e manageriale. Le imprese - sostiene - non si trasformano da sole. Si trasformano quando sono ben governate. Si trasformano quando si dotano delle competenze manageriali necessarie. E questo è il contributo che il management industriale italiano offre al Paese".
"L’Europa - spiega - sta cercando faticosamente un nuovo ruolo nel mondo. Per questo sosteniamo l'ambizione del Rapporto Draghi di un'Europa che torni a investire in industria, innovazione e autonomia strategica, non intenta soltanto a regolamentare. Noi desideriamo un’Europa che si veda non solo come grande mercato ma anzitutto come una comunità industriale e sociale. La sfida italiana si gioca, da protagonista, dentro quella europea: seconda manifattura per dimensione dopo la Germania, terzo Paese al mondo per surplus commerciale e quarto esportatore mondiale. Un Paese che continua ad avere, nonostante tutte le Cassandre nostrane, straordinarie capacità industriali, tecnologiche e creative. Non siamo assolutamente una nazione destinata al declino. Tutt’altro, siamo una grande potenza industriale. Ma talvolta diamo l’impressione di avere meno fiducia in noi stessi di quanta ne abbiano i mercati internazionali nei confronti dei nostri prodotti, delle nostre tecnologie, delle nostre competenze, della qualità del nostro lavoro".
"Due settimane fa - ricorda - abbiamo tenuto il nostro Consiglio nazionale presso Acciaierie d’Italia, a Taranto. Una scelta non casuale. Perché pochi luoghi raccontano meglio di quel sito industriale le sfide, le contraddizioni e le potenzialità dell’industria italiana, la sua resilienza alle avversità. Taranto ci ricorda che non esiste una scelta tra industria, lavoro, salute e ambiente: la vera sfida è tenere insieme questi obiettivi con competenza, investimenti, innovazione e buona governance. E' questa la strada che dobbiamo percorrere come Paese. Ma in Puglia abbiamo visto e toccato con mano anche un’altra Italia industriale: l’Italia delle pmi. Abbiamo incontrato e visitato realtà imprenditoriali come Cog heat exchange solutions e Quarta Caffè di Lecce e PDT Cosmetici di Putignano: imprese che rappresentano filiere diverse ma tutte accomunate dalla stessa ambizione di crescita, capacità d’innovazione, focus sulla sostenibilità ambientale e sociale e apertura ai mercati internazionali; tutte accomunate dalla stessa voglia di eccellere e primeggiare".
"Queste aziende - fa notare il presidente - ci dimostrano come il talento imprenditoriale italiano sia vivo e diffuso e che potrebbero accelerare ulteriormente il proprio percorso di sviluppo grazie a un maggiore apporto di competenze manageriali, compiendo quel salto dimensionale e organizzativo necessario a competere su scala globale. E' anche da esperienze come queste che nasce la nostra proposta di un grande Piano nazionale per la managerializzazione delle pmi. Il problema dell'Italia, quindi, non è la mancanza di potenziale. E' la sua incapacità di liberarlo pienamente. E' la sua scarsa fiducia in sé stessa. Ed è anche per questo che da troppo tempo il Paese cresce troppo poco. Con una produttività debole. Con imprese sotto-dimensionate. Con difficoltà nel trasformare l’innovazione in competitività delle piccole e medie imprese. Ed è qui che si colloca il cuore del messaggio che il nostro Manifesto intende lanciare: la managerialità è un’infrastruttura strategica".
"In questo XXI secolo - dice - la competitività di un Paese dipenderà sempre meno dalla disponibilità di fattori produttivi tangibili e sempre di più dalla qualità delle persone chiamate a organizzarli, coordinarli e guidarli. Per questo la managerialità è una risorsa preziosa, che va tutelata, valorizzata, accompagnata lungo tutto l’arco della vita professionale. Se per decenni abbiamo considerato strategiche le infrastrutture materiali - energia, trasporti, telecomunicazioni - è adesso giunto il tempo di riconoscere che anche il management, quella speciale forma di capitale umano capace di interpretare la complessità e di guidare il cambiamento, è una vera infrastruttura nazionale intangibile".
"La coesione sociale nasce dalla percezione di equità. Nessuna società può restare unita se lavoro, merito, responsabilità e contributo al bene comune non vengono riconosciuti e valorizzati. Senza equità fiscale e coesione sociale non esiste crescita duratura. Senza industria non esiste uno Stato sociale sostenibile. Questo è un punto centrale. Difendere l’industria oggi significa difendere la capacità futura del Paese di sostenere sanità, scuola, pensioni, ricerca e qualità della vita. Significa difendere i diritti di cittadinanza e la tenuta democratica e sociale dell’Italia. Ecco perché il Manifesto che oggi consegniamo non è un documento corporativo, ma un documento per un’Italia più consapevole dei propri punti di forza e delle proprie possibilità di miglioramento", dice il presidente Federmanager.
"Un documento - afferma - che è una proposta di politica industriale e sociale per il Paese. Una proposta che prova a tenere insieme crescita economica e centralità della persona. Innovazione e dignità del lavoro. In tre parole: competitività responsabile, solidarietà e fiducia sociale. Se questa è la diagnosi, ecco allora le nostre proposte al Governo, con una necessaria precisazione: noi non chiediamo bonus a pioggia per la nostra categoria, ma tre riforme strutturali per sbloccare l'economia della Nazione. Primo: strumenti di incentivazione e una fiscalità d’impresa premiale e selettiva per le pmi, finalizzati alla crescita dimensionale e alla managerializzazione, accompagnati da una politica industriale 'contemporanea' volta a tutelare e rilanciare gli asset produttivi strategici del Paese. Lo Stato deve essere l’alleato fiscale di chi decide di smettere di essere piccolo e vuole competere su scala nazionale e internazionale, ma deve anche saper difendere e valorizzare quelle grandi realtà industriali che sviluppano e custodiscono competenze, tecnologie e capacità produttive indispensabili per l’autonomia strategica e la sovranità industriale del Paese".
"Secondo - precisa - inserire managerialità nel Piano Mattei, perché se la geopolitica si fa con i trattati, l’economia reale si fa sul campo con i giocatori giusti. Lo Stato deve co-finanziare tramite voucher dei manager professionisti capaci di affiancare le nostre piccole e medie imprese e i nostri distretti industriali per guidarli nei complessi mercati africani. Terzo: una fiscalità competitiva per i giovani altamente qualificati per frenarne la fuga verso l’estero. Riteniamo necessaria l’introduzione di un regime fiscale ad hoc per questi giovani, e in particolare per i manager under 40. Se crei valore in Italia, devi poter correre al passo con i parametri europei".
"Su queste tre proposte concrete - insiste il presidente - vogliamo collaborare con le istituzioni, passando dalla politica dei sussidi a quella delle competenze. Questo è il momento di osare. Con questo Manifesto e con queste proposte Federmanager si proietta oltre l’attenzione per sé o per le sue iscritte e i suoi iscritti: la managerialità non è un tema di categoria, è un tema di futuro nazionale. Per questo Federmanager chiede al Paese di investire sulla qualità della propria leadership industriale, delle proprie organizzazioni e della propria capacità produttiva. Chiede al Paese di tornare ad apprezzare ed essere orgogliosi delle proprie fabbriche, laboratori, officine, impianti, centri di ricerca, uffici direzionali e distretti industriali, tutti luoghi di cui conosciamo molto bene le luci accese già alle sei del mattino, quando il Paese si sta cominciando a svegliare; così come conosciamo molto bene quelle decisioni difficili da prendere nei consigli di amministrazione quando bisogna salvare occupazione, investire, innovare, restare sul mercato".
"Dietro ogni realtà industriale - osserva - non ci sono soltanto macchine, tecnologie e capitali. Ci sono persone. Troppo spesso questo Paese dimentica quanto valore, quanta competenza e quanta dedizione esistano dentro questi luoghi. Per troppo temo abbiamo raccontato l'industria soprattutto attraverso le sue difficoltà. Dobbiamo invece tornare a raccontarla per ciò che è: una grande infrastruttura sociale oltre che economica, il luogo in cui ogni giorno si generano valore, innovazione, competenze, occupazione qualificata e opportunità per milioni di persone e famiglie. Dobbiamo tornare a valorizzare lavoratrici, lavoratori, imprenditori e manager, persone che il mondo ci invidia per competenza, creatività e capacità di trovare soluzioni concrete".
"Chiedo al Paese - chiarisce - un pensiero di grande riconoscenza per tanti nostri dirigenti e quadri senior i quali, dopo avere dedicato una vita al lavoro, alla crescita delle imprese e alla costruzione della ricchezza del Paese, hanno sopportato sacrifici importanti, anche molto pesanti, e talvolta decisioni che hanno inciso profondamente sulle loro condizioni economiche, affrontandole senza mai venir meno al proprio senso delle istituzioni. Anche questo è un esempio di responsabilità civile che merita riconoscenza e rispetto da parte del Paese tutto. Ma, ancor più importante, i nostri senior rappresentano un patrimonio vivente di esperienza e possono ancora offrire un contributo prezioso alla società, ai giovani, alle piccole imprese. Dobbiamo valorizzarli di più, attraverso nuove iniziative sociali ed economiche. E' una sfida sulla quale chiediamo a istituzioni, imprese e parti sociali un impegno condiviso. E' questo il tempo giusto. Il futuro non si eredita, si costruisce. Si costruisce con la qualità delle persone, delle organizzazioni e delle istituzioni. Si costruisce con l'industria, con il lavoro e con la responsabilità. Per questo continuiamo a scommettere sulla managerialità. Per questo continuiamo a credere nell'industria italiana. Per questo continuiamo a credere nell'Italia".
"L'Intelligenza artificiale aumenterà enormemente capacità di analisi, velocità decisionale, automazione dei processi aziendali ed efficienza organizzativa. Ma visione industriale, responsabilità, giudizio ed etica resteranno, e dovranno restare, profondamente umane. Ce lo ricorda anche Papa Leone XIV nella sua prima enciclica, Magnifica humanitas, dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale. La sfida non è, dunque, costruire manager di silicio, meri agenti IA capaci di semplici compiti ripetitivi". "La sfida - avverte - è costruire una managerialità capace di governare queste tecnologie sempre più potenti proprio perché i contesti in cui vengono impiegate sono sempre più complessi, ambigui e controversi. Ed è qui il punto: la tecnologia, da sola, non genera competitività. La genera quando incontra organizzazioni capaci di governarla. Per anni abbiamo discusso quasi esclusivamente di costo del lavoro, incentivi e finanza. Troppo poco della qualità delle organizzazioni. Eppure è proprio lì che nasce una parte decisiva della produttività: dalla governance, dalla capacità di innovare, dalla gestione inclusiva e multiculturale del personale, dalla cultura industriale". "E nasce - rimarca - in luoghi di lavoro salubri e sicuri. Forse soprattutto lì. Salute e sicurezza sono condizioni imprescindibili e premesse necessarie del lavoro, in ogni sua forma e declinazione".
"C'è un legame profondo tra il futuro dell'industria italiana e il futuro dei nostri giovani. Un sistema produttivo moderno, innovativo e ben governato non è soltanto più competitivo: è anche più attrattivo per i talenti. Anche per questo il compito di un manager non è soltanto governare il presente, ma preparare chi guiderà le organizzazioni di domani. Nessuno di noi vuole consegnare ai propri figli un Paese più fragile, impaurito e sfiduciato di quello che ha ricevuto. Nessuno di noi vuole spiegare ai propri nipoti perché non siamo stati capaci di governare il cambiamento quando ne avevamo la possibilità", dice Quercioli.
"Fiducia ai govani - afferma - nella possibilità di trovare, nel nostro Paese, luoghi inclusivi e rispettosi in cui crescere professionalmente e umanamente, assumersi responsabilità e contribuire al cambiamento. Fiducia alle imprese nell’investire. Fiducia alle lavoratrici e ai lavoratori nel vedere riconosciuti merito, competenze e responsabilità. Questa preziosa opera di costruzione della fiducia è il compito principale che abbiamo assegnato al nostro Gruppo Giovani e al nostro Gruppo Donne – Minerva, con risultati molto soddisfacenti". "Per questo - sottolinea - sappiamo che non è un’utopia confidare in un’Italia capace di cambiare passo. Un’Italia equa in cui, finalmente, il merito prevalga sulle logiche dell’appartenenza e della convenienza".

(Adnkronos) - "Non era mai accaduto nella storia della nostra Repubblica che un organo di garanzia fosse tenuto in ostaggio di chi governa. E io con esso". Così la presidente della commissione di Vigilanza Rai Barbara Floridia annunciando le sue dimissioni. Oltre a lei, hanno rassegnato le dimissioni tutti i componenti delle opposizioni. I membri della bicamerale di M5s, Pd, Iv e Avs hanno scelto di fare un passo indietro dopo il lungo periodo di stallo in cui non si è riusciti a trovare un accordo sulla nomina del presidente Rai.
"Oggi ho consegnato ai presidenti del Senato e della Camera - scrive la senatrice del Movimento 5 Stelle - le mie dimissioni da presidente della commissione parlamentare di Vigilanza Rai". "È una decisione sofferta ma necessaria e inevitabile. Ho dovuto prendere atto che restare e denunciare non è servito. Non mi resta che dare un segnale forte dinanzi all'arroganza e all'uso spregiudicato che questa maggioranza fa delle istituzioni e delle commissioni parlamentari. Sento vivo dentro di me l'onore e la disciplina che si devono al ruolo che rappresento, per queste ragioni non posso restare a guardare impotente - prosegue - Finché ho potuto ho cercato in tutti i modi di permettere alla commissione di funzionare, ho cercato il dialogo, ho resistito alle provocazioni, agli ostacoli. Ho lottato con tutte le mie forze per consentire a un organo di garanzia del Parlamento di svolgere le proprie funzioni. Ho tentato in ogni modo di difendere il diritto dei cittadini ad avere una commissione che si occupasse davvero del servizio pubblico. Ho denunciato anche pubblicamente con molto ardore".
"Ma è ormai evidente che a questa maggioranza mancano alcuni presupposti molto importanti: il rispetto delle prerogative della minoranza, il rispetto delle istituzioni più in generale e delle regole che disciplinano il funzionamento degli organi parlamentari. Il boicottaggio sistematico della commissione di Vigilanza da parte della maggioranza e la situazione in cui sta precipitando il servizio pubblico non mi consente di andare oltre. Da quasi due anni le forze che sostengono il governo impediscono deliberatamente il normale svolgimento dei lavori ordinari della commissione perché le opposizioni non si sono piegate a votare la loro candidata alla presidenza della Rai. Il blocco dunque non è reiterato ed esteso per ragioni istituzionali. Non per divergenze sul merito delle questioni. Ma solo per ricatto", scrive ancora Floridia.
"Non era mai accaduto nella storia della nostra Repubblica che un organo di garanzia fosse tenuto in ostaggio di chi governa. E io con esso. Non ha più alcun senso presiedere una Commissione ormai svuotata delle proprie funzioni, tenuta artificialmente in vita dalla maggioranza solo per fornire una foglia di fico a decisioni che vengono prese altrove, dal Governo, sulle spalle di milioni di cittadini che ogni anno pagano il canone. Mentre incombe un'infrazione per il mancato adeguamento a un regolamento europeo vincolante per l'Italia - chiamato Media Freedom Act - che vige da ormai un anno senza che questa maggioranza senta il dovere e la responsabilità di attuarlo", sottolinea.
"Nel frattempo assistiamo a uno degli spettacoli più desolanti nella storia recente del servizio pubblico senza poter dare seguito a richieste di audizioni, di chiarimenti. Nulla. Una gestione del servizio pubblico che palesemente e senza un minimo di pudore ha premiato quasi esclusivamente l'appartenenza politica, mortificando il merito, la qualità, l'indipendenza e perfino la sostenibilità economica delle scelte editoriali. Chi ha potuto se n'è andato. Compresi i telespettatori. Ad altri è stata mostrata brutalmente l'uscita", attacca ancora Floridia.
"La cosa che più mi ha colpito è stata vedere professioniste e professionisti che da anni tengono in piedi la missione del servizio pubblico con competenza, dignità e schiena dritta essere messi ai margini, isolati, umiliati, sottoposti a pressioni continue e inaccettabili - prosegue Floridia -. Mentre a qualcuno venivano stesi tappeti rossi e garantiti ponti d'oro per programmi che si sono trasformati, puntualmente, in clamorosi fallimenti. Scelte che nei prossimi palinsesti sono clamorosamente confermate. Perché oggi? Perché la misura è colma. Perché manca un anno alle elezioni e servirebbe una commissione attiva e vigile sul servizio pubblico, perché manca persino il pudore di nascondere ciò che sta accadendo". "Io non sono disposta a trascorrere l'ultimo anno di questa legislatura assistendo impotente alle richieste di audizioni da parte delle opposizioni sistematicamente bocciate dalla maggioranza per impedire di fare domande, di pretendere risposte, di chiedere conto a chi sta gestendo la Rai".
"Non considerate queste dimissioni una resa. Non lo sono. Io le considero un atto di libertà e di denuncia. Di libertà, perché le considero il monito per difendere un diritto importante: quello dei cittadini di essere liberamente informati e non manipolati. Di denuncia, perché considero ciò che è accaduto alla Commissione di Vigilanza un pericoloso precedente che non possiamo sottovalutare. Una ferita istituzionale che colpisce la democrazia e le istituzioni, ma che avremo il dovere e la responsabilità di rimarginare", conclude l'ormai ex presidente della commissione di Vigilanza Rai.
I componenti delle opposizioni della commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai, Stefano Graziano (del Pd), Dario Carotenuto (del M5s), Angelo Bonelli e Peppe De Cristofaro (di Avs), Maria Elena Boschi (di Iv), assieme a Ouidad Bakkali, Antonio Nicita, Vinicio Peluffo, Nico Stumpo, Francesco Verducci (del Partito democratico), Gaetano Amato, Dolores Bevilacqua, Anna Laura Orrico (del Movimento 5 stelle), e Anna Maria Furlan e Dafne Musolino (di Italia viva), nella lettera ai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, in cui rassegnano le dimissione dalla commissione spiegano che "la decisione, molto sofferta in ragione del rispetto della cultura parlamentare che ci anima, è stata assunta come extrema ratio di fronte al punto di non ritorno in cui si trova oggi la Commissione parlamentare".
"La perdurante paralisi delle attività dovuta a ragioni tutte interne alle forze politico parlamentari della maggioranza - aggiungono - ha di fatto svilito il ruolo della commissione e inferto un ulteriore durissimo colpo all’azienda Rai. Paralisi dovuta a un atto di arroganza della stessa maggioranza con l’indicazione di un presidente a dispetto del quadro normativo e di ogni forma di buonsenso. Una forzatura che ha innescato il 'sequestro politico' della commissione impendendone il normale funzionamento".
"Le motivazioni che ci hanno spinto a questo atto di rottura sono gravi e strutturali. Registriamo da anni un costante calo degli ascolti e una oggettiva perdita di credibilità della Rai. In quattro anni l’azienda ha smarrito la sua centralità culturale e informativa nel paese, il pubblico si è allontanato da un’offerta appiattita e autoreferenziale, come appunto testimoniato dagli ascolti delle reti ammiraglie, a partire dai Tg. È questo il dato più evidente del fallimento di un progetto editoriale mai decollato - spiegano ancora gli ormai ex componenti della commissione -. Abbiamo assistito alla mortificazione del personale e del merito. Si è imposto un sistema fondato sulla fedeltà e sulla appartenenza ideologica, ostentata come motivo di orgoglio trasformandola in “metodo” di governance aziendale. Le scelte professionali, editoriali e di palinsesto sono state compiute a discapito del merito, delle competenze e della storia professionale di uomini e donne della Rai. Si sono cancellati programmi di richiamo per il pubblico senza addurre spiegazioni e si è presa di mira una rete Rai esclusivamente per ragioni ideologiche".
"La Rai ha, purtroppo, progressivamente rinunciato al suo compito istituzionale di far crescere culturalmente il Paese, il giornalismo di inchiesta è stato marginalizzato, i programmi di approfondimento svuotati, gli spazi di confronto plurale ridotti", denunciano ancora i componenti dell'opposizione della commissione di Vigilanza Rai.
"Dal punto di vista normativo il quadro si è ulteriormente aggravato con la precisa volontà del governo e delle forze di maggioranza di non adottare il Media Freedom Act a tutela dell’indipendenza e del pluralismo dell’informazione. Un vuoto normativo che ha consentito l’occupazione dell’azienda con una gestione politica e 'proprietaria'. Uno smantellamento sistematico della funzione pubblica della Rai accompagnata dalla volontà di cancellarne, anche simbolicamente, la storia come nella vicenda della vendita degli immobili. Tutti questi elementi sono tasselli di un unico, pericoloso puzzle. Hanno un solo filo conduttore: l’idea di una Rai 'pertinenza' di una maggioranza, e non come bene comune dei cittadini", attaccano.
"In queste condizioni riteniamo non più possibile restare in Commissione in quanto è venuta meno proprio la parola 'vigilanza'. Un organismo svuotato, incapace di esercitare il proprio ruolo di garanzia, è di fatto diventato complice del declino della più grande azienda culturale del Paese. Per questo ci dimettiamo. Lo facciamo affinché possano emergere con forza le cause della crisi Rai e per far sì che questa azienda possa tornare al centro del dibattito pubblico per il suo valore e la sua funzione. Non c’è più spazio per una vigilanza che non è più messa nelle condizioni di poter vigilare a discapito dell’ordinario funzionamento di un organo parlamentare e della stessa qualità della democrazia", concludono dalle opposizioni.

(Adnkronos) - Grande paura per Frankie Dettori. La leggenda italiana del galoppo mondiale è rimasta coinvolta in un grave incidente stradale a Newmarket, nel Regno Unito, mentre viaggiava in auto nel Suffolk. Secondo una prima ricostruzione del Mirror, la sua macchina sarebbe stata colpita nella parte posteriore da un'altra auto, ribaltandosi. Sul luogo dell'incidente sono intervenuti immediatamente i soccorritori, che hanno estratto Dettori dall'abitacolo e lo hanno trasportato in ospedale.
Dettori avrebbe riportato la frattura di diverse costole e di un pollice e resterà ricoverato sotto osservazione per consentire ai medici di monitorare l'evoluzione del quadro clinico ed effettuare ulteriori accertamenti. Domani, invece, è prevista una nuova Tac.
La H Talent Management, agenzia che cura gli interessi di Dettori, ha spiegato l’accaduto in una nota: “Frankie Dettori è rimasto coinvolto in un incidente stradale a Newmarket, nella serata di mercoledì 1 luglio. Un altro veicolo ha urtato la parte posteriore dell’auto che Frankie stava guidando, facendola ribaltare”. Il comunicato spiega poi le condizioni di Dettori: “Frankie è stato portato in ospedale. Gli sono state riscontrate diverse costole rotte e la frattura di un pollice. Le sue ferite sono ancora in fase di valutazione e rimane sotto osservazione per ulteriori esami. Desidera ringraziare i servizi di emergenza intervenuti sul posto, insieme ai medici, agli infermieri e a tutto il team che si sta prendendo cura di lui".
E ancora: "H Talent Management chiede rispettosamente che la privacy di Frankie venga tutelata in questo momento. Non verranno rilasciati ulteriori commenti finché non ci saranno aggiornamenti significativi”.
La Regione mette sul piatto oltre 34 milioni di euro per rilanciare
l'artigianato sardo. Sono in fase di pubblicazione quattro bandi
destinati alle micro, piccole e medie imprese artigiane, con una
dotazione complessiva di 34,15 milioni di euro, che puntano a
sostenere gli investimenti, favorire la nascita di nuove imprese,
incentivare il ricambio generazionale, promuovere l'apprendistato e
accompagnare le aziende nell'ottenimento di certificazioni e marchi
di qualità.
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Regione sarda e l'agenzia Sardegna ricerche, in collaborazione
con l'Istituto nazionale di fisica nucleare, cercano imprese, anche
molto piccole ma altamente specializzate, per contribuire allo
sviluppo dell'Einstein Telescope. E' finanziato con 4 milioni di
euro il bando, presentato oggi a Cagliari, che prevede "Aiuti per
piani di innovazione delle micro, piccole e medie imprese nelle Ket
(Key Enabling Technologies, le tecnologie abilitanti considerate
strategiche per la competitività, la trasformazione dei processi
produttivi e lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi) della S3
regionale", nell'ambito del Programma regionale Sardegna FESR
2021-2027.
E' già arrivata una quarantina di richieste, ma
se ne attendono altre. Per ogni azienda la possibilità di ottenere
dai 20mila ai 200mila euro.
Per la linea di intervento Et-Tech si cercano
"soluzioni connesse ai fabbisogni tecnologici di Einstein
Telescope, con potenziale di applicazione anche in altri contesti
industriali o della ricerca". Gli ambiti sono molto specialistici:
coibentazione tubi a vuoto, integrazione tra intelligenza
artificiale e realtà virtuale, sensoristica, compatibilità
elettromagnetica, monitoraggio, acustica e logistica.
"Sostegno alle imprese e innovazione sono da
sempre al centro dell'azione di Sardegna Ricerche", sottolinea la
direttrice generale Carmen Atzori, "che, anche in questo caso, è
pronta a intercettare e ottimizzare le occasioni di crescita
offerte dall'ET. La candidatura di Sos Enattos apre uno scenario
incredibilmente promettente, ma anche complesso: l'evento di oggi,
in cui presentiamo il bando, grazie alla presenza degli esperti
dell'agenzia regionale e dell'Infn, nasce per mettere in contatto
il mondo della ricerca con quello imprenditoriale e sarà
determinante per sostenere le aziende sia nell'orientamento delle
loro competenze che nella partecipazione ai nuovi bandi».
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(Adnkronos) - Non si correrà oggi il Palio di Siena. La corsa in programma giovedì 2 luglio slitta a domani, venerdì 3 luglio, per maltempo. La decisione è arrivata in via ufficiale dal Comune nelle ultime ore, a seguito del peggioramento delle condizioni meteo che hanno interessato la città dalla serata di mercoledì con piogge abbondanti. Le previsioni che indicano ulteriori rovesci nel corso del pomeriggio.
La storica “Carriera”, prevista alle ore 19.45, viene dunque rinviata a domani, venerdì 3 luglio, quando la situazione meteorologica viene considerata più favorevole e il tufo della pista in piazza del Campo dovrebbe presentarsi in condizioni migliori per garantire lo svolgimento della corsa in sicurezza per i cavalli delle dieci Contrade.
Nonostante l’annullamento della 'provaccia' di questa mattina, la macchina organizzativa non si è fermata e i preparativi proseguono secondo programma. In Comune si è svolta una riunione operativa per fare il punto sulla situazione e coordinare il rinvio dell’evento.

(Adnkronos) - Il prossimo round di negoziati indiretti tra Stati Uniti e Iran inizierà il 18 luglio. Lo ha riferito l'emittente saudita Al-Hadath citando una fonte di alto livello. Al momento non è stato indicato dove si terranno i negoziati.
Il prossimo round di negoziati indiretti tra Stati Uniti e Iran inizierà il 18 luglio, secondo quanto riferito dall’emittente saudita Al-Hadath, che cita una fonte di alto livello. La sede dell’incontro non è stata ancora comunicata.
Intanto da Doha arrivano segnali di apertura: i colloqui tra le delegazioni americana e iraniana hanno registrato “progressi positivi”, come riferito dal portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed al-Ansari. Le discussioni, condotte tramite mediatori qatarioti e pakistani, proseguiranno dopo i funerali dell’ex guida suprema iraniana Ali Khamenei. Secondo Al-Ansari, gli incontri separati hanno permesso di avanzare su alcune questioni relative al memorandum d'intesa di Islamabad, basandosi sui risultati del vertice del Lago di Lucerna, con le parti che hanno concordato di riprendere il dialogo nel prossimo periodo.
Sul fronte regionale, Teheran torna ad alzare i toni sullo Stretto di Hormuz, definito “non un parco giochi per gli Stati Uniti” e avvertendo che ogni violazione delle regole di navigazione sarà “risposta in modo immediato e deciso”. "Lo Stretto di Hormuz Tutte le petroliere e le navi commerciali sono obbligate a transitare esclusivamente lungo la rotta designata", ha dichiarato il Comando militare di Emergenza iraniano Khatam al-Anbiya, aggiungendo che "qualsiasi violazione dei protocolli di navigazione iraniani nello Stretto di Hormuz sarà accolta con una risposta immediata e decisa da parte delle forze armate. La continua presenza di aerei da combattimento americani sullo Stretto di Hormuz mette in pericolo la sicurezza dell'intera regione".
Intanto il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha esortato gli iraniani a partecipare in massa ai funerali della Guida Suprema, Ali Khamenei, ucciso negli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele all'inizio della guerra, il 28 febbraio. In una nota, Ghalibaf ha esortato "tutto il popolo iraniano" a "scrivere una pagina gloriosa nella storia dell'Iran islamico" prendendo parte alle cerimonie funebri che inizieranno sabato. "La richiesta di vendetta della Nazione deve risuonare nelle orecchie del mondo intero", ha aggiunto Ghalibaf, collegando la mobilitazione popolare alla risposta per la morte della Guida Suprema.
Il vice presidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medvedev, rappresenterà la Russia alla cerimonia funebre.

(Adnkronos) - Un nuovo esame del sangue potrebbe riconoscere chi sta per sviluppare i sintomi dell'Alzheimer. In uno studio finanziato dai National Institutes of Health americani, un team di scienziati della Washington University School of Medicine di St. Louis ha scoperto un biomarcatore spia che sembrerebbe più efficace nel prevedere l'imminente progressione della malattia. Si tratta dei circRna, "piccoli anelli di materiale genetico" che "potrebbero essere forti indicatori dell'imminente comparsa dei sintomi dell'Alzheimer", annunciano gli Nih. Gli autori del lavoro, informa l'agenzia, hanno infatti dimostrato che "livelli elevati di alcuni Rna circolari nel sangue triplicano quasi il rischio per i pazienti di sviluppare sintomi, suggerendo che queste molecole siano più sensibili all'insorgenza dei sintomi rispetto ai tradizionali biomarcatori della malattia di Alzheimer".
Gli attuali test del sangue per l'Alzheimer offrono diagnosi affidabili rilevando i marcatori delle placche amiloidi, un segno distintivo della patologia, ricordano gli Nih. Tuttavia questi esami, che possono produrre risultati positivi potenzialmente decenni prima della comparsa del deterioramento cognitivo, non sono molto informativi su come progredirà la malattia di un paziente. Questa nuova ricerca, prospetta l'agenzia, getta le basi per un tipo di test che potrebbe potenzialmente prevedere l'insorgenza dei sintomi.
"In ambito clinico - afferma Richard Hodes, direttore del National Institute on Aging (Nia) degli Nih - essere in grado di identificare i pazienti sull'orlo della comparsa dei sintomi" di Alzheimer "sarebbe di inestimabile valore. Disporre di queste informazioni potrebbe aiutarci a selezionare i pazienti più adatti per gli studi clinici e a determinare con maggiore precisione quali trattamenti siano efficaci nel prevenire il declino cognitivo".
Ma cosa sono gli Rna circolari e che informazioni possono dare? A differenza delle placche amiloidi che si accumulano lentamente nel cervello, i circRna sono molto più dinamici e riflettono l'attività cerebrale più recente, descrivono gli Nih. In uno studio precedente, Carlos Cruchaga e colleghi della Washington University School of Medicine di St. Louis hanno collegato i circRna cerebrali alla demenza e alla gravità neuropatologica. Per capire se queste molecole avessero un potenziale clinico, era però necessario verificare se queste associazioni fossero confermate anche per i circRna circolanti nel sangue, un tessuto molto più accessibile.
Il gruppo di Cruchaga ha quindi analizzato i dati ematici di oltre 1.200 partecipanti a diverse coorti indipendenti, individuando un insieme di 34 circRna associati alla malattia di Alzheimer. I modelli predittivi basati su queste correlazioni hanno identificato con successo i pazienti affetti da Alzheimer, con prestazioni simili a quelle dei modelli addestrati sui dati della proteina pTau217, il principale biomarcatore ematico clinico per la patologia. Il modello basato sui circRna, tuttavia, ha superato di gran lunga il modello basato sulla pTau217 in termini di previsione a lungo termine. I 34 circRna si sono rivelati predittori più affidabili della progressione di un paziente verso l'Alzheimer sintomatico, e ulteriori esperimenti suggeriscono che i loro livelli sembrano discostarsi dalla norma circa 2-4 anni prima dell'insorgenza dei sintomi.
"Questi risultati potrebbero essere fondamentali per lo sviluppo di test che non solo aiutino i medici a identificare i candidati per nuove terapie, ma anche a monitorarne la risposta, in particolare per i farmaci che agiscono sulle placche amiloidi", sottolineano gli Nih. "I pazienti trattati con nuove terapie per la rimozione della proteina beta-amiloide possono risultare negativi alla proteina tau pur continuando a essere affetti da malattia di Alzheimer. Questi Rna circolari potrebbero fornirci una prospettiva più completa sulla biologia complessiva della malattia", chiarisce Cruchaga, autore corrispondente dello studio.
Insieme a partner commerciali, i ricercatori stanno attualmente lavorando allo sviluppo di test clinici applicabili per i circRna nel sangue. "È positivo avere una solida base scientifica e modelli affidabili, ma il nostro obiettivo finale è aiutare le persone", conclude Cruchaga.

(Adnkronos) - Ai nastri di partenza l’ottava edizione di “Donna Sport - L’atleta più brava a scuola”, concorso biennale che premia talento e impegno scolastico delle giovani sportive più meritevoli. L’iniziativa, ideata e realizzata dal Gruppo Bracco – con il patrocinio di Coni e Comitato Italiano Paralimpico – ha l’obiettivo di sostenere e valorizzare lo sport femminile, sommando insieme meriti scolastici e agonistici. Una Giuria di qualità selezionerà le migliori atlete e paratlete che si candideranno e che potranno iscriversi gratuitamente sul sito www.donnasport.it dal 1° luglio 2026 fino al 30 ottobre 2026. Il concorso nazionale è rivolto a tutte le ragazze che praticano una disciplina a livello agonistico fra quelle federate in ambito Coni e Cip, che abbiano ottenuto meriti sportivi nel periodo compreso tra il 1° luglio 2025 al 30 giugno 2026, e frequentato con successo e con buoni risultati un corso di studio nell’anno scolastico 2025/2026. Tutti questi requisiti saranno oggetto di valutazione per l’assegnazione dei premi in buoni acquisto Mondadori, Decathlon e Amazon con un montepremi complessivo pari a undicimila euro.
“L’attenzione per i giovani e per lo sport è iscritta da sempre nel codice genetico della nostra famiglia”, afferma Diana Bracco, Presidente e CEO del Gruppo Bracco. “Come azienda crediamo profondamente nel significato educativo e sociale dello sport e consideriamo l’attività agonistica un’occasione unica per ragazzi e ragazze perché siamo convinti che rappresenti un veicolo di valori positivi: la lealtà, l’impegno, il gioco di squadra, il merito, la ricerca del risultato, il rispetto delle regole e degli altri”. Il concorso “Donna Sport” valorizza l’impegno e il talento delle giovani promesse, in un’ottica ampia che mette in luce l’importanza dei traguardi raggiunti non solo nelle competizioni sportive ma anche nello studio e nella formazione. “A questa iniziativa sono particolarmente legata, soprattutto perché riesce a sfatare tanti pregiudizi, a iniziare dal luogo comune che studio e sport non siano compatibili”, aggiunge Diana Bracco. “Le nostre vincitrici testimoniano che il legame non è soltanto possibile, ma che è un vero binomio vincente. Infatti, l’impegno e la determinazione che le giovani atlete mettono nell’attività agonistica sono gli stessi che le accompagnano nella vita di tutti i giorni e che le aiutano a crescere come persone di valore”. Dal 2011 ad oggi, il concorso “Donna Sport” ha visto la partecipazione di oltre 1.900 atlete, provenienti da quasi tutte le regioni italiane, attive in oltre 45 discipline sportive, tra cui atletica, pallavolo, ciclismo, canottaggio, tennis, nuoto, pallacanestro e molte altre.

(Adnkronos) - L'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilità di mirvetuximab soravtansine per il trattamento del cancro epiteliale dell'ovaio sieroso ad alto grado, cancro della tuba di Falloppio o cancro peritoneale primitivo. È il primo e unico anticorpo farmaco coniugato approvato e rimborsato in Italia contro questi tumori ginecologici positivi al recettore alfa dei folati (Frα) non più elegibili a chemioterapia a base di platino. Se ne parla oggi a Roma - dopo la pubblicazione, lo scorso 25 giugno in Gazzetta Ufficiale, della determina dell’ente regolatorio - in un incontro su 'Tumore ovarico: le nuove frontiere dell'innovazione terapeutica' a cui partecipano rappresentanti dei clinici, dei pazienti e delle istituzioni. Si tratta - riferisce una nota - della prima innovazione, nell'arco di un decennio, nel trattamento del carcinoma ovarico resistente al platino.
"Il tumore ovarico risulta in crescita in Italia e fa registrare ogni anno più di 5.400 nuovi casi - afferma Sandro Pignata, direttore Oc Uro-ginecologia Int-Irccs Fondazione Pascale di Napoli e coordinatore Rete oncologica Campana - È una neoplasia abbastanza rara, ma al tempo stesso è la più grave tra quelle ginecologiche, nonché uno dei 'big killers' in oncologia. L'elevata mortalità si spiega con la totale assenza di valide strategie di screening e con i sintomi aspecifici che la malattia presenta. Le diagnosi precoci sono perciò molto difficili, gli interventi terapeutici poco tempestivi e la sopravvivenza a 5 anni si attesta solo al 43%. Vi è poi il grave problema dell'alto tasso di recidiva della patologia che è causato soprattutto dalla resistenza alle terapie ordinarie. Si calcola che fino all'80% dei casi di carcinoma avanzato va incontro a recidiva dopo un primo trattamento farmacologico con lo standard di cura costituito da chemioterapia a base di platino".
L'innovazione terapeutica "sta cambiando la storia naturale del tumore ovarico e migliorando le aspettative di vita delle pazienti - sottolinea Domenica Lorusso, professore ordinario di Ginecologia e ostetricia presso Humanitas University e direttore dell'Uo di Ginecologia oncologica di Humanitas San Pio X, Milano - L'arrivo, anche nel nostro Paese, di mirvetuximab soravtansine è una buona notizia che può rispondere ai bisogni insoddisfatti delle donne colpite da una neoplasia insidiosa. Mirvetuximab soravtansine è in grado di aumentare la sopravvivenza delle pazienti e ha dimostrato una riduzione del 35% del rischio di progressione del tumore. Questi dati positivi di sopravvivenza hanno consentito di poter includere questa molecola nel recente aggiornamento delle linee guida italiane ed europee (Aiom ed Esmo), punto di riferimento scientifico per la comunità oncologica. Questa nuova soluzione terapeutica - precisa - consiste in un anticorpo monoclonale che presenta un meccanismo d'azione molto innovativo. Si lega a una specifica proteina, chiamata recettore alfa dei folati Frα, che è espressa dalle cellule tumorali. Il farmaco, una volta internalizzato, rilascia al loro interno una molecola citotossica, il Dm4, che inibisce la divisione cellulare. Rispetto alle precedenti terapie risulta più efficace e con minori tossicità".
La medicina di precisione "è una realtà anche nel trattamento delle neoplasie ginecologiche - Illustra Giusy Scandurra, direttore Uoc Oncologia medica ospedale Cannizzaro di Catania e docente presso la Facoltà di Medicina dell'università Kore di Enna - L'oncologia è in profonda trasformazione e stiamo passando da un approccio standardizzato ad un modello centrato sul singolo individuo. Il 36% delle pazienti con carcinoma ovarico platino resistente ha un'alta espressione della proteina specifica Frα. Questa rappresenta il bersaglio terapeutico dell'anticorpo farmaco coniugato mirvetuximab soravtansine. Nella pratica clinica - aggiunge - è fondamentale riuscire sempre ad ottenere una precisa caratterizzazione biologica della paziente a diagnosi. Oggi ciò è possibile grazie al lavoro dell’anatomo-patologo e all'utilizzo di test genomici e di nuovi biomarcatori immunoistochimici".
"La rimborsabilità di questa terapia è un passo importante, perché avvicina l'innovazione alle donne che ne hanno bisogno - osserva Ilaria Bellet, presidente di Acto, Alleanza contro il tumore ovarico Italia - Perché diventi davvero cura per tutte, accanto alla terapia va garantito anche il test Frα che ne consente l'accesso, in modo uniforme e gratuito su tutto il territorio: così a contare è il bisogno clinico e non il luogo di cura. Continueremo a lavorare perché l'innovazione non resti una possibilità per alcune, ma diventi un diritto uguale per tutte".
"Accogliamo con soddisfazione la decisione adottata nelle scorse settimane dall'Agenzia italiana del farmaco - conclude Fabrizio Greco, amministratore delegato AbbVie Italia - Il nostro impegno in oncologia prosegue da molti anni ed è guidato dalla convinzione che l'innovazione, la medicina di precisione e l'impiego delle più avanzate tecnologie di ricerca siano fondamentali per sviluppare terapie in grado di rispondere a bisogni ancora insoddisfatti dei pazienti. L'approccio sempre più mirato rappresenta un elemento centrale nella lotta contro diverse forme di tumore, in particolare laddove i trattamenti chemioterapici non risultano efficaci. Oggi pazienti e clinici possono disporre di una nuova opzione terapeutica contro quella che, al momento, è la neoplasia ginecologica più letale".

(Adnkronos) - Considerata a lungo solo “un disturbo psicosomatico, la vulvodinia è spesso minimizzata, mentre sappiamo che ha una solida base biologica ed è chiaramente non adeguatamente considerata dal punto di vista clinico, politico e sanitario. Oggi possiamo fare veramente tanto per evitare l’invisibilizzazione della vulvodinia, e per arrivare il più precocemente possibile alla diagnosi di una patologia” che impatta molto “nella quotidianità della donna. Possiamo lavorare sul fronte della ricerca, agire sulle istituzioni e sulla formazione dei medici, ma anche sull’awareness, cioè nel far conoscere sempre di più la patologia attraverso campagne di sensibilizzazione”. Lo ha detto Filippo Murina, responsabile del servizio di Patologia del tratto genitale Inferiore, Ospedale V. Buzzi-Università degli Studi di Milano, presidente dell’Associazione italiana vulvodinia (Aiv), in occasione del lancio della campagna ‘Non è mica un segreto. È vulvodinia’ - con una serie social in 5 episodi ‘My vajayjay is on fire!’ - promossa con il supporto non condizionante di Zambon e che vede l’Aiv “in prima linea nella sua missione: supportare le donne, sostenere la ricerca e promuovere la formazione perché possiamo dare alla donna un percorso corretto e un trattamento adeguato”.
Oggi “possiamo fare veramente tanto per chi soffre di questa patologia spesso invisibile- continua Murina - perché, dal punto di vista clinico si può sospettare, ma non ci sono elementi che la contraddistinguono dal punto di vista obiettivo, come macchie, secrezioni o alterazioni dei genitali esterni”. Per questo è importante “la formazione. Come Associazione italiana vulvodinia stiamo lavorando a corsi che possano certificare la competenza dei professionisti perché affrontino questa condizione in maniera corretta”. La vulvodinia, per definizione, “è una condizione in cui la donna presenta bruciore, dolore e/o difficoltà nei rapporti sessuali, con bruciore e dolore a livello dei genitali esterni, in apparente assenza di manifestazioni visibili, per una durata di almeno tre mesi. Questa definizione - chiarisce l’esperto - rende ragione di una diagnosi che è prevalentemente clinica, ossia basata sulla visita, e che deve portare a escludere tutta una serie di altre condizioni che possono coesistere o essere alla base del problema”. Mentre continua la ricerca clinica, al momento, sottolinea Murina, “disponiamo di numerosi trattamenti che, se ben applicati all’interno di un percorso adeguato e personalizzato sulle caratteristiche della singola donna, consentono di ottenere grandissimi risultati. È possibile avere una sessualità appagante, è possibile avere una gravidanza, se lo si desidera, ed è possibile vivere normalmente”.

(Adnkronos) - “Abbiamo cercato di raccontare la vulvodinia con leggerezza, non nel senso di superficialità, ma come modo per avvicinare le persone a un tema che può sembrare scomodo o negativo, ma che in realtà è semplicemente poco conosciuto”. Così l’attrice Carolina de' Castiglioni descrive la sua esperienza come protagonista della serie social ‘My vajayjay is on fire!’ di cui è protagonista, in occasione dell’avvio di ‘Non è mica un segreto, è vulvodinia’, campagna promossa dall’Associazione italiana vulvodinia con il supporto non condizionante di Zambon.
“Sono molto fiera della serie”, in 5 puntate che si può seguire “sia sui miei social - Carothesituation - sia sul profilo dell’Associazione italiana vulvodinia e relativi canali - afferma de’ Castiglioni - È una serie che mi ha insegnato prima di tutto che cosa sia la vulvodinia. Anch’io, come gran parte degli italiani, non sapevo che è un dolore cronico che interessa l’area vulvare che si manifesta in modo persistente per almeno 3-6 mesi” e che “è una condizione che colpisce circa 5 milioni di donne in Italia: un numero molto alto, che racconta quanto il fenomeno sia diffuso, anche se ancora poco riconosciuto”.
Nota sui social per il personaggio della ‘sciura’ milanese, de’ Castiglioni ricorda che “uno degli aspetti più difficili è proprio riuscire a far comprendere un dolore invisibile. Quando non si vede, quando non si può misurare dall’esterno, diventa più complicato anche essere credute. E gli stereotipi, purtroppo, restano ancora molto forti”.

(Adnkronos) - “Contribuire a far conoscere la vulvodinia mettendo al centro l’esperienza delle donne che convivono giorno dopo giorno con un disturbo molto comune anche in Italia”. Così Rossella Balsamo, Medical Affairs & Regulatory Zambon Italia e Svizzera, spiega, in occasione del lancio, l’obiettivo della campagna ‘Non è mica un segreto. È vulvodinia’ promossa dall’Associazione italiana vulvodinia, con il supporto non condizionante della farmaceutica.
“Si stima che la patologia colpisca circa 5 milioni di donne - continua Balsamo - Nonostante sia un disturbo comune, è ancora molto poco conosciuta. Infatti, secondo i dati di AstraRicerche, più di 7 donne su 10 non sanno cosa sia e, addirittura, 4 su 10 non ne hanno mai sentito parlare. Alla scarsa conoscenza su questa patologia - aggiunge - si accompagna anche un percorso di diagnosi e presa in carico della paziente molto lungo. Infatti, in circa un caso su 4, la diagnosi arriva oltre dopo 5 anni e dopo aver consultato più di 10 medici”.
La serie social in 5 episodi ‘My vajayjay is on fire!’, parte della campagna, mette in scena, per prima volta, la patologia tra imbarazzo, minimizzazione e impatto quotidiano. “Ciò che guida l’impegno di Zambon nell’area della salute femminile - conclude Balsamo - è l’ascolto a dei bisogni delle donne” che “rappresenta il primo passo per mettere a disposizione delle donne delle soluzioni per proteggere il loro benessere”.
No ad acquisti d'impulso, 'abbagliati' ad esempio da prezzi dimezzati. Dal 4 luglio prendono il via i saldi e come ogni anno saranno tanti gli italiani 'in corsa' per accaparrarsi i prodotti più disparati. Ma non è questa la scelta migliore per porsi nel modo più conveniente a questa opportunità, secondo Udicon (Unione per la Difesa dei Consumatori) che ha messo a punto un vademecum in dieci punti per orientare i consumatori tra sconti reali, cambi merce, garanzie e acquisti online, con un focus sulla nuova funzione di recesso digitale obbligatoria per l'e-commerce dal 19 giugno scorso.
E come spiega ad Adnkronos/Labitalia, Martina Donini, presidente nazionale Udicon "le dinamiche di urgenza, come countdown e messaggi sugli ultimi pezzi disponibili, sono spesso strumenti che possono indurre a scelte d'acquisto impulsive. Nei periodi di saldi è invece importante prendersi il tempo necessario per valutare con calma la reale convenienza dell'offerta e l'utilità del prodotto. Non farsi mettere fretta resta la regola d'oro per evitare acquisti di cui ci si potrebbe pentire", sottolinea.
L'obiettivo deve essere un altro, sottolinea Donini: "I saldi devono essere un'occasione di risparmio reale, non un terreno dove è facile perdere orientamento tra offerte poco chiare e pratiche scorrette. Il nostro decalogo nasce dall'esigenza di fornire strumenti davvero utili ai consumatori: dalla verifica dei prezzi alla trasparenza dei cartellini, fino all'attenzione verso gli e-commerce meno affidabili. Indicazioni semplici, alla portata di tutti, che possono fare la differenza tra un acquisto consapevole e una spiacevole sorpresa”, conclude.
Ma ecco il decalogo stilato da Udicon:
Chiedi e conserva sempre la prova d’acquisto
Lo scontrino o la ricevuta elettronica non sono un optional: rappresentano la tua unica garanzia per esercitare il diritto di garanzia legale, chiedere assistenza o effettuare resi e cambi. Senza di questo sarà più difficile far valere i tuoi diritti.
Valuta attentamente la qualità dei prodotti
I prodotti in saldo devono essere articoli di stagione, non fondi di magazzino o merce invenduta. Diffida di capi fuori moda, danneggiati, usurati o di qualità scadente: uno sconto elevato non giustifica mai un acquisto sbagliato.
Verifica sempre le condizioni di cambio e reso
Il cambio non è obbligatorio per legge (salvo difetti di conformità). Molti negozi, soprattutto durante i saldi, scelgono di non accettarlo sulla merce scontata: informati prima dell’acquisto. Negli acquisti online invece hai sempre diritto di recesso entro 14 giorni dal ricevimento, senza dover motivare la scelta. Controlla la novità del “pulsante di recesso” online: dal 19 giugno 2026, secondo l’art. 54-bis del Codice del Consumo (D.Lgs. 209/2025), i siti e le piattaforme di e-commerce dovranno mettere a disposizione una funzione digitale dedicata al recesso, facilmente visibile e accessibile, che consenta ai consumatori di annullare l’acquisto direttamente online, senza moduli o comunicazioni via e-mail. La procedura dovrà essere semplice e immediata, con conferma finale dell’operazione e indicazioni chiare come 'Recedi dal contratto qui' o 'Clicca qui per effettuare il reso'.
Attenzione al greenwashing e al marketing ingannevole
In periodo di saldi è facile farsi attirare da claim di sostenibilità. Diffida di: prodotti definiti “green”, “eco” o “sostenibili” senza certificazioni riconosciute; affermazioni ambientali vaghe e non verificabili; strategie di marketing che usano la sostenibilità solo come leva commerciale. Pretendi prove concrete prima di credere alle promesse ambientali.
Prova dei capi in negozio: verifica le regole del punto vendita
Non dare per scontato di poter provare i capi: il diritto alla prova in negozio non è previsto dalla legge, spetta al commerciante deciderlo. Se non è possibile, dedica più tempo a valutare taglia, vestibilità, modello e qualità del tessuto prima di procedere all’acquisto.
Scegli liberamente la modalità di pagamento
I commercianti non possono rifiutare pagamenti con carte o bancomat né applicare costi aggiuntivi. I pagamenti digitali sono tutelati: in caso di irregolarità puoi segnalarla alle autorità competenti.
Non comprare solo perché è in saldo
Lo sconto non rende conveniente un acquisto di cui non hai davvero bisogno. Chiediti se avresti comprato lo stesso prodotto anche a prezzo pieno.
Occhio ai prezzi: confronta prima e dopo lo sconto
Se hai individuato un prodotto che ti interessa, annota il prezzo qualche giorno prima dell’inizio degli sconti. Alcuni negozi aumentano i prezzi poco prima per simulare sconti più convenienti. Anche negli e-commerce il prezzo barrato precedente deve essere mostrato in modo evidente accanto a quello scontato. L'etichetta è il primo strumento per verificare se uno sconto è reale. Attenzione alle etichette sovrapposte, cancellate o poco leggibili.
Acquista solo su e-commerce affidabili
Scegli siti sicuri (https), con sede legale nell’UE, contatti chiari e trasparenti. Verifica che le recensioni provengano da acquirenti verificati. Diffida di portali sconosciuti, pubblicità invasive e offerte troppo aggressive. La presenza di una procedura di recesso semplice e immediata è un ottimo segnale di serietà.
Diffida delle offerte troppo convenienti
Prezzi eccessivamente bassi rispetto alla media di mercato possono nascondere prodotti contraffatti, difettosi o non conformi. Quando l’offerta sembra “troppo bella per essere vera”, fermati e rifletti.
Non esitare a chiedere aiuto
In caso di dubbi, problemi o sospette pratiche scorrette, rivolgiti subito a un’associazione di consumatori. Gli sportelli Udicon sono a disposizione su tutto il territorio: i diritti dei consumatori non vanno in vacanza. (di Fabio Paluccio)
Manifestazione questa mattina a Cagliari per chiedere lo stop alla
produzione delle armi in Sardegna. Sotto il palazzo del Consiglio
regionale si sono date appuntamento associazioni ambientaliste e
antimilitariste che da anni chiedono la chiusura della fabbrica Rwm
di Iglesias-Domusnovas e si battono contro il suo ampliamento.
Con oltre 12,5 milioni di euro la Regione Sardegna si propone di
consentire a migliaia di bambini, ragazzi e giovani con disabilità
di praticare attività sportiva gratuitamente e rilancia i voucher
sportivi con il nuovo bando "FAST - FAre Sport Tutti", finanziato
nell'ambito del Programma regionale FSE+ 2021-2027. Le risorse
copriranno tre annualità, a partire dalla stagione sportiva
2026-2027.Pagina 84 di 331
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