
(Adnkronos) - Torna in campo il Portogallo ai Mondiali 2026. Oggi, nella notte tra giovedì 2 luglio e venerdì 3 luglio, la nazionale di Roberto Martinez affronta la Croazia nei sedicesimi di finale del torneo. I lusitani arrivano dal secondo posto nel girone K, dietro alla Colombia, mentre la Croazia è arrivata seconda nel girone L, alle spalle dell'Inghilterra. Ecco orario, probabili formazioni e dove vederla in tv e streaming.
Ecco le probabili formazioni di Portogallo-Croazia, in campo stanotte all'una:
PORTOGALLO (4-2-3-1): Diogo Costa; João Cancelo, Ruben Dias, Renato Veiga, Nuno Mendes; João Neves, Vitinha; Pedro Neto, Bruno Fernandes, João Félix; Cristiano Ronaldo (c). C.T.: Roberto Martinez
CROAZIA (4-2-3-1): Livakovic; Stanisic, Sutalo, Pongracic, Gvardiol; Modric (c), Mateo Kovacic; Pasalic, Baturina, Perisic; P. Musa. C.T.: Dalic
La partita tra Portogallo e Croazia sarà visibile in diretta tv e in streaming, in esclusiva su Dazn.

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(Adnkronos) - Sporavvivere sotto le macerie di un terremoto per 8 giorni. Sembra impossibile ma è quello che è capitato a un uomo di 43 anni travolto dal terribile sisma che il 24 giugno ha colpito il Venezuela. Hernan Gil, una guardia giurata impiegato a Catia La Mar, era intrappolato sotto le macerie di un edificio di sette piani della zona costiera quasi completamente rasa al suolo dal sisma, ma ce l'ha fatta. E poche ore prima un bambino di appena tre anni è stato estratto vivo dopo sei giorni trascorsi sotto i detriti: una storia che sfida ogni statistica e riaccende la speranza dei soccorritori. Ma come è possibile sopravvivere così a lungo?
"Questi sono casi rari, se non rarissimi. Dopo un sisma come quello accaduto in Venezuela, ci sono molte variabili: la prima è il luogo, ovvero se il superstite riesce a muoversi in piccoli spazi sotto le macerie; poi l'accesso a fonti per idratarsi; infine le temperature a cui è esposto, se è in profondità o in superficie. A seconda di questo parametro, il corpo umano riesce a mantenere un certo equilibrio. Oltre a queste 3 varibili si deve aggiungere lo stato di salute generale prima della catastrofe: un ragazzo o un bimbo hanno maggiori possibilità di sopravvivenza rispetto ad un anziano che già non stava bene. Possiamo avere 1-2 casi di sopravvissuti ad un sisma dopo le 72 ore", spiega all'Adnkronos Salute è Mario Raviolo, direttore della Maxiemergenza 118 dell'Asl Cn1.
La Regione Piemonte ha portato il proprio contributo alle operazioni di soccorso in Venezuela. "Una prima squadra di due medici e un infermiere è stata impegnata insieme alla struttura dei Vigili del Fuoco che ha lavorato nelle attività di ricerca e soccorso", continua il direttore.
In questi salvataggi miracolosi quanto conta l'aspetto psicologico? "Tanto - risponde Raviolo - Chi è sotto le macerie spesso sente le voci e i rumori dei soccoritori, sapere che qualcuno ti sta cercando e un'ancora di salvezza a cui ci si aggrappa per resistere. L'attaccamento a questa speranza aumenta la forza nella difficoltà delle condizioni estreme. I Vigili del Fuoco usano anche attrezzature che fanno rumore in alcuni momenti e poi richiedono il silenzio per usare le sonde per sentire i rumori del disperso".
Perché in Venezuela così tanti decessi e dispersi? "E' pesantemente correlata con la rarità della distruzione - spiega il medico - Tanti edifici collassati, troppi rispetto alla gravità di un sisma che è vero, è stato di magnitudo oltre 7, ma in Giappone non sarebbe successo nulla".
Ci possiamo aspettare di trovare altre persone vive anche nei prossimi? "Tutto è possibile, ma sarebbe un grande miracolo", conclude.

(Adnkronos) - "Credo che parlare oggi di sostenibilità finanziaria del welfare significa parlare di un modello di sviluppo che costruiamo insieme. Il legislatore ha progressivamente costruito un sistema previdenziale molto forme, le riforme che si sono succedute nei primi anni '90 hanno modificato il nostro sistema". A dirlo Valeria Vittimberga, direttore generale Inps, intervenendo al Forum nazionale di Federmanager in corso a Roma presso l’Auditorium Antonianum.
"Il vero problema - afferma - non è più la sostenibilità finanziaria del sistema previdenziale, ma di quello produttivo. La sostenibilità è una priorità dell'intero sistema economico e dipende dalla produttività dai salari, dalla partecipazione delle donne al mercato del lavoro, dalla capacità delle imprese di innovare e, quindi, dipende dalla classe manageriale. La sostenibilità non dipende dunque solo dalle regole pensionistiche".

(Adnkronos) - “Viviamo un momento di grande incertezza a livello internazionale e mai come ora sono necessarie le competenze e la capacità di visione da parte di chi ha l'esperienza manageriale. Il ruolo dei manager sarà sempre più decisivo in futuro per guidare le aziende che sono il vero motore del paese e conciliare visione teorica e realtà operativa”. Così il ministro per l’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervenendo con un videomessaggio al Forum nazionale di Federmanager in corso a Roma.
“Uno dei temi centrali - ha continuato il ministro - è quello della competitività che oggi è fortemente legato alla transizione che stiamo vivendo, a quella energetica in particolare. Noi abbiamo scelto sin da subito di difendere la necessità delle aziende di rafforzarsi e l'ambiente. Questo approccio pragmatico ci ha portato a condurre importanti battaglie in Europa contro ogni ideologismo, e ci sta guidando nel percorso verso la sicurezza energetica”.
Il ministro ha poi sottolineato che l’obiettivo è quello di ridurre il peso delle fonti fossili e la dipendenza dall'estero: “ le direttrici che stiamo seguendo sono le rinnovabili e la neutralità tecnologica. Neutralità significa non avere preclusioni ma essere aperti alle diverse soluzioni che ricerca e innovazione mettono a disposizione e che possono aiutare anche le imprese a consolidare la loro capacità competitiva. Penso ai biocarburanti, all'idrogeno, soprattutto al nuovo nucleare. Su questo punto, come sapete, abbiamo avviato l'iter per definire un quadro giuridico. Solo attraverso un impegno comune riusciremo davvero ad affrontare e vincere le sfide che abbiamo di fronte”.

(Adnkronos) - "Il titolo del Forum Federmanager 'Connessi per crescere' è particolarmente efficace perché richiama due parole decisive per il futuro del paese: connessione e crescita, connessione tra istituzioni e imprese, tra competenze e innovazione, tra generazioni, territori e filiere produttive. Crescita, perché oggi l'Italia ha bisogno di consolidare i risultati raggiunti e di rafforzare la propria capacità competitiva in un contesto internazionale molto complesso". Lo ha detto Sandra Savino, sottosegretaria all’Economia e alle Finanze, nel videomessaggio inviato al Forum nazionale di Federmanager in corso a Roma presso l’Auditorium Antonianum.
"Il governo - afferma - sta lavorando lungo una linea molto chiara: rendere il sistema fiscale più equo, più moderno e più favorevole alla crescita. Equità significa ridurre il peso fiscale su chi lavora, su chi produce, su chi investe e su chi crea occupazione. Significa anche rendere il rapporto tra Stato e contribuente più semplice, più trasparente, meno conflittuale. In questi anni abbiamo avviato un percorso di riduzione del carico sui redditi da lavoro e sulle famiglie, ma anche di maggiore attenzione alla produttività, perché salari più alti, premi di risultato, rinnovi contrattuali e partecipazioni dei lavoratori alla crescita delle imprese non solo questioni, non sono questioni fiscali, sono leve di competitività".
"Un fisco moderno - auspica - deve accompagnare chi innova, chi esporta, chi affronta la transizione digitale, energetica ed industriale. E deve farlo con regole certe, strumenti più semplici, tempi ragionevoli e un contrasto all'evasione che sia rigoroso ma sempre fondato su proporzionalità, dialogo e fiducia".
"Il welfare pubblico resta e deve restare il pilastro fondamentale del nostro modello sociale. Sanità pubblica, previdenza pubblica, tutela delle persone più fragili sono responsabilità essenziali dello Stato. Allo stesso tempo, però, dobbiamo avere il coraggio di guardare al futuro con realismo", ha detto Sandra Savino.
Per la sottosegretaria "previdenza complementare, sanità integrative possono svolgere un ruolo importante nell'affiancare il sistema pubblico, non nel sostituirlo. Possono contribuire a costruire un welfare più solido, più vicino ai bisogni delle persone e più capace di rispondere ai nuovi rischi sociali. Penso in particolare al ruolo della contrattazione, dei fondi negoziali, delle forme integrative costruite dentro il mondo del lavoro. Sono strumenti che possono favorire una maggior sicurezza per i lavoratori, sostenere il risparmio previdenziale. Rafforzare la prevenzione sanitaria e alleggerire alcune pressioni sul sistema pubblico, mantenendo però fermo un principio: l'universalità delle prestazioni fondamentali. In questo quadro il contributo dei manager è decisivo".
"Alle donne e agli uomini - sottolinea - che partecipano a questa assemblea nazionale voglio rivolgere un messaggio molto diretto: il paese ha bisogno della vostra competenza, della vostra capacità di guidare il cambiamento, della cultura del risultato. Abbiamo davanti sfide complesse: produttività, intelligenza artificiale, formazione delle competenze, transizione energetica, internazionalizzazione, attivazione degli investimenti. Sono sfide. Che non si vincono solo con le norme, ma con una classe dirigente capace di assumersi responsabilità, di costruire fiducia e di guardare oltre l'emergenza quotidiana. Il governo intende continuare a lavorare con il mondo produttivo, con le imprese, con i corpi intermedi e con le rappresentanze manageriali per rafforzare la crescita del paese, perché competitività e coesione sociale non sono. obiettivi alternativi. Al contrario, un'Italia più competitiva è anche un'Italia più capace di finanziare il proprio welfare, tutelare le famiglie, investire sui giovani e garantire opportunità".

(Adnkronos) - Quando si parla di salute mentale dei giovani nell’era degli algoritmi “le strategie da mettere in atto possono essere di tipo regolatorio, cercando di educare a un utilizzo più corretto di tutti questi strumenti. Ma, soprattutto, quello che va capito è che il cambiamento antropologico e tecnologico non solo è irrinunciabile, ma è una parte evolutiva dell'essere umano. In questa evoluzione dobbiamo quindi individuare nuovi paradigmi e nuove modalità per riuscire a far sì che questi strumenti siano promotori di salute e non causa di disagio”. Così Alberto Siracusano, coordinatore del tavolo tecnico della Salute mentale e presidente del Consiglio superiore di sanità e professore emerito di psichiatria all'università di Roma Tor Vergata, intervenedo all’incontro ‘La salute mentale dei giovani nell’era degli algoritmi. Una sfida per famiglia, scuola e società’, organizzato presso il Centro studi americani a Roma.

(Adnkronos) - “La comunità scientifica evidenzia tutta una serie di rischi per i nostri giovani che non sono più ipotetici ma reali. L'esposizione a determinate piattaforme, l’uso indiscriminato dei social e un'interazione non regolamentata con l'intelligenza artificiale provocano danni assolutamente evidenti alla salute dei nostri giovani, soprattutto dei più piccoli”. Così don Massimo Angelelli, direttore dell'Ufficio nazionale per la Pastorale della salute della Cei - Conferenza episcopale italiana, in occasione dell’evento ‘La salute mentale dei giovani nell’era degli algoritmi. Una sfida per famiglia, scuola e società’, organizzato oggi a Roma, presso il Centro Studi Americani, che si inserisce all'interno del Bridge Health & Science, coordinato dalla senatrice Beatrice Lorenzin.
“Dal mondo dei neuroscienziati arrivano delle evidenze molto preoccupanti - aggiunge - Come comunità civile, ma anche come Chiesa, siamo impegnati per la tutela dei più piccoli e dei più vulnerabili da tutto ciò che può far loro del male. E quindi ci attiviamo e ci attiveremo per sviluppare percorsi di protezione e messa in sicurezza su questi temi”.

(Adnkronos) - “Sono sempre più numerosi gli studi scientifici che convergono nel dimostrare che il cervello degli adolescenti è particolarmente vulnerabile all'esposizione incontrollata e all'uso dei dispositivi tecnologici”. Lo ha detto Caterina Tonon, professoressa di Scienze biomediche e neuromotorie all’università di Bologna, all’evento ‘La salute mentale dei giovani nell’era degli algoritmi. Una sfida per famiglia, scuola e società’, organizzato al Centro studi americani a Roma. L'appuntamento si inserisce all'interno del Bridge Health & Science, coordinato dalla senatrice Beatrice Lorenzin.
In che modo l’esposizione ai dispositivi tecnologici influisce sulla salute del cervello? “Le alterazioni che si possono osservare non sono solo funzionali nella comunicazione tra i diversi circuiti cerebrali che governano gli aspetti cognitivi e le emozioni - spiega l’esperta - ma sono riscontrabili anche delle alterazioni molto più profonde e potenzialmente irreversibili della struttura di regioni chiave di questo organo”, conclude.

(Adnkronos) - “Abbiamo organizzato una tavola rotonda di approfondimento sull'impatto del web e dell'intelligenza artificiale, dei social network e degli stessi smartphone, sulla salute mentale dei bambini e degli adolescenti, una delle questioni principali del dibattito globale. Ieri il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron insieme all'Organizzazione mondiale di sanità - Oms, hanno ribadito che il tema della salute mentale dei bambini, impattata da internet, è una priorità di sanità pubblica”. Così Beatrice Lorenzin, senatrice e coordinatrice "da più di 8 anni" del progetto Health & Science del Centro Studi Americani, all’evento organizzato dal think tank a Roma, dal titolo ‘La salute mentale dei giovani nell’era degli algoritmi. Una sfida per famiglia, scuola e società’.
“Tra gli studi presentati oggi - sottolinea Lorenzin, già ministro della Salute - quello dell’università di Bologna ha fotografato l’impatto sul cervello dei bambini delle attività sui social, individuando l'area dove si sviluppa la dipendenza. E questo è un fatto estremamente importante perché ci dimostra gli effetti neurobiologici sul cervello dell'uso degli smartphone e dei tablet e delle piattaforme sui bambini. Abbiamo poi analizzato - illustra - tutte le questioni legate all'ansia, alla depressione, alle forme di auto autolesionismo e alle forme psicotiche che si stanno sviluppando sempre di più". Inoltre, l'ospedale "Bambino Gesù ci ha portato i dati relativi ai ricoveri per questi disturbi: + 500% negli ultimi anni. Infine abbiamo ragionato sui grandi temi della relazione, del riconoscimento dell'altro, l’alienazione. Tutte questioni che devono essere assolutamente affrontate”.
“Ci siamo confrontati - aggiunge Lorenzin - sul testo di legge bipartisan, con la senatrice Mennuni, che è depositato nella Commissione bicamerale per l'infanzia, e sul testo Nicita - Basso - Lorenzin che riguarda invece la gestione dell'algoritmo, ossia su come intervenire sugli algoritmi delle piattaforme per non provocare dipendenze. Credo che in Italia sia giunto il momento di fare una legge che ci permetta di proteggere l'infanzia e l'adolescenza e, soprattutto, di rendere edotti i genitori" sui rischi. "Ci sono tanti aspetti su cui oggi le famiglie non sono ben informate e che mettono a rischio la salute dei loro bambini e, poi, degli adolescenti”.

(Adnkronos) - "Questa XII edizione" di MonitoRare "mette in luce il lavoro svolto dal Sistema in questi anni: abbiamo maggiore precisione sul numero di persone con malattia rara; un maggior accesso ai farmaci, il 95% approvati da Ema (Agenzia europea per i medicinali) e 1300 bambini ogni anno" accedono "agli screening neonatali estesi. C’è ancora qualche difficoltà nella transizione dei percorsi delle persone con malattia rara dall'età pediatrica all'età adulta e dall'età adulta all'età geriatrica, ma complessivamente il Sistema regge”. Così Annalisa Scopinaro, presidente di Uniamo - Federazione italiana malattie rare, intervenendo alla Convention promossa dalla stessa Federazione per la presentazione del XII Rapporto MonitoRare sulla condizione delle persone con malattia rara in Italia, che da oltre un decennio fotografa la situazione di queste persone, nel nostro Paese, incrociando i dati di Istituzioni, Regioni e mondo scientifico.
“Dodici anni fa abbiamo approvato il primo Piano nazionale malattie rare - ricostruisce Scopinaro - però non era previsto un monitoraggio. L'allora presidente, in modo lungimirante, ha deciso che dovevamo farlo noi come rappresentanza dei pazienti e abbiamo cercato i dati per poter rendicontare quello stesso Piano, anno dopo anno. E’ stato fondamentale perché ha rappresentato una spinta sul Sistema”, conclude.

(Adnkronos) - Matteo Berrettini torna in campo a Wimbledon 2026. Oggi, giovedì 2 luglio, il tennista azzurro affronta il francese Arthur Fils - in diretta tv e streaming - nel secondo turno dello Slam di Londra, di cui Jannik Sinner è campione in carica dopo aver battuto Carlos Alcaraz, assente per infortunio, nella finale dello scorso anno.
Dove vedere il match? Berrettini-Fils sarà visibile in diretta televisiva e in esclusiva sui canali SkySport. Il match si potrà seguire anche in streaming sull'app SkyGo e su NOW.
I due tennisti si sono sfidati in un solo precedente, vinto dal francese nell'Atp di Tokyo del 2024, con l'azzurro costretto a ritirarsi dopo il primo set.

(Adnkronos) - “Noi pazienti abbiamo diverse difficoltà già a partire dalla diagnosi, che spesso arriva in modo tardivo, ma anche durante tutto il percorso di cura, perché sono diversi gli attori a cui bisogna rivolgersi ed è difficile riuscire a trovarli. Nel tumore ovarico cominciano ad esserci ora nuove terapie e una delle problematiche è proprio potervi accedere”. Lo ha detto Ilaria Bellet, presidente di Acto Italia (Alleanza contro il tumore ovarico Ets), oggi a Roma, in occasione dell’incontro 'Tumore ovarico: le nuove frontiere dell’innovazione terapeutica.
“Sicuramente è un percorso molto difficile - spiega Bellet - e uno degli elementi su cui Acto Italia " e le altre associazioni "stanno cercando di lavorare, è definire, con le reti oncologiche, centri di riferimento per la gestione e la cura" dedicati. È molto importante avere un accesso tempestivo alle terapie perché il tempo, nel tumore ovarico, sia a livello chirurgico, sia di terapie è fondamentale - rimarca - In questo momento" ci sono diverse cure "disponibili, che sono state approvate, ma è necessario poter accedere a dei test specifici per poterle avere”.
(Adnkronos) - È di 4 morti e 11 feriti il bilancio provvisorio dell'esplosione che ha colpito il quartiere di al-Hijaz a Damasco. Lo ha riferito l'agenzia di stampa ufficiale Sana. Secondo l'agenzia di stampa Afp, l'esplosione è avvenuta in un caffè nel centro della capitale siriana, nei pressi del Palazzo di Giustizia. Le cause sono ancora ignote.
Numerose ambulanze hanno raggiunto l'area a sirene spiegate mentre tra i presenti si sono diffuse scene di panico. Le forze di sicurezza siriane hanno isolato la zona, istituendo un cordone di sicurezza attorno al luogo dell'esplosione.

(Adnkronos) - ''Mille giorni, a volte sembra un'eternità e a volte, come se fosse successo solo ieri''. Inizia così il racconto all'Adnkronos di Thomas Hand, cittadino israeliano di origini irlandesi che mille giorni fa, il 7 ottobre del 2023, si è salvato nascondendosi nel rifugio antiaereo nel Kibbutz Be'eri, dove viveva con la figlia Emily di 8 anni. ''Mi sono nascosto nel rifugio antiaereo sapendo che la porta non si poteva chiudere a chiave'', solo e ''preoccupato per la sicurezza di Emily, dei miei amici e della mia ex moglie, che hanno ucciso. Colpita allo stomaco e al collo''. Anche lui ha rischiato la vita. ''Mi hanno sparato quando ho messo la testa fuori dalla finestra del rifugio antiaereo dove mi sono nascosto, quindi sapevo di non poter uscire di casa per cercare di salvare qualcuno'' e ''quella è stata la cosa più difficile da sopportare e lo è ancora'', racconta Hand.
Il 66enne racconta che ''sapevo di dover rimanere in vita per Emily e per i miei due figli più grandi. Se fossi stato imprudente o 'coraggioso' e fossi stato colpito a morte, ora tutti i miei figli sarebbero orfani''. Emily è la figlia di Thomas Hand che il 7 ottobre è stata rapita dai miliziani di Hamas entrati nel Kibbutz Be'eri, mentre era a casa di un'amica dopo un pigiama party. Scioccanti sono state le dichiarazioni rilasciate dall'uomo quando, in una intervista alla Cnn, disse, con un sorriso, di essere ''sollevato'' dalla notizia ricevuta dalle Idf che la figlia risultava morta. ''La migliore delle opzioni possibile'', disse allora Hand pensando alle violenze e alle torture che la bambina avrebbe potuto subire.
Il 7 ottobre ''ovviamente è stato il giorno più terrificante della mia vita, o almeno così credevo, finché non ho scoperto che Emily non era morta, ma rapita da Hamas. E' stato allora che è iniziato il vero terrore, non sapendo cosa stesse passando e se sarebbe mai tornata viva o morta'', racconta Hand all'Adnkronos, mille giorni dopo. Dopo circa un mese dalla prima valutazione, l'esercito israeliano informò Hand che la figlia era probabilmente viva e tenuta in ostaggio. Emily ha trascorso 50 giorni in cattività prima di essere liberata durante uno scambio di ostaggi a fine novembre. Al suo ritorno, Hand ha raccontato lo shock di ritrovare la figlia traumatizzata e costretta a sussurrare per non fare rumore, con la quale ha dovuto ricostruire un rapporto da solo. La madre di Emily è infatti morta per un tumore quando la bambina aveva due anni e mezzo, l'ex moglie di Hand con la quale la bambina è cresciuta è stata uccisa il 7 ottobre.
''Ora Emily sta benissimo, quasi al 100%. Ha ancora qualche problema di sicurezza di notte quando va a letto o quando è sola in casa, ma a parte questo è una bambina molto felice che vive la sua vita serenamente'', spiega Hand della figlia, che oggi a 11 anni. Ma il ricordo di quel 7 ottobre fatica a svanire. E' stato un giorno ''orrendo, molto spaventoso e traumatico'', di cui ricorda nettamente ancora ''gli spari e i rumori della guerra che si avvicinavano sempre di più. Tutto è iniziato alle 6.30 del mattino e siamo stati salvati da un piccolo gruppo di soldati estremamente coraggiosi solo verso le 23 di quella sera''. (Di Melissa Bertolotti)

(Adnkronos) - "Noi sappiamo che la situazione non è delle migliori, vogliamo rimanere ottimisti, ma come forza politica che ha una cultura di governo dobbiamo guardare la realtà, le sofferenze e capire come affrontarle. Noi pensiamo che ci sia un problema di crescita, nonostante il Pnrr siamo fanalino di coda in Europa, senza saremmo in rescessione, eppure con quegli investimenti non siamo riusciti ad andare a toccare alcuni nodi strutturali che tengono a freno la produttività di questo Paese". Lo dice la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, intervenendo dal palco di Federmanager. "Cerchiamo di capire come ridare respiro e crescita a questo Paese - aggiunge - perché la stabilità dei conti è importante, ma non basta se non porta con sé la crescita e non è sostenibile".
"Oggi a Federmanager sono venuta a presentare la strategia per la crescita del Partito Democratico, a cui abbiamo lavorato tanto in questi anni, nell'ascolto delle imprese, dei sindacati, di lavoratrici e lavoratori". Diverse le priorità indicate dalla leader del Pd: "La prima è il costo dell'energia che va ridotto e per farlo bisogna scollegarlo dal prezzo del gas. Noi abbiamo il costo dell'energia più alto d'Europa, non lo dobbiamo accettare. Si può cambiare. Si fa ad esempio attraverso un'accelerazione e una semplificazione degli investimenti nelle rinnovabili. Noi proponiamo un'unità di missione che si occupi con governo e regioni di dimezzare i tempi per le autorizzazioni, perché in Spagna sono due o tre anni, in Italia sono 6-7 anni. Dall'altra parte abbiamo proposto anche di cambiare il ruolo dell'acquirente unico per fare quelli che si chiamano Power Purchase Agreement".
"Sono dei contratti - spiega - su grandi volumi da incentivare in modo che si possano mettere insieme i produttori di rinnovabili e le piccole e medie imprese italiane per fornire loro dell'energia a prezzi stabili e competitivi, perché se paghi una bolletta che è tre volte quella di una tua competitor in Spagna, in Germania, è chiaro che perdi competitività".
"Aumentare i salari. Noi abbiamo tra i salari più bassi d'Europa, calati di 9 punti negli ultimi quattro anni e questo si ripete sulla condizioni materiali delle famiglie italiane che hanno meno potere d'acquisto, che quando vanno a fare la spesa con lo stesso stipendio di prima, non riescono più a fare la spesa di prima. Questo incide sui consumi e quindi incide sulla crescita, quindi la qualità del lavoro, il rafforzamento della contrattazione collettiva la riduzione della precarietà, come hanno fatto in Spagna, sono tutte strade che vogliamo perseguire con le nostre proposte concrete".
"Continuo a chiedere al governo di fare con noi una battaglia nell'interesse europeo e nazionale, che è quella per proseguire gli investimenti comuni europei dopo il Pnrr, dopo il Nextgeneration.eu. Oggi ce n'è più bisogno di quando sono stati stanziati in mezzo alla pandemia, perché l'Europa è circondata da aggressività commerciale e militare e o va avanti con più integrazione, più investimenti comuni o rischia di rimanere schiacciata al margine. Quindi per un grande piano industriale, sociale europeo serve andare avanti con gli investimenti comuni", dice Elly Schlein.
"In Italia - sottolinea - quando c'è uno schema di incentivi che funziona, come funzionava industria 4.0, più che avere la foga di cambiarlo, quando cambia un governo si vada a vedere che cosa funziona e si lavori nell'ascolto delle realtà manageriali imprenditoriali per capire quali strumenti possano rafforzare gli investimenti. Noi abbiamo tanto risparmio degli italiani che non riesce ancora ad essere canalizzato verso il sostegno all'economia reale italiana. Tanti fondi pensione, ad esempio, investono negli asset liquidi internazionali, nei titoli di Stato esteri. Dobbiamo costruire con loro degli strumenti mirati e incentivati perché quel risparmio sostenga concretamente l'innovazione delle piccole e medie imprese italiane".
"Viviamo un tempo segnato da trasformazioni profonde e con tanta incertezza, nemica di crescita e investimenti. C'è qualcosa che non abbiamo dovuto affrontare? Dalla crisi economica alla crisi pandemica, energetica, le guerre e anche climatica. Penso che non ci salviamo da soli, oggi l'Europa è sotto attacco e ci salviamo solo con un salto in avanti nell'integrazione europea. Lo dice anche Mattarella: che c'è la necessità di un salto in avanti nell'integrazione". "Serve una difesa comune europea. Per un salto in avanti nell'integrazione europea serve innanzitutto superare l'unanimità: o cambiando i trattati o partendo con le cooperazioni rafforzate con chi ci sta. E non bisogna fare l'errore di abbandonare la strada degli investimenti comuni".

(Adnkronos) - "Il tumore dell'ovaio è una patologia che in Italia colpisce circa 5.200 donne ogni anno e, purtroppo, la metà di loro ci lascia entro 5 anni dalla diagnosi. Il problema di questa elevata mortalità è legato all'assenza di screening efficaci e al fatto che il tumore ha dei sintomi aspecifici - come dolori addominali, difficoltà digestive, qualche volta perdite ematiche o difficoltà a urinare - che spesso vengono scambiati per altre patologie intestinali, come gastriti o diverticoliti. Ciò porta a un ritardo nella diagnosi. Infatti, quando arriviamo a diagnosticare la malattia, nell'80% dei casi il tumore è già in forma metastatica e questo impatta sulle nostre possibilità di guarigione". Così Domenica Lorusso, responsabile Centro di Ginecologia oncologica Humanitas San Pio X Milano e professore di Ostetricia e Ginecologia di Humanitas University, intervenendo oggi a Roma all'incontro 'Tumore ovarico: le nuove frontiere dell'innovazione terapeutica'.
"Le linee guida Aiom-Associazione italiana di oncologia, che abbiamo recentemente licenziato nell'ultima edizione - spiega Lorusso - sono uno strumento utile per tutti i nostri colleghi. Sono state create con un rigore metodologico importante: da qualche anno, infatti, in Italia hanno una valenza medico legale e oggi passano anche al vaglio dell'Istituto superiore di sanità. Nelle linee guida Aiom vengono riportate tutte le raccomandazioni per i farmaci già a disposizione in pratica clinica, con i livelli di evidenza che vengono da un'analisi rigorosa della letteratura medica", conclude.

(Adnkronos) - "Per far fare al Paese un ulteriore salto competitivo, è necessario promuovere un salto organizzativo delle sue piccole e medie imprese. Il Paese cresce quando le piccole imprese diventano medie e quando le medie diventano grandi. Questa è una delle principali sfide dei nostri tempi: far crescere le imprese, renderle più innovative, solide, sicure, sostenibili e capaci di affrontare le incognite e le incertezze del nostro tempo. Per questo il Manifesto Federmanager 2026 propone un grande Piano nazionale per la managerializzazione di 20 mila pmi industriali italiane, finalizzato a raddoppiare le imprese già oggi managerializzate e che rappresentano la quasi totalità della capacità di esportazione del Paese, del Made in Italy conosciuto nel mondo. Perché la managerialità porta successo commerciale, produttivo, tecnologico". A dirlo oggi Valter Quercioli, presidente Federmanager, in occasione del Forum nazionale della Federazione.
"Una managerializzazione - spiega - che passa da strumenti concreti: i contratti collettivi di lavoro del management, il temporary management, i manager di rete, i percorsi di mentoring finalizzati al passaggio generazionale, i programmi di formazione continua e sviluppo delle competenze manageriali tradizionali ed emergenti, e gli incentivi selettivi legati a obiettivi di crescita e internazionalizzazione misurabili. Tra le competenze emergenti da sviluppare rientrano, necessariamente, anche quelle interculturali, divenute decisive per accompagnare l'internazionalizzazione delle pmi e rafforzare la cooperazione industriale in contesti multiculturali, ad esempio con i Paesi africani nell'ambito del Piano Mattei".
"E' una sfida - assicura -che riguarda tutti. E' una sfida che riguarda il Governo, le forze politiche, il mondo delle imprese, il sindacato, il sistema educativo e l’Europa. Nessuna prospettiva di questa portata può essere realizzata da un solo attore. Servono istituzioni, imprese, organizzazioni di rappresentanza e corpi intermedi capaci di dialogare stabilmente. Per questo proponiamo un tavolo di confronto e monitoraggio sulla managerialità nelle pmi italiane. E' un progetto concreto, verificabile nei risultati e misurabile negli impatti".
Per il presidente di Federmanager, "non basta introdurre tecnologia nelle imprese o acquistare macchinari e software avanzati. Serve la capacità di governarli. Servono organizzazione, competenze, leadership e visione. Serve managerialità. Non basta parlare di Transizione 5.0, di coniugare digitalizzazione e sostenibilità. Serve integrarle in quella cultura manageriale che trasforma gli investimenti in produttività duratura".
"E voglio essere - sottolinea - molto chiaro su un punto: non stiamo chiedendo bonus a pioggia per i manager o per le imprese che assumono manager. Chiediamo invece investimenti selettivi e misurabili per aumentare la qualità organizzativa del sistema produttivo italiano. Noi non crediamo a una competitività costruita comprimendo il lavoro, impoverendo il capitale umano o scaricando i costi sociali sulle persone e sull’ambiente". "Crediamo invece - rimarca - in una competitività fondata su qualità, innovazione, competenze, organizzazione e responsabilità. Siamo convinti che la managerialità nelle pmiI debba diventare a tutti gli effetti una leva di politica industriale nazionale".
"La nostra tesi centrale, che portiamo all’attenzione delle istituzioni e delle forze politiche, è questa: la competitività italiana non dipende soltanto dalla tecnologia, dalla finanza o dagli incentivi. Sempre più dipenderà dalla qualità delle organizzazioni e delle leadership chiamate a governare la complessità del nostro tempo. Ci si sta accorgendo, finalmente, che nell’industria il vero gap competitivo dell'Italia è riconducibile a un marcato divario di qualità organizzativa e manageriale. Le imprese - sostiene - non si trasformano da sole. Si trasformano quando sono ben governate. Si trasformano quando si dotano delle competenze manageriali necessarie. E questo è il contributo che il management industriale italiano offre al Paese".
"L’Europa - spiega - sta cercando faticosamente un nuovo ruolo nel mondo. Per questo sosteniamo l'ambizione del Rapporto Draghi di un'Europa che torni a investire in industria, innovazione e autonomia strategica, non intenta soltanto a regolamentare. Noi desideriamo un’Europa che si veda non solo come grande mercato ma anzitutto come una comunità industriale e sociale. La sfida italiana si gioca, da protagonista, dentro quella europea: seconda manifattura per dimensione dopo la Germania, terzo Paese al mondo per surplus commerciale e quarto esportatore mondiale. Un Paese che continua ad avere, nonostante tutte le Cassandre nostrane, straordinarie capacità industriali, tecnologiche e creative. Non siamo assolutamente una nazione destinata al declino. Tutt’altro, siamo una grande potenza industriale. Ma talvolta diamo l’impressione di avere meno fiducia in noi stessi di quanta ne abbiano i mercati internazionali nei confronti dei nostri prodotti, delle nostre tecnologie, delle nostre competenze, della qualità del nostro lavoro".
"Due settimane fa - ricorda - abbiamo tenuto il nostro Consiglio nazionale presso Acciaierie d’Italia, a Taranto. Una scelta non casuale. Perché pochi luoghi raccontano meglio di quel sito industriale le sfide, le contraddizioni e le potenzialità dell’industria italiana, la sua resilienza alle avversità. Taranto ci ricorda che non esiste una scelta tra industria, lavoro, salute e ambiente: la vera sfida è tenere insieme questi obiettivi con competenza, investimenti, innovazione e buona governance. E' questa la strada che dobbiamo percorrere come Paese. Ma in Puglia abbiamo visto e toccato con mano anche un’altra Italia industriale: l’Italia delle pmi. Abbiamo incontrato e visitato realtà imprenditoriali come Cog heat exchange solutions e Quarta Caffè di Lecce e PDT Cosmetici di Putignano: imprese che rappresentano filiere diverse ma tutte accomunate dalla stessa ambizione di crescita, capacità d’innovazione, focus sulla sostenibilità ambientale e sociale e apertura ai mercati internazionali; tutte accomunate dalla stessa voglia di eccellere e primeggiare".
"Queste aziende - fa notare il presidente - ci dimostrano come il talento imprenditoriale italiano sia vivo e diffuso e che potrebbero accelerare ulteriormente il proprio percorso di sviluppo grazie a un maggiore apporto di competenze manageriali, compiendo quel salto dimensionale e organizzativo necessario a competere su scala globale. E' anche da esperienze come queste che nasce la nostra proposta di un grande Piano nazionale per la managerializzazione delle pmi. Il problema dell'Italia, quindi, non è la mancanza di potenziale. E' la sua incapacità di liberarlo pienamente. E' la sua scarsa fiducia in sé stessa. Ed è anche per questo che da troppo tempo il Paese cresce troppo poco. Con una produttività debole. Con imprese sotto-dimensionate. Con difficoltà nel trasformare l’innovazione in competitività delle piccole e medie imprese. Ed è qui che si colloca il cuore del messaggio che il nostro Manifesto intende lanciare: la managerialità è un’infrastruttura strategica".
"In questo XXI secolo - dice - la competitività di un Paese dipenderà sempre meno dalla disponibilità di fattori produttivi tangibili e sempre di più dalla qualità delle persone chiamate a organizzarli, coordinarli e guidarli. Per questo la managerialità è una risorsa preziosa, che va tutelata, valorizzata, accompagnata lungo tutto l’arco della vita professionale. Se per decenni abbiamo considerato strategiche le infrastrutture materiali - energia, trasporti, telecomunicazioni - è adesso giunto il tempo di riconoscere che anche il management, quella speciale forma di capitale umano capace di interpretare la complessità e di guidare il cambiamento, è una vera infrastruttura nazionale intangibile".
"La coesione sociale nasce dalla percezione di equità. Nessuna società può restare unita se lavoro, merito, responsabilità e contributo al bene comune non vengono riconosciuti e valorizzati. Senza equità fiscale e coesione sociale non esiste crescita duratura. Senza industria non esiste uno Stato sociale sostenibile. Questo è un punto centrale. Difendere l’industria oggi significa difendere la capacità futura del Paese di sostenere sanità, scuola, pensioni, ricerca e qualità della vita. Significa difendere i diritti di cittadinanza e la tenuta democratica e sociale dell’Italia. Ecco perché il Manifesto che oggi consegniamo non è un documento corporativo, ma un documento per un’Italia più consapevole dei propri punti di forza e delle proprie possibilità di miglioramento", dice il presidente Federmanager.
"Un documento - afferma - che è una proposta di politica industriale e sociale per il Paese. Una proposta che prova a tenere insieme crescita economica e centralità della persona. Innovazione e dignità del lavoro. In tre parole: competitività responsabile, solidarietà e fiducia sociale. Se questa è la diagnosi, ecco allora le nostre proposte al Governo, con una necessaria precisazione: noi non chiediamo bonus a pioggia per la nostra categoria, ma tre riforme strutturali per sbloccare l'economia della Nazione. Primo: strumenti di incentivazione e una fiscalità d’impresa premiale e selettiva per le pmi, finalizzati alla crescita dimensionale e alla managerializzazione, accompagnati da una politica industriale 'contemporanea' volta a tutelare e rilanciare gli asset produttivi strategici del Paese. Lo Stato deve essere l’alleato fiscale di chi decide di smettere di essere piccolo e vuole competere su scala nazionale e internazionale, ma deve anche saper difendere e valorizzare quelle grandi realtà industriali che sviluppano e custodiscono competenze, tecnologie e capacità produttive indispensabili per l’autonomia strategica e la sovranità industriale del Paese".
"Secondo - precisa - inserire managerialità nel Piano Mattei, perché se la geopolitica si fa con i trattati, l’economia reale si fa sul campo con i giocatori giusti. Lo Stato deve co-finanziare tramite voucher dei manager professionisti capaci di affiancare le nostre piccole e medie imprese e i nostri distretti industriali per guidarli nei complessi mercati africani. Terzo: una fiscalità competitiva per i giovani altamente qualificati per frenarne la fuga verso l’estero. Riteniamo necessaria l’introduzione di un regime fiscale ad hoc per questi giovani, e in particolare per i manager under 40. Se crei valore in Italia, devi poter correre al passo con i parametri europei".
"Su queste tre proposte concrete - insiste il presidente - vogliamo collaborare con le istituzioni, passando dalla politica dei sussidi a quella delle competenze. Questo è il momento di osare. Con questo Manifesto e con queste proposte Federmanager si proietta oltre l’attenzione per sé o per le sue iscritte e i suoi iscritti: la managerialità non è un tema di categoria, è un tema di futuro nazionale. Per questo Federmanager chiede al Paese di investire sulla qualità della propria leadership industriale, delle proprie organizzazioni e della propria capacità produttiva. Chiede al Paese di tornare ad apprezzare ed essere orgogliosi delle proprie fabbriche, laboratori, officine, impianti, centri di ricerca, uffici direzionali e distretti industriali, tutti luoghi di cui conosciamo molto bene le luci accese già alle sei del mattino, quando il Paese si sta cominciando a svegliare; così come conosciamo molto bene quelle decisioni difficili da prendere nei consigli di amministrazione quando bisogna salvare occupazione, investire, innovare, restare sul mercato".
"Dietro ogni realtà industriale - osserva - non ci sono soltanto macchine, tecnologie e capitali. Ci sono persone. Troppo spesso questo Paese dimentica quanto valore, quanta competenza e quanta dedizione esistano dentro questi luoghi. Per troppo temo abbiamo raccontato l'industria soprattutto attraverso le sue difficoltà. Dobbiamo invece tornare a raccontarla per ciò che è: una grande infrastruttura sociale oltre che economica, il luogo in cui ogni giorno si generano valore, innovazione, competenze, occupazione qualificata e opportunità per milioni di persone e famiglie. Dobbiamo tornare a valorizzare lavoratrici, lavoratori, imprenditori e manager, persone che il mondo ci invidia per competenza, creatività e capacità di trovare soluzioni concrete".
"Chiedo al Paese - chiarisce - un pensiero di grande riconoscenza per tanti nostri dirigenti e quadri senior i quali, dopo avere dedicato una vita al lavoro, alla crescita delle imprese e alla costruzione della ricchezza del Paese, hanno sopportato sacrifici importanti, anche molto pesanti, e talvolta decisioni che hanno inciso profondamente sulle loro condizioni economiche, affrontandole senza mai venir meno al proprio senso delle istituzioni. Anche questo è un esempio di responsabilità civile che merita riconoscenza e rispetto da parte del Paese tutto. Ma, ancor più importante, i nostri senior rappresentano un patrimonio vivente di esperienza e possono ancora offrire un contributo prezioso alla società, ai giovani, alle piccole imprese. Dobbiamo valorizzarli di più, attraverso nuove iniziative sociali ed economiche. E' una sfida sulla quale chiediamo a istituzioni, imprese e parti sociali un impegno condiviso. E' questo il tempo giusto. Il futuro non si eredita, si costruisce. Si costruisce con la qualità delle persone, delle organizzazioni e delle istituzioni. Si costruisce con l'industria, con il lavoro e con la responsabilità. Per questo continuiamo a scommettere sulla managerialità. Per questo continuiamo a credere nell'industria italiana. Per questo continuiamo a credere nell'Italia".
"L'Intelligenza artificiale aumenterà enormemente capacità di analisi, velocità decisionale, automazione dei processi aziendali ed efficienza organizzativa. Ma visione industriale, responsabilità, giudizio ed etica resteranno, e dovranno restare, profondamente umane. Ce lo ricorda anche Papa Leone XIV nella sua prima enciclica, Magnifica humanitas, dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale. La sfida non è, dunque, costruire manager di silicio, meri agenti IA capaci di semplici compiti ripetitivi". "La sfida - avverte - è costruire una managerialità capace di governare queste tecnologie sempre più potenti proprio perché i contesti in cui vengono impiegate sono sempre più complessi, ambigui e controversi. Ed è qui il punto: la tecnologia, da sola, non genera competitività. La genera quando incontra organizzazioni capaci di governarla. Per anni abbiamo discusso quasi esclusivamente di costo del lavoro, incentivi e finanza. Troppo poco della qualità delle organizzazioni. Eppure è proprio lì che nasce una parte decisiva della produttività: dalla governance, dalla capacità di innovare, dalla gestione inclusiva e multiculturale del personale, dalla cultura industriale". "E nasce - rimarca - in luoghi di lavoro salubri e sicuri. Forse soprattutto lì. Salute e sicurezza sono condizioni imprescindibili e premesse necessarie del lavoro, in ogni sua forma e declinazione".
"C'è un legame profondo tra il futuro dell'industria italiana e il futuro dei nostri giovani. Un sistema produttivo moderno, innovativo e ben governato non è soltanto più competitivo: è anche più attrattivo per i talenti. Anche per questo il compito di un manager non è soltanto governare il presente, ma preparare chi guiderà le organizzazioni di domani. Nessuno di noi vuole consegnare ai propri figli un Paese più fragile, impaurito e sfiduciato di quello che ha ricevuto. Nessuno di noi vuole spiegare ai propri nipoti perché non siamo stati capaci di governare il cambiamento quando ne avevamo la possibilità", dice Quercioli.
"Fiducia ai govani - afferma - nella possibilità di trovare, nel nostro Paese, luoghi inclusivi e rispettosi in cui crescere professionalmente e umanamente, assumersi responsabilità e contribuire al cambiamento. Fiducia alle imprese nell’investire. Fiducia alle lavoratrici e ai lavoratori nel vedere riconosciuti merito, competenze e responsabilità. Questa preziosa opera di costruzione della fiducia è il compito principale che abbiamo assegnato al nostro Gruppo Giovani e al nostro Gruppo Donne – Minerva, con risultati molto soddisfacenti". "Per questo - sottolinea - sappiamo che non è un’utopia confidare in un’Italia capace di cambiare passo. Un’Italia equa in cui, finalmente, il merito prevalga sulle logiche dell’appartenenza e della convenienza".

(Adnkronos) - "Non era mai accaduto nella storia della nostra Repubblica che un organo di garanzia fosse tenuto in ostaggio di chi governa. E io con esso". Così la presidente della commissione di Vigilanza Rai Barbara Floridia annunciando le sue dimissioni. Oltre a lei, hanno rassegnato le dimissioni tutti i componenti delle opposizioni. I membri della bicamerale di M5s, Pd, Iv e Avs hanno scelto di fare un passo indietro dopo il lungo periodo di stallo in cui non si è riusciti a trovare un accordo sulla nomina del presidente Rai.
"Oggi ho consegnato ai presidenti del Senato e della Camera - scrive la senatrice del Movimento 5 Stelle - le mie dimissioni da presidente della commissione parlamentare di Vigilanza Rai". "È una decisione sofferta ma necessaria e inevitabile. Ho dovuto prendere atto che restare e denunciare non è servito. Non mi resta che dare un segnale forte dinanzi all'arroganza e all'uso spregiudicato che questa maggioranza fa delle istituzioni e delle commissioni parlamentari. Sento vivo dentro di me l'onore e la disciplina che si devono al ruolo che rappresento, per queste ragioni non posso restare a guardare impotente - prosegue - Finché ho potuto ho cercato in tutti i modi di permettere alla commissione di funzionare, ho cercato il dialogo, ho resistito alle provocazioni, agli ostacoli. Ho lottato con tutte le mie forze per consentire a un organo di garanzia del Parlamento di svolgere le proprie funzioni. Ho tentato in ogni modo di difendere il diritto dei cittadini ad avere una commissione che si occupasse davvero del servizio pubblico. Ho denunciato anche pubblicamente con molto ardore".
"Ma è ormai evidente che a questa maggioranza mancano alcuni presupposti molto importanti: il rispetto delle prerogative della minoranza, il rispetto delle istituzioni più in generale e delle regole che disciplinano il funzionamento degli organi parlamentari. Il boicottaggio sistematico della commissione di Vigilanza da parte della maggioranza e la situazione in cui sta precipitando il servizio pubblico non mi consente di andare oltre. Da quasi due anni le forze che sostengono il governo impediscono deliberatamente il normale svolgimento dei lavori ordinari della commissione perché le opposizioni non si sono piegate a votare la loro candidata alla presidenza della Rai. Il blocco dunque non è reiterato ed esteso per ragioni istituzionali. Non per divergenze sul merito delle questioni. Ma solo per ricatto", scrive ancora Floridia.
"Non era mai accaduto nella storia della nostra Repubblica che un organo di garanzia fosse tenuto in ostaggio di chi governa. E io con esso. Non ha più alcun senso presiedere una Commissione ormai svuotata delle proprie funzioni, tenuta artificialmente in vita dalla maggioranza solo per fornire una foglia di fico a decisioni che vengono prese altrove, dal Governo, sulle spalle di milioni di cittadini che ogni anno pagano il canone. Mentre incombe un'infrazione per il mancato adeguamento a un regolamento europeo vincolante per l'Italia - chiamato Media Freedom Act - che vige da ormai un anno senza che questa maggioranza senta il dovere e la responsabilità di attuarlo", sottolinea.
"Nel frattempo assistiamo a uno degli spettacoli più desolanti nella storia recente del servizio pubblico senza poter dare seguito a richieste di audizioni, di chiarimenti. Nulla. Una gestione del servizio pubblico che palesemente e senza un minimo di pudore ha premiato quasi esclusivamente l'appartenenza politica, mortificando il merito, la qualità, l'indipendenza e perfino la sostenibilità economica delle scelte editoriali. Chi ha potuto se n'è andato. Compresi i telespettatori. Ad altri è stata mostrata brutalmente l'uscita", attacca ancora Floridia.
"La cosa che più mi ha colpito è stata vedere professioniste e professionisti che da anni tengono in piedi la missione del servizio pubblico con competenza, dignità e schiena dritta essere messi ai margini, isolati, umiliati, sottoposti a pressioni continue e inaccettabili - prosegue Floridia -. Mentre a qualcuno venivano stesi tappeti rossi e garantiti ponti d'oro per programmi che si sono trasformati, puntualmente, in clamorosi fallimenti. Scelte che nei prossimi palinsesti sono clamorosamente confermate. Perché oggi? Perché la misura è colma. Perché manca un anno alle elezioni e servirebbe una commissione attiva e vigile sul servizio pubblico, perché manca persino il pudore di nascondere ciò che sta accadendo". "Io non sono disposta a trascorrere l'ultimo anno di questa legislatura assistendo impotente alle richieste di audizioni da parte delle opposizioni sistematicamente bocciate dalla maggioranza per impedire di fare domande, di pretendere risposte, di chiedere conto a chi sta gestendo la Rai".
"Non considerate queste dimissioni una resa. Non lo sono. Io le considero un atto di libertà e di denuncia. Di libertà, perché le considero il monito per difendere un diritto importante: quello dei cittadini di essere liberamente informati e non manipolati. Di denuncia, perché considero ciò che è accaduto alla Commissione di Vigilanza un pericoloso precedente che non possiamo sottovalutare. Una ferita istituzionale che colpisce la democrazia e le istituzioni, ma che avremo il dovere e la responsabilità di rimarginare", conclude l'ormai ex presidente della commissione di Vigilanza Rai.
I componenti delle opposizioni della commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai, Stefano Graziano (del Pd), Dario Carotenuto (del M5s), Angelo Bonelli e Peppe De Cristofaro (di Avs), Maria Elena Boschi (di Iv), assieme a Ouidad Bakkali, Antonio Nicita, Vinicio Peluffo, Nico Stumpo, Francesco Verducci (del Partito democratico), Gaetano Amato, Dolores Bevilacqua, Anna Laura Orrico (del Movimento 5 stelle), e Anna Maria Furlan e Dafne Musolino (di Italia viva), nella lettera ai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, in cui rassegnano le dimissione dalla commissione spiegano che "la decisione, molto sofferta in ragione del rispetto della cultura parlamentare che ci anima, è stata assunta come extrema ratio di fronte al punto di non ritorno in cui si trova oggi la Commissione parlamentare".
"La perdurante paralisi delle attività dovuta a ragioni tutte interne alle forze politico parlamentari della maggioranza - aggiungono - ha di fatto svilito il ruolo della commissione e inferto un ulteriore durissimo colpo all’azienda Rai. Paralisi dovuta a un atto di arroganza della stessa maggioranza con l’indicazione di un presidente a dispetto del quadro normativo e di ogni forma di buonsenso. Una forzatura che ha innescato il 'sequestro politico' della commissione impendendone il normale funzionamento".
"Le motivazioni che ci hanno spinto a questo atto di rottura sono gravi e strutturali. Registriamo da anni un costante calo degli ascolti e una oggettiva perdita di credibilità della Rai. In quattro anni l’azienda ha smarrito la sua centralità culturale e informativa nel paese, il pubblico si è allontanato da un’offerta appiattita e autoreferenziale, come appunto testimoniato dagli ascolti delle reti ammiraglie, a partire dai Tg. È questo il dato più evidente del fallimento di un progetto editoriale mai decollato - spiegano ancora gli ormai ex componenti della commissione -. Abbiamo assistito alla mortificazione del personale e del merito. Si è imposto un sistema fondato sulla fedeltà e sulla appartenenza ideologica, ostentata come motivo di orgoglio trasformandola in “metodo” di governance aziendale. Le scelte professionali, editoriali e di palinsesto sono state compiute a discapito del merito, delle competenze e della storia professionale di uomini e donne della Rai. Si sono cancellati programmi di richiamo per il pubblico senza addurre spiegazioni e si è presa di mira una rete Rai esclusivamente per ragioni ideologiche".
"La Rai ha, purtroppo, progressivamente rinunciato al suo compito istituzionale di far crescere culturalmente il Paese, il giornalismo di inchiesta è stato marginalizzato, i programmi di approfondimento svuotati, gli spazi di confronto plurale ridotti", denunciano ancora i componenti dell'opposizione della commissione di Vigilanza Rai.
"Dal punto di vista normativo il quadro si è ulteriormente aggravato con la precisa volontà del governo e delle forze di maggioranza di non adottare il Media Freedom Act a tutela dell’indipendenza e del pluralismo dell’informazione. Un vuoto normativo che ha consentito l’occupazione dell’azienda con una gestione politica e 'proprietaria'. Uno smantellamento sistematico della funzione pubblica della Rai accompagnata dalla volontà di cancellarne, anche simbolicamente, la storia come nella vicenda della vendita degli immobili. Tutti questi elementi sono tasselli di un unico, pericoloso puzzle. Hanno un solo filo conduttore: l’idea di una Rai 'pertinenza' di una maggioranza, e non come bene comune dei cittadini", attaccano.
"In queste condizioni riteniamo non più possibile restare in Commissione in quanto è venuta meno proprio la parola 'vigilanza'. Un organismo svuotato, incapace di esercitare il proprio ruolo di garanzia, è di fatto diventato complice del declino della più grande azienda culturale del Paese. Per questo ci dimettiamo. Lo facciamo affinché possano emergere con forza le cause della crisi Rai e per far sì che questa azienda possa tornare al centro del dibattito pubblico per il suo valore e la sua funzione. Non c’è più spazio per una vigilanza che non è più messa nelle condizioni di poter vigilare a discapito dell’ordinario funzionamento di un organo parlamentare e della stessa qualità della democrazia", concludono dalle opposizioni.

(Adnkronos) - Grande paura per Frankie Dettori. La leggenda italiana del galoppo mondiale è rimasta coinvolta in un grave incidente stradale a Newmarket, nel Regno Unito, mentre viaggiava in auto nel Suffolk. Secondo una prima ricostruzione del Mirror, la sua macchina sarebbe stata colpita nella parte posteriore da un'altra auto, ribaltandosi. Sul luogo dell'incidente sono intervenuti immediatamente i soccorritori, che hanno estratto Dettori dall'abitacolo e lo hanno trasportato in ospedale.
Dettori avrebbe riportato la frattura di diverse costole e di un pollice e resterà ricoverato sotto osservazione per consentire ai medici di monitorare l'evoluzione del quadro clinico ed effettuare ulteriori accertamenti. Domani, invece, è prevista una nuova Tac.
La H Talent Management, agenzia che cura gli interessi di Dettori, ha spiegato l’accaduto in una nota: “Frankie Dettori è rimasto coinvolto in un incidente stradale a Newmarket, nella serata di mercoledì 1 luglio. Un altro veicolo ha urtato la parte posteriore dell’auto che Frankie stava guidando, facendola ribaltare”. Il comunicato spiega poi le condizioni di Dettori: “Frankie è stato portato in ospedale. Gli sono state riscontrate diverse costole rotte e la frattura di un pollice. Le sue ferite sono ancora in fase di valutazione e rimane sotto osservazione per ulteriori esami. Desidera ringraziare i servizi di emergenza intervenuti sul posto, insieme ai medici, agli infermieri e a tutto il team che si sta prendendo cura di lui".
E ancora: "H Talent Management chiede rispettosamente che la privacy di Frankie venga tutelata in questo momento. Non verranno rilasciati ulteriori commenti finché non ci saranno aggiornamenti significativi”.
La Regione mette sul piatto oltre 34 milioni di euro per rilanciare
l'artigianato sardo. Sono in fase di pubblicazione quattro bandi
destinati alle micro, piccole e medie imprese artigiane, con una
dotazione complessiva di 34,15 milioni di euro, che puntano a
sostenere gli investimenti, favorire la nascita di nuove imprese,
incentivare il ricambio generazionale, promuovere l'apprendistato e
accompagnare le aziende nell'ottenimento di certificazioni e marchi
di qualità.
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