(Adnkronos) - Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano, in lacrime davanti alla bara di Ali Khamenei, la Guida Suprema dell'Iran uccisa a febbraio negli attacchi condotti da Israele e Stati Uniti. Ghalibaf piange in maniera 'coreografica', con gesti quasi plateali. Il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, appare perplesso.

(Adnkronos) - Succede di tutto a Wimbledon 2026, nel match del terzo turno tra Novak Djokovic e Arthur Rinderknech oggi, venerdì 3 luglio. La partita, tiratissima, si decide al tie-break del quarto set dopo uno scambio ad alto coefficiente di spettacolarità. E, il bello, è che il punto finale rimarrà con ogni probabilità negli annali del torneo, perché caratterizzato da due 'cadute' in campo. In rapida sequenza.
Cos'è successo sul Centrale? Il francese ha attaccato il punto a rete, per annullare il match point del serbo al servizio sul 6-4, e ha colpito la pallina in estensione, cadendo poi a terra. L'ex numero uno del ranking Atp ha risposto con un'elegante volée di rovescio in corsa, 'franando' poi sull'erba per lo slancio nel conquistare il punto della vittoria.
Un momento che ha riassunto la bellezza di una sfida combattuta punto su punto, soprattutto nel terzo e nel quarto set.
E che ha portato il pubblico del Centrale ad accompagnare con un lungo applauso la fine del match e i due protagonisti.

(Adnkronos) - "Il fentanyl è un farmaco estremamente potente, molto più dell'eroina. Per chi non lo ha mai assunto il rischio di overdose è elevatissimo: anche al primo utilizzo può avere conseguenze letali". E' l'analisi di Massimo Barra, tra i primi medici in Italia a occuparsi professionalmente delle tossicodipendenze. Il fondatore di Villa Maraini a Roma si esprime all'Adnkronos Salute dopo il furto di 80 fiale di fentanyl dalla farmacia dell'ospedale Israelitico di Roma. La vicenda è monitorata dal governo per le potenziali ricadute: le fiale sono sufficienti a produrre decine di migliaia di dosi.
"Negli Stati Uniti - osserva - il fentanyl ha provocato un numero enorme di decessi. È una sostanza che può essere letale anche in quantità molto ridotte e va maneggiata con estrema cautela. Per questo sono convinto che chi ha rubato le fiale sappia bene che cosa ha tra le mani: non credo si tratti di persone inconsapevoli". Secondo Barra, "in Italia non esiste al momento un'emergenza fentanyl" paragonabile a quella americana. "Non c'è un allarme come negli Stati Uniti - sottolinea - ma la riunione convocata oggi a Palazzo Chigi dimostra che la preoccupazione c'è ed è giustificata. Viviamo in un mondo senza frontiere e fenomeni che si sono sviluppati negli Usa potrebbero ripresentarsi anche nel nostro Paese". Quanto al furto delle 80 fiale dalla farmacia dell'Ospedale Israelitico di Roma, Barra ribadisce: "Chi le ha sottratte sa cosa ha rubato. Resta da capire quale sarà la destinazione di queste fiale".
Il fondatore di Villa Maraini precisa infine che nella struttura "non abbiamo registrato casi di abuso di fentanyl". Ricorda però un episodio risalente agli anni passati: "L'unica persona che ho conosciuto con una dipendenza da fentanyl era un anestesista. Non lo assumeva per sostenere i turni di lavoro, ma per gli effetti della sostanza. Era consapevole di come utilizzarla, la aspirava e poi beveva acqua".
Sul tema si pronuncia anche il professor Matteo Bassetti, direttore del reparto malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova. Il Fentanyl "è un oppioide sintetico da 50 a 100 volte più potente dell'eroina. Nato per la terapia del dolore grave (ad esempio oncologico), è diventato una gravissima minaccia per la salute pubblica a causa del suo uso illecito. Provoca un forte stordimento, rilassamento ed euforia. Il suo sovradosaggio causa rapidamente depressione respiratoria, coma e morte. Genera dipendenza fisica e tolleranza in tempi brevissimi. Stiamo parlando di una seria minaccia quando usato non a scopi terapeutici per la salute di tutti; fa bene il Governo a tenere alta l’attenzione su questo gravissimo fenomeno", scrive su X.

(Adnkronos) - Jannik Sinner insoddisfatto a Wimbledon 2026. Oggi, venerdì 3 luglio, il tennista azzurro ha battuto l'americano Jenson Brooksby nel terzo turno dello Slam di Londra, imponendosi in tre set e raggiungendo così gli ottavi di finale, diventando il secondo più giovane di sempre ad arrivare per almeno 20 volte agli ottavi dei tornei del Grande Slam dopo Novak Djokovic. Non tutto però della prestazione offerta ha soddisfatto Sinner, che lo ha fatto presente nell'immediato post partita.
"Sicuramente sono molto felice per la vittoria. Cerco di migliorare ogni giorno e oggi ho visto un piccolo passo avanti. Se voglio andare lontano in questo torneo però devo migliorare, ci sono un paio di cose che dobbiamo gestire meglio", ha detto Sinner al centro del Campo 1, "nel complesso però sono molto felice. Brooksby è un avversario molto tosto. Ci ho giocato contro 5 anni fa. Entrambi stiamo migliorando, siamo diversi".
Sinner ha parlato anche dell' esultanza al momento del terzo match point, quando si è portato il dito all'orecchio invocando l'aiuto del pubblico: "È una cosa molto insolita per me, ma oggi ne avevo bisogno. Ero in vantaggio di un break, servivo per chiudere il match e non ci sono riuscito", ha spiegato Sinner, "poi ho avuto alcuni match point, ma non sono riuscito a convertirli. Quindi ho provato a correre verso il traguardo e il pubblico mi ha aiutato oggi".
Sul suo prossimo avversario, il giapponese Shintaro Mochizuki, che ha battuto a sorpresa Rafa Jodar: "Non abbiamo mai giocato, vedremo. Chiunque arrivi agli ottavi di uno Slam merita di esserci, quindi sarà una partita dura", ha detto Sinner, "so che oggi ha giocato contro un avversario molto tosto. Soprattutto su questa superficie, è molto imprevedibile, se incappi in un giorno leggermente sbagliato, è dura uscirne. Cerco di concentrarmi di più su di me, cercando di essere al meglio che posso tra un paio di giorni".

(Adnkronos) - I primi due squilli a Wimbledon convincono papà. “Flavio è arrivato un po’ stanco, a causa dei vari impegni dopo Parigi, da giovedì siamo tornati però ad allenarci e a riposare in modo corretto. Ho visto buoni segnali nella prima partita, ha ritrovato la giusta fame per portarla a casa. Idem ieri, nel secondo turno con Duckworth. Ha alzato il livello contro uno specialista, dimostrando di aver ritrovato il ritmo psicofisico”. Stefano Cobolli risponde all’Adnkronos da Londra e legge così l’inizio dello Slam inglese di suo figlio Flavio, finalista poche settimane fa al Roland Garros e nuovo top ten. “Sarà un torneo complicato per lui – sottolinea il padre-coach - ma al momento devo fargli i complimenti. Ha trovato le energie per superare due ostacoli molto complicati”.
Come avete vissuto il periodo dopo il Roland Garros?
"Flavio si è preso qualche giorno di riposo e poi è andato ad Halle, dove ha fatto un'ottima settimana di allenamento. In doppio ha giocato bene, mentre in singolare ha trovato subito Tiafoe, che poi ha vinto il torneo. In quel momento non era ancora pronto per affrontare un avversario di quel livello, ma la settimana gli è servita per preparare al meglio Wimbledon. Una finale Slam lascia qualcosa in termini di consapevolezza e forza mentale, è inevitabile. L'importante è non perdere equilibrio. Un risultato così nasce dal lavoro fatto nei mesi precedenti e dalla capacità di gestire ogni giornata del torneo. A Parigi Flavio lo ha fatto molto bene. Speriamo abbia presto un'altra occasione per giocarsi una finale del genere, sono partite che insegnano tantissimo".
C'è un po' di rammarico per come è finita?
"No. È normale che, quando arrivi al quinto set di una finale Slam, inizi a credere davvero di poter vincere. Alla fine del quarto set ha accusato un fastidio alla gamba ed è rientrato negli spogliatoi per capire la situazione. Quell'episodio lo ha condizionato nel momento decisivo. All'inizio del quinto è calata l'intensità e si è innervosito, perché sentiva di non essere più al cento per cento, vedeva sfumare una grande occasione. Ma in partite così lunghe può succedere. In ogni caso, bisogna anche riconoscere il merito dell'avversario. Zverev ha giocato un bel match".
Ha colpito una frase di Flavio dopo la finale: "Parigi è stata speciale, ma non significa che adesso andrò a Wimbledon a fare un'altra finale". È orgoglioso di questa mentalità?
"Molto. Se non sei un fenomeno destinato a dominare fin da subito, come Sinner o Alcaraz, o come lo sono stati Federer, Nadal e Djokovic, restare con i piedi per terra è fondamentale. Oggi, tra il numero 3 e il numero 40 del mondo, la distanza è poca. Se perdi la fame e pensi che certi risultati siano acquisiti, rischi. Flavio affronta tutti i tornei sapendo di doversi conquistare ogni partita, fin dal primo turno. È una mentalità che gli permetterà di continuare a crescere rispettando ogni avversario, al di là della classifica".
L'ingresso in top ten cambierà la programmazione della stagione?
"Ci saranno degli aggiustamenti, ma niente di rivoluzionario. È un processo graduale, un po’ come l’abbrivio di una barca. Prima bisognerà consolidare questa classifica, poi costruiremo il calendario di conseguenza. Per i prossimi due o tre mesi non cambierà nulla. Più avanti, invece, giocherà qualche torneo in meno per preparare meglio gli appuntamenti più importanti. Oggi sono gli Slam e i Masters 1000 a fare davvero la differenza. Far bene lì permette di restare con stabilità nelle posizioni che contano".
L'anno scorso ci aveva raccontato della musica usata in allenamento per dargli una scossa. Quest'anno ha trovato un'altra idea?
"No, con Flavio bisogna cambiare stimoli di continuo". E sorride. "In quel periodo la musica funzionava perché faceva fatica ad ascoltarmi. Oggi è cresciuto sotto tanti aspetti e la sfida è trovare il giusto equilibrio tra il mio ruolo di allenatore e quello di padre".
Le Atp Finals sono un sogno?
"No, sono un obiettivo. Ce lo siamo detti dopo Acapulco, quando era ottavo nella race: 'Flavio, possiamo provarci. Perché non crederci?'. Anche i quarti a Wimbledon dell'anno scorso sembravano impensabili, così come vincere la Davis da protagonista. Poi sono arrivati altri risultati importanti e oggi è quarto nella race. C'è ancora tanto lavoro da fare, ma siamo sulla strada giusta".
Intanto è arrivata anche la convocazione per la Laver Cup.
"È un altro segnale importante e ci teniamo molto. Adesso, però, bisogna continuare a lavorare per crescere e migliorare". (di Michele Antonelli)

(Adnkronos) - Quale sarà il futuro politico di Marine Le Pen? Il prossimo 7 luglio, la Corte d'Appello di Parigi dovrà pronunciarsi sul caso degli assistenti parlamentari dell'ex Front National (oggi Rassemblement National) al Parlamento Europeo, appuntamento giudiziario che avrà importanti conseguenze per l'avvenire politico della leader della destra francese.
L'ex presidente Rn, infatti, è stata giudicata colpevole di appropriazione indebita di fondi pubblici in relazione agli incarichi fittizi di assistenti parlamentari europei e condannata il 31 marzo 2025 in prima istanza dal tribunale di Parigi a quattro anni di carcere (due da scontare con braccialetto elettronico e due con la condizionale), a una multa di 100mila Euro e a cinque anni di ineleggibilità con esecuzione immediata.
In attesa di conoscere la decisione dei giudici di appello, Le Pen ha dichiarato su Lci di non avere paura. "Qualunque cosa accada non sarò morta. Qualunque cosa accada continuerò a combattere per le mie idee". Manca però meno di un anno al primo turno delle elezioni presidenziali, il 18 aprile 2027, e se le ipotesi riguardanti la conclusione del procedimento giudiziario a suo carico sono diverse, diverse sono soprattutto le conseguenze.
L'ipotesi dell'assoluzione - considerata da molti poco probabile - sarebbe un sollievo immediato per la capogruppo Rn all'Assemblée Nationale, che ridiventerebbe eleggibile e si libererebbe del peso di una condanna penale. Al contrario una condanna a più di due anni di ineleggibilità (in parte trascorsi) comprometterebbe la sua candidatura all'Eliseo. Confermando la decisione del tribunale di grado inferiore, la procura generale chiede la conferma a cinque anni anche in appello. A meno che questa non venga ridotta al massimo a due anni Le Pen non può sperare di concorrere alle presidenziali.
Altro elemento da considerare è quello di una condanna a un periodo di detenzione da scontare con braccialetto elettronico. Se la corte d'appello accoglie la richiesta della procura e chiede un anno di detenzione, pena da scontare agli arresti domiciliari, la deputata del Pas-de-Calais rinuncerebbe a lanciarsi nella corsa.
"Non è possibile" fare campagna con il braccialetto elettronico, ha ribadito mercoledì Le Pen. "Se potrò candidarmi, mi candiderò, a patto di poter fare campagna elettorale", ha dichiarato spiegando che "quando si è candidati alla presidenza, si deve essere completamente liberi di muoversi" e che questo non è possibile se si indossa un braccialetto elettronico. "Se l'obiettivo è permettermi di candidarmi, ma in realtà impedirmi di fare campagna elettorale in completa libertà, capite che questo non sarà possibile", ha aggiunto. Una condanna a sei mesi, tuttavia, aprirebbe un dibattito più incerto all'interno del Rassemblement National. Con le riduzioni di pena, Marine Le Pen potrebbe sperare di riacquistare la piena libertà di movimento già all'inizio di ottobre, circa sei mesi prima delle elezioni presidenziali.
Altra incognita riguarda il ricorso in Cassazione. Marine Le Pen ha già avvertito che non aspetterà un'eventuale decisione della Corte di Cassazione prima di decidere sulla sua candidatura. I giudici della Corte suprema hanno indicato che, qualora venissero investiti del caso, la loro decisione arriverebbe entro i primi di gennaio. Per Le Pen questa tempistica sarebbe troppo lunga per iniziare effettivamente la sua campagna elettorale, anche se la sua condanna venisse annullata in Cassazione.
Il caso più complesso al riguardo della decisione in appello il 7 luglio rimane tuttavia quello dell'esecuzione provvisoria, ovvero applicazione immediata, del provvedimento di interdizione biennale dalle cariche pubbliche. Perché sulla carta, questo scenario potrebbe consentirle di candidarsi: se il provvedimento di esecuzione provvisoria emesso in primo grado - e contestao ferocemente dal Rn - venisse confermato, e la condanna all'ineleggibilità scendesse a due anni, si concluderebbe il 1° aprile 2027, poco prima del primo turno elettorale.
L'interesse di Marine Le Pen sarebbe dunque quello di ottenere che la sua condanna diventasse definitiva e venisse scontata il più rapidamente possibile. Potrebbe anche rinunciare al ricorso in Cassazione, perché un ricorso sospenderebbe la sua pena e dunque allungherebbe i tempi già stretti: sebbene il 7 luglio - con la sospensione - Le Pen diventerebbe nuovamente eleggibile, rischierebbe di perdere nuovamente l'eleggibilità a gennaio qualora il suo ricorso venisse respinto dalla Corte di Cassazione, proprio nel pieno della campagna elettorale presidenziale.
Le difficoltà non finiscono qui, perché anche la procura può presentare ricorso alla Corte di Cassazione, il che sospenderebbe a sua volta la sentenza. Marine Le Pen potrebbe quindi dover attendere la scadenza del termine di dieci giorni concesso alle parti per sapere se la situazione si risolverà o meno. Infine, sussiste una controversia giuridica in merito agli effetti di un provvedimento di esecuzione emesso in primo grado ma non confermato in appello. Alcuni esperti legali, basandosi su rare sentenze della Corte di Cassazione in altri casi, ritengono che tale provvedimento possa continuare ad avere effetto. Secondo questa interpretazione, un ricorso in Cassazione da parte di Marine Le Pen o della procura non sospenderebbe più la sentenza.
La decisione finale spetterebbe quindi alla Corte Costituzionale, l'unico organo competente a convalidare le candidature alle elezioni presidenziali. Diversi suoi membri hanno già lasciato intendere in via confidenziale di aver chiarito un punto: l'eleggibilità viene valutata il giorno delle elezioni. In altre parole, non importa se un candidato non è eleggibile al momento della raccolta o della presentazione delle 500 firme a suo sostegno, purché sia eleggibile al primo turno.

(Adnkronos) - "Oggi non si è inaugurata soltanto una casa. Oggi una famiglia ha varcato per la prima volta la soglia della 'Casa di Silvia', il primo progetto nazionale di ospitalità accessibile promosso da Aisla", l'Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica, "pensato per accogliere le persone con Sla, i loro familiari e i caregiver durante periodi di sollievo, cura e vicinanza". Lo riferisce Aisla in una nota. Con l'ingresso dei suoi primi ospiti, "la Casa di Silvia diventa realtà. Un progetto unico in Italia - si legge - che trasforma il ricordo di Silvia Codispoti in un luogo vivo, dove l'accoglienza si traduce in sostegno concreto, l'accessibilità in libertà e la solidarietà in una risposta quotidiana ai bisogni delle famiglie che convivono con la Sla". Situata in via Milano a Savona, la Casa di Silvia è un appartamento progettato "per garantire un’accoglienza pienamente accessibile alle persone con Sla - fanno sapere da Aisla - e a chi se ne prende cura. Dispone di due camere da letto, cucina completamente attrezzata, bagno accessibile e di tutti gli ausili indispensabili per affrontare il soggiorno in sicurezza e con serenità: letto articolato, sollevatore, comoda, rampe mobili e posto auto riservato alle persone con disabilità. La struttura può ospitare la persona con Sla insieme ai propri familiari e caregiver conviventi, offrendo uno spazio in cui vivere un periodo di riposo, affrontare visite, terapie o semplicemente concedersi qualche giorno lontano dalle difficoltà organizzative che la malattia impone. Il servizio, riservato ai soci Aisla, è completamente gratuito".
La cerimonia di apertura si è conclusa con la consegna simbolica delle chiavi alla famiglia Maggiani, i primi ospiti della Casa di Silvia. "Da oggi quel luogo non è più un progetto su carta, ma una casa abitata, pronta ad accogliere le famiglie che convivono ogni giorno con la Sla", sottolinea Aisla. "Quando si convive con la Sla, organizzare anche un breve soggiorno può diventare un'impresa - racconta la famiglia Maggiani - Ogni spostamento richiede mesi di preparazione, verifiche, rinunce. Sapere di arrivare in un luogo già accessibile e attrezzato cambia completamente la prospettiva. Per noi significa poter tornare a pronunciare una frase che sembrava impossibile: 'Andiamo in vacanza'. È molto più di un viaggio. È un pezzo di vita che ci viene restituito". La Casa di Silvia è situata a pochi chilometri dal mare, per consentire alle famiglie di raggiungere facilmente lo Scaletto Senza Scalini, la spiaggia accessibile di Savona che da anni rappresenta un modello di inclusione e accessibilità. "Accessibilità significa poter scegliere, muoversi, condividere esperienze senza che la disabilità diventi un limite - dice Ugo Cappello, fondatore dello Scaletto Senza Scalini - La Casa di Silvia completa questa visione, offrendo alle famiglie un luogo da cui partire per vivere il territorio con serenità".
"La Casa di Silvia dimostra come la collaborazione tra istituzioni, associazioni e cittadini possa trasformarsi in un’opportunità reale per le persone e le loro famiglie - afferma l'assessore comunale alle Politiche sociali, Riccardo Viaggi - È un progetto che rende Savona ancora più accogliente e accessibile". A consegnare le chiavi ai primi ospiti è stato Pino Codispoti, papà di Silvia, che ha scelto di donare la loro casa ad Aisla "perché potesse continuare a essere un luogo di vita anche dopo la sua scomparsa. Se questa casa oggi esiste, è perché Silvia mi ha insegnato a guardare sempre avanti. Abbiamo deciso di trasformare ciò che abbiamo vissuto in un’opportunità per altre famiglie. Sapere che queste stanze si riempiranno di voci, di speranza, di giorni condivisi e di nuovi ricordi ci rende profondamente felici. È il modo più bello per continuare a sentire Silvia accanto a noi", testimonia.
L'immobile, "acquistato da Aisla il 20 marzo 2026, è stato ristrutturato e reso pienamente accessibile in poco più di 3 mesi - fanno sapere dall'Associazione - grazie al contributo di tante persone, delle sezioni territoriali dell'associazione e di realtà che hanno scelto di condividere un'idea semplice quanto rivoluzionaria: rendere possibile una vacanza anche a chi convive con la Sla".
"Per la prima volta nella nostra storia realizziamo una casa pensata esclusivamente per accogliere le persone con Sla e le loro famiglie - evidenzia Vincenzo Soverino, consigliere nazionale Aisla - Questo progetto dimostra che la solidarietà non è un concetto astratto. Diventa una porta che si apre, una camera pronta ad accogliere, un letto già attrezzato, una famiglia che può finalmente partire. Una casa nasce dai muri, ma diventa davvero casa quando una comunità decide di costruirla insieme". A rendere possibile questo sogno sono stati "il sostegno delle sezioni Aisla - prosegue la nota - e la generosità di tanti amici e benefattori. Un ringraziamento particolare va alla Fondazione Vismara, alla Fondazione Vialli e Mauro, a Fiascolata Aps, alla Cooperativa Spazio Aperto, al Vivaio Fratelli Rebella e a Fazzari Marmi, che ha impreziosito gli ambienti della casa con le immagini che raccontano alcuni dei momenti più significativi della vita di Silvia. A poco più di 3 mesi dalla posa simbolica del primo mattone, avvenuta il 21 marzo scorso, oggi il progetto è diventato realtà".
"La Casa di Silvia - conclude Soverino - rappresenta un investimento concreto nella qualità della vita delle persone che affrontano la malattia. È un progetto che nasce dalla collaborazione di tante realtà e che mette al centro il diritto di vivere esperienze di vacanza, relazione e partecipazione. Oggi abbiamo capito che una casa non si costruisce soltanto con muri, porte e finestre, ma che prende vita quando tante persone decidono di credere nello stesso sogno".

(Adnkronos) - "La Casa di Silvia nasce da una forte storia d'amore e di generosità: la famiglia Codispoti ha voluto trasformare il ricordo di Silvia", scomparsa il 1 maggio 2025, "in qualcosa che continuasse a vivere nel tempo. E noi di Aisla - Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica abbiamo sentito la responsabilità di tutto questo: abbiamo raccolto il testimone per portarlo avanti con il cuore". Così Vincenzo Soverino, consigliere nazionale Aisla e responsabile del progetto 'La Casa di Silvia', intervenendo oggi a Savona all'inaugurazione del primo appartamento vacanze completamente accessibile per le persone con sclerosi laterale amiotrofica e le loro famiglie. La struttura permetterà esperienze di vacanza accessibile in autonomia, in stretta connessione con il progetto 'Lo Scaletto senza Scalini', la spiaggia simbolo dell'inclusione sul litorale savonese.
"Questa casa è il risultato di una comunità che ha scelto di mettersi in cammino insieme e di fare rete - riflette Soverino - In questo progetto ci sono le sezioni di Aisla, ci sono i volontari, i donatori, le istituzioni, le aziende e i tanti cittadini che hanno creduto nell'idea che la solidarietà possa diventare qualcosa di concreto. Ognuno di loro è presente dentro queste mura. Il valore più grande, credo, sia sapere che oggi altre famiglie potranno trovare qui accoglienza, serenità e vicinanza - osserva - Questo non è solo un luogo fisico, è uno spazio che mette al centro la persona, la sua dignità e le sue relazioni. La Casa di Silvia ci dice che la generosità può trasformarsi in opportunità, è per questo che la consideriamo un punto di partenza, un luogo reso vivo attraverso le storie e gli incontri. Continuerà a parlare di Silvia attraverso il bene che saprà generare e le esperienze che verranno vissute".
"Oggi questa casa non appartiene più a una sola storia, appartiene a tutta la comunità Aisla. Dà conforto sapere che, da oggi, altre famiglie potranno vivere qui momenti di serenità, di condivisione e, perché no, anche di libertà. Questo è probabilmente l'aspetto più emozionante, perché una casa trova il suo significato profondo quando viene abitata, quando viene vissuta, quando accoglie e quando fa sentire le persone meno sole. E questo è il grande compito di Aisla", conclude.

(Adnkronos) - "Con la Casa di Silvia abbiamo fatto un gesto che di per sé non ci è costato molto. Spero che l'esempio dato da Silvia sia di aiuto anche a persone con disabilità e alle loro famiglie, perché molte di loro non escono più di casa. C'è una signora che starà qui con noi una settimana, che non usciva di casa, ma è riuscita a raggiungerci. Per lei sarà sicuramente un momento di vacanza, ma anche un modo per non rimanere chiusa in casa". Lo ha detto Giuseppe Codispoti, partecipando oggi a Savona all'inaugurazione dell'appartamento accessibile che trasforma il ricordo di sua figlia Silvia in aiuto concreto. Un progetto promosso da Aisla, Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica. La 'Casa di Silvia' permetterà infatti a persone con disabilità e alle loro famiglie di vivere esperienze di vacanza accessibile in autonomia, in stretta connessione con il progetto 'Lo Scaletto senza Scalini', la spiaggia simbolo dell'inclusione sul litorale savonese.

(Adnkronos) - "La Casa di Silvia concretizza la possibilità per molte persone di avere ospitalità in una città di mare. Il mare è un'esperienza molto bella, al di là delle difficoltà che ognuno ha. Il fatto che Aisla - Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica abbia deciso di donare questa casa all'accoglienza, per le persone che vogliono continuare a fare esperienza del mare, è una cosa davvero molto bella". Lo afferma Riccardo Viaggi, assessore al Welfare del Comune di Savona, in occasione dell'inaugurazione dell'appartamento accessibile 'La Casa di Silvia', che permetterà a persone con disabilità e alle loro famiglie di vivere esperienze di vacanza accessibile in autonomia, trasformando il ricordo di Silvia in sostegno concreto. La struttura opera in stretta connessione con il progetto 'Lo Scaletto senza Scalini', la spiaggia simbolo dell'inclusione sul litorale savonese. Un aspetto del progetto che "mi riempie di orgoglio come cittadino", afferma l'assessore. "Credo sia una cosa splendida, che dà continuità ai progetti. Questo vale per tutti i cittadini, ma soprattutto per chi ha delle difficoltà o delle fragilità, perché queste persone hanno bisogno di continuità, non di interventi episodici", osserva.
E restando in tema di continuità, Viaggi riflette su come anche la casa "dà continuità a cose che sono presenti oggi, ma che guardano al futuro". E il fatto che la Casa di Silvia sia "curata dal punto di vista estetico" per l'assessore è un valore aggiunto: "Credo che la bellezza aiuti tutti, soprattutto quando si vivono delle difficoltà. Questo vale per ogni persona. Come città, siamo molto contenti di poter ospitare queste persone e di poter consentire loro l'esperienza del mare, che è una cosa bella per tutti. E credo debba essere, davvero, per tutti", conclude.

(Adnkronos) - Barbara d'Urso in Rai? Potrebbe succedere. "Col 'si vocifera' si costruiscono le montagne a volte. Questo si dovrebbe chiedere in realtà ai direttori editoriali che curano direttamente i programmi, che non ci sono qui in questo momento. Che io sappia non è in questo momento all'interno del palinsesto, altrimenti l'avreste visto. Non essendoci, non risulta in palinsesto". Così l'amministratore delegato Giampaolo Rossi a margine della conferenza stampa sulla presentazione dei palinsesti Rai della prossima stagione.
"Poi che ci siano progetti futuri, francamente questo non lo so dire - prosegue Rossi - Ma sa come funziona in genere il rapporto con i talent, è un rapporto che prevede contatti e ragionamenti su prodotti editoriali a lunga scadenza. Non si può escludere che magari qualche contatto c'è, questo francamente non lo so. Ma confermo che Barbara D'Urso non è in palinsesto Rai", prosegue Rossi.

(Adnkronos) - Ha una potenza 80 volte superiore alla morfina e 50 volte rispetto all'eroina. E' il Fentanyl che insieme ai suoi derivati è utilizzato come anestetico e analgesico sia in medicina sia in veterinaria. E' il nemico pubblico numero uno per le autorità internazionali di tutti i Paesi. L'Italia nel 2024 ha varato il 'Piano nazionale di prevenzione contro l'uso improprio di fentanyl e altri oppioidi sintetici' proprio per prevenire e intervenire su questo fronte.
Il furto di 80 fiale di fentanyl dalla farmacia dell'ospedale Israelitico di Roma preoccupa Palazzo Chigi, da dove filtra "forte allarme" per "il comportamento irresponsabile di chi è chiamato a garantirne la sicurezza di tali sostanze, nonostante siano previste regole rigorose per l’accesso e la custodia di esse". Soprattutto perché 80 fiale di fentanyl sono idonee a confezionare fino a circa 20.000 dosi destinate al consumo illecito.
Il fentanyl viene assunto tramite iniezione endovenosa, cerotti transdermici, pastiglie transmucose orali e compresse vestibolari. La polvere di fentanyl o i cerotti vengono anche fumati o assunti per via intranasale (sniffati), spiega la Direzione centrale per i Servizi antidroga sul proprio sito. Ha effetti psicoattivi, "è un analgesico che agisce principalmente sul recettore μ-oppiaceo. Oltre alla sua azione analgesica, il fentanyl provoca stordimento ed euforia, quest’ultima meno marcata rispetto all’eroina e alla morfina".
Negli Usa si è stimato - secondo uno studio pubblicato 'Addiction' - che la proporzione di decessi attribuibili al fentanyl è aumentata più di 50 volte dal 2010, passando dallo 0,6% (235 decessi) nel 2010 al 32,3% (34.429 decessi) nel 2021. Una escalation che sta preoccupando le autorità americane, e l'amministrazione Trump aveva già lanciato un'offensiva contro la diffusione di questa molecola. L'overdose da fentanyl "comporta una depressione respiratoria che può regredire con il naloxone. Può anche subentrare una morte improvvisa per arresto cardiaco o grave reazione anafilattica", avverte la Direzione centrale per i Servizi antidroga. Il fentanyl arriva dopo l'allarme sull'abuso di ossicodone, che sempre negli Usa ha causato dipendenza e decessi.
Il fenomeno ha acceso le sirene di Hollywood anche dopo i decessi di star come Prince e il rapper Mac Miller. Netflix ha prodotto 'Painkiller' che racconta l'epidemia di oppiacei in America. Sempre su Netflix è uscito 'Pain Hustlers - Il business del dolore' con Emily Blunt e Chris Evans, che punta i riflettori sulle armi usate nel nuovo millennio dall'industria farmaceutica per promuovere prima l'ossicodone e poi sostanze ancora più potenti come il fentanyl. La piattaforma Hulu ha affrontato il tema nel 2021 con 'Dopesick', con Michael Keaton, esaminando il modo in cui un'azienda ha causato l'epidemia di dipendenza e assuefazione da oppioidi.
"Con decreto 30 giugno 2020 sono stati inseriti nella tabella I delle sostanze stupefacenti e psicotrope gli analoghi di struttura e derivati del fentanil, un oppioide sintetico utilizzato per la terapia del dolore e come anestetico, da usare sotto stretto controllo medico", ricorda il ministero della Salute sul proprio sito. Il Piano nazionale di prevenzione contro l'uso improprio di fentanyl e altri oppioidi sintetici è stato concepito come unico strumento dinamico, basato su una strategia integrata e multidisciplinare che vede la collaborazione attiva di diversi ministeri ed enti. Il Piano prevede: l'acquisizione di dati da selezionati canali web per monitorare la commercializzazione illecita di fentanyl e precursori, con particolare attenzione alla presenza di mercati online nel dark web, con l'utilizzo di criptovalute e con preferenza per il canale Telegram; Il monitoraggio e l'individuazione di nuove sostanze da taglio per oppiacei, come la xilazina e i nitazeni, e approfondimenti sul possibile uso dell'intelligenza artificiale nella produzione di nuovi oppioidi sintetici; Il coinvolgimento attivo dei Centri antiveleni e dei Laboratori di tossicologia forense nella formazione di operatori sanitari e nella diffusione di screening per il fentanyl, con circa 20 strutture sanitarie attrezzate per il rilevamento.
Dopo il furto a Roma, nei prossimi giorni sarà riconvocato a Palazzo Chigi il tavolo di monitoraggio sull’attuazione del Piano anti-fentanyl, "con l'obiettivo di far applicare da tutti i soggetti interessati le cautele e i controlli necessari", trapela da Palazzo Chigi.
Ventisette appuntamenti, 9 film in ciascuno dei tre luoghi simbolo
della città scelti per le proiezioni: tutto pronto per "Cinema
all'Aperto-Cagliari visione di un mondo", la rassegna dedicata alla
settima arte che si aggiunge alla programmazione di Si Muove la
Città e Carmine 2026 per l'estate cagliaritana.
L'opera più importante finanziata negli scali marittimi sardi con i
fondi Pnrr è il Terminal Ro-Ro dell'avamporto ovest del Porto
Canale di Cagliari, circa 338 milioni. Oltre 137 milioni e 350 mila
euro (nel mese di maggio sono stati aggiunti ulteriori 38 milioni
rispetto ai 99 milioni e 350 mila iniziali) arrivano proprio da
risorse del Fondo Complementare al PNRR e PNRR-ZES. È una parte dei
circa 157 milioni di euro spesi e rendicontati con raggiungimento
dei target previsti al 30 giugno dall'Autorità di Sistema Portuale
del Mare di Sardegna nell'attuazione dei progetti finanziati dal
Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e dal Fondo
Complementare.
"Largo ai sognatori" è lo slogan della Pastorale del Turismo 2026,
manifestazione estiva ideata e realizzata dalle diocesi di Lanusei
e di Nuoro, che comincerà il 28 luglio prossimo e proseguirà fino
al 9 settembre. Gli spazi all'aperto dell'Anfiteatro Caritas di
Tortolì e quelli dell'Area Fraterna a La Caletta di Siniscola
accoglieranno 23 appuntamenti, con oltre 80 protagonisti, tra
ospiti, artisti, musicisti, giornalisti, sei le videoproiezioni,
cinque gli spettacoli e i concerti, altrettanti gli incontri
d'autore.
(Adnkronos) - “Non c’è transizione ecologica dell’economia senza una regia pubblica e non credo a un approccio vincolistico perché non aiuta”. Lo ha detto il senatore del Pd Michele Fina, componente della Commissione permanente Ambiente di Palazzo Madama, intervenendo alla presentazione dello studio 'Sinergie tra agricoltura e trasporto aereo per la produzione di Saf' realizzato dal gruppo Fit4Foresight-fuel del Politecnico di Torino e coordinato dal prof. Chiaramonti, su indicazione del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. La presentazione si è svolta presso l'Associazione Civita a Roma nell’ambito del terzo incontro del 2026 della Fondazione Pacta sulla riduzione delle emissioni del trasporto aereo.
Per Fina l’approccio vincolistico, che si limita a fissare obiettivi senza indicare gli strumenti per raggiungerli, è “agli antipodi dell’idea della politica industriale”. Il senatore ha richiamato il quadro europeo - “il 50% del fabbisogno dal punto di vista della domanda, il 19% della produzione” - e ha valutato positivamente le sinergie tra Saf e agricoltura illustrate nello studio: “Aiuta a una politica di gestione del territorio, aiuta a una politica di recupero delle aree interne” e, come già sottolineato dal deputato Nevi, “può portare anche un elemento di ricchezza in più” per il mondo agricolo. Sulla revisione della normativa Saf, Fina ha fissato dei paletti precisi: “Sì se l’idea è quella di aggiornare, no se l’idea è quella di indebolire”. Tra i punti indicati come irrinunciabili, il parlamentare ha citato il no al doppio conteggio e all’insetting inteso come compensazioni acquistate altrove, e il sì a monitoraggio, certificazione e verifica indipendente, oltre all’utilizzo delle risorse Ets non solo per l’acquisto di Saf ma anche per sostenere impianti, filiere e ricerca.
Il senatore ha poi criticato la tendenza, riscontrata anche nel dialogo tra Parlamento e Governo, a delegare interamente alle imprese la definizione delle politiche industriali: “C’è un po’ l’idea di dire: lasciamo fare le imprese”, ha detto, ricordando la risposta ricevuta in passato da un ministro secondo cui “le politiche industriali le fanno le imprese”. Per Fina, invece, è necessario un intervento pubblico che tenga insieme investimenti, filiere e obiettivi normativi, in un contesto globale caratterizzato da quelli che ha definito “capitalismi politici”, in cui i grandi player mondiali combinano indirizzo pubblico e capitale privato. “L’approccio delle politiche industriali, l’idea di un Paese che insieme ai suoi player lavora a far sì che la transizione ecologica dell’economia sia sostenibile e non lasci nessuno indietro, è oggi l’unico possibile”, ha concluso il senatore Pd, sottolineando la necessità di “fare rete tra gli attori del sistema” senza lasciare sole compagnie aeree e aeroporti.

(Adnkronos) - “Con quali mezzi e con quali strumenti normativi, industriali, di investimento possiamo rendere fattibile e utilizzabile la massima espressione del potenziale dei biocarburanti. Questa dovrebbe essere la domanda di rilevanza”. Così Andrea Di Stefano, responsabile Affari regolatori e Market design di Enilive, intervenendo alla presentazione dello studio 'Sinergie tra agricoltura e trasporto aereo per la produzione di Saf' realizzato dal gruppo Fit4Foresight-fuel del Politecnico di Torino e coordinato dal professore Chiaramonti, su indicazione del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. La presentazione si è svolta presso l'Associazione Civita a Roma nell’ambito del terzo incontro del 2026 della Fondazione Pacta sulla riduzione delle emissioni del trasporto aereo.
Di Stefano ha indicato nella cosiddetta commodity package - la normativa che regola la domanda di biocarburanti nel settore stradale - il dossier con il maggiore impatto potenziale sulla disponibilità di Saf per l’aviazione: “Creare domanda stabile, certa, di biocarburanti nel settore della strada abilita gli investimenti e permette nel lungo periodo la creazione di quella capacità produttiva che servirà, molto probabilmente con priorità, all’aviazione”. Il manager ha poi voluto sfatare alcuni “miti” ricorrenti sul tema. Sul presunto conflitto tra bioenergie e produzione alimentare, ha citato le distorsioni segnalate anche da altri relatori legate ai terreni incolti, sottolineando che vanno superate “in un modo corretto e sostenibile” per creare valore lungo la filiera. Quanto all’idea che i biocarburanti debbano essere abbandonati perché non decarbonizzano al 100%, Di Stefano ha affermato che l’esperienza dimostra il contrario, rilanciando un “appello accorato” per un approccio “pragmatico, basato sull’evidenza scientifica”.
Il rappresentante di Enilive ha ricordato l’impegno industriale del gruppo: “Eni Enilive sta investendo molto in capacità produttiva, in nuove bioraffinerie che stiamo costruendo, convertendo raffinerie esistenti e quindi dando nuovo futuro e nuova linfa ai siti industriali in difficoltà, mantenendo occupazione e indotto in Italia”. Per Di Stefano i biocarburanti restano “una delle soluzioni più efficienti, probabilmente oggi l’unica veramente disponibile al mercato” per la decarbonizzazione del trasporto aereo, “uno dei settori che si presta a poche soluzioni. Abbiamo la tecnologia, abbiamo la distribuzione e abbiamo i mezzi”, ha concluso il manager, indicando come condizione necessaria “una visione chiara, pragmatica, da parte in particolare delle istituzioni europee” per sostenere gli investimenti e sviluppare su scala i biocarburanti, utilizzabili non solo per l’aviazione ma anche per il trasporto su strada, il settore merci e quello marittimo.

(Adnkronos) - “Senza investimenti, senza incentivi è difficile che riusciamo ad aumentare e a sviluppare questa filiera”. Lo ha detto Carmela Tripaldi, responsabile Direzione standard e operatività aeronautica di Enac, intervenendo alla presentazione dello studio 'Sinergie tra agricoltura e trasporto aereo per la produzione di Saf' realizzato dal gruppo Fit4Foresight-fuel del Politecnico di Torino e coordinato dal professore Chiaramonti, su indicazione del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. La presentazione si è svolta presso l'Associazione Civita a Roma nell’ambito del terzo incontro del 2026 della Fondazione Pacta sulla riduzione delle emissioni del trasporto aereo.
Tripaldi ha ricordato l’impegno dell’Ente sul regolamento ReFuelEU, di cui Enac è chiamata ad applicare anche la componente sanzionatoria, “un ruolo che per noi è un po’ inusuale” e che coinvolge per la prima volta soggetti come oil provider e oil producer, oltre ai tradizionali gestori aeroportuali. Sul fronte delle sanzioni, la dirigente ha segnalato criticità operative: “Stiamo vedendo che c’è poca sensibilità da parte degli operatori, non si rendono conto che i mancati rifornimenti rispetto alla ReFuel comportano delle grosse somme di sanzioni”. Per questo, ha spiegato, Enac sta contattando “uno per uno gli operatori” per verificare se si tratti di mancata comprensione della norma o di reale volontà di non adeguarsi.
Un punto centrale dell’intervento riguarda la destinazione delle risorse sanzionatorie: “Il decreto 187 prevede proprio questa circolarità, che quello che noi incameriamo come sanzioni venga poi reinvestito in ricerca e innovazione”. Su questa linea, ha annunciato Tripaldi, Enac lavorerà a breve a nuove progettualità rivolte sia al sostegno della filiera dei feedstock - comprese le filiere agricole, gli oli animali e vegetali - sia alle tecnologie di cattura della CO2 utili agli operatori per la decarbonizzazione. La dirigente ha rivendicato il ruolo di Enac come uno dei primi soggetti a sostenere lo sviluppo dei Saf a livello regolamentare, sottolineando come l’ente promuova “un approccio equilibrato e sostenibile che tenga conto sia degli aspetti economici che degli aspetti ambientali”. Tripaldi ha infine richiamato l’impegno sul fronte della sostenibilità aeroportuale, con il concetto di “Green Aeroporto” inteso come “una piccola città che si autosostiene”, ed ha ribadito la view di fondo: “Decarbonizzare non è soltanto un costo, è anche un’opportunità di investire in innovazione”.

(Adnkronos) - Le Case di comunità sono la realtà su cui si basa il progetto della nuova assistenza territoriale nel nostro Paese, ridisegnata attraverso il Pnrr. Una 'ristrutturazione' delle cure primarie a regime su tutto lo Stivale dal primo luglio (secondo le indicazioni del Piano), anche se le partenze, come sempre, sono a più velocità sul territorio e non tutte le Regioni hanno raggiunto l'obiettivo. Se a livello nazionale sono previste 1.038 strutture "rinnovate e tecnologicamente attrezzate", solo nel Lazio sono al momento attive 115 Case su 122 realizzate con fondi del Pnrr. E la Regione prevede di aggiungerne 16 con altri finanziamenti per un totale di 138 strutture. Tra quelle già partite da tempo, che hanno fatto da apripista, c'è la Casa di comunità 'Eroi', collocata in una zona della Capitale non lontana dal centro (di cui fruiscono anche i turisti) e che, in poco più di 6 mesi, ha già registrato 45mila accessi.
Qui l'assistenza sanitaria - medicina di base, specialistica, analisi, diagnotsica, salute mentale - si integra con quella sociale a diversi livelli, coinvolgendo il Terzo settore, come nel caso degli incontri dedicati alle persone che hanno perso un proprio caro e hanno bisogno di elaborare il lutto. Per loro sono previsti incontri settimanali organizzati dall'associazione 'Progetto città della Vita', insieme alla Asl Roma 1. L'Adnkronos Salute ha visitato la struttura.
"La nostra - spiega Maria Rosaria Russo, dirigente medico della Asl capitolina - è una Casa di comunità che è stata inaugurata a dicembre del 2025. Da allora abbiamo avuto circa 45.000 accessi con una media giornaliera di circa 300-350 persone". Queste strutture, continua Russo, "rappresentano un luogo privilegiato per l'integrazione della medicina generale e con tutti i servizi sociali e socio-sanitari che offre il territorio. Sono aperte a tutti i cittadini, a prescindere dal loro stato sociale, dalla loro residenza, dalle loro attività lavorative". Per chiedere assistenza, evidenzia la dottoressa, "non c'è bisogno di prenotazione. E' un approccio diverso: non siamo qui ad attendere di erogare una prestazione, ma siamo qui per andare anche oltre la richiesta del paziente. Pensiamo agli anziani e a situazioni di fragilità sociale e sanitaria. Il bisogno di assistenza dell'utente viene valutato in maniera proattiva e possono essere attivati i servizi socio sanitari, può essere coinvolto l'infermiere di comunità".
All'interno della Casa di comunità romana anche un ufficio del municipio, lo psicologo. E i medici di medicina generale che "sono fondamentali: sono il punto di riferimento, sia per il cittadino, ma anche per la rete di questi servizi che il Pnrr sta implementando", dice Russo ricordando l'impatto positivo che questo tipo di assistenza sul territorio può avere sulle liste di attesa, "in particolare migliorando l'appropriatezza delle prescrizioni", e sui pronto soccorso, "con l'importante funzione di filtro che è in grado di fare".
L'esperienza di questa Casa di comunità, aggiunge Cinzia Crescia, coordinatrice infermieristica della Casa di comunità Eroi di Roma, è positiva. "Il numero di accessi è in crescita. Infermieri e personale sono impegnati anche nell'informare gli utenti su cos'è la Casa di comunità e che cosa fa. Utilizziamo frequentemente brochure, opuscoli informativi, spieghiamo agli utenti quello che offriamo, non solo come prestazioni, ma anche come approccio sociale e sanitario alle richieste di bisogno più trasversali possibili. L'informazione sui servizi è sicuramente un punto ancora da sviluppare di più. La Casa di comunità ha una moltitudine di servizi e di approcci socio-sanitari, ma ad oggi non sono conosciuti al 100%". (di Raffaella Ammirati)

(Adnkronos) - “Ci sono delle direttive europee molto importanti arrivate in Commissione Politiche europee. La prima è il ‘Critical Medicines Act’, incentrato proprio sui medicinali critici e i principi attivi. La seconda è il ‘Biotech Act’, volto a valorizzare i farmaci innovativi e le biotecnologie all'interno del settore farmaceutico e dei medicinali. Ecco perché l'Italia deve guardare, in particolare, al Testo Unico sulla legislazione farmaceutica” avendo però una visione chiara “quella di poter allargare il sistema della legislazione farmaceutica per fare in modo che i farmaci innovativi arrivino direttamente al paziente ancora prima di essere approvati dall'Aifa-Agenzia italiana del farmaco, oppure accorciando i tempi di approvazione”. Lo ha detto Elena Murelli, X Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale al Senato, partecipando all’evento ‘Competitività, investimenti e accesso all’innovazione in sanità: una sfida per l’Europa’, promosso da Ucb in collaborazione con l’Ambasciata del Belgio in Italia, a Roma.
L'accesso ai farmaci innovativi “determina la qualità della vita del paziente - continua Murelli - ma soprattutto dà speranza di vita e contribuisce al risparmio dei costi del Servizio sanitario nazionale”. Inoltre, “nel momento in cui adottiamo questo tipo di visione, rimaniamo competitivi all'interno del sistema internazionale. Ci sono infatti provvedimenti particolari, come quelli approvati e portati avanti dagli Stati Uniti, ad esempio sul fronte dell'innovazione biomedica, che rischiano di creare problemi di competitività alle aziende italiane. Noi dobbiamo continuare a mantenere il sistema italiano in cui le aziende multinazionali, ma soprattutto le realtà italiane, devono continuare a investire nella ricerca per fare in modo che i farmaci innovativi arrivino ai pazienti. La ricerca e l'industria non devono assolutamente contrapporsi - rimarca - ma procedere insieme per fare in modo che l'Italia e l'Europa investano sempre di più nell'ecosistema sanitario e nell'industria farmaceutica italiana ed europea, garantendo che i principi attivi e i medicinali arrivino sempre a disposizione del paziente”.
In tal senso, per Murelli bisogna “fare in modo che ci sia sempre più apertura sui trial clinici per far partecipare i pazienti alla ricerca, facendo capire esattamente come si sviluppa l'innovazione. Dall'altro lato - conclude - è necessario allargare il consenso informato e far partecipare sempre di più anche le associazioni dei pazienti ai tavoli decisionali del ministero della Salute e alle procedure di approvazione dei farmaci stessi”.

(Adnkronos) - “Ci troviamo ad affrontare una fortissima crisi esogena: da un lato siamo schiacciati dalle politiche protezionistiche e dai dazi americani sul mercato europeo, dall'altro subiamo la forte competizione cinese. Per citare i dati sulla ricerca clinica, la Cina è passata in pochissimi anni da una quota del 6% a oltre il 35%, erodendo una grande fetta del mercato globale, tanto che l'Europa ha perso più di un terzo della sua capacità attrattiva. Intorno alla ricerca, allo sviluppo e a riflessioni cruciali come l'autosufficienza sulle materie prime, si gioca una partita mondiale che coinvolge l'intero settore delle scienze della vita. L'Europa deve decidere se vuole continuare a esserne protagonista. Il rischio concreto, con le regole che ci stiamo dando in questa fase, è di essere completamente tagliati fuori, schiacciati tra Stati Uniti e Cina”. Così la senatrice Beatrice Lorenzin, partecipando all’incontro ‘Competitività, investimenti e accesso all’innovazione in sanità: una sfida per l’Europa’, promosso a Roma da Ucb in collaborazione con l’Ambasciata del Belgio in Italia.
Per la senatrice “la competitività attuale dell'Europa e dell'Italia si gioca sulla capacità di presidiare le traiettorie dell'innovazione. Senza ricerca non c'è innovazione, senza innovazione non c'è competizione industriale - continua - e senza competizione industriale non c'è lavoro. Questa è la catena in cui l'Italia si inserisce storicamente il primo Paese nel settore farmaceutico per produttività e innovazione, nonché il secondo Paese manifatturiero in Europa”. Il settore è “iper-complesso” e al suo interno “tutto è interconnesso: dai livelli di istruzione e formazione fino al sistema regolatorio. La prima misura che adotterei - afferma Lorenzin - sarebbe la creazione di un sistema regolatorio europeo adattativo, ovvero capace di rispondere in tempo reale alle sfide e alle pressioni competitive che subiamo dagli altri mercati, una flessibilità che oggi ci manca”.
“Il nostro modello attuale si basa su meccanismi ormai superati e non ci permette di reagire tempestivamente alle dinamiche globali sottolinea la senatrice -Abbiamo bisogno di un sistema che protegga le nostre industrie, le nostre università e le nostre eccellenze nella ricerca”. A questo si aggiunge un altro elemento “fondamentale” per restare competitivi nel settore: “il capitale umano, la grande ricchezza dell'Europa è sempre stata, e rimane, questa - rimarca - Se perdiamo il nostro capitale umano, perdiamo la nostra risorsa più grande”.

(Adnkronos) - “Il campanello d'allarme che le istituzioni non possono davvero ignorare è legato a provvedimenti internazionali, come le recenti politiche industriali americane, che stanno sbilanciando gli investimenti a livello globale nel mondo della ricerca clinica. Se pensiamo che già prima di questo scenario l'Europa ha perso fortemente competitività, passando da una quota di mercato degli studi clinici dal 39% a un attuale 20%, assistiamo al contempo a una forte crescita della Cina, la cui quota è passata dal 6% a più del 30% attuale. Inoltre, i nuovi assetti normativi globali in vigore da circa 10 mesi hanno già procurato un ritardo nel lancio delle nuove molecole in Europa pari a circa il 35% in meno rispetto al periodo precedente”. Così Federico Chinni, General Manager di Ucb Italia, intervenendo all’evento ‘Competitività, investimenti e accesso all’innovazione in sanità: una sfida per l’Europa’, promosso, a Roma, dalla faramceutica in collaborazione con l’Ambasciata del Belgio in Italia.
La competitività “riguarda da vicino i cittadini e i pazienti - osserva Chinni - Se consideriamo che uno studio clinico permette in prima battuta di avere un accesso molto più veloce alle terapie già durante la fase di sperimentazione, capiamo come economia e salute vadano davvero di pari passo. A maggior ragione - aggiunge - credo che questa sia una grande opportunità in un Paese nel quale l'accesso ai farmaci non è storicamente tra i più veloci rispetto allo scenario globale”.
Tra le priorità indicate dal General Manager c'è un cambio di passo nello scenario regolatorio: “Oggi abbiamo delle opportunità, come il Testo unico della legislazione farmaceutica attualmente in discussione, che credo dovrebbe garantire maggiore prevedibilità all'industria, strutturando un sistema capace di accogliere in maniera più favorevole gli investimenti e la ricerca clinica”, conclude.
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