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(Adnkronos) - "Viviamo una fase complessa della storia contemporanea tra tensioni nel Golfo, trasformazioni globali, sfide energetiche che stanno ridisegnando gli equilibri mondiali, ma è proprio in questo momento che si vede il vero valore delle partnership e il fatto che il primo grande evento degli Emirati Arabi Uniti in Italia dopo l'inizio della crisi regionale sia proprio Investopia a Milano rappresenta un segnale forte, un segnale di fiducia, di amicizia tra i nostri Paesi". Così il presidente di Fondazione Fiera Milano, Giovanni Bozzetti, ha aperto i lavori di Investopia, l'evento nato negli Emirati Arabi Uniti con l’obiettivo di connettere la comunità globale degli investitori alle nuove opportunità di crescita, in corso a Milano, a Palazzo Mezzanotte.
"Frequento gli Emirati dal 2001 -afferma Bozzetti- lavoro con loro e ho avuto il privilegio di conoscere da vicino la loro leadership, la loro cultura, la loro straordinaria capacità di trasformare le sfide in opportunità e la visione in sviluppo. Posso dirlo con convinzione perché li conosco, gli Emirati supereranno anche questa fase difficile e diventeranno ancor più forti di prima. Hanno dimostrato di saper guardare oltre la crisi, perché investono nel futuro nella diplomazia economica, ma soprattutto investono nelle relazioni umane, oltre al fatto che hanno costituito uno dei modelli economici più dinamici attrattivi del pianeta".
"Oggi -aggiunge- Italia e Emirati condividono molto più di una partnership commerciale, condividono un'amicizia forte e questo è lo spirito di Investopia. Guardando il programma di oggi, vediamo rappresentati tutti i grandi temi del futuro, gli investimenti strategici, la difesa, le tecnologie avanzate, l'energia, i data center, l'intelligenza artificiale, il real estate, il turismo, la nuova geografia della finanza globale e naturalmente l'Africa". Il continente africano rappresenta "una delle più grandi opportunità economiche e geopolitiche del XXI secolo. L'Italia, attraverso il piano Mattei e qui abbiamo il piacere di avere tra di noi Lorenzo Ortona, vice coordinatore nazionale dell'implementazione del piano, e gli Emirati possono costruire insieme un nuovo modello di cooperazione Euro-Mediterranea africana".
"Il mondo -osserva poi Bozzetti- ha bisogno di piattaforme come Investopia, piattaforme che uniscono invece che dividere, che costruiscono ponti invece di erigere muri, che favoriscono il dialogo, investimenti, la collaborazione in questo momento storico dove troppo spesso prevalgono incertezze e frammentazione".E "anche nei momenti più complessi, il dialogo economico non si ferma, ma diventa più importante".
Del resto, sottolinea, "le crisi dividono chi ha paura del futuro da chi ha il coraggio di costruirlo; e oggi Italia ed Emirati possono costruirlo insieme sulla base dell'amicizia e della fiducia reciproca, quella fiducia che la vera moneta strategica per costruire relazioni di lungo periodo. In questa sala ci sono idee, ci sono investimenti ci sono opportunità, ma ci sono soprattutto persone che credono che insieme si può costruire il futuro".
"Investopia - conclude - non è soltanto un evento, ma è un messaggio il messaggio che anche in tempi difficili il dialogo internazionale continua, che il futuro appartiene a chi costruisce connessioni e non divisioni, perché il futuro non appartiene a chi aspetta, ma appartiene a chi lo costruisce insieme".

(Adnkronos) - "La Lombardia è sicuramente il luogo del lavoro, il luogo dove si può realizzare ogni tipo di investimento, dove si può realizzare ogni tipo di idea. Per me è un grande piacere, quindi, portare qui il saluto della Regione Lombardia. Ed è un grande onore il fatto che in un momento di turbolenza, in un momento difficile che vede coinvolte tante situazioni preoccupanti anche e soprattutto in Medio Oriente, il governo degli Emirati abbia voluto presenziare a questo importante incontro e venire a Milano per riprendere quelle relazioni nelle quali noi crediamo profondamente e che per noi sono motivo di grande soddisfazione". Così il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, intervenendo dal palco di Investopia, l'evento in corso a Palazzo Mezzanotte, a Milano.
"Noi -aggiunge Fontana- abbiamo definito con un frame la nostra regione 'qui puoi'; qui qualunque cittadino, qualunque società è in grado di ottenere le condizioni per realizzare i propri progetti. Rappresentiamo il 23% del Pin nazionale, e più di un quarto dell'esportazione nazionale; siamo stati negli ultimi anni la regione che più ha attratto investimenti dall'estero e questo in un momento di particolare riduzione da parte degli investitori internazionali di investimenti. Siamo riusciti a rappresentare in questi ultimi cinque anni una media di incremento del 35%. Questa è la dimostrazione che qui ci sono le condizioni. E noi, come istituzione, cerchiamo di aiutare le aziende che vogliono venire sul nostro territorio".
Tutto questo, continua, "lo facciamo con due semplici cose: la prima avere una politica industriale chiara, forte e duratura, che noi realizziamo sulla base di nostre decisioni, dopo aver ascoltato tutti i nostri stakeholder, le associazioni di categoria e tutti coloro che in qualche modo vengono coinvolti nelle attività produttive ed economiche della nostra regione". La seconda, "l'aiuto che riteniamo fondamentale è assistere, prenderci cura di tutte le società che vengono in Lombardia per agevolare loro quelle pratiche burocratiche che sono sicuramente uno dei problemi di questo Paese".

(Adnkronos) - Le spese per raggiungere ospedali e centri di cura rappresentano un peso crescente per le persone con tumore. Il 35% dei pazienti oncologici dichiara una riduzione delle proprie risorse economiche a causa della malattia, mentre per il 29% la situazione finanziaria incide persino sulla possibilità di ricevere cure mediche. Le spese di viaggio e gli spostamenti necessari per raggiungere i centri oncologici sono fra i fattori che sono maggiormente associati alla tossicità finanziaria. Un impatto che pesa sulla qualità di vita, sull'organizzazione familiare e, in alcuni casi, anche sulla continuità terapeutica. Alle spese dirette si aggiungono infatti giornate di lavoro perse, costi per carburante, parcheggi, pernottamenti e necessità di assistenza da parte dei caregiver. Per molte famiglie, il percorso oncologico comporta quindi difficoltà economiche e logistiche che si sommano agli effetti della malattia. La distanza dai luoghi di cura può trasformarsi in un ulteriore elemento di vulnerabilità, soprattutto per le persone anziane, fragili o residenti in territori meno serviti. Il tema è stato al centro del 43esimo congresso nazionale di Andos, l'Associazione nazionale donne operate al seno, che si è aperto ieri a Velletri per chiudersi domani. L'edizione 2026, dal titolo 'L’importanza della prossimità nella presa in carico della fragilità, vulnerabilità e deprivazione', ha visto il coinvolgimento di clinici, istituzioni, associazioni pazienti ed esperti di organizzazione sanitaria. Tra gli argomenti affrontati: reti oncologiche, screening, qualità delle cure, Patient reported outcomes e tossicità finanziaria.
"La vicinanza delle cure rappresenta un elemento fondamentale del percorso oncologico - afferma Flori Degrassi, presidente nazionale Andos - Le pazienti non chiedono soltanto terapie efficaci, ma un'assistenza che tenga conto della loro vita quotidiana, della fragilità emotiva, del lavoro, della famiglia e delle difficoltà economiche. Ridurre distanze, tempi e disagi significa garantire maggiore equità e migliore qualità di vita. La prossimità dell'assistenza rafforza anche il rapporto di fiducia con i professionisti sanitari e favorisce l'aderenza terapeutica. Per questo servono reti oncologiche solide, servizi territoriali e modelli organizzativi capaci di accompagnare le persone lungo tutto il percorso di cura. Le associazioni pazienti svolgono un ruolo fondamentale perché aiutano le donne ad affrontare non solo la malattia, ma anche le conseguenze sociali, psicologiche ed economiche che spesso accompagnano la diagnosi oncologica".
"La prossimità delle cure può incidere in modo significativo sulla qualità di vita delle persone con tumore - sottolinea Massimo Di Maio, presidente nazionale Aiom - Ridurre spostamenti, difficoltà organizzative e tempi di accesso ai servizi significa alleggerire il peso quotidiano della malattia e migliorare concretamente il percorso assistenziale. Per questo oggi è fondamentale ascoltare direttamente i pazienti anche attraverso i Pros, cioè gli esiti riportati dalle persone in cura senza il filtro del clinico. Questi strumenti permettono di valutare sintomi, effetti collaterali, impatto psicologico e difficoltà pratiche legate alla malattia, e consentono ai medici di personalizzare maggiormente l'assistenza. La qualità di vita deve diventare un parametro sempre più centrale nell'organizzazione dei percorsi oncologici e nella valutazione dell’efficacia delle cure".
"La tossicità finanziaria costituisce un problema concreto anche in un sistema sanitario universalistico come il nostro - conclude Francesco Perrone, presidente Fondazione Aiom - Tra i fattori che incidono maggiormente figurano anche gli spostamenti necessari per raggiungere i centri oncologici, soprattutto quando le cure si protraggono nel tempo. Per molte famiglie questi costi diventano un peso significativo e si aggiungono alle difficoltà legate alla malattia. In questo contesto le reti oncologiche assumono un ruolo strategico, perché permettono di costruire percorsi più vicini ai pazienti, più omogenei sul territorio e più sostenibili anche dal punto di vista sociale ed economico. Ridurre le distanze significa infatti migliorare l'accessibilità delle cure e limitare le disuguaglianze".

(Adnkronos) - Coco Gauff 'polemica' con il sistema di punteggio del tennis agli Internazionali d'Italia 2026. La tennista statunitense ha raggiunto, proprio come lo scorso anno quando fu battuta da Paolini, la finale del Wta 1000 di Roma, battendo la rumena Cirstea nei quarti. Dopo il match però Gauff, in conferenza stampa, è andata oltre i temi di campo, sollevando una questione sul sistema di punteggio che regola, da sempre, il tennis.
Alla domanda se c'è qualcosa che cambierebbe riguardo le regole del suo sport, Gauff ha risposto: "Probabilmente se potessi cambiare una cosa del tennis sarebbero i punti", ha detto in conferenza stampa allargando il sorriso, "quel 15, 30 e poi 40... non ha semplicemente senso. Inoltre è difficilissimo da spiegare alle persone".
Poi Gauff regala la soluzione: "Bisognerebbe fare 1-0-1, qualcosa del genere, oppure almeno incrementarlo. Dovrebbe essere 45, non 40".
Si terrà a San Sperate da venerdì 29 a domenica 31 maggio la nona
edizione di "Sant'Arte", il Festival di arti visive e performative
nato da un'idea dell'artista Pinuccio Sciola e che quest'anno
celebra il decennale dalla sua scomparsa. Realizzata e coordinata
dalla Fondazione che porta in nome dello scultore, l'iniziativa si
svolge anche quest'anno con la direzione artistica di Andrea
Granitzio e la direzione organizzativa di Tomaso Sciola. Il
Festival - che si svolgerà al Giardino Sonoro di San Sperate - è
organizzato dalla Fondazione Pinuccio Sciola e promosso dalla
Regione, dalla Fondazione di Sardegna e dal Comune di San
Sperate.
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La Sardegna e Cagliari sono pronte a ospitare la regata preliminare
della 38/a America's Cup di vela, dal 21 al 24 maggio prossimi. I
cinque team che veleggeranno nelle acque del Golfo degli Angeli per
la fase di preparazione in vista della competizione ufficiale di
Napoli 2027, per la prima volta ospitata dall'Italia, si sono
presentati ufficialmente in conferenza stampa. A bordo delle barche
AC40 monotipo, tutte con configurazioni identiche capaci di
superare i 40 nodi di velocità, gli equipaggi di Emirates Team New
Zealand (con un team complessivo di circa 40 persone), La
Roche-Posay (circa 30 persone) Tudor Team Alinghi (30 persone), GB
1 (due barche e circa 30 persone) e Luna Rossa, saranno impegnati
in una serie di 8 regate di flotta.
(Adnkronos) - In un contesto iconico come quello dello Yacht Club de Monaco, BeGreat riunisce atleti, istituzioni, imprese, media e opinion leader per “Empower the Game”, un evento esclusivo che mette al centro una nuova visione dello sport: non solo performance, ma ecosistema, educazione, responsabilità e valore di lungo periodo. In un tempo di sport iper-performante, Empower the Game nasce come invito a cambiare prospettiva: non limitarsi a competere, ma riscrivere le regole, abilitando il talento attraverso modelli sostenibili, alleanze trasversali e una visione condivisa. BeGreat apre così a Montecarlo uno spazio di confronto concreto su come il talento possa essere realmente sostenuto e trasformato in valore duraturo per atleti, brand e sistema.
Ad aprire i lavori è una prima sessione che segna subito la direzione dell’evento: quella della governance e della costruzione di ecosistemi sportivi capaci di durare nel tempo. Guidato da Carola Salvato, founder di Kea Connecta e GWPR Italia, e Benedetto Buono, founder di Buono & Partners, il confronto esplora il ruolo trasformativo della comunicazione come spazio di connessione tra sport, impresa e reputazione, capace di avvicinare mondi diversi e generare visioni condivise. Ne emerge una riflessione sui modelli evolutivi dello sport contemporaneo, dove leadership, responsabilità e visione diventano leve di cambiamento e lo sport si afferma come autentica piattaforma di innovazione sociale. A dare senso e profondità a questo percorso, la presentazione della visione e della mission di BeGreat, che chiarisce perché oggi sia necessario empower the game e quale sia il ruolo del progetto nel coltivare il talento all’interno di un ecosistema integrato, inclusivo e orientato al futuro.
Lo Yacht Club de Monaco accoglie gli ospiti con l’intervento di Claudia Batthyany, Directeur Pôle Membres, che racconta l’impegno del Club a favore dei giovani talenti sportivi e l’importanza di sostenere realtà come BeGreat, capaci di generare impatto reale e duraturo. Thierry Leret, Principal Race Officer dello Yacht Club de Monaco, condivide il percorso di una carriera internazionale vissuta come responsabilità verso le nuove generazioni, restituendo valore attraverso la formazione di giovani velisti e ufficiali di regata.
Lo chef stellato Giulio Terrinoni introduce il Cooking Show, collegando cultura gastronomica, stile di vita sano e performance, e ribadendo come anche l’esperienza e il benessere siano parte integrante del racconto del talento e del sostegno a ecosistemi come BeGreat. Giovanni Barbara, Presidente BeGreat, richiama il ruolo centrale della formazione e della ricerca come pilastri imprescindibili dello sviluppo del talento, sottolineando la necessità di investire in modo strutturale e continuativo sulle nuove generazioni. Un impegno che si fonda sui valori fondanti di BeGreat: il talento inteso come patrimonio da coltivare nel tempo e lo sport come leva di responsabilità sociale e progresso, capace di generare impatto non solo individuale, ma collettivo.
L’intervento dell’ambassador BeGreat Greta De Salvia, atleta di salto ostacoli, racconta il percorso dell’atleta tra passione, determinazione, sacrificio, responsabilità e opportunità, evidenziando quanto il supporto del Team, anche fuori dal campo, sia decisivo e perché rappresentare un modello sostenibile faccia la differenza: “Essere studentessa e atleta significa imparare ogni giorno a tenere insieme sogni, responsabilità e futuro. La dual career non è un compromesso, ma un’opportunità: ti insegna a costruire equilibrio, consapevolezza e visione oltre la performance. Il talento ha bisogno di essere accompagnato, non solo allenato, ed è per questo che ecosistemi come BeGreat fanno davvero la differenza”.
Per il momento dedicato a cinema e storytelling, intervengono Jacopo Gubitosi, General Manager del Giffoni Film Festival, e Antonino Muro, Strategic Advisor Giffoni Experience e Responsabile Giffoni Sport. Centrale nel racconto è anche il sodalizio tra BeGreat e Giffoni, due realtà che condividono una visione comune: mettere i giovani, il talento e la cultura al centro di un ecosistema capace di generare impatto nel tempo. Un’alleanza che nasce dalla consapevolezza del ruolo educativo e trasformativo dello storytelling, del cinema e dello sport come linguaggi universali di crescita e inclusione. La collaborazione proseguirà nel corso della prossima edizione del Giffoni Film Festival, nel mese di luglio, con un appuntamento all’ecosistema BeGreat all’interno di uno dei più importanti luoghi internazionali di dialogo con le nuove generazioni, rafforzando un percorso condiviso a sostegno della formazione, della responsabilità e del futuro dei giovani talenti.
Con Paolo Longhi, Founder di I’MPOSSIBLE, viene approfondito il lato umano e formativo dello sport che invita a trasformare i limiti in possibilità attraverso mentalità e resilienza, e insieme con il campione olimpico di karate Luigi Busà, viene rivelato ciò che può davvero fare la differenza nella performance d’eccellenza: mindset vincente, disciplina quotidiana e il lavoro di un team focalizzato e compatto. Nel panel sportivo con De Salvia, Busà e Longhi emerge con forza l’importanza di un ecosistema a supporto dell’atleta e dello studente-atleta, dove l’impegno individuale si rafforza grazie a quello della comunità.
Un altro momento centrale dell’evento è dedicato all’investimento in formazione, riconosciuto come leva strategica per lo sviluppo sostenibile del talento. Con Flavio Finozzi, referente della LUISS Sport Academy, e Ginevra Topa, Top Athlete LUISS, il confronto mette in luce il valore della dual career come modello capace di integrare percorso accademico e impegno sportivo, superando la logica dell’aut-aut. Le loro testimonianze raccontano il talento come un progetto di lungo periodo, che richiede metodo, consapevolezza e un ecosistema in grado di accompagnare gli atleti nella costruzione del proprio futuro, dentro e fuori dal campo. Un approccio che rafforza l’idea di uno sport non solo orientato alla performance, ma alla crescita della persona, in linea con la visione di BeGreat di un talento coltivato nel tempo e sostenuto da opportunità concrete.
La riflessione sul ruolo dei media vede protagonisti Marco Quattrone, Publisher del Corriere della Sera e Dea Callipo (Fortune Italia), che discutono di narrazione sportiva, reputazione, leadership e del valore delle partnership autentiche, ribadendo l’importanza di sostenere piattaforme come BeGreat.
In chiusura, il confronto si apre anche al contributo dei Partner di BeGreat, ponendo tra i temi cruciali l’innovazione e la tecnologia tra le leve abilitanti per il futuro dello sport e dello sviluppo del talento. Con Ernesto Di Iorio, CIO di Vection Technologies e CEO di QuestIT, viene esplorato il ruolo sempre più strategico della tecnologia e dell’intelligenza artificiale nel supportare performance, processi decisionali e modelli di crescita evoluti.
Con Luca Mariani, esperto di strategie tech e community building in ChainOn, vengono approfondite le potenzialità delle community e dei modelli digitali come spazi di relazione, ingaggio e opportunità ad alto valore aggiunto. Un dialogo che evidenzia come innovazione tecnologica e connessioni qualificate possano diventare strumenti concreti al servizio di un ecosistema capace di accompagnare il talento, generare impatto e creare valore condiviso nel tempo.
L’evento si chiude con una sintesi dei temi emersi nel corso della serata e lancia una call to action chiara: costruire insieme il futuro del gioco, investendo in ecosistemi capaci di far crescere persone, atleti e comunità. La serata si è conclusa con il Cooking Show e la Networking Dinner, firmati da Giulio Terrinoni con Greta De Salvia e Luigi Busà, come ulteriore momento di connessione e condivisione.

(Adnkronos) - "Vieni a vedere come stai". E' lo slogan di 'SaniDays 2026', manifestazione dedicata alla salute, al benessere e alla prevenzione, in programma a Roma dal 20 al 23 maggio alle Industrie Fluviali. Quattro giorni aperti al pubblico per prenotare visite, incontrare medici e specialisti, partecipare a talk e attività gratuite. "Avvicinare le persone alla prevenzione, rendendo la salute più accessibile, concreta e quotidiana", è l'obiettivo dell'evento giunto alla seconda edizione. Debutta invece quest'anno 'SaniDays Tuscia', spin-off territoriale della manifestazione capitolina, con appuntamenti il 21 maggio a Nepi, il 22 maggio a Bolsena e il 23 maggio a Civita Castellana. "Un'estensione del progetto pensata per portare i temi della prevenzione, del benessere e della salute di prossimità anche fuori dal contesto romano, rafforzando il dialogo con i territori e le comunità locali", spiegano gli organizzatori in una nota. SaniDays, si legge, intende "mettere a sistema non solo un evento sulla salute, ma una piattaforma capace di connettere istituzioni, professionisti sanitari, mondo accademico, imprese, associazioni, creator, divulgatori e cittadini. In un'unica location sarà possibile accedere gratuitamente a screening, incontrare medici e docenti universitari, seguire talk divulgativi, conoscere dal vivo creator impegnati nella divulgazione e partecipare ad attività pratiche dedicate al benessere".
Il programma 2026 affronterà "alcuni dei temi oggi più rilevanti per la salute individuale e collettiva: prevenzione, salute della donna, benessere psicologico, nutrizione, movimento e sport, longevità, salute digitale, famiglia e stili di vita". Durante una conferenza stampa a Palazzo WeGil è stato presentato il programma ufficiale della 4 giorni, nonché i fondamentali del progetto: "Promuovere una cultura della salute più accessibile, vicina alle persone e capace di integrare prevenzione, innovazione, cura, comunicazione e territorio". La mattinata è stata anche l'occasione per approfondire queste tematiche con alcuni membri dell'Advisory Board di SaniDays. All'incontro sono intervenuti, tra gli altri: Sabrina Grillo, direttore generale Upmc Salvator Mundi International Hospital; Andrea Rossi, amministratore delegato e direttore generale dell'università Campus Bio-Medico di Roma; Massimo Scaccabarozzi, presidente della Sezione Farmaceutica e Biomedicale di Unindustria; Enrico Cellentani, presidente di Farmacap; Andrea Di Sorte, sindaco di Bolsena; Barbara Funari, assessora alle Politiche sociali e alla Salute di Roma Capitale; Simona Renata Baldassarre, assessore alla Cultura, Pari opportunità, Politiche giovanili e Famiglia della Regione Lazio, e l'onorevole Dario Tamburrano con un contributo video. Gli interventi istituzionali si sono alternati a panel tematici dedicati alle principali anime della manifestazione: l'innovazione nella sanità, con un focus su Ai e nuovi linguaggi; la prevenzione come pratica quotidiana, tra screening, benessere e stili di vita; la salute come rete di relazioni, comunicazione, ascolto e prossimità.
A SaniDays - riporta la nota - sono inoltre previsti eventi e iniziative organizzate con il supporto non condizionato di Lilly Italia, che contribuirà al programma con momenti di approfondimento dedicati all'informazione e alla sensibilizzazione sulla salute. Tra i partner dell'edizione 2026 anche Canon Medical, realtà di riferimento nella diagnostica per immagini, interventistica e informatica sanitaria. La nuova edizione arriva dopo i risultati della prima, che nel 2025 ha registrato oltre 200 eventi in 7 giorni, 25mila partecipanti, più di 100 organizzazioni coinvolte, oltre 50 partner e più di 500mila visualizzazioni. SaniDays è un evento pensato e organizzato da Scai Comunicazione S.r.l. Società Benefit, lo stesso team che ha ideato Rome Future Week. Informazioni e programma su sanidays.it.

(Adnkronos) - Tensione e spiragli nei negoziati tra Iran e Stati Uniti: Washington avrebbe respinto la proposta di Teheran, ma arrivano nuovi messaggi per riprendere il dialogo. Trump apre a un possibile accordo con stop di 20 anni all’attività nucleare iraniana, chiedendo però “garanzie reali”. Teheran guarda anche alla mediazione della Cina.
Il presidente americano Donald Trump ha aperto alla possibilità di un’intesa con l’Iran sul programma nucleare che preveda uno stop di circa 20 anni alle attività sensibili, pur sottolineando la necessità di “garanzie concrete” sul rispetto dell’accordo. “Vent’anni sono sufficienti”, ha dichiarato ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, aggiungendo però che “devono essere veri 20 anni” e che l’intesa dovrà includere meccanismi di verifica solidi e vincolanti.
Le parole di Trump arrivano dopo che l'Iran aveva reso noto di aver ricevuto la risposta ufficiale degli Stati Uniti alla proposta avanzata nell’ambito dei negoziati sul nucleare. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, citando fonti iraniane, Washington avrebbe “respinto completamente” il piano presentato dalla Repubblica islamica, segnando un nuovo irrigidimento nel confronto diplomatico.
La proposta iraniana includeva cinque condizioni considerate preliminari all’avvio dei colloqui: la fine delle ostilità su tutti i fronti in Medio Oriente, la revoca delle sanzioni economiche, lo sblocco dei beni iraniani congelati, il risarcimento per danni e perdite di guerra e il riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz.
Nonostante lo stallo, emergono segnali di possibile continuità nel dialogo. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato a Nuova Delhi che Teheran ha “ricevuto messaggi” dagli Stati Uniti che indicano la volontà dell’amministrazione americana di proseguire i colloqui per porre fine al conflitto in Medio Oriente. “Quanto detto sul fatto che gli Usa hanno respinto la proposta dell’Iran risale a giorni fa, quando Trump l’ha definita inaccettabile”, ha affermato Araghchi, aggiungendo che successivamente “sono arrivati nuovi messaggi dagli americani in cui si afferma la disponibilità a continuare i colloqui e le interazioni”.
Nel frattempo, l’Iran guarda anche ad altri possibili canali diplomatici. Araghchi, sempre da Nuova Delhi per la riunione dei Brics, ha sottolineato che Teheran “apprezza qualsiasi Paese abbia la capacità di aiutare, in particolare la Cina”, per favorire la fine del conflitto. “Abbiamo rapporti ottimi con la Cina, siamo partner strategici”, ha aggiunto, sottolineando che Pechino è considerata un attore con “buone intenzioni” e che qualsiasi contributo alla diplomazia sarebbe “benvenuto”.
Intanto arriva anche un messaggio politico e ideologico dalla guida iraniana Mojtaba Khamenei. In occasione della Giornata nazionale di Ferdowsi, il figlio della Guida Suprema ha parlato di “resistenza” del popolo iraniano contro gli “aggressori demoniaci”, collegando la difesa della cultura persiana alla fase attuale di tensione internazionale.
Nel suo messaggio scritto, Khamenei ha richiamato l’importanza dello Shahnameh come simbolo dell’identità iraniana e ha sottolineato la necessità di difendere il Paese da quella che ha definito un’“invasione culturale e dello stile di vita americano”, inserendo così riferimenti simbolici e politici nel contesto delle attuali frizioni geopolitiche.

(Adnkronos) - Al via oggi, venerdì 15 maggio, i lavori per la realizzazione del termovalorizzatore di Roma. Un investimento da un miliardo di euro per l’impianto che tratterà 600mila tonnellate di rifiuti indifferenziati e non riciclabili, nell’area industriale di Santa Palomba, alle porte di Pomezia.
La prima consegna dei rifiuti è prevista per novembre 2029. Il termovalorizzatore, inserito nel Piano rifiuti approvato nel 2023 che punta al raggiungimento del 70% di raccolta differenziata, riducendo a zero il ricorso alle discariche, è stato progettato per integrarsi in modo funzionale con l’intero ciclo della differenziata. “Nel resto del mondo una realtà normale, che qui invece viene accolta con enfasi”, fa notare il sindaco nell’inaugurare il cantiere. Il progetto prevede la realizzazione di un Parco delle Risorse Circolari, un’area attrezzata aperta ai cittadini, con sale per la ricerca, coworking, una serra sperimentale, spazi verdi e una torre panoramica alta oltre 70 metri. Il polo impiantistico ospiterà anche quattro impianti ancillari: un impianto fotovoltaico, una rete di teleriscaldamento e un sistema sperimentale per la cattura della Co2 e in particolare per il recupero delle ceneri pesanti.
“Quella di oggi è una giornata storica - ha detto il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri che ha preso parte all’apertura del cantiere - . Con l’avvio dei lavori diamo inizio a un’opera strategica e fondamentale, attesa da molti anni: il termovalorizzatore di Santa Palomba sarà l’impianto più moderno e avanzato d’Europa, progettato per dotare Roma di un sistema impiantistico finalmente all’altezza di una grande capitale mondiale e per consentirle di chiudere in modo stabile, efficiente e sostenibile il proprio ciclo dei rifiuti".
"Con il termovalorizzatore la Capitale non dipenderà più da discariche o da impianti situati altrove, in Italia e all’estero, superando definitivamente una condizione che per troppo tempo ha prodotto costi economici e ambientali inaccettabili e insostenibili. Quello che realizzeremo a Santa Palomba sarà un impianto ultra sicuro, non inquinante. Il livello di inquinamento che produce è comunque minore rispetto a una qualsiasi strada trafficata di Roma. Sarà costantemente monitorato, dotato delle tecnologie più avanzate oggi disponibili e costruito secondo standard ambientali ancora più rigorosi rispetto a quelli previsti dalla normativa europea, così da garantire il massimo livello di tutela ambientale".
"Parliamo di un impianto piccolo - ha sottolineato Gualtieri - contrariamente a quanto dicono. Dotare Roma di un sistema moderno, autonomo ed efficiente non era più rinviabile: senza un impianto di nuova generazione, la città sarebbe stata condannata a continuare a dipendere da soluzioni fragili, costose e ambientalmente insostenibili. Una condizione che non poteva più essere accettata e che si accompagna a un altro obiettivo chiaro e già definito: l’aumento costante e progressivo della raccolta differenziata, un traguardo fissato con precisione nel Piano dei rifiuti e destinato a continuare a guidare le politiche ambientali della città”.
I rifiuti arriveranno all’impianto attraverso la linea ferroviaria che raggiunge il polo intermodale di Santa Palomba. “Parliamo di due treni di notte”, ha specificato Gualtieri. Per gestire al meglio la viabilità in zona, è stato messo a punto un piano da 31 milioni di euro per decongestionare il traffico del quadrante sud. Il Piano poggia su tre direttrici principali: la provincializzazione di via di Porta Medaglia, grazie al quale l'attuale strada comunale di circa 6 km, che collega via Laurentina e via Ardeatina, sarà elevata a rango di strada provinciale con un investimento di circa 10 milioni di euro; la nuova gestione per il tratto di via Ardeatina compreso tra il Gra e l'intersezione con via Falcognana (circa 5 km) che sarà declassato a strada comunale e ceduto a Roma Capitale con l'obiettivo di trasformarlo in un asse urbano più sicuro e il potenziamento dell'Asse Pomezia-Santa Palomba con l'allargamento e l'adeguamento della S.P. Cancelliera e di via di Valle Caia per un tratto di oltre 5,6 km.
Quest’ultimo intervento servirà a connettere in modo più fluido il centro di Pomezia con la stazione e il polo intermodale di Santa Palomba. Il Piano mira a creare un "quadrilatero" di viabilità provinciale (Laurentina, Ardeatina, Porta Medaglia e Valle Caia) in grado di gestire i carichi di traffico commerciale e industriale generati dai poli produttivi della zona. Mentre i fondi per il collegamento Pomezia-Santa Palomba sono già disponibili grazie all'accordo con Rfi, i capitali per via di Porta Medaglia (10 milioni) e per la messa in sicurezza del nuovo tratto urbano dell'Ardeatina (1,5 milioni) saranno resi disponibili da Roma Capitale in accordo con Città metropolitana. “Pensiamo di portare un beneficio a questo territorio, scelto perché si tratta di una zona industriale, come da prescrizioni di legge”, spiega Gualtieri.

(Adnkronos) - Si definiscono due apatici, eppure al traguardo una lacrimuccia l’abbiamo vista tutti. A vincere questa edizione di Pechino Express sono stati Chanel Totti e Filippo Laurino, la coppia de ‘I Raccomandati’. Un nome scelto prima ancora che potesse diventare un’etichetta affibbiata dagli altri. E forse è stato proprio questo il loro punto di forza: giocare d’anticipo, prendersi in giro da soli e dimostrare, chilometro dopo chilometro, che a Pechino Express non si vince per raccomandazione. Si vince con la testa dura - o con la 'capoccia', come direbbe una romana doc come Chanel - con la fatica, con la resistenza e, perché no, anche con una buona dose di fortuna. Perché se c’è una cosa che governa davvero Pechino Express, il reality d’avventura condotto da Costantino della Gherardesca, è proprio l’imprevedibilità.
Dieci coppie sono partite dall’Indonesia, attraversando luoghi e culture che hanno accolto i viaggiatori con calore e ospitalità. Puntata dopo puntata, tra prove, eliminazioni e colpi di scena, il viaggio ha ribaltato ogni pronostico. E forse era destino, oppure doveva semplicemente andare così: i vincitori della prima tappa sono stati anche gli ultimi rimasti in piedi.
‘I Raccomandati’ erano partiti con un peso addosso più emotivo che competitivo. Chanel Totti, figlia di Francesco Totti e Ilary Blasi, si era presentata nel video iniziale come una ragazza pigra, scherzando sul fatto che non si sarebbe alzata dal divano nemmeno per un bicchiere d’acqua. E invece di divani, durante il viaggio, ne ha visti ben pochi. Si è lamentata, certo. Ha sbuffato, protestato, ironizzato. Ma non ha mai mollato. E insieme a Filippo Laurino, amico storico della famiglia, ha costruito una delle coppie più solide dell’edizione.
Filippo, dal canto suo, ha saputo reggere i momenti di sconforto dell’amica e anche spingerla a giocarsi la carta più inevitabile di tutte: "Conosci la Roma? Conosci Totti? Io sono sua figlia". E in Indonesia quella frase ha funzionato eccome. Ma il punto, alla fine, è un altro. Pechino Express è servito soprattutto ad accendere i riflettori su una ragazza di 19 anni che negli ultimi tempi era stata raccontata quasi esclusivamente attraverso la separazione dei suoi genitori. Spesso criticata, spesso giudicata, Chanel ha trovato nel programma la sua rivincita: mostrare cosa c’è davvero dietro il cognome che porta.
E infatti uno dei momenti più sinceri dell’edizione è arrivato quando ha raccontato quanto abbia sofferto per la separazione dei genitori. In quel momento è caduta la maschera della ragazza ‘raccomandata’, lasciando spazio semplicemente a Chanel: schietta, fragile, ironica e tremendamente vera. Lei e Filippo hanno vissuto l’esperienza esattamente per quello che era: un gioco. Anche nei momenti più competitivi.
Competitività che invece non è mai mancata a ‘I Veloci’, la coppia formata da Fiona May e Patrick Stevens. Lui pacato, affettuoso e sempre pronto ad asciugare le lacrime di Fiona nei tanti momenti di sconforto. Lei determinata come solo una campionessa mondiale può essere, sempre con lo sguardo fisso sul traguardo anche quando sembrava lontanissimo. E forse proprio quella fame di vittoria l’ha resa una delle concorrenti più divisive della stagione. Il fair play, a volte, è passato in secondo piano. Ma la sua tenacia le ha comunque regalato un posto sul podio.
Medaglia d’argento invece per ‘Le Dj’, Jo Squillo e Michelle Masullo, probabilmente la coppia che più di tutte ha dominato il gioco. Strategiche, competitive, spesso spietate, hanno alternato intuizioni brillanti a qualche mossa discussa. Un mix di rivalità, furbizia e fortuna che le ha portate fino alla fine. Ma proprio sul più bello la sorte ha smesso di girare dalla loro parte.
E poi ci sono stati ‘Gli Spassosi’, forse la coppia che più rappresenta lo spirito autentico di Pechino Express. Biagio Izzo e Francesco Paolantoni erano i più ‘anziani’ del gruppo, quelli da cui nessuno si aspettava davvero un exploit. E invece, tra una battuta e l’altra, sono arrivati a un passo dalla finale. Hanno affrontato il viaggio con il sorriso, accettando sconfitte e difficoltà senza mai perdere il gusto del divertimento: il vero segreto per vivere davvero Pechino Express.
Per un attimo il pubblico aveva anche sperato di vederli affrontare la famigerata prova dei sette mostri. Vedere Biagio Izzo e Francesco Paolantoni mangiare in sequenza scorpioni, larve, cimici e cervelli di maiale avrebbe probabilmente segnato un prima e un dopo nella storia del programma.
Ma allora perché Pechino Express piace così tanto? Non è solo il viaggio. Non sono soltanto i paesaggi mozzafiato o l’avventura estrema. Il vero motivo è che questo programma mette a nudo chiunque ci passi dentro. Non lascia scampo. Ti costringe a confrontarti con la fatica, con i tuoi limiti e soprattutto con la persona che hai accanto.
Lo si è visto anche con ‘Le Biondine’, la coppia formata da Gaia De Laurentiis e Agnese Catalani, madre e figlia arrivate nel gioco con vecchie ferite ancora aperte. Pechino Express può unire, ma può anche amplificare le distanze.
“Non c’è nulla che non posso affrontare ora. Ho fatto Pechino Express, posso fare tutto”, ha detto Mattia Stanga, eliminato subito insieme a Elisa Maino nella coppia de ‘I Creator’. Ed è forse questa la frase che riassume meglio il senso del programma. Non è una questione di età, di fama o di bravura. È mettersi in gioco, farlo per davvero.
Ma alla fine tutto torna ai vincitori. A quella ragazza di 19 anni che, durante la conferenza stampa del programma, si era ritrovata sommersa da domande riguardanti soltanto i suoi genitori. Oggi Chanel Totti ha dimostrato che esiste molto altro oltre l’essere ‘la figlia di’. E anche se ha ammesso che fare televisione non è il suo obiettivo, c’è già chi spera di rivederla presto sul piccolo schermo.
Perché una lezione, in fondo, questa edizione l’ha lasciata davvero: non si giudica mai un libro dalla copertina. E ‘I Raccomandati’ hanno vinto, sì. Ma la loro vittoria con le raccomandazioni non ha avuto nulla a che fare (di Marica Di Giovanni).

(Adnkronos) - Dal Barre training evolution al BodyPump Heavy, dal zumba + lift allo Striding walking workout, a RiminiWellness 2026 - dal 28 al 31 maggio alla Fiera del capoluogo romagnolo e sulla Riviera - arrivano tutte le nuove tendenze del fitness. Assieme a nuovi approcci come quello olistico che si afferma in chiave scientifica e integrata, tra lavoro sul sistema nervoso e nuove esperienze di benessere. La 26esima edizione della manifestazione internazionale, spiega Italian exhibition group (Ieg) in una nota, amplia il proprio ecosistema di eventi, discipline e format. Il Barre training evolution, ad esempio, presentato da Fif - Federazione italiana fitness, rilegge il lavoro alla sbarra integrando pilates, functional training e reformer. Nella stessa direzione Bodypump heavy di Les Mills, che evolve verso un lavoro più intenso, con carichi maggiori e un focus mirato su forza e ipertrofia. Anche il mondo della dance fitness si rinnova con zumba + lift, nuova proposta firmata Beto Perez che alterna sequenze cardio e lavoro con i pesi. Tra le tendenze la riscoperta del movimento naturale. Come lo Striding walking workout e working program che trasformano la camminata in un allenamento completo, costruito su ritmo, coordinazione e lavoro muscolare.
Tra le novità che arrivano in Fiera la Gdmi 1978, con un intero padiglione dedicato. Con oltre 70.000 iscritti e più di 600 centri attivi, si spiega, è la realtà sportiva con il maggior numero di tesserati in Italia e in Europa, grazie a un metodo che punta su allenamento a corpo libero e preparazione atletica adattiva e progressiva. Durante l'expo tornano poi gli eventi legati al functional training e al CrossFit. Hyrox torna per il quarto anno con 4 giorni di gare e migliaia di atleti coinvolti, mentre Italian Showdown conferma il proprio ruolo di riferimento per la community CrossFit.
E ancora - continua la nota - tra le tendenze c'è il Cranial Reset & Longevity Touch, nuovo un protocollo neuro-connettivale che agisce sulla struttura cranica per attivare un rilascio miofasciale profondo e processi rigenerativi. Mentre la ricerca sul movimento consapevole si sviluppa anche attraverso nuovi strumenti e metodologie come Infinity bands, disciplina che usa elastici tessili come input sensoriali per il sistema nervoso, migliorando coordinazione, stabilità e organizzazione del gesto. La Symmetrical gymnastics interviene invece sulle asimmetrie corporee attraverso sequenze ritmiche che coinvolgono entrambi gli emisferi cerebrali, favorendo un riequilibrio tra postura, movimento e percezione. Quanto a Healing Hands, propone un'esperienza immersiva dedicata al massaggio professionale: tecniche orientali e occidentali si incontrano in un approccio pratico e partecipativo che mette al centro il contatto, l'ascolto e la personalizzazione del trattamento.

(Adnkronos) - Gli italiani? Restano un popolo di ipertesi. Anche se si osserva un tendenziale miglioramento dei valori della pressione arteriosa rispetto a 15 anni fa, una quota significativa della popolazione adulta continua a sforare i livelli raccomandati o è in trattamento per l'ipertensione: si tratta di circa la metà degli uomini e circa 2 donne su 5 di età fra i 35 e i 74 anni. Nel dettaglio, la percentuale di adulti con pressione arteriosa elevata (cioè uguale oppure superiore a 140/90 mmHg) è 37% negli uomini e 23% delle donne. Sono i dati diffusi dall'Istituto superiore di sanità (Iss) in occasione della Giornata mondiale dell'ipertensione in calendario il 17 maggio. Nell'ambito dell'indagine nazionale periodica 'Italian Health Examination Survey - Progetto Cuore', viene monitorata la pressione arteriosa della popolazione attraverso misurazioni effettuate in campioni casuali di persone nella fascia 35-74 anni residenti in Italia. Dai dati preliminari 2023-2025, relativi a 17 Regioni distribuite nel Nord, Centro e Sud, emerge una media della pressione massima pari a 134 mmHg negli uomini e 126 mmHg nelle donne, mentre quella minima è in media 79 mmHg negli uomini e 75 mmHg nelle donne.
"Una quota consistente della popolazione adulta - osserva Chiara Donfrancesco, ricercatrice del Dipartimento malattie cardiovascolari, endocrino-metaboliche e dell'invecchiamento dell'Iss e responsabile dell'indagine - convive con valori di pressione arteriosa elevati, spesso senza che ne sia consapevole. Per questo è fondamentale promuovere un monitoraggio periodico della pressione arteriosa e sensibilizzare la popolazione a seguire i suggerimenti sugli stili di vita e le prescrizioni farmacologiche del medico".
Dai dati emerge un ulteriore elemento critico: una parte rilevante delle persone ipertese non è trattata o, se trattata, risulta avere comunque una pressione elevata. I dati mostrano che tra gli italiani con pressione alta o in terapia, il 41% degli uomini e il 31% delle donne non è consapevole di poter avere problemi di controllo della pressione, un'altra parte invece ne è consapevole, ma non è in trattamento faramacologico (il 12% degli uomini e il 15% delle donne). C'è poi una quota che è in trattamento, ma presenta comunque livelli di pressione elevati (il 23% degli uomini e il 35% delle donne), e solo una quota minoritaria degli ipertesi risulta avere livelli pressori non elevati: il 24% degli uomini e il 19% delle donne.
L'indagine 2023-2025 è promossa e finanziata dal ministero della Salute (Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie, Ccm) e dalla Commissione ruropea attraverso Jacardi (Joint Action on Cardiovascular Diseases and Diabetes), una delle più ampie iniziative europee dedicate alla prevenzione e al contrasto delle malattie cardiovascolari e del diabete. Co-finanziata dal programma europeo Eu4Health e coordinata dall'Iss, Jacardi coinvolge 21 Paesi europei e 81 partner istituzionali e scientifici con l'obiettivo di rafforzare la risposta alle malattie non trasmissibili attraverso azioni coordinate, integrate e basate sull'evidenza scientifica. Attraverso 143 progetti pilota attivi in tutta Europa, la Joint Action promuove interventi lungo l'intero percorso di salute, dalla prevenzione primaria alla diagnosi precoce, dalla gestione clinica al self-management, integrando inoltre strumenti digitali, telemedicina e approcci orientati all’equità e alla sostenibilità.
"In questo contesto - sottolinea Benedetta Armocida, referente europea per il progetto Jacardi - le indagini di popolazione come la 'Health Examination Survey-Progetto Cuore' rappresentano uno strumento strategico di sanità pubblica, poiché consentono di monitorare nel tempo lo stato di salute della popolazione attraverso dati misurati direttamente, supportando la programmazione sanitaria, le politiche di prevenzione e la valutazione degli obiettivi di salute pubblica a livello nazionale ed europeo".
Punta a sensibilizzare la popolazione sull'ipertensione e i suoi rischi la Giornata mondiale dell'ipertensione. La missione è promuovere la prevenzione e la diagnosi precoce e incoraggiare azioni a livello individuale, comunitario e del sistema sanitario. Anche perché i dati mostrano che l'ipertensione rimane la "principale causa prevenibile di morte prematura in tutto il mondo", ricordano gli esperti. Si stima che 1,4 miliardi di persone a livello globale convivano con questa condizione. Nonostante la disponibilità di trattamenti efficaci e accessibili, molti di loro non sono consapevoli della propria condizione e solo circa 1 persona su 4 con ipertensione ha la pressione adeguatamente controllata.

(Adnkronos) - E' la Generazione Z dei filtri social, ossessionata dalla cura maniacale dell'aspetto fisico, tranne che della bocca. I ventenni sono infatti i più colpiti da sanguinamento gengivale durante il lavaggio dei denti o il consumo di cibi, primo campanello di allarme della malattia parodontale che, se non trattata, può portare alla perdita dei denti. I giovani tra i 20 e i 30 anni non hanno una buona igiene orale e così oltre 1 su 3 ha gengive che sanguinano e il 16% convive con un’alitosi persistente. A rivelarlo una preoccupante quanto inedita fotografia della salute gengivale e dentale degli italiani, scattata per segmenti di età e sociodemografici da un'indagine conoscitiva promossa dalla Società italiana di parodontologia e implantologia (Sidp). La ricerca, presentata oggi in occasione del corso di aggiornamento in programma a Firenze fino al 16 maggio, è stata condotta da Key-Stone su un campione di 3.000 italiani da 20 anni in su, grazie al contributo non condizionante di Curasept.
"Oltre un quarto della popolazione dichiara di soffrire di alcuni sintomi riconducibili a un quadro infiammatorio delle gengive, ma il dato più sorprendente riguarda proprio la fascia tra i 20 e i 30 anni - dichiara Leonardo Trombelli, presidente Sidp e ordinario di Parodontologia all'università di Ferrara - Il fatto che il 36% dei ventenni riferisca sanguinamento gengivale, fase iniziale e reversibile dell'infiammazione, dimostra che la gengivite è già molto diffusa tra i più giovani. Un segnale che non va sottovalutato, perché la malattia parodontale non compare improvvisamente in età avanzata: spesso inizia presto, con sintomi lievi, ma persistenti che, se trascurati, espongono potenzialmente i giovani a rischio di parodontite. A lato di un'inadeguata igiene orale, fattore di rischio principale per la comparsa di malattia parodontale, anche abitudine al fumo, dieta pro-infiammatoria con eccesso di grassi saturi, zuccheri e cibi ultraprocessati, scarso o nullo esercizio fisico sono tutti fattori che possono contribuire alla progressione della gengivite in parodontite".
L'indagine mostra però anche un secondo volto della malattia, quello più grave e irreversibile, che emerge con l'avanzare dell'età. Se nei giovani prevale la percezione di sintomi infiammatori, dopo i 60 anni aumenta nettamente la valutazione di segni di danno strutturale. I denti che appaiono 'più lunghi', fenomeno legato alla recessione gengivale e segno di perdita ossea in corso, passano da circa il 20% nelle fasce tra 30 e 49 anni fino al 50% negli over 70. Nella fascia 60-69 anni la mobilità dentale raggiunge il 26%, il valore più alto registrato nella ricerca, mentre quasi 1 persona su 3 (32%) riferisce perdita di denti legata alla mobilità.
"I dati attestano la progressione naturale della malattia parodontale - spiega Trombelli - Nelle prime fasi prevalgono sintomi potenzialmente reversibili come il sanguinamento; con il tempo, se l'infiammazione non viene controllata, possono comparire perdita permanente di supporto gengivale associata a mobilità e perdita dei denti, che rappresenta l'esito finale irreversibile della parodontite non trattata".
"La ricerca - cotntinua il presidente Sidp - evidenzia inoltre disuguaglianze geografiche nei sintomi nella popolazione: il Centro e, in parte, il Sud Italia mostrano una maggiore frequenza rispetto al Nord, suggerendo possibili differenze di attitudine all'igiene orale e/o nell'accesso alla prevenzione e alle cure odontoiatriche. In particolare, in riferimento alla mobilità, si registrano tassi più bassi al Nord, che si attestano sul 15% contro più del 20% al Centro-Sud. Differenze nella prevalenza dei sintomi riferiti sono anche in parte attribuibili al tasso di scolarizzazione. La frequenza di perdita di denti per mobilità è nettamente inferiore quando il titolo di studio è la laurea: il 7% rispetto al 25% di chi possiede un titolo di studio più basso. Emerge anche una differenza di genere: gli uomini riferiscono più frequentemente mobilità dentale, con un tasso del 20,8% contro l'11,5% delle donne che sembrano mostrare maggiore attenzione ai cambiamenti della bocca e ai primi segnali di inestetismo".
"Il sanguinamento gengivale non deve essere considerato 'normale'. Intervenire precocemente, attraverso una corretta igiene orale quotidiana e controlli regolari, può evitare che una semplice infiammazione si trasformi negli anni in una malattia cronica capace di compromettere in modo permanente denti e gengive", conclude Trombelli.

(Adnkronos) - Sentirsi inadeguati rispetto al proprio ruolo, mettere in dubbio le proprie competenze o non riuscire a riconoscere il valore dei risultati raggiunti: sono alcune delle manifestazioni più comuni della sindrome dell’impostore, una sensazione che molti professionisti sperimentano nel corso della propria carriera e che spesso non riflette una reale mancanza di capacità, ma una percezione distorta del proprio valore. Lo mette in luce una rilevazione di Hays, leader globale nella selezione e nelle soluzioni HR, realizzata in collaborazione con Serenis, piattaforma digitale per il benessere mentale e centro medico autorizzato, secondo cui 7 italiani su 10 dichiarano di averla provata almeno una volta e oltre il 30% afferma di sperimentarla spesso.
Tra le situazioni che possono far emergere con maggiore forza questa sensazione, al primo posto c’è l’inizio di un nuovo ruolo, indicato da quasi 4 italiani su 10: un momento che può portare a mettere in discussione le proprie capacità e il proprio valore professionale. Anche il confronto con i colleghi può alimentare dubbi e insicurezze, come segnalano circa 3 italiani su 10. Segue il processo di selezione per una nuova posizione, indicato dal 18% dei rispondenti, mentre solo l’11% afferma di non conoscere il fenomeno.
“La sindrome dell’impostore - afferma Alessio Campi, people & culture director di Hays Italia - non dipende necessariamente da una reale mancanza di competenze, ma spesso da una percezione distorta del proprio valore professionale. Proprio per questo le aziende hanno un ruolo fondamentale nel riconoscerne i segnali e nel creare contesti in cui le persone possano sentirsi ascoltate e supportate. Un dialogo continuo tra manager e risorse, insieme a feedback costanti e costruttivi, può aiutare a intercettare questi momenti di difficoltà e a ricondurli alla loro reale dimensione, evitando che insicurezza e autocritica diventino un limite alla crescita professionale”.
"Dal punto di vista clinico - spiega la dottoressa Martina Migliore, psicoterapeuta cognitivo comportamentale e head of business learning & culture di Serenis - la sindrome dell'impostore non è una patologia, ma un'esperienza psicologica caratterizzata dall'incapacità di internalizzare i propri successi. Si manifesta attraverso un ciclo cognitivo disfunzionale in cui il soggetto, nonostante prove oggettive di competenza, attribuisce i risultati a fattori esterni (fortuna, errore altrui). È un classico esempio di Locus of control ‘esterno’: 'tutto ciò che faccio di successo è merito della fortuna o del lavoro altrui, tutto ciò in cui fallisco è colpa mia'. Questo genera un sovraccarico emotivo dettato dalla 'paura dello smascheramento', che spesso conduce a strategie di coping disadattive come l'over-working (iper-preparazione) o il procrastinare per evitare il giudizio, alimentando elevati livelli di stress e ansia da prestazione che di fatto, impattano negativamente sulla produttività e sullo sviluppo professionale".
La sindrome colpisce trasversalmente, ma è prevalente nei profili 'high-achiever' e in chi affronta transizioni di carriera, come confermato dal 39% dei dati Hays. E' comune tra le donne e le minoranze, a causa di bias sistemici che rendono più faticoso il riconoscimento della propria autorevolezza. Anche i giovani talenti e coloro che operano in ambienti ad alta competitività sono vulnerabili, poiché tendono a misurare il proprio valore esclusivamente attraverso standard di perfezionismo irrealistici. In questi contesti il confronto con altri colleghi può farsi spietato: si perde di vista l’equità e le differenze individuali e di vita. Un collega molto giovane, non genitore e con una situazione socioeconomica di partenza favorevole, sarà probabilmente facilitato rispetto ad una donna di mezza età, caregiver separata con tre figli. Questo non significa affatto, però, che quest’ultima non possa avere lo stesso valore del collega, anzi: proprio dal suo contesto difficile potrebbero scaturire capacità extra.
Pur considerando le innumerevoli condizioni personali e professionali esistenti, ecco cinque strategie che strizzano l’occhio sia alla parte lavorativa che psicologica per superare questa esperienza secondo Martina Migliore.
1) Validazione oggettiva: archiviare feedback e risultati per contrastare il bias di svalutazione interna.
2) Riformulazione cognitiva: trasformare il 'non sono capace' in 'sto imparando una nuova competenza'.
3) Decostruzione del perfezionismo: accettare l’errore come parte fisiologica del processo lavorativo, non come fallimento identitario.
4) Condivisione protetta: aprirsi con mentor o colleghi fidati aiuta a universalizzare il vissuto, riducendone il peso.
5) Lavoro terapeutico: esplorare le radici del senso di inadeguatezza per integrare stabilmente i successi nell'immagine di sé.
La danza entra nel Teatro no limits, il progetto di inclusione e
accessibilità dell'offerta culturale promosso dal Cedac. 40
spettatori ipovedenti e non vedenti assisteranno alla "Notte
Morricone". Lo spettacolo dell'affermato e pluripremiato coreografo
valenciano di fama internazionale Marcos Morau, dopo la prima
regionale a Sassari, sarà rappresentata anche il 16 e 17 maggio al
teatro Massimo di Cagliari.
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(Adnkronos) - Batteri nel caffè. Un esercito di nemici invisibili rischia di rovinare il rito quotidiano che accompagna il risveglio, e tante pause relax, di milioni di italiani. "Lo sapete che nella macchina del caffè, oltre al calcio, si annidano anche i microbi? Sì, i batteri, perché all'interno delle tubature, all'interno delle guarnizioni, si possono accumulare microbi", avverte l'infettivologo Matteo Bassetti in un video social girato in cucina, macchinetta alla mano.
"E allora vi do la soluzione per far sì che microbi e calcare non facciano male al vostro caffè", spiega. La 'ricetta' del primario dell'Irccs ospedale policlinico San Martino di Genova "è davvero molto semplice: una soluzione di acqua e aceto bianco" in dosi uguali. "Quindi 50% di acqua e 50% di aceto bianco consentono di levare il calcare, ma soprattutto di uccidere i batteri all'interno della vostra macchina del caffè", assicura il medico. Compiuta l'operazione, non resta che premere il bottone. "Adesso accendiamo il nostro caffè e sarà un caffè meraviglioso che andrò a prendere alla vostra assoluta salute". Rigorosamente "amaro, e soprattutto senza batteri".

(Adnkronos) - Il Municipio I Roma Centro e Manhattan firmano il primo Protocollo d’Intesa per la Cooperazione Culturale tra grandi centri storici urbani. La sottoscrizione dell’accordo avverrà il 20 maggio 2026 nell’ambito del Forum Cultura Romacentro, promosso dall’assessorato alla Cultura del Municipio I Roma Centro nella Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano della Camera di Commercio di Roma. L’accordo rappresenta un’iniziativa senza precedenti nel panorama delle relazioni culturali tra centri città ed è stato ideato e promosso dall’assessorato alla Cultura del Municipio I Roma Centro con l’obiettivo di dare vita a una nuova rete internazionale tra grandi centri storici urbani fondata sulla cooperazione culturale, sul confronto tra modelli di governance e sulla valorizzazione della cultura come infrastruttura pubblica contemporanea. Roma Centro, il territorio del Municipio I che costituisce il cuore storico, istituzionale e culturale della Capitale, concentra una parte fondamentale del patrimonio culturale italiano: musei civici e nazionali, archivi storici, biblioteche, scuole, università, accademie, fondazioni culturali, sedi ministeriali e luoghi simbolici della vita pubblica. È in questo ecosistema unico, dove patrimonio storico e produzione culturale contemporanea convivono quotidianamente, che nasce il Protocollo con Manhattan.
L’intesa prevede forme di collaborazione tra musei, archivi, biblioteche, università, istituzioni culturali e realtà educative dei due territori, promuovendo scambi culturali, iniziative artistiche, programmi rivolti ai giovani e progetti di arte pubblica. L’accordo si inserisce inoltre in una più ampia strategia di diplomazia culturale urbana, che punta a costruire progressivamente una rete stabile di collaborazione tra i centri storici delle grandi capitali internazionali. Il Forum cultura roma centro rappresenta una delle più importanti iniziative istituzionali dedicate al tema della governance culturale urbana territoriale promosse negli ultimi anni a Roma e nasce con l’obiettivo di riportare il tema della visione e della programmazione della cultura al centro del dibattito pubblico e istituzionale della Capitale. Per la prima volta istituzioni culturali civiche quali, archivi, biblioteche, musei, insieme con fondazioni culturali e realtà private saranno chiamati a confrontarsi in una riflessione comune sul futuro culturale del centro di Roma città, come laboratorio di sperimentazione amministrativa, culturale e internazionale. Ad aprire il Forum, tra i saluti istituzionali, oltre al sindaco di Roma Roberto Gualtieri (Tbc), sarà trasmesso un videomessaggio del sindaco di New York Zohran Mamdani, che ha voluto inviare i propri saluti istituzionali a testimonianza della dimensione internazionale dell’iniziativa e del dialogo avviato tra Roma e Manhattan sui temi della cooperazione culturale urbana.
Tra gli ospiti internazionali previsti figurano Anne-Sophie de Gasquet, Direttrice generale di Paris Musées, che porterà l’esperienza del sistema museale civico di Parigi, e Brad Hoylman-Sigal, Presidente del Distretto di Manhattan, protagonista della firma dell’accordo con il Municipio I Roma Centro. In collegamento da Bruxelles interverrà inoltre Dario Nardella, che offrirà una riflessione sul ruolo della cultura nelle politiche europee e sul rapporto tra città, istituzioni culturali e costruzione del progetto comune europeo. La giornata vedrà la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni culturali civiche romane, italiane e internazionali, direttori museali, studiosi, economisti della cultura, fondazioni e operatori del settore, in un confronto dedicato ai nuovi modelli di governance culturale, alla sostenibilità delle istituzioni culturali e al rapporto tra cultura e benessere urbano soprattutto delle nostre giovani generazioni.
''Con questo accordo il Municipio I compie un passo profondamente innovativo: per la prima volta le due più iconiche città del mondo, scelgono di dialogare attraverso i loro centri storici non soltanto sul piano simbolico, ma attraverso una vera cooperazione culturale tra istituzioni, musei, archivi, biblioteche, scuole e comunità civiche - ha dichiarato Giulia Silvia Ghia, Assessore alla Cultura del Municipio I Roma Centro - Questo progetto nasce da una convinzione precisa: le città storiche non possono limitarsi a custodire il passato, ma devono produrre contemporaneità, immaginario e relazioni internazionali. Abbiamo costruito questo Protocollo perché crediamo che la cultura non sia un settore accessorio delle amministrazioni, ma una infrastruttura strategica capace di generare identità, coesione e nuova centralità internazionale. Roma Centro deve tornare a pensarsi non come un territorio che conserva la propria grandezza, ma come un territorio che la esercita''.
''Il Forum Cultura Roma Centro rappresenta un momento di riflessione strategica sul ruolo delle istituzioni culturali nella vita democratica della città - ha dichiarato Lorenza Bonaccorsi, Presidente del Municipio I Roma Centro - Roma e il Municipio I, in particolare, possiedono un patrimonio straordinario, ma oggi serve soprattutto una visione capace di mettere in relazione memoria, contemporaneità, partecipazione e responsabilità pubblica. La firma di questo Protocollo conferma inoltre il ruolo del Municipio I Roma Centro come territorio capace di attivare relazioni internazionali e costruire progettualità culturali innovative''. ''Manhattan e Roma Centro condividono una comune identità internazionale costruita sulla cultura, sulla diversità e sulla capacità delle città di generare creatività, innovazione civica e senso di appartenenza. Questo accordo rappresenta una straordinaria opportunità per rafforzare il dialogo tra le nostre comunità e costruire nuove forme di cooperazione culturale tra New York e Roma'', ha dichiarato Brad Hoylman-Sigal, Presidente del Distretto di Manhattan.

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